mercoledì 10 agosto 2022

Il silenzio di Kiko denuncia la sua vera natura di falso profeta

Riflettevo fra me e me sul lungo silenzio di Kiko nei due anni di pandemia, inframmezzato da brevi apparizioni (che hanno fatto in verità più danno che altro, rivelando la condizione pietosa nella quale si trova) e mi sono venuti in mente diversi santi, che, nonostante la malattia non hanno mai abbandonato i propri "seguaci", e mai hanno cessato di parlare di Dio e annunciare il Vangelo, fino all'ultimo respiro.

Prendiamo ad esempio San Giovanni Paolo II. Malato di Parkinson, che ne causò la morte, volle apparire al balcone e dare la sua benedizione, cercando di pronunciare le ultime parole il 30 marzo 2013, senza purtroppo riuscirvi, per poi morire il 2 aprile. Era evidente che fino all'ultimo sentisse la necessità di comunicare la fede, con la forza che lo ha sempre contraddistinto, per sfruttare il tempo concessogli senza perdere un minuto.

Grandi santi, che hanno avuto in comune l'arma vincente del rosario

Che dire invece di San Giovanni Bosco, il santo dei giovani, che tante anime raccolse intorno a sé, per tutta la vita forte nel fisico e di carattere. Visse gli ultimi 4 anni di vita pieno di forti malanni e dolori, ma non si sottrasse mai ai suoi doveri, continuando a confessare fino a quando le forze glielo permisero:

"È noto che dal febbraio 1884 in poi, infatti, passa da un malanno all'altro; la sua fibra robustissima perde colpi su colpi, i dolori fisici straziano le sue carni; il calvario si fa più doloroso; ma i giovani non lo avvertono e guardano a lui con ammirazione crescente ogni volta che, sia pure fugacemente, possono avvicinarlo, sentirlo, accostarlo nel sacramento della riconciliazione."

E ancora, un Santo vicino a noi, il grande San Pio da Pietrelcina: visse una vita intera in uno stato di salute cagionevole, aggravato dalla presenza delle stigmate che gli causavano gravi malattie e dolori, e dalla persecuzione del diavolo che si trasformava anche in aggressioni fisiche violente.

Fino all'ultimo fu disposto a stare vicino alla popolazione di San Giovanni Rotondo, oltre a confessare torme di persone che arrivavano da tutta Italia, per ore ed ore, e continuando a celebrare la Messa in pubblico fino al giorno del ritorno alla Casa del Padre, avvenuta il 23 settembre 1968.

Dov'è lo zelo divorante che ha sempre caratterizzato tutti i veri profeti e i Santi, le anime luminose che hanno accresciuto il Regno di Dio sulla terra, e combattuto per la Sua maggiore gloria? Ormai il cammino non è che la patetica ripetizione di se stesso, uno schema abusato e vecchio di decenni, che non ha mai incontrato nessuna forma di evoluzione. Sentire Gennarini delirare di "dito medio al diavolo" mi ha causato una tristezza profonda, l'ho trovata una scena umiliante. 

KikoArguelloTattoo: non è un photoshop
Questo insistere su espressioni vecchie e peraltro eterodosse, quel nominare la Santissima Madre di Dio sempre e solo con il suo nome di nascita, l'indulgere in teorie complottiste, tutto sa di uno spettacolo teatrale, una tragicommedia amara, tenuta in piedi solo dalla necessità di ripetere a se stessi che non è stato tutto sprecato. Dio vedrà il cuore buono dei piccoli fratelli del Cammino che non stanno su quei palchi che hanno aderito in buona fede alle allucinazioni di un falso profeta che ha saputo coprire la sua arroganza con l'aspetto umile, trasandato e la corta barbetta da moderno "poverello di Assisi", ma vedrà anche benissimo quanto i grandi capi hanno approfittato proprio di quel buon cuore, per ergersi in cima alla piramide neocatecumenale e ricavarne benefici per se stessi.

Kiko è in silenzio e non appare perché non ha più nulla da dire ai suoi o al mondo. Non ha mai avuto niente da dire, a parte le sue vuote catechesi farcite di eresie.

Kiko è un falso profeta e un ingannatore. Prima lo capiscono i fratelli del Cammino, meglio sarà per loro e minori saranno i danni da riparare per la propria anima.

domenica 7 agosto 2022

Depressione, malattie e vecchiaia non si addicono ai neocatecumenali

Riproponiamo un'esperienza molto interessante su come la depressione ed altre malattie debilitanti, allontanano dalla comunità  neocatecumenale invece di avvicinarla.

Il Cristo sofferente di G.Afrune
immagine che il CN rigetta.
La comunità che ho frequentato per 12 anni, della quale sono stato responsabile, ha “vantato” diversi episodi di depressione e sofferenza vari (nei fatti a seguito descritti, i fratelli, maschi e femmine, li chiamerò “persona” per discrezione).

Un giorno una persona della comunità ha iniziato a sentirsi male, a non avere più tanta forza e nemmeno la solita lucidità mentale. Durante il decorso della sua malattia, le uniche volte che stava con i ‘fratelli’ erano quelle in cui lei - racimolando le forze - veniva alle celebrazioni, altrimenti stava in casa senza che nessuno andasse a visitarla. 

Dopo qualche tempo scoprimmo che aveva metastasi al cervello e, dopo poco tempo, morì.

Non posso dimenticare quanto mi ha impressionato la richiesta fattami da un cantore di un’altra comunità che, galvanizzato dalla possibilità di ‘cantare’ durante un funerale (perché nell’accezione NC il funerale è una festa e quindi si canta e si balla attorno alla salma dicendo “... perché il morire è certamente migliore ...”), mi chiese il permesso (visto che io ero il primo cantore della comunità) di poter fare questo ‘servizio’ al posto mio perché ... perché ... boh? ... lui ha detto soltanto «... è da tempo che sento di farlo!» (che volete, un funerale non capita tutti i giorni eh!).
 
Peccato che questo fratello non si era mai visto durante il “calvario” di questa persona ormai defunta.
 
Comunque ... una bella croce sul suo nome nel bel “mezzo” della Sacra Bibbia e pace all’anima sua!
 
Per chi non lo sapesse ... Al primo passaggio ognuno scrive il proprio nome sui dei fogli bianchi apposti tra il VT ed il NT dopo aver ‘ricevuto dai catechisti’ le seguenti parole: «... quindi, adesso che hai capito che qui non c’è qualcuno che ti dice soltanto quali sono gli ingredienti e come si fa una torta ma che te ne dà una bella fetta già pronta da mangiare e gustare, se vuoi continuare a gustarla, prendi la tua decisione davanti a Dio ed alla comunità, scrivendo il tuo nome sul “Libro della Vita”.
 
Un’altra persona, in cura da sempre per problemi di depressione, veniva visitata dai fratelli esclusivamente quando era di turno il suo gruppo di preparazione e per di più veniva trattata da imbecille perché non era molto partecipe e presente durante l’incontro (chissà perché ... saranno stati gli psico-farmaci?). 
 
Comunque ... poi è morta anche lei (aveva anche altre malattie) quindi un’altra croce ha fatto capolino su quella ‘lista’.
 
Ancora un’altra persona (in cura anch’essa ma con in più diversi tentativi di suicidio) a me molto cara, che - sempre a causa delle cure - si assopiva spesso, era oggetto di commiserazione perché in quello stato non poteva fare bene il cammino. 
Per farla breve, questa persona -sentendosi soltanto criticata- è uscita dalla comunità con tutta la sua famiglia ma la cosa più bella è che è “uscito dalla depressione” grazie ad un vero atto di fede - libero e cosciente - non imposto da travolgenti e sconvolgenti emozioni (ricordo il mio I° passaggio tra lacrime, dubbi, incertezze e combattimenti anche con mia moglie) quali quelle che “propina” il CN.
 
Per inciso, né questa persona - né tantomeno qualcuno della sua famiglia - è stato più cercato da qualche ‘membro’ (senza offesa) della loro ex comunità e se venivano menzionati era soltanto per dire quanto può fare il demonio per distruggere le comunità (senza pensare quanto può aver fatto il “giudizio”su di loro) o che non avevano trovato ciò che cercavano (lasciando intendere che nel CNC non trovi gente che ti fa ‘il sorrisino e ti tratta dolcemente’ ma trovi gente concreta che senza ipocrisia ti dice ‘la verità’ - CAPITO!!!).
 
Mi rendo conto che la “depressione” crea forti pregiudizi e terrore soprattutto quando, come ‘insegnano’ i catechisti, viene attribuita al proprio peccato di orgoglio scaturente dal voler a tutti i costi ottenere ciò che si vuole senza “discernere” se è quello che vuole Dio per noi.
 
Capirete i sensi di colpa a ripetizione che si aggiungono allo stato di prostrazione dovuto alla sua malattia. Malattia - la chiamo con il suo nome - perchè, come un’appendicite acuta che può capitare a chiunque anche ai più ‘forti’, può essere curata!
 
A riguardo, non posso dimenticare quanto ebbe a dire un fratello di una comunità ‘avanti nel cammino’, ormai fuoriuscito anche lui, che diceva sempre: «Depressione. E’ una spada di Damocle che tutti hanno ma che non vedono».

Da ciò accadde che altre persone della comunità - chi prima chi dopo - hanno subito tale sofferenza, trattata quasi con indifferenza dal resto dei fratelli, anche perché si diceva: «cosa posso fare io per lui/lei ... e poi che ne so se è peggio andare a trovarlo/a e si deprime ancora di più? Posso solo pregare per lui».
 
Alcuni di questi soggetti ‘difficili’, sono stati ‘fermati’ al II° Passaggio senza ascoltare il loro grido: «non toglietemi la mia comunità, ho soltanto questo», altri hanno reagito con aggressività per non essere commiserati e/o criticati, altri, dopo una lunga assenza e senza che nessuno li abbia più cercati, sono morti ... in compenso ‘i fratelli’ sono subito accorsi al capezzale, infischiandosene della perplessità dei parenti diretti che non avevano visto nessuno durante il decorso della malattia (cancro) del loro caro defunto, per fare la regolare veglia con annessi Vespri. 
 
