giovedì 21 settembre 2017

Piccole confessioni di una catechista di alto livello

Un lettore del blog ci ha trasmesso il contenuto di una conversazione avuta con la propria ex-"catechista" neocatecumenale, la quale incidentalmente è anche la madre della sua ex-ragazza. L'oggetto della conversazione è un chiarimento da lui richiesto alla catechista riguardo a una lite apparentemente grave accaduta durante un colloquio fra loro.

Per ulteriori dettagli sulla vicenda rimandiamo al commento dell'anonimo lettore: [clicca qui, neocatekiko pigrone!]

Non entriamo nel merito delle questioni discusse nella conversazione, non ci interessano minimamente, ma mettiamo invece in evidenza alcuni degli errori neocatecumenali più volte denunciati sulle pagine del blog, tranquillamente ribaditi dalla donna durante la conversazione. Chiunque parli con un cosiddetto "catechista" neocatecumenale si ritroverà di fronte a quello stesso metodo, quelle stesse risposte.

Ecco dunque alcuni passi salienti.

1. Il cammino è infallibile, lo Statuto è un certificato di santità passata, presente e futura di qualsiasi vaccata.
Ragazzo: «...a luglio mi avevi detto che anche tu potevi sbagliare, no? E io ti dissi: "il Cammino stesso può sbagliare, perché è stato bocciato due volte." Non è vero? Sta scritto sui libri di storia---»
Catechista: «Se vogliamo continuare con il Cammino, tu il Cammino a me non me lo devi toccare per niente, perché quello è un dono dello Spirito Santo che è stato approvato dalla Chiesa e tu non hai niente da metterci! Tu sei andato sui siti, sulle cose... A me di queste cose non me ne frega un cavolo!»
R: «[...] anche il Cammino stesso ha sbagliato, durante la [sua] storia è stato bocciato due volte su tre, quindi magari si poteva sbagliare... tu mi dicevi che questo io non potevo dirtelo---»
C: «tu non ci devi entrare in queste cose!»
R: «ma non ero un catecumeno allora?»
C: «tutte le realtà passano per la purificazione, e se è stato ammesso la terza volta sai che significa questo? Che veniva dallo Spirito Santo. Una cosa che è ammessa, basta. Tu invece l'hai fatto con l'atto[?] di ferire, perché tu XXX ce l'hai! [con il Cammino]...»
R: «Io ho soltaNeodogmanto detto, magari tu puoi sbagliare, uno perché tu stessa me lo dicesti a luglio---»
C: «si ma tu non puoi strumentalizzare un detto! [si altera] Puoi sbagliare su un'altra cosa ma sul Cammino, tu non avevi... ecco adesso mi fai incaz... un'altra volta! Sul Cammino... c'è la Chiesa che ha dato una sentenza! Chi sei tu?
[...] noi fuori del Cammino non abbiamo detto mai che siamo dei cristianoni arrivati. Quando ci presentiamo alle comunità sempre abbiamo detto... noi quando ci dicono "Eh voi andate in comunità!" sai come rispondiamo? Noi andiamo in comunità perché abbiamo bisogno, perché siamo peggio di quelli che non ci vanno...»
(dopo alcuni momenti di ulteriore lite sullo stesso argomento, la catechista scivola su un pensiero molto interessante)

2. Nel cammino i preti non contano niente; le prerogative sacerdotali, come la direzione spirituale, sono usurpate da catechisti laici senza nessuna preparazione.
R: «Tu mi dicesti: "sono la catechista di Don XXX, quello che ti disse lui scordatelo e vai avanti". Per me, hai più potere di Don XXX.»
C: «Eh, no! Tu mi stai a dire di Don XXX che non sa la storia, non sa niente, non ha...»
R: «No, Don XXXX sapeva tutto. Ad Agosto gli dissi, Don XXX ho un problema a fare il cammino e lui mi disse---»
C: «Ma tu lo sai che viene dai laici? che il Cammino viene dai laici? Lo conosci XXXX [nomina un catechista itinerante]»
R: «Si, ma se il prete ti legge una parola, ti dà una parola---»
C: «Eh ma tu non ti puoi scegliere di andare a parlare con il prete---»
R: «Ma se stavamo in pellegrinaggio! Ma dico, uno non può andare a parlare con un prete...»
(il ragazzo a questo punto chiede alla catechista perché, pur avendo inizialmente richiesto ella stessa di parlare con loro, in qualità di catechista, dei problemi di coppia della propria figlia e del suo fidanzato, abbia poi ritrattato e fatto prevalere i propri diritti di madre davanti alla confessione di un peccato mortale contro il sesto comandamento, commesso dal ragazzo con la figlia)

3. Negli scrutini i catechisti violano sistematicamente il foro interno insistendo particolarmente sui peccati sessuali, anche quando si tratta dei propri congiunti. Questa pratica, secondo loro, sarebbe "approvata dalla Chiesa".
R: «al catechista queste cose si devono dire tu me l'hai insegnato»
C: «NO»
R: «come? ma quando tu chiedi se uno ha fatto sesso con quella ragazza---»
C: «no, te l'ho detto prima! c'è un foro interno, certe cose si possono dire a---»
R: «ma come? A XXXX gli avete chiesto quante volte aveva fatto sesso con il suo ragazzo, non è lo stesso foro interno?»
C: «tu adesso vuoi ritornare in quelle cose là, tu adesso vuoi farmi dire---»
R: «voi mi avete detto che uno quelle cose le deve dire... voi mi avete sempre detto che per essere giudicato bene dallo Spirito di Dio, dal catechista---»
C: «Si, ma con che spirito l'hai detto, per farmi saltare?»
(la discussione continua con un battibecco, nel quale i due reciprocamente si accusano di aver provocato la lite, dopo alcuni minuti, il discorso ritorna all'origine del problema, ovvero il fatto che la madre-catechista si è intromessa nella relazione di questi due giovani ed è esplosa alle critiche del ragazzo riguardanti il Cammino. Le reciproche accuse sono sfiancanti e per ovvi motivi vengono omesse in questo articolo: non ci interessa entrare nel merito della ragione o del torto, delle piccinerie e dei dispetti dell'una o dell'altra parte. È interessante invece commentare la reazione della catechista alle accuse mosse dal ragazzo a riguardo dello Statuto del Cammino)

4. Solo gli aderenti al Cammino, e solo se di alto rango, hanno il discernimento. Nessuno può giudicare il Cammino o il comportamento dei suoi intoccabili catekikisti, la vera corte di Kiko.
C: «...e dopo hai cominciato ad attaccare il Cammino, e quando io ho detto: "che ne sai tu del Cammino?!" tu mi hai risposto: "si, si e perché solo tu che sei catechista sai?" Io, Io e hai cominciato ... e non ti si fermava più---»
R: «...vi hanno corretto lo Statuto, ti ho detto---» 
C: «non ti fermavi più e allora io ti ho detto: "Chi ca... sei tu per venire a dire a me queste cose, che sono 44 anni [che sono catechista]---»
R: «Ah, allora te lo ricordi bene!»
C: «Si, me lo ricordo bene, e non ti dovevo chiedere scusa per quello. Potevo chiederti scusa per il metodo, ma di quello che hai detto [le critiche al cammino], non l'ho accettato per niente. Io non l'ho accettato per niente! [...] non ti giustifica, dire male del cammino! »
5. Se fallisci nel Cammino la colpa è tua. Seguire il Cammino (movimento laico) rientrerebbe addirittura nella volontà di Dio, come fossa una vocazione.
C: «...tu il Cammino non l'hai fatto seriamente e non ti diamo una colpa. Non ce l'hai fatta, sta a posto. Non era nella volontà di Dio.»
R: «quando io dicevo pure a te e pure a lei: "non me la sento di farlo più [il Cammino] perché non ci trovo nulla di buono e voi mi avete detto "continuate a farlo, continuate"»
C: «infatti ti ho detto, fai almeno il secondo passaggio»
R: «ma fare il secondo passaggio vuol dire sei anni!»
C: «embé? perché no? il secondo passaggio è una tappa dove o si entra o si esce!»
6. Il Cammino comanda sugli affetti, il fidanzamento è valido solo fra aderenti. Il matrimonio è a tre: lui, lei e l'esigentissimo dio-cammino, del quale ci si deve addirittura "innamorare".
C: «...tu mi dici: "perché mi hai detto insisti"... che se tu ti innamoravi del Cammino, mia figlia restava con te ... tu ti sei sentito pressato... ma ricordati che l'ho fatto perché lei era contenta. [...] lei che è entrata lì [nel Cammino] e che vive... lei che ne è convinta, come quelli che fanno il Cammino se no se ne vanno, ha visto che con te non ci poteva condividere tante cose...»
R: «...ma se lei mi avesse parlato, mi avesse detto queste cose---»
C: «...no, lei con buona intenzione, ha sperato fino alla fine, che tu---»
R: «...eh, questa è da una parte buona intenzione, dall'altra parte anche un minimo di egocentrismo! [...] Sapeva che nel frattempo io stavo buttando anni e anni là dentro!»

mercoledì 20 settembre 2017

"Ogniqualvolta" parte la propaganda kikiana...

