mercoledì 7 ottobre 2026

Nota critica sulle difformità fra testo catechistico neocatecumenale e Magistero della Chiesa

NOTA CRITICA SULLE DIFFORMITÀ TRA TESTO CATECHISTICO E MAGISTERO

Sulle incongruenze dell'impianto catechetico e sulla sua applicabilità nel ministero della parola (Can. 760 CIC)

Le note che seguono sono scaturite dall’analisi di due tomi dei 13 volumi del Direttorio del 2010 del Cammino Neocatecumenale. Sebbene strettamente riservate all’uso dei catechisti, sono riuscito ad entrare in contatto e a scannerizzarne la totalità delle pagine. Riporto in allegato le pagine analizzate dalla nota critica così che si possa verificarne l’autenticità.

I. OGGETTO DELLA CONTESTAZIONE: IL "METODO ADDITIVO"

Con l'approvazione del Direttorio Catechistico del Cammino Neocatecumenale (26 dicembre 2010), la Santa Sede — tramite l'azione congiunta del Pontificio Consiglio per i Laici e della Congregazione per la Dottrina della Fede — ha adottato una metodologia correttiva di tipo additivo:

  1. È stato conservato nel corpo del testo parte del transcript oratorio originario degli Orientamenti alle équipes di catechisti (1982 e 1986).
  2. Sono state affiancate a margine e a piè di pagina note normative contenenti citazioni puntuali del Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC).

Si evidenzia l'impossibilità applicativa e la contraddittorietà intrinseca di tale soluzione sotto il profilo canonico:

  • Inapplicabilità nel ministero orale (Can. 760 CIC): Il Canone 760 del Codice di Diritto Canonico prescrive che nella predicazione e nella catechesi «si proponga integralmente e fedelmente il mistero di Cristo». Nel ministero concreto della parola, la catechesi neocatecumenale viene proclamata oralmente dai catechisti laici mediante la lettura e la riesposizione del corpo del testo. La nota a piè di pagina, per sua natura grafica e redazionale, non viene proclamata a voce, lasciando che nell'uditorio penetri unicamente la formulazione ambigua presente nel corpo del testo.
  • Tensione tra testo primario e apparato nota: L'affiancamento di una nota del CCC a un testo centrale problematico non sana il testo, ma ne certifica la difformità. In un manuale destinato alla formazione dei fedeli, la presenza di formule imprecise o ambigue nel testo principale crea un cortocircuito pedagogico che espone i catecumeni al rischio di una ricezione dottrinale deformata.


II. QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO

L'impianto catechetico analizzato nel presente dossier viene messo a confronto con la seguente norma fondamentale del Codice di Diritto Canonico:

  • Canone 760 CIC (Integrità della dottrina): Prescrive la fedeltà e l'integrità dell'insegnamento catechetico, affinché non vengano proposte formule in contrasto con le definizioni dogmatiche del Magistero (con particolare riferimento ai decreti dei Concili di Trento e Calcedonia).


III. NOTA METODOLOGICA E SCHEDA SINOTTICA

NOTA METODOLOGICA SULLE CORREZIONI APPORTATE

  • Denominazione Ufficiale: La dicitura «Orientamenti alle équipes di catechisti» (Testo A) è stata formalmente soppressa su ordine del Pontificio Consiglio per i Laici (Lettera del Card. Ryłko del 24/11/2010, Prot. 1319/10/AIC-110). Il titolo ufficiale e vincolante per tutti e 13 i volumi approvati il 26/12/2010 è «Direttorio Catechistico del Cammino Neocatecumenale» (Testo B - 2010): 

  • Natura del Testo B (2010):
  • Corpo del testo: Oggetto di interventi redazionali da parte della Commissione interna al Cammino (smussatura di sgrammaticature orali, refusi e calchi dallo spagnolo), ma sostanzialmente invariato nei concetti dogmatici e teologici centrali.
  • Apparato normativo: L'emendamento teologico imposto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) si è realizzato tramite un'operazione additiva, inserendo a piè di pagina e a margine riquadri con citazioni vincolanti del Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) per inquadrare vincolantemente l'interpretazione del testo.

SCHEDA SINOTTICA INTEGRALE

Analisi del tomo “Fase di conversione” che raggruppa l’insieme delle catechesi iniziali in Parrocchia, propedeutiche all’intero percorso neocatecumenale. Il testo A farà riferimento agli Orientamenti del 1982 e il testo B al Direttorio del 2010.

1. Sacerdozio e Presbiteri

  • Citazione testuale: «Non abbiamo nemmeno sacerdoti nel senso di persone che separiamo da tutti gli altri perché in nostro nome si pongano in contatto con la divinità. [...] Nel Nuovo Testamento non si usa la parola Sacerdote altro che riferita a Cristo; invece si parla di ministri e presbiteri».
  • Rilievo: Riduzionismo ecclesiologico.
  • Note dogmatiche: Formulazione in tensione con i canoni del Concilio di Trento (Sessio XXIII, Canoni 1 e 6), che definiscono come dogma di fede l'esistenza nel Nuovo Testamento di un sacerdozio visibile e sacramentale, distinto da quello comune dei fedeli.
  • Riscontro fotostatico:  


2. Altare e Luogo Sacro

  • Citazione testuale: «Noi cristiani non abbiamo altare, perché l'unica pietra santa è Cristo... Perciò noi possiamo celebrare eucaristia sopra un tavolo: e la possiamo celebrare in una piazza, in campagna e dove sia opportuno».
  • Rilievo: Incongruenza terminologica e liturgica
  • Note dogmatiche: Omissione della nozione di altare consacrato, in difformità rispetto alla dottrina del Concilio di Trento (Sessio XXII, Canone 1) sulla struttura del Sacrificio Eucaristico.
  • Riscontro fotostatico:  


3. Libero Arbitrio e Natura Umana

  • Citazione testuale: «L'UOMO NON PUÒ FARE IL BENE PERCHÉ SI È SEPARATO DA DIO, PERCHÉ HA PECCATO ED È RIMASTO RADICALMENTE IMPOTENTE E INCAPACE IN BALIA DEI DEMONI. IL MALIGNO E’ IL SUO SIGNORE.»
  • Rilievo: Formulazione unilaterale.
  • Note dogmatiche: Linguaggio oratorio che ricalca l'impostazione del servum arbitrium, in contrasto con la dottrina del Concilio di Trento (Sessio VI, Canoni 4 e 5) sulla permanenza del libero arbitrio ferito, ma non distrutto, dal peccato originale.
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: p. 130
    • Testo B: p. 115

4. Cristologia (Unione Ipostatica)

  • Citazione testuale: «Gesù fu uomo vero: la sua divinità si eclissò».
  • Rilievo: Imprecisione formulare
  • Note dogmatiche: Contrasta con la definizione del Concilio di Calcedonia (451 d.C.) sull'unione ipostatica, secondo cui le due nature in Cristo sussistono senza divisione o mutamento.
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: p. 12
    • Testo B: p. 10

5. Giudizio Universale e Salvezza

  • Citazione testuale: «Il cristianesimo dice che tutti siamo già giudicati, e che il giudizio sopra tutti i peccati è stato fatto nella Croce di Gesù Cristo che ci ha tutti perdonati.»
  • Rilievo: Ambiguità dottrinale.
  • Note dogmatiche: Rischio di lettura in chiave apocatastatica (salvezza automatica), annullando la necessità della risposta libera dell'uomo e il giudizio individuale finale (CCC 1021-1022).
  • Riscontro fotostatico:
  • Testo A: p. 66
  • Testo B: p. 55

6. Ruolo di Giuda Iscariota nella Redenzione

  • Citazione testuale: «Questa missione è molto importante, perché senza Giuda non c'è mistero di Pasqua di Gesù. E se voi siete chiamati ad essere Gesù Cristo dovete avere il vostro Giuda».
  • Rilievo: Formula azzardata
  • Note dogmatiche: Attribuisce una necessità causale intrinseca al peccato morale di tradimento nell'economia della Redenzione.
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: p. 89
    • Testo B: p. 76

7. Ruolo della Chiesa e Giudizio sui Peccati

  • Citazione testuale: «La Chiesa salva tutti perché perdona tutti. La Chiesa non giudica, non esige, bensì salva, cura, perdona...».
  • Rilievo: Riduzionismo dottrinale
  • Note dogmatiche: Omissione del richiamo alla potestà giurisdizionale di legare e di sciogliere affidata da Cristo alla Chiesa (Gv 20,23; Mt 16,19) e l'obbligo dei Comandamenti moralmente vincolanti.
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: p. 90
    • Testo B: p. 77

8. La Legge Mosaica e il Sermone della Montagna

  • Citazione testuale: «Se la legge mosaica nessuno l'ha potuta compiere né giustificarsi mediante essa, come ci darà Gesù Cristo una legge ancora più difficile? [...] La gente pensa che Gesù Cristo è venuto a darci una legge più perfetta della precedente e che, con la sua vita e la sua morte (la sua sofferenza soprattutto), ci ha dato l'esempio perché noi si faccia lo stesso. Per queste persone Gesù Cristo è un ideale, un modello di vita, un esempio. Non è così. Questo sarebbe convertire il cristianesimo in un moralismo. [...] Il cristianesimo non è per nulla un moralismo. Perché, se Gesù Cristo fosse venuto a darci un ideale di vita, come avrebbe potuto darci un ideale talmente alto, talmente elevato, ché nessuno lo può raggiungere? Il cristianesimo non è un moralismo, né una religione, né una filosofia. IL CRISTIANESIMO E' FONDAMENTALMENTE UNA BUONA NOTIZIA: UN AVVENIMENTO».
  • Rilievo: Sbilanciamento catechetico
  • Note dogmatiche: Riduce il Sermone della Montagna a un'impossibilità strutturale, ignorando che la Nuova Legge è la grazia dello Spirito Santo che rende capace l'uomo di osservare i Comandamenti (Concilio di Trento, Sessio VI, Canone 18 e 21).
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: pp. 125-126
    • Testo B: pp. 110-111

9A. Linguaggio Improprio e Pneumatologia

  • Citazione testuale: «...perché l'annuncio di questa Parola, dicevano i Santi Padri, è lo sperma dello Spirito, perché ha il potere di generare nell'uomo una nuova creatura».
  • Rilievo: Linguaggio improprio/atipico
  • Note dogmatiche: Uso di un linguaggio biologico crudo privo di riscontro nella tradizione patristica formale (che utilizza la dizione semen Verbi). Falsa adscriptio: i Santi Padri non hanno mai usato tale espressione.
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: p. 142
    • Testo B: p. 126

9B. Registro Oratorio Riduttivo verso i Dogmi Trinitari

  • Citazione testuale: «Dio non è qualcuno che è apparso fra le nuvole per dettare delle lezioni di teologia (io sono Uno, Trino, e non so quante altre cose)».
  • Rilievo: Imprecisione espressiva
  • Note dogmatiche: Uso di un registro informale e semplificato che risulta riduttivo nei confronti delle definizioni dogmatiche di Nicea e Costantinopoli.
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: p. 290
    • Testo B: p. 294

