venerdì 29 luglio 2022

Inviti di Inizio Corso (o SALDI di fine stagione?)

Lettera di invito alle Convivenze di Inizio Corso 2022 - 2023

Carissimi Fratelli,

anche quest'anno il Signore ci chiama ad un appuntamento per aprire il nuovo anno di evangelizzazione e di vita delle Comunità Neocatecumenali della nostra Diocesi.

Di fronte a tutti i problemi che ci stanno accompagnando in questo tempo: pandemia, guerra, crisi economica, eccetera, il Signore prepara un nuovo anno che sarà, come dice il salmo "una mensa in faccia a nostri nemici, perché io  possa abitare nella casa del mio Dio per molti anni" (Sl 23, 5-6).

Questo appuntamento non può essere trascurato o sottovalutato se vogliamo iniziare il nuovo anno nella volontà del Signore, rafforzati dal suo Spirito e in comunione con il suo Figlio Gesù Cristo.

E' quindi importante che tutti i fratelli invitati possano partecipare a questa convivenza nella quale vi trasmetteremo quello che avremo ricevuto  dai nostri catechisti  Kiko, Ascension e P. Mario e che voi, come catechisti riporterete alle vostre comunità, così da avere un solo spirito ed essere in comunione gli uni con gli altri.

Gli araldi di Kiko


Con un certo anticipo sul ruolino di marcia, anche quest'anno arrivano, a responsabili e catechisti delle Comunità neocatecumenali, gli inviti a partecipare alla Convivenza di Inizio Corso.
Noi abbiamo pubblicato alcuni capoversi di una fra le tante.
Notiamo che si attribuisce al Signore l'apertura di questo nuovo corso neocatecumenale come "una mensa in faccia ai nostri nemici" e in qualche modo anche la necessarietà di questo incontro: leggiamo infatti "questo appuntamento non può essere trascurato o sottovalutato se vogliamo iniziare il nuovo anno nella volontà del Signore".

E cosa assicura di iniziare l'anno "nella volontà  del Signore" e l'essere in comunione avendo il medesimo spirito?
Il  trasmettere "quello che avremo ricevuto  dai nostri catechisti  Kiko, Ascension e P. Mario" che poi, a loro volta,  "come catechisti riporterete alle vostre comunità".

Insomma, l'unità del Cammino neocatecumenale è assicurata dall'ascoltare la parola di Kiko e della sua èquipe nel corso della convivenza di Roma o Madrid (prima fase), dal farla propria, per poi ripeterla ad altri nelle convivenze regionali (seconda fase) che a loro volta l'ascolteranno, la metabolizzeranno, per poi ripeterla a tutti i neocatecumenali delle comunità  locali (terza fase).

Per assicurarsi che non ci sia troppa autonomia interpretativa,  in un momento antecedente, verrà stilato il solito mamotreto (in italiano scartafaccio, zibaldone) con le "bozze non corrette" (ma quando le correggeranno mai queste bozze???)  contenenti il testo degli interventi di Kiko, di Ascensiòn e don Mario Pezzi da mandare possibilmente a memoria, in modo da poterli ripetere, ma con sufficiente spontaneità, sì da far pensare che lo Spirito che aveva illuminato Kiko in prima fase, venga in qualche modo ereditato anche dai suoi ripetitori. 

Da alcuni anni sappiamo che Kiko o si rifiuta proprio di parlare, come a inizio corso 2020, oppure segue il testo scritto, quindi l'ispirazione in realtà viene dall'ignoto scrittore dei testi. Ma tutti continuano a far finta che non sia così, e si cerca di nascondere il più possibile il decadimento del "vecchio leone".

Altre novità sono quelle organizzative: novità non da poco, che confermano il trend di questi ultimi anni, interrotto solo in parte dalla pandemia.

Alle convivenze regionali, occasioni insostituibili per dimostrare, con l'invito ricevuto, di essere al livello di avere il messaggio di fede kikiana almeno di seconda mano, a suo tempo c'era una lotta al coltello per essere presenti; tanto più la richiesta era veemente, tanto più strette erano le regole per la partecipazione. Ne avevano diritto inizialmente solo le èquipe itineranti, in secondo luogo i catechisti  attivi, quelli che effettivamente facevano catechesi e seguivano le comunità  più giovani, poi le primissime comunità per intero, e infine i presbiteri delle èquipe corrispondenti.

Ora invece sono invitati tutti i catechisti, anche gli inattivi, che ormai, data la scarsità  di nuove catechesi, e visto che ogni comunità comunque li elegge al termine del secondo passaggio, sono veramente un gruppo considerevolmente numeroso.

Inoltre si largheggia nell'invitare per intero comunità anche giovani di Cammino. E si prevede che, se qualcuno non può proprio venire, debba essere sostituito (con scelta casuale? Chi lo sa...). La giustificazione fornita è che ci deve essere un numero minimo di presenze per occupare l'albergo e per evitare il lievitare dei costi. 

Come dire: le sacre consegne kikiane non hanno più quell'importanza che conoscevamo! 

E inoltre apre una visione abbastanza desolante sul fenomeno delle defezioni, visto che le pomposità tipo "questo appuntamento  NON PUÒ essere trascurato o sottovalutato" dopo anni di Cammino e di infinite ripetizioni sempre più stanche dei medesimi refrain neocatecumenali, non sortiscono più  alcun effetto.

Altri "marcati a uomo" sono i presbiteri, che debbono essere invitati (e convinti) dal responsabile "per approfondire la conoscenza del Cammino attraverso le catechesi, le esperienze dei fratelli e le celebrazioni liturgiche". Metti infatti che qualche presbitero si ficchi in testa di celebrare secondo il Messale? Sarebbe una sciagura che il Cammino non si può permettere.

Sacchi neri neocatecumenali
in crisi di identità
Altra conferma: la dismissione del "sacco nero" della provvidenza, dei gigli dei campi, degli uccelli del cielo: tutti devono pagare la propria quota (ecco perché  l'allargamento ad altri fratelli di cui in passato si snobbava la presenza: devono pagare per sé e per gli altri, cioè per quel gruppo di persone che non paga MAI) ed è opzionale l'intervento a sostegno del caporesponsabile con i soldi della decima

Come dire, che i fratelli che dovranno essere chiamati in convivenza in terza battuta, la stanno già pagando con le proprie decime.

Se c'è qualcosa che nel Cammino non cambia mai, è proprio questa: ogni sua iniziativa comporta uno o più esborsi. E forse anche per questo arrivano a fine luglio inviti per convivenze che si faranno in ottobre: è un invito a risparmiare, a ridimensionare la vacanza progettata...o a non farla per nulla.

martedì 26 luglio 2022

"Ma che problemi avete col Cammino?" - A cosa serve questo blog

Ogni tanto fa bene ricordare i motivi per cui esiste questo blog, visti i toni polemici con cui qualche adepto del Cammino ci chiede: «ma che problemi avete col Cammino?».

 

Da cattolici, l'idolatria per Carmen la fondatrice ci impressiona!

La situazione, in sintesi, è questa:

