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giovedì 27 giugno 2024

Le "pecore nere" schiaffate nel bunker della Domus Galilaeae a lavorare gratis

Leggendo il blog di un anziano pretino neocatecumenale giapponese, tale Yukinori Taniguchi, che celebra la liturkikia, fra diverse affermazioni sbagliate ed eretiche riguardo ai santi, alla resurrezione ed altro, ho scoperto una pagina sul bunker della Domus di Kiko in Galilea.

Sul suo blog Taniguchi dice di sé di essere stato parroco a Takamatsu e di abitare a Roma, ma in pagine più recenti del blog spiega di essersi trasferito a Macao (sottinteso: sempre al servizio di Kiko). A suo tempo, infatti, fu grazie al Redemkikos Mater di Roma e al vescovo neocatecumenalizzato Fukahori, che riuscì a farsi ordinare all'età di 54 anni.
Utilizzo il traduttore di Google e quindi la traduzione può non essere perfetta, ma si capisce comunque bene il senso (cercare nella pagina tradotta le parole "pecora nera" per trovare l'inizio del testo che commenteremo qui sotto).

Ultimamente ho letto dei suoi viaggi in Israele con relativa permanenza alla Domus Galilaeae dove, come tutti ben sappiamo, vengono mandati i ragazzi neocatecumenali "difficili" per una sorta di riabilitazione.
Li ho visti anche io tutte le volte che sono stato alla Domus e sapevo di questa "modalità".

Non credevo però che questa "riabilitazione" avvenisse in certe condizioni a dir poco illegali.
L'ho scoperto da padre Taniguchi, con relative foto allegate al suo blog.

Questo prete scrive a proposito delle "pecore nere" e delle "pecore bianche" che vivono alla Domus, intendendo per "pecore nere" i ragazzi in riabilitazione e per "pecore bianche" i seminaristi.
Dice:

"In rare occasioni, in una famiglia del genere (neocatecumenale) nasce un bambino con un mantello diverso (pecora nera). Fin da piccolo si è ribellato ai suoi genitori, è diventato violento, è diventato un delinquente, non è andato in chiesa, ha marinato la scuola, ha fumato droghe con cattivi amici, ha rubato, ha avuto una relazione illecita con una ragazza e ha fatto piangere i suoi genitori...

I genitori, sopraffatti, consultano il signor Kiko, che decide di portare temporaneamente il figlio alla Domus Galilea. La maggior parte delle spedizioni proviene dall'Europa e dall'America, ma a volte vengono inviate anche dai paesi in via di sviluppo...

Il posto in cui vivono è all'interno del BUNKER. Bunker è la parola tedesca per bunker sotterraneo o, in termini moderni, un rifugio nucleare sotterraneo. Il governo israeliano richiede per legge che i luoghi e le strutture ricettive in cui si riuniscono un gran numero di persone siano dotati di rifugi in caso di attacchi con armi nucleari, batteriche o chimiche da parte del mondo arabo. Qui alla Domus Galilea c'è anche un BUNKER SOTTERRANEO abbastanza grande e PRIVO DI FINESTRE.

Il signor Kiko è stato MOLTO PREMUROSO NEL TRASFORMARE QUESTO BUNKER, inutilizzabile in tempo di pace, in una ZONA NOTTE PER LA PECORA NERA. TUTTO QUELLO CHE DEVI FARE È NUTRIRLI BENE, DARE LORO ABITI DA LAVORO E USARLI COME FORZA LAVORO CAPACE CON COSTI DI MANODOPERA PARI A ZERO. Pertanto, SE i giovani vengono miracolosamente riabilitati e diventano indipendenti, è a dir poco una grande idea che può prendere tre piccioni con una fava, o anche quattro piccioni con una fava...

[All'ingresso del bunker] c'è una pesante porta ermetica in ferro, come una paratia all'interno di un sottomarino. All'interno c'è una caserma.
SEMBRA UN DORMITORIO SORVEGLIATO DALLA YAKUZA.
I LETTI A CASTELLO RICORDANO IL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI AUSCHWITZ.

Lontano in Israele, su una collina isolata sulle rive del Lago Galilea. Non c'è recinzione, ma se non hanno soldi, passaporti o automobili, anche se scappano, non c'è modo che possano integrarsi nella società israeliana e sopravvivere per il resto della loro vita.
Questo è un grande miracolo che avviene ogni giorno qui a Domus Galilea, anche se non si nota.
Allegate foto del bunker, della porta ermetica in ferro e dei letti stile Auschwitz.

Non conosco le leggi di Israele, ma queste mi sembrano condizioni in violazione dei minimi diritti umani.
Alloggiare in un bunker senza finestre in una camerata unica con tanti letti vicini, per giunta con lo sfruttamento del lavoro, mi sembra pazzia.

Eppure questo pretino giapponese (ora molto anziano) ne parla come di "miracolo", di cosa buona per le "pecore nere".

Tutto ciò avviene mentre i vescovi simpatizzanti (e non) del Cammino Neocatecumenale si riuniscono nelle lussuose sale superiori (racconta anche di questo, il pretino), serviti e riveriti da questi schiavi privati di ogni dignità e libertà.

Sarebbero da denuncia.

Naturalmente, ho tutto salvato, casomai il blog del pretino dovesse sparire improvvisamente (come già successo quando glielo fecere chiudere, salvo caparbiamente aprirne un altro), o casomai le "pecore nere" venissero trasferite dal sotterraneo ai "piani alti".

Anche ad Auschwitz, come paragona il pretino neocatecumenale, lavoravano gratis ed alloggiavano in ambienti inidonei, infatti la scritta all'ingresso falsamente annuncia (ancora oggi) "Il lavoro rende liberi".

C'è di che meditare approfonditamente.
Ho i brividi.

Marco

 

Per capire il personaggio: in altre pagine del suo blog, Taniguchi parla di mons. Fukahori come suo "benefattore". Fukahori era il vescovo che consentì l'apertura del seminario Redemkikos Mater a Takamatsu, assegnando proprio a Taniguchi la responsabilità di realizzarlo. (Fukahori, una volta lasciato l'incarico, si ritirò a Roma, ospite di un seminario neocatecumenale).

Mons. Mizobe, il successore di Fukahori, propose a Taniguchi un anno sabbatico a Roma e una nomina a parroco. Taniguchi accettò di mala voglia l'anno sabbatico a Roma, prevedendo che Mizobe intendesse smantellare il seminario kikolatrico e le comunità neocatecumenali. Per la cronaca, mons. Mizobe e i vescovi giapponesi avevano tentato per anni con ogni gentilezza e diplomazia, senza risultato, di risolvere la questione "seminario neocatecumenale pagato dai cattolici" evidenziando come i neocat portassero solo dolorose divisioni e tantissimi problemi. Mons. Mizobe conosceva fin troppo bene il Cammino ed infatti sospese il Cammino finché la situazione non si fosse chiarita (erano anni che gli amiconi del Cammino a Roma ostacolavano i vescovi giapponesi).

Da notare che l'anno sabbatico, specialmente in terre dove c'è scarsità di clero, è un lusso che raramente viene concesso. Taniguchi non solo lo ottenne, ma in seguito ottenne persino un'autorizzazione ad essere "itinerante", senza più lo "stipendio" da prete e senza incarico. Taniguchi si lamenta del suo vescovo: «il mio crimine è quello di aver cercato di proteggere l'eredità di mons. Fukahori di una “comunità neocatecumenale” e di un “seminario”». Non fatevi ingannare dall'elegante parlantina: i neocatecumenali sono disposti a qualsiasi sacrificio (e qualsiasi disubbidienza, e qualsiasi inganno, e qualsiasi menzogna) pur di promuovere il triplice idolo Kiko-Carmen-Cammino.


venerdì 21 ottobre 2022

Molti giovani "figli della montagna" sono in realtà vittime di "abbandono, abuso, trascuratezza"

In riferimento al pellegrinaggio in Israele dei giovani neocatecumenali statunitensi del luglio 2022, organizzato da Giuseppe Gennarini, di cui abbiamo parlato in questo articolo, riportiamo una interessante riflessione di Porto.
 
 

«Volevo segnalare un video su questo pellegrinaggio, pubblicato su YouTube da Christian Media Center. C’è un catechista degli Stati Uniti, tale Jacob Suazo, che parla del pellegrinaggio e del suo significato e scopo, diciamo così. Questo è il link.

Dopo le solite tiritere neocat., che le potrebbe ripetere anche un bambino di due anni ad occhi chiusi, tipo "Dio ti ama come sei, tu sei peccatore, incapace di perdonare, nel Cammino ti si annuncia il kerygma", ecc., ecc., ecc., quello che mi ha colpito particolarmente sono queste parole del catechista Jacob Suazo: 

“Molti di questi giovani sono venuti con grandi sofferenze: abbandono, abuso, trascuratezza”.

Se consideriamo che la stragrande maggioranza dei partecipanti a questo pellegrinaggio sono giovani figli del Cammino (cosa che è confermata anche da quanto riferito dal Gennarini, sulla richiesta dei genitori di questi ragazzi di organizzare un pellegrinaggio), c’è qualcosa che non torna. 

Si sente sempre dire che il Cammino ricostruisce le famiglie, porta avanti i matrimoni, forma famiglie cristiane. Allora mi chiedo: che tipo di famiglie cristiane forma il Cammino perché molti dei loro giovani figli subiscano abbandono, abuso, trascuratezza? 

A me questi sembrano frutti di famiglie disfunzionali, per non dire altro. 

Com’è possibile? È questa la famiglia cristiana? 

Famiglie che sfornano un figlio dopo l’altro perché devono essere aperte alla vita, famiglie che antepongono sistematicamente gli impegni del Cammino allo stare coi figli, perché stare con i figli è faticoso, molto meglio una bella catechesi… . 

