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domenica 9 luglio 2023

Padri-padroni e madri sforna figli: giovani coppie allo sbaraglio, in missione per rimpolpare le fila del Cammino morente

Manco dal Cammino da un po', grazie a Dio, per cui ricevere informazioni dagli adepti non è più troppo facile e anche io sono piuttosto stufo di sentire costantemente le stesse stupidaggini proferite sempre uguali dai soliti noti.

Ho però a che fare con loro e con le loro famiglie, in diverse parrocchie della città in cui vivo, per vari motivi, fra cui eseguire piccoli lavoretti di riparazione e manutenzione tuttofare; essendo anche figlio di una coppia in vista e ben nota nel mondo neocat, di riffa e di raffa, mi trovo a frequentare le loro case, anche in virtù delle conoscenze comuni, e ad ascoltare certi discorsi.

Triste modello familiare neocatecumenale
Ho notato innanzitutto che le baggianate sul rapporto matrimoniale e sull'educazione dei figli non sono affatto passate di moda: qualcuno qui sul blog sosteneva che il cammino sarebbe cambiato, rispetto ai primordi, ma non è affatto così. Il modello autoritario e patriarcale di famiglia e il rapporto matrimoniale condiviso con i fratelli di comunità sono ancora vivi e vegeti, tutt'ora parte integrante dell'insegnamento kikiano. In diverse famiglie ho potuto annotare con gran dispiacere tutti gli effetti delle storture derivate dalle catechesi dell'eretico luterano Kiko. Giusto un esempio: coppia giovane, sposati da appena 5 anni sono già in attesa del quinto figlio, senza parti gemellari. I primi due sono stati concepiti a 9 mesi e qualche giorno di distanza l'uno dall'altro, nonostante la prima gravidanza fosse stata difficile e il parto doloroso: ciò significa che il concepimento è avvenuto senza lasciare nemmeno un pizzico di riposo alla povera donna. 

In una coppia cattolica sana, dove viga il rispetto reciproco, un marito non dovrebbe mai sfruttare il corpo della moglie in questo modo malsano. Esiste la possibilità di praticare la continenza, in un atteggiamento casto e rispettoso (nell'intimo del rapporto matrimoniale dove neppure la Chiesa si azzarda ad entrare), per consentire alla donna di riprendersi dalla fatica di nove mesi di gravidanza, permettere agli ormoni di equilibrarsi e all'apparato genitale, soprattutto all'utero, di riposare. Questo sarebbe vero amore (un marito che accetta di tenere a bada i propri istinti naturali per affetto), ma nel Cammino si sa l'amore non è praticato e Kiko e Carmen sono ben noti per la loro fissazione (e frustrazione aggiungerei io) per la sessualità e gli atti sessuali, le cui suggestioni utilizzavano anche in tante catechesi.

Questo tipo di atteggiamento somiglia più all'accoppiamento animale che all'amore matrimoniale, e manca del tutto dell'equilibrio necessario, nella santità del sacramento, dell'uno verso l'altra. Una donna che ovviamente non può svolgere altra funzione che quella di stare a casa e badare ai bambini, bambini molto piccoli che hanno parecchie necessità pratiche faticose, tra cui ovviamente essere aiutati a mangiare, essere cambiati, portati al bagno, a scuola e così via. Il tutto avviene essendo incinta, dato che la donna in questione è ininterrottamente incinta dal giorno del matrimonio. 

Il marito è un padre-padrone, più volte mi sono trovato ad assistere a liti furiose con la moglie per questioni risibili (la pasta scotta, la cena in ritardo, la pulizia della casa, il disordine... ) e a metodi educativi che sfociavano spesso nell'abuso dei metodi di correzione (in un'occasione prese la figlia di 4 anni per il braccio sollevandola per affibbiargli uno scapaccione e contemporaneamente le distrusse diverse bambole solo perché le aveva lasciate in disordine). I bambini ovviamente sono iper-responsabilizzati e robotizzati, costretti a svolgere attività per le quali nello sviluppo normale è necessario il sostegno di un adulto che supporta e protegge, ad esempio lavarsi, vestirsi, addormentarsi, già dall'età di due anni.

La famiglia ideale del padre-padrone-catechista neocat

Il tutto, che viene condito dalle solite espressioni monotone sul cammino e sulla fede che risparmio per non danneggiare gli occhi dei lettori, ha il "sapore" della schizofrenia, per essere gentili, per due genitori intrappolati, a mio modo di vedere, in uno schema prefabbricato di famiglia kikiana perfetta, che certamente a breve sarà inviata in missione per conto di Kiko a diffondere il verbo in qualche posto sperduto.

Non si tratta dell'unico caso, naturalmente, la stessa dinamica è declinata in situazioni diverse, tutte accomunate dallo stesso triste denominatore: la fede incrollabile in Kiko e nelle sue deiezioni spacciate per catechesi. 

Noto anche che l'età media dei matrimoni si è drasticamente abbassata. In questo momento il Cammino vive una fase di stallo, nella quale non si vede crescita, ma anzi costante emorragia di fedeli; le comunità che si formano sono composte per lo più da figli di adepti, nella migliore tradizione delle sette e dei gruppi chiusi come i Testimoni di Geova e le coppie allo stesso modo si formano regolarmente tra figli che finiscono per frequentarsi di continuo sin da piccoli (incontri, convivenze, pellegrinaggi). Ancor di più nell'ambito delle missio ad gentes e nei gruppi di famiglie in missione, dove praticamente le famiglie incontrano solo altre famiglie neocatecumenali. 

Inciso: Nell'originale progetto della missio ad gentes, come mi fu riferito da un "altro prelato" kikiano, Kiko non aveva nessuna intenzione di "evangelizzare i lontani" come diceva in pubblico, ma dichiaratamente di riunire più famiglie neocat così che i figli si conoscessero e formassero altre famiglie, in una specie di circolo vizioso autoalimentante.

Coniugi neocatecumenali:
croce l'uno dell'altro
Nella buona parte delle nuove coppie i coniugi non superano i 25 anni. Non parlo per sentito dire: ne conosco diverse e 8 su 10 rispondono a questo criterio. E' sufficiente che l'uomo abbia finito gli studi e abbia un lavoro precario perché i fidanzati vengano sollecitati a sposarsi, avere figli presto per essere poi inviati a rimpolpare le asfittiche missioni in giro per il mondo. Dov'è il discernimento sulla vocazione? Si vedono situazioni abbastanza avvilenti, di donne incinte che cercano di finire gli studi, alla seconda gravidanza, mentre i mariti, molto giovani, devono arrabattarsi per campare una famiglia.

Cari camminanti: unirsi in matrimonio e sfornare figli in questo modo non è cristiano, non è cattolico, non è scritto da nessuna parte nella Scrittura e nel Catechismo, a prescindere da quello che vorranno dirvi i vostri illuminati capi-setta. E' doveroso discernere in profondità la propria vocazione, nei tempi di ciascuno e senza farsi condizionare; è santo rispettare la donna nel matrimonio (gli esempi sono molteplici, a cominciare da San Giuseppe castissimo sposo), e lo scopo del matrimonio non è fare figli a raffica come animali. Il matrimonio è un Sacramento non uno scherzo e donare la vita è un compito sacro, uno dei compiti più alti fra le creature di Dio, così alto da rendere il sacrificio di questo dono (come avviene nella consacrazione dell'Ordine) ancora più prezioso, non dovete obbedire a uno che non si è mai né sposato né consacrato ma ha solo furbamente trovato un sistema per vivere alle spalle dei paganti decima, a scrocco da 60 anni. 

Gli unici responsabili e ministri del sacramento sono gli sposi e davanti a Dio decidono cosa è meglio per loro, non permettete a questi vampiri di togliervi il regalo che vi ha fatto Dio nel giorno in cui vi siete donati l'uno all'altra!

... e soprattutto non prendete questi due ad esempio!

 

giovedì 6 luglio 2023

Madame, figlia del Cammino: "un ambiente difficile"

«Ho frequentato per qualche anno una comunità neocatecumenale: erano belle canzoni, il fondatore è spagnolo e ha riarrangiato tutti i salmi con ritmi latini… Sono dei canti incredibili, voglio sposare qualcuno, stonato, che me li canti mentre vado all’altare».

Hanno fatto il giro di tutte le testate digitali le dichiarazioni che Madame, alias di Francesca Calearo, ventunenne rapper vicentina nota soprattutto per la sua partecipazione a due edizioni del Festival di Sanremo  durante un intervista sul podcast Tintoria, al punto tale da far sbocciare titoli come  «Ma chi ca**o sono i neocatecumenali, e perché  per Madame sono un "ambiente difficile"?»

Riportiamo perciò, sicuri di fare cosa gradita ai nostri lettori neocatecumenali e non, la trascrizione della parte dell'intervista della giovane rapper italiana strettamente attinente proprio alla sua esperienza  del Cammino neocatecumenale.


Intervistatore: «Ci hanno detto che sei in fissa con i canti Neocatecumenali...perchè? Da dove nasce?»

