domenica 15 gennaio 2017

Non peccare più? Macché! per un presbikiko l'importante è che "quanno cadi te rialzi"...

«Dato che in questo post si parla dell'inginocchiarsi davanti a Dio, permettetemi di descrivervi,visto che siamo in tema, il metodo di amministrazione del Sacramento della Riconciliazione ad opera di un sacerdote, pardon, presbitero neocatecumenale con cui ho avuto il (dis)piacere di confessarmi domenica scorsa.

Arrivo, entro nel Confessionale e mi inginocchio come da prassi, mi attendevo un saluto del tipo: "Sia lodato Gesù Cristo" oppure un'altra frase simile, o ancor meglio, un Segno di Croce seguito da una delle formule che propone il Rito della Penitenza, nella sezione in cui si parla del rito per la riconciliazione dei singoli penitenti. Nulla di tutto questo: il presbitero esordisce dicendo un freddo ed informale: "Dimmi".
"Dimmi" è un gran bel modo per accogliere i penitenti, non v'è dubbio......

Confesso i miei peccati, e l'unico consiglio che il presbitero mi dà è il seguente: "L'importante è che te rendi conto che, quanno cadi, ti rialzi".

Ora, non dico che volevo una direzione spirituale, ma un consiglio del genere, se permettete, me lo poteva dare qualunque persona, non era necessario un confessore - colui che, di fatto, dovrebbe aiutarti ad emendarti, in modo da non ricadere nel peccato.

Invece, con una tale frase fatta, se permettete, si banalizza il sacramento stesso, come a dire: va beh, hai sbagliato, rialzati e cammina, vai avanti.

Ok, rialziamoci e camminiamo, ma con l'aiuto e la misericordia di Dio, non solo con noi stessi. È questo quello che occorre, non solo il rialzarsi!!

La confessione termina così: "Ho capito. Je dirai un Ave Mmaria a la Madonna, Iddio te conceda il perdono de tutti li peccati".

Non un atto di dolore o di contrizione, non una formula di assoluzione sacramentale, nulla di nulla. Solo la frase che vi ho scritto sopra, in dialetto romano, ovviamente.

Gran bel modo di amministrare la Misericordia di Dio... da rimanere senza parole, credetemi......

Vorrei sapere cosa ne pensate? E vi sono capitati presbiteri di questo tipo nello svolgimento del sacramento in questione?»
(da Wolf)

Nota nostra:
Perché il sacramento della Riconciliazione (o Penitenza) sia valido è necessario che un ministro ordinato al sacerdozio, in presenza di un peccatore contrito e intenzionato a non peccare più, dopo l'accusa dei peccati pronunci la forma del Sacramento, che in questo caso è "io ti assolvo dai tuoi peccati nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito  Santo". Naturalmente il ministro deve avere l'intenzione di fare ciò che la Chiesa fa (e qui coi neokiki non è che siamo sicurissimi...)
Si badi bene al modo in cui la frase è stata formulata e che comincia con "IO ti assolvo". Nel caso presentato da Wolf, il ministro neokiko ha detto invece "Iddio ti perdoni". Fra queste due forme c'è una distanza abissale: nel primo caso, sacramento cattolico, il ministro (ovvero il Sacerdote) nella persona di Cristo-capo (in persona Christi), assolve il penitente. E' chiaro che l'assoluzione viene da Dio, che solo può rimettere la colpa, tuttavia il Sacerdote cattolico quando pronuncia la forma del Sacramento non è più "se stesso" ma è Cristo in persona, che si serve del Sacerdote per effondere la Sua grazia. Il Sacerdote è chiamato in prima persona, realmente, come se fosse Gesù.
Nella versione kika invece, il presbitero kikiano sembra chiamarsi fuori dal sacramento, come se non fosse suo compito amministrarlo. Dicendo "Iddio ti perdoni" egli dimostra un'ignoranza crassa circa l'importanza dei riti della Chiesa, che, a meno di validissime giustificazioni, vanno rispettati ovunque, da chiunque e in in qualsiasi tempo.
Viene il dubbio che il presbikiko non creda realmente al proprio ruolo o che non ha intenzione di fare quello che la Chiesa fa, assuefatto com'è alle elucubrazioni di Kiko, rendendo così nulli tutti i sacramenti che amministra...


Nota supplementare a firma l'apostata:

Sull'argomento non è che sia tanto semplice discriminare: tutti i bravi confessori non neocat da una parte e tutti i cattivi confessori neocat dall'altra.

Parlo di quel che ho visto io negli anni.

In linea generale, il problema dei "presbiteri" usciti dai Redemptoris Mater è l'avere la testa imbottita della solfa kikiana: il demonio, le disgrazie, il demonio, gli idoli, il demonio, odia i tuoi genitori, il demonio, il nemico è il coniuge, il demonio.

A questo va aggiunto il fatto che le vocazioni RM non è che siano proprio tutte vere vocazioni al sacerdozio.

Capita lo stesso nei matrimoni forzati dai kikatekisti.

Il problema nella confessione c'è, e abbastanza spesso, inutile negarlo.

Rammento una persona in lacrime dopo che il presbitero neocat le aveva urlato di "essere il demonio".

E un'altra che si sentì dire che se non fosse entrata in Cammino si sarebbe dannata.

È un vizio di fondo, dovuto all'obbedienza prona a Sankiko. Il vero vulnus alla Chiesa è stato causato dal permettere l'apertura dei Redemptoris Mater, che ha portato alla formazione di un clero controllato da un laico, poco disposto a obbedire al vescovo e formato spesso male.

Però non è giusto generalizzare. Ci sono anche sacerdoti usciti dai RM che la vocazione ce l'hanno, e obbediscono alla Chiesa prima o poi.

Uno per tutti: don Rosini. Nelle sue catechesi ha sempre ribadito l'obbedienza a Chiesa e vescovo, e messo alle strette da Sankiko ha scelto la Chiesa.

I normali preti diocesani non hanno la testa piena delle kikate dei RM, e non è poco. La loro formazione ha in generale un livello standardizzato, ovunque studino.
Tuttavia dipende da ciascuno di loro se essere un buon sacerdote che ha cura del suo gregge oppure vivere il proprio ministero evitando tutto quel che è fonte di fastidi e fatica.
Ho visto e sentito di tutto, nel bene e nel male.

In fondo, come sempre, è la libertà delle persone che determina quel che si è o si diventa o come si agisce. La vita è tutta una scelta, checché ne dica Sankiko con il suo "l'uomo non può non fare il male".

venerdì 13 gennaio 2017

L'unico atto degno di un uomo è inginocchiarsi davanti a Dio


C’è silenzio. C’è aria di mistero nell’aria. Sta succedendo qualcosa di grande.

