sabato 21 maggio 2022

Nel mezzo del Cammin, la Triade Oscura. Test: 2/3 (Psicopatia)

Continuiamo la riflessione sul test della Triade Oscura (machiavellismo, psicopatia, narcisismo), che abbiamo compilato rispondendo per il Cammino Neocatecumenale sulla base di 50 anni di noti fatti e misfatti, inclusa la predicazione

Si veda a questo link l'introduzione generale, con le nostre motivazioni per occuparci di questo test e la parte riguardante gli aspetti del machiavellismo. A seguire, la terza parte, sul narcisismo.

Oggi esaminiamo il gruppo di domande sulla psicopatiadenominazione comunemente assegnata al disturbo anti-sociale della personalità, i tratti del quale includono: scarsa capacità empatica e bassa presenza di ansia, di rimorso e di vergogna, facilità nel violare regole e leggi, impulsività, malevolenza, crudeltà, aggressività che varia tra bullismo e crimine.



TEST DELLA TRIADE OSCURA. SECONDA PARTE: PSICOPATIA

DISPREZZO LA VITA E LA MORTE DEGLI ALTRI.

1. Sono cinico.

2. Tengo da parte informazioni delicate che possono essere utilizzate per ferire qualcuno in futuro.

3. Mi sento superiore a chi condivide i propri segreti imprudentemente.

4. Posso provare piacere nel deridere i perdenti.

5. Disprezzo chi non riesce a controllare le proprie emozioni.

6. Tutte le persone meritano un minimo di rispetto.

7. Non sono sconvolto quanto gli altri, quando muore qualcuno.

8. Non provo quasi mai rimorso.

9. Spesso sono stato definito spietato o insensibile.

RISPOSTE:

Sono convinto, l'ho detto e resta scrittoche l'amore sia una macelleria dell'anima e del corpo, un laccio di costrizione e soffocamento, una sopraffazione che esplode infine a coltellate e zuppiere spaccate in testa. L'amore lo detesto, perché non mi lascia libero di essere ciò che io sonocosa che mi interessa al di sopra di tutto. Ve lo faccio dire chiaramente dai miei araldi, in tutte le catechesi: l'essere umano è brutto, come si muove uccide, non ce la fa. Questo riguarda tutti voiTu non ce la fai.

Quindi, voglio che nelle comunità svisceriate tutte le difficoltà delle relazioni e che ne respiriate la disperazione. Chi non lo fa è un ipocrita. Me la chiamano violazione del foro interno, ma quale violazione. Se amare è impossibile a me, che ci ho provato per mesi quando andavo ai Cursillos, forse credono di essere migliori di me, gli altri? In realtà avete solo una soluzione per salvarvi da voi stessi: fare il mio Cammino e diventare uno : una schiera di copie identiche, decise da ME.

E poi, quanto mi diverte giocare al mago-psicologo durante gli scrutini (pag. 167), scarnificare le coscienze altrui... Più mi contraddicono, più violentemente e slealmente io li aggredisco. Anche se sono preti. Chissenefrega dei preti. Ora che i neocatecumenali sono un popolo, ho lasciato il mandato ad altri, i miei kikatekisti. Tra essi ci sono anche dei veri scalzacanisadici ed irrisolti, che non vedono l'ora di poter maltrattare qualcuno. Per questo motivo accettano di essere prima maltrattati da me. Più sono complessati ed irrisolti, meglio mi lavorano.

- Eih! La mia schiena! - Ci penserà il Signore, alla tua schiena.

Gli scrutinatori promettono che i segreti confessati pubblicamente in comunità saranno dimenticati. Invece, una moglie-scribacchina si segna tutto su un'agenda. Sono magnanimo, diamo un ruolino pure alle donne, a queste mogli dei fratelli di comunità! (Risata da iena isterica, in falsetto). Con gli scrutini li tengo tutti in pugno. Una volta che hai raccontato in pubblico certe cose, per giunta convinto di averlo fatto per il tuo bene, dove vuoi andare dopo? (Altra risatina in falsetto da iena isterica). Se esci sarai maledetto, e non solo da Dio ma anche dai fratelli della comunità e dalla gente là fuori: tutti, ma proprio tutti diranno male di te. Come gli ho insegnato io.

Il lavoro di psico-polizia me lo fanno quei fratelli assetati di reality-show, dei veri maldicenti a livello agonistico, che puniscono a colpi di gossip chi abbandona il Cammino. Ce ne sono in moltissime comunità ed io li lascio fare. Forse che ho mai insegnato a rispettare se stessi o gli altri? Forse che ho mai proibito le scarnificazioni psicologiche? Al contrario, i fratelli di comunità devono tirare fuori il peggio, scandalizzare, scandalizzarsi, litigare. Devono conoscere tutto il male gli uni degli altri. Quando avranno sciorinato le loro miserie davanti a tutti e si sentiranno uno straccio, ci penserà il Signore a cambiarli. 

Tutto questo trattamento lo riservo agli altri. Di certo dei cavoli miei non racconto niente, solo le solite storielle apologetiche piene di incongruenze e contraddizioni. Ma quelli ci credono e le ripetono sorridendo, con le stelline negli occhi (risatina isterica), e, soprattutto senza verificare mai niente. Credono a tutte le panzane, come la storiella della visione intellettuale, per dirne una, e mi amano così come sono. Mi idolatrano, anche se sono io che li ho portati a un ciglio dal dirupo e loro non hanno fatto altro che sbilanciarsi. 

Ho fatto anche circolare la voce che a me lo scrutinio l'ha fatto lo Spirito Santo, credono hanno creduto pure a quella (risatina isterica)Ma non mi vanno in giro a dire che il Cammino gli ha salvato il matrimonio? Finché restano in cammino, il matrimonio resiste. Basta che non escano. E intanto io incasso. Se poi qualcuno, da dentro o da fuori, dice basta, noi diciamo a tutti che quello lì ha il demonio. Se è un Vescovo diciamo che è un faraone, se è un parroco, che ha l'amante, se è un parente, che è un Giuda. Un'etichetta per ogni situazione, che i fratelli sono addestrati ad appiccicare da prima che l'occasione si presenti (così, faccio pure la bella figura del profeta ispirato).

Ecuador, 2017. Triste vicenda di un incidente d'autobus in cui hanno perso la vita 15 fratelli di una comunità. Foto dei funerali. Ne abbiamo parlato qui

Ah, i funerali... dimenticavo. Innanzitutto: siccome sto per morire io, devono morire molto presto anche tutti gli altri, e questo lo sto profetizzando negli annunci di Pasqua di questi ultimi anni. Per i funerali ho composto quel canto vivace, risuscitò, risuscitò alleluia alleluia, durante il quale i miei cantori scimmioni fanno a chi urla di più, con canto e controcanto. Si pestano i piedi per fare il solista (risata da iena, in falsetto). I parenti in lutto si scandalizzano, ma che vogliono da me, e chi è tutta questa gente? Chi muore va in cielo, buon per lui, fatevelo piacere, fatevelo bastare, il cristianesimo non è un sentimentalismo. Però per Carmen ci è andato bene un funerale pìù normale e un mausoleo matrimoniale con la tomba-lettino per Mario ai piedi.


MI ERGO A LEGISLATORE E GIUDICE. 