10. Antropologia della Colpa Morale

  • Citazione testuale: «E chi ha la colpa di questo? Nessuno. Per questo non servono i discorsi [...] Adesso possiamo capire che cos'è il moralismo: pretendere che l'uomo, con le sue proprie forze, senza Gesù Cristo, vinca il peccato. Allora gli diciamo: forza, sacrificati, datti da fare! E bombardiamo la gente. Il massimo che otteniamo è terrorizzare la gente, perché uno guarda se stesso e si rende conto di essere un comodo, cui costa perfino andare in chiesa là domenica e che è triste di non essere capace di cambiare. Al massimo cercherà di fare qualcosina per guadagnarsi il cielo nell'altra vita con qualche opera buona. Non può far di più perché è profondamente tarato. E' carnale. Non può far a meno di rubare, di litigare, d'essere geloso, di invidiare, ecc. Non può fare altrimenti e non ne ha colpa. Non trasformiamoci in fascisti che pensano che ogni uomo è come lui stesso vuole essere».
  • Rilievo: Ambiguità formulare
  • Note dogmatiche: Discrepanza con la dottrina classica sull'imputabilità morale, sulla libera determinazione e sulla responsabilità personale del peccatore (CCC 1857-1859).
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: pp. 136, 138
    • Testo B: pp. 121-122

11A. Presenza Reale, Custodia Tabernacolare e Adorazione Eucaristica

  • Citazione testuale: «La parola Eucarestia per le nostre mentalità è sinonimo delle specie che stanno nel tabernacolo, il pane e il vino. Questo termine è male usato. Queste sono le specie sacramentali. La parola Eucaristia nel suo senso originario e in quello che è per la Chiesa primitiva, come vedremo, non è questo. [...] abbiamo fatto dell'Eucaristia una cosa totalmente statica, che possiamo manipolare: un bambin Gesù che ci mettiamo nel petto quando vogliamo».
  • Rilievo: Riduzionismo sacramentale
  • Note dogmatiche:
    • Concilio di Trento (Sessio XIII, Canone 6): Definisce come dogma di fede che nel sacramento dell'Eucaristia Cristo vada adorato con il culto di latria anche fuori dalla Messa e che le specie consacrate debbano essere conservate con onore nel tabernacolo.
    • Magistero pontificio (Mysterium Fidei di Paolo VI e Ecclesia de Eucharistia di Giovanni Paolo II): Riafferma la natura non meramente dinamica della Presenza Reale, confermando il valore della custodia tabernacolare e della devozione eucaristica.
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: pp. 289 e 291
    • Testo B: pp. 292 e 295

11B. Irenismo Ecumenico e Riduzionismo Eucaristico

  • Citazione testuale: «L'Eucaristia per essi è soprattutto la Berachà ebraica. E' essenzialmente questa risposta all'intervento di Dio».
  • Rilievo: Sintesi dottrinale incompleta.
  • Note dogmatiche:
    • Concilio di Trento (Sessio XXII, Canone 3): Incompatibilità con la definizione del Concilio di Trento che definisce l'Eucaristia come vero Sacrificio Propiziatorio offerto per i vivi e per i defunti, e non come sola preghiera di lode e ringraziamento (Berachà).
    • Magistero sull'ecumenismo (Ecclesia de Eucharistia, n. 13): Richiama alla necessità di conservare l'integrità del dogma eucaristico, evitando riduzioni concettuali tese a mostrare convergenze teologiche improprie con le confessioni protestanti.
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: pp. 289
    • Testo B: pp. 292-293

12. Autorità del Catechista Laico e Gerarchia

  • Citazione testuale: «Inoltre, durante il catecumenato, tu non puoi dare ancora i segni della fede adulta. È l'apostolo, il catechista, colui che deve vigilare sul cammino... dato che si suppone che il Vescovo abbia riconosciuto in lui questo carisma».
  • Rilievo: Sovrapposizione di ruoli.
  • Note dogmatiche: Attribuisce al catechista laico una funzione di discernimento sulla maturità della fede del singolo che travalica l'ambito dell'istruzione catechetica, generando ambiguità sui confini del ministero presbiterale e della giurisdizione episcopale.
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: p. 30
    • Testo B: p. 27

13. Efficacia Sacramentale e Disposizione Interiore

  • Citazione testuale: «Chi non ha lo Spirito Santo non può fare Eucarestia, perché non è nel Regno di Dio».
  • Rilievo: Ambiguità ermeneutica.
  • Note dogmatiche:
    • Concilio di Trento (Sessio VII, De Sacramentis in genere, Canoni 11-12): Definisce come dogma che la validità e l'efficacia dei sacramenti derivano dall'azione oggettiva di Cristo (ex opere operato) e dall'intenzione del ministro di fare ciò che fa la Chiesa, e non dallo stato spirituale o morale di grazia di chi celebra o vi partecipa.
    • Confusione tra realtà ontologica e frutto sacramentale: La dottrina cattolica (CCC 1385; 1 Cor 11,27-29) insegna che chi si accosta al sacramento privo dello stato di grazia (cioè in peccato mortale) si comunica indegnamente compiendo un sacrilegio, ma la Messa e il Sacramento consacrato restano pienamente validi e reali.
    • Elemento critico del testo: L'espressione, priva di precisazione teologica, rischia di confondere l'azione oggettiva dello Spirito Santo nella consacrazione (Epiclesi) con lo stato di grazia soggettivo dei partecipanti, ingenerando un'ambiguità di matrice donatista.
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: p. 313
    • Testo B: p. 317

Analisi del tomo “Primo scrutinio” che costituisce un passaggio/tappa del percorso neocatecumenale. Il testo A farà riferimento agli Orientamenti del 1986 e il testo B al Direttorio del 2010.

1. Sofferenza, Espiazione e Merito

  • Citazione testuale:
    • «Il religioso naturale pensa semplicemente che la vita è una prova, che le sofferenze di questa vita sono una prova per poi ricevere un premio. Se a una persona che viene in chiesa gli chiede cosa significa per lei la croce di Cristo, ti dirà: caspita, se Egli, che era Dio (con sentimentalismo) che non fece peccati, soffrì tanto, io, che sono un peccatore, come non devo soffrire? Questo è eretico, totalmente anticristiano. [...] E se il castigo l'ha sofferto Lui, che motivo c'è che noi soffriamo un'altra volta? Spiegamelo se sei capace. Ah, forse che il castigo che ha sofferto Lui non basta per noi, dobbiamo noi soffrire ancora un po'...? Questo ci succede perché abbiamo sempre visto il Cristianesimo in chiave di religione naturale».
    • «Dio mi manda croci perché soffra anch'io. Chi dice questo non ha capito nulla del cristianesimo. Questo è masochismo, stoicismo, non è cristianesimo. [...] E risulta che per avere la vita eterna il suo sangue serve a poco, perché la gente continua a darsi discipline, a tormentarsi, rassegnandosi. [...] Fratelli: non potete continuare ad essere scandalizzati della croce. E' certo che la croce è il simbolo di quello che ci distrugge e ci uccide, ma in Cristo, Dio ha usato questo mezzo proprio per salvarci. Dio ha usato precisamente ciò che tutto il mondo rifiuta per salvarci».
  • Rilievo: Negazione della dimensione espiatoria, meritoria e di soddisfazione della sofferenza cristiana unita alla Passione di Gesù Cristo.
  • Note dogmatiche:
    • Contrasto con il Concilio di Trento: Qualificare come "eretico" o "masochismo" il valore della sofferenza offerta in riparazione dei peccati entra in diretta collisione con i canoni tridentini sulla soddisfazione sacramentale e sulle pene temporali dovute per le colpe (Sessio VI, Canone 30; Sessio XIV, De Sacramento Poenitentiae, Cap. 8 e Cann. 12–15).
    • Violazione della Teologia Paolina e del Magistero: Disconosce il principio paolino della cooperazione del fedele alle sofferenze di Cristo («Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo», Col 1,24) e l'insegnamento magisteriale sulla sofferenza redentiva (Enciclica Salvifici Doloris di Giovanni Paolo II; CCC 1460, 1472–1473).
  • ● Riscontro fotostatico:
    • Testo A: pp. 44 e 133
    • Testo B: pp. 37 e 115

2. Libertà e Capacità Morale dell’Uomo

  • Citazione testuale: «Ritorniamo al tema di coloro che vogliono un moralismo, una legge, che diciamo loro in che cosa consiste esattamente lavorare da cristiano. Fintanto che quest'uomo si trova sottomesso a causa del peccato e la paura della morte gli impedisce realmente di realizzarsi, è inutile che si impegni, che gli diciamo di fare delle cose, perché l'unica cosa che facciamo è frustrarlo di più. Perché? Perché egli scopre dentro di sé che non ha forza, che non può».
  • Rilievo: Sbilanciamento antinomista e sminuimento della libera cooperazione della volontà umana alla grazia (sinergia).
  • Note dogmatiche:
    • Pressione sui Canoni Tridentini della Giustificazione: Sebbene l'intenzione sia dichiaratamente anti-pelagiana (l'impossibilità di salvarsi senza la grazia), l'affermazione che per l'uomo "è inutile che si impegni" contrasta con il Concilio di Trento (Sessio VI, Canone 4 e Canone 18), che anatemizza chi sostiene che il libero arbitrio non coopera con la grazia e che i Comandamenti siano impossibili da osservare per il giustificato.
    • Svalutazione del Decalogo: Conculca la dottrina della Chiesa sulla permanenza del libero arbitrio ferito ma non distrutto dal peccato e sull'obbligo di tendere all'osservanza della legge morale (CCC 1730–1742, 1966–1974; Enciclica Veritatis Splendor).
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: pp. 94
    • Testo B: pp. 78

3. Forzatura del testo patristico

  • Citazione testuale: «San Giovanni Crisostomo dice a quelli stanno ad essere battezzati: “L’ho detto prima, torno a dirlo ora e non mi stancherò di dirlo: se qualcuno non si è corretto dai vizi dei costumi e non si è addestrato a fare la virtù con facilità, che non sia battezzato”.
  • Rilievo: Stravolgimento ermeneutico della fonte patristica (falsa interpretatio) e arbitraria teorizzazione della "virtù senza sforzo".
  • Note dogmatiche:
    • Contesto Reale della Fonte (Prima Catechesi agli Illuminandi, n. 30): San Giovanni Crisostomo non teorizza una virtù infusa senza sforzo, ma esige dal catecumeno un intenso addestramento ascetico (spoudē), penitenza e lotta contro i vizi affinché l'esercizio della virtù diventi "facile" per abito morale acquisito.
    • Errore Teologico del Commento: Il testo isola la parola "facilità" per negare il valore dell'ascesi, ponendosi in contrasto con la dottrina sulla cooperazione della volontà (Concilio di Trento, Sessio VI, Canone 4) e sulla permanenza della concupiscenza e della lotta spirituale nei battezzati (Concilio di Trento, Sessio V; CCC 1264, 2015).
  • ● Riscontro fotostatico:
    • ○ Testo A: pp. 46
    • ○ Testo B: pp. 38

