lunedì 7 ottobre 2019

I neocatecumenali sulla via del tramonto, col contributo del papa

"Comunicato del Cammino: il Papa ci loda!"
Invitiamo alla lettura di un recente articolo di Sandro Magister, di cui presentiamo a margine alcune nostre considerazioni.




I neocatecumenali sulla via del tramonto, col contributo del papa

Venerdì 20 settembre papa Francesco ha ricevuto in udienza il fondatore del Cammino neocatecumenale Francisco “Kiko” Argüello, accompagnato dai suoi due luogotenenti María Ascensión Romero e padre Mario Pezzi. Nell’occasione, Kiko ha offerto al papa un suo disegno con l’effigie di san Francesco Saverio, gesuita e grande missionario dell’Asia.

Il dono non era casuale. Un’insigne reliquia di san Francesco Saverio si conserva a Macao, sulla costa della Cina, dove la congregazione vaticana “de Propaganda Fide” ha aperto il 29 luglio l’ultimo dei seminari “Redemptoris Mater” per la formazione di sacerdoti appartenenti al Cammino, ormai più di cento e disseminati in tutto il mondo. Mercoledì 18 settembre, al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro, il papa ha anche salutato i formatori e gli alunni di questo nuovo seminario, prima della loro partenza per Macao. E avrebbe poi detto a Kiko, stando a un comunicato del Cammino: “Sono contento perché voi realizzate la cosa più importante della Chiesa, che è evangelizzare, e lo fate senza proselitismo ma mediante la testimonianza”. [ndr: vedi link [qui] e vedi vignetta sopra]

Non tutto, però, è così trionfale, per Kiko e per il movimento da lui creato. Le fortune di entrambi hanno toccato lo zenit durante il pontificato di Giovanni Paolo II, abbagliato dalla loro intransigenza nel campo della morale coniugale, con il no assoluto ai contraccettivi e con famiglie ultraprolifiche. Ma prima con Benedetto XVI e poi anche con Francesco i rimproveri al Cammino si sono moltiplicati. E oggi, in questa fine di settembre, esce un libro che addirittura lo accusa di sostenere vere e proprie eresie:


Il sacerdote autore del libro è anche il direttore di un blog attentissimo all’ortodossia dottrinale. E individua i due errori capitali del Cammino in una “concezione ereticale del sacro mistero eucaristico” – con la messa fatta somigliare “in parte a una pasqua ebraica e in parte a un banchetto calvinista” – e in una “confusione sulle diverse forme di sacerdozio”, quella comune a tutti i battezzati e quella propria di chi ha ricevuto gli ordini sacri, con i catechisti laici, a cominciare da Kiko, che si arrogano i compiti dei sacerdoti e comandano su tutto.

In effetti, pur senza mai arrivare a imputazioni di eresia, la dottrina e la prassi del Cammino ha sollevato negli scorsi decenni severe critiche da parte delle autorità vaticane, sia dalla congregazione per la dottrina della fede, che già con Joseph Ratzinger prefetto aveva scrutinato e obbligato a correggere i quindici volumi di trascrizioni delle catechesi orali impartite agli adepti da Kiko e dalla cofondatrice María del Carmen Hernández Barrera (1930-2016), sia dalla congregazione per il culto divino, che più volte ha richiamato le comunità neocatecumenali alla fedele osservanza del rito romano nella celebrazione della messa.

A questi richiami, i vertici del Cammino si sono sempre dichiarati ubbidienti a parole, disubbidendo però nei fatti, cioè continuando a porte chiuse a celebrare le loro messe bizzarre e a tenere le loro astruse catechesi, mentre in pubblico facevano mostra di sé riempiendo le piazze dei “Family Day”, convergendo in massa nelle città sedi delle giornate mondiali della gioventù, inviando famiglie in missione in terre lontane, oltre che moltiplicando i loro seminari “Redemptoris Mater”.

Tutto ciò ha garantito loro qualche successo, ma ha anche suscitato aspre reazioni, specie da parte di vescovi sia conservatori che progressisti – come il cardinale Carlo Maria Martini (1927-2012) che non li volle mai nella sua diocesi di Milano –, i quali non tollerano che i neocatecumenali penetrino in diocesi e  parrocchie seminando divisioni e facendo proseliti non alla Chiesa ma alla loro specifica setta.

