mercoledì 23 agosto 2017

Ma voi pregate per l'anima di Carmen?

«Tu non ci sei Gesù mio. Cammino controcorrente. Questa psiche tenebrosa, lamentosa, che amarezza. Non so vivere. Abbi compassione di me. Mi affatico in una tragedia esistenziale». Ecco una delle tante, neanche troppo forzate, espressioni di una delle "Notti Oscure" di Carmen Hernàndez, cofondatrice, insieme a Kiko Argüello, della setta Neocatecumenale.

Mentre scorro con fare critico, ma propenso alla logica, queste frasi della "santa di categoria superiore", ecco che mi soffermo su queste righe che ho appena riportato, che chiare ed esplicite esprimono la reale Carmen. Chi ha avuto la mia stessa occasione nefasta d'incontrarla potrà rendere veritiere queste mie parole; chi, invece, non l'ha conosciuta, potrà constatare dando un'occhiata alla catastrofica creatura che ha messo in piedi assieme al suo spagnoleggiante compagno d'avventura.

Adesso analizziamo un attimo la personalità di questa donna che, durante i vari incontri preposti per il mondo, tormentava istericamente folle di persone straziate nell'intimo. Gente perseguitata dalla propria croce; un'angoscia che le parole della donna idolatrata evidenziavano ancora di più. Una croce imbrogliona, che sussiste a metà tra la realtà e la fantasia, di cui gli amici settari godono, poiché, secondo il concetto neocatecumenale, i veri doni derivano proprio dalla sofferenza, tanto più la croce è spessa tanto più il cammino riconosce i frutti buoni e... si prosegue! Passi contornati da un alone di superstizione, che distanzia nettamente dal cattolicesimo (anche se curiosamente, la maschera di cui son provvisti, regge alla grande)! Ma i neocatecumeni sono felici così, con il peso dell'anima che determina angoscia e tristezza. Ecco svelato il motivo per cui si dirigevano in massa ad ascoltare i discorsi nevrotici di Carmen rendendo la propria croce ancora più insostenibile, essendo le sue parole, per non dire la tonalità della voce, un vero fardello. Non considero tutto ciò un'opinione, bensì una constatazione oggettiva. Insomma, uno dei tanti "paradossi neocatecumenali". Diciamo pure che se dovessimo leggere ciò che i neocatecumeni scrivono durante ogni singolo scrutinio, di "notti oscure" ne avremmo a bizzeffe e di santi anche, ma non prima dei due prediletti, Kiko e Carmen.

Ovviamente, Carmen non rappresenterebbe l'ennesima Santa, bensì la prima Santa neocatecumenale; mi pare che si apra uno scenario finalizzato all'innalzamento della persona, senza una reale convinzione dell'evento.
Ma proprio il sentimento di angoscia determina i Diari che improvvisamente sono stati portati alla ribalta a scopo di lucro e di brama di successo (la Santità).
Allora eccomi quì a cercare di capire come sia possibile, anche solo pensare, di rendere Santa una donna dalla personalità ambigua e, come lei stessa si pronuncia, dalla psiche tenebrosa.

Quindi ecco che si inizia a parlare di "Notte Oscura", accostata con supponenza a quella attraversata da santi come Madre Teresa di Calcutta, Teresa d'Avila, Giovanni della Croce ed altri e altri; un affronto, quasi una prepotenza che vuole vedere Santa la Carmen de Madrid, la spagnola urticante che di vizi ne possedeva a bizzeffe, per la maggior parte ben documentabili da foto o esperienze dirette di chi l'ha conosciuta.

Cos'è la "notte oscura"? Cosa rappresenta nella realtà? Per spiegare questo concetto, astutamente utilizzato per enfatizzare gli scritti di Carmen e paragonarla a Santi per eccellenza, ci basiamo proprio su Santa Madre Teresa di Calcutta. Una donna minuta vissuta nell'umiltà e nella povertà, forte della sua fede e mai concentrata su se stessa. La piccola donna, vissuta d'amore per il prossimo, ha reso percepibile la sua propensione verso il bene senza mai auto esaltarsi. La sua era una visibilità donata dalla luce che il bene di per sé propaga. La donnina del Signore visse una costante oscurità finalizzata all'offerta del proprio essere, che portava al doloroso e ardente desiderio di Gesù.
Di quella desolazione interiore, Madre Teresa ne rendeva conto solamente ai suoi direttori spirituali, ordinando, addirittura, che le sue lettere venissero distrutte. Fortunatamente non fu così, donandoci modo di poter scorgere la realtà della piccola serva di Dio.

Ecco una delle frasi di Madre Teresa di Calcutta: "Se la mia separazione da Te permette che altri si avvicinino a Te e Tu trovi gioia e diletto nel loro amore e compagnia, voglio di tutto cuore soffrire ciò che soffro, non solo adesso, ma per l'eternità se fosse possibile". Cosa scaturisce da questa preghiera accorata, sofferente ma carica d'amore di madre Teresa? Lo rivela lei stessa con questo ennesimo e meraviglioso pensiero: "Ho iniziato ad amare la mia oscurità, perchè credo che adesso essa sia una parte, una piccolissima parte, dell'oscurità e della sofferenza in cui Gesù visse sulla terra". Quindi, con ammirazione, constatiamo come questa tempesta interiore sia offerta dedicata a Dio e amore indicibile che risalta sempre il divino e mai la sua stessa figura. Un voler soffrire per dono.

Desidero riportare il pensiero di Carmen, che dopo questa riflessione su Madre Teresa di Calcutta quasi logora: «Tu non ci sei Gesù mio. Cammino controcorrente. Questa psiche tenebrosa, lamentosa, che amarezza. Non so vivere. Abbi compassione di me. Mi affatico in una tragedia esistenziale». È un richiamo alla sua stessa persona che rende il lettore quasi depresso. Il suo cammino controcorrente è ben reso evidente nel contesto del "Cammino Neocatecumenale". Carmen offre una base teologica e liturgica che trova sbocco nell'eresia e nell'abuso, e una profonda mancanza di rispetto verso la Chiesa, la gerarchia e il Papa. Una situazione davvero drammatica, appesantita dalle sue considerazioni blasfeme di cui i Mamotreti abbondano e sovrabbondano data l'esagerazione e gravità dei suoi interventi.

Un'altra considerazione riguarda il suo dichiararsi lamentosa, si riferisce alla sua psiche, così malridotta da essere indicata come tenebrosa, eh beh, sì! Proprio così, una psiche lamentosa e tenebrosa che mai lasciava in pace chi la attorniava. Ogni singolo evento, anche il più insignificante, trovava risvolto in una lamentela estenuante che esasperava. Eppure lei per i neocatecumeni è già Santa. Eh già, una Santa che kiko definisce di categoria superiore.

Come se questa realtà sospinta da Francisco fosse già vigente, un pallone gonfiato (a scanso di errori sottolineiamo che non ci riferiamo a Kiko stesso), con il viso di Carmen, viene fatto volteggiare per i cieli a mo' di assunzione al cielo della stessa. Non ci stupiamo, ah no, siamo abituati a vedere certi atti degeneri e instabili da parte di Kiko e adepti. Però un dubbio sovviene prepotente e curioso: dato che i Santi sono purificati e quindi accolti direttamente in cielo al cospetto del Signore, voi, amici neocatecumeni, PREGATE PER L'ANIMA DI CARMEN?


lunedì 21 agosto 2017

Il manuale del Perfetto Neocatecumenale

Orientamenti per il dialogo con i cristiani della domenica

- «...il Cammino è approvato, perciò chi critica il Cammino deve per forza essere uno che odia, che invidia, che giudica, uno che non ha capito e che non conosce, poiché solo chi capisce e conosce il Cammino può lodarlo...»

- «...quando si parla dei pregi del Cammino, siate il più generici possibile: per esempio, "il Cammino ha salvato il mio matrimonio", senza entrare nel merito di cosa esattamente ha "salvato" e come lo ha "salvato"...»

- «...partite sempre dal presupposto che il mondo è in bianco e nero; per esempio: "il Cammino mi ha salvato da droga, adulterio e alcolismo", come se tutti - ma proprio tutti - vivessero perennemente a rischio di droghe, adulteri, alcolismi e quant'altro, e che solo facendo il Cammino si eliminano quei vizi...»

- «...quando qualcuno testimonia storture avvenute nel Cammino abbiate sempre pronta l'espressione: "nelle comunità della mia città non è mai successo", oppure: "non mi risulta", o ancora: "mai sentita una cosa del genere": le opinioni valgono più dei fatti, qualora si tratti di opinioni favorevoli al Cammino; inoltre il dire "non mi risulta" costringe gli interlocutori a spiegarsi meglio, e alla fine li batterete per estenuazione...»

