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giovedì 23 marzo 2023

"Tu sei nato in quella comunitá, quindi lì devi stare": i nati di nuovo del Cammino neocatecumenale

"Nato di nuovo" è un'espressione dei protestanti pentecostali - in uso anche presso alcuni gruppi carismatici cattolici - che, associato al momento in cui si riceve una particolare intuizione di Dio, rivelata, per alcuni di loro, dal parlare "in lingue", va a sovrapporsi al momento in cui Cristo ha indicato la vera rinascita per tutti noi, cioè il santo battesimo.

Kiko, prima di fondare il Cammino, ha fatto altre esperienze religiose, probabilmente anche protestanti, o comunque filo protestanti, che hanno dato origine a quanto riproposto nelle salette; però mentre il "nato di nuovo" carismatico non è per nulla obbligato a rimanere nel posto in cui ha ricevuto la sua prima "illuminazione", come giustamente osserva Un lettore, in Cammino si insegna che devi essere legato per tutta la vita a loro, alla comunità in cui sei "nato" o ad altra, ma sempre del CN.

Dalla nascita alla morte, senza soluzione di continuità

A seguito della nuova nascita, per merito della grazia santificante, di Cristo che ha pagato per i peccati di tutti una volta per sempre, e senza apparente sforzo personale, si è già dei salvati e nulla potrà mai interrompere la divina predestinazione alla salvezza dell'eletto.

In questo modo la sovrapposizione e l'oscuramento dell'autentico battesimo, l'unico nel quale è necessario rimanere tutta la vita, con la "nuova nascita" carismatica, è nel Cammino molto più forte e definitivo.
Kiko è stato un vero "artista" nel cogliere gli errori e le esagerazioni del movimentismo conciliare e nel portarli alle loro conseguenze estreme.

Asserisce ad esempio a pagg. 102-203 del mamotreto originale, quello sugli Orientamenti per la fase di Conversione, le cosiddette Catechesi Iniziali:

"E il  cristiano è questo. Tu stai attendendo in cammino che questo Isacco, questo Gesù, che ti abbiamo promesso, cresca in te. In te nascerà una nuova creatura.(...)Il sermone della montagna tu lo compirai  senza sforzo, perchè lo Spirito Santo lo compirà in te. Perchè  lo Spirito Santo verrà sopra di te e gesterà dentro di te Gesù Cristo.

Lo Spirito Santo è già sopra di voi (sopra voi che siete qui) e nel catecumenato si vedrà chi ce l'ha e chi non l'ha,  perchè chi ha lo Spirito Santo incomincia a fare opere, piccoline. Siamo noi quelli che dobbiamo vedere queste attitudini, non tu (...).

Questa Parola ha una interpretazione vera e tutte le altre sono false. La Parola di Dio non la può interpretare ciascuno come vuole. Ha una sola interpretazione che dà la  Chiesa e che oggi io vi dirò in nome della Chiesa, perché io sono qui a parlare in nome del Vescovo. Non si può dire: io  credo che Dio mi ha chiamato... E io credo che questo è così..."

A queste affermazioni, che prospettano una "nuova nascita" solamente all'interno del Cammino Neocatecumenale, valutata unicamente dai catechisti laici che accampano di essere stati "mandati dal vescovo" -come se il vescovo avesse contezza di tutte le stupidaggini che insegnano-, fa da corollario la pagina 108 del mamotreto per il secondo scrutinio, con tutte le maledizioni pronte a colpire chi osa sottrarsi a questa "elezione" solo e unicamente nel Cammino neocatecumenale, principalmente la perdita della fede e la catastrofe personale, familiare, economica, spirituale.

Inutile chiedersi a chi giova, questa falsa "non spiritualità" fintamente cattolica, che obbliga ciascuno addirittura a contrarre matrimonio con la propria comunità.

Vi proponiamo a questo proposito il commento di Un lettore ad uno degli articoli del nostro blog.


Vi prendo uno spunto, per farmi capire.

Ho scritto: chiamano il prossimo demonio perché non si piega alle loro baggianate inventate al momento...
Ora vi spiego una baggianata inventata al momento.
Leggete.
Io sono..., e sono nato in questo giorno..., e sono stato battezzato in quest'altro giorno...(ovviamente non metto i miei dati per ovvi motivi).
Sappiamo tutti cos'è il battesimo, cioè cerchiamo di capirlo, la sua portata immensa e profonda; cos'è la nascita, cioè il dono della vita, cioè vieni su questo mondo e vedi la Creazione e, diciamo, anche se non lo vedi fisicamente, cioè con i sensi, ma lo percepisci, e vedi Dio, e altro.
Arrivo subito al dunque.

Quando sei tra i tuoi accusatori e odiatori, ecco che questi usano dirti: "Tu sei nato in quella comunità" (mi è realmente accaduto, l'hanno detto veramente, cercando di limitare la mia libertà e la Volontà di Dio), "quindi lì devi stare".
Loro, siccome sono esaltati, lo dicono con un tono molto solenne, come se l'aver aderito quel giorno al loro percorso fosse la cosa più importante al mondo e da questa devi ordinare tutta la tua vita, pena la scomunica (ovviamente la loro) se non lo fai, pena essere un giuda o ribelle se neghi quanto dicono e quanto fanno.

Pubblicità Progresso (come quella del Cammino)

Ora osservate bene e state attenti. Secondo voi, Dio mi ha donato la vita così, per puro caso? Come se fosse un nulla? Cos'è più importante? La nascita reale? O aderire ad un percorso? E poi? Cosa è più importante? L'essere stato battezzato da piccolo in quel giorno dalla Chiesa? Oppure entrare tra di loro?

Per farvela molto breve, oggi mi comunico con Dio in Chiesa, tranquillamente, mi confesso, ricevo la benedizione del sacerdote, prego, e cerco di essere un buon cristiano, ovviamente sapendo di essere un peccatore e sapendo che Gesù mi guida e mi rialza dalle cadute e mi dà la forza.

Quindi, ritorniamo ai veri odiatori e accusatori, in quanto hanno accusato loro in principio e senza motivo, cioè accusavano quando la persona era lì tra di loro senza aver fatto nulla di male (oggi stanno ricevendo le dovute risposte a quanto hanno fatto): se loro dicono che sei nato il tal giorno, che se esci sei condannato all'inferno (similmente così, diranno non è vero, ma sappiamo tutti come la pensano, o la pensavano), o hanno detto: vediamo chi sono i veri fratelli e chi no, in quanto chi abbandona o chi prosegue (me l'hanno raccontato, che un soggettone ha detto queste cose durante un ritiro d'inizio corso, davanti ad un'assemblea), e tante altre cose, vi faccio un'ultima domanda, secondo voi: sono baggianate inventate al momento?

Questa è la spiegazione, poi ognuno è libero di pensarla come gli pare.


(da: Un lettore)

giovedì 25 agosto 2022

Tre angeli per cento piazze luterane

Uno dei testi consigliati per le catechesi da farsi nelle 100 piazze neocatecumenali è quella dei Tre Angeli, un testo, tratto da una allocuzione fatta da Kiko Argüello  nel 2012 presso l'abbazia di Sora, ritenuto così  importante da essere pubblicato nel libro di Kiko Argüello  "Il kerigma nelle baracche" ad integrazione del racconto autobiografico della permanenza nelle Palomeras, baracche di Madrid, alla quale viene fatta risalire la fondazione stessa del Cammino neocatecumenale.

Riteniamo opportuno  riproporre questo testo, citandone alcuni passi e avvalendoci del commento a suo tempo fatto da un sacerdote di cui consigliamo la lettura integrale a questo link.

Per differenziare le varie parti, metteremo dei titoletti sottolineati e i nostri commenti in corsivo.


Ciò che ci interessa porre in rilievo è come, attraverso questa catechesi denominata dei Tre Angeli, i catechisti neocatecumenali, notoriamente poco preparati teologicamente, rischino di trasmettere nelle cento piazze un messaggio protestantizzato pensando di evangelizzare al cattolicesimo.

Kiko infatti attesta di sua sponte che è stata sua ferma intenzione di cercare punti di incontro fra la liturgia protestante e quella cattolica e che per lui è stato molto importante il periodo in cui ha studiato l’arte con i vertici del luteranesimo finlandese, francese e tedesco. Questa è l’estrazione culturale teologica e liturgica di Kiko e di chi lo segue e contraddistingue il cammino tragicamente ancora oggi.

Lo stile: da telepredicatore apocalittico

Anche il modo di predicare tradisce una impostazione protestante.

A Kiko piace la disputa, piace parlare di Gesù ai poveri, senza avere alcuna formazione e quindi alcuna idea di ciò che stia dicendo. “Aprivo la scrittura e predicavo il Vangelo”, così alla luterana, senza mandato, con il libero esame della Scrittura, come se non fosse scritto nella lettera di san Pietro che le Scritture non devono essere soggette a libera e privata interpretazione. 

Di solito la padronanza della dottrina dell’analogia – meglio detta la capacità di saper fare esempi efficaci e calzanti – è sicura garanzia di intelligenza brillante, dimostra sicura dottrina, e che chi le fa padroneggia l’argomento. Non è il caso di Kiko. 

Nel suo “annunciare il kerygma” manca di chiarezza, spesso incorre nell’ambiguità, quasi sempre manca di prudenza e di tatto, perché decine e decine di minuti del suo passionale eloquio e del suo scritto consistono in narrazione di situazioni di peccati altrui: questo comporta immettere ulteriore malizia nell’eventuale innocente ascoltatore e nel propagare gli scandali. 

