giovedì 23 maggio 2024

NIENTE APPLAUSI DURANTE LA MESSA

Che il Movimento Neocatecumenale non sia gradito nelle Filippine non è né un mistero né una novità.

Risale infatti al 2010 la lunga lettera che l'arcivescovo Socrates Buenaventura Villegas, della Diocesi filippina di Lingayen-Dagupan, scrisse per lamentarsi di tale Movimento.

Ma l'indice di "sgradimento" evidentemente deve essersi mantenuto inalterato fino ad oggi, niente ripensamenti nel corso di 10 anni...

Questo vescovo, infatti, oltre a non segnalare il Movimento Neocatecumenale nella sezione dedicata ad “Associazioni, Organizzazioni e Movimenti” della sua diocesi di Lingayen-Dagupan, come invece fa con il Movimento Carismatico, per esempio, nella sua lettera sulla Quaresima del 2020 espresse concetti che vanno in netto contrasto con le prassi e le credenze neocatecumenali e che dovrebbero servire d’esempio per molti altri prelati.


"L'arcivescovo Villegas chiede ai fedeli
di astenersi dall'applaudire in Chiesa
"
Si legge:

Il prelato chiede ai cattolici di astenersi da “applausi inappropriati durante la Messa”, ricordando che l’Eucarestia è “un memoriale del Calvario”. 

Se ciò non viene interrotto il più presto possibilegli applausi possono derubarci del vero significato della liturgia e del culto cristiani”.

Chi avrebbe mai applaudito sul Calvario? Lo avrebbero mai fatto la Beata Madre o il prediletto Giovanni?"

È la domanda che l’ arcivescovo di Lingayen-Dagupan e presidente della Commissione per i seminari della Conferenza episcopale filippina (Cbcp), pone ai fedeli nella sua lettera di Quaresima.

Il Mercoledì delle Ceneri, che apre il tempo di Quaresima, ci dona una buona occasione per riflettere sul valore e l’importanza della sobrietà, del silenzio e del dominio di sé nella ricerca della santità della vita."

L’arcivescovo analizza “i cosiddetti motivi” per un applauso in chiesa, prima o dopo la celebrazione eucaristica:

 “Battere le mani è forse l'antidoto alla noia in chiesa? Battere le mani nel mezzo dell'omelia o dopo, sarebbe un segno di vitalità liturgica? Questa noia non viene forse da un frainteso senso di adorazione e preghiera?”. Ma in questo modo, “la comunità di preghiera diventa solo un pubblico bisognoso di intrattenimento; i ministri liturgici diventano artisti; e i predicatori diventano eruditi annunciatori di brindisi. Non dovrebbe essere così”.


Nel Movimento Neocatecumenale
non solo si battono le mani, si balla anche...

Mons. Villegas ricorda quanto detto sul tema da due importanti pontefici. San Pio X, che vietò i battimani a lui rivolti all'interno della basilica di San Pietro, dicendo che:

Non è giusto applaudire il servo nella casa del padrone”.

Più di recente, papa Benedetto XVI ha spiegato:

Là, dove irrompe l’applauso per l’opera umana nella liturgia, si è di fronte a un segno sicuro che si è del tutto perduta l’essenza della liturgia e la si è sostituita con una sorta di intrattenimento a sfondo religioso”.

L’arcivescovo di Lingayen-Dagupan critica l’applauso come gesto per mostrare apprezzamento o riconoscenza:

L'applauso può essere superficiale e a buon mercato”.

Rivolgendosi ai sacerdoti, mons Villegas aggiunge:

Evitate di usare gli applausi per tenere vigili e svegli i nostri parrocchiani durante l'omelia. Un'omelia ben preparata, breve, ispirata e stimolante ha una vita più lunga rispetto all'applauso intermittente mentre predicate”.

Se è necessario recapitare all'assemblea un messaggio post-comunione, il presule scoraggia la citazione di particolari persone o gruppi con cui la parrocchia desidera congratularsi, per il lavoro o le donazioni fatte alla Chiesa. Gli apprezzamenti, aggiunge:

Devono esser fatti al di fuori della Messa”.

Non applauditemi dopo la messa quando visito la vostra parrocchia o cappella. Voi ed io siamo ospiti nella Casa di Dio. Siamo solo servi alla Tavola del Padrone. […] Lo spezzare il pane è una commemorazione della violenta morte che il Signore ha attraversato. Chi applaude mentre altri soffrono? È dolore con amore, si; ma è pur sempre dolore”.

Il tempo di Quaresima ha un austero colore viola; un'aura sobria e calma. Le decorazioni dell'altare sono contenute. Gli strumenti musicali sono sommessi. Digiuniamo dal piacere e tratteniamo il nostro appetito. Aggiungiamo più astinenza a questo tempo sobrio. Asteniamoci dagli applausi in Chiesa. Possa questa astinenza dall'applaudire scorrere negli altri giorni dell'anno”.

A tal proposito, riferendomi a quanto detto a proposito degli applausi e della "citazione di particolari persone o gruppi...", mi sovviene un ricordo di un episodio che all'epoca, con la mente neocatecumenale fuorviata, avevo anche stimato.

Il responsabile regionale, ad un incontro annuale per fare il punto sull'evangelizzazione, chiamava come di consueto il capo-equipe di ogni equipe evangelizzante o il responsabile delle varie comunità, rigorosamente facendo seguire l'applauso di circostanza in relazione ad ogni singola persona chiamata. 
Ci fu un responsabile novello, che non sapendo ancora come dovevano girare le pale, quando fu chiamato disse che non avrebbe gradito essere applaudito.
Certo, si stava distinguendo dalla "massa", che obbedientemente e sovrappensiero applaudiva e veniva applaudita ad ogni chiamata. Già all'epoca, però, la cosa mi risultava noiosa e ripetitiva: ogni chiamata un applauso, così per un numero infinito di persone... "Applausi superficiali e a buon mercato", come ben svela l'arcivescovo Villegas, oltre che estremamente INUTILI.

Comunque, il povero responsabile in erba, digiuno delle indifferibili prassi neocatecumenali, si prese davanti a tutti una ramanzina durissima da parte del capo catechista regionale, che lo chiamò SUPERBO, ORGOGLIOSO e UNO CHE SI VOLEVA METTERE IN MOSTRA, volendo "fare il diverso" da tutti gli altri.
Io non so perché il malcapitato, paonazzo in viso e sensibilmente a disagio dopo la stringata, avesse agito così, ma so di certo che una tale sgridata gratuita lo mise sicuramente in imbarazzo.


Questo per dire che nel Movimento Neocatecumenale, non ti puoi permettere di sgarrare nemmeno nelle cose ordinarie, avere sensibilità ed opinioni diverse da quelle previste e catalogate, ma devi SEMPRE E SU TUTTO MARCIARE NELLE FILE DEL BATTAGLIONE, COME "Z LA FORMICA".
Se non ti adegui su tutto e osi "pensare" o "contrariare", una bella figura di m... gratuita non te la leva nessuno: ti psicanalizzano e ti "scrutinano" ipso facto, dicendoti con sicumera di quale "disturbo o vizio soffri"...


Tornando all'arcivescovo filippino, si legge che nel 2019 sono state inoltrate denunce contro una lista di persone, compreso il vescovo mons. Villegas ed altri 3 vescovi, da parte del gruppo filippino di polizia nazionale, sulla base di un “testimone” che li ha accusati di aver diffuso, attraverso una serie di video, sedizione, incitamento alla sedizione, cyber calunnia, calunnia, frode e ostruzione alla giustizia.


I 4 vescovi denunciati dal regime di Duterte
Naturalmente il regime del presidente filippino Duterte è una forma di dittatura che ostacola ogni tipo di espressione contraria al governo.

Nonostante tutto, a febbraio 2020, le accuse contro i vescovi sono state cancellate.

E’ comunque da sottolineare che quando un vescovo è amato dal suo popolo (contrariamente a come è avvenuto per il rimosso vescovo neocatecumenale Del Palacio), le persone si mobilitano spontaneamente in sua difesa.

A luglio 2019, infatti, centinaia di persone hanno organizzato una Messa, al termine della quale hanno marciato in preghiera a sostegno del vescovo Villegas e degli altri 3 vescovi denunciati dal regime di Duterte.
Cattolici solidali con l'arc. Villegas
Firme a favore dell'arc. Villegas
Arc. Villegas amato dal popolo
Queste manifestazioni spontanee niente hanno a che fare con l'induzione al gradimento avvenuta tramite PETIZIONE nei confronti dal vescovo Del Palacio, di cui parlavamo negli articoli passati.
La cosa è strana, perché al terzo anno di vescovato di Del Palacio, la Fondazione spagnola Citizen Go, che è una piattaforma di petizioni online con sede a Madrid e uffici in altri paesi, si è attivata per diffondere, a livello mondiale, questa petizione a favore di un vescovo che già si sapeva essere disconosciuto dal popolo come "pastore".

