venerdì 25 dicembre 2020

"Il Maestro dell'umiltà discese dal cielo per insegnarci la via"



"Ma il Maestro dell'umiltà,
che si rese partecipe della nostra debolezza
donandoci insieme la partecipazione della sua divinità,
discese dal cielo
per insegnarci la via e per essere lui stesso la via;
e, fra tutte le altre cose, 
si degnò inculcarci per prima la sua umiltà."
(Dal commento sul salmo 58, disc. 1 di s. Agostino Vescovo)


da Rebel:

Correttivo della superbia è l'umiltà, su tale cura e buona predisposizione d'animo, sant' Agostino fonda la sua riflessione.
Kiko è infatuato di sé stesso, ciò è talmente palese da non poter sfuggire ad alcuno. Egli non vuole intendere ragione, non tollera alcuna contraddizione e, a stento, è riuscito a sopportare l' estenuante Carmen, la quale gli dichiarava guerra per rabbia repressa e non certo per amore volto alla correzione. 
Ad entrambi è sempre piaciuta la compagnia degli adulatori, così che potessero crogiolarsi in quella soddisfazione pessima che deteriora l' anima, il corpo e la psiche. 
Una situazione senza via di mezzo che ammala tutto l' insieme! 

Star con loro - parlo degli innocenti ritrovatisi loro malgrado nel contesto - non infonde alcuna pace, piuttosto esaspera e conduce ad essere perennemente rivolti a Dio; non certo per loro santa influenza, ma per richiesta perpetua di liberazione dalla loro squallida presenza. 
Imparate da me...
Due personaggi che si sono opposti ad ogni benevola trasformazione interiore perché assetati di potere e guadagno; soddisfazione personale che nulla vale in realtà, ma che per loro rappresenta la vita!
L'ossigeno - avvelenato - che permette loro di avanzare nella gloria infida del mondo! 
Quanto potranno durare respirando aria intossicata? Forse son già morti ancor prima di perire nel corpo.
Ricordiamoci che non c'è vera santità senza la pratica dell'umiltà.  
L’umiltà si fonda su due basi: la verità e la giustizia. Attraverso la verità ci conosciamo così come siamo; a Santa Teresa d’Avila piaceva ripetere: “L’umiltà è camminare nella verità”
E la giustizia ci inclina ad agire secondo questa conoscenza. 
Entrambe queste basi risultano essenziali, ed entrambe sono state volutamente bandite dalla vita dei due iniziatori.
Due meschini privi di umiltà e, di conseguenza, mancanti di santità, che erano soliti dichiarare una frase principe e standard che racchiude tutta la loro disumanità e superbia

"Tu non vali niente!".  (Rebel)
 
 

Disumanità e superbia alla base di tutto: essenza marcia dei due protagonisti e ideatori della saga neocatecumenale. Certo non hanno imparato da Gesù secondo la Sua esortazione: Imparate da me... . All'opposto, mentre da un lato hanno nutrito per tutta la vita la loro superbia e presunzione grande, dall'altro hanno piegato nell'umiliazione il prossimo che ha avuto la sventura di conoscerli, senza eccezione alcuna. Scuola di "umiltà" per gli altri, mai per se stessi!

"Tu non vali niente!"

È proprio vero che quella frase di disprezzo profondo era molto spesso sulle labbra di Kiko e di Carmen, anche in quest'altra formula molto usuale e più esplicativa:
"Chiediti chi sei oggi tu senza il Cammino?".
Frase ambigua e subdola al tempo stesso, un messaggio molto chiaro e un avvertimento.
Erano soliti, di preferenza Kiko il conduttore designato in quanto capo-responsabile di tutto, rivolgersi con questa precisa espressione in particolare a chi, nei giri di esperienza, piantava qualche grana o mostrava stanchezza e velleità di cambiamento.
Kiko, con quella sua arietta furbetta e ammiccante, invece di aiutare nel merito il soggetto in questione, si rivolgeva a lui pronunciando in maniera risolutiva la famosa frase:
"Chi sei tu senza il cammino".
Sottintendendo ancor peggio: 
"Chi sei tu senza di me!".
E ti insinuava il dubbio dei dubbi.

E certo! Dopo che, anno dietro anno, sei stato ridotto a niente, sempre a correre dietro a loro lasciandoti alle spalle tutto il resto e tagliando anche i ponti dietro di te...