4. Natura del Peccato Originale ("Morte Ontologica")

  • Citazione testuale: «L'UOMO E' STATO CREATO DALL'AMORE PER L'AMORE, CIO' CHE DA' L'ESSERE ALL'UOMO E' IL FATTO DI ESSERE AMATO DA DIO; SE L'UOMO DICE COL PECCATO CHE DIO NON L'AMA, IL SUO ESSERE VIENE INTERIORMENTE DISTRUTTO. Io non sono più amato, allora io chi sono? L'essere dell'uomo viene profondamente distrutto: questo è la morte ontica».
  • Rilievo: Errore antropologico di matrice flaciana e confusione tra il piano morale/soprannaturale e il piano ontologico.
  • Note dogmatiche:
    • Qualificazione della Colpa: Definire gli effetti del peccato come "morte ontica" o "distruzione dell'essere" sposta la decadenza dell'uomo dalla perdita della grazia santificante alla sostanza creata, ricalcando l'eresia di Mattia Flacio Illirico (che sosteneva che il peccato originale avesse distrutto la sostanza dell'uomo).
    • Definizione Dogmatica (Concilio di Trento, Sessio V): La Chiesa insegna che con la caduta la natura umana è stata «spogliata dei doni gratuiti e ferita nelle facoltà naturali» (spoliata gratuitis, vulnerata in naturalibus), ma la sua sostanza ontologica creata da Dio non è distrutta né annientata (CCC 405, 1264).
  • ● Riscontro fotostatico:
    • ○ Testo A: pp. 90
    • ○ Testo B: pp. 74

5. Giustificazione, Fede e Certezza della Salvezza

  • Citazione testuale: «E che cosa Dio trovò di giusto in Abramo? Ciò che Dio trovò di giusto in Abramo è che Abramo credette in Dio. Questa Parola che stiamo leggendo qui: credette Abramo e ciò gli fu imputato a giustizia, questo Dio lo mise in conto: basta questo per salvarti, diciamo così; perché Dio trovasse giusto Abramo, perché Dio lo trovasse totalmente santo. (...) diciamo: ecco, qui non si fa nulla, questa è una confusione, qui c'è solo da credere? Ah, ma allora questo è protestante, perché io devo fare la mia parte... Ecco che anche noi abbiamo in qualche modo, sotto sotto, la stessa problematica. Per questo per prima cosa vediamo un po' cosa è la fede. San Paolo ribadisce che la felicità è che Dio possa giustificare un uomo senza che abbia fatto nulla di buono, cioè che Dio possa trovare giusto un uomo. E questo è non solo per i circoncisi ma anche per gli incirconcisi. Infatti, dice San Paolo, che Abramo fu trovato giusto prima di ricevere la circoncisione come segno che era stato trovato giusto da Dio. (...) Ossia, cosa dice che ci fa cristiani? Credere che Dio consegnò alla morte Gesù Cristo per i nostri peccati e che pertanto i tuoi peccati sono perdonati, che Dio ti giustifica, che ti rende santo, che ti manda il suo Spirito e ti invia adesso Gesù Cristo risorto dentro di te».
  • Rilievo: Deriva fideista e fiduciaria d'impronta luterana (Sola Fide e Fides Fiducialis) con esautoramento della cooperazione umana.
  • Note dogmatiche: Tensione con la Sessio VI del Concilio di Trento: Far consistere il cristianesimo nel solo credere che i propri peccati sono stati perdonati e liquidare l'espressione "devo fare la mia parte" come una "problematica" contrasta direttamente con i Canoni della Giustificazione:
    • Canone 9: Contro la giustificazione per sola fede priva di cooperazione della volontà.
    • Canoni 13–14: Contro la certezza fiduciaria dell'avvenuto perdono dei peccati (fides fiducialis).
    • Canone 24: Sulle buone opere come incremento della giustificazione.
    • Omissione della Carità: Disconosce la fondamentale dottrina cattolica della fides caritate formata (Gal 5,6; CCC 1815, 2016), secondo cui la fede senza le opere della carità è morta.
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: pp. 24-26 e 29
    • Testo B: pp. 19-20 e 22

6. Perfezionismo, Concupiscenza e Deriva Donatista

  • Citazione testuale: «Non ti lasci ammazzare dal fratello o dalla cognata, amando,non per moralismo, non perché si deve soffrire, tutto questo è da pazzi, non è Cristianesimo ma religione naturale, ma perché Gesù Cristo ti ha dato il Suo dono, perché vive in te come Signore dei peccati, ti ha dato la Vita Eterna, ed è risorto in te, tu non sei segno di Cristo risorto? Proprio per nulla. Il cristiano dimostra che Cristo è risuscitato perché non lo possono uccidere, perché lì dove tua cognata che non ha la Vita Eterna, qualunque parolina la distrugge, qualunque evento è come un veleno, che la colpisce al cuore, tu non senti questo veleno, perché in te il pungiglione della morte che è il peccato è stato sconfitto da Gesù Cristo. Però se risulta che ancora qualche parolina ti fa un male da spavento ed è un veleno, vuol dire che in te il peccato è ancora il tuo Signore, che non hai affatto la Vita Eterna, anche se sei battezzato e hai fatto non so quante altre cose».
  • Rilievo: Riduzione donatista della grazia sacramentale e indebita sovrapposizione tra ferita affettiva e stato di peccato.
  • Note dogmatiche:
    • Svalutazione del Sacramento (Ex Opere Operato): Affermare che chi soffre per un'offesa verbale "non ha affatto la Vita Eterna, anche se è battezzato" subordina la realtà ontologica del Battesimo a una verifica di impassibilità psicologica, sminuendo il carattere indelebile e l'efficacia del sacramento (Concilio di Trento, Sessio VII, Cann. 8–9; CCC 1128, 1272).
    • Confusione tra Passione e Colpa Morale: In teologia morale (CCC 1762–1770), provare dolore o ferita per un'offesa subita appartiene alla sfera della sensibilità e non costituisce di per sé un peccato. Pretendere l'assoluta insensibilità nega la permanenza della concupiscenza e della fragilità naturale nei giustificati (Concilio di Trento, Sessio V; CCC 1264).
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: pp. 67
    • Testo B: pp. 53

7. Dottrina della Provvidenza e Causalità del Male

  • Citazione testuale: «dice la Parola che anche se ha realizzato molte cose, enormi prodigi, molti non credettero. (...) E anche se molti di quanti state qui non hanno creduto se ne sono già andati, ancora molti di voi che siete qui non avete ancora creduto, perché si compia così la Parola di Isaia che dice: Signore, dice il profeta, chi ha creduto alla nostra Parola se la gente ride di noi, se la gente ci ascolta dicendo: e questo sciocco che dice? Dice: “Non potevano credere perché aveva detto anche Isaia: io ho accecato il loro cuore, io ho accecato i loro occhi, io ho indurito il loro cuore, perché non vedano con i loro occhi, perché non comprendano con il loro cuore, perché non si convertano, perché io li curi. Questa Parola è una Parola che si ripete molte volte nella Scrittura. Io l'ho celebrata in altre convivenze di catechisti, è una Parola terribile, tremenda, è una Parola fenomenale. Chi comprende questa Parola comprende tutta la Scrittura. Chi non la comprende non ha ancora capito nulla della Scrittura. E' una Parola di Isaia che viene riferita qui da S. Giovanni, che viene riferita da S. Paolo, che gli apostoli citano nei loro scritti. Questo pezzetto di scrittura viene costantemente citato. Perché? Perché è la risposta al fatto che molti non credono. E' sorprendente. E' sorprendente che io stia parlando e che qualcuno dica: è Dio che parla e altri dicano: però che stupidaggini! Questo è un mistero. (...) Che significa questa Parola? Dio ha accecato i suoi occhi. Ossia non dice che siano loro quelli che non vogliono ascoltare la Parola di Dio. No, no, dice che Dio ha accecato i suoi occhi, è Dio che ha indurito il loro cuore, colui che ha tappato le loro orecchie, perché Dio non vuole che si convertano in quel modo. Infatti, se aprissero le loro orecchie, ascolterebbero, e Dio non vuole che si convertano in quel modo».
  • Rilievo: Eterodossia iper-predestinazionista, negazione della volontà salvifica universale e attribuzione a Dio della causalità attiva dell'impenitenza.
  • Note dogmatiche:
    • Negazione della Volontà Salvifica Universale (1 Tim 2,4): Sostenere letteralmente che "Dio non vuole che si convertano" smentisce il dogma secondo cui Dio desidera la salvezza di tutti gli uomini (1 Tim 2,4; Ez 18,23).
    • Violazione del Concilio di Trento (Sessio VI, Canone 6): Anatemizza chiunque sostenga che Dio operi le azioni cattive o l'indurimento del peccatore prescindendo dalla sua libera responsabilità morale.
    • Errore Esegetico sulla Volontà Permissiva: Il testo scambia la volontà permissiva di Dio (l'abbandono del peccatore alle conseguenze della sua ostinazione, pena giudiziale) con una volontà causale/attiva, in aperto contrasto con l'insegnamento del Catechismo sulla predestinazione (CCC 311, 600, 1037).
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: pp. 16-17
    • Testo B: p. 11

8. Valutazione del Male Fisico e del Peccato

  • Citazione testuale: «Come è meraviglioso che esista la morte, fratelli, e le malattie, perché tolgono l'uomo dalle sue alienazioni».
  • Rilievo: Travisamento teologico della natura del male fisico e sovvertimento della teologia della Creazione e della Redenzione.
  • Note dogmatiche:
    • La Morte come Pena del Peccato (1 Cor 15,26; CCC 1008): Definire "meravigliose" la morte e le malattie contrasta con la Rivelazione, che definisce la morte e la malattia come pene e conseguenze del peccato originale (Concilio di Trento, Sessio V; CCC 400) e la morte come l'ultimo nemico sconfitto da Cristo (1 Cor 15,26).
    • Confusione tra Male Ontologico e Provvidenza: Sebbene Dio possa trarre un bene spirituale dalle sofferenze, la malattia resta un male fisico e privativo. Qualificarla come "meravigliosa" distorce l'atteggiamento di Cristo, che si è commosso, ha pianto e ha guarito i malati per sconfiggere il male.
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: p. 180
    • Testo B: p. 159

9. Rilievi Morali e Matrimoniali: Gestione delle Situazioni di Violenza Domestica

  • Citazione testuale: «Il demonio ti fa vedere la croce e ti dice: "Non accettare la tua vita, bestemmia Dio: è falso che Dio ti vuol bene. Dio è un mostro, non vedi come ti ha lasciato lì nella morte? Non vedi come Dio ti ha tolto il fidanzato? Non vedi come Dio ti ha dato un marito collerico che ti picchia? Come è possibile che Dio ti ami?" Questa è la catechesi del maligno di fronte alla croce. Il maligno, con la croce, ci obbliga come schiavi, tutti i giorni, a ribellarci a Dio, a fare il male. Però noi cristiani sappiamo che questa croce è gloriosa».
  • Rilievo: Grave distorsione pastorale della teologia della croce e legittimazione passiva dell'abuso e della violenza domestica.
  • Note dogmatiche:
    • Deformazione della Provvidenza Divina: Presentare i maltrattamenti fisici e le percosse del coniuge («un marito collerico che ti picchia») come una "croce gloriosa data da Dio" sfigura il volto di Dio e induce il fedele a sottomettersi passivamente a violenze criminali.
    • Violazione del V Comando e del Diritto Canonico: Contrasta con il dovere di tutelare l'incolumità fisica propria e dei figli (V Comando). Bypassa direttamente le norme del Diritto Canonico e del Catechismo che prevedono la legittima difesa e la lecita separazione coniugale in presenza di grave pericolo per la vita o per l'incolumità corporale (Can. 1153 §1 CIC; CCC 1649, 2264–2265).
  • Riscontro fotostatico:
    • Testo A: pp. 128
    • Testo B: p. 111


IV. CONCLUSIONE

La presente Nota viene redatta con il solo fine di offrire agli Ordinari e agli organismi competenti un quadro analitico e documentato sulle aporie testuali presenti nel Direttorio Catechistico. Si auspica che tali rilievi possano contribuire a una sempre maggiore chiarezza e fedeltà nell'esercizio del ministero della parola (Can. 760 CIC).