Di quanto il Cammino mini il benessere della famiglia ho già scritto in passato. Adesso mi viene da pensare anche un’altra cosa: forse tutto questo è un piano diabolico dei due sterili, diabolici iniziatori. Potrebbero aver pensato: se noi creiamo famiglie disfunzionali in cui i figli non sono seguiti, ma trascurati e pertanto sofferenti, creeremo tanti nuovi infelici a cui inculcare che solo nel Cammino troveranno la felicità. 

In più diciamo loro che la fonte della loro sofferenza non è stato l’essere trascurati dai genitori, ai quali devono chiedere scusa per averli giudicati (ma i genitori per non essersene curati no, ovviamente!), ma il loro peccato, la loro superbia, il non accettare la croce. In questo modo creeremo tanti nuovi adepti pronti a seguirci. È solo un’ipotesi, ma forse non lontana dal vero.»

(da: Porto)

La trasmissione della fede: da Kiko ai catechisti
dai catechisti agli adepti,
dagli adepti ai "figli del cammino"

A conferma del fatto che i giovani partecipanti fossero per la maggior parte "figli del Cammino", con genitori neocatecumenali (e probabilmente anche nonni neocatecumenali), riportiamo il seguente paragrafo dell'articolo di Vatican News, di D.Donnini.

«La trasmissione della fede.
Molti di questi pellegrini sono figli di quei giovani che nel marzo del Duemila si riunirono in questo stesso posto, sul Monte delle Beatitudini, per la storica visita di San Papa Giovanni Paolo II che lì celebrò l’Eucaristia. Seguì un incontro vocazionale con ragazzi di tutto il mondo. 

Da qui anche l’importanza per questi ragazzi che sono tornati in qualche modo anche sulle orme dei loro genitori. 

Proprio grazie all’incontro con Gesù Cristo Risorto, anche tramite questi pellegrinaggi, tanti dei loro genitori si sono aperti alla vita, mettendo al mondo figli. Perché, ricorda padre Rino Rossi, la Parola di Dio genera una vittoria su tutte le nostre paure. 

“Voi siete figli di questa Montagna”, ha quindi detto il sacerdote in riferimento agli incontri sul Monte delle Beatitudini, ai gruppi di giovani che sono andati in visita in questi giorni.»
 

Concludiamo l'articolo con l'appello di un parroco che ben conosce il Cammino e i problemi dei "figli della Montagna".

«Per mia esperienza di sacerdote, i figli di chi fa il cammino hanno un forte respingimento a proseguire il cammino, lo iniziano forse, perché costretti ma appena possono scappano con un senso di rabbia e disprezzo, mentre quei pochi che entrano si portano profonde ferite.
Io ho visto figli di catechisti piangere come bambini per la forte anaffettività dei genitori sempre impegnati con il cammino e lasciati crescere da soli o con sorelle di comunità, privandoli di ciò che più conta per un bambino, la dimensione di famiglia.
Anche in questo è un grosso fallimento: tutte teorie che non danno frutti, anche la liturgia domestica privando i figli di una dimensione comunitaria in parrocchia. 
Fermiamolo!!!! 
Quanto male deve fare ancora per capirlo? Vi prego: fermiamo questa mostruosità di Cammino, che brucia i cervelli della gente, che non li fa più ragionare e li manipola gravemente rendendoli spenti. Solo cammino. 
Forse solo la pandemia ha dato la possibilità ad alcuni di aprire gli occhi e vedere, si sono dimezzate le comunità. 
Vescovi aprite gli occhi, non guardate solo la colletta che vi portano dopo il secondo scrutinio; finirà presto anche quella perché non ci sarà più chi farà passaggi.
Ne siete responsabili perché non avete vigilato attentamente il vostro gregge, noi parroci possiamo fare poco o niente
 (da: un Parroco)

sabato 23 luglio 2022

Gennarini ai giovani: perché con il mutuo sulla casa si fa il "dito medio" al demonio

Cari "osservatori" nonché cristianucci della domenicuccia, il Tg2 ha trasmesso un servizio sul pellegrinaggio delle comunità neocatecumenali USA in terra santa, la RAI ci elogia, ci magnifica, ci esalta, questa si che e' informazione seria, altro che le scempiaggini che si leggono su questo ridicolo blog.

"Brader, de large ambrella
you mei hev to clos dem"
(noi però li teniamo aperti)
Questo il commento che un neocatecumenale ha ritenuto di lasciare sul nostro blog.

Immaginiamo che la RAI non sia andata ad ascoltare il discorso fatto ai giovani in un improbabile inglese da Giuseppe Gennarini, responsabile di nazione per il Cammino neocatecumenale per gli Stati Uniti (e responsabile principale anche del tentativo di captazione della Yona property nella diocesi di Guam per farne un Seminario neocatecumenale,  di cui si possono leggere fatti e misfatti su diversi blog dei residenti dell'isola) il 19 luglio 2022, al termine di un pellegrinaggio "vocazionale" dei giovani neocatecumenali statunitensi in Terra Santa.

Noi purtroppo  sì, e ve ne riportiamo la parte iniziale, assicurando però che anche il prosieguo non è da meno.

Innanzitutto un'osservazione generale: nè i Gennarini nè altri dinosauri del Cammino hanno un minimo di carisma per poter "reggere" ad una kermesse del genere senza risultare ridicoli e inadeguati.

Dopo Kiko, il diluvio...soprattutto perché l'iniziatore del Cammino non ha mai lavorato per attirare a sé persone con qualità in grado di mantenere la leadership di un grande movimento  cattolico, anzi, ha operato attivamente per allontanarle (vedi la nota vicenda che ha coinvolto il presbitero romano don Fabio Rosini).

Passiamo al discorso di Gennarini rivolto alle migliaia di giovani americani assiepati davanti alla Domus Galilaeae, edificio costruito sul lago di Genezareth considerato da Kiko Argüello un vero e proprio "nuevo  Vaticano".
Ne riproporremo le prime battute, lasciando a chi vuole approfondire la visione del video ancora disponibile in rete. Vi preavvisiamo che non è per gli stomaci deboli.
Ed ecco l'esordio del catechista responsabile per gli Stati Uniti del Cammino neocatecumenale.

"Il fatto che siete qui è un miracolo. Abbiamo visto delle comunità a ottobre e ci hanno chiesto che i loro figli, cioè  voi, facessero un'esperienza in Terra Santa. Allora c'erano ancora richieste di vaccinazioni, PCR... e quindi noi abbiamo detto: se tutte le limitazioni  cadono, faremo il pellegrinaggio. E infatti sono cadute! (applauso).
È un miracolo anche perché  venire qui costa un sacco di soldi e la gente pensa, specialmente i preti e i vescovi: ah il Cammino ha un sacco di soldi! Ricordo uno con 12 figli che andava a pulire gli uffici di notte...
No, il miracolo è  che vi siete fatti il culo per guadagnarvi i soldi, e molti genitori hanno fatto un mutuo sulla casa per mandarvi qui...so di diversi che l'hanno fatto"


A parte il solito miracolismo neocatecumenale: i preti e i vescovi pensano il Cammino ha un sacco di soldi? E chi glielo ha fatto pensare se non il Cammino stesso "acquistandoli", per esempio, con i proventi della vendita dei beni del secondo passaggio?

In secondo luogo: hanno indotto famiglie povere o comunque in difficoltà e cariche di figli a fare un mutuo sulla casa per poterli  mandare in pellegrinaggio in Terra Santa (principalmente a fare i balletti ovunque, anche nei luoghi sacri, per farsi riconoscere come neocatecumenali, viste le immagini e i video)? E lo chiamano "miracolo"?
Gennarini ne conosce "alcuni" addirittura, e non si vergogna di averli indotti a questo passo per puro capriccio? Addirittura un padre di famiglia con 12 figli che lavora di notte per sbarcare il lunario!

Esclama poi Gennarini:

"È  un miracolo! Abbiamo bruciato tutti questi soldi e abbiamo fatto il dito medio al demonio! Giusto? Disprezzare i soldi è una cosa fondamentale. Nel secondo scrutinio  noi siamo invitati a disprezzare il danaro. Mai prendere una decisione per soldi, mai. La decisione si prende se è  nella volontà  di Dio. Se è  nella volontà di Dio, Lui ti aiuterà. Mai prendere una decisione perché hai i soldi o no. In questo senso questa è una vittoria sul demonio".

In questo caso l'insana decisione di bruciare tutti i propri risparmi e riempirsi di debiti mettendo a rischio il proprio futuro e la propria casa è stata presa per compiere la volontà di Dio o non piuttosto per soddisfare la mania di protagonismo di certi catechistoni del Cammino? Che ne è  stato della temperanza, virtù morale che rende capaci di equilibrio nell'uso dei beni? E cosa ne è del dovere di stato per il quali un padre, una madre di famiglia sono chiamati ad usare del danaro e delle proprietà per provvedere anzitutto a se stessi e ai propri cari per il presente e per il futuro?

È molto opportuno il richiamo al secondo scrutinio, versione non corretta: quella in cui si pretende che gli adepti vendano la casa per dimostrare a Kiko e catechisti di non essere schiavi di Mammona. Ecco perché gli iniziatori non hanno mai pubblicizzato alcuna correzione di sostanza dei mamotreti: perché certe porcherie devono continuare a girare per poter rispuntare fuori ed essere utilizzate al momento opportuno.

