martedì 13 novembre 2018

Le nostre esperienze vissute e gli slogan ipocriti neocatecumenali

Premessa:
A tutti i fratelli neo… che leggeranno questa pagina.
Sono l'amore e l'unità che denotano una fede "adulta". Ce lo insegna Nostro Signore. Altro non convince nessuno, per cui se qualcuno vuole intervenire dicendo che conosce qualche comunità che è arrivata a dare tali "unici" segni della fede, che intervenga pure e ne gioiremo assieme. Ma se osservando le comunità più anziane non vede questi segni, significa che il cammino neocatecumenale non serve a niente, anzi è un tempo dove si distrugge la persona per affidarla alla globalizzazione dilagante. Se dopo pensa che le comunità più anziane (che hanno finito il cammino con le ulteriori tappe aggiuntive) ancora non ci sono arrivate e bisogna dargli ancora tempo, penso che sia solamente un povero illuso perché se dopo 35/40 anni ancora non ci si è arrivati ed invece il "tasso" di arroganza è sempre aumentato, credo che non ci sia più niente da fare. Non so se conoscete il proverbio che dice: L'uovo sodo più cuoce, più diventa duro (Saggezza popolare, anche dei cristiani della Domenica).
(da: Veterano)





Esperienze:
  • Da Veterano:
@ Shadyx:
Tu non devi dire quello che non hai sperimentato, ma non puoi dire che quella che è la tua esperienza sarebbe ciò che succede in tutte le parti del mondo!
Io ed altri sappiamo di gente violentata psicologicamente e MATERIALMENTE dai "catechisti", e i vertici hanno sempre coperto e ingiunto ai violentati di andare a chiedere perdono per averli giudicati!
Ti dico solo di aprire gli occhi perché la mia esperienza 35ennale nel cammino è maggiore della tua che sei arrivato appena all'«iniziazione alla preghiera».

Non si può chiudere gli occhi e poi dire: "Io prendo quello che c'è di buono e dopo non mi interessa altro" perchè la Chiesa è un corpo solo e se viene maltrattato un piede, la mano non può dire che non le interessa niente perché si trova lontano fisicamente! Capisci cosa vuole dire Paolo di Tarso?
Non posso andare tra i testimoni di geova (setta riconosciuta tale) e dire: "Io prendo quello che c'è di buono e mi disinteresso di tutto l'altro", perché anche tra i testimoni di geova si legge la Parola di Dio.
Il cammino non è ancora dichiarato setta per svariati motivi e pressioni politiche, ma chi predica con insistenza l'ubbidienza cieca a persone non può essere che tale. Non mi dire che non hai mai ascoltato catechesi e predicazioni in genere dove si fa riferimento all'ubbidienza che si deve ai catechisti.
Forse per la tua posizione in comunità non incide tanto il fatto che tu sia ubbidiente o no, anche tantissimi fratelli non lo fanno e trovano sempre una giustificazione, ma quando si è in posti importanti dove si possa dare l'esempio a chi sta attorno a te, la cosa comincia a dare fastidio e noi ne davamo tanto perché dicevamo le cose opposte che dicono a proposito dell'ubbidienza.
Il dialogo a cui tu dici di essere interessato a me sembra che sia un monologo perché vuoi rimanere nel tuo mondo ovattato con un equilibrio che è valido solo per te.
Abbi il coraggio di avere una visuale a 360° come la Chiesa ha e dopo possiamo dialogare quanto vuoi.

Perché ti vai ad impelagare in cose a cui non sai rispondere ed ampliamente discusse e dimostrate in questo blog infinite volte?
Per sincerità dovresti andarti a leggere 10 anni di pubblicazioni e poi, se ancora ne hai il coraggio, venire a controbattere.
La Chiesa è cattolica ed universale, vedi cosa mi interessa quello che succede solo nella tua comunità!
La parola di Dio è fantastica, la liturgia molto meno, ma è una cosa solamente dipendente dall'intenzione dell'individuo che non si può mai indagare fino al fondo.

Mi dici per favore quando hai visto che uno disubbidisce ai catechisti e viene buttato fuori dal cammino?
Io, con tutta la mia famiglia,
ne sono un esempio dopo la fine del cammino e la tappa ulteriore del "Matrimonio spirituale".
Avvenimento successo non a me solo, ma in tutte le parti del mondo quando non c'è l'ubbidienza cieca al cosiddetto "catechista".
Mi dici dov'è scritta questa clausola?
Né negli statuti, né in nessun altro luogo dei documenti della Chiesa; anzi il Catechismo sottolinea che l'ubbidienza è riferita alla Parola di Dio e non agli uomini che possono essere sempre fallaci.
Mi parli anche del comportamento dei fratelli non solo della mia ex comunità, ma di tutta quanta la parrocchia che mi hanno inserito in quel luogo fantomatico della "Damnatio memoriae"?
Quando sei fuori dal cammino
gli ex fratelli ti cancellano del tutto,

come se tu non fossi mai esistito

Comportamenti molto cristiani!
Il cammino è una setta e lo diverrà sempre di più se trova persone come te che lo difendono ancora.
Apri gli occhi e guarda quanto marciume.
La prossima volta non dire “sono capitato per caso in questo blog”, prima fatti una cultura generale di quello che da anni viene detto e solo dopo intervieni.



  • Da Luca:

"Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno". Questa cosa la dice Gesù a Dio.

Non dice: “Padre chiedi perdono a chi mi mette in croce”

Allora mi devi spiegare perché il cammino neocatecumenale, in qualsiasi caso di problemi tra persone, chiede, anzi, obbliga il "neocatecumeno" a chiedere perdono alla persona con cui ha problemi? Ripeto, non chiede, come predicato dalla Chiesa di perdonare nel proprio cuore quella persona con cui si hanno problemi. Pretende che si chieda PERDONO a prescindere da quello che è successo. Anzi, di quello che è successo non frega nulla a nessuno. Magari ti obbligano a chiedere perdono al ladro che ti ha ripulito l’appartamento, allo stupratore che ha stuprato TUA FIGLIA, al badante che ha picchiato a sangue i TUOI GENITORI, al capoufficio che ha fatto licenziare TUO PADRE perché non ha avallato un spesa disonesta. E mette questa cosa come prerequisito per superare un "passaggio". Non frega niente a nessuno che tu chieda perdono senza la minima convinzione, senza la minima consapevolezza dell’importanza immensa di chiedere PERDONO. No, questo non importa, importa solo che lo fai, punto. Importa solo che ti umili e che sei obbediente.
Secondo te questo atteggiamento è Cristiano? Tu sei un attore che recita una parte. Questo è il prezzo da pagare se vuoi continuare a fare un cammino di “fede”. Trovi giusto che chi si rifiuta di dare la “decima” venga chiamato LADRO davanti alla sua famiglia? Trovi giusto che chi ti ha chiamato LADRO non ti chieda neanche SCUSA, figuriamoci PERDONO, solo perché è un catechista del cammino neocatecumenale?Queste cose non le dico per darti addosso, le dico perché sono vere. Sono accadute a me.

Caro Fratello Shadix, scusa se ti prendo in giro, ma su quale remota galassia fai il tuo cammino neocatecumenale? Ti dico alcune cose che DEVi fare nel cammino per superare il passaggio della Traditio:

  • Le lodi, tutti i giorni
  • La preghiera silenziosa (15 minuti durante le lodi giornaliere)
  • Le Lodi con la famiglia, la domenica
  • La decima, tutti i mesi
  • Pagare le tasse, perciò non dare o ricevere soldi in nero
  • Non puoi intentare cause civili o penali a nessuno, per nessun motivo, puoi solo difenderti se la causa la fanno a te
  • Se sei sposato, in età fertile, devi praticare l’apertura alla vita (in senso neocatecumenale, cioè in modo scriteriato, non solo riguardo ad anticoncezionali naturali e non naturali)
  • Devi essere disposto a "portare la parola di Dio porta a porta" nel quartiere, un giorno a settimana, per circa 2 anni o nelle modalità indicate dai tuoi catechisti
  • Se con qualcuno hai dei rancori (in senso neocatecumenale: anche una semplice antipatia possono chiamartela "rancore"), in comunità o fuori, sei tenuto prima della fine degli scrutini, a chiedere perdono alla persona o alle persone con cui hai "rancori"
  • Inoltre e non per ultimo, è richiesta la tua presenta costante e monitorata dal tuo responsabile, al Tripode neocatecumenale.

Queste cose le DEVI fare e sottolineo il DEVI, altrimenti non passi gli scrutini.
Se non passi gli scrutini ci sono due possibilità, ti mettono in una comunità più giovane (se c’è), oppure ti mandano a cercare il Signore da un’altra parte.
Non è che la comunità più giovane ha delle regole diverse, ti danno solo un po’ più di tempo per adeguarti al cammino, altrimenti rifai il “passo del gambero” magari indietreggiando fino alle "catechesi iniziali".
Questo succede dalle mie parti.

Allora io mi sono fatto alcune domande:

  • Quando si chiamano le baby-sitter a tenere i bambini delle comunità, perché vengono pagate sempre e solamente in nero?
  • Quando si pagano gli alberghi o qualsiasi altro luogo dove si affittano spazi per le convivenze, perché i responsabili pagano quasi sempre in nero?
  • Quando si raccolgono le “decime”, non si dà alcuna ricevuta, non si fa alcun rendiconto, non si fa alcuna registrazione di questo denaro che a tutti gli effetti è in nero, in questo caso va bene solo perché è a favore del cammino?
  • Quando si fanno collette libere per i semirari o per i seminaristi o per le famiglie in missione, perché ci si comporta allo stesso modo della raccolta delle decime, cioè tutto sempre rigorosamente in nero?
  • La Fondazione Famiglia di Nazareth, che raccoglie tutte le collette fatte in comunità per la cosiddetta "nueva evangelizzazione" del cammino neocatecumenale, perché non pubblica un bilancio pubblico di quello che entra e di quello che esce?

Non so come si chiama questa cosa a casa tua, da me si chiama come dice IPG: 

IPOCRISIA.

domenica 11 novembre 2018

Il pellegrinaggio? Proibito, se non è di Kiko

Sono una ex neocatecumenale con 33 anni di cammino, arrivata alla tappa del rinnovo delle promesse battesimali con consegna della veste bianca).
Aggiungo una mia riflessione.

il cammino si pone come chiesa parallela senza nessuna possibilità e volontà di confluire nella vera Chiesa Cattolica Apostolica. Magari si applica ssero gli statuti!!
Il Papa è prudente quando parla perché ha davanti migliaia di piccoli camminanti in buona fede. Usa invece parole chiaramente comprensibili e di correzione paterna per gli "iniziatori" che vengono disattese sistematicamente.

