
mercoledì 29 settembre 2010
Una vera famiglia cristiana

martedì 28 settembre 2010
Sul domani della Fraternità di S. Pio X

- Ci fu chi giudicava positivo un recente invito ad “uscire dal bunker nel quale s’è asserragliata durante il postconcilio per difendere la Fede dagli attacchi del neomodernismo”. Fu facile rilevare la difficoltà d’un giudizio a tale riguardo. Che la Fraternità sia stata per alcuni decenni nel bunker è evidente; purtroppo c’è ancora. Non è invece evidente se vi sia entrata da sé, o se vi sia stata da qualcuno, o dagli avvenimenti sospinta. A me pare che, se proprio vogliamo parlare di bunker, sia stato Mons. Lefebvre ad imprigionarvi la sua Fraternità quel 30 giugno 1988, quando, dopo due richiami ufficiali ed una formale ammonizione perché recedesse dal progettato atto “scismatico”, ordinò vescovi quattro dei suoi sacerdoti. Fu, quello, il bunker non dello scisma formalmente inteso, perché pur essendo “rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice” (CJC 751/2), mancò il dolo e l’intenzione di crear un’anti-chiesa, fu anzi determinato dall’amore alla Chiesa e da una sorta di “necessità” incombente per la continuità della genuina Tradizione cattolica, seriamente compromessa dal neomodernismo postconciliare. Ma bunker fu: quello d’una disobbedienza ai limiti della sfida, del vicolo chiuso e senza prospettive d’un possibile sbocco. Non quello della salvaguardia di valori compromessi.
E’ difficile capire in che senso, “per difendere la Fede dagli attacchi del neomodernismo”, fosse proprio necessario “asserragliarsi in un bunker”. Vale a dire: lasciar libero il passo all’irrompere dell’eresia modernista. E di fatto il passo fu ininterrottamente contrastato. Se pur in una posizione di condanna canonica, e quindi fuori dai ranghi dell’ufficialità ma con la consapevolezza di lavorare per Cristo e per la sua Chiesa, una santa cattolica apostolica e romana, la Fraternità attese anzitutto alla formazione del clero, questo essendo il suo compito specifico, fondò e diresse seminari, promosse e sostenne dibattiti teologici talvolta d’alto profilo, pubblicò libri di rilevante valore ecclesiologico, dette conto di sé mediante fogli d’informazione interna ed esterna: il tutto allo scoperto, dimostrando di quale forza – lasciata purtroppo ai margini - la Chiesa potrebbe avvalersi per la sua finalità d’universale evangelizzazione. Che gli effetti dell’attiva presenza lefebvriana possan esser giudicati modesti o che di fatto non sian molto appariscenti, può dipender da due ragioni:- dalla condizione canonicamente abnorme in cui opera,
- e dalle sue dimensioni; si sa che la mosca tira il calcio che può.
Ma io son profondamente convinto che proprio per questo si dovrebbe ringraziare la Fraternità la quale, in un contesto di secolarizzazione ormai ai margini d’un’era post-cristiana, ed anche di non dissimulata antipatia verso di essa, ha tenuto e tiene ben alta la fiaccola della Fede e della Tradizione. - Nell’occasione richiamata all’inizio, qualcuno riferì d’una conferenza durante la quale la Fraternità fu invitata ad aver maggior fiducia nel mondo ecclesiale contemporaneo, ricorrendo se necessario a qualche compromesso, perché la “salus animarum” esige – l’avrebbe detto un lefefbvriano – che si corra anche questo rischio. Sì, ma non certamente il rischio di “compromettere” la propria e l’altrui eterna salvezza.
E’ probabile che le parole tradiscan le intenzioni. O che non si conosca il valore delle parole. Se c’è una cosa che, in materia di Fede, è doveroso evitare, è il compromesso. E il richiamarsi della Fraternità – così come d’ogni autentico seguace di Cristo - al “Sì sì, no no” di Mt 5,37 (Giac 5,12) è l’unica risposta alla prospettiva del compromesso. Il testo citato continua dicendo: “tutto il resto vien dal maligno”: dunque anche e segnatamente il compromesso. Almeno nella sua accezione di rinunzia ai propri principi morali ed alle proprie ragioni di vita.
A dir il vero, anche a me, da quando i colloqui tra Santa Sede e Fraternità ebbero inizio, era arrivata la voce d’un possibile compromesso. Cioè d’un comportamento indegno, dal quale la stessa Santa Sede immagino che rifugga per prima. Un compromesso su quanto non impegna la confessione dell’autentica Fede, è possibile e talvolta plausibile; non lo è mai ai danni dei valori non negoziabili. Sarebbe oltretutto una contraddizione in termini, perché anche il compromesso è un “negotium”. Ed un negozio a rischio: il naufragio della Fede. Mi ripugna, pertanto, il solo pensare che la Santa Sede lo proponga o l’accetti: otterrebbe molto meno d’un piatto di lenticchie e s’addosserebbe la responsabilità d’un illecito gravissimo. Mi ripugna del pari il pensiero d’una Fraternità che, dop’aver fatto della Fede senza sconti la bandiera della sua stessa esistenza, scivoli sulla buccia di banana del rifiuto della sua stessa ragion d’essere.
