Visualizzazione post con etichetta catechismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta catechismo. Mostra tutti i post

venerdì 22 settembre 2023

Fulton Sheen: "Agiamo in modo che il mondo, senza sentire una parola da noi, sappia di noi e chi rappresentiamo."

Sono incappato sul web in una citazione del venerabile Fulton J. Sheen che mi ha colpito in relazione all'insegnamento ricevuto nel Cammino. 

La predicazione dell'Arcivescovo, molto noto negli USA per l'uso innovativo che fece della giovane radio (dal 1925 fino agli anni '50) e successivamente della televisione, nonché della carta stampata e dell'editoria per la diffusione capillare della retta dottrina e della teologia fra le masse di comuni fedeli, era caratterizzata da un linguaggio semplice e dal frequente ricorso a metafore e similitudini prese dall'immaginario comune, ed è stato per questo, per molti decenni, fonte di grande ispirazione e mezzo di conversione per decine di migliaia di anime; i suoi scritti, profondamente ortodossi, ancora oggi risultano attuali e vivificanti, oltre che estremamente chiari.

Negli anni '70 Fulton Sheen incontrò Madre Teresa, e ne nacque questo scambio di battute:

"Una volta ho chiesto a Madre Teresa come ha fatto a convertire 15.000 persone dalle fogne di Calcutta:

"Madre, dopo che ha trascinato questi poveri malati moribondi in un rifugio, come ha fatto a evangelizzare e predicare loro la Buona Novella?"

"Non l'ho fatto per niente", mi ha risposto.

“Quando mi sono presa cura di loro e gli ho mostrato amore, ho detto loro: Vorreste sentire parlare di Cristo? E loro mi hanno chiesto: Gesù è come te? Cristo è come te? 'No' risposi, ma sto cercando di essere come Lui. Allora mi dissero: anche noi vogliamo essere Cristiani!" 

Questo è il modo in cui dovremmo fare le cose. Agire in modo che il mondo, senza sentire una parola da noi, sappia di noi e chi rappresentiamo."

Il significato delle parole di Santa Teresa è chiaro: il primo obiettivo del cristiano è assomigliare quanto più possibile a Gesù. Così anche i non credenti vedranno e vedendo crederanno in Gesù stesso (del resto questa promessa viene dalla bocca del Signore in persona).


La Madre non si mise a predicare ai poveri di Calcutta, pretendendo di insegnare qualcosa, o di fondare comunità, gruppi di base o altre fesserie simili. Trascorreva tutto il tempo non dedicato alla preghiera e all'adorazione a prendersi cura di quei poveri, a sfamarli, lavar loro le ferite, dargli riparo, concedergli una morte degna. Ella desiderò soltanto assomigliare a Gesù, condividere la povertà con i più miseri, "farsi Gesù" per loro.

Per questo, per guadagnare quelle anime a Dio, non ebbe bisogno di cammini farlocchi e inventati a tavolino, le bastò seguire la propria vocazione, la chiamata di Dio e conformarsi a Lui.

Kiko, invece, ha sempre insegnato che lo sforzo nelle virtù e nelle pratiche di misericordia spirituale e corporale sarebbe solo superbia, che chiunque tendesse a questo diventerebbe "il peggior fariseo", che lottare virilmente contro le tentazioni e cercare di vivere una vita santa fuggendo dai peccati ("meglio morire che peccare" il motto di San Domenico Savio viene irriso dall'eretico Kiko nelle sue immonde catechesi) sarebbe inutile orgoglio.

Naturalmente non è così, Kiko è in grande errore, come chiaramente riportato nel Catechismo:

2447 Le opere di misericordia sono azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali. Istruire, consigliare, consolare, confortare sono opere di misericordia spirituale, come pure perdonare e sopportare con pazienza. Le opere di misericordia corporale consistono segnatamente nel dare da mangiare a chi ha fame, nell'ospitare i senza tetto, nel vestire chi ha bisogno di indumenti, nel visitare gli ammalati e i prigionieri, nel seppellire i morti. Tra queste opere, fare l'elemosina ai poveri è una delle principali testimonianze della carità fraterna: è pure una pratica di giustizia che piace a Dio:

« Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare faccia altrettanto » (Lc 3,11). « Piuttosto date in elemosina quel che c'è dentro, e tutto sarà puro per voi » (Lc 11,41). « Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: "Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi", ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? » (Gc 2,15-16). 343

 Kiko e i kikos fanatizzati sono come quei pagani che credono di essere ascoltati da Dio "a forza di parole", di cui si riempiono la bocca. Mentre Madre Teresa visse tutta la vita fuggendo la gloria mondana, i kikos montano palchi enormi, con gigantesche effigi che raffigurano il loro vero dio (Kiko), sprecando parole per ore e ore ma senza mai realmente cercare di cambiare la propria vita.

Il sobrio palco alla GMG di Lisbona. Kiko risorto troneggia sugli astanti in una gigantografia 15x15 metri

Kiko è un falso profeta, è un idolo a cui piace essere adorato, ma ricordate, neocatecumenali: l'idolo ha i piedi di argilla e presto rovinerà al suolo con tutti voi!

venerdì 8 settembre 2023

Il "Primitivismo" cristiano. Ovvero: la mitologia neocatecumenale sulla "Chiesa primitiva"

Ciò che spesso si rimprovera al Cammino neocatecumenale è un’esegesi delle Sacre Scritture che tiene in poco o nessun conto la Sacra Tradizione della Chiesa, e perciò i documenti magisteriali: cosa grave per chi pensasse di avere la missione di evangelizzare la stessa Chiesa che, secondo le parole di Kiko, dal IV secolo, e precisamente dall’Imperatore Costantino in poi, non avrebbe più comunicato la grazia, ma solo sapienza umana.

Colgo qui l’occasione per invitare i camminanti a confrontarsi sul perché Kiko ha detto questa cosa, quasi che, al tempo di Costantino, la Chiesa di Roma si sarebbe "separata" dalla "Chiesa primitiva", e perciò dalla Tradizione, diventando “protestante”, mentre chi “riscopre” la Chiesa "primitiva" in contrapposizione alla Chiesa romana post costantiniana, sarebbe il "vero cattolico".

Forse siamo noi a non aver compreso? Ma se così, cioè se Kiko ama la Tradizione della Chiesa, perché ha usato espressioni verbali che sembrano affermare l'esatto contrario? Vorremmo una spiegazione razionale e convincente, ma fino ad oggi su questo tema i camminanti hanno sempre glissato.

In realtà la Chiesa si è sempre rinnovata, basti pensare alla “evoluzione” del Sacramento della Penitenza, che proprio al tempo della “mitica” Chiesa primitiva era molto meno accondiscendente di oggi nel riammettere i peccatori alla vita ecclesiale.

Il rapporto che intercorre tra la Tradizione della Chiesa e le legittime riforme ecclesiali, lo spiega bene il santo sacerdote salesiano, deceduto nel 1985, Franco Amerio, insigne filosofo e teologo, nonché formatore di giovani, nella sua opera “La dottrina della fede”, la cui prima edizione uscì nel 1971.

Franco Amerio, che probabilmente era a conoscenza del Cammino Neocatecumenale e ne intravedeva le possibili derive, nella Dottrina della fede (Ed. Ares, III edizione, novembre 1987, pag. 577-578) scrive:

"Sarebbe… non solo ingenuo, ma blasfemo, pretendere di metter fra parentesi tutto questo sviluppo [lo sviluppo teologico della Chiesa lungo il corso della storia], col pretesto di rifarsi alla purità delle origini. Questo tentativo di escludere lo sviluppo storico è il carattere della riforma luterana, almeno nella sua mossa iniziale; ed è il carattere di alcune pretese riformatrici… che oggi cercano di farsi strada anche nel mondo cattolico. Orbene, tale tentativo è ingenuo, arbitrario e finanche blasfemo.

Ingenuo perché la storia non si può cancellare, e il creduto ritorno alla semplicità delle origini sarebbe una mistificazione…

Arbitrario, di un’arbitrarietà fin troppo scopertamente compiacente.
Le forme infatti che si vorrebbero riesumare col motivo del rifarsi alle origini, da una parte non sono mai forme di austerità, di rinuncia, di rigore ascetico, quali invece sono caratteristiche dell’intensa vita religiosa dei primi secoli cristiani; d’altra parte, di quelle forme che si vorrebbero restaurare si dimentica il condizionamento storico che allora le legittimava, sicché oggi, tratte fuori da tale condizionamento, non potrebbero non comparire, anche per ciò solo, singolari, eccentriche, arbitrarie, appunto.

