mercoledì 22 agosto 2018

Obbedienze kikiane estive: "Ovunque andiate in vacanza, cercate per prima cosa la comunità!"

Siamo ancora ad agosto e io ricordo un'altra delle illogiche "consegne" del cammino. Neanche l'estate è esente. Anche in vacanza, Kiko incombe sui camminanti con la sua presenza e con l'autorità delle sue obbedienze:
Saletta tipica neocatecumenale.
"Il cammino non va in vacanza. Dovunque andate, per prima cosa cercate una Parrocchia dove ci sono le comunità per la celebrazione della Parola e per l'Eucarestia. Il demonio non va in vacanza e, se state più di tre giorni senza la Parola, vi distrugge!"
Si intende, ovviamente, la parola ascoltata in una comunità neocatecumenale. Consegna che più che finalizzata alla loro salute spirituale, appare rivolta a mantenere ininterrotto il controllo sugli adepti. Che bisogno c'è di imporre, per mantenere il rapporto col Signore, le Liturgie neocatecumenali, anche quando uno si trova lontano dalla propria comunità?

Rettifico quanto detto all'inizio: "illogica consegna"? Forse non tanto! Come del resto tutto quanto Kiko impone nel percorso di iniziazione suo e di Carmen. Tutto è finalizzato e studiato ad arte per la piena realizzazione del progetto di sostituirsi alla Chiesa dei due iniziatori spagnoli.

Perché tanta premura nel raccomandare, non di non allontanarsi dalla pratica dei Sacramenti, ma di non allontanarsi dal cammino MAI?

Se colonizzano una Parrocchia,
così ne trasformano la Chiesa.
Ricordo bene di non aver sentito una sola volta uscire dalla bocca di Kiko una raccomandazione a privilegiare, ad esempio, la messa quotidiana (cosa mai valorizzata, neanche per e dai presbiteri ordinati nei R.M.) come fonte a cui attingere la grazia di Dio; né a non trascurare la confessione frequente (che, a onor del vero, non è mai oggetto di raccomandazione alcuna da parte dei katechisti in nessun periodo dell'anno; con la logica conseguenza che, ogni anno, alla cosiddetta "Convivenza di inizio corso" si raccolgono le macerie!).
Nel cammino, con gli anni, diventa prassi diffusa, per la maggior parte dei camminanti, l'accostarsi alla confessione sacramentale (nella forma sminuita che conosciamo) solo e unicamente nelle Penitenziali periodiche del cammino stesso. Poche le eccezioni. Tutto questo, a ben pensare, procura l'enorme vantaggio, a fine estate, di ritrovarsi con i fratelli, per la considerevole dose di fango supplementare ormai incrostata sugli occhi, ben apparecchiati e docili alla predicazione kikiana che verrà seminata in loro, portando di certo molti frutti (peccato che siano frutti marci!) Una preparazione del terreno come si deve, non c'è che dire! Ricordo che molti ripetevano di essere arrivati alla Convivenza di inizio corso ormai allo stremo: non vedevano l'ora di potersi finalmente accostare, per farsi "lavare", agli "inviati" alla loro vita da Kiko stesso e suoi emissari.

Ma un'attenzione particolare vorrei dedicare all'aspetto che, imponendo di cercare la comunità più vicina al luogo di villeggiatura, Kiko evita il rischio che i fratelli possano regolarmente partecipare, almeno d'estate, alla comune Messa della Domenica nelle Parrocchie. (Cosa ancora più incomprensibile se si considera che nella Lettera di Arinze è espressamente raccomandato, per favorire proprio l'inserimento nelle Parrocchie, che "almeno una domenica al mese le comunità del Cammino Neocatecumenale devono perciò partecipare alla Santa Messa della comunità parrocchiale".) [Nota 1]

Una delle nostre tante belle Chiese!
Mai sia che vivano regolarmente, per un certo periodo e almeno durante le ferie, la comunione nel modo ordinario - con l'Ostia consacrata e nel rispetto di tutto quanto previsto dal Messale - e che così, magari, si pongano qualche domanda! Il Cammino Neocatecumenale, per la distribuzione in particolare, è tenuto ad attenersi al Messale Romano, come lo Statuto stesso ribadisce (art.13, nota 49) richiamando espressamente la Lettera del 1° dicembre 2005 che non è stata mai superata o abolita. Da nessuna parte è previsto né consentito il prolungato tener sequestrato il Corpo di Cristo nelle mani dei fratelli, ciascuno seduto al suo posto e nell'attesa dell'invito di chi presiede a consumare tutti simultaneamente. Come tante volte abbiamo ricordato, dal lontano 2005 ormai, è stato imposto al cammino di abbandonare definitivamente - tempo due anni al massimo - il modo di distribuire invalso nelle comunità, per adeguarsi al modo previsto per tutta la Chiesa. Ma, a tutt'oggi, la disobbedienza permane.[Nota 2]
(Di questo i preti che si prestano alle celebrazioni separate del cammino dovrebbero farsene per primi un serio problema di coscienza. Senza dubbio solo loro i primi responsabili.)
Chiusi nel ghetto Neocatecumenale, che Kiko con premura preserva da ogni sana influenza ecclesiale, i fratelli continuano, ignari per la gran parte, a vivere la celebrazione blasfema del cammino convinti di seguire II Canone liturgico Cattolico (il Cammino Neocatecumenale: "un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni"…) giustificando quelle che sono le palesi differenze dalle Celebrazioni parrocchiali con quanto Kiko e Carmen sempre hanno ripetuto: ossia, di incarnare il rinnovamento liturgico del Concilio Vaticano II.
Ora comprendo il perché Carmen diceva sempre: noi siamo un "laboratorio liturgico". Lasciando così intendere la loro vera intenzione, più o meno recondita, che la Chiesa dovrà arrivare alla riforma liturgica all'avanguardia sperimentata nel cammino neocatecumenale e non il Cammino adeguarsi al modo canonico di celebrare nella Chiesa Cattolica, che viene fatto passare come qualcosa di obsoleto, che va superato; uno sterile tornare indietro!

È palese che, consapevolmente e quindi non senza colpa, i capi responsabili del cammino praticano, senza alcuno scrupolo, la peggiore disobbedienza, perché la uniscono alla menzogna!
Hanno mentito sulle correzioni, hanno continuato sulla loro strada, spacciandosi, di fatto, per un'"esperienza pilota". Così lo stravolgimento della celebrazione eucaristica permane e con esso le irriverenze e i sacrilegi che si moltiplicano, mentre nessuno se ne dà pensiero.

Kiko, trattenendo i neocatecumenali nel recinto delle salette, anche nel periodo di vacanza e intimando loro di partecipare alle celebrazioni delle comunità neocatecumenali del luogo,
li costringe, ogni sabato sera, a celebrare, come sempre, in disobbedienza alla Chiesa e secondo il "modo invalso" che andava da tempo abbandonato e che invece, oramai, si è consolidato nel cammino: tra schiamazzi e battiti di mani, chiasso di chitarre e bonghi, i fratelli tra mille rumori e nessun raccoglimento trattengono nelle mani per lungo tempo il Corpo del Signore per poi consumarlo come fosse un pane comune, tutti insieme e stando seduti intorno ad una mensa imbandita di segni ebraico/kikiani. 
Anche quando si celebra in una Chiesa, l'Altare è totalmente ignorato, il Tabernacolo inutile!

Di fatto Kiko impedisce ai fratelli di fare esperienza di una celebrazione eucaristica secondo la tradizione autentica della Chiesa. Non sia mai!

