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martedì 31 gennaio 2023

La Chiesa Cattolica non è un gruppo né una cerchia unita da rapporti di amicizia

Riportiamo  da InfoCatólica un articolo intititolato "L'essere Cattolico e la "mia" comunità: la liturgia!" nel quale riconosciamo diversi espliciti richiami alla realtà del Cammino neocatecumenale in contrapposizione alla necessaria cattolicità  della Chiesa Universale.

L'autore dell'articolo, Javier Sánchez Martínez, sacerdote della diocesi di Córdoba, ordinato il 26 giugno 1999, Laureato in Teologia, con specializzazione in liturgia, ha tenuto vari corsi di formazione liturgica ed è stato docente per la formazione permanente della vita religiosa e consacrata e membro dell'équipe diocesana di liturgia. Si è spento all'età di 48 anni l'11 settembre 2021.  

Riportando questo suo articolo, ci uniamo al suo ricordo con la preghiera.


Le dimensioni della Chiesa sono universali: è cattolica perché è diffusa nel mondo, in tutte le nazioni, ed è qualitativamente cattolica, perchè integra tutti, uomini e nazioni, di culture, razze e lingue diverse. 

“Nella celebrazione liturgica la Chiesa esprime la sua cattolicità, poiché in essa lo Spirito del Signore riunisce uomini di tutte le lingue nella professione della stessa fede, e da Oriente a Occidente presenta a Dio Padre il sacrificio di Cristo e si offre insieme a lui» (Giovanni Paolo II, Vicesimus quintus annus, n. 9).

È Cattolica fin dalla nascita – così la chiamano i Padri, così la descrive per primo  Sant'Ignazio di Antiochia -, non ama le barriere, le divisioni, le separazioni o i gruppetti isolati e compiaciuti che si considerano “cristiani perfetti”. " - Non è forse quello che è successo con Catari e Valdesi che disprezzavano gli altri? -.

È cattolica, e non settaria, perché è la Chiesa del Signore; è Cattolica, e non la somma di comunità, essendo Una fin dalla sua origine. La corretta comprensione della sua cattolicità avrà ripercussioni nel modello pastorale, nella vita quotidiana e nella stessa celebrazione della liturgia.

Le parole di Ratzinger spiegano la grandezza del Mistero della Chiesa:


“La Chiesa è inclusione dell'umanità nella forma di vita del Dio trinitario. Per questo non si tratta di un gruppo, di una cerchia unita da rapporti di amicizia; per questo non può essere una Chiesa nazionale né identificarsi con una razza o una classe; se le cose stanno come abbiamo detto, allora la Chiesa deve essere cattolica...

Diventare cristiano è unire: bisogna ricostruire l'immagine di Adamo, fatta a pezzi. L'essere cristiano non è un'affermazione di sé, ma una rottura seguita dall'emersione verso la grande unità che abbraccia l'umanità di ogni luogo e di ogni tempo. La fiamma del desiderio infinito non viene spenta, ma alimentata in modo che si unisca al fuoco dello Spirito Santo. 

Per questo la Chiesa non nasce come circolo, ma inizia cattolica: nel suo primo giorno parla in tutte le lingue, nelle lingue del mondo terreno. Era universale prima di dare origine alle Chiese locali. La Chiesa universale non è una federazione di Chiese locali, ma sua madre. La Chiesa totale ha partorito le Chiese particolari, e queste possono continuare ad essere Chiesa solo se si distaccano costantemente dalla loro particolarità e fanno quel passo in avanti che le inscrive nel tutto» [1].

L'invito a far parte del "club"
Come allarga l'anima questa cattolicità! Che respiro cattolico, che vasto orizzonte! La Chiesa è il contrario di chiusura e limite, di un piccolo gruppo. Non è un club, non richiede altro che la fede e il battesimo.

È cattolica nella sua origine e nella sua natura. Non è una federazione di Chiese locali né, quindi, una somma di comunità di comunità atomizzate - da dove viene una simile affermazione nel Vaticano II? -, con una propria vita autonoma. Non è la parcellizzazione, ma la totalità; non è esaltare la particolarità, ma integrare nella Comunione.

“La comunione è essenziale: a volte può essere meglio rinunciare a vivere in tutti i dettagli ciò che il vostro itinerario richiederebbe per garantire l'unità tra i fratelli che compongono l'unica comunità ecclesiale, di cui dovete sentirvi sempre parte”  

ha affermato Papa Francesco in un discorso [2]: rinunciare al particolare, ai propri segni particolari e identificativi, senza imporsi, per vivere in comunione!

Kiko assegna le zone da "evangelizzare"
per acquistare nuovi proseliti al Cammino
Non è comunitarismo, ma integrazione nella cattolicità e riflesso dell'essere cattolico in ogni cosa , in ogni Chiesa locale, in ogni parrocchia, nella sua vita, spiritualità e liturgia. La cattolicità risplende in tutto senza che nulla la adombra o la nasconda, esaltando ciò che è peculiare, l'opinione, il gusto, di ciascuno o di ciascuna comunità, associazione o Movimento.
Cattolicità nell'anima, nella mente, nella lingua, nella pastorale, nella missione, nella liturgia! Cattolicità nei metodi, nelle proposte, nella vita concreta delle comunità e delle parrocchie, senza settarismo o chiusura, né ricreare un cristianesimo adatto ai loro gusti, mode, sensibilità o opzioni!

La cattolicità è una nota determinante, è anche un'impronta, uno stile profondamente ecclesiale: 

“Fa parte della costituzione della Chiesa, da un lato, il principio di cattolicità: nessuno agisce solo di propria spontanea volontà e del proprio genio; ognuno deve agire, parlare, pensare a partire dall'elemento comune del noi della Chiesa, elemento che è in relazione di scambio con il noi di Dio uno e trino...

I discorsi e le azioni cristiane accadono così: non essere mai solo me stesso. Diventare cristiano significa: accogliere in sé tutta la Chiesa, o meglio lasciarsi accogliere in essa dal di dentro. Quando parlo, penso, agisco, lo faccio sempre da cristiano in tutto e da tutto : così si esprime lo Spirito, e così convergono gli uomini” [3].

Questa cattolicità segna la vita liturgica: si accoglie la liturgia della Chiesa, si accettano fedelmente i suoi libri liturgici, si seguono le sue norme, si vive con il suo stesso spirito, si è fedeli ad essa. Detto con le parole del Vaticano II: "Le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa... Appartengono quindi all'intero corpo della Chiesa, lo influenzano e lo manifestano" (SC 26).

A nessuno è consentito?
Ma a Kiko sì...
(MEME dei giovani neocatecumenali)
Dobbiamo assumere e adattarci a questo principio:

“La Liturgia appartiene a tutto il corpo della Chiesa. Per questo motivo a nessuno è consentito, nemmeno al sacerdote, né ad alcun gruppo, di aggiungere, togliere o modificare alcunché, fatto a proprio insindacabile giudizio. La fedeltà ai riti e ai testi autentici della Liturgia è un'esigenza della “lex orandi”, che deve essere sempre in sintonia con la “lex credendi”” (Giovanni Paolo II, Vicesimus quintus annus, n. 10).

La liturgia non si manipola, né si cambia, si inventa o si trasforma secondo il gusto di ciascuno, né diventa un qualcosa di prodotto particolarmente nello stile di questi o di altri, qualcosa di umano, di gruppo, di comunità, diverso in ogni luogo.

Piuttosto , la cattolicità permea la vita liturgica , e permette a chiunque e in qualsiasi tempio di inserirsi e riconoscere la stessa liturgia e divenire parte di essa come membro della Chiesa mediante il battesimo. Ti senti uno degli altri, anche se sei uno sconosciuto, un ospite o uno sconosciuto, e non conosci nessuno personalmente. Ma sa che sta entrando nella sua Casa, riconosce come suoi quei riti liturgici, le loro forme esteriori, la loro sacralità, anche se non conosce la lingua, perché è la stessa liturgia in una parrocchia e in un'altra, in una diocesi e un altro, in una nazione e in un'altra...

E l'essere cattolico mi permette di entrare ovunque e sapere che ne faccio parte, di riconoscermi cattolico in quella liturgia, e non osservatore smarrito, fuori luogo , che assiste a uno spettacolo poco cattolico, incapace di partecipare e sentirlo come mio.

(Javier Sánchez Martínez)


[1] RATZINGER, J., “Lo Spirito Santo e la Chiesa”, in OC VIII/1, p. 478.
[2] Discorso ai rappresentanti del Cammino Neocatecumenale, 1° febbraio 2014.
[3] RATZINGER, “Lo Spirito Santo e la Chiesa”, p. 479.

mercoledì 12 ottobre 2022

Pascete il gregge di Dio

Il 23 maggio 2021 Papa Francesco promulgava la Costituzione Apostolica Pascite Gregem Dei con cui viene riformato il libro VI del Codice di Diritto Canonico.

Di seguito, presentiamo una sintesi del testo ed alcune nostre brevi notazioni.

«Pascete il gregge di Dio, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio» (cfr. 1 Pt 5, 2).

 

Le parole ispirate dell’Apostolo Pietro riecheggiano in quelle del rito della ordinazione episcopale: «il Signore nostro Gesù Cristo, inviato dal Padre a redimere gli uomini, mandò a sua volta nel mondo i dodici apostoli, perché pieni della potenza dello Spirito Santo, annunziassero il Vangelo a tutti i popoli e riunendoli sotto l’unico pastore, li santificassero e li guidassero alla salvezza. (...) È Cristo che nella sapienza e prudenza del Vescovo guida il popolo di Dio nel pellegrinaggio terreno fino alla felicità eterna» (cfr. Ordinazione del Vescovo, dei Presbiteri e dei Diaconi). E il Pastore è chiamato a esercitare il suo compito «col consiglio, la persuasione, l’esempio, ma anche con l’autorità e la sacra potestà» (Lumen gentium, n. 27), giacché la carità e la misericordia richiedono che un Padre si impegni anche a raddrizzare ciò che talvolta diventa storto.

