martedì 16 agosto 2022

"È una Messa o un apericena?"

"È una Messa o un apericena?" è l'esclamazione stupita di un lettore che ha visto l'immagine di questa "mensa" neocatecumenale, pubblicata dal blog Cruxsancta.

Infatti, oltre alle consuete immagini di pani già preventivamente spezzati nelle patene ottagonali tipiche del Cammino neocatecumenale, sul tavolone-mensa non consacrato che sostituisce l'altare nelle celebrazioni istituite da Kiko Argüello e da Carmen Hernàndez, due laici spagnoli che, nel proprio movimento ecclesiale, dettano legge su tutto, anche sulla liturgia eucaristica cattolica, vediamo  un'impressionante batteria di bicchierini in vassoi metallici, non si comprende bene dalla foto se già riempiti con il vino da Messa o da riempire con il Sangue di Cristo dopo la consacrazione.

L'esclamazione dell'ignaro lettore, "ma è una Messa o un apericena?" è del tutto comprensibile e per nulla blasfema, dal momento che, neppure nelle più sfrenate fantasie, quell'immagine può rimandare al santo sacrificio della Messa Cattolica!

Ed infatti, andando a cercare le immagini simili su internet, sono saltate fuori foto di tavolate, di esposizione di cibi, di presentazioni di vivande, di catering, e neppure un'immagine di una Santa Messa cattolica!

(Se vi chiedete che immagine sia la seconda a destra, si tratta di una fila di persone che vogliono provare l'esperienza di stare distese in una vera e propria bara).

Lasciamo ai lettori il commento di questa immagine. Era da aspettarselo, che questi impenitenti abusatori eucaristici sarebbero passati dai calicetti dei concelebranti (che, abbiamo visto in un video girato al Seminario di Macerata, vengono però fatti bere ai catechisti prima ancora che ai sacerdoti) ai bicchierini con il Sangue di Cristo per coloro che dai neocatecumenali vengono ritenuti i veri concelebranti, cioè l'assemblea dei fratelli: esattamente come nelle sante cene protestanti.

Vassoi e bicchierini usa e getta
per sante cene protestanti

Resta da vedere se i bicchierini vengono riempiti prima o dopo la consacrazione (con rischio di spargimento), se vengono consegnati sui mega vassoi da solerti ministranti, se i fedeli si accostano alla mensa e li bevono singolarmente

Santa cena protestante:
il momento del "brindisi"(53'16")
o, ancor peggio, se vengono trattenuti e bevuti tutti insieme con il sacerdote, in una sorta di blasfemo brindisi, così  come avviene per la manducazione del pane; si cancella così definitivamente la comunione del sacerdote all'altare, sovrapponendola con la comunione sacerdotale dell'intera assemblea.

Per non parlare poi della purificazione...

Kikalvino
Siamo davanti purtroppo alla trasformazione della Eucarestia cattolica nella santa cena protestante.

Diceva infatti Calvino, riformatore protestante:

"Dio ci ha donato una tavola per la festa, e non un altare per offrirvi una qualsiasi vittima; non ha consacrato dei preti per offrire dei sacrifici, ma dei ministri per condividere con gli altri il banchetto sacro".

Esattamente ciò che vediamo realizzato, nei fatti e ormai fin nei particolari, sulle mense neocatecumenali del sabato sera.


sabato 13 agosto 2022

Un Kiko mitologico, povero tra i poveri nel borghetto latino di Roma

La vulgata del Cammino neocatecumenale, basata sui racconti dei suoi stessi iniziatori, ha sempre accreditato la versione del Cammino neocatecumenale  nato tra i poveri e per i poveri, a Madrid nelle baracche di Palomeras "altas" e poi a Roma, dove Kiko si stabilì nel borghetto latino, cioè in una zona in cui vi erano delle casette popolari accanto a costruzioni precarie.

Della sua permanenza a Madrid abbiamo già avuto occasione di parlare, quindi in questa sede cerchiamo di approfondire la presenza di Kiko nelle baracche di Roma.

Racconta Kiko stesso, nella sua testimonianza alla Cattedra di S.Giusto a Trieste il 27 marzo 2012,  che fu una decisione presa dopo che più di un parroco si era rifiutato di mettergli a disposizione l'evangelizzazione nella propria parrocchia:

«E lì nella parrocchia vicina al Borghetto Latino c’è la parrocchia di San Giuda e Taddeo, ho parlato col parroco e mi ha detto: “C’è una suora che lavora nella borgata”, l’ha chiamata e dice: “Questo vorrebbe un posto dove vivere coi poveri in preghiera, in contemplazione, vivere con loro, secondo le orme di de Foucauld, allora questa suora ha trovato un pollaio. Nella spazzatura abbiamo trovato delle porte, uno mi ha regalato una cucinetta, un altro un letto, e ho portato a vivere con me un seminarista. Carmen è andata a vivere dalle suore di Santa Brighitta in piazza Navona ed io al Borghetto Latino, sperando che Dio ci aiutasse.  
Una volta sono passati dei giovanotti della parrocchia dei Martiri Canadesi, non so chi aveva parlato loro di me e sono rimasti impressionati e mi hanno invitato ad un incontro dei giovani».

Lo stesso Kiko ammette che il suo obbiettivo era stato fin dall'inizio venire a contatto con il Papa  (e don Dino Torreggiani era ben introdotto in Vaticano) e riformare le parrocchie; in particolare le parrocchie in cui fece nascere le prime comunità neocatecumenali non furono popolari ma borghesi. E si appoggiò sempre agli altri, soprattutto a preti, parrocchie e istituti religiosi al punto tale che persino il "pollaio" delle Palomeras romane glielo trovò una suora. E il viaggio per venire in Italia la prima volta lo pagò loro don Torreggiani con una borsa dell'Azione Cattolica; lo rivela Kiko sempre nella sua testimonianza a Trieste del 2012, peccato abbia omesso di dire chi ha poi pagato tutti gli altri viaggi avanti indietro fino ad ora.

Dalla lettura del libro "Intervista a Francesco Cuppini", che fu il primo presbitero a far parte della èquipe di Kiko e Carmen dal loro arrivo in Italia, traiamo un quadro del tutto diverso rispetto alla versione edulcorata e mitologica dei siti curati dai neocatecumenali che si basano sul racconto degli iniziatori.

Kiko e Carmen arrivano a Roma nella prima settimana  di giugno del 1968 su invito di don Dino Torreggiani, che pensava di aver trovato le persone giuste per evangelizzare i capelloni di piazza Navona.

Ma Kiko «nicchiava; dormiva fino a tardi, andava al cinema... un vero disastro come acquisto apostolico».

Infatti ricordiamo che Kiko e Carmen recavano con sé  una lettera di presentazione di Morcillo, vescovo di Madrid, che diceva "il sig. Francisco Argüello, residente a Madrid, dedica tutto il suo tempo all'evangelizzazione delle classi più umili" ed era per questo che don Torreggiani li aveva invitati ed ospitati a Roma. È  chiaro che la sua aspettativa fu del tutto tradita dai due.

Così, già nell'agosto del 1968, don Dino manda i due aspiranti riformatori delle parrocchie spagnoli a fare i "predicatori di sostegno" presso la casa canonica di Ventoso, provincia di Reggio Emilia.

Lì  conoscono don Francesco Cuppini che, visto che si era scandalizzato dal doverli ospitare sotto lo stesso tetto nella casa canonica, li doveva portare a dormire a Reggio Emilia nella casa dell'Istituto Servi della Chiesa (fondato da don Torreggiani) e tornare a prenderli al mattino.

Dopo l'estate Kiko e Carmen tornano a Roma, ed è allora che Kiko, per dimostrare indipendenza rispetto alle richieste di don Torreggiani e probabilmente per evitare d' essere da lui tenuto sotto controllo, si fa assegnare da una suora il famoso pollaio nel borghetto latino che ristruttura, con l'aiuto di altri, per farsene un alloggio.

Secondo quanto dichiarato da Kiko nel 2020 ad Aquilino Cayuela per le Note biografiche di Carmen (pag. 235), anche Carmen seguì il suo esempio, ma fu cacciata via dal borghetto latino per schiamazzi notturni.
«Quando giunse a Roma, Carmen alloggiò dalle suore di Santa Brigida, che le hanno lasciato una stanza; in seguito una signora le lasciò una capanna, una parte di una baracca, davanti a quella di Kiko, a circa cento metri. Dopo un po', tuttavia, la cacciò via perché le persone che ci visitavano non la lasciavano dormire. Per questo dovette tornare dalle suore di Santa Brigida».
Evidentemente nelle baracche di Roma la gente, che lavorava di giorno, la notte voleva dormire e non era ammessa la vita disordinata e notturna dei due spagnoli e dei loro amici.

