sabato 19 gennaio 2019

A grande richiesta: gli auguri papali a Kiko Argüello

Dedicato a coloro che attendono giustizia dalla Chiesa,
perché abbiano pazienza.

L'EVENTO

Francisco José Gómez de Argüello y Wirtz, nato a Leòn il 9 gennaio 1939, lo scorso 9 gennaio 2019 ha compiuto 80 anni.

I FATTI


"Nella mia terra,
fare gli auguri in anticipo, porta la jella"

Un giorno prima, il giorno 8 gennaio 2019, Papa Francesco (fonte vaticana), alla fine della celebrazione della Messa a Santa Marta, invia un "cordiale saluto" a Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale, per il suo ottantesimo compleanno, e lo ringrazia “per lo zelo apostolico con il quale lavora nella Chiesa”.

Dal web apprendiamo il ringraziamento ufficiale da parte di Argüello diffuso tramite la seguente nota:
“L’iniziatore e responsabile internazionale del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, desidera ringraziare Papa Francesco per le parole che gli ha rivolto ieri al termine della Messa presso la Casa Santa Marta in Vaticano, in occasione del suo 80° compleanno, oggi 9 gennaio. L’intera equipe responsabile del Cammino, formata da Kiko Argüello, Ascensión Romero e padre Mario Pezzi, vuole cogliere l’occasione per rinnovare il suo affetto e la sua vicinanza a Papa Francesco assicurandogli preghiere per il suo ministero petrino”.

La domenica successiva, 13 gennaio, dopo l'Angelus, Papa Francesco ha fatto il seguente saluto:
Cari fratelli e sorelle!
Rivolgo a tutti voi, cari romani e pellegrini, il mio saluto cordiale.
Saluto i professori e gli alunni di Los Santos de Maimona e di Talavera la Real, Spagna; i gruppi parrocchiali venuti dalla Polonia, e anche i neocatecumenali polacchi – siete venuti a festeggiare il compleanno di Kiko, sicuramente!

Questi sono i fatti che chiunque può verificare.
Entriamo ora nel regno fantastico e surreale dell'informazione neocatecumenale.

LE NOTIZIE NEOCATECUMENALI

Cominciamo da Vatican Insider, rubrica di informazione cattolica de La Stampa, che, con un articolo del neocatecumenalissimo Salvatore Cernuzio, ci porta a conoscenza, lo stesso 9 gennaio, con invidiabile tempestività, di una lettera personale che sarebbe stata inviata dal Papa a Kiko Argüello. La notizia, e il testo della lettera, evidentemente non vengono da fonte vaticana ma direttamente dal festeggiato o dal suo "ufficio stampa" o da altre fonti non meglio specificate.

Non solo: la notizia, da Vatican Insider, rimbalza solo su Avvenire, e, stranamente, non viene ripresa da altre testate pur molto vicine al Cammino neocatecumenale, come Aleteia e Camineo.info, diffondendosi, come sempre, a macchia d'olio attraverso i canali ufficiosi dei social network  per raggiungere il popolino neocatecumenale che non legge i giornali in Italia, ma soprattutto i ferventi neocatecumenali di lingua spagnola.

Ed inoltre: Kiko Argüello, contrariamente a ciò che ci potremmo aspettare da lui, non rilascia direttamente dichiarazioni in proposito, non rende nota una propria lettera di risposta al Pontefice, non distribuisce urbi et orbi l'immagine della preziosa nota augurale del Pontefice.

Vi sono quindi vari elementi che ci inducono a nutrire qualche dubbio sull'articolo del Vatican Insider, soprattutto perché di penna di un giornalista che, per esempio, per il caso di Guam, ha ritenuto di dar voce a tutte le illazioni mistificatorie di un sito web neocatecumenale senza alcun riguardo alla realtà dei fatti e agli articoli della stampa.

Un altro motivo per guardare con grande sospetto all'articolo di Vatican Insider, è il richiamo che esso fa ad un'altra montatura neocatecumenale, quella della cosiddetta "telefonata del Papa" a Porto San Giorgio durante la convivenza dei rettori, addirittura attribuendo a Sua Santità l'iniziativa della chiamata e mettendogli in bocca parole di pura fantasia (quel famoso "avanti!" mai proferito dal Pontefice).

Quindi il nostro atteggiamento di cautela, nei confronti della presunta "lettera del Papa a Kiko", è ampiamente giustificato.
Avremmo voluto aspettare delle conferme o delle smentite precise, prima di prenderla in considerazione, che al momento non sono arrivate; quindi, al momento, non ci resta che ipotizzare che nell'articolo ci sia qualche fondamento di verità e farne un primo commento.

LA "LETTERA DI FRANCESCO"


Da ottanta candeline a due...
e non riuscire a spegnerle!
(Notate come la "torta neocatecumenale"
si va facendo simbolicamente sempre più piccola)
Riportiamo sotto il testo della "lettera del Papa" così come riportato da Cernuzio:
«Non voglio che passi questo giorno senza che ti invii alcune righe di vicinanza e di fraterna gratitudine per i tuoi 80 anni.
Grazie a Dio che ti ha scelto e grazie a te per la tua fedeltà. Che il Signore possa ripagarti di tutto il bene che fai alla Chiesa. Spero che quelli del Cammino ti facciano una torta con 80 candeline. E per favore non ti dimenticare di pregare per me. Che Gesù ti benedica e la Vergine santa ti protegga. Tuo fratello, che ti vuole bene e ti ammira, Francesco». 

LE NOSTRE CONSIDERAZIONI

Facciamo innanzitutto una necessaria premessa, prima di analizzare il testo sopra riportato.
Per ora la notizia della lettera e il testo non compaiono su nessun sito della Santa Sede né ufficiale del Cammino Neocatecumenale.
Non solo. Inutilmente abbiamo cercato sul sito della Santa Sede e sul web analoghi messaggi augurali privati del Papa per poter constatare eventuali analogie o differenze di stile e contenuto.
Ebbene, sembrerà strano, ma non abbiamo rinvenuto altre lettere di auguri personali del Pontefice.
Eppure ne scriverà a bizzeffe, o lui stesso direttamente o la sua Segreteria!
Quanti  vetusti cardinali per il loro compleanno, quanti benefattori, quanti superiori di conventi, quanti religiosi, quanti laici impegnati nel sociale, capi di Stato, Ministri, uomini di governo riceveranno missive di augurio o di ringraziamento da parte del Papa? Quanti familiari di persone note riceveranno lettere di partecipazione al lutto? Quanti amici e parenti personali del Pontefice? Non possiamo azzardare un numero, ma sicuramente tantissimi.

Quali sono le uniche lettere pubblicate  su web, e di solito non con il testo completo? Si tratta di lettere di risposta a semplici fedeli, note di affettuosa vicinanza, di preghiera e di incoraggiamento la cui notizia trapela e viene rimbalzata dagli organi di stampa. Certo, di solito hanno il ritegno di non pubblicare interamente il testo della lettera, perché appunto si tratta di missive personali.

Un altro caso di pubblicazione di una lettera addirittura olografa di Papa Francesco, è quello del giornalista cattolico Socci, notoriamente avverso al pontificato di Francesco ed alla sua  stessa persona, a cui il Pontefice scrisse con grande amabilità dopo la pubblicazione di un libro particolarmente virulento nei propri confronti.


Kiko, che andava cianciando che il Papa
avrebbe scritto la prefazione ai
"Diari" di Carmen, censura la
sua lettera nel risvolto di
copertina
Resta comunque il fatto che, chi riceve una lettera personale del Papa, non la va certo a spifferare ai quattro venti, né fa immediatamente un comunicato ufficiale alla stampa riportandone il testo. 
Che ci risulti, solo Kiko Argüello, o il suo stretto entourage,  hanno avuto l'idea di fare un'operazione propagandistica del genere e, conoscendo il personaggio ed il suo contorno, non ci pare del tutto improbabile che una lettera siffatta non esista o che il testo sia stato profondamente "revisionato".

