lunedì 13 luglio 2020

"IL SALE DELLA TERRA" IV° PUNTATA. DEVIANZE NEOCATECUMENALI

Analizziamo qui la quarta puntata de "Il sale della terra", trasmissione RAI di propaganda neocatecumenale, trasmessa nel 1983. In calce a questo articolo trovate i link agli articoli relativi alle altre puntate.

Questa quarta puntata inizia col video della stessa Veglia pasquale già mostrata in una puntata precedente.
Scarseggiano gli esempi?
Spesso figurano gli stessi video, dalle solite locations.

Adesso però l’attenzione è incentrata sui bambini, perché il tema dovrebbe essere la “trasmissione della fede ai figli”.
In realtà nella prima parte della puntata si tenta solo di legittimare alcuni usi neocatecumenali. Le loro "novità" deviate.

Nel video proposto, spicca l’immancabile figura di Giampiero Donnini, mentre i bambini cantano il canto neocatecumenale “Che cosa c’è di diverso in questa notte”.

Bambini alla Veglia Pasquale neocatecumenale
Kiko e Carmen presenti, insieme ai loro "catecumeni", raccolti un po’ da ogni dove: riappaiono Maurizio Pallù, Daniel Lifschitz (quelli del video sugli itineranti), per ciò che possiamo riuscire a vedere: tutti a raccolta da ogni parte d’Italia per la Veglia di Pasqua.
Il numero dei presenti non è quindi identificabile con quello di una parrocchia.
La magia dei numeri…

In studio c’è la bambina “protagonista” solista del canto alla Veglia, nemmeno troppo intonata, che chissà perché era stata scelta tra tutti gli altri bambini. È lì con la madre.

La bambina solista alla
veglia di Pasqua neocatecumenale.

Un elemento per dare spettacolo?
Mimmo Gennarini intervista la madre sulle risposte da dare ai quesiti contenuti nel canto dei bambini: perché si digiuna, perché si sta svegli tutta la notte, cosa si aspetta.

La madre, da buona neocatecumenale, in soldoni risponde che aspettano Gesù che si fa presente IN QUESTA NOTTE nella loro vita.

Gesù passa, si fa presente”, come spiegava un articolo del blog, QUELLA NOTTE.

Credono di essere il popolo ebreo alla liberazione della schiavitù dell’Egitto, quando Jawhé passò nella notte per liberarli dalla schiavitù.

Per noi cristiani, invece, Gesù è SEMPRE PRESENTE specialmente NELL’EUCARESTIA, non si limita a “passare” e poi andar via: siamo ben consci che la Pasqua rappresenta il centro della fede cristiana e non ci illudiamo che il Signore "passi" andando via.

Viene mostrato ancora una volta il video di Kiko che canta il Preconio.
E due, l’hanno già fatto vedere nella seconda puntata.

Come nella seconda puntata si invita a parlare il solito padre Farnes, per chiedergli come mai si sta svegli tutta la notte.
Farnes straparla, dipingendo la Pasqua come un “segno”, prima ancora che come Eucarestia:
Per i cristiani LA VEGLIA È UN SEGNO, è un segno soprattutto dell’amore che attende spesso nella notte, nella notte dell’oscurità di questo mondo e spera nel Salvatore. C’è una storia nella chiesa primitiva che fa vedere, credo io, un po’ questo fatto. Una ragazza, ora fa più o meno 1700 anni (quindi nel 280-300 d.C.), domandava a Tertulliano se era possibile per lei cristiana prendere come sposo un pagano. E allora Tertulliano dice: “Va’, è possibile, ma è molto difficile, perché che penserà tuo marito quando arriverà la notte di Pasqua e bisogna andare tutta la notte alla chiesa per celebrare la resurrezione del Signore?” Per Tertulliano si vede come la chiesa primitiva non capiva un cristiano senza questa speranza di vegliare per la Pasqua e per ottenere nella Pasqua la sua piena liberazione. Per questo, come la festa di Pasqua è la più grande di tutti i giorni dell’anno, per questo la chiesa sente la necessità di fare una veglia molto estesa, molto lunga”.
Farnes farnetica…
Non sono un’esperta, ma ho cercato di capire qualcosa sulla Veglia di Pasqua della chiesa primitiva e la prima cosa che ho capito è che si è tentato di “ricostruirla”, perché non ci sono documenti esaustivi che la spiegano. Se ci fossero, l'autorità della Chiesa li avrebbe sempre tenuti in considerazione nella liturgia e fatti conoscere. I sedicenti "riscopritori" hanno sempre qualcosa da inventare...

Innanzitutto dobbiamo considerare il fattore della misurazione del tempo: i romani non misuravano il tempo come noi oggi, solo nel medioevo è stato possibile stabilire una corrispondenza precisa tra le ore dei Romani e le nostre.

Per cui quando nella Didascalia siriaca del III secolo si parla di Veglia pasquale “fino all’ora terza della notte”, si deve assumere "fino alle 3" perché alle 18 cominciava convenzionalmente la "notte" e si procedeva al conteggio in raggruppamenti di 3 ore.

Dunque “tutta la notte fino all’alba” è una ricostruzione, non un dato certo.

Inoltre fino al IV secolo la Pasqua veniva celebrata in un solo giorno, solo dopo si articolò nella Settimana Santa e nel Triduo Pasquale, perciò i vari punti da celebrare erano di più tutti insieme.

La Chiesa ha operato le sue variazioni già nei primi secoli, variazioni tutt'altro che arbitrarie e tutt'altro che estetiche o esotiche.

Così come la raccontano i neocatecumenali e chi con loro, suona piuttosto arbitraria la veglia di "tutta la notte": prendendo un pezzo qua e un pezzo là da dichiarazioni antiche non esaustive, ma soggette a “ricostruzione”, e magari estrapolate dal contesto, senza tener conto di altri aspetti collaterali, e spesso fondamentali.

All’epoca delle prime comunità cristiane, dire “la notte”, significava “a partire” dalle sei del pomeriggio.
E questa è l’unica cosa certa.

Intanto Gennarini continua con la Veglia di Pasqua e mostra in video dei battesimi per immersione, sottolineando che:
“probabilmente molti di voi non conoscono”:
Sì, in effetti nel 1983
molti non conoscevano questa "modalità".
Per completare il quadro, mostra anche l’agape di fine veglia, senza aver mancato di dire che prima della veglia questi “fratelli” hanno digiunato per due interi giorni e poi hanno festeggiato tutta la notte di Pasqua.

C’è addirittura un inviato esterno ad intervistare i bambini che, una volta riattivati dal sopore della Veglia, adesso sono tutti pimpanti in compagnia.

Mi ricordo benissimo che anche da noi, una volta finita la Veglia, tutti i bambini si svegliavano ben felici di mangiare, ridere e giocare tra di loro. Ma durante la Veglia molti dormivano.

Comunque, le risposte che questi bambini danno alla domanda:
Qualcuno mi sa dire che cos’è la Pasqua?
sono risposte molto ebraiche, molto riferite all’Antico Testamento, più che alla Pasqua cristiana:
“Passaggio nel Mar Rosso… passaggio dalla schiavitù alla libertà… passaggio "saltando" le case degli ebrei, quando l’angelo della morte andava ad uccidere i primogeniti maschi degli egiziani, perché gli ebreisulla loro porta avevano messo una croce col sangue di un agnello…”
I bambini
intendevano questo "passaggio" pasquale?
Tutti utilizzano la parola “PASSAGGIO”, Jahwé passa, il Signore passa…

Ho letto sull’etimologia della parola ebraica “pesah” (Pasqua), che significa “passare oltre” ed anche in un certo senso “passaggio”. Passaggio nel Mar Rosso, nel deserto, passaggio di Jahwe alle case ebree in Egitto…

Con questo termine si identificava la pasqua ebraica che anche Gesù aveva sempre celebrato come giudeo, ma l’avvento di Cristo ne modifica la sostanza, pur mantenendo lo stesso termine.

Poi da grandi, come potranno non credere che il Signore non “passa”, ma RESTA “con noi fino alla fine del mondo”?

Hanno imparato benissimo la lezione, tanto che per dimostrare che il Signore È VENUTO questa notte, portano gli stessi evanescenti esempi dei loro genitori. Solo parole, solo chiacchiere:
Quando io stavo vedendo i cartoni animati, mia madre mi ha detto “vai a dormire”. Io mi sono messo nel letto ho pianto e dopo ho dormito e poi sono andato a Pasqua arrabbiato, però dopo anche io sono uscito contento, in allegria
Uscito contento… in allegria… quante volte l’abbiamo sentito!
Lo credo che il bambino fosse contento “quando è uscito”, probabilmente dopo aver dormito quasi tutta la notte: se la godeva infatti ridendo e scherzando coi suoi amichetti.
L’allegria.

Ma i genitori non sono molto più convertiti al cristianesimo dei figli.
Uno di loro, alla domanda sul perché ha battezzato suo figlio questa notte, risponde:
Perché la notte di Pasqua è la notte fondamentale del cristianesimo, nel senso che in questa notte NOI RICORDIAMO che Gesù Cristo è entrato nella morte per noi, per me e per te…”
RICORDIAMO??
La Pasqua non è un RICORDO di un evento passato.

Se così fosse potremmo festeggiare i “ricordi” di ogni evento storico che ci sembri importante.

