lunedì 23 settembre 2019

I Neocatecumeni alla fine del Cammino: contraenti della Ketubah sotto paraninfi. Il Matrimonio Spirituale.

Cominciamo con alcune citazioni dall'esperienza diretta di partecipanti al Matrimonio Spirituale Neocatecumenale, pubblicata sul web:

27 febbraio. Lodi mattutine e rinnovo delle promesse matrimoniali per ogni coppia di sposi con benedizione degli anelli a Cana di Galilea,…

28 febbraio. Lodi alla Domus. Liturgia eucaristica in vesti bianche sul lago a Epta Tegon (sette sorgenti). Fidanzamento della comunità al Primato di Pietro. Nell attesa (all esterno) si cantano brani del Canto dei Cantici. Nel pomeriggio continua l' Alleanza (il sì) di ogni fratello con il Signore.

29 febbraio. A malincuore lasciamo la Domus… Partiamo per Gerusalemme, la città santa!…


1 marzo (mattina). Con il pullman andiamo alla Domus Mamre, dove ci accolgono sacerdoti, seminaristi e altri fratelli con il canto Tu sei bella Gerusalemme e ci offrono caffè, thè, ecc. Questa Domus è piccola perché ci sono vari problemi per la sua definitiva realizzazione. Si trova in una zona assegnata alla Chiesa siro-cattolica sul Monte dello scandalo o della fede. Il monte dove si fermò Abramo con suo figlio Isacco prima di salire sul monte Moria per il sacrificio. Dio disse: Prendi il tuo unico figlio, che ami e portalo sul monte per il sacrificio. Ma, al ritorno Dio dice: Non mi hai rifiutato il tuo unico figlio, io ti benedirò Abramo ha riconosciuto Dio, l Unico Signore della sua vita. Così è anche per noi! Affidiamoci a Lui, sul monte il Signore provvede. Celebriamo una bellissima liturgia eucaristica. Pomeriggio I lettura degli Atti, Filippo battezza l Etiope. Vangelo, Gesù pane di vita. Ci rechiamo al CENACOLO per la celebrazione del matrimonio spirituale. Atti (la discesa dello Spirito Santo), Apocalisse (la sposa dell'Agnello), Vangelo (Gv: Ti prego per loro ). Esposizione del Santissimo Sacramento, preghiamo tutti in ginocchio. I catechisti (nostri paraninfi), dopo una preghiera, hanno un breve colloquio con ognuna delle comunità. Risposta: SÌ, CON LA GRAZIA DI DIO LO VOGLIAMO! Alla fine i tre responsabili delle comunità firmano con i catechisti il contratto matrimoniale Ketubah (ebraico). Cena festosa al King David Hotel!...

Hanno regalato ad ognuno di noi l icona dello Sposo. Siamo ancora più grati al Signore!
"Icona" di Kiko, simbolo
del Matrimonio Spirituale
nel Cammino


L'esperienza si conclude con questo Dajenù:


Per la nostra piccolezza, ognuno di noi aveva messo davanti a questo invito del Signore i propri problemi. Innanzitutto i soldi, poi ferie al lavoro, famiglia, salute. Ma il Signore, ancora una volta, ci ha meravigliati! Noi abbiamo memoria breve, così ogni tanto abbiamo bisogno dei suoi interventi prodigiosi!
Questa è una convivenza nuova per le comunità che da tempo hanno finito l itinerario neocatecumenale e rinnovato le promesse battesimali. Alla fine dell incontro con i nostri catechisti, scherzavamo fra di noi perché fu chiesto a ognuno la disponibilità a quest invito, a questo dono del Signore senza mai parlare del prezzo del viaggio. In seguito dopo aver vissuto questo nuovo pellegrinaggio in Israele e dopo aver visto e conosciuto la Domus Galilaeae con i suoi sacerdoti e seminaristi, siamo ancora più certi che Kiko è davvero illuminato dallo Spirito Santo e che questo cammino della Chiesa è guidato dalla Vergine Maria! Non ho parole per descrivere le emozioni provate in questa nuova convivenza in Terra Santa! E stato un grande dono inaspettato che ha dato nuovo vigore alla nostra comunità.



Quanto sopra riportato è da fonte neocatecumenale.

Di seguito la testimonianza da Veterano che, prima di essere cacciato via dal cammino, ha completato l'intero percorso, Matrimonio Spirituale incluso:

Ketubah significa “Documento” e serviva a proteggere la sposa perché in esso c’erano scritti tutti i doveri del marito e la somma che lui doveva versare alla famiglia di lei per un eventuale divorzio!
Nella Ketubah che abbiamo ricevuto noi (e quindi penso con il 100% di sicurezza, tutte le comunità del mondo), innanzitutto non è scritto da nessuna parte che si chiama Ketubah, viene tramandato semplicemente verbalmente per riempirsi come al solito la bocca di definizioni ebraiche ad effetto, ma chi le usa non capisce niente di quello che dice, ma solamente ripete a pappagallo. Se effettivamente si volesse andare oltre a quelle parole ed inoltrarsi nella psicologia e nella prassi dell’ebraismo non credo ne sia capace qualcuno. Questo per dire che tutto quello che prendono dall’ebraismo è solo un’infarinatura molto blanda che deve solo fare “Effetto” di ritorno alle origini!
La Ketubah che abbiamo ricevuto contiene solamente il passo evangelico di Lc 6, 20-49, il discorso della montagna breve, il parallelo a quello di Matteo, scritto in due colonne a caratteri grossi, in calce alla prima colonna c’è scritta la comunità che la riceve, senza i nomi dei fratelli, soltanto la firma del responsabile. Sotto la seconda colonna le firme dei catechisti al completo e al centro del foglio in calce, la firma di chi ha celebrato l’eucarestia al Cenacolo, nel nostro caso è stato il vicario del patriarca generale in Gerusalemme.
Tutto qua, non è scritto più niente ma il messaggio sottinteso è fortissimo: da oggi la comunità si impegna a compiere il discorso della montagna, ed ogni fratello è responsabile sia dell’andamento della comunità, sia della salute materiale e spirituale di ogni altro fratello! Questo è quello che si ripete negli incontri serali dopo che il giorno si è stati a fare escursioni più o meno interessanti secondo lo stato d’animo che ognuno possiede. Noi eravamo già ai ferri corti con i catechisti, ed abbiamo vissuto quest’ultima aggiuntiva tappa non molto bene. Nonostante le nostre ripetute lamentele per le molte perplessità che nutrivamo, hanno fatto finta di niente dimostrando l’evidente ipocrisia di ciò che doveva significare per noi la Ketubah! Praticamente se ne sono fregati altamente dei nostri problemi. Che bella coppia quella che si forma col Matrimonio Spirituale! Come se tu te ne fregassi dei problemi di tuo marito! Solo un anno dopo ci hanno buttato fuori dalla comunità! Così hanno rispettato la Ketubah?
Una tappa fondamentale, oltre la visita a Qumran che è solo “Turistica” è la partecipazione all’eucarestia nella basilica che si trova a Cana, per ricordare le famose nozze. Naturalmente a presiedere è sempre il prete dell’equipe dei catechisti e le monizioni sono fatte dai “Super”, in questa occasione tutte le coppie sono invitate a rinnovare le promesse del proprio matrimonio a cui si aggiunge - come vincolo perenne - la promessa di fedeltà alla comunità come alla propria moglie.

Si capisce adesso il perché di questa tappa aggiuntiva?

- Visto il fallimento delle comunità che finiscono il cammino quando termina completamente la 
   tensione ad una vera “Fine” come ci era stato promesso;
- Vista la delusione più o meno intensa, specialmente da parte dei fratelli “Semplici”;
- Visto che la comunità entra in uno stato di stallo totale;
- Visto che si comincia a capire che si è trascorsa quasi tutta la vita in questa orrenda setta;

I fratelli camminanti non possono ammettere con se stessi di avere sbagliato, anche perché si darebbe scandalo a tutti i parenti, amici e conoscenti che loro stessi hanno fatto entrare in comunità e dovrebbero ammettere con se stessi e davanti agli altri che non hanno fatto altro che perdere la parte fondamentale della propria vita!
Allora si tira fuori l’arma del matrimonio come una legge morale che ti impedisce di divorziare: anche se le cose vanno male “TU” hai promesso di amar la tua sposa nella buona e cattiva sorte. Così pensano di fregarti, come di fatto ti fregano "fino a che morte separi!"
Per quanto riguarda il costo del viaggio è esagerato e non di poco. Alcuni fratelli si sono informati direttamente con un’agenzia di viaggi e se volevano organizzare lo stesso itinerario e solo in due, avrebbero speso la metà. Ma tu vuoi mettere un viaggio pagano con un viaggio spirituale?
Un'ultima cosa:
Quando i catechisti hanno annunciato il “Matrimonio spirituale” ho detto sottovoce a mia moglie: Ma questo non l’abbiamo già fatto alla convivenza iniziale? È proprio vero: all’interno di questa setta si parla sempre di cammino, ma la verità è che si sta continuamente “Fermi”!


(da: Veterano)





"Ketubah" = documento.
È l'accordo nuziale ebraico.


Questa la fine del cammino:
ci si sposa, con il beneplacito dei catechisti.
Ma con chi?
Che domanda!
Ma con Kiko, è ovvio! Con chi altri?
Ci si impegna a vita, legati per sempre.

"Olè Olè!!" [inno della Domus]

Patto nuziale, dunque. Una volta assunto non lo puoi tradire. Saresti un adultero, un infedele; peccato di morte, che porta dritto dritto all'inferno.
Il "matrimonio spirituale" rende il vincolo che lega i fratelli tra loro e con la comunità indissolubile e sacro, liturgico. Nessuno, da quel giorno in poi, potrà pensare MAI PIÙ di lasciare il cammino, poiché firmerebbe da solo la propria condanna eterna.


