lunedì 26 ottobre 2020

PHILADELPHIA: ANCORA UN’ALTRA NEOCATECUMENALIZZAZIONE FALLITA

Sono sempre di più le parrocchie, in Italia come all’estero, che rifiutano la neocatecumenalizzazione degli spazi, rifiutando di conseguenza la nueva estetica kikiana e, come conseguenza ultima, il Movimento Neocatecumenale.

"Carmen e Pedro Biaggi stanno portando 
 loro sei figli da Plainfield, NJ,
a far parte della comunità di
Missio ad Gentes
nel Cammino Neocatecumenale,
in arrivo a giugno nella parrocchia
di St. Michael a Philadelphia".

A Philadelphia, in Pennsylvania, tra luglio e agosto di quest’anno, ben due parrocchie in cui si era tentato di introdurre di nascosto la nueva estetica durante il lockdown, hanno protestato ed ottenuto dal vescovo il mandato al totale ripristino della Chiesa.

Si tratta delle parrocchie di San Michele e della chiesa di San Carlo Borromeo nel sud di Philadelphia.

Però è interessante conoscere gli ANTEFATTI, perché proprio in queste due parrocchie furono appositamente inviate 2 famiglie neocatecumenali “in missione” per “rivitalizzarle”, su richiesta del vescovo Chaput (ma guarda…).

Nella parrocchia di San Michele, a giugno del 2014 fu mandata la famiglia Biaggi, come apprendiamo dal sito web Catholic Philly, da cui traduciamo anche la didascalia della foto, che con solenne enfasi ci avvisa della sorte dei loro sei figli, portati a far parte della Missio ad Gentes del Cammino Neocatecumenale.

Leggiamo poi di un’altra famiglia che sarebbe stata "inviata" (da chi?) alla parrocchia di S. Carlo Borromeo: gli spagnoli (ma guarda…) Martin. La foto è stata scattata in modo da esibire benissimo il mega-sgorbio di Kiko e il bimbo piccolo.

La famiglia Martin, definita come facente parte
di "un Movimento cattolico evangelico"

Missione "a due a due".
I soliti Biaggi, con i soliti seminaristi in prestito
da altri Redemptoris Mater

L’assalto alla Pennsylvania: nel 2014, oltre ad inviare famiglie nelle parrocchie storiche, hanno pure eretto un seminario neocatecumenale Redemptoris Mater e imbastito una "missione a due a due" coi soliti protagonisti riciclati mille e mille volte.

Redemptoris Mater di Philadelphia. 
Erezione nell'anno 2014

In pompa magna nei giornali si decantava lo zelo di queste coppie con molti figli, che lasciavano il lavoro e la propria città per andare a stabilirsi a Philadelphia, inserendosi nella parrocchia.

I cattolici che avevano creduto che quello fosse un segnale di speranza di fronte all'affievolirsi delle presenze in parrocchia, hanno invece dovuto disilludersi e assaggiare l'amara realtà: i neocatecumenali hanno provocato solo problemi, divisioni e fughe.

Del resto, una sparuta minoranza, come sempre, riesce a mettere in subbuglio le parrocchie e fa parlare di sé. Tantissime volte in negativo, però è sempre propaganda.
Meglio che essere ignorati, penseranno i neocatecumenali, tanto trovano sempre il modo di sembrare loro le vittime incomprese.

I neocatecumenali, nell’arcidiocesi di Philadelphia, due anni fa erano solo circa 300 su 1.438.147 di battezzati ed il Movimento Neocatecumenale è presente solo in 15 di parrocchie sul totale di 219.
Si trova nel territorio da ben 25 anni, con inizio nella parrocchia di St. Dominic a Torresdale.
Tutte le parrocchie che ospitano il Movimento sono rette da preti neocatecumenali.
Non ci sembra che abbiano molta presa, anzi...

Nel 2014, dicevamo, hanno eretto un seminario neocatecumenale Redemptoris Mater sul terreno dell'ex parrocchia di St. Louis a Yeadon, un comune distante circa 10 km da Philadelphia. Tale parrocchia è poi stata assorbita dalla parrocchia della Beata Vergine Maria di Darby e adesso è aperta come spazio liturgico per celebrare la Messa solo la domenica mattina.

Naturalmente, l’amministratore parrocchiale di questa successiva parrocchia è anche il rettore del seminario Redemptoris Mater, Mariano Dellagiovanna (chiediamo scusa ai lettori per questa profusione di nomi e cognomi italiani, ma in America e altrove le cose del Cammino sono quasi sempre così).

Dal sito si evince che attualmente i seminaristi veri e propri sono solo nove.
Quando ha aperto erano solo sei. Come sempre, quando si erige un seminario neocatecumenale, dietro la grancassa pubblicitaria i numeri sono sempre minuscoli.

Sembrano tanti, ma...
...non tutti sono seminaristi

In venticinque anni di presenza, quindi, dobbiamo registrare l’assoluta ininfluenza di questo gruppetto neocatecumenale che però è riuscito benissimo a seminare zizzania e ad occupare posti privilegiati nella stampa locale.

Nella parrocchia di San Michele e in quella di San Carlo Borromeo, a cui appartengono le famiglie missionarie Biaggi e Martin, in sei anni di attività sono riusciti a creare solo divisione e proteste da parte dei parrocchiani, con relativi ricorsi al vescovo.

Già prima degli sporchi eventi del 2020, le rimostranze non mancavano.

Naturalmente erano uguali a tutte quelle reperibili nel mondo: riunioni private separate dalla comunità ecclesiale, segretezza, pratiche liturgiche atipiche, poco rispetto per la tradizione…

Stesso ritornello di sempre. Non ci meraviglia.

Nella parrocchia afroamericana di SAN CARLO BORROMEO si è arrivati al punto da segnalare per iscritto al vescovo ausiliare McIntyre tramite una serie di lettere.

Si denunciava che padre Esteban Granyak, l'amministratore parrocchiale neocatecumenale, aveva iniziato a cambiare le cose non mostrando alcuna sensibilità verso le preoccupazioni dei parrocchiani. Buoni parrocchiani di lunga data venivano rimossi dagli incarichi, cambiamenti architettonici comparivano qua e là, le sale parrocchiali venivano adibite alle celebrazioni neocatecumenali... Appena arrivati e subito padroni in casa d’altri, insomma.
Naturalmente nessuno si è degnato di dare ragione delle modifiche operate alla parrocchia, così che molti parrocchiani se ne sono andati frustrati.

Ecco da dove viene anche lo svuotamento delle parrocchie! Dalle opere del Cammino.
Ecco cos’hanno ottenuto!

Erano stati mandati (ma da chi?) per “recuperare il calo delle presenze” e non solo non l’hanno recuperato, ma hanno fatto scappare molti di quelli che già c’erano, per incistare in sei anni solo due "comunità", o forse addirittura una soltanto...

Classico.

Il vescovo McIntyre ha diplomaticamente riconosciuto “la tensione in alcune parrocchie di vecchia data” e attribuito gran parte della preoccupazione alla diffidenza dei fedeli nei confronti di qualcosa di nuovo, augurandosi che i sacerdoti potessero aiutare i parrocchiani a capire. 

Proteste dei parrocchiani
fuori della Chiesa
di San Carlo Borromeo:
"la corale della parrocchia
non deve essere ignorata
quando si prendono decisioni"

Nel caso di San Carlo, il parroco Granyak avrebbe dovuto incontrare i parrocchiani per affrontare "eventuali passi falsi che potrebbe aver fatto".

Prudentemente McIntyre ha detto che l'arcidiocesi non era stata ancora in grado di valutare in modo definitivo l'impatto del Cammino nella diocesi. 

Questo accadeva due anni fa e la disponibilità del parroco neocatecumenale a dialogare coi parrocchiani pareva un buon risultato (pensate un po').

Invece oggi, nel 2020, proprio a settembre, i parrocchiani di questa parrocchia storica ancora non hanno ottenuto giustizia e chiedono che il parroco venga rimosso, accusandolo di segregazione razziale, non solo in senso etnologico.

Durante il lockdown, infatti, l’interno della chiesa è stato completamente rifatto.

Il parroco, arrivato sei anni fa con l’intenzione di promuovere il Movimento Neocatecumenale, ha prodotto come unico risultato che adesso i parrocchiani di colore sostengono di essere stati ostracizzati dalla loro stessa chiesa: i lavori sono stati eseguiti a loro insaputa (alla faccia del promesso dialogo!); la palestra, utilizzata per incontri sociali e per i funerali, è stata trasformata in uno spazio di culto per i neocatecumenali; l’altare è stato spostato; la croce storica è stata dismessa ed il parroco tiene una celebrazione separata per i due gruppi (soltanto mezza comunità e già tutta questa zizzania!)

Kikianizzazione dei locali della parrocchia
San Carlo Borromeo

"Ci sono molte attività in corso qui a St. Charles che non includono affatto i parrocchiani di St. Charles. Quindi è sicuramente la segregazione"  ha detto una parrocchiana di lungo corso.

Altri parrocchiani hanno accusato il parroco di impegnarsi in pratiche insensibili e razziste e di dare un trattamento preferenziale al Cammino Neocatecumenale (nel quale il parroco naturalmente è cresciuto e si è formato, è quindi naturale che “preferisca” la sua “roba”):

“Siamo stati messi da parte. Non abbiamo alcun collegamento con quello che sta succedendo alla parrocchia di St. Charles” dice la stessa parrocchiana intervistata.