A ottobre 1968 don Cuppini li raggiunge a Roma e  "celebrano" l'Eucaristia nella baracca (nessun accenno ai partecipanti); si sa però che contemporaneamente vengono allestite le catechesi nella parrocchia borghese dei Martiri Canadesi e a inizio novembre nasce la prima comunità.

La Gran Via - Madrid
Il 17 novembre 1968 il terzetto Kiko Carmen Cuppini già non è più  a Roma: dell'agenda del sacerdote infatti risulta fossero a Madrid, e non certo nelle baracche di Palomeras.

Annota infatti don Cuppini: «Abitiamo in pieno centro, in calle Miguel Moya, 6 a lato della "Gran Via", in un appartamento di Marcelo Riesgo, amico di Kiko».

Il 24 novembre 1968 vanno a Lisbona, portati in macchina dai "fratelli" di Madrid, ove rimangono ospiti in  istituti religiosi e in un appartamento offerto dal parroco. Le catechesi comunque, annota don Cuppini, si risolsero in un flop.
Natale ed Epifania 1969 a Madrid.

A Pasqua 1969 sono ancora in Spagna e celebrano la Pasqua nella sacrestia della chiesa abbandonata di Fuentes.

A primavera si dirigono nella regione della Mancha, dove il padre di Kiko possedeva una villa con piscina, insieme alle tre sorelle di Carmen. Cuppini in quell'occasione faceva l'autista con la macchina del padre di Kiko.

A maggio 1969 sono a Roma ma già a giugno a Scandicci. Fino a metà ottobre, poi, di nuovo in Spagna. A novembre 1969 di nuovo a Roma per fare le catechesi a S. Francesca Cabrini. A dicembre a Napoli e a gennaio 1970 ad Ivrea. A marzo 1970 a fare Pasqua a Madrid, ad aprile a Roma a fare catechesi a S.Luigi dei Parioli, alla Natività e a santa Francesca Cabrini, che sono parrocchie ricche della capitale. 

Ad agosto pellegrinaggio in Terra Santa. Da novembre ad aprile 1971 in Spagna, Pasqua a Roma. Poi un tour a Firenze, dove alloggiavano nella casa di riposo degli artisti dello spettacolo viaggiante dei Servi di Maria; poi a Brescia, Bolzano, Trieste, Milano, Ivrea, ove Kiko e Cuppini rimangono ospiti in Seminario, Carmen presso una famiglia e tutti e tre pranzano sempre dal parroco don Antonio.

Il 1 luglio 1971 l'agenda di don Cuppini si interrompe perché il sacerdote viene richiamato definitivamente a Bologna.

Gli spostamenti avvenivano sempre in macchina, con un Citroën 2 cavalli che guidava sempre Cuppini, con camicia azzurro-prete-autista, visto che i due non sanno guidare.

Ma la baracca nel borghetto latino? Kiko evidentemente la teneva solo per rappresentanza. Costruita nell'autunno del 1968, fu abbandonata come abitazione stabile  per i periodi di permanenza a Roma nell'inverno dell'anno successivo;  sappiamo infatti dalle agende del presbitero che dall'inverno del 1969, Kiko, avendo avuto un'influenza  con febbre, fu ospite fisso, con Cuppini, a casa di Nunzio, della prima comunità dei Martiri  Canadesi, in via Lucchesi vicino alla Fontana di Trevi mentre Carmen, dopo aver fatto le valigie ed essersene andata dai "sagrestani" (l'Istituto Servi della Chiesa di don Torreggiani) fu ospite abitudinaria di Maura (itinerante della prima ora, quando i catechisti erano single su modello Kiko-Carmen) quando si trovava a Roma.

Cioè: la baracca era semplicemente la carta di identità di Kiko, la dimostrazione del suo essere altro, addirittura eversivo nei confronti della realtà ecclesiale, il suo distintivo di hippy anti clericale, mentre invece, nei fatti, si appoggiava in toto a istituti religiosi, ai pranzi nelle canoniche, ai seminari, prima ancor di scegliere la soluzione più  comoda e farsi direttamente ospitare (anche per le vacanze in montagna e al mare) dalle famiglie dell'alta borghesia sue adepte di comunità. E Carmen come lui, visto che addirittura si poteva permettere di scegliere fra un ospite e l'altro.

Nè pare facessero alcuna attività lavorativa, essendo ospiti non paganti e ricevendo donativi che poi, visto che Kiko "non faceva del pauperismo" (parole di don Cuppini) venivano spesi per frequentare bar, ristoranti e cinema sempre della zona bene di Roma, oltre che per fumare e per i loro viaggi per motivi familiari.

Quindi, con la semplice consultazione delle agende di don Cuppini, possiamo ridimensionare del tutto la mitologia del Cammino tra i poveri e la permanenza di Kiko in una baracca di Roma proprio per stare con i poveri della Capitale: è esattamente il contrario.
Altro che dottorato honoris causa di cui furono insigniti i due iniziatori iberici per la loro dedizione ai poveri!

In questo articolo, si possono vedere le immagini delle baracche del borghetto latino che fanno parte del fascicolo fornito ad un gruppo di pellegrini neocatecumenali filippini presenti a Roma nel maggio del 2018 per le celebrazioni del 50esimo del Cammino neocatecumenale.

Le famigliole filippine si sono recate di persona a visitare i "sacri luoghi" in cui il loro guru Kiko racconta di aver vissuto povero tra i più poveri, ora trasformati in parco, e hanno preso religiosamente pure delle immagini.

Un "valore aggiunto" l'ha fornito la presenza dell'ex Vescovo di Guam e "fratello" del Cammino neocatecumenale già allora condannato dal tribunale ecclesiastico per pedofilia, Antony Sablan Apuron, che Kiko impose al Papa nel parterre delle autorità religiose. Qui sotto lo vediamo in una foto sorridente e spensierato, sicuro di aver guadagnato comunque e sempre un posto al sole, e non una baracca da poveraccio, per i meriti acquisiti in favore del Cammino neocatecumenale.


 

mercoledì 10 agosto 2022

Il silenzio di Kiko denuncia la sua vera natura di falso profeta

Riflettevo fra me e me sul lungo silenzio di Kiko nei due anni di pandemia, inframmezzato da brevi apparizioni (che hanno fatto in verità più danno che altro, rivelando la condizione pietosa nella quale si trova) e mi sono venuti in mente diversi santi, che, nonostante la malattia non hanno mai abbandonato i propri "seguaci", e mai hanno cessato di parlare di Dio e annunciare il Vangelo, fino all'ultimo respiro.

Prendiamo ad esempio San Giovanni Paolo II. Malato di Parkinson, che ne causò la morte, volle apparire al balcone e dare la sua benedizione, cercando di pronunciare le ultime parole il 30 marzo 2013, senza purtroppo riuscirvi, per poi morire il 2 aprile. Era evidente che fino all'ultimo sentisse la necessità di comunicare la fede, con la forza che lo ha sempre contraddistinto, per sfruttare il tempo concessogli senza perdere un minuto.

Grandi santi, che hanno avuto in comune l'arma vincente del rosario

Che dire invece di San Giovanni Bosco, il santo dei giovani, che tante anime raccolse intorno a sé, per tutta la vita forte nel fisico e di carattere. Visse gli ultimi 4 anni di vita pieno di forti malanni e dolori, ma non si sottrasse mai ai suoi doveri, continuando a confessare fino a quando le forze glielo permisero:

"È noto che dal febbraio 1884 in poi, infatti, passa da un malanno all'altro; la sua fibra robustissima perde colpi su colpi, i dolori fisici straziano le sue carni; il calvario si fa più doloroso; ma i giovani non lo avvertono e guardano a lui con ammirazione crescente ogni volta che, sia pure fugacemente, possono avvicinarlo, sentirlo, accostarlo nel sacramento della riconciliazione."

E ancora, un Santo vicino a noi, il grande San Pio da Pietrelcina: visse una vita intera in uno stato di salute cagionevole, aggravato dalla presenza delle stigmate che gli causavano gravi malattie e dolori, e dalla persecuzione del diavolo che si trasformava anche in aggressioni fisiche violente.

Fino all'ultimo fu disposto a stare vicino alla popolazione di San Giovanni Rotondo, oltre a confessare torme di persone che arrivavano da tutta Italia, per ore ed ore, e continuando a celebrare la Messa in pubblico fino al giorno del ritorno alla Casa del Padre, avvenuta il 23 settembre 1968.

