venerdì 31 agosto 2018

C'è del marcio in Kikolandia!

Da molto tempo in questo blog cerchiamo di mettere in guardia i camminanti in buona fede, tra le altre cose, sulle possibili connivenze del cammino neocatecumenale nell'ambito degli scandali sessuali della Chiesa, e non lo facciamo certo per gratuita malizia (sapeste quanto fa soffrire noi ex, in primis pensare tanto male del mondo in cui siamo vissuti per decenni senza renderci conto). Il fatto è che, avendo a un certo punto aperto definitivamente gli occhi sulle storture vigenti in "Kikolandia", non possiamo non constatare che:
  • Abbiamo testimonianze dirette e indirette di scandali e abusi avvenuti all'interno del cammino neocatecumenale, ad opera di catechisti e personalità alte in gerarchia, ma soprattutto abbiamo testimonianze di quella che purtroppo è la prassi vigente in questi casi, come da peggior tradizione: silenzio, omertà e colpevolizzazione della vittima.
  • Sappiamo che tutto il sistema catechetico neocatecumenale, ribadito da Kiko stesso ad ogni occasione utile, verte sul principio che “l’uomo non può non peccare”, “di base facciamo tutti schifo e non possiamo giudicare nessuno” e “a Dio va bene così come sei”, concetti distorti che facilmente portano a una deformazione delle coscienze verso l’autoassoluzione perenne e la superficializzazione del senso di colpa (perenne anch’esso nei camminanti ma banalizzato).
  • Ai piani alti del cammino è tipico fare carte false e brigare con chiunque possa essere utile e influente al punto giusto per i fini del cammino stesso e di conseguenza personaggi potenti in Vaticano eventualmente ricattabili sono ben accolti da Kiko & co.
Con queste premesse, difficile stupirsi ancora delle coincidenze che continuano a fioccare mettendo in relazione il cammino neocatecumenale con gli scandali sessuali che stanno martoriando la Chiesa.

Le ultime di queste “coincidenze” risultano particolarmente curiose e vogliamo metterle ben in evidenza:

Su McCarrick, proprio il Cardinale al centro delle ultime notizie, oggetto del dossier Viganò, quello che conclude chiedendo addirittura le dimissioni di Papa Francesco tanta la gravità del caso, apprendiamo da Vatican Insider (nell’articolo "Ecco i fatti e gli omissis del dossier viganò contro Francesco"  del 29 agosto 2018, a firma Andrea Tornielli) quanto segue:
Dunque, se Viganò afferma il vero - e dobbiamo presumere che lo faccia - «nel 2009 o nel 2010», Benedetto XVI sarebbe intervenuto ordinando a McCarrick di fare vita ritirata, di preghiera e di non abitare più nel seminario neocatecumenale Redemptoris Mater da lui aperto a Washington. *   
I neocatecumenali in buona fede prendano perciò atto una volta per tutte che un personaggio del genere, accertato molestatore di seminaristi e sacerdoti, non solo è stato legato al cammino, non solo è stato colui grazie al quale si potuto aprire un seminario R.M., ma ha scelto addirittura di viverci. Diciamola in altri termini, nel migliore dei migliori dei casi stiamo parlando di un cardinale sul quale sin dal 2000 gravavano sospetti molto gravi; ora, anche rispettando un principio di prudenza per il quale nessuno considera colpevole nessuno in mancanza di prove certe, per lo stesso principio di prudenza non risulta quantomeno avventato permettere a un personaggio su cui pesano questi sospetti di vivere addirittura in un seminario? La storia della volpe nel pollaio si ripete... 

GMG Philadelphia 2015
McCarrick presente all'incontro con Kiko

Sul caso Apuron si è già parlato moltissimo, ma è interessante ricapitolare gli ultimissimi sviluppi.

Nella cerimonia del Cinquantenario del Cammino, Kiko non ha ritenuto inopportuno far sedere proprio Apuron (per il quale aveva persino pubblicamente chiesto di pregare definendo nient’altro che persecuzioni tutte le accuse a lui rivolte), già condannato dalla stessa Santa Sede, sul palco con tutti gli onori, alle spalle di Papa Francesco, in un intento sfrontato e stomachevole di legittimare un personaggio che andrebbe solo ripudiato. Il Papa, come abbiamo fatto notare più volte, in quell'occasione, non ha potuto far altro che buon viso (neanche troppo convinto, per la verità) a cattivo (diabolico direi) gioco.

50esimo del Cammino Neocatecumenale:
Apuron - barbetta e occhialini - presente
Ebbene, all'occasione opportuna, papa Francesco, noto paziente stratega, ha avuto modo di chiarire una volta per tutte qual è la sua posizione e la posizione ufficiale della Chiesa a tal proposito, sul volo di ritorno da Dublino il 27 agosto quando afferma:
“Sono stati giudicati parecchi vescovi: l’ultimo è quello di Guam, l’arcivescovo di Guam, che è ricorso in appello e io ho deciso – perché era un caso molto, molto complesso – di usare un diritto che ho io, di prendere su di me l’appello e non mandarlo al tribunale d’appello che fa il suo lavoro con tutti i preti, ma l’ho preso su di me. Ho fatto una commissione di canonisti che mi aiuti e mi hanno detto che, in breve, un mese al massimo, sarà fatta la ‘raccomandazione’ perché io faccia il giudizio. È un caso complicato, da una parte, ma non difficile, perché le evidenze sono chiarissime; dal lato delle evidenze, sono chiare. Ma non posso pre-giudicare. Aspetto il rapporto e poi giudicherò. Dico che le evidenze sono chiare perché sono quelle che hanno portato il primo tribunale alla condanna. Questo è stato l’ultimo caso. Adesso ce n’è un altro in corso, vediamo come finirà”.
Insomma, Kiko parla di persecuzioni, il Papa di evidenze chiarissime. Kiko fa sedere in pompa magna il vescovo pedofilo, il Papa si assume la responsabilità diretta di condannare Apuron.

Continua a sembrarvi così idilliaco il rapporto tra i due? E in coscienza, qualcuno si sente di affermare che il cammino stia agendo correttamente in relazione a questi temi?

Come si dice "Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, tre indizi sono una prova". 

I tre "prelatini" amiconi del cammino
coinvolti nello scandalo pedofilia:
card. Pell, vescovo Apuron, e vescovo McCarrick
(ELENCO IN CONTINUO AGGIORNAMENTO)

* NOTA: il dettaglio che si trattava di un seminario neocatecumenale Redemptoris Mater l'ho trovato esplicitato solo su quell’articolo, su tutto il resto del materiale consultato in rete, e dal testo stesso del Viganò questo particolare sembra sempre accuratamente evitato. 

martedì 28 agosto 2018

Esilarante e tragico: il libro del "Kerygma" di Kiko Argüello

ESILARANTE E TRAGICO
a cura di "Bud Spencer"

Noiosa e poco originale la presentazione del card. Cañizares: “libro che merita essere letto, bla, bla,… ha una grande ricchezza e sostanza ecc.”. Vedremo di che sostanza si tratta!

Chi fa la presentazione è il prefetto della congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, questo è il primo motivo per ridere o piangere: il prefetto della congregazione che vigila sulla liturgia che fa la presentazione a un farneticante e rapsodico libercolo di Kiko Argüello. Come se Borsellino avesse fatto la presentazione a un libro sulla legalità a Provenzano. L’opinione Kikiana sul cattolicesimo in queste pagine si fregia anche di un commento dell’Arcivescovo di Vienna.

Nella prima parte Kiko parla della sua vita, della sua conversione, in modo frammentario e poco lineare, non sistematico. La sua pochezza filosofica e teologica, malcelata da inutili citazioni di filosofi moderni, appare evidente in decine di passaggi. Inizia a manifestare il suo fideismo ritenendo erroneamente l’esistenza di Dio come oggetto di fede disprezzando le "cinque vie" e la Scolastica con un “non mi servono”. Di punto in bianco decide di credere nell’esistenza di Dio cerca un prete che gli chiede se vuole confessarsi e questi dice no. Dunque la sua fede da cosa nasce? Chi gli annuncia il Vangelo?, non c’è una confessione, che -si sa- è il sacramento di chi si converte e cambia vita. È il puro sentimentalismo: “ho sentito a un certo punto che Dio esiste”, e viene mandato a seguire il catechismo.

Kiko attesta di sua sponte che è stata sua ferma intenzione di cercare punti di incontro fra la liturgia protestante e quella cattolica e che per lui è stato molto importante il periodo in cui ha studiato l’arte con i vertici del luteranesimo finlandese, francese e tedesco. Questa è l’estrazione culturale teologica e liturgica di Kiko e di chi lo segue e contraddistingue il cammino tragicamente ancora oggi. Kiko fa nascere il cammino fra i poveri e per mezzo dei poveri, ciò è certamente lodevole, la sua attenzione ai poveri nella sua fase giovanile, questa sua sensibilità lo motiva e lo porta avanti. Peccato però che nella prassi del Cammino negli statuti e nei direttori non esista e non compaia minimamente una dimensione di apostolato in questo senso verso i poveri, gli ultimi, anzi il cammino attraverso le decime è una eccellente macchina per fare soldi. Questo ci pare uno dei gravi controsensi della figura di Kiko e del suo cammino.

