martedì 16 ottobre 2018

Rompiscatologia kikiana

Pagliacciata kikiana del
"girotondo col passetto"

attorno alla bara durante i
funerali di un giovane neocat
Invenzione neocatecumenale: il "gruppo escatologico" (vedere un esempio [qui]).

L'escatologia è la scienza teologica riguardante il destino ultimo dell'uomo e dell'universo. Come al solito i neocatekikos amano riempirsi la bocca di paroloni altisonanti per qualificare le proprie attività di proselitismo neocatecumenale: racimolare nuovi adepti.

Ufficialmente vanno a portare "una parola di conforto" ai familiari delle persone defunte, come se ne avessero la capacità e il sacro dovere di farlo. Praticamente vanno a celebrare il kikismo-carmenismo e approfittare del dolore della gente per attirarla al Cammino.

Sono loro stessi a dircelo: infatti, tutte le volte che i neocatekikos proclamano di "annunciare il kerygma" (notate il parolone altisonante), in realtà stanno annunciando Kiko e Carmen (quando dicono "kerygma" in realtà intendono Kiko e Carmen).

Questo è molto pericoloso per le anime già in lutto per la perdita di una persona cara, poiché nella mentalità neocatecumenale "il Signore ti manda le disgrazie", cioè è un "dio" cattivo che ti infligge sadicamente lutti e dolori allo scopo di convertirti (noialtri cattolici invece sappiamo che la morte è entrata nel mondo a causa del peccato, non a causa di Dio; e sappiamo che benché Dio possa estrarre il bene dal male, non compirà mai il male allo scopo di ottenere il bene).

Come se non bastasse, tali gruppi di rompiscatologia kikista-carmenista si sono dati anche il compito di "animare le esequie". Animare? Nel senso che la Messa esequiale sarebbe di per sé inanimata e bisognosa di soggetti che facciano spettacolino e caciara? Scusate, non sarà mica che fanno quell'infantile balletto-girotondo attorno alla bara? (vedi foto in alto). Non sarà mica che qualche prominente membro neocatecumenale debba andare al funerale per zappare le corde della chitarrella ndrùng-ndrùng-ndrùng mentre canta urlando il tristissimo "Risuscitò" kikiano?

La neocatecumenalizzazione delle parrocchie procede speditamente:
Nella Parrocchia, quando i componenti delle varie comunità [neocatecumenali] cominciano ad avere esperienza della misericordia di Dio [sic], e a seconda della maturità di Fede, si mettono a disposizione del parroco dando un valido aiuto per le necessità della parrocchia, anche nelle varie pastorali:
  • Pastorale dei Battesimi.
  • Pastorale Liturgica.
  • Pastorale matrimoniale.
  • Pastorale degli ammalati.
  • Pastorale escatologica.
Chiaro? ogni scusa è buona per "invitare alle catechesi", per interferire con tutti i momenti di formazione cattolica dei fedeli, con tutte le preparazioni ai sacramenti, con tutte le occasioni in cui la Chiesa si dedicherebbe invece alla carità.
  • Sono laici che usurpano il compito del parroco con la scusa di "aiutarlo" (riesce facile solo se il parroco è neocatecumenalizzato per convinzione personale o per quantità di bustarelle ricevute). Ricordiamoci che quando un laico normale aiuta in qualche modo il parroco, lo fa per il bene di tutta la Chiesa, non lo fa per promuovere la propria agenda ideologica.
  • Si arrogano compiti a cui non sono affatto preparati (la panzana dell'esperienza della misericordia nasconde invece il fatto che sono stati i cosiddetti "catechisti" del Cammino a studiare a tavolino il modo di invadere la parrocchia). Vanno ad annunciare Kiko, a recitare preghiere secondo la modalità stabilita da Kiko, cantando i canti di Kiko, "testimoniando" le opere di Kiko, parlando il gergo di Kiko... Non a caso il Cammino viene visto sempre come una setta.
  • Essendo idolatri del tripode Kiko-Carmen-Cammino, sono zelantissimi ("i ministri di satana sono sempre più zelanti dei ministri di Dio", come osservò santa Francesca Cabrini). Chiunque abbia avuto a che fare con dei neocatekikos conosce la loro ossessione e metodicità nel tentare di imporre in ogni modo il kikismo-carmenismo.

domenica 14 ottobre 2018

Denunciare è cristiano?

Quante volte, nel corso del cammino, abbiamo sentito dire questa frase o altre consimili: Denunciare non è cristiano!”.


Per diverso tempo, di sicuro per tutti e 25 gli anni che io stesso ho trascorso nel movimento, la consegna proveniente dai massimi livelli, e scritta a lettere di fuoco nei mamotreti, in generale prevedeva che nessun aderente al cammino avesse cause pendenti di qualsiasi genere, né con esterni al movimento, né meno che mai con fratelli di comunità.
Ricordo che uno dei brani che venivano letti a sostegno della tesi secondo cui denunciare un crimine non sarebbe cristiano, era tratto dalla Prima Lettera ai Corinzi (1Cor 6,1-7):
V'è tra voi chi, avendo una questione con un altro, osa farsi giudicare dagli ingiusti anziché dai santi? O non sapete che i santi giudicheranno il mondo? E se è da voi che verrà giudicato il mondo, siete dunque indegni di giudizi di minima importanza? Non sapete che giudicheremo gli angeli? Quanto più le cose di questa vita!
Se dunque avete liti per cose di questo mondo, voi prendete a giudici gente senza autorità nella Chiesa? Lo dico per vostra vergogna! Cosicché non vi sarebbe proprio nessuna persona saggia tra di voi che possa far da arbitro tra fratello e fratello? No, anzi, un fratello viene chiamato in giudizio dal fratello e per di più davanti a infedeli! E dire che è già per voi una sconfitta avere liti vicendevoli! Perché non subire piuttosto l'ingiustizia? Perché non lasciarvi piuttosto privare di ciò che vi appartiene?
L’ennesimo brano svincolato dal contesto in cui fu pronunciato, com'è uso da sempre nel Cammino, veniva usato come una clava per azzittire tutti quelli che avessero a invocare la giustizia per dei torti subiti, anche se gravi.

L’intenzione dell’Apostolo Paolo di insegnare la carità vicendevole e ammonire quanti fra i cristiani convertiti delle comunità di Corinto approfittavano della giustizia terrena per questioni di interesse personale, è stata stravolta dall'Argüello estendendola anche a palesi ingiustizie, frodi, malversazioni, prepotenze e persino abusi e violenze, sostenendo, il novello teologo spagnolo, che il cristiano non abbia sostanzialmente diritti da rivendicare, ma solo torti da subire.

Così negli anni persino le vittime dirette o indirette di crimini da Codice Penale sono state indotte a non denunziare i fatti, specialmente, come in molti casi anche recenti, se i colpevoli appartenevano al Cammino, onde evitare, a detta loro, “scandalo verso i piccoli”.

In questo articolo non voglio soffermarmi su tali questioni, delle quali sono inzeppate le pagine del blog, ma voglio riflettere su questa domanda, alla luce del Catechismo anziché della aberrante dottrina kikiana: Denunciare è cristiano?

Nel catechismo non c’è un riferimento specifico ai processi e alle cause, poiché il Vangelo, la morale cristiana e la dottrina discendendo direttamente da Dio di fatto trascendono qualsiasi legge umana.

Diverse citazioni e brani della Scrittura, tuttavia, evidentemente ammettono sia la liceità della giustizia ordinaria, sia l’importanza del giudizio (altra parola sconosciuta ai kikos, che scambiano il giudicare un male con il peccato di condannare anticipando la sentenza, anche in ciò contraddicendo il Vangelo e lo stesso Cristo Signore) e dell’autorità costituita.

In linea generale, la morale cattolica considera male ciò che è contro la legge divina, e, benché non esista una corrispondenza esatta fra reato e peccato, vi sono diversi punti di contatto piuttosto importanti e utili al ragionamento.
Ad esempio: un uomo che uccide un altro uomo commette allo stesso tempo sia un reato che un peccato (grave). L'autorità umana punirebbe l'aggressore e al contempo l'infinita giustizia divina punirebbe il peccatore non pentito con la condanna eterna o, in caso di pentimento, con la purificazione del Purgatorio. 
Specularmente, la sodomia, pur essendo considerata uno dei più gravi peccati secondo la legge morale divina, non è considerata più reato e dunque non è perseguita dall'autorità civile.
Pensando dunque a un omicida o anche solo a un violento aggressore, a nessun cattolico sano di mente verrebbe in mente di dire che tale persona non dovrebbe essere denunciata dalla vittima o dai parenti della stessa: la giustizia esige che il colpevole sia individuato e punito, perché non possa più nuocere al prossimo; la pena del carcere, per un'anima che vuole redimersi, è occasione di riparazione (in parte) dei torti inflitti.
Dice il catechismo a tale proposito, a riguardo del comandamento "Non uccidere":
2265. La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l'ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell'autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità. 
2266. Corrisponde ad un'esigenza di tutela del bene comune lo sforzo dello Stato inteso a contenere il diffondersi di comportamenti lesivi dei diritti dell'uomo e delle regole fondamentali della convivenza civile. La legittima autorità pubblica ha il diritto ed il dovere di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto. La pena ha innanzi tutto lo scopo di riparare il disordine introdotto dalla colpa. Quando è volontariamente accettata dal colpevole, essa assume valore di espiazione. La pena poi, oltre che a difendere l'ordine pubblico e a tutelare la sicurezza delle persone, mira ad uno scopo medicinale: nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole.
Se è ammissibile che la legittima autorità abbia il dovere di infliggere pene proporzionate, ne deriva che è anche ammissibile che la vittima di un reato denunci il colpevole a detta autorità, affinché sia posto in condizione di non nuocere ad altri. Dunque, la denuncia è evidentemente un atto pienamente cristiano, anzi doveroso, la cui omissione, ragionando in senso lato, sarebbe contraria alla salute dello stesso colpevole, che si vedrebbe privato della necessaria occasione di espiazione della pena.