In fondo Kiko, fuor di metafora, vuole dirti:  
"Ma dove credi di andare? Se vai via di qui non arrivi lontano... Tu senza il cammino non sei nessuno!"


ha diretto la nostra vita con la bacchetta!    

 

Minacce lanciate nel subconscio, ma a volte anche a parole, sparate in faccia senza tante cerimonie.
Perché questo era il messaggio che Kiko e Carmen volevano trasmettere. Questa l'unica risposta che davano, indolore solo per loro, ad ogni minimo problema potesse insorgere o a qualunque grana uno volesse piantare.
 
Avendoti condotto ad abbandonare tutto, negandoti così l'autonomia economica e privandoti del domani, il Cammino finisce per tenerti totalmente in pugno e si trasforma in un mostro, armato contro di te. I primi anni ti mostra la bella faccia, perché tu possa fidarti, abbandonarti senza riserve nelle sue braccia. 
Poi, pian piano, di anno in anno si fanno sempre più frequenti le minacce, gli avvertimenti, i "guai" apocalittici. E la tua vita si trasforma in un incubo.

 
È necessaria una buona dose di carattere, molta determinazione, propensione al sacrificio perché, per chi lascia il cammino, risalire la china non è facile e ricominciare daccapo, quando non si hanno più trent'anni, un'autentica impresa!
 
È necessario, sopra ogni altra cosa, l'aiuto dal Cielo e una Fede salda nell'aggrapparsi a Dio e affidarsi alla Madonna. 
 
Poiché sul fatto che sia cosa buona e giusta fuggire via senza mai voltarsi indietro non nutri più neanche il minimo dubbio.


26 commenti:

  1. "Chi sei tu senza il cammino".

    Quello che sono diventata con il Battesimo: una Figlia di Dio e come tale sono amata senza misura
    Perchè Dio non è neocatecumenale: mantiene le sue promesse.

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  2. Un post che fa pensare.

    Dice Kiko (e ripetono i "catechisti"): "Chi sei tu senza il Cammino?".
    Ovvero: "Chi sei tu senza di me?" o "Chi sei tu senza Kiko?".
    Perché il Cammino non solo è fondato da Kiko ma è fondato su Kiko. Il Cammino è Kiko.

    Questo manifesta da una parte un profondo disprezzo verso gli adepti e una profonda superbia di tutti i responsabili, a salire, fino ad arrivare a Kiko.

    Dalle parole di Rebel, si può legittimamente ipotizzare che Kiko sia vittima della forma peggiore di superbia, la VANAGLORIA, perché secondo i maestri della spiritualità cristiana è la forma più difficile da combattere: la VANAGLORIA.
    Lo diceva anche Padre Pio.

    Se il potere politico ed economico rende ebbri di potere, come la famosa frase "Il potere logora solo chi non ce l'ha", una frase tremenda che ha fatto ridere perfino molti ecclesiastici, quanto più l'intellettualismo e ancora molto di più il potere spirituale?

    Se Kiko si rendesse conto di questo farebbe di tutto per non contare più nulla nel Cammino. Cederebbe ogni potere. Tanto, se fosse davvero un "profeta" come sbandiera di essere, avrebbe comunque modo di perseguire la sua missione.

    Padre Pio non fece mai nulla per mettersi in mostra e per guidare anime. Fece tutto Dio.
    Padre Pio non avrebbe voluto essere famoso né guidare nessuno, ma i piani di Dio erano diversi e lui vi si adeguò. Ma si tenne umile, sia attraverso l'OBBEDIENZA assoluta alla Chiesa, anche quando gli furono chiesti sacrifici enormi per un sacerdote, sia accettando la Croce in espiazione dei peccati del mondo.

    Il fatto è che Padre Pio, a imitazione della Madonna, amava Dio e di conseguenza gli uomini.
    E l'amore verso gli uomini si manifesta abbassando se stessi a favore degli altri e pensando agli altri.

    Invece pregare per il Cammino, per chi adora Kiko, non equivale a pregare per chi fa il Cammino, ma a pregare per Kiko e ringraziare per il Cammino invece che per i singoli disgraziati compagni di "viaggio", è ringraziare per Kiko.
    Nel Cammino non ci sono persone, ma la persona di Kiko.

