martedì 21 settembre 2021

I kikos sono una setta? Risponde un parroco di Madrid

Don Jesùs Silva Castignani è un sacerdote spagnolo, parroco a Madrid e molto versato nella comunicazione social, al punto d'essere diventato un punto di riferimento per l'evangelizzazione tramite web.
In particolare il suo canale YouTube è ricco di contributi sugli argomenti più disparati: ma quello che svetta come numero di visualizzazioni e di commenti (5 volte superiori al suo standard) è in assoluto il video intitolato: "I kikos sono una setta?"
Il titolo dice già tutto. Se avete la pazienza di seguirci, o di visualizzare il video di don Jesùs, vedrete che non è assolutamente casuale.

Il bravo sacerdote, pur essendo modernissimo per quanto riguarda l'uso dei mezzi di comunicazione oggi più efficaci e penetranti, utilizza una strategia retorica vecchia quanto il mondo, e cioè, sotto una patina apparente di benevola difesa del Cammino Neocatecumenale, muove a questa realtà  una serie di critiche pesanti e di sostanza.


Seguiamo il suo ragionamento.

1. In primo luogo: che il Cammino neocatecumenale sia una setta è un tema molto dibattuto.
Don Jesùs rassicura il proprio uditorio: è solo un movimento della Chiesa, da essa approvato e integrato in essa.
Eppure, dice "c'è molta gente che dubita, che pensa sia un'altra cosa...". Nel prosieguo del video sarà ben chiaro il motivo per cui tanti nutrano queste perplessità.

2. Il sacerdote ritiene d'essere un candidato ideale a parlare del Cammino senza pregiudizi: non vi appartiene, non lo segue, non ha seguito le catechesi né  nulla, ha solo celebrato Messa in qualche comunità quando gli è stato richiesto.
Si dimostra infatti a conoscenza di alcune particolarità della Eucarestia del Cammino: monizioni, risonanze, segno della pace prima dell'offertorio, comunione sotto le due specie al posto "quando ricevono il Sacramento dell'Eucaristia".
Nessun accenno alla comunione tutti insieme con il sacerdote: non avendo motivo di dubitare dell'onestà di don Silva Castignani, ipotizziamo che, in sua presenza o per sua esplicita richiesta, durante le sue Messe si rispetti quanto previsto dal Messale Romano.

3. Musica: si cantano una serie di canzoni "dello stesso stile e con lo stesso ritmo" facili da cantare, da accompagnare con la chitarra.

4. L'arcano. Don Jesùs fa intendere che questa regola del Cammino è molto criticata, ma la giustifica con la necessaria riservatezza nel non rivelare all'esterno le confidenze dei fratelli e l'effetto "sorpresa" quando l'arcano è applicato ai vari passaggi del Cammino. Ugualmente, pare che sia "mal intesa". Eppure, dice, caratterizza anche altri gruppi come Effatà, Emmaus e Cursillos. (Stranamente il fraintendimento riguarda solo i neocatecumenali, chissà perché?).

Piccolo appunto a padre Jesùs:  visto che riconosce l'uso dell'arcano in Cammino per mantenere la segretezza, dovrebbe dare più ascolto a ciò che dicono i 'rebotados', cioè gli 'spretati' ex del Cammino, visto che appunto sono gli unici a conoscere direttamente e dall'interno le pratiche occulte neocatecumenali, e non pensare che siano poco credibili o vendicativi. Ma, con un po' di esperienza, ci arriverà anche lui.

 

Della serie: 'Domande retoriche'

 

Qui finisce la difesa d'ufficio del Cammino Neocatecumenale ed iniziano le dolenti note.
Lo capiamo quando il buon sacerdote dichiara che "nessuna realtà nella Chiesa è perfetta, abbiamo tutti dei difetti e delle limitazioni ". Da questo punto in poi cominciano le bastonate.

1. Il Cammino neocatecumenale non è  IL Cammino ma UN Cammino.
Eh sì. Pare che ci sia gente che dice: "io sto NEL Cammino". Invece no: stanno "in uno dei tanti movimenti, congregazioni" eccetera.

2. La gente, nel Cammino, può essere pressante, spiacevole, molesta, può infastidire, ma stiamo attenti a non generalizzare: non sono tutti così! (Mai abbiamo sentito criticare un movimento cattolico per il brutto carattere dei suoi appartenenti: succede solo con il Cammino neocatecumenale).

3. Le persone che appartengono al Cammino neocatecumenale, inoltre, hanno un certo modo di agire che che ripetono per inerzia e tendono a dimenticare alcune cose che il Papa e il Vaticano ricordano loro.
In primo luogo gli Statuti, in forza dei quali sono stati approvati: molte persone del Cammino non li conoscono né li hanno letti.

4. In primo luogo, i neocatecumenali dimenticano l'articolo 13 degli Statuti che stabilisce che l'Eucarestia deve essere aperta a tutti.
Assicura don Jesùs che l'eucarestia delle comunità che lui conosce non è aperta e non figura sugli orari delle Messe. Insomma: alle Eucarestie neocatecumenali non si può accedere liberamente, mentre gli Statuti dicono che devono essere aperte a tutti.

5. I neocatecumenali non si inginocchiano alla consacrazione, mentre il loro Statuti scrivono che devono seguire tutte le norme del Messale romano. Ci sono le due eccezioni del segno della pace e della comunione al posto, spiega don Jesùs, ma il Messale è chiaro sul fatto che, a meno che non si sia in avanzata età o in un luogo molto ristretto, i cattolici devono inginocchiarsi al momento della consacrazione.
Infatti don Silva testimonia di non aver mai visto i neocatecumenali inginocchiarsi alla consacrazione.
La gente del Cammino dice "No, noi non facciamo così ": ma il Cammino deve seguire ciò che dice la Chiesa e ciò che non gli è permesso di cambiare non lo deve cambiare, tantomeno in un momento così importante in cui si adora il Corpo e il Sangue di nostro Signore.

6. Un altro aspetto che le comunità  "dimenticano" è  l'importanza della direzione spirituale: le persone che stanno nelle comunità dovrebbero cercare un sacerdote che le aiuti, le accompagni e dia loro la possibilità di fare dei confronti.
È  vero, ci sono i catechisti che  "aiutano" i neocatecumenali nel corso dei vari passaggi, ma le persone trascurano l'importanza di parlare con un sacerdote della vita di ogni giorno, dei problemi, insomma del "Tu a tu" senza che la comunità sia implicata.
È necessario l'apporto di una persona spirituale che le accompagni, cioè di una direzione spirituale di un sacerdote, perché è importante separare ciò che si vive  nel Cammino da ciò che si vive nella vita personale.

7. Inoltre chi sta in Cammino dimentica che nella Chiesa vi sono altre realtà e che un neocatecumenale può andare alla Adorazione Eucaristica in parrocchia o alla Caritas. Il Cammino neocatecumenale, invece, ha una identità  cosi forte che le persone sono incapaci di vedere tante cose buone che succedono fuori dalla comunità.
Sarebbe bello che partecipassero all'Adorazione del Santissimo. Invece vanno per compartimenti stagni. Perché se sei nel Cammino non puoi partecipare ad un gruppo carismatico? O a un gruppo di giovani in parrocchia?
Bisogna mantenere la libertà di spirito, non chiudersi nel proprio gruppo, ed avere una permeabilità verso altre realtà.

8. Un altro aspetto che don Jesùs ha osservato nel Cammino: i genitori che sono nel Cammino vogliono che anche i propri figli entrino in Cammino "costi quel che costi, succeda ciò succeda". Perciò li forzano, non vogliono che conoscano altre realtà della Chiesa, anche se non si adattano a fare il Cammino, finché a volte se ne vanno dalla Chiesa.
Ma che problema c'è se i figli stanno in un altro gruppo? Sono sempre nella Chiesa. Se si vede che un figlio non tollera la comunità perché  ci sono "cose che non accetta e non comprende", un genitore lo deve invitare a restare nella Chiesa, ad andare in altri gruppi e movimenti per trovare quello che fa per lui.
Che problema c'è se frequenta altri gruppi in parrocchia? Questo le persone del Cammino non lo devono dimenticare: non siamo obbligati tutti a stare sotto lo stesso padrone. Anche se un movimento ti ha cambiato la vita, per i tuoi figli devi fare un passo indietro, ricordando che il Cammino non è  che "un" cammino e che il tuo impegno nel Cammino non deve essere d'ostacolo ad un figlio al punto di alienarlo dalla Chiesa.

