sabato 30 agosto 2008

Modernismo e interpretazione della Scrittura

Mi ha molto colpito questo post de "il Signor Veneranda"
I nostri amici dimenticano che nell’Enciclica “Divino afflante spiritu” Pio XII diceva: “Oggi quest’arte che suol chiamarsi critica testuale e nelle edizioni degli autori profani si impiega con grande lode e pari frutto con pieno diritto si applica ai sacri libri appunto per la riverenza dovuta alla Parola di Dio … oggi occorre dire che quell’arte ha raggiunto una tale stabilità e sicurezza di forme che agevolmente se ne può scoprire l’abuso e con i progressi conseguiti essa è diventata un insigne strumento atto a propagare la divina parola in una forma più accurata e più pura. Neppure fa bisogno qui ricordare – essendo cosa nota e palese a tutti gli studiosi della Sacra Scrittura – in quanto onore abbia tenuti la chiesa dai primi secoli all’età nostra, questi lavori di critica”.

Ricorderei al Signor Veneranda che nella stessa enciclica Pio XII diceva molte altre cose e lui ci riporta il vezzo tutto neocat di prendere solo i frammenti che fanno comodo per costruirsi una verità a proprio uso e consumo... E trovo davvero poco 'logico' poter affidare tanta sicurezza soltanto a delle 'tecniche', per quanto sofisticate esse siano, dal momento che, come si sa, esse sono sempre strumenti e, in quanto tali, dipende da chi le usa e dall'uso che ne fa...

Contrariamente alla sua visione di un ottimismo quanto meno acritico, lo stesso Pio XII, nella successiva "Humani generis", 22 agosto 1950 - "CIRCA ALCUNE FALSE OPINIONI CHE MINACCIANO DI SOVVERTIRE I FONDAMENTI DELLA DOTTRINA CATTOLICA"
I dissensi e gli errori degli uomini in materia religiosa e morale, per tutti gli onesti, soprattutto dei i sinceri e fedeli figli della Chiesa, sono sempre stati origine e causa di fortissimo dolore, ma specialmente oggi, quando vediamo come da ogni parte vengano offesi gli stessi principi della cultura cristiana....
È vero pure che i teologi devono sempre ritornare alle fonti della Rivelazione divina: è infatti loro còmpito indicare come gli insegnamenti del vivo Magistero "si trovino sia esplicitamente sia implicitamente" nella Sacra Scrittura o nella divina tradizione. ... Ma per questo motivo la teologia, anche quella positiva, non può essere equiparata ad una scienza solamente storica. Dio insieme a queste sacre fonti ha dato alla sua Chiesa il vivo Magistero, anche per illustrare e svolgere quelle verità che sono contenute nel deposito della fede soltanto oscuramente e come implicitamente. E il divin Redentore non ha mai dato questo deposito, per l'autentica interpretazione, né ai singoli fedeli, né agli stessi teologi, ma solo al Magistero della Chiesa. Se poi la Chiesa esercita questo suo officio (come nel corso dei secoli è spesso avvenuto) con l'esercizio sia ordinario che straordinario di questo medesimo officio, è evidente che è del tutto falso il metodo con cui si vorrebbe spiegare le cose chiare con quelle oscure; anzi è necessario che tutti seguano l'ordine inverso. Perciò il Nostro Predecessore di imperitura memoria Pio IX, mentre insegnava che è còmpito nobilissimo della teologia quello di mostrare come una dottrina definita dalla Chiesa è contenuta nelle fonti, non senza grave motivo aggiungeva le seguenti parole: "in quello stesso senso, con cui è stata definita dalla Chiesa".
...Ritorniamo ora alle teorie nuove, di cui abbiamo parlato prima: da alcuni vengono proposte o istillate nella mente diverse opinioni che sminuiscono l'autorità divina della Sacra Scrittura. Con audacia alcuni pervertono il senso delle parole del Concilio Vaticano (1) con cui si definisce che Dio è l’Autore della Sacra Scrittura, e rinnovano la sentenza, già più volte condannata, secondo cui l'inerranza della Sacra Scrittura si estenderebbe soltanto a ciò che riguarda Dio stesso o la religione e la morale.
Anzi falsamente parlano di un senso umano della Bibbia, sotto il quale sarebbe nascosto il senso divino, che è, come essi dichiarano, il solo infallibile. Nell'interpretazione della Sacra Scrittura essi non vogliono tener conto dell'analogia della fede e della tradizione della Chiesa; in modo che la dottrina dei Santi Padri e del Magistero dovrebbe essere misurata con quella della Sacra Scrittura, spiegata, però, dagli esegeti in modo puramente umano; e non piuttosto la Sacra Scrittura esposta secondo la mente della Chiesa, che da Cristo Signore è stata costituita custode e interprete di tutto il deposito delle verità rivelate.
Inoltre il senso letterale della Sacra Scrittura e la sua spiegazione elaborata, sotto la vigilanza della Chiesa, da tali e tanti esegeti, dovrebbe, secondo le loro false opinioni, cedere il posto ad una nuova esegesi, chiamata simbolica e spirituale; secondo quest’esegesi i libri del Vecchio Testamento, che oggi nella Chiesa sono una fonte chiusa e nascosta, verrebbero finalmente aperti a tutti. In questo modo - essi affermano - svaniscono tutte le difficoltà alle quali vanno incontro soltanto coloro che si attengono al senso letterale delle Scritture.
Tutti vedono quanto tutte queste opinioni si allontanino dai principi e dalle norme ermeneutiche giustamente stabilite dai Nostri Predecessori di felice memoria: da Leone XIII nell'Enciclica "Providentissimus Deus", da Benedetto XV nell'Enciclica "Spiritus Paraclitus", come pure da Noi stessi nell'Enciclica "Divino afflante Spiritu".
Non deve recare meraviglia che tali novità in quasi tutte le parti della teologia abbiano prodotto i loro velenosi frutti.
...

Queste parole di Pio XII possono ben valere anche per molti frutti avvelenati del concilio, della sua ambiguità molto strumentale per i modernisti e per i falsi profeti...

In effetti, se l'allora card Ratzinger [nella prefazione al Documento della Commissione biblica "Interpretazione della Bibbia nella Chiesa" (1993)] diceva che "la Dei Verbum unisce le prospettive durature della teologia patristica e le nuove conoscenze metodologiche dei moderni e ci dà una sintesi che rimane autorevole... Credo che il documento rechi veramente un aiuto prezioso per rischiarare la via verso una giusta comprensione della Sacra Scrittura e apra nuove prospettive. Prosegue nella linea delle encicliche del 1893 e del 1943 e prolunga questa linea in maniera feconda..." in un'altra parte del testo dice anche: "perciò l'apparizione del metodo storico critico ha subito suscitato un dibattito circa la sua utilità e la sua giusta configurazione, un dibattitto che non si è concluso finora in nessun modo"

Torno a ripetere che secondo me il problema non sono tanto il metodo o i metodi, che possono dispiegare grandi possibilità, ma che le difficoltà e gli arbitrii nascono da chi li usa e da come li usa, cioè se davvero viene conservato il legame vitale con le fonti (Scrittura, Patristica, Magistero)

Oggi l'unico Magistero autorevole sembra quello conciliare e nella Chiesa ci sono due anime e tanto disorientamento...

mercoledì 27 agosto 2008

Il Giuramento antimodernista di san Pio X


Amici, mi permetto di aprire questo nuovo spazio per segnalare un testo molto importante e senza il quale diventa difficile comprendere anche il lavoro che sta compiendo Benedetto XVI...


