lunedì 12 aprile 2021

Verso l'apertura della causa di beatificazione di Carmen Hernandez. Ma i neocatecumenali possono chiedere miracoli?

 

Siamo arcistufi delle continue ostentazioni provocatorie di chi viene a sbandierare la prossima ventura canonizzazione di Carmen Hernandez dandola per certa mentre non è affatto scontata. Con l’intima soddisfazione di farci il più grande dispetto e la sfrontatezza di poterci finalmente intimare di non mancare di rispetto ad una che è già santa e che fra poco anche la Chiesa riconoscerà tale. 

Precisiamo che non siamo né angosciati né trepidanti. Allo sconcerto iniziale che ci ha colti alla morte di Carmen per l'immediata rivendicazione illecita del titolo di santa, alla legittima ribellione anche solo all’idea del profilarsi di una simile assurda ipotesi è seguita una pacata attesa degli eventi futuri. Rassegnazione? Forse anche. Una cosa è certa: solo chi vivrà vedrà. Noi sinceramente non riteniamo possibile la canonizzazione di Carmen Hernandez. Anche se nulla più ci meraviglia nella Chiesa di oggi. 

Intanto continueremo nella nostra opera. Ognuno ha la sua da compiere… finché è giorno! Nessuno ci impedirà di testimoniare, di raccontare la nostra esperienza.

 

Si sono bevuti questa, se le bevono tutte

Registriamo, dall’Annuncio di Pasqua 2021, la conferma temporale: 


Ascensión: Un’altra cosa e termino: il 19 di luglio si aprirà, se Dio vuole, la causa diocesana, la diocesi di Madrid aprirà la causa di beatificazione di Carmen Hernandez (applauso dell’assemblea)

Kiko: E a me niente? Niente, io devo lavorare! Bene, fratelli. 

Ascensión: La prima biografia autorizzata di Carmen deve uscire all’inizio dell’estate, allora sarete contenti perché sarà bello conoscere la sua vita. [pag.18]

(ndr. grazie Ascen, ben arrivata! Noi la conosciamo da sempre!


Quando l’hanno espulsa dall’istituto missionario in cui si era formata per otto anni, Carmen racconta di aver fatto a Barcellona la sua prima esperienza della Pasqua: dalla morte alla vita. Confrontandosi col Crocifisso ebbe questa infusione: “Anche io sono crocifissa in nome della legge”, “In nome della legge mi uccidono”. La povera martire!  Anche lei, come Kiko d’altronde, carmencentrica. Invece di contemplare l’Amore, ha sempre contemplato solo se stessa autocommiserandosi e per questo era soggetta a frequenti crisi depressive, altro che deliqui mistici! Che poi sarebbe interessante conoscere i veri motivi della sua espulsione dalla Congregazione, alla vigilia della partenza per l’India, altro che essere “uccisa in nome della legge”! Lì martire delle “leggi” a suo dire (delle regole ferree della Congregazione Missionaria che  lei stessa aveva scelto) e dopo di Kiko per tutto il resto della sua vita. Povera martire! Carmen Hernandez “santa di categoria superiore” vergine e martire e evangelizzatrice dei popoli.


 

 

La notizia serpeggia da tempo. Nell'Annuncio di Pasqua 2021 ne danno conferma. Chi poteva dubitare che perdessero anche un solo minuto di tempo? Allo scadere dei cinque anni richiesti, partiranno alla carica e questa volta nessuno li ferma.


Si sono preparati ed è già un bel pezzo che fanno incetta di miracoli, grazie e segni... Tutto è ben accetto per bombardare il Vaticano con carichi da 90. I Neocatecumenali, si sa, son gente che fanno sempre le cose in grande! Dimostreranno che il nome di Carmen percorre tutta la terra, santa superiore, santa universale.


Un meccanismo strano si è innescato nel Cammino dalla sua morte, il 19 luglio del 2016. Qualcosa di anomalo fino a quel giorno nell’esperienza di cui con Kiko è stata iniziatrice. Di inedito e di inimmaginabile in un simile contesto tanto ben definito nella sua scarna essenza di rivisitazione e riattualizzazione della chiesa primitiva nuda e cruda e che non conosce santi canonizzati ancora, né li riconosce (in realtà dove non si delinea neanche il ruolo essenziale della Santa Madre di Dio). 

Un’esperienza che, a sentir loro, è libera da ogni “orpello” che successivamente si è sovrapposto e stratificato ai danni di quell'essenza di cui rivendicano di essere i soli riscopritori e garanti. Impegno primario di Carmen come di Kiko: ripulire tutto e tutto cancellare in un sol colpo con duemila anni di Storia e Tradizione della Chiesa. 

Tutto è basico nel Cammino, ridotto all’osso. Come il legno della croce. Dicono loro e si vantano! Si torna alle radici, si torna alle origini, si torna al cuore pulsante. 

E’ da dirlo, interpretando i loro pensieri che trasfondono nei seguaci di cui anche io ho fatto parte, che per costoro ogni altra esperienza nella Chiesa non vale nulla, tutto è etichettato come “religiosità naturale”, se non si passa per il Cammino. Tutto il resto non è Fede, non è essere uno con Dio. Le pratiche pie ti alienano soltanto e non servono a un bel niente. 

Mica possono pretendere di paragonarsi alle “consegne” dei neocatecumenali! Che ti consentono “nella concretezza” di procedere nel “cammino di fede” che è l'unica "riscoperta" del Battesimo! Nel Cammino sei tu e il Signore che ti chiama e che ti parla, senza altri intermediari che non siano i tuoi kikatekisti/profeti/ispirati! 

Al bando, dunque, santi e beati e statue nelle cappelle laterali delle nostre Chiese, offerti alla venerazione dei comuni fedeli e Chiese completamente stravolte dalla nuova estetica neocatecumenale che non prevede alcun accenno alla venerazione dei santi o a qualche devozione consolidata nella Tradizione Cattolica. Via tutto questo ciarpame!

 

 Leggiamo e restiamo sbigottiti. 


Ma ecco che, d'improvviso, il giorno dopo la morte di Carmen, o il giorno stesso, tutto cambia e una domanda sorge spontanea: Com’è possibile che si sia data una simile trasformazione? 

No, i fratelli delle comunità MAI avrebbero avuto un simile ardire. Se è partito a razzo e con tanta enfasi tutto questo delirio idolatrico, è perché Kiko in persona ha dato la stura e lui stesso ha dato il via alle danze cambiando improvvisamente copione (nulla può essere cambiato nel Cammino se egli non lo vuole). 

Kiko ha esordito dicendo: “Vi comunico una grande notizia: Carmen è salita al cielo. Alleluia, Alleluia”. Ha continuato esortando: “Pregate la nostra “Santa di categoria superiore”. E questi tonti dei camminanti sono tanto imbecilli che neanche una domanda si son posti; niente di niente. E un minuto dopo son partiti sull'onda dell’obbedienza. Neanche un minuto di sgomento. Un chiedersi: “Ma cosa è successo?” “Com’è che ora possiamo inginocchiarci? Ora possiamo pregare perfino una che fino a ieri era ancora tra noi? Quando mai abbiamo potuto pregare i santi?” 

Forse hanno pensato infondo: “Evviva! Ora possiamo chiedere anche noi i miracoli! Che Dio, per mezzo di Carmen ci cambi finalmente la storia nella quale dovevamo a tutti i costi “entrare” senza mai tentare Dio e senza mormorare! Che Dio, per intercessione di sanCarmen, guarisca i nostri cari, ci dia lavoro, salute e ogni bene. Urrah, non dobbiamo più “salire” sulla nostra crocegloriosa, né “entrare” in essa…. Almeno per ora! Finché “dura quest’Oggi”

Rivolgetevi a lei, alleluya!

 

 

Ed è così che i fratelli si sono scatenati e hanno invaso il cielo di preghiere di ogni genere. Legittimati dalla stessa raccomandazione dei catechisti. Non è parso loro vero: poter fare, finalmente, le stesse preghiere che fanno tutti i religiosi naturali per ottenere cose concrete e tangibili, ma soprattutto documentabili (che è ciò che a Kiko interessa più di tutto).

Perchè poi, sia ben chiaro, bisogna di pronto dare riscontro, chè al più presto si deve mandare tutto il dossier a Roma, per avallare la canonizzazione anche in terra di colei che in cielo è già santa, senza ombra di dubbio! (Kiko dixit). Sì, fratelli, ora potete! Approfittatene tutti. Coraggio!



Ma a questo punto insorge un grosso problema: 

Gli scrutini ai vari passaggi dovranno assolutamente cambiare tenore e dovranno adeguarsi. 

Perchè se uno non accetta la sua croce, da ora in poi potrà sempre dire al suo catechista:

“E’ un anno e più che chiedo a Carmen che mi levi questa “spina dal fianco”. Che mi tolga questa malattia, che cambi mia moglie, che apra la mente a mio figlio o al mio capo sul lavoro…..” “Io non ce la faccio più!” “Ma qui non succede niente, e io allora ho pregato più forte, io non mi rassegno! Mi alzo la notte a grido a lei a sanCarmen, così come VOI mi avete comandato di fare, e grido con insistenza…”. 

 Oh come vorrei sentire i kikatekisti/kikopappagalli telecomandati cosa rispondono a queste belle e sentite esperienze! Quando si accingono, come al solito, a fare “discernimento”! 

Mi auguro per loro che abbiano a portata di mano il cellulare, col numero di Kiko impostato. Facendo finta di dover andare in bagno potranno sempre chiamarlo per chiedere lumi sul come uscire da questo imbarazzo, da una simile situazione incresciosa! Se esiste un modo per salvarsi la faccia e la reputazione. E come fare per salvarla anche a lui, con tutto quello che è scritto nero su bianco nei mamotreti. Poichè catechesi ed esempi di scrutini riportati, a questo punto, son tutti da ripensare e riscrivere. 
La cosa è fin troppo chiara. E allora che li rifaccia lui, Kiko Arguello.

Carmen mosaico calpestabile

Essere l’Iniziatore/superstite: che sventura! Ma intanto è lui il profeta e il maestro, colui al quale "è stato ispirato il Cammino Neocatecumenale". Ma Oggi dio (il suo dio) "gli ispira una cosa diversa"!

Per nulla al mondo vorrei srare nei loro panni! Tempi duri si profilano all’orizzonte. Che venga alla ribalta vergognosamente tutta la loro incoerenza. Ma, forse o senza il forse, questo è solo un sogno, una pia illusione. Tanto i fratelli son tutti tonti, quelli che permangono in cammino, ma tonti proprio! Non c’è da nutrire alcuna speranza! 

Intanto noi che ne siamo usciti per sempre e abbiamo conservato il ben dell’intelletto, vogliamo continuare a ragionare. Dell’impatto - inevitabile - del comando diramato a tutti gli adepti da Kiko e dagli itineranti di avvalersi, per ogni loro necessità sia morale che materiale, dell'“intercessione” di Carmen (per ottenere miracoli).  

Udite! Udite! Una rivoluzione copernicana è in atto all'interno delle "piccole comunità" kikiane.

