giovedì 30 giugno 2011

La Chiesa deve ritrovare il suo "Munus dogmatico". Perchè?

La nostra Jonathan spesso ci dona perle come questa, che estraggo dalla discussione perché merita evidenza. Oltretutto ci consente di fare un passo avanti nella riflessione innescata da Infinito-quotidiano, perché contiene un riferimento che non si usa più ricordare, ma dal quale non possiamo prescindere: "bisogna lasciarsi scottare dal fuoco del dogma". E allora è arrivato il momento di domandarci: che cosa sono i Dogmi e che fine hanno fatto?
Lo riporterò in conclusione dopo l'intervento di Jonathan.


Se avessi un padre molto malato, e molto ricco, e, per assicurarmi l’eredità gli chiedessi il suo consenso firmato a usare e spendere come mi pare il suo patrimonio, certo, avrei il ‘timbro’, potrei fare vita da nababbo senza incorrere in alcun rischio giudiziario, però… prima o poi la mia coscienza o gli occhi di un amico o la memoria di Dio mi accenderanno qualche domanda, mi chiederanno ‘dove sei? Che hai fatto’?

Così la Chiesa è molto malata, ferita, deturpata, lo sappiamo bene tutti. Ma è e resterà per sempre la sola custode della sola Verità che dà salvezza. Se è giusto innalzare al santo Padre suppliche accorate perché provveda con la sua autorità a ripareggiare la verità tradita, se è giusto riconoscere e denunciare la responsabilità della gerarchia ecclesiastica che va dietro ad ogni vento di dottrina, è però altrettanto giusto e necessario che ciascuno di noi piccoli del gregge si assuma la propria responsabilità di cercarla quella verità, di amarla tre volte, di obbedirle, di difenderla. Non è tempo questo di sedersi comodi sulle misericordie concesse di timbri e approvazioni, di indugiare sui ‘così fan tutti’.

Proprio perché sappiamo che la chiesa oggi pullula di infedeltà dottrinali prima ancora che etiche laddove dovrebbe invece risplendere di limpida santità, proprio per questo bisogna mettere il proprio cuore al servizio della verità. Bisogna lasciarsi scottare dal ‘fuoco del dogma’ e lì ritrovare il passo della propria vita. I grandi santi questo hanno fatto, S. Francesco o S. Agostino per es., o la nostra S. Teresa Benedetta della Croce, hanno accolto il pungolo della loro coscienza e hanno scelto la via stretta della verità. Nella Chiesa, nella comunione dei Santi, nella fedeltà.


Bene. Cos'è il Dogma? Lo esprimo con le parole di Romano Amerio in Iota Unum:
È proposizione fondamentale della filosofia cattolica che il verbo mentale si adegua all’essere della cosa pensata e che il verbo vocale si adegua al verbo mentale. Una catena di certezze corre dall’ordine ontologico a quello dell’intelletto e a quello del linguaggio.
Ma se si ammette come i novatori che le formule rispecchino solo l’apprensione soggettiva invece del contenuto ontologico della verità, la teologia dilegua in pura psicologia e la dogmatica in storia del dogma.
Il rapporto tra le verità di fede e le formule dogmatiche è certo difficile. Paolo VI nel discorso in Uganda chiamò la Chiesa «conservatrice del messaggio» e ribadì che lo conserva in formule «che si debbono mantenere testualmente» (OR, 2 agosto 1969). Concedendo però che il linguaggio della fede che si deve custodire ammette pluralità, lascia ancora sospesa la questione; le formule non sono infatti forse determinazioni di linguaggio? Questa incertezza si trova già nel discorso inaugurale del Concilio che distingueva tra il depositum fidei e «la formulazione del rivestimento e il modo di enunciarlo eodem tamen sensu eademque sententia».
Già in questa distinzione è contenuto il germe della dissoluzione del dogma e della confusione che ne è derivata. Infatti le formule non sono rivestimento perché la veste è un’aggiunta estrinseca.

Il dogma è l’espressione di una nuda verità rivelata attraverso una formula vincolante: i termini che la compongono esprimono un senso preciso e univoco certo e immutabile, perché proveniente da una Rivelazione Soprannaturale che accogliamo nella realtà teandrica (umano-divina) di Gesù di Nazareth; per cui cambiando un termine si verifica il passaggio da un senso ad un altro e, quindi, da una verità alla sua negazione, dato che il mutamento di forma comporta anche il mutamento di sostanza. Non è possibile mantenere il senso di una proposizione esprimendolo in termini di senso diverso. Se per esempio la formula di fede è: il pane è transustanziato nel corpo di Cristo, la formula: il pane è transfinalizzato nel corpo di Cristo distrugge la verità di fede.

E’ così che utilizzando un linguaggio ambiguo ed approssimativo si dà una nuova interpretazione della fede, si opera il passaggio da un senso all’altro, cioè da una verità alla sua negazione.

San Tommaso dice che il dovere del Superiore è duplice: «primum cohibere falsa docentes, secundum prohibere ne populus falsa docentibus intendat» «Primo, tenere a freno chi insegna il falso; secondo, impedire che il popolo presti attenzione a chi insegna il falso». Ma oggi questo principio è immolato a quello della libertà.

Viviamo in una cultura che respinge i vincoli di qualunque genere e non si accorge che in questo modo respinge il suo Fondamento ontologico: il vincolo originario con Dio, al quale siamo ordinati ed è fonte della vera Libertà. Il resto è licenza e arbitrio travestiti da libertà. Il Dogma mantiene intatto quel vincolo originario, perché la Verità a cui si aderisce si inscrive e prende carne nella vita e nella storia di chi la accoglie e quindi la vive. Infatti la Verità è una Persona alla quale ci ancorano i dogmi: i Fondamenti che ci orientano e ci guidano nella Via. Credere e agire diversamente, fidandosi di cattivi maestri e falsi profeti porta "altrove"...

Ci chiediamo con sgomento: a chi sta affidando oggi la Chiesa il suo "munus docendi"? E con quale metodo e con che linguaggio?

martedì 28 giugno 2011

Dove sta andando la Chiesa. Interrogativi e risposte

Riceviamo da uno dei nostri lettori la seguente riflessione:

Condivido pienamente le vostre preoccupazioni e le vostre riflessioni. Sulla questione dei Neocatecumenali, sulla questione del Concilio Vaticano II (e di quello che è seguito) e, più in generale, sulla questione di dove sta andando la Santa Chiesa Cattolica.

Su questi dilemmi ci sarebbero molte considerazioni da fare e riflessioni da svolgere (cosa che avete anche già fatto), ma a me rimane un quesito, ultimo, per me fondamentale che, forse, racchiude e sottosta a tutti gli altri: dov'è l'Autorità della Chiesa? Dov'è la Chiesa cattolica stessa?

Parliamo tanto e si disquisisce molto (a ragione) sui Neocatecumenali e su quanto accade quotidianamente nelle nostre parrocchie da una cinquantina di anni a questa parte (io ne ho la metà, quindi ho meno visione diretta dei problemi), ma rimane insoluto il quesito che sta alla base: dov'è la Chiesa cattolica?

Com'è possibile che per decenni si sia insegnata una dottrina che non è quella cattolica (ci sono notevoli pensatori che lo dimostrano), com'è possibile che per decenni (ci siamo dentro tutt'ora) non si sia più condannato l'errore, permettendo il dilagare dell'eresia? Com'è possibile che quello che si professava e si celebrava ottant'anni fa non è più valido oggi? Dov'è l'immutabilità della dottrina? Chi è che la custodisce? Come può un semplice fedele come me, un semplice figlio della Chiesa cattolica, vivere nel mare magnum dell'eresia? Si finisce col credere che essa (l'eresia) sia la dottrina. Io ho la fortuna di essermi informato e di poterlo fare ancora, ma che ne è della maggioranza (soprattutto di giovani) che nascono e crescono educati secondo queste nuove dottrine che cattoliche non sono, eppure vengono spacciate per tali?

Come si può ovviare? Che cosa dobbiamo aspettarci?

L'ultima constatazione, che per me rimane la più sconvolgente: i Neocatecumenali sono stati riconosciuti dall'Autorità cattolica (il Papa); il Concilio Vaticano II è stato promulgato, diretto, guidato e chiuso (con tutto quello che sappiamo) da due papi. Possiamo pensare che essi si siano sbagliati? Se così fosse, possiamo pensare che la dottrina della Chiesa Cattolica e il Suo Magistero siano stati in cassa integrazione (mi si conceda l'espressione) per cinquant'anni (e non si sa ancora per quanto)? Cosa ne è di quei semplici fedeli educati a queste false dottrine?

Cosa (e/o chi) ci garantisce dov'è la Verità, se tutto quello che è successo, è stato possibile che succedesse?

Scusate lo sfogo e la prolissità, ma sono domande e riflessioni che pesano. Come macigni.

In tante occasioni abbiamo notato in modo molto evidente che il Papa è ostacolato da tanti ecclesiastici che, come lupi, lo circondano e attaccano, tipicamente col trucchetto del "fatto compiuto".

Questo significa che l'autorità c'è ma viene boicottata. Non possiamo confondere il boicottaggio con la mancanza di autorità: sarebbe una debolezza. Nemmeno rispetto a quelli che ci appaiono come errori, debolezze o "scivoloni" del Papa.

Il Papa non diventa meno autorevole solo perché si moltiplicano i "giuda" attorno a lui.

Proviamo invece a domandarci quale sia il fattore comune di quei "lupi". Non difendono la liturgia, né la dottrina, non difendono né la Tradizione, né il Magistero (si limitano a equivocare la Bibbia a favor loro), non hanno premura per le anime loro affidate ma solo per le proprie idee.

Il Papa è nella sgradevole necessità di dover industriarsi continuamente per cavare qualcosa di positivo dai guai che gli fanno ogni giorno tenendo presente minacce e ricatti (come ad esempio le minacce di scisma da interi episcopati o dai neocatecumenali).

Per affermare e dimostrare tutto questo non c'è affatto bisogno di essere "più papisti del Papa": basta guardarsi intorno. In sintesi, se uno si fida solo delle notizie di stampa allora finisce subito per scoraggiarsi, perché sembra (sottolineo sembra) che la Chiesa non sia più riconoscibile. E si potrebbe cadere in una subdola forma di sedevacantismo. Ma il Papa c'è ed è legittimo e fa quello che può in questo tempo oscuro, nel quale ci viene richiesto un supplemento di fedeltà e di fiducia, ma soprattutto di preghiera.

In larga parte è così. Ma occorre conservare limpidi gli occhi del cuore e 'vedere', insieme alla Chiesa 'visibile', la Chiesa Mistero, che è e resta Una Santa Cattolica e Apostolica fino alla fine dei tempi. A noi è dato custodire ciò e diffondere come possiamo quello che di essa e da essa abbiamo ricevuto.

domenica 26 giugno 2011

SI PUO' ESSERE CARDINALI, AMICI SFEGATATI DEL CAMMINO E POI CONTRADDIRE IL MAGISTERO PETRINO?


E' di appena due giorni fa la notizia pubblicata sul nuovo portale Vatican Insider, riguardante le esternazioni sulle donne-prete da parte del Cardinale di Lisbona, Mons. Policarpo, che tutti ricorderanno come uno dei più entusiasti sponsors del Cammino Neocatecumenale in svariate occasioni e, particolarmente, nell'incontro tenuto a Fatima appena un anno fa da papa Benedetto XVI con i giovani accorsi a frotte da tutto il mondo.

In quell'occasione Mons. Policarpo, a ridosso delle manifestazioni ufficiali, salì sul palco di Kiko Arguello per l'incontro settoriale con i giovani del Cammino, come accade in occasione di tutti gli eventi giovanili cattolici e di tutte le GMG, per dichiararsi entusiasta del Cammino Neocatecumenale e per incoraggiare/ indurre i giovani a seguirlo.