(da: Davide) 

giovedì 1 ottobre 2026

Come il Cammino corrompe i vescovi... e come distrugge i preti che fa ordinare

Carmen "Adidas" Hernández
e il sorriso "diplomatico" di Benedetto XVI
Come i neocat comprano i vescovi

Kiko Argüello sostiene di star riportando la fede a quella della Chiesa primitiva ma... avrà scavato talmente in profondità che ha beccato una conduttura di pure eresie. Con la scusa del rinnovamento non ha solo distorto la storia della Chiesa; ha scambiato il vero Catechismo cattolico per la sua fan-fiction teologica. Al suo centro c'è una fornace ardente di neo-pelagianesimo - l'idea arrogante di Kiko che la salvezza non è un dono gratuito della grazia di Dio, ma un premio che "guadagni" macinando senza sosta attraverso la sua estenuante serie infinita di "passi".

[...] Il Cammino funziona come un esclusivissimo country club spirituale, coltivando una insopportabile clausura autoreferenziale.

Quando la radice è così marcia, l'intero albero è malato. Basta guardare il frutto tossico che lasciano nelle parrocchie in tutto il mondo: liturgie parallele, dinner-party seduti; bizzarri "scrutini" pubblici che assomigliano a sessioni di abuso psicologico; e una mentalità gnosticheggiante di segretezza assoluta.

Come fa il cane da guardia dottrinale del Vaticano (il dicastero per la dottrina della fede) a rimanere beatamente cieco di fronte a questa chiesa parallela? Basterebbe "seguire i soldi" per capire. Nel Cammino fanno passare il "sacchetto di spazzatura" per le decime (massicce), per poi far fluire generose offerte direttamente ai vescovi diocesani e ai cardinali compiacenti. Il più grande "miracolo" del Cammino Neocatecumenale non è il rinnovamento spirituale: è l'improvvisa, profonda cecità teologica che colpisce un vescovo quando una busta piena di soldi atterra sulla sua scrivania. [Rodney]

 

Quel psico-tritacarne che è la formazione al sacerdozio dei Redemkikos Mater 

Vi siete mai chiesti cosa succede quando si mettono insieme il dilettantismo laico della psicoterapia, dei pubblici traumi e qualche massiccia crisi di identità, e poi si consegna al sopravvissuto un colletto romano e l'ordinazione sacerdotale? Benvenuti nel tritacarne psicologico della formazione dei seminari neocatecumenali Redemkikos Mater.

Durante i loro anni di seminario, i seminaristi neocat sono sottoposti a "scrutini", cioè un interrogatorio in cui dei cosiddetti "catechisti" (laici) calpestano allegramente il foro interno (la coscienza personale) nonostante il diritto canonico. I candidati vengono condizionati da confessioni pubbliche, coercizione emotiva e una totale resa dei confini personali. Quando vengono ordinati, la loro autonomia psicologica non è stata solo stentata; è stata smantellata e sostituita con l'assoluta sottomissione all'itinerario di Kiko.

Poi arriva il vero mind-bender: la dissonanza cognitiva. Una volta assegnati a una parrocchia, questi uomini sono costretti a giocare rischiosamente a dottor Jekyll e mister Hyde ecclesiastici. Sul piano pubblico devono fare cosplay come sacerdoti diocesani normali, senza troppi intoppi in materia di diritto canonico e di catechismo [per quanto possibile nella loro tipica ignoranza]. Ma al piano di sotto, nel seminterrato della parrocchia il sabato sera, devono togliere la maschera e tornare ad essere gli scagnozzi di Kiko, presiedendo una "chiesa parallela" con la propria personalizzatissima teologia, la bizzarra "estetica" liturgica e la lealtà indiscussa ai fondatori del movimento [soprattutto laici].

Non si può costringere una psiche umana a sopportare anni di sorveglianza emotiva e coercitiva e poi chiedere loro di vivere una doppia vita permanente senza che le rotelle mentali s'inceppino. Questo enorme e incolmabile divario tra gli insegnamenti ufficiali della Chiesa e la realtà settaria del loro "ministero" finisce per far pagare un pesante prezzo sotto forma di sconquasso nella loro salute mentale.

Alla fine ti rimangono uomini emotivamente compromessi e psicologicamente fratturati che esercitano un'immensa autorità spirituale, protetti da una potente lobby interna pronta a spazzare il loro inevitabile disfacimento psicologico sotto il tappeto. Pertanto, i sacerdoti NCW sono un pericolo per i parrocchiani e persino per le stesse famiglie NCW. [Rodney]

martedì 1 settembre 2026

Finzione e truffa: i seminari Redemkikos Mater

Nostra traduzione di un riepilogo da Jungle Watch.



I Seminari Redemptoris Mater (SRM) sono il canale di reclutamento ideato dalla dirigenza del Cammino Neocatecumenale in collusione con alcuni vescovi per controllare le vite private dei preti neocatecumenali a proprio vantaggio.

1. Isolamento e incardinazione strategica

  • Reclutamento dall'estero: la maggior parte dei seminaristi che entrano nel SRM proviene dall'estero. Non conoscono affatto la cultura, la lingua e le strutture sociali locali.
  • Incardinazione transitoria: questi seminaristi stranieri vengono ordinati e incardinati da un vescovo locale. Tuttavia, subito dopo l'ordinazione, vengono inviati in paesi completamente diversi per svolgere il loro ministero.
  • Clero irreperibile: la sorte di questi sacerdoti è spesso avvolta nel mistero. I loro nomi non compaiono spesso negli elenchi ufficiali del clero diocesano. Quando sono presenti, vengono erroneamente registrati come in servizio presso il SRM locale, pur risiedendo e lavorando fisicamente in un altro paese.

2. Violazioni canoniche e autorità parallela

  • Elusione delle leggi sull'itineranza: Il diritto canonico proibisce severamente il clero "girovago" (o "itinerante") [ndr: clerici vagantes o acefali: cfr. CJC n.265]. Il Cammino aggira questa norma vincolando legalmente un sacerdote a una diocesi straniera, pur arrogandosi il diritto di spostarlo in tutto il mondo a discrezione della leadership del movimento.
  • Mancato rispetto degli impegni canonici: Secondo il diritto canonico, quando un sacerdote diocesano viene inviato a servire in un'altra diocesi, il vescovo di provenienza deve stipulare un accordo scritto formale (scriptum) con il vescovo di destinazione, specificando i termini con cui avverrà. Esistono tante prove che suggeriscono che questo requisito obbligatorio venga sistematicamente ignorato dai sacerdoti del Cammino.
  • Il conflitto della "doppia fedeltà": I sacerdoti del Cammino si trovano di fronte a un grave conflitto di interessi. Mentre il canone 273 esige rigorosa riverenza e obbedienza all'Ordinario (il vescovo locale), questi sacerdoti sono di fatto governati da cosiddetti "catechisti" del Cammino (laici) e da sacerdoti itineranti del Cammino.
  • Violazione del diritto di scrutinio: Il Cammino opera come una struttura di potere parallela, una "Chiesa nella Chiesa". I cosiddetti "catechisti" laici esercitano troppo spesso un potere di valutazione sull'idoneità dei seminaristi all'Ordine sacro. Ciò viola direttamente il canone 241, che riserva il diritto di valutare le vocazioni esclusivamente ai rettori dei seminari e ai vescovi.

3. Formazione carente e vulnerabilità sistemica

  • Formazione segregata: Isolando i seminaristi all'interno di ambienti esclusivi del Cammino anziché integrarli nel più ampio presbiterio diocesano, il sistema viola il Canone 245. Questo canone stabilisce che la formazione seminariale deve preparare gli uomini alla vita pastorale comune della Chiesa locale.
  • Mancanza di consapevolezza: Poiché questi soggetti non frequentano i normali seminari diocesani, molti rimangono completamente all'oscuro delle norme canoniche universali e dei loro diritti personali come clero titolare.

4. Sfruttamento finanziario e psicologico

  • Dipendenza economica: i sacerdoti del Cammino che operano all'estero sono lasciati completamente alla mercé dei cosiddetti "catechisti" laici del Cammino. Non ricevono né l'indennità standard per la celebrazione della Messa né l'assegno mensile di mantenimento garantito ai sacerdoti diocesani.
  • Abuso della confessione pubblica: i sacerdoti che vengono a conoscenza di questi abusi strutturali sono spesso troppo terrorizzati per andarsene o per denunciare l'accaduto, specialmente a causa della pessima pratica del Cammino di rendere pubblici i loro peccati e le loro vulnerabilità, esponendoli alla comunità neocatecumenale e rendendoli altamente vulnerabili a pressioni psicologiche e ricatti.
  • Abdicazione episcopale: partecipando a questo sistema, i vescovi locali si lavano di fatto le mani delle proprie responsabilità amministrative, spirituali e finanziarie nei confronti di quei sacerdoti (anche se incardinati come diocesani), abbandonandoli a una struttura laica che di fatto non è soggetta a controlli.

5. Compromesso istituzionale in Vaticano

  • Mancanza sistemica di controllo: il Dicastero per il Clero è pienamente consapevole di questi schemi operativi globali a causa dell'elevato numero di casi di omicidio rituale in tutto il mondo.
  • Chiudere un occhio: rifiutandosi di intervenire o di indagare su questi gravi delitti canonici e abusi clericali, i funzionari dell'apparato amministrativo vaticano hanno di fatto rinunciato al loro ruolo di garanti istituzionali, schierandosi dalla parte del sistema anziché proteggere i sacerdoti vulnerabili.