  1. il Cammino Neocatecumenale si proclama cattolico ma non lo è.
    Non lo è perché il suo insegnamento è diverso da quello della Chiesa cattolica, per esempio:Non lo è perché le sue bizzarre "liturgie", carnevalate che offendono Dio e ridicolizzano la liturgia cattolica, manifestano una fede eretica e pagliaccesca.
  2. Nel Cammino vige un culto idolatrico dei fondatori Kiko Argüello Wirtz e Carmen Hernández Barrera, dei quali i neocatecumenali fingono di non vedere:
    • i madornali errori teologici;
    • l'arroganza nei confronti della gerarchia ecclesiale;
    • l'attitudine a fare mercato delle vacche nei confronti del gregge del Signore, e l'atteggiamento da conquistatori nei confronti delle diocesi e delle parrocchie.
  3. Gli aderenti al Cammino:
    • considerano "persecuzione" qualsiasi correzione (anche la più fraterna) alle loro eresie e idolatrie;
    • chiamano "demonio" qualsiasi circostanza che intacchi il prestigio del Cammino (perfino il trovar traffico in autostrada mentre vanno alla convivenza);
    • si sottomettono a pratiche degradanti e umilianti (come gli "scrutini", la "Decima", i "giri di esperienze", le "alzate", le continue richieste di soldi, le carnevalesche "liturgie neocatecumenali", il farsi dettare scelte importanti della vita - lavoro, studio, vocazione, matrimonio... - dai cosiddetti "catechisti" laici, ignoranti, arroganti, ma fedelissimi e Kiko e Carmen).
  4. Le cosiddette "approvazioni" ecclesiastiche di cui gode il Cammino:
    • non autorizzano il Cammino a celebrare strafalcioni liturgici;
    • non autorizzano il Cammino a propalare ambiguità dottrinali ed eresie;
    • non autorizzano gli adepti a fingere untuosa ubbidienza alla gerarchia cattolica salvo poi fare di testa propria in ogni occasione;
    • non autorizzano gli enti neocatecumenali (seminari, fondazioni, Domus, ecc.) a propinare eresie, ambiguità, strafalcioni liturgici o ad ostacolare (o corrompere, o aggirare) i vescovi e il clero;
    • per complicati equilibri di "potere ecclesiastico" (e di chierici corrotti o intimiditi dai pezzettoni grossi del Cammino), la Santa Sede non ha ancora preso provvedimento definitivo contro la setta, probabilmente in attesa che imploda da solo quando ne morirà il fondatore (oggi 83enne).
  5. Per quanto detto sopra, è ovvio definire "setta" il Cammino Neocatecumenale, perché solo una setta ha tutte quelle caratteristiche messe insieme (più la scarsissima trasparenza, il grosso fiume carsico di soldi, il proteggere i propri "VIP" quando si macchiano di peccatucci e reati, ecc.).
  6. Cosa facciamo in questo blog e in campo ecclesiale? Alla luce di quanto si viene a sapere dalla stampa, dai social e dal web (specialmente di parrocchie e diocesi e... di fratelli del Cammino) e di quanto vissuto personalmente:
    • abbiamo denunciato alle autorità ecclesiastiche (e quando necessario anche alle civili) ciò che siamo in grado di dimostrare e ciò che abbiamo subìto di persona; quanto riportato sulle pagine di questo blog è solo una minima parte di ciò che avremmo da dire;
    • proponiamo riflessioni sugli errori, le ambiguità, le eresie, le ipocrisie, l'arroganza degli adepti del Cammino e soprattutto dei loro capi;
    • indichiamo le storture dei capi, capicosca e capibastone (cose su cui i fratelli del Cammino dovrebbero vergognarsi, dovrebbero tirare le logiche conseguenze - un lupo non può mai essere il tuo pastore -, dovrebbero essere loro i primi a denunciare alle autorità ecclesiastiche e, quando necessario, anche civili: e invece...)
    • indichiamo quali soluzioni dovrebbe adottare il Cammino per purificarsi da quello schifo, anche se si tratta di fatto sempre delle stesse quattro:
      1. rigettare la carnevalesca liturgia degli strafalcioni, e adottare esclusivamente il Messale Romano senza trucchetti e senza furbesche reinterpretazioni;
      2. rigettare le eresie e le ambiguità dottrinali, e adottare come testo di catechesi esclusivamente il Catechismo della Chiesa Cattolica;
      3. rigettare ogni "suggerimento" dei capi della setta Cammino, che non sia compatibile col Messale e il Catechismo e la vita di fede cattolica (esempio: se non sei il sacerdote che ho scelto liberamente e personalmente come direttore spirituale, non puoi intrometterti nelle mie scelte vocazionali, lavorative, familiari, nemmeno con "buoni" consigli che non ti ho chiesto; il tuo status di "catechista", "responsabile", ecc., vale zero davanti a Dio, poiché non fai parte della gerarchia cattolica e anche se sei "presbitero" agisci per conto del signor Kiko anziché per conto del Signore Dio);
      4. smettere di dare soldi al Cammino finché non ci sarà un'onesta e dettagliata rendicontazione di come vengono usati, e destinare le proprie opere di carità a soggetti non legati al Cammino (il Signore vede ciò che hai in cuore e soprattutto vede l'idolatria nel cuore di quei neocatecumenali che ti suggeriscono di dare soldi solo a entità legate al Cammino).
Chi ci definisce "ostili" al Cammino, sta involontariamente affermando che siamo ostili agli errori liturgici e dottrinali del Cammino e alla pessima pratica neocatecumenale di fidarsi dei cosiddetti "catechisti".

Dunque, perché esiste questo blog? Che "problemi" avremmo col Cammino? La risposta breve è: "siamo cattolici".

Volete una risposta lunga? Immaginate di essere appassionati di scacchi. Immaginate che nel circolo scacchistico che frequentate da tanti anni, si iscriva uno nuovo. Vi rallegrate perché il circolo cresce, ma scoprite presto che il nuovo soggetto pretende di muovere la torre in diagonale. Restate interdetti: ma costui non ha capito niente degli scacchi? Qualcuno tenta di spiegargli che la torre si muove solo in orizzontale o verticale, ma il soggetto insiste con caparbietà ed arroganza. A questo punto vi aspettate che il presidente del circolo lo scacci fuori a pedate. E invece vi arriva gente a dire: "ma che problemi avete con uno che muove la torre in diagonale?"

Ecco il punto. In qualità di cattolici prendiamo sul serio l'opera e l'insegnamento di Nostro Signore Gesù Cristo, che ci giungono grazie alla Chiesa da Lui stesso istituita e garantita (e che è «una, santa, cattolica e apostolica»). Se uno ha dei dubbi su quella divina opera e quel divino insegnamento, beh, non è cattolico, può andare a farsi friggere altrove, potrà proclamarsi "cristiano sui generis" ma non certo cattolico. Come nel circolo degli scacchi valgono le plurimillenarie norme del gioco degli scacchi, così nella Chiesa cattolica valgono le bimillenarie verità di fede. Così come nel gioco degli scacchi non vengono inventate nuove norme ma solo dato un nome più chiaramente descrittivo (uno poteva aprire con la "difesa Pirc" anche prima che Pirc la portasse in auge ottant'anni fa), così nella fede cattolica non vengono inventati o modificati i dogmi di fede ma solo descritti in modo più chiaro (se viene proclamato il dogma dell'Immacolata Concezione nel 1854 non significa che per oltre diciotto secoli ciò non fosse parte della fede: è stato solo autorevolmente confermato e spiegato ciò che era sempre stato dato per assodato).

Allora, alla domanda "che problemi avete col Cammino?" la risposta è che il Cammino notoriamente promuove un insegnamento che non è quello di Nostro Signore, e celebra i sacramenti in maniera difforme dalla Chiesa, più una serie di altri problemi. Se giocate con i pezzi degli scacchi ma con regole che non sono quelle degli scacchi, non è una partita a scacchi ma qualcos'altro, anche se "somiglia agli scacchi". Non potete pretendere che la vostra invenzione che "somiglia agli scacchi" guadagni un posto d'onore (e nemmeno un posticino secondario) nei tornei internazionali degli scacchi, nei rating ELO, eccetera.

Il Cammino Neocatecumenale è stato fondato negli anni '60 da due spagnoli vogliosi di essere "capi di qualche comunità", capi riveriti, lodati, ubbiditi, incensati, temuti, e soprattutto pagati. Lo hanno ammesso loro stessi e in più occasioni quando descrivevano gli inizi del Cammino (immaginatevi Kiko che dice tronfio: «darete la Decima!», indovinate in quali tasche finirà). Per riuscire, i due eretici spagnoli dovevano necessariamente inquinare la dottrina cattolica, perché a prendere veramente sul serio la dottrina cattolica si diventa come padre Pio, Bernadette, don Bosco, Teresa di Lisieux, padre Kolbe, santa Rita, i pastorelli di Fatima... I santi sono coloro che maggiormente hanno vissuto la fede, non coloro che hanno voluto diventare importanti creando opere mastodontiche.

Inquinando la dottrina cattolica, i due spagnoli Kiko e Carmen hanno inquinato anche la liturgia. Infatti il modo di celebrare i sacramenti è inevitabilmente specchio del modo in cui si crede. Se la tua fede è inquinata, non riuscirai a fare a meno di inquinare anche la liturgia. Se la tua fede è tutta apparenza, anche la liturgia sarà tutta apparenza ("preparazioni", "ambientale", "risonanze", "danza liturgica", "monizioni", esposizioni ortofrutticole e fanatismo per i fondatori, eccetera). Se la tua fede è diversa dalla fede della Chiesa, inevitabilmente la tua liturgia sarà diversa da quella che celebra la Chiesa.

Alla luce di tutto questo possiamo dunque ricordare - non senza qualche risata - ai fratelli del Cammino Neocatecumenale che qui nessuno li "odia", nessuno li "perseguita", nessuno vuole il loro "male", e che dovrebbero smetterla di chiamare "odio", "persecuzione", "male", "demonio", tutto ciò che getta luce sui loro madornali errori liturgici, dottrinali, morali, eccetera.

sabato 23 luglio 2022

Gennarini ai giovani: perché con il mutuo sulla casa si fa il "dito medio" al demonio

Cari "osservatori" nonché cristianucci della domenicuccia, il Tg2 ha trasmesso un servizio sul pellegrinaggio delle comunità neocatecumenali USA in terra santa, la RAI ci elogia, ci magnifica, ci esalta, questa si che e' informazione seria, altro che le scempiaggini che si leggono su questo ridicolo blog.

"Brader, de large ambrella
you mei hev to clos dem"
(noi però li teniamo aperti)
Questo il commento che un neocatecumenale ha ritenuto di lasciare sul nostro blog.

Immaginiamo che la RAI non sia andata ad ascoltare il discorso fatto ai giovani in un improbabile inglese da Giuseppe Gennarini, responsabile di nazione per il Cammino neocatecumenale per gli Stati Uniti (e responsabile principale anche del tentativo di captazione della Yona property nella diocesi di Guam per farne un Seminario neocatecumenale,  di cui si possono leggere fatti e misfatti su diversi blog dei residenti dell'isola) il 19 luglio 2022, al termine di un pellegrinaggio "vocazionale" dei giovani neocatecumenali statunitensi in Terra Santa.

Noi purtroppo  sì, e ve ne riportiamo la parte iniziale, assicurando però che anche il prosieguo non è da meno.

Innanzitutto un'osservazione generale: nè i Gennarini nè altri dinosauri del Cammino hanno un minimo di carisma per poter "reggere" ad una kermesse del genere senza risultare ridicoli e inadeguati.

Dopo Kiko, il diluvio...soprattutto perché l'iniziatore del Cammino non ha mai lavorato per attirare a sé persone con qualità in grado di mantenere la leadership di un grande movimento  cattolico, anzi, ha operato attivamente per allontanarle (vedi la nota vicenda che ha coinvolto il presbitero romano don Fabio Rosini).

Passiamo al discorso di Gennarini rivolto alle migliaia di giovani americani assiepati davanti alla Domus Galilaeae, edificio costruito sul lago di Genezareth considerato da Kiko Argüello un vero e proprio "nuevo  Vaticano".
Ne riproporremo le prime battute, lasciando a chi vuole approfondire la visione del video ancora disponibile in rete. Vi preavvisiamo che non è per gli stomaci deboli.
Ed ecco l'esordio del catechista responsabile per gli Stati Uniti del Cammino neocatecumenale.