Blasfemo, infine, perché negherebbe l’assistenza dello Spirito Santo, anzi la presenza intima e attiva dello Spirito Santo nella vita della Chiesa: lo Spirito Santo avrebbe assistito e animato la Chiesa solo per un limitato numero di anni; poi l’avrebbe abbandonata a se stessa…”.

Don Franco Amerio continua citando un discorso di Papa Paolo VI del 31 maggio 1967:

Si parla tanto oggi del kérygma, cioè l’annuncio delle verità evangeliche… Sappiate… vedere la parentela fra questo annuncio e il catechismo del vostro parroco, fra la rivelazione divina e il simbolo della fede, e siate a questa FORMULAZIONE didattica e liturgica della dottrina della Chiesa, gelosamente e gioiosamente attaccati”.

Per cui anche il linguaggio da usare, almeno nelle sue espressioni più “teologiche”, non deve distaccarsi da quello che usa la Chiesa nel suo magistero ufficiale.

lunedì 7 marzo 2022

Dal comunicarsi insieme al sacerdote al comunicarsi prima del sacerdote, il passo è breve, per gli eletti del Cammino

Abbiamo recentemente trattato della libertà  che il Cammino Neocatecumenale si prende nell'"interpretare" i Sacramenti della Chiesa, nonostante l'impegno, fissato solennemente negli Statuti, di seguire in modo fedele la liturgia della Chiesa così come espressa e contenuta nel Messale.
In particolare, per esempio parlando della Confessione, abbiamo notato come il ruolo del Sacerdote come agente in persona Christi venga sminuito per dare invece risalto al ruolo della Comunità nel perdono sacramentale del peccato dei singoli.

Nella Eucarestia questa propensione viene ancor più  enfatizzata dando luogo a veri e propri abusi eucaristici, in particolare forzando l'Eucarestia sotto le due specie anche in situazioni che la Chiesa non consiglia,  utilizzando il pane e non l'ostia in modo da spargere i frammenti del Corpo di Cristo, ma soprattutto eclissando l'atto della comunione del sacerdote per primo all'altare e sostituendola con la manducazione comunitaria da seduti.
Purtroppo questo abuso, esplicitamente condannato dalla Chiesa, viene ripetuto nelle salette parrocchiali occupate dalle comunità  neocatecumenali in tutto il mondo, ogni sabato sera.

Il Covid per un periodo ha imposto se non altro l'uso dell'ostia e impossibilitato la distribuzione del Sangue di Cristo nell'unico grande calice (detto coppone); ma ha fatto nello stesso tempo nascere altri e più  pericolosi abusi sacrileghi come la distribuzione 'per asporto' del corpo di Cristo ai fedeli delle Comunità nelle case perché  il capofamiglia potesse distribuirlo con comodo ai familiari durante la liturgia domestica.

Come spesso succede infatti, un errore non corretto e soprattutto una impostazione di fondo errata, non può  che provocare guai ed abusi a catena, soprattutto perché  gli errori neocatecumenali  non sono casuali o individuali, cioè  ad opera di un unico sacerdote, per esempio, ma sono estesi a tutte le comunità fondate dai catechisti di Kiko seguendo rigorosamente i testi di Kiko ed applicando altrettanto rigorosamente gli abusi liturgici da lui prescritti e tassativi per tutti coloro che appartengono al suo Cammino.

Il sacerdote si comunica per primo non per umano prestigio, ma a causa della dignità e natura del suo ministero. Egli agisce infatti nella persona di Cristo, per via dell'integrità del sacramento e poichè presiede alla congregazione del popolo: "Così i presbiteri, unendosi con l'atto di Cristo sacerdote, si offrono ogni giorno totalmente a Dio, e nutrendosi del Corpo di Cristo partecipano dal fondo di se stessi alla carità di colui che si dà come cibo ai fedeli" (Redemptionis Sacramentum, 70)

Nella celebrazione per i 30 anni  del Seminario Redemptoris Mater di Macerata del 6 ottobre 2021, visionabile su YouTube e segnalato da Cristiano Della Domenica, purtroppo anche il Vescovo che presiede l'Eucaristia si adegua ai dettami di Kiko e non a quelli della Chiesa. 
Vediamo infatti come  si distribuisce la comunione all'assemblea (in forma di pane azzimo alla neocatecumenale e non di ostia) e i fedeli si alzano in piedi per riceverla  ma nessuno la consuma: fanno tutti la comunione da seduti insieme al Vescovo e ai sacerdoti  concelebranti, sebbene nel video molto opportunamente non si inquadri l'assemblea.

In questo video, poco dopo, succede però  qualcosa di ancora più  increscioso.
Un diacono porta al celebrante il calice ed egli ne beve. Subito dopo di lui, i concelebranti vanno al tavolone-altare per bere dalle coppette (dalla forma di vere e proprie coppette di gelato) preparate per loro, dal momento che, riteniamo in ossequio alla normativa antiCovid, non possono bere da un unico calice.
Ma ecco che succede l'incredibile: due sacerdoti precedono tutti gli altri, prendono due coppette ciascuno e le portano alla equipe di catechisti regionali per far bere loro il sangue di Cristo: e questi ne bevono prima di tutti i sacerdoti concelebranti.

Si vedono bene i presbiteri concelebranti che si accostano all'altare per bere ai loro calici-coppette mentre i supercatechisti hanno già  bevuto.


Quindi i neocatecumenali, dalla comunione tutti insieme appassionatamente, invece di comunicarsi dopo il sacerdote all'altare, sono arrivati a comunicarsi PRIMA dei sacerdoti, visto che hanno bevuto prima dei sacerdoti concelebranti.
Certo, si tratta dei catechisti regionali, quindi praticamente di coloro che contano assai di più di qualunque sacerdote, e che agiscono al posto e in rappresentanza di Cristo non solo nelle salette, non solo nel Seminario per il discernimento delle vocazioni, ma addirittura all'altare!

Fa pensare a quanto risposero quei responsabili neocatecumenali dopo aver annunciato ai loro fratelli  di comunità che loro -e solo loro- avrebbero  ricevuto  nella notte di Pasqua la comunione: "ci dispiace ma è un'eccezione che Dio sta facendo con noi!"

Dall'abuso commesso per dare risalto alla comunità, si passa con grande facilità e come logica conseguenza all'abuso clericale, commesso per dare risalto a coloro che veramente  nel Cammino sono considerati i veri ed unici  tramiti con il divino, coloro che stanno al vertice della gerarchia, che, vivendo immersi nella loro superbia, mai si fanno uguali ai loro simili: gli itineranti, da sempre una casta profetico-sacerdotale a parte, gli apostoli del guru Kiko.

Sarebbe interessante  che qualche neocatecumenale  di passaggio su questo blog ci illuminasse su cosa tutto ciò  abbia a che fare con la Chiesa Cattolica.

Vogliamo condividere infine una accorata considerazione fatta da Cristiano Della Domenica che riteniamo più  che opportuna:

"Lì in mezzo vi saranno coloro che seguiranno, e vorranno seguire, il metodo impostato. E quindi, immaginatevi a una qualsiasi convivenza, numerosa o meno numerosa, dove tutti si portano la coppetta dietro, poi il barman che mesce il vino ad uno ad uno, e poi il "sacro barman" che benedice tutte le coppette e poi queste vengono o distribuite o prelevate (piccola parentesi per mostrarvi le bugie: non avevano detto che loro si rifacevano ai primi cristiani? Secondo voi i primi cristiani andavano in giro con le coppette gelato?). Ma si dovrà mettere sempre in conto il Covid, il periodo in cui ci troviamo è questo (è una realtà di fatto), e per cui dovete pensare tutto questo alla luce del Covid, e cioè ognuno deve bere alla propria coppetta (la paura d'infettarsi con coppette di altri), per cui, forse, vi metteranno delle scritte o altro, tipo: Pasquale 1a comunità Napoli, Vincenzo 2a comunità Catania, Caligola 3a Roma ecc, ecc. Oppure ognuno in fila andrà avanti al barman con la coppetta, il barman benedirà le bottiglie, e poi mescerà. Immaginate un pò la situazione. E poi,ovviamente, ciliegina sulla torta, ci saranno centinaia di coppette da lavare, diciamo così, con il Sangue di Dio dentro, cioè: come faranno secondo voi?
Capite cosa stanno facendo queste persone? Capite la portata del sacrilegio?"

