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sabato 15 luglio 2023

Fatti concreti neocatecumenali

Qui la  versione inglese dell'articolo nel blog "Neocatecumenal Way in the USA"

Nel 2019 i giornali spagnoli titolavano: 

Scandalo a Yecla: Antonio, prete dei 'kikos', ha avuto rapporti sessuali con un minorenne
Il vescovo lo ha denunciato dopo aver saputo che aveva commesso presunti abusi sessuali su un minore. 


"Affettuoso, amichevole, divertente nelle Messe e con sufficiente empatia per raggiungere il più giovane del gregge": così alcuni membri dei 'kikos' definivano Antonio Lax Zapata: il sacerdote, parroco della chiesa di San Juan Bautista e  cappellano dell'ospedale Virgen del Castillo, legato al Cammino Neocatecumenale e condannato per aver commesso abusi sessuali su un minore
Nella cittadina di Yecla infatti c'è una numerosa comunità di 'kikos', ed anche nella amministrazione comunale ci sono diversi consiglieri aderenti al movimento neocatecumenale. "La notizia ci ha sorpreso molto", ammetteva una popolare sindaca che si faceva chiamare 'kika'. "Nessuno sospettava niente."
E quando mai i neocatecumenali non si sorprendono?

Il Lax, nato in Spagna, a Monteagudo (Murcia), era entrato in Cammino con tutta la famiglia e aveva attraversato l'oceano, inviato dalle estrazioni a sorte neocatecumenali, per frequentare il seminario neocatecumenale Redemptoris Mater di Medellín in Colombia -da cui proviene anche un altro presbitero abusatore- ed era stato ordinato sacerdote.

Dopo 15 anni in Colombia, dieci dei quali di Seminario, ritornato in Spagna nel 2006, faceva il presbitero presso due parrocchie considerate dei riferimenti per la comunità 'kika' e "partecipava attivamente ai ritiri spirituali, ai viaggi e ai raduni dei membri del Cammino Neocatecumenale."

Il suo profilo personale su LinkedIn era corredato da una foto con in braccio un bambino nudo che sta per avvicinare al fonte battesimale: e anche questo particolare non deve aver colpito favorevolmente gli inquirenti.

Di fatto, il Lax aveva stretto amicizia con un ragazzo minorenne e, in breve tempo, l'amicizia si è trasformato in abuso sessuale. Così, al termine del processo, nel 2022 viene condannato a sette anni e nove mesi di reclusione per pedofilia.

Ma a febbraio 2023 nuovamente i giornali spagnoli parlano del presbitero kiko: il tribunale provinciale di Murcia infatti a febbraio 2023 lo ha condannato a ulteriori nove anni e due mesi di carcere  per aver abusato sessualmente di altri due minori sempre in qualità di presbitero a Yecla,  diocesi di Cartagena.

Un altro presbitero benedetto da Kiko nella convivenza di giugno 2023

La sentenza, pubblicata il 9 marzo 2023, lo considera autore di due reati di abuso sessuale: uno nei confronti di un minore di 13 anni e un altro nei confronti di un ragazzo di 16 anni. In entrambi i casi, il presbitero ha approfittato del suo status sacerdotale. Oltre alla pena detentiva, Lax deve risarcire le due vittime con 8.200 euro.

L'imputato aveva fatto amicizia nel 2013 con le famiglie dei minori, che ha portato in macchina a pescare o al mare, li ha invitati a un gelato e ha dato loro dei baci. Secondo la sentenza, il sacerdote ha avuto anche conversazioni di contenuto sessuale con i minori, in cui ha chiesto loro informazioni sulle dimensioni del loro pene o sulla frequenza con cui si masturbavano (forse li preparava per le domande di rito degli scrutini del secondo passaggio?).

La sentenza, che non è definitiva e ammette un ricorso dinanzi alla Corte Superiore di Giustizia della Regione di Murcia, si basa sulla testimonianza delle vittime, ritenuta attendibile e credibile, e sul riconoscimento di parte degli atti da parte del accusato.
Se la condanna  diverrà definitiva, i nove anni di reclusione si assommeranno ai sette anni e nove mesi già comminati per l'altro caso di abuso sessuale. Tuttavia, il presbitero non è ancora entrato in prigione.

 


Un comunicato della Diocesi di Cartagena esprime solidarietà alle vittime del presbitero, depreca che cattivi esempi di questo genere offuschino l'opera  del clero diocesano, ribadisce che il proprio impegno è  volto a sradicare ogni comportamento contrario alla dignità della persona, soprattutto se fragile e minore; informa infine che il presbitero  attualmente  è  sospeso e sottoposto a processo canonico, ancora in corso.

Nota Bene: la Merkabà neocatecumenale aveva destinato il Lax Zapata provvidenzialmente al seminario RM neocatecumenale di Medellín in Colombia: se fosse rimasto là, pur macchiandosi di pedofilia, avrebbe avuto miglior destino.

Infatti un suo collega neocatecumenale, il presbitero neocatecumenale Harold Casellas Triviño, ordinato negli stessi anni del Lax Zapata, con una condanna sulle spalle per pederastia a carico di una bambina di 11 anni già dal 2015, prima è stato sollevato dalla parrocchia e incaricato della formazione presso il Seminario RM di Medellín, poi, con un escamotage giuridico, inviato in una casa di recupero per sacerdoti a Copacabana; attualmente  risulta latitante e a suo carico sono stati spiccati anche recentemente diversi mandati di cattura. La ferrovia sotterranea per predatori sessuali è ancora perfettamente funzionante.


(Notizia tratta da Cruxsancta)

venerdì 28 aprile 2023

Mi disse il catechista neocatecumenale: “Devi obbedire e basta! Perché, che tu lo voglia o no, noi siamo Dio!”

Dal libro "Verità sul Cammino neocatecumenale": raccolta di documenti e testimonianze a cura di padre Enrico Zoffoli, vi proponiamo una testimonianza firmata  stilata da un fedele cattolico sulla propria esperienza di Cammino neocatecumenale, traumatica soprattutto per il comportamento dei cosiddetti "angeli", se non "Dio stesso", i catechisti neocatecumenali.
 
Questa testimonianza fa parte di una serie di contributi che intendiamo proporvi tratti dalle testimonianze e dai documenti che  il teologo passionista padre Zoffoli raccolse da tutta Italia ormai trent'anni fa.
Nel frattempo ne è passata di acqua sotto i ponti: sono  stati approvati lo Statuto del Cammino e il Direttorio delle sue catechesi. Ma il Cammino neocatecumenale è rimasto esattamente ciò che era, e lo dimostra la grande attualità delle trascrizioni, delle descrizioni, delle impressioni, delle denunce e delle lacrime di tanti fedeli e sacerdoti coinvolti in esso a vario titolo fin dal suo primo apparire nelle parrocchie italiane .
Prima di leggere la lettera, vogliamo evidenziare una citazione di padre Rotondi in quarta di copertina:
 
"Si può dire in breve che nel pensiero di Kiko e Carmen errori teologici antichi e nuovi confluiscono in un vulcano tale di contraddizioni, che non è possibile non solo dedurne una logica di verità , ma neppure un sistema coerente di errori.
Nessuna originalità, ma ripetizioni critiche di aberrazioni teologiche antiche e nuove senza alcun riferimento a quanto la Scrittura e il Magistero della Chiesa hanno da sempre professato o rigettato".
Versione in spagnolo dell'articolo sul blog Cruxsancta
Versione in inglese dell'articolo sul blog American Way in USA

PICCOLA AUTOBIOGRAFIA


Città (...), 11.12.91 Rev.mo Don Enrico Zoffoli, Piazza S. Giovanni in Laterano

Dopo diciotto anni di matrimonio con un uomo stupendo nel rapporto con il quale ho avuto un assaggio dell'amore infinito di Dio, il 20 novembre del 1985 il Signore volle mio marito accanto a Sé.

Nei tre brevissimi mesi della malattia non ebbi il tempo di prepararmi ad un distacco così repentino e restai quasi inebetita di fronte alla mia nuova realtà sebbene aiutata dalla Fede che il Signore ha voluto donarmi e dalla presenza di due meravigliosi figli che allora avevano 12 e 17 anni, io ne avevo 40.