Qui parliamo dell'impatto sugli scrutini esistenziali che vengono fatti ad ogni tappa, dal secondo scrutinio in poi. Con tanto di esempi concreti di kikian/discernimento riportati nei mamotreti e seguiti scrupolosamente dai kikopappagalli addestrati a kikatekisti. 

E dunque vi è da dire che non può essere più giustificato un approccio pragmatico ai fatti, alla storia che è “parola di Dio”, al “salire sulla croce”... se no scappi dalla tua realtà e tenti Dio... “non la mia ma la Tua volontà sia fatta”… A questo punto sono solo chiacchiere.

Visto che ora, quando ti trovi in faccia alla croce, puoi invocare la Carmen perchè tutto, di pronto, si volga in tuo favore o perchè tu e i tuoi cari non si abbia più a soffrire alcun male! 

Presumiamo che, con tali premesse, tutto il racconto dei fratelli agli scrutini prenderà di sicuro tutta un’altra piega. Verranno esposti - come sempre - i fatti concreti di croce ma anche tutte le suppliche di liberazione rivolte a Carmen saranno ben esposte. 

A questo punto il fratello ci terrà a precisare che egli ha gridato a Carmen notte e giorno non per un moto spontaneo dettato dalla paura di soffrire,  ma in perfetta obbedienza ai catechisti come si addice al neocatecumeno perfetto

Siamo ormai su un piano puramente spirituale e di fede adulta, chi può dubitarne? 

Importante sarà poi comunicare anche il più piccolo riscontro da parte di Carmen dal cielo al Centro Neocatecumenale di appartenenza, che a sua volta provvederà tempestivamente all’inoltro dei "miracoli" ricevuti al Tribunale per le cause dei santi.... 

Si trattasse pure di qualche grazia molto piccolina o da considerare ininfluente. Tutto fa brodo! Poi glielo spiegheranno loro alla prima occasione ai fratelli che non sono stati esauditi, grazie al “discernimento ispirato” di cui sono dotati, il perché il miracolo per alcuni di loro non è avvenuto. 

Indicheranno come interpretare in verità questo “imprevisto”

Come va letta questa storia di "non ascolto" da parte di una santa “di categoria superiore” tanto misericordiosa! Sveleranno l'arcano del perché tu non sei stato ascoltato da Carmen, mentre quello di quell’altra comunità, sì... Non c'è nulla da temere!

Infatti è arcinoto che tutto ha un senso per il neocatecumeno fedele al cammino, importante che il catechista lo illumini. 

Se poi, come sembra più probabile in questa spinosa questione, l'arcano è troppo arcano, possono sempre importi di stare alla storia "senza pensare", "passare alla fede" senza capire: Abramo, Abramo, Abramo sei tu!

 

Giobbe e i tre falsi amici
Non ci si accusi di cinismo. Noi ben sappiamo che grande mistero avvolge la vita di ogni uomo sulla terra, sotto molteplici aspetti. Giobbe insegna. Mentre nell'estenuante ricerca di spiegazioni, introvabili e ardite, si rischia di finire non con la fede di Giobbe, che Dio stesso loda ed apprezza, ma con gli astrusi discorsi dei tre perfidi amici (l'equipe dei kikatekisti discernenti che ardiscono sottoporre i neocatecumenali a scrutinio) che, invece di alleviargli le pene, aumentano il suo dolore oltre ogni limite. E Dio stesso, alla fine, li condanna.

E' 'Kiko che sa tutto lui' che, nella pretesa di fare il profeta dei popoli, finisce per mettersi con le sue stesse mani in questi pasticci e imbrogliarsi come pulcino nella stoppa

In conclusione, all’obbedienza a tutte le preesistenti consegne del cammino: 

Fare il Cammino in presenza rispettando il "tripode" con tutte le celebrazioni e preparazioni, e convivenze; Ottemperare alla decima e agli invii... fino alla morte...

...Se n'è aggiunta un’altra: 

Chiedere miracoli a Carmen Hernandez. 

 

Sapendo per tutto quanto che non obbedire ai catechisti è peccato mortale.

sabato 10 aprile 2021

L'educazione dei figli: un'esperienza all'interno del Cammino Neocatecumenale

Vorrei condividere alcune mie osservazioni e la mia esperienza fatta in circa 27 anni di Cammino neocatecumenale sulla famiglia e sui figli, soprattutto rivolte a chi questo movimento non lo conosce e magari è capitato qui per caso.

In primo luogo, in tutti gli anni di Cammino, non ho MAI, e dico MAI, sentito nulla sull'educazione dei figli. Mai, mai e poi mai.

La cosa potrebbe non sorprendere pensando che i due fondatori/iniziatori non hanno avuto figli (e potremmo dire, per fortuna di quegli eventuali poveretti, visti i caratteri estremamente superbi, egocentrici e psichicamente non poprio equilibrati dei due soggetti).

In realtà, pensando a tutte le migliaia di volte che avrò sentito pronunciare la parola "famiglia" negli anni di Cammino e alle ugualmente numerose volte che ho sentito dire che il Cammino "ricostruisce" le famiglie, sostiene le famiglie, che per il Cammino la famiglia ha un ruolo di primo piano, ecc. ecc. ecc., la cosa (cioè l'assenza di una qualsivoglia catechesi, convivenza, passaggio, parola sull'educazione dei figli) sorprende eccome.

Ma non è casuale.

Per il Cammino infatti, più che la famiglia, conta l'apparenza della famiglia, e soprattutto conta il numero dei figli: più ne hai, meglio sei visto, perché hai prodotto più potenziali aderenti al movimento.

Se poi te ne occupi oppure no, se parli con loro, cerchi di educarli, trascorri del tempo con loro, tutto questo non importa.
L'importante, dicono, è "trasmettere la fede ai figli".

Questo significa non realmente "trasmettere la fede", ma portarli in comunità, fare le lodi con loro ogni domenica mattina, far fare loro le catechesi a 13 anni, obbligarli a seguire il Cammino, ecc. ecc. Se una persona ha fede in Dio, non ha bisogno di tutti questi orpelli, obblighi e pratiche esteriori, i figli "respireranno" la fede nel modo di agire e di vivere del genitore.

In secondo luogo, nel Movimento Neocatecumenale i figli vengono sempre (sempre) dopo gli impegni del Cammino (con forse la sola eccezione di lauree, battesimi [rigorosamente a Pasqua], comunioni e matrimoni).

Se mai qualcuno chiede ad un catechista se può rinunciare ad un incontro, catechesi e simili, per stare con i figli, sicuramente non riceverà risposta positiva. Ho conosciuto molti figli di famiglie del Cammino, famiglie con un numero di figli generalmente compreso fra i cinque e i dieci, in particolare in cui i genitori facevano i catechisti e tutti, senza eccezioni, anche quelli che non avevano preso strade di devianza e avevano vite più o meno "normali" (mi scuso per il termine approssimativo, ma altro non mi viene), tutti ne avevano risentito, tutti avevano la convinzione che il Cammino avesse nei fatti "sottratto" loro i genitori e la vita familiare che avrebbero dovuto avere.

Addirittura, nei casi di coppie di "catechisti" con molte comunità, in alcuni periodi dell'anno fra gli impegni con la propria comunità e le catechesi e i passaggi delle altre comunità, trascorrevano fuori casa praticamente tutte le sere. Per non parlare dei molti fine settimana via da casa per convivenze varie. Quale bene della famiglia può perseguire un movimento che porta i genitori a trascurare in questo modo i figli? Per me nessuno, anzi. Di fatto l'intenzione è rendere l'intera famiglia dipendente e succube del Cammino.

In terzo luogo, negli anni di Cammino ho osservato un ampio spettro di comportamenti, diciamo negativi, nei più giovani (escludo i ragazzi educati e corretti che nel Cammino ci sono, ma sono una minoranza): dall'immaturo, al fragile, allo strafottente al moralmente riprovevole, al microcriminale.

Senza pretendere di spiegare le ragioni di tali comportamenti, quello che mi ha sempre colpito è stata l'assenza del mondo degli adulti.

I genitori sembravano non vedere e non volersi rendere conto, anche quando venivano loro riportati fatti precisi; i "catechisti", per evitare potenziali conflitti con i genitori dei ragazzi, tacevano su tutto il fronte, riservandosi magari di fare delle osservazioni di carattere generale su certi tipi di comportamenti sbagliati al successivo incontro con la comunità, osservazioni che ovviamente cadevano nel vuoto.

Gli unici che cercavano si star vicino ai giovani più "problematici" erano alcuni loro coetanei, magari più sensibili degli altri.

Non so nulla però del post-Cresima, cioè non so se in quel contesto magari i padrini riescono a stabilire un dialogo con i loro "figliocci" e ad avere una qualche funzione educativa.

Per concludere, sottoscrivo in pieno quello che scrive Bruno, che le persone che non mollano i loro figli al Cammino non sono viste bene. Io per questo ero infatti decisamente malvisto. Le volte che mi è capitato di dire ai "catechisti", durante scrutini o incontri, che avevo l'impressione che i molteplici impegni del Cammino mi facessero sottrarre troppo tempo ai miei figli, mi sono sentito rispondere con parole che mi hanno raggelato, che cioè i miei figli erano la mia croce. Ovviamente non è mai stato così, anzi. I figli sono un tale dono di Dio che pensarli come "croce" è diabolico.

Quanta cattiveria ci può essere in una persona che pensa che i figli che lui/lei ha volontariamente concepito (per grazia di Dio) siano la sua croce?

Non so darmi una risposta.


(da: Porto)

giovedì 8 aprile 2021

Non è "Lercio". Ovvero: la comunione neocatecumenale per asporto della Pasqua 2021

Per poter fare la Santa Comunione in tempi di coronavirus, il giornale satirico "Lercio" nel 2020 aveva annunciato, in un articolo dissacrante e paradossale, una convenzione tra la Chiesa e "Just Eat" (servizio di ordinazione e consegna pasti).

“Il fedele che vorrà comunicarsi la domenica, durante la Messa, potrà seguire in tv la funzione, previa chiamata a Just Eat per il servizio di consegna ostie. Gli sarà recapitata a casa l’ostia già transustanziata nell’attimo esatto in cui il sacerdote annuncia il momento dell’eucaristia: in quell’istante, alla porta si presenterà il rider di Just Eat gridando ‘Qualcuno ha detto Corpo di Criiiiistooooo!’, e il fedele potrà portare a termine regolarmente il sacramento”

Questo il trafiletto del giornale satirico.

I neocatecumenali sicuramente si sono ispirati a "Lercio". O "Lercio" ai neocatecumenali. Chi può saperlo? 

La cosa certa è che, per la Pasqua 2020, Kiko ha messo per iscritto, nei sussidi per la celebrazione della Veglia Pasquale nelle case, la versione neocatecumenale della comunione tramite servizio take-away. 

Questo il testo: 

Se i Vescovi (o i Parroci) danno la possibilità di ricevere la comunione sacramentale (portata precedentemente da un ministro straordinario), dopo il Padre nostro si canta o si recita l’Agnello di Dio, poi il capofamiglia distribuisce la comunione dicendo ad ognuno: - Il Corpo di Cristo 

E se anche i Vescovi non autorizzavano, la Pasqua scorsa, in pieno lockdown, sappiamo che 'Dio ha fatto questa eccezione' per i neocatecumenali.