Figli forzati a stare nel Cammino

 Riassumendo quanto esposto da don Jesùs i neocatecumenali non sono una setta ma: 

  • credono di essere dei super cattolici che fanno non un'esperienza nella Chiesa ma LA esperienza per antonomasia, l'unica, la migliore;
  • sono persone sgradevoli e si rendono antipatiche;
  • hanno la strana tendenza a dimenticare le sollecitazioni del Papa e i loro stessi Statuti, che, anzi, proprio non conoscono per non averli mai letti;
  • le loro Messe sono chiuse, non aperte al pubblico e non figurano negli orari parrocchiali;
  • non si inginocchiano alla consacrazione . Invitati a farlo, si limitano a far spallucce e a dire "Noi facciamo così ";
  • non permettono ai propri aderenti di avere la guida di un sacerdote che permetta loro di sviluppare una vita spirituale individuale, indipendente da quella della comunità, che permetta loro di relativizzare  ciò che vivono nell'ambito del gruppo neocatecumenale;
  • non permettono ai propri aderenti di frequentare altre realtà ecclesiali, cosa che consentirebbe loro di comprendere che esistono altri modi altrettanto validi di vivere la fede, ed invece si rinchiudono nel proprio gruppo;
  • non permettono ai propri figli di frequentare altri gruppi nella Chiesa, li obbligano a frequentare il Cammino anche se questo può portarli al disgusto e all'allontanamento dalla Chiesa.

Don Jesùs Silva Castignani conclude la propria requisitoria  con la speranza di essere stato chiaro ed utile; e in effetti per noi, e speriamo per molti di coloro che lo hanno ascoltato, è stato di una chiarezza esemplare!

 



 

domenica 19 settembre 2021

Parole di un fondatore: meditate neocatecumenali, meditate!

Dal momento che sul blog si sta parlando di fondatori e del loro carisma, abbiamo ritenuto opportuno riportare alcuni consigli di Padre Jean Claude Colin, fondatore dei Padri Maristi ed uomo di tutti i tempi (tratto da un volantino).

Attenzione: le parole di padre Colin potrebbero risultare molto offensive e urtanti per i professionisti del neocatecumenalismo.


 


"Non fate dell'evangelizzazione un'impresa, un affare che riesca, che bisogna portare avanti costi quel che costi."


 


"Non prendete troppo sul serio strategie ed artifici con lo scopo di far passare il "messaggio" come se aveste qualcosa da vendere. "


 


"Partecipate alla vita della Chiesa locale, ma non predicate troppo. Non lasciatevi prendere dalla trappola delle parole abusate; suscitando sentimenti di fiducia si guadagna più che tuonando e spaventando".



"Abbiate molto pudore. Siate piccoli. Oggi non c'è che la fede e la preghiera che possono convincere gli spiriti, illuminare le intelligenze e toccare i cuori."



"Riscoprite, in una preghiera semplice, lo stupore della fede. Cercate Dio là dove si trova. Semplificate la vostra vita."



"Aiutatevi reciprocamente ad andare contro corrente in questo mondo, dove non si sa più quali siano i veri valori e i veri tesori".


 

"Contemplate vostra Madre e imitatela."



venerdì 17 settembre 2021

Papa Francesco spiega il Decreto che ha modificato lo Statuto neocatecumenale: vuole sradicare gli abusi di potere

Il Santo Padre ieri, giovedì 16 settembre 2021, ha rivolto il proprio saluto ai partecipanti all'Incontro con i moderatori delle associazioni di fedeli, dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, organizzato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, sul tema "La responsabilità di governo nelle aggregazioni laicali: un servizio ecclesiale". Tra le associazioni, movimenti, nuove comunità invitate risultano, volenti o nolenti, anche i rappresentanti del Cammino neocatecumenale, quali destinatari dei provvedimenti di riforma recentemente auspicati e deliberati.

L'intenzione del Pontefice infatti era quella, con il proprio intervento, di spiegare il senso del decreto dell'11 giugno scorso, denominato "Le associazioni internazionali  di fedeli", volto a disciplinare e regolamentare la durata degli incarichi, a tutti i livelli, delle varie realtà ecclesiali laicali.

Oltre a linkare l'intervento di papa Francesco, intendiamo attirare l'attenzione di chi legge su alcuni punti del suo discorso che riteniamo possano essere interessanti, al di là dei brani generalmente riportati dalla stampa specializzata e dai vaticanisti.

Questi punti possono riguardare in modo diretto o indiretto molte delle problematiche del Cammino neocatecumenale che spesso sono state oggetto di attenzione, riflessione e denuncia anche sul nostro blog.

Riteniamo che possa essere difficile che, ancora una volta, i notai e i legulei del Cammino neocatecumenale possano trovare una scappatoia da norme che principalmente prevedono una svolta verso la trasparenza organizzativa di tutte le realtà ecclesiali laicali regolate da uno Statuto approvato. Non fermiamoci al ruolo del fondatore, che potrebbe pure essere salvaguardato: è tutto l'impianto organizzativo del Cammino, la sua 'catena del comando' autoritaria, centralizzata, rigida e opaca  che non può che essere rivoluzionata dalla visione più partecipativa e di servizio voluta, tratteggiata e paternamente imposta dal Santo Padre.

Vedremo se ancora una volta avranno il coraggio di dire: questo decreto non ci riguarda. Noi siamo diversi. Noi siamo "altro".
 
 
Nel suo saluto ai partecipanti all'incontro, rappresentanti di associazioni, movimenti e realtà laicali internazionali, il Pontefice mette subito in chiaro che conosce i malumori suscitati dal Decreto di giugno, volto a limitare e disciplinare i ruoli di potere all'interno proprio delle loro realtà di appartenenza; chiarisce  però che i suoi interlocutori non sono le gerarchie dei loro movimenti, ma tutti gli uomini di buona volontà che ad essi appartengono e su cui si fondano.
Dice infatti a proposito del lavoro fatto anche in questo periodo difficile:
 
«Siete voi e tutto il popolo di Dio che si è schierato in questo, e voi siete stati lì (in terra di missione). Nessuno di voi ha detto: “No, io non posso andare, perché il mio fondatore pensa in un altro modo”. Allora, niente fondatore: qui c’era il Vangelo che chiamava e tutti sono andati. Grazie tante!»
 
Già fin dagli esordi, non oso pensare alle facce i neocatecumenali presenti, che non sono autorizzati a nulla che non sia deciso espressamente dal proprio fondatore: negli Stati Uniti durante il lockdown del 2020 hanno telefonato a Kiko per chiedergli se i presbiteri potevano celebrare Messa nelle case, per fare un esempio, ed è sempre Kiko Argüello ad aver inventato e diffuso la "comunione per asporto".
E forse saranno trasaliti sentendo Papa Francesco affermare:

«Ma troviamo alcuni che confondono il cammino con una gita turistica o confondono il cammino con un girare sempre su sé stessi, senza poter andare avanti

 
Come anche:

«Pensare di essere “la novità” nella Chiesa – è una tentazione che tante volte avviene alle nuove congregazioni o ai movimenti nuovi – e perciò non bisognosi di cambiamenti, può diventare una falsa sicurezza. Anche le novità fanno presto a invecchiare! Per questo anche il carisma a cui apparteniamo, dobbiamo approfondirlo sempre meglio, riflettere sempre insieme per incarnarlo nelle nuove situazioni che viviamo. 
Per fare questo, si richiede da noi grande docilità, grande umiltà, per riconoscere i nostri limiti e accettare di cambiare modi di fare e di pensare superati, o metodi di apostolato che non sono più efficaci, o forme di organizzazione della vita interna che si sono rivelate inadeguate o addirittura dannose