    Come nella Chiesa tutto converge in Gesù, anche il culto mariano, nel Cammino tutto converge in Kiko, anche i diari di Carmen. Nulla sembra amore, ma solo egoismo.

    Chi ha mai sentito Kiko e, forse più ancora Carmen, dire una parola gentile o che mostrasse affetto verso qualcuno? Dalle testimonianze dirette sembra NESSUNO.

    I Fondatori sembrano due personaggi disadattati, incapaci di relazioni vere, incapaci di fare il sacerdote e la suora e incapaci di fare il padre e la madre e comunque di formare una famiglia (cose che richiedavano però agli adepti: o consacrati a loro disposizione, o sposati per fare figli al Cammino).
    Né un padre, né una madre, ma, a dispetto del successo ottenuto, solo un patrigno e una matrina. Due falliti.
    Questo quello che sembra a me.

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Ma se per caso qualcuno vicino a Kiko dovesse leggere questo post, sappia e dica a Kiko che tutti speriamo anche per lui la salvezza di Cristo, che però passa attraverso un abbassamento e una presa di coscienza del proprio stato di creatura che dipende da Dio e perciò dalla Chiesa.
      L'ubbedienza che Kiko vuole dagli adepti sia lui a darla alla Chiesa, cominciado ad adeguare la liturgia del Cammino a quella della Chiesa. Non c'è altra strada.
      Tutti tifiamo perché ci riesca e, poi, ci congratuleremo

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    3. Ancora una precisazione: quando parlo dell'eventuale fallimento della vita di Kiko e Carmen, non mi riferisco al fatto che non si sono né sposati, né consacrati, che può essere un sintomo, ma che non è essenziale, come dimostrano persone che non sono né sposate, né consacrate, ma sono straordinarie.
      Mi riferisco invece all'aborto della paternità e della maternità spirituale che sembra abbia caratterizzato sia l'uno e che l'altra.
      Ma, finché c'è vita, c'è speranaza.

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  3. Quanta umiltà ostenta il cammino!
    Ne fa una bandiera addirittura.
    Ma dietro questo stendardo la vera natura neocatecumenale, la sua anima, non può a lungo restare celata all'occhio limpido di chi davvero cerca Dio con rettitudine di cuore.
    Dio stesso non lo permette. Poichè Egli dà a ciascuno secondo i "desideri del suo cuore". A chi desidera la Luce della vera Conoscenza, Dio prima o poi la concede, da Padre Buono qual è.

    Falsa umiltà quella insegnata e coltivata nel C.N..
    Non è difficile da dimostrare, in quanto essa non produce somiglianza con colui che si è incarnato per essere il Nostro Maestro.

    Gesù ci insegna, non solo, ma ci dà Se Stesso come esempio:
    "Imparate da me che sono mite e umile di cuore".
    Di modo che non incorriamo nel facile rischio di interpretare tutto a modo nostro (tentazione subdola e ricorrente per l'uomo!) nè cadiamo nel peccato dei farisei, avvezzi a predicare in un modo e agire in un altro, tipico degli ipocriti.

    Basta osservare cosa produce e dove porta la falsa umiltà secondo Kiko per sgomberare il campo da ogni residuo dubbio sulle menzogne di cui è infarcita, ancora una volta, la sua predicazione.

    Essa produce infatti:

    - Disprezzo per il prossimo che viene sempre palesato senza nessun pudore.
    Basta leggere le espressioni riportate nel post con cui Kiko e Carmen si rivolgono da sempre ai loro seguaci così come si è spiegato. UMILIARLI nel peggior senso della parola, avvilirli, impaurirli con squallidi e sottintesi ricatti, mostrando di considerarli quasi loro proprietà acquisita ed esclusiva. La dignità umana messa letteralmente sotto i piedi.

    - Disgusto per se stessi inoculato profondamente nei fedeli adepti.
    No, lo diciamo chiaro e tondo, ma il disgusto di sè, la disistima, lo sconforto conseguente alla certezza di non potercela più fare da soli nella vita SENZA LA COMUNITA', NON possono essere frutti della Santa pianta dell'Umiltà cristiana. Sono piuttosto conseguenza naturale dell'aver vissuto per troppi anni in un regime violento di cattività (scusate, ma a me ricorda molto più gli ebrei schiavi del Faraone in Egitto, che il "vivere da figli di Dio"! Di certo Kiko da "figli di Dio" non li tratta.).