Esempio è il giubileo dei 50 anni del cammino di questo maggio a Tor Vergata. Se leggi il discorso di Papa Francesco neppure una volta ha nominato i fondatori Kiko e Carmen, si rivolge sempre ai piccoli camminanti. Ora, il chiamare qualcuno per nome è segno di riconoscimento e di voler entrare in relazione con chi viene chiamato. Nella storia della salvezza, antico e nuovo testamento, è pieno di esempi di questa relazione nominale, la stessa che Dio ha con ciascuno di noi: ci chiama per nome.
Lascio questo spunto di riflessione sul "riconoscimento" del cammino e dei suoi fondatori.


Il mago di Lublino in azione
Aggiungo un'ultima cosa riguardo l'assoluta impossibilità di congiunzione con la Chiesa: tutte le iniziative diocesane di formazione per laici, catechisti, famiglie, fidanzati (ce ne sono davvero tantissime) non vengono riportate all'interno della comunità. Sei lasciato volutamente nell'ignoranza, ti deve bastare quello che ti portano i cosiddetti "catechisti" e partecipare solamente alle attività del cammino.

Ultimissimo esempio, che può far luce sulla volontà di mantenere "ignoranti" i camminanti, è questo fatto del quale sono testimone diretta.

Nella mia parrocchia, una comunità avanti nel cammino, autonomamente organizzava un piccolo pellegrinaggio, di un paio di giorni, in luoghi della penisola ricchi di spunti artistico-storici-religiosi unendo così cultura-convivialità-spiritualita' a beneficio di tutti.
È durato pochi anni perché quando i cosiddetti "catechisti" lo hanno saputo (ed immagino il rincorrersi di chiarimenti fino al vertice a Roma) lo hanno proibito. Ulteriore spunto di riflessione…

(da: Alice de')

venerdì 9 novembre 2018

Kiko, il disco rotto - Volume I°

Celebrazione neocat nel Cenacolo
(con tutti gli ammennicoli kikiani):
incensano un dipinto kikiano
E' proprio di tutte le dittature l'isterilimento della cultura, l'azzeramento della fantasia e della creatività, la ripetitività. Di qualsiasi colore esse siano, odiano il pensiero individuale perché difficile da orientare: i loro capi desiderano il controllo, l'asservimento e lo attuano anche e soprattutto mediante l'omologazione e il senso di appartenenza.
Non è un caso che sia il nazismo che il comunismo sovietico e cinese avessero militarizzato anche la società civile, imponendo l'uguaglianza in ogni aspetto della vita, dal comportamento, alla gestualità, al linguaggio, fino al vestiario e all'aspetto fisico. Il ragionamento critico veniva, ovviamente, represso con la violenza, nel sangue.

Uno dei sistemi più efficaci di soppressione del libero pensiero è sicuramente la ripetizione degli stessi concetti in diversi contesti ma impiegando formule verbali apparentemente diverse fra loro. La comunicazione avviene soprattutto oralmente e in modo verticale, senza possibilità di contraddittorio, in grandi adunate, mediante lunghe "conferenze" nelle quali si perde facilmente il filo. Le frasi sono spesso secche e apodittiche, proferite come assiomi, verità assolute e incontestabili, i discorsi tendono a essere circolari e a tornare sempre sugli stessi tre o quattro punti in mezzo a panegirici che hanno l'unico scopo di distrarre l'attenzione e abbassare le difese mentali.

E' molto difficile rendersene conto ascoltando semplicemente, mentre riascoltando un video o meglio ancora leggendo uno scritto "sbobinato" l'intento dell'oratore emerge in modo lampante.

Nel Cammino questo schema funziona così bene che l'iniziatore Kiko e i suoi sodali sono riusciti a mantenere saldamente il controllo su quasi un milione di adepti, emarginando e umiliando con facilità ogni pensiero contrario. Chiaramente la ripetizione continua non nasce solo dalla povertà di idee, ma dal proposito di fare agli altri un vero e proprio, intenzionale, lavaggio del cervello. Quando qualcuno continua a ripetere sempre lo stesso discorso, o sequenza di frasi, pari pari, nel corso di un dialogo, sta dicendo: non ti ascolto, ciò che dici o fai non ha nessun rilievo per me, questo è ciò che io voglio e ciò a cui tu, volente o nolente, dovrai adeguarti. Infatti, la stessa povertà di idee e di linguaggio, la stessa ripetitività la troviamo nei fratelli del Cammino che intervengono su questo blog anche a distanza di anni. Non si sono evoluti, non sono cresciuti.

I capicosca di Kiko, inoltre, sono riusciti a instillare nei seguaci la convinzione che ogni incontro importante in cui l'iniziatore parla rappresenti una grande novità, una "grazia" (così la chiamano loro) che cambierà la loro vita. Tale convinzione è così radicata che ogni volta che i neocatecumenali escono dai loro raduni si sentono enormemente galvanizzati, riconfermati nelle proprie scelte, e corrono qui come furie sicuri di poterci scagliare addosso l'arma "fine-di-mondo" con cui chiuderci per sempre la bocca, finendo puntualmente per scontrarsi con il muro dei fatti oggettivi - ai quali non sono abituati - e del contraddittorio, inesistente in Cammino, il che causa numerosi travasi di bile, ulcere e distruzione di tastiere.

Voglio soffermarmi in questo articolo su alcuni dei discorsi di Kiko, che, a un primo sguardo sembra ripetere gli stessi mantra come un anziano affetto da Alzheimer; come un terrificante grammofono sfasciato, di quelli che si vedono nei film dell'orrore, che manda all'infinito la stessa musica stonata.
Quella musica che Kiko, ben lungi dall'essere rimbecillito in verità, propina ai suoi seguaci ininterrottamente da 50 anni, pretendendo che ogni sua parola, gesto, starnuto, sia ripetuto tal quale alle tre generazioni di neocatecumenali: il meccanismo è talmente ben oliato che vige da sempre la regola per cui "se non hai ascoltato non puoi riportare", come se si trattasse di spettacolari novità mai sentite prima.

Mettiamo a confronto, in questa serie di articoli, i mamotreti di inizio corso di tre anni: 2016, 2017 e 2018, per evidenziare come Kiko, privo di qualsiasi autentica ispirazione divina - ormai solo millantata - riempia le giornate della convivenza con una minestra identica tutti gli anni, uguale persino nella successione degli orari distribuiti in tre giorni di vuoto.
Ne facciamo un primo capitolo.

 - Kiko è stanco ma va avanti.
Voi al contrario siete invecchiati o morti - 
Inizio corso 2016 Venerdì ore 10-13.00:
Non sappiamo come continuare, stiamo cercando una sorella che ci accompagni. Non sappiamo, ma Mario non ce la fa più e io desidero di finire quanto prima. Bene, speriamo che Dio ci aiuti. Io sono distrutto, stanchissimo (...) Tutti dobbiamo morire, grazie a Dio! Siamo qui in una baraonda, in un macello in cui Dio agisce nonostante noi, con miracoli, con segni. (...) Molti siete già vecchi e a tutti ci attendono gli acciacchi, le cose della vecchiaia, le malattie…, Per amore ai giovani della GMG di Cracovia ho fatto questo canto, anche se ero distrutto.
Inizio corso 2017 Venerdì ore 10-13.00:
Molto bene, spero che il Signore mi dia forza e salute per morire presto. Devo andare in India e non ho forze. Devo andare in Cina e non ho forze. Qualche anno fa ho fatto un viaggio e sono finito all'ospedale a Tokio ed ho dovuto interrompere il nostro viaggio. (...) Non so come finiremo questa volta. (...) moriremo uno dietro l’altro, anche Erasmo è partito. Siamo tutti vecchiotti e moriremo uno dietro l’altro. (...) Io vorrei dimettermi perché non ho più salute, né intelligenza per continuare. Io mi trovo come davanti ad una collina ma sono sfinito e devo scalarla con i gomiti, sperando alla fine di arrivare in cima.
Inizio corso 2018 Venerdì ore 10-13.00:
Vediamo cosa vuole il Signore in questa convivenza. Sono stanco, ma il primo pensiero che mi è venuto stamattina è che devo dare il mio sangue, fino all'ultima goccia, per queste convivenze. Per me fisicamente sono pesanti, ma devo fare la volontà di Dio (...) Bene, cominciamo con le presentazioni con calma, così ci vediamo, ci dite quanti sono morti, vediamo come siete invecchiati... È l’unico momento che ci vediamo perché, ormai, per noi è impossibile visitare le comunità (...)
Interessante vero? Sono tre anni che Kiko, desiderando essere adorato e idolatrato, lamenta la sua stanchezza, gli sforzi che fa - bontà sua! - per amore dei suoi seguaci. Lui non vorrebbe, poverino! (viaggiare tutto spesato, mangiare riccamente in alberghi, non muovere un dito per lavarsi un panno o per guadagnarsi il pane, non dover pagare mutui e bollette ...) ma è costretto, da "dio", deve fare la "sua volontà". Gli altri invece sono tutti destinati a vecchiaia e morte: in effetti diversi sono quelli che in questi tre anni sono passati, pace all'anima loro, mentre lui invece è ancora là, al pulpito, ben ritto a pronunciare sempre le stesse castronerie.


