venerdì 23 agosto 2019

L'unico e vero nemico di Kiko: il Cattolicesimo (dall'esperienza di un figlio del Cammino).

L'unico e vero nemico di Kiko e di conseguenza del SUO cammino è il Cattolicesimo.




L'esperienza di Tomista ex NC che si mette in evidenza fa molto riflettere:
"Il cosiddetto "mondo" (niente a che vedere con la nozione classica della Teologia ascetica tradizionale) non è mai stato un problema per i neocatecumenali.Male che vada, se un figlio esce dal Cammino per seguire il "mondo" e diventare "pagano" verrà interpretato come "ProvaCheIlSignoreCiManda PerLaNostraConversione".Il vero ed unico nemico di Kiko (e quindi del Cammino, che è il suo prolungamento nello spazio e nel tempo) è il Cattolicesimo.
Lo sto sperimentando sulla mia pelle: i miei genitori (supercatechisti della seconda ora) mi disprezzano come fossi un demonio ed evitano di trattare argomenti religiosi con me, perché non solo vado a MESSA la Domenica, ma, quel che è peggio, partecipo esclusivamente alla Liturgia celebrata secondo il Rito Romano Antico. Altro grave peccato imperdonabile: sono seguito da un direttore spirituale sacerdote.Se mi fossi dato alla malavita, allo spaccio di droga o all'alcolismo, sono certo che la mia famiglia avrebbe “pregato per me”, avrebbe cercato di comprendermi, mi sarebbe stata vicina.Invece no, sono diventato un misero “religioso naturale” che non merita altro che indifferenza e disprezzo.È già tanto se mi rivolgono ancora la parola."
(Tomista ex NC)




Agnelli condotti al macello
Che dire? Sembra una cosa assurda! Solo in un contesto malato come quello del Cammino può accadere una cosa simile: restare distrutti dal fatto che il proprio figlio, dopo aver abbandonato la Comunità, abbia scelto di rientrare nella Chiesa Cattolica. Sono convinti di essere il top, il non plus ultra di tutte le esperienze di fede. Dover prendere atto del fatto che un giovane (il tuo stesso figlio nato e cresciuto nel cammino, "figlio del cammino" come suol dirsi) trovi il suo profitto spirituale più nella Chiesa tradizionale che nella spericolata esperienza neocatecumenale - millantata come itinerario di fede "adatto ai tempi odierni" - è un non senso, una cosa che li destabilizza.
Sono messe in discussione tutte le loro teorie, una prova del nove che il "percorso di riscoperta del battesimo" confezionato da Kiko e Carmen, ispirati 24h/24 e pieni di "spirito", non funziona per niente.
Non lo possono capire.
Per questo meglio - più accettabile per gli stessi genitori - che un giovane, per di più figlio di super-catechisti, una volta lasciato il cammino, torni nel "mondo di tenebra", piuttosto che, dopo aver conosciuto "il più perfetto", rientri nell'alveo della Chiesa dove, secondo loro, c'è solo "religiosità naturale"; una cosa inconcepibile! Inconcepibile e, al tempo stesso, impietosa denuncia di un totale fallimento di questa super-esperienza di fede e di loro stessi in quanto genitori dalla "fede adulta". Per questo l'evento altamente inspiegabile va rimosso del tutto, come di fatto da sempre rimuovono tutti i problemi che si creano nelle comunità, nei e tra i fratelli: questi problemi mai vengono esposti né analizzati, per fare magari una salutare autocritica - bandita a priori dal cammino per volontà di Kiko - ma puntualmente archiviati, condannati all'oblio, seppelliti, se non mistificati, sapientemente usati contro chiunque osa mettere alla luce le infinite "criticità" di questa sballata esperienza, per usare un eufemismo!
Provate a porre problemi nei questionari e giri di esperienze alle convivenze con iniziatori o itineranti, provate a raccontare senza remore i fallimenti diffusi nelle comunità che hanno finito il cammino e vedrete cosa succede! Perché, sempre secondo loro, il cammino neocatecumenale è "praticamente perfetto sotto ogni aspetto", come Mary Poppins.
Poi Kiko si spertica a martellare le comunità sul "DOVETE interrogarvi se siete UNO. Perché non siete UNO?". "Cosa DOVETE FARE per essere UNO?". Ma, subito dopo, per impedire interpretazioni diverse dalla sua che potrebbero affacciarsi a qualche mente ancora pensante, Kiko offre subito le sue risposte, sapientemente preconfezionate: "Non avete ascoltato bene la predicazione, se ancora non siete uno", oppure: "I vostri catechisti sono stati cattivi catechisti, se non siete ancora uno".

Una sola colpa sua, MAI!

Intanto tutte le forzature di Kiko degli itineranti e dei kikatechisti ad ogni livello hanno prodotto, nella vita dei fratelli camminanti, danni incalcolabili! Facendo ricadere sugli infelici ogni possibile responsabilità li condannano, di fatto, ad una profonda frustrazione e li sommergono di sensi di colpa "facendoti sentire sempre sbagliato" (come ex fratello e tanti di noi hanno testimoniato innumerevoli volte).
Di questi chi se ne dà pensiero? Nessuno!
Dal momento che Kiko deve oscurare la Verità: quella del totale fallimento del suo ambizioso progetto fondato sulla falsa promessa di una rinascita a vita nuova (che mai si realizza!) fino a raggiungere la statura adulta di Cristo, fatta a tutti coloro che lo ascoltano, credono e entrano in cammino.


Distogliendo per una volta l'attenzione dal kiko/cammino e facendo un passo avanti, continuiamo col successivo commento di Tomista ex NC che mi ha commossa e nel quale mi sono ritrovata, pur in mezzo ai tanti travagli patiti.
Perché non è stato facile niente, una volta usciti definitivamente dal cammino per nessuno di noi!

E la via - lo riconosco - la sola via è quella che Tomista tratteggia così bene.

La Madonna del Soccorso,
smaschera e mette in fuga il male

Io, ad esempio, per lungo tempo non riuscivo neanche a guardare il breviario, compagno inseparabile per decenni perché, come un'ossessione, ad ogni salmo si affacciavano le predicazioni di Kiko, i suoi canti, la sua insopportabile ipocrisia. Unico baluardo per lungo tempo: il Santo Rosario. È stata una dura prova per la fede, ma la Madre del cielo non ha permesso che prevalessero!
Di questo Le sono grata ogni giorno!
Poiché Kiko, nel suo immedesimarsi totale nella sua creatura, nella sua pervasiva invadenza, tutto quanto ha impregnato del suo ingombrante idolo, idolo che ha fatto di se stesso: Kiko Argüello e il suo smisurato mostruoso IO-IO-IO (di carmeniana memoria), entrando per l'udito, per la vista, riempiendo lo spazio e il tempo di sè.
Tutto questo è vero soprattutto per chi, per seguirlo nella sua follia megalomane, ha lasciato dietro di se' tutto il resto. Incontestabile ed ennesima prova, se ancora ce ne fosse bisogno, del fatto che il cammino non porta a Gesù Cristo, ma a Kiko, creando una vera e propria "dipendenza".
Questa l'amara scoperta, questa la cruda realtà:
Kiko ti inganna presentandosi come un mezzo, uno strumento - anche "inutile" come afferma sapendo di mentire anche a se stesso - per raggiungere Cristo, ma poi diventa lui l'attore principale, il solo attore; altro che inutile! Kiko si propone agli adepti come "l'unico" di cui hanno vitale bisogno, di cui mai potranno fare a meno.
Dopo è tutto da ricostruire, tutto: il proprio interiore, i rapporti con gli altri, il matrimonio, il rapporto con i figli, il lavoro, tutto!
Dalle macerie, in una grande solitudine.
Dio Solo e la Vergine Maria non ci hanno mai abbandonati.

Maria, Madre nostra, che
asciuga tutte le nostre lacrime


Ancora da Tomista ex NC:
"Le consolazioni provenienti da Dio, sono un balsamo per la mia povera anima, eppure il Signore è così buono da non farmi mancare nemmeno quelle umane, che trovo leggendo tutto ciò che pubblicate nel Blog.Provo un sincero dolore per tutti coloro che a causa del cammino hanno perso la Fede nel Mistero della Chiesa o addirittura in Dio (penso ad "ex fratello"). Sono consapevole del fatto che viviamo in tempi di apostasia, ma questa non può essere una valida scusa per gettare la spugna, giudicare Dio e smettere di combattere la buona battaglia.Non sono maestro di nessuno, ma supplico tutti quelli che vivono nel turbamento: lasciatevi riconciliare con Dio! Tornate alla Vera Fede, tornate alle fonti, al Catechismo. Pregate il Rosario ogni giorno, riaprite il Breviario, confessatevi frequentemente, amate e vivete la Santa Messa! Non esiste altro antidoto contro il veleno kikiano. Abbiate Fede in Dio, ed Egli non mancherà di esaudire la vostra supplica. Non siamo forse nati per diventare santi partecipando della stessa natura di Dio in Gesù Cristo?Non esiste sentimento che non possa diventare preghiera, per tutti quelli che come me hanno sperimentato l'odio neocatecumenale.
Concludo con le parole dei salmi che mi sostengono nei momenti di sconforto:
"Sono diventato un estraneo per i miei fratelli, un forestiero per i figli di mia madre" (Salmo 69,8)"Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto" (Salmo 26,10)""


Nulla da aggiungere.

Solo un'ultima invocazione dai salmi:

Salmo 39,18
Io sono povero e infelice;
di me ha cura il Signore.
Tu, mio aiuto e mia liberazione,
mio Dio, non tardare.


Di nuovo grazie di cuore a te, Tomista ex NC.

mercoledì 21 agosto 2019

PERCHÉ IL CAMMINO DURA TUTTA LA VITA?

Il Cammino Neocatecumenale era nato in origine come un modo per animare le parrocchie.