Potrebbe capitare, per avventura, a qualcuno dei neocatecumeni di trovarsi d'estate in una delle tante Chiesette sparse nei nostri borghi antichi o nei tanti paesi di villeggiatura, dove il Parroco celebri col decoro dovuto la Santa Messa… e si chieda: "Ma che razza di pagliacciate ridicole celebriamo in comunità?"
Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo,
qui e in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero,
e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

(Ogni volta che San Francesco d’Assisi passava accanto a una chiesa
si fermava, baciava per terra e recitava questa preghiera)
Cominci a porsi qualche domanda, il nostro neocatecumeno in vacanza, davanti alla Maestà Divina celata nell'Ostia consacrata che viene innalzata all'adorazione composta dei fedeli e ricevuta con compostezza e in processione. Il nostro amico cominci a riflettere, dopo aver visto affidare con riverenza le Ostie consacrate avanzate e riposte nella Pisside, alla custodia del divino Tabernacolo, come venga trattato invece, nelle celebrazioni neocatecumenali, ogni singolo frammento avanzato del grosso pane consacrato, spezzato, distribuito, consumato intorno alle loro ridicole mense neocatecumenali se messe a confronto degli splendidi Altari delle nostre Chiese! Di questo pane avanzato non si conserva più traccia. Nulla viene custodito e riposto. Nessuna traccia della Presenza Eucaristica perenne in mezzo a noi di Colui che ama farsi chiamare "Divino Prigioniero" per amore, che si offre, dopo essersi offerto sull'Altare, ogni singolo istante, alla Perpetua Adorazione nei Santi Tabernacoli delle nostre Chiese, per sempre fedele alla sua immensa promessa; “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. (Mt. 28,20)

Concludiamo con un'ultima, per ora, inquietante domanda: Ma se il disegno di colonizzare la Chiesa di Kiko e Carmen continuasse con la conquista delle Parrocchie? Riusciamo ad immaginarne le vere conseguenze? Quale irreversibile scempio subirebbero i nostri millenari luoghi di culto?
Ma ancora più atroce è lo scempio delle anime di chi a loro si affida, quelle anime che sono il vero Santuario del Culto gradito a Dio e Tempio vivente della Sua Presenza in mezzo agli uomini!




[Nota 1] 1. La Domenica è il “Dies Domini”, come ha voluto illustrare il Servo di Dio, il Papa Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica sul Giorno del Signore. Perciò il Cammino Neocatecumenale deve entrare in dialogo con il Vescovo diocesano affinché traspaia anche nel contesto delle celebrazioni liturgiche la testimonianza dell’inserimento nella parrocchia delle comunità del Cammino Neocatecumenale. Almeno una domenica al mese le comunità del Cammino Neocatecumenale devono perciò partecipare alla Santa Messa della comunità parrocchiale.

[Nota 2] 5. Sul modo di ricevere la Santa Comunione, si dà al Cammino Neocatecumenale un tempo di transizione (non più di due anni) per passare dal modo invalso nelle sue comunità di ricevere la Santa Comunione (seduti, uso di una mensa addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione. Ciò significa che il Cammino Neocatecumenale deve camminare verso il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del Sangue di Cristo. [Più chiaro di così!?]

lunedì 20 agosto 2018

"VENITE E VEDETE!"

La Sirenetta firma il contratto-capestro della Strega del mare

Spesso ci lamentiamo del fatto che il cammino neocatecumenale gioca sul filo dell’ambiguità, ad esempio negli inviti alle "catechesi" generalmente manca il riferimento al cammino neocatecumenale, così come in generale all’inizio del cammino è molto difficile intuire la portata dell’impegno che si sta prendendo aderendovi, perché tutto quello che avverrà dopo è avvolto nel segreto dell’arcano e si inculca il pensiero che meno sai, meglio è, perché più completo è il tuo affidarti a Dio (mah!).
A onor del vero, però, ci ho pensato e sono giunta alla conclusione che anche volendo non sarebbe molto semplice riuscire a condensare all’inizio delle catechesi tutte le informazioni che sarebbe giusto dare, il dono della sintesi non è proprio del cammino, diciamo, e le cose da sapere sono davvero tante… perciò ho pensato di dare il mio contributo cercando di riassumerle in un ipotetico materiale informativo, un’avvertenza preliminare a tutti coloro che non sanno in cosa si stanno imbattendo, aggiungendo alcune note (anche in piccolo, concediamoglielo) agli slogan tipici che compaiono negli inviti alle catechesi.

L’invito dovrebbe essere strutturato più o meno così:

"Vieni alle catechesi per giovani e per adulti"


Già le immagini scelte per gli inviti
dovrebbero allarmare
NOTA: si tratta di circa una decina di incontri, all’inizio apparentemente normali, ma dal terzo, quarto dovreste mettere in conto di poter essere colti a sorpresa con domande esistenziali poste a bruciapelo davanti a tutti, in una modalità in cui qualunque risposta venga data (dalla più banale e scontata alla più originale e anticonformista) verrà puntualmente distorta per sembrare sbagliata, in modo che il "catechista" conservi sempre intatta la sua aura di perfezione e possa dare l’impressione di stare sempre un passo avanti. Aspettatevi anche che da un certo punto in poi si parli di argomenti scabrosi e con espliciti riferimenti a cose che invece dovrebbero rimanere sempre e solo nell’ambito del foro interno e del confessionale. Avvertenza: non pensate in alcun modo di poter controbattere in qualsivoglia maniera a ciò che vi viene insegnato nelle "catechesi" perché lo schema è che in questi incontri non ci deve essere dibattito né contraddittorio, e l’uditorio può parlare solo se interrogato nelle modalità di cui sopra. Avvertenza bis: Al termine di ogni incontro vi si presenterà quello successivo come migliore e assolutamente imperdibile per cui se vi sentite nella condizione di sentirvi combattuti, ovvero in parte attratti da alcuni aspetti di queste “catechesi” ma rimanete perplessi da altri, l’input sarà sempre “prima di formarti un’opinione devi perseverare perché certe cose potrai capirle solo in seguito”.

Al termine del periodo delle catechesi verrai invitato ad una "CONVIVENZA" che durerà da un venerdì alla domenica successiva

NOTA: Alla partecipazione alla convivenza verrete invitati con tutte le forze perché vi diranno che le "catechesi" che vi siete sorbiti fin lì non hanno senso se non parteciperete alla convivenza. Inoltre, se farete presente di avere problemi familiari o lavorativi che non vi permettono di partecipare alla convivenza o a parte di essa, verrete indotti a dichiarare che queste difficoltà oggettive sarebbero segnali che il demonio in persona sta agendo per rubarvi qualcosa di prezioso alla vostra vita. Nella convivenza sarà imposto un clima di assoluto distacco rispetto a quello che è la vostra quotidianità perché è necessario rimanere completamente immersi nella situazione che i "catechisti" hanno scelto per voi, senza possibili condizionamenti esterni. Il sabato sera parteciperete a un’eucarestia neocatecumenale, una variante della messa domenicale assolutamente diversa da tutto ciò a cui avete sempre assistito in Chiesa e inoltre sarete messi nella condizione di consumare l’Eucarestia in una modalità non riconosciuta dal Messale Romano. Al termine di questa convivenza, sempre in modalità bruciapelo e davanti a tutti vi verrà chiesto se volete continuare in questa “esperienza” e anche se nessuno avrà spiegato davvero in cosa consisterà l’esperienza sarete portati a dire di “sì”, come statisticamente avviene in questi casi e le poche persone che diranno “no” saranno trattate molto duramente e avvertite che potrebbero pentirsi molto per la brutta strada in cui si stanno mettendo, e per il NO che starebbero dicendo direttamente a Dio.



Potrai iniziare così il tuo percorso di "riscoperta del battesimo" in una comunità "neocatecumenale"