A tale proposito è bene tenere a mente il consiglio di Cristo (Mt 18:15-17):

Se il tuo fratello commette una colpa, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoniSe poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.
Come altrimenti definire l'espressione "dillo all'assemblea" se non come una pubblica denuncia della colpa commessa?
Tale ragionamento trova fondatezza anche altrove nella Rivelazione, nel passo ben noto (ma scarsamente citato nel cammino neocatecumenale) dello stesso San Paolo, lettera ai Romani (Rm 13:1-9):
Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c'è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all'autorità, si oppone all'ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna. I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver da temere l'autorità? Fa' il bene e ne avrai lode, poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi, perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male. Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza. Per questo dunque dovete pagare i tributi, perché quelli che sono dediti a questo compito sono funzionari di Dio. Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto il rispetto.
Quindi l'Autorità in se stessa, discende da Dio, ed è perciò legittimo affermare che rivolgersi ad essa equivale, di norma, a richiedere un intervento in qual modo divino. È chiaro che ciò si applica a quei crimini che violano sia la legge umana che quella divina, non alle leggi spesso liberticide che vanno invece contro la morale cristiana.

Dice il Catechismo, infatti:
1897 « La convivenza fra gli esseri umani non può essere ordinata e feconda se in essa non è presente un'autorità legittima che assicuri l'ordine e contribuisca all'attuazione del bene comune in grado sufficiente ».
Si chiama « autorità » il titolo in forza del quale persone o istituzioni promulgano leggi e danno ordini a degli uomini e si aspettano obbedienza da parte loro.

Facciamo un esempio semplice, una ingiustizia che probabilmente diversi neocatecumenali hanno subito: il datore di lavoro che non paga i suoi dipendenti. Questo delitto è sia un crimine per la giustizia ordinaria, sia un peccato che grida verso Dio "frode del giusto salario agli operai". Quante volte avremo sentito dire "lascia che ti rubino, Dio ti ricompenserà! Se uno di toglie la tunica lasciagli anche il mantello!" e citazioni in libertà come questa?
Quell'imprenditore, a parte i casi di vera difficoltà, che ruba la fatica, il lavoro dei suoi dipendenti per arricchire se stesso, se non denunciato continuerà impunemente a commettere il male, causerà danni a tante famiglie, e disordine nella società. Il cristiano che per malinteso senso della carità e dell'amore al prossimo si rifiutasse di denunciare quell'uomo se ne renderebbe complice. Dunque i catechisti che consigliano di lasciar correre sbagliano molto gravemente!

Saliamo di livello, pensiamo ai ladri che entrano in casa, rapinano, commettono violenze. Quante volte abbiamo sentito i catechisti raccontare gli aneddoti eroici dei neocatecumenali che accolgono il ladro in casa offrendogli il pranzo e lasciandogli i soldi da portare via, che si "lasciano uccidere" secondo l'interpretazione bislacca ed eretica che identifica i camminanti con Cristo redentore (salvo che invece di essere martiri per la fede lo sono solo della propria stupidità...) che salva il peccatore? Ma quel ladro che non viene denunciato, resta in libertà, continua quasi certamente a delinquere a danno di altre famiglie, e forse a commettere altri crimini più spaventosi... un cristiano non può non denunciare, non invocare quella Autorità che porta la spada in nome di Dio per il bene comune!

Scaliamo un altro gradino, e pensiamo solo un momento a violentatori o addirittura pedofili, che compiono crimini orrendi e distruggono la vita di bambini, ragazzini e ragazzine, o donne adulte. Quante volte nel cammino è capitato che tali criminali sessuali siano stati coperti, protetti, nascosti, spostati di sede, mentre alle vittime si chiedeva di non denunciare, quando non addirittura di chiedere perdono al proprio aggressore?
Ecco la deriva dottrinaria neocatecumenale dove conduce, purtroppo. Basta rinnegare un solo iota della Rivelazione, per cadere inesorabilmente in un fosso, seguendo le proprie errate convinzioni.
Denunciare un pedofilo o un violentatore non è quindi cristiano? (Per inciso, essere testimoni, o avere le prove di una violenza sessuale o di un atto di pedofilia e non denunciarlo è un reato penale, ci pensino i catechisti che ci leggono che magari sanno e non dicono!) È invece non solo legittimo, ma necessario! L'abusatore lasciato libero di perpetrare ulteriori crimini e distruggere la vita di altre persone pesa sulla coscienza di chi dal pulpito, con arroganza e senza alcuna autorità, ciancia di perdono incondizionato, di non giudicare e altre menate di questo tipo.

La verità è che il cristiano perdona, che il cristiano non condanna, che il cristiano può amare anche il proprio uccisore, o violentatore, o colui che lo ha derubato, se ha davvero Gesù dentro di sé, ma nello stesso tempo denunciare il crimine subito perché non si ripeta.

Persone come Alessandro Serenelli, l'assassino di santa Maria Goretti, oppure Salvatore Grigoli, sicario che sparò al beato Pino Puglisi, non avrebbero dovuto essere denunciati e arrestati per i crimini odiosi commessi? Avrebbero dovuto continuare a uccidere, o violentare, secondo la dottrina kikiana che proclama a gran voce "Denunciare non è cristiano!"?
Dottrina insegnata, in verità, da un comodo borghese spagnolo, di buona famiglia, che ha trascorso la sua infanzia e adolescenza nell'agio e che non ha rischiato niente di proprio mai nella vita e anzi ha costruito sull'esaltazione religiosa un bell'impero mondiale con un milione di servi che lo adorano.
Costui, falso profeta, nuovo fariseo che comanda agli altri di portare pesi che lui e la sua sodale non hanno mai spostato nemmeno con un dito!

venerdì 12 ottobre 2018

Si contano i morti (Catechesi di inizio corso neocatecumenale 2018-2019)

Giovani salmisti neocatecumenali
La convivenza di Inizio Corso dell'anno corrente, più che ad un avvio pare predisporre ad una fine. Interamente basata sulla morte e sulle rimembranze passate, apparecchia ricordi inerenti il cammino e vicende che esaltano kiko e sviliscono Mario.
Accenni morbosi provvedono a santificare Carmen e pochi striduli pensieri presentano Ascensión.

Quindi, dati gli argomenti presenti, in questa nostra apertura non possiamo che esordire con la morte.
Kiko: «Bene, cominciamo con le presentazioni con calma, così ci vediamo, ci dite quanti sono morti, vediamo come siete invecchiati...»
Chiaramente siamo tutti a conoscenza del precario stato di salute di Kiko, quindi vale a dire che se Kiko sente avvicinarsi la morte, tutti i neocatecumeni sono morenti. È imprescindibile, questi fratelli sono tutti parte di un unico kuore, che ora si ritrova in condizione tachicardica. Si rassegnino i nostri amici neocatecumenali di vecchia data, perché anziani e moribondi: questa convivenza pare quasi una profezia di dipartita del cammino.
Dicevamo, che questa convivenza pare quasi una profezia di dipartita del cammino. Dedichiamo un attimo sfuggente ad “Ascen”; sfuggente perché a lei Kiko ha riservato un tempo lesto e per nulla personale...come al solito!
Ascensión: «Kiko mi ha invitato a dire qualcosa a voi che siete i catechisti della prima ora. Sono impaurita e mi domando: chi sono io?» 
Ovviamente “Ascen” non possiede una propria autonomia, ed è chiamata ad una riconoscenza perpetua verso Kiko e Carmen. Non nei confronti del Signore, ma di kiko e Carmen!

