domenica 10 gennaio 2021

"In questa comunità stanno tutti troppo bene: l'unica soluzione è chiuderla": parola di presbitero neocat

Senza fuoco, la pentola non bolle


Scrive un commentatore neocatecumenale sul blog spagnolo 'Cruxsancta':

La verità è che in questo periodo di pandemia ci siamo riposati da lotte, divisioni, invidie e lotte.

Smettendo di andare in comunità, abbiamo trovato la pace. 

Il clima permanente con i fratelli purtroppo è di tensione e angoscia mese dopo mese: tutto è ipocrisia, tutto è lotte e inimicizie! 

Questo è ciò che accade in tutte le comunità, almeno da quanto siamo venuti a sapere dei fratelli delle altre comunità della Parrocchia. 

La peggiore tortura è la convivenza mensile: quando arriva il giro di esperienze ci devono essere litigi e confessioni pubbliche di peccati, devi far scoppiare il casino con tuo fratello, le coppie sposate devono parlare della nostra vita sessuale, i single devono confessare se si masturbano. 

Se questo non accade, significa che la comunità non sta camminando e men che meno il fratello (o sorella): la convivenza funziona solo quando scoppia la baraonda, secondo le assicurazioni dai catechisti. 

Il denaro pure è un altro problema, visto che c'è una costante insistenza nel contribuire con denaro; da un certo momento in poi le comunità sappiamo che devono pagare la decima e vediamo come questa sia una sofferenza per questi fratelli, non possono mai stare in pace, vivono sempre con il cuore stretto come in un pugno ... è terribile. 

È questa la vita cristiana? 

È un circolo vizioso in cui ci troviamo da 10 anni, ma questa pandemia ci ha aiutato a porci tante domande sul cammino neocatecumenale, sulla gestione che viene attuata all'interno di ogni comunità e sui suoi veri frutti. 

Tutto sembra indicare che ci si abitua a questo stile di vita all'interno della comunità, uno stile di vita che si fa credere sia lo stile di vita di una comunità cristiana; noi crediamo che sia così, ma la verità è che vivere così non fa bene, non è salutare. 

Gli unici che stanno bene e sono tranquilli e a loro agio sono i catechisti che ricevono tutto dai fratelli delle comunità che lavorano e lavorano, ma le équipe di catechisti non lavorano, si sostengono l'una con l'altra dichiarando che fanno il lavoro migliore che ci sia, evangelizzano! 

Ma, sempre ammesso che lo facciano, catechizzano per due ore alla sera e in questa pandemia non lo hanno fatto da 7 mesi! Sono forse Dio e la Chiesa a disporre che le équipe di catechisti neocatecumenali vivano senza lavorare sostenute dalle comunità e dai fratelli?

Ci colpisce la testimonianza di tutte le équipe di catechisti, dicono sempre che Dio provvede loro tutto, che non manca loro nulla! Ma tutto quello che ricevono proviene dalle comunità e dai fratelli e lo ottengono persuadendoli con la Parola di Dio. Sarà corretto tutto ciò?

In questo tempo abbiamo sperimentato l'amore e la pace di Gesù Cristo, ma i catechisti assicurano secondo loro che la vera vita cristiana consiste nell'avere, all'interno della comunità, scandali, peccati, divisioni, litigi, invidie egoistiche con i fratelli... tutto il resto non è che conseguenza dell'essere alienati o borghesi. 

Secondo però i Vangeli, le lettere di San Paolo e della Chiesa cattolica non è così.* 

Ci sbagliamo? Avranno ragione i catechisti? Perché davvero fanno sorgere dei dubbi! Soprattutto visto quello che dicono, e cioè che la vita del cristiano consiste nell'essere in mezzo a tutte quelle lotte, il resto è alienazione e noia. 

Ci dicono sempre: deve esserci un conflitto con l'altro, un litigio costante in comunità, perché solo così veramente viene fuori chi tu sia e cioè un peccatore... un cattivo...

Al punto tale che un presbitero, membro responsabile di una equipe di itineranti, ebbe a dire: "In questa comunità stanno tutti troppo bene: l'unica soluzione è chiuderla".

(dallo spazio commenti di Cruxsancta)


*1 Pietro 3,8 siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, umili. 

Ibid. 5,5 Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili. 

Galati 5,22 Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. 

2 Cor 10, 1 Io, Paolo, vi esorto per la mansuetudine e la mitezza di Cristo 

1 Timoteo 2,8 Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza polemiche. 

1 Timoteo 6,11 Ma tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza 

2 Timoteo 2,22-24 cerca la giustizia, la fede, la carità, la pace, insieme a quelli che invocano il Signore con cuore puro. Evita inoltre le discussioni sciocche e da ignoranti, sapendo che provocano litigi. Un servo del Signore non deve essere litigioso, ma mite con tutti, capace di insegnare, paziente, dolce nel rimproverare.

Col. 3, 12-13: Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi...

1 Cor 13,7-8 (La Carità) tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La Carità non avrà mai fine.

35 commenti:

  1. Scrutini neocatecumenali

    Quando si passa da una tappa a un'altra, è consuetudine fare uno scrutinio, che avviene cosi : l'esaminando riceve dal catechista una scheda con 4 domande : 1) hai pagato la decima? Se no, perchè? Era davvero del 10 % del tuo stipendio o hai imbrogliato? 2) Quanti sigari fuma Kiko al mese e di che marca 3) Quanti whisky beve Kiko al mese e di che marca? 4) Quante aragoste mangia Kiko al mese? Se nella 1) risulta che uno non ha pagato riceve un calcio nel culo poi può rimediare pagando la decima che ha saltato con una mora del 5%, usando questa volta un bollettino F24 che regolarmente timbrato va consegnato in copia al catechista come prova provata del pagamento; il 5% della mora va a Kiko per aumentare il consumo di sigari, whisky e aragoste. In caso di recidiva il catechista chiama tutta la comunità che darà al malcapitato un calcio nel culo a testa, a turno, con preghiera di non essere troppo forte, segue poi l'espulsione con decreto firmato da un notaio e con un timbro, riportante le firme dei capi supremi Kiko, Maria e don Mario. Per le altre risposte è ammesso un errore del 5%, se lo supera, il malcapitato si impegna a versare una decima extra del 15%, che verrà data a Kiko che si comprerà cosi altro whisky, sigari e aragoste; in caso di rifiuto, altri calci nel culo ed espulsione dal cammino come sopra.
    Nota : le statistiche sul Cammino dicono che il 95 % dei camminanti non azzecca mai la cifra , ma Kiko è contento perchè cosi può continuare vita natural durante a fumare, bere e magnare, tanto pagano i camminanti scrutinati.
    Chiamatelo fesso......

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  2. Per cui per il Cammino il conflitto è il fine del Cammino.
    Per il Cammino se sei cristiano vivi nell'inferno del conflitto, mentre se vivi la pace allora non sei cristiano.
    Per il Cammino il peccato deve solo essere manifestato, non vinto da Cristo attraverso la GRAZIA ma anche col concorso dell'impegno dell'uomo.
    Per il Cammino quello che dice la Scrittura, la dottrina della Chiesa, l'esempio dei santi, la teologia spirituale, non vale NULLA. Anzi, è tutto sbagliato!
    Se è così, è evidente che i fondatori del Cammino sono degli anticristi e il loro vangelo è un antivangelo.

