lunedì 10 agosto 2020

USA 2020: gli HungerGames del Cammino. Stavolta con un brivido in più: il Covid19...

Un lettore del blog che si firma "Anonimo Texas" a suo tempo ci aveva segnalato la consegna del Corpo di Cristo stile take-away invalso nelle file neocatecumenali su consiglio dello stesso Kiko Argüello.

Ebbene, dagli Stati Uniti flagellati dall'epidemia del Covid-19, ci ha riferito che le Comunità Neocatecumenali hanno ripreso le missioni "due a due senza borsa né bisaccia", cioè quelle che qui chiamiamo Hunger Games Neocatecumenali.
Ecco il suo commento:
Qui in Texas come in tutti gli Stati Uniti hanno fatto la "missione per le strade 2x2", perché ovviamente la Merkaba non si può fermare. I pochi che sono andati, la maggior parte sono dovuti ritornare perché hanno contratto il Covid! Che vorrà loro dire nostro Signore? Anonimo Texas

Ebbene, da Philadelphia e dalla California, ci giungono, tramite social, le conferme che le missioni due a due, senza bisaccia, nè borsa, nè carta di credito, per "evangelizzare" col verbo di Kiko le diocesi che hanno rifiutato la diffusione del Cammino Neocatecumenale, sono partite in pompa magna negli States anche in questi tempi in cui la diffusione del coronavirus è a volte, più che un rischio paventato, una preoccupante certezza.

Così come in Italia da più parti le comunità neocatecumenali hanno continuato, i primi giorni di marzo, ad organizzare convivenze e a distribuire calici di bocca in bocca*, fino a provocare, nel Vallo di Diano (in provincia di Salerno) la chiusura di interi paesi, oltre che decine di contagiati e due morti, fidando nel fatto che Dio avrebbe protetto le loro incoscienti iniziative, allo stesso modo negli States qualche caporione (immaginiamo Giuseppe Gennarini, responsabile del Cammino Neocatecumenale per gli USA) ha lanciato l'iniziativa delle missioni due a due, forse per rivitalizzare le stanche riunioni su Zoom o Skype e per scongiurare l'emorragia di aderenti causa stanchezza, noia, mancanza di novità e di sorprese (che sappiamo essere la morte del tipico "neocatecumeno").
La conferma ci viene da un gruppo neocatecumenale californiano su Facebook che annuncia il 5 luglio 2020:
Estamos unidos en oración por todos los hermanos que fueron inspirados de ir a la misión 2x2 a los estados del Oeste del país; California, Nevada, Arizona, Washington, Oregón, Montana y Idaho. Animo! Ay de mi si no anuncio el evangelio!
"Stiamo uniti nella preghiera per tutti i fratelli che sono stati ispirati (da chi???) ad andare in missione negli Stati dell'ovest del paese: California, Nevada, Arizona, Washington, Oregon, Montana e Idaho. Coraggio! Guai a me (se non diffondo il virus?) se non annuncio il vangelo (di Kiko)!"

Magari qualcuno potrà obbiettare: ma i fratelli seguiranno certamente i protocolli sanitari … presidi medici, distanze di sicurezza, mascherine, igienizzazione delle mani, eccetera.
Non deve essere andata cosi, almeno a quanto ci dice il nostro Anonimo texano che assicura che la maggior parte di loro hanno dovuto tornare per aver contratto il Covid 19!
"Scusi signora…vorrei parlarle un minuto
del nostro Signore e Redentore Gesù Cristo…"

Abbiamo purtroppo anche un'altra conferma che ci giunge da Philadelphia, Pennsylvania.
Fra l'altro, non è fra gli Stati segnalati nel post californiano ed è nella parte orientale del paese: evidentemente gli Hunger Games neocatecumenali sono stati davvero estesi a tutti gli Stati degli USA, da est a ovest, almeno in quelli in cui si è incistato il Cammino Neocatecumenale.
Sul portale web camineo.info è comparso il seguente post.
Non pubblichiamo il nome dell'autore, limitandoci ad identificarlo con le iniziali PDA.
Dal momento che i catechisti del Cammino, in certe zone degli Usa, non obbediscono al Vaticano né al Papa e hanno organizzato le loro cosiddette convivenze e le missioni per le strade in tempi di emergenza sanitaria, ora il mio stesso fratello, che è presbitero a Philadelphia, ha sviluppato sintomi del Covid-19 e mi ha detto che si ricorda che un compagno (di comunità) era alla riunione ed aveva questi sintomi. È una irresponsabilità degli itineranti fare queste riunioni massive, e da lì usciranno sicuramente molti contagi. Perché costa troppo obbedire ed aspettare! Erano tutti senza mascherina…
Continua poi PDA in un commento successivo (dimenticando che Gennarini è il super catechista del Cammino in USA):
Bisognerebbe chiedere a Giuseppe Gennarini, responsabile del Cammino negli USA, il perché di queste riunioni di massa e delle missioni due a due.
Immaginate lo scompiglio nel gruppo!
Non manca chi mette in dubbio la parola dell'autore del post, chi gli dà del mistificatore, dello sviato, chi lo accusa di stare "in braccio a satana", mentre PDA, con fare molto determinato, si presenta con le proprie generalità ed è disposto a fornire pure quelle del fratello presbitero.

Ma ecco che interviene un "fratello" pieno di sussiego, le cui iniziali sono RCD. Riportiamo il suo commento, mettendo qualche nostro commento fra parentesi:
RCD: Con tutto il rispetto, caro PDA, considero inutile questo post, che non risolve nulla. L'unica cosa che ottieni è di essere una pietra di inciampo per molti che giudicano perché pieni di rancore. [ndr: Chiaro. Chi dice la verità dà scandalo e le giuste recriminazioni vengono tacciate d'essere giudizi poco caritatevoli]
Se anche fosse vero ciò che dici, alla fin fine i catechisti sono umani e possono sbagliare. Per quanto riguarda tuo fratello e gli altri fratelli, se sono stati inviati dai catechisti e loro hanno obbedito, hanno fatto bene, e se non hanno obbedito perché non era giusto, hanno fatto bene. [ndr: E quindi?] La cosa sbagliata è che, indipendentemente dal fatti che hanno fatto ciò che hanno fatto, hanno sputato nel piatto dove hanno mangiato. [ndr: È chiaro. L'errore è sempre far emergere lo scandalo. Va sempre mantenuto l'arcano, soprattutto se a sbagliare sono i catechisti]
Chi obbedisce non sbaglia mai e tu sai che l'obbedienza è giusta [ndr: In realtà chi obbedisce a Dio non sbaglia mai; sbaglia chi obbedisce a dei cretini fanatici incoscienti!]
Quindi considero che la cosa migliore che si possa fare è PREGARE. Dal mio punto di vista, questo post va rimosso, che, lungi dal richiamare all'unità e alla preghiera, genera discordia. Ma tu sei nella tua libertà… [ndr: In sintesi: tuo fratello si è preso il Covid in una convivenza o missione neocatecumenale? È stato volere di Dio… accettalo, prega ma soprattutto taci].
Intanto, quel post con tutta la discussione, è stato rimosso davvero...
RCD: Al resto dei fratelli ricordo ciò che talvolta mi diceva un catechista: la Chiesa e il Cammino Neocatecumenale non hanno bisogno di essere difesi. Se qualcuno ne parla male, non affrontare la discussione. Esprimi il tuo punto di vista con amore e lascia che Dio agisca. [ndr: Diceva Sant'Agostino: "La verità è come un leone. Non avrai bisogno di difenderla. Lasciala libera. Si difenderà da sola". È risibile paragonare il Cammino Neocatecumenale, che vive di menzogna, addirittura  alla Verità. San Paolo, che incitava a saper dare le ragioni della propria speranza, in questo caso è stato dimenticato. Ma è normale: quando purtroppo ci si trova circondati da menzogne è meglio non cercare di difenderle, si rischia di avere la peggio - e di dover cominciare a ragionare con le proprie risorse di logica e di intelligenza].
Interviene un altro fratello del Cammino, con iniziali MM:
Se Kiko avesse obbedito al 100% a suo tempo... ora non ci sarebbe il Cammino. Ha obbedito alla Vergine e ha combattuto all'interno della Chiesa stessa per darci questo Cammino così fruttuoso [ndr: Bravo fratello MM! Il cammino è fondato sulla disubbidienza e la menzogna]. Non distruggiamo la sua intuizione, la fede che muove le montagne, l'iniziativa personale di un popolo che segue con obbedienza. Ci sono sempre meno persone in chiesa, ed ora ancor meno. La paura ci sta paralizzando. Coraggio! La morte non esiste. [ndr: Non esiste neppure il Covid, immagino].
Arriva puntuale la risposta scandalizzata di SHC:
SHC: È incredibile come un post possa contenere tanti giudizi e trasformare in pietra di inciampo chi lo pubblica. All'interno della Chiesa cattolica parlar male di qualcuno vuol dire parlar male di tutti perché siamo tutti Chiesa. [ndr: Bella "associazione" a delinquere!]
È meglio non continuare a generare separazioni e giudizi e cancellare questo post; credo che il prete malato sarebbe d'accordo, lui sa che cos'è dare la vita in tempi di pandemia. Il giudizio poi lo darà Dio. Pace a tutti e pregate l'uno per l'altro.
Infatti il post verrà cancellato, con buona pace del presbitero ammalato e di tutti i contagiati.

E gli Hunger Games? Chissà quanti miracoli avranno fatto il dio del Cammino e la santa sora Carmen! A noi non resta che sperare che stavolta nessuno ci lasci la vita, perché le responsabilità di Gennarini e dei capintesta del Cammino sarebbero davvero troppo grandi.
Nel Vallo di Diano il povero presbitero Alessandro (fra l'altro neppure coinvolto col Cammino: si era prestato ad essere presente solo per spirito di servizio) è morto e gli è stata addirittura attribuita dai giornali la responsabilità dell'intempestivo raduno, responsabilità che invece è del Cammino.
Le vittime del Cammino finiscono per pagare sempre due volte. A loro difesa impetriamo la Giustizia divina.

sabato 8 agosto 2020

"La Comunità ti battezza..."

Recentemente la Congregazione per la Dottrina della Fede ha trattato alcuni casi di amministrazione del sacramento del Battesimo nei quali è stata arbitrariamente modificata la formula sacramentale stabilita dalla Chiesa nei libri liturgici.
Nel caso in questione il Sacramento del Battesimo era stato infatti amministrato con questa bizzarra formula parole: «A nome del papà e della mamma, del padrino e della madrina, dei nonni, dei familiari, degli amici, a nome della comunità noi ti battezziamo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».
Il Responsum della Congregazione in proposito, pubblicato ieri 6 agosto 2020, è stato categorico: il Battesimo conferito con la formula alterata non è valido e coloro che sono stati battezzati in tal modo devono essere battezzati nuovamente perché la celebrazione precedente non ha dato luogo al sacramento.
Leggiamo alcuni punti della interessante Nota esplicativa della Congregazione, approvata dal Pontefice Papa Francesco:

"A quanto sembra, la deliberata modifica della formula sacramentale è stata introdotta per sottolineare il valore comunitario del Battesimo, per esprimere la partecipazione della famiglia e dei presenti e per evitare l’idea della concentrazione di un potere sacrale nel sacerdote a discapito dei genitori e della comunità, che la formula presente nel Rituale Romano veicolerebbe."
Questa motivazione pastorale (cioè dare più valore alla partecipazione della comunità a discapito della funzione del sacerdote) "maschera, anche inconsapevolmente, una deriva soggettivistica e una volontà manipolatrice. Già nel secolo scorso Romano Guardini ricordava che se nella preghiera personale il credente può seguire l’impulso del cuore, nell’azione liturgica «deve aprirsi a un altro impulso, di più possente e profonda origine, venuto dal cuore della Chiesa che batte attraverso i secoli. Qui non conta ciò che personalmente gli piace o in quel momento gli sembra desiderabile…»"
I Sacramenti, infatti, in quanto istituiti da Gesù Cristo, sono affidati alla Chiesa perché siano da essa custoditi; la Chiesa può "in una certa misura determinare i riti che esprimono la grazia sacramentale offerta da Cristo" ma "non dispone dei fondamenti stessi del suo esistere: la Parola di Dio e i gesti salvifici di Cristo."
Perciò nessuno, anche se sacerdote, può, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica. "Modificare di propria iniziativa la forma celebrativa di un Sacramento non costituisce un semplice abuso liturgico, come trasgressione di una norma positiva, ma un vulnus inferto a un tempo alla comunione ecclesiale e alla riconoscibilità dell’azione di Cristo, che nei casi più gravi rende invalido il Sacramento stesso".
"Alterare la formula sacramentale significa, inoltre, non comprendere la natura stessa del ministero ecclesiale, che è sempre servizio a Dio e al suo popolo e non esercizio di un potere che giunge alla manipolazione di ciò che è stato affidato alla Chiesa con un atto che appartiene alla Tradizione."

