mercoledì 1 luglio 2026

Il fulcro del problema

Cammino Neocatecumenale:
la liturgia degli spaparanzati del sabato sera
("frutto del Concilio", nevvero?) 

La questione delle ordinazioni episcopali della Fraternità San Pio X ora sta tenendo banco anche sui giornali e paradossalmente è un bene perché qualcuno (specialmente nella gerarchia ecclesiale) potrebbe finalmente iniziare ad interrogarsi onestamente - anche soltanto da un punto di vista critico - su come mai i lefebvriani abbiano ritenuto di aver così tanto bisogno di ordinarsi nuovi vescovi... e su come mai nel 2026 sia stato tanto facile e festoso l'accogliere gli scismatici eretici anglicani e gli scismatici "ortodossi", e su come mai sia stato impossibile fare altrettanto coi lefebvriani... e su come mai ancora si taccia sugli eretici neocatecumenali e altri penosi casi...

Come abbiamo sempre fatto notare fin da vent'anni fa agli inizi di questo blog, il fulcro del problema è il Concilio Vaticano II.

Intendeva essere un Concilio "pastorale" - il che è già anomalo, perché tutti e venti i concili precedenti erano stati "dogmatici", cioè avevano chiarito o affermato verità di fede e avevano di conseguenza imposto sanzioni e anatemi a chi non le seguiva; "pastorale" significa invece che riguarda la pastorale, che normalmente cambia da luogo a luogo, cambia nel tempo, cambia a seconda delle sensibilità; "pastorale" significa qualcosa di superabile, di contingente, di temporaneo, di non vincolante, di criticabile.

Calpestando anche le stesse intenzioni di Giovanni XXIII, i fautori del Concilio "pastorale" spazzarono via i cosiddetti schemi preparatori (ma sorprendentemente Giovanni XXIII lasciò correre), per sostituirli con altri argomenti e documenti. Vollero fare la rivoluzione nella Chiesa. E ci riuscirono.

Ai vescovi presenti, i documenti e le dichiarazioni conciliari sembrarono tutto sommato approvabili perché non contenevano grossi svarioni o chiare eresie, e infatti furono regolarmente approvati (non senza trucchetti per rabbonire i vescovi recalcitranti): li firmò persino lo stesso Lefebvre. Contenevano però delle ambiguità, o delle "porte aperte" a novità. La speranza che venissero letti solo in senso cattolico fu mal fondata. E comunque quello che doveva essere solo un Concilio "pastorale", fu invece indicato troppo spesso come espressione incontestabile del Magistero, fino a venir brandito come se fosse una sorta di Super Dogma che surclassa tutto ciò che c'era stato prima.

Così, ogni rivoluzionario giustificava le sue invenzioni e le sue corbellerie con: "eh, ma c'è stato il Concilio! eh, ma lo vuole il Concilio! eh, ma bisogna seguire il Concilio! eh, ma voi siete contro il Concilio". Persino i rivoluzionari fai-da-te, come gli eretici Kiko e Carmen, spacciavano le proprie fandonie come frutto del Concilio. Carmen addirittura disse di aver servito a Kiko «il Concilio su un piatto d'argento». E, come tutti i rivoluzionari, promuovevano tali fandonie anche a costo di andare contro gli stessi testi del Concilio (cfr. ad esempio il caso del canto gregoriano).

Abbiamo già un brutto ricordo di Leone XIV
Il risultato è che negli anni postconciliari assistiamo ad un cambiamento drammatico nella liturgia, nella dottrina, nel diritto canonico e in tutto il resto. All'improvviso la Messa che era stata celebrata per innumerevoli secoli e che aveva nutrito la spiritualità di un esercito di santi di tutti i luoghi e di tutti i tempi, diventa "superata", la predicazione, il diritto canonico, il catechismo, l'abito religioso e quello ecclesiastico, gli esorcismi, il modo di celebrare i sacramenti, l'arte sacra e il canto, tutto diventa "superato" e da "aggiornare". Tutti si danno gran da fare lungo i decenni (a cominciare dai papi), come se tutto ciò che era "preconciliare" fosse completamente sbagliato e superato, come se la Chiesa "preconciliare" si fosse sempre sbagliata.

Lefebvre non fu il solo a lamentarsene: com'è possibile che ciò che ieri era giusto e santo (e fatto dovunque e comandato e raccomandato dai papi e vescovi) oggi sarebbe sbagliato, e ciò che ieri comportava rimproveri e sanzioni oggi sarebbe improvvisamente buono e obbligatorio? Com'è possibile che ciò che celebrava e predicava padre Pio da Pietrelcina, che tante persone anziane oggi ancora ricordano, sia improvvisamente diventato vecchiume da abolire e da dimenticare?

Insomma, a creare la questione "tradizionalisti" fu proprio quell'atteggiamento ostile e diffidente della gerarchia conciliare.

Paolo VI si rifiutò di aprire anche soltanto un po' «il ventaglio delle possibilità» di vivere la fede alla maniera tradizionale. Giovanni Paolo II pure fece troppo poco e troppo tardi, creando la commissione Ecclesia Dei dopo le ordinazioni non autorizzate del 1988. L'unico timido passo nella giusta direzione lo fece Benedetto XVI col Summorum Pontificum, prontamente azzerato dal Bergoglio (cosa che non può che esasperare ulteriormente la questione "tradizionalisti"). Ed oggi ci ritroviamo che Leone XIV, che sapeva benissimo che i lefebvriani intendevano procedere con le ordinazioni, non ha fatto nulla di concreto né quando gli è stata chiesta udienza l'anno scorso, né nei mesi successivi all'annuncio delle ordinazioni, limitandosi ad una lettera due giorni prima per indurre i lefebvriani a desistere. A conferma che il problema "lefebvriani" lo hanno creato proprio i pontefici conciliari, proprio loro.

Badate bene che se un padre improvvisamente impone al figlio "da oggi niente scooter", c'è gran differenza se la spiegazione è "perché sì" rispetto a "da oggi potrai usare l'auto". Il superiore che ti toglie un bene, può farlo solo per gravi ragioni... oppure per darti un bene maggiore. Altrimenti non sta esercitando l'autorità ma l'autoritarismo.

Piaccia o non piaccia, rileviamo oggi un'innegabile grande confusione nella gerarchia ecclesiale, e rileviamo che tutti coloro che non lottano contro tale confusione si fanno scudo del Concilio Vaticano II.

E sì, anche il Cammino Neocatecumenale, nell'imporre il suo caos liturgico e dottrinale, si appella al Concilio, si autoetichetta "frutto del Concilio", accusa i suoi critici di essere "contro il Concilio".

21 commenti:

  1. Mi dicono che il neocatecumenalissimo Cernuzio avrebbe scritto un ampio articolo piuttosto equilibrato sulle ordinazioni lefebvriane di stamattina, dando addirittura spazio al discorso del don Pagliarani che spiega le motivazioni.

    Ci si sarebbe aspettati che a livello giornalistico Vatican News desse rilevanza sì ma in una notizia assai più asciutta - menzionando solo l'illiceità, lo scisma, le conseguenze immediate, come già avvenuto in passato (per esempio la scomunica al Minutella, a novembre 2018, fu liquidata in meno di cinque righe senza dare spiegazioni, senza entrare nel merito, né tanto meno lasciare che il soggetto dicesse la sua).