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  3. Certo che gli spagnoli sono ancor più crudi e diretti.
    In questo Kiko di sicuro il peggio lo miete da loro. Quello che ha seminato lui, beninteso, non può prendersela con nessuno.

    Leggendo la testimonianza di oggi ritorniamo daccapo.
    Chi tra noi che ha fatto il Cammino non ricorda le consegne dei catechisti sul come proseguire il Cammino, una volta nata la comunità dopo le catechesi iniziali?
    Nella testimonianza è ben riportato lo "spirito". Che confermiamo, e voglio vedere se anche oggi arriva qualche scienziato ad affermare: "Mentite, non è vero, da noi MAI!"


    Ma io vorrei considerare con voi una cosa.

    E' singolare che il fratello che scrive dica che la comunità neocatecumenale è permanentemente pervasa da tensioni e angosce: "tutto è ipocrisia, tutto è lotte e inimicizie!" questo l'asserto.

    Allora dicevo in premessa che quanto riportato nel post, in realtà, è la consegna del cammino che dovrebbe riguardardare solo gli inizi.
    Ma la testimonianza racconta che tutto ciò è quel che normalmente "accade in tutte le comunità, almeno da quanto siamo venuti a sapere dai fratelli delle altre comunità della Parrocchia".

    Uno può pensare che all'inizio ci può anche stare: viene raccomandato di essere se stessi senza freni inibitori e senza ipocrisie al fine di far emergere l'uomo vecchio che VA AD ESSERE DISTRUTTO NEL FONTE BATTESIMALE PERCHE' POSSA NASCERE LA CREATURA NUOVA.
    Ma non si comprende perchè poi la comunità continui a vivere così tanto a lungo da finire estenuati da cotanto tormento. Non è questa la comunità cristiana di sicuro!

    E' sempre la solita storia che tante volte abbiamo denunciato.

    Nel disegnino delle catechesi iniziali di Kiko

    https://1.bp.blogspot.com/-xApwKsFlfJo/WnD2Dt9S-EI/AAAAAAAAC38/H2MKuduVeSYETR1NYTEG4oNfooLfpmofgCLcBGAs/s1600/sbranz.png

    vediamo una scala che scende (Kenosi) fino alle acque del Battesimo, ma poi risale a costruire l'uomo nuovo.
    Io ho finito il cammino e oltre, nell'itinerario kikiano non esiste alcuna risalita, non è contemplata ascesi, mai si risale.
    Tu aspetti e aspetti invano. E il tempo passa...

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  4. Ma dove sta scritto che la comunità "per stare bene" deve avere scandali, litigi, sediate e compagnia cantante?
    A parte il fatto che è profondamente ANTIBIBLICO (e meno male che dicono di conoscerla la Bibbia), ma che senso ha "inneggiare alla sincerità" se poi alla fine si inventano persino le cose?

    Che poi gli scandali ed i peccati sono sempre gli stessi eh. Quelli sessuali ovviamente. MAi che si parli di superbia (che è il peccato più grave ed è quello di Satana) o di invidia. Quella poi è addirittura valorizzata.

    Quindi ricapitolando: Nel cammino bisogna essere "aperti alla vita" ma i figli e la moglie sono una croce, "fuori c'è l'inferno", ma nella comunità ci DEVONO essere litigi ed invidie, la liturgia è fondamentale, ma SOLO QUELLA DEL CAMMINO (anche guardata su Zoom...poi se sei privilegiato c'è anche la comunione da asporto...se vai in parrocchia quella non vale), ti DEVI provare con il denaro, ma l'UNICA offerta gradita al Signore è quella che dai al cammino..altrimenti non vale...

    Questa non è la Chiesa fondata sul Sacrificio di Cristo, questo è il frutto di uno schizofrenico che si atteggia a profeta. Il risultato infatti è che, se ci si impegna, si diventa simili a Kiko (qlc ci prova persino nell'aspetto...li compatisco), mica simili a Cristo.

    Rifletteteci, cari NC. E considerate cosa è meglio.

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  5. ...Quello che posso dire è che, ad un certo punto, come d'incanto, tutto viene soffocato e seppellito all'improvviso.
    La pietra tombale che mette la parola fine a tutto l'ambaradan - a tanta sincerità imposta, a tanti litigi, agli stracci volati insieme alle famose sedie delle estenuanti convivenze mensili dell'eterno redde rationem neocatecumenale - è

    "Non devi giudicare MAI".

    Questo imperioso comando piomba improvviso e imprevedibile su tanto scompiglio, e tutt'intorno si fa silenzio, come sempre quando parlano i mega-super-catechistoni (specie se itineranti).

    Di natura nuova neanche l'ombra (dicevo ascesi non c'è) poichè con gli anni nel cammino tra
    scrutini scorticanti
    fango spalmato sugli occhi
    Redditio dove si fa a gara a chi la spara più grossa
    ecc. ecc.....
    .... è tutto basato su un eterno reprimersi e farsi violenza. Ma poi i rancori si acuiscono, il lungo allenamento a spararsi a vicenda la verità in faccia tra fratelli di comunità, durato anni, ha la meglio, e le comunità vivono un eterno disagio, uno scontento.

    La malizia serpeggia, la diffidenza reciproca pure, i giudizi non si esprimono più, ma sono tutti lì ed esplodono in gelosie ed invidie neanche troppo celate.

    Insomma, ben raffigurato il tutto nel pentolone che opportunamente illustra in una foto questo post. Il pentolone bolle e sobbolle e trasborda alla fine, per forza.

    La pandemia a questo punto è vissuta come quasi una liberazione da tanto tormento, come leggiamo. Finalmente si ritrova o si riscopre la pace perduta o mai posseduta in quelle stanze e salette e saloni (mai nella Chiesa).

    Ecco perchè ora la predicazione di Kiko si gioca il tutto per tutto sul riportare i fratelli in presenza. Se passa ancora un poco di tempo e la disintossicazione si stabilizza, col piffero che si fanno riacchiappare e riportare in saletta gli smaliziati fratelli!

    Mai hanno vissuto tanto bene, neanche potevano immaginare cosa fosse la vita senza di loro! Senza i catechisti, soprattutto.

    Ora, una volta che gli stremati fratelli hanno conosciuto il riposo tanto desiato, riusciranno a tornare ai ritmi della vita passata? Abbandonati oramai da un bel pò di mesi?

    Questa la domanda. O sarà difficile per i katekisti/pastorikiki radunare il gregge disperso e riportare le pecorelle docili e obbedienti all'ovile?

    Questa storia la dobbiamo ancora vedere tutta tutta.

    Pax

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  6. Non conoscete le parrocchie fatevi una passeggiata vedrete che conflittualità se non c'e' e' perché le parrocchie sono vuote oppure i rapporti sono superficiali. Da soli e' facile, ma la fede si vive in comunità non da soli.