Il Pontefice ha poi continuato:
  
«Il Decreto Le associazioni internazionali di fedeli, promulgato l’11 giugno di quest’anno, è un passo in questa direzione. Ma ci mette in carcere questo Decreto? Ci chiude la libertà? No, questo Decreto ci spinge ad accettare qualche cambiamento e a preparare il futuro a partire dal presente. All’origine di questo Decreto non c’è una qualche teoria sulla Chiesa o sulle associazioni laicali che si vuole applicare o imporre. No, non c’è. È la realtà stessa degli ultimi decenni che ci ha mostrato la necessità dei cambiamenti che il Decreto ci chiede.
E vi dico una cosa su questa esperienza degli ultimi decenni del post Concilio. Nella Congregazione per i religiosi stanno studiando le congregazioni religiose, le associazioni che sono nate in questo periodo. È curioso, è molto curioso. Tante, tante, con una novità che è grande, sono finite in situazioni durissime: sono finite sotto visita apostolica, sono finite con peccati turpi, commissariate… E stanno facendo uno studio. Non so se si può pubblicare questo, ma voi conoscete meglio di me per il chiacchiericcio clericale quali sono queste situazioni. Sono tante e non solo queste grandi che noi conosciamo e che sono scandalose – le cose che hanno fatto per sentirsi una Chiesa a parte, sembravano i redentori! – a ma anche piccole. Nel mio Paese per esempio, tre di queste sono state già sciolte e tutte per essere finite nelle cose più sporche. Erano la salvezza, no? Sembravano… Sempre con quel filo [rosso] della rigidità disciplinare. Questo è importante. E questo mi ha portato… Questa realtà degli ultimi decenni ci ha mostrato una serie di cambiamenti per aiutare, cambiamenti che il Decreto ci chiede.»

Merita ripetere le parole di Papa Francesco: "Le cose che hanno fatto per sentirsi una Chiesa a parte, sembravano i redentori! – a ma anche piccole. . Erano la salvezza, no? Sembravano… Sempre con quel filo rosso della rigidità disciplinare."

Se non vi sentite fischiare le orecchie, signori capintesta del Cammino neocatecumenale, è solo perché Kiko, quando vi ha aperto l'orecchio, vi ha chiuso il cervello!

E non è  finita qui:

«Governare è servire. L’esercizio del governo all’interno delle associazioni e dei movimenti è un tema che mi sta particolarmente a cuore, soprattutto considerando – quello che ho detto prima – i casi di abuso di varia natura che si sono verificati anche in queste realtà e che trovano la loro radice sempre nell’abuso di potere. Questa è l’origine: l’abuso di potere.»

Analizzando le dinamiche del Cammino neocatecumenale, abbiamo più  volte considerato che tutti gli abusi che si verificano tra le sue mura, fisici e spirituali , hanno una comune origine nell'abuso di potere, proprio come affermato da Papa Francesco.
 
Continua il Pontefice :

«Gli incarichi di governo che vi sono affidati nelle aggregazioni laicali a cui appartenete, altro non sono se non una chiamata a servire».

«La nostra voglia di potere si esprime in tanti modi nella vita della Chiesa; ad esempio, quando riteniamo, in forza del ruolo che abbiamo, di dover prendere decisioni su tutti gli aspetti della vita della nostra associazione, della diocesi, della parrocchia, della congregazione. Si delegano agli altri compiti e responsabilità per determinati ambiti, ma solo teoricamente! Nella pratica la delega agli altri è svuotata dalla smania di essere dappertutto. E questa voglia di potere annulla ogni forma di sussidiarietà. 
Questo atteggiamento è brutto e finisce per svuotare di forza il corpo ecclesiale. È un modo cattivo di “disciplinare”. E noi lo abbiamo visto. Tanti – e penso alle congregazioni che conosco di più – superiori, superiori generali che si eternizzano nel potere e fanno mille, mille cose per essere rieletti e rieletti, anche cambiando le costituzioni. E dietro c’è una voglia di potere. Questo non aiuta; questo è l’inizio della fine di un’associazione, di una congregazione.
Magari qualcuno pensa che questa “voglia” non lo riguardi, che questo non accada nella propria associazione.
»
 
Immaginiamo a questo punto  i rappresentanti neocatecumenali, già  posizionati strategicamente nell'ultima fila dell'Aula del Sinodo, cercare di guadagnare l'uscita alla chetichella, come degli scolaretti colti in fallo!

Gli "osservatori" neocatecumenali, strategicamente
posizionati vicino all'uscita



«L’esperienza di vicinanza alle vostre realtà ha insegnato che è benefico e necessario prevedere un avvicendamento negli incarichi di governo e una rappresentatività di tutti i membri nelle vostre elezioni. »
 
Ma quali elezioni? Il Cammino neocatecumenale è nella fase della dittatura del triumvirato, la democrazia rappresentativa è per loro più aerea dell'UFO di Porto San Giorgio.
 
Papa Francesco poi affronta un argomento cruciale: la gratuità  (nel Cammino tanto sbandierata, quando invece pretende di essere pagato a peso d'oro)
 
«C’è poi un altro ostacolo al vero servizio cristiano, e questo è molto sottile: la slealtà. Lo incontriamo quando qualcuno vuol servire il Signore ma serve anche altre cose che non sono il Signore (e dietro ad altre cose, sempre ci sono i soldi)
È un po’ come fare il doppio gioco! A parole diciamo di voler servire Dio e gli altri, ma nei fatti serviamo il nostro ego, e ci pieghiamo alla nostra voglia di apparire, di ottenere riconoscimenti, apprezzamenti... Non dimentichiamo che il vero servizio è gratuito e incondizionato, non conosce né calcoli né pretese. Inoltre, il vero servizio si dimentica abitualmente delle cose che ha fatto per servire gli altri. Succede, tutti voi avete l’esperienza, quando vi ringraziano [e dite]: “Per che cosa?” – “Per quello che ha fatto lei…” – “Ma che cosa ho fatto?”… E poi viene alla memoria. È un servizio, punto.
E cadiamo nella trappola della slealtà quando ci presentiamo agli altri come gli unici interpreti del carisma, gli unici eredi della nostra associazione o movimento – quel caso che ho menzionato prima -; oppure quando, ritenendoci indispensabili, facciamo di tutto per ricoprire incarichi a vita; o ancora quando pretendiamo di decidere a priori chi debba essere il nostro successore. Questo succede? Sì, succede. E più spesso di quello che crediamo.»

 
Eh no, con Kiko Argüello questo non succede: si è tanto "eternizzato" da non aver saputo neppure prepararsi  un delfino, qualcuno che faccia le sue veci. A ben vedere, è pure una fortuna.
E, proprio a proposito di Kiko Argüello, ecco che Papa Francesco spiega come procederà nei confronti dei "fondatori":

«Nel documento del Dicastero si fa riferimento ai fondatori. Mi sembra molto saggio. Fondatore non va cambiato, continua, avanti. Semplificando un po’, direi che bisogna distinguere, nei movimenti ecclesiali (e anche nelle congregazioni religiose), tra quelli che sono in processo di formazione e quelli che hanno già acquisito una certa stabilità organica e giuridica. Sono due realtà diverse. I primi, gli istituti, hanno anche il fondatore o la fondatrice vivi.Benché tutti gli istituti – siano religiosi o movimenti laicali – abbiano il dovere di verificare, nelle assemblee o nei capitoli, lo stato del carisma fondazionale e fare i cambiamenti necessari nelle proprie legislazioni (che poi saranno approvate dal rispettivo Dicastero); invece negli istituti in formazione – e io dico in formazione in senso più largo: gli istituiti che hanno vivo il fondatore, e per questo si parla del fondatore a vita nel Decreto – che sono in fase fondazionale, questa verifica del carisma è più continua, per così dire. Perciò, nel documento, si parla di una certa stabilità dei superiori durante questa fase. È importante fare tale distinzione per potersi muovere con più libertà nel discernimento.»
 