Esplorando l'ipotesi che la lettera sia autentica o che sia parte di una missiva autentica del Papa Bergoglio a Kiko Argüello, ricordiamo la lettera che il Papa inviò dopo aver ricevuto i "Diari" di Carmen, che Kiko travisò, leggendola in pubblico nel corso di alcuni meeting, e che riportò, inopportunamente censurata, nel risvolto di copertina del libro attribuito alla Hernández.
D'altronde è abitudine di Kiko attribuirsi parole di elogio da parte di prelati che non possono più smentirlo (esempio: le presunte parole del Cardinale di Firenze Benelli quando i parroci fischiarono Kiko) ed anche da parte dello stesso Papa Francesco (vedi la leggenda sul fatto che, in un incontro con i vescovi dominicani, l'avrebbe definito "santo").

Abituato a tendere delle "trappole" ai Pontefici, come fece con Giovanni Paolo II con la lettera Ogniqualvolta e con l'Eucaristia sacrilega a Porto San Giorgio, recentemente Kiko è riuscito a far credere che il Papa avesse telefonato nel corso di un incontro con i rettori neocatecumenali per esprimere compiacimento ed invito a proseguire sulla stessa strada, quando invece la realtà, svelata da un video postato da parte di un partecipante all'incontro dei rettori con Kiko, era ben diverso: il Pontefice era stato contattato da un "intermediario" ed aveva risposto in modo secco e palesemente infastidito.

Al contrario, la lettera ufficiale del cardinale Arinze del 1° dicembre 2005 contenente le «decisioni del Santo Padre» Benedetto XVI, con indicazione prescrittive contro le prassi invalse nel "rito" neocatecumenale e richiamata negli Statuti del Cammino (art.13, nota 49), fu negata, sminuita e inapplicata, e lo è ancora oggi!

La macchina neocatecumenale, abituata a trasformare il piombo in oro, è riuscita persino a far passare come un trionfo la partecipazione papale all'incontro autocelebrativo per il 50° a Tor Vergata, alla quale il Pontefice si è presentato con viso assolutamente cupo, senza fare il nome dei "fondatori" (nemmeno della SanCarmen, onorata sul palco neocatecumenale con un ritratto più grande dell'immagine della Madonna) e scappando a gambe levate prima del Te Deum.

I meccanismi perversi che imperano nell'informazione tramite web permettono comunque di ipotizzare che questa lettera addirittura non esista.
Non ci stupirebbe: da anni, gira sui social indisturbata e senza nessuna smentita, il testo di una lettera di auguri di Papa Francesco che, in realtà, è lo scritto di un altro autore, un polpettone simil-spirituale molto new-age.
Ebbene, una stessa genesi potrebbe avere questa lettera di auguri: nessuno la smentirebbe, almeno ufficialmente.

SE LA LETTERA È AUTENTICA

Fatte tutte queste necessarie premesse, passiamo considerare la lettera come se fosse realmente opera di papa Francesco.

Naturalmente la dovremmo accettare, cioè, se il Pontefice ha davvero potuto pensare, dettare o anche solo avallare con la propria firma certe espressioni, dovremmo renderci conto che papa Francesco crede che Kiko faccia davvero qualcosa di bene per la Chiesa e quindi concludere che ancora non l'ha conosciuto veramente per ciò che è.
Addirittura in questa missiva papa Francesco direbbe qualcosa che attentamente, finora, persino nel messaggio dell'otto gennaio a Santa Marta, si è ben guardato dal dire, cioè che Kiko e il suo cammino faccia del bene "alla" Chiesa: in realtà il Pontefice ha dichiarato, l'otto gennaio e in precedenza, che il bene lo farebbero "nella" Chiesa, cioè fintantoché operano all'interno della Chiesa e seguendone i dettami.

Altre frasi apparentemente elogiative utilizzate dal pontefice sono come minimo da valutarsi con attenzione. Per esempio, "Dio ti ricompensi" lo scrisse nella lettera vergata di proprio pugno per il giornalista Antonio Socci, anch'egli definito "caro fratello" e ringraziato affabilmente per aver scritto un libro in cui metteva in forte dubbio la validità del suo Pontificato e del suo insegnamento. Per essere chiari: ha scritto "Dio ti ricompensi" ad una persona che potrebbe benissimo essere scomunicata, alla pari di un don Minutella, recentemente raggiunto da questo grave provvedimento, ringraziandola per aver scritto un libro che in passato sarebbe stato messo all'indice.

Un ritratto di Kiko fatto da un artista in erba
del Cammino. Le frasi riportate sono anch'esse
del guru, tra le quali:
"Senza umiltà non hai nulla" è
"Ventimila sacerdoti per la Cina"
Al di là delle espressioni di carattere personale che comunque fanno rabbrividire (come il "ti ammiro"), ciò che sinceramente dispiace è ciò che papa Francesco sembra voler esprimere a nome della Chiesa, con la frase: "Grazie a Dio che ti ha scelto e grazie a te per la tua fedeltà. Che il Signore possa ripagarti di tutto il bene che fai alla Chiesa."
Certo che, visto che la lettera non è stata pubblicata nella sua formulazione originale, se per esempio fosse stata tagliata una frase equivalente a "caro fratello, data l'età potresti pure ritirarti" che giustificherebbe la presenza di altre frasi dall'intento consolatorio.
Insomma, una specie di "bravo, ma basta" che ci starebbe pure con l'arguzia e la diplomazia tutta gesuitica più volte dimostrata dal nostro Pontefice.

IN CONCLUSIONE

Concludiamo con queste considerazioni:

Se la lettera è falsa o alterata, sarà la pietra tombale sul rapporto fra Kiko Argüello e Papa Francesco.

Se la lettera è autentica, e papa Francesco ha ritenuto purtroppo di scrivere una lettera così elogiativa ad un personaggio come Kiko Argüello, essa è pur sempre una lettera personale e privata, che invece è stata immediatamente sbattuta sulla prima pagina di una testata cattolica, come nessun personaggio, pur non cattolicone come dichiara d'essere Kiko Argüello, ha finora fatto con tanta leggerezza.

Almeno da questo, Sua Santità potrà desumere la strabiliante umiltà del suo "hermano".
Sappiamo che essa è una delle maggiori virtù cristiane, se non la più grande. Peccato che, parafrasando  un aforisma di un celebre statista italiano, dell'umiltà Kiko si ricordi solo quando deve fare la dichiarazione dei redditi.

(da: Rebel e Valentina)

giovedì 17 gennaio 2019

Ipocrisie e furbate neocatecumenali a proposito della loro eucarestia delle "salette" e dei "saloni".

Ipocrisia neocatecumenale:
Tradire lo Statuto fin da quando è stato approvato dagli amiconi di Kiko che hanno messo il Papa davanti al fatto compiuto.

Corpo di Cristo in ostaggio:
in disubbidienza alla Chiesa
,
da sempre e per sempre

Non evidenzieremo mai abbastanza l'assurdo, inspiegabile, perpetuarsi nelle celebrazioni eucaristiche comunitarie del Cammino Neocatecumenale, per volontà dei suoi stessi Responsabili, degli innumerevoli abusi liturgici che l'hanno da sempre contraddistinta, rendendola un "unicum" nel panorama della Chiesa Cattolica. Sono riusciti, dal primo giorno in cui si sono insediati nelle Parrocchie di tutto il mondo ad oggi - sono passati più di 50 anni -, a mantenere invariata la celebrazione dell'eucarestia così come essa, ancora oggi, viene "consegnata" a tutte le comunità del mondo quando intraprendono questo percorso iniziatico. A questa "consegna" che è, a tutti gli effetti, una iniziazione liturgica per quelli che sono stati "chiamati" - intentendo per "chiamati", nel loro gergo, quelli che Kiko definisce "gli eletti fin dalla fondazione del mondo ad avere lui stesso e Carmen come catechisti inviati alla loro vita" - è dedicata l'intera giornata del Sabato, nella prima convivenza in cui nasce una nuova comunità (vedi Mamotreto delle Catechesi Iniziali); catechesi in gran parte da attribuire a Carmen Hernández e completamente smantellata, già tanti anni orsono, dall'inascoltato e bistrattato padre Zoffoli.

