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giovedì 4 maggio 2023

Guai a coloro che itinerano per sè!

 


Quelli della 1^ ora  en el monte Sinaì


" Gli unici che stanno a loro agio sono i catechisti" che puntualmente percepiscono il salario illecito derivante dalle comunità. Si tratta di un'entrata cospicua che mai deroga e che viene spillata anche al fratello che versa nella condizione più indigente. Mai ho visto un personaggio di rilievo del cammino darsi pensiero per chi non possedeva somme da dare, solo rimproveri ed esortazioni decise e minacciose atte a buttare i propri averi, fosse anche l' ultimo euro vagante in tasca, nel sacco nero dell'immondizia.
Le comunità solitamente son tante, di conseguenza l'importo recepito dai capi kikos è ragguardevole. Personalmente ho incontrato catechisti nullafacenti che con questo denaro sottratto hanno provveduto ad effettuare acquisti frivoli che non corrispondevano certamente alle esigenze di prima necessità (ed anche per quelle dovrebbero tirar su le maniche) dichiarate. Ricordo, ad esempio, un dato catechista che si comprò una barca e un tot di moto per i figli. Un altro acquistò una vasca idromassaggio molto spaziosa che piazzò nella casa che gli fu donata da un "benefattore" neoc.
Mi fermo qui, poiché il degrado è molto e lo sdegno notevole. Tutto ciò mentre chi aveva elargito gli ultimi risparmi non sapeva come cavarsela. Catechisti intoccabili che esigono l'infelicita del membro credulone che, ahimè, avendo ancora gli occhi intasati di fango non scorge l'inganno. Il farabutto istiga alla tristezza, dotando le confessioni pubbliche di una connotazione violenta che sospinge a parlar male gli uni degli altri e a creare divisioni non solo in comunità, ma anche all'interno delle famiglie.
E mentre nei giri d'esperienza le sedie se le tirano davvero, i catechisti se ne stanno soddisfatti sul loro palchetto nutrendosi della scontentezza dei fedeli che agevola la manipolazione.
Se per un motivo o per l'altro il catechista dovesse subire la destituzione si ritroverebbe a lagnarsi perché costretto a compiere un lavoro: "Sigh...pietà di me fratelli, sto facendo l'imbianchino per dar sostegno alla mia famiglia hic! Capite che punizione insostenibile? Reintegratemi al mio posticello di catechista affinché possa rinfocillarmi". Poi magari dei sacerdoti kikiani e dei catechisti misericordiosi accolgono il suo lamento assecondandolo. (Tratto da una storia vera)   "    (da Rebel)

" Si lamentavano di non avere niente perché erano impegnati a evangelizzare ma avevano furgoni grandissimi e tanti mezzi di trasporto. I figli facevano mille corsi...musicali, sportivi, e avevano case di tutto rispetto. Ma andassero a...... Grazie Rebel mi hai colpito.  "     (da  Anonimo)

Sulla plancia di comando se la suona e se la canta...


Gli itineranti devono dedicarsi all'evangelizzazione come attività esclusiva e non è un optional. Non sono solo loro che non vogliono lavorare!

E' condizione irrinunciabile dell'essere itinerante lasciare il lavoro per dedicarsi all'evangelizzazione in obbedienza a Kiko e inviati da lui.  

 

Il vero Tripode neocatecumenale

Una parentesi:

Nel governo del cammino ha molto inciso Carmen. Ora non c'è più, per cui si parla di Kiko mentre Carmen aleggia su tutto. Il sistema fondato sui cd. ITINERANTI è stato messo in piedi da entrambi, con pari responsabilità: 50 e 50. Era Carmen che sempre ripeteva, ossessivamente, che per essere itinerante necessario e irrinunciabile è "essere legato a NOI". Che gran genialata! E che DEVI LASCIARE IL LAVORO! Una specie di prova del 9 della tua fedeltà, del tuo essere votato completamente alla causa, anima e corpo: lasciare tutto per seguirli e non solo il lavoro.
Più "legato" di così!
(... più ricattabile!)

Si comprende che se l'unico sostentamento è il cammino, tu sei tenuto in pugno; ostaggio totalmente degli autonominati iniziatori. Ad ogni alzata di testa, possono irretirti ripetendo: "Chi sei tu oggi senza il cammino?" (fuor di metafora: "dove vai? che fai? dove sbatti la testa?").

Attenzione:

Qui parliamo di capo-equipe laici, con moglie e prole molto numerosa. Parliamo di famiglie. Che se dovessero, dopo anni e anni, smettere di fare gli itineranti resterebbero letteralmente senza sostentamento, senza più nessuna possibilità di mantenersi autonomamente. Se per il cammino hai rinunciato a tutto, dove vai a finire? Tu, tua moglie e i tuoi figli?  (...questa l'oscura minaccia)

E ora andiamo al punto. Rivolgendoci a chi si scaglia contro di noi con violenza ogni volta che raccontiamo "fatti concreti" di cui siamo testimoni, accusandoci di mentire, chiedo in sincerità: vista la condizione dell'itinerante nel C.N., spiegateci voi come fanno costoro a vivere? Con sei, otto, dieci e anche più figli? Senza un lavoro, senza alcuna entrata autonoma? 

Non solo. Ma come fanno a vivere così bene come vivono? 

Tutte le coppie itineranti - quelle della prima ora, quelle che insieme agli Iniziatori realmente governano tutto, che hanno fondato e diffuso il Cammino in tutto il mondo, legate come nessuno a Kiko e Carmen - hanno almeno un lussuoso e comodissimo SUV, case tutte molto confortevoli nelle zone loro affidate. 

 

I due compari
Questo è dappertutto, lo ribadiamo, per i cd. itineranti della prima ora, quelli storici - i primogeniti di Kiko e Carmen - che vivono proprio come "figli di re" senza privazioni di sorta e senza far mancare niente ai propri figli, per gli studi e per tutto il resto. 

Ho conosciuto anche io itineranti che mandavano i figli nelle Università o in Istituti Privati tra i più costosi. Dicevano: "il Signore provvede!" senza pudore, senza vergogna. Tiravano in ballo ogni volta la provvidenza e nessuno osava fiatare poichè si trattava di discutere l'opera di Dio! 

Ma le mormorazioni serpeggiavano eccome nelle comunità. Perché i soldi, di fatto, poi li cacciavano loro: i fratelli. Anche perchè tante volte questi figli fighetti dei mitici itineranti non erano neanche un esempio o un modello di virtù ed educazione! E fuor di dubbio se la passavano molto meglio della maggior parte dei loro catechizzati, che coi loro soldi gli consentivano la bella vita, pur dovendo mantenere anche loro famiglie numerose e molto spesso monoreddito (poiché la moglie, giocoforza, era stata costretta a lasciare il lavoro - cosa frequentissima - o non aveva potuto neanche cercarlo mai) e in più tutti paganti decima.