NOTA: In termini di tempo l’impegno che state per assumervi consiste in un vincolo a vita, che di norma consta di in un incontro in una sera infrasettimanale e un incontro il sabato sera per l’Eucaristia. A questi impegni standard dovrete aggiungere le preparazioni (in certi periodi dell’anno potranno essere una o due al mese, in altri con i cosiddetti temi lunghi potrebbero diventare un paio a settimana). Per un periodo che varia dai 2 ai 5 anni sarà il tempo della Traditio per cui sarete impegnati tutti i giovedì pomeriggio per andare ad "evangelizzare" (in modalità neocatecumenale) casa per casa in un quartiere a cui verrai assegnato con la tua comunità, se non potrai assolutamente il giovedì, dopo avertelo fatto pesare in tutti i modi possibili e immaginabili («devi “perdere la faccia” con il tuo datore di lavoro») in via del tutto eccezionale vi sarà data la possibilità di recuperare nella giornata di sabato insieme a tutti quegli sfigati che hanno un capo proprio tremendo, che non contempla l’evangelizzazione come assenza giustificata da lavoro una volta a settimana, ma voi ogni tanto dovrete comunque continuare a chiederlo anche se sapete che non è possibile, perché non vi adagiate in questa soluzione comoda del sabato. Inoltre dovrete prevedere le convivenze: una domenica al mese e una l’anno cosiddetta “di riporto” da giovedì sera a domenica dopo pranzo (per eventuali difficoltà oggettive restano le prescrizioni della prima convivenza, così come pure la necessità di isolamento completo dal mondo esterno) nella quale verrete deliziati con le prodezze degli iniziatori. Inoltre a cadenza variabile (da uno a tre anni), è previsto anche un’ulteriore convivenza detta “di passaggio”. La convivenza in questo caso è dal venerdì sera ma non è prevista nessuna possibilità di assenza, qualunque motivo, compreso un familiare ricoverato in ospedale, verrà bollato dai catechisti come atto di disobbedienza grave.
 Attenzione, però: mentre nei primi passaggi (il cosiddetto “primo passaggio” e lo “shemà”) effettivamente l’impegno sarà circoscritto a quel weekend, dal “secondo passaggio” in poi ogni passaggio avrà regole e tempistiche diverse, ma dovrete sempre prevedere una certa assiduità di incontri per un periodo variabile da poche settimane a un paio di mesi a frequenza che può andare ( a seconda delle esigenze dei catechisti, le uniche che potranno essere prese in considerazione per l’organizzazione) da una volta a settimana a tutti i santi giorni della settimana lavorativa, facendo molto tardi la sera, e questo fermo restando l’impegno del sabato. Un discorso a parte merita il tema Pasqua che in termini di tempo vi terrà impegnati le sere del giovedì e venerdì santo, la mattina del sabato santo per preparazione Chiesa/Hotel dove celebrerete la veglia con la vostra comunità con annessa preparazione della parola, e tuuuuutta la notte tra il sabato e la domenica di Pasqua, al termine della quale farete l’agape che consisterà in un pranzo tra le 6 e le 9 di mattina più o meno. Inoltre da un po’ di anni a questa parte vanno stanziate anche le domeniche tra Pasqua e Pentecoste in cui sarete impegnati in attività di evangelizzazione (sulle modalità delle quali stendiamo un velo pietoso). Dalla tappa del Padre Nostro in poi, un incontro al mese va previsto per “i garanti”, ovvero un incontro serale più lungo del solito in un gruppo ristretto di “fratelli” in una casa a rotazione (quindi anche nella tua) al termine della quale ci sarà una sontuosa cena (preparata, quindi, anche da voi). Dal passaggio denominato “prima chiamata all’elezione” in poi si aggiungerà, sempre una volta al mese per tutta la comunità riunita, un’altra cena (denominata “dell’alleanza”), questa non a casa ma nei locali annessi alla parrocchia dove generalmente si svolgono gli incontri, e con la precisa indicazione da parte dei catechisti che sia ancora più sontuosa di quella dei garanti. Dalla cosiddetta “fine del cammino” in poi sarà da mettere in conto anche la “cinquantina” ovvero l’impegno tutte le sere (escluse la domenica e il lunedì) tra Pasqua e Pentecoste a una celebrazione eucaristica con la propria comunità, muniti di veste bianca che deve essere sempre necessariamente pulita e ben stirata.
Dalla tappa denominata "della preghiera" in poi va previsto un tempo non inferiore ai 45 minuti la mattina prima di uscire di casa per le Lodi mattutine secondo le indicazioni dei catechisti, e dalla tappa di Loreto anche il momento di raccoglimento quotidiano a mezzogiorno per recitare l'Angelus.
P.s. Questi sono gli impegni per un necatecumenale di livello inferiore, ovviamente nel caso di particolari “carismi” (Cantore, Ostiario o Catechista) gli impegni potrebbero aumentare in maniera consistente.

Venite e gustate l’amore tra i fratelli

NOTA: L’amore tra i fratelli consisterà in una comunità di fratelli (dai 20 ai 50) a voi assegnati con cui condividerete molti momenti di condivisione, e se siete tipi riservati non molto propensi a parlare in pubblico delle vostre cose private, in primis croci personali e peccati di ogni ordine e grado con preferenza per quelli sessuali, verrete tacciati di essere preda del “demone muto” e pertanto invitati a liberarvene e a omologarvi al contesto. Stare insieme in comunità comporterà il diritto/dovere alla pratica della “correzione fraterna” che significherà che tutti potranno metter bocca su tutto di tutti, sfogando pubblicamente le proprie arrabbiature e frustrazioni con il plauso dei catechisti che si accaniranno su chi invece rimane troppo distaccato e buonino. La vostra comunità andrà anteposta agli affetti familiari e di ogni tipo, e dovrete dimostrare questa predilizione ad esempio rinunciando per sempre a passare il capodanno o la Pasqua con qualcuno che non sia la comunità, inoltre la vostra comunità sarà sempre la prima a sapere le cose che riguardano voi e la vostra famiglia, prima ancora dei familiari e dello stesso coniuge qualora non fosse anch’egli in comunità con voi. Di norma la comunità dovrebbe rimanere la stessa per tutto il corso del cammino, ovvero vita natural durante, ma potrebbe accadere che per eventi quali trasferimenti, accorpamenti di comunità, retrocessioni, matrimoni, voi vi troviate ad avere a che fare con fratelli diversi da quelli della comunità cosiddetta “di origine”. In questo caso ovviamente tutti gli obblighi previsti passeranno automaticamente a essere rivolti ai nuovi fratelli (esempio: vi sposerete tra una settimana ed è entrata una nuova coppia nella comunità che non avete ancora neanche conosciuto? La coppia andrà invitata anche se magari avete rinunciato a invitare tua zia di primo grado perché non ve lo potete permettere) mentre verrete del tutto cancellati dalle vite dei precedenti fratelli, alcuni dei quali potrebbero iniziare a trattarvi con aria da sufficienza in caso il cambio di comunità sia dovuto a una tua retrocessione o a un periodo di allontanamento dal cammino.


È tutto gratis!

NOTA: In via ufficiale, da Statuto, non sarebbe prevista una quota di iscrizione o una tassa sulla partecipazione alle attività del cammino neocatecumenale, tuttavia in qualche occasione potrebbe essere possibile che vi verranno richieste somme di denaro e elargizioni di beni che voi, nella piena libertà, ma consapevoli che “da questo si misura la tua conversione” potrete scegliere di devolvere. A essere precisi per il primo paio di anni si tratterà di partecipare a una colletta mensile per le spese vive della comunità (fiori per le celebrazioni, varie dotazioni previste da Kiko in persona, ecc.), al primo passaggio verrà richiesta una elemosina importante ma libera, ovvero da dare a chi volete, sulla quale dovrete però rendere conto allo shemà; un’altra richiesta di elargizione importante (“Un segno che ti faccia sanguinare il cuore”) verrà ripetuta a coronamento del Secondo passaggio ma tale donazione avverrà in modo pubblico nel corso del cosiddetto “rito del secondo passaggio” nel quale i soldi e i beni raccolti verranno messi tutti insieme in un cesto che i catechisti provvederanno a destinare a ciò che riterranno opportuno. Da quel momento in poi vi verrà richiesta la “decima” ovvero la decima parte di tutti i vostri redditi (decimo dello stipendio, ma anche decimo della liquidazione quando la prenderai, decimo di un’eventuale eredità, decimo di una vincita all’Enalotto,…) da versare mensilmente al responsabile che si occuperà di gestire l’incasso mensile a suo insindacabile giudizio per aiutare i fratelli che glie ne facciano richiesta (che però non possono pretendere nulla, solo chiedere e accettare la decisione del responsabile) e adempiere alle altre indicazioni che potrebbero provenire dai catechisti. A quest’elargizione mensile potrebbero aggiungersi collette straordinarie per non meglio precisate “esigenze di evangelizzazione”, in particolare in occasione della convivenza di riporto e generalmente prima delle ferie estive (praticamente in prossimità di tredicesima o quattordicesima, me ne accorgo proprio ora) e richieste particolari per progetti particolari (come ad esempio costruzioni di seminari, o strutture ad hoc denominati Catecumenium, per le quali a qualche fortunato fratello i catechisti potrebbero chiedere anche di esporsi personalmente con le banche per mutui, ecc, in qualche caso col concreto rischio di finire nei guai ma sarebbe un grande onore). Resta inteso che spese di vitto e alloggio per le convivenze sono a carico di ciascun camminante, come anche le baby sitter per provvedere alla numerosa prole (e si, c’è un tasso di natalità piuttosto alto in comunità e se decidi di entrare in età fertile è bene che tu lo sappia), le cene in grande stile al termine di ogni passaggio, in alcuni casi sobbarcandosi anche il costo per i catechisti con annesse comunità, il costo dei gadget kikiani che si aggiungono tappa dopo tappa sia ad uso personale (ad esempio salteri, veste bianca, corredo per cene dell’alleanza) che ad uso comunitario (leggio, coprileggio, Bibbia deluxe, coppe, piatti d’argento, icone…) oltre che i costosi regali ai catechisti al termine di ogni passaggio, e alcune trasferte particolarmente onerose (molto più che se tu organizzassi autonomamente gli stessi spostamenti negli stessi alberghi, mah…) come la Tappa di Loreto, il pellegrinaggio a Gerusalemme alla fine del cammino e il pellegrinaggio a Gerusalemme 10 anni dopo, denominato “matrimonio spirituale”. Questa proiezione è fatta su un camminante medio ma ovviamente anche qui i costi possono variare (in più o in meno) a seconda del grado di carriera e furbizia di ciascun camminante.


