lunedì 17 febbraio 2020

Carmen Hernandez si rifà viva col suo primo "fanta-miracolo".

Per entrare in argomento partiamo dalle lucide considerazioni sull'intera vicenda tratte dal secondo commento al post apparso su Cruxsanta lo scorso 11 febbraio 2020 - Festa della Madonna di Lourdes: "Ringrazia Carmen! (E che Dio si faccia da parte)".

Un'altra mega contraddizione! Fulcro della kikiana predicazione: "non forzare Dio a fare la tua volontà" "la tua storia è perfetta e se costringi Dio a cambiare la tua storia stai dicendo che Dio aveva torto!". Il nostro Anonimo testimonia ciò che ciascuno di noi può confermare con la propria esperienza: egli racconta come nella sua comunità una coppia di coniugi pregavano Dio perché desse loro un figlio e del come i loro kikatechisti li hanno riempiti di rimproveri e maltrattamenti affermando che chiedere a Dio miracoli era solo "religiosità naturale": se Dio non ti manda figli, questa è per te "una storia perfetta" che tu cocciutamente vuoi cambiare.

Ora, sentire che Kiko stesso si mette insieme a questi sposi in ginocchio sulla tomba di Carmen, per chiedere il miracolo di avere un figlio dopo dieci anni di sterilità non accettata, dimostra che oggi viene insegnato e trasmesso quanto in precedenza era rifiutato. Un'altra mega contraddizione! Appunto.
QUESTO MATRIMONIO IN COMPAGNIA DI KIKO NON PONE DIO AL PRIMO POSTO PER FARE LA SUA VOLONTÀ NELLA STORIA, MA SI INGINOCCHIA DAVANTI A CARMEN PER IMPETRARE UN MIRACOLO CHE CAMBI IL CORSO DELLA STORIA. SONO OBBLIGATI A CARMEN HERNÁNDEZ. Complimenti!
È così i fratelli del Cammino sono confusi e non sanno come agire.
SI RICHIEDE UNA SPIEGAZIONE.

Una Carmen tutta rifatta,
un falso completo, come il Cammino
L'articolo è molto interessante e i commenti ancora di più, alcuni al vetriolo, come solo gli spagnoli sanno fare. Val la pena leggerli.
La storia è presto detta: Pablo e Sara dopo 10 anni di matrimonio non hanno figli, inutili tutte le cure. Il loro insopprimibile desiderio li ha portati infine sulla tomba di Carmen a pregare per ottenere la grazia. Dopo aver pregato sul (santo) sepolcro IN COMPAGNIA DI KIKO, Sara rimane finalmente incinta "senza alcun aiuto aggiuntivo". Ma la gravidanza si presenta subito molto difficile da portare avanti e ad appena 22 settimane e cinque giorni inizia un pericolosissimo travaglio precoce. Pablo Plaza torna "all'intercessione di Carmen Hernández per fermare le contrazioni. Si fermarono all'istante. I dottori erano stupiti poiché nulla avevano somministrato. Appena una settimana dopo - 23 settimane e cinque giorni - il bimbo nasce con un parto difficilissimo e dopo una settimana senza liquido amniotico!

Ora parte il mirabolante e rocambolesco epilogo della storia, degna di essere ricordata per sempre! Alla kiko/maniera/sparapalle, per intenderci: presenti 18 professionisti tra ginecologi, neonatologi, anestesisti, ostetriche, infermieri e assistenti (che noi malignamente presumiamo essere tutti aderenti alla setta neocatecumenale).
Il piccolo nasce senza vita. In cinque tentano di rianimarlo. L'ostetrica, anche lei neocatecumenale, faceva la spola informando i genitori che ormai più nulla c'era da fare. La moglie inizia a pregare. I genitori chiedono di poter battezzare il bambino, i dottori accettano dopo tutti gli inutili tentativi di rianimarlo. Il padre racconta:  "Mi avvicinai spaventato con l'acqua del Giordano che avevo preparato (ma guarda un poco, non era altrettanto Santa l'acqua benedetta della Parrocchia!) e battezzai ad alta voce il corpicino di mio figlio; mia moglie in quel momento fece una preghiera a Carmen Hernández interiormente".
Dopo aver versato sopra la testa di Ruben l'acqua dello stesso fiume in cui Giovanni il Battista battezzò Gesù (N.B. meno male che nel racconto ben costruito del marito si precisa che, mentre lui impartiva al bambino defunto il Battesimo "di categoria superiore" la moglie pregava la santa "di categoria superiore". Certo, perché in realtà e a voler proprio essere pignoli il piccolo ha ripreso vita dopo aver ricevuto l'«acqua dello stesso fiume in cui Giovanni il Battista battezzò Gesù" per cui a questo punto, nella migliore delle ipotesi, è parità tra Giovanni il Battista e Carmen Hernández; ma poi considerando che "ubi maior minor cessat" ci spiace per Carmen, ma vince il Battista 1 a 0. Ah, nella Chiesa Cattolica il battesimo si amministra solo ai vivi...) i medici ripresero a rianimarlo e Ruben sorprendentemente era vivo!
I medici avvisarono subito che, per essere stato inanimato troppo a lungo, il bimbo non avrebbe vissuto probabilmente più di due ore (supponiamo due ore col battito cardiaco, non senza). Ruben è rimasto in vita, non solo, ma i suoi parametri erano perfetti, il dottore nel vedere le analisi si mise le mani in testa!

Ci avviamo alla conclusione. L'ostetrica, conosciuta dal matrimonio per essere neocatecumenale anche lei - ha poi attestato che il cuoricino ha ripreso a battere nel momento in cui il piccolo ha ricevuto il battesimo (testimonianza raccolta da un'infermiera, chissà se anche quest'ultima era neocat). In più essa stessa ha chiesto, a tutti gli altri presenti a vario titolo all'accaduto, se erano disponibili a testimoniare nel caso ce ne fosse stato bisogno (sic!).

E siamo alla conclusione vera:
Non c'è giorno in cui il personale ospedaliero non esprima il proprio stupore per l'accaduto, un evento che menzionano come "il miracolo del 2019", conclude Plaza, che ha inviato la sua testimonianza in modo che possa essere valutata di fronte alla causa della canonizzazione - di categoria superiore - di Carmen Hernández (non sia mai che pensassero che il merito era solo del sacramento del battesimo).

È dunque rieccoci qui! Dopo un periodo di tregua solo apparente, ben sapendo che questa gente non demorde, rispunta all'orizzonte il tormentone di Carmen "santa subito". A noi pareva strano si fossero arresi!
La mente si affolla di ricordi che corre l'obbligo di condividere con chi, come noi, non può restare indifferente ogni qual volta si profila all'orizzonte la ipotetica canonizzazione della cofondatrice del Cammino Neocatecumenale.

Rispolverare i vecchi striscioni
e ritornare all’attacco!
Il 2021 si compiono i 5 anni dalla morte
richiesti per intentare la causa di beatificazione,



Chi l'ha conosciuta sa bene che la signorina Hernández era una persona priva di ogni empatia. Asse portante del Neocatecumenato è senza dubbio la famiglia e la famiglia numerosa. Cavallo vincente con la Chiesa, Carmen, insieme con Kiko, ha giocato questa carta per millantare frutti e frutti. Le stesse equipe di evangelizzazione sono fondate su una coppia e sull'autorità del marito: capo sulla moglie, capo indiscusso sul presbitero e il ragazzo. Ma il rapporto di Carmen con le famiglie al servizio del cammino è inquietante, come inesistente è sempre stato il suo rapporto col prossimo.
Una spanna al di sopra di tutti, anche di Kiko nei cui confronti non lesinava il suo disprezzo.

Ma focalizziamoci sulla famiglia.
Nelle convivenze "di governo" - come lei boriosa le chiamava ben sapendo che, insieme a Kiko, spadroneggiava su tutto in barba a Vescovi e Parroci - che tenevano a Porto San Giorgio, tante erano le coppie coinvolte nell'evangelizzazione.

Mai le ho sentito chiedere a una sorella incinta "Come stai?", mai l'ho vista rivolgersi a un bambino, avvicinarsi a un neonato dei tanti, nelle lunghe permanenze a Porto San Giorgio. Era tutto poco importante per lei: le persone concrete, con la loro vita e le loro storie, semplici comparse sul palcoscenico delle sue sceneggiate. Carmen non ha mai conosciuto la fatica della vita, della convivenza e della maternità; in bella coppia con Kiko si presentava come colei che aveva rinunciato a tutto per amore a Cristo: "Sono rotti i miei legami… Me ne vado da ogni parte!". In realtà Carmen Hernández non ha mai obbedito a nessuno, fuggita dalla sua famiglia, dalla Congregazione missionaria perché insofferente a ogni genere di soggezione che comportasse "obbedienza", ha creato con Kiko un mondo a parte, tutto loro, in cui farla da padroni, dove gli autonominati iniziatori e fondatori da soli "se la cantano e se la suonano"; amanti del comando, spadroneggiano sulle persone e affermano che "senza obbedienza ai catechisti non esiste cammino". Bell'esempio di coerenza che sono!
Inutile sprecare parole sulla arroganza, saccenza, prepotenza e violenza con cui hanno portato avanti il loro incontrastato "governo" del cammino per 50 anni, con scettro di ferro!