Sembra un titolo di Lercio, invece è una dichiarazione di una catechista del Cammino neocatecumenale. 

 

E per la Pasqua 2021? L'Annuncio di Pasqua non riporta istruzioni esplicite per i 'porta pizze' del Cammino, ma Pezzi, raccomandando di usare gli stessi sussidi 2020 per i riti nelle case, negli effetti ripropone il sacrilegio di portarsi a casa il Corpo di Cristo sotto le specie delle particole consacrate con le quali, al momento stabilito, il capofamiglia comunica se stesso ed i familiari.

Sappiamo che i catechisti della Parrocchia Bonne Nouvelle a Parigi, che erano presenti all'Annuncio di Pasqua di Kiko a Roma il 14 marzo, avevano organizzato, tramite il parroco, la consegna delle particole consacrate, anche se poi le indicazioni, presenti sul sito, non sono più state riportate.

Quindi, chissà in quante famiglie cattoliche, anche quest'anno in cui le Messe comunque si celebrano e quindi è possibile fare la Comunione, è stato compiuto, su indicazione dei catechisti e responsabili internazionali del Cammino neocatecumenale, questo atto sacrilego.

Noi proponiamo solo un'immagine.

E non l'abbiamo trovata su  "Lercio".

 

Nota bene: Secondo quanto è possibile constatare dalle immagini, si tratta di una comunione take-away con il capofamiglia che si auto-comunica e comunica i familiari avvenuta nella notte di Pasqua 2021 nel corso dei riti domestici in una famiglia neocatecumenale peruviana.

I responsabili delle varie nazioni in cui il Cammino è diffuso (quindi anche del Sudamerica e del Perù) erano presenti agli Annunci di Pasqua di Kiko del 14 e del 19 marzo scorsi, da cui hanno preso le specifiche direttive di cui abbiamo già  ampiamente parlato.


martedì 6 aprile 2021

Ma perchè devono mentire sempre?

L'arcano è carattere distintivo del Cammino Neocatecumenale. Tra un arcano e l'altro, una cosa non la dicono, una la nascondono, l'altra ancora la falsificano. Rarissimo sentire uscire dalla loro bocca qualcosa che corrisponda al vero.

Per questo sono scontati. Noi, che troppo bene li abbiamo conosciuti, ogni volta che li leggiamo o li sentiamo parlare, comprendiamo al volo il come e il perchè. Servizio alla verità e giustizia anche questo! 


Kiko impegnato ad autoritrarsi

In uno dei comunicati diffusi in questi giorni, in seguito alla notizia della positività di Kiko Arguello al COVID, ci hanno colpito alcune cose.  

Ma, prima di ogni altra considerazione, ecco il testo dell'articolo. 

Papa Francesco prega per Kiko Argüello, l’iniziatore dei Neocatecumenali ricoverato a Madrid per Covid 

Una settimana fa la scoperta della positività al virus. Asintomatico fino a ieri poi, la febbre e i sintomi di una polmonite. Da qui il ricovero presso un ospedale di Madrid. 

di Easy TV Redazione Madrid 1 aprile 2021 
 
Da quanto si è appreso, Papa Francesco, questa mattina, è stato informato sulle condizioni di salute dell’iniziatore del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, 82 anni, ricoverato per Covid in un nosocomio della capitale spagnola, e segue con apprensione la degenza ospedaliera assicurandogli la sua preghiera. 
Secondo il comunicato diffuso questa mattina dai centri neocatecumenali di Madrid e Roma, ai catechisti itineranti e agli appartenenti al Cammino, lo spagnolo Kiko Argüello «una settimana fa è risultato positivo al coronavirus. Nei giorni scorsi non ha avuto febbre ed anche l’ossigenazione era buona. Ma ieri mattina si è svegliato con 38,2 di febbre e con un principio di polmonite». 
I medici, che lo stanno seguendo, dinanzi a questo quadro clinico, hanno consigliato il ricovero presso un ospedale attrezzato per l’assistenza e le cure. 
Lo scorso 14 marzo, da Roma, in collegamento streaming Kiko Argüello, Padre Mario Pezzi e María Ascensión Romero, l’equipe internazionale del Cammino Neocatecumenale, hanno tenuto il consueto ‘Annuncio di Pasqua‘, riportato alle quasi 22mila comunità sparse nei cinque continenti. 
Per l’occasione Kiko si era presentato in un  buono stato di salute, molto sereno ma «stanco – aveva detto –di essere ancora in terra e desideroso di andare in Cielo. La vità è un passaggio! – aveva continuato – Dico con tutta contentezza e allegria: me ne vado», e citando una poesia di Tagore: «’me ne vado da ogni parte’, perché nel Cielo c’è tutto. Me ne vado, non so se tra un mese, 15 giorni, 7 giorni o un anno, quando Dio voglia». 
Al momento non si hanno ulteriori notizie sulle condizioni di salute dell’artista e catechista spagnolo. 
Da parte di Padre Mario e Ascensión c’è l’invito alla preghiera: «Invitiamo tutti i fratelli, in questi giorni Santi del Triduo Pasquale a pregare per lui, per intercessione di Carmen (Hernández Barrera , co-iniziatrice, morta il 19 luglio 2016, ndr), perché possa superare questo momento critico e tornare a celebrare con noi la Santa Pasqua».
Tante volte, negli incontri internazionali vocazionali per i giovani, Kiko ha sempre incoraggiato tutti, compresi noi giornalisti, con le parole: «Coraggio fratelli, Dio ci ama!». Memori di quelle belle parole piene di speranza e di fiducia sentiamo di dirgli: «Coraggio Kiko, sii forte!».
(Incidentalmente notiamo che il Papa non ha fatto dichiarazioni sul ricovero del fondatore del CN, ma ne è solo stato informato.)
 
I kikos sono già pronti
per santificare il guru


Prima di tutto, Kiko viene ricordato come artista e poi come catechista: "Artista di León", "pittore e catechista spagnolo".
Fa specie che venga prima l'artista e pittore e poi il "catechista"; neanche iniziatore o fondatore. Questo lo si dà per scontato. Chi non conosce Kiko Arguello?
Ma se salta subito alla mente ciò che egli era prima della sua "vocazione", sta a significare che non ha mai rinunciato a nulla di se stesso. 
Kiko si è sempre raccontato così. E avesse almeno narrato di essere "un" artista, egli molto spesso si è vantato di essere un "grande artista", ogni volta che ne ha avuta l'occasione.

Ma la cosa che ci preme far rilevare  è la seguente: si rende conto in questo stesso comunicato che:

"Lo scorso 14 marzo, da Roma, in collegamento streaming Kiko Argüello, Padre Mario Pezzi e María Ascensión Romero, l’equipe internazionale del Cammino Neocatecumenale, hanno tenuto il consueto ‘Annuncio di Pasqua‘, riportato alle quasi 22mila comunità sparse nei cinque continenti."

Dei due annunci presenziati e condotti da Kiko si ricorda solo quello del 14 marzo tenuto a Roma, più lontano nel tempo rispetto a quello di Madrid del 19 marzo. (E' legittimo chiedersi il perchè).

Si precisa poi che l'annuncio è stato tenuto in "collegamento streaming"

Questo non è vero. 

Kiko ha fatto l'Annuncio di persona e in presenza, con le Comunità e gli Itineranti che hanno potuto raggiungere il luogo convenuto (come già avevano fatto in Quaresima).
Lo stesso Annuncio è stato replicato, come di consueto, a Madrid (il 19 marzo) e con le medesime modalità: chi poteva in presenza, chi no via streaming.

E nella medesima maniera l'Annuncio è stato riportato nelle varie Zone dagli Itineranti che, anche in dispregio delle "zone rosse", si sono spostati per fare l'Annuncio in presenza nei vari capoluoghi della loro Regione (come pastori che vanno per radunare le pecore disperse!). 
Essi hanno riunito tutti quelli che era possibile convocare; i restanti hanno seguito su piattaforma, come si può agevolmente riscontrare dagli innumerevoli annunci apparsi in questi giorni su You-Tube (e che oggi riscontriamo puntualmente rimossi).

Queste strane alterazioni della realtà, una data dimenticata e la modalità stessa dell'annuncio fatto, secondo il comunicato neocatecumenale, rigorosamente  NON in presenza, non sono casuali.

Anche perché chiunque potrebbe chiedersi perchè ci hanno tenuto tanto a precisare che Kiko si è recato da Madrid a Roma e da Roma a Madrid (anche se, lo ribadiamo, stranamente nel comunicato si parla solo di quello antecedente di Roma) per fare due annunci in streaming

Poteva farli da casa sua! Avrebbe corso meno rischi lui e avrebbe esposto gli altri a minori rischi. O no?

Facciamo notare, prima di passare alla spiegazione del perché di tali false informazioni, questo passaggio intenzionalmente riportato nel medesimo comunicato:

Per l’occasione Kiko si era presentato in un buono stato di salute, molto sereno ma «stanco – aveva detto – di essere ancora in terra e desideroso di andare in Cielo. La vità è un passaggio! – aveva continuato – Dico con tutta contentezza e allegria: me ne vado»
Arcano Mayor

E qui vorremmo sgomberare il campo da eventuali illazioni e strumentalizzazioni postume. Non è la prima volta che Kiko esordisce così.
In realtà sempre egli dice che desidera morire presto... che il morire è  certamente migliore. 

Lo faceva già tanti, tanti anni fa, quando anche io ero lì, ad ascoltarlo. 
Questo solo per chiarire che non può essere ritenuta una eventuale profezia.

Quindi ricapitolando: l'articolo di fattura neocatecumenale  del 1° aprile contiene  lo scoop di grande effetto: l'artista e catechista Kiko, di 82 anni, aveva previsto pubblicamente la sua malattia e pure la sua probabile morte.

E infatti si annuncia che è ricoverato in ospedale con la polmonite dopo una settimana di positività al Covid.
Chiunque, leggendo, potrebbe dire: ma che profeta è  costui? Fa conferenze affollate in presenza a Roma e Madrid - ricordiamo la data: 19 marzo - e subito dopo, qualche giorno di tempo per il tampone, risulta positivo al Covid e, dopo un periodo di una settimana  da asintomatico, il tracollo e la polmonite.

La normale conclusione sarebbe: il profeta se l'è cercata! 
E non solo: con sé ha messo in pericolo molte altre persone, visto che in tali incontri molti avranno contratto la malattia o ne sono stati messi a rischio.


Ecco perché nell'articolo  si dice che gli annunci  sono stati fatti non in presenza ma solo in streaming -prima bugia- e -seconda bugia- ci si 'dimentica' la data del 19 marzo di Madrid. 

Ma le bugie hanno le gambe corte.  

Infatti:

Tornando alla positività di Kiko al COVID riscontrata nell'ultima settimana del mese di marzo, basta fare due conti per capire che, molto probabilmente, Kiko si è infettato proprio andando in giro a fare annunci di Pasqua, incurante dell'allarme alto di contagi e delle rigorose chiusure disposte dalle autorità in tutti i vari paesi europei e non solo.