10. Preoccuparsi della moralità delle proprie azioni è da perdenti.

11. Essere eticamente corretto è più importante che far successo.

12. Faccio ciò che voglio e non mi sento particolarmente obbligato nei confronti di nessuno.

13. Non ho mai avuto problemi con la giustizia.

14. A volte agisco secondo un capriccio senza pensare alle conseguenze o ai rischi.


RISPOSTE:

Aveva ragione Lutero: è impossibile non peccareE se non ci riesco io, non ci riesce nessuno. Quando il Signore mi avrà convertito, non peccherò più: lui mi ha fatto, lui mi aggiusta. Non voglio essere schiavo della Chiesa autoritaria, che ti sovrasta e ti soffoca e ti possiede come una madre (II Scrutinio pag. 143) con la sua potenza gerarchica. Nella mia religione io e i miei catechisti parliamo direttamente con Dio, che ci risponde e ci dà i messaggi da riferire ai fratelli. Se qualcuno mi accusa di avere problemi con la legge e la giustizia divine, è perché il demonio gli ha fatto la controcatechesi (II Scrutinio pag. 88).

Nelle comunità abbiamo molti fratelli che si mettono d'impegno a sperimentare il peccato. Molti altri no, perché erano cattolici prima di diventare neocatecumenali. Ma li teniamo tutti insieme, con la storia che non esistono né buoni né cattivi, ma solo ipocriti e sinceri, rispettivamente. Poi, insegnando che l'amore coincida con l'amare il nemico senza resistere al maleriusciamo facilmente a far insabbiare (se non ci riusciamo, almeno minimizzare) i gravissimi abusi ed i suicidi che spesso si verificano al nostro interno. 

Per tener buoni gli abusati, li facciamo sentire in debito morale, imponendo loro di pensare innanzitutto ai propri peccati, e quindi di perdonare e non denunciare o chiedere scusa all'abusatore. Qualcosa di male devono trovarselo addosso, le vittime, così si tengono l'ingiustizia e non portano problemi al Cammino, cioè a ME. Dovete capire che l'importante è che la comunità si cementi e vada avanti, ed il trauma è un forte legante. Chi si brucia un pochino, scappa, ma chi è traumatizzato resta dov'è.

Chiediamo forza, coraggio e retta intenzione alla Madonna del Soccorso, qui ritratta subito dopo un efficace intervento su un demonio che insidiava due piccoli. (Statua di Maria SS, Patrona ed Avvocata della città di Sciacca)

In Italia, per fortuna mia, non si fanno le class action ed è stato abolito il reato di plagio. Negli Stati uniti invece, a Guamabbiamo avuto qualche grosso problema disciplinare col clero neocatecumenale, e con ben più che un presbitero. Ma, in particolare, col Vescovo neocatecumenale, truffatore immobiliare e pedofiloAnthony Sablan Apuron. Gli americani purtroppo non sono feudali e rassegnati alla depravazione, come da noi. 

Se un vescovo neocatecumenale ha il problema che gli piacciono i bambini (mamotreto del II scrutinio, pag. 150) e, poverino, ne abusa, oppure magari è ladro e quindi cerca di rubare, o se i suoi preti si formano in un seminario neocatecumenale RM invece che in uno di vecchio stampo (leggi: cattolico) allora i cattolici americani lo giudicano e lo perseguitano con la scusa di inchiodarlo alle sue responsabilità. 

Non si fermano finché non hanno rovinato finanziariamente la diocesi a suon di cause penali. A Guam anche le suore carmelitane sono uscite dalla clausura e ci hanno perseguitati e giudicati (leggi : randellati a suon di fatti) e ci hanno esposto al pubblico ludibrio. Pure il vescovo Byrnes, mandato a sostituire Apuron, ha mandato via quattro presbiteri dei nostri (per insubordinazione). Una persecuzione!

Ma noi abbiamo la nostra rete di protezione per i predatori sessuali. Li facciamo trasferire, non li consegniamo di certo alla giustizia Abbiamo anche dei pennivendoli di regime specializzati in cosmesi dei misfatti. Ciononostante, per colpa della persecuzione su internet e nei tribunali da parte delle vittime che si rifiutano di chiedere perdono al loro persecutore, il Vaticano è stato costretto ad abbattere due nostri amici (oltre ad Apuron anche McCarrick). Sono dei mastini, questi cattolici americani. Il blog Jungle Watch ha anche contraddetto il nostro pennivendolo (leggi: rimesso al suo posto, paragrafo per paragrafo).

Per quanto riguarda i capricci: quando voglio mettere una nuova bandierina sul mappamondo invio allo sbaraglio qualche famiglia, o meglio qualche ragazza che faccia da esca (risatina in falsetto), che mi evangelizzino un territorio. Poi comunico alla gente che siamo presenti anche in un nuovo paese. 

Casomai ci apro pure un seminario RM, tanto basta affittare un appartamento ed infilarci un paio di giovanotti delle comunità, che ho fatto alzare per me. Se i miei missionari improvvisati si trovano male perché non parlano la lingua, o perché nessuno li ascolta, o perché mettono in profondo imbarazzo gli abitanti del luogo, tanto che persino i Vescovi li rifiutano... poco mi importa. Un Vescovo non è Dio, e Dio è a me che parla, cavoli del Vescovo se Dio ha dato il carisma a me e non a lui (v. mamotreto del II passaggio, a pag. 187). Quindi sono io che decido, non il Vescovo.

FINE della SECONDA PARTE.

Leggi anche:
La "coppia diabolica" Kiko e Carmen: quando le affinità elettive diventano relazioni pericolose



Nota degli autori:

Siamo consapevoli del fatto che questa carrellata di oscurità neocatecumenali rischia di rievocare dolorosi ricordi. Lungi dal voler ri-traumatizzare le persone, ciò che ci auguriamo, come sempre, è che chi soffre di "sindrome post-cammino" si distacchi progressivamente dagli automatismi, dalle esagerazioni e dalle storture della setta, riprendendosi l'identità, la volontà, la Fede. Questa panoramica si rivolge anche ai fratelli dubbiosi che stanno considerando l'idea di uscire dal Cammino.

A questo proposito desideriamo aggiungere qualche osservazione:

1. Il machiavellismo neocatecumenale agisce pesantemente sulla spiritualità delle vittime perché imprime ed impone l'obbedienza alle eresie del Cammino. Consigliamo di rivolgersi ad un santo sacerdote e vero uomo di Dio, non appartenente al Cammino né compiacente con esso, per riprendere contatto con la Madre Chiesa Cattolica. Scrive Sant'Alfonso che un buon confessore è padre, medico, dottore e giudice. Raccomanda Santa Teresa d'Avila di scegliere il confessore a cui si chiede direzione (v. il Cammino di Perfezione, ai cap. 4 e 5) con estrema prudenza.
 
Per la salute spirituale, ci sentiamo di consigliare le seguenti cose:

⦿ Partecipare alla Messa Tridentina per purificarsi l'anima da quella kikiana.
⦿ La preghiera quotidiana continua, in particolare il Santo Rosario contemplando i misteri.
⦿ Riprendere in mano il Catechismo (il Tridentino va benissimo) per separarsi progressivamente dalle idee radicalmente errate e velenose che vengono insegnate dai catechisti e sono scritte nei mamotreti.
⦿ Un buon esame di coscienza, dopo aver riconosciuto le differenze tra la predicazione cattolica e quella neocatecumenale.
⦿ La confessione sacramentale generale.
⦿ La Santa Comunione, frequente se si può, accompagnata da quella spirituale.
⦿ Leggere libri autografi dei Santi, per far respirare aria pulita all'anima.
⦿ Inserirsi in una parrocchia sana (priva del Cammino).
⦿ Se al leggere questi consigli insorge un senso di malessere, turbamento, fastidio, anteporre a tutta la lista una visita ad un buon sacerdote esorcista.