Oggi il medesimo cardinale, "... intervistato dalla rivista mensile dell’Ordine degli avvocati, ha parlato delle donne prete, affermando che ci saranno «quando Dio vorrà», ma che al momento è meglio «non sollevare la questione». E ha aggiunto che non c’è «alcun ostacolo fondamentale» dal «punto di vista teologico» per il sacerdozio femminile. Si tratta, invece, di «una tradizione» che risale ai tempi di Gesù. «Giovanni Paolo II – ha continuato Policarpo – in un certo momento è sembrato dirimere la questione». Il riferimento è alla lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis (1994), uno dei documenti più brevi di Giovanni Paolo II, con il quale il Papa, dopo la decisione della comunione anglicana di aprire alle donne prete, ribadiva che la Chiesa cattolica non l’avrebbe mai fatto. Quelle lettera di Wojtyla è stata considerata da molti esperti uno dei pochissimi casi nei quali il Pontefice ha usato una formula che implica l’infallibilità. «Penso – ha detto il cardinale Policarpo – che la questione non si possa risolvere così. Teologicamente non c’è alcun ostacolo fondamentale (alle donne prete, ndr); c’è questa tradizione, diciamo così: non si è mai fatto in altro modo».

Duole molto vedere un cardinale di Santa Romana Chiesa in aperto antagonismo con il Magistero Petrino e, in ultima analisi, con la Dottrina stessa della Chiesa: quando Giovanni Paolo II infatti ha cercato di mettere il punto fermo al discorso capzioso sul sacerdozio femminile, si è pronunciato ex cathedra, quindi in modo infallibile.

Dobbiamo dare credito dunque a cardinali di tal fatta che tra un evento kikiano e l'altro osano apertamente contraddire il Papa?

O forse contraddire con ostentazione i romani pontefici è ormai uno sport che, inaugurato ed esercitato più volte da Kiko Arguello, comincia inevitabilmente a contagiare persino i porporati?

In realtà il cardinale mostra una grande ignoranza sui fondamentali della nostra Fede. Possibile che egli non si chieda e che nessuno gli abbia insegnato il perché di QUELLA Tradizione che risale al Signore Gesù Cristo? E forse è insita nella natura dell'uomo e riguarda i ruoli dei due diversi generi che Dio ha creato che sono 'scritti' nella loro stessa natura, anche se oggi si cerca di far passare come 'normale' qualunque 'deviazione' che normale non è.

"Se la risposta alla vocazione è, per ognuno, la concreta risposta dell'amore divino e possiede un senso sacrificale, nella prospettiva del sacrificio di Cristo, la risposta alla vocazione sacerdotale immerge l'uomo nel momento sorgivo della grazia, rendendolo cooperatore speciale del Redentore, chiamato a conformarsi a Cristo nell'atto stesso del sacrificio redentivo." (cito p. Zangheratti FI)

Ovvio che anche le donne sono chiamate a 'configurarsi' a Cristo, ma in base alla loro natura: Gratia non destruit sed perficit naturam.

Ebbene, la maschilità di Gesù, del Verbo fatto Uomo, si basa principalmente sul dato biblico: Gesù è il nuovo Adamo, il Nuovo Mosè, il Nuovo Davide, lo Sposo, che per forza di cose dice relazione alla Sposa, il vero Agnello pasquale, che doveva essere maschio, ecc. Ma anche nelle civiltà non inquinate come la nostra, dalla quale il sacrificio di Cristo è scomparso perfino dal culto che è ius divinum di Dio, prima che Opera Redentiva nei nostri confronti, si trova conferma della sacrificalità della vocazione maschile.

Normalmente pensiamo alla madre che, nel prendersi cura, si sacrifica per la famiglia e dovrebbe farlo anche come atto di sottomissione, che non significa inferiorità: il senso vero è che "ciò che sta sotto sorregge". Ma teniamo ben presente che il sacrificio della madre tocca la singola persona prima che la famiglia nel suo insieme, ed è consumato nella intimità della relazione personale, mentre quello dell'uomo è il sacrificio "pubblico", a favore della comunità in quanto tale.

Certo il fatto che oggi la donna sta dimostrando di essere in grado di svolgere nella società molti ruoli normalmente propri dell'uomo, può ingenerare confusione o perplessità. Ma nella rispettiva natura i 'generi' conservano pur sempre una identità fontale che nessun ruolo sociale può cambiare. Infatti la donna, nello svolgimento dei suoi ruoli sociali, esprime la peculiarità del suo essere-donna.

Quel che fa più impressione è vedere una donna-militare imbracciare le armi: una grande contraddizione che colei che è chiamata a dare e custodire la vita si addestri a distruggerla come 'mestiere'... non scendo in altri dettagli, ma mi sembra che anche questo faccia parte della grande confusione che siamo chiamati a vivere.

giovedì 23 giugno 2011

LA SANTA LITURGIA, CUORE DELLA FEDE, E LE IMMAGINIFICHE LITURGIE FAI DA TE : TRA PARADOSSI E SINCRETISMI

Si chiede Sandro Magister durante il suo recente viaggio sul monte Athos, davanti agli splendori delle liturgie ortodosse:

“ Quali liturgie occidentali, cattoliche, sono oggi capaci d'iniziare a simili misteri e d'infiammare di cose celesti i cuori semplici? Joseph Ratzinger, ieri da cardinale e oggi da papa, coglie nel segno quando individua nella volgarizzazione della liturgia il punto critico del cattolicesimo d'oggi. All'Athos la diagnosi è ancor più radicale: a forza di umanizzare Dio, le Chiese d'Occidente lo fanno sparire. "Il nostro non è il Dio dello scolasticismo occidentale", sentenzia Gheorghios, igúmeno del monastero athonita di Grigoríu. "Un Dio che non deifichi l'uomo non può avere alcun interesse, che esista o meno. È in questo cristianesimo funzionale, accessorio, che stanno gran parte delle ragioni dell'ondata di ateismo in Occidente".

"Un dio che non deifichi l'uomo non può avere alcun interesse che esista o meno": parole da scolpire a lettere di fuoco sui frontoni delle sale in cui si svolgono certe liturgie arbitrarie del sabato sera, riservate rigorosamente a pochi adepti, animate da rulli insistenti di tamburi e da originali ed equilibristiche ole al momento della Comunione, seguite da danze e illuminate da improbabili candelabri ebraici....

Usque tandem?

sabato 18 giugno 2011

Il punto della situazione. Dove siamo; dove sta andando la Chiesa?

Nel momento attuale, dopo la notizia dell'approvazione dei Direttori catechetici del cammino, con la quale i NC tentano continuamente, ma inutilmente -chè non di dogma di tratta- di tacitarci, tutto sembrerebbe sanato.

Ebbene ci permettiamo, in base alla nostra esperienza ed a quanto continuamente continua a venir sottoposto alla nostra attenzione, di esprimere alcune perplessità, che diventano interrogativi seri, ai quali la presente situazione della Chiesa difficilmente permetterà sia data risposta, almeno a breve termine. Infatti, stando a ciò che emerge fino ad oggi, nessun 'emendamento' sembra aver mutato quel che noi, e come noi ogni cattolico, non può condividere, e cioè:
  1. la impostazione pesantemente filo-giudaica del Cnc,
  2. le sue catechesi enfatizzate, emotivamente coinvolgenti perché infarcite di psicologismi ed espedienti dialettici ma sostanzialmente svianti nella dottrina,
  3. la sua morale farisaica,
  4. le sue celebrazioni al limite dell'eretico,
  5. le sue prassi anomale manipolatorie e massificatrici
  6. l'atteggiamento dei suoi iniziatori al limite del dittatoriale.
Questo nelle linee essenziali è il Cnc fino all'approvazione dei Direttori, dopo la quale tuttavia non è arrivato alcun segnale di cambiamento; anzi, le nostre diocesi si stanno inesorabilmente trasformando secondo questi stili di cosiddetta "iniziazione" che, seppure oggi risultano emendati de iure, di fatto hanno formato, anzi de-formato, generazioni di diversamente-credenti e con essi il Cnc continua a farlo non solo indisturbato ma ora anche incoraggiato. La de-formazione la sperimentiamo ogni giorno nella impossibilità di dialogo con i nostri interlocutori, che dimostrano come in realtà nel loro movimento non sia cambiato NULLA.

Appare molto strano e anche sconcertante il dato che, se si è riconosciuto che c'erano cose da 'emendare' e si sono operati gli 'emendamenti', nessuno si sia preoccupato né si preoccupi di quanto di non commestibile spiritualmente hanno interiorizzato fino a quel momento due generazioni di persone, né tantomeno di rimediare agli errori diffusisi fino ad oggi. Ammesso che non si perseveri nello stesso modo nel mondo 'blindato' -e quindi non verificabile se non da quel che tuttora traspare- di questo più che atipico movimento, che in realtà è un sistema strutturato di pensiero e di prassi tanto potente quanto anomalo.

Altrettanto strano è il fatto che si sia approvata la pubblicazione di questi Direttori ed il popolo cattolico, una larga parte del quale viene addottrinata con essi, ancora non possa conoscerli. Viene tuttora invocato l'Arcano nell'intento -si sostiene- di renderli più efficaci. Ma può esistere l'Arcano nella Chiesa che si dice cattolica o esso appartiene propriamente ad una setta? [vedi] In verità, si tratta di una delle tante piaghe inferte al Corpo mistico di Cristo che invece il Corpo Mistico scambia per ricchezza spirituale.

E' nostro diritto, ma soprattutto dovere, continuare a porci questi interrogativi ed a condividerli con chi ama ed è fedele alla Verità che è il Signore. Egli ha voluto Santa e Immacolata la Sua Chiesa, la cui Santità è indefettibile, perché non intaccata da coloro che ne fanno parte, che non sono indefettibili. Fedeltà vuole che essi -tra i quali siamo anche noi- si servano dei mezzi di santificazione di cui il Signore l'ha dotata. Infatti, "la Chiesa è santa perché santo è Gesù Cristo, suo capo invisibile, e lo Spirito Santo che la vivifica: perché in lei sono santi la dottrina, il sacrificio e i sacramenti e tutti sono chiamati a santificarsi: e perché molti realmente furono sono e saranno santi".

Ora, purtroppo, siamo qui a chiederci che fine hanno fatto la dottrina, il sacrificio e i sacramenti che sono gli strumenti e canali della Grazia Redentrice, che proviene dalla Santa Umanità di Cristo Signore che si è Incarnato ha Patito, è Morto ed è Risorto per la nostra Salvezza, che questo branco di lupi affida ancora al Dio vetero-testamentario, che si è invece defintivamente rivelato in Cristo Signore, il quale ha portato a compimento la Legge e i Profeti di un tempo ormai oltrepassato.

Non è questione di carismi è questione di ortodossia. Abbiamo a che fare con una predicazione coinvolgente ed anche talvolta dirompente, ma non per questo essa ha titolo ad entrar a far parte della dottrina cattolica. E' invece palese il tentativo di usare i sentimenti e l'emotività per scardinare la dottrina e la fede. E lo si fa, gerarchie permettendolo, con un sistema strutturato di pensiero e di prassi, il cui linguaggio approssimativo innovativo sentimentale può aver successo perché incontra un substrato di ascolto ignorante in materia di fede in un deserto affettivo e spirituale i cui bisogni corrispondono all'abilità degli imbonitori. Ma il problema è: questi cosa trasmettono? Dove sta andando la Chiesa?

Ciò che occorre difendere, anche da quanto predicano certi chierici apertamente eretici quando non palesemente apostati e da quanto crede ormai la maggior parte di fedeli ignari dei fondamenti portanti della Fede, è la DOTTRINA CATTOLICA. Non è una questione di giuridismo, ma di fede viva che matura retta solo nella Verità e non negli scempi che se ne fanno travestiti da "nuova evangelizzazione".

Fa male, molto male, scrivere -e prima ancora pensare- queste cose; ma gli esempi si stanno moltiplicando in Germania, in Francia in Austria. Quel che esaminiamo nelle catechesi che abbiamo commentato non è da meno.

Ebbene, siamo ancora qui a chiederne conto ai nostri pastori, assenti indaffarati lontani e, forse, perfino conniventi: loro stessi intossicati dal veleno dello spirito post-conciliare persistendo in un'ermeneutica di rottura, nonostante le diverse intenzioni del Papa!

La soluzione sta nel ripristinare gli argini del Fiume della bellezza, le cui Sorgenti sono nelle relazioni trinitarie, dimostrando che essi, legata com’è la bellezza alla verità, si trovano soltanto nel ripristino del Munus docendi proprio della Chiesa, nella guida “dogmatica” che essa ha tenuto da sempre (nella quale la verità è riconosciuta nella sua limpida, univoca e splendida realtà), e non in una guida meramente “pastorale”, né nei suoi linguaggi ateoretici mutuati dalle filosofie immanentiste e neppure nello stile colloquiale che rende i discorsi ambigui ed approssimativi, come nel caso delle predicazioni che stiamo esaminando.