- L'umanità è schiava del peccato,
l'uomo è obbligato a peccare - 

Inizio corso 2016 Venerdì "Kerygma":
(...) Noi, che un tempo eravamo gentili, prigionieri del principe dell’aria, del demonio, seguendo gli appetiti della carne, le voglie della concupiscenza, schiavi, tutti, seguendo i cattivi pensieri. Noi, che eravamo oggetto dell’ira divina, perché ogni peccato porta l’ira di Dio contro di lui, ogni peccato sarà giudicato e annientato, noi eravamo tutti oggetto dell’ira divina, ma Dio ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatto rivivere in Cristo. Eravamo morti, sapete che tutti gli uomini sono morti: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti” perché la vita divina, la vita eterna è morta nell'uomo per il peccato che uccide la vita eterna e tutti gli uomini sono condannati alla morte e all'inferno. 
Inizio corso 2017 Venerdì "Kerygma":
... il diavolo che tiene tutti gli uomini schiavi per la paura che hanno della morte, durante tutta la loro vita. Ossia tutti gli uomini (...) sono schiavi del demonio (...) gli uomini sono schiavi del demonio durante tutta la vita per la paura che hanno di soffrire. Scappando dalla sofferenza si drogano, sono alcolizzati, abortiscono, hanno un’amante, si fanno omosessuali, rubano, mentono, la corruzione è generalizzata dappertutto (...) È così: rubano, mentono, abortiscono, uccidono, sempre scappando dalla sofferenza per la paura della morte (...) sono diventati schiavi del demonio. (...) Nel mondo è così, tutti o quasi hanno un’amante; non così tra di noi, non siamo obbligati, non siamo schiavi del demonio in questo senso. (...) La Scrittura dice che l’uomo è schiavo, non che l’uomo è cattivo, non dà un giudizio sulla volontà, che l’uomo è cattivo, adultero, fornicatore, ladro; no, non fa così. Dice che l’uomo è schiavo delle concupiscenze della carne a causa del peccato che abita in lui, che abbiamo ereditato tutti dal nostro padre Adamo, quello che si chiama il peccato delle origini, peccato originale che abita nell'uomo e fa sì che l’uomo in tutto cerchi sé stesso, di passarsela bene, di essere felice in tutto. 
Inizio corso 2018 Venerdì "Kerygma":
(...) parla della vita dei pagani, che fanno il male che non vorrebbero fare, perché sono schiavi dei desideri della carne, del corpo. Abbiamo ricevuto un corpo che è ferito – come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica –, è ferito dal peccato originale, per questo nelle decisioni che gli uomini prendono sempre c’è questa ferita dell’egoismo, della realtà che l’uomo non è perfettamente libero per il bene, perché è ferito dal peccato originale, e il suo frutto si vede in tutto quello che ci attornia. Guardate cosa dice S. Paolo:  Cristo è morto perché l’uomo non viva più per se stesso. Tutti vivono per se stessi, tutti: all'università tutti i giovani stanno studiando diritto, hanno una fidanzata, stanno cercando lavoro, tutti vivono per se stessi, in tutto cercano la propria felicità, se stessi. Questa è la cosa normale, vivere per se stessi; ma questa è la ferita del peccato originale che invade il mondo.
Qui troviamo un'interessantissima evoluzione, mai sentita prima, riguardo alla dottrina del peccato originale: come da inossidabile copione Kiko enuncia il suo "kerygma" luterano nel 2016 e 2017, ossia che l'uomo è schiavo totalmente del peccato originale che in pratica non è stato annullato dal Battesimo ma continua ad abitare nell'uomo rendendolo obbligato a fare il male. Quelli che invece sono stati liberati sono evidentemente i neocatecumenali che hanno ascoltato la predicazione kikiana, perché la fede "viene dall'ascolto" e se credi (a lui, sottinteso) sei immediatamente uno con lo "spirito" e sei salvato e liberato dalla concupiscenza. Nel 2018, al contrario, Kiko corregge questa versione eretica e parla di "ferita" del peccato originale nell'uomo e nel creato, benché compia uno scivolone pauroso inventandosi una "libertà imperfetta" inesistente nella dottrina.
Forse qualcuno lassù nell'empireo dei dodici cefali legge questo blog? Forse i continui strilli quotidiani contro l'eretico Kiko hanno sortito l'effetto di fargli dire (o scrivere) un timido afflato cattolico?
(SPOILER: in verità è solo una pezza a colori, poche pagine dopo si rimangia tutto...)
Pensate siano novità di questi ultimi anni? Ma niente affatto, ovviamente. La sterile predicazione kikiana, dato che non viene da Dio, può solo perpetuarsi sempre identica a se stessa, senza mai uno straccio di crescita o di evoluzione. Basta leggere le diaboliche e pesantissime "Anotaciones" per rendersene conto:

Kiko è sempre stato stanchissimo 
148. Tutti se ne vanno contenti, ed io... muoio. Vado restando senza niente.
153. (...) Quante battaglie, che macello, come possiamo continuare? Le famiglie, gli itineranti, il Cammino, i vescovi, i seminari... Guai a me! Chi mi aiuterà?
154. Sto soffrendo tanto. La mia realtà, la mia totale debolezza, mi sconvolge. Sono come un pianeta morto.
226. Sto dipingendo la Chiesa di San Bartolo in Tuto a Firenze. Ogni quadro è un parto, una sofferenza.
(1990-1993)
Kiko ha sempre predicato la schiavitù del peccato, e l'assenza del libero arbitrio
66. Il peccato abita nell'uomo e incita le sue membra a porsi al servizio di se stesso del suo proprio piacere della sua comodità del suo capriccio, di essere lui in tutto l'unico. (...) Il peccato lo rende schiavo, lo tirannizza dal di dentro (...) L'uomo non può togliersi da solo i propri peccati(...)
67. L'uomo nella cui carne abita il peccato non obbedisce a Dio, né lo può fare (...)
68. Le nostre membra sono state rubate dal demonio (...)
100. Il peccato abitando in noi ci obbliga ad offrire a noi stessi il mondo, le cose, gli altri (...) L'anima [del peccatore] è morta. Il suo essere persona è morto (...) Sono morti e non lo sanno.
(1988-1989)

- Fine Prima Parte -

mercoledì 7 novembre 2018

Un questionario di 18 domande per la tappa definitiva che segna l'uscita dal Cammino Neocatecumenale - MLM.

Siamo inguaribili ottimisti. Tenteremo il dialogo sempre.

Mega-grafico
dell'autonominato "iniziatore"
per istruire il Papa
Introduzione da by Tripudio:

Chi desidera dialogo, parte da punti fermi verificabili da chiunque.
Noi qui sul blog da tanti anni abbiamo esposto una miriade di "punti fermi" che ancor oggi ci vengono confermati da testimonianze e documenti (anche da parte di coloro che sono ancora nelle grinfie del Cammino).
Lo abbiamo sempre fatto perché lo scopo del dialogo è quello di conoscere di più la verità, non quello di "parlarsi addosso".
Conoscere di più la verità significa essere disposti a cambiare idea di fronte all'evidenza. Ma quando certe evidenze sono ripetutamente confermate, non si può più tornare indietro: non puoi convincere un matematico (e nemmeno un liceale) che due più due fa cinque.
Come già detto e ripetuto mille volte, se uno è sinceramente e onestamente convinto della bontà del suo percorso di fede (neocatecumenale o qualcos'altro), finirà inevitabilmente per:
  • per rammaricarsi delle macchie e delle storture di quel percorso;
  • per combattere quelle storture e cancellare quelle macchie;
  • per dare ascolto alle critiche (esterne o interne) in modo da identificare meglio tali storture e tali macchie;
  • per rifiutare con forza qualsiasi ingiustizia promossa da quel percorso (dopotutto, se è un percorso di fede, è tale solo se onora Dio, giusto? e come può onorare Dio un percorso imbottito di ingiustizie? come può onorare Dio un percorso che ha bisogno di qualche inganno e qualche menzogna per andare avanti?).

I venditori reclutati costituiscono
la “discendenza” del venditore
che li ha reclutati,
e tutti costituiscono
la “discendenza” del primo venditore.
In assenza di tali punti, si deve dedurre che il soggetto non ha né sincerità né onestà, e che difende non un percorso di fede ma la comoda appartenenza ad un club, un club chiamato "comunità" appartenente al multi-level marketing chiamato "Cammino". E siccome la tessera di quel club gli costa più di una cambiale (e gli è costata finora una valanga di soldi e di scelte di vita e ha intaccato persino i suoi cari e i suoi affetti), la sincerità e l'onestà non riescono ad emergere, e più passa il tempo e più diventa difficile essere onesti e sinceri.

Per questo, in assenza di quei punti, si può dire che il soggetto o è in malafede, o ha qualche grosso handicap mentale che gli impedisce di utilizzare il talento dell'intelligenza che il Signore gli aveva donato.




Di queste considerazioni due - a mio avviso - cruciali trovano conferma nelle esperienze di tanti di noi fuorusciti.

1. Una volta conosciute le cose come stanno realmente abbiamo cambiato idea, allontanandoci da un progetto di vita che pure ci aveva totalmente coinvolto.

2. E proprio perché eravamo fermamente convinti di aver intrapreso un percorso autentico di fede ci siamo rammaricati e abbiamo tentato di correggere macchie e storture ma, soprattutto, abbiamo ritenuto inaccettabile ogni forma di ingiustizia perpetrata e poi giustificata dalla scusa che «altrimenti si distrugge il cammino». Nulla di strano in questo, se non fosse che la battaglia abbiamo dovuto intentarla contro i nostri stessi catechisti, su su… fino a Kiko. Un assurdo!

Per questo ce ne siamo andati.
Così abbiamo capito e concluso che nulla di buono è nel cammino.
Ma quale "bontà del percorso di fede"?
Ecco qual è il "carisma" e lo "spirito" autentico del percorso di Kiko e Carmen: un club chiamato "comunità" appartenente ad uno schema di MLM: Multi-level marketing chiamato "Cammino". (nota 1)

Detto questo è proprio vero che dal momento che l'appartenenza a questo club esclusivo costa un occhio (o meglio: tutt'e due!) della testa, ciò fa da deterrente al "ravvedimento operoso" che porta alla uscita dall'esperienza "di corsa", alla mandata "a quel paese" degli inseguitori che però, avendo un efficace piano B, neanche ti pregano più di tanto, fino a venirti a cercare per mari e per monti come fa invece il Pastore VERO con la pecorella perduta, lasciando le altre 99 al sicuro.
No: i cattivi pastori, per paura di perdere anche queste che sono la gran parte, si stringono a loro, le catechizzano ben bene sul presunto senso di quanto accaduto e che la pecorella perduta crepi, e crepi presto. Magari si suicidi!
Questo il Piano B:
Calunnia, e per i disertori precipizio pronto della "Damnatio memoriae" come la definisce per noi Veterano. I fratelli, in obbedienza ai catechisti, non ti cercheranno più.
Kiko così limita i danni e ferma l'effetto domino: tu sei nelle mani del demonio, sei un giuda e un traditore, e di te viene detto ai fratelli della comunità "da oggi sia per voi come un pagano e un pubblicano…", distorcendo la Parola, ut semper, poichè fanno passare te come colui che va corretto, quando sono loro gli incorreggibili!

Molta forza è stata necessaria e tanto coraggio c'è voluto per uscire, ma in molti ci siamo riusciti e sempre saremo una spina nel fianco (anche nostro malgrado).
Spina nel fianco per il Cammino e i suoi capicosca, spina nel fianco (o meglio pungolo delle coscienze) per i fratelli che, pur assistendo a storture e ingiustizie, non si lasciano interrogare dai "fatti concreti", tacitando piuttosto la coscienza che li invita a valutare un cambio di direzione; tentando maldestramente di convivere con le suddette storture si riducono a complici, loro malgrado, di tutte le ingiustizie di cui sono testimoni muti per il resto dei loro giorni.

Le seguenti 18 domande, da Luca, sono una sintesi mirabile e chiara di tutte le criticità irrisolte del cammino.
Penso che il fratello Shadyx, insieme a tutti quelli come lui, hanno molto da riflettere e approfondire per poi elaborare oltre.
In realtà una volta esaurite le analisi proposte si è già al traguardo.