Procedendo nel suo pellegrinaggio terreno, sin dai tempi apostolici, la Chiesa si è data regole di condotta che nel corso dei secoli hanno composto un coeso corpo di norme vincolanti, che rendono unito il Popolo di Dio e della cui osservanza sono responsabili i Vescovi.

Tali norme riflettono la fede che noi tutti professiamo, dalla quale traggono la loro forza obbligante, e su di essa fondate, manifestano la materna misericordia della Chiesa, che sa di aver sempre come fine la salvezza delle anime. (...)

Appariva evidente la necessità di sottoporre a revisione anche la disciplina penale,(...) nel Codice di Diritto Canonico, (...) in modo da permettere ai Pastori di utilizzarla come più agile strumento salvifico e correttivo, da impiegare tempestivamente e con carità pastorale ad evitare più gravi mali e lenire le ferite provocate dall’umana debolezza.(...)

L’osservanza della disciplina penale è doverosa per l’intero Popolo di Dio, ma la responsabilità della sua corretta applicazione – come sopra affermato – compete specificamente ai Pastori e ai Superiori delle singole comunità. È un compito che non può essere in alcun modo disgiunto dal munus pastorale ad essi affidato, e che va portato a compimento come concreta ed irrinunciabile esigenza di carità non solo nei confronti della Chiesa, della comunità cristiana e delle eventuali vittime, ma anche nei confronti di chi ha commesso un delitto, che ha bisogno all’un tempo della misericordia che della correzione da parte della Chiesa.

In passato, ha causato molti danni la mancata percezione dell’intimo rapporto esistente nella Chiesa tra l’esercizio della carità e il ricorso – ove le circostanze e la giustizia lo richiedano – alla disciplina sanzionatoria. Tale modo di pensare – l’esperienza lo insegna – rischia di portare a vivere con comportamenti contrari alla disciplina dei costumi, al cui rimedio non sono sufficienti le sole esortazioni o i suggerimenti.

Questa situazione spesso porta con sé il pericolo che con il trascorrere del tempo, siffatti comportamenti si consolidino al punto tale da renderne più difficile la correzione e creando in molti casi scandalo e confusione tra i fedeli. È per questo che l’applicazione delle pene diventa necessaria da parte dei Pastori e dei Superiori. La negligenza di un Pastore nel ricorrere al sistema penale rende manifesto che egli non adempie rettamente e fedelmente la sua funzione. (...)

Invero la carità richiede che i Pastori ricorrano al sistema penale tutte le volte che occorra, tenendo presenti i tre fini che lo rendono necessario nella comunità ecclesiale, e cioè il ripristino delle esigenze della giustizia, l’emendamento del reo e la riparazione degli scandali. (...)

Tutto ciò premesso, con la presente Costituzione Apostolica, promulgo il testo revisionato del Libro VI del Codice di Diritto Canonico così come è stato ordinato e rivisto, nella speranza che esso risulti strumento per il bene delle anime, e che le sue prescrizioni siano applicate dai Pastori, quando necessario, con giustizia e misericordia, nella consapevolezza che appartiene al loro ministero, come dovere di giustizia – eminente virtù cardinale – comminare pene quando lo esiga il bene dei fedeli.
(...)
Dato a Roma, presso San Pietro, Solennità di Pentecoste, 23 maggio 2021, nono anno del mio Pontificato.
Francesco



Scriveva San Giovanni Paolo II, promulgando la precedente edizione del Codice Canonico il 25 gennaio del 1983:
"Bisogna riandare con la mente al lontano patrimonio di diritto contenuto nei libri del Vecchio e Nuovo Testamento dal quale, come dalla sua prima sorgente, proviene tutta la tradizione giuridico-legislativa della Chiesa.
Cristo Signore, infatti, non ha voluto affatto distruggere il ricchissimo retaggio della legge e dei profeti, che si era venuto man mano formando dalla storia e dall'esperienza del popolo di Dio nell'Antico Testamento, ma gli ha dato compimento (cf. Mt 5, 17), così che esso in modo nuovo e più elevato entrò a far parte dell'eredità del Nuovo Testamento. Perciò, quantunque san Paolo nell'esporre il mistero pasquale insegni che la giustificazione non si ottiene con le opere della legge, ma per mezzo della fede (cf. Rm 3, 28; Gal 2, 16), con ciò tuttavia né annulla l'obbligatorietà del decalogo (cf. Rm 13, 8-10; Gal 5, 13-25; 6, 2), né nega l'importanza della disciplina nella Chiesa di Dio (cf. 1 Cor cap. 5 e 6). In tal modo gli scritti del Nuovo Testamento ci consentono di percepire ancor più l'importanza stessa della disciplina e ci fanno meglio comprendere come essa sia più strettamente congiunta con il carattere salvifico dello stesso messaggio evangelico.(...)
Esorto, quindi, tutti i fedeli a voler osservare le norme proposte con animo sincero e buona volontà, nella speranza che rifiorisca nella Chiesa una rinnovata disciplina; e che, di conseguenza, sia sempre più favorita con l'aiuto della beatissima Vergine Maria, madre della Chiesa, la salvezza delle anime.

 


Osserviamo quindi che:

  •  nella Chiesa sono sempre state promulgate e fatte rispettare dai Pastori norme disciplinari che sono ordinate al ristabilimento della giustizia, alla difesa delle vittime ed anche all'educazione ed al recupero di chi ha commesso azioni disciplinarmente sanzionabili.
  • Carità  e misericordia richiedono certamente il perdono, ma anche l'impegno, da parte di chi ha responsabilità del gregge, a "raddrizzare ciò che talvolta diventa storto".
  • Tali norme non sono una sovrapposizione giuridica ai precetti di fede evangelici, ma anzi, "riflettono la fede che professiamo"; sono uno "strumento salvifico e correttivo" atto a "evitare più  gravi mali e lenire le ferite provocate dall'umana debolezza".
  • L'osservanza  della disciplina penale è  "doverosa per l'intero Popolo di Dio" e deve essere fatta rispettare dai Pastori come "concreta ed irrinunciabile  esigenza di carità".
  • E, chiariva san Giovanni Paolo II, "quantunque san Paolo nell'esporre il mistero pasquale insegna che la giustificazione  non si ottiene con le opere della legge, ma per mezzo della fede, con ciò tuttavia né annulla l'obbligatorietà del decalogo né  nega l'importanza della disciplina della Chiesa di Dio".
Il Buon Pastore originale e quello "fake" by Kiko

Quanto detto sopra è una doverosa riflessione che proponiamo a coloro che, a ciò istruiti all'interno  del Cammino neocatecumenale, si oppongono all'applicazione di giustizia e disciplina nei confronti di chi, nei loro ranghi, commette azioni riprovevoli, in nome di un fumoso (e spesso peloso) rispetto delle beatitudini evangeliche e del tanto vantato "amore al nemico" e di un perdonismo dissennato che prepondera rispetto ai valori di rispetto del prossimo e di giustizia e carità nei confronti del più debole.

Si fa presente con l'occasione, dal momento  che i vertici del Cammino neocatecumenale non hanno ritenuto di varare un codice di disciplina interna per tutelare i minori e i fragili, le tanto misconosciute "Linee guida" richieste a tutte le realtà ecclesiali  laicali direttamente da Papa  Francesco, che il reato di abuso di minori, nella  sezione penale del rinnovato Codice Canonico, è ora inquadrato non all’interno dei reati contro gli obblighi speciali dei chierici, bensì come reato commesso contro la dignità della persona.

E cioè, in pratica, il nuovo canone 1398 del Codice di Diritto Canonico comprende a questo riguardo le azioni compiute non solo da parte dei chierici, che come si sa appartengono alla giurisdizione riservata della Congregazione per la Dottrina della Fede, ma anche i reati di questo tipo commessi da religiosi non chierici e da laici che occupano alcuni ruoli nella Chiesa, così come eventuali comportamenti del genere, con persone adulte, ma commessi con violenza o abuso di autorità.

In questa prospettiva, riusciamo a comprendere in modo più  completo il Motu proprio di Papa Francesco del 10 maggio 2021, pochi giorni prima della Costituzione Apostolica Pascite Gregem, di istituzione del ministero  laicale di catechista: il ruolo riconosciuto come ministeriale permetterà un controllo più stretto non solo sui contenuti formativi e dottrinali delle "catechesi" dei laici, tenuti a fare un percorso serio di istruzione presso le strutture diocesane, ma anche la possibilità di sanzionare disciplinarmente chi si fosse macchiato di delitti contro la persona, sospendendolo dal proprio incarico di catechista.

Stiano perciò attenti tutti coloro che interpretano il Vangelo delle beatitudini come un indulto per i malfattori e che, nel contempo, si stanno accostando alla Chiesa per ottenere un ministero come quello di lettore o di catechista: i loro comportamenti eventualmente lesivi nei confronti di minori e di persone fragili, verranno sanzionati non solo dallo Stato, ma anche dal codice Canonico!

Stiano all'erta certi "catechisti", se interessati a interpretare le regole di perfezione nella carità di Matteo 5 come un tana libera tutti per chi quella carità e quel perdono  li pretende dagli altri a propria giustificazione: il Codice Canonico non glielo consentirà.

E dovranno adeguarvisi: a meno che che non vogliano sostenere che la morale e il diritto della Chiesa cattolica sono in contrasto con il Vangelo.

lunedì 11 luglio 2022

Il Cammino che preoccupa Papa Francesco

 

Sul settimanale "il venerdì" di Repubblica dello scorso 8 luglio 2022 è  comparso, per la rubrica "Cronache celesti" del vaticanista don Filippo Di Giacomo, un trafiletto con la foto di Kiko Argüello, iniziatore del Cammino  Neocatecumenale.