"Il fatto che siete qui è un miracolo. Abbiamo visto delle comunità a ottobre e ci hanno chiesto che i loro figli, cioè  voi, facessero un'esperienza in Terra Santa. Allora c'erano ancora richieste di vaccinazioni, PCR... e quindi noi abbiamo detto: se tutte le limitazioni  cadono, faremo il pellegrinaggio. E infatti sono cadute! (applauso).
È un miracolo anche perché  venire qui costa un sacco di soldi e la gente pensa, specialmente i preti e i vescovi: ah il Cammino ha un sacco di soldi! Ricordo uno con 12 figli che andava a pulire gli uffici di notte...
No, il miracolo è  che vi siete fatti il culo per guadagnarvi i soldi, e molti genitori hanno fatto un mutuo sulla casa per mandarvi qui...so di diversi che l'hanno fatto"


A parte il solito miracolismo neocatecumenale: i preti e i vescovi pensano il Cammino ha un sacco di soldi? E chi glielo ha fatto pensare se non il Cammino stesso "acquistandoli", per esempio, con i proventi della vendita dei beni del secondo passaggio?

In secondo luogo: hanno indotto famiglie povere o comunque in difficoltà e cariche di figli a fare un mutuo sulla casa per poterli  mandare in pellegrinaggio in Terra Santa (principalmente a fare i balletti ovunque, anche nei luoghi sacri, per farsi riconoscere come neocatecumenali, viste le immagini e i video)? E lo chiamano "miracolo"?
Gennarini ne conosce "alcuni" addirittura, e non si vergogna di averli indotti a questo passo per puro capriccio? Addirittura un padre di famiglia con 12 figli che lavora di notte per sbarcare il lunario!

Esclama poi Gennarini:

"È  un miracolo! Abbiamo bruciato tutti questi soldi e abbiamo fatto il dito medio al demonio! Giusto? Disprezzare i soldi è una cosa fondamentale. Nel secondo scrutinio  noi siamo invitati a disprezzare il danaro. Mai prendere una decisione per soldi, mai. La decisione si prende se è  nella volontà  di Dio. Se è  nella volontà di Dio, Lui ti aiuterà. Mai prendere una decisione perché hai i soldi o no. In questo senso questa è una vittoria sul demonio".

In questo caso l'insana decisione di bruciare tutti i propri risparmi e riempirsi di debiti mettendo a rischio il proprio futuro e la propria casa è stata presa per compiere la volontà di Dio o non piuttosto per soddisfare la mania di protagonismo di certi catechistoni del Cammino? Che ne è  stato della temperanza, virtù morale che rende capaci di equilibrio nell'uso dei beni?

È molto opportuno il richiamo al secondo scrutinio, versione non corretta: quella in cui si pretende che gli adepti vendano la casa per dimostrare a Kiko e catechisti di non essere schiavi di Mammona. Ecco perché gli iniziatori non hanno mai pubblicizzato alcuna correzione di sostanza dei mamotreti: perché certe porcherie devono continuare a girare per poter rispuntare fuori ed essere utilizzate al momento opportuno.

Non solo: i debiti le famiglie li hanno dovuti accumulare per poi trovarsi a fronteggiare il fatto che il figlio, preso dall'emozione del momento, con il cervello in ebollizione dopo ore di attesa sulla spianata della Domus Galilaeae, e senza per nulla riflettere, si è  magari "alzato" insieme a tanti coetanei per andare in seminario o in convento. E quindi li aspetta un periodo di crisi, che per molti si conclude con una veloce rinuncia, ma per altri prelude ad un periodo di pesanti riunioni vocazionali, catechesi su catechesi che, invece che chiarire quale sia la loro vera chiamata, li espone a dover dare soddisfazione  alle aspettative altrui.

Senza contare il messaggio totalmente pessimista e disfattista inoculato a grandi dosi nel prosieguo della "catechesi" gennarinica: il Grande Reset (di cui parlava anche don Pezzi) incombe, una nuova ideologia totalitaria profetizzata da Klaus Schwab schiavizzerà tutti obbligando a connettersi alla rete togliendo a ciascuno ogni residuo di dignità (ops, questo la RAI e i suoi fact checkers non devono averlo colto, se no, altroché lodi ed esaltazioni!).

È una bella lotta, fra la vergine
dell Apocalisse e la vergine di ferro...
Ai giovani viene tolto ogni speranza di riscatto umano:
"Qualcuno dice: combatteremo! Tu pensi che la politica cambi qualcosa? Destra o sinistra, Trump o Biden non cambieranno nulla..."

E naturalmente viene promesso loro un intervento divino "ex machina", basta che si assoggettino come agnelli, senza far balenare mai il fatto che la salvezza viene da loro, dalla loro buona volontà, dall'impegno, dal saper lavorare per un mondo migliore: tutto ciò  con l'aiuto della grazia di Dio...

Tutte sciocchezze, invece, per l'oratore, che liquida così l'intera dottrina sociale della Chiesa e il testamento spirituale lasciato ai giovani da San Giovanni Paolo II

Ricordate l'ordine imperioso di Carmen di abbandonare i bambini nei fossi, perché non spetta al cristiano di operare per il bene del prossimo? Con questi discorsi, si impone ai giovani di abbandonare anche se stessi, al flusso di un male inarrestabile. 

Poi sostengono che il demonio agisce tramite la paura? E non gli viene il dubbio che spargere  il terrore, il disinteresse per la vita civile, l'indifferentismo e il qualunquismo equivale ad avvelenare le fonti da cui questi giovani devono imparare a  saper bere, con il giusto discernimento?

Eh sì, loro fanno "il dito medio" al demonio imponendo il tracollo economico alle famiglie per un costosissimo pellegrinaggio in Israele.  Questo il loro grande rimedio.

mercoledì 20 luglio 2022

Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I: amico o nemico del Cammino?

«Ieri mattina io sono andato alla Sistina a votare tranquillamente. Mai avrei immaginato quello che stava per succedere… Io non ho né la sapientia cordis di Papa Giovanni, né la preparazione e la cultura di Papa Paolo, però sono al loro posto, devo cercare di servire la Chiesa. Spero che mi aiuterete con le vostre preghiere»

Era il 26 agosto del 1978 quando il Patriarca di Venezia, il cardinale Albino Luciani, veniva eletto sul Soglio di Pietro dai cardinali riuniti in Conclave. Con queste parole si presentava ai fedeli di tutto il mondo il giorno successivo. Prese il nome di Giovanni Paolo I: un doppio nome, per la prima volta nella storia bimillenaria della Chiesa, in ossequio ai suoi diretti predecessori: Giovanni XXIII che lo aveva consacrato vescovo, e Paolo VI che gli aveva concesso la porpora. 

Trentatré giorni, tanto durò il suo pontificato fino alla notte del 28 settembre 1978, quando il corpo del Pontefice fu ritrovato senza vita nell'appartamento privato.

Un pontificato troppo breve, sufficiente tuttavia a far «progredire la Chiesa lungo la dorsale di quelle che sono le strade maestre indicate dal Concilio: la risalita alle fonti del Vangelo e una rinnovata missionarietà, la collegialità, il servizio nella povertà ecclesiale, il dialogo con la contemporaneità, la ricerca dell’unità con i fratelli ortodossi, il dialogo interreligioso, la ricerca della pace», come ricorda il cardinale Beniamino Stella, prefetto emerito della Congregazione per il Clero e postulatore della Causa di canonizzazione. «Papa Giovanni Paolo I è stato e rimane un punto di riferimento nella storia della Chiesa universale, la cui importanza è inversamente proporzionale alla durata del suo brevissimo pontificato», ricorda il cardinale su L’Osservatore Romano.

A distanza di 44 anni dall’elezione e dalla morte, il 4 settembre 2022 il "papa del sorriso" verrà beatificato, secondo il desiderio manifestato da decenni da migliaia di fedeli.

Benedetto XVI non aveva dubbi. «Personalmente sono convintissimo che fosse un santo. Per la sua grande bontà, semplicità, umiltà. E per il suo grande coraggio. Perché aveva anche il coraggio di dire le cose con grande chiarezza, anche andando contro le opinioni correnti. Sì, sono convintissimo che sia un santo!» disse Josef Ratzinger.

I neocatecumenali naturalmente, sempre a caccia di approvazioni pontificie, da tempo hanno provveduto a fregiarsi anche della sponsorizzazione di questo Papa, nonostante le sue poche settimane di pontificato non gli avessero consentito di occuparsi del Cammino neocatecumenale; hanno sempre vantato infatti il suo appoggio in qualità di Patriarca a Venezia e fatto opportunamente circolare una sua foto vicino a Carmen Hernandez.

Ma, per loro sfortuna, nel 2018 è stata pubblicata una biografia di papa Luciani "ex documentis" - tutt'altra cosa rispetto alla biografia lacunosa e fantasiosa stilata per la canonizzazione di Carmen Hernàndez - dalla quale abbiamo tratto alcuni elementi che fanno comprendere la posizione per nulla entusiasta del prossimo beato nei confronti del Cammino neocatecumenale e, in generale, nei confronti di improvvisati «liturghi  creanti  e inventanti» e di chi pretendeva di asservire la gerarchia della Chiesa ad un proprio supposto carisma.

La restante parte di questo articolo è tratta direttamente da quella biografia, un volume bellissimo dalle dimensioni impegnative, molto interessante per chi volesse approfondire la figura del papa Luciani.