    Viene il sospetto che il principale motivo di tanta "benevolenza giornalistica" sarebbe un possibile provvedimento a favore dei lefebvriani, magari già programmato, magari già entro fine anno.

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  2. No By Tripudio, non è affatto vero che fin dagli inizi questa fosse la posizione del Blog. Mic non ha mai posto la questione in questi termini. E dire che invece in molti dicevano che il CNC era un frutto proprio di quel Concilio. Dicevate invece che contraddiceva i documenti conciliari. Oggi invece arrivate a riconoscere che il fulcro è il Concilio. Tante volte ho detto a Mic che guardavamo entrambi il problema della situazione paludosa Postconciliare dalla cima di due vette, quella tradizionalista e quella del CNC. Guarda caso, alcune delle poche realtà che nella Chiesa hanno famiglie numerose, vocazioni sacerdotali e una morale chiara sui diritti della famiglia contro il marasma lgbt.
    Ora hai fatto un passo ulteriore, finalmente hai una biforcazione da cui partire. Per adesso affermi che il cnc è un frutto malato del Concilio, ma hai aggiunto che anche il Concilio è un frutto sbagliato esso stesso (ovviamente io penso invece che il Concilio sia una benedizione, non ancora applicato fino in fondo dall applaude). Mic lo capì abbastanza velocemente, mi ci volle un po' di tempo per farle avviare l'altro blog, per spostarla lì. E da quel blog tu hai tratto esattamente le conclusioni di oggi. sono contento di averla aiutata lì.

    Vedrai che fra un paio di anni abbraccerai pienamente la stessa causa di Mic, di fatto riconoscendo che davvero il CNC è un frutto coerente e inevitabile del Concilio, e lotterai totalmente contro il Concilio stesso e contro la forma Ordinaria del Rito Romano. In cuor tuo lo sai già e gli ultimi tread dimostrano questo. Non spendi neppure una parola buona per quello che vedi nelle parrocchie, comprese le liturgie eucaristiche. O CNC o mondo tradizionale della forma straordinaria del rito romano. Al di fuori di questo cosa vedi, ora che finalmente sei anche te sulla vetta della collina?

    Una vecchia conoscenza (ma non di quelle che ragliavano, io ho sempre usato il ragionamento pacato).

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    1. Yawn. È la solita parlantina intesa ad attaccare la persona anziché gli argomenti. Tipico vizietto neocatecumenalizio.

      Il commento delle 20:38 è l'ennesima dimostrazione che l'idolatria per il Tripode Kiko-Carmen-Cammino rende incapaci di riconoscere la realtà delle cose e disabilita persino il buonsenso.

      Anzitutto ricordiamo che "il metodo è imposto dall'oggetto". Per parlare di geometria non puoi usare il gergo del fiscalista. E se qualcuno ti dice che due rette all'infinito si incontrano non devi offenderti - né ribattere ad hominem - ma prendere atto che è a tema una geometria non euclidea. Qui siamo cattolici - non amiamo sparlare, diffamare, infangare: vogliamo solo riepilogare i fatti.

      Poi, è naturale che nel corso della propria vita si maturino nuove certezze mentre se ne consolidano altre. Per esempio ad un bambino "i genitori" sembrano un ostacolo, da adulto potrebbe guardarli invece con gratitudine, perché nel frattempo ha visto cose e capito cose. Vale evidentemente anche per il Concilio. Nel momento in cui preti e vescovi e pontefici blaterano per tutta una vita di concilioconcilioconcilio, uno cerca in buona fede e con speranzoso ottimismo di trovare la quadra, di non notare le sbavature, di dare risalto a ciò che è buono. Come padre Zoffoli, per esempio, che non era mica classificabile come un "tradizionalista". E, nel mio piccolo, è stato così anche per me: rilevavo che il Cammino si spaccia per "frutto del Concilio", ma non porta mica avanti i contenuti dei documenti conciliari (vedansi ad esempio le questioni liturgiche e dottrinali, o il modo barbaro con cui vengono calpestate la vita e la dignità dei "fratelli delle comunità").

      Però poi quelle sbavature conciliari si mostravano essere sempre più gravi, sempre più numerose, sempre più significative, come ad esempio la questione del canto gregoriano: tutti i fautori del Concilio, contrariamente al dettato del maggior documento conciliare, considerano il gregoriano fumo negli occhi. E non è l'unico punto in cui disubbidiscono platealmente al Concilio.

      Allora dal momento che ormai "Concilio" comunemente significa sia i suoi documenti sia le sue arbitrarie interpretazioni (per esempio: "critichi la comunione sulle mani? allora sei contro il Concilio!"), sembrano - e sottolineo sembrano - comparire "contraddizioni": ieri dicevamo che il Cammino è contro il Concilio (è vero: contatemi i canti gregoriani eseguiti nelle liturgie kikolatriche dal 1964 ad oggi), oggi potremmo pure dire che il Cammino è "frutto del Concilio" (è vero in quanto ormai "Concilio" indica non solo i suoi testi ma anche le interpretazioni di comodo dei "conciliari").

      Capite allora la furbesca tiritera della "vecchia conoscenza" delle 20:38? La sua strategia è: "dato che Mic ora pare occuparsi solo di scomuniche ai lefebvriani, noi kikos non abbiamo più urgenza di bersagliare Mic con mobbing, doxxing, ecc. (anche se talvolta ce ne ricordiamo perché in qualità di kikolatri siamo vendicativi e incapaci non dico di perdonare, ma neanche di voltar pagina nella vita); Tripudio invece si occupa ancora del Cammino, allora per diffamarlo, infangarlo, metterlo in cattiva luce (così come comanda il fedeadultismo neocatecumenalizio) bisogna far leva sul fatto che sta criticando il Concilio e quindi tentare di chiedergli retoricamente quand'è che passerà a occuparsi di scomuniche ai lefebvriani, e nel frattempo faccio pure uno spot pubblicitario al Cammino dicendo che c'ha taaante vocazioni e taaante famiglie numerose contro il marasma LGBT: eh, sì, sapete, noi kikolatri siamo più cristiani dei cristiani, voi che non fate il Cammino siete cristiani di serie B".

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    2. L'idolatria per il Tripode rende incapaci di leggere anche il titolo di una paginetta blog: "il fulcro del problema".

      Assistiamo oggi a un grave problema, quello della grande confusione nella gerarchia cattolica, che si manifesta sempre più chiaramente (ad esempio l'accoglienza data alla cosiddetta "arcivescovessa" di Canterbury, eretica, scismatica, e pure abortista e altro: non meritava né onori né accoglienza, e l'unica parola che meritava è "convèrtiti!"). Il fulcro del problema è innegabilmente il "Concilio", cioè la combinazione di testi conciliari (contenenti ambiguità, anfibologie, passi facilmente equivocabili) e di interpretazioni di comodo (cfr. il gregoriano, il "girare gli altari", ecc.).

      Persino Lefebvre firmò i testi conciliari, perché sperava - come tanti altri altri vescovi, speranzosi o addirittura ottimisti - che venissero letti solo in un'ottica cattolica. Non è stato così. Se ne è reso conto dopo, con amarezza, vedendo come grazie al "Concilio" non solo i rivoluzionari hanno potuto fare i loro porci comodi e spacciarli per fede cattolica, ma nella gerarchia sono avvenute le robacce più vergognose di tutta la storia della Chiesa: papi che baciano il Corano, eretici accolti, approvati, onorati, un "magistero" (virgolette d'obbligo!) che aiuta i peccatori a non pentirsi...