IL GIURAMENTO ANTIMODERNISTA

Acta Apostolicæ Sedis, 1910, pp. 669-672

IO (NOME). fermamente accetto e credo in tutte e in ciascuna delle verità definite, affermate e dichiarate dal magistero infallibile della Chiesa, soprattutto quei principi dottrinali che contraddicono direttamente gli errori del tempo presente.

Primo: credo che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza e può anche essere dimostrato con i lumi della ragione naturale nelle opere da lui compiute (cf Rm 1,20), cioè nelle creature visibili, come causa dai suoi effetti.

Secondo: ammetto e riconosco le prove esteriori della rivelazione, cioè gli interventi divini, e soprattutto i miracoli e le profezie, come segni certissimi dell'origine soprannaturale della religione cristiana, e li ritengo perfettamente adatti a tutti gli uomini di tutti i tempi, compreso quello in cui viviamo.

Terzo: con la stessa fede incrollabile credo che la Chiesa, custode e maestra del verbo rivelato, è stata istituita immediatamente e direttamente da Cristo stesso vero e storico mentre viveva fra noi, e che è stata edificata su Pietro, capo della gerarchia ecclesiastica, e sui suoi successori attraverso i secoli.

Quarto: accolgo sinceramente la dottrina della fede trasmessa a noi dagli apostoli tramite i padri ortodossi, sempre con lo stesso senso e uguale contenuto, e respingo del tutto la fantasiosa eresia dell'evoluzione dei dogmi da un significato all'altro, diverso da quello che prima la Chiesa professava; condanno similmente ogni errore che pretende sostituire il deposito divino, affidato da Cristo alla Chiesa perché lo custodisse fedelmente, con una ipotesi filosofica o una creazione della coscienza che si è andata lentamente formando mediante sforzi umani e continua a perfezionarsi con un progresso indefinito.

Quinto: sono assolutamente convinto e sinceramente dichiaro che la fede non è un cieco sentimento religioso che emerge dall'oscurità del subcosciente per impulso del cuore e inclinazione della volontà moralmente educata, ma un vero assenso dell'intelletto a una verità ricevuta dal di fuori con la predicazione, per il quale, fiduciosi nella sua autorità supremamente verace, noi crediamo tutto quello che il Dio personale, creatore e signore nostro, ha detto, attestato e rivelato.

Mi sottometto anche con il dovuto rispetto e di tutto cuore aderisco a tutte le condanne, dichiarazioni e prescrizioni dell'enciclica Pascendi e del decreto Lamentabili, particolarmente circa la cosiddetta storia dei dogmi.

Riprovo altresì l'errore di chi sostiene che la fede proposta dalla Chiesa può essere contraria alla storia, e che i dogmi cattolici, nel senso che oggi viene loro attribuito, sono inconciliabili con le reali origini della religione cristiana.

Disapprovo pure e respingo l'opinione di chi pensa che l'uomo cristiano più istruito si riveste della doppia personalità del credente e dello storico, come se allo storico fosse lecito difendere tesi che contraddicono alla fede del credente o fissare delle premesse dalle quali si conclude che i dogmi sono falsi o dubbi, purché non siano positivamente negati.

Condanno parimenti quel sistema di giudicare e di interpretare la sacra Scrittura che, disdegnando la tradizione della Chiesa, l'analogia della fede e le norme della Sede apostolica, ricorre al metodo dei razionalisti e con non minore disinvoltura che audacia applica la critica testuale come regola unica e suprema.

Rifiuto inoltre la sentenza di chi ritiene che l'insegnamento di discipline storico-teologiche o chi ne tratta per iscritto deve inizialmente prescindere da ogni idea preconcetta sia sull'origine soprannaturale della tradizione cattolica sia dell'aiuto promesso da Dio per la perenne salvaguardia delle singole verità rivelate, e poi interpretare i testi patristici solo su basi scientifiche, estromettendo ogni autorità religiosa e con la stessa autonomia critica ammessa per l'esame di qualsiasi altro documento profano.

Mi dichiaro infine del tutto estraneo ad ogni errore dei modernisti, secondo cui nella sacra tradizione non c'è niente di divino o peggio ancora lo ammettono ma in senso panteistico, riducendolo ad un evento puro e semplice analogo a quelli ricorrenti nella storia, per cui gli uomini con il proprio impegno, l'abilità e l'ingegno prolungano nelle età posteriori la scuola inaugurata da Cristo e dagli apostoli.

Mantengo pertanto e fino all'ultimo respiro manterrò la fede dei padri nel carisma certo della verità, che è stato, è e sempre sarà nella successione dell'episcopato agli apostoli (1), non perché si assuma quel che sembra migliore e più consono alla cultura propria e particolare di ogni epoca, ma perché la verità assoluta e immutabile predicata in principio dagli apostoli non sia mai creduta in modo diverso né in altro modo intesa (2).

Mi impegno ad osservare tutto questo fedelmente, integralmente e sinceramente e di custodirlo inviolabilmente senza mai discostarmene né nell'insegnamento né in nessun genere di discorsi o di scritti.

Così prometto, così giuro, così mi aiutino Dio e questi santi Vangeli di Dio.

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Note:

1 Ireneo, Adversus haereses, 4, 26, 2: PG 7, 1053.

2 Tertulliano, De praescriptione haereticorum, 28: PL 2, 40.

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Ci chiediamo: perchè fu abolito? oppure se venne effettivamente abolito?
Ci fa piacere constatare che qualcosa sta riemergendo e lo dirò non a parole mie...
“Pascendi Dominici Gregis”: l’attualità dell’antimodernismo di san Pio X Storici e teologi a convegno per il centenario dell’enciclicaDi Luca Marcolivio ROMA, giovedì, 29 novembre 2007 (ZENIT.org).-
L’enciclica Pascendi Dominici Gregis compie cent’anni ma rimane attualissima. Se ne è parlato in un convegno tenutosi martedì sera presso la Pontificia Università San Tommaso. Pascendi Dominici gregis - Lettera Enciclica - 8 settembre 1907Gli aspetti eminentemente storici dell’enciclica sono stati esposti da Roberto de Mattei, docente di Storia del cristianesimo all’Università di Cassino e all’Università Europea di Roma.
“L’elezione di Papa Pio X nel 1903 – ha esordito il professor de Mattei – fu, in primo luogo, un fatto inaspettato, $risultando favorito, in quel conclave, il cardinal Rampolla”.De Mattei ha poi illustrato lo sfondo storico-culturale di quegli anni: “L’inizio del secolo XX si caratterizza per una grande accelerazione del progresso tecnologico e sociale. Modernismo e progressismo sono le parole chiave del pensiero dell’epoca che inizia a permeare il mondo cattolico, anche grazie a notevoli mezzi finanziari”.“In queste circostanze la salita al soglio pontificio del Cardinal Giuseppe Sarto, con il nome di Pio X – ha proseguito lo storico – ruppe certe dinamiche interne alla Chiesa stessa. Egli era un uomo di autentica pietà e assoluta ortodossia, dotato di grandi capacità pastorali, ma poco incline alla diplomazia e al compromesso”.
“Lavorando in stretta simbiosi con il Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Merry Del Val – ha spiegato De Mattei – si circondò di pochi e fidati collaboratori in ambito curiale, attirandosi notevoli ostilità da parte di una grossa fetta del mondo cattolico”.“Sin dai primi anni del pontificato lavorò a quattro importanti obiettivi: il nuovo Catechismo; il nuovo Codice di Diritto Canonico; l’incoraggiamento dei fedeli a una comunione frequente; la lotta al modernismo. Quest’ultimo punto ebbe uno sviluppo significativo con la pubblicazione del decreto Lamentabili, una sorta di nuovo Sillabo nel quale citava 65 errori delle nuove dottrine”.
“Di poco successiva è la Pascendi, pubblicata in un’epoca in cui il cattolicesimo aveva già, oltre ai nemici dichiarati, molti avversari occulti che operavano al suo interno – ha aggiunto – . Costoro, ovviamente erano i più subdoli e pericolosi, avendo una conoscenza diretta della Chiesa. Il loro obiettivo era quello di trasformare la Chiesa da dentro lasciandone intatto l’involucro strutturale”.
“La lotta al modernismo si concretizzò essenzialmente nei seguenti punti:
- un ritorno alla dottrina tomista;
- un maggiore controllo sui seminari con relativa sospensione di quei formatori che risultassero ‘infetti dal modernismo’;
- vagliare le pubblicazioni a stampa, proibendo le letture contro la morale;
- istituzione dei ‘censori ecclesiastici’;
- proibizione dei congressi per sacerdoti non autorizzati dai Vescovi;
- istituzione di ‘consigli di vigilanza’ per il clero;
- obbligo da parte dei Vescovi di riferire ogni quattro anni alla Santa Sede sul rispetto dei punti sopra elencati”.
Con il decreto del 1° settembre 1907, il Papa impose il ‘giuramento antimodernista’: fu un colpo mortale a questa corrente di pensiero che, caduta nel dimenticatoio per oltre cinquant’anni, riemerse come un fiume carsico soltanto a cavallo del Concilio Vaticano II”, ha continuato.
“Fu in quegli anni che Jacques Maritain affermò: ‘il modernismo storico fu un modesto raffreddore da fieno, se paragonato all’attuale febbre modernista’. Pochi anni dopo, nel 1972, papa Paolo VI, lanciò il celebre allarme sul ‘fumo di satana’ ormai ‘entrato nel tempio di Dio’”.
“A distanza di un secolo – ha poi concluso de Mattei – la Pascendi Dominici Gregis con la sua condanna del modernismo quale ‘sintesi di tutte le eresie’ è ancora attualissima ed è auspicabile che i cattolici la riscoprano per contrastare il modernismo attuale, ben più nocivo di quello del passato, sia per i mezzi intellettuali più perfidi e sopraffini, sia perché ripete un errore che è stato già condannato”.
Di carattere filosofico è stata la relazione di Giovanni Turco, docente di Filosofia e Storia all’Università di Udine. “Con il modernismo – ha affermato – la storia, la religione e la ragione sono depotenziate: la storia diventa fenomeno del divenire e la religione sentimento religioso. Questo percorso impedisce di accogliere la fede autenticamente intesa come adesione alla rivelazione”.“Le conseguenze più deteriori del modernismo – ha aggiunto il professor Turco – sono l’attribuzione di una medesimo valore a tutte le religioni, la riduzione della carità a filantropia, la riduzione della ragione a doxa (opinione) fino ad arrivare, in ultima analisi all’indifferentismo assiologico e all’agnosticismo. La ragione umana, al contrario, è capace di riconoscere i doveri dell’uomo verso Dio”.
“La strada da seguire è ben diversa e implica un ritorno alla metafisica, ovvero all’incontro libero e liberante tra l’intelligenza e la realtà, sulla scia di san Tommaso”, ha poi concluso.
È poi seguito il contributo di padre Giovanni Cavalcoli, OP, docente alla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna. “Papa Pio X – ha sottolineato – non era un prelato dagli spiccatissimi interessi accademici. Era tuttavia un santo e, con grande spirito sovrannaturale, intuì quanto le dottrine moderniste erano ispirate dalla superbia del demonio”.“Quanto al modernismo attuale – ha proseguito il religioso – esso compie l’errore di giudicare il tomismo e il magistero della Chiesa con criteri, per l’appunto, modernisti. In questa concezione della fede, l’uomo sente Dio come immanente o interno a sé; Dio si manifesta nel sentimento e nella coscienza, quindi non è trascendente”.“Oggi il modernismo è ben più pervasivo di cent’anni, avendo contagiato anche una parte della Curia cardinalizia e dell’espiscopato. Il clero dovrebbe, al contrario, regolare il suo agire sulla base dell’umile affidamento a Cristo e al magistero, non certo sulla base del successo facile o del rispetto umano”, ha poi concluso.
La chiusura del convegno è stata affidata a monsignor Luigi Negri, Vescovo di San Marino e Montefeltro. Anche monsignor Negri ha accennato al problema dell’equivoco post-conciliare ricordando la condanna della “ermeneutica della discontinuità” da parte di Papa Benedetto XVI. “Un’ermeneutica che vede il Vaticano II come l’alba di una nuova chiesa”, ha commentato.“San Pio X – ha affermato Negri – ha dimostrato come tutte quelle correnti vicine al razionalismo e al modernismo portano inevitabilmente all’ateismo. Esse rappresentano un impietoso tentativo di eliminare Dio dalla considerazione della vita e della società. Se si elimina il divino, l’uomo diventa oggetto di manipolazione in tutti i sensi”.
“I totalitarismi non sono stati ‘incidenti di percorso’ ma consapevoli e deliberate costruzioni di società senza Dio”, ha aggiunto il Vescovo.“A tutto ciò si contrappone la Dottrina Sociale della Chiesa che, da circa un secolo e mezzo, pone al centro la dignità della persona umana, la priorità della famiglia, la libertà scolastica, secondo i principi della sussidiarietà che il modernismo nega, attribuendo allo Stato un ruolo privilegiato: non a caso il totalitarismo rimpiazzò l’Europa delle nazioni con l’Europa degli Stati”, ha ricordato.
Oggi ci troviamo di fronte a una battaglia epocale tra una concezione autentica e una concezione razionalista e ‘massonica’ della Chiesa – ha proseguito il presule –. Parimenti c’è un ecumenismo giusto, quello che affianca al dialogo la missione e un ecumenismo ‘d’accatto’ che contrappone dialogo e missione”.“All’inizio del secolo attuale, nell’anno giubilare è stata pubblicata la dichiarazione Dominus Jesus che indica chiaramente nella Chiesa la fonte della verità: auspichiamo che al pari del Sillabo e della Pascendi, la Dominus fra cento anni possa essere ricordato come il documento magisteriale che ha impedito la dissoluzione del cattolicesimo nel mondo”, ha poi concluso.
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Cooperator Veritatis (motto episcopale di J.Ratzinger oggi Benedetto XVI)

domenica 24 agosto 2008

Chiesa cattolica - protestantizzazione

Per proseguire nella nostra riflessione su questo tema, partiamo da un brano liberamente elaborato da un articolo di Antonio Socci

