Visualizzazione post con etichetta sacrilegi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sacrilegi. Mostra tutti i post

venerdì 9 giugno 2023

Come si può trattare l'Eucaristia in certi modi se si crede davvero a ciò che la Chiesa crede e insegna sulla presenza di Gesù nell'Eucaristia?

Considerazioni sulla presenza reale di Gesù nell'Eucaristia

Come si può trattare l'Eucaristia in certi modi se si crede davvero a ciò che la Chiesa crede e insegna sulla presenza di Gesù nell'Eucaristia?


La dottrina tridentina sul Santissimo Sacramento dell’Eucaristia è estremamente interessante e quanto mai attuale anche nei canoni successivi. 

E’ importante, infatti, ricordare, come si legge nel terzo e quarto canone, che la conseguenza immediata e diretta della dottrina della transustanziazione è duplice: 

primo, Gesù è realmente presente non solo tutto intero in ciascuna delle due specie, ma anche in ogni singolo frammento o parte di esse, anche infinitesimale; 

secondo, tale presenza perdura anche dopo l’uso o dopo l’atto liturgico, fino a quando le sacre specie non vengano completamente dissolte

Il motivo di ciò è molto semplice e cercherò di spiegarlo nel modo più comprensibile possibile.

Se la sostanza della specie “pane”, dopo la consacrazione diventa “sostanza corpo di Cristo”, dobbiamo considerare che anche in un piccolo frammento di pane consacrato (ossia dove ci sia ciò che prima della consacrazione integrava la sostanza del pane) è presente (sotto gli accidenti del pane) la vera sostanza “corpo di Cristo”. Dove c'era ciò che insegna (anche a livello delle moderne conoscenze della chimica) la ”sostanza-pane”, dopo la sua miracolosa conversione nella sostanza "corpo di Cristo" ne segue che in un frammento di “pane consacrato” c’è la conformazione chimica della sostanza “corpo di Cristo” ovvero del vero corpo umano di nostro Signore!!! 


Ma dato che nostro Signore Gesù è vivo e si trova col suo vero Corpo seduto alla destra del Padre, è allora evidente che - come in ogni corpo di un essere vivente – al suo interno scorre il suo Sangue vivo e vero, che quel corpo è unito alla sua vera anima e, nel caso del Figlio di Dio”, è anche unito ipostaticamente alla seconda Persona della Santissima Trinità: ecco allora che, attraverso la sostanza “corpo di Cristo” è presente ("per concomitanza", come si dice in teologia) Cristo tutto intero e, ovviamente, se è presente in ogni singolo frammento di pane consacrato è chiaro che anche in un  piccolissimo frammento (purché visibile ad occhio umano) ci sarà “tutto Gesù”

Analogo discorso vale per il vino consacrato. Dovunque si trovi, a livello chimico, in una minima goccia, la conformazione chimica del vino (che dopo la consacrazione non c’è più come sostanza), è chiaro che lì c’è la vera sostanza del Sangue di Cristo, Sangue che ora scorre nelle vene divine del Suo Corpo, a cui è unita la sua anima e a cui è unita la sua divinità! 

 


Trattandosi di presenza legata al mutamento di sostanza, essa dunque può cessare solo quando gli “anomali e miracolosi accidenti” (ovvero la forma, il colore, l’odore e il sapore del pane e del vino) si dissolvono: quindi solo quando un’Ostia è consumata e assorbita dal nostro organismo (circa quindici minuti da quando la si è assunta) e quando il Sangue di Cristo è stato completamente assunto oppure è completamente evaporato.
Si badi che quanto detto non è altro che la spiegazione di un dogma di fede e dei suoi corollari. Mi chiedo, se davvero si avesse questa chiarezza dottrinale, con quale coraggio si potrebbe rischiare di disperdere un solo frammento di Ostia consacrata, cosa molto facile con alcune prassi oggi largamente in vigore?... 

Non è certamente un caso se, nel Vetus Ordo del rito della santa Messa le rubriche prescrivevano al sacerdote di non disgiungere mai i pollici dagli indici dal momento della consacrazione fino alla purificazione delle dita. Tanto grande era la fede e il conseguente rispetto dovuto al Santissimo Corpo di Gesù e la cura di evitare, per quanto possibile, sacrilegi e profanazioni anche del tutto involontarie! Mi chiedo anche - se si credesse realmente e veramente che la presenza di Gesù continua anche dopo la liturgia – come potrebbe  essere possibile vedere fedeli entrare in Chiesa senza neanche guardare il Tabernacolo, passarci davanti senza compiere nemmeno un minimo gesto di adorazione, trascurare la visita al Santissimo Sacramento, non comprendere la forza e l’importanza straordinaria dell’adorazione eucaristica, specie quando Gesù è solennemente esposto. 

Per non parlare delle Chiese ridotte e pubblici mercati, dove si parla e si grida senza ritegno alcuno, oppure a musei dove - a differenza dei musei profani in cui quanto meno si osserva un rigoroso silenzio - si è liberi di schiamazzare, fotografare e chiacchierare a piacimento, anche durante lo svolgimento dei sacri riti. 

Mi chiedo infine chi avrebbe il coraggio di “portare a spasso” nostro Signore, uscendo subito dalla Chiesa dopo aver fatto la comunione, senza sostare - come doveroso - in preghiera e adorazione di Gesù presente nella propria anima…

Queste considerazioni confermano la mia personale convinzione che dinanzi ad atteggiamenti atipici o del tutto inopportuni, il vero problema di fondo è sempre di fede. Se qualcuno crede veramente a queste cose e non agisce di conseguenza, non saprei infatti cosa pensare… Perché commetterebbe ad occhi aperti delle gravi irriverenze verso Colui che nel suo infinito amore per noi si è degnato e si degna di scendere e rimanere tra i figli degli uomini… 

da Don Leonardo Maria Pompei

Canoni sull'Eucarestia (Concilio di Trento)

  1. Se qualcuno negherà che nel santissimo sacramento dell’eucarestia è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il corpo e il sangue di nostro signore Gesù Cristo, con l’anima e la divinità, e, quindi, tutto il Cristo, ma dirà che esso vi è solo come in un simbolo o una figura, o solo con la sua potenza, sia anatema.
  2. Se qualcuno dirà che nel santissimo sacramento dell’eucarestia assieme col corpo e col sangue di nostro signore Gesù Cristo rimane la sostanza del pane e del vino e negherà quella meravigliosa e singolare trasformazione di tutta la sostanza del pane nel corpo, e di tutta la sostanza del vino nel sangue, e che rimangono solamente le specie del pane e del vino, - trasformazione che la chiesa cattolica con termine appropriatissimo chiama transustanziazione, - sia anatema.
  3. Se qualcuno dirà che il sacrificio della messa è solo un sacrificio di lode e di ringraziamento, o la semplice commemorazione del sacrificio offerto sulla croce, e non propiziatorio; o che giova solo a chi lo riceve; e che non si deve offrire per i vivi e per i morti, per i peccati, per le pene, per le soddisfazioni, e per altre necessità, sia anatema. 
  4. Se qualcuno dirà che, fatta la consacrazione, nel mirabile sacramento dell’eucarestia non vi è il corpo e il sangue del signore nostro Gesù Cristo, ma solo nell’uso, mentre si riceve, e non prima o dopo; e che nelle ostie o parti consacrate, che dopo la comunione vengono conservate e rimangono, non rimane il vero corpo del Signore, sia anatema.
  5. Se qualcuno dirà che il frutto principale della santissima eucaristia è la remissione dei peccati, o che essa non produce altri effetti: sia anatema. 
  6. Se qualcuno dirà che nel santo sacramento dell'eucaristia il Cristo, unigenito figlio di Dio, non deve essere adorato con culto di latria, anche esterno; e perciò non deve neppure essere venerato con una particolare solen­nità; né deve essere portato solennemente in processione, secondo il lodevole e universale rito e consuetudine della santa chiesa; o che non deve essere esposto pubblicamente all'adorazione del popolo; e che coloro che l'adorano sono degli idolatri: sia anatema. 
  7. Se qualcuno dirà che non è lecito conservare la santa eucaristia nel tabernacolo, ma che deve essere distribuita ai presenti subito dopo la con­sacrazione, o che non è lecito portarla solennemente agli ammalati: sia anatema. 
  8. Se qualcuno dirà che il Cristo, dato nell'eucaristia, viene mangiato solo spiritualmente, e non anche sacramentalmente e realmente: sia anatema. 
  9. Se qualcuno negherà che tutti i fedeli cristiani dell'uno e dell'altro sesso, giunti all'età della ragione, sono obbligati ogni anno a comunicarsi almeno a Pasqua, secondo il precetto della santa madre chiesa: sia anatema. 
  10. Se qualcuno dirà che non è lecito al celebrante comunicare se stesso: sia anatema. 
  11. Se qualcuno dirà che la fede sola è preparazione sufficiente per ricevere il sacramento della santissima eucaristia: sia anatema.

giovedì 25 maggio 2023

Spargere a terra il Corpo di Cristo: è ciò che avrebbe fatto Giuda

«Poco tempo addietro ho partecipato a una Santa Messa dove è stato consacrato pane azzimo: era a forma di disco, di dimensione media, circa 14-15 centimetri. Sebbene è stato diviso in cinque parti, siamo stati costretti a prendercele con la mano, per poterle mangiare. 