Nella descrizione estrapolata dal racconto evidenziamo tre momenti:
  • il rinnovo delle promesse matrimoniali delle coppie
  • il perfezionamento del fidanzamento della comunità, col rinnovo dell'alleanza di ogni singolo fratello con il Signore
  • la celebrazione del Matrimonio Spirituale nel Cenacolo

Il catecumeno convinto può ben dire di esser tre volte sposato:
  1. con la moglie,
  2. con Dio (nel senso di: con ciascun fratello della sua comunità),
  3. col Cammino, (ossia con Kiko)".


Le coppie della comunità rinnovano le promesse matrimoniali a Cana.
Una cosa senza senso, visto che non c'è nessun anniversario, ma efficace per ribadire che il matrimonio con la comunità è un sacramento, né più ne meno come il matrimonio tra uomo e donna!
Una forzatura tragica visto che struttura un vincolo indissolubile e pericoloso nelle comunità, da cui non ci si può liberare in alcun modo per il resto della vita. Cosa concludere?
Con il coniuge si rinnovano le promesse matrimoniali; con Kiko al massimo si rinnovano le promesse patrimoniali!
Kiko deve incatenare a se' i fratelli! Cosa assurda per gente equilibrata, ma non per una psiche malata e bisognosa di certezze come quella di Kiko Argüello, come quella di tutti gli aspiranti dittatori che hanno infestato la storia dell'umanità!

Con enfasi i catechisti vengono definiti "nostri paraninfi".
Cosa non si inventano per riciclarsi e reiterare all'infinito la loro autorità sui fratelli! Certo, altrimenti sarebbero ridotti alla fame, chi li mantiene più? Questi nullafacenti da una vita! Di certo il nome paraninfo se lo son dato da soli, quando si sono resi conto che non servivano più a niente, sempre pronti ad inventarsi nuovi ruoli. Questo solo per assicurarsi il permanere in vita.
Paraninfi fa un certo effetto. E nessuno osa chiedere chi diavolo sono… i catechisti nostri paraninfi... e, pieni di riconoscenza per i loro mentori, vanno a dare il consenso alle nozze tutti contenti. Se lo traduciamo senza tanti orpelli i paraninfi potremmo chiamarli anche sensali e mezzani o meglio ancora ruffiani. I fratelli si commuovono a tali trovate; sono tutti euforici, come bambini al luna park.
Bello schiaffone al pragmatismo carmeniano, al suo disgustato dispregio per la religiosità naturale fatta di paure e fondata sul più becero sentimentalismo, che non può albergare nella sua creatura!
Intanto il Cammino è durato, ben che vada, 25/30 anni, più i 10 da che è finito, fa 40. Ed ecco che arriva il Matrimonio spirituale, il sigillo finale di tutto, per ora almeno.
E così, dopo 40 anni o più, si finisce sotto la tutela dei paraninfi.
Almeno la figura del catechista l'hanno mutuata dalla Chiesa, anche se l'hanno stravolta del tutto, e anche questo è vero… Ma paraninfo, no! È una autentica invenzione o folle trovata, pescando e ripescando nell'ebraismo.
Dietro questa specie di paraninfi, i camminanti partono, tutti compatti, per Israele, costi quel che costi. Lavoro, famiglia, soldi, si passa su tutto poiché tutto è al loro servizio.
Più che paraninfi li chiamerei paraculo.

La Ketubah Neocatecumenale viene firmata
dal responsabile della comunità e dai cosiddetti "catechisti"
a suggello del "Matrimonio" appena "celebrato".






Da quanto si legge nel contratto nuziale secondo la legge di Mosè e di Israele - "la Ketubah" a cui il cammino si ispira - gli impegni che assumono i coniugi sono stringenti e dettagliati.
In verità l'attore è uno solo: l'uomo che fa della donna la sua sposa e si impegna a "onorarla, curarla, alimentarla, mantenerla". La sposa semplicemente acconsente di essere moglie; di farsi "mantenere, curare..". L'uomo pronuncia la formula "Ecco tu sei consacrata a me, con questo anello, secondo la legge di Moshe' e d'Israele." mentre mette l'anello al dito della sposa. La sposa riceve nelle mani la Ketubah, che poi lascia nelle mani della madre a garanzia.
Insomma, tutto questo per sottolineare che di nuova creazione qui non c'è niente.

Vi darò un cuor nuovo, scriverò la mia legge nei vostri cuori, unico comandamento della legge è l'amore.
[N.B. Voglio chiarire che, mettendo in evidenza le stridenti contraddizioni di cui sopra, si porta il massimo rispetto per una pratica tradizionale del giudaismo che in quella cultura ha un senso, non certo nella nostra. Stiamo parlando di comunità cattoliche adulte. E allora lasciamo perdere i matrimoni combinati da famiglie in un'economia veterotestamentaria dove tanti aspetti, che qui non rilevano, legittimamente concorrono!]

Ma che c'entra, io mi domando?
Si può mai concludere il Cammino, dopo essere stati a rigirarsi per 50 anni in un Itinerario Cattolico valido per i tempi odierni, con un Rito nuziale ebraico assurdo e fuori del tempo come la Ketubah? Non mutuato dalla tradizione cattolica e neanche dalla tanto invisa religiosità naturale che, se pure forse in una forma infantile, già rappresenta, rispetto a tutto questo anticume, un grande progresso!

Si affaticano, ut semper, a studiare la tradizione ebraica e scavando scavando cosa scovano? Scovano nientemeno che la Ketubah, il contratto tra l'uomo ebreo e la famiglia della sposa, sposa che da sola non conta nulla. La donna svolge qui un ruolo totalmente passivo,. Ma anche nel cammino è così, del tutto annichilita e calpestata (argomento che meriterebbe di essere approfondito).

Altra cosa il Matrimonio cristiano nel Rito cattolico, altro le Nozze dell'anima credente con Cristo Signore. 

Gesù ha rivoluzionato il ruolo della donna, il rapporto dell'uomo col suo Dio, l'essere comunità in Cristo e tra i fratelli.
Nulla di tutta questa ricchezza abita nella fantasmagorica esperienza neocatecumenale, frutto del Concilio Vaticano II, per rivivere il Santo Battesimo. Niente!

Si riesuma la Ketubah! Alla Ketubah si riduce la pienezza della Fede Cattolica, tesoro prezioso della Chiesa.
Questa raccapricciante "icona di Kiko"
rappresenterebbe nientemeno che lo Spirito Santo


Il problema vero è un altro e anche la soluzione dell'enigma, in un certo senso.

Ci sarebbe da ridere (o piangere) se non fosse che questa Ketubah fotografa in modo perfetto il punto di arrivo vero del cammino e il suo obiettivo finale: ridurre ogni singolo fratello neocatecumenale alla sposa ebrea della Ketubah rispetto al "potente cammino" suo sposo e suo tutto, suo signore e suo padrone assoluto.
I fedeli camminanti vengono - per la definitiva pace di Kiko - fatti schiavi e ridotti in catene, essi sono la sposa del contratto nuziale, dunque devono restare completamente sottomessi, supini e inermi, davanti al Tripode, fedeli a Kiko, fedeli ai catechisti.

Di Chiesa Cattolica vedete qualcosa anche solo in un lontano orizzonte?

I fedeli camminanti ridotti dunque alla sposa della Ketubah! Non certo Chiesa dopo tutto il loro lunghissimo e inutile peregrinare. Ragazzi, 50 anni per raggiungere infine questo bel traguardo: contraenti della Ketubah! Complimenti!
No, non sono diventati qualcosa che anche solo lontanamente assomigli alla Chiesa-Sposa.
E lo Sposo non è Cristo.

I neocatecumeni si legano al Tripode Kiko/Carmen/Cammino.
Ad esso devono restare sottomessi, quale devota sposa d'altri tempi al suo sposo. Ad esso devono offrire tutte le loro sostanze e non solo la tradizionale dote nuziale…

[Ricordo a tal proposito che Kiko spesso ripeteva che la scrittura dice che ciò che lasci in eredità ai tuoi figli, tu non lo avrai (una cosa così), unito ovviamente al centuplo che riceve invece chi si spoglia di tutto, togliendolo anche ai figli (chè Dio provvede!) nelle collette da lui indette per l'evangelizzazione (ho cercato inutilmente questo passo della Bibbia ma non l'ho trovato, che sia un'altra sòla di Kiko?!)]

…al Tripode - dunque - devono immolare tutto se stessi e sacrificare ogni cosa cara - presente e futura - per potersi dedicare unicamente a generare e allevare a loro volta - secondo la migliore tradizione biblica, fino alla vecchiaia avanzata e feconda di Sara-sterile moglie di Abramo - una numerosa prole kikiana.

sabato 21 settembre 2019

È tornato alla casa del Padre mons. Bommarito, arcivescovo emerito di Catania

Mons. Luigi Bommarito
(1926-2019),
arcivescovo emerito di Catania
È tornato alla casa del Padre mons. Bommarito, arcivescovo emerito di Catania.

Dobbiamo qui ricordare uno dei suoi più preziosi atti da pastore della Chiesa Cattolica. Si tratta della lettera che scrisse per l'Avvento 2001 alle comunità del Cammino Neocatecumenale e, per conoscenza, ai sacerdoti della sua arcidiocesi.

A suo tempo abbiamo ricevuto testimonianza che i cosiddetti "catechisti" del Cammino fecero di tutto per tenerla nascosta ai fratelli delle comunità (non solo per disobbedire all'arcivescovo, ma anche perché dai piani alti del Cammino davano per imminente l'approvazione definitiva - in realtà sette mesi dopo arrivò solo uno "Statuto ad experimentum").