Facciamo tesoro delle indicazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede che ben ci spiegano che nessuna pulsione di tipo soggettivistico o comunitario può giungere a modificare o a reinterpretare l'azione Liturgica. 
Ci pongano quindi mente ed attenzione i sostenitori del "rito neocatecumenale " della Eucarestia "seduti tutti insieme" del "calice necessario" della Penitenza "comunitaria" e del Battesimo per immersione perché "vale di più". 
Il rischio, molto probabile, è che ciò che la "comunità celebra" sia non solo incoerente, non solo anti estetico, non solo fantasioso, ma addirittura invalido.
E senza Sacramenti, anche se Dio si riserva sempre di raggiungere tutti per vie straordinarie con la sua Grazia, non c'è salvezza.

giovedì 6 agosto 2020

Kiko e Carmen, una sola lucida follia.

Ecco, essi pongono insidie all'anima mia;
uomini potenti si uniscono contro di me…

Ogni parola che dicono è un peccato della loro bocca;
siano dunque presi nel laccio della loro superbia,
per le maledizioni e le menzogne che pronunciano.
(dal Salmo 58, 3.12)


Proseguiamo, dallo spunto offerto da Veterano, nel nostro confronto, partendo dal commento ai salmi di Sant’Agostino tratto dall’Ufficio Divino.
A proposito di quelli che si ritengono grandi per la loro santità; che si sentono importanti e sono gonfi di superbia; si sentono forti e, sentendosi forti, si levano contro i deboli, contro i fragili.

Arriva potente l'esortazione finale di Sant'Agostino:
"… O forti, che non avete bisogno del medico! Codesta forza non è salute, ma follia. Nessuno infatti è più vigoroso dei pazzi: essi sono più robusti dei sani; ma quanto più grandi sono le loro forze, tanto più vicina è la loro morte. Ci distolga, dunque, Dio dall'imitare questi forti. Dobbiamo, infatti, temere che qualcuno voglia imitarli. Ma il Maestro dell'umiltà, che si rese partecipe della nostra debolezza donandoci insieme la partecipazione della sua divinità, discese dal cielo per insegnarci la via e per essere lui stesso la via; e, fra tutte le altre cose, si degnò inculcarci per prima la sua umiltà."
Sant’Agostino parla di codesta forza come di follia e definisce questi forti “pazzi”.

Anche Kiko e Carmen, due folli? Legittimo il dubbio e plausibile come ipotesi!

Da veri "cristiani adulti", che non hanno avuto mai bisogno di fare il cammino, forse che i due "santi iniziatori" del Neocatecumenato facevano "a gara nello stimarsi a vicenda", nel "dar gloria l'uno all'altra"? (cfr. Rm.12, 10)
Neanche per idea! Si mostravano in pubblico, in ogni occasione, impegnati in una eterna guerra, in una lotta estenuante, sempre l'un contro l'altro armato.

Kiko, fors'anche più perfido di Carmen - uno dei due eccelle, come spesso accade nelle tristi accoppiate fatali che la storia ha conosciuto (“niente di nuovo sotto il sole” recita il Qoelet) - non scopriva mai del tutto le sue carte. Egli ha sopportato molto dalla folle sua complice ma, più furbo di lei senz'altro, mieteva a piene mani con la sua finta umiltà e ostentata pazienza tutta l’ammirazione dei fans e, soprattutto, il tenero amore delle donne itineranti dal represso istinto materno che riversavano abbondantemente su di lui: "Povero Kiko!” … novello Socrate nelle grinfie della sua bisbetica Santippe!
Santippe versa un secchio d'acqua
sporca in testa a Socrate.
Kiko ripeteva: "Carmen! Carmen! Te prego, siedete, statte zitta…” “Va bene! Sono orribile. Sono un mostro” “O Signore, che santa pazienza ci vuole con questa donna!". E, ieratico, ciondolava sconsolato la testa, tutto pieno di umiltà! Che santo davvero! Che esempio per tutti! Kiko mai diceva in assemblea cosa veramente egli pensasse di Carmen. Ha sopportato sì molto, ma assai di buon grado essendo Carmen donna non solo eccentrica ma anche molto facoltosa e influente.
Carmen a sua volta diceva: “Sono in guerra con Kiko dalle Baracche”. E questo è stato per tutta la vita. Dalle accuse del tempo di Palomeras di essere rimasto impantanato al Servo di Jahvè, fino al famoso piatto d'argento” su cui ella dichiarava di aver servito a Kiko, rozzo e ignorante, il Concilio Vaticano II.

Rimproverava continuamente al suo socio in affari di essere insopportabile: "Quando fai catechesi ripeti sempre le stesse cose!" Mentre Kiko si alzava e andava al leggìo lei, ridendo, gli mormorava dietro ma in maniera che tutti noi sentissimo: "Oggi che metti? Il compact disc N.1 o il N.2?". E qui scoppiava sempre una risata generale. (N.B. si parla nel cammino di una continua "ispirazione" imprevedibile, sempre cose nuove! Ma qui è Carmen stessa a dire il contrario - confermando che Kiko recitava come un compact disc - e a ragione: il Cammino? Una noia mortale!).

Carmen godeva molto, era evidente a tutti, nel mettere costantemente in ridicolo Kiko. Era l’unica che poteva permettersi di maltrattarlo, di strapazzarlo in pubblico senza pietà, fino a strattonarlo fisicamente respingendolo lontano da lei con violenti spintoni, una vera cafona senza ritegno né un minimo di pudore. Carmen amava ostentare la sua indipendenza e libertà assoluta di dire tutto quello che le passava per la testa e di dirlo in qualsiasi momento e alla presenza di chicchessia.
In altre circostanze, poi, accusava esplicitamente Kiko di essere stato un inguaribile donnaiolo (che dobbiamo pensare? Che Kiko ha potuto gestire questo suo problemino mettendosi accanto un'arpia e megera come Carmen Hernández, anche d'aspetto?).
Ci fu un tempo nelle convivenze di itineranti, ancora entrambi abbastanza giovincelli, in cui Carmen diceva a Kiko, schernendolo pesantemente:
"Smettila di recitare che vorresti morire presto… perché il morire è certamente migliore! Altro che morire! Se qui viene una persecuzione, tu molli tutto e scappi su un'isola deserta con la tua svedese." (solito divertimento di Carmen e risata generale dell'assemblea plaudente).
Ma alla fine, scappi o non scappi il Kiko, tutte queste espressioni la dicono lunga sulla “stima” che Carmen nutriva per lui. E rincarava la dose: “Sei malato di Yo Yo Yo”, questo il consueto ritornello di sottofondo di Carmen. E poi ancora: “Sei uno showman, fai solo spettacolo tu e la tua chitarra”. Lo accusava di megalomania per le sue costruzioni. Diceva: “Io non sono d’accordo… non resterà pietra su pietra!”. Queste alcune delle sue espressioni ricorrenti, che ognuno ha potuto ascoltare nelle varie circostanze.

Tra loro due era tutto così. Se a voi pare normale!

Per Kiko, tenace in maniera indescrivibile (non ha mai ascoltato un consiglio neanche da Carmen, se una cosa la teneva fissa in testa alla fine si sarebbe fatta) era facile farsi valere: “Il Signore lo vuole!” questo il mantra. “Deus vult!”. Il Signore “ci ispira”: di aprire Seminari nostri, di costruire Domus, di fare Concerti, e così via. Mentre Carmen lo accusava inutilmente di far tutto solo per il suo IO smisurato e di aver contaminato il Cammino di “kikianismo”.

Tutti conoscono la frase famosa di Carmen “Non voglio morire kika”. Significherà qualcosa che chi è stata al suo fianco per una vita intera, condividendo la missione e la responsabilità del governo del cammino, lo abbia rimproverato ogni santo giorno della stessa cosa!

Certo le parole di Carmen non avevano alcun valore per Kiko, nè hanno mai minimamente influenzato l'alta considerazione che egli ha sempre avuto di se stesso mentre si autoproclamava convinto il "Novello Apostolo delle genti" esaltandosi nell'affermare il “non sono io che vivo, ma Cristo vive in me” di San Paolo! Mentre chi vede Kiko, vede Kiko e basta!

Questo egli era con Carmen e, alla fine, si faceva sempre secondo la sua “ispirazione.

Di fronte alle inossidabili convinzioni del presunto e incontestabile “profeta di Jahvè” perdeva di senso anche per noi, che eravamo operativi all'interno dell'esperienza, chiedere conto delle contraddizioni, delle incongruenze, delle giravolte innumerevoli di tutti quegli anni e delle stravaganti sarabande improvvisate con sempre maggior frequenza.

La risposta supponente per ogni interrogativo era sempre la stessa: "Lo Spirito lo vuole! Tu hai l'idolo della tua intelligenza!".

E vogliamo parlare della Chiesa?

“La Chiesa ci chiede di dirle finalmente noi chi siamo! Ma noi non lo sappiamo" blaterava Kiko. Come a dire “navighiamo a vista!”… non lo sappiamo neanche noi, cosa possiamo risponderle?

Potremmo tradurre: “tutto dipende dalla mattina come mi alzo” in una banalizzazione squallida di tutto.

Ci sono un'infinità di detti kikiani da riportare, che presuppongono la sistematica dissacrazione della Terza Persona della SS. Trinità in atto nel Cammino: peccato contro il Secondo Comandamento "Non nominare il Nome di Dio invano", che essendo il “peccato contro lo Spirito Santo è l'unico peccato che non potrà mai essere perdonato" (Mt.12, 31-32) .

Kiko imponeva il suo comandamento "nuovo": "Non dovete fare mai confronti. A uno di voi diciamo una cosa ad un altro, nella medesima situazione, un'altra… (e, come al solito) “lo spirito ci ispira! "

LO SPIRITO!… LO SPIRITO!… Sulla loro bocca il termine spirito, si trasforma in una parolina magica che scioglie ogni enigma e tutto volge in loro favore. Che chiude per sempre la bocca da un lato agli adepti/ fedeli/camminanti, e dall'altro alla stessa Chiesa, per non parlare di Carmen; questo non come chi ha a cuore "la volontà di Dio", ma come chi ha di mira solo la propria volontà che si concretizza ogni volta nel poter fare impunemente il proprio porco comodo!