Aggiungo che, a giudicare da qualche indizio forse non del tutto infondato, la metodologia messa bilateralmente in atto non sembra aprire grandi prospettive. E’ la metodologia del punto contro punto: Vaticano II sì, Vaticano II no, o sì se. Cioè a condizione che dall’una o dall’altra parte, o da ambedue, s’abbassi la guardia. Una resa a discrezione? Per la Fraternità il mettersi nelle mani della Chiesa sarebbe l’unico comportamento veramente cristiano, se non ci fosse la ragione per cui nacque e per cui dette vita al suo Aventino. Cioè quel Vaticano II che, specie con alcuni dei suoi documenti sta letteralmente all’opposto di ciò in cui essa crede e per cui opera. Con tale metodologia, non s’intravede una via di mezzo: o la capitolazione, o il compromesso.
Un esito così esiziale potrebb’esser evitato seguendo una metodologia diversa. Il “punctum dolens” di tutt’il contenzioso si chiama Tradizione. Ad essa è costante il richiamo dell’una e dell’altra parte, che peraltro hanno, della Tradizione, un concetto nettamente alternativo. Papa Wojtyla dichiarò ufficialmente “incompleta e contraddittoria” la Tradizione difesa dalla Fraternità. Si dovrebbe pertanto dimostrar il perché dell’incompletezza e della contraddittorietà, ma ancor più impellente è la necessità che le parti addivengano ad un concetto comune, ossia bilateralmente condiviso. Un tale concetto diventa allora il famoso pettine al quale arrivan tutt’i problemi. Non c’è problema teologico e di vita ecclesiale che non abbia nel detto concetto la sua soluzione. Se, dunque, si continua a dialogare mantenendo, l’una e l’altra parte, il proprio punto di partenza, o si darà vita ad un dialogo fra sordi, o, per dimostrare che non si è dialogato invano, si darà libero accesso al compromesso. Soprattutto se accettasse la tesi dei “contrasti apparenti” perché determinati non da dissensi di carattere dogmatico, ma dalle sempre nuove interpretazioni dei fatti storici, la Fraternità dichiarerebbe la sua fine, miseramente sostituendo la sua Tradizione, ch’è quella apostolica, con la vaporosa ed inconsistente e disomogenea Tradizione vivente dei neomodernisti. - Un’ultima questione trattammo nel nostro amichevole incontro, esprimendo più speranze che previsioni concretamente fondate: il futuro della Fraternità. In argomento è sceso pure, recentemente, il sito “cordialiter blogspot.com ”con un’idilliaca anticipazione del roseo domani che già arriderebbe alla Fraternità: un nuovo – nuovo? per ora, non ne ha mai avuto uno – “status” canonico, inizio della fine del modernismo, priorati presi d’assalto dai fedeli, Fraternità trasformata in “superdiocesi autonoma”. Anch’io mi riprometto molto dalla sperata composizione per la quale si sta lavorando, ma con i piedi un po’ più per terra. Tento d’acuire lo sguardo e di vedere che cosa potrebbe domani accadere. Lo specifico della Fraternità, l’ho già ricordato, è la preparazione al sacerdozio e la cura delle vocazioni sacerdotali. Non dovrebbe aprirsi per essa un campo diverso da quello dei Seminari, questo essendo il suo vero campo di battaglia: propri e non propri, nei Seminari assai più che altrove o più che altrimenti potrebbero esprimersi la natura e le finalità della Fraternità.
Sotto quale profilo canonico? Non è facile prevederlo. Mi pare, comunque, che l’esser una Fraternità sacerdotale dovrebbe suggerirne l’assetto canonico in una forma di “Società Sacerdotale”, sotto il supremo governo della Congregazione “per gl’Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica”. Inoltre, l’aver essa già quattro Vescovi potrebbe suggerire, come soluzione, una “Praelatura” di cui la Santa Sede, al momento opportuno, potrà precisare l’esatta configurazione giuridica. Non mi sembra questo, tuttavia, il problema principale. Più importante è, senza dubbio, sia la composizione all’interno della Chiesa d’un contenzioso poco comprensibile nel tempo del dialogo con tutti, sia la liberalizzazione d’una forza compatta attorno all’idea e all’ideale della Tradizione, perché possa operare non dal bunker ma alla luce del sole e com’espressione viva ed autentica della Chiesa.
Brunero Gherardini
lunedì 27 settembre 2010
Retroterra ecclesiologico dei due messali del Rito Romano