- «...ricordatevi che la fede non consiste nelle verità da credere, ma in un elenco di operazioni da eseguire, un elenco di parole da rinfacciare, e un elenco di elogi di ecclesiastici da esibire... i cristiani della domenica non fanno tutte le cose che facciamo noi, non hanno un elenco pronto di cose da dire come ce l'abbiamo noi, e non possono sciorinare elenchi di "lodi dal Papa, dai cardinali, dai vescovi, dai presbiteri..."»

- «...se qualcuno facesse discorsi riguardo le variazioni neocatecumenali sulla fede e sulla liturgia, scegliete un particolare secondario del loro discorso, anche il più insignificante (come ad esempio un errore grammaticale), e pestate sempre e solo quel tasto, in modo da sviare altrove l'attenzione...»

- «...quando parlate coi cristiani della domenica, riempite il discorso di "io sono un peccatore" ma parlate sempre in modo che sia chiaro che siete superiori a loro; per esempio, vantatevi del fatto di Fare Le Lodi, perché quasi nessuno dei cristiani della domenica le fa (al più Fanno il Rosario, e lo fanno alla maniera di tutta la Chiesa, non nella diversa maniera insegnataci da Kiko e Carmen)...»

- «...in qualsiasi discussione, riducete ogni argomento alle "specialità" del Cammino; per esempio: qualcuno parla di figli o mogli? buttatela sull'Apertura alla Vita e vantatevi della vostra prole numerosa (o di quella dei fratelli di comunità), e se l'interlocutore è sufficientemente tonto ditegli che solo nel Cammino ci sono famiglie numerose...»

- «...scegliete sempre il livello adatto per le vostre affermazioni, e poi a poco a poco alzatelo sempre di più; per esempio, se si parla di vocazioni, si può dire che il Cammino ne ha tantissime; se i vostri interlocutori sono più ingenui, si può alzare il livello e dire che quando Kiko fa la chiamata vocazionale si "alzano" tantissime vocazioni, e se sono ancora più ingenui direte che Kiko suscita tantissime vocazioni...»

Armamentario neocatecumenale pronto
per la celebrazione della liturkikia
in onore dell'idolo Kiko
- «...siate sempre pronti ad equivocare ogniqualvolta sia utile al Cammino: se qualcuno parla di liturgia, fingete di credere che quella neocatecumenale sia identica a quella della Chiesa; se qualcuno parla di catechizzare, voi fingete di credere che le "catechesi" del Cammino siano la stessa cosa; se qualcuno porta un valido esempio, concentratevi su qualche aspetto secondario dell'esempio anziché sulle questioni relative al Cammino...»

- «...fate sempre leva sul buonismo e concludete ogni discorsino con un "pregate per me", in modo che gli interlocutori non possano darvi la strigliata finale... insabbiate le questioni, buttatela a tarallucci e vino, poiché il Cammino non si può discutere (neppure con ottimi argomenti) ma si può solo vivere...»

- «...quando le cose si mettono male scappate gridando "con voi non si può dialogare", o altra espressione che scarichi sugli interlocutori la colpa della vostra fuga...»

- «...ricordatevi sempre che il "non giudicare", l'amare i propri nemici, il non resistere al male, ecc., valgono solo all'interno del Cammino, non si applicano mai a chi non elogia il Cammino e i suoi iniziatori...»

- «...ricordatevi sempre che la menzogna è peccato, sì, tranne quando può essere utilmente utilizzata per promuovere il prestigio del Cammino; ingannare è peccato, sì, tranne quando può essere proficuamente adoperato per proteggere l'immagine dei due iniziatori Kiko e Carmen».

sabato 19 agosto 2017

I "catechisti" volevano «che lasciassi mio marito»

La propaganda ufficiale dice che "il Cammino mi ha salvato", "il Cammino ha salvato il mio matrimonio". Vediamo un'altra testimonianza su come stanno in realtà le cose.


Buon giorno a tutti, anch'io sono una fuoriuscita dal "cammino/setta". Ci sono rimasta tanto, troppo...forse ho resistito perchè l'ho vissuto con un piede dentro e uno fuori (avendolo anche abbandonato per un certo periodo, schifata da tante catechesi). Sono stata "bocciata" alla fine dell'elezione, dopo circa 21 anni, "solo perchè avevo fatto troppe assenze" a detta del capo responsabile (persona ignobile). La cosa più sconcertante è che volevano, evidentemente, che lasciassi mio marito (mai entrato in cammino, per fortuna, e che mi ha aiutato molto soprattutto quando mi hanno "scaricata" la settimana prima della Pasqua). Ho pensato da subito che se una persona che vive queste esperienze e non ha una buona situazione familiare, sociale, lavorativa, etc, può ricorrere al suicidio (infatti dopo anni una persona che ha abbandonato la setta si è ammazzata, ma ovviamente il problema era suo non del contesto..). Durante l'ultimo passaggio mi ha impressionato più del solito il fatto che i "catechisti", persone ignoranti senza alcuna formazione, imperversavano con violenza e cattiveria sulle persone, e soprattutto sulle donne (alcune di loro si lasciavano andare a pianti e singulti davanti a tutti).

Ovviamente, a parte una donna, nessuno mi ha chiamato per sapere come sto (dopo 21 anni di rapporti stretti!). In cambio mi hanno mandato una cartolina da Gerusalemme con tanti auguri e le firme di tutti!!!

Sono molto contenta di non essere più in questa setta, e alla faccia loro la mia vita è migliorata, ma l'esperienza mi è rimasta dentro, male.Ho iniziato a leggere gli interventi in questo blog, e mi colpisce tantissimo che la mia terribile esperienza è stata quella di tantissimi altre/i... Vi ringrazio perchè mi aiutate ad "elaborare" la terribile esperienza che ho vissuto.
(da: Rosa)

A margine di quanto detto da Rosa ricordiamo che già da venticinque anni vengono testimoniati casi di "divorzio alla maniera neocatecumenale" ai danni di un marito che non condivideva troppo lo zelo neocat della moglie.

In quel caso si adoperò contro il matrimonio persino il parroco neocatecumenalizzato, timoroso evidentemente di perdere il beneplacito dei cosiddetti "catechisti".

È una lettura lunga e dettagliata, ma è ancora terribilmente attuale: la trovate a questo [link]

Segnalo anche un articolo su come i kikos senza alcuno scruopolo inoltrano richieste di nullità neocatecumenali quando torna comodo.

giovedì 17 agosto 2017

"I catechisti mi hanno giudicato: sarei un badante, non un marito"

Tipica "allegria"
neocatecumenale
Sono nel Cammino Neocatecumenale da più di quindici anni ma ho finalmente deciso di non continuarlo più.

Ciò che mi è avvenuto nel Cammino è qualcosa su cui non posso chiudere un occhio: la nostra comunità ha dovuto subire questi "scrutini" dove ci venivano fatte parecchie domande, ci veniva dato del tempo per rispondere, e il nostro cosiddetto "catechista" pretendeva le risposte. Erano domande anche a questioni che prima non erano mai state toccate.

Questo è avvenuto per ognuno di noi, singolarmente, in presenza di tutta la comunità. L'interrogatorio di ognuno andava avanti per un'ora o più. Nelle domande i "catechisti" neocatecumenali chiedevano anche le cose più personali e sensibili, e dopo la risposta del singolo si mettevano a dare il giudizio su di lui.

Nel mio caso sono stato giudicato come un badante, non come un marito, poiché mia moglie soffre di epilessia e perciò mi prendo cura di lei su tutto - medicine, visite, stare sempre insieme perché non può rimanere da sola... Ma i nostri "catechisti" neocatecumenali sono stati velocissimi a giudicare che io non sarei per lei un marito ma solo un badante.

Questa cosa mi ha ferito molto: dei cristiani si permettono di dire cose del genere? Dove altro potrei trovare un'ispirazione di vita cristiana se la Chiesa non è più rifugio delle persone che hanno bisogno del sostegno di Dio?

Penso che sia ora che la Chiesa riconosca lo scempio operato dal Cammino.

(nostra traduzione di un commento dalle
Filippine presentato su Thoughtful Catholic)

Neocatecumenali seduti con l'ostia-snack in mano
in attesa che scatti il segnale mangiatorio.
Da uno spot pubblicitario neocatecumenale
trasmesso dal TG2 della RAI-TV il 7 gennaio 2012
Nota: gli anziani kikos sono travestiti da druidi perché la costosa vestina bianca indica che hanno fatto tutte le tappe del Cammino (tranne quelle inventate successivamente).

martedì 15 agosto 2017

Dalle semplici verità di fede alla liturgia vissuta


In occasione della solennità dell'Assunzione della Beata Vergine, debellatrice delle eresie, proponiamo ai nostri lettori un brano tratto dal libro di Martin Mosebach, Eresia dell'informe, evidenziando come il prendere sul serio la liturgia della Chiesa (anziché tentare di "migliorarla") porta davvero a ravvivare la fede.

Nell'eresia neocatecumenale, il Signore Gesù è trattato come una specie di sacro snack, al punto che l'altare è un tavolinetto smontabile, zeppo di prodotti ortofrutticoli (liturgia kikiana delle banane), mentre le suppellettili sacre parlano non del Signore ma di Kiko Argüello.