E' lì che ho capito meglio perché delle persone che erano inserite in un Movimento religioso cattolico che consacra sempre il pane azzimo sotto forma di pagnotte, le quali sono fatte dalle appartenenti al Movimento, sono poi uscite disgustate dal Cammino che effettuavano, nonché dalla Chiesa. 
 

Ho faticato non poco, per aiutare queste persone a riavvicinarsi a Santa Romana Chiesa. 

Erano contrariate, e anche talora profondamente sofferenti, per quello che avevano visto e udito alle S. Messe a cui avevano partecipato (dove ovviamente il pane azzimo casereccio viene consumato dagli astanti): alcuni non avevano apprezzato che la Mensa eucaristica fosse ridotta a una cena comunitaria, a una agape gioiosa, altri erano rimasti sconvolti dai commenti di cui era oggetto il Corpo Santo di Cristo, dopo che il pane era stato consacrato: "Ma quanto è bruciato, ma quanto è salato...". 

I loro compagni di merenda non parevano avere coscienza che parlavano del corpo di Gesù

Quel giorno di poco tempo fa ho capito meglio i racconti che mi avevano fatto quelle persone. 

Ho capito meglio le profanazioni. Non da parte dei satanisti, ma da parte dei cosiddetti "nostri". 

Quando ti trovi di fronte a del pane che non ha la perfezione di purezza della Sacra Particola, quando sei di fronte a del pane comune, in tutti i sensi, con una crosta o una bruciatura, è difficile ancora di più Credere. 

E fin qui ci potremmo anche essere, nel senso che il problema, per chi veramente ha fede, è superabile. 

Però poi lo prendi in mano, pensi che è il corpo di Gesù anche se è bruciacchiato, e lo mangi. Anzitutto il senso devozionale si attenua, quando non va a farsi friggere malgrado la buona volontà.

Una mia amica, che è al vertice di un Istituto e quindi si presume che stupida non sia, ha partecipato in una paesino del Sud a una Santa Messa dove il prete, molto apprezzato dai suoi parrocchiani per il suo impegno nel sociale, ha consacrato pane casereccio. Davanti a lei un vecchio ha dato alla moglie un pezzo del pane pagnotta che il prete gli aveva consegnato, dicendole: io non ho fame, la vuoi tu? 

Era pane consacrato, era il corpo di Gesù. Ma come è possibile non capire che si perde la coscienza, la sacralità della sostanza fisica che si sta per prendere in bocca? L'Ostia aiuta ad avere la fede, la focaccia aiuta a perderla.

Tra noi, ci può essere il senso devozionale, anche in presenza del pane casereccio consacrato, ci può essere anche in questo Movimento che ne ha fatto uno dei suoi portabandiera: ma non è come prenderlo in bocca, c'è poco da fare. Non è come prenderlo in bocca da un prete. E poi: il pane si sbriciola con le mani, per poterlo mangiare, o si addenta. In entrambi i casi le briciole finiscono da qualche parte. 

Un anziano, accanto a me nella Santa Messa a cui stavo partecipando, teneva in mano il pane consacrato con la destra e lo mangiava. La sinistra era lungo il corpo. L'ho pregato di metterla sotto il pane a mo' di trono, onde evitare che le briciole finissero per terra e poi calpestate. Le briciole, cioè la cosa più sacra in Cielo e sulla terra. Perché in ogni briciola c'è il corpo Santo di Gesù. Meminisse iuvabit. Non è difficile, nella situazione suddetta, che delle briciole cadano. O rimangano in mano. 

Al sacerdote, sull'altare, erano avanzate nella patena delle briciole, che poi ha riversato nel calice. Però quando invece di un pane a forma di disco si consacra una pagnotta di pane casereccio, lo sbriciolamento è consistente, e il pane rimane nella tovaglia, non sulla patena. 

E' malizioso credere che delle briciole cadano per terra, nel lavoro di pulizia? Temo che sia solamente realistico. Provare per credere, se è facile o difficile toglierle tutte. 

E' un trauma, per chi ama Gesù, vederlo trattato in certi modi.


Anche a Gerusalemme la folla lo acclamava, ma il giorno dopo lo ha tradito: occorre vigilare, per non trovarci anche noi nella stessa situazione di quella folla.

Ai suoi Sacerdoti, che avevano un compito particolare nei Suoi intendimenti, portare l'Eucarestia nel mondo, Gesù concede di prendere il Suo corpo in mano. A Giuda, che non lo amava e stava per tradirlo, dà Lui il pane consacrato in bocca. Chi non mi dice che glielo ha offerto Lui in bocca perché temeva che Giuda potesse lasciar cadere delle briciole in terra? Cosa lascia credere che fosse unicamente un segnale, una indicazione per il discepolo che Gesù amava? Poteva ben lasciare cadere delle briciole Giuda, anche inavvertitamente o involontariamente: briciole di pane consacrato, Suo corpo prezioso. Gesù non rischia, glielo mette Lui in bocca.»

(da: Sorella Angela Musolesi -laica francescana collaboratrice di padre Amorth)

lunedì 1 maggio 2023

Quando la dispersione dei frammenti delle Pagnotte consacrate durante le liturgie del Cammino viene equiparata a un "danno collaterale" incontrollabile

A commento del post del 22 aprile 2023, il camminante che si firma Eros, scrive:

Siete terrorizzati dalla profanazione accidentale nell'atto di assumere il corpo e sangue di Cristo. Come se non accadesse lo stesso con le particelle di ostia. E sottolineo accidentale, anzi definirei queste circostanze come incontrollabili. Vorreste un'eucarestia in pillola? Perchè forse sarebbe l'unico modo per scongiurare il problema (forse). Oppure potreste semplicemente cambiare scusa. Trovare altri pretesti. E sono certo che non vi manca la fantasia. Quello che scarseggia dalle vostre parti invece, è la FEDE”


Eros sembra ammettere che nel Cammino la dispersione dei frammenti del Pane consacrato non solo può accadere ma, se accade, va accettata, come fosse un “danno collaterale”.

Inoltre, le frasi: “Siete terrorizzati dalla profanazione…”, “Vorreste un’eucaristia in pillola?”, dimostra un certo senso di superiorità.

Ma noi vorremmo solo un’Eucaristia così come dice la Chiesa, né in pillola, né in pagnotta. Infatti, tra la pillola e la pagnotta, c’è una terza opzione: fare come dice la Chiesa.


La Madonna dell'Ostia

E questo innanzi tutto per il rispetto che si deve al Corpo del Signore, ma anche perché, se la pratica di consacrare una pagnotta rappresenta un fatto irrinunciabile e inseparabile dalla propria identità, la stessa Eucaristia si riduce a una pratica gnostica, che, per gli gnostici, i “semplici cattolici” non potranno mai capire.

L’Eucaristia, cioè, nel Cammino rischia di diventare a una pratica a cui, alla forma, non corrisponde la piena sostanza della fede (corrisponde certamente la sostanza di Cristo, ma non della fede in lui, che è garantita dalla Chiesa universale).

Se è così, allora non sono i camminanti a capire di più dei semplici cattolici, ma, al contrario, capiscono di meno, e questo non perché i cattolici hanno capito di più, ma perché loro vogliono capire di più.

Inoltre Eros sbaglia quando dice che le Ostie consacrate si frammentano: non è vero, e se si frammentano in particelle invisibili, allora lì sì, si può parlare di fatto accidentale.

 


Perciò, il comunicarsi come si fa nel Cammino, non solo è un’imprudenza consapevole, ma è anche una disubbidienza alle norme della Chiesa, che proprio per evitare la frammentazione del Pane consacrato dice di consacrare le ostie.


E di fatto, fare la Comunione con i frammenti di una Pagnotta consacrata e non avere grande cura di raccoglierne i frammenti andati dispersi perché, tanto, sono fatti “incontrollabili”, è come dire che un ubriaco che si mette alla guida di un’auto, supera i limiti di velocità e investe un pedone, se non lo ha fatto apposta può non soccorrerlo perché, tanto, è stato un fatto accidentale e incontrollabile. 

 

martedì 16 agosto 2022

"È una Messa o un apericena?"

"È una Messa o un apericena?" è l'esclamazione stupita di un lettore che ha visto l'immagine di questa "mensa" neocatecumenale, pubblicata dal blog Cruxsancta.

Infatti, oltre alle consuete immagini di pani già preventivamente spezzati nelle patene ottagonali tipiche del Cammino neocatecumenale, sul tavolone-mensa non consacrato che sostituisce l'altare nelle celebrazioni istituite da Kiko Argüello e da Carmen Hernàndez, due laici spagnoli che, nel proprio movimento ecclesiale, dettano legge su tutto, anche sulla liturgia eucaristica cattolica, vediamo  un'impressionante batteria di bicchierini in vassoi metallici, non si comprende bene dalla foto se già riempiti con il vino da Messa o da riempire con il Sangue di Cristo dopo la consacrazione.

L'esclamazione dell'ignaro lettore, "ma è una Messa o un apericena?" è del tutto comprensibile e per nulla blasfema, dal momento che, neppure nelle più sfrenate fantasie, quell'immagine può rimandare al santo sacrificio della Messa Cattolica!