La Pasqua è MEMORIALE, che, come dice Papa Francesco:
Ci rende partecipi della sua vittoria sul peccato e la morte… “memoriale” non è soltanto il ricordo degli avvenimenti del passato, è qualcosa di più” che li rende in un certo modo presenti e attuali… non è soltanto un ricordo, no, è di più: è fare presente quello che è accaduto venti secoli fa… La Messa è rifare il Calvario, NON È UNO SPETTACOLO”.
"La Messa è rifare il Calvario,
NON È UNO SPETTACOLO"

(Papa Francesco)
Dopo aver dato le sue dimostrazioni di come i neocatecumenali siano confusi (credendo di farli sembrare invece più cristiani di Cristo), Gennarini interroga ancora Farnes sul perché del battesimo per immersione.
Farnes parla della connessione tra “segno” e sacramento, ma commette il madornale errore di sganciare il primo dal secondo e blaterando di sepolcro:
Il battesimo è un segno e un sacramento. Si fa una cosa per fare capire un’altra. Per esempio si stringe la mano per fare capire la nostra amicizia. Allora IL BATTESIMO È IL SEGNO DELLA NOSTRA UNIONE A CRISTO. Allora L’ACQUA DEL BATTESIMO, IN QUALCHE MANIERA, SIGNIFICA IL SEPOLCRO DEL SIGNORE.
Fermiamoci subito.
Quest’uomo spara eresie e nessuno lo ferma!

Il battesimo è UN SACRAMENTO - cioè segno sensibile ed efficace  - NON È UN GENERICO SEGNO come lo "stringersi la mano". Il sacramento lo ha istituito Nostro Signore, non è una convenzione, come sta invece dando ad intendere Farnes in vena di paroloni esotici e altisonanti. E l'acqua-sepolcro è un'altra forzatura scenografica. Tutto questo parolame serve solo a indurre i telespettatori a pensare che il battesimo è un rituale "da fare la notte di Pasqua" altrimenti non è un segno abbastanza valido.

Notate l'affabulazione. Ciò che ha valore è il sacramento, ma Farnes mette per primo il “segno”.
Paragona la stretta di mano al battesimo: entrambi questi gesti-segni vogliono far capire qualcosa.
Ma come può paragonare un sacramento ad una stretta di mano, il gesto-segno al contenuto?
Quel che conta è che attraverso il battesimo-sacramento discende sull’uomo lo Spirito di Dio e lo rende figlio. Il segno è cosa secondaria, non primaria, segno e sacramento non sono la stessa cosa. È il sacramento che si fa con un segno.
Segno = complemento di mezzo. Non soggetto.

Ma poi ne spara una ancora peggiore, in soli 30 secondi: L’ACQUA DEL BATTESIMO SIGNIFICA IL “SEPOLCRO DEL SIGNORE”!!!

IL SEPOLCRO DEL SIGNORE!!


"Il sepolcro del Signore."
Questo significa l'acqua del Battesimo per Farnes
Quando tutti sanno che l’acqua battesimale è “l’acqua su cui è invocato lo Spirito che dà la vita”, come dice Papa Francesco

È lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica.

Perché quest’uomo dice SEPOLCRO DEL SIGNORE?

Ma non abbastanza soddisfatto, continua il proprio show:
ALLORA SE NOI VERSIAMO UN PÒ D’ACQUA SUL CAPO DI UN BAMBINO O DI UN ADULTO PER BATTEZZARLO, SIGNIFICHIAMO GIÀ CHE QUESTO UOMO È POSTO IN CONTATTO CON QUESTA MORTE E SEPOLTURA DEL SIGNORE
Questo bambino, attraverso il Battesimo,
secondo Farnes, sarebbe "messo in contatto
con la morte e sepoltura del Signore" e basta
Aiuto!
Ma perché non l’hanno fermato?
Mi duole il cuore.

È vero che San Paolo dice:
Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte. Per mezzo del Battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova
Ma san Paolo lo dice per intendere che il Battesimo è un “lavacro che purifica, santifica e giustifica”, purificandoci dai nostri peccati per la vita nuova. Sta parlando in senso figurato. Il centro del discorso non è la scenografia del sepolcro, ma la salvezza in Cristo.

Se fosse limitato all’essere “posti in contatto con la morte e la sepoltura del Signore”, che scopo avrebbe?

Continua Farnes:
Il Concilio precisamente ha detto che è molto importante che i segni cristiani siano i più chiari possibile. Allora per questo la chiesa dopo il Concilio permette anche il Battesimo per un po’ di infusione dell’acqua, ma nel suo rituale raccomanda fortemente di fare il Battesimo per immersione”.
Seppure ad opera del riformista Bugnini, il nuovo Rito per il Battesimo dei bambini del 1970, non dice che è “fortemente raccomandato il battesimo per immersione” e “permesso quello per infusione”. Figurarsi…

Dice:
Si può LEGITTIMAMENTE USARE sia il rito di immersione, segno sacramentale che più chiaramente esprime la partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo, sia il rito di infusione”.
“Più chiaramente esprime” è diverso da “fortemente raccomandato”.

Nemmeno Bugnini osò tanto.

Siccome i neocatecumenali hanno la fissazione dei “segni” (dovuta alla loro ossessione del dover trasformare la liturgia in uno spettacolino), che tengono sempre in maggior considerazione dei contenuti, Gennarini approva:
E quindi parla anche al cuore di tutta la chiesa questo SEGNO più forte. Parla all’interno, diciamo.”
Ma il sacrilego Farnes rincara ancora la dose, mentendo nei suoi vaneggiamenti:
Il Battesimo, non è un segno individuale dei singoli cristiani, ma della chiesa. Per questo si capisce che un prete per esempio, anche un vescovo, non può dire "Ah è meglio fare questo segno". È necessario che sia la Chiesa. Per questo il Concilio HA FATTO QUALCHE CAMBIAMENTO, con l’autorità, per così dire, di supremo pastore della chiesa, che è il Papa”.
Veramente il maligno è subdolo. Pure bugiardo.

È vero, la Chiesa “ha fatto qualche cambiamento”, MA NON HA CAMBIATO IL MODO DI AMMINISTRARE IL BATTESIMO, NÈ AI BAMBINI NÈ AGLI ADULTI.

HA SOLO CODIFICATO CHE IL “SEGNO” PER IMMERSIONE “ESPRIME PIÙCHIARAMENTE”. NON LO HA NÈ IMPOSTO NÈ CALDEGGIATO.

Quindi potremmo dire al subdolo Farnes che il prete o il vescovo possono benissimo dire “Ah è meglio fare questo segno”. POSSONO.

I cambiamenti operati dalla Chiesa” non glielo impediscono affatto.

Infatti nella Chiesa, ancora oggi, il Battesimo viene amministrato massimamente per infusione. Nella Chiesa cattolica conta il sacramento, non la scenografia.
Per immersione - e praticamente solo per immersione - lo fanno solo i neocatecumenali e certe chiese orientali prima di loro. Oppure i protestanti e i Testimoni di Geova, che non sono Chiesa.

L’ultima domanda è sull’agape, che Gennarini chiama per due volte “cena”, anche se avviene all’alba e si meriterebbe più l’appellativo di “colazione”.
Farnes risponde:
Io direi che questo non è proprio un sacramento, ma è espresso molto bene quello che sente la chiesa…
Lui direbbe che “non è proprio un sacramento”…
E chi ne ha mai dubitato?
Non è una sua opinione, è una realtà.

Sempre di più emerge che QUESTA LORO NUOVA “CHIESA” non è riuscita a passare NIENTE alla Chiesa Universale, tutto ciò che hanno partorito negli anni è rimasto relegato la loro rametto che si è sempre più rinsecchito.
Hanno solo fatto adepti con vane promesse e adesso sono solo un ammasso di “clan”.

(fine settima parte -- segue)


Nel 1983 la RAI trasmise sei puntate di propaganda neocatecumenale nella trasmissione "Il sale della terra" condotte da Mimmo Gennarini. Gli articoli precedentemente pubblicati su questo stesso tema sono:
  1. introduzione e contesto storico
  2. "prima-e-dopo", dalla prima puntata de Il sale della Terra
  3. "fruttidelcammino", dalla prima puntata
  4. sofferenza-morte-ingiustizia, dalla seconda puntata
  5. il possesso della morte, introduzione alla terza puntata
  6. il possesso della resurrezione, terza puntata

sabato 11 luglio 2020

I fatti di Terni

La morte dei due giovanissimi uccisi dalla droga a Terni pochi giorni fa, ha sconvolto la città e tutta l’Italia.

Ha sconvolto anche noi, in particolare per il fatto che i due ragazzini erano neocatecumenali, di famiglia neocatecumenale.

Siamo pienamente consapevoli del fatto che è difficile penetrare nelle dinamiche del mondo degli adolescenti ed anche degli immensi pericoli a cui sono sottoposti nella nostra attuale società, dove è troppo facile trovare l' occasione per rovinarsi anche in un solo attimo la vita, la salute e l'esistenza tutta.
Noi ne siamo consapevoli, e ci stringiamo affettuosamente nella preghiera alle famiglie dei due ragazzi.

Non possiamo però non dire che un po' meno consapevoli delle alte responsabilità e dei rischi educativi che incombono alle famiglie, come anche della aleatorietà di certe facili ricette di vita, però, si sono di mostrati i responsabili internazionali del Cammino neocatecumenale e tanti altri catechisti di tutti i livelli che, con la sicumera di chi dà soluzioni troppo facili, non fanno che ripetere da anni: i nostri giovani sono puri… i nostri giovani sono casti… i nostri giovani non si drogano… il demonio ghermisce chi esce dalla comunità…

Non è così, oggi purtroppo ne abbiamo l'ennesima dimostrazione.
Non vogliamo approfondire i particolari, proprio per rispetto al dolore dei familiari coinvolti.

