martedì 20 gennaio 2026

Nulla di nuovo: Leone XIV striglia il Cammino

"Liturgia" neocatecumenale
Come al solito, il discorso del Papa ai neocat del 19 gennaio 2026 è stato scritto da qualcun altro (qualche equipe kikolatrica), tant'è che la prima mezza dozzina di paragrafi consiste nel solito formalismo sdolcinato identico a quello che fecero usare ai predecessori, fino a Giovanni Paolo II.

Saltiamo dunque l'inutile peana iniziale (necessario, a quanto pare, solo per porre gli ascoltatori nella modalità "seguiamo con attenzione, è importante!") e andiamo al sodo.

«Dobbiamo sempre ricordarci che siamo Chiesa» (il Cammino lo ha dimenticato, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di dirlo).

«...se lo Spirito concede a ciascuno una manifestazione particolare, essa è data – come ci ricorda l’Apostolo Paolo – «per il bene comune» (1Cor 12,7) e quindi per la missione stessa della Chiesa» (Leone XIV è costretto a ricordarlo perché i neocatecumenali se ne infischiano del "bene comune" e della "missione stessa della Chiesa").

«I carismi devono essere sempre posti al servizio del regno di Dio e dell’unica Chiesa di Cristo, nella quale nessun dono di Dio è più importante di altri – se non la carità...» (chiaro il sottinteso? Chi proclama di avere un "carisma" e non si pone al servizio dell'unica vera Chiesa, o non ha il carisma, o non ha la carità).

«...e nessun ministero deve diventare motivo per sentirsi migliori dei fratelli ed escludere chi la pensa diversamente» (c'è bisogno di dirlo perché evidentemente i neocatecumenali "si sentono migliori" degli altri ed escludono "chi la pensa diversamente", a cominciare dagli "ex fratelli" esclusi, emarginati, diffamati).

«La vostra missione è particolare, ma non esclusiva» (cioè i neocatecumenali non sono più speciali degli altri - nonostante si siano autoconvinti di esserlo).

«...il vostro carisma è specifico, ma porta frutto nella comunione con gli altri doni presenti nella vita della Chiesa» (in realtà è solo lo specifico carisma delle eresie - ma evidentemente anche Leone XIV si rivolge al buon cuore dei singoli fratelli delle comunità facendo loro presente che senza "comunione" con la Chiesa tutta, senza "vita della Chiesa", sono solo poveri adepti di una setta che detesta la Chiesa).

«...il bene che fate è tanto, ma il suo fine è permettere alle persone di conoscere Cristo, sempre rispettando il percorso di vita e la coscienza di ciascuno» (chiediamoci tutti - specialmente i kikolatri - il bene che fate "a chi"? e come mai Leone XIV ha bisogno di precisare che le persone devono "conoscere Cristo"? e come mai ribadisce le critiche dei precedenti pontefici sul rispettare "il percorso di vita e la coscienza di ciascuno? ma dai, è come se il Papa pensasse che il Cammino non fa conoscere Cristo ma Kiko, non rispetta il percorso di vita dei fratelli, calpestando la coscienza di ciascuno).

«...senza mai separarvi dal resto del corpo ecclesiale... pastorale ordinaria delle parrocchie... comunione con i fratelli... con i presbiteri e i vescovi... senza chiusure... come costruttori e testimoni di comunione...» (tanto per cambiare, sempre le stesse critiche che da ormai mezzo secolo, fin da Giovanni Paolo II, vengono fatte al Cammino).

36 commenti:

  1. Sinceramente mi aspettavo una stangata alquanto più consistente, ma a noi anime lontane dalla "sala comandi" della barca di Pietro certe logiche sfuggono, certe strategie suonano sempre incomprensibili, certe scelte sembrano sempre miopi. Possiamo pensare che Leone XIV voglia far passare un po' di tempo prima di cominciare a dare spallate - e che quindi, almeno nel primo anno di pontificato, si inserirà nella linea dei predecessori.

    Però non possiamo non notare che nella Chiesa c'è una crisi della liturgia, tuttora irrisolta, e una crisi dottrinale, tuttora non affrontata. E quindi il rinfacciare agli adoratori dell'idolo Kiko che la mentalità neocatecumenale è sempre quella arrogante, superba, divisiva, pur essendo tutte cose vere, non toccano veramente la radice del problema. E magari non la toccano perché quel fiume carsico di "Decime" e di denaro sporco "lavato" fa ancora gola a parecchi ecclesiastici (ai quali quasi non par vero che due spagnoli abbiano trovato la formula magica per estrarre un botto di soldi dalle tasche di sedicenti riscopritori del battesimo; e siccome anche gli ecclesiastici hanno le rate dell'auto da pagare...). E che quelli a cui non fa gola, sanno bene che una condanna all'eresia neocatecumenale comporterebbe un diluvio di condanne ad altri ambienti sedicenti cattolici.

    Intanto prendiamo atto che il Papa rileva che il Cammino, nonostante le strigliate dei propri predecessori, non è cambiato, e che c'è da insistere con almeno le stesse strigliate. Possiamo ragionevolmente supporre che il discorso se lo sia fatto scrivere e che gli abbia dato uno sguardino rapido prima di pronunciarlo, e che non abbia alterato molto del testo redattogli dagli amiconi di Don Kikolone. Un discorso del genere, infatti, passata la settimana in cui i diretti interessati ne parlano, sparisce dal dibattito, sommerso da mille altre notizie più urgenti.


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    1. Io sono deluso e amareggiato. Non posso capire certe dinamiche ma non ne posso più di vedere questa setta che continua a vivere nella chiesa Cattolica.

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    2. " Non c'è mai stata un'autorità religiosa che si sia separata, per decisione e per accordo unanime dei suoi membri, da una tradizione rituale di impressionante antichità e abbia imposto il nuovo rituale nel modo più totalitario e implacabile, affermando al tempo stesso che si tratta della stessa fede, della stessa religione, della stessa liturgia."

      chiaramente parla della liturgia del concilio.
      ma vale anche per il cammino: ha una liturgia diversa da quella approvata dalla chiesa...che pensa addirittura di essere migliore?

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    3. Le strigliate non servono se non si prendono provvedimenti concreti (cancellazione in toto del Cammino o cambiamenti verificati e se disattesi, chiusura d'autorità del Cammino).
      Papa Bob sembra invece che voglia dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte, come in tutte le altre questioni spinose, sostanzialmente proseguendo con un Bergoglionismo soft ma non meno pernicioso dell'originale.

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  2. Sono alcuni anni che non frequento il blog. Mi è venuta la curiosità dopo aver letto il testo dell' intervento del Papa. Io faccio il cammino. Non sono la persona con altro nome che, mi ricordo, mi avete accusato essere l' ultima volta.
    Papa Francesco, sinceramente, non mi piaceva. Papà Leone, invece, mi sta piacendo moltissimo. Trovo il suo intervento decisamente sensato. Il Cammino va giustamente richiamato a non cadere nella tentazione dell' autoreferenzialità tipica di ogni consorzio umano. Vi ricordo che il cristiano cattolico così come non mette in discussione il magistero, non mette in discussione l'operato del Papa anche quando non gli piace. Poi, se uno dichiara di non essere cristiano cattolico, ma altro, con questo "altro" punto di partenza può legittimare le sue argomentazioni. Dico questo perché il vostro blog non è solo contro il Cammino Neocatecumenale. E allora cambiargli nome potrebbe non essere una cattiva idea. Saluti.

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    1. Vi prego di notare il commento di Stefano:

      - è importante che il papa debba "piacergli"
      - il magistero, quando non mena legnate al Cammino, "non va messo in discussione"
      - le argomentazioni non riguardano la verità ma solo il "chi contro chi".