Mons. Isao Kikuchi
Lo scorso 14 settembre 2017 il Papa ha inviato ai vescovi giapponesi una lettera di esortazioni. Spieghiamo qui sotto perché i neocatecumenali, mentendo, la spacciano come una loro vittoria.

Sintetizziamo anzitutto gli otto paragrafi della lettera (per chi vuole verificare, il testo completo è disponibile sul sito web del Vaticano):
  1. il cardinal Filoni è latore della lettera;
  2. il Papa loda i martiri della fede cattolica del Giappone;
  3. il Papa ringrazia i vescovi giapponesi per il loro impegno missionario;
  4. li esorta a cercare operai per la vigna del Signore;
  5. conosce i problemi della società giapponese e sa che non si risolvono solo con le parole;
  6. sottolinea la necessità di una buona formazione sacerdotale e religiosa;
  7. dice che «i movimenti ecclesiali... possono essere di aiuto»;
  8. benedice i vescovi augurando loro operai per la vigna del Signore.
Per chi non ci avesse fatto caso:
  • la lettera non parla del Cammino Neocatecumenale;
  • la lettera non comanda qualcosa a riguardo dei movimenti ecclesiali;
  • la lettera non impone alcunché ai vescovi giapponesi.
In Giappone sono presenti da vari decenni diversi movimenti ecclesiali.

Come al solito i neocatecumenali gente fanatica, abilissima a mentire, malata di presunzione») tentano la furbata e sparano la solita sequenza di menzogne della propaganda kikiana:
  1. la lettera riguarderebbe direttamente il Cammino Neocatecumenale;
  2. il Papa esigerebbe che i vescovi giapponesi cambino idea sul Cammino;
  3. dunque il Cammino deve imporsi di nuovo in Giappone.
L'urgenza di tali menzogne neocatecumenali deriva dalla tremenda sconfitta di Kiko e del Cammino quando i vescovi giapponesi chiusero d'autorità il seminario neocatecumenale Redemkikos Mater di Takamatsu nel 2008. I singoli vescovi giapponesi, a loro discrezione, vietarono le "catechesi iniziali" e la costituzione di nuove comunità neocat.
Si vedano ad esempio un intervento dell'arcivescovo di Tokyo, del vescovo di Takamatsu, del vescovo emerito di Takamatsu, e del vescovo suo predecessore; anche il nunzio apostolico in Giappone dell'epoca elevò critiche al Cammino.

La chiusura del seminario neocatecumenale ha avuto lunghi strascichi e la notizia che Benedetto XVI avrebbe voluto più tempo per riflettere sulla questione venne trasformata nelle redazioni dei giornali in una vittoria del Cammino. I vescovi giapponesi incontrarono Benedetto XVI a gennaio 2012 pochi giorni prima che il cardinal Burke evidenziasse la truffa dell'autoapprovazione della liturgia neocat.
Contro tali menzogne neocatecumenali è sceso in campo mons. Kikuchi, vescovo di Niigata e presidente della Caritas giapponese, che in un'intervista ad AsiaNews ha detto che «uno» dei movimenti ecclesiali (che la redazione di AsiaNews ha identificato nel Cammino Neocatecumenale) è da tempo una «questione irrisolta» perché i suoi adepti «creano divisione tra le piccole comunità di cattolici» ed anche perché il loro modus operandi non viene discusso coi vescovi locali.

In particolare mons. Kikuchi ha fatto notare una stranezza - di quelle stranezze che avvengono sempre quando c'è di mezzo il Cammino (cfr. ad esempio mons. Mizobe e l'udienza del 13 dicembre 2010).
Nell'intervista ha detto: «Pensavo che ci sarebbe stato l’annuncio della visita del papa in Giappone, ma non c’era. E questo ha creato un piccolo disappunto».
Anche se nel testo italiano esordisce con «pensavo», è evidente che è molto più di un'opinione personale, e che ai vescovi giapponesi era stata davvero ventilata l'idea di una visita del Papa: la presenza del Filoni sembrava il momento migliore per annunciarla. Invece il Filoni si è limitato a leggere in italiano la lettera di esortazioni del Papa (che i vescovi già conoscevano, avendola già tradotta in giapponese sul sito ufficiale della loro Conferenza Episcopale). Perché l'equivoco sulla visita del Papa? Era forse un'esca per attirare tutti i vescovi a Tokyo e far pesare la lettera come un pressante invito del Papa a lasciare campo libero al Cammino? Capirete che il disappunto è «piccolo» in senso ironico...

Per questo il vescovo Kikuchi ha avvertito il bisogno di chiarire nella stessa intervista che «questi movimenti, qualunque essi siano, spesso creano divisione fra le piccole comunità di cattolici in molti posti di un Paese come il Giappone... [...] Noi speriamo soltanto che questi movimenti abbiano il coraggio e la volontà di discutere il loro modus operandi delle loro attività con i vescovi locali».

Insomma, i vescovi giapponesi non hanno cambiato parere sul Cammino poiché il Cammino ancor oggi rifiuta di essere al servizio dei vescovi.

E in ogni caso la lettera del Papa non ha chiesto loro di cambiare parere.

Ieri mons. Kikuchi ha commentato sul suo blog la visita di Filoni negli stessi termini dell'intervista già citata ed ha espresso riconoscenza al Papa per i singoli temi della lettera. Ma per quanto riguarda i "movimenti ecclesiali" ha aggiunto:
Non intendo ribadire ancora una volta la posizione ufficiale della diocesi di Niigata, ma è compito del vescovo decidere in che modo vadano valorizzati i movimenti ecclesiali riguardo all'evangelizzazione e nelle parrocchie. Nelle singole parrocchie, infatti, va fatta in comunione con i sacerdoti, i consacrati e i fedeli. Come già indicato dal Papa, i movimenti ecclesiali coi loro carismi sono un dono importante per l'intera Chiesa universale, ma è non è possibile considerarli automaticamente vantaggiosi per qualsiasi comunità ecclesiale di qualsiasi regione. In futuro chiederò di conoscere al riguardo i giudizi dei singoli parroci e in comunione con le comunità parrocchiali tenendo presenti le circostanze locali e la situazione delle parrocchie. La posizione ufficiale della diocesi di Niigata resta la stessa espressa qui il 1° febbraio 2011.
La posizione espressa il 1° febbraio 2011 contiene sostanzialmente le stesse considerazioni di mons. Mizobe già tradotte qui. In più mons. Kikuchi aggiunge:
Siamo a conoscenza del fatto che le attività [del Cammino] sono state accettate in molte diocesi del mondo. [...] Ma allora perché nelle parrocchie giapponesi sono nati conflitti, confusione e divisioni durante vent'anni, cioè fin da quando era stato fondato il seminario [di Takamatsu]? Ed hanno coinvolto ampiamente fedeli, religiosi e sacerdoti. Penso sia necessario chiarire che l'avere successo in una parrocchia di un altro paese non significa la possibilità di avere esattamente lo stesso successo anche in Giappone. Del resto ho avuto notizia che ci sono parrocchie nel mondo dove [a causa del Cammino] avvengono gli stessi problemi registrati nelle parrocchie giapponesi.

[...] Anche nella diocesi di Niigata ci sono membri del Cammino sparsi in diverse comunità parrocchiali. [...] Adottare o no il Cammino come itinerario di formazione è una decisione che spetta al vescovo. Al momento non intendo adottare, e non considererò l'adozione in un prossimo futuro. Come già indicato nella mia prima lettera pastorale, "Per promuovere la fede in questa chiesa locale che è la diocesi di Niigata non sono d'accordo ad affidare la formazione a qualche itinerario prestabilito o esercizi specifici". Questa resta la mia idea di base. Se consideriamo lo stato attuale della diocesi di Niigata, ogni parrocchia è una piccola comunità. Per cui è più appropriato che le parrocchie procedano insieme nella comprensione reciproca piuttosto che dividersi ulteriormente in gruppetti ancora più piccoli. [...] Per lo stesso motivo per la liturgia quotidiana e della Settimana Santa pensiamo che non sia appropriato per le nostre parrocchie celebrare liturgie diverse e separate dalla comunità parrocchiale. [...]

lunedì 18 settembre 2017

Domande di una bambina a Kiko Argüello

In rete, ci siamo imbattuti in un interessante racconto di una giovane donna che supponiamo, da ragazzina, abbia avuto occasione di conoscere Kiko Argüello.
Ella racconta di come abbia visto con i propri occhi innocenti e indagatori alcuni eventi importanti del Cammino, ne abbia notato, con grande acutezza e maturità, le incongruenze e abbia posto delle domande all'iniziatore del Cammino ottenendone delle risposte molto dirette e significative. I fatti narrati risalgono agli anni 1998-99.