Ebbene: l'Argüello l'ha invitata a parlare di questioni precedentemente studiate a tavolino e lei si sente indegna. Di cosa ha timore? Perché si sente non meritevole? È chiaro che l'influenza kikomalefica che svilisce gli animi ha coinvolto inevitabilmente anche Ascension. Eppure è figlia di Dio... ecco chi è!
Ascensión: «Veramente oggi Dio ci ha chiamato a una cosa molto grande. Oggi Dio ci vuole dare la sua resurrezione, come diceva Carmen [...] Il Signore ci ama così e ci vuole dare oggi la vita eterna. Adesso proclamiamo un cantico di Isaia. S. Paolo, nell’inno alla Kenosis, dice: “Nel nome di Gesù si piega ogni ginocchio”. Ed è a questo che ci chiama il Signore, a riconoscerlo come il nostro Signore. In questo salmo si vede la situazione del popolo nell’esilio, ma con una speranza ed è quello che il Signore ci vuole dare oggi. Il Signore ci ha eletto per una cosa grande...»
In questo estratto, la "portatrice" di Carmen, riprende una frase che richiama la dura esortazione papale avvenuta durante lo show della telefonata programmata da kiko: "È a questo che ci chiama il Signore, a riconoscerlo come nostro Signore"; "guardare sempre al Signore"; riconoscere solo Lui. Eppure, anche questa volta, seppur il fulcro della convivenza sia il tormento, il protagonista assoluto risulta Kiko, e non il Signore, essendo molteplici le magnificenza a lui rivolte, da se stesso e dall'equipe.
«...nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra» (cfr. Fil 2,10)
Ogni ginocchio
si pieghi sì, ma solo
davanti a Kiko...
Siamo sinceri: non ho mai visto un ginocchio neocatecumenale piegarsi e non ho mai visto concretizzarsi un'acclamazione così sentita da parte del popolo neocatecumenale. Semplicemente perché non esiste. Tra mille esortazioni e passaggi non vi è questa santa circostanza. È un modo di far scena. L'unico ginocchio che si prostra è quello del camminante dinanzi a Kiko o catechista benedicente.

L'ammonimento di San Paolo è: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (cfr Fil 2,5). Imparare, sentire come sentiva Gesù, conformare il modo di pensare, di decidere, di agire con i sentimenti del Signore.

Desidero sia chiaro che i discorsi sono rivolti al meccanismo neocatecumenale e non al cuore del singolo. Ditemi un po', può mai trovare compimento nel cammino ciò che San Paolo descrive?

Nel cammino le genti aderiscono alla palabra de Kiko e rispettano i sentimenti depressi e angosciosi dell'Argüello, quindi mi pare proprio di no!

San Gregorio Nazianzeno diceva: “Egli, Gesù, ti vuol bene”. Questa parola di tenerezza è una grande consolazione, un conforto e anche una grande... grandissima responsabilità giornaliera.
Ma le giornate e i pensieri dei neocatecumeni risultano completamente presi dalla comunità. Non si scappa! Nulla è dovuto, tanto meno la santità e il paradiso. Essi sono da conquistare ma...vaglielo a dire a questi neocatecumeni IDOLATRI!
«Oggi avremo un tempo in cui il Signore ci darà tanta luce, sempre ci ha portato in questo viaggio meraviglioso, regalo che hanno scoperto Kiko e Carmen per noi.» 
No comment! Guardate... no comment! Un momento di contemplazione lo merita uno degli istanti di lucidità del fundadór:
Kiko: «Con questo dobbiamo essere umili: noi non dovremmo essere qua, ma in galera»
Quasi mi commuovo per quest'attimo di obiettività e autenticità scaturito da Kiko. Un applauso si avvia spontaneo.

Procediamo.
Riporto questo stralcio a simbolo dei seguenti sproni di Kiko in tal senso. Poiché le "catechesi" di kiko non sono altro che un susseguirsi delle solite sollecitazioni. Pensieri ripetuti all'infinito sotto varie forme.
Kiko: «Questa convivenza non è una routine, chi la vive così è già escluso dal Signore e da noi [...] È chiaro che il Signore ha preparato questa convivenza per qualcosa, per te, ma possiamo rendere vana la grazia e uscire di qua come siamo entrati; per questo dobbiamo essere umili e chiedere al Signore: aiutaci Signore, che io faccia la tua volontà. Mi hai portato qui per qualcosa e mi vuoi dare qualcosa, prepararmi, perché possa lavorare nella tua vigna.»
Che presunzione e che prepotenza! Siamo alle solite, nel dentro delle cinta neocatecumenali vi è la protezione del Signore, questo perché il kikoambiente è ritenuto la sede dei veri eletti e reale, oltre che unico, cammino di salvezza. Fuori dalle "mura" kikiane vi sono gli spettri della morte, i demoni che attendono che l'adepto fuoriesca dalla kappa divina formatasi attorno all'edificio argüelliano.
Ovviamente la volontà del Signore aderisce a quella del supremo Kiko, non certo il contrario.
Siamo tutti consapevoli di questo orientamento neocatecumenale.

Foto originale e "santino" neocatecumenale
Andiamo al sodo: Kiko continua ad esprimersi come un forsennato, è naturale che, tra un pensiero e l'altro, delle considerazioni poco affini con la santità e l'ubbidienza prendano vita con più vigore, dato il contesto acattolico.
«Come dicono i Padri della Chiesa: dal nostro battesimo sgorga un’acqua purissima che dice così: oggi convertiti! Oggi! Fino ad ora ti sei convertito? Per niente! Cosa è convertirsi? Stare qui seduti? Cosa è convertirsi? Capovolgere la tua vita? Cosa è la conversione veramente? Per questo abbiamo bisogno di essere aiutati.»
Convertirsi, per Kiko, significa abbandonarsi nelle mani del cammino. Ora, proprio ora! Mentre Kiko parla e seduce nelle catene del cammino egli impone un'adesione immediata! Parla di acqua purissima con la bocca sporca di Vangeli alterati e disprezzati.
«Se siamo qui dopo tanti anni è grazie ai sacramenti, a tante eucarestie, tante penitenziali, tante celebrazioni della Parola, perché il Cammino è tutto celebrativo, non ci sono conferenze, non c’è lavaggio del cervello, ma sono celebrazioni, celebrazioni, celebrazioni…»
Tralasciando l'esigenza di Kiko di apparire cattolico, ci soffermiamo un attimo sul termine "sacramento".
Kiko impone il sacramento in carattere soggettivo ed esclusivo. Parla della penitenziale neocatecumenale, la quale miscela il sacramento a riti non regolari, che sviliscono l'evento e che sono quanto mai inadeguati alla reale essenza del sacramento. La confessione viene svolta senza riservatezza, privata del tempo necessario; si tratta di una "macchietta" esplicata a dovere.
Tutto quello che Kiko realizza viene contraddistinto dal termine: celebrazione. Ma è esatto utilizzare questa parola per identificare ogni suo azzardo? In realtà Kiko, disponendo tale termine per le sue stesse ideazioni, non fa altro che autocelebrarsi. A pagina 15 identifichiamo le solite devastazioni, in questo caso si parla della celebrazione del matrimonio spirituale.
«Già dall’anno 2008, di fronte alla crescita di comunità che avevano finito il percorso neocatecumenale, e alcune di loro avevano già celebrato il matrimonio spirituale...»
Matrimonio mistico di
santa Caterina d'Alessandria
(Correggio, 1527; Louvre)
Spieghiamo cosa si intende per matrimonio spirituale secondo i santi della Chiesa. San Giovanni della Croce, da parte sua, scrive che «per giungere al matrimonio spirituale è necessario che l’anima abbia una grande forza e un amore molto sublime per essere degna del forte e stretto amplesso di Dio». E santa Teresa d'Avila, nel Castello Interiore, completando il quadro di tale rapporto d’amore, aggiunge: «Dio, volendo mostrarci l’amore che ci porta, fa conoscere ad alcune persone fin dove il suo amore sa giungere, affinché lodiamo la sua grandezza, la quale si compiace di così unirsi a una creatura da non volersi mai più da essa dividere, come coloro che per il matrimonio non possono più separarsi». Tale unione fonde l’essere umano nel divino, l’uno nell’altro.