Giova riflettere sul prezioso lavoro che riunisce sapientemente vari contributi di commentatori di questo blog su tale inesauribile argomento, fatto di recente da Annalisa.


È vero ciò che dice il cardinale Schneider:
"del cristianesimo, nel neocatecumenalismo, rimane solo la decorazione".
Nel Cammino Neocatecumenale tutti i Sacramenti, e in particolare "l'Eucaristia ripensata in chiave di banchetto ed escludendo il sacrificio, invece che essere vissuti come "sacramenti" cioè come azioni di Dio, divengono azioni d'uomo, testimonianza di sé, esibizioni di fede: tanto più perdono le caratteristiche proprie di sacramenti della Chiesa Universale, tanto più diventano delle rappresentazioni comunitarie, dei simboli di un percorso tutto e solo umano.
Degli spettacoli, insomma, allestiti solo per alcuni, in cui Cristo è un invitato e non il Padrone di casa".
(Valentina)

"Scambiarsi idee e opinioni serve a noi, serve a qualcuno che è ancora dentro, e serve ad altri che forse riusciranno ad evitare anni di sofferenze come è successo alla maggior parte di noi."
Bruno



1) Ricevere la Comunione:
per la Chiesa vuol solo dire "Assumere il corpo di Cristo", non esiste un tempo in cui la ricevi distinto da un tempo in cui la mangi; quindi il giustificarvi dicendo che lo statuto dice "Ricevere in piedi" ma non specifica come va mangiata è una furbata eretica. Il Corpo di Cristo va assunto nel momento stesso in cui lascia le mani del Sacerdote (dal 1989 questo lasso di tempo per chi si comunica sulle mani è di qualche secondo, 3/4 al massimo).
Quindi già vi comunicate male in quanto avete (senza nessuna autorizzazione) "creato un tempo Eucaristico" che non esiste, ne come parte della Comunione ne proprio come tempo di attesa.

2) La Comunione la riceviamo da Cristo stesso:
Il celebrante durante la Consacrazione dice "prendete e mangiatene tutti questo è il mio corpo" non dice "questo è il Suo corpo", il Sacerdote agisce in "figura di Cristo", e lo diventa assumendone il Corpo e il Sangue di Cristo, (il Sacerdote deve sempre assumere sia il Corpo che il Sangue).
Per questo motivo il celebrante può distribuire la Comunione solo dopo averla (interamente Corpo e Sangue) assunta lui, lo stesso per i ministri straordinari della comunione o altri concelebranti.
Quindi vi chiedo, a che titolo il vostro responsabile (che fino ad un attimo prima stava casomai suonando la chitarra), si avvicina all'altare, prende un piatto e comincia a darvi un pezzo di pane?
Chi è che vi sta dando la comunione?
È un fratello? non può farlo!
È Cristo? allora quando quella persona è diventata Cristo? anche questo sarebbe un mistero della Fede e vorrei inginocchiarmi come per la Consacrazione.
In realtà nè il responsabile nè il Sacerdote (Presbitero), fintanto che non si accostano al Corpo e Sangue di Cristo, non ne possono assumere la "Figura".
Risultato: voi neocatecumenali non ricevete mai da Cristo il suo corpo.

Il sacerdote agisce
"in persona Christi Capitis"

3) tutti Ricevono la Comunione, nessuno si dà da solo la Comunione (tranne il celebrante in quanto Figura Christi), se notate il vostro responsabile (o chi per lui) quando rimangono pochi pezzetti, se li prende direttamente (comunione self-service?), e torna al suo posto.
Risultato lui si dà da solo la comunione.
In questo caso dovrebbe tornare dal celebrante e ricevere anche lui la comunione, ma visto che già si "erge" a Cristo senza esserlo, a questo punto se può darla ad altri, a maggior ragione si auto dà la comunione.

Quindi vi consiglio, andate a parlare con un sacerdote non kikizzato, e chiedetegli se durante una Messa parrocchiale lui distribuisce la Santa Comunione ai fedeli prima di assumerla lui?; poi chiedetegli chi lo ha autorizzato invece a farlo nella Messa Neocatecumenale. Nello Statuto non c'è traccia, e di una cosa così importante deve esistere un documento ufficiale che in deroga al Messale Romano, ai Libri Liturgici ecc… autorizza un sacerdote a "stravolgere" il senso stesso di Eucarestia.
Chiedetegli perché lo fa? metteteli davanti all'evidenza che in Parrocchia fanno una cosa e nelle salette ne fanno una completamente diversa, e per farlo devono aver avuto istruzioni da qualcuno, e siccome la cosa è importantissima deve esistere un documento della Chiesa che li autorizzi.
Ovviamente la Chiesa non Ha mai autorizzato una cosa del genere.


- Il luogo dove si celebra l'Eucaristia è chiamato "ALTARE", ossia "alta ara": un'ara non è una tavola per cenare ma è una pietra sacrificale su cui si immolano le vittime.

Altare Maggiore, tra i capolavori della
Chiesa di "Santa Maria delle Grazie".

Certosa di Pavia
seconda metà del Cinquecento
(Kiko afferma che la Chiesa, senza di lui,
non conosce alcuna forma di arte)

- Il Sacerdote, presentando l'ostia consacrata al popolo dice "Ecco l'AGNELLO di Dio", che è un'espressione chiaramente sacrificale.
- La stessa parola "OSTIA", con cui si indica la particola del pane eucaristico, proviene dal latino "hostia", che vuol dire "VITTIMA".
- Anche la TOVAGLIA dell'altare può essere interpretata in senso sacrificale, infatti richiamerebbe la sindone che avvolse il corpo di Cristo, morto in espiazione dei peccati. Di qui nasce infatti la lunghezza laterale debordante della tovaglia da altare (molto lunga come la sindone), che raggiunge il pavimento, e che la differenzia da una normale tovaglia da pasto.

Cosa dice il Magistero?

Nella tradizione della Chiesa, la Messa è stata sempre SOPRATTUTTO SACRIFICIO, e poi ANCHE CONVITO. Lo stesso Giovanni Paolo II lo ha attestato dicendo: "L'Eucaristia è soprattutto un sacrificio" (Giovanni Paolo II, Dominicae cenae, n. 9).
Non è un errore teologico chiamare l'altare anche Mensa (cfr. 1Cor 10,21), tuttavia bisognerebbe farlo accentuando la terminologia dell'ALTARE che è, anche Mensa, rispettando il dato teologico tradizionale della priorità dell'aspetto sacrificale su quello conviviale.
Vorrei concludere riportando due citazioni:
"Nella Messa è immolato in modo incruento lo stesso Cristo, che si offrì una sola volta in modo cruento sull'altare della croce. […] Si tratta, infatti, di una sola e identica vittima e lo stesso Gesù la offre ora per il ministero dei sacerdoti, egli che un giorno offrì se stesso sulla croce: diverso è solo il modo di offrirsi. I frutti di quella oblazione (cioè di quella cruenta) vengono ricevuti in abbondanza per mezzo di questa incruenta" (Concilio di Trento, Sessio XXII: Doctrina et canones de ss. Missae sacrificio, capp. 1-2)
"Emerge talvolta una comprensione assai riduttiva del mistero eucaristico. Spogliato del suo valore sacrificale viene vissuto come se non oltrepassasse il senso e il valore di un incontro conviviale fraterno […]. Come non manifestare, per tutto questo, profondo dolore? L'Eucaristia è un dono troppo grande, per sopportare ambiguità e diminuzioni" (Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, n. 10).
"Cristo Re" - Kiko Argüello, 1960
«Si usa uno specchio di vetro
per guardare il viso;
e si usano le opere d’arte per
guardare la propria anima» (G.B.Shaw) 