Madame: «Io ho frequentato... diciamo i miei mi hanno portato per qualche anno in comunità neocatecumenale... e c'erano delle belle canzoni. Il fondatore di questa comunità è spagnolo e ha praticamente riarrangiato tutti i salmi con questi ritmi latini... ecco, non immaginarti Julio Iglesias...»

Intervistatore: «Mi sa che ci ha anche un nome buffo questo fondatore» Madame: «Chi? Kiko?» Intervistatore:  «Kiko! Eh, infatti, mi ricordavo un nome... che tu pensi, un profeta "Kiko"..

Madame:  «Cioè, tipo, c'è  questo canto pazzesco... infatti se mai mi sposerò, vorrei che il mio sposo mi cantasse questo "Vieni dal Libano" si chiama, lo canta lo sposo mentre la sposa si avvicina all'altare». Intervistatore: «Ti serve uno sposo che sappia cantare»; Madame: «Io odio i cantanti, più sono stonati più mi eccito»; Intervistatore: «Però puoi trovare un civile, un babbano intonato»; Madame: «Non ha la stessa fragranza... ».

Come il kerigma di Kiko colpisce i giovani

Intervistatore: «I tuoi, perché ti hanno portato? Ne sono parte?» Madame: «Adesso non lo so... penso di no... li avevano invitati a queste catechesi e allora hanno detto: "Beh, proviamo" e hanno portato dentro anche me».

Intervistatore:  «Come ti sei trovata, a parte le canzoni? Le canzoni belle, la catechesi no?»

Madame:  «Mi trovi un po' in difficoltà, perché da una parte ci sono persone che ne fanno parte a cui voglio bene e che non vorrei deludere, dall'altra parte il resto del mondo. E quindi sono un po' tirata da una parte e dall'altra, come l'uomo vitruviano.

Però allora ti direi: le comunità, le sette, sono ambienti difficili, cioè  sono ambienti in cui devi avere una buona consapevolezza di quello che stai facendo in generale, perché  poi ci sono sempre persone che magari sfruttano questo potere che hanno anche per farti del male... anche ingenuamente, volendo fare del bene, ti dicono le cose sbagliate e ti fanno del male. Anche perché, come tutte le cose, sono in mano agli uomini, e gli uomini sbagliano.

Però diciamo che la cosa positiva è che c'è  un forte senso di appartenenza, un forte senso di... son tutti lì, tutti che credono in una stessa cosa... è  forte come situazione. E poi hai sempre gli stessi "fratelli", si chiamano così, gli stessi sono lì, giri - calchi - bevi il vino - mangi il pane - reciti le preghiere - fai le convivenze - fai un sacco di cose divertenti... però  sì, sono scappata.

Soprattutto  a 16, 17 anni ti guardi intorno e ti dici: chi me lo fa fare... se vado fuori mi devo drogare, e poi da lì...

La cosa effettivamente negativa è che tutto quello che c'è al di fuori è  visto come cattivo... ma ca(volo)... fuori il mondo anche se è  cattivo è meraviglioso.»

lunedì 3 luglio 2023

Quando la fede in Dio viene confusa con la fede in Kiko

Gli sposi neocat fanno un "rito"
della "velatio" [sic]
sotto il "tallit" ebraico...
Una "figlia del Cammino" [sic!] ci scrive:
Io sono figlia del cammino di quegli anni. E non sono così. Non mi sento migliore di nessuno, ma affronto la vita in modo totalmente diverso da chi non è in cnc e non ci è mai stato. E ritengo che è vero che la famiglia è il primo luogo di diffusione della fede, prima ancora della parrocchia. Se veramente apri il cuore, il cammino cambia l’anima e lascia che tu veda IL BENE dappertutto . Non chiamerei proselitismo, ma desiderio di condividere e rendere felici anche gli altri.

Io vorrei che tutti potessero essere felici come lo sono io anche di fronte all’esperienza della morte di un giovane padre, che si potesse giudicare meno, amando di più…a me questo lo ha donato la conoscenza di dio NEI MODI IN CUI IL CNC LO INSEGNA!
ci sono nata in cammino. Ho avuto una didascala, ho avuto genitori che mi hanno portato a forza all’eucarestia…. E OGGI LI RINGRAZIO PER I FRUTTI CHE QUESTO HA PRODOTTO!
Commentiamo qui sotto tali affermazioni una per una, anche se i lettori di questo blog hanno già notato che le cosiddette "testimonianze" dei neocatecumenali sono tutte uguali, tutte fatte con lo stesso stampino, tutte a ripetere gli stessi slogan, tutte a commettere gli stessi errori nella stessa confusione.

1. «Sono figlia del Cammino».

Lo dice con orgoglio, come se la Chiesa avesse fallito la sua missione e il Cammino fosse stato il rimedio. Ma questa è esattamente la mentalità neocatecumenale: sentirsi "migliori" della Chiesa, sentirsi "soluzione ai problemi della Chiesa", sentirsi di fatto "la vera Chiesa".

Il pesce puzza dalla testa: è stato Kiko a lamentarsi davanti a Benedetto XVI che "le istituzioni non capiscono di aver bisogno dei carismi", cioè che i vescovi (le istituzioni) non capiscono (cioè sono stupidi, in quanto non neocatecumenali) di aver bisogno dei carismi del Cammino (a cominciare dal "carisma" di pagare le Decime a Kiko, che infatti vuole che le parrocchie diventino "comunità di comunità" di Paganti Decima). La superbia neocatecumenale è strettamente correlata alla superbia degli autonominati "iniziatori" del Cammino.


2. «Sono figlia del Cammino di quegli anni».

Nel contesto si riferisce a quei formidabili anni Ottanta in cui il Cammino inventò il titolo nobiliare di "didàscali", assegnato ai membri della setta incaricati di insegnare ai figli dei neocatecumenali i princìpi generali del kikismo-carmenismo.


3. «Non mi sento migliore di nessuno».

Chi si scusa, si accusa.

Purtroppo il neocatecumenalismo è tutto un sentirsi migliori dei "cristiani della domenica", dei "religiosi naturali", di chi "non capisce il Cammino", di chi visita la "cognata malata" anziché andare alla convivenza di Kiko, eccetera.

Notare come nel presentarsi ha parlato non della sua unione con Dio, ma della sua fedeltà al Cammino.


4. «Affronto la vita in modo totalmente diverso da chi non è in cnc e non ci è mai stato».

Nel Cammino la crescita spirituale personale cede il passo a questa psicologia da quattro soldi riguardo all'affrontare la vita "in modo diverso". Col sottinteso che chi non ha fatto il Cammino affronterà la vita in modo "normale", cioè sbagliato, perché bisogna affrontarla "in modo diverso", cioè neocatecumenale. Superbia tipica degli adepti di Kiko.

Notiamo che anche negli altri movimenti ecclesiali si usano talvolta espressioni come "qui ho imparato ad affrontare la vita in modo diverso", ma solo per dire immediatamente dopo che tale diversità di approccio è consistita nell'affidarsi di più al Signore e alla Sua Chiesa.

Invece i kikolatri parlano della "diversità" solo in termini di "prima, quando ero fuori dal Cammino... ora, invece, nel Cammino...", cioè tutto riguarda il Cammino, il Cammino è sempre al centro della vita dei "camminanti", se proprio si menzionano Dio o la fede è solo per lodare il Cammino. Per loro il Cammino è Dio, ed infatti il pesce puzza dalla testa: è stato Kiko stesso a dire che "Dio è Parola, Liturgia, Comunità", dopo aver detto che "il Cammino è Parola, Liturgia, Comunità".

Cioè Kiko ha detto che il Cammino è Dio. Ed ha anche insinuato che Carmen sarebbe lo Spirito Santo - tant'è che ricordando che fu scacciata dalle suore Misioneras Kiko commentava: "lo Spirito Santo ha lasciato quell'istituto". Per di più, nei dipinti di Kiko, il Redentore è rappresentato con le fattezze di Kiko. Chiaro il messaggio? La Trinità, nel Cammino, non è Padre, Figlio e Spirito Santo, ma è Cammino-Kiko-Carmen.



Figli del Cammino: in piedi davanti al Santissimo,
in ginocchio davanti a Kiko e Carmen

5. «Ritengo che è vero che la famiglia è il primo luogo di diffusione della fede, prima ancora della parrocchia».

Questa è la tipica tattica neocatecumenale del difendersi da accuse che nessuno aveva posto, generalmente col malizioso scopo di far credere che gli interlocutori avrebbero pronunciato scempiaggini.

Qui nessuno ha detto che la parrocchia è più importante della famiglia.

Ma i neocatecumenali considerano la parrocchia uno sbaglio da correggere. Non potendo dire a chiare lettere che vogliono colonizzare le parrocchie e sfrattarne tutti i parrocchiani che non aderiscono al Cammino, adoperano queste acrobazie verbali per fingere che nel Cammino le cose siano viste in modo giusto e che la parrocchia non neocatecumenalizzata vada accusata di tutti i mali del mondo.


6. «Se veramente apri il cuore, il cammino cambia l’anima e lascia che tu veda IL BENE dappertutto».

Questa è un'emerita panzana.