Nel 2010 addirittura un’intera conferenza episcopale, quella del Giappone, li mise al bando dal loro Paese e chiuse il loro seminario. E ha continuato a sbarrare loro la strada anche dopo che nell’agosto del 2018 essi tornarono alla carica con l’ausilio del cardinale Fernando Filoni, prefetto di “Propaganda Fide” e loro fervente sostenitore, che annunciò di voler riaprire nella diocesi di Tokyo un seminario “Redemptoris Mater”, questa volta sotto la diretta giurisdizione della sua congregazione vaticana. Fallito questo secondo assalto all’Estremo Oriente, Kiko e Filoni ci riprovano oggi con l’avvenuta erezione del seminario di Macao.

Un altro rovescio l’hanno però subìto, intanto, nell’Oceano Pacifico. Lì l’arcivescovo di Guam, Anthony Apuron, fiancheggiatore del Cammino neocatecumenale, lo scorso 7 febbraio è stato colpito da una condanna canonica definitiva per abusi sessuali, in capo a un’accurata indagine condotta in prima istanza dal cardinale Raymond L. Burke e in seconda istanza personalmente da papa Francesco. Non sorprende che Kiko abbia sostenuto fino all’ultimo l’innocenza di Apuron, ma con la rimozione del vescovo, a Guam è stato chiuso anche il seminario “Redemptoris Mater” ed è quasi sparita la presenza dei neocatecumenali.

Con l’avvento di Bergoglio al pontificato, Kiko aveva calcolato di avere il campo più libero che con il predecessore Benedetto XVI, vista l’indifferenza dell’attuale papa per le deviazioni dottrinali e liturgiche del Cammino.

Ma Francesco è allergico anche ai presunti meriti acquisiti dai neocatecumenali con la loro intransigente condanna dei contraccettivi. Tanto allergico da riservare proprio a loro – a giudizio di molti – la sferzante battuta sull’aereo di ritorno dalle Filippine: “Alcuni credono che per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli. No. Paternità responsabile”.

Al primo dei due sinodi sulla famiglia Bergoglio non ha invitato nessun membro del Cammino, nemmeno come uditore, a dispetto della loro ostentata specializzazione in materia. E anche l’enciclica ecologista “Laudato si’”, con i malthusiani Ban Ki-Moon e Jeffrey Sachs sempre più di casa in Vaticano e ora anche invitati dal papa all’imminente sinodo sull’Amazzonia, ha messo nell’angolo gli ultraprolifici neocatecumenali.

Un’altra cosa che a Francesco non va è la confusione tra “foro interno” e “foro esterno”. “È il peccato in cui molti gruppi religiosi cadono oggi”, ha detto lo scorso 5 settembre in Mozambico, incontrando i gesuiti del luogo. Ma è proprio questo che fanno i neocatecumenali con i loro cosiddetti “scrutini”, che sono di fatto “confessioni pubbliche che scarnificano le coscienze con domande che nessun confessore oserebbe mai rivolgere”, come li definì un arcivescovo molto critico del Cammino, quello di Catania Luigi Bommarito (1926-2019).
Inoltre, al pauperista Bergoglio proprio non piacciono le ingenti spese che il Cammino fa per ingraziarsi i vescovi di tutto il mondo, ad esempio regalando a centinaia di loro viaggi promozionali in Israele, culminanti nella visita della spettacolare cittadella neocatecumenale di nome “Domus Galilaeae”, con magnifica vista sul lago di Tiberiade. Anche a questo il papa può aver alluso, quando il 5 maggio 2018, sulla spianata di Tor Vergata, ha detto ai neocatecumenali che festeggiavano i 50 anni del Cammino: “Gesù non autorizza trasferte ridotte o viaggi rimborsati. Dice a tutti i suoi discepoli una parola sola: Andate!”.