Ah dimenticavo ... la croce sul nome, quella non si deve dimenticare!
 
La misura si è colmata con l’estromissione di una di queste persone ‘difficili’ che, dopo un periodo passato fuori la comunità, ha chiesto di poter rientrare ...
Non potete crederci, ma è così, gli è stato detto che non sarebbe potuto più rientrare perché nel frattempo la comunità aveva ripetuto un passaggio (che lui comunque aveva già fatto) e lui non si era presentato in ‘quella convivenza’; comunque, se voleva, poteva inserirsi nella nuova comunità che sarebbe nata con le prossime catechesi (non so come si fa lo smile che esprime “sgomento” ma è quello che ho provato quando l’ho saputo).
 
«A voi, per i quali il fardello più pesante che dovete trascinare siete voi stessi. A voi, che fareste pazzie per tornare indietro nel tempo e dare un'altra piega all'esistenza. A voi, che ripercorrete il passato per riesaminare mille volte gli snodi fatali delle scelte che oggi rifiutate. A voi, che avete il corpo qui, ma l'anima ce l'avete altrove. A tutti voi voglio ripetere: non abbiate paura». Don Tonino Bello
 
Senza parlare poi delle persone anziane... poverine, non possono più muoversi, non possono frequentare bene... va bè, non le chiamare più mi sono sentito dire dal responsabile dell’equipe dei miei ex catechisti.
 
Non so che frutti siano questi ma, cosa pretendiamo da una comunità che nasce sotto ammonizioni di questo genere: «... e quando vi incontrate in casa per preparare, fatelo senza portare e/o preparare nulla da mangiare, perché non siete chiamati a scambiarvi le cortesie; voi fate parte di una comunità non per fare amicizia ma per fare esperienza di Dio nella vostra vita. Sarà il Signore a fare di voi una famiglia.»
 
Caspita! Ma non è stato Gesù a dire “quando avete fatto queste cose ad uno di loro, lo avete fatto a me”?
Ma davvero il nostro ‘fare’ per i fratelli si limita alle preghiere e non serve a nulla la presenza personale per condividere la sofferenza? Già, vero, la sofferenza non si può dividere con qualcun altro - dicono tra i ranghi NC - ma dico, almeno è possibile com-patire, o no?
 
Sola a solo??? ma davvero Maria Santissima era “sola” ad “addolorarsi” davanti al Crocefisso o c’erano anche altre donne e più in là c’era il discepolo prediletto e perché no, c’era anche il centurione, a com-patire - ognuno nella sua misura - con la nostra Madre Celeste?
 
Credetemi c’è tanto ancora di “assurdo” da raccontare ma per adesso mi fermo qui.
Un abbraccio in Cristo a tutti.
 
Ah dimenticavo ...
Chissà se verranno realizzati i ‘cimiteri NC’ (ricordate?) dove i fratelli “nati in cielo” verranno tumulati sottoterra, sempre in semicerchio, coperti soltanto da una lastra di vetro tale da rendere presente, comunque, un appartenente della comunità e dove si protrà celebrare ancora in ‘comunione dei santi’ (non scherzo, Kiko l’ha detto veramente!).
Perciò, anche se da vivo un fratello era un po’ ‘scomodo’, poi si avrà la possibilità di riconciliarsi con lui e pregare ancora insieme.
Poveri noi.
(da: Larus)

giovedì 4 agosto 2022

Piccolo promemoria riguardo al perdono

Gadget neocatecumenali
con illustrazione by Kiko,
per pensare al Cammino
anche quando vai al supermercato
Per evitare che i fedeli cattolici si facciano gabbare dalla pomposa e ipocrita parlantina neocatecumenalizia, ricordiamo qui alcuni punti riguardo al perdono cristiano.

1) il Cammino ti comanda di perdonare chi ti ha fatto del male... ma ti comanda anche di non perdonare mai chi ha fatto del "male" al prestigio del Cammino, ai soldi del Cammino, alla bella vita dei capicosca del Cammino. La grandissima ipocrisia neocatecumenale è quella di blaterare di "perdono perdono perdono", ma quando a dare scandalo sono dei pezzettoni grossi del Cammino, non chiedono mai veramente perdono. Infatti, nella superstizione neocatecumenalizia, i cosiddetti "catechisti" sono infallibili perché agiscono su "mandato" di Kiko e sarebbero assistiti nientemenoche dallo "Spirito", per cui anche quando sbagliano sarebbe un errore fatto "per il tuo bene".
È esattamente la definizione di ipocrisia: due pesi e due misure, voi bassa plebe kikiana siete costretti a "non resistere al male", ma il Cammino e i suoi capicosca "resistono sempre, anche a un male immaginario".

2) Nostro Signore ha riversato una gran quantità di insulti ai farisei («razza di vipere! ipocriti!...»): invece di "perdonarli" li insultava e quegli insulti sono Parola di Dio per la loro salvezza.

3) mai confondere il perdono con un generico perdonismo.
Nostro Signore ha minacciato la punizione eterna a coloro che non si fossero seriamente pentiti e convertiti, in un caso addirittura dicendo: «Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare» (cfr. Mc 9,42).
Oh, ma guarda un po' che combinazione: Nostro Signore considera certi peccati talmente gravi da meritare punizioni severissime. Di fronte all'aver creato danni irreparabili ad anime innocenti ("uno di questi piccoli"), che tipo di pentimento ci vorrà per scansare la severissima condanna espressa da Nostro Signore?

4) sì, lo sappiamo tutti che Nostro Signore ha detto che le anime sinceramente pentite potranno lucrare il perdono (ma non sarete mica così tonti da pensare che i peccatori non sinceramente pentiti si salverebbero, vero?): «Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata» (cfr. Mt 12,31; la "bestemmia contro lo Spirito" è il rifiutarsi di credere che lo Spirito Santo può sanare, cioè equivale ad un rifiutare l'azione salvifica del Signore). Ma insistiamo a ripetere: può forse "salvarsi" colui che non si è adeguatamente pentito di ciò che ha fatto?

5) il perdono può forse confondersi con un fingere che il male non esiste? In altre parole: "perdonare" può mai significare "approvare il peccato"? (o addirittura "approvare che venga compiuto di nuovo"?)

6) nel Cammino si viene addestrati a pensare che il peccato consisterebbe solo nel "non far bene il Cammino". Invece, nella Chiesa Cattolica, si viene educati a riconoscere le tentazioni, a fuggirle, a riflettere sulla propria condizione di peccatori, a fare l'esame di coscienza, a chiedere perdono in confessione, a compiere opere di carità, a tentare per quanto possibile di rimediare ai danni fatti. Nel Cammino, invece, non solo si viene addestrati ad "autoassolversi" ("eh, sapete, quando il Signore mi toglie la mano dalla testa, ne combino di ogni!") ma addirittura si promuove (nel migliore dei casi) uno sterile attivismo interno che scimmiotta un po' il cristianesimo. Il Cammino si guarda bene dal fare ciò che fa la Chiesa Cattolica (la quale fa di tutto per dare ad ogni singola anima occasioni di salvezza e santità).

7) Nostro Signore non ha mai effettuato un "perdono automatico". Anzi, ha reagito. Per esempio, alla guardia che lo schiaffeggiò non diede il perdono, ma gli spiegò l'irragionevolezza del peccato evidenziandone la responsabilità personale: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?» (cfr. Gv 18,23). Ai farisei che desideravano ucciderlo non diede il perdono, ma li insultò: «voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro...» (cfr. Gv 8,44).
Ai fratelli del Cammino, che più leggono il Vangelo e meno lo capiscono, questi passi sfuggono completamente. Per loro il perdonismo deve essere automatico, "anche se difficile", ma automatico. Naturalmente dev'essere super mega automatico qualora l'aggressore sia uno dei pezzettoni grossi del Cammino, che in quanto "mandati" da Kiko e "ispirati" da non si sa quale "spirito", credono letteralmente di avere l'autorizzazione a peccare. E chissà quanti di loro stanno già bruciando tra le fiamme dell'inferno, dopo essersi ribellati in punto di morte: "ma Signore, ma come ti permetti? io avevo il Carisma! io avevo lo Statuto! io avevo l'applauso di 153 grossi vescovi e pure del Papa! io laico esorcizzavo le città prima di evangelizzarle!"

Ah, quanti kikos sognano di farlo!


lunedì 1 agosto 2022

Kiko alla Tappa di Loreto ci rivela che egli è anche la madonna. Per questo non ce l'ha presentata prima!


Il rapporto con la Santa Madre di Dio è carattere distintivo inconfondibile di tutti i santi. 

Vogliamo addentrarci con Kiko nella Tappa detta di Loreto, quando nel Cammino Neocatecumenale finalmente si consegna’ la Vergine Maria ai fratelli di comunità, arrivati oramai agli ultimissimi passaggi del loro itinerario. La Tappa è collocata tra il primo e il terzo Padre Nostro. Dopo c’è solo l’Elezione e il rinnovamento solenne delle promesse battesimali. E il Cammino è finito.
Si impiegano in media 20 anni o più. E per andare a Loreto non meno di 15 anni


Madonna di Loreto - Altare nella Santa Casa -

Di seguito, proponiamo estratti dal mamotreto pubblicato il 1995, contenente il meglio delle catechesi di Kiko - tra il 1981 e il 1994 - alle comunità dipendenti direttamente dall’equipe degli Iniziatori; mamotreto ad uso esclusivo dei catechisti del cammino, da riportare fedelmente alle loro comunità. Sono gli estratti che maggiormente ci hanno impressionato da un lato, dall’altro che delineano con precisione il rapporto autentico di Kiko Arguello con la Vergine Santa.