Il matrimonio spirituale kikiano è una cosa completamente diversa: si tratta di un'«alleanza» tra il soggetto e la comunità. Ma i kikos conoscono il significato di "Matrimonio Spirituale"? Sanno che esso prevede un'aderire dell'anima all'amore totale a Dio divenendo una cosa sola come ben ci spiegano i santi? Qualcosa di talmente intimo, spirituale, soggettivo e unico che non può rivelarsi a tappe o secondo uno schema predefinito. Per giungere al livello del matrimonio spirituale è necessario aver superato del tutto non solo l’attrazione per il peccato mortale ma anche per quello veniale. In tutto vi deve essere il desiderio di fare ciò che è gradito a Dio. Ma questa è una cosa impensabile per i neocatecumenali la quale dottrina si fonda sulla necessità del peccato e su ciò che esige e predispone Kiko. Per arrivare a questo punto è necessario essere purificati e liberati da ogni attaccamento nei confronti di se stessi, ma come dirlo a Kiko che non crede ai santi - piuttosto li "boicotta" - e che anche per indicare la santità fa leva sulla superbia?
Ricordate cosa dice di San Francesco:
Kiko: «Sta là San Francesco d’Assisi prendendosi un caffettino e gli diciamo (questo lo sappiamo perché sta nella vita di tutti i santi): "Tu sei un superbo!" Sapete la risposta di San Francesco? Come risponderà San Francesco? "Hai visto benissimo. Guarda e non hai visto del tutto bene, di più, di più ecc…". Allora possiamo domandarci: San Francesco sta mentendo? Allora San Francesco non è un santo o sta dicendo la verità? Allora è un superbo. Sì. È un superbo. Ma, allora, come fa San Francesco ad essere santo? Ha scoperto una cosa immensa: Dio è capace d’amare un superbo come lui e questo gli basta per ritornare a Lui.» (Ma un santo è e deve essere umile. Il superbo è colui che prende le sembianze di satana che non accoglie Dio e si mette al posto di Dio. Quello è un superbo).
Kiko si ama troppo e non sa neanche cosa significa veramente "matrimonio spirituale". Kiko ama la sua creatura, la comunità, che lo rappresenta, quindi gradisce che i “neocatecumeni” intensifichino il legame tra loro per amore a se stesso. Tutti metodi che agganciano il “neocatecumeno” al cammino. Per l'Argüello tutto ciò che riguarda il cammino corrisponde ad una celebrazione, ogni cosa allo stesso livello, la liturgia della Chiesa allo stesso livello, se non inferiore, dei loro passaggi, pure quelli non approvati (dice Kiko a pag. 35 del mamotreto «alcune [comunità] avevano già celebrato il matrimonio spirituale») le celebrazioni extraliturgiche, le loro convivenze... ma non è corretto, perché le celebrazioni religiose riguardano riti precisi definiti dalla Chiesa, da cui esulano le ideazioni di Kiko che, invece, lui chiama celebrazioni. Poi abbiamo l'autocelebrazione e la celebrazione del guru, che si autoesalta e viene esaltato.
Ma questo è palese, inutile soffermarci.

Le perle di Kiko sono infinite, quindi, per chi non avesse di già sentito la storiella del terremoto, ce la propone a pagina 30 Mario, seguito da kiko:
Don Pezzi: «L’acclamazione era una novità nel Cammino. Ogni itinerante doveva indicare il nome di un fratello e dire il motivo per cui riteneva che potesse fare parte dei dodici. L’acclamazione durò parecchio tempo, al termine di ogni giro, veniva acclamato il nome di chi aveva avuto il maggior numero di preferenze. Il Signore volle confermare con un segno visibile la sua approvazione quando, al termine, Kiko disse: “Questa acclamazione è un terremoto per il Cammino e per la Chiesa”, ed in quello stesso momento la sala dell’hotel cominciò a tremare: era proprio un terremoto, e mentre tutti gli ospiti dell’hotel correvano fuori gridando per il terrore, noi tutti siamo esplosi in un forte applauso al Signore che ci aveva voluto confermare con questo segno. Possiamo fare un applauso.»
Kiko: «Ho detto: questo è un vero terremoto! Ed ha cominciato a tremare il suolo. Un terremoto vero. Allora a tutti i fratelli è venuto spontaneo dare un applauso al Signore mentre tutta l’altra gente stava scappando.»
Ebbene, tralasciando la pacchianata esposta, che è stata di certo enfatizzata e manipolata, la prima cosa che balza nella mente è chiedersi: ma perché mai l'acclamazione dei 12 rincretiniti dovrebbe rappresentare un “terremoto nella Chiesa”? Perché per loro era una rifondazione dell'apostolato: questo è l'unico responso plausibile. La terra che trema simbolizza lo sconvolgimento radicale suscitato dalla morte, il velo del tempio che si squarcia da cima a fondo... ci fu il terremoto quando Gesù esalò l'ultimo respiro.
Un altro terremoto, al quale certo di riferiva Kiko, fu quello avvenuto a Pentecoste, (“venne dal cielo un rombo come di vento”) che squassò Gerusalemme senza fare danni. L’acclamazione dei dodici Cefa fu per Kiko quindi una nuova Pentecoste, per il cammino e per la Chiesa: strano che il Papa non ne sia stato messo al corrente... Se non è questo, il parallelo, perchè mai associano il terremoto ad un evento prettamente positivo? L'evento sismico della storia presentata da Mario procurò inoltre presumibilmente delle vittime, manca il rispetto ed è... disgustoso!

A pagina 51 si informa festosamente la gentile assemblea dello stato della causa di beatificazione di Carmen:
Charlie: «Come sapete stiamo raccogliendo tutti i documenti che sono obbligatori per cominciare la fase diocesana, tra 3 anni, a Madrid. Dobbiamo raccogliere tutto quello che ha detto e scritto Carmen. È tantissimo: catechesi, lettere, agende e diari. Una cosa molto importante è raccogliere i favori e le grazie che Carmen sta facendo con noi. Ce ne sono già tantissimi. Non si può ancora parlare di miracoli, ma ci sono dei favori grossi. Ho avuto un primo incontro con 3 dottori e ci sono almeno 16 o 17 casi, tra virgolette “miracoli”. Dobbiamo raccogliere tutta la documentazione medica.»
Kiko: «Casi di guarigione che non si spiegano scientificamente. 17 casi.»
I ragazzi si stanno prodigando; eh beh, non deve essere semplice gestire quel popò di eresie e inquietudini espresse e scritte da Carmen. Un lavorone enorme fare piazza pulita delle eterodossie di simil essenza al "Tabernacolo inutile" e alle esortazioni eretiche ai Sacramentini. Per non parlare dei tentativi subdoli, e devastanti della spiritualità, di sminuire la Vergine Maria, schernendo l'arma sacra per eccellenza, il Santo Rosario o medagliette mariane (ne abbiamo acquisito testimonianze). Ma il senso c'è, perlomeno secondo un'ottica carmeniana, per sua stessa ammissione era lei, Carmen... la «benedetta tra le donne»! Superbe evocazioni all'anticattolicesimo.

Dicono di dover raccogliere i favori e le grazie che Carmen ha realizzato.
Conoscendo la propensione neocatecumenale alla menzogna - consapevole o no - punterei sull'allucinazione. Penso ai neocatecumeni che smaniano per valere qualcosa, che per influenza del cammino ritengono che una posizione di potere sia necessaria per divenire qualcuno, quale occasione più ghiotta di questo evento? Essere corresponsabili della canonizzazione di Carmen. Una causa florida di interventi umani, speriamo solo in un sano discernimento della Chiesa.
Fatto sta che i neocatecumenali sono un gruppo chiuso, è molto facile che alcune situazioni vengano condizionate da un desiderio personale o comunque dalle esortazioni indotte dai personaggi di rilievo.
Kiko: «Questo non è abbastanza. Adesso quello che è più importante è raccogliere la fama di santità di Carmen nel popolo. Cosa vuol dire questo? Molte persone, in molti paesi, chiedono l’intercessione di Carmen per guarire non solo da malattie, ma anche cose ordinarie, comuni della vita. Molti di voi mi avete raccontato che avete chiesto a Carmen qualunque cosa, per un esame, per una figlia, ecc. Tuttoquesto bisogna scriverlo. Nel “mamotreto” metteremo la mailcarmenhernandez@ffn.es Stiamo raccogliendo tutti i fatti e ci sono delle cose bellissime. Tutto quello che riceviamo rimane segreto. Sono già andati a visitare la tomba di Carmen circa 30.000 fratelli. [...] 30.000 fratelli sono passati a chiedere una grazia sulla sua tomba che si trova nel seminario Redemptoris Mater di Madrid.
Charlie: «Ogni settimana i fratelli passano di là. Abbiamo messo un libro per scrivere un pensiero, lo stiamo trascrivendo. Ci sono delle cose bellissime. Siamo contenti. Scrivete!»
Kiko: «Scrivete se avete ricevuto delle grazie attraverso Carmen.»
Una delle trappole Neocatecumenali ai papi:
far cantare a Papa Francesco il Te Deum
di ringraziamento per il Cammino:
per fortuna l'inziativa è FALLITA!

Ovviamente Kiko si premura di sollecitare gli eventi con durezza. Lui dice che non è abbastanza, che vuole di più, sapendo perfettamente che le sue parole vengono recepite come un ordine. La fama di santità di Carmen serve a lui affinché il cammino salga di livello. Un'esaltazione a sé stesso. Argüello cerca insistentemente di far emergere una fama di santità imposta. Creata dal nulla; una vita del tutto rielaborata dal guru, così come ha fatto con l'immagine dell'estinta in oggetto, riproposta e migliorata per aderire ai canoni di Kiko.