Per la diffusione di quella lettera dobbiamo ringraziare tanti sacerdoti, e in particolare don Gino Conti (1918-2011) che la pubblicò sul suo sito web Alterinfo (che precedette questo nostro blog di diversi anni) che tenne aggiornato finché la salute glielo permise (le testimonianze e i documenti ancora consultabili su quel sito web restano ancora attualissimi poiché il Cammino è non è cambiato per niente salvo qualche patetica aggiustatina come l'alzatina ipocrita al momento della "comunione seduti").

Riportiamo dunque qui sotto la parte saliente della lettera di mons. Bommarito, evidenziandone alcuni passaggi significativi perché ancora attualissimi:
Credo opportuno, pertanto, elencare alcuni aspetti del vostro «Cammino» che mi sembrano bisognosi di necessarie, pertinenti e urgenti chiarificazioni.

Se non l'ho fatto prima - mai però ho nascosto le mie perplessità anche se unite a sentimenti di ammirazione - è perché ho atteso l'approvazione del Cammino da parte del S. Padre. Ritardando ancora tale approvazione, vi confido le ragioni che, da sempre, cioè da quando, a Monreale, da sacerdote ho frequentato la catechesi del Cammino, mi hanno lasciato perplesso.
1) Si nota che in molte comunità neocatecumenali ai Presbiteri viene di solito riconosciuta o quasi «concessa» solo la dimensione cultuale e funzionale dell'ordine sacro, mortificandolo se non addirittura privandolo della sua connaturale dimensione giurisdizionale che - come ben sappiamo - è parte integrante e costitutiva dell'Ordine stesso. Spesso, infatti, è il catechista che si appropria indebitamente della potestà giurisdizionale propria del sacerdozio ministeriale.

Ci si chiede: quale consonanza ci sia col n. 28 della Lumen Gentium la quale precisa che «nelle singole comunità locali i sacerdoti rendono; per così dire, presente il Vescovo, …santificano e governano la porzione di gregge del Signore loro affidata»?

Un presbitero, a me carissimo, mi ha confidato che dopo oltre 20 anni non ha chiaro ancora il suo ruolo di presbitero nell'equípe dei catechisti.

2) Lungo l'iter catechetico del «cammino» viene rigidamente e pesantemente sviluppata la situazione della nullità dell'uomo anche se battezzato e quindi l'incapacità dello stesso cristiano di aprirsi - senza l'apporto della comunità neocatecumenale - alla grazia redentiva di Cristo, come se l'evento storico della Risurrezione non avesse risolto e provocato i benefici dell'Alleanza di tutti e di ciascuno con Dio. In altre parole: come se la virtù teologale della Speranza - virtù infusa dallo Spirito in ciascun battezzato col Battesimo - rimasta impoverita e defenestrata, non avesse più nessuna voce in capitolo. Ma la fede cristiana corredata dalla preghiera e dai Sacramenti non è già in se stessa portatrice di luce, di pace, di forza, di gioia, di vittoria sul male? A cosa si riduce il cristianesimo se viene a mancare la teologia della Speranza?

3) Con molti Vescovi di mia conoscenza - di cui accludo interventi e testimonianze che fanno molto pensare - faccio osservare che va provocando confusione, malumori e disagi pastorali, il fatto che ancora da parte delle comunità neocatecumenali si continua a celebrare in forma riservata e privata l'Eucaristia del sabato sera e addirittura la Veglia della Pasqua del Signore, evento strepitoso dell'Amore di Dio teso per natura sua a radunare insieme tutto il popolo di Dio in un'unica grande famiglia.

Si divide il popolo di Dio in due, come blocchi composti in classi e categorie diverse, l'uno di serie A e 1'altro di serie B, come fossero cioè schieramenti separati e contrapposti, incapaci di riconoscersi tutti fratelli. Hanno proprio torto coloro che pensano che le comunità neocatecumenali costituiscono una chiesa parallela?

Non dobbiamo accogliere in un'unica comunità anche i più poveri e i più deboli, i meno catechisticamente preparati che spesso, senza volerlo né saperlo, sono ritenuti fuori del recinto o forse sono rimasti «fuori» per colpa di noi stessi che ci riteniamo i più vicini, più praticanti e osservanti?

Qualcuno può pensare: ma il Sacramento non agisce proficuamente già «ex opere operato»? Perché allora dare tanta importanza solamente alla partecipazione del gruppo dei più qualificati? Forse che l'ex opere operantis (inteso anche come azione di comunità di prescelti) per merito della sua modalità di «cammino», e solo perché diversa da altri «cammini», riesca a rendere più meritevole ed efficace il Sacramento?

4) Sappiamo da San Paolo che lo Spirito affida i suoi carismi ai singoli battezzati - e di conseguenza anche ai singoli gruppi ecclesiali - per il bene comune (cfr. 1 Cor 12, 7), per esempio per il bene comune dell'intero popolo di Dio presente in ogni parrocchia. La comunità neocatecumenale, come pure qualche altro movimento ecclesiale, impongono invece esattamente il percorso inverso, comportandosi in modo tale da strumentalizzare il bene comune per garantire il loro proprio carisma, assolutizzando le loro scelte e imponendo il loro metodo come fosse insuperabile, unico rispetto a tutti gli altri e, per qualcuno addirittura, l'unico salvifico.

5) Di conseguenza, non di rado capita di constatare che nelle parrocchie ove sano presenti in maniera consistente le comunità neocatecumenali, non sempre è facile la convivenza né tanto meno la collaborazione con le altre realtà ecclesiali operanti in loco.

Con coloro che mi hanno accompagnato, durante la Visita pastorale, in una parrocchia, ne abbiamo fatto amara constatazione.

Penso che una maggiore sintonizzazione con il piano e gli indirizzi pastorali del Pastore della diocesi potrebbe ridimensionare la presunta convinzione che il proprio metodo sia il più perfetto fino ad avere la precedenza su tutti gli altri, come se avesse l'imprimatur dello Spirito?

6) Sappiamo dal vangelo che il messaggio di Gesù procede dolcemente sul versante libero e liberante del «Si vis...» (se vuoi...) e si evidenzia fino a svilupparsi chiaramente e amichevolmente su di un piano di amore la cui espressione emblematica è la «parabola del figliol prodigo»: un padre che attende il figlio perduto, gli va incontro, lo abbraccia, lo perdona per lo sbaglia commesso, lo riveste, gli mette l'anello al dito, fa festa, lo scusa persino di fronte al fratello maggiore che non la pensa come lui!…

Il cammino neocatecumenale a volte sembra invece camminare sul versante intransigente del «tu devi», sul filo di un «imperativo categorico» di kantiana memoria, col rischio molto facile di cadere in una sorta di fondamentalismo integralista destinato, come purtroppo accade, a fomentare divisioni e separatismi vari, creando inevitabilmente piccoli ghetti o pericolose «chiesuole» nell'ambito della stessa chiesa di Dia nata invece per essere un'unica grande famiglia del Padre.

7) Non vorrei parlare degli scrutini che, spesso, scarnificano le coscienze con domande che nessun confessore farebbe. Ma come ciò può essere permesso ad un laico sia pure catechista?

Non vorrei parlare neppure delle confessioni pubbliche Ma chi può autorizzare uno stile che la Chiesa, nella sua saggezza e materna prudenza, ha abolito da secoli?

8) Ho letto con attenzione e interesse la lettera che recentemente (Roma, 5-4-2001) il Santo Padre ha rivolto al Card. Francis Stafford, Presidente del Pontificio Consiglio per i laici: una lettera molto significativa e oltremodo importante. Il Sommo Pontefice chiede un giudizio definitivo sul «Cammino neocatecumenale» proponendo un attento e accurato discernimento da parte dello stesso Consiglio Pontificio alla luce degli indirizzi teologico pastorali del Magistero.

In realtà, non essendoci stata fino ad ora - dopo decenni di presenza delle vostre comunità in vari paesi del mondo - una vera e ufficiale approvazione dello Statuto alla luce delle norme emanate dalla S. Sede e dalla CEI, i giudizi sulla bontà del vostro «Cammino» non sono sempre concordi perché di fatto variano da diocesi in diocesi e da parrocchia in parrocchia, in base a comportamenti ed esperienze locali. Vi si chiede pertanto molta riflessione prima di continuare il cammino in maniera sicura e definitiva. La sottomissione al giudizio della Chiesa é il biglietto di presentazione più credibile, valido e decisivo.

giovedì 19 settembre 2019

Se ne è andato un big del Cammino; Kiko, assente alle esequie, scrive che era il suo "maggiordomo"

Riportiamo da un articolo de La testa del Serpente.



I funerali di Pino Fusca a Roma. Il saluto di Kiko Argüello


Venerdì mattina, nella Basilica papale di San Paolo Fuori le mura, sono state celebrate le esequie di Pino Fusca (1950 – 2019), catechista del Cammino Neocatecumenale molto stimato dalle comunità di Roma e conosciuto in tutto il mondo.

Alla celebrazione hanno partecipato più di duemila di persone che hanno riempio la Basilica fin dalle prime ore del mattino. La celebrazione – concelebrata da circa quarantacinque sacerdoti del Redemptoris Mater – è stata presieduta da don Carlos Aparicio, sacerdote della diocesi di Roma, parroco della parrocchia di San Mauro abate e appartenente alla comunità neocatecumenale di Pino. Presente anche un vescovo e il cardinale tedesco Paul Joseph Cordes, presidente emerito del Pontificio Consiglio Cor Unum, che fu “referente” del Cammino per volontà di papa Giovanni Paolo II.

Alla fine della celebrazione è stato letto un messaggio di cordoglio da parte di Kiko Argüello che si trova a Porto San Giorgio per la convivenza di seminaristi che ogni anno si svolge in questi giorni di settembre sulla costa adriatica.