Un circolo di donne che avevano l’abitudine di pregare insieme, incominciò a interessarsi allora alla biancheria dell’altare; è di queste donne che vi voglio raccontare. Queste chiesero un giorno, agli amministratori della Cappella, che cosa propriamente avvenisse dei purificatoria impiegati, dei fazzoletti con i quali il sacerdote raccoglie dal calice le gocce rimaste del vino trasformato. Essi finiscono insieme ad altro bucato nella lavatrice, rispose l’amministratore. Le donne, alla Messa successive portarono un sacchetto che avevano confezionato. Quindi chiesero il purificatorium impiegato e lo misero nel sacchetto. In questo modo che cosa volevano fare? «Questo è comunque imbevuto del sangue prezioso che non può essere versato nello scarico». Il fatto che in passato la Chiesa abbia prescritto che il sacerdote stesso debba curare il primo lavaggio del purificatorium, il fatto che l’acqua di tale lavaggio sia quindi da versare nel sacrarium o nella terra, tutto questo non era a conoscenza delle donne. In ogni caso esse si opponevano a che questo fazzoletto fosse trattato come l’altro bucato, e istintivamente fecero ciò che una antica prescrizione, ora trascurata, esigeva. «È come lavare il giaciglio del Bambino Gesù», diceva una di queste donne. Quando l’ascoltai, ne rimasi colpito. La devozione popolare diventava qui qualcosa di concreto. La vidi quando lo lavò a casa, dopo aver prima recitato un rosario. Portò l’acqua del lavaggio nel giardino davanti a casa, versandola in un angolo in cui crescevano fiori particolarmente belli. Alla sera coprì poi l’altare nella cappella insieme ad un’altra donna. Questo aggiustamento della lunga e stretta coperta era difficile. Entrambe le donne erano molto concentrate, ma allo stesso tempo mosse da una sollecitudine trattenuta, come se avessero cura, con sobrietà ed efficienza, di un uomo che esse amavano. Io ho assistito a queste preparazioni con curiosità crescente. Di che cosa si trattava? In tutti i racconti della Resurrezione, il discorso cade sulle vesti ripiegate angelicos testes, sudarium et vestes, come si dice nella sequenza pasquale. Non vi è alcun dubbio che queste donne, in quella brutta cappella al secondo piano, erano le donne presso il sepolcro. Esse vivevano nella continua, indubitabile, realmente vissuta presenza di Gesù. In questa presenza esse rimanevano in modo naturale, in modo conforme alla loro nascita e al loro livello culturale. La loro vita era adorazione, che si traduceva in azioni molto precise, molto pratiche: era liturgia.

Osservando queste donne, compresi che esse credevano alla reale presenza di Gesù nel Sacramento dell’altare.

domenica 13 agosto 2017

Fanno le CentoPiazze e si fanno pure pagare dal Comune!

Apprendiamo dal sito web del Comune di Verona che le comunità neocatecumenali di Verona si sono fatte pagare dal Comune cinquecento euro per aver "evangelizzato" in piazza.

Con determina n.46 del 7 agosto 2014 (determinazione dirigenziale n. 3888 dell'11 agosto 2014), il Comune di Verona, visto che tale nuova "evangelizzazione" «costituisce una modalità di realizzazione degli interessi generali dell'Amministrazione etc» (pag. 1), autorizza l'intervento finanziario nella misura di € 500,00 - nella persona del "referente delle comunità neocatecumenali di Verona" - nel rispetto dei limiti prefissati dal Comune, con obbligo di pubblicazione.

Sorge dunque qualche piccola domandina:
  • quali saranno stati i "giustificativi di spesa" per i cinquecento euro in questione? l'usura di corde di chitarra, megafoni e tamburelli?
  • le comunità neocatecumenali di tutto il mondo, ogni volta che fanno le centopiazzate, chiedono rimborsi al proprio Comune?
  • li chiedono ogni anno?
Vediamo qui sotto qualche foto esempio di autocelebrazione schitarrante, cioè di «modalità di realizzazione degli interessi generali dell'Amministrazione» simili a quelle costate cinquecento euro a tutti i contribuenti di Verona:

 



venerdì 11 agosto 2017

Salviamo la nuova evangelizzazione dalle grinfie dei falsi profeti

Un blog cattolico ora chiuso aveva pubblicato tempo fa questa riflessione, dalla quale prendo le mosse per trarre alcune conclusioni.
Sedicente "nuova evangelizzazione"
degli adepti del Cammino
Spesso si sente parlare della necessità di una nuova evangelizzazione dell'Europa. Prima di avanzare progetti di evangelizzazione dobbiamo porci alcune domande: perché è in corso la scristianizzazione della società? Di chi è la colpa? Io penso che gran parte del disastro è stato causato dal modernismo. Sì, anche comunisti, laicisti, massoni e compagnia bella hanno le loro responsabilità, ma se non ci fossero stati i modernisti, il cristianesimo avrebbe alzato una diga invalicabile contro la secolarizzazione. Insomma il modernismo è stato il cavallo di Troia per far penetrare il fumo di satana nel Tempio di Dio.

Il Vangelo rimane l'unica via di salvezza, ma è necessario viverlo con più coerenza, non in maniera annacquata. Non è possibile nessun compromesso tra mondo e Vangelo. Dunque, chi dovrà svolgere la "nuova evangelizzazione"? Se i nuovi evangelizzatori saranno gli stessi personaggi che ci hanno portato alla catastrofe con le loro eretiche dottrine moderniste, allora è meglio lasciar perdere onde evitare che si propaghi la confusione e la catastrofe. Per intenderci, se tra i nuovi evangelizzatori si infiltrassero coloro che di fatto negano la divinità di Cristo, la Risurrezione, la Presenza Reale, l'eternità dell'inferno, l'esistenza del purgatorio, la verginità perpetua della Madonna... allora sarebbero guai seri. Qui c'è bisogno di gente come San Francesco Saverio, san Pietro Canisio, San Roberto Bellarmino, Sant'Alfonso Maria de Liguori, cioè di persone ricche di buona dottrina e di zelo per la salvezza delle anime. Per rievangelizzare le terre cristianizzate bisogna recuperare la Tradizione: liturgia ben celebrata, canto gregoriano, catechismo fatto seriamente, sermoni alla Sant'Alfonso, recupero dei novissimi, riutilizzo nell'insegnamento della Somma Teologica di San Tommaso, propagazione della vera devozione alla Madonna, ecc.

Con le chiacchiere dei modernisti non si converte nessuno, anzi, si allontana sempre più la gente dalle chiese.

E tra le chiacchiere dei modernisti annoveriamo il "fare come i [presunti] primi cristiani" e l'evidenziare di più l'aspetto "conviviale" della liturgia.

Indovinate di chi si parla.

Kiko indiavolato mentre fa la sua protesta sindacale
lamentandosi col Papa che ancora non esiste
in tutte le parrocchie l'iniziazione neocatecumenale

mercoledì 9 agosto 2017

Papi inermi di fronte allo scandalo del neocatecumenalismo?

Kiko preparò a Giovanni Paolo II
un trono con la croce capovolta,
notoriamente simbolo satanico
Talvolta qualche lettore del blog si lamenta che i Papi sarebbero, se non conniventi col Cammino, almeno inermi - in particolare Giovanni Paolo II.
Un'opinione del genere è però fondata solo sull'ignoranza.

Se c'è una cosa di cui nessuno può dubitare riguardo a Giovanni Paolo II (clicca qui per approfondimenti), è il suo aver voluto essere a tutti i costi il buon pastore che insegue la pecorella smarrita e recalcitrante a costo di lasciare le altre novantanove nel deserto. Giovanni Paolo II ha lasciato che gli facessero di tutto - mettere copricapi piumati pellerossa, mantelline induiste, ecc. - e con chissà quanta pazienza.

Teniamo sempre presente la tecnica del "fatto compiuto", tanto cara ai volponi neocatecumenali: quei brutti scherzetti (come il trono con la croce capovolta, preparatogli da Kiko Argüello nel marzo 2000 in Terrasanta) glieli hanno fatti a sua insaputa, sapendo bene che avrebbe ingoiato il rospo per amore delle tante pecorelle per cui era andato lì. Spieghiamo tale pazienza con un esempio fastidioso: se al matrimonio di tua figlia ti fanno sedere su una sedia con l'effigie di Mussolini, cosa fai? preferisci rovinare la festa a tua figlia dando di matto davanti a tutti oppure per amor suo fai finta di non aver notato nulla?

Gli scherzacci fatti dai kikos a Giovanni Paolo II avranno infatti un unico frutto: lui non concederà nulla al Cammino, fino alla morte. La sua paterna benevolenza nei confronti delle anime semplici del Cammino andò di pari passo al suo irrigidirsi nei confronti delle richieste di Kiko, che si lamenterà esplicitamente di non aver mai avuto vere concessioni liturgiche dal Papa dal 1990 al 2005.

