lunedì 18 gennaio 2021

I ciechi nati del cammino neocatecumenale (terza parte)

Questa è la terza parte di alcuni interventi di Lino Lista (1952-2019), trattati più estesamente nel suo saggio «Il fango e il segreto». Qui la prima parte e qui la seconda.


 


   
Breve storia delle approvazioni ecclesiastiche ricevute dal Cammino: gli Statuti

Due sono stati gli Statuti approvati al Cammino neocatecumenale: lo Statuto ad Experimentum e lo Statuto definitivo. 

É inconfutabile che fu san Giovanni Paolo II a pressare per la normalizzazione, dopo trent'anni di assoluta autonomia e anarchia, del Cammino. Lo si evince da un passo del discorso che il Pontefice tenne alle comunità neocatecumenali nel gennaio del 1997.

Per rispondere a queste domande, in un clima di preghiera e di profonda riflessione, avete iniziato al Sinai il processo della stesura di uno Statuto del Cammino. È un passo molto importante che apre la strada verso il suo formale riconoscimento giuridico, da parte della Chiesa, dando a voi una ulteriore garanzia dell’autenticità del vostro carisma. Come sappiamo, “il giudizio sulla loro (dei carismi) genuinità e sul loro esercizio ordinato appartiene a quelli che presiedono nella Chiesa, ai quali spetta specialmente, non di estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono” (Lumen gentium, 12). Vi incoraggio a portare avanti il lavoro iniziato, sotto la guida del Pontificio Consiglio per i Laici, e in maniera speciale del suo Segretario, Mons. Stanislaw Rylko, qui presente con voi. Su questa strada vi accompagno con la mia particolare preghiera.

Monsignor Stanislaw Rylko, considerato un grande amico di Kiko e Carmen (al pari del cardinale Stanisław Dziwisz, storico segretario particolare di Giovanni Paolo II), avrebbe guidato il CNC in tutti i passaggi, fino alla controversa approvazione dei contestati mamotreti.

L’iniziale auspicio del Papa Giovanni Paolo II, formulato nei consueti toni di incoraggiamento e di stima che caratterizzarono i suoi rapporti con il CNC, fu quindi una rapida normalizzazione del movimento neocatecumenale; tale speranza fu, tuttavia, ben presto scoraggiata dai vertici del movimento. Non avendo, il cammino, pressoché nessuna esperienza in materia canonica, per la stesura dello Statuto fu richiesto il supporto di un abile canonista dell’Opus Dei, Mons. Miguel Delgado Galindo, il quale dichiarò in un’intervista al sito internet Korazym:

“Da quel momento iniziò una fase di lavoro più intensa, avviata nel 1997, durante la quale ci si confrontò direttamente con l’équipe responsabile del Cammino, alla ricerca della figura giuridica più adeguata alle caratteristiche del Cammino. Non un compito facile, perché con molta nettezza gli iniziatori affermarono immediatamente che nessuna delle figure giuridiche previste dal Codice di Diritto Canonico (1983) era confacente alla natura del Cammino.”

Le resistenze opposte dai tre fondatori e dalla loro cerchia ristretta non piacquero affatto alla Santa Sede e men che meno al Papa, il quale scrisse al Cardinal James F. Stafford, responsabile del procedimento, un messaggio dai toni per nulla cordiali:

“«2. Già nell'Esortazione Apostolica Christifideles laici (30 dicembre 1988) ricordavo che "nessun carisma dispensa dal riferimento e dalla sottomissione ai Pastori della Chiesa" (n. 24) ...   E’ a questa condizione, infatti, che i carismi, nella loro diversità e complementarietà, possono cooperare al bene comune. (...) Culmine di questo processo è l'atto ufficiale del riconoscimento e dell'approvazione degli statuti come chiara e sicura regola di vita.


3. (...) Ho affidato questo compito delicato, Signor Cardinale, a codesto Pontificio Consiglio per i Laici, a motivo dell’autorità che gli compete, in base alle norme canoniche vigenti, come anche per la singolare esperienza che esso ha nella materia. Proprio in questo si fonda la speranza di un felice esito del procedimento, ormai avviato verso la fase conclusiva.”. 

Il Papa dopo quattro anni si trova a dover ricordare al PCpL una serie di fatti assolutamente ovvi, ovvero che nessun carisma può sottrarsi all'obbedienza e che dopo quattro anni ancora aspetta il "felice esito" della approvazione di una "chiara e sicura regola di vita" per il Cammino. Che il Papa dovesse essere parecchio infastidito dalle inutili lungaggini dell’iter di approvazione del CNC era di certo opinione condivisa da Mons. Galindo:

“I lavori subirono una nuova accelerazione con la lettera inviata da Giovanni Paolo II al cardinale Stafford, allora presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, nella quale il papa ribadiva la competenza a tal proposito di quel dicastero vaticano e chiedeva in tempi brevi di arrivare all’approvazione di uno Statuto. Nuove riunioni vennero subito organizzate per portare a compimento il desiderio di Giovanni Paolo II”.

I due iniziatori alla cerimonia della consegna
degli Statuta ad experimentum
a Castel Gandolfo

Lo Statuto ad Experimentum fu concesso, con provvedimento del Pontificio Consiglio per i Laici, il 29 giugno 2002. Nel decreto si conferma esplicitamente che fu il Papa a volere la normalizzazione del CNC:

il Santo Padre aveva espressamente sollecitato la stesura degli Statuti, «un passo molto importante che apre la strada verso il suo formale riconoscimento giuridico da parte della Chiesa, dando a voi una ulteriore garanzia dell'autenticità del vostro carisma».


Soprattutto, sia nel decreto sia nello Statuto si conferma la definizione data dal Papa al Cammino (un «itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni») e si afferma la funzione che hanno i mamotreti nel movimento neocatecumenale. Nel decreto si legge:


Il Cammino si attua secondo le linee contenute nel Direttorio catechetico Cammino Neocatecumenale. Orientamenti alle équipes di catechisti (cfr. Statuti, art. 2, 2°), soggetto all’approvazione congiunta della Congregazione per la Dottrina della Fede, della Congregazione per il Clero e della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.


Nel 2002, quindi, si autorizzò con uno Statuto l'attuazione del Cammino secondo un catechismo che ancora non aveva ricevuto alcuna approvazione da neanche una delle Congregazioni competenti (gli Orientamenti alle equipe di catechisti intervengono in questioni dottrinarie, liturgiche e anche fungono da guida per i seminaristi del Cammino). Nelle parrocchie si continuò a catechizzare con testi (imparati a memoria) nei quali si legge che il Tabernacolo è inutile, che l'Eucarestia non esiste senza un'assemblea fisicamente presente, che pertanto la Messa cosiddetta privata è vana, che il Concilio di Trento sbagliò perché "fissa tutto rigidamente, imponendo in modo radicale il rito romano" e con "questa imposizione oramai non si può più togliere o aggiungere nulla dalla messa". "Ciò è un errore...", insegna il pittore spagnolo Kiko Arguello perché "la liturgia è in continuo rinnovamento". E tanto altro di eterodosso, come si apprenderà nel seguito.

Per sei lunghi anni, dal 2002 al 2008 la Congregazione per la Dottrina della Fede, la Congregazione per il Clero e la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ufficialmente tacquero. Non risultano loro decisioni formali in ottemperanza alla dovuta approvazione del catechismo neocatecumenale; i carteggi successivi tra Pontificio Consiglio per i Laici e il Cammino (che saranno mostrati negli allegati del presente saggio) dimostrano che non ce ne furono. Fa eccezione la cosiddetta “Lettera di Arinze” , inviata, su mandato del Papa Benedetto XVI, dall’allora prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ai responsabili del CNC (Kiko Arguello, Carmen Hernandez e Don Mario Pezzi), Ebbe a commentare il Cardinal Arinze in un’intervista alla Radio Vaticana rilasciata il 15 febbraio 2006: «…dopo l’approvazione dei loro statuti per un periodo di cinque anni da parte del Pontificio Consiglio per i laici, rimanevano per gli altri Dicasteri le approvazioni di loro competenza: per la nostra Congregazione, il campo della liturgia. Per l’esame di questo abbiamo avuto una commissione mista tra persone nominate dal Cammino Neocatecumenale e persone nominate dalla nostra Congregazione. Nella discussione sono emerse tante pratiche che loro fanno durante la Messa, le quali sono state esaminate e molte di loro emergevano che NON erano secondo i libri approvati. Questo è il “background”. Il tutto è stato esaminato in molte sessioni dalla commissione mista per un periodo di due anni o più. E c’è stata anche una discussione tra sette cardinali della Curia romana per volere del Santo Padre, i quali hanno esaminato il tutto. Dunque, questa lettera è la conclusione di tutto.» 

Datata 1° dicembre 2005, tale comunicazione conteneva le norme che i Neocatecumenali avrebbero dovuto seguire nel culto liturgico, correggendo le loro prassi illecite e in certo qual modo eterodosse: comunione seduti e tutti insieme contemporaneamente al sacerdote, utilizzo quasi esclusivo della Prex Eucharistica II, interventi di laici nella liturgia che oscurano l’omelia del sacerdote.