Albino Luciani partecipò, in quanto vescovo di Vittorio Veneto (1958-1970) ai lavori del Concilio Vaticano II, di cui fu entusiasta sostenitore. Nel periodo immediatamente successivo al Concilio, in cui non mancavano i fermenti di nuove forme di annuncio, di istituzioni per la preparazione dei laici, di rinnovamento della catechesi, «seguiva con attenzione le novità che coglieva dalla stampa, per captare errori dottrinali e tendenze pericolose, sulle quali poi interveniva con prontezza e chiarezza, precisando dove stava il pericolo, sia nella fede che nella morale, in particolare per la famiglia. Questa sua preoccupazione per l'integrità della fede risultava chiaramente dagli scritti» (dal racconto del segretario don Carrer).

Non che non avesse stima dei laici.

Scriveva infatti al cardinale Urbani «la gerarchia ha veramente stima del laicato e, pur rimanendo Chiesa docente, essa sa farsi, in un certo senso, discente, consultando I laici nel settore in cui hanno competenza».
Nel contempo segnalava i pericoli derivanti dai proclami di chi esagerava l'importanza dei carismi a scapito della gerarchia, con interpretazioni fallaci del Concilio stesso.

Non tralasciò di intervenire, con una relazione, su "Alcuni errori teologici moderni", che divenne, da lettera ai sacerdoti, opuscolo per tutti i fedeli, chiamato "Piccolo sillabo" (il Sillabo era un elenco di proposizioni allegate dell'enciclica "Quanta cura" con cui Pio IX condannava i principali errori dei tempi moderni).

Dopo un Concilio che non aveva condannato nessuno, Luciani elencava  una serie di errori moderni in materia di fede; dichiarava di non avere paura del nuovo e di preferire il dialogo alla condanna, ma anche di non poter transigere di fronte ad interpretazioni del Concilio che mettevano in discussione la fede e il magistero.

Di questo opuscolo diceva, infatti, rivolgendosi ai sacerdoti: «non un sillabo dunque che vi metta in corpo la passione dell'eresiologo, che cerca l errore per poi scagliare l'anatema oppure del crociato in guerra contro gli infedeli, dell'esorcista alla caccia delle streghe! Un sillabo che, mettendovi in faccia all'errore, talora esistente, vi innamori della verità e della verità  vi porti a fare propaganda in modo più adatto e suasivo».

Richiamando l'ingiustizia di chi attribuiva al Concilio i problemi sorti successivamente, invocava prudenza e cominciava a porre limiti ai suoi carismatici «liturghi creanti e inventanti, invasi da misterioso e strano staffilococco liturgico».

Mantenne questa posizione anche quando, nel 1970, divenne Patriarca a Venezia. Dalle sue note in visita ad una parrocchia leggiamo:

«Pratica religiosa. Il parroco la giustifica abbastanza buona ma 'tradizionalista'. Ahimè! Per rinnovarla, egli butta giù novene e pratiche (la chiesa è un santuario mariano) introduce innovazioni arbitrarie nella Messa (niente "credo" e preghiera dei fedeli; riprova si dica: Signore non son degno prima della comunione) dissuade dalla confessione frequente, non vuole la prima comunione comunitaria (e quindi non vi prepara i fanciulli), i fedeli rimangono sconcertati...»

Nonostante le sue molte riserve, nei confronti del laicato organizzato la posizione di Luciani è molto aperta e disponibile, tesa a favorire il dialogo e lo dimostra chiaramente, mentre è  Patriarca di Venezia, con Comunione e Liberazione, con i Focolarini e l'Opus Dei.
 
Più "riservata" appare invece la sua posizione sul movimento dei neo-catecumenali sul quale già nel 1974 Luciani aveva riferito alla conferenza triveneta affermando: 
«è un fenomeno da controllare, in linea proprio con le preoccupazioni manifestate da Paolo VI nel suo discorso al Sinodo e in un altro discorso  del maggio 1974».
  
Nell'aprile 1976 viene interpellato dalla Congregazione per la dottrina della fede, della quale era consultore, proprio sulla questione dei neo-catecumenali, sui quali «esistono valutazioni discordi». A Luciani è richiesto di riferire delle attività del movimento a Venezia ma anche di inviare un «parere» articolato.

Riportiamo di seguito il testo della lettera Luciani-Seper in cui il Patriarca di Venezia cardinale Albino Luciani risponde alla consultazione promossa dalla Congregazione per la dottrina della fede sul tema dei gruppi neo-catecumenali.

L'evidenziazione di alcune frasi con i caratteri in grassetto è nostra. A fianco, sono consultabili le pagine della biografia di Papa Giovanni Paolo I in cui la lettera viene riportata.



Venezia 8 maggio 1976

Signor Cardinale
In risposta alla Ven. Sua del 29.4.1976 (n.36/75), ecco qualche nota:


1. A Venezia le Comunità neo-catecumenali sono nate nel modo seguente. Il Parroco di Santa Maria Formosa mi comunicò nel novembre 1971 che desiderava fosse tenuta in parrocchia una missione. Lodai l'iniziativa, pensando si trattasse di una “missione” tradizionale sia pure aggiornata nei metodi. Invece, quando mi presentò i“missionari" mi trovai di fronte due sacerdoti barbuti uno siciliano uno romano che mi parlarono di “annuncio” della parola e di altre cose per me nuove. Ormai erano sul posto, il parroco che li aveva chiamati è buono e prudente, permisi che la “missione" continuasse. Nel gennaio 1972, il parroco mi disse che dalla missione stava sorgendo una “comunità” e mi pregò volessi una sera andare a consegnare agli aderenti la Bibbia. Lo feci. Richiesto in seguito di approvare la “comunità” diedi una approvazione verbale ad experimentum.

2. Da questa prima Comunità ne spuntarono altre a Venezia e a Mestre. Richiesto da qualche parroco di permetterle, ogni volta manifestai perplessità, invitando a riflettere bene prima di cominciare; chi insisté a voler provare ebbe un permesso ad experimentum.Qualche parroco cominciò, poi desisté, deluso. Oggi una o più “comunità” esistono in sette parrocchie della Diocesi Veneziana.

3.Confesso che non ho ancora ben capito che cosa precisamente intendano e vogliano i promotori. I parroci che hanno qui le “comunità”, in genere, sono persone serie e si dicono contenti di qualche buon frutto che riscontrano. Fa su di essi buona impressione che il Papa abbia l'8.5.1974 rivolto un breve saluto a un gruppo di neo-catecumenali presenti a una udienza generale. Le parole del Papa - riportate anche da “L'Osservatore Romano" - vengono, con esagerazione, propagandate come un riconoscimento esplicito. Un decreto del 7.2.1976 del Card.Tarancon, fotocopiato e mostrato, serve pure di appoggio. Per il passato si citava l'approvazione di mons. Morcillo, arcivescovo di Madrid e del Card. Dell'Acqua.

4. Perplessità in me sorte sono le seguenti:
a) alcuni dei neo-catecumenali mi sembrano un po' fanatici: sentono di avere lo “Spirito”: chi, invitato, rifiuta di associarsi ad essi, resiste allo Spirito! Molti altri, però, sono equilibrati:a mio giudizio, è troppo scarsa la preparazione per autochiamarsi “missionari” e predicare.

b) In qualche luogo ci si prende delle “libertà” in liturgia: la “pace" (gran abbracci e baci anche tra uomini e giovani signorine e suore) si dà e si riceve prima dell'offertorio; niente“Credo" perché si è catecumeni; niente particole, ma un unico grosso pane comune consacrato, poi spezzato e distribuito (i frammenti!); “Cristo è risorto”, gran slogan e si ha fiducia che, “annunciato” e accettato questo, il resto non abbia poi molta importanza; preghiere improvvisate con frammiste ingenuità (un prete: “grazie,Signore, stasera, finalmente, ho scoperto e sento cos'è la Chiesa!”).

c) Non di domenica, ma la notte tra sabato e domenica andrebbe ricordata la Resurrezione. Qualche parroco si dichiara sfiancato: “vegliare gran parte della notte con il gruppo neo-catecumenale e poi presiedere a tutte le liturgie domenicali della Parrocchia!".

d) i "catechisti" o "missionari" sono inviati nelle parrocchie, che ne fanno richiesta, dalla "comunità": il vescovo né controlla se hanno la preparazione necessaria né viene interpellato. In qualche caso è successo che si trattava di persone ben intenzionate, piene di spirito di sacrificio, ma che in buona fede insegnavano cose non certe o solo alcuni punti, sempre quelli, della dottrina cristiana.

e) Mi sembra un po' artificiale e macchinosa l'architettazione: precatecumenato di due anni; primo scrutinio e passaggio provvisorio al catecumenato; secondo scrutinio e passaggio definitivo al catecumenato; elezione o rinnovazione delle promesse battesimali ed entrata nella Chiesa. Tutto ciò viene chiamato cammino ecclesiale, fare esperienza dell'essere Chiesa. Induce, come tentazione sottile, che chi non fa questo cammino è Chiesa di serie B.

5. Tali catechisti - anche sposati - chiedono adesso il Diaconato.Vedo la cosa molto delicata. Primo, non c'è garanzia di preparazione competente (siamo anche in contrasto con quanto stabilito dalla S. Sede e dalla CEI circa la preparazione). Secondo, e le donne “catechiste"? Diaconesse anch'esse? Terzo, i diaconi fanno parte del clero: la diocesi si accolla l'onere del mantenimento, della pensione, eccetera? Sinora, qui, i catechisti sono aiutati economicamente dalle “comunità”. Ma poi? C'è ad esempio, qui, una coppia: il marito, laureato anche in teologia, ha rinunciato all'insegnamento universitario e s'è dato generosamente - d'accordo con la sposa - alla catechesi sia in Italia che in Austria. Ma quando i figli saranno grandi? Non c'è assicurazione né pensione prevista.