Ed infatti, andando a cercare le immagini simili su internet, sono saltate fuori foto di tavolate, di esposizione di cibi, di presentazioni di vivande, di catering, e neppure un'immagine di una Santa Messa cattolica!

(Se vi chiedete che immagine sia la seconda a destra, si tratta di una fila di persone che vogliono provare l'esperienza di stare distese in una vera e propria bara).

Lasciamo ai lettori il commento di questa immagine. Era da aspettarselo, che questi impenitenti abusatori eucaristici sarebbero passati dai calicetti dei concelebranti (che, abbiamo visto in un video girato al Seminario di Macerata, vengono però fatti bere ai catechisti prima ancora che ai sacerdoti) ai bicchierini con il Sangue di Cristo per coloro che dai neocatecumenali vengono ritenuti i veri concelebranti, cioè l'assemblea dei fratelli: esattamente come nelle sante cene protestanti.

Vassoi e bicchierini usa e getta
per sante cene protestanti

Resta da vedere se i bicchierini vengono riempiti prima o dopo la consacrazione (con rischio di spargimento), se vengono consegnati sui mega vassoi da solerti ministranti, se i fedeli si accostano alla mensa e li bevono singolarmente

Santa cena protestante:
il momento del "brindisi"(53'16")
o, ancor peggio, se vengono trattenuti e bevuti tutti insieme con il sacerdote, in una sorta di blasfemo brindisi, così  come avviene per la manducazione del pane; si cancella così definitivamente la comunione del sacerdote all'altare, sovrapponendola con la comunione sacerdotale dell'intera assemblea.

Per non parlare poi della purificazione...

Kikalvino
Siamo davanti purtroppo alla trasformazione della Eucarestia cattolica nella santa cena protestante.

Diceva infatti Calvino, riformatore protestante:

"Dio ci ha donato una tavola per la festa, e non un altare per offrirvi una qualsiasi vittima; non ha consacrato dei preti per offrire dei sacrifici, ma dei ministri per condividere con gli altri il banchetto sacro".

Esattamente ciò che vediamo realizzato, nei fatti e ormai fin nei particolari, sulle mense neocatecumenali del sabato sera.


domenica 25 luglio 2021

"Utilizzo l'ostia da un anno..."

"Utilizzo l'ostia da un anno, con  la mia personale tecnica di pittura e fiori su ferretto. Mi sono innamorata delle creazioni in carta di riso, realizzate con  fogli già colorati o stampati, e nella ricerca di un mio personale stile ho iniziato ad usare l'ostia, in modo innovativo e diverso, come se fosse una tela su cui dipingere, realizzando fiori e decorazioni che ricordano la seta dipinta a mano. 

Utilizzo coloranti alimentari di ogni tipo, ma non solo, qualsiasi prodotto alimentare che mi permetta di ottenere i risultati creativi che voglio, come ad esempio il caffè espresso. Proprio grazie a questa ricerca e utilizzando l’ostia in modo nuovo e personale, creando fiori che si ispirano alla natura ma che in realtà sono delle vere e proprio creazioni artistiche, sperimentando nuovi modi di usarla, compresa la realizzazione di figure con tecniche simili a quelle che si applicano con la carta pesta, ho trovato il modo di esprimere le mie emozioni e di regalarle a chi mi chiede una torta o un corso. La medaglia d'oro ed il premio Innovazione 2014 ai Campionati Italiani di Cake Design e  far parte dell’Equipe Eccellenze della Federazione Italiana Pasticceri, sono la ciliegina sulla torta..."

 


Il testo sopra è  tratto da un sito di creazioni dolciarie: torte con soggetti floreali o con personaggi dei fumetti dipinti su ostia: Mickey Mouse, le Winx...

Le immagini sono invece tratte dalla pagina del Seminario neocatecumenale "Redemptoris Mater" di El Salvador.

 


 

lunedì 26 aprile 2021

Perché consigliamo la "Messa tridentina" ai kikos

Domanda: ma allora tu ai kikos consigli la Messa tridentina?

Risposta breve: .

Risposta lunga: la fede si sostiene con la dottrina e i sacramenti. Insegnare male la prima o celebrare male i secondi (le due cose sono comunque molto più connesse di quanto sembra), significa inquinare la fede.

Oggi i soli sacerdoti che si arrischiano a celebrare la Messa tradizionale in latino ("Messa tridentina") sono quelli che sono stufi delle carnevalate liturgiche, stufi del fai-da-te dell'assemblea, stufi delle ambiguità e delle eresie, e quindi - talvolta perfino loro malgrado - rappresentano l'ultimo baluardo della difesa della fede. Certo, esistono anche buoni sacerdoti "biritualisti" (cioè che celebrano sia la "tridentina" che quella "in italiano"), ed esistono anche pii sacerdoti "Novus Ordo" (cioè che celebrano solo quella "in italiano" promulgata da Paolo VI). Purtroppo queste due categorie di sacerdoti rappresentano una minoranza nel clero e così non possono sempre risultare di vero aiuto a disintossicarsi dal veleno spirituale kikista-carmenista. Tanto più che in una Messa Novus Ordo il celebrante non sempre è in grado di impedire che dei laici autonomamente mettano su un po' di show annullando i suoi sforzi di celebrare con sobrietà e serietà.

Pagliacciata "liturgica"
neocatecumenale
Per cui il consigliare la Messa tradizionale in latino equivale al consigliare di rivolgersi a sacerdoti che promuovono con tutte le loro forze (e a spese di persecuzioni da parte addirittura della gerarchia ecclesiale e dei loro stessi superiori) la santa dottrina cattolica e la solidissima liturgia attraverso cui crebbero in santità innumerevoli generazioni - tra cui lo stesso padre Pio a cui molti di noi sono devoti - e che Benedetto XVI il 7 luglio 2007 ha messo nero su bianco che «non è stata mai abolita».

Il Cammino Neocatecumenale è graditissimo al demonio perché porta uno scempio nella liturgia con la scusa di renderla più "vissuta". In realtà nelle comunità del Cammino non viene vissuta ma solo spettacolarizzata: uno spettacolino autogestito, una celebrazione parolaia e farraginosa, dove ognuno dei presenti ha occasione di fare la propria omelia spontanea, dove la ricezione del Sacramento è ridotta a una specie di sacro snack di unità fraterna, dove i segni liturgici cedono il posto alle pagliacciate umane (il "girotondino" imbecille a fine liturgia, la chiassata caciarona del "segno della pace", la disposizione delle sedie come ad un variety televisivo pomeridiano, ecc.) e dove il centro di tutto è sempre Kiko Argüello - coi suoi insostituibili canti, le sue onnipresenti "icone", i suoi  obbligatori gadget, i suoi immancabili drappeggi, le sue griffatissime suppellettili sacre, il suo peculiare modo di grattugiare la chitarrella...

Per questo, anche avendo un buon cuore disposto a donarsi al Signore "ma attraverso il Cammino", la propria spiritualità viene irrimediabilmente inquinata. Il Cammino Neocatecumenale è spiritualmente un tumore e per estirpare questo tumore occorre ciò che va in direzione diametralmente opposta: come ad esempio la liturgia tridentina.

Chiassata "liturgica"
neocatecumenale
C'è un altro motivo per consigliare caldamente la Messa tridentina: non ci troverete nessun canto di Kiko. Più esattamente: non ci troverete canti con la chitarra. Niente canti moderni estrosi, né lagne da mollaccioni o canzonette trascinate: la Messa non è un'esibizione canora e se uno non è in grado di cantare bene, non deve  "esibirsi a tutti i costi". Chi prega cantando prega tre volte, si diceva una volta: ma parlavano del sublime canto gregoriano, non delle vergognose e imbarazzanti canzoncine chiesastiche inventate in questi ultimi 60-70 anni da gente che aveva come unico scopo quello di sbarazzarsi di ogni canto tradizionale della Chiesa.

La Messa "tridentina" è una vera terapia d'urto per chi era abituato alle blasfeme e dissacranti carnevalate kikesche-carmenesche. All'improvviso vi accorgerete che è culto a Dio anziché spettacolino "che bisogna far sembrare ben riuscito".
Vi accorgerete che ogni singolo gesto ha come centro la gloria di Dio anziché quella di Kiko. Che ogni singola parola ha a che fare con quel culto a Dio e senza alcun "riempitivo", tanto meno "spontaneo", da parte dei fedeli.
Vi accorgete che parlano anche i tanti momenti di silenzio, come di chi è in adorazione davanti al Signore, laddove nelle liturgie "moderne" (e ancor più in quelle kikizzate) il silenzio è un fastidio che bisogna interrompere al più presto poiché negli spettacoli il silenzio significa che qualcosa si è inceppato.
E quindi vi accorgerete della lingua sacra liturgica con cui hanno celebrato tutti i santi da 17 secoli a questa parte (la maggior parte di loro non aveva titoli di studio da esperti latinisti: capivano il senso di ciò che accadeva nella celebrazione, non avevano bisogno di effettuare accademiche traduzioni istantanee), cioè senza quelle inflazionatissime parole italiane (amore, pace, perdono, ecc.) diventate oggi mondanizzate, ambigue, comode per mille interpretazioni e sotterfugi.