    Infine non è di sicuro frutto di Umiltà la prosopopea kikiana, la saccenza con cui si rivolge al prossimo, la presunzione e la superbia che mostra nel considerarsi unico, inimitabile, il migliore. Tanto è che non lo evinci dai suoi comportamenti soltanto, dalla sua boria, ma Kiko se lo dice da solo a gran voce e in ogni occasione "opportuna o non opportuna" gli si offra. Non certo ne "approfitta" - secondo l'insegnamento di San Paolo - per annunziare il Signore Gesù che neanche dimostra di aver mai conosciuto ed amato più di se stesso.

    Pax

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  4. Sereno Natale a tutti gli amici del blog. Che la pace e la misericordia del Figlio dell'Uomo sia con voi e le vostre famiglie.

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  5. Segnalo https://www.amicidomenicani.it/ultimamente-mi-sono-accorto-che-la-mia-fede-in-dio-e-calata-nel-senso-che-non-mi-aspetto-nulla-da-lui-se-credo-e-in-virtu-di-mia-madre-che-ha-molta-fede/

    Santo Natale a tutti voi.

    Tomista EX nc

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  6. "Tu non vali niente!".
    Immaginate voi Gesù pronunciare queste parole rivolgendosi a chicchessia?
    Neanche nei suoi più duri richiami alla conversione, neanche quando di alcuni ha detto “Meglio per loro se non fossero mai nati” trapela questo squallido disprezzo.
    Mai Gesù ha inteso “piegare nell’umiliazione il prossimo”. Mettendo avanti alle coscienze la dignità grande di ogni essere umano creato “a immagine e somiglianza” di Dio ha inciso in esse il suo messaggio “conoscerete la Verità e la Verità vi farà Liberi”. Gesù non instaura nessun sistema di soggezione fondato su una regressione spirituale e umana, non addomestica l’uomo che, per volontà di Dio, sarà sempre l’artefice finale del suo destino. Nei Vangeli non troviamo una pressione esercitata da Gesù, nessun tentativo di coercizione, mai.
    Tanto basta per rimarcare una volta di più l’estraneità di Kiko dal messaggio.
    All’inizio egli getta ponti d’oro, promesse di felicità, amore gratuito, nessuno sforzo, nessun impegno da assumere.
    L’abilità sta nel trasformare, pian piano, tutto questo nel suo esatto contrario.
    ........

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  7. ........

    Riflettevo che segnale e conferma di tutto ciò è anche il “non giudicare” che attraversa tutto il cammino.

    - Si comincia che non si deve reprimere nessun giudizio. Parlare in sincerità è la parola d’ordine. Fino al punto che ogni fratello è invitato a tirar fuori, impunemente, il peggio di sé “nella verità” si dice.
    (Tempo duro per i più schivi ed educati che hanno difficoltà a vomitare sugli altri con tanta disinvoltura ogni loro recondito pensiero. Costoro vengono guardati con compatimento e disprezzo dai “fratelli”.)
    Fino al punto che nelle convivenze dei primi anni ci si attende che volino anche le sedie. E a questo si viene proprio incitati.
    “Avete litigato?” è la domanda che pongono i catechisti nelle loro periodiche visite alla comunità. Finchè non avviene ciò, si dice: “non state facendo bene il cammino” e si rinviano i passaggi.

    - Si arriva alla fine e una volta compiuto tutto il percorso, ma gia all’incalzare delle ultime tappe del cammino, che la comunità neocatecumenale si regge letteralmente sul “NON GIUDICARE”.

    Diciamo la verità, se fosse consentito il “dire la verità al proprio fratello” dove si finirebbe con tutte le magagne che verrebbero alla luce? E con la inevitabile, a quel punto, “correzione fraterna” per tutti i casi di scandalo o di inosservanza anche dei più elementari precetti evangelici? Cosa purtroppo ricorrente nelle comunità anche con 30/40 anni di cammino!

    Si dovrebbe decretare il completo fallimento dell’iniziazione cristiana per adulti, unica nella Chiesa, a detta di Kiko.