Oltre questo, nel tracciare il profilo umano e spirituale della cofondatrice, ci troviamo di fronte ad una persona priva totalmente di empatia. Ho potuto osservarla per più di venti anni. Mai, dico mai, era possibile cogliere in lei un moto di sentimento per qualcuno o per qualcosa. Totalmente indifferente a tutto non aveva mai una reazione emotiva di fronte a eventi forti che colpivano le persone che la circondavano. Ma questo lei lo ostentava come il traguardo raggiunto da chi ha superato tutte le fasi dell'infantilismo affettivo e della comune dipendenza fisiologica delle persone al bisogno di sentirsi amati (non so in che altro modo si possa esprimerlo). Donna veramente "libera", come anche Kiko amava definirla, che non ha bisogno di amare nessuno, tanto meno di essere amata, di sentirsi amata. Ma di quale "libertà" parliamo? Certo non è quella santa "atarassìa" che si consegue con la grazia di Dio e la costante perseveranza nella virtù. Poiché Carmen non ha mai mostrato misericordia, mai umiltà. Piuttosto disprezzo e scherno per ogni forma di debolezza altrui.

Questo da solo dimostra che il suo essere una persona indubbiamente "speciale" o per meglio dire fuori dal comune, non era affatto dovuto a un percorso di "santità superiore" ma piuttosto la logica conseguenza di un carattere pessimo mai domato, di un temperamento instabile mai corretto e di un'innato e immotivato disprezzo e disgusto per i propri simili. Per tutti i suoi simili, indistintamente, e neanche mai dissimulato più di tanto. Carmen a volte blandiva, fintamente, per poi scoccare fendenti mortali sulla vittima designata, una volta che fiduciosa abbassava la guardia. (cfr. con l'esperienza memorabile di una "ragazzina che amava la Madonna"  che per questo motivo è stata maltrattata da Carmen: indice di una santità davvero straordinaria). Usava continue strategie per carpire segreti e confidenze, fingendo interesse per le altrui pene e sofferenze, ma lo faceva solo per poi usare le notizie acquisite contro l'incauto/a confidente a cui le rigettava addosso senza pudore in assemblea di itineranti quanto meno tu te l'aspettavi e anche contro gli altri. Insomma possiamo ben ripetere: "divide et impera"!

Anche per questo, insieme a Kiko, accoppiavano sapientemente nelle equipe gli itineranti più incompatibili tra loro (esentati erano ovviamente i grossi "pezzi da novanta" - alla Gennarini, per intenderci, o poco giù di lì - che, come gli iniziatori, si ritrovavano solo dei sottoposti ridotti al rango di schiavetti), per dati caratteriali o stili diversi, di modo che non potessero diventare complici tra loro, ma piuttosto l'uno la spia dell'altro. Il loro spietato "governo" era così assicurato. Tra i due iniziatori, Carmen non ha mai fatto mistero di considerarsi la più astuta, ma nella sua superbia, per nulla seconda a Kiko sotto questo triste aspetto, non si rendeva conto di essere carta letta per quelli tra noi più avveduti e meno accecati dall'idolatria per i due guru. Ma sto divagando troppo, poiché non è semplice tratteggiare i lineamenti della Hernández, e con i ricordi uno si fa prendere facilmente la mano; chi l'ha conosciuta mi aiuti!

Torniamo a quanto oggi ci interessa: il rapporto di Carmen con la maternità delle donne e l'infanzia.
Dicevo, in tanti anni non ho mai visto Carmen chiedere a una sorella incinta: "come stai?" né avvicinarsi a un bambino, neanche a un neonato per tributare qualche amorosa attenzione da donna quale comunque era. Camminava altezzosa senza vedere le une e gli altri, tamquam non esset.
Le mamme, ricordo, si mettevano per allattare dietro il presbiterio quando la convivenza era in Tenda, o nella saletta all'ingresso quando era nella Sala Azzurra a Porto San Giorgio. Vedevi Carmen passare quando, durante le interminabili eucarestie, usciva fuori a fumare e neanche ti degnava di uno sguardo.

Se si era in Sala Azzurra durante le riunioni dedicate alle esperienze e conseguente discernimento dei due autonominati ispirati santi iniziatori, si fumava tranquillamente. Ricordo il terribile disagio delle donne incinte, alcune delle quali afflitte da nausea. Una volta, prendendo il coraggio a due mani, si fece presente al gran ciambellano Donnini Giampiero gran coordinatore, che si dava sempre un gran da fare tutto intorno, quanto era penoso e insopportabile stare al chiuso, incinte e avvolte da volute di fumo, una cosa da morire, supplicando di chiedere, per favore, di fumare negli intervalli che pure venivano dati di frequente. La sua faccia basita ancora la vedo, come se si fosse chiesta una cosa assurda, un mezzo sorriso come a dire: "ma ti senti bene?", ossia: "questo è, vi stia bene no!". Ricordo che in pieno inverno a Porto San Giorgio faceva proprio un gran freddo, spesso accompagnato da una cappa di umidità terribile. Si stava chiusi in Sala, non c'era una grande areazione e molti itineranti fumavano, alcuni come ciminiere. Nessuno si moderava, visto che Carmen più ancora di Kiko fumava una sigaretta dietro l'altra.
Questa dunque per loro la famosa Shekina' che cantano! La nube della presenza di Dio dell'Antico Testamento nella Tenda della riunione degli itineranti è sostituita dalla cappa di fumo da sigarette. Questo li ispira mentre aspirano fumo instancabili. Al massimo possono essere i "santi" patroni viventi, poiché da morti non si sa, (per l'altrui santificazione, si intende!) di tabagisti impuniti.

E ricordo quando all'improvviso morì ancor giovane Giorgio Filippucci, responsabile itinerante dell'Umbria, lasciando la moglie Lucia incinta dell'undicesimo figlio. Mai Carmen le ha rivolto una parola di affetto, di compartecipazione al suo immenso dolore, si può mai immaginare cosa deve aver patito? Mai si informava come facesse ora, con dieci figli e dovendo anche partorire senza il marito accanto. Ricordo piuttosto il cinismo di Carmen, preoccupata solo del destino dell'Umbria. Certo, lei doveva pensare al "governo"! Già avevano deciso che nuovi responsabili sarebbero stati il Manzari e la Beatrice, loro "catecumeni" dalla parrocchia dei Martiri Canadesi, che da anni sbavavano in attesa del loro turno, come tanti altri d'altro canto (poiché nel cammino tutto è noiosamente già scritto, altro che il Signore ci sorprende ogni giorno!). Mica potevano lasciare lì in eredità ai due capoccioni romani anche la penosa e pesante zavorra di Lucia coi suoi 11 figli! Unico pensiero di Carmen, dare alla vedova il ben servito e che se ne tornasse a Roma, dopo venti anni di "itineranza", nella sua comunità senza fare tante storie, senza aspettarsi neanche un grazie ovviamente, poiché per gli altri vale sempre la formula: "cosa hai mai fatto? Sei un servo inutile! Cosa pretendi?", mentre loro bramano ogni giorno di essere incensati per aver "rinunciato a tutto" (grande balla) per "donarci" la loro preziosissima vita. Ricordo Lucia, la sua pena, coi figli inseriti nelle scuole e cresciuti in Umbria e che non accettavano, dopo aver perso già il loro padre, di venire sradicati così dalla sera alla mattina dal loro mondo, dai loro amici, dalla loro stessa comunità, cosa orribilmente destabilizzante per dei ragazzi, mentre Lucia chiedeva solo le fosse dato un poco di tempo in più per sbaraccare tutto e volgersi alla volta di Roma. Quando il Vescovo scrisse a Kiko e Carmen una lettera accorata, pregandoli di lasciare la catechista storica Lucia nell'equipe dell'Umbria, lei che insieme al marito e ai figli aveva dato la sua vita vent'anni in quella regione, Lucia fu massacrata davanti a tutti gli itineranti, pubblicamente accusata di non voler fare la volontà di Dio, accusata pubblicamente davanti a tutti. Carmen irata, dopo che Kiko aveva riferito con falso sussiego (come suo solito, grande ipocrita! Lasciando come sempre il lavoro sporco a quella faccia di bronzo di Carmen. così lui faceva anche la figura del buono - narciso incurabile - che non guasta mai per l'aureola di santità!) della lettera del Vescovo, disse a Lucia: "Ma brava! Che cosa hai fatto? Sei andata dal Vescovo a chiedergli di difenderti. La letterina glie l'hai fatta scrivere tu! Confessa!" "Tu devi tornare a Roma, capito? Sei un'idolatra, non vuoi lasciare la zona, la ritieni tua!" e ancora "Pino deve prendere autorità: finché ci sei tu non andrà mai via il FANTASMA DI GIORGIO!"
Ma vi rendete conto la cattiveria, la vile perfidia di Carmen Hernández, fino a che punto può arrivare? Questa la cifra del personalismo imperante nel cammino... "uno dice io sono di Paolo, io invece di Apollo"… e io di Giorgio e io di Pino, io invece di Kiko; fu una cosa terribile, e avvenne davanti a tutti gli itineranti. Una pubblica umiliazione, ingiusta, vergognosa!

Dal versante opposto, da quelle stesse parole di Carmen, trapela l'ennesima conferma di ciò che Kiko e Carmen hanno sempre fatto: pilotare Vescovi per fare i propri comodi: se il Vescovo scrive qualcosa di scomodo, piovono gravissime accuse di complotto. E voglio sottolineare, per completezza, che accuse simili a quelle indirizzate a Lucia fioccavano regolarmente sugli indifesi presbiteri ordinati nei seminari neocatecumenali Redemptoris Mater ogni qual volta i Vescovi non assecondavano gli orientamenti di Kiko per le assegnazioni degli stessi più confacenti al cammino: "Dì la verità! Ti sei accordato prima col Vescovo perché volevi restare in Diocesi invece di andare in missione per il cammino!" Insomma, il solito "tu Obbedisci a noi o al Vescovo!". Bello schifo e bella stima che hanno per i Pastori della Chiesa!