Gran parte di quanto affermato da Rodney è stato documentato fin dal Visitation Committee Report (PDF) del 2016 al nostro Ministero di Assistenza al Clero a Guam.

sabato 1 agosto 2026

È la gerarchia conciliare ad aver consentito lo sfascio neocatecumenalizio

È grazie a quella "falla" che il Cammino ha
potuto attecchire e crescere (e far danni)

Siamo nel 2026 e la setta neocatecumenale continua a pascere (sebbene di tragicomico declino da più di vent'anni), mentre nessuna delle ingiustizie perpetrate dai suoi capicosca ha incontrato non dico giustizia, ma almeno l'attenzione da parte dei pastori della Chiesa. E il motivo fondamentale è che mentre si usa il pugno di ferro contro i cosiddetti "tradizionalisti", si fa finta di niente verso coloro che (come il Cammino) devastano la liturgia, inquinano la fede, calpestano la dignità di coloro che chiedevano solo un "itinerario" per crescere nella fede.

Tutto ciò è dovuto alla crisi nella Chiesa, una crisi di fede esplosa contestualmente al Concilio Vaticano II e che in diverse forme colpisce anzitutto il clero e la gerarchia.

Il Cammino Neocatecumenale, pur imbottito di rimproveri pontifici, continua coi suoi scandali, col suo calpestare la dignità dei fratelli delle comunità, col suo inquinamento della fede e della liturgia, perché i pastori della Chiesa sembrano ossessionati dal dover "applicare il Concilio" (in realtà un'interpretazione di comodo del Concilio, altrimenti il Cammino sarebbe stato annientato già da molti decenni) e dunque chi fa danni ma si spaccia per "frutto del Concilio" viene lasciato in pace, mentre chi getta luce sulle storture di chi "applica il Concilio" viene considerato un nemico da colpire con la massima severità.

Immaginate che alcuni passeggeri dell'autobus (quelli che non hanno il naso nel cellulare a guardare i tiktok), vedendo sbandate pericolose, sorpassi azzardati, precedenze non date, semafori ignorati, porte aperte in marcia, comincino a lamentarsi sommessamente dell'autista. E subito vengono rimbrottati dal bigliettaio e magari pure da altri passeggeri: come osate criticare il Papa? come osate criticare atti di magistero? voialtri non avete nemmeno la patente D col CQC! sta guidando esattamente come stabilito dal Concilio degli Autisti e dal Cammino degli Autoferrotranvieri, chissenefrega che fino alla settimana scorsa si rispettavano le norme della circolazione!

Ci si perdonino le ovvietà ma è tuttora in corso la pandemia di fintotontismo da parte del crescente popolo di cercatori di pelo nell'uovo.

Nostro Signore comandò a Pietro «pasci i miei agnelli... pasci le mie pecorelle» (cfr. Gv 21,15-17). È dovere di Pietro (e dunque dei suoi successori e, per estensione, di tutta la gerarchia ecclesiale di tutti i tempi) "pascere", cioè somministrare buon nutrimento spirituale ad agnelli e pecorelle e proteggerli dai veleni e dai lupi (e dai mercenari).

Pietro fu pure severamente ammonito: «e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (cfr. Lc 22,32). Pietro e i suoi successori - e la gerarchia di tutti i tempi - hanno sempre da ravvedersi. Infatti la condizione per cui Pietro fu scelto è «mi ami tu?» (cfr. ibid.), e dopotutto i Dodici furono scelti perché «stessero con Lui» (cfr. Mc 3,14).

Il Papa e la gerarchia, dunque, sono non solo chiamati a santificarsi (come tutti i battezzati) ma anche a "pascere" (e le due cose sono strettamente connesse): che ne sarà di pastori che non hanno adeguatamente compiuto la loro divina missione? Forse che il fuoco della geenna non li riguarda?

In ginocchio davanti a Kiko
(sì, sì, lo spiegone è "ma dietro c'era il vescovo"...
...e allora perché l'idolo Kiko si piazza lì?)
Lo Spirito assisterà la Chiesa fino alla fine dei tempi. Ma tale assistenza può anche concretarsi con un Paolo che «a viso aperto» si oppone a Pietro perché quest'ultimo «aveva evidentemente torto» (cfr. Gal 2,11). Non risultano lamentele per quel rimprovero di Paolo a Pietro, così come nessuno osò criticare Caterina da Siena per aver rimproverato e accusato Gregorio XI.

È chiaro che può talvolta darsi il caso che i pastori della Chiesa mettano da parte la prudenza e diventino i principali responsabili della resistenza che incontrano. Paolo ebbe da resistere a Pietro «a viso aperto» perché era Pietro ad avere «evidentemente torto». E non risulta che Pietro perseverasse nell'errore. Perciò sottolineiamolo di nuovo, a beneficio dei distrattoni: non è detto che la resistenza all'autorità sia sempre automaticamente fatta di criticoni e pelandroni (ed eretici e scismatici). Può davvero darsi il caso che un pastore abbia da "ravvedersi", e che se non lo fa non riesce a compiere la propria missione.

Chi esercita l'autorità deve essere autorevole, non autoritario (oltre che essere «sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare...», cfr. 1Tm 3,2ss): agnelli e pecorelle non sono robot da programmare, l'autorità di pascere il gregge non dà diritto a insultare o scalciare gli agnelli e le pecorelle, ancor meno a tollerare (o addirittura somministrar loro) cibo spirituale insipido o velenoso.

Semplificando, la differenza sostanziale fra autorità ed autoritarismo è che nel secondo caso è "unidirezionale": il capo che ti comanda senza tener conto della tua situazione, o senza tener conto delle circostanze, o senza tener conto degli effetti nel breve e nel lungo termine... Sì, comprendiamo benissimo che può darsi il caso che un padre non abbia avuto tempo per i figli, può darsi il caso che sorga qualche equivoco, può darsi il caso di un figlio ingrato o ansioso: ma in condizioni normali, non di emergenza, il padre è tenuto a tener presente le difficoltà e i limiti di coloro da cui si aspetta ubbidienza. Altrimenti il padre stesso mina la propria autorità facendola degradare in autoritarismo, con tutte le conseguenze - anche lontane - che ciò comporta.

Promemoria sulla crisi attuale: Gregorio XI ebbe l'umiltà di riconoscere gli argomenti di Caterina da Siena e di risponderle, mentra Bergoglio si è guardato bene dal rispondere alla correzione filiale e il Prevost ancora non sembra trovare il tempo per dare un po' di indispensabile risistemata...

Il santino di sankiko:
"tu credi che mi canonizzeranno?"
Dopo oltre sessant'anni di discorsi su come recepire il Concilio Vaticano II, come applicarlo, come esservi fedeli... ancora non è mai stato chiarito perché tutte quelle novità "conciliari"  sarebbero cibo spirituale talmente buono da dover mandare in soffitta tutto ciò che c'era prima del Concilio. A cominciare dalla liturgia. Chiedo ai finti tonti di saper distinguere fra ciò che viene auspicato ("che questa liturgia vada incontro ai tempi che cambiano", e bla bla bla) e ciò che invece chiunque può verificare (la sagra degli abusi, delle "personalizzazioni" e modificazioni, del teatrino di bambinate e sfilate di moda, delle banalizzazioni, dell'annacquamento dei significati, addirittura del "censurare" espressioni bibliche di cosiddetta "teologia negativa" nel timore che diano fastidio ai fedeli...).

Recentemente mons. Schneider aveva proposto a papa Leone XIV di promulgare una "Costituzione Apostolica" per liberalizzare definitivamente la liturgia "tridentina". Primo effetto: tantissimi cattolici cascano dalle nuvole e scoprono che un motu proprio è un documento di livello inferiore ad una Costituzione Apostolica, e quindi negabile dal successivo anti-motu-proprio.

Secondo e più importante effetto: tanti cattolici cascano dalle nuvole perché ancora non si rendono conto che mons. Schneider non sembra conoscere la Costituzione Apostolica Quo Primum Tempore in cui il 14 luglio 1570 san Pio V liberalizzò definitivamente la liturgia "tridentina" garantendo in perpetuo il diritto di celebrarla. Ci sfugge, sinceramente, il motivo per cui dovremmo umilmente implorare Leone XIV per riavere almeno un po' di ciò che Pio V ci aveva già dato e garantito in perpetuo (e Pio V specificò pure che «se qualcuno avrà l'audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo»).

Il motivo "giuridico" per una tale richiesta a Leone XIV è nel dare per scontato che il vietare la liturgia tridentina (da Paolo VI in poi) sarebbe stato lecito. Cioè che la Costituzione Apostolica di san Pio V sarebbe stata legittimamente abolita "non si sa come". E con ciò stesso si accetta implicitamente che l'ipotetica Costituzione Apostolica di Leone XIV sarà legittimamente cancellabile in futuro.

"Prima comunione" neocatecumenale:
tristissimo "cosplay" seduti in una saletta
con chitarrelle bonghetti tappeti
e altri parafernalia kikolatrici
Se ai "piani alti" va così a scatafascio, come abbiamo potuto illuderci che il denunciare gli abusi liturgici neocatecumenali alle autorità ecclesiastiche potesse avere un qualche positivo effetto? Se non fosse stato per le «decisioni del Santo Padre» Benedetto XVI del 1° dicembre 2005, i kikolatri starebbero ancora a celebrare senza Gloria, Orate, Credo. E però, a dispetto di quelle «decisioni», i kikolatri continuano a celebrare la carnevalata della "comunione seduti" (pur proibita dalle "decisioni"), per non parlare delle vere e proprie omelie laicali. E il bello è che le "decisioni" in questione non fanno altro che riepilogare documenti già promulgati per tutta la Chiesa (e addirittura sono documenti non accusabili certo di "tradizionalismo").

Se dunque neppure Benedetto XVI è riuscito a scalfire il "muro di gomma" kikolatrico, se neppure i vescovi hanno preso severe decisioni (salvo qualche caso purtroppo isolato) contro le malversazioni neocatecumenali, contro i cosiddetti "catechisti" del Cammino che calpestavano la vita e la dignità dei fratelli delle comunità, come abbiamo potuto illuderci che il denunciare lo sfascio del Cammino alle autorità della Chiesa potesse avere qualche risultato positivo? Abbiamo ostinatamente voluto fidarci della gerarchia ecclesiastica, sperando che la "crisi" riguardasse altri preti, altri vescovi, altri papi.

In sintesi: lo sfascio neocatecumenalizio è stato possibile solo perché i pastori conciliari hanno meno premura verso il gregge che il Signore aveva loro affidato.

I pastori conciliari, mentre spazzavano via tanto buon cibo spirituale (come ad esempio la liturgia "tridentina") hanno acconsentito allo sfascio liturgico (non punendo abbastanza severamente gli abusi liturgici, come ad esempio quelli neocatecumenali).

I pastori conciliari, mentre mandavano in soffitta catechismi tradizionali, rituali tradizionali, ecc., non hanno agito con sufficiente severità verso chi inquinava la dottrina e la fede (come ad esempio il Cammino).

