sabato 1 agosto 2026

È la gerarchia conciliare ad aver consentito lo sfascio neocatecumenalizio

È grazie a quella "falla" che il Cammino ha
potuto attecchire e crescere (e far danni)

Siamo nel 2026 e la setta neocatecumenale continua a pascere (sebbene di tragicomico declino da più di vent'anni), mentre nessuna delle ingiustizie perpetrate dai suoi capicosca ha incontrato non dico giustizia, ma almeno l'attenzione da parte dei pastori della Chiesa. E il motivo fondamentale è che mentre si usa il pugno di ferro contro i cosiddetti "tradizionalisti", si fa finta di niente verso coloro che (come il Cammino) devastano la liturgia, inquinano la fede, calpestano la dignità di coloro che chiedevano solo un "itinerario" per crescere nella fede.

Tutto ciò è dovuto alla crisi nella Chiesa, una crisi di fede esplosa contestualmente al Concilio Vaticano II e che in diverse forme colpisce anzitutto il clero e la gerarchia.

Il Cammino Neocatecumenale, pur imbottito di rimproveri pontifici, continua coi suoi scandali, col suo calpestare la dignità dei fratelli delle comunità, col suo inquinamento della fede e della liturgia, perché i pastori della Chiesa sembrano ossessionati dal dover "applicare il Concilio" (in realtà un'interpretazione di comodo del Concilio, altrimenti il Cammino sarebbe stato annientato già da molti decenni) e dunque chi fa danni ma si spaccia per "frutto del Concilio" viene lasciato in pace, mentre chi getta luce sulle storture di chi "applica il Concilio" viene considerato un nemico da colpire con la massima severità.

Immaginate che alcuni passeggeri dell'autobus (quelli che non hanno il naso nel cellulare a guardare i tiktok), vedendo sbandate pericolose, sorpassi azzardati, precedenze non date, semafori ignorati, porte aperte in marcia, comincino a lamentarsi sommessamente dell'autista. E subito vengono rimbrottati dal bigliettaio e magari pure da altri passeggeri: come osate criticare il Papa? come osate criticare atti di magistero? voialtri non avete nemmeno la patente D col CQC! sta guidando esattamente come stabilito dal Concilio degli Autisti e dal Cammino degli Autoferrotranvieri, chissenefrega che fino alla settimana scorsa si rispettavano le norme della circolazione!

Ci si perdonino le ovvietà ma è tuttora in corso la pandemia di fintotontismo da parte del crescente popolo di cercatori di pelo nell'uovo.

Nostro Signore comandò a Pietro «pasci i miei agnelli... pasci le mie pecorelle» (cfr. Gv 21,15-17). È dovere di Pietro (e dunque dei suoi successori e, per estensione, di tutta la gerarchia ecclesiale di tutti i tempi) "pascere", cioè somministrare buon nutrimento spirituale ad agnelli e pecorelle e proteggerli dai veleni e dai lupi (e dai mercenari).

Pietro fu pure severamente ammonito: «e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli» (cfr. Lc 22,32). Pietro e i suoi successori - e la gerarchia di tutti i tempi - hanno sempre da ravvedersi. Infatti la condizione per cui Pietro fu scelto è «mi ami tu?» (cfr. ibid.), e dopotutto i Dodici furono scelti perché «stessero con Lui» (cfr. Mc 3,14).

Il Papa e la gerarchia, dunque, sono non solo chiamati a santificarsi (come tutti i battezzati) ma anche a "pascere" (e le due cose sono strettamente connesse): che ne sarà di pastori che non hanno adeguatamente compiuto la loro divina missione? Forse che il fuoco della geenna non li riguarda?

In ginocchio davanti a Kiko
(sì, sì, lo spiegone è "ma dietro c'era il vescovo"...
...e allora perché l'idolo Kiko si piazza lì?)
Lo Spirito assisterà la Chiesa fino alla fine dei tempi. Ma tale assistenza può anche concretarsi con un Paolo che «a viso aperto» si oppone a Pietro perché quest'ultimo «aveva evidentemente torto» (cfr. Gal 2,11). Non risultano lamentele per quel rimprovero di Paolo a Pietro, così come nessuno osò criticare Caterina da Siena per aver rimproverato e accusato Gregorio XI.