Il sacerdote stende le mani sul pane e sul vino e dice: “Padre veramente santo e fonte di ogni santità…”. Il sacerdote continua: “santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito perché diventino per noi il corpo e il sangue di Cristo…”

Il Re dell’Universo sta entrando, sta arrivando. Si sta facendo pane e…

… e io, oggi, a messa, ho avuto la prova tangibile che sto invecchiando.

Guardandomi intorno e vedendo molte persone in piedi invece che in ginocchio, non sono riuscita più a pensare come quando ero giovane: “E’ bello che ognuno faccia come più si senta di fare. La libertà è anche questo. E poi non è mica importante la posizione del corpo, ma quello che senti dentro di te. Dio non sta a guardare l’esteriorità ma il tuo cuore!”

E forte della mia giovinezza, potevo anche dire queste frasi con la saccenteria di chi la sa lunga. Sapete quella sacra lotta contro l’apparenza che, quando si è ragazzi, si combatte alla grande? Ecco; proprio quella!

Oggi invece…ma com’è successo? Come ho fatto a trasformarmi così tanto, al punto di aver voglia di andare dai tizi in piedi e dir loro: “Sta arrivando il Re dei Re e tu stai in piedi, tutto tranquillo? Ma che hai nella testa!!! Mettiti in ginocchio e sii almeno un po’ educato. Sta entrando il tuo Creatore!”

Tranquillizzatevi tutti: non ho fatto questa sceneggiata! Non credo che mio marito ne sarebbe uscito indenne! E poi li capisco: Gesù arriva e non fa nemmeno effetti speciali.

Sarebbe bastato abbinare, ad ogni consacrazione, almeno una musica solenne scesa miracolosamente dal Cielo (noi uomini, per queste strategie comunicative, siamo all’avanguardia).Il massimo sarebbe stata l’apparizione di un angelo con lo shofar, pronto a suonarlo al momento opportuno. Altro che la piccola campana che si suona in qualche chiesa.

Mannaggia a questo Dio che gioca a nascondino.

E’ un tipo discreto il Signore dell’Universo.

Sarà che noi, anche se facciamo una “O” bella tonda, desideriamo farlo sapere al mondo intero, che proprio facciamo fatica a comprendere un Dio che “è” ed “ha” talmente TUTTO, da potersi permette il lusso di surclassare il marketing comunicativo. Lui, semplicemente, “fa”.

“Io faccio nuove tutte le cose”. Lo dice e lo fa.

Quindi, dicevo, un po’ li capisco…ma un po’, anche no!

Ho l’impressione che dietro quei fieri figuri che non si inginocchiano, ci sia una mentalità popolare che si potrebbe riassumere in questa frase: “Io non mi inginocchio neanche in chiesa”, della serie “Mi spezzo ma non mi piego”.

Avete presente l’uomo-Denim, quello che non deve chiederemai?

Ecco; quello!

Quello che non chiede, non si inginocchia, non si scusa, mai!

E non sto parlando degli anziani con possibili problemi fisici. No. Gli ultra 70enni, infatti, nonostante i problemi dell’età, si inginocchiano più degli altri (probabilmente perché con l’età, aumenta anche la saggezza e laconsapevolezza che di Padreterno ce n’è solo Uno ed è meglio non prendere il suo posto).

Quando vedo certi preti che si impegnano tantissimo nel far fare il segno della pace a tutta la chiesa per un quarto d’ora di seguito o spingono tutti a tenersi per mano durante il Padre Nostro, perché è più bello, mi viene da dire: “Vi prego; riscaldate il cuore delle persone perché capiscano che inginocchiarsi davanti al Re dei Re, è un atto di coraggio, di umiltà, di affidamento, di adorazione, di amore, di rispetto, di consapevolezza…”

Stare tutti in ginocchio, inoltre, significa aver capito che a messa siamotutti uniti in modo divino e misterioso.La liturgia, infatti, è la preghiera della Chiesa, ossia del corpo mistico di Cristo che, nello Spirito santo, è costantemente in dialogo con il Padre.

Stiamo facendo, cioè, una cosa diversa dalla preghiera personale. Pregareinsieme con le stesse parole e con glistessi gesti, ci aiuta a capire che “Padre nostro” è diverso da “Padre mio” e chepregare il Padre insieme con Gesù, nello Spirito Santo è essere un corpo solo ed un’anima sola.

Ecco perché in una celebrazione liturgica come la Messa (o nelle altre azioni sacramentali – battesimo, cresima, matrimonio, esequie…)«l’atteggiamento comune del corpo, da osservarsi da tutti i partecipanti, è segno dell’unità dei membri della comunità cristiana riuniti per la sacra liturgia: manifesta infatti e favorisce l’intenzione e i sentimenti dell’animo di coloro che partecipano» (Ordinamento Generale del Messale Romano, n° 42). 

Ma alla fine, credo che il motivo principale per cui non ci si mette in ginocchio, è che non ci rendiamo ben conto di quel che sta succedendo in quel momento. L’entrata in scena di Gesù non è accompagnata da applausi e lo sguardo annoiato di alcuni tradiscela debolezza umana.

“So’ ggioovani!” si diceva in uno sketch di un paio di anni fa.

“So’ umani!” si dovrebbe dire di noi, a Dio.

“Abbi pietà di noi” dovremmo dire spesso e volentieri.

Facciamo una grande fatica e “vedere ciò che è invisibile e spirituale”.

Tendenzialmente siamo portati a saltare di gioia di fronte alla moltiplicazione dei pani e dei pesci e a distrarci nell’Ultima Cena. Ci viene più naturale meravigliarci del paralitico che ri-cammina che non del malato a cui tutto è perdonato.

Siamo umani; siamo concreti, siamo fatti di carne.

Però, è proprio perché la nostra “carne” è così importante per noi, che non possiamo permetterci di estrometterla dal rapporto con Dio.

In poche parole, mettersi in ginocchio è un modo incisivo per dirGli: “Mio Signore, tu lo sai che io non ce la faccio ad essere propriamente un bravo cristiano. Faccio quel che posso ma quaggiù, sulla terra, non è facile andare avanti. Chi meglio di te ha sperimentato questo? Allora Signore, sono qui ai tuoi piedi, per chiederti ancora una volta: mi potresti aiutare? Tu solo sei Dio e Tu solo sei la mia salvezza”

Un po’ di giorni fa, entrando in una chiesa dove c’era l’Adorazione Eucaristica, ho visto una famigliola intera seduta negli ultimi banchi. Solo il papà era in ginocchio,davanti a Gesù sacramentato.

Mi è sembrata un’immagine così bella che l’ho fotografata.

Il padre, il simbolo della forza, l’immagine della mascolinità, davanti alla sua famiglia, stava in ginocchio davanti al Re dell’Universo.