6. Queste sono le perplessità. Per giustizia, devo riconoscere che ci sono anche - nei risultati - dati molto positivi. I parroci poi, che hanno perseverato nell'iniziativa, mi dicono: con questo metodo abbiamo delle ottime persone, anche giovani, che aiutano nella pastorale, ne recuperiamo altri che erano lontani, mentre non ci riesce di rivitalizzare l'Azione Cattolica.

Chiedo venia del poco che ho potuto esporre, mentre, con sensi di venerazione, mi confermo
Albino Card.Luciani Patriarca di Venezia

A S.Eminenza Rev.ma Card. Franjo Seper
Prefetto della S.Congregazione Per la dottrina della fede
ROMA


In estrema sintesi, il cardinal Luciani, nella sua lettera alla Cdf, dice di aver approvato ad experimentum le esperienze di Cammino nella sua diocesi esclusivamente sulla fiducia nei confronti dei "buoni" parroci che gliele avevano richieste e sulla loro assicurazione (noi sappiamo non corrispondente al vero) che il Cammino avesse apportato qualche buon frutto e collaborazione in parrocchia. Forse anche i parroci credevano nelle promesse allora fatte dagli iniziatori che le comunità si sarebbero ben presto sciolte nella parrocchia e  le hanno riferite al Patriarca come fossero già realizzate.

Le valutazioni personali di Albino Luciani sono comunque tutte negative: dalla pessima impressione fatta dai due sacerdoti barbuti ai quali permette di fare la prima catechesi a santa Maria Formosa solo perché  ormai "erano sul posto" (dov'erano Kiko e Carmen o i soliti super catechisti laici?), alla delusione di molti parroci; dalla poca chiarezza negli obbiettivi del movimento ("non ho ancora ben capito che cosa precisamente intendano e vogliano i promotori") alla esagerazione nel presentare come approvazioni un discorso di Paolo VI, il decreto di un cardinale o l'appoggio di Morcillo; dal fanatismo di alcuni con la pretesa di detenere lo Spirito, all'accusa di resistere allo Spirito verso chi non dà loro credito; dalla scarsa preparazione e l'inadeguatezza alla predicazione, alle "libertà liturgiche", l'omissione del Credo, il "grosso pane", i frammenti! (con punto esclamativo che dice molto!); dagli slogan improvvisati alle dichiarazioni considerate benevolmente ingenue di sacerdoti come "grazie,Signore, stasera, finalmente, ho scoperto e sento cos'è la Chiesa" (questa il cardinale Luciani deve averla sentita personalmente, magari alla consegna della Bibbia a cui era stato invitato); dall'impegno stressante dei sacerdoti per seguire le comunità in ore notturne, all'artificialità del percorso e la tentazione di ritenere chi non frequenta il Cammino Chiesa di serie B; dalla perplessità per le richieste di diaconato, anche femminile, alle preoccupazione sulla sostenibilità finanziaria del mantenimento delle famiglie itineranti e sul futuro dei figli. 

Insomma, com'era nello stile del prossimo beato, con semplicità e nitidezza, e scusandosi del "poco" che ha saputo dire, il cardinale Albino Luciani, Patriarca di Venezia, in procinto di salire al soglio pontificio, aveva già inquadrato assai bene il Cammino neocatecumenale e  manifestato preoccupazioni non solo per i sacerdoti, per le problematiche nelle parrocchie, per gli abusi liturgici, per i concetti trasmessi da persone fanatiche, impreparate, ripetitive, ma anche per le famiglie e i figli di chi si prestava a partire in missione.

D'altronde, la sua personalità e il suo profilo di pastore ma prima di tutto di credente, differiva e confliggeva frontalmente con i progetti e la "spiritualità" neocatecumenale. E non poteva essere altrimenti!

Papa Giovanni Paolo I riceve con grande affetto e semplicità i suoi fedeli della diocesi di Belluno-Feltre all'indomani dell'elezione a pontefice

Basta pensare alla differenza fra la pretesa santità di categoria superiore accampata per l'iniziatrice del Cammino, la ricca e viziata Carmen Hernàndez e la santità popolare, pulita e semplice come un ruscello delle sue montagne di Albino Luciani.

Scrive infatti nell'introduzione alla sua biografia il cardinale Beniamino Stella, postulatore della causa di beatificazione:

«Credo nella santità di vita cristiana di Giovanni Paolo I, quella che si vive nell'umiltà e nella dedizione quotidiana alla Chiesa e al prossimo in necessità, ispirate dalle virtù teologali, praticate con fervore interiore, e dove la croce e il sacrificio, e talvolta l'umiliazione, contribuiscono a rendere il discepolo di Gesù più  vicino al suo Signore.»

domenica 17 luglio 2022

La santa Messa, piccolo Paradiso in Terra

Proponendo questo contributo, intendiamo ricordare la grandezza ed il significato della liturgia eucaristica, culto gradito a Dio, dal valore universale e non adattabile a particolarismi interpretativi quali quelli del Cammino neocatecumenale.

Catechismo della Chiesa Cattolica, 1327: In breve, l'Eucaristia è il compendio e la somma della nostra fede: « La nostra dottrina è conforme all'Eucaristia, e l'Eucaristia, a sua volta, si accorda con la nostra dottrina » (sant'Ireneo "Contro le eresie" IV,18,4).

Essenza della santa Messa

Se si apre il vocabolario etimologico, ci si accorge che alla voce Messa, compaiono due significati: il primo fa risalire il termine “Missa” al latino “missio” e al verbo “mittere”, ove “missio” era l’atto con cui si compariva davanti al superiore e con cui si era da lui congedati per compiere qualche ordine (missione); la seconda etimologia fa derivare “Missa” dall’ebraico “Missah”, che significa offerta o sacrificio. Entrambe le etimologie sono da ritenere per farsi una prima idea di ciò che è la santa Messa: un’offerta sacrificale, che si attua comparendo davanti ad un Superiore, da cui si parte con una missione ben precisa. Anche in latino, ordinariamente, la santa Messa era (ed è) chiamata “Sacrificium”, ovvero un’immolazione offerta a Dio, un tributo offerto a Lui da un suo servo a ciò esplicitamente designato per riconoscerne la Maestà infinita, per ripararne la giustizia offesa dai peccati, per impetrare grazie sull’umanità e per intercedere presso di Lui a favore dei vivi e dei defunti.

La santa Messa è dunque l’offerta di un sacrificio. Quale sacrificio e chi lo offre? Noi sappiamo che nostro Signore Gesù Cristo, al fine di attestare l’assoluta Maestà del Padre e l’assoluta obbedienza che gli è dovuta, non ha esitato ad offrirGli il sacrificio supremo, quello della sua vita, un sacrificio cruento, consumatosi sul patibolo più infame che la storia abbia conosciuto, in una condizione estremamente infamante ed umiliante. Lo ha fatto anche per riconciliare l’umanità peccatrice, portando ed inchiodando sulla Croce i peccati di tutti, espiandoli davanti alla divina Giustizia tra pene indicibili ed ottenendo ogni grazia e benedizione presso il Padre, essendosi offerto a nome ed in rappresentanza dell’intero genere umano. Questo atto, a cui ha partecipato come Corredentrice Maria Santissima, unendo le sue sofferenze di Madre misticamente crocifissa a quelle del Figlio, ha riacquistato all’umanità intera la Grazia perduta da Adamo e da ogni uomo peccatore. Tuttavia, compiuto il Sacrificio e riacquistata la Grazia, mancava, se così si può dire, ancora qualcosa: un mezzo, uno strumento perché gli infiniti meriti acquistati da Gesù potessero raggiungere tutti gli uomini di ogni luogo e di ogni tempo, perché ne potessero beneficiare dei frutti ed usufruirne degli effetti; un mezzo adatto a distribuire ed applicare i meriti infiniti acquistati da Gesù attraverso il suo Sacrificio cruento: questo Mezzo sublime e divino è la santa Messa.
 

Insegnamento della Chiesa

L'altare della crocifissione
nella cappella del Calvario
Il principale insegnamento della Chiesa sulla santa Messa fu dato dal Concilio di Trento, che reagì alle eresie di Lutero che negava che la Messa fosse un vero sacrificio e che nell’Ostia consacrata fosse veramente, realmente e sostanzialmente presente Gesù. Il Concilio insegnò anzitutto che la S. Messa è un sacrificio vero e proprio, nel quale, sotto le apparenze sensibili del pane e del vino, si offre dal sacerdote a Dio sull’altare, il Corpo e il Sangue di Cristo istituito nell’Ultima Cena, quando Gesù costituì gli apostoli sacerdoti e con essi i loro successori e diede loro il potere di offrire questo sacrificio. Il Concilio prosegue qualificando questo Sacrificio come la rinnovazione e la perpetuazione del Sacrificio della Croce e non una semplice commemorazione di esso oppure un semplice sacrificio di lode o di ringraziamento: è un vero e proprio sacrificio propiziatorio. Questo significa che, sull’altare, dopo le parole della consacrazione viene realmente a riprodursi il sacrificio compiuto da Gesù sul Golgota, perché vediamo il suo Corpo separato dal suo Sangue, ovvero nella condizione in cui si trovava quando stava patendo sulla Croce per noi. È propiziatorio, in quanto applica la soddisfazione offerta da Gesù in espiazione dei peccati e della pena ad essi dovuta. Il Concilio prosegue affermando che c’è piena identità tra Sacrificio del Golgota e Sacrificio della Santa Messa; cambia solo il modo con cui Gesù si offre.

Sulla Croce lo fece in maniera cruenta (con reale spargimento di Sangue) e da Se stesso; nella Santa Messa lo fa in modo incruento (senza spargere sangue), sacrificandosi ed annientandosi misticamente e sacramentalmente, attraverso la separazione del suo Corpo dal Sangue riprodotta nelle Sacre Specie; inoltre si offre non da Se stesso, ma tramite il ministero dei sacerdoti, attraverso i quali Egli continua ad esercitare il suo Sommo ed eterno sacerdozio a favore dell’umanità. Essi hanno il potere di applicare secondo certe intenzioni qui ed ora i meriti infiniti del sacrificio della Croce.