      Esattamente ciò che fa comodo al demonio - quello vero, non il simpatico portasfortuna che ti fa trovare traffico mentre vai alla convivenza.

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    2. Caro Stefano, quindi mi stai dicendo che se il Papa fa errori grossi (vedi la condanna a Galileo Galilei e tante altre cose), noi dobbiamo stare zitti? Hai mai letto il passo degli atti degli apostoli dove san Pietro viene corretto da San Paolo?
      Capisco che da neocatecumenale non puoi usare la ragione, ma noi cattolici si invece.

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  3. https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-01/kiko-padre-mario-ascension-cammino-neocaatecumenale-udienza-papa.html

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    1. Piccolo promemoria: quell'articolo è di una certa Donnini (cognome molto, molto, molto neocatecumenale), per di più su un sito web la cui redazione è impestata di neocatecumenali.

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    2. Suo padre Giampiero era seduto in prima fila proprio accanto ai capi internazionali e per giunta la si è vista sul palco anche in alcune riprese delle chiamate vocazionali dopo il Giubileo dei giovani.
      Quella è cresciuta con zietto Kiko, che agli inizi frequentava la loro casa in continuazione, anche nella casa al mare per le vacanze estive.
      Che vuoi che scriva?

      Il fatto è che molti lettori non lo sanno e credono alle sue sviolinate come se fossero disinteressate.
      Marco

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    3. Se l'articolo non fosse stato scritto dalla Donnini, l'avrebbe fatto Salvatore Cernuzio, ovvero,
      come dicono a Napoli, "a' cartolina è sempr' a' stessa!..".
      Ruben.
      ---

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  4. Non riesco a trovare giustificazioni se non il dolo nel non condannare con fermezza situazioni cancerogene interne alla Chiesa ma anzi, incitarle facendo finta di non sapere o di non vedere.

    Da fedele che purtroppo ha subito le angherie del neocat leggere questi comunicati fa male al mio cuore e, letteralmente, mi fa sentire figlio di un Dio minore.

    Vorrei chiedere al Santo Padre, alla luce delle esperienze negative di chi ha lasciato il cammino, o anche solo alla luce della mia personale esperienza in quanto battezzato appartenente alla Sacra Romana Chiesa, che frutti positivi vede nel Cammino Neocatecumenale e come possa accettare, in coscienza, di incitare tale movimento a proseguire la sua opera.

    Personalmente ritengo che fino a che la chiesa non avrà il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome, anche rinunciando a sonanti dobloni, il suo declino sarà inarrestabile.

    Samuel Beckett

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    1. Penso che forse è ancora troppo presto per tirare conclusioni - voglio sempre sperare che una persona intelligente come papa Prevost si «ravveda» e «confermi i fratelli» nella fede, così come comandatogli da Nostro Signore -, per cui ci limitiamo ai fatti:
      - è oggettivamente piuttosto grave che Leone XIV non abbia neppure sfiorato le questioni dottrinali e liturgiche (e le malvagità e lo strapotere dei cosiddetti "catechisti")
      - pur nel peana prefabbricato da altri, ha comunque ribadito al Cammino alcune strigliate già fatte dai suoi predecessori.

      Ricordiamo ai nuovi lettori che Benedetto XVI prese «decisioni» contro le liturgie neocatecumenali dopo oltre sette mesi di pontificato (e solo al ventisettesimo mese di pontificato sdoganò la liturgia tradizionale in latino: segno che il prendere "decisioni sgradite" richiede tempi odiosamente lunghi persino a un sommo pontefice). Tali «decisioni» sono poi state fatte proprie dallo Statuto del Cammino del 2008 (ma i neocatecumenali continuano a disubbidire a quello Statuto, oltre che ai documenti liturgici validi per tutta la Chiesa, oltre che a Benedetto XVI che le ribadì: per loro l'ubbidienza va solo al sommo Don Kikolone, soprattutto quando dice il contrario di ciò che la Chiesa ha sempre detto).

      Le «decisioni del Santo Padre» contro il Cammino furono comunicate a Kiko e Carmen prima verbalmente in più occasioni, specialmente nell'udienza privata con Benedetto XVI del 19 (o 20?) novembre 2005, e una decina di giorni dopo, il 1° dicembre 2005, furono messe nero su bianco nella lettera del cardinal Arinze, all'epoca prefetto del dicastero del Culto Divino. Trapelarono sulla stampa tre settimane dopo, quando Tornielli ne accennò in un articolo su Il Giornale (scatenando tutte le furie dell'ineffabile Gennarini). Dunque anche un Papa che già da vari decenni lamentava che gran parte della crisi della Chiesa postconciliare fosse dovuta al «crollo della liturgia» (ne parlò nel libro-intervista Rapporto sulla fede, nel 1985, e non era la prima volta che chiariva la questione), da Papa impiegò oltre sette mesi per andare al nocciolo della questione.

      Ma già molti anni prima era stato Giovanni Paolo II, a febbraio 1983, a redarguire (inascoltato) i kikos riguardo alla liturgia.

      Ovviamente il fatto che Leone XIV lo scorso lunedì 19 non abbia menzionato queste note dei suoi predecessori, non significa che siano abolite, superate, dimenticate. Tanto più che ha menzionato altre cose su cui facilmente si riconosce che il Cammino non ha fatto nulla per risolvere i suoi problemi riguardanti il rapporto con le parrocchie e la gerarchia. Se "nel piccolo" il Cammino si rifiuta di emendarsi, figuratevi "nel grande" (liturgia e dottrina).

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    2. Occorre onestamente riconoscere che il problema parte dal mefitico Concilio Vaticano II.

      È stato il Concilio a dare la stura al "personalizzatevi la liturgia", è stato il Concilio a promuovere una sorta di "elasticità dottrinale", è stato il Concilio a stabilire che il vostro parlare non debba più essere l'evangelico «sì, sì, no, no», è stato il Concilio a far degradare l'autorità in collegialità e sinodalità.

      E il Concilio lo ha fatto non tanto attraverso i suoi testi (peraltro talmente imbottiti di "tuttavia" e altri circiterismi, che quando chiudono una porta aprono immediatamente dopo tutte le finestre), quanto attraverso i suoi fautori ed interpreti, specialmente fra i vertici della gerarchia, che con estrema disonestà hanno dato per scontato che i cambiamenti inflitti ai cattolici fossero inevitabili e irreversibili, e che fosse riprovevole chiunque tentasse di far sopravvivere qualcosa di "preconciliare".

      Nella neochiesa conciliare, infatti, è di fatto vietatissimo celebrare ciò che celebrava padre Pio, è di fatto vietatissimo apprezzare quanto c'era di tradizionalmente efficace (come il catechismo di san Pio X, come l'abito religioso, come l'uso del latino...), tranne occasionali dosi "omeopatiche" (come il vescovo tutto bardato alle grandi celebrazioni). Se i fautori del vaticansecondismo fossero stati certissimi che le novità conciliari erano cattoliche e in continuità, non avrebbero avuto alcuna necessità di proibire (non solo ostacolare, non solo denigrare, ma proprio di impedire e proibire) ciò che c'era prima e a rifare tutto nuovo (Messa, calendario liturgico, diritto canonico, ecc.).

      Sul serio, prendete ad esempio il documento di Abu Dhabi del 4 febbraio 2019: il Bergoglio ha letteralmente firmato l'affermazione che tutte le religioni sarebbero uguali per salvarsi. Sarebbe mai stata possibile una cosa del genere con un Papa preconciliare? Cose ne avrebbero pensato un padre Pio, un don Bosco, un padre Kolbe?