La condizione delle vedove nel Cammino neocatecumenale

Ai primi del mese di febbraio 1986 iniziò la catechesi dei neocatecumenali nella nostra parrocchia, quella della B.V. del Carmelo a [...], ed io con i miei figli iniziai a partecipare alla riunione regolarmente due volte alla settimana. Alla sera si faceva abbastanza tardi, ma io ero molto attratta dall'approccio alla Parola di Dio che, a onor del vero, era la prima volta che mi veniva spiegata in maniera così viva e dai canti eseguiti con molta fede e spirito di unità.

Alla fine di questo primo corso della durata di circa un mese seguì una prima “convivenza” presso il monastero di [...]. Vi partecipai con entrambi i miei figli. Ci furono alcune cerimonie molto belle, ma quello che mi colpì fu il fatto che alla fine del terzo giorno quando si doveva pagare il conto alle suore ci fu la circolazione tra di noi, tutti raccolti in preghiera, di un sacco della spazzatura nel quale ognuno depose “quello che poteva, generosamente, pensando anche ai fratelli che non potevano pagare”.

Nel primo giro non fu raccolta la somma necessaria. Fu fatto un altro giro e la nostra catechista con parole molto sentite fece capire che c’era stato qualcosa di grandioso...: la somma non solo era stata raggiunta ma superata! La cosa aveva un sapore magico, rimasi tanto impressionata di come in mezzo a noi la gente avesse potuto essere così generosa! Poi tornerò su questo episodio.

Superato quindi il primo passaggio, si formò la nostra comunità detta "seconda Comunità”, poiché una prima esisteva già di 3 o 4 anni. La nostra comunità fu organizzata con quattro responsabili di cui uno ero io (sono una insegnante), una mia collega, due studenti universitari. Ci riunivamo regolarmente durante la settimana: una volta per preparare le letture relative alla “parola” che ci era stata assegnata, una volta per la celebrazione della liturgia della parola alla quale presenziava anche il nostro parroco, una volta per la celebrazione Eucaristica il sabato notte.

Tutto questo era molto coinvolgente, ma estremamente stancante perché si terminava in orari vicini e oltre la mezzanotte. Dopo ho capito che anche questo serviva a stancare le persone e renderle abbastanza prive di volontà. 

Io in qualità di responsabile ho partecipato ad alcune convivenze per soli responsabili, sia presso l'hotel “Ergife” di Roma sia ad Arcinazzo. La partecipazione a queste convivenze era per me assai gravosa poiché dovevo lasciare da soli i miei due ragazzi (portarmeli, come sostenevano loro, sarebbe stato per me un po’ gravoso finanziariamente) e in più due anziani suoceri di cui ero l’unica nuora.

Nel frattempo il nostro parroco si ammalò di cuore e dovette lasciare la parrocchia ad un altro sacerdote, persona buona e onesta, ma non risoluta come il nostro che riusciva a tenere testa a un certo Giovanni che era il capo dell'équipe venuta da Roma per catechizzarci.

Questo signore però era il catechista della prima comunità quindi non avrebbe dovuto aver niente a che fare con noi della seconda. lo sono di indole un po’ribelle e non accetto facilmente imposizioni per cui non volli mai imparare la fraseologia sempre uguale che tutti ripetevano durante le celebrazioni; mi esprimevo sempre secondo la mia preparazione, confidando sempre nella Misericordia di Dio e guardandolo solo e sempre con Amore. 
Rimasi perciò molto scossa quando la moglie di Giovanni, una donna fredda e acida che non ho mai visto sorridere, durante un’omelia da lei tenuta ribadì più volte che “...chi non odia suo fratello, e badate bene che la parola odio detta in lingua greca è proprio odio, odio... ecc. ecc. non è degno di Me”. Risposi a questo intervento riproponendo il Vangelo di S. Giovanni e la prima lettera, ma non feci altro che attirarmi la sua antipatia. 
 

 
Una volta dopo una convivenza di un giorno, durante quello che si chiamava il giro delle esperienze, mi sentii accusare da una ragazzina di essere stata poco ospitale, poiché, avendo io messo a disposizione della comunità la mia casa per l’agape della notte di Pasqua, avrei dovuto consentire non so che cosa, come canti e suoni di gente sbronza.

E mai che qualcuno dei miei confratelli si fosse preoccupato che io ero una donna vedova con regole e abitudini di una educazione per così dire all'antica! Ma le cose si complicano alla fine dell'anno del mio Cammino neocatecumenale.

Infatti la prassi prevede che dopo due anni ci sia un effettivo “passaggio” a non so che cosa. Era la fine di gennaio, mio suocero affetto da un male alla gola, aveva 82 anni, doveva essere assistito poiché dopo qualche giorno lo avrebbero operato e chi si doveva occupare di questo ero io. Fra anche la fine del quadrimestre ed ero impegnata con la scuola, e proprio in quei giorni bisognava andare a [...] per la convivenza del suddetto passaggio, Dato che [...] dista da [...] pochi chilometri, feci presente ai miei catechisti la mia situazione, proponendo loro che io avrei partecipato alla convivenza rimanendo a [...] durante il giorno, ma che la sera io sentivo il dovere morale e civile di essere a casa. Mi fu detto che dovevo esporlo a Giovanni.

Ebbi occasione di incontrarlo il 17 gennaio giorno di S. Antonio festeggiato qui da noi. Mi ascoltò con aria di sufficienza e mi disse che se non dormivo anche a [...] il Signore per me non sarebbe passato e che comunque potevo fare la “pendolare” se volevo, lasciandomi intendere che il passaggio lo avrei fatto lo stesso. Insieme ad altre 3 persone andai e tornai da [...] il venerdì, il sabato e la domenica.

Proprio la domenica c'era la cerimonia del “passaggio”. Portai i fiori per la mensa, ma siccome erano di mandorlo furono gettati via, portai un flacone di profumo “Opium” che fu in parte usato per profumare l’olio e molti dolci per l'agape che doveva seguire la cerimonia. Mi era stato detto di essere su a [...] per le 15. Quando arrivammo tutto era quasi pronto nella grande sala del refettorio delle Clarisse, una cinquantina di persone sedute in cerchio attorno all’ambone e ai fiori sul tappeto.

Kairos, un dio da afferrare per il ciuffo
Ci sedemmo anche noi. Giovanni irruppe nella sala e con gesto perentorio: “Tu, tu, e tu venite con me”, disse. Con molto imbarazzo ci alzammo e lo seguimmo in una piccola stanza dove si trovava anche il sacerdote che sostituiva il nostro parroco e un certo Don [...], un prete piccolo e assolutamente insignificante in balia di Giovanni. Ci fu detto in modo villano che non potevamo fare il passaggio perché non avevamo dormito a [...] e che quindi il Signore (sia sempre ringraziato) per noi non era passato. lo mi opposi dicendo che Dio non passa a [...] o in altri luoghi, ma nella vita delle persone e mi appellai anche alla sua comprensione attraverso la mediazione di S. Giovanni Bosco di cui ricorreva quel giorno la festa. Mi rispose con grande disprezzo “... e chi è questo S. Giovanni Bosco?!".

Umiliate e maltrattate lasciammo quell’assemblea per andare a [...] dal nostro parroco malato che ci confortò moltissimo riportandoci alla razionalità. Dopo una settimana passata in modo piuttosto traumatico, ci ritrovammo, io e le altre due signore mie amiche, di nuovo insieme ai fratelli di comunità che avevano fatto il famoso passaggio per celebrare l’Eucarestia del sabato notte. Un fratello, una persona che io conosco bene, prese la parola per “l'ammonizione ambientale” che precede la funzione. Con toni deliranti parlò di una presenza in seno alla comunità, quella del demonio, ripeté più volte il concetto con un parafrasare che ci mise francamente a disagio, ci sentivamo additate come “quelle che non hanno fatto il passaggio”.

Rimanemmo per tutta la Celebrazione e vi partecipammo ancora per altri sabati come anche ad alcune liturgie della parola. Fu durante una di queste liturgie che uno dei responsabili e precisamente quello che aveva parlato della presenza del demonio, ci chiamò da parte pregando di radunare, quanto prima, dei soldi, perché c'era una comunità, forse di [...], che si accingeva a fare un passaggio e perciò, cito le sue parole: “Dobbiamo fare come al solito, cioè tenere a loro disposizione una generosa cifra, caso mai non bastassero loro i soldi del primo giro di raccolte”.