Il compianto Papa Pio XII, nell’enciclica Mediator Dei, riprese e sviluppò questi concetti, contro alcuni errori moderni che andavano ampiamente prendendo piede già ai suoi tempi. Disse dunque che “il Sacrificio della Croce è perpetuamente ripresentato e rinnovato nel Sacrificio della Messa, con la sola differenza nel modo di offrirsi da parte di Gesù”; che la “separazione violenta del Corpo dal Sangue di Gesù” che avvenne sulla Croce “è rappresentata e compiuta nella separazione sacramentale del pane consacrato dal vino consacrato”. Opponendosi ad alcune teorie che facevano della santa Comunione il fine ed il centro della Messa, egli obiettò che “occorre sottolineare che il Sacrificio eucaristico consiste essenzialmente nell’immolazione incruenta della Vittima Divina, mentre la santa Comunione ha per scopo di farci partecipare sacramentalmente al Sacrificio” e pertanto non può essere ricevuta se non si hanno le dovute disposizioni (grazia di Dio, desiderio di ricevere Gesù, pensare a Chi è Colui che si riceve e osservare il digiuno eucaristico), ribadendo che solo la Comunione del Sacerdote celebrante è indispensabile per la validità del Sacrificio.

S.Nicola da Tolentino (1245-1305)
la S.Messa libera le anime del Purgatorio
Papa Paolo VI, infine, nell’enciclica Mysterium fidei, scrisse queste splendide parole: “Giova ricordare che nel Mistero Eucaristico è rappresentato in modo mirabile il Sacrificio della Croce una volta per sempre consumato sul Calvario; vi si richiama perennemente alla memoria e ne viene applicata la virtù salutifera in remissione dei peccati che si commettono quotidianamente. Questa nuova oblazione del Nuovo Testamento la Chiesa, ammaestrata dal Signore e dagli Apostoli, l’ha sempre offerta, non solo per i peccati, le pene, le espiazioni ed altre necessità dei fedeli viventi, ma anche a suffragio dei defunti in Cristo non ancora del tutto purificati” […]. Circa il momento in cui avviene l’immolazione incruenta del Signore, il Pontefice scrive: “Il Signore s’immola in modo incruento nel Sacrificio della Messa, che rappresenta il sacrificio della Croce, applicandone la virtù salutifera, nel momento in cui per le parole della consacrazione comincia ad essere sacramentalmente presente, come spirituale alimento dei fedeli, sotto le specie del pane e del vino”.


giovedì 14 luglio 2022

"Vivi per la comunità" anziché per la famiglia

Un figlio di famiglia neocatecumenale, famiglia "in missione in Etiopia", concede un'intervista al podcast "Il treno va".

Anzi, famiglia ex neocatecumenale. Dopo tanta missione kikiana-carmeniana, alla fine hanno lasciato il Cammino perché... compivano atti di carità verso persone non del Cammino. Nello specifico, hanno adottato bambini. Imperdonabile, per il Cammino: la perfida Carmen Hernández urlava infatti di "lasciarli nei fossi", perché la presunta "testimonianza", il presunto percorso di perfezionamento spirituale, nella mentalità del Cammino non può avere a che fare con opere di carità.

Ai vertici del Cammino, infatti, la famiglia era considerata "problematica" (o addirittura "eretica") perché faceva qualcosa che non era proprio previsto dal Cammino. Faceva opere di carità al di fuori della setta.

L'intervistato spiega ad un certo punto che Carmen era ostile alla "teologia della liberazione". Purtroppo l'affermazione è foriera di equivoci. La "teologia della liberazione", infatti, è un guazzabuglio di teorie pseudoteologiche diffusesi in certi paesi dell'America Latina, che spesso sfociava in atteggiamenti assurdi (i preti che imbracciavano le armi per fare la guerriglia), cioè riduceva il cristianesimo a ideologia politica, a lotta politica. Ma l'intervistato intendeva solo dire che per Kiko e Carmen il cristiano non deve resistere al male ma deve "farsi crocifiggere" (il che è altrettanto sbagliato, perché perfino Nostro Signore, schiaffeggiato dal servo del sommo sacerdote, chiese ragione e mostrò l'errore; e ancora Nostro Signore si guardò bene dal farsi provocatoriamente vedere in pubblico a Gerusalemme nel momento di festeggiare la Pasqua; e comunque rovesciò i tavoli dei banchieri nel tempio; in breve, l'atteggiamento completamente passivo e autolesionista, predicato da Carmen e Kiko, non è cristiano, e non c'entra quasi niente con la cosiddetta "teologia della liberazione).

Da notare che l'intervistato non ha una piglio polemico anti-neocatecumenale, al contrario (mentre la famiglia lasciava il Cammino lui era persino entrato in un seminario neocatecumenale in Finlandia - sede non scelta da lui -  sia pure lasciando tutto al termine degli studi). Ma ciò che spiega è sufficiente a capire la perfida mentalità neocatecumenale alla quale i genitori dell'intervistato non si erano completamente piegati, altrimenti, ubbidendo ciecamente alle direttive neocatecumenali, non avrebbero mai adottato bambini dando loro un futuro diverso. Chi pratica la cristiana virtù della carità ha già un piede fuori dal Cammino.

"Fatta la legge, trovato l'inganno": così l'intervistato spiega le "approvazioni" del Cammino, e menziona specificamente gli scrutini e la mancanza di cautela da parte di chi conduce l'interrogatorio e la mancanza di un vero consenso da parte dei poveracci seduti sulla "sedia bollente".

L'intervistato spiega anche che il lasciare il Cammino non è una cosa che avviene da un giorno all'altro, ma include - prima e dopo - tanti momenti di dubbio, incertezze, fatiche. E comunque, nel suo caso, lo hanno "maledetto" quando ha lasciato, hanno profetizzato che avrebbe "combinato solo disastri", e robe così. Quando tutto ciò che era diventato il tuo mondo "improvvisamente ti vomita", è un momento durissimo (ed è anche il motivo per cui gli ex di una qualsiasi esperienza totalizzante hanno spesso tanta ritrosia a parlarne).

Il podcast dura 47 minuti e contiene purtroppo canzonette e intermezzi, e l'intervistatore sempre pronto a interrompere, ma può essere interessante.

lunedì 11 luglio 2022

Il Cammino che preoccupa Papa Francesco

 

Sul settimanale "il venerdì" di Repubblica dello scorso 8 luglio 2022 è  comparso, per la rubrica "Cronache celesti" del vaticanista don Filippo Di Giacomo, un trafiletto con la foto di Kiko Argüello, iniziatore del Cammino  Neocatecumenale.

Il titolo è il seguente:

"Il Cammino che preoccupa Bergoglio"

E subito di seguito si spiegano i motivi che hanno portato alla  scelta proprio di quell'immagine e di quel titolo:

"Gli ultimi a ricevere il papagno bergogliano sono stati i rappresentanti del Cammino neocatecumenale.
Ricevuti il 27 giugno dal Papa si sono sentiti dire, senza se e senza ma, che devono operare "nella Chiesa e con la Chiesa". E che "il capo delle diverse Chiese è  il vescovo: sempre andare avanti con il vescovo, sempre...".
Ai discepoli di Kiko Argüello viene infatti rimproverato il  contrario, cioè di  obbligare i vescovi ad obbedire a ciò  che il Cammino intende dire e fare, in ogni campo."

Il seguito dell'articolo è incentrato sulle "beghe" che riguardano i più potenti movimenti laicali soprattutto nella Capitale, Cammino neocatecumenale, Focolarini, Comunione e Liberazione, Opus Dei, e sulle azioni che questo pontificato ha intrapreso per ridurne un potere ritenuto eccessivo e riportarli al rispetto del carisma originario.

Noi ci soffermiamo su ciò  che ci interessa particolarmente, e cioè sulla dimostrazione  che non è  assolutamente frutto di  una nostra impressione, ma una realtà  riconosciuta dai più  attenti osservatori della politica vaticana, il fatto che Papa Francesco, lo scorso 27 giugno, abbia volutamente espresso una forte critica al Cammino neocatecumenale, approfittando di un evento che Kiko Argüello ha sempre usato per blandire i pontefici e per carpirne lodi e approvazioni, e cioè l'invio delle famiglie neocatecumenali nelle Missio ad Gentes.

Cartellino giallo!

Il Santo Padre, nel suo discorso del 27 giugno 2022,  ha sostanzialmente ribadito le tre "tirate d'orecchie" del suo stesso discorso ai neocatecumenali fatto il 5 maggio 2018, risalente al 18 marzo 2016, ma già pienamente formato il primo febbraio del 2014 quando disse:

«...camminare insieme, come unico gregge, sotto la guida dei Pastori delle Chiese locali. La comunione è essenziale: a volte può essere meglio rinunciare a vivere in tutti i dettagli ciò che il vostro itinerario esigerebbe, pur di garantire l’unità tra i fratelli che formano l’unica comunità ecclesiale, della quale dovete sempre sentirvi parte...»;

«...la necessità di una speciale attenzione al contesto culturale... Tanto più importante sarà il vostro impegno ad "imparare" le culture che incontrerete...»

«La libertà di ciascuno non deve essere forzata, e si deve rispettare anche la eventuale scelta di chi decidesse di cercare, fuori dal Cammino, altre forme di vita cristiana che lo aiutino a crescere nella risposta alla chiamata del Signore».

