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sabato 23 luglio 2022

Gennarini ai giovani: perché con il mutuo sulla casa si fa il "dito medio" al demonio

Cari "osservatori" nonché cristianucci della domenicuccia, il Tg2 ha trasmesso un servizio sul pellegrinaggio delle comunità neocatecumenali USA in terra santa, la RAI ci elogia, ci magnifica, ci esalta, questa si che e' informazione seria, altro che le scempiaggini che si leggono su questo ridicolo blog.

"Brader, de large ambrella
you mei hev to clos dem"
(noi però li teniamo aperti)
Questo il commento che un neocatecumenale ha ritenuto di lasciare sul nostro blog.

Immaginiamo che la RAI non sia andata ad ascoltare il discorso fatto ai giovani in un improbabile inglese da Giuseppe Gennarini, responsabile di nazione per il Cammino neocatecumenale per gli Stati Uniti (e responsabile principale anche del tentativo di captazione della Yona property nella diocesi di Guam per farne un Seminario neocatecumenale,  di cui si possono leggere fatti e misfatti su diversi blog dei residenti dell'isola) il 19 luglio 2022, al termine di un pellegrinaggio "vocazionale" dei giovani neocatecumenali statunitensi in Terra Santa.

Noi purtroppo  sì, e ve ne riportiamo la parte iniziale, assicurando però che anche il prosieguo non è da meno.

Innanzitutto un'osservazione generale: nè i Gennarini nè altri dinosauri del Cammino hanno un minimo di carisma per poter "reggere" ad una kermesse del genere senza risultare ridicoli e inadeguati.

Dopo Kiko, il diluvio...soprattutto perché l'iniziatore del Cammino non ha mai lavorato per attirare a sé persone con qualità in grado di mantenere la leadership di un grande movimento  cattolico, anzi, ha operato attivamente per allontanarle (vedi la nota vicenda che ha coinvolto il presbitero romano don Fabio Rosini).

Passiamo al discorso di Gennarini rivolto alle migliaia di giovani americani assiepati davanti alla Domus Galilaeae, edificio costruito sul lago di Genezareth considerato da Kiko Argüello un vero e proprio "nuevo  Vaticano".
Ne riproporremo le prime battute, lasciando a chi vuole approfondire la visione del video ancora disponibile in rete. Vi preavvisiamo che non è per gli stomaci deboli.
Ed ecco l'esordio del catechista responsabile per gli Stati Uniti del Cammino neocatecumenale.

"Il fatto che siete qui è un miracolo. Abbiamo visto delle comunità a ottobre e ci hanno chiesto che i loro figli, cioè  voi, facessero un'esperienza in Terra Santa. Allora c'erano ancora richieste di vaccinazioni, PCR... e quindi noi abbiamo detto: se tutte le limitazioni  cadono, faremo il pellegrinaggio. E infatti sono cadute! (applauso).
È un miracolo anche perché  venire qui costa un sacco di soldi e la gente pensa, specialmente i preti e i vescovi: ah il Cammino ha un sacco di soldi! Ricordo uno con 12 figli che andava a pulire gli uffici di notte...
No, il miracolo è  che vi siete fatti il culo per guadagnarvi i soldi, e molti genitori hanno fatto un mutuo sulla casa per mandarvi qui...so di diversi che l'hanno fatto"


A parte il solito miracolismo neocatecumenale: i preti e i vescovi pensano il Cammino ha un sacco di soldi? E chi glielo ha fatto pensare se non il Cammino stesso "acquistandoli", per esempio, con i proventi della vendita dei beni del secondo passaggio?

In secondo luogo: hanno indotto famiglie povere o comunque in difficoltà e cariche di figli a fare un mutuo sulla casa per poterli  mandare in pellegrinaggio in Terra Santa (principalmente a fare i balletti ovunque, anche nei luoghi sacri, per farsi riconoscere come neocatecumenali, viste le immagini e i video)? E lo chiamano "miracolo"?
Gennarini ne conosce "alcuni" addirittura, e non si vergogna di averli indotti a questo passo per puro capriccio? Addirittura un padre di famiglia con 12 figli che lavora di notte per sbarcare il lunario!

Esclama poi Gennarini:

"È  un miracolo! Abbiamo bruciato tutti questi soldi e abbiamo fatto il dito medio al demonio! Giusto? Disprezzare i soldi è una cosa fondamentale. Nel secondo scrutinio  noi siamo invitati a disprezzare il danaro. Mai prendere una decisione per soldi, mai. La decisione si prende se è  nella volontà  di Dio. Se è  nella volontà di Dio, Lui ti aiuterà. Mai prendere una decisione perché hai i soldi o no. In questo senso questa è una vittoria sul demonio".

In questo caso l'insana decisione di bruciare tutti i propri risparmi e riempirsi di debiti mettendo a rischio il proprio futuro e la propria casa è stata presa per compiere la volontà di Dio o non piuttosto per soddisfare la mania di protagonismo di certi catechistoni del Cammino? Che ne è  stato della temperanza, virtù morale che rende capaci di equilibrio nell'uso dei beni? E cosa ne è del dovere di stato per il quali un padre, una madre di famiglia sono chiamati ad usare del danaro e delle proprietà per provvedere anzitutto a se stessi e ai propri cari per il presente e per il futuro?

È molto opportuno il richiamo al secondo scrutinio, versione non corretta: quella in cui si pretende che gli adepti vendano la casa per dimostrare a Kiko e catechisti di non essere schiavi di Mammona. Ecco perché gli iniziatori non hanno mai pubblicizzato alcuna correzione di sostanza dei mamotreti: perché certe porcherie devono continuare a girare per poter rispuntare fuori ed essere utilizzate al momento opportuno.

Non solo: i debiti le famiglie li hanno dovuti accumulare per poi trovarsi a fronteggiare il fatto che il figlio, preso dall'emozione del momento, con il cervello in ebollizione dopo ore di attesa sulla spianata della Domus Galilaeae, e senza per nulla riflettere, si è  magari "alzato" insieme a tanti coetanei per andare in seminario o in convento. E quindi li aspetta un periodo di crisi, che per molti si conclude con una veloce rinuncia, ma per altri prelude ad un periodo di pesanti riunioni vocazionali, catechesi su catechesi che, invece che chiarire quale sia la loro vera chiamata, li espone a dover dare soddisfazione  alle aspettative altrui.

Senza contare il messaggio totalmente pessimista e disfattista inoculato a grandi dosi nel prosieguo della "catechesi" gennarinica: il Grande Reset (di cui parlava anche don Pezzi) incombe, una nuova ideologia totalitaria profetizzata da Klaus Schwab schiavizzerà tutti obbligando a connettersi alla rete togliendo a ciascuno ogni residuo di dignità (ops, questo la RAI e i suoi fact checkers non devono averlo colto, se no, altroché lodi ed esaltazioni!).

È una bella lotta, fra la vergine
dell Apocalisse e la vergine di ferro...
Ai giovani viene tolto ogni speranza di riscatto umano:
"Qualcuno dice: combatteremo! Tu pensi che la politica cambi qualcosa? Destra o sinistra, Trump o Biden non cambieranno nulla..."

E naturalmente viene promesso loro un intervento divino "ex machina", basta che si assoggettino come agnelli, senza far balenare mai il fatto che la salvezza viene da loro, dalla loro buona volontà, dall'impegno, dal saper lavorare per un mondo migliore: tutto ciò  con l'aiuto della grazia di Dio...

Tutte sciocchezze, invece, per l'oratore, che liquida così l'intera dottrina sociale della Chiesa e il testamento spirituale lasciato ai giovani da San Giovanni Paolo II

Ricordate l'ordine imperioso di Carmen di abbandonare i bambini nei fossi, perché non spetta al cristiano di operare per il bene del prossimo? Con questi discorsi, si impone ai giovani di abbandonare anche se stessi, al flusso di un male inarrestabile. 

Poi sostengono che il demonio agisce tramite la paura? E non gli viene il dubbio che spargere  il terrore, il disinteresse per la vita civile, l'indifferentismo e il qualunquismo equivale ad avvelenare le fonti da cui questi giovani devono imparare a  saper bere, con il giusto discernimento?

Eh sì, loro fanno "il dito medio" al demonio imponendo il tracollo economico alle famiglie per un costosissimo pellegrinaggio in Israele.  Questo il loro grande rimedio.

venerdì 6 maggio 2022

Il mio secondo scrutinio: la paura, il danno, la ferita.

IL MIO SECONDO SCRUTINIO. LA PAURA.

Leggere le testimonianze dei secondi scrutini mi ha messo in subbuglio. Tutta l'atmosfera di paura e di vulnerabilità che è stata descritta mi ha riportato  dei ricordi di un passato che non rivivo con piacere. 

Voglio parlarne per poterlo vomitare cosicché non mi rimanga dentro come un assillo che mi fa male come se l'avessi vissuto appena ieri. 

Per cominciare, abbiamo fatto la convivenza nella Valle dei Caduti con altre comunità di Madrid. In quei casi, l'équipe che guida la convivenza non è  composta da catechisti di una sola parrocchia ma è formata dalle coppie responsabili di catechisti o capi catechisti, per così dire, di ogni parrocchia.