E' infatti il gregge che riconosce l'odore del pastore, come ben dice Papa Francesco:

"Il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo; questa è una prova chiara."
Questo vi chiedo: di essere Pastori con “l’odore delle pecore

Chi deve ricorrere ad una petizione per dimostrare gradimento, non ha certo quel tipico odore, che fa sì che le pecore lo riconoscano.

Presidente della Fondazione CitizenGo, e fondatore dell'equivalente HatzeOir, è lo spagnolo Ignacio Arsuaga, che ha ammesso di avere rapporti piuttosto stretti con un certo tipo di politica.
VERGOGNA!
Discorso di elogio e ringraziamenti
contenuti nella PETIZIONE

Formulario prestampato per la PETIZIONE, in tutte le lingue,
 a favore del vescovo Del Palacio






















Ci vuole coraggio, ma non è impossibile remare contro chi vuole sostituire la Chiesa cattolica con eretiche innovazioni fai-da-te, giusto per animare e dare il "senso" dell'allegra novità, all'unico scopo di introitare le genti, andando poi tronfiamente a mostrare gli eretici risultati...

giovedì 16 maggio 2024

Nel Cammino sono fissati col demonio

Nella predicazione dei laici Kiko e Carmen,
sei sempre "in braccio al demonio"...

Quei genitori ossessivi che dicevano al bambino: "non tocare quello! è cacca! non toccare quell'altro, è cacca! non assaggiare quello! è cacca...", alla fine hanno ottenuto che il bambino, ogni volta che gli si chiedesse di identificare un oggetto o una persona, rispondesse invariabilmente "cacca!"

A noi cattolici, consci delle realtà soprannaturali, la Chiesa comunque insegna che è sbagliato sia il sottovalutare l'opera del demonio, sia il sopravvalutarla. Nel Cammino - come in tanti ambienti protestanti - si sopravvaluta. Nel Cammino il termine "demonio" compare un po' troppo spesso, è letteralmente l'intercalare delle cosiddette "catechesi" ripetute a pappagallo fin dagli anni '60, lo sentite nominare dappertutto. Perfino come mascotte porta-sfortuna. Il capoufficio non vuol concederti il pomeriggio libero per andare alla convivenza? "Il demonio non vuole che io vada alla convivenza". Trovi traffico in autostrada mentre vai alla convivenza? "Il demonio voleva impedirmi di partecipare". C'era la coda al casello di uscita? "Il demonio ha fatto di tutto, ma io ho resistito!" Un parrocchiano ti chiede se stai già pagando la Decima? "Il demonio voleva impedirmi di evangelizzare!"

Sul serio:


- Catechesi iniziali:

"Studia, figlio, studia! Così avrai una buona posizione e una buona macchina. E vendiamo
l'anima al demonio, se è necessario, per raggiungere tutto questo".

"L'UOMO NON PUO' FARE IL BENE PERCHE' SI E' SEPARATO DA DIO, PERCHE' HA PECCATO ED E' RIMASTO RADICALMENTE IMPOTENTE E INCAPACE IN BALIA DEI DEMONI. E' RIMASTO SCHIAVO DEL MALIGNO. IL MALIGNO E' IL SUO SIGNORE."

"L'uomo è dominato dal serpente, dal demonio, dalla morte, dal peccato".

- I° Scrutinio:

"finché non tiri fuori il demonio e non dici che c'è un'idolatria profonda non ti ascoltano!"

"stai parlando ad altri demoni che non sono quelli che hanno".

"Ma appena tocchi il punto in cui in questo momento sono schiavizzati, li hai bloccati, perché la Parola di Dio immobilizza i demoni che hanno lì".

"io benedico il Signore che manda guai durante il catecumenato, demoni".

"Siamo idolatri, venduti al potere del demonio e degli idoli".

"E' che ancora siete alla mercé del demonio".

"Il demonio, approfittando della paura che abbiamo della morte, ci ha condannati alla schiavitù".

"Una croce è non avere soldi per finire il mese: allora il demonio ti obbliga a rubare".

"non ti sei sposata e ne sei distrutta: ed ecco che il demonio ti obbliga a ribellarti contro Dio"

"Chi non conosce questo segreto, è ancora alla mercé del demonio e non può passare al catecumenato".

"Gesù è nella sua Chiesa come Signore dei tuoi demoni"

"appena tu uscirai da questa convivenza il demonio tornerà come sempre a servirsi della croce per perderti".

"Quando il demonio vedrà che avete la croce gloriosa vi lascerà".

"Grazie a Dio il Signore ti lascerà sempre un demonio o 17 demoni o un'apparizione come a S. Paolo, per distruggerti e farti vedere che veramente sei un peccatore".

- II° Scrutinio:

"Ci sono molti demoni qua dentro, moltissimi".

"i demoni vi odiano, i demoni fanno della vostra vita una miseria, un inferno".

"abbiamo dentro di noi molte tane con molti demoni accovacciati, che stanno nascosti".

"Noi vogliamo arrivare a quelle tane e a buttarle via, vogliamo stanare i demoni".

"Ricorda S. Paolo. Dicono che avesse l'angelo di satana".

"mediante la rinuncia sarete esorcizzati dal demonio, non avrà più potere su di voi se voi lo rinnegate".

"In questo tempo dovreste aver sperimentato che in voi ci sono delle zone, dei demoni più forti di voi".

"Abbiamo più potere che i vostri demoni".

"in ogni luogo ci sono "demoni locali". Per esempio a Roma ci sono demoni locali".

"Per esempio ora tutti i vostri demoni in questa convivenza stanno tutti calmi, hanno panico che li mandiamo via".

"Nelle convivenze i demoni si nascondono, perché non vogliono andarsene via".

"Allora tutti voi state qui molto umili con noi, molto buoni, perché se vediamo il tuo orgoglio peschiamo questo demonio".

"Noi siamo qui con il potere di Gesù Cristo, inviati da Lui per scacciare i demoni".

"siamo qui inviati da Gesù Cristo per aiutarvi a liberarvi dai vostri demoni".

"5 anni gli é costato a Gesù Cristo dimostrarti questo. Operando, mandandoti demoni..".

"Adesso ho capito, Nel fondo della mia vita che cosa mi stava accadendo sempre? Chi era? Io credevo che fosse il demonio. No... Era Dio che mi attaccava perché mi sta perseguitando".

"Questa rinuncia a Satana è importante che la facciate bene, con fermezza, rivolgendovi realmente al demonio".

"Il Vangelo dice che al demonio non piace uscire da voi perché dentro di voi si trova molto bene;
per questo, quando viene cacciato, vaga per luogo tenebrosi dove incontra sempre demoni peggiori. Ma lui non si trova a suo agio e sempre cercherà di ritornare al luogo dal quale è uscito: alla vostra casa".

"Fate attenzione: la Chiesa nel cacciare il demonio dalla vostra casa, la vuota".

"dopo che saranno stati cacciati i vostri demoni".

"siamo tutti armati per questo combattimento contro i vostri demoni".

"Gesù Cristo è presente qui oggi per liberarvi dai vostri demoni".

"Il Signore combatterà contro i tuoi demoni".

"Il demonio ti dice: "Tu sei un porco, non sei buono a nulla, tu sei un peccatore"

"Che cosa vuole Dio mandando alle persone questi avvenimenti di morte? Con questi avvenimenti di morte pretende, in definitiva, che l'uomo scopra che chi sta lottando con lui non è l’avversità,
non è il demonio solamente. E' Dio stesso che sta lottando con lui, è Dio stesso che lo vuole abbattere".

E queste sono solo citazioni dai primi tre mamotreti...

Nella predicazione orale, poi, è ancora peggio.

Ricordiamoci che queste parole sono rivolte ai credenti, ai parrocchiani, non al "mondo".
Sono i credenti pieni di demoni e sottomessi al demonio...

Marco

giovedì 9 maggio 2024

QUELLO DI CUI NON SI PARLA O SI PARLA POCO. STRUMENTALIZZARE IL BUONO.

Presto! datemi un palco
e una platea plaudente!
Mi scappa di "fare il kerigma"

Premessa doverosa: il Cammino Neocatecumenale si spaccia per cattolico ma non lo è (dovremmo dire più esattamente "è una setta protestante-ebraica che di cattolico ha solo la decorazione").

Lo scopo di questo blog è mostrarne le ipocrisie, gli insegnamenti sbagliati o addirittura eretici, le liturgie carnevalesche e zeppe di strafalcioni. Ogni tanto è necessario anche far notare anche le manovrine finanziarie e politiche dei suoi capicosca, manovrine che vanno a inquinare altre realtà e iniziative (ecclesiali e non ecclesiali), manovrine che testimoniano quanto i capi siano interessati non a Nostro Signore, non alla Sua Chiesa, non alla salvezza eterna, non alla santità cristiana, ma solo a ricchezze, lussuria e potere.

L'inquinamento delle buone iniziative in difesa della vita, iniziative per la famiglia, ecc., costituisce uno dei peggiori demeriti del Cammino. Tanto più quando ciò avviene all'ombra di associazioni intese - come il Cammino - a creare divisione e danno alla Chiesa.