A Kiko piace la disputa, piace parlare di Gesù ai poveri, senza avere alcuna formazione e quindi alcuna idea di ciò che stia dicendo. “Aprivo la scrittura e predicavo il Vangelo”, così alla luterana, senza mandato, con il libero esame della Scrittura, come se non fosse scritto nella lettera di san Pietro che le Scritture non devono essere soggette a libera e privata interpretazione. Di solito la padronanza della dottrina dell’analogia – meglio detta la capacità di saper fare esempi efficaci e calzanti – è sicura garanzia di intelligenza brillante, dimostra sicura dottrina, e che chi le fa padroneggia l’argomento. Non è il caso di Kiko. Nel suo “annunciare il kerygma” manca di chiarezza, spesso incorre nell’ambiguità, quasi sempre manca di prudenza e di tatto, perché decine e decine di minuti del suo passionale eloquio e del suo scritto consistono in narrazione di situazioni di peccati altrui: questo comporta immettere ulteriore malizia nell’eventuale innocente ascoltatore e nel propagare gli scandali. E giù racconti di sodomìa, corna, stupri e rincara la dose dicendo: è tutto vero eh! Questo significa non solo non aver visto neanche il colore di un libro di etica o di teologia morale, ma anche essere privo di ragione sapienziale e di buon senso.

Cardinali alla Domus Galilaeae kikiana:
Simonis, Romeo, Cordes (a presiedere),
O'Malley, McCarrick, Pell, Urosa...
La sua inadeguatezza culturale non lo ferma, perché lui per tutto il libro osa pontificare su temi a lui sconosciuti di teologia trinitaria, di metafisica, sull’essere, sul peccato originale. Questa è la parte esilarante. Il suo stile di scrittura colloquiale e rapsodico, nonché il suo eloquio spesso violento, è sempre autoreferenziale: tanto è che le citazioni hanno il sapore di qualcosa di giustapposto, e non è solo un’impressione di chi legge.

L’altra enorme incongruenza fra ciò che Kiko ha vissuto e ciò che poi ha imposto nel cammino è per esempio la parte dove parla del Rosario a pagina 46 e dell’adorazione Eucaristica nella comunità religiosa: non hanno l’aria di qualcuno che gli ha suggerito di citare perché fuori dal contesto testuale, ma sono realtà ancora tagliate fuori dal Cammino. In esso non esiste devozione eucaristica, non esiste devozione al Rosario, e più avanti Kiko dirà perché.

A pagina 87 Kiko ritiene che per “predisporre gli atei all’ascolto e quindi poi alla fede si fa appello al miracolo” capovolgendo la norma evangelica che il miracolo presuppone la fede, infatti al miracolo si crede per fede. Ricordiamoci di Epulone a cui viene risposto: “Neanche se un morto risuscitasse crederebbe…” L’opposto di ciò che dice Kiko. Non esiste modo più collaudato di farsi prendere in giro dai non credenti: parlar loro di miracoli. Da pagina 87 in poi diventa un libro di barzellette perché l'autore si lancia in funamboliche affermazioni e negazioni da capogiro. Vediamone qualcuna.

Kiko ritiene che per convertirsi è necessario esperire l’amore fra i battezzati, allora uno chiede il battesimo. Non farebbe una piega se non fosse che tutto ciò lo intenderebbe in modo esclusivo, cioè bandendo i preti, i simboli religiosi, e la chiesa, a cui l’uomo contemporaneo non crede più. Se avesse fatto teologia, o almeno fatto catechismo seriamente, saprebbe che non c’è battesimo senza Chiesa, senza simbolo, e senza prete. A pagina 89 risalta l’autoreferenzialità e il narcisismo dell’iniziatore e il settarismo del movimento. Per amare il prossimo, vivere il battesimo e testimoniare l’amore di Dio non è obbligatorio essere “neokatekikos”.

Manca nel cammino la parte catechetica in cui si nutre questa fede… qualora ci fosse. Il Kerygma, come lo chiamano loro, attiva la fede, la dona con l’ascolto ma poi va protetta, nutrita, l’anima va portata a perfezione ognuno secondo i propri carismi, ma questo è il dispositivo che manca, in quanto sono strumenti che mancano all’iniziatore. Che tradisce il suo volontarismo luterano in ogni minimo dettaglio del suo eloquio: “Il Signore non ha permesso di sposarmi”… casomai tu hai deciso di “non farlo…”

Il modo di considerare il peccato e la donna, da parte dell’iniziatore, si ripercuotono sul cammino stesso. Équipe e catechisti itineranti fanno guerra psicologica ai giovani etichettandoli come falliti se non si sposano o non si fanno preti, ma sono in contraddizione: i catechisti itineranti sono né preti né coniugi con un esperienza di vita molto distante da quella di una coppia o di un sacerdote, non sono credibili né autorevoli in nessuno dei due contesti.

A pagina 94 dopo un groviglio di affermazioni contraddittorie si configura formalmente l’eresia fideista contro il Vaticano I che dice il dogma è razionale e ragionevole pertanto va creduto. “Credere che Gesù è il Signore –attesta Kiko– non è una verità razionale”, e ribadisce che non è una questione razionale. Ecco come si corrompe il popolo di Dio. In lingua italiana una cosa "non razionale" è irragionevole, e ciò che è irragionevole è sciocco e non è da credersi.

McCarrick ad un incontro neocatecumenale
(notare il "font Kiko" del cartello "New York")
Al modo luterano Kiko esclude il vaglio della ragione al contenuto di fede. E questa è la parte dove vien da piangere se pensiamo che due cardinali (Cañizares e Schönborn) hanno firmato questo libro. C'è solo da augurarsi che non abbiano letto il libro. Ce n’è per tutti i gusti: a pagina 97 dà un esempio di libero esame della Scrittura, altra eresia. “Cristo è morto per tutti perché non vivano per se stessi”: allora cosa è vivere per se stessi? Kiko dice: “vivere per se stessi è cercare la propria felicità e questa è una cosa grave... un ragazzo va all’università cerca il lavoro e una ragazza e questo è un male grave, perché è causa del peccato originale”. Kiko confonde la concupiscenza della carne con la felicità. San Paolo non intende affatto questo; vivere per se stessi è vivere egoisticamente secondo la carne che fa guerra allo spirito, cioè un uomo con un solo orizzonte immanente. Antropologicamente il dire che la ricerca della felicità è un male è una boiata. E tutta la catechesi di Kiko è fondata su questa sua opinione.

Kiko spazia dall’esegesi neotestamentaria farlocca alla antropologia filosofica inventata. A pagina 99 attesta che il peccato nel mondo è entrato in seguito a un dialogo fra il serpente e la donna. Bene. E ci chiediamo: il suo dialogo con i gerarchi luterani durante i suoi studi cosa hanno introdotto nella Santa Romana Chiesa? Il cammino, dono dei luterani ai cattolici. Pagina 101: per Kiko “persona deriva da prospon, maschera, e pertanto ognuno di noi ha un ruolo nella vita e ciò che ci costituisce persona è essere per qualcuno e se qualcuno ci dà un essere.” Dunque la mia domanda è questa: alle persone divine, chi glielo dà il ruolo e l’essere? O non sono persone? E l’elemento costitutivo dell’essere persona non è certo l’essere in relazione come lui sostiene. Dio poi dà l’essere a ogni singola creatura, dunque siamo tutte persone? Si parla di teologia di un certo livello; il trattato De Deo Creante non è una ricetta "sale e pepe quanto basta" ma esige un linguaggio rigoroso.

A pagina 103 mette in bocca a San Giovanni Paolo II: “se un battezzato lascia di praticare e decide di essere lui a dirigere la propria vita, il suo battesimo rimane come morto”. Io penso che neanche strafatto di crack Wojtyła avrebbe detto una cosa simile. Bugiardo! Non dice questo. (cfr. Catechesi sul battesimo, Angelus del 3/3/2002) Di quella frase è evidente la paternità esclusiva kikiana, in quanto è ragionevole ritenere che Kiko pensi che un battezzato praticante non decida della propria vita, riappare l’eresia volontarista di Lutero: “sola grazia”.

Le farneticazioni di Kiko seguono fino a identificare lo stato d’animo di abbandono di un coniuge tradito col vero e proprio inferno. La delusione del coniuge tradito per lui è un esperienza che fa passare dall’essere a non essere! Il coniuge tradito non esiste più! Si ostina a parlare da filosofo non capendone una ceppa. Dio solo ha il potere di dare l’essere… con questa sua esaltazione del dolore del coniuge abbandonato da un motivo alle stragi familiari che avvengono generalizzando e azzardando diagnosi da psicologo criminale descrivendo casi di omicidio. Qua mi sono fermato e mi sono chiesto: che ci azzecca col kerygma, ma che stai a dì?! Il problema grave è la ricerca della felicità che è un male dovuto al peccato originale, questa è l’opinione di Kiko in totale discordanza con l’antropologia cristiana e il trattato sulla beatitudine dell’Aquinate.

Un altro passaggio palesemente giustapposto nello stile e nel contenuto con tanto di citazione del CCC 406 è a pagina 106: “Noi non siamo protestanti, il peccato originale non ha distrutto interamente la natura umana”. Ah! Allora l’hai studiata la teologia, Kiko, o no? Oppure te l’hanno fatto aggiungere come una pezza peggiore del buco? A casa mia si dice excusatio non petita, accusatio manifesta! Il peccato ha come ricompensa l’inferno, alta escatologia.