Morcillo credeva, su parola del giovanotto Kiko, che durasse tre anni e perciò presentò Kiko al card. vicario di Roma, Angelo Dell’Acqua, come un suonatore di chitarra abile a costituire comunità cristiane. È palese che nella sua visione lo trattava come un “animatore”.
Tre anni di “corso” e via.

Giovanni Paolo II, quando dopo la fine del Concilio accolse a braccia aperte i nuovi Movimenti, accolse fra tutti anche il Cammino, così come accolse i Legionari di Cristo, salvo poi tornare sui suoi passi vent’anni dopo in conseguenza dei fatti provati sul loro leader, Marcial Maciel Degollado.

Fu creduto allora che il Cammino durasse sette anni e poi si “sciogliesse nella parrocchia”, come dichiarato dai fondatori e come è implicito nelle norme dello Statuto.

Lo Statuto si ferma all’«elezione», dichiarando che, una volta finito il cammino “i catechisti rimangono a disposizione per le necessità di evangelizzazione e di educazione permanente”, potendo i “fratelli” continuare a ritrovarsi per la celebrazione della parola soltanto e alla MESSA DELLA DOMENICA (non più del sabato).
Invece si è inventato il nuovo passaggio del “matrimonio spirituale”, da effettuarsi 10 anni dopo l’«elezione».
10 anni dopo!
Mica uno o due…

A questo punto, ottenuta la vestina bianca
con l'«Elezione», il Cammino dovrebbe
finalmente "sciogliersi in parrocchia".
Fine "itinerario", arrivo in parrocchia...

Se si considera che al massimo si entra in Comunità a 14 anni, e che con l'aggiunta di tutte le tappe extra il Cammino oggi ne dura anche più di trenta, l’aver aumentato di 10 anni porta la sua durata a 40/50 anni (tra le varie fusioni e chiusure).
Il che vuol dire che la persona che ha iniziato a 14 anni, naturalmente quasi al 100% figli di neocatecumenali, trascorre l’intera vita nel Cammino e non “si scioglie” MAI in parrocchia.

Cammino e parrocchia sono due cose separate PER SEMPRE.

Ma la domanda interessante è: “Come mai il Cammino non va MAI a far parte della parrocchia? Come mai non si “scioglie” MAI e trattiene i suoi adepti vita natural durante nella sua prigione?


IMMAGINIAMOCI L'EVENTUALITÀ CHE SI "SCIOGLIESSE":

Tutte le comunità dopo l’elezione dovrebbero cessare di esistere e, se si conteggiano tutte quelle nate agli inizi, le uniche veramente numerose, il numero da esibire degli appartenenti a Cammino subirebbe un drastico calo, non essendoci sufficiente ricambio.

Oggi si millantano numeri significativi solo perché si conteggiano TUTTI gli aderenti, dal 1967 in poi.
Tendo a pensare con ragionevole certezza, che non si decurtino neppure i deceduti o i fuoriusciti, per mantenere più alti i numeri.
Cioè, i dichiarati numeri sono onnicomprensivi di chiunque abbia messo piede nel Cammino dal 1967 in poi, anche solo per pochi mesi.

Quando ai responsabili fanno compilare la scheda della comunità da inviare al Centro Neocatecumenale locale come aggiornamento, viene richiesto il nome di coloro che attendono ai vari ruoli (equipe dei responsabili, equipe dei catechisti…), ma non viene chiesto il numero dei componenti. Si dà per scontato che resti quello originario.

Anche in caso di fusione, non viene menzionata la fusione, si compila solo una nuova scheda della nuova comunità frutto della fusione, cambieranno i nomi, ma nella pratica sarebbe una comunità di meno da conteggiare e da menzionare come “frutto di fusione”.

Se chi è arrivato a destinazione, avendo già concluso l'"itinerario", vivesse da parrocchiano, dove prenderebbero tutti i soldi delle "decime" di chi cessa di essere "comunità"?
Economicamente perderebbero importantissime entrate a nero.

Che fine farebbero gli itineranti e le famiglie in missione se non avessero più una comunità di riferimento?
Questi partono, “inviati” dalla comunità (che dovrebbe essere la Chiesa), e poi, siccome la comunità ha finito il cammino, a chi dovrebbero far riferimento? Dove troverebbero sistemazione le mille volte che tornano in patria? Chi pagherebbe loro le spese dell’aereo, chi li sosterrebbe economicamente nella loro permanenza in missione?

Stessa cosa vale per i “presbiteri kikiani” dei seminari Redemptoris Mater. A chi dovrebbero fare riferimento se la loro comunità si è “sciolta” per aver terminato il percorso? Dovrebbero forse riferirsi alle diocesi? Diverrebbero preti diocesani a tutti gli effetti?

Chi "guiderebbe" le comunità inferiori, se la comunità dei loro catechisti si fosse "sciolta" per raggiungimento della meta perseguita con il loro "itinerario"?

L’avere genitori in comunità, fa sentire ai figli un obbligo superiore quando viene l’ora dell’”iniziazione”. Se i genitori non appartenessero più ad una comunità, perché hanno terminato il percorso e sono diventati "parrocchiani dalla fede adulta", molti figli si sentirebbero più liberi di dare forfait.
La forza del Cammino è anche costituita da famiglie generazionali che operano in contemporaneità.

Tutto l’impianto del Cammino è strutturato in modo da durare per sempre.

Se le comunità che hanno finito l’«itinerario» (itinerario è di per sé una parola che implica una fine, quando si arriva alla meta, da vocabolario) si “sciogliessero nella parrocchia”, per diventare “cristiani adulti” che operano in essa, partecipando (come da Statuto) alle Messe domenicali e rinunciando alla tanto cara “convivenza mensile” (dove accadono i peggiori scempi e vengono profferite senza alcun controllo le peggiori eresie), chi dovrebbe fungere da riferimento per tutti i poveracci mandati allo sbaraglio nel mondo?

Occorrerebbe un altro tipo di organizzazione, che ne so, una commissione diocesana, una struttura indipendente dal Cammino, per gestire tutti questi “cristiani adulti” missionari allo sbaraglio per il mondo.

Ma allora interverrebbe un altro problema: non si parlerebbe più il linguaggio neocatecumenale, non ci sarebbe più lo “spirito” neocatecumenale, si perderebbe il “frizzo” dei balletti, dei canti kikiani, delle pagnotte, dei calici di vino, delle risonanze, delle esperienze, della mitica convivenza mensile…

In poche parole si diventerebbe come i normali fedeli cattolici, come avrebbe implicato lo “sciogliersi in parrocchia”, forse "sicuramente parrocchiani DOC e di serie A", ma parrocchiani e non più neocatecumenali.

Ecco cosa succederebbe ai neocat "sciolti" in parrocchia:
per loro sarebbe una sofferenza, dopo aver finito l'itinerario,
arrivare a destinazione in parrocchia con la “fede adulta”


Finita la pacchia neocatecumenale, luogo aggregativo e scarsamente spirituale, scelto da coloro che preferiscono i circolini religiosi a quelli ideologici o sportivi, da quelli che amano le comunità terapeutiche travestite.
Non tutti vivono così la comunità, ma di certo la maggioranza sì e più si sale nella gerarchia, più il fascino mondano del potere esplica i suoi effetti.

Ecco che allora però, i furbetti neocat (cioè Kiko) inventano le “comunità in missione”, volendo far credere che trasferendosi in un’altra parrocchia, sempre con parroco neocatecumenale, agiscono nella parrocchia e per la parrocchia.
In realtà continuano a dipendere come prima dai loro “catechisti”, dalla loro parrocchia d’origine, alla quale immancabilmente tornano sempre per vari “annunci”, incontri e quant’altro, e continuano a “fare comunità” come prima, solo in una parrocchia diversa.

Quella povera parrocchia, quindi, non solo dovrà sopportare una serie di comunità neocatecumenali locali, ma anche quella degli “anziani adulti nella fede” arrivati da fuori.

L’unica cosa che ho visto fare da queste “comunità in missione” è appunto una serie di “missioni” di piazza in stile neocatecumenale, portando gente neocatecumenale e giovani neocatecumenali “adulti nella fede”, nonché la dovuta obbedienza, oltre che ai loro catechisti originari, anche a quelli della nuova parrocchia di “missione”, quelli, per intenderci, che gestiscono neocatecumenalmente la parrocchia.

Ecco perché il Cammino è un MOVIMENTO e non un "itinerario". Un itinerario finisce, arrivati alla meta.
Ecco anche perché il Cammino NON È CHIESA, poiché non segue né le liturgie né il Magistero della Chiesa.
È un
MOVIMENTO CON PROPRIE LITURGIE E CON PROPRIA DOTTRINA.
Ma un Movimento, può esistere in siffatta maniera?

Quello che i neocat sanno fare meglio:
far spettacolo e dar mostra di sé.

Essere “adulto”, pure in riferimento alla fede, non significa poter camminare sulle proprie gambe, avere una propria autonomia e compiere in coscienza le proprie scelte?
No, nel Cammino dipendi in eterno dal discernimento di un altro, il tuo “catechista” laico, che anche quando avrai 70 anni ti dirà cosa devi fare, proprio come si direbbe ad un bambino "adulto nella fede".
Hanno solo cambiato taglia alla vestina bianca, crescendo quella della prima Comunione era rimasta piccola…

In soldoni, il rientrare in parrocchia “sciogliendosi”, al Cammino non interessa e non conviene per nulla, e non gli passa nemmeno per la mente.
Era solo una grande BUFALA.

lunedì 19 agosto 2019

Napoli: "molti parroci non ne possono più del Cammino"

Mi ritrovo a gestire con enormi difficoltà una grande parrocchia di Napoli nella quale sono presenti 11 gruppi neocatecumenali.