Ma soprattutto c’è l’avversione di Francesco – fatta salva la prediletta Comunità di Sant'Egidio – per i movimenti cattolici di qualsiasi tipo, per quei movimenti in auge nella seconda metà del Novecento e che suscitavano tanto entusiasmo in Giovanni Paolo II, ma che oggi, indipendentemente dal favore o disfavore dei papi, sono ovunque in declino, qua e là rovinoso.

Il Cammino neocatecumenale è uno di questi. Se soltanto riuscisse a trasmettere il suo “credo” alla figliolanza delle sue prolifiche coppie, e poi ai figli dei figli, la sua crescita numerica sarebbe esponenziale. Ma non è così. Nemmeno in famiglia funziona più.
* I link a tutti gli articoli pubblicati sull’argomento in www.chiesa e Settimo Cielo, a partire dal 1996:
> Focus sui movimenti cattolici. Il Cammino neocatecumenale




  • Nostre considerazioni a margine:

Spesso capita che qualche autore cattolico (per esempio qui) resti scandalizzato da un'affermazione del Papa, tipo: “Signora, evangelizzazione sì, proselitismo no”, senza sapere che riguardava proselitismo neocatekiko. Nel caso citato, i due presunti "convertiti" non sono cristiani, ma kikiani. Ubbidiscono non al Papa ma a Kiko. Seguiranno Kiko e solo Kiko, anche nello scisma e nell'eresia. Hanno aderito non alla Chiesa Cattolica ma al Cammino Neocatecumenale. Nostro Signore scruta i cuori e sa quanto c'è di ingenua ignoranza e quanto c'è di marcio, ma intanto quei due poveracci si credono cattolici (e vengono vantati come tali, come trofei di cui vantarsi davanti al Papa) e invece hanno abbracciato l'eresia (immaginate le loro facce qualora scoprissero che nell'unica vera Chiesa non ci sono né Decime né Scrutini né Convivenze Obbligatorie né Giri d'Esperienze né Mega-Catechistoni...), poiché sono stati "evangelizzati" dal kikismo-carmenismo. Papa Francesco sarà anche criticabile su diversi aspetti, ma stavolta aveva centrato perfettamente il bersaglio: evangelizzazione sì [nel senso cattolico del termine], proselitismo no [proselitismo nel senso di reclutarsi adepti, anche con l'inganno: l'inganno di presentarsi come cattolici pur avendo stravolto dottrina e liturgia].

Come in ogni setta, anche nel Cammino vige la legge non scritta secondo cui mentire e ingannare sono azioni santissime, se compiute a favore del Cammino. La vignetta riportata in cima a questa pagina non è per niente ironica: per Kiko - e dunque per tutti i neocatecumenali - è sempre stato necessario distorcere le parole del Papa per renderle favorevoli al Cammino.

Infine: come mai Magister parla di QUINDICI volumi del Direttorio Catechetico Neocatecumenale e non più "quattordici" volumi? Ce lo chiediamo perché già era strana la situazione riguardo al quattordicesimo volume fantasma...

21 commenti:

  1. Sandro Magister ci mancava da un poco. Dopo diversi articoli sul Cammino ci chiedevamo come mai non ne parlasse più. Con questo torna sull'argomento con molta determinazione e, cosa che ci fa molto piacere, confermando le perplessità espresse da sempre, sviluppando - infine - una prospettiva futura che condividiamo in pieno, dal nostro punto di osservazione: il c.n. è ormai incamminato sul viale del tramonto, inesorabilmente, irreversibilmente...finalmente!

    Pax

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  2. Oggi, 7 ottobre, festa liturgica della Madonna del Santo Rosario, prendo questo dono come un segno dal cielo. La nostra Mamma che ascolta le nostre preghiere.
    La nostra Mamma amata, che Kiko osa vantare come prima artefice delle sue ispirazioni che con gli anni si sono rivelate sempre più devastanti per la Chiesa e per la vita di tanti di noi e tanti che ancora sono dentro come sempre più apprendiamo con dolore.