2. Lo psicopatico va a ledere le funzioni vitali sia fisiche che psicologiche delle vittime. Spinge verso i propri obiettivi egoistici e se ne infischia delle conseguenze sugli altri. Ci permettiamo di raccomandare di:

⦿ Interrompere ogni comunicazione diretta ed indiretta con i personaggi intromissivi ed abusanti (catechisti, garanti, etc.).
⦿ Interrompere o limitare il più possibile ogni relazione con quei componenti malati della comunità che reggono il sacco ai suddetti. Limitarsi al minimo indispensabile, parlare di argomenti generali, non di sé né dei propri cari.
⦿ Denunciare gli abusi presso le autorità competenti, ove doveroso, e/o privatamente presso chiunque sia opportuno e prudente contattare.
⦿ Mettere in guardia altre vittime potenziali o effettive, informandole con precisione ed onestà, senza aver paura di mettersi a giudicare con rettitudine - senza scadere nel giudizio temerario o peggio nella calunnia.
⦿ Praticare uno sport aerobico, l'ossigenazione quotidiana è fondamentale. Dedicarsi ad attività rasserenanti.
⦿ Rivolgersi eventualmente ad uno psicoterapeuta specializzato nel disturbo da trauma cumulativo o trauma complesso (in inglese, C-PTSD complex post traumatic stress disorder) ed abuso narcisistico. Valutare diversi specialisti e scartare quelli neocatecumenali, gli ideologizzati e gli anticattolici, per evitare di aggiungere altra propaganda a quella kiko-carmeniana.
⦿ In nessun caso sostituire la psicoterapia alla vita di fede. Dio ci ha creati e la nostra anima appartiene a Lui. La terapia deve dare metodo e cadenza all' esame di se stessi, dei propri comportamenti e  delle relazioni con gli altri. Particolare attenzione andrà dedicata a stabilire come evitare di ricadere, anche solo parzialmente, in meccanismi settari.

3. Il narcisista si adopera per colonizzare l'identità altrui e sovrascrivervi la propria; svuota progressivamente le vittime di se stesse, le isola e le costringe in un ruolo sussidiario e funzionale ai suoi desideri. Vogliamo consigliare di:

⦿ Obbedire al comandamento di Nostro Signore sull'amore al prossimo come a noi stessi. Egli ci ha proprio comandato di amare noi stessi, con la stessa elevazione e santità che richiede nell'amore per il prossimo.
⦿ Senza necessariamente arrivare allo scontro diretto, abbandonare "il narcisista" e riprendersi l'identità, de-colonizzandola dai riflessi condizionati neocatecumenali. 
⦿ Abbandonare il pensiero magico e la superstizione. Smettere di credere ai superpoteri mentali o parapsicologici che il narcisista vanta di possedere sugli altri. L'alimento dell'ego del narcisista sei tuSenza la tua energia vitale e il tuo supporto, il narcisista si affloscia come un sacco vuoto e va a cercare un altro fornitore di energia. (Finché non si è sparsa la voce e riesce ancora a trovare qualcuno da vampirizzare).
⦿ Sgretolare, con la verità, l'immagine falsa che il narcisista vuole imporre di sé. Senza lo specchio delle sue brame egli sarà costretto a vedersi per come è, compreso il fatto che anche gli altri lo vedono per come è.
⦿ Ricostruirsi, recuperando gli interessi che la frequentazione della setta aveva fatto tralasciare.
⦿ Guardarsi intorno per trovare un nuovo senso di appartenenza ed amicizie sane, cioè prive delle dinamiche malate tipiche della comunità, sia da parte degli altri che da parte nostra.

Qualche fratello pio suggerisca a Kiko di rispondere a questo test sulla Triade Oscura - e, subito dopo, a quest' altro - per prepararsi bene alla confessione generale. Perché se va in Purgatorio Kiko (e che ci vada anche un po' al posto nostro, che ci siamo beccati una camminite per colpa sua), c'è speranza per tutti. E noi fuggiti dalla macina neocatecumenale preferiamo di gran lunga la speranza alla disperazione.

mercoledì 18 maggio 2022

Il Vitello d'Oro di Categoria Superiore: il tripode Kiko-Carmen-Cammino

Guai ai fratelli del Cammino
se non mettono al primo posto
gli sgorbi kikiani
Quando qui ci permettiamo di definire il Cammino come una forma di idolatria, lo facciamo in base a una vasta quantità di indizi, a cominciare ad esempio dal fatto che i kikolatri respingono come proveniente dal demonio, o completamente falsa ("non è come dite voi!"), oppure del tutto immaginaria ("non ci conoscete! non avete fatto esperienza del Cammino!") qualsiasi osservazione critica.

Il concetto biblico di idolatria lo notiamo in maniera eccellente col famoso episodio degli ebrei che si fabbricano un "vitello d'oro" da poter adorare (episodio descritto nel capitolo 32 del libro dell'Esodo). "Idolo" non è solo la statua materialmente adorata; è un termine che più in generale indica qualsiasi cosa a cui viene assegnato arbitrariamente un potere divino che non ha - e, nel caso peggiore, un potere che può avere solo Dio: «Ecco il tuo Dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto!».

Quando si parla del Cammino, si parla dunque di idolatria: "Ecco il Cammino, o fratelli del Cammino, il Cammino ti ha salvato! il Cammino ha salvato il tuo matrimonio! il Cammino ti salva da divorzi ubriachezze aborti discoteche mammona omicidi!»!" Assegnano arbitrariamente all'idolo "Cammino" un potere che solo Dio ha. E non è uno svarione equivoco proveniente dalle fasce basse dei fratelli "camminanti": è Kiko stesso che proclama che il Cammino è "Parola, Liturgia, Comunità", per poi dire che Dio è "Parola, Liturgia, Comunità". Cioè è Kiko stesso a insinuare nei suoi orridi sgorbi dipinti che il Cammino sarebbe Dio.

Così come gli ebrei si provarono con mammona e diedero il loro gioielli d'oro ad Aronne per farli fondere e forgiare il vitello-idolo, allo stesso modo i fratelli del Cammino devono dare i loro beni ai capicosca della setta affinché il Vitello d'Oro di Categoria Superiore, insaziabile consumatore di ricchezze altrui, possa ingigantirsi.

Aronne costruì anche un altare davanti al vitello d'oro: Kiko ha fatto erigere le cosiddette "Domus", enormi e costosissimi monumenti eretti a sé stesso, meta obbligatoria di tappe e pellegrinaggi neocat e lodi sperticate, e altre "cattedrali kikizzate nel deserto".

Kiko e Carmen hanno costruito
una liturgia personalizzata (e abusiva)
per evitare la liturgia cattolica
e i "cristiani della domenica"

L'idolatria per il tripode Kiko-Carmen-Cammino genera tutta una selva di idolatrie collegate. «L'ubbidienza al catechista è tutto!»: la tua vita non vale in quanto figlio adottivo di Dio, ma solo in quanto "ubbidiente" ad uno scagnozzo di Kiko, scagnozzo che non ha alcuna autorità davanti a Dio e davanti agli uomini - e quasi sempre è del tutto ignorante perfino dei più elementari concetti di Catechismo -, ma che ha "autorità" solo in quanto fedelissimo esecutore dei comandi di Kiko (che comanda anzitutto di insaccare soldi per la setta).

Sono certo di non essere il solo a poter dire che la disponibilità di Aronne  all'idolatria mi ha sempre provocato brutte sensazioni. Fin da ragazzino mi chiedevo come diavolo avesse fatto il popolo ebreo, pur stressato dal viaggio dell'esodo, pur spazientito dal fatto che Mosè non tornava, a convertirsi così velocemente e così efficacemente all'idolatria. Proprio non riuscivo a capirlo, mi sembrava che la Bibbia omettesse qualche particolare importante, qualche evento del tipo "se ci convertiamo a un idolo guadagneremo l'applauso dei popoli vicini" (ma nel deserto non c'era nessun altro ad applaudire, c'era solo questa enorme carovana di ebrei a vagare di qua e di là senza una meta per mesi, anni, decenni...).