Quasi dimenticavamo:
questo è l'uomo che deciderà quasi tutto
nella tua vita, d'ora in poi...

NOTA FINALE: In questa previsione non possiamo tenere conto di eventuali modifiche a quelle che finora potremmo definire modalità standard cammino, eventualmente introdotte ad insindacabile giudizio dell’iniziatore Kiko Arguello, notoriamente sempre molto ispirato e attivo e a cui in ogni caso il camminante dovrà obbedienza cieca e gratitudine a vita, né di attività che pur non rientrando nel cammino in senso stretto, potrebbero essere caldamente consigliate dagli stessi catechisti (partecipazioni a pellegrinaggi organizzati da Kiko, imposizione a seconde e terze lune di miele ai coniugi in difficoltà, attività di catechisti nel dopocresima inventato da Kiko Arguello, appoggio al Movimento delle donne cristiane, partecipazione al Family Day, ecc. ecc. ecc.)

sabato 18 agosto 2018

«Ipocrisia». Con esempio di dialogo tra un "catechista" e un "signor nessuno"

"Io so' io, e voi non siete niente"
diceva Alberto Sordi nei panni del
"Il Marchese del Grillo"
Due appunti riguardo alla questione del “figlio malato” che bisogna abbandonare a casa pur di non mancare alla «convivenza»...

Beh, dipende di chi è figlio. Se è figlio di un "catechista"/responsabile/simpatico ai capi, a quel punto il "catechista" potrà saltare convivenze, celebrazioni, passaggi, tutto. Lui sarà compatito, ascoltato, rincuorato: non ti preoccupare! Poverino! E tanto altro. 
E ti dico che è giusto così! Perchè viene prima il bene del figlio. 
Ma la stessa situazione non capita al figlio del signor nessuno che è antipatico o poco ben voluto. Eh! A costui si guarderà tutto! Si calcolerà tutto! La prima assenza, suonano la tromba. Scatta l'allarme.

Racconto di fantasia:

Catechista: Ma Come! Hai abbandonato il Cammino? E perchè?
Risponderà il signor nessuno: ma ho mio figlio malato!
Catechista: prima il Cammino! Poi il resto! Vedi signor nessuno tu potevi trovare un'altra soluzione, cioè lasciavi tuo figlio ad una badante.
Sig. nessuno: ma non ho soldi!
Catechista: eh! Quante volte ti devo dire che l'attaccamento al denaro è un male.
OK! Il signor nessuno si fa convincere. Per cui pagherà la badante, l'hotel, la decima, l'hotel ai catechisti per sentirsi le catechesi, benzina, vestito bello per il Sabato, hotel ai fratelli che verranno senza dinero, leggìo, coprileggìo, cero pasquale, tappeti, sedie, seminari, dipinti alle pareti, libri, soldi mancanti alle convivenze fatte da dieci anni a questa parte, seminaristi, ecc, ec, ecc.
Mentre si farà passare la busta cento volte, il catechista/responsabile ogni volta, ad ogni giro, svuotano la busta nascosti, contano i soldi (con distacco, molto distacco), e pensano di falrla passare un'altra volta dicendo; fratelli! un ultimo sforzo! forza! non siamo attaccati al denaro! forza! mancano tot euro!Mentre si dirà ciò, una voce interna inascoltata dirà alle loro coscienze: e il conto in banca che hai? Non puoi prendere i soldi e metterceli tu? Così dimostri di credere a ciò che dici?
Il signor nessuno si sentirà dentro un impeto di generosità, e dirà: Dio me li ridarà! E metterà una bella somma.
Poi il giorno dopo, il catechista starà a mangiare al ristorante, e il signor nessuno brodino per quindici giorni.

Cari tutti, questo è un mio piccolo racconto, forse scritto male, e di fantasia. Ma che vuole risaltare ciò che potrebbe avvenire dentro le convivenze. 
Qualcuno dirà: ma sei attaccato al denaro! Sei un calunniatore! Chi sei tu per impedire tutto questo?!
Rispondo: caro bello! Forse sì, forse no! Dipende da cosa si intende. Ma ti dico che ho capito certi meccanismi della vita. Non si tratta di denaro, più di tanto. Si tratta di presa in giro delle persone. Si fanno sermoni, si fanno catechesi, si fanno convivenze. OK! E poi? Ipocrisia a tutto spiano. Si giudica il fratello di mancanze, senza guardare la TRAVE.
Questo ho capito, questo ho vissuto, questo ho visto: IPOCRISIA.

(da: Isaia Paolo Geremia)

mercoledì 15 agosto 2018

Le intoccabili consegne di Kiko e Carmen... e il Cardinal Sarah sulla "distribuzione della comunione sulla mano".

Con in mente le consegne estive kikiane finalizzate a tenere 365 giorni l'anno sotto controllo i suoi, tante volte sprovveduti seguaci, preservandoli il più possibile da sani influssi, mi sono imbattuta nel pensiero di Sua Eminenza il Cardinal Sarah a proposito di distribuzione della Santa Eucarestia. Una cosa recente (pubblicata a febbraio 2018) e che ha avuto la sua risonanza, riportando all'attenzione un dibattito mai spento.

Il Papa Francesco è intervenuto perché, certo, il Cardinale Sarah ha espresso, senza tentennamenti, un'opinione molto radicale e netta. Ma, come si può constatare, il Papa si è limitato a confermare la legittimità della comunione sulle mani ribadendone le condizioni irrinunciabili, per cui la distanza dal modo di riceverla nel cammino resta incolmabile.

Ho trovato questo dibattito estremamente interessante per noi perché ci offre l'occasione di rimarcare, a contrario, la illegittimità assoluta della pratica in uso nel cammino, che nessuno è riuscito a scalfire.
Come ulteriore approfondimento interessante il Card. Burke "Perchè la comunione sulla mano parla della crisi della liturgia e della Chiesa" e la esposizione di padre Angelo Bellon delle varie norme della Chiesa circa il modo di fare la Santa Comunione.


Davanti a questo sorge spontanea una domanda: come mai Sua Eminenza il Cardinal Sarah non fa alcun riferimento al modo di distribuire l'eucarestia nelle comunità del cammino neocatecumenale, così stridentemente in contrasto con le sue indicazioni?

Molto più del modo comune di ricevere l'Ostia nelle mani in processione all'altare e consumandola immediatamente?

Dalle origini del cammino ad oggi (ormai 50 anni!) nessuna modifica è stata apportata alla distribuzione della comunione come consegnata con la catechesi di Kiko e Carmen tratta dal mamotreto iniziale. Solo ci si alza al momento di ricevere - sul palmo delle mani - il pezzo di "pane azzimo" consacrato, spezzato da chi presiede come si fa col pane comune (neppure tagliato con cura), per poi sedersi di nuovo e aspettare il momento in cui tutti insieme si è autorizzati a consumare.


Si può ben immaginare i numerosi frammenti che restano ovunque dopo la distribuzione.

La patèna viene "purificata" subito dopo la celebrazione, sul tavolino preparato per l'offertorio, e mentre i fratelli fanno il "liturgico" balletto finale intorno alla mensa.

Nulla avanza del Pane consacrato, per cui per le celebrazioni neocatecumenali l'Altare è inutile, come inutile è il Tabernacolo. Questa è la Chiesa all'avanguardia, dell'esperienza pilota del cammino di Kiko Argüello che la Chiesa tollera o fa finta di ignorare!

Anche nella prefazione del card.Sarah manca ogni riferimento specifico al cammino e questo viene sfruttato da Kiko e dai catechisti per "spiegare" ai fratelli che, come volevasi dimostrare, i richiami sono per i Cattolici della domenica, non per i neocatecumeni, che sono sufficientemente catechizzati per potersi comunicare come cavolo gli pare (il famoso "laboratorio liturgico" a questo punto riconosciuto tale dalla Chiesa!). Essi sono un'élite di iniziati e le loro celebrazioni Eucaristiche di nicchia, per gente preparata, come la Chiesa stessa attesta. Beati loro!

Pubblichiamo qui sotto ampi stralci (qui la versione integrale) della prefazione scritta dal Prefetto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti, Cardinale Robert Sarah al libro di don Federico Bortoli: "La distribuzione della comunione sulla mano. Profili storici, giuridici e pastorali" che svela forzature e sotterfugi con i quali è stata concessa la comunione sulla mano. E avverte: "Perché ci ostiniamo a comunicarci in piedi e sulla mano? Questa è una questione importante su cui la Chiesa di oggi deve riflettere per favorire un ripensamento generale sul modo di distribuire la Santa Comunione".