Curioso accostamento
di immagine e titoli
Ebbene, pare che l'ottantaduenne Kiko Argüello possa mantenere il suo ruolo di fondatore-superiore. Però questo vuol dire che il Cammino verrà considerato come una realtà  in formazione, 'ad experimentum', senza stabilità giuridica e che, probabilmente, alla morte del suo fondatore o al suo ritiro per sopraggiunti limiti d'età, immaginiamo fra breve, si dovrà mettere mano al suo Statuto e soprattutto ai suoi organismi di governo e di rappresentatività .
Ciò  naturalmente non invalida il principio secondo il quale tutti gli incarichi devono essere rinnovati e riassegnati dopo la durata massima di dieci anni nell'ottica del servizio, e tutti, compreso quello del fondatore-superiore, devono essere svolti non in funzione della mera occupazione del potere e del suo esercizio personale.
 
Conclude il Pontefice:
 
«Nessuno è padrone dei doni ricevuti per il bene della Chiesa – siamo amministratori -, nessuno deve soffocarli, ma lasciarli crescere, con me o con quello che viene dopo di me. Ciascuno, laddove è posto dal Signore, è chiamato a farli crescere, a farli fruttificare, fiducioso nel fatto che è Dio che opera tutto in tutti (cfr 1 Cor 12,6) e che il nostro vero bene fruttifica nella comunione ecclesiale».


mercoledì 15 settembre 2021

Indietro non si torna: è scritto a pagina 108 nella Catechesi del Sale

Il secondo passaggio del Cammino Neocatecumenale consiste in una serie di catechesi e di riti interni al Cammino durante i quali i fratelli chiudono con la fase preparatoria che dura quattro o cinque anni, da essi impropriamente chiamata pre-catecumenato, per passare alla fase detta del catecumenato - un nome altrettanto improprio - e che non finisce mai.

"Passa", ovvero è "ammesso al catecumenato", chi al secondo scrutinio, viene trovato idoneo dai catechisti scrutinatori secondo precisi criteri dettati da Kiko. Per esempio a p. 92 del mamotreto del II passaggio:

I tre principali criteri di discernimento, nello scrutare le persone sono: se hanno cambiato mentalità, se si sono provate coi beni, se hanno fatto il cammino. [...] Alla fine di ogni scrutinio dite ad ognuno se accetta di non passare.
E dopo (dite):"Il Signore vuole fare un'alleanza con te, per questo ti diceodia tuo padre, tua madre, tua moglie, tuo marito, i tuoi figli, i tuoi fratelli e sorelle, e la tua stessa vita. prendi la tua croce e vendi tutti i tuoi beni. Poi vieni e seguimi. Pensa un segno in denaro che manifesti (esprima, concretizzi) che sei disposto a fare questo... prega molto in questi giorni, digiuna e domanda al signore che ti aiuti". 
Il senso del "catecumenato" è illustrato da Kiko nella Catechesi del Sale (pagg. 93-112) - oltre che nella Catechesi Del Cammino

A pag. 89:
Allora, il Signore si sta formando qui un corpo per prendere sopra di sé il peccato di questa generazione. La vostra missione consisterà nel rispondere col bene al male che fanno. E sarete molto contenti di essere umiliati, ovvero che ci facciano ingiustizia, perché avrete occasione che si mostri il vostro cristianesimo, spezzando la catena del male che provoca la ingiustizia, nel vostro corpo.
A pag. 101: 
Allora Gesù dice: "Un momento, dove va tutta questa folla? volete essere miei discepoli? Allora sappiate questo: dovete essere disposti a salutare per sempre vostro padre, vostra madre, lasciare la vostra casa, i vostri gioielli, la vostra automobile. Essere mio discepolo significa partire con me verso una nuova terra. Essere un uomo che non ha dove posare il capo. E anche se si oppongono tuo padre, tua moglie, i tuoi figli, tu vieni con me". 
Questo è ciò che significa essere discepolo: sradicato, parrochiòs, parrocchiano. Parrocchiano significa straniero, straniero in questo mondo [oppure da παροικία (paroikìa), ha il significato utilizzato nel mondo cristiano, di "aggregato di case vicine con una chiesa in comune", per esempio. NDR]: uno che parte con Gesù. Che cosa significa il segno del sale? La Croce. Che significa la Croce? La rinuncia. 
Odiare. Essere disposti a rinunciare. Ad avere veramente come unico appoggio Gesù Cristo. La Croce significa soffrire, fratello. La Croce significa essere disposto a soffrire per Cristo. Soffrire per Cristo. La separazione dai tuoi parenti, dai tuoi familiari ed amici. La separazione dai tuoi beni [sottolineature sui beni presenti nell' originale, NDR]. 

Per chi è ammesso al catecumenato si chiude ogni via d'uscita e non è prevista possibilità di abbandono. Kiko rende molto esplicita l'irreversibilità del cammino, in una corposa e maledicente filippica che troviamo a pag. 108, verso il termine della lunga Catechesi del Sale. La pagina occupa una posizione centrale in questo fascicolo di più di 200 pagine e, simbolicamente, si trova in una posizione nodale anche per quanto riguarda i contenuti: il momento è discriminante e chi proprio se ne volesse andare - concede il guru a malincuore e senza grande convinzione - deve farlo prima di passare al "catecumenato".

In realtà Kiko non lascia dubbi: per lui, qui non si tratta di abbandonare un itinerario di educazione nella fede "al servizio dei Vescovi" bensì di rinnegare lo stesso Gesù Cristo e cadere in malora per sempre. Kiko prospetta una rovina senza fine ai catecumeni che si voltino indietro. Secondo questo falso profeta dell'era contemporanea, Dio stesso consiglierebbe ai catechisti di "non far passare" i fratelli poco convinti della difficile impresa che li attende, appositamente per evitar loro tale rovina. Riportiamo nel seguito la filippica integrale di Kiko, fedelmente al mamotreto del 1977.

Dixit Kiko a pag. 108:

Il Signore fà un’alleanza con voi, questa sera, nella quale Lui semplifica, distrugge, vi cura. Il sale cura. Però, fratelli miei, cura anche con il fuoco. Cura uccidendo. Cura facendo male, facendo un po' male. E questo è una cosa stupenda, non vuol dire che sia una cosa cattiva. Vuol dire che è una cosa stupenda.


- quali espressioni alternative esistono per dire "spargere sale sulle ferite?" 
- aggravare, gettare benzina sul fuoco, peggiorare la situazione, esacerbare, aggiungere al danno la beffa, acutizzare, istigare, fare un affronto

Cura uccidendo. Vi cura uccidendo. Uccidendo cosa? Uccidendo l'orgoglio che avete dentro. Però siccome amavate tanto il vostro orgoglio, il vostro spirito di vendettala vostra invidia, amavate tanto quella maschera che portate, quel vestito interiore che avete, questo "me stesso", guarda!, quando vi si distrugge ne va della vostra vita: allora nulla, non volete. Nulla dunque, non servite per essere cristiani.

Non preoccupatevi, andatevene di qui, tranquillamente. Non succede nulla. E' più grave dirlo dopo. Perché é più grave? Perché se il sale perde il sapore con che cosa lo si salerà? Per che motivo noi non dobbiamo lasciarvi passare ora? 
Che cosa vuol dire Gesù Cristo con quella frase: "Se il sale perde il sapore, con che cosa lo si salerà?" Qual'è il contenuto fondamentale di questa frase? Molto semplice. Perché io ti dico che te ne puoi andare e non succede nulla. Allora che cosa succede? Succede che è qualcosa di molto serio. Tu non puoi dimenticare che hai ricevuto la verità e la luce. Anche se vuoi, non puoi dimenticarlo. E' inutile che ti alieni quando ti cacceremo di qui, quando te ne andraiE' inutile che ti alieni.
Se tu hai veramente scoperto attraverso la Parola che la vita non è nel sesso, né nelle donne, né nel matrimonio o nel lavoro, non è nell'essere il primo: tutto questo non te lo puoi togliere di dosso. Ed allora la tua condizione finale sarà disastrosa.
Profeta Elia - dipinto da Kiko Arguello (sinistra)
e da UMS, artisti americani dell'Ortodossia Greca in Michigan (destra).
Dalle catechesi di Kiko e Carmen si impara che il Cammino è la vera Chiesa, e che gli stolti cattolici cosiddetti "della domenica" recitano una parte maignari della propria reale condizione spirituale, rendono a Dio un culto meramente propiziatorio, di fatto, pagàno. I fratelli ed i catechisti neocatecumenali più zelanti, poi, evocano costantemente la superstizione che uscire dal Cammino implicherebbe la perdita di Dio e della fede in una caduta rovinosa dall'empireo neocatecumenale giù in una condizione infernale, inferiore a quella degli ignari pagani. Ci troviamo di fronte ad una tattica manipolatoria ben congegnata - e con lungimiranza: poiché le dinamiche interne al Cammino sono, per progetto, settarie, è prevedibile che molti fratelli, giunti al colmo del disgusto e rivoltati contro la fede, vorranno abbandonare l'avventura. Ai fondatori conviene premettere da subito che la rovina della vita spirituale è l'effetto e non la causa dell'uscita dal Cammino.

