martedì 6 giugno 2017

Abuso sessuale, droga e ricatti

Pubblichiamo una nostra traduzione di un articolo di A.Lina, A.Chávez e A.Gómez comparso sul periodico peruviano Altavoz il 29 maggio 2017.


Abuso sessuale, droga e ricatti nella Chiesa:
la storia di Camillo nel Cammino Neocatecumenale

Monsignor Javier del Río; il vescovo di Callao, José Luis del Palacio, e il sacerdote Víctor Guerrero Timaná coinvolti in una causa per abuso sessuale.



Quando Camillo aveva 18 anni, fu accolto in una organizzazione religiosa chiamata Cammino Neocatecumenale. Dopo sei mesi dal suo ingresso, è stato violentato dal padre Víc­tor Guerrero Timanà, un sacerdote della comunità
religiosa.
Questo sarebbe solo l’inizio di una serie di abusi sessuali e psicologici a suo carico, che hanno provocato la sua uscita dal movimento. Come per molte vittime di abusi sessuali clericali, a Camillo ci sono voluti 15 anni per far venire alla luce la sua storia, che qui abbiamo raccolto.

Cos’è il Cammino Neocatecumenale?

Il Cammino Neocatecumenale è un movimento ecclesiale ed un’organizzazione cattolica al servizio della catechesi e sotto la direzione principale dei vescovi. La sua storia risale al 1960, anno in cui il pittore José "Kiko" Argüello e Carmen Hernández, di professione chimica, fondarono il Cammino – come viene anche chiamato – nel quartiere di Palomeras, a Madrid.

Nell’anno 2002, papa Giovanni Paolo II approvò i suoi statuti. Oggigiorno, raggruppa più di un milione di persone in tutto il mondo.
Proprio quest’anno il Cammino neocatecumenale compie quarant'anni da quando è arrivato nel nostro Paese.
Sono stati l’arcivescovo di Arequipa, Javier del Río, e l’attuale vescovo del Callao, José Luis del Palacio, ad impegnarsi nella ricorrenza di questa “traversata”, come la chiamano nel proprio sito web ufficiale.

Il Cammino Neocatecumenale ha trovato uno spazio proprio nella Diocesi di Callao, da dove provengono e operano le sue basi.
Attualmente, affronta dure critiche da parte di un settore dei cittadini della zona che affermano che vengono spodestati i sacerdoti diocesani della zona per rimpiazzarli con i sacerdoti neocatecumenali.


Il cammino traviato di Camillo

Camillo ha avuto un’infanzia complicata. Nel mezzo dei problemi familiari con i propri genitori, decise di abbandonare la casa all’età di 17 anni e trovò lavoro in una fabbrica tessile a Gamarra. Naturalmente Camillo – senza un posto dove vivere – passava le notti per strada o dentro il proprio luogo di lavoro.

Le cose, nonostante tutto, parvero cambiare per il meglio quando conobbe il sacerdote Miguel Parientes ed ebbe un colloquio con lui. Camillo gli raccontò la propria situazione e questi si disse disponibile ad aiutarlo. Parientes doveva parlare con l’attuale arcivescovo di Arequipa, monsignor Javier del Río, che in quel periodo era attivo come vicario generale del Callao, per vedere come potevano dargli una mano.

Così, Camillo cominciò ad assistere agli incontri del Cammino Neocatecumenale. Secondo quanto ci racconta, il più interessato a coinvolgerlo in quelle attività, era il presbitero Víc­tor Guerrero. Tramite lui, i suoi primi contatti con il cammino gli fruttarono un alloggio ubicato nella via Haya de la Torre, a Callao, e cominciò ad assistere alle catechesi nel Seminario Diocesano di La Perla, Cuore di Cristo.

Il tempo trascorreva e il rapporto tra Camillo, il monsignore del Río e il padre Víctor Guerrero si fece più stretto. Secondo il suo racconto, accompagnava Guerrero nei viaggi che realizzava all’interno del Paese.
La prova di ciò sta nella seguente foto, nella quale si può vedere Camillo insieme a Guerrero in un viaggio che realizzarono a Piura.



“Víctor Guerrero era il vice rettore e la mia relazione con lui, all’inizio, era come di un figlio con il padre; cioè, io lo vedevo come un padre e lui mi chiamava figlio”, ricorda.

Però Camillo riferisce che, ad un certo punto, la relazione con padre Guerrero cambiò: il sacerdote avrebbe cominciato a mostrargli un affetto speciale fino a toccarlo “in un modo diverso”. Secondo il suo racconto, i toccamenti furono progressivi. Sarebbero cominciati con abbracci prolungati per arrivare a baci sul collo e sul viso e, infine, toccamenti sui genitali sopra i vestiti. “Mi diceva: ‘Però se a te piace. Altrimenti, dove potresti andare ora? Non hai famiglia, andresti a stare per strada’ ”. Oggi crede che il suo timore di doversene andare fu quello che gli fece sopportare lo stato di cose.

Maledetto Natale

Dicembre del 2001. Víctor Guerrero offrì a Camillo la possibilità di passare il Natale nella casa dei Guillermo “Papo” Barriga – membro della Comunità Neocatecumenale – ubicata in San Bartolo.
Anche Javier del Río gli disse che era una buona idea per non passare le feste da solo. Siccome non aveva nessuno con cui passare le feste, accettò. Una volta terminata la cena della celebrazione, Camillo fu invitato a passare la notte nella stessa abitazione nella quale dormiva Padre Guerrero. Quando ormai tutti si erano addormentati, il sacerdote sarebbe andato nella camera dove dormiva Camillo laddove, ci dice, cominciò con i toccamenti sessuali.

“Voleva baciarmi in bocca e io mi negavo. Mi diceva: ‘Vieni, abbracciami’ ed io non sapevo che fare. Incominciò ad abbracciarmi a toccarmi il sedere, tutto. Gli dissi: ‘Perché fai queste cose con me?’ Stetti male, mi misi a piangere”, ricorda.

Dopo che Camillo lo respinse e lo implorò continuamente di contenrsi, il sacerdote lo lasciò in pace e Camillo si addormentò. Improvvisamente, si svegliò sentendo un dolore intenso: Guerrero l’aveva penetrato.

“Il giorno seguente, ero molto spaventato. Quando rientrammo a Lima, non dissi nulla, e lui neppure”, riferisce Camillo fra le lacrime e con le mani tremanti. È evidente che la cosa lo tormenta.