La Provvidenza, che dispone sapientemente e soavemente tutte le cose, ci offre la lettura del libro La distribuzione della Comunione sulla mano, di don Federico Bortoli, proprio dopo aver celebrato il centenario delle apparizioni di Fatima. Prima dell’apparizione della Vergine Maria, nella primavera del 1916, l’Angelo della Pace apparve a Lucia, Giacinta e Francesco, e disse loro: «Non abbiate paura, io sono l’Angelo della Pace. Pregate con me». (…) Nella primavera del 1916, alla terza apparizione dell’Angelo, i bambini si resero conto che l’Angelo, sempre lo stesso, teneva nella sua mano sinistra un calice, sul quale era sospesa un’ostia. (…) Diede la santa Ostia a Lucia, e il Sangue del calice a Giacinto e Francesco, che rimasero in ginocchio, mentre diceva: «Prendete e bevete il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Riparate i loro crimini e consolate il vostro Dio». L’Angelo si prostrò nuovamente a terra ripetendo con Lucia, Giacinta e Francesco ancora tre volte la stessa preghiera.

L’Angelo della Pace, quindi ci indica come noi dobbiamo comunicare al Corpo e al Sangue di Gesù Cristo. La preghiera di riparazione dettata dall’Angelo, purtroppo, è tutt’altro che obsoleta. Ma quali sono gli oltraggi che Gesù riceve nell’Ostia santa, per i quali bisogna riparare? In primo luogo sono gli oltraggi contro il Sacramento stesso: le orribili profanazioni, di cui alcuni ex-satanisti convertiti hanno dato notizia e raccapricciante descrizione; oltraggi sono anche le Comunioni sacrileghe, ricevute non in grazia di Dio, o non professando la fede cattolica (mi riferisco a certe forme della cosiddetta ‘intercomunione’). In secondo luogo costituisce oltraggio a Nostro Signore tutto ciò che potrebbe impedire la fruttuosità del Sacramento, soprattutto gli errori seminati nelle menti dei fedeli perché non credano più nell’Eucaristia. Le terribili profanazioni che si svolgono nelle cosiddette ‘messe nere’ non feriscono direttamente Colui che nell’Ostia è oltraggiato, terminando solo sugli accidenti del pane e del vino.

Certo, Gesù soffre per le anime dei profanatori, per i quali ha versato quel Sangue che essi così miseramente e crudelmente disprezzano. Ma Gesù soffre di più quando lo straordinario dono della sua divino-umana Presenza eucaristica non può portare i potenziali effetti nelle anime dei credenti. E allora si capisce come il più insidioso attacco diabolico consista nel cercare di spegnere la fede nell’Eucaristia, seminando errori e favorendo un modo non confacente di riceverla; davvero la guerra tra Michele e i suoi Angeli da una parte, e lucifero dall’altra, continua nel cuore dei fedeli: il bersaglio di satana è il Sacrificio della Messa e la Presenza reale di Gesù nell’Ostia consacrata. Questo tentativo di rapina segue a sua volta due binari: il primo è la riduzione del concetto di ‘presenza reale’. Molti teologi non cessano di dileggiare o di snobbare – nonostante i continui richiami del Magistero – il termine ‘transustanziazione’. (…)

Vediamo ora come la fede nella presenza reale può influenzare il modo di ricevere la Comunione, e viceversa. Ricevere la Comunione sulla mano comporta indubbiamente una grande dispersione di frammenti; al contrario, l’attenzione alle più piccole bricioline, la cura nel purificare i vasi sacri, non toccare l’Ostia con le mani sudate, diventano professioni di fede nella presenza reale di Gesù, anche nelle parti più piccole delle specie consacrate: se Gesù è la sostanza del Pane Eucaristico, e se le dimensioni dei frammenti sono accidenti soltanto del pane, ha poca importanza quanto un pezzo di Ostia sia grande o piccolo! La sostanza è la medesima! È Lui! Al contrario, la disattenzione ai frammenti fa perdere di vista il dogma: pian piano potrebbe prevalere il pensiero: “Se anche il parroco non fa attenzione ai frammenti, se amministra la Comunione in modo che i frammenti possano essere dispersi, allora vuol dire che in essi non c’è Gesù, oppure c’è ‘fino a un certo punto’”.

Il secondo binario su cui si snoda l’attacco contro l’Eucaristia è il tentativo di togliere dal cuore dei fedeli il senso del sacro. (…) Mentre il termine ‘transustanziazione’ ci indica la realtà della presenza, il senso del sacro ce ne fa intravedere l’assoluta peculiarità e santità. Che disgrazia sarebbe perdere il senso del sacro proprio in ciò che è più sacro! E come è possibile? Ricevendo il cibo speciale allo stesso modo di un cibo ordinario . (…) Il Concilio Vaticano II, nella Sacrosanctum Concilium, ricorda quanto siano importanti i gesti, gli atteggiamenti del corpo, i segni esterni e il loro grande valore pedagogico (cfr. SC, 30, 33). Quindi, alla presenza reale di un amore speciale (dilectio specialis), si addice un culto speciale, una lode speciale, thema laudis specialis (sequenza Lauda Sion) e un modo di riceverlo speciale: non come un pane comune.

San Pio X, per ammettere i bambini alla prima Comunione, richiedeva non che sapessero spiegare ‘sostanza’ e ‘accidenti’, ma che ritenessero il pane eucaristico diverso dal pane comune (cfr. Decreto Quam singulari, 7 agosto 1910); questa è la prima nozione, la condizione sine qua non, il primo seme che poi si potrà sviluppare in una comprensione maggiore (il balbettio della teologia in attesa di contemplare Gesù non più velato); se un bambino riceve il Pane Eucaristico nello stesso modo in cui riceve una caramella dalla mamma, quale senso del sacro potrà avere?

La liturgia è fatta da molti piccoli riti e gesti – ognuno di essi è capace di esprimere questi atteggiamenti carichi di amore, di rispetto filiale e di adorazione verso Dio. Proprio per questo è opportuno promuovere la bellezza, l’appropriatezza e il valore pastorale di una pratica sviluppata durante la lunga vita e tradizione della Chiesa, cioè l’atto di ricevere la Santa Comunione sulla lingua e in ginocchio. La grandezza e la nobiltà dell’uomo, così come la più alta espressione del suo amore verso il suo Creatore, consiste nel mettersi in ginocchio davanti a Dio. Gesù stesso ha pregato in ginocchio alla presenza del Padre. (…)

A tal proposito vorrei proporre l’esempio di due grandi santi dei nostri tempi: san Giovanni Paolo II e santa Teresa di Calcutta. L’intera vita di Karol Wojtyła è stata segnata da un profondo rispetto per la Santa Eucaristia. (…) Malgrado fosse estenuato e senza forze (…) si è sempre imposto di inginocchiarsi davanti al Santissimo. Era incapace di inginocchiarsi e alzarsi da solo. Aveva bisogno di altri per piegare le ginocchia e poi alzarsi. Fino ai suoi ultimi giorni, ha voluto darci una grande testimonianza di riverenza al Santissimo Sacramento. Perché siamo così orgogliosi ed insensibili ai segni che Dio stesso ci offre per la nostra crescita spirituale e la nostra intima relazione con Lui? Perché non ci inginocchiamo per ricevere la santa Comunione sull’esempio dei santi? È veramente troppo umiliante prostrarsi e stare in ginocchio davanti al Signore Gesù Cristo? Eppure, «Egli, pur essendo nella condizione di Dio, […] umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e ad una morte di Croce» (Fil 2, 6-8).

Santa Madre Teresa di Calcutta, religiosa eccezionale che nessuno oserebbe trattare da tradizionalista, fondamentalista o estremista, la cui fede, santità e dono totale di sé a Dio e ai poveri sono da tutti noti, aveva un rispetto ed un culto assoluto verso il Corpo divino di Gesù Cristo. Certamente, ella toccava quotidianamente la “carne” di Cristo nei corpi deteriorati e sofferenti dei più poveri dei poveri. Eppure, riempita di stupore e di rispettosa venerazione, Madre Teresa si asteneva di toccare il Corpo transustanziato del Cristo; piuttosto ella lo adorava e lo contemplava silenziosamente, rimaneva per lungo tempo in ginocchio e prostrata davanti a Gesù Eucaristia . Inoltre, ella riceveva la Santa Comunione nella sua bocca, come un piccolo bambino che si lasciava umilmente nutrire dal suo Dio.