Poi si ripartiscono i compiti:  alcuni fanno la catechesi delle Vergini stolte, altri quella dei Talenti, quella dell'Eucaristia, quella dei nuovi salmi (che era proibito cantare prima di quel passaggio).

Il nostro catechista era un uomo alto e corpulento. Sempre molto ben vestito (anzi direi molto elegante), si vedeva che la sua posizione sociale era buona e che doveva essere un professionista con una posizione importante.

Dico tutto questo perché la sua immagine trasmetteva molta autorità, condita con una certa spavalderia e un modo di essere asciutto e tagliente. Il tipo di persona che incute paura anche senza dire una parola. 

PAURA. DISSOCIAZIONE: Era in grado di incrociarti in un corridoio, fissandoti per metri e metri, senza neppure rispondere al tuo timido "ciao". 

Modello di catechista narciso
DANNOSO. INSINUANTE: Un tipo 'fico': non perché lo dico io, era qualcosa che lui stesso conosceva e sfruttava. Gli piaceva molto di potersi permettere d'essere ciò che era. So che a molte persone del Cammino non andava giù, né tra la gente comune (catecumeni) né tra le alte sfere (catechisti responsabili di altre parrocchie). 
 
Nessuno poteva competere con lui. Era un ottimo organizzatore, molto intelligente e veloce, molto efficiente. Non mi sarebbe piaciuto essere nei panni dei suoi inferiori al lavoro. Nell'arcidiocesi godeva di una buona reputazione e si interessava di una serie di questioni che ovviamente gli erano state espressamente delegate. 
Aveva un altro lato, era molto tenero e sensibilone, scoppiava in lacrime quando stava soffrendo per un qualche evento molto duro della propria esistenza, in particolare per quegli eventi di cui si parla nel Cammino e che diventano leggenda. 
Quindi vederlo così dopo che ti ha torturato produce uno strano conflitto interno. Improvvisamente ti rendi conto di poter provare pietà per lui, come se fosse un ragazzone che si comporta  da boss, ma che in fondo non è poi così male, ha il suo cuoricino. 
Avere un tale catechista aggiunge un qualcosa in più alla paura. 
 
ERA TEMIBILE E TEMUTO. Non era prevedibile. Non sapevi mai dove sarebbe andato a parare. Era un vero segugio.  Mirava a farti fuori e a sbranarti. La sua equipe doveva sempre intervenire a fermarlo. Questo tizio avrebbe fatto un buon tandem con Rafael il Crudele e qualcun altro di quel genere.  
Nel Cammino si dovrebbe sostituire "carogna" a "categoria". 
Più un catechista è carogna, maggiore è la fama e la gloria che lo precedono.


IL MIO SECONDO SCRUTINIO: IL DANNO 

La prima prova di cosa fosse lo scrutinio l'abbiamo avuta  proprio in convivenza. Ciascun capo  catechista estrasse (tramite il pezzo di carta preso a caso dalla borsa) uno dei suoi catecumeni. 

È toccato a una signora sulla settantina. Una brava donna, tutta una vita nella Chiesa, sempre prudente e molto affettuosa con tutti, disponibile, sempre di buon umore. Una donna incantevole. Formazione universitaria e impegnata nella ricerca. Voglio dire, non una persona non preparata. 

Il macellaio iniziò ad affilare i suoi coltelli. La brava donna lesse le sue risposte al sondaggio e impiegò al massimo un minuto per leggerlo. 
Non poteva essere. Questo non poteva essere. Una donna senza grandi complicazioni nella propria vita, tutto troppo facile. Lì di certo c'era un demonio rinchiuso lì, ben annidato. Questa è la mentalità del Cammino. 

Per loro, tutti dobbiamo avere una storia passata raccapricciante, piena di ribellione e maledizione, che non accettiamo, un presente in cui finalmente ti vedi come sei, un sacco di merda pieno di peccati indicibili e nascosti, e ovviamente alcuni idoli alti come cattedrali per tutti quegli argomenti a cui puntano sempre: sesso, denaro, potere, prestigio eccetera. 

 
Catechisti ignoranti giocano a emulare Freud

Ma per quanto la torturasse davanti a duecento persone, la brava donna non diceva di più, per cui la rabbia e la frustrazione del catechista erano al massimo.  
 
Dato che eravamo in tanti nella mia comunità, i giorni degli scrutini furono  numerosi, come maratone. Dovevamo fare un digiuno assoluto dal mattino, come ci dicevano i nostri catechisti per "stare in tensione". Il digiuno era un'arma per combattere le tentazioni del diavolo, che durante questo passaggio sarebbero state fortissime. "Il nostro corpo ci chiede sempre di dargli un contentino, con il digiuno combattiamo". Era un clima dantesco. 
 
Salvo alcuni casi - guarda caso proprio i figli dei catechisti di altre parrocchie, i propri figli (non capisco come i genitori possano scrutinare i propri figli) - ci sono state situazioni in cui molti hanno stretto i pugni per sopportare l'indignazione e la rabbia di vedere come maltrattavano un fratello di comunità in quel modo. 
In generale, stavamo tutti passando un brutto momento, tu soffri vedendo il dolore degli altri seduti lassù e trattati come stracci, soffri per te stesso. Ci sono stati momenti in cui i nostri cuori ci saltavano in bocca per le palpitazioni che ci davano. Urla del catechista che dovevano stare ad ascoltare fino a notte fonda, una violenza scatenata, al punto che hanno dovuto trattenerlo mentre si scagliava contro un fratello "che non si apriva, che era chiuso da un demonio", che quasi lo picchiava. 
 
Ha gettato a terra con furia, quell'agenda in cui si prendono appunti per ognuno che siede sulla sedia della tortura. Suppongo che in tutte le comunità sia così. Nella mia parrocchia, tutti i catechisti dell'équipe avevano la loro agenda, suppongo che quando devono decidere se un fratello passa il passo (ci vuole la ridondanza) per ognuno consulteranno l'agenda e la metteranno in comune. 
 
È molto spiacevole stare lì seduti e che mentre parli, chi ti scrutina prende appunti, oltre al fatto che si passano dei foglietti tra i catechisti e li mandano a chi ti fa lo scrutinio, come per dargli degli indizi "vai da questa parte" o "tira dall'altra". È una sensazione di assoluta vulnerabilità, tutto ti fa sentire un verme che ha a malapena il diritto alla vita, cieco com'è, per i suoi tanti peccati e per l'adorazione di tutto tranne che di Dio. Tutti concentrati sul far incrinare la tua sicurezza in pubblico, ti distruggono, ti fanno crollare. 
 
E la cosa più terribile è che quando ti hanno lasciato andare e hai potuto tornare al tuo posto, ti hanno detto: "coraggio fratello, Dio ti ama". Come possono dirtelo dopo che ti hanno violentato psicologicamente in nome di Dio? Dio non fa queste cose! Veramente è  una paranoia.


IL MIO SECONDO SCRUTINIO: LA FERITA. 

Dopo aver descritto quell'atmosfera della “Casa del Terrore”, racconterò la parte più importante del mio secondo scrutinio. 
Voglio vomitare questi ricordi, ogni volta che riemergono mi fanno ammutolire, mi si torcono le viscere. Cosicchè, svuotando lo stomaco, potrà iniziare il miglioramento. 
 
Ero una giovane ragazza molto timida e abbastanza tranquilla. La mia autostima era sparita da anni. Avevo già ricevuto alcuni colpi dalla vita. Un fratello che fu colpito in poche ore da una malattia allora incurabile, all'età di 9 anni. Aver perso tutto, la nostra casa, la nostra scuola, i nostri compagni di classe... a causa di una drammatica situazione finanziaria, c'erano giorni in cui non avevamo da mangiare.
 
Indossavamo abiti che alcune signore molto eleganti ci hanno regalato. In piena adolescenza, indossavo abiti da signora perché non avevo nient'altro. Non potevo uscire di casa come faceva il resto dei giovani perché non avevamo un soldo. Non potevo usare i mezzi pubblici. Comunque, tutto così. Ero un vero mostro. Piaccia o no, non potevo passare inosservata. Cosa ci fa una ragazzina di 16/17 anni con indosso una blusa di raso con dei pantaloni già color di ala di mosca da vecchi tempi (avevo solo quelli) e le scarpe della nonna? Il solo fatto di uscire era per me un supplizio. 
Questo aspetto è essenziale per comprendere parte del mio scrutinio. 
 
Non occorre essere molto smaliziati per sapere dove sarebbe arrivato uno degli affondi. La mia immagine era la più antifemminile del mondo. Sembravo tutto tranne una giovane ragazza nell'età in cui si comincia a flirtare con i ragazzi, a truccarsi, con le gonnelline, i capelli ben pettinati... civetteria, insomma. Non indossavo nemmeno orecchini (e mi tagliavo da sola i capelli). Conclusione: non ero femminile. 
 