Il terreno è vastissimo, tenteremo quindi di operare una ricostruzione, sicuramente non esaustiva, basandoci esclusivamente su scritti diffusi dalla stampa italiana e soprattutto spagnola. Anche l’argomento è “caldo” e forse proprio per questo se ne parla poco, a parte precise parentesi temporali legate ad eventi specifici.

Ci riferiamo al mondo dell’associazionismo in difesa della vita ed i legami che sono apparsi riguardo a certe associazioni con la setta segreta paramilitare El Yunque (l’Incudine), nata in Messico nel 1955 e successivamente approdata in Spagna.

Nel ricostruire il tutto porremo le nostre domande, alcune retoriche, altre reali, sul perché è finita l’epoca dei Family Day, diversi dei quali organizzati dal Movimento Neocatecumenale con la collaborazione di altri e, perlomeno in Italia, senza l’appoggio della CEI.

Partiamo dall’inizio.

Nel 2015, mons José Rico Paves,  vescovo titolare di Mentesa e Ausiliare di Getafe, rilasciò un’intervista molto interessante e sconcertante sulle CERTE connessioni di El Yunque, società segreta, con determinate associazioni pro life.

Nello stesso anno controbatté ad uno scritto del sacerdote Pablo D'Ors, condannando pratiche ed assunti che si ritrovano puntualmente nel Movimento Neocatecumenale. Le sue contestazioni combaciavano esattamente con le contestazioni che potremmo fare al Movimento Neocatecumenale.

Non comprendiamo quindi perché abbia partecipato a maggio 2018 a Roma per il 50° del Movimento Neocatecumenale e all’incontro vocazionale del Movimento Neocatecumenale a Panama nel 2019.

Ma lasciamo perdere. Non è tanto questo che ci interessa.

Quello che ci interessa sono le rivelazioni pubbliche che il vescovo Rico Paves rilasciò nel 2015 a proposito delle infiltrazioni di El Yunque in certe associazioni a difesa della vita.

Si parte sempre dalla Spagna, forse fucina e origine di diverse distorsioni, che poi si espandono.

Mons Rico Paves spiega quello che sa riguardo El Yunque, e perché considera la sua presenza nociva per la Chiesa, in quanto portatrice di divisioni interne.

Nel 2003 venne a conoscenza dettagliata di questa società segreta (o "di natura riservata", come dicono alcuni che la appoggiano), ma ne aveva già avute informazioni due anni prima quando, come Segretario tecnico (Direttore della Segreteria) della Commissione Episcopale per la Dottrina della fede della Conferenza Episcopale Spagnola (CEE), un gruppo di persone che erano appartenute a El Yunque e avevano collaborato alla sua infiltrazione in Spagna presero contatto con lui e gli parlarono di questa associazione segreta. In Spagna cominciavano a prendere forma alcune associazioni e piattaforme nelle quali agivano membri di El Yunque, però la loro incidenza era ancora molto ridotta.

Dice Mons. Rico Paves:

Negli anni 2009-2010, ricevemmo alla Commissione la lettera di alcuni laici che sostenevano di aver ascoltato la testimonianza di un giovane che aveva militato anni nel Yunque. Il giovane descrisse come fu reclutato e formato in questo gruppo segreto, come funzionava il gruppo e come alcuni dei suoi membri fossero presenti in associazioni pubbliche implicate nella difesa della famiglia e della vita, o dell’educazione. 

Pochi mesi dopo (maggio 2010) arrivò il rapporto del Prof. López Luengos, (commissionato dalla Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede) e i dati che in quell’occasione vennero alla superficie concordavano perfettamente con quelli del primo gruppo di persone che mi parlarono di El Yunque. Così scoprii che il numero di persone coinvolte da El Yunque stava crescendo.

Nel 2013 il Prof. López Luengos fu denunciato da HatzeOir, che nel suo rapporto connetteva a El Yunque (per aver disonorato il buon nome dell’organizzazione) e nel processo del marzo del 2014, nel quale testimoniai, ho cominciato a conoscere molte altre persone collegate a El Yuque e mi sono sorpreso, vedendo con dolore l’atteggiamento di alcuni membri di associazioni nelle quali sono presenti membri di questa società. Alcuni lo sanno, ma lo considerano irrilevante; altri si ostinano a negarlo, nonostante da loro derivino accuse dannose per altre persone; altri – forse la maggioranza – preferiscono guardare da un’altra parte e concentrarsi nel lavoro che svolgono in queste associazioni, perché il fine che rincorrono è buono.

Posso assicurare che non conosco El Yunque per le congetture di persone che, con rancore, vogliono distruggere le associazioni nelle quali sono presenti membri di questa organizzazione segreta. Conosco El Yunque per la testimonianza diretta di persone che sono vi appartenute o sono state molto legate ad essa.

L’appartenenza a El Yunque scatena un circolo vizioso dal quale è impossibile scappare. Chi si vincola ad un’associazione segreta mediante giuramento, prima o poi dovrà ricorrere all’inganno per mantenere segreta l’appartenenza all’associazione. L’INGANNO, QUANDO ANCHE LO SI VOGLIA TRAVESTIRE DI “RISERVATEZZA” O “DISCREZIONE”, È SEMPRE INGANNO E GENERA INEVITABILMENTE SOSPETTI E DIFFIDENZA. QUANDO SI ROMPE LA FIDUCIA NASCE LA DIVISIONE. Disgraziatamente, questa è la sequenza che sempre si ripete laddove vi siano membri di El Yunque: INGANNO, DIFFIDENZA E DIVISIONE. È IMPOSSIBILE CHE IL REGNO DI CRISTO NEL MONDO SI INSTAURI – come pretende affermare El Yunque – RICORRENDO ALL’INGANNO, SEMINANDO DIFFIDENZA E PROVOCANDO DIVISIONE TRA I MEMBRI DELLA CHIESA. L’esistenza di El Yunque riflette una comprensione erronea della Chiesa e dell’apostolato laicale delle associazioni.

Se inoltre si analizzano il giuramento, I MEZZI DI RECLUTAMENTO, LE PROVE CHE DEVONO SUPERARE I MEMBRI PER DIMOSTRARE LA LORO FEDELTÀ AI LORO SUPERIORI, ecc. SI SCOPRE CHE NULLA DI QUESTO SI AVVICINA ALL’IDENTITÀ E ALLA MISSIONE DEI FEDELI CRISTIANI LAICI. In niente di tutto ciò si percepiscono i criteri di ecclesialità stabiliti dal papa san Giovanni Paolo II per le associazioni laicali, nell’Esortazione Apostolica Postsinodale Christifideles Laici.

La relazione di Fernando López Luengos parla di infiltrazioni di El Yunque in ASSOCIAZIONI CATTOLICHE O DI ISPIRAZIONE CATTOLICA. Molte di esse hanno svolto IMPORTANTI RUOLI PUBBLICI QUANDO BISOGNAVA CANALIZZARE LA PRESENZA DEI CATTOLICI NELLA SOCIETÀ SPAGNOLA, NEI MOMENTI DIFFICILI IN CUI GOVERNÒ JOSÉ LUÍS RODRÍGUEZ ZAPATERO, il cui Governo approvó leggi inaccettabili per i cattolici. DI FATTO, LA SOCIETÀ SEGRETA YUNQUE PRETENDE DI DIFENDERE I VALORI CATTOLICI, LA VITA E LA FAMIGLIA DALL’ATTACCO LAICISTA.

Mons. Rico Paves ricorda che El Yunque in quanto tale non possiede opere proprie, di modo che, formalmente, non si puó affermare che El Yunque controlli questa o quella associazione. SONO I MEMBRI DI EL YUNQUE GLI INCARICATI DI CREARE ASSOCIAZIONI NUOVE O DI INFILTRARSI IN ALTRE GIÀ ESISTENTI. Alcune volte si infiltrano in associazioni per reclutare nuovi membri, normalmente tra i giovani, come successe nella diocesi di Getafe FINO A QUANDO FURONO SCOPERTI. ALTRE VOLTE SI INFILTRANO IN ASSOCIAZIONI CATTOLICHE DI PRESTIGIO PER “PROTEGGERE” ALCUNI MEMBRI, PER POTER PRESENTARSI COME DIRIGENTI O COLLABORATORI DI QUESTA ASSOCIAZIONE. 

Continua mons. Rico Paves:

Per questo, PUR CERCANDO FINI BUONI, I MEZZI SONO CATTIVI. NESSUN BENE, PER ELEVATO CHE SIA, PUÒ GIUSTIFICARE L’INGANNO, LA MANCANZA DI TRASPARENZA O LA SIMULAZIONE. Sono molte le persone che con senso apostolico si incorporano a queste associazioni per lavorare in difesa della vita, del vero matrimonio, della libertà religiosa o di tanti altri diritti che oggi vengono indeboliti in molti modi, e che con la scoperta di membri di El Yunque si sono sentiti manipolati e traditi nella loro fiducia.