      E della benedizione delle "coppie irregolari", cosa ne avrebbero pensato? Padre Pio già tuonava contro le gonne "corte" (al ginocchio) delle ragazze, figuratevi una cosa del genere. E quanto all'abito religioso, padre Pio tuonava contro i frati francescani che non sempre lo indossavano: "se ne tornino a casa", vengano espulsi i religiosi che non manifestano anche esteriormente la loro scelta di vita. E don Bosco, che nel corso della sua vita diede oltre duemila vocazioni sacerdotali alla Chiesa (e nello stesso periodo altre quattromila giunsero a causa sua dagli istituti salesiani da lui fondati), cosa ne direbbe della formazione sacerdotale di oggi? Cosa ne direbbe della carnevalata dei seminari idolatrici neocatecumenali Redemkikos Mater? E padre Kolbe, "il folle dell'Immacolata" che portò negli anni Trenta in Giappone la devozione alla Beatissima Vergine, cosa ne direbbe dello scatafascio portato dalle cosiddette "missioni" neocatecumenali in Giappone?

      E cosa ne direbbero quei santi di un Papa come Leone XIV che non solo non scomunica i neocatecumenali, ma che nel rampognarli tralascia le questioni liturgiche, dottrinali, e delle incessanti malefatte dei cosiddetti "catechisti", cosiddetti "itineranti", cosiddetti "responsabili", a salir su fino al sommo Kiko autoproclamatosi «il Vostro Catechista»?

      Vedete, noi cattolici siamo gli unici che hanno a cuore l'ubbidienza alla gerarchia, siamo gli unici che hanno a cuore la Tradizione, siamo gli unici desiderosi di adeguarci a ciò che la Chiesa ha sempre fatto e insegnato... e però ci troviamo di fronte ad una gerarchia che a partire dal Vaticano II (avvenuto dopo una lunga preparazione "dietro le quinte"), ha lasciato entrare «il fumo di satana nel tempio di Dio».

      E il modo più ridicolo di controbattere a tutto questo è... ridurre le questioni a tifoseria, ridurre l'ubbidienza a servilismo, ridurre la speranza a ottimismo, ridurre la fede al relativismo del "siamo approvati".

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    3. Faccio sommessamente notare che
      1) nelle ore immediatamente successive al discorso, sul sito ufficiale https://neocatechumenaleiter.org/it/ è stato pubblicato un resoconto dell'incontro con una versione sforbiciata delle parole del Papa, tale da eliminare i passaggi più critici e lasciando in bella evidenza i passaggi più "edificanti" e funzionali all'autocelebrazione. A margine il link al discorso su vatican.va: inutile per il lettore adepto, destinatario della propaganda della Pravda, che si appaga della versione da essa fornita - le sforbiciature suggerirebbero un testo lungo, meglio leggerlo già snellito e digerito, come è nelle corde del lettore medio contemporaneo. E invece il testo originale non è affatto lungo, rendendo superflua la sintesi, ma certo strumentale a manipolare e censurare le partiche pi
      spinose. Soltanto da stamane sul sito, sotto alla (sempre più superflua sintesi, a questo punto), appare il testo integrale: qualcuno si è accorto che censurare il Papa dopo i moniti sarebbe stato un harakiri troppo diretto, dando ragione immediata al contenuto dei moniti stessi.
      2) Nell'ambiente, lo do per certo, il discorso è assunto recepito come una legnata sui denti. E in effetti mai nessun pontefice, sinora, si è espresso più esplicitamente sui vizi ancestrali connaturati al separatismo dottrinale, liturgico, sacramentale e morale della sedicente superChiesa neocat.
      3) Con riguardo ai post precedenti, senza inventariare 60 anni di doppiezze e disobbedienze, in tema di accettazione del magistero anche quando non gradito, basta ricordare gli auspici confessati da Kiko nel ricostruire in modo teatrale, in un incontro pubblico con i suoi sudditi nel 2016, le proprie reazioni alle disposizioni di Benedetto XVI mediante la Congregazione per il Culto: terrore, speranza nutrita nella morte del Papa... e poi esultanza per le sue dimissioni, grato a Dio per l'elezione di Bergoglio che "ci salvo'": la nave della Chiesa (vera) può affrontare la tempesta, l'importante è la conservazione intatta del proprio feudo, senza correzione alcuna: tutto contenuto in un video, inutile ricordarlo qui, poi rimosso dalla rete quando divenne virale nei giorni successivi alla morte di Benedetto XVI.

      In conclusione, lo scoramento che leggo qui, a mio modesto avviso, non ha motivo di essere.

      "Mai interrompere il nemico mentre sta sbagliando"
      (Napoleone Bonaparte)

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    4. @Tripudio, sono d’accordo con te su tutto, ma continuo a non trovare giustificazioni rimanendo nel dettaglio della situazione. É una vergogna!

      Samuel Beckett

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    5. Min. 52 Link https://youtu.be/2t9A0QZeNzQ EncuentroKikoPR Live Stream https://www.youtube.com/live/2t9A0QZeNzQ

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  5. Chi come Stefano condanna questo blog dovrebbe chiedersi se Sant'Atanasio, al tempo dell'eresia ariana, fosse eretico in ragione della condanna comminatagli, o se piuttosto non si sia trovato ad essere dichiarato tale da un Papa pavido e piegato al potere imperiale, vivendo da perseguitato in esilio e venendo riabilitato e canonizzato solo dopo esser morto.

    La critica di Stefano confonde l'aspetto soggettivo e relativo delle intenzioni del singolo con l'aspetto oggettivo e assoluto dell'effettiva conformità delle intenzioni al fine buono.

    Se un eretico pensa di difendere la verità - ammesso che la Chiesa odierna si periti di condannare le sue dottrine e lo scomunichi - può aver le migliori intenzioni, ma rimane eretico e come tale si dannerà in eterno.
    Se viceversa un cattolico difende la verità anche dinanzi all'Autorità dei Pastori infedeli, può esser condannato e scomunicato, ma di fatto è e rimane cattolico, membro vivente della Chiesa, e il suo gesto è buono e meritorio.

    La storia della Chiesa e i testi di Patrologia confermano i numerosi casi in cui l'opposizione a dottrine eretiche, professate apertamente anche da Papi, abbia meritato l'onore degli altari per molti Martiri e Confessori della Fede.

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  6. il brutto viene dal demonio.
    le liturgie NC sono brutte.
    ma il demonio è mentitore... e quindi i fratelli NC dicono che le loro liturgie sono belle (solo loro lo dicono...)

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  7. Don Pompei, nella catechesi di stasera, ha parlato di nuovo del Cammino (in riferimento all'incontro del 19 di cui sopra).

    Ha ricordato che quando studiava teologia, ai tempi in cui era nel seminario neocatecumenale Redemkikos Mater, gli capitò di studiare chi era stato il primo a disporre i posti a semicerchio attorno alla "mensa"... era stato il riformatore protestante Calvino.

    Praticamente nel Cammino si attrezzano alla liturgia come i protestanti calvinisti.

    Intanto in Australia hanno scritto commenti simili ai nostri riguardo a un articolo sul Catholic Weekly australiano (che acriticamente ripeteva la propaganda kikiana); l'autrice testimonia anche "vent'anni di abusi psicologici e finanziari", la distruzione di tanti matrimoni, il fatto che tante bizzarrie (come la Ketubah) non sono certo "approvate".