Camillo racconta che, al rientro in Seminario, Víctor lo ricercò per chiedergli perdono. Gli chiese anche di non raccontare a nessuno ciò che era successo . Ma ciò che era capitato in quella notte del 25 dicembre fu solo l’inizio: dopo quell’incontro, cominciarono le minacce e i ricatti di padre Guerrero allo scopo di continuare ad abusare sessualmente di lui.

Poco dopo, Javier del Río offrì a Camillo la possibilità di lavorare e di vivere nel Seminario stesso, in cambio di un pasto al giorno e di un salario di S/. 200 [200 nuevi sol valevano circa 60 euro, ndt] per i servizi – pulizia e lavori pesanti, tra gli altri – che avrebbe dovuto svolgere in futuro. In questo luogo, Camillo condivideva gli spazi comuni con Javier del Río – che era anche il rettore -, Abel Larrea, Manuel Celestino, Willy Cruz e Víctor Guerrero.

“Non posso negarlo, mi sentii sollevato. ‘Alla fine voglio avere una casa, qui le cose sono differenti, non sarà più come prima’. Passavo la mia vita in vari luoghi, come scappando dalla sofferenza. Dissi: ‘Alla fine, preferisco stare qui’. Cercavo una consolazione, una luce. Javier del Río mi disse: ‘Vieni al Seminario per stare in compagnia’.

Però, una volta sistematosi in Seminario, gli abusi del Guerrero sarebbero continuati e sarebbero diventati più frequenti. Camillo credeva che obbedendo lo avrebbero accettato. Aveva trovato un luogo in cui si sentiva utile. Aveva dove mangiare e dormire e non voleva perderlo. “Cedevo per guadagnarmi la vita, e lui si approfittava di questo. La paura mi dominava, mi teneva legato. A volte andavo in parrocchia, mi cercava, mi baciava”, racconta con la voce incrinata.

Dopo vari episodi, Camillo si armò di coraggio e raccontò a monsignor Javier del Río i supposti abusi del Guerrero. Questo gli disse che avrebbe parlato con colui che oggi è vescovo del Callao, José Luis del Palacio, e gli chiese di raccontare quanto successo ai suoi catechisti, fra i quali Carlos Espinoza, fondatore della catena evangelica di farmacie Boticas & Salud, Guillermo la Rosa e César Queto, ambedue ex calciatori e neocatecumeni. Secondo Camillo, questi gli avrebbero risposto che “se lo avevano toccato era perché Dio lo aveva permesso per la (sua) salvezza”.

Tuttavia, in un’intervista con questo giornale, Cèsar Queto affermò che, per la quantità di tempo passata dal 2003, non ricordava di aver conosciuto Camillo né di essere stato suo catechista. Inoltre l’ex calciatore riferì che non ricordava alcuna denuncia di abuso sessuale a carico di Guerrero.

“Che mi ricordi, nulla di simile. Discutetene col signor Víctor Guerrero”, segnalò. “Nella loro libertà di persone, possono commettere cose che non sono permesse e che Dio non permette, che sono opera del maligno, del demonio”, aggiunse.

Inoltre, Queto affermò che padre Guerrero “sarà sottoposto a giudizio se ha commesso questo delitto”, sebbene precisò di non sapere se la denuncia fosse certa. Infine, chiarì che la partecipazione al Cammino Neocatecumenale è totalmente libera e che uno può entrare ed uscire quando gli pare, per la qual cosa l’azione di ciascuno è responsabilità personale, non del Cammino Neocatecumenale”.

Altavoz [il giornale, ndt] si è messo in contatto con Guillermo La Rosa, che ha dichiarato di non conoscere Camillo. L’ex calciatore ci chiese di richiamarlo, ma non abbiamo ottenuto risposta. D’altra parte, abbiamo tentato di metterci in contatto con Carlos Espinoza, ma non abbiamo avuto successo, e Boticas & Salud ci ha riferito di non poterci mettere in comunicazione con lui.

Un'altra pensata che ebbe Del Río fu di trasferirlo alla Parrocchia Maria Madre de la Paz, ubicata a Surco.

“Non potevo restare nella Parrocchia Maria Auxiliadora perché Victor andava lì. Per questo mi trasferirono a Maria Madre de La Paz e lì raccontai i fatti ai fratelli [di comunità neocatecumenale, ndt]. Fu un errore, e quelli lo presero come se il problema fossi io. Io raccontavo perché non potevo tenermelo per me e quelli lo vedevano come un “Ah Camillo, racconta sempre la stessa storia”

Il monsignor del Río decise allora che la scelta migliore fosse che Camillo smettesse di vivere in Seminario e gli affittò una sistemazione, ma solamente per due mesi. Passato questo tempo, si ritrovò nuovamente senza domicilio. Fu a quel punto che padre Victor Guerrero venne a cercarlo e gli offrì di affittargli una stanza in cambio del suo silenzio su quanto successo. “Se non stai con me, non portai vivere nella stanza”, gli diceva.

Cronologia


Ricordatevi questo nome:
Víctor Guerrero Timaná

Víctor Guerrero è un sacerdote diocesano, incardinato nella diocesi di Callao, che appartiene all’arcidiocesi della Chiesa Cattolica in Perù.
Ebbe la propria formazione sacerdotale nel Seminario Redemptoris Mater insieme a Javier del Río, attuale arcivescovo di Arequipa.

Nel 1997, quando l’allora vescovo di Callao nominò del Río rettore del Seminario “Corazón de Cristo”, il padre Guerrero faceva l’economo nello stesso Seminario e, nell’anno 1999, fu nominato vice rettore fino al 2004. Successivamente si trasferì alla parrocchia Maria Auxiliadora, nel Callao.

Guerrero si presentò a Camillo come una sorta di “guida spirituale”. Gli offrì la sua amicizia e la possibilità di guidarlo nel Cammino Neocatecumenale, che comprende una serie di passaggi che, secondo ciò che predica il movimento, si devono seguire per arrivare a Dio.
Però, dopo il primo presunto abuso, la relazione tra i due cambiò: Guerrero ricattava Camillo minacciando di toglierli il luogo dove viveva se gli resisteva.