E giù racconti di sodomìa, corna, stupri e rincara la dose dicendo: è tutto vero eh! Questo significa non solo non aver visto neanche il colore di un libro di etica o di teologia morale, ma anche essere privo di ragione sapienziale e di buon senso.
La sua inadeguatezza culturale non lo ferma, perché lui per tutto il libro osa pontificare su temi a lui sconosciuti di teologia trinitaria, di metafisica, sull’essere, sul peccato originale.

Naturalmente, visto che questo è il testo considerato esemplare da proporre nelle campagne evangelizzatrici delle 100 piazze, vien da sé che la predicazione dei neocatecumenali in tali occasioni sarà altrettanto ambigua, inesatta, fuorviante per chi li ascolta e pensa che si tratti, per quanto semplificata, di dottrina della Chiesa.

Miracolismo anteposto alla fede

Altro aspetto da telepredicatore protestante: la convinzione che il miracolo preceda e provochi la fede. Sappiamo che di questo Kiko è  sempre stato convinto, al punto da aver progettato di fare miracoli, senza poi arrivare al dunque perché "non ce ne era stato bisogno".

A pagina 87 Kiko ritiene che per “predisporre gli atei all’ascolto e quindi poi alla fede si fa appello al miracolo” capovolgendo la norma evangelica che il miracolo presuppone la fede, infatti al miracolo si crede per fede. 

Ricordiamoci di Epulone a cui viene risposto: “Neanche se un morto risuscitasse crederebbe…” L’opposto di ciò che dice Kiko. Non esiste modo più collaudato di farsi prendere in giro dai non credenti: parlar loro di miracoli. 

Svalutazione  della Chiesa e del sacerdozio cattolico

La Chiesa proposta da Kiko, e quindi dai catechisti  neocatecumenali  nelle 100 piazze, è una Chiesa orizzontale, che si regge sul sacerdozio universale sottostimando e disprezzando quello ministeriale, esattamente come Lutero che riconosceva solo l'origine divina del sacerdozio battesimale, quello comune, e non di quello ministeriale, istituito da Cristo nell'ultima Cena.

Kiko ritiene che per convertirsi è necessario esperire l’amore fra i battezzati, allora uno chiede il battesimo. Non farebbe una piega se non fosse che tutto ciò lo intenderebbe in modo esclusivo, cioè bandendo i preti, i simboli religiosi, e la chiesa, a cui l’uomo contemporaneo non crede più. 

Se avesse fatto teologia, o almeno fatto catechismo seriamente, saprebbe che non c’è battesimo senza Chiesa, senza simbolo, e senza prete.

Volontarismo luterano

Nel Cammino più  che una fede, si propugna un fideismo, fin dall'inizio, che procede con atti di volontà che superano ed ignorano la ragione, esclusivamente accettando uno schema che li impone come necessari e voluti da Dio. Chi pretende di sottoporre all'esame della ragione questi atti (come la vendita dei beni, il sottoporsi a scrutini che ledono privacy e foro interno, andare per le case come novelli Testimoni di Geova, dare la precedenza assoluta alle pratiche e necessità del Cammino rispetto ai propri doveri di stato eccetera) viene considerato di volta in volta un incredulo, un pagano, uno schiavo di mammona, un bigotto, un irriconoscente verso Dio che lo avrebbe eletto tramite il Cammino neocatecumenale.

Manca nel cammino la parte catechetica in cui si nutre questa fede… qualora ci fosse. Il Kerygma, come lo chiamano loro, attiva la fede, la dona con l’ascolto ma poi va protetta, nutrita, l’anima va portata a perfezione ognuno secondo i propri carismi, ma questo è il dispositivo che manca, in quanto sono strumenti che mancano all’iniziatore. Che tradisce il suo volontarismo luterano in ogni minimo dettaglio del suo eloquio: “Il Signore non ha permesso di sposarmi”… casomai tu hai deciso di “non farlo…”

Misoginia e forzatura vocazionale

Il modo di considerare il peccato e la donna, da parte dell’iniziatore, si ripercuotono sul cammino stesso. Équipe e catechisti itineranti fanno guerra psicologica ai giovani etichettandoli come falliti se non si sposano o non si fanno preti, ma sono in contraddizione: i catechisti itineranti sono né preti né coniugi con un esperienza di vita molto distante da quella di una coppia o di un sacerdote, non sono credibili né autorevoli in nessuno dei due contesti.

Eresia fideista

Il fideismo che viene richiesto fin dall'inizio per attuare una sequenza di scelte personali e familiari secondo una rigida scaletta, prevedendo "punizioni" se non ci si attiene ad essa, viene applicato anche allo stesso modo in cui ci si approccia ai dogmi di fede, escludendo per essi il vaglio della ragione.  Naturalmente i dogmi vengono rivisitati secondo la "teologia" kikiana, spesso svuotati dall'interno, come la visione stessa delle realtà ultime, il giudizio particolare, che consiste in una promozione a pieni voti se si è  camminato e nel Purgatorio se si è  "fatto male" il Cammino, la santità della Chiesa, limitata storicamente al periodo pre Costantino e post Concilio Vaticano Ii, gli stessi dogmi mariani, i più  invisi ai protestanti e ai filo-protestanti, in particolare l'assunzione al cielo della Vergine equiparata alla morte del buon catecumeno.

A pagina 94 dopo un groviglio di affermazioni contraddittorie si configura formalmente l’eresia fideista contro il Vaticano I che dice il dogma è razionale e ragionevole pertanto va creduto. “Credere che Gesù è il Signore –attesta Kiko– non è una verità razionale”, e ribadisce che non è una questione razionale. Ecco come si corrompe il popolo di Dio. In lingua italiana una cosa "non razionale" è irragionevole, e ciò che è irragionevole è sciocco e non è da credersi.
Al modo luterano Kiko esclude il vaglio della ragione al contenuto di fede. 

Libero esame della Scrittura e ricerca della felicità

L'esame della catechesi dei Tre Angeli di Kiko, rivela una pratica protestante che è il libero esame della Scrittura e svela anche i motivi della profonda "tristezza" che permea il Cammino: la ricerca della felicità infatti viene considerata, in nuce, peccaminosa, proprio per una personale e libera interpretazione kikiana delle frasi di San Paolo.

Ce n’è per tutti i gusti: a pagina 97 dà un esempio di libero esame della Scrittura, altra eresia. “Cristo è morto per tutti perché non vivano per se stessi”: allora cosa è vivere per se stessi? Kiko dice: “vivere per se stessi è cercare la propria felicità e questa è una cosa grave... un ragazzo va all’università cerca il lavoro e una ragazza e questo è un male grave, perché è causa del peccato originale”. 

Kiko confonde la concupiscenza della carne con la felicità. San Paolo non intende affatto questo; vivere per se stessi è vivere egoisticamente secondo la carne che fa guerra allo spirito, cioè un uomo con un solo orizzonte immanente. Antropologicamente il dire che la ricerca della felicità è un male è una boiata. E tutta la catechesi di Kiko è fondata su questa sua opinione.

Eresia del "sola Grazia" e svalutazione della volontà umana

Il battesimo, per Kiko come per una certa predicazione protestante, deve essere consapevole (quindi fatto da adulti, così  come il suo battesimo bis al Giordano).

Inoltre il Sacramento perde di validità se non viene continuamente rinverdito dalla predicazione neocatecumenale.


A pagina 103 mette in bocca a San Giovanni Paolo II: “se un battezzato lascia di praticare e decide di essere lui a dirigere la propria vita, il suo battesimo rimane come morto”. Io penso che mai e in nessun caso Wojtyła avrebbe detto una cosa simile. Bugiardo! Non dice questo. (cfr. Catechesi sul battesimo, Angelus del 3/3/2002) Di quella frase è evidente la paternità esclusiva kikiana, in quanto è ragionevole ritenere che Kiko pensi che un battezzato praticante non decida della propria vita, riappare l’eresia volontarista di Lutero: “sola grazia”.

Un passaggio palesemente giustapposto nello stile e nel contenuto con tanto di citazione del CCC 406 è a pagina 106: “Noi non siamo protestanti, il peccato originale non ha distrutto interamente la natura umana”. Ah! Allora l’hai studiata la teologia, Kiko, o no? Oppure te l’hanno fatto aggiungere come una pezza peggiore del buco? A casa mia si dice excusatio non petita, accusatio manifesta! Il peccato ha come ricompensa l’inferno, alta escatologia.
 

Non tutti gli uomini sono figli di Dio?

Andiamo avanti, io non so se se le inventa la notte: pagina 109, “Non tutti gli uomini sono figli di Dio. Tutti sono creature divine.” Una baggianata più grossa dell’altra, forse che alcuni hanno una natura umana diversa dagli altri? Tutti gli uomini sono figli di Dio, i Cristiani godono una 'figliolanza speciale' per i meriti che Cristo ci ha guadagnato con la sua morte e resurrezione. Ci sono diversi tipi di figliolanza, ma tutti siamo figli di Dio. Kiko è specialista di bestemmie logiche e di contraddizioni semantiche come questa. Una cosa o è divina o è creata, non si dà un terzo. Dire creatura divina in teologia in una catechesi a migliaia di persone, è come dire “rutto elegante” o “acqua asciutta”. Una contraddizione in termini in cui Kiko non incorrerebbe se avesse studiato almeno il catechismo. Ma lui si ostina a parlare di cose che non sa con noiosa pertinacia e con dissacrante superficialità.

