venerdì 24 aprile 2020

La "comunione da asporto" fra vittimismo e superbia: il Cammino è una setta

Mi perdonerete la lunghezza di questa riflessione, ma è necessario essere chiari contro i tipici slogan neocatecumenali che con acrobatici sofismi, giochi di parole, doppi sensi e altre furberie, cercano di giustificare la loro ingiustificabile mentalità da setta e relative conseguenze. La grave faccenda della "comunione neocatecumenale da asporto" richiede particolare attenzione, visto che costituisce un comodissimo "precedente" per i kikos per trattare il Santissimo Sacramento come una specie di "sacro snack take-away".


Premessa fondamentale: in qualità di cattolici sappiamo che il bene supremo di ogni anima è la salvezza (ogni singola anima dirà: "la mia salvezza"), e che gli strumenti che Nostro Signore si è degnato di donarci - una dottrina immutabile (poiché Dio è verità eterna) e i sette sacramenti (segni sensibili ed efficaci) - sono essenziali per la salvezza. Nostro Signore non ha mica operato per hobby o insegnato per sport.

Ogni fedele cattolico trema nel pensare alla questione "salvezza della mia anima", perché nonostante le migliori intenzioni e a causa dell'inclinazione al peccato quella salvezza è sempre a rischio (per dannarsi è sufficiente un solo peccato mortale). L'infinita misericordia di Dio non contraddice la Sua infinita giustizia, né la divina grazia può essere considerata una bacchetta magica che contraddice la libertà umana. Lo sapevano bene anzitutto i santi: don Bosco, ad esempio, dopo una vita da gigante della fede, nell'ultimo periodo della sua vita temette per la propria anima e chiese umilmente preghiere. (Diversissimo è il "pregatepermè" di Kiko Argüello, che va tradotto con "che io sia sempre al centro dei vostri pensieri!" Se Kiko avesse davvero a cuore la salvezza della sua anima, maledirebbe pubblicamente e risolutamente tutta la sua opera eretica denominata "Cammino", inclusi gli annessi e connessi liturgici, canori, pittorici, gadgettistici, immobiliari e finanziari, e abbraccerebbe esclusivamente la fede cattolica descritta dal Catechismo).

"Rito mistico" neocatecumenale
del "tutti allo stesso coppone"
Nella tradizione popolare cattolica era comune chiedere la grandissima grazia della "perseveranza finale", cioè la perseveranza nella fede durante la parte finale della propria vita. Ciò è non solo perfettamente ragionevole, ma è confermato dalla Chiesa e da diverse rivelazioni private. Si consideri ad esempio la pia pratica dei "primi venerdì del mese": chissà quante innumerevoli anime avrà "educato" a non addormentarsi sugli allori, preparandole attraverso quei segni sensibili ed efficaci così fondamentali per la salvezza, alimentando in loro quel sano timor di Dio che non è né paura, né comodo ottimismo, lavandoli dai loro peccati, nutrendoli col Pane di vita eterna.

Alla luce di ciò abbiamo constatato fin dall'inizio della crisi virus attualmente in corso, la deprecabile e dannosissima tiepidezza dell'autorità ecclesiale col suo “sciopero dei sacramenti” e la riduzione delle celebrazioni a "video su internet". Ora, pazienza se viene rinviata un'ordinazione diaconale o una confermazione, ma... confessione e comunione? Privare volontariamente i fedeli di tali sacramenti è stato un atto gravissimo, anche peggiore di tutti gli scandali ecclesiali già in corso: Nostro Signore, che aveva comandato «pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle» terrà drammaticamente conto di questo "anti-pascere", questo privare i fedeli del "pane di vita eterna" laddove le autorità civili hanno tranquillamente consentito - con ragionevoli precauzioni - di procurarsi il "pane di vita terrena" e pure le sigarette. Le precauzioni prese per supermercati e tabaccai, infatti, erano adatte anche per le Messe e le confessioni: ma la Conferenza Episcopale ha preferito "scioperare" fin da subito. Non è che qualche pecetta applicata qua e là cambi la situazione descritta: il sacro dovere degli uomini di Chiesa poteva proseguire senza quello scappare con tanto zelo e senza alcun contrasto con l'autorità civile. E invece hanno preferito affamare i fedeli togliendo loro il Pane di vita eterna e il Sacramento della riconciliazione, e perciò riceveranno inevitabilmente una terrificante "adeguata ricompensa", proporzionalmente alle proprie (gravissime, ricordiamolo) responsabilità.
Credono nella presenza reale di Nostro Signore
(infatti non sono neocatecumenali)
Ma non è di questo che intendiamo parlare qui: conosciamo già le polemiche in corso e abbiamo fatto tali precisazioni esclusivamente per completare il quadro, per mostrare che i fedeli cattolici stanno subendo un'ingiustizia da parte della gerarchia ecclesiale, e che su tale ingiustizia i kikos hanno prevedibilmente costruito la loro solita furbata che insulta il Santissimo Sacramento (come loro solito) pur di ubbidire alle ridicole direttive del santone Kiko Argüello e agli squinternati insegnamenti suoi e della defunta santona Carmen Hernández. I cattolici ricevono un danno dai loro stessi pastori, e i kikos lo adoperano come alibi per banalizzare ulteriormente il Sacramento. I cattolici desiderano legittimamente accedere alla Confessione e alla Comunione, e il sommo SanKiko comanda la "Comunione da asporto con consegna a domicilio" per i suoi adepti (alla confessione non ci pensa poiché la considera del tutto facoltativa). I kikos vogliono sempre sembrare più speciali dei "cristiani della domenica", e per aggiungere al danno la beffa, blaterano che "è un'eccezione che Dio fa con noi".
Ora, se consideriamo la mentalità che il Cammino induce ai suoi adepti, notiamo infatti che:

Imbambolati alla "Comunione"
in attesa che scatti il segnale kikiano
del "manducate tutti insieme adesso!"
  1. nel Cammino, la salvezza non è una questione personale tra la singola anima e il Signore, ma un'attività "piccola-comunitaria" in senso neocatecumenale. Ti dicono che "il Signore salva a grappoli", col sottinteso che se la tua comunità neocatecumenale "fa bene il Cammino" (cioè molla il malloppo e marca presenza alle "convivenze" ed esegue tutti i bislacchi riti mistici inventati da Kiko e Carmen), allora ti salvi. Sottinteso: non è la tua conversione, né la perseveranza nella vera fede e nell'assiduità personale ai sacramenti, ma solo l'esecuzione, da parte tua e della tua comunità neocat, di tutte le pianificate attività kikiste-carmeniste;
  2. nel Cammino, la vita morale non è una questione personale (combattere la propria inclinazione al male mediante il compiere buone opere, rialzarsi al più presto quando si cade, fuggire le tentazioni e le occasioni di peccato, accostarsi frequentemente a confessione e comunione con le dovute disposizioni, ecc.) ma è un recitare la parte dei "salvati", con il comodissimo alibi preconfezionato secondo cui "quando il Signore ti toglie le mani dalla testa ne combini di tutti i colori". Più sei ipocrita e meglio ti riesce di fare il Cammino: Kiko blatera che "l'uomo non può non peccare", e perciò finisci gradualmente per approfittarne per peccare; Kiko insinua che la confessione dei peccati mortali sarebbe facoltativa e rinviabile a piacere, e perciò finisci gradualmente per considerarla un gesto "bello" ma da fare solo quando "hai tempo" o quando te lo comandano (cioè non più un gesto essenziale per la tua salvezza, ma solo un'attività religiosa altisonante, magari nelle "penitenziali" del Cammino perché così darai a vedere di aver marcato presenza);
  3. nel Cammino, la celebrazione dei sacramenti è un affare esclusivamente interno alla setta e di natura prettamente scenografica. (tant'è che in questo tempo di crisi si sono moltiplicate le indicazioni kikiane su cosa mandare in onda su internet). «Un'eccezione che Dio sta facendo con noi»: il "sacro snack" consegnato "a domicilio" ai privilegiati, la comunione obbligatoria anche agli atei... Il tipico "camminante", se proprio andava talvolta in parrocchia o in santuario, lo faceva non per curare la propria anima ma solo per farsi notare nel marcare presenza, per avere qualcosa da vantare durante le conversazioni coi "non credenti in Kiko": chi ci andasse per alimentare la propria fede, infatti, viene subito etichettato dai cosiddetti "catechisti" un religioso naturale, uno attaccato a forme antiquate o superflue, quando non un superbo perché toglie tempo al Cammino. Il tipico "camminante" il sabato sera non può dire "mi sento poco bene, stasera resto a casa e a Messa ci vado domani", poiché lo stesso Kiko dice che "la Messa della parrocchia vale 20, quella del Cammino vale 100";
  4. nel Cammino c'è un accento esasperato sulla "testimonianza" (cioè proclamare la propria identità, perfino i bambini a scuola) a scapito della conoscenza delle verità di fede (indispensabile ad ogni cristiano, secondo le proprie capacità intellettuali), che viene considerata dai cosiddetti "catechisti" peggio che fumo negli occhi perché le verità di fede contraddicono clamorosamente le gigantesche fandonie raccontate dagli eretici Kiko e Carmen per tutta una vita. Per di più, alla luce della convinzione che "Kiko ha ragione anche quando ha torto", persino i kikos che per un motivo o l'altro vengono spediti a studiare teologia, piegano le verità di fede per adeguarle alle panzane di Kiko e Carmen (in una sorta di bispensiero orwelliano: si consideri ad esempio un esimio presbikiko che, in un incontro di formazione per sacerdoti, andò blaterando che Nostro Signore sarebbe stato un peccatore che avrebbe "fatto esperienza di perdono del Padre").
L'autonominata "iniziatrice"
dà l'esempio della "comunione seduti"
maneggiando il "coppone" kikiano
Alla luce di questi soli quattro punti, diventa chiaro anche il motivo per cui tante anime hanno sofferto nel fare il Cammino e, uscendone, hanno finalmente cominciato a vivere serenamente la vera fede, quel «giogo dolce, carico leggero» (cfr. Mt 11,30), anziché i fardelli imposti dai cosiddetti "catechisti", fardelli che costoro non osano toccarli neppure con un dito (cfr. Mt 23,4).

Questo è il motivo per cui noi cattolici siamo addolorati per la negata possibilità di ricevere i sacramenti, e vediamo ancor più la Grande Pagliacciata Ipocrita Neocatecumenale con le sue messinscene su internet e l'ennesima riduzione del Santissimo Sacramento a sacro "snack" consegnabile a domicilio.

I capibastone della setta neocat si stanno dimenando per mantenere serrati i ranghi. Sono atterriti di perdere il controllo della situazione. Li compiango. Non potendo convocarli più non possono contarli. Neanche attraverso i responsabili delle comunità. Per questo li tengono impegnati continuamente in attesa di rimetterli a marciare "un-dué, un-dué!"



"Segni dei tempi":


37 commenti:

  1. La situazione è ben riassunta da una vignetta di Ben Garrison segnalata qualche ore fa da Jungle Watch: comprare alcool e tabacchi è possibile, abortire è possibile, ma le chiese restano chiuse.

    Ora, sono stati i vertici della Chiesa a sgomitare per chiuderle. E pertanto riceveranno la loro ricompensa.

    Noi cattolici ne soffriamo, e ci accorgiamo che quei vertici hanno compiuto lo stesso madornale errore del Cammino Neocatecumenale: pensare che la liturgia è uno spettacolino di sacro intrattenimento, cioè meno importante delle sigarette e dei liquori.

    p.s.: ai neocatecumenali interessa invece la riapertura delle sole salette laterali, o di un qualsiasi luogo ampio dove poter celebrare la carnevalata di Kiko. I kikos disprezzano i luoghi sacri e il Tabernacolo: a loro interessa fare la grattugiata di chitarrella per gloriare Kiko "Vostro Catechista" e Novello Redentore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Aggiungo: io faccio tutti i giorni la comunione spirituale e mi manca tantissimo cibarmi del santo corpo di Gesù. Ma che ne sapete voi..

      Elimina
    2. Ecco il solito kikolatra che crede di rendere gloria a SanKikoRedentore aggrekdkendo chiunque non lodi il tripode Kiko-Carmen-Cammino.

      Purtroppo la «comunione spirituale» non sostituisce il Sacramento. Ci manca solo che la pigrizia mentale in futuro faccia il resto: "oggi piove, non ho voglia di andare a Messa, vabbè, farò la comunione spirituale che tanto vale lo stesso".

      Comunque, il fatto che ti vanti di fare la "comunione spirituale" non cambia lo stato delle cose e nemmeno la responsabilità (gravissima) dei pastori della Chiesa. Significa solo che ti senti tremendamente superiore ai tuoi interlocutori.

      Mi fa ridere (amaramente) il fatto che i kikos parlino della Comunione ma non parlino mai della confessione.

      La quasi totalità dei cattolici italiani da un mese e mezzo non può accedere al sacramento della riconciliazione, grazie alle sciaguratissime decisioni della Conferenza Episcopale Italiota e all'assenso (complicità? decisione?) dello stesso Bergoglio.

      Circola su internet la battutaccia: la "Messa in streaming internet" è come uno che guarda un porno e poi si vanta con gli amici dicendo «ho fatto sesso».

      C'è da supporre (temere?) che i vescovi che hanno così zelantemente e rapidamente deciso di togliere il Pane di vita eterna ai cattolici, un giorno non molto lontano si ritroveranno senza pane di vita terrena ma potranno guardarselo su Youtube. Non credo che ciò li sazierà.