      Già nel 2008, in più pagine di questo blog, si menzionava Lefebvre e la sorte di chi lo aveva seguito (esempio): come mai alcuni - e sottolineo alcuni - fuoriusciti del Cammino (e anche Mic) avevano preso in simpatia la FSSPX? Semplice:
      - di fronte alle imbarazzanti carnevalate liturgiche neocatecumenali, la cura è solo una liturgia vissuta come vero culto a Dio
      - di fronte alle "catechesi" ambigue ed eretiche del Cammino, la cura è solo un ambiente che insegna l'unica vera fede di sempre
      - c'è lo sfascio liturgico e dottrinale delle parrocchie: sarà pure un decimo di quello del Cammino, ma significa che è arduo trovare oggi una parrocchia decente
      - e c'è la confusione che regna nella testa di troppi parroci, vescovi, cardinali, e anche conventi e congregazioni...
      - abbiamo visto pontefici che oggettivamente non hanno fatto abbastanza per raddrizzare la barca di Pietro (ditemi voi a chi diavolo servivano le sviolinate a Lutero, agli anglicani, alle altre religioni).

      Non c'è da meravigliarsi che chi facendo il Cammino ha visto i capicosca disonorare Nostro Signore e spacciarsi per "frutto del Concilio", riscopra con gioia la Tradizione cattolica e approdi ad una delle realtà che ancora la vivono (come nel caso in esempio, la FSSPX).

      Il Cammino viene dal demonio, ed infatti:
      - ha inquinato la liturgia, riducendola a una pagliacciata, un imbarazzante spettacolino
      - ha inquinato la dottrina, insegnando panzane e vere e proprie eresie
      - ha inquinato la vita comunitaria, riducendola a una setta autoreferenziale
      - ha calpestato la dignità, la vita, le scelte personali e familiari dei cosiddetti "fratelli delle comunità"
      - ha promosso una vera e propria idolatria (i fondatori, il "far bene il Cammino")
      - e nel frattempo fa fare la bella vita a pedofili, sfruttatori, intrallazzieri vari.

      Bene ha profetato Isaia dicendo che il tipico neocatecumenale «mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me».
      Infatti il suo cuore è vicino solo al sullodato Tripode: lo si nota continuamente dai fatti, dagli atteggiamenti, dai discorsi, dagli slogan, persino dai gadget esibiti sui social.
      Ricordiamolo sempre: non basta ripetere mille volte "ilsignore-ilsignore" per guadagnarsi la vita eterna, non serve a nulla fare le lodi a Kiko la domenica mattina (a proposito: oggi è domenica, le avete già fatte?), è addirittura deleterio pagare la Decima per sentirsi "provati coi beni".

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    3. Ma torniamo un minutino al commento delle 20:38, al tema "frutto sbagliato del Concilio".

      Scusate, ma da ormai più di sessant'anni l'evidenza incontrovertibile è che tutti quelli che deturpano la liturgia o la dottrina dicono di star applicando il Concilio, ovviamente senza mai spiegare come e dove il Concilio abbia chiesto loro di compiere l'opera del demonio. E tutti quelli che appoggiano, o anche soltanto non ostacolano tale andazzo, ugualmente si appellano al "Concilio". E quando chiedi loro di come mai il gregoriano è "preconciliare" nonostante la Sacrosanctum Concilium comandi di dargli il posto principale, cascano dalle nuvole, biascicano qualcosa, magari vanno addirittura in bestia, ma non rispondono.

      Capite allora l'entità del problema? Non si può definire "benedizione" il Concilio, vista la clamorosa assenza di frutti indubitabilmente positivi.

      Persino Benedetto XVI si sforzò (inutilmente) di proporre una "ermeneutica della continuità", cioè di guardare il Concilio presumendo sempre una continuità con la Tradizione. E però tutti - tradizionalisti e "conciliari" - sono invece d'accordo su un punto fondamentale: che il Concilio è stato di "rottura", non di "continuità", per quanti sforzi uno voglia fare per vederne continuità. E per gran parte ciò è dovuto al fatto che "il Concilio" ha comunemente sempre indicato sia i suoi testi che le interpretazioni di comodo, soprattutto le interpretazioni dei "rivoluzionari" (per esempio: proponi di riorientare gli altari ad Deum anziché ad populum? ti accuseranno di essere "contro il Concilio", anche se il Concilio non ha mai detto di "girare gli altari").

      E no, non si può definire "benedizione" neppure riguardo a come si è svolto, come è stato preparato. Il De Mattei - che non è un lefebvriano - nel 2010 ha pubblicato un'opera monumentale: "Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta". Non è stato né il primo né l'ultimo libro sul Concilio, ma ha il pregio di trattare estensivamente la questione. Vi sono documentate tutte le bizzarrie, le stranezze, le porcherie, gli inganni, che hanno costellato il Vaticano II, a partire dal fatto che gli schemi preparatori (che contenevano la linea che Giovanni XXIII voleva che si seguisse) furono cestinati il primo giorno. Incredibilmente Giovanni XXIII non ebbe da ridire. Incredibilmente Paolo VI approvò senza lamentarsi troppo. Incredibilmente Giovanni Paolo I scelse questo nome in onore di chi aveva aperto e chi aveva chiuso il Concilio, e siccome venne liquidato rapidamente per altri motivi, Giovanni Paolo II scelse lo stesso nome.

      Tutti i papi sono stati conciliari, tutti intenzionati ad "applicare" il Concilio. Ma durante i loro pontificati abbiamo visto una valanga di nuovi guai (come ad esempio la "comunione sulle mani", di cui lo stesso Giovanni Paolo II lamentava sacrilegi e gravi mancanze di rispetto), e sempre con lo slogan che il Concilio non sarebbe stato ancora del tutto "recepito", non sarebbe stato ancora del tutto "attuato": quanti altri guai ci pioveranno addosso col Concilio prima che la gerarchia cattolica decida che è ora di dare una drastica revisione?

      Facciamo anche notare che tutti quelli che dicono che il Concilio non sarebbe stato ancora "applicato fino in fondo", non spiegano mai cos'è che ancora manca. Senza il Vaticano II ci sarebbe stato ugualmente il crollo generalizzato delle vocazioni, della pratica religiosa, della conoscenza delle cose della fede, della sobrietà della liturgia, ecc.?

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    4. L'espressione "guardavamo entrambi la questione dalla cima di due vette" è sbagliata - e magari in malafede - perché presume che tutto si risolva in una questione di opinioni. Ma su questo blog l'abbiamo ribadito fino alla nausea: ciò che ci interessa sono i fatti, sono le evidenze ineludibili, è la fede cattolica. Il gioco sporco di ridurre i fatti a opinioni serviva ai kikolatri a banalizzare le testimonianze sfavorevoli al Cammino e a far sparire la documentazione delle storture neocatecumenali. Infatti lo sanno benissimo che se anche soltanto una critica fosse fondata, il Cammino andrebbe corretto - anche se si trattasse solo di mandare a quel paese qualche cosiddetto "catechista". Ma per i kikos è vietatissimo anche solo ipotizzare correzioni, perché i cosiddetti "catechisti" sarebbero "angeli discesi dal cielo", e soprattutto Kiko è "il Vostro Catechista" e non sbaglia mai, Kiko è praticamente il vostro dio, e le vaccate dette nelle cosiddette "catechesi" sarebbero nientepopodimenoché "ispirate dallo Spirito". Come se lo Spirito ispirasse malvagità, menzogne, inganni, ipocrisie.