    A questo punto possiamo affermare una volta di più che Kiko le pensa proprio tutte per salvarsi. E’ indubbiamente un gran furbacchione.
    Il mistero rimane sul come faccia a darle a bere tutte. Nessuno che gli chieda come sia possibile mai OGNI VOLTA dire una cosa e poi farne un’altra.

    Pax

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  8. Senza il Cammino sono una persona libera. Libero di non dover difendere le mie scelte di vita, libero di educare i miei figli come penso sia giusto, libero di dedicare il mio tempo alla mia famiglia, libero dai cento e più impegni gravosi imposti dal Cammino, fardelli via via sempre più pesanti, libero dall'ipocrisia e dall'inganno, libero di avere le mie opinioni e di poterle esprimere senza essere tacciato di "giudicare". Prego per tutti coloro che soffrono dentro al Cammino, ma pensano di non avere la forza di lasciarlo o hanno paura delle conseguenze. Coraggio! Confidate nell'aiuto di Dio.

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    1. Ma la fede si vive in comunità non da soli.

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    2. Eh no, questo è un errore madornale.

      In realtà la fede è un percorso del tutto personale che solo il Signore può capire, poiché solo il Signore può scrutare i cuori dei singoli. Ogni singola anima dovrà rispondere della propria vita, indipendentemente dalle presunte "comunità".

      Ogni singola anima è chiamata a conoscere le verità di fede (Nostro Signore, quando insegnava, non lo faceva per sport) e a frequentare i sacramenti (la Comunione è valida anche se sei l'unico presente a Messa), ogni singola anima è chiamata ad aprire il proprio cuore alla grazia di Dio (indipendentemente da quanto lo abbiano "aperto" gli altri).

      Abbiamo nel calendario dei santi eremiti e stiliti e tantissime persone che pur frequentando la parrocchia si sono santificate senza "immischiarsi" in comunità. Ci sono persone che per la sola devozione a quel padre Pio che non avevano avuto modo di conoscere, per il solo sentito dire su padre Pio, hanno a poco a poco ripreso a frequentare degnamente i sacramenti. Come può un uomo morto da più di 50 anni essere "comunità" per quelle persone? Quello che conta, infatti, è la "comunione dei santi", non l'attivismo terreno.

      La vita comunitaria è di grande aiuto, nessuno lo mette in dubbio, certe volte persino malgrado la comunità non sia affiatata. Conosco gente che si vergognerebbe ad andare in parrocchia se la parrocchia fosse vuota: non salutano nessuno dei parrocchiani, ma si sentono a loro agio solo perché vedono altra gente che più o meno vive la stessa fede.

      Quello di Kiko e Carmen è un "comunitarismo" esasperato e dannoso perché prende il posto della conoscenza delle verità di fede e del frequentare i sacramenti. Se conoscere le verità di fede fosse un optional, Nostro Signore non avrebbe investito grandissima parte del suo tempo a insegnare. Se i sacramenti fossero un optional, Nostro Signore non li avrebbe istituiti. Se per la salvezza bastasse appartenere a una comunità, Nostro Signore avrebbe detto "andate, e fondate comunità e itinerari di iniziazione con liturgie personalizzate e pagamenti di Decime".

      La fede si vive "da soli". Vale quel che c'è nel tuo cuore, non quel che c'è nella comunità. Nostro Signore non valuta le comunità, ma i singoli. Nel giorno del giudizio, quando incontrerai il Signore, non ti chiederà come andava la comunità.

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    3. Grande errore confondere la comunità con la Chiesa. Tanto per cominciare. Al netto del fatto che è una gran baggianata che ci si salvi "a grappoli" come Kiko insegna. E che in paradiso, dove sono certi di andare tutti, si ricostituisca il gruppo.

      "Quello che conta, infatti, è la "comunione dei santi", non l'attivismo terreno." dice giustamente Tripudio nel suo precedente commento.

      Ed è certo che la "comunione dei santi" è altro dall'angusto "guardate com'è bello che i fratelli stiano insieme" neocatecumenale. Come diciamo tutto fa brodo per delegittimare il singolo individuo, per deresponsabilizzarlo, per togliere valore alla persona. Dio con ciascuno di Dio ha un rapporto unico e diretto e, come insegna Gesù, il "regno di Dio passa per il cuore di ogni uomo". Dio solo legge il cuore, e giudicherà ciascuno per le sue opere.