Nel Cammino si viene infatti addestrati a vedere IL MALE dappertutto. Fuori dal Cammino ci "deve" essere solo perdizione, inferno, morte, odio, eccetera. E dentro il Cammino "devono volare le sedie", devi vedere tuo marito o i tuoi figli come "il tuo nemico", "la tua croce", robacce di questo genere.

Se veramente gli apri il cuore, il Cammino ti cambia l'anima in peggio. Ti instilla una mentalità cupa e funerea - ben rispecchiata da quei canti, come l'orrendo Risuscitò che sembra più un lamento funebre da depressi atei che un canto gioioso sulla Resurrezione, o come quei chiassosi canti in tono calante a grattugiata di chitarrella ndrùng-ndrùng-ndrùng, battimani e tamburelli, "cavallo e cavaliereeee!", "la shekinà del Signoreeee", intesi a "far caciara", a simulare "allegria", cioè a non far notare quella mentalità cupa e funerea.


7. «Non chiamerei proselitismo, ma desiderio di condividere e rendere felici anche gli altri».

Purtroppo va chiamato "proselitismo", perché lo scopo della cosiddetta "evangelizzazione" del Cammino è solo quella di procurare nuovi adepti alla setta, che a partire dal famigerato Secondo Scrutinio dovranno pagare la Decima al Cammino, cioè pagare il 10% di tutti i propri incassi, e questa tangente dovranno pagarla vita natural durante ogni mese finché vivranno, senza alcuna rendicontazione, senza alcuna possibilità di influire positivamente sulla destinazione d'uso di quei soldi. (Nel Cammino non puoi donare dei soldi dicendo "vorrei fossero usati per i poveri - per la vita consacrata - ecc.", perché ti chiamerebbero superbo e attaccato a mammona; nel Cammino il tuo compito principale è di «mollare il malloppo»).

Sono più di vent'anni che il Cammino ha smesso di crescere, e la decrescita avanza sempre più tumultuosa: intere famiglie lasciano il Cammino, le comunità vengono soppresse o accorpate, per una comunità che si forma quattro spariscono, e la faccenda delle Decime e delle «scarnificazioni delle coscienze» è diventata nota anche ai non addetti ai lavori.

Al Cammino non interessa farti "condividere" o renderti "felice", altrimenti ti avrebbe facilitato l'accesso agli immensi tesori spirituali della Chiesa - i sacramenti, la dottrina, e anche l'arte sacra, la liturgia tradizionale, vita e scritti dei santi, ecc.

Al Cammino interessa invece farti "condividere ma solo nella comunità", interessa renderti "allegra" - cioè una finzione di felicità mediante caciara, tamburelli, girotondini imbecilli, esibizione di gadget kikizzati. Soprattutto, al Cammino - cioè ai suoi capicosca magna-magna - interessano i tuoi soldi, "devi fare un'offerta che ti faccia sanguinare il cuore", "devi provarti con mammona", "devi farti un tesoro in cielo" mediante versamenti in terra su cui non puoi nemmeno indicare suggerimenti...


8. «Vorrei che tutti potessero essere felici come lo sono io anche di fronte all'esperienza della morte di un giovane padre».

Solo i supercattivi dei fumetti sono felici della morte altrui.

Chiariamo i termini.

La felicità vera è quella che potremo avere solo in paradiso, in totale ed eterna comunione col Signore.

La felicità terrena coincide dunque con la santità.

I momenti di felicità che talvolta viviamo, sono qualcosa di passeggero, sono solo momenti di entusiasmo, di allegria, di "adrenalina a mille".

Davanti alla morte non si è mai felici. Al massimo, si è lieti o sereni, qualora vi siano buone ragioni per esserlo. Quando una persona cara muore, o un innocente muore, per un qualsiasi motivo, noi cattolici possiamo al massimo vivere una letizia, una serenità, qualora il soggetto sia stato ragionevolmente in grazia di Dio. Ma il dolore umano e genuino che proviamo per la scomparsa di un caro o di un innocente non costituisce felicità.

E soprattutto, l'inscenare allegria, il fingersi chiassosi, su di giri, scatenati, sorridenti a forza, è un modo ipocrita di nascondere la propria infelicità e la propria assenza di speranza.

Nei funerali neocatecumenali accade tipicamente di fare il balletto-girotondo attorno alla bara, chiassosi e festanti. È il massimo segno di cupezza e depressione il doversi fingere allegri per compiacere la propria setta. Nostro Signore pianse per la morte di Lazzaro, non fu né "felice" né "allegro" pur avendo il potere di rianimarlo (e infatti lo rianimò e gli ridiede la vita, ma comunque era rimasto commosso - non "allegro", non "felice" - di fronte a quella morte).

Nella setta neocatecumenale, per motivi organizzativi, occorre fingere allegria anche di fronte alla morte. Occorre fare la sceneggiata di quelli "che sembrano felici".


9. «Che si potesse giudicare meno, amando di più…»

Il Cammino ha una vera e propria ossessione riguardo al "giudicare".

Innanzitutto distinguiamo fra il legittimo "formarsi un'opinione" (che può avvenire sulla base di fatti: se vedo una colonna di fumo dietro la montagna, deduco che c'è un fuoco, o un incendio), e il peccaminoso "giudicare temerariamente" (che per definizione avviene non sulla base di fatti ma di pregiudizi, con l'intenzione di infangare almeno la dignità di qualcuno).

L'ossessione del "non giudicare" è stata introdotta nel Cammino perché i cosiddetti "catechisti" - e soprattutto Kiko e Carmen - non si curavano minimamente di "dare l'esempio". Arroganti, iracondi, vendicativi, sempre inutilmente severi e furibondi, sempre avidi e superbi, cinici, sadici (Kiko che minacciava di spedire Pezzi "in missione", Pezzi che suda cubetti di ghiaccio perché non capisce se Kiko sta minacciando o scherzando), hanno dovuto inventare il trucchetto del "non giudicare!" proprio allo scopo di difendere le ipocrisie e le furbate della gerarchia neocatecumenale. (Eh, già: "non giudicate" la ferrovia sotterranea neocatecumenale per i predatori sessuali)

Il "non giudicare" dei neocatecumenali, infatti, significa "non pensare, non usare la ragione, non valutare i fatti!" Ti dicono che è basato sul Vangelo ma proprio il Vangelo ci mostra come il demonio, scegliendo accuratamente dei passi delle Scritture, tentò addirittura Nostro Signore. I capicosca del Cammino fanno proprio come il demonio delle tentazioni del deserto: scelgono accuratamente determinati passi delle Scritture per coprire le loro porcate. "Non giudicare!", tranne quando si tratta dei cosiddetti "faraoni", "giuda", "nemici del Cammino"... prima dicono "amare i propri nemici" e poi infangano coloro che ritengono essere "nemici" del Cammino...


10. «A me questo [il giudicare meno] lo ha donato la conoscenza di dio NEI MODI IN CUI IL CNC LO INSEGNA!»

Ha fatto bene a scrivere "dio" in minuscolo, perché non si tratta dell'unico vero Dio riconosciuto da noi cattolici, ma solo del "dio Kiko".

Nel Cammino esistono solo tre tipi di peccato mortale:
- il non pagare puntualmente la "Decima"
- il non partecipare alle patetiche "Convivenze"
- il "giudicare" (cioè formarsi una legittima e fondata convinzione) riguardo alle malefatte dei VIP del Cammino, e specialmente dei cosiddetti "catechisti" e di Kiko, autodefinitosi «io sono il Vostro Catechista».

Noi cattolici, invece, sappiamo che il peccato mortale è tale per tre condizioni (materia grave, piena avvertenza, deliberato consenso) e riguarda "pensieri, parole, opere e omissioni". Sappiamo anche che l'intelletto e la saggezza sono doni dello Spirito, sono talenti che non possiamo sotterrare, e Nostro Signore infatti ci invita seriamente a usarli: «Che cosa dunque è più facile, dire: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati e cammina?» (cfr. Mt 9,5).

Dunque, dalla testimonianza dell'autoproclamata "figlia del Cammino", dobbiamo dedurre che l'insegnamento del Cammino è sbagliato, perché insegna convinzioni sbagliate su Dio, comanda di «circoncidere la ragione» (cioè di smettere di usarla), confonde il legittimo formarsi convinzioni col giudizio temerario.


11. «Ci sono nata in cammino».

Condoglianze.
Sei comunque ancora in tempo per convertirti alla fede cattolica.

Ti invitiamo però a scoprire che il Cammino non è la Chiesa, non è nemmeno parte della Chiesa, non rappresenta minimamente la missione della Chiesa. Il Cammino è purtroppo una setta idolatrica, autoreferenziale, attaccatissima ai tuoi soldi, e «che di cattolico ha solo la decorazione».


12. «Ho avuto una didascala».

Notare come questa affermazione non spiega, non dà motivazioni. È solo la vanteria di aver avuto nientemenoché... una didàscala. Vanteria che nel Cammino dev'essere importante, sicuramente altisonante, "ehi tu, poveraccio, che non hai mai avuto una didàscala o un didàscalo, perciò la tua fede è di serie B, anzi, dato che non fai il Cammino, dev'essere di serie Zeta!"