Il titolo è il seguente:

"Il Cammino che preoccupa Bergoglio"

E subito di seguito si spiegano i motivi che hanno portato alla  scelta proprio di quell'immagine e di quel titolo:

"Gli ultimi a ricevere il papagno bergogliano sono stati i rappresentanti del Cammino neocatecumenale.
Ricevuti il 27 giugno dal Papa si sono sentiti dire, senza se e senza ma, che devono operare "nella Chiesa e con la Chiesa". E che "il capo delle diverse Chiese è  il vescovo: sempre andare avanti con il vescovo, sempre...".
Ai discepoli di Kiko Argüello viene infatti rimproverato il  contrario, cioè di  obbligare i vescovi ad obbedire a ciò  che il Cammino intende dire e fare, in ogni campo."

Il seguito dell'articolo è incentrato sulle "beghe" che riguardano i più potenti movimenti laicali soprattutto nella Capitale, Cammino neocatecumenale, Focolarini, Comunione e Liberazione, Opus Dei, e sulle azioni che questo pontificato ha intrapreso per ridurne un potere ritenuto eccessivo e riportarli al rispetto del carisma originario.

Noi ci soffermiamo su ciò  che ci interessa particolarmente, e cioè sulla dimostrazione  che non è  assolutamente frutto di  una nostra impressione, ma una realtà  riconosciuta dai più  attenti osservatori della politica vaticana, il fatto che Papa Francesco, lo scorso 27 giugno, abbia volutamente espresso una forte critica al Cammino neocatecumenale, approfittando di un evento che Kiko Argüello ha sempre usato per blandire i pontefici e per carpirne lodi e approvazioni, e cioè l'invio delle famiglie neocatecumenali nelle Missio ad Gentes.

Cartellino giallo!

Il Santo Padre, nel suo discorso del 27 giugno 2022,  ha sostanzialmente ribadito le tre "tirate d'orecchie" del suo stesso discorso ai neocatecumenali fatto il 5 maggio 2018, risalente al 18 marzo 2016, ma già pienamente formato il primo febbraio del 2014 quando disse:

«...camminare insieme, come unico gregge, sotto la guida dei Pastori delle Chiese locali. La comunione è essenziale: a volte può essere meglio rinunciare a vivere in tutti i dettagli ciò che il vostro itinerario esigerebbe, pur di garantire l’unità tra i fratelli che formano l’unica comunità ecclesiale, della quale dovete sempre sentirvi parte...»;

«...la necessità di una speciale attenzione al contesto culturale... Tanto più importante sarà il vostro impegno ad "imparare" le culture che incontrerete...»

«La libertà di ciascuno non deve essere forzata, e si deve rispettare anche la eventuale scelta di chi decidesse di cercare, fuori dal Cammino, altre forme di vita cristiana che lo aiutino a crescere nella risposta alla chiamata del Signore».

Nell'articolo de "il venerdì" l'accento cade sulla prima delle raccomandazioni, l'obbedienza ai pastori, che per i neocatecumenali deve piuttosto risolversi in una obbedienza dei pastori al Cammino; è  chiaro che si fa riferimento alla situazione della diocesi di Roma, dove la neocatecumenalizzazione è  a uno stadio avanzato proprio per demerito degli "amici vescovi e cardinali".

Non è improbabile che il severo richiamo al rispetto della cultura e della personalità altrui provenga al Pontefice anche dalla lettura del delirante mamotreto per la preparazione alla Cresima neocatecumenale che sta girando proprio in questi giorni sicuramente nelle diocesi e nelle parrocchie italiane.
 
Attenti, fratelli del Cammino,
che dopo il cartellino giallo, c'è quello rosso!

Preghiamo perché il Pontefice sia in grado di districare questo nodo, questo cappio a scorsoio del Cammino neocatecumenale stretto alla gola delle parrocchie di Roma e di tutto il mondo.

mercoledì 29 giugno 2022

Repetita iuvant? Ennesima tirata d'orecchie da Papa Francesco

Glielo aveva detto a meno di un anno dalla sua elezione al soglio Pontificio, nel 2014, il primo febbraio; ripetuto il 18 marzo del 2016; ribadito il 5 maggio 2018, per il 50esimo del Cammino neocatecumenale a Tor Vergata; lunedì 27 giugno 2022, tre giorni fa, nell'aula dedicata a san Paolo VI, dove persino i muri hanno recepito quei semplici concetti,  papa Francesco, reggendosi a fatica con il bastone e con l'ostinazione che gli è  propria, ha dovuto ripeterlo ancora una volta: evangelizzare non vuol dire conculcare, non vuol dire snaturare, non vuol dire portare se stessi, non si fa senza la Chiesa o nonostante la Chiesa. Se no, è chiaro per noi, per i neocatecumenali immaginiamo ancora no, non si può essere dono per la Chiesa, come rivendicato da Kiko Argüello nella sua introduzione (rigorosamente scritta).
 
Per questo papa Francesco ha fatto un discorso interamente a braccio, come ha fatto notare esultante Salvatore Cernuzio su Vatican News: ormai questi rimproveri ai neocatecumenali può ripeterli a memoria, senza bisogno di appunti scritti....

Riportiamo perciò l'asciutto discorso papale, questa volta senza neppure le rassicurazioni con cui i pontefici contemperano i richiami e le tirate d'orecchio, con una semplice esortazione finale ad "andare avanti", un riconoscimento alla generosità dei cuori di chi si mette a disposizione, e un'ultima ammonizione a sentire su di sé lo sguardo di Gesù (non di altri) che li invia a predicare e a obbedire alla Chiesa (non ad altri).

 


DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
ALLE COMUNITÀ NEOCATECUMENALI
Aula Paolo VI
Lunedì, 27 giugno 2022


Abbiamo sentito la missione di Gesù: “Andate, date testimonianza, predicate il Vangelo”. E da quel giorno gli apostoli, i discepoli, la gente tutta è andata avanti con la stessa forza di quello che Gesù aveva dato loro: è la forza che viene dallo Spirito. “Andate e predicate… Battezzate…”.
Ma sappiamo che, una volta che abbiamo battezzato, la comunità che nasce da quel Battesimo è libera, è una nuova Chiesa; e noi dobbiamo lasciarla crescere, aiutarla a crescere con le proprie modalità, con la propria cultura… È questa la storia dell’evangelizzazione. Tutti uguali in quanto alla fede: credo in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, il Figlio che si è incarnato, è morto e risorto per noi, lo Spirito che ci aiuta e ci fa crescere: la stessa fede. Ma tutti con la modalità della propria cultura o della cultura del posto dove è stata predicata la fede.
E questo lavoro, questa ricchezza pluriculturale del Vangelo, che nasce dalla predicazione di Gesù Cristo e si fa cultura, è un po’ la storia della Chiesa: tante culture ma lo stesso Vangelo. Tanti popoli, lo stesso Gesù Cristo. Tante buone volontà, lo stesso Spirito. E a questo siamo chiamati: andare avanti con la forza dello Spirito, portando il Vangelo nel cuore e nelle mani. Il Vangelo di Gesù Cristo, non il mio: è di Gesù Cristo, che si adegua alle diverse culture, ma è lo stesso. La fede cresce, la fede si incultura, ma la fede è sempre la stessa.
Questo spirito missionario, cioè di lasciarsi inviare, è un’ispirazione per tutti voi. Vi ringrazio di questo, e vi chiedo docilità allo Spirito che vi invia, docilità e obbedienza a Gesù Cristo nella sua Chiesa. Tutto nella Chiesa, niente fuori dalla Chiesa. Questa è la spiritualità che deve accompagnarci sempre: predicare Gesù Cristo con la forza dello Spirito nella Chiesa e con la Chiesa. E quello che è il capo – diciamo – delle diverse Chiese è il vescovo: sempre andare avanti con il vescovo, sempre. È lui il capo della Chiesa, in questo Paese, in questo Stato…
Andate avanti. Coraggio! Grazie della vostra generosità. Non dimenticatevi dello sguardo di Gesù, che ha inviato ognuno di voi a predicare e a obbedire alla Chiesa. Grazie tante!

 

Inculturazione in salsa neocat:
bambini coreani festeggiano l'arrivo dei re magi alla Domus

Anche dopo quest'ultimo, chiarissimo, articolato rimprovero, siamo convinti che ci sarà più  di un neocatecumenale che verrà a commentare essendo convinto di aver ricevuto soltanto l'ennesima approvazione; riportiamo quindi e facciamo nostra già in anticipo la risposta data da Lino Lista ad un fratello del Cammino che "credeva" senza probabilmente aver prima ascoltato.

Io Credo che voi oggi stiate confermando la natura del CNC: incorreggibile.

Io Credo che voi:
 
  • non lascerete a casa le suppellettili di Kiko
  • non rinuncerete ai trionfalismi
  • continuerete a pretendere di dettare il passo agli altri
  • continuerete ad isolarvi e a voler imporre il vostro senso di marcia
  • continuerete a voler fare i maestri e non i discepoli
  • continuerete a non rispettare (perché non le amate) le culture e le tradizioni dei popoli,   pretendendo di evangelizzare partendo dai vostri modelli prestabiliti, dai vostri schemi e teorie
  • ancora crederete che lo Spirito Santo non vi anticipa ma viene assieme a voi;
  • pretenderete sempre che il cammino degli altri debba essere identico al vostro, tappa dopo tappa, mamotreto dopo mamotreto.


Queste considerazioni, naturalmente, sono mie invenzioni, perché a voi il Papa ha dato solo totale approvazione.

Meritate tutta la disapprovazione che riscuotete all'esterno delle vostre salette.

Neocatecumenali in Danimarca, Tanzania
Colombia, Libano: scopri le differenze...

Facciamo nostra l'analisi di A. Non.

Proviamo a tradurre il discorso del Papa per i fan de "il Papa ci loda!"
"La Chiesa chiede al Cammino, quando non sa cosa fare (cit. 2021)!"

1. La comunità che nasce da quel battesimo è libera = non è una serva del Cammino

2. Dobbiamo lasciarla crescere = non li soffocate subito con le vostre catechesi iniziali e non vi appropriate di queste persone come al solito

3. Il Vangelo di Gesù Cristo, non il mio = bruciate quegli accidenti di mamotreti una buona volta, meglio per voi se lo fate prima che scoppi uno scandalo sulla stampa mainstream.