Per contro, stavo vivendo una situazione di abuso psicologico e fisico da parte di una persona che non citerò perché irrilevante, che comunque non aveva niente a che fare con il Cammino. Questa situazione di abuso e umiliazione andava avanti da molto tempo. Si trattava di un uomo. Lo sottolineo perché è importante anche per l'interpretazione che i catechisti avrebbero fatto della mia vita. 
Venne anche fuori che  mi ero ribellata a quella situazione, e che era  stata una sofferenza davvero intensa e sostenuta, non una questione di un giorno o due. 
Vivevo continuamente nella paura, sapendo che avrei sofferto ancora ma senza poter fuggire o avere il controllo di nulla. 
 
È necessario chiarire che a quel tempo in Spagna non si parlava di questi argomenti, era un tabù, qualcosa che rimaneva nella più stretta privacy. Ora la società è consapevole che queste cose vanno denunciate. Ma allora no. Non potevi parlarne con nessuno, dovevi tenerlo nascosto. C'era quella filosofia del "sarà per qualcosa", "avrai fatto qualcosa". Il senso di colpa era devastante. 
 
In conclusione, mi hanno chiesto se amavo quella persona nonostante il danno che mi stava facendo. Ho risposto di no. Era ovvio. Mi hanno chiesto se dal mio cuore veniva fuori  un giudizio. Ebbene sì, certo, era la cosa più normale, no? Vengo ora alle conclusioni che ha tratto la mia catechista - illuminata dallo spirito santo di contrabbando - e le relative sentenze per poter continuare il Cammino.

'Fanciulla, io ti dico, alzati!'
Chi non fa come Gesù,
non è suo discepolo
Sentenza n° 1: Non ami il tuo nemico, devi amarlo come Dio ama te. Con i tuoi peccati maltratti Gesù Cristo mentre Lui ti ama senza limiti, sei sua nemica quando Lui dà la sua vita per te. 

Devi scusarti con quella persona che ti fa questo e dirgli che non lo accetti, che lo giudichi quando ti maltratta, ma che Gesù Cristo è in grado di trasformare il mio cuore di pietra. Che Egli mi invita ad amarlo nella dimensione della croce con un amore che il mondo non conosce, bla, bla, bla... 

Mi ci sono voluti un anno o due per realizzare ciò che i miei catechisti mi hanno mandato a fare in nome di Dio e della Chiesa, ma siccome mi avevano chiesto se lo avrei fatto, se avrei obbedito loro, e ho detto di sì, avrei potuto passare il Secondo Scrutinio. 

Fare quello che mi era stato ordinato per seguire Cristo era qualcosa che era impossibile per me e ogni giorno che passava senza che lo facessi era come sentirmi ripetere nella mia mente che non amavo Dio. E che se Dio non mi amava allora mi aspettava solo di essere gettata nel fuoco eterno, perché fuori del Sentiero in cui Dio mi aveva messo, c'era solo la morte, l'inferno. 

Sono arrivata al D-day per pura disperazione. Non potevo più sopportare quella tortura mentale. Meglio un tempo d'inferno che l'inferno eterno. Quando ho avuto quella persona vicino, decisi di iniziare a camminare verso di lui. Ero paralizzata, le mie gambe non mi rispondevano. Le braccia e le mani si muovevano in modo incontrollabile, come se avessero uno spasmo. La testa lo stesso. La mia bocca era asciutta e il tremito non mi permettevano di pronunciare una parola. Sono scoppiata a piangere quando era a mezzo metro di distanza. Gli ho detto tutto quello che mi hanno ordinato di dire. Ero spaventata a morte. Non sapevo se mi avrebbe schiaffeggiato e buttato a terra. Era qualcosa di così irrazionale, così innaturale, che era come se il tempo si fosse fermato. Non riuscivo a vedere, letteralmente. Non lo vedevo nemmeno più. Penso che sia stato puro panico. Non mi ha picchiato, si è limitato a  oltraggiarmi, insultarmi, umiliarmi, ma non mi ha picchiato. 

Un miracolo grazie all'aver confidato in Dio. Questa la mia interpretazione di allora. 

I catechisti mi avevano detto inoltre che dovevo scusarmi da allora in poi ogni volta che lo odiavo e lo giudicavo nel mio cuore, perché ovviamente ero una superba che si credeva migliore di quella persona, quindi la mia umiltà sarebbe venuta dal riconoscere davanti a quella persona, ogni volta  che era necessario, che per i miei peccati l'ho giudicata e non l'ho amata. 

OGNI VOLTA CHE RICORDO QUESTO PROVO MOLTA RABBIA. LA CHIESA NON MI AVREBBE MAI PARLATO IN QUESTO MODO O NON MI AVREBBE MAI IMPOSTO QUESTA "PUNIZIONE" IN NOME DI DIO PER LA MIA CONVERSIONE

Sentenza n° 2: Non sei femminile e odi l'uomo per quello che ti fa. Il demonio ti sta mettendo davanti la figura dell'autorità, la figura maschile, come qualcosa di orribile che non accetti.

Conclusione: sei lesbica perché rifiuti gli uomini e perché li andrai a vedere sempre tutti come abusatori. Ecco perché non sei femminile né ti vesti bene e vai in giro con quel look. D'ora in poi dovrai venire alle feste con il trucco, con una gonna, con una borsa, tacchi alti, ecc.

Verificheremo anche se lo fai perché ti vedremo in giro per la parrocchia (a volte uno di loro veniva a darmi la pace nell'Eucaristia e mi guardava le orecchie per vedere se portavo gli orecchini). 

Naturalmente mi sono alzata da quella sedia con il cuore spezzato. Odiavo essere vestita come una signora di 60 anni, mi vergognavo di uscire così per andare a lezione, ecc. Ma a questo ora dovevo aggiungere che sembravo una lesbica, un maschiaccio. 

Come potevano mettermi come condizione per poter seguire Cristo che mettessi gli orecchini se non avevo soldi nemmeno per poter andare a scuola in metropolitana? Tacchi alti, borsa, trucco, vestiti femminili delle ragazze della mia età...? Non potevo farlo... chi me li regalava? 

In altre parole, da una parte risultava che Dio stesso si era impossessato della nostra casa e di tutti i beni di famiglia per farci cadere l'idolo di non so cosa. Dio stesso aveva ucciso anche mio fratello perché cercassimo la fede perché altrimenti non avremmo reagito, non ci saremmo convertiti. ESATTAMENTE COSÌ È STATO INTERPRETATO E DETTO IN PUBBLICO. E si scopre che ora Dio voleva che comprassi tutto ciò - cosa che non non avevo i mezzi per fare - per poter essere sua discepola. Avrebbe dovuto fare il miracolo dei pani e dei pesci, ma con orecchini e sottane e tutto il resto.

Credevo che i catechisti fossero illuminati dallo Spirito Santo, ma non potevo seguire quel Dio che mi chiedeva cose del genere. Non capivo Dio, davvero. Quel Dio, no. Quindi il mio secondo scrutinio è servito a moltiplicare esponenzialmente la mia autostima negativa al meno infinito, i miei sensi di colpa, la mia convinzione mentale che anche l'abuso era per la mia conversione, che era qualcosa di caro a Dio affinché potessi sperimentare come sa amare veramente un discepolo di Cristo. 

Inoltre, mio ​​fratello, un bambino di 9 anni, aveva dovuto morire perché né la mia famiglia né io capivamo che Dio ci stava chiamando. Più sensi di colpa e più odio per se stessi... E così di seguito. 

UNA FERITA CHE SEGNERA' LA MIA VITA PER SEMPRE. DELLE INTERPRETAZIONI NEL NOME DEL CAMMINO, OVVERO, IN NOME DEL LORO DIO, TOTALMENTE OPPOSTE AGLI INSEGNAMENTI DELLA CHIESA E DEL VERO DIO.

 

(da: Lapaz - Cruxsancta)

mercoledì 29 dicembre 2021

Brevi esperienze di fuorusciti, ex neocatecumenali convinti.

 

Il Cammino - scandito a tappe e cadenzato da scrutini successivi a cui regolarmente sottopone i suoi aderenti - passato al vaglio è irrimediabilmente bocciato. Senza appello.

Confonde le idee e pesca nel torbido.
 Il Secondo Scrutinio, senza dubbio "lo scrutinio" per eccellenza, detto anche Secondo Passaggio è "la Porta" del neocatecumenato. (E il neocatecumenato è "la porta della Chiesa" -Kiko dixit!).
Chi non lo dovesse superare, di fatto, non può dire mai di aver fatto parte del C.N. veramente. Poichè è solo per i "promossi" che si può parlare di un neo-catecumenato vero e proprio.
In precedenza è solo un pre-neo-catecumenato. Una preparazione, un primo apprendimento, un approccio.

Con la rinuncia ai beni e - diciamolo chiaro - con il rinnegamento di tutta la propria vita, chi più chi meno, il gioco si fa proprio duro, per chi prenda sul serio la cosa.
Ed è da questo momento in poi che, per chi è entrato nel cammino con cuore retto e retta intenzione, cominciano i dolori. Che non cesseranno mai, fino a quando non si apriranno, per grazia di Dio, gli occhi e si capirà in che trappola assurda si è caduti. 