 

venerdì 14 maggio 2021

Istituzione del ministero laicale di Catechista. Solo noi kikatekisti abbiamo le carte in regola. “Chi come noi?”. Da Motu Proprio a Motu Loro.

Il giorno 10 maggio dell’anno 2021 «MOTU PROPRIO» di Papa Francesco "ANTIQUUM MINISTERIUM" di Istituzione del ministero laicale di Catechista.

Con questo atto Papa Francesco ha istituito il ministero laicale di Catechista:

- A breve la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti provvederà a pubblicarne il Rito.  

- Alle Conferenze Episcopali il compito di “rendere fattivo il ministero di Catechista, stabilendo l’iter formativo necessario e i criteri normativi per potervi accedere, trovando le forme più coerenti per il servizio che costoro saranno chiamati a svolgere conformemente a quanto espresso da questa Lettera apostolica”.

 - I Pastori riconoscano ai fedeli “i ministeri e i carismi propri, in maniera tale che tutti concordemente cooperino, nella loro misura, al bene comune ”.

- “Il discernimento dei doni che lo Spirito Santo non fa mai mancare alla sua Chiesa sia per loro il sostegno dovuto per rendere fattivo il ministero di Catechista per la crescita della propria comunità”.

 

La Chiesa invia, i katekisti hanno fatto discernimento



Si palesano vari elementi che potrebbero aprirci alla speranza.

Alcune semplici considerazioni si impongono: Il Papa ha lasciato, potremmo dire, la patata bollente ai Vescovi, ma ha anche dato un'arma a chi la voglia usare.

“Invito, dunque, le Conferenze Episcopali a rendere fattivo il ministero di Catechista stabilendo l’iter formativo necessario ”

Il termine "iter formativo" fa capire che la gerarchia ecclesiale si è accorta che troppi catechisti sono ignoranti o addirittura eretici e pertanto, per "potervi accedere" (sottinteso: non si diventerà catechisti di propria volontà, non è mica un passatempo per chi ha tempo da perdere) occorrerà una formazione.

Formazione che i cosiddetti "catechisti" del Cammino non hanno: infatti, non appena un cosiddetto "catechista" kikiano comincia a prendere coscienza di qualche verità di fede, a volte anche soltanto l'eco di un versetto biblico, ha già un piede fuori dal Cammino. I cosiddetti "catechisti" che abbandonano il Cammino sono proprio quelli che erano convinti di dover compiere l'opera di Dio e perciò, quando il Cammino cozza contro l'opera di Dio, abbandonano il primo pur di poter continuare a promuovere la seconda. (by Tripudio)

Queste le parole del Papa:

“Questo ministero possiede una forte valenza vocazionale che richiede il dovuto discernimento da parte del Vescovo e si evidenzia con il Rito di istituzione. Esso, infatti, è un servizio stabile reso alla Chiesa locale secondo le esigenze pastorali individuate dall’Ordinario del luogo, ma svolto in maniera laicale come richiesto dalla natura stessa del ministero.”


In un certo senso questa chiara investitura papale potrebbe inchiodare i Vescovi alle loro responsabilità. 

Fino ad ora la Chiesa è intervenuta ben poco sulle “dinamiche” del Cammino, non avendo potere gerarchico sui laici. Invece ministerializzando i laici, i Vescovi possono avere il reale controllo sulla loro attività. 

Se non lo faranno ancora una volta, sarà un'occasione persa. L’ennesima!

Già fissare delle regole comuni per tutti i Catechisti Laici della Chiesa Cattolica è di per sé un argine a libere interpretazioni e autoinvestiture. Le varie Conferenze dei Vescovi devono stabilire corsi di formazione adeguati e fissare norme che regolino l’accesso al ministero neoistituito.

Kiko designa, il Vescovo invia

Molte volte abbiamo parlato dell’ampio margine di arbitrio di cui godono i catechisti del Cammino che vengono inviati (e dunque legittimati) unicamente dagli Iniziatori (acronimo: Kiko/Carmen/Cammino) nel rispetto della scala gerarchica da essi stabilita, che contempla gli Itineranti di Regioni e di Nazioni, i Responsabili di zona (una o più Diocesi, Città, sezioni di Città, N numero di Parrocchie). Questa la “successione (o catena...) apostolica neocatecumenale”.
Il Catechista del Cammino è inviato da Kiko, risponde del suo operato a Kiko, deve fedeltà a Kiko e obbedienza cieca a Kiko. Questo l’assioma non contestabile. (1)

In costanza di questa prassi tollerata, metabolizzata e digerita dalla Chiesa ormai da decenni di che “corsi” vogliamo parlare? Di quali regole o norme? E i neocatecumenali lo sanno meglio di noi. E ne approfittano.

Ad onta degli spiragli di speranza profilati e per essere onesti fino in fondo è più facile prevedere che, come sempre fino ad oggi, i neocatecumenali se la rideranno alla grande anche questa volta.

Voglio fare una simulazione, mettendomi dalla loro parte, avendo frequentato per 30 anni il C.N.. Mi par di vederli e sentirli. Sono abbastanza scontati. E’ facile leggere con i loro occhi. Basta riprodurre quello che hanno sempre fatto mettendosi a confronto con la parola della Chiesa. Quando la parola della Chiesa riguarda in particolare il loro “carisma”. E cosa li tocca di più che la decisione di promuovere, accanto ai ministeri del Lettore e dell’Accolito anche quello di Catechista?

Mi par di vederli! Di certo faranno come sempre hanno fatto anche con questo Motu Proprio. Rassicurati dai loro trascorsi, fiduciosi nel presente e speranzosi in un radioso futuro.

Essi ripeteranno a loro discolpa: “Ci ha sempre inviato il Vescovo!”. E anche questo è vero. Kiko è stato attento sempre a organizzare una “Eucarestia di invio” ogni anno sociale di evangelizzazione, ogni partenza di famiglia in missione, ogni missio ad gentes o nelle piazze. Perfino singole equipe di catechisti, ogni volta che si recano ad “aprire il Cammino" in una nuova Parrocchia, vanno ad inginocchiarsi davanti al Vescovo per essere “inviati”.

Ma l’equipe chi le compone? Chi fa “discernimento” sulla idoneità dei singoli catechisti che le compongono? Quali sono gli “esami” che devono superare a dimostrazione di aver seguito quali “iter di formazione”? Ed ora i Vescovi, di punto in bianco, metterebbero il becco nelle loro faccende? Metterebbero un punto a tutto questo per esaminarli loro stessi? Per prendere in mano – cosa che avrebbero dovuto fare da tempo - una volta per tutte la situazione? Si preoccuperebbero personalmente della loro formazione? Per esaminarli ben bene, alla luce del Catechismo e della Dottrina della Chiesa Cattolica? E valutare cosa e come predicano?
Ma se le Congregazioni in venti anni non sono venute a capo neanche dei testi (mamotreti) prodotti dal Cammino!

Certo, se il Papa nel Motu Proprio avesse fatto esplicito riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica come base del percorso di formazione sarebbe stata cosa buona. 

Ma anche su questo la banda kikiana ha la risposta bell’e pronta: “il Direttorio catechetico del Cammino è tutto corredato dagli articoli del Catechismo”. È vero che sul blog abbiamo dimostrato che gli articoli del Catechismo sono stati inseriti nei mamotreti non a corredo degli stessi, ma piuttosto a correzione e rettifica di un testo così aggrovigliato ed esperienziale da risultare non emendabile.

Così i loro mamotreti sono rimasti nella buona sostanza inalterati, le note non le legge nessuno e loro mai hanno invogliato i catechisti a leggerle per prepararsi a riportare la predicazione di Kiko e Carmen secondo Direttorio secretato in Vaticano. Non rinunciano certo alla loro “ispirazione”!

Nel Motu Proprio tutto questo c’è, ci sarebbe eccome. 

Ma aspettiamo di vedere quale Vescovo avrà la forza di riappropriarsi del suo ruolo, piuttosto che continuare a fare il figurante di un copione scritto da altri. Un arredo liturgico di pregio, sì, ma pur sempre un puro, innocuo arredo. E intanto questi vanno in giro col suo beneplacito, finti “catechisti della Chiesa Cattolica” che vanno fondando solo la chiesuola di Kiko, distorcendo la Dottrina, stravolgendo la Parola, corrompendo la Liturgia.

