Il
giorno 10 maggio dell’anno 2021
«MOTU PROPRIO» di
Papa Francesco
"ANTIQUUM MINISTERIUM" di Istituzione del ministero laicale di
Catechista.
Con questo atto Papa Francesco ha istituito il ministero laicale di Catechista:
- A breve la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti provvederà a pubblicarne il Rito.
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Alle Conferenze Episcopali il compito di “rendere fattivo il ministero
di Catechista, stabilendo l’iter formativo necessario e i criteri
normativi per potervi accedere, trovando le forme più coerenti per il
servizio che costoro saranno chiamati a svolgere conformemente a quanto
espresso da questa Lettera apostolica”.
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I Pastori riconoscano ai fedeli “i ministeri e i carismi propri, in
maniera tale che tutti concordemente cooperino, nella loro misura, al
bene comune ”.
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“Il discernimento dei doni che lo Spirito Santo non fa mai mancare alla
sua Chiesa sia per loro il sostegno dovuto per rendere fattivo il
ministero di Catechista per la crescita della propria comunità”.
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La Chiesa invia, i katekisti hanno fatto discernimento
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Si palesano vari elementi che potrebbero aprirci alla speranza.
Alcune
semplici considerazioni si impongono: Il Papa ha lasciato, potremmo
dire, la patata bollente ai Vescovi, ma ha anche dato un'arma a chi la
voglia usare.
“Invito, dunque, le Conferenze Episcopali a rendere fattivo il ministero di Catechista stabilendo l’iter formativo necessario ”
Il termine
"iter formativo" fa capire che la gerarchia ecclesiale si è
accorta che troppi catechisti sono ignoranti o addirittura eretici e
pertanto, per
"potervi accedere" (sottinteso: non si diventerà
catechisti di propria volontà, non è mica un passatempo per chi ha tempo
da perdere) occorrerà una formazione.
Formazione che i cosiddetti
"catechisti" del Cammino non hanno: infatti, non appena un cosiddetto
"catechista" kikiano comincia a prendere coscienza di qualche verità di
fede, a volte anche soltanto l'eco di un versetto biblico, ha già un
piede fuori dal Cammino. I cosiddetti "catechisti" che abbandonano il
Cammino sono proprio quelli che erano convinti di dover compiere l'opera
di Dio e perciò, quando il Cammino cozza contro l'opera di Dio,
abbandonano il primo pur di poter continuare a promuovere la seconda. (by Tripudio)
Queste le parole del Papa:
“Questo
ministero possiede una forte valenza vocazionale che richiede il dovuto
discernimento da parte del Vescovo e si evidenzia con il Rito di
istituzione. Esso, infatti, è un servizio stabile reso alla Chiesa
locale secondo le esigenze pastorali individuate dall’Ordinario del
luogo, ma svolto in maniera laicale come richiesto dalla natura stessa
del ministero.”
In un certo senso questa chiara investitura papale potrebbe inchiodare i Vescovi alle loro responsabilità. Fino
ad ora la Chiesa è intervenuta ben poco sulle “dinamiche” del Cammino,
non avendo potere gerarchico sui laici. Invece ministerializzando i
laici, i Vescovi possono avere il reale controllo sulla loro attività.
Se non lo faranno ancora una volta, sarà un'occasione persa. L’ennesima!
Già
fissare delle regole comuni per tutti i Catechisti Laici della Chiesa
Cattolica è di per sé un argine a libere interpretazioni e
autoinvestiture. Le varie Conferenze dei Vescovi devono stabilire corsi
di formazione adeguati e fissare norme che regolino l’accesso al
ministero neoistituito.
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Kiko designa, il Vescovo invia
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Molte
volte abbiamo parlato dell’ampio margine di arbitrio di cui godono i
catechisti del Cammino che vengono inviati (e dunque legittimati)
unicamente dagli Iniziatori (acronimo: Kiko/Carmen/Cammino) nel rispetto
della scala gerarchica da essi stabilita, che contempla gli Itineranti
di Regioni e di Nazioni, i Responsabili di zona (una o più Diocesi,
Città, sezioni di Città, N numero di Parrocchie). Questa la “successione
(o catena...) apostolica neocatecumenale”.