Fu per me peggio di una pugnalata!!! Compresi che per noi, la prima volta era stato lo stesso. C'era stata altra gente che in qualche modo ci aveva aiutati! Era stato sempre un aiuto della Provvidenza, ma perché non dirlo chiaramente, perché celare quel senso di mistero e di magia per impressionarci!

Ne parlai col sacerdote responsabile e mi rispose che... non dovevo giudicare (?!). Non andai più in comunità.

Passato qualche tempo una mia amica mi disse che se volevo rientrare in comunità potevo andare a fare quel famoso secondo passaggio, nel quale dovevo palesare a tutti la mia “Croce”, potevo associarmi ad un'altra comunità di Roma e andare ad Arcinazzo. Risposi di no. Un anno dopo le persone con le quali ero stata in comunità per 3 anni si recavano ad Arcinazzo per lo “Shemà”. Chiesi se vi potevo partecipare come “esterna”: mi sarebbe piaciuto trascorrere qualche giorno in preghiera e raccoglimento. Mi fu risposto che dovevo parlare con il catechista capo: Giovanni.

L'idea non mi piacque per niente e risposi subito di no. Qualche giorno prima della festa annuale dedicata a S. Antonio, il sacerdote che suppliva il postro parroco sempre malato, mi chiamò dicendomi che Giovanni mi voleva parlare; risposi che non avevo niente da dirgli e non volevo vederlo, lui mi rispose di fare un gesto di obbedienza... e io, sebbene a malincuore, accettai l'invito.

Fui convocata presso la parrocchia di [...] per le ore 20.30 del 17 gennaio 1989. Pensavo di essere la sola con la quale l'équipe catechistica che veniva dalla comunità dei Martiri Canadesi di Roma, capeggiata da Giovanni, volesse parlare. Mi accorsi invece che era stato allestito una specie di tribunale per me ed altri 5 (mi pare) fratelli. Noi eravamo seduti gomito a gomito appoggati ad una parete e dalla parte opposta, di fronte a noi, gli inquisitori: Giovanni, sua moglie, |...], una signorina su 40 anni di cui non ho mai saputo il nome, il parroco di [...] e un neocatecumenale che aveva passato molti anni in India ed aveva l’aspetto di un vero indiano.

Cominciò l'interrogatorio di coloro che mi precedevano e io, mentre li sentivo articolare pietose risposte e giustificazioni, mi sentivo sempre più sgomenta e smarrita, non mi sarei mai aspettata una cosa del genere. Presa dall'impazienza chiesi che mi parlassero subito altrimenti sarei andata via!

Giovanni, allora, con fare di sopportazione ed autorità offesa cominciò a chiedermi se avevo fatto il passaggio, risposi di no e che sicuramente il Signore avrebbe deciso Lui quando sarebbe stato il momento. Non poté rispondermi. Mi chiese se volevo qualcosa, risposi che mi sarebbe piaciuto andare (a mie spese) ad Arcinazzo e unirmi alla comunità per le preghiere. Rispose che non lo potevo assolutamente fare se prima non facevo il famoso passaggio. Risposi se per caso c'era qualche passo del Vangelo in cui, a chi volesse unirsi agli altri per pregare, ciò era vietato.

Inoltre ripetei che spesso e dovunque il Papa ripeteva “aprite le porte a Cristo!”, nel senso di accogliere Gesù e i fratelli e aiutarli quando si trovavano in difficoltà...

Mi rispose Giovanni: “Devi obbedire e basta! Perché, che tu lo voglia o no, noi siamo Dio!”.

Mi sembrava di sognare, nessuno intervenne e lui aggiunse “se non proprio Dio siamo i suoi angeli!”.

Di nuovo nessuno rispose, mi aspettavo una parola dal sacerdote, da qualcuno dei presenti... nulla! Di scatto raccolsi la borsa mi alzai e me ne andai per sempre! 
 
Io pensavo di fondare con alcune amiche un'associazione nuova, un movimento.
Ma ho sentito dalla Madonna: 'No, è la Chiesa. Benedetta tu fra le donne sarà la Chiesa.' (Carmen)



Nessuno dei così detti fratelli mi ha più cercata, fatta eccezione per una mia cara amica e parente che uscì con me insieme ad altre persone dalla comunità. Questa mia amica però dopo assidue pressioni e insistenti inviti è rientrata in comunità, è una insegnante come me, ma non si è sposata, quindi è più disponibile nel senso del tempo e denaro verso la comunità. Ormai le comunità neocatecumenali non ci sono più nella nostra parrocchia, si sono trasferite altrove.

È stata un’esperienza anche questa! Io ho sofferto, ma con l’aiuto del Signore e delle persone che mi vogliono bene ne sono venuta fuori. Devo dire però che per quello che riguarda i primi due anni di cammino neocatecumenale, esso è buono, è l’unica comunità che insegna ad accostarsi alle Scritture anche se prende troppo alla lettera l’antico testamento, e che, se guidata da sacerdoti intelligenti e capaci, catechizza veramente gli adulti. Deve restare però una scuola, un mezzo libero che aiuta la gente a conoscere e amare Dio accettando il Suo grande mistero. Se le comunità neocatecumenali devono diventare ordini religiosi allora è bene che i responsabili ne scrivano la “regola” e le persone che intendono farne parte devono sapere con chiarezza a che cosa vanno incontro.
 
(lettera firmata, da "Verità sul Cammino neocatecumenale")

giovedì 29 dicembre 2022

Lo straziante cammino per sfuggire al Cammino

"Mentre tua madre ti porta alla convivenza iniziale..."
Vogliamo riproporre due interventi tratti dallo spazio commenti del nostro blog relativi ai problemi relazionali fra genitori e figli; essi sono provocati, nelle famiglie di aderenti al Cammino, da una visione coercitiva e obbligante della frequenza degli appuntamenti della comunità neocatecumenale e da una sostanziale difficoltà, da parte dei genitori, di dialogare in modo aperto soprattutto su argomenti di fede e, da parte dei figli, di difficoltà nel poter esprimere e veder accolte le proprie opinioni a causa di un atteggiamento dirigistico, autoritario ed opprimente della famiglia e della comunità.


  • "Ai quali è stato detto che bastava fare il cammino". Questa frase concentra tutta l'ignoranza su qualsiasi fronte delle persone poste a guida delle comunità, sacerdoti neocat in testa, con grandissimo menefreghismo di buona parte della Chiesa.
Si fa fatica a vedere la maternità della Chiesa, te lo assicuro. È una lotta feroce e senza nome. I figli del cammino sono le reali vittime sacrificali di questa folle idolatria satanica.
Si fa fatica a vedere una giustizia in questo. Un giorno un sacerdote mi ha detto "Ricorda la strage degli innocenti al tempo di Erode". Forse nell'economia della salvezza tutto questo avrà anche un senso, e forse il vero atto di fede per una come me, con la vita devastata da due genitori neocat ottusi ed esaltati, totalmente indifferenti ai figli perché altrimenti li distolgono dal CNC e letteralmente "sbolognati qua e là", oggi come ieri, è semplicemente questo: credere nonostante e al di là di tutto, sapendo che ognuno prima o poi dovrà rispondere. Poi però rimane la vita quotidiana e i drammi che il CNC ha causato e causa, e l'indifferenza con cui la Chiesa lo lascia stuprare la vita delle persone sinceramente fa salire parecchia rabbia.
(da: Autore della Lettera)


  • Posso solo immaginare la sofferenza che ti ha causato crescere con due genitori ottusi seguaci del Cammino. 
Soprattutto penso che ci si senta deprivati della propria infanzia, dei propri spazi. sempre col Cammino di mezzo. E il sabato sera sempre all'eucarestia con gli occhi che ti si chiudono per la stanchezza, ma devi stare sveglio e magari anche rispondere al didascalo che ti interroga, e la domenica mattina le lodi obbligate, e poi convivenze, passaggi, cento piazze, ecc. ecc. Ho cominciato a capire "dal vivo" come il Cammino entra a gamba tesa nella famiglia, Avanti con i miei figli piccoli... Con mia moglie ci siamo resi conto che ci stava mangiando la vita, che tutto ormai ruotava attorno al Cammino. Volevamo incontrare qualcuno, no, c'era la convivenza; una cena con i colleghi, no, c'era la preparazione. Per ogni piccolo impegno o svago extra Cammino era sempre una corsa a ostacoli ... E anche per i figli il tempo era sempre poco... . Quando ho appena cominciato a pensare che potevo avere il sabato sera libero, e anche gli altri giorni, non mi sembrava nemmeno vero,! È stato come uscire da una lunga prigionia. 
(da: Porto)
 
Di seguito, a conferma del fatto che le difficoltà familiari nell'ambito del Cammmino, sono un problema rilevante, a tal punto  da aver attirato l'attenzione delle reti Anti-Sette e dei media, traduciamo un articolo del sito cadenaser.com segnalato dal blog spagnolo Cruxsancta.
 