Eravamo con alcune comunità in Israele. C'era l'abitudine di lasciare un pomeriggio libero, che veniva dedicato a un giro nel quartiere ebraico, ricco e pieno di splendidi negozi. Si faceva qualche acquisto e c'era sempre qualche ostiario zelante che dava l'incarico di comprare il costosissimo incenso profumatissimo che solo in Israele si trova. Quella volta ero in compagnia di un itinerante storico appunto, che mi chiese di accompagnarlo perché voleva acquistare un regalo alla moglie per un anniversario. Ebbene rimasi basita quando vidi che scelse una sciarpa/foulard che costava 500 euro, così in un colpo e senza batter ciglio. Comprese la mia istintiva ripugnanza e mi guardò con una certa pena. Ma, senza scomporsi e con un sorriso compassionevole,  mi disse: "Questo avevo pensato; un regalo minimo sui 500 o 600 euro...". (Certo, qui si pone lo stesso quesito che ci siamo posti per Kiko che ogni mattina fa un'elemosina di 50 euro alla botta, pur essendo povero in canna). 

Un altro capitolo di spesa senza tetto era, questa volta per gli itineranti alla triade più vicini, il regalo da portare a Carmen quando si veniva onorati di un'udienza privata. Carmen, una molto esigente, amante del bello e del costoso, una che non accontenti facilmente. Scegliere un regalo per lei: una vera impresa e delle più complicate,  perchè Carmen aveva di tutto e ognuno cercava di portarle il meglio. Grande studio richiedeva la scelta e sempre correvi il rischio che il regalo (generalmente un vestito o un tessuto molto prezioso) non le piacesse affatto. Ella lo rifiutava senza problemi e lo rispediva al mittente senza tante cerimonie. Soluzione non era togliersi dall'imbarazzo non omaggiandola affatto,  poiché questo avrebbe portato sicuro a conseguenze peggiori.

Un'equipe proveniente dalla comunità madre di Roma dei Martiri Canadesi alla ricerca di un alloggio degno nella Regione assegnata, espose in convivenza di itineranti la sua scelta, caduta su una bella villa nel quartiere più alto della città di destinazione con annesso, ragguardevole, affitto da pagare. Chiese, senza mezzi termini, che si provvedesse tramite la Fondazione Famiglia di Nazareth.
Giustamente, essendo primogeniti di cotanti illustri genitori !
Altri non avrebbero osato chiedere tanto e con tanto candore al cassiere generale Giampiero Donnini e alla presenza di Kiko e Carmen. Questo perché il Centro neocatecumenale già esistente nel capoluogo di quella Regione, con annesso alloggio, a dir loro era indegno di accoglierli.
Ora, vi pare che gente che non lavora, che non ha mai lavorato, possa permettersi tanto lusso e pretendere di campare a scrocco così? Mostravano apertamente di  essere incontentabili anche loro, come Carmen era incontentabile, disdegnosa e capricciosa con i soldi sudati da altri e messi nelle collette anche da poveri fratelli chi sa con quanti sacrifici (pezzenti moralisti e tirchi pure!). Collette sollecitate da loro con sfacciataggine, senza alcun ritegno e ad ogni occasione, con insistenza, con una petulanza condita di accuse indegne di attaccamento al danaro, orecchio chiuso alla parola e quant'altro. 

E non dimentichiamo di ribadire una cosa: per gli itineranti certo che si attinge anche alla decima. Neanche a dirlo. 

Dovunque possono i responsabili raccattano i soldi necessari per il mantenimento di un simile caravanserraglio. Che, oltretutto, ne va del loro mantenimento in carica (prova tu responsabile a non passare per sei mesi di fila "la busta" ai tuoi catechisti itineranti, e vedi come "di pronto" vieni sostituito!). Mantenimento che deve essere a 360 gradi come ben si comprende più annessi e connessi. 

Questo fa parte del linguaggio non scritto e non detto del Cammino (e ovviamente neppure approvato). 

Ma è regola ferrea e condivisa ovunque il neocatecumenato si sia espanso. 

Non rispettarla è causa di rimozione certa in primis dei responsabili delle prime comunità delle parrocchie che sono le comunità pilota. Questi responsabili, sono i collettori di tutte le comunità  della parrocchia affinché le buste fluiscano regolarmente alla volta degli itineranti. Se iniziano a scarseggiare o non si vedono soldi per un pò, son dolori! Sicuro.

Repetita juvant... per le teste dure. 


E sempre per le stesse teste di coccio, un'ultima testimonianza:

Vi volevo parlare delle famiglie neocat in missione : dieci anni fa il mio parroco, che era del Cammino, invitò una famiglia con 12 figli, della Palma, che stava partendo in Sud America, che ci chiedeva un contributo per le spese. Nessuno diede niente, poi ho saputo che il padre di lei era ricco, l'ho conosciuto, era un industriale che vicino a Oristano ha un'azienda che commercia idrocarburi tra l'Italia e il Sud America. Il genero lavorava con lui, parti e rimase alcuni anni fuori, poi è ritornato e ha ripreso a lavorare con il suocero. Quando venne il nuovo parroco da noi, che era stato anni prima proprio alla Palma, e che non è del Cammino, mi parlò del suocero che ogni tanto veniva a s. Bartolomeo per sentire la messa, questi era un neocat, aveva 8 figlie tutte nel Cammino, tutte sposate con neocat e con figli tutti nel Cammino. Forse questo è un eccezione, non credo siano molte le famiglie che vanno in missione con un suocero ricco che le mantiene. (da Aldo dei focolari di Cagliari)

Certo. Fa riflettere il rapporto ancestrale del C.N. con il denaro e la ricchezza; a partire dalla ricca Carmen, di una delle famiglie più ricche di Spagna. Ma le famiglie ricche ci sono sempre state nel Cammino, alcune molto ricche e nobili pure. C'è da chiedersi il perchè del forte impatto del Cammino in questi contesti sociali. Anche tra gli itineranti molti provengono da famiglie agiate. A conoscerli da vicino non mostrano in questo un gran cambiamento di natura, in verità. 

Quelli che ho conosciuto più da vicino si sono portati dietro negli anni tutta la loro spocchia, la supponenza originaria, che andava ad aggiungersi alla conclamata e ben nota arroganza congenita dei super-itineranti/super-catechisti. 

Neanche lontanamente sembrano disposti ad assumere uno stile di vita più modesto. In genere fanno sotto gli occhi di tutti e pure sfacciatamente "i figli di re" come Kiko insegna. D'altra parte Carmen Hernandez è capofila di questa prominente dinastia, il jet-set internazionale neocatecumenale. 

Delle famiglie in missione non conosco la percentuale dei ricchi. Ma non mi meraviglia affatto che parta giuliva una famiglia costituita, come pare sia in questo caso, da fratelli che sono nati e cresciuti nel cammino. Aperti alla vita, con 12 figli, figli a loro volta di camminanti storici della prima ora "di alto bordo" appunto, come nel caso esposto.

Generalmente questi illustri capostipiti spesso rivestono importanti ruoli di responsabilità nel contesto.

La finta sceneggiata dei sorteggi



Certo fa scena: Guarda questi! Che vocazione! Lasciano la loro vita agiata e sicura par andare 'famiglia in missione'.... che eroi (la spazzatura del mondo, come condannati a morte...)! 

Ma FERMI tutti, ALTOLA'. E se ti fermi cosa noti? Oh, giochi del destino!!! 

Noti che - Ma GUARDA CASO - questa splendida famiglia - PER SORTEGGIO (come tutti, nevvero?) - dove è stata inviata da Kiko in missione? Ma che coincidenza!!!! 

Ma certo in Sud America!!! 