Quel papà, ai suoi figli stava dicendo:“Quando nella vita avrete paura per qualcosa, inginocchiatevi e pregate…”“Ed egli (Gesù) si staccò da loro circa un tiro di sasso; e postosi in ginocchio pregava, ” (Luca 22:41)

“Quando avrete bisogno di diventare buoni oltre le vostre forze, inginocchiatevi e pregate…” “Poi, (Stefano) postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: Signore, non imputar loro questo peccato. E detto questo si addormentò” (Atti 7 : 60)

“Quando vorrete chiedere un miracolo, inginocchiatevi e pregate…” “ Ma Pietro, messi tutti fuori, si pose in ginocchio, e pregò; e voltatosi verso il corpo, disse: Tabita lèvati. Ed ella aprì gli occhi; e veduto Pietro, si mise a sedere.”   (Atti 9 : 40)

“Quando vorrete sentirvi uniti con gli altri, inginocchiatevi e pregate…”“Quando ebbe dette queste cose, (Paolo)si pose in ginocchio e pregò con tutti loro” (Atti 20 : 36)

“Quando avrete una richiesta urgente da fare, inginocchiatevi e pregate…”“Ed Achab risalì per mangiare e bere; ma Elia salì in vetta al Carmel; e, gettatosi a terra, si mise la faccia tra le ginocchia ” (I Re 18:42)

“Quando vorrete ringraziare Dio con tutto il cuore, inginocchiatevi e pregate…” “E quando Daniele seppe che il decreto era firmato, entrò in casa sua; e, tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in ginocchi, pregava e rendeva grazie al suo Dio, come soleva fare per l’addietro.” (Daniele 6 : 10)

“Venite, adoriamo e inchiniamoci, inginocchiamoci davanti all’Eterno che ci ha fatti!” (Salmo 95:6)

Etty Hillesum
Scrittrice ed intellettuale ebrea morta a 29 anni ad Auschwitz



mercoledì 11 gennaio 2017

Non c'è limite al ridicolo: per onorare il Redentor Kiko, il presepe a tema Palomeras Altas

Certe volte davvero con i kikos non si sa se ridere o piangere... Sant'Ireneo di Lione, nel farsi beffe degli eretici, faceva notare come l'eresia portasse al ridicolo e all'assurdo e la realtà dell'idolatria per il cammino e per i santi iniziatori raggiunge le più alte vette del tragicomico (si veda anche lo studio da pittore di Kiko attrezzato per le visite, o il santino di Kiko, l'arcano con il ticket o il libro di Kiko acquistabile al termine della convivenza come nei raduni delle società multilevel...).

"Autore della lettera" ci segnala il seguente post apparso su una pagina Facebook:
"Quest'anno presepe ispirato alle origini del cammino, raccontate alla convivenza di inizio corso.
Kiko è andato tra i poveri e lì ha visto Cristo. Allora ho ricreato la baraccopoli di Palomeras ed è lì, tra i poveri, che nascerà Gesù.
Un modo per ringraziare Dio di questo cammino che ci ha donato grazie ai nonni e per ricordarci di farci più piccoli, umili, semplici!
(Lo so, potrei sembrare un esaltato pazzo ma... ho corso questo rischio)"
Qualcuno potrebbe dire che abbiamo inventato, ma purtroppo è tutto vero, come testimoniato dal post originale e dai commenti dei neocat entusiasti:

E per la gioia degli occhi le immagini del presepe:


Intorno alla capanna della povera famiglia di Nazareth, come ulteriore supplizio da aggiungersi alle sofferenze di Giuseppe e Maria, si noti la baracca di Kiko con vista diretta sulla stalla, il profeta Kiko contornato dai cani-guardiani (vera kikka dell'intera opera) e i pittogrammi con scritte, ricopiati con incrollabile abnegazione, dalle foto agiografiche del santo di Palomeras.


Altre baracche... e intorno gravitano alcuni personaggi famosi del Cammino, come "san" José Agudo, evidenziato in uno dei commenti.


Ogni commento appare superfluo. Suggeriamo agli amici napoletani che hanno una bottega a San Gregorio Armeno di adeguarsi alla nueva estetica, gli abbiamo dato una dritta niente male per incrementare gli affari: come farsi mancare in casa d'ora in poi il presepe Kiko-style?
Mano al portafoglio, fratelli!

lunedì 9 gennaio 2017

La doppia faccia del "NON GIUDICARE" degli istrionici neocatekiki

Mi piace mettere in evidenza il commento di Annalisa alle solite reazioni risentite dei camminanti che si aggirano nel blog. A parte il doppiopesismo sfacciato per cui essi che giudicano tutto non vogliono essere giudicati da nessuno, e' interessante analizzare lo stadio successivo di degenerazione del "non giudicare" che consiste nell'arbitrario interferire nelle scelte altrui: in questo caso, ulteriore aggravante, l'altro è la Chiesa. Ossia, al colmo della megalomania idolatrica, si giudica e si condanna il modus operandi della Chiesa stessa, nel seno della quale si dovrebbe agire, come tutte le altre realtà ecclesiali, in umile ascolto, filiale devozione, perfetta obbedienza. Come è possibile questo?

Sicuramente si ritiene di avere un grado di discernimento più elevato, di avere chiaro dove e come Dio vuole portare la sua Chiesa, cosa che neanche il Papa conosce. E dove Dio vuole portare la Chiesa? È Kiko che lo spiega al Papa (prima Udienza di Papa Francesco con il C.N. - 1 febbraio 2014): dopo aver descritto tutto l'itinerario battesimale, quando afferma che finalmente la Parrocchia è stata trasformata in comunità di comunità e i fratelli sono pronti per la Missione, questi i frutti del Cammino.

Ora viene il bello, ipse Kiko dixit, testuale: "TANTO È COSÌ IMPORTANTE QUESTO CHE NON SI CAPISCE COME NON ESISTE IN TUTTE LE PARROCCHIE LA INIZIAZIONE CRISTIANA DEGLI ADULTI. COM'È POSSIBILE!" (Intendendo per iniziazione cristiana, ovviamente, il SUO cammino e solo il SUO cammino, perché, evidentemente nella Chiesa non esiste altro).

Questo il commento di Annalisa:
@Pax e Pietro (NON del Cammino) che hanno detto:
noi non correggiamo nessuno. Mica siamo Vescovi. Noi, solo, ricordiamo le correzioni che avete avuto dall'autorità ecclesiastica.
Limpido!
Non solo fanno quello che vogliono, ma pretendono pure di non essere CRITICATI.