Coraggio, nostri carissimi ex fratelli di comunità. Ai questionari Kiko ci ha abituati in lunghi anni di cammino.
Visto che sempre più spesso intervenite sul nostro Blog di "graziati", provate a rispondere in sincerità e libertà.
Anche noi vi proponiamo un percorso ben collaudato ormai, perchè già sperimentato da tanti e saremo sempre più numerosi.
Dal Cammino si può uscire e la strada è ormai tracciata:
"Perchè ci sarà una strada, un cammino di salvezza.
Un cammino una via per i poveri.
E su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore,
tutti i poveri ciechi e zoppi i lontani dal signore,
i peccatori e canteranno felicità
e canteranno felicità"
dal Canto di Kiko: "Dite agli smarriti di cuore" tratto dal Isaia 35 (nota 2)
Ecco ben in evidenza il magnifico questionario proposto da Luca, questionario che inaugura una nuova tappa che chiameremo della liberazione definitiva dal C.N.


Preparando logo para 50 años
del Camino Neocatecumenal:

si ostinano a disegnare i gradini della risalita!

Questionario - da Luca:
Ti premetto che ho fatto parte del cammino per 17 anni, lo dico solo per chiarire che conosco la realtà di cui parlo, sono arrivato alla tappa della Redditio, poi sono uscito.

Tu dici che il Papa ha approvato il cammino, è vero, la Chiesa ha approvato gli statuti neocatecumenali in versione esperimento per 5 anni nel 2002 e successivamente nel 2008.

-Prima domanda : Allora, prima del 2002 il cammino era comunque nella Chiesa ?

-Seconda domanda : Non ti sembra strano che questa realtà è stata regolamentata solo dopo 30 anni ?

Nel 2005, su richiesta del Papa, il cardinale Arinze ha pubblicato una lettera intesa a chiarire i dubbi sullo svolgimento delle celebrazioni eucaristiche del cammino neocatecumenale.

-Terza domanda : Se come dici tu, l’Eucarestia fatta dal cammino è conforme a quella della Chiesa, a cosa serviva una lettera per regolamentare qualcosa che andava già bene come era?

-Quarta domanda : Lo statuto del cammino è stato distribuito in tutte le comunità compresa la mia, la lettera del cardinale Arinze non è stata né nominata e neanche distribuita in comunità, tu conosci il contenuto di questa lettera, i tuoi "catechisti" ti hanno parlato delle disposizioni della Chiesa contenute in questa lettera ?

Quinta domanda : Lo sai che le disposizioni del Cardinale Arinze sono contenute in nota (nota 49, quindi ancora valide) anche nello statuto del 2008?

Nel 2010 è stato approvato il “Direttorio Catechetico” del cammino neocatecumenale.
Questo documento è citato negli statuti del 2002 e del 2008.

-Sesta domanda : Tu sai di che documento si tratta esattamente?

Questo documento è importantissimo, è composto di 13/14 volumi e contiene tutto il percorso e la dottrina del cammino neocatecumenale: tutti i dubbi sulla forma, ma ancora di più sulla sostanza, sarebbero chiariti immediatamente solo leggendo queste pagine. Chi le può leggere?

-Settima Domanda : Perché non esiste una pubblicazione di questo documento?

-Ottava domanda : Ti risulta che i documenti della Chiesa o approvati dalla Chiesa e utili per la fede dei cristiani siano tenuti segreti ?

-Ottava domanda : Lo sai che prima del “Direttorio Catechetico”, l’intero percorso del cammino neocatecumenale era portato avanti solo oralmente da Kiko e Carmen e successivamente con un mamotreto (brogliaccio, bozza non corretta da nessuno, Chiesa compresa), realizzato registrando le catechesi di Kiko e Carmen ?

-Nona domanda : Lo sai che questo mamotreto era tenuto nascosto a tutti, catecumeni compresi e veniva dato in consegna solo ai catechisti scelti personalmente da Kiko e Carmen ?

-Decima domanda : Lo sai che oggi con il “Direttorio catechetico” succede la stessa cosa, lo hanno solo i catechisti del cammino e neanche tutto, ma solo il volume che riguarda la tappa da riportare ai loro "catecumeni" ?

-Undicesima domanda : Lo sai che Papa Benedetto XVI aveva chiesto al cammino di pubblicare il “Direttorio Catechetico” ?

-Dodicesima domanda : Perché il cammino non pubblicò il suo “Direttorio Catechetico” ?

Nel 2012, la Chiesa ha approvato solo e solamente le celebrazioni contenute nel “Direttorio Catechetico”.

-Tredicesima domanda : Perché il cammino neocatecumenale ancor oggi si ostina a non pubblicare il “Direttorio Catechetico”?

-Quattordicesima domanda : Conosci qualche realtà della Chiesa Cristiana Cattolica che necessita di un proprio “Direttorio Catechetico” che non è pubblico?

-Quindicesima domanda : Secondo te il cammino neocatecumenale è un tempo di formazione cristiana o una realtà Ecclesiale che deve durare tutta la vita ?

-Sedicesima domanda : Ti risulta che nel cammino neocatecumenale ci sia una accettazione votiva tipo ordini religiosi, dove si accettano volontariamente queste tre virtù : Obbedienza, Castità, Povertà?

-Diciassettesima domanda : Ti risulta che il cammino neocatecumenale si fonda sulla obbedienza totale (come un voto religioso) del "catecumeno", verso i suoi "catechisti"?

Diciottesima ed ultima domanda : Perché nel cammino è richiesta la “Decima” di tutte le entrate dei "catecumeni" (a me è stato obbligato a farla, pena la bocciatura ad un passaggio) e nella Chiesa si fa una libera offerta ?
Mi dici in quale documento possiamo verificare che la Chiesa autorizzerebbe questa richiesta fatta dal cammino?

Se dopo avere risposto nel profondo di te stesso a queste domande sei ancora sicuro della scelta che hai fatto, ti faccio i miei complimenti e ti auguro con tutto il cuore di avere una buona permanenza nel cammino neocatecumenale.




(nota 1)

Il Multi-level marketing (MLM) è una forma di vendita diretta dove solitamente i venditori vendono i prodotti direttamente ai consumatori oltre a incoraggiare e procacciare nuovi venditori in modo da venire ricompensati non solo per le vendite effettuate ma anche per quelle compiute da altri venditori da essi reclutati…

Alcune società di MLM danno luogo a schemi piramidali illegali volti a sfruttare i membri dello schema stesso per i prezzi imposti, i costi d'ingresso (come la vendita di materiali promozionali e scorte di prodotti ai nuovi agenti), l'enfasi data al reclutamento di nuovi venditori invece che alla vendita dei prodotti, lo sfruttamento delle conoscenze e delle relazioni personali per vendere e reclutare, gli schemi di retribuzione complessi, i costi di materiali "formativi" e sulle tecniche motivazionali usate da alcune aziende al limiti del culto della personalità.
(ndr. dallo schema piramidale al culto della personalità! Questo è proprio il c.n.)

(nota 2)
Isaia 35

1 Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
2 Come fiore di narciso fiorisca;
sì, canti con gioia e con giubilo.
Le è data la gloria del Libano,
lo splendore del Carmelo e di Saròn.
Essi vedranno la gloria del Signore,
la magnificenza del nostro Dio.
3 Irrobustite le mani fiacche,
rendete salde le ginocchia vacillanti.
4 Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi».
5 Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
6 Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto,
perché scaturiranno acque nel deserto,
scorreranno torrenti nella steppa.
7 La terra bruciata diventerà una palude,
il suolo riarso si muterà in sorgenti d'acqua.
I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli
diventeranno canneti e giuncaie.
8 Ci sarà una strada appianata
e la chiameranno Via santa;
nessun impuro la percorrerà e gli stolti non vi si aggireranno.
9 Non ci sarà più il leone,
nessuna bestia feroce la percorrerà,
vi cammineranno i redenti.
10 Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno
e fuggiranno tristezza e pianto.
(ndr. abbiamo riportato il brano da cui il canto è tratto per evidenziare come in esso non si parla affatto dei "peccatori". Piuttosto Isaia afferma che questa via santa nessun impuro e nessuno stolto percorrerà).

lunedì 5 novembre 2018

Kiko, il fariseo

«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati «rabbì» dalla gente.
(...) Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».
Kiko ipse dixit (Anotaciones, pp. 61-62):
151.  Sono rimasto senza nulla. Senza opere, nudo, pronto per il giudizio e la condanna. Mangiare, bere, ubriacarsi, colpire i servi. Questo sono io. Dio mio! Dio mio! Solo la tua misericordia. Vivo della tua grazia. Sono nella tua misericordia. Mi resta una piccola luce che mantiene viva la mia anima: che non mi rifiuti, che mi vuoi bene. Sì, che mi vuoi bene! Infinitamente misericordioso. Infinitamente santo. Tu, Dio mio, il mio amato Gesù. Abbi pietà di me, Signore, che sono un peccatore.
152. Sono rimasto senza nulla. Solo mi resti Tu. Non ho virtù, non ho preghiera, non ho mortificazione né sacrificio, non ho altro che peccato e pensieri di lussuria, terrori che vanno e vengono, pigrizia, vuoto. Tu, solo Tu. Il Cammino, l'arte, la pittura... niente, solo Tu. Abbi pietà. Mi condannerò? Tanta gente che non ti conosce vive prigioniera dei peccati e dei vizi che li fanno soffrire, che rubano loro la vita, che sei Tu. Ed io? Merito il castigo e la morte. Abbi pietà! Abbi pietà! Aiutami, Gesù mio. Aiutami, non mi lasciare, che ti tradisco. Non ti distrarre neanche un momento, ché mi perdo. Guarda, il peccato mi assedia. Il demonio mi ha accerchiato e gira e rigira attorno a me. Tu mi aiuterai. Non vacillerò. La Vergine Maria dal cielo prega per me. Che figlio cattivo sono. Aiutami Tu, Madre di Gesù. Perdona i miei nemici. Aiutali.
153. (...) Guai a me che sono un peccatore! Guai a me che dico e non faccio! Guai a me che mi condannerò se non mi converto! (...) Fai meraviglie e miracoli, e mi condannerò. Sei con noi e sono un indecente, un malvagio, un uomo che non vale, un ipocrita.
154. (...) Ho paura di impazzire. La tensione nervosa, la fatica fisica e morale, il demonio che mi tenta: "Ucciditi"! Dio mio, Dio mio, aiutami! Sono segni di stress, di stanchezza (...) 
174. (...) Mi condannerò, sono un miserabile che metto a rischio gli immensi doni che Dio mi ha dato perché aiuti la Chiesa. Io, indegno e malvagio, disprezzando tutto e, per amore alle mie passioni mi avvicino al peccato e obbligo il Signore a fare miracoli per tirarmi fuori da situazioni pericolose... Sono un impedimento totale, un servo inutile. 
187. Sono un peccatore, un malvagio che mette a rischio per il suo piacere l'opera meravigliosa che Dio sta realizzando (...) Spirito Santo che ami i peccatori, che ti senti attratto da coloro che si confessano ammalati e peccatori (...) vieni e aiutami... Non mi punire nella tua ira, non mi castigare nel tuo furore.
Ecco a voi l'elevata spiritualità di Kiko, tutto centrato su se stesso e sui propri umanissimi problemi: il demonio, che Kiko nomina in maniera preoccupantemente frequente, non c'entra niente con i suoi gravi tormenti spirituali e psicologici - inciso: è piuttosto difficile, se non quasi impossibile, trovare, negli scritti dei grandi santi, il demonio nominato continuamente come fa lui.