Proprio dove lo straricco suocero commercia felicemente i suoi idrocarburi. Da sempre. A sua volta il fortunato genero di cotanto suocero (che da sempre com'è ovvio lavora con lui in Azienda) rimane solo ALCUNI ANNI in terra di missione (pardon terra di esportazione), per poi tornare alla base e "riprendere" a lavorare con il munifico suocero CHE - come ben noto - ERA UN felice NEOCATECUMENO anche lui. Felice come solo i naocatecumenali ricconi e opulenti possono essere lì dentro! Protetti da una speciale immunità che li rende diversi dai comuni camminanti. Dei privilegiati.

Davvero a leggere simili esperienze ci si apre un mondo! E viene il voltastomaco. 

Il Cammino è davvero un teatro ed un gran palcoscenico!

Questi possono darla a bere a molti, ma non a gente come noi; e purtroppo per loro.

sabato 1 aprile 2023

Progetto Decima: Causa che pende causa che rende - Seconda parte

Continuiamo, da qui, con la riflessione sull'argomento Il valore che il Cammino attribuisce al tempo dei fratelli camminanti, che abbiamo articolato intorno ai discorsi autografi di Kiko e Carmen, iniziatori del Cammino Neocatecumenale.

4. Camminiamo piano piano piano. E il Cammino dura molto molto più di quanto promettiamo.

Ma quanto dura questo Cammino, che è la rievocazione un po' del viaggio verso la Terra Promessa e un po' dell'attesa dello Sposo delle dieci vergini della parabola evangelica? Kiko ingrana baldanzosamente la prima e tanto gli basta per viaggiare sicuri. E nessuno osi sorpassare, neppure nel deserto, neppure in caso di vocazione particolarmente ricca di grazie. Del resto il Signore vuole che tu proceda molto lentamente, come è scritto, per esempio, nel mamotreto del secondo passaggio, a pag. 12:

Ma lascia fare al Signore perché la Terra la si conquista poco alla volta. Il Signore ha promesso al suo Popolo di dargli la Terra Promessa, ma non l'ha promessa immediatamente: ha detto che la conquisteranno poco a poco.

Nello stesso mamotreto, a pag. 25 troviamo l'adattamento al Cammino della Parabola del fico sterile (Lc 13, 6-9) - e del conseguente tempo di pazientissima, lunghissima attesa (pag. 25):

Questa parabola non si potrebbe capire assolutamente al di fuori di un contesto catecumenale. Il catecumenato nella Chiesa primitiva dura 4 anni.

... ma Kiko e Carmen avevano raccontato a Papa Giovanni Paolo II che la durata del Cammino era di 7 anni! Il Papa ne era ancora convinto nel 1988, mentre già esistevano comunità di una ventina d'anni che non si scioglievano ancora nelle parrocchie. Nel 1977 Kiko invitava segretamente i suoi a preparare molta, moltissima pazienza, perché non avrebbero portato frutto tanto presto (evviva l'incoraggiamento). Notiamo anche il ritornello "fuori dal nostro contesto neocatecumenale, la gente non può capire il tale o talaltro concetto!", che compare più volte nei mamotreti e sta all'ego del neocatecumenale come l'elio al dirigibile.

El Kiko si improvvisa giardiniere, oltre che musicista e pittore (ma sicuramente col medesimo grado di "maestria") e prosegue:

Qui dice che il padrone viene tre anni a cercare frutti da questo fico e durante questi tre anni non ne ha trovati. Allora dice al giardiniere: "Taglialo!" Il giardiniere, leggasi catechista, dice: "No Signore, aspetta un poco, lasciamolo ancora un anno, lo poterò, gli zapperò la terra; ecco, farò catechesi, gli farò ascoltare la Parola di Dio, gli urlerò, lo picchierò, andrò a mangiare con lui, gli farò uno scrutinio, gli dirò che è un cretino, che si va a condannare. Se dopo un anno non troverai ancora frutti lo taglierò".
Sarà per solidarietà dendrologica, ma a noi pare strano che il fico non abbia stritolato questo giardiniere cialtrone con i suoi rami, dopo un anno di questo trattamento. E, secondo noi, pure il Signore due paroline in prosa piana, ad un certo punto al giardiniere gliele dice.

Nel medesimo mamotreto, a pag. 104:
Per questo il Pre-catecumenato era molto lungo nella storia della Chiesa: perché c'era bisogno di molto tempo perché si apra l'orecchio. Catecumeno significa colui che ascolta.
In realtà, il catecumenato antico radunava gente di tutte le religioni, compresi pagani veri, col diploma superiore di paganesimo (e sorvoliamo sui dettagli di certi loro riti). Non andava a pescare nel laghetto dei cattolici della domenica.



5. Tecniche per 
allungare il brodo e procedere più lentamente:

Mentre l'arbitro della corsa è distratto, Kiko e Carmen arretrano i blocchi di partenza: se i camminatori partono da un punto più lontano dal traguardo, arriveranno più tardi. Trattando i cattolici di parrocchia da pagani politeisti, il gatto e la volpe prospettano loro un lungo, molto lungo, lunghissimo cammino di conversione - al kikismo. Leggiamo dal mamotreto del secondo passaggio, a pag. 111:

Anche voi, all'inizio del cammino, eravate politeisti anche se vi credevate cristiani, come Abramo dunque, perché stavate chiedendo a molte cose, alla vostra carriera, al matrimonio, ai figli, stavate chiedendo loro la vita e forse, quando incominciaste il cammino questi idoli non vi avevano dato la vita.
Questi idoli ai quali vi consegnavate anima e corpo: il denaro, il lavoro..., con tutta la vostra anima vi consegnavate ad essi. Allora noi non ti dicemmo che tutto quello non aveva valore, perché anche quello ha valore, non ti dicemmo che quelli non erano dei; ti dicemmo che qui ti potevamo togliere quella sete e ciò che ti mancava. 
E se uno di questi fratelli gli moriva in stato di peccato mortale, frattanto che i "catechisti" gli facevano "prendere coscienza di quel che gli mancava"? Ma Kiko è così: da una parte insegna ai fratelli che è da pagani farisei sforzarsi nell'osservanza di quelli che egli considera legalismi da cattolici (questi sarebbero i dieci comandamenti, i precetti, il catechismo, ...). Dall'altra, sotto il pretesto di un incontro personale con Nostro Signore, Kiko pretende obbedienza rapida ed assoluta ai suoi propri decreti, anche - e soprattutto - quando sono contraddittori.  

Prosegue Kiko: 

Adesso, dopo quattro anni di cammino ti diciamo una cosa che forse hai già scoperto per tua propria esperienza: che mai nella vita né la famiglia, né la carriera, né il successo umano, né l’evasione che ti sei cercato nella religione ti possono dare la felicità.

Già hai capito che gli altri sono idoli perché quando l'uomo dedica tutta la sua vita, per esempio, alla famiglia si è prostituito perché l'uomo non è chiamato solamente a dedicarsi alla famiglia. 
"Ci hai impiegato tanto, tantissimo tempo e, come avrai capito da solo, la cosa ti ha fatto bene!"
Ma che simpatico trucchetto: questi affabulatori, prima fanno perdere una marea di tempo ai fratelli delle comunità. Poi li esortano a ritenere di aver messo a buon profitto gli anni trascorsi in Cammino, per il fatto di aver imparato - a suon di repliche in un ambiente chiuso ed isolato - a descrivere la propria vita secondo gli schemi eretici kikiani. I fratelli escono soddisfatti di aver accumulato guadagni e meriti ...e non se la prendono con i catechisti, anzi, in certi casi di sottomissione grave li difenderanno a spada tratta.