La conferma del triste stato in cui versa la Chiesa è data proprio dalla stupefacente potenza di questi loschi figuri, che tentano di sfruttare il Papa per i propri fini. Si dice - e c'è motivo di considerare ragionevole l'ipotesi - che dietro le dimissioni di Benedetto XVI ci sia parecchia melma neocatecumenale, a partire dal fatto che i vertici NC tentarono di "autoapprovarsi" la liturgia degli strafalcioni tutto all'insaputa del Papa.

Come dice il proverbio, il generale va alla guerra coi soldati che si ritrova. Perciò, se i soldati sono pressoché tutti pronti a disubbidire, il generale sarà costretto a evitare di comandare cose sgradite.

Quando l'autorità non viene più riconosciuta, o ci sono le dimissioni (ed è difficile non pensare al caso di Benedetto XVI, ostacolato e disubbidito e addirittura gabbato), oppure si lavora "lateralmente", salvando il salvabile, cercando di "indurre" altri a imitare il buon esempio, ecc. Infatti è in quest'ottica che va letto il paradossale caso del motu proprio sulla messa in latino: Benedetto XVI che la promuove ma senza celebrarla in pubblico, come se si aspettasse che la promozione della santa liturgia parta "dal basso" piuttosto che dalle alte sfere, che parta dalla libertà dei singoli piuttosto che da ordini dall'alto (che verrebbero subito banalizzati, neutralizzati e disubbiditi). Allo stesso modo Giovanni Paolo II e i suoi successori, nel paterno abbraccio del pastore che insegue la pecorella smarrita lasciando le altre 99 nel deserto, e contemporaneamente correggendo il Cammino senza strigliare troppo forte per evitare uno scisma, non possono essere considerati "inermi" di fronte allo scandalo del neocatecumenalismo.

lunedì 7 agosto 2017

A Messa, si può ballare?

Notare il "passetto" della fede "adulta"
La danza è un'arte, e in quanto tale, attraverso il corpo, è un mezzo per esprimere o esteriorizzare sentimenti umani.

La danza è adatta a trasmettere la gioia, e per un credente, quando questi balla con fede, si potrebbe parlare della preghiera del corpo, che può esprimere lode e richieste con i movimenti.

Per questo tra i mistici troviamo momenti di danza come espressione della pienezza dell'amore per Dio e della gioia di stare alla sua presenza. Ricordiamo i casi, tra gli altri, di Santa Teresa d'Avila, San Gerardo Maiella, San Pascual Baylón e San Filippo Neri.

Quando il Dottore Angelico desiderava rappresentare il paradiso, lo faceva come una danza per gli angeli e i santi.

Nella cena pasquale ebraica si danzava. Gesù ha partecipato a quella cena (Mc 14, 12-25), ed è molto probabile che abbia danzato mentre si cantavano i salmi.

Ricordiamo che il termine “Pasqua” proviene da pasja (trascrizione greca e latina della parola ebraica pesah), che a sua volta rimanda al verbo pasah, che significa "passare", "saltare". Da ciò deriva il significato di “festa” (danza) e “passo”, per questo in questo tipo di celebrazioni era comune ballare.

Una cosa è però pregare con il corpo, coinvolgendo tutto il nostro essere, e un'altra molto diversa è includere il ballo nella Messa. La danza non è mai stata parte integrale del culto ufficiale della Chiesa latina.

Le decisioni conciliari condannano spesso la danza religiosa perché non favorisce molto l'adorazione e perché può degenerare in disordine. Nessuno dei riti cristiani include la danza, che non è conosciuta nel rito latino della Messa.

Le danze a Messa o quello che la gente chiama “ballo” sono solo un'eccezione (nel rito etiope o nella forma zairese della liturgia romana si tratta semplicemente di una processione con ordine ritmico, qualcosa che si adatta molto bene alla dignità dell'occasione), com'è anche un'eccezione il ballo all'interno della Messa della veglia pasquale del Cammino Neocatecumenale.

Bisognerebbe precisare che non esiste il rito neocatecumenale; il rito neocatecumenale è inscritto nel rito latino e gli sono state permesse alcune peculiarità, ma nessuno di questi permessi include il fatto di ballare intorno all'altare.

La danza, quindi, non è proibita in modo assoluto. A favore di queste eccezioni ricordiamo la Costituzione Sacrosanctum Concilium sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, nella quale, al numero 37, vengono definite le norme di adattamento della liturgia al carattere e alle tradizioni dei vari popoli:

“La Chiesa, quando non è in questione la fede o il bene comune generale, non intende imporre, neppure nella liturgia, una rigida uniformità; rispetta anzi e favorisce le qualità e le doti di animo delle varie razze e dei vari popoli.

Tutto ciò poi che nel costume dei popoli non è indissolubilmente legato a superstizioni o ad errori, essa lo considera con benevolenza e, se possibile, lo conserva inalterato, e a volte lo ammette perfino nella liturgia, purché possa armonizzarsi con il vero e autentico spirito liturgico”.

Teoricamente, da questo passo si può dedurre che nel culto cattolico possono essere incluse certe forme o certi standard di danze, ma non saranno mai la norma per la Chiesa universale.

In via di principio ballare non è una forma di espressione della liturgia cristiana, perché i balli (i balli di culto) sono più propri delle varie espressioni “pseudoreligiose” che hanno propositi molto vari e distinti, nessuno dei quali compatibile con il proposito essenziale della liturgia cristiana.

È logico concepire la possibilità che la danza faccia parte di un'azione liturgica, visto che il corpo è parte dell'orante; e per questo la danza, perché sia preghiera, deve esprimere sentimenti di lode e adorazione, godere della presenza del Signore.

Chiaramente, però, la danza all'interno della Messa o delle azioni liturgiche è “ben vista” solo dove c'è sempre stata una tradizione non solo culturale ma liturgica, solo in alcuni casi di terre di missione in Africa e Asia, e neanche qualsiasi tipo di ballo o danza.

C'è quindi una grande differenza tra culture: ciò che si vede o si applica bene in una non può essere ammesso in un'altra.

Alcune forme di ballo sono state introdotte nel contesto della preghiera, ma l'autorità ecclesiale a questo riguardo ha posto due condizioni:

1. La danza deve essere regolata sotto la disciplina dell'autorità competente perché non tutti i balli o i movimenti ritmici del corpo accompagnati dalla musica, anche se aiutano nella preghiera e sono espressione di fede, si adattano alla liturgia;

2. La danza deve essere un riflesso dei valori religiosi della cultura e una chiara manifestazione di questi valori.

Nella Messa ci sono elementi sacrificali (offerta, immolazione) e di festa e allegria (la resurrezione); per questo la Messa è una festa sacra nella quale il festeggiato è Dio per la sua opera di Creazione e ri-creazione (la redenzione), e il modo di entrare in unione con Lui è il modo sacramentale.

Nella Messa, dunque, ci saranno clima festoso e allegria, ma un'allegria santa, contenuta, misurata, sublimata nello spirito; non verranno esacerbati i sensi.

Il modo di festeggiare è “in spirito e in verità”, o, come si dice nella Messa, elevando il cuore: sursum corda, elevando a Dio tutto il nostro essere.

In Occidente non è facile intendere la danza come espressione di preghiera, perché la danza è collegata al profano, alla seduzione, all'esercizio e al divertimento.

Per questa ragione, non può essere una norma applicabile a tutta la Chiesa universale all'interno di una celebrazione liturgica. Si può accettare meglio una proposta di danza religiosa nella nostra cultura occidentale, ma al di fuori della liturgia della Messa.

Le danze che si svolgono per lodare Dio hanno il loro momento e il loro luogo. Alcuni, nel nostro contesto occidentale, possono cadere in errori liturgici volendo utilizzare danze come lode in piena celebrazione liturgica per rendere la liturgia più attraente, ma è del tutto assurdo cercare di rendere una liturgia “attraente” introducendo pantomime ballabili (rappresentazioni teatrali in cui la parola viene sostituita da gesti e atteggiamenti), che spesso finiscono con un applauso.

L'applauso nella liturgia è un segno sicuro del fatto che l'essenza della liturgia è scomparsa, essendo stata sostituita da un tipo di intrattenimento religioso.

La Messa già di per sé ha i suoi elementi, e non è opportuno o accettabile aggiungerne altri al rituale romano.

Se alcune Chiese locali hanno accettato la danza, anche dentro un tempio, si fa in qualche contesto festivo e in modo puntuale per manifestare sentimenti di gioia e di devozione, ma sarebbe sempre meglio farlo fuori dalle celebrazioni liturgiche. Dobbiamo rispettare il luogo e il momento; fuori dalla celebrazione possiamo lodare Dio in diversi modi.

Per questo motivo, la danza o ballo, normalmente e nella misura del possibile, non deve essere introdotta né nella celebrazione liturgica né dentro al tempio, qualunque sia l'indole della danza; men che meno quando si tratta di musica lontana dai sentimenti religiosi o di ritmi profani, anche se si volesse – per il testo – darle un presunto sentimento religioso.