Il Papa dice che i Vescovi sono tenuti a fare “discernimento dei doni che lo Spirito Santo non fa mai mancare alla sua Chiesa”, lo chiama “sostegno dovuto per rendere fattivo il ministero di Catechista per la crescita della propria comunità”. Parole impegnative! Ma come applicarle al Cammino e ai kikatekisti?

La fa da padrone in Casa degli altri e ostenta

Patron del discernimento è Kiko e Kiko soltanto. Questa una delle cose che più profondamente vengono inculcate nei camminanti ancora in fasce! Egli non ha disdegnato di asserire che a lui compete discernere su tutto: sulla storia, sul mondo e sulla Chiesa. Sui suoi catecumeni, su tutti gli itineranti, sui presbiteri che sono del Cammino (1). E per finire anche sui Parroci e sui Vescovi. Criterio di quest’ultimo risolutivo “discernimento” è questo:
Se i Pastori riconoscono il Cammino hanno lo Spirito Santo, se non lo riconoscono sono Faraone o Giuda; in entrambi i casi strumento del demonio “per distruggere il Cammino”.
Dei Cardinali e del Papa che dire a proposito di kikiano discernimento? Facile immaginare, senza margini di errore. Di alcuni si è augurata la morte.

E dunque il Papa lascia tutto in mano ai Vescovi e adesso loro brigheranno coi Vescovi. Che è il loro sport preferito. Le basi le hanno già, perché la cura dei Vescovi è una priorità per i kikatechisti. Li coltivano da sempre e passeranno ora a raccogliere i frutti. Almeno lo tenteranno, anche in questa circostanza che atrimenti potrebbe rivelarsi altamente pericolosa per loro.

Alcune risposte scontate a quesiti che potrebbero sorgere dal Motu Proprio:

Iter formativo? Non ci riguarda! Più iter formativo del nostro che è riconosciuto come “Itinerario Cattolico” da sempre?

Criteri normativi? Noi già siamo approvati! Normati e approvati. Catechisti ed Equipe (sul modello apostolico) sono previsti già negli Statuti! Noi consideriamo ”Il ministero laicale di Catechista” un quid in più.
Ora siamo anche un ministero: “Ministero Laicale”. L’“Apostolato laicale” riconosciuto in forza del battesimo l’abbiamo sempre rivendicato. Scusate, voi che criticate il C.N., l’abbiamo detto sempre “in forza del nostro battesimo” siamo legittimati a predicare...

E giù ad evidenziare frasi come questa tratta dal Motu Proprio:

“Ne consegue che ricevere un ministero laicale come quello di Catechista imprime un’accentuazione maggiore all’impegno missionario tipico di ciascun battezzato che si deve svolgere comunque in forma pienamente secolare senza cadere in alcuna espressione di clericalizzazione." … E vai!!!


Kiko ha impresso anche sulla croce la sua impronta

 

 

 

Vedete come funziona? Basta solo che le ripetano loro queste parole e, come per incanto, dalla loro bocca usciranno già strumentalizzate, saldamente agganciate ai loro stereotipi.

E sarà tutto un dire: Lo dicevamo noi! La Chiesa finalmente ha capito, la Chiesa è arrivata al nostro punto.

Nel delineare la peculiarità della “funzione” catechetica in premessa si legge:

“Il Catechista è chiamato in primo luogo a esprimere la sua competenza nel servizio pastorale della trasmissione della fede che si sviluppa nelle sue diverse tappe: dal primo annuncio che introduce al kerygma, all’istruzione che rende consapevoli della vita nuova in Cristo e prepara in particolare ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, fino alla formazione permanente…”

- Ma queste cose stavano scritte anche nel Direttorio generale della catechesi.

“Il Catechista è nello stesso tempo testimone della fede, maestro e mistagogo, accompagnatore e pedagogo che istruisce a nome della Chiesa.”

- Il ritratto del katekista!

“Un’identità che solo mediante la preghiera, lo studio e la partecipazione diretta alla vita della comunità può svilupparsi con coerenza e responsabilità.”

- Eccoli che gridano: comunità, comunità, la nostra piccola comunità!

Ma che fede trasmettono? Che kerigma annunciano? A cosa riducono i Sacramenti dell’iniziazione cristiana?
Istruiscono a nome di... Kiko (non della Chiesa), fanno parte della sua conventicola (nessuna partecipazione diretta alla vita della comunità ecclesiale e parrocchiale, da entrambe rifuggono), coerenza e responsabilità, ma verso chi?

Il ritratto del katekista, così, sembrerebbe perfetto.

Non lo faranno da soli il lavoro di appropriarsi del Motu Proprio interpretandolo a modo loro, ma si faranno supportare da qualche amicone storico del Cammino, qualche grosso Cardinale dei loro o più d'uno, e strombazzeranno ai quattro venti.
Lo trasformeranno in Motu Loro?

Il Papa, la Chiesa, ha fatto la loro fotografia. Perché solo loro sono “Catechisti”!

 

Il Papa ai catechisti:
"Per favore, nessuna concessione a coloro che cercano di presentare una catechesi che non sia concorde al magistero della Chiesa"

Ma, nello stesso tempo, la Chiesa che, con questo documento di Papa Francesco, si riappropria fortemente del controllo delle attività di formazione svolte dai laici in affiancamento e, a volte, in sostituzione al compito precipuo di Vescovi e sacerdoti, può finalmente interferire con la nomina e la formazione  dei Catechisti (2) e, perché  no, con la sospensione o la revoca del ministero a chi se ne fosse dimostrato indegno (3). 

                          (da Valentina Giusti e Pax)

______

(1) Ancor più se si considera che questa sorta di dipendenza/obbedienza e fedeltà è richiesta in egual misura a tutti gli “ex” sacerdoti diocesani o religiosi di qualsivoglia congregazione trasmigrati nel C.N., così come ai presbiteri ordinati nei R.M..
Parliamo di “ex” perché il termine sacerdote nel Cammino non significa niente. Di fatto non sono più “sacerdoti” nel vero senso della parola. Scarnificando colui che definiamo “ex” sarà solo e soltanto un “presbitero” (ministro = minus, ossia che nella comunità vale meno degli altri fratelli. Carmen dixit).
Abbiamo due categorie: il presbitero “di nascita” se R.M. e quello “imbastardito” presbitero se già in precedenza Sacerdote di Santa Madre Chiesa. Tutt'e due hanno rinnegato il sacerdozio quando hanno posto l’obbedienza al Vescovo - assunta come obbligo il giorno della loro ordinazione (N.B. I Seminari R.M. sono anch'essi, per Statuto, Seminari Diocesani!) - in secondo piano rispetto all’obbedienza a Kiko (“Tu obbedisci a me o al Vescovo?”; Kiko dixit). Nel 90% dei casi esclaustrati dal loro Ordine, quando i preti trasfughi siano anche religiosi, per poter donare la vita a Kiko e a lui giurare obbedienza.
Si sa che su questo non si transige. Chi ha opposto resistenza è dovuto andare via o è stato cacciato dal Cammino.

 (2) da Pinco:  A Roma per essere un Accolito laico si deve fare il corso di studi di Filosofia due anni e tre di Teologia nelle Università Pontificie per lo più la PUL pontificia università lateranense. Sostenendo esami, come fanno i seminaristi, non solo devono fare delle riunioni settimanali, con moglie seguiti da dei sacerdoti responsabili di valutare nel tempo l'idoneità dei candidati. A Roma sono Sua Eccellenza Palmieri (che non ama il cammino), e Don Fabio Rosini. Se li conoscete o questi nomi vi dicono qualche cosa, secondo voi verranno scelti kikatechisti? Ma proprio no. Non solo, per essere lettori, accoliti, diaconi permanenti laici o preti diocesani, è necessario, in tutte le diocesi, lasciare il percorso spirituale che si stava facendo, appunto per far presente l' universalità della Chiesa. Infatti fu per questo che nacquero i seminari RM, solo per far continuare il cammino, altro che missione. Staremo a vedere, come ogni vescovo attuerà la cosa ma non credo che i kikatechisti avranno vita facile, né nelle Università teologiche, né nei percorsi diocesani anche perché non sarà un percorso breve essere catechista vero. Ma staremo a vedere.