La Santa si rattristava ed era in pena allorché vedeva i cristiani ricevere la Santa Comunione nelle loro mani. In più ella affermò che, secondo quanto era di sua conoscenza, tutte le sue sorelle ricevevano la Comunione soltanto sulla lingua. Non è questa l’esortazione che Dio stesso rivolge a noi: «Sono io il Signore tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto; apri la tua bocca, la voglio riempire»? (Ps 81,11).

Perché ci ostiniamo a comunicare in piedi e sulla mano? Perché questo atteggiamento di mancanza di sottomissione ai segni di Dio? Che nessun sacerdote osi pretendere di imporre la propria autorità su questa questione rifiutando o maltrattando coloro che desiderano ricevere la Comunione in ginocchio e sulla lingua: veniamo come i bambini e riceviamo umilmente in ginocchio e sulla lingua il Corpo di Cristo. I santi ci danno l’esempio. Loro sono i modelli da imitare che Dio ci offre!

Ma come è potuta diventare così comune la prassi di ricevere l’Eucaristia sulla mano? La risposta ci viene data, supportata da una documentazione finora inedita, straordinaria per qualità e mole, da don Bortoli. Si è trattato di un processo tutt’altro che limpido, una transizione da quanto concedeva l’istruzione Memoriale Domini al modo oggi così diffuso. (…) Purtroppo, come per la lingua latina, come per una riforma liturgica che avrebbe dovuto essere omogenea con i riti precedenti, una concessione particolare è divenuta il grimaldello per forzare e svuotare la cassaforte dei tesori liturgici della Chiesa . Il Signore conduce il giusto per ‘vie dritte’ (cfr. Sap 10,10), non per sotterfugi; quindi, oltre alle motivazioni teologiche mostrate sopra, anche il modo con cui si è diffusa la prassi della Comunione sulla mano appare essersi imposto non secondo le vie di Dio.


Tre livelli, infine vogliamo qui evidenziare; tre punti irrisolti:

Il primo:
Il Cardinal Sarah è a conoscenza del modo di ricevere la comunione nelle celebrazioni eucaristiche del sabato sera per comunità, nelle salette delle parrocchie? Si rende conto che non menzionando il cammino neocatecumenale ne avalla la segregazione? Che, di fatto, la tratta come una realtà a parte, dal momento che, come sembra, la tiene fuori dalle sue raccomandazioni che sono palesemente contrarie al modo di ricevere la comunione nelle comunità? Questo confermerebbe, al di là delle sue migliori intenzioni, la catechesi di Kiko e Carmen di essere un "laboratorio liturgico", un'esperienza pilota nella Chiesa che mostra un punto d'arrivo nella piena maturità. Ai neocatecumeni è concesso tutto perché sufficientemente catechizzati (a differenza degli ignoranti cristiani della domenica), un'élite nella Chiesa, una esperienza di nicchia per "eletti" privilegiati. Questo il messaggio che resta.

Il secondo:
Leggere questa prefazione cosa detta alla coscienza dei Parroci che ospitano il cammino nelle loro parrocchie e, tante volte, presiedono personalmente le celebrazioni, avallando gli abusi? E cosa detta alla coscienza dei sacerdoti che prestano il loro servizio e dei presbiteri - ordinati o no nei R.M. - che fanno il cammino anche loro e celebrano regolarmente l'eucarestia in comunità o, peggio, nelle convivenze dove, a volte, l'assemblea è composta da centinaia di fratelli che si comunicano tutti insieme, seduti al loro posto, con il pane consacrato affidato alle loro mani per tempi anche lunghi?

Il terzo:
E infine i fratelli, i camminanti, cosa fanno venendo a conoscenza di queste cose? Continuano a seguire tutti indistintamente il solo modo di comunicarsi contemplato e praticato nelle eucarestie delle comunità, senza porsi domande?
Un appello accorato:
Perché non provate a chiedere di ricevere la comunione in bocca, magari in ginocchio? Provate! Avete letto che neanche il Parroco si può opporre a chi, liberamente, desiderasse ricevere così il Corpo di Cristo? Provate per conoscere la reazione, in primis, di Kiko e degli itineranti e poi dei vostri catechisti e magari degli stessi fratelli della vostra comunità!

Tre livelli! Un'ultima risolutiva domanda:
La responsabilità più grande, alla fine, di chi è?

sabato 11 agosto 2018

"Siamo qui": i giovani neocatecumenali pellegrini verso Kiko

Riportiamo un commento che ci è giunto a firma Jaffino:
Un ultima cosa, un fatto concreto, spero non lo prendiate come giudizio contro chicchesia, e' una relta'. Il Papa incontra i giovani 11/ 12 agosto, avevamo in mente un pellegrinaggio a fine agosto in Austria ma di fronte a questo appuntamento abbiamo pensato di anticipare e cambiare programma. Sicuramente qualcuno di voi pensera' che andremo all'incontro perche' dopo ci sara' l'incontro con kiko, puo essere, pero' mi spiegate perche' nessuna iniziativa e' stata organizzata dalla mia diocesi per l'occasione.
Diamo qui una risposta all'utente Jaffino e a tutti i neocatecumenali che hanno la fissazione di essere unico "segno di salvezza" nella parrocchia, nella diocesi, nel mondo.

In preparazione al Sinodo dei giovani che si terrà nel mese di ottobre 2018, i giorni 11 e 12 agosto si terrà un incontro con papa Francesco sul tema "Siamo qui".

A questo incontro è previsto che i giovani possono convergere tramite un percorso, un pellegrinaggio a tappe, che già è in corso, la cui organizzazione è stata demandata alle singole Diocesi, e che, generalmente, è stata organizzata a livello regionale.

In coda all'articolo, il link del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile con i pellegrinaggi delle regioni e, di seguito, alcuni link diocesani e di movimenti e associazioni dedicati all'evento reperiti su web.

Naturalmente, i movimenti hanno strutturato alcune proposte secondo la propria spiritualità, oppure hanno raccomandato di aderire e partecipare alle iniziative diocesane.
Giovani in pellegrinaggio verso Roma

Il Cammino Neocatecumenale non sappiamo esattamente come si sia mosso, se ha aderito alle iniziative della propria diocesi o ne ha seguito di proprie: chissà perché "intuiamo", conoscendoli, che abbiano preferito andare per la loro strada.

Comunque, riteniamo ingiustificabile il vittimismo del "solo i nostri giovani vanno in pellegrinaggio dal Papa": forse si potrà dire che i vostri giovani, come sempre, vengono tenuti rigorosamente separati dai giovani delle parrocchie, delle diocesi o di altri movimenti, forse proprio per coltivare quel vittimismo e solipsismo di cui sopra.

Giovani della diocesi di Ischia in pellegrinaggio:
qui sono all'isola di Nisida e ascoltano
le esperienze dei carcerati
L'unico avviso che abbiamo potuto vedere è quello apparso su un sito del Cammino, che, saltando a piè pari il calendario degli incontri con il papa e di tutte le iniziative costituenti la manifestazione e ad essa collaterali, informano sul momento "clou" dell'evento per i giovani del Cammino: l'incontro con Kiko e le "alzate vocazionali" del pomeriggio del 12 agosto.

Quindi, nel corso di questi pellegrinaggi, che dovrebbero essere un percorso di crescita spirituale, fatto anche di apertura ad altre esperienze e modi di vivere la fede che culminerà con l'incontro con il papa, i giovani neocatecumenali continueranno, sotto la guida di padrini e catechisti, a seguire i noti format neocatecumenali, che chiuderanno loro le orecchie a tutto, e tutto riinterpreteranno a loro maniera, comprese le esortazioni papali per arrivare al culmine dell'incontro con Kiko.
In pellegrinaggio per mille strade verso Roma
i giovani siciliani fanno volontariato

Verranno tartassati, come già sappiamo avvenire nei pellegrinaggi verso le GMG, con le ormai note aperture a caso della Bibbia, i veri e propri scrutini con sconfinamento nel foro interno.

Non hai fidanzato/a? Ti ha lasciato/a? Non è del Cammino? Se non sei sposato o super fidanzato, cioè in accordo con i catechisti "hai fissato la data", se sei in crisi esistenziale, se hai problemi in famiglia, nella scuola, con i coetanei, se sei troppo brutto e "sfigato" se troppo bello e vincente, in sintesi se sei giovane, respiri e sei neocatecumenale, sei un più che probabile candidato ad "alzarti" per Kiko.

Pellegrinaggio nc in preparazione alla missione 2 a 2:
cantano "lalalalalailalai" e battono le mani
di fronte al catafalco di San Pio.