Gli studiosi hanno tentato di trovare affinità con altri culti idolatrici, come ad esempio con il "culto del toro Apis" praticato in Egitto all'epoca, culto che doveva essere piuttosto ben conosciuto agli ebrei vista la lunga "schiavitù nel paese d'Egitto". Ma può bastare un'influenza culturale-sociale a spiegarlo? Forse dal punto di vista psicologico sì - per esempio se Apis fosse un culto da persone egiziane ricche e famose, "se ci mettiamo ad adorare anche noi un vitello o un torello, saremo ricchi e famosi". Anche nel Cammino vige questa specie di sudditanza culturale in parecchie forme (scimmiottare l'ebraismo per sentirsi "popolo eletto", scimmiottare gesti sacerdotali per sentirsi "cristiani più elevati", scimmiottare la vita da nababbi in alberghi con la scusa delle convivenze, scimmiottare i viaggi dei ricchi con l'andare alle varie GMG e Domus con l'alibi dell'Esperienza e delle Tappe, ecc.).

Ma la cosa più scandalosa è stata il nudo e crudo fabbricarsi l'idolo. Hanno dato i propri beni (gioielli d'oro, le poche ricchezze che avevano potuto portare con sé uscendo dalla schiavitù dell'Egitto, quindi addirittura più preziose di quel che valevano, e forse anche la loro unica speranza economica di ricostruirsi una vita una volta usciti dal deserto), per forgiare un vitello d'oro, per poi dire: «ecco colui che ci ha fatto uscire dall'Egitto». Ma come, se la settimana scorsa questo vitello non esisteva, come ha fatto a farvi "uscire dalla schiavitù dell'Egitto"? State mentendo a voi stessi, oppure state insinuando che siete usciti dall'Egitto solo per merito vostro? C'è un'assonanza pazzesca con la parlantina neocatecumenale: "io faccio il Cammino, il Cammino ha salvato il mio matrimonio, perciò devo fare il Cammino", cioè è merito mio se il mio matrimonio si è "salvato" (sottinteso: voialtri "cristiani della domenica" il matrimonio riuscite solo a rovinarlo, non sapete fare altro). L'idolo come immagine della propria superbia.

La psicologia moderna non può spiegare quell'incapricciarsi, quella fissazione capricciosa e collettiva - ci vuol parecchio oro per forgiare un vitello senza che si elevino serie proteste dal resto del popolo: doveva essere una piccola minoranza quella di coloro che continuavano a pregare il Signore e ad aspettare Mosè, che magari sarà stata accusata di essere "in braccio a mammona" perché non contribuiva abbastanza o non voleva proprio contribuire.

L'incapricciarsi ad adorare vitelli d'oro restò ancora a lungo, se ne parla anche in 1Re 12, di nuovo con "ecco Israele il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto". Quantomeno significa che un vizietto del genere non si estingue col solo condannarlo e col solo pentimento formale: c'è sempre il rischio di ricaderci. Motivo per cui i fratelli del Cammino dovrebbero continuamente interrogarsi sull'idolatrizzazione di tutto ciò che fa capo al Cammino, cioè chiedersi seriamente e onestamente perché diavolo ogni cosa del Cammino debba essere da loro considerata un bene assoluto e ogni critica al Cammino un male assoluto. "Ci siamo costruiti la nostra comunità del Cammino - cioè il nostro vitello d'oro - e dichiariamo che ci ha salvati dal paese d'Egitto - ha salvato il mio matrimonio e bla bla bla".

In un manoscritto del XII secolo vengono raffigurati i fratelli del Cammino mentre effettuano il ridicolo girotondino "liturgico" alla fine della celebrazione del sabato sera, attorno al vitello d'oro:



domenica 15 maggio 2022

Che cosa ha da spartire san Carlo de Foucauld con Kiko Argüello?

Statua di Charles de Foucauld
a Nazareth
Oggi, 15 maggio 2022, viene proclamato santo in Piazza San Pietro Charles de Foucauld,  un originale apostolo del Vangelo che ardeva dal desiderio di far conoscere e amare il “suo” Gesù, vivendo tra i Touareg nel Sahara algerino: “Risiedo qui, solo europeo… Felice di essere solo con Gesù, solo per Gesù”.

L'evento, come ogni canonizzazione, coinvolge e commuove tutta la Chiesa, e soprattutto le 19 famiglie di laici e sacerdoti che si richiamano alla sua spiritualità.

C'è  però anche un 'figlio spurio' che si sente coinvolto e quasi accomunato al nuovo santo in questa giornata speciale, ed è  Kiko Argüello, fondatore del Cammino Neocatecumenale.

Sul sito ufficiale del Cammino neocatecumenale infatti alla canonizzazione di fratel Carlo è stato dedicato un articolo, a firma di don Ezechiele Pasotti,  in cui si afferma che, con Kiko,  vi  sarebbero «legami vari e profondi, e vanno dal momento della loro conversione, all’intuizione della vita nascosta in mezzo ai poveri, al modo di stare come “poveri tra i poveri”, sino al “sogno” di una cappella per l’adorazione sul Monte delle Beatitudini».

Vogliamo analizzare uno ad uno questi presunti legami fra il santo che oggi viene elevato agli altari e colui che, con tanta insistenza, da più  di mezzo secolo sostiene di essere un suo fedele imitatore.

La conversione.

Charles de Foucauld, dopo un’adolescenza vissuta lontano dalla fede, immerso nei piaceri di una vita facile e agiata, cominciò ad avvertire un’inquietudine esistenziale durante una pericolosa esplorazione in Marocco e, rientrato in Francia, continuò la sua ricerca stimolato dai buoni esempi di persone cristiane: «Ho iniziato ad andare in chiesa, senza essere credente, non mi trovavo bene se non in quel luogo e vi trascorrevo lunghe ore continuando a ripetere una strana preghiera: “Mio Dio, se esisti, fa che io Ti conosca!”». Con l’aiuto di un santo sacerdote, il padre Huvelin, ritrovò la fede e tornò ai Sacramenti nel 1886; aveva 28 anni. 
 
«Come credetti che c’era un Dio, compresi che non potevo far altro che vivere per Lui solo». 
Il cammino di fratel Charles, dal giorno del suo rinnovamento interiore, continua ad essere ricerca appassionata di Cristo, delle sue orme, da ricalcare amorosamente una per una, in modo tale che la sua vita sia insieme imitazione fedele di Gesù e perdita di sé nel “Beneamato”: «Amo Nostro Signore Gesù Cristo e non posso sopportare di condurre una vita diversa dalla Sua... Non voglio attraversare la vita in prima classe, quando Colui che amo l’ha attraversata in ultima classe...».
 
Anche Kiko ebbe una crisi esistenziale, e una conversione, ma il suo obbiettivo non era quello professato da Charles de Foucauld, il seguire l'esempio di Cristo. 
Lo spiega più tardi, nei suoi "Orientamenti per la fase di conversione" (il mamotreto delle catechesi iniziali): «Gesù Cristo non è  affatto un ideale di vita»  «la gente pensa che Gesù Cristo è  venuto a darci una legge più perfetta della precedente e che, con la sua vita e la sua morte, la sua sofferenza soprattutto, ci ha dato l'esempio perché noi si faccia lo stesso. Per queste persone (ndr: ossia per tutti i credenti) Gesù  è un ideale, un modello di vita» «se Gesù Cristo fosse venuto a darci un ideale di vita, come avrebbe potuto darci un ideale talmente alto, talmente elevato, che nessuno lo può raggiungere?»
 