Ecco una sintesi del testo inviato da Kiko:
«Ieri Pino è stato qui con noi a Porto San Giorgio, abbiamo avuto un incontro. Dopo l’incontro ha portato a casa mons A. Arrivato a casa si è tolto la giacca ed è morto. Un infarto fulminante. Il Signore lo ha portato con sé.
Era cosi buono con noi. Era convinto che in noi c’era una elezione divina e si è messo a servizio di questa elezione. Ogni mattina alle 8 veniva a casa, ci portava i giornali e ci faceva il caffè. Era il nostro “maggiordomo”, era felice di servirci cosi.
Oh Signore, perdona i suoi peccati e aiutalo. Portalo in cielo!
Caro Pino, ora che sei nel cielo, con Carmen, il tuo servizio non e finito! Ricordati di Maria Teresa, dei tuoi figli, dei fratelli della tua comunità che tanto amavi. Ci rivedremo quando il Signore lo ha stabilito.
Kiko Argüello»

Predicano che il funerale deve essere una festa,
ma non vale per loro!
Nelle immagini, gran solennità per le esequie dei big;
festicciole e balletti intorno alla bara solo per i piccoli.



Stendiamo un velo di pietoso silenzio su questo ultimo messaggio del fondatore del Cammino Neocatecumenale, incapace di una parola buona neppure per il più fedele dei suoi amici.

Al "signorino" Kiko vogliamo ricordare però che non è il padrone di nessuno, di nessuna anima vivente.

Gli ricordiamo che, se qualcuno, ingannato dalla sua aura carismatica, è stato al suo servizio gratuitamente per tutta la vita, non è certo obbligato a servirlo anche in morte.

Il momento della verità che "il Signore ha stabilito" sta arrivando a grandi passi.

Un consiglio: che Kiko cerchi di comprarsi la salute eterna con la disonesta ricchezza (cfr. Lc 16,9), restituendo a ciascuno ciò di cui, a causa sua, è stato frodato. Non è troppo tardi.

martedì 17 settembre 2019

Provano disinteresse e disprezzo per tutti coloro che non sono del Cammino: "da questo li riconoscerete"!

All'inizio a noi tutti è stato annunziato a chiare lettere che il cammino - in quanto itinerario - sarebbe durato per un tempo per poi "sciogliersi" nella Parrocchia. "QUESTA LA SUA MISSIONE".

Da che addirittura è la sua missione”, al protrarsi all'infinito di questa esperienza ultraquarantennale all'interno della tua piccola comunità, ne passa! Eppure questo è ciò che accade.

Raffigurazione kikiana dello spirito che il Cammino diffonde nelle Parrocchie.



Purtroppo, come dice bene Porto:
Solo uscendo dalla comunità e frequentando questo blog, il quadro della grande truffa costituita dal cammino neocatecumenale diventa chiaro e sempre più completo [ndr: e questo è stato vero per molti di noi]. 
Finché sei dentro, vedi delle cose che non vanno, anche molte cose, ma pensi che magari sei stato sfortunato tu a incontrare quel fratello o quella sorella. Leggendo le esperienze degli altri ex fratelli, ti rendi conto che tutte le "storture", e i comportamenti tutt'altro che cristiani derivano dall'impostazione del cammino. Perfetta è la sintesi… che dice che i camminanti provano disinteresse e disprezzo per tutto quello e quelli che non sono del cammino. Quello è proprio l'atteggiamento del neocatecumenale doc! Parafrasando il passo del Vangelo, si potrebbe dire: "da quello li riconoscerete…" Bel riconoscimento, eh? Altro che dall'amore…
Una buona notizia che mi è arrivata qualche giorno fa è che la nostra ex comunità è decimata… Sono rimasti in poco più di 10 e dovranno fonderli con un'altra comunità. Ovviamente non è la prima fusione…[ndr. anche questo possiamo confermare - non senza un grande sollievo - che avviene, senza eccezioni, in tutte le nostre ex comunità].
(da: Porto)

Ora Paolo entra più nel dettaglio e ci aiuta a concretizzare questa peculiarità vera del cammino, il suo tratto distintivo fondamentale.
Invito a riflettere, tanto per smascherare una volta di più la menzogna che il cammino sia Sale, Luce Lievito dentro la Chiesa e per la Chiesa mentre invece, al contrario, esso è strutturato per formare persone inadatte a vivere in ogni contesto e ambito, tanto meno preparate, in tanti anni, a "fare comunione" col prossimo che dovrebbe stimare "superiore a sé". Con enfasi fino ai giorni nostri si annunzia nelle catechesi iniziali - precisamente nella IV Catechesi neocatecumenale sulla Missione della Chiesa - che il cammino, in ogni singolo fratello "con la fede adulta", è destinato a scomparire/morire/sciogliersi/perdersi PER DARE LA VITA AL MONDO; a quel punto, va da sé!, si lascia finalmente il chiuso delle salette e termina l'ascolto delle catechesi esclusive.
Le comunità che hanno terminato l'itinerario catecumenale non hanno più alcun senso di esistere in quanto tali.

Ci domandiamo:
Perchè questa catechesi ingannevole e falsa NON È STATA MAI RETTIFICATA NEI MAMOTRETI?
Dopo che Kiko stesso proclama ai quattro venti che IL CAMMINO NON PUÒ MAI FINIRE?

Paolo conclude:
Avete già spiegato perché, per mille motivi organizzativi, economici e di potere, da parte dei vertici del cammino, non c'è alcuna volontà che finisca. E spero che nessuno abbia qui il coraggio di sostenere la balla che da un punto di vista pratico il cammino finisca e le comunità si sciolgano. Ma c'è anche un altro fatto: già dopo 10 o 15 anni chi ha fatto il cammino è difficilmente in grado di staccarsene. In particolare nasce nei camminanti una profonda insofferenza e giudizio negativo verso tutto ciò che riguarda la parrocchia, per cui lo "sciogliersi" verrebbe comunque vissuto come una retrocessione e un allontanamento da ciò che è IL vero percorso. Dopo 10 anni in cui sente solo quelli del cammino, anche i canti "della domenica" gli saranno difficili da ascoltare. Si è creato un gusto, una prassi, un'abitudine totalizzante per cui ormai tutto quello che esce da questo schema provoca fastidio. Si sono allenate attitudini che stridono con quelle di iniziativa, mediazione, condivisione che servono nel servizio in parrocchia. È come se uno venisse allenato per anni come lottatore di sumo e poi gli si dicesse "da domani fai il fantino"."
(da: Paolo)
Vorrei ampliare, per completezza, con un ultimo ma non secondario aspetto, che la dice lunga sul totale fallimento kikiano:
Grazie all'iniziazione che hanno portato a termine, nei camminanti si genera una profonda insofferenza e giudizio negativo verso tutto ciò che NON SONO LORO STESSI, loro che vivono nel mondo fittizio circoscritto al neocatecumenato. Perché succede questo? Perchè sono stati allenati ogni giorno, una catechesi dietro l'altra, a guardare con disprezzo e sufficienza non solo tutti gli altri "fedeli", parrocchiani compresi della Parrocchia in cui vivono, che non hanno mai ascoltato il Kerigma, ma anche tutti i "ciechi" (perché non sono entrati in comunità), i cd. lontani che vivono nella loro stessa famiglia, nell'ambiente di lavoro, nella società che li circonda, nel mondo intero.

Prodigiosa sintesi dello spirito
che abita il neocatecumeno perfetto / fede adulta

Si finisce per generare dei disadattati, gente incapace di relazionarsi col prossimo che neanche "vede" vivergli e passargli accanto.

Questo atteggiamento di superiorità che si sviluppa, come dicevamo, in tutti gli aspetti della vita, si impone anche nei rapporti dei fratelli con i fratelli della stessa comunità e li condiziona, e a farne le spese sono come sempre i più deboli. Tutti giudicano tutti e tutto. Sentirsi l'ultimo, il più piccolo non è proprio frutto del cammino; "sentirsi il peggiore di tutti" invece, mantra ripetuto allo sfinimento negli scrutini e obiettivo che si prefigge ogni buon catechista nei confronti di chi conduce, è l'ennesima medaglia al petto dei gloriosi camminanti, che si pavoneggiano ORGOGLIOSI di aver raggiunto l'apice della vera gnosi - in sintesi "come pecco io non pecca nessuno" - : ALTRO MOTIVO NON DI UMILTÀ (dov'è mai nel Cammino?) ma di indomita e tronfia SUPERBIA.

Dei piccoli megalomani, ciascuno schiavo del suo IO-IO-IO "da questo li riconoscerete"! A immagine e somiglianza del fondatore che ogni impegno ha profuso per informare tutto di sé e intanto rendere se stesso sempre più superbo, ogni giorno di più.
Quale comunione? Quale "essere UNO" può mai realizzarsi?

lunedì 16 settembre 2019

La setta neocatecumenale. L'eresia si fece Kiko e venne ad abitare in mezzo a noi

Segnaliamo ai nostri lettori il nuovo libro di don Ariel S. Levi di Gualdo, La setta neocatecumenale. L'eresia si fece Kiko e venne ad abitare in mezzo a noi, delle edizioni Isola di Patmos, settembre 2019, ISBN 978-8894463286.
Il libro è già acquistabile su Amazon [clicca link qui] e ordinabile presso le maggiori librerie.

Descrizione:
Due sono le principali eresie del Cammino Neocatecumenale: una percezione calvinista dell'Eucarestia e la confusione tra il sacerdozio comune al quale partecipano tutti i battezzati, ed il sacerdozio ministeriale di Cristo, al quale partecipano invece solo i ministri in sacris.
Colpendo il Sacerdozio e l'Eucarestia, strettamente connessi l'uno all'altra, si colpisce la Chiesa al cuore attraverso alcune delle più antiche eresie di ritorno. Di fatto, i Neocatecumenali, costituiscono una setta di matrice ebraico-protestante che di cattolico ha solo l'involucro esterno svuotato all'itnerno degli elementi fondanti del Cattolicesimo.
Il riconoscimento amministrativo a loro concesso dal Pontificio Consiglio per i Laici, non obbliga vescovi, sacerdoti e fedeli cattolici a una adesione di fede nei riguardi del Cammino Neocatecumenale, che non è certo un dogma, bensì un tumore con metastasi diffuse all'interno della Chiesa, grazie alla debolezza mostrata dagli ultimi Sommi Pontefici.