Ha senso che tra i cattolici ci sia bisogno di ricorrere alla giustizia civile per risolvere divergenze su come intendere l’apostolato? In mia opinione, IL DIRETTIVO DI HAZTEOIR.ORG HA OLTREPASSATO UNA LINEA ROSSA QUANDO INTERPOSE UNA DENUNCIA A UN CATTOLICO CHE PREPARÓ UNA RELAZIONE PER LA COMMISSIONE EPISCOPALE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE. NELLA DIOCESI DI GETAFE ABBIAMO CHIESTO AL PRESIDENTE DI HAZTEOIR.ORG (IGNACIO ARSUAGA) CHE LA SUA ASSOCIAZIONE NON SI RIVOLGA ALLE NOSTRE ISTITUZIONI PERCHÉ, ANCHE POTESSIMO CONDIVIDERE MOLTI DEI SUOI SCOPI, CAPIAMO CHE È FONDAMENTALE RAGGIUNGERE QUESTI SCOPI A PARTIRE DA UN SENSO INEQUIVOCATO DI APPARTENENZA ECCLESIALE E CON MEZZI ADEGUATI ALLA MISSIONE APOSTOLICA DELLA CHIESA.

LA MAGGIOR PARTE DEI VESCOVI SONO PREOCCUPATI DELL’ESISTENZA DI EL YUNQUE.

Questa fu la mia percezione nelle due riunioni della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede nelle quali si discusse a proposito del Yunque. Se non vi fosse stata preoccupazione, non avrebbero chiesto il rapporto.

Nel 2010 (anno successivo all’ultimo Family Day spagnolo), l’Arcivescovo di Madrid (Rouco Varela) aveva richiesto ad alcuni membri conosciuti di El Yunque che si costituissero in qualche tipo di associazione pubblica, canonica o civile. Si pensò quindi che questa azione fosse sufficiente e si consegnò il rapporto alla Segreteria Generale della CEE per metterla a disposizione dei vescovi che volessero consultarlo. È compito di ogni vescovo, nell’ambito della propria diocesi, prendere le misure che ritenga opportune.”

In realtà, la Asociación Organización del Bien Común, che operò una presunta legalizzazione, non fu mai attiva, come emerse poi dal processo intentato nel 2012 contro Pedro Leblic Amorós, avvocato madrileno che aveva denunciato cinque presunti membri di El Yunque alla stazione di polizia di Pozuelo de Alarcón (Madrid), due dei quali importanti membri di Hazte Oír ("fatti sentire", gruppo di pressione spagnolo).

Mons. Carlos Osoro, che ha sostituito Rouco alla guida della diocesi di Madrid, ha prontamente interrotto l’epoca dei Family Day come uno tra i suoi primi atti ed ha richiesto addirittura in conferenza stampa che i cattolici si liberino al più presto di Hatze Oir.

Mons. Rico Paves sostiene che finché El Yunque CONTINUA AD ESSERE UN’ORGANIZZAZIONE SEGRETA, CONTINUERÀ A PRODURRE DIFFIDENZA E DIVISIONE e, comunque, NON SARÀ SUFFICIENTE CHE SI COSTITUISCA IN QUALCHE TIPO DI ASSOCIAZIONE PUBBLICA PERCHÉ IL PROBLEMA DI FONDO DI EL YUNQUE RISIEDE NELLA SUA INTERPRETAZIONE ERRONEA DELLA CHIESA E DELL’APOSTOLATO LAICALE ASSOCIATIVO. La fecondità apostolica non si identifica con la efficacia di strategie destinate a guadagnare spazi di influenza e di potere nella società, anche se si pretende che queste strategie possano ottenere un fine molto buono.

In soldoni, il Vescovo Rico Paves sostiene che:

"È impossibile stabilire il Regno di Cristo nel mondo ricorrendo all'inganno, seminando sfiducia e causando divisione nella Chiesa

Nel rapporto del giornalista Santiago Mata (ora non più reperibile in Aleteia) l’esistenza e l’attività in Spagna dell'organizzazione nota come El Yunque sarebbe presente in diverse iniziative cittadine di ispirazione cattolica: HazteOir, Profesionales por la Ética, CitizenGo, ecc. La presenza di membri di El Yunque è stata riscontrata anche in ISTITUZIONI ECCLESIALI CONSOLIDATE E IN LINEA DI PRINCIPIO A LUI ESTRANEE, COME “AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE”. 

Il vescovo conferma che:

Ci sono membri di El Yunque nell'Associazione HazteOir.org e che un consigliere di “Aiuto alla Chiesa che Soffre” è un membro di El Yunque

Consiglio la lettura del link proposto, perché fa chiarezza su ciò che è emerso dal processo.

Nel 2014 il Tribunale di primo grado aveva ritenuto provato ed essenzialmente vero il rapporto tra El Yunque, società segreta ultra-cattolica, e la piattaforma di lobbying HazteOir.org diretto da Ignacio Arsuaga, documentato dal professor Fernando López Luengos.

Secondo il rapporto, gli obiettivi di El Yunque sono "l'occupazione di trame sempre più vaste di potere politico e influenza mediatica" e la creazione di "reti per attrarre giovani e adolescenti per l'organizzazione", al fine di "difendere la religione cattolica" e "lotta contro le forze di Satana", ANCHE CON L'USO DELLA VIOLENZA.

Victoria Uroz, sposata con Luis Losada, ex vicedirettore del quotidiano La Gaceta (testata conservatrice e tradizionalista) ed ex conduttrice del telegiornale di Intereconomía, che sarebbe stata uno dei membri più rinomati di El Yunque in Spagna, rende noto lo schema del giuramento di adesione a El Yunque, di cui ha fatto parte e contro il quale ha testimoniato nel processo.

Per brevità non lo esporremo, ma ne consigliamo la lettura, che propone il "giuramento" a El Yunque: simil massoneria. Ricorda qualcosa…

Un’ appartenente alla società segreta ha testimoniato al processo e, oltre ad aver certificato la fondazione di HatzeOir da parte di El Yunque, ha affermato che il fine ultimo di queste associazioni è il potere politico.

Inmaculada García, figlia di Ignacio García-Juliá, direttore del Family Forum (uno dei gruppi più impegnati nella lotta al matrimonio omosessuale e all'aborto), ha testimoniato in tribunale contro Hatze Oir e El Yunque, dopo essere stata parte di quelle associazioni per 4 anni. Ignacio García-Juliá è stato uno dei membri più importanti di Hazte Oír nei suoi primi anni di vita.
Interessante l'articolo linkato, in cui parla della sua iniziazione a 16 anni, solo un assaggio di poche frasi:

"La mia vita sociale ruotava intorno alla disponibilità del gruppo. Non avevo niente al di fuori di loro...  eravamo vestiti uguali, sembrava una setta, le bandiere mi spaventavano, l'emblema di El Yunque sulla bandiera e quella che mi era appena appesa al collo sembrava una croce rovesciata; tutto mi ha invitato a scappare. Ma qualcosa mi ha trattenuto, secondo me la parte più dannosa, dolorosa e pericolosa di El Yunque: c'erano tutti i miei amici. Tutto il mio mondo a 16 anni, gli unici che "mi amavano davvero", che mi capivano...
Chiedo scusa ai genitori, ai sacerdoti, agli insegnanti, ai colleghi, agli amici e alla 
famiglia che ho messo e utilizzato (...) Scusa per le ragazze che ho affiliato e ho cercato di affiliare, scusa per averli messi in una setta o per averci provato, scusa a quelli a cui ho distrutto la vita (...) Scusa alle istituzioni religiose e alle parrocchie che ho denunciato o in cui ho cercato di infiltrarmi (...) nella Chiesa cattolica spagnola per essere stata membro di El Yunque."

A tutt'oggi Inmaculada García è una cattolica praticante, dopo aver lasciato la setta.

Per un po’ di tempo le acque si sono calmate, ma già nel 2017 si ritornava a parlare di El Yunque, col titolo El Yunque, la società paramilitare legata a HazteOír, sempre meno segreta”.

Si sostiene che per anni Arsuaga abbia cercato di mettere a tacere le informazioni su questa organizzazione paramilitare disposta a "spargere sangue per Dio".
Per la prima volta una televisione nazionale ha prestato attenzione a questa organizzazione ultracattolica di cui parla si parla da quasi cinque anni.
Sono gli stessi gruppi che guidarono, all'epoca, le manifestazioni  contro l'aborto, il matrimonio omosessuale o la laicità dello Stato durante il governo di José Luis Rodríguez Zapatero. Siamo poi venuti a conoscenza di una causa legale che denunciava come si sono comportate queste associazioni "con un velo di legalità, per influenzare, creare opinioni, indurre coscienze e manipolare la società spagnola”. Secondo l'attore, questi gruppi fanno parte di El Yunque, un movimento di estrema destra che cerca il regno di Dio sulla terra.

Le stesse associazioni cattoliche spagnole a difesa della vita, ultimamente (2018) chiedono ai vescovi della CEE di dissociarsi da questa associazione segreta perché considerano che arrechi grande danno alle associazioni cristiane e che abbia spezzato l’unità, creando divisioni e rotture difficili da sanare. Ricordano che il vescovo di Gacete, Rico Paves impedì loro l’accesso nella sua diocesi e molti altri vescovi l’hanno poi imitato in privato.

Ho provato a condensare, appoggiandomi prevalentemente sulle dichiarazioni del vescovo Rico Paves, ma l’argomento è pressoché infinito.