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    1. AVETE ROTTO LE SCATOLE!
      Questa fregnaccia delle "parrocchie vuote e superficiali" ha fatto il suo tempo. Non ci crede nessuno, neanche voi tanto è vero che ve lo ripetete continuamente. E ci credo che lo fate! Perché per sopportare una tale alienazione mentale l'unico modo è pestarsi nella testa uso lavaggio del cervello la convinzione che "fuori dal cammino si perde la fede". E sai che ti dico? Avete ragione: la fede in Kiko Arguello sicuramente la si perde in 5 minuti.

      Amico mio, preferisco la conflittualità dei cristiani "normali" a quella vostra che è costruita ad hoc e fomentata
      da catechisti e responsabili.

      In paradiso ci andrai dopo un PERSONALE GIUDIZIO. Sarai tu quello scrutinato e a nulla varranno le inutili medaglie neocatecumenali. Ma stai tranquillo: Dio non è neocatecumenale quindi sarà molto più misericordioso dei tuoi catechisti.

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    2. Come delle vecchie bambole col disco dentro delle mie figlie quando erano piccole: si tirava un cordino e, meraviglia, "parlavano"!
      Ma dicevano sempre la stessa cosa, così come voluto dal "programmatore".
      Di qualunque argomento si tratti, qualche camminante ci avverte sempre che le parrocchie non funzionano, che il Cammino è meglio, ecc.
      I "bamboloni parlanti" della serie "parrocchie che non funzionano" o sono ancora in produzione, o ancora nessuno li ha scocciati, evidentemente.

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    3. Anonimo10 gennaio 2021 11:48

      Vi distinguete sempre dalle parrocchie e fate bene a farlo visto che non siete cattolici,ma protestanti.

      Sarà pure vero che ci sono conflitti nelle parrocchie,ma soprattutto nelle parrocchie dove si è annidato il cammino,che con la sua superbia pretende di comandare su tutto e su tutti.

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    4. Ci hai azzeccato Lilly. Questi si presentano in parrocchia da padroni e pretendono pure che gli altri non reagiscano! Ma se li conosciamo bene i neocatecumenali: prepotenti, insidiosi, settari, disobbedienti. Fanno tabula rasa nelle parrocchie e poi si stupiscono che gli altri se ne vadano, oppure che resistano contro gli invasori che della parrocchia, dei suoi locali e dei suoi spazi sacri hanno fatto il proprio giocherello.

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    5. Caro anonimo,
      La mia parrocchia è molto frequentata e ci sono molte realtà valide, così come la parrocchie che frequentano i miei parenti; ti dirò di più, in queste parrocchie e realtà nascono molte relazioni solide, che siano di amicizia o di amore; che ci sia conflittualità può accadere a volte, accade anche tra i consacrati, ma un conto sono le discussioni occasionali, un altro sono gli abusi liturgici, la cieca obbedienza ai catechisti e gli errori dottrinali tipici del Cammino

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  7. Anche in questa utopia del poter essere veramente se stessi in un gruppo, il Cammino rivela la propria appartenenza ad un determinato periodo, quello dei collettivi, dei centri sociali e delle terapie di gruppo. Però, invece di elevare la fantasia al potere, nelle comunità neocatecumenali il disegno è quello di aderire ad un modello predefinito, tant'è che, alla fine, vista una comunità neocatecumenale le hai viste tutte, mentre se veramente ciascuno potesse esprimersi liberamente, alla fine sarebbero diversissime tra loro, come sono diverse le singole personalità.
    Invece il conformismo neocatecumenale è asfissiante: le comunità vengono lasciate apparentemente sole (in realtà i catechisti le vigilano continuamente attraverso la longa manus dei responsabili) ma alla fine vi è un solo modello che viene premiato, il loro. I primi anni di Cammino sono interamente dedicati a decostruire ciò che il cattolico pensa debba essere una comunità di credenti: pace, serenità, rispetto dell'altro, comprensione, dialogo, valorizzazione delle qualità dei singoli vengono bollate come ipocrisia, così come ciascuna iniziativa caritativa o semplicemente ricreativa viene scoraggiata fin da subito e rimandata ad un futuro indefinito, quando sarai un cristiano vero, 'rinato' e quindi libero.
    Invece il litigio e il regolamento dei conti di fronte a tutti viene addirittura istituzionalizzato. Tanto alla fine il risultato è sempre quello: perché non c'è un confronto di opinioni da cui può nascere qualcosa di nuovo, di positivo e costruttivo (anche le risonanze sono un esempio di come in cammino si parla sempre a se stessi, non si cerca il confronto) ma solo tempeste di emotività, fini a se stesse. Dal momento poi che i catechisti (sempre presenti, come i registi nella Casa del Grande Fratello) premiano le personalità e le idee che aderiscono al modello di Kiko, oltre naturalmente a fare dello sfacciato nepotismo per i figli propri rispetto agli altri, dopo qualche tempo chi ha delle idee diverse o le cambia o impara a tenersele per sè, i responsabili più amati, quelli che sono stati votati dai fratelli perché obbiettivamente persone migliori e più adeguate, vengono sostituiti dagli yes men o da chi è più conformista, rigido, meno simpatetico; la comunità si cristallizza e si incartapecorisce diventando ciò che si voleva fosse fin dall'inizio, cioè una cellula obbediente del corpo di Kiko.
    Se ricordate quel terrificante messaggio di WhatsApp, i catechisti stigmatizzavano il fatto che si potesse partecipare a riunioni su piattaforma digitale con comunità non proprie oppure anche che ci si potesse trovare per pregare all'interno della stessa comunità al di fuori delle 'celebrazioni' stabilite e dei gruppi di preparazione fissati. Perché? Perché nulla deve sfuggire al rito predeterminato, perché non si stabilisca nulla di nuovo, neppure se positivo ed apprezzato, anzi, soprattutto se positivo e apprezzato!
    Per questo il lockdown imposto dal coronavirus sta facendo letteralmente fuori questo meccanismo di schiavitù imposto sulle coscienze e mantenuto con il controllo continuo delle attività comuni.

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  8. Aggiungo che questo 'sistema educativo' plasma personalità aggressive, non allenate alllauto critica, illogiche, impositive; le forma e, finché sono in cammino, in qualche modo le giustifica e le appoggia. Per questo per alcuni è impossibile uscire, non tanto dal Cammino, ma da ciò che, appreso in Cammino, sembra ormai far parte della propria personalità.