4. Questo spirito missionario, cioè di lasciarsi inviare, è un’ispirazione per tutti voi. Vi ringrazio di questo, e vi chiedo docilità allo Spirito che vi invia, docilità e obbedienza a Gesù Cristo nella sua Chiesa. Tutto nella Chiesa, niente fuori dalla Chiesa. = Kiko deve sistemare le bandierine e voi ci credete veramente. Va bene, partite allora, ma non combinate disastri come avete fatto in Giappone. Rimanete fedeli alla Chiesa e non a Kiko

5. E quello che è il capo – diciamo – delle diverse Chiese è il vescovo: sempre andare avanti con il vescovo, sempre. È lui il capo della Chiesa, in questo Paese, in questo Stato… = come in Giappone, appunto, ve lo ridico, cercate di capire. E smettetela di dire cose come "Siamo andati a Vescovi!", "Animo, che i vescovi vanno a obbedire a noi!" che poi lo veniamo a sapere fino in Vaticano.

6. Non dimenticatevi dello sguardo di Gesù, che ha inviato ognuno di voi a predicare e a obbedire alla Chiesa. = ve lo dico un'altra volta sperando che finalmente la capiate: OBBEDIRE, non comandare.

Il "giogo soave"

Per chi non avesse voglia o tempo di visionare il video dell'udienza dello scorso lunedì 27 giugno (che comunque è breve), riportiamo qui di seguito gli avvenimenti  salienti.

Canto d'ingresso: Benedetta sei tu Maria (tutti i canti sono urlati e stonati).

Il Papa entra nell'aula e stringe la mano a Kiko, don Pezzi e Ascension.
Applauso.

Il Papa fa il segno di croce.

Kiko introduce (leggendo). Saluta i vescovi, arcivescovi, membri del dicastero per i laici la famiglia e la vita presenti.
Dà una notizia che "sappiamo La renderà felice: la diocesi di Madrid ha fatto sapere che prossimamente sarà avviato in modo ufficiale il processo di canonizzazione di Carmen" (ne davano per certo l'avvio a settembre scorso).

"Applauso a Carmen!".
Rapidissima presentazione delle famiglie a partire dalle famiglie che erano in Ucraina "e che stanno desiderando di tornare" e di quelle destinate alla Cina che non possono rientrare per motivi sanitari, con un applauso per ogni continente.

Kiko fa alzare anche i catechisti itineranti responsabili delle nazioni, i presbiteri e i seminaristi. Nominati i seminaristi e formatori in partenza per il Seminario di Macao.

Per fare numero, le comunità di Roma.

Di seguito Kiko legge una presentazione del Cammino Neocatecumenale che porterebbe ad una "fede adulta".

In piedi, si canta l'inno allo Spirito Santo, quello composto da Kiko in cui lo Spirito Santo "è un giogo" che "ci insegna ad essere pazienti con i nostri peccati".

Un sacerdote legge cantando un brano dal Vangelo di Matteo.
Discorso del Papa.
Kiko subito dopo prosegue con "diamo un canto a la Virgen" e si canta il Salve Regina dei Cieli (anch'esso con il testo modificato per farci entrare l'onnipresente cammino).

Il Papa legge la preghiera sulle famiglie "inviate secondo le necessità  delle Chiese particolari".

Kiko ordina di "arrodigliarsi" (inginocchiarsi):  momento di grande confusione tra i camminanti  non abituati a piegare le ginocchia. Sempre Kiko ordina: "in ginocchio! Tirate fuori la croce! (Sogghignando) Che si vedano le vostre croci!".
Il Papa le benedice: "fa che si impegnino a rinnovarsi nell'immagine del Tuo Figlio".
In seguito 5 famiglie si accostano, una alla volta, al Papa, in rappresentanza di tutte le presenti, quantificate in 430. Poi è la volta dei presbiteri, mentre risuona il canto martellante  "andate ed annunciate ai miei fratelli che vadano in Galilea".

Il Papa saluta i vescovi e i membri del dicastero per i laici presenti ed esce dall'aula.

Infiorata neocatecumenale Vs. infiorata cattolica

Nel frattempo, all'incontro mondiale delle famiglie  a Roma dal 22 al 26 giugno chi ha partecipato? Ma naturalmente, quei bigottoni della Messa delle 12!

venerdì 17 settembre 2021

Papa Francesco spiega il Decreto che ha modificato lo Statuto neocatecumenale: vuole sradicare gli abusi di potere

Il Santo Padre ieri, giovedì 16 settembre 2021, ha rivolto il proprio saluto ai partecipanti all'Incontro con i moderatori delle associazioni di fedeli, dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, organizzato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, sul tema "La responsabilità di governo nelle aggregazioni laicali: un servizio ecclesiale". Tra le associazioni, movimenti, nuove comunità invitate risultano, volenti o nolenti, anche i rappresentanti del Cammino neocatecumenale, quali destinatari dei provvedimenti di riforma recentemente auspicati e deliberati.

L'intenzione del Pontefice infatti era quella, con il proprio intervento, di spiegare il senso del decreto dell'11 giugno scorso, denominato "Le associazioni internazionali  di fedeli", volto a disciplinare e regolamentare la durata degli incarichi, a tutti i livelli, delle varie realtà ecclesiali laicali.

Oltre a linkare l'intervento di papa Francesco, intendiamo attirare l'attenzione di chi legge su alcuni punti del suo discorso che riteniamo possano essere interessanti, al di là dei brani generalmente riportati dalla stampa specializzata e dai vaticanisti.

Questi punti possono riguardare in modo diretto o indiretto molte delle problematiche del Cammino neocatecumenale che spesso sono state oggetto di attenzione, riflessione e denuncia anche sul nostro blog.

Riteniamo che possa essere difficile che, ancora una volta, i notai e i legulei del Cammino neocatecumenale possano trovare una scappatoia da norme che principalmente prevedono una svolta verso la trasparenza organizzativa di tutte le realtà ecclesiali laicali regolate da uno Statuto approvato. Non fermiamoci al ruolo del fondatore, che potrebbe pure essere salvaguardato: è tutto l'impianto organizzativo del Cammino, la sua 'catena del comando' autoritaria, centralizzata, rigida e opaca  che non può che essere rivoluzionata dalla visione più partecipativa e di servizio voluta, tratteggiata e paternamente imposta dal Santo Padre.

Vedremo se ancora una volta avranno il coraggio di dire: questo decreto non ci riguarda. Noi siamo diversi. Noi siamo "altro".
 
 
Nel suo saluto ai partecipanti all'incontro, rappresentanti di associazioni, movimenti e realtà laicali internazionali, il Pontefice mette subito in chiaro che conosce i malumori suscitati dal Decreto di giugno, volto a limitare e disciplinare i ruoli di potere all'interno proprio delle loro realtà di appartenenza; chiarisce  però che i suoi interlocutori non sono le gerarchie dei loro movimenti, ma tutti gli uomini di buona volontà che ad essi appartengono e su cui si fondano.
Dice infatti a proposito del lavoro fatto anche in questo periodo difficile:
 
«Siete voi e tutto il popolo di Dio che si è schierato in questo, e voi siete stati lì (in terra di missione). Nessuno di voi ha detto: “No, io non posso andare, perché il mio fondatore pensa in un altro modo”. Allora, niente fondatore: qui c’era il Vangelo che chiamava e tutti sono andati. Grazie tante!»
 
Già fin dagli esordi, non oso pensare alle facce i neocatecumenali presenti, che non sono autorizzati a nulla che non sia deciso espressamente dal proprio fondatore: negli Stati Uniti durante il lockdown del 2020 hanno telefonato a Kiko per chiedergli se i presbiteri potevano celebrare Messa nelle case, per fare un esempio, ed è sempre Kiko Argüello ad aver inventato e diffuso la "comunione per asporto".
E forse saranno trasaliti sentendo Papa Francesco affermare:

«Ma troviamo alcuni che confondono il cammino con una gita turistica o confondono il cammino con un girare sempre su sé stessi, senza poter andare avanti.»

 
Come anche:

«Pensare di essere “la novità” nella Chiesa – è una tentazione che tante volte avviene alle nuove congregazioni o ai movimenti nuovi – e perciò non bisognosi di cambiamenti, può diventare una falsa sicurezza. Anche le novità fanno presto a invecchiare! Per questo anche il carisma a cui apparteniamo, dobbiamo approfondirlo sempre meglio, riflettere sempre insieme per incarnarlo nelle nuove situazioni che viviamo. 
Per fare questo, si richiede da noi grande docilità, grande umiltà, per riconoscere i nostri limiti e accettare di cambiare modi di fare e di pensare superati, o metodi di apostolato che non sono più efficaci, o forme di organizzazione della vita interna che si sono rivelate inadeguate o addirittura dannose.»

Il Pontefice ha poi continuato:
  
«Il Decreto Le associazioni internazionali di fedeli, promulgato l’11 giugno di quest’anno, è un passo in questa direzione. Ma ci mette in carcere questo Decreto? Ci chiude la libertà? No, questo Decreto ci spinge ad accettare qualche cambiamento e a preparare il futuro a partire dal presente. All’origine di questo Decreto non c’è una qualche teoria sulla Chiesa o sulle associazioni laicali che si vuole applicare o imporre. No, non c’è. È la realtà stessa degli ultimi decenni che ci ha mostrato la necessità dei cambiamenti che il Decreto ci chiede.
E vi dico una cosa su questa esperienza degli ultimi decenni del post Concilio. Nella Congregazione per i religiosi stanno studiando le congregazioni religiose, le associazioni che sono nate in questo periodo. È curioso, è molto curioso. Tante, tante, con una novità che è grande, sono finite in situazioni durissime: sono finite sotto visita apostolica, sono finite con peccati turpi, commissariate… E stanno facendo uno studio. Non so se si può pubblicare questo, ma voi conoscete meglio di me per il chiacchiericcio clericale quali sono queste situazioni. Sono tante e non solo queste grandi che noi conosciamo e che sono scandalose – le cose che hanno fatto per sentirsi una Chiesa a parte, sembravano i redentori! – a ma anche piccole. Nel mio Paese per esempio, tre di queste sono state già sciolte e tutte per essere finite nelle cose più sporche. Erano la salvezza, no? Sembravano… Sempre con quel filo [rosso] della rigidità disciplinare. Questo è importante. E questo mi ha portato… Questa realtà degli ultimi decenni ci ha mostrato una serie di cambiamenti per aiutare, cambiamenti che il Decreto ci chiede.»

