Nostra traduzione - evidenziando alcuni passaggi - di due articoli sul Cammino Neocatecumenale pubblicati da AbbeyClint "Ero nel Cammino" e "Il banchetto della frattura". Lo stesso blog contiene altri articoli sul Cammino.
"Liturgia" neocatecumenale
Vorrei offrire uno sguardo critico sul Cammino, un'organizzazione che al di là delle promesse di rinnovamento della parrocchia funziona spesso come una gerarchia-ombra che mina la comunità parrocchiale.
Sono stata membro del Cammino per oltre quindici anni, passando le "tappe" fino a completare quella detta "iniziazione alla preghiera". Avendo seguito decenni di catechesi e liturgie, ho visto come il movimento neocatecumenale sistematicamente frattura la parrocchia, creandosi un gruppetto di adepti che ben raramente si coinvolgono con gli altri parrocchiani o con lo stesso parroco. Anche se sono particolarmente critica delle deviazioni teologiche del Cammino, la realtà è che l'eresia è solo la punta dell'iceberg riguardo a cosa vi viene insegnato e come opera.
La dinamica del potere all'interno del Cammino è centrata sull'autorità assoluta dei cosiddetti "catechisti", laici che spesso agiscono come despoti sulle vite personali dei membri loro sottoposti. Durante il Primo e Secondo Scrutinio, i membri sono soggetti ad un interrogatorio pubblico e invasivo dove i confini della privacy vengono sistematicamente smantellati. Sono stata testimone di una cultura dove i membri si sentivano obbligati a mettere in scena delle particolari sofferenze solo per soddisfare i leader. Per esempio, una tattica di sopravvivenza era quella di etichettare il proprio coniuge (o i propri genitori) come la propria "croce", solo allo scopo di evitare che l'interrogatorio proseguisse ancora. Di fronte a crisi che alterano il corso della vita, come ad esempio un cancro terminale, il rigido impianto teologico dei cosiddetti "catechisti" finiva spesso per cortocircuitare perché non era compatibile con la narrativa preconfezionata secondo cui il Signore ti infligge una croce per santificarti. Questo tipo di controllo sui fratelli delle comunità si estende anche alle loro vite personali, con i leader che frequentemente intervengono in decisioni importanti riguardo gli studi o la carriera, al punto di proibirne l'ingresso in università cattoliche perché non offrirebbero l'educazione autentica che solo il Cammino darebbe.
L'elemento forse più disturbante del Cammino è l'interferire con la sfera più intima delle relazioni umane. Ho visto comunità fare pressioni su donne affinché restassero insieme (o addirittura sposassero) soggetti chiaramente instabili e abusatori, con la scusa che un partner violento o drogato sarebbe un "dono di Dio" inteso a insegnare ad entrambi l'amore. Questa trappola psicologica è rinforzata da una specifica catechesi riguardante la "Vera Chiesa". All'interno delle comunità viene insegnato che solo chi fa il Cammino starebbe davvero vivendo la fede cristiana alla maniera della "chiesa primitiva", mentre i cattolici normali e chiunque al di fuori del Cammino starebbe effettivamente vivendo come Giuda. Questa "narrativa di Giuda" è sfruttata come un potente strumento di coercizione: ai fratelli del Cammino viene detto che se lasciano la comunità hanno scelto la via del traditore. Ho visto famiglie intere in lacrime alla fine delle convivenze, con una figlia obbligata a continuare il Cammino anche se sua madre aveva scelto di non continuarlo, tutto sotto la terribile minaccia dell'apostasia spirituale.
Per isolare la comunità dai feedback esterni, il Cammino impone una potente tattica di "complesso di persecuzione". Ai neocatecumenali vien detto che chiunque lasci il Cammino, o lo critichi, non starebbe offrendo una critica valida ma li starebbe attivamente "perseguitando". Viene loro insegnato che essendo "i prescelti", come gli israeliti, quel tipo di opposizione è da aspettarsela, e che il demonio stesso userebbe le critiche al Cammino per attaccarlo e distruggerlo. Quando qualcuno fa notare che le loro stretegie sono tipiche di una setta si sente puntualmente rispondere che "anche gli antichi soldati romani chiamarono setta la Chiesa delle origini". Questo comporta che qualsiasi legittimo dubbio o critica venga considerato una conferma che i neocatecumenali sarebbero dalla parte giusta, rendendo così impossibile per i membri ascoltare qualsiasi osservazione da parte dei loro stessi familiari o della stessa Chiesa.