Carnevalata "liturgica"
neocatecumenale
Ai kikos, come cura dal tumore spirituale denominato "Cammino", occorre necessariamente una terapia d'urto: la liturgia "tridentina".
Occorre gettar via lo spettacolino kikizzato e prendere parte al vero culto a Dio gradito, in quella forma in cui non c'è posto per l'iniziativa umana (al punto che il sacerdote, al pari dei fedeli, è "orientato verso Dio", cosa che fa imbestialire gli amanti dello spettacolino perché non vedono in faccia il presentatore del variety), in quella liturgia dove ogni segno ha una lunghissima tradizione (anziché essere una moda qualsiasi dell'ultimo mezzo secolo o addirittura dell'ultima mezza mattinata) ed in cui tutta la bellezza è intesa a esaltare l'azione di Dio nella storia degli uomini anziché essere estrosa scenografia.

È quella liturgia dove per fare la Comunione ci si accosta alla balaustra (che divide lo spazio del popolo dallo spazio sacro di Dio dove opera il sacerdote) e ci si inginocchia in attesa che il ministro di Dio amministri personalmente il Pane di Vita Eterna (che non è certo una specie di snack sacro di unità fraterna, tanto meno da prelevare al self-service, tanto meno una specie di sacro gadget a disposizione degli attori dello spettacolino, men che meno un gettone di presenza).
È quella liturgia dove il fedele assiste al miracolo che avviene per opera del sacerdote, partecipandovi di cuore e in unione spirituale con Dio (che è una cosa personalissima, non la somma degli sforzi della comunità) e senza bisogno di agitarsi a recitare una parte o partecipare alle canzonette dello zecchino d'oro con vocioni urlati (e magari stonati), furiose grattugiate di chitarrella, da gente che tipicamente vuole solo autoaffermarsi come "cantore" per ricevere applausi immaginari e complimenti affettati.
È quella liturgia dove sono tanti i momenti in cui si è in ginocchio davanti al Signore (perché conta solo la presenza del Signore - e davanti al Signore "ogni ginocchio si pieghi" -, non il tuo agitarti, non il tuo spettacolino, non la tua omelia laicale estemporanea).

Nella loro mostruosa e ridicola eresia, i due autonominati "iniziatori" spagnoli hanno sempre capito benissimo che il concedere ai kikos di partecipare alla liturgia cattolica (perfino se fosse Novus Ordo) creava il serio rischio di farli allontanare dalla kikolatria.

giovedì 8 aprile 2021

Non è "Lercio". Ovvero: la comunione neocatecumenale per asporto della Pasqua 2021

Per poter fare la Santa Comunione in tempi di coronavirus, il giornale satirico "Lercio" nel 2020 aveva annunciato, in un articolo dissacrante e paradossale, una convenzione tra la Chiesa e "Just Eat" (servizio di ordinazione e consegna pasti).

“Il fedele che vorrà comunicarsi la domenica, durante la Messa, potrà seguire in tv la funzione, previa chiamata a Just Eat per il servizio di consegna ostie. Gli sarà recapitata a casa l’ostia già transustanziata nell’attimo esatto in cui il sacerdote annuncia il momento dell’eucaristia: in quell’istante, alla porta si presenterà il rider di Just Eat gridando ‘Qualcuno ha detto Corpo di Criiiiistooooo!’, e il fedele potrà portare a termine regolarmente il sacramento”

Questo il trafiletto del giornale satirico.

I neocatecumenali sicuramente si sono ispirati a "Lercio". O "Lercio" ai neocatecumenali. Chi può saperlo? 

La cosa certa è che, per la Pasqua 2020, Kiko ha messo per iscritto, nei sussidi per la celebrazione della Veglia Pasquale nelle case, la versione neocatecumenale della comunione tramite servizio take-away. 

Questo il testo: 

Se i Vescovi (o i Parroci) danno la possibilità di ricevere la comunione sacramentale (portata precedentemente da un ministro straordinario), dopo il Padre nostro si canta o si recita l’Agnello di Dio, poi il capofamiglia distribuisce la comunione dicendo ad ognuno: - Il Corpo di Cristo 

E se anche i Vescovi non autorizzavano, la Pasqua scorsa, in pieno lockdown, sappiamo che 'Dio ha fatto questa eccezione' per i neocatecumenali.

Sembra un titolo di Lercio, invece è una dichiarazione di una catechista del Cammino neocatecumenale. 

 

E per la Pasqua 2021? L'Annuncio di Pasqua non riporta istruzioni esplicite per i 'porta pizze' del Cammino, ma Pezzi, raccomandando di usare gli stessi sussidi 2020 per i riti nelle case, negli effetti ripropone il sacrilegio di portarsi a casa il Corpo di Cristo sotto le specie delle particole consacrate con le quali, al momento stabilito, il capofamiglia comunica se stesso ed i familiari.

Sappiamo che i catechisti della Parrocchia Bonne Nouvelle a Parigi, che erano presenti all'Annuncio di Pasqua di Kiko a Roma il 14 marzo, avevano organizzato, tramite il parroco, la consegna delle particole consacrate, anche se poi le indicazioni, presenti sul sito, non sono più state riportate.

Quindi, chissà in quante famiglie cattoliche, anche quest'anno in cui le Messe comunque si celebrano e quindi è possibile fare la Comunione, è stato compiuto, su indicazione dei catechisti e responsabili internazionali del Cammino neocatecumenale, questo atto sacrilego.

Noi proponiamo solo un'immagine.

E non l'abbiamo trovata su  "Lercio".

 

Nota bene: Secondo quanto è possibile constatare dalle immagini, si tratta di una comunione take-away con il capofamiglia che si auto-comunica e comunica i familiari avvenuta nella notte di Pasqua 2021 nel corso dei riti domestici in una famiglia neocatecumenale peruviana.

I responsabili delle varie nazioni in cui il Cammino è diffuso (quindi anche del Sudamerica e del Perù) erano presenti agli Annunci di Pasqua di Kiko del 14 e del 19 marzo scorsi, da cui hanno preso le specifiche direttive di cui abbiamo già  ampiamente parlato.


giovedì 25 marzo 2021

Pasqua 2021: Un Annuncio è stato proclamato...

 ... ma non chiedeteci di chiamarlo pasquale. Il motivo si chiarirà alla fine di questo articolo.

Trovate qui il PDF. Siccome i nostri fratelli in cammino ci hanno abituato al fatto che non fanno tutto quello che dicono e non dicono tutto quello che fanno, abbiamo anche seguito l'annuncio alle comunità francesi e belghe (composte in buona parte da fratelli italiani) che è andato in onda domenica 21 marzo in diretta Zoom e YouTube, dalla parrocchia di Notre-Dame de Bonne Nouvelle a ParigiOggi vi diamo un resoconto dei contenuti questa conferenza. 

Ricalcando lo schema simbolico della triade neocatecumenale, un catechista laico di lungo corso, il parroco ed una giovane signora laica si sono susseguiti per: catechizzare, dare le comunicazioni di servizio e poi concludere con ulteriori annunci e direttive, rispettivamente. Proprio come hanno fatto Kiko, Padre Mario ed Ascensión. Esaminiamo l'Annuncio nelle sue parti.

All'interno del resoconto, il testo in questo colore è dei nostri commenti.

Prima parte dell'Annuncio: la catechesi, tenuta da un laico. 

Veglia ed Eucaristia:

La catechesi inizia come la Veglia Pasquale, enfatizzando giustamente il ruolo della luce che arriva ad illuminare le tenebre,  Gv. 1, 4-5, N.d.R. Subito dopo, però, il catechista ci informa che non è importante se quest'anno la notte di Pasqua dovremo celebrarla in famiglia come era per il popolo di Israele, oppure attraverso internet, perché, spiega citando a memoria la Carmen consorella dei primi annunci:

"Cosa credete che sia più importante, nella Pasqua? Credete che solo l'Eucaristia sia la cosa più importante? Siamo fortunati ad averla. Ma immaginatevi che un ebreo si trovi in prigione. E che non possa riunirsi - con gli altri, N.d.R.- per avere tutti i segni. Cosa credete che sia più importante per lui, di avere tutti i segni per celebrare la Pasqua? Di avere il pane azzimo, le erbe, la coppa... ? No!" - ci aveva detto Carmen - "la cosa più importante per il popolo di Israele è la notte! La notte di veglia in onore del Signore. La notte! " 

Il Signore passa per risuscitarci dalla fossa della morte dei peccati:
La catechesi prosegue con la discesa e risalita di Nostro Signore, che duemila anni fa entrò nella morte per uscirne vittorioso e risuscitato dal Padre. Oggi questa morte sono le nostre situazioni, cioè le disgrazie ed i peccati, di cui i più terribili sono quelli della carne. In questa fossa il Signore passaesattamente durante la notte di Pasqua, per risuscitare a vita nuova chi veglia e prega attendendolo.

Prosegue il catechista: "che il Signore in questa notte vi possa mettere la potenza della sua resurrezione, del suo amore e che ci faccia vivere l'esperienza di una cosa che si chiama il cielo. Sapete cosa vuol dire il cielo? Vuol dire Dio, in tutta la sua totalità. Ecco per cosa ci prepariamo a vivere, quest'anno."

Il Poema Rabbinico delle Quattro Notti
Questo argomento richiede un post a parte e ne riparleremo in seguito. Al posto del testo vi lasciamo questa bella icona di San Paolo Apostolo delle genti, ed un testo scelto da noi, tratto dagli atti degli Apostoli.