Tutti i neocatecumenali pretendono di non essere criticati perché gli è stata insegnata la scusa del "NON GIUDICARE"che per i catechisti ha una doppia faccia: i catechisti, il CAMMINO e soprattutto KIKO non possono mai essere "giudicati" (ossia è vietato DIRE LA VERITA' e RAGIONARE liberamente con il proprio cervello su questi argomenti), ma i catechisti (che sono semplici laici, molto spesso ignoranti, che non hanno studiato Teologia, e che non hanno nessun mandato da parte della Chiesa se non quello di essere dei semplicissimi "catechisti" proprio come quelli della Prima Comunione o della Cresima... nulla di più!) si permettono di GIUDICARE la tua vita (anche quella più intima) e la tua fede, ed hanno il potere assoluto di condannarti, di bocciarti ad un passaggio e dirti qualsiasi sciocchezza che gli passa in mente sulla tua vita.
Invece chi pretende di correggere ed offendere i Vescovi sono proprio quelli del Cammino che come bambini capricciosi non accettano non solo le correzioni della Chiesa o del Magistero, ma anche le loro scelte. Basta ricordare l'episodio di Kiko che sul palco del primo Family Day del 20 giugno 2015 osò offendere e riprendere pubblicamente il Vescovo Nunzio Galantino (segretario generale della CEI!) per il fatto che aveva preso, insieme al Papa, la decisione politica di prendere cautamente le distanze dal Family Day semplicemente per farlo essere un evento non etichettabile dai mass-media come voluto dalla Chiesa. La loro era stata una scelta "politica" intelligente e pensata. Ma Kiko lo riprese pubblicamente dal palco condannando (=GIUDICANDO in maniera grave!) la loro scelta.
Praticamente KIKO e il Cammino hanno il delirio di onnipotenza come in tutte le DITTATURE e SETTE! ...e pensano "io posso GIUDICARE, ma nessuno può giudicare me"..
Annalisa
1° febbraio 2014: Kiko indiavolato mentre protesta
lamentandosi col Papa che ancora non esiste
in tutte le parrocchie l'iniziazione neocatecumenale

venerdì 6 gennaio 2017

Discernimento cristiano? Gnosi del peccato, secondo Kiko

Su segnalazione di un lettore del blog vi proponiamo il seguente video, dove il nostro Kiko ci dà una interpretazione fortemente rivelatrice circa il concetto di discernimento cristiano. In calce la traslitterazione del discorso in spagnolo e la nostra traduzione. A seguire alcuni brevi commenti.
Il video è stato pubblicato anche su YouTube e su Facebook alle pagine del gruppo JMJ-CNC.



«...saber discernir. Porqué, dicen los padres de la Iglesia, que habia un hombre muy anciano que reuniò los jovenes y le dijò: "Que creeis vosotros que es lo proprio del cristiano, lo mas suyo lo mas proprio, mas autentico?". Se alza uno y dice: "L'obediencia" y dice el anciano "No". Y uno otro dice "La humildad". "No". "La sanctitad". "No". "Ah no? Y que es lo proprio del cristiano?"
Y respondiò: "El discernimiento!".
Porqué si tu no tienes discernimiento te crees santo y eres un pecador. Te crees humilde y es un soberbio. Discernimiento. Y discernir se aprende, en el camino neocatecumenal, con los anos hasta que tenga una fé adulta, una fe crescida, superior asi que el demonio no te pueda enganar, porque sabes descubrir sus trampas. El demonio siempre se disfrace de angel de luz. El demonio siempre esta hablando... una forma de discernir cuando un piensamiento ven del demonio es que el demonio siempre te adula, porque el que te adula es tu enemigo. El que te corrige es tu padre.»
Traduzione:
«...saper discernere. Perché dicono i padri della Chiesa, che c'era un uomo molto anziano che riunì i giovani e gli chiese: "Cosa pensate voi che sia la caratteristica più importante per un cristiano, la più autentica?" Si alza uno e gli dice: "L'obbedienza" e risponde l'anziano "No". Allora un altro dice "L'umiltà". "No". "La santità". "No". "Ah no? E allora cos'è che distingue un cristiano?" E lui rispose "Il discernimento!".
Perché se tu non hai discernimento ti credi santo e sei un peccatore. Ti credi umile e sei un superbo. Discernimento. E il discernere si apprende, nel Cammino Neocatecumenale, negli anni, così che tu possa avere una fede adulta, una fede maggiore, superiore, così che il demonio non ti possa ingannare, perché saprai scoprire i suoi tranelli. Il demonio sempre si traveste da angelo di luce. Il demonio parla continuamente... un modo per discernere quando un pensiero viene dal demonio è che il demonio sempre ti adula, perché chi ti adula è tuo nemico. Chi ti corregge invece è tuo padre» 
Nel commentare questa breve "catechesi" di Kiko, partiamo da un'affermazione: la definizione che viene data del discernimento è sbagliata. Il discernimento, secondo la Chiesa, nel Catechismo della Chiesa Cattolica, è la capacità, donata dallo Spirito Santo, di distinguere il bene dal male, un'azione buona da una cattiva, sia propria sia di altri. Non c'entra con la conoscenza dei propri peccati:
1954 L'uomo partecipa alla sapienza e alla bontà del Creatore, che gli conferisce la padronanza dei suoi atti e la capacità di dirigersi verso la verità e il bene. La legge naturale esprime il senso morale originale che permette all'uomo di discernere, per mezzo della ragione, il bene e il male, la verità e la menzogna...
2826 È mediante la preghiera che possiamo discernere la volontà di Dio ed ottenere la costanza nel compierla. Gesù ci insegna che si entra nel regno dei cieli non a forza di parole, ma facendo « la volontà del Padre mio che è nei cieli » (Mt 7,21)
Dunque il discernimento è, sopra ogni altra cosa, la capacità di capire la volontà di Dio, non come dice Kiko la conoscenza del proprio peccato. Tale capacità è un dono esclusivo dello Spirito Santo, e, per quanto possa crescere e maturare, non dipende da nessun cammino di conoscenza progressiva a tappe. A tal proposito, è di grande interesse un passo di Benedetto XVI (possiamo concordare con voi altri kikos che si tratta di un teologo superiore a Kiko, almeno?), proprio riguardo al discernimento:
«“Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell'amicizia con Cristo. É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità. Questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo. Ed è questa fede - solo la fede - che crea unità e si realizza nella carità. San Paolo ci offre a questo proposito – in contrasto con le continue peripezie di coloro che sono come fanciulli sballottati dalle onde – una bella parola: fare la verità nella carità, come formula fondamentale dell’esistenza cristiana. In Cristo, coincidono verità e carità. Nella misura in cui ci avviciniamo a Cristo, anche nella nostra vita, verità e carità si fondono. La carità senza verità sarebbe cieca; la verità senza carità sarebbe come “un cembalo che tintinna” (1 Cor 13, 1)» (Omelia dalla Missa Pro Eligendo Romano Pontifice 18/04/2005)
Il contrasto con le convinzioni di Kiko (assorbite dai neocatecumenali) è lampante: Papa Benedetto XVI non nomina il peccato, o il demonio. L'amicizia con Cristo ci avvicina, ci apre al bene, e, sebbene le tentazioni restino come parte della natura umana, non abbiamo nessuna necessità di "conoscere il peccato". Il discernimento non è gnosi del peccato! Schiere di Santi bambini hanno dimostrato il contrario delle elucubrazioni di Kiko, ovvero che si può distinguere il bene dal male, il vero dal falso, la vocazione dalle seduzioni del maligno, molto meglio avendo un'anima purissima e non contaminata dal peccato, dalle impurità della carne.
Commenta Lino con la sua solita arguzia:
Trent'anni di Cammino si possono ridurre a sole tre parole: "gnosi del peccato". E tutte le catechesi di Kiko si potrebbero sintetizzare in una sola: quella iniziale del cieco nato. Cosa vede il cieco nato per prima cosa, secondo Kiko? I suoi peccati. Il cieco nato secondo Kiko non vede Cristo, vede i propri peccati. L'azione di Cristo secondo Kiko non è quella di mostrare il proprio lavoro, la propria opera, bensì di mostrare al cieco nato i suoi peccati. Perciò ho tanto insistito su questo concetto: il Cammino sta tutto qui, in questo errore nel quale ho ritrovato concezioni pagane e di alchimie esoteriche. Basti pensare alla trasformazione del piombo in oro degli alchimisti, una metafora che significa un cammino di conoscenza graduale capace di purificare l'iniziato dai vizi della materia. Questo, come dice Kiko, e fuor di metafora, "si apprende nel cammino neocatecumenale".
Per Kiko è tutto un "apprendere", nel tempo, con molti anni, e, come sottilmente insinua alla fine, nell'obbedienza a chi corregge, ovvero ai cosiddetti "catechisti" del Cammino. C'è sicuramente del metodo nelle "catechesi" del Cammino, che tornano sempre sugli stessi concetti ripetuti all'infinito: poche frasi semplici, già pre-elaborate, che non richiedono lo sforzo della ragione (anzi quest'ultima è di ostacolo, è fallace), contrariamente a quanto affermato dal Magistero ecclesiastico.
Per Kiko cristiani "veri" (addirittura si spinge a dire "superiori") si è solo col discernimento dei propri peccati, acquisito attraverso la frequentazione di molti anni di cammino neocatecumenale in una discesa gnostica nella propria realtà, durante la quale progressivamente e a gradi muore l'uomo vecchio, o, per dirla con Lino, il piombo si trasforma in oro, ci si libera dalle scorie dei vizi. Senza il suo cammino si è cristiani ingannati, inferiori, infantili.
Peccato che questa non sia assolutamente dottrina cristiana, ma gnosticismo o almeno un suo stretto parente. I soliti kikos ci sbatteranno in faccia i frutti di conversione dati dal loro cammino, ma noi tranquillamente rispondiamo con le esatte parole del loro iniziatore:
«Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce.»