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    1. Concordo pienamente.
      Anni fa rimasi colpito che un mio amico del Cammino, che allora era ancora alle "prime" armi (tutto è relativo nel Cammino) mi raccontava, con fare soddisfatto, di come nelle riunioni tra camminanti potevano anche "volare le sedie".
      Pensai a una sua espressione, o a un'episodio sporadico in cui qualche facinoroso avesse minacciato di tirare una sedia.
      E invece, leggendo qualche commento, ho scoperto che quella di prendersi a sediate fa parte dell'addestramento che ricevono i pitt bul da combattimento del Cammino

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  9. La realtà del Cammino è proprio come descritta nell'articolo del post. L'anonimo delle 11.48 fa un paragone indebito e campato in aria. Nessuno nega che ci sia conflittualità nella vita della parrocchia, ma i parrocchiani sono liberi di aderire o meno a gruppi, non hanno catechisti che ordinano loro cosa e come fare, non sono obbligati a litigare con questo e quello, non devono partecipare ad convivenze mensili. In ogni caso, il clima di tensione costante anche io l'ho respirato, ti fa vivere male, ti toglie gioia e serenità ed è un qualcosa che non rimpiangerò mai, ma del resto non rimpiango nulla del Cammino. Come ho già scritto in passato, nelle convivenze mensili, io chiedevo ai fratelli di contenersi nelle esternazioni, perché con una parola si può uccidere l'altro, ma generalmente venivo guardato male, soprattutto dai figli di Cammino... Il fatto poi di dover parlare della propria vita coniugale l'ho sempre ritenuto una cosa piuttosto grave, se non una barbarie vera e propria, capace nel tempo di una infliggere un vulnus non sanabile nel rapporto fra marito e moglie.

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    1. Concordo.
      Se, a volte, uno scambio di opinioni ci può stare e può essere anche vivace, sempre però nel rispetto reciproco, andare in comunità per litigare e insultarsi è inquietante. Meglio fuggire da una comunità che non fa affatto comunione.

      La mancanza di rispetto non è sintomo di apertura e di confidenza: è esattamente l'opposto.
      Se infatti l'apertura non è libera, ma indotta psicologicamente, è dovuta alla morbosità o alla paura.
      Di fatto solo se uno si sente rispettato, e nella misura in cui si sente rispettato, si apre.
      Aprirsi senza essere rispettato è sintomo che si è succubi.

      L'esempio è sempre il rapporto con Dio nella preghiera: rispetto, sincerità e confidenza vanno di pari passo.
      Il rispetto senza confidenza è paura. La confidenza senza rispetto non apre il cuore, ma lo chiude e inaridisce.
      Almeno in genere penso sia così.

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  10. Quando sono sorti i primi litigi nella mia comunità!!i catechisti ci hanno detto:ecco,ora sì che iniziate a camminare.

    A loro dà fastidio anche se Tu non litighi con Tuo marito o viceversa.

    Questa pandemia,per tanti camminanti è stata una grazia,con il distacco dalla comunità e dai fratelli,hanno capito che era solo un abitudine frequentare il cammino,che non era come ti dicono all'inizio delle catechesi che sei un prescelto.

    Io da quando sono uscita,ho trovato pace,come se il mio Spirito si fosse rigenerato dal veleno.

    Vado in chiesa spesso e volentieri a differenza di quando andavo in comunità che ad un tratto sembrava di andare alla ghigliottina.

    Sono tutti esaltati,l altro giorno ho incontrato uno che stava nella mia comunità,mi ha detto che devono fare un passaggio,e che speravano che finisse questa pandemia per farlo in albergo e non in online.

    Non vedono l ora di prendersi il lascia passare per il Paradiso😂



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  11. Lupetta

    Per forza!

    ... 'divide et impera', lo avete dimenticato questo antichissimo proverbio latino?
    Nei tre mesi in cui mi sono vista (disgraziatamente!) con questa persona che dicevo - solo per conoscersi il più a fondo possibile, come è mia abitudine!... infatti la frequentazione non è sfociata in nessuna storia visto il disastro cui ho assistito - ho potuto sperimentare l'aggressività malcelata, nelle parole cosí come nelle critiche taglienti, una personalità impositiva, che se ne vanta e, soprattutto, una grandissima tendenza ai tentativi di manipolazione.
    Sono rimasta scioccata - da cui la decisione di bloccare completamente la persona - ed ho cominciato una ricerca per andare alla radice di questa organizzazione, cosí malata.
    Per me che ho sempre avuto intorno un caloroso giro di amici, è stato inconcepibile.
    AH dimenticavo: il nome 'Lupetta' non ha nulla a che vedere con gli Scout.

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  12. La "società ideale" per il Cammino sarebbe così il conflitto perenne?
    Una sorta di "Lotta continua" in salsa religiosa.

    La scusa che la comunità, per essere reale, vera, deve essere litigiosa, non tiene.
    Sarebbe come dire che è il peccato a rendere reale l'ideale cristiano, e che la realtà è tale perché c'è il peccato, e invece è tutto l'opposto: più una comunità vive la carità, più è vera.
    Che non sia umanamente facile, è un altro discorso.

    I "realisti" di professione confondono l'armonia con la carità: una società dove tutto è armonia in questa vita, è un'utopia, ma una società che s basa sulla carità può essere un sogno, ma realizzabile. Cioè è possibile già in questa vita.

    Se la fede si fonda su "solide realtà" da credere, la carità possiamo immaginarla come "liquida", o meglio pastosa, adatta a coprire, smussare, levigare, le asperità e le ruvidità della vita concreta.
    Una comunità dove regna l'amore, perciò, non è un'utopia, ma può esistere, ma se si arriva alle mani in un incontro in cui si dovrebbe costruire l'amore, non si cre la comunione, ma la si rompe. Come con Dio: se si arriva a offenderlo mortalmente, la comunione si rompe.
    Non può essere questo il modello di comunità.

    Quando San Paolo diceva che la carità tutto copre, tutto crede, tutto spera, non si riferiva affatto al coprire gli scandali, ma si riferiva a non tenere conto delle incomprensioni e, anche, a riparare sempre i danni provocati dall'"attrito" attraverso continue mani di carità.

    Ma gli scandali sono altra cosa. San Paolo stesso è durissimo e arriva non solo a rimproverare pubblicamente san Pietro, ma anche alla scomunica di un peccatore che dava scandalo alla comunità cristiana.
    Sant'Antonio, Dottore della Chiesa, diceva che "Non è lecito rinunciare alla verità per timore dello scandalo".

    Nel Cammino, invece, pare si faccia l'esatto opposto.

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  13. Una precisazione.

    Le critiche al Cammino in questo blog non sono una forma di maldicenza o di mormorazione, ma l'oppostro: vogliono riparare alla maldicenza che si usa fare nel Cammino contro la Chiesa dal IV al XX Secolo. E soprattutto contro il Concilio di Trento.

    Qui non si giudicano i camminanti, ma le storture del Cammino che sono tenute nascoste e che potrebbero ingannare molti. Anzi, i camminati si vogliono aiutare.

    Durante la Via Crucis del 2005 il futuro Papa Cardinal Ratzinger, disse che "Il Tradimento dei discepoli e la ricezione indegna del suo Corpo (del Signore) e del suo Sangue, è certamente il più grande dolore del Redentore".

    Non è perciò maldicenza, accusare il Cammino di non rispettare il Corpo del Signore fino ad arrivare a non tenere conto dei frammenti dell'Eucaristia. Non è maldicenza avvertire i camminanti che calpestare i frammenti eucaristici cadutia terra è sacrilegio. Anzi è un'opera di bene.
    Perché anche se si pèassano 30 anni in missione e poi si calpesta il Corpo di Cristo per mancanza di rispetto, nulla giova.