Nostra nota a scanso del ragliare degli asini:

Quando alcuni mesi fa l'autore aveva anticipato sul sito web L'isola di Patmos alcuni temi del libro, parecchi facinorosi kikos sono andati su tutte le furie senza mai entrare in argomento (e senza neppure leggere).

Oltre alle prevedibili figuracce hanno ottenuto come risultato un gran numero di testimonianze su quanto sia vero ciò che ha scritto don Ariel, anche da parte di parecchi sacerdoti.

Siamo certi che i neocatecumenali, anziché confrontarsi onestamente con ciò che è affermato nel libro, reagiranno coi loro soliti metodi:
  1. fingere che il libro non esiste. Un po' come dire: "meglio non andare dal medico perché se ho qualche malattia la noterà";
  2. negare il contenuto del libro, a prescindere. Il Tripode Kiko-Carmen-Cammino può solo essere lodato; è vietato accorgersi che qualcosa che non va;
  3. proclamarsi vittime perseguitate blaterando di "Signore" di qua e "Signore" di là, contrapponendo la ragione all'esperienza ("nella mia esperienza non è come dite voi!", da intendersi: "non è come afferma la ragione"), in modo da schivare le questioni ed evitare perfino di fare ipotesi;
  4. sciorinare le solite lenzuolate di slogan, di kikomplottismo e di copia/incolla di documenti che non c'entrano niente, condendole di insulti all'autore, illudendosi di capire senza leggere, di poter giudicare senza capire, di aver ragione per il solo fatto di aver giudicato. Il Cammino è un superdogma;
  5. qualsiasi altra applicazione del loro credo fondamentale secondo cui è sacrosanto mentire e ingannare, se ciò torni utile per difendere il Cammino, i suoi capicosca, i suoi "arcani", le sue opere.
Ma tanto il libro non è per loro. Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Il libro è per quei cattolici - anzitutto parroci e vescovi - che occorre informare prima che si vadano a infognare in quella setta.

sabato 14 settembre 2019

LA COMUNITÀ TERAPEUTICA NEOCATECUMENALE

La setta neocatecumenale,
ultimo libro di don Ariel
In Wikipedia si trova la seguente definizione di “comunità terapeutica”:
è configurabile come un'organizzazione la cui principale finalità è la modificazione del comportamento e il recupero di persone deviate dalla norma sociale.
Questa definizione si può applicare al Cammino? Sì:
  • "è configurabile come un'organizzazione": la deviazione, per il Cammino, non riguarda la "norma sociale" ma la "spiritualità sbagliata";
  • "modificazione del comportamento": nel Cammino avviene su diversi piani, quando vieni “scrutinato” dal “personale”, quando vai in “convivenza” e quando partecipi alle “attività di gruppo”, quali missioni in piazza, convivenze di inizio corso, GMG…).
La definizione di “comunità terapeutica” aggiunge che
Il comportamento degli utenti più anziani e degli operatori, spinge in modo intensivo il nuovo arrivato nel gruppo a:
  1. comportarsi in conformità alle norme della comunità;
  2. avere fiducia negli altri;
  3. parlare dei propri problemi ed angosce;
  4. lasciarsi coinvolgere come membro attivo della comunità.
Ma guarda un po' che somiglianza col Cammino Neocatecumenale! Infatti:
  •  “il comportamento degli utenti più anziani e degli operatori, spinge in modo intensivo il nuovo arrivato nel gruppo...” (gli “utenti più anziani” nel Cammino Neocatecumenale si chiamano “catechisti”, anche loro a suo tempo hanno ricevuto la “terapia”, o la stanno ancora ricevendo);
  1. “...a comportarsi in conformità alle norme della comunità (e ce ne sono di norme nel Cammino Neocatecumenale!)
  2. avere fiducia negli altri” (soprattutto nel personale “catechista”)
  3. parlare dei propri problemi ed angosce (avviene nelle “convivenze”, negli “scrutini”, nei “giri di esperienze”...)
  4. lasciarsi coinvolgere come membro attivo della comunità” (il coinvolgimento riguarda tutta la vita: preparazioni di liturgie, centopiazzate, gadget da comprare ed esibire...)
Cioè non basta “dimostrare la fede”, come dice Kiko. Serve anche come indice che il soggetto sta andando “nella giusta direzione” del processo di kikizzazione. «Sei aperto alla vita? Fai le lodi? La dai la decima?...»

Ma vediamo ancora la definizione di “comunità terapeutica”:
Di fronte al comportamento problematico della persona che lo sta esprimendo, la cultura della comunità motiva, guida e richiede agli utenti e agli operatori, di esporsi e di assumere di fronte ad esso un atteggiamento finalizzato a produrre un cambiamento.
Ma guarda! Sta proprio parlando del Cammino. Infatti:
  • la «cultura della comunità», nel Cammino, viene "motivata" dai cosiddetti "catechisti" e dai loro fanatici;
  • la «guida» è appannaggio esclusivo dei cosiddetti "catechisti";
  • tutti concorrono alla finalità di «produrre un cambiamento» consistente nell'assorbire gradualmente i dettami kikiani.
Quanto alla terapia di gruppo vi si legge:
I membri spesso identificano inconsciamente il terapeuta di gruppo e altri membri del gruppo con i propri genitori e fratelli in un processo che è una forma di transfert specifica per la psicoterapia di gruppo.
Infatti nel Cammino i cosiddetti «catechisti» si sotituiranno ai genitori, elargendo ordini e consigli, spesso anche al coniuge.
Ed ancora:
...possono imparare a evitare di ripetere inconsciamente modelli interattivi passati, inutili nelle relazioni attuali.
Infatti nel Cammino Neocatecumenale è tassativamente vietato ripetere i "modelli passati", inutili nelle relazioni neocatecumenali, come il fare opere di carità, partecipare alle attività di parrocchia, vivere devozioni e pellegrinaggi che non vengono organizzati dalla setta, avere un sacerdote come direttore spirituale, fare volontariato…).



Sembra quasi inutile sottolineare altre affinità delle “comunità terapeutiche” con le “comunità neocatecumenali”.

In effetti quando vi appartenevo (alle comunità neocatecumenali), avevo una certa sensazione che il GRUPPO CHIUSO delle convivenze e soprattutto degli SCRUTINI assomigliasse molto ad una comunità terapeutica, a parte il connotato specifico di soffrire di certi tipi di disturbi conclamati.

Il disturbo comune a tutti i camminanti, infatti, non è di natura psichiatrica, ma consiste nel fatto comune di aver vissuto in modo disordinato la propria vita spirituale e quindi di dover “abbandonare il vissuto precedente per adottare il modello proposto dalla comunità”, in questo caso non per la guarigione mentale, ma per quella “spirituale”.

Il “cerchio” che si crea ogni volta alle CONVIVENZE DOMENICALI serve proprio a questo.
L’incipit originario sarebbe stato che ogni persona che parla della sua “esperienza”, debba fare riferimento agli accadimenti avvenuti nel mese trascorso che gli hanno fatto presente la presenza di Dio nella propria vita.

Il fatto che spesso il sacerdote non partecipi a queste giornate, o sia un indottrinato neocatecumenale incallito, porta all'inevitabile conseguenza che ognuno devia immancabilmente dal presupposto iniziale per dare libero sfogo ad ogni serie di argomenti a caso, soprattutto per quelli che intendono evitare di parlare di sé o per quelli (la maggioranza) che sul tema non hanno nulla da dire.

Non è raro che si accendano polemiche o veri e propri litigi, che nessuno calmiera, ma anzi, si creano proprio le fazioni a favore dell’uno o dell’altro.
Naturalmente il favore si indirizza sempre alle stesse persone, qualsiasi cosa dicano, per il fatto che nella comunità rappresentano un ruolo accreditato.

Si tratta infatti di una “comunità terapeutica” senza terapeuta, dove gli utenti fanno quello che gli pare senza controllo alcuno. Diventa un gioco di forze e di potere interno.

Se il signor Argüello non aveva le forze per costruire questa torre, cioè sufficienti sacerdoti a garanzia dell’ortodossia e del buon andamento della “terapia”, era molto meglio lasciar perdere, invece che mandare centinaia di “comunità” allo sbaraglio puro, fuori controllo, pompate ed invasate a caso.

Passando invece al “cerchio terapeutico” per eccellenza, cioè gli SCRUTINI, qui il gioco si fa molto più duro.

In questo caso esiste il terapeuta, cioè il cosiddetto "catechista", ma per il solo fatto di non avere alcuna formazione umana né spirituale, i danni che derivano da questa “terapia” sono incalcolabili.

Sarebbe come mettere in mano le sedute dell’anonima alcoolisti a gente che ha solo sentito vagamente parlare di dipendenza dall’alcool e non ha assolutamente alcuna formazione specifica in merito. Ne deriverebbero danni inenarrabili.

Infatti all’anonima alcoolisti non funziona così.
Nel Cammino invece sì.

Il povero malcapitato quindi, credendo di aver a che fare con vere guide spirituali laiche (?), apre più o meno la sua vita a dei predatori casuali. Dietro precise e insistenti domande spesso racconta della sua vita sessuale in dettaglio (alcune cose che ho sentito mi hanno messo addosso un disagio profondo, e non sono per niente moralista), il suo rapporto col denaro, sommamente per dichiarare che è avaro (peccato da denunciare sempre, vero o falso che sia), il suo rapporto coi genitori, coi figli, col marito… Ogni singolo angolo della sua vita viene scandagliato senza prudenza né limite.