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    1. Buongiorno io capisco che si parli di liturgia, di teologia sono tantissimi gli strafalcioni degli “iniziatori” Kiko e Carmen.
      Ma io penso alle migliaia di persone che, a causa delle obbedienze imposte dai catechisti, hanno avuto la vita rovinata, a chi si è lasciato defraudare di beni e denaro “buttati” non si sa dove in maniera scriteriata . Io sono una di queste persone, pensavo fosse un problema della mia regione invece leggendo questo blog mi rendo conto che è così dappertutto. Forse le gerarchie della Chiesa dovrebbero pensare anche a questo.

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    2. Il problema è fondamentalmente "teologico".
      Da una pessima teologia, discende inevitabilmente una pessima liturgia.
      Chi insegna cose ambigue o sbagliate, inevitabilmente celebra liturgie modificate.
      E chi strazia anche soltanto la liturgia, finisce inevitabilmente per degradare anche in campo morale, perché avrà sempre bisogno di mentire e di ingannare pur di difendere le proprie parole e il proprio operato.
      Chi poi diventa complice di costoro - come un cosiddetto "catechista" del Cammino -, inevitabilmente finirà per adeguarsi al metodo di menzogne, inganni, bullismo, prevaricazione, tracotanza, mobbing.
      E se contestualmente a ciò acquisisce sporchi privilegi (quanto a beni, quanto a opportunità sessuali, quanto al potere di devastare le vite degli altri senza doverne pagare le conseguenze)... beh, la ricetta è perfetta.

      Per questo diciamo che il Cammino viene dal demonio. Perché è nato dalla superbia di quei due arroganti spagnoli, autoproclamatisi "iniziatori". Perché da oscuri ambienti (non solo massonici) è stato "rifornito" di soldi, di dottrine, di appoggi, di note laudatorie, di elogi.
      E quindi se un cosiddetto "catechista" per un attimo ha uno scrupolo di coscienza, o anche solo prende sul serio un versetto del Vangelo, potete star certi che ha già un piede - anzi, entrambi - fuori dal Cammino.

      Quando su questo blog abbiamo presentato casi particolarmente squallidi di cosiddetti "catechisti", lo abbiamo fatto per invitare a riflettere: come si conciliano le sue porcherie con la "spiritualità" neocatecumenale? E costui, dopo tutto quel tempo a sguazzare nelle malvagità e a fingere di lodare il Signore, non si è mai fermato un attimo a chiedersi che c'entra "il Signore" con la propria vita di porcherie? Sul serio, per i cosiddetti "catechisti" è del tutto naturale mentire e ingannare la gente, persino in presenza del Santissimo Sacramento.

      Fin dai primi tempi del Cammino l'alibi era sempre lo stesso: "beh, ma dai, era solo uno un po' facinoroso, era sol uno che non ha capito bene il Cammino". Sempre lo stesso alibi - sostenuto dagli arcani e dall'omertà. Quindi non basta condannare il loro atteggiamento e le loro iniquità, perché la prima reazione pavloviana che avranno i neocat (talvolta persino in buona fede) è che "bof, da me non è mai successo" (sottinteso: "è impossibile, o del tutto eccezionale, che succeda in altre comunità" - e invece lo sanno benissimo che è successo già dappertutto).

      I cosiddetti "catechisti" magari talvolta partivano in buona fede, ma non passa molto tempo prima che capiscano benissimo come funziona davvero il Cammino: c'è chi dà la Decima e chi la prende, c'è chi deve subire e chi spadroneggia, c'è chi deve solo ubbidire e chi deve solo comandare... E così i maiali ne approfittano per abusare sessualmente, gli avidi ne approfittano per accaparrarsi soldi, beni, privilegi (e senza alcuna pietà nell'estrarre dalle tasche dei pensionati minimi quel poco che avevano di sussistenza), i bulli ne approfittano per comandare e calpestare i semplici... il tutto sempre fingendo l'aria mansueta, sempre abusando del tre volte santo nome del Signore, sempre fingendo un'immagine da agnellino, sempre con la postura del perseguitato che incessantemente prega per i suoi "persecutori"... Se il demonio potesse gioire, gioirebbe dei cosiddetti "catechisti" del Cammino - e soprattutto gioirebbe di Kiko e Carmen, senza i quali tali anime non avrebbero avuto così grandi opportunità di sfruttare, calpestare, devastare, abusare.

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  8. In breve: il Cammino viene dal demonio.

    Non si può correggere il Cammino semplicemente mettendo dei cosiddetti "catechisti" più gentili e sensibili, perché l'errore comincia molto prima, comincia proprio dall'idolo Kiko.

    L'aspetto "teologico" della questione è quello che spiega tutti gli altri aspetti, perché ad una pessima teologia segue inevitabilmente una pessima morale, una pessima liturgia, un pessimo rapporto tra i capi e i fratelli, eccetera. Ciò che impongono nel Cammino, non è richiesto dal Vangelo (le Decime, l'ubbidienza cieca, ecc.) oppure è richiesto solo a coloro che abbracciano la vita monastica (come il "dare tutto ai poveri").

    I cosiddetti "catechisti" sono arroganti e avidi perché devono difendere l'idolo Kiko. Qualora uno di loro prendesse sul serio anche solo un versetto delle Scritture, è già pronto ad essere espulso dal Cammino (o ad andarsene), perché non si possono servire due padroni, Dio e Kiko (cioè Mammona: infatti, per vedere di chi son devoti i tuoi cosiddetti "catechisti", ti basterà smettere di versare la Decima - per versarla ad una qualsiasi opera pia cattolica che non c'entra niente col Cammino - e vedrai come ti si scateneranno contro).

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  9. Sono capitato per sbaglio su questo sito e ho voluto spendere del tempo, sinceramente sono abbastanza perplesso rispetto a quello che ho letto. Chiaramente io ho una visione limitata alla realtà del Cammino che vivo ormai da tanti anni nella parrocchia.
    Sinceramente non mi trovo con diverse cose e non voglio fare polemica perchè io non ho la visione d'insieme, però la esperienza è di una realtà a servizio delle Chiesa.

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    1. Breve parentesi: questo blog esiste da maggio 2006 e ha pubblicato quasi tremila pagine (e sono presenti quasi 250mila commenti).
      A questo blog hanno contribuito molti ex neocatecumenali, e anche gente che non ha mai fatto il Cammino (come ad esempio il sottoscritto).
      Dunque c'è tantissimo materiale da leggere per farsi un'idea del Cammino che non sia basata sulla "propaganda kikiana".
      Se anche solo l'un per cento delle pagine contenesse la verità, avreste una trentina di ben documentati motivi che smentiscono il Cammino e il suo autoproclamato «Vostro Catechista», Kiko Argüello.

      Da praticamente vent'anni invitiamo chiunque a verificare ciò che diciamo, sia come argomenti, sia nella propria esperienza relativa al Cammino (si può avere "esperienza del Cammino" anche solo avendo a che fare con fratelli delle comunità, osservandone la mentalità, le azioni, o anche solo il modo di parlare.

      Chiudo la parentesi.

      Schematicamente, ecco alcuni concetti fondamentali da tener sempre presente:

      - la Chiesa è santa perché l'ha istituita Nostro Signore

      - ma la Chiesa è detta anche "peccatrice" perché composta da uomini

      - dunque i peccati degli uomini di Chiesa non sono opera della Chiesa, ma infangano la Chiesa

      - e dunque se un uomo di Chiesa ti infligge decisioni o insegnamenti sbagliati, è lui ad essersi separato dalla santa Chiesa

      A proposito della crisi che sta vivendo recentemente la Chiesa:

      - è una crisi dottrinale e liturgica

      - è una crisi che ha avuto una brusca accelerazione col Concilio Vaticano II

      - è una crisi che permea anche gran parte della gerarchia cattolica

      - è complicato cogliere le varie sfumature, perché non esistono solo il bianco e il nero: il dire "non bianco" non significa necessariamente "nero".