"Il Messale del 1962 riflette quindi un impianto teologico, che ha ancora i suoi punti di forza nell’impostazione gerarchica della Chiesa e nella struttura clericale della liturgia. Se guardiamo il rito liturgico e il suo svolgimento, possiamo asserire che il soggetto della celebrazione è principalmente il ministro ordinato."
Ma il vero e Celebrante, Sacerdote, Vittima, Altare e Sacrificio è il Signore Gesù, che ci ha comandato di celebrare i Sacri Misteri fino alla fine dei tempi. E nella cui Offerta dell'Unico Sacrificio da lui compiuto una volta per tutte, ri-presentata al Padre ad ogni celebrazione, è possibile inserire la nostra personale offerta e ricevere i frutti della Redenzione, le Grazie escatologiche necessarie per la nostra Salvezza ed esprimere la nostra gioia, gratitudine e soprattutto la nostra Adorazione. Perché la Liturgia è Actio di Cristo, Opus Dei e non prodotto dell'uomo.
"Il Messale di Paolo VI riflette l’ecclesiologia del Vaticano II, quella della “Lumen Gentium”, che parte dal Popolo di Dio, per arrivare poi alla costituzione gerarchica della Chiesa. Un’ecclesiologia non piramidale, ma di comunione. Ciò è confermato dal Sinodo straordinario dei vescovi del 1985 quando dichiara che l’ecclesiologia di communio è “l’idea centrale e fondamentale dei documenti conciliari”. Una conferma più recente di questa visione ecclesiologica è l’enciclica di Giovanni Paolo II Novo millennio ineunte (06.01.2001), dove si legge: la comunione (koinonía) “incarna e manifesta l’essenza stessa del mistero della Chiesa” (n.42)."
"Possiamo quindi constatare come la celebrazione eucaristica è corale (sacerdos, populus, fideles, omnes…). Il Messale di Paolo VI supera la figura tradizionale del sacerdote “celebrante”, esecutore di un rito per i fedeli più che con loro, a favore di quella più consona del suo ruolo di “presidente” di un’assemblea celebrante. Il sacerdozio gerarchico è funzionale a quello battesimale dei fedeli, per cui nell’esercizio della loro funzione cultuale, i ministri ordinati sono da considerarsi “presidenti” di una comunità celebrante più che “celebranti” di un’azione cultuale. Ma per la loro configurazione a Cristo capo, svolgono un ruolo che non è solo funzionale ma anche sacramentale, perché agiscono in persona di Cristo, e sono segno dell’unità della Chiesa."
“Tutta la ricchezza di ministeri e i diversi compiti dei ministri non dovranno far dimenticare che il vero soggetto della celebrazione è sempre l’assemblea dei fedeli (cf SC 26)” [CEI, Nota pastorale: Il rinnovamento liturgico in Italia, Roma 1983, n. 10].
"Il ricupero di fatto dell’assemblea all’azione liturgica comporta, come più volte abbiamo indicato, il compito delicato e impegnativo, mai concluso (forse anche disatteso), della formazione liturgica del clero e dei fedeli. La mancanza di una adeguata formazione, potrebbe implicare una falsa concezione della partecipazione dei fedeli (ridotta alla sola dimensione esteriore e carente di quella interiore (di ciò parleremo un'altra volta)."
sabato 25 settembre 2010
Si sta affermando un cattolicesimo debole?