(3) da Frilù

Mons.Fisichella in conferenza stampa

"Non ci si improvvisa catechisti, perché l’impegno di trasmettere la fede, oltre alla conoscenza dei contenuti, richiede il prioritario incontro personale con il Signore. Chi svolge il ministero di catechista sa che parla a nome della Chiesa e trasmette la fede della Chiesa."

Capito anonimi? Trasmettere la fede della Chiesa, non quella di Kiko

"È ovvio che non tutti coloro che oggi sono catechisti e catechiste potranno accedere al ministero di catechista. Questo ministero è riservato a quanti corrisponderanno ad alcuni requisiti che il Motu proprio elenca."

Altro problema. Non è automatico che i catechisti del Cammino continuino a essere catechisti, ma bisognerà avere i requisiti indicati nel Motu proprio.
 "Le Diocesi dovranno provvedere, perché i futuri catechisti e catechiste abbiano una solida preparazione “biblica, teologica, pastorale e pedagogica per essere comunicatori attenti della verità della fede."

Capito? Preparazione, studio e non il vostro direttorio ma il Catechismo della Chiesa Cattolica

"È auspicabile, pertanto, che l’istituzione del ministero porti anche alla formazione di una comunità di catechisti che cresce con la comunità cristiana nel servizio a tutta la Chiesa locale senza tentazione alcuna di restringersi negli stretti confini della propria realtà ecclesiale, e scevra da ogni forma autoreferenziale."

 Altro punto dolente. Catechisti a disposizione di tutta la Chiesa e non solo del Cammino. Tanto una volta che avete studiato l'unico Catechismo magari riuscite pure a non fare danni.


Infine, ecco come Rebel immagina la reazione dei fratelli neocatecumenali e dei loro leader ed iniziatori alla lettura del Motu Proprio di Papa Francesco:


Chiacchiere neocatecumenali:

- Gioacchina: oh, ma davvero gli illuminati nostri catechisti dovranno frequentare un corso istruttivo per poter catechizzare? Non è concepibile! La Chiesa va a rotoli!

- Misaele: che eresia! Un affronto!

- Nabucodonosor: Ahahah volete scommettere che saranno i nostri sapienti e fulgidi catechisti a salire In cattedra? Mica siamo gli ultimi arrivati, noi siamo la vera chiesa!

- Efraim: siamo perseguitati!

- Corinzio: aspè, che sta a dì? I nostri catechisti sono già istituzionalizzati da Kiko. Ma il Papà s'è bevuto il cervello? Che gli dice la capoccia?

- Tiberiade: "venghino signori, venghino!", vi sfidiamo! Noi non temiamo l'occhio scrutatore della Chiesa. Chi credete di essere? Noi abbiamo dalla nostra uno spirito santo piegato al servigio dei catechisti!

- Ascensión: la notizia mi turba alquanto, mi ritiro nelle mie stanze a compiere della salubre bibliomanzia con i libri di Carmen, sicuramente mi suggerirà il da farsi.

- Mario il presbitero: ....

- Kiko il guru: mi tocca augurare la morte anche a Papa Francesco, proprio come la richiesi per Benedetto XVI che, modestamente, abdicò grazie a me.

martedì 23 marzo 2021

La Comunione dei santi o la Comunione dei peccati?

Nella Lettera di Pentecoste 2020, che stiamo analizzando brano per brano perché, a nostro parere, è di straordinario interesse per comprendere alcuni aspetti della dottrina sottesa al Cammino neocatecumenale, Kiko Arguello dichiara a un certo punto:


«I Papi hanno detto che il Cammino Neocatecumenale viene dal cielo per la salvezza della Chiesa: hanno questo carisma di discernimento. Noi siamo tutti dei privilegiati, perché Dio ha mostrato in noi quest’opera, che non è nostra, perché la comunione la costruisce Gesù Cristo, costantemente, grazie allo Spirito Santo, per cui ci dà questa lingua unica che è la comunione dei santi, che è meravigliosa e che ci permette di perdonarci.

“Amatevi come io vi ho amato”, cioè accettando che l'altro abbia i suoi difetti, come Cristo ha accettato i nostri peccati e li ha perdonati.

Il mondo non può perdonare, gli sembra una follia perdonare, perché se si perdona si continua a fare del male e non sopporta che esista il male, ne è scandalizzato

È molto interessante il concetto di "comunione dei santi", qui espresso dall'estensore della lettera di Pentecoste: essa sembra essere principalmente una partecipazione alla comune vita di grazia, fondata sull'azione di Cristo, nella quale sono incorporati a pieno titolo e della quale godono a tutti gli effetti anche i cattivi.

I cattivi, coloro cioè che a causa del peccato non sono in grazia, secondo Kiko partecipano, in buona sostanza, della comunione dei santi, in virtù del perdono e dell'accettazione dei buoni.

Consultando tre catechismi della Chiesa Cattolica (il Catechismo attuale, quello di san Pio X e il Catechismo di san Pio V) , abbiamo sintetizzato gli aspetti principali della dottrina sulla comunione dei santi della Chiesa cattolica di ieri e di oggi che esponiamo di seguito.

Nella Chiesa militante, che è quella parte di Chiesa non ancora salita alla beatitudine eterna ma in lotta sulla terra contro il mondo, la carne e il demonio, vi sono due specie di uomini: i buoni e i cattivi.

I cattivi partecipano dei medesimi sacramenti e professano la stessa fede dei buoni, ma ne differiscono per la vita e il comportamento.

I buoni sono quelli i quali sono congiunti e stretti tra loro non solo dalla professione della fede e dalla comunione dei sacramenti, ma anche dal soffio della grazia e dal vincolo della carità. Di essi è scritto: Il Signore conosce quelli che sono i suoi (2Tim 2,19).

Noi uomini possiamo immaginare chi siano gli appartenenti a questa schiera di buoni, non però saperlo con sicurezza.

Le vergini stolte e le vergini sagge

La Chiesa viene infatti prefigurata in Genesi nell' arca di Noè, dov'erano chiusi non solo gli animali mondi, ma anche gli immondi; Gesù la paragona alla rete che si getta nel mare, o al campo in cui viene seminato il loglio (Mt 13,47 Mt 13,24); o all'aia in cui si ammucchiano frumento e pula (Lc 3,17); o alle dieci vergini, metà stolte e metà sagge (Mt 15,1-2).

Alla Chiesa appartengono i buoni e i cattivi, ma è ben diversa la condizione di entrambi. I cattivi sono compresi nella Chiesa come la pula sta insieme col frumento sull'aia, o come le membra guaste restano congiunte al corpo vivo.

La comunione dei santi, dono di grazia che caratterizza la Chiesa, indica in primo luogo la comunione delle 'cose sante', cioè la comunione dei Sacramenti e di tutto ciò che, essendo praticato da ciascuno con devozione e santità, appartiene a tutti e viene a favore di tutti, in virtù della carità, che non cerca il proprio vantaggio.

Ma, mentre coloro che vivono una vita cristiana nella carità, come membra vive del corpo di Cristo, godono appieno di questi doni e benefici, le membra morte, e cioè gli uomini peccatori e lontani dalla grazia di Dio, restano pur sempre parte del corpo della Chiesa, ma non percepiscono, perché morti, quel frutto spirituale, di cui godono gli uomini giusti; a meno che, aiutati da coloro che vivono secondo lo spirito, non si ravvedano e ricevano nuovamente la grazia e la vita perduta.

San Pio X sintetizzo così questo concetto:

«Comunione dei santi significa che tutti i fedeli, formando un solo corpo in Gesù Cristo, profittano di tutto il bene che è e si fa nel corpo stesso, ossia nella Chiesa universale, PURCHÉ non ne siano impediti dall’affetto al peccato.»

Se Kiko Arguello avesse voluto parafrasare San Pio X per predisporre la propria dottrina avrebbe scritto invece:

"Comunione dei santi significa che tutti i fedeli, formando un solo corpo in Gesù Cristo, profittano di tutto il bene che è e si fa nel corpo stesso, ossia nella Chiesa universale, E NON ne sono impediti dall’affetto al peccato."

Infatti, lo ripetiamo, proprio questo è il concetto espresso nella Lettera di Pentecoste.