      Abbiamo ribadito fino alla nausea che la questione fondamentale è salvarsi l'anima. È da farisei illudersi che lo sciorinare in piazza "tanti figli, tante vocazioni" assegnerebbe la patente di Cristiani Adulti e addirittura il posto garantito in Paradiso. Tanto più che nella mentalità neocatecumenale ci si dà l'autorizzazione a peccare con la scusa che "l'uomo non può non peccare, mi faccio schifo, quando il Signore mi toglie la mano dalla testa ne combino di ogni". Proprio ciò che fa comodo al demonio.

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    5. Quanto all'altro blog, cioè Chiesa e postconcilio, nacque perché Mic aveva altri articoli interessanti da proporre, sempre col formato "blog" (articoli che la redazione propone alla lettura ed eventualmente ai commenti, cioè concettualmente "una biblioteca") anziché col formato "forum" (coi thread che partono da uno spunto casuale che chiunque può proporre, e che primeggia su altri spunti ritenuti meno interessanti dai frequentatori: cioè concettualmente "un bar").

      "Chiesa e postconcilio" divenne presto un impegno piuttosto intenso per cui Mic mi chiese personalmente di occuparmi del presente blog, visto che ero uno dei frequentatori più presenti. Accettai di malavoglia, e solo perché ritenevo "Chiesa e postconcilio" un lavoro particolarmente prezioso nel panorama web cattolico (ed infatti così è stato per tutti questi anni).

      Ho sperato in più momenti di non dover più occuparmi di questo blog e tornare ad esserne un contributore occasionale, specialmente negli anni in cui Valentina, Libera, Pax e altri pubblicarono un mucchio di articoli e commenti qualitativamente superiori al materiale che pubblicavo io (e che restano ancora leggibili e rintracciabili nei motori di ricerca, a tutto danno della kikolatria anche nel 2026). Ricordo diverse occasioni in cui ho parlato a Mic di quanto quei loro articoli fossero preziosi e di quanta gente ci testimoniava, in privato, che la lettura sporadica di questo blog aveva consentito loro di "unire i puntini" e capire che non erano i soli ad aver notato le malvagità della setta neocatecumenale - alla faccia di tutti quegli asini che ragliando fortissimo pretendono di misurare un blog dal numero di interventi recenti.

      Come già detto tante volte, chiunque ha testimoniato le storture del Cammino ha fatto (magari persino suo malgrado) un buon servizio alla verità, che Nostro Signore certamente vede ed apprezza. Anche soltanto il ricordare le ingiustizie ricevute dal Cammino è uno smascherarne la natura diabolica oltre che truffaldina. Il Cammino è destinato a perire miseramente, con o senza disquisizioni sul Concilio, perché il Cammino non viene da Dio (e l'idolo Kiko si avvia al termine dei suoi giorni terreni, ed ancora non si è pentito del male che ha fatto alle pecorelle di Nostro Signore e alla Chiesa tutta). Le persone di buon cuore che sono state abbindolate dal Cammino non lo rendono automaticamente un'opera di Dio.

      Sì, il Cammino viene dal demonio. Non perché il demonio abbia detto a Kiko e Carmen di fondarlo, ma perché il terreno fertile per il demonio è la superbia, è l'avidità, è la sete di potere, vizietti che - insieme a molti altri - Kiko e Carmen avevano in vasta abbondanza, così come il loro "cerchio magico" di collaboratori e di fedelissimi. Nel giorno del giudizio urleranno contro il Signore: "ma come ti permetti, Signore? noi facevamo la Decima! noi avevamo centoventitré seminari! Kiko catechizzava alla Domus centocinquantatré grossi vescovi! ma come osi, Signore? Tu giudichi!"

      Per capire che il Cammino viene dal demonio bastava notare che le cosiddette "catechesi" dei due cialtroni spagnoli, un guazzabuglio di fandonie in grave contraddizione con la dottrina cattolica, venivano spacciate per "ispirate dallo Spirito", e ancor più le carnevalate liturgiche. Ricordiamo che nel 1964 vigeva ancora il "Messale del 1962" (quello adoperato dai lefebvriani, tutto in latino), non c'era stata ancora alcuna riforma liturgica (anche se in vari ambienti clericali si accennava a future novità), e già all'epoca vollero inventarsi una liturgia completamente diversa (al punto che il vescovo Morcillo, dopo la tanto vantata visita, voleva scomunicare Kiko e Carmen... altro che la grande menzogna del "rimase favorevolmente impressionato" e le foto di circostanza scattate prima che scoprisse l'andazzo).

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    6. Confusione nella gerarchia cattolica: leggo stamattina che il card. Müller in un'intervista avrebbe paragonato i lefebvriani ai luterani.

      Ebbene, non voglio entrare nel merito della questione. Chiederei umilmente al cardinale di parlarci un po' delle cosiddette "catechesi" del Cammino, e delle liturgie neocatecumenali.

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  3. Lungi da me presentare un attacco personale. Non capisco dove lo si percepisca. Ho semplicemente fatto presente quello che tu stesso hai evidenziato, cioè che in questi 20 anni c'è stata una evoluzione nella comprensione del fenomeno del post Concilio e del CNC stesso, pure in te.
    Adesso percepisci e quindi lo rendi visibile nei treads che il Concilio c'entra eccome.

    La distanza fra forma straordinaria e ordinaria è evidente, è decisamente sostanziale. A te non va bene, a me sì.
    La distanza fra quanto viene celebrato nel CNC e la forma ordinaria è irrisoria, oramai si concentra solo sul fatto che ci si comunica tutti insieme (ma la distribuzione avviene in piedi e singolarmente come richiesto). Non ci sono più altre differenze. Nel passato c'erano, ma con l'utilizzo del messale di Paolo Vi tutto è risolto.

    La visione dalle cime dei due poggi non aveva nulla di subdolo.

    Nella Chiesa attualmente c'è chi ritiene che si debba tornare indietro a prima del Concilio, e chi dice invece che il Concilio debba essere applicato più fedelmente. Nel mezzo c'è un pantano che molti ravvedono. Tu stesso ravvedi questo problema. L'ermeneutica della continuità non ha convinto nessuno, perché avrebbe presupposto comunque la modifica dei documenti del concilio, che presentano una ecclesiologia decisamente diversa a prima.

    E continuare ad associare il CNC al demonio non convince più nessuno, per il semplice fatto che dovresti poi associarlo a tutto il post Concilio.

    Mai avuto sentimenti di odio, ti auguro un giorno di abbracciare pienamente il mondo tradizionale, che capisco benissimo essere un punto di arrivo giusto per chi ha lasciato il CNC (tu non lo hai mai fatto, così hai sempre scritto) .
    Il recupero del senso del sacro nel CNC c'è (anche se questa cosa non l'avete mai voluta riconoscer) e quindi usciti dal CNC, dove la ritrovi? Esattamente ritornando al preconcilio.

    Un saluto, senza pretesa di riaverlo.
    Una vecchia conoscenza

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    1. Ahi, ahi: il periodare apparentemente gentile non ti autorizza a dire menzogne.