mercoledì 22 settembre 2010
Identikit dell'autentico Catechista

lunedì 20 settembre 2010
Luci ed ombre dall'Inghilterra. Un momento di disorientamento

... “Ed in verità, quale meta migliore potrebbero proporsi gli insegnanti di religione se non quel famoso appello del Beato John Henry per un laicato intelligente e ben istruito: “Voglio un laicato non arrogante, non precipitoso nei discorsi, non polemico, ma uomini che conoscono la propria religione, che in essa vi entrino, che sappiano bene dove si ergono, che sanno cosa credono e cosa non credono, che conoscono il proprio credo così bene da dare conto di esso, che conoscono così bene la storia da poterlo difendere” (The Present Position of Catholics in England, IX, 390). Oggi quando l’autore di queste parole viene innalzato sugli altari, prego che, mediante la sua intercessione ed il suo esempio, quanti sono impegnati nel compito dell’insegnamento e della catechesi siano ispirati ad un più grande sforzo dalla sua visione, che così chiaramente pone davanti a noi.”
venerdì 17 settembre 2010
Un lezione dall'attualità

giovedì 16 settembre 2010
“Ho parlato apertamente al mondo, ho sempre insegnato nelle sinagoghe e nel Tempio e non ho detto nulla in segreto …”( Giovanni 18,20)

E’ ancora Lui , del resto, che in altri momenti del Vangelo si scaglia apertamente contro coloro che tengono nascosta la fiammella sotto il moggio per non dispensare gratuitamente la luce ed è sempre Lui che invita a gridare dai tetti le Verità rivelate, e non certo a tappe progressive e misteriose, a rate, ma nella pienezza della Rivelazione, nella pienezza della Verità.
Eppure,nonostante Sant’Ireneo già nel III secolo abbia dimostrato la falsità di ogni dottrina gnostica o di iniziazione a tappe, nonostante la Chiesa abbia combattutto la gnosi, sempre in agguato con infingimenti vari per corrompere la vera Fede cristiana ( attraverso l’introduzione subdola di dottrine e simbologie sincretistiche), nonostante lo stesso Gesù nel versetto del Vangelo che abbiamo ripreso si scagli senza nessuna ombra di dubbio contro ogni forma di mistero, di segreto iniziatico nell’annuncio del Regno di Dio, ancora oggi alcune realtà gnostiche agiscono indisturbate e a volte anche osannate da alcuni pastori.
Leggiamo infatti all’art.8, § 1 dello Statuto neocatecumenale definitivo: “ Il Neocatecumenato consta delle catechesi iniziali…e dell’itinerario neocatecumenale, ispirato dalle tre fasi dell’iniziazione cristiana: precatecumenato, catecumenato ed elezione, divise in tappe, scandite da passaggi segnati da alcune celebrazioni.”
E’ appena il caso di aggiungere che le tappe di cui trattasi non hanno nulla a che vedere con quelle. non certo segrete, previste dall'OICA per il catecumenato battesimale ( più volte citato a sproposito), ma restano assolutamente secretate per l’iniziando , cui vengono di volta in volta “svelate” nell’arco di un percorso ultraventennale. Inoltre i “passaggi” da una tappa all’altra avvengono solo in base all’esclusiva valutazione di “catechisti” laici ( che si proclamano inviati dalla Chiesa) previ appositi “scrutini” effettuati coram populo, durante i quali l’iniziando deve mettere a nudo davanti a tutti la propria realtà non solo spirituale, ma anche umana.
Un dettaglio:
abbiamo riletto tutte le 27 pagine dello statuto neocatecumenale e cercato di riscontrare quante volte vengono espressamente usati questi termini:
- Gesù Cristo : 5 volte (prevalentemente nel contesto di citazioni di documenti magisteriali);
- Santa Trinità: zero volte;
- Spirito Santo: 1 volta;
- “Spirito”: 1 volta;
- Madonna: zero volte;
-“Maria”: 4 volte;
- Immacolata Concezione: zero volte;
- Assunzione di Maria Vergine al cielo: zero volte;
- Credo: zero volte;
- Resurrezione: zero volte;
- Ascensione: zero volte;
- Pentecoste: zero volte;
- Sacerdote: zero volte;
- Presbitero: 1 volta.
No comment.
mercoledì 15 settembre 2010
15 settembre 2010. diciassettesimo compleanno al cielo di don Pino Puglisi, un sacerdote e martire, non "un presbitero in Cammino"!