Secondo l'Arguello, la comunione dei santi è principalmente una partecipazione alla comune vita di grazia, fondata sull'azione di Cristo, nella quale sono incorporati a pieno titolo e della quale godono pienamente anche i cattivi.

Detto in modo diverso: i cattivi, coloro cioè che a causa del peccato non sono in grazia, secondo Kiko partecipano, in buona sostanza, della comunione dei santi in virtù del perdono e dell'accettazione dei buoni.

Da dove viene questa impostazione erronea?

Lutero scriveva:

La chiesa per Lutero
«Questa è la comunione dei santi, di cui ci gloriamo… . Il mio peso, quindi, altri lo portano, la loro forza è la mia. La fede della Chiesa viene in soccorso della mia angoscia, la castità altrui mi sorregge nelle tentazioni della mia lascivia, gli altrui digiuni tornano a mio pro, un altro si prende cura di me nella preghiera. E così posso menar vanto dei beni altrui come dei miei propri; e miei propri sono quelli in verità, se me ne delizio e rallegro. Sia pur io vituperevole e turpe, coloro a cui tributo il mio plauso sono belli e gradevoli. Grazie a questo amore faccio miei non solo i loro beni, ma essi medesimi, e così in virtù della loro gloria la mia ingloriosità diventa onore, in virtù della loro dovizia viene colmata la mia indigenza, in virtù dei loro meriti sono sanati i miei peccati. (...) Credere che la Chiesa è santa che altro vuol dire se non che essa forma la comunione dei santi? Con i buoni così come con i cattivi: tutto appartiene a tutto, come è significato sensibilmente dal sacramento dell'altare nel pane e nel vino: vi siamo designati dall'apostolo come un solo corpo, un solo pane, una sola bevanda.»

Rileviamo anche su questo argomento  la perfetta contiguità delle affermazioni di Lutero con quelle di Kiko Arguello, su questo tema come su altri snodi molto importanti della dottrina.

Dedico poi queste poche battute a chi stesse pensando a un piccolo errore espressivo dell'iniziatore del Cammino Neocatecumenale e ricorresse alle solite scusanti:

  • "Kiko è spagnolo, non conosce bene l'italiano": ma questa lettera, nella versione scritta nella sua lingua materna, è perfettamente corrispondente. 
  • "Kiko è emotivo, impulsivo": questa è una lettera, non la sbobinatura di una conferenza o una catechesi, quindi l'emotività non può essere un giustificativo adeguato.
  • "Kiko non è teologo": qui di certo non si tratta di teologia, ma di rudimenti del catechismo. Come può costui arrogarsi il compito di catechizzare centinaia di migliaia di famiglie senza conoscerli?
  • "Kiko non intende dire nulla di diverso da quanto dice la Chiesa. Lo Spirito Santo corregge le sue parole nell'orecchio di chi ascolta": Beh ci arrendiamo! Di fronte a tanta stolidità, mancano addirittura le parole per replicare.

Sugli effetti concreti e nefasti che questi scivoloni dottrinali di Kiko e del Cammino neocatecumenale provocano nella vita di chi si è messo alla sua sequela, tratteremo in un successivo articolo, sempre dedicato alla Lettera di Pentecoste 2020.

Concludiamo, in proposito, con un commento di LUCA, che completa in modo opportuno questo articolo:

«Nel cammino c'è una cultura della croce da gettare sugli altri. I peggiori sono i primi a rifiutarla ma sono anche i primi a metterla sulle spalle del loro prossimo. A parole dicono che ognuno deve portare la propria croce, nei fatti ci sono migliaia di "piccoli" Cirenei incaricati di portare le croci degli altri. E devono essere anche felici di farlo, altrimenti le loro facce lunghe infastidiscono la gerarchia neocatecumenale. Ho pietà di tutti questi "piccoli" portatori di croci, perché loro neanche si rendono conto che quelle croci non sono le loro. Gesù Cristo parla di un giogo leggero, nel CN il giogo è pesante perché è legato ad una serie di croci, pesantissime che non ti appartengono .»

giovedì 11 marzo 2021

Il Catechismo Olandese e il Catechismo di Kiko

I libri di istruzione religiosa sono stati scritti fin dal tempo dei Padri della Chiesa, ma il termine catechismo è entrato in uso nel XVI secolo con la pubblicazione da parte di Lutero nel 1529 di testi diretti all'indottrinamento dei fedeli, spesso in forma di domande e risposte. 
 
Pasquale Cati, Allegoria del Concilio di Trento
(1588-1589), affresco; Roma,
Basilica di Santa Maria in Trastevere

Il primo Catechismo vero e proprio fu sviluppato durante il Concilio di Trento, diretto ai parroci perché potessero meglio insegnare la dottrina cattolica e contrastare la Riforma protestante. Il Catechismo tridentino fu promulgato da papa Pio V ed adottato dall'intera Chiesa cattolica. 
Fino alla promulgazione del catechismo attualmente in vigore (Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato nel 1992 e poi il Compendio del 2005) non ci sono stati altri catechismi "universali", ma solo catechismi locali. Nel 1905 il catechismo redatto da papa Pio X per la diocesi di Roma (detto Catechismo maggiore) ebbe una grande diffusione e fu adottato da gran parte delle diocesi italiane circolando anche all'estero. Il Concilio Vaticano II non aveva chiesto la stesura di un nuovo catechismo, che sostituisse quello del Concilio di Trento; esso si era limitato a disporre la preparazione di un “Direttorio per l’istruzione catechistica del popolo” (Christus Dominus, n. 44), cosa che si era realizzata nel 1971.
Prima quindi del 1992, la stesura dei catechismi era lasciata all’iniziativa delle conferenze episcopali, le quali, nel periodo successivo al Concilio, si attivarono per la pubblicazione di catechismi nazionali per le diverse fasce d’età.
Uno sforzo immane, che però ebbe risultati piuttosto deludenti; tanto è vero che i Vescovi riuniti nel Sinodo straordinario del 1985 chiesero al Papa di preparare un catechismo unico per tutta la Chiesa; richiesta che fu prontamente esaudita con la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica nel 1992. Una volta pubblicato il catechismo universale (che è stato un enorme successo, non solo editoriale), i catechismi locali hanno perso qualsiasi rilevanza fino praticamente a scomparire.

Fra i catechismi inadatti e fallimentari che hanno preso forma nei turbolenti anni postconciliari, annoveriamo anche il Nuovo Catechismo Olandese (pubblicato nel 1966) e, perché no?, il Catechismo  neocatecumenale, che apparve, dattiloscritto nei famosi ed arcani libri blu detti "mamotreti" (cioè scartafacci), proprio dal 1968 in poi.

Ma dedichiamoci innanzitutto al Nuovo Catechismo Olandese. Si cominciò a lavorare al Catechismo nel 1956: i Vescovi olandesi affidarono in quell’anno all’Istituto catechetico superiore di Nimega il compito di rivedere il Catechismo allora in uso nelle loro diocesi. Già prima del Concilio esistevano catechismi locali; non si deve pensare che in tutta la Chiesa si facesse uso del Catechismo di San Pio X, che si era imposto solo in Italia. Tanto per fare un esempio, negli Stati Uniti fin dal 1885 si usava il Baltimore Catechism.

  • Invece del Catechismo di Kiko, fin dall'inizio, si negava addirittura l'esistenza. I due spagnoli Kiko Argüello e Carmen Hernandez sostenevano di predicare in modo spontaneo senza far uso di alcun testo. Kiko aveva una preparazione acquisita presso i Cursillos de Cristianidad, Carmen aveva frequentato un corso di Teologia quando era ancora novizia prima di essere cacciata, come racconta lei stessa, dalle Suore Missionarie.

Sicuramente i due facevano uso di testi specifici di cui Kiko si portava dietro gli appunti in misteriosi foglietti di cui parlò don Cuppini (nel libro intervista a cura di Tarcisio Zanni). Dal diario di don Cuppini. "7 dicembre 1968. Lisbona. Inizia la catechesi alla Penha de França. Kiko ha una serie di foglietti". Successivamente: "Zamora: lì Kiko ha scritto per la prima volta le catechesi. Avevo preso appunti mentre dava catechesi alla Penha: dopo io li leggevo e Kiko scriveva. Erano comunque già le catechesi (più o meno) che si danno ora".

Torniamo al Catechismo Olandese: Esso fu pubblicato poco dopo la conclusione del Concilio, il 9 ottobre 1966, col titolo Nuovo Catechismo. 