    Qui non si accusa il Cammino di essere protestante, ma di dirsi cattolico pur essendo protestante nei fatti.
    Io sono a conoscenza di persone protestanti e non ho problemi con loro. A meno che non attaccano la Chiesa.
    Un contro è affermare ciò che si crede, un conto è attaccare altri per affermare se stessi, come si fa nel Cammino.

    Una volta trovai un banchetto di "cristiani": non si diceva fossero protestanti per cui, come tanti, ho pensato a qualche gruppo ecclesiale e presi un loro opuscolo che distribuivano gratuitamente.
    Per strada mi accorsi che criticava la Chiesa cattolica e tornai indietro, lo restituii e li rimproverai di voler ingannare le persone.

    Questo è lo stile del Cammino: tece sui suoi fini e non pubblica i mamotreti.
    Gioca, volontariamente o meno non so, sulla confusione.
    Denunciare non è mormorazione o maldicenza, ma un dovere.
    SAerve solo per farli venire alla luce.

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  14. "Gli unici che stanno a loro agio sono i catechisti" che puntualmente percepiscono il salario illecito derivante dalle comunità.
    Si tratta di un'entrata cospicua che mai deroga e che viene spillata anche al fratello che versa nella condizione più ingente. Mai ho visto un personaggio di rilievo del cammino darsi pensiero per chi non possedeva somme da dare, solo rimproveri ed esortazioni decise e minacciose atte a buttare i propri averi, fosse anche l' ultimo euro vagante in tasca, nel sacco nero dell'immondizia.
    Le comunità solitamente son tante, di conseguenza l'importo recepito dai capi kikos è ragguardevole. Personalmente ho incontrato catechisti nullafacenti che con questo denaro sottratto hanno provveduto ad effettuare acquisti frivoli che non corrispondevano certamente alle esigenze di prima necessità (ed anche per quelle dovrebbero tirar su le maniche) dichiarate. Ricordo, ad esempio, un dato catechista che si comprò una barca e un tot di moto per i figli. Un altro acquistò una vasca idromassaggio molto spaziosa che piazzò nella casa che gli fu donata da un "benefattore" neoc. Mi fermo qui, poiché il degrado è molto e lo sdegno notevole. Tutto ciò mentre chi aveva elargito gli ultimi risparmi non sapeva come cavarsela.
    Catechisti intoccabili che esigono l'infelicita del membro credulone che, ahimè, avendo ancora gli occhi intasati di fango non scorge l'inganno. Il farabutto istiga alla tristezza, dotando le confessioni pubbliche di una connotazione violenta che sospinge a parlar male gli uni degli altri e a creare divisioni non solo in comunità, ma anche all'interno delle famiglie.
    E mentre nei giri d'esperienza le sedie se le tirano davvero, i catechisti se ne stanno soddisfatti sul loro palchetto nutrendosi della scontentezza dei fedeli che agevola la manipolazione.

    Se per un motivo o per l'altro il catechista dovesse subire la destituzione si ritroverebbe a lagnarsi perché costretto a compiere un lavoro: "Sigh...pietà di me fratelli, sto facendo l'imbianchino per dar sostegno alla mia famiglia hic! Capite che punizione insostenibile? Reintegratemi al mio posticello di catechista affinché possa rinfocillarmi". Poi magari dei sacerdoti kikiani e dei catechisti misericordiosi accolgono il suo lamento assecondandolo. (Tratto da una storia vera).

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    1. Si lamentavano di non avere niente perché erano impegnati a evangelizzare ma avevano furgoni grandissimi e tanti mezzi di trasporto. I figli facevano mille corsi...musicali, sportivi, e avevano case di tutto rispetto. Ma andassero a......
      Grazie Rebel mi hai colpito.

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  15. Il madornale errore del kikismo-carmenismo è quello dell'aver invertito il rapporto fra comunità e crescita personale.

    Nella Chiesa Cattolica:
    - la tua salvezza dipende esclusivamente da te, da quanto accetti la divina grazia;
    - la comunità dei credenti (e, in piccolo, ogni ambiente: la parrocchia, le assocazioni, ecc.) è un sostegno, un aiuto.

    Nel Cammino Neocatecumenale:
    - il Signore salverebbe "a grappoli", per cui se trascuri la tua vita spirituale ma "fai bene il Cammino" (confessioni pubbliche, convivenze, acquisti di gadget kikiani, riunioni di "preparazione", pagamento delle Decime...) automaticamente ti salvi;
    - la piccola comunità (e, in grande, il Cammino e la sua gerarchia e tutte le sue comunità) è fondamentale.

    Nel Cammino la vita della "piccola comunità", guidata dalle direttive di Kiko, è costretta a "sopportarsi". Come ben spiegato dalla testimonianza riportata in cima a questa pagina blog, bisogna fare la sceneggiata di "lotte, divisioni, invidie e lotte", altrimenti i cosiddetti "catechisti" lamentano che non state facendo bene il Cammino. È un ridicolo psicologismo da accattoni, che esige una recita ipocrita. Infatti non appena succede l'imprevisto - l'impossibilità materiale di eseguire la sceneggiata comunitaria - all'improvviso i fratelli di comunità riacquistano la serenità.

    Uscire dal Cammino è una grazia. Il Cammino è una disgrazia - anche in senso teologico (dis/grazia: restare senza la grazia di Dio).

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  16. Ricordiamo ai gentili fratelli del Cammino che dire: «non è come dite voi! non è vero» non costituisce argomentazione, e nemmeno tema di discussione.

    Il fatto è che nel Cammino ci sono tante, troppe porcherie e ingiustizie. Gridare "nonèverononèvero!" non fa sparire le ingiustizie. Finché non le affronterete e correggerete, resteranno ingiustizie e porcherie, e cresceranno.

    Il pesce puzza dalla testa: è Kiko stesso il primo autore di porcherie e ingiustizie. Ma voi kikolatri non ammettete nemmeno come ipotesi che Kiko abbia scheletri nell'armadio. Più esattamente, Kiko è un sepolcro imbiancato. Non ci occuperemo delle porcherie di cui lui e Carmen sono stati autori; qui sul blog ci limitiamo a ciò che potete tutti verificare - a cominciare da eresie, ambiguità, strafalcioni liturgici, che non avete mai osato correggere.

    C'è un grossissimo posto all'inferno pronto per Kiko, perché col suo enorme contributo di eresie e iniquità ha aiutato un sacco di anime a dannarsi. Lo dico con tristezza, perché solo il demonio può festeggiare che un'anima si danni.

    L'unica via d'uscita per Kiko è convertirsi alla fede cattolica e rinnegare pubblicamente tutta la propria vita di eresie e ambiguità. È necessario che il ravvedimento sia pubblico perché pubbliche sono state le sue eresie, i suoi insegnamenti sbagliati, le sue ambiguità.