      Alcuni fatti che non si possono negare:

      - gli autonominati "iniziatori del Cammino" Kiko e Carmen hanno insegnato ambiguità e vere e proprie eresie

      - e hanno promosso una liturgia che non segue il Messale Romano approvato per tutta la Chiesa

      - dunque, davanti a Dio, la loro opera (il Cammino) non fa parte della santa Chiesa, nonostante i tanti bei paroloni, nonostante il ripetere i tanti slogan "ilsignore-ilsignore", nonostante statuti, elogi, quantità di "seminari", quantità di euro delle Decime, eccetera

      - il buon cuore di alcuni fratelli delle comunità non cambia il fatto che vivono in un ambiente che propala errori, eresie, strafalcioni liturgici, veri e propri sacrilegi eucaristici, eccetera (oltre a perfidie e malvagità commesse anzitutto dalla gerarchia di cosiddetti "catechisti", "itineranti", e quant'altro, fino agli autoeletti "iniziatori").

      Si noti che Nostro Signore non si fece abbindolare dalle facce sorridenti e mansuete dei farisei, che filtravano il moscerino e ingoiavano il cammello.

      Al giudizio universale, un neocatecumenale non potrà giustificare eresie e sacrilegi dicendo "avevamo lo statuto! facevo le lodi domestiche! avevamo centoquaranta seminari! facevo la Decima! quindici figli!"

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  10. Interessante articolo su Chiesa e post concilio che riguarda anche del Cammino neocatecumenale

    https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2026/01/i-pretacci-i-carismatici-i.html?m=1

    Frilù

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  11. Dopo il Concilio l'intellettuale cattolico francese Maritain ha detto amareggiato che la Chiesa era in ginocchio davanti al mondo.
    Se questo è il risultato, allora io dico che MONS: MARCEL LEFEBVRE ha fatto bene a rifiutare il Concilio anche a costo di mettersi contro le massime autorità della Chiesa.
    Dopo 60 anni si vede chi ha avuto ragione.
    Saranno i tradizionalisti a salvare la Chiesa

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    1. Personalmente sono convinto che Lefebvre non sia da considerare l'universale risposta alla crisi della Chiesa (fermo restando tutto il bene che hanno compiuto lui e chi lo ha seguito).

      Lo deduco dala sua reazione al fatto che nel 1988, dopo mille trabocchetti e mille rinvii, Giovanni Paolo II si lasciò sfuggire - per giustificare l'ennesimo rinvio - che avrebbe concesso un vescovo "alla prossima festa mariana". Cioè per il 15 agosto 1988. Non avendo fatto nomi, si poteva sospettare (senza certezze) che avesse pensato al benedettino Calvet, all'epoca già sessantenne (cioè col rischio che il problema dei lefebvriani di avere un nuovo vescovo si riproponesse nel giro di appena 10-15 anni).

      Lefebvre avrebbe potuto cogliere la palla al balzo e dire "il Papa mi ha concesso un vescovo ma senza far nomi, perciò il 15 agosto ordinerò Pinco Pallino". Il che non sarebbe stato un atto scismatico (in quanto la concessione tecnicamente c'era, il permesso verbale c'era, l'intenzione del Papa c'era) e avrebbe costretto la curia romana (e lo stesso Papa) a giocare a carte scoperte: se avessero tentato di ostacolare ancor più il Lefebvre gli avrebbero dato l'alibi per fare di più.

      Bisogna onestamente notare che un "permesso verbale" è un po' poco per una questione delicata come l'ordinare nuovi vescovi. Ma lo scopo principale era di giocare "a carte scoperte": se il Papa senza un gravissimo motivo si fosse rimangiato la parola già data, come avrebbero reagito la stampa e i cattolici?

      Invece Lefebvre era ottantaduenne, stanco di tutto, e timoroso di non riuscire ad ordinarsi un successore. Perciò, di fronte a quell'ennesimo rinvio sbroccò e annunciò che il 30 agosto 1988 avrebbe ordinato tre nuovi vescovi (e poco dopo stabilirà che invece dovessero essere quattro). È un atto formalmente scismatico, perché non c'era ancora alcun valido motivo per ordinare più di un vescovo. È stato come un fidarsi poco della Provvidenza, come un andare contro la carità, come un disconoscere il Papa.

      In situazioni eccezionali occorrono risposte eccezionali. Ma per quanto fosse chiaro che il Papa e la curia romana la tirassero per le lunghe aspettando la morte di Lefebvre, bisogna ricordarsi che prima o poi a tutti toccherà rispondere del proprio operato davanti a Dio. Devo quindi pensare che Lefebvre fosse talmente preoccupato per la sorte della propria imponente opera, da accettare in coscienza di salvarla con un atto scismatico. Ironia della sorte, il dialogo con la Santa Sede continuerà nei quasi quarant'anni successivi, a costo di rispolverare ipotesi che lo stesso Lefebvre aveva respinto con forza (come la questione detta "accordo pratico").

      Il bello è che vent'anni dopo quelle ordinazioni, a gennaio 2009, Benedetto XVI tolse le scomuniche. Addirittura, in epoca bergogliana, ai lefebvriani furono riconosciuti indulti (permessi) per confessare, benedire matrimoni, ecc. (e il Bergoglio non era certo un amico della Tradizione).

      Insomma, tutto il bene che hanno fatto Lefebvre e la sua opera, non andrebbero proclamati come unica soluzione per tutta la Chiesa. Da un bel po' i vertici lefebvriani stanno scalpitando per ordinare nuovi vescovi. Di quei quattro del 1988, uno venne espulso per motivi di politica interna (Williamson, "reo" di essere stato padre anche per tradizionalisti che non erano del tutto in linea con tali vertici), e i due ancora vivi sono piuttosto anziani.

      Siamo esseri umani, soggetti a malattie, incidenti, morte prematura, o addirittura espulsione. Williamson ordinò altri vescovi: se il cosiddetto "stato di necessità" era valido per Lefebvre, era valido anche per l'espulso Williamson. Ed oggi i vertici lefebvriani hanno di nuovo quello stesso problema: che parole scegliere per giustificare altre ordinazioni, per non farle sembrare scismatiche. Ed anche evitare la situazione "Calvet", cioè di avere un solo nuovo vescovo e per di più anziano e magari non in ottima salute.

      Tutto questo, come già ribadito, nulla toglie al bene che hanno fatto e che faranno.

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    2. Quanto detto sopra ci suggerisce alcune piccole comiche somiglianze con la setta neocatecumenale, abituatissima a millantare permessi verbali, scismatica e soprattutto eretica.

      Così come la fraternità di Lefebvre si è convinta di avere l'esclusiva sulla Tradizione (sottintendendo che chi la vive senza dipendere dai lefebvriani la starebbe vivendo male), così il Cammino si è ancor più convinto di avere una superiorità spirituale rispetto alle parrocchie, alla liturgia, alla dottrina (e infatti sono convinti che qualsiasi cosa non detta da Kiko - o che non elogi il Tripode Kiko-Carmen-Cammino - non avrebbe valore, e qualsiasi tipo di organizzazione diversa da "comunità di comunità" (paganti Decima a Kiko) sarebbe da aborrire.

      Tutti osservano nel periodo conciliare un tragico calo di vocazioni e di frequenza alla Messa, e un aumento spaventoso dell'ignoranza delle cose della fede. Ma mentre i lefebvriani ripropongono la fede di sempre e la liturgia di sempre, i neocatecumenali straziano ancora di più la liturgia e la dottrina, e inventano "nuovi" seminari in cui coltivare solo vocazioni kikizzate.