Chi è Kiko Arguello?

Chi è quest'uomo che cerca di spezzare le normali leggi Sacre, creando uno scisma che travolge moltissime Chiese, invertendo le norme liturgiche?
Ricordo con precisione un evento, una chiacchierata, così come ricordo tanti altri stralci di vita riguardanti questo superbo, ma astuto, fondatore neocatecumenale.
"Mi spieghi il significato che ha il cammino neocatecumenale? Perché camminiamo in modo diverso dagli altri?"
Ero adolescente, ma molto riflessiva.
La sua risposta fu:
"Il Cammino è un'arma che il Signore ci dà per sconfiggere la scristianizzazione che sta dilagando"
"Quale scristianizzazione?"
"Quella che coinvolge il popolo della Chiesa che non aderisce. Il cammino è un itinerario, uno strumento che Dio concede e che porta a riscoprire la bellezza del Battesimo. Il Cammino neocatecumenale si prefigge di far riscoprire il significato, complicato e ambito, del Battesimo; è importante percorrere lo stesso cammino di formazione delle prime comunità cristiane, solo allora avremo diritto al Battesimo!"
Parlavamo così, in modo un po' informale. Una chiacchierata improvvisata... come tante.
"Allora il percorso sacramentale che propone la Chiesa non è corretto!"
"No, non lo è."
Rimase dentro me un senso di incertezza e confusione.
La Chiesa sbagliava! Il percorso da Lei proposto era errato!
Osservavo quest'uomo, un poco ambiguo, un poco stranamente avvincente, con un modo di porsi tra l'affabile e il minaccioso.
Come mai un termine così forte? Un evento chiarirà questa mia espressione non casuale.

Seminario Redemptoris Mater
di Denver (Colorado)
Denver (Colorado).
Lì si ergeva una meravigliosa costruzione, un seminario Redemptoris Mater, entrammo, tralascio i particolari che hanno poca importanza, preferisco andare al sodo e presentare la storia di un povero fratello neocatecumenale, che suo malgrado si trovava ad offrire la sua vita, seguendo un carisma che non gli apparteneva, ma che aveva origine nel cammino e nella mente contorta dei suoi genitori neocatecumenali.
Durante la visita, così ambita da parte dei plagiati neocatecumenali, si eseguì un giro di esperienze. Durante tale situazione, questo ragazzo, dal viso gentile ma ansioso, forse a causa di ciò che stava per esprimere, con fatica comunicò il suo malessere. Ricordo che mise tutti a conoscenza del suo stato depressivo, che si sentiva amareggiato, che aveva dentro sé la voglia di andare via e ritornare al suo Paese, dalla sua famiglia. In definitiva, chiese il permesso di poter lasciare tale contesto.
Kiko lo osservava con fare provocatorio..

Sala per la "scrutatio",
copia di una "yeshivah" ebraica,
del seminario neocatecumenale di Denver
Non era contento, lo percepivo vistosamente.  Si avvicinò alla croce dorata, vi si aggrappò, e con tono violento (e dico proprio violento) iniziò a scuoterla e ad urlare. Non si rivolse a lui in particolare, ma generalizzò, creando imbarazzo in quel povero ragazzo già soggetto al suo malessere morale. Disse che chi desiderava tradire il cammino e Dio, avrebbe dovuto dirlo in quell'istante, che chi sentiva il bisogno di arrendersi alle tentazioni di satana, avrebbe dovuto affermarlo e andare fuori da quelle mura sacre!
Bella minaccia sottilmente velata!
Il ragazzo non disse nulla e, concluso il giro di esperienze, non seppi più nulla, mi rimase solo la consapevolezza che la minaccia morale era parte integrante del cammino... ma forse, mi rimase impresso anche lo sguardo imbarazzato del povero malcapitato.
Piano piano la mia mente stava scrutando, e intuendo, la vera natura del cammino neocatecumenale.

Direi che tale episodio appena espresso, non è nulla in confronto a ciò che in seguito compresi, comprensione nata dall'istruzione e dalle dirette parole del fondatore, che ingegnoso e sagace, ha intrapreso un percorso inverso che trasporta le leggi Dottrinali in dubbie interpretazioni. L'enfatizzazione dell'ebraismo: la Pasqua ebraica; il sacrificio eucaristico negato; la croce astile... circostanze dubbie che mi incitavano a documentarmi.

Entrai in una bellissima Chiesa,  tutti erano seduti, erano davvero in tanti, e un bellissimo e grande Crocifisso si innalzava davanti al mio sguardo sbigottito. Ero curiosa e entusiasta.

Ero molto piccola, ma ricordo ancora la bellissima atmosfera, e la musica soave e delicata che penetrava  non solo nelle orecchie, ma soprattutto nel cuore. Era una delle poche volte che, nella mia infanzia, solcavo il pavimento Sacro. Ne rimasi inebriata.
Queste rare esperienze mi invitavano a pormi delle domande.
"Senti Kiko, i cattolici della domenica si confessano sempre prima della Comunione, noi no! Come mai?"
"Non c'è alcun bisogno di confessarsi spesso. Siamo figli di Dio, Egli ci ha già perdonati nella Sua misericordia. La confessione... noi la facciamo spesso e spesso con risvolti più positivi. Si riceve l'aiuto della Chiesa."
Vorrei sottolineare che la parola Chiesa, per Kiko, assumeva il significato di assemblea, di comunità, quella neocatecumenale.
Quel "noi ci confessiamo spesso" stava a indicare i peccati personali dei neocatecumeni, barbaramente sciorinati e tanto barbaramente giudicati... da laici!

Il periodo era pieno di impegni e il Triduo Pasquale stava per compiersi. Ero ormai adolescente, amavo studiare e comprendere ciò che accadeva attorno a me.
Eravamo al compiersi del Giovedì Santo, l'assemblea era pronta per affrontare il mero teatrino kikiano. Il Vangelo di Giovanni fu più volte reinterpretato e catechizzato con dovizia di particolari... tramutati e rigirati!!!! Non vi era alcun ministro ordinato e da laici iniziammo, in quella stanzetta, la danza! Qui si comprende bene il concetto di perdono, frivolo e striminzito, che hanno i neocat.
Il responsabile inizia le danze lavando i piedi a tutti, assumendo il ruolo di Cristo (falsa umiltà e tanta superbia). Uno ad uno, tutti i fratelli, iniziano ad alzarsi e a lavare i piedi del fratello contro il quale avevano peccato. E via a quella strana scena ingarbugliata e priva di qualunque significato veramente sacro!
Il punto? Beh, risollevati e leggeri, i cari fratelli si erano in qualche modo "confessati". Tutti pronti ad affrontare la Pasqua, con animo umile e rinfrancato!

Un altro scrupolo, mai sopito, riguardava il concetto del perdono così come veniva presentato. Una donna, che frequentava il cammino assieme a sua sorella e fratello di sangue, confidò, dopo diretta domanda: "Quale peccato hai dentro?" (tengo ad evidenziare che la catechesi era incentrata sul giudizio!)
Spiegò che aveva molta rabbia verso una persona che non riusciva assolutamente a perdonare (per un fatto molto grave; la compresi nel profondo). Il catechista impose a lei e ai suoi fratelli, di dirigersi a casa di tale persona e chiedere loro stessi perdono a quell'immondo!!!
La donna rimase piangente perché fu aspramente rimproverata per il suo "cuore di pietra". Seppi, poco tempo dopo, che la donna e il fratello portarono a termine tale obbligo (immagino che sollievo... sì, come no).
Mentre l'altra sorella si rifiutò. Fu ovviamente ripresa per il suo comportamento non Cristiano.
Il perdono, dono donato da Dio e buon proposito cristiano, è il cessamento di risentimento nei confronti di un'altra persona, che risulta totalmente vano se reso obbligatorio e senza un giusto senso di contrizione e pentimento da parte dell' offensore. Tutto ciò, nel cammino, viene reso inutile.