      Elimina
  2. Dedicato a coloro che dicono: il Cammino è uno dei carismi della Chiesa, una delle strade possibili eccetera.
    Se questo fosse vero, non accadrebbe mai che una qualsiasi iniziativa della Chiesa venisse oscurata o sostituita: essere uno dei carismi, ammettendo e non concedendo che lo sia davvero, non vuol dire porsi in alternativa alle iniziative che la Chiesa adotta nei confronti dei fedeli.
    In questo tempo di clausura forzata, queste contraddizioni del Cammino stanno venendo in piena luce.
    Se durante il tempo normale qualcuno poteva dire infatti di partecipare alla Eucarestia neocatecumenale così come avrebbe partecipato alla Messa in parrocchia, ora invece è chiaro che la "Messa del catecumeno", cioè le letture fatte on line con la propria comunità, pretendono di soppiantare la visione in diretta televisiva o su web di una vera e propria Messa cattolica.
    Nel momento in cui cioè ci troviamo tutti nella dolorosa impossibilità di assolvere al precetto festivo emerge la realtà: il Cammino non è un carisma, cioè un arricchente per la miscela della vita di fede, ma una deviazione, una distrazione delle anime dalla comunione dei credenti.
    La preoccupazione per la salvezza dell'anima non c'è perché viene data per scontata, come fosse già acquisita: ci si preoccupa quindi solo della vita terrena, del giudizio altrui, in particolare della propria comunità di riferimento. Infatti stanno già volando scomuniche kikiane per chi non si collega via social con i fratelli.
    Verrebbe da ridere, se non fosse invece tragico.

    RispondiElimina
  3. ...la vignetta di garrison smentisce tutte le recenti omelie di don ariel...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I padri de L'isola di Patmos (non solo don Ariel) erano evidentemente esasperati da certe "leonesse da tastiera" che su Facebook li hanno continuamente martellati per lamentarsi non tanto dell'essere state private dei sacramenti, ma dell'essere state private del loro posto di primedonne della parrocchia.

      Ricordo ancora con profondo disgusto la prima volta che vidi una signora di mezza età infilare la mano nel Tabernacolo come se stesse arraffando il pacco di caffè dal mobiletto della cucina. Avevo scoperto in quel momento la vera entità del lercio fenomeno delle "ministre straordinarie", versione femminile - e persino più scatenata - dei bigottoni da parrocchia, quei soggetti che ronzano perennemente attorno al parroco quasi volessero sostituirsi a lui ogniqualvolta possibile.

      Fra parentesi, tale "scimmiottare il clero" avviene anche nel Cammino, dove ipocritamente blateravano contro il "clericalismo" e poi nelle celebrazioni del sabato sera i membri più illustri si autoeleggevano improvvisamente camerieri liturgici e andavano distribuendo la Comunione. (Ricordiamo che il Cammino fino a pochi decenni fa proibiva di studiare scienze religiose, salvo poi dare un'improvviso contrordine e moltiplicare il numero di ministri straordinari e diaconi permanenti, al preciso scopo di ufficializzare quelle pagliacciate liturgiche e quei ministri autoeletti al momento)

      Resta comunque il fatto indiscutibile che i vertici della Chiesa hanno sbagliato a proibire le celebrazioni. Invece di pascere il gregge, hanno fatto esattamente il contrario: lo hanno messo alla fame. Riceveranno quello che si meritano, e sono certo che noialtri poveri cattolici ne resteremo persino dispiaciuti, perché tendiamo a dimenticare il male ricevuto e a perdonare facilmente anche in assenza di pentimento dal malfattore. Ma riceveranno la giusta "ricompensa" per il male che hanno fatto al gregge.

      a radice di quel loro errore è stata il credere che la liturgia sarebbe uno "spettacolino" e i sacramenti uno "snack". In venti secoli la Chiesa ha considerato la liturgia come "unico culto a Dio gradito", per cui è "opera di tutta la Chiesa" persino se alla celebrazione è presente solo il sacerdote. In venti secoli la Chiesa ha considerato il Santissimo Sacramento per quello che è - il Corpo e Sangue di Nostro Signore - senza mai interrompere l'accesso a battesimi, confessioni e comunioni, nemmeno durante le peggiori pestilenze, anzi, più gravi erano le pestilenze e più i sacerdoti erano chiamati a garantire i sacramenti perché la salute dell'anima vale molto più della salute del corpo: e oggi, con un tasso di mortalità molto più basso della peste bubbonica, e addirittura con la possibilità di "distanziamento sociale" e mascherine e tutto il resto (tale da poter comprare le sigarette senza problemi), sarebbe ben possibile partecipare alla liturgia e ricevere i sacramenti... e invece, i vertici della Chiesa, colpevolmente, hanno scelto di peggio.

      In questo "scegliere il peggio" hanno dato all'autorità civile (che non è mai stata benevola nei confronti di quella ecclesiale) il precedente giuridico su cui appoggiarsi per ogni futura crisi (reale o immaginaria o fabbricata o anche soltanto percepita come tale). Il fatto che i padri dell'Isola di Patmos tentino di dare uno spiegone in nome dell'ubbidienza, non cambia il fatto che i vertici della Chiesa hanno agito per affamare il loro gregge, cioè hanno agito da mercenari, non da pastori, persino se lo avessero fatto in buona fede.

      Come abbiamo sempre ricordato, gli eretici sguazzano quando la Chiesa è in difficoltà. Al Cammino non interessa la riapertura delle chiese ma quella delle salette. Al Cammino non interessa che ai cattolici venga consentito di confessarsi e comunicarsi, ma interessa solo l'assembramento del sabato sera e la riattivazione delle convivenze negli alberghi.

      Elimina

  4. 19-24 MAGGIO: PORTO SAN GIORGIO:
    CONVIVENZA FAMIGLIE DISPONIBILI PER LA MISSIONE;

    23 MAGGIO, H. 12.00:
    AULA PAOLO VI, ROMA:
    INCONTRO CON IL SANTO PADRE PER L'INVIO DI NUOVE FAMIGLIE IN MISSIONE;

    21 GIUGNO, CAGLIARI:
    CELEBRAZIONE SINFONICO-CATECHETICA:
    "LA SOFFERENZA DEGLI INNOCENTI";

    5 SETTEMBRE, ROMA, CIRCO MASSIMO:
    INCONTRO VOCAZIONALE CON KIKO.

    KIKO AVEVA GIÀ PROGRAMMATO TUTTO MANAGGIA,ORA COME SI FARÀ?

    RispondiElimina
  5. Scusa Tripudio,non capisco perché attacchi il Papa e i Vescovi per il fatto che hanno chiuso le chiese?Che dovevano fare,farci infettare tutti?Ti contraddici,prima condanni le Comunità Neocatecumenali perchè hanno celebrato e si sono infettate,nello stesso tempo poi,critichi e attacchi il Papa e la Chiesa,perchè ha sospeso le celebrazioni a causa del Covid19.Non ti rendi conto che sei contraddittorio?Quale sarebbe la tua tesi,la Chiesa avrebbe dovuto sospendere solo le celebrazioni del Cammino?Gli altri fedeli cattolici sono immuni dal Covid19 forse?Secondo me, prima di fine anno non se ne parla,il rischio contagio nelle chiese è troppo alto e il virus non va in ferie dopo il 4 maggio.Se pensiamo che in chiesa,ci vanno perlopiù gli anziani,se non si è prudenti si rischia una epidemia peggiore della precedente e sarebbe una ecatombe.Ma accendi il cervello prima di scrivere?Mi sorge il dubbio che usi qualche sostanza stupefacente prima di scrivere.Hanno fatto benissimo a sospendere tutto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma che babbeo.