Per quanto riguarda la Liturgia è interessante ricordare cosa scrisse un Vescovo ai neocatecumenali della propria Diocesi.
Il Vescovo Michael G. Campbell (agostiniano; 76 anni ad ottobre 2015) della Diocesi di Lancaster (Inghilterra centrale, 105.000 battezzati) ha emesso un decreto sulla Liturgia neocatecumenale [PDF]:
Nel testo del suo decreto del 28 maggio 2017 si legge in particolare:

  • la liturgia non è una funzione privata ma celebrazione della Chiesa
  • le liturgie delle "piccole comunità" devono avvenire usando un altare consacrato
  • devono inoltre essere indicate sul bollettino parrocchiale (se di orario)
  • devono dare alla parrocchia una quota dei soldi raccolti
  • il parroco deve stabilire quante di tali liturgie sono ammissibili nella sua parrocchia, peraltro tenendo presente che un sacerdote, salvo i casi previsti dal Diritto Canonico, non può celebrare più di una Messa al giorno (è al vescovo che spetta decidere se e quando concedere il permesso - in caso di mancanza di sacerdoti - di celebrare due o tre Messe al giorno)
  • il sacerdote deve comunicarsi prima di distribuire la Comunione ai fedeli, come previsto dal Messale (IGMR 157,158; Redemptionis Sacramentum 97)
  • la Comunione va consumata subito, appena ricevuta, come previsto dal Messale (IGMR 161)
  • queste norme entrano in vigore il 1° luglio 2017.
Il 6 giugno 2017 lo stesso Vescovo ha dovuto emettere una chiarificazione per affermare che:

  • le norme date erano solo un ricordare norme valide per la liturgia di tutta la Chiesa
  • anche se il Cammino ha lo Statuto, lo Statuto non può rimpiazzare con proprie indicazioni liturgiche quelle già valide per tutta la Chiesa
  • le norme date dal vescovo, pertanto, non sono punitive
  • subito dopo la promulgazione di tali norme i neocatekikos in fretta e furia hanno voluto incontrare il vescovo, ma a dispetto di quanto affermato dai kikos alla stampa, nell'incontro non si è parlato né delle norme né di rinvii della loro applicazione;
  • quelle norme valgono per tutta la Diocesi, non solo per il Cammino.


Per completezza conviene riportare cosa dicono gli articoli indicati nel decreto:

  • Dall'ORDINAMENTO GENERALE del MESSALE ROMANO (IGMR = "Institutio Generalis Missale Romanum"):

"Non è questione di briciole o cose di questo tipo",
diceva Kiko a proposito dell'«ossessione» della Chiesa
per la «Presenza Reale»



157. Terminata la preghiera, il sacerdote genuflette, prende l’ostia consacrata nella stessa Messa e, tenendola alquanto sollevata sopra la patena o sopra il calice, rivolto al popolo, dice: Ecco l’Agnello di Dio, e, insieme con il popolo, prosegue: O Signore, non sono degno.

158. Poi, rivolto all’altare, il sacerdote dice sottovoce: Il Corpo di Cristo mi custodisca per la vita eterna, e con riverenza si ciba del Corpo di Cristo. Quindi prende il calice, dicendo sottovoce: Il Sangue di Cristo mi custodisca per la vita eterna, e con riverenza beve il Sangue di Cristo.

161. Se la Comunione si fa sotto la sola specie del pane, il sacerdote, eleva alquanto l’ostia e la presenta a ciascuno dicendo: Il Corpo di Cristo. Il comunicando risponde: Amen, e riceve il sacramento in bocca o, nei luoghi in cui è stato permesso, sulla mano, come preferisce. Il comunicando appena ha ricevuto l’ostia sacra, la consuma totalmente.

Dall'istruzione Redemptionis Sacramentum

97. Ogni volta che celebra la santa Messa, il Sacerdote deve comunicarsi all’altare al momento stabilito dal Messale; i concelebranti, invece, prima di procedere alla distribuzione della Comunione. Il Sacerdote celebrante o concelebrante non attenda mai per comunicarsi il termine della Comunione del popolo. (cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione sulla Sacra Liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 55; Missale Romanum, Institutio Generalis, nn. 158-160, 243-244, 246).



A proposito del CANDELABRO EBRAICO a 9 braccia (la "Chanukkiah")

È importante ricordare che il Concilio Vaticano II afferma che nessuno ha il diritto di modificare la liturgia:
"assolutamente nessuno, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica" (Sacrosanctum Concilium, n. 22)
Cosa dice la Chiesa circa i ceri sull'altare?
L'art. 117 del Messale Romano prescrive:
"…In ogni celebrazione sull’altare, o accanto ad esso, si pongano almeno DUE candelabri con i ceri accesi, o anche QUATTRO o SEI, specialmente se si tratta della Messa domenicale o festiva di precetto; se celebra il Vescovo della diocesi, si usino SETTE candelabri…".
La "Chanukkiàh" è perciò un grave abuso, non solo perché ha nove candele invece che 2, 4, 6 o al massimo 7 (solo per il Vescovo della Diocesi), ma soprattutto perché non ha nulla ha a che vedere con la Messa cristiana!

Gli ebrei usano la "Chanukkiah" a 9 braccia durante la festa di "Hanukkah" (che dura otto giorni). Ogni sera si accende una candela in ricordo dell'olio sacro ritrovato nel tempio che avrebbe dovuto durare un giorno ma ne durò 8, il nono braccio serve per accendere gli altri 8.

Nel libro di Lino Lista c'è scritto giustamente:
"Il candelabro Hannukiah con otto bracci più il servitore, quindi, è relazionato con la restaurazione del Santuario e il rifacimento di un altare nuovo, perché il precedente analogamente all'olio era stato profanato dagli ellenisti.".
Potremmo fissare l'attenzione sulla "restaurazione" del Santuario.
Utilizzando questo simbolo sull'altare forse Kiko vuol simboleggiare che il Cammino è la "restaurazione" della Chiesa di Dio?
Quanta superbia!!! …e quanta stoltezza!!! (anche di tutti coloro che seguono questo "falso profeta"!)

Liturgia neocatecumenale: al centro non c'è Dio ma Kiko,
presente coi suoi orridi autoritratti e coi suoi insulsi
gadget obbligatori. Notare inoltre i prodotti ortofrutticoli,
che Kiko non ha mai criticato né proibito (cioè ha voluto).


E cosa dice il Magistero della Chiesa circa gli ADDOBBI FLOREALI e la disposizione dei FIORI?

Nelle Precisazioni della Conferenza Episcopale Italiana al "Messale Romano" del 1983 si afferma:
n° 14: "[…] Si faccia attenzione a non ridurre l’altare a un supporto di oggetti che nulla hanno a che fare con la liturgia eucaristica. Anche i CANDELIERI e i FIORI siano sobri per numero e dimensione e la collocazione non sia tanto ingombrante da sminuire il valore delle suppellettili sacre e dei segni liturgici."
L'Ordinamento Generale del MESSALE ROMANO (OGMR) al Capitolo V: "Disposizione e Arredamento delle Chiese per La Celebrazione Eucaristica" prevede quanto segue:

n.° 305: "Nell’ornare l’altare si agisca con moderazione. […] L’ornamento dei fiori sia sempre misurato e, piuttosto che SOPRA la mensa dell’altare, si disponga ATTORNO ad esso."

n.° 306: "Infatti SOPRA la mensa dell’altare possono disporsi SOLO LE COSE RICHIESTE PER LA CELEBRAZIONE DELLA MESSA: l’Evangelario dall’inizio della celebrazione fino alla proclamazione del Vangelo; il calice con la patena, la pisside, se necessaria, il corporale, il purificatoio, la palla e il Messale siano disposti sulla mensa solo dal momento della presentazione dei doni fino alla purificazione dei vasi."