D’altra parte a condannare questa “protestantizzazione” della Chiesa, curiosamente, fu lo stesso Oscar Cullmann, uno dei più famosi teologi protestanti, spesso citato in ambito cattolico. Ecco le sue testuali parole: “Se mi è permesso, come protestante, di fare questa constatazione, direi che da allora (il Concilio Vaticano II) certi ambienti cattolici, ben lungi dal lasciarsi ispirare dalla necessità di osservare i limiti dell’adattamento che non vanno superati, non si accontentano di cambiare le forme esteriori, ma prendono le stesse norme del pensiero e dell’azione cristiana, non dal Vangelo, ma dal mondo moderno. Più o meno inconsciamente, seguono così i protestanti, non in ciò che hanno di migliore, la fede dei Riformatori, ma nel cattivo esempio che loro offre un certo protestantesimo, detto moderno. Il grande colpevole non è il mondo secolarizzato, ma il falso comportamento dei cristiani riguardo a questo mondo, l’eliminazione dello ‘scandalo’ della fede. Si ha ‘vergogna del Vangelo’ (Rom. 1,16)”. Il problema riguarda tutti gli uomini di Chiesa. Progressisti e non. I primi, non intervengono contro le vere e proprie eresie che vengono insegnate nei seminari o nelle facoltà teologiche, ma invece intervengono (e tanto) su tutti i problemi della vita pubblica. Tutti hanno i loro “valori non negoziabili” (di tipo sociale alcuni, di tipo morale altri), ma forse si dimentica che per la Chiesa – fin dalle origini apostoliche - l’unico “valore” assolutamente non negoziabile è Gesù Cristo e la vera fede cattolica. Che pochissimi oggi difendono.

Eppure per un cristiano solo quella vale, tutto il resto è “spazzatura”. San Paolo, proprio parlando della Legge (i “valori non negoziabili”), scriveva: “tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura al fine di guadagnare Cristo” (Fil. 3,8). Forse è vero, il problema non è “il mondo secolarizzato”, ma un cristianesimo che annacqua o corrompe la vera fede. Perché così la vita quotidiana di tutti è disperata. E non si incontra nessuna speranza.

Che dire delle nuove istanze, molto presenti nella Chiesa oggi, di dare alla proclamazione della Parola la stessa dignità della Presenza Reale del Signore nella S. Eucaristia? Non è anche questa una forma di protestantizzazione? I neocatecumenali hanno addirittura introdotto – insieme a diversi altri arbitrii – quello di accompagnare il Vangelo col “velo omerale” usato per le Sacre Specie, ad esempio. E, quanto alla comunione, non se ne parla nemmeno di accogliere il "nuovo corso" - o meglio un felice ritorno - dell’inginocchiarsi, impresso dal Papa, segnale di grande rispetto e pedagogicamente re-introducente al mistero e alla grandezza della Presenza del Signore…

Chissà quali indicazioni emergeranno dall'imminente Sinodo sulla Parola?

Intanto il Papa tornerà professore dal 30 agosto al 1 settembre, quando incontrerà a Castel Gandolfo i suoi ex allievi riuniti nel “Ratzinger Schuelerkreis” per affrontare il tema del rapporto cattolici-protestanti.

venerdì 22 agosto 2008

Continuiamo a testimoniare

Scrive Sofia:
"...che tante persone con diversi gradi di responsabilità e autorità, pur essendo a conoscenza di tali abominevoli prassi, ed essendo preposte al controllo e alla tutela delle "pecorelle" ignare del pericolo che già le attende nei primi accostamenti al CNC, non abbiano mai alzato la voce
- tranne gli eroici sacerdoti noti a tutti -
contro deviazioni dottrinali e soprusi gravissimi ai danni della psiche e dell'anima... e tuttora facciano finta che TUTTO VA BENE!"

Risponde Emma:
"Spero che Sofia non me ne vorrà se riporto qui queste sue parole, ma quando le ho lette mi sono detta: "è esattamente quello che sento e penso!"

E il grido sale, che è anche quello di una madre, di una sorella, di una zia, di un`amica che rischia di vedere uno dei suoi cari cadere in questo tranello , è il grido di una fedele che non capisce come i responsabili a tutti i livelli, anche ai livelli più alti, abbiano lasciato cadere tanti fedeli in questo tranello, anzi abbiano contribuito a costruirlo, è il grido di chi oggi rifiuta di accettare che chi ha ideato questo tranello riuscendo ad imporlo alla Chiesa, sia riuscito nel contempo ad imporre un vergognoso compromesso sulla nostra Sacra Liturgia, è il grido di chi non capisce come la Chiesa abbia potuto definire questo tranello uno strumento di formazione e iniziazione cattolica.

Indifferenti alle sofferenze testimoniate, indifferenti ai sopprusi psicologici, indifferenti al massacro della nostra Liturgia, indifferenti agli errori delle catechesi, quando ne conoscevano i contenuti, i vari alti prelati che hanno aiutato, incoraggiato il Cn, anche nelle sue disobbedienze al Papa, e che oggi ne hanno legittimato l`appartenenza alla Chiesa, portano una grande e grave responsabilità .

L`iter di approvazione di questo movimento con tutte le sue anomalie, il silenzio complice di chi non ha partecipato attivamente ma ha scelto di tacere nel passato e ancora oggi preferisce tacere, per paura di non so quale rischio... è uno scandalo per i piccoli, per tutti i fedeli che i nostri pastori dovrebbero guidare e proteggere."