  • Il Catechismo di Kiko invece, pur girando da cinquant'anni nei famosi libri dattiloscritti (ora stampati) non è MAI stato pubblicato.

Fin da subito il Nuovo Catechismo Olandese suscitò forti perplessità, dentro e fuori i Paesi Bassi, tanto è vero che il Papa volle che tre teologi scelti dai Vescovi olandesi si incontrassero con tre teologi designati da Roma. L’incontro si svolse a Gazzada dall’8 al 10 aprile 1967. Questo incontro non ebbe alcun risultato, dal momento che le due parti rimasero ciascuna sulle proprie posizioni. 
 
  • Invece il Catechismo di Kiko, di cui si ignorava addirittura l'esistenza, e che i catechisti neocatecumenali dovevano imparare a memoria per poi sostenere di aver ripetuto sul momento quanto lo Spirito Santo andava ispirando loro, non poté essere analizzato. Solamente quando papa Giovanni Paolo II pretese che il movimento di Kiko si dotasse di uno Statuto, l'iniziatore spagnolo si vide costretto a consegnare i suoi testi perché fossero visionati e corretti. 
 
Per quanto riguarda il Catechismo Olandese, una volta conosciuto l’esito del colloquio di Gazzada, Paolo VI decise di affidare a una Commissione cardinalizia il compito di esaminare ed emendare il Catechismo.

  • In un arco di tempo fra il 1997 e il 2012 i testi del catechismo di Kiko furono l'oggetto di una laboriosa e di certo contrastata revisione nell'ambito di una commissione formata da teologi della Congregazione per il Culto della Fede e "teologi" del Cammino. 
 
Il 15 ottobre 1968 la Commissione che esaminava il Catechismo Olandese emanò una dichiarazione contenente i punti da correggere nel Catechismo:

  1. Circa la creazione degli angeli
  2. Circa la caduta di tutti gli uomini in Adamo
  3. Circa la concezione di Gesù da Maria in modo verginale
  4. Circa la “soddisfazione” operata da Nostro Signore Gesú Cristo
  5. Circa il sacrificio della Croce e il sacrificio della Messa
  6. Circa la reale presenza e la conversione eucaristica
  7. Circa l’infallibilità della Chiesa e la conoscibilità dei misteri rivelati
  8. Circa il sacerdozio ministeriale o gerarchico e circa la potestà di insegnare e di governare nella Chiesa
  9. Circa alcuni argomenti di teologia dogmatica
  10. Circa alcuni argomenti di teologia morale
I libri segreti del Cammino, i mamotreti

  • La commissione di teologi modificò profondamente il catechismo di Kiko e, non essendo sufficienti le drastiche correzioni e le censure nel corpo del testo, aggiunsero numerose note a piè di pagina con gli articoli del Catechismo della Chiesa Cattolica su molteplici argomenti, tra i quali:

  1. Circa l'opera redentrice di Cristo e la realtà storica del peccato.
  2. Circa il rapporto tra Grazia divina e libertà umana. Circa la soddisfazione operata dal Nostro Signore Gesù Cristo offertosi come Vittima di espiazione
  3. Circa la salvezza operata da Gesù per i meriti della sua passione e morte
  4. Circa la Chiesa quale società visibile e gerarchica. .
  5. Circa la distinzione fra sacerdozio ordinato e sacerdozio universale
  6. Circa il sacrificio della croce e il sacrificio della Messa
  7. Circa la Transustanziazione e la reale presenza eucaristica
  8. Circa la pratica della Comunione frequente, le visite, le benedizioni, le processioni, le adorazioni solenni, i congressi; come pure il dovere di osservare le rubriche riguardanti il contegno da tenersi alla presenza di Cristo, e ogni norma volta a coltivare la sensibilità eucaristica dei fedeli, ecc..
  9. Circa la distinzione tra il sacramento della Penitenza e quello del Battesimo.
  10. Circa il sacramento della penitenza: la «conversione» del peccatore come fatto eminentemente personale, l'importanza del perdono di Dio tramite assoluzione, l'importanza della confessione auricolare
  11. Circa l'esistenza dell'Inferno 
  12. Circa l'importanza della Chiesa per la salvezza
  13. Circa Gesù, unico Redentore e Maestro, e unico Modello di santità che i credenti devono sforzarsi di imitare.
  14. Circa la piena armonia tra Concilio Vaticano II e quello di Trento.
  15. Circa l'interpretazione autorevole della Bibbia del Magistero della Chiesa
  16. Circa altri temi di teologia dogmatica e morale

Le correzioni romane non furono accolte dalla maggioranza dell’establishment cattolico olandese. Nel gennaio del 1969 il Consiglio pastorale olandese, riunito a Noordwijkerhout, emise una “dichiarazione di indipendenza”, con la quale si schierò a favore del Nuovo Catechismo senza le correzioni romane. Il Catechismo comunque fu tradotto in diverse lingue e diffuso. La Chiesa ottenne solo che venissero messe in allegato le correzioni con i riferimenti ai paragrafi corretti. 

  • Il catechismo di Kiko, denominato Direttorio, fu rilasciato dal Pontificio dicastero per i laici come vincolante per la catechesi del Cammino Neocatecumenale. Non essendo però mai stato pubblicato, non è chiaro se sia corrispondente ai testi dati in uso ai catechisti. Ciò che è certo comunque è che gli errori originali a tutt'oggi vengono trasmessi tramite le catechesi del Cammino ai suoi adepti.

Forse è il caso di fare qualche riflessione su questa vicenda: 
Il Catechismo olandese non è tutto da buttare. Può essere utile riportare la conclusione della dichiarazione della Commissione cardinalizia: Le presenti osservazioni, anche se non poche e non di lieve importanza, lasciano intatta la maggior parte del Nuovo Catechismo, con il lodevole suo carattere pastorale, liturgico e biblico. Esse non si oppongono all’intento degno di elogio degli autori del Catechismo di proporre l’eterno vangelo di Cristo in forma aderente al modo di pensare degli uomini del nostro tempo. Le grandi doti per cui l’opera si caratterizza, richiedono che essa rifletta sempre la dottrina della Chiesa senza oscuramento di alcuna ombra (loc. cit., p. 499). 
 
  • Per quanto riguarda il Catechismo di Kiko, non registriamo invece nessun elogio da parte della Commissione esaminatrice, mentre l'iniziatore Argüello, che ha sempre avuto un rapporto molto controverso con la verità, sostiene di essere stato lodato e che del suo testo originale è stato cambiato "pochissimo". 
 
Dopo la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, fortemente voluto da Papa Giovanni Paolo II e dal futuro Benedetto  XVI, cardinal Ratzinger, la predicazione e la catechesi hanno cercato, in genere, di conformarsi all’insegnamento ufficiale della Chiesa e il Catechismo Olandese fu accantonato. 
 
  • Invece il Catechismo di Kiko ancora attualmente è insegnato e non è stato assolutamente sostituito dal Catechismo della Chiesa Cattolica
 
Le lacune del Catechismo olandese erano notevoli, ma non era impossibile colmarle. È ciò che fece la Commissione cardinalizia costituita da Paolo VI. Il problema è che si volle rifiutare la correzione proveniente da Roma, pensando che la posizione romana rappresentasse un passato destinato presto a finire, mentre quella olandese fosse l’inizio di un radioso futuro per la Chiesa. La storia dimostra che è stato esattamente il contrario. Non è un caso che il cinquantesimo del Catechismo non è stato celebrato da nessuno, non solo perché i protagonisti di quella vicenda erano nel frattempo scomparsi (cosa abbastanza comprensibile), ma anche perché non avevano lasciato nessun erede: nei Paesi Bassi, la Chiesa cattolica in questi cinquant’anni è andata progressivamente assottigliandosi fino quasi a scomparire, per essere sostituita dall’Islam. 
 
  • Le lacune e gli spropositi del
    Catechismo di Kiko erano notevoli e quasi impossibili da colmare. Il testo corretto non è stato pubblicato e gli errori teologici, dogmatici, antropologici, biblici continuano ad essere diffusi. Il Catechismo di Kiko in cinquant'anni ha prodotto il consolidarsi di una esperienza segnata dal settarismo e dal fanatismo che si è incistata all'interno della Chiesa Cattolica provocando danni enormi e gravi sofferenze. 
 