Questa roba brucerebbe, e un giorno brucerà ‘al fuoco del dogma’. Perché la Chiesa vera, quella nata nell’Ora della Passione e della Risurrezione di Cristo, è fatta di verità indiscutibili che tali resteranno.

venerdì 17 giugno 2011

Kiko e la Storia della Salvezza da una catechesi aggiornata nel 1999

Torniamo sugli Orientamenti di cui abbiamo già parlato per la Catechesi sull'Eucaristia, sulla quale dovremo tornare, perché c'è altro da aggiungere. Ora prendiamo in esame catechesi di Kiko. Non le commenterò immediatamente. Mi aspetto che siate voi a farlo, se siete cristiani prima ancora che cattolici.

Si vuole introdurre alla Storia della Salvezza. E come lo si fa? Si parte da due Catechesi, la prima su Abramo, la seconda sull'Esodo. Ci si aspetterebbe che, a partire da queste premesse veterotestamentarie, il discorso si concluda con un altrettanto polposo discorso su Cristo Signore...

In realtà, si parte da una catechesi che, da pag. 212 a pag. 229, è tutta incentrata sulla figura di Abramo e tutta la sua storia fin nei minimi dettagli percorrendo l'Antico Testamento. Ebbene, finalmente, a pag. 228, vedo per la prima volta nominato Cristo Signore e per di più con una citazione finalmente cattolica! Ma ciò avviene per poche righe (su 16 pagine!) e vedrete in che termini... Le maiuscole sono nel testo originale, il grassetto è mio.

Quando si arriva al momento in cui Abramo deve superare la sua prova più ardua: il sacrificio del figlio dice: "Dio provvederà". Ed è qui che Kiko dice: "Ma Dio provvede un agnello". [e aggiunge] Riporto testuali parole:
"L'AGNELLO DI DIO CHE TOGLIE IL PECCATO DEL MONDO. Gesù Cristo. Gesù Cristo è l'agnello di Dio che ha provveduto per i tuoi avvenimenti di morte."
Ma quali sono questi avvenimenti di morte? Non certo il peccato, dal quale il Signore ci ha liberati col Suo Sacrificio; ma, cito:
" Immagina che domani la tua fidanzata rompe con te; questo ti lascia distrutto. Perché Dio permette questo? Perché Dio permette che mia moglie abbia un cancro? Perché Dio permette che questo mio figlio muoia? Perché la morte e la sofferenza? Tu esigi che questo venga spiegato perché non lo capisci. La croce è il simbolo della morte. E la gente dice: Perché, se Dio è tanto buono, permette che i bambini muoiano di fame? LA CROCE SCANDALIZZA IL MONDO. La croce è quello che ci distrugge. Le croci che tu hai ogni giorno: il lavoro che non ti piace, che non hai soldi, che devi vivere con tua suocera, tutto quello che ti distrugge è la tua croce. E di fronte alla croce qual'è la risposta che Dio ha dato? Farla gloriosa. La croce è gloriosa e luminosa. Perché Dio provvede. Perché Gesù dice: Tutto è scritto (cf. Lc 24,44) PERCHE' IL SIGNORE DALLA MORTE E DAL MALE TRAE LA VITA E IL BENE. PERCHE' DIO HA PROVVEDUTO ALLA TUA CROCE, ALL'AVVENIMENTO DI MORTE CHE TU NON CAPISCI: GESU' CRISTO RISORTO. IN LUI QUESTA CROCE NON TI UCCIDE PIU', MA TI GLORIFICA. ...
Dopo poche altre righe sulla croce gloriosa che ti dà l'allegria, la catechesi conclude così:
Abramo aveva una croce molto grande. Attraverso di essa ha potuto scoprire che Dio esiste ed è colui che aiuta e salva gratuitamente i vecchi, i falliti, i morti, i peccatori e gli idioti.
Mi faccio e vi faccio solo una domanda. Ebbene, dov'è la Redenzione operata da Cristo Signore e la Sua Grazia Santificante in tutto questo? Non mi pare che emerga dai termini in cui l"iniziatore" si esprime su di Lui. Il Dio di cui Arguello sta parlando è ancora quello dell'A.T., che 'provvede' con chi sta ascoltando come ha provveduto con Abramo...

Non critico il fatto che si parta dall'inizio della Storia della Salvezza e penso che la figura di Abramo ci dà molte suggestione valide anche per noi oggi, se le ri-visitiamo con la 'conoscenza' che abbiamo del Signore che dat fuguris terminum, cioè porta a compimento ciò che nell'AT è prefigurato in attesa della sua venuta e che veicola una stupenda profonda spiritualità.

E, se il Signore è venuto, cioè si è INCARNATO, ha patito ed e morto per noi, prima di risorgere, come mai sfogliando queste catechesi vediamo:
  1. una pletora prevalente di suggestioni vetero-testamentarie
  2. di Incarnazione non si parla mai, alla Passione e Morte si fanno accenni minimi. Solo la Risurrezione, con l'enfasi sull'ormai consueto mantra del "Mistero Pasquale", viene nominata in tutte le salse.
  3. se è vero, come criticano ferocemente in alcuni punti in cui percorrono a modo loro la storia della Chiesa, che qualcuno (sarebbe solo una spiritualità distorta, non cattolica) ha dato preminenza alla Croce sulla Risurrezione, mi pare altrettanto vero che non si possa dare preminenza alla Resurrezione, alla quale non si arriva se non passando dalla Croce, che prima di essere gloriosa, è espiativa al nostro posto...
Inoltre, è così sicuro che sia Dio che manda direttamente le nostre croci o esse sono il risultato del nostro peccato personale o del peccato remoto nelle nostre famiglie e/o quello della realtà in cui siamo immersi, nonché di quello più remoto ancora che si chiama "peccato originale"? A prescindere dal fatto di non poter affrontare il mistero del male in poche battute e con questo strumento. Ma solo così per precisare qualcosa di essenziale... e comunque per scoprire la nostra vera croce personale (le altre nominate in questo 'insegnamento' (!?) possono essere anche prove o disavventure o altro) non lo si fa in termini così banali e occorre grande fede e discernimento.

Le obiezioni a questa cosiddetta catechesi richiederebbero un volume. Però almeno questo voglio esprimerlo:
Quel "Gesù Cristo è l'agnello di Dio che ha provveduto per i tuoi avvenimenti di morte" non grida vendetta per quel che dice male, ma soprattutto per quello che NON dice?
E in una congerie di giudaismi e di problemi esistenziali, che pure hanno il loro peso, ma che sono inquadrabili in un contesto ben più drammatico e soprattutto riportati alla loro radice, che è il peccato, che quell'Agnello ha vinto e del quale non c'è traccia, come non c'è traccia di QUELLA vittoria?

Quella Croce, prima di diventare gloriosa, era la croce dell'infamia, dell'abbandono più totale, che un Dio Amante della Sua creatura, cioè io e te e tutti noi e coloro che Lo accolgono, ha voluto prendere su di sé per riscattarla dal principe di questo mondo e dalla morte non solo materiale, che non è altro che conseguenza di una morte ontologica drammatica di distacco da Dio, dalla quale "l'Agnello Immolato", il nostro Signore, HA VOLUTO tirarci fuori e continua a tirarcene fuori nella Sua Chiesa!

Ne parliamo, non tanto per come ci vedono, quanto per la comunicazione distorta che veicolano

Un esempio di comunicazione distorta ed ingannevole, tratta dal sito cammino.info. Se la riproduco è solo perché c'è da aspettarsi che possa venire cancellata. Credo che non possa e non debba passare sotto silenzio per la scorrettezza e pertinace falsità di chi se ne fa autore. Inserisco alla fine le mie considerazioni.


Con il permesso dei fratelli della redazione e solo con la loro approvazione, vorrei rivolgere un caloroso invito ai fratelli, alcuni dei quali ne conosco l’identità, che intervengono sul blog “Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità”.
Carissimi fratelli vi invito a non intervenire più alle discussioni del blog:”Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità”.
Vi prego: Non rispondete più alle provocazioni e agli attacchi che quotidianamente provengono da quel blog. Continuando ad intervenire assicurerete a quel blog una lunga vita. Probabilmente l’intervento di qualche fratello è motivato dal desiderio di dialogo e di pacificazione.
Purtroppo però l’esperienza ha dimostrato che ogni tentativo di dialogo è del tutto inutile ed impossibile e si infrange contro il muro che essi hanno costruito.
Spessissimo gli interventi, inviati con buone intenzioni, vengono dalla redazione di quel blog, strumentalizzati, distorti o peggio ancora censurati.
Sono a conoscenza della reale identità di alcuni partecipanti a quel blog e della direttrice. Conosco bene anche la loro estrazione socio culturale.
Rinnovo quindi ancora la preghiera di non intervenire nella polemica che quel blog porta avanti. Grazie

Jacopo - giugno 16th, 2011 at 11:49 | Fare il login per replicare#62
Non abbiamo particolare interesse a parlare di altri blog, ma visto che siamo entrati nell’argomento approvo la posizione di zunbla, e invito i fratelli a lasciarlo perdere.
Il problema lì dentro è che in risposta a qualsiasi cosa si argomenti a favore del cammino viene prodotta da chi lo attacca una quantità immane di STUPIDAGGINI, INESATTEZZE, e altre scemenze che rendono impossibile la discussione.
Possono produrre più stupidaggini di quante io non possa spalare, senza peraltro durare la fatica che duro io a spalarle: la soluzione naturale al problema è quindi, semplicemente, evitare di spalare via tali scemenze. In pratica, economicamente parlando, vincerà sempre chi si inventa le scemenze, perché la dissipazione di una scemenza costa più della sua creazione.
A meno che il secondo decida di rivolgere altrove il suo tempo, lasciando il primo con le sue scemenze. zunbla

giugno 16th, 2011 at 12:56 | Fare il login per replicare#63
Sono contento che Jacopo condivida il mio appello. Spero che i fratelli che abitualmente intervengono su quel blog ascoltino ed evitino di intervenire ancora. Tra l’altro vorrei informarvi che ho più volte segnalato l’attività di quel blog alla Polizia Postale. Inoltre anche il Pontificio Consiglio per i Laici è stato messo al corrente della reale identità dei componenti di quel blog, soprattutto della direttrice, e della sua attività. Pertanto sconsiglio i fratelli del Cammino di continuare ad intervenire. Grazie
Parlando da persone serie, soffermiamoci su un po' di considerazioni:
  1. Siamo ben felici che il PCL sia stato messo al corrente della nostra identità. La mia identità e il mio lavoro - e quindi anche quello di tutti - è da anni ben noto alla Congregazione della Dottrina della Fede. Parlo della mia identità perché sono stati loro, interessati a quel che dicevamo a chiedermi documenti fin dal 2006, che ho fatto loro regolarmente pervenire, ovviamente fornendo nome, cognome e quant'altro necessario in un contesto civile. L'esito, come ormai assodato, non è stato quello voluto. E' evidente che hanno prevalso sponsor ben più autorevoli i quali tuttavia, se non mancano di potere, di certo mancano di argomenti per silenziare ulteriormente la Tradizione cattolica. Almeno che se ne possa parlare.
  2. Solo in un contesto dalla comunicazione artefatta e strumentale può far breccia una comunicazione come quella di cui sopra, che è solo una congerie di accuse e di dichiarazioni di falsità mai confutate ragionevolmente e documentatamente nonché di dichiarazioni false riguardo ai nostri comportamenti e contenuti completamente travisati. Ci attribuiscono addirittura di "inventare", quando non pubblichiamo nulla di men che documentato. Il fatto è che per "spalare le nostre scemenze" hanno difficoltà proprio perché non sono scemenze e anche perché i nostri argomenti impegnano la ragione e la coscienza, che sono addestrati a portare all'ammasso.
  3. Quanto alla polizia postale, non si vede quale potrebbe essere l'oggetto della denuncia, se non il loro personale fastidio, dato che la nostra informazione è documentata e non contiene né ingiurie né calunnie nei confronti di nessuno.
  4. Tornando all'identità mia e di altri, ormai nota al di là dei nick e che comunque all'inizio aveva le sue buone ragioni di riservatezza per stornare ritorsioni ed altro: il fatto che appunto sia nota non vedo cosa possa cambiare, dal momento che ognuno di noi è adulto e responsabile e, quanto alla testimonianza di Fede, è pronto a darne le sue ragioni a chiunque ed in qualunque momento, con l'aiuto del Signore e della Vergine Immacolata.
  5. La vitalità del blog non è di certo condizionata dagli interventi di cui si parla sopra, dal momento che è evidentemente fondata su quanto c'è da dire, da confrontare, da analizzare e riflettere su testi ed eventi che riguardano la nostra Chiesa.
  6. L'impossibilità di dialogo e la netta divisione è originata dalla 'estraneità' tra le rispettive fedi e mentalità che la fede fa maturare. Del resto il "volemose bbene" non funziona. La vera unità la crea il Signore in Lui intorno ai Suoi Altari dai quali sale, come incenso, oltre al Suo Santo Sacrificio e la comunione al Suo Corpo e al Suo Sangue, anche la nostra preghiera e possono scendere su di noi tutte le Grazie di cui abbiamo bisogno.
  7. E' ormai chiaro che non condividiamo la stessa fede perché non condividiamo lo stesso Altare. Questo è il nocciolo del problema, al di là delle catechesi eretiche e delle prassi anomale delle quali si è parlato in abbondanza.

giovedì 16 giugno 2011

Filippine: il Cammino è ancora da correggere

Istruzione pastorale sul Cammino Neocatecumenale nell'Arcidiocesi di Lingayen-Dagupan
7 giugno 2011

CERCANDO LA COMUNIONE NELLA CARITA'

Nella mia lettera sul Cammino Neocatecumenale al popolo di Dio nell'Arcidiocesi di Lingayen-Dagupan [Filippine] dello scorso 1° maggio 2010, scrissi che «il Cammino Neocatecumenale, con il suo obiettivo di portare la gente alla comunione fraterna e alla maturità della fede attraverso il tripode di "Parola-Liturgia-Comunità", è un dono dello Spirito Santo alla Chiesa e alla società del nostro tempo».