"Ho avuto una didàscala". Ebbene? Lo dice neanche fosse "ho avuto un'apparizione mistica riconosciuta dalla Chiesa".

Orbene, nella Chiesa cattolica, tutti i bambini hanno avuto qualcuno in parrocchia che ha insegnato loro la fede. Tornano in mente le catechiste della parrocchia (senza virgolette, perché insegnano il Catechismo, non il kikismo-carmenismo), e la loro faticosa opera. Con tutti i loro possibili limiti, con tutte le critiche che si possono elevare, sono pur sempre quelle persone che hanno volontariamente speso un considerevole numero di ore per insegnare gli elementi essenziali della fede ai bambini, per prepararli alla prima Comunione e magari pure alla Cresima. Senza che nessun "itinerario di iniziazione" glielo comandasse. Ore che Nostro Signore terrà in conto.

E mi tornano in mente anche le catechiste che sono state letteralmente scacciate via, senza neppure un "grazie", dopo decenni di servizio in parrocchia, dopo che hanno - pur nei loro limiti - insegnato ciò che i genitori cattolici avrebbero dovuto insegnare a quei bambini, scacciate perché il parroco si è fatto neocatecumenalizzare (a suon di bustarelle anonime e in contanti, o di ricatti perché qualche kikolatra ha svelato qualche fatterello scandaloso durante una delle confessioni pubbliche del Cammino) consentendo che i kikolatri si appropriassero di tutte le attività e di tutti gli spazi della parrocchia.


13. «Ho avuto genitori che mi hanno portato a forza all’eucarestia… E OGGI LI RINGRAZIO PER I FRUTTI CHE QUESTO HA PRODOTTO!»

Questa è la parte più triste della testimonianza della "figlia del Cammino": l'essere stata obbligata a fare il Cammino.

Obbligata dai suoi genitori, convinto che l'unico modo di onorare Dio sarebbe quello di onorare il triplice vitello d'oro di categoria superiore, cioè il tripode Kiko-Carmen-Cammino.

Portata "a forza" alle celebrazioni del Cammino (quando i neocatecumenali parlano di "eucarestia" intendono le loro celebrazioni, non l'Eucarestia dei cattolici). L'hanno obbligata proprio perché non erano in grado di testimoniarle - o almeno spiegarle - l'importanza della liturgia.

L'hanno portata "a forza" alle celebrazioni kikolatriche anche per farsi notare dai cosiddetti "catechisti", come se volessero dire: ehi, noi siamo ligi ai 613 precetti kikiani, noi abbiamo «mollato il malloppo», noi abbiamo «fatto tanti figli», noi portiamo i figli «a forza» perché noi vogliamo essere kikizzatissimi.

Solitamente chi viene obbligato a partecipare, matura rapidamente un rifiuto - perché riconosce che gli aderenti alla comunità non agiscono liberamente ma sono costretti, chi da un ricatto morale, chi dalla paura di far brutta figura davanti ai cosiddetti "catechisti", chi dai propri parenti e dai propri cari (immaginate una ragazza che è costretta a partecipare altrimenti il fidanzato neocat la lascia), eccetera.


In conclusione... Come sempre, le cosiddette "testimonianze" del Cammino non testimoniano altro che il loro sentirsi superiori - "ehi, io sto nella setta e voi no, voi siete dunque inferiori! io ringrazio i miei genitori che mi hanno obbligato, e sono costretta a fingere di ringraziarli in modo da sembrare una neocatecumenale DOCG, mica come voialtri che siete dei cristiani della domenica faraoni giuda nemici del Cammino".


venerdì 19 maggio 2023

Ansia, disperazione e pensieri suicidi: cosa deve succedere ancora perché i vescovi dicano di no al Cammino neocatecumenale?

Riportiamo un articolo tratto dal blog degli amici statunitensi di "The Neocatechumenal Way in the USA", ringraziandoli, con l'occasione, per l'encomiabile lavoro svolto e per la pubblicazione delle versioni in inglese di alcuni articoli di Osservatorio: all'etichetta American Way sarà  possibile consultare sia gli articoli di Osservatorio nella versione inglese, sia gli articoli del blog statunitense in versione italiana su Osservatorio.


Se si comporta come una setta, parla come una setta.....

Ancora una volta ho incontrato qualcuno che faceva parte del Cammino neocatecumenale e sta sperimentando confusione, disperazione e infine pensieri suicidi. Con il suo consenso, condivido una breve sinossi della sua storia, tralasciando i dettagli per proteggere la sua identità. Anche così facendo, queste vicende all'interno del mondo del Cammino Neocatecumenale sono purtroppo così comuni, da mettere in forse, ai miei occhi, la credibilità di qualsiasi vescovo che affermi di avere una posizione di "non tolleranza" nei confronti degli abusi all'interno della Chiesa. Suppongo che questi vescovi si riferiscano più specificamente agli abusi sessuali: anche se si limitassero a questa fattispecie, mi sento di poter dire che non si sta facendo una seria indagine in proposito.  


"Vengo presto": più che una promessa,
con quel volto, sembra una minaccia!

La giovane donna che ho incontrato mi ha riferito di essere entrata in una comunità neocatecumenale per il semplice fatto che i suoi genitori appartenevano al Cammino, di essere sprofondata sempre più nella disperazione e alla fine, durante il secondo scrutinio, di essere stata ricoverata in ospedale con impulsi suicidi.
I suoi genitori e i catechisti si sono rifiutati di accettare che il suo stato mentale fosse in gran parte dovuto alla visione della vita trasmessale nell'ambito del Cammino Neocatecumenale.

Potrebbe essere facile banalizzare questa breve storia, per esempio dicendo  che aveva già dei problemi mentali, o forse che è lo stato generale dei giovani di oggi. 

La mia esperienza nel Cammino è quella di aver avuto idee suicide mai sperimentate prima, e ho potuto sentire un intero autobus charter pieno di giovani (in tutto 56) diretti alla Giornata Mondiale della Gioventù attestare che anche loro avevano frequenti pensieri di suicidio (tutti giovani del Cammino, molti di loro dalla nascita). 

Sarebbe facile pensare che con i giovani di oggi la depressione sia all'ordine del giorno. Le statistiche post-pandemia mostrano che a febbraio 2023 il suicidio è la seconda causa di morte tra le persone di età compresa tra 15 e 24 anni negli Stati Uniti. Quasi il 20% degli studenti delle scuole superiori riferisce seri pensieri di suicidio e il 9% ha tentato di togliersi la vita, secondo l' Alleanza nazionale sulla malattia mentale . Mentre i tassi di suicidio sono in aumento tra i giovani, i tassi più alti si registrano tra i giovani adulti di età compresa tra 25 e 34 anni. 

Un'altra donna che ho conosciuto si è trovata inavvertitamente a "camminare" senza sapere veramente di essere nel Cammino, perché non le è mai stato detto cosa significasse veramente partecipare alla catechesi.
Lo ha capito dopo aver raggiunto tali abissi di disperazione da iniziare a mettere in discussione la sua fede cattolica, la sua fede in Dio in generale, il suo matrimonio e, in definitiva, lo scopo della sua stessa esistenza. 
Per fortuna, è stata in grado di comprendere in cosa era coinvolta dopo aver visto il logo Neocat e, ricordando ciò che altri le avevano detto sul Cammino Neocatecumenale, è stata in grado di districare il pasticcio contorto che avevano combinato nella sua mente in un breve lasso di tempo.

Il termine "setta" o culto è stato inflazionato e la maggior parte lo associa agli scenari peggiori come i Branch Davidians, i Mormoni Fondamentalisti o il Tempio del Popolo/Jonestown. 
Un Neocat si affretterà a dire che non sono in alcun modo una setta o un culto (a loro non piace nemmeno il termine movimento poiché ciò implicherebbe che sono qualcosa di nuovo all'interno del cattolicesimo e non la Chiesa cattolica "originale" come affermano di essere). 
Il Neocat citerà come prova che sono stati "approvati" da più vescovi e persino dagli ultimi tre papi (puoi leggere di più in proposito qui, qui e qui). The Thoughtful Catholic fa una grande analisi degli aspetti cultuali del Cammino (vedi la pagina principale qui, in particolare sotto il sottotitolo "Setta o culto?"), e potete leggere un articolo del 1997 del cardinale Schönborn (ironia della sorte, lui stesso un grande patrono del Cammino) sulle sette nella Chiesa qui.

A livello relazionale, tuttavia, ecco le mie esperienze e osservazioni utilizzando una lista di controllo adattata sviluppata dal Dott. Michael D. Langone, Ph.D., direttore esecutivo dell'International Cultic Studies Association. 


  • Il tuo gruppo mostra un attaccamento incondizionato nei confronti del suo leader, vivo o morto?

Durante la Giornata Mondiale della Gioventù nel 2016, ad esempio, l'attenzione alla Messa papale del Santo Padre è stata di gran lunga messa in secondo piano rispetto all'incontro al termine del raduno con Kiko Argüello. Dei due eventi della Giornata Mondiale della Gioventù a cui abbiamo effettivamente partecipato con altri giovani di tutto il mondo, siamo arrivati ​​in estremo ritardo siamo rimasti ai margini dell'evento.(Leggi qui per saperne di più sull'umile culto di Kiko). 