Un altro trucchetto è lo spauracchio della bocciatura agli scrutini, quando i kikatekisti minacciano di  retrocedere quei fratelli che non pagano o che non frequentano con la necessaria assiduità, in una comunità più giovane, composta da sconosciuti, ripartendo da una tappa già passata e con lo stigma del ripetente.

È noto che la narrativa neocatecumenale prevede che il destino di chi lascia il Cammino sia la perdizione a tutto tondo, ma questo non è un problema che riguarda il profeta autoispirato Kiko, eccettuato il caso in cui il bocciato sia un pesce grosso, ricco sfondato. In quel caso il futuro dell'ex-adepto interessa eccome al guru, che ci lancia sopra almeno il cappello della profezia (mamotreto del secondo passaggio, a pag. 83):
[..] Però ritornerà, un giorno ritornerà dicendo: "Ecco, qui sono tutti i miei beni fratelli, vengo con voi, partiamo con questa nave verso la Terra promessa". [...] E quando tutto questo farà il suo effetto, lui si presenterà a noi. 



(POST-IT) Il falso profeta neocatecumenale Kiko Argüello prega Dio: -"Signore, Signore! Vorrei farti una domanda".  - "Dimmi, falso profeta Kiko", risponde Dio. - "Signore, Signore! È vero che per te un milione di anni sono solo un secondo?" - "Sì, è vero", gli risponde Dio. - "Molto bene. E cos'è per te un milione di euro?" insiste il falso profeta Kiko. - "Un milione di euro, per me, sono un centesimo", risponde Dio. - "Ah, Signore, Signore! Allora potrei avere un centesimo?" osa il falso profeta Kiko. - "Ma certo", gli risponde il Signore, "aspetta un secondo".

6. Sorpresa! Dimenticatevi tutte le promesse iniziali, in particolar modo quelle pubbliche: il Cammino non finisce mai.

E Kiko lo va dicendo (almeno) dal 1977. Dal mamotreto del secondo passaggio a pag 211: 
Dio ha molta pazienza: se hai bisogno di 5 anni saranno 5 anni, se c'è bisogno di dieci saranno dieci, venti, trenta, cinquanta se c'è bisogno.
e i fatti concreti hanno dimostrato che non era un modo di dire...
Dio ha una pazienza immensa con noi ed il silenzio di Dio continua: ci sono momenti nei quali non interviene perché ha pazienza con noi. Ma tu resisti. Qui entra in gioco la libertà dell’uomo.  
Infatti è sapienza popolare che, quando un metodo non funziona per anni ed anni ed anni, quale miglior soluzione esiste, se non quella di ciecamente insistere, insistere ed insistere. Per altri anni ed anni ed anni. Il tempo sistema tutto. E se non lo sistema ancora, basta aspettare altro tempo.



7. Arriva il momento del raccolto: il tempo è denaro!

Dal mamotreto del secondo passaggio, a pag. 12:
Il tempo è denaro e io non sarei qua né voi sareste qua se non fosse una cosa molto importante.
Il Cammino divide la vita dei fratelli in due grandi segmenti: il tempo prima del Cammino, il tempo dopo il Cammino (II Passaggio pag. 47). I secondi scrutini stabiliscono l'inizio del secondo tempo, il tempo della mietitura, nel quale Kiko e catechisti cloni, immedesimandosi nel padrone della Parabola dei talenti (Mt 25, 14-30 ; II Passaggio pagg. 18, 19, 22, 150), rivogliono indietro "le sostanze" che avevano consegnato ai fratelli all'inizio del Cammino, e con gli interessi. 
All'improvviso - e senza previo contratto firmato da ambo le parti - i falsi profeti passano a mietere: i fratelli sono tenuti a presentare i frutti di conversione, cioè a raccontare davanti a tutti le proprie esperienze (soprattutto quelle intime) ovvero ad assicurare di aver "sperimentato che ciò che i catechisti hanno annunciato è vero".

Questo raccolto è un atto ineludibile, dovuto al Cammino in cambio della "parola seminata" durante i precedenti quattro anni dai cosiddetti catechisti  - vale a dire, in cambio del fatto che questi ultimi hanno recitato a menadito i mamotreti, spacciandoli per ispirazioni divine del momento. 

A pag. 22 del mamotreto del II passaggio:

Io non ti ho dato il talento perché adesso tu me lo ridia così. Noi ti abbiamo detto: Va' e fa presto, sperimenta che quello che ti ho dato è autenticamente vero, non sono chiacchiere! Allora non perdere tempo qui con noi, il tempo vale denaro oggi.
I frutti di conversione includono il cospicuo malloppo che i fratelli molleranno, spintaneamente, a partire dal secondo passaggio, in virtù del cosiddetto avere sperimentato. Tutto ciò lo aveva preannunciato il falso profeta Kiko ai suoi kikatekisti, parlando alle spalle dei neo-catechizzandi che frequentano le catechesi iniziali del Cammino Neocatecumenale - v. mamotreto relativo, a pag. 5: 
Se ti ascoltano si convertono e se si convertono devono mollare il malloppo. Così se tu ti accorgi che c'è una maggioranza schiacciante di gente che comincia a dormire, o che in comunità viene solo un gruppetto di fratelli, ricordati cosa dice il Vangelo: "Dio o il denaro". Il punto sta nei soldi come idolatria, e voi avete potere per espellere questi demoni.
Valeva la pena per Kiko aspettare quattro anni, perché nel suo Cammino il tempo è denaro. Letteralmente.



8. Se il tempo del Cammino è infinito e il tempo è denaro, allora il Cammino è denaro infinito

E questo te lo dice pure Puntini, quando è in vena di sillogismi.
Siamo a pag. 173 del mamotreto del secondo passaggio. Kiko si è imbottito le tasche con le vendite dei beni dei fratelli che, oltretutto, stanno per iniziare a pagare le decime, e si lancia ad ipotecare il tempo di Nostro Signore, chiamandolo a garante dell'investimento neocatecumenale:

E inoltre questo denaro che si trova messo lì, sarà restituito al cento per uno su questa terra. Magari non immediatamente, ma vi sarà restituito. In modo che nessuno possa dire: “Un momento, io ti ho dato un milione e non mi hai dato cento milioni sulla terra”. Ti assicuro che il Signore ti darà cento milioni. 
Pensate una cosa: forse mai più il Signore ti dirà che tu venda i tuoi beni, e l’idiota che sei stato che, giunto il momento in cui il Signore ti offriva un affare al cento per uno, non l’hai fatto.
C'è altro da aggiungere a quanto dichiarato smaccatamente da Kiko? La conclusione l'abbiamo anticipata nel titolo: causa che pende, causa che rende!

E a chi volesse giocare allo specchio riflesso, accusando di avidità noi che denunciamo il pozzo senza fondo che è l' Arguello, ricordiamo sin da ora che questo blog, al contrario del vostro signore e padrone, non solo non vi ha mai chiesto un milione, ma neppure un centesimo. Amen. 