Però non possiamo esimerci dal raccomandare a tutte le famiglie che, anche oggi, hanno creduto a certe ricette facili, e forse pensano che basti essere inseriti in comunità e avere tutti gli amichetti in cammino ed essere quindi sotto il controllo di tanti adulti, compresi i padrini del post cresima, per essere 'al sicuro' delle crudeltà del mondo, di elevare la loro personale soglia di attenzione per i figli adolescenti, di non delegarla a fratelli, a catechisti, a padrini, amici, Kiko, Pezzi o altri.

A questo proposito, ci preme riportare una parte dell'intervista del Procuratore di Terni.
«Come è facile immaginare, gli uffici di una Procura di solito non sono gremiti di cittadini dotati di grande senso civico, ottenere prove dichiarative non è facile, dobbiamo ricorrere spesso alle intercettazioni. Per questo avere tutti quei ragazzi qui, pronti ad aiutarci, in un certo senso è stata una sorpresa. Sono stati come un coro.
Allo stesso tempo mi ha stupito e sconvolto la naturalezza con la quale parlano di droga, la dimestichezza nello spiegare, a verbale, come cambia il colore della sostanza da violaceo se viene utilizzata la codeina, un sedativo antidolorifico, a biancastro se c'è solo il metadone. Io stesso, addetto ai lavori, sono rimasto esterrefatto dal loro patrimonio di conoscenze, dalle informazioni tecniche che avevano. Si capiva che per loro noi siamo profondamente diversi: non si rendevano conto dell'importanza delle loro dichiarazioni, della gravità di aver già comprato droga, dando per scontato che quella sostanza provoca sollievo e non è così nociva. Insomma, come a dire: va bene, l'abbiamo comprata da lui, che male c'è? Noi siamo avanti, siete voi che non capite».
Da queste parole, cogliamo il fatto che i due ragazzini non siano un caso isolato; che non erano nuovi all'uso di sostanze; che i loro amici ritengono sia 'normalità', una normalità che loro, fra adolescenti, comprendono e condividono, mentre noi adulti semplicemente "non capiamo".
La loro tranquillità ha così tanto colpito il Procuratore della Repubblica da fargli vivere l'accaduto come un proprio fallimento, al punto da fargli esclamare: "è colpa mia".
Ci chiediamo: sentiremo questa frase anche da certe persone a cui questi ragazzi, e i loro amici,  sono stati affidati, direttamente o indirettamente? Scalfirà, questa dolorosa vicenda, le loro convinzioni e le loro apodittiche affermazioni? Correranno ai ripari o daranno come sempre la colpa al demonio, al mondo, a Dio: a tutti, fuorché  a se stessi?

giovedì 9 luglio 2020

IL POSSESSO DELLA RESURREZIONE, DA “IL SALE DELLA TERRA" III° PUNTATA

Nel 1983 la RAI trasmise sei puntate di propaganda neocatecumenale nella trasmissione "Il sale della terra" condotte dal neocatekiko Mimmo Gennarini. Gli articoli precedentemente pubblicati su questo tema sono:
  1. introduzione e contesto storico
  2. "prima-e-dopo", dalla prima puntata de Il sale della Terra
  3. "fruttidelcammino", dalla prima puntata
  4. sofferenza-morte-ingiustizia, dalla seconda puntata
  5. il possesso della morte, introduzione alla terza puntata


L’abbiamo già detto, nella III° puntata de “Il sale della terra”, dopo aver definito l’accesso alla resurrezione come “POSSESSO”, mostra tra i bisognosi di “ANNUNCIO NEOCATECUMENALE” anche i “cristiani della domenica”, insieme ai giocatori di carte all’osteria.

Dice Mimmo Gennarini:
“C’è bisogno di RICOMINCIARE DA CAPO AD ANNUNCIARE IL VANGELO"
A parte il “da capo” (non "di nuovo") che non si sa a cosa voglia preludere, parendo quasi “UN NUOVO INIZIO”, quello che determina la certezza della volontà neocatecumenale di “annunciare” non ai lontani, ma comodamente nelle parrocchie già preformate, è la frase successiva:
RIMETTERE QUESTA BASE ALLA NOSTRA FEDE, SENZA LA QUALE LA NOSTRA FEDE VACILLA”.
Si tratta quindi di persone che “hanno già una fede, sono già cristiani”, ma CON LA FEDE VACILLANTE perché “senza basi”, in quanto la Chiesa preesistente a questo fatidico “annuncio”, non sarebbe riuscita a darle.

Non solo quindi si parte con un feroce GIUDIZIO SULLA CHIESA, trovata mancante: si ingarbugliano proprio le carte, dicendo mezze verità a sostegno della propria opera e tutti sanno che le mezze verità equivalgono a bugie.

Per primo si intervista un certo Mauro di Firenze e si afferma che ciò che dirà è PARTITO DA UNA INIZIATIVA DEL CARD. BENELLI PER TUTTA LA DIOCESI.

Notare che il card. Benelli era morto l’anno prima, quindi non era in grado né di confermare né di confutare.
Solita tattica neocatecumenale (oggi lo sappiamo), quella di mettere in bocca ai defunti parole che non possono confermare né smentire.

Comunque, tale Mauro da Firenze conferma che loro (senza mai dire i neocatecumenali), sono stati MANDATI dal defunto card. Benelli.

A fare cosa?
Ad annunciare il Signore morto e risorto, cioè la salvezza per tutti gli uomini.”
Attenzione, perché sta parlando del "passaggio" della TRADITIO, OGGI lo sappiamo.
ALLORA le comunità erano poche e alla Traditio ci erano arrivati solo quelli della primissima ora, quindi pochissime persone.
Nessuno poteva perciò comprendere di cosa stesse parlando questo Mauro.

OGGI lo comprendiamo benissimo e sappiamo anche che “ci ha mandato il card. Benelli”, significa “abbiamo chiesto il permesso al vescovo per andare a due a due a bussare alle porte a nome della parrocchia”.

Come sempre, NON È STATA UN’INIZIATIVA DEL VESCOVO, MA UN’INIZIATIVA NEOCATECUMENALE CHE “COL PERMESSO DEL VESCOVO”, ha compiuto delle azioni sul territorio.
Prima mezza verità, prima menzogna.

Mimmo Gennarini, a conoscenza perfetta della situazione, da buon neocatecumenale della prim’ora, imbecca furbescamente:
Voi precedevate la visita pastorale del card. Benelli. Come sapete tutti è morto di recente, ma che ha voluto lanciare questa iniziativa di evangelizzazione”.
Benelli fu vescovo della diocesi di Firenze per soli 5 anni, dal 1977 al 1982 e viene ricordato come l’artefice delle “visite pastorali innovative”, promuovendo genericamente la “missionarietà” evangelizzatrice dei laici.

Nel 1981, aveva preannunciato che avrebbe modificato il modo di fare le visite pastorali nel senso che desiderava coinvolgere di più la parrocchia e non solo il prete.
Infatti nel 1982, poco prima della sua morte, mandò un questionario a tutte le parrocchie della diocesi (quindi non solo alla loro), nel quale poneva domande alle quali avrebbero dovuto rispondere sia il parroco che i parrocchiani insieme.
Questionario propedeutico alle visite pastorali, in modo da farsi un’idea delle varie realtà.

Il Movimento Neocatecumenale nacque a Firenze nel 1969, quindi quando Benelli divenne vescovo nel 1977 il Cammino esisteva da appena otto anni. Era proprio il momento in cui le prime comunità avrebbero iniziato la traditionelle case, che avviene circa dopo otto anni dall’inizio del percorso neocatecumenale, se tutto va bene.

Se in teoria deve essere chiesto il permesso al vescovo per poter andare di casa in casa a nome delle parrocchie della sua diocesi ("casa per casa", come dei venditori porta a porta, come i testimoni di geova), in pratica cosa sarà successo esattamente a Firenze? I neocatecumenali pronti per la “Traditio” avranno veramente chiesto il permesso al vescovo preparandosi anche a ricevere un "no"? L'avranno veramente e formalmente ottenuto? Esiste forse qualche documento scritto a comprovarlo? (è estremamente improbabile che il vescovo abbia concesso verbalmente un permesso per poi verbalmente informare i singoli parroci dell'iniziativa neocatecumenale). Se esistesse qualcosa di scritto, i kikos lo avrebbero sbandierato ai quattro venti: "vedete? Benelli ce lo chiede!"

Insomma, parlare di un’iniziativa partita dal vescovo, ci pare poco credibile.

È un po’ come gli “invii” delle famiglie in missione fatti dai Papi: non sono i Papi che chiedono alle famiglie di andare in missione: quello lo fanno i neocatecumenali, che poi a loro volta chiedono al Papa che benedica con una celebrazione i loro invii.
Ma l’idea dell’invio non è del Papa.

OGGI, come funziona lo sappiamo, ALL’EPOCA potevano accomodarsi le cose a piacimento, tanto nessuno ne sapeva nulla e… Benelli era deceduto non molto tempo prima.

Poi viene intervistato il parroco della parrocchia di quel tal Mauro, don Piero Paciscopi, parroco di S. Bartolo in Tuto a Firenze, prima parrocchia neocatecumenalizzata direttamente dal Trio, lo dice a voce Mimmo Gennarini. E qui iniziano ad affiorare i dubbi.

Per don Piero e per i due parrocchiani di S. Bartolo in Tuto non compare la didascalia sulle loro persone, come avviene puntualmente per tutti gli altri ospiti.