Per capire ancor di più questo pensiero contorto e logoro, è doveroso parlare della liturgia "Penitenziale" nel modo in cui avviene nei meandri ingannevoli del cammino neocatecumenale.

Annientato il senso Sacro dei sentimenti umani e cristiani, tocca inesorabilmente ai sacramenti che, nella realtà sono volti alla Salvezza dell'uomo, ma nel cammino assumono altri sensi, molte volte a mo' di "macchietta". Come avviene tale stortura? (e qui me la prendo anche con i sacerdoti, che non intuisco per quale subdolo motivo, si alleano a tale eresia e perdizione).

L'assemblea pronta per il rito; una piccola ammonizione precede il tutto, in cui il responsabile esorta ad essere brevi e non approfondire per dare il giusto spazio a tutti.
Canti assordanti e fastidiosi, accompagnati da chitarra, bonghi e cembali, iniziano a innalzarsi coprendo le voci ma anche i pensieri. Come poter meditare e pregare in quelle condizioni? Ah, sì, non è prevista alcuna preghiera o meditazione in quel contesto... tutto in linea allora! Ci si confessa esponendo sommariamente i propri peccati, sperando sempre che il prete abbia davvero compreso ciò che gli veniva detto dato il trambusto! Si tornava al posto, nuovamente rinfrancati senza alcuna penitenza da effettuare o consiglio di cui far tesoro.

Cari fratelli neocatecumeni, il peccato non è vostra responsabilità, in fin dei conti siamo schiavi del peccato e finché viviamo su questa misera terra non vi è alcun modo per evitare il male: perciò il perdono, nella concezione kikiana, è un atto che il peccatore richiede senza alcuna forma reale di pentimento e ravvedimento. I fratelli neocatecumeni, che richiedono il perdono per il male causato, lo richiedono con tanto di superbia e costrizione alla persona offesa, ritenendo che l'atto misericordioso sia dovuto. Questa falsa disciplina inculcata e incisa nel tempo tramite continue catechesi, si insinua nel profondo come verità reale e illuminante.


La Domus Galileae, il nuevo Vaticano sul Lago di Genezareth
Le dottrine kikiane si differenziano da quelle cattoliche in molteplici varianti e sfumature, che incitano al peccato e alla menzogna. Una struttura anticristiana astutamente costruita per manovrare le Sacre leggi e rigirarle a proprio piacere.
"Kiko, il significato di perdono?"
"Il perdono è un atto già compiuto da Dio, bisogna donare la propria vita alla comunità che attraverso il suo percorso ripulisce da ogni peccato e ridona integrità. Arriveremo al Battesimo puri e Santi."
Ah, allora il Paradiso è salvaguardato! Basta donare la propria vita al cammino neocatecumenale e non peccare mai di apostasia!
Qualche dubbio mi sovviene! 

sabato 16 settembre 2017

Il Cammino Cattolico

Il Cammino Neocatecumenale è una aggregazione all’interno della Chiesa Cattolica, cioè i suoi aderenti definiscono se stessi CATTOLICI, quindi:

PROPONIAMO ai fratelli neocatecumenali di RIFLETTERE INSIEME sulle parole pronunciate dal PAPA durante l’ omelia nel suo recente viaggio in Colombia.

Il senso di fare ciò è che “TUTTI NOI cattolici” dovremmo avere a cuore di comprendere il significato dei discorsi del Papa, come lui ha a cuore di parlarci perché nelle sue parole possiamo trovare un AIUTO per il nostro cammino PERSONALE di fede.

Ed il fatto che il CAMMINO di FEDE è innanzitutto personale, per poter essere anche COMUNITARIO, è il Papa stesso a ricordarcelo in più occasioni, come ad esempio:
Dallomelia dell’11 maggio 2017
“La salvezza di Dio è in cammino verso la pienezza dei tempi…
II Signore guida il suo popolo, con momenti buoni e momenti brutti… ma guida il popolo verso la pienezza…
Il popolo di Dio è in cammino. Sempre. Quando il popolo di Dio si ferma, diventa prigioniero in una stalla, come un asinello, lì: non capisce, non va avanti, non approfondisce la fede, l’amore, non purifica l’anima.
Ma c’è un’altra pienezza dei tempi, la terza. La nostra.
Ognuno di noi è in cammino verso la pienezza del proprio tempo. Ognuno di noi arriverà al momento del tempo pieno e la vita finirà e dovrà trovare il Signore.
E questo è il momento nostro. Personale.
Che noi viviamo nel secondo cammino, la seconda pienezza del tempo del popolo di Dio.
Ognuno di noi è in cammino”.

Dallomelia del 31 gennaio 2017:
“ E ogni volta che Gesù usciva, c’era più folla…
Ma lui cercava un’altra cosa: cercava la gente. E la gente cercava Lui: la gente aveva gli occhi fissi su di Lui e Lui aveva gli occhi fissi sulla gente . – ‘Sì sì, sulla gente, sulla moltitudine’ – ‘No, su ognuno’ –
E questa è la peculiarità dello sguardo di Gesù. Gesù non massifica la gente:
Gesù guarda ognuno.
Il Vangelo di Marco racconta due miracoli: Gesù guarisce una donna malata di emorragia da 12 anni che, in mezzo alla folla, riesce a toccargli il mantello. E si accorge di essere stato toccato. Poi, risuscita la figlia dodicenne di Giàiro, uno dei capi della sinagoga. Si accorge che la ragazza ha fame e dice ai genitori di darle da mangiare.
Così guarda Gesù: ci guarda tutti, ma guarda ognuno di noi. Guarda i nostri grandi problemi o le nostre grandi gioie e guarda anche le cose piccole di noi. Perché è vicino.
Gesù non si spaventa delle grandi cose, ma anche tiene conto delle piccole”.


Tornando alle parole del Papa in Colombia, c’è da dire che l’occasione per approfondirle è stata fornita da un lettore NEOCATECUMENALE anonimo che, rispondendo all’autrice di un precedente post (riguardante il rito del Battesimo) le ha rivolto il seguente ottimo consiglio (a lui quindi il MERITO per questo approfondimento):
Ti consiglio di leggere le parole del Papa di ieri... sembrano scritte per te, per questo blog, e per il caro vescovo abruzzese che tanto tiene all'evangelizzazione tanto da dire che la chiesa evangelizza tutta assieme... tradotto... non fa un tubo!"
Invito ogni neocatecumenale che si riconosce nell’affermazione del suo fratello di cammino a seguire le parole del Papa e le riflessioni scaturite, di seguito riportate, come risposta al precedente commento.




Quando il Papa parla, in una determinata nazione o contesto, in realtà si rivolge sempre a TUTTI... ma devo ammettere che, mentre ieri lo ascoltavo, per 1 momento ho commesso il tuo stesso errore: ho pensato che le sue parole sembravano dette proprio per uno come te, per il Cammino Neocatecumenale, e per il caro laico spagnolo che ci tiene tanto all'«evangelizzazione» da volersi distinguere dal resto della Chiesa per procurare gloria a se stesso... tradotto... fa confusione e crea disunità!

Vediamo come mai mi è venuto questo pensiero...

Oltre alla frase già citata da Lino:

PAPA - "Gesù insegna che la relazione con Dio non può essere un
freddo attaccamento a norme e leggi, né tantomeno un compiere certi
atti esteriori che non portano a un cambiamento reale di vita".

vorrei riportare altri passi significativi dell'omelia del Papa.

PAPA - "questo cammino di sequela ha richiesto nei primi seguaci di Gesù molto sforzo di purificazione. Alcuni PRECETTI, DIVIETI e COMANDI li facevano sentire sicuri: COMPIERE determinati RITI e PRATICHE li dispensava dall'INQUIETUDINE di chiedersi: «Che cosa piace al nostro Dio?»"

Dai Anonimo NC, ammettilo!
Non è forse questa la cosa più importante che ti dà il 'Cammino'?
  • Ti fa sentire SICURO, in regola, perchè partecipi alle celebrazioni, convivenze, lodi, decima, missione nelle piazze, battezzi i tuoi figli per immersione nella notte di Pasqua...
  • Ti fa sentire protetto, a posto con la 'coscienza' perché obbedisci ai CATECHISTI, sia in ciò che DEVI fare, sia in ciò che NON devi fare (come non parlare più con un fratello che ha lasciato la comunità) e così l'INQUIETUDINE del dover prendere una decisione importante (o non importante visto che anche su quale modello di auto comprare devi chiedere ai catechisti)...
Non la senti... quella sana e benedetta inquietudine? Non lo avverti quel disagio del cuore partendo dal quale Dio ti vuole parlare?