Dov'è lo zelo divorante che ha sempre caratterizzato tutti i veri profeti e i Santi, le anime luminose che hanno accresciuto il Regno di Dio sulla terra, e combattuto per la Sua maggiore gloria? Ormai il cammino non è che la patetica ripetizione di se stesso, uno schema abusato e vecchio di decenni, che non ha mai incontrato nessuna forma di evoluzione. Sentire Gennarini delirare di "dito medio al diavolo" mi ha causato una tristezza profonda, l'ho trovata una scena umiliante. 

KikoArguelloTattoo: non è un photoshop
Questo insistere su espressioni vecchie e peraltro eterodosse, quel nominare la Santissima Madre di Dio sempre e solo con il suo nome di nascita, l'indulgere in teorie complottiste, tutto sa di uno spettacolo teatrale, una tragicommedia amara, tenuta in piedi solo dalla necessità di ripetere a se stessi che non è stato tutto sprecato. Dio vedrà il cuore buono dei piccoli fratelli del Cammino che non stanno su quei palchi che hanno aderito in buona fede alle allucinazioni di un falso profeta che ha saputo coprire la sua arroganza con l'aspetto umile, trasandato e la corta barbetta da moderno "poverello di Assisi", ma vedrà anche benissimo quanto i grandi capi hanno approfittato proprio di quel buon cuore, per ergersi in cima alla piramide neocatecumenale e ricavarne benefici per se stessi.

Kiko è in silenzio e non appare perché non ha più nulla da dire ai suoi o al mondo. Non ha mai avuto niente da dire, a parte le sue vuote catechesi farcite di eresie.

Kiko è un falso profeta e un ingannatore. Prima lo capiscono i fratelli del Cammino, meglio sarà per loro e minori saranno i danni da riparare per la propria anima.

domenica 7 agosto 2022

Depressione, malattie e vecchiaia non si addicono ai neocatecumenali

Riproponiamo un'esperienza molto interessante su come la depressione ed altre malattie debilitanti, allontanano dalla comunità  neocatecumenale invece di avvicinarla.

Il Cristo sofferente di G.Afrune
immagine che il CN rigetta.
La comunità che ho frequentato per 12 anni, della quale sono stato responsabile, ha “vantato” diversi episodi di depressione e sofferenza vari (nei fatti a seguito descritti, i fratelli, maschi e femmine, li chiamerò “persona” per discrezione).

Un giorno una persona della comunità ha iniziato a sentirsi male, a non avere più tanta forza e nemmeno la solita lucidità mentale. Durante il decorso della sua malattia, le uniche volte che stava con i ‘fratelli’ erano quelle in cui lei - racimolando le forze - veniva alle celebrazioni, altrimenti stava in casa senza che nessuno andasse a visitarla. 

Dopo qualche tempo scoprimmo che aveva metastasi al cervello e, dopo poco tempo, morì.

Non posso dimenticare quanto mi ha impressionato la richiesta fattami da un cantore di un’altra comunità che, galvanizzato dalla possibilità di ‘cantare’ durante un funerale (perché nell’accezione NC il funerale è una festa e quindi si canta e si balla attorno alla salma dicendo “... perché il morire è certamente migliore ...”), mi chiese il permesso (visto che io ero il primo cantore della comunità) di poter fare questo ‘servizio’ al posto mio perché ... perché ... boh? ... lui ha detto soltanto «... è da tempo che sento di farlo!» (che volete, un funerale non capita tutti i giorni eh!).
 
Peccato che questo fratello non si era mai visto durante il “calvario” di questa persona ormai defunta.
 
Comunque ... una bella croce sul suo nome nel bel “mezzo” della Sacra Bibbia e pace all’anima sua!
 
Per chi non lo sapesse ... Al primo passaggio ognuno scrive il proprio nome sui dei fogli bianchi apposti tra il VT ed il NT dopo aver ‘ricevuto dai catechisti’ le seguenti parole: «... quindi, adesso che hai capito che qui non c’è qualcuno che ti dice soltanto quali sono gli ingredienti e come si fa una torta ma che te ne dà una bella fetta già pronta da mangiare e gustare, se vuoi continuare a gustarla, prendi la tua decisione davanti a Dio ed alla comunità, scrivendo il tuo nome sul “Libro della Vita”.
 
Un’altra persona, in cura da sempre per problemi di depressione, veniva visitata dai fratelli esclusivamente quando era di turno il suo gruppo di preparazione e per di più veniva trattata da imbecille perché non era molto partecipe e presente durante l’incontro (chissà perché ... saranno stati gli psico-farmaci?). 
 
Comunque ... poi è morta anche lei (aveva anche altre malattie) quindi un’altra croce ha fatto capolino su quella ‘lista’.
 
Ancora un’altra persona (in cura anch’essa ma con in più diversi tentativi di suicidio) a me molto cara, che - sempre a causa delle cure - si assopiva spesso, era oggetto di commiserazione perché in quello stato non poteva fare bene il cammino. 
Per farla breve, questa persona -sentendosi soltanto criticata- è uscita dalla comunità con tutta la sua famiglia ma la cosa più bella è che è “uscito dalla depressione” grazie ad un vero atto di fede - libero e cosciente - non imposto da travolgenti e sconvolgenti emozioni (ricordo il mio I° passaggio tra lacrime, dubbi, incertezze e combattimenti anche con mia moglie) quali quelle che “propina” il CN.
 
Per inciso, né questa persona - né tantomeno qualcuno della sua famiglia - è stato più cercato da qualche ‘membro’ (senza offesa) della loro ex comunità e se venivano menzionati era soltanto per dire quanto può fare il demonio per distruggere le comunità (senza pensare quanto può aver fatto il “giudizio”su di loro) o che non avevano trovato ciò che cercavano (lasciando intendere che nel CNC non trovi gente che ti fa ‘il sorrisino e ti tratta dolcemente’ ma trovi gente concreta che senza ipocrisia ti dice ‘la verità’ - CAPITO!!!).
 
Mi rendo conto che la “depressione” crea forti pregiudizi e terrore soprattutto quando, come ‘insegnano’ i catechisti, viene attribuita al proprio peccato di orgoglio scaturente dal voler a tutti i costi ottenere ciò che si vuole senza “discernere” se è quello che vuole Dio per noi.
 
Capirete i sensi di colpa a ripetizione che si aggiungono allo stato di prostrazione dovuto alla sua malattia. Malattia - la chiamo con il suo nome - perchè, come un’appendicite acuta che può capitare a chiunque anche ai più ‘forti’, può essere curata!
 
A riguardo, non posso dimenticare quanto ebbe a dire un fratello di una comunità ‘avanti nel cammino’, ormai fuoriuscito anche lui, che diceva sempre: «Depressione. E’ una spada di Damocle che tutti hanno ma che non vedono».

Da ciò accadde che altre persone della comunità - chi prima chi dopo - hanno subito tale sofferenza, trattata quasi con indifferenza dal resto dei fratelli, anche perché si diceva: «cosa posso fare io per lui/lei ... e poi che ne so se è peggio andare a trovarlo/a e si deprime ancora di più? Posso solo pregare per lui».
 
Alcuni di questi soggetti ‘difficili’, sono stati ‘fermati’ al II° Passaggio senza ascoltare il loro grido: «non toglietemi la mia comunità, ho soltanto questo», altri hanno reagito con aggressività per non essere commiserati e/o criticati, altri, dopo una lunga assenza e senza che nessuno li abbia più cercati, sono morti ... in compenso ‘i fratelli’ sono subito accorsi al capezzale, infischiandosene della perplessità dei parenti diretti che non avevano visto nessuno durante il decorso della malattia (cancro) del loro caro defunto, per fare la regolare veglia con annessi Vespri. 
 
Ah dimenticavo ... la croce sul nome, quella non si deve dimenticare!
 
La misura si è colmata con l’estromissione di una di queste persone ‘difficili’ che, dopo un periodo passato fuori la comunità, ha chiesto di poter rientrare ...
Non potete crederci, ma è così, gli è stato detto che non sarebbe potuto più rientrare perché nel frattempo la comunità aveva ripetuto un passaggio (che lui comunque aveva già fatto) e lui non si era presentato in ‘quella convivenza’; comunque, se voleva, poteva inserirsi nella nuova comunità che sarebbe nata con le prossime catechesi (non so come si fa lo smile che esprime “sgomento” ma è quello che ho provato quando l’ho saputo).
 