Basta, qui mi fermo.
Infine, da più parti veniamo a sapere che quest'anno ben per tempo si stanno preparando per l'Annuncio di Quaresima che è fissato per gli itineranti, cosa insolita, con largo anticipo sul Mercoledì delle Ceneri che è il prossimo 26 febbraio. Ormai manca poco. Già le date sono fissate per i vari riporti nelle zone, che verranno fatti con una settimana di anticipo rispetto agli altri anni. Per invogliare all'ascolto hanno scomodato addirittura la Congregazione per la Dottrina della Fede richiamando, nella consueta convocazione all'annuncio, l'incoraggiamento a seguire catechesi che preparino "adeguatamente a vivere i tempi forti". Si vede che da tempo ormai si batte la fiacca un poco ovunque tra i camminanti sfiniti e annoiati oltre ogni dire delle solite solfe inascoltabili agli annunci, tanto che molti fratelli disertano senza farsi troppi problemi l'appuntamento fissato. Ma Kiko e i suoi vogliono ancora una volta stringere le fila, animare a dovere le truppe infiacchite ma, principalmente si intuisce che non vedono l'ora di suonare la grancassa della oramai prossima sicura per loro canonizzazione di Carmen. Vado, per concludere, a un altro significativo commento al post di Cruxsanta:
...il ciarlatano diventa odioso! E più insopportabile con la sua vanagloria, immagino che questo caso (esagerato e sovradimensionato, come ogni cosa nel Cammino) sarà un tema centrale per la Quaresima, Pasqua e tutto l'anno, con applausi e baldoria inclusi come al solito.


Note a margine da by Tripudio:

- i sacramenti si amministrano solo ai vivi. Se si è nel dubbio che uno possa non essere vivo, il battesimo glielo si amministra sub condicione, ("a condizione che sia vivo"); non si può amministrare un sacramento ad un morto;

- la faccenda dell'acqua del Giordano ha un che di "pozione magica" di Asterix (chissà perché quei due coniugi hanno pensato al Giordano Kikiano anziché - per esempio - all'acqua di Lourdes; forse che quest'ultima dispiace a Kiko?);

- due genitori cattolici si sarebbero assicurati di far amministrare il battesimo alla nascita o almeno il più presto possibile, perché la salvezza eterna vale più della salute terrena: nonostante il giustificatissimo dolore che stanno vivendo, se proprio c'è da perdere il figlio tanto vale perderlo già battezzato;

- dato che il miracolo dev'essere proclamato ufficiale allora Kiko sale ufficialmente sul palcoscenico (applausi! applausi!) a "pregare sulla tomba di Carmen" insieme ai due sposini; (se non fosse stata la Magica Acqua Giordaniana, forse SanCarmen non sarebbe stata efficace? e come hanno fatto a prenotare la presenza di Kiko proprio nel giorno in cui sono andati a pregare?);

- il racconto di tale "miracolo" verrà ovviamente aggiustato dai capicosca man mano che emergeranno altre assurdità. Era il cuore che aveva veramente smesso di battere (e da quanto tempo?), o lo stetoscopio non era poggiato bene? i testimoni sono tutti neocatecumenali? non è che hanno qualche "conflitto di interessi"? (intanto vogliamo ringraziare Kiko perché a suo tempo comandò ai kikos di riportare qualsiasi cosa miracolosa relativa a Carmen, praticamente suggestionando i suoi super-fedelissimi a veder miracoli carmeniani dappertutto);

- fra i kikos non c'è nessuno che ricordi quei pubblici perfidi gesti della perfida Carmen? Sono rimasti nel Cammino solo quelli che ipocritamente fingono di non sapere e di non aver mai visto?

sabato 15 febbraio 2020

ORA COME ALLORA: NEL 1994 ZOFFOLI L'AVEVA CAPITO. RICORDIAMOLO. CAPITOLO VI°

Continuiamo ad evangelizzare con le parole di Zoffoli.Non si evangelizza solo facendo caciara, ma diffondendo la dottrina della Chiesa.Finché non ci diranno chiaro che questa dottrina è ripudiata (cosa che MAI potrà avvenire), la diffonderemo fino all'ultimo sospiro.Sesta parte (su 7) della lettera di padre Enrico Zoffoli, passionista, te, a padre Livio "Stalin" Fanzaga, direttore perpetuo di Radio Maria, inviata a febbraio 1994.Continua padre Zoffoli:


Ma, a questo punto, da innumerevoli testimoni è stato fatto notare che le cose vanno piuttosto male in moltissimi casi.

Precisamente in alcune comunità neocatecumenali, pur dopo anni di cammino, si è ancora sguaiati e licenziosi nel parlare, si arriva a litigare e persino bestemmiare; non mancano abortisti, divorziati e conviventi…; un presbitero è giunto a dire che peccato è solo l’adulterio, non la fornicazione

«Un altro aspetto del Movimento — dichiara un’ex-neocatecumena — è quello di seminare odio, di creare situazioni spiacevoli e, per uscirne, dire bugie d’ogni sorta! Posso dire che molti "catecumeni" conducono una vita ambigua: predicano la povertà, per esempio, ma loro si comprano pulmini da 40 milioni, e appartamenti costosi, e fanno mostre di quadri e mercanteggiano.
«Altri chiedono soldi in prestito, che non restituiscono più! Molti di loro, poi, sono stati comunisti e atei, ed ora impartiscono insegnamenti evangelici! Come predicare l’amore al nemico, mentre loro odiano il prossimo più vicino; e portano alcuni alla disperazione, o chiudono loro le bocche con minacce? Annunciano il kerigma, cioè la risurrezione di Cristo, assicurando a tutti la salvezza eterna, purché siano fedeli al "cammino neocatecumenale"; diversamente — dicono — saranno cancellati dal libro della vita, anche se prima ne erano stati iscritti.

«E voglio dire anche del loro comportamento, scorretto perfino nel tempio sacro dove, poco prima della celebrazione eucaristica, non pochi catecumeni entrano con abiti scollati, con minigonna, e altri fumano, gridano, cantano, litigano e perfino imprecano!
«Ora, a considerare tutti questi elementi, è ben difficile credere che, tra quelle storture, possa nascere l’uomo nuovo. Sarà invece più facile che succedano scompensi affettivi e deviazioni spirituali che li spingono ad abbracciare altre sètte, come del resto si è ripetutamente verificato. Molti neocatecumeni, infatti, sono passati ai Testimoni di Geova; altri agli Evangelisti, ed altri — perfino dei «catechisti» di 18 anni di cammino! — sono diventati atei! ».

* * *

Sono numerosi i matrimoni distrutti per colpa dell’ottusità e l’ostinazione di mariti o di mogli fuorviati dai catechisti.
«L’errore di base del mio matrimonio — confida accoratissima un’ottima madre di famiglia — è stato il continuo rifiuto da parte di mio marito di dialogare. Non gli interesso, il matrimonio cristiano per lui non ha importanza (…). Solo il Signore sa quanti anni di solitudine e di disperazione ho passato. Temevo di diventare pazza
Terribilmente angosciosa anche la lettera di un padre di famiglia, dove tra l’altro scrive: «… Si tratta (almeno agli occhi dei fedeli) di una Sètta segreta, che ha portato via per anni una moglie e madre di famiglia per quattro sere a settimana; che divide le famiglie, che separa dalla vera comunità (…). Si tratta — insiste accorato — proprio di una Sètta, tutta volta a scardinare le fondamenta stesse della famiglia, allo scopo di ottenere per se stessi l’asservimento di ogni singolo (…). È giunto il momento che i cristiani sappiano che questa Setta distrugge le famiglie…».

Incredibile l’insistenza con la quale, in seno alle comunità, si chiede denaro, sempre denaro. Gli adepti, «arrivati ad un certo punto del cammino, devono dare le «decime», non sapendo ovviamente dove vanno a finire: nessuno presenta consuntivi. In gran parte vengono date in elemosina alle parrocchie ed alle diocesi che li ospitano al fine di accrescere il consenso della gerarchia nei loro confronti ».

«Va infatti precisato — conferma un’altra ex-neocatecumena — che gli adepti devono autotassarsi per far fronte alle grosse spese di "gestione" (es.: seminari, affitti sale, convivenze, alberghi, mantenimento di novelli Lutero itineranti o in missione) attraverso continue offerte, decime, devoluzione dei beni, ecc. ecc.».
L’obbligo di vendere i propri beni, in alcuni casi, ha provocato veri disastri, come da varie parti d’Italia mi è stato confidato: più di una persona, ridotta sul lastrico, è impazzita.
Risulta documentatissimo che i neocatecumeni, se sono generosi tra i «fratelli» (fino allo spreco) e con le Autorità religiose che li favoriscono, sono però spietati coi propri familiari che non condividono le loro idee. «Come nel giuramento "massone" è fatto obbligo di aiutare i "fratelli" della stesso loggia — leggo in una dichiarazione di accusa —, anche per i neocatecumeni c’è l’obbligo del mutuo soccorso all’interno della propria comunità ed eventualmente delle altre comunità, mentre non bisogna aiutare chi non appartiene al movimento…».