Il tempo, questa dimensione di penitenza in cui siamo stati precipitati dall'eternità dopo il peccato originale, che è anche nostro talento e possibilità di riscatto in questa vita, il Cammino se lo prende tutto. Lo ieri in cui, secondo il dogma neocatecumenale, eravamo pagani, l'oggi in cui seguiamo il profeta, il domani in cui ci è promessa la città di Gerusalemme, tutto appartiene all'Idolo Cammino che si cela sotto la maschera del "Dio che cammina davanti a te, e tu lo segui". Perlomeno, nonostante il fatalismo e l'attendismo delle lunghe deviazioni secondarie, dei giri in tondo e delle retromarce nel deserto, Dio si fa presente con chi sinceramente lo cerca.

Domenica delle Palme Alte neocatecumenali


mercoledì 29 marzo 2023

Progetto Decima: Causa che pende causa che rende - Prima parte (Da FungKu)

Esimii lettori, 

l'altro giorno stavo gironzolando per la redazione del blog, un po' cercando la carta della stampante (ora me la nascondono) per farci gli origami e un po' per vedere se qualcuno voleva venire a far merenda.

Intanto gli autori, seduti intorno al tavolo, erano completamente immersi in una discussione serissima e nessuno badava a me e peccato che non ho trovato la risma in quel momento. Stavano discutendo su come scrivere un post su Il valore che il Cammino attribuisce al tempo dei fratelli camminanti. Un tema lungo e complicato. Siccome stavo facendo finta di non essere interessato per niente alla carta della stampante, devono aver pensato che ci stessi capendo qualcosa di tutto sto discorso e quindi mi chiedono:

- Eih, FungKu, ma tu come lo presenteresti in modo compatto, questo argomento?

- Eh....?

(... E in quel momento, ho avuto una visione intellettuale. Anzi no, era una locuzione.
Anzi no, erano proprio voci nella mia testa! Proprio come Kiko!)

Ma insomma, siccome avevo appena letto cose nel blog, mi sono ricordato di questo commento del caro amico Lino Lista, che rende benissimo l'idea che gli autori vogliono esprimere. Si tratta di un dialogo tra uno scriteriato scrutinato e il suo dirottatore direttore spirituale, il "catechista" neocatecumenale:

Neocatecumenale: "Ho una domanda da farti, mio catechista direttore spirituale: io sono un adultero. Mi devo preoccupare?"  
Direttore spirituale: "Non preoccuparti, il Signore ti sta permettendo di sperimentare l'adulterio affinché tu conosca te stesso, che sei un peggiore come Giacobbe. Ha scelto Giacobbe, ha odiato Esaù."  
Neocatecumenale: "Di quanto tempo abbiamo bisogno, io e la mia amante, per sperimentare l'adulterio e conoscere noi stessi?"  
Direttore spirituale: "Non c'è un tempo fisso, in generale dopo aver ricevuto secchiate di fango sugli occhi, quando si supera lo scrutinio".  
Neocatecumenale: "Grazie, direttore-catechista, cercheremo di conoscere bene noi stessi, io e la mia amante".
Fonte del colloquio di direzione spirituale: vedi qui 

Morale dello sfottò: cercatevi un direttore spirituale che non si sia formato sui mamotreti, un direttore spirituale non deve appartenere alla vostra medesima scuola di pensiero


In conclusione alla morale dello sfottò: il Cammino deve durare il meno possibile, il tempo che tu entri per caso nelle salette ad una delle catechesi iniziali di adescamento al Cammino Neocatecumenale per adulti, giovani etc. ed improvvisamente ti chiamano da casa che devi andar via subito perché sono rimasti chiusi fuori. Fine dell'esperienza. Altrimenti poi il Signore ti fa trovare l'amante per farti vedere che sei adultero, i catechisti te la fanno tenere a tempo indeterminato, perché, più tardi ti converti, più resti nel Cammino e più a lungo paghi la decima. E poi la senti, la moglie! E ti saluto pure la conversione e la salvezza dell'anima. Fine del post.

- ...Ma così è troppo sintetico il post, Fungku! Dicono gli amici della redazione del blog.

- Vabbè, ho risposto io, allora copiamo direttamente da Kiko, tanto ha già scritto tutto lui, ipsa kikissima verba! Quindi anestetizzo il fegato, indosso tutte le medagliette benedette in mio possesso e, forbici e colla alla mano, mi avvento sullo scaffale dell'insopportabile letteratura kikiana ciclostilata.

E dunque, esimii lettori, eccovi una carrellata di massime kikocarmeniane ad argomento tempo passato nel Cammino, selezionate ed incollate per voi da FungKu Reader's Indigèst e dalla redazione, che ringrazio per la collaborazione!



Il valore che il Cammino attribuisce al tempo dei camminanti

1. Riscrivere il passato per riscrivere il futuro.

Siete alle cosiddette "catechesi per giovani ed adulti" e Kiko (o un suo kiklone, è uguale) vi racconta a modo suo la storia della Chiesa. Mentre iddu parla, voi state controllando se segue fedelmente il mamotreto segreto delle catechesi iniziali del Cammino Neocatecumenale che avete scaricato da Internet prima di uscire di casa. A pagina 58 vi imbattete nel famoso diagrammino kiko-carmeniano della storia della Chiesa ed osservate - desolati da tanto osare - la parentesi temporale che si apre con l'editto di Costantino, che pone fine alle persecuzioni contro i cristiani, e si chiude con il Concilio Vaticano II (con gran sollievo di Kiko che non vede l'ora di ricominciarle, le persecuzioni). Una parentesi di 1648 anni di religiosità naturale e paganesimo, vi rivela El Kiko (pagg. 58-62).

Insomma, siete a queste "catechesi" (una tempesta di errori!), non avete ancora fatto in tempo a rendervi conto che vi stanno adescando nel Cammino Neocatecumenale e già vi riscrivono la storia della Chiesa: chissenefrega, dite? Ricordatevi che chi riscrive il vostro passato riscrive anche il vostro presente ed il vostro futuro.

Ed ecco il diagrammino della storia della Chiesa affisso all'interno della testa di Kiko (e, per osmosi, di tutti i neocatecumenali). La freccia nera indica il tempo, che scorre dalla cacciata dei progenitori dall'Eden fino a quel preannunciato giorno di Pasqua in cui El Kiko sarà rapito al cielo ed il mondo finirà. Il momento più pagano di tutti si trova all'interno della parentesi della morte ed in corrispondenza del Concilio di Trento col quale venne rigettata l'eresia protestante - pur con grande riprovazione di Carmen, che avrebbe preferito stare tutti insieme, eretici e non eretici, seduti sulla roccia angolare (v. a pag. 333). Poi arriva Kiko e trasforma la parrocchia in comunità di comunità di comunità di comunità di comunità di comunità, finché, a forza di accorpamenti, di comunità non ne rimane che una da 15 persone - e poi basta perché i fedeli sono finiti, son tutti scappati in un'altra parrocchia.