Ruolo del credente nella società

Sulla questione politica e sociale, della giustizia sociale, Kiko ha le posizioni delle sette protestanti pentecostali e dei testimoni di Geova: il mondo e la politica sono del diavolo, principe di questo mondo, qui vince sempre il demonio, nazismo, comunismo, ateismo. Così certifica la sua ignoranza vergognosa della storia della chiesa e del monumentale e poderoso magistero di Giovanni Paolo II sulla dottrina sociale e di come la Chiesa, sia sempre stata in 2000 anni paladina della giustizia sociale, basti citare Montesinos, De Vitoria, Las Casas, studiosi dello Ius gentium dell’Aquinate e questi vengono prima di Marx. Per non parlare della Rerum Novarum e di tutto ciò che è seguito, fino ad Aldo Moro. Ma questo è arabo per Kiko e i suo catechisti. Caro Kiko, un cattolico è tenuto a scendere in politica e può fare la differenza e ciò è lodevole.

Dio ti ama così come sei... perciò, non cambiare!

Prepariamoci alla castroneria più grossa del libro che metterei in grassetto. È un po’ come un pilota di formula uno che confonde un rettifilo con un curva, uno che in teologia confonde natura divina con grazia. “Il battesimo conferisce la natura divina”. 

Kiko mostra disprezzo e nausea per la devozione popolare, compresa quella eucaristica, e per il Santo Rosario. Un’accozzaglia di termini Kikiani “catechesi seria”, “Kenosis”, “esperienza di morte ontica”... 40 anni che tutti quelli usciti da questa catena di montaggio parlano con questi termini bizzarri, a parte questo, non è rara nella sua foga la tendenza ad essere pericolosamente ambiguo su argomenti delicatissimi di fede e morale. “Per amarti Dio non ha bisogno che tu sia buono che lasci la tua amante.” Adesso, chi ha studiato 10 anni di filosofia e di teologia ed è “del mestiere”, sa che probabilmente - e speriamo voglia dire - che Dio ci ama per primo con i nostri peccati… Sì, ma detto ai poveri delle favelas, alla gente che non è “del mestiere” potrebbe suonare come: “continua ad andare a letto con la tua concubina, che tanto Dio ti ama così come sei”. Un po’ come il volemose bene e l’ammore che trionfa su tutto che serpeggiano nella Chiesa oggi.

Ovviamente nei suoi sproloqui non esiste la differenza fra peccato mortale o veniale o peccati diversi da quelli sessuali: per Kiko son tutti sessuali e mortali.

Kiko vuole evangelizzare chi è già devoto

Giù ancora con l’antropologia Kikiana secondo cui la ricerca del bene e della felicità è un male. Quando sappiamo tutti quelli che hanno l’Aquinate per maestro che è una costante antropologica, naturale, l’uomo tende al bene per natura, ma no, per lui è qualcosa che lo tiranneggia che lo schiavizza: antropologia luterana. Esempi stucchevoli sulle prostitute di Roma, sulle carceri -spot per Pannella - e poi rivolgendosi ai coniugi, lui che non è sposato e non sa cosa sia la teologia, dice: “Lo Spirito Santo ti aiuta a lavare i piatti”. Andiamo avanti nell’estenuante lettura qui Kiko dice dove sarebbe il caso evangelizzare, nelle zone dove c’è forte devozione popolare cioè dove hanno già la fede e nelle zone secolarizzate. Allora ha l’intenzione di sostituire col cammino la devozione popolare? Il Kerygma non è da annunciare a chi ha già la fede, lì devi catechizzare e formare le coscienze, cose che i neokatekikos non sono in grado di fare perché ignoranti.

Come i protestanti, non ama le immagini e le opere d'arte che ispirano devozione; vuole smantellare i simboli della fede cattolica.

Secondo Kiko non si può evangelizzare attraverso simboli religiosi di fede cristiana come una cattedrale, perché i non credenti hanno pregiudizi. È ignominioso, detto da un sedicente artista, disprezzare le cattedrali medievali. Ci vogliono nuovi segni che tocchino l’uomo moderno, dice Kiko, dunque smantelliamo i simboli del cattolicesimo: ecco perché vogliono celebrare al modo loro e mai in chiesa. Dov’è finito lo spirito di cortile dei gentili di cui si fregiava poco fa? Ci adattiamo ai peccatori e ai pagani rinunciando ai nostri simboli per far contenti i lontani. Non sa Kiko che il vero stile del cortile dei gentili è dialogare di fede con l’ausilio della ragione, come la chiesa insegna da 2000 anni. Come lui vuole dialogare smantellando la propria identità cattolica e simboli cattolici si chiama luteranizzazione, oppure sottomissione, che in arabo si pronuncia islam.

Presenza reale e unico altare (non tre)

L’altare poi è uno e non tre come lui attesta, anzi dice “l’altare è l’eucaristia” (sic). L’eucaristia è un sacramento e non è un altare. Il corpo di Cristo e Dio stesso e non è “divinizzato” come dice lui, da qui si coglie la confusione che ha sulla presenza reale. L’altare è alter Christus nel senso che è Cristo stesso, ed è uno non possono essere tre. L’altare, solo per analogia è croce e trono. Nella tradizione cristiana non esistono che il talamo e l’altare. E l’altare, poi, non è tavola dove si mangia. Né la mensa della famiglia, né il talamo degli sposi è consacrato dal vescovo, e l’altare viene baciato prima di usarlo perché contiene le reliquie dei santi martiri, caro Kiko, solo l’unico altare lo è.

Dire che gli altari sono tre, equivale togliere sacralità all'unico altare.



La domanda è: quanto hanno influito su Kiko gli studi di liturgia fatti dalla scuola ereticale luterana? 

E quanti di questi insegnamenti eterodossi passano nelle 100 piazze visto che questa catechesi viene data come riferimento per la predica laica che il catechista di turno espone ai passanti?

martedì 16 agosto 2022

"È una Messa o un apericena?"

"È una Messa o un apericena?" è l'esclamazione stupita di un lettore che ha visto l'immagine di questa "mensa" neocatecumenale, pubblicata dal blog Cruxsancta.

Infatti, oltre alle consuete immagini di pani già preventivamente spezzati nelle patene ottagonali tipiche del Cammino neocatecumenale, sul tavolone-mensa non consacrato che sostituisce l'altare nelle celebrazioni istituite da Kiko Argüello e da Carmen Hernàndez, due laici spagnoli che, nel proprio movimento ecclesiale, dettano legge su tutto, anche sulla liturgia eucaristica cattolica, vediamo  un'impressionante batteria di bicchierini in vassoi metallici, non si comprende bene dalla foto se già riempiti con il vino da Messa o da riempire con il Sangue di Cristo dopo la consacrazione.

L'esclamazione dell'ignaro lettore, "ma è una Messa o un apericena?" è del tutto comprensibile e per nulla blasfema, dal momento che, neppure nelle più sfrenate fantasie, quell'immagine può rimandare al santo sacrificio della Messa Cattolica!

Ed infatti, andando a cercare le immagini simili su internet, sono saltate fuori foto di tavolate, di esposizione di cibi, di presentazioni di vivande, di catering, e neppure un'immagine di una Santa Messa cattolica!

(Se vi chiedete che immagine sia la seconda a destra, si tratta di una fila di persone che vogliono provare l'esperienza di stare distese in una vera e propria bara).

Lasciamo ai lettori il commento di questa immagine. Era da aspettarselo, che questi impenitenti abusatori eucaristici sarebbero passati dai calicetti dei concelebranti (che, abbiamo visto in un video girato al Seminario di Macerata, vengono però fatti bere ai catechisti prima ancora che ai sacerdoti) ai bicchierini con il Sangue di Cristo per coloro che dai neocatecumenali vengono ritenuti i veri concelebranti, cioè l'assemblea dei fratelli: esattamente come nelle sante cene protestanti.

Vassoi e bicchierini usa e getta
per sante cene protestanti

Resta da vedere se i bicchierini vengono riempiti prima o dopo la consacrazione (con rischio di spargimento), se vengono consegnati sui mega vassoi da solerti ministranti, se i fedeli si accostano alla mensa e li bevono singolarmente

Santa cena protestante:
il momento del "brindisi"(53'16")
o, ancor peggio, se vengono trattenuti e bevuti tutti insieme con il sacerdote, in una sorta di blasfemo brindisi, così  come avviene per la manducazione del pane; si cancella così definitivamente la comunione del sacerdote all'altare, sovrapponendola con la comunione sacerdotale dell'intera assemblea.

Per non parlare poi della purificazione...

Kikalvino
Siamo davanti purtroppo alla trasformazione della Eucarestia cattolica nella santa cena protestante.

Diceva infatti Calvino, riformatore protestante:

"Dio ci ha donato una tavola per la festa, e non un altare per offrirvi una qualsiasi vittima; non ha consacrato dei preti per offrire dei sacrifici, ma dei ministri per condividere con gli altri il banchetto sacro".

Esattamente ciò che vediamo realizzato, nei fatti e ormai fin nei particolari, sulle mense neocatecumenali del sabato sera.


martedì 23 marzo 2021

La Comunione dei santi o la Comunione dei peccati?

Nella Lettera di Pentecoste 2020, che stiamo analizzando brano per brano perché, a nostro parere, è di straordinario interesse per comprendere alcuni aspetti della dottrina sottesa al Cammino neocatecumenale, Kiko Arguello dichiara a un certo punto:


«I Papi hanno detto che il Cammino Neocatecumenale viene dal cielo per la salvezza della Chiesa: hanno questo carisma di discernimento. Noi siamo tutti dei privilegiati, perché Dio ha mostrato in noi quest’opera, che non è nostra, perché la comunione la costruisce Gesù Cristo, costantemente, grazie allo Spirito Santo, per cui ci dà questa lingua unica che è la comunione dei santi, che è meravigliosa e che ci permette di perdonarci.

“Amatevi come io vi ho amato”, cioè accettando che l'altro abbia i suoi difetti, come Cristo ha accettato i nostri peccati e li ha perdonati.