Merita ripetere le parole di Papa Francesco: "Le cose che hanno fatto per sentirsi una Chiesa a parte, sembravano i redentori! – a ma anche piccole. . Erano la salvezza, no? Sembravano… Sempre con quel filo rosso della rigidità disciplinare."

Se non vi sentite fischiare le orecchie, signori capintesta del Cammino neocatecumenale, è solo perché Kiko, quando vi ha aperto l'orecchio, vi ha chiuso il cervello!

E non è  finita qui:

«Governare è servire. L’esercizio del governo all’interno delle associazioni e dei movimenti è un tema che mi sta particolarmente a cuore, soprattutto considerando – quello che ho detto prima – i casi di abuso di varia natura che si sono verificati anche in queste realtà e che trovano la loro radice sempre nell’abuso di potere. Questa è l’origine: l’abuso di potere.»

Analizzando le dinamiche del Cammino neocatecumenale, abbiamo più  volte considerato che tutti gli abusi che si verificano tra le sue mura, fisici e spirituali , hanno una comune origine nell'abuso di potere, proprio come affermato da Papa Francesco.
 
Continua il Pontefice :

«Gli incarichi di governo che vi sono affidati nelle aggregazioni laicali a cui appartenete, altro non sono se non una chiamata a servire».

«La nostra voglia di potere si esprime in tanti modi nella vita della Chiesa; ad esempio, quando riteniamo, in forza del ruolo che abbiamo, di dover prendere decisioni su tutti gli aspetti della vita della nostra associazione, della diocesi, della parrocchia, della congregazione. Si delegano agli altri compiti e responsabilità per determinati ambiti, ma solo teoricamente! Nella pratica la delega agli altri è svuotata dalla smania di essere dappertutto. E questa voglia di potere annulla ogni forma di sussidiarietà. 
Questo atteggiamento è brutto e finisce per svuotare di forza il corpo ecclesiale. È un modo cattivo di “disciplinare”. E noi lo abbiamo visto. Tanti – e penso alle congregazioni che conosco di più – superiori, superiori generali che si eternizzano nel potere e fanno mille, mille cose per essere rieletti e rieletti, anche cambiando le costituzioni. E dietro c’è una voglia di potere. Questo non aiuta; questo è l’inizio della fine di un’associazione, di una congregazione.
Magari qualcuno pensa che questa “voglia” non lo riguardi, che questo non accada nella propria associazione.
»
 
Immaginiamo a questo punto  i rappresentanti neocatecumenali, già  posizionati strategicamente nell'ultima fila dell'Aula del Sinodo, cercare di guadagnare l'uscita alla chetichella, come degli scolaretti colti in fallo!

Gli "osservatori" neocatecumenali, strategicamente
posizionati vicino all'uscita



«L’esperienza di vicinanza alle vostre realtà ha insegnato che è benefico e necessario prevedere un avvicendamento negli incarichi di governo e una rappresentatività di tutti i membri nelle vostre elezioni. »
 
Ma quali elezioni? Il Cammino neocatecumenale è nella fase della dittatura del triumvirato, la democrazia rappresentativa è per loro più aerea dell'UFO di Porto San Giorgio.
 
Papa Francesco poi affronta un argomento cruciale: la gratuità  (nel Cammino tanto sbandierata, quando invece pretende di essere pagato a peso d'oro)
 
«C’è poi un altro ostacolo al vero servizio cristiano, e questo è molto sottile: la slealtà. Lo incontriamo quando qualcuno vuol servire il Signore ma serve anche altre cose che non sono il Signore (e dietro ad altre cose, sempre ci sono i soldi). 
È un po’ come fare il doppio gioco! A parole diciamo di voler servire Dio e gli altri, ma nei fatti serviamo il nostro ego, e ci pieghiamo alla nostra voglia di apparire, di ottenere riconoscimenti, apprezzamenti... Non dimentichiamo che il vero servizio è gratuito e incondizionato, non conosce né calcoli né pretese. Inoltre, il vero servizio si dimentica abitualmente delle cose che ha fatto per servire gli altri. Succede, tutti voi avete l’esperienza, quando vi ringraziano [e dite]: “Per che cosa?” – “Per quello che ha fatto lei…” – “Ma che cosa ho fatto?”… E poi viene alla memoria. È un servizio, punto.
E cadiamo nella trappola della slealtà quando ci presentiamo agli altri come gli unici interpreti del carisma, gli unici eredi della nostra associazione o movimento – quel caso che ho menzionato prima -; oppure quando, ritenendoci indispensabili, facciamo di tutto per ricoprire incarichi a vita; o ancora quando pretendiamo di decidere a priori chi debba essere il nostro successore. Questo succede? Sì, succede. E più spesso di quello che crediamo.»

 
Eh no, con Kiko Argüello questo non succede: si è tanto "eternizzato" da non aver saputo neppure prepararsi  un delfino, qualcuno che faccia le sue veci. A ben vedere, è pure una fortuna.
E, proprio a proposito di Kiko Argüello, ecco che Papa Francesco spiega come procederà nei confronti dei "fondatori":

«Nel documento del Dicastero si fa riferimento ai fondatori. Mi sembra molto saggio. Fondatore non va cambiato, continua, avanti. Semplificando un po’, direi che bisogna distinguere, nei movimenti ecclesiali (e anche nelle congregazioni religiose), tra quelli che sono in processo di formazione e quelli che hanno già acquisito una certa stabilità organica e giuridica. Sono due realtà diverse. I primi, gli istituti, hanno anche il fondatore o la fondatrice vivi.Benché tutti gli istituti – siano religiosi o movimenti laicali – abbiano il dovere di verificare, nelle assemblee o nei capitoli, lo stato del carisma fondazionale e fare i cambiamenti necessari nelle proprie legislazioni (che poi saranno approvate dal rispettivo Dicastero); invece negli istituti in formazione – e io dico in formazione in senso più largo: gli istituiti che hanno vivo il fondatore, e per questo si parla del fondatore a vita nel Decreto – che sono in fase fondazionale, questa verifica del carisma è più continua, per così dire. Perciò, nel documento, si parla di una certa stabilità dei superiori durante questa fase. È importante fare tale distinzione per potersi muovere con più libertà nel discernimento.»
 
Curioso accostamento
di immagine e titoli
Ebbene, pare che l'ottantaduenne Kiko Argüello possa mantenere il suo ruolo di fondatore-superiore. Però questo vuol dire che il Cammino verrà considerato come una realtà  in formazione, 'ad experimentum', senza stabilità giuridica e che, probabilmente, alla morte del suo fondatore o al suo ritiro per sopraggiunti limiti d'età, immaginiamo fra breve, si dovrà mettere mano al suo Statuto e soprattutto ai suoi organismi di governo e di rappresentatività .
Ciò  naturalmente non invalida il principio secondo il quale tutti gli incarichi devono essere rinnovati e riassegnati dopo la durata massima di dieci anni nell'ottica del servizio, e tutti, compreso quello del fondatore-superiore, devono essere svolti non in funzione della mera occupazione del potere e del suo esercizio personale.
 
Conclude il Pontefice:
 
«Nessuno è padrone dei doni ricevuti per il bene della Chiesa – siamo amministratori -, nessuno deve soffocarli, ma lasciarli crescere, con me o con quello che viene dopo di me. Ciascuno, laddove è posto dal Signore, è chiamato a farli crescere, a farli fruttificare, fiducioso nel fatto che è Dio che opera tutto in tutti (cfr 1 Cor 12,6) e che il nostro vero bene fruttifica nella comunione ecclesiale».


domenica 8 agosto 2021

Papa Francesco: "Questo non è il Vangelo di Cristo, è il Vangelo del Fondatore!"

Nel corso dell'Udienza Generale di mercoledì, 4 agosto 2021, facendo una catechesi sulla Lettera di San Paolo ai Galati, Papa Francesco ha espresso alcuni concetti che desideriamo sottoporre alla vostra attenzione.

 Ecco cosa ha detto il Papa:


Davanti a un dono così grande che è stato fatto ai Galati, l’Apostolo non riesce a spiegarsi come mai essi stiano pensando di accogliere un altro “vangelo”, forse più sofisticato, più intellettuale… un altro “Vangelo”. È da notare comunque che questi cristiani non hanno ancora abbandonato il Vangelo annunciato da Paolo. L’Apostolo sa che sono ancora in tempo a non compiere un passo falso, ma li ammonisce con forza, con tanta forza. La sua prima argomentazione punta direttamente sul fatto che la predicazione compiuta dai nuovi missionari – questi che predicano la novità – non può essere il Vangelo. Anzi, è un annuncio che stravolge il vero Vangelo perché impedisce di raggiungere la libertà – una parola chiave -  acquisita venendo alla fede. I Galati sono ancora “principianti” e il loro disorientamento è comprensibile. Non conoscono ancora la complessità della Legge mosaica e l’entusiasmo nell’abbracciare la fede in Cristo li spinge a dare ascolto a questi nuovi predicatori, illudendosi che il loro messaggio sia complementare a quello di Paolo. E non è così.(...)

Scrive così: «Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l'ho ricevuto né l'ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo» (Gal 1,11) (...)