      È vero che la distanza fra "forma ordinaria" e "forma straordinaria" è enorme. Infatti la "ordinaria" è stata creata a tavolino dal cardinal massone Bugnini, ed ha valore solo perché un Papa si è azzardato a metterci la firma; la cosiddetta "straordinaria" invece ha una storia coerente dai tempi degli Apostoli fino ai primi anni '50.

      Ma è falso che la distanza fra "forma ordinaria" e "liturkikia" neocatecumenale sia irrisoria.
      Fra comunione "seduti", girotondino conclusivo, pagnottone eccessivamente sovradimensionate, monizioni onnipresenti e logorroiche, vasellame kikolatrico, il candelabro a sette fuochi, il tavolinetto smontabile con vasta esposizione di prodotti ortofrutticoli... Benedetto XVI il 1° dicembre 2005 condannò un elenco di aberrazioni liturgiche neocatecumenali, condanna pienamente recepita dallo Statuto del 2008 (art.13, nota 49) ma che nel Cammino si continua a disubbidire. E tutto questo nonostante il Messale Romano Novus Ordo consenta già una vasta quantità di opzioni (per esempio il segno della croce è facoltativo, e per l'atto penitenziale si può scegliere fra tre diversi tipi di risposta). Per non parlare di altre sbavature che denotano una mentalità idolatrica (come i canti esclusivamente di Kiko, le suppellettili sacre designed by Kiko, drappi e paramenti kikizzati, ecc.) o non sempre presenti (come i camerieri liturgici, l'assalto al tavolinetto, ecc.), e di quelle "risolte" non dal messale ma da quella lettera del 1° dicembre 2005 (solo perché il sopprimere il Gloria, l'Orate, ecc., era molto più facilmente riconoscibile). In breve, quanto alla liturgia il Cammino non è mai stato in buona fede - così come non lo è mai stato sulla dottrina, né sul trattamento riservato agli adepti. E la sua diabolica ostinazione nel promuovere uno sfascio liturgico e dottrinale (e nel negare l'evidenza) non può che venire dal demonio (quello vero, non il simpatico portasfortuna che ti fa trovare coda al casello quando vai alla convivenza).

      Riguardo al tornare a "prima del Concilio", è una questione molto semplice: quando dopo un bivio ci si accorge di aver sbagliato strada, non si può più andare avanti (non si può più perseverare nell'errore): bisogna tornare al bivio e prendere la diramazione giusta. Fra l'altro il termine "prima del Concilio" intende una percorso storico, liturgico, teologico, che va dagli Apostoli fino a padre Pio: è ridicolo, oltre che assurdo, che per quasi venti secoli si siano sbagliati tutti, e che occorra all'improvviso cambiare tutto, proibire praticamente tutto ciò che fino a padre Pio era buono e santo, solo perché c'è stato un Concilio pastorale che esigono che venga trattato come un SuperDogma. Come già ricordato, ai fautori della "rivoluzione" interessa solo imporre la loro nuova religione a soppiantare il cattolicesimo, adoperando la scusa dell'ubbidienza (è davvero diabolico: in nome dell'ubbidienza ti comandano assurdamente di cancellare tutto ciò che aveva prodotto tanta santità lungo due millenni): "non sei favorevole alla comunione sulle mani? ma allora tu disubbidisci al Concilio!"

      E per l'ennesima volta parli di "applicare il Concilio più fedelmente" senza dire esattamente:
      1. esattamente quali passi dei testi conciliari non sarebbero stati finora "applicati fedelmente"
      2. esattamente cosa dovrebbe produrre tale "fedele applicazione".

      Vedi, per noi cattolici l'urgenza fondamentale è salvarci l'anima. Per i rivoluzionari di ogni ordine e grado, l'urgenza fondamentale è devastare la vigna del Signore.

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    2. Piaccia o non piaccia, per risanare la Chiesa occorre condannare i "rivoluzionari" e la loro fondamentale convinzione che l'errore meriterebbe gli stessi diritti della verità (motivo per cui odiano a morte la verità). Occorre ristabilire la fede di sempre, quella valida dagli Apostoli fino a padre Pio, non quella fatta di "sinodalità", di "convivenze" kikolatriche, di "chierichette", di immigrazionismo, di sfascio liturgico.

      Come già osservato con l'esempio del canto gregoriano, i fautori del Concilio portano avanti la rivoluzione a costo di andare essi stessi contro il Concilio (il gregoriano, infatti, non si accorda con la Rivoluzione, per cui intendono spazzarlo via anche se il maggior testo del Concilio impone chiaramente di dargli «il posto principale» nelle liturgie).

      Dunque tutte le volte che qualcuno dice che il Concilio non sarebbe stato ancora abbastanza applicato, sta in realtà dicendo che la rivoluzione non è ancora sazia dei devastanti risultati ottenuti.

      Sul serio: dopo tanto ciarlare sul Papa assistito dallo Spirito, con che animo si può accogliere una Amoris Laetitia? Con che gratitudine si può accogliere un Papa che incontra con tutti gli onori la cosplayer "arcivescovessa" e invoca addirittura benedizioni sull'opera di costei? Con che tranquillità si può assistere alla scenetta di un Papa che insieme all'imam prega nella moschea o che firma una dichiarazione di Abu Dhabi che insinua che tutte le religioni sono uguali? Queste cose rispondono al comando del Signore di confermare i fratelli nella fede, oppure fanno comodo solo al demonio? (E non parliamo dell'adeguarsi alle mode del momento, come quella della sinodalità, come le "accolitesse", come il "santificare" gli immigrati, come il dare cariche di governo ecclesiale alle donne...).

      A leggere certi "siti web cattolici" si resta sbalorditi: ogni giorno, ogni santo giorno pubblicano notizie sullo sfascio ecclesiale, si stracciano le vesti, si lamentano delle nuove calamità, e poi come se nulla fosse dimenticano tutto prima di sera. E il giorno dopo cascano dal pero perché in ambito ecclesiale le sorpresacce rivoluzionarie proseguono implacabilmente. Come diavolo è possibile che la cosplayer "arcivescovessa" eretica e scismatica sia compatibile col Concilio ma che venga immediatamente punito e sospeso un prete che in coscienza non se la sente più di dare la comunione "sulle mani"? Come diavolo è possibile che anziché correggere i danni all'ovile del Signore, Leone XIV abbia accolto la signora inglese travestita da "arcivescovessa" senza neppure dirle di rinnegare l'eresia e lo scisma (peraltro plurisecolari)?

      E sempre ricordando che il Cammino - che ha sempre calpestato qualsiasi senso del sacro e della spiritualità cattolica, sostituendoli con la kikolatria più sfrenata - ha potuto nascere e crescere solo grazie a quella grande confusione nella gerarchia cattolica, confusione fra rivoluzione e "Concilio", confusione che cresce da parecchi decenni sempre di più. Chiunque si spacci per "frutto del Concilio" è come minimo un utile idiota della rivoluzione tuttora in corso.

      Allora la questione non è quale "partito" abbracciare: la questione è riconoscere quella confusione e porre rimedio, ognuno nel proprio piccolo.

      p.s.: suggerendomi di «abbracciare pienamente il mondo tradizionale» stai insinuando che la rivoluzione deve continuare senza essere ostacolata dalla Verità e che ognuno dovrebbe soggettivamente cercarsi il posto che più gli aggrada. Ma questa è mentalità protestante. Stai suggerendo che la matematica sarebbe una federazione fra quelli che dicono che 2+2=3, quelli che dicono che 2+2=5 anzi 6, quelli che dicono che 2+2=niente, e una "riserva indiana" per quelli "retrogradi" che dicono che 2+2=4 ieri oggi e sempre.