«Come tutti i doni, si deve aver cura del Cammino Neocatecumenale e proteggerlo dagli effetti del peccato originale che è in noi. Va difeso contro l'orgoglio e l'arroganza dei suoi leader. Coloro che seguono il Cammino non devono mai mancare di carità o deviare dalla via della verità».

La nostra carità pastorale per i fedeli cattolici che hanno intrapreso il Cammino ci ha spinti lo scorso anno ad imporre alcune linee guida pastorali allo scopo di preservarne la stabilità e di mantenerne la purezza di vita nello Spirito. Sottolineo che si trattava di istruzioni pastorali e non punitive.

Ho apprezzato il fatto che i leader del Cammino hanno correttamente seguito la direttiva pastorale del piano ecclesiale, riguardante la lettura del Catechismo della Chiesa Cattolica da parte dei membri del Cammino, così come la fervente preghiera del rosario nelle celebrazioni settimanali della Parola. Riconosco anche la diligenza dei neocatecumenali quanto alle donazioni. Le comunità hanno mostrato la loro obbedienza ai pastori della Chiesa fin dalla pubblicazione delle linee guida pastorali.

Spinti dalla stessa carità pastorale che ci impose di pubblicare quelle linee guida l'anno scorso, in unità di preghiera con i membri del clero locale che hanno comunità Neocatecumenali nelle loro parrocchie, stabiliamo le seguenti istruzioni come frutto della moratoria di un anno che termina con la domenica 12 giugno 2011, festa di Pentecoste:

(1) Sebbene riconosciamo nella fede e nella carità pastorale i doni spirituali che il Cammino Neocatecumenale ha portato alla Chiesa, dobbiamo ricordare ai nostri fedeli cattolici che seguono il Cammino che esso è solo di uno dei molteplici movimenti di rinnovamento della Chiesa. La Chiesa, in quanto madre, ha un posto nel suo cuore per qualsiasi movimento laicale ed associazione, ministero laico, programma di evangelizzazione ed apostolato, ogni approccio pastorale. Dobbiamo rispettare gli altri movimenti ed associazioni ed essere pronti agli altri ministeri a cui lo Spirito ci guida, evitando sempre qualsiasi forma di esclusività e pregiudizio.
Ugualmente ammonisco coloro che fanno il Cammino ricordando che ogni parroco, spesso caricato di molti impegni pastorali e limitati, ha da seguire tutti i fedeli cattolici nei limiti del suo tempo e delle sue capacità fisiche.

(2) La proibizione di avere Messe speciali per le comunità neocatecumenali in parrocchia è parzialmente abolita. Secondo la disponibilità dei parroci, le comunità Neocatecumenali potranno celebrare l'Eucarestia del sabato sera una sola volta al mese. Nelle altre domeniche del mese, i neocatecumenali devono partecipare alle normali Messe della parrocchia.
Lo scorso anno i neocatecumenali insistevano a dire che la Messa della parrocchia così come prescritta dalla Santa Sede sarebbe stata “parziale, incompleta e non altrettanto significativa” rispetto alla Messa neocatecumenale. Secondo il nostro giudizio pastorale, i membri del Cammino non hanno ancora compreso correttamente che non esiste alcuna differenza tra la Messa della parrocchia e la Messa dei gruppi particolari. Prendiamo dunque a cuore le parole del beato Giovanni Paolo II: “anche quando è celebrata all'umile altare di una chiesetta di campagna, l'Eucarestia è sempre in qualche modo celebrata sull'altare del mondo. Unisce il cielo e la terra. Abbraccia e permea la creazione” indipendentemente dai canti e dai gesti speciali che vi vengono effettuati.

(3) Senza consultarsi con l'Arcivescovo, l'equipe nazionale del Cammino ha unilateralmente deciso di non effettuare i "passaggi" per le comunità neocatecumenali presenti nella nostra arcidiocesi sebbene tali comunità fossero pronte a effettuarli. Sia chiarito categoricamente che l'Arcivescovo non ne era stato informato e non avrebbe approvato questa decisione dell'equipe neocatecumenale nazionale. Di conseguenza, tutte le comunità a cui erano destinati i "passaggi" non devono essere private del progredire nel Cammino. La moratoria sulle catechesi iniziali e l'apertura di nuove comunità termina con la domenica di Pentecoste di quest'anno.

(4) La preghiera del rosario durante la celebrazione settimanale della Parola dovrà continuare per un altro anno.

photo by Noli Yamsuan
(5) Ai pastori delle parrocchie consigliamo di dare ragionevole presenza e cura pastorale alle comunità Neocatecumenali presenti nelle loro parrocchie. I neocatecumenali devono essere incoraggiati dai parroci a collaborare alle attività della parrocchia, apostolati e associazioni. Ai parroci parimenti si richiede di verificare l'ortodossia dottrinale in ciò che viene insegnato ai neocatecumenali durante le celebrazioni settimanali della Parola. I parroci vigilino sull'implementazione del Cammino Neocatecumenale nel nome dell'Arcivescovo, assicurandosi che aderisca alla disciplina e alla dottrina della Chiesa (cfr. Statuti, art. 27). Non si aprano nuove comunità neocatecumenali in una parrocchia senza l'approvazione del parroco.

(6) Ai parroci do piena autorità, in nome dell'Arcivescovo, di determinare gli orari delle celebrazioni dell'Eucarestia mensile e della celebrazione settimanale della Parrocchia, così come di sospendere qualche attività neocatecumenale se a loro giudizio si ponessero in contrasto con le attività della parrocchia o se venisse in qualche modo compromessa la dottrina o la disciplina della Chiesa.

Chiederò regolarmente le valutazioni, raccomandazioni e i consigli dei miei confratelli parroci in spirito di comunione fraterna per assicurare che le comunità Neocatecumenali contribuiscano veramente alla vita pastorale dei fedeli.

La ricerca della comunione nella fede e nella carità è l'obbiettivo che ci si pone di fronte. Ammonisco i membri del Cammino a cercar sempre la comunione con i parroci e con la comunità parrocchiale. Parimenti incoraggio i parroci a dare alle comunità Neocatecumenali presenti nelle loro parrocchie la loro cura pastorale nella carità, riconoscendoli di fronte al Signore. La promozione della comunione richiede un atteggiamento di conversione nella mentalità e nei paradigmi sia per il pastore che per il gregge. Per questo santo compito di promuovere la comunione nella carità, invoco le mie pastorali benedizioni affinché in tutte le cose il Signore possa essere glorificato.

Dalla cattedrale di san Giovanni Evangelista, 12 giugno 2011, domenica di Pentecoste

+ Socrates B. Villegas
Arcivescovo di Lingayen Dagupan

(nostra traduzione dal sito ufficiale della diocesi di Lingayen-Dagupan, con alcune evidenziazioni nostre)


In sintesi:
  • l'arcivescovo Villegas conferma esplicitamente che il Cammino Neocatecumenale «va difeso contro l'orgoglio e l'arroganza dei suoi leader»
  • l'Arcivescovo non ha perseguitato il Cammino ma lo ha soltanto corretto intendendo farlo "progredire"
  • durante l'anno di "moratoria", i neocatecumenali hanno ubbidito alle richieste più facilmente verificabili (rosario e lettura del Catechismo)
  • il Cammino è stato "diligente" nelle "donazioni" (interessante onesta precisazione, che dimostra che l'Arcivescovo agisce alla luce del sole e non è corrompibile con trenta denari)
Ma il Cammino ha ancora molto da migliorare. Come si legge nel resto del testo, i neocatecumenali:
  1. continuano ad avere un atteggiamento di "esclusività" e "pregiudizio", ritenendosi migliori di tutti gli altri movimenti e associazioni
  2. pensano che solo la loro celebrazione eucaristica sia "completa e significativa", disprezzando ancor oggi il Messale Romano approvato da papa Paolo VI e in uso in tutta la Chiesa
  3. come al solito prendono decisioni "unilateralmente" senza neppure informare l'Arcivescovo, specialmente quando il vescovo aveva dato loro direttive chiare!
  4. sono pronti ad abbandonare immediatamente il rosario (tant'è che l'Arcivescovo ha imposto esplicitamente che si continui a recitarlo per un altro anno)
  5. continuano imperterriti con gli errori dottrinali che li hanno reso famosi (ma non dovrebbero seguire quel Direttorio "approvato" ma non pubblicato?) ed il disprezzo della disciplina, creando divisioni nel clero e nelle parrocchie
  6. insistono a considerare diritto acquisito ogni più piccola concessione locale (per cui ai parroci vien dato potere, in nome del vescovo, di sospendere attività neocatecumenali che a loro giudizio ostacolino la vita della loro parrocchia o che vi diffondano errori dottrinali).

martedì 14 giugno 2011

Puntualizzazioni di Benedetto XVI durante il Convegno diocesano e la riunione interdicasteriale.

Estraggo alcuni punti chiave dal Discorso con cui la sera di lunedì 13 giugno, in San Giovanni in Laterano, Benedetto XVI ha inaugurato il convegno della diocesi di Roma sull’iniziazione cristiana:

Annuncio della Fede
Mi torna alla memoria che, proprio in questa Basilica, in un intervento durante il Sinodo Romano, citai alcune parole che mi aveva scritto Hans Urs von Balthasar: “La fede non deve essere presupposta ma proposta”. E’ proprio così. La fede non si conserva di per se stessa nel mondo, non si trasmette automaticamente nel cuore dell’uomo, ma deve essere sempre annunciata. E l’annuncio della fede, a sua volta, per essere efficace deve partire da un cuore che crede, che spera, che ama, un cuore che adora Cristo e crede nella forza dello Spirito Santo! [il problema è chi fa l'Annuncio, perché dipende da QUAL E' l'Annuncio che viene fatto. Inoltre, la tanto enfatizzata "missionarietà", che nel Cnc è 'proselitismo' a se stesso e non alla Chiesa, non significa andare ad evangelizzare nelle strade e nelle piazze o vivere l’impegno totalizzante di un movimento che fagocita ogni aspetto della vita. Per essere veri ‘testimoni’, bisogna essere autentici cristiani, a volte anche nel nascondimento. Certamente c’è bisogno di chi è ‘inviato’ ad Annunciare... ma è qui che sorgono i problemi, perché una autentica formazione cristiana oggi non è né scontata né garantita, se non in poche oasi nella Chiesa]

Catechesi azione ecclesiale
La catechesi è azione ecclesiale e pertanto è necessario che i catechisti insegnino e testimonino la fede della Chiesa e non una loro interpretazione. Proprio per questo è stato realizzato il Catechismo della Chiesa Cattolica, che idealmente questa sera riconsegno a tutti voi, affinché la Chiesa di Roma possa impegnarsi con rinnovata gioia nell’educazione alla fede. [La catechesi "azione ecclesiale" è qualcosa di diverso da quel che possiamo vedere e che i NC sono soliti ascoltare tratto dagli Orientamenti, come abbiamo visto anche nell'articolo precedente]