Victor Guerrero (Facebook, post pubblico)

“I tuoi occhi vedranno cose strane
e la tua mente dirà perversità”
(Proverbi 23,33)

Lo stato d’ansia di Camillo lo portò a consumare cocaina fino a raggiungere elevati livelli di dipendenza. Guerrero aveva propiziato e finanziato l’uso di questa droga. Secondo la sua testimonianza, gli dava sempre da S/. 5 a S/. 10 per comprare una dose al giorno e per non raccontare a nessuno degli abusi subiti.

Camillo ricorda anche che padre Guerrero lo portava in discoteche gay e in una sauna chiamata “Olimpus” – anch’essa frequentata da omosessuali – ubicata nel Callao. Un giornalista di questa rivista ha provveduto a visitare questo locale e, quando ha chiesto del padre Víctor Guerrero, un massaggiatore ha risposto che “il pretino” veniva da loro il lunedì, martedì o mercoledì, tutte le settimane.

La dipendenza dalla cocaina portò Camillo ad entrare, nel 2006, al centro di riabilitazione Virgen de Fátima, ubicato nel distretto di Zapallal. Secondo quanto riferito, il trattamento sarebbe stato pagato dalla Comunità di Maria Madre de la Paz.

Camillo lasciò il Cammino neocatecumenale nel 2009, dopo aver affrontato il Secondo scrutinio del movimento, nel quale lo esortarono a vendere i suoi beni e a donare il denaro alla chiesa. Secondo quanto ci racconta, tutto il suo patrimonio consisteva in un materasso e i vestiti, che provvedette a vendere per S/. 60. Ai neocatecumenali non parve sufficiente e lo chiamarono idolatra. “Mi dicevano che non mi staccavo dai miei beni. Fu allora che decisi di andarmene”.

Il lato oscuro di Javier Del Río,
attuale arcivescovo di Arequipa

Secondo quanto riferito da Camillo, quando decise di raccontare ciò che succedeva con il padre Víctor Guerrero Timaná all’attuale arcivescovo di Arequipa, cioè monsignor Javier del Río, questi gli disse che il padre Guerrero “era un essere umano e poteva sbagliare”.

“Non capisco perché Javier (del Río) non abbia fatto nulla. Sebbene suoni assurdo, io Javier l'ho sempre ammirato. Senza dubbio, tutta questa ammirazione si offusca: come posso ammirare chi non ha detto nulla dopo ciò che gli ho raccontato? Questo è la fine di tutto. Ho molta paura, molta rabbia! Mi sento differente dalle altre persone, sì, io mi sento diverso. Mi hanno distrutto la vita. Sì, mi hanno distrutto. Mi sento nervoso, piango per ogni cosa. Sono impaurito, ho tentato di suicidarmi, mi sento differente dagli altri”, oggi racconta.

Questo giornale si è messo in contato con monsignor Javier del Río, che ha negato di aver mai ricevuto una denuncia per abuso sessuale. Senza dubbio ha riconosciuto che, nell’epoca in cui fu nominato rettore del Seminario, il padre Guerrero svolgeva le funzioni di economo. D’altra parte, ha ammesso anche che Camillo frequentava la parrocchia di Maria Auxiliadora e “ che era portato avanti molto bene dal padre Guerrero”, per il fatto che, in quegli anni, la parrocchia era a lui affidata.
Mons. Javier del Río Alba

Oggi: José Luis del Palacio

Il nostro giornale ha preso contatto anche col vescovo attuale del Callao, José Luis del Palacio, che ha risposto ad una serie di domande inviate tramite e-mail. Ha affermato di conoscere mons. Del Río e padre Víctor Guerrero Timaná (quest'ultimo fin da circa il 1987).

Il vescovo attuale del Callao ci dice invece che nel 2001 – anno in cui Camillo gli avrebbe raccontato dell’episodio con Guerrero Timaná – era missionario a Lima e in altri dipartimenti del Perú. Ha negato di conoscerlo ed ha affermato di non conoscere denunce di abusi sessuali a carico del Guerrero. 

Il nostro giornale ha contattato tre volte il vescovado del Callao per chiedere informazioni su come contattare Víctor Guerrero Timaná, ma il personale ha rifiutato di fornirle. Siamo anche riusciti a contattarlo telefonicamente due volte, ma in entrambe le occasioni ha rifiutato di rispondere sulle accuse a suo carico. D’altra parte, ad oggi, il vescovado del Callao afferma che - a seguito delle nostre comunicazioni - ha avviato un’inchiesta “a norma del diritto canonico” contro il Víctor Guerrero, secondo quanto affermato dal vicecancelliere Carlos E. Echeverría.

(traduzione a cura di Valentina Giusti)

31 commenti:

Anonimo ha detto...

OT (Scusate, riporto qui quanto scritto nel precedente post)

Ieri sera, parlando con mio marito, riflettevo sul fatto che il Cammino è una vera e propria ERESIA che sta avvelenando la Chiesa e la vita spirituale di tante anime, la maggior parte delle quali inconsapevoli e dal cuore buono.
"Eresia" è una parola che oggi è passata di moda e da alcuni è considerata "politicamente scorretta", a causa di un "aggiornamento del linguaggio" che genera solo confusione tra le anime.
Se un Sacerdote (ops... Presbitero) o Vescovo dovesse oggi utilizzare pubblicamente la parola "ERESIA" nella migliore delle ipotesi verrebbe "crocifisso mediaticamente", accusato di intolleranza e ovviamente di pre-conciliarismo. Grazie a Dio i Santi, che ormai sono nella Gloria di Dio, sono sfuggiti dalle grinfie dei signori di questo mondo lasciandoci i loro scritti "politicamente scorretti" ma conformi alla verità. Pertanto vorrei lasciare parlare San Gregorio Magno, Papa e Dottore della Chiesa, con due brevi brani tratti dal suo "Commento Morale al libro di Giobbe":

- Qualche volta gli eretici infieriscono contro di noi con supplizi, qualche volta ci perseguitano soltanto con parole, qualche volta ci lasciano in pace, qualche volta stanno quieti se vedono che tacciamo: sono amici di quelli che rimangono muti e avversano quelli che parlano. Abbiamo degli avversari silenziosi se trascuriamo di generare con la predicazione i figli della vera fede. Ma se cominciamo a proclamare la verità, subito, per tutta risposta, ci sentiamo arrivare da loro grave ingiuria, subito ci si schierano contro e alzano contro di noi grida di dolore, perché temono che la voce della verità tragga in alto i cuori che il peso della stoltezza spinge in basso. (I, III, XXVII, 52)