Adesso rifletto.

La faccenda di El Yunque in Spagna emerge pubblicamente nel 2015, ma le voci circolavano già da prima, tanto che nel 2010 il card. Rouco invitò i dirigenti di alcune associazioni a legalizzare la loro posizione. Invano.

Chiariamo ciò che si legge nella stampa: Hatze Oir appartiene al gruppo Citizen Go.

Si sostiene che Hatze Oir utilizzi la piattaforma CitizenGo.org per moltiplicare i contatti in Paesi in cui la Chiesa non è ancora prevenuta nei confronti del Yunque.

Il Comitato Difendiamo i Nostri Figli del neoatecumenale Gandolfini è legato a Citizen Go.

World Congress of  Families XIII - Marcia per la famiglia 2019

Organizzatori: CitizenGO, Comitato Difendiamo i nostri figli, Comune di Verona, Generazione Famiglia, National Organization For Marriage, Organizzazione Internazionale per la Famiglia, Provita Onlus, World Congress of Families.

Sebbene in Italia non se ne parli quasi per nulla, iniziano ad arrivare le notizie, anche se i primi a diffonderle non sono i cattolici:

Citizen Go è “una sorta di MoveOn ultracattolico e conservatore che è presente in diversi paesi, ed è nato nel 2013 come fondazione per mano di HazteOir, un’associazione spagnola legata a El Yunque, una società segreta messicana di estrema destra. Nel direttivo della sezione italiana di CitizenGo, invece, ci sono figure che fanno parte di Generazione Famiglia – emanazione italiana de La Manif pour tous – e del comitato Difendiamo i nostri figli, lo stesso che ha organizzato i Family Day del 2015 e 2016“.

Vediamo queste informazioni in relazione ai Family Day.

Sappiamo che il primo fu in Spagna nel 2005 e fu promosso dalla Conferenza Episcopale Spagnola.

Il secondo fu in Italia, nel 2007, anch’esso promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana, che coinvolse i movimenti ecclesiali.

Il terzo fu in Spagna nel 2007, sette mesi dopo quello italiano, e fu promosso dall’arcivescovado di Madrid (Rouco Varela) insieme al Movimento Neocatecumenale con l’adesione di altre realtà.

Il quarto fu sempre in Spagna nel 2009, ancora promosso dall’arcivescovado madrileno e il Movimento Neocatecumenale.

Il quinto fu in Italia, nel 2015, fu promosso dal Movimento Neocatecumenale e non ottenne l’appoggio della CEI. Nell’occasione fu fondato il Comitato Difendiamo i Nostri Figli dal neocatecumenale Massimo Gandolfini.

Il sesto ed ultimo fu ancora in Italia, nel 2016, sempre promosso dal Movimento Neocatecumenale e dal Comitato Difendiamo i Nostri Figli, anche stavolta senza l’appoggio della CEI.

Nel 2014 il presidente della Sottocommissione per la famiglia e la difesa della vita della Conferenza Episcopale Spagnola e anche il vescovo di Bilbao, Mario Iceta, si sono rifiutati di sostenere espressamente le manifestazioni che diversi gruppi ultra-cattolici avevano programmato.
Lo ha espresso monsignor Iceta in un incontro privato da lui tenuto con Santiago Mata, storico e giornalista molto apprezzato dall'intera Conferenza Episcopale Spagnola:

"Il vescovo mi ha detto che sebbene il Diritto alla vita (DAV) gli avesse chiesto di sostenere diverse marce che questa piattaforma organizzava per domenica (21 settembre 2014), ha rifiutato. Invece, come potrebbe essere di meno in un vescovo cattolico, ha espresso un generale sostegno a tutte le iniziative che la società civile fa in difesa della vita”.

Meditiamo.

La bomba di El Yunque, che si infiltra nelle organizzazioni pro life, scoppiò nel 2010, quindi i Family Day spagnoli, promossi dalla Chiesa ed in particolare dall’arcidiocesi di Madrid, potevano o non potevano essere a conoscenza delle questioni.

Fatto sta che il card. Rouco Varela, proprio nel 2010, anno seguente alla definitiva cessazione dei Family Day spagnoli, chiese la legalizzazione di certe organizzazioni pro life, cosa che avvenne solo per finta.

Rimane allora la questione italiana, relativa ai Family Day 2015-2016 promossi attraverso l’organizzazione pro life Difendiamo i Nostri Figli, di estrazione prevalentemente neocatecumenale, con alle spalle il Movimento Neocatecumenale che ha convocato le folle. 

In quei casi la CEI non avallò. Forse l'esperienza spagnola li aveva messi in allarme.

La motivazione era che si sottoscrivevano i postulati, ma non si condividevano le MODALITÀ.
Questo ricorda un po’ quello che il vescovo Paves diceva a proposito di El Yunque.

Fu per questo che il promotore Movimento Neocatecumenale si appoggiò a singoli personaggi o alle poche organizzazioni che aderirono. Le realtà ecclesiali storiche si defilarono tutte, insieme alla CEI.

I Family Day italiani si sono conclusi anche per motivi di divisioni interne tra gli organizzatori, ma il Comitato Difendiamo i Nostri Figli continua ad operare, con la sicura benedizione dell’Argüello, che altrimenti avrebbe già silurato il discepolo Gandolfini (che invece di discepolo si dichiara “amico”). Ed opera in campo politico e sociale appoggiato alla piattaforma Citizen Go la quale, come abbiamo visto, è quella utilizzata da Hatze Oir per i propri scopi, soprattutto politici.

Gandolfini, in nome proprio, spediva email in massa per dare indicazioni di voto politico e raccomandare di non votare alcuni partiti, compreso il Popolo della Famiglia fondato dall'ex socio Mario Adinolfi.

Se le notizie ci fossero arrivate da fonti laicali d’opposizione, non ne avremmo tenuto conto più di tanto, ma siccome arrivano dalla Chiesa spagnola, primo vivaio della società segreta El Yunque proveniente dal Messico, un po’ in conto le dobbiamo tenere. Parlano di divisione nella Chiesa.

In effetti ci sembra che la gerarchia abbia preso le distanze da questi gruppi pro life, che lascia agire in campo sociale e politico senza immischiarsi troppo.

Purtroppo l'argomento è divenuto oggetto di studio anche da parte di anticattolici della George Washinghton University, che legando queste associazioni alla Chiesa Cattolica, ne portano discredito.
Quasi certamente è anche per questo che le associazioni cattoliche nel senso vero del termine ne auspicano l'allontanamento ufficiale e la presa delle debite e dovute distanze da parte dei vescovi e della Chiesa.

Alcuni secolaristi annoverano tra i nomi di El Yunque anche Kiko Argüello, fondatore dei Neocatecumeni o Kikos -che include anche il creatore dell'UCAM (Mendoza).

Ho ritrovato qui sul Blog un commento di LaPaz del 2016 in relazione al Family Day 2016. Già in Spagna era nota El Yunque:

"Il miraggio dei cattolici come cittadini attivi contro le politiche contrarie alla legge naturale è stato sfruttato molto bene da piattaforme che in seguito si scoprirono essere al servizio di una società segreta paramilitare chiamata El Yunque. I membri di questa società avevano catturato buoni cattolici dai principali movimenti ecclesiali, incluso il Cammino Neocatecumenale. In Spagna ci sono stati cardinali e vescovi che hanno sostenuto in privato El Yunque. E 'stata chiesta una pubblica condanna della Conferenza episcopale e stiamo ancora aspettando.
Nell'era post-Rouco, mobilitare i cattolici contro i politici non è più così facile. L'argomento di El Yunque E' MOLTO SERIO. Sebbene non ci sia ancora una condanna ufficiale, i vescovi non possono giocare con il fuoco.
IN SPAGNA, KIKO ARGÜELLO NON SOLLEVERÀ PIÙ UN MICROFONO IN PUBBLICO PER MOBILITARE LE SUE MASSE CON UN SENSO POLITICO. SPERO NEMMENO IN ITALIA."

E' ciò che è accaduto, infatti, sia in Spagna che in Italia.

Ribadendo che ogni singola notizia è stata tratta dalla stampa, soprattutto spagnola, l’unica motivazione per proporre l’argomento è l’informazione e l’invito alla riflessione.

A volte le cose buone, come sosteneva anche la CEI, prendono strade sbagliate.

Sottoscriviamo l’assunto che già altri hanno espresso: non sono le organizzazioni intere a destare allarme (anche se Hatze Oir e CitizenGo si sostiene siano paraventi di El Yunque), ma l’infiltrazione che avviene a livello dirigenziale o personale.
Molte sono persone che veramente credono nella causa in buona fede e rimangono basite quando vengono a sapere delle nebbie che avvolgono la loro organizzazione, com’è successo in Spagna in costanza del processo a Fernando López Luengos.