Su don Piero Paciscopi, per brevità diremo soltanto che essendo un prete già appartenente all’Opera della Madonnina del Grappa, fu “ostacolato” insieme ad altri due preti, per aver abbracciato il Movimento Neocatecumenale.
Uno degli altri due preti è don Corso Guicciardini, presente anche lui in studio, che verrà intervistato in seguito.

Per dare un’idea dell’avversione del direttore dell’Opera alla quale appartenevano nei confronti del Movimento Neocatecumenale, si citeranno soltanto due espressioni a loro rivolte dal loro superiore:
Le comunità neocatecumenali stanno all’Opera come Papà Natale alla comunità di Betlemme”.
Oppure che l’aver dato loro spazio all’interno dell’Opera è stato:
come condannare una eschimese ad andare a pescare in bikini sui lastroni di ghiaccio”.
Intervistando don Paciscopi, Mimmo Gennarini persevera:
Il card. Benelli si è servito di questi fratelli…“
Se le cose stessero come le racconta don Piero, allora dovremmo tributare l’invenzione del passaggio della TRADITIO al card. Benelli, il che è piuttosto poco credibile, anche se don Piero racconta:
L’IDEA DEL CARDINALE ha subito cercato di concretizzarla cercando persone che fossero disposte ad andare nelle case e si è rivolto a diverse associazioni, direi ha mobilitato un po’ tutti in Firenze. Ha mobilitato anche noi, anche me ha chiamato, perché sapeva che avevo già questa esperienza da anni.”
Quale “esperienza”?
Quella di andare a due a due a suonare i campanelli delle case?
Allora il cardinale non ha avuto nessuna IDEA, se l’esperienza c’era già.
Sempre silenzio di tomba sul fatto che si tratta del Movimento Neocatecumenale.

Continua don Piero:
Sono già sei anni che continuativamente, ho scelto fra gli altri metodi, anche questo di andare a bussare di porta in porta, due a due, anche noi sacerdoti, annunciando come ha detto Mauro, la buona notizia.
Sei anni???
Cioè a Firenze i kikos facevano la loro traditio già dopo 7 anni esatti di camminamento, ma da quel che vien detto dopo, anche da prima.

Mandavano a suonare i campanelli per annunciare la buona novella gente che era appena approdata all’«itinerario di riscoperta»?

Qualcuno non dice il vero.

Potrebbe essere anche Kiko, se è vero che già dopo pochissimo andavano a due a due a suonare i campanelli, facendo concorrenza ai già esperti Testimoni di Geova.
Perché Kiko ha sempre detto che il suo Movimento “non è nato a tavolino”, ma si è completato man mano con l’esperienza.

E che esperienza ci poteva essere in nemmeno 6 anni di camminamento? Nessuna.

Quindi se già facevano la TRADITIO, era stata progettata a tavolino per diffondere il loro “verbo”.

Dopo meno di 6 anni, nemmeno si è cristiani, si è solo "catecumeni" che hanno tutto da imparare e da scoprire… secondo la logica neocatecumenale…

Mimmo Gennarini dà un altro spunto:
Avevate già un’esperienza, per questo il card. Benelli si è servito di questa esperienza
Quindi se è vero che avevano già un’esperienza, doveva essere precedente al '77, anno in cui fu nominato vescovo Benelli. Kiko mente quando dice che il Cammino “non è nato a tavolino”?
Perché se le cose fossero davvero cresciute man mano, la traditio non doveva essere quasi nemmeno stata ipotizzata prima del '77.

Un altro parrocchiano di S. Bartolo in Tuto conferma con un lapsus rivelatore:
Anch’io sono andato di porta in porta, SULL’INVITO del cardinal Benelli, prima ero andato anche per conto… in parrocchia.”
Allora sì, è vero, andavano anche "prima" del '77, dice questo signore.
Per conto di chi?
In parrocchia” non spiega e non dice niente. Non aveva il coraggio di dire “per conto di don Piero”? O non sapeva “per conto” di chi potesse dire che era andato? Di Kiko?

Allora, prima del '77, avevano ancora meno anni di cammino, meno esperienza, meno preparazione: pivellini della fede, secondo quanto ha sempre ritenuto l'Arguello. Catecumeni, non "chiesa".
Ma andavano a suonare i campanelli delle case...

L'intervistato dice che era un forte bestemmiatore, lontano dalla chiesa da 40 anni.
Ammesso che sia stato uno dei primissimi, dopo una manciata di anni di camminamento era già ad annunciare Gesù Cristo alle porte delle case.

Nemmeno San Paolo folgorato sulla via di Damasco…

Anche la moglie parla e dice una cosa imprevista, che sappiamo corrispondere al vero:
Battesimo dei Testimoni di Geova
Presentandomi come inviata della parrocchia… Una volta mi aprì una signora, era una testimone di Geova e mi disse: “Ah era l’ora che vi muoveste voi cattolici!” E gli dissi: “Signora, tutto a suo tempo. Il tempo per la chiesa è venuto ora” [di fare come i Testimoni di Geova, ndr]
Gennarini si premura di dire che in “questa piccola itineranza”, marito e moglie vanno insieme.
Ecco, anche questo è diverso da quello che noi sappiamo, perché a noi risulta che le coppie vengano tirate a sorte: due uomini o due donne.
Almeno adesso è così.

Poi il mitico Gennarini, da buon giocoliere, tira fuori il coniglio dal cilindro e, ancora senza rammentare i neocatecumenali informa:
Bettesimo neocatecumenale. Similitudine.
Aveva ragione la signora alla porta…
Ci sono dei piccoli gruppi, due laici con un sacerdote, oppure una coppia con un sacerdote, che non vanno in una città, vanno in giro per il mondo. Lasciano tutto e vanno in giro per il mondo ad annunciare Gesù Cristo. Questa novità che prima del Concilio era anche impossibile pensarla. Però adesso diamo un’occhiata a questi CATECHISTI ITINERANTI che sono riuniti e che ci raccontano un poco chi sono e che cosa fanno.”
E qui, furbetti furbacchioni, sempre in incognito, presentano una convivenza di itineranti a Porto San Giorgio.
Non si fanno proprio mancare nulla. Lo diranno solo alla fine, incidentalmente.

Il primo a parlare è un ragazzo spagnolo che, mentre fuma, dichiara di stare “evangelizzando” a Singapore, Malesia e Hong Kong.
Studia per architetto e un giorno non esclude di potersi sposare e fare l'architetto. Quindi non ha proprio “lasciato tutto” praticamente "evangelizza" solo nel raro tempo libero…
È una cosa spot, temporanea. In tre paesi che totalizzano una popolazione quasi uguale a quella italiana. È il suo hobby.
I risultati - suoi e dei par suoi - sono scarsini: dopo quasi trent'anni di "kerygma" a Singapore esistono oggi solo 7 comunità, divise in parrocchie diverse.

Gli viene chiesto come paga i costosi viaggi, gli spostamenti e da chi sono mantenuti.

La vaga risposta è che paga la “comunità”. Una comunità non meglio specificata di 38 fratelli in una parrocchia di Madrid (anche all’epoca non arrivavano ai fatidici 50!).

Questi “fratelli” sono gente comune che col loro salario pagano i “loro viaggi”.
Avessero avuto il salario minimo di tante persone, col cavolo che ce l’avrebbero fatta a pagare i “viaggi” in estremo oriente.
Chi pagava realmente?

Un altro ragazzo dichiara di essere itinerante a Taiwan, insieme al presbitero Antonio, che deve essere Antonio Sergianni, già missionario del PIME in prestito al Movimento Neocatecumenale, divenuto poi rettore del seminario Redemptoris Mater di Kaohsiung a Taiwan.

Potrebbero essere quindi anche compagni di quella famiglia che dovette abbandonare la missione fallimentare a Taiwan per far ritorno a casa a causa delle enormi difficoltà di inserire i figli nella società cinese, motivo per cui anche i figli di dieci anni erano stati costretti ad andare all’asilo, dato che non capivano una parola di cinese e quindi non potevano seguire le scuole relative alla loro età.

Poi c’è un’equipe, definitasi “team”: uno viene dalle non meglio specificate comunità di Barcellona, una coppia dalle “comunità” di Roma.
Questi vanno in Australia (addirittura!) ed evangelizzano anche gli anglicaniAIUTANDO LORO A SCOPRIRE IL LORO BATTESIMO ALL’INTERNO DELLA LORO CHIESA”.

“Loro ci stanno accogliendo e siamo molto contenti di essere in comunione con loro”.

Stendiamo un velo pietoso sulla RISCOPERTA DEL BATTESIMO DEGLI ANGLICANI.
Mi pare ci sia un po’ di confusione…
Questi, basta che si dica "battesimo", avrebbero aiutato a riscoprire anche "il battesimo delle navi"…

Anche in Australia il Movimento Neocatecumenale ha causato problemi. Da allora solo 70 parrocchie risultano “conquistate”, in un territorio che sappiamo essere vastissimo.
Ma non tutte si lasciano conquistare, per esempio a Redfern, nel 2016 si sono avute serie proteste da parte dei parrocchiani, fino ad arrivare all’estremo del prete neocatecumenale che abbandona per almeno 3 volte la Messa all’offertorio affermando che il canto aveva contenuti “politici”. Tutti i parrocchiani furono lasciati senza Comunione.
Vessazioni e umiliazioni contro i parrocchiani a non finire. Il card. Pell a difesa dei kikos.