Ma questo solo non basta. Non basta, dopo aver capito, cercare, restando dentro, magari di cambiare le cose. Il Cammino non ha bisogno nè accetta l'apporto di nessuno, neanche in nome della diretta esperienza.

A questo punto sarà necessario trovare la forza per abbandonare, senza se e senza ma. Senza contare cosa e quanto si è perso della propria vita e dei propri beni. Mantenendo quello che si è salvato (se qualcosa si è salvata!), bisogna, con sacrificio, ricostruire la propria esistenza in un percorso di vita affatto nuovo; senza più assolutamente avere a che fare, neanche di striscio, con la comunità. Mai più (poichè c'è pure chi si guarda indietro e, ohimè, rientra in comunità dopo anni di lontananza! Effetti postumi della terribile dipendenza che il cammino normalmente crea...). 

Per chi lascia, dopo 20 o 30 anni, nulla è facile; ma il senso di liberazione, di sollievo, di pace che si sperimenta ricompensa di tutto e dà forza ogni giorno. Si è soli. In ogni caso. Per chi ha investito tutto nel Cammino le relazioni principali umane e sociali sono tutte lì. Tutto il tuo trascorso te lo lasci dietro, devi lasciartelo dietro, tra quelle quattro mura. 

Una cosa chiara a tutti gli ex come noi è che, una volta fuori, i fratelli della tua comunità diventano istantaneamente dei perfetti estranei e si trasformano in nemici. Questa cosa tutti indistintamente l'abbiamo sperimentata sulla nostra pelle. E non c'è niente da fare. Ognuno si soffermi su questo ennesimo inquietante elemento di riflessione! ...
... E si è fuori del tutto! E fuori si tratta di riprendere la propria vita, le relazioni familiari, bisogna applicarsi alla riscoperta degli amici. 

Ma qui voglio rassicurare con la mia esperienza e non solo la mia:
I terrorismi di Kiko volti a scoraggiare le defezioni - desideroso com'è di tenersi stretti per sempre i suoi adepti accalappiati - si fondano tutti, ma proprio tutti, sulla menzogna. Sono terrorismo puro. I dolori a cui inevitabilmente si va incontro, i disagi, i disadattamenti sono semplicemente il frutto dell'aver fatto parte di un percorso improntato all'annichilimento totale di chi vi aderisce: impoverimento della personalità, azzeramento delle capacità di ciascuno, accantonamento della razionalità, ecc., ecc. ecc... 

... E poi, la faccenda dei beni.
La peggior nota dolente, ut semper, quando si tratta di Kiko, l'avido truffatore. Chi davvero ha prestato ascolto al falso profeta, ha dilapidato - per tutti gli anni di permanenza nella milizia neocatecumenale - la gran parte dei suoi beni, denari, ricchezze. Messi sempre e soltanto a disposizione del Cammino, a discapito non solo di se stessi, ma anche dei propri figli.
Tra collette, segni forti, rinunce a satana, pietre per la Domus e mutui contratti dalla comunità di appartenenza per la sua costruzione, sostegno ai seminari, raccolte straordinarie per gli itineranti con tetto minimo fissato a un milione di euro, ditemi voi! Vogliamo fare due conti?

Ci si ritrova a zero una volta usciti, col conto corrente praticamente prosciugato (poichè è da aggiungere che il furbo Kiko istilla nella mente degli indottrinati che avere soldi da parte è un furto (a lui probabilmente) e idolatria e... le porte dell'inferno per te spalancate!...
Per cui, una volta usciti dal cammino, anche in questo senso bisogna rimboccarsi le maniche, proprio nel senso letterale della parola. 

Beato chi trova la forza di fare anche questo! Senza più guardarsi indietro, senza rimpianti o troppi rimorsi, che potrebbero devastarti anche da un punto di vista psicologico, per la stupidità indotta per anni e che si deve riconoscere con candore, per non finire al manicomio! 

Esemplare, delle tante testimonianze raccolte nel blog in tanti anni di ascolto e di confronto, e a sostegno della mia stessa esperienza, quanto scritto recentemente  da Porto:

"Anche io mi sono rispecchiato molto. Pur non avendo mai fatto scelte radicali in favore del Cammino, gli ho sicuramente dedicato molto tempo, soldi ed energie. Del Cammino mi sono fidato, ho creduto davvero che potesse contribuire a quel nutrimento spirituale di cui sentivo il bisogno. Nel mio ultimo anno di Cammino, dopo che molti e molti avvenimenti mi hanno confermato che la sensazione di essere stato ingannato era reale e fondata e che il Cammino non era quello che i catechisti millantavano, il desiderio e la convinzione che l'unica soluzione era uscire si sono rafforzati sempre più, fino al passo decisivo. Senza dilungarmi, posso solo confermare che il Signore non mi ha e non ci ha abbandonato mai, anzi nella sua misericordia ci ha dato non poche grazie, anche se i risvolti negativi non sono certo mancati, primo fra tutti la scomparsa dei fratelli. Di fatto, chi esce dal Cammino, il più delle volte viene guardato con disprezzo, quasi fosse un appestato. E la sua esistenza ignorata. E tutta quella "fratellanza" che esisteva fino al giorno prima scompare come per incantesimo, come neve al sole (ci possono essere delle eccezioni, ma la "regola" generale è questa, e comunque dei fuoriusciti mai nessuno dice nulla di bene, anche se erano brave persone, questo è sicuro)."     (da Porto)
Da questi falsi predicatori la Chiesa è stravolta

 

Ma c'è una cosa, la più  importante, che si deve riconoscere e testimoniare a gran voce e che va rimarcata per dare gloria a Dio.
Parlo ovviamente per me, e sento che ho il dovere di testimoniare come la Divina Provvidenza mai ci ha abbandonati. Dio è corso in nostro aiuto e, pian piano, ci ha dato il necessario e poi anche molto di più, attraverso tanti doni elargiti a noi, ma ancor più ai nostri figli (Si fa notare che le famose maledizioni kikiane, che si abbattono funeste su tutti quelli che osano rinnegarlo, sono anch'esse farlocche, come tutto il resto, come Kiko stesso: re di tutti i bugiardi!).

Mi fermo qui.

Perchè sia la Lode grata a Dio l'ultima cifra delle mie riflessioni. 

Perchè il Silenzio sigilli tutto e porti a meditare coloro che ne sentano il bisogno.


sabato 18 dicembre 2021

I soliti bugiardi.


Voi neocatecumenali siete sale che non sala, lievito che non fermenta, luce che  non illumina.
Perché siete chiusi in voi stessi, uscite solo per reclutare altri adepti.
Togliete il fango neocatecumenale dai vostri occhi e guardatevi intorno. (LUCA)


Scatola in cui Kiko racchiude tutto il mondo,

al centro stanno loro,

sale cristallizzato, che non serve a niente!


Ecco il famoso disegnino della quarta catechesi del ciclo iniziale. I cerchi concentrici a rappresentare tutto il mondo descritto in modalità molto elementare, secondo la visione kikiana dell'esistenza.

Il nucleo è costituito dal SALE, la Chiesa è il sale della terra, dice Gesù. E Kiko dichiara che questa precisamente è la missione delle piccole comunità nella Parrocchia. Chi fa il cammino è chiamato ad essere "sale", quel sale che si riceve nel rito del secondo scrutinio come una consegna liturgica dopo la rinunzia pubblica ai beni.

I "salati", poi, sono quelli che - dice Kiko - non sono "eletti", chiamati, per entrare in comunità e che ricevono sapore dall'aver incontrato uno che fa parte del Cammino. 

Nella zona d'ombra, marginale ma non meno importante, ecco i "giuda", che hanno la missione (N.B.) di perseguitare e uccidere i fedeli adulti - sale.



L'interscambiabilità della comunità con il singolo camminante è totale.
Kiko lo ha declinato in tutte le lingue che il singolo camminante non è nessuno senza la piccola comunità. E la cosa più grave è che il legame ombelicale persiste per tutta la vita. Non viene meno dopo la rinascita col battesimo come avviene normalmente in ogni gestazione. Ossia dopo finito il cammino e rinnovate le promesse. Questo l'assurdo ingiustificabile, comunque si tenti di rigirare la frittata. 

"DIO = COMUNITÀ, LITURGIA, PAROLA"

questa la scritta kikiana in cima all’icona.

Tutto l'inquinamento neocatecumenale viene dal sovrapporre la comunità a Dio, o dall'indebita identificazione tra la comunità e Dio.. 

Di conseguenza, quanto Dio chiede per Sè, nel Cammino si pretende per il Cammino. 

Questo il nucleo dell'inganno micidiale, poiché di inganno si tratta, e non di errore soltanto. Kiko è un idolatra di se stesso in primis, e pretende per sè adorazione, obbedienza, sottomissione in un annichilimento assoluto della persona e della sua dignità. Dio per Sè mai ha preteso nulla di simile dall'uomo. 