At 19, 11-17: Gli esorcisti giudei. 
Dio intanto operava prodigi non comuni per opera di Paolo, al punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano. Alcuni esorcisti ambulanti (itineranti?) giudei si provarono a invocare anch'essi il nome del Signore Gesù sopra quanti avevano spiriti cattivi, dicendo: «Vi scongiuro per quel Gesù che Paolo predica». Facevano questo sette figli di un certo Sceva, un sommo sacerdote giudeo. Ma lo spirito cattivo rispose loro: «Conosco Gesù e so chi è Paolo, ma voi chi siete?». E l'uomo che aveva lo spirito cattivo, slanciatosi su di loro, li afferrò e li trattò con tale violenza che essi fuggirono da quella casa nudi e coperti di ferite. Il fatto fu risaputo da tutti i Giudei e dai Greci che abitavano a Efeso e tutti furono presi da timore e si magnificava il nome del Signore Gesù.

Continuiamo con l'Annuncio:


Cazziatone generale per le assenze, anzi, noRichiamo al senso della comunità:
Continua il catechista: "Molti fratelli hanno iniziato a disertare l'assemblea per paura del covid e della morte, nonostante il nostro grande rispetto delle misure di sicurezza [...]. Ma l'assemblea... è la presenza di Gesù Cristo, che si rende visibile!  Il Signore vuole che formiamo una comunità che è il Corpo di Cristo, per questo vuole che ci amiamo tra noi. 

È una cosa meravigliosa che Dio voglia che Nostro Signore Gesù Cristo risuscitato dalla morte abiti in noi perché possiamo amarci. Amatevi facendo del bene a quelli che vi fanno del male. Amatevi di un amore nuovo, che deve apparire nella parrocchia e nelle comunità. Un amore nuovo in cui portiamo su di noi anche i peccati e le tare degli altri. Dobbiamo avere fiducia profonda nel Signore, che è Lui che ci dona la forza di amare i nemici, le persone difficili, quelli che non ci amano, ci fanno del male, secondo l'esempio magnifico dei nostri fratelli in Iraq.

Per questo siamo privilegiati. Perché il Signore ci ha scelti, ci ha eletti e vorrebbe che le nostre parrocchie risplendessero di queste comunità nelle quali poco a poco, nutrendo la nostra fede, noi possiamo arrivare a questa statura adulta della fede, che è la presenza di Gesù Cristo in ciascuno di noi [...] che possiamo trasmettere ai nostri figli."


Seconda parte dell'annuncio: comunicazioni di ordine pratico, date dal parroco.


Ordinazione Sacerdotale: Durante il canto delle Litanie i fedeli si inginocchiano, mentre  

gli ordinandi si prostrano a terra in segno di umiltà e di consegna totale della propria vita a Dio.


Un parroco giovane e pieno di energie ha dovuto mettere da parte i tria munera sacerdotali (insegnare, santificare, governare) per limitarsi alle comunicazioni di servizio, cioè riferire il comunicato di Padre Mario, il quale, anche lui, ha solamente dato voce alle disposizioni del laico Kiko.

Kiko, colto da un afflato di obbedienza ed umiltà, ha invitato tutti i fratelli a sottostare "alle differenti disposizioni dei governanti e delle Chiese nelle differenti nazioni, seguendo l'esempio del Figlio di Dio che, fatto uomo, si è fatto obbediente al Padre, fino alla morte e alla morte di croce. "

Padre Mario, per nobilitare ulteriormente il nobile sacrificio di Kiko, ha letto il passo della Prima Lettera di San Pietro (5-11):

"Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili. Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, perché vi esalti al tempo opportuno, gettando in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi. E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, egli stesso vi ristabilirà, dopo una breve sofferenza vi confermerà e vi renderà forti e saldi. A lui la potenza nei secoli. Amen! "

Nel seguito, a dispetto di tutto questo cantare di obbedienza, umiltà, sacrificio, martirio... alla prova del fuoco di una situazione generale obiettivamente difficile, i neocatecumenali rivelano, con le decisioni prese in merito alla Veglia Pasquale, l'irrinunciabile supremazia attribuita a "la notte" di Pasqua, a scapito dell'Eucaristia.

Ora, causa restrizioni covid, a Parigi è vietato celebrare Messe notturne. Tutte le Veglie Pasquali della città sono posticipate alle sei e mezzo di domenica mattina ed i controlli della polizia sono stati rinforzati, cui va ad aggiungersi la collaborazione dei residenti dalla denuncia facile. Il Vescovo ha già dovuto tirar fuori dai commissariati qualcuno dei suoi figli sacerdoti e non concede più deroghe a nessuno e per nessun motivo. Il Parroco di Bonne Nouvelle ha tentato, inutilmente, di convincerlo che la veglia fino all'alba è fondamentale e che i Neocatecumenali in particolare non possono rinunciarvi, dal momento che hanno il grande merito di averla restituita a Madre Chiesa, la quale l'aveva ormai dimenticata da secoli. Per ribadire questo merito, non si esita, anche in questo Annuncio, a citare le lodi fatte al Cammino da Papi e Vescovi.

In realtà, il Cammino la veglia l'ha restituita solo a se stesso, dal momento che la celebra separatamente, spesso neanche in una chiesa consacrata ma in istituti religiosi o, peggio, negli alberghi, e che i neocatecumenali non si sono mai più sciolti nelle parrocchie come avevano promesso inizialmente. Del resto come poteva essere altrimenti, dal momento che la loro Pasqua è la notte in cui il Signore letteralmente passa e ci fa resuscitare dalla fossa della morte e dal fango della palude, cioè da tutte situazioni di sofferenza e di peccato? Questa non è la Pasqua Cattolica ed i Neocatecumenali lo sanno benissimo anche quando non lo sanno spiegare: la spiegazione sta nelle loro scelte.

Seguono quindi le disposizioni pratiche per la Pasqua, e qui siamo alle solite: tutto come l'anno scorso.

La veglia notturna sarà celebrata a porte chiuse, in teleconferenza dalla chiesa, dai preti insieme ai soli seminaristi che vivono nella stessa casa, più un cantore. Le comunità celebreranno nelle case, ogni famiglia per sé seguendo il libretto neocatcumenale e, se vorranno, si connetteranno su Zoom e YouTube. Questo permetterà loro di  riscoprire il sacerdozio dei fedeli (di cui al CCC 1656, dietro al quale si riparano) che consiste nella trasmissione della fede dai genitori ai figli, intenzione lodevole ma attuata secondo le modalità della Pasqua Ebraica.

La Comunione da asportocome l'anno scorso, sarà distribuita ai fedeli nel pomeriggio del Sabato Santo, secondo una modalità non meglio specificata (... i nostri timori e domande sono gli stessi dell'anno scorso: pane intero? pane già spezzato? ostie? chi spezza il pane? chi lo distribuisce? quando è stato preparato? quando è stato consacrato?...). I fedeli dovranno recarsi in Chiesa portando con sé un' apposita teca per ricevere il pane consacrato che consumeranno la notte in famiglia.

Qui dobbiamo purtroppo constatare che, messi di fronte all'alternativa tra onorare degnamente il Sacramento dell'Eucaristia come comanda Madre Chiesa ed anche a costo di iniziare la celebrazione all'alba, come consentito dalle autorità civili e salvaguardare "la notte" ubbidendo a Kiko tramite l'obbedienza alle leggi dello Stato, i neocatecumenali hanno deciso, senza esitare, per la seconda opzione, prendendo una serie di misure contrarie alla disciplina dei sacramenti. E tutto pur di rispettare la loro dottrina eterodossa o nascondendosi dietro ad essa, pur di agire come un unico corpo, corpo del quale hanno tutta l'intenzione di conservare inalterata l'identità.

Una inquietante novità che fino a qualche anno fa aleggiava solo vagamente nell'aria, è la dichiarata attesa del ritorno del Messia in carne ed ossa e del rapimento al cielo dei suoi cristiani in questa notte di Pasqua 2021. Ne aveva accennato esplicitamente Kiko nel 2018 :"S. Paolo dice che, quando verrà, coloro che sono vigilanti nella notte pasquale, in piedi leggendo i profeti, in quella notte si apriranno i cieli in tutto il mondo e vedranno Cristo che viene nella gloria, insieme ai santi. Quelli che sono nella Veglia Pasquale saranno trasformati, saranno rapiti, senza passare dalla morte fisica e mentre salgono in cielo saranno trasformati. Questa è Parola di Dio." , ma ora sembrerebbe che la voce si sia sparsa tra i fratelli delle comunità ed  infatti tutti quelli che hanno fatto l'Annuncio a Notre Dame de Bonne Nouvelle hanno dichiarato di aspettarsi questo evento.

Ma... tra parentesi: scusate, fratelli delle comunità: dite che tra due settimane torna il Signore, dite anche che fate parte della Chiesa e non avvertite gli altri fedeli? O non credete a una delle due cose che dite, ma, se credete ad entrambe: siete dei grandissimi filibustieri!

E, purtroppo, persino il parroco dice di sperarci e sembra, benché con un po'di ironia, possibilista.