Si comprende allora perché Paolo utilizzi termini molto duri. Per due volte usa l’espressione “anatema”, che indica l’esigenza di tenere lontano dalla comunità ciò che minaccia le sue fondamenta. E questo nuovo “vangelo” minaccia le fondamenta della comunità. Insomma, su questo punto l’Apostolo non lascia spazio alla trattativa: non si può negoziare. Con la verità del Vangelo non si può negoziare. O tu ricevi il Vangelo come è, come è stato annunciato, o ricevi un’altra cosa. Ma non si può negoziare, con il Vangelo. Non si può scendere a compromessi: la fede in Gesù non è merce da contrattare: è salvezza, è incontro, è redenzione. Non si vende a buon mercato.(...)

Questo è importante: saper discernere. Tante volte abbiamo visto nella storia, e anche lo vediamo oggi, qualche movimento che predica il Vangelo con una modalità propria, alle volte con carismi veri, propri; ma poi esagera e riduce tutto il Vangelo al “movimento”. E questo non è il Vangelo di Cristo: questo è il Vangelo del fondatore, della fondatrice e questo sì, potrà aiutare all’inizio, ma alla fine non fa frutti perché non ha radici profonde. Per questo, la parola chiara e decisa di Paolo fu salutare per i Galati ed è salutare anche per noi. Il Vangelo è il dono di Cristo a noi, è Lui stesso a rivelarlo. È questo che ci dà vita.

 

Il cavallo di Troia
nella Chiesa Cattolica

Non sappiamo a chi Papa si riferisse, nello specifico, il Santo Padre, ma il parallelismo con il Cammino neocatecumenale e così forte da non poter passare inosservato.

Sicuramente questa preoccupazione per il fatto che dei cosiddetti 'carismi' anche riconosciuti all'interno della Chiesa, possano trasformarsi in un 'carcere delle coscienze' e dar vita ad una deriva settaria, è molto sentita e ha dato origine a delle riflessioni come quelle di Sr Chantal-Marie SORLIN, responsabile dell’Ufficio Derive settarie (presso la Conferenza Episcopale Francese ) e di don Dominique Auzenet, delegato alla Pastorale «Nuove credenze e derive settarie» ed esorcista diocesano,  che riportiamo di seguito.


In alcuni gruppi accade che il fondatore o il superiore prenda il posto di Cristo: i membri del gruppo lo venerano, lo innalzano su un piedistallo, gli giurano un’obbedienza assoluta. Dio passa direttamente solo e soltanto attraverso di lui. La sua parola è… parola del Vangelo. E i suoi scritti arrivano a sostituire le Sacre Scritture, che ovviamente è possibile capire solo grazie alle spiegazioni del “maestro”.
Un tale investimento nel fondatore permette in modo del tutto naturale di proclamarlo “Pastore a vita”.
E ovviamente qualsiasi rivelazione di comportamenti scandalosi va incontro al diniego, alla denuncia di complotto e di persecuzione.

Questo investimento rischia di invitare la comunità a lanciarsi in un' "operazione di brillantezza" dell'aura del fondatore. La corsa alla beatificazione e alla canonizzazione ne è un'espressione eloquente.
Nella maggior parte dei casi, le comunità sane non hanno un fondatore, ma un gruppo di fondatori.

Il gruppo non si presenta come complementare di ciò che già esiste, ma si concepisce come esclusivamente alternativo. È solo e soltanto attraverso di lui che passa oggi la salvezza della Chiesa.
Tutto il resto è tacciato di tiepidezza, d’infedeltà, di modernismo.
Da questo elitismo deriva il carattere “olistico” di tali comunità: tutte le vocazioni sono rivendicate nel gruppo, che basta così a sé stesso come un’“arca di salvezza” e una chiesa parallela.
Il gruppo si vuole autosufficiente perfino nel discernimento o nell’accompagnamento: gli psicologi esterni sono il diavolo! A volte è fatto obbligo di confessarsi presso un solo sacerdote della comunità, poiché gli altri non sarebbero in grado di comprendere il carisma.
La formazione si svolge rigorosamente all’interno e il pensiero del fondatore è fortemente enfatizzato.

Certe comunità sono a tal punto segnate dal fondatore che questi diviene il loro punto di riferimento assoluto, esclusivo e insuperabile.
Ma altre trovano il loro punto di riferimento "al proprio interno", e nel loro stesso nome il "marchio di qualità" ecclesiale.
Il fatto che questa realtà abbia solide basi non rappresenta un ostacolo a una sana rimessa in discussione?
Non si corre il rischio di sviluppare il sintomo della "Chiesa autoreferenziale" denunciato da Papa Francesco? O ancora diventare senza dirlo una "Chiesa nella Chiesa"?



In conclusione: difficile ascoltare la catechesi del Papa o leggere i documenti della Conferenza Episcopale Francese e non pensare al Cammino neocatecumenale! Quando verrà il momento  in cui tutte queste analisi e queste preoccupazioni da parte della Chiesa e del suo Pontefice, convergeranno sulla 'creatura' di Kiko Argüello e di Carmen Hernandez?
 
A quando, un intervento radicale?

domenica 13 giugno 2021

Blitz del Papa contro i capi inamovibili: occorrerà eleggere il successore di Kiko?

Kiko Argüello, nel 2015, dichiarava a un giornalista che gli chiedeva se intendesse seguire le indicazioni di Papa Francesco, che il Cammino Neocatecumenale aveva uno Statuto approvato, quasi questo contenesse delle norme inderogabili, persino per il Papa.

Ebbene, come in moltissime altre occasioni, Kiko Argüello aveva torto.

Infatti un Decreto generale del 3 giugno 2021 del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, firmato dal Prefetto Kevin Farrell, approvato in forma specifica da Papa Francesco ed avente forza di legge, ha completamente scompaginato due articoli degli Statuti del Cammino neocatecumenale, riguardanti la durata delle cariche di governo del Cammino! (¹)

Il Decreto dispone l’introduzione di una durata massima di cinque anni per ciascun mandato all’interno dell’organo centrale di governo delle associazioni. 

Viene fissato a dieci anni consecutivi, invece, il limite per l’esercizio di qualsiasi incarico in tale organo: per essere rieletti sarà necessario ‘saltare’ un turno.
Ci sarà una "regolamentazione dei mandati delle cariche di governo quanto a durata e a numero, come anche la rappresentatività degli organi di governo, al fine di promuovere un sano ricambio e di prevenire appropriazioni che non hanno mancato di procurare violazioni e abusi".

Perciò gli articoli 34 e 35 degli Statuti del Cammino neocatecumenale che prevedevano un mandato a vita sia per gli iniziatori sia per i membri del comitato elettivo (scelto sempre dalla equipe internazionale Argüello-Pezzi e Romero in sostituzione di Carmen), ora vengono quasi del tutto azzerati. 

Nessun mandato a vita per nessuno di loro, ma mandati dai 5 ai 10 anni al massimo.

Per i fondatori, recita il Decreto:

"si è cercato di concedere un tempo sufficiente per far sì che il carisma da essi ricevuto trovi adeguata collocazione nella Chiesa e sia fedelmente recepito da parte dei membri. In forza di questo Decreto, il Dicastero si riserva di dispensare i fondatori dai limiti stabiliti (Art. 5), se lo riterrà opportuno per lo sviluppo e la stabilità dell’associazione o dell’ente, e se tale dispensa corrispondesse alla chiara volontà dell’organo centrale di governo".
Insomma, se Kiko potrà rimanere sul suo trono, lo deciderà il Dicastero per i Laici (che è come dire che lo deciderà il Papa) e solo se valuterà che mezzo secolo non è stato sufficiente per "collocare nella Chiesa" il suo carisma.
Potrà rimanere solo a patto che dimostri fedeltà alla Chiesa e alle sue disposizioni.
 
Altro che "profeta in mezzo a voi", venuto per "rinnovare la Chiesa"!

La sua permanenza a capo del Cammino neocatecumenale ora è una concessione, che potrà essere fatta oppure no... dipende.

D'altronde, la Nota esplicativa al Decreto al punto 9 illustra chiaramente la 'ratio' del Decreto:

"Non di rado la mancanza di limiti ai mandati di governo favorisce, in chi è chiamato a governare, forme di appropriazione del carisma, personalismi, accentramento delle funzioni nonché espressioni di autoreferenzialità, che facilmente cagionano gravi violazioni della dignità e della libertà personali e, finanche, veri e propri abusi. Un cattivo esercizio del governo, inoltre, crea inevitabilmente conflitti e tensioni che feriscono la comunione, indebolendo lo slancio missionario".

 Il ritratto perfetto, seppur non esaustivo, delle pecche del Cammino neocatecumenale!

Riportiamo in conclusione un commento di Mav che ben esplicita la "bomba" che questo Decreto è in grado di far esplodere all'interno della cittadella fortificata dei ruoli di potere inveterati dei big del Cammino neocatecumenale :

"Fine delle cariche a vita, e questo ovviamente si dovrebbe ripercuotere anche verso il basso...il catechista in carica da 30 anni per dirne una...il responsabile in carica da 40...etc etc etc.

E' un segnale molto forte, pubblico, riscontrabile, e chi cercherà di "opporsi" con vari trucchetti si metterà nei fatti contro lo spirito di questo decreto e di conseguenza contro la Chiesa che lo sta facendo per il bene, evitando "trappole" nelle quali l'uomo può cadere per vanagloria.

State certi che utilizzeranno tutti i 24 mesi e oltre per "normalizzarsi", vedi la "sostituzione" di Carmen avvenuta dopo numerosi solleciti da parte della Santa Sede, pur essendoci la norma scritta nello Statuto. 

Sarà interessante far il confronto con gli altri "movimenti" per vedere le differenze, e scoprire chi realmente pensa di essere un "servo inutile" o invece crede di essere un "unto" intoccabile.
Vediamo se il cnc sarà in grado di rinnovarsi o soccomberà per mancanza di guida".

 

Da monarca assoluto a ospite tollerato:
l'eclissi del Re Sole del CN

(¹) Dagli Statuti del Cammino neocatecumenale: 

Articolo 34:
§ 3. Dopo la scomparsa di ambedue gli iniziatori, si procederà a eleggere l’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, secondo la procedura stabilita nell’articolo successivo.