Dio assicura la libertà:

"Conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi" (Gv.8,32).
Nel Cammino si diventa schiavi e basta. E ogni anno di più. Alla fine ci si ritrova ridotti a zombie. Gli unici che possono ancora trovarsi bene lì (bene per modo di dire).


La catechesi del sale, fondante alle origini, poi completamente superata da Kiko con il passare degli anni:
Siamo qui per incarnare la Missione della Chiesa: Sale - Luce - Lievito. Quello che è chiamata ad essere la Chiesa è quello a cui è chiamata la Parrocchia e la comunità-noi:

"La comunità, alla fine del cammino, si scioglie nella Parrocchia".

 Questa la promessa, a conferma di un percorso di iniziazione cristiana che ha un inizio e una fine.
Per poter fare il cammino con tutte le sue tappe in successione - si diceva - serve fare tante piccole comunità in progressione. Una volta esaurito l'intero percorso e rinnovate le promesse battesimali, le stesse confluiranno nella Parrocchia. Non hanno più alcuna ragione di esistere. Dopo il battesimo si è neofita e poi fedele. La figura del catechista/padrino non ha più alcun senso. Il fedele vive nella Chiesa. In essa compie la sua missione.

A parole è facile tutto: siamo "il sale". Peccato che poi mancano le opere, i fatti. 

Morire come il sale per dare sapore "alla propria vita, al mondo e a chi ci sta accanto". La verità poi è che nel C.N. si muore sì, si perde la vita (chi più di noi che c'è passato può dirlo) ma troppo tardi ci si accorge che è solo per dare lustro al Cammino: 

"questa iones son capable de atirar intorno a loro como comunidades la molecula de agua."

Ecco, ci si dissolve sì, ma... per aggregarsi tra di loro. E appare la parolina magica: comunidades.

Quante volte dobbiamo ripetere le stesse cose? Per questo abbiamo lasciato il Cammino: per Kiko e Carmen l'uomo, la persona, non conta nulla. Tutto passa per la "piccola (indistruttibile) comunità" che è al centro di tutto e che abbiamo scoperto non essere un mezzo per nulla.

Eppure le seguenti espressioni le abbiamo sentite tutti ripetere infinite volte dai nostri catechisti, pappagalli di Kiko:
"Non è l'uomo per il Cammino, ma il Cammino per l'uomo"
e
"La comunità cammina con il passo dell'ultimo"
Tutte menzogne che non hanno trovato riscontro nella realtà della conduzione del cammino.
D'altronde "ci si salva a grappoli"! Giusto? Anche questo lo dice Kiko.
Sul fatto che si muore uno alla volta non hanno potuto incidere, ma assicurano che in cielo ogni comunità sarà ricostituita (abnorme al punto che tra gli stessi camminanti circolano barzellette esilaranti su simili assurdità).
Ordunque. La missione della Chiesa, della Parrocchia, della Comunità, la missione del cristiano: Sciogliersi come il sale. Per dare la vita.
Ed è qui che nasce la confusione: Il neocatecumeno è chiamato sì a morire e a dare la vita a dissolversi non in senso ecclesiale, ma per lo stesso Cammino Neocatecumenale di cui è entrato a far parte.
Egli viene privato della sua identità personale (sacra e inviolabile), viene spinto a rinunciare ai suoi averi con gesti forti perché lui stesso con tutta la sua vita, e tutto di lui, "appartiene" letteralmente al Cammino.

Ma Gesù dice: "Il regno di Dio passa per il cuore di ogni uomo". Gesù intrattiene il suo rapporto con ciascuno, nella sua unicità. Non tratta l'uomo per categorie, nè per gruppi di appartenenza. Ricordiamo il centurione, la samaritana. E tra gli stessi dottori della legge Gesù si incontra, sempre in forma personale e unica, con Nicodemo, a cui dedica un colloquio intimo e riservato nella notte in cui risponde ai suoi dubbi.

Dove mai Kiko e Carmen appoggiano la certezza che inculcano al popolo camminante che tutti loro si salveranno per l'appartenenza alla comunità? Che se escono, saranno condannati e dannati? Che come singoli non valgono nulla. Sancendo il primato del gruppo di appartenenza sul singolo

"Chi sei tu senza il Cammino?"

Questo il grido intimidatorio che il guru alza contro chi vede vacillare, in crisi, sul punto di "lasciare il cammino"! "Chi sei tu senza il Cammino?"...
"Sono un uomo, una donna, un essere umano (e qui è bello pronunciare il proprio nome di Battesimo) per il quale Gesù ha offerto la sua vita. Prezioso agli occhi di Dio, unico..."

La missione della Chiesa, la missione del cristiano: Sciogliersi come il sale. Per dare la vita.
E Kiko - la cosa sorprende - nella quarta catechesi iniziale lo aveva predicato proprio così:

"Finito il cammino la comunità si scioglie nella Parrocchia",
"Finito il Cammino, non c'è più catechista",
"La comunità si scioglie come il sale. Ecco la sua missione".


SALE - LUCE - LIEVITO (lo ha detto Gesù). 

Tutto nel cammino è a livello comunitario? Senza la "piccola comunità" nulla? Comunitariamente si cammina, comunitariamente ci si salva ("Chi esce dal cammino è perduto, la benedizione si traforma in maledizione...").e comunitariamente si compie la propria missione di cristiani?
E dunque la comunità è chiamata a sciogliersi! Altrimenti, qual è mai la sua missione? Come mai si compie?

Questo argomento era molto portato dagli itineranti negli anni 70/80, quando presentavano il Cammino a Vescovi e Parroci, e anche con molta enfasi. Oggi capiamo il perché!

I Pastori si vedevano prospettare davanti un numero imprecisato di anni - una volta trascorsi, mentendo, assicuravano che si sarebbero senz'altro tolti dai piedi - durante i quali avrebbero dovuto tollerare lo strapotere assoluto dei laici catechisti inviati da Kiko e da loro accolti che, secondo le linee degli iniziatori, avrebbero condotto tutto. (Certo, mica potevano far capire che erano lì per scalzarli per sempre! Chi mai li avrebbe accolti? Chi li avrebbe fatti predicare nelle loro Parrocchie?)

Chiaro che l'unica era dire:

Tranquilli, è per un tempo, tutto questo andrà a finire... ...un giorno...

Ma intanto potevano, con calma, far crescere ed educare un popolo di disobbedienti alla Chiesa e fedeli per sempre al Cammino, legati a loro mani e piedi; per poi rimangiarsi anche tutto il resto:

Qui non si scioglie niente, il cammino non finisce mai, le comunità non si sciolgono per nulla.
Questa la novità strabiliante comunicata dai mega-itineranti ai catechisti di zona, una volta passati quegli anni e una volta impiantato per bene il Cammino nelle ignare Parrocchie accoglienti:

"Per carità, mai più ripetere ai Vescovi questo dello sciogliersi! Kiko se sente ancora che andate dicendo questa cosa, si arrabbia come un pazzo... Cogliendo forse lo sconcerto negli occhi di molti il capo-itinerante motivò... Le cose cambiano! Kiko oggi sente un'altra cosa... Dio gli ispira altro!"

Ora dovrebbero spiegarci questo enigma. Svelarci l'arcano. Se ne siamo degni!  

Come si può snaturare tutto così?
Noi una spiegazione l'abbiamo trovata da tempo: 


KIKO È UN BUGIARDO.

lunedì 8 novembre 2021

Progetto Decima : Viva i ladri! (Dal Mamotreto del II passaggio)

L'elogio dei ladri è uno dei mantra catechetici del Cammino: abitua i fratelli alla separazione dalle proprie sostanze e li agevola nella cessione, alla setta, di beni e decime. Chi ha conosciuto la predicazione neocatecumenale di questi ultimi cinquant'anni ha sperimentato le continue esortazioni a ringraziare Dio, che manda i ladri per la nostra conversione. A braccetto con l'elogio dei ladri va il ritornello kikiano dell' odio antiborghese - benché quest'ultimo sia progressivamente sfumato con l'imborghesimento dei fondatori del Cammino.

Questi temi, come sempre predicati in nome di Dio, li troviamo disseminati lungo tutto il mamotreto del secondo passaggio neocatecumenale (1977), durante il quale i fratelli, al prezzo di una cospicua elargizione al Cammino, accompagnata da una tassa perenne di un decimo di tutti i loro introiti futuri, abbandonano l'idolatria delle sicurezze borghesi e passano al "vero" cristianesimo del Cammino, cioè alla precarietà spirituale e materiale in obbedienza ai catechisti.

Dice Kiko a pag. 24:

"Vi invito a vedere che tutte le cose che succedono, che succedono anche ai vostri familiari, non sono castighi di Dio ma sono eventi che il Signore permette anche per la vostra conversione, per farvi un discorso molto più profondo, per non permettere che voi restiate seduti borghesemente sulla vostra realtà."