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Faccio perciò appello a qualsiasi fedele, anche pastore o vescovo, che abbia "incontrato il Cammino", di pensarci due volte. Aderire ad una comunità, o anche solo acconsentire a che il Cammino pianti le radici nella vostra diocesi, rendetevi conto che non state solo sottoscrivendo a "catechesi" discutibili, ma a un sofisticato sistema di controllo istituzionalizzato che campa di segretezza e di sistematiche e dolorose divisioni del Corpo Mistico di Cristo.
Crescere nel Cammino apre una nuda e cruda finestra sulla "Nuova Teologia" che ha permeato la Chiesa postconciliare, offrendo uno sguardo di prima mano al radicale e netto rifiuto del carattere sacrificale della Messa. Per l'adepto del Cammino l'altare non è il luogo dove il sacrificio di sangue viene effettuato in maniera incruenta, ma solo un tavolinetto per un banchetto fraterno.
Questo cambiamento non è puramente estetico: è un rifiuto profondo e di carattere ontologico [cioè della sua essenza stessa, ndt]. Rimpiazzando la tradizionale enfasi sulla natura propiziatoria dell'Eucarestia, l'offerta del Figlio al Padre per la remissione dei peccati, con una celebrazione del "Mistero Pasquale" centrato quasi esclusivamente sulla Resurrezione e sulla gioia della comunità, il Cammino rispecchia la tendenza postconciliare a prioritizzare la relazione "orizzontale" fra gli uomini rispetto a quella "verticale" tra l'uomo e Dio.
Questo punto teologico si manifesta molto chiaramente nella struttura fisica e liturgica delle "eucarestie" neocatecumenali, celebrate per lo più in formazione attorno ad un tavolino decorato anziché dirette verso l'altare o il tabernacolo. Tale configurazione di fatto smonta il ruolo del sacerdote come alter Christus che agisce per Cristo sommo Sacerdote, demansionandolo a mero presidente di un pasto fraterno.
Gli "errori" del Cammino sono, in questo senso, non delle aberrazioni isolate ma le logiche conclusioni di una particolare interpretazione del Novus Ordo della Messa. Quando i fedeli sono incoraggiati a ricevere l'Ostia da seduti e a consumarla tutti insieme contemporaneamente al sacerdote, la distinzione gerarchica fra il sacerdozio ministeriale e il sacerdozio comune dei fedeli viene offuscata fino all'oblìo. Così la "Nuova Teologia" (che vede la Chiesa come un'assemblea democratica anziché come un corpo gerarchico e soprannaturale) ha la sua attuazione pratica.
Per di più, l'approccio pedagogico del Cammino Neocatecumenale, col suo direttorio catechetico segreto, fa eco dell'ambiguità dottrinale che è stata un forte carattere dell'era moderna. A furia di enfatizzare una fede "esistenziale" ed "esperienziale" a scapito della chiarezza oggettiva e dogmatica della tradizione Scolastica, il Cammino favorisce un'identità religiosa che è troppo spesso legata al "percorso" specifico della comunità anziché all'universale deposito della fede.
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In questo quadro teologico, la comprensione del peccato e della propiziazione sottosta ad una trasformazione che porta una impressionante e spesso inquietante somiglianza al pensiero luterano, allontanandosi dalla dottrina cattolica sul merito e verso una più fatalistica visione della condizione umana.
All'interno del Cammino, il peccato viene spesso presentato non come una volontaria trasgressione che richiede la medicina della grazia dei sacramenti e la penitenza personale, ma come un sintomo inevitabile della "schiavitù" dell'uomo al demonio.
Questa prospettiva fa eco del concetto luterano del simul iustus et peccator [l'uomo contemporaneamente giusto e peccatore, ndt], dove l'individuo rimane essenzialmente corrotto ma viene "coperto" dalla grazia. Nel sottovalutare la capacità della volontà umana, con l'aiuto della grazia, di domare davvero il peccato e raggiungere la santità, il Cammino rischia di ridurre la vita cristiana ad un ciclo perpetuo del riconoscere le proprie debolezze senza la speranza di emendarsi e di rendersi giusti interiormente.
Questa visione distorta del peccato necessita naturalmente di rifiutare il concetto tradizionale cattolico di propiziazione. Nella liturgia perenne della Chiesa, il sacrificio di Cristo sulla croce è un atto propiziatorio, cioè un soddisfare il Padre per espiare le infinite offese del peccato.