Sono parroco di questa parrocchia da 4 anni, i neocatecumenali sono in essa presenti da 22 anni.

Il cuculo-cammino 
Il sabato sera, nelle nostre sale parrocchiali, si svolge la celebrazione di relative 11 Messe. Nessuno dei celebranti usa altra preghiera se non unicamente la II preghiera eucaristica.

Sono d’accordo, io che pure sono il parroco?
No.

Costituiscono i neocatecumenali un problema per me e per la parrocchia?
Si, enorme.

Si, posso solo chiedere di essere sollevato dall’incarico di parroco, cosa che feci un anno dopo la nomina, ma fui in pratica supplicato di … offrire la sofferenza di questa croce a Cristo.

Ci sono altri parroci, a Napoli, non neocatecumenali in situazioni analoghe alle mie?
Numerosi.

Possono confermare, tutti loro, abusi liturgici di ogni genere e uso esclusivo della II preghiera eucaristica?
Si, tutti.

Ergo: o siamo bugiardi noi, o è bugiardo il Sig. Massimiliano, oppure, il Sig. Massimiliano, appartiene a una di quelle comunità neocatecumenali ideali che io, e molti altri miei confratelli, non abbiamo avuto modo di conoscere.






Nell’Arcidiocesi di Napoli il Cammino Neocatecumenale è molto presente e radicato.
Molti, tra noi parroci, vivono delle situazioni veramente terribili.

O nella parrocchia dove sono presenti gruppi neocatecumenali c’è un prete neocatecumenale, oppure, come giustamente dice padre Ariel, un prete “neocatecumenalizzato”, oppure, la vita di noi parroci, si trasforma in un inferno, ma veramente in un inferno.

Kiko a Napoli con il mega-poster
del Giudizio Finale
Nessuno ci appoggia e ci sostiene, a noi parroci non-neocatecumenali, non perché il Cammino gode di tutte le “dogmatiche” approvazioni della Chiesa, ma perché le situazioni ecclesiali e diocesane sono talmente complesse e spesso gravissime e ingestibili che, andare a toccare un simile calderone, creerebbe problemi enormi e, forse, anche inutili ma soprattutto, poi, davvero difficili da gestire.

Quindi che cosa accade?
I parroci non-neocatecumenali, che i neocatecumenali se li sono ritrovati e che li devono subire, cercano di condurre la vita parrocchiale nel modo migliore possibile e lasciano poi, questi gruppi, fare ciò che vogliono nelle sale parrocchiali, purché non interferiscano sulla vita della parrocchia e le scelte dei consigli parrocchiali.
non sarà una bella cosa, ma altro non si può fare, per adesso.

La mancanza di rispetto del neocatecumenale medio verso il sacerdote è proprio eclatante, non parliamo, poi, dei catechisti.
Gli abusi liturgici seguitano come prima e, dalle nostre parti, peggio di prima. Chi lo nega, temo proprio che dica il falso.

Vorrei poi far notare una cosa non secondaria: all’abuso bisogna aggiungere l’elemento passional-emotivo. Noi napoletani siamo noti, per la nostra passionalità, ma anche per la nostra teatralità, non a caso siamo anche famosi per un genere teatrale e letterario conosciuto proprio come “sceneggiata napoletana”. Conseguenza?

Ah, la conseguenza è gravissima assai: persone che di per sé giocano sulle emozioni, nella nostra terra, hanno avuto gioco facile, quindi la emotività, e con essa l’abuso liturgico veramente più impensabile e fantasioso, nel nostro contesto socioculturale ed ecclesiale finisce con l’essere elevato alla massima potenza.

Per quanto mi riguarda, sono uno tra i diversi parroci napoletani che, a padre Ariel, ha fornito testimonianze e prove gravi e dolorose in tal senso, tutte e rigorosamente dimostrate.

Ai posteri darci poi, a tutti quanti, dei bugiardi e degli odiatori.
Dite una preghiera per noi parroci, lasciati soli in ostaggio di queste persone.






Carissimo confratello napoletano,

preghiere garantite, veramente e sinceramente.
Forse mi hai fatto comprendere come mai in molte zone del nostro freddo nord, i neocatecumenali non hanno attecchito come in zone del centro e del sud Italia.
Effettivamente, da quello che so a Napoli e dintorni (ma anche nelle Calabrie e in Sicilia), sono molto presenti.

Mire espansionistiche del fondatore del CNC
Anche da noi sono presenti, però in proporzioni e numeri molto minori.
Quando un loro gruppetto si affacciò anni fa nella mia parrocchia, io dissi che non li volevo.
Qui devo proprio dire … padre Ariel docet! Infatti iniziarono … “noi siamo approvati … siamo stimati dalla Chiesa … siamo chiamati dalla Chiesa …” Poi alla fine, quasi come minaccia: “San Giovanni Paolo II ci ha approvati, e Giovanni Paolo II è santo, e lei sicuramente non si metterà contro la Chiesa e contro un santo, vero?”(...)

Caro confratello napoletano, la situazione nostra è molto diversa. La mia diocesi conta circa 200.000 fedeli ed ha, tra clero secolare e regolare, circa 90 preti , voi siete una tra le più grandi arcidiocesi d’Italia, avete più di 1000 preti per un paio di milioni di abitanti.

Però mi rendo conto, capisco e sinceramente compiango te e gli altri nelle tue stesse situazioni.
Se difatti questi soggetti si radicano sul serio in contesti grandi, poi la situazione diviene ingestibile proprio come descrivi tu, e se riescono a piazzare preti propri, o a tirare dalla loro alcuni dei nostri preti diocesani, poi a quel punto scoppiano rotture, problemi e vere faide dentro i presbiteri, proprio come se questi soggetti fossero fatti per dividere e per disintegrare le parrocchie dall’interno, di seguito le diocesi stesse.

Ti auguro un felice e proficuo ministero.


Lettere firmate di Parroci pubblicate su Isola di Patmos)











sabato 17 agosto 2019

Coraio! coraio!

Oggi stiamo leggendo su questo Blog delle notizie, molto importanti, frutto del Concilio. Dovete sapere che alcuni in mezzo a noi sono dei perseguitati, vengono raggiunti da degli odiatori, perchè non sopportano che siamo stati "APPROVATI" dal Papa in persona. Tutto quello che state vedendo in tv, nei giornali, nei Blog, ecc, ecc, fa parte di una lunga scia di persecuzione, perchè non sopportano che siamo santi, e non sopportano i nostri santi, che danno la vita ogni giorno per i loro fratelli.

Odiatori e calunniatori sono entrati, a nostra disgrazia, nei Palazzi Vaticani, in particolare dentro la Congregazione della Fede, si sono appropriati di ciò che dovrebbe essere nostro di diritto, e stanno seminando il terrore tra di noi. Infatti stanno compiendo le azioni più turpi e stanno attaccando dei nostri fratelli. Sono riusciti a falsificare gli atti, hanno preso testimoni falsi, cioè delle persone che si vendono per pochi euro, ed hanno prodotto testimonianze false. Ormai il marcio nel palazzo è salito ad ogni livello, a questo nostro fratello non hanno dato la possibilità di difendersi e di ristabilire la verità. Questa situazione fa parte di un progetto che si sta portando avanti a livello mondiale, dietro vi sono persone che hanno un notevole potere, persone che riescono a comprare testimoni e giudici e sacerdoti e vescovi e cardinali,persone che si muovono a livello globale, potentissime, che hanno ingenti tesori economici.

Noi tutti, fratelli del Cammino, dobbiamo rispondere a tutto questo: ma come? Questo è ciò che dobbiamo fare: dobbiamo inserire un ultimo voto di obbedienza, perchè dobbiamo, ora, stringere i legami e dobbiamo essere forti per contrastare questo potere immenso. Vi invierò in ogni comunità dei miei collaboratori, verranno con un segno particolare, perchè abbiamo saputo che molti si spacciano per i nostri inviati, il segno che useranno per farsi riconoscere sarà la "BUSTA NERA", questo sarà il voto: la donazione pepetua di ogni bene e conto corrente.

Noi tutti siamo fiduciosi che il nostro dio, san Mammon, ci darà forza ed energia per contarstare queste persone che odiano i nostri conti correnti e i nostri soldi. Rimaniamo uniti a san Mammon, e tutto rientrerà, il nostro dio spezzerà i conti correnti degli avversari, dissiperà le loro ricchezze, svuoterà le loro tasche, li spoglierà di ogni gioiello e prezioso, le loro case saranno svuotate di ogni bene. Coraio! Coraio! Coraio! San Mammon! San Mammon! San Mammon! Difendi i nostri conti correnti, speriamo in te!

(da: Isaia Paolo Geremia)

giovedì 15 agosto 2019

Quanto è bella la Messa "tridentina"!

Nel giorno in cui festeggiamo l'Assunzione riproponiamo qui qualche semplice riflessione sulla Messa tradizionale in latino (quella celebrata da un interminabile stuolo di santi - fino a don Bosco, padre Kolbe, padre Pio...) ricordando che la liturgia, culto gradito a Dio, non può essere ridotta a uno spettacolino (come avviene invece nel Cammino Neocatecumenale).





1. Nella Messa del Vecchio Rito, il sacerdote celebra ai piedi di un altare che è rialzato rispetto al piano dei fedeli perché esso deve rappresentare la collina del Calvario. Dunque, già questo fa chiaramente capire ciò che è davvero la Messa.

2. Il sacerdote è rivolto verso Dio, con le spalle al popolo, perché agisce come altro-Cristo (in persona Christi) offrendo il Sacrificio all’Eterno Padre.

3. I fedeli sono più in basso in quanto impersonano (in un certo senso) Maria e san Giovanni, ai piedi della Croce.

4. Tutta la celebrazione si rivolge dunque in maniera verticale, dal basso verso l’alto, dall’uomo a Dio; tutto è orientato verso l’Eterno Padre, tanto i fedeli quanto il sacerdote.