2. Ora o mai più! (anche nella variante detta "qui ed ora")

Mentre i cattolici "della domenica" seguono i tempi liturgici della Chiesa e si nutrono del suo Magistero, la vita dei fratelli in Cammino è scandita dai tempi della comunità: tappa dopo tappa, "sorpresa" dopo "sorpresa", segreto dopo segreto. Si cammina, giorno dopo giorno, dietro ad uno o più "Mosè", nel "qui ed ora", in un malinteso senso di precarietà, fino a che la Terra Promessa non sarà raggiunta. Dice Kiko:
Non siamo qui solamente per compiere un precetto, per ascoltare la Messa, visto che domani è domenica. [...] Mi rendo conto che per voi potrà essere una cosa difficile perché si tratta veramente di cambiare religione. E' molto difficile passare da maomettano ad ebreo o qualcosa del genere. Dal concepire la religione in certi contesti che avevamo prima, passare ad una religione completamente nuova. (Secondo passaggio, pag. 57)

Tu cammini in una religione in cui Dio va davanti a te ed è Lui che mostra quello che vuole e come vuole. (Inizio Corso 2017-2018) 
E cosa vuole Dio dal fratello neocatecumenale? Che sia pronto per il Signore qui, adesso, in ogni momento. Kiko lo dice, per esempio, nel mamotreto dello Shemà, a pag. 9. Si riferisce alla Parabola delle dieci vergini (Mt 25, 1-13):

Questa convivenza ti dice "Svegliati perché viene lo sposo”. E se non prendesti olio nel primo scrutinio approfitta per prenderlo ora, non accada che tardi ancora un poco e torni a spegnersi e allora è la fine. 
Forse che Kiko ci sta raccomandando una vita in grazia? La santa confessione frequente e sempre subito dopo un peccato mortale? Di osservare i comandamenti e rispettare i precetti? No, il rivoluzionatore del cattolicesimo ci insegna che aspetta veramente lo Sposo colui il quale si presenta immancabilmente agli eventi della comunità neocatecumenale (subito sotto):
Succede che viene lo sposo quando meno te lo aspetti, viene il secondo scrutinio e sai dove sei? Te lo voglio dire: capita che hai una cognata malata e sei dovuto andare a trovarla. Si fecero i secondi scrutini e si chiuse la porta. Ed è già un mese che non vieni in comunità. Da tempo le cose non andavano bene. Si chiuse la porta, i più entrarono e la loro vita cambiò realmente, riempiendosi di allegria e tu ti trovi nei guai, come tanta gente.

La Parabola delle dieci vergini riappare nel mamotreto del secondo scrutinio, con lo stesso carico simbolico. Qui siamo a pag. 17:

Questa Parola ti dice: "Oggi devi essere cristiano!". Oggi, neanche domani, neanche tra un quarto d’ora perché forse tra un quarto d’ora tu dormi. Il Signore ti chiama adesso. Il contenuto di questa parabola qual è? 

Te lo spiego in modo semplice. Le vergini non hanno preso olio. Perché non l'hanno preso? Semplicemente perché hanno trascurato le nozze. Hanno pensato che le nozze non erano importanti. 

E a cosa ti chiama il Signore, adesso?... Prosegue Kiko:

Cosi allo Shemà tu hai pensato che non era importante e non hai preso l'olio: e allora da quanto tempo non vieni in comunità? Da quanto tempo non hai più olio? Ma per la sua misericordia il Signore ti dà oggi l'occasione. Ecco, era in quel momento dello Shemà che il Signore ti invitava a convertirti, era in quel momento che ti si poteva dare l'olio; tu non l'hai preso, non c'è più. 

Questa convivenza stessa: è questo il momento in cui il Signore ti dà l'olio, non ci sarà più tardi, non c'è un altro momento.

Capito, fratelli neocatecumenali? Ora o mai più! Oppure, la volta successiva o mai più! Oppure, quella dopo ancora o mai più! Ma si tratta sempre di andare in comunità ed ai ritiri neocatecumenali. Le innumerevoli occasioni di conversione e progressione spirituale che Dio, tramite la Chiesa o per altre vie, offre a tutti? Non contano. Il Signore passa solo nelle salette, affrettatevi!



3. Ma a cosa è dovuta l'attesa delle dieci vergini della Parabola?

L'attesa è data dal tempo delle trattative delle famiglie degli sposi menzionati nella Parabola, dice Kiko. Sempre dal secondo scrutinio, leggiamo a pag. 17:

Quanto più importanti erano le nozze, più erano lunghe le trattative: in Oriente si fa tutto per le lunghe [...] in Oriente l'ospitalità è tutto un rito. Tutte le trattative vanno per le lunghe.[...]
Bene, io vi dico una cosa: questo è il cammino catecumenale. Il cammino catecumenale sono le trattative. Tutto il cammino catecumenale è lungo, perchè molto importante, perché importanti sono le nozze che Dio sta per fare con te, perché è in gioco la tua vita. 
C'è gente che disprezza queste trattative e prende sotto gamba il cammino, ci sono altre cose più importanti.

... Con ripetuti salti semantici Kiko insegna a sostituire il Cristianesimo (cattolico) col suo rivoluzionario Cammino:

Questi salti logici, veloci e ripetuti fino allo sfinimento, abituano l'ascoltatore passivo a considerare il Cammino come il vero, unico modo di vivere seriamente nella Chiesa. Una specie di reato di impersonificazione.

Il Cristianesimo non è un flash, non è una emozione, non è una convivenza che tu senti così e dopo... no! Chi ha capito che questo è una cosa seria non si lascia portare dall'emozione, dal sentimento, ma prende l'olio. Capisce che è una cosa seria, qui c'è in gioco la vita, questo è serio, è meraviglioso, e come tutte le cose serie nella vita costa tempo e ha una maturazione. Questa è l'immagine.
... e salto di ritorno, dal cristianesimo al Cammino. Seguita Kiko: 
Poiché le trattative sono lunghe tutte si sono assopite; anche voi, poiché il Cammino é lungo vi siete addormentati. Da quanto tempo non venivate in comunità? Non hanno più amore. Altri che hanno un poco d'amore che hanno preso l'olio, che leggono la Parola, anche loro per routine, per stanchezza si sono un po' addormentati. 
Se il Cammino neocatecumenale sono le trattative prima del matrimonio, il neocatecumeno è la vergine in attesa fuori dalla casa dello sposo, e queste trattative durano tutta la vita, come dura il Cammino, cosa dobbiamo dedurre? Che il Cammino e la sua durata non dipendono dalla progressione spirituale del singolo, e in nessun modo la influenzano; è qualcosa che succede al di fuori, che riguarda altri, con ben più alta responsabilità, che a suon di greggi e di case e di servi, contrattano nel frattempo la creazione di un bel patrimonio.

Se ci si pensa bene, è un ottima descrizione del Cammino: mentre i neofiti-ancelle bivaccano, si addormentano, invecchiano (e qualcuna pure ci muore) e devono continuamente comprare l'olio dai catechisti-mercanti - solo da loro, naturalmente, che hanno l'esclusiva delle fede - , lontano da lì, in altre stanze, a loro insaputa, sta lievitando l'eredità (in contanti, in beni, in amicizie utili, in impieghi lucrosi eccetera) destinata a pochi.

Kiko e Carmen hanno mistificato il meraviglioso tessuto di simboli contenuti nella festa di nozze della parabola dieci Vergini. In questa parabola sussistono molteplici contrasti simbolici, che sono sono stati alterati dalla "scienza" dei due impenitenti dall'indole narcisistica: la veglia e il sonno. Il sonno allude al torpore spirituale, alla svalutazione dell'inestimabile appuntamento, alla morte (non all'assenza dalle celebrazioni neocatecumenali, né alla mancata decima, o al non dirigersi alle convivenze e via dicendo). La veglia rappresenta invece l'avvedutezza, la devozione, il giudizio, la vita (e non il tempo trascorso tra le pareti di una saletta neocatecumenale). L’antitesi tra sonno e veglia è ovviamente seguita da un altro contrasto: il buio e la luce. La notte è il momento della tentazione, del deserto, da cui l’anima anela al Signore, nella speranza che l’aurora porti la luce che è vita: Dio. La luce della fiaccola che squarcia la notte è segno dell’incontro con Cristo, luce del mondo, come si canta nella Veglia pasquale.