Lo sai che è lì che parla Dio? Nel cuore? Non per bocca dei cosiddetti "CATECHISTI".
Lo sai che la COSCIENZA va ascoltata e non tacitata? L'hai mai fatta alla tua coscienza la domanda che ha indicato il Papa?

Ti sembrano un po' troppo personali queste domande? Beh... dovresti esserci abituato... ma non ti sto facendo uno 'scrutinio', non è a me che devi rispondere ma a Dio, ti sto solo dando degli spunti di riflessione.



PAPA – “Per il Signore, anche per la prima comunità, è di somma importanza che quanti ci diciamo discepoli NON ci ATTACCHIAMO a UN CERTO STILE, a certe pratiche che ci avvicinano più al modo di essere di alcuni farisei di allora che a quello di Gesù”

È più importante il Battesimo (ciò che è e l'effetto che produce) o
il MODO con cui viene fatto?
Se rispondi "il Battesimo" (= Sacramento della Chiesa), come spieghi la testimonianza di EX-NC riportata qui sotto???

Testimonianza di EX-NC???
"Quando nacque mio figlio decisi di non battezzarlo a Pasqua e chiesi di farlo prima, allora cercarono di farmi cambiare idea. Alla mia motivazione di far partecipare agevolmente le persone anziane della mia famiglia senza obbligarle ad una veglia che non erano in grado di affrontare, mi fu risposto che il battesimo era per il bambino e non per i parenti, nonni compresi. Mi dissero che avrei privato mio figlio di una cosa importante. Risposi che la Chiesa permetteva il battesimo anche fuori dalla veglia di Pasqua, mi fu risposto che in origine, nella Chiesa si battezzava solo a Pasqua.
Alla fine visto che non ritornavo sui miei passi, usarono l'ultima carta: Mi dissero che non ero nell'obbedienza.
Ma nonostante i vari sensi di colpa battezzai mio figlio dopo un mese dalla sua nascita senza aspettare 11 mesi.
Riflettevo ora che in 30 anni di cammino mi sono venuti a trovare solo due volte: Per il battesimo di mio figlio e quando ho detto che uscivo dal cammino.
Non mi sono mai venuti a trovare quando stavo male o quando avevo dei problemi".

Cosa c'entra l'«obbedienza», a delle persone come me e come te, con la LIBERTÀ di genitori cattolici di decidere QUANDO e come chiedere (ALLA Chiesa) il Battesimo per il proprio figlio?

Risponditi onestamente: "per me conta di più il MODO, che il Battesimo" che ci fai più bella figura con te stesso!



PAPA – “Il discepolato non è qualcosa di STATICO, ma un continuo movimento VERSO Cristo; non semplicemente attaccarsi alla spiegazione di una dottrina ma l’esperienza della presenza AMICHEVOLE, viva e operante del Signore un apprendistato permanente per mezzo dell’ascolto della sua Parola. E tale Parola, lo abbiamo ascoltato, ci si IMPONE nei BISOGNI CONCRETI dei NOSTRI FRATELLI.”
  • Come ho detto più volte riportando la mia esperienza, il Cammino Neocatecumenale nonostante il nome che ha è una struttura del tutto STATICA, non solo si ripete uguale da oltre 50 anni senza guardare come cambia la realtà del mondo che lo circonda...
  • ...ma anche al suo interno tra un cosidetto "passaggio" e l'altro non c'è nessun vero progresso di fede, morale o spirituale... solo dei nuovi RITI, nuove PRATICHE che si aggiungono ai precedenti.
  • Non viene approfondito, ma nemmeno AVVIATO alcun dialogo tra i partecipanti alla comunità.
Col procedere degli anni di cammino NON cresce neanche un po' la "presenza amichevole del Signore" all'interno della comunità... anzi i rapporti PEGGIORANO essendo sempre più improntati al giudizio dell'altro, alla maldicenza, alle lotte di 'potere'.
Lo ha proprio testimoniato bene Ex fratello:
Testimonianza di Ex fratello
"nel cammino tutti a parlare di fratelli fratelli fratelli, ma nessuno si interessa davvero come stai, se hai bisogno semplicemente di chiacchierare, sfogare... All'interno delle salette tanti sorrisi falsi e ipocriti, ma appena finisce il teatrino, fuori dalle salette, diventi un emerito sconosciuto e nessuno ti chiede come stai davvero,senza cacciare le solite frasi fatte, tipo sei solo perché non vuoi perdere la faccia; una tigre affamata è più sensibile dei catecumeni!".

Attento Anonimo NC prima di dire di no, prima di dire a una persona che sta soffrendo a causa VOSTRA che non è vero che sta soffrendo... attento, perchè Dio non dimentica le vittime d'ingiustizia che a Lui gridano!

E' così che dopo aver ascoltato la Parola la applicate ai "bisogni concreti dei fratelli" come ha detto il Papa?
Con l'emarginazione, l'indifferenza, la superficialità? Mi sembra evidente che non è la Parola di Gesù che voi ascoltate.

PAPA – “La Chiesa è sempre in rinnovamento – Ecclesia semper renovanda – Non si rinnova a suo CAPRICCIO, ma lo fa fondata e ferma nella fede, irremovibile nella speranza del Vangelo che ha ascoltato (Col 2,23).”

Kiko vuole 'rinnovare' la Parrocchia, vuole 'rinnovare' la Chiesa?
Secondo un modello da lui inventato?
Cioè secondo il suo capriccio?

Non ha fatto altro che inventare un sistema basato su "prescrizioni e insegnamenti di uomini che hanno una parvenza di sapienza con la loro falsa religiosità e umiltà e mortificazione del corpo" (ad es. l'obbligo di alzarsi in piena notte per la preghiera o il digiuno di 3 giorni a Pasqua)...

..."ma in realtà non hanno alcun valore se non quello di soddisfare la carne." (Col. 2) (infatti queste forzature poi si sfogano quasi inevitabilmente in eccessi oltre all'immotivata e sciocca sensazione di sentirsi 'a posto').

PAPA – “La Chiesa non è nostra, fratelli, è di Dio; Lui è il padrone del tempio e della messe; per tutti c’è posto, tutti sono invitati a trovare qui e tra noi il loro nutrimento. Noi siamo semplici ‘servitori’ (Col 1,23) e non possiamo essere quelli che OSTACOLANO tale incontro.

Ciò significa, Anonimo NC, che anche i NC possono far parte della Chiesa se è il nutrimento della loro fede che vanno cercando, se ciò che vogliono è INCONTRARE personalmente Dio... ma bisogna che accettiate il nutrimento che vi viene dato COSÌ COM'È e non PRETENDERE che sia come volete voi.

Inoltre, dire che c'è posto per tutti significa anche accettare le DIVERSITÀ dei carismi all'interno della Chiesa, non PRETENDERE che tutti siano accentrati sul vostro.

(che secondo ciò che ho visto e secondo la mia esperienza, è un finto carisma... cioè non viene dallo Spirito Santo... tanto per dire la mia!).
Qualche anno fa, parlando dei movimenti ecclesiali, il Papa ha detto che nessun movimento che sia veramente ecclesiale, deve essere centrato sul suo carisma, anzi deve essere "decentrato"... perchè l'UNICO CENTRO è Cristo.
Da un discorso del Papa rivolto ad un movimento ecclesiale, 7 marzo 2015:
"...ricordate che il centro non è il carisma, il centro è uno solo, è Gesù, Gesù Cristo! Quando metto al centro il mio metodo spirituale, il mio cammino spirituale, il mio modo di attuarlo, io esco di strada.
Tutta la spiritualità, tutti i carismi nella Chiesa devono essere “decentrati”: al centro c’è solo il Signore! Per questo, quando Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi parla dei carismi, di questa realtà così bella della Chiesa, del Corpo Mistico, termina parlando dell’amore, cioè di quello che viene da Dio, ciò che è proprio di Dio, e che ci permette di imitarlo. Non dimenticatevi mai di questo, di essere decentrati!… ‘Uscire’ significa anche respingere l’autoreferenzialità, in tutte le sue forme, significa saper ascoltare chi non è come noi, imparando da tutti, con umiltà sincera.”

Anonimo NC, rileggiti i commenti che ho citato e anche tanti altri che ti sarà capitato di leggere altre volte, ed ascolta anche le persone che sono uscite dalla tua comunità o da altre a te vicine, e guarda anche negli occhi alcuni dei tuoi fratelli ancora in comunità ma che i catechisti ti insegnano a considerare 'di serie B'...