    Pur non mettendo limiti alla divina grazia, siamo piuttosto certi che non lo farà mai - ed anzi, se tentasse di farlo, i suoi scagnozzi lo indurrebbero a non pubblicare niente, perché per costoro finirebbe definitivamente la ricca pacchi. Tanti kikizzatori professionisti dovranno cercarsi un lavoro vero; perderanno tutto lo strapotere che hanno su tanta gente; perderanno tutte le gratuite prebende e i ricchi privilegi che avevano sempre accumulato... (diversi altri, invece, hanno messo al sicuro ricchezze, posti di lavoro, immobili, rendite, e quindi camperanno ricchi; ma hanno ugualmente interesse a "santificare" Kiko per poter guadagnare ancora di più).

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  17. @ Rebel

    @ Anonimo

    Il commento di Rebel mi spinge a dare testimonianza di quanto anche io ho visto e conosciuto personalmente.

    Intanto, a conferma, un Anonimo riporta quello che è sotto gli occhi di tutti a proposito degli itineranti.

    Gli itineranti devono dedicarsi all'Evangelizzazione come attività esclusiva e questo non è neppure un optional, diciamo la verità! Perché qualcuno potrebbe pensare che son loro che non vogliono lavorare. E' una condizione irrinunciabile dell'essere itinerante lasciare il lavoro per dedicarsi all'evangelizzazione in obbedienza a Kiko e inviati da lui.

    Scusate ma devo aprire una parentesi doverosa:

    (Molto nel governo del cammino incideva la volontà di Carmen. Ora non c'è più, per cui parlerò di Kiko soltanto, ma intanto Carmen aleggia su tutto. Il sistema geniale fondato sui cd. ITINERANTI, così com'è strutturato, è stato messo in piedi da entrambi con pari responsabilità: 50 e 50. A questo proposito, è doveroso precisare, Carmen era quella che ripeteva, ossessivamente direi, che per essere itineranti era necessario "essere legati a loro". Che genialata! Da qui il comando: DEVI LASCIARE IL LAVORO! Anche se evangelizzavi nella tua zona e avresti anche potuto continuare a lavorare. Una specie di prova del 9 della tua fedeltà, del tuo esserti votato alla causa corpo e anima: lasciare tutto per seguirli e non solo il lavoro. Più legati di così!
    Ognuno comprende che quando unico sostentamento è il cammino tu sei tenuto in pugno, ostaggio totalmente degli autonominati iniziatori che, ad ogni alzata di testa, possono irretirti ripetendo "Chi sei tu oggi senza il cammino?".
    Attenzione: qui parliamo di capo-equipe laici, con moglie e prole molto numerosa. Se dovessero, dopo anni e anni, smettere di fare gli itineranti, senza più nessuna possibilità di mantenersi autonomamente, perché per il cammino hanno lasciato tutto, dove e come andrebbero a finire? Loro e i loro figli e moglie?).

    Chiusa parentesi... Ora andiamo al punto.
    ……..

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  18. ……..

    Qui mi rivolgo a quelli che si scagliano contro di noi con violenza ogni volta che raccontiamo "fatti concreti" di cui siamo testimoni accusandoci di mentire e domando loro in sincerità:

    Dopo la lunga premessa esplicativa della condizione dell'itinerante nel C.N. spiegatemi voi come fanno costoro a vivere? Con sei, otto, dieci e anche più figli? Senza un lavoro, senza alcuna entrata proveniente da lavoro proprio?

    Non solo. Ma come fanno a vivere bene come vivono? Tutte le coppie itineranti hanno almeno un lussuoso e comodissimo SUV, case confortevoli nelle zone loro affidate. Questa è la prassi dappertutto, specie per i cd. itineranti della prima ora, quelli storici - i primogeniti di Kiko e Carmen - come anche testimonia Anonimo, che ringrazio, senza far mancare ai figli nulla, nè per quanto riguarda gli studi nè per tutto il resto.
    Ho conosciuto anche io itineranti che tenevano i figli in Università o Istituti Privati tra i più costosi. Dicevano: il Signore provvede! Con questo non avevano nè pudore, nè vergogna e, dal momento che tiravano in ballo la Provvidenza, nessuno osava fiatare, poichè si trattava di discutere l'opera di Dio. Ma le mormorazioni serpeggiavano eccome nelle comunità, perché i soldi di fatto poi li cacciavano loro. Anche perchè a volte questi figli fighetti non erano neanche un esempio o un modello di virtù e educazione. Fuori di dubbio se la passano molto meglio della maggior parte dei loro stessi catechizzati. Con famiglie numerose anche loro, spesso monoreddito (perché la moglie, giocoforza, era stata costretta a lasciare il lavoro - cosa frequentissima - o non aveva potuto neanche cercarlo mai) e in più paganti decima.
    ……..

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  19. ……..
    Andiamo ai ricordi. Una volta eravamo con alcune comunità in Israele, c'era l'abitudine di lasciare un pomeriggio libero, che veniva dedicato a un giro nel quartiere ebraico ricco e pieno di splendidi negozi. Si faceva qualche acquisto e c'era sempre qualche ostiario zelante che dava l'incarico di acquistare il costosissimo incenso profumatissimo che solo in Israele si trova. Quella volta ero in compagnia di un itinerante storico appunto che mi chiese di accompagnarlo perché voleva acquistare un regalo alla moglie per un anniversario. Ebbene rimasi basita quando vidi che scelse una sciarpa/foulard che costava 500 euro, così su un botto, senza battere ciglio. Comprese e mi guardò, senza scomporsi e con un sorriso mi disse "Questo avevo pensato, un regalo minomo sui 500 o 600 euro...". (Certo, qui si pone lo stesso quesito che ci siamo posti con Kiko che ogni mattina fa elemosina di 50 euro alla volta essendo un povero in canna dichiarato).

    Un altro capitolo di spesa senza tetto era abitualmente per gli itineranti alla triade più vicini il regalo da portare a Carmen. Beh, appresi da loro che Carmen era donna molto esigente, amante del bello e del costoso, una che non si accontentava facilmente. Scegliere i regali per Carmen era una delle imprese più complicate, anche perchè aveva di tutto e ognuno le portava il meglio del meglio. Grande studio richiedeva la scelta. Sempre da loro appresi che c'era da considerare anche il rischio, per nulla remoto, che a Carmen il regalo (generalmente un vestito o un tessuto molto prezioso) non garbasse affatto e allora lo rifiutava senza problemi e lo rispediva al mittente senza tante cerimonie.

    Ma ricordo anche una equipe della comunità madre di Roma che, dovendo scegliere un alloggio degno, parlò in convivenza di itineranti di aver trovato una villa nel quartiere alto della città di destinazione con un affitto ragguardevole da pagare e che chiedeva senza farsi alcun problema si provvedesse tramite la Fondazione. Giustamente, essendo primogeniti! Altri non avrebbero osato chiedere tanto con tanto candore, al Giampiero Donnini e a Kiko e Carmen lì. Questo perché il Centro esistente in quella città, con un alloggio annesso, a loro dire era indegno di accoglierli.