Il Catechista del Cammino
è inviato da Kiko, risponde del suo operato a Kiko, deve fedeltà a Kiko
e obbedienza cieca a Kiko. Questo l’assioma non contestabile. (1)
In
costanza di questa prassi tollerata, metabolizzata e digerita dalla
Chiesa ormai da decenni di che “corsi” vogliamo parlare? Di quali regole
o norme? E i neocatecumenali lo sanno meglio di noi. E ne approfittano.
Ad
onta degli spiragli di speranza profilati e per essere onesti fino in
fondo è più facile prevedere che, come sempre fino ad oggi, i
neocatecumenali se la rideranno alla grande anche questa volta.
Voglio fare una simulazione, mettendomi dalla loro parte, avendo
frequentato per 30 anni il C.N.. Mi par di vederli e sentirli. Sono
abbastanza scontati. E’ facile leggere con i loro occhi. Basta
riprodurre quello che hanno sempre fatto mettendosi a confronto con la
parola della Chiesa. Quando la parola della Chiesa riguarda in
particolare il loro “carisma”. E cosa li tocca di più che la decisione
di promuovere, accanto ai ministeri del Lettore e dell’Accolito anche
quello di Catechista?
Mi par di vederli! Di certo faranno come sempre hanno fatto anche con
questo Motu Proprio. Rassicurati dai loro trascorsi, fiduciosi nel
presente e speranzosi in un radioso futuro.
Essi ripeteranno a
loro discolpa: “Ci ha sempre inviato il Vescovo!”. E anche questo è
vero. Kiko è stato attento sempre a organizzare una “Eucarestia di
invio” ogni anno sociale di evangelizzazione, ogni partenza di famiglia
in missione, ogni missio ad gentes o nelle piazze. Perfino singole
equipe di catechisti, ogni volta che si recano ad “aprire il Cammino" in
una nuova Parrocchia, vanno ad inginocchiarsi davanti al Vescovo per
essere “inviati”.
Ma l’equipe chi le compone? Chi fa
“discernimento” sulla idoneità dei singoli catechisti che le compongono?
Quali sono gli “esami” che devono superare a dimostrazione di aver
seguito quali “iter di formazione”? Ed ora i Vescovi, di punto in bianco,
metterebbero il becco nelle loro faccende? Metterebbero un punto a
tutto questo per esaminarli loro stessi? Per prendere in mano – cosa che
avrebbero dovuto fare da tempo - una volta per tutte la situazione? Si
preoccuperebbero personalmente della loro formazione? Per esaminarli ben
bene, alla luce del Catechismo e della Dottrina della Chiesa Cattolica?
E valutare cosa e come predicano?
Ma se le Congregazioni in venti anni non sono venute a capo neanche dei testi (mamotreti) prodotti dal Cammino!
Certo,
se il Papa nel Motu Proprio avesse fatto esplicito riferimento al
Catechismo della Chiesa Cattolica come base del percorso di formazione
sarebbe stata cosa buona.
Ma
anche su questo la banda kikiana ha la risposta bell’e pronta: “il
Direttorio catechetico del Cammino è tutto corredato dagli articoli del
Catechismo”. È vero che sul blog abbiamo dimostrato che gli articoli del
Catechismo sono stati inseriti nei mamotreti non a corredo degli stessi, ma piuttosto a correzione e rettifica di un testo così
aggrovigliato ed esperienziale da risultare non emendabile.
Così
i loro mamotreti sono rimasti nella buona sostanza inalterati, le note
non le legge nessuno e loro mai hanno invogliato i catechisti a leggerle
per prepararsi a riportare la predicazione di Kiko e Carmen secondo
Direttorio secretato in Vaticano. Non rinunciano certo alla loro
“ispirazione”!
Nel Motu Proprio tutto questo c’è, ci sarebbe
eccome.