Le Anotaciones ben lungi dall'essere un trattato spirituale (c'è chi, alto prelato, con sprezzo del ridicolo ha osato paragonare questo pataccaro eretico a San Giovanni della Croce!) non sono nient'altro che un lunghissimo, interminabile scrutinio che il "profeta" si è fatto da solo, continuamente riportando le proprie convinzioni e i propri deliri, le proprie fissazioni e debolezze che, per come le descrive, richiamano in tutto peccati di l'impurità. Ma davvero c'era bisogno di pubblicare le proprie confessioni?

Da notare il linguaggio usato, del tutto simile a una qualsiasi risonanza udita in celebrazione da chiunque sia in cammino: "non ho virtù, non ho preghiera ... Tu mi aiuterai", un atteggiamento del tutto alieno dal cattolicesimo, un atteggiamento squisitamente luterano, del crogiolarsi nei peccati e auto-assolversi in foro interno.
I neocat, come robot programmati dall'algoritmo di Kiko, hanno assimilato tutto di lui, non solo il linguaggio, ma anche l'atteggiamento e la spiritualità! Anche noi ex eravamo così, e liberarsi dal "codice" kikiano è un lavoro lungo e doloroso, che molti all'interno del movimento, pur coscienti delle deviazioni e storture, non sono in grado di affrontare.

I suoi pensieri, se tali sono e se non sono ritoccati e fabbricati ad hoc, fanno emergere solo una mentalità affetta da depressione, ansia, attacchi di panico e forse un bel disturbo narcisistico di personalità; il numero di volte che Kiko parla di se stesso, delle proprie opere e dei propri successi è davvero impressionante: nell'assoluta maggioranza delle occasioni non nomina nient'altri che sé o eventi legati ai suoi viaggi e incontri, e per pagine e pagine non si trova traccia di nessuno dei suoi pur stretti collaboratori, nemmeno Don Mario Pezzi, neppure Carmen Hernández che dovette sopportarlo per tutta la vita. Nessun accenno neanche ai fedelissimi della prima ora come Josè Agudo o Giuseppe Gennarini, che pure avrà visto e incontrato decine di volte.
Solo Kiko, Kiko, Kiko... Io...Io...Io...

Brani vuoti, ai limiti della disperazione, conditi con un agghiacciante riempirsi la bocca del tre volte santo nome di Gesù, ma a sproposito, quasi a renderlo semplice spettatore dei propri peccati, un nome di cui fregiarsi per auto-giustificare le proprie debolezze.
Ecco Kiko, il fariseo, colui che dice più e più volte di predicare cose che non fa, dunque cose in cui non crede, un fanatico oltranzista, che costringe tutti gli altri ad obbedire a regole assurde inventate da lui, a portare pesi che lui invece non tocca nemmeno con un dito e per sua stessa ammissione!

Quale anima toccata da Dio - e sorvoliamo la millantata "visione intellettuale" - quale cristiano davvero pieno di zelo per la causa del Vangelo e l'edificazione del Regno di Dio potrà mai avere pensieri suicidi? Pensate a quanti neocatecumenali ripetono questo assurdo mantra, quante volte noi stessi abbiamo sentito dirlo, quante volte forse lo abbiamo pensato.
"Ucciditi!"
Ma che dici, Kiko?
Quando mai potrà essere, nel pieno della volontà divina, compiendo opere buone, portando il Suo Vangelo, che affiorino pensieri di suicidio, tentazione di bestemmiare lo Spirito Santo?
Possibile che a nessuno sia venuto a mente che Kiko è un uomo disturbato, malato di mente, che doveva essere curato da un bravo psichiatra come la sua collega - pace all'anima sua - che era evidentemente depressa bipolare e squilibrata?
A nessun neocatecumenale (tra cui i vari Flando85, Shadyx, Maximilian, Pietro, Simone Volt., ecc. ecc.) viene il sospetto di aver seguito e continuare a seguire le fisse e le ossessioni di una mente gravemente malata?

Vi domando, cari neocatecumenali, dove si è mai visto un santo cattolico vivere questo assurdo dualismo sospeso fra il cielo e l'inferno, fra la grazia e la dannazione, fra Dio e il diavolo, come se fosse in atto una qualche contesa, come se si camminasse costantemente su un filo e che al primo passo falso si possa cadere nell'abisso senza speranza di salvezza?

sabato 3 novembre 2018

E dicono di avere una fede adulta...

Caro F., ti confido che il tuo scrivere mi sta facendo torcere le budella dalla rabbia. Ma non scaricherò rabbia su di te, almeno ci proverò, perchè so che dovrei prendere la via della comprensione, della pace, dell'avere pazienza verso il fratello che mi parla.
Ma ti dico che è difficile.
Sai perchè? Perchè è proprio il tuo scrivere che mi crea un tanto.

Vedi, io mi vedo uno come te, un NC, che mi scrive questa frase: 
Caro Isaia Paolo Geremia al min 1:15:35 Kiko non usa l'espressione "cristiani della domenica" in senso dispregiativo, come vorresti tu insinuare.
Dice semplicemente che per avere una fede adulta la sola messa domenicale non basta.

Mi chiedo: ma tu dove vivi, su Marte o sulla Terra? 

I Blues Brothers cristiani adulti nella fede all'opera

Caro F., tu vorresti mettermi a credere che uno che schitarra e urla il sabato sera, è un cristiano adulto? 
Tu vorresti mettermi a credere che ciò che ho visto, non sia vero? 
Tu vorresti mettermi a credere che un cristiano che ha bisogno di sentire cosa dice Kiko, sia un cristiano adulto? 
Tu vorresti mettermi a credere che un cristiano abbia bisogno di confessare i suoi peccati davanti ad un catechista, un uomo al quale Dio non ha conferito questo compito? 
Tu vorresti mettermi a credere che per dire/capire ecc il Padre Nostro, ci sia bisogno di un passaggio, deciso da uomini di carne e ossa, cioè ci sia bisogno di aspettare anni? 
Tu vorresti mettermi a credere che il martirio di costoro, sia schitarrare una sera insieme ad Ebrei, intorno ad un fuoco? 
Tu vorresti mettermi a credere che siano cristiani adulti, persone infilate dentro le Domus, in salette lussuose, perchè parenti che sono amici del famoso Kiko Arguello? 
Tu vorresti mettermi a credere che ci sia bisogno di dipinti alle pareti, per essere cristiani adulti? 
Balletto idolatrico del sabato sera:
nel cerchio interno, ballano i seminaristi di Kiko
Tu vorresti mettermi a credere che durante la Messa/Eucarestia, ci sia il bisogno di battere le mani ed urlare? 
Tu vorresti mettermi a credere che siano cristiani adulti coloro che girano in tondo dopo la Celebrazione? 
Tu vorresti mettermi a credere che sia un cristiano adulto colui che si beve a grandi sorsate il Sangue di Cristo, che viene distribuito in grandi coppe?
Tu vorresti mettermi a credere che un cristiano adulto ed un martire è colui il quale si presenta in una piazza con chitarra e canti? 
Tu vorresti mettermi a credere che il più grande martirio è quello di fare un concerto, per poi mangiare dentro a ristoranti e altro? 
Tu vorresti mettermi a credere che siano dei grandi martiri dei seminaristi che si trovano in seminari lussuosi e dentro i quali vengono serviti da fratelli nc?
Tu vorresti mettermi a credere che sia un cristiano adulto, uno che durante la Celebrazione si mette a raccontare i fatti accaduti, pensando di fare una risonanza della Parola di Dio, ma realmente sta dicendo cose che si raccontano al bar? 
Tu vorresti mettermi a credere che la Nuova Evangelizzazione consiste nel riempire lè Parrochie di dipinti alle pareti, di Kiko, e di oggetti in plastica comprati ai Kikoshop? 
Tu vorresti mettermi a credere che il Cammino si rifà ai tempi dei baraccati di Palomeras, in quanto è stato un passaggio momentaneo, invece la realtà è che la vita è stata passata dentro ad Hotel, ristoranti, case, Dischi Volanti ( donati, dalle Decime, di cui si sentono i padroni)? 
Tu vorresti mettermi a credere che ci sia un forte pasaggio di Dio, quando si fanno convivenze dentro Hotel, dopo aver mangiato, fumato, bevuto, e fatto altro? 
Tu vorresti mettermi a credere che un catechista, che abbia detto menzogne e fallacità, viste con i propri occhi, sia uno h24 assistito dallo Spirito Santo, e a cui si deve obbedienza cieca?

Selfie di gruppo nella Casa degli Orrori
Tu vorresti mettermi a credere che si deve battezzare un bimbo dentro un ottagono il plastica? 
Tu vorresti mettermi a credere che per fare la Volontà di Dio, cioè essere un cristiano adulto, io debba andare le sere a leggere versetti scritti sul Dufour, pensando che sia quella la sola via? 
Tu vorresti mettermi a credere che tanti martiri, che andavano a Messa la Domenica, che hanno contribuito alla crescita del Cristianesimo, siano diventati dei falsi cristiani, perchè lo dice un presuntuoso che spara parole al vento durante i suoi incontri?
Tu vorresti mettermi a credere che io creda alle tue parole, annullando me stesso? 


E tanto altro.

Saresti un illuso se pensassi che io ti creda. Per cui, tu senti che quella è la tua strada, vai, seguila, ma non ti permettere a venirmi a dire baggianate.


Pace ai figli della Pace. Dio è la Pace.

(da: Isaia Paolo Geremia)

giovedì 1 novembre 2018

Ma quali vocazioni a Dio? Tutte chiacchiere: Kiko ama solo se stesso, non la Chiesa

Kiko, "lontano dai fotografi", mentre
medita le proprie Anotaciones
Kiko Argüello e Carmen Hernández hanno da sempre sbandierato fra i loro frutti le "copiose vocazioni" maschili e femminili che porterebbero alla Chiesa; ricordo in particolare con dispiacere come i due eretici vantassero di aver riempito monasteri rimasti "con due o tre vecchiette", e prossimi alla chiusura comportandosi come sciacalli che godessero della crisi della Chiesa contemporanea, dello smarrimento che si vive in tanti ambienti clericali e del rilassamento dei costumi, come tutti i grandi eretici che hanno approfittato di tali momenti per fare scempio della Sposa di Gesù, della Sua vigna, come gli evangelici cinghiali.