Ennesimo prodigio kikocarmeniano.

Se qualcuno, poi, finito il Cammino, ha addirittura osato chiedere conto del tradimento della madre di tutte le promesse fatte all'inizio e ripetute per anni che il Cammino sarebbe finito nella Chiesa, gli è stato candidamente risposto che, se questo era vero un tempo, "Il Signore ora ha ispirato altro” Che vuoi farci? Bisogna obbedire a tale "signore" tanto volubile!

Troppo comodo vero? Un sistema infallibile per assicurare “Vita Eterna” non all’anima, ma alle loro intemperanze e ammantare di Verità Rivelata le loro molteplici menzogne, propinate al popolino allevato nella più crassa ignoranza.
"Neanche io so cosa è il cammino! Il Signore apre strade! Egli sempre ci sorprende! Noi non sappiamo nulla Sono un peccatore, sono un peccatore!" questa la sintesi estrema di Kiko.

Bisognava vedere la sua espressione sofferta! Eternamente tormentato da interrogativi senza risposta e da quel travaglio interiore tradito dalla sua voce e dai suoi sospiri, qualcosa che solo i veri santi conoscono! Un attore nato!

Ecco come sono riusciti, lui e Carmen, a fare sempre e solo ciò che hanno voluto. Un sistema infallibile, ma che bravi davvero! Chapeau!

Perché …noi siamo un'altra cosa, noi non siamo come gli altri…

Con questo ritornello martellante Kiko ha convinto i suoi che ogni intervento della Chiesa sul Cammino, ogni correzione imposta, è mettersi contro il Volere stesso di Dio.

Chiesa contro Dio. Per volontà di Kiko.

Obbedienza ai Vescovi contro Obbedienza a Kiko e Carmen. Una cosa sola è certa: Dio va con loro!

Delirio di onnipotenza
quando l’amore al potere
diventa un gioco pericoloso



Per questo Kiko, Carmen e il Cammino mai hanno obbedito alla Chiesa e, tante volte, si mettevano di traverso alle decisioni dei Vescovi proprio per saggiare la docilità e la vera devozione dei presbiteri dediti al Cammino alla loro suprema autorità. Per vedere in ultima istanza e messi di fronte ad una scelta a chi avrebbero obbedito alla fine.

Siamo al delirio di onnipotenza:

E tu, Cafarnao,
sarai forse innalzata fino al cielo?
Fino agli inferi precipiterai
! (Mt.11, 23)


Kiko è l'inviato del Padre "per salvare la Chiesa", egli stesso lo afferma, mettendolo sulla bocca "dei Papi" (tutti i Papi... cioè nessuno!):
"I Papi hanno detto che il Cammino Neocatecumenale viene dal cielo per la salvezza della Chiesa: hanno questo carisma di discernimento. Noi siamo tutti dei privilegiati, perché Dio ha mostrato in noi quest'opera, che non è nostra" (citazione tratta dalla fantasmagorica Lettera di Pentecoste 2020)

Queste autorevoli parole sono risolutive di ogni questione. E non è forse follia pura questa?
Quale più grande superbia vogliamo ancora vedere sotto il cielo?

Da questa radice velenosa è generato, consolidandosi in ogni ambito del Cammino, un atteggiamento diffuso di lotta in opposizione a tutti quei Pastori (dai Parroci, Vescovi, Cardinali fino allo stesso Papa) che non riconoscano, senza altri orpelli: Kiko è un santo! Kiko è il profeta degli ultimi giorni!

E dunque, chi ancora può sorgere dopo di lui? Chi può sostenerne il confronto? Chi mai può osare di mettersi contro?

martedì 4 agosto 2020

NOVEMBRE 1967

Abbiamo visto pubblicato sui social la prima edizione del Resucitò di Kiko.
Facciamo un semplice conto.

Siamo a novembre del 1967.

Il duo Argüello-Hernández arriva a Roma a luglio del 1968.
Dopo quanti mesi?

SETTE MESI.

I neo-cats (come li chiamano in Australia), dovrebbero stare un po’ più attenti a quello che pubblicano su siti web pubblicamente accessibili perché lasciano trapelare informazioni tanto preziose quanto pericolose per la propaganda kikiana.

Abbiamo trovato dunque il PRIMO LIBRO DEI CANTI dell’Argüello, cimelio rarissimo, risalente per l’appunto al novembre 1967.

Lo dice anche la descrizione dello stesso video:
le comunità erano solo quelle di Zamora ed Avila (non cita Arguelles).
Come anche noi sapevamo, chiama "comunità" quella di Palomeras,
che però Kiko definice solo "fratelli".
In questo libriccino già si capisce con un buon margine di certezza quello che noi da sempre sospettavamo: L’ARGÜELLO È ARRIVATO IN ITALIA AVENDO AL SUO ATTIVO SOLO 3 PARROCCHIE “CATECHIZZATE”.
tre, diconsi TRE.
O pochissimo altro, affannosamente rimediato in 7 mesi, prima di arrivare il Italia.

Sì perché se si scrive un libercolo dedicato solo a due parrocchie, contenente le proprie canzoncine e qualche sprazzo di catechesi, non si vede come mai, se ce ne fossero state altre, avrebbero dovuto rimanerne escluse.
Specialmente conoscendo la tendenza inguaribile dell’Argüello a gonfiare i numeri.

La parrocchia che l’aveva pubblicato era quella di Cristo Rey di Arguelles, quella nel quartiere ricco dei suoi genitori.
Le tre parrocchie, quindi, sono quelle che conosciamo: San Frontis a Zamora, Santiago di Avila e Cristo Rey ad Arguelles.
Un ringraziamento va anche “a tutti i fratelli di Palomeras Altas che tanto ci aiutarono a realizzarle”.

Strano che i “fratelli di Palomeras Altas” non vengano chiamati anch’essi “comunità”, ma semplici fratelli sparsi. Noi li conoscevamo come la "comunità di Palomeras".


All’epoca venivano denominate “Comunità parrocchiali”, perché i neocatecumenali non si erano ancora dati un nome.

Intanto, lo vedremo in altra sede, l’Argüello insieme ai suoi amici di Palomeras, bazzicava le case discografiche per le edizioni annuali dei suoi dischi.
Si faceva pubblicità.


Il libretto già si chiamava RESUSCITÒ, autore K. Argüello, ed era definito “LIBRO DEI CANTI COMUNITARI”.

Si era premunito anche di depositarlo (come un vero autore) e si parla genericamente di “censura ecclesiastica”, come se fosse stato approvato da qualcuno non meglio specificato.


Inizia con un’introduzione, una piccola catechesi, dove si dice:
“Stiamo andando verso una vita cristiana più comunitaria
Parla della Chiesa come:
“Sposa che si è incontrata con lo sposo ed è rimasta fecondata, l’ha rivestita di lino e ha lavato le sue impurità.
E poi ci ha inviato tra tutti gli uomini affinché annunciamo quello che ha fatto con noi, e questo non perché siamo migliori degli altri, ma come SEGNO E PRIMIZIA di quello che saranno tutti gli uomini, tutta l’umanità.
Segno di Gesù, viviamo in comunità che sono segno del nostro sposo: AMORE E UNITÀ.”
Parlando della comunità di Cristo Rey, scrive:
“La nostra comunità parrocchiale, stante il rinnovamento proclamato dal Concilio Vaticano II, ha visto la necessità urgente di passare da una fede INFANTILE ad una fede ADULTA, con la quale possiamo vivere un cristianesimo più cosciente e più comunitario che porti i segni del Vangelo nel nostro mondo desacralizzato e tecnologico.
Perciò abbiamo composto tutto un processo catecumenale per adulti.
Questo processo consta di 3 fasi, attraverso le quali facciamo esperienza del MISTERO PASQUALE, fonte di tutta la vita cristiana.
Comprende una prima fase di conversione, una seconda di iniziazione e una terza di rinnovamento battesimale.
Queste 3 fasi sviluppate durante tutto l’anno, si sostengono col tripode: PAROLA DI DIO, LITURGIA E COMUNITÀ.
La nostra società presenta uno dei sintomi più gravi che può attraversare una comunità umana: LA DESACRALIZZAZIONE. Gli uomini di oggi hanno perso il senso del SACRO, del SANTO, del MISTERO ENORME di Dio.
Un’insufficiente formazione nella fede e L’ABUSO di una liturgia rovinata e moralista, hanno logicamente condotto all’intellettualismo e alla razionalizzazione, risultato in pochi anni di una società che si dice cristiana, col profondo processo di scristianizzazione per aver perduto il suo impulso missionario di fronte al mondo pagano e tecnologico, il senso del culto, il senso del SACRO.
Pienamente convinti che è venuta l’ora di rivolgersi alla verità della semplicità contenuta nel Vangelo, iniziamo una nuova nascita, una nascita dall’alto. La creatura nuova inaugurata nel corpo di Cristo e partecipata oggi in noi attraverso il battesimo e il suo rinnovamento catecumenale.
È meraviglioso poter prendere coscienza della nostra vocazione: LUCE del mondo, SALE della terra, vocazione che non ci toglie dal mondo, ma ci immerge, come fermento, per fare una massa NUOVA.
Non si tratta tanto di mettere tutto il mondo nella Chiesa, perché la luce sia luce, dice Cristo.
La luce apre la strada al cammino di salvezza che è L’AMORE DEL PADRE PER TUTTE LE SUE CREATURE, MANIFESTATO IL SUO FIGLIO NOSTRO SIGNORE GESÙ.
Nella nostra vocazione di POPOLO DI DIO, siamo portatori di una notizia meravigliosa di salvezza: LA NATURA UMANA IN GESÙ HA VINTO LA SCHIAVITÙ DELL’EGOISMO, HA ROTTO LE CATENE DELLA MORTE E, RESUSCITANDO, È STATO PASSATO AL PADRE: ALL’ ESSERE ETERNAMENTE FELICI NELL’UNITÀ, ALL’ESSERE ETERNAMENTE ALTRO, AL CREATORE: AL PADRE.
Gesù Cristo, in questo nuovo ESODO verso il PADRE, cammina in mezzo a noi facendoci uno e potenziandoci con la forza del suo SPIRITO nell’amore degli uni verso gli altri, segni del VANGELO che mostriamo formando comunità di fede che proclamano la PAROLA e annunciano la morte del SIGNORE affinché VENGA nell’Eucarestia.

Poi c’è lo schemetto usuale, molto semplificato.

All’epoca però, la terza gamba del tripode non si chiamava comunità, ma CARITÀ/AMORE.

Nel suo delirio, comunque, già allora dichiarava come sarebbe stato il futuro della Chiesa:

NUOVA STRUTTURA COMUNITARIA PARROCCHIALE

LA COMUNITÀ PARROCCHIALE È FORMATA DA PICCOLE COMUNITÀ, CON NUMERO DI MEMBRI NON SUPERIORE A 30. RIUNITI INTORNO AL PARROCO PROCLAMANO LA PAROLA E CELEBRANO L’EUCARESTIA.
TENTANDO DI ESSERE FEDELI ALLA VOCAZIONE A CUI SONO CHIAMATI: ESSERE LUCE NEL MEZZO ALLA GENTE ATTRAVERSO I SEGNI DELL’AMORE E DELL’UNITÀ.
NON C’È VITA CRISTIANA SENZA COMUNITÀ


Ma il disegnino della parrocchia atomica, insieme alla dicitura “Nuova struttura comunitaria parrocchiale”, fanno venire alla mente che l’obiettivo di Kiko è SEMPRE STATO MANCATO, perché le parrocchie non hanno MAI assunto quella “nuova struttura”.