Come ha scritto Donna Carson in un suo recente commento:
Il frutto più osceno di questa metodologia del "Qui e ora": le chiamate vocazionali. All'apice di un pellegrinaggio con annesse catechesi e lavaggi di cervello sull'urgenza di scoprire la propria vocazione, ragazzi adolescenti prostrati da una pressione terribile spesso si lasciano suggestionare e "si buttano". Alcuni, i più sensibili, poi pagheranno caro e a lungo l'impulso del momento e in qualche caso non si affrancheranno mai del tutto da quel peso.
Un ultimo appello a Jaffino e ai suoi fratelli: sono ormai 34 anni, cioè dall'incontro con i giovani voluto da Papa Giovanni Paolo II nel 1984, che Kiko Argüello trasforma ogni iniziativa ecclesiale rivolta ai giovani, in un gulag pellegrinante per le nuove leve del Cammino. Per favore, almeno non vantatevene!
In preparazione dell'evento: Diocesi di Taranto

Qui sotto, alcuni link di riferimento, tanto per capire che non si trattava affatto una "esclusiva" del Cammino, e per ribadire che non è vero che diocesi e movimenti non avevano pensato a nulla:
Vanno dal Papa per l'incontro con Kiko

CEI - Servizio Nazionale per la Pastorale giovanile: Per mille strade









Movimenti ecclesiali:

Penso che come esempi possano bastare per far notare nuovamente il vittimismo neocatecumenale, il trionfalismo neocatecumenale, le panzane propagandistiche neocatecumenali, l'autoreferenzialità del Cammino.


Dal "Venerdì" di Repubblica di ieri:
la realtà "eccentrica" del Cammino
racimola un'altro spot pubblicitario

mercoledì 8 agosto 2018

Come succede che, da fratello, tu diventi un perfetto estraneo

"La Chiesa è detta l'edificio di Dio […] Questa costruzione viene chiamata in varie maniere: casa di Dio, nella quale abita la sua FAMIGLIA la dimora di Dio nello Spirito, la dimora di Dio con gli uomini."
È molto bello aprire un discorso con una consapevolezza che fortifica, malgrado le storture neocatecumenali che mirano a raggirare il cattolicesimo in virtù del profano kikianesimo.

In questo thread ci appresteremo a presentare la crudeltà più detestabile che il cammino elargisce senza se e senza ma, si tratta di un tentativo di riforma neocatecumenale del concetto di famiglia, che se da una parte parla di accoglienza (astuta) dall'altra la rigetta categoricamente .
Chiariamo quindi la discussione in atto con una delle molteplici testimonianze pervenute sul web, inclusa di dati personali ma che per riservatezza non pubblicheremo. 
- "Mi ero sposata quando frequentavo il cammino ma poi mi sono trasferita negli Stati Uniti. Mio marito è deceduto due anni fa e sono tornata in Italia. Ero andata a salutarli e, siccome non ci siamo potuti sposare in chiesa per problemi di documenti, la prima cosa che mi ha detto uno dei catechisti non è stato mi dispiace ma: ah non vi siete sposati? Meglio così! Mi hanno anche detto, dopo due mesi dalla morte di mio marito, di trovare un altro marito. Mi forzavano ad andare in comunità dicendomi che altrimenti satana prende il sopravvento su di me. Sono sconvolta!"
Questa donna, colpita da una tragedia, appena atterrata in Italia si è diretta da coloro che reputava la sua famiglia - considerazione intima suscitata dal cammino stesso, il quale professa che le comunità rappresentano la vera ed unica famiglia. Infatti il contesto kikiano richiede la precedenza su qualunque altro fattore della vita - ma trova dinanzi a se la freddezza tipica dei camminanti, i quali non badano ai sentimenti bensì al frutto che il discepolo può apportare al cammino.

Il suo dolore viene sminuito dall'osservazione inopportuna di un catechista: "ah non vi siete sposati? Meglio così!", una riflessione vergognosa che non necessita di ulteriori commenti, si spiega già da sé. Il mancato matrimonio consente alla mente marcia dei catecumeni, a soli due mesi dal doloroso lutto, di infierire nuovamente con un consiglio a dir poco disdicevole, le propongono di affrettarsi a trovarsi un uomo, così da poter procreare a favore di kiko.

La nostra amica prosegue nella sua testimonianza:
- "La cosa peggiore è quando mi hanno detto che devo stare con un altro uomo, perchè non siamo fatti per stare da soli. Adesso che ho lasciato il cammino, oppressa dalle loro pretese, non mi salutano più, si girano dall'altra parte. Bei fratelli!"
Eh già, bei fratelli di melma, i quali accettano o rinnegano un membro a seconda delle loro esigenze.

Il saluto negato corrisponde ad un rifiuto della persona stessa, la quale mai viene amata sul serio nel cammino. Quanti di noi hanno ricevuto il medesimo trattamento? Ed il rispetto? Quella fratellanza continuamente proclamata che rende il cammino più importante anche di un figlio (se hai il figlio ammalato lo lasci per dirigerti in convivenza, sono le priorità neocatecumenali)? Che fine fanno gli anni sudati tra quelle mura in cui lo slogan "com'è bello come dà gioia, che i fratelli stiano insieme…" sembrava la vera essenza del vivere la comunità?

Chiaro e privo di emozioni sinteticamente kiko proclama:
- "Nel cammino si ubbidisce, se non ti piace vai via!"
Punto. Le persone vengono dapprima scarnificate fino all'osso delle loro più intime emozioni e questioni private, per poi venire strumentalizzate per far proliferare kiko di soddisfazioni terrene.
Che famiglia è mai questa che si destreggia tra mancanza di rispetto e assenza d'amore?

Poi esistono loro, i tanto agognati da argüello "figli del cammino", quei bambini che nascono sotto il segno di kiko ai quali viene negata una famiglia tradizionale in virtù della famiglia allargata neocatecumenale. Divengono bimbi vagabondi, condotti di casa in casa, salette in salette, alberghi in alberghi, pellegrinaggi ncn in pellegrinaggi ncn e così via.

Questa circostanza viene vissuta dai camminanti come una sorta di vantaggio, ma è solo un misero vagheggiamento mentale, infatti l'inganno sosta proprio nel fare apparire la comunità una famiglia che accoglie e che distribuisce le responsabilità su più fronti, dando la sensazione di alleggerimento dalle incombenze, quando così non è.

Di ogni mio ricordo chiamo a testimonianza il buon Dio, poichè non appaia, data l'assurdità reale presente nel cammino, che si enfatizzi per opportunismo, oh no, il Signore ben sa. Quindi proseguo, ricordo molto bene il dilemma bizzarro di una donna alle prese con sua figlia che desiderava tagliarsi i capelli alla mascolina. Questa madre pensò bene - anzi male - di telefonare ai catechisti per avere consiglio sul da farsi, ancora meglio ricordo che l'uomo di kiko le consigliò un taglio corto e riccio. Questo è accaduto poichè questa "grande famiglia neocatecumenale" svende i propri figli perdendo autorità, lasciandoli in balìa del destino neocatecumenale che tanto florido non è.

Famiglia, che parola meravigliosa, essa richiama l'amore che vola al di là dei rapporti di sangue e che richiama l'affetto sincero, il rispetto, la protezione.
Ma kiko schernisce questi concetti e ciò che pronunzia la Chiesa:
… la Chiesa è detta l'edificio di Dio […] Questa costruzione viene chiamata in varie maniere: casa di Dio, nella quale abita la sua FAMIGLIA la dimora di Dio nello Spirito, la dimora di Dio con gli uomini.
Papa Francesco esplicita la situazione:
«La Chiesa è cattolica perché è una famiglia, è universale, è una sinfonia»
Poetico ma non neocatecumenale, quindi non applicabile al cammino. Oh no, lui ti chiude le porte, non accoglie, non è un padre alla maniera della parabola del figliol prodigo, nè un fratello; ma infondo il cammino non è neanche una casa, non è di certo la Chiesa, esso è zingaro, possiede solo alloggi momentanei, maleodoranti ed insicuri.

Se non aderisci a kiko il cammino ti disconosce in un battito di ciglia . Sei vittima di azioni deplorevoli e desideri denunciare? Inammissibile, la comunità non concede simili affronti, sei fuori! Sei solo perchè la tua famiglia d'origine si è donata al cammino e, per un motivo o per l'altro non può sostenerti nelle tue decisioni ma ti ribelli a qualche ingiustizia neocatecumenale? Sei fuori! Importa forse che sei cresciuto ed hai creduto in quella comunità come fosse la tua famiglia, forse l'unica che conoscevi? No! Così, freddo e sintetico il cammino ti esclude, senza amore, senza remore, senza sentimento, senza umanità, senza Cristo.