Kiko ci trasmette un elenco delle cose che "Dio" non sopporta che possediamo, implicando che possedere un bene degeneri automaticamente nell'idolatrarlo. Il rimedio è netto: privarsene. L'inventario stilato dal desideratore della roba altrui è piuttosto nutrito, Kiko aguzza la vista per non perdersi nulla: 

La vita dell'uomo è qualche cosa di serio, noi siamo pellegrini qui, la nostra vita deve camminare in tensione verso qualche cosa, Dio non sopporta quel matrimonio con la pancia così, che si siede con la sua televisione, con la macchina bella, con la sua casa al mare, con la sua coppiettina di bambini, che non vuole nessun problema. 

Neo-ideologo sessantottino antiborghese sbuffa contro le scelte di vita del padre.
Giunti a quell'età, questi ideologi sono diventati dei borghesi ancor più efferati,
nel loro borghesismo, del fantasma di borghesia che avevano aborrito e rinnegato
ai tempi della loro giovinezza.
Nella foga del suo eccebombismo antiborghese in salsa pseudocristiana Kiko chiama a rinforzo persino i ladri (ibidem):

"Dio non tollera che uno riduca a questo la vita e manda i ladri e manda le malattie affinché l'uomo non rimpicciolisca la sua vita e ne faccia una schifezza, quando la vita è una cosa molto seria e importante.

[...] Qualcuno ancora sta pensando che vuole venire in comunità per essere felice lui e gli dà fastidio terribilmente che in comunità non ci si ama, che quello è un peccatore, che l'altro è insopportabile;  
vorrebbe un gruppo di amicotti, un club di gente per bene, che ci aiuti a rendere ancora più borghese la nostra vita, più schifosa. 
No, fratelli miei, non è possibile questo. Voi siete in questo cammino perché Dio vi sta chiamando veramente a fare una missione sulla terra molto importante, perché il mondo soffre, perché esistono veramente nel mondo le tenebre, la morte e la gente che soffre."

Ora, se il Cammino veramente promovesse il combattimento spirituale contro l'idolatria del denaro e delle comodità, per sincero amore del mondo che soffre: 1) i capi darebbero il buon esempio per primi; 2) i fratelli sarebbero lasciati liberi di scegliere quanto dare in beneficenza e a chi; 3) eventuali raccolte di fondi gestite dal Cammino sarebbero rendicontate in chiaro invece che sparire in gorghi torbidi; 4) non sarebbe preso di mira come capro espiatorio un intero strato sociale che nella Chiesa è trasversale e non in opposizione, "la borghesia" o, per meglio dire, la sua ombra nella testa di Kiko; 5) un bisognoso che frequenti il Cammino non sarebbe sottoposto agli stessi obblighi di un ricco, ben più pesanti per il primo che per il secondo.
- Alt! Sono Robbing (rapinatore) Hood! Rubo ai ricchi per dare ai poveri.
- Quanto mi spetta?     (B. Parker & J. Hart)
Ma questi aspetti non vengono neppure presi in considerazione dal discorso neocatecumenale, perché il tema della separazione dai benie più non dimandare (cit.), occupa tutto lo spazio narrativo. In buona sostanza il Cammino propone un derivato di rivoluzione culturale di cui Kiko si autoelegge caporione. 

Il reale obiettivo della lotta agli idoli è quello di fare largo all'idolo Cammino, sotto la copertura dell'obiettivo dichiarato di voler trasformare i cuori "borghesi" ed incapaci di amare, nel cuore dell'uomo nuovo che ama il peccatore, ovvero, si lascia massacrare senza fiatare, rinunciando alla propria tranquillità e alle proprie sicurezze. Dice Kiko a pag. 62:

"A voi infatti è stato dato un essere che in definitiva vi ha obbligati a crearvi un posto al sole, a farvi un avvenire, ad essere capaci di guadagnare soldi.  
Allora voi adesso, siccome mai vi hanno amati quando eravate inferiori, non potete amare chi è inferiore; chi ti deruba."

Kiko inibisce preventivamente chi non volesse lasciarsi massacrare nel portafoglio e protegge i ladri usando la perversione ideologica neocatecumenale dello spregio dell'autodifesa. A pag. 51:
"Perciò che significa questa frase: «Se uno ti percuote nella guancia destra»? Anche se vi offendono nell'onore profondamente e voi avete il diritto cioè la legge vi aiuta, anche se vuoi fare giustizia, fare causa a qualcuno, voi non lo farete anche se avete tutti i diritti, voi porgerete l'altra guancia.  
Se qualcuno ti ruba, tu non glielo reclamare. Se qualcuno ti toglie del tuo, tu non lo disturbare."

A pag. 65 rincara la dose:

"Ma noi siamo chiamati a soffrire ingiustamente l'ingiustizia. Cioé a soffrire l'ingiustizia che un tale ti fa, nel tuo corpo, offrendoci come vittime in favore di colui che ci uccide, per colui che ci distrugge, per il peccato che ti fa l'altro (che ha macchiato la tua casa, denunciato, criticato, che ha mormorato contro di te) e invece di giudicarlo e dargli un colpo in testa così, perché non ci riprovi,  
la Parola di Dio dice«Lasciati distruggere, accetta che ti insozzino, accetta che ti distruggano, ed offri questa sofferenza che ciò ti provoca per quel fratello: amandolo»".

B. Parker & J. Hart

Poiché un ricco deve per forza essere anche idolatra del denaro, va punito/curato con la sottrazione violenta delle sue sostanze e scherno ghignante, Kiko si dichiara addirittura felice che i ladri vadano da chi è ricco (più di lui). A pag. 152, schiumando maldicenza ed invidia, dichiara il guru:

"Meno male che di tanto in tanto vengono i ladri: meno male. Ho fatto un sacco di risate quando ho saputo di quel fatto di Nizza, quando i ladri sono arrivati a quelle cassette di sicurezza, le hanno scardinate e hanno rubato tutto. Ognuno aveva la sua cassettina con i suoi gioielli, i quadri, tutto.  
magari* vive poveramente nella sua casa pensando di avere là una sicurezza, in banca. E magari* succede che gli viene un infarto e tutta questa sicurezza lui non l'ha mai sfruttata e se la prende un cugino che ha una faccia di bronzo e che non appena ci mette le mani sopra (male accumulato e male speso) siccome non se lo è sudato non gli importa nulla: lo vende al primo che trova e se lo spende in cinque giorni. 
Se lo vedesse il tizio che ha passato tutta la sua vita pensando a quel gioiello, a quella statuetta, a quella cosetta... Ironie della vita, fratello! Ma questa è la vita."
I magari temerari di Kiko! Magari* invece si tratta di qualcuno che lavora 14 ore al giorno - che non è cosa sana ma non è raccapricciante come essere un parassita raccomandato, fondatore di una setta preudocristiana, che sottrae i beni agli adepti dopo averli storditi con aneddoti in cui lui stesso, il fondatore che campa sulle loro spalle, ghigna come un satiro sulle sfortune capitate a qualcuno che lavora troppo e che magari*, lui sì, non ammette scandali né reati contro la persona nella sua azienda, azienda che magari* dà lavoro e pane a tante famiglie, invece di carpirglielo.

"Non si diventa ricchi scrivendo romanzi di fantascienza.
Se vuoi diventare ricco devi fondare una religione."
L. Ron Hubbard, fondatore della Chiesa di Scientology

Kiko prepara la via al generico ladro anche giustificandolo a priori, invariabilmente e senza eccezioni. Il ladro di Kiko è sempre una povera vittima, mai una persona che sceglie di predare la roba d'altri e che dovrà rendere conto delle sue azioni, anche lui come tutti, davanti a Dio. 

Addirittura il guru addossa ai fratelli la responsabilità, se il ladro permane nella nella sua condizione di ladro, ma non perché al disgraziato manchi il necessario bensì perché è stato ferito da piccolo. pag. 81: 
"Supponiamo che quest'uomo ti ruba 1.000 lire: perché ti ruba? Perché è un ladro! E perché è un ladro? Perché nessuno mai lo ha amato, come a lui hanno rubato così lui ruba. Comincia tu a non giudicarlo, ad amarlo, e spezzerai questa catena"

E se invece resisti al male? Se gli insegni la disciplina? Se lo metti in grado di scontare la giusta pena? Per colpa tua, o fratello che ti rifiuti di "amare" il ladro - cioè di lasciarti massacrare incondizionatamente da lui, questo povero ladro non si convertirà mai (e non ti convertirai neppure tu che non hai accettato di subire la storia che "dio" aveva pensato per te). 
Ibidem:

"Se lo chiami ladro lui si difende, ha capito che nel mondo c'è una legge del più forte perché l'hanno sempre fregato da piccolino e allora dice bene: «Allora frego anch'ioadesso sto io sopra qualcuno»". 

La favoletta della conversione del povero ladro e la scusa di strappare i fratelli a "Mammona" servono invece a strappare Mammona via dai fratelli: "mollate il malloppo anche se questo vi fa sanguinare il cuore, proprio come se fossero passati i ladri".

Incidentalmente, ben si inquadra nella 
diagnosi di disturbo narcisistico della personalità di tipo grave e particolarmente acuto la descrizione che il guru dà della ferita narcisistica infantile: un criminale a cui hanno calpestato l'orgoglio quando era piccolo, ora, a buona ragione - per concessione di Kiko - non è chiamato a rigare dritto ma ha il diritto di far del male agli altri finché non troverà qualcuno che si lascerà spezzettare incondizionatamente da lui. 