La "Nuova Teologia" espressa nelle catechesi del Cammino tratta l'idea del soddisfare la divina giustizia come un costrutto "legalistico" o addirittura "pagano". Per cui enfatizzano la croce solo come un segno dell'amore incondizionato di Dio e una vittoria sulla morte, privandola del suo carattere di necessità del sacrificio per la remissione delle colpe. Questo cambiamento rimuove di fatto la necessità "transazionale" della Messa: se non c'è bisogno di propiziazione, la Messa cessa di essere un sacrificio offerto per i vivi e per i morti e diventa banalmente una memoria di un evento storico che convalida lo stato corrente della comunità.
Di conseguenza, il ruolo dell'individuo nell'economia della salvezza viene minimizzato fino ad un'accettazione passiva delle proprie debolezze. La chiamata cattolica a "completare nella propria carne quello che manca ai patimenti di Cristo" (cfr. Col 1,24) attraverso il sacrificio e la mortificazione viene rimpiazzata da un concentrarsi sul "kerygma", una proclamazione di misericordia a cui quasi sempre manca la corrispondente chiamata ad un fermo proposito di ravvedimento.
Quest'orientamento teologico rispecchia la crisi post-conciliare dove il senso del peccato è stato praticamente smarrito, rimpiazzato da un conforto psicologico che cerca di tranquillizzare la coscienza anziché ripulirla. Descrivendo disonestamente l'uomo col "non può non peccare" fino a che non abbia un qualche momento di illuminazione mistica, il Cammino (inavvertitamente?) ripropone la negazione protestante del libero arbitrio, per di più staccando il fedele dal tradizionale percorso di ravvedimento, riconciliazione ed unità che era stato quello di due millenni di cattolicità.


Nelle ultime pagine di Jungle Watch si parla dell'ennesimo pessimo "lascito" del vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron e del Cammino: la commistione fra vescovo e politica e la possibilità del ritorno in grande stile dell'abоrto a Guam (nel 2018 era stata chiusa, per mancanza di fondi, l'ultima clinica abоrtista dell'isola; le statistiche dei decenni precedenti indicavano come ad abоrtire fosse stata per larga maggioranza l'etnia locale).
RispondiEliminaRicordiamo che non basta essere formalmente antiabоrtisti, visto che quando si chiude la porta non si dovrebbero spalancare le finestre. Nel caso in questione abbiamo diverse categorie di errori, deliberati o di incapacità: l'incapacità di distinguere tra gerarchia e "VIP", tra funzione della gerarchia e "organizzazione", tra moralità e legalità, tra apparenza e sostanza.
Il tripode su cui si fonda il neocatecumenalismo è "menzogne-inganni-ipocrisia". Infatti i kikolatri non distinguono fra gerarchia cattolica e VIP, altrimenti dovrebbero dedurre che Kiko è solo un laico, magari pure un personaggio "importante" (beh...), un very important person, ma certamente non superiore alla gerarchia cattolica, anzi, in qualità di laico non può che essere del tutto sottomesso alla gerarchia. Non distinguono fra la gerarchia cattolica (Papa e vescovi) e i sistemi organizzativi (Chiesa, politica, associazionismo): ovvio, perché altrimenti dovrebbero ammettere che il Cammino è solo un'organizzazione inferiore alla Chiesa, giuridicamente un'associazione privata di fedeli, ed in quanto tale è da sottomettere sempre alla Chiesa, e che mentre la Chiesa può e deve dare giudizi rilevanti anche sulla politica (a causa del divino incarico di insegnare la fede e anche la morale), il Cammino non dovrebbe invischiarsi con la politica (a causa della propria natura e dei propri statuti) e non dovrebbe neppure tentare sporchi giochetti sottobanco con politici e politicanti vari. (Già, ma quanti kikos hanno mai avuto da ridire sulle manovrine furbette dei loro cosiddetti "catechisti", "responsabili" internazionali, "itineranti" vari? chi ha osato, è stato scacciato dal Cammino, a "cuocersi nel suo brodo", perché "ha un demonio", perché "è un Giuda, un Faraone"...)