    Pax

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    1. Presso la basilica di S.Maria Maggiore recita del Rosario Mondiale con il supporto della rete di Radio Maria; presente e promotore proprio il card.Filoni-loro attuale "grande amico" ma canti, preghiere e animazione in latino e con il coro polifonico di madre Speranza:nessuna traccia di bonghi e chitarrelle

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  3. Uomo Libero!!!7 ottobre 2019 10:19

    KIKO AVREBBE POTUTO ALMENO FARE INCORNICIARE IL DISEGNINO REGALATO AL PAPA...OPPURE NON È RIUSCITO A TROVARE UN CORNICIAIO CATECUMENALE, CHE LAVORASSE GRATIS?

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    1. Kiko è un bugiardo matricolato e va dicendo che papa Francesco ha aperto il seminario neocatecumenale di Macao. Se è mentitore Kiko, figuratevi i suoi adepti.

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  4. Sandro Magister, sempre più puntuale, preciso e pungente.
    Non fa sconti ai neocatecumenali e traccia un quadro molto chiaro della situazione neocatecumenale e della tendenza “barometrica “ del pensiero della Chiesa e di Papa Francesco:
    TEMPESTA e BURRASCA.

    Ho letto il libro di Don Ariel che riassume molte delle problematiche del “movimento” neocatecumenale, visto da un Sacerdote Cristiano.
    Questa opera di Don Ariel completa un quadro sempre più chiaro sulla situazione reale di Kiko e del SUO “particolare movimento pseudo-cristiano”.

    Sono partito dall’auto-biografico “L’immondizia ama Dio. Storia di un cattolico ebreo”, di
    Daniel Lifschitz, dove si parla del CN visto dagli occhi e dal vissuto di uno dei primi catechisti itineranti del CN (24-25 anni di militanza attiva), fuoriuscito d’eccellenza del “movimento” neocatecumenale.

    Poi ho letto il saggio, sulla realtà “sociale” della Chiesa Cattolica di oggi, “Quello che resta dei Cattolici” dove l’autore, Marco Marzano, professore ordinario di Sociologia all'Università di Bergamo, prende in esame in particolare proprio il “movimento” neocatecumenale, con una testimonianza diretta presa da un una famiglia di ex-neocatecumenali di lungo corso, fuoriusciti dal “movimento”.

    Ho letto i vari Statuti del cammino, ho letto il vecchio mamotreto fino alla Traditio, ho letto tanti documenti di inizio corso e tanti annunci neocatecumenali nei tempi forti della Chiesa, documenti mai approvati da nessuno.

    Il libro di Don Ariel viene quindi chiudere, a 360° , il cerchio sul cammino neocatecumenale.
    Il sito “neocatecumenali.blogspot.com”, secondo me, riempie e completa tutti i buchi lasciati da queste opere che ho citato, completando il quadro con testimonianze efficaci e precise che ho riscontrato durante i miei 17 anni di militanza attiva nel “movimento” neocatecumenale.

    Penso che ci sia veramente poco da aggiungere sull’argomento CN, manca solo un intervento “Divino” per mettere la parola “FINE” al “pastrocchio” neocatecumenale.

    Prego tutti i giorni per una soluzione indolore di questo problema che riguarda ormai circa 600.000 persone in tutto il mondo, di cui molte animate dai migliori sentimenti umani e cristiani, ingannate da una falsa realtà che, ormai oggi, di cristiano ha veramente ben poco.
    LUCA

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  5. Sono d'accordo con l'articolo, però vorrei capire qual'è il senso cattolico del termine evangelizzazione che intende Papa Francesco. Se qualcuno mi può delucidare.

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    1. In questi tempi di crisi generalizzata della fede (di cui è colpevole anche il Cammino poiché diffonde eresie e carnevalate liturgiche oltre che idolatria per sé stessi e per Kiko) il termine "evangelizzazione" purtroppo bisogna spiegarlo sempre anche se è ovvio: significa portare il Vangelo, l'unico vero Vangelo dell'unica vera Chiesa che garantisce l'unica vera fede. (Come ho già raccontato in altre occasioni, c'è stato chi ha evangelizzato veramente pur senza aver mai nominato Nostro Signore).