«A voi, per i quali il fardello più pesante che dovete trascinare siete voi stessi. A voi, che fareste pazzie per tornare indietro nel tempo e dare un'altra piega all'esistenza. A voi, che ripercorrete il passato per riesaminare mille volte gli snodi fatali delle scelte che oggi rifiutate. A voi, che avete il corpo qui, ma l'anima ce l'avete altrove. A tutti voi voglio ripetere: non abbiate paura». Don Tonino Bello
 
Senza parlare poi delle persone anziane... poverine, non possono più muoversi, non possono frequentare bene... va bè, non le chiamare più mi sono sentito dire dal responsabile dell’equipe dei miei ex catechisti.
 
Non so che frutti siano questi ma, cosa pretendiamo da una comunità che nasce sotto ammonizioni di questo genere: «... e quando vi incontrate in casa per preparare, fatelo senza portare e/o preparare nulla da mangiare, perché non siete chiamati a scambiarvi le cortesie; voi fate parte di una comunità non per fare amicizia ma per fare esperienza di Dio nella vostra vita. Sarà il Signore a fare di voi una famiglia.»
 
Caspita! Ma non è stato Gesù a dire “quando avete fatto queste cose ad uno di loro, lo avete fatto a me”?
Ma davvero il nostro ‘fare’ per i fratelli si limita alle preghiere e non serve a nulla la presenza personale per condividere la sofferenza? Già, vero, la sofferenza non si può dividere con qualcun altro - dicono tra i ranghi NC - ma dico, almeno è possibile com-patire, o no?
 
Sola a solo??? ma davvero Maria Santissima era “sola” ad “addolorarsi” davanti al Crocefisso o c’erano anche altre donne e più in là c’era il discepolo prediletto e perché no, c’era anche il centurione, a com-patire - ognuno nella sua misura - con la nostra Madre Celeste?
 
Credetemi c’è tanto ancora di “assurdo” da raccontare ma per adesso mi fermo qui.
Un abbraccio in Cristo a tutti.
 
Ah dimenticavo ...
Chissà se verranno realizzati i ‘cimiteri NC’ (ricordate?) dove i fratelli “nati in cielo” verranno tumulati sottoterra, sempre in semicerchio, coperti soltanto da una lastra di vetro tale da rendere presente, comunque, un appartenente della comunità e dove si protrà celebrare ancora in ‘comunione dei santi’ (non scherzo, Kiko l’ha detto veramente!).
Perciò, anche se da vivo un fratello era un po’ ‘scomodo’, poi si avrà la possibilità di riconciliarsi con lui e pregare ancora insieme.
Poveri noi.
(da: Larus)

giovedì 4 agosto 2022

Piccolo promemoria riguardo al perdono

Gadget neocatecumenali
con illustrazione by Kiko,
per pensare al Cammino
anche quando vai al supermercato
Per evitare che i fedeli cattolici si facciano gabbare dalla pomposa e ipocrita parlantina neocatecumenalizia, ricordiamo qui alcuni punti riguardo al perdono cristiano.

1) il Cammino ti comanda di perdonare chi ti ha fatto del male... ma ti comanda anche di non perdonare mai chi ha fatto del "male" al prestigio del Cammino, ai soldi del Cammino, alla bella vita dei capicosca del Cammino. La grandissima ipocrisia neocatecumenale è quella di blaterare di "perdono perdono perdono", ma quando a dare scandalo sono dei pezzettoni grossi del Cammino, non chiedono mai veramente perdono. Infatti, nella superstizione neocatecumenalizia, i cosiddetti "catechisti" sono infallibili perché agiscono su "mandato" di Kiko e sarebbero assistiti nientemenoche dallo "Spirito", per cui anche quando sbagliano sarebbe un errore fatto "per il tuo bene".
È esattamente la definizione di ipocrisia: due pesi e due misure, voi bassa plebe kikiana siete costretti a "non resistere al male", ma il Cammino e i suoi capicosca "resistono sempre, anche a un male immaginario".

2) Nostro Signore ha riversato una gran quantità di insulti ai farisei («razza di vipere! ipocriti!...»): invece di "perdonarli" li insultava e quegli insulti sono Parola di Dio per la loro salvezza.

3) mai confondere il perdono con un generico perdonismo.
Nostro Signore ha minacciato la punizione eterna a coloro che non si fossero seriamente pentiti e convertiti, in un caso addirittura dicendo: «Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare» (cfr. Mc 9,42).
Oh, ma guarda un po' che combinazione: Nostro Signore considera certi peccati talmente gravi da meritare punizioni severissime. Di fronte all'aver creato danni irreparabili ad anime innocenti ("uno di questi piccoli"), che tipo di pentimento ci vorrà per scansare la severissima condanna espressa da Nostro Signore?

4) sì, lo sappiamo tutti che Nostro Signore ha detto che le anime sinceramente pentite potranno lucrare il perdono (ma non sarete mica così tonti da pensare che i peccatori non sinceramente pentiti si salverebbero, vero?): «Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata» (cfr. Mt 12,31; la "bestemmia contro lo Spirito" è il rifiutarsi di credere che lo Spirito Santo può sanare, cioè equivale ad un rifiutare l'azione salvifica del Signore). Ma insistiamo a ripetere: può forse "salvarsi" colui che non si è adeguatamente pentito di ciò che ha fatto?

5) il perdono può forse confondersi con un fingere che il male non esiste? In altre parole: "perdonare" può mai significare "approvare il peccato"? (o addirittura "approvare che venga compiuto di nuovo"?)

6) nel Cammino si viene addestrati a pensare che il peccato consisterebbe solo nel "non far bene il Cammino". Invece, nella Chiesa Cattolica, si viene educati a riconoscere le tentazioni, a fuggirle, a riflettere sulla propria condizione di peccatori, a fare l'esame di coscienza, a chiedere perdono in confessione, a compiere opere di carità, a tentare per quanto possibile di rimediare ai danni fatti. Nel Cammino, invece, non solo si viene addestrati ad "autoassolversi" ("eh, sapete, quando il Signore mi toglie la mano dalla testa, ne combino di ogni!") ma addirittura si promuove (nel migliore dei casi) uno sterile attivismo interno che scimmiotta un po' il cristianesimo. Il Cammino si guarda bene dal fare ciò che fa la Chiesa Cattolica (la quale fa di tutto per dare ad ogni singola anima occasioni di salvezza e santità).

7) Nostro Signore non ha mai effettuato un "perdono automatico". Anzi, ha reagito. Per esempio, alla guardia che lo schiaffeggiò non diede il perdono, ma gli spiegò l'irragionevolezza del peccato evidenziandone la responsabilità personale: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?» (cfr. Gv 18,23). Ai farisei che desideravano ucciderlo non diede il perdono, ma li insultò: «voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro...» (cfr. Gv 8,44).
Ai fratelli del Cammino, che più leggono il Vangelo e meno lo capiscono, questi passi sfuggono completamente. Per loro il perdonismo deve essere automatico, "anche se difficile", ma automatico. Naturalmente dev'essere super mega automatico qualora l'aggressore sia uno dei pezzettoni grossi del Cammino, che in quanto "mandati" da Kiko e "ispirati" da non si sa quale "spirito", credono letteralmente di avere l'autorizzazione a peccare. E chissà quanti di loro stanno già bruciando tra le fiamme dell'inferno, dopo essersi ribellati in punto di morte: "ma Signore, ma come ti permetti? io avevo il Carisma! io avevo lo Statuto! io avevo l'applauso di 153 grossi vescovi e pure del Papa! io laico esorcizzavo le città prima di evangelizzarle!"

Ah, quanti kikos sognano di farlo!


lunedì 1 agosto 2022

Kiko alla Tappa di Loreto ci rivela che egli è anche la madonna. Per questo non ce l'ha presentata prima!


Il rapporto con la Santa Madre di Dio è carattere distintivo inconfondibile di tutti i santi. 

Vogliamo addentrarci con Kiko nella Tappa detta di Loreto, quando nel Cammino Neocatecumenale finalmente si consegna’ la Vergine Maria ai fratelli di comunità, arrivati oramai agli ultimissimi passaggi del loro itinerario. La Tappa è collocata tra il primo e il terzo Padre Nostro. Dopo c’è solo l’Elezione e il rinnovamento solenne delle promesse battesimali. E il Cammino è finito.
Si impiegano in media 20 anni o più. E per andare a Loreto non meno di 15 anni


Madonna di Loreto - Altare nella Santa Casa -

Di seguito, proponiamo estratti dal mamotreto pubblicato il 1995, contenente il meglio delle catechesi di Kiko - tra il 1981 e il 1994 - alle comunità dipendenti direttamente dall’equipe degli Iniziatori; mamotreto ad uso esclusivo dei catechisti del cammino, da riportare fedelmente alle loro comunità. Sono gli estratti che maggiormente ci hanno impressionato da un lato, dall’altro che delineano con precisione il rapporto autentico di Kiko Arguello con la Vergine Santa.