- Hanno questo di caratteristico gli eretici, che mescolano insieme idee buone ed idee cattive, per facilmente ingannare il sentimento di chi li ascolta. Se dicessero sempre cose errate, ben presto identificati nella loro posizione errata, non riuscirebbero a convincere di ciò che vorrebbero. Peraltro, se avessero sempre opinioni giuste non sarebbero eretici. Ma ricorrendo all'arte dell'inganno in un senso o nell'altro, camuffando il bene col male ed il male col bene, si nascondono per farsi accettare. Sono come chi porgendo un BICCHIERE di VELENO, ne asperge l'orlo con la dolcezza del miele, così uno, gustando al primo contatto ciò che è dolce, sicuramente assorbe anche ciò che è letale. E così gli eretici mescolano le cose giuste con quelle errate per attrarre gli uditori ostentando il bene, e corromperli con la peste nascosta presentando il male. (I, V, XI, 28)

E' proprio vero, Kiko è un ERETICO e il Cammino è un percorso pieno di ERESIE.
Fratelli e sorelle neocatecumenali, aprite il vostro cuore e ascoltate questo grido straziante pieno d'amore per voi: lasciate il Cammino e tornate nella Chiesa, che è sempre una Madre pronta ad accogliere e a mostrarvi la sua vera e profonda bellezza. La Chiesa è infinitamente più bella di quanto i vostri catechisti e Kiko vi hanno fatto credere che fosse. Iniziate a frequentare la Chiesa e la vostra Parrocchia, e rimarrete meravigliati. Coraggio, fratelli e sorelle.

Annalisa (e mio marito)


fine OT



Anonimo ha detto...

E' una vera e propria vergogna!!!
Dal "Catechismo della Chiesa Cattolica":

2356 Lo stupro indica l'entrata con forza, mediante violenza, nell'intimità sessuale di una persona. Esso viola la giustizia e la carità. Lo stupro lede profondamente il diritto di ciascuno al rispetto, alla libertà, all'integrità fisica e morale. Arreca un grave danno, che può segnare la vittima per tutta la vita. È sempre un atto intrinsecamente cattivo. Ancora più grave è lo stupro commesso da parte di parenti stretti (incesto) o di EDUCATORI ai danni degli allievi che sono loro affidati.

2357 L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. [...] Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

Per la morale cattolica l'omosessualità è un peccato altrettanto grave dello stupro e della pedofilia e talvolta apre la strada proprio alla pedofilia.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica al n° 1868 precisa inoltre che si ha una responsabilità nei peccati commessi dagli altri, quando vi si coopera:
a) prendendovi parte direttamente e volontariamente;
b) comandandoli, consigliandoli, lodandoli o approvandoli;
c) ma anche non denunciandoli o non impedendoli, quando si è tenuti a farlo;
d) e proteggendo coloro che commettono il male.


Di tutto questo male fatto o nascosto un giorno dovranno renderne conto a Dio.

Annalisa



Valentina Giusti ha detto...

"Se ti ha toccato era perché Dio lo ha permesso per la tua salvezza”
"Ah Camillo, racconta sempre la stessa storia”
"(Chi ti ha violentato) è un essere umano e può sbagliare".
Perché non ci stupiscono queste risposte? Perché già le abbiamo sentite, ogni volta che abbiamo raccolto una storia di abuso avvenuta nel Cammino.
Diciamo sempre che non è l'atto abusante in sé che associamo al cammino, quanto la mentalità perdonista e omissiva nei confronti degli aguzzini.
Però ormai le storie raccolte sono troppe e troppo simili per non sospettare una regia comune.
Sappiamo che quando in comunità succede qualcosa di grave, ne vengono informati i catechisti locali e regionali, i quali a loro volta, soprattutto se c'è la compromissione d'un catechista o di un presbitero o di un membro illustre del cammino, riferiscono al Tripode (ora Bipode).
Quale sia la risposta, sempre, lo sappiamo: nascondere, colpevolizzare le vittime, premiare i mostri, sopire lo scandalo.
È evidente che c'è una regia, in ciò, che travalica il caso singolo, al punto tale da individuare una sorta di mandante morale degli abusi, addirittura più criminale dei singoli.

Pax ha detto...


Camillo
"quando decise di raccontare ciò che succedeva con il padre Víctor Guerrero Timaná all’attuale arcivescovo di Arequipa, cioè monsignor Javier del Río, questi gli disse che il padre Guerrero “era un essere umano e poteva sbagliare”."

queste tre righe sintetizzano l'atteggiamento neocatecumenale di fronte agli abusi.
Javier del Rìo li incarna perfettamente, essendo stato ben formato alla scuola di KIKO, al cui seguito sta da sempre, un vero "spirito itinerante" dimora in lui.

Alla scuola del fango eterno, cosa può fare l'essere umano se non peccare!

Ogni parola è inutile, nulla ho da aggiungere, solo piangere di dolore per una vita devastata, distrutta, la vita di un uomo che ha avuto l'amaro destino da ragazzo di cadere nelle mani dei lupi che scorazzano, nell'ovile, indisturbati.
Quando la pecora si aggrappa al pastore, chiedendo protezione, questi la ricaccia nel mezzo del gregge, infestato dai lupi, e dice:
"Pecorella mia che vuoi farci? I lupi sono fatti così!"

Per denunciare le loro tenebre di morte, infestate dai peggiori demoni, metto a confronto del triste destino del povero Camillo quello felice di chi, ragazzo abbandonato, povero e solo, ha incontrato sul suo cammino il Santo don Bosco.

Altro non aggiungo. Mi addolora sentire che il Seminario R.M. dell'eretico Cammino di Kiko è intitolato al Sacro Cuore di Gesù!
Razza di blasfemi, corrotti e perversi bugiardi, figli del padre della Menzogna.

Se la Chiesa continua a non muoversi, Dio stesso interverrà dal cielo, come contro Sodoma e Gomorra, e quel giorno saranno dolori, per tutti!

Indignata Pax

by Tripudio ha detto...

I vescovi neocatecumentali "ufficialmente" non sanno niente e "ufficialmente" non hanno mai saputo niente... almeno finché non vien fuori qualche documento che li inchioda alle loro responsabilità.

L'aver avviato un'indagine canonica a seguito di un'inchiesta giornalistica anziché a seguito delle denunce della vittima è un altro pessimo indicatore.