Egli, durante questi mesi così difficili, a questa stessa leggerezza ha invogliato tutti gli itineranti (e gli itineranti, a loro volta, tutti i fratelli dipendenti da loro) con le sue catechesi insistenti ma, prima di tutto, con l'esempio.

(Anche se è pure da dire che Kiko, per quanto ha potuto, e mentre gli itineranti comunque continuavano a presidiare i territori loro assegnati, si è segregato da subito a Madrid, dove è rimasto rinchiuso in qualche suo rifugio segreto per la gran parte del tempo da che il COVID impazza nel mondo).

Kiko si è recato fisicamente a Roma e a Madrid per l'Annuncio di Pasqua, come sempre ha fatto, incurante del pericolo, proprio per farlo in presenza. 

Ma intanto ci tengono molto a precisare, chiaramente mentendo, che lo ha fatto esclusivamente via streaming

E il più bello è che loro stessi forniscono la prova delle loro bugie. 

Dal testo linkato dell'Annuncio si può prendere visione dell'elenco delle comunità e degli itineranti che hanno seguito via streaming e di tutti quelli che invece hanno seguito in presenza.

Si copia qui di seguito, dall'inizio dell'Annuncio, la parte delle "presentazioni" che ci interessa. 

Concludendo che a Kiko tutto questo assembrarsi, per una volta, gli è costato molto caro.

(Se qualcuno può fare la stessa cosa con l'Annuncio di Madrid gli saremo grati.).

 ANNUNCIO DI PASQUA

Roma, Fraterna Domus 14 marzo 2021

Kiko:
Buona sera a tutti, coraggio! Alla battaglia, siamo disposti ad entrare in battaglia.

Preghiamo.
−Preghiera iniziale e invocazione allo Spirito Santo.

Faremo un incontro breve e sostanzioso e dopo, contenti, andiamo a casa. A voi piace ascoltarmi, ma a me piace poco parlare. Per prima cosa ci presentiamo, rapidamente. Sono contento di vedervi, vedere come vi siete invecchiati.

−Presentazioni

Sono presenti 

le nostre comunità di Roma: 

1 SS. Martiri Canadesi
2 SS. Martiri Canadesi
1 S. Francesca Cabrini
2 S. Francesca Cabrini
1 S. Luigi Gonzaga
2 S. Luigi Gonzaga
1 Natività
2 Natività

le équipes itineranti di:

Italia

Lombardia
Piemonte eScandinavia
Triveneto ePolonia
Udine, Gorizia e Trento
Liguria
Marche -Abruzzi e Malta
Umbria
Roma eLazio
Rettore e Formatori Srm Roma
Seminaristi
Presbiteri Di Roma
Campania -Molise
Campania 2
Campania 3 Irpinia
Puglia Basilicata e Albania
Puglia Salento
Calabria e Sicilia
Calabria 2
Sicilia 2
Sardegna 

Europa:

Svezia e Danimarca
Germania e Olanda
Germania 2
Olanda 2
Svizzera Tedesca
Slovenia -Croazia -Serbia-Macedonia -Bosnia –Montenegro
Turchia -Grecia

Africa:

Rwanda
Ghana
Congo
Benin -Togo
Centro Africa
Sud Africa

Asia:

India -Sri Lanka -Pakistan –Nepal
Filippine
Myanmar
Cina
Manciuria

Seguono in Streaming

le nostre comunità:

1 S. Bartolo in Tuto di Firenze
1 S. Bernardo di Ivrea
1 Bonne Nouvelle di Parigi
1 S. Honoré d’Eyleau di Parigi

le equipes di:

Emilia Romagna
Gran Bretagna
Francia Nord -Belgio -Lussemburgo
Francia Sud -Svizzera Francese
Austria
Ungheria
Ceca, Slovacchia
Kazachstan -Siberia
Lituania -Lettonia -Bielorussia
Russia-Georgia -Estonia
Ucraina
Romania -Rep. Moldavia

Le Equipes Itineranti di:

Africa
Asia
Australia
Alcune Nazioni Dell’America.

Fine della copia. 

Fa impressione il fatto che non ci sia proporzione tra i presenti (la maggioranza assoluta) e gli assenti (una minoranza) e molto interessante è anche notare le mille provenienze degli assembranti

Per quante cautele abbiano potuto adottare, è molto probabile che il povero Kiko non sia stato il solo ad essersi contagiato.

In questo tempo tutti i neocatecumenali sono stati deformati dagli insensati appelli ad un falso "eroismo" in nome della santa causa comune, che altro non è se non sconsideratezza.

La sconsideratezza ha contraddistinto dal primo giorno della pandemia i loro comportamenti. E solo loro sanno quante vittime veramente essa ha mietuto... ..."via streaming"!

A cominciare dal primo focolaio di Vallo della Lucania in Campania, con morti e feriti in gran numero. Ma, come al loro solito, hanno abilmente depistato da sè l'attenzione, a TUTELA DEL BUON NOME DEL CAMMINO, facendo ricadere, senza scrupoli, la responsabilità su un sacerdote che non ricopriva alcun ruolo organizzativo. Facendo pagare il conto come sempre a un innocente.
 

A quando, il prossimo bagno di folla?

  "Hai la vita dentro, non ce l'hai?"  

Uno dei mantra coniati da Kiko, per incitare a correre incontro alla morte senza paura. 

L'importante è tenere in vita la comunità... se no muore la fede dei fratelli. 

Questo dicono e ripetono, quando la verità è un'altra.

Sono loro che rischiano di morire (di estinguersi), senza le comunità riunite, e per ciò stesso più facilmente controllabili e gestibili, non hanno più nessun futuro davanti e si giocano la loro stessa sopravvivenza!
 

Una ultima postilla: 
Si vede, dall'elenco delle comunità che hanno seguito l'annuncio, la prima comunità della parrocchia Bonne Nouvelle di Parigi: quella che ha organizzato la comunione per asporto con tanta coscienziosità.
Domanda: cosa hanno detto veramente Kiko e Pezzi nell'Annuncio di Pasqua?
Quali sono state le loro esatte disposizioni, prima della raccomandazione finale 'celebrate la Pasqua COME POTETE?'   (da: Valentina Giusti

Ma tu guarda quante scoperte in un colpo solo! 

Comune denominatore come sempre: fare le cose di nascosto e mentire; mentire e fare le cose di nascosto.

In tutto questo - sia ben chiaro - che di cuore auguriamo a Kiko lunga vita. Come siamo certi che sarà.

domenica 4 aprile 2021

Là sarà una strada maestra, una via che sarà chiamata la Via Santa (Isaia 35:8).

La locuzione "Santo, santo, santo" emerge due volte nelle Sacre Scritture, una nell'Antico Testamento (Isaia 6:3) e una nel Nuovo (Apocalisse 4:8). In entrambi gli eventi l'espressione viene intonata da creature celestiali.

Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria!”.

Il Signore degli eserciti è santo, santo, santo, riempie la Terra, è gloriosamente santo. Lui è santo, santo, santo.

Non svalutiamo la passionalità del rinnovo contenuta in questa dichiarazione. Non era abbastanza per il serafino dire “Dio è santo”. No, il serafino ha dovuto ripetere la parola “santo” tre volte per rendere nel miglior modo possibile la profondità e l’ampiezza della santità di Dio.

Anche Kiko avrebbe utilizzato l'espressione racchiudente il trino reiterarsi del termine "santo" per descrivere Carmen - che è il suo alter ego e quindi lo rappresenta - se ciò non avesse palesato con precisione la sua disonestà, così ha optato per un messaggio per metà criptico che stimola la fantasia della sua gente: "santa di categoria superiore".

Quindi una 'santità' - quella che il cammino ha cucito addosso alla Hernández - che la separa da tutte le altre creature e che la eguaglia a Dio (chiaramente si tratta di una menzogna che degenera in una bestemmia degna del più infido: satana). 

Secondo Kiko Carmen è distinta da una santità superiore che ricopre uno spazio morale che nessun altro ha mai occupato prima e perciò non c’è esperienza, o riferimento o cornice che possa far comprendere chi lei sia, perché non c’è niente come lei. Quindi è lecito, secondo lui, mistificare le documentazioni che la riguardano per ottenere l'ufficialità di questa agognata santità.

Il mamotreto spagnolo dell'annuncio di Pasqua (fatto a Madrid il 19 marzo 2021), riporta un aggiornamento circa la pretesa di canonizzazione della cosiddetta 'santa di categoria superiore': 

ASCENSIÓN: E ricordo che quando a Carmen fu chiesto dove fosse la forza del Cammino, disse: "Nella Pasqua, nella Pasqua e nell'Eucaristia". Bene, presto, grazie all'impegno di alcuni fratelli guidati da Charlie, che ha lavorato molto, si potrà aprire la parte diocesana della causa di beatificazione di Carmen Hernández. A luglio. E all'inizio dell'estate, in primavera, speriamo che venga pubblicata la prima biografia autorizzata di Carmen, che sarà molto bella e  saremo felici di sapere tante cose su Carmen, di quel suo spirito che ci ha insegnato tanto, uno spirito pieno di libertà e amore per Cristo, che più lo si conosce, più lo si ama.

Ecco perché dico: chiedete aiuto a Carmen! Carmen ci ha molto amati e ci ha donato la sua saggezza, ma dal cielo, essendo viva, vuole continuare ad aiutarci. Ecco perché ripeto: “chiedetele aiuto!”, Ma non dimenticatevi di scriverlo; perché conta molto per la Causa. Charlie ha detto che ci sono già più di mille grazie concesse, mille cento.

Mettiamo in calce l'esortazione centrale: "chiedete aiuto a Carmen ma non dimenticate di scriverlo". Vien quasi da ridere dinanzi a tanta incertezza. Loro stessi stentano a credere che Carmen possa effettuare dei veri miracoli, quindi limpidi e verificabili che non necessitano di concentrazione estrema e di appunti accurati.

Essi spronano in tal senso perchè le minuziosità fanno numero e consentono il raggiungimento delle 1100 'grazie' ed oltre volte ad impressionare i competenti. Siamo alle solite, non potendo contare sui fatti effettivi ripiegano sui numeri stratosferici. 

  • La predicazione di Carmen si condensava in questo pensiero: "Il battesimo neocatecumenale lo dà la comunità al termine del cammino, l'eucaristia neocatecumenale è attuata dalla comunità, il perdono dei peccati lo dà la comunità neocatecumenale. NO HAY VIDA CRISTIANA SIN COMUNIDAD!!!" -

- KIKO: Charlie, dicci qualcosa. 

Devozione dei neocatecumenali
inginocchiati al mausoleo di Carmen
CHARLIE METOLA: Abbiamo già superato le 1100 grazie, che ci hanno scritto via e-mail, ma nei libri con le firme presso la tomba di Carmen in seminario, non ci sono solo richieste, in quei libri, ora il quinto libro è a posto, firmano i fratelli che sono passati dalla tomba di Carmen per pregare, sono passati circa 35.000 fratelli e hanno fatto richieste scritte, ma ci sono anche grazie concesse da Carmen. Sono passati fratelli da più di settanta paesi diversi, vescovi, sacerdoti, intere comunità, intere famiglie ...

Come sempre preponderano i numeri; quote suscitate da una predicazione mirata e costruita appositamente da Kiko. 