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    3. by Tripudio ti sembrerà marginale ma per me non lo è mai stato: la menorah che nel CNC si mette sulla "mensa" non è a 7 bracci, ma a 9. Posso confermare che a Roma e provincia (ma anche da altre parti) ovunque ho partecipato a liturgie eucaristiche la menorah era a 9 bracci, così come le menorah che molti fan di Kiko hanno a casa. Nessuno ha mai saputo spiegarmi il senso: già quello a 7 bracci non ha senso, a 9 personalmente lo trovo inquietante. Leggende di saletta riportavano che quando fu chiesto al grande capo il significato, essendo stato preso probabilmente alla sprovvista si innervosì e si girò col suo solito modo di fare sprezzante dicendo "9 è il numero dell'evangelizzazione".

      E comunque dopo oltre 20 anni di CNC: senso del sacro non pervenuto
      Statuti: mai rispettati

      Applicazione Concilio: amico anonimo ti crederò quando canterete in gregoriano invece di grattugiare chitarre e quant'altro.
      Ah, e no, ho lasciato il CNC da oltre 10 anni ormai e non sono approdata nel mondo tradizionalista: ho trovato un bravo confessore e padre spirituale di sana e comprovata dottrina, formazione e vita spirituale. Ringrazio Dio ogni giorno per quello che ritengo essere stato l'inizio di una liberazione.
      Riguardo all'inevitabile approdo al tradizionalismo (che poi, quale sarebbe il problema? La FSSPX non è l'unica e ci sono realtà tradizionaliste in comunione con la Chiesa Cattolica), se non ti accorgi dell'enormità della contraddizione in quello che dici, che ti posso dire? Io la vista ai ciechi non la so dare. Posso pregare però.

      Autore della lettera

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    4. Sì, ahimé, ogni tanto per fretta o stanchezza capita anche a me di scambiare un 7 con un 9, così come in tempi passati descrivevo come "ottagonale" o "dodecagonale" il coppone kikolatrico a cui si abbeveravano con immersione dei baffi.

      Sui 9 bracci, peraltro, avevamo pubblicato una testimonianza di Daniel Lifschitz che, perplesso come noi, osò chiedere spiegazioni: Kiko ribatté seccamente che "9 è il numero dell'evangelizzazione", spiegazione inventata al momento per liquidare la questione.

      Quello a sette bracci fa parte della tradizione ebraica (ma in alcuni casi la channukkiah è a 9 bracci, cfr. foto a questo [link]). Intanto ricordiamo ai lettori che sull'altare vanno usati ceri di cera (non coppette con cera liquida), in numero pari (due, e nelle varie solennità anche quattro o sei) oppure, in mancanza, uno solo.

      Ricordiamo poi che chi ostinatamente fa di testa sua nelle piccole cose, probabilmente già sta facendo di testa sua nelle cose più grandi e importanti. E ricordiamo che nella liturgia anche quelle che sembrano "piccole cose" (come il numero di ceri e la loro disposizione) hanno un significato teologico importante (poiché la liturgia è culto a Dio, non contiene cose "inutili" né cose "solo decorative"), anche se ci sfugge.

      Nella mentalità protestante (e dunque anche in quella neocatecumenale), ci si fida non di ciò che la Chiesa ha sempre detto e fatto, ma ci si fida solo delle estemporanee elucubrazioni dell'autoproclamato "iniziatore", ci si fida solo della "tradizione" della propria setta, al massimo ci si fida solo della propria ispirazione momentanea.

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  4. O.T.
    Neocatecumenale anonimo intervistato, che mente senza vergogna, sapendo di mentire:

    https://youtu.be/R1GwH5HYJ4I?is=OTJbNK6drZdtLKQd

    Ruben.
    ---

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    1. A chi si lamentava che il link non funziona, rieccolo qui, uguale e funzionante e cliccabile:

      https://youtu.be/R1GwH5HYJ4I

      Ricordiamo ai gentili lettori che può emergere verità anche nei casi in cui un canale ostile alla Chiesa ospita un intervento fazioso ma si lascia sfuggire qualcosa di sgradito alla propaganda kikiana. Per esempio, pubblicammo alcuni anni fa la testimonianza di un ateo che però aveva riscontrato tutti i meccanismi "da setta" relativamente al cambiamento di un suo amico che per motivi sentimentali era finito nella trappola neocatecumenale. Esattamente quegli stessi perfidi meccanismi che i cosiddetti "fuoriusciti" del Cammino avevano sempre testimoniato su questo blog e altrove.

      Per questo, in questo blog, non ci siamo mai stancati di far notare che le malvagità dei capicosca neocatecumenali sono favorite dal fatto che professano una falsa fede, e annunciano un'ancor più falsa fede basata sull'idolatria per Kiko.

      Intanto crescono i problemi per Leone XIV: leggo che ora anche i Redentoristi Transalpini - una comunità di una trentina di monaci che erano tornati in comunione con la Chiesa nel 2008 grazie al Summorum Pontificum ma sono stati selvaggiamente scacciati perché avevano criticato diverse bergoglionerie e diversi "frutti del Concilio" - si apprestano a farsi ordinare un vescovo senza mandato pontificio. E c'è da aspettarsi che altre realtà possano essere pronte a fare altrettanto...

      Mi chiedo quanta di tutta 'sta gazzarra sarebbe successa ugualmente se l'interregno bergogliano non fosse stato costellato di scandali e figuracce (specialmente riguardo a questioni di fede e di morale), se fosse stato ripristinato (e allargato) il Summorum Pontificum, e se "accoglienza, dialogo, ascolto" fossero stati usati verso i cosiddetti "tradizionalisti" almeno quanto sono stati usati verso la cosplayer eretica e scismatica travestita da arcivescovo.

      In altre parole, la responsabilità degli scismi recenti (veri o presunti) è da attribuire almeno in parte a Bergoglio (per ciò che ha fatto e detto) e a Prevost (per ciò che avrebbe potuto fare e non ha ancora fatto, e ciò che avrebbe potuto dire e non ha ancora detto). Vedete, è Nostro Signore stesso ad aver severamente ammonito Pietro: «e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli». Quanti fratelli sono stati confermati lasciando che il tumore neocatecumenale proseguisse la sua diabolica opera? Quanti fratelli sono stati confermati col buonismo immigrazionista-ecologista-sinodale-elleggìbittì? Quanti fratelli sono stati confermati coi vari Amoris Laetitia, Traditionis Custodes, Fiducia Supplicans, e con la dichiarazione indifferentista di Abu Dhabi?

      Si può facilmente profetizzare che Leone XIV tirerà fuori un "contentino" per i cosiddetti "tradizionalisti" ma sembrerà troppo poco e troppo tardi. Sempre che non si dimetta per qualche altro motivo. E vogliamo sperare, in tal caso, che il suo successore metta finalmente mano ai problemi seri che affliggono la Chiesa di oggi, specialmente sui problemi tuttora irrisolti (come il cancro neocatecumenale).

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  5. Ogni tanto fa bene ricordare ai nuovi lettori alcune questioni.

    1) A settembre 2007 un articolo del neocatecumenale Caredda si lasciava sfuggire che le "alzate" vocazionali kikiane erano una pagliacciata (con gente che lo faceva per scherzo e persino bambini che si alzavano per andare a far numero): diecimila "alzate"!