Nell'articolo de "il venerdì" l'accento cade sulla prima delle raccomandazioni, l'obbedienza ai pastori, che per i neocatecumenali deve piuttosto risolversi in una obbedienza dei pastori al Cammino; è  chiaro che si fa riferimento alla situazione della diocesi di Roma, dove la neocatecumenalizzazione è  a uno stadio avanzato proprio per demerito degli "amici vescovi e cardinali".

Non è improbabile che il severo richiamo al rispetto della cultura e della personalità altrui provenga al Pontefice anche dalla lettura del delirante mamotreto per la preparazione alla Cresima neocatecumenale che sta girando proprio in questi giorni sicuramente nelle diocesi e nelle parrocchie italiane.
 
Attenti, fratelli del Cammino,
che dopo il cartellino giallo, c'è quello rosso!

Preghiamo perché il Pontefice sia in grado di districare questo nodo, questo cappio a scorsoio del Cammino neocatecumenale stretto alla gola delle parrocchie di Roma e di tutto il mondo.

venerdì 8 luglio 2022

Giù le mani dai bambini! Nelle parrocchie i neocatecumenali vogliono monopolizzarli dai 10 anni in poi

AVVISO IMPORTANTE

A tutti i cattolici che frequentano parrocchie in cui è presente il Cammino neocatecumenale: 

da quest'anno la preparazione alla Cresima potrebbe diventare per i vostri figli una strada senza uscita che porta alla adesione/reclutamento forzato al Cammino neocatecumenale.  

Se volete che i vostri figli abbiano qualche probabilità di ricevere una educazione nella dottrina cattolica e non un training che destina esclusivamente all'ingresso nel Cammino neocatecumenale, oltre che a dare idee dottrinalmente errate e colpevolizzanti, non iscrivete i vostri figli ai corsi gestiti dai neocatecumenali e

 CAMBIATE PARROCCHIA!

Se volete sapere di cosa si tratta concretamente, potete saltare l'introduzione A) e leggere dal punto B) in poi.

Scavano scavano, sfruttano e parassitano le parrocchie già allo stremo:
ma non dovevano evangelizzare i "lontani"?

A)INTRODUZIONE: il tarlo del proselitismo neocatecumenale  (a spese della parrocchia)

C'è un tarlo continuo all'interno del Cammino neocatecumenale, ben individuato da Papa Francesco, che è quello del proselitismo indiscriminato.

Il Papa lo vede all'opera (e lo teme) nelle famose "missioni" neocatecumenali, in particolare in quella che viene pomposamente definita "implantatio Ecclesiae" delle Missio ad Gentes delle famiglie neocatecumenali.
Il Pontefice viene indotto dalle ipocrite richieste di invio e benedizione a fermare l'attenzione  - e quindi a porsi delle preoccupazioni - su una attività del Cammino che, benché spinta da forte proselitismo, generalmente rimane del tutto sterile: la famiglia in missione semplicemente si stabilisce in un nuovo paese oppure se ne torna a casa dopo anni a volte senza neppure aver appreso la lingua di coloro che intendeva evangelizzare. Come ammettono gli stessi neocatecumenali, fanno tutto questo sforzo solo per la propria conversione, o per la propria umiliazione, o per rafforzare la propria fede. Non fanno proseliti, se non all'interno del gruppo di coloro che, già cattolici, invece che andare in parrocchia, se ne distaccano per frequentare a vita la comunità  neocatecumenale.

In realtà il proselitismo neocatecumenale si è sempre applicato all'interno della Chiesa, a spese delle parrocchie, parassitate e dissanguate a volte in modo del tutto intollerabile; ed è sempre stato agito nel cuore della parrocchia, adescando i cattolici, con l'aiuto o il permesso dei parroci che pensavano di attirare invece i lontani, con delle catechesi per adulti, che si presentano come un semplice approfondimento  biblico e dottrinale.
Questo meccanismo, che tende a imprigionare le persone in un gruppetto separato ed elitario, sfruttando le risorse economiche delle famiglie, legando le persone a vita e inducendole a fare entrare nel gruppo separato (o setta) anche i figli per poi portarli a sposarsi sempre nell'ambito neocatecumenale, ha avuto un momento di massimo sviluppo, negli anni 90, per poi declinare in modo inarrestabile.
I motivi di questa recessione sono molti, ma il principale è  che, con lo sviluppo della libera informazione in rete e dei social, le caratteristiche volutamente tenute nascoste ai più, sono divenute di dominio comune.
Insomma, all'esca delle catechesi parrocchiali non abbocca più nessuno.

Per questo motivo si è  cercato di trovare nuove formule con cui agganciare adepti, come le famose- e fallimentari - 100 piazze, o le missioni due a due.
Più recentemente, sono state messe in campo iniziative rivolte principalmente ai figli del Cammino, il cosiddetto post-cresima, in cui si è cercato di inglobare il più possibile altri ragazzi che orbitano intorno alla parrocchia.
Anche in questo caso, i risultati non sono stati incoraggianti, ma soprattutto le nuove comunità (l'unico obiettivo di tutte queste operazioni) si sono riempite di giovani senza lavoro e quindi totalmente a carico del sistema.

Orrida cripta kikiana
ai Martiri Canadesi - Roma
Ebbene i neocatecumenali, hanno nuovamente dato un occhiata alle parrocchie, per vedere cosa ancora si sarebbe potuto parassitare, ed hanno messo gli occhi su una delle poche attività "floride" che richiamano molte famiglie, quella delle Prime Comunioni.
Ed ecco pronta la nuova idea da mettere in atto con la maggiore celerità!
In questi mesi infatti gira nelle parrocchie e nelle diocesi una infaticabile èquipe capeggiata da Mariolina, un personaggio molto noto della prima comunità del Martiri  Canadesi di Roma, i primi catechizzati da Kiko e Carmen, delegata a proporre ai parroci delle parrocchie neocatecumenali di indirizzare i tanti bambini appena comunicati (e le loro famiglie) nella rete del Cammino.

Come è uso del Cammino, nel momento in cui il parroco aderisce al progetto (e se la parrocchia è  già  neocatecumenalizzata difficilmente potrà tirarsi indietro) l'equipe "itinerante  internazionale" di Mariolina, che prima sosteneva d'essere "a servizio" del parroco, impone il mamotreto di Kiko con il progetto completo deciso persino nei particolari (addirittura stabilisce le ore in cui deve essere fatto il catechismo), elegge le coppie più  anziane del Cammino a responsabili del progetto e dà le indicazioni per lo svolgimento di questa nuova "missione" all'interno della parrocchia al fine, scontato, di dar maggior gloria al Cammino.

 

B) IL CORSO PER LE CRESIME: perché  non è ciò  che vogliono far credere

La strategia per trasformare un corso di Cresima in un ingaggio a vita nelle fila del Cammino neocatecumenale (con tutti gli obblighi di corresponsione a vita della decima parte delle entrate, partecipazione obbligatoria a tutte le riunioni, obbedienza e sottomissione ai catechisti, matrimoni precoci all'interno del gruppo, pressioni inaudite ai ragazzi/e senza fidanzata/o perché entrino in convento o si facciano preti eccetera eccetera eccetera) è semplice e graduale:

appena terminata la cerimonia della Prima Comunione con abito bianco, confetti eccetera, alle famiglie dei comunicandi viene proposto, a iniziare da subito, cioè durante le vacanze estive, un anno 0 (zero) di corso, cioè alcuni mesi in parrocchia divisi in gruppetti e affidati alle cure delle solite coppie (dette padrini) neocatecumenali che ben conosciamo,  ad approfondire le figure delle matriarche della Bibbia. Si comincia subito cioè con un argomento legato al concetto di paternità  irresponsabile tanto caro ai neocatecumenali e colpevolizzante nei confronti delle normali famiglie cattoliche. Dalle "istruzioni di Kiko" apprendiamo infatti:
"Vengono a chiedere la Cresima in buona parte figli di genitori separati o divorziati che portano nel loro animo delle piaghe gravissime oppure figli unici che non conoscono la fratellanza. Queste sono due tra le tante situazioni abbastanza comuni nella realtà di oggi. Sono prodotte certamente da una situazione esistenziale di scristianizzazione: quella di sfuggire a tutto ciò che nella vita appare come sofferenza. I figli unici sono spesso soffocati di cure, con il pericolo di essere nevrotizzati, sono coperti di attenzioni in modo che non abbiano a soffrire. I loro genitori, tante volte lontanissimi dal Cristianesimo, non capiscono il senso della sofferenza, si scandalizzano della Croce e cercano con ogni mezzo di sfuggire ad essa. Questo è il motivo per cui spesso molti figli non vengono pure più corretti. Si è come terrorizzati dall'idea della sofferenza e non si comprende la necessità delle correzioni".

I  genitori della parrocchia sappiano già, quindi, che cosa si pensa di loro e dell'educazione impartita ai figli: tutto sbagliato, tutto da rifare, sotto la guida di persone totalmente ignoranti ed impreparate su argomenti come psicologia dell'età evolutiva e pedagogia, ma che credono di saperne più di tutti per ispirazione "divina".

Il programma continua poi ad ottobre con le stesse modalità  (un'ora e mezza a settimana in parrocchia divisi in gruppetti e con i catechisti-padrini, dopo un'introduzione del sacerdote e una lettura) il primo anno di catechismo, a cui segue un secondo, un terzo, e si comincia un quarto anno con convivenza finale e celebrazione della Cresima. (Si sa che subito dopo si prospetta per loro, oltre all'adesione al Cammino, la continuazione con altri 6 anni di postcresima sempre nelle mani e nelle case degli stessi "padrini" neocatecumenali).

In modo che nell'apposito "mamotreto" viene raccomandato sia cauto e graduale per non suscitare opposizioni,  i padrini o catechisti invitano il gruppetto di ragazzini a casa loro e prendono contatto con le famiglie di origine informandosi di tutto ciò che li riguarda. 