      Il termine proselitismo (in tutte le sue varianti: "far proseliti", ecc.) una volta aveva un significato positivo: far conoscere la fede, stimolare la libertà altrui consentendo di aderire a Cristo, testimoniare il fatto cristiano al punto che qualcuno liberamente sceglie di seguire, in fin dei conti significa dare ai non credenti una possibilità di salvezza.

      La propaganda protestante ha voluto confondere le acque - era ovvio, visto che dovevano spiegarsi tra loro come mai uno che loda il Signore sarebbe "buono" se protestante e "cattivo" se ubbidiente al Papa. E così hanno tinto di nero il termine "proselitismo".

      Dunque, metti anche uno come papa Bergoglio che si trova di fronte una signora che va lì a vantarsi: "ehi, sono del Cammino e ho convertito questi due, lodatemi, lodate me, Kiko e il Cammino!", cosa fa? Risponde che l'evangelizzazione va bene, ma il reclutare adepti al proprio idolo non va bene. La stampa ci riporta il termine "proselitismo", magari la prossima volta il Papa invece di usare quel termine dirà direttamente: signora, evangelizzazione sì, kikolatria no.

      Qualche tempo fa ho conosciuto una ragazza asiatica che si era convertita dall'islam attraverso i contatti con un movimento ecclesiale. Ha poi scelto di farsi suora, trasferendosi in un altro paese europeo. Nel suo percorso di scoperta della fede cattolica, il movimento in questione è stato solo uno strumento (così come deve essere: infatti i movimenti non sono da considerare un'alternativa alla missione della Chiesa, ma solo un aiuto alla Chiesa stessa), e l'istituto in cui si è fatta suora non è minimamente legato a tale movimento.

      Le persone di tale movimento nel loro piccolo si sono vantate (con molta discrezione, perché chi ripudia l'islam non può più dormire sonni tranquilli) di aver contribuito a quella conversione, nei termini di "guardate un po' cosa abbiamo fatto per la Chiesa", o più onestamente "guardate cosa il Signore ha fatto e noi siamo stati più o meno involontariamente strumento". Ma non hanno avuto nulla da ridire al fatto che la giovane non abbia aderito al movimento o agli istituti più o meno colonizzati dal movimento. In altre parole, non hanno fatto proselitismo ma evangelizzazione. Perfino quando hanno voluto vantarsene, hanno ringraziato lo Spirito, non il movimento; hanno dato lode a Dio, non a sé stessi e ai propri fondatori, hanno parlato di conversione anche se la ragazza in questione non si è convertita al loro movimento ma... alla fede cattolica. Esattamente il contrario di ciò che sarebbe successo riguardo al Cammino e al suo santone autonominato "iniziatore", specializzato in menzogne riguardanti il Papa.

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    2. Evangelizzare per la chiesa cattolica significa "Vivere il vangelo" in modo che gli altri che ti vedono sono attratti dal tuo modo di vivere e ti chiedono i motivi del tuo comportamento e tu rispondi come ti indica Pietro: “Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto” (1 Pt 3, 15). Dio non costringe nessuno a credere a Lui e Cristo dice “Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono” (Gv 8, 28), innalzato significa messo al primo posto come ordine di valore nella mia vita. Se lo vivo per me, Evangelizzo tutti quelli che mi stanno attorno, se dopo questi vogliono credere, nessuno glielo impedirà. Io non cerco nessuno, sono gli altri che se vedono atteggiamenti cristiani in me si interrogano e decidono di conseguenza!Evangelizzare per la chiesa cattolica significa "Vivere il vangelo" in modo che gli altri che ti vedono sono attratti dal tuo modo di vivere e ti chiedono i motivi del tuo comportamento e tu rispondi come ti indica Pietro: “Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto” (1 Pt 3, 15). Dio non costringe nessuno a credere a Lui e Cristo dice “Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono” (Gv 8, 28), innalzato significa messo al primo posto come ordine di valore nella mia vita. Se lo vivo per me Evangelizzo tutti quelli che mi stanno attorno, se dopo questi vogliono credere, nessuno glielo impedirà. Io non cerco nessuno, sono gli altri che se vedono atteggiamenti cristiani in me si interrogano e decidono di conseguenza secondo coscienza! La loro e non quella imposta da nessuno.
      Veterano.