Andiamo avanti, io non so se se le inventa la notte: pagina 109, “Non tutti gli uomini sono figli di Dio. Tutti sono creature divine.” Una baggianata più grossa dell’altra, forse che alcuni hanno una natura umana diversa dagli altri? Tutti gli uomini sono figli di Dio, i Cristiani godono una 'figliolanza speciale' per i meriti che Cristo ci ha guadagnato con la sua morte e resurrezione. Ci sono diversi tipi di figliolanza, ma tutti siamo figli di Dio. Kiko è specialista di bestemmie logiche e di contraddizioni semantiche come questa. Una cosa o è divina o è creata, non si dà un terzo. Dire creatura divina in teologia in una catechesi a migliaia di persone, è come dire “rutto elegante” o “acqua asciutta”. Una contraddizione in termini in cui Kiko non incorrerebbe se avesse studiato almeno il catechismo. Ma lui si ostina a parlare di cose che non sa con noiosa pertinacia e con dissacrante superficialità.

Apuron, ex vescovo di Guam (a destra)
all'incontro del Papa con il Cammino
Sulla questione politica e sociale, della giustizia sociale, Kiko ha le posizioni delle sette protestanti pentecostali e dei testimoni di Geova: il mondo e la politica sono del diavolo, principe di questo mondo, qui vince sempre il demonio, nazismo, comunismo, ateismo. Così certifica la sua ignoranza vergognosa della storia della chiesa e del monumentale e poderoso magistero di Giovanni Paolo II sulla dottrina sociale e di come la Chiesa, sia sempre stata in 2000 anni paladina della giustizia sociale, basti citare Montesinos, De Vitoria, Las Casas, studiosi dello Ius gentium dell’Aquinate e questi vengono prima di Marx. Per non parlare della Rerum Novarum e di tutto ciò che è seguito, fino ad Aldo Moro. Ma questo è arabo per Kiko e i suo catechisti. Caro Kiko, un cattolico è tenuto a scendere in politica e può fare la differenza e ciò è lodevole.

Prepariamoci alla castroneria più grossa del libro che metterei in grassetto. È un po’ come un pilota di formula uno che confonde un rettifilo con un curva, uno che in teologia confonde natura divina con grazia. Il battesimo conferisce la natura divina e due cardinali hanno commentato e presentato ‘ste boiate! Ricordiamoci del gran prefetto di congregazione che attesta che questo è libro di grande ricchezza e sostanza o è più ignorante di Kiko o è in mala fede delle due una. Kiko mostra disprezzo e nausea per la devozione popolare, compresa quella eucaristica, e per il Santo Rosario. Un’accozzaglia di termini Kikiani “catechesi seria”, “Kenosis”, “esperienza di morte ontica”... 40 anni che tutti quelli usciti da questa catena di montaggio parlano con questi termini bizzarri, a parte questo, non è rara nella sua foga la tendenza ad essere pericolosamente ambiguo su argomenti delicatissimi di fede e morale. “Per amarti Dio non ha bisogno che tu sia buono che lasci la tua amante.” Adesso, chi ha studiato 10 anni di filosofia e di teologia ed è “del mestiere”, sa che probabilmente - e speriamo voglia dire - che Dio ci ama per primo con i nostri peccati… Sì, ma detto ai poveri delle favelas, alla gente che non è “del mestiere” potrebbe suonare come: “continua ad andare a letto con la tua concubina, che tanto Dio ti ama così come sei”. Un po’ come il volemose bene e l’ammore che trionfa su tutto che serpeggiano nella Chiesa oggi.

Ovviamente nei suoi sproloqui non esiste la differenza fra peccato mortale o veniale o peccati diversi da quelli sessuali: per Kiko son tutti sessuali e mortali. La terza catechesi è il trionfo del narcisismo e dell’autoreferenzialità: si rivolge ai presenti dicendo che lui è un angelo e che gli farà delle domande e i presenti dovranno rispondere, e si lancia in considerazioni improbabili di teologia trinitaria. A pagina 118, cito testualmente, dice: “La verità di relazione di amore è un dono preternaturale, la verità è la relazione di amore fra le persone trinitarie” (sic!), io ancora ignoro cosa volesse intendere. E sfido chiunque a dare un senso compiuto in italiano. E poi: la verità è una relazione? Ma sa cos’è Veritas e relatio nella Scolastica? Più avanti dice che la “Natura è relazione di amore” quindi la verità è la natura? Phisys=Aletheia? Neanche l’assessore di Zelig si potrebbe esprimere peggio, è un incrocio fra Palmiro Cangini e Cetto Laqualunque. E questo parla a centinaia e centinaia di migliaia di adepti di ogni lingua e cultura in questi termini, e non solo, decide del destino, della vocazione, della vita, di decine di migliaia di catechisti, seminaristi e presbiteri! Ai confini della realtà! Io sono il vostro angelo, Dio vi guarda quando guardate la pornografia e via farneticando.

A pagina 122 arriva l’altra mazzata azzardando un esegesi personalissima del discorso della montagna dove allude alla parvità di materia nel sesto comandamento e, di sua sponte, la estende anche al quinto! Farneticando che se tu detesti una persona sei reo di omicidio! Dimostra di non sapere cosa sono le fonti della moralità! Eppure decide e impone a famiglie e fidanzati dei diktat morali. Ogni tanto insieme ai numeri e alle statistiche tronfiamente ostentati di migliaia di vocazioni, eserciti di presbiteri, si dovrebbero affiancare gli eserciti di persone in psicoterapia, le famiglie spaccate e i fiumi di fuoriusciti che hanno avuto la vita avvelenata dai gerarchi neocat. Dà lezioni di morale e di esegesi a seconda di come si alza la mattina, è sconvolgente!

Giù ancora con l’antropologia Kikiana secondo cui la ricerca del bene e della felicità è un male. Quando sappiamo tutti quelli che hanno l’Aquinate per maestro che è una costante antropologica, naturale, l’uomo tende al bene per natura, ma no, per lui è qualcosa che lo tiranneggia che lo schiavizza: antropologia luterana. Esempi stucchevoli sulle prostitute di Roma, sulle carceri -spot per Pannella - e poi rivolgendosi ai coniugi, lui che non è sposato e non sa cosa sia la teologia, dice: “Lo Spirito Santo ti aiuta a lavare i piatti”. Andiamo avanti nell’estenuante lettura qui Kiko dice dove sarebbe il caso evangelizzare, nelle zone dove c’è forte devozione popolare cioè dove hanno già la fede e nelle zone secolarizzate. Allora ha l’intenzione di sostituire col cammino la devozione popolare? Il Kerygma non è da annunciare a chi ha già la fede, lì devi catechizzare e formare le coscienze, cose che i neokatekikos non sono in grado di fare perché ignoranti.

A pagina 134 altro furto intellettuale: associare alle comunità neocat l’intuizione e il successo del “cortile dei gentili” partorita dal genio profetico di Benedetto XVI per giustificare il loro operare fuori e parallelamente alla parrocchia. Ah! seconda excusatio non petita: “Non vuol dire che vogliamo sostituire le parrocchie”.

Questo libercolo esilarante e tragico ad un tempo si conclude nel peggiore dei modi dando conferma di molte teorie sul cammino. Pagina 135 si intitola nuovi segni per l’uomo moderno. Se il mio tono può essere stato pretestuoso e canzonatorio, qui abbiamo Kiko che afferma determinate cose serie e tristi. Inizia con una bugia colossale, cioè senza il minimo riscontro di fonti attesta che “oggi nel mondo l’uomo ha perso il senso del sacro”: a noi come a chi studia antropologia, risulta l’esatto opposto, noi sappiamo che l’uomo è per natura religioso e aperto al senso del sacro. È aperto al sacro chi cerca Dio, è aperto al sacro chi cerca se stesso o il demonio. Smentisce la posizione kikiana l’allarme di tutti gli esorcisti che dichiarano l’aumento vorticoso di sètte visto l’esponenziale aumento di adepti a massoneria, sette luterane, tdg, sataniche, new age, yoga, reiki... Ognuna di queste con simbologie, riti e obbedienze precise e catalogate. Perché assumere altri simboli da altre realtà?

Secondo lui non si può evangelizzare attraverso simboli religiosi di fede cristiana come una cattedrale, perché i non credenti hanno pregiudizi. È ignominioso, detto da un sedicente artista, disprezzare le cattedrali medievali. Ci vogliono nuovi segni che tocchino l’uomo moderno, dice Kiko, dunque smantelliamo i simboli del cattolicesimo: ecco perché vogliono celebrare al modo loro e mai in chiesa. Dov’è finito lo spirito di cortile dei gentili di cui si fregiava poco fa? Ci adattiamo ai peccatori e ai pagani rinunciando ai nostri simboli per far contenti i lontani. Non sa Kiko che il vero stile del cortile dei gentili è dialogare di fede con l’ausilio della ragione, come la chiesa insegna da 2000 anni. Come lui vuole dialogare smantellando la propria identità cattolica e simboli cattolici si chiama luteranizzazione, oppure sottomissione, che in arabo si pronuncia islam.

La domanda è: quanto hanno influito su Kiko gli studi di liturgia fatti dalla scuola ereticale luterana? L’altare poi è uno e non tre come lui attesta, anzi dice “l’altare è l’eucaristia” (sic). L’eucaristia è un sacramento e non è un altare. Il corpo di Cristo e Dio stesso e non è “divinizzato” come dice lui, da qui si coglie la confusione sulla presenza reale che ha. L’altare è alter Christus nel senso che è Cristo stesso, ed è uno non possono essere tre. L’altare, solo per analogia è croce e trono. Nella tradizione cristiana non esistono che il talamo e l’altare. E l’altare, poi, non è tavola dove si mangia. Né la mensa della famiglia, né il talamo degli sposi è consacrato dal vescovo, e l’altare viene baciato prima di usarlo perché contiene le reliquie dei santi martiri, caro Kiko, solo l’unico altare lo è.