Ancora una volta i neocatecumenali commettono un abuso liturgico quando mettono i fiori, e in tempo di Pentecoste persino prodotti ortofrutticoli (avete notato le banane nella foto qui sopra, no? la liturgia delle banane!), sopra all'altare, perché la Chiesa è molto chiara: i FIORI vanno disposti ATTORNO all'altare, ossia nelle sue vicinanze.

Ambone, oppure un semplice leggio?

Il termine "ambone" deriva dal greco "anabàinein" che vuol dire "salire", "messo in alto", perché esso è costituito da un rialzo al quale si accede normalmente mediante alcuni scalini.
L'importanza della Parola di Dio e la sua recezione da parte dell'assemblea richiedono la valorizzazione del luogo da cui si annuncia tale Parola. Il recente Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR) afferma che "l'importanza della Parola di Dio esige che nella chiesa vi sia un luogo adatto dal quale essa venga annunciata e verso il quale, durante la Liturgia della Parola, spontaneamente si rivolga l’attenzione dei fedeli" (OGMR n. 309).
L'ambone deve essere una nobile ed elevata tribuna, deve essere, come l’altare, unico e FISSO, non un semplice leggio mobile: "un leggio qualunque non basta" (Inter Oecumenici 96); inoltre non deve diventare “supporto per altri libri all'infuori del Lezionario e dell'Evangelario" (Precis. al Messale Romano 1983 n.16).
L'ambone, perciò, come mensa della Parola deve essere riservato unicamente alla proclamazione delle Letture, del Salmo Responsoriale e del Preconio Pasquale, ma può essere usato anche per l'Omelia del celebrante e la preghiera dei fedeli (OGMR n.309); non è, dunque, consentito dare annunci, informazioni o anche spunti di riflessione dall'ambone Distinto dall'ambone è, invece, il leggio, che può essere mobile e viene usato dal commentatore o dall'animatore del coro.
È importante sottolineare che un ambone deve essere benedetto prima di esser destinato all’uso liturgico, secondo il rito descritto nel Rituale Romano (Cf. RITUALE ROMANO, Benedizionale, 1992, Benedizione di un nuovo ambone, nn. 1238-1266).

È quindi evidente che i neocatecumenali commettono un abuso liturgico sia quando utilizzano un Ambone per fare l'ambientale oppure le ammonizioni, e sia quando, non celebrando l'Eucarestia in Chiesa, proclamano le Letture, il Vangelo e l'Omelia da un semplicissimo leggio che non è stato neanche benedetto o consacrato.
(da: Annalisa)

martedì 15 gennaio 2019

La Messa di Kiko - che tutto offre al suo Io, Io, Io - senza Altare e senza Sacrificio...

Riprendiamo un commento di Tomista ex NC:

Se Kiko fosse stato umile, si sarebbe convertito realmente. Ma anziché aderire a Cristo nella Chiesa, ha cercato di adattare il Cristianesimo a sé stesso, ai suoi gusti, alle sue impressioni, alle sue idee, alla sua arte, alla sua musica.

Rileggiamo cosa ci racconta durante la catechesi sull'Eucaristia:

Messa cattolica
…"Io ricordo le Messe che ascoltavo a Madrid nella Chiesa del Buon Successo. Tutto in latino; stavi lì dieci minuti, suonava un campanello e ci inginocchiavamo per la consacrazione; subito dopo suonava un'altra volta il campanello; poi sette minuti ancora e quello vicino a me si faceva il segno della croce, che voleva dire che la messa era finita. Pensate a quell'epoca in cui non avevamo Parola perché era in latino; non c'era omelia, né orazione dei fedeli, né bacio della pace, né anafora in volgare; il pane in forma di carta, nessuno comunicava, il calice lo beveva solo il sacerdote, etc.." (*)

Altare consacrato ignorato.



Kiko dice che la messa non gli dava niente: non dava niente perchè lui è un cretino. Invece di accusare la messa, avesse accusato se stesso: di essere un superficiale, di non capire niente di teologia, di liturgia, di arte (dipinge malissimo), di spiritualità. Non era la chiesa ad avere delle colpe nei suoi confronti, era lui che da troglodita non capiva, e gli è venuto l’estro di voler rivoluzionare tutto. Atteggiamento sbagliato: se non capisci, sforzati di capire. Se una cosa è oscura, studia di più.

Tomista ex NC







(*)
Citazione dagli "Orientamenti per le equipe di catechisti" (Appunti presi dai nastri degli incontri avuti da Kiko e Carmen per orientare le equipes di catechisti di Madrid nel febbraio del 1972) da pag. 315… e mai realmente contraddetti da Kiko fino ad oggi.

"Questa notte celebreremo una meravigliosa Eucarestia.
Rallegratevi, perché la celebreremo come dice il ConcilioRicordate l'epoca in cui ascoltavate la Messa in latino senza omelia…"
Questa la conclusione:
"…Questo lo abbiamo vissuto tutti. Immaginatevi la cosa meravigliosa che il Concilio presuppone: uomini, diceva Carmen, che hanno dato tutta la loro vita per studiare l'Eucarestia della Chiesa primitiva. Ma accade che il popolo continua a non capire nulla per mancanza di catechesi."
Ma ora il problema non sussiste più: ci ha pensato lui a catechizzarci!
Perché - afferma ancora Kiko - "Gli uomini di Chiesa han fatto tutto il possibile per abbatterla (ndr. Kiko invece, in verità, la sta rimettendo in piedi proprio bene!)… In che direzione va il rinnovamento del Concilio? ( ndr. Il Concilio, ovviamente, sono loro!).
In quella di togliere tutti i rivestimenti e paludamenti che occultavano il tesoro della Pasqua."

Solo due esempi di "paludamenti" e orridi "rivestimenti" secondo Kiko e Carmen:

1. La Presenza Reale. A dire di Kiko diventa una vera e propria "ossessione" per la Chiesa, come appare in tante "discussioni teologiche su questo problema che fanno ridere".

Mentre, detto fra noi, Kiko fa solo piangere quando, traendo le estreme conseguenze, col suo dotto ed "ispirato" argomentare arriva a queste conclusioni sconclusionate che vogliamo ben evidenziare, ancora una volta: "Non è questione - ipse dixit - di briciole o cose di questo tipo". (ndr. già solo per questo il caro Kiko resterà incenerito quando apparirà davanti alla Maestà Divina!)

2. L'Idea Sacrificale. Sempre a dire di Kiko: " Forse che Dio ha bisogno del Sangue del Suo Figlio, del suo sacrificio per placarsi? Ma che razza di Dio abbiamo fatto? … Dio, in Cristo, dice San Paolo, stava riconciliando il mondo in noi (ndr. DEVO fare questo inciso per forza! Quell' in noi *è una delle bestialità più macroscopiche partorite da Kiko e mai corrette (cfr. 2Cor.5,19: "È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo ) non perché Cristo placa Dio in qualche modo, ma perché vuole dimostrare agli uomini che ci ama nonostante il nostro peccato; … È il mondo che aveva bisogno di scoprire l'amore di Dio…qualcuno può dire perché Dio ha permesso che nell'Eucarestia entrassero l'Introito e l'Offertorio, o tutte queste idee sacrificali? Perché in quel momento storico era necessario. … Per questa ragione fu necessario che le offerte entrassero nell'Eucarestia, perché questa idea di offrire a Dio non si toglie dalla testa della gente in un giorno." (ndr. Sì perchè la gente - secondo Kiko - è scioccherella e la Chiesa - sempre secondo Kiko - combina solo pasticci! Meno male- aggiungiamo noi - che El Kiko c'è!).

Una volta ridotto il Divino Sacrificio a un nulla - per Kiko, infondo, Gesù si è offerto solo per dimostrare quanto Dio ama l'uomo - il nostro iniziatore cancella del tutto il valore "espiatorio" dell'eucarestia; mentre in ogni Consacrazione, Gesù si offre di nuovo per tutti noi, in maniera incruenta, Egli che è la "Vittima Immolata per la nostra Redenzione" . (ndr. parole come vittima, redenzione, immolazione Kiko non riesce neanche a pronunciarle!)