Per tale ragione il ballo non può essere introdotto nelle celebrazioni liturgiche di alcun tipo; significherebbe dare loro un carattere di spettacolo, impedendo uno degli aspetti della liturgia dai quali non si può prescindere in alcun momento: la partecipazione e il raccoglimento di tutti i fedeli.

Pretendere di inserire a forza il ballo nelle azioni liturgiche – la Messa – sarebbe come iniettarle uno degli elementi più desacralizzati e desacralizzanti, con la conseguenza nefasta di creare un'atmosfera profana che porterebbe facilmente i fedeli a ricordare nella celebrazione liturgica luoghi e situazioni mondani.

(articolo originariamente
pubblicato su Aleteia)

sabato 5 agosto 2017

Parlano don Gino e padre Zoffoli

Il futuro canonizzato SanKiko
porge la sua reliquia da baciare
La prima difficoltà che ci hanno presentato quando abbiamo pubblicato i nostri scritti citando i testi di Kiko, essi hanno detto: "Tutto falso!". Ma io le citazioni le faccio citando pagina e paragrafo! Allora sono passati ad una seconda scusa: "Sono estrapolazioni!". Ma ogni prete quando predica fa "estrapolazioni" del Vangelo e non lo cita certo tutto: l’importante è che la citazione, l’estrapolazione corrisponda al pensiero, al testo dell’autore.

Il 2 giugno 1992, dopo molti tentativi, con P. Enrico siamo riusciti ad avere un incontro con i Neocatecumenali (perché essi non vogliono mai avere incontri con persone con cui possano entrare in discussione).

(L’incontro) era stato annunciato, rimandato e finalmente si stabilì l’incontro alla Scala Santa in questa data. Prendiamo 3 registratori e li mettiamo sul tavolo. C’era l’ingegner Donnini e il Vice Direttore del Seminario Romano. Ci siamo presentati. Abbiamo detto: "Ora facciamo una registrazione, in modo che quello che noi diremo rimanga documentato. Un (nastro) ve lo prendete voi e uno ciascuno noi due". "No, non vogliamo registrazioni.". "Ma perché?". (Loro non vogliono mai nessuna documentazione). Stavamo per chiudere l’udienza e andarcene via. Ma io ho detto: "P. Enrico, finalmente sono venuti, accettiamoli così come sono".

Ci siamo messi a tavolino. Hanno cominciato a parlare col solito metodo e quando io ho detto: "Io pubblicherò i vostri testi." Essi non hanno negato che i testi ci fossero, ma hanno detto: "Noi non le daremo mai il permesso di pubblicare i testi!". E quando abbiamo detto: "Nei vostri testi ci sono degli errori dogmatici!", hanno fatto un sorriso di strafottenza. Abbiamo detto: "Siete disposti a riconoscere che ci sono degli errori (e li abbiamo elencati), siete disposti a firmare una dichiarazione di fede?". Loro ci hanno detto: "Sì, Padre, siamo disposti, la prepari, la firmeremo subito!". Io l’ho bloccato e gli ho detto: "Ingegnere, non mi occorre la sua firma, come neppure la sua Reverendo Claudiano, ma a me occorre la firma di Kiko e Carmen, perché voi non andate in giro a predicare le vostre idee ma quelle di Kiko e Carmen. Quando Kiko e Carmen faranno una dichiarazione di fede, faremo completamente la pace". Il discorso è caduto ed è finita così. Ora nessuno nega più che questi testi siano autentici. In genere, i Neocatecumenali rispondono con un mare di ingiurie. Io ho ricevuto solo due lettere (dopo la pubblicazione del mio libro "Neocatecumenali al bivio"), ma perché stavo dietro P. Zoffoli che ne ha ricevuto un mare. L’appunto mi veniva da preti che non si firmavano, han fatto firmare ad un giovane di 17 anni che avrebbe dovuto conoscere teologia, diritto canonico, ecc.) e trovavano da ridire solo che a pag. 5, a n° 16 non cito con ordine le pagg. dove Kiko afferma che "le Comunità sono la Chiesa stessa" come se questo bastasse a inficiare la contestazione. In questo testo sono citati i passi delle catechesi di Kiko con pagina, titolo, numero (e a volte sono 15/20 sullo stesso argomento, altro che estrapolazioni!). Alla fine di queste affermazioni riporto le tesi della Chiesa Cattolica e dico: "confrontate questi testi e vedrete come Kiko (o Carmen) portano una dottrina completamente contraria a quella che è la dottrina della Chiesa. Le conclusioni tiratele voi".

Testimonianza di don Gino Conti:

I libri che P. Enrico Zoffoli ha scritto sui Neocatecumenali li ha scritti insieme a me. Abbiamo avuto il primo scritto, poi altri 2 da un sacerdote che era stato nel Cammino: gli Orientamenti, il 1° Scrutinio e lo Shemà. Ci manca il 2° Scrutinio e il 2° libro di oltre 500 pagine dattiloscritte nelle quali si danno le norme per dirigere le Comunità e tante altre cose. Quello che abbiamo ci consente di formulare quei giudizi espressi (prima) dal Dottore, perché la sofferenza che lui ha manifestato è anche la mia.

In casa di mio fratello avevo fatto una osservazione alla figlia per una interpretazione massimalistica della Parola di Dio fatta da Kiko. Lei mi disse. "Zio, tu credi al diavolo?" "Certo che ci credo!". "Ecco ce l’hai lì, ce l’hai lì" e mi indicava la spalla. Io avrei avuto il Demonio incarnato sulla mia spalla solo perché avevo osato dire che una interpretazione della Bibbia non corrispondeva al pensiero della Chiesa. Anche il Dottore, anche Faustino e un altro ingegnere che è costretto a vivere in un paesino lontano dalla famiglia e costretto a mantenere moglie e figli... con tutti i torti che gli hanno dato dall’alto in basso, da Cordes all’ultimo Vescovo della Diocesi di Roma. Ci resta di pregare e pregare molto, perché noi crediamo nella Grazia di Dio (cui quali Kiko non crede).

L’ingegner Frugiuele ha citato una pagina, la 190, (dove c’è) la definizione della Grazia che per noi è la dottrina fondamentale del cristianesimo, perché Cristo Gesù è venuto per darci la Grazia, è morto per darci la Grazia, ha istituito la Chiesa per darci la Grazia, ha istituito i sacramenti come mezzo per la Grazia, ha istituito il sacerdozio per la Grazia. Se noi distruggiamo la Grazia spazziamo via la Chiesa. Kiko dice che la Grazia è credere nell’amore di Dio! Ma anche un Mussulmano, un pagano, crede nell’amore di Dio! E deride tutti quelli che si sforzano di vivere in Grazia di Dio e di morire piuttosto che commettere un peccato mortale (v. motto di San Domenico Savio: per Kiko è da irridere). Un giorno dissi ad un santo religioso di leggere la pagina 66 (degli Orientamenti) e di dirmi come potevo rispondere. "Don Gino, ma lei legge questi testi? Lei diventa pazzo leggendo questi testi, legga libri più belli!". Non mi ha voluto dare una risposta perché era impossibile: è una pagina di un farneticante, di un pazzo! Rafforziamo la nostra fede e aiutiamo i nostri sacerdoti ad essere quelli che il Signore vuole. Troppi non conoscono né la filosofia né la teologia.

Con queste cose non si crea il Cristianesimo: non bastano raduni oceanici in Piazza San Pietro per preparare il nuovo Giubileo, se non si entra dentro le coscienze. Dobbiamo trasformarci e diventare uomini di Chiesa, di preghiera, di confessionale, uomini che passano le loro ore davanti a Gesù sacramentato. Al tempo del Concilio ci Trento era già iniziata, con 95 tesi affisse alle porte della chiesa, l’eresia luterana preceduta dall’istanza di tutta la Chiesa che voleva una riforma "in capite et in membris". La riforma deve incominciare da noi sacerdoti. (Don Gino fa vedere due sue pubblicazione nelle quali ha cercato di togliere quella patina di infallibilità che si dà Kiko e che fa andare in "sollucchero" i Neocatecumenali).

giovedì 3 agosto 2017

Per conoscere il Cammino

Ci scrivono:
Presto! datemi un palco
e una platea plaudente!
Mi scappa di "fare il kerigma"
Buonasera, è da un po' di tempo che seguo Gandolfini e il Family Day. Lui diverse volte fa riferimento a come il percorso intrapreso col Cammino neocatecumenale abbia cambiato il suo approccio con la fede cattolica.
Sarei interessato ad approfondire alcuni discorsi inerenti questo percorso. Ho provato contattare senza alcun esito la Diocesi. Chi potrei contattare?
Sono purtroppo molti i punti da chiarire, per cui la risposta è necessariamente lunga, e rinviamo ai link cliccabili come questo per gli approfondimenti.