Murale che i parrocchiani di Redfern
hanno allestito nel 2006,
con le parole di Giovanni Paolo II

a difesa della loro dignità.
Qui chiamano i neocatecumenali "Neo-Cats",
ossia "Neo-Gatti".
Eppure questi neocatecumenali sono meno di un pugnello di persone: nel 2020 il Redemptoris Mater di Sidney ospita soltanto 18 seminaristi (diciotto, avete letto bene), ed è stato costruito nuovo di zecca. Molti meno dei parrocchiani che vessano e che tentano di sottomettere.
La minoranza che opprime le maggioranze: proprio come nelle peggiori dittature.

Poi un’altra equipe: un presbitero da Roma, un laico da Firenze e altri 2 laici.
Loro “evangelizzano” Filippine e Giappone (per un totale di cinque volte la popolazione italiana).
Il laico fiorentino sembra don Maurizio Pallù, diventato prete in seguito, che divenne famoso qualche anno fa per essere stato “rapito in Nigeria”.

L’incredibile però è che i kikos dichiarano di essere andati dieci prima, quindi nel 1973 quando al massimo potevano avere 4-5 anni di camminamento, nella migliore delle ipotesi.

Da qui capiamo senza ombra di dubbio che IL MOVIMENTO NEOCATECUMENALE NON HA PRODOTTO "FRUTTI", che poi ha sguinzagliato per il mondo, ma che queste piccole gemme, ancora non frutti, "catecumeni" e non cristiani secondo la logica neocatecumenale, sono nati INSIEME al Movimento Neocatecumenale, non ne sono una conseguenza, non sono un frutto.

Hanno addirittura avuto la pretesa di andare ad "evangelizzare" (cioè impiantare il Cammino), quando avrebbero dovuto essere considerati loro i destinatari della vera evangelizzazione.
L’idea iniziale, già dalla fine degli anni 1960, era quindi quella di "conquistare il mondo", specialmente l’Asia, la più ostica nei confronti del cristianesimo.

Ma quali frutti!
Capillare organizzazione dell'esercito conquistatore fin dai primissimi passi.

Sempre più il Movimento Neocatecumenale si presenta come un’impresa con grandi capitali economici iniziali alla conquista del mercato con la vendita di servizi spirituali!
Hanno mandato per il mondo i catecumeni, non i cristiani, gli eletti, ma gente che ancora doveva concludere il “percorso iniziatico”.

Questo la chiesa primitiva, alla quale fanno subdolamente riferimento, non l’avrebbe fatto MAI.

Nello stesso luogo di questa “evangelizzazione giapponese” ad Hiroshima, però noi sappiamo che nel 1991 sono state inviate anche 6 famiglie.

Ma allora la “missio ad gentes” non è stata un “frutto” successivo alle "famiglie in missione"!
Questi dichiarano di essere partiti con figli a seguito, senza conoscere la lingua giapponese e, dopo un tempo “senza fare niente”, hanno iniziato a lavorare dando lezioni di italiano ai giapponesi.
Nel gergo neocatecumenale le chiamerebbero missio ad gentes, perché gli itineranti non lavorano e non vanno in nuclei di sei famiglie.
La frittata quindi è sempre stata la stessa, anche se l’hanno rigirata dall’altra parte.

Poi OGGI noi sappiamo com’è andata in Giappone: nel 2008 i vescovi giapponesi iniziarono a chiedere insistentemente la chiusura del seminario neocatecumenale di Takamatsu (avviato nel 1992), chiusura avvenuta circa due anni dopo e imposero l'interruzione delle catechesi neocatecumenali.

Abbiamo in seguito l’intervista a Daniel Lifschitz (che recentemente ha scritto un articolo sulla Madonna di Kiko). Apparteneva al Movimento Neocatecumenale fin dal 1973, quindi da dieci anni, e faceva l’itinerante con moglie e figli.

Un tempo parlava così:
Io sono Daniele, vivo a Palermo, sono di una famiglia ebrea, ho ricevuto il Battesimo da adulto (ma prima di entrare nel Movimento Neocatecumenale). Però è questo cammino che mi ha portato a conoscere Gesù Cristo (o almeno così credeva all’epoca, perché è questo che ti fanno credere)”
A lui l’intervistatore chiede apertamente di che “cammino di tratta”:
Il Cammino Neocatecumenale” che ho incontrato a Palermo…
Evangelizzano in Etiopia, il paese natale della moglie (difficile pensare ad un sorteggio) ed hanno 5 figli.

Noi OGGI sappiamo che Daniel Lifschitz non solo ha lasciato il Movimento Neocatecumenale, ma ha scritto anche libri contro di esso, ha collaborato a questo blog ed oggi, a 83 anni, è ancora “sul pezzo”, impegnato a portare il messaggio cristiano in Togo.

Ha lasciato il Movimento Neocatecumenale, ma non ha lasciato la fede, come minacciano i catechisti neocatecumenali a chiunque se ne vada dalla loro setta.

Altre “indiscrezioni” le veniamo a conoscere da un’altra coppia itinerante da cinque anni in Zaire (Congo), sempre con figli a seguito, intervistata in studio:

Parlano di CONTINUI VIAGGI, a volte di un anno e mezzo, a volte di 6 mesi, a volte di 7.

Ma non ci vivono “stabilmente”?
Vanno e vengono, come dei turisti.

Pagava la comunità, abbiamo sentito prima.
Chi è così abbiente da permettersi di poter pagare CONTINUI VIAGGI IN CONGO ad una coppia con figli?
Le comunità?
Ma non fateci ridere…
Forse nemmeno quelle più ricche del quartiere dei Parioli.
Non di certo quelle immaginarie di Palomeras a Madrid.

E poi, nei tempi in cui questi "missionari di Kiko" restavano a casa, chi li campava?
Chi dava loro un lavoro ad intermittenza, che permettesse di partire per mesi e poi tornare?

Loro hanno visto dei MIRACOLI come li hanno visti i primi Apostoli" (che superbia!)
E quali erano questi “miracoli”?

Che all’arrivo non sapevano la lingua, che poi è il francese, e hanno visto che il Signore “dava POTERE alla loro predicazione” perché, come sempre e ovunque, le SITUAZIONI FAMILIARI CAMBIAVANO.

In Congo esisteva la poligamia e loro hanno visto “sciogliere questi garbugli” e “far tornare la famiglia alla sua unione”.
Ma che vuol dire? Che significa?
I congolesi hanno rinunciato alla poligamia sì o no? Questo sarebbe un vero cambiamento, altro che garbugli e garbugli…
Che modo ambiguo di parlare!

L’episodio che più è rimasto impresso alla signora itinerante, è che quando ha avuto paura ad attraversare il fiume Congo in piroga di notte, si è ricordata di S. Pietro che camminava sulle acque e….

Lei non camminava sulle acque, "ma c’è mancato poco!"

Questi soggetti credevano di impressionare, ma a me sono parsi solo dei perfetti esaltati: hanno visto gli stessi miracoli dei primi Apostoli, mancava poco che camminavano sulle acque…

Ma un buon psicologo che curi bene le allucinazioni ipnagogiche o ipnopompiche?

Ci fermiamo qui, ma non abbiamo ancora terminato, ce ne sono di cose…

Possiamo solo dire che il messaggio passato in questa trasmissione per POSSEDERE LA RESURREZIONE, è alquanto ambiguo, relegato nelle mani di mestieranti alla buona, che vanno e vengono tutti spesati non si sa da chi e, dopo una breve incursione nel cammino iniziatico neocatecumenale, hanno emeritamente tentato di incistare supponentemente un bubbone che poi alcuni hanno avuto la forza di incidere per salvare la parte ammalata.
Come dimostrano poi gli eventi degli anni a venire.

(fine sesta parte -- segue)

martedì 7 luglio 2020

Idolatria neocatecumenale: qualche esempio

La cosiddetta "icona" Maria-Kiko (che non è un'icona) è il marchio aziendale del Cammino. Il bambino ha le fattezze di Kiko Argüello, il sedicente "artista" e "iniziatore".

Il marchio aziendale del Cammino va piazzato appositamente come sfondo nelle foto del Papa, affinché i fratelli delle comunità neocatecumenali capiscano che si deve pregare affinché il Papa sia sempre sotto il segno di Kiko:


Qui vediamo il marchio aziendale di Kiko in una parrocchia di Roma che era stata conquistata dai kikolatri, marchio posto nell'abside, al posto del crocifisso, in modo che si capisca chi è per loro il vero Redentore:



Gran finale: il marchio aziendale di Kiko inserito nell'ostensorio, in modo che si capisca chi è per loro il Santissimo Sacramento. Foto pubblicata con tutta serietà dai seminaristi kikolatri di El Salvador approvati dai loro cosiddetti "catechisti" neocatecumenali:


domenica 5 luglio 2020

UN CAVALLO DI TROIA NELLA CHIESA: IL CAMMINO NEOCATECUMENALE (Segni e carismi di falsi profeti spagnoli) di Lino Lista