Per concludere:

Onore a padre Zoffoli, teologo silenziato, azzerato e calunniato perché ha criticato il Cammino apertamente senza essere mai confutato da alcun katekikos.


Nota a margine: lo pseudonimo "Bud Spencer" è dovuto alle mazzate (teologicamente parlando) che l'autore, anonimo lettore di questo blog che ci ha inviato l'articolo, ha menato di santa ragione sul delirante libercolo autocelebrativo di Kiko, libro che i neocatecumenali hanno dovuto obbligatoriamente comprare pagandolo più del prezzo di copertina.

domenica 26 agosto 2018

Giappone: la vendetta di Kiko... arriva a sorpresa (o quasi)

Nostra traduzione da un articolo di Riposte Catholique pubblicato lo scorso 22 agosto 2018, evidenziando alcuni punti importanti:
Attrito fra l'arcivescovo di Tokyo e il cardinal Filoni

Mons. Tarcisio Isao Kikuchi, arcivescovo di Tokyo nominato da papa Francesco a ottobre 2017, in un intervento del 15 agosto [2018] si è dichiarato sorpreso per il contenuto di una lettera ricevuta dal cardinal Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, nella quale questi annuncia la costituzione di un seminario sul territorio [dell'arcidiocesi giapponese].

Il cardinal Filoni lo ha informato che la Santa Sede avrebbe approvato la creazione di un seminario Redemptoris Mater «per preparare al sacerdozio i fedeli laici del Cammino Neocatecumenale in vista dell'evangelizzazione dell'Asia».

Il problema è che la lettera del cardinal Filoni dichiara che tale decisione di erigere il seminario sarebbe stata presa in accordo col Romano Pontefice e «dopo aver consultato i vescovi e i sacerdoti [...]» coinvolti nell'evangelizzazione dell'Asia. Ma né l'attuale arcivescovo di Tokyo né il suo predecessore sono stati consultati, tanto meno - a quanto pare - il clero dell'arcidiocesi.

Nel 1990 c'era stata la precedente creazione di un seminario del Cammino Neocatecumenale nella diocesi di Takamatsu. È stato chiuso diciannove anni più tardi a causa dei costi finanziari insopportabili per i fedeli locali.

L'arcivescovo afferma: «È difficile per me capire perché si vada ricreando un seminario in Giappone esclusivamente per il Cammino Neocatecumenale senza aver studiato e riflettuto sulla sua storia». L'arcidiocesi di Tokyo comprende novantamila fedeli su una popolazione di oltre nove milioni di abitanti.


Anzitutto ricordiamo che già a settembre 2017 il cardinal Filoni aveva portato ai vescovi giapponesi una generica lettera del Papa calibrata in modo che tali vescovi pensassero che bisogna imporre il Cammino Neocatecumenale. Evidentemente il piano strategico per riaprire il seminario di Kiko era già in corso da tempo. A quella lettera mons. Kikuchi, all'epoca vescovo di Niigata, aveva già risposto che il Cammino Neocatecumenale crea problemi e divisione.

Nonostante i tentativi filoniani di imporre a forza il neocatecumenalismo, i vescovi giapponesi non hanno cambiato idea sul Cammino. Così, un anno dopo, Filoni annuncia a sorpresa l'apertura del seminario kikiano "con sede principale a Tokyo".
Cliccare a questo [link] per i nostri articoli e traduzioni sul caso Giappone e, a fine pagina, cliccare su "Post più vecchi" per vedere le altre pagine sullo stesso caso.
Alcune considerazioni in ordine sparso:
  • in Giappone non esistono facilitazioni come "l'otto per mille" e simili. Lì la Chiesa cattolica dipende interamente dalle libere offerte dei fedeli - che sono meno dello 0,5% della popolazione (ecco perché le diocesi giapponesi contano pochi battezzati); perciò possiamo dire che l'arcivescovo Kikuchi - che è anche presidente della Caritas giapponese e dell'Asia - capisce benissimo l'entità della questione;
  • i kikos sono espertissimi nel trovare trucchetti e furbate per far pagare ai fedeli cattolici i costi (esorbitanti come sempre) delle iniziative interne del Cammino. Per di più, quando i neocatecumenali (o i loro super amiconi come Filoni) parlano di "evangelizzazione", in realtà stanno parlando non dell'evangelizzazione cattolica ma solo della diffusione del Cammino e della costituzione di nuove comunità del Cammino;
  • la chiusura del seminario di Takamatsu è dovuta anche ai costi esorbitanti addossati ai 5.000 fedeli cattolici di quella diocesi. Ma il motivo principale, esposto da diversi vescovi di Takamatsu e dalla maggioranza assoluta della conferenza episcopale giapponese, oltre che dal clero e dai fedeli locali, è il fatto che i seminari neocatecumenali servono solo al Cammino Neocatecumenale e sono nocivi per tutta la Chiesa;
  • "seminario per l'Asia"? e perché? Ci sono seminari kikiani a Taiwan, nelle Filippine, in Corea, più altri tre in India: a che serve un altro "per l'Asia"?
  • non ci sono motivi pratici per scegliere Tokyo e il Giappone, né geografici, né di presunta necessità di "evangelizzazione": in realtà la scelta è dovuta solo alla sete di vendetta di Kiko, che non ha mai digerito la chiusura del seminario kikiano di Takamatsu. L'imperatore mondiale Kiko dispone di un mappamondo sul quale pianta bandierine per marcare l'espansione del proprio potere, e la sua ira raggiunge vette indicibili quando è costretto a togliere qualche bandierina (come per il Giappone e per Guam);
  • per placare l'ira funesta dell'imperatore mondiale Kiko bisogna fare violenza alla Chiesa, ai vescovi, al clero, ai fedeli, aprendo seminari neocatecumenali laddove non c'entrano niente, non servono a niente, non erano stati chiesti da nessuno se non dai kikos che non possono mandare le loro false vocazioni nei seminari veri perché verrebbero subito scoperte e mandate a casa;
  • l'arcivescovo di Tokyo fa capire bene il problema: se si riflette sull'attività del Cammino e se ne studia la storia (a cominciare da ciò che ha fatto in Giappone), si capisce subito che aprire un seminario neocatecumenale porterà solo danni, divisione, problemi, esattamente come era avvenuto prima tra il 1990 e il 2009 a Takamatsu;
  • nella lettera, Filoni è stato come minimo ambiguo, se non addirittura menzognero, nel parlare di "vescovi e clero" che sarebbero stati "consultati" prima di prendere la decisione. Mons. Kikuchi non è stato consultato ed ha ricevuto la sorpresa direttamente per lettera;
    • immaginate la seguente scenetta: mentre il Papa sta uscendo indaffaratissimo, oppure è in ascensore e si stanno chiudendo le porte, un kikos gli dice a mezza voce (senza neppure essere sicuro di farsi sentire): «beh, poi magari potremmo presentarle l'idea di un nuovo seminario missionario, magari per l'Asia...» Il Papa non risponde neppure (può darsi che nemmeno ci ha fatto caso), il giorno dopo Filoni invia la roboante lettera al vescovo di Tokyo dicendo: «in accordo col Santo Padre abbiamo deciso di aprire un seminario R.M. per evangelizzare l'Asia, e abbiamo già parlato con vescovi e preti coinvolti...» Mettere il Papa e i vescovi davanti al fatto compiuto: tipica strategia neocatecumenale. Per questo ci permettiamo di dubitare che papa Francesco abbia veramente voluto approvare l'istituzione di tale seminario neocatecumenale.

    venerdì 24 agosto 2018

    Vocazioni "del Cammino": infatti appartengono esclusivamente al Cammino...

    “La Chiesa madre di vocazioni” era stato il tema del messaggio del Papa per la 53ma Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni del 17 aprile 2016.
    Ne riportiamo alcuni paragrafi:
    La vocazione nasce nella Chiesa. Fin dal sorgere di una vocazione è necessario un adeguato “senso” della Chiesa. Nessuno è chiamato esclusivamente per una determinata regione, né per un gruppo o movimento ecclesiale, ma per la Chiesa e per il mondo. «Un chiaro segno dell’autenticità di un carisma è la sua ecclesialità, la sua capacità di integrarsi armonicamente nella vita del Popolo santo di Dio per il bene di tutti». Rispondendo alla chiamata di Dio, il giovane vede espandersi il proprio orizzonte ecclesiale, può considerare i molteplici carismi e compiere così un discernimento più obiettivo. La comunità diventa, in questo modo, la casa e la famiglia dove nasce la vocazione. Il candidato contempla grato questa mediazione comunitaria come elemento irrinunciabile per il suo futuro. Impara a conoscere e amare fratelli e sorelle che percorrono cammini diversi dal suo; e questi vincoli rafforzano in tutti la comunione.
    La vocazione cresce nella Chiesa. Durante il processo di formazione, i candidati alle diverse vocazioni hanno bisogno di conoscere sempre meglio la comunità ecclesiale, superando la visione limitata che tutti abbiamo all’inizio. A tale scopo è opportuno fare qualche esperienza apostolica insieme ad altri membri della comunità, per esempio: accanto ad un buon catechista comunicare il messaggio cristiano; sperimentare l’evangelizzazione delle periferie insieme ad una comunità religiosa; scoprire il tesoro della contemplazione condividendo la vita di clausura; conoscere meglio la missione ad gentes a contatto con i missionari; e con i preti diocesani approfondire l’esperienza della pastorale nella parrocchia e nella diocesi. Per quelli che sono già in formazione, la comunità ecclesiale rimane sempre l’ambito educativo fondamentale, verso cui si sente gratitudine.
    La vocazione è sostenuta dalla Chiesa. Dopo l’impegno definitivo, il cammino vocazionale nella Chiesa non finisce, ma continua nella disponibilità al servizio, nella perseveranza, nella formazione permanente. Chi ha consacrato la propria vita al Signore è disposto a servire la Chiesa dove essa ne abbia bisogno. La missione di Paolo e Barnaba è un esempio di questa disponibilità ecclesiale. Inviati in missione dallo Spirito Santo e dalla comunità di Antiochia (cfr At 13,1-4), ritornarono alla stessa comunità e raccontarono quello che il Signore aveva fatto per mezzo loro (cfr At 14,27). I missionari sono accompagnati e sostenuti dalla comunità cristiana, che rimane un riferimento vitale, come la patria visibile che offre sicurezza a quelli che compiono il pellegrinaggio verso la vita eterna.
    Queste affermazioni contraddicono nettamente lo stile e la funzione dei seminari neocatecumenali "Redemptoris Mater".