      Pax

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    4. @ Porto

      Senza il Cammino sono una persona libera.

      Condivido in pieno. Anche io quando sono finalmente uscita fuori da quel ghetto ho provato lo stesso senso di libertà assoluta, come di una a cui sono state tagliate le catene.
      Nel cammino si vivono mille e uno condizionamenti e sei sempre additato per tutto, e di tutto devi render conto. Non solo ai catechisti ma agli stessi adorabili fratelli di comunità che, in barba al non giudicare, stanno col dito puntato pronti sempre a giudicarsi gli uni gli altri con i parametri rigidi imposti.
      E così il controllo orizzontale è ancora più penoso di quello verticale. Perchè è costante, incessante e ininterrotto. Tutti si vestono da maestri e stanno pronti a ricordarti tutte le regole imposte. Quasi ad esorcizzare il fastidio costante che genera, in primis, in loro un simile pesante fardello.

      Pax

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    5. Cara Pax, hai descritto in maniera magistrale quello che tu chiami controllo orizzontale nel Cammino che, come tu dici, è ancora più penoso, e, aggiungerei io, per certi aspetti più efficace di quello verticale. Perché i catechisti li vedi una volta ogni tanto, mentre i fratelli stanno sempre lì e oservano ogni tua mossa. Proprio perché i fardelli sono pesanti, il fatto che alcuni "fratelli" li scansino e si facciano gli sconti diventa motivo di insofferenza in chi invece si sforza di adempiere a tutti i precetti, o magari vorrebbe farsi degli sconti, ma non osa per paura del giudizio dei fratelli e dei catechisti (soprattutto se sprovvisto i pedigree neocat.). Ricordo perfettamente lo sguardo di riprovazione dei fratelli quando alla convivenza domenicale c'era chi si alzava per andare via prima e gli altri che rimanevano dovevano continuare a sorbirsi le lunghe e spesso ripetitive ed estenuanti easperienze dei fratelli... Soprattutto con chi si faceva gli sconti un po' troppo spesso, i fratelli se lo legavano al dito e alla prima occasione facevano la spia ai catechisti... I quali minimizzavano o aggravavano la colpa a seconda di chi era il colpevole, se un loro protetto (magari figlio di catechisti, o amico dei loro figli, o altro) oppure un camminante semplice e indifeso sul quale infierire perché servisse di esempio agli altri.
      Più ci penso, più mi convinco che solo una mente diabolica e malvagia può aver architettato un sistema così perfetto di graduale erosione della libertà e soggiogamento della volontà, in cui la calunnia e la delazione reciproca sono il pane quotidiano. Del resto, quando si invitano i fratelli a litigare, li si istiga ad odiarsi e non ad amarsi nonostante le differenze. Tutto questo viene solo dal diavolo, non da Dio.

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    6. @Anonimo delle 13.25
      Questo è quello che cercano di inculcarti nel Movimento Neocatecumenale per farti credere che da solo (cioè senza la comunità neocatecumenale) non potrai salvarti né coltivqre la tua fede. Lo scopo, ovviamente, è quello di tenerti dentro la comunità anche se ci stai male e di spaventare (e "incatenare" definitivamente) le anime più fragili circa la vita fuori dal Cammino. Se fosse vero, ciò significherebbe che tutti i santi o anche i semplici credenti senza comunità da due millenni a questa parte non hanno avuto fede, o non hanno vissuto la fede...: che poi mi spiegheresti cosa significa vivere la fede? Compiere atti conseguenti alla propria fede e coerenti con essa? E mi spieghi perché non si potrebbe senza una comunità?

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    7. Caro anonimo,
      La tua risposta mi sembra una delle risposte preconfezionate che ripetono i neocatecumenali,senza offesa,tra l'altro è stata proprio la stessa cosa che mi diceva una sorella di un'altra comunità per difendere il cammino quando feci notare che me ne ero andata e che non è necessario fare il cammino per essere buoni cristiani; se non lo sai, il fatto che ti insegnino che ci si salvi tutti insieme è una caratteristica delle sette, come il fatto che ti facciano credere che fuori dal gruppo c'è solo la perdizione; inoltre, ciò che hai detto è facilmente smentibile guardando la storia della Chiesa, piena di santi e sante che non facevano parte di gruppi di fede,ma erano semplici credenti. Anche le affermazioni di Kiko sul fatto che la storia della Chiesa da Costantino al Concilio Vaticano II non abbia valore è davvero sconvolgente, perché sta cancellando secoli di santi e di ordini religiosi validissimi, esaltando solo la novità del Concilio..non è un caso che le sette storicamente nascano in periodi di grandi rinnovamenti, in ogni ambito.
      P.s. non sto condannando il Concilio Vaticano sia chiaro, sto solo facendo un'osservazione sul fatto che secondo me Kiko abbia voluto giustificare la sua opera con la necessità di rinnovazione della Chiesa e abbia preso come pretesto quello del Concilio