Chiudiamo in bellezza con la conclusione alla catechesi di Kiko:

"Il pane è per il banchetto, per condurci alla Pasqua. La presenza reale è sempre un mezzo per condurci ad un fine, che è la Pasqua. Non è un assoluto, Gesù Cristo è presente in funzione del Mistero pasquale.
Invece da Trento in poi si celebrerà la Messa per consacrare ed avere presente Gesù Cristo e metterlo nel tabernacolo.
In molti conventi di monache si dice la messa per riempire il tabernacolo. Abbiamo trasformato l'Eucarestia che era un canto 
al Cristo glorioso, nel divino prigioniero del tabernacolo."


Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo,
qui e in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero,
e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

(Ogni volta che San Francesco d’Assisi passava accanto a una chiesa
si fermava, baciava per terra e recitava questa preghiera)
Con questo l'abissale ignoranza kikiana raggiunge la sua massima profondità, oramai incolmabile.
La presenza reale "Non è un assoluto" - egli afferma - ma "è in funzione del Mistero pasquale". Ma cosa significa?
Kiko stravolge tutta la dottrina e la teologia della Chiesa e le stesse parole del Maestro: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dei tempi" (Mt.28,1); altroché "non è un assoluto".


Mentre Kiko nega Cristo Vivente in tutti i Tabernacoli del mondo millanta il "Messia che è in noi *"! Riempiendo la testa dei suoi seguaci di queste ostentazioni blasfeme, non confermate dalle loro stesse opere.

Parla così e pensa di poter fare tutto ciò che vuole a suo esclusivo vantaggio impunemente:

Quando ha Gesù sulle labbra, mentre predica la sua falsa dottrina.

Quando, arbitrariamente, trattiene nelle sue mani il Corpo di Cristo, prima di mangiarlo.

Quando ripete: "Io ti dico da parte del Signore…!" e, nel Suo Santo Nome, pretende per se' obbedienza assoluta.

domenica 13 gennaio 2019

Insultato e umiliato in pubblico, neppure i tuoi familiari a difenderti: questo è ciò che succede in Cammino

Personalmente mi sono trovato dalla parte del neocatecumeno "scrutato" dal super-talebano catechista di turno e devo dire che ho provato di tutto, meno che la voglia di ridere.

E' stata una esperienza umiliante.
Talmente assurda da lasciarmi senza parole, con il cervello scollegato e un senso di angoscia assoluta.

Insultato pubblicamente per non aver adempiuto ad uno dei tanti obblighi Kikiani a cui ho sempre affermato di non volere adempiere.
Nel cammino funziona così, ti si chiede di essere sincero e poi quando lo fai ti mettono alla gogna.

Non interviene nessuno in tuo favore, compresi i tuoi familiari e questa per me è stata la cosa più brutta che ho dovuto sopportare.

E' una ferita che ancora mi lacera l'anima e che ha rischiato di uccidere il mio matrimonio.
Loro sbagliano tutto e tu che sei stato sincero vieni annullato e fatto sentire in colpa proprio perchè sei stato sincero.

Nessuno interviene, per paura ma anche per il sottile piacere nel vederti umiliato per avere rifiutato di fare una cosa che anche altri non vogliono fare ma alla quale non hanno il coraggio di opporsi.
Bisogna fare buon viso a cattivo gioco, bisogna fingere di essere obbedienti, guai ad essere sinceri.

Stare nel cammino significa rinunciare a se stessi, annullare la propria volontà e almeno nelle "salette" fare finta di essere bravi e obbedienti catecumeni.
Poi fuori fai come ti pare, ma davanti ai catechisti, sguardo basso e mea culpa.
Allora diventi un buon catecumeno, degno di fiducia e pronto per avere anche tu un posticino al sole.

Non mi meraviglia il ruolo del Morfino del post precedente.
Il cammino è una farsa in cui c'è da recitare un ruolo, da come sei convincente dipende il tuo futuro radioso all'interno della setta.

(da: Luca)

venerdì 11 gennaio 2019

A.A.A. Catechista Cnc cercasi

Gentili lettori del blog Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale secondo verità,

vi proponiamo un quesito al quale, con il vostro aiuto, contiamo di dare una rapida e soddisfacente risposta.
Il quesito, articolato in due domande e corredato da due immagini tratte dal web, è il seguente.

QUESITO
Perché mai un catechistone di alto livello, uno che ha rinunciato a se stesso per seguire la “volontàdidio” (volutamente minuscolo), uno che non cerca la gloria terrena né la realizzazione personale ma solo la “volontàdidio” (sempre volutamente minuscolo), si cimenta con una cosa come questa?



E perchè mai sempre il suddetto eletto dalla fede forteuno che non ha grilli per la testa, un cristiano adulto, un ispirato dallo spirito santo (ancora volutamente minuscolo), un itinerante, uno che ha fatto della precarietà la propria condizione esistenziale, uno che ha rinunciato a uno per avere il centuplo, uno che non si è accontentato della vita del borghesuccio, non contento, replica con questa interessante variante l'iscrizione a Linkedin?


PREMESSA

Linkedin è un social per professionisti che vogliono interagire con l’ambito professionale di appartenenza. Fondamentalmente ha due funzioni:
  1. Presentarsi nel mondo del lavoro per quello che si è fatto o raggiunto a livello di carriera, una sorta di biglietto da visita virtuale che può essere utile a livello di rappresentanza, contatti, ecc
  2. Essere reperibili e aggiornati per eventuali opportunità di lavoro.

Quale è dunque il senso di iscriversi come “Catechista” e come “Pensionato parziale” del CNC?

Proviamo a formulare alcune ipotesi.


IPOTESI
  • Glielo ha imposto Kiko?
  • Ha pensato così di santificare con la sua sola presenza virtuale il social?
  • Voleva iscriversi a qualcosa ma poiché Kiko ha vietato Facebook e Whatsapp non ha trovato di meglio?
  • Ha pensato così di darsi un tono rispetto agli altri catechisti non iscritti a Linkedin, sperando che questo gli possa tornare utile all’occorrenza?
  • Spera che in questo modo i suoi neocatecumenali saranno più impressionati dalla sua figura e obbediranno di più e meglio?
  • Pensa che questo possa valere per arrivare a “Quota 100” per la pensione?
  • Ha voluto per una volta provare l’ebbrezza di fare qualcosa come la gente che lavora sul serio e non vive da parassita?
  • Sta percependo che la “sua azienda” è in crisi e vuole rimettersi su piazza caso mai ci fosse qualche altra setta pseudocattolica alla ricerca di santoni professionisti che possano vantare una certa esperienza nel settore?
ED ORA, A VOI...

Quale di queste ipotesi vi sembra più verosimigliante?
Nel caso nessuna di queste vi soddisfacesse appieno,  accettiamo altre ipotesi atte a spiegare questo nuovo arcano del Cammino...

mercoledì 9 gennaio 2019

Da avere "sete di infinito" ad essere "figlio del Diavolo": parabola di una vocazione nelle mani del Cammino

Vorrei portarvi la mia esperienza.

Seminaristi della Domus Galileae in pellegrinaggio sul sito
ove sorgerà la Domus Jerusalem
Per circa 2-3 anni ho frequentato il centro vocazionale neocatecumenale della mia regione. Premetto che i miei genitori non sono in comunità, ma sono molto cristiani, e ci entrai su consiglio del mio parroco di allora, poiché diceva di vedere in me una sete di infinito non comune nei giovani, e quindi pensava che un'esperienza forte mi avrebbe permesso di riscoprire un autentico rapporto con Dio. 

Allora, raccogliendo il suo invito, entro in comunità. 