Lo straziante cammino per sfuggire alle organizzazioni ultrareligiose: "Se ci dicevano che dovevamo andare in comunità, non potevamo dire di no. Tante volte ci hanno obbligato con la forza"
In Spagna si stima che circa 100.000 persone appartengano a gruppi cattolici o conservatori come il Cammino Neocatecumenale.

"E se non siete oppressi,
vi ci faremo diventare!"
“Mi sono sempre sentito obbligato a fare il Cammino Neocatecumenale, a casa mia non c'era altra scelta”, racconta José González, un ragazzo di 25 anni che vive ad Almería. Nella sua famiglia sono in 14, i suoi due genitori e 12 figli. Tutti i figli sono appartenuti per un certo punto della loro vita al Cammino Neocatecumenale, meglio conosciuto come Kikos, ma vi è rimasto solo chi ha continuato a vivere con i genitori. 

In Spagna si stima che circa 100.000 persone appartengano a gruppi ultracattolici o ultraconservatori. José è stato in Cammino per più di 8 anni e, dopo aver detto ai suoi genitori che non voleva continuare, è dovuto andare a vivere all'estero. Molti dei membri di queste organizzazioni sono figli di famiglie di aderenti e non hanno mai avuto la libertà di decidere autonomamente se appartenere o meno a quella comunità cattolica. Una situazione che sta diventando sempre più comune e che fa sì che molti di loro vengano  espulsi dalle loro case e dalle loro famiglie.

La maggior parte dei membri di queste organizzazioni entra tramite il passaparola. I genitori di José avevano 25 anni quando un cugino della famiglia li fece entrare nel Cammino. "Da quando ho memoria, vado a Messa con i miei genitori e appartengo a questa comunità", ricorda José. Il presidente della Rete Settaria di Prevenzione, Juantxo Domínguez , afferma che “molte volte, in modo molto subdolo e controllante, approfittano di quando i ragazzi sono minorenni per agganciarli. Il  Cammino Neocatecumenale è un'organizzazione che agisce in modo molto coercitivo”.

Formazione dei giovani:
balletto scatenato davanti
alla basilica del Presepe
"Molte volte ci hanno obbligato con la forza"

Anche la famiglia di Pablo Herrera apparteneva alla stessa comunità cattolica. I suoi genitori si sono uniti ai Kikos quando avevano 33 anni e, come i genitori di José, li hanno conosciuti tramite un parente. 
"Dovevamo essere obbedienti ai nostri genitori e se ci dicevano che dovevamo andare, beh, non potevamo dire di no. Molte volte ci obbligavano con la forza". 
Queste organizzazioni cattoliche agiscono liberamente all'interno del cattolicesimo e non ci sono quasi dati ufficiali su di esse. 
Domínguez afferma che il problema principale che non permette di controllare queste organizzazioni è la mancanza di leggi ad hoc in Spagna: "Non sono mai state introdotte strategie preventive e informative  su questi gruppi settari".
La routine di José con la sua famiglia era sempre la stessa: tutte le sere si riunivano in soggiorno per pregare e nei fine settimana dovevano partecipare alla messa comunitaria. Le normali abitudini per i ragazzi di 13 anni il sabato o la domenica, come andare al parco o il compleanno di un compagno di scuola, erano una realtà irraggiungibile per José: "Quando ero piccolo non potevo mai incontrare i miei compagni di scuola, la mia vita si è basata solo sullo stare con persone della comunità".

A quell'età i figli dei già membri della comunità iniziano la catechesi e diventano ufficialmente membri del cammino. In quel momento José iniziò una doppia vita. "Dentro casa ero una persona che pregava, che andava a Messa e che andava in Cammino tutti i giorni, ma quando uscivo dalla porta ero un'altra persona. Andavo con i miei amici e mi divertivo. Solo così potevo essere me stesso" confessa. Il presidente de La Rete Anti-Sette avverte che questi gruppi "limitano la libertà delle persone e le loro relazioni personali. Se sei all'interno del gruppo hai una certa libertà sempre sotto controllo, ma se sei fuori dal gruppo vieni considerato niente o nessuno", dice.

Liturgia domestica neocatecumenale in Corea: i bambini portano la statuetta di Gesù nel presepe con canto di Kiko , chitarra e tamburello.
Notare la Madonna di Kiko e santacarmen in posizione d'onore

 

"Mi sono reso conto che, se non volevo frequentare il Cammino, dovevo uscire di casa"

Sia José che Pablo ammettono di essere stati in Cammino per anni per paura della reazione dei loro genitori, finché alla fine non hanno detto loro cosa pensavano. Nel caso di José, i suoi genitori non gli hanno lasciato scelta: finché viveva sotto il loro tetto, non poteva uscire dal Cammino. 

“Mi hanno detto che i miei fratellini avrebbero potuto seguire i miei passi, che dovevo stare attento a come mi comportavo, perché  avrebbero potuto imitare il mio comportamento. Allora ho compreso che, se non volevo andare in comunità, dovevo andarmene da casa mia."
Pablo, al contrario, ha deciso di non parlare con i suoi genitori e ha costretto i membri del Cammino a buttarlo fuori. 
"Quando finisci la catechesi, c'è un ultimo passaggio finale in cui devi impegnarti a dare ai poveri ciò che hai di più prezioso. Ho visto come la gente donava la macchina, i gioielli... qualunque cosa. Quando è arrivato il mio turno ho rifiutato di farlo e mi hanno espulso", dice. 

Pablo è riuscito a lasciare Los Kikos e quindi la sua casa. I suoi genitori non accettavano che se ne fosse andato né la sua condizione sessuale. "I miei genitori non accettavano che fossi omosessuale, pensavano che dietro la mia condizione sessuale ci fosse il diavolo", dice.

Attualmente José ha recuperato il rapporto con i suoi genitori, anche se non vive ancora con loro. Pablo invece vive a Madrid e attraverso un blog aiuta altre persone che vogliono uscire dal Cammino e non ci sono ancora riuscite. "Lasciare la comunità e lasciare la mia casa, iniziare la mia vita, è stata la decisione migliore che potessi prendere. È qualcosa di cui non mi sono mai pentito", ammette.

giovedì 8 dicembre 2022

La devozione alla Vergine roba da religiosi naturali: quella a Carmen e a Kiko invece...

O Maria, Vergine potente e Madre di Misericordia, Regina del Cielo e Rifugio dei peccatori, noi interamente ci consacriamo al tuo Cuore Immacolato. Ti consacriamo tutto il nostro essere e tutta la nostra vita: tutto ciò che abbiamo, tutto ciò che amiamo, tutto ciò che siamo: i nostri corpi, i nostri cuori, le nostre anime.

Insegna il Catechismo di San Pio X alla domanda 128:

Domanda. Quali sono le intenzioni della Chiesa nella celebrazione della festa della Immacolata Concezione?

Risposta. Le intenzioni della Chiesa nella celebrazione della festa della Immacolata Concezione sono:

  1. di eccitare in noi viva riconoscenza verso Dio, che ha con tale privilegio tanto esaltata la beata Vergine;
  2. di avvivare la nostra fede intorno alla esenzione di Maria dal peccato originale;
  3. di farci intendere quanto Dio apprezzi ed ami la purezza e la santità dell’anima;
  4. di accrescere sempre più in noi la devozione verso Maria.

 


Già da anni presso le Comunità del Cammino neocatecumenale queste intenzioni della Chiesa vengono accantonate per dare lustro alla celebrazione della "visione" di Kiko Argüello, illustre fondatore, ritenuta come un mandato celeste da parte della Vergine.

Quest'anno in particolare la Vigilia della grande festività dell'Immacolata trascorrerà, nelle Messe neocatecumenali, fra monizioni ambientali interminabili su Carmen Hernàndez, la donna "insopportabile" (a detta di Kiko: i buontemponi che ci accusano di blasfemia se la vedano con lui) finalmente divenuta serva di Dio e perciò incamminata verso la "santità di categoria superiore" e addirittura una quinta Preghiera Universale dedicata alla buona riuscita della causa di canonizzazione intrapresa domenica 4 dicembre 2022 in un palazzetto sportivo di un'università di Madrid.