Il mondo non può perdonare, gli sembra una follia perdonare, perché se si perdona si continua a fare del male e non sopporta che esista il male, ne è scandalizzato

È molto interessante il concetto di "comunione dei santi", qui espresso dall'estensore della lettera di Pentecoste: essa sembra essere principalmente una partecipazione alla comune vita di grazia, fondata sull'azione di Cristo, nella quale sono incorporati a pieno titolo e della quale godono a tutti gli effetti anche i cattivi.

I cattivi, coloro cioè che a causa del peccato non sono in grazia, secondo Kiko partecipano, in buona sostanza, della comunione dei santi, in virtù del perdono e dell'accettazione dei buoni.

Consultando tre catechismi della Chiesa Cattolica (il Catechismo attuale, quello di san Pio X e il Catechismo di san Pio V) , abbiamo sintetizzato gli aspetti principali della dottrina sulla comunione dei santi della Chiesa cattolica di ieri e di oggi che esponiamo di seguito.

Nella Chiesa militante, che è quella parte di Chiesa non ancora salita alla beatitudine eterna ma in lotta sulla terra contro il mondo, la carne e il demonio, vi sono due specie di uomini: i buoni e i cattivi.

I cattivi partecipano dei medesimi sacramenti e professano la stessa fede dei buoni, ma ne differiscono per la vita e il comportamento.

I buoni sono quelli i quali sono congiunti e stretti tra loro non solo dalla professione della fede e dalla comunione dei sacramenti, ma anche dal soffio della grazia e dal vincolo della carità. Di essi è scritto: Il Signore conosce quelli che sono i suoi (2Tim 2,19).

Noi uomini possiamo immaginare chi siano gli appartenenti a questa schiera di buoni, non però saperlo con sicurezza.

Le vergini stolte e le vergini sagge

La Chiesa viene infatti prefigurata in Genesi nell' arca di Noè, dov'erano chiusi non solo gli animali mondi, ma anche gli immondi; Gesù la paragona alla rete che si getta nel mare, o al campo in cui viene seminato il loglio (Mt 13,47 Mt 13,24); o all'aia in cui si ammucchiano frumento e pula (Lc 3,17); o alle dieci vergini, metà stolte e metà sagge (Mt 15,1-2).

Alla Chiesa appartengono i buoni e i cattivi, ma è ben diversa la condizione di entrambi. I cattivi sono compresi nella Chiesa come la pula sta insieme col frumento sull'aia, o come le membra guaste restano congiunte al corpo vivo.

La comunione dei santi, dono di grazia che caratterizza la Chiesa, indica in primo luogo la comunione delle 'cose sante', cioè la comunione dei Sacramenti e di tutto ciò che, essendo praticato da ciascuno con devozione e santità, appartiene a tutti e viene a favore di tutti, in virtù della carità, che non cerca il proprio vantaggio.

Ma, mentre coloro che vivono una vita cristiana nella carità, come membra vive del corpo di Cristo, godono appieno di questi doni e benefici, le membra morte, e cioè gli uomini peccatori e lontani dalla grazia di Dio, restano pur sempre parte del corpo della Chiesa, ma non percepiscono, perché morti, quel frutto spirituale, di cui godono gli uomini giusti; a meno che, aiutati da coloro che vivono secondo lo spirito, non si ravvedano e ricevano nuovamente la grazia e la vita perduta.

San Pio X sintetizzo così questo concetto:

«Comunione dei santi significa che tutti i fedeli, formando un solo corpo in Gesù Cristo, profittano di tutto il bene che è e si fa nel corpo stesso, ossia nella Chiesa universale, PURCHÉ non ne siano impediti dall’affetto al peccato.»

Se Kiko Arguello avesse voluto parafrasare San Pio X per predisporre la propria dottrina avrebbe scritto invece:

"Comunione dei santi significa che tutti i fedeli, formando un solo corpo in Gesù Cristo, profittano di tutto il bene che è e si fa nel corpo stesso, ossia nella Chiesa universale, E NON ne sono impediti dall’affetto al peccato."

Infatti, lo ripetiamo, proprio questo è il concetto espresso nella Lettera di Pentecoste.

Secondo l'Arguello, la comunione dei santi è principalmente una partecipazione alla comune vita di grazia, fondata sull'azione di Cristo, nella quale sono incorporati a pieno titolo e della quale godono pienamente anche i cattivi.

Detto in modo diverso: i cattivi, coloro cioè che a causa del peccato non sono in grazia, secondo Kiko partecipano, in buona sostanza, della comunione dei santi in virtù del perdono e dell'accettazione dei buoni.

Da dove viene questa impostazione erronea?

Lutero scriveva:

La chiesa per Lutero
«Questa è la comunione dei santi, di cui ci gloriamo… . Il mio peso, quindi, altri lo portano, la loro forza è la mia. La fede della Chiesa viene in soccorso della mia angoscia, la castità altrui mi sorregge nelle tentazioni della mia lascivia, gli altrui digiuni tornano a mio pro, un altro si prende cura di me nella preghiera. E così posso menar vanto dei beni altrui come dei miei propri; e miei propri sono quelli in verità, se me ne delizio e rallegro. Sia pur io vituperevole e turpe, coloro a cui tributo il mio plauso sono belli e gradevoli. Grazie a questo amore faccio miei non solo i loro beni, ma essi medesimi, e così in virtù della loro gloria la mia ingloriosità diventa onore, in virtù della loro dovizia viene colmata la mia indigenza, in virtù dei loro meriti sono sanati i miei peccati. (...) Credere che la Chiesa è santa che altro vuol dire se non che essa forma la comunione dei santi? Con i buoni così come con i cattivi: tutto appartiene a tutto, come è significato sensibilmente dal sacramento dell'altare nel pane e nel vino: vi siamo designati dall'apostolo come un solo corpo, un solo pane, una sola bevanda.»

Rileviamo anche su questo argomento  la perfetta contiguità delle affermazioni di Lutero con quelle di Kiko Arguello, su questo tema come su altri snodi molto importanti della dottrina.

Dedico poi queste poche battute a chi stesse pensando a un piccolo errore espressivo dell'iniziatore del Cammino Neocatecumenale e ricorresse alle solite scusanti:

  • "Kiko è spagnolo, non conosce bene l'italiano": ma questa lettera, nella versione scritta nella sua lingua materna, è perfettamente corrispondente. 
  • "Kiko è emotivo, impulsivo": questa è una lettera, non la sbobinatura di una conferenza o una catechesi, quindi l'emotività non può essere un giustificativo adeguato.
  • "Kiko non è teologo": qui di certo non si tratta di teologia, ma di rudimenti del catechismo. Come può costui arrogarsi il compito di catechizzare centinaia di migliaia di famiglie senza conoscerli?
  • "Kiko non intende dire nulla di diverso da quanto dice la Chiesa. Lo Spirito Santo corregge le sue parole nell'orecchio di chi ascolta": Beh ci arrendiamo! Di fronte a tanta stolidità, mancano addirittura le parole per replicare.

Sugli effetti concreti e nefasti che questi scivoloni dottrinali di Kiko e del Cammino neocatecumenale provocano nella vita di chi si è messo alla sua sequela, tratteremo in un successivo articolo, sempre dedicato alla Lettera di Pentecoste 2020.

Concludiamo, in proposito, con un commento di LUCA, che completa in modo opportuno questo articolo:

«Nel cammino c'è una cultura della croce da gettare sugli altri. I peggiori sono i primi a rifiutarla ma sono anche i primi a metterla sulle spalle del loro prossimo. A parole dicono che ognuno deve portare la propria croce, nei fatti ci sono migliaia di "piccoli" Cirenei incaricati di portare le croci degli altri. E devono essere anche felici di farlo, altrimenti le loro facce lunghe infastidiscono la gerarchia neocatecumenale. Ho pietà di tutti questi "piccoli" portatori di croci, perché loro neanche si rendono conto che quelle croci non sono le loro. Gesù Cristo parla di un giogo leggero, nel CN il giogo è pesante perché è legato ad una serie di croci, pesantissime che non ti appartengono .»

venerdì 26 ottobre 2018

I tormenti del giovane eretico: Kiko Argüello sulla falsariga di Martin Lutero

«Gli studenti del "convento nero" si dirigono verso la sala del refettorio, discorrendo ancora tra loro su quanto hanno ascoltato a lezione, prendono posto attorno alla tavola imbandita: dopo aver ringraziato il Signore che salva gratuitamente, la cena può iniziare.
Tra gli studenti siedono i professori. C'è allegria in quella rumorosa tavolata: l'inverno volge al termine e una certa euforia primaverile invade gli animi.
Ci si scambia battute, qualcuno imita l'imperatore, altri il papa, l'anticristo di Roma la grande meretrice.