Tutto questo è davvero triste e deprimente. Sotto richiesta di Kiko molti camminanti le chiedono “intercessione” IN TUTTE LE CIRCOSTANZE DELLA VITA. Kiko è riuscito a strappare a questa gente anche la preghiera rivolta ai santi, quelli veri; a strappare loro le richieste di aiuto rivolte al Signore e alla Vergine. Ma a Carmen servono gli attributi per la causa perciò devono aderire e tralasciare il proprio bene. Oh che tecnologici! Inseriranno una mail nel mamotreto con la fantascientifica richiesta di interventi andati a buon fine di Carmen. Ovvio che nella miriade di richieste qualcuna finirà per sembrare di aver trovato compimento, tra tanti fronzoli come quelli presentati da Kiko: "ti prego Carmen aiutami in questo esame; ti prego Carmen fa che stanotte riesca a dormire; ti prego Carmen fa che il gatto torni a casa..." Insomma, un colpo di fortuna o di sano prodigarsi - come ad esempio lo studiare adeguatamente per superare l'esame universitario - e la "grazia" è conquistata. Ma non solo! Il neocatecumeno finirà in qualche modo nel mamotreto simboleggiato da quell'indirizzo email che condurrà al proprio nome. Infine le grazie richieste sulla tomba... bah, la gente è impazzita. E se Carmen non si trovasse in paradiso? Non oso pensare... Ed il libro su cui scrivere i pensieri che verrà utilizzato per dimostrare la stima dei fedeli verso lei? Kiko le inventa proprio tutte, e con astuzia malefica! E terminiamo esaltando la fiducia neocatecumenale nella santa Provvidenza:
«Adesso facciamo la colletta. Dobbiamo pagare anche i debiti delle convivenze precedenti. Vi ho mandato una lettera agli inizi di luglio, ma ancora eravate in vacanza e abbiamo ricevuto poco. Siate generosi. Nelle prossime convivenze farete anche voi delle collette per aiutarci, altrimenti ci dobbiamo fermare.»





mercoledì 10 ottobre 2018

Don Rino Rossi di Kiko Argüello: qualis pater, talis filius.

La morte di un Santo e l'eredità che lascia ai suoi figli.
Francesco, disteso sulla terra, disse ai frati: «io ho fatto la mia parte; la vostra Cristo ve la insegni»(dalla Leggenda Maggiore di S. Bonaventura e dal Trattato dei Miracoli di Tommaso da Celano -- FF 1238-1243. 860)

Oggi parliamo di don Rino Rossi.
È uno dei presbiteri kikiani della prima ora e membro del Collegio elettivo e uno dei Dodici Cefali di Kiko, ipse dixit(ndr. c'è un aggiornamento dell'elenco segreto dei dodici Cefa al min. 24:45 del video).

Si tratta del raduno del 3 maggio 2018 nella Tenda della Riunione durante il "pellegrinaggio" neocatecumenale a Loreto e Porto San Giorgio, in occasione della partecipazione al 50° Anniversario del Cammino Neocatecumenale a Roma.



INTRODUZIONE:
Se volete farvi un'idea diretta del clima tipico di una convivenza in autoesaltazione che si tiene a Porto San Giorgio, ve lo consiglio.
Noterete come tutto il resto del mondo scompare, impallidisce in un lontano orizzonte.
Si mette a fuoco il cammino/dappertutto!
Le parole più ricorrenti: Sorprendente, Impressionante, Immenso e, ovviamente, Miracolo! Miracolo!
Tutto il resto? Un microcosmo senza senso.
Gente fuori dal mondo!
Tutto sono loro. Sembrano una realtà immensa e sono un'inezia.
Ma a loro basta gridare: Miracolo, Miracolo, Miracolo!
Don Rino rappresenta uno dei prototipi meglio riusciti della "fabbrica neocatecumenale".
Un perfetto clone di Kiko, nello stile, nel modo di parlare e condurre un'assemblea, che porta scritto in fronte: "Sono di Kiko. Non avrò altro dio al di fuori di lui!".
Ci troviamo immersi in un Pellegrinaggio organizzato da Don Rino per le comunità della sua zona, ben otto Nazioni. Pellegrinaggio verso le fonti del Cammino: Centro Internazionale Neocatecumenale di Porto San Giorgio. Patria degli itineranti e loro casa, che lì convergono da tutto il mondo nella "Tenda della Riunione" che è come una "navicella spaziale"… che pare decolli da un momento all'altro. La Merkaba' del profeta Ezechiele, atterrata in quel di Porto San Giorgio ma sempre con i motori accesi, che intimidisce per la sua grandiosità. E Kiko certo non è avaro nel dispensare "effetti speciali"! Chi mai vorrà perdere l'occasione di partecipare ad una simile avventura - unica e irripetibile - per partecipare alla quale serve un solo biglietto: "Me ne vado da ogni parte!"?


Carmen Hernández e il suo Canto.
Lei che mai si è mossa
dal suo posto di comando.
Che vuoi che sia? Te la presentano come una bazzecola: in fondo devi solo dire di , sempre , solo sì, sì, sì, a tutto quello che ti propongono!

Il clima che si crea è questo, in esso ti trovi immerso e, in men che non si dica, ti ritrovi sbattuto all'altra parte del globo.

Perché nella magica Tenda di Porto San Giorgio si compie il Miracolo dei Miracoli: «sono tutti disposti a partire per andare ad ogni parte» in un clima di emulazione collettiva e sotto il comando di un folle: Kiko Argüello.

Prima di avventurarci nel video, una provvidenziale premessa ce la offre, in una serie di commenti a firma Isaia Paolo Geremia che mette in evidenza ancora una volta, con una chiave di lettura davvero interessante, la terribile storia della famiglia in missione ad Odessa con il suicidio del padre.
Sempre a proposito di alzate e invii… "a lo pazzo!..." (scusate, ho utilizzato una delle strane espressioni di Carmen col suo pessimo italiano: "Noi non facciamo le cose a lo pazzo!" era solita ripetere stizzita… Ma aggiungo io: "col cavolo!")

Isaia Paolo Geremia ci scrive:
La storia di Manolo e Josefina
una famiglia che si alza (MIRACOLO), uno che si suicida (DEMONIO).

Secondo voi, uno che ha ricevuto un MIRACOLO si può suicidare? Uno al quale Gesù ha donato la Fede, lo ha inviato ad Evangelizzare, guarito un arto, curata una malattia, ridonata la vista e tanto altro, per cui ha la certezza che Gesù opera, può suicidarsi?Invito tutti i lettori a riportarmi se (faccio degli esempi concreti così ci capiamo) San Pietro, San Paolo, Berandette Soubirous, i Tre Pastoreli di Fatima, San Francesco, Padre Pio, Pio Campidelli, Beata Emmerick, Don Bosco, San Francesco Saverio, Beata Eustocchio (che aveva le possessioni demoniache addosso dalla mattina alla sera), cieco nato, l'indemoniato di Gerasa, Lazzaro, la Maddalena, tutti i contadini e umili che hanno visto la Madonna in questi secoli, ai quali la Madonna ha chiesto di costruire Cappelle e di fare altro, e tantissimi altri, l'elenco è numerosissimo, se costoro si siano suicidati dopo aver avuto su di essi delle manifestazioni Divine, per cui, di conseguenza, aver subito della manifestazioni Diaboliche? NO! Già vi do la risposta.

Ecco invece cosa si dice alla fonte, parla Kiko:

Annuncio di quaresima 2017
Cominciamo”, prendo un nome: “Josefina e Manolo, con 7 figli, della quinta comunità di non so dove”. Si mettono in piedi: “Accettate di andare a Odessa?”. Sì. “Facciamo un applauso, venite qui. Già abbiamo una famiglia, adesso altre quattro”. Così abbiamo fatto con 5 famiglie e così abbiamo fatto per 70 missio ad gentes. Non c’è stata una famiglia che ha detto che non va, e abbiamo missio ad gentes in Africa, in Russia, in Cina… ma come è possibile questo, come è possibile? Abbiamo lavato il cervello alla gente​?» 
"Lavato il cervello". Proprio così. Ecco la citazione completa:
"A me hanno chiesto: “Come è possibile che 400 famiglie partano per la Cina, per il Laos, per la Cambogia? Che avete fatto? Come li avete convinti?”. E abbiamo detto: “Guarda, questi erano dei borghesi, cercavano la comodità in tutto, perché l’uomo vecchio è molto comodo, cerca la felicità in tutto, è lussurioso, è egoista, ecc. Ma nella misura in cui il Signore, mediante il Cammino, fa crescere in noi l’uomo celeste va diminuendo l’uomo vecchio fino al punto che le famiglie si offrono e sono migliaia”. Io farò un incontro alla fine di maggio con migliaia di famiglie, partiranno per tutto il mondo. Come è possibile? E lo facciamo a sorte, eh?, a sorte. Io dico: “Sono necessarie 70 missio ad gentes”. L’ultima volta, prima dell’invio del Papa, io ho detto: “Missio ad gentes a Odessa, in Ucraina. Abbiamo il presbitero”, ho chiamato il presbitero nell’aula di Porto S. Giorgio e l’ho fatto sedere nel presbiterio. Le famiglie che si sono offerte per andare in qualsiasi parte hanno messo il loro nome in un cesto; abbiamo un cesto con i nomi di 500 famiglie e un altro cesto con i posti delle missio ad gentes. Allora: “Odessa. Qui c’è il presbitero. Cominciamo”, prendo un nome: “Josefina e Manolo, con 7 figli, della quinta comunità di non so dove”. Si mettono in piedi: “Accettate di andare a Odessa?”. Sì . “Facciamo un applauso, venite qui. Già abbiamo una famiglia, adesso altre quattro”. Così abbiamo fatto con 5 famiglie e così abbiamo fatto per 70 missio ad gentes. Non c’è stata una famiglia che ha detto che non va, e abbiamo missio ad gentes in Africa, in Russia, in Cina… ma come è possibile questo, come è possibile? Abbiamo lavato il cervello alla gente?
Dico questo per capire un pochino che cosa sia il Cammino Neocatecumenale, perché formate parte di un carisma importante."