La sua vita e la sua morte sono state testimonianze della sua fedeltà all’unico Signore e hanno disvelato la malvagità e l’assoluta incompatibilità della mafia con il messaggio evangelico.
PENSIERI DI DON PINO PUGLISI

«Nessun uomo è lontano dal Signore. Il Signore ama la libertà, non impone il suo amore.
Non forza il cuore di nessuno di noi. Ogni cuore ha i suoi tempi, che neppure noi riusciamo a comprendere. Lui bussa e sta alla porta. Quando il cuore è pronto si aprirà».
Il senso della vita
«Ognuno di noi sente dentro di se un'inclinazione, un carisma.
Un progetto che rende ogni uomo unico e irripetibile. Questa chiamata, questa vocazione, è il segno dello Spirito Santo in noi. Solo ascoltare questa voce può dare senso alla nostra vita».
Ho fatto del mio meglio
«Bisogna cercare di seguire la nostra vocazione, il nostro progetto d'amore.
Ma non possiamo mai considerarci seduti al capolinea, già arrivati.
Si riparte ogni volta.Dobbiamo avere, coscienza di avere accolto l'invito del Signore, camminare, poi presentare quanto è stato costruito per poter dire: sì, ho fatto del mio meglio».
Come le tessere del mosaico
«Pensiamo a quel ritratto di Gesù raffigurato nel Duomo di Monreale.
Ciascuno di noi come le tessere di questo grande mosaico.
Quindi tutti quanti dobbiamo capire qual'è il nostro posto e aiutare gli altri a capire qual'è il proprio, perchè si formi l'unico volto di Cristo».
Dio ci dà la forza
«L'amore per Dio purifica e libera.
Ciò non significa che veniamo spersonalizzati ma, anzi, la nostra personalità viene esaltata e potenziata, cioè viene data una nuova potenzialità alle nostre facoltà naturali, alla nostra intelligenza. Viene data una luce nuova alla nostra volontà».
Le porole e i fatti
«E' importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole, per combattere contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell'uomo per i soldi.
Non ci si fermi però ai cortei, alle denunce, alle proteste.
Tutte queste iniziative hanno valore, ma, se ci si ferma a questo livello, sono soltanto parole. E le parole devono essere confermate dai fatti».
Se ognuno fa qualcosa
«Le nostre iniziative e quelle dei volontari devono essere un segno
Non è qualcosa che può trasformare Brancaccio. Questa è un'illusione che non possiamo permetterci.
E' soltanto un segno per fornirci altri modelli, soprattutto ai giovani. lo facciamo per poter dire: dato che non c'è niente, noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualche cosa.
E se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto...»
La testimonianza che diventa martirio
«Il discepolo di Cristo è un testimone. La testimonianza cristiana va incontro a difficoltà, può diventare martirio.
Il passo è breve, anzi è proprio il martirio che dà valore alla testimonianza.
Ricordate S. Paolo: "Desidero ardentemente persino morire per essere con Cristo". Ecco, questo desiderio diventa desiderio di comunione che trascende persino la vita»
martedì 14 settembre 2010
Infiltrazioni neocatecumenali nelle parrocchie. La tecnica del cuculo

sabato 11 settembre 2010
Infiltrazioni neocatecumenali in Asia. Chiesa sempre più inquinata
"Laici cattolici, testimoni di speranza per il bene dei popoli dell'Asia..." articolo del Card Rylko

giovedì 9 settembre 2010
E’ VERAMENTE CRISTIANO UN CAMMINO GNOSTICO A TAPPE CHE SI DEFINISCE CRISTIANO?