Si ride dinanzi ai loro sberleffi: se si ha fede in Cristo, il diavolo è del tutto impotente. Bisogna stare attenti, però, laddove si erige una Chiesa, perché Satana stabilisce nelle vicinanze la sua dimora.
Uno dei docenti (Martin Lutero), dopo aver bevuto al proprio boccale, con voce ferma esclama:
Il papa nel suo concilio non cerca la riforma, infatti dice così: "La riforma di Roma è più odiosa del tuono del cielo o del giudizio universale".
Come disse un cardinale: "Mangino, bevano pure sotto le due specie eccetera: che ce ne viene? Ma se volessero riformarci, allora ci opporremo.".
E neppure noi [luterani] siamo soddisfatti se anche ci concedessero l'Eucaristia sotto le due specie e il matrimonio dei sacerdoti, ma vogliamo avere integra anche la dottrina della fede e della giustificazione, che scaccia ogni idolatria. Scacciata l'idolatria, va in rovina il fondamento del papato.
Questa è la riforma che il papato fiuta e teme…
Due studenti prendono appunti, trascrivono le parole di quel professore dallo sguardo conteso tra Dio e il diavolo.
La scena qui fantasticata ci invita a sedere a tavola con colui che per secoli è stato considerato l'eretico per eccellenza è che, a cinquecento anni dall'affissione delle 95 tesi sul portale della chiesa di Wittenberg -avvenuta, stando alla vulgata, il 31 ottobre del 1517- è ancora in grado di offrire una diversa visione della fede. Un "altro cristianesimo", antico e nuovo (…)»

Nota: il brano sopra riportato è tratto dall'introduzione di Domenico Segna al volume "Lutero, discorsi a tavola" (editrice Garzanti, collana I grandi libri dello Spirito): libro dal quale di seguito scegliamo, aprendo quasi a caso tanto sono numerosi i passi interessanti per dimostrare il nostro assunto, uno di questi discorsi di Lutero fedelmente appuntati da più seguaci del grande distruttore dell'unità della Chiesa Cattolica, segnalando con appositi link tutte le assonanze con un "riformatore" ben più recente nel panorama della storia della Chiesa, Kiko Argüello.
Abbiamo intitolato il passo che vi proponiamo di seguito: "I tormenti di un eretico".

A chi si cimentasse a leggere attentamente quanto segue, vogliamo far notare come l'eresia consista nell'inquinare un po' la verità lasciando che ciò produca frutto da sé. Lutero ha una certa ossessione riguardo al peccato e riguardo alla "giustificazione", e sottilmente induce gli ascoltatori a pensare che non occorrerebbe sforzarsi di essere giusti. Proprio ciò che afferma Kiko da mezzo secolo a questa parte. Lutero gioca con le parole ("Dio non si adira") esagerando la lettera delle Scritture in modo da tradirne lo spirito, imponendo così, elegantemente, le proprie sbagliate idee a coloro che lo ascoltano (proprio come hanno fatto Carmen e Kiko). Lutero sottilmente mette da parte la volontà umana in modo da insinuare che le buone opere e le mortificazioni del corpo e dello spirito sarebbero inutili o dannose o innaturali, inducendo gli ascoltatori a fare lo stesso errore.
Sottolineeremo alcune delle principali somiglianze fra Lutero e Kiko, scusandoci in anteprima con i cultori della materia per la sproporzione fra un personaggio della statura del Riformatore protestante con un eretico piccino picciò dei giorni nostri.



Il 14 dicembre 1431 a pranzo.
(Parla Martin Lutero)

«La più grande tentazione di Satana è quando dice: "Dio odia il peccatore: anche tu sei peccatore, perciò Dio odia anche te".
Altri sentono in modo diverso questa tentazione. A me Dio non rinfaccia i miei misfatti, ciò che ho celebrato la messa, che da giovane ho fatto questo o quello; ad altri invece rinfaccia la vita trascorsa. In questo sillogismo, bisogna semplicemente negare la premessa maggiore: che è falso che Dio odi i peccatori.
A questo punto, quando Satana ti obietta Sodoma ed altri esempi dell'ira, tu, a tua volta, contrapponigli Cristo mandato nella carne; se Dio odiasse i peccatori, non avrebbe certo mandato suo Figlio per loro.
Odia soltanto quelli che non vogliono essere giustificati, coloro cioè che non vogliono essere peccatori.
Tentazioni come queste ci giovano moltissimo e non sono, come sembrano, perdizione, ma insegnamento, ed ogni cristiano rifletterà che senza le tentazioni non può conoscere Cristo.

Quasi dieci anni fa, ho provato per la prima volta questa tentazione della disperazione e dell'ira divina.
Dopo, ho avuto un po' di quiete tanto che, da quanto mi andò bene, presi anche moglie, ma poi la tentazione tornò. Poiché allora mi lamentai con Staupitz (1), egli mi disse di non aver in verità mai provato quelle tentazioni. "Ma per quanto ne capisco" disse "esse sono più necessarie per voi del bere e del mangiare".

Quindi, quelli che come voi provano tali tentazioni devono abituarsi a sopportarla, perché questo è il vero cristianesimo.
Se Satana non mi avesse molestato così, io non avrei saputo essere tanto nemico a lui, né avrei anche saputo fargli tanto danno.
Così anche in tanta abbondanza di doni di Dio (io devo attestare e dire che essi sono sono di Dio e non sono miei), se non ci fossero state le tentazioni, sarei caduto, per la superbia, nell'abisso dell'Inferno.
Il nostro Signore Iddio in questo modo mi insegna che i doni non sono miei, ma suoi, poiché quando viene la tentazione, non sono capace di vincere un peccato veniale.

La tentazione quindi ci salva dalla superbia e insieme aumenta la conoscenza di Dio ed i suoi doni, perché da quando sono stato tentato in quel modo, Dio mi ha dato quella famosa vittoria, perché ho vinto i monaci, i voti, le messe e tutte quelle abominazioni. E invero, come potrebbe altrimenti fare il Signore Iddio? Poiché papa e Cesare non mi possono piegare, deve esserci un diavolo, perché il valore non si indebolisca senza il nemico.
Pietro ha un detto eccellente da ultimo: "La vostra fratellanza ch'è nel mondo", vale a dire noi non siamo soli, ma molti che non conosciamo sopportano qua e là le stesse cose. Tuttavia non siamo senza consolazione, ma la vittoria resta nostra e saremo vincitori, giacché noi abbiamo la remissione dei peccati.

Dunque, quando vediamo i nostri peccati, non abbiamo ragione di temere, bensì ne hanno quelli che non li vedono; quelli sì che hanno ragione di temere.
Tutto sta nel tagliare direttamente, come dice Paolo, cioè che noi, prima atterriti, ci prendiamo a cuore la dura sentenza e il terribile esempio, benché a noi soltanto appartengano le promesse.
E allora noi vediamo che l'articolo della giustificazione è necessario solo per consolare quelli che sono afflitti. Per questa ragione, caro N., sopporta di onorare il Signore Dio e celebragli il sacrificio. Non dovete altresì pregare per la redenzione più di quanto egli vuole.

A noi giovani spetta conoscere le astuzie del diavolo. Egli prende dei peccati da niente, che sa gonfiare tanto che uno non sa dove finirà per questo.

Il diavolo una volta mi ha tormentato con Paolo e Timoteo e quasi mi strozzava, perché voleva struggermi il cuore nel corpo. "Sei stato tu la causa se tanti monaci e monache se ne sono andate dal monastero."
Con l'astuzia mi tolse dagli occhi l'articolo della giustificazione, perché non ci pensassi e mi mise davanti il testo; venne con me fuori dalla grazia per discutere la legge. Ero spacciato. (…) Che volpone! Ci insidia di nascosto ovunque. Ma tuttavia noi abbiamo Cristo che è venuto non per perderci, ma per salvarci. Se guardiamo a lui allora non c'è, né in cielo né in terra, altro Dio che il Dio giustificatore e salvatore: se al contrario lo si perde di vista, non c'è neanche altrove alcun aiuto, né consolazione, né quiete.
Solo quando mi viene in mente l'argomento "Dio mandò il suo Figlio", allora il cuore ha quiete.

Perciò tutti quelli che sono tentati devono proporsi Cristo ad esempio: anch'egli fu tentato, ma questa tentazione fu lui più aspra che per voi e per me. Spesso però mi ha fatto meraviglia come ciò sia stato possibile, dal momento che il diavolo lo sapeva puro. Ma lo ha umiliato il fatto che il diavolo gli abbia detto: "Mi senti? Sei un volpone: ti trovi tra bricconi e sei figlio dell'uomo, devi essere superiore a tutti, dunque sei partecipe di tutti i peccati di tutto il mondo, di tutta questa carne di cui sei coperto". -"Sì, ma io non ho fatto niente" -"Non importa! Io tuttavia ti trovo qua."

Perciò la nostra tentazione è niente in confronto alla sua.

Santa cena protestante
o eucarestia neocat?
Io non ho avuto occupazione più grande e più difficile della predicazione, perché ho pensato: "Tu fai solo un gran chiasso; ebbene, ciò è ingiusto, tu sei colpevole di tante anime che vanno all'inferno."
Nella tentazione, spesso me ne sono andato all'inferno, dentro, finché Dio non mi ha richiamato e mi ha confermato che era la Parola di Dio ed il vero insegnamento. Costa molto, però, prima che uno giunga alla consolazione.

Con altri invece il diavolo viene con la giustizia. Egli pretende di trovare in noi solo la giustizia attiva, mentre noi abbiamo solo la giustizia passiva e non dobbiamo avere neanche quella attiva.(2)
Ebbene, egli non vuole concederci la giustizia passiva; così io ho perduto nella giustizia attiva, perché qui nessuno può tenere testa a Dio.
Ma se lo si manda via e gli si dice: "Cristo è stato crocifisso qua per i peccatori; lo conosci anche tu? Io vivo nella sua giustizia, non nella mia; se ho peccato ne risponde lui."

Questo è il primo modo di vincere Satana, nella parola e per mezzo della parola.

L'altro è vincerlo col disprezzo, scacciando via i pensieri, non pensandoci, pensando ad altro, ad una danza, a una graziosa fanciulla. Anche questo va bene. Bisogna che sia così. Il nostro Signore Iddio ci combatte a dovere, tuttavia non ci abbandona.

Anche noi dobbiamo fare quanto sta in noi e avere cura dei nostri corpi. Per coloro che sono tentati, è cento volte più dannosa l'astinenza che il mangiare e il bere.

Se seguissi l'appetito, non mangerei niente per tre giorni. Questo è poi un semplice digiuno, perché io mangio, bevo e tuttavia lo faccio senza voglia.
Quando il mondo vede questo, lo prende per ubriachezza, ma giudicherà Iddio se è ubriachezza o digiuno. Essi combatteranno la Quaresima, ma non volontariamente come faccio io.