Anche in quelle più neocatecumenalizzate, ci sono sempre state anche altre realtà ecclesiali, o anche semplicemente i “cristiani della domenica”.

La parrocchia NON HA MAI CAMBIATO STRUTTURA, IN 50 ANNI, NON È MAI DIVENUTA "ATOMICA".

Il delirio dell’Argüello NON HA MAI AVUTO COMPIMENTO, il Movimento Neocatecumenale è stato ed è rimasto “una parte” di alcune parrocchie, normalmente anche minoritarie rispetto a quelle presenti nel territorio diocesano, ma non si è verificato alcun “atomismo”, se non al massimo un “pluralismo” di realtà diverse, conviventi nella stessa parrocchia.

Lui invece pensava, nel 1967, di poter essere in grado di cambiare la struttura delle parrocchie, partendo dalla prima comunità al centro, costellata da tutte le altre che si sarebbero formate dopo, fino a creare parrocchie in cui “la comunità parrocchiale è formata da piccole comunità”.
Mai vero.

Come non può essere stato vero quello che spacciava a Giovanni Paolo II, cioè che il suo Movimento camminante sarebbe durato 7 anni, perché nella dinamica “di una nuova struttura parrocchiale” si intende chiaramente che le “piccole comunità” avrebbero dovuto restare per sempre altrimenti, trascorso il periodo, la parrocchia rischiava di rimanere VUOTA, nel caso non si formasse più un bel nulla e le altre comunità si fossero dovute sciogliere per compimento del percorso (come succede ormai da tempo) .

Inganno, quindi, primordiale, perché DA SEMPRE l’intenzione era di cambiare la struttura delle parrocchie in pianta stabile, ma per rendersi accettabile ha dovuto presentare il suo cammino come percorso a termine.

Allora qui i casi sono solo due, perché l’Argüello all’epoca era un perfetto "signor nessuno", ma si proponeva addirittura di “cambiare la struttura delle parrocchie” di tutta la Chiesa: o si trattava dei deliri di un signor nessuno che pensava di essere in grado di cambiare la Chiesa, o dietro a questo signor nessuno si agitavano forze più grandi e potenti che lo “maneggiavano” e lo sostenevano in un’impresa a dir poco impossibile.

Impossibile perché la Chiesa prima di tutto è opera di Gesù e Gesù sa difendere ciò che ha istituito.
Gli uomini, tutte le creature, possono agitarsi anche molto, ma oltre una certa misura non è consentito andare.

Esisteva già all’epoca la rappresentazione grafica dei cristiani nel mondo, quella che tuttora c’è nei mamotreti delle catechesi iniziali, ma in quel caso erano state aggiunte delle freccine che si indirizzavano a Dio, rappresentato dallo stesso “occhio massonico” contenuto nel “Vangelo dei miserabili”, all’incirca della stessa epoca.

Altra stranezza, rilevabile ad un esame più attento, è che i ”cristiani” che partono dal quadratino del “Popolo di Dio. Luce”, che allora indicava “quelli che compiono il precetto domenicale” e si dirigono in ogni direzione verso le altre religioni per evangelizzare, è composto da tre figure, due bianche e una nera, dalle quali partono le freccine verso l’occhio massone.

In riferimento al quadratino dei cattolici, c’è sempre un omino bianco che proviene dal quadrato-Luce, ma da lui non diparte alcuna freccia verso l’occhio.

Iniziano poi le pagine con i canti, 25 per la precisione, anche ripresi dalle preghiere (Ave Maria, Salve Regina, Magnificat, sequenza di Pentecoste…).

Il primo è il lagnosissimo canto prima dei pasti, “Tu sei il pane dei poveri…”.
Pochi sapranno che all’epoca esistevano altre due strofe, quindi probabilmente non veniva ancora utilizzato come canto per la tavola.

Le due strofe in aggiunta così recitano:

“I poveri cercano il tuo volto,
la loro lingua è riarsa dal sole,
gioiranno in Yahvé.
Spiegò la potenza del suo braccio
e abbatté i potenti dai troni.
Non c’è santo come Yahvé.
Non c’è santo come Yahvé”

Forse queste strofe sono sparite a causa del troppo utilizzo del termine Yahvé?
Chi lo sa…

Quel che mi ricordo, è che ad un certo punto del camminamento ci fu detto di sostituire la parola Yahvé che si ripeteva troppe volte in un canto, che mi pare fosse “Grazie a Yahvé”, ma non ci potrei giurare: si cantava allora "grazie a Gesù".
Altri potranno ricordare.

Da qualche innominata autorità, evidentemente, era arrivata la decisione, ma ce la dissero con molta nonchalance, come fosse un’inezia. Forse era un provvedimento locale, non so.

Poi, molto evidentemente “PROCESSIONANDO” come i “cristiani della domenica” per comunicarsi, c’è l’INNO PROCESSIONALE EUCARISTICO, che veniva cantato “processionando” e che altro non era che il vecchio canto neocatecumenale “Verso te o Città Santa”.

All’epoca anche questo conteneva un’altra intera strofa, poi scomparsa:

“Veniamo alla tua mensa:
sigilleremo il tuo patto,
mangeremo la tua carne,
il tuo sangue ci laverà”

Nella versione a noi nota, tutto questo versetto è stato eliminato.
Le scritte a piè del canto, non paiono nemmeno della ben nota calligrafia dell’Argüello.

In pratica descriveva l’Eucarestia come unpatto da sigillare”.
Poi quando si dice che “faceva le cose alla buona”, non ne abbiamo ragioni?
O era in malafede o non sapeva cosa fosse l’Eucarestia…

Nel libriccino ci sono anche diversi canti per i bambini.
Tutto è organizzato secondo vari “tempi”: Avvento, Natale, Epifania, Quaresima, Pasqua, Pentecoste, “per la domenica” e un canto definito “Interleccional”, parola che non riesco a tradurre, ma che consiste in un reimpasto dell’Inno alla Carità.

Dei 25 canti messi a disposizione delle 3 “comunità parrocchiali” alla fine del 1967, già si operava un’organizzata suddivisione.
Tutto si può dire, ma pubblicità ed organizzazione non mancavano fin dagli albori. Le baracche erano un optional, Charles de Foucauld pure. Non avrebbe MAI fatto quello che ha fatto l'Argüello.

Il video che mostra il libriccino pagina per pagina, si conclude col “battesimo” nel Giordano dei due “inventori” che, in quanto “inventori”, il Cammino Neocatecumenale non l’hanno fatto mai, son passati direttamente al battesimo, determinando da se stessi di esserne degni, perché nessuno ci risulta li abbia mai scrutinati.

L’ultima immagine è quella dell’ostensorio fotografato in modo da centrare l’immagine del cristo di Kiko al posto dell’ostia, che già conosciamo.

La cura del video sembra ad opera di Alvaro de Juana, responsabile della comunicazione del Movimento Neocatecumenale e giornalista della televisione spagnola Trece al Dia.

Nel 1967 l’embrione del futuro Movimento Neocatecumenale era già formato.

Ma, rendiamoci conto, ancora non era niente, non aveva alcuna diffusione significativa in Spagna, quando l’inventore Argüello arrivò a Roma.

Eppure gli fu dato credito…
È lecito chiedersi PERCHÉ?

domenica 2 agosto 2020

Opporsi ai carismi del Cammino è opporsi allo Spirito Santo, don Sanfilippo dixit. E Kiko Arguello disobbediente alla Chiesa a chi si oppone?

Don G. Sanfilippo ha scritto su Facebook:
«Nella storia della chiesa quante volte nascono in ogni tempo carismi nuovi per rinnovare la chiesa, in situazioni culturali diverse, in problematiche diverse, in pericoli, svolte della cultura mondiale dell'umanità e Dio suscita carismi diversi. Sempre il cambio, quando si cambiano le cose, c'è sempre qualcuno un po' rigido mentalmente che ha paura delle novità, che è "infermo" nella fede, cioè non è fermo e ha paura delle cose nuove, delle cose "diverse"… … Tutto cambia, tutto cresce, tutto si muove nel volere di Dio.
Tutto è in movimento, l'abbiamo sempre detto, per cui anche i modi di servire l'umanità e di parlare nel nome di Cristo possono cambiare, i modi di celebrarlo possono cambiare, ma il cuore, il nucleo della rivelazione cristiana quella non cambia, il deposito della fede, quello non cambia, il cuore della rivelazione non cambia.
Tutto ciò che doveva essere conosciuto e rivelato agli uomini è stato già conosciuto in forma piena e non c'è nulla da aggiungere…
… Sempre Dio nella storia della Chiesa, ha dato impulsi nuovi di rinnovamento alla Chiesa, per difenderla dal demonio, per farle compiere bene la sua missione… Quando sono nati i Benedettini, carisma enorme… I Francescani… I Domenicani… Molti si sono opposti, ma era Dio che rinnovava la sua Chiesa e grazie a Dio questi carismi non si sono spenti e chi ha combattuto contro di loro ha combattuto invano…
… Lo spirito santo è libero, lo spirito santo rinnova la chiesa come vuole, per cui succede anche oggi nella chiesa di combattere le opere di rinnovamento che Dio fa. I carismi riconosciuti dalla chiesa sono riconosciuti dalla chiesa e chi vi si oppone, si oppone a un'azione dello spirito santo…»

“Nel Cammino tutto lo fa lo Spirito Santo. Noi siamo ispirati!”
Si preparano, infatti, alla missione tra preghiere e digiuni.
Kiko, Carmen e il padre Mario prendono appunti e
programmano a tavolino
le prossime malefatte…

Eravamo proprio tutti in attesa di un’illuminato “di categoria superiore” che venisse a imbonirci coi suoi predicozzi da strapazzo.

Solito stile neocatecumenale: una verità e dieci menzogne, con ampio contorno di sottintesi.
Chi è mai questo novello Savonarola che lancia strali e minacce? Questo scienziato di nome Gianvito Sanfilippo, cresciuto nel vivaio a batteria del più losco e ambiguo movimento ecclesiale?
Sentivamo proprio la mancanza di uno così!

Mi è montato un senso di nausea ricordando quante volte ho ascoltato la stessa pappardella coniata da Kiko e Carmen ad arte per mettere le mani avanti. Tacitare ogni possibile dubbio nelle coscienze sul "bene" del cammino nella Chiesa.
Tanto se la Chiesa corregge, se la Chiesa chiede obbedienza - ipse dixit - la Chiesa si oppone a un'azione dello spirito santo, succede anche oggi nella chiesa di combattere le opere di rinnovamento che Dio fa.
Il problema, è lampante, è la Chiesa!
E vuoi vedere che un altro problema siamo noi? Noi la causa di tutti i mali del Cammino Neocatecumenale? Di tutte le sue difficoltà crescenti? E non piuttosto il fatto che il Cammino abbia stravolto tutta la dottrina e la teologia e la liturgia, come andiamo dimostrando ogni giorno?
No, per loro è certo che non è questo il problema!

don Gianvito lo esprime a chiare lettere in tre punti:
Deus vult!
È Dio che lo vuole. Il cambio lo vuole Dio!
Tutto si muove nel volere di Dio!
E dunque se tutto è in movimento, conclude il saggio Gianvito più furbo che saggio,
possono anche cambiare:
  • 1 - i modi di servire l'umanità.
Certo!