Continuiamo a testimoniare per chi ancora non conosce questa realtà e per chi sentisse in sé la responsabilità di intervenire nei modi che la sua situazione consente...

martedì 19 agosto 2008

'Sequela' e mistero pasquale secondo il Papa

Riporto uno stralcio da un intervento dell'allora card Ratzimger ai Catechisti e ai Docenti di religione in occasione del giubileo del 2000
Non posso nei limiti di questa conferenza entrare nei contenuti dell'annuncio del Salvatore. Vorrei brevemente accennare a due aspetti importanti. Il primo è la sequela di Cristo - Cristo si offre come strada della mia vita. Sequela di Cristo non significa: imitare l'uomo Gesù. Un tale tentativo fallisce necessariamente - sarebbe un anacronismo. La sequela di Cristo ha una meta molto più alta: assimilarsi a Cristo, e cioè arrivare all'unione con Dio. Una tale parola suona forse strana nell'orecchio dell'uomo moderno. Ma in realtà abbiamo tutti la sete dell'infinito: di una libertà infinita, di una felicità senza limite. Tutta la storia delle rivoluzioni degli ultimi due secoli si spiega solo così. La droga si spiega solo così. L'uomo non si accontenta di soluzioni sotto il livello della divinizzazione. Ma tutte le strade offerte dal "serpente" (Gen 3, 5), cioè dalla sapienza mondana, falliscono. L'unica strada è la comunione con Cristo, realizzabile nella vita sacramentale. Sequela di Cristo non è un argomento di moralità, ma un tema "misterico" - un insieme di azione divina e di risposta nostra.
Così troviamo presente nel tema sequela l'altro centro della cristologia, al quale volevo accennare: il mistero pasquale - la croce e la risurrezione. Nelle ricostruzioni del "Gesù storico" di solito il tema della croce è senza significato. In una interpretazione "borghese" diventa un incidente di per sé evitabile, senza valore teologico; in una interpretazione rivoluzionaria diventa la morte eroica di un ribelle. La verità è diversa. La croce appartiene al mistero divino - è espressione del suo amore fino alla fine (Gv 13, 1). La sequela di Cristo è partecipazione alla sua croce, unirsi al suo amore, alla trasformazione della nostra vita, che diventa nascita dell'uomo nuovo, creato secondo Dio (cfr Ef 4, 24). Chi omette la croce, omette l'essenza del cristianesimo (cfr 1 Cor 2, 2).

sabato 16 agosto 2008

Chiesa rinnovata o ri-fondata?

[Stralcio da: Inos Biffi, dalla prefazione al volume “Verità cristiane nella nebbia della fede” (Jaca Book, Milano, 2004)]
I saggi qui raccolti […] sono nati da un’unica impressione e preoccupazione: quella che le verità, da cui il Credo cristiano riceve identità e vigore, si stanno come annebbiando ed estenuando, per il diffuso subentrare di una fede debole”.

A giudizio di Biffi, un sintomo dell’attuale “annebbiamento” della fede è l’ideologia del dialogo, dell’aggiornamento, dell’ecumenismo:

“Questa ideologia ha contagiato un po’ tutti: persino i maestri della fede, presso i quali le parole ‘dialogo’ e ‘aggiornamento’ ricorrono con monotonia affliggente, abitualmente e ossessivamente accoppiate al linguaggio della solidarietà, dell’accoglienza, della pace, della promozione dell’uomo, della scelta degli ultimi, del perdono da domandare per le colpe ecclesiali del passato, dell’ecumenismo e, ultimamente, anche dell’utopia. Non avviene invece altrettanto facilmente di sentire richiamati la grazia, i sacramenti, il fine ultimo dell’uomo, che è la visione amorosa della Trinità, l’inferno e il paradiso, il peccato, e anzitutto il mirabile mistero divino che è Gesù Cristo, nel quale ogni uomo è stato progettato dall’eternità”.

Biffi si sofferma a criticare le derive dell’ecumenismo:

“L’ecumenismo spesso è venuto scadendo in un concordismo che ha offuscato la figura cattolica del Credo. Anche a motivo di gesti imprudenti o discutibili, di fatto si sta creando un’estesa e pratica convinzione dell’equivalenza, o quasi, tra le confessioni cristiane e le religioni. Complice, tra l’altro, anche l’equivoco appello, ripetuto spesso, all’’unico Dio’, che unificherebbe le grandi religioni monoteistiche. Niente è più deviante: l’unico Dio vero è il Dio di Gesù Cristo: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ossia la Trinità cristiana che, ad esempio, per i musulmani è una bestemmia, cioè un’offesa gravissima a Dio”.

A me sembra che i cattolici si sono imposti di capire tutti e hanno finito con lo smarrire se stessi. Io non ho niente contro il dialogo ma contro il relativismo indotto da uno pseudo-cattolicesimo che mira dritto al cuore dell’ impianto teologico cattolico

l'aggiornamento ideologico criticato da Biffi, nell'ambito di alcune realtà ecclesiali è diventato "rifondazione" della Chiesa, della quale si prende a pretesto il Vaticano II per affermare 'venti di dottrina' protestanti o addirittura sincretistici...

Aggiungo la seguente citazione [Dal discorso di Benedetto XVI nell’Incontro ecumenico - Chiesa di St. Joseph, New York Venerdì, 18 aprile 2008]

Troppo spesso i non cristiani, che osservano la frammentazione delle comunità cristiane, restano a ragione confusi circa lo stesso messaggio del Vangelo. Credenze e comportamenti cristiani fondamentali vengono a volte modificati in seno alle comunità da cosiddette "azioni profetiche" fondate su un’ermeneutica non sempre in consonanza con il dato della Scrittura e della Tradizione. Di conseguenza le comunità rinunciano ad agire come un corpo unito, e preferiscono invece operare secondo il principio delle "opzioni locali". In tale processo, si smarrisce da qualche parte il bisogno di una koinonia diacronica – la comunione con la Chiesa di tutti i tempi – proprio nel momento il cui il mondo ha smarrito l’orientamento ed ha bisogno di testimonianze comuni e convincenti del potere salvifico del Vangelo (cfr Rm 1, 18-23)... porterebbe i cristiani a concludere che nella presentazione della fede cristiana non è necessario sottolineare la verità oggettiva, perché non si deve che seguire la propria coscienza e scegliere quella comunità che meglio incontra i propri gusti personali. Il risultato è riscontrabile nella continua proliferazione di comunità che sovente evitano strutture istituzionali e minimizzano l’importanza per la vita cristiana del contenuto dottrinale.

mercoledì 13 agosto 2008

Preghiera e santa Penitenza... Signore, pietà di noi!

Prima di salutarvi per qualche giorno di riposo, vorrei condividere con voi tutti il dolore provato in questi giorni dopo aver avuto l'ennesima conferma della grande confusione in cui viviamo.

Leggevo sulla Rete i pensieri di un giovane, mio coetaneo. Un giovane (adesso che sto per fare 30 anni un po meno eh! ^__^). Non un giovane come gli altri però. Un giovane che ha un ruolo fondamentale, eccezionale, benefico e salutare per tutti noi, ha un "carattere" che lo configura in modo unico: è Sacerdote. Solo questo, sapere di un giovane Sacerdote, fa gioire ed esultare. Vedere un Consacrato a Dio per il Servizio, un Ministro delle "cose sacre" per il bene di tutti, un "difensore della Fede" e un "Annunciatore" della Sacra Parola, fa ben sperare.

La gioia, però, si è tramutata subito in sconcerto. Nemmeno più indignazione, perchè ormai noto una tragica "normalità" nelle posizioni di chi è istruito al "nuovo" cattolicesimo.

Questo giovane, mio coetaneo, esprime idee e insegnamenti (ed è Sacerdote!) sconcertanti e con una "leggerezza" che sconvolge.

Nella discussione che ho letto, si ipotizzava, fra le altre cose, di conformare l' "Eucaristia" alle "usanze" dei vari popoli, dichiarando che ciò fa parte di "inculturazione della fede. In che modo? Beh, per esempio in Cina usando non il Pane Eucaristico ma il RISO! La gisutificazione: il Signore è tanto grande da "passare" nel Pane Eucaristico e non nel riso?