IL CAMMINO NEOCATECUMENALE E LA PROFEZIA DI PADRE ZOFFOLI

La battaglia di padre Enrico Zoffoli

Senza tema di essere smentiti, si può affermare che Enrico Zoffoli (Marino, 3/11/1915 - Roma, 16/6/1996) è stato il sacerdote che maggiormente si è impegnato in favore della retta dottrina contro le eterodossie del Cammino Neocatecumenale. Membro della Congregazione della Passione di Gesù Cristo, teologo, autore di decine di opere filosofiche, apologetiche, teologiche, agiografiche, catechetiche, di storia dei sacerdoti passionisti, già docente presso la Pontificia Accademia di san Tommaso d'Aquino e la Pontificia Università Lateranense, Enrico Zoffoli dovette rimanere sconvolto quando si ritrovò tra le mani il famigerato libro blu, il primo tomo del segretissimo catechismo neocatecumenale disponibile soltanto ai catechisti del Cammino. Negli scritti di Zoffoli i temi più ricorrenti sono quelli del Mistero eucaristico, della Transustanziazione e del Sacrificio. Figuriamoci, allora, lo sconforto che egli dové provare quando scoprì che i laici di un movimento che si presentava come cattolico diffondevano, addirittura dentro le parrocchie, il seguente insegnamento di Kiko Arguello:
"[...] Ma immaginate che, ora, con i problemi della filosofia cominci ad esserci una ossessione sul fatto se Cristo è presente nel pane e nel vino e come. Vi potrei mostrare discussioni teologiche su questo problema che fanno ridere. La vera teologia è un canto a Dio, è l'Eucarestia stessa, un canto completo di lode a Dio perché si è lasciato conoscere. Le teologie del secolo XVI non sono altro che elucubrazioni mentali senza una esperienza biblica da cui sgorga l'Eucarestia. Il mistero si incentra sulla presenza: i protestanti dicono... Calvino dice... La Chiesa cattolica diventa ossessionata riguardo alla presenza reale, tanto che per essa è tutto presenza reale. Cominciano le grandi esposizioni del Santissimo, (prima mai esistite), perché la presenza era in funzione della celebrazione eucaristica e non il contrario. Il pane e il vino non sono fatti per essere esposti, perché vanno a male. Il pane e il vino sono fatti per essere mangiati e bevuti.
Io sempre dico ai Sacramentini, che hanno costruito un tabernacolo immenso: se Gesù Cristo avesse voluto l'Eucarestia per stare lì, si sarebbe fatto presente in una pietra che non va a male.
Il pane è per il banchetto, per condurci alla Pasqua. La presenza reale è sempre un mezzo per condurci ad un fine, che é la Pasqua. Non è un assoluto, Gesù Cristo è presente in funzione del Mistero pasquale.
Invece da Trento in poi si celebrerà la Messa per consacrare ed avere presente Gesù Cristo e metterlo nel tabernacolo".
Il teologo passionista Enrico Zoffoli, allora, impugnò come una spada la sua penna e cominciò una strenua battaglia nella quale trovò pochi alleati.

I saggi per le verità della fede

In un tempo nel quale ancora il catechismo neocatecumenale era non solo ancora segreto per i più, ma la cui esistenza era addirittura negata, il volumetto di Enrico Zoffoli intitolato "Eresie del movimento neocatecumenale", dato alle stampe in due edizioni successive nel 1991 con i tipi dell'Editore Segno, deflagrò come una bomba nella notte più assonnata. I numerosi conoscenti di padre Zoffoli, sacerdoti e laici, vennero a conoscenza delle "chicche" della dottrina del Cammino. Tra esse, oltre a quelle del Tabernacolo inutile e della Messa privata (vana perché "non ci può essere una Eucarestia senza l'assemblea che la proclama"), spiccava lo svilimento di Trento e del Sacramento della Riconciliazione (Carmen Hernandez: "Con il Concilio di Trento, e dal XVI al XX secolo tutto rimane bloccato. Appaiono i confessionali, queste casette sono molto recenti. La necessità del confessionale nasce quando si comincia a generalizzare la forma della confessione privata, medicinale e di devozione portata dai monaci"). Il tutto in una incessante esaltazione di un congetturato cristianesimo primitivo e di un postconciliarismo Vaticano II di rottura, dei quali il CNC sarebbe stato la somma espressione per missione ricevuta direttamente dalla Vergine Maria, grazie a una apparizione a Kiko Argüello e a una locuzione interiore alla cofondatrice Carmen. Diciassette secoli di cattolicesimo furono messi tra parentesi, come è mostrato in un disegnino di Kiko presentato nelle catechesi iniziali del Cammino.

Fig. 1: una panoramica della
storia della salvezza secondo Kiko


Il Cammino continuò a espandersi nel mondo come una fiumana priva di argini. Da una parte godeva, come tuttora gode, dell'appoggio di importanti amicizie in Vaticano, in particolare tra i vertici del Pontificio Consiglio per i Laici, oggi cessato. Dall'altra c'è da immaginare che sia Giovanni Paolo II sia l'allora cardinale Joseph Ratzinger, sin dal 1981 prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, avessero creduto di poter disciplinare il CNC dotandolo di uno statuto e correggendone il catechismo, ciò anche al fine di salvaguardare il grano dalla gramigna giacché con personaggi come Kiko Argüello uno scisma è sempre in agguato e, in termini velati, più volte è stato minacciato. I neocatecumenali, invece, proseguirono nella loro propaganda, attribuendo al Papa la conoscenza dei contenuti del controverso catechismo di Kiko. Da ciò Enrico Zoffoli impugnò nuovamente la penna e compose una difesa del Papa, nella quale in prefazione scrisse: "Si tratta di un'apologia del Papa, accusato di eresia perché i 'catechisti' del Cammino Neocatecumenale – da Lui approvati, protetti e autorizzati a presentarsi in suo nome – attribuiscono a Giovanni Paolo II la dottrina che insegnano: quella da me più volte dimostrata in aperto contrasto con fondamentali verità di fede". Questa volta, però, il teologo passionista non si limitò a scrivere e a pubblicare: con una nota di accompagnamento egli inviò il volumetto agli esponenti più in vista della Chiesa, dal card. Camillo Ruini presidente della Conferenza Episcopale Italiana ai Prefetti delle Congregazioni vaticane fino a un elevato numero di vescovi. In pochissimi risposero, il cardinale Ruini lo fece in modo autoritario e piccato: "Sono al corrente che la predetta catechesi è stata esaminata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Ritengo che la Congregazione stessa darà una risposta alla Sua lettera. Per parte mia devo invitarLa fermamente a non sostituirsi agli Organi competenti e a non emettere, sia pure con buone intenzioni, giudizi personali e prematuri su temi che riguardano l'ortodossia di realtà ecclesiali, o addirittura del Santo Padre". La replica di padre Zoffoli non fu remissiva: egli rivendicò il diritto di difendere le verità della fede giacché "la luce della Rivelazione non è esclusivo patrimonio o monopolio della Gerarchia"; reclamò altresì il dovere di farlo perché "sufficientemente illuminato per vagliare l'ortodossia di movimenti, idee e scritti contrari alla fede, denunziarli all'opinione pubblica, tentarne una confutazione, ricorrere alla gerarchia per indurla ad intervenire".
Padre Zoffoli morì a distanza di un anno da queste addoloranti corrispondenze. Agli inizi di giugno ricevette in ospedale la visita di Kiko Argüello, che gli portò in dono una "icona" del Buon Pastore. Negli anni successivi, quando le critiche del teologo passionista cominciarono a girare anche tra i neocatecumenali della base, nelle comunità fu fatta circolare la diceria – smentita da due testimoni presenti all'incontro – che padre Zoffoli in punto di morte avrebbe chiesto scusa a Kiko per le critiche al Cammino.

Gli sforzi della Chiesa

Il cardinale Ruini, in relazione all'esame del catechismo del Cammino da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede diretta dal futuro Benedetto XVI, aveva esposto un processo che realmente stava avvenendo da tempo, sicuramente con il consenso di Giovanni Paolo II: nel tentativo di non buttare il bambino con l'acqua sporca, si stava tentando di dotare il Cammino di un nuovo catechismo, elaborato congiuntamente con esperti del CNC. Un tentativo destinato al fallimento, però. Ne diede conto Kiko Argüello vari anni dopo, in un Annuncio di Quaresima. "Io quel libro non lo riconosco", informò il fondatore di aver detto al cardinale Ratzinger, il quale gli stava proponendo il frutto di cinque anni di lavoro, un risultato che Kiko definì "una tesi dottorale, un mattone (nel senso di gran volume) così di teologia, dicendo un po’ quello che dice la Chiesa sull’ecclesiologia, la cristologia. Potete immaginare se quelle erano le nostre catechesi...".