      Questa emerita panzana dell'«infettare tutti» crolla miseramente di fronte al fatto che uno può benissimo andare a comprare le sigarette.

      Credevo di averlo scritto già cento volte.

      Elimina
    2. Piuttosto: ci sarà un grosso problema per voi quando le Messe riprenderanno ma le Eucarestia Neocatecumenali no....niente contiguità, niente abbracci e baci, niente coppone, niente agape finale.
      Per "fare comunità " dovrete continuare con la messa del catecumeno. Per questo Kiko non si fa vedere, sarà in depressione caspica.
      P.S.: come canto di pace suggerisco Guardate com'è bello stare distanziati con i fratelli.

      Elimina
    3. E' qualche anno che leggo questo blog, perché incuriosito dagli elementi del Cammino che frequentavano la mia Parrocchia, e pur avendo sempre un'impressione di un punto di vista eccessivamente tradizionalista (forse proprio per reazione alle molte libertà che si prendono i neocat) mi siete sempre sembrati persone di buonsenso... fino a ora.
      Come puoi definire una "emerita panzana dell'«infettare tutti»" il fatto, incontestabile, che la Messa è un'occasione in cui decine, se non centinaia di persone si ritrovano insieme e possono facilmente trasmettere un virus come il COVID19? Tanto più che, purtroppo, l'età media di chi frequenta le chiese al giorno d'oggi è pure altina, e quindi si tratta di persone ancora più a rischio? Il paragone con l'andare in tabaccheria non ha il minimo senso, se si ha un minimo di onestà intellettuale: in tabaccheria si fa la fila (mantenendo la distanza), non si è tutti fianco a fianco nei banconi.
      Capisco il senso di mancanza, alleviato solo in parte dalle tecnologie di telecomunicazione, ma additare Papa e clero di tradimento (con tanto di "ne dovranno rendere conto a Dio") mi sa tanto da qualcuno che vuole essere più realista dal Re. Nel Anche nel Vangelo c'erano un sacco di persone che insistevano che le cose andavano fatte secondo i riti comandati, e guai a trasgredire per qualsivoglia ragione (tipo fare miracoli al Sabato): li chiamavano Farisei, e non ci facevano una bella figura

      Elimina
    4. Anonimo 13:28

      La chiesa è differente dalle salette,c è più spazio,se si vuole mantenere la distanza c è più possibilità,puoi stare anche in piedi in un angolo,nella saletta invece devi per forza stare seduto,perchè i catechisti così vogliono,a volte soprattutto,quando c era celebrazione unica per tutte le comunità,si stava tutti appiccicati che non potevi neanche respirare,in chiesa invece nei giorni feriali non c è tanto un afflusso di fedeli,e non sarebbe neanche un problema la domenica visto che ci sono tre o quattro messe,quindi situazione gestibile,le salette invece di solito non sono molto grandi,ma poi al cammino togliendo il segno di pace l abbevveramento tutti insieme , il balletto finale perchè si tengono per mano,le convivenze,l evangelizzazione che per quest'anno già è saltata(che di solito la domenica dopo Pasqua si fà nelle piazze) cosa resta!!!!...il gusto di vedersi tipo circolo anziani?per voi del cammino è già risolto non ci sono problemi dato che vi vedete nelle video conferenze.
      E poi che c entra il cammino con la chiesa se chiusa o aperta?mica la chiesa è il cammino,qui si parla di chiesa cattolica ma soprattutto del nutrimento dell' anima,della SS EUCARESTIA che manca ai cristiani cattolici.

      Elimina
    5. Rispondendo al commento di Pikappa delle 15:23, chiariamo alcuni punti.

      - è profondamente ingiusto che le norme valide per "comprare le sigarette" non siano state ritenute valide per le celebrazioni religiose

      - è profondamente ingiusto che i pastori della Chiesa abbiano preferito lo sciopero dei sacramenti

      - è amaramente tragicomico il fatto che la setta dei kikos, con i suoi "rituali mistici", abbia provocato focolai di infezione (se fossero stati cattolici, cioè senza "rituali mistici", a parità di celebrazioni non ci sarebbero stati né infetti né morti).

      Rispondo a fondo pagina in modo più esteso.

      Elimina
  6. Nel Cammino ci si salva a "grappoli". Cioè in modo indistinto.
    Anche i grappoli sono indistinti tra loro, senza nessuna differenza. Tutti insieme fanno il Cammino.

    Al Cammino infatti manca proprio una vera spiritualità. Se l'avesse (e fosse autentica) allora sarebbe un movimento ecclesiale, cioè una particolare espressione della Chiesa.
    Ma il Cammino si dice "Chiesa". "Noi siamo Chiesa" dicono i camminanti.
    Per cui nel Cammino non si pensa di avere una particolare spiritualità, ma di possedere direttamente il Ministero della Chiesa stessa, di possedere lo Spirito, che viene dato al Cammino nella sua "purezza", cioè senza altre espressioni particolari, che non a caso sono viste come espressioni di religiosità naturale.

    La vita dei santi è sorprendente anche perché manifesta come, sebbene essi siano uniti nella carità, nella fede e nella testimonianza di Cristo, sono assolutamente diversi. Diversi in modo quasi incredibile, eppure non si contraddicono tra loro. Potremmo dire che ognuno ha una sua spiritualità NELLA Chiesa, che è il modo con cui Cristo si rapporta all'anima, che è originale in ognuno.

    Il Cammino invece produce tanti mini cloni di Kiko e di Carmen, che si salvano a grappoli grazie alle attività nel Cammino e all'ubbidienza ai catechisti, in comunità che sono tutte indistintamente UGUALI tra esse e senza sfumature.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il Cammino, infatti, è un PERCORSO gnostico, in cui la santità non è di per se necessaria. Mentre il cammino che la Chiesa propone riguarda sostanzialmente solo la carità.
      La carità naturalmente è accompagnata da tutto il resto, virtù ecc. Ma è la sostanza del cammino cristiano e non ha bisogno di nessuna iniziazione se non i Sacramenti, la fede, ecc. E' per questo che nella Chiesa non salva il percorso, ma la carità. Che può essere data al più ignorante dei battezzati molto più che a Kiko

      Elimina
  7. Rispondendo al commento di Pikappa delle 15:23, chiariamo alcuni punti.

    Perdonami la lunghezza, ma è perché non volevo risponderti con espressioni comprensibili solo ai cattolici.

    La Chiesa poggia su venti secoli di Tradizione. Oppure, in altre parole, ciò che era vero ieri resta vero anche oggi, quel che era vero per gli Apostoli è vero anche per noi, quel che era vero per i medievali è vero anche per noi. Cioè la Chiesa è fondata su verità immutabili ("dogmi"), non su un "programma di partito" modificabile a seconda delle epoche e delle tendenze.

