lunedì 28 febbraio 2011

Le «decisioni del Santo Padre»? Una vera catastrofe! Siamo persi! Qui finisce tutto!

Per capire l'atteggiamento di Kiko, Carmen e dei loro seguaci, rileggiamoci alcune ampie citazioni da un articolo di Stefano Caredda (notoriamente fin troppo favorevole ai neocatecumenali), pubblicato il 14 giugno 2008, all'indomani dell'approvazione dello Statuto del Cammino. Evidenziamo in neretto alcune parole kikiane ed aggiungiamo qualche titoletto redazionale.

[Guerra dei fondatori Kiko e Carmen contro le «decisioni del Santo Padre»]

«E’ lo stesso fondatore – in conferenza stampa - a raccontare nel dettaglio il percorso compiuto nel corso degli anni, la sorpresa negativa di fronte alle disposizioni intervenute nel dicembre 2006 con la lettera del cardinale Arinze, il braccio di ferro con la Congregazione del Culto Divino, fino all’incontro con il papa e alle concessioni ottenute. Si parte dall’aspetto più importante, quello della Comunione.

[Sempre comodamente "seduti". Chi si scusa si accusa]
[Bisogna assolutamente star seduti per comunicarsi sotto le due specie?]

“Noi l’abbiamo finora sempre fatta da seduti, e non per disprezzo, ma perché per noi è sempre stato molto importante comunicarsi anche con il Sangue.

[La liturgia di Kiko e Carmen ha "nuovi significati"]

Nelle comunità portiamo avanti infatti una catechesi basata sulla Pasqua ebrea, con il pane azzimo a significare la schiavitù e l’uscita dall’Egitto e la coppa del vino a significare la Terra promessa. Quando nelle cena della Pasqua ebraica si scopre il pane si parla di schiavitù, quando parlano della Terra promessa scoprono il calice, la quarta coppa. In mezzo a questi due momenti c’è una cena, quella nel corso della quale Gesù disse “Questo è il mio Corpo” (a significare la rottura della schiavitù dell’uomo all’egoismo e al demonio) e “Questo è il mio Sangue” (a significare la realizzazione di un nuovo esodo per tutta l’umanità). Più tardi – continua Kiko spiegando i motivi dell’importanza della Comunione sotto la specie del vino – i cristiani toglieranno la cena e metteranno insieme il pane e il vino. Ora, nel Cammino abbiamo molta gente lontana dalla Chiesa, non catechizzata, e nei segni del pane azzimo (la frazione del pane) e del vino noi diamo visibilità a quei significati. Abbiamo scelto di fare la comunione seduti soprattutto per evitare che nei movimenti si versasse per terra il Sangue di Cristo. Il fedele, con tutta calma accoglie il Calice, lo porta alla bocca e si comunica con tranquillità e in modo solenne”. “Seduti come seduto era anche Gesù”, specifica Carmen.

[Guai se ci tolgono le nostre invenzioni liturgiche!]

“Nel 2005 fummo ricevuti dal papa – continua il racconto di Arguello – e abbiamo chiesto a lui aiuto per tutta la liturgia neocatecumenale”. Nel dettaglio, afferma Kiko, “abbiamo espresso al papa la necessità che nell’Eucaristia delle piccole comunità venisse anzitutto permesso che prima dell’omelia ogni fedele potesse fare una sua risonanza, una eco della Parola: è infatti importante che dei giovani, ragazzi moderni, (e il 70% di chi è in Cammino è giovane) condividano ciò che dice loro quella Parola. E’ coerente, tutto ciò, con il fatto che insegniamo loro che quella Parola è proclamata per lui, che quel Vangelo è per te, che Dio ti sta parlando, che lui debba applicare quella Parola alla sua vita. Se ci tolgono le risonanze, abbiamo detto al papa, ci fanno un gran male perché insegniamo alle persone a mettersi alla luce della Parola”. “Oltre a questo – continua il racconto di Kiko – abbiamo chiesto al papa le monizioni, le introduzioni alle Letture e lo scambio della pace, che nelle piccole comunità, dove tutti si conoscono, diventa molto importante e una cosa davvero seria. Anche la Conferenza episcopale americana e quella spagnola hanno chiesto la dispensa per anticipare il segno della pace, ma non l’hanno ottenuto: noi invece si. Sulla Comunione il papa ci disse: “Parleremo”, e non ci disse nulla. E poi arrivò la lettera di Arinze”.

[Le «decisioni del Santo Padre»: qui finisce tutto!]
[Le presunte "concessioni" verbali di Giovanni Paolo II]
[Le "richieste" fatte a Benedetto XVI presumendo che abbia acconsentito]

Accolta ufficialmente con “gioia”, quella lettera fu per il Cammino un vero shock, e oggi lo dicono apertamente: “La lettera di Arinze, che concedeva le monizioni, le risonanze e lo scambio della pace, ma chiedeva di uniformarsi alla Comunione prevista dai libri liturgici – era per noi una vera catastrofe, dal momento che fare la comunione come tutti, senza le due specie e con le ostie, e in processione verso l’altare, significava annullare ogni segno della catechesi che si stava facendo, come pure annullare le concessioni ricevute da Giovanni Paolo II. Ci dicemmo: Signore siamo persi! – continua Kiko ricordando il momento della lettera di Arinze – Signore, qui finisce tutto!”. “Quando, nel maggio 2007, fummo nuovamente ricevuti da Benedetto XVI – continua Kiko – chiedemmo di poter ricevere la Comunione in piedi, ma restando al proprio posto, senza la processione. “Ottimo”, ci disse il papa. Ne fummo molto felici. In molti hanno provato poi a non fare approvare queste norme, ma il Signore ha voluto diversamente, e il papa ci ha concesso la Comunione in piedi senza processione”. “Ora è lui – dice sorridendo – che deve combattere con Arinze!”.

[Benedetto XVI dovrebbe "combattere" col cardinale Arinze "reo" di aver scritto ai neocatecumenali le «decisioni» di Benedetto XVI sulla liturgia? Vi pare forse che Benedetto XVI sia capace di rimangiarsi le sue stesse «decisioni» su un campo così delicato come quello liturgico?]

giovedì 24 febbraio 2011

Il Cammino non cambia... E la pubblicazione dei Direttori?

Teniamo tuttora operante la nostra "Osservazione", insieme alla riflessione ed alla riproposizione di ciò che davvero appartiene alla Tradizione cattolica, che è quella Apostolica non inquinata e non riformata e che oggi, con il pretesto di un aggiornamento che doveva essere adeguamento, sembra invece aver subìto una vera e propria riformulazione con conseguente rifondazione della Chiesa a partire dal Concilio Vat.II.

Una delle realtà ecclesiali maggiormente problematiche, per il fatto che non si limitano alla sottolineatura di un particolare carìsma, ma hanno introdotto una propria dottrina, funzioni, prassi, simboli e persino un sincretistico rito, è proprio il Cnc, sul quale focalizziamo la nostra attenzione.

La recente approvazione delle catechesi, rende più problematico il nostro parlare, perché questa ulteriore legittimazione formale viene avallata da molti sacerdoti e vescovi che non conoscono il Cnc se non attraverso la subdola pubblicità ingannevole dei numeri e dello zelo, ottenuti al prezzo della manipolazione e della massificazione delle persone, senza alcun rispetto del 'foro interno' e della preziosa individualità degli adepti, che viene inglobata nella identità del gruppo 'comunità', insegnando che il Signore "salva a grappoli" ed escludendo quindi dalla formazione, la responsabilità individuale, frutto del personale intimo rapporto col Signore, che invece viene mediato dalla comunità. Ciò è reso possibile attraverso una rigida organizzazione interna, che vede in primo piano l'autorità assoluta dei catechisti, vera e propria emanazione degli iniziatori che esercitano un'influenza e direttive ferree e indiscutibili, persino sui presbiteri - ai quali vien in tal modo sottratto il triplice munus Docendi, Regendi Sanctificandi - e che superano persino le direttive che il Papa non ha mancato di esprimere, insieme ad incoraggiamenti.

Di fronte ad una situazione del genere, della cui persistenza abbiamo conferma da molte recenti testimonianze, non smetteremo di ricordare la necessità di rendere pubbliche le catechesi che risultano approvate, anche se la blindatura del cammino rende difficile la verifica dall'esterno del rispetto dei nuovi contenuti emendati da parte dei catechisti. D'altronde molte difformità sono veicolate attraverso le prassi, che risultano immutate a quanto è dato conoscere... il render pubblici i contenuti degli insegnamenti potrà se non altro servire a chi dall'interno, maturerà dubbi e disagi, come accaduto a noi e a tanti che oggi non fanno più parte del cammino o ne hanno dovuto subìre l'arrembante invadenza nelle loro parrocchie.

Nel riaffermare l'assurdità che nella Chiesa cattolica possano continuare a persistere insegnamenti e prassi 'segreti', integriamo questa nostra analisi con la testimonianza che segue, che pubblichiamo con il permesso della lettrice, attraverso la quale puntiamo lo sguardo su uno scorcio di vita familiare influenzata e troppo spesso stravolta dal fatto che uno solo dei coniugi aderisca al cammino e ci immedesimiamo in quelle persone che l'approvazione delle catechesi, così come a suo tempo quella degli statuti, ha trattenuto e trattiene nel cammino nc, perché di fronte ai loro dubbi, disagi e spesso lancinanti sofferenze, prevale l'Autorevolezza di chi di fatto permette che tutto ciò possa continuare:
ciao, vi ricordate di me ? sono ..., ero entrata in cammino a seguito di mio marito, pur con molte reticenze e ora ho deciso di lasciarlo ( il cammino non il marito!!).
Mio marito è andato alla convivenza del secondo passaggio ( l'anno scorso ci avevano fermati). io non sono andata. ho fatto il passo definitivo. ora sono effettivamente fuori. Sono tranquilla e non ho nessun dubbio, ma mi dispiace per mio marito perchè so che mi vorrebbe lì con lui... io ho una paura folle che questa cosa ci divida... ci siamo detti che non c'è nessun problema, che lui non mi costringe ad andare in comunità e io non gli impedisco di farlo. ma non riusciamo a parlarne.... non riesco a spiegargli veramente perchè non voglio andare in cammino... avevo quasi pensato di andare in convivenza solo per sputtanare i catechisti ma non ne avrei mai il coraggio (oltre al fatto che ho la bimba con una diarrea assurda e non è proprio il caso di lasciarla tre giorni a chissà chi...[sicuramente diranno che è perché non ha abbastanza fede... nel Cammino nc, naturalmente!]). Non voglio fare del male a chi crede che nel cammino ci sia qualcosa di buono... non me la sento di scandalizzare chi ha trovato nel cammino il proprio precorso di fede e pensa di avere incontrato il Signore....
mi ha appena chiamato mio marito per dirmi "Qui ti reclamano. Allora vieni?" gli ho detto che non voglio fare una cosa in cui non credo e lui ha risposto ok va bene e ha chiuso il telefono. Poi mi ha richiamato un'altra ragazza col tel di mio marito "e perchè non ci sei e perchè non vieni così chiarisci ecc ecc.."
mio marito ci sta male per questa cosa.... ma non posso fare una cosa nella quale non credo, non ci riesco sarebbe assurdo....
ho scritto al vescovo per chiedergli di sorvegliare le parrocchie in cui ci sono le comunità ma non ho avuto risposta....
la mia unica speranza è che una volta venuto a mancare il parroco che ha avviato il cammino arrivi un parroco che riesca a eliminarlo... non che io auguri la morte di nessuno, ma il parroco è ormai anziano.....
ho scritto solo per avere una pacca sulla spalla e qualche rassicurazione e soprattutto preghiera. soprattutto ho bisogno che mi rassicuriate del fatto che il mio matrimonio non andrà a rotoli per questa cosa.....
grazie.