Ebbene: in data 11 maggio 2008, a distanza di sei anni dal decreto "ad experimentum", il PCpL approvò in totale autonomia lo Statuto definitivo del Cammino, sebbene il Direttorio catechetico ancora non avesse ricevuto alcun assenso ufficiale dalle altre Congregazioni, assenso previsto nello Statuto ad experimentum.

 L'approvazione del catechismo di Kiko Argüello e Carmen Hernández giungerà soltanto nel dicembre del 2010, e non per opera della Congregazione per la Dottrina della Fede. La CDF soltanto riferirà di averlo ulteriormente visionato, fornirà pochi suggerimenti correttivi e delegherà il PCpL ad approvarlo.

Per quasi tre anni, quindi, dal 2008 al 2010, lo Statuto definitivo del CNC disciplinò un itinerario di formazione cattolica basato sul catechismo di due laici privo della necessaria, formale approvazione delle Congregazioni competenti. Ora, giacché il paragrafo 2° dell'articolo 2 recita che il Cammino Neocatecumenale si attua nelle diocesi: "secondo «le linee proposte dagli iniziatori», contenute nel presente Statuto e negli Orientamenti alle Èquipes di Catechisti", si deduce che il catechismo neocatecumenale è parte integrante e sostanziale dello Statuto definitivo; questo, quindi, per quasi tre anni fu inconfutabilmente invalido. 

 

Conclusioni: dal maggio 2008 fino al gennaio 2012 il Cammino neocatecumenale ha operato con uno Statuto caratterizzato da vizi sostanziali, con macroscopiche inadempienze sanate soltanto a posteriori, con una logica del tipo nunc pro tunc, ora per allora.







sabato 16 gennaio 2021

I ciechi nati del cammino neocatecumenale (seconda parte)


Questa è la seconda parte di alcuni interventi di Lino Lista (1952-2019), trattati più estesamente nel suo saggio «Il fango e il segreto».

La prima parte è a questo [link].


Breve storia delle approvazioni ecclesiastiche ricevute dal Cammino: Giovanni Paolo II e la lettera "Ogniqualvolta". 

Sono rarissimi i casi nei quali i vertici del CNC (una struttura gerarchica piramidale costituita dai tre responsabili della equipe internazionale capeggiata da Kiko, da dodici "Cefa" e da un comitato di settantadue discepoli) hanno risposto alle critiche. La difesa è per lo più affidata a pochi mantra: “Quattro Papi hanno benvoluto e promosso il Cammino", "Abbiamo lo Statuto", "I mamotreti sono stati approvati", "La liturgia è approvata nello Statuto".  

Si ritiene, pertanto, opportuno affrontare la questione delle approvazioni concesse al Cammino, anche allo scopo di chiarire gli sforzi che la Chiesa ha compiuto per mantenere il CNC all'interno dell'ovile cattolico. L'approfondimento è doveroso, anche perché la successiva esposizione delle catechesi e degli scrutini dei primi trent'anni e più di Cammino potrà sconvolgere il lettore.  

Il cammino neocatecumenale si insediò in Italia nel 1968, essendo stato appoggiato da celebrità come mons. Casimiro Morcillo (arcivescovo di Madrid), il Cardinale Angelo Dell’Acqua (Vicario Generale del Pontefice per la Città di Roma), mons. Annibale Bugnini (segretario della Commissione per la riforma liturgica). Dell'ultimo don Ezechiele Pasotti, un neocatecumenale di rilievo, riferisce in una nota storica pubblicata sul sito ufficiale del Cammino che "Mons. Annibale Bugnini, e il gruppo di esperti che erano con lui, rimasero enormemente impressionati nel vedere ciò che stavano elaborando da alcuni anni sul catecumenato per gli adulti".  

Mons. Bugnini, occorre rammentare, figurò nella lista di Mino Pecorelli come un iniziato alla Massoneria, fu rimosso da Paolo VI da ogni incarico curiale e trasferito in Iran in qualità di nunzio apostolico. 

Gli anni di Paolo VI sono quelli nel quale il Cammino riuscì a custodire l’arcano, agendo nel silenzio e nel segreto. Le sue liturgie erano celebrate nel chiuso delle salette, i catechisti ancora non dimenticavano i mamotreti sotto i divani e nelle parrocchie, il fenomeno dei transfughi era assente o limitato, il numero complessivo degli adepti molto ridotto. Al contrario, già i neocatecumenali diffondevano una immagine di evangelizzatori, promuovevano le loro catechesi specialmente in importanti parrocchie romane ubicate in quartieri borghesi, prima fra tutte la Parrocchia Nostra Signora del ss. Sacramento e Martiri Canadesi, nel quartiere Nomentano nei pressi di Piazza Bologna. Paolo VI non poté venire a conoscenza della realtà nascosta del movimento.     

Il Papa che maggiormente sostenne il Cammino neocatecumenale fu Giovanni Paolo II. Si narra, addirittura, che Carmen Hernández avesse libero accesso nel suo studio a qualsiasi ora e che le fosse riservata una stanza da letto posta direttamente sotto gli appartamenti papali. 

La lettera "Ogniqualvolta" di Giovanni Paolo II è il documento ecclesiastico concernente il Cammino più citato dai neocatecumenali, ancor più dello Statuto. Essa fu firmata dal Papa il 30 agosto 1990 e indirizzata "al venerato fratello monsignor Paul Josef Cordes, incaricato, «ad personam» per l'apostolato delle comunità neocatecumenali, vice presidente del Pontificio Consiglio per i Laici". 

Monsignor Cordes, evidentemente a ragione del suo incarico, aveva curato la richiesta di una approvazione formale del movimento di Kiko e Carmen. Si riscontrerà nel seguito che i veri protettori del Cammino sono stati gli uomini al vertice del cessato Pontificio Consiglio per i Laici, oggi sostituito dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.  

Il Cammino neocatecumenale, d'altra parte, per gli aspetti pubblici – meglio: non segretati – era noto a Giovanni Paolo II sia per le iniziative e per la diffusione del CNC nei cinque continenti, sia per le udienze accordate ai fondatori. Nella lettera "Ogniqualvolta" (disponibile sul sito ufficiale del Vaticano) si legge infatti: 

Anch'io, nei tanti incontri avuti come Vescovo di Roma, nelle parrocchie romane, con le Comunità Neocatecumenali e con i loro Pastori e nei miei viaggi apostolici in molte nazioni, ho potuto costatare copiosi frutti di conversione personale e fecondo impulso missionario. Tali Comunità rendono visibile, nelle parrocchie, il segno della Chiesa missionaria [...] 

Giovanni Paolo II nella missiva riconobbe il Cammino neocatecumenale come "un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni", definizione della quale si fregia il Cammino da quasi trent’anni. 

La locuzione del Papa, però, non è mai citata interamente: 

avendo preso visione della documentazione da Lei presentata: accogliendo la richiesta rivoltami, riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni. 

"Avendo preso visione della documentazione da Lei presentata" è la proposizione causale implicita che motiva il riconoscimento ed essa non è trascurabile. 

È assolutamente da escludere che nella documentazione consegnata al Papa da monsignor Paul Josef Cordes, "incaricato «ad personam» per l'apostolato delle comunità neocatecumenali", siano stati inseriti i tomi del catechismo neocatecumenale dell'epoca. È da respingersi questa idea. Il Pontefice, in quegli anni di muri caduti, nei mesi nei quali egli contribuiva a mutare il corso della Storia, non avrebbe avuto l'interesse e il tempo per leggere le molte centinaia di pagine dei volumi. È inconcepibile il pensiero che san Giovanni Paolo II abbia potuto condividere le eresie dei mamotreti originali, poi emendate nel direttorio corretto. 

Bastano solo pochi esempi per escludere ogni possibilità. 

Nel primo tomo della Fase di conversione, il Tabernacolo è ritenuto inutile perché "se Gesù Cristo avesse voluto l'Eucarestia per stare lì [nel tabernacolo], si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male". 

Ancora nello stesso tomo, si sostiene che "Non c'è eucarestia senza assemblea. È un'assemblea intera quella che celebra la festa e l'eucarestia", dove per assemblea s'intende la comunità fisicamente presente: nel seguito è esplicitamente contraddetta la validità della cosiddetta “Messa privata" dei sacerdoti. 

Sempre nel primo volume, i confessionali (e quindi il sacramento della Riconciliazione) vengono ridicolizzati con l'appellativo casette, giacché si riferisce che "Con il Concilio di Trento, e dal XVI al XX secolo tutto rimane bloccato. Appaiono i confessionali, queste casette sono molto recenti. La necessità del confessionale nasce quando si comincia a generalizzare la forma della confessione privata, medicinale e di devozione portata dai monaci".  

Si è ritenuto opportuno evidenziare la questione della "documentazione presentata" – che va di pari passo con la segretezza delle pratiche del CNC – affinché chi ha letto o leggerà i mamotreti utilizzati nel 1990 possa rendersi conto che il loro contenuto fu certamente nascosto a san Giovanni Paolo Una tesi, questa, che padre Enrico Zoffoli espose in un suo scritto apologetico in difesa del Papa, "accusato di eresia perché i 'catechisti' del Cammino Neocatecumenale – da Lui approvati, protetti e autorizzati a presentarsi in suo nome – attribuiscono a Giovanni Paolo II la dottrina che insegnano: quella da me più volte dimostrata in aperto contrasto con fondamentali verità di fede".  