Ma aspettiamo di vedere quale Vescovo avrà la forza di
riappropriarsi del suo ruolo, piuttosto che continuare a fare il
figurante di un copione scritto da altri. Un arredo liturgico di pregio,
sì, ma pur sempre un puro, innocuo arredo. E intanto questi vanno in
giro col suo beneplacito, finti “catechisti della Chiesa Cattolica” che
vanno fondando solo la chiesuola di Kiko, distorcendo la Dottrina,
stravolgendo la Parola, corrompendo la Liturgia.
Il Papa dice che
i Vescovi sono tenuti a fare “discernimento dei doni che lo Spirito
Santo non fa mai mancare alla sua Chiesa”, lo chiama “sostegno dovuto
per rendere fattivo il ministero di Catechista per la crescita della
propria comunità”. Parole impegnative! Ma come applicarle al Cammino e
ai kikatekisti?
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La fa da padrone in Casa degli altri e ostenta
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Patron
del discernimento è Kiko e Kiko soltanto. Questa una delle cose che più
profondamente vengono inculcate nei camminanti ancora in fasce! Egli
non ha disdegnato di asserire che a lui compete discernere su tutto:
sulla storia, sul mondo e sulla Chiesa. Sui suoi catecumeni, su tutti
gli itineranti, sui presbiteri che sono del Cammino (1). E per finire
anche sui Parroci e sui Vescovi. Criterio di quest’ultimo risolutivo
“discernimento” è questo:
Se i Pastori riconoscono il Cammino hanno
lo Spirito Santo, se non lo riconoscono sono Faraone o Giuda; in
entrambi i casi strumento del demonio “per distruggere il Cammino”.
Dei
Cardinali e del Papa che dire a proposito di kikiano discernimento?
Facile immaginare, senza margini di errore. Di alcuni si è augurata la
morte.
E dunque il Papa lascia tutto in mano ai Vescovi e adesso
loro brigheranno coi Vescovi. Che è il loro sport preferito. Le basi le
hanno già, perché la cura dei Vescovi è una priorità per i kikatechisti.
Li coltivano da sempre e passeranno ora a raccogliere i frutti. Almeno lo tenteranno, anche in questa circostanza che atrimenti potrebbe rivelarsi altamente pericolosa per loro.
Alcune risposte scontate a quesiti che potrebbero sorgere dal Motu Proprio:
Iter formativo? Non ci riguarda! Più iter formativo del nostro che è riconosciuto come “Itinerario Cattolico” da sempre?
Criteri
normativi? Noi già siamo approvati! Normati e approvati. Catechisti ed
Equipe (sul modello apostolico) sono previsti già negli Statuti! Noi
consideriamo ”Il ministero laicale di Catechista” un quid in più.
Ora
siamo anche un ministero: “Ministero Laicale”. L’“Apostolato laicale”
riconosciuto in forza del battesimo l’abbiamo sempre rivendicato.
Scusate, voi che criticate il C.N., l’abbiamo detto sempre “in forza del
nostro battesimo” siamo legittimati a predicare...
E giù ad evidenziare frasi come questa tratta dal Motu Proprio:
“Ne
consegue che ricevere un ministero laicale come quello di Catechista
imprime un’accentuazione maggiore all’impegno missionario tipico di
ciascun battezzato che si deve svolgere comunque in forma pienamente
secolare senza cadere in alcuna espressione di clericalizzazione." … E
vai!!!
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Kiko ha impresso anche sulla croce la sua impronta
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Vedete come funziona? Basta solo che le ripetano loro
queste parole e, come per incanto, dalla loro bocca usciranno già
strumentalizzate, saldamente agganciate ai loro stereotipi.
E sarà tutto un dire: Lo dicevamo noi! La Chiesa finalmente ha capito, la Chiesa è arrivata al nostro punto.
Nel delineare la peculiarità della “funzione” catechetica in premessa si legge:
“Il
Catechista è chiamato in primo luogo a esprimere la sua competenza nel
servizio pastorale della trasmissione della fede che si sviluppa nelle
sue diverse tappe: dal primo annuncio che introduce al kerygma,
all’istruzione che rende consapevoli della vita nuova in Cristo e
prepara in particolare ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, fino
alla formazione permanente…”
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Ma queste cose stavano scritte anche nel Direttorio generale della catechesi.“Il
Catechista è nello stesso tempo testimone della fede, maestro e
mistagogo, accompagnatore e pedagogo che istruisce a nome della Chiesa.”