Chiesa di San Carlo Borromeo
prima della neocatecumenalizzazione


Anche attualmente, nel sito della parrocchia, appare grandissima l’immagine della "madonna del cammino", a scomparsa sotto un’immagine di Gesù, con la classica frase coniata da Kiko: "È necessario fare comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazareth, che vivono in umiltà, semplicità e lode dove l'altro è Cristo ".

Nella sezione “programma liturgico” incombe un altro orribile dipinto di Kiko. 
Le Messe festive sono due: quella neocatecumenale alle 20,30 del sabato e quella domenicale alle 10,00.
Due credi diversi, due messe diverse…

Il DRE (Direttore dell’Istruzione Religiosa), è l’arrivato di fresco “missionario” José Martin.
Carriera rapida in una parrocchia storica.
Poi li chiamano “missionari”…
Per loro maggior gloria terrena sono soltanto arrampicatori neocatecumenali che, pretendendo di far meglio, fanno solo di peggio.

Non paghi, hanno dedicato una sezione alla “missio ad gentes”, nella cui pagina giganteggia un’immagine dell’incontro delle famiglie del 2015 al Wells Fargo Center, in cui follemente hanno scritto:

“30.000 membri del Cammino Neocatecumenale insieme alla Missio ad Gentes di Philadelphia celebrano l'Incontro Mondiale delle Famiglie presieduto da Sua Eccellenza l'Arcivescovo Charles J. Chaput”.

Cioè, 30.000 neocatecumenali sarebbero andati a esibirsi nella diocesi di Philadelpia ai tempi di Chaput, per sostenere i quattro gatti della "missione" neocat locale…
Follia allo stato puro, fa quasi impressione.

A seguire tutte immagini inerenti al Movimento Neocatecumenale.

È chiaro che i parrocchiani protestano: in soli sei anni, anche nel sito parrocchiale, di cattolico c’è solo l’immagine di una statua di Cristo, tutto il resto è TOTALMENTE neocatecumenale, tutto questo per onorare esclusivamente quella "mezza comunità".

Esiste anche una pagina facebook che propaganda le "catechesi" neocat di quest’anno a febbraio, con la classica dicitura “Vieni e ascolta”.
Mannaggia alla pandemia…

Biglietto d'invito
alle "catechesi" kikiane

Nel frattempo è cambiato l’arcivescovo e adesso il nuovo arcivescovo Nelson J. Pérez ha delegato un esperto liturgico per visitare la chiesa e riferirgli su ciò che hanno comportato i lavori di ristrutturazione, ha detto il portavoce dell'arcidiocesi di Philadelphia, Kenneth Gavin. 

Anche se, come abbiamo già visto, nella diocesi di Philadelphia i neocatecumenali sono SOLTANTO 300, stanno ugualmente cercando di farsi notare per impressionare positivamente il nuovo vescovo (se già non l’hanno abbindolato e "pagato"): disgustosamente si vede la foto del vescovo durante la Messa di installazione presso la Basilica Cattedrale dei SS. Pietro e Paolo a Filadelfia il 18 febbraio 2020, che riceve DONI dai BAMBINI DEL MOVIMENTO NEOCATECUMENALE.

Il nuovo vescovo Pérez riceve doni
dai "bambini neocatecumenali"

A margine dell’installazione del vescovo Pérez, si apprende che cinque anni fa il vescovo Chaput aveva "invitato" anche un’altra famiglia neocatecumenale “missionaria” (a dividere le parrocchie): la famiglia Sumner.
Guarda caso tra i pochi intervistati all’uscita della celebrazione c’erano anche loro, pronti a dire che: 

“Loro ed il folto [folto???] gruppo di membri del Movimento Neocatecumenale hanno il desiderio di sostenere l'Arcivescovo Perez appena nominato.”

Purtroppo l’evidenza la dà CatholicPhilly, il sito dell’arcidiocesi, che evidentemente non disdegna la sottolineatura. C'è sempre un topo neocat di redazione, nei giornali diocesani...

Nonostante cerchi spiegazioni a sostegno dei neocatecumenali, il portavoce della diocesi afferma riguardo alla parrocchia nascostamente kikizzata:

"Le accuse di razzismo non sono prese alla leggera dall'arcidiocesi. L'odio razziale non ha posto nella nostra chiesa o nel cuore delle persone. Il razzismo è un peccato mortale e un attacco al dono della vita".

I parrocchiani, a questo punto,  dopo la fregatura subita, non accettano ancora una volta di dover ricominciare con un imprecisato "dialogo" e chiedono che questo sacerdote neocatecumenale se ne vada via.

L’evento è stato trasmesso anche dalla televisione, al link dell’articolo è possibile visionare il video in cui si vedono le proteste ed i cartelli dei parrocchiani che chiedono giustizia.

Sia l'arcivescovo Nelson Perez che gli alti dirigenti dell'arcidiocesi si sono incontrati personalmente con i parrocchiani di San Carlo Borromeo per ascoltare e affrontare le loro preoccupazioni.

La stessa cosa è accaduta nella parrocchia di SAN MICHELE, dove è andata a risiedere l’altra famiglia neocatecumenale, la famiglia Biaggi.

Pezzi delle storiche balaustre in marmo dell'altare
 rimossi dalla chiesa cattolica romana di San Michele
mentre era chiusa per la pandemia, tra marzo e giugno.

Anche qui il parroco dovrà ripristinare la Chiesa allo stato precedente quantomeno perché, come nell’altro caso, il presbiteronzolo neocatecumenale "non ha seguito le linee guida dell'arcidiocesi" in merito ai lavori di ristrutturazione, che devono essere preventivamente autorizzati dall’arcidiocesi.

Neocatecumenalizzazione avvenuta!

Quindi non l’hanno fatta solo in barba ai parrocchiani, ma allo stesso arcivescovo appena installatosi, facendo le cose di nascosto e senza autorizzazione alcuna. Oh, ma guarda, proprio come hanno sempre fatto i neocatecumenali nel resto del mondo...

Chiesa di San Michele dopo la
neocatecumenalizzazione

Anche qui l’arcivescovo ha delegato un esperto liturgico per visitare la chiesa e riferirgli sui cambiamenti apportati dai lavori di ristrutturazione.

In entrambi i casi, a fine luglio è stata fatta pervenire la relazione del delegato curiale e i parroci neocatecumenali Arturo Chagala, amministratore parrocchiale della parrocchia di San Michele, e Esteban N. Granyak, amministratore parrocchiale della chiesa di San Carlo Borromeo, sono stati incaricati di ripristinare le rispettive chiese al loro stato precedente nella misura più ampia possibile e di affrontare pubblicamente la questione con i parrocchiani.

Chiesa di San Michele prima della
neocatecumenalizzazione

Anche padre Chagala, come Granyak, guarda caso è arrivato nella parrocchia di San Michele nel 2014, insieme alla famiglia in missione neocatecumenale.

In effetti, anche se non è stato spiegato chiaramente, da alcune dichiarazioni reperibili nella stampa del tempo si evince (per chi ha esperienza dell’agire neocatecumenale), che in quelle due parrocchie fu mandata proprio un’equipe neocat: prete e famiglia “missionaria”. Pacchetto unico. Arrivarono le truppe d’avanscoperta al completo, anche se al momento i poveri parrocchiani non potevano rendersene bene conto.

Padre Chagala, quasi sembrando in accordo con l’altro presbitero neocatecumenale, ha fatto importanti lavori di ristrutturazione nella Chiesa durante il lockdown: rimozione di balaustre, panche storiche rimosse, pavimento di marmo della Chiesa coperto dal classico tappeto rosso acceso neocatecumenale…

Nel caso di specie, si è pronunciato anche lo storico dell'architettura Oscar Beisert:

"Il parroco ha preso un edificio di bellezza classica e l'ha VANDALIZZATO. Lo chiamo VANDALISMO ARCHITETTONICO."

Lo storico architetto ha ammesso che il suo "sangue ribolliva" quando ha visto le immagini del santuario di San Michele ristrutturato. Sebbene la sua designazione storica da parte della città protegga solo l'esterno di un edificio, ha definito le modifiche UNA FARSA.

Alcuni commenti fanno accapponare la pelle:

“Quando ha visto le foto, mi sentivo come se fossi nella Twilight Zone" (serie televisiva “ai confini della realtà”)

"Come puoi prendere una chiesa che apparteneva a persone le cui famiglie sono qui da 70, 80 anni e costringermi ad andarmene?"

Ci sarà un motivo perché li chiamano Neo-Cats (neo gatti)…

Chagala aveva promesso di terminare i lavori di restauro entro l'11 settembre, chiedendo scusa in una lettera ai parrocchiani, dichiarandosi umiliato e mostrandosi disponibile a colmare la divisione che ha provocato.

"L'arcivescovo è stato franco e chiaro sulla sua profonda preoccupazione per quanto riguarda questi lavori di ristrutturazione e ha indicato un percorso per andare avanti", ha detto il sacerdote. I lavori di ristrutturazione sono avvenuti “senza il permesso e la supervisione” dell'arcidiocesi. Non c'è stata "un'ampia consultazione con i parrocchiani", ha riconosciuto Chagala.