Essendo persuasi della santità della leader, i pellegrini kikiani si recano sulla sua tomba per ottenerne delle grazie. A questo punto affiora con drammaticità, e non senza un certo orrore, l'apprensione per l’anima di Carmen passata all’eternità. Infatti, avendo lei aggredito gravemente, fintanto ch’era in vita, il fine espiatorio e propiziatorio del Sacrificio eucaristico c’è da chiedersi chi, tra i suoi fratelli e sorelle di comunità e sostenitori destinerá delle Sante Messe di Suffragio per la sua anima? Chi chiederà perdono per le sue colpe e i suoi peccati dal momento che nel sentimento collettivo generale del contesto è già considerata una “santa”?

- La diocesi sta aspettando, tutto è quasi pronto, come ha detto Ascension, quando saranno compiuti i cinque anni, e sarà il 19 luglio 2021, dal giorno successivo, o in una data che voi deciderete, la petizione ufficiale per l'apertura del causa, che si chiama deposito del "libello di supplica", il documento  dell'istanza di apertura della causa. Ma dobbiamo dimostrare che c'è la fama di santità, dovremo mostrare le 1300 o 1500 grazie che avremo allora. Dovranno essere mostrati i libri delle firme; ci chiederanno necessariamente una biografia, ci chiederanno le opere inedite di Carmen che stiamo già ultimando di raccogliere, terminandole, e ci chiedono anche una lista di testimoni, il testimone numero uno sei tu, Kiko

KIKO: Dei testimoni 

CHARLIE: Davanti a un tribunale ecclesiastico. Inoltre, tu sei già un testimone  che per l'età è detto "Ne pereant", che significa: "in modo che la tua testimonianza non perisca". KIKO: Quindi non posso ancora morire. 

CHARLIE: Esatto, non puoi morire, devi aspettare un po '. E Mario è il secondo. C'è una lista, è una lista segreta. Viene costituito un tribunale  con un giudice, uno o due notai.

Questa volta è Kiko a doversi barcamenare tra i 'fatti concreti'. 

Infatti davanti al Tribunale i testimoni sono chiamati a riferire fatti concreti sull’esercizio, ritenuto eroico, delle virtù cristiane, e cioè delle virtù teologali: fede, speranza e carità, e delle virtù cardinali: prudenza, giustizia, temperanza, fortezza, e delle altre specifiche del proprio stato di vita. Un'indagine che metterà a dura prova Kiko che non potrà disquisire di meri numeri, ma dovrà dimostrare nell'effettivo le sue asserzioni. Questa volta toccherà a lui tentare (inutilmente) di superare il crudele scrutinio. 

Il malessere di Carmen era evidente e perlopiù si risolveva in un atteggiamento spietato a discapito dei più deboli. I suoi discorsi pubblici sono costellati di errori dottrinali che minano la sostanza e la ricchezza intrinseca della verità, scanditi da un ritmo angoscioso ed una tonalità vocale disturbante. I suoi elaborati scritti, constatabili perché in parte resi pubblici, sono dannosi per la spiritualità del neocatecumeno. 

Insomma, Carmen era un'operaia fraudolenta, travestita da apostolo di Cristo, che ha predicato "un altro Vangelo" cercando di allontanare i credenti da un'esperienza di fede biblicamente autentica. 

Senza ombra di dubbio gli sbagli insiti nel suo "insegnamento teologico" e nella sua produzione intellettuale, genereranno notevoli ripercussioni sul tentativo di apertura di una causa di beatificazione in suo favore.

- KIKO: Per la canonizzazione? 

CHARLIE: Le cause hanno quattro fasi. La prima è quando riceve il titolo di "serva di Dio", e questa, se Dio vorrà, alcuni di noi potranno vederla. 

Dopo aver consegnato tutti i documenti, le testimonianze vengono prese dal popolo, viene creata una commissione storica e ci sono anche alcuni censori teologici, che devono vedere tutto quello che ha detto Carmen se è teologicamente corretto.  Terminata questa fase, tutta la documentazione sarà inviata a Roma, poi allora Carmen potrà essere chiamata: “serva di Dio”. Sebbene sia consuetudine che quando inizia la causa possa già essere dato questo nome, non ufficialmente, ma può essere dato.

Quando Roma accetta ciò che è stato fatto qui a Madrid, e la Congregazione vaticana per le cause dei santi dichiara le virtù eroiche, allora siamo  al secondo passo, e può essere chiamata: "venerabile". 

In seguito, è necessario dimostrare che uno degli straordinari favori e grazie ottenute per intercessione di Carmen mausoleod a davvero "un miracolo", che non ha alcuna spiegazione scientifica. Questa è la terza fase e lei si dichiara “beata”. E  nell'ultima fase, che richiede un altro miracolo, è "santa".

Kiko è frettoloso, la canonizzazione è solo l’ultimo gradino di una scala che ne presuppone altri. Ma lui è abituato ad ottenere ciò che desidera e dà incautamente per scontata la realizzazione dei suoi progetti. 

Anche l'amico Charlie è precipitoso a voler denominare Carmen "serva di Dio". Poiché è chiamato servo di Dio il fedele cattolico di cui è stata iniziata la causa di beatificazione e canonizzazione e loro si ritrovano ancora in una fase preliminare che non garantisce assolutamente nulla. Chiaramente vogliono renderla "serva di Dio" sbrigativamente perché dà il sentore di una ufficializzazione della quale abbisognano per darsi credito, dato che comunque gli azzardi nominativi sono sorti sin dal principio con la famosa denominazione: "santa di categoria superiore".

L'obiettivo della prima fase della causa è spesso quello di verificare l'eroicità delle virtù, ovvero la disposizione abituale a compiere il bene con fermezza, continuità e senza esitazioni. E di seguito scopriamo quali sono, secondo Kiko e Charlie, le 'virtù eroiche' della molesta Carmen. 


- KIKO: Due miracoli, uno per Beata e uno per Santa. 

CHARLIE: E il miracolo per dichiararla santa deve avvenire dopo la beatificazione. Non è valido prima, deve avvenire una volta avvenuta la celebrazione della beatificazione. 

Sarà una causa molto voluminosa per la documentazione. Da Carmen abbiamo raccolto, tra ciò che ha detto e ha scritto, 16.000 pagine. 

KIKO: Voglio dire. Il fatto che sia necessario un miracolo è dimostrare che è viva in paradiso. 

Canto dei bambini durante
la tristissima veglia pasquale
'riscoperta' da Carmen
CHARLIE: Ma il fatto di aprire la causa di Carmen è molto importante per il Camino. Il processo di beatificazione e canonizzazione è bellissimo. Perché proprio come nei normali processi nei tribunali si giudica un delitto, qui in questo processo ecclesiastico si giudicano le virtù eroiche e la santità, ma si fa con lo stesso rigore. Le opinioni non hanno alcun valore, no! Si valutano i fatti, tutto deve essere provato, scritto, firmato, ci devono essere testimoni. È qualcosa di canonico, fantastico. 

KIKO: Quindi, se viene dimostrato che hai virtù eroiche, è il primo passo per poterti canonizzare.

CHARLIE: Sì, è il primo passo nel processo, solo il primo passo: le virtù a un livello eroico; per esempio la preghiera che faceva Carmen che recitava in modo eroico l'intero Salterio, cosa che non ha fatto una volta sola, non solo una settimana, l'ha fatta per 60-70 anni, tutti i giorni, pregando. Il fatto che voi siate andati da un posto all'altro senza fermarvi, agli incontri, senza fermarvi, a leggere gli ordini del giorno di Carmen è stancante solo a leggerli, non vi siete fermati, non avete avuto un giorno libero. 

KIKO: Dillo a me! 

CHARLIE: Spagna, Italia, Parigi, viaggi, viaggi, senza giorni di riposo, e aldilà seguito riunioni, preti, il Vaticano, comunità, raduni ... Beh, questo è un po' il punto a cui stiamo.

"Carmen recitava in modo eroico l'intero Salterio", il fatto che ritengano questa circostanza una virtù eroica dimostra che non posseggono testimonianze serie ed effettive che la riguardano. 

La canonizzazione, non è un semplice atto di devozione o di pietà popolare, ma l’attestazione formale e solenne della santità di alcuni fedeli, proposti come modelli a tutta la Chiesa per l’esaltazione della fede cattolica e l’incremento della vita cristiana.“Siate dunque perfetti – dice Gesù – come è perfetto il vostro Padre celeste” (Matteo, 5, 48). Dato che sono modelli di santità tutti coloro che nel corso della vita hanno imitato in tutto e per tutto l'esempio del Signore Gesù Cristo sia nei rapporti con Dio, sia con se stessi, sia verso il prossimo e che in tal modo "si sono resi conformi all'immagine del Figlio di Dio" (Rm 8,29), ci domandiamo perché i neocatecumenali, che non considerano Cristo un modello da seguire, ricercano una santità riconosciuta dalla Chiesa Cattolica?

Il quesito possiede una risposta istantanea facilmente intuibile, il cammino necessita di riconoscimenti incontestabili per continuare la sua opera distruttrice all'interno della Chiesa. Per non discutere dell'orgoglio di Kiko e della sua impellente necessità di costruirsi un'eternità fatta di titoloni, musei e quant'altro di effimero. 

  • Il grado eroico è riconoscibile, in primo luogo dalla frequenza, dalla grande prontezza e dal carattere gioioso dell’attività virtuosa; 

Riconoscete forse Carmen in questa descrizione? La gioia era bandita dalla sua vita. Essa viveva una disperazione oscura più volte appuntata su fogli resi pubblici, descritta nelle sue catechesi mediante i gravissimi sbagli voluti e le dichiarazioni pubbliche (riscontrabili con semplicità in rete) dotate di una melodia funebre deprimente.

  • In secondo luogo dal fatto che anche gli ostacoli difficili, costituiti da circostanze esterne o da intralci interni, vengono superati in modo tale che l’eroe virtuoso può essere considerato capace di grandi sacrifici per il Vangelo nella totale abnegazione di se stesso. 

I viaggi e i raduni senza riposo descritti da Charlie, in cui strategicamente ha incluso anche la personalità di Kiko (che anche in questa occasione manifesta una teatralità imbarazzante), sono uno dei tanti racconti a metà che esulano le parti più intriganti: i cospicui quattrini ricavati, i pasti abbondanti, le sbornie in compagnia, la soddisfazione meschina di ricevere l'attenzione degli adepti e la loro completa obbedienza. Situazioni ottime per personalità egocentriche orientate a prevalere. 

Il 'tabernacolo a due piazze':
evoluzione del 'tabernacolo inutile'
secondo Carmen
Carmen è l'autrice di un'analisi biblica soggettiva, incapace di accogliere in sé il senso globale che nel corso dei secoli ha guidato la Tradizione dell'intero Popolo di Dio.

Essa, unitamente a Kiko, ha formulato un contesto nel quale l'interpretazione delle Sacre Scritture mai viene inserita e autenticata dalla tradizione vivente della Chiesa. Nel movimento non sussiste la correttezza ed il reciproco rapporto tra l'esegesi e il Magistero della Chiesa. 