Non solo: i debiti le famiglie li hanno dovuti accumulare per poi trovarsi a fronteggiare il fatto che il figlio, preso dall'emozione del momento, con il cervello in ebollizione dopo ore di attesa sulla spianata della Domus Galilaeae, e senza per nulla riflettere, si è  magari "alzato" insieme a tanti coetanei per andare in seminario o in convento. E quindi li aspetta un periodo di crisi, che per molti si conclude con una veloce rinuncia, ma per altri prelude ad un periodo di pesanti riunioni vocazionali, catechesi su catechesi che, invece che chiarire quale sia la loro vera chiamata, li espone a dover dare soddisfazione  alle aspettative altrui.

Senza contare il messaggio totalmente pessimista e disfattista inoculato a grandi dosi nel prosieguo della "catechesi" gennarinica: il Grande Reset (di cui parlava anche don Pezzi) incombe, una nuova ideologia totalitaria profetizzata da Klaus Schwab schiavizzerà tutti obbligando a connettersi alla rete togliendo a ciascuno ogni residuo di dignità (ops, questo la RAI e i suoi fact checkers non devono averlo colto, se no, altroché lodi ed esaltazioni!).

È una bella lotta, fra la vergine
dell Apocalisse e la vergine di ferro...
Ai giovani viene tolto ogni speranza di riscatto umano:
"Qualcuno dice: combatteremo! Tu pensi che la politica cambi qualcosa? Destra o sinistra, Trump o Biden non cambieranno nulla..."

E naturalmente viene promesso loro un intervento divino "ex machina", basta che si assoggettino come agnelli, senza far balenare mai il fatto che la salvezza viene da loro, dalla loro buona volontà, dall'impegno, dal saper lavorare per un mondo migliore: tutto ciò  con l'aiuto della grazia di Dio...

Tutte sciocchezze, invece, per l'oratore, che liquida così l'intera dottrina sociale della Chiesa e il testamento spirituale lasciato ai giovani da San Giovanni Paolo II

Ricordate l'ordine imperioso di Carmen di abbandonare i bambini nei fossi, perché non spetta al cristiano di operare per il bene del prossimo? Con questi discorsi, si impone ai giovani di abbandonare anche se stessi, al flusso di un male inarrestabile. 

Poi sostengono che il demonio agisce tramite la paura? E non gli viene il dubbio che spargere  il terrore, il disinteresse per la vita civile, l'indifferentismo e il qualunquismo equivale ad avvelenare le fonti da cui questi giovani devono imparare a  saper bere, con il giusto discernimento?

Eh sì, loro fanno "il dito medio" al demonio imponendo il tracollo economico alle famiglie per un costosissimo pellegrinaggio in Israele.  Questo il loro grande rimedio.

domenica 15 maggio 2022

Che cosa ha da spartire san Carlo de Foucauld con Kiko Argüello?

Qui la versione inglese dell'articolo a cura del blog "Neocatechumenal Way in the USA".

Statua di Charles de Foucauld
a Nazareth
Oggi, 15 maggio 2022, viene proclamato santo in Piazza San Pietro Charles de Foucauld,  un originale apostolo del Vangelo che ardeva dal desiderio di far conoscere e amare il “suo” Gesù, vivendo tra i Touareg nel Sahara algerino: “Risiedo qui, solo europeo… Felice di essere solo con Gesù, solo per Gesù”.

L'evento, come ogni canonizzazione, coinvolge e commuove tutta la Chiesa, e soprattutto le 19 famiglie di laici e sacerdoti che si richiamano alla sua spiritualità.

C'è  però anche un 'figlio spurio' che si sente coinvolto e quasi accomunato al nuovo santo in questa giornata speciale, ed è  Kiko Argüello, fondatore del Cammino Neocatecumenale.

Sul sito ufficiale del Cammino neocatecumenale infatti alla canonizzazione di fratel Carlo è stato dedicato un articolo, a firma di don Ezechiele Pasotti,  in cui si afferma che, con Kiko,  vi  sarebbero «legami vari e profondi, e vanno dal momento della loro conversione, all’intuizione della vita nascosta in mezzo ai poveri, al modo di stare come “poveri tra i poveri”, sino al “sogno” di una cappella per l’adorazione sul Monte delle Beatitudini».

Vogliamo analizzare uno ad uno questi presunti legami fra il santo che oggi viene elevato agli altari e colui che, con tanta insistenza, da più  di mezzo secolo sostiene di essere un suo fedele imitatore.

La conversione.

Charles de Foucauld, dopo un’adolescenza vissuta lontano dalla fede, immerso nei piaceri di una vita facile e agiata, cominciò ad avvertire un’inquietudine esistenziale durante una pericolosa esplorazione in Marocco e, rientrato in Francia, continuò la sua ricerca stimolato dai buoni esempi di persone cristiane: «Ho iniziato ad andare in chiesa, senza essere credente, non mi trovavo bene se non in quel luogo e vi trascorrevo lunghe ore continuando a ripetere una strana preghiera: “Mio Dio, se esisti, fa che io Ti conosca!”». Con l’aiuto di un santo sacerdote, il padre Huvelin, ritrovò la fede e tornò ai Sacramenti nel 1886; aveva 28 anni. 
 
«Come credetti che c’era un Dio, compresi che non potevo far altro che vivere per Lui solo». 
Il cammino di fratel Charles, dal giorno del suo rinnovamento interiore, continua ad essere ricerca appassionata di Cristo, delle sue orme, da ricalcare amorosamente una per una, in modo tale che la sua vita sia insieme imitazione fedele di Gesù e perdita di sé nel “Beneamato”: «Amo Nostro Signore Gesù Cristo e non posso sopportare di condurre una vita diversa dalla Sua... Non voglio attraversare la vita in prima classe, quando Colui che amo l’ha attraversata in ultima classe...».
 
Anche Kiko ebbe una crisi esistenziale, e una conversione, ma il suo obbiettivo non era quello professato da Charles de Foucauld, il seguire l'esempio di Cristo. 
Lo spiega più tardi, nei suoi "Orientamenti per la fase di conversione" (il mamotreto delle catechesi iniziali): «Gesù Cristo non è  affatto un ideale di vita»  «la gente pensa che Gesù Cristo è  venuto a darci una legge più perfetta della precedente e che, con la sua vita e la sua morte, la sua sofferenza soprattutto, ci ha dato l'esempio perché noi si faccia lo stesso. Per queste persone (ndr: ossia per tutti i credenti) Gesù  è un ideale, un modello di vita» «se Gesù Cristo fosse venuto a darci un ideale di vita, come avrebbe potuto darci un ideale talmente alto, talmente elevato, che nessuno lo può raggiungere?»
 
Kiko nelle grotte di Murcia
in una posa "alla de Foucauld"

Il teologo passionista padre Enrico Zoffoli commentava queste, che definì senza esitazione "fandonie", scrivendo: 
«Kiko ignora che il Vangelo è  il messaggio esistenziale che in ultima analisi si riduce alla più  sapiente, amorosa ed eroica sequela di Cristo, spinta fino a pensare, sentire, vivere come Lui, in Lui e per Lui (Fil.2,5).»

Cosa pensava invece Charles de Foucauld della possibilità e necessità di imitare Cristo? Scriveva: «Approfittiamo degli esempi dei santi, ma senza fermarci a lungo né prendere per modello completo questo o quel santo, e prendendo di ciascuno ciò che ci sembra più conforme alle parole e agli esempi di Nostro Signore Gesù, nostro solo e vero modello, servendoci così delle loro lezioni, non per imitare essi, ma per meglio imitare Gesù».

Esponeva infatti in tal modo la propria ricetta spirituale: «L’imitazione è inseparabile dall’amore: è il segreto della mia vita: ho perduto il mio cuore per questo Gesù di Nazareth crocifisso millenovecento anni fa e passo la mia vita a cercare di imitarlo per quanto è possibile alla mia debolezza.»

È  così  che, dopo essersi consacrato a Dio come monaco trappista,  assetato di maggior povertà, maggior penitenza, maggior conformità a Gesù, con il beneplacito dei superiori e del direttore spirituale, lasciò la Trappa e si recò a Nazareth come eremita presso un monastero di Clarisse; il suo scopo era quello di «condurre il più fedelmente possibile la vita di Nostro Signore, vivendo soltanto del lavoro manuale e seguendo alla lettera tutti i Suoi consigli...».

L'idea, il proposito e la trasposizione nella vita di fratel Carlo di Gesù della sequela di Cristo e del conformarsi a Lui è completamente antitetica a quella di Francisco (Kiko) Argüello.

La vita nascosta tra i poveri.

Charles de Foucauld volle approfondire la sua vocazione attraverso una sorta di vita eremitica, in preghiera, adorazione, lavoro silenzioso e grande povertà.
Ciò avviene inizialmente in Terra Santa presso le Clarisse di Nazareth.

Fratel Charles desiderava condividere questa “vita di Nazareth” con altri fratelli. Per questo scrisse la Regola dei Piccoli Fratelli, che codifica come una “vita di famiglia attorno all’Ostia consacrata”. 
«La mia regola – scrisse – è così strettamente legata al culto della Santa Eucaristia che è impossibile che molti la osservino senza che ci siano un prete e un tabernacolo; solo quando sarò diventato prete sarà possibile avere un oratorio attorno al quale riunirsi e solo allora potrò avere qualche compagno...».

Tornato nuovamente nel suo Paese venne ordinato sacerdote a 43 anni nella Diocesi di Viviers. Ma l’Africa lo chiamava nuovamente e così si recò nel deserto algerino del Sahara, prima a Beni Abbès, povero tra i più poveri, poi più a sud a Tamanrasset con i Tuareg dell’Hoggar.


Kiko Argüello, sostiene l'articolo sul sito del Cammino, ha seguito passo passo le orme del santo. E riporta una affermazione del fondatore spagnolo: «De Foucauld mi ha dato la formula per realizzare il mio ideale monastico: vivere come un povero tra i poveri, condividendo la sua casa, il suo lavoro e la sua vita, senza chiedere niente a nessuno e senza fare niente di speciale».