Grazie a loro la Chiesa non deve più operare la carità verso i poveri (cfr. con le catechesi iniziali e quelle contenute nei mamotreti dei vari passaggi). Quante volte abbiamo ascoltato gli sberleffi kikiani e carmeniani alle opere di misericordia, al prodigarsi per poveri e abbandonati; la "vera" missione della Chiesa è EVANGELIZZARE (cioè favorire la creazione di nuove comunità neocatecumenali)...
  • 2 - i modi di parlare nel nome di Cristo.
Certo.
Predicazione diversa sì! E affatto originale, non c'è che dire. Un pò protestantella, molto ebraicizzata. Un pò qui e un pò là. Di Cattolico nulla, questo è l'importante, se non la vernice esterna, per trarre meglio in inganno gli sprovveduti

In una parola sola: Predicazione Kikocentrica. Ecco, ho trovato il termine appropriato.
Diciamo dunque non tanto che è cambiato "il modo di parlare nel nome di Cristo", ma che è cambiato proprio "colui nel cui nome si parla".
Kiko è uno che fa le cose per bene, ancora non lo avete capito? Cambiare per cambiare, Kiko cambia tutto e si toglie il pensiero… visto che si trova! E visto che la Chiesa non inerferisce affatto.
Kiko è andato avanti i primi anni per piccoli assaggi, ha sondato il terreno, e rassicurato dal fatto che nulla succedeva e che la strada era spianata e senza ostacoli insormontabili, che cosa ha fatto?
Il caro Kiko, insieme alla Carmen, ha tirato giù tutto. E tanti saluti.

  • 3 - i modi di celebrarlo possono cambiare.
Questa va evidenziata due volte!

Certo.
Perché è qui che casca l'asino! Facci capire Gianvito: Voi avete cambiato anche il modo di celebrare nella Chiesa? E lo dite così? Con questo candore?

Noi celebriamo in un altro modo e gli "infermi" nella fede", coloro che sempre hanno paura di tutto, si sono scandalizzati.
Così i difensori dei Canoni e del Messale Romano sono "infermi", nel senso di poco stabili, non saldi nella fede? E si scandalizzano. Come siete bravi a rigirare sempre la frittata, complimenti! Siete insuperabili.

Voi ci rassicurate che non c'è nulla da temere: il nucleo e il cuore della rivelazione, tutto questo non cambia e il deposito della fede è salvo. Possiamo restare tranquilli

Unica cosa certa nel Cammino
Ma è proprio qui, in questo punto preciso, che si ingenera la più grande confusione.
Le persone, ingannate da simili assiomi falsi ma al tempo stesso molto rassicuranti, vi ascoltano ignare di stare intanto assorbendo, loro malgrado, velenose eresie!
Il loro spirito, succube di un pernicioso e sistematico indottrinamento, si va man mano inesorabilmente deformando, essendo caduto in balia di autentici ciarlatani, venditori "autorizzati" per essere in possesso di regolare patentino, rilasciato dall'autorità competente a garantire l'autenticità del prodotto da loro smerciato. (Siamo noiosi, ma ci ripetiamo. Tutto questo avviene per colpa dei Pastori che non fanni i pastori. I veri pastori si prendono cura del gregge loro affidato e lo difendono dai lupi rapaci, non lo lasciano indifeso alla loro mercè).

Nell'affermazione successiva il presbikiko di turno tocca il vertice più alto. Roba da vertigini!

Gli impulsi nuovi - qui Gianvito si riferisce chiaramente al Cammino - che Dio imprime nella storia della Chiesa servono a difenderla dal demonio. Come avvenuto con i Benedettini, i Francescani, i Domenicani. Chi si è opposto nulla ha potuto.
Autentico paradosso; poiché il Cammino di Kiko e Carmen, a differenza degli esempi preclari citati con avventatezza, è chiaramente opera di mano d'uomo e per ciò stesso destinata a perire, opera di cui il demonio solo si rallegra!
L'avvertimento finale a questo punto è ormai scontato e Gianvito poteva anche risparmiarcelo: combattere contro di noi è combattere invano.
Una forma di terrorismo psicologico becero che sono soliti esercitare nei confronti di chiunque osi intralciarli e che fa il paio con l'altra terribile minaccia che tanto spesso ho sentito sulla loro bocca e che trae pretesto da Atti 5,39 (frase detta dal fariseo Gamaliele per convincere il Sinedrio a non perseguitare gli apostoli):
non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!

Poiché…
Il Cammino rinnova la Chiesa.
Lo Spirito Santo rinnova la Chiesa.
Lo Spiriro Santo ha ispirato il Cammino.
Anche oggi nella Chiesa si combatte contro il rinnovamento che Dio fa.

Seguendo l'ordine logico:
Lo Spirito Santo - Noi;
il Demonio - tutti gli Altri:
Parroci giuda,
Vescovi faraone,
Cardinali chi sa cosa…
tutti quelli che si mettono contro sono infestati dal demonio.
Gran finale:
I carismi riconosciuti dalla chiesa sono riconosciuti dalla chiesa e chi vi si oppone, si oppone a un'azione dello spirito santo…
Questa è la clava da brandire per ogni lingua che osi parlare.

Ma se è chiaro come il sole che chi si oppone al Cammino si oppone all'azione dello Spirito Santo, rimane insoluto tuttavia un ultimo inquietante quesito:

Ma uno come te, o illustre Kiko, che da una vita disobbedisce alla Chiesa, a chi si oppone?

Si resta confusi e interdetti aspettando risposta.

venerdì 31 luglio 2020

Santi Fabiano, Venanzio ed Hernández

Quasi due anni fa il parroco di una chiesa romana, dedicata ai Santi martiri Fabiano e Venanzio, propose ad un disegnatore che aveva appena finito una produzione con uno studio di animazione e aveva urgente bisogno di trovare un altro progetto, di decorare dei pannelli fonoassorbenti, di cui la chiesa doveva essere dotata per risolvere alcuni problemi acustici, con una serie di ritratti di Santi.

Il disegnatore descrive il progetto in questo modo:
"Una serie di ritratti di Santi, di testimoni della fede che raccontino anche la storia della parrocchia e che mostrino la comunione dei santi, insomma ciò che ogni messa mostra e realizza: il Cielo sulla terra e la terra nel Cielo. Una processione festosa e orante che guarda con allegria verso la meta, in direzione del Santissimo. Questo era quello che desideravo tanto poter rappresentare, i santi sono tutta gente allegra…perché un cristiano triste è un tristo cristiano… una contraddizione in termini! "
Il 18 maggio 2020, giorno in cui si è potuto riprendere a celebrare la santa messa dopo il lockdown, è stata inaugurata la parrocchia, completamente trasformata soprattutto per la presenza dei nuovi pannelli.

Ed è stato allora che, tra le figure di Santa Maria Goretti, sant'Ignazio di Loyola, san Francesco di Sales, san Benedetto da Norcia, santa Ildegarda, un utente del nostro blog, che si firma Anonimo che ben sa, ha potuto scorgere, sicuramente con uno spiacevole tuffo al cuore, nientepopodimeno che la coiniziatrice del Cammino neocatecumenale e responsabile, insieme a Kiko Argüello, di molteplici eresie e tradimenti che il suo movimento ha inferto al cuore della Chiesa cattolica.

"Carmen Hernández" davanti a tutti i santi

Cosa ci fa l'infiltrata iniziatrice del Cammino neocatecumenale nella "processione festosa e orante" di Santi effigiati sui pannelli fonoassorbenti della chiesa dei santi Fabiano e Venanzio?

Che ci fa Carmen - che non ha alcun riconoscimento dalla Chiesa Cattolica - tra i santi Luigi Gonzaga, Gregorio Nazianzeno, Francesco di Sales, Giovanna Francesca di Chantal, Massimiliano Kolbe, Madre Teresa?
Che c'entra con i beati Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi o con la Serva di Dio Chiara Corbella Petrillo oppure con un pontefice come Pio XI?

Si potrà obbiettare che sui pannelli l'artista ha provveduto a riprodurre anche due parroci ed un diacono defunti, ma costoro facevano parte della parrocchia e, in più , avevano una caratteristica che li accomunava: l'essersi dedicati alle opere di carità fino all'ultimo respiro. Cosa che assolutamente la"santa di categoria superiore" Carmen Hernández si è ben guardata dal fare.

Anche se sembra che la sua figura sia la più diafana di tutta la serie, quasi solo disegnata, non colorata come le altre, con la veste bianca e le mani intrecciate esattamente come è stata composta nella bara ormai quattro anni fa, è come una specie di fantasma, appiccicato a lato della grande santa Ildegarda de Bingen.

Però c'è… è stata infiltrata, chissà con quale augusta raccomandazione!

Se i neocatecumenali sono stati capaci di infilarla fin d'ora tra i santi, i beati, venerabili e servi di Dio, pontefici e buoni parrocchiani defunti, testimoni di fede ben conosciuti, sulle pareti di una chiesa, complice la disattenzione e l'assenza dei fedeli in questo periodo di quarantena, cosa saranno capaci di fare in seguito, per imporre la propria santa-fantoccio?

Il disegnatore sembra non aver conosciuto Carmen, tanto da averla ritratta con l'aspetto dimesso da contadina sudamericana, con la veste bianca e le dita intrecciate così come è stata composta nella bara; un ritratto che avrebbe fatto rabbrividire la señorita Carmen, così attenta al look e tanto superbamente altezzosa.
Sicuramente la conosceva di più l'artista che l'ha ritratta con la bibbia sotto braccio insieme al compagno Kiko, senza vesti bianche (che d'altronde non risulta essi abbiano mai indossato in vita) e su uno sfondo indubbiamente più "caloroso".

I nuovi falsi profeti tra le anime dell'inferno




mercoledì 29 luglio 2020

A quanti però lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio

Il Prologo di San Giovanni è un inno di perfetta bellezza e al contempo il brano più complesso tra tutti i Vangeli. Sant' Agostino e San Crisostomo affermavano che lo scrivere questo prologo andava ben oltre le capacità umane, poichè ogni espressione è un condensato di teologia ed esperienza dal contenuto di inesprimibile elevatezza.
Per questa ragione darò la parola a Lino Lista, esperto di esegesi biblica.
«Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato il potere di diventare figli di Dio»

Lino Lista
Lino Lista:  « Il nostro Sommo Simbolo è Cristo, sin dal Prologo del IV Vangelo: "E il Verbo si face carne e venne ad abitare in mezzo a noi". Cristo unisce perfettamente in sé la natura divina, il Verbo, e quella umana, la carne. Simbolo in tali termini è l'Eucarestia, che unisce in sé la componente tangibile e visibile, il pane e il vino, con quella del Corpo e del Sangue del Signore.

É  questa, dal mio punto di vista, la massima eresia di Kiko Arguello e del Cammino: trasportare tutti i simboli dei Vangeli sul piano meramente terreno, esistenziale, antropologico, rimuovendone la meta trascendente. Lo è perché da questa eresia scaturiscono tutte le altre, in primo luogo l'Eucarestia trasformata in banchetto e trasmessa prevalentemente con un "tipo", la prefigurazione dell'Esodo. Oramai i neocatecumenali, più che il pane e il vino, più che il Corpo e il Sangue del Sacrificio di Cristo, vedono l'Esodo, il passaggio nella Terra promessa, il passaggio dalla morte alla vita figurato anche nel loro balletto attorno alla mensa.

I neocatecumenali, nell'unzione di Gv 9, non riconoscono la Grazia che porterà a "vedere" Cristo, soltanto una lordura che mostra i peccati.

I neocatecumenali, nel sicomoro di Zaccheo, non riconoscono l'ascesa, lo sforzo per "vedere" Cristo: per chi ha ascoltato Kiko alla GMG di Rio, il sicomoro è un'altra kenosis, un'altra discesa nei propri peccati; è un montare sugli altri, un isolarsi sull'attaccamento "al denaro e al mondo", come predicò Arguello.