La lettera "Ogniqualvolta" rappresentò una presentazione potentissima per persuadere molti vescovi ad accettare il Cammino nelle loro diocesi e moltissimi parroci ad attivare il nuovo "itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni" nelle loro parrocchie. 

Giovanni Paolo II, in ogni caso, realmente ebbe numerosi rapporti con i fondatori del CNC e anche di ciò i neocatecumenali si avvalsero. Egli, però, anche fu il primo pontefice a rendersi conto che non è tutto oro quel che luccica. 

Quasi contemporaneamente alla lettera "Ogniqualvolta", il teologo passionista Enrico Zoffoli redasse la prima edizione dell'opuscolo "Eresie del movimento neocatecumenale" la quale, se per il grande pubblico cattolico sarebbe stata una bomba a scoppio ritardato, si diffuse negli ambienti ecclesiastici. Con l'espansione del CNC, però, aumentarono anche le critiche perché la fuoriuscita sia dei mamotreti sia di neocatecumenali cominciarono a bucare la fitta caligine del segreto. 

In varie diocesi, d'altra parte, nonostante la definizione del Papa, i giudizi sul Cammino ben presto non sarebbero stati benevoli: Mons. Meryn Alban Alexander, vescovo di Clifton, mise il bavaglio al movimento di Kiko nella sua diocesi. Iniziative più dure avrebbero preso il cardinale Carlo Maria Martini e molti vescovi che addirittura impedirono l'insediamento del Cammino nelle loro parrocchie. 

Dato il livello degli oppositori, queste notizie certamente giunsero a san Giovanni Paolo II. Il quale necessariamente dovette ragionare con il Vangelo alla mano: evitare che, per strappare la zizzania, fosse sradicato anche il grano dei tanti neocatecumenali in buona fede che aderivano – come ancora accade oggi – al CNC. 

Fu san Giovanni Paolo II a decidere di disciplinare il Cammino, di dotarlo di uno Statuto, di sottoporre il catechismo di Kiko al vaglio delle Congregazioni vaticane competenti. Di raddrizzarlo, insomma. Un ruolo preminente, in questo tentativo, fu affidato all'allora cardinale Joseph Ratzinger, in quel tempo prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

(fine seconda parte -- segue)

giovedì 14 gennaio 2021

I ciechi nati del cammino neocatecumenale (prima parte)

In quel tempo, venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». 
Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». 
Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. (Mc 1,40-45) 
 

 
Presentiamo, a partire da oggi, alcune considerazioni di Lino Lista (1952-2019) e di Beati Pauperes Spiritu. Prima di cedere loro la parola, riteniamo opportuno presentare Lino a coloro che abbiano scoperto solo di recente il nostro blog:
Ingegnere, poeta e studioso brillante e consequenziale, Lino Lista è soprattutto un buon cattolico innamorato della Verità. Rispettoso della Sacra Tradizione, della Sacra Scrittura, del Magistero Bimillenario, quindi della Santa Madre Chiesa Cattolica, ha sempre operato disponendo al servigio degli altri il dono divino che gli è stato conferito: un intelletto prodigioso congiunto a una profonda sensibilità.
Lino Lista ha di già trattato l'affaire Cammino (insensate interpretazioni di racconti evangelici, simbolismi, gergo, icone, canti, scrutini di passaggio,  strategie formative, rituali vari) nel saggio «Il fango e il segreto», pubblicato nel 2015 dalla Edizioni Segno -, ma con le considerazioni che pubblichiamo a partire da oggi ci riserva un'ulteriore sorpresa, un compendio degli errori neocatecumenali ove ne evidenzia l’eterodossia riproponendone la corretta dottrina cristiano-cattolica. 
Con il presente lavoro si intende fissare ciò che il Cammino è stato per circa cinquant'anni. Lo si farà prioritariamente presentando le catechesi e gli scrutini della tappa Traditio, basati sulla mistificazione di Gv 9. Lo stesso Kiko definisce come "tempo del Cammino" e "immagine del Cammino" la sua interpretazione di Gv 9, una sequenza di manipolazioni del Vangelo che non ha simili nella storia dell'esegesi neotestamentaria: il criterio di presentazione, quindi, non è arbitrario -.        

Di seguito la prima parte della stringata sequenza di brani estrapolati dall'opera in questione di Lino Lista.


Storia del Cammino, delle approvazioni vantate e delle critiche ricevute. 
Il Cammino neocatecumenale: un cavallo di Troia nella Chiesa 
«Si tratta di un fenomeno molto triste e complesso. Per dirla apertamente: [Il Cammino Neocatecumenale] è un cavallo di Troia nella Chiesa. Li conosco molto bene perché per loro sono stato delegato apostolico per parecchi anni in Kazakhstan, a Karagandà. E ho assistito alle loro Messe e ai loro incontri, e ho letto gli scritti di Kiko, il loro fondatore, per cui li conosco bene. Parlando apertamente, senza diplomazia, dico che il Neocatecumenato è una comunità Protestante-Ebraica all'interno della Chiesa, che di cattolico ha solo la decorazione».
L'opinione sul fenomeno "molto triste e complesso", motivata dalla conoscenza che egli possiede del CNC, fu espressa da monsignor Athanasius Schneider nel corso di una intervista rilasciata nel marzo 2016 a Dániel Fülep del Centro John Henry Newman.

Coloro che non hanno approfondito la questione possono, a causa della martellante propaganda della lobby neocatecumenale e dei media cattolici che lo appoggiano, ritenere che il Cammino sia stato destinatario esclusivamente di lodi da parte di papi, cardinali, vescovi e sacerdoti. In realtà, e da decenni, non è così: le critiche alla dottrina iniziatica neognostica, alle prassi liturgiche che deviano dall'Ordinamento Generale del Messale Romano, alla consuetudine di sfigurare l'estetica delle parrocchie dove si insedia con le architetture, l'iconografia e gli addobbi creati dal fondatore Kiko Arguello, al rituale degli scrutini che violano il foro interno dei seguaci, arrivano da ogni dove e non soltanto da ambienti tradizionalisti. Ovunque il CNC si è introdotto, ha generato fratture con i credenti "non adulti nella fede". Proprio così: "non adulti nella fede"; basterebbe da sola questa locuzione svilente, con la quale i neocatecumenali definiscono i cattolici esterni al Cammino, a generare un inconciliabile contrasto.

L'arcano

Per lungo tempo il CNC si è diffuso agendo nel silenzio e nel segreto. Nel contempo, sin dagli ultimi anni '60 quando il movimento si insediò a Roma, il proselitismo del Cammino è stato attuato essenzialmente nelle parrocchie mediante esortazioni a partecipare alle prime quindici catechesi, sia con inviti formulati dagli amboni nel corso delle Messe sia con manifesti attaccati all'esterno delle chiese. Successivamente alla fase di proselitismo e dei quindici incontri (fase nella quale è massima l'apertura al prossimo dei neocatecumenali, un vero e proprio love bombing) già le neo-costituite piccole comunità vengono chiuse alla comunità parrocchiale più ampia. In coloro che accettano di proseguire nel percorso strutturato a gradi, infatti, è indotta la convinzione che occorra mantenere nascosti gli insegnamenti e le prassi dell'itinerario iniziatico neocatecumenale. È lo stesso Kiko, nel suo catechismo, a raccomandarlo varie volte: "Questo non dovete dirlo alla gente", "Non dite nulla di tutte queste cose". Il Cammino riferisce di rifarsi alle comunità cristiane dei primi secoli e il nascondimento delle attività viene motivato con il richiamo alla “disciplina degli arcani” (della cui esistenza, peraltro, mancano prove per i primi duecento anni di cristianesimo; per i tre successivi si trattò presumibilmente di prudenza dovuta alle persecuzioni e semplicemente di una formazione di tre anni dei non battezzati, ai quali non era consentito di assistere alla parte centrale della celebrazione eucaristica né di venire a conoscenza dei Sacramenti). In ogni modo, il riferimento al catecumenato primitivo appare fuori luogo giacché il movimento di Kiko Argüello si è sviluppato attingendo massimamente tra i cattolici praticanti, battezzati e comunicati. Il cosiddetto arcano del CNC, che non per caso concerne ogni aspetto del movimento, appare dunque funzionale più alla segretazione della dottrina e delle pratiche invece che al recupero di una disciplina delle origini, considerata dai più mitologica. Infine, in cauda venenum – una coda non mostrata nella fase di proselitismo e nelle quindici catechesi iniziali – la durata del Cammino neocatecumenale è di circa trent'anni!