Kiko nelle grotte di Murcia
in una posa "alla de Foucauld"

Il teologo passionista padre Enrico Zoffoli commentava queste, che definì senza esitazione "fandonie", scrivendo: 
«Kiko ignora che il Vangelo è  il messaggio esistenziale che in ultima analisi si riduce alla più  sapiente, amorosa ed eroica sequela di Cristo, spinta fino a pensare, sentire, vivere come Lui, in Lui e per Lui (Fil.2,5).»

Cosa pensava invece Charles de Foucauld della possibilità e necessità di imitare Cristo? Scriveva: «Approfittiamo degli esempi dei santi, ma senza fermarci a lungo né prendere per modello completo questo o quel santo, e prendendo di ciascuno ciò che ci sembra più conforme alle parole e agli esempi di Nostro Signore Gesù, nostro solo e vero modello, servendoci così delle loro lezioni, non per imitare essi, ma per meglio imitare Gesù».

Esponeva infatti in tal modo la propria ricetta spirituale: «L’imitazione è inseparabile dall’amore: è il segreto della mia vita: ho perduto il mio cuore per questo Gesù di Nazareth crocifisso millenovecento anni fa e passo la mia vita a cercare di imitarlo per quanto è possibile alla mia debolezza.»

È  così  che, dopo essersi consacrato a Dio come monaco trappista,  assetato di maggior povertà, maggior penitenza, maggior conformità a Gesù, con il beneplacito dei superiori e del direttore spirituale, lasciò la Trappa e si recò a Nazareth come eremita presso un monastero di Clarisse; il suo scopo era quello di «condurre il più fedelmente possibile la vita di Nostro Signore, vivendo soltanto del lavoro manuale e seguendo alla lettera tutti i Suoi consigli...».

L'idea, il proposito e la trasposizione nella vita di fratel Carlo di Gesù della sequela di Cristo e del conformarsi a Lui è completamente antitetica a quella di Francisco (Kiko) Argüello.

La vita nascosta tra i poveri.

Charles de Foucauld volle approfondire la sua vocazione attraverso una sorta di vita eremitica, in preghiera, adorazione, lavoro silenzioso e grande povertà.
Ciò avviene inizialmente in Terra Santa presso le Clarisse di Nazareth.

Fratel Charles desiderava condividere questa “vita di Nazareth” con altri fratelli. Per questo scrisse la Regola dei Piccoli Fratelli, che codifica come una “vita di famiglia attorno all’Ostia consacrata”. 
«La mia regola – scrisse – è così strettamente legata al culto della Santa Eucaristia che è impossibile che molti la osservino senza che ci siano un prete e un tabernacolo; solo quando sarò diventato prete sarà possibile avere un oratorio attorno al quale riunirsi e solo allora potrò avere qualche compagno...».

Tornato nuovamente nel suo Paese venne ordinato sacerdote a 43 anni nella Diocesi di Viviers. Ma l’Africa lo chiamava nuovamente e così si recò nel deserto algerino del Sahara, prima a Beni Abbès, povero tra i più poveri, poi più a sud a Tamanrasset con i Tuareg dell’Hoggar.


Kiko Argüello, sostiene l'articolo sul sito del Cammino, ha seguito passo passo le orme del santo. E riporta una affermazione del fondatore spagnolo: «De Foucauld mi ha dato la formula per realizzare il mio ideale monastico: vivere come un povero tra i poveri, condividendo la sua casa, il suo lavoro e la sua vita, senza chiedere niente a nessuno e senza fare niente di speciale».

Non sappiamo esattamente cosa fece Kiko, insieme a Carmen, nel rione popolare delle Palomeras di Madrid.
Certo è  che vi rimasero per poco, e quasi subito cercarono di esportare l'esperienza di "fraternità" provata in particolare con una colonia di zingari stanziatisi in quella zona nelle parrocchie ricche di Madrid.
La povertà estrema, dopo averla provata sulla propria pelle, non era assolutamente il loro ideale di vita, il paradigma di Charles de Foucauld era diversissimo dal loro!

Un esempio della totale indifferenza di Kiko Argüello rispetto all'apostolato fra i reietti della società, si ha con il suo arrivo, insieme a Carmen Hernàndez, in Italia.

Don Dino Torreggiani, primo sponsor ecclesiastico dei due ispanici sul suolo italico, aveva creduto nella autenticità delle loro vantate esperienze tra i poveri di Madrid  e nutriva grandi speranze e aspettative su di loro come "apostoli dei capelloni"  (simpatizzanti del movimento Hippy) che stazionavano giorno e notte in piazza Navona.

Ma Kiko, sbarcato nella Capitale proprio per questa missione, si rivelò un vero disastro! 
Non voleva saperne di evangelizzare i capelloni: dormiva, fino a tardi, andava al cinema...; come confidò lo stesso Kiko a don Cuppini, presbitero nella loro equipe prima di don Pezzi, la sua "ispirazione-aspirazione" era esclusivamente quella di andare a Roma per avvicinarsi al Papa (ed entrare nelle sue grazie).  (Dal libro "Intervista a Francesco Cuppini" di Tarcisio Zanni).

Altro che vita nascosta tra i poveri!

Lo stesso don Francesco Cuppini rileva come "interessante" il fatto che la prima parrocchia "evangelizzata" da Kiko e Carmen a Roma fosse quella dei Martiri Canadesi.
Scrive infatti «da uno che vive con i baraccati ci si poteva aspettare più  logicamente un apostolato rivolto ai poveri, una comunità  di poveri, un po' come a Madrid».
Ma conclude: «Invece il Signore qui a Roma il Cammino lo ha passato direttamente dalle baracche ai borghesi». Quindi, secondo l'idea che Cuppini vuole accreditare, è stato Dio a volerlo, facendo evaporare in breve volgere di tempo  il grande amore dei due iberici (borghesi pure loro) per Madonna povertà!
Non è inessenziale ricordare che questo afflato di vita nascosta tra i poveri non farà  mai più parte degli obbiettivi dei due fondatori del Cammino neocatecumenale.

Il sogno di una cappella per l’adorazione sul Monte delle Beatitudini

Scriveva Charles de Foucauld: «…Io credo mio dovere sforzarmi di acquistare il luogo probabile del Monte delle Beatitudini, di assicurarne il possesso alla Chiesa cedendolo poi ai Francescani, e di sforzarmi di costruire un altare dove, in perpetuo, sia celebrata la messa ogni giorno, e resti presente Nostro Signore nel Tabernacolo...». 
Su questo il santo ha tanto riflettuto e pregato che ne fissa anche la data: 26 aprile 1900, festa di Nostra Signora del Buon Consiglio. Ed era profondamente convinto che la sua vocazione di «imitare il più perfettamente possibile nostro Signore Gesù, nella sua vita nascosta» riceverà qui, sul Monte delle Beatitudini, una consacrazione più radicale e definitiva. 
«Lì potrò infinitamente di più per il prossimo, per la mia sola offerta del santo sacrificio…, sistemando un tabernacolo che con la sola presenza del Santissimo Sacramento, santificherà invisibilmente tutti i dintorni, allo stesso modo in cui nostro Signore nel ventre della madre santificò la casa di Giovanni… come pure con i pellegrini… con l’ospitalità, l’elemosina, la carità che cercherò di praticare verso tutti».

Quando essere stati marxisti
ed atei diventa un vanto...
Ebbene, a questo proposito appare proprio il caso di ricordare il disprezzo nei confronti del Tabernacolo, la tiepidezza nei confronti della Presenza reale e dell'adorazione al Santissimo di Kiko e Carmen.

Diceva Kiko negli "Orientamenti per la fase di conversione": «Noi cristiani non abbiamo altare, perché  l'unica pietra santa è Cristo, Pietra angolare. Perciò  noi possiamo celebrare l'eucarestia sopra un tavolo; e la possiamo celebrare in una piazza, in campagna e dove ci piaccia! Non abbiamo un luogo in cui esclusivamente si debba celebrare il culto».