5. Veniamo alla Consacrazione. Il testo della consacrazione sottolinea senza equivoci l’attualità dell’azione sacrificale e il ruolo di altro-Cristo del sacerdote. Per esempio: il carattere tipografico (tramite il grassetto) e la punteggiatura (tramite il punto fermo) fanno capire – nella preghiera eucaristica – che la narrazione è distinta dalla consacrazione come azione attuale e realizzazione presente del Mistero. Anche la posizione (“Chinato sopra”) e il tono della voce (“segretamente”) del sacerdote mutano dal momento in cui questi riproduce le mosse di Gesù, realizzando in tal modo il miracolo della transustanziazione (la trasformazione del pane e del vino in Corpo e Sangue di Cristo). Dunque, c’è differenza rispetto ad un tono uniforme che potrebbe dare invece l’impressione di una semplice narrazione di un evento e non della sua ri-attualizzazione.

6. Nella Consacrazione la frase “Ogni volta che farete ciò, lo farete in memoria di me” è certamente più chiara rispetto all’espressione “Fate questo in memoria di me”, che più facilmente può essere interpretata come semplice ricordo. L’espressione “questo calice” rispetto al semplice “il calice” è anch’essa indicativa. L’aggettivo dimostrativo “questo” vuole infatti significare che il calice sul quale il sacerdote proferisce la formula consacratoria, non è un calice qualsiasi, ma è misticamente quello stesso calice impugnato da Gesù consacrante, così come l’azione consacratoria del sacerdote è misticamente una sola e medesima con quella di Gesù consacrante.

7. La genuflessione del sacerdote immediatamente dopo la Consacrazione di ciascuna delle due Specie, esprime la fede nell’avvenuta transustanziazione a motivo delle parole consacratorie appena pronunciate. Nel Nuovo Rito il sacerdote s’inginocchia una sola volta e non immediatamente dopo la consacrazione, bensì solo dopo aver elevato ciascuna delle due Specie per mostrarle ai fedeli presenti. La genuflessione immediatamente dopo la Consacrazione sta a significare che l’Eucaristia non è tale solo se (come affermano i protestanti) vi è la partecipazione dei fedeli, ma già unicamente nel potere ministeriale del sacerdote.

8. Il sacerdote, pur non trovando possibilità di inutile protagonismo, compare per quel che è: ministro di Dio avente ontologicamente una qualità che i semplici fedeli non hanno. In questo rito non c’è spazio per una confusione tra il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale e gerarchico del celebrante. Per esempio: il “Confiteor” iniziale è detto prima dal prete, e poi dall’accolito in nome del popolo. Questa distinzione segna chiaramente la differenza esistente tra il celebrante e i fedeli.

9. Passiamo alla Comunione. Il fedele si prepara con il “Confiteor” e proclamando non una sola volta, ma per ben tre volte la propria indegnità, precisamente con queste parole “O Signore, non sono degno che tu entri nella mia casa, ma dì soltanto una parola ed io sarò salvato”. L’espressione “nella mia casa” rispetto a “partecipare alla tua mensa” è sicuramente più chiara per far capire che l’Eucaristia non è semplicemente una mensa (in senso protestante) ma l’entrata di Gesù vero e vivo nel fedele.

10. La Comunione si riceve in ginocchio, direttamente in bocca, in posizione di adorazione sottolineando, in tal modo, il rispetto e la venerazione nei confronti dell’Eucaristia e facendo più facilmente capire le verità della Presenza Reale e del Sacerdozio ministeriale. Da una parte, pertanto, si comprende la grandezza incommensurabile di un Dio che viene a trovare dimora nella propria piccolezza; dall’altra, non vi è la possibilità di equivocare pensando che l’Eucaristia sia solo un simbolo, un “pane che deve far ricordare” e basta.

11. La Messa non termina immediatamente dopo la Comunione. In questo modo si fa capire che il Ringraziamento non è a discrezione del fedele, bensì è un atto doveroso e fondamentale per rendere fruttuosa la Comunione stessa.

12. Dopo la Comunione, il sacerdote non si siede, gesto (questo) non “educativo” perché potrebbe spingere i fedeli che hanno ricevuto l’Eucaristia a fare altrettanto.

13. La liturgia della Parola non dura di più rispetto alla liturgia eucaristica, centro e apice della Messa; e la Comunione non è relegata all’ultimissima fase del Rito.

14. A proposito del latino. Esso ha la funzione di lingua sacra e solenne e aiuta il fedele a comprendere la grandezza del Mistero che si sta realizzando: la straordinarietà di ciò che accade sull’altare-Calvario è sottolineato appunto dall’uso di un linguaggio straordinario (fuori dall’ordinario), non quotidiano. Scrive Pio XII nella Mediator Dei”: «L’uso della lingua latina è un chiaro e nobile segno di unità (fra i cattolici di tutto il mondo, siano essi italiani o tedeschi, bianchi o neri) e un efficace antidoto ad ogni corruttela della pura dottrina». Inoltre, bisogna chiedersi: la Messa va capita o vissuta? Oggi, abbiamo un paradosso: tutti capiscono le parole della Messa, ma nessuno sa più cos’è la Messa. Un tempo non si capivano le parole della Messa, ma molti di più sapevano cosa fosse realmente la Messa.

15. Sui silenzi. I silenzi del Rito Antico fanno adeguatamente capire che il compito del fedele che partecipa alla Messa non è tanto quello di “vocalmente” partecipare quanto quello di “aderire”. Il modello per eccellenza è la Vergine Maria che ai piedi della Croce non parlava, ma contemplava ed offriva. Chi più di Lei ha fatto fruttificare quell’Avvenimento? Insomma, per rendere fruttuoso il Mistero della Messa bisogna “condividere” e “nascondersi”, piuttosto che “apparire”.



Aggiungiamo qui sotto alcune nostre considerazioni per aiutare i nostri lettori neocatecumenali a capire certe questioni.

1) Sgombriamo il campo dai falsi slogan

Il 7 luglio 2007 papa Benedetto XVI ricordò ufficialmente a tutta la Chiesa che la liturgia tradizionale in latino (detta anche "tridentina", o "forma extraordinaria", o "Messa di sempre") non è mai stata abolita. Cioè ancor oggi è liturgia di tutta la Chiesa: salvo piccole modifiche secondarie è rimasta sostanzialmente invariata per oltre quattordici secoli (dalla fine del VI secolo con papa Gregorio Magno fino al 1962, ultima edizione del Messale approvata da papa Giovanni XXIII e in vigore ancor oggi).

Quello stesso 7 luglio 2007, nella lettera ai vescovi che accompagnava le proprie decisioni, papa Benedetto XVI ha precisato che: «ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso».

2) Il problema delle pagliacciate liturgiche nella Messa nuova

In quella lettera Benedetto XVI spiega ai vescovi il problema:
«...avvenne anzitutto perché in molti luoghi non si celebrava in modo fedele alle prescrizioni del nuovo Messale, ma esso addirittura veniva inteso come un’autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile. Parlo per esperienza, perché ho vissuto anch’io quel periodo con tutte le sue attese e confusioni. E ho visto quanto profondamente siano state ferite, dalle deformazioni arbitrarie della Liturgia, persone che erano totalmente radicate nella fede della Chiesa».
Ricordiamo in particolare che nel Cammino Neocatecumenale non si celebra in modo fedele al Messale ma si deforma arbitrariamente la liturgia ("comunione seduti", girotondino finale, tavolinetto smontabile nella saletta a porte chiuse, fiumi di omelie laicali, addirittura deformazione delle parole del Signore, ecc.), e Benedetto XVI afferma che ciò "ferisce profondamente" le persone radicate nella fede della Chiesa.

3) Chi rifiuta la liturgia tradizionale rifiuta la Chiesa

Infatti Benedetto XVI in quella stessa lettera ha precisato: «Non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra edizione del Missale Romanum».

Infatti sono i kikos (e quelli protestantizzati come loro) a insinuare una contraddizione: e lo fanno soprattutto celebrando carnevalate che offendono Dio perché riducono la liturgia ad un ridicolo spettacolino parolaio con grattugiata di chitarrelle e charangos, banalizzazione del Santissimo Sacramento, girotondino imbecille conclusivo, ecc.

4) "Ma in latino non si capisce niente!"... sicuri?

La Messa è il Sacrificio Eucaristico. Il Sacerdote compie il Sacrificio. I benefici spirituali che si ottengono partecipando alla liturgia dipendono dalle disposizioni del proprio cuore, non dalla quantità di canzonette e di attività tipo "vado a leggere la Seconda Lettura", "faccio un intervento alla preghiera dei fedeli".

Il "capire" è un risultato a lungo termine del partecipare assiduamente alla liturgia, non è la premessa. La Messa non è una "scuoletta biblica" con lezioncine e interrogazioni e interventi da posto per sembrare intelligenti agli occhi del docente. Il latino non è un ostacolo (così come in altri contesti di vita l'inglese non è un ostacolo: fanno tutti la chat su facebook per il week-end del last minute al bed & breakfast pagando on-line con l'home banking...), dopo aver partecipato poche decine di volte ad una Messa in latino avrete già imparato senza sforzo tutte le formule utilizzate.

Nel Cammino, invece, la liturgia è uno spettacolino che bisogna a tutti i costi far sembrare "ben riuscito", infilando un gran cumulo di "segni" (cioè di scenografie, come ad esempio il bancariello del fruttivendolo) e di idolatria (cantidikiko iconedikiko tappetidikiko candelieredikiko coprileggìo di Kiko copribibbia di Kiko...)