Ci permettiamo solo di far notare che la "consultazione" sarebbe già stata un pessimo segnale: nessuno chiedeva di inserire novità, nessuno chiedeva di fare lavori di "ristrutturazione" che non fossero manutenzione e pulizia ordinarie, nessuno chiedeva "consultazioni" per decidere come modificare la parrocchia. Quando parlano di "ampia consultazione" significa sempre che qualche porcata verrà fatta passare comunque, proprio con la scusa del "dopotutto ci siamo consultati".

In ogni caso, sta all'ordinario del luogo approvare o disapprovare le proposte di modifica. Infatti i protocolli dell'Ufficio per il culto divino dell'arcidiocesi richiedono che i piani vengano sottoposti alla revisione e all'approvazione dell'arcivescovo prima dell'inizio dei lavori e il moderatore arcidiocesano della curia riveda il progetto per verificarne la fattibilità finanziaria.

Qui la lettera completa del presbitero Chagala.

Purtroppo però i lavori di ripristino devono aspettare che venga venduta un’altra chiesa per pagarli. Quando arrivano i neocatecumenali, fanno danni. Per riparare quei danni occorre pagare. Il solo arrivo dei neocat è già un danno garantito.

Ci domandiamo allora: ma se non ci sono soldi, i lavori per l’adattamento neocatecumenale chi li aveva pagati?
Domanda retorica.

Pensare che i parrocchiani di quella parrocchia sono solo 250 e i neocatecumenali solo il 10%, comprese le “famiglie in missione”, quindi SOLO 25!!!

I soldi per neocatecumenalizzare abusivamente la parrocchia certamente non provengono tutti dalle tasche di quei "circa venticinque" (25 inclusi bambini e persone senza reddito)... il danno, però, è per tutti i parrocchiani.

In sei anni, i missionari neocatecumenali si son fatti la comunità da soli ed hanno portato un’incredibile divisione in parrocchia.

Ce lo dice la testata “The Inquirer”, che in altro articolo riserva alla situazione dure parole sulla spaccatura che ha diviso i parrocchiani di lunga data dagli appena arrivati neocatecumenali.

Sempre di più il Movimento Neocatecumenale spontaneamente viene a definirsi come le armate di Mussolini: son sempre gli stessi riciclati ad ogni occasione e SEMBRANO TANTI, ma sono soltanto quattro gatti con le ore contate e tanto potere mediatico (e tanti soldi provenienti da "non si sa dove"): hanno già consumato la sesta vita, anche se i padroni si ostinano con la rianimazione…

sabato 24 ottobre 2020

"Se non vai in comunità, è perché dentro non hai la resurrezione": è confermato, sono proprio disperati


A Porto Rico, non c'è stata una convivenza di inizio corso: i responsabili della nazione, spagnoli, hanno deciso che quest'anno l'inizio corso  - chi vuole o può - se lo può  vedere sul computer, e precisamente  su YouTube.
 

Siamo nel  XXI secolo e finalmente le menti pensanti del Cammino neocatecumenale sono progredite fino al punto di comprendere che, per ascoltare un polpettone in cui non sono previste domande né tanto meno risposte, non sia necessario scomodare il pubblico, che comunque solo e sempre zitto deve stare, ma che è sufficiente registrare il video e metterlo a disposizione di chi lo voglia ascoltare.
 
Vero è che dichiarano che le convivenze di inizio corso verranno comunque fatte ma... è difficile crederlo: con la catechesi già anticipata su You Tube e magari persino svelato l'arcano del "Canto nuovo di Kiko", non c'è più nessun interesse, nessuna "grande sorpresa" ad indurre i neocatecumenali di Portorico a partecipare alle costose ed inutili kermesse di Inizio Corso.
 
Proviamo anche noi a seguirlo, seguendo la traccia dell'articolo che ne ha fatto Cruxsancta.
 
Non-presentazioni e introduzione

Inizia senza presentazioni di alcun tipo, se non quella del "muchacho" (trent'anni) di recente aggregato dall'equipe, proveniente dal NewJersey di famiglia colombiana oltre che neocatecumenale; per il resto si assume che sia universalmente noto chi siano i componenti della équipe. 
La coppia di spicco, che monopolizzerà la conferenza, è in effetti molto nota all'interno del Cammino e delle riunioni planetarie di Porto San Giorgio: si tratta di Julio e Isabel, catechisti itineranti responsabili di Nazione in Porto Rico da più di vent'anni.

Le prime cose che il relatore dice sono quelle che sempre siamo abituati a sentir dire dai catechisti in queste occasioni: le immense difficoltà che hanno dovuto superare per poter fare un viaggetto in Spagna per ascoltare - 'ricevere' in gergo neocatecumenale - la notizia - la parola - dalla viva voce del trio della équipe internazionale, e come  Dio si sia ingegnato a risolvergli tutti i problemi  in modo che potessero andare, esserci, ascoltare - ricevere - e tornare per trasmettere agli altri. Tutto un grande miracolo, come sempre.
 
In quest'anno  così provvidenziale  hanno avuto, durante l'incontro con Kiko, anche una chicca in più, l'imprevisto di una visita della polizia, racconta Julio il capo équipe, parlando dal leggio: naturalmente la fede nella Provvidenza neocatecumenale fa sì che vengano organizzati incontri che comportano viaggi anche molto impegnativi senza avere tutte le necessarie autorizzazioni.
E infatti la "Provvidenza" interviene e permette ugualmente lo svolgimento della convivenza.
 
La polizia spagnola è pronta a tutto!
 
La Pandemia ha chiuso delle porte, ma non ai neocatecumenali 

L'affermazione immediatamente successiva è l'assicurazione che il signore - quale signore? - ha in serbo  molte buone cose  per questo nuovo anno. 
Poiché nessuno può affermare di conoscere il pensiero di Dio, probabilmente si riferisce a colui che "firma ma non dipinge", il profeta-artista-catechista-iniziatore-tuttologo Kiko Argüello.

E non poteva mancare  la prevedibilissima affermazione che  il tema di quest'anno è riferito alla situazione della pandemia, "poiché non avrebbe senso ignorare ciò che accade nel mondo reale". Ma subito dopo, aggiunge Julio, "questa è una situazione che Dio permette". 
Poiché nel CNC non comprendono il concetto di libertà, che anzi,  combattono ferocemente, e nel contempo hanno una visione della fede compiutamente  catecumeno-centrica, la loro interpretazione   è che la pandemia, oltre ad essere più che permessa da Dio,  è giunta per favorire molte cose che solo loro - gli stessi Kikos - discernono e delle quali solo loro si avvantaggiano.
 
E infatti il capo équipe non manca di accennare a questa predilezione divina per gli Eletti del Cammino;
ma tutte quelle meraviglie che non si sarebbero potute manifestare senza la pandemia sono così magiche ed esoteriche, che lui le lascia per dopo, per quando il cervello degli ascoltatori sarà più assonnato. 
 
La Vergine Maria insegna ad obbedire...a chi?

Per il momento suona un canto (Maria casa di benedizione) e, non a caso, ciò che il catechista sottolinea del testo è che "la Vergine Maria ci insegna, e questo è il catecumenato, ad obbedire al Figlio per fare quello che ci dice."
La Vergine Maria viene strumentalizzata al punto da farla coincidere con l'insegnamento neocatecumenale, il cui obbiettivo  è l'obbedienza ai catechisti, al Cammino, a Kiko stesso e non a Cristo.

Ancora pandemia, morte, precarietà  

Dopo la cantatina dovrebbe venire una lettura - una proclamazione della parola, nel gergo dei neo-fratelli - ma sappiamo bene che non c'è lettura che possa aver luogo senza  che la preceda un lunghissimo discorso preparatorio. Quindi il catechista approfitta di quella che dovrebbe essere un breve monizione per insistere sull'idea che la pandemia è un avvertimento di Dio a livello globale, che si è verificata "perché Dio ha cercato di far entrare il mondo intero nella precarietà". 
Il catechista Julio sostiene che, nel caso in cui qualcuno non si fosse accorto  del piccolo dettaglio che tutti moriamo, prima o poi, la pandemia provvidenzialmente è stata inviata per noi, per comprendere questa realtà esistenziale che marchia la nostra vita terrena. Quindi, bugiardo chi ti racconta che se ti infetti non muori: morirai lo stesso! È solo una questione di tempo...
 
La "lettera" alle Comunità

Il capo-équipe decide in seguito - colpo di scena! -  che deve leggere una "lettera alle Comunità"  della Congregazione per il Culto. 


 
Il Cardinal Sarah ha scritto alle comunità? Così vuol far credere il nostro Julio. E si affanna a citare una frase del documento  in cui compare l'espressione "comunità  cristiana" (sappiamo che nel lessico kikiano solo i neocatecumenali sono comunità) e di seguito l'invito: 
Non appena però le circostanze lo consentono, è necessario e urgente tornare alla normalità della vita cristiana"
 
Ma, che strano! Il catechista Julio non completa la frase! Lo facciamo noi per lui: è necessario  tornare alla normalità della vita cristiana...

".. che ha l’edificio chiesa come casa e la celebrazione della liturgia, particolarmente dell’Eucaristia
come «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua forza» (Sacrosanctum Concilium, 10)."

E infatti è la chiesa la casa dei cattolici e il luogo delle celebrazioni liturgiche: non le salette, non i catecumenium, non le palestre, non gli alberghi.