    Ora, vi pare che gente che non lavora, che non ha mai lavorato, possa permettersi il lusso di campare così? Di essere incontentabile, come Carmen era? Di fare la disdegnosa e la capricciosa con i soldi sudati da altri e messi nelle collette da poveri fratelli chi sa con quanti sacrifici?

    Quelle collette sollecitate da loro senza ritegno ad ogni occasione, con insistenza, con petulanza, con indegne accuse di tirchieria, orecchio chiuso alla parola e quant'altro.

    Pax

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    1. Pardon, ho dimenticato una cosa. Per il mantenimento degli itineranti certo che si attinge alla decima. Neanche a dirlo. Dove i responsabili prenderebbero i soldi necessari per il mantenimento di un simile caravanserraglio? Mantenimento a 360 gradi, come ben si comprende, più annessi e connessi.
      Questo fa parte del linguaggio non scritto e non detto. Ma è regola condivisa nel cammino. Tant'è che una delle cause di rimozione dei responsabili, specie delle prime comunità delle parrocchie, che sono poi le comunità pilota e i responsabili i collettori di tutta la parrocchia, è che le buste per gli itineranti da quella tal parrocchia iniziano a scarseggiare o non si vedono per niente da un pò. Questa cosa già l'ho precisata di recente. Ma repetita juvant... per le cape toste.

      Pax

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  20. Molto interessanti le testimonianze di Rebel, di Gloria, di Pax e altri.

    Inammissibile che dei presunti "catechisti" possano campare senza lavorare e degli itineranti possano mettersi nelle mani del Cammino rinunciando al lavoro.

    Non mi sembra onesto, né da parte degli itineranti, né da parte del Cammino.
    Se il Cammino gli chiedesse servizio a tempo pieno, allora li dovrebbe assumere con regolare contratto e pagarli non in nero ma regolarmente, con tutte le garanzie e le tutele che vanno date ai lavoratori.
    Compreso l'impossibilità al licenziamento, la cassa integrazione, ecc.
    In modo che se gli itineranti volessero annunciare Cristo secondo la Chiesa e non secondo i mamotreti del Cammino, o volessero smettere di fare gli itineranti... non sarebbero licenziati, ma potrebbero continuare a lavorare per il Cammino.

    Sia chiaro: il lavoro non va lasciato per un movimento, ma se proprio si vuole fare, l'onestà, credo, si provi anche su queste cose.
    Se uno lavora deve essere considerato un lavoratore, altrimenti è sfruttamento, anche nel caso che gli itineranti si approfittassero della loro posizione per fare la cresta sulle loro necessità e "guadagnare" oltre il pattuito.
    In questo caso, semplicemente, a disonestà si aggiungerebbe altra disonestà.

    Per non parlare degli sprechi alla faccia dei paganti la decima...

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  21. Pur concordando con moltissime affermazioni qui contenute, vorrei fare una precisazione, perché altrimenti chi legge potrebbe riscontrare inesattezze ed accusare di falso, oppure avere un'esperienza diversa.
    A questo punto penso che ci sia differenza tra zona e zona e non un assoluto. Ognuno dovrebbe parlare di ciò che ha visto nella sua zona.
    Nelle mia, per esempio, la decima non è mai servita per gli itineranti. Per loro si facevano collette mirate o gemellaggi (extra decima).
    Lo so per certo perché ho gestito la raccolta della decima per moltissimi anni, essendo stato responsabile di una delle comunità più anziane.
    Anche i catechisti (non itineranti) non campavano coi soldi dei catecumeni dalle nostre parti: tra catechista e itinerante c'è differenza. I catechisti non itineranti avevano il loro lavoro, anche se il dubbio su come potessero campare famiglie molto numerose rimane.
    Dire che i catechisti non itineranti o che gli itineranti vengono campati con le decime o le bustarelle non è cosa che avviene ovunque, ma forse solo nella zona di chi l'ha raccontato. Se si è stati responsabili si sa, perché la gestione della raccolta della decima è compito del responsabile, che non è tenuto ad alcuna rendicontazione nei confronti della comunità. Chi non è stato responsabile può solo immaginare come vengano gestiti i soldi, ma per certo non lo sa, essendo mandato esplicito dei catechisti che tutto avvenisse nello stretto privato. Così privato che a volte ero reticente anche a parlarne con mia moglie.
    Il dubbio, comunque, su come potessero tirare avanti è molto lecito. Noi di certo non li campavamo, facendo come ho detto solo raccolte apposite quando ci veniva richiesto, non regolari né coi soldi della decima. Anzi, proprio per questo, c'è stato un periodo molto lungo in cui un itinerante famoso mi telefonava spesso dalla missione per chiedere soldi quando ne aveva bisogno. A volte li potevamo raccogliere (colletta) a volte no.
    Mi è piaciuto precisare perché fare un assoluto della propria personale esperienza di zona potrebbe non essere corretto ed indurre i lettori critici a credere che non venga detto il vero.
    Rimane comunque la domanda principe: dove non campano sulle spalle dei catecumeni, come fanno a campare più che dignitosamente famiglie numerose con lavori modesti?
    Ci devono essere altri sistemi, allora. Me lo sono sempre chiesto.

    Vecchio ex

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  22. Per spiegare la necessità di mantenere un clima di pressione in comunità, pressione della decima, delle visite dei catechisti, dei plurimi impegni, degli incontri, dei mille obblighi nei confronti dei fratelli, a cui si aggiunge questa continua conflittualità interna, prevista ed alimentata dai catechisti, Lupetta ha detto le parole giuste: divide et impera.
    Senza questa divisione tra componenti della comunità dovuta a cause estrinseche, cioè alla pressione che viene praticata dall'esterno, alla mini gerarchia all'interno della stessa comunità che crea continuamente dissapori, all'impossibilità di avere chiarezza sulla gestione finanziaria, il gruppo detto comunità troverebbe una propria armonia interna ed una propria autonomia nei confronti dei catechisti. Ecco, questo benedetto equilibrio viene visto come una jattura e si lavora attivamente per minarlo. Kiko stesso dedica sempre un angolo delle sue invettive a tuonare contro l'essere borghesi ed installati e ogni anno c'è qualche iniziativa per portare 'movimento' che si traduce solitamente in ansia, la quale poi genera insicurezza e conflittualità interna. Un esempio che porto sempre è stata la pensata delle communitates in missionem a Roma, che doveva comportare lo sradicamento delle comunità più vecchie, quindi anche dei più anziani anagraficamente, dalle proprie parrocchie per trasferirsi in altre.
    Non so come sia andata a finire questa transumanza, magari in nulla, ma intanto ha sortito gli effetti voluti: grandi paroloni all'esterno e grandi fastidi all'interno, con divisioni fra i più talebani e quelli meno, fra chi dice di sì e poi trova tutte le scappatoie e quelli che covano rancore per i soliti ipocriti primi della classe eccetera, ed il riemergere di antichi rancori.
    Il blocco forzato di tutto ciò sicuramente sta lavorando a favore della serenità degli animi ed anche della unione orizzontale tra fratelli: il tiranno vero è rappresentato dai DPCM e hai voglia a tempestare le persone chiedendo loro l'eroismo da protocristiani! Molti avranno ritrovato la pace e l'equilibrio per anni loro negato. La pentola del Cammino ha smesso di bollire.