C’è da riflettere, perché non a caso ciò che è segreto rimane segreto, finché non viene scoperto alla luce.

giovedì 2 maggio 2024

Finti tonti, per proteggere il prestigio, i soldi e le storture della loro setta

Beh, ve lo ricordate l'atteggiamento dei farisei? Di fronte ai miracoli di Gesù cercavano scuse per far finta di non aver visto e di non aver capito, come ad esempio il capo della sinagoga che si lamenta perché Gesù aveva operato una guarigione in giorno di sabato (cfr. Lc 13,11-17).

I neocatecumenali hanno esattamente quello stesso atteggiamento. Cercano scuse. Fanno i finti tonti. Cambiano discorso. Rispondono a domande che nessuno aveva posto. È un atteggiamento comune perfino ai presbikikos. Non amano la verità ma l'inganno e la menzogna. Sono convinti che mentire e ingannare siano azioni sante, qualora adoperate per proteggere il prestigio e i soldi della setta, dei suoi autoproclamati "iniziatori" e dei loro cosiddetti "catechisti" e VIP vari.


La questione della liturgia

Il santo padre Benedetto XVI fece mettere nero su bianco le «decisioni del Santo Padre» in merito alle liturgie neocatecumenali, il 1° dicembre 2005, in una lettera ufficiale della Congregazione per il Culto Divino, a firma del suo prefetto il cardinale Francis Arinze.

Tale lettera, che semplicemente ribadisce che il Cammino deve seguire le norme liturgiche già valide per tutta la Chiesa, è diventata pochi anni dopo parte integrante dello Statuto del Cammino Neocatecumenale (giugno 2008), all'articolo 13 (quello sulla liturgia), esplicitamente menzionata nella nota 49 per spiegare che nelle comunità neocatecumenali «si seguono i libri liturgici approvati del Rito Romano, fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede».

Ebbene, nei documenti indicati nella nota 49 le "concessioni esplicite" sono solo due: l'anticipare il segno della pace a prima dell'offertorio (da notare che nel Rito Romano il segno della pace è facoltativo, per cui non fa problema anticiparlo) e il consentire ordinariamente (anziché eccezionalmente) la Comunione "sotto entrambe le specie" (alla maniera già in uso in tutta la Chiesa, poiché non vengono specificate ulteriori modifiche).

Tutto chiaro? Il Papa vuole che i neocatecumenali celebrino normalmente il Rito Romano con la sola eccezione del segno della pace (che è facoltativo) e la possibilità della Comunione sotto entrambe le specie (che non vuol dire "seduti" con le pagnottone sbriciolose e i boccaloni-insalatiera - e non vuol dire nemmeno considerare "obbligatorio" l'uso sotto entrambe le specie; una concessione "ordinaria" non è un "obbligo"). 

Dal 2005 ad oggi il Santo Padre non ha mai modificato quelle «decisioni del Santo Padre», che non solo restano in vigore per il Cammino, ma fanno addirittura parte dello Statuto del Cammino (ricordiamo che per modificare quelle «decisioni del Santo Padre» occorre che sia il Santo Padre a decidere diversamente e a farlo mettere per iscritto; e dal 2005 ad oggi ciò non è mai avvenuto), Statuto che dal 2008 ad oggi non è mai stato modificato (nemmeno per quanto riguarda la liturgia), nessun pronunciamento della Santa Sede ha mai consentito modifiche.

Insomma, dal 1° dicembre 2005 quelle «decisioni del Santo Padre» restano ancor oggi in vigore (fermo restando che la liturgia in vigore fin dal 1° dicembre 1969 vietava comunque gli strafalcioni del Cammino, e la liturgia "tridentina" in vigore negli anni '60 quando Kiko e Carmen "iniziavano" il Cammino, vietava comunque gli strafalcioni).

Kiko, Carmen e i loro seguaci hanno sempre hanno sempre disubbidito. Prima e dopo quella lettera (pienamente recepita dallo Statuto), hanno sempre disubbidito. Disubbiscono alle «decisioni del Santo Padre», disubbidiscono ai documenti liturgici del Rito Romano, disubbidiscono al loro stesso Statuto. Ancor oggi.

Non importa quali astuzie usino per giustificarsi. Importa il fatto che ancor oggi disubbidiscono al Papa, alla liturgia, al loro stesso Statuto. Non importa quali acrobazie verbali, quali storielle, quali considerazioni, quali spiegoni: importa solo che i neocatecumenali hanno sempre disubbidito - e ancor oggi disubbidiscono - al Papa, alla liturgia, al loro stesso Statuto. Cioè non vogliono essere parte del gregge di Pietro, vogliono invece essere solo i pecoroni di Kiko. Non vogliono fare ciò che fa la Chiesa, ma vogliono fare diversamente da ciò che fa la Chiesa. E quando l'autorità della Chiesa comanda qualcosa, anche se si proclamano «contentissimi delle norme» poi puntualmente disubbidiscono. E quando glielo si fa notare, rispondono mentendo: "ma è tutto approvato, ma noi seguiamo il Messale, ma noi non facciamo niente di strano, ma tu non hai mica una laurea in teologia liturgica"... Proprio come se volessero piacere al demonio anziché a Dio.

Dunque chiunque dica che il Cammino è "autorizzato" ad celebrare quelle carnevalate, o è completamente idiota o sta mentendo. Chiunque dica che quegli strafalcioni sarebbero "approvati", o è completamente idiota o sta mentendo. Bisogna essere particolarmente stupidi per pensare che sarebbe logico e benefico il voler fare diversamente da come fa la Chiesa.

"Prima comunione" neocatecumenale:
il Santissimo Sacramento trattato come
una specie di "sacro snack"

I camerieri liturgici neocatecumenali
portano il coppone-insalatiera


È più importante cantare le canzonette di Kiko
che fare la Comunione:
il Santissimo Sacramento tenuto in ostaggio
in attesa che scatti il segnale manducatorio

Facce di neocatecumenali imbambolati
e il Santissimo Sacramento sotto sequestro
in attesa che scatti il segnale manducatorio


giovedì 25 aprile 2024

COME INIZIA(VA) LA NEOCATECUMENALIZZAZIONE DELLE PARROCCHIE. VITA VISSUTA

Neocatecumenalizzazione
di una chiesa tradizionale
Dedichiamoci un po’ a descrivere come una parrocchia “della domenica” inizia a trasformarsi in parrocchia “neocatecumenalizzata”, secondo procedure standard che posso narrare perché, a mia vergogna, sono stata per troppi anni una di quelle che l’ha vissuta e, ahimé, realizzata.

Sarebbe meglio però usare il tempo passato, “iniziava”, perché sono anni, se non decenni, che almeno qui in Italia pochissime nuove parrocchie “aprono” al neocatecumenalesimo. I pochi casi ormai sono solo quelli di presbiteri neocatecumenali ai quali viene assegnata una nuova parrocchia, nessun sacerdote che non sia neocatecumenale lo introduce più da tempo.

Il Movimento Neocatecumenale arriva in una parrocchia per due motivi: o l’apre un parroco neocatecumenale (e questo sarebbe il tentativo attraverso la formazione di “presbiteri” d’appartenenza sparpagliati nel mondo), o perché un parroco più o meno simpatizzante accetta di ospitarlo. Per diversi motivi: perché rimane abbindolato da una visita di catechisti programmata per i parroci delle parrocchie, perché ingenuamente pensa di attirare nuove persone in parrocchia, perché ha conosciuto alcuni neocatecumenali perbene…

Oggigiorno, ma da un bel pezzo ormai, i parroci non neocatecumenali che accettano il Movimento Neocatecumenale in parrocchia sono più rari delle mosche bianche, ma un tempo erano molti di più. Tanti non sapevano, si fidavano, venivano attratti dalla novità…

Poco cambia però se il parroco è neocatecumenale o meno: quando arrivano in parrocchia comandano i neocatecumenali, tranne rare situazioni in cui il parroco non neocat è forte ed allora può anche succedere anche che li allontani dalla parrocchia, se la fanno troppo da padroni.

Dal momento che si decide di “aprire” al Movimento Neocatecumenale, viene inviata un’equipe da parte di un’ ALTRA PARROCCHIA DIVERSA GIÀ NEOCATECUMENALIZZATA, normalmente scelta secondo vari criteri, ma comunque attingendo sempre nelle prime comunità. 

I catechisti che “porteranno avanti” il Movimento Neocatecumenale, quindi, per definizione NON APPARTENGONO ALLA PARROCCHIA da neocatecumenalizzare. Ci vanno solo ad insegnare, perché loro “hanno la fede adulta” e quindi possono catechizzare i parrocchiani che “invece non ce l’hanno”. Poi tornano nel loro territorio e frequentano in tutto e per tutto la loro parrocchia di appartenenza. Fanno solo delle isolate incursioni. Della parrocchia oggetto d’incursione conoscono solo il parroco e quelli della prima e seconda comunità. STOP. Dalla terza comunità in poi, normalmente, non conoscono più nessuno (tranne i figli dei loro catecumeni), né neocatecumenali, né parrocchiani semplici. Aleggiano sulla parrocchia ma non ci stanno. Sono quasi invisibili.