Sai cosa deduci da queste esperienze se le guardi con attenzione?
Che tutti costoro sono stati OSTACOLATI nel loro INCONTRO con Dio proprio da quello che voi chiamate un CAMMINO di FEDE. Complimenti per il SERVIZIO!



Per tutti i neocatecumenali in buona fede che non si riconoscono in quanto descritto, cioè che non “vedono” queste situazioni negative accanto a sé, oppure a cui sembrano esagerate vorrei precisare:

1- Anche fosse una persona sola ad aver subìto i danni morali, psicologici (e materiali di cui si parla in altri articoli) testimoniati, sarebbe già una di troppo! Perché una comunità cristiana è chiamata a fare il BENE e non il MALE ed innanzitutto nei confronti dei propri stessi membri .. non ha forse detto Nostro Signore che è vedendo il bene che ci vogliamo tra noi che il mondo può credere?

2- Il problema non è circoscritto a qualche fratello neocatecumenale che sbaglia comportandosi così, e qui NON si sta GIUDICANDO la singola PERSONA ma si sta mostrando che è un SISTEMA, inventato da Kiko, che viene trasmesso, inculcato, insegnato con la parola e con l’esempio grazie alla struttura gerarchica (da catechista a catechista) che vige nel Cammino Neocatecumenale.

Quindi concludo con il seguente APPELLO tratto da un commento di Dorothea D.:
Cari neocatecumenali dubbiosi che passate di qua a leggere,
i Farisei che vengono qui a difendere il Cammino contro ogni evidenza, e negando evidentemente anche l’evidenza di fatti e documenti, vengono qui ANCHE per riacchiappare proprio voi, che avete deciso di cercare altrove ulteriori informazioni sul Cammino Neocatecumenale. Ora che una conferenza episcopale regionale di Vescovi si è espressa pubblicamente contro una disobbedienza del Cammino, a qualche camminante in ottima fede qualche dubbio viene, ed i “mastini” debbono non solo circuire preventivamente il gregge ma anche andare a recuperare le “pecore” là dove sono scappate per viva curiosità. E quindi è tutto per voi il linguaggio farisaico di questi difensori del Cammino, con argomenti che, come vedete, tra i blogger non trovano altro che validi controargomenti... Cari neocatecumenali dubbiosi ed in buona fede, continuate a prendere le vostre informazioni e prendete sul serio i documenti e le esperienze dei fuoriusciti: NON è NECESSARIO ABBANDONARE LA FEDE QUANDO SI ABBANDONA IL CAMMINO”.
Anzi, se si prende sul serio quella domanda che ha fatto il Papa: che cosa piace al nostro Dio”?

Direi che si impone l’obbligo di SCEGLIERE tra FEDE e CAMMINO NEOCATECUMENALE.
(Roberta)

giovedì 14 settembre 2017

Appello ai Parroci

Il parroco Don Abbondio
e i Bravi catechisti
Ciò che più mi fa tristezza nel vedere volantini come quello pubblicato è leggere in fondo la


FIRMA DEL PARROCO 

e tanto più è triste, quanto più si tratta di un parroco in buona fede (perché se uno è corrotto non c'è di che parlare) che in buona fede cerca tutte le strade per far del bene ai fedeli che gli sono affidati e, preso da mille impegni e preoccupazioni non pensa di dover approfondire personalmente la conoscenza di ciò che gli viene proposto da questi che si presentano come "brave persone", raccontando la loro esperienza "forte" di fede ed esibendo la loro "bella famiglia" e quindi, davanti ad alcune rimostranze o sue stesse perplessità risponde che... deve obbedire al vescovo o che, per prendere posizione circa i NC, aspetta il pronunciamento "ufficiale" della gerarchia della Chiesa..

Vorrei ripetere qui, rivolto (nel mio cuore) a tutti i parroci, ciò che già ho detto a voce a un sacerdote che molto stimo e rispetto:

"Se una cosa è sbagliata, dovete aspettare che ve lo dica il Papa? Non lo capite da voi stessi?"

Io penso che un parroco, nel suo piccolo, possa fare molto più del Papa:

basta dire NO alle proposte neocatecumenali,

come alcuni grazie a Dio fanno

(o sarebbe meglio dire: hanno il CORAGGIO di fare?!)

perché, anche se un vescovo (per motivi che spero prima o poi valuterà nella sua coscienza) li appoggia, non penso possa obbligare un parroco ad accettare qualcosa che per la sua parrocchia ritiene non adeguato...
Don Abbondio al Cardinal Borromeo:
"Il coraggio chi non ce l'ha
non se lo può dare"

Quanto detto non è una critica ma una richiesta d'aiuto a voi che siete nostri Pastori:

abbiamo bisogno del vostro aiuto, difendeteci dalla MENZOGNA e dalla PREPOTENZA di quelli che usano la Chiesa per diventare dei "vincenti" schiacciando i deboli,

abbiamo bisogno del vostro ESEMPIO, 

cercate di diventare Santi, perché anche noi possiamo convertici. 

Spero che la grande amarezza che ora sento si possa un giorno trasformare in gioia... e dipende molto dai sacerdoti far sì che questo giorno non sia troppo lontano.


(da: Roberta)

martedì 12 settembre 2017

I «nuovi farisei» si stracciano le vesti

Diamo risalto a un commento dell'ennesimo anonimo, non tanto per discutere sulla solita incommentabile distorsione della realtà operata dai neocatecumenali infuriati (ai quali evidentemente viene un attacco ischemico transitorio ogni volta che vedono un parere contrario sul cammino), ma per far capire la perversa mentalità neocatecumenale, che, a prescindere dal linguaggio impiegato - che può essere più o meno forbito, più o meno trollesco, più o meno conciliante - si guarda bene dall'entrare nel merito delle questioni e ribattere a fatti e documenti con altri fatti e documenti, del tipo: "voi dite che Kiko rifiuta di promuovere e insegnare la recita del Rosario prima di 10-12 anni di cammino, ma io invece vi dimostro, con questo documento/video/discorso che non è così..." e finisce sempre con l'affermare gli stessi concetti triti e ritriti e ad adoperare gli stessi trucchetti e menzogne.

Analizziamo il commento:
A Valentina Giusti - In effetti convengo con lei che arbitro è una parola inadeguata, forse sarebbe più consono il concetto di osservatore (possibilmente) imparziale. Imparziale perchè la mia via è un'altra. Il fatto che mi senta di intervenire è dovuto a certe impressioni sgradevoli che mi suscitano certi commenti improntati all'odio più puro esattamente del tipo "eretico brucerai all'inferno" pressochè testuale.
Fallacia n. 1: Accusare gli altri di odio
Questo è il primo "stracciarsi le vesti" del nuovo fariseo: «Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?» (cfr. Lc 26,65-66). Il fariseo prende le distanze, accusandoci di "mandare la gente all'inferno", di odiare il prossimo con grande gusto ("odio più puro"), di parlare in modo "sgradevole". In sostanza, il sepolcro imbiancato ci ha appena descritto come veri demoni dell'inferno. Io sono buono, voi siete dei mostri: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo» (cfr. Lc. 18,11-12)
Perchè pubblicare simili espressioni che sembrano frutto di menti sbandate, che sognano di vendicarsi delle loro frustrazioni attraverso un dio di vendetta, e poi stigmatizzare il singolo N.C. che con moderazione si esprime (e allora che lo invitate a fare a parlare se poi gli vomitate addosso una valanga di insulti?).E guardate (e qui faccio l'arbitro) che di etichette facili, e lo dico senza polemiche, ne avete distribuite a iosa e vi assicuro del tutto gratuitamente. Il mondo non finisce con la cinta delle colline, il mondo vero è oltre questa barriera. 