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    3. Giustissimo, anche secondo me si "evangelizza" per attrazione, nel senso di attrarre le persone che vedono in te qualcosa di "luminoso" da associare alla tua fede.
      Come ha detto Papa Benedetto XVI a chi gli chiedeva quale sia la "via" giusta per portare le persone a Cristo:"Quante persone ci sono al mondo 7 miliardi?.Allora ci sono 7 miliardi di "vie" giuste per portare a Cristo".

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  6. Il proselitismo, nell'accezione odierna, si riconosce per l'aggressività degli evangelizzatori, che si materializza soprattutto nel gusto della PROVOCAZIONE.

    E' vero, a volte Gesù è stato molto provocatorio, ma MAI contro la TRADIZIONE ebraica, ma in relazione a quelle che chiamerà "tradizioni di uomini", leggi rabbiniche che non avevano fondamenti nella tradizione.
    Gesù, anzi, faceva continui riferimenti all'ebraismo antico evidenziando come lui si ponesse in continuità con esso, anche se in una continuità speciale, che comprendeva un passaggio dalla vecchia alla nuova alleanza.

    Il Cammino invece si pone in contrapposizione alla storia della Chiesa. Si deride il Concilio di Trento! Si distacca non tanto dagli abusi e dalle esagerazioni di tanti cristiani del passato, che rappresentano come una sorta di tradizione umana non scritta, quanto dalla liturgia e dalla dottrina del passato!
    E' come se i farisei deridessero gli antichi profeti e proponessero i loro precetti non scritturistici come vero ebraismo!

    Il Vangelo è già provocatorio in quanto parola di Dio e un'ulteriore provocazione umana non è solo un MODO sbagliato di evangelizzare (cioè una contro testimonianza) ma è spesso un sintomo di una fede inquinata. Tipica di chi fa proselitismo.

    Ad esempio, chiedere a dei laici un'ubbidienza totale, e al di là di ogni ragionevole dubbio, ad altri laici detti "catechisti" ma che non hanno nessun mandato ufficiale della Chiesa, è contro la fede.
    Credere al di là di ogni ragionevole dubbio all'innocenza di Apuron è idiota.

    Dire che l'ubbidienza deve essere cieca tanto da non tener conto della ragione, è una grande provocazione, ma non viene da Dio. Serve a fare grande chi la dice, e perciò lo fa sentire a posto, e a indurre altri in errore, perché è un'eresia!

    Ma la parola di Dio deve mettere in crisi, una crisi positiva, anche l'evangelizzatore, e non dargli una tronfia soddisfazione perché ha fatto colpo.

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  7. Stavo leggendo ultimamente il DECRETO SULL’ATTIVITA MISSIONARIA DELLA CHIESA AD GENTES e, tra le altre, vi ho trovato scritto:

    "È dunque indispensabile al futuro missionario attendere agli studi di missionologia, conoscere cioè la dottrina e le norme della Chiesa relative all'attività missionaria, sapere quali strade abbiano seguito nel corso dei secoli i messaggeri del Vangelo, essere al corrente della situazione missionaria attuale e dei metodi che si ritengono al giorno d'oggi più efficaci"

    E questo vale per tutti, anche per i laici, "adeguatamente formati".

    Ne consiglio la lettura, a chi abbia voglia e non l'abbia già letto.

    Certo che parla anche di missionari laici, ma le caratteristiche con cui li descrive e che debbono possedere, non si ritrovano per nulla in quelli neocatecumenali, a partire dalla totale mancanza di questi ultimi della predicazione del Magistero.

    Ma allora, i "missionari" neocatecumenali, possono o non possono essere annoverati tra quelli definiti dalla stessa Santa Sede, giacchè predicano una dottrina diversa e non ottemperano MAI alle necessarie formazioni extra kikiane?

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    1. Ma figuriamoci se si leggono questi documenti. Per loro è carta straccia. Tanto sono approvati. Quindi possono fare tutto quello che vogliono ...o meglio tutto quello che KIKO vuole o che gli passa semplicemente per la testa.

      Ps. Ma della convivenza di inizio anno non si sa nulla?