Scarpe donate all'Argüello
da un "gruppo di fratelli marchigiani"

Dallo stesso calzolaio-artista che
le realizzò anche per Benedetto XVI.

Il calzolaio ha detto che rispecchiano
alcune componenti della personalità di Kiko:
sobrietà (??), arte e bellezza della vita.

EXTRALUSSO PURE LE SCARPE???
Mi vedo ancora davanti un giovane medico afflosciarsi sulla poltrona e piangere, essendo stato cacciato di casa dalla madre che, dopo anni d’insistenza, non era riuscita a fargli accettare il cammino neocatecumenale…

Dolentissima la storia della vendita dei beni. «A noi — mi informa una signora per telefono — è stato detto di vendere tutto quel che avevamo. Non disponendo che del mio oro, l’ho venduto e sono stata, obbligata a consegnare tutta la somma ricavata, ossia 600.000 lire. Quella sera, in una sola comunità furono raccolti nel «sacco delle immondizie» ben 40 milioni. Chiesi dove sarebbe andato a finire quel denaro, e dal catechista mi fu risposto che non avevo diritto a nessuna spiegazione. Volendo io chiarire la faccenda, egli ribadì che dovevo convincermi di essere indemoniata.

La medesima mi aveva scritto, spiegando: «Invitano i presenti ad essere generosi col Signore, e a non fare del denaro in idolo; a pensare che il Signore nella sua magnanimità, centuplicherà le loro rinunce con maggiori beni, e via dicendo. Le cifre, da noi, andavano da cinque a sette milioni (necessari per pagare gli alberghi di prima categoria, perché al Signore bisogna dare le cose più belle e costose.
«E così si buttano via tanti milioni per "agapi", divertimenti, viaggi, scrutini. Un vero sperpero di denaro e un vero furto! La vendita dei beni, poi, costituisce l’inganno più grave per i catecumeni! (Ma in tutte le sette lo si fa. Si ricordi, ad esempio, la Gigliola Ebe Giorgini, fondatrice della falsa Congregazione Pia Opera di Gesù Misericordioso, detta mamma Ebe, che guadagnò con la sua setta molte somme di denaro!).

«C’è una sorta di mala fede che può compromettere anche seriamente una vita, creando divisioni e lotte nella propria famiglia. È scandaloso quindi questo depredare i frutti di tanti sacrifici fatti col lavoro! Ma, poi, chi ha autorità di dire: "Se vendi tutto, sarai iscritto nel libro della vita"? Forse che è santità mettere nella povertà i propri figli e perfino abbandonarli perché sono persone libere? E che significa quell’andare lontano, in terre di missioni, abbandonando i propri genitori o i fratelli handicappati?… ».
Insomma, secondo la constatazione di un arcivescovo, «il Movimento maneggia un fiume di soldi, miliardi e miliardi, ottenuti con la scusa della "rinuncia ai beni"». Un altro eminentissimo personaggio della Curia Romana non fece che confermarmelo, assicurandomi di essere stato a sua volta informato da altri vescovi… che però non osano agire per paura del Papa. Incredibile!
Non si tratta di casi sporadici, ma di una mentalità, di un sistema… Se poi mi si viene a dire che da chi è ancora in cammino non si può esigere che sia arrivato, per cui sono comprensibili cadute e miserie… rispondo che le premesse dottrinali di Kiko-Carmen non possono consentire a nessuno di arrivare realmente.
Come ho accennato più volte: secondo loro, la natura è irrimediabilmente guasta, incapace di fare il bene, tiranneggiata com’è dal Demonio, responsabile di tutto il suo male… Per questo, ogni sforzo per correggersi è inutile, proibito. A quale mèta dunque può tendere un cammino destinato a non raggiungerla mai?
Di quali «conversioni», pertanto, possono parlare neocatecumeni, vescovi e sacerdoti che se ne rallegrano? Sarebbe possibile essere più ingenui? Ignorano questi che, stando alla dottrina di Kiko-Carmen, la «conversione» si riduce per il peccatore all’umile riconoscimento delle sue colpe e alla fiducia di essere salvato da Cristo? Almeno i membri della Gerarchia dovrebbero ricordare che la sola «fiducia» — tipicamente luterana — non può salvare nessuno. Il Concilio di Trento è inequivocabile al riguardo. Ma Kiko rifiuta questo Concilio, come tutti i Protestanti del mondo.

  • c) e i «Catechisti itineranti?
Sono ritenuti il fiore all’occhiello del Cammino Neocatecumenale, il risultato più luminoso di un’iniziativa che il Papa non cessa di benedire e incoraggiare. Peccato che non l’ha mai conosciuta a fondo. Se potessi informarlo, non esiterei a fare le seguenti considerazioni:

1° è vero che i «catechisti itineranti» vanno all’estero per diffondere il messaggio cristiano a gente che lo ignora o l’ha dimenticato; ma è anche certo che essi non sono neppure l’ombra dei missionari cattolici che — dopo gli Apostoli — da millenni hanno continuato a percorrere il mondo, avendo abbandonato realmente tutto e vivendo perciò soli, poveri, esposti ad ogni disagio, disposti a morire per la causa della fede, impegnati per voto a spingersi ovunque e restarvi per sempre
Condizione, questa, profondamente diversa da quella dei «catechisti» che:
primo, conducono con sé moglie e figli e sono quindi potentemente sostenuti dagli affetti familiari …;
secondo, economicamente sono assistiti in tutto dai «fratelli», per cui restano liberi da ogni assillo d’ordine materiale, come possono permetterselo dei turisti benestanti…;
terzo, dopo un certo numero di anni, possono tornare in patria, per cui l’impegno è limitato nel tempo e anche — come noterò subito — condizionato…;

2° alludo ai figli, a proposito dei quali il discorso si complica. Se seguono i genitori, crescendo, devono essere lasciati liberi di scegliersi un avvenire diverso o addirittura contrario alle convinzioni dei medesimi… Se poi restano in patria ancora bambini, i catechisti mancano gravemente al dovere di prodigare loro affetto, educazione, cura, difesa… non potendo affidarli ad altri. E la natura che lo esige, mentre il contrario riflette soltanto la falsa esegesi fondamentalista secondo la quale — stando a Kiko — per seguire Cristo dobbiamo odiare i familiari, non posporli a Lui, ciò ch’è ben diverso…
Ora, Gesù non ha mai comandato ai genitori di abbandonare figli ancora bisognosi di loro; ed è per questo che la vocazione missionaria è condizionata al celibato quale consacrazione a Dio e alla Chiesa, implicante la generosa rinunzia al matrimonio e a tutte le gioie della famiglia.
In conclusione, la scelta dei «catechisti itineranti» è seriamente problematica e carica d’incognite, provocando complicazioni e crisi facilmente immaginabili…;

3° non è meno preoccupante il contenuto della predicazione di uomini istruiti alla scuola di Kiko-Carmen. Essi dovrebbero annunziare la Parola di Dio com’è stata interpretata dalla Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana, non come i loro presunti maestri l’hanno ingarbugliata e tradita. Nel caso, non ci sarebbe ragione alcuna di rallegrarsi della loro «missione».
Un vescovo, a proposito degli «itineranti», ha confidato — in base ad informazioni inconfutabili — che «la maggior parte dei vescovi delle diocesi in cui vanno i neo-catecumenali, non li vogliono, perché la loro presenza, nonostante le informazioni positive fatte nei loro confronti, non serve a niente, anzi è controproducente! Ma al Papa fanno credere chissà che cosa!

  • d) quanto ai Seminari
Il discorso è anche più serio. Io li ritengo focolai d’infezione ereticale particolarmente temibili, destinati a sconvolgere la Chiesa nel giro di pochi anni, se i giovani sono educati seguendo la teologia (!) di Kiko-Carmen
Sono essi decisi a consacrarsi a Dio, votandosi ad una castità integrale e perpetua?… Se la sentono di inserirsi nella Chiesa Gerarchica, obbedire alle norme generali del Diritto Canonico, prestare obbedienza al proprio Vescovo come tutti gli altri sacerdoti della diocesi?
Solo a queste condizioni posso credere nella soprannaturale autenticità della loro missione sacerdotale; altrimenti li ritengo « lupi » intrusi nell’Ovile per sbranare il gregge.

  • VII - Vita cristiana e consacrazione religiosa
Kiko dimostra di non avere idee chiare sulla distinzione tra la comune vita di grazia possibile e doverosa per ogni fedele, e la vita di consacrazione riservata ad anime aspiranti ad un superiore grado di perfezione spirituale, reso possibile dalla pratica effettiva e perpetua dei consigli evangelici, promessa con voto.
Ora, la confusione tra i due stati spiega la severità intransigente e talvolta spietata con la quale i catechisti presumono di dirigere spiritualmente i neocatecumeni. Ma, nella stessa prassi da loro imposta non mancano contraddizioni vistose, che compromettono il buon esito dell’impresa, dando luogo a lamenti, rivolte, diserzioni più che giustificabili.