Continuiamo a porci dunque qualche domanda essenziale su questo singolare percorso gnostico.
I domanda: com’è valutato oggi un percorso di gnosi dal mondo cattolico?
Partiamo dall’analisi che conduce in uno dei suoi ultimi libri (“Risorgimento ed Europa. Miti, pericoli, antidoti”- Fede & cultura) e nella conseguente intervista rilasciata a Zenith, Angela Pellicciari, storica vicina al Cammino ncn, rispondendo alla domanda sui perché la gnosi, di cui la massoneria è espressione, si oppone alla Chiesa cattolica.
Ella afferma: “La gnosi si oppone alla verità rivelata e contesta la realtà del diritto naturale. Il pensiero gnostico non si propone di comprendere il mondo ma di cambiarlo. A partire dalla Rivoluzione Francese e da Napoleone, i frutti dei vari progetti di liberazione dell’umanità non hanno cessato di tradursi in oceani di sangue. Ma questo non è bastato. La gnosi si è sempre rifiutata di prendere atto dei propri errori. Si è sempre rifiutata di riconoscere la verità dei dieci Comandamenti, precipitando nel vortice inarrestabile e spaventoso del mondo senza Dio. Se, dopo le catastrofi di comunismo e nazismo, si è smesso di idolatrare lo stato, l’idolatria è stata trasferita sul singolo ed i suoi desideri. Sposando un relativismo spinto fino alla negazione della realtà, si è giunti a contestare la divisione dell’umanità in due sessi biologicamente distinti, per teorizzare l’esistenza di cinque generi liberamente scelti, partendo da un progetto definito culturale.” No comment!
II domanda: perché la gnosi è “ storicamente” oltre che ontologicamente antitetica al Cristianesimo?
La gnosi pagana suscitò reazioni diverse fra i pensatori cristiani. La polemica antignostica più vivace fu sostenuta da Ireneo e dal suo discepolo Ippolito.. Assai diverso fu l'atteggiamento della corrente filosofico-religiosa cristiana che si formò in Alessandria e che, pur combattendo i sostenitori della gnosi, cercò di assorbire tutto quanto era possibile del loro atteggiamento e della loro concezione. Tanto è vero che fu chiamata la « gnosi cristiana ».Questa corrente ebbe come suoi massimi rappresentanti Clemente di Alessandria ed Origene. Origene ideò il primo grande sistema di filosofia cristiana; sistema che, accolto dapprima con molto entusiasmo. ma fu poi condannato dalla chiesa perché contenente varie teorie ritenute eterodosse.
Il rapporto fra il Verbo (o Logos) e il Padre è visto da Origene in modo abbastanza prossimo a quello in cui lo vedevano Valentino, Saturnilo e Basilide; il Verbo è l'immagine della bontà di dio, ma non è egli medesimo bontà assoluta; è eterno, ma solo in quanto è eterna la volontà del padre che lo ha generato. In breve: è il tratto d'unione fra l'unità divina e il molteplice delle cose create; è l'origine della razionalità delle cose. Essendo puro spirito, Dio non può creare che puri spiriti; questi però, a causa della loro libertà, possono peccare e come effetto del peccato degradarsi da spiriti in anime, da anime in corpi. Poiché, tuttavia, il male porta in sé medesimo la propria punizione, esso è anche causa di emendamento. Ne segue che ogni spirito finirà per redimersi e tornare a dio; e così scomparirà tutta la materia. Le pene inflitte ai malvagi sono temporanee, e tutte le anime si ritroveranno in una eterna beatitudine, dopo la completa distruzione del male (« apocatastasi universale »). Per accordare questa concezione con i testi sacri e in ispecie con l'Antico testamento, Origene fa costantemente ricorso all'interpretazione allegorica.
III domanda: i sacramenti cristiani dell’iniziazione come convivono con i cammini gnostici?
Il Battesimo, la Cresima, la Confessione l’Eucarestia al vaglio del Cammino Neocatecumenale devono essere sottoposti da ogni cristiano che li abbia ricevuti a profondissima revisione (o rivoluzione) allorchè egli entra in questo percorso in cui, attraverso tappe successive e segrete:
- il Battesimo, per definizione, viene “riscoperto” e adeguatamente vissuto dopo un cammino almeno venticinquennale tracciato da tale Arguello ed “ approvato” dalla Chiesa;
- la vera Confermazione Cristiana, a sua volta, parallelamente alla “riscoperta” del Battesimo, può avvenire soltanto quando, all’interno del Cammino, si raggiunge la “tappa di Gerusalemme” o “Elezione”;