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  23. Vi volevo parlare delle famiglie neocat in missione : dieci anni fa il mio parroco, che era del Cammino, invitò una famiglia con 12 figli, della Palma, che stava partendo in Sud America, che ci chiedeva un contributo per le spese. Nessuno diede niente, poi ho saputo che il padre di lei era ricco, l'ho conosciuto, era un industriale che vicino a Oristano ha un'azienda che commercia idrocarburi tra l'Italia e il Sud America. Il genero lavorava con lui, parti e rimase alcuni anni fuori, poi è ritornato e ha ripreso a lavorare con il suocero. Quando venne il nuovo parroco da noi, che era stato anni prima proprio alla Palma, e che non è del Cammino, mi parlò del suocero che ogni tanto veniva a s. Bartolomeo per sentire la messa, questi era un neocat, aveva 8 figlie tutte nel Cammino, tutte sposate con neocat e con figli tutti nel Cammino. Forse questo è un eccezione, non credo siano molte le famiglie che vanno in missione con un suocero ricco che le mantiene. Aldo dei focolari di Cagliari

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    1. Interessante questa ultima esperienza che tu racconti e apre nuovi scenari su cui avrei molto da dire. Le famiglie ricche ci sono sempre state nel Cammino, alcune molto ricche e nobili pure. C'è da chiedersi il perchè del forte impatto del Cammino in questi contesti sociali.

      Tra gli itineranti molti provengono da famiglie molto agiate. A conoscerli da vicino non mostrano in questo un gran cambiamento di natura, in verità.
      Quelli che ho conosciuto per l'appunto più da vicino si portano dietro tutta la spocchia, la supponenza originaria che si aggiunge alla conclamata arroganza dei super-itineranti super-catechisti.
      Neanche sembrano tanto disposti costoro ad assumere stili di vita più modesti, in genere fanno sotto gli occhi di tutti "i figli di re", come Kiko insegna
      (se leggi il post nuovo pubblicato oggi, comprenderai molto meglio il tutto).

      D'altra parte Carmen Hernandez è la capofila di questa prominente dinastia, il jet-set internazionale neocatecumenale.

      Delle famiglie in missione non conosco la percentuale dei ricchi.

      Ma non mi meraviglio che parta giuliva una famiglia costituita, come pare sia in questo caso, da fratelli che sono nati e cresciuti nel cammino. Aperti alla vita, con 12 figli, figli a loro volta di camminanti storici della prima ora "di alto bordo" appunto precisamente come in questo caso che esponi. Generalmente questi illustri capostipiti rivestono anche, molto spesso, importanti ruoli di responsabilità nel contesto.

      Certo fa scena:

      Guarda questi! Che vocazione! Lasciano la loro vita agiata e sicura par andare famiglia in missione.... che eroi! (la spazzatura del mondo, come condannati a morte...)

      Ma FERMI, ALTOLA', se ti soffermi che cosa noti, giochi del destino!!!

      Noti che - Ma GUARDA CASO - questa splendida famiglia - PER SORTEGGIO (come tutti, nevvero?) - dove è stata inviata da Kiko in missione? Ma che coincidenza!!!!

      Ma certo in Sud America!!!

      Dove, come tu precisi, lo straricco suocero commercia felicemente i suoi idrocarburi. Da sempre.

      A sua volta, come tu racconti, il fortunato genero di cotanto suocero (che da sempre lavora ovviamente con lui in Azienda) rimane solo ALCUNI ANNI in terra di missione (pardon terra di esportazione), per poi tornare alla base e "riprendere" a lavorare con il munifico suocero CHE - come ben noto - ERA UN felice NEOCATECUMENO anche lui.

      Davvero leggi il post di oggi, ti si aprirà un mondo.
      Questi possono darla bere a molti, ma non a gente come me, purtroppo per loro.

      Pax

      ANZI APPROFITTO PER LANCIARE UN APPELLO:
      PARLI CHI CONOSCE E SA DI QUESTA COMMISTIONE CON I RICCHI DEL MONDO STRUTTURATA SALDAMENTE NEL CAMMINO.
      Io, per parte mia, prometto che mi impegnerò sull'argomento, non pretendendo di esaurirlo ma sviscerandolo per quello che personalmente ho visto e conosciuto. Non pretenderò mai di fare inchieste che non è arte mia!

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  24. Un altro episodio. In parrocchia veniva un periodo un signore che è stato nel Cammino al Poetto, non gli piacevano e andò via. Siccome era separato e conviveva con una compagna senza essere sposato (forse è quella la causa per cui andò via), due camminanti un giorno suonarono alla sua porta spacciandosi al citofono per compagni di scuola dei figlio, apri e i due sbraitarono : anatema su questa casa, qui regna il peccato. Li cacciò via di malo modo, poi andò dal parroco del Poetto per riferire, dicendo che la compagna voleva denunciare i due ai carabinieri. Non so i risvolti finali, se parlò al parroco, se questi ha ripreso i due o ha soprasseduto, se c'è stata davvero una denuncia, cosi a pelle credo di no. Lui da noi non è più venuto, non so più niente di lui, ve l'ho raccontato per dirvi cosa succede la dentro. E' mai possibile? A Cagliari c'è un detto in dialetto "spantau seu deu" che vuol dire letteralmente spaventato sono io. Non faccio commenti. Aldo dei focolari di Cagliari

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    1. Fai bene ad essere spaventato. Questa azione di facinorosi neocat. non mi sorprende. Se leggi il libro di Don Ariel troverai testimonianze di aggressioni (ahimé non solo verbali) di neocat. ai danni di sacerdoti della Chiesa Cattolica. La cosa non mi sorprende conoscendoli. Ogni neocatecumenale, e soprattutto quelli con "pedigree" neocatecumenale (figli di Cammino, camminanti di lunga data e/o con ruoli di responsabilità, ecc.) si sente intimamente superiore a chi non è neocatecumenale, perché questa superiorità (chiamata "elezione") viene costantemente instillata nei camminanti nel Movimento neocatecumenale. Per farti un esempio: quando alcuni anni fa kiko mandò d'estste in missione a due a due i giovani neocat. per il centro e nord Italia, il figlio e nipote di genitori e nonni camminanti e catechisti neocat., raccontando la sua esperienza, riferì con un certo orgoglio che quando era andato da un parroco che non li aveva accolti, lo aveva quasi minacciato che gli sarebbe capitata una sventura se non avesse accolto loro due inviati da Dio e andandosene si era tolto le scarpe e aveva fatto il gesto (oltremodo offensivo) di "scuotere la polvere dai calzari". E non ci vedeva mica nulla di male, sai? Proprio niente. E ti parlo di uno sbarbatello di 18 anni circa. Un liello di fanatismo da far spavento.

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