Ebbene, le istruzioni ricevute da Kiko sono state evidentemente  quelle di trasformare il suddetto documento da appello della Congregazione per il Culto  rivolto ai presidenti delle conferenze episcopali perché riaprano al popolo di Dio la frequenza della Santa Eucarestia nelle Chiese e nei Santuari, ad una "lettera per le comunità",  una supplica per il popolo delle comunità del Cammino, il gregge neocatecumenale , affinché, invece, torni a frequentare non certo le chiese, ma i catecumenia e le salette.
 
Secondo il catechista itinerante quindi (attraverso il quale è Kiko stesso a parlare ai suoi adepti) nientemeno che la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti nella persona del suo Prefetto Cardinale Robert  Sarah si preoccuperebbe di incoraggiare i neocatecumenali a riprendere la routine comunitaria non appena le circostanze lo consentono!😂
 

Quindi l'itinerante neocatecumenale Julio responsabile per il Porto Rico, o ha detto una falsità o è stato tragicamente malinformato nella catechesi cui ha presenziato in Spagna.
Non ci sarebbe nulla di strano: siamo abituati alle interpretazioni pro domo sua che Kiko Argüello e compagnia cantante (e danzante) fanno dei documenti ecclesiali e al loro concetto molto elastico di verità...
 
Se hai paura di tornare in comunità , non hai la resurrezione dentro di te

Fermiamoci ora un attimo a riflettere: non hanno appena affermato che è stato Dio stesso a far sì che succeda tutto questo disastro della pandemia solo per farli riflettere sulla loro precarietà? E, dopo tutto ciò, intendono tornare alle stesse vecchie routine il prima possibile? Come se non fosse successo niente? Come se non fosse stato Dio a costringerli a smettere di fare quello che stavano facendo?

Niente: tutto ciò non sollecita nessuna reazione da parte loro; nè si accorgono di cadere in continua, palese contraddizione.
 
La catechesi di inizio corso di Porto Rico  continua con una lunga lettura della lettera di San Paolo ai Corinzi.
Pare che San Paolo scrivesse "ai suoi catecumeni": il concetto che le prime comunità non fossero comunità di battezzati ma di catecumeni in perenne fase di apprendistato deve essere impresso con gran forza nelle menti di tutti i neocatecumenali!
 
Successivamente, il Kiko-catechista bersaglia il suo uditorio virtuale con lezioni di kikismo: "Dio ha inventato la paura"; "Dio ha creato la paura"; "se non neghi la risurrezione, perché non vuoi essere infettato?"; "Dio ha fatto sì che, con questa pandemia,   venisse fuori, diventasse visibile, quanta risurrezione ho dentro"; "la pandemia è stata come una radiografia in modo che tutti vediate quanta risurrezione avete"; "avete paura di andare in comunità? Hai paura della morte? Allora sei uno di questi che dice: Non esiste la risurrezione".

Neocatecumenali: se non rischiate l'infezione,
non avrete la resurrezione



E giunto a questi livelli di giudizio spietato nei confronti del prossimo, il catechista si affretta - secondo quanto ha "ricevuto" da Kiko, si suppone - a concludere che, allo stesso modo, se non vai in comunità è perché neghi la risurrezione: ciò implica che la tua fede è vana, è una fede sentimentale - accusa che dai kiko-adepti è considerata orribilmente vergognosa -  ed è del tutto inutile. 
E inoltre: ciò vuol dire che continui nei tuoi peccati ed è per questo che tua moglie è tua nemica, i tuoi figli, i tuoi genitori, i fratelli del Cammino e il mondo intero.

A questo punto, il kikotista fa una piroetta verbale arzigigolando su uno dei mantra preferiti del kikismo:  "tu forse hai già capito che quello che ti sta succedendo è che non puoi liberarti da quel peccato che ti porti ancora dentro". 
 
Alla fine fine, ci chiediamo: non è  la stessa cosa andare in comunità  o smettere di andare in comunità, visto che non puoi liberarti dal tuo peccato?
Quindi, perché così tante parole e tanta insistenza sul fatto che, se non vai, è perché non hai la vera fede?

Poi, altro giro di valzer:  "non succede nulla, non importa come sei, perché Gesù ha portato il tuo peccato ed è morto per te".

L'importante, per convincerti che devi andare in comunità, sì o sì, è che "se fuggi dalla morte, fuggi da Gesù Cristo, perché Gesù Cristo è entrato nella morte". 
Dire che la frase non ha alcun senso è il minimo, ma a questo punto del film nessuno riesce più a ragionare su nulla ciò che sente.
 
In conclusione, altre spiacevolezze assortite

E così l'oratore continua veleggiare verso la fine del suo discorso inanellando altre sciocchezze, come questa:  
 "coloro che sono morti a causa della pandemia, lo sono perché è stato scritto da quando sono nati che sarebbero morti così".

Ma cerchiamo di capirci: se secondo la teologia di Kiko la nostra vita e la nostra morte sono predeterminate, a che serve andare o non andare non andare in comunità? Se Dio ha deciso fin dalla tua nascita che tu muoia di Covid, stai già a posto. Aberrante, ma è così.

Come chicca finale, ecco un'altra sciocchezza sgorgata dalla bocca del catechista discernente: 
"siamo molto felici di vedere morire i fratelli, quelli che abbiamo visto morire".
La catechista Isabel, moglie di Julio, insiste da parte propria sull'impossibilità di rinnovare il battesimo guardando la televisione. Potremmo pensare che stia parlando degli Sacramenti ma no: intende dire che la fede si trasmette 'vedendo' ed 'ascoltando' i catechisti, così come lo Spirito Santo scende solo quando si è insieme ai fratelli... naturalmente devono essere i fratelli di comunità!

La Madonna dice di fare silenzio,
Gesù di non avere paura...
quindi accorrete, muti,
alle catechesi neocat!



E il presbitero? Al poveretto i super- catechisti non hanno affidato neppure la preghiera iniziale nè la preghiera finale. Lo chiamano solo per introdurre il Padre Nostro e per dire due parole, alla fine delle quali è a tal punto confuso da voler dare l'assoluzione  invece della benedizione.

Si conclude così la kermesse catechistica di inizio corso: la nostra équipe di itineranti spagnoli ha sfidato la paura della morte, ha fatto un bel viaggetto in patria, è andata a salutare famiglia e parenti, ha partecipato alla bellissimissima convivenza con Kiko, ha fatto il video su YouTube ed ora...Ánimo hermanos! Ora tocca ai catechisti autoctoni di secondo livello sobbarcarsi tutte le convivenze di inizio corso convincendo i riottosi fratelli a sottoporsi ai relativi rischi di contagio!

Sin miedo (senza paura), naturalmente.


 

giovedì 22 ottobre 2020

Dall'Inizio Corso Neocatecumenale 2020: "La natura del genio Kiko è che se smette di camminare il suo Cammino è colto da paralisi" (Lino Lista). Notizie della furia e del mutismo di Kiko Arguello.

IL GENIO DEGRADATO

Non ha parlato iI genio
ai mille itineranti.

Il genio lancia flebili segnali
a chi vuol pensionarlo.

La natura del genio è che se smette
di camminare il suo Cammino è colto
da paralisi.


Allora il mondo è fermo nell'attesa
che lui ritorni a prendere il comando.

Immoto e congelato da decenni
non sa leggere segni
del tonfo di un cervello degradato. 
   (di Lino Lista)

 

 

Edvard Munch, Il grido, 1893
 In questo anno davvero speciale riceviamo notizie dell'Inizio Corso "a mozzichi e bocconi" come suol dirsi. La convivenza resta un mistero insoluto; aspetta e spera, il mamotreto tarda ancora, ma noi non disperiamo, prima o poi salterà fuori di sicuro. Intanto da indiscrezioni apprendiamo che, prima di essere messo in circolazione (rigorosamente in zona ZTL accessibile solo agli addetti alle Convivenze di riporto per kikiana disposizione e fermo restando il divieto assoluto di divulgazione) vanno espunte quelle che hanno chiamato le  "consegne" destinate solo agli itineranti.

Noi siamo quasi certi che si tratti piuttosto del cd. "cazziatone", incautamente trapelato, con il quale Kiko avrebbe "accolto" in convivenza i suoi itineranti responsabili di Regione e di Nazione convenuti nella Tenda di Porto San Giorgio il 10 11 12 13 settembre 2020. Evidentemente il sunnominato "cazziatone" non si presta all'"ascolto" delle delicate orecchie. telecomandate a distanza, del semplice popolino neocatecumenale; secondo loro non "in grado di portarne il peso" (cfr. Gv.16,12).

"?Come cantar i canti del Signore in tempo di pandemia?"
Si è saputo che tema della Convivenza di quest'anno cruciale, destinato a passare alla storia, è la gratitudine e la riconoscenza in tempo di pandemia; su questo la Catechesi del Magistero affidata al Padre Mario Pezzi. Come egli l'ha svolta è cosa ancora tutta da scoprire. Per ora abbiamo il questionario che è stato distribuito ai fratelli per confrontarsi, come sempre divisi in piccoli gruppi. Solitamente sul questionario qualcuno viene poi sorteggiato in assemblea per fare la messa in comune. Al tutto risponde la Catechesi magisteriale del padre Mario Pezzi. Egli, pur sempre relegato nella sua piccola riserva indiana, gestisce in totale  autonomia questo spazio, l'unico tutto suo. Come sempre anche quest'anno, ligio al proprio dovere, ha preparato per tempo, diligente scolaretto, il suo bel compitino. Mentre Kiko, quando è arrivato il suo momento, tanto atteso e lungamente desiderato da tutti,   si è alzato per pronunciare soltanto il fatidico "Non c'è più parola!". Egli ha lasciato così ancora a bocca asciutta e a stomaco vuoto il suo "popolo in cammino",  rimasto tanto a lungo orfano senza ricevere per mesi notizie di Kiko e in piena crisi di astinenza per la mancanza del suo verbo ispirato. Una cosa così non si era ancora mai vista nè sentita dagli albori del cammino!