domenica 20 febbraio 2011

I neocat 'camminano' per conto loro

Nostra traduzione di un articolo pubblicato il 17 febbraio 2011 su UCAnews, che pubblichiamo notando come metta in risalto osservazioni e critiche convergenti da tutto il mondo, che la tenacia dei vescovi giapponesi ha portato all'attenzione di tutti. Abbiamo evidenziato in neretto alcuni passaggi significativi.
Per i precedenti: [vedi] - [vedi] - [vedi] - [vedi ] - [vedi] - [vedi] - [vedi]

I NEOCAT 'CAMMINANO' PER CONTO LORO

Un sacerdote giapponese contribuisce al dibattito con le sue impressioni sul movimento laicale cattolico

Le attività del Cammino Neocatecumenale in Giappone sono finite recentemente sotto i riflettori poiché parecchi vescovi giapponesi hanno espresso la loro apprensione su tale movimento e hanno lamentato che è stato talvolta fonte di divisioni nelle loro chiese particolari.

Riportiamo qui un riassunto dei commenti sul Cammino espressi personalmente da don Eijiro Suwa, 63 anni, sacerdote dell'arcidiocesi di Osaka e parroco ad Enoguchi, nella prefettura di Kochi, nella diocesi di Takamatsu, a circa 600km a sud-est di Tokyo.


I preti del Cammino vengono ordinati come "sacerdoti diocesani" allo scopo di servire il Cammino stesso, e in verità non capiscono cosa significhi impegnarsi nella pastorale dell'evangelizzazione in obbedienza al loro vescovo. Proclamano ripetutamente: "siamo inviati in missione dal Vaticano", ed agli incontri del clero diocesano dicono in faccia al vescovo: "noi obbediamo al Vaticano".

Forse che non sono capaci di capire le direttive della diocesi per quanto riguarda la collaborazione nel ministero sacerdotale? Ai raduni dei preti della diocesi dicono: "quelle direttive non hanno niente a che vedere con noi". Non è un'esagerazione dire che la diocesi di Takamatsu viene utilizzata dal Cammino.

Nel periodo in cui in parrocchia c'erano le Prime Comunioni, un prete del Cammino chiese di poter essere lui ad amministrare la Prima Comunione ai figli dei neocatecumenali.

Quando morì un membro del Cammino, non fecero sapere nulla al parroco fino al giorno dopo il funerale (che avevano celebrato del tutto autonomamente).

Alla parrocchia di Enoguchi risultava esserci un prete in più: chi lo aveva nominato a tale incarico? Con qualche manovra segreta un prete del Cammino era stato inviato in parrocchia per seguire le liturgie e gli incontri dei neocatecumenali lì presenti. Venivano organizzati segretamente molti incontri ed eventi allo scopo di aumentare il numero di seguaci del Cammino.

SEMINARIO REDEMPTORIS

Ad oggi il Seminario Diocesano Internazionale "Redemptoris Mater" di Takamatsu è stato chiuso in diocesi e spostato a Roma col nuovo nome di Seminario "Redemptoris Mater" per il Giappone.

Al momento della fondazione del seminario, dato che il loro procedere non appariva né legalmente né finanziariamente corretto, e dato che non erano state prese in considerazione le esigenze della gente, sorsero molti problemi. Il seminario era stato stabilito nella diocesi di Takamatsu sotto la giurisdizione del vescovo, ma era evidente che era indipendente dalla diocesi e che tutto ciò che riguardasse formazione e amministrazione era gestito dal Cammino.

Il seminario era sostenuto da donazioni ma dal momento che non c'era nessun rendiconto alla diocesi, né economico né sulla formazione, non c'è mai stata trasparenza. Al vescovo non venivano neppure presentati i nuovi seminaristi che entravano ogni anno.

Per più di vent'anni molti dei fedeli della diocesi hanno acutamente sofferto questa situazione. Ma sebbene il dolore dei fedeli della diocesi e l'instancabile direzione del vescovo fossero ben udibili alle orecchie dei neocatecumenali, l'atteggiamento di questi ultimi era di pensare: "veniamo perseguitati".

FAMIGLIE MISSIONARIE

Ci sono due famiglie missionarie italiane presenti nella parrocchia di Enoguchi. Sono ottime persone.

La loro missione era di aiutare i preti del "Cammino". Hanno detto di essere state mandate in missione dal Vaticano per essere sottomesse completamente a quei preti. Sono state gentili con la gente della parrocchia di Enoguchi ma, quando il prete del Cammino non è più venuto in parrocchia per sue difficoltà con la lingua giapponese, è stato difficile per loro proseguire la loro missione.

LITURGIE

I membri del Cammino celebrano una messa speciale, organizzata secondo le loro catechesi, che non segue le linee guida sulla liturgia promulgate dalla Conferenza Episcopale Giapponese.

Questo è vero anche per la liturgia della Settimana Santa. Celebrano liturgie che ignorano la sensibilità dei giapponesi e sono considerate bizzarre (ad esempio i funerali).

C'è anche il problema della questua durante la messa, che non viene versata alla parrocchia ed il suo utilizzo non è chiaro.

Il vescovo, per rispetto ai membri del Cammino, aveva tentato di trattare questi problemi senza prendere pubblicamente posizione. Purtroppo i membri del Cammino non hanno compreso le intenzioni del Vescovo ed hanno continuato ad ignorarlo. Ogni volta che veniva fuori qualche problema la loro risposta era sempre enfaticamente: "noi obbediamo al Vaticano".

Nel lavorare per l'unità della nostra Diocesi il nostro Vescovo si è appellato al Vaticano più volte, ma ogni volta realizzava che a Roma non era mai ben compreso lo stato delle cose in Giappone.

Note sulla traduzione:
  1. nell'incipit in corsivo si dice che i vescovi hanno osservato che "talvolta" (sometimes) il Cammino ha creato divisioni. In realtà i vescovi giapponesi (come verificabile dai numerosi articoli pubblicati da qualche anno a questa parte) hanno detto che il Cammino è sempre stato fonte di divisioni.
  2. la questua è destinata alla parrocchia, mentre l'offerta per la messa è destinata al sacerdote. Possiamo immaginare lo sdegno dei fedeli di una diocesi povera (come quella di Takamatsu) nello scoprire che il Cammino si appropria indebitamente della questua.
  3. è significativo che si usi il termine "Vaticano" anziché "il Papa". I neocatecumenali si fanno vanto di essere inviati dal Papa, ma il parroco giapponese preferisce usare il termine "Vaticano" per sottolineare il suo rispetto al Papa piuttosto che a certi prelati "amici del Cammino" che stanno in Vaticano...

sabato 19 febbraio 2011

Dal punto di vista di un sacerdote, che 'segue' le celebrazioni neocatecumenali nella sua parrocchia...

Riceviamo da don Gianmaria, un sacerdote che segue il CNC. Commentiamo (senza la pretesa di esaurire tutti gli argomenti aperti dalla lettera), evidenziando in neretto alcuni punti particolarmente importanti.

Carissimi!
Ho seguito il vostro blog per qualche tempo, dopo che alcuni miei parrocchiani mi hanno invitato a farlo. Apprezzo il vostro amore per la Chiesa e vorrei portare la mia personale esperienza e l'esperienza della mia parrocchia. Premetto che non ho frequentato il Cammino Neo-Catecumenale io stesso, ma da molti anni seguo le celebrazioni del Cammino nella mia parrocchia per quanto mi è possible. Le cose che vorrei dire sono:

- è innegabile che ci siano attriti, nella mia parrocchia come altrove, tra questa realtà ecclesiale e il resto della comunità parrocchiale. Quello che non bisogna dimenticare è che il fatto che le divisioni si creino deriva anche dal fatto che il parroco, invece di accogliere tutti in maniera equanime, prende le parti di una parte o l'altra della comunità parrocchiale. E' facile per chi è innamorato di una nuova esperienza pensare di avere scoperto l'unico modo valido di vivere la fede, e per gli altri confondere l'entusiasmo con l'arroganza, ma come parroco posso fare molte cose per non alimentare queste tensioni: una di queste è ascoltare e donare il mio tempo a TUTTE le esperienze parrocchiali, dalle signore anziane agli scout, senza che nessuno si senta escluso o di serie B, e spiegare a tutti incessantemente che lo Spirito soffia dove vuole e che non tutti sono chiamati alle stesse cose.