Educazione all'interiorità
Per tutto questo è necessario educare al silenzio e all’interiorità. Confido che nelle parrocchie di Roma gli itinerari di iniziazione cristiana educhino alla preghiera, perché essa permei la vita ed aiuti a trovare la Verità che abita il nostro cuore. [Siamo ben lontani dalla chiassosa e martellante emozionalità di canti e del ballo persino durante l'Eucaristia]

Educazione alla Bellezza
Il patrimonio di storia e arte che Roma custodisce è una via per avvicinare le persone alla fede. Invito tutti a fare tesoro nella catechesi di questa ‘via della bellezza’ che conduce a Colui che è, secondo S. Agostino, la Bellezza tanto antica e sempre nuova. [Difficilmente la 'via della bellezza' potrebbe essere riconosciuta in certe orride icone dell'iniziatore del Cnc]


Ieri mattina, nella Sala Bologna del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto una riunione dei Capi Dicastero della Curia Romana. Tra gli argomenti in agenda per questa «interdicasteriale» c’era la vita consacrata e l’esercizio dell’autorità in alcuni istituti religiosi e aggregazioni ecclesiali. Sono emersi in particolare due punti, importanti perché rivelano la mens del Papa che ha convocato la riunione :
  1. La distinzione tra comunità religiose maschili e comunità religiose femminili con l'intenzione di:
  1. marcare la necessità di vite comunitarie separate, al contrario di quanto avviene in alcune comunità.
  2. distinguere bene la vita religiosa consacrata dalla vita laicale. Il che ha introdotto la discussione sul fatto che i laici responsabili di un movimento o di un’associazione, non dovrebbero esercitare una giurisdizione sui sacerdoti e sui religiosi. Deve sempre esserci un sacerdote responsabile per i preti e i religiosi membri del movimento.
  1. L’esercizio dell’autorità da parte dei fondatori di ordini religiosi e forme di vita consacrata. L'attenzione era centarta sul tema dell’obbedienza richiesta al fondatore, che rischia in taluni casi di legare i membri dell’istituto a quella persona, facendo passare in secondo piano l’appartenenza ecclesiale e l’adesione al magistero della Chiesa.
Sono stati citati casi estremi di plagio quali quello di Maciel, per lunghi anni protetto da una grave omertà interna alla Curia. C'è da dire che il Cnc non è un Ordine religioso; ma l'analogia nei riguardi degli iniziatori appare evidente. E' da pensare che siano state indicate delle precise linee di interventi, anche se siamo abituati a vedere chiarezza di idee nei documenti e nelle intenzioni, cui purtroppo non sempre corrisponde coerenza nei fatti tradotti in 'pastorale'.

lunedì 13 giugno 2011

L'Eucaristia secondo Carmen Hernandez. Dalle Catechesi per la formazione dei catechisti, 1999.

Pubblico il testo preso dal I Vol. degli Orientamenti alle équipes di catechisti: si tratta della prima parte, che contiene le catechesi iniziali, corrispondente ai testi già noti del 1972 (i famosi mamotreti), rivista e corretta nel 1999, ma poco o nulla ‘emendata’ dagli errori, come può notarsi da questo testo, già significativo, preso dalle prime pagine (290-294) della “Catechesi di Carmen Hernandez sull’Eucaristia”. Il resto è tutto su questa falsariga. E’ evidente che il testo ha l’immediatezza del discorso, da cui è stato ricavato; ma questo non può giustificare le gravi lacune ed anche le inesattezze, nonché il pressapochismo e l’uso di psicologismi da quattro soldi piuttosto che di solidi fondamenti tratti dalla Rivelazione Apostolica. In fondo, a pensarci bene, si tratta di una sintesi personale (non ecclesiale), infarcita di molti elementi giudaizzanti e protestanti, centrata sull’esperienza (fatto positivo, ma che diventa deviante nel momento in cui viene assolutizzato).
Di fatto è proprio l’esperienza personale della conversione dei due iniziatori, che si è andata (e va evolvendosi) nel corso del tempo con elementi nuovi da loro accolti e fatti propri, che è condivisa ed imposta a tutto il mondo attraverso una rigida struttura, funzioni, prassi e simboli che hanno preso il ‘guscio’ del Catecumenato del RICA per riempirlo con contenuti propri arbitrariamente pre-fabbricati e imposti a tutti nello stesso modo. Il Cammino non è altro che questo. Il resto è marketing ed esaltazione, frutto anche di dipendenza creata da diversi fattori: impegno totalizzante, canti coinvolgenti, esperienze dense di martellamenti strumentali ai fini della ‘costruzione’ kicarmeniana, senza escludere il sincretistico rito. Di questo abbiamo parlato a iosa e chi ci legge può trovarlo ben sviluppato sfogliando il sito e il blog e, con maggiore immediatezza, consultando i vari titoli messi a disposizione per un approccio essenziale, nella colonna in alto a sinistra del blog.

Ho inserito le mie chiose come note alla fine per consentirvi una lettura non frammentata. Forse la consultazione richiede un po’ di pazienza; ma è essenziale per scoprire le difformità e le eresie (nel senso di tagliar via tutto quello che non rientra nella propria visuale). Se pensiamo che questa è la predicazione che i cosiddetti ‘testimoni’ che oggi vanno per la maggiore impongono a troppe diocesi, grazie a gerarchie ammaliate e/o conniventi, possiamo renderci conto con sgomento della grave crisi in cui versa la nostra Chiesa, la quale sembra incoraggiare questa “nuova evangelizzazione”, talmente nuova da essere “altra” da quella che noi abbiamo ricevuto. Fa male al cuore e all’anima pensare che le nuove generazioni e i ‘lontani’, che non conoscono la Tradizione della Chiesa, prendono questi insegnamenti, accompagnati da un forte coinvolgimento nonché da tecniche attrattive e prassi manipolatorie, per oro colato.


Carmen Hernandez. Catechesi sull’Eucaristia.

Molte delle cose che sto per dirvi le ho imparate da p. Farnés (1), che è, credo, uno degli uomini che oggi in Spagna sanno più di Liturgia, che conosce bene le fonti. Per questo realizzerò il "dare gratis quello che gratis avete ricevuto" (cf Mt 10,8).
Non pretendo parlare di tutto ciò che è il sacramento dell'Eucaristia, cosa impossibile in così poco tempo. Voglio appena sottolineare alcune linee fondamentali che il concilio ha rimesso particolarmente in evidenza, perché vi aiutino a vivere la celebrazione dell'Eucaristia.

Ascoltando le vostre risposte vedo che "oggi saprete che è Jahve colui che passa", come dice l'Esodo (cf Es 12,12), che "oggi saprete che Jahve passa per l'Egitto". Spero che veramente oggi sia un'apparizione di Dio, che possiamo vedere veramente Jahve passare.

Il passaggio di Jahve pone sempre in movimento. Noi ci troviamo in una società in cui sembra che arrivare sia "sedersi": l'ideale della borghesia. Perciò passare da una mentalità di "seduti" ad una dinamica pasquale, che è il processo di cambiamento che avviene oggi nella Chiesa (2), è un po' forte. Lo dico perché personalmente è successo a me. Proprio dalle risposte che avete dato vedo la distanza percorsa dalla Chiesa in pochi anni.

Se veramente oggi ci avviciniamo alle fonti e riusciamo a metterci in contatto col vulcano esplosivo che è l'Eucaristia cristiana, questo ci entusiasmerà tanto da metterci in movimento come un Sinai.

Vedrete che l'apparizione di Dio, il suo intervento, provoca sempre una tensione, mette l'uomo in movimento. L'intervento di Dio provoca e apre immediatamente un cammino, un senso della storia e l'esistenza si mette in marcia.

Tutti i valori che a oggi la civiltà e la stessa filosofia della storia, tutta la visione della storia in senso lineare, sono valori biblici. Perché il Dio che appare nelle Scritture non è un Dio di un concetto o di un'idea. Se cercate nella Scritture una definizione astratta di Dio non la troverete (3) . Ma basta aprire le Scritture in qualsiasi punto ed incontriamo un Dio vivo, un Dio che incide realmente nella vita degli uomini e nella storia. Un Dio che appare, che si "vede".

Questa apparizione (4), di Dio apre immediatamente un cammino, dà un senso all'essere umano. In modo che Dio appare e Abramo si mette in cammino. Dio appare e le schiavitù di rompono, si aprono strade nel mare, si aprono cammini nel deserto. Dio appare e la vita ha un senso, si apre un orizzonte davanti e la felicità è presente. Per questo, quando appare Dio, l'eternità entra nel tempo e tutto ha senso. L'uomo ritrova il senso. E quindi l'uomo esulta all'apparizione di Dio. (5)

L'Eucaristia è principalmente una esultazione, una risposta all'intervento di Dio.(6)

E questo intervento di Dio non è un'idea; è un fatto storico; una cosa sperimentabile che la storia ha sperimentato, che gli uomini hanno sperimentato. (7)

Per poter continuare a parlare dovrei spiegarvi alcuni concetti, dire che cosa è fede, che cosa è l'Eucaristia. Perché quando io parlo di fede e di Eucaristia ciascuno pensa a una cosa diversa.

Uno dei termini che dobbiamo chiarire per poter continuare a parlare è quello di FEDE. Della fede abbiamo fatto concetti e ragionamenti, abbiamo dato definizioni della fede, ma che sono tutto meno ciò che è la fede nella Scrittura. Fede, nella Scrittura, è una garanzia, un'esperienza profonda, è una conoscenza storica sperimentale è una avvenimento sperimentabile (8).

Gli Apostoli hanno visto Dio in Gesù Cristo, lo hanno sperimentato, e allora lo confessano. (9)

La fede non è un dubbio o una oscurità o un "salto nel vuoto" per quanto bella sia la frase e l'abbia detta Pascal. E' tutto il contrario: è un incontro con l'Assoluto (10) con Dio. La fede è una conoscenza piena (11) in modo tale che la fede, dice la teologia, è ragionevole, perché non si oppone in nulla alla ragione. Perché ci sono molte dimensioni dell'uomo che sono molto più grandi dell'intelligenza, e che non sono il sentimento.(12) Sono molto più profonde del sentimento e molto più stabili dell'inconscio. E' nella profondità assoluta dell'uomo, nell'essere dell'uomo, che si chiamo coscienza o come si voglia, dove si esplicita l'incontro con Dio, che supera la ragione, perché va molto più al profondo. E' nella pienezza assoluta dell'essere (13), dove l'uomo percepisce l'apparizione di Dio con questa perfezione che dà la conoscenza della fede. La fede è una conoscenza sperimentale. Non è una conoscenza razionalista in senso ellenistico (14)

Negli Apostoli non restano dubbi. La fede per loro non è un dubbio. Gli Apostoli hanno vissuto un avvenimento. Questo avvenimento non è solamente il vedere materialmente che Gesù Cristo è risorto dai morti. Perché vedere materialmente Gesù Cristo risorto che cosa importa a S. Pietro? Per S. Pietro che un morto ritorni alla vita è causa di paura; Gesù Cristo gli sembra un fantasma. E a noi stessi che importa che Gesù Cristo sia risorto dai morti? (15)

La fede nella risurrezione non presuppone solamente che Gesù Cristo sia risorto dai morti, presuppone VIVERE la resurrezione dei morti, aver ricevuto lo Spirito vivificante di Gesù Cristo Risorto, la vita eterna, essere testimone. (16) Perché l'opera che Dio ha fatto resuscitando Gesù Cristo non finisce in lui, ma è per essi, per S. Pietro e i cristiani. Hanno fede perché sperimentano e vivono Gesù risorto dentro di essi. Ha fede colui che ha avuto questo incontro con Dio, che ha avuto questa manifestazione di Dio. (17). Per questo dico che le Scritture non definiscono Dio né dicono concetti su Dio in astratto, ma confessano e proclamano come fanno gli apostoli, una esperienza di Dio, quello che è Dio. (18)

L’apparizione di Dio provoca immediatamente nell’uomo una risposta. Questa risposta è proprio l’EUCARISTIA. La parola “Eucaristia”, per le nostre mentalità, è in pratica solo sinonimo delle specie eucaristiche, il pane e il vino, particolarmente le ostie riservate nel tabernacolo. Così questo termine è male usato. Queste sono le “specie eucaristiche”. La parola ”Eucaristia” nel suo senso originario, e in quello che è per la chiesa primitiva, come vedremo, non è questo. “Eucaristia” per essi è anzitutto quello che esprime il termine ebraico “berakàh”. (19). Eucaristia è essenzialmente la risposta all’intervento di Dio. L’intervento di Dio provoca immediatamente una risposta esultante, una festa.