Family Day: è nato per libera iniziativa di tanti cattolici che non avevano specifiche etichette. La riuscita dei suoi eventi ha ovviamente attirato l'attenzione anche di coloro che volevano strumentalizzarlo (dentro e fuori dalla Chiesa) o ergersene a paladini e nocchieri. Che il Gandolfini sia riuscito a porsi ai vertici non significa automaticamente che abbia chissà che meriti lui o il Cammino Neocatecumenale.

Soggettivismo: nel contesto di queste considerazioni, è il credere che una bella testimonianza implichi automaticamente una buona fonte. In realtà, il fatto che un cristiano sia fiero di un determinato percorso spirituale grazie al quale è convinto di aver ritrovato e rafforzato la fede, è una cosa statisticamente normale (sarebbe strano il contrario). Ma indipendentemente da quanto sia calorosa la sua testimonianza non si può trarre subito un giudizio su quel "percorso": infatti anche fra i testimoni di geova, per esempio, si possono trovare tante anime pie che pregano ogni giorno, che danno luogo a famiglie numerose e oneste, che riscoprono l'amore di Dio nella propria vita attraverso la letture bibliche, eccetera, ma restano testimoni di geova, cioè seguaci di una falsa religione e perciò sgraditi all'unico vero Dio. Il criterio per verificare la fede è infatti la verità immutabile trasmessaci da Nostro Signore e per Suo comando garantita dalla Chiesa lungo venti secoli, il criterio non può essere una pur convinta e pur incessante testimonianza di chi sa propagandare bene un determinato movimento o metodo spirituale, anche se il testimone in questione fosse di buon cuore e di grande esempio.

Tristissima "prima comunione" neocatecumenale:
pare la distribuzione di uno snack in sala giochi
In parole povere, interessarsi al Cammino solo perché il Gandolfini ne parla bene, è come desiderare di entrare nei testimoni di geova solo perché il vicino di casa vive una gran profondità spirituale col falso dio "geova" e con la falsa bibbia "rivista" dalla congregazione della torre di guardia.

Cammino Neocatecumenale: come ha detto mons. Schneider, il Cammino è «un cavallo di Troia nella Chiesa» oltre che una «comunità Protestante-Ebraica all'interno della Chiesa». Il Cammino è infatti fondato su un insegnamento confuso, ambiguo, sbagliato, imbottito di subdole eresie, ed è fondato sulla celebrazione di una parodia dell'Eucarestia, nella quale vigono clamorose pagliacciate (come la "comunione seduti", come il balletto-girotondo conclusivo, come l'uso di un candelabro ebraico a nove fuochi, ecc.)

È un percorso che richiede un impegno lungo più di trent'anni e non porta alle verità immutabili della Chiesa ma alle bislacche teorie dei due fondatori spagnoli -Kiko e Carmen- che, per loro stessa ammissione, da giovani fondarono le comunità del Cammino perché erano desiderosi di fondare comunità. In ogni momento del Cammino i fondatori sono sempre al centro di tutto: i canti di Kiko, le "icone" di Kiko, gli insegnamenti di Carmen e Kiko, le interviste di Kiko, il balletto-girotondo di Carmen e Kiko, i libri di Carmen e Kiko, l'impostazione della vita familiare secondo i dettami di Carmen e Kiko, le attività richieste da Kiko, la liturgia inventata da Carmen e Kiko... non c'è mai spazio per un'attività o una lettura o una catechesi che non siano quelle accuratamente pianificate (e purtroppo zeppe di sottili e subdoli strafalcioni) di Carmen e Kiko.

Gli autonominati "iniziatori"
danno il (pessimo) esempio
restando seduti alla Comunione ed
aspettando che scatti il segnale mangiatorio
Lo Statuto del Cammino contiene una serie di norme che non vengono rispettate nel Cammino (per esempio lo Statuto, facendo sue le norme date dal Papa, vieta di fare la Comunione "seduti", eppure nel Cammino si fa "seduti" dopo il gesto ipocrita di alzarsi per ricevere: fatta la legge, trovato l'inganno). Oppure, altro esempio, il pagamento della "Decima", cioè l'obbligo di versare ai responsabili del Cammino mensilmente il dieci per cento del proprio stipendio a partire dal cosiddetto "secondo scrutinio" e fino al termine dei propri giorni. Ufficialmente il raccolto andrebbe ai poveri, a uomini di Chiesa, a spese per la liturgia; in realtà quel fiume di soldi a poco a poco prende ben altre vie, facendo campare di rendita determinati soggetti.

Molti ecclesiastici lodano il Cammino ma ciò avviene o perché non lo conoscono, o più probabilmente perché ne temono le rappresaglie e ne desiderano le comode «oliature». Molti dei soldi raccolti dal Cammino vengono usati per comprare il consenso degli ecclesiastici "favorevoli" (che se smettono di esserlo non vedono più un centesimo): se quelle donazioni fossero anonime, o a cadenza irregolare, quegli ecclesiastici non si sentirebbero perennemente in debito col Cammino e non avrebbero il timore che la pacchia possa finire.

Balletto-girotondo "liturgico" neocatecumenale
Per crescere nella fede occorre la verità, non le «oliature». Occorre essere uniti a Dio attraverso i sacramenti degnamente vissuti, cosa infinitamente più importante del partecipare a un particolare percorso spirituale. Occorre vivere ciò che la Chiesa ha sempre garantito - e che un'interminabile schiera di santi ha dimostrato validamente attraverso la propria vita -, che è molto più importante dell'infognarsi in collette per pagare inutili "convivenze" negli alberghi e andare a gridare per strada come tanti cretini con la chitarrella qualche canzonetta imbottita di paroloni biblici.

«Signore, aumenta la nostra fede». Da più di mezzo secolo la parrocchia non sembra più essere il luogo dove si può adeguatamente imparare, conoscere, approfondire la fede. Coloro che desiderano crescere nella fede si ritrovano purtroppo o spediti a fare volontariato o diluviati di risposte ambigue, fumose, imprecise, a volte addirittura sarcastiche. Tanta inutile cagnara sul dialogo e sulla pace, e si arriva al punto che tanti sedicenti cristiani non sanno più rispondere a domande semplicissime del tipo: "perché è necessario confessarsi, e confessarsi spesso?", oppure: "quanto è grave il mangiar carne di venerdì?", o come gli sposi che il giorno del loro matrimonio non sanno con quale mano si fa il segno della croce. Per non parlare di quei preti che si stufano di celebrare i sacramenti, che sanno dire solo confuse banalità e riassunti del telegiornale della sera prima, e vorrebbero solo impartire prediche e incassare soldi.

Da uno spot pubblicitario neocat:
facce da cane bastonato,
spiritualità dei deprimenti depressi
I movimenti ecclesiali sono nati come risposta a questa situazione, ma è stata spesso una risposta sbagliata. Per sembrare importanti e migliori, calano addosso ai loro membri una grossa e sempre crescente quantità di attività - incontri, canti, riunioni, assemblee, raduni, manifestazioni, ritiri... -, sviluppano tutto un loro gergo, tutta una lista di titoli nobiliari e di privilegi e di oggettistica da comprare e da imporre, e soprattutto chiedono sempre soldi (e ti accorgi che tutti quei discorsi sul "liberamente, con libertà, liberamente", sono solo un'ipocrisia per chiedere altri soldi). Per essere ottimi cristiani è sufficiente vivere i sacramenti (specialmente la confessione e la comunione) e conoscere, secondo le proprie capacità intellettuali, le verità della fede. Si può essere santi anche da bambini, a sei o sette anni di età (come i pastorelli di Fatima), senza aver bisogno di "itinerari di riscoperta" che durano dieci, venti, trent'anni e che ti programmano la vita, gli affetti, le amicizie, il tempo libero e tutto il resto, come se tu fossi un robot.

Movimento, itinerario, setta? Uno dei più madornali errori che si possano commettere riguardo alla fede è il credere che essa consista in un elenco di cose da fare. Solo il cretino definisce sé stesso in base a ciò che fa: e in tal modo riduce la fede ad un moralismo più o meno elegante. Un movimento, percorso, itinerario, ecc., può essere di sostegno alla propria fede, ma non è la fede: per cui se uno crede che lasciare la comunità significa lasciare la fede, allora vuol dire che non ha la fede, al massimo ha "fede nel movimento", ma non fede in Nostro Signore Gesù Cristo.

"Movimento", "itinerario", ecc., sono termini generici, sfumati, che non definiscono un ambiente preciso. Mentre per esempio puoi frequentare le attività religiose di un monastero - e conoscerne a poco a poco la spiritualità, la liturgia, i soggetti che quotidianamente le vivono, ecc., arricchendo la tua fede o decidendo di andare altrove - nei "movimenti" puoi trovare tutto e il contrario di tutto: il poveraccio, il furbone, il depresso, l'annoiato, l'ambizioso (certa gente pare vivere al solo scopo di diventare importante all'interno di qualche comunità o associazione), ecc., ognuno di questi che interpreta a modo suo le direttive (già ambigue fin dalla fonte) del movimento.