È chiaro che può talvolta darsi il caso che i pastori della Chiesa mettano da parte la prudenza e diventino i principali responsabili della resistenza che incontrano. Paolo ebbe da resistere a Pietro «a viso aperto» perché era Pietro ad avere «evidentemente torto». E non risulta che Pietro perseverasse nell'errore. Perciò sottolineiamolo di nuovo, a beneficio dei distrattoni: non è detto che la resistenza all'autorità sia sempre automaticamente fatta di criticoni e pelandroni (ed eretici e scismatici). Può davvero darsi il caso che un pastore abbia da "ravvedersi", e che se non lo fa non riesce a compiere la propria missione.

Chi esercita l'autorità deve essere autorevole, non autoritario (oltre che essere «sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare...», cfr. 1Tm 3,2ss): agnelli e pecorelle non sono robot da programmare, l'autorità di pascere il gregge non dà diritto a insultare o scalciare gli agnelli e le pecorelle, ancor meno a tollerare (o addirittura somministrar loro) cibo spirituale insipido o velenoso.

Semplificando, la differenza sostanziale fra autorità ed autoritarismo è che nel secondo caso è "unidirezionale": il capo che ti comanda senza tener conto della tua situazione, o senza tener conto delle circostanze, o senza tener conto degli effetti nel breve e nel lungo termine... Sì, comprendiamo benissimo che può darsi il caso che un padre non abbia avuto tempo per i figli, può darsi il caso che sorga qualche equivoco, può darsi il caso di un figlio ingrato o ansioso: ma in condizioni normali, non di emergenza, il padre è tenuto a tener presente le difficoltà e i limiti di coloro da cui si aspetta ubbidienza. Altrimenti il padre stesso mina la propria autorità facendola degradare in autoritarismo, con tutte le conseguenze - anche lontane - che ciò comporta.

Promemoria sulla crisi attuale: Gregorio XI ebbe l'umiltà di riconoscere gli argomenti di Caterina da Siena e di risponderle, mentra Bergoglio si è guardato bene dal rispondere alla correzione filiale e il Prevost ancora non sembra trovare il tempo per dare un po' di indispensabile risistemata...

Il santino di sankiko:
"tu credi che mi canonizzeranno?"
Dopo oltre sessant'anni di discorsi su come recepire il Concilio Vaticano II, come applicarlo, come esservi fedeli... ancora non è mai stato chiarito perché tutte quelle novità "conciliari"  sarebbero cibo spirituale talmente buono da dover mandare in soffitta tutto ciò che c'era prima del Concilio. A cominciare dalla liturgia. Chiedo ai finti tonti di saper distinguere fra ciò che viene auspicato ("che questa liturgia vada incontro ai tempi che cambiano", e bla bla bla) e ciò che invece chiunque può verificare (la sagra degli abusi, delle "personalizzazioni" e modificazioni, del teatrino di bambinate e sfilate di moda, delle banalizzazioni, dell'annacquamento dei significati, addirittura del "censurare" espressioni bibliche di cosiddetta "teologia negativa" nel timore che diano fastidio ai fedeli...).

Recentemente mons. Schneider aveva proposto a papa Leone XIV di promulgare una "Costituzione Apostolica" per liberalizzare definitivamente la liturgia "tridentina". Primo effetto: tantissimi cattolici cascano dalle nuvole e scoprono che un motu proprio è un documento di livello inferiore ad una Costituzione Apostolica, e quindi negabile dal successivo anti-motu-proprio.

Secondo e più importante effetto: tanti cattolici cascano dalle nuvole perché ancora non si rendono conto che mons. Schneider non sembra conoscere la Costituzione Apostolica Quo Primum Tempore in cui il 14 luglio 1570 san Pio V liberalizzò definitivamente la liturgia "tridentina" garantendo in perpetuo il diritto di celebrarla. Ci sfugge, sinceramente, il motivo per cui dovremmo umilmente implorare Leone XIV per riavere almeno un po' di ciò che Pio V ci aveva già dato e garantito in perpetuo (e Pio V specificò pure che «se qualcuno avrà l'audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo»).