Ambientazione:    

Questi raduni di itineranti sono da sempre avvolti da un'aura magica. Avervi potuto partecipare, anche una volta soltanto nella vita, è considerato per i neocatecumenali privilegio speciale per pochi prescelti,  gli eletti di categoria superiore. Per questo alto onore val la pena sacrificare tutto.

Bei tempi passati! Tutti assembrati e contenti!
 Gli itineranti, con grande enfasi, rimarcano di frequente che Porto San Giorgio, il Centro Internazionale Mondiale del Cammino Neocatecumenale, è "la loro casa". Nel loro fanatismo enfatizzano di non avere più nè padre, nè madre, nè casa nè famiglia di origine che possa separarli dal... loro mondo aulico fuori del tempo e dello spazio: Porto San Giorgio la loro casa e Kiko tutto per loro! Ostentano come libertà grande - "sono rotti i miei legami..." - il correre e correre come schegge impazzite agli ordini di Kiko, sempre obbedienti al kikiano/carmeniano verbo  di cui la loro esistenza è intrisa fin nel midollo, "strettamente legati" ai due Iniziatori: conditio sine qua non che Carmen declamava e ripeteva a tutti e a ciascuno degli itineranti. Davanti al loro idolo cadono come birilli, cedendo il passo, doveri di stato e ogni altro dovere legato ai legami di sangue. 

Ma, dice il Signore: "Onora tuo padre e tua madre"!

 

La multiplication des pains
Musée de Valence

  C'è un passo del Vangelo che Kiko predilige e cita spesso, assurto a icona dei raduni itineranti con Kiko e Carmen a Porto San Giorgio.

 Vangelo di  Marco: 6, 30-34.       

"Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un pò». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose."           

        

Gesù si prende cura Lui stesso dei suoi discepoli "riposatevi un pò" . Gesù vede la folla disorientata "come pecore senza pastore" e ne ha compassione  e li ammaestra. Gesù ha veramente a cuore gli uni e gli altri.
Ma Kiko non è uno che segue l'esempio del Maestro! Kiko non fa nè l'una nè l'altra cosa. La sua è solo una forma poetica di declamare il Vangelo, per impressionare l'uditorio, per provocare una esaltazione fallace  fondata sul nulla. 

Pensano in cuor loro gli itineranti: "Oh, siamo noi quelli e Kiko è il maestro e... salviamo il mondo!"

Immaginiamo ora questi itineranti che arrivano stanchi dopo tanti difficili mesi di abbandono. Vedersi accolti con un "cazziatone" (di cosa mai si saranno resi colpevoli?) quando certamente saranno arrivati da ogni parte con un gran  bisogno di riposare, di incontrare "il Signore che passa in questa convivenza" per curare, guarire, perdonare e consolare, nutrire di Sè (altrimenti a che serve tutto questo? Giusto!)  e per poi "essere inviati" di nuovo. Ma la "forma poetica", purtroppo, da sola non basta più quando la realtà diventa dura da accettare!  E' solo teoria, solo inutili chiacchiere. 

 

Addio mia coppa, addio! Mai più ti rivedrò!
 A Kiko è sempre piaciuto molto riempirsi la bocca di belle parole, ma poi bisogna tradurle in pratica! E qui viene il bello! Nel momento della prova si vede la coerenza, di che pasta uno è fatto. E dunque Kiko li ha strigliati ben bene, per poi rifiutar loro la predicazione. Ci si reca in convivenza, solo per "ascoltare", questo insegna il cammino. Di questi tempi poi esporsi a viaggi e ad assembramenti per cosa?  

Per Gesù rifiutare ai "poveri" la Parola è come negare ai propri figli il Pane.  

Nel Vangelo di Marco, utilizzato tante volte da Kiko per descrivere se stesso, subito dopo è narrata infatti la grande moltiplicazione dei pani e dei pesci. Gesù sfama le folle e le sfama di se stesso, Gesù è la Parola del Padre, il Verbo che si fa carne "Chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue...". Pane - Parola di Dio. E Gesù distribuisce in abbondanza l'Uno e l'Altra, senza giudicare i suoi, senza giudicare la folla. 

Kiko non ha distribuito il pane, non ha dato una parola, Kiko non è stato un padre per i suoi figlioli. Kiko arrogante ha preferito addossare loro ogni colpa ("cazziatone")  e li ha congedati infastidito con il fatidico "Non c'è più parola". Ci chiediamo:  Non è piuttosto che Kiko non sapeva cosa dire? Non è che la sua sorgente si è inaridita del tutto? Ora che non può sbandierare i suoi numeroni di un anno nero come mai si era visto prima, gli eventi e i raduni oceanici che non ci sono stati. Erano stati programmati, come sempre e in gran numero, ma sono stati cancellati tutti?

Ma cosa possiamo pretendere? Kiko mai ha fatto autocritica, tanto meno un esame di coscienza. In questa occasione ha addossato ai suoi la colpa dell'aridità della sua lingua incollata al palato. Da tempo ormai pensiamo che la grande forza di Kiko davvero sorprendente, la sua energia inesauribile, non sia affatto questione di Spirito Santo ma di semplice adrenalina alta, finché frenetico il cammino ha continuato la sua corsa. Ora la giostra si è fermata, crollata l'adrenalina, di Kiko è rimasto quello che ha mostrato: un vecchio stanco, disgustato, insofferente e insoddisfatto e molto, molto arrabbiato con i suoi e con la vita e, inconfessabilmente, forse anche con Dio. 

Viene da dire, purtroppo: quel che uno ha seminato raccoglie!

 

Siamo al tramonto e la Merkabà sta spegnendo i motori...

Si compie quanto detto da Kiko nella convivenza di inizio corso di qualche anno fa senza sapere neanche lui cosa stesse dicendo; come ha messo in luce il nostro Lino Lista.

Quando Kiko citò la Poesia 

"Il genio" di Eugenio Montale

La natura del genio è che se smette
di camminare ogni congegno è colto
da paralisi.

Profezia inconsapevolmente evocata.

E' facile profetizzare che, con gli "yes man" dei quali si è circondato, dopo di lui sarà il nulla. Fattosi da parte il genio Kiko, quando Kiko "smette di camminare ogni congegno è colto / da paralisi".

martedì 20 ottobre 2020

'Fatevi due domande, che tanto le risposte ve le abbiamo già date noi': il questionario di Inizio Corso 2020

'Prima di valutare se una risposta è esatta, si deve valutare se la domanda è corretta.'
Immanuel Kant 

Abbiate pazienza, cari lettori di Osservatorio: quest'anno le informazioni sulla convivenza di Inizio Corso ci arrivano una ad una e ben distanziate, come se ci fosse pericolo di contagio, e qualcuno volesse evitare un assembramento di notizie.

Premessa:

sapete già che gli strumenti formativi utilizzati dal Cammino neocatecumenale risalgono agli anni 70, quindi ancor oggi nelle catechesi iniziali si usa la lavagnetta a fogli mobili, si ricorre ai lavori di gruppo fra i partecipanti alle riunioni, come alle simulazioni e ai giochi di ruolo.

(I giochi di ruolo piacciono così tanto da divenire una costante nel Cammino, in particolare quello per cui i soggetti meno preparati si improvvisano maestri, catechisti, psicologi e paragnosti).

 



Un altro elemento fisso dei meeting motivazionali del Cammino è il questionario.

 
I questionari del Cammino, pur essendo diversi come contenuto, sono caratteristici perché non servono a fare domande ma al contrario, servono a rispondere a domande che nessuno penserebbe di fare: le eventuali conclusioni diventano dei presupposti e le domande sono delle neppure tanto ben celate affermazioni, la cui validità non viene indagata.

 

I questionari del Cammino sono fatti in modo da dare per scontata la negatività della propria esperienza passata o della intera realtà al di fuori del Cammino (detta 'il mondo') e, per contrasto, enfatizzare la trasformazione che il CNC impartisce ed assicura a chi ad esso aderisce e si affida.


Ricordiamo a questo proposito la domanda del questionario del secondo scrutinio 'Prima della catechesi di quali idoli eri schiavo': meravigliosa domanda, che dava per scontato, allo stesso tempo, una situazione di schiavitù iniziale e l'efficacia liberante dell 'itinerario neocatecumenale.


I questionari del Cammino quindi non servono ad altro che a insinuare convinzioni  inducendo a raccontare un'esperienza che le confermi. 


Un esempio?
Il questionario di Pentecoste 2017, che dava per assodato che con la propria comunità neocatecumenale ci dovesse essere un rapporto sacramentale, sponsale, un 'finché morte non vi separi': "Nel matrimonio un uomo e una donna saranno due in una sola carne... Nella vostra comunità siete uno?"