Perciò tengo la pancia e la testa piene, così anche il sonno sarà utile.
Perché a me accade così: quando mi sveglio, ecco che viene subito il diavolo e disputa con me, finché non gli dico: "Leccami il didietro (3). Dio non si adira, come tu dici".
Poiché egli ci tormenta più di tutto col dubbio.
In compenso abbiamo il tesoro della parola, Dio sia lodato.»
Note:
(1) Staupitz fu Vicario generale dell'Ordine degli Eremitani di Sant'Agostino in Germania dal 1503, fu professore a Wittenberg ed iniziò agli studi biblici Martin Lutero, a cui cedette la propria cattedra nel 1512. In seguito avversò Lutero e la sua riforma.
(2) Lutero considerava che la salvezza avvenisse esclusivamente per la giustizia passiva, cioè per la fede, e non per giustizia attiva, e cioè per le opere.
(3) L'espressione attribuita a Lutero nel testo è più volgare.

Esplicitiamo ora solo alcuni paralleli fra questo discorso a tavola di Lutero e i discorsi "a tavola" tratti dai mamotreti di Kiko.

Lutero affigge le sue tesi
Kiko ci affligge con le sue catechesi
(*)
Lutero:
Dio non odia i peccatori, odia soltanto quelli che non vogliono essere giustificati, coloro cioè che non vogliono essere peccatori.

Kiko:
  • Dio ha permesso che io conoscessi che sono un porco (recenti esperienze di casi di pedofilia, ma ve ne sono di datate nel cammino, fino ad ora tenute sepolte e nascoste, perché il mondo non comprende e non giustifica, nel suo moralismo, "ma tra noi neocatecumenali è diverso" perché sappiamo che noi, che giudichiamo ancora, domani potremmo anche fare peggio).


(**)
Lutero:
la vittoria resta nostra e saremo vincitori, giacché noi abbiamo la remissione dei peccati.

Kiko:
Mentre è vero che la Chiesa proclama con fermezza che Gesù ci ha offerto il Suo perdono sulla Croce e che noi dobbiamo accettare il suo perdono tramite il pentimento, rispetto al "giudizio" la Chiesa insegna qualcosa di diverso.

Sfruttando la parola "giudizio" Kiko ha deliberatamente travisato il linguaggio della Tradizione della Chiesa, che nella sua storia ha insegnato che ci sono in realtà due giudizi che l'uomo dovrà fronteggiare: il Giudizio Particolare che avviene per ogni uomo dopo la morte ed il Giudizio Universale (o Finale) che avviene alla fine del mondo al ritorno di Cristo ed ogni uomo, giusto o malvagio, riceverà un corpo risuscitato.


"Santa cena" protestante a confronto con
la "Eucarestia" neocatecumenale
Lutero:
Noi abbiamo la remissione dei peccati…

Kiko:
  • «Oggi, ogni volta che si annuncia il Kerygma siete chiamati a conversione, ma per credere alla Buona Notizia dovete accettare che Cristo è morto per i vostri peccati, perché ti siano perdonati e perdonati i tuoi peccati, ora (in questo momento), domani SE VUOI lo sigillerai nella confessione, ma se tu ti penti di aver toccato quella ragazza o di esserti mas… ora stesso i tuoi peccati vengono perdonati e se i tuoi peccati sono perdonati può scendere lo Spirito Santo che diventa una sola cosa con te, si fa Uno con te…»
    (Dalla catechesi di Kiko Argüello, GMG 2013 di Rio)
È la dottrina luterana del "Solus Christus": sappiamo infatti che il cammino è allergico a tutti i santi che non siano i propri stessi fondatori e ridimensiona il ruolo del sacerdote come guida spirituale e come tramite di Dio per il perdono nella confessione sacramentale, che per i kiko's "sigilla" il perdono che scende sul fedele nel momento in cui crede alla predicazione.


(***)
Lutero:
Dio non si adira.

Kiko:
  • “La prima cosa che dobbiamo pensare è che non si può recare danno a Dio. Dio non lo si può offendere nel senso di togliergli la sua gloria, perché allora Dio sarebbe vulnerabile e non sarebbe Dio. Dio è invulnerabile. Non gli puoi togliere la sua gloria in nessun modo…”
  • “Questa è una cosa che sorprende moltissimo la gente perché da piccoli ci hanno detto che il peccato fa soffrire Gesù bambino se siamo cattivi e indocili. E la gente ha dei concetti molto sentimentali, pensano che il peccato fa soffrire molto Gesù Cristo.”

Certamente col peccato l’uomo rifiuta a Dio l’amore che Egli merita. L’uomo non può togliere gloria a Dio né danneggiarLo, ma Lo “offende” perché Gli nega quanto Gli è dovuto (e se potesse… Lo sopprimerebbe). In realtà l’uomo, nella sua presunzione, tenta di sottrarsi a Dio, e pecca turbando l’ordine oggettivo della verità e della giustizia. Se peccando l’uomo danneggiasse solo se stesso, non avrebbe obbligo di riparare (la riparazione non avrebbe senso se Dio non può esser offeso).
Ma nella Bibbia si parla spesso di peccato come offesa a Dio (Gb 1,5; Sal 119,11; Prov 14,21; 17,5; Ez 20,27; Rm 2,23).
Anche il Concilio Vaticano II usa questa terminologia, parlando di offese fatte a Dio con il peccato (Lumen Gentium, 11).
Dice Giovanni Paolo II: “È vano sperare che prenda coscienza un senso del peccato nei confronti dell’uomo e dei valori umani, se manca il senso dell’offesa commessa contro Dio, cioè il vero senso del peccato
(R.P. 18).
(cfr. anche: don Elio Marighetto, "I segreti del Cammino Neocatecumenale")

(****)
Lutero: Quando il mondo vede questo, lo prende per ubriachezza, ma giudicherà Iddio se è ubriachezza o digiuno.

Kiko:
  • "Ci fu un tempo in cui si credeva che per essere virtuoso era necessario sacrificarsi molto facendo piccoli atti per esercitare la volontà (mi tolgo ora questa sigaretta; domani…). Oggi questo non si accetta più. È stato per altre epoche. Io non ti consiglierei mai, fratello, questo stoicismo… Perché toglierti questa sigaretta, questo pò di acqua, o dare questa elemosina a un povero per acquistare virtù, può fare di te l'uomo più fariseo del mondo". (Mamotreto della Convivenza dello Shemà)

Come la Chiesa ha risposto a Lutero
e come ha risposto a Kiko.
Notare le facce lugubri degli Iniziatori

martedì 28 agosto 2018

Esilarante e tragico: il libro del "Kerygma" di Kiko Argüello

ESILARANTE E TRAGICO
a cura di "Bud Spencer"

Noiosa e poco originale la presentazione del card. Cañizares: “libro che merita essere letto, bla, bla,… ha una grande ricchezza e sostanza ecc.”. Vedremo di che sostanza si tratta!

Chi fa la presentazione è il prefetto della congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, questo è il primo motivo per ridere o piangere: il prefetto della congregazione che vigila sulla liturgia che fa la presentazione a un farneticante e rapsodico libercolo di Kiko Argüello. Come se Borsellino avesse fatto la presentazione a un libro sulla legalità a Provenzano. L’opinione Kikiana sul cattolicesimo in queste pagine si fregia anche di un commento dell’Arcivescovo di Vienna.

Nella prima parte Kiko parla della sua vita, della sua conversione, in modo frammentario e poco lineare, non sistematico. La sua pochezza filosofica e teologica, malcelata da inutili citazioni di filosofi moderni, appare evidente in decine di passaggi. Inizia a manifestare il suo fideismo ritenendo erroneamente l’esistenza di Dio come oggetto di fede disprezzando le "cinque vie" e la Scolastica con un “non mi servono”. Di punto in bianco decide di credere nell’esistenza di Dio cerca un prete che gli chiede se vuole confessarsi e questi dice no. Dunque la sua fede da cosa nasce? Chi gli annuncia il Vangelo?, non c’è una confessione, che -si sa- è il sacramento di chi si converte e cambia vita. È il puro sentimentalismo: “ho sentito a un certo punto che Dio esiste”, e viene mandato a seguire il catechismo.

Kiko attesta di sua sponte che è stata sua ferma intenzione di cercare punti di incontro fra la liturgia protestante e quella cattolica e che per lui è stato molto importante il periodo in cui ha studiato l’arte con i vertici del luteranesimo finlandese, francese e tedesco. Questa è l’estrazione culturale teologica e liturgica di Kiko e di chi lo segue e contraddistingue il cammino tragicamente ancora oggi. Kiko fa nascere il cammino fra i poveri e per mezzo dei poveri, ciò è certamente lodevole, la sua attenzione ai poveri nella sua fase giovanile, questa sua sensibilità lo motiva e lo porta avanti. Peccato però che nella prassi del Cammino negli statuti e nei direttori non esista e non compaia minimamente una dimensione di apostolato in questo senso verso i poveri, gli ultimi, anzi il cammino attraverso le decime è una eccellente macchina per fare soldi. Questo ci pare uno dei gravi controsensi della figura di Kiko e del suo cammino.