    Il rettore del Seminario Neocatecumenale R.M. di Medellin
    immortalato con le "opere" di Kiko Argüello

    Infatti le vocazioni neocatecumenali che vengono prodotte nei Seminari Redemptoris Mater:
    • iniziano senza discernimento, con un gesto pubblico durante uno show idolatra (quello delle "alzate" vocazionali davanti a Kiko);
    • proseguono affidate al giudizio di cosiddetti "catechisti" neocatecumenali, pressoché tutti laici, e certamente motivati anzitutto dalle esigenze del Cammino piuttosto che di quelle della Chiesa;
    • seguono esclusivamente l'itinerario e la spiritualità del Cammino (così afferma lo stesso statuto dei seminari R.M.), senza confrontarsi minimamente con gli itinerari e la spiritualità dei seminari diocesani o missionari.
    Seminaristi Neocatecumenali schitarranti
    ballano attorno a una pianta
    (la stanno "evangelizzando"?)
    Riportiamo qui sotto l'esperienza di un novello diacono (ora sacerdote), una delle vantate vocazioni neocatecumenali. Come potrete notare, le "testimonianze" neocatecumenali sono sempre tutte uguali:
    (...) Provengo dal Seminario Diocesano Missionario Redemptoris Mater di Lugano in cui sono stato formato durante dieci anni. Oltre gli studi filosofici e teologici, per tre anni sono stato in missione in Albania, Puglia e Basilicata.
    La mia vocazione è nata nell’ambito del Cammino Neocatecumenale, un cammino di fede frutto del Concilio Vaticano II per la riscoperta del proprio battesimo, di cui fanno parte i miei genitori. Il Signore «mi ha scelto» nel momento in cui interiormente sentivo l’esigenza e l’urgenza di cambiare vita.
    L’educazione cristiana ricevuta fin da piccolo in famiglia, ad esempio attraverso le lodi mattutine della domenica celebrate in famiglia in cui c’era l’occasione per poter parlare liberamente e chiedersi perdono a vicenda, in cui nostro padre ci parlava di Abramo, di Isacco, di come Dio si era manifestato al popolo d’Israele, ma anche nella propria vita. La testimonianza dei miei genitori nei momenti di precarietà economica (solo mio padre lavorava), nella malattia di mio padre, nel momento in cui mia madre doveva affrontare il quinto cesareo, non ha impedito che io mi trovassi a mettere tutto in discussione.
    Non sapevo che cosa fare della mia vita: che senso avesse studiare, lavorare, frequentare una scuola che non mi piaceva. Sebbene fossi il primo di cinque figli interiormente mi son ritrovato ad essere solo.
    La scuola, la famiglia, gli amici, la vita stessa, tutto era diventato insopportabile. In quel preciso momento ho gridato al Signore: «Signore, salvami! Non posso più vivere così, cambiami la vita».
    Mi ritrovai in questo modo ad un incontro vocazionale del Cammino Neocatecumenale, al termine del quale si chiedevano persone disposte a lasciare tutto per partire chi in missione, chi in seminario, chi in monastero. Quella chiamata fatta da quel catechista era la risposta di Dio al mio grido, come se Dio mi dicesse: «Vuoi cambiare vita? Renditi disponibile». La mia vita da allora è cambiata: ho smesso di fare di testa mia e ho imparato ad obbedire per poter essere così felice e realizzato, perché «chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa
    mia, la troverà» (Mt 16,25) (...)
    Ossessione neocatecumenale per gli specchi:
    "Cappella blu" del
    Seminario Neocatecumenale R.M. di Pinerolo

    In sintesi: è un giovane nato nel Cammino, formato nel Cammino a colpi di Lodi Domenicali, entrato in comunità in Cammino, con crisi esistenziale sempre in costanza di Cammino, "alzato" davanti a Kiko, dieci anni di Seminario del Cammino, esclusivamente a contatto con formatori del Cammino, esperienze esterne esclusivamente in "missione" per il Cammino.

    È esattamente la personificazione di come NON dovrebbe essere una vocazione secondo le parole del Papa, perché a questo giovane non è mai stato dato modo di fare un'esperienza di Chiesa al di fuori del Cammino e senza i filtri deformanti del Cammino.

    Se mettiamo  a confronto le parole del Papa citate ad inizio articolo con l'esperienza di questo diacono, ora sacerdote, non possiamo che trarre le conclusioni che seguono.
    • La sua  vocazione NON sorge con un adeguato "senso" della Chiesa, essendo legata a doppio filo ad un gruppo o movimento ecclesiale.
    • Rispondendo alla chiamata di Dio, il giovane NON ha visto espandersi il proprio orizzonte ecclesiale, e NON ha potuto considerare i molteplici carismi e compiere così un discernimento più obiettivo.
    • NON ha imparato a conoscere e amare fratelli e sorelle che percorrono cammini diversi dal suo;
    • nel Seminario Neocatecumenale NON ha avuto modo di conoscere sempre meglio la comunità ecclesiale, superando la propria visione limitata dal Cammino né ha fatto esperienze di vita apostolica e di carità che non fossero le "missioni" del Cammino, con catechisti, famiglie, presbiteri del Cammino;
    • dopo l’impegno definitivo, la disponibilità di questo novello sacerdote al servizio, sarà disposto a servire NON la Chiesa, ma il Cammino,  dove esso ne abbia bisogno: come missionario, sarà accompagnato e sostenuto NON dalla comunità cristiana, come riferimento vitale, come la patria visibile che offre sicurezza a quelli che compiono il pellegrinaggio verso la vita eterna, MA dalla Comunità Neocatecumenale, mantenendo l'obbedienza ai propri catechisti e fondatori.
    Concludiamo che se "un chiaro segno dell’autenticità di un carisma è la sua ecclesialità, la sua capacità di integrarsi armonicamente nella vita del Popolo santo di Dio per il bene di tutti", quelli neocatecumenali sono carismi in grave crisi di autenticità.

    mercoledì 22 agosto 2018

    Obbedienze kikiane estive: "Ovunque andiate in vacanza, cercate per prima cosa la comunità!"

    Siamo ancora ad agosto e io ricordo un'altra delle illogiche "consegne" del cammino. Neanche l'estate è esente. Anche in vacanza, Kiko incombe sui camminanti con la sua presenza e con l'autorità delle sue obbedienze:
    Saletta tipica neocatecumenale.
    "Il cammino non va in vacanza. Dovunque andate, per prima cosa cercate una Parrocchia dove ci sono le comunità per la celebrazione della Parola e per l'Eucarestia. Il demonio non va in vacanza e, se state più di tre giorni senza la Parola, vi distrugge!"
    Si intende, ovviamente, la parola ascoltata in una comunità neocatecumenale. Consegna che più che finalizzata alla loro salute spirituale, appare rivolta a mantenere ininterrotto il controllo sugli adepti. Che bisogno c'è di imporre, per mantenere il rapporto col Signore, le Liturgie neocatecumenali, anche quando uno si trova lontano dalla propria comunità?

    Rettifico quanto detto all'inizio: "illogica consegna"? Forse non tanto! Come del resto tutto quanto Kiko impone nel percorso di iniziazione suo e di Carmen. Tutto è finalizzato e studiato ad arte per la piena realizzazione del progetto di sostituirsi alla Chiesa dei due iniziatori spagnoli.

    Perché tanta premura nel raccomandare, non di non allontanarsi dalla pratica dei Sacramenti, ma di non allontanarsi dal cammino MAI?