E un atto formalmente scismatico - quello dell'ordinarsi dei vescovi senza mandato pontificio - è stato condannato con la massima severità quando si trattava di "tradizionalisti", ma è stato ignorato (e addirittura rattoppato post factum) quando si è trattato del "Partito comunista cinese". E un vescovo pedofilo neocatecumenale è stato punito solo perché lo scandalo è arrivato sui giornali internazionali (infatti i primi tempi inviarono il vescovo Hon Tai Fai a Guam illudendosi che con un po' di prediche sdolcinate tutti sarebbero tornati tranquillamente a casa - e invece lo scandalo si allargò perché il Cammino era intento in tante altre pastoie, non solo nella protezione dei propri pedofili).

Concludendo: è stata la gerarchia conciliare ad aver consentito lo sfascio neocatecumenalizio, proprio perché per affermare il Concilio aveva consentito altri sfasci liturgici e dottrinali. Una falla nella barca non basta ridurla, va proprio tappata, perché altrimenti si ingrandirà ugualmente. Anche e soprattutto nella barca di Pietro.

mercoledì 1 luglio 2026

Il fulcro del problema

Cammino Neocatecumenale:
la liturgia degli spaparanzati del sabato sera
("frutto del Concilio", nevvero?) 

La questione delle ordinazioni episcopali della Fraternità San Pio X ora sta tenendo banco anche sui giornali e paradossalmente è un bene perché qualcuno (specialmente nella gerarchia ecclesiale) potrebbe finalmente iniziare ad interrogarsi onestamente - anche soltanto da un punto di vista critico - su come mai i lefebvriani abbiano ritenuto di aver così tanto bisogno di ordinarsi nuovi vescovi... e su come mai nel 2026 sia stato tanto facile e festoso l'accogliere gli scismatici eretici anglicani e gli scismatici "ortodossi", e su come mai sia stato impossibile fare altrettanto coi lefebvriani... e su come mai ancora si taccia sugli eretici neocatecumenali e altri penosi casi...

Come abbiamo sempre fatto notare fin da vent'anni fa agli inizi di questo blog, il fulcro del problema è il Concilio Vaticano II.

Intendeva essere un Concilio "pastorale" - il che è già anomalo, perché tutti e venti i concili precedenti erano stati "dogmatici", cioè avevano chiarito o affermato verità di fede e avevano di conseguenza imposto sanzioni e anatemi a chi non le seguiva; "pastorale" significa invece che riguarda la pastorale, che normalmente cambia da luogo a luogo, cambia nel tempo, cambia a seconda delle sensibilità; "pastorale" significa qualcosa di superabile, di contingente, di temporaneo, di non vincolante, di criticabile.

Calpestando anche le stesse intenzioni di Giovanni XXIII, i fautori del Concilio "pastorale" spazzarono via i cosiddetti schemi preparatori (ma sorprendentemente Giovanni XXIII lasciò correre), per sostituirli con altri argomenti e documenti. Vollero fare la rivoluzione nella Chiesa. E ci riuscirono.

Ai vescovi presenti, i documenti e le dichiarazioni conciliari sembrarono tutto sommato approvabili perché non contenevano grossi svarioni o chiare eresie, e infatti furono regolarmente approvati (non senza trucchetti per rabbonire i vescovi recalcitranti): li firmò persino lo stesso Lefebvre. Contenevano però delle ambiguità, o delle "porte aperte" a novità. La speranza che venissero letti solo in senso cattolico fu mal fondata. E comunque quello che doveva essere solo un Concilio "pastorale", fu invece indicato troppo spesso come espressione incontestabile del Magistero, fino a venir brandito come se fosse una sorta di Super Dogma che surclassa tutto ciò che c'era stato prima.

Così, ogni rivoluzionario giustificava le sue invenzioni e le sue corbellerie con: "eh, ma c'è stato il Concilio! eh, ma lo vuole il Concilio! eh, ma bisogna seguire il Concilio! eh, ma voi siete contro il Concilio". Persino i rivoluzionari fai-da-te, come gli eretici Kiko e Carmen, spacciavano le proprie fandonie come frutto del Concilio. Carmen addirittura disse di aver servito a Kiko «il Concilio su un piatto d'argento». E, come tutti i rivoluzionari, promuovevano tali fandonie anche a costo di andare contro gli stessi testi del Concilio (cfr. ad esempio il caso del canto gregoriano).

Abbiamo già un brutto ricordo di Leone XIV
Il risultato è che negli anni postconciliari assistiamo ad un cambiamento drammatico nella liturgia, nella dottrina, nel diritto canonico e in tutto il resto. All'improvviso la Messa che era stata celebrata per innumerevoli secoli e che aveva nutrito la spiritualità di un esercito di santi di tutti i luoghi e di tutti i tempi, diventa "superata", la predicazione, il diritto canonico, il catechismo, l'abito religioso e quello ecclesiastico, gli esorcismi, il modo di celebrare i sacramenti, l'arte sacra e il canto, tutto diventa "superato" e da "aggiornare". Tutti si danno gran da fare lungo i decenni (a cominciare dai papi), come se tutto ciò che era "preconciliare" fosse completamente sbagliato e superato, come se la Chiesa "preconciliare" si fosse sempre sbagliata.

Lefebvre non fu il solo a lamentarsene: com'è possibile che ciò che ieri era giusto e santo (e fatto dovunque e comandato e raccomandato dai papi e vescovi) oggi sarebbe sbagliato, e ciò che ieri comportava rimproveri e sanzioni oggi sarebbe improvvisamente buono e obbligatorio? Com'è possibile che ciò che celebrava e predicava padre Pio da Pietrelcina, che tante persone anziane oggi ancora ricordano, sia improvvisamente diventato vecchiume da abolire e da dimenticare?

Insomma, a creare la questione "tradizionalisti" fu proprio quell'atteggiamento ostile e diffidente della gerarchia conciliare.

Paolo VI si rifiutò di aprire anche soltanto un po' «il ventaglio delle possibilità» di vivere la fede alla maniera tradizionale. Giovanni Paolo II pure fece troppo poco e troppo tardi, creando la commissione Ecclesia Dei dopo le ordinazioni non autorizzate del 1988. L'unico timido passo nella giusta direzione lo fece Benedetto XVI col Summorum Pontificum, prontamente azzerato dal Bergoglio (cosa che non può che esasperare ulteriormente la questione "tradizionalisti"). Ed oggi ci ritroviamo che Leone XIV, che sapeva benissimo che i lefebvriani intendevano procedere con le ordinazioni, non ha fatto nulla di concreto né quando gli è stata chiesta udienza l'anno scorso, né nei mesi successivi all'annuncio delle ordinazioni, limitandosi ad una lettera due giorni prima per indurre i lefebvriani a desistere. A conferma che il problema "lefebvriani" lo hanno creato proprio i pontefici conciliari, proprio loro.

Badate bene che se un padre improvvisamente impone al figlio "da oggi niente scooter", c'è gran differenza se la spiegazione è "perché sì" rispetto a "da oggi potrai usare l'auto". Il superiore che ti toglie un bene, può farlo solo per gravi ragioni... oppure per darti un bene maggiore. Altrimenti non sta esercitando l'autorità ma l'autoritarismo.

Piaccia o non piaccia, rileviamo oggi un'innegabile grande confusione nella gerarchia ecclesiale, e rileviamo che tutti coloro che non lottano contro tale confusione si fanno scudo del Concilio Vaticano II.

E sì, anche il Cammino Neocatecumenale, nell'imporre il suo caos liturgico e dottrinale, si appella al Concilio, si autoetichetta "frutto del Concilio", accusa i suoi critici di essere "contro il Concilio".

lunedì 1 giugno 2026

Diffidate di chi vi dice di star applicando il Concilio

Kiko Argüello alla Comunione a braccia conserte:
gli interessava molto più manifestare il disappunto
verso papa Benedetto XVI, che accogliere il Signore
realmente presente nel Santissimo Sacramento
Il documento più rilevante del Concilio Vaticano II, la costituzione dogmatica Sacrosanctum Concilium sulla liturgia (promulgato a dicembre 1963), nel paragrafo 116 dice testualmente:

116. La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale. Gli altri generi di musica sacra, e specialmente la polifonia, non si escludono affatto dalla celebrazione dei divini uffici, purché rispondano allo spirito dell'azione liturgica, a norma dell'art. 30.
Da allora, però, il canto gregoriano è scomparso dalle parrocchie e dagli istituti religiosi e da tutti i gruppi (tranne qualche rarissima eccezione in certi eventi ecclesiali). Per di più, se qualcuno osasse proporlo in parrocchia, nel convento, nelle celebrazioni del proprio movimento o associazione, verrebbe subito tacciato di essere "contro il Concilio". Scusate, ma com'è possibile? Eppure il Concilio lo ha riconosciuto come "canto proprio della liturgia", ha comandato che "gli si riservi il posto principale"... cioè se qualcosa non dà al gregoriano il "posto principale" nelle liturgie, quel qualcosa non può proclamarsi frutto del Concilio.

E no, non ci sono alibi che tengano, neppure di difficoltà materiale o tempo mancante: per imparare un po' di gregoriano, una piccola corale parrocchiale avrà bisogno di esercitarsi per qualche settimana (mica interi decenni). Ma allora perché diavolo vi accusano di essere "preconciliari", "retrogradi", "controilconcilio", ecc., se osate proporre di applicare davvero quanto dice la Sacrosanctum Concilium?

La risposta è desolante: dobbiamo necessariamente riconoscere che c'è un Concilio consistente nei suoi documenti approvati, e c'è un "Concilio" consistente nelle interpretazioni di comodo dei sedicenti "applicatori" del Concilio. Questi ultimi, pur appellandosi al Concilio, sono pronti anche ad affermare cose contrarie ai documenti del Concilio - come nell'esempio del canto gregoriano - spacciandole per "conciliari". Cioè o sono spettacolarmente ignoranti - e allora riguardo al gregoriano dovrebbero convincersi leggendo per la prima volta quel fatidico paragrafo 116 - oppure sono mentitori, deliberatamente mentitori, che si appellano al Concilio al solo scopo di portare avanti tutt'altro programma. 

Fra tali ignoranti/mentitori va annoverata la Carmen Hernández Barrera, cofondatrice del Cammino Neocatecumenale, che proclamò in un discorso ufficiale (30 giugno 2002) di aver «servito a Kiko il Concilio su un piatto d'argento». Su quel "piatto d'argento" il canto gregoriano non c'era. Nel Cammino la maggioranza dei "fratelli delle comunità" non sa neppure cosa sia il gregoriano; al più sono stati addestrati a una reazione pavloviana ("bleah, preconciliare, puah, meglio i canti di Kiko"). Secondo voi la Hernández, che pure aveva studiato teologia, era completamente ignorante di quel paragrafo 116, oppure ha mentito e disubbidito volontariamente al Concilio?

Si potrebbero fare numerosissimi altri esempi ma questo del canto gregoriano è il più lampante, è comprensibile anche ai bambini, è quello che già da solo può essere sufficiente a farvi capire - senza bisogno di lunghe e complicate argomentazioni teologiche - se qualche sedicente "applicatore del Concilio" sta in realtà applicando un'interpretazione che va contro i testi del Concilio.