Quanto alla legge, in teoria la legge dovrebbe rispettare almeno la morale, la legge naturale, l'ordine del creato. In pratica vediamo troppo spesso che la moralità risulta diversa dalla legge stabilita dagli uomini, in quanto quest'ultima consente cose immorali e profondamente ingiuste (come il sopracitato caso dell'abоrto). Riguardo al caso sopra citato, abbiamo che l'attuale vescovo di Guam, incidentalmente un amicone del Cammino, pur di salutare due candidati alle elezioni locali (in piena campagna elettorale) ha osato interrompere la celebrazione delle esequie di un sacerdote (eh, già: quando sei impelagato col "mondo", finisci sempre per dimenticare di essere "padre" di un gregge).
Come dite? Che non sarebbe stato il Cammino a chiederglielo? E ci sarebbe davvero bisogno di chiederlo esplicitamente se non ci fosse stata quella "parentela" sul piano morale? I kikolatri si vantano di essere contro l'abоrto ma alle scorse elezioni a Guam sostennero fortemente la candidata abоrtista (cioè le convenienze politiche e finanziarie dei capi e mega-capi del Cammino impongono ai fratelli delle comunità scelte immorali con la scusa dell'ubbidienza). Evidentemente i kikolatri sono del tutto ignoranti dei più basilari insegnamenti di san Tommaso d'Aquino: che quando ti viene comandato qualcosa di ingiusto, davanti a Dio il tuo dovere è disubbidire, è di rinnegare l'ingiustizia.
Classico intervento di by Tripudio, trito e ritrito, prolisso come non mai e per nulla convincente.
EliminaNostro Signore non risultò convincente per i farisei, e quindi è del tutto ovvio che un emerito "signor nessuno" come il sottoscritto non risulti convincente per i kikolatri.
EliminaDel resto l'unico "merito" del sottoscritto è l'aver collaborato alla redazione di questo blog pressoché ininterrottamente, quasi fin dagli inizi. Le argomentazioni non sono mie, ma di chi ha vissuto il Cammino dall'interno, di chi ha conosciuto dottrina e liturgia mille volte meglio di me, e soprattutto della gerarchia cattolica che ha "criticato il Cammino".
E se mi permetto di essere "prolisso", è solo perché bisogna sempre essere il più chiari possibile nei confronti di coloro che sfogliano questo blog per la prima volta o molto raramente, e che quindi non comprenderebbero tutti i sottintesi e tutti i riferimenti.
Il Cammino viene dal demonio, e i suoi pilastri fondamentali sono la menzogna, l'ipocrisia e l'idolatria. L'idolatria per gli autonominati "iniziatori" Kiko e Carmen; la menzogna di spacciarsi per cattolici quando in realtà inquina deliberatamente la dottrina cattolica e la liturgia cattolica; l'ipocrisia di proclamarsi "approvati" quando in realtà nessun vescovo, cardinale, pontefice, ha mai approvato le eresie o gli strafalcioni liturgici (fatta eccezione per il vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron).
Piccolo off-topic: RadioSpada ha iniziato a pubblicare l'opera Storia delle Eresie, di sant'Alfonso Maria de' Liguori, dottore della Chiesa.
EliminaA studiare quel testo scoprirete ciò che i cattolici già sanno, e cioè che le eresie sono sostanzialmente sempre le stesse deviazioni dalle verità fondamentali della fede, a volte eclatanti, altre volte subdole, riciclate ogni volta sotto il prestigioso slogan pubblicitario di "riscoperta", di "purificazione dalle incrostazioni", del "vivere come i primi cristiani delle comunità cristiane delle origini cristiane", di "vero modo di vivere la fede", di "segreti finalmente svelati", eccetera.
Mentre nella mentalità dei cattolici il desiderio è quello di adeguare la propria fede a ciò che hanno vissuto e testimoniato i santi e sempre garantito e universalmente insegnato da Pietro e dai suoi successori, la mentalità del tipico eretico consiste nel sentirsi in qualche modo superiore al resto della Chiesa, tenutario di "itinerari di riscoperta" migliori di quelli della Chiesa, "adeguato ai tempi odierni" come se la fede vissuta fino a padre Pio valesse zero, depositario di una "fede adulta" addirittura "provatasi coi beni" (esclusivamente a favore della propria setta: non sia mai che un singolo centesimo vada a finire in opere di carità veramente cattoliche)...
la Chiesa e tutti i Papi "il cammino è un dono dello Spirito Santo".... poi arriva il cretinetto di Tripudio che dice "il cammino viene dal demonio"... ma quante pernacchie devi ricevere per tapparti un pò la bocca?