5) Perciò consigliamo ai fratelli del Cammino di "assaggiare" la liturgia "tridentina" almeno qualche volta

Scoprirete un abisso di differenza.
Scoprirete la liturgia che ha nutrito la spiritualità di tantissimi santi di quasi tutte le epoche.
Scoprirete l'importanza del silenzio (rispetto alla caciara neocat), scoprirete che l'unione con Dio vale molto più del "darsi da fare", scoprirete che quella Messa è tutta centrata sul Signore, visibilmente e invisibilmente.
Scoprirete che esiste un'alternativa alla Messa della parrocchia (e ancor più alla liturgia neocatecumenale), e che tale alternativa è sprovvista di pagliacciate dei laici, di spettacolarizzazioni parolaie, di canzonette imbecilli.
Scoprirete che la Comunione non è un simboletto di unità fraterna comunitario, ma è il Signore che per tramite di un sacerdote si dona a voi, personalmente, uno per uno, lì inginocchiati in adorazione ad accoglierlo come si accoglie il Re dei Re, senza aver bisogno di vostri gesti da osteria di campagna, senza dover immergere i baffi nelle ridicole insalatiere ottagonali "designed by Kiko" e senza self-service né camerieri eucaristici.

La "Messa tridentina" ha davvero moltissimo da dirvi, è una ricchezza spirituale che aspetta solo di essere scoperta e gustata. Dopo aver partecipato poche volte comincerete a capire cosa significa "culto a Dio" (e cosa intendiamo invece, all'opposto, col termine dispregiativo "spettacolino"), comincerete a capire cosa significa che la Messa è «l'unico culto a Dio gradito», a capire che "partecipazione" riguarda anzitutto la disposizione spirituale del cuore del singolo. Ci deve pur essere qualche buon motivo per cui per tanti secoli - e almeno fino a padre Pio - quella Messa è stata di grandissimo nutrimento spirituale per tutta la Chiesa.
Come facilmente prevedibile, i kikos si limiteranno a leggere solo il titolo di questa pagina per poi sciorinare istintivamente con riflessi pavloviani le tipiche giaculatorie kikiane ("puah, latino, pfui, lefebvriani, bah, pizzi e merletti, buh, non mi serve, mopsuestia mopsuestia vaticanosecondo vaticanosecondo...") come se volessero esorcizzare (in senso metaforico) l'esistenza di un rito estremamente prezioso e che ha nutrito la spiritualità dei cristiani per tantissimi secoli. Ma in realtà stanno solo difendendo il loro idolo, e cioè l'idea secondo cui la liturgia è uno spettacolino che deve risultare adeguatamente "preparato" (da loro), pomposamente eseguito (da loro), proattivamente "partecipato" (da loro e a modo loro; e chi non riesce a fare abbastanza frastuono e agitazione, alla fine ha almeno l'obbligo di proclamare «oh, la nostra liturgia è più vissuta, è più partecipata»).

martedì 13 agosto 2019

PAPA FRANCESCO: IL FORO INTERNO E' UNA COSA SACRA, VIOLARLO E' PECCATO.


"E vorrei aggiungere – fuori testo – una parola sul termine “foro interno”. Questa non è un’espressione a vanvera: è detta sul serio! Foro interno è foro interno e non può uscire all’esterno. E questo lo dico perché MI SONO ACCORTO CHE IN ALCUNI GRUPPI NELLA CHIESA , GLI INCARICATI, I SUPERIORI - DICIAMO COSÌ - MESCOLANO LE DUE COSE E PRENDONO DAL FORO INTERNO PER LE DECISIONI IN QUELLO ALL'ESTERNO, E VICEVERSA. Per favore, QUESTO È UN PECCATO! È "un peccato contro la dignità della persona che si fida del sacerdote, manifesta la propria realtà per chiedere il perdono, e poi la si usa per sistemare le cose di un gruppo o di un movimento, forse – non so, invento –, forse persino di una nuova congregazione, non so. Ma foro interno è foro interno. È una cosa sacra. Questo volevo dirlo, perché SONO PREOCCUPATO DI QUESTO".


Esperienza degli "ex" neocatecumenali:
"soli" come questo lupo, ma liberi

Indipendentemente da quale realtà aveva in mente Papa Francesco quando ha fatto questo discorso "fuori testo", cioè a braccio e non scritto, dobbiamo senz'altro riconoscere che ha espresso una posizione ferma e precisa, che si attaglia senza ombra di dubbio alle pratiche del Cammino Neocatecumenale.

Si tratta, nel caso di specie, di un discorso fatto agli "addetti ai lavori", ma ciò non toglie che si inquadrino precise norme che evidentemente il Papa ritiene vengano violate "per sistemare le cose di un gruppo o di un movimento".

La PREOCCUPAZIONE di Francesco è del tutto legittima, soprattutto quando queste violazioni avvengono non già ad opera di sacerdoti in relazione al sacramento della confessione, ma addirittura da laici senza alcuna formazione che indagano le vite dei "sottoposti", obbligandoli ad una vera e propria confessione pubblica.

Nel Cammino questo avviene ogni volta che i camminanti vengono sottoposti a “scrutinio”, e in particolar modo al passaggio della Redditio, dove addirittura si denunciano peccati privati, a volte molto intimi, davanti a platee eterogenee, spesso invitando ad ascoltare anche familiari ed amici non appartenenti al Movimento. Sì, MOVIMENTO, è l'ora di finirla di chiamarlo "itinerario…" assecondando le voluttà degli iniziatori. Lo chiamino i camminanti e chi improvvidamente ha acconsentito a concedere un trattamento privilegiato particolare a qualcosa che nella pratica in nulla si differenzia da movimenti consimili. Io lo chiamo per quello che penso sia: un movimento come tanti altri nella Chiesa, né più né meno.

L'aggravante inoltre sta nel fatto che queste intrusioni nel "foro interno" avvengono appunto da parte di laici comuni, spesso spiritualmente assai peggiori dello scrutinato. Esperienza personale.
Se quindi violare il "foro interno" da parte di un sacerdote è PECCATO, quanto più lo sarà se questa azione viene compiuta da un laico NON AUTORIZZATO e per giunta in pubblica assemblea?


Neocatecumenali, imparate a difendere il vostro privato

Interessante anche il riferimento al "sistemare le cose di un gruppo o di un movimento". È ben chiara l'intenzione del Papa nell'aver compreso che non solo si commette il peccato di violazione del "foro interno", ma con l'aggravante di utilizzare le informazioni acquisite per intervenire al proprio scopo.

Non vale l'appello alla "libera" adesione del camminante a che si indaghi pubblicamente nel suo privato ad opera di laici privi di sacramentalità e di formazione, perché è indubbio che l'impianto subdolamente coercitivo è iniziato a monte, di modo che la volontà e la libera adesione risultano ormai contaminate da un sistema virale che rende incapaci di pensare e valutare, avendo gradualmente aderito agli'eretici assunti neocatecumenali di "circoncidere la ragione" e "non v'è cammino senza OBBEDIENZA ai catechisti".

Il risveglio magari è lento, ma lo Spirito, quello vero di Gesù Cristo, agisce nella sua Chiesa e le cose nascoste pian piano vengono alla luce…

domenica 11 agosto 2019

"Guadagna punti chi parla male del Cammino"? Ah, ah, ah! Buona questa

P. Enrico Zoffoli (1915-1996)
ha documentato estesamente
e con rigore teologico
i principali errori del Cammino
Qualche tempo fa un lettore occasionale del blog si è lamentato che qui "guadagna punti chi parla male del Cammino".

Si tratta di un'illazione campata in aria che parte dal presupposto buonista e permaloso secondo cui per muovere delle critiche al Cammino occorre prima ipocritamente infiocchettarle di elogi e "distinguo". Sarebbe come dire che il Signore non doveva permettersi di criticare i farisei senza prima riconoscerne tutti i lati positivi, tanto meno doveva permettersi di sgridarli e addirittura insultarli...

I kikos hanno un loro elenco standard di accuse da lanciare contro chi non loda il tripode Kiko-Carmen-Cammino. A costo di sembrare ripetitivi proviamo a chiarirlo più estesamente, cominciando col mettere i puntini sulle "i" e facciamo anzitutto notare che qui non c'è nessuna classifica, né esplicita né implicita, tanto meno un punteggio, tanto meno vantaggi e premi per chi guadagna più punti degli altri. (Dovremmo anche far notare che il Cammino ha talmente tanti difetti e problemi e criticità, tutto facilmente verificabile, che non è necessario invogliare a notarli regalando "punteggi" su un blog).

Vorremmo far notare che qui il dibattito riguarda la realtà del Cammino Neocatecumenale e che, a sostegno di ciò che diciamo, presentiamo testimonianze e documenti. Cioè il dibattito poggia sia sul vissuto dei partecipanti (che hanno "fatto esperienza del Cammino", direttamente e indirettamente), sia su documenti che tutti possono verificare (articoli di giornale, interventi della gerarchia ecclesiale, documenti ufficiali della Chiesa, «decisioni del Santo Padre»...) e in gran parte dei casi non c'è alcuna possibilità di opporsi (per esempio: un articolo di giornale talvolta potrebbe non essere accurato, ma quando il Papa ha preso certe chiare «decisioni» e non se le è mai rimangiate, ed anzi tali «decisioni» diventano addirittura parte dello Statuto del Cammino, le comunità che non si adeguano stanno disubbidendo al Santo Padre e allo stesso Statuto, indipendentemente dal buon cuore e dai complessi "spiegoni" per giustificarsi).

È come per un circolo di scacchi: se un membro qualsiasi del circolo decide di andar contro qualcuna delle regole plurimillenarie del gioco, non ha diritto di lamentarsi di venir criticato e squalificato ed espulso (e anche insultato). Infatti, indipendentemente dalle dinamiche interne del circolo (e dallo spessore umano e morale di ognuno dei singoli membri), esistono dei punti fermi (le regole degli scacchi universalmente note, riconosciute, applicate) validi per tutti. Chiara l'analogia? Anche qui il dibattito parte da punti fermi, che invitiamo a sempre a verificare: le verità di fede, la Tradizione che le ha vissute, il Magistero che le ha chiarite spiegandole alla luce delle Scritture, i santi che con la loro vita hanno mostrato cosa succede a prenderle sul serio...