Terminiamo con una frase della testimonianza precedente la quale, nella sua semplicità, spiega bene quanto il cammino divida invece che unire; come, piuttosto che un fratello, ti renda un perfetto estraneo!
-"…non mi salutano più, si girano dall'altra parte. Bei fratelli!"

"Eucaristia" del Cammino:
scambio della pace tra fratelli.

"Non ti saluteranno più,
si gireranno dall'altra parte"

domenica 5 agosto 2018

Le "processionarie di Kiko" infestano la Chiesa: un esercito di creduloni - silenziosi, obbedienti e paganti - "marcia unito".

da Pietro (NON del Cammino):
La Parola di Dio "filtrata" da Kiko
lo attraversa, da sinistra a destra,
e si trasforma in accusa.




"La cosa che mi colpisce dei responsabili del cammino è tutta questa RISOLUTEZZA. Ma anche se la risolutezza vuole essere una manifestazione di forza, non sempre è sintomo di forza d'animo.
A volte si è risoluti solo in GRUPPO, come chi stupra in BRANCO. Anche i pecoroni seguendo la guida lo fanno in modo RISOLUTO. Senza tentennamenti. Non voglio generalizzare e nemmeno demonizzare le dinamiche psicologiche di gruppo: l'uomo è un animale sociale. Ma il gruppo dovrebbe formare il carattere e dovrebbe aiutare a essere liberi e scegliere liberamente. Ma nelle SETTE non è così. Nelle sette il gruppo deresponsabilizza e uccide la libertà, e da qui la necessità di essere AGGRESSIVI. Il gruppo deve formare la persona, ma le sette la distruggono. Per ritornare all'esempio delle processionarie(1), gli adepti del Cammino sono come le processionarie che seguono il capofila senza sapere quello che fanno. E chi è animato da una santa ribellione, esce dalla fila.

Marciano una dietro l'altra,
disciplinate, perfettamente
allineate,
...e si insinuano nella Chiesa
infettandola!




Mi fa ridere chi dice che non si può capire il Cammino finché non lo si prova. È vero infatti l'esatto contrario: non si può capire il Cammino finché non si prova a LASCIARLO. Nel Cammino tutto funziona in modo diverso che nella Chiesa o in una società normale: non a caso è una SETTA, priva di vere relazioni, cioè di relazioni LIBERE.

Nel Cammino sono convinti che ci si salva facendo tutti lo stesso percorso, come le processionarie, ma non è vero. Ci si salva andando tutti nella stessa DIREZIONE. Il rischio delle processionarie è che se il capofila dovesse sbagliare strada, trascina tutti con sé.

A tanta risolutezza del Cammino forse i Pastori della Chiesa dovrebbero cominciare a pensare di rispondere con altrettanta risolutezza. Ma non sono un Pastore e mi astengo da consigli pastorali."

Pietro ha firmato col nome: "Pietro (NON DEL CAMMINO)" perché non ne ha fatto parte.

Io ne ho fatto parte a lungo e con un ruolo attivo. Di questo mi rammarico molto, più il tempo passa e più metto a fuoco la realtà.
Come giustamente dice, e io ben ricordo, l'espressione ricorrente nel cammino, per cui ti dicono che «non puoi capire cosa è se non vivendolo», è un'altra delle loro menzogne: piuttosto inizi a conoscerlo quando decidi di lasciarlo e, dopo che lo hai lasciato, per grazia di Dio, tutto diventa più chiaro, sempre di più!
Stando dentro ti isolano da ogni altro contesto, fanno sì che il tuo ascolto sia solo alla loro "parola" e così ricevi continuamente solo i loro "input".
Mi chiedo di frequente come faccia Pietro, come altri del resto, Tripudio, Lino, ad esempio, ad avere una capacità di analisi così.
Diciamo le stesse cose, arriviamo alle stesse conclusioni.
Sì, con buona pace degli Anonimi camminanti, più o meno pasqualoni, ne abbiamo ancora molte da mettere in evidenza. Anche perché la grande armata neocatecumenale non dà, per ora, ancora segni di cedimento.

Girano in tondo
le processionarie kikiane.
Metto in evidenza, per concludere, un altro commento di Pietro (NON del Cammino) che porta alla luce quanto noi, ex camminanti, possiamo senz'altro confermare con la nostra esperienza - rivissuta e analizzata una volta fuori - e in totale libertà di coscienza. A conferma che il cammino lo comprendi molto meglio quando ne sei fuori, piuttosto che quando ci sei dentro fino al collo e pienamente coinvolto nelle sue dinamiche spersonalizzanti, deresponsabilizzanti, che tolgono alle persone la voglia e la capacità stessa di pensare; ridotte a tante "processionarie" che, a testa china, seguono la fila disciplinate, allineate, votate a un destino che altri hanno scelto per loro e verso il quale marciano ineluttabilmente, trascinandosi dietro a loro volta gli altri.

Sul megapannello aureo,
accozzaglia di eresie kikiane

Nell'interminabile fila che si snoda dalle Parrocchie fino alla Domus Galilaeae - "tempio della spiritualità neocatecumenalizzata" innalzato alla megalomania kikiana - ognuna è solo guida cieca della sventurata processionaria che la segue per raggiungere, una dopo l'altra e una dietro l'altra, la perfetta incarnazione dell'eretica dottrina del superbo e disobbediente Kiko in loro, con la quale infestare dall'interno la Chiesa di cui dicono di far parte.







Riportiamo, a tal proposito, la testimonianza di Beati pauperes spiritu di un racconto delle origini del cammino:

Le processionarie di Kiko
La visione profetica era cosi: un amico di studi (imprecisato) andò da Kiko a raccontargli questo sogno, che lo aveva visto con una Bibbia dorata sotto braccio precedere in processione una colonna di persone vestite di bianco entrare di sera fra canti e battimani in una San Pietro a Roma gremita di gente che affollava a destra e a sinistra.
Quando Kiko portò le prime comunità dei Martiri Canadesi a San Pietro per la fine del cammino la notte di Pasqua questa visione si realizzò.

Commento da Pietro (NON del Cammino):

"Kiko come tutti i capi di SETTE: ciò che richiede agli altri non va bene per il «fondatore». E questo non solo per il denaro, ma anche per l'UBBIDIENZA.

Vorrei chiedere ai camminati come Kiko dimostra il proprio distacco dal denaro.
Nel cibo? Nell'astenersi dal fumare? Per i suoi viaggi "apostolici" forse usa mezzi di seconda classe e alberghi a 1 stella?
Le 50 euro di elemosina che fa ai poveri che incontra (testimone lui stesso) mi fanno ridere alla luce di quanto ha detto Gesù quando la povera vedova offrì 2 spiccioli, cioè TUTTO quello che aveva.
Troppo facile offrire 50 euro per chi ha a disposizione fondi ILLIMITATI e poi VANTARSENE di fronte al suo popolo osannante, tremebondo e ammirato.
50 euro investiti bene: grazie ai suoi devoti creduloni gli renderanno non 100 volte tanto, ma 100.000.

E Kiko a chi ubbidisce? Non mi si dica a Dio, perché tutti possono dirlo, anche i terroristi islamici.
Chi è il suo direttore spirituale? Don Pezzi, suo servile ammiratore? Sarebbe un'aberrazione.
In realtà tutti sanno che Kiko fa esattamente TUTTO ciò che vuole e che "sente" di dover fare.

Lui ai suoi tremebondi e osannanti creduloni dice che fa tutto ciò che Dio gli "ispira" .
E, al contrario dei veri santi, senza nessun DUBBIO di sbagliare.

I santi, infatti, per timore di essere ingannati, si SOTTOMETTEVANO al giudizio dei loro direttori o di Vescovi, rinunciando spesso ad alcune cose che loro avevano pensato avessero dovuto fare.
Kiko, invece, perfino se il Papa lo corregge diventa una belva schiumante rabbia. E va avanti senza tentennamenti."


(1) 

Girano in tondo tutti in fila

senza andare da nessuna parte
Molti evoluzionisti si chiedono come mai gli insetti, così incredibilmente specializzati e perciò evoluti già centinaia di milioni di anni fa, non sono più cambiati: non imparano dalle esperienze. Un esempio: le formiche processionarie marciano sempre una dietro l'altra, ma se si fanno girare in cerchio, cioè la prima della fila viene posta dopo l'ultima, andranno avanti così per giorni e giorni. (Pietro NON del Cammino)