    Con il termine "modernismo", in filosofia e teologia, viene indicata la convinzione che l'errore avrebbe gli stessi diritti della verità. Cioè bisogna onorare chi dice "2+2=5" allo stesso modo di chi dice "2+2=4". Ma il modernismo prima o poi dà luogo a problemi seri: "2+2=5" fa comodo sulla colonna crediti, non sulla colonna debiti. Il modernismo è una mentalità, non un programma (e comunque non potrebbe essere un programma perché dovrebbe approvare ciò che è contrario a sé stesso). In parole povere, il "modernismo" è fondato sulla distorsione di ogni verità (non a caso i Pontefici lo definivano "la sintesi di tutte le eresie"), cioè sulla menzogna. Un modernista ti farà tutto un discorso per insinuare che: "Ciò che era vero ieri, ciò per cui ieri i tuoi cari e i tuoi santi hanno sofferto e spesso anche versato il sangue, non è più vero oggi, perché oggi c'è una verità nuova che contraddice quella vecchia di ieri".

    La mentalità da "modernisti" è, purtroppo, piuttosto diffusa nella Chiesa e, in modo particolare, in qualche setta tipo il Cammino Neocatecumenale. Su questo blog ci occupiamo del Cammino, ed ogni volta che riaffermiamo una verità che è sempre stata proclamata in venti secoli da tutta la Chiesa, si infuriano non solo i kikos ma spesso anche i modernisti.

    Chiarito questo, passiamo alle questioni che toccano l'attualità.

    La polemica sulla soppressione delle funzioni religiose parte da una domanda retorica: com'è possibile che è stato facile regolare l'accesso a negozi, supermercati, tabaccai, ma non è possibile farlo per le chiese?

    Pensa un po': c'erano parroci che alla vigilia del vergognoso divieto della Conferenza Episcopale, ignari delle manovrine badogliane in corso ai vertici della Chiesa, avevano preparato le loro parrocchie mettendo i cartellini segnaposto nei banchi in modo da rispettare adeguate distanze tra fedele e fedele. Erano in buona fede convinti che la Chiesa avrebbe comandato così. Se quel metodo anti-virus funziona per i supermercati, allora funzionerà anche per le chiese, no? Certi cattolici, nel protestare con la gerarchia, potrebbero aver torto nel modo di esprimersi, ma non nei contenuti. Alla Chiesa è stato dato ordine di "pascere le pecorelle, pascere gli agnelli": chi agisce contro pecorelle a agnelli «è un ladro o un brigante».

    (e non dimentichiamo che in tempi di gravissime pestilenze, i sacerdoti erano in prima linea a garantire ai fedeli l'accesso ai sacramenti, «Che giova infatti all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?» (cfr. Mc 8,36).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Continuo a rispondere al commento di Pikappa delle 15:23.

      C'è un punto su cui però hai involontariamente ragione: le norme igieniche. Immagina una setta che crede di avere la fede più "adulta" dei normali "cristiani della domenica". Immagina che in questa setta sia in vigore un "rito mistico" (completamente inventato) che esige che tutti i partecipanti si abbeverino abbondantemente allo stesso "coppone-insalatiera". È vero che il barman liturgico della setta passa il panno ad asciugare dopo ogni "bevuta", ma ciò è solo un primissimo livello di igiene. Immagina allora che ogni comunità di quella setta sia un potenziale focolaio di infezione. Anzi, che in queste ultime settimane in Corea del sud sia accaduto proprio questo (la setta Shincheonji) e che sia accaduto anche in Italia, in provincia di Salerno (la setta Neocatecumenale).

      Ora, nella Chiesa cattolica ciò non sarebbe mai successo. Nel rito cattolico tradizionale, i fedeli non accedono al calice (poiché la Comunione "sotto le sole specie del pane" è già completa, giacché, in gergo teologico, «non si dà corpo senza sangue, non si dà sangue senza corpo», dove quel "non si dà" è da intendersi in termini di: "non può esserci..."). Nel rito moderno approvato da Paolo VI, può darsi che più sacerdoti concelebranti si comunichino allo stesso calice (ma la concelebrazione non è né obbligatoria, né caldamente consigliata, e se la CEI l'avesse vietata lungo il periodo della crisi virus, gli unici a dolersene sarebbero stati quei preti sfaticati che si stufano di dir Messa e perciò "concelebrano" per togliersi l'incombenza a "spese" di un confratello). È piuttosto raro il caso in cui si concede ad un fedele l'accesso al calice (per esempio per qualche celiaco e in circostanze in cui sarebbe complesso fare altrimenti).

      Aggiungo pure che la Chiesa cattolica, quando amministra la Comunione "sotto le due specie" (raccomandata in circostanze particolari come ad esempio la festa del santo patrono), usa la modalità "per intinzione", cioè il sacerdote prende la particola, ne bagna un po' del bordo nel calice, e quindi amministra la Comunione alla bocca. Anche in questo caso la CEI avrebbe potuto proibire anche questa modalità senza danneggiare nessuno (se ne sarebbero risentiti solo i cretini che non sanno che la Comunione "sotto una sola specie" è qualitativamente identica a quella "sotto entrambe le specie", e del tutto indipendente dalla quantità delle specie del pane e delle specie del vino).

      Persino per il sacramento della confessione si poteva avere abbastanza "social distancing" (clicca qui perché una foto val più di cento discorsi).

      Tutte queste considerazioni, come puoi vedere dai link e dalla vignetta dell'americano Garrison, sono state fatte dai cattolici di tutto il mondo. Lo stillicidio di notizie di parroci multati perché ostentavano il Santissimo sul terrazzo della Chiesa o portavano in processione il Crocifisso per le strade, è una delle tante dimostrazioni che la conigliesca e badogliana Conferenza Episcopale ha agito non da "pastori" ma da «ladri e briganti».

      Riassumendo:

      - è profondamente ingiusto che le norme valide per "comprare le sigarette" non siano state ritenute valide per le celebrazioni religiose

      - è profondamente ingiusto che i pastori della Chiesa abbiano preferito lo sciopero dei sacramenti

      - è amaramente tragicomico il fatto che la setta dei kikos, con i suoi "rituali mistici", abbia provocato focolai di infezione (se fossero stati cattolici, cioè senza "rituali mistici", a parità di celebrazioni non ci sarebbero stati né infetti né morti).

      Elimina
  8. I libri di padre Zoffoli continuano ad essere attualissimi perché il Cammino commette sempre gli stessi errori. Si veda ad esempio l'articolo: Come fu soppressa una comunità NC: bastò un libro di padre Zoffoli.

    Altri documenti per conoscere meglio padre Zoffoli:
    * Apologetica a rovescio: un lungo articolo di padre Zoffoli sulla differenza tra Chiesa e "uomini di Chiesa"; i mali della Chiesa dipendono dai peccati di questi ultimi;

    * In memoria di un giusto: omelia del domenicano padre Spiazzi per le esequie di padre Zoffoli;

    * Preghiera riparatrice composta da p. Zoffoli;

    * Transustanziazione: brevi riflessioni tratte da un libro di p. Zoffoli sull'Eucarestia;

    * Non abbiamo dimenticato: un ricordo dello scrittore Paolo Risso;

    * Introduzione del libro di p. Zoffoli Eucarestia o nulla;

    * Risurrezione della carne (parte 1 e parte 2): riflessioni di padre Zoffoli su un dogma di fede.