Per i neocatecumenali (perlomeno per quelli che sono giunti alla tappa del "Padre nostro" e hanno ascoltato i catechisti ripetere la catechesi di Kiko sulle Nozze di Cana) la mancanza di Vino non significa la sopravvenuta insufficienza della Legge, della Torah per la salvezza, l'inadeguatezza sostitutiva colmata da Cristo con il Sacrificio dell'Ultima Ora: essa significa che "nella tua vita, nel tuo matrimonio, nella tua famiglia manca il vino c’è una sofferenza!".

Si potrebbe continuare per ore, perché questo è il criterio "esegetico" di Kiko Arguello, quando non si produce (per l'assenza di simboli nei passi evangelici che tratta) in allegorie forzate e fondamentaliste, che non hanno alcuna corrispondenza con la lettera dei Vangeli, quando non tira fuori interpretazioni sballate come per il peccato originale che, per decenni fino alle correzioni dei mamotreti, è stato insegnato come "una realtà che ci circonda".

Purtroppo per i neocatecumenali (quelli fanatici, intendo), la favola del bambino che svela la nudità del re ha una sua morale. Una volta mostrato l'imbroglio, in tanti si rendono conto che i sarti del re sono imbroglioni e che il re è nudo (e non di una nudità biblica, è nudo di una nudità oscena)»

- Non è da poco la mistificazione del simbolo: falsificare il simbolo significa falsare i Vangeli e il deposito della Fede. 
Il simbolo è un codice della teologia, il linguaggio umano non ha parole e locuzioni per figurare l'Altro e l'Altrove. Soltanto con il simbolo si riescono a rappresentare contemporaneamente le cose di questo mondo e le idee concernenti le realtà invisibili. 
Giovanni afferma che si diviene “figli di Dio” nella pratica di un amore simile a quello del Padre; un amore che fa crescere l' uomo e che necessita di un'adesione perpetua a Cristo. Quindi si è  certi di essere in comunione con Dio perché si è dato assenso a Gesù, modello dell’uomo e modello d’amore. Il Cammino persegue invece una strada avversa fondata sulla convinzione d' essere figli del demonio, trovandosi quindi in contrasto con quanto affermato nel IV Vangelo.
Kiko: «Gesù Cristo non è affatto un ideale di vita. Gesù Cristo non è venuto a darci l’esempio e ad insegnarci a compiere la legge» (p. 125) «La gente pensa che Gesù Cristo è venuto a darci una legge più perfetta della precedente  (l‘ebraica) e che, con la sua vita e la sua morte, la sua sofferenza soprattutto, ci ha dato l’esempio perché noi si faccia lo stesso. Per queste persone (ossia per tutti i santi) Gesù è un ideale, un modello di vita… » (p. 126)
«…Il Cristianesimo non è per nulla un moralismo. Perché, se Gesù Cristo fosse venuto a darci un ideale di vita, come avrebbe potuto darci un ideale talmente alto, talmente elevato, che nessuno lo può raggiungere?» (p. 126)
In questa maniera Kiko smorza ogni desiderio di pienezza di vita, propaga le tenebre e allontana le anime dalla fede.
Dice Giovanni: “questa luce brilla nelle tenebre”. La comunità dei credenti che ha accolto questo messaggio di Gesù, nel viverlo emana la luce e non vive il senso di oppressione e avvelenamento che il cammino dell' Argüello imprescindibilmente provoca.  Nel movimento vige la cecità.
Chi ha letto "Il fango e il segreto" sa che la critica di Lino era incentrata insistentemente sulla catechesi di Kiko Argüello concernente la guarigione del Cieco Nato. La mistificazione base su cui è impiantata l' intera "teologia" del Cammino e da cui sgorgano tutte le distorsioni.
"Guarigione del cieco nato"
(Duccio Buoninsegna)
Prosegue Lino: «"Che cosa è il catecumenato? Un tempo in cui ti si metterà fango sugli occhi. Questa è l'azione di Gesù Cristo. Perché non sai che sei cieco. Non sai che sei sporco e perciò non ti vuoi lavare [...]", dice il fondatore del Cammino. È la mistificazione di uno dei miracoli più significativi di Gesù, mistificazione che serve a giustificare trent'anni di scrutini (dei peccati) condotti da laici.
In gioco non c'è soltanto la diffusione di una esegesi sballata. La questione concerne l'incomprensione del fondamentale messaggio insito (sin dal Prologo) nel Vangelo di Giovanni: "la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie" (Cfr. Gv 3,19)
In gioco c'è il verbo "vedere", nelle sue varie forme: bleso, theorein, horaô al perfetto. Scorgere, osservare con attenzione, contemplare: è una progressione che conduce a riconoscere il Verbo fatto carne, il Signore, che porta a vedere in Lui il Padre. Ne diede uno splendido conto p. Ignace de la Potterie, gesuita, teologo, esegeta e professore della Facoltà Biblica del Pontificio Istituto Biblico.

È questa la progressione che muove lo sguardo e il pensiero del cieco nato, altro che visione di quei peccati del cieco che Cristo in Gv 9 nega e sui quali a insistere sono i farisei!

Dapprima, essendo nato cieco, il mendicante non poteva aver visto Cristo. Perciò non aveva peccato, perciò la catechesi del fango/mota del Cammino è sballata . Una volta sanato nel visus fisico, l'ex cieco inizialmente scorge un uomo, poi osserva un profeta, infine nel possesso sia del visus fisico sia di quello mentale riconosce il Signore e si prostra. I farisei, invece, dicevano di vedere ma nemmeno riuscivano a scorgere il Cristo. Perciò il loro peccato rimane.

C'è, nella progressione del cieco-nato, la fede che scaturisce dalla grazia del miracolo e dalla ragione che approfondisce l'evento:  Fides et Ratio. Negli altri ciechi evangelici guariti ci sono altri insegnamenti , che si desumono dalla natura della cecità, da come gli si accostano, da come sono portati a Gesù, da come vengono sanati in una o due fasi.

Il Cammino riferisce di rivolgersi ai "lontani", "lontani" che tecnicamente sono dei "ciechi nati", da trattare quindi con il balsamo di Cristo. Per trent'anni, invece, ogni neocatecumenale è infangato al fine di mostrare ogni suo idolo. Più che la taumaturgia di Cristo, l'approccio è quello dei farisei di Gv 9.
In realtà, il Cammino pesca la maggior parte degli adepti nelle parrocchie, non tra i "lontani": quindi diverso dovrebbe essere il cieco evangelico di riferimento, non il cieco nato.»
L' inganno esegetico sulla guarigione del cieco nato rappresenta l' elemento costitutivo ed essenziale del movimento. Ringraziamo di cuore Lino Lista per averne rilevato la mistificazione.
Sottoponiamo alla lettura due pagine di Ignace de la Potterie, compianto teologo ed esegeta, tra i massimi esperti del Vangelo di Giovanni.
Durante i nostri ultimi dialoghi, Lino volle che gli leggessi il Prologo di San Giovanni per almeno tre volte di fila e, con la poca voce rimastagli, sussurrava: "che bello".
Il Prologo di San Giovanni è un inno solenne, una meravigliosa preghiera che possiede l'incisiva bellezza delle cose antiche, nella quale troviamo le radici autentiche della nostra grandezza, le ragioni della nostra fede e la sorgente di ogni preghiera. Lino  aveva capito benissimo che nel Prologo giovanneo c'è la chiave di lettura di tutta la Rivelazione divina, poiché egli contemplava di già il mistero; Lino aveva di già da tempo trasceso e ciò risultava chiaro a chi gli era accanto.
«A quanti però l'hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio»
Accogliere Gesù significa credere nel suo Nome. Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Credere in Gesù significa amarlo, seguirlo secondo i suoi insegnamenti non travisati da menti superbe, significa dare la vita per questo ideale di salvezza. Significa adorarlo per l'Amore infinito che ci dona. Significa accoglierlo nella sua pienezza nella Chiesa e non nelle salette impregnate di subdolo kikianesimo.
Essere figlio di Dio quindi significa lasciarsi immergere nel Suo Sangue prezioso, nella Sua totale volontà. Lino aveva ragione ad affermare con costanza e convinzione, nei momenti cruciali della malattia: IO SONO FIGLIO DI DIO!

lunedì 27 luglio 2020

"IL SALE DELLA TERRA", V° PUNTATA. OPPOSTE TEOLOGIE A CONFRONTO DOPO IL CONCILIO VATICANO II°. VEDIAMO OGGI.

Che questa trasmissione sia altamente tendenziosa, ingannevole e propagandistica, lo mostra l’attenzione rivolta alle comunità della “Teologia della Liberazione”, invise alla Chiesa di allora più di quanto lo siano oggi, soprattutto nella persona di Giovanni Paolo II, reduce dai sistemi totalitari di un certo colore politico e quindi molto sensibile al tema.

La tendenziosa malafede si rileva perché alle comunità e ai nuovi Movimenti post conciliari concorrenti del loro proprio, viene dedicata un’attenzione meno che minimale, mentre nei confronti di coloro che “non possono recare danno” alla loro organizzazione perché già condannati, avversati e stigmatizzati dalla Chiesa, buttano benzina sul fuoco.

Così facendo il Movimento Neocatecumenale ne esce comunque vittorioso: dei concorrenti si parla meno di poco e ai “perdenti devianti” si dedica più di mezza puntata.

Ne esce quindi che “loro sono, tra tutti, i migliori”.

In questa seconda metà della V° puntata, infatti, si parla ampiamente della Teologia della Liberazione e si mettono in mostra tutti i lati negativi, per dimostrare come nel post-Concilio siano nate anche “comunità non buone”, da non confondersi con le loro.

Si va quindi in Centro America, patria di questo tipo di “teologia” e in un video si mostrano le COMUNITA’ DELLA CHIESA POPOLARE.

Il primo intervistato è il vescovo emerito di Cuernavaca, Messico, Sergio Méndez Arceo che in effetti rilascia dichiarazioni molto pesanti, almeno nella traduzione italiana.

Siccome però nel momento di queste dichiarazioni “forti” è ripreso a distanza, ci sorge il dubbio che possa aver detto esplicitamente quello che sentiamo, giacché in qualche altra circostanza ci siamo accorti che la traduzione non rispecchiava il parlato madrelingua dell’intervistato.

Che un vescovo possa dire a cuor leggero e pubblicamente quelle cose ci sembra incredibile, addirittura mancante di savoir faire e della dovuta prudenza, anche se appoggiava la teologia dei “preti guerriglieri”.

Inizialmente si esprime a favore del rinnovamento del Concilio, soprattutto per quel che riguarda l’introduzione della lingua popolare che ha permesso la formazione di comunità ecclesiali per la lettura delle Scritture.

Poi dice:

Gesù ha sfidato tutti i poteri, religiosi, economici, politici, del suo tempo. Allora la corona di questo è la croce”.

Poi però si inerpica in una forma di predicazione totalmente opposta a quella neocatecumenale, quando gli viene chiesto se è possibile la comunione tra ricchi e poveri:

E’ possibile se si chiudono gli occhi su queste differenze sociali. Ma se si aprono gli occhi, allora la comunione non è possibile. Si può avere l’amore, se si parla di comunione come amore, ma l’amore del ricco deve essere cessare l’accumulazione che proviene dallo sfruttamento dei poveri. L’amore dei poveri è esigere che i ricchi cessino l’oppressione e lo sfruttamento. Ma se non si cambia il sistema, le relazioni sociali, non si può arrivare… la comunione esige un cambio di queste strutture”.