Ci spiega Isaia Paolo Geremia:
Mentre sei in comunità si fanno incontri annuali dove ci sono le chiamate vocazionali e altro. Per cui vi è come una pubblicità, basta andare su Youtube mettere come ricerca Neocatecumenali Evangelizzazione, Kiko incontri vocazionali, e altre cose simili, ecco che vi si aprono i video, e se date un'occhiata, tra musica di sottofondo, parole dette, scritte durante i video e tanto altro, ecco che il tutto ad uno sprovveduto che si fa prendere dal vento della situazione e non ci riflette sopra, gli appare fattibile, una cosa di poco conto, perchè così la fanno apparire, perchè evidentemente per loro è una cosa di poco conto, ed ecco che si sente spinto a fare quelle cose. 
Cari tutti l'Evangelizzazione ci vuole, perchè dobbiamo farla, ma non è ciò che si vuole mettere a credere, cioè un bicchiere di acqua che bevi. È una cosa seria. Gesù ha inviato gli Apostoli come Pecore in mezzo ai Lupi. Lo stesso Gesù è stato messo in Croce. Per cui, prima di partire per evangelizzare, ecco che la persona deve essere pronta ad affrontare le difficoltà che si presenteranno: LA CROCE. Ma se un padre di famiglia, viene circuito da frasi, pubblicità, e tantissimo altro, e si ritrova in Ucraina solo e abbandonato, con la responsabilità di tutta la famiglia, ecco che potrebbe fare gesti insani. Perchè si sente disperato, e si sente il peso di tutta la famiglia sulle spalle. Un padre è chamato già in famiglia a compiere la Volontà di Dio. Come si possono dare questi pesi alle famiglie?
Ma l'ipocrisia di costoro dove sta? Sta nel fatto che la colpa è del Demonio, non la loro. Tutto è colpa del Demonio,

Pensate che Dio non li ha avvisati del pericolo? Basta aprire il Vangelo, e leggere per rendersi conto di cosa è l'Evangelizzazione. [ndr: Gesù non invoglia alla Sua sequela con accenti esaltati, piuttosto ripete: "Volete andare via anche voi?" oppure "Gli uccelli hanno i nidi e le volpi le loro tane, ma il Figlio dell'Uomo non ha dove posare il capo" e simili, scoraggiando piuttosto…]

Eppure hanno la Bibbia sotto il braccio, per cui è segno che sanno, cioè che sono stati avvisati dal Signore. Ci sarà pure il Demonio di mezzo, ma questo Demonio ha agito solamente in Ucraina? Costoro tireranno fuori la storia del Papa, che ha dato il nulla osta. Ma carissimi, se io costruisco una casa, e dentro i pilastri ci metto il cartone, e poi viene il tecnico e mi dà il nulla osta, in quanto gli faccio vedere che ho costruito la casa secondo la normativa, (il tecnico non può aprire i pilastri per controllare) secondo voi, di chi è la colpa? E, secondo voi, dopo il misfatto, si può dire a quel punto è venuto il tecnico e mi ha dato il nulla osta? NO! Perchè io so di aver costruito la casa non secondo le norme. Per cui, se mi cade addosso, ecco che la colpa è mia, cioè della mia superficialità.
Perchè costoro devono agire in questo modo? Perchè devono fare la pubblicità di ciò che fanno? Dovrebbero darcela loro la risposta, ma uscendo allo scoperto. Sicuramente è un bene evangelizzare, tant'è che la Chiesa è cresciuta nel tempo grazie all'evangelizzazione, su questo siamo tutti d'accordo. Ma fatta nel giusto modo. Avete visto, oppure state vedendo, video dove si inviano famiglie, persone, anime, per evangelizzare? Cioè vedete i Salesiani, i Francescani, i Gesuiti, i Passionisti, e tanti altri, fare dei video dove chiamano all'evangelizzazione? NO! Eppure la fanno. Basta andare tra di loro, cioè frequentare una Parrocchia, e vedere. Perchè questa differenza tra tutti gli altri e i Neocatecumenali? La risposta non la darò, ognuno se la dia in base a quanto hanno visto e sentito in mezzo a costoro.
Ricordatevi cosa accade a chi non obbedisce ciecamente a Kiko, come ci testimonia Lapaz:
...quel che è particolarmente grave, è il fatto che quel prete (uno dei Dodici Cefa di Kiko) mi ha "espulso" anche dalla Chiesa Cattolica, urlandomi - di fronte ai fratelli e le sorelle del Cammino - «nel nome di Gesù, figlio di Davide, io ti espello! Demonio, esci da questa santa assemblea!»

Drammatico! In quel momento riuscii a rispondere solo che avrei fatto visita al mio vescovo - allora era il cardinale Rouco Varela - ma quel prete cominciò a ridere rumorosamente: «vai… va' pure… tanto sono stato appena a pranzo con Rouco oggi, vai, corri a cercare Rouco per dirgli tutto!»
Poi dicono è il Demonio, lavandosi le mani come Pilato.


Torniamo a don Rino Rossi, membro autorevole del Consiglio elettivo, dal 2002 ad oggi sicuro ha fatto una bella scalata!

Mons. Ilario Antoniazzi, Arcivescovo di Tunisi,
in visita alla Domus kikiana (21 marzo 2013)
alla sua destra don Rino Rossi
alla sinistra don Francesco Voltaggio.
Dal 65esimo posto nella lista dei "Settantadue" ora è uno dei Dodici eletti Cefali al servizio di Kiko "lo squalo".

Anche se è difficile trovare tracce dell'elenco aggiornato, ulteriore prova che amano restare occulti sempre più.

Solo loro devono essere a conoscenza di certi "Arcani del Cammino", chi sa mai perchè!

Nel video all'inizio, durante le presentazioni:
"Vi dico Cipro è importante per il Cammino. Perché la Madonna a cui si è ispirato Kiko per la sua icona, si trova in un Monastero di Cipro, che si chiama «Kiko». Questo è un disegno di Dio!"
Perché vi abbiamo portati qui? (al min. 20:00)
"Siamo a Porto San Giorgio, che si trova a 40 Km dal Santuario di Loreto. Noi vediamo in questo un disegno di Dio!" [ndr: e siamo già a due!]
Don Rino continua:
"Perché abbiamo scelto questo posto?
Non lo abbiamo scelto noi, ma i fatti che il Signore ha permesso ci hanno portato qui!
Santuario di Kykkos a Cipro
N.B. si chiama così
in onore a Kiko?
Questa terra era una proprietà di un medico, tanti anni fa, si chiamava Patrizio, lui era molto conosciuto in quest'area, aveva una clinica privata sua, era un bravo medico, ma aveva una situazione familiare disastrosa di crisi, stava per separarsi [ndr. sempre devono enfatizzare che il Cammino ti salva dalla catastrofe, sia vero o falso come in questo caso].

In questo momento è arrivato il cammino. Lui e sua moglie Marisa hanno preso il cammino come un'ancora di salvezza, li ha salvati. Al primo scrutinio hanno ricevuto una Parola, sono rimasti molto colpiti, hanno creduto alla Parola. Dopo la convivenza si sono riuniti coi catechisti e hanno detto: "Noi vogliamo vendere tutto, la clinica e dare ai poveri". Questo per farvi capire come era la loro situazione disastrosa. [ndr: messaggio subliminale - neanche tanto subliminale! - "tu hai una situazione disastrosa? IL CAMMINO (NOI!) ti dà la soluzione!"]
Hanno venduto, hanno sistemato con i figli. Qui Patrizio aveva il suo tesoro, la sua passione; aveva una stalla con le mucche, la sua passione, mucche dalla Svizzera; vicino qua aveva la sua villa, a Fermo la sua clinica privata. Ha lasciato tutto e ha pensato che questa terra la voleva offrire al Cammino; ma come si fa - dicevano i catechisti - che il cammino non può ricevere proprietà! I catechisti hanno parlato con Kiko, e Kiko ha detto: "Che venda i beni e dia tutto ai poveri, noi non vogliamo niente!" [ndr. AhAhAh, scusate! Hanno proprio una faccia di bronzo incredibile, e come la raccontano bene!]