Il cuore della Eucaristia è l’esultanza, l’allegria, la festa, una gioia impressionante. L’intervento di Dio in Maria traduce immediatamente in lei in Magnificat (cf Lc 1, 46-55). Il Magnificat è una berakah, una vera eucaristia, una vera risposta di esultanza. (20)

Questa esultanza, che è il cuore dell’eucaristia, fa sì che questa sia prima di tutto una proclamazione, una confessione dell’opera di Dio, di ciò che Dio ha fatto. L’intervento di Dio che tira fuori Israele dall’Egitto - e tutti gli interventi storici e concreti di Dio che Israele ha percepito nella sua vita: che si rompono le catene della schiavitù e si apre la libertà, che Dio rimette in cammino, ecc. – produce immediatamente in loro una risposta che è la PASQUA, una grande festa, una grande eucaristia pasquale.

Un’Eucaristia è essenzialmente una proclamazione, prima che un’azione di grazie. Azione di grazie è ancora poco per ciò che è l’Eucaristia, che include anche l’azione di grazie. Ma essenzialmente – e prima di dare grazie a Dio come un interscambio commerciale per qualcosa che hai ricevuto – è una proclamazione, una confessione di quello che Dio ha fatto.

Questa proclamazione non è perché Dio è grande nel senso che cantano gli inni omerici e gli inni delle religioni pagane in cui si canta al Dio grande nel firmamento, nelle stelle, tra gli astri, in generale, in astratto. E’ una proclamazione del Dio potente, “che ha operato grandi cose in me”, come dice il Magnificat. Io sono un testimone, dice Israele, delle grandezze che Dio ha fatto: aprì il mare, il faraone restò sepolto. Ecc. Noi siamo testimoni. Non è stata un’opera nostra, sono opere di Dio. Ed essi così lo proclamano e confessano. (21)

L’Eucaristia è essenzialmente una risposta, una proclamazione, una confessione e un’azione di grazie e Dio per la sua Parola, che è azione, fatta presente in un’azione sacra.

Il Dio che appare nelle scritture non è un Dio che se ne sta seduto. “Oggi saprete che è Jahve colui che passa”. E’ il passaggio di Jahvè che trascina dietro a sé e mette l’umanità in cammino, pone l’esistenza storica in marcia. Gli apostoli vedranno in questo Gesù risorto che passa, Jahvè che passa. “E’ giunta l’ora di passare da questo mondo a mio Padre” (cf Gv 12, 23; 13, 1). (22)

In tutta la Scrittura si osserva questa dinamica del passaggio di Jahvè. Jahve è la merkabà, il “carro di fuoco” (cf Ez 1). (23). L’apparizione di Dio provoca sempre una tensione, una dinamica un cammino che è glorioso.

Gesù dice: “E’ arrivata la mia ora” (Gv 12, 23). Il Figlio dell’Uomo sarà glorificato, innalzato ed esaltato. Sarà posto in cammino. (24) E anche Gesù Cristo risorto, che appare agli apostoli, li mette in cammino e li incontrerete sempre in cammino. Gesù risorto non si ferma mai. Nei Vangeli si riconosce sempre Gesù allo spezzare del pane, perché i Vangeli che oggi abbiamo sono in fondo, come vi ha detto tante volte Kiko, raccolte della esperienza della Chiesa primitiva. E la Chiesa primitiva, che ha sperimentato Gesù Cristo, che ha fatto per prima cosa? Scrivere qualcosa? La prima cosa che ha fatto è stato cantare, celebrare l’Eucaristia, esultare, proclamare le grandezze che Dio ha operato.

Gli apostoli sono uomini dispersi dalla Croce, uomini ai quali essa ha dimostrato il loro peccato. Gesù Cristo morto in Croce ha fatto sì che S. Pietro si riconoscesse peccatore. (25) La croce di Gesù Cristo ha disperso tutti gli apostoli, ma Gesù Cristo risorto dalla morte è apparso a loro, non come uno spettro, come un fantasma, ma con carne e ossa, con un corpo nuovo e loro lo hanno visto. Non solo perché lo hanno visto con i loro occhi, ma soprattutto perché Gesù Cristo risorto dai morti e costituito Spirito vivificante li ha riuniti, ha dato loro il suo spirito di risurrezione (26) ed ha formato la “prima Chiesa” che è quindi opera di Dio, opera dello Spirito vivo di Cristo risorto. (27) comunione tra gli uomini, che è la comunione nello Spirito Santo, l’unità di un solo Spirito nello Spirito di Cristo risorto dai morti. (28)

Osservazioni sul testo
(1) noto liturgista modernista, presente in diversi raduni del Cnc
(2) come se la dinamica pasquale presente nella Chiesa fin dalla sua fondazione fosse una scoperta di oggi!
(3) ne parla come di una sua illuminazione. Ma di fatto la Scrittura ci insegna e scopriamo che Dio si manifesta nel suo agire, in quello che fa per noi. La suggestione principale che emerge dal testo è questa visione del cammino - con l'uso reiterato del termine - della messa in movimento... ma è evidente che c'è tutta la suggestione del cammino di Israele nel deserto... Invece, con la venuta di Gesù, questo cammino nel deserto ha raggiunto la Terra promessa che è Lui e con Lui inizia non un nuovo cammino, ma la costruzione del Regno, quello del Padre nel Figlio per opera dello Spirito Santo, che richiede la nostra consapevole e fedele collaborazione e non la passività che si vive nel Cnc! Non è un'osservazione banale. Va approfondita e ben assimilata. Sono rimasti a Mosè e al vecchio testamento e non parlano mai di CHI E' Cristo e di cosa ha fatto e continuamente fa per noi. Ne parlano solo in maniera saltuaria e strumentale rispetto ai loro discorsi. Del resto questo testo ne è già una dimostrazione...
(4) notare l’annacquamento dato da questa insistenza su ‘appare’, ‘apparizione’, termine vetero-testamentario del Dio che agisce nella storia, rispetto al mancato uso del termine tutto neo-testamentario ‘incarnazione’ e successiva Presenza reale, del Dio che entra definitivamente nella storia, fino a farsi uomo e condividere la nostra sorte fino alla Croce: dono supremo di sé, sacrificio di espiazione al nostro posto, passaggio ineludibile per la Risurrezione
(5) Questo è ancora il Dio vetero-testamentario. Dov’è il Dio fattosi carne e morto in croce per espiare il nostro peccato e Risorto per introdurci nella Creazione nuova, quella dell’”ottavo giorno”? La schiavitù d’Egitto spezzata, la strada nel mare, il cammino nel deserto, sono cose accadute prima… La Salvezza è stata compiuta dalla Passione Morte-Risurrezione-Ascensione al cielo-invio del Suo Spirito, da parte del Signore Gesù, che ancora non vien nominato. Lo si farà poi, ma vedremo come!
(6) Nessun accenno, neppure successivo, all’Eucaristia come ri-presentazione al Padre del Sacrificio di Cristo (SC,7), che è innanzitutto Offerta oltre che Lode e ringraziamento e comunione. E, quando esplicita questa risposta all’intervento di Dio, non si riferisce alla risposta con la vita, il comportamento, ma con la gioia e l’esultanza: elementi sentimentali, emozionali. L’atto di volontà consiste esclusivamente nell’adesione continuamente rinnovata al Cnc e a tutte le sue proposte e insegnamenti e prassi.
(7) Oltre ad essere un “fatto storico” non può tralasciarsi che è anche e soprattutto l’irruzione del Divino, del Soprannaturale nell’umano, in virtù dell’Incarnazione di Cristo Signore e della sua Opera di Redenzione. Altrimenti rimaniamo, come di fatto avviene anche nel rito, nell’antropocentrismo, senza alcun riferimento alla Grazia Santificante.
(8) l'unica cosa che non dice è che, secondo la Scrittura, Fede= affidarsi attaccarsi, radicarsi, essere fedeli, vivere-con la Persona di Cristo Signore, riguardo a noi cristiani.
(9) non lo dice qui espressamente, ma emerge chiaro che è quello che può succedere solo nel Cnc. Vien detto ancor più apertamente in altri punti
(10) l’Assoluto non è il Dio Persona della Santissima Trinità che ci si rivela nella Persona del Figlio
(11) piena? da subito? in base a quello che rivela lei? o è una conoscenza che va aumentando attraverso la fedeltà e la perseveranza e il rapporto personale?
(12) paradossalmente, invece, le situazioni comunitarie create nell’ambito del Cnc sono TUTTE dirette a svegliare proprio l’emozione, il sentimento, esperienze forti e coinvolgenti dal punto di vista emotivo, ma che lasciano fuori la ragione: vietato fare domande e anche la volontà: assoluta iperdirettività dei catechisti esercitata perfino sui sacerdoti che perdono così il loro munus docendi et regendi, con annacquamento di quello sanctificandi nella esaltazione del sacerdozio regale dei fedeli e del protagonismo dell’Assemblea
(13) la pienezza assoluta dell'essere è solo di Dio, di Cristo Signore: dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e riceviamo in continuazione e grazia su grazia (gv 1, 1-18)
(14) si suppone che intenda: concetto, idea. Infatti per la Bibbia conoscere è sempre una conoscenza di esperienza ed è, anzi, una conoscenza intima profonda che allude al rapporto 'sponsale'
(15) come sarebbe? Se non è innanzitutto un fatto realmente avvenuto nella storia, anche se ci precede e ci supera, come potrebbe riguardarci?
(16) è importante la sottolineatura dell’esperienza; ma da QUALE testimonianza nasce? E chi può dire che hai lo Spirito Santo? Di fatto, nel Cnc, possono dirlo solo gli iniziatori e i catechisti, loro emanazioni
(17) sarebbe più esatto dire che la Fede, suscitata effettivamente da un ‘incontro’, precede l’esperienza e la rende possibile. Ha fede colui che, dopo l’incontro, pronuncia il suo sì. C’è un’adesione della volontà preceduta da una comprensione della ragione che tuttavia va oltre la ragione. Invece qui il discorso è molto semplicistico e strumentale al fatto che in seguito si pretenderà affermare che la manifestazione di Dio si ha in quel contesto comunitario e suppone una ‘elezione’
(18) E’ vero, ma è poi attuato in maniera strumentale, incompleta e distorta. Comunque un po’ azzardato affermare che gli apostoli – e si intuisce che lei intende i loro attuali epigoni, cioè loro: i camminanti - possano proclamare se non in aenigmate, come dice Paolo, ciò che davvero Dio E’! Attribuzioni molto sopra le righe!
(19) berakah, propriamente=benedizione
(20) già solo nella parola Magnificat c’è qualcosa di molto più che una berakah! Non basta un trattato per spiegarlo. E comunque attribuire il valore di Eucaristia –almeno in senso cristiano- al Magnificat è veramente assurdo.
(21) sorvolo, per ora, su tutte queste suggestioni vetero-testamentarie, che per noi cristiani sono solo ‘figura’ di ciò che Cristo ha operato e portato a compimento, che sconcertano se rapportate all’assoluto silenzio sul fondamento centrale dell’Eucaristia Sacrificio di espiazione oltre che rendimento di grazie, da ri-presentare al Padre come ci è stato consegnato dal Signore, prima di poter essere banchetto escatologico. Inoltre da nessuna parte appare l’autentica ragione dell’Eucaristia, funzione primaria della Chiesa, che è quella dello ius divinum di Dio al vero culto che gli è dovuto. E’ un discorso assolutamente antropocentrico da cui il Soprannaturale, il Sacro. È stato bandito!
(22) non ci sono parole per l’uso strumentale di questa Parola e ce ne vorranno molte, che spenderò, per spiegarne lo stravolgimento oltre che l’incompletezza: eresia consiste proprio nel ‘tagliar via’ qualcosa e prendere ciò che fa comodo alla propria visuale
(23) questo è un dato cabbalistico che ricorre in molti momenti e insegnamenti e anche nei simboli: soprattutto sotto la ‘croce astile’ opera di Kiko, usata in ogni celebrazione, ovviamente mai sull’altare, che in realtà è una mensa dove campeggia il candelabro ebraico. In ogni caso Elia e l’”opera del carro”, insieme a molte altre suggestioni veterotestamentarie, di cui alcune presenti in questo testo, sono dominanti nel Cnc
(24) del tutto non esplicitato, qui, che l’esaltazione sia =Crocifissione e non c’è nessun accenno a Passione Morte e Sepoltura. Notare il martellamento insistente sul “cammino”
(25) peccatore perdonato soprattutto perché salvato dalla morte espiatrice, no eh? C’è qui il concetto tutto luterano dell’inesorabilmente peccatore che non vincerà mai il suo peccato con l’aiuto della Grazia Santificante, perché ha già fatto tutto Cristo senza nostra risposta e responsabilità. E dov’è la Redenzione?
(26) comunque il Signore ha ‘mandato’ sulla Chiesa e sui Suoi, non un generico “spirito di risurrezione”, ma il Suo Spirito di Risorto, cioè del Verbo di Dio - Seconda Persona della Santissima Trinità già datore dello Spirito insieme al Padre, ma che dopo la Sua Incarnazione Passione Morte Risurrezione e Ascensione al Cielo, quando ha ri-consegnato al Padre l’umanità Redenta dal Suo Sangue Prezioso – attraverso l’invio del suo Spirito di Risorto, dota ogni uomo che Lo accoglie del potere di diventare figlio di Dio (Gv prologo). Ovviamente diveniamo figli per adozione e non ricevendo la natura divina. La nostra natura umana risulta divinizzata; ma non riceviamo la natura divina, come insegna Kiko, attribuendola come prerogativa ai camminanti…
(27) appunto! E che continua nella Chiesa di oggi e non solo in autoproclamati testimoni che ne ricevono la ‘patente’ dagli iniziatori del Cnc
(28) Questo è vero, ma non ha nessun senso se non passa dalla Croce, che è Offerta al Padre della propria suprema obbedienza