Prosegue il testo:
Perché prima di conoscere il cammino tu ti alienavi con il lavoro, pensando a migliorare e desideravi tanto la promozione ... vivevi come un bambinetto pensando di comprarti una macchina più bella ... andare la domenica in campagna ... avere una casetta ... Vivevi a livello vegetativo, però, in fin dei conti ... vivevi felice. 
Ma adesso, fratello, tu sei illuminato, ed anche se tu vuoi dimenticare, tornare a quella specie di infantilismo, non potrai. E se prima tu da quegli idoli ricevevi un poco di vita, perché sei stato in quella condizione, adesso già nulla. Non ti danno la felicità che ti davano prima. 
Cosicché la tua condizione ultima è spregevolenon servi a nulla. Oppure sì, per una cosa solamente: essere calpestato dagli altri. Perché qualsiasi uomo ha una vita migliore della tua. 
Prima che questo succeda nella tua vita e ti spari un colpo (perché la gente che ha rinnegato Cristo degenera, degenera e cade sempre più in basso, e non può scappare perché la verità è la verità e tu non puoi liberartene), guardate che cosa dice il Signore: che non passino. Perché, se no, questi fratelli li distruggete. Dice: "Voi siete il sale della terra, ma se il sale perde il sapore con che cosa lo si salerà? Non serve che ad essere gettato fuori e calpestato dagli uomini". 
Guardate che cosa significa ciò: gettati fuori, non potete più stare nella comunità, gettati fuori dalla comunità e per giunta calpestati dagli uomini.
Poi Kiko, stufo di parlare a nome di Dio, inizia a parlare a nome della "gente":
Il serpente Kiko linguacciuto promette ogni male a chi abbandona la "sua" setta: chi esce dalla comunità andrà in rovina in un mondo ostile che lo additerà non come ex-neocatecumenale ma come ex-cristiano, perché "tutti sanno che" il Cammino non può fallire ma solo liberarsi dei rami secchi. Nel mondo reale invece succede che molti ex-neocatecumenali conservino o ritrovino sia la famiglia che la vera fede ed, in ogni caso, tanta gente simpatizza con loro e non li calpesta affatto come vorrebbe Kiko.
La gente dirà: "E quello era così cristiano. Guarda com'è ridotto. Credo che la moglie lo abbia lasciato, sai? E adesso vive da qualche parte con un'altra. E i figli? Ah, li ha abbandonati. Sì, sì, questi cristiani... Te lo dicevo io che finiscono tutti allo stesso modo, che lì c'era un pasticcio". Solo per essere calpestati da gli uomini. E prima che questo succeda ... fermati, alt, fratello.

In questa sfuriata l'impostore Kiko è riuscito:
1) a scalzare via la Chiesa per mettere il Cammino al suo posto: extra Ecclesiam Ambulationem* nulla salus - Al di fuori della Chiesa del Cammino non v'è salvezza (*non ci sentiamo di concedere 'Iter');
2) a mettere se stesso ed i suoi kikloni kikatekisti al posto dei "santi profeti - ed apostoli - d' un tempo"
3) ad attribuire a Dio parole sue proprie (il Signore ti dice, il Signore oggi vuole da te...); 
4) a scaricare una carrettata di eresie minacciose addosso ai fratelli inermi che lo ascoltano e ad inquietarli profondamente.

La violenza verbale di questo discorso ha lo scopo di trasferire ai fratelli il terrore che il guru cova, che essi escano dal Cammino per poi rivelare al mondo gli "arcani" (richieste di denaro, scrutini, irregolarità,...) e chiudergli il rubinetto delle decime

Di fronte a queste parole è Nostro Signore stesso a consegnarci un valido e legittimo sistema di autodifesa: "dai frutti li riconoscerete (Mt 7, 15-20)". Ad esempio, per rimanere in tema, si possono considerare le testimonianze dei fuoriusciti dal CamminoA riconoscere le opere di coloro che "legano pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma non vogliono muoverli neppure con un dito (Mt 23,1-10)", ci aiuta l'abate benedettino Dom Prosper Gueranger (1805-1875) liturgista e teologo, nel suo trattato breve intitolato "L'eresia antiliturgica e la riforma protestante", di cui riportiamo due estratti a nostro parere significativi.
PAR. 4: Così tutti i settari, senza eccezionecominciano col rivendicare i diritti dell'antichità: vogliono liberare il cristianesimo da tutto ciò che l'errore e le passioni degli uomini vi hanno introdotto di falso e indegno di Dio. Non vogliono nulla che non sia primitivo, e pretendono di riprendere dai suoi albori l'istituzione cristiana. 
Per conseguire tale effetto essi sfrondano, fanno scomparire, sopprimono: tutto cade sotto i loro colpi, e quando si lavora a ripristinare nella sua originaria purezza il culto divino, si trova che si è inondati di formule nuove che non datano che dal giorno prima, che sono incontestabilmente umane, dato che chi le ha redatte vive ancora. Ogni setta subisce questa necessità [...]. 
Sottolineiamo ancora una caratteristica nell'ambito del cambiamento della liturgia da parte degli eretici. Infatti nella loro furia di innovare essi non si accontentano di sfrondare le formule di stile ecclesiastico, da loro marchiate col nome di parola umana, ma estendono la loro riprovazione alle letture e alle preghiere che la Chiesa ha improntato alla scrittura. Cambiano, sostituiscono, non vogliono pregare con la Chiesa, ma così facendo si scomunicano da sé stessi.

PAR. 12: Infine, ed è l'ultimo grado dell'abbrutimento, non esistendo più il sacerdozio, dato che la gerarchia è morta, il principe, la sola autorità possibile tra i laici, si proclamerà capo della religione, e si vedranno i più fieri riformatori, dopo essersi liberati dal giogo spirituale di Roma, riconoscere il sovrano temporale come sommo pontefice, e collocare il potere sulla liturgia tra le attribuzioni del diritto maiestatico. Non ci saranno dunque più dogma, né morale, né sacramenti, né culto, né cristianesimo se non in quanto piacerà al principe, perché a lui è devoluto il potere assoluto sulla liturgia. [...]

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Vedi anche: Come riconoscere i falsari dello Spirito. Le 11 regole di padre Ibáñez 

lunedì 13 settembre 2021

Come riconoscere i falsari dello Spirito. Le 11 regole di padre Ibáñez

Padre Ibáñez fu un grande teologo domenicano, l'unico che, ai tempi di santa Teresa, ebbe il coraggio di assumerne la difesa.

Mentre tutti i teologi di Avila erano giunti alla conclusione che la santa era ingannata dal demonio, lui solo seppe dare le regole per discernere lo spirito che la guidava, concludendo vittoriosamente che era lo spirito di Dio. Morì due anni dopo. Santa Teresa, da lui tanto incoraggiata nella riforma del Carmelo, lo vide salire direttamente in paradiso senza passare dal purgatorio. Ella ne fa un bell'elogio nei capitoli 9 e 23 dell'«Autobiografia».