      "Scisma" significa un volersi separare dalla Chiesa. I lefebvriani vengono accusati di scisma, perché si sono separati volontariamente dalle novità della Chiesa "conciliare". I neocatecumenali li accusiamo di scisma perché si sono separati sia dalla Tradizione cattolica (che disprezzano e vedono come fumo negli occhi), sia dalla Chiesa "conciliare" (infatti non seguono il Messale e neppure il magistero dei papi conciliari: padre Zoffoli poté dimostrare le eresie di Kiko confrontandole col solo magistero di Giovanni Paolo II).

      In particolare, i lefebvriani chiamano "eresia" l'eresia; i neocatecumenali invece la chiamano "riscoperta del battesimo" o "Cammino Neocatecumenale". I lefebvriani, per capire se una cosa è cattolica, prendono sul serio l'insegnamento dei sommi pontefici e le vite dei santi; per i neocatecumenali, invece, è buono e cattolico solo ciò che è compatibile con le eresie di Kiko o che elogia Kiko e il Cammino.

      Quanto al "giocare a carte scoperte", per i cattolici è essenziale, per i neocatecumenali è una vera rovina. Nella setta di Kiko e Carmen c'è sempre bisogno di nascondere l'operato e l'insegnamento dei due spagnoli e dei loro pappagalli. Le opere del Cammino amano le tenebre, perché ogni volta che vi si getta luce se ne vedono scandali e malvagità (dalle speculazioni finanziarie agli abusi sessuali, dalla rovina dei matrimoni alle eresie conclamate, eccetera). In particolare, più sono neocatecumenali e più sono convinti che mentire e ingannare sarebbero azioni sante, qualora adoperate per difendere il prestigio e i soldi della propria setta e dei propri capicosca.

      Mentre per noi cattolici il Papa è colui a cui Nostro Signore disse «e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (cioè la gerarchia cattolica è chiamata non solo ad amare e onorare Nostro Signore - e dunque a ravvedersi -, ma anche a confermarci nella fede), per i neocat l'unico valore che può avere la gerarchia è quello di elogiare il Cammino e i suoi due autoproclamati "iniziatori" spagnoli.

      E vogliamo parlare della liturgia? Per entrambi è fondamentale, con la differenza che per i lefevbriani è vero culto a Dio, per i neocatecumenali è un'attività comunitaria che serve a portare i fratelli «dalla tristezza all'allegria». E che per i lefebvriani è indispensabile viverla come l'ha comandata e vissuta tutta la Chiesa fino a padre Pio, mentre per i neocatecumenali è indispensabile viverla come l'hanno comandata i laici Kiko e Carmen (si spacciano per frutto del Concilio e poi alterano drammaticamente la liturgia del Concilio: perché?).

      Infine, notiamo che Lefebvre ha fatto quel che ha fatto perché intendeva salvarsi l'anima. Kiko (autoproclamatosi «io sono il Vostro Catechista») e Carmen hanno fatto quel che hanno fatto perché intendevano essere capi elogiati, rispettati, ubbiditi, temuti, e soprattutto pagati. Infatti la Decima e le altre rogne ve le sobbarcate solo voi seguaci "riscopritori".

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  12. Amare e rispettare il Papa sì, ma... senza papolatria.
    La papolatria, cioè la trasformazione del primato giurisdizionale del Vescovo di Roma nella venerazione di una figura come emissario particolare di Dio, dotato di chissà quali virtù soprannaturali, trova indubbiamente le sue origini teoriche in una lettura del Concilio Vaticano I e dal fatto di aver avuto ottimi pontefici (come Pio IX e Pio X). A poco a poco da Pio IX in poi l'ufficio papale tenderà a essere esaltato a dismisura, fino appunto a giungere all'aberrazione odierna per cui ogni parola che esce dalla bocca del Papa viene accolta come legge divina quasi superiore al Vangelo. Il Comune dei Sommi Pontefici, la trasmissione via radio (e poi via TV) delle Benedizioni prima e degli Angelus poi, le udienze pubbliche, la moltiplicazione delle messe pubbliche, i viaggi intercontinentali... tutto concorre alla creazione di una figura che non è più il Vescovo di Roma e il custode dell'ortodossia, sibbene un vero e proprio rex sacrorum, padrone di fare quello che gli pare del patrimonio di Fede che gli è affidato in semplice custodia (come ad esempio le riforme liturgiche del Novecento; e pensare che Pio IX, quando gli fu proposto di inserire il nome di san Giuseppe nella formula di consacrazione, rispose candidamente "ma io sono solo il Papa!": per intendere, solo il custode del deposito della fede, non il fabbricante della liturgia; e se dai tempi di Gregorio Magno non si era ritenuto tassativo aggiungere san Giuseppe...).

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    1. La papolatria è un fenomeno piuttosto recente. Specialmente dal fotogenico Giovanni Paolo II, capace di sfruttare bene la propria presenza e la propria immagine, e da Benedetto XVI, che faceva sperare in un cambio di rotta (e comunque, come non si poteva essere grati a quest'ultimo per il Summorum Pontificum?).

      La papolatria, però, ha avuto una doccia fredda piuttosto consistente durante l'interregno bergogliano, deludendo molto presto tutti i commentatori cattolici che si erano distinti per tifoseria papolatrica.

      Nostro Signore disse a Simon Pietro (e dunque a tutti i sommi pontefici di tutti i tempi e, per estensione, non è che non valga per tutto il resto della gerarchia cattolica): «e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (cfr. Lc 22,32). Dunque dobbiamo dedurre come minimo che un successore di Pietro, non abbastanza ravveduto, non confermi adeguatamente nella fede. Non è che uno, per il solo fatto di essere pontefice, diventa automaticamente impeccabile e non abbia bisogno ogni giorno di ravvedersi, di chiedersi severamente se ama davvero il Signore («mi ami tu più di costoro?»: cfr. Gv 21,15) o se sta invece "spadroneggiando" (cfr. 1Pt 5,1-3).

      C'è da notare che "confermare i fratelli" non implica fare chissà che gesti pubblici o dire chissà che cosa di importante. Anche un pontificato "silenzioso" con pochissime parole dette o scritte, può essere un vero "confermare i fratelli", può essere davvero un pastore che guida il gregge del Signore. La qualità vale più della quantità. Molte attività pubbliche, per esempio, sono irrilevanti o sostituibili da altro. E non sempre la presenza del Papa in qualche evento, seppur gradita, contribuisce davvero ad aumentare la fede (anziché la papolatria) dei presenti.

      In particolare, non ci fa meraviglia che un successore di Pietro possa dare scandalo o seguire logiche non proprio da pastore. Lo stesso Paolo ebbe da rimproverare Pietro (cfr. Gal 2,11) e nessuno si lamentò che Paolo si opponeva al Papa. Si noti che in qualità di cattolici partiamo dal fatto che fu Nostro Signore stesso a scegliere Pietro e gli apostoli: il nostro rapporto con la gerarchia ecclesiale (il Papa e i vescovi uniti con lui) deriva solo ed esclusivamente da questo, e il nostro dolore per quando la Chiesa è svilita deriva solo dal fatto che un dono di Nostro Signore sta venendo sprecato o martoriato da chi avrebbe invece il dovere di guidarla attraverso le tempeste.

      Per cui, di fronte a problemi non banali - come il Papa che striglia i neocatecumenali ma non riguardo alla dottrina e alla liturgia - restiamo perplessi, perché sappiamo che il Papa in quel contesto non sta confermando i fratelli nella fede, ma quelli nell'eresia.
      E stavolta non possiamo sospettare che il Papa non conosca la vera realtà del Cammino, visto che nella sua "carriera" ha dovuto dare una ripulita ai danni lasciati in una diocesi da un super amicone del Cammino (tale Irizar) che venne succeduto da un membro del Cammino (tale Del Palacio).