    RispondiElimina
  9. "Come chiunque può notare, in mezzo a questa frana non è che i religiosi, e tutti quelli che seguono una religione, ci stiano facendo una gran figura. La gerarchia cattolica, per esempio, ha trovato normalissimo il divieto di officiare i riti. Addirittura, più realista del re, ha dato un’interpretazione univoca, in senso restrittivo, a quel che, leggi e concordati alla mano, non era poi così scontato. Le altre religioni minoritarie in Italia non si sono distinte per scostamenti dalla linea ufficiale dello “stare a casa”: non disturbare il Manovratore!"

    RispondiElimina
  10. Per una volta sono in disaccordo con Tripudio (e già questo dovrebbe far vedere la grande varietà di sensibilità presenti in questo blog e come esse si possano esprimere. Cosa che nel cammino non è mai accaduta e non accadrà mai)

    Sono in disaccordo con Tripudio dicevo perchè penso che la scelta dei vescovi sia stata una scelta innanzitutto d'amore. Come qualcuno ha detto "si potevano fare più messe" ed effettivamente prima del blocco molte parrocchie hanno fatto così. Solo che, con la situazione di marzo in cui il virus era molto diffuso, non era possibile cmq garantire la sicurezza.
    Queste cose io le studio, vi posso garantire che questo è un virus subdolo e contagiosissimo purtroppo.

    E' stata una scelta d'amore dicevo anche perchè, e questo credo sia innegabile, non c'è stato UN vescovo che, in tanti modi, abbia lasciato i suoi fedeli da soli. Basti vedere le innumerevoli iniziative delle parrocchie, della pastorali giovanili e chi più ne ha più ne metta.

    Inoltre MAI ho avuro la sensazione che ci dicessero o facessero capire che: "vabbè, la comunione spirituale è uguale a quella "normale", anzi (e qui credo che lo abbiamo fatto anche notare) non si è mai perso il carattere di emergenzialità della cosa. Le indicazioni della Cei per il Triduo lo fanno capire bene. C'era quasi una "nostalgia", una intima sofferenza in quelle parole.

    Lo abbiamo detto tante volte qui e l'ho detto anche io: "Dio non si sfida". Questo lasciamolo fare agli NC che lo fanno da una vita. Chiaramente ora la situazione è diversa: il virus non è più così diffuso, ma bisogna sempre essere prudenti. Penso che però il sistema delle molteplici messe potrebbe essere un buon sistema.

    Per finire vorrei fare una considerazione personale: mai come ora, a ben guardare, si comprende come sia importante la celebrazione Eucaristica. MAi come ora si comprende come abbia valore anche SINE POPULO. Cosa che gli NC non comprenderanno mai (e infatto anche stavolta fanno diversamente), ma il povero cristiano della domenica sì.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ringrazio di cuore aleCT per il suo commento.
      Condivido in pieno la sua visione della cosa che è esattamente la mia e sottolineo pure che è importante anche per me che qui sia bandito il pensiero unico a tutti i costi. Questa una riprova.
      Questo per me è un periodo complicato e anche particolarmente doloroso e non riesco neanche a mettere in fila due pensieri.
      Per questo mi ha fatto piacere leggere scritto da altri quello che anche io penso.
      In alcuni commenti avevo anche espresso sula blog la mia posizione qualche tempo fa.
      Se li ritrovo li ricopierò qui.

      Pax

      Elimina
    2. Moltiplicare le messe potrebbe essere una soluzione, il problema è che non ci sono abbastanza sacerdoti. Già ora in certe zone nei giorni festivi i sacerdoti fanno due o tre messe, oltre a dover seguire tutto il resto ( se vuoi essere un bravo parroco e un bravo sacerdote). Non so proprio come potrebbero fare più messe di quelle che stanno facendo già. Elena

      Elimina
    3. Sono d'accordo anche io con la visione di Alect e Pax.
      Nella mia parrocchia si sta facendo un grande sforzo per portare una parola di conforto ai parrocchiani.
      I nostri sacerdoti non si sono messi comodamente in pantofole a riposarsi fregandosene del loro gregge.
      Messe on-line in diretta, rosario, lectio divina e continui inviti e date di tutti i più importanti appuntamenti della Chiesa a livello nazionale e mondiale.
      Si stanno prodigando, in collaborazione con la Caritas ed altre associazioni di volontariato, per raccogliere e smistare generi di consumo per le famiglie più povere e bisognose.
      Sono sempre disponibili telefonicamente per ogni chiarimento o necessità impellente.
      Dimostrando che si può essere vicini alla gente rispettando i giusti divieti imposti per combattere questa pandemia.
      Qualcuno qui sul blog ha accusato Tripudio di non essere coerente perché contesta la chiusura delle Chiese ma attacca i neocatecumenali per la diffusione del virus provocata dalle messe neocatecumenali, particolarmente nel Salernitano.
      Secondo me non c'è nessuna incoerenza in quello che scrive Tripudio, perché, se le Chiese fossero aperte, sicuramente verrebbero rispettate le normali norme di sicurezza imposte giustamente dallo stato per proteggere le persone più deboli.
      Coerenza che manca completamente nelle celebrazioni neocatecumenali con le confessioni comunitarie, all'orecchio del sacerdote e la bevuta comunitaria dal coppone unico.
      Ed evitiamo di continuare a negare la bevuta dal coppone perché sappiamo bene l'importanza che danno i Kikos al loro modo di fare l'eucarestia con i due segni comunitari.
      La conferma della trasgressione neocatecumenale delle regole basiliani igienico sanitarie è confermata dal fatto che il personale dell'hotel, dove si è tenuta la convivenza origine dei contagi,non ha avuto problemi con il virus.

      Quindi, mettere sullo stesso piano i due discorsi è inutile, forviante e fuori luogo.

      LUCA

      Elimina
  11. Stamattina i lettori di Chiesa e postconcilio hanno trovato riproposto il "thread" di questa stessa pagina.

    Breve nota storica: ad avviare parecchi anni fa il blog Chiesa e postconcilio fu Mic, la stessa che aveva avviato questo blog Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale.

    Il blog Chiesa e postconcilio è una delle rare voci veramente affidabili sullo stato delle cose nella Chiesa Cattolica (e per questo letto con avidità - sebbene non con simpatia - anche nei sacri palazzi, e "censurato" persino da certe voci autorevoli in campo cattolico, timorose di dare a certi "potentati" laici ed ecclesiastici l'impressione di condividerlo fino in fondo).

    È uno dei più tristi indicatori dello stato attuale il fatto che un cattolico, per informarsi su questioni relative alla Chiesa e alla fede, debba ricorrere ai blog anziché alle fonti ufficiali (come il quotidiano della CEI, le lettere pastorali di sua eccellenza il vescovo, le dichiarazioni ufficiali, eccetera), letteralmente terrorizzate di "offendere" qualcuno dicendo la verità nuda e cruda. "Blog", contrazione del termine inglese "web-log" ("diario sul web"), è sempre stato ufficialmente sinonimo di passatempo e di lamentela. Significa che le Fonti Ufficiali non stanno facendo il proprio dovere.