Sembrano gli scarabocchi di un indemoniato,
invece sono opere "religiose" di Kiko Argüello
sulle quali i kikos sono tenuti a pregare
Per onestà bisogna anche precisare che le testimonianze "sfavorevoli al Cammino" non possono essere bilanciate da quelle "favorevoli". Quando vai dal medico e ti senti dire che i piedi stanno benone e le mani stanno benone, e però hai una doppia broncopolmonite in stato avanzato, cosa fai? Concludi che la tua salute va tutto sommato abbastanza bene? Addirittura dici che il numero di diagnosi favorevoli è molto maggiore di quelle sfavorevoli? Critichi il medico perché una delle diagnosi non si concludeva con "stai benone"? Le testimonianze "sfavorevoli" sono quelle che il Cammino dovrebbe accettare più seriamente, perché indicano che "qualcuno" non va bene, o peggio, indicano che "qualcosa" del Cammino richiede urgentemente una cura prima che altri fratelli soffrano dello stesso male. Quando tuo figlio nella culla piange, non lo fa per sport ma per segnalarti un problema. Puoi forse fingere di non sentire?

Se uno ha sinceramente a cuore il Cammino, prenderà sul serio anzitutto le testimonianze "contro" il Cammino, chiedendosi: queste cose possono succedere (o sono già successe?) nella mia comunità? Il Cammino ha mai fatto qualcosa per correggerle e per rimediare ai danni? Cosa posso fare per impedire che nelle comunità avvengano ingiustizie, problemi, scempi del genere? Cosa ho fatto finora per riparare al male fatto volontariamente e non? Chi e cosa hanno fatto nascere quel genere di problemi per cui il Cammino viene "criticato" e "attaccato"? Chi ignora le critiche, diventa complice dei problemi e dell'ingiustizia. Anche la critica più sgangherata potrebbe contenere qualche indizio importante. Se sei in autostrada e senti uno strano rumore dal motore, pensi che dopotutto il clacson e l'autoradio funzionano bene e quindi dici a te stesso che mediamente la macchina sta bene? Oppure cerchi di capire il problema prima che diventi una cosa seria, e decidere se è il caso di fermarsi per esaminarlo e ripararlo prima di rimanere in panne?

Chi si spaccia per cristiano e poi nasconde la polvere sotto il tappeto è praticamente uguale ai farisei che pagavano puntualissimi la decima della menta, dell'aneto e del cumino, e poi trasgredivano le prescrizioni più gravi della legge. I farisei, pur non volendo ammetterlo, erano convinti che i precetti di uomini fossero più importanti della legge di Dio. Allora, per esempio, ripensate un attimo all'obbligo di andare in convivenza (precetti di uomini) venendo meno ai doveri del proprio stato e a quelli della carità verso la "cognata malata", il parente sul letto di morte, ecc. (cose di cui a distanza di tempo resterà un rimorso per tutta la vita, perché erano riconoscibilmente ingiuste, anche se le imponeva il Cammino).

San Pio da Pietrelcina, ancor prima che
i due spagnoli eretici si installassero in Italia,
definì Kiko e Carmen «I nuovi falsi profeti»
Perciò, cari fratelli kikos criticoni e lamentosi che entrate in questo blog “a gamba tesa” rifiutando ogni osservazione critica e giudicando brutalmente chiunque non lodi il tripode Kiko-Carmen-Cammino, pensateci bene. Se il Cammino viene da Dio, vi conviene porgere orecchio alle critiche per eliminare gli inquinamenti umani. Se il Cammino educa alla fede, vi conviene ascoltare chi vi accusa di eresia e confrontare gli insegnamenti sballati del Cammino con le immutabili verità di fede adeguatamente descritte nel Catechismo che non avete mai studiato e meditato. Se il Cammino porta ad una fede adulta, vi conviene prendere sul serio le critiche (come l'esempio della "cognata malata") perché se uno dice di avere la fede ma non ha le opere, quella fede è morta in se stessa (cfr. Gc 2,14-18).

In conclusione, vi invitiamo a riflettere: se fosse vero anche soltanto un decimo di ciò che si dice in queste pagine, perché il Cammino non deve essere corretto? Perché rifiutate di ascoltare anche le critiche più fondate?
Chiedetevi soprattutto: cosa ho fatto io per correggere gli errori liturgici-dottrinali-disciplinari-familiari-ecc. del Cammino? Cosa posso fare?

Chi è sordo alle critiche, persevera negli errori. Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico (e chi "rifiuta a prescindere" qualsiasi critica, intende diabolicamente perseverare negli errori).

venerdì 9 agosto 2019

"Trasfigurazione" in salsa neocatecumenale.

In tutte le occasioni, opportune e non opportune la compianta Carmen Hernández parlava e straparlava della Trasfigurazione. La considerava "sua festa" per eccellenza. L'epilogo di tutto: del cammino e della sua stessa esistenza. Anche questa meraviglia hanno tentato di corrompere!
Una cosa hanno fatto di sicuro: hanno stravolto anche questo.
Poichè nel cammino, dove sono stata per quasi 30 anni, ho conosciuto per esperienza diretta la "Trasfigurazione in salsa neocatecumenale".

L'altra metà del volto di Kiko
che non a tutti è dato conoscere


Tutta l'inconsistenza della loro predicazione si mostra anche in questo di cui andiamo discorrendo negli ultimi giorni, che non è affatto un aspetto secondario: lo scatenarsi dell'"ira funesta del pelide Achille" quando si sentono portati alla luce, quando vengono passati al vaglio, quando vengono "scrutati" per le loro stesse parole e per i loro comportamenti, quando vengono scoperti con le mani nel sacco (bella questa, gli si addice in modo tutto speciale) o nel vasetto della marmellata, quando vengono giudicati per la loro incontrollabile e insensata smania di costruire un impero immenso, quando gli si mettono sulla faccia tutti i documenti che li riguardano e ai quali MAI si attengono.
Si parla giustamente di "forza della Verità", poiché la Verità si impone da sola e ognuno la vedrà! Non si avvale mai della violenza; per risplendere incontrastata non ne ha alcun bisogno. È la menzogna che, non avendo alcuna forza in se stessa, deve necessariamente trafficare nell'ombra, agire nelle tenebre e, se viene alla luce, resta disintegrata. La menzogna per perdurare e stabilizzarsi ha bisogno di imposizioni e punizioni, di minacce e di anatemi. A conferma della sua intrinseca fragilità e inconsistenza.
La Verità È - la menzogna NON È.

Non voglio filosofare.
Vorrei mettere dei punti chiari e, mi viene da dire: "chi ha orecchi per intendere intenda"… più o meno…

Dunque. Questa casta sacerdotale di "guide cieche", questi "leviti" da tre soldi che sono i carrieristi neocatecumenali tutti ben avvinghiati ai loro ambìti posti; tutti uguali - dalle alte sfere fino ai più bassi livelli di comando nelle varie Regioni, Diocesi, Parrocchie - è composta da soggetti omologati e fatti tutti in serie, clonati. Ne conosci uno, li conosci tutti.
Su questo bisogna riflettere.
Sono lupi travestiti da agnelli, ma nel vero senso della parola!
Apparentemente umili, dimessi, ostentano di essere gli ultimi. Come ripete il canto in voga nel Cammino e che più di ogni altro li rappresenta: "la spazzatura del mondo e il rifiuto di tutti… Come condannati a morte!". Si mostrano amabili e accondiscendenti con gli adepti che dimostrano di aver bene appreso la loro lezione e che di conseguenza sono…
- obbedienti
- sottomessi
- adoranti, pendendo in tutto dalle loro labbra.

Le frasi che più li dilettano, musica per le loro orecchie, quando le ascoltano sono:

  • "Come tu mi hai detto, mi è successo questo e quest'altro"
  • "Ero in crisi, disperato ti ho telefonato, tu mi hai dato una parola e ho visto che si è compiuta, ho visto i miracoli nella mia vita"
  • "Tutto quanto tu mi dica io lo faccio"

tutto si dispiega su questo tono, nei periodici confronti catechista/necatecumeno.
Nessuno osa allontanarsi da questa prassi consolidata.
Pacche sulla spalla, sorrisi compiacenti e quella falsa modestia che gli si dipinge in volto (quei volti tutti uguali anch'essi, ohime'!) e che si accompagna - accoppiata strana! - agli sguardi e atteggiamenti di chi - con suo grande godimento al quale per nulla al mondo vuol rinunciare perbacco - si vede oggetto di una assurda ma prelibata idolatria da parte dei suoi simili, del tutto immeritata.
Così ricompensa Kiko i suoi e li tiene legati a se', il furbacchione, in modo indissolubile. Gente per la gran parte inconsistente nella vita e di nessuno spessore, giunti a questi vertici senza una gran fatica o particolare impegno personale. Quando mai rinuncerebbero a tanta vana/gloria guadagnata così a buon mercato? E perché mai, poi?
Quando descrivo questi precisi modi di fare è evidente che ho proprio lui, il sommo, davanti ai miei occhi!

Kiko e il suo sguardo ipnotico
...non fissatelo troppo!