Non sappiamo esattamente cosa fece Kiko, insieme a Carmen, nel rione popolare delle Palomeras di Madrid.
Certo è  che vi rimasero per poco, e quasi subito cercarono di esportare l'esperienza di "fraternità" provata in particolare con una colonia di zingari stanziatisi in quella zona nelle parrocchie ricche di Madrid.
La povertà estrema, dopo averla provata sulla propria pelle, non era assolutamente il loro ideale di vita, il paradigma di Charles de Foucauld era diversissimo dal loro!

Un esempio della totale indifferenza di Kiko Argüello rispetto all'apostolato fra i reietti della società, si ha con il suo arrivo, insieme a Carmen Hernàndez, in Italia.

Don Dino Torreggiani, primo sponsor ecclesiastico dei due ispanici sul suolo italico, aveva creduto nella autenticità delle loro vantate esperienze tra i poveri di Madrid  e nutriva grandi speranze e aspettative su di loro come "apostoli dei capelloni"  (simpatizzanti del movimento Hippy) che stazionavano giorno e notte in piazza Navona.

Ma Kiko, sbarcato nella Capitale proprio per questa missione, si rivelò un vero disastro! 
Non voleva saperne di evangelizzare i capelloni: dormiva, fino a tardi, andava al cinema...; come confidò lo stesso Kiko a don Cuppini, presbitero nella loro equipe prima di don Pezzi, la sua "ispirazione-aspirazione" era esclusivamente quella di andare a Roma per avvicinarsi al Papa (ed entrare nelle sue grazie).  (Dal libro "Intervista a Francesco Cuppini" di Tarcisio Zanni).

Altro che vita nascosta tra i poveri!

Lo stesso don Francesco Cuppini rileva come "interessante" il fatto che la prima parrocchia "evangelizzata" da Kiko e Carmen a Roma fosse quella dei Martiri Canadesi.
Scrive infatti «da uno che vive con i baraccati ci si poteva aspettare più  logicamente un apostolato rivolto ai poveri, una comunità  di poveri, un po' come a Madrid».
Ma conclude: «Invece il Signore qui a Roma il Cammino lo ha passato direttamente dalle baracche ai borghesi». Quindi, secondo l'idea che Cuppini vuole accreditare, è stato Dio a volerlo, facendo evaporare in breve volgere di tempo  il grande amore dei due iberici (borghesi pure loro) per Madonna povertà!
Non è inessenziale ricordare che questo afflato di vita nascosta tra i poveri non farà  mai più parte degli obbiettivi dei due fondatori del Cammino neocatecumenale.

Il sogno di una cappella per l’adorazione sul Monte delle Beatitudini

Scriveva Charles de Foucauld: «…Io credo mio dovere sforzarmi di acquistare il luogo probabile del Monte delle Beatitudini, di assicurarne il possesso alla Chiesa cedendolo poi ai Francescani, e di sforzarmi di costruire un altare dove, in perpetuo, sia celebrata la messa ogni giorno, e resti presente Nostro Signore nel Tabernacolo...». 
Su questo il santo ha tanto riflettuto e pregato che ne fissa anche la data: 26 aprile 1900, festa di Nostra Signora del Buon Consiglio. Ed era profondamente convinto che la sua vocazione di «imitare il più perfettamente possibile nostro Signore Gesù, nella sua vita nascosta» riceverà qui, sul Monte delle Beatitudini, una consacrazione più radicale e definitiva. 
«Lì potrò infinitamente di più per il prossimo, per la mia sola offerta del santo sacrificio…, sistemando un tabernacolo che con la sola presenza del Santissimo Sacramento, santificherà invisibilmente tutti i dintorni, allo stesso modo in cui nostro Signore nel ventre della madre santificò la casa di Giovanni… come pure con i pellegrini… con l’ospitalità, l’elemosina, la carità che cercherò di praticare verso tutti».

Quando essere stati marxisti
ed atei diventa un vanto...
Ebbene, a questo proposito appare proprio il caso di ricordare il disprezzo nei confronti del Tabernacolo, la tiepidezza nei confronti della Presenza reale e dell'adorazione al Santissimo di Kiko e Carmen.

Diceva Kiko negli "Orientamenti per la fase di conversione": «Noi cristiani non abbiamo altare, perché  l'unica pietra santa è Cristo, Pietra angolare. Perciò  noi possiamo celebrare l'eucarestia sopra un tavolo; e la possiamo celebrare in una piazza, in campagna e dove ci piaccia! Non abbiamo un luogo in cui esclusivamente si debba celebrare il culto».

E Carmen gli faceva da sponda dichiarando: «Io sempre dico ai Sacramentini che hanno costruito un tabernacolo immenso: se Gesù Cristo avesse voluto l'Eucarestia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male» e proseguiva descrivendo come devianti «l'adorazione, le genuflessioni durante la Messa ad ogni momento, l'elevazione perché tutti adorino...Nel Medioevo all'elevazione si suonava la campana, e quelli che erano in campagna adoravano il Santissimo.»

Date queste premesse, è  normale che finiscano per dichiarare che «stanno scomparendo i contrasti con i protestanti perché andando al centro, all'essenziale, coincideremo con loro» (secondo Kiko e Carmen, saremo noi a coincidere con i protestanti, non viceversa!).

Sempre più abissale la differenza tra la visione di Kiko e Carmen, sulla quale hanno istruito tutti i propri adepti e mai è stata esplicitamente rigettata, e quella di fratel Carlo de Foucauld.

Su quanto poi il lussuoso mausoleo della Domus Galilaeae con la cappella dell'adorazione circolare oppressa dal gruppo bronzeo kikiano  corrisponda all'ideale di de Foucauld, si è  ben espresso in una lettera aperta dolorante e scandalizzata un membro di una delle fraternità ispirate all'esempio di vita di fratel Carlo.

Domanda più che lecita...
Infine, dopo aver parlato dell'imitazione di Cristo, della vita nascosta con i poveri, dell'adorazione davanti al Tabernacolo che furono i fondamenti su cui si è  santificato Charles de Foucauld e rispetto ai quali invece Kiko Argüello e Carmen Hernàndez hanno scelto una strada totalmente agli antipodi, concludiamo con l'idea che nutriva fratel Carlo dell'evangelizzazione cristiana.

Quella di Charles de Foucauld  è un'evangelizzazione «non attraverso la parola, bensì – come lui dirà – attraverso la presenza del Santissimo Sacramento, l’offerta del divino Sacrificio, la preghiera, la penitenza, la pratica delle virtù evangeliche, la carità, una carità fraterna ed universale che divide fin l’ultimo boccone di pane con qualsiasi sconosciuto che si presenti, e che riceve chiunque come fratello amatissimo...».
Imparando la lezione del Vangelo: “Tutto ciò che fate ad uno di questi piccoli, l’avete fatto a me”, apriva sempre la porta quando qualcuno bussava, rompendo la sua solitudine contemplativa. «Dalle 4.30 del mattino alle 20.30 della sera – scriveva in alcuni giorni –, non smetto di parlare, di vedere gente: schiavi, poveri, ammalati, soldati, viaggiatori, curiosi».
La sua vita trascorreva così, all’interno del suo recinto, senza uscire a predicare ma pronto a ospitare chiunque passi di lì, amico o nemico che fosse.

Che differenza con la verbosa, ridondante, costrittiva, dispendiosa, elitaria, divisiva, rumorosa, autoreferenziale  "evangelizzazione" di Kiko, Carmen e del Cammino neocatecumenale!

Kiko voleva che fosse un "monastero"
ma dovette ripiegare sulla cappella

San Carlo de Foucauld, ti affidiamo nella preghiera tutti coloro che ancora credono nelle assurde pretese di santità e di cattolicità del Cammino neocatecumenale così come voluto dai suoi fondatori, perchè, considerando il tuo esempio e le tue virtù, rigettino senza altro indugio le finzioni e le inautenticità con le quali li si vuole tenere avvinti. Così sia.

giovedì 26 agosto 2021

"La svolta delle opere" nella gestione neocatecumenale. Trattasi di "annidamento delle truffe".

 

Mettiamo in evidenza un istruttivo commento di Mav:  


Spese spicciole neocat.

L'uso della decima da consegna iniziale era ad uso esclusivo dei fratelli della comunità, al massimo se ne restava la si dava al parroco, o ai catechisti ITINERANTI ( più avanti capirete il perché dell'enfasi ).

Infatti nel mamotreto del II scrutinio si fa riferimento al fatto che non ci può più essere il ricco ed il povero nella comunità. Tent'è che se non davi la decima ti dicevano che stavi rubando ai poveri della comunità. Non solo era proibito fornire un fisso a chiunque, ma andava diviso secondo le necessità del momento e bisognava liberarsi il prima possibile della cassa. 

Questa era la consegna. 

Da qui in poi nascono le prime "eccezioni"

- Nasce la quota fissa da destinare ai catechisti ITINERANTI ( contro la consegna del se ce n'è la dai altrimenti pace

- Nasce l'uso di utilizzare la decima per non fare collette aggiuntive ( fiori e quant'altro ) 

Poi arriva la svolta epocale ( i primissimi anni 2000 ) sui lavori della Domus...

Di punto in bianco si convocano TUTTI i responsabili delle comunità di TUTTO il mondo che abbiano passato il secondo scrutinio ( e quindi dotati di decima ) per impegnare la decima a copertura di un prestito che doveva richiedere il responsabile per pagare dei lavori urgentissimi e non rimandabili. 