Già questo ultimo periodo lo pronuncia “a distanza”, mentre prima era inquadrato in primo piano.
Nel fugace momento in cui appare il suo volto, non pare che le parole che pronuncia corrispondano a ciò che si sente.
Intervista "a distanza" al vescovo Arceo

Non vorremmo essere troppo sospettosi, ma quando parla “da lontano” facendo affermazioni così dirette che non risulta abbia mai fatto in altre circostanze, un po’ ci viene in mente che la voce che sentiamo non sia proprio la sua.

Infatti, alla domanda sul come è possibile cambiare le strutture senza la violenza, si sente:

E’ vero questo. Io penso che quelli che sono gli sfruttatori nelle attuali strutture, non lasceranno lo sfruttamento senza violenza. Non si può ottenere un cambio delle strutture senza la violenza”.

Ora, o è matto, e non pare proprio che lo sia stato, o qualcosa non torna.

Un vescovo che davanti alla televisione (italiana, non messicana) dichiara così esplicitamente che le strutture si devono cambiare con la violenza, quasi inneggiando alla violenza e giustificandola apertamente, mi pare poco credibile.

L’avrebbero silurato immediatamente, come hanno mostrato di saper fare con altri sacerdoti, invece è rimasto 30 anni alla guida della diocesi, finché non ha lasciato per sopraggiunti limiti di età.

Non è per difendere nessuno, noi sappiamo quello che possiamo leggere, non eravamo presenti agli eventi, ma quello che leggiamo è che è stato un vescovo certamente controverso e controcorrente, chiamato dai detrattori “il vescovo rosso”, ma che ha sempre fortemente cercato il dialogo, denunciando in maniera scomoda l’oppressione dei vari regimi totalitari instauratisi in America Centrale, che hanno fatto soffrire e costretto alla povertà il popolo, mediante la repressione.

Che incitasse ed inneggiasse alla violenza non c’è scritto da nessuna parte, come invece si trova che stava sempre dalla parte dei poveri, dei deboli, degli oppressi, pur mostrando affinità al socialismo contro il capitalismo imperante e totalitario.

OGGI sappiamo che il vescovo Oscar Arnulfo Romero, accusato in vita di incitare «alla lotta di classe e alla rivoluzione», mentre era considerato malfamato e deriso dalla destra come sovversivo e comunista, è stato dichiarato santo nel 2018.

Nel Centro mons. Romero a El Salvador, tra i ritratti dei “Padri della Chiesa latinoamericana”, figura  anche il messicano Sergio Mendez Arceo, deceduto nel 1992.

Murale sulla santità del vescovo Romero
Non vogliamo entrare nello specifico, né prendere posizione, ma farci rendere conto che su queste realtà dell’America Centrale è stato detto di tutto ed il contrario di tutto. Realtà lontane, per noi nemmeno immaginabili, dove l’oppressione totalitaria ha causato sofferenze e dolori taciuti, poco noti, che certamente hanno portato all’omicidio del vescovo Romero nel 1980, proprio mentre stava celebrando la Messa ed hanno portato a vivere la fede in modi radicali, diversi, nel tentativo di frenare la sanguinosa repressione del popolo povero che chiedeva solo giustizia e pace.

Un conto quindi è la Teologia della Liberazione, che si legge abbia assunto in alcuni connotazioni troppo politicizzate fino ad arrivare ai “preti guerriglieri”, un conto è denunciare le ingiustizie, opporsi a un sistema autoritariamente repressivo e non equo, dare asilo ai rivoluzionari, assimilabili ai nostri partigiani del secondo conflitto.

E’ facile fare di tutta l’erba un fascio, ma non si può fare.

I salvadoregni erano lì, lo vedevano che Romero era un santo e lo amavano, come anche si legge a proposito di Arceo, che riempiva le chiese di poveri.

Questa intervista ci sembra quindi poco credibile, soprattutto conoscendo poi come si sono svolte le cose successivamente, in cui è stato chiaro che il vescovo Arceo, pur essendo osteggiato e da molti ritenuto “scomodo”, non ha mai subito sanzioni né allontanamenti, come invece è successo proprio di recente per il vescovo Del Palacio, allontanato prima del termine nel silenzio più assoluto delle motivazioni.

I regimi totalitari sono sempre un male, di qualsiasi colore siano, e chi li ha vissuti, come Giovanni Paolo II visse quello di uno specifico colore, ne sviluppa un’allerta, un rifiuto.

Ma non è che se il colore cambia, come nell’America Centrale in diversi tempi storici, la situazione sia migliore, e questo, per esempio, lo sa Papa Francesco.

I forti che opprimono e reprimono i deboli, i poveri ed i diseredati, sono sempre un male per la Chiesa ed anche per il mondo.

Lo dicono anche le parole di un canto che passa nel video, molto “popolare” e poco melodioso:

Io non posso tacere, non posso restare indifferente davanti al dolore di tanta gente, io non posso tacere. Perdonatemi amici miei se sento oggi il dovere di cantare la realtà”.

La "Chiesa popolare" povera

La realtà.

Di tutto quello che è passato nel video, l’unica cosa che Gennarini sottolinea, per conquistarsi i favori della Chiesa dell’epoca, ma forse anche per la sua indifferenza al dolore ed alle sofferenze altrui, è che la Bibbia è appoggiata su un giornale con la fotografia di un prete guerrigliero, in un’assemblea di preghiera messicana.

Dal Messico passa al Nicaragua, dichiarando che dalla data della registrazione del video al momento attuale, il Nicaragua è in subbuglio.

Quello che propone sono due interviste agli antipodi, una ad Ernesto Cardenal, simbolo della Teologia della Liberazione, ed una al card. Obando y Bravo, di cui ci siamo occupati di recente, che sarebbe stato il simbolo della Chiesa giusta.

Ernesto Cardenal racconta la sua conversione a monaco trappista, la fondazione di una comunità contemplativa ed il successivo annuncio della Teologia della Liberazione ai contadini nicaraguensi.

Anche in questo caso la traduzione non sembra collimare col parlato, specialmente quando dice:

Ci siamo impegnati sempre più politicamente per la rivoluzione col movimento sandinista. I giovani della mia comunità sono diventati guerriglieri. Dopo la rivoluzione sono stato nominato ministro della cultura

In realtà esistono fonti che affermano la predicazione della non violenza negli anni della comunità contadina che aveva fondato, non dell’incitazione alla guerriglia.

Dopo aver mostrato la deviazione così esplicitamente dichiarata di Cardenal a favore dei preti guerriglieri, l’intervista continua in una netta contrapposizione tra la Teologia della Liberazione e la Teologia del Servo di Jahwe, quella sostenuta dai neocatecumenali in incognita.

Comunque Cardenal continua:

La teologia della liberazione… Non è basata solo sulla bibbia, ma anche sugli avvenimenti di attualità e sulle scienze, specialmente quelle sociali. Invece la teologia del servo di Jahwe vuole impedire ai cristiani di fare politica, vuole che il cristiano sopporti la sofferenza come il servo di Jahwe. C’è una interpretazione reazionaria del vangelo e una interpretazione rivoluzionaria. L’interpretazione reazionaria parla di porgere l’altra guancia, e il popolo non si deve difendere quando è oppresso, che porga l’altra guancia. L’interpretazione rivoluzionaria è invece quella di un giovane contadino della mia comunità che ha detto “questo riguarda i ricchi, gli oppressori”. Quando la rivoluzione confisca una proprietà a un ricco, che lui porga l’altra guancia e consegni anche quello che ancora gli resta. Cristo è venuto a portare una buona notizia ai poveri, a liberarli. Da chi? Dagli oppressori, dai ricchi. Una buona notizia per i poveri, una cattiva notizia per i ricchi”.

Naturalmente, ascoltando Cardenal, si capisce subito che sta dalla parte del torto, pur se difende i poveri dagli oppressori: la guerriglia, la violenza, sono aliene al Vangelo.

Ma esprime una cosa interessante, quando dice che gli oppressori, i ricchi, a loro volta violenti con mezzi superiori a quelli dei poveri, utilizzano per i loro scopi la predicazione di una Teologia che non indirizzano a se stessi, ma al popolo: porgere l’altra guancia, non resistere al male che loro stessi fanno. Questo lo deve fare il popolo, non loro.

Si capisce quindi che c’è una gran confusione: pare che tutti stiano nel torto.

L’intervento del card. Obando non dirime la questione:

Qui in Nicaragua abbiamo anche difficoltà perché viene attaccata la gerarchia della chiesa attraverso i mezzi di informazione ufficiali, servendosi di alcuni preti di quella che chiamano la “chiesa popolare”. La chiesa popolare è una chiesa alleata al marxismo. Queste comunità ecclesiali di base della chiesa popolare sono critiche, amareggiate, ostili alla gerarchia. Un tempo anche io ero entusiasta della teologia della liberazione, perché mi sembrava fosse un mezzo per aiutare il popolo, ma guardando qui in Nicaragua come si realizza la teologia della liberazione, mi sembra che essa risvegli l’odio, e l’odio non è cristiano. Io penso con Paolo VI e con il Concilio che non ci può essere una vera liberazione se non si trasforma il cuore dell’uomo. E il cuore dell’uomo si trasforma quando portiamo Cristo. Noi vescovi del Nicaragua riteniamo che sotto il regime di Somoza c’era una situazione di peccato e abbiamo esercitato la funzione profetica annunciando la buona novella di Cristo morto e risorto, rilevando certe situazioni di peccato. SICCOME QUI LA CHIESA HA UNA CERTA INFLUENZA, ciò ha contribuito alla caduta del governo di Somoza. Ma anche con l’attuale regime sandinista quando vediamo una situazione di peccato la denunciamo...”.

Tre anni prima era avvenuto l’assassinio del vescovo Romero a San Salvador, per questo l’intervistatore chiede ad Obando se ha paura di essere assassinato.

Naturalmente, Obando parla di voci, non meglio specificate, a proposito della pianificazione di un attentato verso di lui, di cui lui saprebbe anche i nomi.

Racconta così dell’increscioso episodio occorso poco tempo prima al parroco portavoce della Curia (che noi sappiamo essere Bismarck Carballo, ma lui non lo dice), a cui è stato teso un agguato: assalito e tramortito è stato denudato e gli è stata messa accanto una donna. L’episodio fu ripreso dalla televisione e mandato in onda per diversi giorni.

Per cronaca, dobbiamo dire che dopo quell’evento, Carballo è poi divenuto incondizionatamente amico fedele del dittatore Ortega, cosa che contrasta con quanto accaduto negli anni '80, quando fu vittima della campagna diffamatoria da parte degli stessi con cui poi si alleò.
Bismarck Carballo, amico della dittatura come Obando, è attualmente parroco della parrocchia del Espíritu Santo a Managua, che parrebbe una parrocchia neocatecumenalizzata.


Parrocchia del Espiritu Santo, Managua
Qui però ci sono da fare obbligatorie precisazioni, perché in tutto questo parlare di violenza e guerriglia, non si capisce più ad opera di chi viene perpetrata e chi è che la perpetra.

Innanzitutto il primo violento era il corrotto regime militare della dittatura della famiglia Somoza, al potere dal 1936, che attraverso la Guardia Nacional, istituita in Nicaragua dagli Stati Uniti che lo sostenevano, reprimeva con la forza ogni opposizione. Fu la mano che uccise Augusto César Sandino, leader della resistenza nicaraguense contro l'esercito d'occupazione degli Stati Uniti; Pedro Joaquín Chamorro, direttore del giornale La Prensa, oppositore di Somoza e membro di una delle famiglie più importanti del paese; Bill Stewart, giornalista statunitense di ABC News…

Dal 1972 la violenza accrebbe con la rivoluzione sandinista (così denominata in onore di Sandino), ma la guerra civile era iniziata molto prima e durò 20 anni.