E Carmen gli faceva da sponda dichiarando: «Io sempre dico ai Sacramentini che hanno costruito un tabernacolo immenso: se Gesù Cristo avesse voluto l'Eucarestia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male» e proseguiva descrivendo come devianti «l'adorazione, le genuflessioni durante la Messa ad ogni momento, l'elevazione perché tutti adorino...Nel Medioevo all'elevazione si suonava la campana, e quelli che erano in campagna adoravano il Santissimo.»

Date queste premesse, è  normale che finiscano per dichiarare che «stanno scomparendo i contrasti con i protestanti perché andando al centro, all'essenziale, coincideremo con loro» (secondo Kiko e Carmen, saremo noi a coincidere con i protestanti, non viceversa!).

Sempre più abissale la differenza tra la visione di Kiko e Carmen, sulla quale hanno istruito tutti i propri adepti e mai è stata esplicitamente rigettata, e quella di fratel Carlo de Foucauld.

Su quanto poi il lussuoso mausoleo della Domus Galilaeae con la cappella dell'adorazione circolare oppressa dal gruppo bronzeo kikiano  corrisponda all'ideale di de Foucauld, si è  ben espresso in una lettera aperta dolorante e scandalizzata un membro di una delle fraternità ispirate all'esempio di vita di fratel Carlo.

Domanda più che lecita...
Infine, dopo aver parlato dell'imitazione di Cristo, della vita nascosta con i poveri, dell'adorazione davanti al Tabernacolo che furono i fondamenti su cui si è  santificato Charles de Foucauld e rispetto ai quali invece Kiko Argüello e Carmen Hernàndez hanno scelto una strada totalmente agli antipodi, concludiamo con l'idea che nutriva fratel Carlo dell'evangelizzazione cristiana.

Quella di Charles de Foucauld  è un'evangelizzazione «non attraverso la parola, bensì – come lui dirà – attraverso la presenza del Santissimo Sacramento, l’offerta del divino Sacrificio, la preghiera, la penitenza, la pratica delle virtù evangeliche, la carità, una carità fraterna ed universale che divide fin l’ultimo boccone di pane con qualsiasi sconosciuto che si presenti, e che riceve chiunque come fratello amatissimo...».
Imparando la lezione del Vangelo: “Tutto ciò che fate ad uno di questi piccoli, l’avete fatto a me”, apriva sempre la porta quando qualcuno bussava, rompendo la sua solitudine contemplativa. «Dalle 4.30 del mattino alle 20.30 della sera – scriveva in alcuni giorni –, non smetto di parlare, di vedere gente: schiavi, poveri, ammalati, soldati, viaggiatori, curiosi».
La sua vita trascorreva così, all’interno del suo recinto, senza uscire a predicare ma pronto a ospitare chiunque passi di lì, amico o nemico che fosse.

Che differenza con la verbosa, ridondante, costrittiva, dispendiosa, elitaria, divisiva, rumorosa, autoreferenziale  "evangelizzazione" di Kiko, Carmen e del Cammino neocatecumenale!

Kiko voleva che fosse un "monastero"
ma dovette ripiegare sulla cappella

San Carlo de Foucauld, ti affidiamo nella preghiera tutti coloro che ancora credono nelle assurde pretese di santità e di cattolicità del Cammino neocatecumenale così come voluto dai suoi fondatori, perchè, considerando il tuo esempio e le tue virtù, rigettino senza altro indugio le finzioni e le inautenticità con le quali li si vuole tenere avvinti. Così sia.

giovedì 12 maggio 2022

Mettere nella verità il fratello durante il giro di esperienze

È importante il clima ed i rapporti con gli altri che si vivono in un qualsiasi gruppo o movimento ecclesiale.

Nel Cammino neocatecumenale, quando andavo in comunità, ad un certo punto c'era una pesantezza di fondo, vivevo una noia mortale o una esaltazione innaturale.

In ogni caso mi rendevo conto di entrare in un altro mondo, rispetto alla mia vita normale.

Era come per un drogato prima di drogarsi, un alcolista prima di ubriacarsi, un ladro prima di rubare, un lussurioso prima di soddisfare la sua lussuria.
Una sensazione forte che ti cattura per quel poco tempo, ma che poi non cambia la tua vita e non ti ottiene pace, serenità e benessere duraturo.

Diventa una dipendenza, una abitudine, una esperienza anomala che fai perché pensi che ti faccia bene ma di fatto non senti benefici a lungo termine.

Il rapporto con gli altri viene spinto ad essere sempre meno empatico, sempre meno misericordioso.
Ti viene detto che andare d'accordo con gli altri è un comportamento falso che non aiuta a crescere nella fede nè tu e neanche gli altri.

Bisogna essere distaccati dalle affettività malate, bisogna essere duri, dire quello che pensi senza paura di offendere l'altro, anzi, se si offende significa che gli hai detto la verità.

È come quando aspetti il giro di esperienze, durante le convivenze, con il coltello in mezzo ai denti per vendicarti di qualcuno.
Mica lo vai a trovare a casa o ci prendi un appuntamento per chiarire le tue pendenze con quella persona, no, aspetti la convivenza per inchiodarlo davanti a tutta la comunità.
Diventi meschino, vigliacco, traditore, infame, spietato.
Ma ti vanti di "Mettere quel fratello nella verità", ti vanti di "fargli un servizio" di distruggerlo davanti a tutti "per il suo bene".

Magari ti accordi con qualche altro fratello del tuo gruppetto per colpirlo da più parti ed in più punti, o solo per rendere più efficace e distruttiva la tua critica.
 
Poi dici che vai in comunità "per Gesù Cristo".

No, vai in comunità per alienarti, per uscire dalla tua vita reale che non ti soddisfa.
Non c'entra nulla Gesù Cristo.
Tu vai in comunità per sentirti più forte, vai in comunità per essere ammirato, invidiato, rispettato.
Vai in comunità per trovarti un posto che valorizzi te stesso.

Vai in comunità per recitare un ruolo che ti dia soddisfazione, non importa se nella vita sei un fallito, in comunità sei apprezzato, quindi, anche se ti prendono in giro e ti usano va bene così.
E ti accorgi della differenza quando sei tu ad essere attaccato, sei tu ad essere distrutto, sei tu ad essere "messo nella verità".
 
Allora forse capisci. 
 
Allora forse ti rendi conto di dove sei capitato.

Allora forse cominci a crescere, cominci a capire il male che hai fatto, il male che fai o che continuerai a fare in nome di una menzogna che tu hai propinato agli altri e che gli altri ora propinano a te.

 

(da: LUCA)

lunedì 9 maggio 2022

Nel mezzo del Cammin, la Triade Oscura. Test: 1/3 (Machiavellismo)

Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci.
Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?
Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;
un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.
Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.
Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.

Mt 7, 15-20 

Mentre cercavamo in Internet informazioni sull'argomento delle dinamiche settarie abbiamo trovato, tra varie cose, anche questo test della Triade Oscura (Dark Triad, in Inglese - cfr. in un'altra versione a questo link).

La denominazione di Triade Oscura è stata proposta (ed è tuttora discussa) da psichiatri e psicologi per indicare la coesistenza, in soggetti profondamente disturbati come i guru di sette, di tratti pronunciati, inequivocabili e persistenti di machiavellismopsicopatia e narcisismo.