In questa prospettiva si sottolinea il valore dell’olio, che non è segno della comunità e della vita dell'adepto in essa, ma di ospitalità e di intimità, ma anche segno messianico, usato nelle consacrazioni regali. Il sollecito urgente è quello di prepararsi all’incontro con il Signore e non quello di apprestarsi ad aderire agli obblighi neocatecumenali per incontrare il dio di un'altra religione.

Il racconto che ne fa Kiko è proprio illuminante... oltre al fatto che si guarda bene dal dire che quell'olio dovrebbero essere le buone opere: gli metterebbe in subbuglio tutta l'esegesi farlocca!

Il prossimo salto logico è un doppio carpiato che ci porta dalla Parabola delle dieci vergini alla convivenza del secondo scrutinio e dagli amici dello Sposo ai cosiddetti "catechisti". Vi state intrecciando? Noi sì. Prosegue Kiko:

Bene, questa convivenza è questa parabola. Noi siamo gli amici, gli amici dello Sposo che vengono a dirvi: "Svegliatevi, perché viene lo Sposo!". Non quando vuoi tu. Adesso che siete stanchi, a mezzanotte. E' adesso mezzanotte, è adesso che viene lo Sposo, quando tu nemmeno lo aspetti, perché la vita è così, la morte è così.  

Lo sa il Kiko, amico dello Sposo, che il Signore "passa" proprio poco dopo la mezzanotte, nella "Sala Gialla" dell'Hotel "Le Palme" (mentre tutti stanno cadendo dal sonno malgrado i cantori che urlano).

Attendono tutti i fratelli che si presentano "con l'olio" agli appuntamenti negli hotel, fissati da Kiko e compagnia: gli appuntamenti con il passaggio del Signore. Il tempo delle "trattative" è deciso non dalla Chiesa - né tantomeno dal singolo fedele con il suo direttore spirituale - ma dai falsi profeti neocatecumenali, una volta per tutte, per l'intera collettività degli aderenti al Cammino. Tappa dopo tappa, dopo tappa, dopo tappa; sosta dopo sosta dopo sosta.


E qui facciamo una sosta pure noi, quindi, fine della prima e penultima parte.
Alla prossima,
Cordialità da FungKu, somaro di redazione.



(POST-IT) Mentre in redazione continuano a lavorare a questo post, io vado sempre cercando un po'di carta per fare gli origami. In una delle salette parrocchiali ho scorto un sacco della spazzatura annodato, abbandonato sotto una sedia di plexiglass. Dal peso non pareva roba da chiamare gli artificieri e a toccarlo pareva pieno solo di carta, allora l'ho portato di là e finalmente ho fatto gli origami con tutta la carta che ci ho trovato dentro. Ora vi saluto perché ho sentito un catechista che urla come un ossesso nei corridoi, lo tengono in quattro e c'è uno che gli chiama un TSO. Cordialità, FungKu.

martedì 12 aprile 2022

Hanno soffocato lo Spirito Santo e ridotto l’intera Rivelazione (Antico e Nuovo Testamento) alla legge delle “consegne” neocatecumenali. Sono rimasti “uomo vecchio” col loro dannoso, inutile “cammino”.


Riceviamo da Veterano questo ulteriore contributo di approfondimento sulla spinosa questione della "decima" neocatecumenale. Dopo il ritorno alle radici ebraiche, la sua analisi continua, alla luce della vera Dottrina della Chiesa.




È risaputo, detto e ripetuto centinaia di volte, che per i cristiani l’antico testamento è importantissimo:    
Pontificia Commissione Biblica: 
“Senza l’antico testamento, il nuovo testamento sarebbe un libro indecifrabile, una pianta privata delle sue radici e destinata a seccarsi” (2001, n. 84). 
Ma solamente se si legge attraverso il compimento di Cristo. Egli difatti non lo abolisce:
Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento (Mt 5, 17). 
Il Catechismo della Chiesa cattolica:    
Leggere la Scrittura nella « Tradizione vivente di tutta la Chiesa ».
Secondo un detto dei Padri,
« Sacra Scriptura principalius est in corde Ecclesiae quam in materialibus instrumentis scripta – la Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumenti materiali ».

Infatti, la Chiesa porta nella sua Tradizione la memoria viva della Parola di Dio ed è lo Spirito Santo che le dona l’interpretazione di essa secondo il senso spirituale (« ...secundum spiritalem sensum, quem Spiritus donat Ecclesiae – ...secondo il senso spirituale che lo Spirito dona alla Chiesa »). (art.113), 
assieme ad innumerevoli Santi, Padri della Chiesa ed anche diverse Encicliche degli ultimi Papi, dice che le Sacre Scritture vanno interpretate in senso spirituale perché Cristo dice:

“È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita” (Gv 6, 63).

Parole consegnate per beneficiarne spiritualmente e ricevere la vita, naturalmente quella eterna. 
Kiko con la sua bibbia sottobraccio
e la sciarpa/stola sacerdotale fa il profeta.

Per cui segnalo un paio di cosette, delle piccole precisazioni, che secondo me dovrebbero dare lo spunto per una riflessione più profonda e significativamente spirituale della cosiddetta “decima”.

Argomento che questo Blog da tempo porta avanti, per mettere in evidenza la disonesta incongruenza di volerla applicare come cosa 'dovuta’, così come loro - distorcendola - la configurano. Ossia dare ogni mese alla comunità la decima parte di tutti i propri guadagni e darla come primizia (appena si prende lo stipendio, per intenderci) e questa per i neocatecumeni è legge: argomento da difensori di cause perse. (Non solo la decima non può essere intesa come tributo alla comunità neocatecumenale, è invece un contributo alla Chiesa e alle sue iniziative di solidarietà fraterna).
Necessariamente il brano di Malachia (*), come tutti quanti i passi sia del Nuovo che dell’Antico Testamento vanno interpretati in maniera spirituale, se vogliamo seguire i consigli della “Chiesa Cattolica”.
Se non si sa come trasfonderli al presente significa che la componente spirituale (“le parole che vi ho dette sono spirito e vita”) è praticamente inesistente. E allora si interpreta la Parola solo alla luce della carne che “non giova a nulla”. 