Non ci stupisce questa svalutazione di Maria Vergine e Immacolata, sulla devozione alla quale si sono sempre abbattuti gli strali dei due iniziatori, pronti a definire Fatima un devozionismo, la recita del rosario roba da donnette religiose naturali (tranne il rosario neocatecumenale, chissà perché ritenuto esente da bigottismo) e non riconoscendo nei fatti la sua specialità.

Nell'annuncio di Avvento 2022 addirittura Ascensión, che di Carmen ha preso il posto nella équipe internazionale, insieme a Kiko rispolvera la vecchia tiritera dei "religiosi naturali" a cui si contrappone la "fede adulta" maturata nell'infinito Cammino neocatecumenale. Ma, nei fatti, è  esattamente il contrario: il Cammino è  fondato su una idolatria: l'idolatria dei fondatori.

Una sintesi efficace di questo fenomeno la ritroviamo in un interessante contributo di un lettore, evidentemente  buon conoscitore del Cammino, sul blog Cruxsancta.

Come è possibile che il CNC sia così opportunista e doppiogiochista?
Hanno sempre sminuito e attaccato la tradizione della Chiesa cattolica, attaccano tutto ciò che ha a che fare con le espressioni di devozione;

arrivano persino a dire che tutto questo viene dal diavolo, "smettetela di essere religiosi naturali!", dicevano i catechisti, e, se avevi altari in casa, se ne uscivano con epiteti dispregiativi come: "bigottoni religiosi pregatori baciapile della messa alle 12!": con sarcasmo lo dicono! .......

Ma qui viene la doppia e monumentale ipocrisia di quel falso movimento cattolico del CNC: si scopre che quando si tratta dei loro interessi interni alla setta promuovono l'idolatria di kikocarmenpezzi; nel caso di Carmen Hernández, da spudorati e cinici quali sono, nella maggior parte delle case dei neocatecumenali è stato loro insegnato ad allestire altari per adorare/venerare i kikocarmenpezzi con tanto di candele.

Molto sottilmente li hanno portati a sostituire le immagini dei Santi Cattolici con l'immagine di Carmen Hernández e Kiko, hanno persino sostituito l'immagine della Beata Vergine Maria con l'immagine di Carmen (non è un segreto, negli incontri e nelle Eucaristie lo hanno fatto con la più grande sfacciataggine del mondo),.

Nell'Eucaristia proibiscono di inginocchiarsi davanti a Gesù Cristo, ma insegnano ai loro seguaci a inginocchiarsi davanti alle immagini di Carmen e Kiko e davanti alla tomba di Carmen! Ad esempio, quando vedono Kiko, corrono a prostrarsi davanti a lui perché li benedica con un dito sulla fronte (non lo fanno nemmeno davanti a un prete cattolico).

Se questo non bastasse, inducono la Chiesa Cattolica, da loro sempre giudicata e calunniata, ad avviare comunque un processo di beatificazione... mostrando una foto della defunta non corrispondente al vero; per ottenere una cosa del genere e convincere la Chiesa cattolica, ora stanno parlando delle virtù eroiche di Carmen, del carattere calmo, della gentilezza, della simpatia, dell'empatia, dell'educazione, della gioia e dell'amore per gli altri.
TUTTO QUANTO DETTO SOPRA È UNO SCHERZO... VERO??? 

Magari fosse uno scherzo, rispondiamo noi! Stanno facendo terribilmente sul serio.

Ognuno al suo posto:
un bell'altarino cattolico


 Per approfondimenti:

Il segreto ammirabile del santo rosario

Trattato della vera devozione a Maria

Il segreto di Maria


martedì 18 ottobre 2022

Monizioni, risonanze, testimonianze: sono ammesse durante la Messa?

Su segnalazione del blog Cruxsancta, vogliamo proporre un interessante articolo reperibile sul sito Infocatolica.com intitolato Testimonianze e discorsi durante la Messa. Quando farli?

L'autore dell'articolo, Javier Sánchez Martínez, sacerdote della diocesi di Córdoba, ordinato il 26 giugno 1999, Laureato in Teologia, con specializzazione in liturgia, ha tenuto vari corsi di formazione liturgica ed è stato docente per la formazione permanente della vita religiosa e consacrata e membro dell'équipe diocesana di liturgia. Si è spento all'età di 48 anni l'11 settembre 2021. 
Riportando questo suo articolo, ci uniamo al suo ricordo con la preghiera.
 

Da qualche tempo è invalsa un'abitudine, quella di utilizzare la Messa domenicale (o le diverse Messe domenicali) per tutto , a partire da una salva di interminabili annunci prima di dare la benedizione, ai saluti e agli arrivederci a coloro che hanno partecipato, nonché per introdurre testimonianze e/o esperienze: proprio durante la celebrazione della Santa Messa. 

È un uso così comune e diffuso che nessuno si sorprende più che venga messo in atto.  

Solo che la liturgia non lo consente, né lo consentono i documenti della Chiesa, anzi, lo hanno condannato come un abuso.

È senz'altro arricchente per i fedeli di una parrocchia ascoltare la vibrante testimonianza di un missionario sul duro compito dell'evangelizzazione ad gentes, della formazione dei catechisti, del sostegno alla vita sacramentale delle comunità di periferia, del catecumenato degli adulti e dei battesimi delle nuove conversioni. Oppure ascoltare la testimonianza della carità e della solidarietà fraterna di chi svolge attività di volontariato, o serve i poveri, o realizza un programma della Caritas o di Mani Tese. Allo stesso modo, è emozionante ascoltare un seminarista, del Seminario minore o maggiore, offrire, pieni di tensione, la propria testimonianza vocazionale, la scoperta della chiamata del Signore, il desiderio di essere un santo sacerdote. 
Allo stesso modo, è arricchente quando un fedele laico racconta la propria esperienza in un Movimento o in una Comunità, incoraggiando chi vuole condividere quel carisma.

Ma, per tutto ciò, l'ambito proprio non è quello della liturgia, ma quello della catechesi. 

In altre parole, ciascuna di queste attività prenderà forza e troverà spazio in una catechesi per adulti (o per giovani e bambini) o in una sessione di formazione della parrocchia, o brevemente prima o dopo la messa domenicale, come preludio o come un momento finale per chi vuole restare.

La liturgia è Opus Dei, è servizio al Signore, «glorificazione di Dio e santificazione degli uomini», dice il Vaticano II (SC 5; 10), e molte volte invece la trasformiamo in un incontro comunitario dal tono ludico e catechistico , dove tutto ci sta, dove tutto si fa, forse temendo che se venisse tolto dalla Messa, ci sarebbe un calo di presenze.  

La liturgia è per il Signore, e ha un significato sacro, che si indebolisce molto quando introduciamo discorsi, parole, testimonianze e altro, a volte al posto dell'omelia, a volte dopo l'omelia, a volte anche nel silenzio dopo la comunione (impedendo la preghiera fervente e raccolta). 

Non vediamo che ci sono troppe parole nella liturgia, specialmente nella Messa? Non siamo stanchi di tanto verbalismo di monizioni,  discorsi e testimonianze, oltre agli avvisi (come non ci fossero già i manifesti sulla porta e non venissero rilanciati tramite la rete e il whatsapp parrocchiale!)? Con tutti i soldi che la Santa Chiesa spende in manifesti e propaganda per poi ripetere la stessa cosa in infinite pubblicità!

Queste testimonianze o esperienze possono essere consentite o non consentite all'interno della Messa?

L'ambone non deve ospitare
le omelie dei laici
L'Istruzione Redemptionis Sacramentum, del 2004, afferma quanto segue:

[64.] L'omelia, che si tiene durante la celebrazione della Santa Messa e fa parte della stessa Liturgia, «sarà normalmente pronunciata dallo stesso sacerdote celebrante, oppure la affiderà a un sacerdote concelebrante, o, talvolta, a seconda delle circostanze, anche a un diacono, ma mai a un laico. In casi particolari e per giusta causa, può pronunciare l'omelia anche il Vescovo o il sacerdote che sia presente alla celebrazione, pur non potendo concelebrare.