Dal 1972 fino ai primi anni del terzo millennio i neocatecumenali hanno utilizzato un proprio catechismo, costituito da tredici volumi per migliaia di pagine, tutte sbobinate da registrazioni degli insegnamenti orali tenuti da Kiko e dalla cofondatrice Carmen Hernández. I contenuti di tali volumi (definiti mamotreti oppure Orientamenti alle équipe di catechisti) per quasi tre decenni non furono sottoposti ad alcun controllo di ortodossia da parte delle Congregazioni vaticane competenti. Anzi: dell'esistenza dei mamotreti – tradotti alla lettera nelle lingue dei numerosi Paesi dove il Cammino si andava diffondendo e imparati a memoria dai catechisti in ogni luogo – a lungo fu negata l'esistenza. Nelle intenzioni dei fondatori i mamotreti dovevano restare occultati: la facondia delle equipe di evangelizzatori neocatecumenali è stata sempre motivata con la costante illuminazione che lo Spirito Santo donerebbe loro. Dal 1997 al 2003 il catechismo neocatecumenale fu revisionato e corredato di note (correttive più che esplicative) dalla Congregazione per la Dottrina della Fede; le numerose eterodossie in esso contenute furono pesantemente corrette e in molti casi del tutto cancellate, un atteggiamento, quello delle Eminenze, che stride parecchio con la vulgata neocatecumenale che parla esclusivamente di “approvazioni”. Nemmeno le rettifiche alle numerose eterodossie dei mamotreti furono pubblicizzate; se non fosse stato grazie a dissenzienti romani di un livello alto, i quali ritennero giusto divulgare sia i mamotreti originali sia i revisionati, le correzioni della Chiesa ancora sarebbero immerse nel segreto [...].

Le confutazioni di ecclesiastici alla dottrina del Cammino […]

Daniel Lifschitz, un ex catechista neocatecumenale itinerante in vari Paesi esteri, in una sua biografia racconta un aneddoto tanto divertente quanto significativo.
"Una sera, mentre père Elie faceva visite ai suoi numerosi parrocchiani, preparavamo la catechesi dell’indomani nel suo salotto e, terminata la lettura – la conoscevamo già tutti a memoria e per me era diventata una gran noia – nascosi il mio mamotreto sotto il cuscino di un divano".
«Ecco, da dove da dove tirate fuori la vostra parlantina! Ora ho capito chi siete: siete tutti dei pappagalli!», ironizzò padre Elie dopo aver rinvenuto il tomo, con il quale si potevano spiegare la sapienza e l'unità di intenti degli evangelizzatori neocatecumenali, i quali parlano sempre a braccio.
Il testo dimenticato da Daniel sotto un cuscino è il medesimo che il Servo di Dio mons. Pier Carlo Landucci, teologo e autore di numerosi saggi che godettero di un'ampia diffusione, riuscì a ottenere e fotocopiare con uno stratagemma. In un ampio e dettagliato studio, mons. Landucci espose la "qualità negativa del movimento: il segreto, l’esoterismo".

"Non c'è alcuna posizione dottrinale o pratica cattolica che non sia gravemente deformata. Il tutto presentato con impressionante grossolanità e confusione teologica e biblica, congiunte all'ostentato atteggiamento di acuta riscoperta e di suggestionanti prospettive di personale, elitario impegno e sacrificio", scrisse mons. Landucci di quel catechismo che, oramai, pur essendo privo di ogni approvazione e correzione, era stato diffuso in migliaia di copie e nelle principali lingue.

Da mons. Landucci nei primi anni '80 fino a oggi numerosissime sono state, nel mondo intero, le prese di posizione avverse alla dottrina e alle prassi liturgiche ed extraliturgiche neocatecumenali. Non basterebbe un casellario a contenerle tutte. Nel tempo, da Bruno Foresti vescovo di Brescia all'arcivescovo di Firenze cardinale Silvano Piovanelli, dal cardinale dell'arcidiocesi di Palermo Salvatore Pappalardo all'arcivescovo di Westminster e presidente della Commissione Episcopale dell'Inghilterra e del Galles fino al vescovo di Takamatsu mons. Osamu Mizobe, dal vescovo di Clifton a monsignor Bommarito arcivescovo di Catania fino al cardinale Raymond Leo Burke Prefetto del Tribunale del Vaticano, decine e decine sono le autorità ecclesiastiche che hanno contestato il Cammino, talvolta sospendendone le attività. Negli ultimi mesi ciò è accaduto nell'isola di Guam e nella diocesi di Lancaster; a Guam l'inviato dal Papa arcivescovo Michael J. Byrnes ha bloccato per un anno la formazione di nuove comunità; sia a Guam sia nella diocesi di Lancaster (vescovo Michael G. Campbell) i neocatecumenali sono stati destinatari di lettere pastorali nelle quali si impone loro di celebrare l'Eucarestia conformemente all'Ordinamento Generale del Messale Romano. Nel settembre 2017 l’arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, presidente della Conferenza episcopale abruzzese e molisana, ha pubblicamente richiamato i neocatecumenali che avevano programmato le loro missioni evangelizzatrici senza richiedere l'autorizzazione del vescovo.

Tutto ciò, e tanto altro, è sempre stato omesso dalla propaganda del Cammino; nelle comunità locali, dove gli interventi critici e le prescrizioni non possono essere nascoste, le disposizioni pastorali sono state invece presentate come persecuzioni da parte di "faraoni" (in tal modo, nel gergo neocatecumenale, sono definite le personalità che disapprovano taluni aspetti del CNC).

Nell'elenco precedente, al fine di dedicargli lo spazio che merita, si è volutamente tenuto fuori il nome del sacerdote che maggiormente si è impegnato nella confutazione del CNC: il compianto teologo passionista Enrico Zoffoli. Anche padre Zoffoli potette leggere il primo tomo degli insegnamenti neocatecumenali solo perché gli era stato consegnato da un suo confratello, padre Vittorio Lucchetti, che ne entrò in possesso grazie alla solita sbadataggine di un catechista neocatecumenale che lo aveva dimenticato in una parrocchia. Fu l'analisi del volume "Orientamenti alla equipe di catechisti per la Fase di conversione” che sospinse padre Zoffoli a intraprendere una eroica battaglia contro la dottrina di Kiko e Carmen. Una battaglia che lo portò a essere rimproverato da personalità ai vertici della Chiesa. 


(fine prima parte - segue)

martedì 12 gennaio 2021

Storia di una colazione non fatta, di un borsellino miracoloso e di come Kiko si salverà l'anima

Leggiamo su Cruxsancta il seguente commento:

«Ricordo che i catechisti non perdevano ogni occasione propizia per magnificare l'austerità di Kiko che sbarca il lunario con non più di 300 euro al mese (tenendo conto del fatto che viene spesato di tutto, non vedo che merito ne abbia, ma lo dicevano sempre quando potevano).

Poi è stato lo stesso Kiko a uscire con la cavolata che ogni giorno dava 50 euro al poveretto all'angolo. E non dava di più perché non lavora e non ha sussidi (per quanto incassi, in sacchi molto neri).

È palesemente un miracolo che, senza spendere più di 300 euro al mese, possa dare 50 euro ogni giorno.

Il fatto è che, a dire cavolate, sono proprio imbattibili.»

Chiariamo subito che non è bello fare i conti in tasca a nessuno.

Però, dal momento che la dichiarazione della elemosina di 50 euro al povero ogni mattina recandosi alla Messa l'ha fatta proprio Kiko Argüello e l'ha diffusa via mail a tutti i catechisti del Cammino neocatecumenale perché venisse riferita a più di un milione di aderenti per invitarli a seguire il suo esempio di generosità, e dal momento che, allo stesso modo, la notizia sulla austerità di vita dello stesso Kiko, attraverso sempre i soliti canali, ha raggiunto sempre gli stessi utenti a livello planetario, ci corre l'obbligo di cercare di chiarire come possa avvenire questo vantato ennesimo plateale 'miracolo' del Cammino.

Diciamo subito che l'indole al risparmio del denaro (proprio) e il rapporto noncurante e generoso con il denaro (altrui) di Kiko Argüello ci viene raccontato in primo luogo da Carmen Hernández, che, già al primo incontro con il profeta delle Palomeras, dovette pagare il conto del bar e il taxi per il suo rientro a casa.

Lo stesso genere di risparmio personale e di fiducia nella "Provvidenza", ha sempre caratterizzato la missionarietà dell'Argüello.

Nella sua baracca infatti del Borghetto latino, in cui soggiornò nei primissimi tempi del suo arrivo a Roma, campeggiava la scritta: "Non darmi né povertà né ricchezza: fammi avere il cibo necessario".

È il suo concetto di ciò che è "necessario" che ci intriga...

Riportiamo qui un episodio raccontato da don Cuppini, il sacerdote che affiancò i due iniziatori proprio in quei primi anni di scorribande.

«Era il giorno della proclamazione di S.Teresa d'Avila "Dottore della Chiesa" ad opera di Paolo VI.

Quel giorno dovevamo vedere Mons. Morcillo, che per l'occasione era venuto a Roma. Kiko ed io dormivamo nella baracca al borghetto latino. Franco Voltaggio ci aveva lasciato una 600.

La mattina (era il 27 settembre 1970) vado a mettere in moto la macchina: ci avevano rubato la benzina! Avevamo 200 lire, quanto bastava per la colazione. Allora a Roma cappuccino e brioche costavano 100 lire. Ma andai dal benzinaio, con una bottiglia, a prendere un po' di benzina e quindi non facemmo colazione.

Mi ricordo che Kiko disse: "Il Padre ci tratta male questa mattina... ci deve una riparazione" (o qualcosa di simile).