A Kiko piace la disputa, piace parlare di Gesù ai poveri, senza avere alcuna formazione e quindi alcuna idea di ciò che stia dicendo. “Aprivo la scrittura e predicavo il Vangelo”, così alla luterana, senza mandato, con il libero esame della Scrittura, come se non fosse scritto nella lettera di san Pietro che le Scritture non devono essere soggette a libera e privata interpretazione. Di solito la padronanza della dottrina dell’analogia – meglio detta la capacità di saper fare esempi efficaci e calzanti – è sicura garanzia di intelligenza brillante, dimostra sicura dottrina, e che chi le fa padroneggia l’argomento. Non è il caso di Kiko. Nel suo “annunciare il kerygma” manca di chiarezza, spesso incorre nell’ambiguità, quasi sempre manca di prudenza e di tatto, perché decine e decine di minuti del suo passionale eloquio e del suo scritto consistono in narrazione di situazioni di peccati altrui: questo comporta immettere ulteriore malizia nell’eventuale innocente ascoltatore e nel propagare gli scandali. E giù racconti di sodomìa, corna, stupri e rincara la dose dicendo: è tutto vero eh! Questo significa non solo non aver visto neanche il colore di un libro di etica o di teologia morale, ma anche essere privo di ragione sapienziale e di buon senso.

Cardinali alla Domus Galilaeae kikiana:
Simonis, Romeo, Cordes (a presiedere),
O'Malley, McCarrick, Pell, Urosa...
La sua inadeguatezza culturale non lo ferma, perché lui per tutto il libro osa pontificare su temi a lui sconosciuti di teologia trinitaria, di metafisica, sull’essere, sul peccato originale. Questa è la parte esilarante. Il suo stile di scrittura colloquiale e rapsodico, nonché il suo eloquio spesso violento, è sempre autoreferenziale: tanto è che le citazioni hanno il sapore di qualcosa di giustapposto, e non è solo un’impressione di chi legge.

L’altra enorme incongruenza fra ciò che Kiko ha vissuto e ciò che poi ha imposto nel cammino è per esempio la parte dove parla del Rosario a pagina 46 e dell’adorazione Eucaristica nella comunità religiosa: non hanno l’aria di qualcuno che gli ha suggerito di citare perché fuori dal contesto testuale, ma sono realtà ancora tagliate fuori dal Cammino. In esso non esiste devozione eucaristica, non esiste devozione al Rosario, e più avanti Kiko dirà perché.

A pagina 87 Kiko ritiene che per “predisporre gli atei all’ascolto e quindi poi alla fede si fa appello al miracolo” capovolgendo la norma evangelica che il miracolo presuppone la fede, infatti al miracolo si crede per fede. Ricordiamoci di Epulone a cui viene risposto: “Neanche se un morto risuscitasse crederebbe…” L’opposto di ciò che dice Kiko. Non esiste modo più collaudato di farsi prendere in giro dai non credenti: parlar loro di miracoli. Da pagina 87 in poi diventa un libro di barzellette perché l'autore si lancia in funamboliche affermazioni e negazioni da capogiro. Vediamone qualcuna.

Kiko ritiene che per convertirsi è necessario esperire l’amore fra i battezzati, allora uno chiede il battesimo. Non farebbe una piega se non fosse che tutto ciò lo intenderebbe in modo esclusivo, cioè bandendo i preti, i simboli religiosi, e la chiesa, a cui l’uomo contemporaneo non crede più. Se avesse fatto teologia, o almeno fatto catechismo seriamente, saprebbe che non c’è battesimo senza Chiesa, senza simbolo, e senza prete. A pagina 89 risalta l’autoreferenzialità e il narcisismo dell’iniziatore e il settarismo del movimento. Per amare il prossimo, vivere il battesimo e testimoniare l’amore di Dio non è obbligatorio essere “neokatekikos”.

Manca nel cammino la parte catechetica in cui si nutre questa fede… qualora ci fosse. Il Kerygma, come lo chiamano loro, attiva la fede, la dona con l’ascolto ma poi va protetta, nutrita, l’anima va portata a perfezione ognuno secondo i propri carismi, ma questo è il dispositivo che manca, in quanto sono strumenti che mancano all’iniziatore. Che tradisce il suo volontarismo luterano in ogni minimo dettaglio del suo eloquio: “Il Signore non ha permesso di sposarmi”… casomai tu hai deciso di “non farlo…”

Il modo di considerare il peccato e la donna, da parte dell’iniziatore, si ripercuotono sul cammino stesso. Équipe e catechisti itineranti fanno guerra psicologica ai giovani etichettandoli come falliti se non si sposano o non si fanno preti, ma sono in contraddizione: i catechisti itineranti sono né preti né coniugi con un esperienza di vita molto distante da quella di una coppia o di un sacerdote, non sono credibili né autorevoli in nessuno dei due contesti.

A pagina 94 dopo un groviglio di affermazioni contraddittorie si configura formalmente l’eresia fideista contro il Vaticano I che dice il dogma è razionale e ragionevole pertanto va creduto. “Credere che Gesù è il Signore –attesta Kiko– non è una verità razionale”, e ribadisce che non è una questione razionale. Ecco come si corrompe il popolo di Dio. In lingua italiana una cosa "non razionale" è irragionevole, e ciò che è irragionevole è sciocco e non è da credersi.

McCarrick ad un incontro neocatecumenale
(notare il "font Kiko" del cartello "New York")
Al modo luterano Kiko esclude il vaglio della ragione al contenuto di fede. E questa è la parte dove vien da piangere se pensiamo che due cardinali (Cañizares e Schönborn) hanno firmato questo libro. C'è solo da augurarsi che non abbiano letto il libro. Ce n’è per tutti i gusti: a pagina 97 dà un esempio di libero esame della Scrittura, altra eresia. “Cristo è morto per tutti perché non vivano per se stessi”: allora cosa è vivere per se stessi? Kiko dice: “vivere per se stessi è cercare la propria felicità e questa è una cosa grave... un ragazzo va all’università cerca il lavoro e una ragazza e questo è un male grave, perché è causa del peccato originale”. Kiko confonde la concupiscenza della carne con la felicità. San Paolo non intende affatto questo; vivere per se stessi è vivere egoisticamente secondo la carne che fa guerra allo spirito, cioè un uomo con un solo orizzonte immanente. Antropologicamente il dire che la ricerca della felicità è un male è una boiata. E tutta la catechesi di Kiko è fondata su questa sua opinione.

Kiko spazia dall’esegesi neotestamentaria farlocca alla antropologia filosofica inventata. A pagina 99 attesta che il peccato nel mondo è entrato in seguito a un dialogo fra il serpente e la donna. Bene. E ci chiediamo: il suo dialogo con i gerarchi luterani durante i suoi studi cosa hanno introdotto nella Santa Romana Chiesa? Il cammino, dono dei luterani ai cattolici. Pagina 101: per Kiko “persona deriva da prospon, maschera, e pertanto ognuno di noi ha un ruolo nella vita e ciò che ci costituisce persona è essere per qualcuno e se qualcuno ci dà un essere.” Dunque la mia domanda è questa: alle persone divine, chi glielo dà il ruolo e l’essere? O non sono persone? E l’elemento costitutivo dell’essere persona non è certo l’essere in relazione come lui sostiene. Dio poi dà l’essere a ogni singola creatura, dunque siamo tutte persone? Si parla di teologia di un certo livello; il trattato De Deo Creante non è una ricetta "sale e pepe quanto basta" ma esige un linguaggio rigoroso.

A pagina 103 mette in bocca a San Giovanni Paolo II: “se un battezzato lascia di praticare e decide di essere lui a dirigere la propria vita, il suo battesimo rimane come morto”. Io penso che neanche strafatto di crack Wojtyła avrebbe detto una cosa simile. Bugiardo! Non dice questo. (cfr. Catechesi sul battesimo, Angelus del 3/3/2002) Di quella frase è evidente la paternità esclusiva kikiana, in quanto è ragionevole ritenere che Kiko pensi che un battezzato praticante non decida della propria vita, riappare l’eresia volontarista di Lutero: “sola grazia”.

Le farneticazioni di Kiko seguono fino a identificare lo stato d’animo di abbandono di un coniuge tradito col vero e proprio inferno. La delusione del coniuge tradito per lui è un esperienza che fa passare dall’essere a non essere! Il coniuge tradito non esiste più! Si ostina a parlare da filosofo non capendone una ceppa. Dio solo ha il potere di dare l’essere… con questa sua esaltazione del dolore del coniuge abbandonato da un motivo alle stragi familiari che avvengono generalizzando e azzardando diagnosi da psicologo criminale descrivendo casi di omicidio. Qua mi sono fermato e mi sono chiesto: che ci azzecca col kerygma, ma che stai a dì?! Il problema grave è la ricerca della felicità che è un male dovuto al peccato originale, questa è l’opinione di Kiko in totale discordanza con l’antropologia cristiana e il trattato sulla beatitudine dell’Aquinate.

Un altro passaggio palesemente giustapposto nello stile e nel contenuto con tanto di citazione del CCC 406 è a pagina 106: “Noi non siamo protestanti, il peccato originale non ha distrutto interamente la natura umana”. Ah! Allora l’hai studiata la teologia, Kiko, o no? Oppure te l’hanno fatto aggiungere come una pezza peggiore del buco? A casa mia si dice excusatio non petita, accusatio manifesta! Il peccato ha come ricompensa l’inferno, alta escatologia.

Andiamo avanti, io non so se se le inventa la notte: pagina 109, “Non tutti gli uomini sono figli di Dio. Tutti sono creature divine.” Una baggianata più grossa dell’altra, forse che alcuni hanno una natura umana diversa dagli altri? Tutti gli uomini sono figli di Dio, i Cristiani godono una 'figliolanza speciale' per i meriti che Cristo ci ha guadagnato con la sua morte e resurrezione. Ci sono diversi tipi di figliolanza, ma tutti siamo figli di Dio. Kiko è specialista di bestemmie logiche e di contraddizioni semantiche come questa. Una cosa o è divina o è creata, non si dà un terzo. Dire creatura divina in teologia in una catechesi a migliaia di persone, è come dire “rutto elegante” o “acqua asciutta”. Una contraddizione in termini in cui Kiko non incorrerebbe se avesse studiato almeno il catechismo. Ma lui si ostina a parlare di cose che non sa con noiosa pertinacia e con dissacrante superficialità.