Sarebbe bello poter sottoscrivere queste sue parole... che, benché giuste per quel che riguarda gli altri movimenti ecclesiali, non rispecchiano esattamente la realtà riguardante il Cammino Neocatecumenale. Infatti:
  1. le dolorose divisioni che il Cammino crea non sono dovute a circostanze esterne (come la possibile "partigianeria" di qualche parroco), ma a delle sue caratteristiche peculiari facilmente riconoscibili, come la blindatura verso tutto ciò che è esterno, la forte componente elitaria che esso trasmette ai suoi membri, la ferrea consegna di non lasciar trapelare nulla di quel che viene detto e fatto nel Cammino a "quelli di fuori" o anche agli stessi camminanti di diverso "livello"... Atteggiamenti che in diversi anni lei certamente avrà notato, che sono un ostacolo alla comunione ecclesiale molto più dei difetti delle singole persone, e che purtroppo mettono in ombra anche i possibili aspetti positivi che possono essere emersi.
  2. Il termine "entusiasmo" vale certamente per le anime dei semplici che, in buona fede, hanno aderito al Cammino pensando di trovare un sostegno per la propria fede. Ma non è adatto a descrivere lo stile dei neocatecumenali di più lungo corso, per i quali purtroppo è più esatto parlare di arroganza e di sicumera (ad esempio basta ricordare con sguardo disincantato le deliranti affermazioni sull'identità e la funzione del Cammino - che si identifica con LA Chiesa e addirittura con Nostro Signore). Non sono nostre opinioni: sono le parole utilizzate da tanti vescovi e siamo addirittura stanchi di raccoglierne sempre le stesse monotone conferme da ogni parte dell'Italia e del mondo.
  3. è vero che non tutti sono chiamati alle stesse cose... ma questo può forse significare che alcuni sono "più speciali" degli altri, tanto da potersi sentire superiori? Siamo costretti a chiedercelo proprio perché ci ritroviamo continuamente di fronte a dei neocatecumenali che partono sempre da quel presupposto, e sempre sottintendendo che "speciali" implica "intoccabili". Per esempio, provo a chiederle:
    • ha mai assistito a degli scrutini, soprattutto nel II 'passaggio'?
    • riscontra che nelle comunità che lei segue si rispetti sempre il 'foro interno' delle persone?
    • come sacerdote, ha mai dato direttive o eventualmente espresso correzioni accolte e seguite dai catechisti? Può cambiare uno iota dei loro insegnamenti e/o prescrizioni?
- Ho visto che avete accennato al problema degli abusi liturgici, e di come molti pastori spesso si lamentino di questo problema ma poi condonano le stravaganze liturgiche dei Neo-Catecumenali. Quando i pastori si lamentano degli abusi liturgici, sono solitamente altre e gravi le cose che hanno in mente. È vero che il CNC ha tentato numerose innovazioni liturgiche, su molte delle quali ha dovuto fare marcia indietro, ma il CNC pur sempre una realtà molto centralizzata e controllabile: quando qualche anno fa la Chiesa ha deciso che il Credo andava recitato a tutte le messe e non soltanto per chi è a un certo stadio del Cammino, a Kiko è bastata una settimana per fare arrivare il messaggio a tutte le comunità. Di solito i pronunciamenti della Chiesa vengono semplicemente ignorati: se si vuole fare la Comunione con la focaccia all'olio (come ho visto fare in alcuni campi scout) la si fa e basta. Il problema grave della Chiesa oggi è che c'è molta indifferenza e ostilità nei confronti del Santo Padre nella Chiesa Cattolica e non solo all'esterno.

Il problema degli abusi liturgici è che lex orandi, lex credendi: se la liturgia diventa un fai-da-te, vuol dire che anche la fede è un fai-da-te. Viceversa, chi si discosta dalla fede trasmessa dalla Chiesa, finisce inevitabilmente per adattare la liturgia alle proprie paturnie.

Il Cammino Neocatecumenale non ha certo l'esclusiva degli abusi liturgici (impropriamente chiamati "variazioni") e delle ambiguità dottrinali, ma si fonda proprio su quegli abusi e su quelle ambiguità. Per chiarirci, seguendo il suo stesso esempio: se gli scout giocano alla Messa-con-focaccia, resta chiaro anche a loro che l'essere scout non dipende dalla focaccia. Al contrario, come ammette lei stesso, gli abusi liturgici dei neocatecumenali discendono direttamente da Kiko e Carmen, così come gli svarioni dottrinali (dopotutto anche lei osserva che a Kiko basta una settimana per applicare qualsiasi correzione decisiva e definitiva, no? e perché mai fino ad oggi non è cambiato praticamente nulla?)

Dire che il Cammino "ha tentato" innovazioni, è quantomeno riduttivo, visto che la Messa neocatecumenale è sempre stata la stessa, avendo fatto marcia indietro solo su aspetti che non le sono fondamentali (come la presenza del Credo, o come l'alzarsi in piedi per un momento alla Comunione).

Quando la liturgia è alla deriva e l'insegnamento è ambiguo o erroneo, addirittura finora rigorosamente segreto, come meravigliarsi dell'aspetto "settario" che ne risulta? Come meravigliarsi che il CNC sia sempre un problema difficilmente gestibile dalla gerarchia ecclesiale, tanto più alla luce di una "approvazione" formale? (Approvazione che, ricordiamolo, indica un percorso da seguire, non la certificazione di infallibilità; ricordiamoci che se il Papa dice che il Cammino è un "dono dello Spirito", non sta certo riferendosi agli abusi liturgici, agli errori dottrinali, all'oppressione settaria, ecc.)

- Una cosa con cui mi trovo daccordo con voi è che spesso manca una pastorale dei fuoriusciti dal Cammino, che inevitabilmente trovano traumatica l'uscita dal gruppo e il reinserimento nella vita parrocchiale normale. Anche questa, mi sembra, è una responsabilità di noi pastori, e una cosa in cui dovremmo dare di più. Spero in questo di avere avuto qualche risultato nella mia parrocchia. Il problema più grosso delle persone che lasciano il Cammino è superare la convinzione che il Signore li ha chiamati a qualcosa (il Cammino) e loro hanno tradito il Signore andandosene. A costoro non cesso mai di dire che il Signore chiama a molte cose, anche in Cammino, ma non fa niente senza di noi: quando non rispondiamo a una chiamata non diventiamo spazzatura agli occhi del Signore. Il Signore guarda a noi sempre con occhi pieni di amore ed ecco, quando diciamo no a qualcosa ha già pronto qualcosa di nuovo a cui chiamarci. Mi sento di dire questo a voi anche perché mi sembra di vedere, dietro a molte discussioni teologiche, un tentativo molto umano di giustificare le proprie scelte passate: qualcuno di voi, non ricordo chi, l'ha anche detto esplicitamente nei giorni scorsi: se il Cammino è davvero voluto di Dio, avendolo lasciato io ho tradito Dio! Sottintendendo: perciò devo dimostrare che è il Cammino a sbagliare e non io. Questo modo di ragionare contribuisce a farci perdere la pace interiore: beato chi vive la sua vita di fede semplicemente e lascia ai pastori il compito di separare la zizzania dal grano buono!

Carissimo don Gianmaria, pensa sul serio che il far luce sulla verità sia banalmente riducibile ad un "tentativo molto umano"? Sarà un "tentativo molto umano" anche quello dei vescovi "faraoni"? Sul serio?

Le dico subito che proprio io che le sto rispondendo non ho mai fatto il Cammino, ma lo conosco bene perché molte persone a me care ne sono state devastate (ed altre sono ancora purtroppo nella "tela del ragno"). Dopotutto per formarsi un giudizio sulla droga non c'è bisogno di fare l'esperienza diretta del drogarsi, mentre l'avere dei cari che sono stati distrutti dalla droga aiuta a riconoscere ancor meglio il problema.

Una pastorale per i "fuoriusciti" non è che manchi "spesso", ma manca "praticamente sempre", poiché gli unici a preoccuparsi delle anime che il Cammino ha devastato sono coloro che ne conoscono il vero dramma. Purtroppo è difficile che qualche pastore se ne preoccupi perché, per farlo, dovrebbe riconoscere che il Cammino crea dei problemi. Comprensibilmente, nessun sacerdote o vescovo aspira a finire sulla prima pagina dei giornali con l'etichetta di "AntiKiko".

Nella speranza di avere dato il mio piccolo contributo alla discussione, vi do il mio abbraccio fraterno Don Gianmaria Merloni

Nel ricambiare l'abbraccio non possiamo non ricordare che purtroppo conosciamo tanti ottimi sacerdoti che, come lei, sottovalutano il vero spessore del Cammino e pur seguendolo da "esterni", anche dopo molti anni non riescono a focalizzare esattamente il problema. Perciò la ringraziamo per l'attenzione, sperando di averle acceso il desiderio di verificare se quanto riportiamo da tanti anni è vero.

mercoledì 16 febbraio 2011

Perché le proteste di sacerdoti e laici nei confronti del Cammino NC non arrivano oltre una certa soglia?

"Perché le proteste di sacerdoti e laici non arrivano oltre una certa soglia? Perché molti sacerdoti che ben conoscono i danni del Cammino, desiderano tacere o sono costretti a tacere?"
A questa domanda conclusiva del thread precedente risponde, attraverso la sua diretta esperienza -che è quella di molti-, una nostra lettrice . Nel frattempo le strategie di marketing e l'arrembanza del Cnc, unitamente ai potenti sponsor che spianano ogni difficoltà, proseguono i loro effetti sovvertitori della vera Chiesa.

Dopo tanti anni di cammino avevo la sensazione che la realtà nc occupasse nella Chiesa un posto di rilievo. In realtà non è così. Ho parlato con vari sacerdoti cercando una specie di assoluzione: volevo lasciare il cammino ma temevo di offendere gravemente Dio. Solo uno di loro, per motivi personali, aveva approfondito l'argomento e conosceva abbastanza bene la situazione. Tutti gli altri hanno confessato di sentirsi impreparati in materia.

Questo non può stupire: chi volesse approfondire la realtà del cammino, fosse pure un sacerdote, quali testi può consultare?
  • Lo statuto non è di grande aiuto, le catechesi non sono ancora disponibili...
  • Chiedere informazioni a chi è in cammino? Non è autorizzato a rivelare nulla di quanto accade in comunità.
  • I catechisti, parlando con il parroco non nc, lo faranno secondo le istruzioni ricevute dall'alto.
Ricordo alcune celebrazioni alle quali era stato invitato il parroco: tanto per cominciare ci veniva raccomandato di essere puntuali (in comunità i ritardi erano la regola) e tutto si svolgeva in un clima che all'epoca trovavo di scarsa spontaneità... per esempio si cercava di non eccedere nel numero e nella lunghezza delle risonanze. Se ben ricordo queste ultime non dovevano essere più di tre.

Ho letto la lettera del Vescovo di Trieste e ho riconosciuto le tecniche di seduzione di Kiko: si mettono gli uomini di Chiesa davanti alla terrificante prospettiva di una società sempre più materialista e priva di valori cristiani, magari accennando al fatto che nel frattempo i musulmani crescono di numero, e si propone come rimedio la "nuova evangelizzazione".

Ma questi laici che dovrebbero evangelizzare chi sono, e soprattutto come vengono preparati? Io stessa, come molti altri, sono andata per le strade nel tempo di Quaresima, per fermare i passanti e dare loro la "buona notizia". Se ci penso, mi vengono i brividi.

Qualcuno dice che chi è uscito dal cammino dovrebbe testimoniare pubblicamente quanto vi avviene, ma io condivido i timori di Michela. Dopo aver combattuto una battaglia personale per ritrovare la serenità, chi di noi ha voglia di scontrarsi con avversari agguerriti e con probabili agganci "importanti" nella società in cui viviamo e lavoriamo? E poi, che prove possiamo portare? Tutto avviene nel segreto.