EliminaPensate un po', nel 1929 Pio IX definì Mussolini «l'uomo della Provvidenza». Due giorni prima c'era stata infatti la firma dei Patti Lateranensi con cui erano stati risanati i rapporti fra la Chiesa e lo stato italiano: dunque si capiva benissimo cosa intendeva il Papa, anche se poi quella espressione fu spesso sfruttata a fini propagandistici (specialmente dai nemici della Chiesa e del Duce).
EliminaVedete dunque come funziona la parlantina neocatecumenale? A suon di inganni, menzogne e ipocrisie, come nel commento delle 15:57, che insinua che gli strafalcioni liturgici neocatecumenali verrebbero dallo Spirito, che le ambiguità e vere e proprie eresie del Cammino verrebbero dallo Spirito, che la gerarchia kikolatrica che calpesta le vite dei fratelli di comunità sarebbe "dono dello Spirito", che i tipici frutti del Cammino (come il vescovo pedofilo neocatecumenale, come i presbiteronzoli kikolatri che vanno insegnando che Gesù sarebbe stato un peccatore, come la comoda copertura assicurata a cosiddetti "catechisti" pedofili e abusatori sessuali vari) sarebbero "dono dello Spirito"...
Come già dimostrato più volte negli scorsi anni anche in questo stesso blog, del Cammino non si salva nulla, e dunque "dono dello Spirito" può riguardare solo il buon cuore dei singoli fratelli (soprattutto quelli ingiustamente calpestati e sfruttati dai cosiddetti "catechisti"). Sempre che "dono dello Spirito" non sia il frutto di discorsi preconfezionati o di semplice disinformazione (le notizie sul Cammino sono sempre state fornite da... dall'ufficio di propaganda kikiana; con papa Prevost, invece, il trucchetto non funzionerà, perché da arcivescovo fu incaricato di dare una ripulita all'immensità di danni lasciati dal vescovo neocatecumenale Del Palacio, "silurato" in epoca bergogliana e mai più assegnato ad altri incarichi).
Intanto abbiamo visto la foto di Leone XIV con le "chierichette", che mi pare l'ennesimo ed eloquente segnale indicatore della crisi nella Chiesa (se mai ci fosse ancor bisogno di "segnali"). Se persino il Papa non riesce a sbarazzarsi di inutili "cringiate" nelle sue stesse celebrazioni, significa che avverte "pressioni" (chiamiamole così) fortissime. E quindi non c'è troppo da meravigliarsi che nel discorso tenuto alla legione kikolatrica a gennaio abbia evitato di toccare le questioni liturgiche, dottrinali, e di abusi (il che non implica che non dobbiamo restarne perplessi: fino a quando potrà lavorare "dietro le quinte"? fino a quando consentirà che le demoniache opere del Cammino e i diabolici insegnamenti del Cammino vengano spacciati per "dono dello Spirito"?).
Cosa avete da dire sulle chierichette? Neanche questo vi va bene?
EliminaLa questione è che Nostro Signore ha scelto esclusivamente uomini e, come si è sempre detto (lo dichiarò anche Giovanni Paolo II), la Chiesa non ha autorità per conferire il sacerdozio alle donne.
EliminaDa ciò deriva che anche gli "ordini minori" sono riservati ai maschi, e persino l'assistenza al sacerdote ("chierichetti"). Deriva anche che nel "presbiterio" - cioè lo spazio sacro dove c'è l'altare, dove si compie il Sacrificio, spazio tradizionalmente delimitato da una balaustra e anche sopraelevato di alcuni gradini - possano accedere solo i consacrati (e gli eventuali chierichetti per svolgere la loro funzione).
Ricordiamo che nel contesto della riforma liturgica Paolo VI abolì gli "ordini minori" e li sostituì con dei "ministeri laicali", originariamente riservati solo ai maschi. Ed è stato così fino a tempi recenti. Ma viviamo tempi di confusione, e quindi abbiamo visto prima la comparsa delle "chierichette", e quindi anche delle donne ai "ministeri laicali" (cfr. il dibattito sulle "accolitesse"), e quello che era lo spazio sacro (presbiterio) diventa invece palcoscenico per una qualche forma di spettacolino. (Per non parlare della questione dei "ministri straordinari", che in teoria dovevano servire esclusivamente quando il sacerdote era molto anziano e malato e incapace di restare in piedi per lungo tempo, e invece li trovate dappertutto perché i preti moderni si stufano di distribuire la Comunione).