Egli ha sempre dichiarato apertamente che il C.N. è stato ispirato direttamente da Lei, dalla Madonna, in una memorabile visione: sensitiva, intellettuale, o forse semplicemente una locuzione interiore?
(Le versioni sono state molteplici e si sono succedute negli anni secondo la convenienza del momento. Ad oggi, nonostante gli innumerevoli racconti kikiani, non è ancora dato conoscerne la natura con precisione.) 

Kiko ha apertamente disprezzato ogni forma di culto mariano tradizionale e trovato insopportabili i Santuari a Lei dedicati. Questo è un dato incontestabile. Kiko definisce “orribile e grandissimo” il Santuario di Pompei così come inutile e banale, se non fuorviante proprio per la richiesta ‘seriale’ di grazie e miracoli, Lourdes. Fatima non l’ha mai attaccata frontalmente. Lo si comprende, per la rilevanza che ha avuto per G.P.II (mica Kiko è scemo!). Infine, la Madonna di Loreto per Kiko, un “pezzo di legno scuro”.


Meraviglioso primo piano del Volto della Statua della Madonna di Loreto.



Intanto i “Messaggi” della Madonna, dovunque nel mondo, sono sempre perfettamente sovrapponibili: la Mamma Celeste si rivela preferibilmente a bambini, chiede la costruzione di un Tempio a Lei dedicato, invita alla preghiera del Rosario e alla mortificazione, per la conversione dei peccatori e per la Pace nel mondo. La Madonna lascia a bambini piccolissimi dettagliate profezie da trasferire fedelmente ai Pastori della Chiesa. Ha fiducia in loro. Non certo parla di “piccole comunità” in cui, prima di applicarsi alla preghiera mariana per eccellenza, necessita fare un catecumenato che porti alla “fede adulta”. Non rimanda i veggenti a Kiko e Carmen dicendo loro: “Ci rivediamo fra una quindicina d’anni”

E’ d’obbligo chiedersi il perché la Madonna faccia cadere da sempre la sua scelta su bambini anche ignoranti, poveri sempre, umili. Ma che cosa ha a che fare la Madonna con quella rappresentata da Kiko? Nulla di nulla. 

qui riassunti i canoni della bellezza per Kiko
E Kiko, diciamola tutta, solo a guardare le statue di Maria ne prova disgusto, per tutte indistintamente. Entrare nei Santuari a Lei dedicati ed eretti in Suo onore è per lui insopportabile, cosa che confessa apertamente. La visita ai Santuari ha sempre provocato in Kiko un’irrefrenabile sentimento di disprezzo, offendendo tutti indistintamente il suo “senso estetico” sublime (è da aggiungere che lo stesso giudizio esprime nei confronti della stessa Basilica di San Pietro!). 


Dall'  "Incontro di Kiko e Carmen con una comunità dopo il Pellegrinaggio di Loreto" - Roma, 16 dicembre 1981 (pag.30). 

" Vedrete come la Vergine Maria è stata dietro a tutto. Io mi ricordo che Paolo VI ci ha ricevuto ed ha parlato la prima volta del Cammino il giorno 8 maggio, giorno della Madonna di Pompei. Un piccolo segno. Dio ha messo qui come segretario della Congregazione del Clero, che ci aiuta e ci difende, l’incaricato del Santuario di Pompei. Dietro a una serie di cose c’è Maria. Arriviamo a Roma e Torregiani, come prima cosa, ci invita ad affidare tutto il Cammino alla Madonna di Pompei, tutta la nostra missione: “Voi potete fondare comunità chiedendolo alla Madonna”. Allora per prima cosa ci porta a Napoli e andiamo al Santuario di Pompei, che ci è parso orribile e grandissimo… E ne abbiamo fatta di strada! "


Madonna del Santo Rosario di Pompei, ora pro nobis!

 Procediamo di seguito con gli estratti

PELLEGRINAGGIO A ROMA E A LORETO. Domenica 13 dicembre 1987 - Pag. 45/46 - 

Le due Madonne: 

“ ...noi non crediamo negli idoli. La Madonna che c’è nella Casetta è un pezzo di legno scuro che hanno rifatto di recente perché l’immagine antica si è bruciata. Noi crediamo nella Madonna, Madre di Gesù, non diciamo: “Ah, io sono devoto della Madonna di Loreto, io sono devoto della Madonna del Perpetuo Soccorso….”. "Sì, puoi essere devoto di quello che vuoi ma sono sempre rappresentazioni dell’unica Madre di Gesù”.
Che non succeda come in un paese in Spagna, dove ci sono due Madonne e si passa nel codice genetico, di padre in figlio, l’amore alla propria Madonna e l’odio all’altra Madonna. E quando arriva la festa, succede un macello: si menano, si distruggono a vicenda, c’è una spaccatura totale del paese. Da secoli stanno in questa situazione: il paese è diviso in due Madonne, e non c’è verso di arrivare a un’intesa. “Guai a chi tocca la mia Madonna!”, ti uccidono, ti tagliano la mano! “La Madonna dell’altro non vale niente, questa sì che è autentica!”
Il miracolo è stato che il parroco ha chiesto le catechesi e nella comunità ci sono fratelli di entrambe le Madonne. Il prodigio è che lì non ci sono più due Madonne ma una: la Madre di Gesù. ” 

 Il caso del "paese delle due Madonne":
è il primo esempio che viene in mente a Kiko nello svolgimento della sua catechesi mariana.
Sorprende che, con tanti Santuari Mariani sparsi per il mondo, Kiko non trovi nulla di meglio da raccontare che questo caso estremo, per rendere gloria alla Madre di Gesù? (certo che tipi stì spagnoli!) O piuttosto per rendere gloria a se stesso? Difatti una situazione incancrenita, vecchia di anni se non di secoli – da codice genetico – viene risolta di pronto dall’avvento delle comunità neocatecumenali nella parrocchia… Poteva mancare? 


La Madonna? “un pezzo di legno scuro”:


Torna a parlare di Loreto ma, come leggerete nel prossimo estratto, anche il “pezzo di legno scuro” cede il passo (come le due Madonne) al primato del Cammino (pag.46): 

“ Allora qui a Loreto si conserva la Casa di Nazareth, il catecumenium di Gesù, il posto dove Gesù Cristo è diventato adulto. 

(ndr. apprendiamo con stupore che anche Gesù ha avuto bisogno del catecumenato)

Statuetta artistica del Bambin Gesù nella mangiatoia

“ Con tutto questo voglio dire che Dio aveva già tutto programmato, aveva un disegno che noi stiamo scoprendo poco a poco. Il disegno della Casa di Nazareth, il fare comunità nelle baracche come la Sacra Famiglia di Nazareth, Patrizio e Marisa a cui Dio stava muovendo il cuore nella loro libertà: Dio pensava già di fare qui qualcosa… le costruzioni che abbiamo fatte secondo i nostri mezzi; però sono estetiche perché l’arte è sempre un’espressione dell’amore.
Quando la Chiesa è in un momento di decadenza si vedono cose orribili: se volete vedere la decadenza della liturgia andate nei negozi dove vendono arredi liturgici e vedrete Bambini Gesù paciocconi, pupazzi orribili. E’ una cosa tremenda, viene da pensare: se questa è la Chiesa mi faccio musulmano! Se gli artisti cattolici arrivano a questo, a fare queste immagini sdolcinate di Gesù…! Non ci sono più libri liturgici, non c’è più bellezza nelle cose. Noi stamo cercando di fare qualcosa in questo senso…” 
(ndr. e continua così a sproloquiare, dal “pezzo di legno scuro" alle "immagini sdolcinate"; tutto un orrore) 

Della demolizione del “devozionismo”:  

Procede ora con la demolizione sistematica di ogni altro approccio alla Madonna che non sia quello neocatecumenale (pag.49) 

“ Ma attenzione: per ricevere la Madonna come tua madre in casa tua devi essere discepolo, e avere imparato a stare sotto la croce….
Noi non cominciamo dalla Madonna, facendo un devozionismo“Fiori a Maria, che buona Mamma mia!” -, si può anche fare: “A Gesù per Maria”.
Si può anche cominciare così, ma sono altre cose per gente molto pia, molto cristiana.
Noi abbiamo cominciato con il Kerigma….
...Per presentarvi la Vergine Maria non c’è bisogno di trovare un’icona particolare né un’apparizione – che sono anche cose necessarie, che la Madonna utilizza per aiutare la religiosità della gente – voi avete un fatto molto più importante: avete l’esperienza della vostra storia, di quello che la Chiesa ha fatto con voi fino ad oggi.
La Vergine Maria è quella che si è presa cura di voi, da quando avete ascoltato il Kerigma fino ad oggi. "

(ndr. chi se non Kiko e i kikatekisti si son 'presi cura'? Si attua qui la piena identficazione di Kiko con la Madonna, come ha fatto con il Signore Gesù e prima ancora con Mosè, con Elia, con San Giovanni Battista, con San Paolo, ecc.) 

" Anche il C.N. è stato una grazia della Vergine Maria: sapete che abbiamo avuto un incontro – diciamo così, non voglio spiegare troppo questo – in cui la Vergine Maria ci ha detto di fare piccole comunità come la Sacra Famiglia di Nazareth.
Ossia il C.N. è una rivelazione della Vergine Maria a noi per portarlo alla Chiesa…” 


Lentissima "progressione" neocatecumenale:  

Ora Kiko tenta di spiegare perché ha atteso tanto per rivelare ai neocatecumenali la Madre (pag.50) 

“ ...forse qui c’è qualcuno che era molto lontano dalla Chiesa e gli dava ai nervi tutto quel devozionismo alla Vergine Maria, anche perché dietro il devozionismo c’è gente molto nevrotica, mammista, fanatica, c’è di tutto!
C’erano preti mezzo pazzi che deviavano anche la devozione alla Madonna, c’era di tutto anche in reazione alla controversia protestante ... Si faceva poco meno che una specie di idolatria della Vergine
La Vergine Maria attraverso noi, vostri catechisti, vi ha insegnato ad OBBEDIRE
Per questo dicevo che tutto quello che avete ricevuto dal Cammino lo avete ricevuto da Maria, vostra Madre. Un bambino che sta nella pancia non conosce sua madre, eppure riceve da lei tutto… quando diventa più grande impara a dire “Mamma”
Voi siete già grandicelli, cominciate a camminare da soli,… adesso vi si può insegnare: “Questa è tua Madre chiamala!…” 


Ultimo estratto, tratto da 

“Incontro di Kiko e Carmen con una comunità dopo il Pellegrinaggio a Loreto" - Roma, 16 dicembre 1981 (ndr. questa è la prima volta che Kiko fa questa tappa) (pag.21-22) 

Autolegittimazione, interpretazioni in libertà:   

Kiko rispiega la genesi del Centro di Porto San Giorgio; tutto un disegno di Dio quello di chiamare proprio Patrizio e Marisa che risiedevano tanto vicino alla Santa Casa di Nazareth. 