E come al solito emergono sempre gli stessi due atteggiamenti:

1) nascondere la polvere sotto il tappeto, cioè "spostare" anziché "punire" i colpevoli (esattamente la dinamica che diede origine alla grande ondata di scandali pedofilia nel clero agli inizi di questo secolo)

2) colpevolizzare le vittime, che è una delle nefaste conseguenze del professare un'eresia contro la divina Grazia, eresia secondo cui "l'uomo non può non peccare".

Aggiungo una nota a margine:

i singoli scandali, in sé, non sono nulla di interessante - sono cose che infatti succedono anche negli altri movimenti ecclesiali, e anche negli altri ambienti sociali, religiosi o non religiosi, cristiani o non cristiani.

Quello che è importante, qui, è far notare il motivo per cui gran parte degli scandali neocatecumenali non è declassabile a debolezze umane che potevano avvenire in qualunque altro movimento o ambiente, ma sono dirette conseguenze della mentalità che è alla base del Cammino.

Perfino se entri in una setta protestante hai un riferimento ultimo "esterno" alla setta; possono insegnarti un cumulo di errori teologici e biblici e quant'altro, ma il riferimento ultimo (cioè Dio) è "esterno" e vale per tutti, per cui se un capo si macchia di qualche grosso peccato, anche quando tentassero di coprire i fatti per conservare il prestigio della setta, tenteranno - almeno tenteranno - di togliere di mezzo il colpevole (espellendolo, degradandolo) prima che scoppi un altro bubbone.

Infatti non ci vuole chissà che scienza per sapere che uno con certe -ehm- "debolezze" prima o poi ci ricade, specialmente se riesce a farla franca la prima volta (e magari pure la seconda, e la terza, e così via), come già emergeva dalla testimonianza pubblicata due giorni fa.

Ruben ha detto...

Non so,
ma personalmente mi sembra sempre la stessa storia; per questa gente il "vero peccatore" non è il violentatore, bensì il violentato, al quale è stata data, "per grazia di Dio", la possibilità attraverso la sofferenza subita. di avvicinarsi a Lui.

Di conseguenza, il violentatore, non solo è irresponsabile e indenne, ma diventa anche strumento di Dio.

Autorità della Chiesa, dove sei?

Barca di Pietro, chi ti sta' governando?
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D.D. ha detto...

Questo post mi trova particolarmente polemica.

I mandanti morali (perfettamente d'accordo con la definizione di Valentina) hanno gravissime responsabilità, ma il potere che hanno non se lo sono dato da soli.
Gran parte di questo potere glielo regala, settimana dopo settimana, una moltitudine di piccoli deleganti (picciotti) che, o non sono informati della vera natura della radice del CNC (forse perché preferiscono non esserlo), oppure, se lo sono, relativizzano, minimizzano e voltano le spalle o addirittura se ne fregano fascistamente.
In ogni caso, di fatto, calpestano sia la Verità che la sofferenza dei loro stessi fratelli nella fede che sono caduti vittima di ingranaggi impietosi.

E non mi riferisco tanto alle persone particolarmente fragili o ricattabili, quanto agli ignavi benestanti:

- "Si vabbè, ci saranno anche le mele marce, ma da me non succede... e poi queste cose succedono dappertutto, mica solo da noi. IO nella MIA comunità MI trovo benissimo"

- “Dio segue vie misteriose che a noi non è dato di conoscere e si serve delle nostre sofferenze per salvarci. Ma tu non puoi capire perché non sei in cammino."

-"Eventuali peccati dei grandi capi o del clero non devono intaccare il nostro rapporto con Dio...” (quale rapporto e quale dio, scusa?) “...né quello con i fratelli di comunità."

E quindi, avanti tutta.
Altro che spirito di fraternità, questo è lo spirito di chi è inquadrato in una multinazionale.
Cosa che rivela la vera natura del CNC, qualunque cosa essi dicano per difenderlo.

Ruben ha detto...

Tra l'altro, si generano anche grossi equivoci; "ovvero il Cammino Neocatecumenale è parte della Chiesa, ed ai propri membri il peccato è tollerato ,se non proprio permesso."

Un qualsiasi Cattolico non NC, potrebbe pensare:perché "loro" si, ed io no?
Se a loro è concesso peccare, visto che siamo Cattolici entrambi, se pecchi tu, lo potrei fare tranquillamente anch'io.

Aggiungo,che probabilmente ai pastori della Chiesa Cattolica Attuale, dei peccati e dei peccatori, non gliene frega proprio un c...!
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D.D. ha detto...

Un catechista di estrazione neocatecumenale una volta ci portò ad encomiabile esempio di fede il caso di una ragazza che aveva subito abusi sessuali da parte del suo parroco ma non aveva perso la fede, perché era talmente illuminata da distinguere la presenza di Dio dall’azione umana dei suoi ministri.

Il discorso mi convinse solo a metà. Da una parte provai ammirazione per quella ragazza che dava a Dio ciò che è di Dio (ora invece dubito proprio della veridicità dell'esempio). D'altra parte, all’argomento mancava evidentemente la seconda parte: “…e date a Cesare quel che è di Cesare. O, almeno, fateglielo dare dai suoi compagni di cella.”

Insomma, non una parola sulla bruttezza dei vizi del clero corrotto che rovina le vite di tanti piccoli e fa perdere la fede a tante persone, né sulla necessità, per i “presbiteri” di elevarsi ad un livello esemplare di sapienza e di virtù, anche umane.

E i camminanti che spalleggiano questo modus operandi, ritenendo accettabile che un presbitero possa essere poco saldo nella fede, poco competente in teologia, vizioso, insomma, fangoso come chiunque ma con l'unica differenza: la licenza di amministrare i sacramenti.

Mav ha detto...

OT
il 30 giugno p.v. a Madrid presentano il libro che raccoglie i pensieri di Carmen

Beati pauperes spiritu ha detto...

Sottoscrivo la "nota a margine" di Tripudio.
Per non cadere nello "scandalismo", è bene ricordarsi che è purtroppo inevitabile che gli scandali avvengano e rappresentano una ferita dolorosissima nel corpo della Chiesa almeno dai tempi di Pier Damiani; il male peggiore compiuto dal Cammino, in questi casi, non è tanto l'omertà - peccato commesso anche da molti altri uomini di Chiesa in passato remoto e recente - ma la colpevolizzazione della vittima.