Con l'età di Kiko e a causa dei molti passi falsi negli ultimi tempi, tuttavia, le comunità sembrano prendere le distanze da un Kiko ormai senile

Tuttavia, dopo la sua morte, c'è stata una grande spinta per ottenere la canonizzazione di Carmen, che ancora adesso è riconosciuta come "Serva di Dio". (Leggi qui per sapere perché è una prospettiva terribile.)


  • I dubbi e le domande vengono scoraggiati o puniti?  

Assolutamente sì.

Quando ho iniziato il Cammino, prima ancora di sapere di essere nel Cammino, stavo semplicemente partecipando sulla fiducia nel mio pastore, padre Felix Medina , e nell'allora catechista p. Giuseppe Fedele (curiosamente ormai irrintracciabile). 

Tutte le domande che avevamo ci avevano detto avrebbero avuto risposta a suo tempo.  Siamo stati continuamente tenuti all'oscuro, eravamo solo "pecore stupide" e ci è stato detto di seguirli.

Se qualcuno osava insistere per ottenere ulteriori informazioni, veniva sminuito di fronte alla comunità: "il Signore ha una parola per te e tu vuoi tornare dalla babysitter!" “Il Signore vuole avere un incontro con te e tu e per te il tuo lavoro viene prima del Signore!”

Si trattava solo di domande su quando la funzione, già passate le 23, poteva finire, o quanto tempo dovevamo aspettare per conciliare gli impegni di lavoro  con una “convivenza” del fine settimana. Si può immaginare come siano gli scrutini su domande meno banali! 


  • Le tecniche che alterano la mente come la meditazione, il canto, il parlare in lingue e la privazione del sonno o il lavoro eccessivo vengono utilizzate in modo prevalente (e, inconsapevolmente o meno, spesso servono a sopprimere i dubbi sul gruppo e sulla sua leadership)?

Durante i ritiri, le convivenze, gli incontri generali riguardanti la Lettera di Avvento di Kiko, la Lettera di Quaresima, la Giornata Mondiale della Gioventù; le lunghe ore, seduti e ascoltando gli stessi mantra di come siamo merda, ma Dio ci ama nelle nostre ferite, tradimenti, ecc.; fino a notte fonda o nelle prime ore del mattino con i canti del Cammmino intensamente ripetitivi, batter di mani e ritmi con i bonghi che mi fanno rabbrividire quando li sento oggi. 

C'è poco o nessuno spazio per il silenzio all'interno del Cammino; la meditazione tranquilla sarebbe occupata da qualche catechista narcisista che continua a urlare su come siamo semplicemente dei buoni a nulla.


  • La leadership detta come i membri dovrebbero pensare, agire e sentire? Come dovrebbero vestirsi, dove dovrebbero vivere e chi dovrebbero sposare?

Siamo stati fortemente incoraggiati a stare solo con quelli delle comunità. 

Il giudizio è ENORME. A qualsiasi domanda o lamentela si rispondeva con "perché stai giudicando?!" solo per scoprire alla convivenza che eravamo incoraggiati a esprimere le nostre lamentele e, essenzialmente, a giudicare. Ricordo che, quando nessuno aveva davvero qualcosa di brutto da dire, ci dicevano che eravamo finti, che indossavamo le nostre mascherine, era come se i catechisti volessero che ci ferissimo a vicenda. 


  • Il gruppo sente di avere una missione speciale per la salvezza dell'umanità? Vedono il loro leader come un essere speciale, un simbolo? 

 “Sei stato scelto, il Signore ti ha chiamato qui per incontrarlo. Per essere sale e luce”. Se te ne vai... beh, sei Giuda.

  • Il gruppo ha una mentalità "noi contro loro"?

 Quando sei in comunità, fai parte “del club”. Letteralmente, nei ritiri che coinvolgono la parrocchia,  stilavano le liste contrassegnando le persone  “già in comunità”

Ci è stato detto di tenerci le cose per noi perché quelli che non camminavano non avrebbero capito - "quelli" ovviamente erano gli altri cattolici della nostra parrocchia. 

Il favoritismo da parte del parroco Neocat era notevole quando eri "dentro" rispetto a quando eri "fuori". Ho iniziato lentamente a vedere i parrocchiani di lunga data che si offrivano volontari o lavoravano per la parrocchia sostituiti con neocatecumenali che vedevi raramente alla "normale" messa o funzione della chiesa.


  • La leadership induce sentimenti di vergogna o di colpa per influenzare o controllare i membri?  

Spesso questo viene fatto attraverso la pressione dei propri pari e sottili forme di persuasione. 

Le "confessioni pubbliche", fatte faccia a faccia con un prete ma con la musica che suona, o durante uno scrutinio affinché tutti possano ascoltarle - il Cammino insiste per conoscere qualunque vergogna tu abbia. Diranno che è per  aiutarti, per "sbucciare la cipolla", per così dire, ma non c'è assoluzione.  Sarà usato contro di te, se non al servizio del Cammino, per etichettarti come pazzo quando oserai andartene. 


  • Il gruppo richiede ai membri di tagliare i legami con la famiglia e gli amici o di modificare radicalmente gli obiettivi personali e le attività che i membri avevano prima dell'adesione? 

Il Cammino occuperà così tanto del tuo tempo che i rapporti con gli amici e la famiglia al di fuori di essa ne risentiranno . Ho giustificato il tempo dedicato al Cammino pensando che stavo lavorando alla mia crescita spirituale, il tutto trascurando la mia famiglia e i miei amici. Diamine, quei catechisti con famiglie numerose e bambini piccoli, quante volte, quante ore stanno seduti a fare la catechesi, lasciando i bambini piccoli a casa, a volte lontani?


  • Il gruppo è preoccupato di portare nuovi membri e/o fare soldi? 

Le catechesi si rivolgono a una porzione presente ed attiva dei fedeli cattolici . La loro "missione" è quella di convertire i cattolici al Cammino. 

Una volta ho chiesto perché si continua a fare le catechesi nella chiesa, non evangelizzando chi non ha chiesa, mi è stato detto che si entra in comunità su invito, e presto la catechesi avrebbe coinvolto chi è al di fuori della Chiesa... questa era una bugia - la catechesi continua ancora oggi nella mia ex parrocchia rivolta ai cattolici che frequentano regolarmente.  
Il  sacco della spazzatura (perché il denaro è spazzatura e male, ma a quanto pare importante e necessario) passava più volte, senza che chiarissero quanto servisse per coprire le spese o quanto fosse stato fino allora raccolto - mai. Ho chiesto al nostro parroco come queste raccolte potrebbe essere rendicontate e sono stato sgridato: mi è stato detto che le comunità danno più di qualsiasi parrocchiano. "Come mai? Dov'è riportata questa "raccolta" negli Statuti?" Nessuna risposta. 


  • Temi le conseguenze per te stesso o per gli altri se lasci, o addirittura  solo pensi di lasciare, il gruppo?  

Molte persone, come me, sono entrate in Cammino per vivere in modo più profondo il senso di appartenenza alla parrocchia.  Trascorri così tanto tempo insieme a queste altre persone, che alla fine non riesci ad andartene . Quando qualcuno smetteva di presentarsi doveva essere contattato. Sono stato trattato come un lebbroso, mi è stato detto che ero debole e non potevo farcela, e poi  dopo che me ne sono andato e mi è capitato di vederli alle normali funzioni della chiesa hanno distolto lo sguardo come se non mi avessero mai conosciuto.
La Chiesa cattolica che conosco e con cui sono cresciuto incoraggia invece l'apertura e la capacità di porre domande, e mi insegna che la mia famiglia dovrebbe essere trattata come una "piccola Chiesa" e che i miei doveri di genitore sono il compito più importante che Dio mi ha dato. 

Coloro che sono in Cammino sembrano condividere questi sentimenti; tuttavia, se non presenziavo ad una funzione comunitaria come l'Eucaristia per partecipare alla Messa con la mia famiglia, oppure assistevo alla partita di mio figlio invece della Liturgia della Parola con la mia comunità, stavo facendo della mia famiglia il mio idolo, secondo loro. 

 
In conclusione: fino a che punto bisognerà giungere perché i vescovi comincino ad opporsi a tutto questo?

domenica 5 marzo 2023

Dal blog di Denver: confessioni pubbliche inappropriate di adolescenti

 

"Nonna, che bocca grande che hai..."
Ci ha scritto dall'isola di  Guam Charlie White, l'autore del blog "The thoughtful Catholic" , di cui vi abbiamo proposto vari articoli dedicati alla tematica neocatecumenale, segnalandoci due blog curati da cattolici di Denver, Colorado (USA).
Denver, ci ricorda Charlie, è un "hub" del cammino neocatecumenale negli Stati Uniti, come Newark, nel New Jersey.
 