Così, per esempio:

a) si insiste sulla vendita dei beni, che per se stessa sarebbe un’ottima prova dello spirito di povertà che animò Gesù, gli Apostoli, moltitudini di eremiti, monaci, religiosi di entrambi i sessi…
Ma, secondo Kiko, la vendita dei beni basta farla una sola volta in vita, perché dopo è lecito arricchirsi, scialare, godere… come dimostra il tenore di vita dei catechisti e relativi discepoli… Questa però non è la povertà evangelica praticata dai Santi, incoraggiata e benedetta dalla Chiesa… Kiko scherza… Certamente è molto furbo come si ripete da più parti.

b) Un’altra incoerenza riguarda la pratica della castità coniugale. Il Cammino Neocatecumenale esalta la paternità allietata da una prole numerosa…; ma non accetta, ed anzi oppone un altero rifiuto alla dottrina della Chiesa, secondo la quale la paternità deve essere «responsabile», per cui dichiara lecito — per gravi ragioni — il naturale controllo delle nascite nel ricorso ai «giorni infecondi» della donna, che impongono la continenza periodica Niente affatto! Tale norma non è degna — secondo i neocatecumeni, credenti di serie A — di una coppia veramente cristiana (cf. Humanae vitae, 167).

c) Quanto all’obbedienza, il costume neocatecumenale è anche più incoerente, provocando squilibri tremendi, scompaginando la famiglia. In fatti la moglie è tenuta a seguire più le direttive del catechista che quelle del marito, e viceversa
Il neocatecumeno sembra soggetto al suo catechista come un religioso è obbligato ad obbedire al proprio superiore per voto.
Non è dunque facile, ed è anzi impossibile, delineare la vocazione spirituale del «neocatecumeno», che sembra voglia stare col piede in due staffe, seguendo i criteri di una coscienza stranamente confusa, che ostacola un vero cammino interiore, rende impossibile la santità; della quale del resto non si parla mai in seno alle comunità di Kiko… Come sarebbe possibile, se l’uomo è irresistibilmente dominato dal Maligno?…

* * *

A proposito di santità, la dottrina kikiana si presta ad altri gravi rilievi. Se essa consiste essenzialmente nella perfezione dell’amore, e l’amore — quanto al prossimo — si estende anche ai lontani e persino ai nemici, sono più che giustificate le accuse fatte ai neocatecumeni, perché generosi soltanto con coloro che condividono le loro idee o si spera che le accettino, restando esclusi tutti gli altri e specialmente i contrari. Non è affatto cristiano, dunque, l’amore del prossimo praticato nel Cammino, che — anche solo per questo — merita la più aperta condanna.

C’è di peggio. È contraddittorio un cammino di conversione che esclude sia il pentimento di aver offeso Dio sia il proposito e lo sforzo di emendarsi: nella comunità neocatecumenale, chi pensa diversamente è tacciato di moralismo E si arriva al colmo quando s’insegna che «l’uomo non può fare il bene perché ha peccato ed è rimasto radicalmente impotente e incapace in balia dei demoni. È rimasto schiavo del Maligno. Il Maligno è il suo Signore» (Orientamenti, p. 130).

Impossibile quindi la «santità», che l’unanime tradizione della spiritualità cristiana ha sempre celebrato come fondamentale dovere-privilegio d’ogni credente.
Ma Kiko, sopprimendo libertà e responsabilità delle azioni umane, si spinge fino a sbarazzarsi degli stessi indispensabili presupposti dell’ordine morale: la sua dottrina — assecondata fino alle sue ultime conseguenze — equivale ad un’istigazione al male (a tutto il male), ch’è reato perseguibile a norma di legge, come può esserlo ogni istigazione all’anarchia.
Dunque, «cammino» non di conversione, ma di perversione quello neo-catecumenale, derivato da una dottrina che è un pietoso guazzabuglio di contraddizioni… Forse il buon P. Livio non l’ha sospettato neppure per sogno.

  • VIII - Mito della personalità di Kiko-Carmen
Lo strapotere dei catechisti, l’ingenuo fanatismo delle comunità neocatecumenali, la sopportazione di rinunzie e umiliazioni da parte dei medesimi hanno una seria spiegazione nella fede cieca di tutti nella quasi sovrumana potenza carismatica riconosciuta a KikoCarmen. Ne sono affascinati anche sacerdoti, vescovi e — sembra — persino il Papa…
Non sono il primo a pensarlo. I rilievi critici — scrisse nel 1992 mons. Luis Alberto Luna Tobar, vescovo di Cuenca (Equador)riguardano anzitutto il «culto» dei fondatori: «Kiko, il culto della sua figura e di quella di Carmen raccoglie nelle comunità una magia inaccettabile…» (cit. in Il Regno, 15.10.1993, p. 554).

Magia potenziata dalla collaborazione di catechisti che «all’inizio del cammino cercano di concentrare la volontà del gruppo su tecniche psicologiche e sociologiche, in modo da promuovere nei più deboli, entusiasmi e reazioni calde sino al fanatismo e all’esaltazione mistica, mentre nei più forti generano disgusto, sgomento e ribellione; che vengono però subito soffocate dalla rigidità delle regole neocatecumenali, basate sul silenzio e sul segreto su tutto ciò che avviene in comunità.
«Le testimonianze di peccato che accompagnano per tutti i lunghi anni del cammino neocatecumenale, sconvolgono e violentano le coscienze dei partecipanti deboli e indifesi…».

L’esaltazione — sempre determinata dall’abilissima regia di Kiko, maestro universale — fa sì che «durante le liturgie (…) c’è sempre chi si confessa pubblicamente, ad alta voce, dicendo, per esempio, di essersi masturbato tutta la notte, o di aver violentato la figlia del convivente, o di essersi drogato e poi dato ai piaceri sessuali, e via dicendo. E questo avviene anche alla presenza di bambini e di adolescenti, scandalizzandoli e stuzzicando in loro curiosità malsane…».

Così una testimone oculare. Ma in un incandescente clima di esaltazione tutto è possibile fare e dire…
Citando il teologo R. Blasques, la medesima scrive:
«L’accento posto sulla incapacità dello sforzo umano suscita in alcuni inquietudine… È molto chiara anche la percezione che la libertà dell’uomo è come incatenata. Sì, è vero. La libertà dell’uomo è come incatenata, e per questo è anche molto facile effettuare il p1agio! …». Questi i frutti del Cammino?
In condizioni del genere, com’è possibile un «cammino di conversione» nella gioia e nella spontaneità di un’autentica vita di grazia vissuta nella libertà dei figli di Dio?

  • IX - Annunzio della Risurrezione
Positivo, lodevole, doveroso tale kerygma, ma non tale da costituire una presentazione del Cristianesimo colto quanto al suo nucleo più vivo, almeno in un primo annunzio della salvezza. Ma, secondo Kiko, la Risurrezione di Cristo sarebbe tutto, perché tutto risolverebbe, mentre tutto non è secondo la teologia del Nuovo Testamento, della Tradizione Apostolica, del Magistero.
Il nucleo centrale della Rivelazione cristiana è l’amore misericordioso di Dio, che intende redimere l’uomo mediante l’espiazione del suo peccato realizzata (quale supremo atto di giustizia) col Sacrificio della croce in quanto più eccelsa prova di amore di Gesù al Padre e alla famiglia umana decaduta.
È la sua Passione, quindi, l’unica causa meritoria della salvezza; è la sua morte (e morte di amore) che ha generato la vita. In altri termini: la Risurrezione è causa efficiente ed esemplare della nostra salvezza (giustificazione delle anime e risurrezione dei corpi) solo in quanto è condizionata alla Morte che l’ha meritata; per cui, se Cristo non si fosse sacrificato, noi non saremmo stati redenti… (cf. S. TOMMASO, Summa th., III, qq. 48 e 56).
Ora, qui — nel peccato, nell’espiazione, nel sacrificio, ecc. — abbiamo elementi del tutto esclusi dalla teologia kikiana. Perciò il «kerigma neocatecumenale» discorda da quello «paolino», ossia dalla predicazione della Chiesa universale.
Cosa possono annunziare di autenticamente cristiano i «catechisti itineranti»?

  • X - Verità oggettiva ed esperienza neocatecumenale
Più volte mi sono sentito rivolgere la domanda se io abbia mai partecipato alle liturgie neocatecumenali, perché, nel caso, non avrei scritto i miei volumi di critica: la verità del Cammino può essere conosciuta soltanto da chi lo intraprende.
Ho sempre risposto che per conoscere la verità oggettiva del Cammino Neocatecumenale basta esaminare serenamente le catechesi di Kiko e informarsi minutamente di tutto alla luce delle descrizioni di ex-neocatecumeni di tutte le categorie e livelli culturali, ormai liberi, oggettivi, disincantati.

Del resto, nessuno finora ha potuto sollevare obiezioni sulla verità delle mie conclusioni; ed è appunto la mancata esperienza personale della vita delle comunità neocatecumenali che mi ha consentito di restare imparziale, come deve esserlo chi affronta una ricerca rigorosamente critica.
Purtroppo, la medesima istanza è stata fatta nell’ultimo solenne convegno di Vienna ad alcuni Vescovi italiani intervenuti. Premetto la segnalazione del vergognoso comportamento di Carmen: «ai Vescovi che volevano intervenire è stato impedito di parlare (…). Al Vescovo di (*) la Carmen, in maniera arrogante, disgustosa ed irruenta, ha impedito di parlare perché, disse: "Lei non ha permesso che il Movimento entrasse (o si sviluppasse) nella sua diocesi".
Al Vescovo che affermava, tuttavia, di conoscere il Movimento, la Carmen ha soggiunto che il Movimento lo si può conoscere solo vivendolo ed accettandolo! Chi sta fuori, non lo capisce e non lo può capire«In quel convegno, anche altri Vescovi volevano parlare, ma è stato loro impedito, perché la parola era concessa solo a quelli di loro che ne parlavano favorevolmente. Ora — conclude un Arcivescovo presente che ha riferito tutto — questa arroganza è unica nella storia della Chiesa! E questo non è un fatto isolato, perché si basa sulla loro concezione di "Chiesa
Strano che l’esperienza neocatecumenale sia talmente straordinaria, sublime, che soltanto chi la vive è autorizzato a parlarne!... Ma si tratta di un’esperienza possibile specialmente in stato di nevrosi o alienazione pseudo-mistica, subita da soggetti suggestionabili, data l’abilissima orchestrazione della liturgia di Kiko-Carmen.