    Sempre ricordando che ai kikolatri piace gonfiare a dismisura i numeri, ricordiamo la panzana dei "120mila" neocat al Giubileo dei Giovani (e il vecchio Don Kikolone che fuma sigarette), relativa al 2025.

    2) Mons. Brunero Gherardini (1925-2017), che nella Pontificia Università Lateranense aveva insegnato ecclesiologia per quasi quarant'anni, pervenne alla conclusione che sul Concilio Vaticano II ci fosse ancora "un discorso da fare" (nel senso che il Papa avrebbe dovuto autorevolmente correggerne le ambiguità e chiarirne i punti controversi), "un discorso (ovviamente) mancato", tuttora mancato.

    Nel documentare le "aberrazioni più gravi" lasciate dal Concilio e dai fautori del Concilio ricordò anche i cosiddetti «neocatecumenali» e i loro "iniziatori" le cui vicende personali non erano molto «edificanti». Ma restò scandalizzato e addolorato dalla risposta di un vescovo (evidentemente ben "oliato"): «Però pregano molto e quindi lasciamoli in pace».

    La mentalità dei credenti nel Concilio è tutta lì: "pregano molto" (da intendersi nel senso di "fanno cose, vedono gente, e non sono tradizionalisti"), perciò "lasciamoli in pace" (da intendersi nel senso di "finché non criticano il Concilio non ce ne frega niente; finché non celebrano devotamente la Messa tridentina lasciamoli pure storpiare la liturgia paolosestiana-bugniniana").

    3) Gli eretici si riconoscono anche quando non proclamano formalmente eresie. La loro mentalità emerge da ciò che dicono e ciò che fanno. Quando Kiko vi "catechizza" dicendo che «Giuda [Iscariota] era il più intelligente degli Apostoli, per questo teneva la borsa»», non sta facendo una esegèsi (spiegazione delle Scritture), ma sta parlando di sé stesso (della sua brama per la borsa, cioè dei vostri soldi, e soprattutto insinuando che i traditori di Nostro Signore - come Kiko stesso - sarebbero per ciò stesso "intelligenti", "furbi").

    Come ci ricordava il caro amico Lino, nella predicazione kikiana-carmeniana «personaggi, episodi, pericopi e simboli dei Vangeli sono interpretati in "chiave neocatecumenale"», e che la sesquipedale stupidaggine del "Giuda intelligente" contraddice molti dati evangelici (Giuda amministrava la cassa di poche decine di persone, ma Matteo il pubblicano gestiva gabelle di molta più gente; quanto a intelligenza, Giovanni «vide e credette», decisamente intelligente e attento alla realtà).

    4) Una delle principali strategie comunicative kikiane-carmeniane è di chiamare con termini del gergo cattolico le attività idolatriche neocatecumenalizie. Si veda ad esempio l'annuncio di Paskiko 2024.

    L'altra strategia fondamentale è l'ambiguità: per esempio Kiko riesce a parlare dell'Eucarestia trascurandone i significati originali e assegnandovi invece significati estranei alla tradizione liturgica cattolica.

    5) Concludiamo con una pagina di buonumore: "credo in Kiko".

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    1. Fin troppo spesso in questi vent'anni di blog abbiamo pubblicato testimonianze di come i cosiddetti "catechisti" invadano barbaramente (oltre che abusivamente) la vita personale e familiare dei "fratelli delle comunità", imponendo loro anche sulle importanti e legittime scelte di vita un sacco di ricatti morali, paletti, divieti (chiamando furbescamente "volontàdiddio" quelli che invece sono i loro progetti), proprio come in ogni setta.

      Per i cosiddetti "catechisti" del Cammino c'è già pronto un posto all'inferno. Infatti non solo hanno brutalizzato la vita spirituale e materiale dei "fratelli di comunità" (che avevano aderito al Cammino solo perché pensavano che fosse un percorso per crescere nella fede), ma hanno anche insegnato ambiguità, fandonie, vere e proprie eresie, hanno fatto celebrare emerite carnevalate (chiamandole "liturgia" o addirittura "eucarestia"), hanno trasmesso una vera e propria idolatria. E con la delicatezza di elefanti infuriati in una cristalleria hanno devastato il più possibile anche la vita materiale quanto a scelte di studio, lavoro, famiglia, matrimoni... Non potranno giustificarsi davanti a Dio dicendo di averlo fatto in buona fede, tanto più che a furia di citare le Scritture e i documenti della Chiesa hanno avuto fin troppe occasioni di rendersi conto di star facendo l'opera del demonio. E non parliamo di quelli che hanno usato i fratelli delle comunità per i propri porci comodi, "politici", economici, persino sessuali.

      E no, anche in quei rari casi dell'aver "spesso consigliato cose buone" (di non peccare, di non arrendersi di fronte alle difficoltà, ecc.), resta l'inconcepibile induzione all'idolatria per gli autonominati "iniziatori", al promuovere una liturgia degli strafalcioni, all'imporre fardelli insopportabili (a partire dalle fastidiosissime "convivenze" e "Decime" che la Chiesa non ha mai preteso né consigliato). Qualsiasi "catechista", se considera con attenzione anche soltanto uno dei versetti biblici che scaglia sui fratelli delle comunità, se è di buon cuore si converte - cioè rifiuta l'eresia kikiana-carmeniana, abbandona il Cammino e invita i fratelli a fare altrettanto. Qualsiasi "catechista" che si convincesse che i fratelli non sono dei sacchetti di soldi da svuotare con pedantissima accuratezza, e che cominciasse a fare piccoli gesti di carità in nome di Dio, finirà inevitabilmente per capire che il Cammino viene dal demonio.

      La diabolica opera del Cammino è stata possibile solo grazie alla confusione nella Chiesa. Il Cammino non poteva nascere ai tempi di un san Pio X. Il Cammino è nato solo tra i fermenti rivoluzionari "conciliari", solo perché due spagnoli volevano giocare a fare i rivoluzionari (aiutati dai loro burattinai, perché è improbabile che un corpus dottrinale così elaborato potesse essere frutto delle elucubrazioni momentanee di quei due ignorantoni). Il Cammino è nato non per rendere gloria a Dio, non per la salvezza delle anime, ma solo perché il desiderio fondamentale di Kiko e Carmen era quello di fare la bella vita: «darete la Decima!!»

      Quel desiderio è ancora visibile nelle cosiddette "convivenze" quando i cosiddetti "catechisti" mangiano e alloggiano gratis - incluso parentame e babysitter al seguito, proprio come la corte di un satrapo -, anzi, hanno pure il tavolo imbandito meglio di voialtri peones, che non solo dovete subire le loro prediche, le loro angherie, i loro subdoli ricatti morali (e magari anche cose ben peggiori), ma dovete persino pagarli (cfr. il "miracolo" della macchina nuova).

      Ribadiamo che la scusa della buonafede ("ho detto e fatto solo ciò che mi avevano insegnato e comandato Kiko e Carmen") non azzera la responsabilità di aver compiuto oggettivamente opere sgradite al Signore (così come ai nazisti a Norimberga non valse la scusa di dire "abbiamo detto e fatto solo ciò che ci aveva insegnato e comandato il Führer").

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    2. Nella pagina di oggi del blog la scure di Elia si elencano brevemente i difetti dei movimenti ecclesiali, incluso il kikismo-carmenismo.