Come redazione di Osservatorio plaudiamo a questa iniziativa già avviata da tempo e linkiamo i due siti nella colonna sinistra della pagina di Osservatorio (visibile anche da  smartphone se lo si consulta in versione Desktop), per proporne la lettura ai nostri visitatori abituali e occasionali.
Ricordiamo che se si accede ai link con browser Chrome o altri browser abilitati è possibile averne la traduzione automatica in italiano.

Di seguito gli indirizzi dei due blog di Denver: 
 

Abbiamo iniziato a leggere gli interessanti articoli dei blog (si tratta infatti di due piattaforme diverse, che offrono al momento gli stessi contenuti) e vogliamo presentare, in traduzione, una scioccante testimonianza di confessioni pubbliche.
 
Sappiamo infatti che i neocatecumenali spingono i propri componenti - e non solo, nel ruolo di catechisti e animatori parrocchiali anche i parrocchiani, soprattutto i giovani - a confessare in pubblico i propri fatti privati (anche tramite specifici questionari) che generalmente dovrebbero essere rivelati solo al sacerdote nel segreto del confessionale.
 
Le confessioni pubbliche di cui si tratta in questo articolo sono però particolarmente odiose per la delicatezza  dei fatti esposti (vedi ad esempio un caso della parrocchia del Poetto a Cagliari che a suo tempo ha creato scalpore) e per l'età dei giovani protagonisti, oltre ad essere scandaloso il comportamento del sacerdote che le ha richieste con particolare insistenza - nel corso di una Messa e senza la presenza dei genitori dei minori -, del parroco e di un altro sacerdote (o presbitero) di una parrocchia, purtroppo, pesantemente  neocatecumenalizzata.
Il parroco in particolare l'abbiamo già conosciuto per i disastri provocati nelle parrocchie di San Giacomo e della Regina della Pace.
 
Apprezziamo in particolare il comportamento dell'autore della testimonianza e della moglie, che non si sono lasciati intimidire e hanno affrontato i presbiteri - purtroppo fanatici "kikos" apparentemente senza speranza di riabilitazione - denunciando l'accaduto all'ufficio per gli abusi sessuali della diocesi, ed anche la chiarezza con cui inquadrano l'accaduto con i giusti termini: si tratta di vero e proprio adescamento o, se non altro, di una porta aperta ad altre manovre adescatorie future di eventuali altri soggetti, appartenenti o meno al Cammino Neocatecumenale, ai danni di minori.
 
La diocesi sembra non aver preso molti provvedimenti in proposito, oltre al provvidenzialmente concomitante trasferimento del sacerdote che pressava i giovani per ottenerne inopportune confessioni; bisogna considerare infatti che molto probabilmente gli adolescenti erano "figli del Cammino" e che i loro genitori, abituati a certe forzature del foro interno, non abbiano fatto una piega, anzi: avranno dato man forte alle ragioni di presbiteri e catechisti prestando volentieri l'intimità dei propri figli allo "stupro" pubblico nella Casa del Signore.
 
Se però molti più  cattolici consapevoli ricorressero ai centri anti abuso (a proposito: voi li avete visti nella vostra diocesi?) il vento  comincerebbe a spirare in senso contrario alle brutte abitudini dei kikos, almeno nelle chiese se non nel chiuso delle salette.

Bambini coinvolti nelle 100 piazze neocatecumenali

Una storia personale : Nel febbraio di quest'anno, ero a Messa con la mia famiglia quando una ragazza di 15 anni è stata invitata a dare la sua "testimonianza" dopo l'omelia del sacerdote. Sebbene apparentemente fosse una testimonianza del potere salvifico di Dio nella sua vita, questa giovane ragazza ha confessato l'abitudine (si spera presumibilmente passata) della masturbazione. I suoi genitori non erano presenti, e quando tornò - sola - al suo posto, appariva ansiosa e preoccupata, come se fosse in grave difficoltà.

Un evento quasi identico si era verificato nel giugno precedente, con un ragazzo di 13 anni. In quel caso, il ragazzo era seduto - anche nel suo caso, solo - proprio dall'altra parte della corsia rispetto alla mia famiglia, quindi ho osservato molto più da vicino quanto fosse visibilmente scosso dalla propria esperienza. 

Nelle nostre rispettive professioni, io e mia moglie abbiamo lavorato entrambi a lungo con i giovani e siamo abituati a identificare segnali di paura o preoccupazione che indicano un inequivocabile disagio. Entrambi questi ragazzi hanno mostrato alcuni di questi segni.

Anche se a distanza di otto mesi, era sempre lo stesso sacerdote a celebrare la Messa corredata dalle testimonianze dei due adolescenti. In entrambi i casi lui li ha spronati insistemente - durante la Messa - perché trovassero il coraggio di raccontare le loro storie. 

Dopo il secondo episodio, l'ho affrontato dopo la Messa, chiedendogli se fosse a conoscenza del fatto che istruire i minori a fare dichiarazioni pubbliche del genere potrebbe facilmente essere considerato un comportamento abusante. In seguito, ho segnalato entrambi gli incidenti, e questo prete, all'ufficio per gli abusi sessuali della mia diocesi.

La notizia è arrivata al parroco e sono stato chiamato nel suo ufficio per offrire la mia versione della storia, poiché era tenuto a presentare il proprio rapporto sull'accaduto. Quello che non mi aspettavo era di essere messo sotto accusa. Sia il parroco che un altro prete hanno contestato la mia versione dei fatti, definendola infondata e diffamatoria - "Dio l'ha liberata da questo peccato, e tu ce la stai rigettando dentro!

Dicevano che se solo avessi saputo quanto spesso sentono i ragazzini parlarne tra di loro, o quanto spesso lo accusano in confessionale, avrei capito che non è poi un argomento tabù. Hanno riso alla sola ipotesi che tale testimonianza fosse inappropriata e ne hanno chiesto il motivo.  Secondo loro, osavo presumere di saperne più di San Paolo stesso, che ha confessato ai suoi fedeli le proprie lotte contro il peccato. 

Ho lasciato con rabbia quell'ufficio e non sono più tornato in quella parrocchia. Per quanto riguarda il mio rapporto fatto alla diocesi, presumibilmente (anche se non l'ho mai sentito ufficialmente) i sacerdoti Neocat hanno ricevuto una "bacchettata sulle mani" e sono stati incoraggiati a far "sottolineare maggiormente la misericordia di Dio" nelle loro testimonianze. Ma certo non una parola sulla cessazione immediata delle confessioni pubbliche inappropriate dei minori. E solo il Signore sa a cosa possono essere sottoposti quei due ragazzini (e altri) a porte chiuse!

A proposito: e il prete che ho affrontato e nominato nella mia denuncia ufficiale? Da qualche mese,sta "continuando gli studi" in un'altra diocesi a 1700 miglia di distanza. Ma sono sicuro che la cosa sia del tutto estranea ai fatti in questione...

Infine, racconto l'esperienza di un'amica ed ex neocatecumenale, che ha partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù 2016 in Polonia con il figlio di 12 anni. 

Mentre era lì, ricorda un discorso tenuto da  un sacerdote neocatecumenale con atti omosessuali descritti in modo esplicito - per fortuna non udito da suo figlio che in quel momento stava dormendo, anche se altre persone giovani e impressionabili certamente l'avevano sentito. 

Come le disse in seguito suo figlio, tuttavia, fu durante quello stesso viaggio che venne a sapere per la prima volta di altri comportamenti sessuali devianti, proprio dai suoi giovani compagni di viaggio.

Un'ossessione per il sesso. I dettagli più spaventosi dei tuoi peccati più depravati, rivelati a nudo non davanti al tuo confessore privato, ma tra i membri della tua comunità, e anche occasionalmente  agli inconsapevoli partecipanti alla messa domenicale. Confessioni senza veli e spesso esplicite, in diverse occasioni, di adulterio, fornicazione , masturbazione, pornografia e persino aborto.

Il Cammino desensibilizza i suoi membri, anche quelli più giovani e vulnerabili, al peccato sessuale. "È normale. Lo fanno tutti. Dio alla fine ti perdona e ti salva, quindi di cosa devi vergognarti?" 

QUESTO. È. ADESCAMENTO.

Quando rimuovi del tutto lo stigma sociale dagli atti sessuali depravati, stai abbattendo i meccanismi di allarme e le barriere di difesa che sono del tutto naturali e assolutamente necessarie ai ragazzi contro coloro che vorrebbero far loro del male. 

Anche se nessuno dei tre sacerdoti della mia ex parrocchia avesse mai messo le mani su un bambino, stavano implicitamente rendendo più facile a qualche malintenzionato il poterlo fare in seguito.

La definizione di "groomer" (cioè di adescatore) più votata da Urban Dictionary è: "qualcuno che costruisce una relazione di fiducia e connessione emotiva con un bambino o un giovane in modo da poter manipolarlo, sfruttarlo e abusarne".
Se consideriamo che non tutti gli abusi devono necessariamente essere sessuali, e non tutte le vittime sono necessariamente bambini, allora diventa ancora più chiaro: 

L'INTERO SISTEMA DEL CAMMINO È COSTRUITO PER ADESCATORI E ABUSATORI. 