Questo scenario di confusione è stato purtroppo favorito (loro malgrado?) dai pontefici conciliari. Ricordiamo ad esempio che nei primi anni di pontificato Giovanni Paolo II si lamentò delle tristi notizie di abusi liturgici e sacrilegi eucaristici riguardo alla "comunione sulle mani" (introdotta dalle conferenze episcopali di vari paesi, ma non ancora in Italia, in cui dovettero aspettare la morte del cardinal Siri, nel 1989, prima di poter fare il colpaccio), e però pur addolorato il Papa non prese provvedimenti.
Su questo scenario di confusione (introdotta dalle ambiguità del Concilio e dei suoi fautori) non potevano che germogliare i nemici della fede e zelanti servi del demonio. Come ad esempio Kiko Argüello e Carmen Hernández, che hanno sempre disprezzato profondamente il sacerdozio cattolico (e di conseguenza il concetto di Sacrificio, il concetto di Altare, ecc., in quanto per offrire un Sacrificio occorre un Sacerdote, e un Sacrificio si offre su un Altare), hanno spazzato via tutto, hanno banalizzato la liturgia (rendendola una caciarona chiassata comunitaria), hanno sostituito il Sacrificio con una messinscena idolatrica (tutti i simboli e le suppellettili sono di Kiko, si cantano i canti di Kiko, tutto ricorda Kiko, tutto è centrato su Kiko), hanno sostituito il termine "sacerdote" col termine "presbìtero", hanno eliminato lo spazio sacro e qualsiasi cenno di sacralità (celebrando con tavolinetti e seggiole pieghevoli e in salette laterali), ponendo celebrante e fedeli sullo stesso piano (senza distinzione tra pastore e gregge, senza orientamento "tutti verso Dio", ecc.).
Le "chierichette" sono solo una delle tantissime novità generate dalla confusione (e dall'ignoranza della fede), e se non le avete ancora viste nella vostra comunità kikolatrica è solo perché sta (per ora) ancora prevalendo il tipico maschilismo neocatecumenalizio.
Indicazioni per la celebrazione del Triduo Pasquale nella diocesi di Roma:
RispondiEliminaChe sia garantita la dimensione della comunità parrocchiale.
Evitare di celebrare solo una parte del Triduo.
Che la celebrazione si tenga solo in luoghi di culto.
Ogni precedente permesso viene annullato.
https://www.diocesidiroma.it/le-indicazioni-per-la-celebrazione-del-triduo-pasquale/
Frilù
Questa domenica a Dallas Si sono organizzati per celebrare il 40 anniversario del cammino in Texas. Sara come sempre una celebrazione in grande stile...
RispondiEliminaIl termine presbitero non l'ha inventato il Cammino, ma è il termine ufficiale del sacerdote o prete.
RispondiEliminaPerciò..........
...Perciò chiariamo meglio quanto espresso dal raglio d'asino delle 18:14.
Elimina"Presbìtero" è un termine usato nei primi tempi della Chiesa. Dal greco, significa "anziano". Questo perché i sacerdoti venivano scelti fra uomini maturi, saggi, affidabili. Il termine, inoltre, non avrebbe comportato immediati sospetti se udito da pagani ignoranti.
"Sacerdote" deriva dal latino - con l'etimologia di sacer, "sacro".
Il termine "presbìtero", che per quasi tutta la storia della Chiesa era rimasto forse solo in qualche trattato teologico e qualche omelia piuttosto pomposa, è ritornato di moda quando i rivoluzionari "conciliari" decisero di rimodellare l'intero gergo cattolico. Un po' come quando tentarono di definire la Messa "la sacra sinassi".
Kiko e Carmen, vogliosi di fare la rivoluzione a modo loro, pure hanno imbottito di paroloni altisonanti il proprio gergo. Specialmente presi in prestito dall'ebraico. Mentre la Chiesa cerca di farsi capire, Kiko e Carmen cercavano di sembrare esotici. E sparavano emerite vaccate - come sui testimoni di geova - e almeno implicitamente incoraggiavano l'esibizione di simboli prettamente ebraici.
Insomma, il gergo parla della mentalità e del modo di porsi davanti alle cose. Quando parlo della scuola, li chiamo "insegnanti", "bidelli", "preside". Qualora dovessi scrivere un documento burocratico sulla scuola, li chiamerei "docenti", "personale ATA", "dirigente scolastico".