mercoledì 4 gennaio 2017

Arriva il pretino NC: devastazione garantita

La cappella di sant'Anna della parrocchia di Agat (Guam), distrutta da un tifone, era stata ricostruita e arredata da un gruppo di cattolici (nonostante l'opposizione del vescovo neocatecumenale) che non solo hanno lavorato personalmente ma ci hanno investito di tasca loro parecchie decine di migliaia di dollari. Il risultato era ammirevole:


Appena arriva il solito pretino neocatecumenale, tale don Alberto, indovinate cosa fa? La trasforma in saletta per il culto del divino Kiko.

Notate le differenze: gadget kikiani, tappeti kikiani, immagini kikiane, disposizione circolare, abolizione degli inginocchiatoi... e la sedia del sacerdote si ritrova davanti all'altare. Che non verrà usato perché i kikos preferiscono celebrare la loro liturgia delle banane su un tavolinetto smontabile posto al centro.


C'è un solo motivo per cui i neocatecumenali quando prendono il controllo di una chiesa, anche se già bella e ordinata la devastano: il fatto che disprezzano qualsiasi cosa che non venga da Kiko.

lunedì 2 gennaio 2017

Anche la vigilia di Natale deve essere rigorosamente kikizzata

Molte prove - quasi sempre provenienti da foto e video pubblicati dagli stessi kikos - ci indicano chiaramente che non c'è un aspetto della vita (di fede e non) dei neocatecumenali che non possa e non debba essere rigorosamente kikizzato, dal più serio al più banale.

L'elenco dei "rituali" kikiani, intesi come da definizione del dizionario ovvero "Complesso di abitudini e di usi fedelmente osservati" in questo caso dai fedeli neocatecumenali, è davvero lunghissimo. C'è un rituale per tutto, dalla sveglia alla mattina, al modo di recitare la liturgia delle ore o il Rosario, al modo di pregare in silenzio, alla benedizione del cibo, alla benedizione dei bambini, alle icone sacre da appendere in casa o meglio portare al collo, addirittura alla preghiera prima di unirsi al proprio coniuge nel rapporto, senza contare ovviamente le assurdità e gli scempi liturgici (vedi il bancariello del fruttaruolo addobbato sull'altare dell'eucaristia, il ballo finale al termine della Messa, il modo di marciare in processione, il cicchetto latte e miele per i cristiani adulti nella fede, la disposizione della sala liturgica....).

Non c'è niente di quello che fanno i neocatecumenali che non si possa assimilaere a un rituale, eseguito più o meno fedelmente, secondo algoritmo kikiano (sul blog Cruxsancta anche per questo motivo li motteggiano con il nomignolo di "kikobots"); ovviamente non poteva mancare la Vigilia di Natale. Vediamo, a tal proposito, un video insieme, postato da una famiglia di neocat su YouTube. Premettiamo che non stiamo prendendo in giro né i bambini, né i loro genitori e parenti:


Prima della cena il capostipite della famiglia, il padre-catechista, riunisce tutti i bambini fino all'età di più o meno 10 anni e organizza una breve processione con un canto kikiano (di solito "Andiamo già pastori", come nel video, oppure altre hit natalizie: "Viene il Signore vestito di maestà", "Già viene il mio Dio"). Il più piccolo della casa porta il bambinello da mettere nel presepe (che per ovvi motivi non può mancare in casa kikiana), e gli altri qualche altro segno, ad esempio un cero o candela, il vangelo, ecc.
Il padre o chi per lui quindi fa una "catechesi", come al solito, a volte legge un Vangelo della nascita di Gesù. Questa catechesi che, si può ascoltare nel video, ci interessa particolarmente. Se la si ascolta bene, in essa non c'è quasi niente di originale, per la maggior parte si tratta di frasi riprese da quello che dice Kiko da decenni in tutti gli "annunci" di Natale (ad es. le frasi sui pastori, che "non avevano niente da perdere", considerati solo peccatori e non gente semplice, come nella tradizione cattolica), condite da pure invenzioni (le palle di natale rappresenterebbero gli astri dell'Universo) e battuta priva di nesso logico ("le palle di Natale sono quelle che ci girano a noi tutti i giorni...").