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  13. Mi ci volle molto tempo a convincere Mic che se voleva comprendere il CNC doveva prima analizzare il Concilio. Era un dialogo fra sordi perché lei partiva dal Preconcilio e quindi non voleva capire. Spesi tanto tempo e tante energie per farle avviare il suo vero blog, la Chiesa è il Post Concilio, e così finalmente ha compreso quanto lei distante fosse dal Concilio stesso. Tu By Tripudio hai continuato per anni a provare a capire, ma finalmente anche te ultimamente hai compreso: il CNC è la manifestazione più autentica del Concilio, e che, come sostieni, se si vuole tornare al Preconcilio, rimane solo da negare il Concilio e tornare al Vetus Ordo.
    Inizialmente infatti hai riproposto la solita polemica dell'unità, che il Papa ha ben chiara e che in molti anche all'interno del CNC vedono. Molte cose sono cambiate e il carisma sempre più si amalgama nell'istituzione.
    Ma poi hai anche dovuto riconoscere che non solo non vi sono reprimende dottrinali o liturgiche, anzi ci sono parole di riconoscimento che non erano mai state esplicitate in modo così chiaro. È nello stile di Papa Leone parlar chiaro e più chiaro di così non si poteva.

    Sempre più si rende necessaria una missione evangelizzatrice, e forte delle parole del Papa, il CNC farà la sua parte. Al CNC rimane di comprendere che non è l'unica manifestazione del Concilio, e che deve nelle parrocchie farsi promotore di unità, stimolo alla Missione.
    Per il resto By Tripudio, grazie per la sincerità con cui di fatto te la prenderai da ora in poi con il Concilio. Mic ti ha convinto, ne sono felice.

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    1. Per chi non conoscesse o non ricordasse: sia questo blog (dal 2006) che Chiesa e Postconcilio (dal 2010) nacquero sperando di porsi come spazio di confronto e di documentazione. Quando Mic attivò C&PC, mi chiese di occuparmi di questo sul Cammino. Accettai di malavoglia, solo perché ritenevo (e tuttora ritengo) che C&PC sia un'opera piuttosto preziosa, specialmente alla luce del fatto che nel corso di tutti questi anni altri prominenti siti web cattolici hanno voluto portare avanti una propria "linea editoriale" degradata a tifoseria o a difesa del proprio piccolo orticello (ed infatti hanno sempre citato il meno possibile gli articoli comparsi su C&PC), giungendo ad esagerazioni tragicomiche (come ad esempio quando ostentavano papismo da tifoseria nei rari momenti in cui il Bergoglio diceva qualcosa di non urtante).

      Papa Ratzinger ci aveva fatto sperare che qualcosa, lentamente, potesse cambiare, che il Concilio potesse cominciare a venir corretto e ripulito dalle ambiguità, che si potesse preparare almeno un po' di terreno fertile per un successore più agguerrito. Abbiamo continuato a sperare nonostante le sempre maggiori delusioni. Ma con l'interregno bergogliano anche i più ottimisti e i più ingenui hanno dovuto prendere atto della realtà - anzitutto il fatto che ad eleggere Bergoglio furono cardinali di nomina ratzingeriana e wojtyłiana (aveva già ricevuto un pugno di voti nel 2005...). Fra parentesi, le azioni e le parole del Bergoglio non erano sorprese immotivate ma frutto coerente della mentalità conciliare. Per esempio, a inizio febbraio 2019, quella dichiarazione indifferentista di Abu Dhabi, che dà ad intendere che tutte le religioni sono uguali: è stata possibile solo solo perché c'era stata la dichiarazione conciliare Nostra Aetate. Qualcuno può forse dimostrare che quella dichiarazione va contro il Concilio? E se sì, come mai Leone XIV (o almeno qualche altro prominente fautore del Concilio) non ha preso ancora provvedimenti?

      E poi, Bergoglio che insulta i cattolici (quando mai era successa una cosa del genere?), Bergoglio che annulla il Summorum Pontificum (per giunta mentendo, perché i vescovi non erano stati ostili come insinuava), Bergoglio che concede novità che scuotono le coscienze (se un parroco si rifiutasse di benedire una coppia di omosessuali, sta andando contro Bergoglio, contro il Concilio, contro la Chiesa? e cosa avrebbero risposto un padre Pio, un padre Kolbe, un papa Pio X alla richiesta di una tale benedizione?)... Qualcuno può forse dimostrare che in tali atti e discorsi Bergoglio sarebbe andato contro il Concilio? E se ci è andato, domandiamo: fino a che punto ci si può spingere restando rispettosi del Concilio?

      Avevamo grandi speranze anche per Leone XIV: abbiamo aspettato, pazientato, aspettato, e pur avendo occasionali segnali positivi nulla ancora cambia. Striglia i neocatecumenali ma senza toccare la questione dottrinale né quella liturgica: per quanto ancora dovranno rimanere in sospeso tali questioni? E perché? Non sappiamo cosa succede nei sacri corridoi ma è difficile non pensare che da quelle parti siano in tanti ad aspettare come soluzione la morte dell'autoproclamato "Vostro Catechista", grazie alla quale il Cammino si affloscerà parecchio. Ma intanto i fratelli delle comunità continuano a ricevere cibo spirituale avvelenato (e venendo calpestati dai cosiddetti "catechisti" anche materialmente, economicamente, eccetera). Davanti a Dio, qualcuno dovrà rispondere di quel veleno...

      Intanto osserviamo che le scomuniche, in epoca conciliare, sono solo uno strumento politico con data di scadenza. Infatti ai lefebvriani vennero rimosse nel 2009, e non perché si fossero convertiti al Concilio; mentre a Viganò venne comminata subito dopo che aveva alluso ad abusi sessuali del Bergoglio (avvenuti decenni prima, e di cui Viganò era venuto a conoscenza da almeno una delle vittime), e sulla base di cose dette molti anni prima. Per scomunicare, infatti, occorre anzitutto che ci sia stata in precedenza una comunione, e che ci sia una verità da difendere...

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    2. Un settantenne, oggi, ha età sufficiente per aver visto coi propri occhi sia Pio celebrare la Messa e predicare il Vangelo, sia la liturgia "del Concilio" in vigore ancor oggi nelle parrocchie, sia le cosiddette "liturgie" del Cammino.

      E potrà chiedersi: sono davvero tutte e tre espressioni equivalenti della Chiesa cattolica? Oppure qualcuna avvicina l'anima a Dio più delle altre? E in quest'ultimo caso, che senso avrebbe l'esistenza delle altre? E nell'altro caso, come fanno ad essere equivalenti se sono così drammaticamente diverse?

      Infatti: non ha senso.

      Non ha senso né dal punto di vista della "qualità" della liturgia, né dal punto di vista di ravvivare la partecipazione dei fedeli.

      Vedete, negli anni '30 la partecipazione alla Messa domenicale era del 90%, a dir poco. Negli anni '60 la partecipazione era calata al 60%, e qualche prete era accusabile di celebrare in modo "ingessato". Qualcuno ebbe la grandiosa idea di buttar via la liturgia tradizionale e di introdurne una nuova per "avvicinare" la gente ai divini misteri. Risultato? La frequenza alla Messa domenicale è calata in maniera ancora più drastica e oggi le parrocchie sono deserte (è già tanto quando un parroco può vantare il 5% di partecipazione). Vi risulta forse che qualcuno dei fautori della nuova Messa abbia almeno ipotizzato di tornare sui propri passi?