Trovo che la cosa più utile sia continuare a parlare del cammino in forma anche anonima, come si fa in questo blog, affinché i misteri vengano resi pubblici e chi vorrebbe entrarvi o è all'inizio si renda conto di quanto accade e tragga le sue conclusioni.

lunedì 14 febbraio 2011

Oltre 200 vescovi vanno a farsi evangelizzare in Galilea da Kiko Arguello. Un nuovo seminario NC a Trieste

Nel novembre scorso l'agenzia Zenit, nel riferire circa l'esito dell'udienza dal Papa del "tripode" del Cammino Neocatecumenale, affermava tra le altre cose che c'è intenzione di istituire dei seminari neocatecumenali nell'ambito dei seminari diocesani. Questo vuol dire che tanta documentazione sulla vera realtà dei seminari neocatecumenali e del Cammino su cui sono fondati, non è stata presa in considerazione. Il sacerdozio è per tutta la Chiesa: cosa ne pensano i vescovi di preti che "funzionano" solo se al servizio di un ambiente "chiuso" come il Cammino Neocatecumenale, che nonostante il suo Statuto finisce per assumere priorità perfino rispetto alla gerarchia ecclesiale? Cosa ne possono pensare i vescovi di questa "invasione" dei nocatecumenali nelle parrocchie e nei seminari?

Il portavoce spagnolo che ha diffuso la notizia affermava: "Queste realtà, dipendenti da ogni Vescovo locale e aperte su sua richiesta, hanno la vocazione specifica di formare sacerdoti per la missione in qualsiasi parte del mondo, in base alla spiritualità propria del Cammino Neocatecumenale". Dobbiamo arguire che la spiritualità secondo Kiko Arguello sia infinitamente più grande di tutte le altre, al punto da meritare diritto di prelazione nei seminari diocesani?

[Sul mons. Crepaldi, vescovo di Trieste, vedi precedente articolo di novembre 2010 in cui già commentavamo l'annuncio oggi divenuto realtà, sconcertati dal fatto che a darla fosse un vescovo ritenuto tra i più fedeli alla Tradizione]

Di mons. Crepaldi abbiamo letto la sua ultima lettera pastorale alla Diocesi (Essere lettera di Cristo a Trieste), che è innegabilmente edificante e cattolica. Nella lettera viene riportata anche la preoccupazione esplicita di un Magistero fedele alla "tradizione grande" della Chiesa, con citazioni del Concilio Vaticano II che diventano un crescendo di esortazioni ed affermazioni che accendono la speranza e che sembrano confermarci e incoraggiarci nel nostro 'sentire' cattolico incardinato "al Magistero ed alla Tradizione Apostolica" (espressioni testuali).

Non possiamo dunque non rimanere stupiti e disorientati nel constatare nei fatti che forse mons. Crepaldi ignora che il Cammino Neocatecumenale, nonostante la crescente opera di "mimetizzazione", rifletta e rappresenti la dinamica di discontinuità col Magistero, rifletta e rappresenti un'interpretazione (divenuta attuazione concreta) di inequivocabile rottura con esso, unita alla non obbedienza al Papa mascherata da proclami di fedeltà e da una morale farisaica... e così egli nei fatti sembra legittimare ciò che a parole combatte. Forse che certi altisonanti "numeri" del Cammino (sempre ballerini e mai esattamente verificati) quanto a vocazioni, famiglie, comunità, figli, possano far dimenticare o annullare tutte le difformità dottrinali e liturgiche evidenziate da decenni e da ogni parte del mondo? Forse che sarebbero state sanate formalmente nonostante la loro pretesa "segretezza", nonostante ne sia richiesta la pubblicazione, come se nella Chiesa potesse sussistere qualche dottrina segreta?

Il nostro sconcerto aumenta, nell'apprendere direttamente dall'organo diocesano on line la notizia che il vescovo di Trieste è reduce dall'invito di Kiko Arguello per uno stage in cui il maestro e predicatore è stato lo stesso Arguello, stage che si è svolto da fine gennaio 2011 nella cittadella neocatecumenale Domus Galilaeae, voluta, ottenuta e costruita dall'Arguello. Il mons. Crepaldi si è dichiarato così coinvolto ed entusiasmato, in compagnia di oltre 200 vescovi e 7 cardinali, come lui diventati attenti e riconoscenti allievi di Kiko Arguello.
(inseriamo qui a lato alcune immagini rivelative anche del faraonico contesto, a documentazione dell'evento)
Ricordiamo che il Papa ha detto che il Cammino è un dono dello Spirito. Perciò, bisogna dedurne che ogni menzogna danneggia ed inquina quel dono, che la vanità danneggia e ostacola quel dono, la superbia tradisce e danneggia quel dono, così come lo danneggiano la prevaricazione, l'inganno, le mezze verità e piccole ipocrisie, i trucchetti e i mezzucci con cui i "tifosi" neocat difendono la propria "squadra", nella palese contraddizione che quando si tratta di un peana pro-neocatecumenale dicono estasiati che sarebbe un "genuino incontro con il Signore" mentre a riguardo dei vescovi critici sul Cammino (come ad esempio nei recenti casi dei vescovi filippini e giapponesi), nel più gentile dei commenti affermano che il vescovo "non capisce il Cammino".

Ciò è già sufficiente a mostrare che per loro è più importante essere "tifosi" del Cammino che essere fedeli alla Verità. Ma a Nostro Signore interessa più la nostra fedeltà a Lui, oppure i risultati e i successi di qualche organizzazione?

Cosa dovremmo dunque dire dei danni fino ad oggi operati dal Cammino Neocatecumenale? Le anime sfruttate e poi espulse dal Cammino, gli insegnamenti erronei (dei quali attendiamo tuttora la pubblicazione "emendata e corretta"), le liturgie fai-da-te in spregio alle più chiare indicazioni del Santo Padre... Queste cose evidentemente non sono un "dono dello Spirito" e dovrebbe esservi posto al più presto rimedio, piuttosto che annunciare gradassi le parole di qualche vescovo che non "bastona" il Cammino.
Nella foto a lato: la sala della Domus Galileae col "Giudizio universale" dipinto da Kiko Arguello, in cui si nota un grande spazio rosso popolato solo da un demone (evidente la teoria dell' "inferno vuoto").


Ebbene, si riconosca che tanti cattolici sono come minimo sconcertati nel sapere che un vescovo, e con lui molti altri, si sono di fatto fatti allievi di colui che ha codificato e eretto in sistema la devastazione della sacra Liturgia e dello spazio sacro, di colui che sta devastando la struttura della parrocchia, di colui che continua a reclamare la legittimità dell'arcano per il Cammino che ha ideato, per poter continuare ad essere libero di diffondere il suo insegnamento ambiguo e distorto, lontano da occhi indiscreti, senza controllo.

Ci domandiamo: forse non abbiamo evidenziato abbastanza chiaramente -documenti alla mano- quanto il percorso neo-catecumenale che sta entrando sempre più anche nella parrocchie di Trieste, come in quelle di tutto il mondo, è ben diverso dell'autentico catecumenato delle prime comunità cristiane?

Dov'è allora la santa coerenza? Abbiamo letto nei documenti del vescovo di Trieste sopra ricordati quanto di più bello potessimo sentirci dire e farci sperare come cattolici e poi purtroppo vediamo quanto i fatti smentiscano le parole... Ricordiamo che Crepaldi è il vescovo che, in difesa del Papa, scrisse meno di un anno fa parole come: "La situazione è grave, perché questa divaricazione tra i fedeli che ascoltano il papa e quelli che non lo ascoltano si diffonde ovunque, fino ai settimanali diocesani e agli Istituti di scienze religiose e anima due pastorali molto diverse tra loro, che non si comprendono ormai quasi più, come se fossero espressione di due Chiese diverse e procurando incertezza e smarrimento in molti fedeli. [...]". Oggi tuttavia egli sembra non accorgersi che il Cammino Neocatecumenale è una Chiesa parallela che risulta posta in prima linea, ma in realtà vive un 'altrove' che non si integra mai con la Chiesa 'normale'.

Non saranno ironie, sarcasmi e insulti (di cui siamo fatti bersaglio) a cancellare lo sconcerto e le domande che solleva l'entusiasmo di un vescovo che decide di passare sotto silenzio ai fedeli della sua diocesi i problemi legati a quel Cammino Neocatecumenale nel quale molte anime sono state, sono e saranno convogliate senza sapere a cosa vanno incontro. E come dovranno sentirsi tanti cattolici della chiesa tergestina che hanno lasciato il Cammino a causa di inutili fatiche, sofferenze, umiliazioni, sfruttamento, nel vedere ora il proprio legittimo pastore esaltare il Cammino stesso?

C'è almeno un altro motivo per cui ai difensori ad oltranza del Cammino Neocatecumenale converrebbe tacere e pregare. La firma per il decreto istitutivo del seminario neocatecumenale Redemptoris Mater di Trieste è avvenuta in uno dei luoghi più cari alla tradizione cristiana: come mai c'è stato bisogno di usare il Cenacolo (dico: il Cenacolo!) come "palcoscenico" per tale firma?

Perché le proteste di sacerdoti e laici non arrivano oltre una certa soglia? Perché molti sacerdoti che ben conoscono i danni del Cammino, desiderano tacere o sono costretti a tacere?

sabato 12 febbraio 2011

Dalla "Riforma della Riforma" al "nuovo movimento liturgico". Dove sta andando la Chiesa?

Nei giorni scorsi Andrea Tornielli ha pubblicato un articolo, al quale hanno fatto eco scritti di altri vaticanisti: Paolo Rodari e Giacomo Galeazzi, quest'ultimo più esplicito sui neocat: "...le parrocchie Neocatecumenali che sostituiscono l’ostia con una riedizione dell’Ultima cena: una pagnotta divisa fra i commensali e vino che passa di mano nei boccali. Nella liturgia della Parola tipo-stadio le letture sono accompagnate da «ammonizioni» dei catechisti e «risonanze» dell’assemblea. Al Sinodo dei Vescovi, il presidente della conferenza episcopale del Pacifico, Apuron ha chiesto di estendere l’uso di far la comunione seduti: «Se l’eucaristia è un banchetto, questa è la postura più adatta».

Diceva Tornielli: "Sarà pubblicato nelle prossime settimane un documento di Benedetto XVI che riorganizza le competenze della Congregazione del culto divino affidandole il compito di promuovere una liturgia più fedele alle intenzioni originarie del Concilio Vaticano II "con meno spazi per i cambiamenti arbitrari e per il recupero di una dimensione di maggiore sacralità" e quindi gli interventi sembravano mirati anche a “porre un freno ad abusi, sperimentazioni selvagge e inopportune creatività”.