Dopo la "catechesi" in salsa kika si legge il Vangelo e finalmente ci si siede a mangiare.

I figli hanno potuto imparare che c'è una Vigilia "vera", quella kikiana, fatta bene, e una "mondana" dei cristiani della domenica, che magari benedicono solo il cibo e si recano alla Messa di mezzanotte perché hanno una fede devozionale e infantile. I bambini cresceranno, anno dopo anno, assorbendo questo ennesimo rituale, senza il quale la cena della Viglia non potrà mai più considerata un'autentica Vigilia.

sabato 31 dicembre 2016

Bilancio 2016: a 11 anni dalla Lettera "conclusiva di tutto" (seconda parte)

Bilancio 2016: a 11 anni dalla Lettera "conclusiva di tutto" del Card. Arinze che concedeva NON più di 2 anni per la transizione del Cammino al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione.
(II PARTE)

STATUTO DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE 11 maggio 2008: 
Articolo 13, comma 3: «Nella celebrazione dell'Eucarestia nelle piccole comunità si seguono i libri liturgici approvati del Rito Romano, fatta eccezione per le concessioni esplicite della Santa Sede (49). Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto». 
Analizziamo la Nota 49 a pié di pagina:  
  • Cfr. Benedetto XVI, discorso alle Comunità del Cammino Neocatecumenale del 12 gennaio 2006: Notitiae 41 (2005) 554-556  -(ricordò ai neocatecumenali di aver impartito loro, tramite il cardinale Arinze, delle importanti decisioni sulla liturgia); 
  • Congregazione per il Culto Divino, Lettera del 1° dicembre 2005: Notitiae 41 (2005) 563-565 -(le decisioni sono contenute nella lettera del cardinale Arinze del 1° dicembre 2005 tutte di carattere restrittivo);  
  • Notificazione della congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti sulle celebrazioni nei gruppi del Cammino Neocatecumenale, in L'Osservatore Romano, 24 dicembre 1988: «la Congregazione consente che tra gli adattamenti previsti dall'Istruzione Actio Pastoralis, nn. 6-11, i gruppi del menzionato "Cammino" possano ricevere la comunione sotto le due specie, sempre con pane azzimo, e spostare, "ad experimentum", il rito della pace dopo la Preghiera universale. ( l'istruzione Actio Pastoralis indicata nella stessa nota va a precisare che «il pane azzimo, unico ammesso nella chiesa latina... sarà confezionato nella stessa forma che si usa abitualmente per le altre messe». Condanna inoltre «la tendenza alla separazione, alle chiesuole, al privilegio»... e condanna nella liturgia le «novità, talvolta bizzarre» e le «forme arbitrarie di celebrazioni liturgiche».) 
In breve, lo Statuto "definitivo" dei neocatecumenali: 
- include esplicitamente la famosa "lettera di Arinze" 
- precisa che i neocatecumenali non possono straziare la liturgia ma devono seguire i libri liturgici approvati 
- descrive esplicitamente le uniche due eccezioni ammesse (l'uso di pane azzimo e lo spostamento dello scambio della pace) 
I neocatecumenali perciò non hanno motivo di cantare vittoria, e la loro proverbiale disobbedienza è evidenziata perfino dal loro stesso Statuto.


Infatti nel 2008, passati ormai tre anni dalla lettera di Arinze, una volta ricevuto in piedi il Pane tra le mani ci si risiedeva per assumerlo tutti insieme, con l'unico risultato di allungare i tempi e così le “modifiche”, malamente apportate alla prassi del cammino, altro non hanno fatto che aumentare i rischi di sacrilegi e di scempio delle Specie Eucaristiche. 

In conclusione, solo un dettaglio segna, ancora oggi, la differenza dalle origini. 
Ossia, al momento di ricevere il Corpo del Signore, ANCORA ci si alza in piedi e ci si siede subito, quando poi il Presidente ritorna anch'egli al suo posto con il Pane tra le mani e pronuncia “Il Corpo di Cristo ci custodisca per la vita eterna”  finalmente si consuma, tutti assieme, DA SEDUTI. 
QUESTO PER POTER DIRE, A MIO AVVISO:  "ABBIAMO OBBEDITO"

Intanto i due anni imposti dalla lettera, e tutti quelli che sono seguiti, sono passati invano...... non proprio in verità, a pensarci bene: consolidare una prassi è significato, in questo lasso di tempo, farla passare anche per approvata.... 

E il Sangue di Cristo? La coppa del vino, grande come una scodella, crea l'alibi per legittimarne l'assunzione da seduti:  
Hanno affermato, infatti, che RISCHIA DI VERSARSI se il camminante-commensale non può prenderlo, MENTRE STA COMODAMENTE SEDUTO,  dalle mani del presbitero e, con cautela, portarlo alle labbra bevendo da uno dei 12 angoli, per evitare che si versi comunque.
Questo è stato l'argomento portato da Kiko (vedi intervista dopo approvazione definitiva degli Statuti 2008) per GIUSTIFICARE la prassi, SEMPRE LA STESSA, della comunione al Sangue di Cristo, prima, durante e dopo la lettera del povero Arinze! 

Furbescamente, ha aggiunto: “Abbiamo scelto di fare la comunione seduti soprattutto per evitare che si versasse per terra il Sangue di Cristo. La nostra paura era che se si versasse il Vino per terra: se fosse successo per tre volte, saremmo stati denunciati e ce la avrebbero vietata”.  
(N.B. La preoccupazione non è l'orrore di versare il Sangue di Cristo, ma il rischio della denuncia e che la pratica sacrilega venga vietata!)
All'incalzare delle domande Kiko ha risposto con un “Vedremo, deciderà il singolo vescovo”, MA SU QUESTO PUNTO non c'è alcun arbitrio dei Vescovi da esercitare (questo lo sa bene ANCHE LUI. Ma che fa! Importante è imbrogliare le carte, da quel grande baro che è, da sempre!) . Nella stessa intervista, appena approvati gli Statuti definitivi, Kiko ha il coraggio di rifare la catechesi della pasqua ebraica: pane-schiavitù, vino-libertà, e la solita catechesi dell'ultima cena e del perchè SEDUTI. Ohinoi!!!! 