Passa poco tempo e ad un incontro vocazionale mi "alzo" insieme ad altri ragazzi per manifestare la mia volontà di entrare in seminario.
Da lì, l'inferno. 
I miei genitori, giustamente, ci avevano visto lungo e mi ripetevano, "per noi non è un problema che tu voglia entrare in seminario, ma è un problema che questi neocatecumenali ti hanno fatto il lavaggio del cervello. Perché non sei disposto ad entrare in un seminario diocesano, se è Dio che ti chiama?".

Non vi nascondo che sono stati anni difficili quelli. Pieni di ferite. Perché nascosti dietro alla parola di Dio, gli angeli inviati alla mia vita (ndr: i catechisti), mi invitavano da un lato ad onorare mio padre e mia madre, ma dall'altro a forzare la loro mano, ad ingannarli, al fine di poter mantenere una presenza costante agli incontri del centro e in comunità. Non vi dico poi i "fratelli" che misero a mia disposizione i loro mezzi familiari per andare agli incontri vocazionali. 

Passano due anni di inferno e poi mi accorgo di non avere questa vocazione! mi accorgo di come ciò che portavo nel cuore non era tanto il desiderio di servire Dio come consacrato, ma semplicemente quello di farmi strada nel cammino neocatecumenale al fine di staccarmi dal mondo, in cui ricevevo solo batoste.
Non so se ho reso bene l'idea.
Avevo 18/19 anni. Vivevo una classica crisi adolescenziale, nulla di più nulla di meno. Insomma la classica preda del CN. Ma loro, così illuminati, non se ne erano accorti, o meglio, non se ne sono voluti accorgere.

Dopo questi due anni, decido di non andare più al centro vocazionale anche grazie al fatto che, nonostante i kikatechisti mi avessero consigliato di lasciare da parte l'università (mi sono laureato in ingegneria meccanica, alla faccia loro), lo sport e tutto ciò che non fosse kikizzato (i miei genitori mi dissero "se lasci l'università ti fai mantenere da loro", e forse avrei anche trovato chi mi avrebbe mantenuto, dico davvero!) non pensavo fosse una cosa buona, isolarmi. E quindi se lasciavo il centro vocazionale, avevo comunque altro nella mia vita. Altro in cui Dio era ugualmente presente.

L'orrida "Cena Pascual"
in una chiesa del Guatemala
Al momento del dover comunicare la mia decisione, me ne sono state dette di tutti i colori. Dal "Tu sei figlio del Diavolo" a "tutte le volte che ti abbiamo aiutato e ora ci ripaghi così".
Terribile.
Con molta fatica sono uscito da questo senso di colpa perenne, da questo dover tendere a un dio che non è quello vero! perché se Dio è amore, come può essere secondo loro un sadico che manda sventure nella vita umana come se fossimo delle marionette!?

Tirando le somme, ho avuto modo di fare cose che solitamente in comunità si fanno dopo 10-15 anni, forse. Ho parlato con molti pretoriani di kiko, ho avuto modo di parlare con lo stesso kiko. Ho partecipato alla missione due a due di un po' di estati fa, pur non avendo il passaggio necessario. Forse credevano che non avessero bisogno di plagiarmi ancora, ma invece, eccomi qua.

La chiave di volta è stata quella domanda "Perché non sei disposto ad entrare in un seminario diocesano, se è Dio che ti chiama?". risposi che certamente ero disposto. ma in me si palesava l'eventualità che il loro disegnino perfetto, non fosse poi certamente realizzabile. 

(da: Samuel Beckett)

lunedì 7 gennaio 2019

Declino inarrestabile del Cammino Neocatecumenale entrato oramai nella sua "fase di decadenza".

Premessa:
Il Cammino Neocatecumenale ha conosciuto un'età d'oro, è indubbio. Ma ora al compimento dei suoi 50 anni, e già da un bel po' di tempo in verità, sta conoscendo una inarrestabile decadenza, sempre più difficile da dissimulare.
Oramai quelli che contano e portano tutto avanti con autorità dai primordi, sempre gli stessi, sono tutti sul viale del tramonto se non altro per motivi anagrafici. Kiko, indubbiamente dotato di un'energia fuori dal comune, ha quasi ottant'anni. Mentre un buon numero dei suoi generali, essendo più anziani di lui, sono passati a miglior vita. La stessa Carmen è morta, sono ormai tre anni. Gli itineranti storici sono tutti più o meno malandati, basta vederli arrancanti agli innumerevoli raduni, questo da un lato.
Kiko cerca invano ispirazione
sotto la sua "Pentecoste" da Museo Kikiano.

D'altra parte non si è mai pensato nel cammino a un ricambio generazionale, né ai vari livelli né al vertice, secondo l'esempio preclaro di Kiko; tutti arroccati sulle loro posizioni di potere acquisite e difese con le unghie e coi denti, forse perché convinti di essere immortali. Nel Cammino non è neanche stato mai previsto un sistema salutare di alternanza, come avviene saggiamente nel maggior numero di ordini religiosi e nello stesso sistema ecclesiastico; cosa che dimostra disinteresse per il bene del Cammino stesso, a fronte della gran cura che invece hanno profuso zelanti per il loro personale ed esclusivo tornaconto.
Dopo di loro, insomma, il vuoto assoluto. Questo ci dà novella speranza.
Mentre tutti i camminanti - che questi pezzi grossi tengono sotto saldamente, distribuiti ai vari livelli e con diverse responsabilità di governo giù giù fino alla truppa -, sono stati da sempre educati a trarre la loro linfa vitale esclusivamente da loro. È palese che senza i cosiddetti "catechisti", dopo anni e anni di supina obbedienza e abituati a essere indirizzati sempre e comunque - finanche per la più piccola decisione da prendere - dalle loro parole ispirate, considerate veri e propri vaticini, oramai questi poveri esseri succubi sono privi di ogni capacità decisionale autonoma.
Cosa avverrà, ci chiediamo, una volta scomparsi anche coloro che con Kiko hanno direttamente collaborato in anni e anni di un'attività instancabile? Solo a costoro è stato concesso di attingere senza posa alla "fonte unica dell'ispirazione": Kiko stesso! Impegnati sui molteplici fronti aperti un poco dovunque in tutto il mondo, hanno costituito negli anni una casta separata che ha vissuto nel Cammino e del Cammino soltanto, scorrazzando di qua e di là e ritrovandosi nelle svariate Convivenze di itineranti tenute in quella che essi considerano la loro casa a Porto San Giorgio, sempre gli stessi; convivenze tutte per loro scandite ogni anno con ritmi regolari e alle quali nessun altro è ammesso. Perché fondamentale è la formazione degli itineranti, diceva Carmen, alla "scuola" messa su dai due auto-nominati Iniziatori santi-subito. Carmen ripeteva spesso la ricetta infallibile di tutto questo mostruoso ambaradan, ricetta estremamente inquietante che era: "Voi DOVETE ESSERE legati a noi!" e questa realtà andava ogni volta vagliata e ratificata; questo lo scopo finale delle "Convivenze di Itineranti" tanto numerose e "dispendiose" (per i camminanti paganti decima e generosi nelle mille collette) ogni anno.
Una casta chiusa e autoreferenziale, dunque. Se la sono cantata e suonata solo loro in tutti questi anni. Ma oramai si stanno estinguendo sparendo uno dietro l'altro, ineluttabilmente!