Dopo hanno parlato col Vescovo e hanno lasciato questa proprietà alla Diocesi al servizio del Cammino e si sono alzati itineranti. E sono stati per tanti anni itineranti nella zona di Napoli. Il cammino è cresciuto: ci sono 700 comunità in quell'area adesso. Ora sono morti tutti e due. Allora la Diocesi ha accettato questo, perché è proprietà della Diocesi, e Kiko ha pensato in questo luogo di fare un luogo per il Cammino, questo si chiama Centro Internazionale, nel quale noi facciamo tutte le convivenze importanti a livello mondiale del Cammino, soprattutto le convivenze di itineranti. Ora a giugno si fa la convivenza di itineranti d'Europa e anche io devo venire sempre, facendo parte dei Dodici  [ndr. subito segue un aggiornamento dell'elenco segreto dei dodici Cefa al min. 24:45] e Kiko vede l'evangelizzazione di tutta l'Europa: come va in Italia, come va in Spagna, come va in Germania, in Polonia, in Russia (in tutte le parti).
Come facciamo anche noi alla Domus: vediamo l'evangelizzazione come va in queste otto nazioni che dipendono da noi.

Ufo kikiano, ti lancia fuori orbita!
Questo per noi è un luogo molto importante.
Perché abbiamo vissuto tantissime esperienze. [ndr: minuto 25:17 del video]
Pensate ora il Cammino festeggia i 50 anni: quante convivenze abbiamo fatto!
Tantissime qui di itineranti che hanno dato la loro esperienza, anche le loro difficoltà, le loro sofferenze, perché qui si parla con molta libertà come facciamo noi nel Cammino, ...[ndr. non lo conoscevo così bravo Rino a sparare panzane!]… le situazioni, e Kiko ci aiuta con la sua equipe, gli iniziatori cercano di dare discernimento.

Anche una forma per vedere come sta andando la Chiesa. Per cui noi abbiamo una conoscenza della situazione della Chiesa molto concreta[ndr: davvero?]
Io sto da tanti anni in Israele e lavoriamo nelle Parrocchie, lavoriamo con la Chiesa, con i Vescovi con i Parroci e sappiamo i problemi che ci sono e così tutte le equipe.
Ma non solo Convivenze a livello europeo.
Tutti gli anni al mese di gennaio facciamo qua una convivenza a livello mondiale con tutte le equipe d'itineranti. Il cammino si trova attualmente in 133 nazioni nel mondo, in tutti e 5 i continenti la realtà è molto grande e bisogna governarla…

[Dal minuto 27:30]
Noi che stiamo qua importantissimo!
Questo posto è molto importante. È la nostra casaIo non faccio altre cose che stare in Israele itinerante e poi a Porto San Giorgio. Non ho tempo di andare a casa mia. A casa mia si lamentano sempre che non vado mai e io li chiamo una volta, due l'anno: "Come state siete vivi?", e loro: "Ah disgraziato, non vieni mai a casa!" E sì! Io ho un'altra casa! Così! Tutti gli itineranti così tutti i Rettori!
[segue applauso fragoroso]

Abbiamo una convivenza importantissima nel mese di settembre [dal min. 28:30]. A settembre convivenza 125 seminari promossi dal Cammino in tante nazioni. Una cosa impressionante, anche se sono Seminari delle Diocesi (?) , ma noi abbiamo una missione, dobbiamo fornire Rettori, Vicerettori, Padri Spirituali [ndr. ma davvero?], c'è una formazione che viene dal Cammino… [ndr. ma non erano "diocesani"?!]

Anche questo bisogna governare. [ndr: infatti sono LORO a governare, NON il Vescovo]
Che difficoltà ci sono…

[minuto 29:30]
Ognuno racconta la sua esperienza i miracoli. È miracoloso tutto.
Miracoli dappertutto.
Tutto miracoloso.

[minuto 30:31]
Aneddoto di una vocazione
Sono stato "catechista" dei suoi genitori.
La mamma mi chiese, prima di partire dalla Colombia, che sono stato lì 13 anni, di dare una benedizione al suo figlio piccolo.
In quel momento io mi sono tolto la giacca e gliel'ho messa addosso e ho detto: "Un giorno capirai cosa ho fatto!". La mamma: "Ma non dai la benedizione?" e io "questo vale più di una benedizione"
Così è stato!
Quando ha avuto 18 anni mi ha telefonato la mamma: "questo mio figlio un disastro, non va in comunità, prende le canne e... tutte queste cose! Puoi riceverlo nella Domus?". Come dicono tutte le mamme [ndr. e ride! come a dire: poveracce!]. Così è arrivato. Dopo tre mesi abbiamo la convivenza di inizio corso, in quella convivenza la chiamata al presbiterato e quello si alza. "Mi sono alzato!" [ndr: come a dire stupito… Stupito lui stesso di quanto stava facendo] Dopo la convivenza viene nel mio studio e mi dice "Padre tu non sai che quando ero piccolo mi hai gettato addosso la giacchetta e io volevo sempre scappare dalla vocazione, però ho visto che il Signore lì mi ha dato un segno e ora sono qui nel Seminario".

[minuto 32:50]
Poi un evento ogni anno che veramente è impressionante che viviamo ogni anno. miracoloso!
Riuniamo tutti i ragazzi che sono pronti e disposti ad essere inviati dopo essere stati formati nei centri vocazionali di ogni nazione
Ogni anno vengono trecento, ragazzi e qui diciamo che si fa la Merkaba', il carro di fuoco di Ezechiele, questa tenda come una Merkaba' con 4 ruote che vanno in tutte le direzioni, come se volesse decollare, questo luogo benedetto, i miracoli che abbiamo visto…

Miracolo, quale miracolo? Disposti ad andare ad ogni parte del mondo.

[minuto 34:23] …dopo tutta la convivenza… Invitati a mettere i loro nomi in un cesto, poi a sorteggio vengono inviati, si fa uno studio delle varie richieste, sempre c'è un nuovo Seminario.
Impressionante! Qual è il miracolo? A cui assistiamo tutti gli anni.
Tutti stanno disposti ad andare
…in Africa o in America Latina o in Corea o in Cina [minuto 36:20]

[minuto 36:40]
Passando mi sono fermato alla Basilica di San Gabriele dell'Addolorata a Roma, questo Santo diceva sempre:
"Al Signore non piace la nostra volontà" [ndr: segue la loro spiegazione di comodo]: Perché è frutto del peccato, l'uomo siccome ha paura sempre ha un progetto, il progetto è sempre per realizzarti, per cercare di scappare dalla morte.
A Dio non piace questo, perché Lui ha i suoi progetti, a Dio piace che facciamo la Sua Volontà. Queste sono parole sue. Il Signore immaginati... l'uomo ha sempre il suo progetto, la sua casetta il suo lavoro… rinunciamo e tu non sai dove Dio ti vuole portare.
È impressionante! Per esempio:
Esperienza di un gruppo [minuto 37:55] di Roccasaia [ndr: il nome non si comprende bene] quante lotte in Seminario! Un ragazzo diceva sempre "Ah, questa è la vocazione dei miei catechisti. Io non voglio farmi prete!" Dopo anni e anni finalmente abbiamo visto come ha dato la sua volontà alla Chiesa a Cristo (?) e ora è qua; applauso! [ndr: domanda legittima: a che trattamento per anni e anni lo hanno sottoposto per ridurlo ad adeguarsi?].


E ora la "perla finale".
Giovanni Paolo II celebra l'Eucarestia,
blindato dietro una barriera di presbikiki
(Porto San Giorgio, 30 dicembre 1988)

Conclude don Rino:

"In questo luogo…
È venuto un Papa, un Papa che è Santo San Giovanni Paolo II.
Nel 1988 "Invio di 100 famiglie" durato tre ore e mezzo.
Mi ha detto dopo in sacrestia: "Mai ho fatto un pontificale così lungo nella mia vita tre ore e mezza!". Il Papa era raggiante… impressionante.

E l'Eucarestia che abbiamo fatto! Come si fa nel Cammino con tutti i segni: Pane azzimo, col Vino servito a ognuno così…
Al momento dell'Omelia il Segretario, come si fa sempre, porta i fogli al Papa…
Carmen era seduta lì e lei: "Santo Padre - gridando - tutti stavamo così, era imprevedibile Carmen, e Carmen dice: "Santo Padre lasci quei fogli, parli con il cuore che parli lo Spirito Santo!"

[dal minuto 40:30]
Tutte le guardie pontificie nervose, cosa fare come fermare la Carmen?
Il Papa lascia i fogli e ha fatto un'omelia che non si può immaginare con tutto il cuore, molti dicono che è stata la più bella del suo pontificato di 27 anni e l'ha fatta qui, ha parlato della famiglia; ogni tanto la trasmettono in televisione quando si parla della famiglia. Perché qui ha detto cose impressionanti. La famiglia missionaria. [ndr. accidenti Rino, sei pure meglio di Kiko!]