Leggiamo cosa dice a proposito Origene, maestro dei catecumeni nella chiesa primitiva: 

“Voglio ricordare ai discepoli di Cristo la bontà di Dio: nessuno tra voi si lasci scuotere dagli eretici se, nella controversia, dicono che il Dio della Legge non è buono ma giusto, e che la Legge di Mosè non insegna la bontà ma la giustizia (Marcionismo).
Vedano, questi detrattori di Dio e della Legge, come Mosè stesso e Aronne abbiano compiuto da precursori ciò che il Vangelo insegnò dopo. Considerate come Mosè “ama i suoi nemici e prega per coloro che lo perseguitano” (Mt 5, 44) ...; vedete come “prostrati con la faccia a terra”, tutti e due pregano per coloro che si erano ribellati e volevano ucciderli (Nm 17, 10s).
Così troviamo il Vangelo in potenza nella Legge e dobbiamo capire che i Vangeli sono appoggiati sul fondamento della Legge. Per parte mia, non chiamo la Legge col nome di Antico Testamento, quando la considero spiritualmente; la Legge non diviene “Antico Testamento” se non per chi non vuole capirla secondo lo spirito.
Per forza per loro essa è divenuta “antica” ed è invecchiata, perché non può conservare la sua forza. Per noi invece, che la capiamo e la spieghiamo nello spirito e nella linea del Vangelo, essa è sempre nuova; entrambi Testamenti è per noi un nuovo Testamento, non per la datazione, bensì per la novità del senso.
L'apostolo Giovanni non pensa forse la stessa cosa quando dice nella sua lettera: “Figlioli, vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri” (1 Gv 4, 7; Gv 13, 34)? Sapeva che il precetto dell'amore era stato già dato da lungo tempo nella Legge (1 Gv 2, 7s; Lv 19, 18). Ma siccome “la carità non avrà mai fine” (1 Cor 13, 8) ... afferma l'eterna novità di questo precetto che non invecchia...
Per il peccatore e per chi non osserva il patto della carità, anche i Vangeli invecchiano; non può esserci un Nuovo Testamento per chi non depone l'uomo vecchio... e riveste l'uomo nuovo, creato secondo Dio (Ef 4, 22.24).

                           (Origene Discorsi sui Numeri, Nm 9,4; SC 415, 239)

Adesso possiamo passare, indisturbati, attraverso qualsiasi tentativo che devii il discorso al senso della “decima” intesa in maniera “spirituale”: anche la lettura spirituale si discosta dai dettami di Kiko.
Tutti conosciamo il vangelo di quando Cristo dice: 
“Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere. Gli dissero allora i Giudei: Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere? Ma egli parlava del tempio del suo corpo” (Gv 2, 19-21). 
I cristiani partecipano del Corpo di Cristo, sono anch’essi Tempio dello Spirito Santo.

Quindi, se la decima nell'antica alleanza era una quota che si doveva versare al tempio , nella nuova economia della salvezza è come versarla a se stessi (Non sapete voi che siete il tempio di Dio: 1Cor. 3, 16) per averne un costante vantaggio spirituale. Altro che essere dilapidati da predatori seriali come i capi del Cammino Neocatecumenale, che si sono costituiti a casta profetico-sacerdotale, come leviti nella Chiesa, con tanto di bibbia sottobraccio (profeti) e stola nera sulle spalle (sacerdoti). (**)


Fanno i Leviti per fregarsi la decima, ma sono lupi famelici travestiti da pecore.

 Ci soffermiamo un attimo su una riflessione necessaria:

Le leggi sulla decima dell’Antico Testamento erano fatte su misura per Israele e non trovano posto nel nostro contesto cristiano. È palese che la decima non può funzionare al di fuori del vecchio popolo di Israele, né possiede un significato nel Nuovo Patto.
Quindi perché Kiko, Carmen e complici hanno riportato in vita proprio e solo questa antica legge? La risposta appare chiara e inequivocabile: per ricavarne dei benefici economici. Forse perché soltanto la decima arricchisce il predicatore?

Certo, la decima si trova nella Bibbia, ma essa non è più valida. Quello che concerne la nostra diretta applicazione nel devolvere è esplicitato nel Nuovo Testamento: donare con un cuore allegro e libero secondo le abilità di ciascuno ("Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia."  2Cor. 9, 7)  (da Rebel)


Non stiamo parlando di beni/vantaggi materiali, cosa se ne farebbe Dio che è puro Spirito?


Ma, come diceva Origene, di crescita spirituale. 
Decima del nostro tempo, della nostra intelligenza, dei nostri sentimenti e perché no dei nostri soldi per progredire spiritualmente! 
Per coloro che cominciano a vederne i benefici su se stessi e mai sugli altri, subentra la preghiera dello Shemáh che letteralmente si traduce: 
E amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutto te stesso. 
Dove il cuore per gli Ebrei è la sede dell’intelligenza, l’anima è il primo livello di Spirito, quello che nella creazione ricevono anche le bestie e per “te stesso” è usata la parola “Meod” che più propriamente si traduce con “interezza”.

Difatti la prima volta che compare è in Gen 1, 31 quando alla fine della creazione Dio vide che “Meod” - l’interezza- di ciò che aveva fatto era “Buono”. 
Non c’è nessun dubbio, devo diventare spirituale impegnandomi a diventarlo, non è vero che non bisogna fare niente, come si dice specialmente nel corso delle catechesi iniziali del cammino, non sono io a dirlo: 


San Cirillo di Gerusalemme


“Purifica il tuo cuore, per ricevere la grazia con più abbondanza; il perdono dei peccati è dato in modo uguale a tutti, ma la partecipazione allo Spirito Santo è accordata a ciascuno secondo la misura della sua fede. Se ti dai poco da fare, riceverai poco. Se lavori molto, il tuo salario sarà grande” (San Cirillo di Gerusalemme, vescovo di Gerusalemme e dottore della Chiesa. Catechesi in vista del Battesimo, n° 1, 1.5.6). 
Altro Maestro dei catecumeni della chiesa primitiva. 


Ritorno a dire: Qualsiasi versetto della Bibbia si può e si deve interpretare in maniera spirituale. Quanta strada davanti a noi!

                                                                                              da Veterano 

________

(*)     Malachia 3, 8-10:

"Può un uomo frodare Dio? Eppure voi mi frodate e andate dicendo: Come ti abbiamo frodato?. Nelle decime e nelle primizie. Siete gia stati colpiti dalla maledizione e andate ancora frodandomi, voi, la nazione tutta! Portate le decime intere nel tesoro del tempio, perché ci sia cibo nella mia casa; poi mettetemi pure alla prova in questo, - dice il Signore degli eserciti - se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi benedizioni sovrabbondanti."

(**)  Papa Francesco il 31 gennaio scorso nel suo Discorso alla Delegazione dell'Agenzia delle Entrate:

"L’Antico Testamento, pur mantenendo questa pratica, le dà un altro significato. La decima serviva infatti a mantenere i componenti della tribù di Levi (cfr Lv 27,30-33), i quali, a differenza di tutte le altre tribù d’Israele, non avevano ricevuto in eredità una parte della Terra promessa. Il compito dei Leviti era di servire nel tempio del Signore e ricordare a tutti che Israele è il popolo di coloro che sono stati salvati da Dio. Non potevano quindi riservarsi un proprio patrimonio, ma dovevano vivere delle offerte delle altre tribù, che per questo venivano tassate. In quest’ottica, la decima per i Leviti serviva a far maturare nella coscienza del popolo due verità: quella di non essere autosufficienti, perché la salvezza viene da Dio; quella di essere responsabili gli uni degli altri, a partire da chi è più bisognoso.
In questo quadro, i principi di legalità, imparzialità e trasparenza diventano una bussola preziosa." 

Questo il Papa.

E appare evidente che Kiko e gli itineranti ritengono di essere loro la tribù di Levi nella Chiesa, perchè hanno sempre vissuto - ritenendolo un loro sacrosanto diritto -  delle offerte 'delle altre tribù' all'uopo tassate.

Ubriachi di offerte, poi, hanno perso del tutto la bussola.

Legalità? Imparzialità? E... Trasparenza?
Ma per carità!