Quando leggo queste cose mi vengono i brividi, perchè mostrano una chiara non-conoscenza della Fede della Chiesa, spesso per responsabilità dei "cattivi maestri".

Ma ancora di più quando i Sacerdoti le sostengono. O sostengono che la fede "pre-conciliare" era dannosa, che oggi è "cambiata", che il VOM non "mi appartiene", ecc, ecc, ecc... Tutto conferma la "sterzata" grave avvenuta e magari anche le critiche di chi viene considerato un "fanatico".

Per questo, davanti a questo disastro non posso fare altro che pregare. Pregare per i Sacerdoti (a maggior ragione quelli del CN!), che CUSTODISCANO la Fede di sempre, cha amino Gesù Eucaristia, il Papato, la Liturgia di Sempre e se ne facciano Servitori. Questo perchè ne va della nostra stessa salvezza.

Preghiera e penitenza, dice il Serafico Padre, per Ottenere Grazia e Santità per noi e per la Chiesa. All'Impegno morale si DEVE associare la vita di Preghiera intensa (per quanto la nostra Condizione permette). Anzi, deve essere la base. Questo secondo la nostra LIbertà e le nostre scelte, si può concretizzare in mille modi.

Io posso consigliare di praticare la devozione Mariana dei 5 sabati, in riparazione di tutte queste bestemmie su Cristo Eucaristico e sulla nostra fede, ormai entrate anche nelle Omelie domenicali.... Oppure l'Adorazione Eucaristica per la Santificazione dei Sacerdoti...Signore, Pietà.


Preghiera per i sacerdoti
Signore Gesù, presente nel Santissimo Sacramento,
che hai voluto perpetuare la tua Presenza tra noi
per il tramite dei tuoi Sacerdoti,
fa' che le loro parole siano sempre le tue,
che i loro gesti siano i tuoi gesti,
che la loro vita sia fedele riflesso della tua vita.
Che essi siano quegli uomini che parlano a Dio degli uomini,
e agli uomini, di Dio.
Che non abbiano paura del dover servire,
servendo la Chiesa nel modo in cui essa ha bisogno di essere servita.
Che siano uomini, testimoni dell'eterno nel nostro tempo,
camminando per le strade della storia con i tuoi stessi passi
e facendo a tutti del bene.
Che siano fedeli ai loro impegni,
gelosi della propria vocazione e della propria donazione,
specchio luminoso della propria identità
e che vivano nella gioia per il dono ricevuto.
Te lo chiedo per la tua Madre Maria Santissima:
lei che è stata presente nella tua vita
sarà sempre presente nella vita dei tuoi sacerdoti. Amen.

venerdì 8 agosto 2008

Conferma dell'attualità di tanti interrogativi

Amici miei,
penso utile condividere il contenuto di questa testimonianza, anche a fronte di quello che testifica sia nei confronti degli statuti, che per lo stato d'animo che condividiamo, di uno che per obbedire a Papa con l'approvazione si trova nell'incresciosa 'posizione' - solo giuridica ovviamente - di disobbediente... ed inoltre per il caso umano che rappresenta, purtroppo non isolato...

""Spett.le redazione Internetica,
è da tempo, ormai, che frequento la Vs. rubrica dedicata agli scempi del Cammino Neocatecumenale. Anch'io ne ho fatto parte, nella parrocchia di... In occasione del "primo giro" di scrutinii del cd. "secondo passaggio", me ne sono andato indignato ma la decisione andava maturando da tempo. Leggendo quanto da Voi pubblicato, mi sono meravigliato di come tutto corrispondesse a ciò che ho sperimentato io, comprese tecniche di subornazione psicologica (lessicale, pittorica, canora, ambientale, alimentare etc.), il culto della personalità dei capi, la simonia, la premialità economico-occupazionale nei confronti dei più zelanti (posti di lavoro elargiti da dirigenti dell'.... S.p.A. che, a ...., sono catechisti "storici"). Sono dottorando in filosofia, per questo non mi è stato nemmeno difficile, in virtù dei miei studi, individuare le eresie giudeizzanti e protestantiche della dottrina kikiana, e tutto coincide, alla perfezione, con le Vs. analisi. E' inutile elencare, in questa mia, gli errori e gli abusi da me riscontrati, giacché sono i medesimi da Voi stessi rilevati.
Me ne sono andato, soprattutto, per la disobbedienza che i catechisti - autoproclamatisi vettori dello Spirito Santo e immagine della Chiesa (sic!)- mostravano nei confronti delle disposizioni papali in materia liturgica. Tutto il "mondo neocatecumenale" della mia zona mi ha isolato, ritenendomi un rinnegato, un apostata, un superbo senza Dio. Per me non è un problema, salvo "subire" la recente beffa da parte del Card. Rylko e del Consiglio da lui presieduto: io me ne sono andato per obbedienza alla Chiesa, ora è la Chiesa che ha concesso ai neocatecumenali di pormi nel novero dei disobbedienti, data l'approvazione statutaria (e, di fatto, liturgica). Eppure, noto che non riescono a obbedire nemmeno a questa normativa "di favore". Non notate anche Voi che lo Statuto concede la possibilità di procedere alle risonanze soltanto durante la cd. "celebrazione settimanale della Parola", ma non durante la S. MESSA? (cfr. artt. 11 e 13). Ma credo che ciò poco importi al clero neocatecumenale il quale, benché consacrato da Santa Madre Chiesa, sinora non si è fatto scrupolo di disobbedire bellamente alle Sue direttive, conformandosi al loro unico, vero Pontefice: l'eresiarca, il Sig. Kiko Arguello.
Sono contristato e disorientato dalle contraddittorie politiche delle congregazioni pontificie e, oso dire, anche dalle indecisioni e dai silenzi di Sua Santità (cfr., per esempio, l'omelia del Corpus Domini, con la fattiva condotta commissiva e omissiva nei confronti delle astuzie e delle prepotenze di Kiko). Cosa inaudita, per me, che il Pontefice sia stato di fatto costretto, dal Sig. Kiko a "rimangiarsi" le disposizioni DEFINITIVE E PERENTORIE contenute nella cd. "Lettera del Card. Arinze", da Sua Santità espressamente richiamate in occasioni pubbliche. Che senso ha, ora, inserirle in nota allo Statuto, vista l'evidente inconciliabilità dei rispettivi contenuti. Mi addolora dirlo, ma mi sembra tutta un presa in giro. Ormai, non v'è logica (nè giuridica, né teologica) che tenga, perché gli "eletti" sono stati riconosciuti tali, e la sollecita obbedienza alla Chiesa di Cristo si è trasformata nel delirio di un visionario conservatore. Non so chi si debba ringraziare per tutto ciò. Ma so di certo che la mia vita sta subendo dei contraccolpi. Infatti, i genitori della mia fidanzata neocatecumenale (anch'essi "catechisti storici"), forti di questa vittoria, hanno espressamente comunicato alla figlia la loro contrarietà al nostro matrimonio. Nel caso avvenisse, hanno preannunciato nei miei confronti, discriminazioni ben più pesanti di quelle sinora consumatesi. Io non posso che registrare questo spirito di carità e di amore cristiano da parte di chi si proclama, letteralmente, "voce dello Spirito Santo"(!!!). Ancora una volta mi trovo a un bivio, e non per chissà quale colpa. Sempre che non sia una colpa voler obbedire alla Chiesa di Cristo e non professare eresie. Mi viene detto che il matrimonio si fonda su Cristo, tuttavia, se non riprendo la "tessera" di neocatecumenale, il matrimonio stesso vacillerà. Mi chiedo: se Cristo è uno, e uno è il Suo insegnamento, come può darsi incompatibilità. Forse, seguendo la logica, v'è incompatibilità fra Cammino e Cristo? Ovviamente, non ricevo risposta a questo genere di legittime obiezioni, perché "bisogna seguire il cuore, non la ragione, insidiata dai ragionamenti di Satana" (sic!).
Ascoltando Padre Livio, il famoso redattore di Radio Maria, ho assistito a un curioso parallelo tra le ingiuste calunnie subite dai devoti di Medjugorje e le accuse rivolte al Cammino e a Kiko. Mi sono permesso di scrivere un'e-mail a Padre Livio, dicendogli di come, nella mia ex comunità, in occasione del secondo scrutinio, alcune persone sono state allontanate proprio per le loro pratiche devozionali e i loro pellegrinaggi "pagani" a Medjugorje. Altre sono state "bocciate" perché, nonostante frequentassero con impeccabile assiduità il Cammino, svolgevano attività "diurne" parallele, come il "Progetto Gemma", iniziativa anti-abortista ospitata dalle pastorali parrocchiali. Il Cammino, infatti, deve essere totalmente pervasivo, "impegnando ogni attimo della vita". P. Livio si è degnato di rispondermi, ma così: "Caro, eppure so per certo che 'alti esponenti' del Cammino sono estimatori di Radio Maria". Punto. Da parte mia, sono lieto del successo riscosso dalle trasmissioni di P. Livio, ma basta il compiacimento personale per giustificare tutto ciò. E' zelo per la Chiesa questo, oppure cura esclusiva del proprio "orticello"? Oppure i denari di Kiko sono arrivati anche sull'etere radiofonica? Kiko e i suoi colonnelli hanno dimostrato di saper dire tutto e il contrario di tutto, per ingraziarsi sacerdoti (non da loro consacrati) e vescovi, per poi, nella prassi dell'"arcano", comportarsi secondo arbitrio. Quale meschina decadenza anima tutto ciò?