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  8. Purtroppo chi permette il proselitismo sono i parroci consenzienti, che senza conoscere l'itinerario neocatecumenale, sono abbagliati dai numeri che gli affollano le salette, mentre i parrocchiani e la pastorale normale passa in secondo piano

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  9. Luca 19,9-14

    [9] Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri:

    [10] "Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano.

    [11] Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.

    [12] Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.

    [13] Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.

    [14] Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato".


    Due uomini andarono in Parrocchia, uno era Neocatecumenale e l'altro Cristiano della Domenica ( così definito dai NC).
    Il Neocatecumenale stando in piedi durante la Consacrazione, cioè davanti a Dio che offre Se Stesso , e ci dona il suo Corpo e il suo Sangue, si diceva: ti ringrazio Signore che non sono come il cristiano della domenica, io do la decima, digiuno a Pasqua, prego la domenica mattina le lodi, partecipo al gruppo assiduamente,metto i fiori intorno alla mensa, obbedisco ai miei catechisti, non vado su internet ecc, ecc. ( piccola parentesi, tutto questo a facciata, è solo IPOCRISIA)
    Mentre il cristiano della domenica inginocchiato davanti al Signore si diceva: Signore pietà di me. Non sono degno neanche di stare in questo luogo dove tu dimori chiuso nel Tabernacolo, Tu sei lì e ti offri per noi, ci doni Te Stesso per la nostra salvezza.Grazie Signore!

    Sapete cosa ha detto Gesù.

    (da IPG)

    Pace ai figli della Pace. Gesù è la Pace.

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  10. L'articolo di Magister non solo ha il pregio di fare il punto della situazione, non solo dà ulteriore visibilità al libro di don Ariel, ma è anche tradotto in inglese, francese e spagnolo ed ha un bacino di lettori largamente superiore al nostro blog. Specialmente nei sacri palazzi vaticani (dove c'è sempre qualcuno che quotidianamente sbircia le nostre pagine).

    Facciamo notare che il primo articolo che Magister ha dedicato ai neocatecumenali è datato 13 giugno 1996, appena tre giorni prima che padre Zoffoli salisse al Cielo carico di meriti. Quell'articolo sembra quasi scritto oggi, visto che in oltre vent'anni i kikos sono rimasti gli stessi ma mica ve lo dicono»), il percorso di "anche vent'anni" si è allungato ad oltre trenta, e non c'è più la perfida Carmen dotata di «libero accesso a Giovanni Paolo II a qualsiasi ora, anche dopo cena». Magister, forse perfino suo malgrado, semplicemente confermò che gli scritti di padre Zoffoli non meritavano di essere dimenticati.

    Inoltre, neanche due settimane prima della pubblicazione di quel primissimo articolo di Magister, il 1° giugno 1996, Kiko era andato a visitare padre Zoffoli allo scopo di fabbricare la leggenda delle "scuse". Infatti Kiko tese una trappola a padre Zoffoli dicendogli: "lei ha agito per amore della Chiesa". Padre Zoffoli, in ospedale e al termine dei suoi giorni, si riebbe per un attimo e gli rispose: «per amore della verità!», sterilizzando la furbata kikiana (anche se poi i kikos, per amore della menzogna, hanno sempre raccontato la versione prefabbricata delle "scuse").

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  12. Il modo in cui nel Cammino si "annuncia" l'esigenza del PERDONO è la prova del proselitismo in uso presso i camminanti.
    Il perdono, infatti, va annunciato con "pudore" e non con trionfalismo, perché interpella tutti, perché il perdono vero, quello che NON si può strumentalizzare per sentirsi bravi, è una GRAZIA che comporta la CARITA'!
    Ma chi con noncuranza dice alla VITTIMA di un sopruso di chiedere scusa al carnefice, dove mostra l'amore? E dove il dolore?
    Il perdono infatti comporta il dolore di chi lo chiede.

    Se Dio è amore, è anche giustizia, e se l'amore realizza la giustizia, la giustizia è un'espressione dell'amore.
    Dio non rinuncia alla giustizia, altrimenti dovrebbe rinunciare all'amore. Un perdono senza riparazione è perciò FALSO. Tipico di chi fa proselitismo.