Dopo il "gran rifiuto" di Arguello, nel 1997 iniziò il faticoso lavoro di emendamento del catechismo neocatecumenale, che sarebbe durato fino al 2003. Immediatamente dopo le correzioni, il direttorio catechetico fu segretato, sia dal Cammino sia dal Pontificio Consiglio per i Laici che lo teneva in deposito. In tal modo Kiko Argüello ha potuto sostenere, fino a oggi, che le rettifiche consistettero nella revisione di piccole imperfezioni e nell'aggiunta di note con citazioni del catechismo della Chiesa Cattolica. Oggi, però, essendo in nostro possesso tutti gli Orientamenti alle Equipe di catechisti, sia nelle versioni originali sia in quelle corrette, qualche tomo anche in inglese, possiamo affermare che la segretazione è avvenuta per nascondere quello che già era stato lampante a mons. Landucci, a padre Zoffoli e a tanti altri che confutarono la dottrina neocatecumenale: non piccole imperfezioni furono corrette bensì grandi eresie e le note inserite a piè di pagina, più che esplicative, sono esse stesse correttive. Possiamo dimostrarlo – è solo un esempio – con la correzione alla catechesi dianzi citata sul Tabernacolo inutile e sull'Eucarestia finalizzata che non sarebbe un assoluto:


Possiamo mostrarlo con la correzione al disegnino della storia della salvezza, dove addirittura sono state emendate le parentesi, così restituendo dignità a diciassette secoli di cattolicesimo:

Fig. 2: una panoramica della
storia della salvezza nel "catechismo di Kiko corretto"

Nonostante le correzioni apportate, la Congregazione per la Dottrina della Fede non rilasciò mai una formale approvazione al direttorio catechetico del Cammino. Nel 2008 il Pontificio Consiglio per i Laici approvò lo statuto definitivo del CNC, statuto che nell'articolo 2 comma §2 recita che il Cammino Neocatecumenale si attua nelle diocesi "secondo «le linee proposte dagli iniziatori», contenute nel presente Statuto e negli Orientamenti alle Èquipes di Catechisti". Da un punto di vista tecnico, quindi, lo statuto fu concesso con un gravissimo vulnus, l'assenza di una approvazione al catechismo di Kiko che ne era parte integrante e sostanziale. Soltanto nel 2010 il direttorio neocatecumenale fu approvato e non dalla Congregazione per la Dottrina della Fede bensì dal Pontificio Consiglio per i Laici diretto dal card. Stanisław Ryłko, grande amico del CNC. Il cardinale Ryłko, allo scopo di concedere "sicurezza all'attuazione del Cammino", aveva sollecitato la CdF, la quale anziché rilasciare l'approvazione di propria competenza delegò il PCpL a farlo. Oggi possiamo comprendere perfettamente la resistenza della Congregazione per la Dottrina della Fede: il direttorio del Cammino neocatecumenale è un catechismo iniziatico gnostico, fondato su una mistificazione della guarigione del cieco nato operata da Gesù in Gv 9. "Che cosa è il catecumenato? Un tempo in cui ti si metterà fango sugli occhi. Questa è l'azione di Gesù Cristo. Perché non sai che sei cieco. Non sai che sei sporco e perciò non ti vuoi lavare", insegna Kiko da decenni. Questa impostura permea tutto il percorso neocatecumenale, lo caratterizza come un itinerario gnostico tendente a trasferire agli adepti la conoscenza di se stessi, della loro sporcizia, della loro natura peccaminosa in atto e in potenza.

La profezia di padre Zoffoli

Qualsiasi persona in possesso di spirito critico e di capacità di discernimento, confrontando il mamotreto analizzato da padre Zoffoli con la versione emendata dalla CdF, anche analizzando le note introdotte che molto spesso rettificano il testo, non potrà fare a meno di osservare: "Padre Zoffoli ha vinto la sua battaglia, altro che richiesta di perdono a Kiko, padre Zoffoli ebbe ragione!". In un altro aspetto sembra che padre Zoffoli abbia ben inteso il fenomeno Cammino: la sorte che attende il movimento fondato da Kiko e Carmen. Non tutti ne sono al corrente; a una sua stretta collaboratrice il padre passionista confidò varie volte la seguente predizione: "La vostra generazione vedrà il tremendo tonfo del Cammino Neocatecumenale, proprio nel momento del suo più alto trionfo".
Il CNC si prepara a celebrare in pompa magna i suoi cinquant'anni di vita, che cadranno l'otto maggio prossimo venturo [ndr: avverrà il 5 maggio 2019]. Nonostante il gran battage pubblicitario, però, è da tempo che il movimento non cresce più. Sempre più parrocchie ne rifiutano le catechesi iniziali e in quelle dove il Cammino è presente le comunità si fondono, i fuoriusciti aumentano. I recenti scandali accaduti nell'isola di Guam, dove l'arcivescovo Byrnes ha chiuso il seminario neocatecumenale, il numero in aumento di vescovi e parroci che confutano la discordanza della liturgia eucaristica officiata nelle celebrazioni del Cammino con il Messale Romano, la traboccante megalomania del fondatore che nei suoi ultimi Annunci di inizio corso e di Avvento sembra aver perso ogni forma di controllo di sé, sono chiari segni che la profezia si sta avverando. In ogni caso, dalla morte avvenuta nel luglio del 2016 di Carmen Hernandez – la vera mente pensante degli anni d'oro del movimento, certamente colei che accreditò Kiko Argüello presso i vertici della Chiesa – il Cammino neocatecumenale non è più lo stesso. Kiko, divenuto monarca assoluto, è oramai tutto dedicato alla presentazione di libri e alla pretesa di far beatificare Carmen Hernandez, essendo speranzoso che se la numero due dovesse essere elevata alla gloria degli Altari necessariamente toccherà a lui, il numero uno, uguale sorte. Con questo obiettivo, Kiko di giorno in giorno sta mutando la dottrina ultradecennale del CNC. Fino a pochi anni fa deprecava il "miracolismo", oggi stimola la richiesta agli adepti di segnalare quelli avvenuti per intercessione di Carmen. Fino a pochi anni fa, in un intervento al Capitolo dei Frati Cappuccini tenutosi a Cracovia nel 2011, Kiko spiegava che nel Cammino il Rosario si consegna dopo dodici anni di iniziazione, altrimenti "la gente scappa". Oggi si fa filmare mentre consegna il Rosario ai dodicenni. Fino a pochi anni fa nel CNC le immaginette sacre erano considerate "devozionismi", oggi i santini di Carmen e Kiko sono distribuiti nelle comunità e nelle convivenze. Fino a pochi anni fa nei suoi discorsi Kiko si limitava a farcire le catechesi con le solite ripetizioni della sua epopea tra i baraccati della periferia di Madrid e delle sue esperienze nel teatro esistenzialista di Sartre. Oggi delizia i neocatecumenali presenti alla convivenza di inizio corso 2017 con balordaggini quali quelle dei trecentomila incestuosi che vivrebbero nella zona di Napoli, del ‘400 fiorentino che sarebbe un orrore, dell'arte sacra occidentale che sarebbe morta, di "un Raffaello che dipinge Madonnine dolci e carine, ma poco religiose. E non ti dico Michelangelo con tutti i suoi muscoli!". Oggi Kiko, oltre che in critico d'arte, si muta in professore di astronomia e spiega che "marciando, i pianeti fanno delle spirali che sono le galassie che si muovono a tutta velocità". Davvero pare che il tonfo del Cammino, che da decenni si identifica nel proprio fondatore, sia in atto.
Nel suo intervento alla presentazione dello statuto definitivo, Carmen Hernandez dichiarò: "E sapete per cosa ringrazio ancora? Perché non siamo caduti nel kikianesimo!". Alla luce degli eventi che stanno accadendo, è evidente che Carmen non fu profetica; padre Enrico Zoffoli sì.

di Lino Lista (1952-2019)


venerdì 3 luglio 2020

IL POSSESSO DELLA VITTORIA SULLA MORTE E LA EVANGELII NUNTIANDI - "IL SALE DELLA TERRA" III° PUNTATA

Proseguiamo l'analisi delle sei puntate di propaganda neocatecumenale nella trasmissione "Il sale della terra" trasmessa dalla RAI nel 1983. Gli articoli precedentemente pubblicati sono:
  1. introduzione e contesto storico
  2. "prima-e-dopo", dalla prima puntata de Il sale della Terra
  3. "fruttidelcammino", dalla prima puntata
  4. sofferenza-morte-ingiustizia, dalla seconda puntata


No, il nostro titolo "il possesso della vittora sulla morte" non è uno scherzo, è proprio come Mimmo Gennarini congedò gli spettatori della sua trasmissione “Il sale della terra”, mandata in onda, come sappiamo, nel 1983.

Nel saluto finale disse:
Sabato prossimo alla stessa ora cercheremo di rispondere ad un’altra domanda che forse interessa anche quelli che non credono. Come si fa, in definitiva A VENIRE IN POSSESSO DI QUESTA VITTORIA SULLA MORTE, a viverla, ad ereditare la vita eterna.”
Sarebbe come dire: possedere la resurrezione…

Evidentemente pensa che la vittoria sulla morte si possa “possedere”, come si possono possedere le case o le automobili. Non al massimo ottenere, che è già troppo, ma proprio “possedere”.
Poteva dire “incontrarsi, sperimentare la vittoria sulla morte”… ma “possedere” è la scelta di un verbo che rivela una mentalità che si dichiara di voler respingere: borghese, elitaria…

E non era un lapsus, ma una precisa volontà, perché lo ripete tale e quale in apertura della III° puntata:
Quest’oggi dobbiamo un pochino chiederci COME SI VIENE IN POSSESSO di questa eredità, cioè DI QUESTA VITTORIA DEL SIGNORE CHE È PER TUTTI
Come dice Gennarini, per dare “sottofondo” all’annunzio della resurrezione, rifila di nuovo spezzoni dei video in esterna: interviste ai “cristiani della domenica” all’uscita della Messa, assimilati stavolta in maniera diretta ai giocatori di carte all’osteria o ai semplici reduci del terremoto dell’Irpinia.

Una volta creato il “sottofondo dei bisognosi di annuncio”, compresi i “cristiani della domenica”, pone la fatidica domanda, ma ormai ha già giocato sporco. Tutti hanno visto ormai che questa “nuova chiesa” ha il “compito” di far incontrare Gesù ai parrocchiani che escono dalla Messa, considerati “lontani”:
Come si fa ad incontrare il Signore Gesù che vuole darci la vita?
E qui vorrei sottolineare la DIFFERENZA con le parole di Madre Teresa di Calcutta, intervistata nella puntata precedente.