Articolo 35 [Elezione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino]:
§ 1. L’elezione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino sarà affidata a un Collegio elettivo, in numero tra ottanta e centoventi, scelto dalla stessa Équipe. Le persone facenti parte di detto Collegio sono nominate a vita, salvo che l’Équipe Responsabile internazionale del Cammino ritenga opportuna, per motivi gravi, qualche sostituzione.

venerdì 14 maggio 2021

Istituzione del ministero laicale di Catechista. Solo noi kikatekisti abbiamo le carte in regola. “Chi come noi?”. Da Motu Proprio a Motu Loro.

Il giorno 10 maggio dell’anno 2021 «MOTU PROPRIO» di Papa Francesco "ANTIQUUM MINISTERIUM" di Istituzione del ministero laicale di Catechista.

Con questo atto Papa Francesco ha istituito il ministero laicale di Catechista:

- A breve la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti provvederà a pubblicarne il Rito.  

- Alle Conferenze Episcopali il compito di “rendere fattivo il ministero di Catechista, stabilendo l’iter formativo necessario e i criteri normativi per potervi accedere, trovando le forme più coerenti per il servizio che costoro saranno chiamati a svolgere conformemente a quanto espresso da questa Lettera apostolica”.

 - I Pastori riconoscano ai fedeli “i ministeri e i carismi propri, in maniera tale che tutti concordemente cooperino, nella loro misura, al bene comune ”.

- “Il discernimento dei doni che lo Spirito Santo non fa mai mancare alla sua Chiesa sia per loro il sostegno dovuto per rendere fattivo il ministero di Catechista per la crescita della propria comunità”.

 

La Chiesa invia, i katekisti hanno fatto discernimento



Si palesano vari elementi che potrebbero aprirci alla speranza.

Alcune semplici considerazioni si impongono: Il Papa ha lasciato, potremmo dire, la patata bollente ai Vescovi, ma ha anche dato un'arma a chi la voglia usare.

“Invito, dunque, le Conferenze Episcopali a rendere fattivo il ministero di Catechista stabilendo l’iter formativo necessario ”

Il termine "iter formativo" fa capire che la gerarchia ecclesiale si è accorta che troppi catechisti sono ignoranti o addirittura eretici e pertanto, per "potervi accedere" (sottinteso: non si diventerà catechisti di propria volontà, non è mica un passatempo per chi ha tempo da perdere) occorrerà una formazione.

Formazione che i cosiddetti "catechisti" del Cammino non hanno: infatti, non appena un cosiddetto "catechista" kikiano comincia a prendere coscienza di qualche verità di fede, a volte anche soltanto l'eco di un versetto biblico, ha già un piede fuori dal Cammino. I cosiddetti "catechisti" che abbandonano il Cammino sono proprio quelli che erano convinti di dover compiere l'opera di Dio e perciò, quando il Cammino cozza contro l'opera di Dio, abbandonano il primo pur di poter continuare a promuovere la seconda. (by Tripudio)

Queste le parole del Papa:

“Questo ministero possiede una forte valenza vocazionale che richiede il dovuto discernimento da parte del Vescovo e si evidenzia con il Rito di istituzione. Esso, infatti, è un servizio stabile reso alla Chiesa locale secondo le esigenze pastorali individuate dall’Ordinario del luogo, ma svolto in maniera laicale come richiesto dalla natura stessa del ministero.”


In un certo senso questa chiara investitura papale potrebbe inchiodare i Vescovi alle loro responsabilità. 

Fino ad ora la Chiesa è intervenuta ben poco sulle “dinamiche” del Cammino, non avendo potere gerarchico sui laici. Invece ministerializzando i laici, i Vescovi possono avere il reale controllo sulla loro attività. 

Se non lo faranno ancora una volta, sarà un'occasione persa. L’ennesima!

Già fissare delle regole comuni per tutti i Catechisti Laici della Chiesa Cattolica è di per sé un argine a libere interpretazioni e autoinvestiture. Le varie Conferenze dei Vescovi devono stabilire corsi di formazione adeguati e fissare norme che regolino l’accesso al ministero neoistituito.

Kiko designa, il Vescovo invia

Molte volte abbiamo parlato dell’ampio margine di arbitrio di cui godono i catechisti del Cammino che vengono inviati (e dunque legittimati) unicamente dagli Iniziatori (acronimo: Kiko/Carmen/Cammino) nel rispetto della scala gerarchica da essi stabilita, che contempla gli Itineranti di Regioni e di Nazioni, i Responsabili di zona (una o più Diocesi, Città, sezioni di Città, N numero di Parrocchie). Questa la “successione (o catena...) apostolica neocatecumenale”.
Il Catechista del Cammino è inviato da Kiko, risponde del suo operato a Kiko, deve fedeltà a Kiko e obbedienza cieca a Kiko. Questo l’assioma non contestabile. (1)

In costanza di questa prassi tollerata, metabolizzata e digerita dalla Chiesa ormai da decenni di che “corsi” vogliamo parlare? Di quali regole o norme? E i neocatecumenali lo sanno meglio di noi. E ne approfittano.

Ad onta degli spiragli di speranza profilati e per essere onesti fino in fondo è più facile prevedere che, come sempre fino ad oggi, i neocatecumenali se la rideranno alla grande anche questa volta.

Voglio fare una simulazione, mettendomi dalla loro parte, avendo frequentato per 30 anni il C.N.. Mi par di vederli e sentirli. Sono abbastanza scontati. E’ facile leggere con i loro occhi. Basta riprodurre quello che hanno sempre fatto mettendosi a confronto con la parola della Chiesa. Quando la parola della Chiesa riguarda in particolare il loro “carisma”. E cosa li tocca di più che la decisione di promuovere, accanto ai ministeri del Lettore e dell’Accolito anche quello di Catechista?

Mi par di vederli! Di certo faranno come sempre hanno fatto anche con questo Motu Proprio. Rassicurati dai loro trascorsi, fiduciosi nel presente e speranzosi in un radioso futuro.

Essi ripeteranno a loro discolpa: “Ci ha sempre inviato il Vescovo!”. E anche questo è vero. Kiko è stato attento sempre a organizzare una “Eucarestia di invio” ogni anno sociale di evangelizzazione, ogni partenza di famiglia in missione, ogni missio ad gentes o nelle piazze. Perfino singole equipe di catechisti, ogni volta che si recano ad “aprire il Cammino" in una nuova Parrocchia, vanno ad inginocchiarsi davanti al Vescovo per essere “inviati”.

Ma l’equipe chi le compone? Chi fa “discernimento” sulla idoneità dei singoli catechisti che le compongono? Quali sono gli “esami” che devono superare a dimostrazione di aver seguito quali “iter di formazione”? Ed ora i Vescovi, di punto in bianco, metterebbero il becco nelle loro faccende? Metterebbero un punto a tutto questo per esaminarli loro stessi? Per prendere in mano – cosa che avrebbero dovuto fare da tempo - una volta per tutte la situazione? Si preoccuperebbero personalmente della loro formazione? Per esaminarli ben bene, alla luce del Catechismo e della Dottrina della Chiesa Cattolica? E valutare cosa e come predicano?
Ma se le Congregazioni in venti anni non sono venute a capo neanche dei testi (mamotreti) prodotti dal Cammino!

Certo, se il Papa nel Motu Proprio avesse fatto esplicito riferimento al Catechismo della Chiesa Cattolica come base del percorso di formazione sarebbe stata cosa buona. 

Ma anche su questo la banda kikiana ha la risposta bell’e pronta: “il Direttorio catechetico del Cammino è tutto corredato dagli articoli del Catechismo”. È vero che sul blog abbiamo dimostrato che gli articoli del Catechismo sono stati inseriti nei mamotreti non a corredo degli stessi, ma piuttosto a correzione e rettifica di un testo così aggrovigliato ed esperienziale da risultare non emendabile.

Così i loro mamotreti sono rimasti nella buona sostanza inalterati, le note non le legge nessuno e loro mai hanno invogliato i catechisti a leggerle per prepararsi a riportare la predicazione di Kiko e Carmen secondo Direttorio secretato in Vaticano. Non rinunciano certo alla loro “ispirazione”!

Nel Motu Proprio tutto questo c’è, ci sarebbe eccome. 

Ma aspettiamo di vedere quale Vescovo avrà la forza di riappropriarsi del suo ruolo, piuttosto che continuare a fare il figurante di un copione scritto da altri. Un arredo liturgico di pregio, sì, ma pur sempre un puro, innocuo arredo. E intanto questi vanno in giro col suo beneplacito, finti “catechisti della Chiesa Cattolica” che vanno fondando solo la chiesuola di Kiko, distorcendo la Dottrina, stravolgendo la Parola, corrompendo la Liturgia.

Il Papa dice che i Vescovi sono tenuti a fare “discernimento dei doni che lo Spirito Santo non fa mai mancare alla sua Chiesa”, lo chiama “sostegno dovuto per rendere fattivo il ministero di Catechista per la crescita della propria comunità”. Parole impegnative! Ma come applicarle al Cammino e ai kikatekisti?

La fa da padrone in Casa degli altri e ostenta

Patron del discernimento è Kiko e Kiko soltanto. Questa una delle cose che più profondamente vengono inculcate nei camminanti ancora in fasce! Egli non ha disdegnato di asserire che a lui compete discernere su tutto: sulla storia, sul mondo e sulla Chiesa. Sui suoi catecumeni, su tutti gli itineranti, sui presbiteri che sono del Cammino (1). E per finire anche sui Parroci e sui Vescovi. Criterio di quest’ultimo risolutivo “discernimento” è questo:
Se i Pastori riconoscono il Cammino hanno lo Spirito Santo, se non lo riconoscono sono Faraone o Giuda; in entrambi i casi strumento del demonio “per distruggere il Cammino”.
Dei Cardinali e del Papa che dire a proposito di kikiano discernimento? Facile immaginare, senza margini di errore. Di alcuni si è augurata la morte.