Sinteticamente ed indicativamente, il termine machiavellismo si riferisce ad una personalità manipolativa, fredda e controllata, dotata di scarso senso morale, autocentrata e tendente all’inganno. Psicopatia è il nome comunemente assegnato al disturbo anti-sociale della personalità, i tratti del quale includono: scarsa capacità empatica e bassa presenza di ansia, di rimorso e di vergogna, facilità nel violare regole e leggi, impulsività, malevolenza, crudeltà, aggressività che varia tra bullismo e crimine. Con narcisismo si fa riferimento al disturbo narcisistico della personalità, caratterizzato da grandiosità, dominanza, senso di superiorità e di maggior diritto, atteggiamento arrogante, presunzione o pretesa che gli altri si posizionino con naturalezza in inferiorità di valore ed in ruoli secondari o servili, ed uso strumentale del prossimo.

Il test online consta di una trentina di proposizioni, a cui viene chiesto di rispondere con un indice di accordo che varia tra -2 e +2. Il test si propone a scopo informativo e non come strumento di accertamento clinico.

Nell'ottica di riconoscere i falsi profeti dai loro frutti, abbiamo risposto a queste domande per il Cammino Neocatecumenale cioè pensando ad atti e misfatti pubblici e noti ed agli insegnamenti stilati nero su bianco dei fondatori, come anche dell' archetipo del neocatecumenale duro e puro, emulo e propaggine di costoro.

Ci ha motivato la vicenda del secondo scrutinio neocatecumenale raccontata coraggiosamente dalla blogger Lapaz e comune a moltissimi malcapitati fratelli, che ci ha fatto chiedere: Quis custodies ipsos custodiet? chi controlla questi controllori? Chi scrutina questi scrutinatori? Chi comanda i comandanti? Parroco, dove sei?.

Antisantino infernale di Kiko, pronto per lui se non si converte
(Kik-ikona in rosso e nero su sfondo bronzeo)
Non pubblicheremo i risultati che abbiamo ottenuto per questi filibustieri (lasciamo ai lettori la curiosità di ripetere l'esperimento) perché l'interesse del test risiede piuttosto nella rapida panoramica, che esso permette di compilare, dei numerosi lati di tenebra della setta neocatecumenale.

Nel seguito riportiamo quindi tutte le domande, con le nostre considerazioni in calce. Per comodità di presentazione le abbiamo raggruppate secondo i temi verso cui esse si orientano. L'esposizione si articola dunque in tre parti: nella prima (qui di seguito) ci occupiamo degli aspetti del machiavellismo. Nella seconda e terza, a venire, di quelli di psicopatia e narcisismo, rispettivamente.



TEST DELLA TRIADE OSCURA. PRIMA PARTE: MACHIAVELLISMO


INGRAZIARSI I POTENTI.

1. Sono particolarmente interessato a stringere amicizia con persone famose.

2. Mi servo dell' adulazione per ottenere ciò che voglio.

3. Evito il conflitto diretto con chi mi potrebbe essere utile in futuro.

RISPOSTE:

Stufo di giocare al poverello in favela, sentendo la nostalgia della vita da bohémien che facevo a casa, avendo altresì raccolto materiale sufficiente per vantare un'epopea antiborghese secondo la moda dei miei anni verdi, mi insedio in un quartiere agiato di Roma, protetto e raccomandato da alcuni cardinali che vedono in me un possibile megafono delle nuove idee che circolano nella Chiesa. Comincio a radunare pubblico pagante intorno a me e non mi sposto mai più dal centro del potere.

Per farmi largo nell'ormai multiforme panorama dell'associazionismo cattolico, adulo il Papa di turno e mi vanto davanti a tutti di essere suo amico e servo fedelissimo e necessario (idem col Vescovo e col Parroco). Distribuisco regaline ai cardinali ed olio ai Vescovi. Li invito alla presentazione dei miei libri e loro presenziano, anche se io, non solo non so scrivere, ma neppure presentare.

Il mio progetto su tutti loro è che essi agevolino il Cammino nell'opera di neocatecumenalizzazione di tutta la Chiesa Cattolica, ma non glielo dico certo in faccia. Nel separatismo occulto delle salette, però, faccio disobbedire i miei fedeli al magistero, alla liturgia ed alla disciplina sacramentale, alla gerarchia tutta e al Papa stesso, e li maldispongo nei confronti degli stessi che ho adulato in pubblico, con critiche, recriminazioniinsulti pesanti, commiserazione e ridicolizzazione. A parole devono dire  a Papi e Vescovi ma nei fatti devono obbedire a ME.

All'interno della mia setta faccio prosperare una casta di sangue, ben radicata nel "mondo", che ricopre tutti i ruoli più importanti senza possibilità di ricambio, che sa come investire il denaro e che prende progetti e contratti remunerativi, come la costruzione di cattedrali nel deserto (letteralmente). Agli altri, la massa indistinta dei paganti semplici che credono alle mie esegesi balorde (la mia massa grassa! La mia riserva di energie!), non consento neppure di comporre un canto per la celebrazione del sabato.

San Niccolò da Firenze, ispiratore, patrono e protettore del Cammino Neocatecumenale e grande incompreso del Concilio di Trento. Il gesto devoto delle mani giunte in preghiera, indizio di santità decategoriasuperiore, è stato in seguito imitato quotidianamente da Santacarmen.

SFRUTTAMENTO E MICROGESTIONE DEL PROSSIMO.

4. Inganno le persone in modo da apparire migliore ai loro occhi.

5. Mento per ottenere ciò che voglio.

6. Manipolo gli altri per ottenere ciò che voglio.

7. Sfrutto gli altri per raggiungere i miei obiettivi.

8. La maggior parte delle persone sono pigre e non lavorano duramente a meno che non siano costrette.

9. Sono in buoni rapporti con la mia famiglia.

RISPOSTE:

Tengo segrete le catechesi finché qualche incidente maldestro non le fa affiorare in superficie ed un sacco di gente ci mette le mani sopra. Allora, faccio screditare il mio più acerrimo detrattore, Padre Enrico Zoffoli, che mi ha radiografato talmente bene da vedermi anche la staffa nell'orecchio medio. Continuo, per anni e anni, a dire - e a far dire - che le mie catechesi segrete da imparare a memoria sono invece ispirate sul momento dallo Spirito Santo. Faccio di tutto per presentarmi come un novello San Paolo. Un po' mi presento come lui, un po', quando ne parlo, è lui che somiglia a me. Guardate bene le mie icone, parlando di mimetismo.

Proibisco ripetutamente e categoricamente a chi è già in Cammino di informare i nuovi arrivati della vendita dei beni a cui, sotto ricatto morale, saranno costretti in futuro. Tutto deve sembrare accattivante, all'inizio, altrimenti non posso cuocerli a fuoco lento. Faccio calare una cappa di silenzio sull'esistenza degli scrutini, sull'esazione delle decime a vita, sulla durata infinita del Cammino - ho preso in giro il Papa Giovanni Paolo II sul fatto dei sette anni, per estorcere un'approvazione formale degli statuti del Cammino (che poi comunque non rispetto, soprattutto nel caso dell'iniqua imposizione della decima). 

Tutta la fanfara di "approvati! approvati!" non è altro che il famoso piede del venditore nella porta socchiusa, uno slogan che i miei utilizzano come lasciapassare universale. Nel segreto delle salette utilizziamo i mamotreti che ci pare e poi facciamo dire all'esterno che siamo fedeli al Catechismo. Tanto, chi se ne accorge.

PUBBLICITÀ! Nei nuovissimi reparti benessere, di recente apertura nei maggiori Kikoshop, trovate in vendita, ad un favorevolissimo prezzo lancio, l'antico e rinomato Olio di Serpente, ricreato per voi da Distillerie Kikiane s.r.l, secondo le ricette di una volta! Il nostro olio ha benefiche proprietà antibatteriche, antisettiche, cicatrizzanti ed esorcistiche. Insuperabile per la fortificazione e la lucentezza dei vostri capelli, come anche della pelliccia del vostro animale domestico, anche calmante naturale e quindi riparatore di matrimoni in crisi! Le comunità potranno ordinare i flaconi all'ingrosso, tramite i catechisti, con modico sovrapprezzo (di cui non sappia la sinistra, non sappia la destra, nessuno ha visto niente). Dopo il sale, il lievito, la Ferr*relle, il latte e miele, sarà presto disponibile, anche per il nostro eccezionale olio di serpente, una liturgia apposita con relativo mamotreto segreto. Prenotatevi dunque rapidamente!