Soltanto l'ambito ecclesiale consente alla Bibbia di essere intesa come genuina Parola di Dio che si fa guida, principio e legge per la vita della Chiesa e la crescita spirituale dei credenti. Questo aspetto, che Carmen ha rifiutato imponendo sé stessa e le proprie esegesi, non può sfuggire all'occhio attento di una Chiesa che deve svolgere un ruolo di cotanta responsabilità come quello di annoverare tra i Santi un'anima. 

A questo punto è verosimile che il tentativo di apertura della causa in oggetto possegga delle note di benignità, perchè permetterà alla Chiesa di addentrarsi nel terreno neocatecumenale e di scoprire tutto il marcio che sino ad ora ha evitato di identificare con diligenza e meticolosità.

La visione ottimistica del cammino, che accomoda Carmen agli onori degli altari, non tiene conto che: il male non è in controllo, l’ingiustizia non regna, la corruzione non è il capo, satana non avrà vittoria. Dio è, e sempre sarà, degno della nostra fiducia perché è "Santo, Santo, Santo".


venerdì 2 aprile 2021

Giuda Iscariota secondo Kiko Argüello

GIUDA ISCARIOTA SECONDO KIKO ARGÜELLO

di Lino Lista

È stato ripetutamente richiesto da una utente della pagina di affrontare la questione di Giuda, per come questi è insegnato da Kiko Argüello.
Le citazioni di Giuda sono nel primo mamotreto, il libro blu della fase di conversione. Ci si riferisce al mamotreto non corretto (anni 1972-primi anni duemila) perché è da questo che si evince la dottrina propria di Kiko Argüello.
"C'è, infine, un terzo cerchio, un terzo gruppo di fratelli. Sono quelli che vivono nella menzogna, che hanno sempre mentito a se stessi. Sono quelli in cui Satana agisce con una forza reale. Ma non perché siano cattivi e ne abbiano colpa, ma forse perché è toccato loro, per un qualsiasi motivo, su cui noi non indagheremo. Sono forse i più ricchi umanamente, i più intelligenti (Giuda era il più intelligente degli apostoli, per questo teneva la borsa). Sono quelli che non sopportano la comunità. Questa missione è molto importante, perché senza Giuda non c'è mistero di Pasqua di Gesù. E se voi siete chiamati ad essere Gesù Cristo dovete avere il vostro Giuda. Come tutti voi che siete qui avrete la vostra ora; la vostra vita è in funzione di assumere un'ora. Gesù Cristo stava aspettando che arrivasse la sua ora e un giorno disse: è arrivata la mia ora, l'ora di dare testimonianza di Gesù, l'ora di essere elevati in alto, l'ora in cui il Padre sarà glorificato".
"Per questo, questo terzo cerchio, come Giuda, ha una missione molto importante nel cristianesimo. Giuda ha una parte molto attiva nel Mistero Pasquale di Gesù: è incaricato di uccidere Gesù Cristo. Coloro che attaccano la Chiesa hanno la missione importantissima di far risplendere davanti a tutti che Cristo continua a vivere lasciandosi uccidere e perdonando".
Analizziamo sequenzialmente i concetti esposti.
  1. "C'è, infine, un terzo cerchio, un terzo gruppo di fratelli…". La tecnica è la solita utilizzata nel Cammino: generare una identificazione tra il neocatecumenale e personaggi biblici, una sorta di transfert dall'adepto alle figure delle Scritture.
  2. "Sono quelli in cui Satana agisce con una forza reale. Ma non perché siano cattivi e ne abbiano colpa, ma forse perché è toccato loro, per un qualsiasi motivo, su cui noi non indagheremo". Ci troviamo ancora una volta al cospetto di una negazione del libero arbitrio, negazione per la quale non c'è colpa, non c'è responsabilità per il peccato. "È toccato a loro" significa una predestinazione al male; nel caso di Giuda si deresponsabilizza il tradimento, la consegna di Cristo. La responsabilità è di Satana ma, se "è toccato" a Giuda per missione, a volerla è stato Dio, Giuda non ha colpa, si rileva una assurda unità di intenti tra Dio e Satana.
  3. "Giuda era il più intelligente degli apostoli, per questo teneva la borsa". E anche è il più ricco umanamente, si legge. Lasciamo perdere la motivazione dell'intelligenza superiore ("portava la borsa"! Sic! Ciò esprime la gradazione dei valori per Kiko). Lasciamo perdere che nel gruppo degli Apostoli ci furono uomini che gestivano attività più difficili (una cooperativa di pescatori, le tasse). L'aspetto rilevante è che Kiko pone l'Iscariota al di sopra degli altri Apostoli per intelligenza e umanità: solo nel Vangelo gnostico di Giuda si legge qualcosa del genere.
  4. "Questa missione è molto importante, perché senza Giuda non c'è mistero di Pasqua di Gesù". L'affermazione apodittica è eretica per vari motivi. In primis limita l'Onnipotenza di Dio, subordina il disegno salvifico all'azione di Giuda incaricato della missione. In secondo luogo prescinde dal Vangelo, quello vero, nel quale Cristo decide come e quando sfuggire a chi lo voleva morto. È Cristo che decise l'Ultima Ora, Giuda non è necessario né sufficiente (*). Ancora una volta, giacché il disegno salvifico è nella volontà di Dio Padre, se senza Giuda non c'è missione di Gesù, Giuda è predestinato alla dannazione. Ecco perché Kiko toglie la colpa all'Iscariota e la assegna a Satana.
  5. "E se voi siete chiamati ad essere Gesù Cristo dovete avere il vostro Giuda". Ancora una volta Kiko attua un transfert dai neocatecumenali alle persone della Scrittura. Un transfert che Kiko stesso attua per sé quando dipinge icone nelle quali Cristo ha le proprie fattezze – sembra quasi che Cristo dica: "Chi vede me vede Kiko –, icone che hanno un impatto notevolissimo nell'inconscio degli adepti più influenzabili.
Quali deduzioni? Già si è scritto: l'Iscariota di Kiko è simile a quello del vangelo gnostico di Giuda ritrovato nel Medio Egitto. Pure è simile a quello del teologo gnostico Nils Runeberg, personaggio inventato in "Le tre versioni di Giuda" di J. L. Borges: se Giuda è necessario per il mistero pasquale, se Giuda è predestinato alla missione, forse all'inferno, allora il suo martirio è superiore a quello di Cristo destinato alla Gloria.



(*) Oltre che nel mio ultimo libro pubblicato dall'Editore Segno, ho trattato la questione in un saggio pubblicato dalla rivista Episteme e disponibile in Rete.

mercoledì 31 marzo 2021

*Quando Mosè diventa Faraone* un altro ex catechista del Cammino scrive un libro che ne svela i retroscena .


Dalla predicazione di Kiko e dei catechisti del Cammino Neocatecumenale:
«Ci sono vescovi e sacerdoti che ci accusano di essere una chiesa parallela. Siamo noi la "vera Chiesa" perchè prendiamo il Vangelo sul serio. Se c'è una chiesa parallela è la loro, non la nostra»

Così esordisce Antonio Lombardi, uomo di legge e docente di Diritto, ex neocatecumenale, catechista per più di vent’anni, nel suo libro sul Cammino Neocatecumenale.

Il titolo del libro (Edizioni Segno, settembre 2018) è il seguente: “Quando Mosè diventa Faraone”, e il sottotitolo: “ovvero neocatecumenali protetti a vita nell’utero di massima sicurezza di una chiesa parallela fondata da Kiko Argüello”.

In pratica, con questo titolo, corredato dalla suggestiva immagine di un prigioniero aggrappato alle sbarre della propria cella, l’autore ha voluto assicurarsi del fatto che solo gettando uno sguardo fugace alla copertina del libro, prima ancora di leggere una delle sue 240 pagine, chiunque possa avere le notizie fondamentali sul movimento neocatecumenale, del fatto cioè che esso si presenta come Mosè, liberatore e salvatore, e finisce per essere un carceriere, un tiranno, che trattiene al proprio interno, come fosse un carcere di massima sicurezza, l’incauto che vi aderisce, il quale finisce per appartenere non più alla Chiesa cattolica, ma ad una chiesa parallela.

Nelle note biografiche dell’autore leggiamo:

«Antonio Lombardi per circa 22 anni è stato catechista del Movimento Neocatecumenale. Egli, pur non rinnegando questi anni di fede, in coscienza e con spirito di servizio ecclesiale, conviene con le tante critiche piovute in questi anni sui metodi e sulla dottrina kikiana, che non siano consoni all’insegnamento della Chiesa Cattolica.
Si può ancora porre rimedio a questo gigantesco problema o la chiesa parallela neocatecumenale è destinata a scomparire o a divenire una delle innumerevoli sette che costellano il panorama religioso?
L’intento dell’Autore, un uomo di legge, è teso al risanamento di questa grave piaga, che marcisce lentamente, come un cavallo di Troja, all’interno della stessa madre Chiesa cattolica, apostolica e romana!»

Siamo venuti a conoscenza per pura casualità dell'esistenza di questo libro; certi di fare cosa gradita all'Autore e ai nostri lettori, riportiamo alcuni brani tratti da esso, la cui lettura consigliamo a chi fosse interessato ad una conoscenza “dall’interno” del Cammino Neocatecumenale.
 


 

Dal Capitolo: “Nascita e struttura del Cammino neocatecumenale” 

STRUTTURA GERARCHICA DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE

Il Cammino Neocatecumenale è una struttura rigidamente verticistica che fa capo a Kiko Argüello e alla sua èquipe. Seguono le èquipe dei catechisti itineranti, dei catechisti responsabili nazionali, regionali, zonali, delle Comunità parrocchiali.
Ogni Comunità ha poi un “responsabile”, che assume anche il ruolo di capo- èquipe dei catechisti di quella Comunità.
Ogni èquipe è composta da laici (una o due coppie) e da un Presbitero. Uno di questi laici ha il compito di “responsabile capo- èquipe” con poteri assoluti, superiori a quelli del presbitero.

Le catechesi, gli incontri, gli scrutini eccetera sono condotti dal capo- èquipe e dagli altri laici; uno spazio marginale viene concesso al sacerdote, il quale, se di carattere debole e remissivo, viene piegato a tutte le decisioni del capo- èquipe e degli altri catechisti.

Per essere catechisti, non occorre nessuna preparazione culturale o teologica, per cui anche un ex ateo, una persona di scarsa cultura, che mai prima abbia frequentato la Chiesa, può essere nominato di punto in bianco “catechista”, con poteri che nessun laico ha nella Chiesa!
La scelta non ricade su chi abbia dimostrato maggior adesione di vita alla Parola di Dio, ma su coloro che offrono maggiori garanzie di obbedienza cieca ai catechisti delle gerarchie superiori.

Si viene a creare così un sistema verticistico di potere assoluto e sicuro che fa capo a Kiko.

Chi nel Cammino tenta un dialogo o chiede spiegazioni su quanto dicono i catechisti è guardato con sospetto ed è tenuto sotto osservazione dal responsabile, il quale tiene i contatti con i catechisti che seguono quella comunità ed ha il dovere di informarli periodicamente sul comportamento di ogni singolo aderente (se frequenta regolarmente il Cammino, se è ubbidiente alle disposizioni dei catechisti, se mette “la sua vita in comune”, cioè se parla dei suoi problemi e peccati in comunità, se si sottomette docilmente oppure ”mormora” ecc.

