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Cammino Neocatecumenale: |
Come abbiamo sempre fatto notare fin da vent'anni fa agli inizi di questo blog, il fulcro del problema è il Concilio Vaticano II.
Intendeva essere un Concilio "pastorale" - il che è già anomalo, perché tutti e venti i concili precedenti erano stati "dogmatici", cioè avevano chiarito o affermato verità di fede e avevano di conseguenza imposto sanzioni e anatemi a chi non le seguiva; "pastorale" significa invece che riguarda la pastorale, che normalmente cambia da luogo a luogo, cambia nel tempo, cambia a seconda delle sensibilità; "pastorale" significa qualcosa di superabile, di contingente, di temporaneo, di non vincolante, di criticabile.
Calpestando anche le stesse intenzioni di Giovanni XXIII, i fautori del Concilio "pastorale" spazzarono via i cosiddetti schemi preparatori (ma sorprendentemente Giovanni XXIII lasciò correre), per sostituirli con altri argomenti e documenti. Vollero fare la rivoluzione nella Chiesa. E ci riuscirono.
Ai vescovi presenti, i documenti e le dichiarazioni conciliari sembrarono tutto sommato approvabili perché non contenevano grossi svarioni o chiare eresie, e infatti furono regolarmente approvati (non senza trucchetti per rabbonire i vescovi recalcitranti): li firmò persino lo stesso Lefebvre. Contenevano però delle ambiguità, o delle "porte aperte" a novità. La speranza che venissero letti solo in senso cattolico fu mal fondata. E comunque quello che doveva essere solo un Concilio "pastorale", fu invece indicato troppo spesso come espressione incontestabile del Magistero, fino a venir brandito come se fosse una sorta di Super Dogma che surclassa tutto ciò che c'era stato prima.
Così, ogni rivoluzionario giustificava le sue invenzioni e le sue corbellerie con: "eh, ma c'è stato il Concilio! eh, ma lo vuole il Concilio! eh, ma bisogna seguire il Concilio! eh, ma voi siete contro il Concilio". Persino i rivoluzionari fai-da-te, come gli eretici Kiko e Carmen, spacciavano le proprie fandonie come frutto del Concilio. Carmen addirittura disse di aver servito a Kiko «il Concilio su un piatto d'argento». E, come tutti i rivoluzionari, promuovevano tali fandonie anche a costo di andare contro gli stessi testi del Concilio (cfr. ad esempio il caso del canto gregoriano).
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| Abbiamo già un brutto ricordo di Leone XIV |
Lefebvre non fu il solo a lamentarsene: com'è possibile che ciò che ieri era giusto e santo (e fatto dovunque e comandato e raccomandato dai papi e vescovi) oggi sarebbe sbagliato, e ciò che ieri comportava rimproveri e sanzioni oggi sarebbe improvvisamente buono e obbligatorio? Com'è possibile che ciò che celebrava e predicava padre Pio da Pietrelcina, che tante persone anziane oggi ancora ricordano, sia improvvisamente diventato vecchiume da abolire e da dimenticare?
Insomma, a creare la questione "tradizionalisti" fu proprio quell'atteggiamento ostile e diffidente della gerarchia conciliare.
Paolo VI si rifiutò di aprire anche soltanto un po' «il ventaglio delle possibilità» di vivere la fede alla maniera tradizionale. Giovanni Paolo II pure fece troppo poco e troppo tardi, creando la commissione Ecclesia Dei dopo le ordinazioni non autorizzate del 1988. L'unico timido passo nella giusta direzione lo fece Benedetto XVI col Summorum Pontificum, prontamente azzerato dal Bergoglio (cosa che non può che esasperare ulteriormente la questione "tradizionalisti"). Ed oggi ci ritroviamo che Leone XIV, che sapeva benissimo che i lefebvriani intendevano procedere con le ordinazioni, non ha fatto nulla di concreto né quando gli è stata chiesta udienza l'anno scorso, né nei mesi successivi all'annuncio delle ordinazioni, limitandosi ad una lettera due giorni prima per indurre i lefebvriani a desistere. A conferma che il problema "lefebvriani" lo hanno creato proprio i pontefici conciliari, proprio loro.
Badate bene che se un padre improvvisamente impone al figlio "da oggi niente scooter", c'è gran differenza se la spiegazione è "perché sì" rispetto a "da oggi potrai usare l'auto". Il superiore che ti toglie un bene, può farlo solo per gravi ragioni... oppure per darti un bene maggiore. Altrimenti non sta esercitando l'autorità ma l'autoritarismo.
Piaccia o non piaccia, rileviamo oggi un'innegabile grande confusione nella gerarchia ecclesiale, e rileviamo che tutti coloro che non lottano contro tale confusione si fanno scudo del Concilio Vaticano II.
E sì, anche il Cammino Neocatecumenale, nell'imporre il suo caos liturgico e dottrinale, si appella al Concilio, si autoetichetta "frutto del Concilio", accusa i suoi critici di essere "contro il Concilio".