Ci lascia profonda tristezza constatare che un presbitero di Santa Romana Chiesa speri che questa sia "l'ultima notte", quella del "rapimento della Chiesa", in cui i fedeli (ma presumibilmente solo i neocatecumenali) saranno rapiti al cielo, come nelle dottrine pretribolazioniste dei pentecostali e senza tener conto di tutti gli eventi che, secondo la Tradizione Cattolica, precederanno la fine dei tempi. Preghiamo, umilmente, da laici, per questo Sacerdote di Dio e per la santificazione del suo Ministero.

Terza parte dell'Annuncio: Santa? Subito?

Dipinti in vecchia estetica di tre Santi fondatori, del terribile periodo
tra l'Editto di Costantino e il Concilio Vaticano II, quando i cristiani erano dogmatici
e ipocriti e pregavano ripetendo formulette imparate a memoria. (cit.)

Ascensión, a nome di tutti gli iniziatori, invita i fratelli alla missione di evangelizzazione nelle strade, cioè a fare almeno un'uscita domenicale collettiva di piazza e strada, come avviene tipicamente durante la Cinquantina di Pasqua, per quanto consentito dalle norme sanitarie in vigore nelle varie regioni. Lo scopo è quello di testimoniare la gioia della resurrezioneI fratelli che hanno avuto il covid sono invitati a raccontare la loro esperienza con la malattia, perché può essere una testimonianza forte per chi ascolta. Si invita anche a fare un kerigma. Si ricorda che, data la situazione, la gente si trova in un momento di grande fragilità ed ha bisogno di una parola, di essere evangelizzata.

I giovani non ne possono più dei contatti solo virtuali e si raccomanda quindi alle comunità di non lasciarli soli. Purtroppo non si possono organizzare né le missioni due a due né un grande pellegrinaggio. Si raccomanda di trarre profitto dal periodo estivo, in cui le restrizioni sanitarie presumibilmente si allenteranno, per organizzare dei brevi pellegrinaggi, anche di due o tre giorni ed anche se i giovani tornano a casa a dormire. Ciascuna parrocchia o zona si organizzi secondo la sua creatività, per organizzare un pellegrinaggio giovanile con catechesi, penitenziali, scrutatio, vite dei Santi...

Il 19 luglio prossimo la diocesi di Madrid aprirà la causa di beatificazione di Carmen (applausi in sala) e presto sarà distribuita una biografia della sua vita. Ascensión sottolinea che proprio a Carmen dobbiamo il centro della nostra vita cristiana, cioè, la notte di Pasqua, per l'ispirazione che il Signore le ha concesso. 

Carmen fu espulsa dal suo ordine di suore proprio nel momento in cui, dopo otto anni di preparazione, era a Londra sul punto di imbarcarsi per l'India come missionaria. Ha sperimentato la crocifissione in nome della legge, soleva ripetere, sentendo questa crocifissione fortissima un giorno particolare in cui si trovò in una sala di museo a Madrid nella quale erano esposti dei crocifissi. Ascensión ribadisce che anche noi oggi siamo crocifissi dalla legge, ma il Signore viene a risuscitarci. 

"Il Signore passerà anche in questa Pasqua, che forse sarà l'ultima, anche se siamo pieni di dolore e di peccati  Il Signore non ci lascia nelle nostre situazioni viene a risuscitarci."

                                                                   ------

FINE. Ringraziamo Exitus per il resoconto sulla videoconferenza.

                                                                   ------

L'Annuncio è terminato ma esitiamo ancora a definirlo pasquale. Vi abbiamo trovato elementi cattolici, ebraici, luterani, pentecostali, influenze gnostiche, persino elementi di teoria del complotto... di che Pasqua stiamo parlando?

Per rinfrancarci l'anima proponiamo quindi un breve quanto lineare e luminoso "Annuncio di Pasqua di Risurrezione" dal Catechismo di San Pio X Papa. Certo, sarebbe meglio se i parroci lo insegnassero a catechismo e durante le omelie. Intanto, lo si può leggere e meditare da soli a casa, sul treno, davanti al Tabernacolo...

Santa Madre Chiesa insegna e tramanda che Nostro Signore Gesù Cristo è innanzitutto Eucaristia, e che dobbiamo vivere santamente per poterci accostare ad essa, e cioè a Gesù Stesso. In caso di impedimenti gravi, Dio nella sua provvidenza e creatività ci invia altri strumenti di Comunione con lui. 

Ma in assenza di impedimenti è comandamento e precetto andare a Messa tutte le domeniche e precetto comunicarsi almeno a Pasqua. Quindi, siccome è sacrilegio fare la Comunione senza aver confessato i peccati mortali, la Pasqua è il giorno in cui Nostro Signore ci trova tutti belli rinnovati, puliti, confessati e disposti a cambiar vita. In questo senso la Pasqua è il giorno dell'anno in cui un cattolico, idealmente, dovrebbe farsi trovare sulle vette dell'imitazione di Cristo, e non in fondo alla fossa dei peccati.

Iniziamo a notare le enormi differenze tra la dottrina del kikarmenesimo e quella cattolica e che buon pro ci faccia.

martedì 7 aprile 2020

La "comunione da asporto" nell'Annuncio di Pasqua 2020: Kiko Arguello è felice e sta bene e se ne fotte del mondo intero

Eravamo tutti in pena perché Kiko, da quando è fuggito in Spagna (cioè non appena la situazione della pandemia si era fatta seria), non aveva dato notizie di sè; era letteralmente sparito.

“Quo vadis Kiko?” Da quel grande, impareggiabile Iniziatore qual è, ha fatto orecchie da mercante (ahahah mercante!) e se l’è data a gambe: bye bye Roma!
L’annuncio-lettera ci ha rassicurato. Pare stia bene; non solo ma mai ha parlato tanto di felicità come in questo annuncio!

La prima parola di Kiko: sono felice, sono molto felice, rallegriamoci. La grazia più grande: avere una comunità. Sapere che la nostra fine è gloriosa nel cielo, piena di felicità.

Ma poi parlando del coronavirus che ci circonda - che potrebbe anticipare di pronto, rendendolo attuale, il suo glorioso ingresso nel desiato cielo - non dice che porterà molti di noi alla morte ma “che porterà molti fratelli alla morte”. E insiste: questa Pasqua ci trova tutti circondati dal coronavirus che crea inquietudine, perché tanti fratelli e sorelle possono andare al Padre” e “speriamo che questo possa aiutare molti fratelli a convertirsi da una vita contro Dio”.
Ordunque il nostro Kiko non si colloca né tra quelli che “salgono al cielo”, né tra quelli che devono “convertirsi”. Certo, dimenticavo che lui è dio, lui dirige l’orchestra.
Kiko continua: “In mezzo alla tenebra in cui si trova la nostra società (e insiste! È tenebra e vede tenebre solo fuori di lui!), abbiamo più che mai bisogno della Veglia Pasquale, che viene a riempire di speranza la nostra esistenza”.

E dunque dopo un lungo silenzio, Kiko parla così.
Questo è quanto partorisce la sua mente oscurata, la sua anima insensibile e il suo cuore indurito. Questo “gli è stato ispirato”, senza dubbio, ma da chi non si sa.
Davvero mai prima d'ora ha parlato tanto di felicità nei suoi sproloqui. Cosa gli è preso? Una strana euforia incontenibile.
Kiko il più felice di tutti e tre!
L'unico che "si cinge la veste da solo"
e fa sempre e solo il cavolo che vuole lui.
E ora continua così, mettendo sul tavolo il suo asso nella manica:
“Abbiamo più che mai bisogno della Veglia Pasquale” e noi la celebreremo in “una maniera unica; ma la cosa meravigliosa è che Dio ci ha preparato in modo provvidenziale in questi 50 anni per poterla celebrare in casa, con la nostra famiglia”. “Il padre di famiglia presiederà la Pasqua, che sarà vissuta come abbiamo sempre fatto”.
Questo vale per tutti.

Per i fratelli che sono proprio soli e non possono mettersi in contatto con la comunità “possono celebrare la Pasqua collegandosi con la televisione del Vaticano o della Diocesi”.
Ossia, quei fratelli che proprio sono soli e non hanno mezzi per connettersi con la comunitàpossono celebrare la Pasqua collegandosi con la televisione del Vaticano o della Diocesi”!
Per tutti gli altri, neanche a dirlo: va vissuta la Veglia Neocatecumenale autenticamente unica, finalmente senza restrizioni di sorta né controlli. (Alias, comunione col Papa e con la Chiesa: ultima ratio, una specie di contentino).

"Pregheremo per i fratelli che il Signore ha chiamato già e per quelli che chiamerà presto". I fratelli che chiamerà? Proprio non ipotizza che potrebbe essere chiamato lui “di pronto”!