[65.] Si rammenta che ogni norma precedente che ammetteva i fedeli non ordinati a poter pronunciare l'omelia nella celebrazione eucaristica deve considerarsi abrogata, come prescrive il can. 767 § 1. Questa concessione è disapprovata, senza che sia ammessa alcuna forza consuetudinaria.

[66.] Il divieto di ammettere laici alla predicazione, nell'ambito della celebrazione della Messa, vale anche per gli studenti di seminario, di teologia, per coloro che hanno ricevuto l'incarico di "assistenti pastorali" e per ogni altro tipo di gruppo, confraternita , comunità o associazione di laici.

Allora, cosa facciamo con le testimonianze? Continua la stessa istruzione:
 
[74.] Se occorrono istruzioni o testimonianze sulla vita cristiana da presentare da parte di un laico ai fedeli riuniti in chiesa, è sempre preferibile che ciò avvenga al di fuori della celebrazione della Messa . Per gravi motivi, tuttavia, è lecito dare tali istruzioni o testimonianze, dopo che il sacerdote ha pronunciato la preghiera dopo la Comunione. Ma questa non può diventare un'abitudine. Inoltre, queste istruzioni e testimonianze non possono in alcun modo avere un significato che possa essere confuso con l'omelia, né è consentito che l'omelia sia totalmente soppressa.
 
Qualcuno potrebbe obbiettare: è "politicamente scorretto" escludere le testimonianze al posto dell'omelia o durante l'omelia, per quanto già radicato lo sia! Eppure, è "ecclesialmente corretto":
  • Al di fuori della Messa, in una sessione di formazione o catechesi per adulti
  • In ogni caso, e in via eccezionale, dopo la preghiera post-comunione (prima della benedizione finale)

E la liturgia deve essere curata al massimo grado, recuperando il suo significato sacro, di adorazione davanti al Mistero di Dio, senza confonderla con progetti didattici o catechetici, che hanno il loro posto in un altro tempo e in un altro luogo. 

La Liturgia non è un discorso per i presenti, ma una Grande Preghiera a Dio, come l'ha definita tante volte Papa Benedetto XVI.

 Javier Sánchez Martínez


Si allega opportuno elenco, non esaustivo, di abusi liturgici propri delle Messe neocatecumenali:

  • Lunghe ammonizioni alle letture, spesso simili ad omelie Assenza totale dell'offertorio (da parte dei fedeli)
  • Scambio della Pace inutilmente prolungato con sottofondo musicale (inesistente nel Rito Romano)
  • Utilizzo esclusivo della Preghiera Eucaristica II (tra l'altro modificata nel testo)
  • Divieto di inginocchiarsi alla Consacrazione
  • Comunione simultanea del sacerdote con i fedeli
  • Comunione al Corpo di Cristo da seduti Danza finale attorno alla mensa.
  • Utilizzo di un tavolo al posto dell'Altare consacrato.

Si aggiungano, almeno fino al 2005, vere e proprie omissioni (MAI AUTORIZZATE) di parti del Messale: Gloria, Credo, Lavabo, Orate Fratres, Agnus Dei, Domine non sum dignus; omissioni deliberatamente stabilite con lo scopo di occultare l'aspetto sacrificale della Messa per evidenziarne quello conviviale.

 

Il laico Kiko e le sue "omelie"

Si ricorda che, sull'argomento trattato dall'articolo, gli iniziatori del Cammino neocatecumenale Kiko Argüello, Carmen Hernàndez e don Mario Pezzi, hanno ricevuto già dal dicembre 2005 una Lettera della Congregazione per il Culto Divino al Cammino Neocatecumenale.

Questa lettera, contenente le «decisioni del Santo Padre», che Papa Benedetto XVI aveva così preannunciata alle famiglie del Cammino ricevute in udienza il 26 gennaio 2006: 

« ... Proprio per aiutare il Cammino Neocatecumenale a rendere ancor più incisiva la propria azione evangelizzatrice in comunione con tutto il Popolo di Dio, di recente la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti vi ha impartito a mio nome alcune norme concernenti la Celebrazione eucaristica, dopo il periodo di esperienza che aveva concesso il Servo di Dio Giovanni Paolo II. Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate. Grazie all'adesione fedele ad ogni direttiva della Chiesa, voi renderete ancor più efficace il vostro apostolato in sintonia e comunione piena con il Papa e i Pastori di ogni Diocesi.»

ancor oggi non vede attuazione, nonostante sia parte integrante dello Statuto del Cammino Neocatecumenale (art.13, nota 49).

sabato 24 settembre 2022

Il Cammino e le profezie che si autoavverano (ma non sempre)

Nel 1965, lo psicologo di Harvard Robert Rosenthal descrisse il così detto “Effetto Pigmalione”, oggi meglio conosciuto come profezia che si autoavvera. La profezia che si autoavvera è un fenomeno psicosociale per cui ciò che crediamo di noi stessi influenza i nostri comportamenti e quelli degli altri nei nostri confronti.

Lo "specchio delle brame" del catecumeno

I mamotreti di Kiko, e in particolare gli esempi di scrutini, cioè di interrogatori pubblici degli adepti, sfruttano sistematicamente questo meccanismo psicologico. Il catechista "vaticina" un certo avvenimento che sicuramente avverrà nella vita del neocatecumeno scrutinato: per esempio che se abbandonerà il Cammino la sua vita sarà un seguito di disgrazie (vedi la tristemente famosa pagina 108 del mamotreto del Secondo Scrutinio); oppure che in casi di giogo disuguale, cioè di fidanzato fuori dal Cammino, sicuramente la coppia andrà incontro alla separazione; oppure ancora hanno una visione profetica sulla vocazione del neocatecumeno, prossimo presbitero in un seminario Redemptoris Mater o suora di clausura se si tratta di una giovane; inoltre hanno visioni anticipatorie anche sulle prospettive di aver figli per coppie con problemi di fecondità, oppure anche sul successo di un cambiamento lavorativo o altro ancora. 

Non ci sono limiti sulla tipologia di argomenti su cui ritengono di poter esprimere la "volontà divina" e il modo in cui si realizzerà nel futuro del candidato.

Dato il contesto particolare in cui vengono espresse queste previsioni, cioè in una situazione carica di aspettative in cui i catechisti hanno convinto chi li ascolta d'essere direttamente inviati da Dio, che parla quindi per loro bocca, le persone messe "sotto torchio" vengono spesso suggestionate a tal punto da convincersi di queste "previsioni ispirate", facendole proprie e agendo quindi e comportandosi in modo tale che queste "profezie" in effetti si avverino, secondo il noto meccanismo psicologico.

Nel caso però  che questo non succeda, i catechisti si riservano sempre una giustificazione: l'adepto non ha avuto abbastanza fede, ha interpretato male i loro consigli, o Dio stesso ha deciso diversamente per il loro bene operando la loro correzione. Naturalmente, nel caso che le false aspettative generate dai loro consigli abbiano provocato danni psicologici e materiali, non ci sarà mai una ammissione di colpa.

Leggiamo su Cruxsancta alcuni interessanti episodi che confermano l'uso di queste strategie per legare gli adepti neocatecumenali al Cammino e per confermare l'autorità sulla loro vita e le loro scelte dei loro "profeti", i catechisti discernenti.


Lo "specchio delle brame" del catechista

Una delle prime cose che mi ha fatto aprire gli occhi e ricredere sulla fiducia riposta nei catechisti neocatecumenali  - la stessa fiducia su cui facevano affidamento quando affermavano di venire da parte del Vescovo, su mandato della Chiesa, e di parlare nel nome di Gesù Cristo - è stata l'imbarazzante l'arroganza con cui sostenevano che, per il loro alto discernimento, non c'erano segreti nella vita degli altri... Degli altri, non della loro, visto che le loro famiglie non erano per nulla un buon esempio, anzi, erano un controesempio della loro presunzione, poiché tra loro c'erano violenti, bevitori, adulteri e tutta quella serie di problemi  che, dicono, guariscono magicamente se crocifiggi la ragione e obbedisci solo a loro. 

Il che dimostra che ciò che predicano non si è adempiuto in loro.... o che loro per primi non hanno obbedito ai propri catechisti!
Ma nonostante la loro vita non fosse esemplare, da buoni catechisti talebani chiedevano obbedienza a tutti i loro catecumeni. Come è evidente,  con quelle premesse, da loro non si poteva cavare nulla di buono.