Quando la persona più affidabile viene nominata responsabile di una Comunità, i catechisti le dicono alla presenza di tutti e in un linguaggio specifico e consueto:
Da questo momento tu sei nella Comunità l’occhio e l’orecchio dei catechisti”.
Ai catechisti non viene richiesta nessuna preparazione teologica, che, anzi, è motivo di ironia ed indice di mancanza di fede nella “forza della Parola”.

Dal Capitolo: “Quando Mosè diventa … Faraone”


PRIMA LA COMUNITA'... POI I FIGLI

Dopo la Messa vespertina viene a trovarmi in sagrestia una ex-parrocchiana che non vedevo da tempo. Ci siamo fermati a parlare... Apparentemente era sorridente e serena, ma a poco a poco ha cominciato  a manifestare un profondo disagio interiore.
Era piena di sensi di colpa verso Dio, perché convinta che Lo deve accontentare e servire andando a tutti gli incontri della sua Comunità neocatecumenale, in cui si trova da circa 18 anni. Accontentare e servire rinunciando a se stessa, alla famiglia, al tempo libero e persino alla sua legittima libertà di pensare.
Mi confida, tra l'altro, che una domenica ha sentito il permesso interiore di approfittare dei pochi giorni di ferie e di andare al mare con i suoi figli, rinunziando ad una convivenza con la sua comunità.
Non l'avesse mai fatto!
Ad un incontro successivo fu accusata pubblicamente dai suoi catechisti laici di idolatrare la famiglia e di non sapere mettere Dio al primo posto!
L'abbattimento morale ed i sensi di colpa la prostrarono fino alle lacrime. Ed una espressione di amarezza accompagnava a distanza di tempo il suo racconto.
Quando le dico che c'è più crescita spirituale nel godere un momento di relax e di comunione con i figli, piuttosto che andare ad un incontro comunitario controvoglia, mi guarda frastornata ed esclama con una espressione di impotenza:
Lo so, ma non riesco più ad essere libera senza sentirmi in colpa!
Non sto parlando di una classica bigotta da sagrestia, ma di una donna intelligente, colta, dedita al suo lavoro in campo sanitario.
Mi sono sentito profondamente triste.
Possibile che dopo tanti anni di cammino nessuno le abbia annunziato veramente il Vangelo?
Che nessuno le abbia rivelato il vero volto di Dio e che i suoi catechisti del Cammino, invece, le abbiano rinforzato il fantasma di certi tiranni terreni, ai quali immolare perfino gli affetti? (Don M. Marini).

QUANDO MOSÈ DIVENTA FARAONE

Impossibile trovare nel Cammino neocatecumenale persone davvero libere, spiritualmente svezzate e che, magari dopo un tempo ragionevole di formazione, continuano a crescere in direzione dell’autonomia e della maturità umana.

Nessuno sospetta che Kiko, sedicente nuovo Mosè, si sia trasformato in Faraone.

Nessuno all’interno di questo movimento si accorge che nelle comunità il conformismo uccide l’unicità, le regole la spontaneità, gli obblighi la libertà, la sottomissione cieca ai catechisti l’obbedienza allo Spirito.

LA DIPENDENZA EMOTIVA

Il fenomeno della dipendenza emotiva è particolarmente drammatico in tutte le esperienze religiose in cui il capo fondatore, ponendosi come alternativa con la Chiesa ufficiale, si presenta come guida unica e assoluta.
Costui quasi sempre è una persona che sente il bisogno di essere leader, di dominare; per questo anche Kiko è diventato possessivo nei confronti del movimento da lui fondato, che considera una sua “creatura”, e pretendendo cieca obbedienza, di fatto si è trasformato da liberatore a faraone.

Ed allora all’interno del Cammino neocatecumenale i segni del malessere diventano presto evidenti: senso di costrizione, rabbia latente pronta ad esplodere, sensi di colpa e di oppressione fisica; ci si sente “costretti”, chiusi imprigionati.
Ma nessuno osa manifestare sentimenti del genere: ci si sentirebbe colpevoli, diversi, fuori dalla volontà di Dio!

Pertanto lasciare un gruppo così strutturato, specie dopo anni di appartenenza, non è facile.

OPPRESSIONE IN NOME DI DIO

Non è facile, perché il catechista-faraone che ti opprime e che si è impossessato della tua vita è anche il padre che ti nutre, si prende cura di te, non ti lascia solo, ti guida con precetti e norme.
Ti dice quando vendere i beni, come e quando pregare! Egli prende la tua vita nelle sue mani e ti libera dal peso di gestirla da te; e tu lo segui ciecamente, perché ti ha convinto che grande peccato è ragionare, somma virtù “rinunziare a pensare”!
È vero che ti opprime con le sue assurde richieste, per cui ti ha costretto a trascurare i figli,
la famiglia, il lavoro; ma ti ha anche convinto che tutto quello che ti chiede è “volontà di Dio”.

Come dirgli di no?
Come tirarsi indietro?
E poi, dove andare?

Dopo anni di isolamento, chi tentasse di uscire dall’utero di protezione del Cammino neocatecumenale, che si considera la “vera chiesa”, si sentirebbe straniero persino nella propria comunità parrocchiale di appartenenza.
Così molti si rassegnano al peso delle catene che portano, tanto da considerarle normali o “volontà di Dio”!

MA DIO CI LIBERA DA QUESTE CATENE

“Se vuoi essere mio discepolo prendi la tua croce!”

E la croce potrebbe essere questa: lasciare il catechista-faraone che ti tiene legato in nome di Dio!
Ma per farlo occorre la potenza della Grazia ed il coraggio di riappropriarsi della propria vita.
Occorre un vero ministro di Dio che annunci la verità; che Dio è Padre e non padrone; che Egli è il nostro liberatore e che sta dalla nostra parte; che ha rispetto di noi e non dice “devi” ma “se vuoi”; che se sentiamo il desiderio di andare al mare con i figli, non ci obbliga a lasciarli a casa per seguire la comunità.

Perché è proprio la Comunità a trasformarsi in idolo quando, per servirla, costringe a sacrificare persino gli affetti familiari; che anzi possiamo rendere vera lode all’Altissimo gustando il sapore degli affetti, la bellezza del mare e il calore del sole.

Nel Cantico di San Damiano si trovano queste parole: 
“Ognuno di noi porta con sé un sogno: Dio ci aiuta a costruirlo!”
Quale liberazione scoprire che Dio non mette catene alla nostra mente; che Egli è Colui che ci riscatta dalla prigione in cui altri ci conducono (anche se in buona fede e per amore a noi); Egli è Colui che desidera i nostri desideri, sogna i nostri sogno, muove le nostre energie, esalta ed orienta la nostra libertà!

Dal Capitolo: “Confessione pubblica dei peccati” 

SACRALITÀ DELLA COSCIENZA VIOLATA DA KIKO

Nel corso degli scrutini tutti i componenti di una Comunità vengono messi a turno al centro dell’assemblea, di fronte ai catechisti, che, in veste di giudici ed esaminatori, li sottopongono ad un interrogatorio che può durare anche due ore.
Si tratta di un interrogatorio condotto con stile paterno, profetico e a volte anche minaccioso.
Si arriva, in pratica, alla confessione pubblica dei propri peccati, anche i più intimi e scabrosi, sotto l’interrogatorio di catechisti laici.

La confessione dei peccati, mettendo pubblicamente a nudo la propria vita, è condizione indispensabile per essere ammessi alle tappe successive del Cammino.
Questa confessione dei propri peccati è vissuta da molti malvolentieri e solo per ubbidienza ai catechisti, da altri magari con convinzione e pentimento fino alle lacrime, ma deleteria sull’equilibrio psico-fisico del soggetto e nei suoi effetti su un uditorio non preparato.
Kiko sostiene di ispirarsi alla “Redditio” fatta dai catecumeni della Chiesa primitiva; ma nessun documento attesta tale pratica.

Premesso che il Catecumenato della Chiesa primitiva durava circa 3 anni e non 30-40 come il neocatecumenato di Kiko, a nessun catecumeno veniva richiesto di confessare pubblicamente i propri peccati.
Solo coloro che si erano macchiati di peccati di pubblico dominio, e quindi conosciuti da tutti, come l’omicidio, l’adulterio o l’apostasia, veniva chiesto un atto pubblico di pentimento prima di poter ricevere il battesimo.
Ma oggi neppure al capo mafioso pluriomicida pentito la Chiesa osa chiedere una dichiarazione pubblica di pentimento: la sfera intima della persona è sacra.

Ma tale sacralità sembra ignorata da Kiko e dai suoi catechisti.

UNO SPETTACOLO PENOSO

Il sacerdote, ridotto spesso al ruolo di semplice “comparsa”, serve a dare l’illusione che ciò che essi fanno sia voluto e permesso dalla Chiesa.
Nel corso della “Redditio”, la confessione pubblica dei propri peccati - anche di quelli lontani nel tempo, ormai confessati, perdonati e dimenticati da Dio – avviene in chiesa, alla presenza di tutti i componenti delle altre comunità e dei parrocchiani. Viene anche gente da altre parrocchie, richiamata dalla curiosità.

Kiko è convinto che questo gesto così eclatante ed inconsueto, volto cioè a testimoniare le “vittorie di Gesù Cristo” sui propri peccati, sia un segno di fede e di libertà così forte, da poter richiamare altri nel Cammino.
Ma il risultato è completamente opposto: tutti coloro che assistono a questo “penoso spettacolo” fuggono lontano da una simile esperienza!
I catechisti dicono che si è davanti alla Croce e che bisogna raccontare tutto della propria vita, per testimoniare le “vittorie di Gesù Cristo”.

E così si sente di tutto:
  • chi confessa peccati di masturbazione davanti ai figli e tutta l’assemblea di catecumeni e curiosi;
  • chi rivela di aver avuto amanti;
  • chi confessa di aver abortito;
  • chi racconta di aver avuto rapporti omosessuali;
  • chi tira fuori rancori ed odi, magari sepolti ormai da anni, verso i propri genitori o persone assenti…
Molti affrontano questa prova con timore e grande sofferenza.
Ma come tirarsi indietro?
Significherebbe uscire dal Cammino!
E dove andare, visto che in tanti anni di isolamento tutti i ponti con le altre realtà parrocchiali e diocesane sono stati abbattuti?

UNA PRATICA CONDANNATA DALLA CHIESA, MA DIFESA DA KIKO

La Chiesa ha sempre condannato la confessione pubblica dei peccati.
A tale proposito interessante ed attuale è la posizione del Papa Leone I, alla notizia di tale pratica in alcune comunità della Calabria:

“Dispongo che venga rimossa in tutti i modi quella temerarietà che è anche contro la regola apostolica, di cui recentemente ho appreso, che viene commessa da alcuni circa la confessione pubblica che viene richiesta dai fedeli.
Dispongo che non si proclami pubblicamente nessun privato peccato, essendo sufficiente che la colpa della coscienza venga manifestata ai soli sacerdoti con confessione segreta.
Sebbene infatti, sembra essere lodevole una pienezza di fede, che per timore di Dio non abbia soggezione ad arrossire presso gli uomini, tuttavia dispongo che sia rimossa una consuetudine tanto inaccettabile, affinchè molti non vengano allontanati dalla fede e dal beneficio della confessione, per il timore di dover pubblicamente confessare i propri peccati!” (Dalla lettera “Magna indignatione” di Leone I ai vescovi di Calabria).