    E se l'amore fa sì che, a volte, come quando non si ledono diritti di altri, non si tenga conto della giustizia, ciò avviene come quando Dio concede, per i meriti di Cristo, l'indulgenza plenaria! Ma per ottenerla occorre il distacco TOTALE dai peccati, anche veniali. Cioè dolore per i peccati.
    Chi ama VUOLE espiare le proprie colpe!
    La grazia della remissione totale della pena, perciò, avviene, sì, per i meriti di Cristo, ma attraverso il dolore sincero!

    Quando il carnefice nel Cammino dice alla vittima "Devi perdonare!" invece di chiedere lui perdono con sincero dolore, manifesta un proselitismo tale da dare scandalo.
    Non mostra il volto di Cristo, ma dell'anticristo

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  13. È proprio così. La concezione del perdono è della giustizia propagate dal Cammino è molto suo generis e si discosta molto da quella cristiana. Praticamente non importa se che ha commesso un torto, anche molto grave, non si pente, tu comunque non devi mai "giudicarlo", con la quale parola di intende anche il semplice avere un'opinione negativa di una persona. Cioè se tu pensi male di lui/lei,cioè pensi che ti ha fatto un danno e che ha commesso una cattiva azione, tu comunque devi chiedergli perdono. Cioè è la vittima che deve chiedere perdono al carnefice. Il carnefice può continuare indisturbato a commettere il male, tanto nessuno può permettersi di "giudicarlo". Parallelamente a questa concezione distorta, c'è l'idea anche quella tutta contorta, che il senso di giustizia insito in ogni uomo, e che lo porta a combattere le ingiustizie quando le vede, sia sbagliato, non sia cristiano. Perché il vero cristiano non cerca la giustizia, ma si affida a Dio e sopporta le ingiustizie. Se non sono demoniache queste elucubrazioni...

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    1. Questo che dici penso sia il tasto più dolente del CNC: la distorsione completa del significato cristiano di PECCATO, GIUSTIZIA e PERDONO.

      Quanto al PECCATO, per la visione del peccato come "necessario" per sperimentare la misericordia.
      La "Felice Colpa" di Sant'Agostino si riferisce al peccato commesso "prima" della conversione al cristianesimo, dopo, le colpe non sono mai "felici". Nel CNC invece, i peccati vengono considerati ineluttabili, perché l'uomo, senza volontà alcuna (la volontà è superbia), è solo vittima degli inganni del demonio, suo signore e padrone, nonché suo padre. Ergo, nel CNC le vittime sono i peccatori-carnefici, non coloro su cui ricade il loro peccato.

      Quanto alla GIUSTIZIA, la si separa dalla misericordia, e la si fa così apparire una cosa cattiva, egoistica, contrariamente a quanto sostenuto da San Tommaso d'Aquino: "la misericordia senza giustizia è madre della dissoluzione, la giustizia senza misericordia è crudeltà". Staccando la giustizia dalla misericordia, è naturale che il CNC versi nella dissoluzione, dove ogni peccato è permesso e dove non esiste il concetto di giustizia. Questo nemmeno da parte dei superiori catechisti: lasciano regnare l'ingiustizia nelle loro comunità, provando maggiore simpatia e comprensione per il carnefice che per la vittima.

      Quanto al PERDONO, una volta concesso il peccato e tolto di mezzo il concetto cristiano di giustizia, quel che rimane è il vuoto. Per questo la parola perdono nel CNC ha perso tutto il suo significato e la si abusa come una cosa superficiale, senza vissuto, da sparpagliare in giro per mostrare la propria conversione, ma legandosi al dito ogni singolo evento, mai metabolizzato nella fede. Dimostrazione ne è che in anni su anni si continua imperterriti a commettere lo stesso peccato, senza curarsi affatto di tentare di combatterlo o mostrarsi contriti.

      Stando così le cose il risultato è: il peccato imperversa, la giustizia è totalmente assente ed il perdono è solo una parola, spesso pronunciata su richiesta.

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  14. Grazie Libera, analisi impeccabile.
    LUCA

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