Questo è il tratto distintivo, in questo genere di nefandezze, del cammino neocatecumenale.
In un problema simile si può dire di tutto, e sono casi molto difficili da provare, specialmente per via del fatto che le vittime impiegano molti anni per elaborare e trovare il coraggio di denunciare, ma è proprio indice della presenza del cammino (e della coscienza sporca dei protagonisti della faccenda) andare a dire alla vittima che c'è un "disegno di Dio" in questa sozzura.

Sinceramente nemmeno ne voglio parlare. Mi fa schifo, mi fa ribrezzo. Ciò che è più osceno però è il tentativo di farlo passare come qualcosa che in definitiva sarebbe positivo per la vittima stessa.

La dottrina del male necessario.

Anonimo ha detto...

OT
Ottime notizie dall'Inghilterra. Il vescovo di Lancaster, Campbell ,mette le stesse restrizioni alla Messa neocatecumenale come il vescovo Byrnes di Guam.
Notizia data su JungleWatch.

Frilù

Pax ha detto...

Frilù
in questa "notte" profonda e oscura, mi doni una speranza!
Speriamo, finalmente, qualcosa si muova nella Chiesa.
Non se ne può più!

Mi resta impresso profondamente il volto di Victor Guerrero della foto in primo piano del post, davvero orribile anche solo a guardarsi, povero giovane Camillo!

Pax

Pax ha detto...

Pensierino della notte....
Ora mi è venuto in mente, come un lampo, un ricordo: Carmen parlava e straparlava sempre del problema della omosessualità nei Seminari in generale e diceva che mai e poi mai avrebbe consentito, nei R.M., una cosa del genere.
Ne parlava come di una terribile peste e che se qualche giovane, che ancora non avesse chiaro il suo orientamento sessuale, voleva entrare in Seminario, gli fosse assolutamente proibito, che questo andava visto bene nei Centri Vocazionali, organizzati dagli itineranti.
Diceva: Non vi permettete di portarli qui a Porto San Giorgio, il Seminario è il luogo meno adatto per curare questi problemi.

Se il nostro campione Victor Guerrero è entrato in seminario nel lontano 1988 significa che è entrato con il primo nucleo di Roma, perchè all'epoca era quello il primo e unico R.M. esistente.
Se consideriamo che Responsabili a Roma erano loro, gli Iniziatori Kiko e Carmen e, dunque, erano sempre loro a fare il discernimento e a decidere chi accettare come candidati al sacerdozio "per la nuova evangelizzazione".....davvero non mi resta che dire.....

Complimenti!

Pax

by Tripudio ha detto...

Nella diocesi di Lancaster (Inghilterra centrale, 105.000 battezzati) il vescovo, Michael G. Campbell (agostiniano; 76 anni il prossimo ottobre), ha diramato alcune restrizioni contro le liturgie neocatecumenali.

Nel testo del suo decreto del 28 maggio 2017 si legge in particolare:
- la liturgia non è una funzione privata ma celebrazione della Chiesa
- le liturgie delle "piccole comunità" devono avvenire usando un altare consacrato
- devono inoltre essere indicate sul bollettino parrocchiale (se di orario)
- devono dare alla parrocchia una quota dei soldi raccolti
- il parroco deve stabilire quante di tali liturgie sono ammissibili nella sua parrocchia, peraltro tenendo presente che un sacerdote, salvo i casi previsti dal Diritto Canonico, non può celebrare più di una Messa al giorno (è al vescovo che spetta decidere se e quando concedere il permesso - in caso di mancanza di sacerdoti - di celebrare due o tre Messe al giorno)
- il sacerdote deve comunicarsi prima di distribuire la Comunione ai fedeli, come previsto dal Messale (IGMR 157,158; Redemptionis Sacramentum 97)
- la Comunione va consumata subito, appena ricevuta, come previsto dal Messale (IGMR 161)
- queste norme entrano in vigore il 1° luglio 2017.

Ovviamente, fatta la legge, trovato l'inganno neocatecumenale, per cui ieri (6 giugno 2017) lo stesso vescovo ha dovuto emettere una chiarificazione per affermare che:

- le norme date erano solo un ricordare norme valide per la liturgia di tutta la Chiesa
- anche se il Cammino ha lo Statuto, lo Statuto non può rimpiazzare con proprie indicazioni liturgiche quelle già valide per tutta la Chiesa
- le norme date dal vescovo, pertanto, non sono punitive
- subito dopo la promulgazione di tali norme i neocatekikos in fretta e furia hanno voluto incontrare il vescovo, ma a dispetto di quanto affermato dai kikos alla stampa, nell'incontro non si è parlato né delle norme né di rinvii della loro applicazione;
- quelle norme valgono per tutta la diocesi, non solo per il Cammino.

Chiaro il concetto? La solita furbata neocatecumenale: il capobastone locale corre dal vescovo per un incontro, poi dice ai giornali di aver chiesto il rinvio delle norme, i kikos quindi fingono di aver capito che la richiesta sarebbe stata automaticamente accettata e che l'applicazione delle norme è rinviata alle calende greche.

Ecco perché il vescovo ha dovuto emettere una "chiarificazione" dopo appena una settimana dalla promulgazione delle norme.

Anche in questo caso si tratta di un vescovo anziano alle soglie del "pensionamento" (a 75 anni i vescovi sono tenuti a presentare le dimissioni), cioè di uno non più ricattabile dai meccanismi curiali.

Anonimo ha detto...

Per completezza di quanto scritto da Tripudio conviene riportare cosa dicono esattamente gli articoli indicati nel decreto emesso dal Vescovo Michael G. Campbell della Diocesi di Lancaster circa le restrizioni alle liturgie neocatecumenali.

Dall'Ordinamento Generale del Messale Romano (IGMR = "Institutio Generalis Missale Romanum"):

157. Terminata la preghiera, il sacerdote genuflette, prende l’ostia consacrata nella stessa Messa e, tenendola alquanto sollevata sopra la patena o sopra il calice, rivolto al popolo, dice: Ecco l’Agnello di Dio, e, insieme con il popolo, prosegue: O Signore, non sono degno.

158. Poi, rivolto all’altare, il sacerdote dice sottovoce: Il Corpo di Cristo mi custodisca per la vita eterna, e con riverenza si ciba del Corpo di Cristo. Quindi prende il calice, dicendo sottovoce: Il Sangue di Cristo mi custodisca per la vita eterna, e con riverenza beve il Sangue di Cristo.