Ma Kiko fa parte volentieri ai suoi fedeli, generali e colonnelli, di questi succulenti piaceri della carne (che si contrappongono allo Spirito), di queste basse soddisfazioni di cui si sazia l'uomo vecchio mai rinato in Cristo; tutte radicate nel potere, nell'orgoglio, nell'"io luciferino", una vera e propria "sindrome luciferina" purtroppo incurabile e di cui si sono ammalati tutti. Insomma: superbia - avarizia - lussuria, quest'ultima in senso stretto (purtroppo gli esempi anche nelle alte sfere del cammino si moltiplicano con gli anni, sic! Una volta tenute nascoste con più successo, oggi un po' meno!) in senso lato… mangiare, bere, passarsela bene… "siamo figli di re!!!!!"… i migliori alberghi, le suite per i catechisti nei viaggi topici - e GRATUITI PER LORO - del cammino. E poi avere buone sistemazioni nelle zone in cui sono i capo-itineranti e in cui si stabilizzano per lunghi anni, alla faccia della precarietà e della evangelica povertà che millantano falsamente e a chiacchiere (pochi esempi ho visto di modestia, la gran parte hanno vissuto sempre da gran signori e PRETENDENDOLO pure con arroganza), le migliori scuole per i figli, a pagamento, le migliori vacanze perché devono riposare dopo un anno di evangelizzazione! Le migliori macchine…e tutto così, ma proprio tutto…sempre con tanto contante in tasca (ricordo, en passant, l'episodio di Kiko che alla messa mattutina se incontra un mendicante non dà mai meno di 50€…e getta questo in faccia ai "poveri" camminanti che fanno ogni mese i conti con la decima e le collette…)
Scusate, vado per pennellate.

Tutto fila liscio. Ma se appare il guastafeste. L'impiccione che non sa farsi i fatti suoi, che vuol capire e vuol pensare e a cui i conti proprio non tornano, ecco che avviene la "trasfigurazione" (virgolette d'obbligo).
L'unica "Trasfigurazione" che nel cammino ho conosciuto.

Il compiaciuto e compiacente catechistone si trasforma in un istante, in un batter d'occhio, senza neanche bisogno che suoni l'ultima tromba.
Il suo volto diventa duro, il suo fare violento, l'occhio sanguigno e partono le minacce, le accuse, le maledizioni condite da CALUNNIE altamente diffamatorie che come un torrente irromperanno nelle comunità e nel mondo circostante, con grande pena per il povero malcapitato che ha osato opporsi al perverso sistema di cui, per sua somma disgrazia e sventura, ha fatto parte per lunghi anni della sua esistenza.

Tutto quello a cui, e torno all'inizio, stiamo assistendo attoniti, ma non più di tanto ormai, in questi giorni.
La furia neocatecumenale tirata da un'orda di demoni indomiti si va dispiegando tra fuoco e fiamme con accenti irripetibili degni dell'inferno dantesco. Linguaggio scurrile, volgarità senza numero. Davvero come assatanati investiti da un fiume di acqua santa.

Voglio dire che ogni albero dà il suo frutto; giusto?
E questi sono i frutti maturi del cammino neocatecumenale che oramai ha compiuto 50 anni.

Voglio sottolineare, per sgombrare il campo, che non sono mine vaganti, né poveri fanatici, disorientati al veder sbriciolarsi sotto i loro occhi ciò che tanto a lungo hanno adorato come un IDOLO maledetto e fatale per loro.
No. Sono soltanto dei veri Neocatecumeni. Tale padre, tale figlio! Forse non si dice così? Cosa c'è ancora da spiegare?

E non voglio più soffermarmi sul signor Hyde trasformato ormai nel dottor Jekyll; ma non più solo nel buio del suo laboratorio di esperimenti mostruosi.
È così raccapricciante che preferisco, avendolo oramai riconosciuto nella sua totale mutazione, distogliere lo sguardo.



Richiamo solo alla mente quando ho visto il grande maestro dare il massimo esempio, con la sua memorabile e impareggiabile e personale "trasfigurazione"..

"Venite, parliamo, vi voglio bene, ho una soluzione carina. Voi obbedite e tutto si mette apposto!"
Ma oramai gli occhi si erano aperti, vedevano quello che mai avrebbero creduto possibile vedere.
La comprensione si era aperta in un istante infinito, nessuno poteva più neutralizzarla.

"Perché devo obbedire a te se non sono convinto? Non si addice il discernimento al cristiano adulto? Non mi hai dato la veste bianca? Quello che non capisco, che non vedo buono io non lo accetto, non posso e non devo accettarlo!"

"Basta! Taci! Tu devi obbedire a me! Io ti denuncio alla Santa Sede!"
Con una furia indescrivibile.
"Magari!" Fu la stringata risposta.

Ad oggi attendo ancora una denuncia a lungo e invano sperata.
In realtà ormai è già molto tempo che non ci spero più!


Gli Iniziatori, disobbedienti e ipocriti, sorridono al Papa
mentre Carmen lo mette in gurdia dal "numero uno"
(Roma, 8 gennaio 2012)

mercoledì 7 agosto 2019

Linee guida contro gli abusi ai minori. Quando potremo leggere quelle del Cammino Neocatecumenale?

È ormai da più di un anno  che il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita ha chiesto ai Movimenti ed alle Associazioni laicali, su precisa indicazione di Papa Francesco, di dotarsi di un Protocollo, di specifiche Linee Guida per definire moduli di intervento e di protezione, al proprio interno, per i casi di abuso sessuale di minori e di adulti vulnerabili (che cioè abbiano delle difficoltà a difendersi autonomamente da eventuali violenze).

È passato un anno, dicevamo, da quando è stata fatta questa richiesta, e sono vari i movimenti laicali che non hanno presentato questo protocollo, o l'hanno fatto in modo incompleto.

La cosa non ci stupisce assolutamente, visto che, per esempio, il Movimento che seguiamo con particolare interesse da anni, il Cammino Neocatecumenale, si è sempre distinto per il completo disinteresse per la problematica della difesa dei minori dagli abusi ed anzi, si è segnalato per l'attiva tutela dei propri membri accusati, sospettati o anche colti in flagrante abuso nei confronti di chi, per età o per particolari condizioni fisiche e psicologiche, si è trovato ad esserne vittima.

Sappiamo anzi per certo che le indicazioni del Kiko Argüello e dei catechisti a catena sono sempre state quelle di perdonare l'offensore (quando non quella di chiedergli perdono), e, al termine di supersegrete inchieste interne,  i responsabili in capo alla struttura hanno sempre dato indicazione di non denunciare il fatto alla pubblica autorità.

Per questo motivo attendiamo con ansia di sapere quando vedrà la luce il Protocollo contro gli abusi all'interno del Cammino Neocatecumenale e in cosa consisterà.

Riportiamo quindi in primo luogo un articolo sulla recente riunione dei rappresentanti delegati dai vari movimenti presso il Dicastero, consigliando a tutti di leggerlo con attenzione, in particolare ai nostri fratelli e amici neocatecumenali che certamente non sono stati portati a conoscenza di questo obbligo finora disatteso dal Cammino cui appartengono.

Di seguito poi compileremo con i dati del Cammino Neocatecumenale il modello di Linee Guida fornite dal Dicastero Pontificio ai Movimenti, nel quale si chiariscono tutti gli impegni ad attività di controllo, di difesa dei piccoli, di denuncia alle autorità civili ed ecclesiastiche dei propri membri che abbiano perpetrato violenze e abusi.


CITTÀ DEL VATICANO - Milioni di cattolici vivono la loro fede attraverso la loro partecipazione a  movimenti laicali e gruppi cattolici, ma alcuni hanno perso la loro fede quando sono stati abusati sessualmente in questi gruppi e si sono accorti di non avere nessuno a cui rivolgersi.

Mentre di recente l'attenzione del Vaticano si è concentrata sugli abusi sessuali del clero e sulla responsabilità dei vescovi diocesani, ora esso intende  fare in modo che la protezione dei minori sia una priorità anche per i nuovi movimenti e le associazioni laicali.

Il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita ha riunito circa un centinaio di rappresentanti di associazioni e movimenti cattolici per un incontro, il giorno 13 giugno, sulla prevenzione degli abusi e sulle procedure per la segnalazione e la gestione delle denunce.

Il cardinale Kevin J. Farrell, prefetto del Dicastero del Vaticano, ha detto ai rappresentanti convenuti che, entro la fine di dicembre, ogni movimento e associazione nella chiesa deve dotarsi di linee guida e protocolli formali per denunciare e prevenire casi di abuso.

I movimenti e le associazioni cattoliche per i laici, a cui è stato dato un riconoscimento ufficiale attraverso il dicastero del cardinale, nel maggio 2018 furono informati della necessità di  stendere una bozza di linee guida contro l'abuso. Troppi gruppi però o non hanno risposto o hanno presentato protocolli inadeguati, ha affermato.

Il cardinal Farrell ha detto che alcuni cattolici in alcune parti del mondo pensano che tenere un altro incontro sulla crisi degli abusi  dimostri che lo scandalo è diventato "una fissazione", "un'ossessione malsana" e "un'esagerazione".

"In verità, la logica della nostra iniziativa è esattamente all'opposto", ha detto. "È l'abuso sessuale, di potere e di coscienza che è un male, un'ossessione malsana e una vera manipolazione che soffoca e frustra anche i migliori piani pastorali, oscurando il bene che la Chiesa realizza".

Lo sviluppo di protocolli è solo una parte del processo di "epurazione" della cultura dell'abuso dall'interno della Chiesa, ha affermato. La Chiesa ha anche bisogno di un "cambio di mentalità" per sradicare il senso di "tabù" che spesso ha portato i sopravvissuti agli abusi a tacere e ha costretto molti laici e laiche a guardare dall'altra parte.

Linda Ghisoni, sottosegretario dei laici del dicastero, ha letto le testimonianze di tre membri anonimi dei movimenti laici che sono stati abusati e ulteriormente danneggiati dal senso di omertà del loro gruppo, un termine che si riferisce al codice di silenzio della mafia.