      E la nuova Messa, anziché risolvere le "ingessature" (che sono rimaste: pensate a tutti quei preti che celebrano in modo... robotico), ha prodotto una miriade di abusi liturgici piccoli e grandi. Che non sono stati combattuti, perché erano di fatto incentivati. Il nuovo Messale - che come i precedenti è prescrittivo, cioè stabilisce cosa si deve fare e come si deve fare - prevede, per fare un esempio, che dopo la formula iniziale fissa ("il Signore sia con voi / e con il tuo spirito") il sacerdote possa scegliere fra parecchie formule diverse (oppure-oppure-oppure). A lungo andare, con tanta "libertà di scelta", pur essendo il Messale prescrittivo, il tipico prete si autoconvince di poterne alterare una ("e che sarà mai! roba di poco! il Signore non guarda queste cose!"), o addirittura inventarne una nuova ("il Signore non guarda queste cose!", mah, però vede benissimo con che spirito le fai...). Quella apparenente "eccessiva libertà di scelta" fa scattare l'idea di poter fare di testa propria, anche soltanto per pigra abitudine. Ed infatti tante altre formule del Messale, oltre al ricco menu, prevedono cose tipo: «o altra formula adatta alle circostanze». La maggioranza dei preti, nel corso degli anni, decideva in ogni momento a seconda delle "circostanze" ("oggi mi sento più poetico", "oggi sono più stanco"...). Al punto che ovunque - e specialmente nel Cammino - avendo tutti fretta di arrivare a concludere, usano sempre la Prex Eucharistica II, la più breve (sottinteso: abbiamo allungato troppo la predica e le preghiere dei fedeli, e perciò ora abbiamo fretta e accorciamo la preghiera eucaristica e la comunione).

      La liturgia-pagliacciata di Kiko e Carmen aveva semplicemente portato agli estremi tale atteggiamento: per loro il Messale val poco o nulla, vale invece lo spettacolino autogestito dalla "piccola comunità", cioè la carnevalata che ai due spagnoli sembrava più significativa e festosa (scrissero a Benedetto XVI che le liturgie neocatecumenali portavano i fratelli «dalla tristezza all'allegria», come se la liturgia equivalesse alle comiche di Stanlio e Ollio).

      Il Messale conciliare non ha raggiunto gli obiettivi sperati ma solo peggiorato la situazione e disperso preziosi tesori spirituali (nessuno si inginocchia più, tantissimi hanno smesso di credere alla presenza reale, ecc.). Basterebbe già solo questo motivo per consigliare caldamente di tornare alla liturgia tradizionale in latino. La Messa, infatti, non è un cerimoniale umano, ma il vero culto a Dio gradito.

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  14. Secondo i dati ufficiali della Conferenza Episcopale italiana (CEI), negli ultimi trent’anni il numero dei sacerdoti è passato da oltre 38.000 nel 1990 a circa 31.800 nel 2020, con una riduzione di più del 16%. Il calo non accenna a fermarsi e riguarda in particolare il clero diocesano.

    A pesare non è solo la diminuzione numerica, ma anche il progressivo invecchiamento dei presbiteri: l’età media supera ormai i 61 anni, mentre i presbiteri sotto i 30 anni sono meno di 600 su scala nazionale. Le ordinazioni sacerdotali restano basse: nel 2024 sono state poco più di 350 in tutto il Paese, un numero insufficiente a compensare pensionamenti e decessi.

    Le conseguenze sono evidenti sul territorio. In Italia esistono circa 25.600 parrocchie, ma solo poco più di 15.000 hanno un parroco titolare. In molte diocesi un singolo presbitero è chiamato a seguire due o più comunità, con un aumento del carico pastorale e una riduzione della presenza stabile del prete nella vita quotidiana delle parrocchie.

    Il calo dei presbiteri italiani è stato in parte compensato dalla presenza di presbiteri stranieri, che oggi rappresentano circa l’8% del clero in servizio.

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    1. Naturalmente non confronteremo i numeretti con quelli delle vocazioni farlocche neocatecumenali, di cui spesso c'è da dubitare perfino se abbiano la fede, visto che si tratta di kikolatri da allevamento a cui il cosiddetto "catechista" avrà scrutinato così: non sei fidanzato? allora entra nel seminario Redemkikos Mater! farai "l'alzata" davanti a Kiko!

      Per noi cattolici, invece, la vocazione nasce come frutto della fede e del libero desiderio di donarsi al Signore. A Nostro Signore, non al vostro signor Kiko.

      Se dunque la Chiesa "conciliare" accusa un crollo drammatico di vocazioni (la preoccupante età media di 61 anni significa che per ogni cinquantunenne c'è almeno un settantunenne; e poi il dato dello scarsissimo numero di preti men che trentenni), è perché il fondamento - cioè la fede - è vissuto maluccio. Ed anche gli incarichi son vissuti maluccio: a suon di burocrazia, dinamiche da impiegati d'ufficio, tabù innominabili (ricordo l'episodio di un certo pretino che diede in escandescenze perché in sua assenza era stata celebrata in parrocchia la Messa tridentina), attività da dopolavoro ferroviario e da clown animatore di gruppi... cala drammaticamente il desiderio di donarsi. "Scusatemi, ma io vorrei donarmi a Cristo, non al dialogo, non ai campi scuola, non al consiglio pastorale diocesano, non al dialogo ecumenico, non alla sinodalità".

      Quando uno si dona al Signore, significa che ha più a cuore confessare che gestire il campo di calcetto; ha più a cuore la preghiera silenziosa che il verbale del consiglio per gli affari economici; ha più a cuore il portare i sacramenti ai malati che il partecipare ad un meeting col sindaco; ha più a cuore celebrare la liturgia (anzitutto perché desidera ottenerne benefici spirituali) che celebrare l'inaugurazione della mensa dei poveri; ha più a cuore leggere la Summa Teologica e le vite dei santi, che leggere l'intervista di Bergoglio a Scalfari o le ultime disposizioni pastorali sul turismo e sullo sport... E quindi, quando la curia diocesana gli infligge il corso di aggiornamento, più il viceparroco fanatico degli spettacoli musical, gli esercizi del clero predicati da un comunistone relativista, l'accompagnamento della mandria di giovani al pellegrinaggio delle stupidate... sta vivendo la propria vocazione o sta ottemperando ad un'inutile, dannosa, soffocante burocrazia clericale?

      Figurarsi poi dover applicare le varie Fratelli tutti, Fiducia supplicans, Amoris laetitia... e rendersi conto che la propria vocazione dovrebbe essere al servizio delle pecorelle, non dei lupi!

      Gran parte dei preti, perciò, tenta di costruirsi un suo minuscolo rifugio (anche solo mentale), al di fuori del quale recita le pagliacciate previste, ma senza sincero entusiasmo. Dare la comunione a dei divorziati conviventi, cioè dar loro da mangiare e bere la propria condanna, sarà pure "pastorale", ma li accompagna dritti all'inferno, e però se provi solo un pochino a far notare l'assurdità, subito la Curia e il Vicario Generale te la faranno pagare molto cara. E al resto ci penseranno la stampa e le malelingue, facendo soprattutto notare che fino al giorno prima non avevi avuto da ridire su tante altre porcate.

      Insomma, il clero conciliare è in via di rapida estinzione proprio a causa di ciò che i fautori del Concilio hanno ritenuto necessario. Se ne sono accorti persino i kikolatri, che però raccontano a sé stessi la menzogna secondo cui il clero kikolatrico sarebbe la risposta. Come a dire che il tumore è la cura per l'influenza stagionale.

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