Ricordo un'occasione, la seconda volta in cui la mia comunità è stata sottoposta al secondo scrutinio, i catechisti furono chiaramente illuminati sul futuro che attendeva una neocatecumena implicata in un complesso processo di divorzio.
Per darvi un'idea, il marito di questa donna se ne era andato con una sua amica, e lei ha dovuto lavorare come donna di servizio - non aveva studi - per poter mantenere i suoi figli. Firmarono la separazione e, per anni, mentre lei lavorava di casa in casa, l'ex amica andava a passeggio a braccetto con il marito. Dopo anni di umiliazioni, il marito ha chiesto il divorzio,   e lei si è ritrovato coinvolta in un procedimento legale che non voleva ma non poteva evitare.

Seduta sulla sedia dell'esame, ha dovuto spiegare ai luminari catechisti che, sebbene fosse contraria al divorzio, la sentenza sarebbe stata in qualche modo la fine di un calvario, se non altro perché il marito ormai conviveva da molti anni con un'altra, con la quale voleva sposarsi civilmente.

Che senso aveva, in una situazione del genere, opporsi al divorzio? Bisognerebbe chiedere a quelli di discernimento superiore!

La premonizione del catechista
Durante quello scrutinio  il catechista più anziano ha avuto una premonizione, un'ispirazione sul futuro di questo matrimonio fallito, e lo ha fatto sapere all'esaminata (e a tutti i presenti, visto che lo scrutinio si svolge davanti a tutta la comunità). 

Dal momento che spettegolare e dare giudizi affrettati sugli altri è un'attività a cui sono molto inclini nel Cammino, la prima cosa che questo catechista ha spiegato a tutta l'assemblea è stata che la ragazza che aveva preso il marito dell'amica era ovviamente una povera donna, una imbrogliona che ha cercato solo di assicurarsi la vita sfruttando la proprietà altrui. Quindi era ovvio che avrebbe sfruttato lo sciocco che era andato con lei, l'avrebbe spremuto più che poteva, fino al sangue, lo avrebbe prosciugato e poi, quando lo avesse privato di tutti i beni materiali, sarebbe andata via da  lui abbandonandolo. Si sarebbe sbarazzata di lui come uno straccio sporco.

In quel momento, quando lei lo avesse cacciato via come un cane, era dovere della moglie legittima aprirgli le braccia e riaccoglierlo come marito, perché lo era. E padre dei suoi figli.
Questo era ciò che sarebbe successo. Questo è ciò che Dio ha stabilito.

Ma, affinchè il marito, che era un povero tapino ingannato dal diavolo non per propria colpa, sapesse a chi rivolgersi quando lo avrebbero gettato per strada come un mozzicone di sigaretta, era necessario che lei, la legittima moglie,gli facesse sapere che lo aveva perdonato e che la porta di casa sua e della sua camera da letto sarebbe stata sempre aperta per lui. Sempre, poiché tale è l'obbligo della moglie cristiana.

Di conseguenza, le ordinò di chiamare il marito ribelle e di fargli sapere che lo amava ancora e che poteva tornare da lei quando voleva... o quando non avesse avuto altro posto dove rifugiarsi. Naturalmente la catecumena era invitata a digiunare, pregare e fare l'elemosina prima di procedere con la telefonata, ma che la dovesse fare era fuori discussione, cioè non spettava a lei discernere se tale chiamata avesse un senso, ma piuttosto era un imperativo divino, al punto tale che le avrebbero chiesto in seguito se avesse obbedito prima di decidere se poteva compiere il rito del secondo scrutinio.

La telefonata avvene. Lei si umiliò e lui scoppiò a ridere. E questa fu la conclusione di tutto. L'infedele e l'ex amica si sono sposati e anni dopo, quando già i ragazzi erano usciti di casa, il marito è tornato in tribunale per recuperare la sua quota di quella che era la casa di famiglia. Poiché la prima moglie non aveva i mezzi per comprarne la metà, la casa fu messa in vendita.

Attualmente, l'infedele e l'ex amica sono ancora insieme e si godono la pensione su un'isola tropicale. La moglie legittima sopravvive con la pensione da collaboratrice domestica nel minuscolo appartamento che ha potuto acquistare con la metà del ricavato della vendita della casa di famiglia.
Non pare proprio che la profezia di riconciliazione si sia realizzata.


Profeta veggente e ragliante
Vede, prevede e stravede

Lui non era nel Cammino ma entrò per lei (era di famiglia neocatecumenale d'alto lignaggio). Quando sono arrivati al secondo scrutinio,  lei voleva vendere la casa che stavano ultimando con i soldi di lui (lei non lavorava) per ottemperare al comando di vendere  i beni, e alla fine ci è riuscita. Da allora la loro relazione è peggiorata fino a quando lui se ne è andato e ha chiesto il divorzio (avevano già una figlia). Con i documenti quasi tutti firmati, gli illuminati catechisti l'hanno convinta a non accettare il divorzio e che doveva riconquistarlo, anche se lui si era già  fatto una nuova vita. 

Fatto sta che la moglie ha adoperato obbedientemente tutti i mezzi e tutto il suo fascino (era sempre molto bella). Lei lo ha riconquistato quel tanto che bastava a rimanere di nuovo incinta e lui ha finito per lasciarla di nuovo, creando un clima fra loro molto peggiore, che si è concluso con un divorzio conflittuale. Qualche anno fa e grazie alle "tasche" delle sue comunità (quella di origine, quella attuale e quella dei suoi genitori), ha ottenuto i soldi per pagare la nullità e poter essere di nuovo "single". Di lui non ho mai più saputo nulla, anche se so che ha un buon rapporto con i suoi figli, cosa che la moglie non ha.



Nella mia comunità ci sono stati diversi casi di donne separate, una delle quali ha divorziato dopo un matrimonio che non avrei augurato a nessuno. Ebbene, per passare attraverso la benedetta "porta stretta" obbligarono due di queste donne ad ottenere la nullità. Come tutti sapete, la nullità, purtroppo, è qualcosa che si può ottenere solo con molti soldi, ecco perché nella mia città è noto che solo i toreri la ottengono...  e kikos, haha. 

Una di queste non volle farlo  e ovviamente l'hanno invitata a tornare indietro, in una comunità più giovane, per ripensare la questione. Non ha superato il Secondo Scrutino, ha lasciato la comunità e non ci ha più messo piede, grazie a Dio. L'altra ha speso tutto ciò che aveva ed anche ciò che non aveva fino a quando non ha ottenuto la nullità. Visto che questa aveva assunto un avvocato fin dall'inizio (consigliata ovviamente dai kikotisti) e loro erano a conoscenza dell'intero processo, l'hanno lasciata andare avanti.



Ricordo che quei mascalzoni profetizzarono a un fratello che doveva rifiutarsi di divorziare, che la moglie sarebbe tornata. Dopo 25 anni gli stessi mascalzoni catechisti dissero a questo fratello: E cosa aspetti? Dopo tanto tempo, pensi che tua moglie tornerà da te??!!


Comunque sia, sono cose tipiche  delle sette.

 


venerdì 9 settembre 2022

Tutto bello e fecondo, poi pugnalano il sacerdote alle spalle... e chi si scandalizza, è un moralista

Nelle pagine social del Cammino neocatecumenale ormai è una costante, leggere le esperienze di "fratelli" o ex-fratelli, delusi e amareggiati per una brutta esperienza maturata nelle salette della propria comunità.

Spesso, come nel caso che vi presentiamo, sono desolati, non si capacitano di quanto successo, lo credono un caso unico, o comunque isolato, e lo addebitano a singoli catechisti, o altri responsabili, insensibili, avidi, o disobbedienti alla Chiesa.

Continuano a professare fiducia e ammirazione per il Cammino, per tutte le belle qualità che hanno creduto di scorgervi negli anni di frequentazione, e proprio non capiscono come possa essere successo, in quell'ambiente così apparentemente "fraterno", di imbattersi in tanta cattiveria da parte di alcuni, e in tanta ignavia ed insensibilità da parte di altri.

Ci pensano i "fratelli" del social (riconoscibili per gli interventi sentenziosi e accusatorii) a completare la doccia gelata ricevuta dai malcapitati nelle salette: infatti quelli che osano esternare una esperienza non del tutto positiva, vengono accusati di voler perpetrare delle miserabili "piccole vendette", i loro commenti vengono censurati anche se non contengono nomi o elementi di riconoscimento, gli si dà degli egoisti, dei moralisti, perché "nel Cammino ognuno prima o dopo mostra la sua vera faccia mostra la sua vera identità di peccatore" e "chi si scandalizza dei peccati degli altri è solo perché è un moralista e mostra apertamente di non conoscere se stesso".