Ma ad una velocità alla quale, neppure in altri casi davvero drammatici come i pesanti attacchi mediatici al S. Padre abbiamo mai assistito, è intervenuto prontamente con un comunicato stampa il portavoce vaticano Padre Lombardi. Non è difficile riconoscerne l'intento intimidatorio sia nei riguardi di Tornielli che nei riguardi di coloro che vorrebbero promuovere una "riforma della riforma: “...è da tempo allo studio un Motu Proprio per disporre il trasferimento di una competenza tecnico-giuridica - come ad esempio quella di dispensa per il matrimonio ‘rato e non consumato’ - dalla Congregazione per il Culto Divino al Tribunale della Sacra Rota. Ma non vi è alcun fondamento né motivo per vedere in ciò un’intenzione di promuovere un controllo di tipo ‘restrittivo’ da parte della Congregazione nella promozione del rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano II"

Non dimentichiamo che quelli che giustamente vengono definiti “abusi” e anche derive, sono potuti proliferare grazie allo "spirito del concilio"; molti di essi ne sono stati e ne sono proprio l'applicazione anche in tema liturgico; applicazione peraltro distorta perché deviante in molti punti dalla Sacrosanctum concilium). E allora, poiché indietro non si torna, Lombardi portavoce del potere dominante ci ha in qualche modo detto: "guai a chi osa toccare le nostre conquiste".

La rivoluzione liturgica post conciliare è piombata dall'alto sulle nostre teste, spesso con violenza, ma non sia detto che oggi dall'alto venga una qualsiasi correzione… la riforma deve venire dal basso, ci viene detto, ma in basso ci stanno i responsabili delle eccezioni diventate norma, degli errori che si vorrebbero normalizzare.

Recentemente, sempre a Tornielli il card Canizares dichiarava [qui il testo integrale dell'intervista] : ...«E per far questo bisogna superare la tendenza a “congelare” lo stato attuale della riforma postconciliare, in un modo che non rende giustizia allo sviluppo organico della liturgia della Chiesa. Stiamo tentando di portare avanti un grande impegno nella formazione di sacerdoti, seminaristi, consacrati e fedeli laici, per favorire la comprensione del vero significato delle celebrazioni della Chiesa. Ciò richiede un’adeguata e ampia istruzione, vigilanza e fedeltà nei riti e un’autentica educazione per viverli pienamente. Questo impegno sarà accompagnato dalla revisione e dall’aggiornamento dei testi introduttivi alle diverse celebrazioni (prenotanda). Siamo anche coscienti che dare impulso a questo movimento non sarà possibile senza un rinnovamento della pastorale dell’iniziazione cristiana». «Il nuovo movimento liturgico dovrà far scoprire la bellezza della liturgia. Perciò apriremo una nuova sezione della nostra Congregazione dedicata ad “Arte e musica sacra” al servizio della liturgia. Ciò ci porterà a offrire quanto prima criteri e orientamenti per l’arte, il canto e la musica sacri. Come pure pensiamo di offrire prima possibile criteri e orientamenti per la predicazione». Argomenti, questi ultimi, che non tengono alcun conto degli abusi e delle liturgia 'fai da te'.

Pertanto, se le correzioni non vengono dall'alto, con i dovuti controlli, temiamo che la “liturgia fai da te” ha ancora dei bei giorni davanti a sé...

Restano ferme tutte le riserve, oggettive, già espresse per una riforma dal basso in un campo così sacro e serio come quello Liturgico. Ed è quindi allarmante, per chi ama la Tradizione, la regressione dalla "Riforma della Riforma" al cosiddetto "nuovo movimento liturgico" basato, a dire del card. Canizares, sul "rinnovamento della pastorale della iniziazione cristiana". Vi dice niente?

Tutto ciò risulta avvalorato dalla recente notizia che a Roma il Cardinal Vallini ha chiesto un censimento tramite i Prefetti per sapere il numero ESATTO di copie che ogni parroco ha acquistato del cosiddetto catechismo eucaristico, pieno di imprecisioni liturgiche e di errori dottrinali, che DEVE essere consegnato ad ogni catechista. I Parroci quindi sono COSTRETTI ad acquistarlo anche contro la loro volontà! Tutte le diocesi d'Italia con i vescovi-conciliar-modernisti stanno richiedendo per loro stessi questo pestifero catechismo: una specie di contro catechismo di san PIO X!

Non possono dunque non esprimersi perplessità, dato che un movimento liturgico che parte dal basso e che corre il rischio di essere ispirato all'iperattivismo, all'arrembanza, nonché alle discutibili innovazioni di qualche movimento favorite dalle derive moderniste, francamente fa venire i brividi... Tanto più se consideriamo che un ambito così serio e sacro come la Liturgia, che ci porta il respiro della Fede Apostolica arricchita da quella delle generazioni e dei grandi Santi che ci hanno preceduto, non può essere messo in mano né a laici cosiddetti ispirati o carismatici, né a liturghi improvvisati e neppure costruito a tavolino (come accaduto per il NO).

Qualunque modifica, dunque, non può in ogni caso nascere dal basso, ma deve sgorgare dalla fede viva e dalla preghiera e dalla 'sapienza' di chi ha dimestichezza e conoscenza anche storica -in riferimento alla Tradizione- ma soprattutto spirituale delle "cose sacre" e della Liturgia, che davvero è la fonte e il culmine della nostra Fede e, poiché lex orandi è lex credendi, ogni innovazione deve rifuggire sia dalle improvvisazioni, sia dalle sperimentazioni, sia dagli spiriti che hanno perso il contatto con la Tradizione e che purtroppo non mancano di darcene drammatiche riprove ogni giorno.

I nostri innovatori, anche attuali, vedono la Liturgia -come pure la Tradizione- con criteri storicistici, che le concepiscono entrambe in evoluzione a seconda dei tempi; ma non ha senso parlare di evoluzione, perchè la liturgia e la tradizione non possono evolvere in senso storicistico, nel senso di subire mutazioni profonde che della Liturgia snaturano il senso principale e allontanano sempre più la Tradizione dalle radici, col pretesto di un supposto enfatizzato, impossibile ritorno alle origini. Esiste, invece, ed è ancor viva una Tradizione che conosce mutamenti e non evoluzione (l'evoluzione anche dei dogmi è un principio chiaramente "modernista") conservando l'essenza della Rivelazione Apostolica originaria.

Si possono fare mille discorsi sul fatto che la liturgia possa mutare, nel senso di creare un nuovo prefazio o introdurre una nuova messa in base al Santorale aggiornato. Questo è aggiornare, rinnovare, non gestire l'evoluzione. La 'forma' del rito, sacra e solenne - un tesoro che ci è pervenuto intatto nella struttura essenziale (pensando soprattutto al canone Romano) dal Sacramentario Gelasiano, dal rispetto di Papa Damaso per la Vetus latina prima ancora che dalla sorgente Gregoriana -, tutt'al più potrebbe richiedere degli aggiornamenti calibrati cum grano salis. Essa 'sopporta' solo lente sedimentazioni, che avvengono nei secoli e con coerenza.

Bisogna cercare di capire che il rito ha delle sue caratteristiche sostanziali, e che la messa nuova le ha perse perché è frutto di una diversa ecclesiologia della quale possiamo indicare alcuni fondamenti:
  • una nuova concezione che la chiesa ha maturato di sé, antropocentrica piuttosto che teocentrica:
  • Assemblea celebrante senza più il Sommo e insostituibile Sacerdozio di Cristo e
  • l'enfasi sulle due mense: Parola ed Eucaristia;
  • l'enfasi sul 'culto spirituale' che sostituisce la ri-presentazione del Sacrificio di Cristo perché l'attuale individualismo non consentirebbe più di comprendere.
L'errore è quello di 'piegare' il rito e la dottrina alla mutata comprensione del 'mondo' e non aver fiducia nello Spirito capace di aprire le orecchie e il cuore di chi, in ogni generazione e qualunque siano le difficoltà, riceve l'Annuncio di cosa il Signore ha fatto e fa continuamente per noi da una cuore acceso perché Redento e portatore di una Presenza, accolta e ricevuta nella Chiesa Mater et Magistra.

Per far rivivere il senso del sacro Benedetto XVI ha riproposto l’orientamento dell’azione liturgica, la croce al centro dell’altare, la comunione in ginocchio, il canto gregoriano, lo spazio per il silenzio, una certa cura dell’arte sacra. Per questo motivo sembra uscirà il nuovo Motu proprio, una disposizione importante che va a sanare una lacuna divenuta oramai atavica.

Ma il nodo vero da sciogliere è : se in luogo del convivio fraterno non si ripropone chiaramente il Sacrificio di Cristo, che è il cuore della nostra Fede e il vero culto da rendere a Dio primaria funzione della Chiesa da cui tutto il resto scaturisce, cambieranno solo alcune 'forme', ma non cambierà la sostanza.

Completo con una riflessione che anticipa alcune obiezioni scontate, quando si pone in primo piano il Sacrificio di Cristo:
  1. La fine del sacrificio dell'Antico Testamento non è la fine del sacrificio. Non solo il concilio di Trento, ma anche il Vaticano II lo affermano;
  2. non è vero che il Sacrificio cruento di Cristo si trasforma per noi in sacrificio spirituale, considerando questo il "culto logico" di paolina memoria (o per lo meno non del tutto): perché è vera "adorazione in spirito e verità" quella che implica il 'sacrificio' dell'intera vita, che solo in Cristo possiamo offrire al Padre e non tocca solo le corde intime del cuore, ma anche tutti gli aspetti quotidiani concreti materiali del nostro vivere, animati dallo Spirito di Cristo, che continua a donarsi a noi, Morto per noi e per i nostri peccati e gloriosamente Risorto... Pensiamo anche all'effusione del sangue dei tanti martiri cristiani dei nostri giorni, e di tutte le epoche, dei quali così poco si parla. Non è la regola, ma è; e ci riporta alla concretezza della nostra Fede;
  3. Non sono le "conquiste di oggi" che determinano la spiritualità o la 'piegano' al rovescio della medaglia delle difficoltà e dell'eclissi di Dio; ma è la Rivelazione, il Magistero, la teologia cattolica che forgiano la spiritualità autentica e non i surrogati o le contraffazioni:
  4. Alcuni tradizionalisti possono aver diviso Morte da Resurrezione ed è un errore di certi ambienti; ma forse è solo una questione di linguaggio e di 'respingenti' da parte di una cultura che aborrisce e esorcizza il dolore e ha espunto l'espiazione responsabile e/o quella vicaria donativa. Ma il dolore esiste, non possiamo eluderlo e l'unico senso che possiamo dare ad esso è offrilo al Padre, AdorandoLo. Ma questo come possiamo farlo da noi stessi al Totalmente Altro, che è il nostro Creatore dal quale ci separa una frattura colmabile solo dal Sacrificio di Cristo al nostro posto?... possiamo farlo solo in Cristo Signore seguendo e accogliendo quel che ha già fatto Lui
  5. è questo che fa di noi dei cristiani autentici.

martedì 8 febbraio 2011

Il mio parroco mi invita alle catechesi neocatecumenali. Che faccio?