Il motivo "giuridico" per una tale richiesta a Leone XIV è nel dare per scontato che il vietare la liturgia tridentina (da Paolo VI in poi) sarebbe stato lecito. Cioè che la Costituzione Apostolica di san Pio V sarebbe stata legittimamente abolita "non si sa come". E con ciò stesso si accetta implicitamente che l'ipotetica Costituzione Apostolica di Leone XIV sarà legittimamente cancellabile in futuro.

"Prima comunione" neocatecumenale:
tristissimo "cosplay" seduti in una saletta
con chitarrelle bonghetti tappeti
e altri parafernalia kikolatrici
Se ai "piani alti" va così a scatafascio, come abbiamo potuto illuderci che il denunciare gli abusi liturgici neocatecumenali alle autorità ecclesiastiche potesse avere un qualche positivo effetto? Se non fosse stato per le «decisioni del Santo Padre» Benedetto XVI del 1° dicembre 2005, i kikolatri starebbero ancora a celebrare senza Gloria, Orate, Credo. E però, a dispetto di quelle «decisioni», i kikolatri continuano a celebrare la carnevalata della "comunione seduti" (pur proibita dalle "decisioni"), per non parlare delle vere e proprie omelie laicali. E il bello è che le "decisioni" in questione non fanno altro che riepilogare documenti già promulgati per tutta la Chiesa (e addirittura sono documenti non accusabili certo di "tradizionalismo").

Se dunque neppure Benedetto XVI è riuscito a scalfire il "muro di gomma" kikolatrico, se neppure i vescovi hanno preso severe decisioni (salvo qualche caso purtroppo isolato) contro le malversazioni neocatecumenali, contro i cosiddetti "catechisti" del Cammino che calpestavano la vita e la dignità dei fratelli delle comunità, come abbiamo potuto illuderci che il denunciare lo sfascio del Cammino alle autorità della Chiesa potesse avere qualche risultato positivo? Abbiamo ostinatamente voluto fidarci della gerarchia ecclesiastica, sperando che la "crisi" riguardasse altri preti, altri vescovi, altri papi.

In sintesi: lo sfascio neocatecumenalizio è stato possibile solo perché i pastori conciliari hanno meno premura verso il gregge che il Signore aveva loro affidato.

I pastori conciliari, mentre spazzavano via tanto buon cibo spirituale (come ad esempio la liturgia "tridentina") hanno acconsentito allo sfascio liturgico (non punendo abbastanza severamente gli abusi liturgici, come ad esempio quelli neocatecumenali).

I pastori conciliari, mentre mandavano in soffitta catechismi tradizionali, rituali tradizionali, ecc., non hanno agito con sufficiente severità verso chi inquinava la dottrina e la fede (come ad esempio il Cammino).

E un atto formalmente scismatico - quello dell'ordinarsi dei vescovi senza mandato pontificio - è stato condannato con la massima severità quando si trattava di "tradizionalisti", ma è stato ignorato (e addirittura rattoppato post factum) quando si è trattato del "Partito comunista cinese". E un vescovo pedofilo neocatecumenale è stato punito solo perché lo scandalo è arrivato sui giornali internazionali (infatti i primi tempi inviarono il vescovo Hon Tai Fai a Guam illudendosi che con un po' di prediche sdolcinate tutti sarebbero tornati tranquillamente a casa - e invece lo scandalo si allargò perché il Cammino era intento in tante altre pastoie, non solo nella protezione dei propri pedofili).

Concludendo: è stata la gerarchia conciliare ad aver consentito lo sfascio neocatecumenalizio, proprio perché per affermare il Concilio aveva consentito altri sfasci liturgici e dottrinali. Una falla nella barca non basta ridurla, va proprio tappata, perché altrimenti si ingrandirà ugualmente. Anche e soprattutto nella barca di Pietro.