Tre donne che, appartenenti a diverse associazioni cattoliche di fedeli, proprio lì dove credevano di trovare e vivere la salvezza, sono state vittime di abusi di potere, di coscienza, sessuali. «In queste esperienze di abuso — spiega una di loro — posso dire che è stato seminato nella mia anima e nella mia persona intera qualcosa che è dell’ordine della morte»

Una reduce ha scritto che, sebbene le fosse difficile parlare dell'abuso mentre faceva ancora parte dell'associazione, capiva che il suo "silenzio aggravava la colpa e ostacolava la verità, rendendomi complice del male e del peccato".

Un'altra reduce, che è stata abusata da due preti - uno dei quali avrebbe dovuto aiutarla a riprendersi dal suo primo abuso - ha detto che sentiva di non avere più "accesso a Dio".

Ha anche detto che lei e altri che hanno denunciato gli abusi sono presi di mira da persone che li criticano, tra cui "alcuni vescovi che continuano a ripetere che uno di quei preti è così buono".
Presenti all'incontro, due super catechisti neocat,
defilati ed annoiati, a quanto pare. Sembrano dire:
"Abusi? La cosa non ci riguarda..."

"È un nuovo tradimento che proviene dall'interno della Chiesa", riporta la dichiarazione di una  reduce da abuso. "Queste persone sono, ai miei occhi, lupi ululanti che penetrano nel buio per spaventare ulteriormente e disperdere il gregge mentre dovrebbero essere loro, i pastori della chiesa, che dovrebbero prendersi cura dei più piccoli e proteggerli".

"Ascoltare queste testimonianze di  abuso" ha detto la Ghisoni "non è un modo di indulgere a qualche morbosa curiosità, né un esercizio di pietà, ma coinvolge la nostra onestà e ci porta all'incontro con la carne di Cristo che viene attinta da ferite che, come ha ripetutamente sostenuto Papa Francesco, non scompaiono mai ".

A causa della loro grande influenza sull'identità, la formazione, la crescita e la libertà dei membri, ha detto Linda Ghisoni, i movimenti laici e le associazioni devono avere norme e regolamenti chiari per prevenire gli abusi e consentire ai membri di denunciare senza paura di ritorsioni o esclusioni.

Linda Ghisoni ha messo in guardia proprio i gruppi che vantano una rigorosa ortodossia ed hanno spesso uno stile di gestione autoritario e restrittivo, che esclude i semplici membri dal processo decisionale, diffondendo così "messaggi subliminali che escludono coloro che hanno un atteggiamento critico".

Altri gruppi che non hanno regole ben definite o regole lassiste corrono ugualmente il rischio di creare un ambiente in cui possano prosperare gli abusi sessuali, ha aggiunto.

"Lo vediamo tutti i giorni: le istituzioni e le entità ecclesiastiche che si credeva fossero vicine alla dottrina della chiesa e sventolavano la bandiera dell'ortodossia, oggi sono sotto inchiesta per abuso", ha detto. "L'altro estremo è rappresentato da istituzioni disorganizzate in cui c'è troppa fluidità, non c'è una regolamentazione precisa e, soprattutto, non ci sono chiari punti di riferimento".

Philip Milligan, capo dell'ufficio legale del Dicastero, ha detto che ogni associazione laicale deve creare dei "percorsi chiari per denunciare gli abusi".

I movimenti e le associazioni di laici, ha detto, hanno sei mesi per "assicurarvi che a ogni livello del vostro apostolato e della vita comunitaria, questi percorsi di segnalazione siano chiari, conosciuti e presidiati da personale competente".

I movimenti e le associazioni di laici sono obbligati a rispettare la legge statale, civile e ecclesiastica sulla segnalazione di casi di abuso a funzionari di polizia e alle autorità ecclesiastiche, ha detto.

Milligan ha anche insistito affinché i gruppi capissero il concetto di "adulto vulnerabile" quando c'è una situazione di abuso.

In effetti "l'attività sessuale consensuale tra gli adulti può, a causa dello stato d'animo o della situazione di una delle persone, essere in realtà una situazione di abuso sessuale", ha detto Milligan. Tale abuso, commesso da un prete o da un laico, è punibile secondo il diritto canonico.

"Mentre la Chiesa ha molto, molto altro da fare in questo campo", ha aggiunto," I movimenti laici possono giocare un ruolo fondamentale nel mostrare come rispondere pastoralmente ai reduci da abusi".

I movimenti della Chiesa, ha detto Milligan, "fanno parte del modo in cui la Chiesa, nel suo complesso, cerca di rispettare e prendersi cura autenticamente del popolo di Dio e, così facendo, dà una testimonianza evangelica che rifiuta il peccato e abbraccia la santità".



Modello Linee GUIDA 
(da noi compilato con i dati riferiti al Cammino Neocatecumenale


1. Dichiarazione introduttiva che colloca le linee guida in un contesto di fede.

2. Dichiarazione di adesione all’articolo 3 e all’articolo 19 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia.

3. Dichiarazione di impegno da parte del Cammino Neocatecumenale

Il CNC si impegna a:
curare e allevare, esercitando rispettosamente il proprio ruolo, tutti i bambini, i giovani e gli adulti;
salvaguardare tutti i bambini, i giovani e gli adulti quando sono vulnerabili;
realizzarne comunità sicure e accoglienti che offrano un ambiente amorevole dove sussista una vigilanza informata dei pericoli dell’abuso.

Per questo:
selezionerà attentamente e formerà tutti coloro che abbiano responsabilità all’interno del CNC
risponderà a ogni denuncia d’abuso contro personale del CNC
cercherà di offrire un appropriato supporto di cura pastorale a coloro che abbiano sofferto abusi

4. Oltre alla cura pastorale e supporto, il CNC si occuperà della denuncia alle autorità appropriate, nei confronti di ogni membro della comunità che si sappia aver commesso un’offesa contro un bambino, un giovane o un adulto vulnerabile;


5. Reclutamento sicuro

Le linee guida includono e fanno riferimento a procedure da seguire nel reclutamento di catechisti del CNC.
Papa San Giovanni Paolo II ha detto che “non c’è posto nel sacerdozio o nella vita religiosa per coloro che feriscano i giovani.”
Il CNC  fa propria tale responsabilità e si occupa di verifiche dell’identità e dell’esame delle credenziali dei propri catechisti, con piena condivisione delle informazioni quando un catechista ricerchi il trasferimento da una Diocesi all’altra, da una Nazione all'altra, temporaneamente o permanentemente.

6. Formazione

Il CNC si impegna a fornire ai futuri catechisti una formazione umana e spirituale che sia sana.
Essi saranno resi consapevoli delle loro responsabilità a tal riguardo sia nel Diritto canonico che civile.
Il CNC si impegna a fornire formazione, includendo quella sull’abuso sessuale, a tutti i dipendenti e volontari che lavorino con minori e adulti a rischio in nome del CNC.

7. Rispondere alle denunce d’abuso

Le linee guida includono politiche e procedure per rispondere alle lamentele e alle rivelazioni di abusi all’interno del CNC.
Esse sono basate sull’impegno di stabilire la verità e lavorare tendendo alla risoluzione della situazione in favore delle vittime
Si precisa con molta chiarezza che il CNC si atterrà alle disposizioni normative di legge
Ciò include l’obbligo di denuncia.
Saranno necessarie altresì procedure per tutto il personale laico e i volontari che abbiano accesso a minori e adulti vulnerabili nel corso del loro lavoro per il CNC.
 Si dichiara esplicitamente che eventuali atteggiamenti criminosi verranno deferiti alla polizia o all’autorità preposta.
Si predispongono procedure per investigare anche lamentele non riportate alla polizia – per esempio laddove l’accusato sia deceduto, ed anche se la polizia abbia investigato ma non abbia intenzione di incriminare.
Le procedure investigative saranno solide, decise e trasparenti.
L’esperienza suggerisce che dovrebbero essere coinvolti dei laici di esperienza e abilità appropriate per assicurare l’indipendenza di giudizio.
Il minor ritardo possibile dovrebbe essere frapposto quando una persona desideri incontrare un rappresentante del CNC, e questi incontri dovrebbero essere tenuti in un ambiente che il denunciante consideri accettabile.
La persona che riporti la violenza dovrebbe essere incoraggiata ad avere un accompagnatore di sua scelta nel momento in cui presenti la denuncia.
Una figura di supporto sarà disponibile per coloro che riportino l’abuso, se desiderano averla.
La priorità di questa persona di supporto è il benessere del denunciante e, laddove necessario, della sua famiglia.
Le denunce verranno ascoltate con spirito di accoglienza e fiducia.
Nessuna riserva mentale verrà usata in alcuna interazione con chi riporta l’abuso, sia essa vittima, sopravvissuto o un loro rappresentante.
Ogni promessa di azione o di un futuro contatto fatta a un denunciante avrà un seguito concreto.
Le procedure includeranno misure precauzionali, come il temporaneo ritiro dal proprio incarico dell'offensore.
Gli esiti di ogni denuncia verranno condivisi con i denuncianti, i fedeli e il pubblico.
Il CNC non cercherà di coprire le denunce né di comprare il silenzio di una vittima/sopravvissuto, e che non farà accordi che vincolino le parti alla confidenzialità, a meno che la vittima/sopravvissuto richieda tale riservatezze, e che tale richiesta sia specificata nel testo dell’accordo.

8. Dichiarazione di impegno da parte dei leader del CNC

Ogni serie di linee guida può essere efficace solo quanto lo è l’impegno della leadership che le supporta.
Affinché i membri del CNC e il pubblico in generale possano accettare e credere che il CNC è sincero nel voler creare e mantenere ambienti sicuri per i minori e gli adulti vulnerabili, ogni catechista, supercatechista ma soprattutto il fondatore del CNC afferma il proprio impegno per questo obiettivo.
Senza questa affermazione, le linee guida resteranno solo parole su un pezzo di carta, che, da solo, non renderà i minori e gli adulti vulnerabili sicuri.