Egli ha sempre dichiarato apertamente che il C.N. è stato ispirato direttamente da Lei, dalla Madonna, in una memorabile visione: sensitiva, intellettuale, o forse semplicemente una locuzione interiore?
(Le versioni sono state molteplici e si sono succedute negli anni secondo la convenienza del momento. Ad oggi, nonostante gli innumerevoli racconti kikiani, non è ancora dato conoscerne la natura con precisione.) 

Kiko ha apertamente disprezzato ogni forma di culto mariano tradizionale e trovato insopportabili i Santuari a Lei dedicati. Questo è un dato incontestabile. Kiko definisce “orribile e grandissimo” il Santuario di Pompei così come inutile e banale, se non fuorviante proprio per la richiesta ‘seriale’ di grazie e miracoli, Lourdes. Fatima non l’ha mai attaccata frontalmente. Lo si comprende, per la rilevanza che ha avuto per G.P.II (mica Kiko è scemo!). Infine, la Madonna di Loreto per Kiko, un “pezzo di legno scuro”.


Meraviglioso primo piano del Volto della Statua della Madonna di Loreto.



Intanto i “Messaggi” della Madonna, dovunque nel mondo, sono sempre perfettamente sovrapponibili: la Mamma Celeste si rivela preferibilmente a bambini, chiede la costruzione di un Tempio a Lei dedicato, invita alla preghiera del Rosario e alla mortificazione, per la conversione dei peccatori e per la Pace nel mondo. La Madonna lascia a bambini piccolissimi dettagliate profezie da trasferire fedelmente ai Pastori della Chiesa. Ha fiducia in loro. Non certo parla di “piccole comunità” in cui, prima di applicarsi alla preghiera mariana per eccellenza, necessita fare un catecumenato che porti alla “fede adulta”. Non rimanda i veggenti a Kiko e Carmen dicendo loro: “Ci rivediamo fra una quindicina d’anni”

E’ d’obbligo chiedersi il perché la Madonna faccia cadere da sempre la sua scelta su bambini anche ignoranti, poveri sempre, umili. Ma che cosa ha a che fare la Madonna con quella rappresentata da Kiko? Nulla di nulla. 

qui riassunti i canoni della bellezza per Kiko
E Kiko, diciamola tutta, solo a guardare le statue di Maria ne prova disgusto, per tutte indistintamente. Entrare nei Santuari a Lei dedicati ed eretti in Suo onore è per lui insopportabile, cosa che confessa apertamente. La visita ai Santuari ha sempre provocato in Kiko un’irrefrenabile sentimento di disprezzo, offendendo tutti indistintamente il suo “senso estetico” sublime (è da aggiungere che lo stesso giudizio esprime nei confronti della stessa Basilica di San Pietro!). 


Dall'  "Incontro di Kiko e Carmen con una comunità dopo il Pellegrinaggio di Loreto" - Roma, 16 dicembre 1981 (pag.30). 

" Vedrete come la Vergine Maria è stata dietro a tutto. Io mi ricordo che Paolo VI ci ha ricevuto ed ha parlato la prima volta del Cammino il giorno 8 maggio, giorno della Madonna di Pompei. Un piccolo segno. Dio ha messo qui come segretario della Congregazione del Clero, che ci aiuta e ci difende, l’incaricato del Santuario di Pompei. Dietro a una serie di cose c’è Maria. Arriviamo a Roma e Torregiani, come prima cosa, ci invita ad affidare tutto il Cammino alla Madonna di Pompei, tutta la nostra missione: “Voi potete fondare comunità chiedendolo alla Madonna”. Allora per prima cosa ci porta a Napoli e andiamo al Santuario di Pompei, che ci è parso orribile e grandissimo… E ne abbiamo fatta di strada! "


Madonna del Santo Rosario di Pompei, ora pro nobis!

 Procediamo di seguito con gli estratti

PELLEGRINAGGIO A ROMA E A LORETO. Domenica 13 dicembre 1987 - Pag. 45/46 - 

Le due Madonne: 

“ ...noi non crediamo negli idoli. La Madonna che c’è nella Casetta è un pezzo di legno scuro che hanno rifatto di recente perché l’immagine antica si è bruciata. Noi crediamo nella Madonna, Madre di Gesù, non diciamo: “Ah, io sono devoto della Madonna di Loreto, io sono devoto della Madonna del Perpetuo Soccorso….”. "Sì, puoi essere devoto di quello che vuoi ma sono sempre rappresentazioni dell’unica Madre di Gesù”.
Che non succeda come in un paese in Spagna, dove ci sono due Madonne e si passa nel codice genetico, di padre in figlio, l’amore alla propria Madonna e l’odio all’altra Madonna. E quando arriva la festa, succede un macello: si menano, si distruggono a vicenda, c’è una spaccatura totale del paese. Da secoli stanno in questa situazione: il paese è diviso in due Madonne, e non c’è verso di arrivare a un’intesa. “Guai a chi tocca la mia Madonna!”, ti uccidono, ti tagliano la mano! “La Madonna dell’altro non vale niente, questa sì che è autentica!”
Il miracolo è stato che il parroco ha chiesto le catechesi e nella comunità ci sono fratelli di entrambe le Madonne. Il prodigio è che lì non ci sono più due Madonne ma una: la Madre di Gesù. ” 

 Il caso del "paese delle due Madonne":
è il primo esempio che viene in mente a Kiko nello svolgimento della sua catechesi mariana.
Sorprende che, con tanti Santuari Mariani sparsi per il mondo, Kiko non trovi nulla di meglio da raccontare che questo caso estremo, per rendere gloria alla Madre di Gesù? (certo che tipi stì spagnoli!) O piuttosto per rendere gloria a se stesso? Difatti una situazione incancrenita, vecchia di anni se non di secoli – da codice genetico – viene risolta di pronto dall’avvento delle comunità neocatecumenali nella parrocchia… Poteva mancare? 


La Madonna? “un pezzo di legno scuro”:


Torna a parlare di Loreto ma, come leggerete nel prossimo estratto, anche il “pezzo di legno scuro” cede il passo (come le due Madonne) al primato del Cammino (pag.46): 

“ Allora qui a Loreto si conserva la Casa di Nazareth, il catecumenium di Gesù, il posto dove Gesù Cristo è diventato adulto. 

(ndr. apprendiamo con stupore che anche Gesù ha avuto bisogno del catecumenato)

Statuetta artistica del Bambin Gesù nella mangiatoia

“ Con tutto questo voglio dire che Dio aveva già tutto programmato, aveva un disegno che noi stiamo scoprendo poco a poco. Il disegno della Casa di Nazareth, il fare comunità nelle baracche come la Sacra Famiglia di Nazareth, Patrizio e Marisa a cui Dio stava muovendo il cuore nella loro libertà: Dio pensava già di fare qui qualcosa… le costruzioni che abbiamo fatte secondo i nostri mezzi; però sono estetiche perché l’arte è sempre un’espressione dell’amore.
Quando la Chiesa è in un momento di decadenza si vedono cose orribili: se volete vedere la decadenza della liturgia andate nei negozi dove vendono arredi liturgici e vedrete Bambini Gesù paciocconi, pupazzi orribili. E’ una cosa tremenda, viene da pensare: se questa è la Chiesa mi faccio musulmano! Se gli artisti cattolici arrivano a questo, a fare queste immagini sdolcinate di Gesù…! Non ci sono più libri liturgici, non c’è più bellezza nelle cose. Noi stamo cercando di fare qualcosa in questo senso…” 
(ndr. e continua così a sproloquiare, dal “pezzo di legno scuro" alle "immagini sdolcinate"; tutto un orrore) 

Della demolizione del “devozionismo”:  

Procede ora con la demolizione sistematica di ogni altro approccio alla Madonna che non sia quello neocatecumenale (pag.49) 

“ Ma attenzione: per ricevere la Madonna come tua madre in casa tua devi essere discepolo, e avere imparato a stare sotto la croce….
Noi non cominciamo dalla Madonna, facendo un devozionismo“Fiori a Maria, che buona Mamma mia!” -, si può anche fare: “A Gesù per Maria”.
Si può anche cominciare così, ma sono altre cose per gente molto pia, molto cristiana.
Noi abbiamo cominciato con il Kerigma….
...Per presentarvi la Vergine Maria non c’è bisogno di trovare un’icona particolare né un’apparizione – che sono anche cose necessarie, che la Madonna utilizza per aiutare la religiosità della gente – voi avete un fatto molto più importante: avete l’esperienza della vostra storia, di quello che la Chiesa ha fatto con voi fino ad oggi.
La Vergine Maria è quella che si è presa cura di voi, da quando avete ascoltato il Kerigma fino ad oggi. "

(ndr. chi se non Kiko e i kikatekisti si son 'presi cura'? Si attua qui la piena identficazione di Kiko con la Madonna, come ha fatto con il Signore Gesù e prima ancora con Mosè, con Elia, con San Giovanni Battista, con San Paolo, ecc.) 