161. Se la Comunione si fa sotto la sola specie del pane, il sacerdote, eleva alquanto l’ostia e la presenta a ciascuno dicendo: Il Corpo di Cristo. Il comunicando risponde: Amen, e riceve il sacramento in bocca o, nei luoghi in cui è stato permesso, sulla mano, come preferisce. Il comunicando appena ha ricevuto l’ostia sacra, la consuma totalmente.


Dal Redemptionis Sacramentum

97. Ogni volta che celebra la santa Messa, il Sacerdote deve comunicarsi all’altare al momento stabilito dal Messale; i concelebranti, invece, prima di procedere alla distribuzione della Comunione. Il Sacerdote celebrante o concelebrante non attenda mai per comunicarsi il termine della Comunione del popolo.(Cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 55; Missale Romanum, Institutio Generalis, nn. 158-160, 243-244, 246)

Che Dio benedica il Vescovo Michael G. Campbell!!!

Annalisa


L.C. ha detto...

" Camillo lasciò il Cammino neocatecumenale nel 2009, dopo aver affrontato il Secondo scrutinio del movimento, nel quale lo esortarono a vendere i suoi beni e a donare il denaro alla chiesa. Secondo quanto ci racconta, tutto il suo patrimonio consisteva in un materasso e i vestiti, che provvedette a vendere per S/. 60. Ai neocatecumenali non parve sufficiente e lo chiamarono idolatra. “Mi dicevano che non mi staccavo dai miei beni. Fu allora che decisi di andarmene”. "

Scusate, so che magari sto ridimensionando un problema più grande, l'abuso sessuale, che è il problema cardine, ma i fretelli di comunità che facevano? Sul serio hanno taciuto durante il II scrutinio?
Questo ragazzo non aveva i soldi e le possibilità per vivere la giornata e lo accusano di essere un idolatra? Che facce di me**a che sono stati i catechisti!
Grazie a Dio questo cammino è settario, pochi lo conoscono e coloro che ne entrano in contatto, grazie forse anche a internet (quindi grazie a voi) si stanno rendendo conto di cosa è e cosa succede ad invischiarsi in tali trame e sottotrame.
Vorrei unirmi anche il al coro di voci: Ma la Chiesa cosa sta facendo? E' mai possibile che nessuno faccia nulla? Papa Francesco sembra che stia cercando di combattere contro queste situazioni, ma è possibile che un ragazzo ha dovuto ricorrere alla droga per avere un barlume di speranza?
Sicuramente questo periodo è stato di Papa Benedetto, ma hanno/avevano i "calici della salvezza" sugli occhi? No perchè non si spiega altrimenti!


L.C

Lino ha detto...

La liturgia kika è il tallone di Achille del CNC. Non esiste da parte loro alcuna possibilità di confutare che la celebrazione NC non sia in disobbedienza all'OGMR.
Nell'impossibiltà di rimettere mano al direttorio approvato (anche se l'Arc. Byrnes ha ventilato anche questo aspetto) è sulla liturgia che il Cammino ha difese inconsistenti e nemmeno i pesci grossi pescati dal pittore spagnolo possono difenderlo con argomentazioni accettabili.
I punti toccati dall'arc. Byrnes e dal vescovo della Diocesi di Lancaster colpiscono al cuore non solo la messa kika, ma la dottrina dalla quale la celebrazione del banchetto comunitario (ebraico) deriva, vale a dire la dottrina di Carmen sull'Eucarestia esposta nel mamotreto della fase di conversione precedente alle correzioni.
Una brutta gatta da pelare per i neocat, rischiano un effetto domino.

Pax ha detto...


Tripudio, scusa, ma non ho capito se è confermato quanto disposto dal Vescovo, ossia
che
- queste norme entrano in vigore il 1° luglio 2017.

In ogni caso Dio sia lodato!
Speriamo che i loro traffici sotterranei non sortiscano nulla.
Poi ribadisco una cosa, che mai ripetiamo abbastanza:
Ma chi, pur dichiarandosi a pieno titolo nella Chiesa, ha un simile atteggiamento, strutturato e immutabile, di cronica disobbedienza e, ogni volta che un Vescovo indirizza disposizioni precise, immediatamente si attiva per farle ritrattare o, almeno, addolcire....CHE RAZZA DI CATTOLICO E'?

Pax

piccolo consiglio:
andatevene per i fatti vostri e fondatevi la vostra confraternita, il grande maestro lo tenete già!
Non infestate più la Chiesa.
Diceva il Santo Padre Pio da Pietrelcina: "La Chiesa? Meglio vuota che piena di diavoli."

Lino ha detto...

@ Pax
http://www.lancasterdiocese.org.uk/wp-content/uploads/2017/06/Clarification-1.pdf

Al tentativo NC di incontrarsi con il Vescovo e inondare il mondo con le solite cortine fumogene neocatecumenali, il Vescovo ha risposto in maniera molto semplice:
"5. The norms in question apply to all in the Diocese of Lancaster – not just to the Neocatechumenal Way.
End of statement".

"End of statement". Punto, questione chiusa. La qualcosa significa che non c'è nulla di nuovo sotto il sole dell'OGMR, che il Cammino si deve adeguare come tutti, che il Cammino non è figlio della gallina bianca (come pensano) oppure della gallina nera (quando cianciano di persecuzioni).
Le norme entreranno il vigore, anche perché gli stessi catechisti non hanno chiesto una proroga dell'entrata in vigore delle norme (come avrebbero potuto?), soltanto un incontro che non è stato fissato in tempi brevi.

Anonimo ha detto...

di fatti, lo statuto neocatecumenale è secondario rispetto al Messale Romano e ad esso dovrebbe uniformarsi; ogni "concessione" in contrasto al messale è illegittima.
Ancora, solo per ribadire un piccolissimo particolare: uno statuto che richiama quale parte integrante e sostanziale di sé un direttorio catechetico che, però, viene approvato due anni dopo l'approvazione dello statuto stesso, che lo dovrebbe contenere è semplicemete NULLO.
Dunque il camminio neocatecumenale degli eretici spagnoli è basato sul NULLA, sia dal punto di vista della procedura che nel merito e nei contenuti "contra-fidem"-D.