sabato 11 giugno 2011

Solo il Sacrificio rende possibile il Banchetto

Blues mi propone la pubblicazione di questo documento. Ne sono lieta, perché ci avviciniamo alla Pentecoste e chiediamo al Signore di donarci il Suo Spirito, che ci guidi alla "Verità tutta intera". L'immagine riproduce l'Agnello Mistico di Benozzo Gozzoli (notate il fatto che è posto sull'Altare, ha l'aureola che esprime santità e... i sette sigilli impressi sul bordo dall'Altare).


Nell’Omelia per la Solennità del Corpus Domini 2009, il Santo Padre Benedetto XVI ha nuovamente richiamato l’attenzione di tutta la Chiesa sul rischio della “secolarizzazione” anche tra i fedeli, e perfino tra il Clero, e ribadito la coessenzialità tra sacrificio e banchetto, nell’Eucaristia.

Ha affermato il Papa: “celebrando la Pasqua con i suoi, il Signore nel mistero anticipò il sacrificio che si sarebbe consumato il giorno dopo sulla croce. L’istituzione dell’Eucaristia ci appare così come anticipazione e accettazione da parte di Gesù della sua morte. Scrive in proposito sant’Efrem Siro: ‘Durante la cena Gesù immolò se stesso; sulla croce Egli fu immolato dagli altri’.“

Oggi è quanto mai urgente, anche in vista di un recupero della dimensione del sacro tanto necessario in Europa, aiutare tutti i fedeli a comprendere o ri-comprendere la universale dimensione sacrificale della liturgia eucaristica. Senza cedimenti alla religiosità “pagana” pre-cristiana, ma favorendo una corretta comprensione del sacrificio espiatorio di Cristo Signore, il quale ha offerto se stesso per noi e per la nostra salvezza.

A tutti i fautori della riduzione della Santa Messa a banchetto, è però necessario ricordare come esso sia unicamente la conseguenza del Sacrificio.
Senza la morte di Cristo in Croce, mai gli uomini sarebbero potuti divenire “commensali di Dio”, né avrebbero potuto vivere una comunione anche fisica con Lui, attraverso la Comunione eucaristica, che è anticipazione della condizione di risorti, capace di superare i vincoli spaziali e temporali. In tal senso la dimensione sacrificale mai è da contrapporre a quella della “cena del Signore”, ma semplicemente la prima è la stessa condizione di possibilità della seconda. Non c’è “cena” senza Sacrificio!

Ha affermato ancora il Santo Padre: “C’è oggi il rischio di una secolarizzazione strisciante anche all’interno della Chiesa, che può tradursi in un culto eucaristico formale e vuoto, in celebrazioni prive di quella partecipazione del cuore che si esprime in venerazione e rispetto per la liturgia. È sempre forte la tentazione di ridurre la preghiera a momenti superficiali e frettolosi, lasciandosi sopraffare dalle attività e dalle preoccupazioni terrene”.

La corretta comprensione dell’Eucaristia come Sacrificio mette al riparo da tali superficiali interpretazioni e, soprattutto, l’auspicata reciproca fecondazione tra la forma ordinaria e quella straordinaria dell’unico rito latino, potrà, nel tempo, permettere, anche a livello liturgico, quel “recupero teologico” oggi quanto mai necessario.

Perché “Con l’Eucaristia dunque il cielo viene sulla terra, il domani di Dio si cala nel presente e il tempo è come abbracciato dall’eternità divina”.

VATICANO - LE PAROLE DELLA DOTTRINA
a cura di don Nicola Bux e don Salvatore Vitiello
© Copyright Agenzia Fides 12/6/2009 - by Internetica


Allo stato attuale delle cose, permane un'unica incertezza: l'auspicata cosiddetta reciproca fecondazione di due riti dovrebbe essere pilotata da un nuovo movimento liturgico "dal basso". [cfr. nostro commento, con perplessità e approfondimenti riguardo ad una recente Intervista al Card. Canizares, che insieme anche ad alcune posizioni emerse nel recente Convegno Summorum Pontificum rappresenta l'evoluzione delle cose successiva al documento pubblicato, che è e resta basilare.]

mercoledì 8 giugno 2011

Frantumazione della Parrocchia e frantumazione della Chiesa

Pubblico la testimonianza di Josie, che da Malta è intervenuto in precedenti discussioni e che ringraziamo per la sua condivisione e partecipazione, pregandolo di farci conoscere anche la sua mail su neshama@tiscali.it

Questa testimonianza - che nella sua drammatica attualità dimostra come nel Cnc non sia cambiato nulla a dispetto di fantomatici 'emendamenti' - ci offre lo spunto per dare uno sguardo alla "nuova parrocchia" in corrispondenza alla "nueva estetica" e alla "nueva religione", che inesorabilmente sta prendendo il posto della parrocchia tradizionale, nella consapevolezza che la crisi non è nelle strutture della Chiesa, ma nella Fede, partendo da una efficace sintesi di Don Elio Marighetto.


Dice Josie:
Hai ragione, Stefano, lo statuto prevede delle "collette" per varie necessità.
La non menzione delle decime è senza dubbio stata voluta dai giuristi che hanno redatto lo statuto e il PCL ha avallato quella che è una grave omissione. ma ti diranno che la decima è descritta negli Direttori, che ora sono approvati. Così come dicono che è stata approvato il loro sincretistico rito per gli stessi motivi.

Brava Emma. Negli statuti c'è scritto che i catechisti laici sono come 'direttori spirituali' . Quando hanno fatto la spiegazione su questo tema hanno detto che il sacerdote assolve i peccati ma i catechisti danno la direzione spirituale. Prima di tutto i nostri catechisti non hanno un sacerdote nella loro equipe. Sono gente senza alcuna teologia e nessun insegnamento sui valori morali. Se uno è scelto catechista, diventa un direttore spirituale. Una nostra catechista di nome Monica ha aggredito fisicamente mia molgie in una festa di famiglia. Siamo stati stupiti, quando abbiamo riportato questa vicenda al nostro capo catechista, la risposta era "Lei (Monica) è sempre la tua catechista". Il lavoro del presbitero in comunità è di fare le celebrazioni, non si può essere direzione spirituale nel sacramento della riconciliazione. I catechisti ribadiscono che non è necessario confessarsi prima della Eucaristia. Quando un gruppo della nostra comunità andava per fare l'adorazione di fronte al Santissimo, il capo catechista mi ha detto che questo non si può fare nel cammino. L'inganno piu pericoloso è che all' inizio non ti dicono la verità. Questa è la verità! Se uno sapesse all' inizio, che sarà martellato con domande ed affermazioni davanti a tutti, anche al presbitero, non entrerebbe mai nel cammino. Tanti commenti sono stati rivolti alle collette (segrete). La colletta è segreta. Quello che fa la mano destra non bisgogna lo sappia la mano sinistra. Bene, allora durante gli scrutini, quando ti martellano con domande, si chiede se dai la decima o no. Non ci sono scuse. Se uno non dà la decima, non sta facendo il cammino, e si può retrocedere in una comunità inferiore. Questa è testimonianza vera, che solo fuori dal cammino si comprende e non lo si comprende quando sei dentro.

Quel che molti non sanno ma che tutti dovrebbero sapere.
A chi chiede informazioni dicono: “Vieni a vedere di persona e poi capirai!”. Oppure: “Puoi capire il CN solo vivendolo!”. E a coloro che accettano di fare il Cammino, fanno credere che stanno iniziando una Comunità che salverà il mondo! Perciò garantiscono l’ammissione solo agli ‘eletti che hanno lo Spirito Santo’ e chi non ce l’ha non andrà avanti! Ma non succede niente perché la scelta non dipende dai nostri sforzi. ‘Molti sono i chiamati ma pochi gli eletti’, perciò, chi non è eletto, non ha lo Spirito Santo. Sarà il catechista che (a nome del Vescovo) opererà questo processo di selezione. Si appellano all’autorità del Papa e del Vescovo locale ostentando ‘approvazioni’ e attestati di stima per giustificare le loro pratiche non sempre ortodosse. Invitano a partecipare a riunioni e a celebrazioni (che rifanno in altro modo nelle Comunità) per ostentare la massima ortodossia, e per evitare eventuali richiami o condanne. Usano un linguaggio proprio (compreso solo dagli aderenti) che li fa sentire migliori degli altri perché in possesso di idee nuove e che richiama sentimenti ed esperienze forti.

Cercano di formare Comunità con struttura e mentalità diverse da quella parrocchiale facendo credere che solo nelle CN vi sia la vera Chiesa dove s’incontra Gesù, che ispira e guida per mezzo dei catechisti. Celebrano con grande spettacolarità i riti di accesso e dei vari ‘passaggi’; verificano di continuo se i membri abbiano recepito bene gli insegnamenti e chiedono di testimoniare con gesti forti e l’impegno missionario per fare altri proseliti. L’indottrinamento, non è sempre conforme ai dogmi della Chiesa cattolica, ma le persone che vi aderiscono non se n’accorgono perché, coinvolti psicologicamente, quasi inconsapevolmente accettano tutto passivamente senza rendersi conto di quanto sta loro succedendo. Coinvolti nella vita della Comunità, sono trascinati dagli esempi di quanti li hanno preceduti e dai martellamenti che si intensificano durante le "convivenze", tese a cementare vieppiù i gruppi, creando e incentivando sempre ulteriormente vere e proprie forme di dipendenza, attraverso tecniche di manipolazione mentale, che chi ha frequentato il cammino può riconoscere in questo documento.

E la cosiddetta "nuova evangelizzazione", in realtà non è altro che la clonazione di queste "comunità di comunità", molto parcellizzate e di fatto 'non comunicanti' neppure nelle celebrazioni rigorosamente riservate ad ogni specifica comunità, che opereranno l'implantatio cammini, mascherata da implantatio ecclesiae dovunque andranno in tutto il mondo, non integrandosi mai con la Chiesa locale, semmai fagocitandola o sostituendola dove non c'è... Non possiamo non chiederci, anche a questo riguardo, dov'è l'universalismo proprio della cattolicità e se non si abbia a che fare con una delle tante facce del 'settarismo' che il 'segreto' tuttora vigente ha tenuto nascosto per oltre 40 anni di proliferazione indisturbata.

L'immagine riproduce un grafico delle catechesi kikiane ed è molto eloquente per indicarci la nuova struttura delle parrocchie, già fondata in anni lontani ed ora applicata ufficialmente, di certo non potremmo mai dire per grazia di Dio. Piuttosto il mysterium iniquitatis si va facendo più subdolo e penetrante...

sabato 4 giugno 2011

MADRID , SEDE DI "UNA NUOVA PENTECOSTE"?