  • XI - Catechesi di Kiko-Carmen e Catechismo della Chiesa Cattolica
Non appena il nuovo Catechismo apparve, mi fu riferito che alcuni neocatecumeni andavano dicendo che essi ne avevano un altro superiore a quello destinato a tutti i fedeli. Poi le cose cambiarono, perché si volle e si continua a far credere che essi l’hanno accolto, se lo portano con sé, lo studiano.
Ma evidentemente: o sono bugiardi o non l’hanno capito, dato l’aperto contrasto tra gli Orientamenti di Kiko-Carmen e il Catechismo della Chiesa Cattolica, come dimostrerà un volume di prossima pubblicazione.
Proprio per tale insuperabile contrasto, ho sempre pensato che il nuovo Catechismo della Chiesa sarebbe stato la tomba degli Orientamenti di Kiko-Carmen.
Possono essi disfarsene, ritrattando la catechesi finora impartita, abiurandone gli errori? Ho tutte le ragioni di escluderlo: i neocatecumeni l’avrebbero dichiarato almeno implicitamente, cambiando rotta, conferendo alla loro attività e alle loro «liturgie» un diverso stile.
E comprendo come P. Leone Poggi, da Cuevo, potesse chiedere: «Perché Kiko non presenta le sue prediche, pubblicandole, affinché il pubblico sappia, a scienza certa, chi è, cosa predica, cosa vuole in fine con le sue cosiddette rivelazioni e quelle di Carmen?…
«Perché le riunioni sono sempre di sera e in piccoli gruppi, quasi sempre senza permesso dei rispettivi parroci? Perché quelle istruzioni riservate per i catechisti?
«Perché, nelle sue predicazioni, mai si fa cenno alla confessione, alla Comunione e alla vita di Grazia, ma solamente si parla di necessità di una nuova istruzione catechistica e, precisamente, della sua istruzione catechistica e non altra? E perché è necessario che duri tanti anni, FINO A DIECI ANNI E PIÙ, e considera la vecchia catechizzazione come erronea e falsa?…», presumendo di proporre un Cristianesimo finora sconosciuto, almeno dall’inizio del IV secolo al Vaticano II, Concilio — del resto — principalmente «pastorale»?
Kiko certamente non ha mai letto o finge d’ignorare quanto Giovanni XXIII dichiarò l’11 ottobre 1962 nel discorso di solenne apertura del Concilio a proposito della «rinnovata, serena e tranquilla adesione a tutto l’insegnamento della Chiesa nella sua interezza e precisione, quale ancora splende negli Atti Conciliari da Trento al Vaticano I…». Evidente è la matrice luterana della sua «dottrina» quando si scaglia contro il Concilio di Trento e la Controriforma... Possibile che il Clero non se ne sia ancora accorto?Non ha capito che Kiko biasima e rifiuta la Chiesa Cattolica quale è risultata in seguito alla controriforma di Trento?…

  • XII - Il Cammino Neocatecumenale non è un «Movimento» approvato dalla S. Sede
Una delle notizie che i neocatecumeni hanno sempre travisato per sostenere la propria causa riguarda la lettera spedita dal Papa a mons. P. Cordes il 30 agosto 1990.
Ora, quella brava gente ha osato spacciarla come una bolla di solenne approvazione del Cammino; mentre è stata una lettera privata di encomio e incoraggiamento. Finora infatti la S. Sede non si è mai pronunziata a livello giuridico, esprimendo un pubblico riconoscimento del medesimo, valido per la Chiesa universale.
Questa la verità che, alcune settimane dopo arrivai a conoscere in seguito ad una dichiarazione del card. E.P. Pironio, Presidente del Pontificio Consiglio per i laici dall’8 aprile 1984.
All’inizio si volle far credere il contrario, tentando di dare al documento pontificio un’importanza che realmente non aveva. Infatti, risulta che il Nunzio d’Italia lo fece noto al card. Poletti, allora Presidente della C.E.I., perché a sua volta lo comunicasse a tutti i Vescovi «per conoscenza e per norma». Ma non si tardò a rettificare, riducendo alle dovute e più oggettive proporzioni la lettera del Papa al Cordes. Su Acta Apostolicae Sedis 1990, p. 1513, si poté leggere: «La Mente del Santo Padre, nel riconoscere il Cammino Neocatecumenale come valido itinerario di formazione cattolica, non è di dare indicazioni vincolanti agli Ordinari del luogo, ma soltanto di incoraggiarli a considerare con attenzione le comunità neocatecumenali, lasciando tuttavia al giudizio degli stessi Ordinari di agire secondo le esigenze pastorali delle singole diocesi».

  • XIII - La responsabilità del Papa
Reverendo e caro P. Livio, Lei mi ripeterà che, di tutto, unico giudice competente è il Papa, per cui, prima di pronunciarmi, avrei dovuto attendere la sua autorevole parola su quanto concerne il Cammino Neocatecumenale.

D’accordo, ma io torno ad osservare:
Il Papa non conosce realmente il contenuto dottrinale dei famosi Orientamenti né l’attività neocatecumenale ad essi ispirata: per un figlio della Chiesa, è la supposizione più cauta e rispettosa;
— ho buone ragioni per ritenere che si è fatto del tutto per impedire che nelle sue mani (e sotto i suoi occhi) arrivasse qualcosa che potesse far conoscere veramente il Cammino;
e ingenuo pretendere che egli debba sapere tutto e informarsi di tutto, sì da non potersi fidare di nessuno. Uomo anche lui, ha i suoi limiti, per cui ha bisogno della collaborazione di alcune centinaia di esperti che lavorano nella sua Segreteria e nelle nove Congregazioni Romane;
— è certamente infallibile quando si pronunzia come Dottore della Chiesa universale in materia di fede e costumi. In altri campi e contesti i suoi insegnamenti e decisioni sono rispettabilissime, ma solo a condizione che egli sia a conoscenza dei loro necessari presupposti, forniti dai suoi collaboratori…;
— se dunque, non erra quando parla «ex cathedra», può errare quando i suoi giudizi dipendono dalle informazioni che riceve da altri, unici responsabili di eventuali comportamenti inopportuni o sbagliati e criticabili. La storia dei Papi abbonda di casi da cui emergono limiti, debolezze e responsabilità alquanto negative attribuite a Pontefici eccessivamente fiduciosi nella competenza e correttezza dei collaboratori. Per tutti, valga l’esempio di un punto della riforma liturgica approvata da Paolo VI.
Mi riferisco alla Institutio o Istruzione Generale del Messale Romano entrato in vigore il 30 novembre 1969. Nel capitolo 2, n. 7 della prima edizione si leggeva una nozione della Messa che poteva essere accettata con soddisfazione anche dai Protestanti, perché non vi figurava né il sacerdote-ministro, né il Sacrificio eucaristico, né la presenza reale derivata dalla transustanziazione. Le omissioni erano talmente gravi da sollevare un uragano di proteste, per cui si ritenne di dover rimediare nella seconda edizione. Ora, quella prima Istruzione Generale recava la firma di Paolo VI, che si era fidato degli addetti ai lavori.
Nel caso nostro Giovanni Paolo II, se ha favorito Kiko-Carmen nella propagazione del Cammino Neocatecumenale, non si è mai pronunziato approvando la loro dottrina: il suo Magistero è rimasto limpido e fermo, in tutto degno del Vicario di Cristo. Chi, dalla sua protezione del Cammino, volesse dedurre che egli avrebbe tradito la sua missione di Maestro universale di verità, sarebbe disonesto. Ed è per questo che io non cesserò di sostenere che Giovanni Paolo Il non ha mai letto ed esaminato personalmente le catechesi contenute negli Orientamenti.



Nostre note. Sulla conoscenza di Giovanni Paolo II dei meandri del Cammino Neocatecumenale, padre Ariel Levi di Gualdo si pronuncia in senso opposto a padre Zoffoli, sostenendo che il Papa era a conoscenza.

Mi sento di ricordare tutta la querelle intorno ai Legionari di Cristo, che pure il Papa aveva benedetto e della relative "ignoranze" a proposito di certe realtà che altri invece sapevano.