Naturalmente questo avviene se uno accetta di farsi indagare, perché sono decine e decine coloro che non “si sbottonano” e raccontano falsità palesi e riconoscibili per chi li conosce, vanificando totalmente lo spirito informatore alla base della “comunità terapeutica”, giocando sporco, falsificando e mentendo.
Nella "comunità terapeutica" quelli sono coloro che dicono di "non aver bevuto per tutto il mese" e invece si sono scolati diversi liquori di nascosto. A che serve loro la "terapia"? A nulla, perché ci stanno in doppiezza.

Spesso sono quelli che hanno maggior successo perché dicono esattamente quello che il “terapeuta” vuole che dicano, vero o falso non importa, dal momento che il “terapeuta” ha a cuore cose più importanti che la crescita spirituale (come ad esempio: «La dai la decima?»).

È proprio quel senso di “appartenenza” di cui si parlava all’inizio, che sta alla base dell’«appartenenza» ad una “comunità terapeutica neocatecumenale”: “Gli esseri umani sono animali sociali... Un gruppo coeso è quello in cui tutti i membri provano un senso di appartenenza, accettazione e valorizzazione”.

Però le comunità non sono “coese”, sono soltanto “chiuse”.
L’apparente coesione è data soltanto dalla consapevolezza che uscendo si incontrano solo difficoltà dovute all’isolamento e ad altro e quel nido caldo, anche se isolato in cima ad un albero, diventa l’unica alternativa per chi non avrà mai ali per volare.

giovedì 12 settembre 2019

Il Cammino Neocatecumenale: un Itinerario di Formazione per diventare “Fedeli” al Tripode.

Il Tripode, il famoso Tripode del Cammino, ossia lo “sgabello che si regge su tre piedi”: con esso ci hanno rotto la testa per una vita. Ci hanno ripetuto, fino allo sfinimento, che tutto il Cammino Neocatecumenale poggia su un Tripode e dunque se togli anche uno solo dei suoi tre piedi, lo sgabello cade, il Cammino non regge.

Questo Tripode deve essere ben saldo di sicuro perché è il Trono sul quale Kiko “mostra la sua gloria”, non certo la "gloria del Signore" che è stata a cuore a tutti i santi - quelli veri - mentre Kiko si impegna di oscurarla in ogni modo. Parafrasando uno dei canti più celebri del cammino, non sono neanche i "suoi nemici" che vengono posti “a sgabello dei suoi piedi” ma gli stessi poveri fratelli camminanti che un giorno - per loro somma sventura - gli hanno dato ascolto e hanno creduto in lui, riducendo se stessi a suoi schiavi per il restante della loro vita, poiché hanno posto l’idolatria kikiana, come subdolamente istillato in ogni occasione, al di sopra di tutto: del loro lavoro, della famiglia, della loro stessa vita e finanche della morte.

Un commento da Veterano:
È insistente nel cammino neocatecumenale l’ossessivo richiamo all’obbligo assoluto di partecipare inderogabilmente al Tripode da esso presentato già alle catechesi iniziali, e cioè partecipare obbligatoriamente a tutte quante le iniziative da esso proposte.

Certamente nei primi anni viene lasciata una certa libertà nel partecipare, ma lentamente e con gli anni diventa sempre più qualcosa di gravoso. La pena da pagare è quella che alla successiva visita dei catechisti viene chiesto al responsabile se i fratelli sono “Fedeli” al tripode e cioè la celebrazione del mezzo della settimana, quella del sabato e la convivenza mensile. Se qualcuno risulta mancante di questa “Ubbidienza” i catechisti replicano: “Capisci perché le cose ti vanno male?” Perché è obbligo che a tutti i neocatecumeni deve andare male, perché il cammino inculca che tutti sono tuoi nemici, anche la moglie con cui hai fatto quindici figli, anche i figli che si dovrebbero amare più della propria vita. Ma non mi voglio addentrare in questo problema perché altrimenti mi vengono le lacrime agli occhi per quanta sofferenza ho visto e sperimentato sulla mia famiglia e su altri fratelli della comunità. Soprusi di tutte le specie. Mi vorrei invece soffermare su un problema molto semplice da risolvere per chi veramente ha buona volontà nel vedere la “Verità”.
Se non vai a qualche convivenza di normale amministrazione, devi giustificarti e devi avere motivi più che validi per non andare. Non così per le convivenze di inizio corso, degli scrutini e per chi è “catechista”, itinerante o famiglia in missione. Le convivenze per loro pensate sono obbligatorie, niente li può giustificare, anche se dici che hai da accudire qualcuno malato o anche se tuo padre è morto, la risposta più diffusa è: “Lascia che i morti seppelliscano i morti”, l’altra preferita è quella che ti dicono che sei tu il malato che ha bisogno di cure e l’incontro con Cristo è imperdibile.
Questo piace a Kiko
Parentesi da Pax:
(Qui a conferma vorrei inserire una mia esperienza diretta. Partecipavo alla consueta convivenza di itineranti di tutto il mondo che si tiene a Porto San Giorgio con cadenza regolare. Come spiega Veterano queste convivenze sono obbligatorie al punto che per nessuna ragione potevi mancare. Dovevi arrivarci anche "con la lingua per terra" come suol dirsi; unica giustificazione ammessa: dovevi essere defunto.

Dopo due giorni che la convivenza era iniziata un presbitero itinerante di quelli storici arrivò trafelato, ma comunque arrivò, in una convivenza che mediamente durava 15 giorni buoni.

Apro una parentesi nella parentesi: pensate voi 15 giorni a bighellonare tra la mitica tenda/merkabà, la sala azzurra, la sala della scrutatio, le cellette e i vari hotels, il tutto, com'è ovvio, a spese dei fratelli ordinari del Cammino/“paganti decima”. Quindici interminabili giorni a raccontare a Kiko e Carmen solo quello che volevano sentirsi dire, ormai ognuno sapeva cosa. 15 giorni in cui, se volevi sentire qualche verità vera dovevi solo prestare l’orecchio alle conversazioni nei circoli ristretti tra i vari gruppi costituiti di complici e sodali che si ritrovavano durante le pause, ai vari tavoli al ristorante o nelle hall degli alberghi, allora sì che ne sentivi delle belle e scoprivi cosa si nascondeva dietro gli altarini dell'ipocrisia sommamente diffusa tra gli itineranti! Ebbene, dicevamo che il nostro presbitero super-fedelissimo arrivò trafelato durante il secondo giorno di convivenza, poiché aveva appena seppellito suo padre, appunto. Non dimenticherò mai il suo ingresso in Tenda, accompagnato dalla “calorosa” accoglienza di Carmen - la quale, mentre ancora lo vedeva arrivare attraverso le vetrate che ne segnano il perimetro, declamò a gran voce e a futura memoria il famoso "Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti" - la soave e dolce Carmen Hernández, non appena lo sventurato ebbe messo piede in Tenda, lo apostrofò con tono sprezzante: “Adesso arrivi?” “Oggi avevo la sepoltura di mio padre” “Puoi anche andartene. Per te è passato il kairòs!”
Neanche una parola sul dolore appena vissuto, una parola di condoglianze. Anche questo è addestramento neocatecumenale, palestra di vita che vale per tutti e tutti ammaestra.)

Continua da Veterano:
Croce
irriverentemente inquinata
Bene, forse allora sbaglia Paolo quando dice a Timoteo: “Se poi qualcuno non si prende cura dei suoi cari, soprattutto di quelli della sua famiglia, costui ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele” (1Tm 5,8). Non dice neanche per malattia dove occorre necessariamente un’assistenza, ma parla di averne cura, significa che prima del cammino c’è la famiglia, che regni l’armonia, in accordo anche con quello che dice in precedenza “perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?” (1 Tm 3, 5).
Per non parlare poi dell’ubbidienza che la moglie deve avere per il marito, se entrambi nel cammino la moglie deve essere sottomessa, se il marito è fuori dal cammino, allora è da combattere, da convertire, ma soprattutto da disubbidire perché nelle mani di satana. Scordando che c’è un sacramento che è molto più importante di ciò che dice il cammino! Anche gli eventuali figli sono soggetti alla “Patria” potestà della madre, l’opinione del padre, su come gestire i figli è del tutto ignorata! Secondo quel versetto della lettera a Timoteo che sopra ho citato, non dovrebbe essere che la moglie abbia cura del marito che sicuramente sta soffrendo le pene dell’inferno?
Altre frasi bibliche sarebbe buono che i fratelli del cammino leggessero con attenzione e le meditassero possibilmente con la propria intelligenza. Cme prima domanda si dovrebbero chiedere perché queste frasi che riporto qui sotto, non vengono mai date come citazioni da scrutare. Non dirò altro perché già troppo eloquenti nello smascherare un’abbondante quantità di eresie che vigono come mentalità affermata da non discutere.
(Gc 1, 13-15).“Siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi” (Gc 1, 22)“Se qualcuno pensa di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il suo cuore, la sua religione è vana” (Gc 1, 26).
Un’ultima parola sull’ubbidienza: Essa è la causa della cacciata della mia intera famiglia dal Cammino, perché non ho voluto ubbidire e ho detto chiaramente che dopo avere finito il cammino e dopo avere fatto anche la tappa aggiuntiva del “Matrimonio Spirituale” non intendevo più avere a che fare con i cosiddetti “catechisti”. Parole liberatorie che ci sono costate la “Damnatio memoriae”: nessuno dei fratelli della comunità si ricorda più di noi.
(da: Veterano)

martedì 10 settembre 2019

TROVA LA DIFFERENZA: EVANGELICO O NEOCATECUMENALE?