    Se colonizzano una Parrocchia,
    così ne trasformano la Chiesa.
    Ricordo bene di non aver sentito una sola volta uscire dalla bocca di Kiko una raccomandazione a privilegiare, ad esempio, la messa quotidiana (cosa mai valorizzata, neanche per e dai presbiteri ordinati nei R.M.) come fonte a cui attingere la grazia di Dio; né a non trascurare la confessione frequente (che, a onor del vero, non è mai oggetto di raccomandazione alcuna da parte dei katechisti in nessun periodo dell'anno; con la logica conseguenza che, ogni anno, alla cosiddetta "Convivenza di inizio corso" si raccolgono le macerie!).
    Nel cammino, con gli anni, diventa prassi diffusa, per la maggior parte dei camminanti, l'accostarsi alla confessione sacramentale (nella forma sminuita che conosciamo) solo e unicamente nelle Penitenziali periodiche del cammino stesso. Poche le eccezioni. Tutto questo, a ben pensare, procura l'enorme vantaggio, a fine estate, di ritrovarsi con i fratelli, per la considerevole dose di fango supplementare ormai incrostata sugli occhi, ben apparecchiati e docili alla predicazione kikiana che verrà seminata in loro, portando di certo molti frutti (peccato che siano frutti marci!) Una preparazione del terreno come si deve, non c'è che dire! Ricordo che molti ripetevano di essere arrivati alla Convivenza di inizio corso ormai allo stremo: non vedevano l'ora di potersi finalmente accostare, per farsi "lavare", agli "inviati" alla loro vita da Kiko stesso e suoi emissari.

    Ma un'attenzione particolare vorrei dedicare all'aspetto che, imponendo di cercare la comunità più vicina al luogo di villeggiatura, Kiko evita il rischio che i fratelli possano regolarmente partecipare, almeno d'estate, alla comune Messa della Domenica nelle Parrocchie. (Cosa ancora più incomprensibile se si considera che nella Lettera di Arinze è espressamente raccomandato, per favorire proprio l'inserimento nelle Parrocchie, che "almeno una domenica al mese le comunità del Cammino Neocatecumenale devono perciò partecipare alla Santa Messa della comunità parrocchiale".) [Nota 1]

    Una delle nostre tante belle Chiese!
    Mai sia che vivano regolarmente, per un certo periodo e almeno durante le ferie, la comunione nel modo ordinario - con l'Ostia consacrata e nel rispetto di tutto quanto previsto dal Messale - e che così, magari, si pongano qualche domanda! Il Cammino Neocatecumenale, per la distribuzione in particolare, è tenuto ad attenersi al Messale Romano, come lo Statuto stesso ribadisce (art.13, nota 49) richiamando espressamente la Lettera del 1° dicembre 2005 che non è stata mai superata o abolita. Da nessuna parte è previsto né consentito il prolungato tener sequestrato il Corpo di Cristo nelle mani dei fratelli, ciascuno seduto al suo posto e nell'attesa dell'invito di chi presiede a consumare tutti simultaneamente. Come tante volte abbiamo ricordato, dal lontano 2005 ormai, è stato imposto al cammino di abbandonare definitivamente - tempo due anni al massimo - il modo di distribuire invalso nelle comunità, per adeguarsi al modo previsto per tutta la Chiesa. Ma, a tutt'oggi, la disobbedienza permane.[Nota 2]
    (Di questo i preti che si prestano alle celebrazioni separate del cammino dovrebbero farsene per primi un serio problema di coscienza. Senza dubbio solo loro i primi responsabili.)
    Chiusi nel ghetto Neocatecumenale, che Kiko con premura preserva da ogni sana influenza ecclesiale, i fratelli continuano, ignari per la gran parte, a vivere la celebrazione blasfema del cammino convinti di seguire II Canone liturgico Cattolico (il Cammino Neocatecumenale: "un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni"…) giustificando quelle che sono le palesi differenze dalle Celebrazioni parrocchiali con quanto Kiko e Carmen sempre hanno ripetuto: ossia, di incarnare il rinnovamento liturgico del Concilio Vaticano II.
    Ora comprendo il perché Carmen diceva sempre: noi siamo un "laboratorio liturgico". Lasciando così intendere la loro vera intenzione, più o meno recondita, che la Chiesa dovrà arrivare alla riforma liturgica all'avanguardia sperimentata nel cammino neocatecumenale e non il Cammino adeguarsi al modo canonico di celebrare nella Chiesa Cattolica, che viene fatto passare come qualcosa di obsoleto, che va superato; uno sterile tornare indietro!

    È palese che, consapevolmente e quindi non senza colpa, i capi responsabili del cammino praticano, senza alcuno scrupolo, la peggiore disobbedienza, perché la uniscono alla menzogna!
    Hanno mentito sulle correzioni, hanno continuato sulla loro strada, spacciandosi, di fatto, per un'"esperienza pilota". Così lo stravolgimento della celebrazione eucaristica permane e con esso le irriverenze e i sacrilegi che si moltiplicano, mentre nessuno se ne dà pensiero.

    Kiko, trattenendo i neocatecumenali nel recinto delle salette, anche nel periodo di vacanza e intimando loro di partecipare alle celebrazioni delle comunità neocatecumenali del luogo,
    li costringe, ogni sabato sera, a celebrare, come sempre, in disobbedienza alla Chiesa e secondo il "modo invalso" che andava da tempo abbandonato e che invece, oramai, si è consolidato nel cammino: tra schiamazzi e battiti di mani, chiasso di chitarre e bonghi, i fratelli tra mille rumori e nessun raccoglimento trattengono nelle mani per lungo tempo il Corpo del Signore per poi consumarlo come fosse un pane comune, tutti insieme e stando seduti intorno ad una mensa imbandita di segni ebraico/kikiani. 
    Anche quando si celebra in una Chiesa, l'Altare è totalmente ignorato, il Tabernacolo inutile!

    Di fatto Kiko impedisce ai fratelli di fare esperienza di una celebrazione eucaristica secondo la tradizione autentica della Chiesa. Non sia mai!

    Potrebbe capitare, per avventura, a qualcuno dei neocatecumeni di trovarsi d'estate in una delle tante Chiesette sparse nei nostri borghi antichi o nei tanti paesi di villeggiatura, dove il Parroco celebri col decoro dovuto la Santa Messa… e si chieda: "Ma che razza di pagliacciate ridicole celebriamo in comunità?"
    Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo,
    qui e in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero,
    e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

    (Ogni volta che San Francesco d’Assisi passava accanto a una chiesa
    si fermava, baciava per terra e recitava questa preghiera)
    Cominci a porsi qualche domanda, il nostro neocatecumeno in vacanza, davanti alla Maestà Divina celata nell'Ostia consacrata che viene innalzata all'adorazione composta dei fedeli e ricevuta con compostezza e in processione. Il nostro amico cominci a riflettere, dopo aver visto affidare con riverenza le Ostie consacrate avanzate e riposte nella Pisside, alla custodia del divino Tabernacolo, come venga trattato invece, nelle celebrazioni neocatecumenali, ogni singolo frammento avanzato del grosso pane consacrato, spezzato, distribuito, consumato intorno alle loro ridicole mense neocatecumenali se messe a confronto degli splendidi Altari delle nostre Chiese! Di questo pane avanzato non si conserva più traccia. Nulla viene custodito e riposto. Nessuna traccia della Presenza Eucaristica perenne in mezzo a noi di Colui che ama farsi chiamare "Divino Prigioniero" per amore, che si offre, dopo essersi offerto sull'Altare, ogni singolo istante, alla Perpetua Adorazione nei Santi Tabernacoli delle nostre Chiese, per sempre fedele alla sua immensa promessa; “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. (Mt. 28,20)

    Concludiamo con un'ultima, per ora, inquietante domanda: Ma se il disegno di colonizzare la Chiesa di Kiko e Carmen continuasse con la conquista delle Parrocchie? Riusciamo ad immaginarne le vere conseguenze? Quale irreversibile scempio subirebbero i nostri millenari luoghi di culto?
    Ma ancora più atroce è lo scempio delle anime di chi a loro si affida, quelle anime che sono il vero Santuario del Culto gradito a Dio e Tempio vivente della Sua Presenza in mezzo agli uomini!




    [Nota 1] 1. La Domenica è il “Dies Domini”, come ha voluto illustrare il Servo di Dio, il Papa Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica sul Giorno del Signore. Perciò il Cammino Neocatecumenale deve entrare in dialogo con il Vescovo diocesano affinché traspaia anche nel contesto delle celebrazioni liturgiche la testimonianza dell’inserimento nella parrocchia delle comunità del Cammino Neocatecumenale. Almeno una domenica al mese le comunità del Cammino Neocatecumenale devono perciò partecipare alla Santa Messa della comunità parrocchiale.

    [Nota 2] 5. Sul modo di ricevere la Santa Comunione, si dà al Cammino Neocatecumenale un tempo di transizione (non più di due anni) per passare dal modo invalso nelle sue comunità di ricevere la Santa Comunione (seduti, uso di una mensa addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione. Ciò significa che il Cammino Neocatecumenale deve camminare verso il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del Sangue di Cristo. [Più chiaro di così!?]

    lunedì 20 agosto 2018

    "VENITE E VEDETE!"

    La Sirenetta firma il contratto-capestro della Strega del mare

    Spesso ci lamentiamo del fatto che il cammino neocatecumenale gioca sul filo dell’ambiguità, ad esempio negli inviti alle "catechesi" generalmente manca il riferimento al cammino neocatecumenale, così come in generale all’inizio del cammino è molto difficile intuire la portata dell’impegno che si sta prendendo aderendovi, perché tutto quello che avverrà dopo è avvolto nel segreto dell’arcano e si inculca il pensiero che meno sai, meglio è, perché più completo è il tuo affidarti a Dio (mah!).
    A onor del vero, però, ci ho pensato e sono giunta alla conclusione che anche volendo non sarebbe molto semplice riuscire a condensare all’inizio delle catechesi tutte le informazioni che sarebbe giusto dare, il dono della sintesi non è proprio del cammino, diciamo, e le cose da sapere sono davvero tante… perciò ho pensato di dare il mio contributo cercando di riassumerle in un ipotetico materiale informativo, un’avvertenza preliminare a tutti coloro che non sanno in cosa si stanno imbattendo, aggiungendo alcune note (anche in piccolo, concediamoglielo) agli slogan tipici che compaiono negli inviti alle catechesi.