In conclusione, i risultati del “rinnovamento” della Chiesa olandese, di cui Il nuovo Catechismo è in qualche modo l’emblema, dovrebbero farci riflettere sulle prossime prospettive di sfacelo di cui il Catechismo di Kiko finirà per rendersi responsabile.

martedì 24 ottobre 2017

Sapienza dell'Antico Testamento: Siracide o Kiko Argüello?

Gli insensati non conseguiranno mai la sapienza (Siracide 15, 7)

Gesù Cristo dalle occhiaie vuote
Affrescato da Kiko ad Avila
come invito alle sue "catechesi"
Già si è ampiamente dimostrato come la dottrina di Kiko sia incompatibile con gli ammaestramenti del Vangelo, a cominciare dall'interpretazione neocatecumenale della guarigione del cieco nato nelle catechesi iniziali,  per poi continuare con la parabola delle Vergini alla convivenza dello Shemà e culminare con la catechesi su Zaccheo alla GMG di Sidney del 2008.

[La Sapienza] sta lontana dalla superbia, i bugiardi non pensano ad essa. (Siracide 15, 8)

Oltre alle osservazioni più puntuali per le quali rimandiamo alla lettura dei link rileviamo che, in ciascuna di queste tre occasioni, Kiko ha interpretato parole e  atti di Gesù mistificandoli funzionalmente alle prassi della sua  creatura, il Cammino neocatecumenale:
  • l'argilla, mista a saliva, che Gesù spalma sugli occhi del cieco nato rendendogli la vista, da segno della creazione è mutato da Argüello in un fango/mota significativo dei peccati che il cieco deve necessariamente riconoscere al fine della guarigione e conversione;
  • l'olio delle vergini, la fede che è necessario alimentare attivamente con le opere matteane in attesa dello Sposo, per Kiko diviene simbolo della frequentazione assidua della comunità, al di fuori della quale c'è l'inferno del mondo;
  • il sicomoro, l'albero di Zaccheo, che consente al pubblicano di elevarsi per "vedere" Gesù, diventa per Argüello un simbolo di superbia, di isolamento, di avarizia, di peccato (e di rifiuto ad abbracciare le iniziative del Cammino).
Di seguito si proverà che la dottrina neocatecumenale non trova corrispondenza neppure nell'Antico Testamento in aspetti non secondari, quali il libero arbitrio da Dio donato all'uomo da Dio e le prescrizioni del Decalogo nelle due tavole della Legge date a Mosè.

Non dire: «Mi son ribellato per colpa del Signore», perché ciò che egli detesta, non devi farlo. (Siracide 15, 11)

È noto, da un'intervista di Kiko, il permesso di peccare che il fondatore del Cammino neocatecumenale avrebbe ricevuto  da Dio in persona.
«Bene, Dio permise che io facessi un'esperienza di ateismo, o, se volete, una kenosis, una profonda discesa nell'inferno della mia esistenza, un'esistenza senza Dio. Dio ha permesso che io tagliassi tutti i lacci con la trascendenza».  (da: camino-neocatecumenal.org
Non dire: «Egli mi ha sviato», perché egli non ha bisogno di un peccatore. (Siracide 15, 12)

Questa la concezione di Kiko: la kenosis neocatecumenale va intesa come una catabasi nell'inferno dei propri peccati, una discesa finalizzata alla conoscenza gnostica di se stessi mediante l'insozzamento con il fango/mota neocatecumenale.

Tale dottrina, ribadita numerose volte nel Direttorio neocatecumenale, viene assorbita e recepita dagli adepti, così come risulta dallo scrutinio del sedicente "maiale"  (esposto nel mamotreto tappa Traditio per la sua esemplarità):
«Il Signore ha fatto sì che attraverso la sua Parola, attraverso la comunità, io cominciassi a vedere che ero un maiale. Il Signore ha permesso, mentre stavo in comunità, ha permesso che io peccassi perché vedessi come ero. (...) Io non capivo, prima del cammino, perché uno sposato se ne andava con un'altra; questo non lo comprendevo. Il Signore ha permesso che io commettessi adulterio, quando stavo già nel cammino. (...) Allora io ho sperimentato che Dio mi ama così come sono, ridotto ad essere un disgraziato».
Il Signore odia ogni abominio, esso non è voluto da chi teme Dio. (Siracide 15, 13)

Perché Dio dovrebbe permettere di peccare? Proviamo a riflettere. Per Kiko e Carmen la risposta è semplice e si evince dallo scrutinio: un peccato che rimanga allo stato latente, soltanto in potenza, non è sufficiente ai fini della sua conoscenza; esso va commesso, va sperimentato, perché senza esperienza non c'è conoscenza ("questo non lo comprendevo", dice lo scrutinato, in relazione all'adulterio prima che lo commettesse). Pura "gnosi del peccato".

Quindi: per la dottrina neocatecumenale è necessario peccare per conoscersi davvero e convertirsi ed è Dio stesso a permetterlo.

Egli da principio creò l'uomo e lo lasciò in balìa del suo proprio volere. (Siracide 15, 14)

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, invece, così descrive la dialettica fra libertà e responsabilità umane (CCC 1731-1733; cfr. anche 2846 etc):
"La libertà è il potere, radicato nella ragione e nella volontà, di agire o di non agire, di fare questo o quello, di porre così da se stessi azioni deliberate. Grazie al libero arbitrio ciascuno dispone di sé. La libertà è nell'uomo una forza di crescita e di maturazione nella verità e nella bontà. (...)
La libertà implica la possibilità di scegliere tra il bene e il male, e conseguentemente quella di avanzare nel cammino di perfezione oppure di venire meno e di peccare. (...)
Quanto più si fa il bene, tanto più si diventa liberi. Non c'è vera libertà se non al servizio del bene e della giustizia. La scelta della disobbedienza e del male è un abuso della libertà e conduce alla schiavitù del peccato".
Egli non ha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato a nessuno il permesso di peccare. (Siracide 15, 20)
Kiko: Sacra Famiglia in preda a sopore.


Mai in nessun caso la scelta di peccare, che sta nella libertà dell'uomo e non nella volontà o nel piano di Dio per noi, può essere positiva, mai peccando si può procedere nel cammino di perfezione o crescere nella bontà.

Come abbiamo visto dai passi  in rosso del Siracide che hanno accompagnato questo articolo, nell'Antico Testamento, e precisamente in uno dei suoi libri sapienziali, troviamo una confutazione della dottrina di Kiko, che nega il libero arbitrio umano ed afferma la funzione positiva che Dio assegnerebbe al peccato permettendo al fine di condurre l'uomo alla conoscenza di sé ed alla perfezione.
Se vuoi, osserverai i comandamenti;  l'essere fedele dipenderà dal tuo buonvolere.
Egli non ha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato a nessuno il permesso di peccare.
Bastano questi due passaggi per dimostrare che Kiko Argüello è in disaccordo perfino con i libri sapienziali inseriti nella nostra Bibbia.
(da: Lino e Valentina)



Siracide 15,7-20. 


Gli insensati non conseguiranno mai la sapienza,
i peccatori non la contempleranno mai.
Essa sta lontana dalla superbia,
i bugiardi non pensano ad essa.
La sua lode non s'addice alla bocca del peccatore,
perché non gli è stata concessa dal Signore.
La lode infatti va celebrata con sapienza;
è il Signore che la dirigerà.
Non dire: «Mi son ribellato per colpa del Signore»,
perché ciò che egli detesta, non devi farlo.
Non dire: «Egli mi ha sviato»,
perché egli non ha bisogno di un peccatore.
Il Signore odia ogni abominio,
esso non è voluto da chi teme Dio.
Egli da principio creò l'uomo
e lo lasciò in balìa del suo proprio volere.
Se vuoi, osserverai i comandamenti;
l'essere fedele dipenderà dal tuo buonvolere.
Egli ti ha posto davanti il fuoco e l'acqua;
là dove vuoi stenderai la tua mano.
Davanti agli uomini stanno la vita e la morte;
a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
Grande infatti è la sapienza del Signore,
egli è onnipotente e vede tutto.
I suoi occhi su coloro che lo temono,
egli conosce ogni azione degli uomini.
Egli non ha comandato a nessuno di essere empio
e non ha dato a nessuno il permesso di peccare.


1° febbraio 2014: Kiko indiavolato mentre protesta
lamentandosi col Papa che ancora non esiste
in tutte le parrocchie l'iniziazione neocatecumenale