 
Altri esempi?
Le domande chi è il tuo Mosè...chi è il tuo Giovanni il Battista hanno già la risposta nel presupposto: quali erano i tuoi idoli PRIMA del Cammino neocatecumenale. Il Cammino è il condottiero che salva dalla schiavitù dell'Egitto/Chiesa cattolica: anche in questo caso le domande servono per fare affermazioni, non per ottenere risposta.

 
Il Questionario viene introdotto sempre da 'parole autorevoli'; generalmente si tratta di brani del Vangelo, opportunamente tagliate o separate dal contesto in modo da far gioco a successive domande/affermazioni.




Quest'anno le parole autorevoli riportate a inizio questionario sono state quelle nell'incipit del discorso del Santo Padre fatto in occasione della preghiera straordinaria il 27 marzo dell'anno corrente. 

Di seguito, le parti estrapolate dal discorso del Pontefice, senza puntino di sospensione che facessero comprendere la presenza di importanti omissis.

 

Papa Francesco, dal sagrato della Basilica di San Pietro Venerdì, 27 marzo 2020

«Venuta la sera» (Mc 4,35). Così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato. Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa.

........ (omissis)

In questo nostro mondo, che Tu ami più di noi, siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Ora, mentre stiamo in mare agitato, ti imploriamo: “Svegliati Signore!”.
«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Signore, ci rivolgi un appello, un appello alla fede. Che non è tanto credere che Tu esista, ma venire a Te e fidarsi di Te. In questa Quaresima risuona il tuo appello urgente: “Convertitevi”, «ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12).

........



I puntini li abbiamo messi noi, nel questionario neocat le due parti del discorso del Papa sono state messe di seguito, facendo seguire alla parte con la constatazione della povertà umana, la situazione di peccato, la parte kerigmatica, l'appello alla fede ed alla conversione.
Non così nel discorso di papa Francesco. Riportiamo due tratti "censurati", il primo che integra la prima parte (quella del 'quanto facciamo schifo ma Dio ci ama come siamo, quindi possiamo continuare così') e il secondo, subito di seguito alla parte finale (che spiega in cosa consista effettivamente il ritorno a Dio):


"Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti."

Queste frasi sono state censurate, perché nella visione del mondo neocatecumenale non tutti siamo necessari, solo loro, i fratelli discernenti, che non remano insieme a nessuno e non confortano nessuno: al massimo lo 'mettono nella verità ' con il proprio inappellabile giudizio. Oppure lo sopportano cristianamente e così facendo lo evangelizzano. Ma mai si chiedono 'io dove ho sbagliato' per poter remare insieme agli altri, seguendo le loro necessità, non imponendo le proprie.

"Ci chiami a cogliere questo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari, che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita."


Rotta della vita da reimpostare verso Dio? Questo non riguarda i camminanti. Ma soprattutto non li riguarda l'appello del Pontefice a reindirizzarla verso il prossimo e, nello stesso tempo, avere l'umiltà di prendere esempio dagli altri.
In buona sostanza il messaggio del Papa è stato completamente stravolto: mentre il Pontefice mirava ad allargare il concetto di fratellanza e di esemplarità al di fuori del recinto cattolico, il taglia e cuci neocatecumenale ha messo in bocca al Santo Padre il tipico ritornello kikiano.


Lo riportiamo nella sua esemplificazione più chiara: il messaggio di fine anno 2015 di Kiko Argüello:

"Di fronte alla profonda crisi che sta passando la società voglio dirvi qualcosa che forse non avete mai sentito, "Dio ti ama", Ascoltalo bene: Dio ti ama! A lui non importa che tu sia andato in un bordello perché Dio non ha schifo di te, lui non si scandalizza dei tuoi peccati, a lui non importa che cadi e cadi nello stesso peccato, la nudità delle donne nei tuoi pensieri, perché per gli altri potrai essere un maiale, ma per Dio sei molto prezioso e ogni giorno ti dà un'opportunità nuova per farsi conoscere, una occasione nuova per entrare nella conversione.Forse sei stato in un tempo di perdizione, vivendo come un animaletto che non ragiona, macchiando il tuo corpo, avendo rapporti qua e là, con un uomo e un altro uomo o con più donne. Forse Dio non ti importa, forse hai sentito che lui ti limita per quello che hai voluto vivere, di sicuro hai avuto casa, gioielli, viaggi, ma nonostante questo ti assicuro che c'è un vuoto, una solitudine tremenda nel tuo cuore. Ma animo io non ti giudico, chi sono io? Perché io non sono buono, sono peggio di te perché io ho fatto del male, mentito, io ho odiato! Tuttavia il Signore mi ha cambiato lentamente rinnovandomi attraverso il tempo, mi sta trasformando in un uomo nuovo e per questo mi permette di dirti questo oggi; credeteci, aprite l'orecchio, Dio ti ama! E ha mandato suo figlio l'unico a morire per tutto quello che hai fatto, ed è il tuo amore che vuole che esci da dove ti trovi ora, Dio ti ama, anche se hai una attrazione omosessuale, non importa come hai sporcato il tuo corpo, egli Ti ama!Ti rendi conto? Non ti condiziona per amarti come lo fanno gli altri, smettila di elemosinare amore; smetti di chiedere che il tuo ragazzo ti vuole solo un pochino, che tua madre ti vuole solo un pochino, la vita non ti viene da loro, ti viene da Dio che Non ti dà "solo un pochino d'amore" ma che ti dà il suo sangue, si dona a te. Sperimenta la vera felicità, fai pace con la tua storia, con i tuoi genitori, mettiti in pace con lui e avrai una vita piena. Se tu lo vuoi io posso aiutarti, ti invito a vivere in comunità e avvertire il perdono di Dio."

È abbastanza chiaro: il peccato è strettamente funzionale alla illuminazione; mentre il Papa non attribuisce a Dio la catastrofe e indica nella solidarietà e nell'unità la strada per il riscatto, Kiko prospetta solo: pace con la tua storia, cioè rassegnazione senza voler cambiare nulla o migliorare, vita in comunità e promessa di vita felice su questa terra, rasserenato dalla convinzione di essere perdonato da Dio perché tanto, è impossibile riscattarsi dal peccato, che tanto più è turpe, tanto più avvicina a Dio.


Date queste premesse, ecco le due inutili domande del questionario della Convivenza di Inizio Corso 2020:

  1. In cosa consiste esattamente il combattimento che ti presenta oggi il Signore? Dì fatti concreti.
  2. Cosa hai vissuto nelle celebrazioni domestiche nel tempo dell'isolamento?

Il combattimento, secondo l'estensore di queste domande, non è un'impulso a migliorare e a prendere in mano la propria esistenza, con l'aiuto di Dio.
Il combattimento, per la filosofia neocatecumenale, avviene sempre contro la propria stessa coscienza e la propria intelligenza per continuare a fare del Cammino l'unica risposta di una vita intera.

Traduzione: "O tu hai ricevuto la grazia dello Spirito Santo e te ne resti a casina tuo tutto contentino? No, allora non hai ricevuto nulla". Qualcuno spieghi a Kiko che lui non è Dio, non è il padrone della vita di nessuno!

 

Cosa hai vissuto nelle celebrazioni domestiche? La risposta è stata già opportunamente suggerita nel video di Pasqua: esse sono state per i camminanti un 'memoriale indelebile', una dimostrazione del fatto che il Cammino deve e può sostituirsi con solo alla Parrocchia ma ai Sacramenti della Chiesa e ai suoi stessi sacerdoti (surrogati dai pater familias). Sono state un esperienza di ritorno ai 'primissimi tempi apostolici', cioè alla autentica Chiesa prima della sua corruzione con la costruzione dei templi e della formazione delle parrocchie.


Ecco a cosa serve anche questa volta il famoso "questionario": a confondere il piano della realtà, quella dei veri "fatti concreti" con quella delle errate convinzioni che il Cammino Neocatecumenale spaccia come fede cattolica.

 
Riuscirà questa immagine a far dimenticare al neocatecumenale medio che, mentre la Chiesa non li ha abbandonati, nella figura di un Papa che pregava per tutti nel deserto di Piazza san Pietro il 27 Marzo, Kiko Argüello invece in tutto questo periodo li ha abbandonati, tremante nel bunker di Madrid, senza mai nemmeno pensare di presentare il suo volto e la sua voce ai fratelli chiusi nelle case?


 

domenica 18 ottobre 2020

Evangelizzare nuovi polli da spennare

 
 

Proselitismo? Ma no, si dice "evangelizzare", questo è il termine corretto da usare nel Cammino Neocatecumenale, ovvero portare la parola di Kiko Arguello nelle case di ignoti e trasformarli in polli a cui spennare neuroni e denaro, utilizzato per fare la felicità di questa holding affaristico/religiosa.

Ho scoperto il proselitismo porta a porta, dopo aver sfiorato gli zombies barlettani del Cammino.

La figlia dura e pura del Cammino - che ha tentato di reclutarmi facendomi seguire catechesi presso una parrocchia compiacente - ha altrettanti genitori duri e puri, i quali usano anche il dolore altrui per reclutare adepti.

La coppia genitoriale, ufficialmente "salvata dal Cammino" fin dal 1978, hanno il classico curriculum da adepto nella prima comunità di Barletta, ubicata presso il quartier generale neocatecumenale e speculazione edilizia (cosiddetta chiesa) "Sacra Famiglia".

La loro tecnica di reclutamento?

La coppia si materializza ogni qual volta un loro conoscente abbia un lutto, una grave malattia, un grave problema, senza nominare mai il Cammino Neocatecumenale.