Io sinceramente non so, non ho né i mezzi né gli strumenti, ma una cosa la so per certa, per averla direttamente vissuta ai primi tempi: quello che avveniva nelle salette, l'ordinario quotidiano, pochi lo conoscevano e, qualora fosse anche conosciuto, in mancanza di "prove certe" e solo "sulla parola", avrebbe ben potuto non essere preso nella debita considerazione.
Tutti sanno che "davanti a chi conta" il Cammino Neocatecumenale ha tenuto comportamenti più ortodossi possibile facendo buon viso a cattivo gioco…
Faccio presente anche un'altra cosa che mi dà sconcerto: l'atteggiamento aggressivo pubblico di Carmen davanti a tanti vescovi e arcivescovi.
Quel modo di parlare denota la consapevolezza di un'alta dose di "IMPUNITÀ".
Chi è che se non per rispetto, anche solo per furbizia osa trattare vescovi o arcivescovi in quel modo?
Col rischio di esposti davanti alla Santa Sede, di opposizioni determinate e conseguenti rimproveri e censure?
Solo chi SA DI POTERLA FARE FRANCA, che non gli succederà nulla, che è ben protetto e si può permettere di tutto.
Altrimenti, comportamenti del genere, che oltrepassano di gran lunga l'irrispettosità di alti gradi gerarchici, avrebbero meritato ipso facto un bello STOP ai dissacratori.

giovedì 13 febbraio 2020

ORA COME ALLORA: NEL 1994 ZOFFOLI L'AVEVA CAPITO. RICORDIAMOLO. CAPITOLO V°

Quinta parte (su 7) della lettera di padre Enrico Zoffoli, passionista, te, a padre Livio "Stalin" Fanzaga, direttore perpetuo di Radio Maria, inviata a febbraio 1994 e che lungo ventisei anni non ha ancora scosso la coscienza di quest'ultimo. (Avevamo già pubblicato: quarta parte, terza parte, seconda parte, prima parte).

Eppure, moltissimi di coloro che hanno frequentato il Cammino Neocatecumenale e poi l'hanno abbandonato, sono addivenuti da se stessi alle conclusioni ben spiegate da Zoffoli. Si vede che quando c'è uno Spirito comune, è lo stesso Spirito che segna la direzione e parla al cuore, in ogni tempo storico.
Zoffoli, teologo e di grande fede, spiega benissimo ogni minimo particolare, ma noi, non altrettanto preparati teologicamente, non eravamo addivenuti alle stesse identiche conclusioni?
Sembra quasi incredibile..
Alcune delle particolarità enunciate qui da Zoffoli, sembrerebbero essere state "corrette" a suon di lettere, discipline e norme ma, come sappiamo benissimo poi, nelle salette succede di tutto…


Libro di don Elio Marighetto
leggibile online
VI
SVILUPPI E RIFLESSIONI CONCLUSIVE
Penso di aver richiamato almeno l’essenziale di quanto mi ero proposto di scrivere sullo strano fenomeno del Cammino Neocatecumenale
Ma la quantità delle notizie raccolte al riguardo è tale da tentarmi di aggiungerne altre — non tutte! — particolarmente serie, che potranno confermare e chiarire questa rapida rassegna, volta ad informare meglio il caro P. Livio con tutti gli ascoltatori di Radio-Maria.

I - L’autore di queste pagine

In alcuni ambienti corre voce che io sarei un po’ cocciuto, fissato, con la mente indebolita per l’età; che vedrei eresie dappertutto, e sarei rimasto solo a difendere una causa definitivamente perduta…
Ora, tutti sanno che giudizi del genere non sono argomenti; e aggiungo che le offese possono affliggermi, ma non convincermi e assai meno abbattermi. Io preferisco rispondere pregando per tutti, in attesa del trionfo della verità.
È bene però che il pubblico sappia che un sereno e leale scambio d’idee — scritto e anche orale — potrebbe dimostrare se l’età abbia lasciato perfettamente libero e agile il mio pensiero…

Quanto poi ad essere rimasto solo, posso assicurare l’opposto perché in Italia e all’estero sono MIGLIAIA le persone che condividono le mie convinzioni, mi forniscono dati e mi incoraggiano perché non ceda alla campagna denigratoria sferrata contro la mia persona e i miei scritti.

A mio riguardo si parla anche di possessione diabolica; ed è proprio questo che mi lascia pienamente tranquillo, destando anzi la mia ilarità… Peccato però che appunto molti neocatecumeni siano particolarmente turbati da possibili insidie del demonio: sembra che non temano né parlino di altro.

II - Espressioni seriamente compromettenti

Trascrivo innanzi tutto la testimonianza di uno dei seguaci di Kiko, convinto che la Chiesa, se non si libera dai dogmi, non potrà sopravvivere. Sono parole di un «presbitero» neocatecumeno. Posso esibire nomi e cognomi dei presenti. L’espressione è disastrosa.
La seconda testimonianza è di un ottimo sacerdote toscano, fondatore di una benemerita istituzione d’assistenza sociale: «… Il venerato P. Pio da Pietrelcina chiamò i neocatecumenali i nuovi falsi profeti già dal loro inizio, e così è stato…» Posso esibire l’originale della lettera, 28.12.1993. Non occorre altro per definirli.

La terza testimonianza è del P. Antonino Santangelo, di Adrano (Catania), morto recentemente e ricordato «come zelante e infaticabile costruttore del Regno di Dio, specialmente nel servizio degli ultimi, dei poveri, dei lebbrosi, degli anziani. Mirabile e instancabile la sua opera missionaria a favore di comunità del Terzo Mondo».
La dichiarazione è la seguente:
«Conosco troppo bene i Neocatecumenali. Ne avevo sentito cose meravigliose; e, quando vennero in Italia e vollero fare il I Convegno Internazionale, dietro loro preghiera, li ospitai gratuitamente nel mio Eremo dell’Adonai a Brucoli (Siracusa).
«Diresse il convegno tutti gli otto giorni il loro fondatore Kiko Argüello. Osservai varie cose che mi dispiacquero molto e dissi al gruppo dirigente: "tutte queste irregolarità nella celebrazione della S. Messa mi dispiacciono!"
«Essi mi risposero: "nella Chiesa, se nessuno disobbedisce, non si fa mai un passo avanti!".
«Da allora ruppi ogni rapporto con loro. Molte volte sono venuti da me per fare nella mia comunità una comunità neocatecumenale; ma mi sono rifiutato sempre…» (Adrano, 14.2.1992).

Come può sostenersi che Kiko-Carmen abbiano sempre proceduto lealmente con la Gerarchia Cattolica, disposti ad accettare umilmente norme e controlli in fatto di dottrina e liturgia? Risulta che «anche la presenza del Vescovo viene richiesta solo in particolari momenti, nei quali però egli non può rendersi conto delle "eresie" contenute e insegnate nel Movimenti neo-catecumenali». (Da Le Comunità neo-catecumenali di RICCARDO BLASQUEZ, c. 1).
Di fatto, dunque, la supremazia del «catechista» è indiscutibile. «Se il vescovo o il presbitero che presiede — secondo un’altra autorevole testimonianza — non obbedisce alle loro direttive, viene chiamato faraone, contro cui il popolo di Dio deve lottare».

III - Profanazioni eucaristiche

A proposito dello scempio che si fa dell’Eucaristia — come ho già denunziato nei miei saggi critici, in seguito ad una valanga di proteste piovute da tutte le parti d’Italia —, posso confermare tutto aggiungendo altre gemme:
— A Trento, un neocatecumenale di discreto livello sociale, un giorno si portò in casa un avanzo del «pane consacrato» e lo sbriciolò per darlo in pasto agli uccelli. Lo ha deposto la moglie che me l’ha riferito.
— A Roma, un altro si mise in tasca l’Eucaristia e ci fece colazione, bagnando il «pane consacrato» nel caffellatte.
— Sempre a Roma, una neocatecumenale ha spiegato ad una persona, che me l’ha raccontato, che nessuno del Cammino può commettere dei sacrilegi quando avanzi e frammenti del «pane consacrato» cadono in terra e sono gettati tra i rifiuti, perché gli ostiarii, mediante una certa loro preghiera, sconsacrano quegli avanzi e frammenti. C’è da inorridire.
«Nell’assistere a questo spettacolo (quella della presunta "Eucaristia" neocatecumenale) — depone una signora di Reggio Calabria — con i catecumeni che ballavano inneggiando a Dio, quando mi è toccato di accedere alla Comunione, con il pane azzimo e con il vino, bevendo allo stesso calice in cui bevevano tutti, ho provato non poca nausea! Ma l’orrore più grande mi avveniva quando vedevo le briciole del pane consacrato che cadevano a terra e che venivano calpestate dai piedi di tutti. Che strazio! che dolore!
«Essendomi ribellata a simili abitudini, mi sono conquistata l’antipatia dei catechisti; di uno in particolare, che arrivò fino a profetizzarmi un presunto futuro amante. E questo alla presenza di mio marito, che, per evitare questioni, abbandonò ipso facto il "cammino catecumenale"…
— A Pisa, «nelle Messe celebrate da sacerdoti neocatecumenali non viene fatta la purificazione dei vasi in modo corretto (di cui io sono stato più volte testimone oculare), non si fa caso se dei frammenti cadono a terra (una volta si chiamava sacrilegio) e viene negato ogni culto al SS. Sacramento.
«Nella mia parrocchia i giovani non sanno nemmeno cosa siano le "Quarant’ore" o un’adorazione eucaristica seria, essendo il culto eucaristico limitato ad una esposizione del Santissimo per una ventina di minuti il primo venerdì del mese, mantenuta per accontentare le "vecchiette" che ormai sono abituate a questi riti!
«Una volta uno che era entrato in una comunità, vedendo dei frammenti abbandonati in un calice, lo fece notare e gli fu risposto: se credi ancora a queste cose, questa spiritualità non fa per te!…
«I neocatecumenali poi non si inginocchiano mai, né davanti al Santissimo, né alla consacrazione; assumono atteggiamenti irriverenti durante le celebrazioni (la posizione classica in chiesa è con le gambe accavallate e i due gomiti appoggiati sullo schienale, possibilmente in posizione obliqua rispetto alla panca. Una volta ho visto un ministro straordinario dell’Eucaristia (neocatecumenale) che andava a portare il Santissimo ad un ammalato fumando. Avendoglielo fatto notare, mi rispose: "Che ne sai tu che anche Gesù non fumasse?".
Preferisco non fare commenti».
Il medesimo teste aggiunge: «Nel neocatecumenato tutta l’autorità e tutto il sapere è nelle mani dei catechisti ai quali i sacerdoti devono obbedienza. Quanto volte ho visto sacerdoti trattati in malo modo, senza il minimo rispetto per il loro stato!…».
Dalla Sardegna, un’altra ex-neocatecumenale ha potuto attestare: «… Niente formazione religiosa, niente vita eucaristica, niente vita interiore (…). Kiko Argüello e Carmen sono persone furbissime: per farsi accettare sanno benissimo cosa bisogna fare e dire. Detto in parole povere: cercano di cancellare con stupide e originali argomentazioni la vera dottrina della Chiesa (…). Io ho resistito tre lunghi anni e ho il rimpianto di non aver piantato tutto prima. S. Giovanni Bosco diceva che in tempi calamitosi la salvezza della Chiesa sarebbe venuta dall’Eucaristia e dalla devozione alla Madonna. I nostri bravi teologi Kiko e Carmen fanno di tutto perché ci si allontani dall’Eucaristia e dalla Madonna…». Nulla da aggiungere!
«Del Movimento Neocatecumenale conservo una molto incresciosa esperienza. Quando, invitato a celebrare per un gruppo di essi — due anni or sono — l’Eucaristia, mi sono visto davanti, come pane da consacrare, una pizza, e come vino una specie di bacinella piena di vino, per poi vedere, al momento della Comunione, grosse briciole della pizza e abbondanti gocce del vino consacrati cadere a terra e venire conseguentemente calpestati. Alle mie rimostranze (prima dell’offertorio) nel dover prestarmi a quella forma di consacrazione (…), ricevetti la formale assicurazione di un esplicito, totale beneplacito della S. Sede al riguardo…». Così un sacerdote, col quale penso che solo «uomini della Curia Romana» (e non certo «la Chiesa», quale unica e suprema Maestra di verità e santità) possono arrogarsi l’autorità di esporre il Santissimo alla profanazione, dimostrando di aver perduto la fede nella presenza reale.