Mi si perdoni la prolissità dello "sfogo". Utilizzatelo come credete per il sito o per il forum. Vi chiedo soltanto - semmai ve ne fosse bisogno - di continuare nella Vs. lotta per la Verità.
Spero di poter collaborarvi con altri scritti sulla preoccupante situazione psicologica di alcuni dei miei ex "fratelli" di comunità. Concludo indicando, in allegato, una lettera di testimonianza che tempo fa spedii all'attenzione di Sua Santità, e per conoscenza, al Card. Arinze, al Card. Rylko, al Card. Levada e a Mons. Amato. Destinatela all'uso che più riterrete opportuno, con la sola preghiera di omettere il mio cognome.

Pace e bene.
Firma""

giovedì 7 agosto 2008

Oremus pro Pontifice nostro Benedicto

Scrive la nostra Sofia:

amici

permettetemi di offrirvi, mentre guardiamo attoniti e sgomenti
questa sorta di sconvolgimento nella Chiesa, che ci sembra catastrofe senza fine,
queste parole che mi hanno dato conforto e rinvigorito la Speranza nella riconquista di una vera unità interna della Chiesa,
dette da padre
John Zuhlsdorf,
riportate su
http://www.papanews.it/news.asp?IdNews=8778

che in una recente intervista su ZENIT, ha opportunamente ricordato:
“Dopo il Concilio Vaticano II molte sfere della Chiesa sono state devastate e sconvolte dal dissenso interno, con una perdita di continuità con la nostra tradizione, e dall’erosione da parte del secolarismo e del relativismo del mondo moderno prevalente. Il Cardinale Joseph Ratzinger si è preoccupato per anni della perdita dell’identità cristiana, che è alla base della civiltà occidentale. Ora credo che Papa Ratzinger stia lavorando per rinvigorire la nostra identità cattolica, all’interno della Chiesa stessa tra i suoi membri e le sue sfere d’azione, perché possiamo resistere alle influenze negative del secolarismo e del relativismo. Solo con un’identità solida possiamo, come cattolici, avere qualcosa di positivo e salutare da offrire al mondo, una voce chiara per dare importanti contributi nella sfera pubblica…
La nostra identità come cattolici è indissolubilmente legata al modo in cui preghiamo come Chiesa. Per dare forma e forza alla nostra identità cattolica in questi tempi difficili, abbiamo bisogno di un autentico rinnovamento liturgico che ci riporti alla nostra tradizione, mantenendoci in continuità con le profonde radici della nostra bimillenaria esperienza cristiana”.

Tutto l'articolo è bellissimo
e vi assicuro che mi ha fatto
ricominciare a respirare: credo che il Signore stia lavorando, mentre noi siamo nell'afflizione perchè non vediamo la via d'uscita dal tunnel...

Oremus pro Pontifice Benedicto

martedì 5 agosto 2008

La tradizione della Chiesa

Questo è il capitolo conclusivo dell'articolo, apparso sull'Osservatore Romano di oggi: "L'arte di celebrare il servizio liturgico" di Nicola Bux
Il testo intero lo trovate qui

"La congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti nell'istruzione Redemptionis sacramentum ricorda al sacerdote la promessa dell'ordinazione, rinnovata di anno in anno nella messa crismale, di celebrare "devotamente e con fede i misteri di Cristo a lode di Dio e santificazione del popolo cristiano, secondo la tradizione della Chiesa" (n. 31).
Egli è chiamato ad agire nella persona di Cristo, deve perciò imitarlo nell'atto sommo della preghiera e dell'offerta, non deve deformare la liturgia in una rappresentazione delle sue idee, cambiare e aggiungere alcunché arbitrariamente: "Troppo grande è il mistero dell'eucaristia perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere sacro e la dimensione universale" (Ivi, n. 11). La messa non è proprietà del prete o della comunità. L'istruzione declina abbondantemente come va celebrata rettamente la messa cioè l'ars celebrandi: i seminaristi per primi devono apprenderla attentamente affinché possano attuarla da sacerdoti.
Benedetto XVI, nella Sacramentum caritatis dedica attenzione all'ars celebrandi (n. 38-42), intesa come l'arte di celebrare rettamente, e ne fa la condizione della partecipazione attiva dei fedeli: "L'Ars celebrandi scaturisce dall'obbedienza fedele alle norme liturgiche nella loro completezza, poiché è proprio questo modo di celebrare ad assicurare da duemila anni la vita di fede di tutti i credenti"(38). In nota 116 la Propositio n. 25 specifica che "un'autentica azione liturgica esprime la sacralità del mistero eucaristico. Questa dovrebbe trasparire nelle parole e nelle azioni del sacerdote celebrante, mentre egli intercede presso Dio Padre sia con i fedeli sia per loro". Poi l'esortazione ricorda che "L'ars celebrandi deve favorire il senso del sacro e l'utilizzo di quelle forme esteriori che educano a tale senso, come, ad esempio, l'armonia del rito, delle vesti liturgiche, dell'arredo e del luogo sacro" (40). Trattando dell'arte sacra, richiama l'unità tra altare, crocifisso, tabernacolo, ambone e sede (41): attenti alla sequenza che rivela l'ordine d'importanza. Con l'immagine, anche il canto deve servire ad orientare la comprensione e l'incontro col mistero.
Il vescovo e il presbitero, tutto questo sono chiamati a esprimere nella liturgia che è sacra e divina, in modo che manifesti davvero il credo della Chiesa."