Andammo a pranzo da Nunzio (allora abitavano in via dei Lucchesi); ad un certo punto arriva un fratello della comunità di S.Luigi dei Parioli e ci porta una busta a nome del Parroco. Sapeva che dovevamo andare ad Ivrea e ci mandava i soldi del viaggio. Quando salutammo Nunzio, anche lui ci diede dei soldi, che Kiko mise in tasca senza guardare. Quando guardammo i soldi, erano due biglietti da 100.000 (erano le prime banconote da 100.000 che io vedessi).

Mi ricordo che Kiko disse: "Ecco la riparazione!".

La sera, dopo l'incontro con Mons.Morcillo, andammo al cinema, una prima visione in via Veneto e poi a cena alla "Carbonara" a Campo dei Fiori.

Quei soldi servirono a Carmen per prendere l'aereo per andare da suo padre che stava male (quando fummo a Ivrea ci telefonarono che il padre di Carmen stava morendo).

Kiko non ha mai fatto del pauperismo.

Comunque, in quei tre anni, le entrate erano sempre aleatorie, ma abbiamo sempre viaggiato, mangiato, fumato (loro) senza nessuna preoccupazione»

Don Cuppini ribattezza Kiko

Ecco svelato l'arcano, il motivo occulto del palese miracolo della austerità di Kiko e, nel contempo, del fatto che giri con rotoli di monete in tasca, viaggi con il jet personale, pasteggi ad ostriche e non si neghi neppure il whisky in bar appena sveglio (cioè non prima di mezzogiorno): il 'Padre' di Kiko - sulla cui reale identità preferiamo non azzardare ipotesi, ma deve avere qualcosa a che fare con i cornetti - per quella colazione saltata il 27 settembre del 1970, ha pagato e sta pagando salato fino ad oggi per ogni iniziativa o capriccio del figlioletto spagnolo.

Naturalmente, tutto questo fiume provvidenziale di danaro, viene "mediante" (preposizione che ai neocatecumenali piace assai) il sacco nero, le buste, le offerte, le decime che i neocatecumenali fanno pervenire, dietro pressante e continua richiesta, perché non si fermi ciò che viene loro spacciata come "evangelizzazione".

Come dimostrato dall'episodio precedente, Kiko, essendo povero, non ha due borselli, ma ne ha uno solo: quindi, sia per le proprie necessità personali, sia per edificare la lussuosissima Domus, attinge allo stesso borsello, continuamente rifornito dai Pantaloni neocatecumenali, spinti in modo magico a ripianare quel debito che il 'Padre' di Kiko ancora non ha finito di pagare per quella famosa colazione saltata.

Per questo Kiko miracolosamente può dire con il salmista "nulla mi manca" pur essendo un modello di austerità e spendendo dai suoi miseri risparmi di disoccupato senza sussidio al massimo 300 euro al mese (forse il provento di una piccola pensione sociale dello Stato Italiano?)

"Sacra reliquia di san Kiko"
Rimane il dubbio amletico: per cosa spende Kiko questi suoi 300 miseri euro mensili? Per la casa no: solo le spese condominiali dell'appartamento davanti a San Pietro sono altissime, quindi per quelle sovviene il borsello del Cammino, come pure per i viaggi e gli spostamenti, le vacanze eccetera.

Colazione, giornali, pranzi, cene, vestiario e quant'altro sappiamo essere tutte a carico dei "maggiordomi" del Cammino, che a loro volta attingono le risorse dai soliti proventi dei salassati adepti neocatecumenali o da proprie fortune personali messe ai piedi del guru madrileno.

Le sigarette? Fumando più di un pacchetto al giorno, e considerando che Kiko fuma anche pregiati sigari, la spesa supera di gran lunga i 300 euro. E poi, non penseremo mica che i maggiordomi factotum non riforniscano regolarmente il nicotina-dipendente con idonee stecche della marca preferita e con profumati Avana?

Resta solo da ipotizzare che Kiko, per una volta nella sua vita, abbia detto la verità e che elargisca i suoi personali 300 euro proprio per le elemosine al povero con il carrettino che lo aspetta speranzoso sotto casa. 

Certo, non più di sei volte al mese, a colpi di 50 euro per volta. Ma d'altronde, siamo seri: quante volte andrà ad una Messa cattolica Kiko Arguello? Una o due volte la settimana sono già troppe.

E con questa elemosina, tratta dai propri soldi personali, di cui nessuno ha finora mai visto neppure il colore, Kiko forse si comprerà la salvezza dal Padre quello vero, non dal 'Padre' con i cornetti che gli sta ripagando principescamente la colazione perduta cinquant'anni addietro . 

Anzi, forse, nonostante questo grande sacrificio personale, Kiko non si salverà l'anima, almeno secondo i propri stessi criteri, per i quali chi si vanta dell'elemosina ne perde ogni merito; e lui se ne è vantato, eccome! 

Povero Kiko...

domenica 10 gennaio 2021

"In questa comunità stanno tutti troppo bene: l'unica soluzione è chiuderla": parola di presbitero neocat

Senza fuoco, la pentola non bolle


Scrive un commentatore neocatecumenale sul blog spagnolo 'Cruxsancta':

La verità è che in questo periodo di pandemia ci siamo riposati da lotte, divisioni, invidie e lotte.

Smettendo di andare in comunità, abbiamo trovato la pace. 

Il clima permanente con i fratelli purtroppo è di tensione e angoscia mese dopo mese: tutto è ipocrisia, tutto è lotte e inimicizie! 

Questo è ciò che accade in tutte le comunità, almeno da quanto siamo venuti a sapere dei fratelli delle altre comunità della Parrocchia. 

La peggiore tortura è la convivenza mensile: quando arriva il giro di esperienze ci devono essere litigi e confessioni pubbliche di peccati, devi far scoppiare il casino con tuo fratello, le coppie sposate devono parlare della nostra vita sessuale, i single devono confessare se si masturbano. 

Se questo non accade, significa che la comunità non sta camminando e men che meno il fratello (o sorella): la convivenza funziona solo quando scoppia la baraonda, secondo le assicurazioni dai catechisti. 

Il denaro pure è un altro problema, visto che c'è una costante insistenza nel contribuire con denaro; da un certo momento in poi le comunità sappiamo che devono pagare la decima e vediamo come questa sia una sofferenza per questi fratelli, non possono mai stare in pace, vivono sempre con il cuore stretto come in un pugno ... è terribile. 

È questa la vita cristiana? 

È un circolo vizioso in cui ci troviamo da 10 anni, ma questa pandemia ci ha aiutato a porci tante domande sul cammino neocatecumenale, sulla gestione che viene attuata all'interno di ogni comunità e sui suoi veri frutti. 

Tutto sembra indicare che ci si abitua a questo stile di vita all'interno della comunità, uno stile di vita che si fa credere sia lo stile di vita di una comunità cristiana; noi crediamo che sia così, ma la verità è che vivere così non fa bene, non è salutare. 

Gli unici che stanno bene e sono tranquilli e a loro agio sono i catechisti che ricevono tutto dai fratelli delle comunità che lavorano e lavorano, ma le équipe di catechisti non lavorano, si sostengono l'una con l'altra dichiarando che fanno il lavoro migliore che ci sia, evangelizzano! 

Ma, sempre ammesso che lo facciano, catechizzano per due ore alla sera e in questa pandemia non lo hanno fatto da 7 mesi! Sono forse Dio e la Chiesa a disporre che le équipe di catechisti neocatecumenali vivano senza lavorare sostenute dalle comunità e dai fratelli?

Ci colpisce la testimonianza di tutte le équipe di catechisti, dicono sempre che Dio provvede loro tutto, che non manca loro nulla! Ma tutto quello che ricevono proviene dalle comunità e dai fratelli e lo ottengono persuadendoli con la Parola di Dio. Sarà corretto tutto ciò?

In questo tempo abbiamo sperimentato l'amore e la pace di Gesù Cristo, ma i catechisti assicurano secondo loro che la vera vita cristiana consiste nell'avere, all'interno della comunità, scandali, peccati, divisioni, litigi, invidie egoistiche con i fratelli... tutto il resto non è che conseguenza dell'essere alienati o borghesi. 

Secondo però i Vangeli, le lettere di San Paolo e della Chiesa cattolica non è così.* 

Ci sbagliamo? Avranno ragione i catechisti? Perché davvero fanno sorgere dei dubbi! Soprattutto visto quello che dicono, e cioè che la vita del cristiano consiste nell'essere in mezzo a tutte quelle lotte, il resto è alienazione e noia. 

Ci dicono sempre: deve esserci un conflitto con l'altro, un litigio costante in comunità, perché solo così veramente viene fuori chi tu sia e cioè un peccatore... un cattivo...

Al punto tale che un presbitero, membro responsabile di una equipe di itineranti, ebbe a dire: "In questa comunità stanno tutti troppo bene: l'unica soluzione è chiuderla".

(dallo spazio commenti di Cruxsancta)


*1 Pietro 3,8 siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, umili. 

Ibid. 5,5 Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili. 

Galati 5,22 Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. 

2 Cor 10, 1 Io, Paolo, vi esorto per la mansuetudine e la mitezza di Cristo 

1 Timoteo 2,8 Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza polemiche. 

1 Timoteo 6,11 Ma tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza 

2 Timoteo 2,22-24 cerca la giustizia, la fede, la carità, la pace, insieme a quelli che invocano il Signore con cuore puro. Evita inoltre le discussioni sciocche e da ignoranti, sapendo che provocano litigi. Un servo del Signore non deve essere litigioso, ma mite con tutti, capace di insegnare, paziente, dolce nel rimproverare.