Riflettiamo brevemente anche sul paragrafo 120 dello stesso documento:

120. Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l'organo a canne, strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere un notevole splendore alle cerimonie della Chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti. Altri strumenti, poi, si possono ammettere nel culto divino, a giudizio e con il consenso della competente autorità ecclesiastica territoriale, a norma degli articoli 22-2, 37 e 40, purché siano adatti all'uso sacro o vi si possano adattare, convengano alla dignità del tempio e favoriscano veramente l'edificazione dei fedeli.

Ebbene, l'organo a canne non si è del tutto estinto: in alcune vecchie parrocchie è stato conservato e talvolta viene usato (ma non spesso quanto vorremmo) nelle liturgie. Chiediamo umilmente: come mai quasi nessuno ha "in grande onore" l'organo a canne? Come diavolo è stato possibile che certe esplicite raccomandazioni conciliari siano state subito e pressoché universalmente disattese proprio dai fautori del Concilio, proprio da quelli che vi accusano di essere "preconciliari" qualora voleste prenderle sul serio?

Ma notate la seconda parte del paragrafo: "altri strumenti", senza specificare quali, "si possono ammettere nel culto divino, a giudizio e con il consenso della competente autorità ecclesiastica territoriale".

Chiederemmo dunque ai fratelli kikolatri: ma voi che nelle liturgie del Cammino strimpellate nacchere, charangos e tamburelli, quando e dove avreste mai avuto il "consenso della competente autorità ecclesiastica territoriale"? Consenso chiaro e documentato, s'intende, non il solito trucchetto del "permesso verbale" o del "abbiamo capito che si poteva fare" o del "ma si fa ovunque". E poi: come si dimostra concretamente che nacchere, tamburelli, ecc., "convengano alla dignità del tempio e favoriscano veramente l'edificazione dei fedeli"? Come si dimostra che strumenti musicali nati e progettati per far caciara, per il divertimento e l'intrattenimento, porterebbero invece "edificazione"?


Se non siete distratti avrete già capito perché il postconcilio è così problematico: anche limitandoci a quei soli due esempi notiamo che ci sono affermazioni conciliari che vengono infaticabilmente travisate dai fautori del Concilio (es.: il canto gregoriano), ci son poi affermazioni che vengono sempre più largamente ignorate (es.: tutte le parrocchie moderne in cui l'organo a canne non c'è mai stato, e tutte le altre in cui l'organo c'era ma non è stato più né usato, né manutenuto), e ci sono infine affermazioni che vengono maliziosamente sfruttate (come l'introduzione di strumenti su cui l'autorità ecclesiastica non ha considerato, né previsto, né approvato).

Dunque, al netto di tutte le pie intenzioni dei sommi pontefici e del resto della gerarchia cattolica, c'è un Concilio fatto di documenti e un "Concilio" fatto di interpretazioni di comodo. E quelli vi che proclamano di star "interpretando" e "applicando", stanno in realtà portando avanti una diversa agenda. Nei suoi documenti, ad esempio, il Concilio non richiede:

  • non richiede la "comunione sulle mani"
  • non richiede di "girare gli altari" verso il popolo
  • non richiede "chierichette", "accolitesse", neppure la proliferazione incontrollata di "ministri straordinari"
  • non richiede di far sparire il gregoriano, né il polifonico e l'organo a canne
  • non richiede la "comunione seduti", né le "Decime", né le "Lodi Domestiche", né le celebrazioni del sabato sera tardi con sbarramento d'ingresso...
  • eccetera, eccetera, eccetera.

Quando vi accusano di essere "preconciliari" o "contro il Concilio", vi stanno turlupinando. Quando i testi del Concilio parlano chiaro, si sentono liberi di tradirli. Quando i testi del Concilio hanno qualche ambiguità, la interpretano a modo loro. Quando vi dicono che qualcosa è "frutto del Concilio", vi stanno fregando, perché è frutto delle loro opinioni o di qualche moda recente. Quando vi etichettano "preconciliari", vi stanno accusando di non detestare qualcosa che loro detestano ma che i testi del Concilio non vi hanno mica detto di detestare.

Tali sedicenti "interpreti" del Concilio, fautori del Concilio, "applicatori" del Concilio, sono dunque in realtà dei "rivoluzionari": sfruttano il Concilio solo per imporre la loro rivoluzione, le loro fissazioni, le mode che a loro piacciono, l'agenda che ossessivamente seguono. Vogliono una rivoluzione nella Chiesa, cioè vogliono cambiare completamente la Chiesa e la fede, anche quando lo facessero a piccoli passi, adoperando la scusa "ilconcilio-ilconcilio" come maglio per colpire chi non è d'accordo con loro. «Gli ho servito il Concilio su un piatto d'argento»: no, la laica Carmen non ha servito il Concilio ma ha servito il demonio - quello vero, quello che le faceva fumare sigarette durante le liturgie e in faccia al Papa, quello che le faceva calpestare la dignità del sacerdozio e dei fratelli delle comunità, quello che le faceva proferire eresie, promuovere strafalcioni liturgici, reinventare un "passato mitico".

Tutti i "rivoluzionari", dai più sgangherati a quelli più sopraffini, sono facilitati dal fatto che i testi conciliari contengono qua e là sufficienti ambiguità da lasciare aperti molti spiragli. Ma è una questione che affronteremo in un prossimo thread.

venerdì 1 maggio 2026

Breve schema riassuntivo dopo ormai vent'anni di esistenza di questo blog

Premessa: questo blog esiste da fine maggio 2006 e ha pubblicato quasi tremila pagine (e sono presenti oltre 190mila commenti). A questo blog hanno contribuito molti ex neocatecumenali, e anche gente che non ha mai fatto il Cammino (come ad esempio il sottoscritto). Dunque qui c'è tantissimo materiale da leggere - documentazione, testimonianze, dibattiti - per farsi un'idea del Cammino che non sia basata su quella che la Carmen stessa chiamava «propaganda kikiana». Se anche soltanto l'un per cento di questo blog contenesse la verità, avreste già una trentina di ben documentate pagine che smentiscono il Cammino e il suo autoproclamato «Io Sono il Vostro Catechista», Kiko Argüello.

Il laico Kiko "benedice" i suoi fedelissimi...
Da praticamente vent'anni invitiamo chiunque a verificare ciò che diciamo, sia come argomenti, sia nella propria esperienza relativa al Cammino (si può avere "esperienza del Cammino" anche solo avendo a che fare con dei fratelli delle comunità, osservandone la mentalità, le azioni, il rapporto che hanno con la Chiesa), facendo massima attenzione ai fatti senza farsi ingannare dai sorrisetti, dagli slogan, dalle buone intenzioni, dalle apparenze, perché tutti i falsi cristiani sono bravissimi a fingersi mansueti, sereni, fervorosi, mentre continuano ostinatamente a straziare la liturgia e a professare ambiguità e vere e proprie eresie. Se la dottrina è piegabile a piacere, che senso aveva per Nostro Signore insegnarla? Se la liturgia è modificabile a piacere, che senso aveva per Nostro Signore dire a Pietro e agli Apostoli «fate questo in memoria di me»? 

Schematicamente, ecco alcuni concetti fondamentali da tener sempre presente:

  • la Chiesa è santa perché l'ha istituita e garantita Nostro Signore
  • ma la Chiesa è detta anche "peccatrice" perché composta da uomini
  • dunque i peccati degli uomini di Chiesa non sono opera della Chiesa (non sono voluti da Nostro Signore), ma infangano la santa Chiesa (voluta da Nostro Signore)
  • e dunque se un uomo di Chiesa ti infligge decisioni o insegnamenti sbagliati, o che determinano un pericolo (anche piccolo) per la tua anima, è lui ad essersi separato dalla santa Chiesa, è lui ad esser venuto meno al suo compito, è lui ad essere andato contro la santa Chiesa e contro Nostro Signore
  • il sacro dovere di pascere gli agnelli del Signore e le pecorelle del Signore, implica anche il mettere in guardia agnelli e pecorelle da cibo avariato, abitudini malsane, e soprattutto da lupi travestiti da agnelli: quando un pastore viene meno (anche soltanto un pochino) al suo compito di pascere, sta andando contro la Chiesa e contro Colui che la istituì. 
A proposito della crisi nella Chiesa:
  • è una crisi dottrinale e liturgica
  • è una crisi che ha avuto una brusca accelerazione dal Concilio Vaticano II
  • è una crisi che permea anche gran parte della gerarchia cattolica
  • è complicato coglierne tutte le varie sfumature, perché non esistono solo il bianco e il nero: il dire "non bianco" non significa necessariamente "nero".
Alcuni fatti che non si possono negare:
  • gli autonominati "iniziatori del Cammino" Kiko e Carmen hanno insegnato ambiguità e vere e proprie eresie (hanno inquinato la dottrina)
  • ed hanno promosso una liturgia che non segue il Messale Romano approvato per tutta la Chiesa (hanno ridotto la liturgia ad una carnevalata autocelebrativa)
  • dunque, davanti a Dio, la loro opera (il Cammino) non fa parte della santa Chiesa istituita da Nostro Signore, nonostante i tanti bei paroloni, nonostante il ripetere i tanti slogan "ilsignore-ilsignore", nonostante statuti, elogi, quantità di "seminari", quantità di euro delle Decime, eccetera: Dio non desidera una dottrina inquinata o una liturgia inquinata
  • e dunque, davanti a Dio, gli ecclesiastici che hanno tollerato (o addirittura appoggiato consapevolmente) il Cammino, sono gravemente responsabili davanti a Dio per essere andati contro al proprio sacro dovere di pascere agnelli e pecorelle 
  • il buon cuore di alcuni fratelli delle comunità neocatecumenali non cambia il fatto che vivono la loro spiritualità in un ambiente che propala errori, eresie, strafalcioni liturgici, veri e propri sacrilegi eucaristici, eccetera (oltre a perfidie e malvagità commesse anzitutto dalla gerarchia di cosiddetti "catechisti", "itineranti", e compagnia schitarrante, su fino agli autoeletti "iniziatori")
  • il buon cuore di tali fratelli non assolve la gerarchia kikolatrica da tutte le porcate che questa ha compiuto e tuttora compie (spiritualmente e materialmente), né può assolvere quella parte della gerarchia ecclesiale che ha appoggiato o tollerato il Cammino.
Si noti che Nostro Signore non si fece abbindolare dalle facce sorridenti e mansuete dei farisei, che filtravano il moscerino e ingoiavano il cammello. La Parola di Dio per la loro salvezza, fu di critica severa e di insulti: "ipocriti! razza di vipere! voi avete per padre il diavolo!".

Al giudizio universale, un neocatecumenale non potrà giustificare eresie e sacrilegi dicendo "ma noi avevamo lo statuto! facevamo le lodi domestiche la domenica mattina! avevamo centoquaranta seminari! facevamo la Decima! quindici figli! centocinquantatré grossi vescovi alla Domus!".