Queste regole non riguardano il discernimento degli spiriti, ma si collegano piuttosto a quelle della seconda: le regole per i casi superiori, soprattutto per i casi mistici.

Padre Ibáñez O.P., professore di teologia ad Avila, preparò questa relazione circa vent'anni prima della morte della santa, e la presentò ad una riunione di dotti per provare che Teresa era guidata da Dio. È forse la più importante testimonianza della santità della riformatrice del Carmelo.

Quanto a noi, potrà aiutarci a risolvere i molti problemi posti oggi da visioni e apparizioni, delle quali alcune sono senz'altro false, altre vere ed altre ancora rimangono dubbie.

Nella vita cristiana, infatti, è fondamentale avere un’attenzione sempre desta per procedere con diligenza per le vie del Signore. Un'anima ben informata ed una coscienza ben formata permettono di sentire in sè il suggerimento dello Spirito Santo sulla scelta di un comportamento e sulla bontà di un’ispirazione.

In questo thread esamineremo un rapporto di padre Ibáñez che aiuterà i neocatecumenali a discernere sulle sbandierate rivelazioni kiko/carmeniane e sulla loro provenienza.

Dalla relazione di padre Ibáñez:


Fissiamo alcune regole per stabilire un buon discernimento.

Prima regola:

1. Quando la persona che riceve le rivelazioni prova, tanto nel periodo dei favori che in seguito, il disprezzo di sé stessa e la conoscenza delle proprie colpe; quando si riconosce più debole e miserabile delle altre, ciò significa che la rivelazione procede da Dio. Questo segno è sempre presente nei servi del Signore, mentre manca nei mistificatori ingannati dal demonio. Da una parte umiltà e amore, dall'altra orgoglio e turbamento. Vedi la Madonna e santa Elisabetta (l'Annunciazione e la Visitazione).

Nel cuore della Vergine troviamo infatti la lode, la gratitudine, il gaudio infinito; non troviamo i suoi meriti o la sua bravura, ma l’esaltazione del Signore che fa della sua vita un prodigio stupendo. Invece, nei due "iniziatori del Cammino" blasfemi - che non reputano Madre e Figlio esempio di santità per nessuno -, riscontriamo agitazione, smarrimento e istigazione alla disperazione; un piatto condito di abbondante egocentrismo e pronunciata superbia caratterizzato da un esaltatore di sapore a base di traviamento: «Tu sarai gloria a Dio, se credi che Dio può fare di te, che sei un peccatore, lussurioso, egoista, attaccato al denaro, un figlio di Dio, che ami come Gesù Cristo. Credi tu questo? Questo lo farà Dio, non tu. Per questo il Cristianesimo è una buona notizia per i poveri e i disgraziati. II cristianesimo non esige nulla da nessuno, regala tutto.» (pag. 222).


Luogo in cui Carmen sostenne di aver avuto una locuzione

Ciò è consequenziale, una volta ammesso che “l'uomo non può fare il bene; che Cristo non è un Modello di vita da doversi imitare; che i cristiani conoscono di essere degli empi e che grazie al proprio peccato hanno sperimentato la misericordia di Dio che perdona e dà una vita nuova, frutto unicamente della sua grazia, non ci si può certamente aspettare che gli animi partecipi siano sereni e votati all'umiltà di Maria, ma bensì emulatori dei fondatori, come di fatto accade.

Purtroppo sappiamo che i cosiddetti "catechisti" neocatecumenali, soprattutto quelli di alto livello e facenti parte di una vera e propria casta, essendo considerati degli Illuminati alle dipendenze dell'Altissimo, vengono custoditi nel ventre del Cammino e nutriti dal suo popolo come fossero api regine, non umili operai al servizio del Vangelo come si vantano d'essere.

Quando poi si rendono responsabili di abusi e malvagità, vengono commiserati e preservati malgrado gli ingenti danni arrecati alle loro vittime: tutelandoli, il Cammino difende se stesso e assicura la propria sopravvivenza a scapito dei più deboli.

Addirittura succede che "catechisti" e sacerdoti neocatecumenali, nel corso di veri e propri comitati disciplinari, pretendono che la vittima chieda perdono al proprio offensore per averlo "giudicato" e aver preteso di avere giustizia, e che lo ringrazi, perché - dicono - il "povero" catechista non è altro che una pedina inerme nelle mani di un dio che, mediante quell'orrore, vuole realizzare il proprio progetto meraviglioso di amore.

La fede in Cristo e dell'ausilio della Madonna e dei Santi, diventa uno strumento di ricatto e un invito all'omertà:

"Se ami così tanto la Vergine segui il suo esempio! Medita tutte queste cose nel tuo cuore e smettila di giudicare!": è una esortazione che dimostra come la fede si trasformi, nelle loro mani, in occasione di abietto asservimento delle vite e delle coscienze altrui.

Seconda regola:

2. Se la persona, una volta ricevute le rivelazioni, è portata al raccoglimento e al distacco da tutto; se fugge il mondo, non gli parla né lo stima, tende a dimenticarlo e a disprezzarlo, ciò è un segno evidente della provenienza divina della rivelazione. Se invece suscita lo spirito di ribellione, il desiderio di mettersi in vista e d'essere ammirata, di mostrare che si ricevono favori da Dio, lì c'è senz'altro l'inganno.

Kiko ama calcare i palchi del mondo mantenendo i proiettori centrati su di sé. Non è un pensiero soggettivo ma un dato oggettivo facilmente appurabile e per nulla scusabile. Kiko e Carmen hanno sempre mostrato auto-drammaticità, teatralità ed esagerate espressioni emotive volte ad ingannare il pubblico. Essi sono invidiosi e crudelmente vendicativi nei confronti di chi confuta le loro eterodossie. Non di rado si sono adoperati a schernire e ad oltraggiare chi osò rimbrottarli. Tra i bersagli preferiti vi sono da sempre i Ministri di Dio.

La caotica rivelazione di Kiko non lo ha certamente convinto ad accostarsi con atteggiamento pacifico e pacato alla meditazione, ma lo ha addirittura insuperbito ancor più data l'aspirazione evidente di voler re-inventare il Cristianesimo e di derubare i cattolici del patrimonio della fede.

La ribalta più considerevole di cui il leader del movimento si è reso protagonista è la sua stessa creatura, il cammino, che in ogni suo 'lembo' parla di sé. Il fondatore manifesta la sua smania di protagonismo anche sotto il profilo interpretativo delle argomentazioni chiave del cattolicesimo. L'interpretazione teologica e biblica dei neocatecumeni, ad esempio, sono il risultato delle sue convinzioni. Lui, Argüello, è l'unico esegeta, il solo autorizzato a cogliere e a spiegare il vero senso della "Parola di Dio”.

Capo della setta sud coreana di Shincheonji

Kiko si sfama del mondo e della notorietà che concede. Egli, per non morir di fame, si è agganciato con forza al leggìo della vanità, dal quale proclama la sua parola di morte.

I due, denominati da San Pio "i due falsi profeti", mai si sono discostati dalla mondanità tralasciando di accrescere il proprio ego di già smisurato, ma si sono posti sul piano più elevato del podio per esser celebrati dal popolo di idolatri.

È facile riscontrare sul web delle foto ritraenti Kiko dinanzi ad una tavola imbandita, mentre ingolla aragoste e vino; con la sigaretta in mano; in volo su un elicottero o in atteggiamento spocchioso mentre viene trasportato su un auto di lusso; è semplice scovare delle immagini artefatte in cui appare con lo sguardo disperso nel vuoto per suscitare sentimenti di ammirazione, oppure mentre spennella nelle chiese per vanagloria; ma non è facile imbattersi in una semplice foto in cui è immerso nella preghiera del santo Rosario.

Non solo è infattibile trovare una foto di ciò, ma è anche irrealizzabile scovarne un ricordo nella mente. Infatti Kiko mai si raccoglieva con dedizione, né in presenza né in privato. Poiché se fosse l'inverso, data la folla che lo insegue, una fotina minuta sarebbe spuntata fuori.