Per farmi obbedire dalla massa dei miei fedeli, devo manipolarli in ogni aspetto della vita e comandarli a bacchetta, altrimenti non mi rendono, mi mettono in discussione, mi vanno a prendere idee strane in internet e poi mi si ribellano, mi sprecano persino i soldi che andrebbero alle decime per le loro vacanze e alla prima pandemia scappano tutti. (Anche io sono scappato, ma cosa c'entra. Io il Cammino l'ho finito prima di iniziarlo, loro no). 

Allora gli insegno che Dio fa passare la salvezza tramite l'obbedienza ai catechisti, ovvero, obbedienza a ME, che nomino catechista chi mi replica. E quelli, nelle comunità, credono davvero di aver fatto voto di obbedienza come dei religiosi.

E mi obbediscono a ME, si faccia da parte il parroco! 

V. anche
Sacerdoti di fronte all'arroganza del Cammino 
L'eretico Kiko e la peste del "clericalismo" neocatecumenale

FINE della PRIMA PARTE.



Nota degli autori:

Siamo consapevoli del fatto che questa carrellata di oscurità neocatecumenali rischia di rievocare dolorosi ricordi. Lungi dal voler ri-traumatizzare le persone, ciò che ci auguriamo, come sempre, è che chi soffre di "sindrome post-cammino" si distacchi progressivamente dagli automatismi, dalle esagerazioni e dalle storture della setta, riprendendosi l'identità, la volontà, la Fede. Questa panoramica si rivolge anche ai fratelli dubbiosi che stanno considerando l'idea di uscire dal Cammino.

A questo proposito desideriamo aggiungere qualche osservazione:

1. Il machiavellismo neocatecumenale agisce pesantemente sulla spiritualità delle vittime perché imprime ed impone l'obbedienza alle eresie del Cammino. Consigliamo di rivolgersi ad un santo sacerdote e vero uomo di Dio, non appartenente al Cammino né compiacente con esso, per riprendere contatto con la Madre Chiesa Cattolica. Scrive Sant'Alfonso che un buon confessore è padre, medico, dottore e giudice. Raccomanda Santa Teresa d'Avila di scegliere il confessore a cui si chiede direzione (v. il Cammino di Perfezione, ai cap. 4 e 5) con estrema prudenza.
 
Per la salute spirituale, ci sentiamo di consigliare le seguenti cose:

⦿ Partecipare alla Messa Tridentina per purificarsi l'anima da quella kikiana.
⦿ La preghiera quotidiana continua, in particolare il Santo Rosario contemplando i misteri.
⦿ Riprendere in mano il Catechismo (il Tridentino va benissimo) per separarsi progressivamente dalle idee radicalmente errate e velenose che vengono insegnate dai catechisti e sono scritte nei mamotreti.
⦿ Un buon esame di coscienza, dopo aver riconosciuto le differenze tra la predicazione cattolica e quella neocatecumenale.
⦿ La confessione sacramentale generale.
⦿ La Santa Comunione, frequente se si può, accompagnata da quella spirituale.
⦿ Leggere libri autografi dei Santi, per far respirare aria pulita all'anima.
⦿ Inserirsi in una parrocchia sana (priva del Cammino).
⦿ Se al leggere questi consigli insorge un senso di malessere, turbamento, fastidio, anteporre a tutta la lista una visita ad un buon sacerdote esorcista.

2. Lo psicopatico va a ledere le funzioni vitali sia fisiche che psicologiche delle vittime. Spinge verso i propri obiettivi egoistici e se ne infischia delle conseguenze sugli altri. Ci permettiamo di raccomandare di:

⦿ Interrompere ogni comunicazione diretta ed indiretta con i personaggi intromissivi ed abusanti (catechisti, garanti, etc.).
⦿ Interrompere o limitare il più possibile ogni relazione con quei componenti malati della comunità che reggono il sacco ai suddetti. Limitarsi al minimo indispensabile, parlare di argomenti generali, non di sé né dei propri cari.
⦿ Denunciare gli abusi presso le autorità competenti, ove doveroso, e/o privatamente presso chiunque sia opportuno e prudente contattare.
⦿ Mettere in guardia altre vittime potenziali o effettive, informandole con precisione ed onestà, senza aver paura di mettersi a giudicare con rettitudine - senza scadere nel giudizio temerario o peggio nella calunnia.
⦿ Praticare uno sport aerobico, l'ossigenazione quotidiana è fondamentale. Dedicarsi ad attività rasserenanti.
⦿ Rivolgersi eventualmente ad uno psicoterapeuta specializzato nel disturbo da trauma cumulativo o trauma complesso (in inglese, C-PTSD complex post traumatic stress disorder) ed abuso narcisistico. Valutare diversi specialisti e scartare quelli neocatecumenali, gli ideologizzati e gli anticattolici, per evitare di aggiungere altra propaganda a quella kiko-carmeniana.
⦿ In nessun caso sostituire la psicoterapia alla vita di fede. Dio ci ha creati e la nostra anima appartiene a Lui. La terapia deve dare metodo e cadenza all' esame di se stessi, dei propri comportamenti e  delle relazioni con gli altri. Particolare attenzione andrà dedicata a stabilire come evitare di ricadere, anche solo parzialmente, in meccanismi settari.

3. Il narcisista si adopera per colonizzare l'identità altrui e sovrascrivervi la propria; svuota progressivamente le vittime di se stesse, le isola e le costringe in un ruolo sussidiario e funzionale ai suoi desideri. Vogliamo consigliare di:

⦿ Obbedire al comandamento di Nostro Signore sull'amore al prossimo come a noi stessi. Egli ci ha proprio comandato di amare noi stessi, con la stessa elevazione e santità che richiede nell'amore per il prossimo.
⦿ Senza necessariamente arrivare allo scontro diretto, abbandonare "il narcisista" e riprendersi l'identità, de-colonizzandola dai riflessi condizionati neocatecumenali. 
⦿ Abbandonare il pensiero magico e la superstizione. Smettere di credere ai superpoteri mentali o parapsicologici che il narcisista vanta di possedere sugli altri. L'alimento dell'ego del narcisista sei tuSenza la tua energia vitale e il tuo supporto, il narcisista si affloscia come un sacco vuoto e va a cercare un altro fornitore di energia. (Finché non si è sparsa la voce e riesce ancora a trovare qualcuno da vampirizzare).
⦿ Sgretolare, con la verità, l'immagine falsa che il narcisista vuole imporre di sé. Senza lo specchio delle sue brame egli sarà costretto a vedersi per come è, compreso il fatto che anche gli altri lo vedono per come è.
⦿ Ricostruirsi, recuperando gli interessi che la frequentazione della setta aveva fatto tralasciare.
⦿ Guardarsi intorno per trovare un nuovo senso di appartenenza ed amicizie sane, cioè prive delle dinamiche malate tipiche della comunità, sia da parte degli altri che da parte nostra.

Qualche fratello pio suggerisca a Kiko di rispondere a questo test sulla Triade Oscura - e, subito dopo, a quest' altro - per prepararsi bene alla confessione generale. Perché se va in Purgatorio Kiko (e che ci vada anche un po' al posto nostro, che ci siamo beccati una camminite per colpa sua), c'è speranza per tutti. E noi fuggiti dalla macina neocatecumenale preferiamo di gran lunga la speranza alla disperazione.