Mi ritrovai, qualche mese fa, ad assistere all'annuncio dell'inizio delle "catechesi" in Parrocchia durante la messa di mezzodì.
Icona della Parrocchia
trasfigurata in Kiko
Oramai fuori dal cammino da più di dieci anni mi ha fatto uno stano effetto ascoltare la solita tiritera rimasta invariata negli anni e scandita dai soliti "Il Cammino ha salvato il mio matrimonio, credevo di essere una persona per bene, cinque figli e quattro in cielo, ho visto che sono un peccatore e che Dio mi ama così come sono, se non conosci il senso di tante cose della tua vita e non sai perché vivi… vieni e ascolta!"… e sullo sfondo, non lo nascondo, l'amarezza più grande l'ho provata nel constatare che i Parroci, il mio Parroco, ANCORA autorizzano nelle loro Chiese questa strampalata e supponente predicazione che si propone come la risposta, l'unica risposta, a tutti i "perché" dell'uomo. E questo i Parroci continuano a consentirlo, dopo tutto ciò che quelli come noi hanno loro raccontato! Davvero la prendono troppo sottogamba e io ho pensato: "Affari loro!" giusto per non amareggiarmi ancora. Intanto sono rimasta vigilante e, trascorso il tempo delle quindici catechesi della Fase iniziale di Conversione e annessa Convivenza finale per la nascita della nuova comunità, mi sono attivata per avere notizie sull'esito dell'ennesima kikiana predicazione che ha la pretesa di istituire un "catecumenato permanente" incardinato saldamente nelle nostre Parrocchie.
È così che sono venuta a sapere, non senza soddisfazione lo confesso, che è stato ancora una volta il solito fallimento: 12 o 13 persone in tutto. Coppie: zero. La gran parte "figli", ovviamente ancora adolescenti, "del cammino" e qualche fidanzato/a di giovani camminanti, sempre arruolati a suo tempo nelle fila del cammino. Questo il gran risultato finale dopo tanta fatica!
E io ricordo i tempi andati, quando le sale si riempivano di adulti, tante le coppie e spesso nascevano in convivenza due comunità "gemelle" perché iniziare con più di 50 fratelli era eccessivo e ingestibile e alle catechesi avevano partecipato in più di 100. Le Parrocchie si riempivano sempre più negli anni di comunità e le salette erano insufficienti.

Ma la notizia è un'altra: i poveri catechisti responsabili si stanno rendendo conto che queste, formate solo di giovanissimi fanciulli, NON sono più comunità neocatecumenali - dovevano essere un campione della società, formate da adulti, coppie, di vari strati sociali, giovani e anziani, - e visto che anche cercando di rinforzarle, moltiplicando le evangelizzazioni, non cambia nulla poiché non hanno più alcun potere attrattivo col loro annuncio ormai stantio, la volta successiva in convivenza ne vanno appena altri 7 o 3 e quasi sempre e solo ragazzini. Continuano a fondere le ultime nate che ingranano a stento, e così hanno pensato di potenziare un'invenzione già da tempo messa in campo (quando parliamo di invenzioni nel cammino, forse è superfluo puntualizzare, lasciamo per inteso che NESSUNO può prendere alcuna iniziativa: si portano i problemi a Kiko e lui solo prende i provvedimenti del caso che si riproducono in tutte le zone fedelmente). L'invenzione, dunque, è mettere come responsabili nelle comunità appena nate e tanto fragili una coppia presa dalle prime comunità della stessa Parrocchia, in genere la stessa comunità dei catechisti, che faccia il cammino anche con loro, oltre che nella propria comunità: due cammini, insomma. Ma essendo la situazione sempre più allarmante, adesso prendono un intero gruppo di fratelli già avanti nel cammino e lo innestano nella neonata come un rinforzo. Questi fratelli devono fare il cammino daccapo in tutto e per tutto anche loro. Per cui certe persone stanno proprio in due comunità contemporaneamente. Allucinante ragazzi!
Questa la trovata geniale di Kiko in risposta ai catechisti che gli hanno esposto il problema ormai cronico dell'«evangelizzazione»! Mica Kiko si interroga minimamente sul fatto che il Signore magari gli sta chiedendo di rallentare o proprio di smettere, di fermarsi per un tempo almeno per chiedersi seriamente cosa Dio gli voglia dire - proprio a lui - con questa storia che sta facendo OGGI col suo "Potente Cammino". No, per Kiko bisogna andare avanti in ogni caso, cocciutamente! Ma ormai, purtroppo per loro, hanno anche raschiato il fondo…sono finiti.
Restando in argomento è molto interessante osservare anche quanto succede con le Convivenze, in particolare con quelle di Inizio Corso; cosa inconcepibile da accettare nel Cammino come è stato tradizionalmente concepito. Mi piacerebbe su questo un confronto con altre esperienze perché ho sentito ciò che avviene, ma non riesco a crederci.

Ecco dunque le novità su quest'altro fronte.

Com'era sempre stato: alle convivenze - cosa nota a tutti quelli che hanno fatto esperienza del cammino - si "deve" rigorosamente partecipare dalla prima sera. A nessuno è stato mai consentito arrivare neanche la mattina dopo. Figuriamoci il sabato sera senza prendere giorni al lavoro o addirittura solo la domenica.
In più, alle convivenze di Inizio Corso - ora è meglio parlare al passato -, potevano partecipare solo i responsabili più i catechisti e i corresponsabili (oltre i coniugi in missione familiare alla Traditio che solo in questa occasione venivano graziati poiché per tutto il resto dell'anno non potevano frequentare la comunità, salvo all'eucarestia se accompagnati dal coniuge fuori del cammino).
Solo in casi eccezionali un normale fratello camminante veniva accettato e solo dietro autorizzazione espressa dell'equipe responsabile e per circostanze gravi; c'era chi pregava mesi prima, sperando di essere ammesso, tante volte simulando crisi che richiedevano un aiuto speciale: poter partecipare alla mitica Convivenza di Inizio Corso così esclusiva! Un sogno irrealizzabile per tanti.

A quei tempi, dicevo, anche solo se uno arrivava in ritardo poteva essere rispedito a casa.

Ebbene quest'anno i catechisti hanno chiamato fratelli in PENSIONE pregandoli di andare almeno loro (poiché anche su questo fronte ci sono sempre più defezioni), essendo gli unici che non hanno problemi! (Ormai nessuno rinuncia neanche a un giorno di ferie con leggerezza per andare ad ascoltarli!)
Mi hanno riferito che quest'ultimo anno è stato un via vai continuo.
Chi andava e chi veniva come e quando gli pareva.
Addirittura i cosiddetti "catechisti" hanno chiesto espressamente e senza battere ciglio chi sarebbe arrivato di sabato, anche per non pagare l'albergo con stanze prenotate ma vuote due giorni!!!!
Qualcuno è arrivato pure di sabato, ma come si sa la Convivenza era iniziata dal giovedì sera, perdendo tutta la fase di conversione col "Kerigma" al venerdì? È una cosa che in passato non era stata mai e poi mai concessa.
Qualcun altro ha viaggiato ogni giorno (senza dormire in albergo), altra cosa considerata intollerabile..

Questa la fine che sta facendo il cammino! E noi non possiamo che rallegrarci.

Non esiste più niente, dunque, dei primi tempi "gloriosi".
E i cosiddetti "catechisti" mandano giù tutto... Almeno, alla fine, alla colletta partecipano tutti, che diamine!

In definitiva il cammino è divenuto un mero sacrificio per molti, difatti non è più al primo posto della classifica e la gente stenta ad abbandonare il lavoro o altre esigenze per dirigersi a queste cavolate.
Non hanno soldi da sperperare quindi provano a risparmiare, sia seguaci che catechisti organizzanti.


Le comunità non nascono più, ormai anche il senso di novità è sbiadito, deperito e incartapecorito come Kiko.

Nessuno più è disposto ad ascoltare
la solita stantia, soporifera, indigeribile
"lezioncina" di Kiko.

Ho saputo di un'altra zona dove in quest'ultima catechesi sono entrati appena 10 ragazzini (bambini!) e hanno messo come coppia di responsabili, due che sono quasi ottantenni della comunità dei catechisti.

La questione dei responsabili è un fatto ormai consolidato da lungo tempo. Ma ora innestano proprio gruppi di fratelli avanti nel cammino nelle ultime comunità formate tutte da ragazzini. Un non senso. Dei dodicenni con dei vecchi?
Sempre in questa zona alla convivenza di Inizio Corso hanno fatto andare un sacco di gente pur di riempire, addirittura intere comunità di ragazzi.

E… riscaldano la stessa minestra. Rimestando nel solito pentolone.