Perché, Kiko ne è certo, il Signore nella sua Provvidenza sono 50 anni che li prepara all’agognato giorno in cui si può celebrare nelle case. Con le Lodi a Kiko della domenica a casa coi figli li ha preparati, udite udite, a poter "celebrare in pienezza la Pasqua nelle case". Si realizza così il sogno di Kiko e Carmen che accarezzavano da tutta una vita: poter finalmente celebrare nelle case la Veglia così come consegnata ai neocatecumeni fin dalla notte dei tempi e che mai hanno modificato di una virgola. Che hanno sempre difeso a spada tratta e col coltello fra i denti da ogni divieto o possibile correzione.
Ma sì, diciamoci la verità! Negli ultimi anni non se ne poteva proprio più con i continui interventi della Chiesa, in varie Diocesi, sempre più diffusi.
E una volta attaccavano il Giovedì Santo, una volta il Venerdì, la Veglia sempre, e loro lì a doversi difendere ogni volta. Una battaglia continua ed estenuante. Ed ogni anno si rischiava di perdere un pezzo per strada.
Invece ora, finalmente, grazie al coronavirus, nelle case potranno fare il cavolo che vogliono e lo considereranno pure come precetto adempiuto.
Onde per cui Kiko allega un’antica lettera del 1972 sulla Pasqua, per rinverdire lo spirito originario (tutto resta immutabile in secula seculorum) con cui va tassativamente celebrata. Ha anche diramato insieme le debite disposizioni puntuali per tutto il Triduo Pasquale in salsa neocatecumenale, in perfetto stile kikiano/carmeniano.

Cosa desiderare di più dalla vita?

Merita però una nota speciale questo singolare passaggio, tratto dal documento "Orientazioni liturgiche", le kikiane disposizioni sulla Santa Veglia (pagina 22)

Guardate con i vostri stessi occhi
c’è tanto di timbro e marchio della Premiata Ditta:
“Qui si fanno solo gli affari nostri”

Questa volta non se la caveranno gridando:
“fake news – fake news”

QUESTO IL TESTO:
* Se i Vescovi (o i Parroci) danno la possibilità di ricevere la comunione sacramentale (portata precedentemente da un ministro straordinario), dopo il Padre nostro si canta o si recita l’Agnello di Dio, poi il capofamiglia distribuisce la comunione dicendo ad ognuno:
- Il Corpo di Cristo
Portata precedentemente? Quanto tempo prima? Quando saranno state consacrate le sacre specie da asporto? (chiamiamole così) Siamo sicuri che non portino dei bei pani azzimi in teli di lino, pronti per essere consumati nelle famiglie, proprio come fossero pizze da asporto? Per quanto tempo sosteranno nelle loro case, prima di essere consumate alla fine della lunga Veglia? Il Sabato Santo prima della Veglia nessun Sacerdote può consacrare. L’ultima Messa è stata quella in Coena Domini del Giovedì Santo. Chi saranno i riders designati per la consegna a domicilio? Quanto tempo prima la faranno?
Allora io non oso neanche immaginare dietro questa postilla * cosa può mai celarsi.
Quali consegne sotterranee, quali perverse indicazioni segrete. Penso solo a tutte le parrocchie con parroci neocatecumenali, del tutto sottomessi al volere dei fantasiosi kikatechisti, unite alla prassi di cui sono testimone di arricchire della "interpretazione autentica" fornita a voce le consegne scritte.
Quali disposizioni avranno ricevuto in proposito da Kiko per trasmissione orale?
Di consacrare tanti pani azzimi quanti ne servono, uno per famiglia (sembra la trasposizione del racconto di una pasqua ebraica in piena regola), che poi il padre distribuirà dopo averlo frazionato ripetendo il gesto della Pasqua (con quale permesso?) o glielo manderanno già frazionato (non credo proprio) con tutte le inevitabili briciole?
Magari per questa volta si accontenteranno delle ostie, tante quanti saranno i partecipanti per famiglia? In ogni caso dovranno arrivare nelle casa con anticipo (di quante pissidi è dotata una Parrocchia media?) custodite come? Lasciandole lì, in custodia loro, fino al momento della consumazione?
Si aprono varchi pericolosi, illegittimi, in uno scenario orripilante e di riduzione del Santissimo Sacramento a "pizza da asporto".
Un “ministro straordinario” in tutta autonomia che andrebbe dispensando per le case la comunione sacramentale senza distribuirla egli stesso a ciascuno nel contesto di un piccolo rito fatto proprio per i malati e gli anziani, i soli che possono ricevere a casa la comunione. Questa roba da disinvolti maneggioni del sacramento (sia pure con la scusa dell'epidemia) suona davvero sacrilega e indegna.

I kikos si atteggiano ad eletti anche in questo. Chi cristiano della domenica avrebbe mai osato pretendere tanto? Anche solo ipotizzarlo sarebbe assurdo.
Ritengo che andrebbe in ogni caso informato anche il Governatore della Campania V. De Luca, per vedere cosa ne pensa di questa ennesima genialata furbetta dei capi del Cammino: girare casa per casa portando il pane eucaristico come fosse una pizza da asporto (e ci chiediamo anche se i riders neocatecumenali tratteranno anche il "beveraggio": tra le comunità del Cammino c'è sempre chi vuole strafare).

Piccola notazione curiosa: se cercate nell'Annuncio di Kiko la parola Croce non avrete riscontro. Provate a mettere la parolina IBAN e, voilà, appare magicamente. Perché, neanche a dirlo, stanno a secco, hanno bisogno di aiuto economico per loro con la scusa delle tante famiglie in missione che da loro non hanno mai ricevuto il becco di un quattrino (ossia, se non provvede la loro comunità stanno fresche!), come sempre; non per l’emergenza umana e sanitaria di cui al caro Kiko non frega niente e che considera solo un inconveniente passeggero, un accidente, un inciampo sul suo cammino.

Le sue infinite scorribande sono state stoppate di colpo dal coronavirus. Ma per Kiko “non c’è più parola”, come avveniva per i falsi profeti; la profezia, il suo mestiere di sempre, è cessata. Non sa leggere la storia, non ne è più capace? O forse non gli conviene. Poiché inequivocabile è il linguaggio di Dio e chiaro, neanche Kiko, da grande equilibrista, può farci nulla!
Dovrebbe provare a spiegarci, e spiegare per primo a se stesso, come mai - visto che è Dio stesso che lo ispira in tutto quello che dice, che fa e che programma - il Signore ha mandato all’aria in un soffio tutta la sua fitta agenda di appuntamenti comunicata nel dettaglio all’annuncio di Kikuaresima di quest'anno, tutto l’enorme lavoro per l’evangelizzazione/volontà/di/dio che lo aspettava nel 2020, ottuagenario infaticabile che spende senza risparmio la sua vita per/amore/dei/fratelli blablabla.

Kiko si interroga sulla sua morte
e Kiko si risponde da solo, 
da falso profeta.
Non sa neanche che:
“l’uomo propone e Dio dispone”
Perché mai il Signore ha permesso tutto questo assurdo macello? Perché non gli importa niente che vada all’aria tutto il kikiano super-attivismo? Come può tollerare di vederlo sepolto vivo a Madrid con tutto quello che aveva da fare? Perché assiste senza intervenire alla totale disgregazione di tutte le comunità nel mondo che non possono più riunirsi in ogni parte, né andare ad ascoltarlo, né ricevere i catechisti per gli scrutini, né celebrare l’eucarestia? Non potranno neanche usare più l'irrinunciabile coppa, alla quale credo fermamente che non berranno mai più dopo quanto è successo per “volontà di Dio”. Eppure Carmen diceva “Se ci tolgono l’eucarestia il cammino muore!” (AMEN, aggiungo io. Finalmente è giunta l’ora!), e giustificava così tutte le sue aggressioni violente in Vaticano.
E tutto questo è Dio stesso che lo ha fatto, è indubbio (questa la loro predicazione di sempre, avulsa dalla religiosità naturale)! Senza intervento di Papa, Cardinale o Vescovo o anche nonostante l’appoggio incondizionato di tanti di loro. Dio lo ha fatto, Dio stesso ha steso la Sua mano. E mentre Kiko se ne stava tranquillo, pensando di avere tutto sotto controllo, la rovina gli è piombata addosso improvvisa, per una via sconosciuta e inimmaginabile. E non c’è nulla da fare, non ci sono strategie da mettere in campo, astuzie, menzogne studiate ad arte per salvare, in questo caso, non solo il "buon nome del cammino" ma la sua stessa sopravvivenza; messa in discussione da oggi in poi da uno tsunami violento e imprevedibile, piombatogli addosso improvviso.

Kiko dice: “In mezzo alla tenebra in cui si trova la nostra società (appare evidente che nella tenebra più fitta brancola lui), abbiamo più che mai bisogno della Veglia Pasquale, che viene a riempire di speranza la nostra esistenza”. La grazia più grande: avere una comunità. Sapere che la nostra fine è gloriosa nel cielo, piena di felicità. La famosa “salvezza a grappoli”, secondo cui uno si salva automaticamente se la sua comunità fa bene il Cammino.
Ma Dio ci ha messi ciascuno al Suo cospetto senza intermediari, senza alibi "comunitari".