Purtroppo non si prevede quand'è che gli basterà... mancandogli la sana e santa autodisciplina, probabilmente mai.

Decima, vendita dei beni ed un' offerta che faccia sanguinare il cuore.

La predicazione incalzante del falso profeta abbaglia come un'illuminazione improvvisa chi sia stato sovraesposto ad esempi di amore malato, chi coltivi più o meno inconsciamente delle tendenze sadico/masochistiche e chi non si renda realmente conto della cosa a cui sta andando incontro

Ed è proprio per crearsi una schiera di seguaci pronti a difenderlo dalle prevedibili critiche esterne sulla gestione ladresca dei beni, che Kiko identifica le sue comunità neocatecumenali con una presunta cristianità genuina e perseguitata mentre assimila ai pagani o ai farisei chiunque critichi il Cammino - una tecnica "retorica" - per voler essere altisonanti - praticata fino ai giorni nostri. Per esempio a pag. 83:

"Se noi abbiamo un po' di verità, un po' di Spirito di Gesù Cristo cominciano a odiarci tutti."
[No: la gente odia il Cammino perché il Cammino mente. Lo Spirito attrae, la menzogna respinge. NDR]   
"Questo è rivelato nella Scrittura: hanno giudicato Gesù Cristo senza, motivo, e cominciano a fare i processi alle intenzioniche noi vendiamo i beni perché li avevamo rubati, che noi siamo gente che fa il lavaggio del cervello, che togliamo la libertà alle persone."
Tirando le somme, troviamo disseminata nel mamotreto del secondo passaggio la perversione del settimo comandamento (non rubare) e del decimo (non desiderare la roba d'altri).

Il Cammino comanda, a laici con famiglia che non hanno fatto voto di povertà, che possedere una quantità di beni materiali che il Cammino stesso ritenga superflua equivalga ad idolatrare Mammona. Generalizzando fallacemente le implicazioni di questa falsa premessa, il Cammino presenta il ladro come un angelo convertitore che insegna al derubato a mollare il malloppo, cioè ad osservare il settimo e il decimo comandamento al modo neocatecumenale. 

Per addurre motivazioni plausibili, la falsa teologia del Cammino millanta anche che la passività della vittima convertirebbe il ladro e che, rinunciando a chiedere giustizia per la predazione subita, si compirebbe quindi l'opera meritoria di condurre un criminale a Dio. 

Il fratello neocatecumenale, per non essere rigettato da Dio come tiepido borghese, deve non solo non desiderare la roba altrui ma neppure la propria, cioè quella che l'Altissimo ci assegna secondo la Sua volontà perché la gestiamo, per amaLo e servirLo e per amare noi stessi ed il prossimo, secondo le nostre capacità, le nostre inclinazioni ed i doveri della nostra condizione

Una volta spianata la via ideologica ai ladri, i fratelli sono ormai pronti per considerare normale ogni privazione materiale diretta dall'esterno, anche se esagerata o indebita, per l' "accettazione della propria storia" e della "volontà di Dio per la propria conversione". Il Cammino ha quindi via libera per abbattersi come un falco sulle sostanze dei fratelli.

- Sono Robbing Hood, rubo ai ricchi per dare ai poveri!
- Che peccato! Nel mio regno non ci sono poveri
- Bene...Ho sempre desiderato di mettermi in proprio (B. Parker & J. Hart)

martedì 2 novembre 2021

"Il pagano della domenica", un film in proiezione in tutte le salette cinematografiche neocatecumenali

Nel linguaggio dei falsi profeti neocatecumenali, il termine "cattolico" assume il significato di "fariseo". Questa ri-definizione fa parte dell' armamentario di apostasia che il Cammino ha disposto contro la Chiesa Cattolica e che santi sacerdoti come Padre Enrico Zoffoli e Don Elio Marighetto (v. qui-Iqui-II e qui-III) denunciarono decenni orsono.

Ovviamente, dovendo fingere di mantenere la promessa (tutta elettorale) del servizio ai Vescovi, i neocatecumenali non svelano mai in pubblico tutte loro vere credenze e non si sbilanciano contro la Chiesa alle redditio in parrocchia o quando vanno a pesca di nuovi iscritti con le centopiazzate. Anche in queste occasioni tuttavia traspare la mentalità separatista ed elitarista del Cammino. Gli esempi espliciti di come Kiko in primis ed i catechisti neocatecumenali dietro a lui hanno descritto i cattolici per decenni, li troviamo nei testi ex-segreti delle "catechesi", proclamate nel chiuso delle salette e al riparo da orecchi indiscreti.

Comunità neocatecumenale colta nell'atto di prender visione del film "Il pagano della domenica",
una pellicola della propaganda kikiana sulla Chiesa Cattolica, finanziata dai fratelli in cammino.

Il mamotreto del secondo passaggio neocatecumenale non fa eccezione in questo senso. Lo ripercorriamo dietro le tracce dei "pagani della domenica", che saremmo noi cattolici.

A pag. 35 Kiko sottolinea l'urgenza di abbandonare il paganesimo per riscoprire le radici ebraiche del cristianesimo, abbracciando una nuova religione (pag. 57) misterica ed "ispirata" sull'esempio, come sappiamo, "dei santi profeti d'un tempo":

"Queste cose [si riferisce ad un discorso appena fatto sullo shema NDR], fratelli, non sono scritte in nessun libro, noi non le abbiano mai sentite perché avevamo abbandonato la radice del Cristianesimo che è l'ebraismo. 
Si è applicato sul cristianesimo l'ellenismo, le religioni pagane, Platone, si è messo questo coperchio sul cristianesimo e si sono abbandonate le radici. Oggi c'è tutto un movimento nella Chiesa cattolica fondamentale, promozionato dal Papa, per ritornare alle radici." 

Piccola chiave di lettura, ad uso dei naviganti: rinnegare l'apporto del pensiero greco al cattolicesimo è una fissazione dei fondatori del Cammino - ed il rozzo Kiko ben serve alla causa: ogni volta che il guru disprezza Platone, è perché il Cammino, tramite Kiko, ci vuole tenere lontani da Sant'Agostino; quando Kiko se la prende con Aristotele, è perché il Cammino vuole che la cristianità si scordi di San Tommaso d'Aquino (ugualmente, se dice medioevo o Trento). E quando Kiko parla di "mente greca" con sbrigativo disprezzo, è perché in quel momento non si ricorda esattamente i nomi, ma possiamo assumere che se la stia prendendo un po' con tutti i summenzionati indistintamente.

Padre Zoffoli fece notare (pag. 42) che Kiko e Carmen, nelle catechesi iniziali del Cammino Neocatecumenale, parlavano sempre di cristianesimo e mai di cattolicesimo, alla maniera dei protestanti. 

Allo stesso modo, neppure nel mamotreto del secondo passaggio si menziona mai il cattolicesimo come un punto di riferimento ed una casa madre bensì come l'etichetta di un contenitore vuoto, una fede pro-forma ed ipocrita che nessuno vorrebbe gloriarsi di professare. Stessa sorte per il termine cattolico, che compare, qualora riferito a persone fisiche, unicamente per denunciarne l'ipocrisia o l'insufficienza religiosa: "quello/quelli si dicono/si credono cattolici, invece..." (pagg. 21, 37, 60, 75, 89, 150). 

Per se stessa invece la setta neocatecumenale adotta la qualifica di cristiana. Nel testo del mamotreto del secondo passaggio l'insubordinazione (da marrani) alla gerarchia cattolica romana salta agli occhi non tanto per opposizione manifesta quanto per le reticenze, le ambiguità e le pretese di miglioramento che ben si accompagnano ai numerosi atti di disubbidienza concreta che ben conosciamo. Si tratta di un atteggiamento doppio e strisciante ma soprattutto proditorio da parte di chi ha sempre sfoggiato, a parole, una missione al servizio dei Vescovi.

A pag. 69 Kiko tratta il sacerdozio cattolico da istituzione pagana (al pari di una casta addetta a sacrifici propiziatori) mentre definisce cristiano il sacerdozio dei laici, che era destinato, secondo Kiko e Carmen, a diventare la nuova normalità sotto la spinta rinnovatrice del Cammino Neocatecumenale:

"I cristiani non fanno della benedizione una cosa esterna a noi, che non ci toccadei preti: non è il senso della benedizione per i cristiani. Voi siete un popolo di sacerdotiun popolo a parteil popolo della benedizione.  
Non siete come i pagani. I pagani il Signore li chiama ipocriti, cioé quelli che portano sempre una maschera, che sono doppi di cuoreVoi siete chiamati dal Signore qui per essere un popolo. 
Prima la Chiesa si vedeva sempre nei preti, il Vaticano, il Papa, i cardinali. Adesso quando la gente dirà: "Ecco la Chiesa" mai dirà "Ecco i preti", ma “quei cristiani che conosco". "Io nel mio lavoro ho un cristiano"; e un altro: "io nella mia famiglia ho mio cognato che è un cristiano". Diranno così perché loro non saranno più cristiani."