Da qui in poi le richieste simili non si possono più contare. 

In un botto sono stati sconfessati un paio di "dogmi" : 

"non fare debiti" 

"usare la decima solo per i fratelli" 

"non dare quote fisse" 

La radice di tutte queste eccezioni è "la svolta delle opere".

Infine, l'enfasi sulla parola ITINERANTI? 

E' presto detto. Col tempo alcuni catechisti hanno preteso dalle "loro" comunità gli stessi privilegi degli itineranti, senza averne alcun titolo.   (da Mav)


Le "opere" del Cammino

 

Valentina Giusti tira le somme:

 

Trattasi di "annidamento delle truffe"

Primo step: Catechesi iniziale - è tutto gratis, vieni e vedi! 

Secondo step: Convivenza dell'Amen: l'albergo va pagato, ma se non hai soldi non importa: ci pensa la Provvidenza (a forza di giri del sacco nero, qualcuno pagherà il doppio della propria quota, già opportunamente maggiorata; ma non la chiamano generosità né esasperazione nè ricatto, la chiamano appunto Provvidenza). 

Terzo step: già fin dall'inizio si fanno collette per fiori, bollette, arredi della saletta, eventuali GMG.

Quarto step: allo Shema - devi fare un 'segno' di rinuncia al danaro di cui ti viene chiesto conto. 

(ndr. il denaro che si raccoglie in tutte le convivenze dello Shemà è rigorosamente destinato all'itineranza. Si dice pure, nella corposa ammonizione alla colletta, che questa è l'unica volta che nel C.N. si fa una colletta per gli itineranti! Ahahahahah - che barzelletta!)

Quinto step: al secondo scrutinio - ti fanno vendere i beni e ti impongono la decima ogni mese oltre a tutte le collette ma ti dicono che è una specie di comunione dei beni in comunità

Sesto step: "la svolta delle opere" - la decima è un plafond che i catechisti usano per ogni tipo di spesa. 

 

"La decima è il minimo!" (Kiko dixit)
 

 

 Da tutto gratis a diventare lo sponsor obbligato di ogni iniziativa del guru spagnolo e di tutti i suoi gurini, è proprio un attimo!   (da Valentina Giusti)







martedì 29 giugno 2021

Maria piccola Maria - mode depressive 'on'

Maria, piccola Maria,
figlia di Gerusalemme,
madre di tutti i popoli,
Vergine di Nazareth.
Tu sei il "luogo vicino a Me" (Es.32,21)...
dice il Signore a Mosè. 

In questa assenza insostenibile, 
in questo fuoco divoratore
del Signore che passa 
e ritira la sua mano dalla roccia:
la sua schiena.

Terribile brama di Dio 
che ci fa desiderare di morire. 
Tu, Maria, aiutami, 
proteggimi, abbi pietà di me. 

Venga il Signore con noi, 
se davvero abbiamo trovato grazia ai suoi occhi, 
anche se siamo un popolo malvagio e peccatore. 

Venga il Signore con noi 
e ponga sulla nostra malvagità la sua gloria. 
Perdoni i nostri peccati 
e ci accolga come sua eredità. 

Popolo di straccioni, 
popolo di maledetti dal mondo, 
di malvagi, di peccatori, di miserabili, 
popolo di dura cervice, 
popolo di lontani. 
"Il tuo popolo, Signore". 

 Tu, piccola Maria, 
In questo canto, 
Tu sei il rifugio dei peccatori. 
Aiutaci, costruisci una casa di preghiera, 
di perdono al mascalzone, 
di liberazione per pazzi e oppressi. 
Aiutaci! 

Brezza soave di Elia, 
sussurro dello Spirito, 
roveto ardente di Mosè, 
che porti il Signore della gloria 
e non ti consumi. 
Nube che protegge. 
Tuoni, lampi, densa nube,
poderoso risuonare di tromba. 
"Gloria di Yahveh", che riposa sul Monte Sinai. 

Tenda della riunione. 
Dimora di Dio nel deserto. 
Arca della Testimonianza. 
Decalogo dell'Alleanza. 
Santuario di Dio fra gli uomini.
"Gloria di Yahveh" che passa. 
Assenza di Dio incontenibile. 
Fenditura nella rupe 
che Dio copre con la sua mano. 

"Un luogo vicino a me". 

(Pieve di Cadore 18 luglio 1980)



Attraente retro di copertina
Sfogliando le pagine del 'libro nero' dei "Diari 1979 - 1981" di Carmen Hernàndez Barrera, iniziatrice del Cammino Neocatecumenale, mi sono imbattuta, al pensiero numero 323, in questo testo che ricalca in modo quasi identico il testo del canto 'Maria Piccola Maria', canto neocatecumenale di Kiko Argüello contenuto nella raccolta dei canti "Risuscitò".

Per capire la storia di questo canto e i motivi della sua composizione, è importante sapere che, pochi mesi dopo, venne convocata una Convivenza nazionale dei cantori del CNC e, dopo qualche ora di prove di questo e di altri canti kikiani, tutto il gruppone dei cantori capitanati dai due iniziatori, venne ricevuto verso l'imbrunire dal Papa Giovanni Paolo II, allora non molto convinto nei confronti di questo movimento laicale, probabilmente con l'intenzione di dimostrare al Papa del 'Totus tuus' la devozione mariana del Cammino, ai tempi tutta ancora da inventare e da costruire fittiziamente sulle macerie di una predicazione fieramente avversa al culto dei Santi e della più Santa tra i Santi, la Vergine Maria. 

Carmen infatti rivela le proprie intenzioni bellicose in quel giorno piovigginoso in cui tremila neocatecumenali si stiparono nel cortile di San Damaso scrivendo: "Assaltiamo il Vaticano con la Pasqua".


Non sappiamo se il testo del canto, destinato a propiziarsi i favori del Papa polacco, sia stato scritto da Carmen, se sia stato composto da Kiko (ma tendiamo ad escluderlo), oppure se è stato scritto da altri per poi essere opportunamente copiato e integrato con alcuni temi cari ai due iniziatori, come succede a tutti i canti del Cammino, che portano in sè una o più gravi mistificazione della Scrittura o dei testi tradizionali della Chiesa, come già abbiamo dimostrato a più riprese.

Notiamo infatti una disarmonia, che abbiamo evidenziato graficamente, tra i temi cattolici della prefigurazione della Madonna in particolari elementi dell'Antico Testamento (come il roveto ardente, la brezza in cui Dio si manifestò ad Elia, la nube che proteggeva popolo di Israele, l'Arca dell'Alleanza eccetera) e alcune frasi stonate e discordanti, legate a temi tipici del CNC  neppure tanto sottilmente eretici, a elementi autobiografici, uniti a lamenti deprimenti ed auto-distruttivi, centrati su se stessa e sulla propria asserita infelicità che costituiscono i nove decimi del contenuto dei Diari della Hernàndez (o di ciò che ne è rimasto dopo lunga e accurata revisione di Francisco Javier Sotil ed Ezechiele Pasotti). 

Supponiamo quindi che queste interpolazioni siano di mano della defunta Carmen Hernàndez e forse anche di Kiko Argüello (visto che in quei giorni erano in vacanza insieme tra le montagne del Cadore), mentre il testo rimanente -che poi è confluito nel canto così come oggi è riportato nella raccolta dei canti 'Risuscitò', presentato a Papa Woytila per rassicurarlo sulla devozione alla Madonna del Cammino -, o è stato scritto da uno dei due, o da ambedue, oppure, come è più probabile, è stato copiato da altra fonte. 


Fatte queste necessarie premesse, notiamo nel testo riportato nei Diari di Carmen al numero 323, tra i versetti poi censurati e non riportati nel canto da presentare al Papa, i seguenti spezzoni: 

"L'assenza insostenibile", "l'assenza di Dio incontenibile" e "la brama di Dio che ci fa desiderare di morire":

facciamo notare che queste esclamazioni nulla hanno a che vedere con Maria Vergine che non desiderò di morire neppure quando una spada le trapassò il cuore sotto il Calvario, ma accettò serenamente la volontà di Dio, e neppure hanno alcuna attinenza con l'episodio della rivelazione di Dio a Mosè, che assolutamente non riporta l'assenza di Dio, ma la Sua presenza, al punto che Mosè è l'unico profeta a vedere Dio in tutto l'Antico Testamento. Si tratta dei lamenti 'mistici' di Carmen che dovrebbero deporre a favore della sua santità e che invece sono i segnali allarmanti di una grave depressione.


Continuiamo con la lettura: 


"Popolo di straccioni, popolo di maledetti dal mondo, di malvagi, di peccatori, di miserabili, popolo di dura cervice, popolo di lontani. Il tuo popolo, Signore." 

Beh, siamo di fronte alla convinzione kikiana che il vero credente non solo deve essere peccatore, non solo miserabile, e maledetto dal mondo ma addirittura malvagio. Di consimili personaggi Dio disse che dovessero essere chiamati "NON mio popolo", non certo "'popolo mio" come in questi deliranti versetti.  


Ma attenzione: questo popolo si identifica con gli eletti del Cammino. Ce lo svela la frase, rivolta alla "piccola Maria" (che ci rifiutiamo di identificare con la Madonna): 


"Aiutaci, costruisci una casa di preghiera, di perdono al mascalzone, di liberazione per pazzi e oppressi." 

Ebbene, sempre dai Diari di Carmen sappiamo che risalgono a quel periodo gli accordi per l'ottenimento del terreno su cui costruire il "nuevo Vaticano", la casa dei mascalzoni, dei pazzi e degli oppressi, la Domus Galilaeae con vista sul lago di Genezareth in Israele. 