    Ed infatti i kikolatri hanno sempre detto "il Papa ci loda, i blog lamentosi e anonimi ci criticano". Come se il Papa non li avesse mai rimproverati. Come se i blog, in quanto tali, fossero incapaci di dire la verità e incapaci di documentare e testimoniare. Come se per dire che 2+2=4 occorresse un certificato ufficiale del congresso mondiale di matematica.

    Chiesa e postconcilio pubblica una ventina di articoli a settimana, per lo più provenienti da traduzioni di altri articoli, riproposizioni commentate di articoli reperiti altrove e che meritano visibilità, e interventi dei lettori. Consiglio sempre a tutti di sfogliarlo, perché se su venti articoli ce n'è anche soltanto uno interessante, vale la pena di soffermarcisi. Quel blog è stata una delle poche fonti a gettare abbondante luce su diversi scandali - tra cui l'ingiusto trattamento inflitto ai Francescani dell?immacolata - e contiene traduzioni di articoli in lingua straniera che stranamente le "fonti ufficiali", che hanno a disposizione personale pagato per le traduzioni, dimenticano sempre di tradurre.

    RispondiElimina
  12. Scusate ..vorrei sapere dove posso trovare i libri di padre Zoffoli...
    Grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un paio di libri sul Cammino si trovano in Internet. Le altre opere di padre Zoffoli purtroppo non sono reperibili perché esaurite e non ristampate. Purtroppo è tristissimo vedere che schifezze vengono pubblicate dalle case editrici cattoliche mentre i libri veramente belli di autori cattolici sono negletti.

      Elimina
  13. Riguardo alle norme pastorali sul covid 19 sono ammesse diversità di vedute, perché non è una decisione facile.
    Non so se i Vescovi hanno agito per il meglio, ma mi attengo alle loro decisioni e, sebbene l'Eucaristia e la Messa, soprattutto quella festiva, sia un'esigenza, porto pazienza con fiducia.

    Una cosa però mi ha dato fastidio, sia da parte dello stato e sia da parte dei Pastori.
    Il governo, senza consultare nessuno (se la consultazione ci fosse stata sarebbe stato interesse di tutti che trapelasse, almeno credo), ha deciso di sospendere ogni funzione religiosa. Un vero diktat.
    E i Pastori, anche fossero stati d'accordo, dovevano riprendere con durezza il governo. In questo caso, trattandosi non di questioni politiche, o di interessi materiali, di fede, erano moralmente obbligati a farlo. Lo stato deve sapere che in materia di fede i cattolici prendono ordino SOLO dalla Chiesa perché non riconoscono affatto uno stato che pretenda di estendere il suo potere in ambito spirituale. Anzi, sono pronti a combatterlo come vanno combattuti i totalitarismi e le ideologie, che vogliono decidere anche sulla fede dei cittadini.

    Mi rendo conto che un'epidemia, al di là di quanto sia grave e del vero numero delle vittime, è materia a cui lo stato non può sottrarsi, ma la scelta andava condivisa e non imposta dal fondatore del "nuovo umanesimo"! Perché è stata un'imposizione. A cui la Chiesa si è adeguata e perciò ne prendo atto.
    Se in futuro lo Stato volesse impedire ogni contatto umano e perciò anche le Messe a tempo indeterminato fino a che non fisca la così detta "emergenza sanitaria"? Di fatto il "sacrificio e l'offerta" per dirla in linguaggio biblico, sarebbero abolite...
    Chissà che non c'entri l'abominio della desolazione, che biblisti dicono essere un idolo come la Pachamama...

    E poi è vero quanto dice Tripudio: perché se si può andare dal tabaccaio, no in Chiesa?
    Almeno dove si può, le Messe si possono moltiplicare, o prendere all'aperto...
    Ma se proprio non si vogliono celebrare le Messe, o fosse impossibile farlo senza correre rischi, ai potrebbe almeno tenerle aperte per confessarsi e ricevere la Comunione!
    Si fa la fila per i supermercati e non per la Comunione?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. " poi è vero quanto dice Tripudio: perché se si può andare dal tabaccaio, no in Chiesa?"

      Allora, facciamo un poco di ordine.

      1) dal tabaccaio si entra uno alla volta e di certo non ci stai 45 minuti.
      2) le chiese non sono MAI state chiuse. Per la preghiera personale sono state sempre aperte.

      Il problema è l'ASSEMBRAMENTO ovvero lo stare nello stesso posto in più persone per più tempo.

      Certo, si potrebbe dire che le messe feriali non sono poi così partecipate, ma credo che alla fine si sia optato per la prudenza.

      Ora la CEI ha delle proposte per la fase 2. Vedremo come finirà.

      Elimina
  14. Pregare per la perseveranza finale, come dice l'articolo, è di importanza capitale.
    Sant'Alfonso Maria de' Liguori diceva che se si prega per qualcosa con perseveranza, con umiltà e con fiducia, il Signore certamente esaudisce.
    Se si prega per la salvezza dell'anima come non farlo umilmente e con confidenza?
    La pia pratica dei Primi nove venerdì del mese, la devozione in assoluto più approvata dalla Chiesa, tanto che nella bolla di canonizzazione di Santa Maria Margherita Alacoque è riportata la Grande Promessa, è di capitale importanza.
    Nelle parrocchie si dovrebbero organizzare, per il dopo Prima Comunione, un percorso che preveda questa pratica.

    RispondiElimina
  15. Ho trovato i commenti.
    Preferisco non copiarli qui perchè hanno senso nel contesto della discussione che risale a più di un mese addietro.
    Segnalo il link del post di riferimento di venerdì 13 marzo 2020:

    "Disciplina dell'arcano" e "cieco nato": le cattive interpretazioni di Kiko nascondono qualcosa...

    https://neocatecumenali.blogspot.com/2020/03/disciplina-dell-arcano-e-cieco-nato.html

    I commenti miei e quelli di Tripudio sono verso la fine.
    __________________________
    Ricopio solo il commento al post del 14 marzo 2020 su EDIZIONI L'ISOLA DI PATMOS:

    «Chiesa aperta» (II puntata) – A cura di Giovanni Zanchi, presbitero della Diocesi di Arezzo: il Popolo di Dio non è affatto abbandonato senza Sacramenti di grazia e con le chiese chiuse

    https://isoladipatmos.com/chiesa-aperta-a-cura-di-giovanni-zanchi-presbitero-della-diocesi-di-arezzo-il-popolo-di-dio-non-e-affatto-abbandonato-senza-sacramenti-di-grazia-e-con-le-chiese-chiuse/

    Questo:



    Certo il disorientamento è grande.
    Ognuno reagisce con la sua sensibilità.
    Il momento è grave. Penso che nessun Vescovo ha potuto prendere la sua decisione senza travaglio e sofferenza grande. Perché nei momenti difficili la fede, la frequenza assidua ai sacramenti, la preghiera sono ancor più irrinunciabili per il credente. Il fedele non può vivere senza nutrirsi del Corpo del Signore. Ma l’emergenza assoluta che ci ha travolti, per la sua peculiarità, ci sta costringendo tutti al massimo isolamento possibile. E così, lo comprendo, di fronte a disposizioni rigorose del Governo cosa doveva fare la Chiesa? Addossarsi la responsabilità di rendere molto probabili altri focolai di contagio, quando si vede dove si arriva? Come si poteva, lasciando le celebrazioni con la partecipazione dei fedeli, garantire responsabilmente il rispetto delle ferree regole da osservare?
    Sono d’accordo, in questo momento è importante preservare l’unità con i nostri Pastori e ricevere tutto dalle mani di Dio. Il momento cruciale lo impone. Non giova voler essere più realisti del re. Sono d’accordo.