“ ...tutte cose che indicano come sia vero il Cammino.
Fatto sta che Dio ha pensato già le cose in modo che avvenisse vicino a Loreto. Il nostro Cammino ha a che vedere con la Famiglia di Nazareth ”

E di nuovo racconta della sua 'ispirazione'. 

Da Incontro di Kiko e Carmen con una comunità dopo il Pellegrinaggio di Loreto (Roma, 16 dicembre 1981) 

Ancora sul 'devozionismo':

Senza il Kerigma, nulla di buono. (pag.28)

“ Il problema è che sostenere il cristianesimo su devozioni è assurdo. Le devozioni non servono se non c’è una base catechetica vera. Andare ai Santuari, andare a Lourdes, pregare il rosario: queste cose non sostengono sufficientemente, se manca il Kerigma, la gestazione della fede, la gente va a Lordes, si emoziona, si commuove e dopo 15 giorni pecca andando con la segretaria a far l’amore e non gliene importa. Ma è chiaro, fuori dubbio! Manca la catechesi seria, la gestazione, tutto l’arco della gestazione della fede che stiamo facendo noi.
Ma questo non vuol dire assolutamente che andare a Lourdes sia una cosa assurda né che pregare il rosario sia fasullo. Mantenere solo quello del cristianesimo non basta ed equivale a dire che hanno ragione i pagani a dire che quella gente è bigotta, cioè che basa la sua spiritualità su cose accessorie e che non hanno un fondamento nella sua vita, poiché dopo, alla verifica è ipocrita, gente che non ti aiuta (ti aiuta più un pagano anche se il bigotto tocca tutti i giorni i santi in chiesa). Hanno ragione è la verità. La colpa non l’hanno le forme, ladorazione al Santissimo o il rosario. Non è quello, anche queste son cose che aiutano a soffiare il fuoco, ma se non c’è il fuoco che si soffia? ”
(ndr. Kiko accusa i bigotti di ipocrisia e di cadere in peccati della carne dopo aver pregato la Vergine con tanto sentimentalismo. Il Kerigma solo salva! E si è ritrovato con un cammino covo di ipocriti che, alla sua sequela, hanno difeso sempre chi peccando gravemente contro il prossimo provoca scandalo).

In chiusura la conclusione finale di Kiko è degna di nota (pag.29) 

“ Voglio dire che noi abbiamo interpretato queste cose per voi così. Gesù Cristo quando affida sua madre alla chiesa, agli apostoli, gli dà sua madre? Quando lui deve sparire da questo mondo, quando Lui va a morire.
Così voi dovete capire che noi dobbiamo abbandonarvi, vi lasciamo alla Vergine Maria.
Perché? Fino adesso non avevate bisogno della Vergine Maria perché è sempre stata con voi eravate nel suo seno, vi ha dato tutto. Vi ha dato l’essere. " 

(ndr. qui l’assimilazione totale di Kiko con la Madonna è allucinante e sfacciata: i "fratelli di comunità" non avevano bisogno di Lei. Attraverso l'"opera" dei catechisti, la Madonna stessa li portava in grembo! Questo lasciano intendere. Quasi una bestemmia!)

" Adesso siete usciti come adulti, diciamo così, rinnoverete il vostro Battesimo, siete adulti e adesso vi presentiamo colei che vi ha partorito, che è stata la vostra genitrice, che vi ha portato, ha ispirato Kiko, Carmen, è stata sempre vicina a voi. Questo non perché ricorriate a lei quando avete un bisogno, no, ma io non ho detto niente di tutto questo ma tutto il contrario.”

Assolutamente un delirio. 

Questa è la dottrina kikiana delle origini, quando anche lui era ancora convinto che il cammino sarebbe finito, le comunità si sarebbero sciolte e lui e gli itineranti sarebbero andati via per sempre, esaurita la missione. Siamo negli anni 80 e avevano davanti la vita intera. Ma poi il tempo vola anche per Kiko e, quando una ad una le comunità cominciavano a sfuggirgli di mano - come fanno i figli una volta adulti che lasciano la casa d'origine - il panico lo ha colto, ha fatto inversione di marcia e non ha più parlato di "abbandonare" niente e nessuno.

Il Centro si espande con la "Tenda della Riunione"

La Tappa di Loreto, ennesima passerella neocatecumenale. 

A Porto San Giorgio ti raccontano com'è nato il Centro Internazionale Mondiale.
A Loreto ti insegnano il Rosario cantato con melodia kikiana, come se questa sublime preghiera ne avesse bisogno. Mica possono pregarlo come tutti gli altri!
A Loreto poi proseguono con la storia del Santuario solo per enfatizzare la solita domanda: "Perchè gli Angeli hanno trasportato la Santa Casa. proprio lì? Così vicino a Porto San Giorgio? Dove un tal Patrizio riccone si è convertito e ha donato tutto per fare un Centro di convivenze: "Casa degli Itineranti"


Storica "Sala Azzurra" delle prime convivenze di itineranti


Dio aveva tutto un disegno, nel quale solo loro sono l'unico centro. E così i kikatekisti fanno i fenomeni, sapendo che racconteranno ai fratelli cose sorprendenti.

Altro che battaglia di Lepanto, conversione della Russia, bambini di Fatima e profezie di Pace!  

Mentre, come sempre, si sostituiscono al sacro e al divino con le loro imperscrutabili baggianate sterili e fini a se stesse. 

Simone Martini, Annunciazione (1333)
Galleria degli Uffizi, Firenze

venerdì 29 luglio 2022

Inviti di Inizio Corso (o SALDI di fine stagione?)

Lettera di invito alle Convivenze di Inizio Corso 2022 - 2023

Carissimi Fratelli,

anche quest'anno il Signore ci chiama ad un appuntamento per aprire il nuovo anno di evangelizzazione e di vita delle Comunità Neocatecumenali della nostra Diocesi.

Di fronte a tutti i problemi che ci stanno accompagnando in questo tempo: pandemia, guerra, crisi economica, eccetera, il Signore prepara un nuovo anno che sarà, come dice il salmo "una mensa in faccia a nostri nemici, perché io  possa abitare nella casa del mio Dio per molti anni" (Sl 23, 5-6).

Questo appuntamento non può essere trascurato o sottovalutato se vogliamo iniziare il nuovo anno nella volontà del Signore, rafforzati dal suo Spirito e in comunione con il suo Figlio Gesù Cristo.

E' quindi importante che tutti i fratelli invitati possano partecipare a questa convivenza nella quale vi trasmetteremo quello che avremo ricevuto  dai nostri catechisti  Kiko, Ascension e P. Mario e che voi, come catechisti riporterete alle vostre comunità, così da avere un solo spirito ed essere in comunione gli uni con gli altri.

Gli araldi di Kiko


Con un certo anticipo sul ruolino di marcia, anche quest'anno arrivano, a responsabili e catechisti delle Comunità neocatecumenali, gli inviti a partecipare alla Convivenza di Inizio Corso.
Noi abbiamo pubblicato alcuni capoversi di una fra le tante.
Notiamo che si attribuisce al Signore l'apertura di questo nuovo corso neocatecumenale come "una mensa in faccia ai nostri nemici" e in qualche modo anche la necessarietà di questo incontro: leggiamo infatti "questo appuntamento non può essere trascurato o sottovalutato se vogliamo iniziare il nuovo anno nella volontà del Signore".

E cosa assicura di iniziare l'anno "nella volontà  del Signore" e l'essere in comunione avendo il medesimo spirito?
Il  trasmettere "quello che avremo ricevuto  dai nostri catechisti  Kiko, Ascension e P. Mario" che poi, a loro volta,  "come catechisti riporterete alle vostre comunità".

Insomma, l'unità del Cammino neocatecumenale è assicurata dall'ascoltare la parola di Kiko e della sua èquipe nel corso della convivenza di Roma o Madrid (prima fase), dal farla propria, per poi ripeterla ad altri nelle convivenze regionali (seconda fase) che a loro volta l'ascolteranno, la metabolizzeranno, per poi ripeterla a tutti i neocatecumenali delle comunità  locali (terza fase).

Per assicurarsi che non ci sia troppa autonomia interpretativa,  in un momento antecedente, verrà stilato il solito mamotreto (in italiano scartafaccio, zibaldone) con le "bozze non corrette" (ma quando le correggeranno mai queste bozze???)  contenenti il testo degli interventi di Kiko, di Ascensiòn e don Mario Pezzi da mandare possibilmente a memoria, in modo da poterli ripetere, ma con sufficiente spontaneità, sì da far pensare che lo Spirito che aveva illuminato Kiko in prima fase, venga in qualche modo ereditato anche dai suoi ripetitori. 

Da alcuni anni sappiamo che Kiko o si rifiuta proprio di parlare, come a inizio corso 2020, oppure segue il testo scritto, quindi l'ispirazione in realtà viene dall'ignoto scrittore dei testi. Ma tutti continuano a far finta che non sia così, e si cerca di nascondere il più possibile il decadimento del "vecchio leone".