Casa di perdono del mascalzone con vista

 

Casa di preghiera del mascalzone: chiusa alla Domenica
 

Concludiamo l'analisi del testo. Nel ritornello del canto ripulito e presentato al Papa, si ammette "è vero che siamo peccatori" (non malvagi) e si chiede alla Madonna "ma prega tu per noi e saremo la sua eredità"

Nel testo originale contenuto nei Diari invece non si chiede la preghiera della "piccola Maria", ma solo un aiuto nel perseguimento dei propri scopi; non si presuppone una conversione o un cambiamento al fine di divenire accetti agli occhi di Dio ma anzi si afferma: "Venga il Signore con noi, se davvero abbiamo trovato grazia ai suoi occhi, anche se siamo un popolo malvagio e peccatore. Venga il Signore con noi e ponga sulla nostra malvagità la sua gloria. Perdoni i nostri peccati e ci accolga come sua eredità." 

Non solo non si sottointende nessuna conversione, nessuna metanoia, ma addirittura si auspica che che Dio "ponga sulla nostra malvagità la sua gloria", come se il Signore non curasse il peccato, non lo guarisse, come se il suo perdono non presupponesse la conversione di vita, come se la sua Grazia premiasse il malvagio inconvertito. 

Dio non pone i suoi piedi nel luridume Queste affermazioni finiscono per essere una negazione 'de facto' della verginità e della Immacolatezza della Madonna che si sostiene di voler onorare.

Praticamente, nei versetti originali del canto 'Maria piccola Maria', dedicata al popolo di mascalzoni del Cammino, il dio neocatecumenale si copre gli occhi e fonda la sua gloria sulla fogna peggiore dei loro peccati. 

Queste parole, questa eresia bella e buona non confluita nel testo del canto, avrebbe proprio dovuto sentirla Papa Giovanni Paolo II! E sicuramente la storia della 'approvazione' del Cammino Neocatecumenale avrebbe avuto un altro corso.

 

 

sabato 21 novembre 2020

Preti di ultima generazione neocatecumenale

Lo scorso 24 giugno, Solennità della Natività di San Giovanni Battista, nella chiesa della Domus Galilaeae, don Mateo, ventisette anni, colombiano, formato nel seminario Redemptoris Mater di Galilea, è stato ordinato sacerdote per l’imposizione delle mani di Mons. Pierbattista Pizzaballa, Amministratore Apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme.
 

L’ordinazione presbiterale, per il novello sacerdote , è avvenuta lontano dalla famiglia, che non ha potuto essere presente a causa dell’epidemia di Coronavirus in corso, ma circondato comunque da fratelli del Cammino: dalla sua comunità neocatecumenale dai fratelli e sorelle che prestano servizio nella Domus e nel Seminario, e da alcune religiose.

 

Anche don Mateo viene dal vivaio dei giovani problematici mandati dalle famiglie neocatecumenali nel "correzionale" della Domus.
Di lui infatti si dice nell'articolo che è il secondo di nove figli e che già nell’adolescenza "ha attraversato un periodo di crisi che lo ha allontanato da Dio e dalla fede (n.d.r.: neocatecumenale) ricevuta dai genitori".

 
Un pattern che ormai conosciamo fin troppo bene. 

 
I ragazzi ribelli e difficili vengono inviati alla Domus da dove escono come sacerdoti per Kiko. Per essi si parla di conversione, ma a cosa? Se provengono da una famiglia neocatecumenale e poi vengono rinchiusi alla Domus Galileaae, a fare i camerieri e gli intrattenitori di comitive neocatecumenali, ricevendo un'istruzione seminariale carente e orientata, uscendone per andare in missione neocatecumenale e a fare il servizio diaconale presso le comunità neocatecumenali, che esperienza di Chiesa mai possono aver fatto?

 

I prossimi sacerdoti fanno gli intrattenitori alla Domus
 

Diceva Kiko Argüello, iniziatore e guru del Cammino Neocatecumenale:

"La Domus è provvidenziale perché arrivano e sono nel deserto, non se ne possono andare, non c'è nulla intorno alla Domus."

Come comunità di recupero o carcere di massima sicurezza sicuramente va benissimo, ma non certo come luogo in cui poter riconoscere la validità della propria vocazione e soprattutto  provarla nella libertà e nell'autonomia della propria coscienza!

 

Per questo riteniamo significativa l'omelia tenuta per l'occasione da Mons.Pizzaballa, della quale riportiamo alcuni brani.

 

“Sei qui perché sei stato consacrato, e perché hai deciso nella tua libertà di accogliere questa proposta del Signore”.

Essere sacerdote “è certamente anche un privilegio, un dono”, ma significa appartenere a Dio: “Il Signore ti ha scelto per uno scopo preciso, quindi non potrai fare tutto quello che vorrai, la tua vita non è più tua. Tutta la tua esistenza deve riflettere questa appartenenza. Non devi piacere troppo a uomini: devi piacere innanzitutto a Dio, perché a lui appartieni, e per questo sei un po’ separato rispetto agli altri”.

"Tu andrai da coloro a cui ti manderò”, dice il Signore a Geremia. Per questo: “Non vai dove vuoi. Appartenere a qualcun altro significa rendere conto a Lui, e Lui darà le indicazioni a te. Anche la tua missione non ti appartiene. Sei uno strumento nelle mani di Dio, niente più”.

“Dirai quello che io ti ordinerò”, è il mandato di Dio al profeta. “Nelle omelie, dovrai innanzitutto dire ciò che la Parola di Dio dice a te. Se sarai fedele alla consacrazione, e dirai ciò che Dio ti ha ordinato di dire - ci sono cose che il mondo non vuole sentire, ma che si devono dire, perché appartengono a Dio -, se sarai fedele a questo, soffrirai, avrai solitudine, forse sarai perseguitato, incompreso, ma appartieni a Lui."

“Nel tuo modo di parlare deve risuonare la Parola di Dio, non la tua, altrimenti farai ruotare le persone intorno a te: devi portarle a Gesù, non legarle a te. Questo richiede una grande solitudine. Per essere pastore devi imparare ad essere solo”.

“Potrai comprendere tutto quello che ho detto, se pregherai” e, ricordando ciò che gli disse un anziano sacerdote, quando era giovane Custode di Terra Santa: «Ricorda che se vuoi fare tante cose, la prima è piegare le ginocchia».

“Sii come Giovanni Battista, un annunciatore instancabile, fedele e senza compromessi, della appartenenza al Signore. Possa tu risplendere della luce pasquale, del Crocifisso e del Risorto. Sarai dono, offerta, vita, gioia, lode”

 

All'ingresso della Domus, le lapidi con i nomi degli eletti (ma il Salmo non diceva "Come una CervA anela"?)

Bella omelia...peccato che siano troppi i punti che stridono gravemente con il contesto in cui avviene l'ordinazione di questo sacerdote.


  • "Hai deciso nella tua libertà": abbiamo spiegato che, purtroppo, il novello sacerdote, dall'epoca della sua adolescenza turbolenta, quindi per almeno dieci anni, non ha avuto vera libertà di decisione, né, all'interno di una vocazione che comunque ci auguriamo sia autentica, ha potuto scegliere una specificità che non fosse quella neocatecumenale.
  • "Non potrai fare tutto quello che vorrai, la tua vita non è più tua". Qui Mons. Pizzaballa si sbaglia. Il novello sacerdote sicuramente non poteva fare ciò che voleva al punto tale che la sua vita non era più sua, ma in mano ai suoi formatori-secondini. Ora che è stato ordinato sacerdote invece avrà la possibilità di scegliere e di allontanarsi dalle pressioni neocatecumenali, cosa che in molti fanno, purtroppo spesso abbandonando anche l'abito.
  • "Tutta la tua esistenza deve riflettere questa appartenenza. Non devi piacere troppo a uomini: devi piacere innanzitutto a Dio" e "sei uno strumento nelle mani di Dio" Parole sante. L'appartenenza a Dio esclude l'appartenenza e l'obbedienza ai catechisti neocatecumenali.
  • "Dirai quello che Dio ti ordinerà": non Kiko!
  • "Nel tuo modo di parlare deve risuonare la Parola di Dio" non le catechesi di Kiko!
     
  • "...non la tua, altrimenti farai ruotare le persone intorno a te": non c'è pericolo, i personalismi non sono ammessi in Cammino. Tutto ruota intorno alla preservazione e alla lode del Cammino stesso.
  • "Per essere pastore devi imparare ad essere solo": quindi separato, non soggetto alla tua Comunità di origine né tantomeno a catechisti laici.
     
  • "Se vuoi fare tante cose, la prima è piegare le ginocchia": frase che contravviene a tutta la preparazione ricevuta in Cammino, quando mai ha potuto piegare le ginocchia di fronte a Gesù Eucaristia.
     
  • "Sii come Giovanni Battista, un annunciatore instancabile, fedele e senza compromessi, della appartenenza al Signore". Purtroppo per questo novello sacerdote si aprirà una strada di eterno compromesso fra la propria appartenenza a Cristo e alla Chiesa ricevuta con l'ordinazione e l'appartenenza al Cammino Neocatecumenale, così forte, continua e cogente da essere addirittura asfissiante.


Ma Mons.Pizzaballa questo non lo sa...o preferisce ignorarlo. 

Alla fine, ringraziando gli intervenuti e i "formatori" se ne esce con una frase abbastanza sibillina: "la prossima generazione, a cui appartieni, dipenderà molto da come avete vissuto questi anni".
 

Noi sappiamo come hanno vissuto questi anni, principalmente nella disobbedienza alla Chiesa, nella mistificazione e nell'autoreferenzialismo.
 