Nell'immancabile annuale show delle «alzate» potevamo vedere torme di ragazzine lanciarsi correndo verso il palco, trascinate dalla foga del momento - prive, nella maggioranza dei casi, di qualsiasi maturazione interiore di una vocazione che, ben lungi dall'essere uno spettacolo rappresenta una delle più importanti scelte di vita di un'anima cristiana (la vita consacrata, che nel caso delle donne si tramuta in sposalizio divino con Cristo-sposo) - per inchinarsi al Kiko-redentore. Abbiamo la testimonianza diretta di decine di queste ragazzine che entrate senza coscienza nella difficoltà di una vita di obbedienza, povertà e castità sono poi dovute tornare indietro con la coda fra le gambe, alcune dopo aver perso anni e anni nell'errata convinzione di essere prescelte solo per aver "sentito" un'emozione in uno spettacolo appositamente predisposto dai due criminali spagnoli per ingenerarla ad hoc.

La verità, come al solito quando si ha a che fare con la trimurti kikiana, è ben diversa dietro la coltre di inganni e menzogne, di omertà e di segretezza che permea il cammino neocatecumenale.
Una interessante testimonianza giunta alla nostra redazione ci manifesta la realtà.

Parliamo del caso di un monastero "famoso" nel Cammino, il Monastero delle Rose di Sant'Angelo in Pontano, nelle Marche. Chiunque sia stato nel Cammino ne ha sentito parlare (al pari del monastero delle clarisse di Spello, in Umbria e di altre strutture colonizzate da Kiko) come di uno dei fiori all'occhiello del movimento, uno dei punti di approdo delle ragazze vittime delle alzate di Kiko, vantato come un riuscitissimo tentativo di recupero, a dimostrazione che il Cammino produce buoni frutti e fa bene alla vita della Chiesa.

"Liturgia" neocatecumenale
con retrogusto "vocazionale"
Quasi tutte le ragazze presenti nel Monastero, affluite fin dal 1994, provenivano dal Cammino Neocatecumenale, formando in esso nel tempo una sorta di piccola comunità neocatecumenale governata, almeno a parole, dalla Madre Superiora.
Negli anni, con pazienza, l'abile Kiko e i suoi scagnozzi hanno provveduto a soppiantare le abitudini liturgiche delle religiose benedettine con le orride invenzioni dei due spagnoli - canti kikiani grattugiati a chitarrelle, convivenze con giri d'esperienze, liturgia delle ore à-la-Kiko - coadiuvati in ciò dai preti che svolgevano servizio all'interno del Monastero (tutti provenienti anche loro dal Cammino, Seminari Redemkikis Mater) e da Vescovi da decenni al servizio indefesso di Kiko (presuli di Fermo e Macerata).

Il Kiko conquistador sfruttando la particolare organizzazione statutaria dell'ordine delle benedettine era riuscito a trasformare lo storico monastero in una colonia kika e a farlo uscire dalla Federazione dei Monasteri Benedettini per mutarlo in un monastero di semplice ispirazione alla regola del Santo di Norcia.
Mai sazio, forte della sua presenza all'interno del monastero, era anche riuscito a convincere la Madre Superiora ad aprire una seconda casa in Olanda, ad Aalsmeer nella diocesi di Haarlem e spedire là tredici sorelle, che per quattro anni hanno patito povertà e problemi di ogni genere, non ricevendo nessun genere di aiuto a parte le solite (scarse) donazioni dalla Fondazione Famiglia di Nazareth e dalle famiglie delle suore.
Ufficialmente, come sempre, le sorelle erano in Olanda per "evangelizzare" - in una terra di missione dove purtroppo la scarsità di vocazioni cattoliche è endemica - mentre nella realtà erano diventate una comunità neocatecumenale a disposizione di Kiko e degli itineranti di Germania e Olanda.
In almeno una occasione, ci è stato riferito, furono costrette persino a inventarsi un modo per partecipare alla delirante "missione in piazza" secondo Kiko, aggirando con qualche diabolico stratagemma la regola della clausura. Vita claustrale peraltro impossibile da svolgere in una casetta rimediata e integralmente da ristrutturare, in un quartiere cittadino ostile e privo del necessario isolamento che serve a una vita di preghiera e di contemplazione.

Kiko, che odia tutto quello che è veramente cattolico, era quasi riuscito a far perdere alle sorelle benedettine - che ricordiamolo, hanno pronunciato un solenne voto di obbedienza alla regola - le proprie sacre prerogative, immolandole alla propria fame insaziabile di potere e successo e alla sua megalomania.
Nel mentre, in un crescente smarrimento che le avrebbe portate probabilmente a perdere la vocazione, la ristrutturazione della casetta olandese era stata progettata non per ricostruire un degno monastero ma per trasformarla in un "mini-catechumenium", con tanto di "cappella" addobbata con orridi sgorbi kikiani, sedie Plia trasparenti e tappeti, un luogo dove, ovviamente, avevano cominciato ad affluire i soliti catechisti itineranti di passaggio, le famiglie in missione di passaggio e altri neocatekiki in vacanza.

Serve, forse, aggiungere che le suore erano costrette a fare il cammino, con tanto di passaggi e convivenze?
Glissiamo con eleganza.
In sostanza, alla faccia del bene della Chiesa, Kiko aveva preso il completo controllo della comunità benedettina. Inutile negare: sappiamo che la medesima situazione si è verificata anche in diversi altri posti, ne abbiamo le testimonianze.

Vocazioni non neocatecumenali
Inutile dire che il demonio - quello vero - sarà stato grandemente contento di vedere un plotone di soldatesse di Gesù, sue acerrime nemiche, venire private delle armi che teme di più!
La storia, comunque, finisce bene, perché Iddio anche se permette a volte il male, pone ad esso anche dei limiti: grazie all'intervento dello Spirito Santo, quando c'è stata l'ennesima richiesta di Kiko di allentare le maglie della regola per adattarla ai suoi personali bisogni - non sappiamo a quali sottintesi, quali alzate di sopracciglia, quali minacce palesi o velati sia potuto ricorrere, ma conoscendolo lo possiamo immaginare! - e persino di disobbedire alla propria Superiora che era contraria alle loro richieste, le sorelle si sono rivoltate in blocco, uscendo dal Cammino Neocatecumenale.

Pensate lo smacco per il falso profeta eretico gnostico e giudeo-protestante, vedersi beffato da un gruppo di ragazzette allevate a pane e neocatecumenalismo! Chi sa quali sfuriate i suoi capicosca avranno dovuto sopportare per questo fallimento, le reprimende, i travasi di bile!
Finalmente, almeno una volta, possiamo dire che qualche neocatecumenale ha preferito obbedire a Dio anziché a un gruppo di sedicenti catechisti laici assetati di potere, volendo fare il bene, rispettando il voto offerto solennemente a Dio: queste sorelle non hanno voluto dispiacere alla Madre del Redentore - loro modello di santità - e al Signore violando il patto che le lega a Lui, alla regola e alla Madre Superiora.
Giovani neocatekikos alla GMG
(notare le magliette autocelebrative)
durante un'«Eucarestia» neocat
e in attesa di "alzarsi" davanti a Kiko
Del resto, da uno cacciato dai Cursillos de Cristianidad, da una cacciata dalle Misioneras de Cristo Jesus per disobbedienza e da uno buttato fuori a pedate dai Comboniani che cosa ci si poteva aspettare? Forse che promuovessero e amassero veramente la vita consacrata? Ma per piacere!

Le sorelle hanno dovuto abbandonare la "missione" in Olanda verso cui erano state molto incautamente spedite, e far ritorno in Italia: peccato che nel frattempo il Monastero delle Rose era stato seriamente danneggiato dal terremoto di Amatrice, diventando inagibile. Kiko: cosa avrà voluto dirti il Signore con questo fatto?
Il monastero di Sant'Angelo ora è disperso per l'Italia. Le poverelle hanno persino faticato parecchio per trovare collocazione, dovendo elemosinare ospitalità in altre case benedettine. L'Ordine di San Benedetto pare che non abbia affatto gradito il "tradimento" del monastero che si è fatto colonizzare da Kiko e soci!
Grazie a Dio, dopo diverse porte sbattute in faccia ora la maggior parte delle consorelle vivono a Pienza, in una bella villa settecentesca, ospiti del Vescovo Stefano Manelli.

Preghiamo per loro, che siano preservate dal Cammino e dagli attacchi del demonio, che possano vivere autenticamente il carisma e che Dio doni loro salute e forza spirituale!

martedì 30 ottobre 2018

Aggiungete alla Bibbia il SALMO di Sankiko!

Kiko Argüello, compositore sinfonico, esorciccio, pittore, "iniziatore", chef, architetto, salmista, tre lauree honoris causa, ha scritto un salmo! Aggiornate la vostra Bibbia, fratelli delle comunità neocatecumenali!

Ecco alcune auguste citazioni dal Primo Salmo di Sankiko, estratto dal suo indimenticabile Libro di Kiko: Anotaciones:
  • «il mio essere... si dibatte tra il niente e il timore dell'abisso, dell'orrore, di una crudeltà senza fine» - nichilismo infernale
  • «sono in Te e posso non esserlo» - agnosticismo non troppo velato (e irragionevole sfiducia nella divina grazia)
  • «sono un prodigio costante, sono un senza fine di istanti» - emerite cazzate
  • «quanto più sono nel tuo amore, più doloroso è il timore di non essere» - il contrario della speranza cristiana
  • «perché ci dà terrore ciò che è gratis?» - giusto: inventiamo le Decime! e anche le collette, le raccolte fondi, i kiko-shop, ecc., altrimenti chi mi paga sigarette, viaggi apostolici in elicottero, aragoste, ecc.? ehm.. forse parlava della grazia, offerta "gratis" a ogni uomo... chi è che ha terrore della grazia? il demonio (quello vero) e i suoi adepti
  • «gli ahi e i gemiti dell'inferno da cui mi trai ogni giorno» - un caso clinico di depressione
  • «...così prega Gesù... conoscere la persona del Padre...» - praticamente "prega Dio e menziona en passant Gesù", come se pensasse che Gesù non è Dio ma solo un Uomo Importante
  • «e crea la Chiesa, una, santa e cattolica» - excusatio non petita oppure interpolazione di comodo da parte degli "scopritori" delle cosiddette Anotaciones di Sankiko?

domenica 28 ottobre 2018

"Provarsi coi beni", cioè sadomasochismo del portafoglio

Buffet neocatecumenale:
sarà sacro o profano?
Ogni tanto capita su questo blog un fratello del Cammino che si vanta di essersi "provato coi beni".

Cosa significa? In soldoni (poiché di soldoni si tratta), nel gergo neocatecumenale significa essere stati messi alla prova riguardo al proprio rapporto coi beni e col denaro, cioè l'aver rinunciato a qualcosa di abbastanza grosso da far "sanguinare il cuore". Inutile precisare che a decidere quando e su cosa «provarsi» sono i cosiddetti "catechisti" del Cammino, che "suggeriscono" (cioè comandano perentoriamente) anche la destinazione che devono prendere quei beni (cioè sempre a favore del Cammino, direttamente o indirettamente, in maniera chiara o occulta, e comunque senza mai rendicontare).