I due barlettani in cammino si presentano a casa del conoscente a lutto e proporgli una serie di incontri in parrocchia per risollevare lo spirito e trovare Dio.

Nel caso in cui un conoscente sia affetto da malattia grave, sono soliti telefonare al domicilio ed invitare in parrocchia.

In tempi non sospetti, i coniugi in cammino hanno festeggiato il loro anniversario matrimoniale in parrocchia, invitando conoscenti e colleghi di lavoro ignari di dover essere "evangelizzati". La festa si riveló una catechesi infarcita di hits musicali by Kiko, con relativo invito a frequentare gli incontri in parrocchia.

L'avvenimento lasciò interdetti gli invitati, che preferirono il banchetto agli inviti da marketing religioso. I coniugi duri e puri, lavorando nel settore pubblico, non hanno perso occasione di invitare alle catechesi i loro colleghi di lavoro. 

Come tutti gli altri salvati e invasati dal Cammino, nemmeno loro perdono occasione di imitare il guru spagnolo: la moglie - oltre a guardare con diffidenza chiunque non faccia parte del Cammino - si destreggia nel dipingere icone (ad imitazione del suo sciamano Kiko) e a suonare la chitarra, non per niente proprio lei ha coinvolto il marito in Cammino, ennesima dimostrazione di come spesso siano le donne a trascinare i propri compagni in realtá inquietanti.

Questi sono soltanto alcuni segnali estetici del fanatismo, che si rivela in molti adepti nella imitazione del loro sciamano spagnolo, a cominciare dalla barba da vecchio saggio sclerotico.

Il proselitismo della coppia barlettana ha avuto inizio nel talamo nuziale, generando 5 figli, nati e allevati in comunità, i quali crescendo sono diventati gli zombies sorridenti di Kiko, facendo a gara tra loro su chi fosse un perfetto cristiano di 2000 anni fa, non mancando di far precipitare i fidanzati nell'allevamento/comunità, indispensabile passaggio per sposarsi e procreare cloni neocatecumenali. 

Senza polli da spennare, il Cammino non cammina.

 (da: Tommaso Francavilla/ giornalista)

venerdì 16 ottobre 2020

Il ruolo del Sacerdote nel Cammino Neocatecumenale (mic). Ieri e oggi.


Torniamo alla recente Lettera di invito alla Convivenza di I.C. 2020/2021. Essa ritrae la condizione attuale, che è quella di sempre, dei Sacerdoti nell'ambito del C.N.

I responsabili vengono sollecitati a "invitare personalmente il Parroco e i Presbiteri che accompagnano le comunità". E' detto:

Si auspica la loro presenza per tutta la convivenza per fare comunione e per approfondire la conoscenza del Cammino attraverso le catechesi.
... è molto importante la loro presenza per la Celebrazione Penitenziale nella mattinata del venerdì
  (ndr. Questo vale anche per la Celebrazione dell'Eucarestia,  per la quale hanno bisogno, loro malgrado, di un prete).

Siamo alle solite. A nulla servono le disposizioni dello Statuto - che viene sbandierato ai quattro venti quando si tratta di millantare approvazioni notoriamente ridotte alla famosa "foglia di fico" - che vengono nella prassi puntualemte disattese e ignorate da sempre. Tamquam non esset!

Art. 27 [Parroco e presbiteri]

§ 1. Il Parroco e i Presbiteri esercitano la cura pastorale (cfr. can. 519 CIC) di coloro che percorrono il Cammino Neocatecumenale – anche alla luce di quanto indicato agli artt. 5 § 2 e 6 § 2 – e adempiono “in persona Christi Capitis” il loro ministero sacerdotale annunciando la Parola di Dio, amministrando i sacramenti e, per quanto possibile, presiedendo le celebrazioni della prima o di altre comunità neocatecumenali della parrocchia.

§ 2. Inoltre il Parroco e i Presbiteri:

1º. a nome del Vescovo diocesano, vigilano che l’attuazione del Cammino si svolga in conformità a quanto stabilito negli artt. 1 e 2, nel rispetto della dottrina e della disciplina della Chiesa;

2º. aiutano le Équipes di catechisti, di cui all’art. 8 §§ 4 e 5, a realizzare la loro missione;

3º. tenuto conto che la pastorale di iniziazione cristiana è vitale per evangelizzare l’uomo contemporaneo, sostengono l’attuazione del Cammino nell’insieme degli strumenti pastorali della parrocchia.



Maggiori informazioni https://www.diaconobruno.it/faq-/il-cammino-neocatecumenale/statuti-del-cammino-neocatecumenale/


La grande dignità del Sacerdozio
Il Sacerdote viene indicato nello Statuto come la guida della Comunità, in comunione col Parroco e col Vescovo. 


Nella Prassi NC il Sacerdote è un mero strumento "cultuale". Un "Funzionario". Un "fratello" che ha le funzioni di PRESIEDERE le liturgie! Infatti egli stesso deve obbedienza ai suoi catechisti, se è in Cammino anche lui o comunque ai catechisti della Comunità. Che sono i veri vescovi del CNC.
L'uso di chiamare il Sacerdote solo "presbitero" o peggio "fratello presbitero" è già indicativo di come sia Egli considerato nella Comunità...
(*)



Situazione attuale che apprendiamo da testimonianze dirette sempre più numerose:

A parte i Parroci che hanno il Cammino nelle loro Parrocchie i quali ogni giorno continuano a barcamenarsi come ben si sa quando si ha a che fare con loro, ci sono i presbiteri  che stabilmente "aiutano le Équipes di catechisti" del Cammino (o che vengono assegnati in Roma alle varie Parrocchie, normalmente quelle neocatecumenalizzate, per preservarle!).

Due le categorie. Quelli ordinati precedentemente e quelli ordinati nei R.M..

In tanti articoli del Blog e in modo sistematico si è affrontata la questione sotto ogni aspetto (con una semplice ricerca si può visionare tutto). 

Sono passati tanti anni dall'erezione del primo Seminario R.M. in Roma, nel lontano 1988. In seguito ne sono nati molti altri, spuntati come funghi dovunque si fosse insediata, inviata da Kiko, una Equipe itinerante (uniquique suum)! Della serie, nessuno voleva essere da meno degli altri. Mentre Kiko traeva il suo profitto, soffiando sullo spirito di emulazione competitiva che sempre ha animato gli itineranti nei loro reciproci rapporti. 

Oggi sono in tanti, specialmente tra gli ordinati nei R.M., a vivere un profondo disagio, che si sta man mano amplificando col passare del tempo producendo una diffusa scontentezza. Certo, dal giorno dell'ordinazione passano gli anni velocemente e si sta manifestando nel tempo la fragilità intrinseca di una formazione presbiterale mirata esclusivamente al cammino che ha tolto dignità e importanza al Sacerdozio cattolico mettendo al centro del ministero ordinato l'idolatra Kiko e la sua creatura "il potente cammino" al posto di Cristo. (**)  Per tenere in piedi il loro ministero, infatti, gli è stato inculcato che basta e avanza il cammino che fanno per la loro vita e i loro catechisti a cui obbedire, nonchè Kiko ovviamente! Null'altro è loro concesso (se non se lo procurano con discrezione loro stessi, stando molto attenti a non essere colti in fallo e sempre a loro rischio e pericolo di essere beccati e adeguatamente corretti).

Kiko benedice un sacerdote.

E' vietata ogni altra fonte a cui attingere, spiritualità o devozione che sia; tanto meno possono scegliere per sè un padre o direttore spirituale. 

Non è da sorprendersi. Non possono consenrtirlo, Kiko e i suoi capintesta, perchè ciò dimostrerebbe che il Cammino da solo non basta. Anche questo è a tutela del suo "buon nome"! Ma il paradosso più grande è che è stato espressamente vietato loro anche di permanere in un legame con il Rettore del Seminario di provenienza, con il quale tante volte si era venuto a creare in modo naturale un rapporto vitale di autentico sostegno sacerdotale. 

In forma ultimativa è stato intimato ai presbiteri usciti dai R.M. di non intrattenere col proprio Rettore neanche un rapporto di amicizia. Questo è vero per Roma per lo storico Rettore del Seminario del Cammino, ma non solo (in particolare è avvenuto per tutti quelli che, secondo il loro discernimento, non sono stati negli anni ritenuti sufficientemente venduti al Cammino e basta e, in ogni caso, il presbitero neocatecumenale deve avere un solo rapporto di dipendenza: quello dai propri catechisti). 

I presbiteri una volta ricevuto l'ordine sacro, unico vero scopo del perfido Kiko e dei suoi (per il conseguimento di quanto in premessa evidenziato e confermato dalle recentissime disposizioni di invito all'I.C.), devono stare alle dipendenze complete del gota laico, del potere laico che "comanda" e che "gestisce" una delle realtà "conciliari" più infestanti, insinuate e oramai profondamente incistate nella Chiesa.

Stancamente procedenti nel cammino senza fine nella loro comunità di fratelli più stanchi di loro; 

privati di esercizi spirituali e di ogni forma di direzione spirituale ed educati solo a servire l'evangelizzazione kikiana con i suoi ritmi estenuanti e i suoi ritualismi infiniti, triti e ritriti; 

senza nemmeno la priorità della celebrazione quotidiana della Messa, che a loro non è stata proprio inculcata, 

questi poveri preti vagano insoddisfatti e frustrati sempre più numerosi, tra un invio di Kiko e l'altro, come sbandati per le vie di Roma. 