Col. 3, 12-13: Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi...

1 Cor 13,7-8 (La Carità) tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La Carità non avrà mai fine.

venerdì 8 gennaio 2021

"Cristiano la decima non ti compete." Appello perfettamente calzante per i neocatecumenali.


Introduzione di Valentina Giusti:

Nella galassia protestante pentecostale sono varie le chiese autonome, a volte singole comunità rette da un pastore padre-padrone che, sulla scorta delle disposizioni vetero testamentarie, pretende la oblazione della decima da parte dei fedeli.

Per questo motivo, a differenza della Chiesa Cattolica che la decima non si è mai sognata di chiederla, la problematica è molto sentita. E quindi molto più probabile trovare delle convincenti e complete argomentazioni in casa pentecostale contro la dazione della decima, che in casa cattolica, visto che il problema mai si è posto.

E questo, fra parentesi, è uno dei motivi per cui il Cammino Neocatecumenale ha difficoltà a diffondersi tra i cattolici dei paesi di cultura protestante che ben conoscono certi 'trabocchetti' pseudo-religiosi e sono più preparati a decodificarli e a neutralizzarli.

Proponiamo perciò la seguente esortazione di un predicatore pentecostale freelance (molto meglio di certi finti cattolici) dal titolo 

"Cristiano la decima non ti compete".

La decima, uno dei temi che più coinvolgono i credenti in un sistema che diventa di quasi schiavitù e di sfruttamento. In alcune denominazioni chi non paga la decima viene preso pubblicamente per un ladro o viene minacciato di maledizione. Se alcuni si trovano in disagio economico viene loro negato l'amore fraterno, vengono fatti sentire in colpa, non a posto con Dio perché non si prospera. 

Con corna e stola nera il PastoriKiko con il suo sacco nero.
Altri ministri che dal pulpito dicono che si vede se sei cristiano se paghi o no la decima perché si vede dov'è il tuo cuore. Vengono messi in campo stratagemmi, vengono presi versetti tolti dal contesto.
Si martella dal pulpito, si martella continuamente e in ogni occasione sul tema della decima. (Perché la decima garantisce delle entrate comunque fisse, della serie "pochi maledetti e subito".) 
Oggi la gente è arrivata a capire che in certe chiese il dio denaro vale più di Dio Onnipotente. Hanno cominciato a capire che alcuni ministri sono loro i veri ladri perché sono loro che stanno derubando i credenti, non i credenti che derubano Dio perché non possono permettersi di pagare la decima, o perché hanno compreso che Dio non pretende più la decima e quindi si limitano a dare una semplice offerta per come il cuore gli dice. (Si è arrivati al punto che l'attenzione maniacale verso la decima ha spinto alcune chiese a farsi dare i soldi in busta firmata, della serie "non sappia la tua destra ciò che fa la tua sinistra"... il pastore così può controllare, nel corso del tempo, i tuoi adempimenti. Se non hai pagato scattano i provvedimenti. Prima con le buone si cerca di farti capire che ne va della tua prosperità. Poi incominciano con le cattive e allora prendono il passo di Malachia "Dio ti maledice" cosa che oggi sotto la grazia non è assolutamente vera. Insomma, fanno impaurire i credenti.) 

Adesso andremo a vedere i passi che loro usano per giustificare l'imposizione della decima. li esamineremo, anche perché sono pochi i passi che parlano di decima. Vedremo che non sono relativi al nuovo patto inaugurato da Cristo, alla nuova legge di Cristo, sono relativi a una legge che è attualmente in vigore solo per gli ebrei ....  

Stiamo dando delle tariffe, stiamo dando una misura a una cosa che è diventata un fatto puramente di cuore sotto la grazia....

...Sotto la legge mosaica è cosa obbligatoria, sotto la legge di Cristo non è né facoltativa né obbligatoria. Semplicemente NON TI COMPETE.


La legge di Cristo non prevede la decima. Facciamocene una ragione. Ma a chi chiese Gesù la decima in tutto il suo ministero? Non riscosse decime né lui né i suoi apostoli quando erano con lui. Né i suoi apostoli dopo la pentecoste quando erano loro a reggere la chiesa e a portarla avanti. Non c'è un solo esempio pratico di qualcuno che predica la decima, che istruisce una sorta di istruzione né un solo esempio pratico di riscossione. Ah ma che dici fratello? Anche se la legge mosaica non c'è più, i soldi nella chiesa servono. Nessuno dice che non servono. Ma se Dio si fida di noi, del nostro cuore, se Lui è capace di suscitare in noi una generosità che ci metterà nelle condizioni di poter mandare avanti la chiesa, chi siamo noi per dirGli "non è vero!"? Questo si chiama incredulità. Noi non possiamo fare questi ragionamenti, noi siamo uomini chiamati a vivere per fede

Non possiamo ragionare in maniera così carnale, così umana, da uomini senza fede. Avere paura che la chiesa fallisca perché non c'è la decima. Ma stiamo scherzando!? Noi siamo fondati su Cristo, non siamo fondati sul dio denaro. Se ha promesso una cosa Lui la farà, ha promesso che provvederà per i suoi, provvederà per la sua chiesa. Fidiamoci di Lui!

Andiamo a leggere Malachia (3, 8-10)

Testualmente "L'uomo può forse derubare Dio? Eppure voi mi derubate. Voi dite: in che cosa ti abbiamo derubato? Nelle decime e nelle primizie. Nelle offerte. Portate tutte le decime nel tesoro, perché ci sia cibo nella mia casa. Poi mettetemi alla prova in questo, dice il Signore degli eserciti, vedrete se io non vi aprirò le cateratte del cielo, se io non riverserò su di voi tanta benedizione che non vi sia più dove riporla". 

Allora di solito viene artificiosamente usato questo passo per incutere timore. Voi state derubando, voi siete ladri. Questo passo fa parte della legge. Noi sotto la grazia non stiamo derubando nessuno. Questo è un affare tra Dio e coloro che sono sotto la legge mosaica, noi siamo una nuova creazione, noi non siamo ebrei. Ancora ci sono pastori che vivono nell'equivoco di confondere il cristiano con l'ebreo, di attribuire a cristiani promesse fatte esclusivamente ad ebrei o imposizioni fatte esclusivamente ad ebrei e intestarle a noi. Ora se voi siete di questi pastori io vi consiglio di dare subito le dimissioni perché voi siete ministri di Cristo e sotto la grazia se voi predicate la legge dovete avere la coerenza di dimettervi e di andarvi ad arruolare tra i rabbini che predicano la legge e così siete coerenti con i vostri insegnamenti. Ma un ministro di Dio, di Gesù Cristo, un ministro della grazia come fa a predicare la legge mosaica? Hai sbagliato ministero. Un poco di coerenza, un poco di sincerità. 

Se sei un rabbino, arruolati nell'ebraismo.  

Un altro passo - perché si dice che Malachia è il vecchio testamento ma anche nel nuovo si parla della decima - ti prendono... 

Matteo 23, 23 

dove Gesù dice "Guai scribi e farisei ipocriti, perché pagate la decima della menta dell'aneto e del cumino e trascurate le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia e la fede. Queste sono le cose che bisognava fare, senza tralasciare le altre." 

Ora si prende questo passo, sempre estrapolandolo dal contesto, facendogli dire cose che non dice. Perché qua Gesù sta parlando con scribi sottoposti alla legge mosaica cui competeva il pagamento della decima. Non solo ma Gesù sta parlando al passato, congedando questi uomini con la loro legge, sta preparando qualcosa di nuovo: Queste sono le cose che bisognava fare, non che bisogna fare. Questo non è un passo che ha valore per il pagamento della decima nel nuovo patto. Se questo passo viene letto con onestà questo è la pietra tombale sulla decima perché dice bisognava fare, non bisogna fare o bisognerà fare. Ma come tagliate la parola di Dio? Ma quali occhiali avete? Ma come si fa a fare una cosa del genere? Dovete dimettervi. Se voi tagliate la parola di Dio in questo modo disonesto dovete dimettervi e iscrivervi nella scuola rabbinica e fare la vostra carriera lì. Perché è assurdo che non siete fedeli neanche in queste cose minime. Figuratevi se uno non è fedele in queste cose minime. 

Prendete un versetto dove si parla a gente che è sotto la legge e me lo spacciate come un versetto che si può applicare a gente che vive sotto la grazia. 

Questa non è onestà, Ma che cuore avete? Ma l'avete ricevuto lo Spirito Santo? Ma siete mai stati convinti di peccato? Ma siete mai stati guidati nella lettura della Bibbia dallo Spirito Santo? Perché non si può essere così meschini. 

Ora se noi volessimo ancora di più approfondire i passi che loro usano per giustificare l'ingiustificabile dovremmo arrivare anche al punto di dire che i sacerdoti leviti a cui competeva il prelievo della decima avevano loro stessi il compito di andarla a prelevare, non potevano delegare un intermediario a incassare la decima attraverso seconde e terze persone...  

Ebook pratico per turare la bocca ai decimisti incalliti!
  