Giovani neocatecumenali
omologati con felpa designed by Kiko
Il linguaggio ambiguo e altisonante è lo strumento principale di quelle sètte che si travestono da movimenti ecclesiali e "itinerari di riscoperta". Kerygma, croci gloriose, libri della vita, alabanza, shekinà... la Chiesa Cattolica non ha mai calato addosso ai fedeli un guazzabuglio di paroloni astrusi né di costosi gadget obbligatori che fanno sentire a disagio chi non li ha ancora comprati. La Chiesa non ha mai coperto di segretezza i propri insegnamenti, non ha mai preteso di celebrare a porte sprangate e sbarramenti d'accesso le proprie liturgie (con la sola eccezione della confessione, per ovvi motivi), la Chiesa non ha mai imposto "Decime" gravose e tanto meno effettua controlli polizieschi e ancor meno controlli fatti con ipocritissimi sorrisetti, mezze parole, furbi sottintesi.

La fede è qualcosa di terribilmente semplice, accessibile a tutti, e può essere grandissima e gradita a Dio anche se si è semplici bambini. La fede cattolica non richiede cose complicate: la Messa è valida anche se non canta nessuno, l'Eucarestia ti arricchisce spiritualmente anche se sei ignorante o distratto (dopotutto al sole si abbronzano anche i distratti e gli ignoranti), per diventare santi è sufficiente una buona confessione, e la santità - che coincide con la felicità - non è riducibile a uno spettacolo da sceneggiare.


Ci sarebbe molto di più da dire, ma ci fermiamo qui. Riassumendo:

- essere un esponente dell'apprezzabile Family Day non significa vivere una spiritualità almeno altrettanto apprezzabile;

Il sommo profeta Kiko porge la sua reliquia
al fedele che dal basso va a baciarla
- il legittimo desiderio di «aumentare la nostra fede» non deve farci dimenticare che non è tutto oro ciò che luccica;

- la Chiesa non ha bisogno dei movimenti, "itinerari di formazione" o che altro; al contrario, sono loro che hanno assoluto bisogno della Chiesa, ed ogni volta che costoro rendono più farraginoso, complicato, noioso, difficile, l'accesso alle immutabili verità di fede e ai santi sacramenti, significa che stanno andando contro la Chiesa;

- su ogni aspetto caratteristico di un movimento (attività interne, gergo, raccolta soldi, testimonianze personali, idee e attività dei fondatori, ecc.) si può e si deve riflettere anzitutto chiedendosi: questa cosa la può fare/dire anche un protestante? questa cosa onora Dio e la Sua Chiesa, oppure onora solo il movimento e i suoi fondatori?

- non basta dire «Signore, Signore» per essere cattolici, e dopotutto anche i protestanti e i testimoni di geova, pur definendosi "cristiani" e seguaci del "vangelo", promuovono errori e strafalcioni mostruosi, talvolta solo ridicoli, talvolta invece con drammatiche conseguenze a corto, medio e lungo termine, conseguenze nella vita personale, familiare, affettiva, sociale, lavorativa, ecc.

- questo nostro blog, che ti invitiamo a sfogliare, è dedicato a gettar luce sul Cammino Neocatecumenale per far conoscere cosa si cela dietro quei sorrisini, quelle chitarrelle, quelle famiglie "numerose", quei proclami dei suo membri, quelle numerosissime disubbidienze alla Chiesa mascherate con ipocrisia da patetiche scuse, quella tanto vantata roboante "spiritualità", quei due autonominati "iniziatori"... e soprattutto quella sua ormai avanzata e inarrestabile decrescita.

Kiko indiavolato mentre fa la sua protesta sindacale
lamentandosi col Papa che ancora non esiste
in tutte le parrocchie l'iniziazione neocatecumenale

martedì 1 agosto 2017

Certo che faranno santa la Cara Estinta!

Certo che faranno santa la Cara Estinta!

Nostra Signora ha incaricato proprio lei di rifondare la Chiesa.

Ecco quel che Carmen racconta: «...Una delle grazie più forti che ho avuto è stata a Ein Karem: io pensavo di fondare, con alcune amiche, un’associazione nuova, un movimento, ma ho sentito dalla Madonna "No … è la Chiesa: Benedetta tu fra le donne, sarà la Chiesa...»
(discorso di Carmen Hernàndez, 28 giugno 2002)

E la Cara Estinta l'ha fondata davvero una nuova chiesa.
Altro che la derelitta Chiesa Cattolica, buona solo per i mediocri cristiani della domenica.

Mi aspetto che ci siano degli increduli che dubitino della veridicità di quanto narrato dalla Cara Estinta. Ebbene, eccovi la prova inconfutabile dell'autenticità dell'apparizione.
Il fatto è pubblicato sul sito ufficiale del Cammino neocatecumenale, che com'è noto dice sempre e solo la verità. E tanto basta! Perciò chi dubita è un sacrilego miscredente!
Controllate pure, increduli: visioni di Kiko e Carmen.
Una nuova, meravigliosa epoca di fede, di nueva estetica, di nueva evangelización si è aperta! Ma ci pensate che differenze? Vediamole in parallelo.

I profeti.

Vecchia Chiesa: primo profeta Giovanni Battista, strambo personaggio che mangiava locuste (che schifo!) vestiva di peli di cammello ed abitava gratis nel deserto.

Nuova chiesa: unico profeta il signor trettre dottor (honoris causa) Nuovo Giovanni Battista In Mezzo A Voi Argüello, raffinato personaggio che si nutre di aragoste (che buone!) indossa un cappotto di cammello e abita (gratis anche lui) nel deserto della metropoli romana in un bell'appartamento presso il Vaticano.

I predicatori.

Kiko all'ambone con crocifero e candelieri:
gli manca solo la mitria
Vecchia Chiesa: predicatori prolissi come quel grafomane di San Paolo, quel parolaio di sant'Antonio da Padova, i Domenicani eccetera. Tutti religiosi naturali che ti frastornavano di chiacchiere impedendoti di "capire" il Kerigma.

Nuova chiesa: predicatore il grande padre Mario il Muto. Ha una eccezionale capacità di sintesi, è talmente conciso che non ha bisogno di pronunciare mai nemmeno una parola. Per questo tace sempre.

La Teologia.

Vecchia Chiesa. Tutta roba barbosa e complicata, tipo l'Apologetica, la Tomistica, la Scolastica, il tempo della Controriforma e via annoiando fino a Ratzinger.
Vecchiume buono solo per rompere le scatole agli studenti a scuola.

Nuova chiesa. Una meraviglia ai nostri occhi! Tante, tante bellissime interpretazioni creative! Di tutte siamo debitori a Sankiko arruffone e soprattutto alla Cara Estinta.
Quel che affascina è la creatività dimostrata nel rompere con il Magistero, la Dottrina, il Catechismo e financo le Scritture della vecchia Chiesa.

Ma ci pensate? Sono stati capaci di far dire a dei battezzati, figli adottivi di Dio, che il demonio è il loro padre.
Meraviglioso! Chi altri sarebbe riuscito a tanto? Soltanto loro due potevano arrivare a simili altezze (o bassezze, punti di vista).
Sembra un’assurdità, ma se non “fai” il cammino non puoi capire.


I Testi Sacri

Grazie alla nueva evangelización vengono corrette anche le Scritture, così da adattarle al nuevo verbo di Sankiko profeta.

Un esempio? Eb 2,14.

Vecchio testo sorpassato: "...Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all'impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita..."

Nuevo testo secondo Sankiko: "...Dice la pìstola alli Ebrei, capittolo secondo versetto quattordici, como i filli participano della carne e della sangue cossì Cristo ha partecipato de questo, per ridurre de vida de colui che della morte ha il potere, el demonio, y liberare a così a quanti per la paura che hanno della morte, durante de tuta la vida sono schiavi del demonio..."

Controllate pure, mediocri cristiani della domenica, dal minuto 27:16: Argüello a Budapest

Capito com'è facile? Basta adattare i testi, ancorché sacri, alle proprie idee, e il gioco è fatto.

Qui sta la differenza tra i sorpassati Padri della Chiesa e Sankiko padre di se stesso!

Lui dice che l'uomo è schiavo del demonio, ma nella (vecchia) Scrittura non c'è?
Come si fa? Si cambia il testo e così Sankiko ha sempre ragione.

I Santi.

Vecchia Chiesa. Una massa di fanatici esibizionisti che, pur di essere fatta santa e finire sui calendari, è stata così servile da obbedire sempre in tutto e per tutto alla Vecchia Chiesa, anche quando a torto li perseguitava.
Un esercito di Fantozzi, insomma.

Nuova chiesa. Al momento la nuova chiesa dispone già di ben due santi, che a differenza dei vecchi santi fuori moda non hanno mai obbedito a nessuno, dal papa in giù.