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Il ritratto del katekista!“Un’identità che solo mediante
la preghiera, lo studio e la partecipazione diretta alla vita della
comunità può svilupparsi con coerenza e responsabilità.”
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Eccoli che gridano: comunità, comunità, la nostra piccola comunità!Ma che fede trasmettono? Che kerigma annunciano? A cosa riducono i Sacramenti dell’iniziazione cristiana?
Istruiscono
a nome di... Kiko (non della Chiesa), fanno parte della
sua
conventicola (nessuna partecipazione diretta alla vita della comunità
ecclesiale e parrocchiale, da entrambe rifuggono), coerenza e
responsabilità, ma verso chi?
Il ritratto del katekista, così, sembrerebbe perfetto. Non
lo faranno da soli il lavoro di appropriarsi del Motu Proprio
interpretandolo a modo loro, ma si faranno supportare da qualche amicone
storico del Cammino, qualche grosso Cardinale dei loro o più d'uno, e
strombazzeranno ai quattro venti.
Lo trasformeranno in Motu Loro?
Il Papa, la Chiesa, ha fatto la loro fotografia. Perché solo loro sono “Catechisti”!
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Il Papa ai catechisti:
"Per favore, nessuna concessione a coloro che cercano di presentare una catechesi che non sia concorde al magistero della Chiesa" |
Ma,
nello stesso tempo, la Chiesa che, con questo documento di Papa
Francesco, si riappropria fortemente del controllo delle attività di
formazione svolte dai laici in affiancamento e, a volte, in sostituzione
al compito precipuo di Vescovi e sacerdoti, può finalmente interferire
con la nomina e la formazione dei Catechisti (2) e, perché no, con la
sospensione o la revoca del ministero a chi se ne fosse dimostrato
indegno (3).
(da Valentina Giusti e Pax)
______
(1) Ancor più se si considera che questa
sorta di dipendenza/obbedienza e fedeltà è richiesta in egual misura a
tutti gli “ex” sacerdoti diocesani o religiosi di qualsivoglia
congregazione trasmigrati nel C.N., così come ai presbiteri ordinati nei
R.M..
Parliamo di “ex” perché il termine sacerdote nel Cammino non
significa niente. Di fatto non sono più “sacerdoti” nel vero senso della
parola. Scarnificando colui che definiamo “ex” sarà solo e soltanto un
“presbitero” (ministro = minus, ossia che nella comunità vale meno degli altri
fratelli. Carmen dixit).
Abbiamo due categorie: il presbitero “di
nascita” se R.M. e quello “imbastardito” presbitero se già in precedenza
Sacerdote di Santa Madre Chiesa. Tutt'e due hanno rinnegato il sacerdozio
quando hanno posto l’obbedienza al Vescovo - assunta come obbligo il giorno della loro ordinazione (N.B. I Seminari
R.M. sono anch'essi, per Statuto, Seminari Diocesani!) - in secondo piano
rispetto all’obbedienza a Kiko (“Tu obbedisci a me o al Vescovo?”; Kiko
dixit). Nel 90% dei casi esclaustrati dal loro Ordine, quando i preti trasfughi siano anche religiosi, per poter donare la
vita a Kiko e a lui giurare obbedienza.
Si sa che su questo non si transige. Chi ha opposto resistenza è dovuto andare via o è stato cacciato dal Cammino.
(2)
da Pinco: A Roma per essere un Accolito laico si deve fare il corso di
studi di Filosofia due anni e tre di Teologia nelle Università
Pontificie per lo più la PUL pontificia università lateranense.