" Anche il C.N. è stato una grazia della Vergine Maria: sapete che abbiamo avuto un incontro – diciamo così, non voglio spiegare troppo questo – in cui la Vergine Maria ci ha detto di fare piccole comunità come la Sacra Famiglia di Nazareth.
Ossia il C.N. è una rivelazione della Vergine Maria a noi per portarlo alla Chiesa…” 


Lentissima "progressione" neocatecumenale:  

Ora Kiko tenta di spiegare perché ha atteso tanto per rivelare ai neocatecumenali la Madre (pag.50) 

“ ...forse qui c’è qualcuno che era molto lontano dalla Chiesa e gli dava ai nervi tutto quel devozionismo alla Vergine Maria, anche perché dietro il devozionismo c’è gente molto nevrotica, mammista, fanatica, c’è di tutto!
C’erano preti mezzo pazzi che deviavano anche la devozione alla Madonna, c’era di tutto anche in reazione alla controversia protestante ... Si faceva poco meno che una specie di idolatria della Vergine
La Vergine Maria attraverso noi, vostri catechisti, vi ha insegnato ad OBBEDIRE
Per questo dicevo che tutto quello che avete ricevuto dal Cammino lo avete ricevuto da Maria, vostra Madre. Un bambino che sta nella pancia non conosce sua madre, eppure riceve da lei tutto… quando diventa più grande impara a dire “Mamma”
Voi siete già grandicelli, cominciate a camminare da soli,… adesso vi si può insegnare: “Questa è tua Madre chiamala!…” 


Ultimo estratto, tratto da 

“Incontro di Kiko e Carmen con una comunità dopo il Pellegrinaggio a Loreto" - Roma, 16 dicembre 1981 (ndr. questa è la prima volta che Kiko fa questa tappa) (pag.21-22) 

Autolegittimazione, interpretazioni in libertà:   

Kiko rispiega la genesi del Centro di Porto San Giorgio; tutto un disegno di Dio quello di chiamare proprio Patrizio e Marisa che risiedevano tanto vicino alla Santa Casa di Nazareth. 

“ ...tutte cose che indicano come sia vero il Cammino.
Fatto sta che Dio ha pensato già le cose in modo che avvenisse vicino a Loreto. Il nostro Cammino ha a che vedere con la Famiglia di Nazareth ”

E di nuovo racconta della sua 'ispirazione'. 

Da Incontro di Kiko e Carmen con una comunità dopo il Pellegrinaggio di Loreto (Roma, 16 dicembre 1981) 

Ancora sul 'devozionismo':

Senza il Kerigma, nulla di buono. (pag.28)

“ Il problema è che sostenere il cristianesimo su devozioni è assurdo. Le devozioni non servono se non c’è una base catechetica vera. Andare ai Santuari, andare a Lourdes, pregare il rosario: queste cose non sostengono sufficientemente, se manca il Kerigma, la gestazione della fede, la gente va a Lordes, si emoziona, si commuove e dopo 15 giorni pecca andando con la segretaria a far l’amore e non gliene importa. Ma è chiaro, fuori dubbio! Manca la catechesi seria, la gestazione, tutto l’arco della gestazione della fede che stiamo facendo noi.
Ma questo non vuol dire assolutamente che andare a Lourdes sia una cosa assurda né che pregare il rosario sia fasullo. Mantenere solo quello del cristianesimo non basta ed equivale a dire che hanno ragione i pagani a dire che quella gente è bigotta, cioè che basa la sua spiritualità su cose accessorie e che non hanno un fondamento nella sua vita, poiché dopo, alla verifica è ipocrita, gente che non ti aiuta (ti aiuta più un pagano anche se il bigotto tocca tutti i giorni i santi in chiesa). Hanno ragione è la verità. La colpa non l’hanno le forme, ladorazione al Santissimo o il rosario. Non è quello, anche queste son cose che aiutano a soffiare il fuoco, ma se non c’è il fuoco che si soffia? ”
(ndr. Kiko accusa i bigotti di ipocrisia e di cadere in peccati della carne dopo aver pregato la Vergine con tanto sentimentalismo. Il Kerigma solo salva! E si è ritrovato con un cammino covo di ipocriti che, alla sua sequela, hanno difeso sempre chi peccando gravemente contro il prossimo provoca scandalo).

In chiusura la conclusione finale di Kiko è degna di nota (pag.29) 

“ Voglio dire che noi abbiamo interpretato queste cose per voi così. Gesù Cristo quando affida sua madre alla chiesa, agli apostoli, gli dà sua madre? Quando lui deve sparire da questo mondo, quando Lui va a morire.
Così voi dovete capire che noi dobbiamo abbandonarvi, vi lasciamo alla Vergine Maria.
Perché? Fino adesso non avevate bisogno della Vergine Maria perché è sempre stata con voi eravate nel suo seno, vi ha dato tutto. Vi ha dato l’essere. " 

(ndr. qui l’assimilazione totale di Kiko con la Madonna è allucinante e sfacciata: i "fratelli di comunità" non avevano bisogno di Lei. Attraverso l'"opera" dei catechisti, la Madonna stessa li portava in grembo! Questo lasciano intendere. Quasi una bestemmia!)

" Adesso siete usciti come adulti, diciamo così, rinnoverete il vostro Battesimo, siete adulti e adesso vi presentiamo colei che vi ha partorito, che è stata la vostra genitrice, che vi ha portato, ha ispirato Kiko, Carmen, è stata sempre vicina a voi. Questo non perché ricorriate a lei quando avete un bisogno, no, ma io non ho detto niente di tutto questo ma tutto il contrario.”

Assolutamente un delirio. 

Questa è la dottrina kikiana delle origini, quando anche lui era ancora convinto che il cammino sarebbe finito, le comunità si sarebbero sciolte e lui e gli itineranti sarebbero andati via per sempre, esaurita la missione. Siamo negli anni 80 e avevano davanti la vita intera. Ma poi il tempo vola anche per Kiko e, quando una ad una le comunità cominciavano a sfuggirgli di mano - come fanno i figli una volta adulti che lasciano la casa d'origine - il panico lo ha colto, ha fatto inversione di marcia e non ha più parlato di "abbandonare" niente e nessuno.

Il Centro si espande con la "Tenda della Riunione"

La Tappa di Loreto, ennesima passerella neocatecumenale. 

A Porto San Giorgio ti raccontano com'è nato il Centro Internazionale Mondiale.
A Loreto ti insegnano il Rosario cantato con melodia kikiana, come se questa sublime preghiera ne avesse bisogno. Mica possono pregarlo come tutti gli altri!
A Loreto poi proseguono con la storia del Santuario solo per enfatizzare la solita domanda: "Perchè gli Angeli hanno trasportato la Santa Casa. proprio lì? Così vicino a Porto San Giorgio? Dove un tal Patrizio riccone si è convertito e ha donato tutto per fare un Centro di convivenze: "Casa degli Itineranti"


Storica "Sala Azzurra" delle prime convivenze di itineranti


Dio aveva tutto un disegno, nel quale solo loro sono l'unico centro. E così i kikatekisti fanno i fenomeni, sapendo che racconteranno ai fratelli cose sorprendenti.

Altro che battaglia di Lepanto, conversione della Russia, bambini di Fatima e profezie di Pace!  

Mentre, come sempre, si sostituiscono al sacro e al divino con le loro imperscrutabili baggianate sterili e fini a se stesse. 

Simone Martini, Annunciazione (1333)
Galleria degli Uffizi, Firenze

venerdì 29 luglio 2022

Inviti di Inizio Corso (o SALDI di fine stagione?)