Riprendiamo il pezzo trasmesso ieri da Radiovaticana, che a sua volta rilancia un'intervista rilasciata dall'arcivescovo di Madrid Antonio Marìa Rouco Varela, notoriamente entusiasta del Cammino Neocatecumenale, alla rivista "Palabra", riportata dall'agenzia Zenit.

" La Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, in programma dal 15 al 21 agosto prossimi, avrà una “natura missionaria” e sarà un’occasione per dare un “forte impulso all’impegno apostolico dei giovani sotto il segno della nuova evangelizzazione rilanciata da Benedetto XVI”. E’ quanto ha detto il cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo di Madrid, in un’intervista rilasciata alla rivista “Palabra” e ripresa dall’agenzia Zenit. Il numero di giovani che si recherà a Madrid per la Gmg – ha osservato il porporato – “oscillerà tra mezzo milione e il milione”. “Le famiglie dei quartieri più popolari – ha aggiunto – sono quelle che stanno rispondendo meglio alla richiesta di accogliere i pellegrini nelle loro case”. Il cardinale Antonio María Rouco Varela ha poi sottolineato che i frutti della Gmg si tradurranno “in vocazioni, nella formazione spirituale, culturale e intellettuale dei giovani”. Se dopo la Gmg di Santiago si è parlato di una nuova tappa nel rapporto della Chiesa con i giovani d’Europa e del mondo – ha concluso il porporato – dopo la Gmg di Madrid si parlerà di una nuova Pentecoste nella Chiesa." (A.L.)

Senza facili sarcasmi, ci poniamo almeno tre interrogativi:

1) Per quale recondita ragione Radio Vaticana , anzichè fornire notizie di prima mano ( pur avendone senz'altro la possibilità) rilancia un servizio di Zenit che , a sua volta, rilancia un'intervista uscita su una rivista spagnola ("Palabra") particolarmente attenta ai grandi "movimenti di persone", specialmente alle adunate oceaniche ncn?

2)"La Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, in programma dal 15 al 21 agosto prossimi, - afferma il cardinale - avrà una “natura missionaria” e sarà un’occasione per dare un “forte impulso all’impegno apostolico dei giovani sotto il segno della nuova evangelizzazione rilanciata da Benedetto XVI”.Perchè mai? E' da pensare che le precedenti GMG non abbiano avuto "natura missionaria" e non siano state occasioni per dare un "forte impulso all’impegno apostolico dei giovani" ?

3)"...ha concluso il porporato – dopo la Gmg di Madrid si parlerà di una nuova Pentecoste nella Chiesa." Ci si chiede: come mai la Nuova Pentecoste si realizzerà soltanto dopo la GMG a Madrid? E' forse da pensare che una GMG "celebrata" nella culla del Cammino Neocatecumenale e verosimilmente molto "rianimata" dallo stesso Cammino, sarà una GMG del tutto speciale anche nelle intenzioni dello Spirito Santo?

Non ci si tacci di blasfemia, sarebbe troppo comodo...

giovedì 2 giugno 2011

"Verità, Liturgia e Carità: trinomio inscindibile nella vita della Chiesa". Proseguiamo il discorso..

http://www.zenit.org/article-26914?l=italian

ROMA, martedì, 31 maggio 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito una riflessione di don Enrico Finotti, parroco di S. Maria del Carmine in Rovereto (TN).

* * *
La vita della Chiesa è fondata sul mandato missionario, che il Signore Gesù ha dato ai suoi discepoli:

«Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 18-20).

Questo ‘mandato’ contiene in perfetta sintesi e in ordine logico le tre attività fondamentali che costituiscono l’azione ministeriale della Chiesa per l’edificazione di se stessa e la sua missione nel mondo: l’annunzio del vangelo di Verità (munus docendi); la celebrazione liturgico-sacramentale dei Misteri (munus santificandi) e l’educazione morale alla Vita evangelica (munus gubernandi).
Ogni cristiano, in realtà, ha ricevuto, fin dal battesimo, il triplice munus - profetico, sacerdotale e regale -, che lo abilita ad assolvere il ‘mandato’ di Cristo. “Egli stesso ti consacra con il crisma di salvezza, perché inserito in Cristo, sacerdote, re e profeta, sia sempre membro del suo corpo per la vita eterna” (Rito romano del battesimo). La Chiesa è allora chiamata all’annunzio della Verità, alla celebrazione della Liturgia, all’esercizio della Carità. Verità, Liturgia e Carità sono così i pilastri portanti della vita della Chiesa di tutti i tempi e in tutti i luoghi. Queste tre colonne sono così importanti per la Chiesa in quanto, come si è visto, reggono la stessa vita divina ad intra: Dio, infatti, è somma Verità, Culto perfetto e beatificante, Carità infinita e vivificante. Esse poi, nella pienezza del tempo, risplendono sul volto di Cristo, immagine del Padre. Esse sono pure impresse dal Creatore nella natura angelica e umana. Sono quindi la struttura ultima dell’Essere assoluto e degli esseri creati a sua immagine. La Chiesa quindi, assolvendo a questi tre compiti, nella sua vita ad intra e nella sua missione ad extra, non fa che assecondare in se stessa e manifestare al mondo quella che è la sua identità profonda, impressa dal Creatore ed elevata dal Redentore. La coscienza di questa impostazione teologica viene eloquentemente consacrata ed espressa nella Costituzione dogmatica Lumen gentium del Concilio Vaticano II, a cui fa eco l’impostazione del Codice di Diritto Canonico e quella del Catechismo della Chiesa Cattolica. Ciò che ancora importa rilevare è la connessine indissolubile dei tre elementi, in maniera tale che nessuno può reggere senza gli altri o comunque la corruzione di uno porta alla inevitabile debilitazione degli altri. Valgono qui le parola del Signore “L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto” (Mc 10, 9). L’indagine condotta in questo studio, lungo le tappe della storia della salvezza, lo dimostra in modo convincete alla luce dell’esperienza millenaria delle vicende dell’umanità secondo la testimonianza del testo biblico.

In particolare si può osservare che la crisi della Verità genera ineluttabilmente quella della Liturgia e della Carità. Infatti quando il nostro sguardo contempla la Verità in tutto il suo splendore o comunque in immagini vere, subito nel nostro cuore nasce la gioia, la gratitudine, l’approvazione, la lode, l’acclamazione e infine l’adorazione a Dio che si rivela a noi nella verità di ogni cosa che ci circonda e che i nostri sensi corporei colgono la nostra mente elabora. Questo moto interiore di riconoscimento grato e adorante della Verità è in fin dei conti un atto liturgico, che insorge in ogni persona retta e buona, che si incontra con ciò che é vero, bello e buono, comunque e dovunque si manifestino. La Verità, dunque, suscita la Liturgia. Al contempo ne nasce un ulteriore moto, quello dell’amore, che immediatamente spinge il cuore umano ad accogliere, ad abbracciare, a gioire, a desiderare e a donare quella verità che sta davanti e che suscita tanta contemplazione e gratitudine. Ecco allora che Verità, Liturgia e Carità sono moti simultanei e concatenati di un profondo e spontaneo impulso vitale dell’uomo, che è fatto geneticamente ed è proiettato irresistibilmente per accogliere la Verità, contemplandola liturgicamente e abbracciandola caritatevolmente. Quando tuttavia alla nostra mente e ai nostri sensi si presenta la caricatura della verità e ci si trova davanti alla falsità, ossia quando davanti al nostro sguardo la Verità, la Bontà e la Bellezza sono offesi e degenerati, subito insorge un moto interiore di disgusto, lo sguardo si ritrae, il volto si fa’ triste, la lode si spegne, la gratitudine si arresta, l’adorazione si paralizza. In altri termini, crolla la Liturgia. Essa infatti non contempla più il suo oggetto o lo vede avvilito in riduzioni indegne e in caricature abbiette. La Liturgia, infatti, ha il fiuto della Verità, e s’allontana dalla sua falsificazione. Al contempo il cuore che cerca e ama ciò che è vero, buono e bello, s’arresta dall’oggetto del suo desiderio vedendolo debilitato, abbruttito, mostrificato e l’amore si cambia in odio, ossia in avversione, in allontanamento e in fuga da ciò che invece avrebbe dovuto attrarre. E’ la crisi della Carità, che crolla davanti al crollo della Verità, che sola ha diritto di raccogliere e soddisfare la facoltà amante dell’uomo. Ecco che crollata la Verità crollano inevitabilmente la Liturgia e la Carità, perché incapaci geneticamente di aderire ad oggetti che non possono reggere nel confronto della Verità. E’ ciò che succede nell’idolatria come forma corrotta di adesione agli idoli, falsificazione dell’unico e sommo Dio.

Allora la Liturgia trova la sua più vera identità e la più solida stabilità nella saldezza del dogma della fede. La crisi del dogma, l’incrinatura della dottrina, la nebulosità dell’annunzio evangelico provocano il crollo della Liturgia, in quanto minano il contenuto interiore del Mistero che la Liturgia celebra. La radice sintattica del termine ortodossia, che si usa normalmente per affermare la retta fede, significa letteralmente ortodoxia (Doxa = gloria), ossia il retto modo di glorificare, di adorare e quindi il modo giusto di celebrare. La regola della fede coincide allora con la regola della liturgia.[1] Ma la crisi della Liturgia oggi si inscrive nel contesto della ben più profonda crisi della Verità, non solo nell’ambito teologico della riflessione e in quello omiletico e catechistico della pastorale, ma ancor più nella crisi filosofica della metafisica. Infatti, oggi è la ragione come facoltà in grado di poter cogliere le verità spirituali, al di là dell’esperienza scientifica, che è compromessa. Non si crede più, anzi si nega, o comunque si dubita, che la ragione umana sia capace di individuare con sicurezza, anche se in modo analogico, le verità soprannaturali, al di sopra di quelle quantificabili dalle scienze empiriche, ossia si dichiara l’impossibilità della metafisica. La crisi della fede allora è anzitutto oggi la crisi della ragione, senza la quale la fede stessa sarebbe privata di un costitutivo essenziale quale è la retta razionalità e si ridurrebbe ad un fragile e soggettivo fideismo. Nella crisi generale, propria della cultura europea, della filosofia fondamentale, non fa meraviglia che ne segua una generale crisi dei principi stessi su cui si fonda la Liturgia, venendo meno la possibilità di approccio al suo contenuto, il mistero rivelato, nell’oggettività di fatti storici e di precisi contenuti logici.

Al contempo anche la crisi della Liturgia, che intendesse esprimersi in forme inadeguate, difformi dalla divina bellezza e in una creatività soggettiva, intacca il dogma della fede, o comunque lo oscura, lo riduce e lo traduce in espressioni insufficienti, mancanti e mediocri. La crisi del linguaggio liturgico è una conseguenza della più vasta crisi del linguaggio in generale. Infatti, in analogia alla crisi del concetto, non si ritiene possibile l’impiego di termini e simboli universali e permanenti, ma solo di espressioni contingenti, continuamente mutevoli e create volta a volta dal soggetto, senza alcuna base oggettiva. E’ questa una delle cause di una certa creatività sempre in movimento e di una continua ricerca mai conclusa. Da ciò si capisce come Verità e Liturgia interagiscano a vicenda e senza possibilità di indipendenza e l’una e l’altra subiscano i contraccolpi positivi o negativi del loro stato di salute.

Infine la pastorale, in tutte le sue manifestazioni più varie, che sono l’espressione molteplice della Carità che irrompe benefica in ogni aspetto della vita sociale e individuale, determinerà la sua qualità, sia dalla Verità del dogma, che è oggetto dell’annunzio, quale Parola di Dio, sia dalla Liturgia, che è l’incontro salvifico e la contemplazione orante col Mistero che qui ed ora ci salva. Infatti la Liturgia, che porta in se stessa anche il momento più eccelso ed efficace dell’annunzio della Verità, è il culmine verso cui tende l’azione pastorale della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù (SC 10). È allora evidente come Verità, Liturgia e Carità esprimano quel trinomio così inscindibile e interagente da essere quasi l’immagine dell’unione mirabile e della comunione indivisibile della Trinità divina, in seno alla quale Verità, Liturgia e Carità hanno la loro fonte e il loro modello.

(Testo tratto da “La centralità della liturgia nella storia della salvezza”, Edizioni Fede & Cultura, pp. 84-88).

1) J. RATZINGER, Introduzione allo spirito della liturgia, pp. 155-156.