Ricordiamo alcuni punti fondamentali della vita di fede:

  • la questione fondamentale è salvarsi l'anima
  • per salvarsi l'anima occorre vivere la fede così come la Chiesa l'ha sempre trasmessa (attraverso la guida di Pietro e dei suoi successori, e alla luce dell'esempio dei santi)
  • se un soggetto propone di vivere la fede in modo diverso da come ha sempre insegnato la Chiesa, tale soggetto non merita di essere seguito. Kiko e Carmen hanno preteso di "fare come i primi cristiani" ma hanno inquinato l'insegnamento della Chiesa trasmettendo emerite corbellerie, gravate per di più dal segreto ("arcani") perché sapevano benissimo che il poterne parlare in pubblico avrebbe fatto scoprire i loro madornali errori
  • se un soggetto propone di celebrare la liturgia in modo diverso da come ha sempre celebrato la Chiesa, tale soggetto non merita di essere seguito. Kiko e Carmen hanno preteso di personalizzarsi la liturgia ("comunione seduti", tavolinetti smontabili, ambienti non sacri anziché chiese e cappelle, girotondino imbecille conclusivo, candelabro a nove fuochi, eccetera): è inevitabile che chi inquina la fede finisca per inquinare anche la liturgia
  • per salvarsi l'anima occorre conoscere al meglio le verità di fede, secondo le proprie capacità intellettuali. Kiko e Carmen non le hanno insegnate (o perché erano sommamente ignoranti, o perché volevano proprio sradicare la vera fede cattolica per sostituirla con la fede nel tripode Kiko-Carmen-Cammino). La Chiesa non ha mai smesso di chiarire estesamente tutte le verità di fede (come ad esempio nel Catechismo - quello moderno o quello a domande e risposte -, che nessun neocatecumenale ha mai osato leggere per intero e meditare, altrimenti avrebbe capito quanto è stato truffato da Kiko, da Carmen, e dai loro cosiddetti "catechisti")
  • si noti anche che i fardelli che il Cammino impone (la Decima, le Lodi Domestiche a Kiko la domenica mattina, ecc.) la Chiesa non li ha mai imposti. La Chiesa raccomanda le opere di carità nella discrezione e secondo il proprio cuore. Il Cammino invece infligge la tangente del 10% e guarda con disprezzo le opere di carità compiute verso soggetti esterni al Cammino.

mercoledì 1 aprile 2026

Domande sul neocatecumenato... ancora attuali

Nostra traduzione da Boston Catholic Insider. Sebbene la pagina originale sia del 2012, è l'ennesima testimonianza di un cattolico un po' perplesso davanti alle furbate del Cammino e dei suoi "potenti appoggi", ed è tristemente ancora valida oggi, visto che nel frattempo del Cammino - e dei suoi mezzucci, e delle sue furberie - non è cambiato nulla.



Le notizie recenti sul cardinale O'Malley che ha presieduto il 6 maggio 2012 un "omaggio sinfonico e preghiera" alla Simphony Hall, composto dal fondatore del Cammino, Kiko Argüello, ci ha fatto pensare che sarebbe ora di scrivere qualcosa a proposito del Cammino Neocatecumenale.

Alla luce del tremendo supporto che O'Malley ha dato al Cammino qui a Boston, abbiamo tentato di informarci da un bel po'. Un anno fa pensavamo che la loro raccolta di fondi fosse una buona causa, ma uno sguardo meno superficiale fa emergere molte più domande che risposte.

In teoria il Cammino, fondato nel 1964, parrebbe buono. Qui a Boston seminaristi stranieri con zelo missionario si preparerebbero al sacerdozio (studiando al seminario diocesano St.John e nel loro seminario Redemkikos Mater), verrebbero ordinati preti diocesani, per poi impegnarsi come parroci nell'area di Boston. Ma in pratica alcune cose non sono affatto chiare.

Ecco cosa dice il sito web dell'arcidiocesi:

I seminari Redemkikos Mater puntano a preparare preti per la Nuova Evangelizzazione... Il cardinale O'Malley ne ha aperto uno a Boston (RMSB) nel 2005... Nel 2009 ha proceduto alla prima ordinazione sacerdotale da tale seminario...

Dato che vengono formati come preti con un cuore missionario, sperano di venir assegnati dall'Arcivescovo a qualche missione, come parte della loro vita sacerdotale...

RSMB assegna seminaristi nelle parrocchie dell'arcidiocesi... Come parte della loro formazione è previsto anche che per almeno due anni facciano evangelizzazione itinerante, solitamente dopo aver completato il secondo anno di teologia, venendo inviati "a due a due" e vivendo in povertà e contando sulla Provvidenza...

Seminaristi e preti delle comunità neocatcumenali assistono molto l'arcidiocesi nei confronti delle comunità etniche... e delle varie parti del mondo dove c'è bisogno...

Tutte queste cose in teoria sembrano buone. Dal 2007 al 2012 nel RSMB hanno studiato 26 seminaristi, mentre oggi (maggio 2012) ci sono 20 seminaristi.

Ma restano alcune domande:

  • chi paga la retta per i seminaristi neocatecumenali?
  • chi paga per i loro veicoli (benzina, manutenzione, assicurazione)?
  • chi paga per il loro vitto, alloggio, bollette?
  • chi paga la loro assicurazione sanitaria, dentista, ecc.?
  • chi paga per i loro viaggi in aereo, sia verso gli USA che verso altri paesi, quando fanno l'«itineranza»?
  • a quanti milioni di dollari assommano tali spese finora?
  • quanti di questi soldi sono pagati dal Cammino e quanti dall'arcidiocesi di Boston e dal seminario di St.John?

Purtroppo abbiamo notizia (siamo solo in attesa di conferma definitiva) che una grossa percentuale di tali spese è stata a carico dell'arcidiocesi e del St.John.

Qualcuno potrebbe ottimisticamente pensare che è un investimento per ottenere più sacerdoti per la diocesi. Ma allora come mai non si spende altrettanto per i seminaristi diocesani? [quelli non del Cammino, che sono tenuti a pagarsi vasta parte del costo della formazione, ndt]

Uno potrebbe anche chiedersi: le raccolte fondi dei neocatecumenali, cosa vanno a sostenere? Sono usati per compensare le spese del St.John o per spese relative solo ai neocat?

E poi: quanti seminaristi neocatecumenali resteranno a Boston dopo che sono stati ordinati anziché partire per la "missione"? Quando nel 2008 un giornalista del Boston Globe fece questa domanda a O'Malley, quest'ultimo tentò di ammorbidire la questione:

Domanda: quelli del Cammino - alcuni o tutti - resteranno qui [in diocesi]?

Risposta: verranno ordinati a Boston e qualcuno potrebbe essere mandato in missione, ma alcuni di loro opereranno qui, ovviamente secondo i differenti gruppi etnici presenti. Il vantaggio della loro comunità è la presenza di molti ispanofoni e parlanti portoghese, ed in futuro vedremo che sarà un'importante necessità della diocesi.

Domanda: vengono ordinati preti dell'arcidiocesi di Boston?

Risposta: sono preti diocesani.

Ci risulta che due preti neocatecumenali sono stati ordinati dal Cammino qui a Boston e che uno di loro sia assegnato in diocesi. Ma a quanto pare, dopo 5 anni - o a richiesta di Kiko in qualsiasi momento - può essere escardinato, cioè formalmente liberato dalla giurisdizione di questa diocesi e trasferito altrove.

Ci sono poi altre controversie relative al Cammino, che richiederebbero una trattazione piuttosto ampia per elencarne i dettagli. Ci limiteremo ad alcuni esempi.

La prima controversia riguarda le loro liturgie. A gennaio 2012 Benedetto XVI approvò le loro celebrazioni "non liturgiche" ma stabilì che le loro Messe dovessero conformarsi alle norme liturgiche valide per tutta la Chiesa. In passato avevano inserito varie novità nelle celebrazioni come lo stare in piedi alla consacrazione, il prepararsi i pani da usare nella liturgia, il fare la comunione seduti attorno ad un tavolo decorato posto al centro, il passarsi il coppone del Sangue Consacrato da persona a persona. Il Vaticano esprimeva preoccupazione anche per il loro usare esclusivamente la seconda preghiera eucaristica escludendo tutte le altre. Nel 2005 la Santa Sede aveva loro proibito tali pratiche e comandato di conformarsi alle norme liturgiche.

Ad aprile 2012 Benedetto XVI aveva ordinato alla Congregazione per la Dottrina della Fede di investigare se le celebrazioni neocatecumenali si fossero adeguate alla prassi liturgica di tutta la Chiesa. Nelle parole del Santo Padre, questo "problema" era di "grande urgenza" per tutta la Chiesa. [ndt: le fatidiche riunioni della "Feria IV" della CDF, che toglievano il sonno a Kiko, "qui finisce tutto! siamo perduti!", furono interrotte solo per l'abdicazione di Benedetto XVI nel febbraio successivo]

Al di là degli aspetti bizzarri delle loro celebrazioni, i neocat celebrano la loro messa domenicale il sabato sera separati dalla comunità parrocchiale in cui in teoria dovevano essere totalmente integrati. In certi casi potrebbeo esserci parecchie comunità neocatecumenali che celebrano - ognuna separatamente da tutti - diverse liturgie contemporaneamente. Ciò causa confusione e divisione nelle parrocchie, come rilevato anche dai vescovi giapponesi.

Il linguaggio adoperato nei loro statuti è ugualmente inusuale e allarmante. Si riferiscono al parroco indicandolo come "prete", ma ai preti neocat indicandoli come "presbìteri". Anziché indicarla come Santo Sacrificio della Messa, gli statuti neocat parlano della Messa solo come "celebrazione dell'Eucarestia".

Ecco un esempio del loro canto liturgico [ndt: "cavallo e cavaliereeee!!" "ndrung ndrung ndrung!!" e applausi vari].

Lo stesso cardinale O'Malley, nel 2009, descrisse un incontro di seminaristi neocat includendo queste foto della "cappella" dove si erano riuniti e celebrato la liturgia, tra cui per esempio:



Nei 46 anni dalla sua fondazione, il Cammino ha ispirato molte vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. È comprensibile che O'Malley ne sia entusiasta per la possibilità di avere altri sacerdoti nella diocesi di Boston, che siano nativi del luogo o provenienti da altri paesi con zelo evangelico. Ma allo stesso tempo dovrebbe considerare il "costo" totale a fronte dei risultati ottenuti, e le legittime preoccupazioni.

Qui non stiamo criticando i neocatecumenali - ne abbiamo incontrati molti. Stiamo invece dicendo che con tutto l'entusiasmo riguardo al loro potenziale, ci sono delle domande serie a cui occorre dare anzitutto risposta. Per il bene della nostra arcidiocesi di Boston, il cardinale O'Malley, il vicario generale, i rettori presenti e futuri del St.John, i parroci, vorrebbero che tali preoccupazioni fossero affrontate nella preghiera - e soprattutto le risposte che vi si daranno - visto che qui si continua ad investire così tanto nel RMSB. Voi che ne pensate?