Altre novità sono quelle organizzative: novità non da poco, che confermano il trend di questi ultimi anni, interrotto solo in parte dalla pandemia.

Alle convivenze regionali, occasioni insostituibili per dimostrare, con l'invito ricevuto, di essere al livello di avere il messaggio di fede kikiana almeno di seconda mano, a suo tempo c'era una lotta al coltello per essere presenti; tanto più la richiesta era veemente, tanto più strette erano le regole per la partecipazione. Ne avevano diritto inizialmente solo le èquipe itineranti, in secondo luogo i catechisti  attivi, quelli che effettivamente facevano catechesi e seguivano le comunità  più giovani, poi le primissime comunità per intero, e infine i presbiteri delle èquipe corrispondenti.

Ora invece sono invitati tutti i catechisti, anche gli inattivi, che ormai, data la scarsità  di nuove catechesi, e visto che ogni comunità comunque li elegge al termine del secondo passaggio, sono veramente un gruppo considerevolmente numeroso.

Inoltre si largheggia nell'invitare per intero comunità anche giovani di Cammino. E si prevede che, se qualcuno non può proprio venire, debba essere sostituito (con scelta casuale? Chi lo sa...). La giustificazione fornita è che ci deve essere un numero minimo di presenze per occupare l'albergo e per evitare il lievitare dei costi. 

Come dire: le sacre consegne kikiane non hanno più quell'importanza che conoscevamo! 

E inoltre apre una visione abbastanza desolante sul fenomeno delle defezioni, visto che le pomposità tipo "questo appuntamento  NON PUÒ essere trascurato o sottovalutato" dopo anni di Cammino e di infinite ripetizioni sempre più stanche dei medesimi refrain neocatecumenali, non sortiscono più  alcun effetto.

Altri "marcati a uomo" sono i presbiteri, che debbono essere invitati (e convinti) dal responsabile "per approfondire la conoscenza del Cammino attraverso le catechesi, le esperienze dei fratelli e le celebrazioni liturgiche". Metti infatti che qualche presbitero si ficchi in testa di celebrare secondo il Messale? Sarebbe una sciagura che il Cammino non si può permettere.

Sacchi neri neocatecumenali
in crisi di identità
Altra conferma: la dismissione del "sacco nero" della provvidenza, dei gigli dei campi, degli uccelli del cielo: tutti devono pagare la propria quota (ecco perché  l'allargamento ad altri fratelli di cui in passato si snobbava la presenza: devono pagare per sé e per gli altri, cioè per quel gruppo di persone che non paga MAI) ed è opzionale l'intervento a sostegno del caporesponsabile con i soldi della decima

Come dire, che i fratelli che dovranno essere chiamati in convivenza in terza battuta, la stanno già pagando con le proprie decime.

Se c'è qualcosa che nel Cammino non cambia mai, è proprio questa: ogni sua iniziativa comporta uno o più esborsi. E forse anche per questo arrivano a fine luglio inviti per convivenze che si faranno in ottobre: è un invito a risparmiare, a ridimensionare la vacanza progettata...o a non farla per nulla.

martedì 26 luglio 2022

"Ma che problemi avete col Cammino?" - A cosa serve questo blog

Ogni tanto fa bene ricordare i motivi per cui esiste questo blog, visti i toni polemici con cui qualche adepto del Cammino ci chiede: «ma che problemi avete col Cammino?».

 

Da cattolici, l'idolatria per Carmen la fondatrice ci impressiona!

La situazione, in sintesi, è questa:

  1. il Cammino Neocatecumenale si proclama cattolico ma non lo è.
    Non lo è perché il suo insegnamento è diverso da quello della Chiesa cattolica, per esempio:Non lo è perché le sue bizzarre "liturgie", carnevalate che offendono Dio e ridicolizzano la liturgia cattolica, manifestano una fede eretica e pagliaccesca.
  2. Nel Cammino vige un culto idolatrico dei fondatori Kiko Argüello Wirtz e Carmen Hernández Barrera, dei quali i neocatecumenali fingono di non vedere:
    • i madornali errori teologici;
    • l'arroganza nei confronti della gerarchia ecclesiale;
    • l'attitudine a fare mercato delle vacche nei confronti del gregge del Signore, e l'atteggiamento da conquistatori nei confronti delle diocesi e delle parrocchie.
  3. Gli aderenti al Cammino:
    • considerano "persecuzione" qualsiasi correzione (anche la più fraterna) alle loro eresie e idolatrie;
    • chiamano "demonio" qualsiasi circostanza che intacchi il prestigio del Cammino (perfino il trovar traffico in autostrada mentre vanno alla convivenza);
    • si sottomettono a pratiche degradanti e umilianti (come gli "scrutini", la "Decima", i "giri di esperienze", le "alzate", le continue richieste di soldi, le carnevalesche "liturgie neocatecumenali", il farsi dettare scelte importanti della vita - lavoro, studio, vocazione, matrimonio... - dai cosiddetti "catechisti" laici, ignoranti, arroganti, ma fedelissimi e Kiko e Carmen).
  4. Le cosiddette "approvazioni" ecclesiastiche di cui gode il Cammino:
    • non autorizzano il Cammino a celebrare strafalcioni liturgici;
    • non autorizzano il Cammino a propalare ambiguità dottrinali ed eresie;
    • non autorizzano gli adepti a fingere untuosa ubbidienza alla gerarchia cattolica salvo poi fare di testa propria in ogni occasione;
    • non autorizzano gli enti neocatecumenali (seminari, fondazioni, Domus, ecc.) a propinare eresie, ambiguità, strafalcioni liturgici o ad ostacolare (o corrompere, o aggirare) i vescovi e il clero;
    • per complicati equilibri di "potere ecclesiastico" (e di chierici corrotti o intimiditi dai pezzettoni grossi del Cammino), la Santa Sede non ha ancora preso provvedimento definitivo contro la setta, probabilmente in attesa che imploda da solo quando ne morirà il fondatore (oggi 83enne).
  5. Per quanto detto sopra, è ovvio definire "setta" il Cammino Neocatecumenale, perché solo una setta ha tutte quelle caratteristiche messe insieme (più la scarsissima trasparenza, il grosso fiume carsico di soldi, il proteggere i propri "VIP" quando si macchiano di peccatucci e reati, ecc.).
  6. Cosa facciamo in questo blog e in campo ecclesiale? Alla luce di quanto si viene a sapere dalla stampa, dai social e dal web (specialmente di parrocchie e diocesi e... di fratelli del Cammino) e di quanto vissuto personalmente:
    • abbiamo denunciato alle autorità ecclesiastiche (e quando necessario anche alle civili) ciò che siamo in grado di dimostrare e ciò che abbiamo subìto di persona; quanto riportato sulle pagine di questo blog è solo una minima parte di ciò che avremmo da dire;
    • proponiamo riflessioni sugli errori, le ambiguità, le eresie, le ipocrisie, l'arroganza degli adepti del Cammino e soprattutto dei loro capi;
    • indichiamo le storture dei capi, capicosca e capibastone (cose su cui i fratelli del Cammino dovrebbero vergognarsi, dovrebbero tirare le logiche conseguenze - un lupo non può mai essere il tuo pastore -, dovrebbero essere loro i primi a denunciare alle autorità ecclesiastiche e, quando necessario, anche civili: e invece...)
    • indichiamo quali soluzioni dovrebbe adottare il Cammino per purificarsi da quello schifo, anche se si tratta di fatto sempre delle stesse quattro:
      1. rigettare la carnevalesca liturgia degli strafalcioni, e adottare esclusivamente il Messale Romano senza trucchetti e senza furbesche reinterpretazioni;
      2. rigettare le eresie e le ambiguità dottrinali, e adottare come testo di catechesi esclusivamente il Catechismo della Chiesa Cattolica;
      3. rigettare ogni "suggerimento" dei capi della setta Cammino, che non sia compatibile col Messale e il Catechismo e la vita di fede cattolica (esempio: se non sei il sacerdote che ho scelto liberamente e personalmente come direttore spirituale, non puoi intrometterti nelle mie scelte vocazionali, lavorative, familiari, nemmeno con "buoni" consigli che non ti ho chiesto; il tuo status di "catechista", "responsabile", ecc., vale zero davanti a Dio, poiché non fai parte della gerarchia cattolica e anche se sei "presbitero" agisci per conto del signor Kiko anziché per conto del Signore Dio);
      4. smettere di dare soldi al Cammino finché non ci sarà un'onesta e dettagliata rendicontazione di come vengono usati, e destinare le proprie opere di carità a soggetti non legati al Cammino (il Signore vede ciò che hai in cuore e soprattutto vede l'idolatria nel cuore di quei neocatecumenali che ti suggeriscono di dare soldi solo a entità legate al Cammino).
Chi ci definisce "ostili" al Cammino, sta involontariamente affermando che siamo ostili agli errori liturgici e dottrinali del Cammino e alla pessima pratica neocatecumenale di fidarsi dei cosiddetti "catechisti".

Dunque, perché esiste questo blog? Che "problemi" avremmo col Cammino? La risposta breve è: "siamo cattolici".

Volete una risposta lunga? Immaginate di essere appassionati di scacchi. Immaginate che nel circolo scacchistico che frequentate da tanti anni, si iscriva uno nuovo. Vi rallegrate perché il circolo cresce, ma scoprite presto che il nuovo soggetto pretende di muovere la torre in diagonale. Restate interdetti: ma costui non ha capito niente degli scacchi? Qualcuno tenta di spiegargli che la torre si muove solo in orizzontale o verticale, ma il soggetto insiste con caparbietà ed arroganza. A questo punto vi aspettate che il presidente del circolo lo scacci fuori a pedate. E invece vi arriva gente a dire: "ma che problemi avete con uno che muove la torre in diagonale?"