Terza regola:

3. Osservare se la persona è dedita o no all'orazione; se, nei rapporti col prossimo, si nota un amore di Dio non solo apparente. Chi persevera nell'orazione non sarà mai ingannato dal demonio che, al contrario, spinge ad abbandonare questa pratica.

Kiko non si occupa mai della vita interiore incrementata con l'esercizio delle virtù teologali, favoreggiata vigorosamente dai doni dello Spirito Santo e rianimata dalla letizia dell'intimità con Dio vivente nell'orazione che consegue la contemplazione infusa.

Don Tomaselli

In questo guazzabuglio spirituale degli iniziatori sono connessi anche gli aderenti al cammino, i quali vengono inesorabilmente privati del "culto" alla Vergine Santissima. Nelle salette la Vergine Maria non viene mai supplicata per ottenere delle grazie, né si prega il santo rosario o si va in pellegrinaggio di propria iniziativa per celebrarla nei suoi santuari. Questa fiacchezza nella preghiera e questo sconforto nel rivolgersi alla Vergine lascia la porta spalancata all'azione di satana!

Quarta regola:

4. Osservare se la persona si preoccupa di consultare qualche esperto in materia, e soprattutto se non nasconde nulla al confessore. Se segue i suoi consigli, è certo che non siamo di fronte ad un inganno: Dio non abbandona chi è animato da rette intenzioni. Aprirsi è un atto di umiltà. Al contrario, se rifiuta di parlare a competenti che non sono disposti ad approvare tutto, e non si preoccupa molto di cercare la verità, c'è da credere ad un'illusione del demonio.

Se ragioniamo con sulla nota appena esposta, è razionale concludere che i capitoli del cammino sono stati meticolosamente scritti da menti fuorviate. La genesi del movimento è improntata su un'illusione demoniaca - e non su un'apparizione mariana - che ha suscitato un percorso caratterizzato da un tessuto di idee costantemente discordi con la dottrina tradizionale.

Kiko&co. non hanno mai consultato degli esperti, ma pervasi da una evidente coltre di presunzione hanno proposto un Cristianesimo radicalmente diverso da quello prefissato dalla Chiesa Cattolica. Dai testi di Kiko e Carmen (Carmen è oramai deceduta, pace all'anima sua) ne scaturisce una certezza lampante: i due, che hanno propinato le loro catechesi persuadendo molteplici anime, sono dotati di una cultura teologica assolutamente priva di basi. Ma nonostante tutto hanno superbamente concepito una lettura esclusivamente personale della Bibbia.

Quinta regola:

5. Attenersi all'opinione di chi conosce fatti miracolosi e dei confessori cui siamo soliti aprire la coscienza. Quando si manca di esperienza, e i confessori consultati non sono d'accordo, l'aiuto della sola teologia non basta.

Qui la responsabilità casca pesantemente sui camminanti che, senza fruire di riscontri indubitabili, credono irragionevolmente.

Una cappella in onore della 'visione' di Kiko

È l'autorità ecclesiastica a dover attestare la veridicità della visione di Argüello, ma se fino ad ora non è accaduto è facile dedurre che non vi siano le credenziali adeguate per intenderla come reale. Il timore di venire smascherato frena l'intraprendenza di Kiko che, ovviamente e verosimilmente, non si è confrontato con un confessore. Una considerazione derivante dalla sua dottrina. Non a caso Kiko asserisce che "siamo tutti sacerdoti'. Kiko ha calpestato la dignità dei Ministri di Cristo, strappando la loro rispettabilità che proviene dal Cielo! È noto l'appunto di Padre Zoffoli circa questo argomento: I “presbiteri” non sono "fratelli”, ma “padri” perché, rappresentando Cristo hanno da Lui ricevuto il potere e la missione di intercedere per essi presso il Padre: la loro dignità viene dall'alto, non dal basso…; da un «carattere sacro», non da una designazione umana di tipo democratico.

Sesta regola:

6. Osservare se la persona subisce opposizioni e contraddizioni, senza aver fatto nulla per attirarle. Se poi le opposizioni vengono da persone buone e piene di zelo, e malgrado ciò si mantiene nella pazienza, è segno che Dio vive e abita nel suo cuore. Il demonio non può dunque ingannarla. Vedi il caso di Giobbe…

Molte personalità, tra cui sacerdoti, teologi e medici, hanno dissentito dalle teorie eterodosse che sono fulcro e piedistallo del cammino. Si tratta di contestazioni razionali accompagnate da spiegazioni precise e scrupolose che non lasciano adito a dubbi.

“L’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto, sia benedetto il nome dell’Eterno!“

Giobbe è un esempio di pazienza e costanza per tutti i veri credenti di ogni tempo. Peccato che Kiko deficiti in pazienza e che si scontri con violenza contro chiunque osi contestare anche una sola virgola dei suoi concetti. Chi non si adegua al cammino e ai suoi obblighi, fidandosi senza indugio della fantomatica apparizione impressa in miriade di tele simboleggianti il movimento, è descritto dai catechisti come un "faraone", un "giuda", un "dannato"! Ne sanno qualcosa anche i membri semplici, che edotti di ciò si guardano bene dall'elevare qualsiasi tipo di contestazione o confutazione contro le affermazioni degli 'illuminati' catechisti. I più arditi sono stati ricoperti di insulti e offese e puniti con la retrocessione alle tappe inferiori o con l'esclusione dalla setta.

Settima regola:

7. Un'altra prova, che solo i confessori o direttori spirituali possono accertare, è la purezza d'animo e l'altezza della virtù. Questa prova è sicura ed efficace, perché Dio concede i favori solo alle anime pure e prive di peccato. Beati mundo corde, «beati i puri di cuore»!

Kiko: "l’uomo non può fare il bene perché si è separato da Dio, perché ha peccato ed è rimasto radicalmente impotente e incapace, in balia dei demoni. È rimasto schiavo del Maligno. Il Maligno è il suo signore"

Secondo il guru l'uomo non può eludere l'immortalità che lo vessa, quindi, di conseguenza, non può neanche adempiere le opere rette. Quindi anche la responsabilità della propria condotta decade. Date le premesse anguste, si dissolve anche il dovere di corrispondere alla grazia della penitenza. È logico pensare che se Kiko ritiene di non poter rispondere di sé, anche la necessità di confrontarsi con un confessore svanisce (anche a causa della sua visione pessimista circa gli Ordini sacri di cui abbiamo discusso nella nota precedente).

Di conseguenza Kiko non discute mai, ma proprio mai, delle virtù teologali o morali, quindi è impensabile che lui stesso li persegua. Nella strada neocatecumenale mai si tende alla santità. Certo, la si pretende a suon di soldini e agganci strategici, ma non la si ambisce, quindi non la si sprona. È tutto consequenziale.

Ottava regola:

8. Osservare il profitto tratto da coloro che intrattengono stretti rapporti con questa persona: le grazie «gratis datae» sono infatti concesse per il bene del prossimo. Vedere se costoro hanno lo spirito di Dio o, al contrario, se ne risulta l'indipendenza, l'orgoglio, la ricerca degli agi; in questo caso la visione non viene da Dio, ma dal demonio trasformato in «angelo di luce»

“Gratuitamente avete avuto, gratuitamente date" (Mt 10,8).

La gratuità supera la logica dell'individualismo ed esorta a dare con un amore disinteressato, ma vi pare che questo concetto si adatti a Kiko?

Il movimento neocatecumenale, che nell'immaginario comune viene associato alle baracche degli zingari dei tempi kikiani che furono, è in realtà una potenza economica in grado di racimolare somme annuali ingenti. Si tratta di cifre impressionanti sottratte con l'inganno ai partecipanti, i quali si adeguano alla "decima" e alle svariate raccolte per un timore scaramantico suscitato dai cosiddetti "catechisti". Questi ultimi vivono di agi pur non lavorando perché usufruiscono dei beni elargiti dalle comunità, un privilegio che giunge in risposta alla loro strana 'missione' di diffusione della parola di Kiko.