Sostenendo esami, come fanno i seminaristi, non solo devono fare delle
riunioni settimanali, con moglie seguiti da dei sacerdoti responsabili
di valutare nel tempo l'idoneità dei candidati. A Roma sono Sua
Eccellenza Palmieri (che non ama il cammino), e Don Fabio Rosini. Se li
conoscete o questi nomi vi dicono qualche cosa, secondo voi verranno
scelti kikatechisti? Ma proprio no. Non solo, per essere lettori,
accoliti, diaconi permanenti laici o preti diocesani, è necessario, in
tutte le diocesi, lasciare il percorso spirituale che si stava facendo,
appunto per far presente l' universalità della Chiesa. Infatti fu per
questo che nacquero i seminari RM, solo per far continuare il cammino,
altro che missione. Staremo a vedere, come ogni vescovo attuerà la cosa
ma non credo che i kikatechisti avranno vita facile, né nelle Università
teologiche, né nei percorsi diocesani anche perché non sarà un percorso
breve essere catechista vero. Ma staremo a vedere.
(3) da Frilù :
Mons.Fisichella in conferenza stampa:
"Non ci si improvvisa catechisti, perché l’impegno di trasmettere la fede, oltre alla conoscenza dei contenuti, richiede il prioritario incontro personale con il Signore. Chi svolge il ministero di catechista sa che parla a nome della Chiesa e trasmette la fede della Chiesa."
Capito anonimi? Trasmettere la fede della Chiesa,
non quella di Kiko.
"È ovvio che non tutti coloro che oggi sono catechisti e catechiste potranno accedere al ministero di catechista. Questo ministero è riservato a quanti corrisponderanno ad alcuni requisiti che il Motu proprio elenca."
Altro problema. Non è automatico che i catechisti del Cammino continuino a essere catechisti, ma bisognerà avere i requisiti indicati nel Motu proprio.
"Le Diocesi dovranno provvedere, perché i futuri catechisti e catechiste abbiano una solida preparazione “biblica, teologica, pastorale e pedagogica per essere comunicatori attenti della verità della fede."
Capito? Preparazione, studio e
non il vostro direttorio ma il
Catechismo della Chiesa Cattolica.
"È auspicabile, pertanto, che l’istituzione del ministero porti anche alla formazione di una comunità di catechisti che cresce con la comunità cristiana nel servizio a tutta la Chiesa locale senza tentazione alcuna di restringersi negli stretti confini della propria realtà ecclesiale, e scevra da ogni forma autoreferenziale."
Altro punto dolente. Catechisti a disposizione di tutta la Chiesa e non solo del Cammino. Tanto una volta che avete studiato l'unico Catechismo magari riuscite pure a non fare danni.
Infine, ecco come Rebel immagina la reazione dei fratelli neocatecumenali e dei loro leader ed iniziatori alla lettura del Motu Proprio di Papa Francesco:
Chiacchiere neocatecumenali:
- Gioacchina: oh, ma davvero gli illuminati nostri catechisti dovranno frequentare un corso istruttivo per poter catechizzare? Non è concepibile! La Chiesa va a rotoli!
- Misaele: che eresia! Un affronto!
- Nabucodonosor: Ahahah volete scommettere che saranno i nostri sapienti e fulgidi catechisti a salire In cattedra? Mica siamo gli ultimi arrivati, noi siamo la vera chiesa!
- Efraim: siamo perseguitati!
- Corinzio: aspè, che sta a dì? I nostri catechisti sono già istituzionalizzati da Kiko. Ma il Papà s'è bevuto il cervello? Che gli dice la capoccia?
- Tiberiade: "venghino signori, venghino!", vi sfidiamo! Noi non temiamo l'occhio scrutatore della Chiesa. Chi credete di essere? Noi abbiamo dalla nostra uno spirito santo piegato al servigio dei catechisti!
- Ascensión: la notizia mi turba alquanto, mi ritiro nelle mie stanze a compiere della salubre bibliomanzia con i libri di Carmen, sicuramente mi suggerirà il da farsi.
- Mario il presbitero: ....
- Kiko il guru: mi tocca augurare la morte anche a Papa Francesco, proprio come la richiesi per Benedetto XVI che, modestamente, abdicò grazie a me.