Di conseguenza, nessuno in Cammino si stupisce o si indigna (o prova un desiderio di lanciare sedie, secondo il temperamento), quando un laico ignorante come una suola di scarpa si permette di scrutinare un presbitero (Or. II Scr. pagg181-189 - anime sensibili astenersi).

Il Bacio di Giuda, Giotto di Bondone, 1304 ca., Padova, Cappella degli Scrovegni.
Giuda Iscariota è il capostipite di Kiko & Carmen e kikatekisti kloni,
che tradiscono ed insultano i Sacerdoti nel loro Ministero di Alter Christus.

Tra cristiani (cioè neocatecumenali) pagani (ovvero non iniziati dal Cammino - cosa che include i cattolici detti della domenica ed altre creature di varie credenze) non può esserci alcuna alleanza. Dice Kiko a pag 76:

"Prima cosa, ritorniamo alla parola odiare. Dico che questo è autentico. Noi abbiamo visto che tanta gente non ha continuato nel cammino perché non ha odiato la moglie. 
Bisogna imparare ad odiare quando gli altri sono un ostacolo, sono la nostra rovina. Ma questo non lo dice Gesù Cristo, lo dice già l'Antico Testamento, il Deuteronomio, cose tremende.
La Parola dice: Sì, tua moglie ti vuole insegnare gli idoli, la ucciderai. Anche oggi se una famiglia ha un figlio che si sposa con un pagano dice che per te sarà come un gentile, un pubblicano. E tu non parlerai mai con lui. Per te sia una persona morta."
Lungi dall'essere un evangelico richiamo alla perseveranza e alla purezza nella vita spirituale, l'odio, tutto diretto contro gli ostacoli che si oppongono all'avanzata neocatecumenale, fa sì che si concretizzino, nelle parrocchie e nelle famiglie, quelle divisioni che ben conosciamo. Sulle liti dei neocatecumenali con i cattolici (ma anche con chiunque li critichi - liti che Kiko sa bene essere inevitabili), profetizza il guru a pag. 82, assegnando aprioristicamente la ragione ai suoi e il torto agli altri. Una promessa irragionevole, che però rende i camminanti ben pervicaci di fronte ad ogni evidenza contraria alla glorificazione del Cammino:
"Questa è la saggezza di Gesù Cristo, la saggezza dei primi cristiani: tutti li odiavanoma tutti dicevano: "Guardate come si amano!" 

[e lo abbiamo visto, come si amano NDR] 

I filosofi pagani erano contrariati dall'attitudine dei cristiani di fronte alla morte, dicevano che erano pazzi, gente che disprezzava la vita, che va cantando alla morte, dicevano che questa era una dottrina barbara, e li odiavano. 
Diceva un filosofo che noi ci trasformiamo in quello che odiamo: infatti l'Impero romano odiando il Cristianesimo si trasforma in cristianesimo."
Sorvoliamo sui cinque secoli di Impero Romano che il quadrilaureato dottoron ignominiae causa sminuisce a proprio comodo, col sigillo del celebre Unfilosofo. Qui Kiko si impone quale esperto conoscitore e padrone del "subconscio" di chi gli sta concedendo fiducia. Allo stesso tempo millanta conoscenza e padronanza del subconscio degli esterni al Cammino, cioè esprime giudizi temerari su gente che, non avendo la minima intenzione di starlo a sentire, non può neppure essere presente alla filippica per contraddirlo pesantemente davanti ai suoi adepti. Ma poiché in Cammino vigono l'obbligo di ascoltare passivamente e la proibizione di pensare "con una mente greca" (pag. 159), i camminanti fiduciosi finiscono per bersi le parole del guru, che promette l'odio dei cosiddetti pagani ad una platea ipnotizzata:
"Quando odiamo fortemente qualcuno è perché quello ci sta dicendo qualche cosa che non ci lascia vivere, non ci lascia in pace. Infatti dicono i Padri della Chiesa che i primi cristiani erano odiatissimi: "Tutti ci odiano perché non ci conoscono” se gli domandate perchè ci odiano non sanno dire perchéMa chi ci conosce si converte."

A dire il vero, molti odiano il Cammino (come ente, non i camminanti singoli e neppure tutti insieme) dopo averne saggiato opere e modalità. Cfr. "E Kiko disse: "l'unica cosa che ci può salvare, è che il papa muoia".

Hai contraddetto un neocatecumenale, criticando onestamente il Cammino? Nella sua testa adesso ronzano non gli argomenti che gli hai portato ma il pensiero che tu sei un un pagano e lo odi (in realtà non lo odi affatto, lo hai solo contraddetto), perché lui è un vero cristiano, uno a cui il profeta Kiko aveva predetto l'odio del mondo. Il neocatecumenale sa che prima o poi, per intervento diretto del Signore, la spunterà su tutte le critiche, naturalmente a patto di insistere imperterrito con gli stessi argomenti. Gli hanno insegnato che proprio tu che lo hai criticato crollerai e diventerai a tua volta neocatecumenale - oppure ti perderai, per avere rifiutato il Cammino.

Il neocatecumenale crede nel potere magico dello scrutinatore: "Io ne so di Dio più di tutti voialtri messi insieme e ne so di te più di te!!". Si tratta, per molti fratelli, di un' illusione potentissima, che poi degenera in un insopprimibile delirio di onnipotenza religiosa e che conta, tra i numerosi effetti collaterali, la separazione dagli esterni al Cammino. 

In questo mamotreto, la propaganda sulla divisione dai pagani raggiunge il paradosso alla fine del secondo scrutinio. La separazione è ormai dichiarata, netta ed irreversibile. Il povero fratello neocatecumenale, esorcizzato malamente, scrutinato col bisturi ed espropriato dei suoi beni, ottiene in cambio, dal suo generalissimo, la patacca al valore di Cristiano Illuminato e dotato di superpoteri spirituali: la "trasformazione nell' uomo nuovo, in colui che non resiste al male" (pagg. 44, 108, 210) si va compiendo in questo fratello che abbandona al loro destino i pagani immersi nell' inconsapevole cecità spirituale dei bruti. Dice Kiko a pag. 210:

"La differenza che esiste fra te ed un pagano che non è nella Chiesa, è che tu sei illuminato sulla tua realtà. Tu saihai il donolo Spirito profeticoconosci la tua realtà mentre l'altro è cieco sulla sua reltà
L'eletto vede, prevede e gestisce cose
che voi umani non potreste immaginarvi (cit.)
Là dove tu vedi l’opera del Signore e sai il perché profondo delle cose, il perché profondo di ogni avvenimento in modo che tu lo puoi interpretare profeticamente, dare un'interpretazione reale, autentica e l'unica vera sulla vita dei fratellil'altro uomol'uomo della strada è cieco."

[V."I Ciechi Nati del Cammino Neocatecumenale" - qui-1qui-2qui-3 qui-4 NDR] 
"[Egli] non ha cessato di condannarsi, amareggiarsi e odiare; di fronte agli avvenimenti che non sa perché gli debbano accadere continua a dare sempre la colpa agli altri: allo Stato, alla politica, alla società, al lavoro, alla moglie, ai figli; tutti hanno la colpa. 
Deve sempre scovare un capro espiatorio da mettere al muro e fucilare perché tutto cambi. Questo è ciò che pensa quest’uomo perché non ha un'altra soluzione, perché è assolutamente cieco di fronte alla propria realtà."

Al fratello neocatecumenale viene insegnato che il Cammino sia il nucleo genuino della Chiesa e che agli stolti non iniziati dal verbo neocatecumenale competa il ruolo di persecutori e seminatori di odio contro la Chiesa - e quindi contro lui stesso. Finché questo fratello non si deciderà in autonomia a mettere ordine nelle proprie idee ed opinioni, rimarrà impermeabile ad ogni osservazione sul Cammino, persino dinanzi ai numerosi e gravissimi misfatti di cui questa setta si è macchiata, finora piuttosto impunemente. Ed ogni discussione con l'esterno sarà impossibile.

In questo mamotreto troviamo l'ennesima conferma del fatto che il Cammino Neocatecumenale e la Chiesa Cattolica possono forse coesistere separatamente (e male) per un tempo limitato ma non si possono amalgamare. Le promesse iniziali di "salare" le parrocchie sono state largamente disattese, svelando la malafede iniziale dei fondatori del Cammino. Il Cammino non si dissolve mai nella parrocchia, piuttosto la colonizza, invertendo, alla prova dei fatti, il ruoli di odiati ed odiatori inizialmente assegnati dalla predicazione neocatecumenale.

Da leggere:
UN CAVALLO DI TROIA NELLA CHIESA: IL CAMMINO NEOCATECUMENALE (Segni e carismi di falsi profeti spagnoli) di Lino Lista
Mons. Schneider: «Il Cammino è un cavallo di Troia nella Chiesa»
Del sacrosanto dovere dei Parroci di documentarsi prima di accogliere e tenere in Parrocchia il cammino neocatecumenale (sono i primi responsabili davanti a Dio delle anime loro affidate).