Continuano ad arrivarci via mail molti interrogativi, nell'essenziale condensati nel titolo, che sostanzialmente corrispondono al messaggio postato sul thread precedente, che riporto di seguito, per dare visibilità sia alle domande che alle riposte fornite dalla nostra Elisa, che mi sembra condensi in maniera efficace l'informazione essenziale ad un primo livello di conoscenza, basata sui fatti vissuti nella sua ventennale esperienza e senza esprimere alcun giudizio.

Cari amici
io abito in un piccolo paesino dove si vive una fede molto semplice. Da noi c'è una forte devozione a Gesù Eucarestico, una messa semplice e senza abusi ecc...
Da poco sono arrivati un gruppo di neocatecumenali. D'accordo con il parroco, che non sembra conoscerli bene, inizieranno una serie di catechesi nella nostra parrocchia. Essi si sono dati da fare per far conoscere a tutti l'iniziativa.
Le catechesi si terrano due volte a settimana ed inizieranno domani, non si sà fino a quando.
Di primo impatto sembrano soltato persone piene di fede che vogliono evangelizzare.
Volevo chiedervi: Quando tempo durano di solito le catechesi in parrocchia?
Io vorrei partecipare almeno alle prime catechesi per farmi un'idea dell'iniziativa. Voi cosa mi consigliate?


Caro Inconsapevole,
forse tu pensavi che avresti semplicemente partecipato a delle catechesi animate da un gruppo pieno di zelo, in questo caso da neocatecumenali. Sei già stato abbastanza ben informato, perché spesso si annuncia soltanto che ci saranno delle catechesi bisettimanali per adulti, senza parlare di cammino neocatecumenale.

Chi partecipa agli incontri spesso crede che le catechesi continueranno a tempo indeterminato. Nessuno dice loro che dopo pochi mesi saranno invitati a partecipare ad una convivenza della durata di un finesettimana in un albergo, e che al termine della convivenza nascerà una nuova comunità con un responsabile, un viceresponsabile e alcuni corresponsabili: persone incaricate di collaborare con i catechisti nella prima fase di vita della comunità. A partire da quel momento il gruppo inizierà a "camminare" da solo sotto la stretta sorveglianza dei catechisti. Ci saranno ancora incontri bisettimanali: a metà settimana per la celebrazione della Parola e il sabato sera per l'Eucarestia. A poco a poco i membri della comunità inizieranno a staccarsi dalle attività parrocchiali, a cominciare dalla Messa domenicale, perché molto coinvolti dal cammino. Ci saranno convivenze mensili di una domenica intera ed alcune altre di durata maggiore in occasioni particolari.

Le catechesi spesso infondono un grande entusiamo, che verrà esaltato dalla convivenza. Si verrà portati a credere di aver vissuto fino a quel momento come semplici "cristiani della domenica", e forse qualcuno nella neonata comunità comincerà a sentirsi un po' superiore a chi non ha ancora fatto un'esperienza di fede così forte.

A quel punto i catechisti cominceranno ad insistere su un punto essenziale: la comunità (ma loro diranno il Signore) va messa la primo posto. Prima della famiglia, del lavoro, del denaro, delle amicizie, dello sport, della cultura, di qualunque sano passatempo. In altre parole: se tuo figlio sta male, se tuo padre compie gli anni, se hai programmato una vacanza, se un amico ti invita al cinema e tu lo stesso giorno devi andare in comunità la scelta non può che cadere su quest'ultima.

Col passare del tempo gli impegni saranno sempre più pressanti ed i catechisti più incalzanti. Chi prosegue il cammino a poco a poco deve abbandonare tutto il resto, fosse solo per mancanza di tempo. Chi si ribella viene accusato di essere schiavo degli "idoli", soprattutto degli affetti e del denaro. A proposito di quest'ultimo, fin dall'inizio vengono fatte numerose collette, ma a partire da una certa tappa del cammino verrà chiesto a ciascuno di versare un decimo di tutte le proprie entrate alla comunità. Nessuno avrà il diritto di sapere dove finiranno esattamente quei soldi.

Nel frattempo i membri acquisiranno abitudini e linguaggio tipici del gruppo, verranno gradualmente privati della loro autonomia di pensiero e spesso non avranno una vita sociale al di fuori della comunità.

Non ti parlo del rischio di eresia, perché non mi ritengo all'altezza di farlo, ma ti incoraggio ad informarti bene anche in questo sito.

Sono stata nel cammino per vent'anni e parlo per esperienza diretta. Spero di averti dato qualche notizia utile; in ogni caso ti invito a ponderare bene le tue decisioni ed affrontare le catechesi con spirito critico.

lunedì 7 febbraio 2011

Quale catechismo... per quali giovani?


E' di appena due giorni fa l'annuncio che la Santa Sede, per espresso volere del Papa, sta allestendo uno strumento piccolo e agilissimo per l'evangelizzazione corretta dei giovani. Uno strumento da inserire nello zainetto, destinato, almeno per il momento, ai giovani e ai giovanissimi che parteciperanno alla GMG di Madrid nel prossimo agosto. Si tratta del Catechismo della Chiesa Cattolica, anzi del succo del succo del C.C.C., un volumetto di poche pagine che, con estrema chiarezza, senza tradire lo stile e il taglio (domande e risposte) del Compendio al Catechismo della Chiesa Cattolica, intende fornire al mondo giovanile una visione "condensata", ma corretta come sempre, dei fondamenti della nostra Fede e del Cattolicesimo.

Nella prefazione a questo nuovo prodotto editoriale Benedetto XVI, tracciando la storia del Catechismo, "commissionatogli" a suo tempo dal Servo di Dio Giovanni Paolo II, afferma che si trattava allora di una scommessa, peraltro vinta, quella di condensare in un unico volume tutto il Credo Cattolico. Una scommessa che si è riproposta quando si trattò di condensare ulteriormente lo stesso Credo nel Compendio del Catechismo e che, a maggior ragione si ripropone oggi nell'impresa ardua di sintetizzare in poche fondamentali domande ed in altrettante, brevi ed esaurienti risposte, il Catechismo in parola.

In tutti e tre i momenti, di là dai risultati di diffusione (peraltro lusinghieri) un fatto è stato sempre certo: il Catechismo Cattolico, nelle sue varie stesure ed edizioni, è stato sempre ed immediatamente pubblicato ed offerto a tutti a prezzo irrisorio. E non poteva essere altrimenti...!

Osserviamo anche con quanta premura il Papa dispone che l'insegnamento della Chiesa sia disponibile tanto in versione estesa, completa in ogni dettaglio, pronta di fronte ad ogni questione, chiara di fronte ad ogni domanda, quanto in versione compendio, per poter permettere a chiunque di familiarizzare velocemente con ciò che la Chiesa garantisce come vero e sicuro.

Ci domandiamo di rimando: i giovani neocatecumenali che andranno a Madrid prenderanno sul serio "YouCat" o lo considereranno secondario rispetto agli insegnamenti del "Catechismo/Direttorio" kikiano nei suoi ben tredici volumoni? E, in generale, il mondo neocatecumenale continuerà a "leggere" il Catechismo della Chiesa Cattolica negli oltre 2000 (diconsi duemila) richiami e note posti a pié di pagina del medesimo Direttorio (se, beninteso, sarà pubblicato) oppure potranno finalmente fare ricorso al Catechismo della Chiesa Cattolica almeno nella sua versione "Compendio"?

Nel Cammino Neocatecumenale ideato da Kiko Arguello e Carmen Hernandez, infatti, dalle sue origini fino ad oggi è stata di fatto effettuata una catechesi "trasversale" a quella indicata (ancora una volta) dal Pontefice.

In particolare il Papa ha scritto una prefazione bellissima per i giovani della GMG invitandoli a riappropriarsi del Catechismo della Chiesa Cattolica... ad utilizzarlo, a conoscerlo... Per renderlo più pratico ed agevole fu lo stesso Ratzinger che creò il "compendio" del Catechismo da cui ogni cattolico può attingere con sicurezza e può avere risposte concrete e valide su tutto ciò che riguarda la fede cattolica. Il cattolicesimo, infatti, non è affatto complesso, non è affatto composto da segreti e arcani, è alla portata di tutti, anche di ragazzi e bambini.

Il Cammino Neocatecumenale, invece, ha complicato tutto questo, richiedendo -tanto per fare un esempio- uno spropositato numero di anni e di "passaggi" prima di poter... recitare il rosario!?!

Facendo eco al principe degli Apostoli ("siate sempre pronti a rendere ragione della speranza che è in voi": 1Pt 3,15), il Papa stesso dice nella Lettera-Prefazione:
«Studiate il catechismo con passione e perseveranza! Sacrificate il vostro tempo per esso! Studiatelo nel silenzio della vostra camera, leggetelo in due, se siete amici, formate gruppi e reti di studio, scambiatevi idee su Internet. Rimanete ad ogni modo in dialogo sulla vostra fede!».

Fino a non molto tempo fa era considerato peccato mortale il non conoscere abbastanza (rispetto a quanto permettono le proprie capacità intellettuali) l'insegnamento della Chiesa.