Con queste premesse, una prossima generazione non ci sarà.

lunedì 18 novembre 2019

"Andate ed ammaestrate i Vescovi, battezzandoli nel Nome di Kiko, di Carmen e del Cammino". Video della Convivenza dei Vescovi alla Domus Galilaeae (aprile 2018)

Vescovo si fa "ribattezzare" dai kikos nella Domus Israel.
Che brutta fine per un successore degli Apostoli!
Addentriamoci nel mondo surreale dei predatori neocatecumenali creato ad arte per attirare le prede di turno, certi come sono di esercitare, in un contesto tutto kikiano e dove tutto porta rigorosamente il suo indelebile “sigillo”, la fascinosa influenza finalizzata al più becero proselitismo e alla espansione planetaria della mostruosa creatura generata a immagine e somiglianza di Kiko Argüello e Carmen Hernández.

Vescovo si genuflette per farsi "ribattezzare" dai kikos:
la "santa umiltà" consiste nel farsi plasmare dal laico Kiko
Consideriamo il richiamo iniziale: “Se si desse in noi la santa umiltà! Forse, forse è possibile che Dio si faccia totalmente uno in noi” (minuto 00:49); la Santa Umiltà sarebbe quella che è indispensabile ai Vescovi per diventare “UNO” col dio/Kiko. Eh, sì: dal prosieguo qui si comprenderà come questo accorato appello è inequivocabilmente indirizzato proprio ai Vescovi a cui è dedicata la "Convivenza" e la odierna predicazione/chiamata a conversione del guru Kiko.

Dunque, esaminiamo il testo della Convivenza di Inizio Corso tenuta a Porto San Giorgio il 26-29 settembre 2019. Il venerdì sera [pag.13] Kiko ha affermato:
Prima di andare a cena vediamo un breve video della convivenza dei Vescovi. Abbiamo qui anche le cartelline di invito ai Vescovi per la prossima convivenza del 2020: dovete prenderle per invitare i Vescovi delle vostre zone. ­
(Segue la proiezione in sala del video della “convivenza dei vescovi” presso la Domus di Kiko in Israele ad aprile 2018). Kiko comanda:
Allora invitate i Vescovi alla prossima convivenza sul Monte delle Beatitudini nel tempo pasquale, perché cambia la loro vita. Questo è importantissimo.
"200 partecipanti... 38 nazioni... 1 cardinale... 9 arcivescovi... 79 itineranti..." (questi i loro numeri esibiti all'inizio del video).


Nello scorrere delle immagini introduttive del video, al minuto 1:30 (cf. più avanti con i minuti dal 12:23 al 12:33), un Vescovo, con la testa china in avanti e la mano al petto a reggere la croce, riceve acqua sulla testa (?) da parte di un presbitero del cammino che impone anche su di lui le sue mani. (faccio osservare che il presbikiko che impartisce ad un Vescovo il "kiko-battesimo" - spiegate voi se potete cos'altro può significare questo gesto immortalato - indossa i soliti paramenti in uso nelle comunità che lo rende inconfondibile. Ogni Centro Neocatecumenale deve essere dotato di un corredo sufficiente di queste vesti, tutte uguali, le uniche ammesse nei riti neocatecumenali).
Quindi Kiko, come fosse lui il Papa tra i Principi della Chiesa, fa la preghiera introduttiva.
Quattro Vescovi danno una breve esperienza; sono tutti favorevoli al Cammino.
Dal minuto 2:46 ascoltiamo da uno di loro: "Sono qui per trovare una strada per far capire ai miei parroci cosa può offrire alla pastorale della Parrocchia il Cammino Neocatecumenale."

DA QUESTO MOMENTO E PER TUTTA LA PROIEZIONE SI TRASMETTE UN SOLO MESSAGGIO:
I Vescovi sono tutti per il Cammino, e bisogna solo convertire i Parroci.
Passi salienti della predicazione kikiana:
Dal minuto 3:13: “Questa casa non è del Cammino, perché il Cammino per gli Statuti non può possedere dei beni. Noi lo abbiamo scelto così!”
Fino al minuto 4:13: Siamo una modalità della Iniziazione Cristiana degli adulti e della Educazione Permanente della Fede Se un Vescovo volesse nella sua Diocesi per le Parrocchie un processo di educazione alla fede “ci può chiamare. E noi gli facciamo questo servizio".
(Sappiamo molto bene noi che bel servizio gli faranno costoro. Sic!)

Cosa diavolo state facendo lì, signori vescovi?

Canto: "Entrato Gesù in Gerico attraversava la città…"

Kiko spiega ai Vescovi:
"La chiave di questo testo: È necessario, lasciami entrare, devo entrare nella tua casa, conviene, è molto importante che io entri dentro di te, nella tua casa.
Immaginiamo che qui c’è un Vescovo e il Signore gli dice: “È molto importante che io entri – grazie a questa convivenza – dentro di te. Perché ho pensato che vado a fare della tua Diocesi una Meraviglia! Ma se tu non ti converti io non posso fare niente. Allora è conveniente, per tutti i tuoi diocesani, per le tue Parrocchie, per i tuoi Preti, per il tuo Futuro… è necessario, è conveniente… conviene che io [ndr: «io» = Kiko] entri dentro di te, che io [ndr: «io» = Kiko] entri nella tua casa”. Questa è la chiave di questo testo: CONVERTITI e trasformerai il mondo, dicevano i Padri”. Minuto 5:48
(ndr. Rievoca - foriero di sventura - la profezia del “futuro immenso” di carmeniana memoria!)

Proseguendo:
Icona di quanto avviene a un uomo di Dio che apre e fa entrare nella sua casa l’autoproclamato iniziatore è indubbiamente l’imbelle padre Mario Pezzi, da 50 anni asservito alla triade Kiko/Carmen/Cammino.

Vescovi plaudenti mentre si fanno "evangelizzare"

Dal minuto 7:05 parla Mario Pezzi:
“L’opera maggiore dello Spirito Santo è di convincerci che siamo peccatori perché non è facile. Io quando ho cominciato il cammino non pensavo di essere un peccatore, pensavo di essere abbastanza bravo. Non mi conoscevo. Per questo il Cammino Neocatecumenale è un cammino lungo dove, sotto l’illuminazione della Parola di Dio col Sacramento della Riconciliazione, QUANDO È POSSIBILE COL SACRAMENTO DELL’EUCARESTIA NELLA MIA COMUNITÀ, poco a poco ho scoperto l’uomo vecchio che è dentro di me. Il Neocatecumenato è un tempo di gestazione nel seno della Chiesa, non è solo frutto dei nostri sforzi, ma è l’adesione all’azione dello Spirito Santo che ci perdona i peccati, ci ricostruisce, ci dà la natura stessa di Dio, ci dona di vivere come figli di Dio”. Al minuto 8:09
Ci interessa ora evidenziare il cuore eretico del Kerigma kikiano che emerge prepotente nel momento in cui costui osa, davanti a un consesso di Vescovi, proclamare con autorità quanto segue; dal minuto 9:15.
Dopo aver annunziato la vittoria di Cristo sulla morte, Kiko così prosegue:
“Tutte queste cose sono esattamente ciò che fa il cammino. Primo: i Padri della Chiesa chiamavano il Kerigma lo sperma dello S.S. perché se una persona crede alla Notizia del Kerigma e IMMEDIATAMENTE crede che Cristo è morto per lui, che è risorto e che intercede per lui ADESSO, e siccome Dio vuole ADESSO dare lo S.S., IMMEDIATAMENTE scende lo S.S. come è disceso sulla Vergine Maria e forma un embrione, nasce un embrione di un figlio di Dio. Questo embrione che nasce attraverso l’annuncio del Kerigma. Per questo è importantissimo annunciare il vangelo nel mondo, perché salviamo l’umanità. Minuto 9:53
Kiko continua:
Questo piccolo embrione ha bisogno di un UTERO:  la COMUNITÀ CRISTIANA;  di un ALIMENTO:  la PAROLA DI DIO e i SACRAMENTI;  di un CORDONE OMBELICALE[minuto 10:14]:  la OBBEDIENZA AI CATECHISTI,
SENZA OBBEDIENZA NON HAI CRESCITA NELLA FEDE."
E qui bisogna fare un poco di ordine:

Per Kiko la natura nuova (che per la Chiesa Cattolica viene dal Battesimo) viene soltanto PER LA PREDICAZIONE DEL KERIGMA, così com'è strutturato nell'iniziazione neocatecumenale, e si compie quando tu ascolti e credi, e in quel preciso istante.
Abbiamo ascoltato dalla sua bocca che questa fecondazione dell'uomo nuovo avviene in noi storicamente (come storicamente è datata la fecondazione di Gesù nel Seno Verginale di Maria, al momento dell'Annuncio dell'Angelo e del SÌ della Madonna) nel momento in cui il Kerigma è annunciato e accolto.
Lo Spirito Santo - secondo il kiko/pensiero - si diffonde come sperma e feconda nel preciso istante in cui Kiko annuncia il Kerigma e, in quel preciso momento, colui che ascolta crede al kikiano verbo.

Evento - come viene con forza rimarcato - che si compie ADESSO, QUI e IMMEDIATAMENTE solo in chi crede nella sua parola.
A questo punto cosa resta del Sacramento del Battesimo? Niente, se non è seguito (o preceduto) da un itinerario catecumenale! Questa la cattolica dottrina del kiko/carmenismo.