Ecco il punto. In qualità di cattolici prendiamo sul serio l'opera e l'insegnamento di Nostro Signore Gesù Cristo, che ci giungono grazie alla Chiesa da Lui stesso istituita e garantita (e che è «una, santa, cattolica e apostolica»). Se uno ha dei dubbi su quella divina opera e quel divino insegnamento, beh, non è cattolico, può andare a farsi friggere altrove, potrà proclamarsi "cristiano sui generis" ma non certo cattolico. Come nel circolo degli scacchi valgono le plurimillenarie norme del gioco degli scacchi, così nella Chiesa cattolica valgono le bimillenarie verità di fede. Così come nel gioco degli scacchi non vengono inventate nuove norme ma solo dato un nome più chiaramente descrittivo (uno poteva aprire con la "difesa Pirc" anche prima che Pirc la portasse in auge ottant'anni fa), così nella fede cattolica non vengono inventati o modificati i dogmi di fede ma solo descritti in modo più chiaro (se viene proclamato il dogma dell'Immacolata Concezione nel 1854 non significa che per oltre diciotto secoli ciò non fosse parte della fede: è stato solo autorevolmente confermato e spiegato ciò che era sempre stato dato per assodato).

Allora, alla domanda "che problemi avete col Cammino?" la risposta è che il Cammino notoriamente promuove un insegnamento che non è quello di Nostro Signore, e celebra i sacramenti in maniera difforme dalla Chiesa, più una serie di altri problemi. Se giocate con i pezzi degli scacchi ma con regole che non sono quelle degli scacchi, non è una partita a scacchi ma qualcos'altro, anche se "somiglia agli scacchi". Non potete pretendere che la vostra invenzione che "somiglia agli scacchi" guadagni un posto d'onore (e nemmeno un posticino secondario) nei tornei internazionali degli scacchi, nei rating ELO, eccetera.

Il Cammino Neocatecumenale è stato fondato negli anni '60 da due spagnoli vogliosi di essere "capi di qualche comunità", capi riveriti, lodati, ubbiditi, incensati, temuti, e soprattutto pagati. Lo hanno ammesso loro stessi e in più occasioni quando descrivevano gli inizi del Cammino (immaginatevi Kiko che dice tronfio: «darete la Decima!», indovinate in quali tasche finirà). Per riuscire, i due eretici spagnoli dovevano necessariamente inquinare la dottrina cattolica, perché a prendere veramente sul serio la dottrina cattolica si diventa come padre Pio, Bernadette, don Bosco, Teresa di Lisieux, padre Kolbe, santa Rita, i pastorelli di Fatima... I santi sono coloro che maggiormente hanno vissuto la fede, non coloro che hanno voluto diventare importanti creando opere mastodontiche.

Inquinando la dottrina cattolica, i due spagnoli Kiko e Carmen hanno inquinato anche la liturgia. Infatti il modo di celebrare i sacramenti è inevitabilmente specchio del modo in cui si crede. Se la tua fede è inquinata, non riuscirai a fare a meno di inquinare anche la liturgia. Se la tua fede è tutta apparenza, anche la liturgia sarà tutta apparenza ("preparazioni", "ambientale", "risonanze", "danza liturgica", "monizioni", esposizioni ortofrutticole e fanatismo per i fondatori, eccetera). Se la tua fede è diversa dalla fede della Chiesa, inevitabilmente la tua liturgia sarà diversa da quella che celebra la Chiesa.

Alla luce di tutto questo possiamo dunque ricordare - non senza qualche risata - ai fratelli del Cammino Neocatecumenale che qui nessuno li "odia", nessuno li "perseguita", nessuno vuole il loro "male", e che dovrebbero smetterla di chiamare "odio", "persecuzione", "male", "demonio", tutto ciò che getta luce sui loro madornali errori liturgici, dottrinali, morali, eccetera.

sabato 23 luglio 2022

Gennarini ai giovani: perché con il mutuo sulla casa si fa il "dito medio" al demonio

Cari "osservatori" nonché cristianucci della domenicuccia, il Tg2 ha trasmesso un servizio sul pellegrinaggio delle comunità neocatecumenali USA in terra santa, la RAI ci elogia, ci magnifica, ci esalta, questa si che e' informazione seria, altro che le scempiaggini che si leggono su questo ridicolo blog.

"Brader, de large ambrella
you mei hev to clos dem"
(noi però li teniamo aperti)
Questo il commento che un neocatecumenale ha ritenuto di lasciare sul nostro blog.

Immaginiamo che la RAI non sia andata ad ascoltare il discorso fatto ai giovani in un improbabile inglese da Giuseppe Gennarini, responsabile di nazione per il Cammino neocatecumenale per gli Stati Uniti (e responsabile principale anche del tentativo di captazione della Yona property nella diocesi di Guam per farne un Seminario neocatecumenale,  di cui si possono leggere fatti e misfatti su diversi blog dei residenti dell'isola) il 19 luglio 2022, al termine di un pellegrinaggio "vocazionale" dei giovani neocatecumenali statunitensi in Terra Santa.

Noi purtroppo  sì, e ve ne riportiamo la parte iniziale, assicurando però che anche il prosieguo non è da meno.

Innanzitutto un'osservazione generale: nè i Gennarini nè altri dinosauri del Cammino hanno un minimo di carisma per poter "reggere" ad una kermesse del genere senza risultare ridicoli e inadeguati.

Dopo Kiko, il diluvio...soprattutto perché l'iniziatore del Cammino non ha mai lavorato per attirare a sé persone con qualità in grado di mantenere la leadership di un grande movimento  cattolico, anzi, ha operato attivamente per allontanarle (vedi la nota vicenda che ha coinvolto il presbitero romano don Fabio Rosini).

Passiamo al discorso di Gennarini rivolto alle migliaia di giovani americani assiepati davanti alla Domus Galilaeae, edificio costruito sul lago di Genezareth considerato da Kiko Argüello un vero e proprio "nuevo  Vaticano".
Ne riproporremo le prime battute, lasciando a chi vuole approfondire la visione del video ancora disponibile in rete. Vi preavvisiamo che non è per gli stomaci deboli.
Ed ecco l'esordio del catechista responsabile per gli Stati Uniti del Cammino neocatecumenale.

"Il fatto che siete qui è un miracolo. Abbiamo visto delle comunità a ottobre e ci hanno chiesto che i loro figli, cioè  voi, facessero un'esperienza in Terra Santa. Allora c'erano ancora richieste di vaccinazioni, PCR... e quindi noi abbiamo detto: se tutte le limitazioni  cadono, faremo il pellegrinaggio. E infatti sono cadute! (applauso).
È un miracolo anche perché  venire qui costa un sacco di soldi e la gente pensa, specialmente i preti e i vescovi: ah il Cammino ha un sacco di soldi! Ricordo uno con 12 figli che andava a pulire gli uffici di notte...
No, il miracolo è  che vi siete fatti il culo per guadagnarvi i soldi, e molti genitori hanno fatto un mutuo sulla casa per mandarvi qui...so di diversi che l'hanno fatto"


A parte il solito miracolismo neocatecumenale: i preti e i vescovi pensano il Cammino ha un sacco di soldi? E chi glielo ha fatto pensare se non il Cammino stesso "acquistandoli", per esempio, con i proventi della vendita dei beni del secondo passaggio?

In secondo luogo: hanno indotto famiglie povere o comunque in difficoltà e cariche di figli a fare un mutuo sulla casa per poterli  mandare in pellegrinaggio in Terra Santa (principalmente a fare i balletti ovunque, anche nei luoghi sacri, per farsi riconoscere come neocatecumenali, viste le immagini e i video)? E lo chiamano "miracolo"?
Gennarini ne conosce "alcuni" addirittura, e non si vergogna di averli indotti a questo passo per puro capriccio? Addirittura un padre di famiglia con 12 figli che lavora di notte per sbarcare il lunario!

Esclama poi Gennarini:

"È  un miracolo! Abbiamo bruciato tutti questi soldi e abbiamo fatto il dito medio al demonio! Giusto? Disprezzare i soldi è una cosa fondamentale. Nel secondo scrutinio  noi siamo invitati a disprezzare il danaro. Mai prendere una decisione per soldi, mai. La decisione si prende se è  nella volontà  di Dio. Se è  nella volontà di Dio, Lui ti aiuterà. Mai prendere una decisione perché hai i soldi o no. In questo senso questa è una vittoria sul demonio".

In questo caso l'insana decisione di bruciare tutti i propri risparmi e riempirsi di debiti mettendo a rischio il proprio futuro e la propria casa è stata presa per compiere la volontà di Dio o non piuttosto per soddisfare la mania di protagonismo di certi catechistoni del Cammino? Che ne è  stato della temperanza, virtù morale che rende capaci di equilibrio nell'uso dei beni?

È molto opportuno il richiamo al secondo scrutinio, versione non corretta: quella in cui si pretende che gli adepti vendano la casa per dimostrare a Kiko e catechisti di non essere schiavi di Mammona. Ecco perché gli iniziatori non hanno mai pubblicizzato alcuna correzione di sostanza dei mamotreti: perché certe porcherie devono continuare a girare per poter rispuntare fuori ed essere utilizzate al momento opportuno.

Non solo: i debiti le famiglie li hanno dovuti accumulare per poi trovarsi a fronteggiare il fatto che il figlio, preso dall'emozione del momento, con il cervello in ebollizione dopo ore di attesa sulla spianata della Domus Galilaeae, e senza per nulla riflettere, si è  magari "alzato" insieme a tanti coetanei per andare in seminario o in convento. E quindi li aspetta un periodo di crisi, che per molti si conclude con una veloce rinuncia, ma per altri prelude ad un periodo di pesanti riunioni vocazionali, catechesi su catechesi che, invece che chiarire quale sia la loro vera chiamata, li espone a dover dare soddisfazione  alle aspettative altrui.

Senza contare il messaggio totalmente pessimista e disfattista inoculato a grandi dosi nel prosieguo della "catechesi" gennarinica: il Grande Reset (di cui parlava anche don Pezzi) incombe, una nuova ideologia totalitaria profetizzata da Klaus Schwab schiavizzerà tutti obbligando a connettersi alla rete togliendo a ciascuno ogni residuo di dignità (ops, questo la RAI e i suoi fact checkers non devono averlo colto, se no, altroché lodi ed esaltazioni!).