In questo tempo era un bagno di sangue, da entrambe le parti: Somoza faceva radere al suolo interi villaggi sospettati di aiutare i ribelli, bombardava interi quartieri della capitale, uccidendo migliaia di persone.

I ribelli sandinisti, dal loro canto, conducevano azioni militari contro il regime, assaltando ministri, prendendo in ostaggio membri del governo di Somoza, assaltando presidi della Guardia Nacional, fino a rovesciare il regime nel 1979, grazie all’aiuto degli insorti civili che corsero alle armi rafforzando il fronte dei ribelli.

In questo stato di cose, Ernesto Cardenal, che peraltro era nato da famiglia ricca, sostenne la guerriglia armata sandinista e, dopo la vittoria e la salita al Governo di Daniel Ortega, l’attuale presidente nicaraguense, gli venne assegnato l’incarico di Ministro della Cultura nel nuovo nascente governo.

Fu questo, insieme di sicuro ad altre considerazioni, che gli costò la sospensione a divinis nel 1984 da parte di Giovanni Paolo II, ma è stato riabilitato da Papa Francesco nel 2019, poco tempo prima della sua morte.
Immagine storica: Giovanni Paolo II rifiuta di farsi baciare la mano
ed ammonisce pubblicamente Cardenal, senza dargli la benedizione.


Cardenal, con la stola, concelebra la Messa dopo la
riabilitazione di Papa Francesco
Dopo aver sostenuto Ortega nella rivoluzione, infatti, negli anni ’80 ne diventò un critico e abbandonò il Fronte Sandinista nel 1994, perché intuì che l’ex rivoluzionario, una volta al potere, si stava trasformando a sua volta in dittatore corrotto.
Definì quella di Ortega "la nuova dittatura familista in Nicaragua".

A modo suo, commettendo anche diversi errori, cercava sempre di stare dalla parte degli oppressi. Anche quelli del regime Ortega, che prima aveva sostenuto.

Tanto è vero questo, che al suo funerale nel 2020, i sostenitori della dittatura di Ortega irruppero tra la folla, interrompendo la Messa e picchiando 5 giornalisti, chiamando Cardenal “traditore”.

Su alcuni giornali si legge che Ortega E’ PEGGIO di Somoza. La corruzione del potere: “L’Onu e la Oea hanno impiegato 8 mesi per accorgersi dei massacri sistematici, le sparizioni di incarcerati, le violenze sui famigliari, le minacce ai sacerdoti. Qui in Europa silenzio tombale, dà fastidio ciò che accade”.

E poi c’è la figura del card. Obando, che in questa intervista del 1983 condanna apertamente la Teologia della Liberazione che, come Cardenal, afferma aver abbracciato per un tempo, ma ha poi ricusato perché foriera di odio e ostile alla gerarchia.

Eppure, nel 1979 scrisse una lettera pastorale a favore della forza armata e incoraggiò i nicaraguensi a non temere il socialismo, tanto che da parte del regime di Somoza fu definito “Comandante Miguel”.

Cosa di diverso rispetto a Cardenal?

C’è che all’inizio degli anni ’80 cambiò totalmente e si oppose radicalmente a ciò che aveva sostenuto.
Ma ormai la rivoluzione aveva vinto e la guerra civile era durata 20 anni, i più sanguinosi, durante i quali, come Cardenal, Obando appoggiava la rivolta.

Cosa cambiò?

Ortega era appena diventato presidente e non aveva ancora incominciato a fare tutti quei danni che sappiamo aver fatto dopo, quando anche Cardenal lo abbandonò, e che sta continuando a fare tuttora.

Obando iniziò ad opporsi alla “chiesa popolare”, alla Teologia della Liberazione” e si contrappose a Cardenal, che prima sosteneva, sull’esercizio del potere civile da parte dei sacerdoti.

Un bel voltafaccia.

Che vantaggio ne trasse?

Nel 1985, l’anno dopo che Giovanni Paolo II rimproverò pubblicamente Cardenal, Obando fu promosso cardinale dallo stesso Papa.

Abbandonare i ribelli gli fece fare subito carriera.

Ma non fece solo questo: invece di denunciare, come aveva promesso, le violazioni dei diritti umani da parte dei Contras (controrivoluzionari), non solo non li denunciò quando le violazioni avvennero, ma andò negli Stati Uniti a chiedere aiuti militari a favore dei Contras.

Divenne poi sostenitore del dialogo e portò avanti alcuni accordi che ponevano fine alle violenze, che però poi si riaccendevano. Sosteneva che la chiesa “era con la gente”, pronta a denunciare le ingiustizie, una chiesa TOTALMENTE DEDITA ALL’EVANGELIZZAZIONE.
Fu lui che si dice "volle" il seminario neocatecumenale Redemptoris Mater di Managua.

Per rafforzarla in questa missione promosse a Managua il sinodo diocesano, con l'obiettivo di far penetrare nella società la verità su Cristo e la verità sull'uomo, anche grazie al contributo dei laici cristiani (chi saranno stati?)

La sua carriera proseguì: fu presidente della Conferenza Episcopale nicaraguense dal 1971 al 2005, salvo brevi interruzioni.

Dal 1976 al 1981 fu presidente del Segretariato episcopale dell'America Centrale e Panama.

I riconoscimenti potrebbero continuare, ma ci fermiamo qui, segnalando solo che nel 2016 venne dichiarato ufficialmente "sacerdote nazionale per la pace e la riconciliazione" dal regime di Ortega, con una legge approvata con ben 65 voti favorevoli e solo 1 contrario.

Di lui abbiamo già parlato.

Rammenteremo soltanto che è stato considerato alleato al potere dittatoriale di Ortega e suo consigliere spirituale, La Commissione di riconciliazione, per la quale Ortega nominò Obando presidente (non la Chiesa), avrebbe dovuto essere inutile, ormai dopo due decenni dalla fine della guerra civile.
In più, Ortega gli attribuì anche il grado di Ministro di Stato, ignorando un editto di Papa Giovanni Paolo II, che sospese tre sacerdoti nicaraguensi, tra cui, per l'appunto Ernesto Cardenal.
Obando col Presidente Ortega

Lo ha nominato Consigliere personale. Allo stesso modo, ha sospeso uno scandaloso processo legale contro l'agenzia di beneficenza COPROSA appartenente a Obando y Bravo, quando fu perseguito penalmente per frode per aver importato 26 camion di lusso e auto Mercedes Benz esenti da tasse. 

Era Roberto Rivas, il protetto di Obando y Bravo, il direttore di COPROSA.
Ortega ha smantellato le accuse contro Rivas e gli ha conferito la posizione di presidente del Consiglio supremo elettorale, garantendo così la manipolazione fraudolenta delle elezioni a favore di Ortega.
Come se ciò non bastasse, l' ÚNICA, l'Università Cattolica di Obando y Bravo, ha ricevuto ogni anno, con decreto dell'Assemblea Sandinista, 15 milioni di pesos e mezzo milione di dollari per le spese educative.
Il direttore di ÚNICA era una sorella di Rivas. Tutto sempre rimasto in famiglia.

Obando con il criminale Rivas

Quando Obando è morto nel giugno 2018, né Ortega, né Murillo, né suo figlio adottivo Rivas hanno partecipato alla sua Messa solenne o al suo funerale e i parrocchiani erano ben visibili per la loro assenza. NON C'ERANO PIU' DI 20 PERSONE (oltre a quelle d'obbligo: sacerdoti e forze dell'ordine orteguiste).

Rosario Murillo, molto legata ad Obando insieme al marito Daniel Ortega che l'ha nominata vicepresidente del Nicaragua, si dice che non pratichi alcuna religione in particolare. Ma in un'intervista esclusiva per la televisione ufficiale due anni fa, ha aperto le sale di Carmen, la dimora che occupa a Managua, mostrando agli spettatori gli altari che ha dedicato a Buddha, alla pratica del voodoo, alle divinità del Santeria, riti esotici dal Brasile, dall'Africa e altre pratiche associate a seguiti pagani che non erano noti nel Nicaragua cattolico.
La Murillo, che viene sprezzantemente chiamata da molti "la strega chamuca" e altri epiteti ancora più volgari e appropriati, coltiva e si delizia in queste pratiche e allo stesso tempo minaccia i preti cattolici sulle stazioni radio e televisive accusandoli di complotti e nemici del popolo senza produrre la minima prova.

Ma non ha mai minacciato l'amico card. Obando.

Scarsità di presenze al funerale del vescovo Obando
Infatti è stata ben contenta, insieme al card. Obando, di ricevere un incontro di neocatecumenali allo stadio di Managua nel 2017…

Obando, quindi, viene definito “una persona che sta andando in discesa, una persona molto mediocre nella sua formazione e molto vana. È un camaleonte politico", addirittura “un abile politico" "Tutte le mosse che ha fatto sono adattate ai suoi interessi" "Ora ha una posizione, parla ancora, è ancora nella mischia".

Non è la prima volta che Obando è strettamente legato al potere politico. Il cardinale era stato coinvolto in scandali di corruzione durante l'amministrazione dell'ex presidente Arnoldo Alemán, condannato a 20 anni di prigione per frode statale e recentemente rilasciato.

La peggiore azione, comunque, è stata la protezione offerta da sempre al corrotto miliardario Roberto Rivas, oggi indagato insieme tutta la famiglia per i peggiori crimini.

Sono proprio le alleanze politiche del cardinale e il suo flirtare con il potere che lo hanno reso un PERSONAGGIO IMPOPOLARE TRA I NICARAGUENSI, che secondo i sondaggi disapprovano l'alleanza tra Obando e Ortega. I sondaggi mostrano che oltre il 70% della popolazione non supporta tale relazione. Il cardinale sembra essere stato lasciato solo poiché la gerarchia della Chiesa cattolica nicaraguense prende le distanze dal suo ex leader.
"Il cardinale ha pochissimo peso all'interno della Chiesa e tra la gente, che rifiuta il flirt con Sandinismo.
"

Ecco com'è finita la storia:

ERNESTO CARDENAL è stato riabilitato e assolto da tutte le censure canoniche e, dopo 35 anni, ha potuto celebrare la Messa.
Alla sua morte, il vescovo Silvio José Báez ha detto:

"Addio all’amico Ernesto Cardenal, che ora può cantare il suo Salmo 15 davanti a Dio: Non c’è gioia fuori di te. Io non rendo culto alle star del cinema né ai leader politici e non adoro i dittatori"

Come riconoscimento della riacquisita ministerialità, il vescovo Báez ha compiuto un gesto eloquente:

"Mi sono inginocchiato e ho chiesto la sua benedizione come sacerdote della Chiesa cattolica, alla quale ha accettato con gioia. Grazie Ernesto!" 


I sandinisti di Ortega, amico di Obando, boicottano l'affollato funerale di
Ernesto Cardenal.
Se interessati ai commenti, vedere QUI, sulla pagina Twitter del vescovo Báez
IL CARD. MIGUEL OBANDO Y BRAVO è morto praticamente da solo, legato ad un regime corrotto e dittatoriale, protettore di criminali internazionali, anche se alla sua morte, almeno qui da noi in Italia, lo si è voluto ricordare come "sacerdote per la pace e la riconciliazione", secondo quanto il dittatore Ortega aveva stabilito.

La dimostrazione che Gennarini voleva dare, OGGI a distanza di quasi 40 anni, ha evidenziato da che parte stavano.