Vediamo a che paradosso andremo incontro se ancora insistiamo con questa decima! Ogni tanto qualcuno si sente in dovere di ricordarmi: Ma dov'è il versetto che abolisce la decima? Rispondo: Ma si abolisce qualcosa che è entrata in vigore! A noi mai è entrata in vigore. 
Ma che domande sono queste? Quando i fedeli ti fanno queste domande tu capisci a quale lavaggio del cervello sono stati sottoposti in precedenza, a quale indottrinamento. Loro vogliono la prova dell'abolizione. Ma voi dovete dare a me la prova dell'entrata in vigore.

Ecco cosa dice Paolo in  II Corinzi 9, 7 (perché Dio non ci lascia orfani e non ci lascia senza istruzione). Per chi è nato di nuovo, per chi è sotto la grazia, per chi è nuova creazione, non è ebreo,

"dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo non di malavoglia né per forza, perché Dio ama un donatore gioioso". 

Uno così tu non puoi umiliarlo dandogli una tariffa, dandogli una legge. Questo è meschino. Dio contraddice la decima col versetto di Paolo... Non dobbiamo dare la decima al di fuori della legge mosaica. ...  Ma oggi si punta a leggere versetti fuori dal contesto per accreditare la decima. 

Non si va nel vivo del discorso che è questo: Dio ha trasformato il dare a Lui il dare a Dio in un fatto privato. 

Ha tolto il potere a persone esterne al credente di poter esercitare un'attrazione di essere in balia  di qualcuno che va a sindacare su quanto dai e su quanto non dai. Che prima i leviti avevano il compito di misurare, di trascrivere, di darti quasi la ricevuta per poter essere a posto con Dio. 

Oggi il pastore non può andare a mettere il naso nella busta paga per controllare. Non può farti i conti in tasca perché questo potere è stato tolto all'uomo.

La vera novità nel nuovo patto è questa: Dio ti ha reso libero. 

Però ti ha anche responsabilizzato perché sta pure scritto che "chi semina scarsamente raccoglierà scarsamente". Questo non vale solo per le finanze, questo vale per tutto. Quindi se io posso fare del bene, dare, aiutare e non lo faccio, quello è un problema per me. Ma è un problema fra me e Dio.

Non c'è uno dall'esterno che è un ufficiale giudiziario che ha il potere di sanzionarmi o che si sente in diritto di avere qualcosa da me. 

Tutto questo è venuto a cadere sotto la grazia. Quindi la vera novità non è che non si paga la decima ma che non c'è più un uomo a cui io devo rendere conto di quanto do e quanto non do, ma io sono stato responsabilizzato direttamente da Dio. Adesso il discorso è tra me e Lui. Non è poco, guardate, è una novità eccezionale questa... Ho notizie di alcuni fratelli che dopo anni che erano incaricati nell'ambito della loro comunità e che non hanno dato più la decima - o perché hanno compreso il motivo o perché non l'hanno potuta più dare per la crisi economica - si sono visti togliere gli incarichi. Pagavano per poter  esercitare gli incarichi!

Sono stati messi in condizione di andare via perché tu con il tuo cattivo esempio sei una minaccia lì dentro per il loro sistema. Questa gente è stata buttata fuori. 

I pastori andavano buttati fuori, forse sono stati buttati fuori già da Dio stesso. 

Alcuni sono talmente carnali, talmente spenti, talmente dediti a fare prediche sui soldi che io mi chiedo se Dio non ha rimosso il candelabro in quelle chiese, se non ha rimosso proprio la connessione, se proprio non ha disarcionato questi pastori che ormai vanno per i fatti loro. 

Loro credono di avere il potere di gettare la gente fuori dalla chiesa per motivo di soldi... Se vi buttano fuori perché non pagate la decima rallegratevi (pensate se foste rimasti là tutta la vita, una chiesa che vi tiene solo per i soldi, solo perché pagate e se non pagate...).

Rendetevi conto che siete solo dei numeri. Loro hanno dei computer dove tengono scritto quanto rendete, appena non rendete più vi fanno la croce sopra: questo si ammala a me non interessa quello che gli succede. Non è giusto!

 
Riepilogo finale:


Sotto la grazia noi non paghiamo la decima perché non ci è comandato. Il precetto della decima rimane comunque valido per chi è sotto la legge mosaica. Le istruzioni che ci vengono date attraverso l'Apostolo Paolo è 

"ognuno dia ciò che ha nel cuore" chi semina scarsamente mieterà scarsamente

Quindi ognuno sia responsabile di se stesso. E' un atto di amore, di fiducia di Dio. Dio ci vuole maturi. Dio non vuole gente che ha bisogno del pastore che gli fa il calcolo, gli mette il naso nella busta paga, gli mette il guinzaglio. Se andate nella Genesi andatevelo a leggere: dominerai su tutto ma non su un altro uomo. 

E' questo che Dio ha fatto:

Ha visto che la legge mosaica metteva le gerarchie a dominare sui credenti e ha tolto tutto questo mercimonio, ha tolto tutto questo potere di abuso. Non siamo più alla mercé dell'uomo, siamo sotto la legge di Cristo. 

Sotto la grazia noi non paghiamo la decima. Non siamo maledetti se non paghiamo la decima. Va bene? 

... Rilassiamoci chiediamo a Dio di volta in volta di metterci nel cuore quanto dobbiamo dare, per il funzionamento dei locali di chiesa, per le bollette... Ma rimaniamo con le antenne dritte, senza che l'uomo venga a disturbare la comunicazione con Dio. Perché Dio può venire a dirti: Senti io ho bisogno che tu questo mese mi aiuti questa persona che non conosci. E io voglio che tu questo mese quello che devi dare tu lo dia a questa persona. Se tu fai oggi una cosa del genere il tuo pastore ti dice: ma tu non hai dato niente questo mese. Ma tu che ne sai le persone che Dio mi ha fatto aiutare questo mese? Vedete perché Dio ha tolto all'uomo il potere di chiederci conto, di venire a sindacare sulle nostre finanze? Perché poi si creano questi equivoci. Fratelli che si svenano per aiutare fratelli che sono in difficoltà, poi vanno in chiesa e il pastore li rimprovera perché questo mese hanno dato poco o non hanno pagato la decima, mentre loro hanno fatto quello che dovevano fare i pastori, perché l'apostolo Paolo lo dice loro: "ricordatevi dei poveri". E quando il povero viene umiliato insultato, gente che magari ha pagato la decima per una vita e si trova in difficoltà e la chiesa deve ora aiutare lui, viene commiserato. 

Fratelli non paghiamo la decima. La chiesa deve vivere per fede e se poi il vivere per fede non ci fa andare avanti e Dio vuole che la mia comunità chiuda, bene; perché una chiesa che non piace a Dio deve chiudere, non vive per fede deve chiudere. Molte chiese di oggi devono chiudere perché non stanno predicando il vangelo, stanno predicando il commercio e se si ritrovano senza soldi non è un caso. E' giusto che chiudano perché fanno solo danni. 

Devono rimanere in piedi le chiese che vivono per fede. Non tutte le chiese che imitano tutte sté pagliacciate, tutti stì intrattenimenti, stì spettacolini. 

Ma cosa dovrebbe fare Dio? Quello che sta facendo: Dio, gli sta facendo mancare il sostentamento del pane e loro sono costretti a inventarle sempre più grosse.  E più grosse le inventano più si mettono in difficoltà con Dio, fino al punto che chiuderanno. 

La chiesa non deve essere fondata sul denaro, ma sull'amore a Gesù Cristo. 

                                                           (da "Mondo Spirituale". Fonte segnalata da Lilly)

mercoledì 6 gennaio 2021

Appello ai neocatecumenali riottosi a tornare nelle salette dai microfoni di Radio Maria

Avevamo già appreso dai supercatechisti neocatecumenali spagnoli Julio e Isabel, responsabili di Nazione per il Porto Rico, che il documento "Tornare con gioia all’Eucaristia", scritto dal Cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ai Presidenti delle Conferenze episcopali sulla celebrazione della liturgia durante e dopo la pandemia del Covid-19, era stato interpretato ed utilizzato dalle gerarchie neocatecumenali come un cogente invito diretto ai neocatecumenali riottosi a tornare ad animare le salette, anche a rischio della vita, per dimostrare di avere dentro "la Resurrezione".
 
Agenda del protomartire neocat:
disponibile in tutti i Kiko-shop
Infatti il catechista Julio, coraggiosamente in presenza digitale su YouTube, aveva testualmente assicurato che il cardinal Sarah aveva mandato una lettera "alle Comunità" con l'invito a tornare a presenziare alle "celebrazioni del Cammino", aggiungendo poi che Dio aveva mandato il Covid proprio per testare se i neocatecumenali avessero fede e fossero disposti ad affrontare la morte pur di affermare la signoria di Kiko sulle proprie vite.
 

Queste alcune delle sue affermazioni: 
"Dio ha inventato la paura"; "Dio ha creato la paura"; "se non neghi la risurrezione, perché non vuoi essere infettato?"; "Dio ha fatto sì che, con questa pandemia, venisse fuori, diventasse visibile, quanta risurrezione ho dentro"; "la pandemia è stata come una radiografia in modo che tutti vediate quanta risurrezione avete"; "avete paura di andare in comunità? Hai paura della morte? Allora sei uno di questi che dice: Non esiste la risurrezione".
 