- il sacramento della confessione è monco fin tanto che il cristiano- neocatecumenale non sperimenti, viva e superi, tutti gli “scrutini” previsti dal Cammino ed aventi ad unici giudici dei catechisti laici;
- l’Eucarestia vissuta o partecipata negli schemi tradizionali è cosa sostanzialmente diversa dalla “Celebrazione Neocatecumenale”, richiedente, per chi vi voglia prender parte al di fuori del Cammino, almeno una catechesi previa che ne spieghi significati e simbologi, il che è quanto dire...: anche in questa fattispecie vige l'arcano, il mistero da svelare agli eletti...
Alla stregua di tutto ciò è possibile ritenere che questi quattro sacramenti essenziali possano da soli iniziare l'individuo alla vita cristiana, senza l’apporto di quel Cammino Neocatecumenale, che si definisce a sua volta “Iniziazione cristiana” e che la Chiesa ormai autorizza e promuove in mille realtà diocesane e parrocchiali?
E' possibile, in ultima analisi, ritenere veramente e profondamente cristiano un cammino di gnosi, i cui adepti vengono ritenuti sbrigativamente dalla Chiesa membri di un' associazione laica ecclesiale, da essa approvata nel giugno di due anni fa?
lunedì 6 settembre 2010
Ancora sulla situazione della Chiesa
_____________________.... Quindi, in ultima analisi, è vero che non si può parlare esclusivamente di complotto o di semplice imperizia curiale, in riferimento ai molteplici attacchi subiti da Papa Ratzinger in questo quinquennio. Tuttavia, è innegabile che le trame di questo più grande fenomeno di trasformazione della Chiesa Cattolica siano estremamente chiare ed evidenti e in parte ovvie, data la parallela trasformazione della società e delle istituzioni politiche e finanziarie. E per comprendere quale tela andranno a tessere nel futuro, basta attenersi al presente disegno dell'ordito. Fuor di metafora: è possibile comprendere sin da ora dove e come culmineranno gli attacchi al Pontefice? Personalmente ho una teoria: credo che per demolire definitivamente l'autorità morale e dottrinale di Joseph Ratzinger basterebbe incrinarne la limpidezza umana. Ci hanno già provato in quest'ultimo anno cercando di coinvolgerlo in responsabilità gravi nel trattamento di casi di pedofilia, ipotizzando un coinvolgimento di suo fratello in casi di abusi nel coro di Ratisbona, rievocando sue presunte omissioni quand'era Arcivescovo di Monaco. Finora non ci sono riusciti. Sarebbe facile dire che non praevalebunt, se non fosse che queste forze negative sono talmente radicate nel seno della Chiesa da essere ormai indistinguibili, da non appartenere a chiare e nette fazioni. E' come se per attuare un cambiamento variamente auspicato da una maggioranza di Vescovi e sacerdoti, ognuno avesse deciso di sacrificare un po' dell'autorità di questo Pontefice, esponendolo alle ire di un mondo che lo giudica inadeguato. Questa divisione, questo stato di conflittualità interecclesiale non si risolverà facilmente perché è annoso e radicato, specie nel clero. Sono forse i fedeli, invece, i veri difensori di Papa Ratzinger? Non è forse a loro che è rimessa la responsabilità di amare questo pontefice e di difenderlo perinde ac cadaver, come un tempo dicevano i gesuiti?Ritengo proprio di sì. Dunque armiamoci di rosari e cominciamo a pregare e a fare una sana opera di apologetica: il destino della Chiesa è certo nelle mani di Dio, ma è anche nelle nostre e contro questi attacchi la preghiera e la salda fede sono certamente le "armi" più belle che lo stesso Sommo Pontefice Benedetto XVI vorrebbe vederci impugnare!Fonte: http://fidesetforma.blogspot.com/2010/09/attacco-ratzinger-cui-prodest.html
- 'apologetica', che sta ad indicare "la difesa" della nostra Fede che, per quanto ci riguarda in questo contesto, si concretizza in una corretta informazione ed in una espressione delle più belle e fondanti verità cattoliche perché non se ne spenga la Luce insostituibile,
- 'sana', che richiama la necessità di equilibrio e libertà interiore per non scadere nella diatriba né nella polemica né nelle battute pungenti, rimandendo sempre saldi in una serena fermezza che, sola, può lasciar fluire il cuore del messaggio che vogliamo trasmettere, che non è altro che la Buona Notizia della vittoria di Cristo - e nostra in Lui- sul peccato e sulla morte.
venerdì 3 settembre 2010
Dove sta andando la Chiesa cattolica?