Non sono forse tra le cose che andiamo affermando con vigore da anni e che finalmente vengono sempre più spesso richiamate ed esplicitate ? (vedi l'intervista di Mons Ranjith dei giorni scorsi)

lunedì 4 agosto 2008

Un interessante 'spunto' da Bressanone

"Ma prima della preghiera mariana il Papa usa anche parole che lasceranno un segno nell'interpretazione che nella chiesa viene fatta di uno dei più importanti eventi ecclesiali del secolo appena trascorso, il Concilio Vaticano II. Ratzinger ricorda Paolo VI, il trentennale della sua morte che cadrà mercoledì prossimo. Dice che Montini ha avuto a cuore sempre e solo Cristo e che venne eletto Papa nel momento più delicato del concilio, "quando l'intuizione del Beato Giovanni XXIII rischiava di non prendere forma". Era un momento tempestoso, dirà poi il Papa, rafforzando il concetto nella sintesi in tedesco. Insomma durante la malattia di Giovanni XXIII alcuni dei padri conciliari - fa capire Ratzinger -, che una volta divenuto Papa ha avuto accesso a documenti riservati, tentarono di trasformare l'assemblea in qualcosa di diverso, in qualcosa che non aveva Cristo al Centro di tutto, in qualcosa di pericoloso per la Chiesa stessa. L'elezione di Paolo VI impedì quel disegno e sovrumano, conclude Benedetto XVI, appare il suo merito"
[da Bressanone, Stefano Maria Paci - skyTG24 3 agosto 2008]

Noi disponiamo di questo documento:
"Con procedura perfettamente legittima il card. Ottaviani fece passare a tutti la lista dei membri delle commissioni preconciliari, delle persone quindi che erano state scelte dalla Santa Sede e che già avevano lavorato sugli argomenti da dibattere. Questa avrebbe potuto agevolare la scelta senza peraltro imporre alcun obbligo; ed era certamente auspicabile che qualcuna di queste persone esperte figurasse nelle commissioni. Ma allora si levò una voce. Non ho nemmeno bisogno di ricordare il nome del Principe della Chiesa (non ho idea di chi possa essere!) che si è alzato e ha tenuto il seguente discorso: " E' una pressione intollerabile esrcitata sul concilio fare dei nomi. Bisogna lasciare la libertà ai padri conciliari. Ancora una volta la Curia romana cerca di piazzare i suoi membri" Con i padri un po' spaventati per questo brutale intervento la seduta è stata tolta e il pomeriggio il segretario mons. Felici annunziò: "Il Santo Padre riconosce che forse è preferibile si riuniscano le conferenze episcopali e presentino delle liste". Le conferenze episcopali erano a quell'epoca ancora in embrione... Coloro però che avevano ordito questo piccolo colpo di stato ne avevano di già pronte, con nominativi bene scelti da diversi paesi. Poterono battere sul tempo le conferenze e ottennero di fatto una forte maggioranza, il risultato fu che le commissioni vennero formate da memebri appartenenti per i due terzi alla fazione progressista, mentre il restante terzo fu nominato dal Papa. (tratto dalla Lettera ai cristiani perplessi di Mons. Lefebvre, Ed. Albin Michel 1985, Paris)

sconcertante no? E naturalmente c'è dell'altro e la fonte è più che autorevole... e oggi ancora la chiesa sta pagando pesantemente le conseguenze di quei venti di 'fronda' che nessun intervento, neppure del Papa, è riuscito a spegnere o a governare del tutto... allora. Ed è quel che succede ancora oggi: basta vedere il dilagare dei falsi insegnamenti, la disobbedienza e le resistenze dei vescovi nell'applicare il Motu Proprio e la difficoltà in genere di restaurare, nonostante i gesti 'forti' e le parole del Papa, una fede retta e 'in continuità' con la Tradizione che il concilio non può aver interrotto...

sabato 2 agosto 2008

Pre-conciliare = antievangelico? Amore alla Tradizione = pre-conciliare?

Un amico mi segnala questa 'perla' neocat dal blog Petrus
https://www.blogger.com/comment.g?blogID=8288611252302192930&postID=819727072888415652

"" “Non vi chiamo più servi, ma amici". E' sconcertante come in questo blog (ma non solo, purtroppo), si sia capovolto completamente questo concetto importante. Cos’è l’eucaristia? L’eucaristia non è un culto da rendere a Dio, ma il momento privilegiato nel quale Dio si comunica ai suoi per riprendere le forze, per continuare a servire e per poi, un nuovo appuntamento, per essere ristorati dal Signore. L’eucaristia è quel momento in cui, la comunità dei servi dei propri fratelli, si riposa perché Gesù, il Signore, passa a comunicarle il suo corpo e il suo sangue, cioè la sua stessa energia divina, per aumentare di nuovo il servizio.
Dio passa a servirci, a lavarci i piedi [testuali parole di Kiko al Papa dopo la lettera di Arinze -ndr] e dice: «Hai amato gli altri e ti do ancora più grande capacità d’amore».
Questa è per me l'Eucarestia. Gesù non l'ha istituita perché ci avvicinassimo a lui in ginocchio. L'aura sacrale del Tempio non appartiene al Nuovo Testamento, ma al Vecchio. Gli esegeti studiano, fanno continue scoperte, ma voi e la chiesa istituzionale sembrate rimasti a concetti pre-conciliari e antievangelici. Resta inteso che ognuno è libero di scegliere. Stefania. ""

Mi permetto di cogliere questa testimonianza, perché è pubblica e perché molte volte abbiamo sottolineato, contestandola, questa concezione NC dell'Eucaristia: questo blog contiene kilometri di post in questo senso ed anche una pagina del sito dedicata all'Eucaristia ne parla apertamente, ma nessun NC era stato così esplicito, anzi non faceva che negare, more solito...

Pre-conciliare = antievangelico? E chi è "tradizionale", non tradizionalista, è necessariamente pre-conciliare?

Questa è l'Eucaristia del Cammino e, in base a quale documento Magisteriale, dovrebbe diventare la nuova Eucaristia post-conciliare? Chi potrà mettere fine a questo scempio?