Se avessimo ancora dei dubbi riguardo a quale professione religiosa assomigli di più il Cammino Neocatecumenale, possiamo toglierceli leggendo questo articolo della Chiesa Cristiana Evangelica (una denominazione protestante abbastanza nota) in cui ci sono -che combinazione!- numerosi punti di vista tipicamente neocatecumenali e in opposizione al cattolicesimo.

Noi, per chi fosse confuso, apparteniamo alla Santa Chiesa Romana CATTOLICA ed Apostolica, gli Evangelici sono “ALTRO”, per loro stessa ammissione.

DIFFERENZE:
Cosa dicono i protestanti sul Battesimo:

Il Signore, Gesù Cristo, non ha mai detto di battezzare i bambini. Può chiedere il battesimo soltanto chi ha creduto. Per questo motivo battezziamo soltanto chi ha fatto una confessione di fede in Cristo. Come leggiamo nel Vangelo di Marco 16,15:
Poi disse loro: «Andate per tutto il mondo e predicate l'evangelo a ogni creatura; chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato.»
Battezzare un neonato che non può esprimere la propria volontà non corrisponde al carattere di Dio che vuole che le persone scelgano di seguirlo liberamente con la propria volontà. Dio non ha dato a nessuno l’autorità di fare di un altro un cristiano. Diventare un seguace di Gesù non può essere la scelta dei genitori ma è una scelta personale.

Battezzare i bambini è un errore grave perché le persone si illudono di essere cristiani. E invece non lo sono.

Il Battesimo è un importante simbolo che Gesù ci ha lasciato. È la pubblica testimonianza di chi ha dato la sua vita a Cristo. Pietro disse loro: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo.»
(Nota: in realtà il battesimo dei bambini è indirettamente attestato nelle Scritture fin da Pietro e gli Apostoli, e lasciare un bambino senza battesimo è come lasciarlo malato in attesa che decida personalmente di farsi curare. La "malattia" in questione è il peccato originale. Nel Cammino non solo si ripete la scenografia protestante, ma si tende a rinviare il battesimo dei bambini almeno fino alla Pasqua successiva, in modo da celebrarlo con le scenografie di Kiko...)


Battesimo Evangelico

Battesimo neocatecumenale

Cosa dicono i protestanti su Maria e i Santi:
Per noi Maria è una donna speciale, perché fu scelta da Dio per portare nel suo grembo il nostro Signore e Salvatore, Gesù. Lei non essendo ancora sposata accettò di restare incinta miracolosamente, rischiando di essere lapidata. Maria è per noi un esempio di ubbidienza e fede, alla pari di altri grandi uomini di Dio, come Abramo, Mosè, Daniele ecc.
[...]
La Bibbia ci insegna a rivolgerci in preghiera al Creatore e non alla creatura. Pregare e ringraziare la creatura, vuol dire: dare gloria a chi non dobbiamo darla. Dio è Creatore, Dio è onnipresente. La creatura, Maria, non può essere onnipresente, essendo creatura. La Bibbia dice in Romani 1:
«Essi che hanno cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura, al posto del Creatore che è benedetto in eterno. Per questo Dio li ha abbandonati.»
Quindi siamo convinti alla luce della Bibbia che Dio non vuole che preghiamo i Santi o Maria. Nella Bibbia troviamo scritto molte volte che Dio è un Dio geloso e che non darà la sua gloria a nessun altro.
Isa 42:8 Io sono l'Eterno, questo è il mio nome; non darò la mia gloria ad alcun altro né la mia lode alle immagini scolpite.
Dogma di fede cattolica:
Maria è assunta in Cielo
in anima e corpo -
non solo l'anima come dice Kiko

(Nota: i protestanti - e i neocatecumenali - fingono di non sapere che la preghiera ai santi e a Maria è richiesta di "intercessione" presso Dio. Fingono di non sapere che gli specialissimi privilegi concessi alla Vergine sono in realtà dovuti al fatto che non è semplicemente una "donna speciale": per esempio, poteva forse il Redentore nascere in una storia umana - cioè di peccato -, sia pure da una "donna speciale"? poteva forse la Madre di Dio passare attraverso la dissoluzione della morte - come qualsiasi peccatore, ancorché santo -, e aspettare il Giudizio Universale prima di poter accedere al Paradiso? se la Beatissima Vergine fosse solo una "donna speciale", se ne deduce che Gesù è al massimo un "uomo speciale". Anche i neocatecumenali vanno blaterando scempiaggini del genere, dicendo corbellerie kikiane-carmeniane come quella eresia del "Gesù fece esperienza del perdono del Padre"; e anche se si riempiono la bocca di paroloni "Shekinà del Signore", non sono realmente devoti dell'Immacolata Regina degli Angeli e dei santi. Infine, vi pare possibile che per venti secoli i santi di tutte le epoche - precedenti e successive alla ribellione protestante - si siano sbagliati a essere devoti della Vergine?)


Cosa dicono i protestanti sulle statue:
Se leggiamo i dieci comandamenti come sono scritti nella Bibbia in Esodo 20, il secondo comandamento dice questo:
Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai, perché io, l'Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso…
Dio non vuole che l’uomo si faccia delle statue come oggetti di culto. Invece la Chiesa Cattolica è piena di statue e la gente li usa come oggetto di culto. Gli Ebrei fino ad oggi non hanno statue di nessun tipo e nemmeno i cristiani Evangelici. Di fronte alla Bibbia siamo convinti che il culto attorno alle statue e immagini all’interno della Chiesa Cattolica sia un grosso errore. [...]
Leggiamo il decimo comandamento come Dio l’aveva scritto Esodo 20, versetto 17:
«Non desiderare la casa del tuo prossimo, non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».
(Nota: i protestanti non capiscono - o per comodità e polemica fingono di non capire - che statue e immagini sacre non vengono "adorate" dai cattolici. Il soldato in guerra che guarda la foto sbiadita e strappata della propria amata, non "ama" la foto, ma ciò che la foto gli ricorda. L'idolatria condannata nella Bibbia è la pretesa che la statua, il totem, l'immagine, sarebbe davvero "divina", anziché una rappresentazione artistica che ispira preghiera e devozione. Ricordiamo in particolare che nel Cammino l'unica "arte" ammessa è quella autoelogiativa di Kiko, col Redentore rappresentato con le fattezze di Kiko, la Trinità rappresentata da Kiko-Carmen-Pezzi, i funerali kikizzati, il presepe di Palomeras Kiko Altas, la cella di SanKiko aperta ai pellegrini, la cosiddetta "icona del Cammino" con le scritte "Maria Kiko", tanto per far capire chi è che i kikos devono considerare come redentore...)


Cosa dicono i protestanti sull’eucaristia:
La Chiesa Cattolica insegna la dottrina della transustanziazione, cioè che l’ostia durante il rito dell’eucaristia si trasformi in vero corpo di Cristo e il vino si trasformi in vero sangue di Cristo.
[...] 1. Cor 11,23-26:
Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: "Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me
Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: "Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me". Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga.

Santa cena evangelico-protestante







Mensa neocatecumenale











(Nota: i protestanti sbagliano poiché in realtà il Signore ha comandato agli Apostoli di celebrare l'Eucarestia, non una "santa cena" nel senso di pio ricordino. Colui che risuscitava i morti solo volendolo, guariva gli storpi solo volendolo, moltiplicava pani e pesci solo volendolo, azzerava venti e tempeste, quando ha detto «questo è il Mio corpo» non poteva star parlando per metafore. Se fosse bastato celebrare una cena-"ricordino"-memoriale, non avrebbe scelto il momento più drammatico del suo ministero per istituirla e non avrebbe detto «è il Mio corpo», ma avrebbe detto "vi significherà/ricorderà il Mio corpo". Precisiamo pure che i kikos non credono nella presenza reale: per loro il Signore "passa", non permane; per loro l'Eucarestia è un rituale che va bene solo se si celebra alla maniera di Kiko e Carmen, rituale autocelebrativo che dà eccessivo peso all'aspetto "conviviale", tant'è che usano le pagnottone e le insalatiere)


Cosa dicono i protestanti sul purgatorio:
Nella Bibbia non esiste il purgatorio. Esiste soltanto l’inferno e il paradiso, cioè la morte eterna e la vita eterna (Luca 16 e tanti altri passi). Non esiste un luogo di espiazione temporanea di peccati. Gesù Cristo quando è morto sulla croce ha espiato i nostri peccati. Non li ha espiati a metà ma completamente. L’insegnamento del purgatorio invece ha prodotto un sacco di anomalie e stranezze come le indulgenze ma anche le messe per i morti. Sono state proprio le indulgenze vendute dall’inviato del Papa che ha fatto scattare la riforma di Martin Lutero.
Dio non ha mai detto nella Sua Parola che noi possiamo fare qualcosa per la salvezza delle persone defunte.
(Nota: nella Bibbia esiste il purgatorio - solo che non viene chiamato così, e Nostro Signore stesso in Mt 5,25-26 allude alla purificazione che evita la perdizione -, e nell'Antico Testamento si riporta anche del pregare in suffragio per i defunti - cfr. il caso dei sette fratelli Maccabei: se i defunti non rischiassero il purgatorio, non avrebbero bisogno di preghiere in suffragio, non potrebbero “lungo la via” ottenere salvezza. Del resto non tutti i peccati sono peccati mortali. Ma come al solito i protestanti censurano o mistificano ciò che della Bibbia non fa loro comodo.
Ricordiamo in particolare che la ribellione di Lutero scattò dal fatto che i banchieri tedeschi Fugger, che avevano in appalto la raccolta delle indulgenze, l'avevano rapidamente trasformata in commercio facendo leva su qualche ecclesiastico corrotto, e ai prìncipi tedeschi non pareva vero poter confiscare i beni ecclesiastici.
Riguardo al Cammino, non solo non si parla mai di purgatorio, ma si insinua che il paradiso sarebbe una cosa automatica per tutta la comunità che ubbidisce a Kiko, e l'inferno sarebbe solo per chi non fa il Cammino o, peggio, lascia il Cammino)


Cosa dicono i protestanti sul Papato:
“Ma voi non fatevi chiamare maestro, perché uno solo è il vostro maestro: Il Cristo, e voi siete tutti fratelli. E non chiamate alcuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è vostro Padre, colui che è nei cieli. Né fatevi chiamare guida, perché uno solo è la vostra guida: Il Cristo.”