Nessuno crea problemi di dipendenza e lavaggio del cervello come Kiko, Carmen e il Cammino. E nessuno manipola, sfrutta e abusa come Kiko, Carmen e il Cammino.

Il Cammino Neocatecumenale non si preoccupa degli abusi sui bambini. Si tratta, come affermato da JungleWatch , di una "organizzazione clandestina all'interno della Chiesa per trasferire, proteggere, ospitare oppure tenere sotto controllo, i chierici problematici". 

Ma come illustrano i casi della famiglia di Catanzaro e la mia esperienza sopra riportata, non è nemmeno necessario che si tratti di clero. Chiunque sia assetato di potere e abbastanza malato da entrare nel sistema può partecipare, apparentemente a proprio piacimento.
L'adescamento, l'abuso, l'occultamento nascosto e spudorato, le tattiche DARVO (acronimo che nasce dalle parole “Deny, Attack, Reverse Victim and Offender” - denigrare, attaccare e poi arrivare a far credere alla vittima di essere il carnefice), la progressiva normalizzazione, l'indifferenza, i compensi, i giochi di potere e quanto di sordido tutto ciò comporta ... Tutto questo deve finire!

 (da: The American Way)

giovedì 29 dicembre 2022

Lo straziante cammino per sfuggire al Cammino

"Mentre tua madre ti porta alla convivenza iniziale..."
Vogliamo riproporre due interventi tratti dallo spazio commenti del nostro blog relativi ai problemi relazionali fra genitori e figli; essi sono provocati, nelle famiglie di aderenti al Cammino, da una visione coercitiva e obbligante della frequenza degli appuntamenti della comunità neocatecumenale e da una sostanziale difficoltà, da parte dei genitori, di dialogare in modo aperto soprattutto su argomenti di fede e, da parte dei figli, di difficoltà nel poter esprimere e veder accolte le proprie opinioni a causa di un atteggiamento dirigistico, autoritario ed opprimente della famiglia e della comunità.


  • "Ai quali è stato detto che bastava fare il cammino". Questa frase concentra tutta l'ignoranza su qualsiasi fronte delle persone poste a guida delle comunità, sacerdoti neocat in testa, con grandissimo menefreghismo di buona parte della Chiesa.
Si fa fatica a vedere la maternità della Chiesa, te lo assicuro. È una lotta feroce e senza nome. I figli del cammino sono le reali vittime sacrificali di questa folle idolatria satanica.
Si fa fatica a vedere una giustizia in questo. Un giorno un sacerdote mi ha detto "Ricorda la strage degli innocenti al tempo di Erode". Forse nell'economia della salvezza tutto questo avrà anche un senso, e forse il vero atto di fede per una come me, con la vita devastata da due genitori neocat ottusi ed esaltati, totalmente indifferenti ai figli perché altrimenti li distolgono dal CNC e letteralmente "sbolognati qua e là", oggi come ieri, è semplicemente questo: credere nonostante e al di là di tutto, sapendo che ognuno prima o poi dovrà rispondere. Poi però rimane la vita quotidiana e i drammi che il CNC ha causato e causa, e l'indifferenza con cui la Chiesa lo lascia stuprare la vita delle persone sinceramente fa salire parecchia rabbia.
(da: Autore della Lettera)


  • Posso solo immaginare la sofferenza che ti ha causato crescere con due genitori ottusi seguaci del Cammino. 
Soprattutto penso che ci si senta deprivati della propria infanzia, dei propri spazi. sempre col Cammino di mezzo. E il sabato sera sempre all'eucarestia con gli occhi che ti si chiudono per la stanchezza, ma devi stare sveglio e magari anche rispondere al didascalo che ti interroga, e la domenica mattina le lodi obbligate, e poi convivenze, passaggi, cento piazze, ecc. ecc. Ho cominciato a capire "dal vivo" come il Cammino entra a gamba tesa nella famiglia, Avanti con i miei figli piccoli... Con mia moglie ci siamo resi conto che ci stava mangiando la vita, che tutto ormai ruotava attorno al Cammino. Volevamo incontrare qualcuno, no, c'era la convivenza; una cena con i colleghi, no, c'era la preparazione. Per ogni piccolo impegno o svago extra Cammino era sempre una corsa a ostacoli ... E anche per i figli il tempo era sempre poco... . Quando ho appena cominciato a pensare che potevo avere il sabato sera libero, e anche gli altri giorni, non mi sembrava nemmeno vero,! È stato come uscire da una lunga prigionia. 
(da: Porto)
 
Di seguito, a conferma del fatto che le difficoltà familiari nell'ambito del Cammmino, sono un problema rilevante, a tal punto  da aver attirato l'attenzione delle reti Anti-Sette e dei media, traduciamo un articolo del sito cadenaser.com segnalato dal blog spagnolo Cruxsancta.
 

Lo straziante cammino per sfuggire alle organizzazioni ultrareligiose: "Se ci dicevano che dovevamo andare in comunità, non potevamo dire di no. Tante volte ci hanno obbligato con la forza"
In Spagna si stima che circa 100.000 persone appartengano a gruppi cattolici o conservatori come il Cammino Neocatecumenale.

"E se non siete oppressi,
vi ci faremo diventare!"
Mi sono sempre sentito obbligato a fare il Cammino Neocatecumenale, a casa mia non c'era altra scelta”, racconta José González, un ragazzo di 25 anni che vive ad Almería. Nella sua famiglia sono in 14, i suoi due genitori e 12 figli. Tutti i figli sono appartenuti per un certo punto della loro vita al Cammino Neocatecumenale, meglio conosciuto come Kikos, ma vi è rimasto solo chi ha continuato a vivere con i genitori. 

In Spagna si stima che circa 100.000 persone appartengano a gruppi ultracattolici o ultraconservatori. José è stato in Cammino per più di 8 anni e, dopo aver detto ai suoi genitori che non voleva continuare, è dovuto andare a vivere all'estero. Molti dei membri di queste organizzazioni sono figli di famiglie di aderenti e non hanno mai avuto la libertà di decidere autonomamente se appartenere o meno a quella comunità cattolica. Una situazione che sta diventando sempre più comune e che fa sì che molti di loro vengano  espulsi dalle loro case e dalle loro famiglie.

La maggior parte dei membri di queste organizzazioni entra tramite il passaparola. I genitori di José avevano 25 anni quando un cugino della famiglia li fece entrare nel Cammino. "Da quando ho memoria, vado a Messa con i miei genitori e appartengo a questa comunità", ricorda José. Il presidente della Rete Settaria di Prevenzione, Juantxo Domínguez , afferma che “molte volte, in modo molto subdolo e controllante, approfittano di quando i ragazzi sono minorenni per agganciarli. Il  Cammino Neocatecumenale è un'organizzazione che agisce in modo molto coercitivo”.

Formazione dei giovani:
balletto scatenato davanti
alla basilica del Presepe
"Molte volte ci hanno obbligato con la forza"

Anche la famiglia di Pablo Herrera apparteneva alla stessa comunità cattolica. I suoi genitori si sono uniti ai Kikos quando avevano 33 anni e, come i genitori di José, li hanno conosciuti tramite un parente. 
"Dovevamo essere obbedienti ai nostri genitori e se ci dicevano che dovevamo andare, beh, non potevamo dire di no. Molte volte ci obbligavano con la forza". 
Queste organizzazioni cattoliche agiscono liberamente all'interno del cattolicesimo e non ci sono quasi dati ufficiali su di esse. 
Domínguez afferma che il problema principale che non permette di controllare queste organizzazioni è la mancanza di leggi ad hoc in Spagna: "Non sono mai state introdotte strategie preventive e informative  su questi gruppi settari".
La routine di José con la sua famiglia era sempre la stessa: tutte le sere si riunivano in soggiorno per pregare e nei fine settimana dovevano partecipare alla messa comunitaria. Le normali abitudini per i ragazzi di 13 anni il sabato o la domenica, come andare al parco o il compleanno di un compagno di scuola, erano una realtà irraggiungibile per José: "Quando ero piccolo non potevo mai incontrare i miei compagni di scuola, la mia vita si è basata solo sullo stare con persone della comunità".

A quell'età i figli dei già membri della comunità iniziano la catechesi e diventano ufficialmente membri del cammino. In quel momento José iniziò una doppia vita. "Dentro casa ero una persona che pregava, che andava a Messa e che andava in Cammino tutti i giorni, ma quando uscivo dalla porta ero un'altra persona. Andavo con i miei amici e mi divertivo. Solo così potevo essere me stesso" confessa. Il presidente de La Rete Anti-Sette avverte che questi gruppi "limitano la libertà delle persone e le loro relazioni personali. Se sei all'interno del gruppo hai una certa libertà sempre sotto controllo, ma se sei fuori dal gruppo vieni considerato niente o nessuno", dice.

Liturgia domestica neocatecumenale in Corea: i bambini portano la statuetta di Gesù nel presepe con canto di Kiko , chitarra e tamburello.
Notare la Madonna di Kiko e santacarmen in posizione d'onore

 

"Mi sono reso conto che, se non volevo frequentare il Cammino, dovevo uscire di casa"

Sia José che Pablo ammettono di essere stati in Cammino per anni per paura della reazione dei loro genitori, finché alla fine non hanno detto loro cosa pensavano. Nel caso di José, i suoi genitori non gli hanno lasciato scelta: finché viveva sotto il loro tetto, non poteva uscire dal Cammino. 