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  9. Quello che noi cattolici abbiamo festeggiato ieri è il fatto che Nostro Signore ha voluto condividere la nostra debole natura umana (in tutto fuorché nel peccato). È una verità di fede talmente importante che merita tutta la nostra attenzione (per capire quanto sia importante basta considerare in campo liturgico la solennità di certe feste e confrontarla con la solennità del Natale).

    Ricordiamo sempre che "testimoniare Dio" è il frutto di una fede vissuta, non di un attivismo chiassoso e ossessionato dai propri numeretti. Quanto più uno cura la propria anima, quanto più uno accetta la grazia di Dio, tanto più "testimonia Dio" e compie la "missione di evangelizzare". Un caso esemplare è santa Teresa di Lisieux, una ragazzina malaticcia chiusa in convento, e che la Chiesa riconosce come co-patrona delle missioni. Dopotutto ce lo conferma la Bibbia stessa, che Nostro Signore si serve delle persone più umili (e di buon cuore, s'intende), e nel caso di Teresa ha dimostrato ancora una volta che la pietra che i costruttori avrebbero volentieri scartato (una ragazzina malaticcia che non esce mai dal convento) diventa testata d'angolo (patrona delle missioni).

    Ah, la ragazzina in questione manifestava già una grandissima fede fin da bambina, senza alcun "itinerario di iniziazione", senza alcuna "tappa di riscoperta", senza alcun accesso agli "arcani", senza nessun cosiddetto "catechista" ad imporle gesti imbarazzanti (e costosi). I frutti del suo battesimo si sono visti tutti, e solo perché ha accettato la grazia di Dio e si è sforzata in ogni modo di evitare le occasioni di peccato. Tra i giganti della fede nella santa Chiesa vediamo persone malmesse in salute e sprovviste di mezzi e potere: avevano invece come caratteristiche fondamentali la devozione al Santissimo Sacramento, alla Beatissima Vergine, al frequentare assiduamente i sacramenti. Sembra quasi ironico che un'istituzione bimillenaria come la Chiesa abbia tra i suoi giganti gente così semplice (sembra ironico solo a chi non ha mai pregato il salmo 8, anche se l'intera Bibbia è costellata di indicazioni dello stesso tenore).

    Kiko proclama eresie da oltre 55 anni; Carmen è morta eretica e (temiamo) impenitente, bruciando tra le fiamme dell'inferno perché la sua "opera" insieme a Kiko ha condotto tantissime anime all'eresia, all'inutile sofferenza, e possibilmente alla perdizione (i due spagnoli erano ispirati non dallo Spirito ma da satana). Gli adoratori di Kiko e Carmen, fondamentalisti dell'eresia neocatecumenale, vengono addestrati a pensare che la crescita nella fede non avvenga col proprio cuore che si apre alla grazia di Dio attraverso qualsiasi tesoro spirituale della Chiesa, ma che avverrebbe solo con la partecipazione al becero e imbarazzante attivismo neocatecumenalizio, pagando continuamente per il "privilegio" di essere kikiani-carmeniani.

    Tutta la sovrastruttura di "piccole comunità" è intesa solo a garantire un continuo fiume di soldi a Kiko e ai suoi pretoriani. Il pazzesco riciclaggio di denaro sporco (grazie all'estrarre soldi senza ricevute né rendiconti né bilanci) e le assurde commistioni con gente schifosa (anche all'interno della Chiesa: come il McCarrick, come Apuron) confermano che il Cammino è estremamente gradito al demonio. Il demonio gradisce infatti qualsiasi inquinamento della fede, qualsiasi sofferenza inflitta a persone innocenti, qualsiasi perversione scatenata su gente dal cuore buono, qualsiasi vandalizzazione liturgica e dottrinale: e il Cammino "secondo le linee degli iniziatori" garantisce tutto ciò e anche di più.