Concetto ribadito dallo stesso Kiko Argüello nel testo del suo annuncio di Natale in spagnolo, disponibile a tutti perché pubblicato addirittura sul sito ufficiale del Cammino, in cui ha asserito che "pecca gravemente chi salta le riunioni della comunità".
 
Sono passati i mesi, il livello di allarme per il virus, invece di scemare, è aumentato ed ecco che lo stesso appello viene ripetuto a tutti i riottosi fratelli del Cammino. 
In che modo? Vi chiederete. 
Attraverso un canale molto interessante e all'apparenza insospettabile: l'emittente Radio Maria.
Già avevamo chiarito che i palinsesti della benemerita emittente cattolica capeggiata dall'energico irrefrenabile padre Livio Fanzaga, hanno ospitato ormai in modo fisso rubriche tenute da personaggi di rilievo del Cammino Neocatecumenale, come Giosuè Voltaggio, rettore del seminario RM della Domus Galilaeae in Terrasanta e la storica Angela Pellicciari.
 
È di tutta evidenza ormai che il Cammino Neocatecumenale ha deliberato di usare gli strumenti mediatici che prima aborriva, come per esempio fb, YouTube e i social in generale, per raggiungere i propri adepti e far arrivare loro "La voce del Padrone".
 
Ci siamo già occupati di una tavola rotonda tutta neocatecumenale che la professoressa Pellicciari ha organizzato, sicuramente a beneficio degli ascoltatori del Cammino, per trattare l'argomento della loro santità, della persecuzione subita anche all'interno della Chiesa come fu perseguitato san Pio, del loro essere uguali alle prime comunità cristiane e quindi pronti al martirio per la fede e dell'essere il 'piccolo resto' che conserverà la fede mentre la Chiesa è preda della grande apostasia degli ultimi tempi.
 
Domenica scorsa 3 gennaio 2021 invece la tavola rotonda condotta dalla Pellicciari verteva sul tema "Covid, lockdown e conseguenze", e gli invitati erano rappresentanti del mondo cattolico conservatore, tra cui spiccava il braccio destro di Kiko Argüello, delegato per i rapporti con la Santa Sede, don Ezechiele Pasotti, della cui figura ci siamo occupato più volte sul nostro blog per la sua collaborazione alla stesura degli Statuti, nella redazione dei Diari postumo della Hernandez, per la sua dichiarazione, in contrapposizione al desiderio espresso da Papa Francesco, che il Cammino Neocatecumenale non ha bisogno di stilare delle Linee Guida contro l'abuso, per i suoi libri e la sua collaborazione alla Bibbia Unica.
 
L'energica professoressa Pellicciari, alla quale non si può certo imputare il difetto della ipocrisia, durante l'intera durata della trasmissione radiofonica si è occupata di "tiranneggiare" i propri ospiti per indurli a dichiarare l'inutilità e la dannosità dei provvedimenti di lockdown.
 
Con Ettore Gotti Tedeschi, primo ad intervenire, addirittura c'è stata una scaramuccia quando l'illustre esperto di finanza si è rifiutato di sottostare ai diktat della conduttrice e di fornire sicure profezie di disastro economico a breve termine a causa del lockdown.
 
Più morbido è stato l'approccio con lo psicologo Roberto Marchesini, collaboratore della NBQ, che ha elencato una serie di studi sugli aumentati livelli di ansia e di disturbi del sonno nei ragazzi fino ai 18 anni di età, e con Luigi Amicone, direttore di Tempi, cui la Pellicciari ha confidato le preoccupazioni per le conseguenze del lockdown negli anziani per il fatto che, impediti nella propria libertà e negli affetti familiari, avrebbero potuto accettare di buon grado l'offerta della dolce morte tramite eutanasia.
 
Citando gli studi di Kurt Lewin sulla manipolazione di un singolo inserito nel gruppo trova modo di infilarci un detto di un grande esperto in materia, il suo "catechista Kiko": "quando si vuol cambiare il brodo, si cambia l'acqua" (Angela ricorda male: Kiko voleva cambiare i pesci cambiando l'acqua). E lui l'acqua la cambia continuamente, ai pesci rossi del Cammino! E poi afferma candidamente: "ci sono persone con sete di potere che vogliono imporre le proprie idee sugli altri" (!!!).
 
In conclusione questa la tesi della incoercibile conduttrice: il lockdown non servirebbe a salvare la vita agli anziani più esposti al virus ma addirittura ad affrettarne la morte, quindi sarebbe un male assoluto, più letale sicuramente dello stesso Covid 19. Incidentalmente, la Pellicciari informa di esserselo già preso, il Covid, senza manifestare alcun sintomo, ha "solo" un polmone danneggiato.
 
Dopo questi "antipasti", il pezzo forte arriva con don Ezechiele Pasotti. Il presbitero neocatecumenale legge la lettera inviata dal Cardinal Sarah alle Conferenze episcopali che invita a celebrare nuovamente le Messe nelle chiese con la presenza dei fedeli, lamentando che ad essa non è stato dato seguito.
 
Ma davvero? A noi non risulta. Ci risulta invece che dal 18 maggio dell'anno scorso tutte le Chiese sono state riaperte al culto con la presenza del popolo, seppur in numeri contingentati: l'invito di Sarah, in Italia, è stato accolto dalla CEI e mantenuta la possibilità di accedere alle Messe anche in queste Festività natalizie pur essendo proprio quelle soggette a regime di stretto lockdown.
 
Ci sorge invece il dubbio, che via via diviene certezza, che l'invito a partecipare al culto di don Ezechiele Pasotti, presbitero neocatecumenale a tempo pieno e a tutto tondo, non sia rivolto ai cattolici e non riguardi le Messe Cattoliche ma sia rivolto ai neocatecumenali e riguardi le cosiddette celebrazioni neocatecumenali, cioè tutti i vari appuntamenti infrasettimanali, del sabato e/o ritrovi domenicali in cui i fratelli si devono riunire per fare comunità e manifestare "l'amore di Dio" e che prima "erano via Zoom" (particolare che la Pellicciari si fa sfuggire e che  ci fa capire che proprio di neocatecumenali si sta parlando); da non saltare perché altrimenti si "commette peccato" (questo lo ha detto Kiko, ricordo, nell'Annuncio di Avvento spagnolo).
 
Naturalmente, non poteva mancare la critica alla Messa parrocchiale e alla distribuzione del Corpo di Cristo tenendo conto delle regole sanitarie in periodo di pandemia: secondo Pellicciari essa ha "aspetti ridicoli" come la distribuzione del Corpo di Cristo "con le pinzette" e le mani che si "sfregolano" con il gel. Evidentemente è meglio che a "sfregolarsi" sia il Corpo di Cristo, come è d'uso - e abuso - nelle salette neocatecumenali.
 
I commenti finali dei due veterani del Cammino neocatecumenale riguardano la critica a chi induce le persone al timore (immotivato?) togliendo loro la libertà, il richiamo all'Obbedienza, che nella lettera del Cardinal Sarah è esclusivamente da prestare alla Chiesa ed ai Vescovi, non certo ai catechisti o presbiteri neocatecumenali, e l'invito ad imitare l'eroismo dei primi cristiani che hanno affrontato morte e martirio.

La trasmissione, durata quasi due ore come tutte le celebrazioni neocatecumenali che si rispettino, per l'attento orecchio dei neocatecumenali si conclude così: il cardinal Sarah ha detto che "è necessario che tutti riprendano il loro posto nell'assemblea dei fratelli", ha detto di "obbedire", quindi tornate nelle salette! Il Covid è sovrastimato, il governo è incapace, il lockdown fa morire, meglio a questo punto affrontare la morte come i primi cristiani andando in comunità.
Sembrava di sentir riecheggiare le parole di Julio e Isabel: chi non va in Comunità e ha paura della morte, non ha la resurrezione dentro, non è  un buon cristiano.
 
Per chi vuole  farsi un'idea personale, la trasmissione è ancora disponibile nel sito di Radio Maria.
 
Chiudiamo infine con le ultime frasi della lettera del Cardinal Sarah, per rimetterci un po' al mondo dopo tanta cortina fumogena.
 

«La Chiesa continuerà a custodire la persona umana nella sua totalità. Essa testimonia la speranza, invita a confidare in Dio, ricorda che l’esistenza terrena è importante, ma molto più importante è la vita eterna: condividere la stessa vita con Dio per l’eternità è la nostra meta, la nostra vocazione. Questa è la fede della Chiesa, testimoniata lungo i secoli da schiere di martiri e di santi, un annuncio positivo che libera da riduzionismi unidimensionali, dalle ideologie: alla preoccupazione doverosa per la salute pubblica la Chiesa unisce l’annuncio e l’accompagnamento verso la salvezza eterna delle anime. Continuiamo dunque ad affidarci con fiducia alla misericordia di Dio, a invocare l’intercessione della beata Vergine Maria, salus infirmorum et auxilium christianorum, per tutti coloro che sono provati duramente dalla pandemia e da ogni altra afflizione, perseveriamo nella preghiera per coloro che hanno lasciato questa vita, e al contempo rinnoviamo il proposito di essere testimoni del Risorto e annunciatori di una speranza certa, che trascende i limiti di questo mondo.»