Ma vado ancora oltre:

Spiegatemi, se potete, la ulteriore, palese incongruenza in cui Kiko cade, quasi scavandosi da solo la fossa.
Perchè non si comprende, per il parallelismo svolto con lo sperma, l'embrione…che senso ha l'ossessiva predicazione kerigmatica che scandisce tutti gli incontri, tutti gli annunci dei tempi forti, tutte le tappe del cammino, tutte le convivenze di inizio corso, le chiamate vocazionali, ecc., ecc.. Kiko ripete che deve annunciare il Kerigma e che i suoi seguaci devono ascoltarlo, convertirsi oggi, gestare oggi la creatura nuova, ancora e ancora, abbiano o meno finito il cammino, siano neofiti o eletti o abbiano celebrato il matrimonio spirituale. Ma se il cammino è una gestazione, il momento fecondativo è uno, non diecimila. Quanti embrioni albergano dentro ogni neocatecumeno dopo anni di Kerigma/oggi/qui/adesso? Una infestazione di embrioni…farlocchi, come loro. Sono scandalosi!

È evidente che la Vergine Maria ha ricevuto una volta sola, a Nazareth, l'Annuncio e in Lei si è generato il Figlio di Dio. Segue tutta l'evoluzione di una normale gestazione che si conclude con la nascita a Betlemme. Il Figlio una volta nato secondo natura si stacca del tutto dalla Madre che, angosciata, Lo cerca invano, insieme a Giuseppe, quando Lo smarriscono nel Tempio ad appena dodici anni di età. Gesù stesso dirà loro "Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?".
Kiko ama paragonare a Maria il suo cammino che si snoda invece all'infinito e mantiene intatto per sempre quel cordone ombelicale che simboleggia la stretta "obbedienza ai propri catechisti che dura tutta la vita", una contraddizione in termini. Il cordone serve per il tempo che serve, non è etrnamente a corredo della creatura nuova!

Questo il parallelo:

  • Annunciazione - Kerigma
  • Gestazione - Neocatecumenato (Tappe e scrutini)

Ma poi…

  • Nascita - Rinnovamento delle Promesse battesimali (fine del Cammino)
  • 30 anni di vita nascosta a Nazareth - Formazione Permanente (ultima e decisiva invenzione di Kiko e Carmen perché il cammino NON FINISCA MAI e con esso l'OBBEDIENZA AI KIKATECHISTI).

Ma l'OBBEDIENZA ai KIKATECHISTI, nel Cammino, è davvero immortale. Essa si protrarrà ben oltre la "formazione permanente" come per i fratelli inviati: famiglie in missione o “missio ad gentes”. Questi poveri "eletti" soffriranno la doppia obbedienza ai catechisti della comunità di origine e a quelli che si ritroveranno come responsabili di Nazione nelle zone di missione a cui sono stati assegnati (doppio giogo! Anzi triplo, poiché dietro le quinte c'è sempre, per queste tipologie, l'obbedienza finale a Kiko); obbedienza che si farà ferrea per i presbiteri ordinati nei seminari neocatecumenali R.M., mentre violerà senza scrupoli finanche le mura della clausura più stretta, come si è venuto a sapere di frequente.

Nel Cammino neocatecumenale non c'è alcun progresso, solo un ininterrotto annuncio del Kerigma e ogni volta si ripete che se tu ascolti nasce in te l'embrione. In ogni convivenza si ripete: Dio ti ha portato qui per ascoltare il Kerigma OGGI, a qualunque tappa di cammino tu sia, ogni volta si ricomincia daccapo… un embrione dietro l'altro; ma della creatura nuova nessuna traccia.
Il regime descritto vale per tutti: per i fratelli camminanti, per i Preti che cadono nella rete e si lasciano trasformare in presbikiki, per gli stessi Vescovi che scelgono "di fare il cammino per la loro vita" (e a loro vergogna!).

Questa è la realtà che non teme smentite, poiché abbiamo appena riportato la catechesi riservata dal gran maestro Kiko, senza alcun pudore, ai Principi della Chiesa. Ha osato parlare ai Vescovi come se avesse davanti degli autentici sprovveduti che mai, in vita loro, hanno conosciuto Gesù Cristo nè ne hanno fatto esperienza personale. Costoro non hanno mai ascoltato il Kerigma fino ad oggi? E dunque non possono dirsi "cristiano adulti"! E stiamo parlando di Vescovi e un Cardinale!

Se qualcuno ha ancora dubbi o riserve sulla bontà di tutto questo macello, subito arriva in aiuto (minuto 10:38 ) l’esperienza del nostro caro Vescovo - Mons. Sevastianos Rossolatos Arcivescovo di Atene e Rodi, Grecia - che dalla scrutatio ha capito che deve ficcare bene nella testa dei Parroci, unico ostacolo insormontabile al progetto, tutto il bene del Cammino.

Nelle scene che seguono si ripete quanto mostrato all’inizio: una strana abluzione fatta a Vescovi e Preti a capo chino per mano di un presbikiko riconoscibile dai paramenti sacri in uso tra i neocatecumeni.
Cosa istilla nell’immaginario neocatecumenale vedere i Pastori della Chiesa investiti dell’Ordine Sacro sottoporsi a questo "kiko-battesimo"? (minuto dal 12:23 a 12:33)


I vescovi nella "yeshivà" pensosamente s'interrogano
su come dovranno imporre ai parroci di far spazio al Cammino

Seguono ancora, in un crescendo, “esperienze” di Vescovi compiacenti, nessuno fuori dal coro. Ma la fa da protagonista ancora il nostro mons. Rossolatos che, a scena aperta, parla di “resistenza dei Parroci” che “hanno pregiudizi” o giudicano per “sentito dire” (minuto 14:34)… perché dei “laici sono venuti ad insegnare loro” che sono “diffidenti” che “preferiscono la pastorale che conoscono” (minuto 15:08). Non sanno che “il Cammino Neocatecumenale porta un rinnovamento nella fede”.
Poveri Parroci! Unico e solo bersaglio di tutta questa assurda convivenza.

(minuto 16:22) Non contento Kiko continua “Che il Parroco ci detesta, che dice che siamo una setta? Benedetto sia il Signore! Ci cacciano via? Cosa più grande che ci caccino via come a Cristo!” (Quanto smisurata è la sua superbia!)

È proprio un canto a due voci: Kiko e il nostro Vescovo di Atene!

Poiché subito dopo riattacca mons. Rossalatos “Sento che in questi giorni mi si offre un aiuto per aiutare i Parroci a cominciare a cambiare mentalità, a vincere le loro paure. Spero (minuto 16:29)

Un vescovo, "maestro e pastore", andato nella Yeshivà di Kiko,
a farsi "alunno e pecora" a disposizione del neocatecumenalismo


In conclusione:
Con cosa tornano a casa i fratelli dopo la visione di questo ennesimo "video propaganda"?
I fratelli una cosa avranno capito di sicuro: Bisogna tornare sul campo per piegare i Parroci a tutti i costi al grido: dobbiamo evangelizzare, annunciare il nostro Kerigma se no nessun uomo può rinascere dall’alto!
A questo assurdo è ridotto il messaggio.

Gli sproloqui finali di Kiko sono inascoltabili; uno solo appare il suo intento: dimostrare che tutto si fa col Cammino, nulla senza il Cammino.
Si trascina stancamente e don Rino Rossi, seduto al suo fianco, appare sfinito mentre non riesce a nascondere insofferenza e guarda impaziente l'orologio o si accarezza il capo (minuti da 21:53 a 24:00) mentre Kiko continua: "devi ascoltare il Kerigma che salva il mondo, se ascolti si realizza, cosa? si realizza in te… scende dal cielo una nuova natura dentro di te… di pronto in te la nuova creatura… lo sentirai dentro di te… questa natura la sentirai, sentirai che Dio è tuo Padre…
(e così siamo arrivati al "sentire dentro qualcosa" anche nel cammino! Kiko ha superato se stesso, senza dubbio.)

I fratelli, fedeli camminanti, tornano a casa con le loro cartelline di invito ai Vescovi per la prossima pantomima organizzata alla Domus per il 2020: “Invitate i Vescovi perché CAMBIA LA LORO VITA. Questo è importantissimo.” (Cambia la loro vita… è arrivato il convertitore di Vescovi impenitenti!)

Poveri illusi fratelli! Questo video tenta di divulgare un’immagine della situazione attuale del Cammino Neocatecumenale nella Chiesa totalmente fuorviata e fuorviante. Segno che sono proprio alla frutta.

Un vescovo convertito a Kiko
spiega che il laico Kiko è un rinnovatore di vescovi

Nessun accenno a quei Vescovi, e sono tantissimi, che hanno problemi seri con questa esperienza degenerata che è il Cammino Neocatecumenale. Vengono ignorati del tutto, così come da sempre Kiko, Carmen e gli Itineranti hanno ignorato i numerosi rimproveri, correzioni e richiami dei Papi e della Santa Sede attraverso le varie Congregazioni con cui hanno avuto a che fare.
Nessun rispetto per i Parroci, che vengono trattati come una casta da assoggettare e l'ingrato compito è affidato subdolamente al Vescovo che contro i Parroci della sua Diocesi, che sono i suoi più stretti collaboratori, dovrebbe fare una specie di santa crociata dietro le insegne del novello condottiero delle gerarchie ecclesiastiche prone, Kiko Argüello.

Più di tutto, come sempre, chi non ascolta affatto è Kiko: non ascolta nessuno e da nessuno ha mai da imparare nella sua smisurata superbia..

Uno un po' più serio di lui e più intelligente, al suo posto avrebbe dato spazio alle critiche e ai problemi. Kiko no, problemi non ne vuole.
"Tutto va ben, madama la marchesa!".

Ho l'impressione che ormai Kiko abbia stancato anche un buon numero dei suoi.
Kiko non è più credibile, neanche un poco, non so quanti ancora si sentano di continuare a circordarlo come una corte di pagliacci che neanche fanno più ridere.

Tutto finirà in uno schianto pauroso, lo penso convintamente da tempo, nessuno troverà scampo in quel terribile giorno!