Per i neocatecumenali la situazione è oltremodo difficile, poiché:
  • nel Cammino non si incentiva il Catechismo, ma si usano le catechesi kikiane
  • nel Cammino non si incentiva il Rosario, ma si celebrano le liturgie kikiane
  • nel Cammino non si incentiva la Messa, ma si celebra "il sabato sera" kikiano
  • ai neocatecumenali Kiko vieta di usare l'internet...
  • ai neocatecumenali Kiko di fatto proibisce, in ambito liturgico e dottrinale, di prendere iniziativa...
Quale attivista neocatecumenale può mai smentire tutto questo? Forse che un neocatecumenale può inginocchiarsi alla Consacrazione senza conseguenze? Forse che un neocatecumenale può chiedere che venga recitato il rosario al posto della "liturgia delle ore in versione kikiana"? Sono quegli stessi attivisti pro-Kiko che affermano, senza pudore, che nel Cammino "si seguono le linee degli iniziatori" e basta: tutto ciò che non è previsto da Kiko e Carmen, anche se gode di decine di secoli di tradizione di santità, è escluso. Nel Cammino ha diritto di esistere solo ciò che permette la indiscutibile tradizione "orale" (più o meno "orale") di Kiko e Carmen. Per i giovani neocatecumenali quel Catechismo sarà un inutile gadget, forse da collezionare, forse da esporre, forse da vantare, forse addirittura da leggiucchiare senza troppo sforzo, perché i cosiddetti "catechisti" non devono essere contraddetti: se la Messa è "sacrificio", come la mettiamo con i balletti e i trenini e i girotondi del sabato sera? Se la Messa è "gradita a Dio", perché mai c'è bisogno di imbottirla di parole, chiacchiere, risonanze e quant'altro?

sabato 5 febbraio 2011

Kiko inganna i suoi seguaci

Dopo la recente notizia dell'approvazione del Direttorio, è il caso di andare a rivedere queste parole di Kiko Arguello, Annuncio della Quaresima 22 febbraio 2006 (pro manuscripto, pagg. 4-5; con nostre evidenziazioni e note):

... Come! Il Santo Padre dice che i vescovi devono ubbidire ad un laico e ad una donna, seguendo le indicazioni degli iniziatori? E quali sono le indicazioni degli iniziatori? Capite? Notate e ricordate quello che fece il Papa. La Santa Sede ci disse che dovevano sapere quali sono quelle indicazioni, e hanno detto che dovevano studiare tutto ciò che predica il Cammino. Allora, la Dottrina della Fede doveva studiare le nostre catechesi o, per lo meno, sapere quello che predichiamo. In principio, il Cardinal Ratzinger aveva ricevuto tramite Mons. Cordes, alcuni libri di certi signori che affermano tuttora che siamo eretici, come un certo Zoffoli, passionista, che prese il testo e tirandolo fuori dal contesto diceva: "Nella pagina 37 Kiko dice o Carmen dice...", e prendendo quella frase fuori dal contesto scriveva 5 pagine dicendo assurdità. Ci sono molti libri su quel filone ... Gli zoffoliani - i seguaci di Zoffoli - quando andavamo a fare catechesi distribuivano opuscoli dove si raccontano le eresie di un tale...

...Inoltre Zoffoli scrisse un libro: "Eresie di Kiko Arguello" e un altro: "Catechesi di Giovanni Paolo II e catechesi di Kiko Arguello", etc., come se questo conflitto esistesse. Allora la Santa Sede che ci vuole aiutare, ci chiese se potevamo elaborare una sintesi teologica. io dissi: una sintesi, mamma mia, una sintesi teologica di quello che predica il Cammino! Perché eravamo spaventati: se davamo i testi alla Dottrina della Fede non sapevamo come potevano rispondere, (come questo passionista che bastava che lo leggesse fuori dal contesto affinché trovasse dappertutto eresie, o cose così assurde), allora io dicevo: come facciamo? - Allora sceglietevi un gruppo di teologi che si siedano, e che mettano per iscritto quello che voi predicate. Allora prendemmo Emiliano, chiamammo Ricardo Blazquez, chiamammo un gruppo... e poverini!, si sono messi a scrivere un testo così, grosso, un libretto così, e la Santa Sede ha cominciato a rispondere male a quel Libro: ed ora che mancava questo, e mancava quest'altro...

Ma bene, alla fine, dopo cinque anni giunsero alla conclusione che questo libretto era passabile e dove si metteva un po' di quello che diciamo della sessualità, della croce gloriosa, ecc... Era una specie di riassunto fatto da Emiliano con alcuni altri teologi. Io dicevo: "E quello che cos'è? A cosa serve questo?". "Ah, la Santa Sede vuole sapere se questo è quello che predicate e se ci credete". Io dissi: "Crediamo in quello che dice il Catechismo!". Non vi raccontiamo le sofferenze che abbiamo vissuto in tutti questi anni. Vi dico solo, come aneddoto che quando abbiamo terminato questo libretto, e la Santa Sede stava per riconoscerlo - non vi ho raccontato mai questo - risulta che monsignore Bertone, il segretario, ci disse che questo Libro sarebbe stato il Direttorio Catechetico dei catechisti.

Come? Cioè, dobbiamo togliere la nostra catechesi e questo mattone, così grosso, fatto per un teologo è quello che devono studiare i catechisti? Sì, sì, questo! Cioè, ci hanno detto che volevano sapere quale e la nostra teologia, ma non ci hanno detto che questa sarebbe stato il Direttivo. Insomma, potete immaginare... ci danno appuntamento per l'incontro dell'approvazione di questo libretto e, affinché la Santa Sede dicesse che non siamo eretici, che si trattava di tutto questo, abbiamo l'incontro col cardinale Ratzinger. E, Carmen può confermare, in quella situazione Dio mi diede coraggio... Dico al cardinale Ratzinger: "io quel libro non lo riconosco!". Dice Ratzinger: "Come ha detto? Che non riconosce questo libro? Da cinque anni lavoriamo ed ora lei dice che non lo riconosce? Ma lei..., perché allora la Chiesa si disinteressa di voi... "Io in questo Libro non riconosco il CNC! Quella è una tesi fatta male".

Dissi questo davanti a Ratzinger. Ratzinger fu bravissimo, un altro mi avrebbe cacciato dal suo ufficio. Noi pensavamo fosse una sintesi teologica fatta da Emiliano che ha fatto quello che ha potuto, poverino, ma non c'e chi possa leggerglielo. Inoltre, quel libro è già sparito; è come una tesi dottorale, un mattone (nel senso di gran volume) così di Teologia, dicendo un po' quello che dice la Chiesa sull'ecclesiologia, la cristologia. Potete immaginare se quelle erano le nostre catechesi... ecc.

Qualche domanda, a partire dalle parole evidenziate e alla luce della recente approvazione del "Direttorio":
  1. secondo voi è più realistico che papa Benedetto XVI abbia detto che "i vescovi devono ubbidire a un laico e una donna" oppure Kiko ha mentito?
  2. come mai, secondo voi, la Congregazione per la Dottrina della Fede era ancora totalmente all'oscuro di ciò che predicavano "un laico e una donna"? e nonostante questo, come mai il Papa avrebbe detto che i vescovi dovevano "ubbidire a un laico e una donna"?
  3. perché Kiko ha così tanto bisogno di denigrare padre Zoffoli (chiamato sprezzantemente "un certo Zoffoli", senza nemmeno "padre") e di inventare l'epiteto di "zoffoliani"? possibile che un teologo serio e ortodosso come padre Zoffoli, uomo di grande spiritualità, fosse improvvisamente impazzito ed avesse senza motivo estratto delle frasi a caso per denigrare Kiko? Perché?
  4. come fa Kiko ad essere definitivamente sicuro che nemmeno una delle accuse di eresia è fondata? eppure Kiko stesso ammette che leggere i testi degli Orientamenti è sufficiente per trovarvi eresie...
  5. Kiko afferma di credere "in quel che dice il Catechismo": ma allora come mai ha bisogno di predicare delle cose che, a leggerle, risultano essere eretiche? come mai Kiko non predica direttamente il Catechismo della Chiesa Cattolica?
  6. se la "sintesi teologica" è un "riassunto" addirittura più lungo degli Orientamenti, come mai alla Santa Sede non bastavano mai le aggiunte?
  7. già nel 2006 Kiko non voleva cambiare la "catechesi" del Cammino con quella emendata e corretta. Ed oggi l'ha cambiata? La cambierebbe davvero?
  8. nel 2006 Kiko non "riconosceva" il Direttorio corretto ed emendato, che poi è stato "approvato" dalla CDF; cosa pensare del fatto che nel 2011 Kiko afferma che "sarebbe un male se quel Direttorio venisse pubblicato"?
  9. cosa significa che il Direttorio era già "sparito"? in Vaticano le cose vanno così alla carlona?
  10. Kiko stesso afferma che quel "mattone" del Direttorio suona alquanto differente dalle sue "catechesi" (al punto che non lo "riconobbe"), ma leggere le "catechesi" di Kiko fa emergere eresie sia a padre Zoffoli che alla Santa Sede; che ve ne pare?
Infine: di fronte a queste parole di Kiko, che idea può farsi chi lo ascolta? Come si fa a credere a Kiko di fronte a tutte queste contraddizioni?

giovedì 3 febbraio 2011

Giappone: arcivescovo critica il Cammino

Dichiarazione del 2 febbraio 2011 di mons. Pietro Takeo Okada, arcivescovo di Tokyo

Negli ultimi vent'anni la Conferenza Episcopale del Giappone (CBCJ) ha investito grande tempo ed energie per problemi riguardanti il Cammino Neocatecumenale (cui mi riferisco di seguito come "Cammino"). Con nostra estrema delusione, questi sforzi non hanno migliorato la situazione.

Sulla passione e sulle buone intenzioni del popolo del Cammino, non nutro il minimo dubbio. Tuttavia, le attività del Cammino negli ultimi trent'anni non possono in alcun modo essere definite un successo. Il fatto è che il carattere e la condotta del Cammino in Giappone non si sono adattati bene né alla Chiesa né alla società.

Forse è necessario per il Cammino sospendere le sue attività in Giappone per un periodo di meditazione e riflessione che potrebbe spianare la strada per un dialogo con la Chiesa in Giappone.

Non mi risulta che la conferenza episcopale giapponese abbia collettivamente raggiunto una decisione vincolante in tal senso. Piuttosto, a richiesta della Diocesi di Takamatsu, i sedici vescovi diocesani devono individualmente decidere e applicare un adeguato comportamento per le loro diocesi, basato sul proprio giudizio da ordinari locali.

La Chiesa cattolica in Giappone è una piccola minoranza, formata solo dallo 0,3 per cento della popolazione, e sono profondamente addolorato di vedere divisione, conflitto e caos muoversi contro di noi e che sono conseguenza del Cammino.

Per tredici anni, più di 30.000 persone l'anno hanno commesso suicidio in Giappone. Desidero che la gente del Cammino veda questa realtà. Chiedo anzitutto che si interroghino sulla questione e su cosa possono fare per queste persone. Se si comportano in modo che i membri della società giapponese possono capire e apprezzare, sicuramente ne guadagneranno la fiducia. Prego e mi auguro che essi si uniranno a noi nell'impegno di evangelizzazione su misura delle esigenze della gente del Giappone.