    Pax

    P.S. Perdonatemi, avrei dovuto esprimermi di nuovo. In questi giorni non mi riesce.

    RispondiElimina
  16. Aggiungo solo che, come detto anche da altri, discorso a parte, come sempre, merita il c.n..
    Vanno sempre per conto loro e su una strada tutta loro.
    Per questo sono ben distinti i due piani di riflessione. Quello della Chiesa, della CEI e del Papa con le decisioni prese per questo tempo, valide per tutti i fedeli. Sulle quali ognuno liberamente esprime il suo personale parere. Un altro piano è quello del c.n. che marcia a modo suo e che in tempo di approvazioni o in tempo di proibizioni riesce comunque e sempre a combinare dei gran casini. Non si attiene alle approvazioni, non obbedisce alle proibizioni, ha uno spirito di inventiva sempre in moto e le diavolerie che riesce a escogitare e mettere in campo sono ogni volta più mirabolanti e devastanti nei loro funesti effetti. Come una deflagrazione.
    Amanti delle tenebre e delle menzogne - con cui coprono quanto fanno nelle tenebre - roba che non si può esporre alla luce perchè vergognosa, come loro che non conoscono pentimento, dolore dei peccati e meno ancora desiderio di RIPARAZIONE.

    Pax

    RispondiElimina
  17. Aveva ragione Tripudio in uno dei post precedenti, la messa ad asporto sarà tutti i sabati. Almeno qui in Texas. Il responsabile ha detto che porterà lui la comunione ai fratelli di comunità, il presbikiko andrà a casa sua a celebrare la eucaristía insieme a pochi fratelli (in tutto saranno 9) e il resto assistirà alla diretta Zoom per poi consumare il corpo da casa tutti allo stesso tempo!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Notizia sconvolgente comunque, anche se da questi c'è da aspettarsi di tutto.
      Questo quanto ci arriva, qualcosa si viene sempre a sapere.
      Immagino quanto riescono a fare di peggio di nascosto.
      Risaputa anche la loro abilità a tenere segrete le loro peggiori malefatte.

      Pax

      Elimina
    2. Aggiornamento, Il responsabile e venuto a casa a portarmi l'ostia (lui era andato a prenderla in chiesa appena tornato da lavoro ed aveva anche i vesiti sporchi, nessuna dignita', poi aveva l ostia in una ciotola di vetro da cucina. Uno scherzo proprio). Il responsabile ha detto che tutto questo doveva essere segreto. Io ero convinto invece che avevano il permesso del Vescoco. Allora ho chiamato al catechista e mi ha detto che e a carico dei presbiteri dare l'ostia ad asporto, non del vescovo. A quel punto ho chiamato personalmente il presbikiko e gli ho detto se aveva il permesso del vescovo. Ha subito cominciato a darmi risposte catecumene: non scandalizzarti, non essere moralista. A quel punto gli ho ripetuto se aveva il permesso del Vescovo e che volevo SI o NO come risposta. A quel punto si e' innervosito ed ha detto che stavo cominciando a farlo preoccupare seriamente. Finale della storia: e' venuto a casa mia a consumare l'ostia personalmente.

      Lunedi chiamero' il Vescovo e gli diro di cosa sa succedendo nelle comunita'.

      Aggiornamenti a seguire.

      Anonimo del Texas.

      Elimina
    3. Ti ringrazio per gli ulteriori aggiornamenti. Interessanti e oltremodo inquietanti.
      Aspetto con ansia la fine della storia.

      Sai cosa significa?
      Che la Veglia di Pasqua è stato solo l'inizio. Una specie di "prove generali" della prosecuzione prossima futura (neanche tanto futura! sic!) del c.n.. Un film horror a puntate.

      Ritengo importante dare la massima evidenza alla tua testimonianza.
      Ti chiedo il permesso per poter fare un post sull'argomento, partendo da quanto dettagliatamente ci racconti.

      Pax

      Elimina
  18. tra 58 e 60 minuti nel seguente video, la cui trascrizione è fornita di seguito.

    https://youtu.be/MhyROMSHo-Y

    " Grazie a Dio, siamo molto felici di essere perseguitati perché ... la cosa più importante per un cristiano è assomigliare a Gesù Cristo, che era odiato. E non possiamo essere più grandi del nostro signore. È sufficiente che il discepolo sia come il suo insegnante. In altre parole, hanno odiato Cristo, si sono riuniti per ucciderlo e tu Kiko ... eeh ... ti applaudono, eh? No. Se vuoi essere cristiano devi prepararti per la croce.
    Ho un cuore che non sta bene e il dottore mi dice: non puoi soffrire. Dico: come posso non soffrire? Ma cosa dici? Se devono portarmi di sopra e devono uccidermi . Sei. non sa che voglio essere ... sono cristiano ? Bene, figlio mio, preparati. Beh, mi hanno inseguito abbastanza a lungo, eh?
    E ci ha salvati ... e volevano ucciderci, volevano portare via la comunità ... la massa delle piccole comunità, e che andiamo a messa con tutti , e ci hanno denunciato alla Fiera IV e ci hanno fatto attraversare ... alcune orribili sofferenze.
    Ma, grazie a Dio, ho detto: l'unica cosa che può salvarci è che il Papa muoia e quindi "si fermi" perché eravamo già persi. E non è morto, ma si è dimesso ... si è dimesso. Bene, grazie a Dio .
    Quindi dopo averci dato una terribile sentenza, ho chiesto alla Santa Sede se fosse operativo e mi hanno detto: No, non è operativo, dobbiamo aspettare il prossimo Papa ... E Bergoglio ci ha salvati. Cardinale Bergoglio » . (Puerto Rico, 14 marzo 2017)

    RispondiElimina
  19. Grazie anonimo del link e dell'indicazione. Effettivamente il guru si esprime contro Papa Benedetto XVI. Che aberrazione. Veramente non c'è limite alla loro eresia, presunzione e superbia. Faranno un tonfo sonoro, è solo questione di tempo... hanno dimenticsto la torre di Babele. E poi sempre la stessa storia che loro sono il resto che Dio ha eletto... ma chi vi credete di essere vopi che ogni giorno uccidete i fratelli con le vostre calunnie, maldicenze, con la vostra ipocrisia ,con la vostra avarizia, con la vostra ingordigia? Siete il resto di Satana, ecco cosa!

    RispondiElimina

I commenti vengono pubblicati solo dopo l'approvazione di uno dei moderatori.

È necessario firmarsi (nome o pseudonimo; non indicare mai il cognome).

I commenti totalmente anonimi verranno cestinati.