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    1. Chiunque svela le magagne del Cammino, compie senza saperlo l'opera di Dio, poiché riduce alle anime dei semplici il rischio di cadere nella trappola diabolica neocatecumenale. La Beatissima Vergine, debellatrice di tutte le eresie, è la vera nemica del Cammino, nonostante la falsa e ipocrita devozione ostentata dai kikos, che se avessero un briciolo di devozione vera si accorgerebbero che gli sgorbi kikiani sono blasfemi.

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  10. Da quando ho lasciato il cammino ho ritrovato la serenità che non avevo da tanti anni. Io ci ho creduto a quella frase 《 Tu non vali niente! 》 ci ho creduto davvero...mi sono sentito privato della mia identità...incapace di prendere decisioni. Non ero nessuno, tutti mi superavano, ero inferiore a tutti e inutile per tutto. Solo fuori dal cammino mi sono ritrovato riconoscendomi come un cristiano valido che non merita di sentirsi inferiore e inutile.

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  11. Essere umili si pensa sia riconoscere ad altri la posizione di preminenza. Ma non fu questa l'umiltà di Gesù, quella che ci insegnò venendo in terra. Egli infatti fu sottomesso a Dio solo, non si adeguò ad altri, ed accettò la morte in croce perché era il motivo per cui era venuto al mondo, per la salvezza di tutti.
    Questa è l'umiltà che ci insegnò: un umiltà che porta in sè la consapevolezza di dover rendere conto delle proprie azioni e dei propri pensieri a Dio solo.
    Questa umiltà trasmise agli apostoli, che infatti, pur insegnando, battezzando, essendo dei punti di riferimento per le nascenti comunità cristiane, mai si fecero chiamare 'maestro', a differenza del rabbino, che costituiva il proprio gruppo di discepoli e ne era considerato appunto il maestro: l'unico Maestro, per un credente, è Gesù Cristo.
    Che differenza con i neocatecumenali che, raggiunta senza alcun studio l'ambita posizione di catechista, credono di esserlo a vita, di esserlo addirittura per mandato divino! Ma, soprattutto, dimenticano che il Maestro è Gesù, non certo Kiko, e che la famiglia spirituale nella quale viviamo la nostra fede è la Chiesa, non il Cammino neocatecumenale.

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  12. Nuove forme di evangelizzazione (a me pare proselitismo)
    Un'omelia di Natale super-cult e diventata virale alla velocità della luce, quella di don Pietro Cesena, parroco di Borgotrebbia, periferia di Piacenza, comune un tempo chiamato "la Staligrado Rossa". Omelia super-cult perché il prete dice quanto segue: "Vi invito oggi a mangiare bene e a bere con abbondanza, ma non la Coca Cola! Vino buono, perché il vino è segno della vita eterna! In paradiso fratelli miei gli astemi non potranno entrare, perché si beve il vino". Il tutto tra gli applausi convinti e scroscianti dei fedeli. Don Cesena, per inciso, è molto popolare a Piacenza. Di lui si parlò anche lo scorso aprile, quando fece messa nonostante i divieti imposti per il coronavirus, beccandosi una multa da 400 euro. Insomma, indomabile.

    Alcolisti Anonimi Devoti ringraziano!

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    1. Fatemi indovinare, è un pretino convertito al kikismo-carmenismo.

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    2. Solita raccomandazione che va per la maggiore nelle salette: preparate cose buone...fate le agapi...cucinate le torte...andate in ristorante non accontentatevi di un mistero panino...di un vino non di qualità.
      Gesù mangiava e beveva, di lui dicevano che era un mangione e un bene, quindi anche noi...e così via.
      Per chi li ha frequentati, discorsi triti e ritriti. Per altri forse no...per questo l'invito a mangiare (e soprattutto a bere) del prete imitatore di Kiko ha tanto successo.

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  13. Il prete di cui sopra appare accanto a una croce Kikiana e ho appena letto che è stato ricoverato per una polmonite e risulta positivo al COVID. Mi dispiace per lui, ma è un’ulteriore conferma che i neocatecumenali non rispettano alcuna limitazione.Anonimo che ben sa

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