In realtà, questi CATECHISTI IMPORTATI dalla fede adulta, quindi in grado di evangelizzare parrocchie intere, ripetono solo i mamotreti kikiani, parola per parola, imitando il modus di Kiko negli atteggiamenti, nel tono della voce, addirittura con la mimica del corpo.
Quello con la “fede adulta”, quindi, dovrebbe essere l’autore dei brogliacci, non chi li ripete solo a pappagallo: se venissero in possesso degli scritti, ripetere a pappagallo lo saprebbero fare anche i “parrocchiani dalla fede infantile”.
Peccato però che la fede adulta non l’abbia nemmeno l’autore degli scritti, come più volte ha dimostrato, e qui si pone un bel problema.

Catechisti che si muovono dalla loro parrocchia
per andare ad "evangelizzare" in un'altra

Ma rimaniamo nel discorso.

L’equipe ESTRANEA ALLA PARROCCHIA che deve neocatecumenalizzare, concorda col parroco i giorni degli “annunci”. Le catechesi solitamente si fanno o a ottobre, per finire prima di Natale, o a gennaio-febbraio, per finire prima di Pasqua. In questi ultimi anni si facevano anche a seguito delle missioni dopo Pasqua, ma si raccattava sempre pochissimo o addirittura nulla.

Nell’ultimo periodo era invalso anche il nuovo uso di fare una cosiddetta “missione” prima dei cosiddetti "annunci", in modo da propagandare un po’ quel “grande evento” che stava per accadere in parrocchia e per vedere se si racimolavano dei candidati. Successi? pari a zero.
A pensarci oggi, l’introduzione di questa modalità deve essere stata escgitata da quando il Movimento Neocatecumenale ha iniziato a perdere colpi. Prima le missioni di propaganda non si facevano perché non ce n'era bisogno.
Mi ricordo una volta che dovetti presentare io la mia "esperienza" durante la "missione". Prima di me avevano parlato persone con situazioni ed esperienze “bomba”, scelte apposta per impressionare. Io diedi la mia esperienza di una vita normale, che non aveva nulla di eclatante o eroico e, morale della favola, alla fine fui l’unica della giornata ad essere fermata da una signora che volle esprimere il suo apprezzamento, anche se poi alle catechesi non ci venne.

Questo per dire che la gente non ha bisogno di autoproclamati eroi, di super cristiani che dicono di accettare cose incredibili, che non mostrano umanità ma sono già arrivati. La gente ha bisogno di sentirsi uguale, perché molte vite sono normali e non hanno nulla di artificiosamente eclatante. La sfida infatti è proprio vivere la normalità e la quotidianità.

Comunque sia, l’équipe destinata alla neocatecumenalizzazione si presenta ad ogni Messa parrocchiale del sabato e della domenica per fare l’”annuncio”.
Spesso i parrocchiani non lo sanno e quindi si ritrovano ad ascoltare delle persone che non conoscono, ESTRANEE ALLA PARROCCHIA, che parlano dopo una breve introduzione del parroco dopo l’omelia o, in dei casi, al posto di quella (praticamente "omelie laicali" nella liturgia...).

Le consegne per fare l’annuncio sono di portare la propria testimonianza, evidenziando il “prima” e il “dopo” dell’esperienza neocatecumenale e solo alla fine invitare gli ascoltatori a partecipare agli incontri di cui vengono comunicati ora e giorni, due alla settimana.
Se ci sono difficoltà con figli o anziani, nessun problema, provvedono loro baby sitter o persone per compagnia, come anche il trasporto di quelli che hanno difficoltà a spostarsi o si pensa che non si muovano se non li si va a prendere.

Adesso no, la gente per lo più sa di che pasta è fatto il Movimento Neocatecumenale, ma prima i parrocchiani non sapevano chi fossero quelle persone, nemmeno immaginavano che se avessero aderito se li sarebbero ritrovati come “catechisti a vita”.
ESTRANEI arrivati da una parrocchia diversa dove svolgono totalmente la loro vita spirituale, senza alcun coinvolgimento con la parrocchia dove vanno a “evangelizzare”. 

Rappresentazione di come i catechisti di una parrocchia chiedono
obbedienza ai neocatecumenali parrocchiani di parrocchia diversa dalla loro.
La chiedono però solo alla comunità al centro, la prima (o anche la seconda).
Tutti gli altri "atomi" con loro non c'entrano nulla, specialmente i parrocchiani
"della domenica"

Danno arginato, se si rivolgessero solo ai loro adepti, ma purtroppo le loro azioni ricadono pesantemente su tutta la parrocchia, dividendo le persone, trasformando gli arredi, gli spazi, sottraendo fedeli alle celebrazioni importanti e non, ritrovandosi in modo esclusivo, distribuendo palme alte per pochi e ulivi benedetti per tutti ma, soprattutto, iniziando a far credere ai "neocatecumeni" di essere in grado di “evangelizzare” proprio quella signora che solo pochi anni prima sedeva accanto a te nella panca.
Sì perché al "secondo passaggio", con l’elezione dell’équipe dei catechisti, quelli della prima comunità normalmente iniziano ad "evangelizzare" loro nella propria parrocchia, rimanendo comunque sottoposti a catechisti ESTERNI di parrocchia diversa.

Nell’équipe ci si mette d’accordo o si sorteggia la Messa nella quale il singolo "catechista" necoatecumenale deve fare "l’annuncio" e per falsa umiltà mi ricordo che tutti temevano toccasse la Messa più frequentata, con l’uditorio più numeroso. In realtà spesso all’interno dell’equipe nascono da subito competizioni e invidie per le "catechesi" più importanti e sostanziose o per la capacità dialettica, spirituale e mnemonica dell’altro, anche se per anni non lo si dà a vedere. Poi magari, dopo anni ed anni, scoppia tutto improvvisamente e sembra che sia una cosa solo del momento, risanabile “stando nella verità”. Falso. Se non cambia il cuore non si risana proprio nulla, è solo ipocrisia e falsità. Infatti esistono équipes in cui la rivalità è palese e le discordie continue.
Come se il Signore togliesse loro “la mano dalla testain continuazione, ne “combinano di ogni…
Ma i parrocchiani questo non lo sanno ed alcuni, anche solo per provare, aderiscono.

Iniziano gli incontri e si cerca di precettare più persone possibile, ogni neocatecumenale della comunità dei catechizzatori è invitato a portare persone alle catechesi, precettandole tra amici, colleghi, parenti e chi più ne ha più ne metta. Se si prevede scarso afflusso si invitano anche delle comparse (quelli che “per curiosità” vanno a vedere come va), che fanno numero e che i parrocchiani non possono identificare come già neocatecumenalizzati. Naturalmente chi porta gente la deve anche accompagnare, così che c’è pure la presenza degli accompagnatori.
Anche queste sono raccomandazioni che sono sorte nel tempo, i primi tempi non ce n’era bisogno, perché le persone ignare partecipavano senza induzioni, spontaneamente. Era un evento di parrocchia come un altro, non c’erano motivi per disertare.

Ma col calo drastico degli uditori si è cercato di aggiustare il tiro, riempiendo la saletta o la Chiesa di comparse, così i nuovi arrivati hanno l’impressione di non essere due gatti.
Si torna allo stesso punto di sempre: nemmeno alle "catechesi" i numeri sono attendibili, perché metà delle presenze non sono persone “nuove”.

Dimenticavo: normalmente si invitano anche le coppie dei matrimoni e dei battesimi, nonché i bambinelli di 13 anni figli di neocatecumenali, che devono andarci per forza.
Tutti sanno che le coppie dei matrimoni e dei battesimi non rimarranno dopo, tranne casi rarissimi. I figli invece, molti ob torto collo, per un certo tempo rimangono. Alcuni per sempre. Alcuni vanno e vengono.

Così ultimamente, una volta formato il gruppetto iniziale, partono gli incontri che normalmente vedono l’avvicendarsi di persone diverse ad ogni appuntamento: coloro che frequentano con costanza tutti e due i mesi di catechesi sono sempre una minoranza. Naturalmente però, quando si deve comunicare il numero dei partecipanti, si parla sempre in eccesso e si conteggiano anche quelli che si son visti solo poche volte, tanto la speranza è che all’appuntamento finale, la convivenza dal venerdì alla domenica, si possano sempre recuperare. Di solito non avviene, ma ci si tenta.
E’ quasi patetico ascoltare i catechisti che annoverano nel conteggio anche quelli che non si sono presentati all’accoglienza ma “aderiscono”, è solo che non potevano venire, che avevano un impegno…
In realtà, anche se si dovessero presentare una volta, quelle persone non aderiranno mai. Tutti lo sanno, ma non lo dicono.

Durante i due mesi di catechizzazione, gli ESTRANEI ALLA PARROCCHIA ripetono riga per riga i mamotreti kikiani, alzando debitamente la voce nei momenti salienti come il "kerygma", imitando pedissequamente Kiko.
Il nostro primo parroco, neocatecumenale della primissima ora, direttamente "catechizzato" da Kiko, esigeva che al "kerygma" alzassimo il tono della voce ed impugnassimo la croce. Un po’ di scena, penso oggi. La scena che fa Kiko.