Fallacia n. 2: Giudicare temerariamente il prossimo
Naturalmente il fariseo neocatecumenale sa leggere il cuore degli altri (ma non il proprio) perché lui, sepolcro imbiancato, è pulito fuori e si è seduto sulla cattedra di Mosè, filtra tutto scandalizzato il moscerino (i nostri presunti "giudizi") e ingoia il cammello (gli abusi liturgici, gli strafalcioni dottrinali e l'oppressione dei poveri praticati sistematicamente e per costituzione nel Cammino Neocatecumenale): «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell'anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!» (cfr. Mt 23,23-24). Naturalmente il fariseo, secondo se stesso, è puro e di ampie vedute mentre noi micragnosi avremmo la mente chiusa, addirittura "menti sbandate" e "frustrati". Che dire? Complimenti per l'equilibrio!
Ora, senza tanti giri di parole, sul tema penso la cosa più elementae di tutte. Fra i "compagni che sbagliano" e gli eretici (ammesso che questa categoria esista ancora dopo il Vaticano II e a me non sembra) c'è un evidente abisso. Ne consegue che l'esclusione dai sacramenti di qualcuno dovrebbe essere facoltà della chiesa che invece a me pare tolleri/coccoli/balocchi il movimento N.C.Questo per un "marziano" come me è incomprensibile e rimane ancor più incomprensibile dopo le diecimila denunce che in anni di lavoro avete avete accumulato nei confronti del kikopensiero.
Fallacia n. 3: Minimizzare e azzittire l'interlocutore con il principio di autorità.
"La Chiesa tollera, e dunque..." Mai ragionamento potrebbe essere più sbagliato. La Chiesa è madre paziente e amorevole, e il Papa è padre oltre che capo di tutti i cristiani. Il fariseo confonde la tolleranza e la pazienza con l'approvazione, inoltre suppone che il Papa e la Chiesa passino il tempo a vagliare e approvare ogni minima vaccata che dice l'autonominato iniziatore di turno.

Assolutamente errata, fra l'altro, la convinzione secondo la quale è necessario cercare nei documenti del Vaticano II per condannare un eretico, del resto il fariseo è un legalista, quindi quando deve piegare la religione al proprio vantaggio scartabella i documenti per cercare il codicillo che gli darebbe ragione. Per definire un'eresia è sufficiente un bambino del primo anno di catechismo: il catechismo non può contraddire se stesso, pertanto è elementare riconoscere che certe eresie professate dal Cammino sono state condannate già secoli e secoli fa e tali condanne ribadite infallibilmente nel Sillabo di Pio IX. Bisogna essere proprio stupidi per non capire, o in malafede.
Infine, le denunce non sono sempre sufficienti. San Giovanni il Battista, il più grande fra i nati di donna, fu decapitato proprio per aver detto la verità. La verità non ha bisogno di approvazioni né di tanti proseliti per essere affermata. Di sé stesso il Santo diceva "Voce di uno che grida nel deserto!" cioè che grida nell'aridità, nella morte, ma lo fa anche se nessuno lo ascolta. La maggior parte dei profeti restò inascoltata, venne derisa e finì anche uccisa; noi non ci curiamo né di quante persone ascoltano né di quanti ecclesiastici ci danno retta. Il fariseo si confonde: è Kiko quello che muore dalla voglia di approvazioni, applausi e benedizioni.
Banalmente si dice che il pesce puzza dalla testa. Ora siccome qui nulla accade, nel senso che la testa è indifferente, a parte singoli episodi di riprovazione, non so quanto possa essere cristianamente adeguato aggredire verbalmente ogni neo cat che si affaccia all'uscio.
Fallacia n. 4: La denuncia dell'eresia è "aggressione" dell'altro
Niente di più stupido si poteva dire. Tonnellate di scritti nella Rivelazione e nel Magistero - a cominciare dalla pubblica, severa e "aggressiva" condanna dei farisei da parte di Giovanni Battista, passando per i severissimi anatemi di San Paolo contro gli eretici, fino ad arrivare alla condanna del modernismo di Pio X - dimostrano che non si può scendere a patti con l'eresia, ma che essa, essendo possibile causa di dannazione, deve essere gravemente e pubblicamente riprovata, fosse anche Kiko, il Papa o un angelo disceso dal Cielo a predicare un Vangelo diverso da quello che Cristo stesso ci ha consegnato. Sgridare, condannare e combattere l'eresia non è aggressione ma opera di misericordia, anche se i toni utilizzati possono sembrare crudeli. Cosa direbbe il fariseo anonimo di un S. Ignazio di Loyola: «Gli eretici devono essere chiamati col loro nome, perché si provi orrore nel nominarli e non si copra con una etichetta religiosa un veleno mortale» o di San Giovanni Bosco: «Propagarono i loro errori e le loro superstizioni colla violenza e col libertinaggio. La loro religione scioglie il freno a tutti i vizi, apre la strada a tutti i disordini. Cosicché si possono chiamare inviati non da Dio, ma da Satana a predicare e diffondere l'empietà fra gli uomini.», San Pio da Pietrelcina: «Lutero, Calvino e compagnia bella, [furono] pieni di superbia, zeppi di vizi fino agli occhi, i quali si divisero dalla Chiesa per assecondare le loro malvagie passioni dalle quali erano dominati. Secondariamente mancano della santità di dottrina.». Dovremmo dire che questi grandissimi Santi erano "aggressori" del prossimo?
E' vero che, come lei giustamente mi corregge non sono un arbitro , ma neanche lei lo è (e gli altri che dedicano il loro tempo al blog. L'arbitro di questo sarebbe la Congregazione per la dottrina della fede o qualcosa di simile se esiste ancora.Voi siete dei semplici denuncianti e non dei giudici e quando si arriva a condanne così pesanti come l'ergastolo delle anime, mi sembra che intervengano fattori emotivi personali di forte rancore che fanno a botte con la serenità del giudizio..

Fallacia n. 5: Se critichi il cammino non sei "sereno nel giudizio"..
Certamente non siamo i primi a dire che l'eresia conduce all'inferno ed è il peggiore di tutti i peccati, una gravissima bestemmia contro lo Spirito Santo detta anche "Impugnare le verità conosciute". I normalisti farisei credono che, comandando alle voci contrarie di tacere, le eresie improvvisamente diventino meno...eretiche. Nella Chiesa post-Vaticano II questa fissa della "serenità" affligge la maggioranza assoluta dei cattolici, dei preti e dei Vescovi: a nessuno piacciono i "piantagrane" che amano chiamare l'errore col proprio nome.
Il cristiano è, di fatto, per sua stessa natura, chiamato a GIUDICARE, a dividere il bene dal male, la verità dall'errore, facendo riferimento a quanto Cristo ha insegnato, gli Apostoli hanno predicato e i Santi incarnato nella propria vita. La nostra rabbia, se così si può chiamare, viene dal fatto che non possiamo, non vogliamo permettere che le stupidaggini predicate da Arguello e soci siano ulteriormente comminate ad altri malcapitati che desiderano solo conoscere Gesù o approfondire la propria fede, perché sappiamo perfettamente dove portano. Se vedi un uomo che sta per bere qualcosa che sai essere veleno non farai di tutto per impedirglielo?
La Chiesa dovrebbe estromettre il Cammino punto e basta e considerarlo come un movimento a lei estraneo alla pari dei testimoni di Geova. Se non lo fa, penso che sarebbe il caso di denunciare questa istituzione di complice tolleranza verso supposti eretici perchè altrimenti si è complici di un delitto i sè il più grave perchè comporta la morte dell'anima che com'è noto è ben più grave della morte del corpo.Questo è il mio pensiero. Riguardo certi interventi furi sacco ..beh discendono da certe scemenze fuori sacco che trovo scritte (ognuno ha la sua formazione) .Anonimo

Fallacia n. 6: Se la Chiesa non ti ha ancora formalmente condannato allora sei automaticamente innocente.
Il Cammino è già un movimento estraneo, nel momento in cui consapevolmente viene insegnata una dottrina eretica più e più volte ostinatamente per decenni. Ad esempio, quando Kiko insegna che a Dio non importa quanti peccati commettiamo e che se crediamo alla predicazione già siamo perdonati senza necessità di confessarci (e lo dice già dal 1982, come dimostra il volume demoniaco della Traditio), è automaticamente fuori della comunione con la Chiesa Cattolica, scomunicato ipso facto, così come chiunque consapevolmente aderisce a quella dottrina e la propaganda. Per questo non è necessaria la condanna esplicita del Sant'Uffizio.