È una bella lotta, fra la vergine
dell Apocalisse e la vergine di ferro...
Ai giovani viene tolto ogni speranza di riscatto umano:
"Qualcuno dice: combatteremo! Tu pensi che la politica cambi qualcosa? Destra o sinistra, Trump o Biden non cambieranno nulla..."

E naturalmente viene promesso loro un intervento divino "ex machina", basta che si assoggettino come agnelli, senza far balenare mai il fatto che la salvezza viene da loro, dalla loro buona volontà, dall'impegno, dal saper lavorare per un mondo migliore: tutto ciò  con l'aiuto della grazia di Dio...

Tutte sciocchezze, invece, per l'oratore, che liquida così l'intera dottrina sociale della Chiesa e il testamento spirituale lasciato ai giovani da San Giovanni Paolo II

Ricordate l'ordine imperioso di Carmen di abbandonare i bambini nei fossi, perché non spetta al cristiano di operare per il bene del prossimo? Con questi discorsi, si impone ai giovani di abbandonare anche se stessi, al flusso di un male inarrestabile. 

Poi sostengono che il demonio agisce tramite la paura? E non gli viene il dubbio che spargere  il terrore, il disinteresse per la vita civile, l'indifferentismo e il qualunquismo equivale ad avvelenare le fonti da cui questi giovani devono imparare a  saper bere, con il giusto discernimento?

Eh sì, loro fanno "il dito medio" al demonio imponendo il tracollo economico alle famiglie per un costosissimo pellegrinaggio in Israele.  Questo il loro grande rimedio.

mercoledì 20 luglio 2022

Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I: amico o nemico del Cammino?

«Ieri mattina io sono andato alla Sistina a votare tranquillamente. Mai avrei immaginato quello che stava per succedere… Io non ho né la sapientia cordis di Papa Giovanni, né la preparazione e la cultura di Papa Paolo, però sono al loro posto, devo cercare di servire la Chiesa. Spero che mi aiuterete con le vostre preghiere»

Era il 26 agosto del 1978 quando il Patriarca di Venezia, il cardinale Albino Luciani, veniva eletto sul Soglio di Pietro dai cardinali riuniti in Conclave. Con queste parole si presentava ai fedeli di tutto il mondo il giorno successivo. Prese il nome di Giovanni Paolo I: un doppio nome, per la prima volta nella storia bimillenaria della Chiesa, in ossequio ai suoi diretti predecessori: Giovanni XXIII che lo aveva consacrato vescovo, e Paolo VI che gli aveva concesso la porpora. 

Trentatré giorni, tanto durò il suo pontificato fino alla notte del 28 settembre 1978, quando il corpo del Pontefice fu ritrovato senza vita nell'appartamento privato.

Un pontificato troppo breve, sufficiente tuttavia a far «progredire la Chiesa lungo la dorsale di quelle che sono le strade maestre indicate dal Concilio: la risalita alle fonti del Vangelo e una rinnovata missionarietà, la collegialità, il servizio nella povertà ecclesiale, il dialogo con la contemporaneità, la ricerca dell’unità con i fratelli ortodossi, il dialogo interreligioso, la ricerca della pace», come ricorda il cardinale Beniamino Stella, prefetto emerito della Congregazione per il Clero e postulatore della Causa di canonizzazione. «Papa Giovanni Paolo I è stato e rimane un punto di riferimento nella storia della Chiesa universale, la cui importanza è inversamente proporzionale alla durata del suo brevissimo pontificato», ricorda il cardinale su L’Osservatore Romano.

A distanza di 44 anni dall’elezione e dalla morte, il 4 settembre 2022 il "papa del sorriso" verrà beatificato, secondo il desiderio manifestato da decenni da migliaia di fedeli.

Benedetto XVI non aveva dubbi. «Personalmente sono convintissimo che fosse un santo. Per la sua grande bontà, semplicità, umiltà. E per il suo grande coraggio. Perché aveva anche il coraggio di dire le cose con grande chiarezza, anche andando contro le opinioni correnti. Sì, sono convintissimo che sia un santo!» disse Josef Ratzinger.

I neocatecumenali naturalmente, sempre a caccia di approvazioni pontificie, da tempo hanno provveduto a fregiarsi anche della sponsorizzazione di questo Papa, nonostante le sue poche settimane di pontificato non gli avessero consentito di occuparsi del Cammino neocatecumenale; hanno sempre vantato infatti il suo appoggio in qualità di Patriarca a Venezia e fatto opportunamente circolare una sua foto vicino a Carmen Hernandez.

Ma, per loro sfortuna, nel 2018 è stata pubblicata una biografia di papa Luciani "ex documentis" - tutt'altra cosa rispetto alla biografia lacunosa e fantasiosa stilata per la canonizzazione di Carmen Hernàndez - dalla quale abbiamo tratto alcuni elementi che fanno comprendere la posizione per nulla entusiasta del prossimo beato nei confronti del Cammino neocatecumenale e, in generale, nei confronti di improvvisati «liturghi  creanti  e inventanti» e di chi pretendeva di asservire la gerarchia della Chiesa ad un proprio supposto carisma.

La restante parte di questo articolo è tratta direttamente da quella biografia, un volume bellissimo dalle dimensioni impegnative, molto interessante per chi volesse approfondire la figura del papa Luciani.

Albino Luciani partecipò, in quanto vescovo di Vittorio Veneto (1958-1970) ai lavori del Concilio Vaticano II, di cui fu entusiasta sostenitore. Nel periodo immediatamente successivo al Concilio, in cui non mancavano i fermenti di nuove forme di annuncio, di istituzioni per la preparazione dei laici, di rinnovamento della catechesi, «seguiva con attenzione le novità che coglieva dalla stampa, per captare errori dottrinali e tendenze pericolose, sulle quali poi interveniva con prontezza e chiarezza, precisando dove stava il pericolo, sia nella fede che nella morale, in particolare per la famiglia. Questa sua preoccupazione per l'integrità della fede risultava chiaramente dagli scritti» (dal racconto del segretario don Carrer).

Non che non avesse stima dei laici.

Scriveva infatti al cardinale Urbani «la gerarchia ha veramente stima del laicato e, pur rimanendo Chiesa docente, essa sa farsi, in un certo senso, discente, consultando I laici nel settore in cui hanno competenza».
Nel contempo segnalava i pericoli derivanti dai proclami di chi esagerava l'importanza dei carismi a scapito della gerarchia, con interpretazioni fallaci del Concilio stesso.

Non tralasciò di intervenire, con una relazione, su "Alcuni errori teologici moderni", che divenne, da lettera ai sacerdoti, opuscolo per tutti i fedeli, chiamato "Piccolo sillabo" (il Sillabo era un elenco di proposizioni allegate dell'enciclica "Quanta cura" con cui Pio IX condannava i principali errori dei tempi moderni).

Dopo un Concilio che non aveva condannato nessuno, Luciani elencava  una serie di errori moderni in materia di fede; dichiarava di non avere paura del nuovo e di preferire il dialogo alla condanna, ma anche di non poter transigere di fronte ad interpretazioni del Concilio che mettevano in discussione la fede e il magistero.

Di questo opuscolo diceva, infatti, rivolgendosi ai sacerdoti: «non un sillabo dunque che vi metta in corpo la passione dell'eresiologo, che cerca l errore per poi scagliare l'anatema oppure del crociato in guerra contro gli infedeli, dell'esorcista alla caccia delle streghe! Un sillabo che, mettendovi in faccia all'errore, talora esistente, vi innamori della verità e della verità  vi porti a fare propaganda in modo più adatto e suasivo».

Richiamando l'ingiustizia di chi attribuiva al Concilio i problemi sorti successivamente, invocava prudenza e cominciava a porre limiti ai suoi carismatici «liturghi creanti e inventanti, invasi da misterioso e strano staffilococco liturgico».

Mantenne questa posizione anche quando, nel 1970, divenne Patriarca a Venezia. Dalle sue note in visita ad una parrocchia leggiamo:

«Pratica religiosa. Il parroco la giustifica abbastanza buona ma 'tradizionalista'. Ahimè! Per rinnovarla, egli butta giù novene e pratiche (la chiesa è un santuario mariano) introduce innovazioni arbitrarie nella Messa (niente "credo" e preghiera dei fedeli; riprova si dica: Signore non son degno prima della comunione) dissuade dalla confessione frequente, non vuole la prima comunione comunitaria (e quindi non vi prepara i fanciulli), i fedeli rimangono sconcertati...»

Nonostante le sue molte riserve, nei confronti del laicato organizzato la posizione di Luciani è molto aperta e disponibile, tesa a favorire il dialogo e lo dimostra chiaramente, mentre è  Patriarca di Venezia, con Comunione e Liberazione, con i Focolarini e l'Opus Dei.
 
Più "riservata" appare invece la sua posizione sul movimento dei neo-catecumenali sul quale già nel 1974 Luciani aveva riferito alla conferenza triveneta affermando: 
«è un fenomeno da controllare, in linea proprio con le preoccupazioni manifestate da Paolo VI nel suo discorso al Sinodo e in un altro discorso  del maggio 1974».
  
Nell'aprile 1976 viene interpellato dalla Congregazione per la dottrina della fede, della quale era consultore, proprio sulla questione dei neo-catecumenali, sui quali «esistono valutazioni discordi». A Luciani è richiesto di riferire delle attività del movimento a Venezia ma anche di inviare un «parere» articolato.

Riportiamo di seguito il testo della lettera Luciani-Seper in cui il Patriarca di Venezia cardinale Albino Luciani risponde alla consultazione promossa dalla Congregazione per la dottrina della fede sul tema dei gruppi neo-catecumenali.

L'evidenziazione di alcune frasi con i caratteri in grassetto è nostra. A fianco, sono consultabili le pagine della biografia di Papa Giovanni Paolo I in cui la lettera viene riportata.