Ciò farebbe molto ridere se non fosse tragico. Dal Vangelo - che i neocatekikos ufficialmente leggono e preparano e meditano senza sosta - apprendiamo infatti che Nostro Signore non chiese a Nicodemo (ricco) di provarsi, tanto meno fu chiesto a Giuseppe d'Arimatea (molto ricco) di provarsi (era talmente ricco che poté permettersi di donare al Signore una sepoltura da re), e ancor meno fu chiesto a Zaccheo (che a causa della propria gioia di incontrare il Signore, donò liberamente e senza farsi "consigliare" da nessuno). A lamentarsi che un profumo di trecento denari fu usato per onorare Nostro Signore fu solo Giuda Iscariota, in un attacco di avarizia da management aziendale prossimo alla bancarotta. A donare sinceramente fu il samaritano alla vittima dei briganti (ma era un gesto di carità, non un "provarsi"), a donare più di tutti fu la vedova al Tempio, nella sua piena libertà (non perché qualcuno le avesse "consigliato" di mollare una certa percentuale dei suoi ultimi spiccioli).
Ma per non attaccare il proprio cuore ai beni, c'è davvero bisogno di qualcuno che imponga di "provarsi" e che vada misurando i risultati? A cosa diavolo serve tale "provarsi", se non a far crescere la propria superbia?
Rifletteteci bene: nel Cammino (non nella Chiesa Cattolica"provarsi" significa lasciarsi imporre dal cosiddetto "catechista" il compito di effettuare un "sacrificio" economico per dimostrare a lui (e a sé stessi) di aver acquisito punteggio nella graduatoria del neocatecumenalismo. Praticamente è un comprarsi la costosa e lussuosa etichetta di "provati" e soprattutto un comprarsi il consenso del cosiddetto "catechista".

I cosidetti "catechisti" del Cammino non sono guide nella fede. Una vera guida nella fede cercherà di soffiare sul fuoco della carità lasciando che la libera e consapevole decisione del singolo faccia il resto, senza alcuna pretesa di misurare i risultati. È solo Dio che può leggere nei cuori e vedere quanto sincero e libero è un gesto di carità (se non è sincero e libero, non è carità ma solo un'ipocrita messinscena).

Dopotutto, a che diavolo serve un catechistone che ti "prova coi beni", cioè te ne fa sbarazzare non liberamente e in genere solo a favore del Cammino? Agli occhi del Signore vale più un euro donato con carità nel segreto e nella propria libertà, oppure mille euro mollati al Cammino esattamente quando ti dicono che ti devi "provare coi beni"? Non è che il metodo neocat finisce per fabbricare i nuovi Anania e Safira, ipocriti nel donare e "non liberi di donare"?

Purtroppo il Cammino favorisce la superbia perché induce a dimenticare le circostanze della vita e i doveri di stato. Per esempio, imponendo ad un uomo sposato di "provarsi coi beni".
Ma se un uomo è sposato, in virtù del sacramento del matrimonio è tenuto a provvedere anzitutto alla sua famiglia, a promuovere il bene (materiale e spirituale) a moglie e figli. Se per "provarsi coi beni" toglie alla famiglia anche un solo centesimo, sta di fatto calpestando il sacramento del matrimonio per mettersi a giocare a fare il Cristianone Adulto con Patentino di Fede Adulta col Bollino Ufficiale Kikiano dell'Essersi Provato coi Beni (cioè essersi fatto salassare, turlupinare, rapinare dai cosiddetti "catechisti" del Cammino, e di illudersi che ciò sarebbe meritevole davanti a Dio).

venerdì 26 ottobre 2018

I tormenti del giovane eretico: Kiko Argüello sulla falsariga di Martin Lutero

«Gli studenti del "convento nero" si dirigono verso la sala del refettorio, discorrendo ancora tra loro su quanto hanno ascoltato a lezione, prendono posto attorno alla tavola imbandita: dopo aver ringraziato il Signore che salva gratuitamente, la cena può iniziare.
Tra gli studenti siedono i professori. C'è allegria in quella rumorosa tavolata: l'inverno volge al termine e una certa euforia primaverile invade gli animi.
Ci si scambia battute, qualcuno imita l'imperatore, altri il papa, l'anticristo di Roma la grande meretrice.


Si ride dinanzi ai loro sberleffi: se si ha fede in Cristo, il diavolo è del tutto impotente. Bisogna stare attenti, però, laddove si erige una Chiesa, perché Satana stabilisce nelle vicinanze la sua dimora.
Uno dei docenti (Martin Lutero), dopo aver bevuto al proprio boccale, con voce ferma esclama:
Il papa nel suo concilio non cerca la riforma, infatti dice così: "La riforma di Roma è più odiosa del tuono del cielo o del giudizio universale".
Come disse un cardinale: "Mangino, bevano pure sotto le due specie eccetera: che ce ne viene? Ma se volessero riformarci, allora ci opporremo.".
E neppure noi [luterani] siamo soddisfatti se anche ci concedessero l'Eucaristia sotto le due specie e il matrimonio dei sacerdoti, ma vogliamo avere integra anche la dottrina della fede e della giustificazione, che scaccia ogni idolatria. Scacciata l'idolatria, va in rovina il fondamento del papato.
Questa è la riforma che il papato fiuta e teme…
Due studenti prendono appunti, trascrivono le parole di quel professore dallo sguardo conteso tra Dio e il diavolo.
La scena qui fantasticata ci invita a sedere a tavola con colui che per secoli è stato considerato l'eretico per eccellenza è che, a cinquecento anni dall'affissione delle 95 tesi sul portale della chiesa di Wittenberg -avvenuta, stando alla vulgata, il 31 ottobre del 1517- è ancora in grado di offrire una diversa visione della fede. Un "altro cristianesimo", antico e nuovo (…)»

Nota: il brano sopra riportato è tratto dall'introduzione di Domenico Segna al volume "Lutero, discorsi a tavola" (editrice Garzanti, collana I grandi libri dello Spirito): libro dal quale di seguito scegliamo, aprendo quasi a caso tanto sono numerosi i passi interessanti per dimostrare il nostro assunto, uno di questi discorsi di Lutero fedelmente appuntati da più seguaci del grande distruttore dell'unità della Chiesa Cattolica, segnalando con appositi link tutte le assonanze con un "riformatore" ben più recente nel panorama della storia della Chiesa, Kiko Argüello.
Abbiamo intitolato il passo che vi proponiamo di seguito: "I tormenti di un eretico".

A chi si cimentasse a leggere attentamente quanto segue, vogliamo far notare come l'eresia consista nell'inquinare un po' la verità lasciando che ciò produca frutto da sé. Lutero ha una certa ossessione riguardo al peccato e riguardo alla "giustificazione", e sottilmente induce gli ascoltatori a pensare che non occorrerebbe sforzarsi di essere giusti. Proprio ciò che afferma Kiko da mezzo secolo a questa parte. Lutero gioca con le parole ("Dio non si adira") esagerando la lettera delle Scritture in modo da tradirne lo spirito, imponendo così, elegantemente, le proprie sbagliate idee a coloro che lo ascoltano (proprio come hanno fatto Carmen e Kiko). Lutero sottilmente mette da parte la volontà umana in modo da insinuare che le buone opere e le mortificazioni del corpo e dello spirito sarebbero inutili o dannose o innaturali, inducendo gli ascoltatori a fare lo stesso errore.
Sottolineeremo alcune delle principali somiglianze fra Lutero e Kiko, scusandoci in anteprima con i cultori della materia per la sproporzione fra un personaggio della statura del Riformatore protestante con un eretico piccino picciò dei giorni nostri.



Il 14 dicembre 1431 a pranzo.
(Parla Martin Lutero)

«La più grande tentazione di Satana è quando dice: "Dio odia il peccatore: anche tu sei peccatore, perciò Dio odia anche te".
Altri sentono in modo diverso questa tentazione. A me Dio non rinfaccia i miei misfatti, ciò che ho celebrato la messa, che da giovane ho fatto questo o quello; ad altri invece rinfaccia la vita trascorsa. In questo sillogismo, bisogna semplicemente negare la premessa maggiore: che è falso che Dio odi i peccatori.
A questo punto, quando Satana ti obietta Sodoma ed altri esempi dell'ira, tu, a tua volta, contrapponigli Cristo mandato nella carne; se Dio odiasse i peccatori, non avrebbe certo mandato suo Figlio per loro.
Odia soltanto quelli che non vogliono essere giustificati, coloro cioè che non vogliono essere peccatori.
Tentazioni come queste ci giovano moltissimo e non sono, come sembrano, perdizione, ma insegnamento, ed ogni cristiano rifletterà che senza le tentazioni non può conoscere Cristo.

Quasi dieci anni fa, ho provato per la prima volta questa tentazione della disperazione e dell'ira divina.
Dopo, ho avuto un po' di quiete tanto che, da quanto mi andò bene, presi anche moglie, ma poi la tentazione tornò. Poiché allora mi lamentai con Staupitz (1), egli mi disse di non aver in verità mai provato quelle tentazioni. "Ma per quanto ne capisco" disse "esse sono più necessarie per voi del bere e del mangiare".

Quindi, quelli che come voi provano tali tentazioni devono abituarsi a sopportarla, perché questo è il vero cristianesimo.
Se Satana non mi avesse molestato così, io non avrei saputo essere tanto nemico a lui, né avrei anche saputo fargli tanto danno.
Così anche in tanta abbondanza di doni di Dio (io devo attestare e dire che essi sono sono di Dio e non sono miei), se non ci fossero state le tentazioni, sarei caduto, per la superbia, nell'abisso dell'Inferno.
Il nostro Signore Iddio in questo modo mi insegna che i doni non sono miei, ma suoi, poiché quando viene la tentazione, non sono capace di vincere un peccato veniale.

La tentazione quindi ci salva dalla superbia e insieme aumenta la conoscenza di Dio ed i suoi doni, perché da quando sono stato tentato in quel modo, Dio mi ha dato quella famosa vittoria, perché ho vinto i monaci, i voti, le messe e tutte quelle abominazioni. E invero, come potrebbe altrimenti fare il Signore Iddio? Poiché papa e Cesare non mi possono piegare, deve esserci un diavolo, perché il valore non si indebolisca senza il nemico.
Pietro ha un detto eccellente da ultimo: "La vostra fratellanza ch'è nel mondo", vale a dire noi non siamo soli, ma molti che non conosciamo sopportano qua e là le stesse cose. Tuttavia non siamo senza consolazione, ma la vittoria resta nostra e saremo vincitori, giacché noi abbiamo la remissione dei peccati.