Apuron, ex vescovo di Guam (a destra)
all'incontro del Papa con il Cammino
Sulla questione politica e sociale, della giustizia sociale, Kiko ha le posizioni delle sette protestanti pentecostali e dei testimoni di Geova: il mondo e la politica sono del diavolo, principe di questo mondo, qui vince sempre il demonio, nazismo, comunismo, ateismo. Così certifica la sua ignoranza vergognosa della storia della chiesa e del monumentale e poderoso magistero di Giovanni Paolo II sulla dottrina sociale e di come la Chiesa, sia sempre stata in 2000 anni paladina della giustizia sociale, basti citare Montesinos, De Vitoria, Las Casas, studiosi dello Ius gentium dell’Aquinate e questi vengono prima di Marx. Per non parlare della Rerum Novarum e di tutto ciò che è seguito, fino ad Aldo Moro. Ma questo è arabo per Kiko e i suo catechisti. Caro Kiko, un cattolico è tenuto a scendere in politica e può fare la differenza e ciò è lodevole.

Prepariamoci alla castroneria più grossa del libro che metterei in grassetto. È un po’ come un pilota di formula uno che confonde un rettifilo con un curva, uno che in teologia confonde natura divina con grazia. Il battesimo conferisce la natura divina e due cardinali hanno commentato e presentato ‘ste boiate! Ricordiamoci del gran prefetto di congregazione che attesta che questo è libro di grande ricchezza e sostanza o è più ignorante di Kiko o è in mala fede delle due una. Kiko mostra disprezzo e nausea per la devozione popolare, compresa quella eucaristica, e per il Santo Rosario. Un’accozzaglia di termini Kikiani “catechesi seria”, “Kenosis”, “esperienza di morte ontica”... 40 anni che tutti quelli usciti da questa catena di montaggio parlano con questi termini bizzarri, a parte questo, non è rara nella sua foga la tendenza ad essere pericolosamente ambiguo su argomenti delicatissimi di fede e morale. “Per amarti Dio non ha bisogno che tu sia buono che lasci la tua amante.” Adesso, chi ha studiato 10 anni di filosofia e di teologia ed è “del mestiere”, sa che probabilmente - e speriamo voglia dire - che Dio ci ama per primo con i nostri peccati… Sì, ma detto ai poveri delle favelas, alla gente che non è “del mestiere” potrebbe suonare come: “continua ad andare a letto con la tua concubina, che tanto Dio ti ama così come sei”. Un po’ come il volemose bene e l’ammore che trionfa su tutto che serpeggiano nella Chiesa oggi.

Ovviamente nei suoi sproloqui non esiste la differenza fra peccato mortale o veniale o peccati diversi da quelli sessuali: per Kiko son tutti sessuali e mortali. La terza catechesi è il trionfo del narcisismo e dell’autoreferenzialità: si rivolge ai presenti dicendo che lui è un angelo e che gli farà delle domande e i presenti dovranno rispondere, e si lancia in considerazioni improbabili di teologia trinitaria. A pagina 118, cito testualmente, dice: “La verità di relazione di amore è un dono preternaturale, la verità è la relazione di amore fra le persone trinitarie” (sic!), io ancora ignoro cosa volesse intendere. E sfido chiunque a dare un senso compiuto in italiano. E poi: la verità è una relazione? Ma sa cos’è Veritas e relatio nella Scolastica? Più avanti dice che la “Natura è relazione di amore” quindi la verità è la natura? Phisys=Aletheia? Neanche l’assessore di Zelig si potrebbe esprimere peggio, è un incrocio fra Palmiro Cangini e Cetto Laqualunque. E questo parla a centinaia e centinaia di migliaia di adepti di ogni lingua e cultura in questi termini, e non solo, decide del destino, della vocazione, della vita, di decine di migliaia di catechisti, seminaristi e presbiteri! Ai confini della realtà! Io sono il vostro angelo, Dio vi guarda quando guardate la pornografia e via farneticando.

A pagina 122 arriva l’altra mazzata azzardando un esegesi personalissima del discorso della montagna dove allude alla parvità di materia nel sesto comandamento e, di sua sponte, la estende anche al quinto! Farneticando che se tu detesti una persona sei reo di omicidio! Dimostra di non sapere cosa sono le fonti della moralità! Eppure decide e impone a famiglie e fidanzati dei diktat morali. Ogni tanto insieme ai numeri e alle statistiche tronfiamente ostentati di migliaia di vocazioni, eserciti di presbiteri, si dovrebbero affiancare gli eserciti di persone in psicoterapia, le famiglie spaccate e i fiumi di fuoriusciti che hanno avuto la vita avvelenata dai gerarchi neocat. Dà lezioni di morale e di esegesi a seconda di come si alza la mattina, è sconvolgente!

Giù ancora con l’antropologia Kikiana secondo cui la ricerca del bene e della felicità è un male. Quando sappiamo tutti quelli che hanno l’Aquinate per maestro che è una costante antropologica, naturale, l’uomo tende al bene per natura, ma no, per lui è qualcosa che lo tiranneggia che lo schiavizza: antropologia luterana. Esempi stucchevoli sulle prostitute di Roma, sulle carceri -spot per Pannella - e poi rivolgendosi ai coniugi, lui che non è sposato e non sa cosa sia la teologia, dice: “Lo Spirito Santo ti aiuta a lavare i piatti”. Andiamo avanti nell’estenuante lettura qui Kiko dice dove sarebbe il caso evangelizzare, nelle zone dove c’è forte devozione popolare cioè dove hanno già la fede e nelle zone secolarizzate. Allora ha l’intenzione di sostituire col cammino la devozione popolare? Il Kerygma non è da annunciare a chi ha già la fede, lì devi catechizzare e formare le coscienze, cose che i neokatekikos non sono in grado di fare perché ignoranti.

A pagina 134 altro furto intellettuale: associare alle comunità neocat l’intuizione e il successo del “cortile dei gentili” partorita dal genio profetico di Benedetto XVI per giustificare il loro operare fuori e parallelamente alla parrocchia. Ah! seconda excusatio non petita: “Non vuol dire che vogliamo sostituire le parrocchie”.

Questo libercolo esilarante e tragico ad un tempo si conclude nel peggiore dei modi dando conferma di molte teorie sul cammino. Pagina 135 si intitola nuovi segni per l’uomo moderno. Se il mio tono può essere stato pretestuoso e canzonatorio, qui abbiamo Kiko che afferma determinate cose serie e tristi. Inizia con una bugia colossale, cioè senza il minimo riscontro di fonti attesta che “oggi nel mondo l’uomo ha perso il senso del sacro”: a noi come a chi studia antropologia, risulta l’esatto opposto, noi sappiamo che l’uomo è per natura religioso e aperto al senso del sacro. È aperto al sacro chi cerca Dio, è aperto al sacro chi cerca se stesso o il demonio. Smentisce la posizione kikiana l’allarme di tutti gli esorcisti che dichiarano l’aumento vorticoso di sètte visto l’esponenziale aumento di adepti a massoneria, sette luterane, tdg, sataniche, new age, yoga, reiki... Ognuna di queste con simbologie, riti e obbedienze precise e catalogate. Perché assumere altri simboli da altre realtà?

Secondo lui non si può evangelizzare attraverso simboli religiosi di fede cristiana come una cattedrale, perché i non credenti hanno pregiudizi. È ignominioso, detto da un sedicente artista, disprezzare le cattedrali medievali. Ci vogliono nuovi segni che tocchino l’uomo moderno, dice Kiko, dunque smantelliamo i simboli del cattolicesimo: ecco perché vogliono celebrare al modo loro e mai in chiesa. Dov’è finito lo spirito di cortile dei gentili di cui si fregiava poco fa? Ci adattiamo ai peccatori e ai pagani rinunciando ai nostri simboli per far contenti i lontani. Non sa Kiko che il vero stile del cortile dei gentili è dialogare di fede con l’ausilio della ragione, come la chiesa insegna da 2000 anni. Come lui vuole dialogare smantellando la propria identità cattolica e simboli cattolici si chiama luteranizzazione, oppure sottomissione, che in arabo si pronuncia islam.

La domanda è: quanto hanno influito su Kiko gli studi di liturgia fatti dalla scuola ereticale luterana? L’altare poi è uno e non tre come lui attesta, anzi dice “l’altare è l’eucaristia” (sic). L’eucaristia è un sacramento e non è un altare. Il corpo di Cristo e Dio stesso e non è “divinizzato” come dice lui, da qui si coglie la confusione sulla presenza reale che ha. L’altare è alter Christus nel senso che è Cristo stesso, ed è uno non possono essere tre. L’altare, solo per analogia è croce e trono. Nella tradizione cristiana non esistono che il talamo e l’altare. E l’altare, poi, non è tavola dove si mangia. Né la mensa della famiglia, né il talamo degli sposi è consacrato dal vescovo, e l’altare viene baciato prima di usarlo perché contiene le reliquie dei santi martiri, caro Kiko, solo l’unico altare lo è.

Per concludere:

Onore a padre Zoffoli, teologo silenziato, azzerato e calunniato perché ha criticato il Cammino apertamente senza essere mai confutato da alcun katekikos.


Nota a margine: lo pseudonimo "Bud Spencer" è dovuto alle mazzate (teologicamente parlando) che l'autore, anonimo lettore di questo blog che ci ha inviato l'articolo, ha menato di santa ragione sul delirante libercolo autocelebrativo di Kiko, libro che i neocatecumenali hanno dovuto obbligatoriamente comprare pagandolo più del prezzo di copertina.