Dal Capitolo “Unici e irripetibili” 

AZZERAMENTO SPIRITUALE

Chi entra nel Cammino, anche se cattolico praticante e con una ricca e sincera vita spirituale alle spalle, viene inesorabilmente subito “azzerato” a livello spirituale e riportato “in Egitto”, cioè al punto iniziale della vita spirituale, in quanto solo nel Cammino, a detta di Kiko e dei suoi catechisti, c’è vera conversione e si trova la vera chiesa.

Nella fase iniziale di evangelizzazione neocatecumenale c’è una catechesi specifica, intitolata “Esodo”.
Con questa catechesi si presentano ai futuri membri della nascente comunità le varie tappe della storia della salvezza: Egitto, Passaggio del Mar Rosso, Deserto, Sinai, Terra Promessa.
Alla fine delle catechesi si interrogano le persone, ponendo loro queste domande:

“Tu, fratello mio, dove ti trovi in questa storia della salvezza? Sei in Egitto? Sei nel Deserto? Dove ti trovi?”

OPERA DI DEMOLIZIONE

Opportunamente stimolati e pressati, tutti devono dare delle risposte, per essere successivamente “illuminati” dal catechista.
Se qualcuno sostiene, ad esempio, di trovarsi nel “Deserto”, comincia da parte del catechista, a volte con un sorrisini di sarcastica ironia, l’opera di demolizione con domande del tipo:
“Se dici di essere arrivato nel Deserto, quando sei stato in Egitto? Quali erano i peccati che ti rendevano schiavo? Me li puoi elencare? Chi è stato il tuo Mosè che ti ha portato fuori dall’Egitto? Me lo puoi indicare con nome e cognome? E quando hai passato il Mar Rosso?”


Insomma alla fine tutti devono riconoscere:
  • di non aver mai fatto un vero cammino spirituale prima di allora;
  • di non aver mai lasciato l’Egitto;
  • di non aver mai avuto un Mosè nella loro vita;
  • che i catechisti del Cammino saranno finalmente i loro Mosè.
Anche il parroco, se accetta il Cammino, deve riconoscere di trovarsi ancora in Egitto e che inizierà anche per lui un esodo sotto la guida dei catechisti laici; è come se mai fosse stato in seminario, come se non avesse fatto nessun cammino spirituale prima di allora.

“TU SEI UNA… CACCA”

A tale proposito un significativo episodio.
Una èquipe di catechisti itineranti viene ricevuta da un parroco (per prudenza non riferiamo né la diocesi né la parrocchia) il quale aveva chiesto il Cammino nella sua parrocchia.
Il capo-èquipe ad un certo punto chiarisce che anche il parroco dovrà fare il cammino come tutti gli altri, perchè anche lui è un peccatore e ha bisogno di convertirsi.
Quel sacerdote fa presente che avrebbe potuto seguire una eventuale comunità, ma che non si sarebbe potuto impegnare a fare il Cammino!
La discussione si fa progressivamente più animata; i catechisti insistono e alla fine quel povero parroco dichiara: “…io il mio cammino di conversione l’ho iniziato con gli anni di seminario… non penso che debba ricominciare ora partendo da zero”.
A questo punto quel capo-èquipe, per dimostrare a quel parroco che non aveva lo spirito di Gesù Cristo, che non era capace di resistere al male e quindi non era convertito, gli dice: “Tu sei una merda!”
Incredulo ed allibito, quel parroco invitò quei catechisti ad andare via.
Mentre uscivano dalla sacrestia, uno di loro esclamò: “Hai visto che non sei convertito? Che non sai resistere al male? Che non hai lo spirito di Gesù Cristo? Almeno ti abbiamo fatto luce!”.

Il comportamento di tali catechisti, lungi dall’essere condannato, veniva citato all’interno del Cammino come esempio da imitare, in quanto “il catechista è un profeta con la missione di fare luce e convincere gli altri di peccato”.

Dal Capitolo: “Interpretazione oltranzista della parola sull’apertura alla vita e violenze psicologiche sulle coppie per indurle a fare figli per il cammino” 

PATERNITÀ IRRESPONSABILE

È cosa risputa che, nel Cammino, Kiko ed i suoi catechisti spingano le coppie, attraverso un lento processo di condizionamento spirituale che sfocia di fatto nel fanatismo, ad un’apertura alla vita “irresponsabile”, dando anche in questo campo un’interpretazione oltranzista e fideistica della Parola.
Così esibiscono come coppie dalla “fede adulta” tutte quelle che si sono distinte e si distinguono per l’alto numero dei figli: sei, otto, dodici e oltre!

Ma i risvolti negativi sono spesso drammaticamente e prudentemente mantenuti segreti: bambini che vivono senza la presenza dei genitori (sempre impegnati nel Cammino) e nella più totale precarietà igienica e affettiva, spesso con crescenti disturbi psichici, tali da costringere spesso i genitori ad affidarli alle cure di specialisti.

Spesso succede anche che all’interno di queste coppie qualcuno attraversi momenti di gravi crisi depressive; non occorre molta fantasia per intuire i problemi di varia natura in una famiglia di otto o dieci figli con un solo stipendio!
Crisi depressive che sfociano in alcuni casi di squilibri mentali e comportamentali veri e propri, che incidono negativamente sull’unità della coppia e sulla vita della famiglia nel suo complesso.

Non sono mancati e non mancano nel cammino casi di suicidio o di tentato suicidio a causa di tali problemi.
Ma anche di fronte a fatti del genere, che non sempre si riesce a tenere nascosti, i catechisti, lungi dal mettere in discussione la loro predicazione oltranzista sull’apertura alla vita, trovano la classica risposta intrisa di fideismo: “Il Signore sta permettendo questo…! È con questa storia che ti vuole salvare”.

LA TESTIMONIANZA DI UNA COPPIA

“Siamo una coppia di ex appartenenti al cammino neocatecumenale, del quale abbiamo fatto parte per molti anni: prima come singoli, poi come coppia sposata, infine come genitori.
Come tutti ben sappiamo, il cammino incoraggia le coppie all’apertura alla vita, intesa come disponibilità costante alla procreazione, senza porre alcun limite al numero dei figli da accogliere.
Accade poi che in ogni comunità ci siano famiglie più o meno numerose accanto ad altre in cui i figli sono uno o due al massimo. Ci sono infine delle coppie che, non potendo avere figli naturali, vengono indirizzate verso l’adozione.

Durante gli scrutini, in particolar modo nel secondo passaggio, i catechisti indagano a fondo, interrogando i coniugi in merito alla questione, ed è soprattutto la seconda tipologia di coppia ad essere presa di mira: chi non ha molti figli, infatti, è fortemente sospettato di porre dei limiti alla propria fertilità, per vivere la vita secondo disegni propri anziché secondo il progetto di Dio.

Durante la nostra permanenza nel cammino abbiamo incontrato molte di queste coppie, ed abbiamo potuto constatare che quasi sempre la decisione di limitare i figli a uno o due era dettata da motivazioni serie, quali ad esempio la necessità di occuparsi di familiari malati o disabili o la paura (per le donne) di perdere l’impiego.
Queste motivazioni venivano contestate dai catechisti, utilizzando le solite formule fideistiche: “lasciate che sia il Signore ad occuparsi dei vostri cari” oppure “lasciate il lavoro e vedrete l’intervento della Provvidenza nella vostra famiglia”.
A questo punto alcuni si ribellano e lasciano il cammino, scandalizzati da un’intromissione così pesante nell’intimità della loro coppia; altri temporeggiano ma con disagio, dando credito all’accusa loro rivolta di non essere ancora arrivati a una vera conversione.
Infine c’è chi accetta di aderire completamente ai dettami dei catechisti, imboccando una strada che per qualcuno corrisponde a quanto realmente desidera e si sente pronto ad affrontare, ma per molti altri è vissuto come un’imposizione o quantomeno come un compito gravoso.

Abbiamo visto con i nostri occhi coppie in reale difficoltà, sia economica che psicologica; donne che annunciavano in lacrime una nuova gravidanza quando ancora non si erano riprese dalla precedente; mariti preoccupati perché il peso della famiglia numerosa gravava interamente sulle loro spalle.
Ma abbiamo raccolto anche confidenze di figli che si sentivano trascurati da genitori spesso impegnati la sera con i continui incontri richiesti dal cammino, ragazzi che dovevano accudire i fratelli piccoli quando i genitori uscivano per le convivenze della comunità di uno o tre giorni e che non disponevano in casa di uno spazio tranquillo in cui poter studiare in pace.

Per tanto tempo abbiamo ascoltato le catechesi sull’argomento cercando di avere un atteggiamento umile e disponibile, ma i dubbi erano tanti.
Siamo purtroppo arrivati ad una conclusione ben triste: all’interno delle comunità neocatecumenali le coppie che mettono al mondo più figli di quanto ragionevolmente consentirebbe la loro condizione non solo economica, ma anche fisica e psicologica, si legano indissolubilmente al Cammino.
Questo perché, non avendo spesso il padre la possibilità di mantenere dignitosamente la famiglia (tenendo conto che la mamma non può certo lavorare), si trova costretto a chiedere denaro al responsabile della comunità, che raccoglie mensilmente la “decima” ed eroga le somme a chi ne fa richiesta secondo criteri non molto chiari.

Siamo entrambi convinti del fatto che i figli sono un dono di Dio e non un diritto dei genitori. Nel giorno del nostro matrimonio abbiamo con piena consapevolezza risposto alla domanda che ci è stata posta. “Siete disposti ad accogliere responsabilmente e con amore i figli che Dio vorrà donarvi e ad educarli secondo la legge di Cristo e della sua Chiesa?”

Secondo noi il punto sta proprio nel termine “responsabilmente”: siamo responsabili davanti a Dio dei figli che ci vengono affidati e siamo tenuti a crescerli ed educarli con amore e attenzione.
Ogni coppia ha una situazione diversa e non si può imporre indistintamente un identico comportamento. Questo non significa porre in essere dei comportamenti contro la morale cristiana, ma nemmeno ricercare il figlio a tutti i costi, come avviene spesso nelle comunità giovani dove si assiste a una specie di gara nella quale le famiglie più numerose sono da emulare.

A nostro avviso solo una mente malata può spingere le coppie ad avere quanti più figli possibile, salvo poi accusarle di idolatria quando esitano ad affidarli a mani estranee per dedicarsi ai doveri del cammino.
Un simile modello familiare mortifica entrambi i genitori e può avere gravi conseguenze sullo sviluppo psicologico dei figli stessi.
Grazie per la fiducia e l’attenzione!” (A. e C., ex neocatecumeni di una comunità della Calabria)

(Estratti dal libro "Quando Mosè diventa Faraone " di A.Lombardi - Edizioni Segno)