Questa, nelle salette neocatecumenali come nei post delle loro pagine sui social, è la carità e l'accoglienza del Cammino, non appena qualcuno dimostra di aver aperto gli occhi e di non tollerare i loro errori, soprattutto, come in questo caso, la disobbedienza alla Chiesa nella persona dei suoi Ministri a cui ipocritamente assicurano sottomissione e fedeltà.

 
Tratto da una chat di un social, e precisamente dai commenti a una pagina neocatecumenale.

Pietro C.: Tutto bello e fecondo, fino a quando i fratelli che credevi tali, e i catechisti che ti hanno sempre detto di essere obbediente alla madre Chiesa attraverso il prete, non ti tradiscono venendo meno a tutto ciò.

Amministratore: Pietro C., cioè se qualcuno non è come pensavi tu il cammino non è più bello e fecondo? Questa è una tua idea, in realtà la debolezza umana è in ogni realtà.

Pietro C.: io amo il cammino, ho tantissime esperienze positive, non parlo male del cammino in se stesso, purtroppo ci sono fratelli e catechisti che non sono in obbedienza al prete, tanto da pugnalarlo alle spalle.
Il cammino mi ha dato tantissimo, con mia moglie e i 4 figli che Dio ci ha donato, abbiano tantissime esperienze.
Mi sarò espresso male...

Amministratore: Pietro C., i suoi giudizi personali verso  persone che non possono dare la loro versione non sono ammessi. Le chiedo gentilmente di rimuovere l'ultimo commento, altrimenti lo farò io. (la conversazione manca infatti del commento con il racconto dei fatti postato da Pietro C., eliminata dall'Amministratore della pagina).

Pietro C.: Faccia pure, io conosco la verità e malgrado la sua imposizione da esse esse, non la cambio.

Utente x: giusto per capire: non viene nominato nessuno personalmente, il sig Pietro C. non ha fatto nomi. La sua presa di posizione puzza di censura tesa ad evitare qualsiasi critica al cammino...

Utente y: credo sia giusto dare voce a tutti, non ha mica fatto nomi, ho raccontato fatti... Non censurate che così mi fate paura

Amministratore: Utente y, questa pagina grazie a Dio è letta da tantissime persone e i fratelli e i catechisti del sig. Pietro C. sono riconoscibili a chi lo conosce anche senza fare i nomi. Utilizzare questa pagina, anche involontariamente, per piccole vendette personali, non sarà più consentito.

Utente w: (rivolto a Pietro C.) Allora non è giusto far credere che sono tutti fratelli e poi tutti coltelli attraverso la loro testimonianza esterna , piena di grande egoismo.....ne ho conosciuti molti

Utente z: Nel Cammino ognuno prima o dopo mostra la sua vera faccia mostra la sua vera identità di peccatore, questo è un buon preambolo per il Cammino di conversione, chi si scandalizza dei peccati degli altri è solo perché è un moralista e mostra apertamente di non conoscere se stesso, questi distruggono tutto e tutti, persino loro stessi.


 

L'umile Kiko scende dall'umile jet privato
che utilizza per i suoi umili viaggi

Abbiamo visto che in questo caso chi ha subito una vessazione o un'ingiustizia all'interno della comunità  neocatecumenale viene definito un "moralista "; riportiamo da Cruxsancta, ora, un'altra chicca della benevolenza fraterna dei kikos: il fratello che osa lamentarsi di "venire messo nell'umiltà" da fratelli prepotenti e superbi, è in questo caso, secondo l'amministratore che fa le veci del catechista neocatecumenale sul social, un masochista ed una persona senza discernimento.

Utente: Bene, vedo che molti sappiamo cosa sia l'umiltà, però il problema è  che non la mettono in pratica. Io devo sopportare  in nome dell'umiltà maltrattamenti dai miei stessi fratelli che mi dicono delle "verità" su me stesso secondo loro per portarmi all'umiltà. E io obbediente ci ho creduto, però  mi sono accorto che questi stessi fratelli non entravano a loro volta nella umiltà...

Amministratore: Tu non fai altro che assumere una posizione masochista e accumulare rancore, sufficiente per giudicare tutti e per non convertirti. Devi chiedere il discernimento, così potrai camminare tutta la tua vita senza soffrire per nulla di ciò  che gli altri fanno e dicono...

Insomma, un totale inversione della logica e dell'etica cristiana: questi neocatecumenali installano ancor più i prepotenti sui troni e rovesciano gli umili... accusati, per soprammercato, d'essere moralisti, masochisti, egoisti... e chi più  ne ha, più  ne metta!

Si capisce anche il perché il sacerdote, pur neocatecumenale,  che voglia stabilire un minimo di ordine e di autentico spirito fraterno, finisca  necessariamente per essere pugnalato alle spalle per essere ridotto a più miti consigli.

Questi episodi, riflessi nei post sui social, non sono patologia del Cammino neocatecumenale, ma sua normale fisiologia.


martedì 16 agosto 2022

"È una Messa o un apericena?"

"È una Messa o un apericena?" è l'esclamazione stupita di un lettore che ha visto l'immagine di questa "mensa" neocatecumenale, pubblicata dal blog Cruxsancta.

Infatti, oltre alle consuete immagini di pani già preventivamente spezzati nelle patene ottagonali tipiche del Cammino neocatecumenale, sul tavolone-mensa non consacrato che sostituisce l'altare nelle celebrazioni istituite da Kiko Argüello e da Carmen Hernàndez, due laici spagnoli che, nel proprio movimento ecclesiale, dettano legge su tutto, anche sulla liturgia eucaristica cattolica, vediamo  un'impressionante batteria di bicchierini in vassoi metallici, non si comprende bene dalla foto se già riempiti con il vino da Messa o da riempire con il Sangue di Cristo dopo la consacrazione.

L'esclamazione dell'ignaro lettore, "ma è una Messa o un apericena?" è del tutto comprensibile e per nulla blasfema, dal momento che, neppure nelle più sfrenate fantasie, quell'immagine può rimandare al santo sacrificio della Messa Cattolica!

Ed infatti, andando a cercare le immagini simili su internet, sono saltate fuori foto di tavolate, di esposizione di cibi, di presentazioni di vivande, di catering, e neppure un'immagine di una Santa Messa cattolica!

(Se vi chiedete che immagine sia la seconda a destra, si tratta di una fila di persone che vogliono provare l'esperienza di stare distese in una vera e propria bara).

Lasciamo ai lettori il commento di questa immagine. Era da aspettarselo, che questi impenitenti abusatori eucaristici sarebbero passati dai calicetti dei concelebranti (che, abbiamo visto in un video girato al Seminario di Macerata, vengono però fatti bere ai catechisti prima ancora che ai sacerdoti) ai bicchierini con il Sangue di Cristo per coloro che dai neocatecumenali vengono ritenuti i veri concelebranti, cioè l'assemblea dei fratelli: esattamente come nelle sante cene protestanti.

Vassoi e bicchierini usa e getta
per sante cene protestanti

Resta da vedere se i bicchierini vengono riempiti prima o dopo la consacrazione (con rischio di spargimento), se vengono consegnati sui mega vassoi da solerti ministranti, se i fedeli si accostano alla mensa e li bevono singolarmente

Santa cena protestante:
il momento del "brindisi"(53'16")
o, ancor peggio, se vengono trattenuti e bevuti tutti insieme con il sacerdote, in una sorta di blasfemo brindisi, così  come avviene per la manducazione del pane; si cancella così definitivamente la comunione del sacerdote all'altare, sovrapponendola con la comunione sacerdotale dell'intera assemblea.

Per non parlare poi della purificazione...

Kikalvino
Siamo davanti purtroppo alla trasformazione della Eucarestia cattolica nella santa cena protestante.

Diceva infatti Calvino, riformatore protestante:

"Dio ci ha donato una tavola per la festa, e non un altare per offrirvi una qualsiasi vittima; non ha consacrato dei preti per offrire dei sacrifici, ma dei ministri per condividere con gli altri il banchetto sacro".

Esattamente ciò che vediamo realizzato, nei fatti e ormai fin nei particolari, sulle mense neocatecumenali del sabato sera.