Venezia 8 maggio 1976

Signor Cardinale
In risposta alla Ven. Sua del 29.4.1976 (n.36/75), ecco qualche nota:


1. A Venezia le Comunità neo-catecumenali sono nate nel modo seguente. Il Parroco di Santa Maria Formosa mi comunicò nel novembre 1971 che desiderava fosse tenuta in parrocchia una missione. Lodai l'iniziativa, pensando si trattasse di una “missione” tradizionale sia pure aggiornata nei metodi. Invece, quando mi presentò i“missionari" mi trovai di fronte due sacerdoti barbuti uno siciliano uno romano che mi parlarono di “annuncio” della parola e di altre cose per me nuove. Ormai erano sul posto, il parroco che li aveva chiamati è buono e prudente, permisi che la “missione" continuasse. Nel gennaio 1972, il parroco mi disse che dalla missione stava sorgendo una “comunità” e mi pregò volessi una sera andare a consegnare agli aderenti la Bibbia. Lo feci. Richiesto in seguito di approvare la “comunità” diedi una approvazione verbale ad experimentum.

2. Da questa prima Comunità ne spuntarono altre a Venezia e a Mestre. Richiesto da qualche parroco di permetterle, ogni volta manifestai perplessità, invitando a riflettere bene prima di cominciare; chi insisté a voler provare ebbe un permesso ad experimentum.Qualche parroco cominciò, poi desisté, deluso. Oggi una o più “comunità” esistono in sette parrocchie della Diocesi Veneziana.

3.Confesso che non ho ancora ben capito che cosa precisamente intendano e vogliano i promotori. I parroci che hanno qui le “comunità”, in genere, sono persone serie e si dicono contenti di qualche buon frutto che riscontrano. Fa su di essi buona impressione che il Papa abbia l'8.5.1974 rivolto un breve saluto a un gruppo di neo-catecumenali presenti a una udienza generale. Le parole del Papa - riportate anche da “L'Osservatore Romano" - vengono, con esagerazione, propagandate come un riconoscimento esplicito. Un decreto del 7.2.1976 del Card.Tarancon, fotocopiato e mostrato, serve pure di appoggio. Per il passato si citava l'approvazione di mons. Morcillo, arcivescovo di Madrid e del Card. Dell'Acqua.

4. Perplessità in me sorte sono le seguenti:
a) alcuni dei neo-catecumenali mi sembrano un po' fanatici: sentono di avere lo “Spirito”: chi, invitato, rifiuta di associarsi ad essi, resiste allo Spirito! Molti altri, però, sono equilibrati:a mio giudizio, è troppo scarsa la preparazione per autochiamarsi “missionari” e predicare.

b) In qualche luogo ci si prende delle “libertà” in liturgia: la “pace" (gran abbracci e baci anche tra uomini e giovani signorine e suore) si dà e si riceve prima dell'offertorio; niente“Credo" perché si è catecumeni; niente particole, ma un unico grosso pane comune consacrato, poi spezzato e distribuito (i frammenti!); “Cristo è risorto”, gran slogan e si ha fiducia che, “annunciato” e accettato questo, il resto non abbia poi molta importanza; preghiere improvvisate con frammiste ingenuità (un prete: “grazie,Signore, stasera, finalmente, ho scoperto e sento cos'è la Chiesa!”).

c) Non di domenica, ma la notte tra sabato e domenica andrebbe ricordata la Resurrezione. Qualche parroco si dichiara sfiancato: “vegliare gran parte della notte con il gruppo neo-catecumenale e poi presiedere a tutte le liturgie domenicali della Parrocchia!".

d) i "catechisti" o "missionari" sono inviati nelle parrocchie, che ne fanno richiesta, dalla "comunità": il vescovo né controlla se hanno la preparazione necessaria né viene interpellato. In qualche caso è successo che si trattava di persone ben intenzionate, piene di spirito di sacrificio, ma che in buona fede insegnavano cose non certe o solo alcuni punti, sempre quelli, della dottrina cristiana.

e) Mi sembra un po' artificiale e macchinosa l'architettazione: precatecumenato di due anni; primo scrutinio e passaggio provvisorio al catecumenato; secondo scrutinio e passaggio definitivo al catecumenato; elezione o rinnovazione delle promesse battesimali ed entrata nella Chiesa. Tutto ciò viene chiamato cammino ecclesiale, fare esperienza dell'essere Chiesa. Induce, come tentazione sottile, che chi non fa questo cammino è Chiesa di serie B.

5. Tali catechisti - anche sposati - chiedono adesso il Diaconato.Vedo la cosa molto delicata. Primo, non c'è garanzia di preparazione competente (siamo anche in contrasto con quanto stabilito dalla S. Sede e dalla CEI circa la preparazione). Secondo, e le donne “catechiste"? Diaconesse anch'esse? Terzo, i diaconi fanno parte del clero: la diocesi si accolla l'onere del mantenimento, della pensione, eccetera? Sinora, qui, i catechisti sono aiutati economicamente dalle “comunità”. Ma poi? C'è ad esempio, qui, una coppia: il marito, laureato anche in teologia, ha rinunciato all'insegnamento universitario e s'è dato generosamente - d'accordo con la sposa - alla catechesi sia in Italia che in Austria. Ma quando i figli saranno grandi? Non c'è assicurazione né pensione prevista.

6. Queste sono le perplessità. Per giustizia, devo riconoscere che ci sono anche - nei risultati - dati molto positivi. I parroci poi, che hanno perseverato nell'iniziativa, mi dicono: con questo metodo abbiamo delle ottime persone, anche giovani, che aiutano nella pastorale, ne recuperiamo altri che erano lontani, mentre non ci riesce di rivitalizzare l'Azione Cattolica.

Chiedo venia del poco che ho potuto esporre, mentre, con sensi di venerazione, mi confermo
Albino Card.Luciani Patriarca di Venezia

A S.Eminenza Rev.ma Card. Franjo Seper
Prefetto della S.Congregazione Per la dottrina della fede
ROMA


In estrema sintesi, il cardinal Luciani, nella sua lettera alla Cdf, dice di aver approvato ad experimentum le esperienze di Cammino nella sua diocesi esclusivamente sulla fiducia nei confronti dei "buoni" parroci che gliele avevano richieste e sulla loro assicurazione (noi sappiamo non corrispondente al vero) che il Cammino avesse apportato qualche buon frutto e collaborazione in parrocchia. Forse anche i parroci credevano nelle promesse allora fatte dagli iniziatori che le comunità si sarebbero ben presto sciolte nella parrocchia e  le hanno riferite al Patriarca come fossero già realizzate.

Le valutazioni personali di Albino Luciani sono comunque tutte negative: dalla pessima impressione fatta dai due sacerdoti barbuti ai quali permette di fare la prima catechesi a santa Maria Formosa solo perché  ormai "erano sul posto" (dov'erano Kiko e Carmen o i soliti super catechisti laici?), alla delusione di molti parroci; dalla poca chiarezza negli obbiettivi del movimento ("non ho ancora ben capito che cosa precisamente intendano e vogliano i promotori") alla esagerazione nel presentare come approvazioni un discorso di Paolo VI, il decreto di un cardinale o l'appoggio di Morcillo; dal fanatismo di alcuni con la pretesa di detenere lo Spirito, all'accusa di resistere allo Spirito verso chi non dà loro credito; dalla scarsa preparazione e l'inadeguatezza alla predicazione, alle "libertà liturgiche", l'omissione del Credo, il "grosso pane", i frammenti! (con punto esclamativo che dice molto!); dagli slogan improvvisati alle dichiarazioni considerate benevolmente ingenue di sacerdoti come "grazie,Signore, stasera, finalmente, ho scoperto e sento cos'è la Chiesa" (questa il cardinale Luciani deve averla sentita personalmente, magari alla consegna della Bibbia a cui era stato invitato); dall'impegno stressante dei sacerdoti per seguire le comunità in ore notturne, all'artificialità del percorso e la tentazione di ritenere chi non frequenta il Cammino Chiesa di serie B; dalla perplessità per le richieste di diaconato, anche femminile, alle preoccupazione sulla sostenibilità finanziaria del mantenimento delle famiglie itineranti e sul futuro dei figli. 

Insomma, com'era nello stile del prossimo beato, con semplicità e nitidezza, e scusandosi del "poco" che ha saputo dire, il cardinale Albino Luciani, Patriarca di Venezia, in procinto di salire al soglio pontificio, aveva già inquadrato assai bene il Cammino neocatecumenale e  manifestato preoccupazioni non solo per i sacerdoti, per le problematiche nelle parrocchie, per gli abusi liturgici, per i concetti trasmessi da persone fanatiche, impreparate, ripetitive, ma anche per le famiglie e i figli di chi si prestava a partire in missione.

D'altronde, la sua personalità e il suo profilo di pastore ma prima di tutto di credente, differiva e confliggeva frontalmente con i progetti e la "spiritualità" neocatecumenale. E non poteva essere altrimenti!

Papa Giovanni Paolo I riceve con grande affetto e semplicità i suoi fedeli della diocesi di Belluno-Feltre all'indomani dell'elezione a pontefice

Basta pensare alla differenza fra la pretesa santità di categoria superiore accampata per l'iniziatrice del Cammino, la ricca e viziata Carmen Hernàndez e la santità popolare, pulita e semplice come un ruscello delle sue montagne di Albino Luciani.

Scrive infatti nell'introduzione alla sua biografia il cardinale Beniamino Stella, postulatore della causa di beatificazione:

«Credo nella santità di vita cristiana di Giovanni Paolo I, quella che si vive nell'umiltà e nella dedizione quotidiana alla Chiesa e al prossimo in necessità, ispirate dalle virtù teologali, praticate con fervore interiore, e dove la croce e il sacrificio, e talvolta l'umiliazione, contribuiscono a rendere il discepolo di Gesù più  vicino al suo Signore.»