E dunque il Papa lascia tutto in mano ai Vescovi e adesso loro brigheranno coi Vescovi. Che è il loro sport preferito. Le basi le hanno già, perché la cura dei Vescovi è una priorità per i kikatechisti. Li coltivano da sempre e passeranno ora a raccogliere i frutti. Almeno lo tenteranno, anche in questa circostanza che atrimenti potrebbe rivelarsi altamente pericolosa per loro.

Alcune risposte scontate a quesiti che potrebbero sorgere dal Motu Proprio:

Iter formativo? Non ci riguarda! Più iter formativo del nostro che è riconosciuto come “Itinerario Cattolico” da sempre?

Criteri normativi? Noi già siamo approvati! Normati e approvati. Catechisti ed Equipe (sul modello apostolico) sono previsti già negli Statuti! Noi consideriamo ”Il ministero laicale di Catechista” un quid in più.
Ora siamo anche un ministero: “Ministero Laicale”. L’“Apostolato laicale” riconosciuto in forza del battesimo l’abbiamo sempre rivendicato. Scusate, voi che criticate il C.N., l’abbiamo detto sempre “in forza del nostro battesimo” siamo legittimati a predicare...

E giù ad evidenziare frasi come questa tratta dal Motu Proprio:

“Ne consegue che ricevere un ministero laicale come quello di Catechista imprime un’accentuazione maggiore all’impegno missionario tipico di ciascun battezzato che si deve svolgere comunque in forma pienamente secolare senza cadere in alcuna espressione di clericalizzazione." … E vai!!!


Kiko ha impresso anche sulla croce la sua impronta

 

 

 

Vedete come funziona? Basta solo che le ripetano loro queste parole e, come per incanto, dalla loro bocca usciranno già strumentalizzate, saldamente agganciate ai loro stereotipi.

E sarà tutto un dire: Lo dicevamo noi! La Chiesa finalmente ha capito, la Chiesa è arrivata al nostro punto.

Nel delineare la peculiarità della “funzione” catechetica in premessa si legge:

“Il Catechista è chiamato in primo luogo a esprimere la sua competenza nel servizio pastorale della trasmissione della fede che si sviluppa nelle sue diverse tappe: dal primo annuncio che introduce al kerygma, all’istruzione che rende consapevoli della vita nuova in Cristo e prepara in particolare ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, fino alla formazione permanente…”

- Ma queste cose stavano scritte anche nel Direttorio generale della catechesi.

“Il Catechista è nello stesso tempo testimone della fede, maestro e mistagogo, accompagnatore e pedagogo che istruisce a nome della Chiesa.”

- Il ritratto del katekista!

“Un’identità che solo mediante la preghiera, lo studio e la partecipazione diretta alla vita della comunità può svilupparsi con coerenza e responsabilità.”

- Eccoli che gridano: comunità, comunità, la nostra piccola comunità!

Ma che fede trasmettono? Che kerigma annunciano? A cosa riducono i Sacramenti dell’iniziazione cristiana?
Istruiscono a nome di... Kiko (non della Chiesa), fanno parte della sua conventicola (nessuna partecipazione diretta alla vita della comunità ecclesiale e parrocchiale, da entrambe rifuggono), coerenza e responsabilità, ma verso chi?

Il ritratto del katekista, così, sembrerebbe perfetto.

Non lo faranno da soli il lavoro di appropriarsi del Motu Proprio interpretandolo a modo loro, ma si faranno supportare da qualche amicone storico del Cammino, qualche grosso Cardinale dei loro o più d'uno, e strombazzeranno ai quattro venti.
Lo trasformeranno in Motu Loro?

Il Papa, la Chiesa, ha fatto la loro fotografia. Perché solo loro sono “Catechisti”!

 

Il Papa ai catechisti:
"Per favore, nessuna concessione a coloro che cercano di presentare una catechesi che non sia concorde al magistero della Chiesa"

Ma, nello stesso tempo, la Chiesa che, con questo documento di Papa Francesco, si riappropria fortemente del controllo delle attività di formazione svolte dai laici in affiancamento e, a volte, in sostituzione al compito precipuo di Vescovi e sacerdoti, può finalmente interferire con la nomina e la formazione  dei Catechisti (2) e, perché  no, con la sospensione o la revoca del ministero a chi se ne fosse dimostrato indegno (3). 

                          (da Valentina Giusti e Pax)

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(1) Ancor più se si considera che questa sorta di dipendenza/obbedienza e fedeltà è richiesta in egual misura a tutti gli “ex” sacerdoti diocesani o religiosi di qualsivoglia congregazione trasmigrati nel C.N., così come ai presbiteri ordinati nei R.M..
Parliamo di “ex” perché il termine sacerdote nel Cammino non significa niente. Di fatto non sono più “sacerdoti” nel vero senso della parola. Scarnificando colui che definiamo “ex” sarà solo e soltanto un “presbitero” (ministro = minus, ossia che nella comunità vale meno degli altri fratelli. Carmen dixit).
Abbiamo due categorie: il presbitero “di nascita” se R.M. e quello “imbastardito” presbitero se già in precedenza Sacerdote di Santa Madre Chiesa. Tutt'e due hanno rinnegato il sacerdozio quando hanno posto l’obbedienza al Vescovo - assunta come obbligo il giorno della loro ordinazione (N.B. I Seminari R.M. sono anch'essi, per Statuto, Seminari Diocesani!) - in secondo piano rispetto all’obbedienza a Kiko (“Tu obbedisci a me o al Vescovo?”; Kiko dixit). Nel 90% dei casi esclaustrati dal loro Ordine, quando i preti trasfughi siano anche religiosi, per poter donare la vita a Kiko e a lui giurare obbedienza.
Si sa che su questo non si transige. Chi ha opposto resistenza è dovuto andare via o è stato cacciato dal Cammino.

 (2) da Pinco:  A Roma per essere un Accolito laico si deve fare il corso di studi di Filosofia due anni e tre di Teologia nelle Università Pontificie per lo più la PUL pontificia università lateranense. Sostenendo esami, come fanno i seminaristi, non solo devono fare delle riunioni settimanali, con moglie seguiti da dei sacerdoti responsabili di valutare nel tempo l'idoneità dei candidati. A Roma sono Sua Eccellenza Palmieri (che non ama il cammino), e Don Fabio Rosini. Se li conoscete o questi nomi vi dicono qualche cosa, secondo voi verranno scelti kikatechisti? Ma proprio no. Non solo, per essere lettori, accoliti, diaconi permanenti laici o preti diocesani, è necessario, in tutte le diocesi, lasciare il percorso spirituale che si stava facendo, appunto per far presente l' universalità della Chiesa. Infatti fu per questo che nacquero i seminari RM, solo per far continuare il cammino, altro che missione. Staremo a vedere, come ogni vescovo attuerà la cosa ma non credo che i kikatechisti avranno vita facile, né nelle Università teologiche, né nei percorsi diocesani anche perché non sarà un percorso breve essere catechista vero. Ma staremo a vedere.

(3) da Frilù : 

Mons.Fisichella in conferenza stampa: 

"Non ci si improvvisa catechisti, perché l’impegno di trasmettere la fede, oltre alla conoscenza dei contenuti, richiede il prioritario incontro personale con il Signore. Chi svolge il ministero di catechista sa che parla a nome della Chiesa e trasmette la fede della Chiesa."

Capito anonimi? Trasmettere la fede della Chiesa, non quella di Kiko. 

"È ovvio che non tutti coloro che oggi sono catechisti e catechiste potranno accedere al ministero di catechista. Questo ministero è riservato a quanti corrisponderanno ad alcuni requisiti che il Motu proprio elenca."

Altro problema. Non è automatico che i catechisti del Cammino continuino a essere catechisti, ma bisognerà avere i requisiti indicati nel Motu proprio.
 "Le Diocesi dovranno provvedere, perché i futuri catechisti e catechiste abbiano una solida preparazione “biblica, teologica, pastorale e pedagogica per essere comunicatori attenti della verità della fede."

Capito? Preparazione, studio e non il vostro direttorio ma il Catechismo della Chiesa Cattolica. 

"È auspicabile, pertanto, che l’istituzione del ministero porti anche alla formazione di una comunità di catechisti che cresce con la comunità cristiana nel servizio a tutta la Chiesa locale senza tentazione alcuna di restringersi negli stretti confini della propria realtà ecclesiale, e scevra da ogni forma autoreferenziale."

 Altro punto dolente. Catechisti a disposizione di tutta la Chiesa e non solo del Cammino. Tanto una volta che avete studiato l'unico Catechismo magari riuscite pure a non fare danni.


Infine, ecco come Rebel immagina la reazione dei fratelli neocatecumenali e dei loro leader ed iniziatori alla lettura del Motu Proprio di Papa Francesco:


Chiacchiere neocatecumenali:

- Gioacchina: oh, ma davvero gli illuminati nostri catechisti dovranno frequentare un corso istruttivo per poter catechizzare? Non è concepibile! La Chiesa va a rotoli!

- Misaele: che eresia! Un affronto!

- Nabucodonosor: Ahahah volete scommettere che saranno i nostri sapienti e fulgidi catechisti a salire In cattedra? Mica siamo gli ultimi arrivati, noi siamo la vera chiesa!

- Efraim: siamo perseguitati!

- Corinzio: aspè, che sta a dì? I nostri catechisti sono già istituzionalizzati da Kiko. Ma il Papà s'è bevuto il cervello? Che gli dice la capoccia?

- Tiberiade: "venghino signori, venghino!", vi sfidiamo! Noi non temiamo l'occhio scrutatore della Chiesa. Chi credete di essere? Noi abbiamo dalla nostra uno spirito santo piegato al servigio dei catechisti!

- Ascensión: la notizia mi turba alquanto, mi ritiro nelle mie stanze a compiere della salubre bibliomanzia con i libri di Carmen, sicuramente mi suggerirà il da farsi.

- Mario il presbitero: ....

- Kiko il guru: mi tocca augurare la morte anche a Papa Francesco, proprio come la richiesi per Benedetto XVI che, modestamente, abdicò grazie a me.