    L’invito dovrebbe essere strutturato più o meno così:

    "Vieni alle catechesi per giovani e per adulti"


    Già le immagini scelte per gli inviti
    dovrebbero allarmare
    NOTA: si tratta di circa una decina di incontri, all’inizio apparentemente normali, ma dal terzo, quarto dovreste mettere in conto di poter essere colti a sorpresa con domande esistenziali poste a bruciapelo davanti a tutti, in una modalità in cui qualunque risposta venga data (dalla più banale e scontata alla più originale e anticonformista) verrà puntualmente distorta per sembrare sbagliata, in modo che il "catechista" conservi sempre intatta la sua aura di perfezione e possa dare l’impressione di stare sempre un passo avanti. Aspettatevi anche che da un certo punto in poi si parli di argomenti scabrosi e con espliciti riferimenti a cose che invece dovrebbero rimanere sempre e solo nell’ambito del foro interno e del confessionale. Avvertenza: non pensate in alcun modo di poter controbattere in qualsivoglia maniera a ciò che vi viene insegnato nelle "catechesi" perché lo schema è che in questi incontri non ci deve essere dibattito né contraddittorio, e l’uditorio può parlare solo se interrogato nelle modalità di cui sopra. Avvertenza bis: Al termine di ogni incontro vi si presenterà quello successivo come migliore e assolutamente imperdibile per cui se vi sentite nella condizione di sentirvi combattuti, ovvero in parte attratti da alcuni aspetti di queste “catechesi” ma rimanete perplessi da altri, l’input sarà sempre “prima di formarti un’opinione devi perseverare perché certe cose potrai capirle solo in seguito”.

    Al termine del periodo delle catechesi verrai invitato ad una "CONVIVENZA" che durerà da un venerdì alla domenica successiva

    NOTA: Alla partecipazione alla convivenza verrete invitati con tutte le forze perché vi diranno che le "catechesi" che vi siete sorbiti fin lì non hanno senso se non parteciperete alla convivenza. Inoltre, se farete presente di avere problemi familiari o lavorativi che non vi permettono di partecipare alla convivenza o a parte di essa, verrete indotti a dichiarare che queste difficoltà oggettive sarebbero segnali che il demonio in persona sta agendo per rubarvi qualcosa di prezioso alla vostra vita. Nella convivenza sarà imposto un clima di assoluto distacco rispetto a quello che è la vostra quotidianità perché è necessario rimanere completamente immersi nella situazione che i "catechisti" hanno scelto per voi, senza possibili condizionamenti esterni. Il sabato sera parteciperete a un’eucarestia neocatecumenale, una variante della messa domenicale assolutamente diversa da tutto ciò a cui avete sempre assistito in Chiesa e inoltre sarete messi nella condizione di consumare l’Eucarestia in una modalità non riconosciuta dal Messale Romano. Al termine di questa convivenza, sempre in modalità bruciapelo e davanti a tutti vi verrà chiesto se volete continuare in questa “esperienza” e anche se nessuno avrà spiegato davvero in cosa consisterà l’esperienza sarete portati a dire di “sì”, come statisticamente avviene in questi casi e le poche persone che diranno “no” saranno trattate molto duramente e avvertite che potrebbero pentirsi molto per la brutta strada in cui si stanno mettendo, e per il NO che starebbero dicendo direttamente a Dio.



    Potrai iniziare così il tuo percorso di "riscoperta del battesimo" in una comunità "neocatecumenale"

    NOTA: In termini di tempo l’impegno che state per assumervi consiste in un vincolo a vita, che di norma consta di in un incontro in una sera infrasettimanale e un incontro il sabato sera per l’Eucaristia. A questi impegni standard dovrete aggiungere le preparazioni (in certi periodi dell’anno potranno essere una o due al mese, in altri con i cosiddetti temi lunghi potrebbero diventare un paio a settimana). Per un periodo che varia dai 2 ai 5 anni sarà il tempo della Traditio per cui sarete impegnati tutti i giovedì pomeriggio per andare ad "evangelizzare" (in modalità neocatecumenale) casa per casa in un quartiere a cui verrai assegnato con la tua comunità, se non potrai assolutamente il giovedì, dopo avertelo fatto pesare in tutti i modi possibili e immaginabili («devi “perdere la faccia” con il tuo datore di lavoro») in via del tutto eccezionale vi sarà data la possibilità di recuperare nella giornata di sabato insieme a tutti quegli sfigati che hanno un capo proprio tremendo, che non contempla l’evangelizzazione come assenza giustificata da lavoro una volta a settimana, ma voi ogni tanto dovrete comunque continuare a chiederlo anche se sapete che non è possibile, perché non vi adagiate in questa soluzione comoda del sabato. Inoltre dovrete prevedere le convivenze: una domenica al mese e una l’anno cosiddetta “di riporto” da giovedì sera a domenica dopo pranzo (per eventuali difficoltà oggettive restano le prescrizioni della prima convivenza, così come pure la necessità di isolamento completo dal mondo esterno) nella quale verrete deliziati con le prodezze degli iniziatori. Inoltre a cadenza variabile (da uno a tre anni), è previsto anche un’ulteriore convivenza detta “di passaggio”. La convivenza in questo caso è dal venerdì sera ma non è prevista nessuna possibilità di assenza, qualunque motivo, compreso un familiare ricoverato in ospedale, verrà bollato dai catechisti come atto di disobbedienza grave.
     Attenzione, però: mentre nei primi passaggi (il cosiddetto “primo passaggio” e lo “shemà”) effettivamente l’impegno sarà circoscritto a quel weekend, dal “secondo passaggio” in poi ogni passaggio avrà regole e tempistiche diverse, ma dovrete sempre prevedere una certa assiduità di incontri per un periodo variabile da poche settimane a un paio di mesi a frequenza che può andare ( a seconda delle esigenze dei catechisti, le uniche che potranno essere prese in considerazione per l’organizzazione) da una volta a settimana a tutti i santi giorni della settimana lavorativa, facendo molto tardi la sera, e questo fermo restando l’impegno del sabato. Un discorso a parte merita il tema Pasqua che in termini di tempo vi terrà impegnati le sere del giovedì e venerdì santo, la mattina del sabato santo per preparazione Chiesa/Hotel dove celebrerete la veglia con la vostra comunità con annessa preparazione della parola, e tuuuuutta la notte tra il sabato e la domenica di Pasqua, al termine della quale farete l’agape che consisterà in un pranzo tra le 6 e le 9 di mattina più o meno. Inoltre da un po’ di anni a questa parte vanno stanziate anche le domeniche tra Pasqua e Pentecoste in cui sarete impegnati in attività di evangelizzazione (sulle modalità delle quali stendiamo un velo pietoso). Dalla tappa del Padre Nostro in poi, un incontro al mese va previsto per “i garanti”, ovvero un incontro serale più lungo del solito in un gruppo ristretto di “fratelli” in una casa a rotazione (quindi anche nella tua) al termine della quale ci sarà una sontuosa cena (preparata, quindi, anche da voi). Dal passaggio denominato “prima chiamata all’elezione” in poi si aggiungerà, sempre una volta al mese per tutta la comunità riunita, un’altra cena (denominata “dell’alleanza”), questa non a casa ma nei locali annessi alla parrocchia dove generalmente si svolgono gli incontri, e con la precisa indicazione da parte dei catechisti che sia ancora più sontuosa di quella dei garanti. Dalla cosiddetta “fine del cammino” in poi sarà da mettere in conto anche la “cinquantina” ovvero l’impegno tutte le sere (escluse la domenica e il lunedì) tra Pasqua e Pentecoste a una celebrazione eucaristica con la propria comunità, muniti di veste bianca che deve essere sempre necessariamente pulita e ben stirata.
    Dalla tappa denominata "della preghiera" in poi va previsto un tempo non inferiore ai 45 minuti la mattina prima di uscire di casa per le Lodi mattutine secondo le indicazioni dei catechisti, e dalla tappa di Loreto anche il momento di raccoglimento quotidiano a mezzogiorno per recitare l'Angelus.
    P.s. Questi sono gli impegni per un necatecumenale di livello inferiore, ovviamente nel caso di particolari “carismi” (Cantore, Ostiario o Catechista) gli impegni potrebbero aumentare in maniera consistente.