Voglio tentare di rappresentare quello che accade in un’équipe mentre sta "catechizzando", ma non so se ci riuscirò pienamente.
Il tempo di catechesi è vissuto come un tempo “forte”, ma solo i catechisti ne rimangono affascinati. Il resto della comunità normalmente se ne frega allegramente, salvo chiedere più per dovere che per interesse, come “stanno andando le catechesi”. A volte. A volte nemmeno.

I catechisti davvero si sentono “inviati”, davvero credono di avere voce in capitolo sulle persone che ascoltano e poi aderiscono, davvero credono che lo Spirito Santo agisca in loro. In una parola: DAVVERO SI SENTONO SPECIALI. Titolati. Prescelti. Privilegiati. Col carisma del catechista riconosciuto dalla comunità (e basta).

Per coronare il tutto, prima dell’avvio delle catechesi, si fa un’Eucarestia alla quale sono invitate tutte le comunità della parrocchia d’appartenenza (quindi quella diversa da quella che si va a catechizzare), durante la quale l’équipe catechizzante riceve l’”invio”.
Ad un certo punto dell’Eucarestia, infatti, l’équipe si alza e va davanti al parroco che legge una formula di invio e benedice gli “inviati”. Anche questo è molto formale e “speciale”.

Anch’io, che ero una catechista “anomala”, ho provato queste sensazioni e creduto a quelle immani balle.
Solo quando ho iniziato a recuperare la ragione ho totalmente ricusato tutti quegli assunti ed ho provato vergogna solo per aver pensato di avere un titolo (ma dato da chi?) per poter parlare sulle vite altrui. Come non avevo io lo “Spirito Santo” garantito, non lo avevano neanche gli altri. Lo Spirito Santo non è mai garantito, specialmente se persistono situazioni divisorie e di autogratificazione mascherate da carisma.
A Dio ho già chiesto ripetutamente perdono della mia stoltezza.
Ma posso dire per comprovata esperienza, conoscendo bene la vita di molti, che i CATECHISTI NON HANNO LO SPIRITO SANTO ASSICURATO, QUINDI NEMMENO POSSONO PARLARE PER SUA BOCCA.

Però, quando vivi pienamente in quel contesto, pare normale che sia così e credi davvero di avere qualcosa da trasmettere, anche se lo credi in buona fede.
Date queste premesse, quindi, si capisce come mai ci si dà tanto da fare per far nascere una comunità. E’ quasi la conferma che lo Spirito ti ha accompagnato, che le persone hanno ascoltato, che la missione si compie.
Per questo fine è considerato ammissibile giocare sui numeri, barare, invitare comparse, mandare a prendere le persone a casa, accompagnarle, offrire babysitteraggi…

Arrivata la convivenza finale c’è la fatidica domanda se “pensi di continuare”.
Ma quelli che dicono NO, e ce ne sono alcuni, non li si lascia in pace per la loro strada, si lascia sempre aperta una possibilità, magari invitandoli all’Eucarestia dell’accoglienza, o chiedendo di poterli ricontattare successivamente.

E così si comincia. Si elegge un responsabile, nella cui votazione i catechisti votano in blocco colui che, dopo consultazione, nell’équipe è parso più “adatto”, nella speranza che possa venire confermato.
Adatti sono coloro che mostrano coinvolgimento ed entusiasmo, nonché una certa attitudine alla guida.

E’ lui, da allora in poi, il contatto tra comunità e catechisti, è lui quello al quale i catechisti ESTRANEI ALLA PARROCCHIA comanderanno di comprare tutti gli orpelli kikiani, nel tempo di approntare spazi appositi per la/le comunità, di costruire o sistemare la/le sala/e degli Eletti, di introdurre la "Madonna di Kiko" sul treppiede in chiesa, accanto o al posto della Madonna che già c’era…
E’ la longa manus di GENTE ESTERNA, che dopo aver fatto la sua apparizione non più in parrocchia, come per gli annunci, ma soltanto nel gruppetto della comunità, poi sparisce e spesso nessun parrocchiano non ne sospetta neppure l’esistenza.
Sono quelli che “portano avanti il Cammino nella tal parrocchia” e, nel farlo, condizionano la vivibilità di tutti gli altri parrocchiani che con loro non hanno nulla a che fare, che non li hanno voluti, che non hanno aderito.

Quello che quindi accade, in soldoni, è che non sono i neocatecumenali della parrocchia di fresco neocatecumenalizzata che prendono iniziative, ma sono proprio gli ESTRANEI ALLA PARROCCHIA che comandano, introducono, suggeriscono... E a loro SI DEVE OBBEDIENZA, quindi si fa come dicono loro.
La regia sulle parrocchie è sempre in mano a PERSONE NON DI PARROCCHIA, perché i responsabili è a queste che obbediscono, riversando a cascata ogni innovazione su qualsivoglia aspetto anche su chi aveva già deciso in precedenza di non accettare di aderire al Movimento.

Se il prete è neocatecumenale, poco male, ci si intende: le trasformazioni avverranno in buon accordo.
Se il prete non è neocatecumenale, sta al responsabile o all’équipe dei corresponsabili convincere il parroco, sempre SU INDICAZIONE DEGLI ESTRANEI ALLA PARROCCHIA, oppure ci pensano loro direttamente.
Certamente il responsabile o gli ostiari potranno prendere iniziative, ma saranno sempre di minimo conto, come mettere tre tappeti invece di due e qualche quadretto kikiano qua e là.

Si inizia già facendo comprare la Bibbia di Gerusalemme. Nel giro, che dire, di meno di un annetto, tutti la devono avere, perché contiene i riferimenti buoni per la scrutatio.
Ora ne hanno redatta anche una apposita. Verrà comandato-suggerito di comprare anche quella. Stessa cosa per i 4 libri del salterio: ognuno deve avere i propri, anche marito e moglie.
In una famiglia che si rispetti, ognuno deve avere la sua Bibbia, così che se hai 4, 5, 7 figli neocatecumenali in casa, avrai una quantità di Bibbie di Gerusalemme che nemmeno in libreria hanno.
Poi c’è la croce astile, da mettere vicino all’ambone, il piatto ed il calice per l’Eucarestia…

Tutti questi acquisti iniziali, se non fossero comandati dai catechisti esterni, i nuovi catecumeni della nuova parrocchia non li conoscerebbero nemmeno e probabilmente seguiterebbero con le oggettistiche parrocchiali.

Tutto accade pian piano, gradualmente, senza che ci se ne renda conto.
Ma, in soldoni, la realtà è che la kikianizzazione delle parrocchie non è decisa dai parrocchiani, nemmeno da quelli neocatecumenali, ma è DECISA DA PERSONE CHE FREQUENTANO UN’ALTRA PARROCCHIA E CHE COMANDANO IN UNA CHE NON È LA PROPRIA.

Da lì poi, col passare del tempo, quando si saranno convinti di essere cristiani approfonditi, anche i neocat della parrocchia comanderanno sulla parrocchia, faranno a loro volta catechesi, tenteranno di ingrossare le fila, ma alla fine, da chi continuano a dipendere?
Da gente che con la parrocchia non ha nulla a che fare né spartire, che compare solo per disporre, insegnare e comandare su tutti per poi scomparire.

Se tale modalità, invece che a dei laici la estendessimo ai parroci, sarebbe come se un parroco di una parrocchia diversa andasse a disporre e comandare su una parrocchia che non è la sua ed insegnasse al parroco residente come fare le cose. Abominevole.

E’ questo legame sempiterno coi catechisti ESTERNI ALLA PARROCCHIA che alla fine stravolge il passo naturale delle cose. Diversamente sarebbe stato se, una volta compiuta l’”evangelizzazione”, gli esterni si fossero ritirati in buona grazia ed avessero lasciato che i parrocchiani veri conducessero il percorso. Ma così il Movimento Neocatecumenale non avrebbe avuto l’UNIFORMITÀ necessaria all’indottrinamento e si sarebbero potute introdurre “deprecabili” variabili. Quelle variabili si chiamano LIBERTÀ.

Se un parrocchiano “della domenica” non gradisce una kikianata, al massimo si potrà rivolgere al responsabile della prima comunità, oltre che al parroco. Non sa che quel responsabile sta solo obbedendo a persone che il povero parrocchiano magari NON HA MAI VISTO NÉ CONOSCIUTO, che non stanno nella sua parrocchia, che non partecipano a nessun evento parrocchiale perché, dopo aver indottrinato il responsabile e la loro comunità, se ne vanno nel buio della sera verso paesi diversi, parrocchie diverse, territori spesso anche non proprio vicini.

E’ un po’ come la succursale di una ditta: le decisioni le prendono quelli di Milano, per esempio, ma l’attuazione delle decisioni sta in capo al responsabile della succursale che, magari, si trova a Busto Arsizio.

Lo sapessero, i “cristiani della domenica”, che ciò che sopportano deriva dalle DISPOSIZIONI DI GENTE CHE CON LA LORO PARROCCHIA NON HA NULLA A CHE FARE, forse si imporrebbero un po’ di più e non permetterebbero cambiamenti di alcun tipo che non fossero decisi all’interno della parrocchia, ricusando l’incursione serale dei comandanti in trasferta.