Uno che parla come Kiko è più fuori di un balcone, fuori dalla grazia di Dio in primis, ma proprio fuori di testa. Nell’attuale contingenza si misura il grado di alienazione ormai irreversibile in cui è rovinosamente piombato, quella stessa in cui sta trascinando con sé tutti coloro che hanno riposto in lui fiducia e ogni loro speranza.
“La grazia più grande: avere una comunità. Le nostre comunità salveranno il mondo e questa generazione.”
Il coronavirus ha posto un alt imperioso proprio a tutte le forme aggregative.
Perché Kiko non dice neanche una parola su questo? Cosa Dio gli sta dicendo, a lui personalmente, con questi fatti? Ci salviamo a grappoli? “Essere UNO”? La comunità che è il fulcro di tutto il Cammino, salvezza del mondo (nientemeno!) e di questa generazione (addirittura!), Dio l’ha disgregata (cioè non ha impedito il coronavirus), l'ha frantumata con tutti i suoi rituali e i suoi raduni, convivenze, passaggi, celebrazioni, eucaristie in disobbedienza alla Chiesa, con pani azzimi spezzati e distribuiti da chi capita e la coppa gigante a cui tutti si abbeverano, prendendola dal ministrante tra le loro mani. Il coronavirus pare fatto apposta per disintegrare tutto questo “in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba”. Ossia, ci siamo coricati che il mondo era in un modo e il mattino dopo nulla più è stato uguale. Il Cammino ha cessato di esistere così come lo conosciamo, quasi per incanto. Chi lo poteva immaginare? Chi poteva mai prevedere una simile sciagura piombare così improvvisa? Come la notte dell’esodo, del mare che si apre e salva il popolo e sommerge il faraone e il suo esercito spazzandoli via per sempre, travolti tutti a causa dalla smisurata superbia e arroganza di uno solo, per la sua testarda ostinazione nel continuare ad opporsi a una volontà di Dio tante volte e in tante forme a lui chiaramente manifestata, convinto che la sua forza fosse unica regola alla giustizia. Chi ci farà cadere? Chi ci farà vacillare? Chi ci priverà del nostro bene? Anima mia, riposa e godi dei tuoi beni che tieni al sicuro!

Ma neanche questa ultima lezione gli è bastata. Lo diciamo con tremore. Dalla lettera di Pasqua ne abbiamo conferma: piuttosto, come avvenuto per il faraone, il suo cuore si indurisce ogni volta di più: Kiko non è sincero. Siamo certi che Kiko non è affatto felice in questo tempo. A chi vuol darla a bere? Finge di sicuro. Parla tanto di felicità perché felice non lo è per niente. Ostenta sicurezza per tenere strette le fila. Chi lo seguirebbe più tra gli adepti, che in tanti gli obbediscono sol perché trovano la loro sicurezza nel cammino? Se anche questa venisse meno, tanti fuggirebbero a gambe levate, in troppi sopportano già da molto tempo.
Kiko è sconvolto in questo tempo, altro che!
Imperatore che vede il suo regno cadere a pezzi. Da ogni parte arrivano a Kiko notizie catastrofiche: focolai di pandemia scatenati dai "riti mistici" kikiani-carmeniani, interi seminari Redemkikos Mater infettati, tanti fratelli e presbiteri che muoiono un po' dappertutto mentre i pretoriani di Kiko, tutti vecchi come lui e già malridotti in salute perché non si sono rifugiati per tempo in un bunker blindato come lui... e Kiko il vigliacco, cosa ha fatto? È scappato così rapidamente che neanche si sa dove sia andato a rintanarsi. Un esercito in disfatta, i fratelli - sempre vigilati per 50 anni e tenuti nel recinto sicuro delle loro comunità chiuse che mai si sciolgono nella Chiesa, obbedienti ai cosiddetti “catechisti” e allineati e coperti anche dopo finito il cammino come sappiamo bene - ora sono tutti dispersi e fuori controllo, poiché non possono più riunirsi né in molti né in pochi, ognuno sta nella sua casa. Il Signore ha distrutto la comunità neocatecumenale, riducendo tutti a monaci di clausura agli arresti domiciliari.
E ancora, cosa farà mai Kiko senza tutti i suoi impegni?
Credo che sia in piena crisi di astinenza: senza assemblea, senza popolo osannante, senza microfono e senza leggio, senza chitarra, orchestre e viaggi continui. Senza arte né parte più, e tutto questo da un giorno all’altro, dalla sera alla mattina.
Quanto è falsa le lettera di Kiko, la sua felicità! Credo che Kiko sia un disperato in questo tempo. La sua missiva asettica e fasulla lo dimostra. Non una parola per i morti, non una parola per chi soffre, con il suo “che bello arriva la Pasqua 2020, in questa circostanza eccezionale sarà meravigliosa” è solo stonato e fuori luogo; non trovo un solo aggettivo per definire il falso storico che è Kiko Argüello.
Guardate i piedi e le mani,
un bambino farebbe meglio.
Sciatteria e imperizia!
Arte zero: ispira angoscia.
Non gli riesce proprio quest’anno 2020 di fare un “annuncio” roboante come negli anni scorsi.

Cosa Dio vuole dirci con il coronavirus? Illuminaci Kiko. Insegnaci tu, come sempre fai. Rispondi: Cosa Dio dice a te con questo evento? Non è forse questa la domanda cruciale in tutti gli scrutini che infliggi agli altri?

Kiko, invece, deformando tutto, trasforma la totale disfatta in una legittimazione più forte delle sue piccole comunità, da lui autorizzate (cioè obbligate) a celebrare ora autonomamente la chiassata kikiana-carmeniana nelle case (ci saranno anche le grattugiate di chitarrella notturne? cosa diranno i vicini di casa e il condominio?); nasce la vera chiesa, mentre il Signore di fatto le ha già disgregate. Poiché tutto quello che le caratterizzava è divenuto impossibile da praticare.

Ma Kiko insiste ossessivamente sul celebrare nel loro modo esclusivo e chiuso ad ogni costo ancora in questa situazione dando delle indicazioni apparentemente precise ma ambigue ed aperte a stranezze e sacrilegi, discutibili e pericolose per la comunione ecclesiale, ancora una volta come sempre.
Non a caso ha scelto il datato annuncio del 1972. Così tenta di mettere i fratelli in salamoia immergendoli nelle nostalgie del passato.

In esso leggiamo:
“Vorrei innanzitutto mettervi in guardia da alcuni pericoli che corriamo riguardo alle feste pasquali, dato che non dobbiamo dimenticare in nessun momento che ancora siamo dei neocatecumeni in cammino verso le acque della nostra rigenerazione, e neocatecumeni tanto all’inizio da avere subito bisogno costante di guida, consiglio e catechesi, perché la nostra ignoranza ancora è grande.”
Dobbiamo aiutarvi perché siete giovani di cammino, vi manca per finire il percorso battesimale e avete bisogno che vi diciamo noi cosa è la pasqua e come celebrarla. Una domanda sorge legittima: siamo nel lontano 1972, ma cosa è cambiato dopo 50 anni? Kiko oggi, senza neanche menzionare il coronavirus, dice che vale come indicazione quanto lì scritto, ossia egli continua a trattare i suoi adepti come studentelli alle prime armi, eterni bambini, stupidelli erano, stupidi sono rimasti senza rimedio.

È detto che sono disposizioni per coloro che sono catecumeni e non fedeli “che hanno bisogno di essere guidati, di ricevere catechesi costanti”. Allora è evidente che per Kiko catecumeni o neofiti o fedeli adulti nel cammino è tutto lo stesso, non cambia nulla; si è sempre sotto i precettori, sempre sotto i cosiddetti “catechisti”. Quello che fu detto all’epoca, oggi non è cambiato di una virgola. Statuti o non Statuti, correzioni o non correzioni, richiami o non richiami. Questa la verità. Aggiungiamo anche: coronavirus o non coronavirus.

Ma questo lo avevamo capito da molto tempo.
Le cose vere e intoccabili per Kiko e Carmen restano tali ancora oggi per Kiko all’epoca del Covid-19.
Quanto inopportuna è questa vecchia catechesi!

Alla prima pagina già ironizza sulla “teatralizzazione esterna dei fatti” che ha caratterizzato, a suo dire, “una religione ciclica di eterno ritorno… in un ciclo ininterrotto di anni”. E noi, dopo 50 anni, possiamo chiederci: perbacco! Ma proprio lui parla? Ma si è almeno riletto? Sembra infatti che parli di se stesso? Che ipocrita! Proprio lui che ha ridotto tutto a uno squallido teatrino, identico da cinquant'anni, nel suo cammino auto-celebrativo fatto di ritualismi vuoti e imbecilli che si ripetono sempre uguali nel "ciclo ininterrotto" degli anni e dalla cui fedele osservanza nel cammino dipende tutto. Instillando terribili sensi di colpa negli adepti che non eseguono con puntigliosità.

La Pasqua non è la Veglia Neocatecumenale celebrata secondo il rigido schema rituale dato dai kikatechisti, ma è un passaggio di Dio oggi nella tua storia concreta, non è mera commemorazione di un fatto del passato. Parola di Kiko! Che poi di questo nostro oggi non spiega un bel niente, eppure è il suo mestiere! Dal momento che é tutto molto chiaro, ha capito che è meglio se tace. Spera col silenzio che passi presto la nottata e lui possa risorgere dalle ceneri, come l’araba fenice. Kiko è un gran furbacchione e fa finta di niente. Furbo sì, ma non stupido.

Tanto per darsi delle arie Kiko ritorna, con la sua vecchia lettera per la Pasqua, all’antico amore: "la chiesa resto" che sarà perseguitata e non capita. Dice di essere lui questo resto con le sue piccole comunità, oggi annientate dal coronavirus.

Sono passati 50 anni, ma assume un senso speciale rivolgersi in quest’oggi a tutti i fratelli con una lettera delle origini scritta per chi ha appena intrapreso il cammino neocatecumenale.
Per un itinerario di formazione che ha un inizio e una fine, che è dinamico, che prevede una meta, un unico e autentico schianto, un vero e totale fallimento.