Il profitto tratto dai capintesta è ottimamente visibile, essi hanno ceduto alla tentazione di idolatrare la ricchezza e ciò che appare celato per i fedeli, perché persuasi che il contante venga orientato in opere caritatevoli sempre connesse al cammino, si rivela invece lampante agli esterni. Siffatti guadagni illeciti vengono sfruttati per estendere il dominio kikiano.

Nona regola:

9. Considerare ciò che è detto e rivelato. Se tende a nascondere qualche cosa, a fuggire o disprezzare le persone competenti trattandole da ignoranti, se racconta cose inutili o di scarsa edificazione, è certo l'inganno dello spirito maligno. Ma se si apre con semplicità a coloro che possono capire e giudicare, se non nasconde nulla e tutto ciò che dice è prudente e conforme all'insegnamento della Chiesa, è segno che viene dal Cielo.

La segretezza, il riserbo più fitto è la proprietà nodale del movimento di Kiko. Il silenzio, intimato sin dalle prime catechesi, è una norma rigorosa da rispettare per non rischiare l'espulsione. Basta riflettere su questo dato e sul fatto che i due autoproclamati iniziatori hanno atteso un tempo improponibile e l'obbligo imprescindibile per presentare gli statuti (che furono sottoposti a bocciature e correzioni perché non conformi al Catechismo) perché non concordi nel renderli pubblici.

I super arcani libri blu delle catechesi di Kiko e Carmen

In breve: Kiko tende a nascondersi, fuggire e disprezzare, pubblicamente e senza remore, le persone competenti che valutano le sue convinzioni con onestà, sminuendole nella loro preparazione e correttezza.

Decima regola:

10. Quando, osservando attentamente, si trova irreprensibile la sua compagnia e ricca di profonda virtù la sua conversazione, è una ragione evidente che ciò è vero. Quando tutti, e specialmente gli uomini di dottrina, approvano una persona, significa che i fatti che la riguardano vengono da Dio.

Kiko ha convinzioni e attitudini divergenti rispetto alla Chiesa. Esso ne mette in discussione i dogmi e ne dà diverse decifrazioni, pertanto la sua compagnia ed i suoi ragionamenti non edificano, perché privi di una base virtuosa che attragga e istruisca sulla vera dottrina cattolica. È una conseguenza logica che non può sfuggire.

Le virtù inducono l'anima a confessare Cristo davanti agli uomini e a seguirne la via, ma è risaputo che il fondatore - per sua stessa ammissione - riconosce e dichiara espressamente e unicamente la sua stessa parola: la parola di Kiko.

Disputa e trionfo di sant'Agostino sugli eretici

Gli uomini di dottrina che hanno osteggiato e che tutt'ora si oppongono al cammino sono parecchi, alcuni noti, altri meno noti, ma sempre attivi nella difesa della vera fede. La dottrina aberrante degli iniziatori è stata minuziosamente confutata da sacerdoti e teologi - come padre Zoffoli, don Gino Conti, l'attuale padre Ariel etc.) e da fedeli dotati di una considerevole conoscenza e di una cospicua fede come Lino Lista. Basta cliccare sul web per accedere alle documentazioni in argomento, le quali rivelano come, a detta di vescovi e cardinali, il cammino era e resta un covo di eresia e divisione.

Undicesima regola:

11. Rendersi conto del comportamento del demonio con questa persona. Se l'approva e manifesta soddisfazione, è cattivo segno; se la perseguita, è buon segno. Verso i buoni il demonio si mostra feroce; cogli amici da lui ingannati si mostra invece calmo.

Senza dubbio all'inizio sarà difficile riconoscere se viene da Dio, ma col tempo ci si riesce.

Il demonio ha abbracciato il cammino e ne ha disegnato le forme, suscitando negli appartenenti più in auge una elevata smania di potere e di ricchezza. La questione è chiara: dato il 'furto' dai neocatecumenali denominato 'decima'; data la superbia abbondantemente manifestata dall'innegabile rifiuto delle Verità di Fede interpretate e diffuse attraverso la Chiesa; data la vanità acclarata di Kiko il quale si celebra e gloria da sé; data la ricerca affannata del plauso “pubblico” ottenuto svendendo le realtà della Fede e della dottrina morale; dato il tentativo di fuorviare le anime infelici che hanno la disgrazia di precipitare giù dalle scale della kenosis kikiana; dato tutto ciò e molto altro di fortemente turpe che corrisponde al movimento, possiamo asserire con certezza che il demonio spalleggi l'operato della coppia Argüello/Hernández e che la subdola, inammissibile e tetra apparizione definita da Kiko "mariana", sia piuttosto il frutto di una menzogna oppure di un'illusione di belzebù.


Quindi attenzione fratelli del Cammino poiché: "Lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche, sedotti dall'ipocrisia di impostori già bollati a fuoco nella loro coscienza…" (1Tm 4,1s).

sabato 11 settembre 2021

La gerarchia degli illuminati e discernenti cacciadiavoli

Tutto sommato, la faccenda è la seguente.

Catechisti, oculisti o esorcisti?
Il trettre dottor (h.c.) sciamano Arguello ha profetizzato che i kikatekisti, in quanto tali, sarebbero divenuti illuminati, discernenti e esorcisti. 
 
Più e più volte ho chiesto ai kikatekisti se tali superpoteri neocat si acquisivano ipso facto all'atto dell'investitura oppure se aumentavano via via che si percorrevano le tappe del cosiddetto Cammino. 
Di converso, in caso di destituzione, il quesito era se i superpoteri si perdevano all'istante, se restavano o se si affievolivano con il tempo. 
 
Naturalmente nessuno, come tutti i neocat fanno sempre, ha mai risposto, salvo insulti.
 
Tuttavia, quel che il signor trettre dottor (h.c.) dittator Arguello pretende da chi il Cammino l'ha finito, e cioè l'obbedienza a vita in primis a lui e quindi ai propri kikatekisti, è una risposta. 
 
Mi spiego meglio. 
 
Immaginiamo il bravo, fedele e obbediente camminante medio, che obbedisce sempre, non discute mai, riempie il sacco nero e circoncide la ragione. 
Chiamiamolo Fido, per semplicità. 
 
Il buon Fido, passaggio dopo passaggio, entra sempre più nelle grazie dei capi, fino ad essere cooptato quale kikatekista. 
 
A questo punto scatta la profezia del signor trettre dottor (h.c.) stregone Arguello: Fido diventa illuminato, ha il discernimento e anche il cacciadiavoli. 
 
Acquisirà i superpoteri tutti insieme oppure aumenteranno con le tappe superate? 
 
La risposta è che aumenteranno nel percorso di conoscenza degli arcani del Cammino. 
Perché? 
Perché tutti devono obbedienza a chi è superiore. 
 
Avendo alti livelli di conoscenza,
sanno quando inginocchiarsi
 
 
Al vertice della piramide c'è Sua Improntitudine Sankiko, eletto, visionario, illuminato, discernente, angelo, nuovo Giovanni in mezzo a noi, con il Messia presente in lui, esorciccio. 
 
Lui è il fondatore, è il primo ad aver iniziato la trafila, cui sottopone gli altri, perciò la sua "carica" di superpoteri è iniziata prima di ogni altro. Poi vengono a seguire i kikatekisti nel tempo. 
 
Ora, se il nostro Fido ha terminato il Cammino ed è diventato un adulto nella fede, kikatekista illuminato e discernente, perché dovrebbe obbedire in tutto sempre e comunque ad altri kikatekisti che hanno i medesimi superpoteri? 
 
Risposta: perché i kikatekisti di Fido hanno iniziato il Cammino prima di lui, perciò hanno una "conoscenza" maggiore della sua. 
 
Ergo, il percorso neocatecumenale è un percorso di "conoscenza", checché ne dicano. 
 
Di conseguenza, a chi rinnega questo percorso, o a chi viene destituito perché non obbediente, i superpoteri svaniranno immediatamente, perché dalla "conoscenza" vengono esclusi. 
 
Grazie dell'informazione, egregio signor trettre dottor (h.c.) "fratello" Arguello.
 
(da: l'apostata)