Dunque, quando vediamo i nostri peccati, non abbiamo ragione di temere, bensì ne hanno quelli che non li vedono; quelli sì che hanno ragione di temere.
Tutto sta nel tagliare direttamente, come dice Paolo, cioè che noi, prima atterriti, ci prendiamo a cuore la dura sentenza e il terribile esempio, benché a noi soltanto appartengano le promesse.
E allora noi vediamo che l'articolo della giustificazione è necessario solo per consolare quelli che sono afflitti. Per questa ragione, caro N., sopporta di onorare il Signore Dio e celebragli il sacrificio. Non dovete altresì pregare per la redenzione più di quanto egli vuole.

A noi giovani spetta conoscere le astuzie del diavolo. Egli prende dei peccati da niente, che sa gonfiare tanto che uno non sa dove finirà per questo.

Il diavolo una volta mi ha tormentato con Paolo e Timoteo e quasi mi strozzava, perché voleva struggermi il cuore nel corpo. "Sei stato tu la causa se tanti monaci e monache se ne sono andate dal monastero."
Con l'astuzia mi tolse dagli occhi l'articolo della giustificazione, perché non ci pensassi e mi mise davanti il testo; venne con me fuori dalla grazia per discutere la legge. Ero spacciato. (…) Che volpone! Ci insidia di nascosto ovunque. Ma tuttavia noi abbiamo Cristo che è venuto non per perderci, ma per salvarci. Se guardiamo a lui allora non c'è, né in cielo né in terra, altro Dio che il Dio giustificatore e salvatore: se al contrario lo si perde di vista, non c'è neanche altrove alcun aiuto, né consolazione, né quiete.
Solo quando mi viene in mente l'argomento "Dio mandò il suo Figlio", allora il cuore ha quiete.

Perciò tutti quelli che sono tentati devono proporsi Cristo ad esempio: anch'egli fu tentato, ma questa tentazione fu lui più aspra che per voi e per me. Spesso però mi ha fatto meraviglia come ciò sia stato possibile, dal momento che il diavolo lo sapeva puro. Ma lo ha umiliato il fatto che il diavolo gli abbia detto: "Mi senti? Sei un volpone: ti trovi tra bricconi e sei figlio dell'uomo, devi essere superiore a tutti, dunque sei partecipe di tutti i peccati di tutto il mondo, di tutta questa carne di cui sei coperto". -"Sì, ma io non ho fatto niente" -"Non importa! Io tuttavia ti trovo qua."

Perciò la nostra tentazione è niente in confronto alla sua.

Santa cena protestante
o eucarestia neocat?
Io non ho avuto occupazione più grande e più difficile della predicazione, perché ho pensato: "Tu fai solo un gran chiasso; ebbene, ciò è ingiusto, tu sei colpevole di tante anime che vanno all'inferno."
Nella tentazione, spesso me ne sono andato all'inferno, dentro, finché Dio non mi ha richiamato e mi ha confermato che era la Parola di Dio ed il vero insegnamento. Costa molto, però, prima che uno giunga alla consolazione.

Con altri invece il diavolo viene con la giustizia. Egli pretende di trovare in noi solo la giustizia attiva, mentre noi abbiamo solo la giustizia passiva e non dobbiamo avere neanche quella attiva.(2)
Ebbene, egli non vuole concederci la giustizia passiva; così io ho perduto nella giustizia attiva, perché qui nessuno può tenere testa a Dio.
Ma se lo si manda via e gli si dice: "Cristo è stato crocifisso qua per i peccatori; lo conosci anche tu? Io vivo nella sua giustizia, non nella mia; se ho peccato ne risponde lui."

Questo è il primo modo di vincere Satana, nella parola e per mezzo della parola.

L'altro è vincerlo col disprezzo, scacciando via i pensieri, non pensandoci, pensando ad altro, ad una danza, a una graziosa fanciulla. Anche questo va bene. Bisogna che sia così. Il nostro Signore Iddio ci combatte a dovere, tuttavia non ci abbandona.

Anche noi dobbiamo fare quanto sta in noi e avere cura dei nostri corpi. Per coloro che sono tentati, è cento volte più dannosa l'astinenza che il mangiare e il bere.

Se seguissi l'appetito, non mangerei niente per tre giorni. Questo è poi un semplice digiuno, perché io mangio, bevo e tuttavia lo faccio senza voglia.
Quando il mondo vede questo, lo prende per ubriachezza, ma giudicherà Iddio se è ubriachezza o digiuno. Essi combatteranno la Quaresima, ma non volontariamente come faccio io.

Perciò tengo la pancia e la testa piene, così anche il sonno sarà utile.
Perché a me accade così: quando mi sveglio, ecco che viene subito il diavolo e disputa con me, finché non gli dico: "Leccami il didietro (3). Dio non si adira, come tu dici".
Poiché egli ci tormenta più di tutto col dubbio.
In compenso abbiamo il tesoro della parola, Dio sia lodato.»
Note:
(1) Staupitz fu Vicario generale dell'Ordine degli Eremitani di Sant'Agostino in Germania dal 1503, fu professore a Wittenberg ed iniziò agli studi biblici Martin Lutero, a cui cedette la propria cattedra nel 1512. In seguito avversò Lutero e la sua riforma.
(2) Lutero considerava che la salvezza avvenisse esclusivamente per la giustizia passiva, cioè per la fede, e non per giustizia attiva, e cioè per le opere.
(3) L'espressione attribuita a Lutero nel testo è più volgare.

Esplicitiamo ora solo alcuni paralleli fra questo discorso a tavola di Lutero e i discorsi "a tavola" tratti dai mamotreti di Kiko.

Lutero affigge le sue tesi
Kiko ci affligge con le sue catechesi
(*)
Lutero:
Dio non odia i peccatori, odia soltanto quelli che non vogliono essere giustificati, coloro cioè che non vogliono essere peccatori.

Kiko:
  • Dio ha permesso che io conoscessi che sono un porco (recenti esperienze di casi di pedofilia, ma ve ne sono di datate nel cammino, fino ad ora tenute sepolte e nascoste, perché il mondo non comprende e non giustifica, nel suo moralismo, "ma tra noi neocatecumenali è diverso" perché sappiamo che noi, che giudichiamo ancora, domani potremmo anche fare peggio).


(**)
Lutero:
la vittoria resta nostra e saremo vincitori, giacché noi abbiamo la remissione dei peccati.

Kiko:
Mentre è vero che la Chiesa proclama con fermezza che Gesù ci ha offerto il Suo perdono sulla Croce e che noi dobbiamo accettare il suo perdono tramite il pentimento, rispetto al "giudizio" la Chiesa insegna qualcosa di diverso.

Sfruttando la parola "giudizio" Kiko ha deliberatamente travisato il linguaggio della Tradizione della Chiesa, che nella sua storia ha insegnato che ci sono in realtà due giudizi che l'uomo dovrà fronteggiare: il Giudizio Particolare che avviene per ogni uomo dopo la morte ed il Giudizio Universale (o Finale) che avviene alla fine del mondo al ritorno di Cristo ed ogni uomo, giusto o malvagio, riceverà un corpo risuscitato.


"Santa cena" protestante a confronto con
la "Eucarestia" neocatecumenale
Lutero:
Noi abbiamo la remissione dei peccati…

Kiko:
  • «Oggi, ogni volta che si annuncia il Kerygma siete chiamati a conversione, ma per credere alla Buona Notizia dovete accettare che Cristo è morto per i vostri peccati, perché ti siano perdonati e perdonati i tuoi peccati, ora (in questo momento), domani SE VUOI lo sigillerai nella confessione, ma se tu ti penti di aver toccato quella ragazza o di esserti mas… ora stesso i tuoi peccati vengono perdonati e se i tuoi peccati sono perdonati può scendere lo Spirito Santo che diventa una sola cosa con te, si fa Uno con te…»
    (Dalla catechesi di Kiko Argüello, GMG 2013 di Rio)
È la dottrina luterana del "Solus Christus": sappiamo infatti che il cammino è allergico a tutti i santi che non siano i propri stessi fondatori e ridimensiona il ruolo del sacerdote come guida spirituale e come tramite di Dio per il perdono nella confessione sacramentale, che per i kiko's "sigilla" il perdono che scende sul fedele nel momento in cui crede alla predicazione.


(***)
Lutero:
Dio non si adira.

Kiko:
  • “La prima cosa che dobbiamo pensare è che non si può recare danno a Dio. Dio non lo si può offendere nel senso di togliergli la sua gloria, perché allora Dio sarebbe vulnerabile e non sarebbe Dio. Dio è invulnerabile. Non gli puoi togliere la sua gloria in nessun modo…”
  • “Questa è una cosa che sorprende moltissimo la gente perché da piccoli ci hanno detto che il peccato fa soffrire Gesù bambino se siamo cattivi e indocili. E la gente ha dei concetti molto sentimentali, pensano che il peccato fa soffrire molto Gesù Cristo.”

Certamente col peccato l’uomo rifiuta a Dio l’amore che Egli merita. L’uomo non può togliere gloria a Dio né danneggiarLo, ma Lo “offende” perché Gli nega quanto Gli è dovuto (e se potesse… Lo sopprimerebbe). In realtà l’uomo, nella sua presunzione, tenta di sottrarsi a Dio, e pecca turbando l’ordine oggettivo della verità e della giustizia. Se peccando l’uomo danneggiasse solo se stesso, non avrebbe obbligo di riparare (la riparazione non avrebbe senso se Dio non può esser offeso).
Ma nella Bibbia si parla spesso di peccato come offesa a Dio (Gb 1,5; Sal 119,11; Prov 14,21; 17,5; Ez 20,27; Rm 2,23).
Anche il Concilio Vaticano II usa questa terminologia, parlando di offese fatte a Dio con il peccato (Lumen Gentium, 11).
Dice Giovanni Paolo II: “È vano sperare che prenda coscienza un senso del peccato nei confronti dell’uomo e dei valori umani, se manca il senso dell’offesa commessa contro Dio, cioè il vero senso del peccato
(R.P. 18).
(cfr. anche: don Elio Marighetto, "I segreti del Cammino Neocatecumenale")

(****)
Lutero: Quando il mondo vede questo, lo prende per ubriachezza, ma giudicherà Iddio se è ubriachezza o digiuno.

Kiko:
  • "Ci fu un tempo in cui si credeva che per essere virtuoso era necessario sacrificarsi molto facendo piccoli atti per esercitare la volontà (mi tolgo ora questa sigaretta; domani…). Oggi questo non si accetta più. È stato per altre epoche. Io non ti consiglierei mai, fratello, questo stoicismo… Perché toglierti questa sigaretta, questo pò di acqua, o dare questa elemosina a un povero per acquistare virtù, può fare di te l'uomo più fariseo del mondo". (Mamotreto della Convivenza dello Shemà)

Come la Chiesa ha risposto a Lutero
e come ha risposto a Kiko.
Notare le facce lugubri degli Iniziatori