Uno è Sankiko il santosubito, che per comodità si è autoproclamato tale già in vita ed ha distribuito a tutti (a pagamento) il suo santino. È patrono degli affaristi.
La seconda è la Cara Estinta, proclamata santa dagli stessi camminanti laici e non. È la patrona delle pettegole.


C’è solo un piccolo problema per la santificazione ufficiale della Cara Estinta.
Santa Teresa d’Avila disse: “Dio ci salvi dai santi con la faccia acida!”
Per questo i “cardinali nostri amici” hanno avviato un processo di desantificazione per Santa Teresa e ridurla allo stato di comune defunta.
Così potranno far santa anche la Cara Estinta, nonostante la faccia acida, e tutto si risolverà.

Viva il papa, e facciamo come ci pare!



(da: l'apostata)

domenica 30 luglio 2017

Carmen allo stesso livello di Giovanni Paolo II?!

Ascoltiamo uno dei tanti peana favorevoli a SanCarmen:
A differenza di Massimiliano Kolbe, con Carmen Hernández capita come con Giovanni Paolo II.

Non hanno subìto il martirio, però compenetrati dalla propria testimonianza di vita, senza risparmiarsi la sofferenza causata dal logorio delle persecuzioni, che relativamente è la stessa cosa, meritano di ricevere la palma della vittoria.

Certamente è la Chiesa a decidere a chi concedere il titolo di santo per la venerazione, però il fatto che dipende da un paio di miracoli, non esclude forse migliaia di persone che in silenzio ricevono e riceveranno per mezzo di questa persona un miracolo, non solo fisico ma morale?

Questa preghiera è un incoraggiamento per chi vuole liberamente pregarla e diffonderla, con il fine di conservare viva la presenza di questa grande donna rivelando l'azione di Dio in Gesù Risorto, fino alla sua manifestazione definitiva; per ottenere ora assieme a lei ciò che proclama il Salmo 2 chiedimi e ti darò in eredità le nazioni ora che lei, liberata dalla tribolazione e salita in cielo, gode del banchetto nuziale da sposa dell'agnello.
(cfr. il video "Carmen Hernández Oración de intercesión")

Questa incomprensibile "supercazzola" ammannita a tutti i lettori del blog ("...compenetrati dalla propria testimonianza...", "logorio delle persecuzioni....", "banchetto nuziale da sposa dell'agnello...") oltre a contenere dei madornali errori teologici, ha un chiaro intento: i neocatecumenali non vogliono aspettare i tempi della Chiesa per dichiarare "santa" la Carmen Hernàndez, quindi è la Chiesa che si deve adeguare di conseguenza, impiegando la fama di santità come corsia preferenziale per avviare la causa di beatificazione, come avvenuto per Giovanni Paolo II.

Grazie a Dio questo potere è conferito solo al Pontefice, che è l'unico con l'autorità per avviare un processo senza dover attendere i cinque anni previsti dalla morte del beatificando, e ci auguriamo che Francesco non conceda mai loro questo "indulto" che sarebbe uno scandalo spaventoso per tutta la Chiesa
Accostare la Carmen Hernàndez a Giovanni Paolo II è poi un insulto alla memoria di quest'ultimo, al quale si potrebbero muovere tante critiche su alcune scelte umane discutibili o azzardate, ma non sulla solidità della dottrina. Già solo a proposito dell'Eucarestia (giusto per fare un esempio), le posizioni di Carmen e di Giovanni Paolo II non potrebbero essere più lontane.

Scrive Giovanni Paolo II in Ecclesia de Eucharistia:
«25. Il culto reso all'Eucaristia fuori della Messa è di un valore inestimabile nella vita della Chiesa. Tale culto è strettamente congiunto con la celebrazione del Sacrificio eucaristico. La presenza di Cristo sotto le sacre specie che si conservano dopo la Messa – presenza che perdura fintanto che sussistono le specie del pane e del vino – deriva dalla celebrazione del Sacrificio e tende alla comunione, sacramentale e spirituale. Spetta ai Pastori incoraggiare, anche con la testimonianza personale, il culto eucaristico, particolarmente le esposizioni del Santissimo Sacramento, nonché la sosta adorante davanti a Cristo presente sotto le specie eucaristiche.
È bello intrattenersi con Lui e, chinati sul suo petto come il discepolo prediletto (cfr Gv13,25), essere toccati dall'amore infinito del suo cuore. Se il cristianesimo deve distinguersi, nel nostro tempo, soprattutto per l'« arte della preghiera », come non sentire un rinnovato bisogno di trattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in adorazione silenziosa, in atteggiamento di amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento? Quante volte, miei cari fratelli e sorelle, ho fatto questa esperienza, e ne ho tratto forza, consolazione, sostegno!
Di questa pratica ripetutamente lodata e raccomandata dal Magistero, numerosi Santi ci danno l'esempio. In modo particolare, si distinse in ciò sant'Alfonso Maria de' Liguori, che scriveva: « Fra tutte le devozioni, questa di adorare Gesù sacramentato è la prima dopo i sacramenti, la più cara a Dio e la più utile a noi ». L'Eucaristia è un tesoro inestimabile: non solo il celebrarla, ma anche il sostare davanti ad essa fuori della Messa consente di attingere alla sorgente stessa della grazia. Una comunità cristiana che voglia essere più capace di contemplare il volto di Cristo, nello spirito che ho suggerito nelle Lettere apostoliche Novo millennio ineunte e Rosarium Virginis Mariae, non può non sviluppare anche questo aspetto del culto eucaristico, nel quale si prolungano e si moltiplicano i frutti della comunione al corpo e al sangue del Signore.» 
 ....e scrive invece la "santa di categoria superiore" accuratamente fabbricata dalla propaganda kikiana:
«Che crediamo che pregare sia dire: padre nostro che sei nei cieli..., o stare davanti al tabernacolo, con l'immaginazione che se ne va non so dove? (p. 15)
Di questo, quelli di voi ché avete vissuto il cristianesimo a livello di religiosità naturale, avrete una piccola esperienza: quando andavate a Messa, vi mettevate dietro, e se ti capitava di essere vicino al tabernacolo sentivi un tuffo al cuore, perchè ti avvicinavi all'intoccabile, al luogo dove c'era il sacro. Noi cristiani non abbiamo altare (p. 56)
Io sempre dico ai Sacramentini, che hanno costruito un tabernacolo immenso: se Gesù Cristo avesse voluto l'Eucarestia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male. Il pane è per il banchetto, per condurci alla Pasqua. La presenza reale è sempre un mezzo per condurci ad un fine, che é la Pasqua. Non è un assoluto, Gesù Cristo è presente in funzione del Mistero pasquale. (p. 329)
In molti conventi di monache si dice la messa per riempire il tabernacolo. Abbiamo trasformato l'Eucarestia che era un canto al Cristo glorioso, nel divino prigioniero del tabernacolo. In questa epoca comincia il Corpus Christi, le esposizioni solennissime del Santissimo, le processioni col Santissimo, le messe sempre più private, le visite al Santissimo e tutte le devozioni eucaristiche (p. 330).
Come una cosa separata dalla celebrazione cominciano le famose devozioni eucaristiche: l'adorazione, le genuflessioni durante la messa ad ogni momento, l'elevazione perché tutti adorino. Nel Medio Evo all'elevazione si suonava la campana e quelli che erano in campagna adoravano il Santissimo. Tutto questo è già molto lontano dal senso della Pasqua.... L'adorazione e la contemplazione sono specifiche della Pasqua, ma dentro la celebrazione, non come cose staccate....(p. 331)
Ma oggi il mondo si è secolarizzato e solamente una pastorale sacramentale è assurda perché molta gente non va al tempio. A che serve dire che nel tabernacolo c'è Dio se non ci credono né hanno fede? (p. 348)»
Non è neanche da commentare questo disgustoso vomito demoniaco, anche perché più volte abbiamo parlato del disprezzo dei fondatori per la Santissima Eucarestia: lodata in modo ammirabile da tutti i pontefici di tutti i tempi, da tutti i Santi di ogni secolo e denigrata, derisa e ridotta a pagliacciata dai due eretici spagnoli.

Noi ci fidiamo di Dio e della Chiesa Sua Sposa [*], nonché di Maria Vergine che la custodisce e protegge nei secoli, tuttavia ci fidiamo meno degli uomini di Chiesa, perciò vogliamo dare loro un aiutino: siete davvero disposti a elevare agli onori degli altari una persona che ha avuto così tanto disprezzo per l'Adorazione del Santissimo Sacramento e che ha insegnato questo stesso disprezzo a legioni di cristiani? Davvero volete beatificare una donna che ostinatamente ha proclamato eresie ponendo quindi se stessa fuori della Chiesa?


[*]: Per inciso la "sposa dell'Agnello" è la Chiesa, non l'anima di Carmen Hernandez. L'anima è sposa di Cristo in senso simbolico! Ma i kikos queste cose le ignorano, come tutto il resto.