Lei dichiarava che l’incontro con Gesù, per i sofferenti di cui si occupa, avviene tramite L’AMORE.
Un’azione concreta che realizza nel cuore di chi AMA DIO, L’AMORE PER IL PROSSIMO, tanto dal renderlo visibile con il suo MESCOLARSI ED ASSIMILARSI ai poveri sofferenti, che attraverso le suore di Calcutta “si possono incontrare” con l’amore di Dio per loro.

Il Gennarini, da buon neocatecumenale, dichiara che l’incontro con Gesù avviene tramite l’ANNUNCIO:
CI VOGLIONO DEGLI ANNUNCIATORI, coi quali va Gesù in spirito e la gente NELL’ASCOLTO PUÒ INCONTRARLO, incontrare il Signore”.
Annunciatori di mestiere? In effetti, le parole San Paolo dicono:
E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?...La fede DIPENDE dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo.”
Su questo punto mi vorrei soffermare, perché è proprio il centro, il nocciolo del neocatecumenalesimo e di questa puntata posta in visione all’Italia dai neocatecumenali.

Che per credere si debba prima “averne sentito parlare”, è cosa ovvia. Lo dice anche S. Paolo.

Questo avviene anche per le cose del mondo: chi non ha mai sentito parlare di una certa cosa, ne ignora l’esistenza.
Quindi la buona novella deve essere annunciata innanzitutto per portarla a conoscenza di chi non la conosce, da qui l’evangelizzazione.

Ma l’evangelizzazione non può essere fatta a caso, altrimenti è solo annunciare “qualcosa”, senza che sia necessariamente la vera “buona novella”.

L’evangelizzazione, portata avanti dagli “annunciatori” di cui parla Gennarini, richiede la conformità e la fedeltà al messaggio cristiano, come spiega anche l’enciclica Evangelii Nuntiandi, che avrebbe dovuto conoscere bene visto che era stata pubblicata pochi anni prima.

Altrimenti potrebbe essere definita evangelizzazione anche quella dei Testimoni di Geova, o di Scientology, o di chi si voglia: gli annunciatori di queste sette annunciano, ma non la “buona novella” di Cristo.
Annunciano ciò che pare a loro ed alcuni “ascoltano” ed abbracciano la loro fede.

La buona novella, nel cristianesimo, deve essere fedele, come ben dice l’Evangelii Nuntiandi, al “patrimonio di fede che la Chiesa ha il dovere di preservare nella sua purezza intangibile”, anche se in modalità comprensibili per l’uomo moderno.
QUESTA FEDELTÀ A UN MESSAGGIO, del quale noi siamo i servitori, e alle persone a cui noi dobbiamo trasmetterlo intatto e vivo, È L'ASSE CENTRALE DELL'EVANGELIZZAZIONE.”
E l’annunciatore deve essere:
un fedele dispensatore della parola della verità
Non è annunciatore di Cristo chi spara a caso, chi reinterpreta non secondo esegesi, chi non preserva il patrimonio di fede “NELLA SUA PUREZZA INTANGIBILE” (definizione contenuta nell’Evangelii Nuntiandi).

Chi non si attiene a questo annunzia, ma annunzia ALTRO”.

Ma c'è di più:
“Il Cristo annunzia la salvezza, dono grande di Dio, che non solo è liberazione da tutto ciò che opprime l'uomo, ma è SOPRATTUTTO LIBERAZIONE DAL PECCATO E DAL MALIGNO
Quindi, non è risolvendo matrimoni, alcolismi o marxismi che si manifesta l’azione di Dio, ma SOPRATTUTTO comporta la LIBERAZIONE DAL PECCATO E DAL MALIGNO, che non è più “signore, padre e dominatore” del cristiano, di colui che ha accolto la predicazione e ricevuto i sacramenti.
Questo si dice perché, quando ascolteremo che certi "testimoni" affermano di essere stati curati nei loro problemi, ma sostengono di essere “sempre gli stessi di prima: egoisti, adulteri, avari…”, o tacciono sull’«uomo nuovo» liberato dal peccato, si possa vedere che non è intervenuta la cosa fondamentale:
SOPRATTUTTO LA LIBERAZIONE DAL PECCATO E DAL MALIGNO”.
Chiaro il punto? Nel Cammino l'evangelizzazione corrisponde ad un moralismo ("niente divorzi aborti omicidi ecc."), moralismo particolarmente ipocrita (perché il Cammino predica che "l'uomo non può non peccare"), e a dispetto di tanti discorsoni sul demonio e sul male, i kikos restano "schiavi" del peccato e del maligno. E se ne vantano pure. Anzi, alla tappa del Padre Nostro devono perfino dichiararsi "figli del demonio". La loro evangelizzazione non libera dal peccato, non libera dal maligno, anzi: devono dichiararsi "figli del demonio". (Nota: liberarsi dal peccato e dal maligno non significa impeccabilità ma significa fuggire le occasioni di peccato, significa sforzarsi di non peccare, significa rialzarsi quando si cade, attraverso il sacramento della confessione, e soprattutto significa non sentirsi "autorizzati a peccare").

Torniamo alla Evangelii Nuntiandi: c'è ancora di più:
I piccoli, i poveri sono evangelizzati, diventano suoi discepoli, si riuniscono «nel suo nome» nella grande comunità di quelli che credono in lui.”
Nella “grande comunità”, la Chiesa, la parrocchia. Non in “piccole comunità”.

La definizione data dall’Evangelii Nuntiandi di “evangelizzazione” è precisa:
Annuncio del Cristo a coloro che lo ignorano, di predicazione, di catechesi, di Battesimo e di altri Sacramenti da conferire.
Evidentemente, secondo l’«evangelizzazione kikiana», i primi ad ignorare Gesù Cristo sono i “cristiani della domenica”, a cui sono “da conferire” il Battesimo e gli altri sacramenti.

Per questo quando si tratta di chiesa esistente, il ruolo degli evangelizzatori laici è sottoposto a limiti, che troviamo spiegati proprio nell’Evangelii Nuntiandi:
Il loro compito primario e immediato NON È L'ISTITUZIONE E LO SVILUPPO DELLA COMUNITÀ ECCLESIALE - che è il ruolo specifico dei Pastori - ma è la messa in atto di tutte le possibilità cristiane ed evangeliche nascoste, ma già presenti e operanti nelle realtà del mondo. Il campo proprio della loro attività evangelizzatrice è il mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell'economia; così pure della cultura, delle scienze e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale; ed anche di altre realtà particolarmente aperte all'evangelizzazione, quali l'amore, la famiglia, l'educazione dei bambini e degli adolescenti, il lavoro professionale, la sofferenza.”
Mi pare chiaro che si dice che I LAICI NON HANNO IL COMPITO DI ISTITUZIONE E SVILUPPO DELLA COMUNITÀ ECCLESIALE, RUOLO CHE SPETTA AI PASTORI.

Quindi laddove "comandino" i laici, si compie un atto non ammissibile, perché i laici hanno i loro campi specifici di evangelizzazioni, come citato sopra, e tra questi non rientra né l’istituzione né lo sviluppo della comunità ecclesiale.

Al più possono:
COLLABORARE con i loro Pastori nel servizio della comunità ecclesiale” (Evangelii Nuntiandi)
In ultimo l’Evangelii Nuntiandi descrive la figura dell’evangelizzatore:
EGLI NON TRADISCE NÉ DISSIMULA MAI LA VERITÀ PER PIACERE AGLI UOMINI, PER STUPIRE O SBALORDIRE, NÉ PER ORIGINALITÀ O DESIDERIO DI METTERSI IN MOSTRA. EGLI NON RIFIUTA LA VERITÀ; NON OFFUSCA LA VERITÀ RIVELATA PER PIGRIZIA NEL RICERCARLA, PER COMODITÀ O PER PAURA. NON TRASCURA DI STUDIARLA; LA SERVE GENEROSAMENTE SENZA ASSERVIRLA.”
L'opera dell'evangelizzazione suppone nell'evangelizzatore un amore fraterno sempre crescente verso coloro che egli evangelizza… Un segno d'amore sarà la cura di donare la verità e di introdurre nell'unità… è il RISPETTO della situazione religiosa e spirituale delle persone che vengono evangelizzate, RISPETTO DEL LORO RITMO, che non si ha diritto di forzare oltre misura. RISPETTO DELLA LORO COSCIENZA E DELLE LORO CONVINZIONI, SENZA ALCUNA DUREZZA… Un altro segno è L'ATTENZIONE A NON FERIRE L'ALTRO, soprattutto se egli è debole nella fede, con affermazioni che possono essere chiare per gli iniziati, ma diventare per i fedeli fonte di turbamento e di scandalo, COME UNA FERITA NELL'ANIMA.
Queste citazioni dall’Evangelii Nuntiandi ci sono parse necessarie, perché quando si ascolti la parola “annunciatore”, “catechista”, “evangelizzatore”, si abbia chiaro cosa intende la Chiesa.

ANNUNCIATORE è solo una parola generica: si può annunciare di tutto, ma non tutto è fedele al deposito di fede della Chiesa.

Per questo, analizzeremo più a fondo la puntata sul POSSESSO DELLA VITTORIA SULLA MORTE in sede separata, per ovvi motivi di durata, perché la sua comprensione possa innestarsi sulla conoscenza di ciò che la Chiesa richiede all’ANNUNCIATORE.

Possiamo anticipare solo che quella puntata, subito dopo l’affermazione del “POSSESSO DELLA RESURREZIONE”, inizia subito con un confondimento della verità, che forse all’epoca non era rilevabile, ma che oggi sappiamo benissimo essere un modo artificioso e non chiaro di presentare le cose.

(fine quinta parte -- segue)