Bruno ha detto...

Visto che siamo al secondo vescovo che ribadisce quello che vige nella Chiesa, e mi chiedo perchè lo fanno solo 2 vescovi e non tutti, considerando anche che non hanno modificato nulla, hanno solo ribadito quello che è già in vigore da sempre; Come stanno celebrando da 2 mesi a Guam?
Qualcuno sa se celebrano su Altari Consacrati?
Fanno la Comunione in Piedi?
Consumano immediatamente il Corpo di Cristo?
ecc.....
Jungle Watch è attentissima a quello che succede, ma da 2 mesi non ha più comunicato nulla sulle disposizioni del Vescovo inviato dal Papa?
Le stanno applicando?
o hanno trovato altri stratagemmi per disobbedire?

Osservante Che Osserva ha detto...

Prendo spunto da quanto detto da D.D. il 6 giugno 2017 12:51

"I mandanti morali (perfettamente d'accordo con la definizione di Valentina) hanno gravissime responsabilità, ma il potere che hanno non se lo sono dato da soli. "

Esatto! Chi dà potere a queste persone? Ricordate sempre tutti: siete liberi! Ricordatelo sempre! Potete sempre dire di no a certe trame! Non cadete nella trappola che vi è stata tesa... ricordate... siete liberi... Usate il vostro diritto di scelta per sgonfiare certi personaggi...

by Tripudio ha detto...

I vescovi Byrnes e Campbell, così come il vescovo Villegas, così come tanti altri, così come nel 2005 lo stesso Benedetto XVI, non hanno inventato nuove norme: hanno solo ricordato le norme già esistenti e valide per tutta la Chiesa.

Un gesto del genere ha un doppio significato:

- da un lato qualifica i neocatecumenali come ignoranti (ed è già un atto di paterna carità per evitare di chiamarli maliziosi furbacchioni), e ricorda loro le norme;

- dall'altro è un punto d'appoggio per prossime punizioni al Cammino ("c'erano le norme, avete disubbidito; ve le ho ricordate; avete ulteriormente disubbidito; dunque la punizione ve la siete proprio cercata").

La punizione potrebbe non essere pubblica e potrebbe (per motivi di politica ecclesiale che comunque non condividiamo, poiché l'Eucarestia non è oggetto di "politiche") non essere una serie di divieti e di condanne. Lo dico perché possiamo essere certi che ogni vescovo sa bene cosa dà fastidio al Cammino (so ad esempio di una certa diocesi dove un importante addetto di curia è un tronfio capobastone neocatecumenale, e se perdesse l'incarico andrebbe su tutte le furie e probabilmente la considererebbe come "persecuzione" per tutto il Cammino...).

Sarebbe divertente scoprire se l'incontro che i kikos hanno chiesto in fretta e furia a mons.Campbell doveva consistere nella consegna di una grossa oliatura. È sempre avvenuto così, fin dai tempi della lira: don Gino citò quell'assegno neocatecumenale di ben ottantaquattro milioni di lire portato ad un vescovo pugliese che improvvisamente cessò di criticare il Cammino. Laddove non convince il Dio Uno e Trino, arriva invece il dio quattrino...

p.s.: traduzione e link del caso Lancaster sono in questa nuova pagina.

Mav ha detto...

Visto che stiamo nuovamente parlando di liturgia, volevo portare alla vostra attenzione la prassi che viene utilizzata qualora non si possa celebrare l'Eucarestia con la piccola comunità il sabato. In questo caso viene detto di fare una celebrazione della parola, come si fa infrasettimanalmente,con le letture della messa, questa celebrazione viene detta "Messa del Catecumeno". Non so in realtà a cosa possa servire a parte riunire la comunità e fare le risonanze, visto che comunque sarà necessario andare a Messa in parrocchia o il sabato o la domenica.

Osservante Che Osserva ha detto...

@Mav, serve a compattare la comunità, l'hai detto tu: "Non so in realtà a cosa possa servire a parte riunire la comunità e fare le risonanze". Serve a farli sentire uniti

Valentina Giusti ha detto...

E così, dopo l'ampia indagine di Clifton del 1994, nuovamente un presule del Regno Unito si distingue per limpidezza di vedute nei confronti del cammino.
Riporto di seguito una notizia Adista del 2002:
"Mons. Meryn Alban Alexander, vescovo di Clifton, ha vietato la diffusione del Movimento all'interno della sua diocesi. Già nel marzo '94 lo stesso Alexander aveva promulgato un decreto che imponeva per dodici mesi forti restrizioni al Movimento: nessuna nuova catechesi, niente veglia pasquale o messa del sabato separata dal resto della comunità ecclesiale. Alla fine del '96 (v. Adista n. 79/96), nella diocesi di Clifton vennero pubblicati i risultati di una inchiesta sul Movimento voluta dal vescovo, attraverso una commissione presieduta da Tom Millington (membro del Lord Chancellor's Department) ed insediatasi nel gennaio di quello stesso anno. Tale inchiesta si avvalse di incontri con membri del Movimento, parroci, sacerdoti, parrocchiani. Le conclusioni non furono incoraggianti per i seguaci di Kiko: nessuna nuova vitalità portata nelle comunità parrocchiali dal Cammino, ma anzi divisioni e danni apportati dall'introduzione dell'esperienza nella diocesi e nella comunione col vescovo."

Valentina Giusti ha detto...

La Messa del Catecumeno è un abuso. Viene infatti definita liturgia della Parola, ignorando che la liturgia della Parola, per essere tale, deve coesistere con la liturgia eucaristica.

Beati pauperes spiritu ha detto...

Non sono sicuro che la Liturgia della Parola non possa esistere senza Eucarestia, comunque l'abuso secondo me è che si chiami "Messa del Catecumeno" come se i neocat non fossero battezzati.

Osservante Che Osserva ha detto...

Una liturgia della parola può esistere in modo indipendente dalla liturgia eucaristica e questo a prescindere dal CNC; è prevista dalla Chiesa. Di solito c'è un'introduzione, tre o quattro letture (compreso Vangelo), in mezzo alle letture c'è il salmo di risposta, poi dopo il Vangelo è prevista l'omelia, preghiere finali e benedizione.

Osservante Che Osserva ha detto...

Ovviamente una liturgia della parola è una cosa, una messa è un'altra: sono cose ben distinte! Non si può chiamare "messa" una liturgia della parola!