Le direttive provenienti dai quartier generali del Cammino a Roma hanno ricevuto la precedenza rispetto alla leadership dei vescovi, e così siamo continuamente confrontati con dilemmi, con gli animi tormentati e in afflizione. Si suppone che la missione della Chiesa in Giappone sia stata affidata ai suoi vescovi sul luogo. Accettiamo questo straordinario giogo sul nostro collo e dedichiamo i nostri sforzi più strenui alla missione e alla cura pastorale.

Parlando esclusivamente dell'Arcidiocesi di Tokyo, non credo che il Cammino finora abbia causato problemi particolarmente gravi, anche se mi vengono in mente la raccolta di fondi condotta senza il consenso del vescovo, ad esempio, e qualche confusione in specifiche parrocchie.

Tuttavia, la situazione è diversa per la provincia ecclesiastica di Osaka e soprattutto nella Diocesi di Takamatsu il problema è grave.

La Chiesa in Giappone iniziò nel 1549, con l'attività missionaria di san Francesco Saverio. È una Chiesa costruita da una moltitudine di missionari santi ed eccellenti ed è diventata madre di una moltitudine di martiri. Nonostante la persecuzione religiosa è sopravvissuta; sono passati centoquarant'anni da quando si è potuto apertamente ricominciare a promuovere la fede. Tra i grandi missionari che hanno lavorato in Giappone ci sono l’attuale preposito generale della Compagnia di Gesù, padre Adolfo Nicolás e padre Josep M. Abella, superiore generale dei Missionari Claretiani.

Nonostante tutto questo, resta ancora grande la strada da percorrere verso l'evangelizzazione del Giappone. Imploro Kiko e tutti i membri del Cammino di tenere a cuore questo fatto.

Capisco il motivo per cui il Cammino è stato costituito. Credo davvero che abbiano avuto un grande successo nella formazione di fede di coloro che erano stati battezzati ma avevano abbandonato la loro fede. Tuttavia, devo sottolineare che la situazione in un territorio di missione è diversa.

Sento dire che il popolo del Cammino è protettore di malati e disabili. Voglio che i neocatecumenali assumano questo ruolo in Giappone. Mi aspetto anche buoni risultati dal loro lavoro pastorale per i residenti stranieri. Ma vi chiedo di riflettere e pregare con noi per discernere ciò che è necessario per l'evangelizzazione del Giappone come veramente è oggi.

Fonte: UCAnews 2/2/2011, traduzione ed evidenziazioni nostre.

Note:
Il titolo "arcivescovo critica" è dovuto alle parole di mons. Okada, per esempio:
- "estrema delusione"
- "divisione, conflitto e caos"
- "senza il consenso del vescovo"
Inoltre, i provvedimenti indicati da mons. Okada sono quantomeno indicativi di due fatti:
  1. i neocatecumenali in Giappone se ne sono sempre infischiati della società giapponese e dei suoi drammi (a cominciare dal triste fenomeno dei suicidi)
  2. i neocatecumenali in Giappone dovranno darsi da fare per malati e disabili (attività che non fa certo guadagnare milioni e che richiede grande pazienza e rispetto per le persone).

mercoledì 2 febbraio 2011

Le elucubrazioni kikiane battono il sangue dei martiri per 112 a 13

Il notiziario della RadioVaticana del 17 gennaio 2011 ha dedicato all'incontro del Papa con i Neocatecumenali un tempo lunghissimo (tradotto in "righe" ben 112) con due stucchevoli servizi propagandistici ed enfatici firmati da due giornalisti neocatecumenali di Radiovaticana: D.D. e Roberto Piermarini. Il tutto è stato condito da alcune "testimonianze" da parte di alcune famiglie "inviate", opportunamente intervistate dal medesimo Piermarini. L'argomento ha assorbito da solo lo spazio principale di tutto il notiziario.

Lo stesso notiziario ha dedicato alla suora uccisa il giorno prima (16 gennaio) nel Congo, un servizio flash di pochi secondi (tradotto in "righe", appena 13), posto ai margini conclusivi del notiziario.

Un'altra testimonianza, dello stesso 17 gennaio 2011: «lo spettacolo che ho visto stamattina mi ha commosso. Non sorpreso, per nulla, è un copione già visto, non m’aspettavo nulla di diverso. Ma non è stata la solita cosa stile Neocatecumenale. Un trionfo per loro, certamente, suggellato dalle parole ampiamente elogiative del Papa. Ma c’era una freddezza che neppure il tempo di marcetta della lugubre ‘sinfonia’ kikiana ha saputo dissolvere. Era come se si intendessero, ma parlando lingue diverse. Ho visto il Papa curvo, cupo, stanco, schiacciato, sconfitto. Sembrava quasi far da spalla all’attore protagonista che si è preso gli applausi del pubblico. Un Papa estraneo a quella chiesa, lì rappresentata in grande stile, pur essendone il Pastore. In qualche modo costretto a tradire se stesso, il suo splendido insegnamento sulla liturgia, sull’Eucarestia, sul Sacerdozio, sulla stessa Chiesa…»

Sono proprio queste le risposte alla domanda: «perché non avete pubblicato sul blog il discorso del Papa del 17 gennaio 2011?»

Discorso che gli è stato confezionato e che lui, pronunciandolo, ha fatto suo: ma ciò che i neocatecumenali più ringalluzziti vedono come "lode" (che accresce la loro arroganza), è in realtà misericordia verso i peccatori, la misericordia di un pastore che pur di inseguire la recalcitrante e capricciosa pecorella lascia le altre novantanove nel deserto.

L'insegnamento del Cammino - ripetuto ossessivamente da più di quarant'anni da ogni cosiddetto "catechista" - conteneva errori.

Ed oggi, i cosiddetti "catechisti", cosa insegnano? Le eresie di un quarantennio, oppure la versione "emendata" che è stata approvata? Come fanno a conoscerne le correzioni se non esiste la pubblicazione cartacea completa? Le migliaia di correzioni se le sono passate a voce?

E le povere anime su cui i "catechisti" hanno riversato insegnamenti contenenti errori ed ambiguità, avranno mai la possibilità di riconoscere e correggere tali errori?

martedì 1 febbraio 2011

False leggende sugli inizi del Cammino

Los Kikos

Ho conosciuto Kiko Argüello molti anni fa. In quegli anni ha vissuto nell'area di Palomeras Bajas, nelle Vallecas. Me ne parlavano come di un genio che aveva abbandonato la sua casa per andare a vivere nei baraccati tra zingari, drogati e prostitute, come lui stesso ripete continuamente. Domenica scorsa lo ha riaffermato nuovamente in un'intervista (o qualcosa del genere) sull'El País Semanal.

Il problema è che in quegli anni di cui parla Kiko, nelle Vallecas e nelle Palomeras (Altas e Bajas) non c'erano né drogati né prostitute. Coloro che vivevano nelle Vallecas erano emigranti, gente venuta dall'Andalusìa, Estremadura o Castiglia, per cercare fortuna a Madrid. Era brava gente, che si era stabilita in quelle capanne senza acqua né cibo a causa dell'umidità.

Ho vissuto nelle Palomeras Bajas, a un tiro di sasso dalle Palomeras Altas, e posso assicurarvi che non vi sono mai stati drogati o prostitute, tra l'altro per il fatto che all'epoca la droga non si era ancora diffusa nella società spagnola. Al più si vedeva qualche spinello, che qualche militare che era stato in Africa si era portato come ricordo delle sue avventure. Per quanto riguarda le prostitute, non dico che mancavano del tutto, anche se la nostra conoscenza si limitava a chi andava verso il Cerro de la Plata, verso Renfe.

I miei vicini di Jaén, di Córdova, di paesi attorno a Madrid, sbarcavano il lunario. Il quartiere era sicuro e tranquillo al punto che mio figlio maggiore è praticamente cresciuto in strada, ha imparato a camminare sotto lo sguardo di tutti i vicini, famiglie che avevano le porte di casa aperte tutto il giorno.

Ricordo le lenzuola lasciate ad asciugare al sole, appese di traverso alla strada, e quelle serate estive in cui guardavamo la TV attraverso la finestra mentre eravamo seduti sulle sedie fuori a rinfrescarci alla porta delle case.

Passavano per il quartiere giovani universitari di buona famiglia, cercando motivi per ribellarsi. Giovani che andavano avanti così, che però sono sicuro avessero in mente una diversa idea delle cose della vita.

Kiko Argüello si è inventato una biografia presentando una vita epica, di sacrificio e di santità. Forse ai miei amici di allora farebbe una certa impressione, qualora leggessero le sue dichiarazioni: arrossirebbero pensando che in quel quartiere avevano all'epoca conosciuto cotanto uomo... Ma nelle parole di Kiko c'è anche un che di offensivo, di insulto a tutta quelle buone persone che avevano allevato i propri figli con fatica e con sacrificio, lavorando una vita intera per costruirsi una casa, case che a poco a poco sostituivano quelle catapecchie. Dunque, non proprio "baracche", come ha detto su El País. Non diciamo più "baracche", che è un'espressione decisamente catalana e perciò mai utilizzata per definire le abitazioni delle Palomeras.

Kiko e Carmen Hernández, la sua partner cofondatrice di tale movimento cristiano, sono ben consapevoli che non vi erano né drogati né prostitute, poiché Carmen ha vissuto in quei quartieri, si è trasferita in quello stesso ambiente, come noi, ed è sempre stata una suora moderna, o almeno così sembrava, che si impegnava tra la gente delle Palomeras. Forse a quei due, per adornare meglio il loro passato, risulta più comodo parlare di un ambiente e un clima che non ci sono mai stati e che le cose non stanno come ce le raccontano oggi.

Kiko e Carmen vissero nelle Vallecas come molti altri, un quartiere di emigranti, di lavoratori, di brava gente. Non c'erano né prostitute né drogati, per quanto a loro piaccia raccontar così per rivestirsi di un passato di santità.

Postilla. María del Sur mi fa notare, e a ragione, che "prostitute e drogati" si può interpretare come un semplice contrario del termine "persone buone". Nulla è più lontano dalle mie convinzioni. Quello che voglio dire, e forse non sono stato abbastanza chiaro prima, è che Kiko Argüello usa l'espressione "prostitute e drogati" per esaltare di più il suo sacrificio nel vivere tra quelle persone, precisamente dando loro un'immagine di marginalità, di personalità turbate.

Ho dunque provato solo a mettere in chiaro che in quel quartiere non vivevano drogati né prostitute: non ce n'erano. Vi vivevano invece brave persone, lavoratrici, non proprio gente come un drogato o una prostituta. Questo intendevo; al più penso di non averlo saputo chiarire meglio. In ogni caso perferisco non modificare questa pagina, lasciandola nella sua versione originale.


Fonte: Rodolfo Serrano, giornalista spagnolo (post del 1° luglio 2008, l'unico in cui si è occupato dei Kikos).