Lettera di invito alle Convivenze di Inizio Corso 2022 - 2023

Carissimi Fratelli,

anche quest'anno il Signore ci chiama ad un appuntamento per aprire il nuovo anno di evangelizzazione e di vita delle Comunità Neocatecumenali della nostra Diocesi.

Di fronte a tutti i problemi che ci stanno accompagnando in questo tempo: pandemia, guerra, crisi economica, eccetera, il Signore prepara un nuovo anno che sarà, come dice il salmo "una mensa in faccia a nostri nemici, perché io  possa abitare nella casa del mio Dio per molti anni" (Sl 23, 5-6).

Questo appuntamento non può essere trascurato o sottovalutato se vogliamo iniziare il nuovo anno nella volontà del Signore, rafforzati dal suo Spirito e in comunione con il suo Figlio Gesù Cristo.

E' quindi importante che tutti i fratelli invitati possano partecipare a questa convivenza nella quale vi trasmetteremo quello che avremo ricevuto  dai nostri catechisti  Kiko, Ascension e P. Mario e che voi, come catechisti riporterete alle vostre comunità, così da avere un solo spirito ed essere in comunione gli uni con gli altri.

Gli araldi di Kiko


Con un certo anticipo sul ruolino di marcia, anche quest'anno arrivano, a responsabili e catechisti delle Comunità neocatecumenali, gli inviti a partecipare alla Convivenza di Inizio Corso.
Noi abbiamo pubblicato alcuni capoversi di una fra le tante.
Notiamo che si attribuisce al Signore l'apertura di questo nuovo corso neocatecumenale come "una mensa in faccia ai nostri nemici" e in qualche modo anche la necessarietà di questo incontro: leggiamo infatti "questo appuntamento non può essere trascurato o sottovalutato se vogliamo iniziare il nuovo anno nella volontà del Signore".

E cosa assicura di iniziare l'anno "nella volontà  del Signore" e l'essere in comunione avendo il medesimo spirito?
Il  trasmettere "quello che avremo ricevuto  dai nostri catechisti  Kiko, Ascension e P. Mario" che poi, a loro volta,  "come catechisti riporterete alle vostre comunità".

Insomma, l'unità del Cammino neocatecumenale è assicurata dall'ascoltare la parola di Kiko e della sua èquipe nel corso della convivenza di Roma o Madrid (prima fase), dal farla propria, per poi ripeterla ad altri nelle convivenze regionali (seconda fase) che a loro volta l'ascolteranno, la metabolizzeranno, per poi ripeterla a tutti i neocatecumenali delle comunità  locali (terza fase).

Per assicurarsi che non ci sia troppa autonomia interpretativa,  in un momento antecedente, verrà stilato il solito mamotreto (in italiano scartafaccio, zibaldone) con le "bozze non corrette" (ma quando le correggeranno mai queste bozze???)  contenenti il testo degli interventi di Kiko, di Ascensiòn e don Mario Pezzi da mandare possibilmente a memoria, in modo da poterli ripetere, ma con sufficiente spontaneità, sì da far pensare che lo Spirito che aveva illuminato Kiko in prima fase, venga in qualche modo ereditato anche dai suoi ripetitori. 

Da alcuni anni sappiamo che Kiko o si rifiuta proprio di parlare, come a inizio corso 2020, oppure segue il testo scritto, quindi l'ispirazione in realtà viene dall'ignoto scrittore dei testi. Ma tutti continuano a far finta che non sia così, e si cerca di nascondere il più possibile il decadimento del "vecchio leone".

Altre novità sono quelle organizzative: novità non da poco, che confermano il trend di questi ultimi anni, interrotto solo in parte dalla pandemia.

Alle convivenze regionali, occasioni insostituibili per dimostrare, con l'invito ricevuto, di essere al livello di avere il messaggio di fede kikiana almeno di seconda mano, a suo tempo c'era una lotta al coltello per essere presenti; tanto più la richiesta era veemente, tanto più strette erano le regole per la partecipazione. Ne avevano diritto inizialmente solo le èquipe itineranti, in secondo luogo i catechisti  attivi, quelli che effettivamente facevano catechesi e seguivano le comunità  più giovani, poi le primissime comunità per intero, e infine i presbiteri delle èquipe corrispondenti.

Ora invece sono invitati tutti i catechisti, anche gli inattivi, che ormai, data la scarsità  di nuove catechesi, e visto che ogni comunità comunque li elegge al termine del secondo passaggio, sono veramente un gruppo considerevolmente numeroso.

Inoltre si largheggia nell'invitare per intero comunità anche giovani di Cammino. E si prevede che, se qualcuno non può proprio venire, debba essere sostituito (con scelta casuale? Chi lo sa...). La giustificazione fornita è che ci deve essere un numero minimo di presenze per occupare l'albergo e per evitare il lievitare dei costi. 

Come dire: le sacre consegne kikiane non hanno più quell'importanza che conoscevamo! 

E inoltre apre una visione abbastanza desolante sul fenomeno delle defezioni, visto che le pomposità tipo "questo appuntamento  NON PUÒ essere trascurato o sottovalutato" dopo anni di Cammino e di infinite ripetizioni sempre più stanche dei medesimi refrain neocatecumenali, non sortiscono più  alcun effetto.

Altri "marcati a uomo" sono i presbiteri, che debbono essere invitati (e convinti) dal responsabile "per approfondire la conoscenza del Cammino attraverso le catechesi, le esperienze dei fratelli e le celebrazioni liturgiche". Metti infatti che qualche presbitero si ficchi in testa di celebrare secondo il Messale? Sarebbe una sciagura che il Cammino non si può permettere.

Sacchi neri neocatecumenali
in crisi di identità
Altra conferma: la dismissione del "sacco nero" della provvidenza, dei gigli dei campi, degli uccelli del cielo: tutti devono pagare la propria quota (ecco perché  l'allargamento ad altri fratelli di cui in passato si snobbava la presenza: devono pagare per sé e per gli altri, cioè per quel gruppo di persone che non paga MAI) ed è opzionale l'intervento a sostegno del caporesponsabile con i soldi della decima

Come dire, che i fratelli che dovranno essere chiamati in convivenza in terza battuta, la stanno già pagando con le proprie decime.

Se c'è qualcosa che nel Cammino non cambia mai, è proprio questa: ogni sua iniziativa comporta uno o più esborsi. E forse anche per questo arrivano a fine luglio inviti per convivenze che si faranno in ottobre: è un invito a risparmiare, a ridimensionare la vacanza progettata...o a non farla per nulla.

martedì 26 luglio 2022

"Ma che problemi avete col Cammino?" - A cosa serve questo blog

Ogni tanto fa bene ricordare i motivi per cui esiste questo blog, visti i toni polemici con cui qualche adepto del Cammino ci chiede: «ma che problemi avete col Cammino?».

 

Da cattolici, l'idolatria per Carmen la fondatrice ci impressiona!

La situazione, in sintesi, è questa:

  1. il Cammino Neocatecumenale si proclama cattolico ma non lo è.
    Non lo è perché il suo insegnamento è diverso da quello della Chiesa cattolica, per esempio:Non lo è perché le sue bizzarre "liturgie", carnevalate che offendono Dio e ridicolizzano la liturgia cattolica, manifestano una fede eretica e pagliaccesca.
  2. Nel Cammino vige un culto idolatrico dei fondatori Kiko Argüello Wirtz e Carmen Hernández Barrera, dei quali i neocatecumenali fingono di non vedere:
    • i madornali errori teologici;
    • l'arroganza nei confronti della gerarchia ecclesiale;
    • l'attitudine a fare mercato delle vacche nei confronti del gregge del Signore, e l'atteggiamento da conquistatori nei confronti delle diocesi e delle parrocchie.
  3. Gli aderenti al Cammino:
    • considerano "persecuzione" qualsiasi correzione (anche la più fraterna) alle loro eresie e idolatrie;
    • chiamano "demonio" qualsiasi circostanza che intacchi il prestigio del Cammino (perfino il trovar traffico in autostrada mentre vanno alla convivenza);
    • si sottomettono a pratiche degradanti e umilianti (come gli "scrutini", la "Decima", i "giri di esperienze", le "alzate", le continue richieste di soldi, le carnevalesche "liturgie neocatecumenali", il farsi dettare scelte importanti della vita - lavoro, studio, vocazione, matrimonio... - dai cosiddetti "catechisti" laici, ignoranti, arroganti, ma fedelissimi e Kiko e Carmen).
  4. Le cosiddette "approvazioni" ecclesiastiche di cui gode il Cammino:
    • non autorizzano il Cammino a celebrare strafalcioni liturgici;
    • non autorizzano il Cammino a propalare ambiguità dottrinali ed eresie;
    • non autorizzano gli adepti a fingere untuosa ubbidienza alla gerarchia cattolica salvo poi fare di testa propria in ogni occasione;
    • non autorizzano gli enti neocatecumenali (seminari, fondazioni, Domus, ecc.) a propinare eresie, ambiguità, strafalcioni liturgici o ad ostacolare (o corrompere, o aggirare) i vescovi e il clero;
    • per complicati equilibri di "potere ecclesiastico" (e di chierici corrotti o intimiditi dai pezzettoni grossi del Cammino), la Santa Sede non ha ancora preso provvedimento definitivo contro la setta, probabilmente in attesa che imploda da solo quando ne morirà il fondatore (oggi 83enne).
  5. Per quanto detto sopra, è ovvio definire "setta" il Cammino Neocatecumenale, perché solo una setta ha tutte quelle caratteristiche messe insieme (più la scarsissima trasparenza, il grosso fiume carsico di soldi, il proteggere i propri "VIP" quando si macchiano di peccatucci e reati, ecc.).
  6. Cosa facciamo in questo blog e in campo ecclesiale? Alla luce di quanto si viene a sapere dalla stampa, dai social e dal web (specialmente di parrocchie e diocesi e... di fratelli del Cammino) e di quanto vissuto personalmente:
    • abbiamo denunciato alle autorità ecclesiastiche (e quando necessario anche alle civili) ciò che siamo in grado di dimostrare e ciò che abbiamo subìto di persona; quanto riportato sulle pagine di questo blog è solo una minima parte di ciò che avremmo da dire;
    • proponiamo riflessioni sugli errori, le ambiguità, le eresie, le ipocrisie, l'arroganza degli adepti del Cammino e soprattutto dei loro capi;
    • indichiamo le storture dei capi, capicosca e capibastone (cose su cui i fratelli del Cammino dovrebbero vergognarsi, dovrebbero tirare le logiche conseguenze - un lupo non può mai essere il tuo pastore -, dovrebbero essere loro i primi a denunciare alle autorità ecclesiastiche e, quando necessario, anche civili: e invece...)
    • indichiamo quali soluzioni dovrebbe adottare il Cammino per purificarsi da quello schifo, anche se si tratta di fatto sempre delle stesse quattro:
      1. rigettare la carnevalesca liturgia degli strafalcioni, e adottare esclusivamente il Messale Romano senza trucchetti e senza furbesche reinterpretazioni;
      2. rigettare le eresie e le ambiguità dottrinali, e adottare come testo di catechesi esclusivamente il Catechismo della Chiesa Cattolica;
      3. rigettare ogni "suggerimento" dei capi della setta Cammino, che non sia compatibile col Messale e il Catechismo e la vita di fede cattolica (esempio: se non sei il sacerdote che ho scelto liberamente e personalmente come direttore spirituale, non puoi intrometterti nelle mie scelte vocazionali, lavorative, familiari, nemmeno con "buoni" consigli che non ti ho chiesto; il tuo status di "catechista", "responsabile", ecc., vale zero davanti a Dio, poiché non fai parte della gerarchia cattolica e anche se sei "presbitero" agisci per conto del signor Kiko anziché per conto del Signore Dio);
      4. smettere di dare soldi al Cammino finché non ci sarà un'onesta e dettagliata rendicontazione di come vengono usati, e destinare le proprie opere di carità a soggetti non legati al Cammino (il Signore vede ciò che hai in cuore e soprattutto vede l'idolatria nel cuore di quei neocatecumenali che ti suggeriscono di dare soldi solo a entità legate al Cammino).
Chi ci definisce "ostili" al Cammino, sta involontariamente affermando che siamo ostili agli errori liturgici e dottrinali del Cammino e alla pessima pratica neocatecumenale di fidarsi dei cosiddetti "catechisti".

Dunque, perché esiste questo blog? Che "problemi" avremmo col Cammino? La risposta breve è: "siamo cattolici".

Volete una risposta lunga? Immaginate di essere appassionati di scacchi. Immaginate che nel circolo scacchistico che frequentate da tanti anni, si iscriva uno nuovo. Vi rallegrate perché il circolo cresce, ma scoprite presto che il nuovo soggetto pretende di muovere la torre in diagonale. Restate interdetti: ma costui non ha capito niente degli scacchi? Qualcuno tenta di spiegargli che la torre si muove solo in orizzontale o verticale, ma il soggetto insiste con caparbietà ed arroganza. A questo punto vi aspettate che il presidente del circolo lo scacci fuori a pedate. E invece vi arriva gente a dire: "ma che problemi avete con uno che muove la torre in diagonale?"

Ecco il punto. In qualità di cattolici prendiamo sul serio l'opera e l'insegnamento di Nostro Signore Gesù Cristo, che ci giungono grazie alla Chiesa da Lui stesso istituita e garantita (e che è «una, santa, cattolica e apostolica»). Se uno ha dei dubbi su quella divina opera e quel divino insegnamento, beh, non è cattolico, può andare a farsi friggere altrove, potrà proclamarsi "cristiano sui generis" ma non certo cattolico. Come nel circolo degli scacchi valgono le plurimillenarie norme del gioco degli scacchi, così nella Chiesa cattolica valgono le bimillenarie verità di fede. Così come nel gioco degli scacchi non vengono inventate nuove norme ma solo dato un nome più chiaramente descrittivo (uno poteva aprire con la "difesa Pirc" anche prima che Pirc la portasse in auge ottant'anni fa), così nella fede cattolica non vengono inventati o modificati i dogmi di fede ma solo descritti in modo più chiaro (se viene proclamato il dogma dell'Immacolata Concezione nel 1854 non significa che per oltre diciotto secoli ciò non fosse parte della fede: è stato solo autorevolmente confermato e spiegato ciò che era sempre stato dato per assodato).

Allora, alla domanda "che problemi avete col Cammino?" la risposta è che il Cammino notoriamente promuove un insegnamento che non è quello di Nostro Signore, e celebra i sacramenti in maniera difforme dalla Chiesa, più una serie di altri problemi. Se giocate con i pezzi degli scacchi ma con regole che non sono quelle degli scacchi, non è una partita a scacchi ma qualcos'altro, anche se "somiglia agli scacchi". Non potete pretendere che la vostra invenzione che "somiglia agli scacchi" guadagni un posto d'onore (e nemmeno un posticino secondario) nei tornei internazionali degli scacchi, nei rating ELO, eccetera.

Il Cammino Neocatecumenale è stato fondato negli anni '60 da due spagnoli vogliosi di essere "capi di qualche comunità", capi riveriti, lodati, ubbiditi, incensati, temuti, e soprattutto pagati. Lo hanno ammesso loro stessi e in più occasioni quando descrivevano gli inizi del Cammino (immaginatevi Kiko che dice tronfio: «darete la Decima!», indovinate in quali tasche finirà). Per riuscire, i due eretici spagnoli dovevano necessariamente inquinare la dottrina cattolica, perché a prendere veramente sul serio la dottrina cattolica si diventa come padre Pio, Bernadette, don Bosco, Teresa di Lisieux, padre Kolbe, santa Rita, i pastorelli di Fatima... I santi sono coloro che maggiormente hanno vissuto la fede, non coloro che hanno voluto diventare importanti creando opere mastodontiche.

Inquinando la dottrina cattolica, i due spagnoli Kiko e Carmen hanno inquinato anche la liturgia. Infatti il modo di celebrare i sacramenti è inevitabilmente specchio del modo in cui si crede. Se la tua fede è inquinata, non riuscirai a fare a meno di inquinare anche la liturgia. Se la tua fede è tutta apparenza, anche la liturgia sarà tutta apparenza ("preparazioni", "ambientale", "risonanze", "danza liturgica", "monizioni", esposizioni ortofrutticole e fanatismo per i fondatori, eccetera). Se la tua fede è diversa dalla fede della Chiesa, inevitabilmente la tua liturgia sarà diversa da quella che celebra la Chiesa.

Alla luce di tutto questo possiamo dunque ricordare - non senza qualche risata - ai fratelli del Cammino Neocatecumenale che qui nessuno li "odia", nessuno li "perseguita", nessuno vuole il loro "male", e che dovrebbero smetterla di chiamare "odio", "persecuzione", "male", "demonio", tutto ciò che getta luce sui loro madornali errori liturgici, dottrinali, morali, eccetera.