    Venite e gustate l’amore tra i fratelli

    NOTA: L’amore tra i fratelli consisterà in una comunità di fratelli (dai 20 ai 50) a voi assegnati con cui condividerete molti momenti di condivisione, e se siete tipi riservati non molto propensi a parlare in pubblico delle vostre cose private, in primis croci personali e peccati di ogni ordine e grado con preferenza per quelli sessuali, verrete tacciati di essere preda del “demone muto” e pertanto invitati a liberarvene e a omologarvi al contesto. Stare insieme in comunità comporterà il diritto/dovere alla pratica della “correzione fraterna” che significherà che tutti potranno metter bocca su tutto di tutti, sfogando pubblicamente le proprie arrabbiature e frustrazioni con il plauso dei catechisti che si accaniranno su chi invece rimane troppo distaccato e buonino. La vostra comunità andrà anteposta agli affetti familiari e di ogni tipo, e dovrete dimostrare questa predilizione ad esempio rinunciando per sempre a passare il capodanno o la Pasqua con qualcuno che non sia la comunità, inoltre la vostra comunità sarà sempre la prima a sapere le cose che riguardano voi e la vostra famiglia, prima ancora dei familiari e dello stesso coniuge qualora non fosse anch’egli in comunità con voi. Di norma la comunità dovrebbe rimanere la stessa per tutto il corso del cammino, ovvero vita natural durante, ma potrebbe accadere che per eventi quali trasferimenti, accorpamenti di comunità, retrocessioni, matrimoni, voi vi troviate ad avere a che fare con fratelli diversi da quelli della comunità cosiddetta “di origine”. In questo caso ovviamente tutti gli obblighi previsti passeranno automaticamente a essere rivolti ai nuovi fratelli (esempio: vi sposerete tra una settimana ed è entrata una nuova coppia nella comunità che non avete ancora neanche conosciuto? La coppia andrà invitata anche se magari avete rinunciato a invitare tua zia di primo grado perché non ve lo potete permettere) mentre verrete del tutto cancellati dalle vite dei precedenti fratelli, alcuni dei quali potrebbero iniziare a trattarvi con aria da sufficienza in caso il cambio di comunità sia dovuto a una tua retrocessione o a un periodo di allontanamento dal cammino.


    È tutto gratis!

    NOTA: In via ufficiale, da Statuto, non sarebbe prevista una quota di iscrizione o una tassa sulla partecipazione alle attività del cammino neocatecumenale, tuttavia in qualche occasione potrebbe essere possibile che vi verranno richieste somme di denaro e elargizioni di beni che voi, nella piena libertà, ma consapevoli che “da questo si misura la tua conversione” potrete scegliere di devolvere. A essere precisi per il primo paio di anni si tratterà di partecipare a una colletta mensile per le spese vive della comunità (fiori per le celebrazioni, varie dotazioni previste da Kiko in persona, ecc.), al primo passaggio verrà richiesta una elemosina importante ma libera, ovvero da dare a chi volete, sulla quale dovrete però rendere conto allo shemà; un’altra richiesta di elargizione importante (“Un segno che ti faccia sanguinare il cuore”) verrà ripetuta a coronamento del Secondo passaggio ma tale donazione avverrà in modo pubblico nel corso del cosiddetto “rito del secondo passaggio” nel quale i soldi e i beni raccolti verranno messi tutti insieme in un cesto che i catechisti provvederanno a destinare a ciò che riterranno opportuno. Da quel momento in poi vi verrà richiesta la “decima” ovvero la decima parte di tutti i vostri redditi (decimo dello stipendio, ma anche decimo della liquidazione quando la prenderai, decimo di un’eventuale eredità, decimo di una vincita all’Enalotto,…) da versare mensilmente al responsabile che si occuperà di gestire l’incasso mensile a suo insindacabile giudizio per aiutare i fratelli che glie ne facciano richiesta (che però non possono pretendere nulla, solo chiedere e accettare la decisione del responsabile) e adempiere alle altre indicazioni che potrebbero provenire dai catechisti. A quest’elargizione mensile potrebbero aggiungersi collette straordinarie per non meglio precisate “esigenze di evangelizzazione”, in particolare in occasione della convivenza di riporto e generalmente prima delle ferie estive (praticamente in prossimità di tredicesima o quattordicesima, me ne accorgo proprio ora) e richieste particolari per progetti particolari (come ad esempio costruzioni di seminari, o strutture ad hoc denominati Catecumenium, per le quali a qualche fortunato fratello i catechisti potrebbero chiedere anche di esporsi personalmente con le banche per mutui, ecc, in qualche caso col concreto rischio di finire nei guai ma sarebbe un grande onore). Resta inteso che spese di vitto e alloggio per le convivenze sono a carico di ciascun camminante, come anche le baby sitter per provvedere alla numerosa prole (e si, c’è un tasso di natalità piuttosto alto in comunità e se decidi di entrare in età fertile è bene che tu lo sappia), le cene in grande stile al termine di ogni passaggio, in alcuni casi sobbarcandosi anche il costo per i catechisti con annesse comunità, il costo dei gadget kikiani che si aggiungono tappa dopo tappa sia ad uso personale (ad esempio salteri, veste bianca, corredo per cene dell’alleanza) che ad uso comunitario (leggio, coprileggio, Bibbia deluxe, coppe, piatti d’argento, icone…) oltre che i costosi regali ai catechisti al termine di ogni passaggio, e alcune trasferte particolarmente onerose (molto più che se tu organizzassi autonomamente gli stessi spostamenti negli stessi alberghi, mah…) come la Tappa di Loreto, il pellegrinaggio a Gerusalemme alla fine del cammino e il pellegrinaggio a Gerusalemme 10 anni dopo, denominato “matrimonio spirituale”. Questa proiezione è fatta su un camminante medio ma ovviamente anche qui i costi possono variare (in più o in meno) a seconda del grado di carriera e furbizia di ciascun camminante.


    Quasi dimenticavamo:
    questo è l'uomo che deciderà quasi tutto
    nella tua vita, d'ora in poi...

    NOTA FINALE: In questa previsione non possiamo tenere conto di eventuali modifiche a quelle che finora potremmo definire modalità standard cammino, eventualmente introdotte ad insindacabile giudizio dell’iniziatore Kiko Arguello, notoriamente sempre molto ispirato e attivo e a cui in ogni caso il camminante dovrà obbedienza cieca e gratitudine a vita, né di attività che pur non rientrando nel cammino in senso stretto, potrebbero essere caldamente consigliate dagli stessi catechisti (partecipazioni a pellegrinaggi organizzati da Kiko, imposizione a seconde e terze lune di miele ai coniugi in difficoltà, attività di catechisti nel dopocresima inventato da Kiko Arguello, appoggio al Movimento delle donne cristiane, partecipazione al Family Day, ecc. ecc. ecc.)

    sabato 18 agosto 2018

    «Ipocrisia». Con esempio di dialogo tra un "catechista" e un "signor nessuno"

    "Io so' io, e voi non siete niente"
    diceva Alberto Sordi nei panni del
    "Il Marchese del Grillo"
    Due appunti riguardo alla questione del “figlio malato” che bisogna abbandonare a casa pur di non mancare alla «convivenza»...

    Beh, dipende di chi è figlio. Se è figlio di un "catechista"/responsabile/simpatico ai capi, a quel punto il "catechista" potrà saltare convivenze, celebrazioni, passaggi, tutto. Lui sarà compatito, ascoltato, rincuorato: non ti preoccupare! Poverino! E tanto altro. 
    E ti dico che è giusto così! Perchè viene prima il bene del figlio. 
    Ma la stessa situazione non capita al figlio del signor nessuno che è antipatico o poco ben voluto. Eh! A costui si guarderà tutto! Si calcolerà tutto! La prima assenza, suonano la tromba. Scatta l'allarme.

    Racconto di fantasia:

    Catechista: Ma Come! Hai abbandonato il Cammino? E perchè?
    Risponderà il signor nessuno: ma ho mio figlio malato!
    Catechista: prima il Cammino! Poi il resto! Vedi signor nessuno tu potevi trovare un'altra soluzione, cioè lasciavi tuo figlio ad una badante.
    Sig. nessuno: ma non ho soldi!
    Catechista: eh! Quante volte ti devo dire che l'attaccamento al denaro è un male.
    OK! Il signor nessuno si fa convincere. Per cui pagherà la badante, l'hotel, la decima, l'hotel ai catechisti per sentirsi le catechesi, benzina, vestito bello per il Sabato, hotel ai fratelli che verranno senza dinero, leggìo, coprileggìo, cero pasquale, tappeti, sedie, seminari, dipinti alle pareti, libri, soldi mancanti alle convivenze fatte da dieci anni a questa parte, seminaristi, ecc, ec, ecc.
    Mentre si farà passare la busta cento volte, il catechista/responsabile ogni volta, ad ogni giro, svuotano la busta nascosti, contano i soldi (con distacco, molto distacco), e pensano di falrla passare un'altra volta dicendo; fratelli! un ultimo sforzo! forza! non siamo attaccati al denaro! forza! mancano tot euro!Mentre si dirà ciò, una voce interna inascoltata dirà alle loro coscienze: e il conto in banca che hai? Non puoi prendere i soldi e metterceli tu? Così dimostri di credere a ciò che dici?
    Il signor nessuno si sentirà dentro un impeto di generosità, e dirà: Dio me li ridarà! E metterà una bella somma.
    Poi il giorno dopo, il catechista starà a mangiare al ristorante, e il signor nessuno brodino per quindici giorni.

    Cari tutti, questo è un mio piccolo racconto, forse scritto male, e di fantasia. Ma che vuole risaltare ciò che potrebbe avvenire dentro le convivenze. 
    Qualcuno dirà: ma sei attaccato al denaro! Sei un calunniatore! Chi sei tu per impedire tutto questo?!
    Rispondo: caro bello! Forse sì, forse no! Dipende da cosa si intende. Ma ti dico che ho capito certi meccanismi della vita. Non si tratta di denaro, più di tanto. Si tratta di presa in giro delle persone. Si fanno sermoni, si fanno catechesi, si fanno convivenze. OK! E poi? Ipocrisia a tutto spiano. Si giudica il fratello di mancanze, senza guardare la TRAVE.
    Questo ho capito, questo ho vissuto, questo ho visto: IPOCRISIA.

    (da: Isaia Paolo Geremia)