Negli Statuti l'articolo 13 è chiarissimo: “Per quanto concerne la distribuzione della Santa Comunione sotto le due specie, i neocatecumeni la ricevono in piedi, restando al proprio posto”. 
Ossia, non fa distinzioni tra pane e vino consacrati e l’Eucaristia si riceve in piedi. 
Del resto, anche dal punto di vista dottrinale, come può giustificarsi una differenza così  fra il pane (da ricevere in piedi) e il vino (da ricevere seduti)? 
Tranquilli, Kiko ha fatto uguaglianza a modo suo: anche il Pane si consuma da seduti.

Ora mi domando: questo significa passare dal modo invalso nelle comunità a quello normale per tutta la Chiesa?
Certo, sarebbe bastato che i Pastori, a cui tocca il compito di vigilare, fossero andati a vedere cosa succedeva e succede nelle salette, dove si celebra l'eucarestia del cammino.  
Perché non lo fanno o fanno finta di non sapere? 

Piccola previsione futura: 
Fra un poco ancora, di certo, ricominceranno ANCHE con la distribuzione ai fratelli seduti al loro posto ..... 
perché in realtà tutto questo teatro non ha senso.

Quello che ho descritto avviene nelle comunità regolarmente. Persone che fanno il cammino mi hanno riferito. 
Ma la cosa più grave, che mi preme mettere in evidenza, è che nessuno nelle comunità sa spiegare né capire perché la Chiesa abbia impartito le sue disposizioni né che senso hanno. 
Questa dis-educazione ricevono dai loro catechisti. 
Alla fine dimostrano solo che avevano ragione a fare le cose come le hanno sempre fatte e che la Chiesa, come al solito, arriva tardi: è lenta a recepire il vero rinnovamento, poiché non c'è, tra i fratelli, chi dubiti che la vera Eucarestia della Chiesa del domani, fatta di comunità di comunità, sia quella del cammino nelle salette e che senz'altro conviene tornare alle origini... 
Quello che non capisco proprio è perché i Pastori stanno a guardare e non fanno né dicono nulla.

Manca un'ultima considerazione per chiudere il cerchio: 
La distribuzione non è tutto, a causa del pane azzimo artigianale non si è mai interrotto un altro pessimo antico costume (motivo in più per cui andrebbe assolutamente sostituito il pane azzimo con l'ostia).

La frazione del Pane Consacrato viene fatta così: 
Il Presidente spezza il Pane del suo piatto, mentre intorno alla mensa stanno (in assenza di un numero sufficiente di presbiteri - cioè SEMPRE! - specie nelle convivenze dei vari centri neocatecumenali, a cui partecipano molte comunità insieme) diaconi e ministri straordinari, ma anche comuni fratelli - responsabili e non - che, appena chi presiede ha terminato la sua frazione del Pane consacrato, la fanno loro, spezzando con le mani, indistintamente.  
Avrebbero potuto mantenere il tagliarlo prima, almeno in questi. casi, ma no.
Ricordo che ci dicevano che bastava li autorizzasse il Sacerdote che presiede per legittimare chiunque.
Ho avuto riscontro che questo certamente si fa ancora, e sempre così, nella zone dove io vivo, ma anche a Roma.

A questo punto mi piacerebbe che qualche zelante fanatico neocatecumeno d.o.c., sempre pronto a smentire e negare, smentisse con "fatti concreti" l'abominevole prassi appena descritta.  
O, se preferisce confermarla, sarà lui stesso testimone della DISOBBEDIENZA alla Chiesa degli iniziatori del cammino, e di tutti i suoi vertici: collegio dei 12 e dei 72, previsti da Statuto, compresi i presbiteri R.M. 

Se il Cristianesimo è una incarnazione e i Santi, prima di essere predicatori, sono stati testimoni esemplari, a Kiko manca proprio l'ABC. 
Senza contare che si contraddice da solo: fondamento del Cammino è, per bocca sua e della compianta Carmen, l'obbedienza ai catechisti e a loro essenzialmente, unica garanzia di stare nella Volontà di Dio.  

Mi domando da quanto tempo ne è fuori lui e i suoi compari? 
o, piuttosto, l'ha mai fatta Kiko la Volontà di Dio? 

Vedo, da una parte, le celebrazioni secondo i canoni di Santa Madre Chiesa: in particolare, per la mia personale esperienza, quelle dei monaci benedettini, veri custodi della liturgia. 
Rivedo, dall'altra, le salette del Cammino, i saloni degli alberghi, dove eravamo in centinaia. Mi domando: cosa hanno in comune? Ma è la stessa Chiesa, Signore? 
No, questa del cammino neocatecumenale non è la Chiesa Cattolica.

Osservatore curioso e attento che aspetta risposte.
(fine seconda parte - la prima parte è a questo link)

giovedì 29 dicembre 2016

Bilancio 2016: a 11 anni dalla Lettera "conclusiva di tutto" (prima parte)

Bilancio 2016: a undici anni dalla Lettera "conclusiva di tutto" del Card. Arinze, che concedeva NON più di due anni per la transizione del Cammino al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione.

Osservo il Cammino Neocatecumenale da lontano e intreccio ciò di cui vengo a conoscenza attraverso le mie fonti, i ricordi puntuali di quanto ho visto e conosciuto nel lungo percorso all'interno di questa esperienza, e quanto statuito dalla Chiesa sulla Celebrazione Eucaristica nelle comunità.
Molte le macchinazioni perpetrate, in tutti questi anni, da Kiko,  Carmen e compagni, semplicemente per non obbedire mai, unica cosa richiesta dal Papa, con accorato affetto. Ma non vale la pena mettersi sul loro piano, farsi attirare dalle loro polemiche, dal loro innato vittimismo.
Veri specialisti nell'arte dello "stancheggio", dell'estenuazione e del logoramento per cui, ad un certo punto, chiunque li fronteggia alza le mani e si arrende.
Ma io vorrei costringerli a confrontarsi.  
Ciò che la Chiesa doveva dire, sulla celebrazione dell'Eucarestia nel Cammino, lo ha detto con la lettera del card. Arinze del 2005, ad essa bisogna attenersi. Anche perché è parte integrante dello Statuto del Cammino (art.13, nota 49).

Riporto qui quello che mi interessa:
La Consacrazione e la Distribuzione del Pane e del Vino. 
Lettera del Cardinal Arinze al Cammino (Congregatio de Cultu Divino et Disciplina Sacramentorum), dalla Città del Vaticano, datata 1 dicembre 2005, sulla celebrazione della Santissima Eucaristia nelle comunità e indirizzata agli Iniziatori del Cammino.                                                    
Punto 5.  Sul modo di ricevere la Santa Comunione, si dà al Cammino Neocatecumenale un tempo di transizione (non più di due anni) per passare dal modo invalso nelle sue comunità (seduti, uso di una mensa addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione. 
Ciò significa che il Cammino Neocatecumenale deve camminare verso il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del Sangue di Cristo. 