IV - Un benevolo rimprovero a P. Livio, a modo di «fraterna correctio»

Moltissimi, che finora da Lei — via Radio-Maria — hanno sentito parlare dei neocatecumeni, non hanno potuto che concepirne una grande idea; soprattutto quando sentono confermarsi la panegirica presentazione dalle lusinghiere espressioni di Paolo VI e Giovanni Paolo II.
Ora, quel che io non Le perdono, caro Padre, è che Lei si è mostrato alquanto seccato, imbarazzato e sbrigativo quando — ed è accaduto più volte — Le sono state chieste informazioni intorno ai neocatecumeni e alle critiche da essi provocate. Perché non ha soddisfatto quelle richieste, lasciando molti ascoltatori nel dubbio, e spesso anzi piuttosto irritati? Non penso che questo sia il metodo migliore per informare l’opinione pubblica…
Eppure, Lei aveva la possibilità di leggere i miei scritti, avendone ricevuto varie copie… Pur non condividendo il mio parere, doveva almeno sospendere ogni giudizio e rivolgersi a me per avere chiarimenti. Lei, quindi, ha preferito che i fedeli di Radio-Maria udissero soltanto una campana e ha permesso che alcuni — e forse molti — mi ritenessero una testa calda, litigioso e magari anche un discepolo di Lefebvre, quale io non sono mai stato né sarò mai. — È ovvio che questo suo modo di comportarsi avrà fatto esultare i neocatecumeni, che certamente Le saranno stati grati.

V - Originalità del «Neocatecumenato»

Il singolare favore col quale l’iniziativa del Cammino ideata da Kiko-Carmen è stata sempre accolta dalla Gerarchia deriva anche dal supporre che il neocatecumenato sia un’istituzione nuova e non solo provvidenziale, indispensabile. Lo riconosco, ma è bene intenderci.
Come anche Lei sa benissimo, reverendo P. Livio, la novità del neocatecumenato riguarda soltanto la forma, non la sostanza di un richiamo della coscienza cristiana, sempre vivissimo nel corso dei secoli, e ciò perché fondamentale in ogni genere di attività pastorale, missionaria, educativa, promotrice di valori, premessa di ogni necessario sviluppo del Corpo Mistico.
Se non si comincia (e ri-comincia) dal battesimo, se non se ne penetra il mistero, non se ne misura la portata e le responsabilità, nulla può essere autentico e duraturo nell’ambito della grazia.
Se la prassi del catecumenato è venuta gradualmente meno, diminuendo il numero degli adulti e aumentando quello dei bambini, non vuol dire che un reale neocatecumenato non si sia conservato ed anzi potenziato, essendo stato sempre e necessariamente implicito in tutte le forme del ministero sacro… Lo impone il dovere di una incessante (perché mai definitiva) morte dell’uomo vecchio nel Cristo crocifisso e sepolto; e di una sempre rinnovata e più alta rinascita dell’uomo nuovo nel Cristo risorto e glorioso, come santi pastori, missionari e direttori di spirito hanno sempre intuito, vivendolo per sé e predicandolo agli altri.
Non è vero, forse, che un credente veramente illuminato, sa di essere sempre «neocatecumeno» e sempre «neofito»? Chi si ritiene adulto, ossia maturo, arrivato, perfetto… è perduto al cospetto di Dio.
Dunque, il neocatecumenato, storicamente, non può considerarsi un’istituzione né originale né geniale, creata da Kiko-Carmen, i quali hanno avuto soltanto il merito di richiamarla e presentarla sotto nuove forme. In realtà, è nata con la Chiesa e si è venuta evolvendo secondo le fasi della sua ininterrotta crescita, assumendo modalità relative alle diverse epoche e culture.
Kiko-Carmen hanno avuto l’abilità di valersi del «neocatecumenato» — prassi esclusivamente propria della Chiesa — per avviare un cammino che prepara ad un «battesimo» svuotato del contenuto soprannaturale, verissimo e comprensibile soltanto alla luce della Rivelazione cristiana proposta dal Magistero. Il termine, piuttosto ambiguo, è un vero «cavallo di Troia».

VI - Frutti del Cammino Neocatecumenale

Le pubblicazioni filo-neocatecumenali non cessano mai di vantare l’enorme espansione del Cammino nel mondo, quindi il notevole numero dei «fratelli», delle parrocchie in cui operano, delle conversioni, delle vocazioni religiose e sacerdotali, dei Seminari sorti ovunque. L’estraneo, che non sa altro, non potrebbe che rallegrarsi dell’istituzione; ma, per una sua valutazione oggettiva, è necessario che sia informato anche del resto, mai rivelato dalla stampa a servizio del Cammino Neocatecumenale

a) quanto al numero dei «fratelli»,
bisogna fare un bell’atto di fede. Chi si è preso mai la bega di verificare la fondatezza delle lunghe e complicate statistiche curate e pubblicate dal Cammino?
Evidente, d’altra parte, la sua gran voglia d’impressionare l’opinione pubblica, organizzando pellegrinaggi, raduni, manifestazioni clamorose con «striscioni» e «cartelli», specie in piazza S. Pietro, sotto le finestre del Papa…
Ora, è certo che, se sono numerosi quelli che iniziano il cammino, altrettanto lo sono altri che l’abbandonano e talvolta arrivano persino a maledirlo. Nessuno parla di questi?

b) e le conversioni?
Adagio. Per considerarle, bisogna conoscerle, esaminando quel che esse comportano veramente.
«Conversione» è solo il passaggio dalle tenebre dell’errore o dell’ignoranza alla luce della verità…; e da una vita di peccato alla riconciliazione con Dio in un reale mutamento di rotta, che è sforzo di tendere alla santità del proprio stato.

1° Quanto alla verità, qual è quella insegnata dai catechisti e creduta dai neocatecumenali? Se è quella che risulta da un attento esame delle catechesi contenute negli Orientamenti di Kiko-Carmen, non posso non rifiutarla, come ho chiarito abbastanza…
2° Quanto alla conversione morale, stando agli elementi di quelle catechesi, la ritengo impossibile:
primo, perché, se l’uomo è dominato dal Maligno, non può fare nulla di buono…;
secondo, perché, sempre secondo Kiko, la grazia non rigenera, facendone una nuova creatura…;
terzo, se nessuno è obbligato ad imitare Cristo, non è possibile raggiungere neanche il minimo grado di vita soprannaturale…


Nostre considerazioni: sì, può essere vero, magari oggi (dopo più di un quarto di secolo) c'è maggior attenzione alle briciole (non ovunque) e al sacrilegio dell'Eucarestia, ma tutto il resto? Tutto il resto è ancora attuale, dominano i media, nessuno che parli del Cammino Neocatecumenale in negativo alle masse, sempre relegati a blog o pubblicazioni "di nicchia". Fossero diffuse le loro malefatte quanto sono state diffuse le loro lodi, oggi davvero il Cammino Neocatecumenale avrebbe già chiuso i battenti per "fallimento". Chi può competere col controllo dei "media"? Chi può competere con "potenti appoggi"?Mi ricorda tanto un primo ministro italiano con la smania di controllare tutta l'informazione…