Come già ribadito chiaramente da Lino, Tripudio e altri più e più volte, il Cammino rientra nel Vangelo del buon grano e della zizzania (cfr. Mt 13,27-30), che andrebbe riletto attentamente parola per parola: «Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio».
In questo passo personalmente trovo profetizzato l'insorgere delle eresie: il Signore essendo Dio guarda al cuore e sa che anche mescolata alla zizzania ci può essere grano buono ed Egli saprà rendere merito a coloro che avranno vissuto nella giustizia, anche se parte del Cammino. Il Papa non può sradicare la zizzania del Cammino senza rischiare di uccidere anche il buon grano e non può farlo in particolare perché per decenni detta eresia è stata abbracciata da vari Pontefici, da moltissimi ecclesiastici per i motivi più vari (molti dei quali non esattamente candidi).
Il Papa non interviene? Sappiamo il perché. Molti Vescovi, a livello più locale, invece sono intervenuti, dove hanno potuto alzando la voce e costringendo il Cammino a rimettersi in riga. L'ostinazione nella disobbedienza perpetrata dai capi del movimento è la prova principe che dimostra che il Cammino è costituzionalmente eretico, fin dalla radice: gli eretici infatti, peccando di superbia contro il Primo Comandamento, non riescono a praticare l'obbedienza.

domenica 10 settembre 2017

La moda del Battesimo per immersione

Riportiamo un'inserzione apparsa di recente in una nota pagina neocatecumenale su Facebook:

Salve, fratelli, scrivo qui perchè non so più a chi chiedere! 
Ho visto, qui, più volte foto, di fonti battesimali bellissime in plexiglass! Siccome da pochissimo è nato mio figlio vorrei farla realizzare per la mia parrocchia! Qui in italia mi hanno chiesto somme imbarazzanti! Neanche se fosse vetro blindato! Vi chiedo un aiuto! Ditemi dove l'avete fatte costruire! quanto avete speso! Magari mi costerà di meno farla fare li e poi farla spedire! Attendo con ansia! Grazie mille! La Pace!

Dal momento che il nostro blog svolge funzioni di informazione e di servizio, rendiamo noto al novello papà che può trovare il fonte battesimale in metacrilato come illustrato in immagine presso i seguenti neocatecumenal-shop online:
I prezzi per l'acquario indicato vanno dai 1250 ai 1950 euro. In più, ci saranno da pagare le spese di spedizione.

Vorremmo però chiedergli di seguirci in una piccola riflessione.

Il suo bimbo deve essere nato già da un mese o qualcosa di più; a Pasqua, il prossimo anno, nel momento nel quale, durante la Veglia, i catechisti desiderano si facciano i battesimi dei "figli della comunità" per immersione completa in un fonte battesimale, il bambino avrà dieci mesi.

Il riflesso che induce il neonato a non respirare sott'acqua, e che fa ipotizzare agli evoluzionisti un passato, per l'uomo, molto più acquatico dell'attuale, caratterizza il bambino al massimo per i primi quattro mesi di vita.

Successivamente, il piccolo con più di quattro mesi di vita, se immerso completamente nell'acqua, capita che inali dell'acqua nei polmoni, soprattutto se inizia a piangere prima dell'immersione o se, come quasi sempre succede, in preda allo shock, piange a squarciagola nei "tuffi" successivi, in tutto tre.

A meno che non venga accostato all'acqua orizzontalmente, a faccia in giù, con una certa gradualità, come ben sanno le mamme che fanno acquaticità con i propri piccini: accortezze queste che il presbitero a maniche rimboccate, paonazzo perché arrivato già al settimo bambino scalciante, non è certo in grado di usare.

Infatti, il battezzando viene tuffato in acqua con movimento a pistone che induce naturalmente, a causa della pressione, l'ingresso dell'acqua nelle narici e nella bocca, con gli effetti che ben conosciamo.

Aaaaaa... ...Zvegnaaa...
Sappiamo inoltre che l'emersione dall'acqua viene accompagnata da canti a voce spiegata, dei cantori e di tutta l'assemblea, compreso di battimani (pensiamo ad uno dei canti usati dai Neocatecumenali per i battesimi, Cavallo e Cavaliere, e allo scoppio di voci e al fragore del ritornello, specie da parte di chi è abituato a commisurare fede e allegrezza con i decibel emessi) che di certo avrà un effetto ancor più spaventoso per il piccino.

Qual è lo scopo di sottoporre un bimbo ad uno stress e ad un rischio simile?
Perché trasformare un Sacramento in sofferenza tanto più inutile quanto meno capita e elaborata da chi la subisce?

Perché farlo, se il Battesimo è altrettanto valido, se non più, così come tradizionalmente praticato, cioè fatto per infusione, bagnando il capo del neonato al fonte battesimale?

Succede infatti che sacerdoti più delicati nei confronti del bambino, lo calino per due volte solo in parte nell'acqua benedetta e solo la terza volta immergano anche la testa, per evitare al piccolo l'effetto soffocamento.

Facendo così però questi sacerdoti non rispettano una delle condizioni primarie per la validità del Sacramento, quello che, comunque avvenga il battesimo, il capo del bambino debba essere bagnato per tre volte mentre si pronuncia la formula "Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo".

D'altra parte, le consegne sui battesimi per immersione, durante la Veglia di Pasqua "Neocatecumenale", fatte dai catechisti itineranti e dai loro capibastone, ai fratelli delle comunità, sono state sempre molto puntuali e stringenti.

Povero bambino...come dargli torto?
Bisogna eseguire il rito con tutti i crismi, ossia:

  • il bambino DEVE essere totalmente immerso, per tre volte, e non in fretta ma lentamente, solennemente;
  • BISOGNA tenere, addirittura, il piccolo sotto "per un tempo", durante le immersioni, per poi sollevarlo bene in alto e di nuovo giù; ripetiamo, così va fatto per tutt'e tre le volte.
  • All'ultima uscita, poi, sollevato bene in alto il bambino, e tenuto più a lungo così, grande battimano.

È chiaro che il "presbitero" della prima foto è un "presbitero neocatecumenale doc" perché esegue fedelmente quanto abbiamo descritto.

Ebbene come risolvere il problema?
Come bagnare la testa per tre volte ad un bambino così come la regola liturgica prescrive senza rischiare di soffocarlo, senza traumatizzarlo?

Caro fratello, se desideri dare a tuo figlio il battesimo della Chiesa, sappi che la nostra buona Madre, nella sua sapienza millenaria, ha risolto questo problema per noi facendo bagnare per tre volte al bambino il capo per infusione al fonte battesimale, mantenendo la solennità del gesto e rendendolo praticabile anche con i neonati.

Forse pensi che battezzare tuo figlio alla "maniera del cammino" sia una garanzia di serietà e di validità? È vero l'esatto contrario! Il Cammino Neocatecumenale troppe volte dimentica la validità sacramentale del battesimo, obbligando i Figli di Dio ad immergersi invece nel peccato, fino a giungere, quasi alla fine del Cammino (tappa del Padre Nostro) a dichiararsi invece "figli del diavolo".
A che serve tanta solennità, tanto sfoggio di preparativi nei battesimi per immersione nella notte di Pasqua se poi nella pratica quotidiana dimenticano la forza attiva che quel Sacramento sprigiona?

Battesimo di un Testimone di Geova
Infine, va fatta un'altra riflessione sul rinnovo delle promesse battesimali alla tappa del Cammino Neocatecumenale detta dell'Elezione, rito questo celebrato al Giordano.
Ebbene, lì si tratta di adulti, e la replica del battesimo potrebbe essere fatta assai facilmente per immersione, secondo il metodo, dimostrano di credere quando si tratta di battezzare i bambini, più corretto e fedele alle origini: essendo adulti, possono trattenere il fiato e non rischiano i traumi da soffocamento dei piccini inconsapevoli
In quel caso invece, incomprensibilmente, il battesimo (ciò che dovrebbe essere un ricordo del battesimo) avviene immersi nell'acqua fino alla cintola e con l'aspersione di un po' d'acqua sulla testa.
Sarebbe interessante capire il perché improvvisamente l'ansia di ripetere i gesti degli antichi cristiani non li spinga a fare i tuffi spettacolari che tanto entusiasmo suscitano quando i soggetti sono dei poveri piccini.

In conclusione: quando si battezza un figlio, lo si fa chiedendo la fede alla Chiesa o a Kiko?

Se è alla Chiesa che la si impetra, perché, invece di accostarsi con i propri figli ai fonti battesimali che impreziosiscono da secoli le nostre Chiese più belle, opere di grandi artisti, si deve considerare più desiderabile battezzarli in un bicchiere di plexiglass con sopra uno scarabocchio che è ormai un logo distintivo del Cammino?

Forse, siamo ancora in tempo per far riflettere il novello papà: desidera per suo figlio il battesimo più memorabile? Che lo battezzi in Gesù Cristo, in una Chiesa e non in un salone d'albergo, al fonte battesimale che tanti bambini prima di lui ha fatto nascere a nuova vita, e non in un giocattolo trasparente e illuminato da led che, finita la Pasqua, verrà archiviato in un triste sgabuzzino; che lo battezzi senza inutili traumi, senza loghi e diverse appartenenze, al sicuro tra le braccia di mamma e papà, insieme alla propria famiglia carnale e quella parrocchiale, rinunciando alla spettacolarizzazione del battesimo di suo figlio, che non è un rito di ingresso nella tribù, dimostrando così di rispettare e di credere al Sacramento più importante della Chiesa.

Battesimo nella Chiesa Cattolica