Qui si fa la Convivenza di Inizio Corso con Kiko [minuto 41:30] poi questa convivenza si fa nelle vostre comunità.
Ultimamente una sola qui, poi itineranti la trasmettono a tutte le nazioni.
Fine settembre, inizio ottobre, quest'anno si fa qui un'unica convivenza.
Kiko dà a noi la maturazione del frutto quello che il Signore gli ispira e i catechisti ricevono. E in tutto il mondo attraverso i catechisti lo ricevono tutti gli altri.

Immaginate quanti eventi in questo luogo, questo è molto importante per noi.
Importante stare qui, riportare lo spirito.
Questo luogo quanto è importante!
Importante per noi. Venire a ricevere, per poi dare quello che riceviamo qui in Convivenza.
Questo è questo luogo.
Anche tu se ricevi puoi dare alla tua Comunità.
Per questo Dio aveva un disegno, ti ha voluto portare qui perché andremo a Loreto, dove c'è la Santa Casa di Nazareth.
Kiko porta a noi tutto quello che Dio gli ispira…
Quanto importante questo luogo!
Cosa ha detto a Kiko? …Comunità come la Santa Famiglia di Nazareth…
Così la Domus in Terra Santa dove il Signore è passato.
Casa di formazione.
Per poter dare, devi ricevere prima, questa l'importanza delle convivenze di itineranti a Porto San Giorgio.




Conclusione: il "partecipante entusiasta" interrompe qui la sua registrazione video.
Rino aveva appena iniziato a spiegare l'affresco di Kiko alle sue spalle, tutti i "segni/disegni" (sgorbi!) ispirati di Kiko...

Si vede che anche lui, con tutto il suo entusiasmo, a questo punto ha pensato che bastava così!

lunedì 8 ottobre 2018

Nuova Evangelizzazione ed equivoci neocatecumenali

I neocatecumenali blaterano spesso di nueva evangelizzazione, abusando di un'espressione che ha segnato tutto il pontificato di papa Giovanni Paolo II.

Ma cos'è veramente la nuova evangelizzazione? Lo spiegò lui stesso in più occasioni e in particolare il 12 ottobre 1992 quando disse:
La nuova evangelizzazione non consiste in un nuovo Vangelo.
[...]
La novità dell'azione evangelizzatrice che abbiamo citato riguarda l'atteggiamento, lo stile, lo sforzo e la programmazione o, come ho proposto a Haiti, l'ardore, i metodi e l'espressione. Come rendere accessibile, penetrante, valida e profonda la risposta all'uomo di oggi, senza per nulla alterare o modificare il contenuto del messaggio evangelico?
Precedentemente, nel 1991, nel messaggio per la GMG di Czestochowa, aveva precisato:
Le terre di missione, in cui siete chiamati ad operare, non sono situate necessariamente nei paesi lontani, ma possono trovarsi in tutto il mondo, anche nei vostri ambienti quotidiani.

Nei paesi di più antica tradizione cristiana c’è oggi un urgente bisogno di rimettere in luce l’annuncio di Gesù tramite una nuova evangelizzazione, essendo ancora diffusa la schiera di persone che non conoscono Cristo, o che lo conoscono poco...
Fermiamoci qui e sommariamente riepiloghiamo:
  1. la Nuova Evangelizzazione non consiste in un nuovo Vangelo ma riguarda solo l'ardore, i metodi, ecc.;
  2. ardore, metodi, ecc., non devono alterare il Vangelo;
  3. le "terre di missione" sono anche i nostri ambienti quotidiani;
  4. le "terre di missione" sono anche i paesi di più antica tradizione cristiana a causa della diffusa ignoranza in materia di fede.
Quando gli esponenti del Cammino Neocatecumenale blaterano di Nueva Evangelizzazione, ti stanno ingannando. Infatti:
  • nonostante i paroloni e i proclami, il Cammino proclama un Vangelo alterato e modificato. Gli autonominati "iniziatori" del Cammino, Kiko Argüello e la defunta Carmen Hernández, hanno notoriamente insegnato per mezzo secolo errori, ambiguità, vere e proprie eresie, estesamente documentate da padre Enrico Zoffoli e numerosi altri autori. È grazie all'ambiguità e ai soldi che il Cammino schiva le accuse e le punizioni. I due "iniziatori" non hanno mai minimamente rettificato le corbellerie insegnate (esempio 1, esempio 2, esempio 3...);
  • per il Cammino la Nuova Evangelizzazione consiste solo nel costituire nuove comunità del Cammino; tutti i loro pomposi proclami ("ci ha voluti il parroco, siamo andati su richiesta del vescovo, ci manda il Papa!") sono solo una catasta di menzogne per nascondere tale realtà. Hanno rapporti con le diocesi e col clero solo nella misura in cui occorrono «oliature» o ci sia l'opportunità di far pagare a tutti i fedeli cattolici le auto-organizzate iniziative neocat;
  • nonostante l'ingannevole messinscena delle estrazioni a sorte (sortilegi neocatecumenali), ad essere "estratti" per andare in posti scomodi e lontani sono sempre i fratelli di comunità più piccoli e semplici; l'aristocrazia kikiana-carmeniana, invece, ottiene sempre magicamente le destinazioni più comode, prestigiose, e/o vicine;
  • il successo del Cammino è dovuto proprio alla diffusa ignoranza in materia di fede. Il cancro neocatecumenale si è diffuso proprio grazie a ciò che Giovanni Paolo II voleva combattere mediante una Nuova Evangelizzazione: l'ignoranza delle cose della fede. Quei cristiani non del tutto ignoranti invitati alle cosiddette "catechesi iniziali" del Cammino hanno intuìto la bidonata e non hanno aderito. Il Cammino cresce solo grazie alla debolezza della Chiesa e all'ignoranza delle cose della fede.
  • Kiko possiede un mappamondo con infilzate bandierine sui paesi in cui il Cammino è presente. Inutile precisare che, al pari dei personaggi supercattivissimi dei cartoni animati, brama di infilzare nuove bandierine e diventerebbe una belva furiosa qualora avesse da toglierne una.
    Dunque, indovinate un po'? C'è una "missione" neocatecumenale persino nel paradiso fiscale delle isole Turks e Kikos, paese con appena tremila cattolici totali che non soffriva certo di mancanza di sacerdoti... E voi ci credete davvero che i kikos sono andati lì ad "evangelizzare"? Ah ah ah!
  • non ascoltate le fanfaronate neocatecumenali! le loro cosiddette "missioni" consistono di dilettanti allo sbaraglio. Tutto fumo e niente arrosto!
Ciò che allarmava Giovanni Paolo II lo si capisce dalle sue stesse parole: se la novità della nuova evangelizzazione riguarda l'atteggiamento, lo stile, lo sforzo, significa che stava accusando un atteggiamento sbagliato e uno stile poco cristiano (proviamo a indovinare: i preti "mestieranti del sacro"?). Se la novità riguarda l'ardore, i metodi, l'espressione, significa che stava accusando un mancato ardore, pessimi metodi che non c'erano prima (altrimenti sarebbero stati accusati già prima dai predecessori), espressioni che non c'erano prima... proviamo a indovinare: Giovanni Paolo II ce l'aveva davvero contro i preti "di mestiere", stufi del proprio "lavoro", approssimativi, frettolosi, sprovvisti dell'ardore della fede (e dunque della fede stessa!), e che hanno recentemente introdotto vizi e problemi che prima non c'erano.

Giovanni Paolo II ce l'aveva anche contro quei preti e vescovi "moderni" che alterano e modificano il contenuto del messaggio evangelico. Magari saranno pure pieni di ardore, ma anziché curare avvelenano, anziché proteggere devastano, anziché promuovere sviliscono. Chi porta avanti una fede anche solo un pochino inquinata, non sta evangelizzando, ma sta facendo un favore al demonio.

La tentazione dei vescovi a cui è rivolto il discorso del 12 ottobre 1992 era quella di fidarsi di preti "moderni", appena sfornati dai seminari tipo i Redemkikos Mater. È la tentazione manageriale dei vescovi: illudersi che si può chiudere un occhio sulla dottrina e sulla liturgia, purché il prete sia gasato e pimpante e tenga aperta la parrocchia. Giovanni Paolo II sfida i vescovi a riflettere: «come rendere accessibile, penetrante, valida e profonda la risposta all'uomo di oggi, senza per nulla alterare o modificare il contenuto del messaggio evangelico?»
Chiaro? Giovanni Paolo II, nel parlare di nuova evangelizzazione, ha di fatto condannato le missioni del Cammino.
Le cosiddette "missioni" del Cammino Neocatecumenale sono la risposta sbagliata ad un problema reale. Sono il veleno spacciato per medicina. Sono il parassita spacciato per arricchimento e cura.