Gesù proibisce ai suoi di farsi chiamare con il titolo “padre”. Eppure i preti e anche il cosiddetto “Papa” lo fanno. Lui stesso vuole essere il capo della sua chiesa, e che i credenti siano tutti fratelli. Le Chiese Evangeliche quindi non hanno e non riconoscono un Papa, però sono legati tra di loro da uno Spirito di forte comunione. Le chiese evangeliche non hanno una direzione centrale (come la Chiesa Cattolica o i Testimoni di Geova), la quale determina la dottrina. Noi non abbiamo un libro oltre la Bibbia, che spiega il nostro credo, perché la Bibbia stessa è il nostro credo.
(Nota: il Signore ha detto: «E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa», Mt 16,18; cioè il Signore ha edificato un'unica chiesa valida fino alla fine dei tempi - la Sua - e l'ha edificata su Simon Pietro, capo degli Apostoli e "primo Papa". Le chiese protestanti e sedicenti "evangeliche", non rispettano il Vangelo, e lo interpretano in modi diversi a seconda delle convenienze, col sottinteso che per 15 secoli - cioè prima di Lutero - tutti avrebbero sbagliato a credere che l'unica possibile Chiesa è stata edificata su Pietro e dunque sui suoi successori. Essere in "forte comunione" ma fuori dall'unica vera Chiesa, significa aver inventato un'elegante scusa per disubbidire al Signore che ha detto: «Tu sei Pietro».
Nel Cammino Neocatecumenale vige la stessa mentalità protestante: infatti il Papa viene da loro ipocritamente elogiato e puntualmente disubbidito - si consideri ad esempio la questione della liturgia, o le manovrine "tutto all'insaputa del Papa" - proprio come se pensassero che il Cammino non debba adeguarsi alla Chiesa edificata su Pietro, come se ciò che comanda Kiko debba essere fatto anche se contraddice la fede, anche se va contro il Papa)



Cosa dicono i protestanti sul Celibato:
L’imposizione del celibato ai preti non viene da Dio. Per qualcuno può essere buono non sposarsi per avere più tempo da dedicare al ministero per Dio (come l’apostolo Paolo). Ma la normalità per un servitore di Dio è il matrimonio. La Bibbia (l’Apostolo Paolo) dice in 1Tim3,2:
«Bisogna dunque che il vescovo, sia irreprensibile, marito di una sola moglie, … uno che governi bene la propria famiglia e tenga i figli in sottomissione con ogni decoro; ma se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio?.»
Un prete dovrebbe avere la sua famiglia per dimostrare di essere un buon capo famiglia. Solo allora potrà essere un buon ministro della chiesa di Dio. La famiglia è il banco di prova per un servizio e una responsabilità in chiesa.
(Nota: i protestanti fanno grande confusione fra la vocazione al sacerdozio e quella al matrimonio. È vero che il celibato sacerdotale è una norma ecclesiastica - quindi solo formalmente "non viene da Dio" -, ma la vita sacerdotale richiede una dedizione totale, quasi sempre incompatibile con i doveri di un uomo sposato. Quella stessa citazione di 1Tim 3,2ss è sufficiente per capire che l'Apostolo già immaginava perfettamente quanto fosse più libero da pesi un vescovo celibe.
Il fatto è che i protestanti disprezzano il sacerdozio, tentando di ridurlo ad un mestiere, una figura simbolica e ornamentale. Proprio come avviene nel Cammino Neocatecumenale, dove viene il “presbitero” viene conservato solo per dare una parvenza di cattolicità alla setta. Nel Cammino, infatti, la gerarchia è composta dai cosiddetti "catechisti", laici, sposati, e per lo più ignoranti e arroganti, la cui parola vale più di ciò che comanda il sacerdote, il vescovo, il Papa).



In un altro articolo si trova aggiunta un'altra considerazione dei protestanti e dei neocatecumenali:
“A motivo della caduta di Adamo, l’intera razza umana ereditò la natura peccaminosa e fu estraniata da Dio. L’uomo è schiavo del peccato, totalmente corrotto, perduto e incapace di salvarsi”.
(Nota: noi cattolici sappiamo che l'uomo non è completamente schiavo del peccato. L'uomo, accettando liberamente la divina grazia, può resistere al peccato, può - e deve - sforzarsi di non peccare. Quel corto circuito dei protestanti e dei neocatecumenali, "l'uomo non può non peccare", censura il libero arbitrio dell'uomo che può sempre ravvedersi e riconciliarsi col Signore, cancella l'azione della grazia di Dio, offerta in modi misteriosi ad ogni anima fino alla morte, cancella la necessità del fuggire le tentazioni...)

Dicono ancora i protestanti:
“La salvezza dell’anima non è frutto di opere meritorie ma esclusivamente un’opera sovrannaturale di Dio, un dono di grazia che l’uomo riceve quando si ravvede dal proprio peccato e crede per fede nel sacrificio di Cristo e lo spargimento del Suo sangue sulla croce”.
(Ravvedersi dal peccato è possibile solo per quello commesso “prima” di credere per fede nel sacrificio di Cristo. Come la si mette col peccato che avviene “dopo”, dato che l’”uomo è schiavo del peccato, totalmente corrotto e incapace di salvarsi?”. Non vorranno mica farci credere che l’incontro con Gesù ti mette al riparo da ogni peccato futuro? Proprio uguale al Cammino Neocatecumenale.
Ricordiamoci anche che Giuda Iscariota si pentì ma andò a uccidersi: "ravvedersi" significa anche accettare il perdono di Dio, desiderare la grazia di Dio. Non a caso Nostro Signore ha istituito il sacramento della riconciliazione)



Il neocatecumenalismo ha strepitosi punti di contatto con i protesttanti: a questo punto ci chiediamo: perché i kikos vogliono essere chiamati cattolici?

Pensateci, pensate a quella “scoperta” che farete nel Cammino Neocatecumenale, quasi per imposizione ed adeguamento, tuttora predicata da Kiko dicendo che Maria “fu assunta in cielo con l’anima(e non col corpo), come succederà anche a noi. Quindi noi come Maria, nessuna differenza.

Pensateci: nessun movimento cristiano “ribattezza” i suoi aderenti.
Nel Cammino Neocatecumenale, anche se si dichiara “riscoperta”, il fatto di essere “simbolicamente” “ribattezzati” da adulti, insinua l’idea che solo DOPO il fasullo doppione si possa essere cristiani. Ossia dopo circa 30 anni di “catechismo.

Il tasto poi dell’Eucarestia non meriterebbe nemmeno menzione, tanto è dibattuto ed evidente. La “santa cena” del “banchetto alla mensa” con un unico PANE ed un unico CALICE DI VINO, ricordano tanto qualcosa…

Anche sul purgatorio ce ne sarebbero da dire.
A parte "Carmen santa subito", anche i comuni camminanti “salgono al Padre” nel giorno della morte. O si credono tutti santi, alla maniera della santa Carmen, o l’idea del purgatorio manco li sfiora (e l'inferno è solo per chi abbandona il Cammino, nevvero?). A proposito, qualcuno sa se son state celebrate Messe in suffragio per la defunta Carmen? No? Ah già, come tutti i neocat era già santa nella “casa del Padre”. Tant'è che hanno subito pubblicato i santini.

Così anche sulla figura del Papa, non mancano somiglianze pratiche con gli Evangelici.
Sì, è vero, il Cammino Neocatecumenale si dichiara fedele al Papa con le parole, lo acclama e lo menziona continuamente, ma nella pratica non lo ascolta e gli disubbidisce.
Acclamare al Papa sembra quasi il prezzo da pagare per rimanere all’interno della Chiesa “CATTOLICA”.
Si sostiene la contrarietà alla gerarchia (accettata nel Cammino Neocatecumenale se funzionale, altrimenti anche ai vescovi si può dare del “Giuda” e “Faraone”), tutti sono “sacerdoti”, “popolo sacerdotale”, non c’è differenza tra clero e laico, anzi, è il laico a guidare.

In ultimo, anche sul celibato. Nell’atto pratico il Cammino Neocatecumenale si comporta come gli Evangelici, sostenendo allo stremo la famiglia molto più del sacerdozio. La predicazione è riservata massimamente a padri di famiglia (a volte anche madri) e i preti vengono ignorati e spesso vessati (quando non sono funzionali), relegando spesso il loro parlare alla sola omelia, specialmente se non sono neocat. Abbiamo centinaia di testimonianze su questo punto.

Faremo anche noi, quindi la nostra CONCLUSIONE:

Nel Cammino Neocatecumenale l’attaccamento al clero ed alla gerarchia è meramente funzionale alla permanenza all’interno della Chiesa, la dimostrazione esteriore che di questa Chiesa “fanno parte”.
La realtà è che trattano i preti come stracci da scarpe e su di loro comandano. Chiamano i vescovi “Giuda” se non li approvano e mentono al Papa dichiarandogli obbedienza per poi fare come vogliono disubbidendo.

Almeno gli Evangelici hanno il coraggio e l’onestà di dichiararsi cristiani “non cattolici”, così è chiaro se prendere o lasciare, mentre il Cammino Neocatecumenale si dichiara cattolico, ma professa una fede che cattolica non è.