      Il sacerdote autore del blog fa inoltre notare che il fatto che nei movimenti si amministrino i sacramenti non cambia il "quadro interpretativo" in cui gli adepti vengono posti, a cominciare dal fatto che il senso critico verso la predicazione dei fondatori viene equiparato a "peccato, ribellione o mancanza di fede". Cioè il movimento prende praticamente il posto di Dio con la scusa di un imperscrutabile "carisma". L'articolo fa risalire le origini di Kiko a un qualche legame coi focolarini (non saprei dire se intendeva i Cursillos o se questi ultimi avessero davvero avuto ai propri inizi un qualche legame col Focolare).

      Ci permettiamo di far notare che mentre negli altri movimenti qualche "isola felice" c'era stata - cioè attenta più all'effettivo bene spirituale dei singoli che all'addestramento alla sequela dei fondatori -, nel Cammino tali "isole" sono impossibili a causa della sua stessa organizzazione (e se un cosiddetto "catechista" avesse qualche minima forma di carità verso i "fratelli delle comunità" assegnatigli, state certi che ha già non un piede ma entrambi i piedi fuori dal Cammino, e che in breve tempo o mollerà, o ne sarà espulso).

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    3. Piccolo off-topic: in una recente intervista don Pompei risponde anche a una domanda sul suo passato nel Cammino Neocatecumenale.

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    4. Divertente la vignetta di RadioSpada: gli stessi trad-cons che dicono che disubbidire a certe bergogliate è "lecito e doveroso", sono poi gli stessi che reclamano "obbedienza innanzitutto" riguardo ai lefebvriani.

      Quest'incoerenza (due pesi, due misure) non può che contribuire alla confusione, anche se si facessero tutti i dovuti distinguo riguardo al campo morale, al diritto canonico, al campo della fede. Desta infatti perplessità l'idea che nella Chiesa i neocatecumenali (devastatori della liturgia) e i lefebvriani (così tanto attenti alla sublimità della liturgia) abbiano uguale diritto di cittadinanza.

      Nota 1: c'è una netta differenza tra il denunciare la confusione che regna ai vertici della Chiesa e il difendere l'operato dei lefebvriani. Quest'ultima è una scelta di campo, e spesso è dettata dalla sola propaganda della FSSPX (che pur con tanti meriti si presenta come se fosse l'unica depositaria della Tradizione).

      Nota 2: "trad-cons" lo tradurrei con "un po' tradizionalisti e un po' conservatori". Che non è una bella cosa visto che i conservatori, per definizione, vogliono conservare gran parte della confusione postconciliare (quella che a loro non sembra eccessiva), limitandone solo alcuni eccessi. Vogliono un po' di messa in latino, vogliono pure criticare un po' il Concilio, ma non vogliono agire per fermare quella confusione e i danni che provoca. Criticano (giustamente) il Bergoglio, ma non spendono una parola sul Ratzinger che pregò con l'imam, sul Prevost che accoglie l'«arcivescovessa», sul Wojtyła che bacia il corano, ecc.).

      Nota 3: questa settimana l'argomento lefebvriani è tornato alla ribalta perché hanno presentato ricorso contro la scomunica. Ricordo ai bei tempi sullo spazio commenti di questo blog un asino ragliante che tutto pomposo venne a dirci che il vescovo pedofilo neocatecumenale aveva presentato ricorso contro la decisione della Santa Sede... e poi la Santa Sede confermò la condanna.

      Non tutte le disubbidienze al Papa sono classificabili come scisma. Lo scisma è quando la disubbidienza è motivata dal disconoscere l'autorità del Papa, anche solo parzialmente. Inoltre, nel gergo giuridico una decisione è considerata "nulla" se mancavano completamente i presupposti giuridici per la sua validità; chi presenta ricorso, invece, lo fa perché riconosce valida l'autorità che ha preso quella decisione e che quindi dimostrando circostanze diverse la decisione potrebbe essere modificata (dall'autorità che l'ha presa, o da un'autorità di livello superiore).

      Questo ci fa tornare in mente la famigerata lettera firmata da Kiko-Carmen-Pezzi del 17 gennaio 2006 in cui proclamarono di accettare le «decisioni del Santo Padre» (del 1° dicembre 2005) per quanto riguarda il Credo e il Gloria (che fino ad allora nel Cammino venivano soppressi a seconda delle "tappe" dei camminanti) ma di rifiutare le «decisioni del Santo Padre» in merito alla "comunione seduti".

      La disubbidienza orgogliosamente proclamata dal Tripode implicitamente rifiutava di riconoscere al Santo Padre la piena autorità di decidere sulla liturgia (addirittura motivando col "passare dalla tristezza all'allegria"). Cioè era scismatica - e lo è ancor oggi, perché nel Cammino ancora vigono la "comunione seduti" e altre carnevalate.

      Certi parallelismi con la FSSPX si notano subito:
      - sia la FSSPX che il Cammino proclamano di ubbidire al Santo Padre
      - ma sia la FSSPX che il Cammino, di fronte a materie gravissime (liturgia, ordinazioni), disubbidiscono al Santo Padre
      - però la FSSPX riconosce l'autorità del Santo Padre (all'accusa di scisma ha presentato ricorso)
      - intanto il Cammino proclama a parole di riconoscere l'autorità del Santo Padre ma nei fatti rifiuta di riconoscerla totalmente, cioè è davvero scismatico.

      E tutto questo ancor prima di aprire il discorso sull'inquinamento neocatecumenale della fede e della liturgia.

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    5. Piccolo off-topic per segnalare un agevole libretto [link] sulle differenze fra la Messa Novus Ordo (quella "in italiano") e la Messa Vetus Ordo (quella tradizionale in latino, in uso fino ai primi anni '60). Il libretto è del 1995 ma attualissimo e sintetico: vale la pena leggerlo.

      Mi colpiva ironicamente il fatto che per rappresentare la Novus Ordo l'autore avesse scelto immagini molto rispettose, senza andare a ravanare nel caos liturgico delle parrocchie. Fra le pagine cita anche Brandolini - ohibò, uno dei pochi vescovi italiani che dodici anni dopo osarono criticare Benedetto XVI per il motu proprio Summorum Pontificum.

      E nel paragrafo Irriverenza sacrilega descrive perfettamente le carnevalate liturgiche neocatecumenali. Evidentemente la situazione delle parrocchie americane quando scriveva il libretto era ancor più catastrofica di quella delle parrocchie italiane, cosa che lo spinse a dubitare della validità di certe celebrazioni (fermo restando che tutte le osservazioni che fa sullo sfascio liturgico sono purtroppo fondate).

      Colpisce ancor più quella citazione di Lutero. Nel XVI secolo, Martin Lutero (1483-1546) riuscì a protestantizzare i cattolici cominciando proprio dal culto, come si legge in una sua biografia: «E venne quindi la riforma liturgica, che colpì il fedele più a fondo poiché ne intaccò la devozione personale: lo si invitò infatti a bere il vino del sacramento, a prendere la particola con le proprie mani, a comunicarsi senza prima essersi confessato, a sentire le parole della consacrazione nella sua stessa lingua e a prendere parte attiva nel coro sacro. Lutero elaborò quei principî teorici che furono poi alla base dei suoi cambiamenti più innovativi, il più importante dei quali era che la Messa non fosse un sacrificio». Lutero sembra parlare esattamente del Cammino Neocatecumenale.

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