Di seguito le dichiarazioni da NEW YORK di Giuseppe Gennarini, portavoce del cammino, responsabile degli Stati Uniti, del 1 gennaio 2006, si proprio lui, l'artefice del capolavoro di Guam, MENTE MACHIAVELLICA DEL CAMMINO, “ardimentoso eroe di mille imprese”, uno dei consiglieri di Kiko più accreditati. L'intervista di Gennarini è infarcita di ostentazione di frutti e frutti, che sbandierano sempre ai quattro venti quando vogliono ottenere qualcosa. Per conseguire tali frutti, a dir loro, è imprescindibile la celebrazione eucaristica nello stile neocatecumenale, altrimenti non ce ne saranno più!
Cosa che non merita alcun commento!  Essi hanno le chiavi dello Spirito Santo che agisce nelle persone, ma dell'eucarestia ridotta a squallido teatrino non possono fare a meno... incommentabile! 
Vediamo cosa dice: 
"l'attuale modo di distribuire la comunione è permesso per un lungo periodo ad experimentum. ..... Ciò dimostra che non si tratta di una pratica irriverente, ma completamente legittima."
(confronta invece con quanto detto da Arinze: non più di 2 anni per passare dal modo invalso nelle comunità a quello normale per tutta la Chiesa. Come si fa a travisare così?).

Continua: 
"Questa lettera è un passo molto importante nel processo dell'approvazione del Cammino. …. In questo contesto, cinque dicasteri Vaticani …..studiarono per anni le varie attività del Cammino ….fondamentalmente confermando l'esperienza di questo itinerario catechetico... concluso con questa lettera." 
Infine per Gennarini la lettera ha natura di instrumentum laboris confidenziale ed interno privo di forza normativa. 
(N.B. Che arrogante sfacciataggine c'è dietro alla capacità di mettere in fila, pensando anche di essere convincenti, tante stupidaggini in una sola volta!) 
Rituale casereccio neocatecumenale:
stravaccati in poltrona per il Signor...Kiko

Il Cardinale Francis Arinze, costretto dalle affermazioni di Gennarini, rilascia alla Radio Vaticana, il 15 febbraio 2006, una intervista per puntualizzare il significato della tanto vituperata lettera:  
“dopo l’approvazione dei loro statuti per un periodo di cinque anni da parte del Pontificio Consiglio per i laici, rimanevano per gli altri Dicasteri le approvazioni di loro competenza: per la nostra Congregazione, il campo della liturgia. Per l’esame di questo abbiamo avuto una commissione mista tra persone nominate dal Cammino Neocatecumenale e persone nominate dalla nostra Congregazione. Nella discussione sono emerse tante pratiche che loro fanno durante la Messa, le quali sono state esaminate e molte di loro emergevano che NON erano secondo i libri approvati. Questo è il “background”. Il tutto è stato esaminato in molte sessioni dalla commissione mista per un periodo di due anni o più. E c’è stata anche una discussione tra sette cardinali della Curia romana per volere del Santo Padre, i quali hanno esaminato il tutto. Dunque, questa lettera è la conclusione di tutto.”   
Questa l'espressione lapidaria di Arinze! 
Cosa ha fatto il Cammino in questi undici lunghi anni?           
Oggi possiamo solo constatare che si continua, praticamente, a celebrare come si è sempre fatto, dalle origini al 2005, per 40 anni.  
Domanda: Come è stata possibile questa evoluzione-involuzione nel tempo? 
Quali erano i passi da fare dopo una lettera che, per aver messo tutto nero su bianco, non poteva essere azzerata da quattro affermazioni farneticanti del Gennarini di turno?
Resta il fatto che Kiko, Carmen e compagni, come al solito, sono riusciti a VANIFICARE anche LA PAROLA DEFINITIVA della Chiesa su come celebrare la Santa Eucarestia (in Vaticano hanno esaminato il tutto solo per perdere tempo). 
Massimo 2 anni concessi per adeguarsi e oggi, dopo 11 anni,  si è ad un solo passo dal tornare alle istruzioni di Kiko e Carmen delle origini, le uniche ritenute irrinunciabili e immodificabili, ormai? 


Ma seguiamo le loro tappe:
La prima cosa da fare sarebbe stata utilizzare le ostie, al posto del pane azzimo fatto artigianalmente. Questa prima essenziale e semplice cosa avrebbe evitato il peggio, descritto più avanti, a cui si è arrivati per gli equilibrismi messi in atto per sfuggire a tutti i costi l'invisa obbedienza.  
Ma non sia mai! 
Il pane azzimo è fortemente caratterizzante, identifica il gruppo e lo differenzia dal resto dei battezzati-non catechizzati, autentica prateria di evangelizzazione!
I famosi sacramentalizzati non evangelizzati (vedi l'apologia di Müller). 

Subito dopo la lettera di Arinze, le reiterate raccomandazioni a rispettarla, poiché al pane azzimo non si è voluto rinunciare, per renderlo simile alle ostie, si è pensato di tagliarlo a tocchetti col coltello prima della celebrazione. 
Questo è durato pochissimo, e alcuni non lo ricordano più.
Prima Comunione nella Chiesa cattolica e
"prima comunione" nella saletta neocatecumenale
Bisognava, però,  andare in processione a prendere la Comunione e Kiko si lamenta con il Papa, perché camminare masticando è disdicevole, e il Papa essendo, a detta loro, d'accordo dà il permesso di restare al proprio posto: quindi niente più processione, ma ognuno si alza per ricevere nelle mani il pezzo di Pane, mangiarlo e risedersi.  
Anche questo è andato avanti solo per poco. 
N.B. Questo inizio è stato il punto più vicino all'osservanza di quanto imposto dalla Santa Sede, pian piano si è tornati indietro e il tempo è stato usato non per adeguarsi ma per restaurare quanto consolidato nel Cammino e non riconosciuto dalla Chiesa.                                                     

Intanto i Capi del Cammino hanno fatto firmare a tutti i loro Cardinali (penso di poterli chiamare così, senza mancare di rispetto) una accorata petizione, scritta sempre da loro ovviamente, per scongiurare pietà e chiedere di attenuare le indigeste disposizioni di Arinze, nella stesura degli Statuti definitivi, ottenendo però solo l'inserimento nelle note della parolina magica “pane azzimo”. 
Una Prova in più che mai si arrendono e mai obbediscono perché a loro NESSUNO ha da insegnare qualcosa, neanche il Papa in persona.  

Il resto è rimasto invariato, ma come vedremo, per loro non avrà alcuna importanza, lo stesso!