Mi hanno detto che i miei fratellini avrebbero potuto seguire i miei passi, che dovevo stare attento a come mi comportavo, perché  avrebbero potuto imitare il mio comportamento. Allora ho compreso che, se non volevo andare in comunità, dovevo andarmene da casa mia."
Pablo, al contrario, ha deciso di non parlare con i suoi genitori e ha costretto i membri del Cammino a buttarlo fuori. 
"Quando finisci la catechesi, c'è un ultimo passaggio finale in cui devi impegnarti a dare ai poveri ciò che hai di più prezioso. Ho visto come la gente donava la macchina, i gioielli... qualunque cosa. Quando è arrivato il mio turno ho rifiutato di farlo e mi hanno espulso", dice. 

Pablo è riuscito a lasciare Los Kikos e quindi la sua casa. I suoi genitori non accettavano che se ne fosse andato né la sua condizione sessuale. "I miei genitori non accettavano che fossi omosessuale, pensavano che dietro la mia condizione sessuale ci fosse il diavolo", dice.

Attualmente José ha recuperato il rapporto con i suoi genitori, anche se non vive ancora con loro. Pablo invece vive a Madrid e attraverso un blog aiuta altre persone che vogliono uscire dal Cammino e non ci sono ancora riuscite. "Lasciare la comunità e lasciare la mia casa, iniziare la mia vita, è stata la decisione migliore che potessi prendere. È qualcosa di cui non mi sono mai pentito", ammette.

domenica 20 novembre 2022

Pellegrini nei "sacri luoghi" di Kiko e Carmen

PELLEGRINAGGIO  in "Enciclopedia Italiana" (dal lat. peregrinatio "viaggio in terra straniera"; fr. pèlerinage; sp. peregrinación; ted. Pilgrimschaft, Wallfahrt; ingl. pilgrimage).


Il pellegrinaggio è una pratica devozionale che consiste nel recarsi collettivamente o individualmente a un santuario o a un luogo comunque sacro e quivi compiere speciali atti di religione, sia a scopo di pietà sia a scopo votivo o penitenziale. La pratica del pellegrinaggio, sotto entrambe le forme, si trova in tutte le religioni perché è naturale che l'uomo visiti i luoghi santificati dalla presenza della divinità o dalle reliquie di un defunto insigne, eroe o santo, irradiando da essi più immediata e più efficace la virtù divina.

 

Pellegrinaggio cattolico

Pellegrinaggio  neocatecumenale

PELLEGRINAGGIO nel neo-linguaggio neocatecumenale (da non confondersi con il pellegrinaggio dei bigotti e inconvertiti cristianucci della domenica a Lourdes, Fatima o altri luoghi di devozione cattolica).

Il pellegrinaggio è una pratica devozionale neocatecumenale che consiste nel recarsi collettivamente o individualmente a un santuario o a un luogo comunque sacro a Kiko e Carmen e quivi compiere speciali atti di religione neocatecumenale, sia a scopo di pietà sia a scopo votivo o penitenziale,  a scopo economico- finanziario e di glorificazione del Cammino. La pratica del pellegrinaggio, sotto entrambe le forme, si trova in tutte le religioni ma non era importante, anzi , era un devozionismo inutile e superstizioso dei cattolici bigotti finché  non lo ha scoperto e sdoganato Kiko Argüello  perché è naturale che l'uomo visiti i luoghi santificati dalla presenza della divinità o dalle reliquie di un defunto insigne, eroe o santo, irradiando da essi più immediata e più efficace la virtù divina, in particolare se la santa è  la defunta Carmen e ancor più  santo è  l'ancora non defunto Kiko.


Leggiamo ora (e commentiamo) il resoconto di uno di uno di questi pellegrinaggi neocatecumenali dal titolo "Sui passi di Carmen e Kiko, riempiti della Sua grazia"

Lo scorso 25 agosto noi giovani di Poggiomarino, coordinati dal Centro Neocatecumenale di Salerno, siamo partiti per un pellegrinaggio in Spagna che ci ha dato modo di toccare con mano le meraviglie che il Signore ha fatto e continua a fare ogni giorno nella nostra vita.

Sono stati sei giorni molti intensi durante i quali il Signore ha parlato ad ognuno di noi attraverso la Sua parola (probabilmente con gli scrutini sui bus e l'apertura a caso della Bibbia) e ci ha donato l’opportunità di conoscere persone nuove, con le quali abbiamo legato come se ci conoscessimo già da tempo (persone nuove, cioè  neocatecumenali come loro che fanno le stesse cose che fanno loro, quindi è logico che sembri di conoscersi da sempre).

In questo pellegrinaggio abbiamo ripercorso il cammino vocazionale di Carmen Hernández, co-fondatrice insieme a Kiko Argüello del Cammino Neocatecumenale: siamo stati a Ólvega, suo paese natale e dove ha ricevuto il battesimo, a Tudela dove ha ricevuto la cresima e la sua prima chiamata vocazionale (quindi, come dicevamo, il cosiddetto pellegrinaggio riguarda la cofondatrice del Cammino neocatecumenale, non un santuario o altra meta religiosa).

Abbiamo potuto visitare e toccare con mano i luoghi dove, per opera dello Spirito Santo, è nato il Cammino Neocatecumenale (frase riportata in grassetto nell'articolo originale. Per opera dello Spirito Santo? Poveri giovani, il Cammino per loro è un vero e proprio messia...)

La "mistica" cameretta di Kiko
Siamo stati alla casa di Kiko a Madrid – oggi centro neocatecumenale diocesano –, dove l’8 dicembre 1959 ha accolto l’ispirazione della Vergine Maria – “Bisogna fare comunità cristiane come la Santa Famiglia di Nazareth, che vivano in umiltà, semplicità e lode e nelle quali l’altro è Cristo” – che lo ha portato successivamente, nel 1964, a fondare la prima comunità neocatecumenale nelle baracche di Palomeras Altas a Madrid. (Diciamo che tra l'ispirazione e la messa in atto sono passati  degli anni... per poi creare qualcosa che la Vergine Maria -se vogliamo dar credito alla supposta visione- non aveva richiesto, visto che il mandato era quello di creare piccoli gruppi che vivessero insieme in letizia come una famiglia, mentre Kiko e Carmen hanno creato grossi gruppi che non vivono assieme come una famiglia e che devono ancora imparare, con un percorso trentennale che comincia con il fango e la discesa nel peccato più fondo, cosa sia lode e letizia).

Abbiamo visitato importanti luoghi sacri spagnoli: il monastero della Concezione a Ágreda, il castello di San Francesco Saverio, la Basilica di Nostra Signora del Pilar a Saragozza (Visitati perché luoghi sacri a Carmen, probabilmente).
Siamo stati poi a Barbastro, in una chiesa che custodisce le spoglie dei 51 martiri claretiani uccisi durante la Guerra Civile spagnola; abbiamo visitato la cattedrale di Madrid, dove Kiko ha dipinto la corona misterica e dove è custodita la prima icona della Madonna del Cammino dipinta da Kiko nel 1973 (Non poteva mancare l'omaggio all'unica produzione artistica valida nella Chiesa odierna, quella di Kiko Argüello.. )

Giovani del Cammino
sull'orlo di una crisi di nervi


Abbiamo, poi, visitato la chiesa di Fuentes, luogo della prima convivenza con gli zingari e della prima Pasqua (la chiesetta di Fuentes è stata acquisita proprio per questo scopo, per essere luogo di pellegrinaggio alla riscoperta delle "radici" del Cammino); a Segovia, invece, siamo stati sulla tomba di san Giovanni della Croce.

Infine abbiamo pregato sulla tomba di Carmen al seminario “Redemptoris Mater” di Madrid (probabilmente ai giovani viene indicato, invece di pregare per Carmen, come sarebbe giusto ed indicato, di chiedere un miracolo a Carmen, da comunicare poi fra le migliaia di grazie che Kiko e Pezzi hanno sollecitato per poter far decollare la causa di beatificazione dell'impresentabile Hernández).

Il pellegrinaggio si è concluso con la celebrazione dell’Eucaristia in una parrocchia di Madrid, nella quale, come da tradizione del Cammino Neocatecumenale, ci sono state le chiamate vocazionali (ormai è divenuta una tradizione approfittare della buona predisposizione e dell'idealismo dei giovani per chiedere vocazioni per il Cammino).
Ringraziamo il Signore per questa opportunità che ci ha donato, per questi giorni in cui ha toccato il cuore di ognuno di noi. Gli siamo grati perché dopo il pellegrinaggio siamo tornati a casa rinnovati nello spirito e pieni della Sua grazia (dalle visite fatte, sono stati solo confermati nel Cammino neocatecumenale e convinti della sua origine soprannaturale e delle sue magnifiche sorti progressive).


Uno dei principali motivi
per cui i neocatecumenali fanno i pellegrinaggi...