Sulla gradualità leggasi le "istruzioni per l'uso" del mamotreto: "Spesso, almeno all’inizio, si può incorrere nel rischio che interpretino ogni intervento dei catechisti nella vita della famiglia come un'intromissione abusiva o come un'invadenza non richiesta. Toccherà quindi ai catechisti dimostrare il loro spirito di collaborazione, vincendo la diffidenza e, a volte, la gelosia dei genitori."

Il legame si fa via via più stretto, nel corso degli anni, come un nodo a scorsoio: si infittiscono le visite a casa dei padrini (ove i bambini non neocatecumenali, fra love-bombing e gustose merende, dovrebbero, secondo i loro piani, rimanere fulminati da come vive una famiglia "credente" -e possibilmente disgustati dalla propria-), si segnalano come "occasioni da non perdere" eventuali contro inviti da parte delle famiglie dei bambini, si aggiungono gli inviti alle famiglie alle Messe di comunità e alla Veglia Pasquale, oltre a organizzare incontri a Natale e a Pentecoste e visite ai luoghi kikiani come il Seminario Redemptoris Mater (per prepararli alle prossime "alzate vocazionali": in proposito va letta questa esperienza).

Gli argomenti trattati negli incontri sono sempre i soliti cavalli di battaglia neocatecumenali, particolarmente incentrati su letture veterotestamentarie che i padrini inducono ad attualizzare ed interpretare a loro modo, senza tener conto dei programmi ufficiali per la preparazione alla Cresima, per esempio del programma del Catechismo per i giovani  approvato da Benedetto XVI.

Chiaramente, senza un testo di riferimento che tenga conto anche dell'età dei bambini e del loro processo di sviluppo, non faranno altro che riproporre le catechesi per adulti che costituiscono l'unico argomento di cui sono in grado di parlare, ed anche gli incontri avranno sempre la medesima struttura: lettura biblica, catechesi del padrino o madrina, esperienze dei ragazzi, preghiere libere, Padre Nostro (mai che preghino un'Ave Maria, hanno paura di intossicarsi?),  benedizione finale. La medesima struttura di tutti gli incontri neocatecumenali dalle catechesi iniziali in poi.

C'è  anche l'arcano: per esempio appena fatta la Cresima verrà proposto ai ragazzi di fare delle visite agli anziani negli ospedali, ma fino ad allora questo non si deve sapere. Come anche non si deve sapere che si faranno le alzate per entrare nel Cammino neocatecumenale!

Il guinzaglio è molto stretto: i ragazzini  (e i loro genitori) sono tenuti a giustificare ogni eventuale assenza telefonicamente, tutte occasioni in cui il padrino o la madrina possono "amabilmente" e abilmente introdursi nelle problematiche e negli eventi particolari di ogni famiglia.

Ciò a cui non si arriva con le buone, si può ottenere con le cattive: se in più di 4 anni la frequenza non è considerata soddisfacente, soprattutto l'ultimo anno e la convivenza finale, il catechista può prendersi l'arbitrio di minacciare di non far fare la Cresima  al candidato: 

"E' importantissimo che la frequenza sia continua, salvo motivi seri. A questo proposito, proprio per dare maggior importanza a quello che si fa, i ragazzi telefonino ai catechisti nel caso prevedano di essere assenti ovvero giustifichino l'eventuale assenza con una comunicazione telefonica. E' opportuno anche ricordare ai ragazzi l'importanza della frequenza: man mano che si avvicinano alla Cresima si può loro dire che, soprattutto per quanto riguarda la convivenza finale e la frequenza del terzo anno, non faranno la Cresima se i catechisti non vedranno nel ragazzo una preparazione sufficiente".

In generale, l'intromissione indebita nella privacy delle famiglie è ben conosciuta e anche prevista dal mamotreto, che consiglia ai padrini di agire con progressione graduale per non scatenare nei genitori dei fanciulli le (legittime) reazioni di protesta e rifiuto.
Le intromissioni cominciano comunque, a ben vedere, fin da subito, imponendo al ragazzino già il primo giorno di presentare se stesso e la sua famiglia, mentre anche la coppia di padrini darà la propria esperienza (e già lì si prevede che, con il passo pesante che è loro proprio, parleranno di crisi del matrimonio, divorzi, peccati, lutti e tragedie varie superati in forza della loro fede).

Nel contempo, si raccomanda ai "padrini" di non dire di essere appartenenti al Cammino neocatecumenale, perché non si inneschino reazioni di sospetto per quanto riguarda le loro reali finalità (e magari qualche ricerca in rete che possa portare alla lettura di articoli come il nostro).

Il progetto del Cammino, attraverso le coppie dei padrini, di fare proselitismo per sé  ammantandosi della autorità  della Chiesa, ma senza permettere da parte dei suoi ministri, i sacerdoti, i primi ad avere il diritto/dovere di formare il Popolo di Dio, una partecipazione se non minima e controllata, lo si desume dal paragrafo dedicato al ruolo dei presbiteri in questo corso di preparazione alla Cresima:

"Per quanto riguarda i rapporti con il presbitero, occorre fare molta attenzione che la figura del sacerdote appaia ai ragazzi in piena luce: devono rendersi conto che dietro ai catechisti c'è la Chiesa. Di conseguenza è molto importante quella breve liturgia che all'inizio di ogni incontro fa il presbitero, vestito con i paramenti, in un ambiente liturgico. Quanto al ragazzo serve ad avere chiara una cosa: che è la Chiesa che si prende cura della sua formazione. Perciò è importante che il presbitero sia sempre interessato a quello che i ragazzi fanno con i catechisti: cosi abbiamo visto che è importante che il presbitero ogni tanto partecipi all'incontro della coppia con alcuni dei piccoli gruppi. E' chiaro che questa visita non deve essere fatta all'improvviso cosi da farlo apparire come un ispettore: la visita va programmata ed i ragazzi, la volta precedente, vanno messi sull'avviso circa l'importanza dell'avvenimento. Si dirà ai ragazzi che la prossima volta verrà da noi il sacerdote, icona di Cristo che è il capo della Chiesa... accogliamolo come il Signore; in questa occasione può essere detta una parola su che cosa rappresenta il presbitero nella Chiesa. Il sacerdote arriverà e lui stesso condurrà l'incontro."

Il sacerdote viene ipocritamente presentato come una figura ieratica, icona della Chiesa, che copre le spalle ai catechisti cosicché questi possano truffaldinamente dichiarare di essere LA Chiesa: non come un formatore (benché ne abbia il compito e la preparazione), un amico e un educatore. Non sia mai che metta in ombra le potentissime coppie del Cammino! Ed è esattamente il ruolo in cui il cammino neocatecumenale confina i sacerdoti, dando l'arbitro totale agli ignorantissimi e kikizzatissimi  laici.

L'apoteosi del cosiddetto corso di  preparazione alla Cresima, è la convivenza finale, il quarto anno prima della Cresima, e l'auspicato ingresso nella Comunità neocatecumenale dei ragazzini, che nel frattempo hanno raggiunto l'età per potervi accedere, ma soprattutto delle loro famiglie, se non l'hanno già fatto in precedenza.
Si pone ogni attenzione nel non far capire la natura elitaria e chiusa del Cammino neocatecumenale: in ogni gruppo di bambini, per esempio, non ne vengono inseriti più di due del Cammino per non far sentire gli altri degli isolati pesci fuori d'acqua. Dispone però il mamotreto: "Uno o due ragazzi figli di genitori facenti parte del cammino neocatecumenale, invece, è il numero ideale per aiutare i catechisti a "tirare" il gruppo nei momenti di bisogno".

Nello stesso tempo gli amici vanno separati, a loro dire per evitare che gli impegni comuni li allontanino dalla frequenza degli incontri, ma il sospetto è che preferiscono che i ragazzi (e le loro famiglie) non abbiano altri punti di contatto tra loro che i padrini neocatecumenali non possano controllare, o altri educatori in comune che possano avanzare dei sospetti sulla troppa e indebita influenza sui fanciulli delle coppie del Cammino.

Tutta l'operazione di "pescaggio" deve avvenire in modo fluido e semi-casuale, come già sperimentato nei gruppi di post-Cresima e nell'ambito delle famiglie in missione, cui viene insegnato ad invitare a casa propria gli amichetti dei figli e a offrire loro golose merende vezzeggiandoli in tutti i modi per favorire l'amicizia con le loro famiglie, sempre allo scopo di attirarli, figli e genitori, nella comunità  neocatecumenale.

Non diffidate della prima impressione:
tristezza e spiritualità malata
sono il frutto della "deformazione" neocatecumenale

D'altronde, c'è  chi ha suggerito loro che quella è  l'età ideale per fare facilmente breccia nelle menti dei fanciulli. Recitano infatti le istruzioni neocatecumenali, stilate per l'occasione:

"Era necessario trovare l'età più conveniente per iniziare ed abbiamo visto che non si potevano prendere dei ragazzi troppo maturi perché avevano ormai delle ferite molto difficili da sanare né tanto meno si potevano prendere troppo piccoli. Abbiamo concluso che l'età ideale fosse intorno a 9/10 anni quando il bambino non è ancora entrato nella pubertà, non ha ancora cessato di essere bambino ed è ancora molto aperto."

Non  c'è bisogno di ulteriori dimostrazioni delle intenzioni di costoro: cambiate parrocchia e portate via i vostri figli, finché siete in tempo! 

P.S.: anche perché, chi non sa educare i propri figli, anzi, li esaspera, perché  mai dovrebbe essere capace di educare i vostri?


Allegato: Mamotreto delle cresime sul sito di "The thoughtful Catholic" di Charles White