Mentre di quelli che hanno abbandonato il loro ministero originario, la loro diocesi e anche il loro ordine o congregazione, sacrificando tutto per potersi arruolare nelle fila del Cammino al comando di Kiko e Carmen, ci giungono notizie che in molti, messi da parte dalla efficientissima macchina del cammino quando sono oramai vecchi stanchi e consumati, sono stati amorevolmente accolti dalla loro famiglia di origine, di sangue o religiosa (dove normalmente nessuno dei componenti aveva fatto alcun cammino di iniziazione cristiana per conseguire il minimo di carità necessario).

Questo il quadro reale della situazione di oggi dei presbiteri gestati nel Cammino e  gestiti dal C.N.. 

Già sentiamo: Che dite? Non è vero! Da noi non è così... Ma questa cosa di voi contestatori non ci sorprende più. Kiko e gli itineranti agli adepti imbambolati hanno sempre raccontato mirabilie. Non è colpa vostra!

Ma quanto marcio sotto! Quante situazioni di disagio a tutti i livelli nelle comunità e nell'evangelizzazione chiamata itinerante, nei R.M., nelle Missio ad gentes, nelle Famiglie in Missione! Questo è stato da sempre. Ma c'è una cosa assolutamente ingiustificabile: che mai, ma proprio mai, in 50 anni che sono tantissimi, si è visto Kiko fare un esame di coscienza, un mea culpa per qualcosa, un briciolo di autocritica. Mai si sono portati alla luce i fallimenti chiamandoli col proprio nome, gli errori; mai si è corretto il tiro una volta. MAI. 

Come lo chiamate voi questo? Cosa può produrre, alla fine di tutto, il continuo "sopire chetare"? Insabbiare, seppellire? Eliminare gli "incomodi", eventi o persone che siano? Non prestare ascolto alle istanze, alle richieste di aiuto? In primis di ordine spirituale? 

Ci chiediamo affranti: Come hai potuto pretendere mai, tu Kiko, di bastare da solo col tuo carisma "ispirato" al necessario nutrimento dell'anima dei tanti Sacerdoti che ti sei tirati dietro, dopo averli strappati e sradicati del tutto dalla loro realtà e perfino dal loro sacro ministero originario?


Cappella di un Seminario R.M.



Queste le considerazioni attuali per introdurre un'analisi pubblicata tanti anni fa sul Blog da mic - 24 giugno 2007 - ma che a rileggerla oggi fa ancor più accapponare la pelle per la sua cruda lucidità, per la sua verità.

Il cuore sanguina al triste pensiero che se la Chiesa fosse intervenuta allora forse oggi non saremmo arrivati a tal segno! 

Alla fine angosciati un ultimo dubbio ci assale: se non sia troppo tardi ormai per porre un qualche rimedio che non veda cadere ancora sul campo altri morti e feriti senza numero.


Il ruolo del sacerdote nel Cammino neocatecumenale. 
Che dire? Inutile edulcorare i termini quando la realtà è così dura ed avvilente.
L'opinione personale nei loro confronti non può che essere estremamente severa, perchè hanno affiancato ed agevolato l'azione di infiltrazione della Chiesa.

Questo sacerdote appare svolgere il ruolo di Giuda poichè tradisce la propria missione, il proprio giuramento e la propria appartenenza alla Santa Chiesa per abbracciare una dottrina eretica ed eversiva.
In un certo senso, fa tristezza e pena, perchè è sfruttato e manovrato dai responsabili del Cammino per legittimarsi sia agli occhi della gerarchia, sia agli occhi dei fedeli.
E' un garante della legalità del Cammino, una pezza d'appoggio vivente chiamata ad avvalorare con la propria presenza la grande menzogna neocatecumenale ai danni della comunità dei credenti.

Il sacerdote complice del Cammino è dunque sostanzialmente un rinnegato della vera fede cattolica che per invasamento dottrinale, fanatismo ed ambizione personale, calcolo o semplicemente quieto e comodo vivere "vende" la propria tonaca, presta la propria funzione ad un movimento che si propone programmaticamente e fattivamente di rivoltare la Casa del Signore.
Parlo del sacerdote tradizionale, successivamente passato alla "causa" neocatecumenale".

Diverso è il discorso dei giovani ordinati direttamenti formati nei centri Redemptoris Mater.

Il progetto che li riguarda è nato dalla esigenza di accelerare la conquista neocatecumenale delle strutture ecclesiali, superando i tempi lunghi e le difficoltà di proselitismo nel clero ordinario, provvedendo direttamente alla formazione di preti neocatecumenali negli incubatori Redemptoris Mater.

Costoro nascono già mentalmente condizionati dalle dottrine del movimento, sono dei rinnegati congeniti e nemmeno hanno coscienza di questo perchè mentalmente istruiti a sentirsi parte del 'rinnovamento' della Chiesa secondo l'insegnamento di Kiko e Carmen, da loro visti ed osannati come nuovi profeti e messia. Sono dunque fedelissimi del Cammino che considerano la vera chiesa.

Quando, con l'aiuto di Dio e l'azione degli uomini di buona volontà e santo discernimento, il movimento neocatecumenale resterà infine sconfitto, il loro costituirà un dramma umano e spirituale, poichè ci si troverà di fronte ad una nutrita schiera di individui che avranno perso ogni riferimento teorico, intellettivamente e spiritualmente allo sbando, nei cui confronti occorrerà pietosamente attivare intensi programmi di recupero psicologico, dottrinale e spirituale.

... per il fatto di aver abiurato al giuramento di fedeltà alla Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica ed apostolica i sacerdoti neocatecumenali, sia acquisiti che originari, si sono posti fuori della Chiesa e della Grazia divina.

Somigliano a quei preti che aderendo alle sovversioni armate, anzichè pregare la divina misericordia e soccorrere i bisognosi degli avversi campi, imbracciano il fucile, costruiscono barricate e danno l'assoluzione ai nemici affidandola alle pallottole che sparano loro addosso, illudendosi sacrilegamente di coniugare l'omicidio e il Vangelo.

Sono in tutta evidenza nel peccato, per eresia ed apostasia, e sebbene celebrino e svolgano le funzioni religiose, la loro azione spirituale è inficiata dalla condotta radicalmente contraria alla predicazione di Cristo, trasmessa alla Chiesa attraverso gli Apostoli.
(da mic)

 

Il Segreto è sempre la Mamma del cielo.

Eterna gratitudine a mic per il suo amore alla Verità e la sua preziosa, inimitabile capacità di sintesi, dote rara e preziosa!

Le sue parole di tanti anni fa oggi appaiono profetiche di fronte al fallimento e all'evidente inganno che sta alla radice dei Seminari fondati dal Cammino.

Basta rileggere nella Lettera di invito alla Convivenza di quest'anno la motivazione per cui va sollecitata la presenza dei presbiteri. 

Oltre che per esercitare il munus loro proprio (alias, non se ne può fare a meno) di assolvere dai peccati e consacrare il pane e il vino è scritto espressamente:

per fare comunione e per approfondire la conoscenza del Cammino attraverso le catechesi
Insomma, i presbiteri devono permanere durante tutta la convivenza per apprendere, eterni scolaretti, la comunione col Cammino e per conoscerlo sempre più e sempre meglio per poterlo finalmente amare con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze e obbedire a Kiko sopra tutte le cose.

 ______________________

(*)

 Art. 27 [Parroco e presbiteri] 

 § 1. Il Parroco e i Presbiteri esercitano la cura pastorale (cfr. can. 519 CIC) di coloro che percorrono il Cammino Neocatecumenale – anche alla luce di quanto indicato agli artt. 5 § 2 e 6 § 2 – e adempiono “in persona Christi Capitis” il loro ministero sacerdotale annunciando la Parola di Dio, amministrando i sacramenti e, per quanto possibile, presiedendo le celebrazioni della prima o di altre comunità neocatecumenali della parrocchia. 

 § 2. Inoltre il Parroco e i Presbiteri: 

 1º. a nome del Vescovo diocesano, vigilano che l’attuazione del Cammino si svolga in conformità a quanto stabilito negli artt. 1 e 2, nel rispetto della dottrina e della disciplina della Chiesa; 

 2º. aiutano le Équipes di catechisti, di cui all’art. 8 §§ 4 e 5, a realizzare la loro missione; 3º. tenuto conto che la pastorale di iniziazione cristiana è vitale per evangelizzare l’uomo contemporaneo, sostengono l’attuazione del Cammino nell’insieme degli strumenti pastorali della parrocchia. 

 (**)

Il sacerdote quindi non presiede (come ora si suol dire, errando moltissimo), non è “un presidente”, ma come sacerdote offre il santo Sacrificio della Messa a Dio Padre. Non è solo il presidente della comunità, ma il Sacrificatore-uno-con Cristo Sacerdote che offre il medesimo suo sacrificio a gloria di Dio e per la comunità, anche se questa fosse fisicamente assente. Davvero all’altare, nella realtà più piena, il Sacerdote è alter Christus, nell’atto più sublime e sconvolgente. Come può il Sacerdote, sapendo e pensando tutto ciò, essere sciatto e trasandato e distratto nella celebrazione come lo sono diventati tanti nostri preti e tanti nostri Vescovi?

Il sacerdote è essenzialmente per l’Eucaristia (“sacerdos propter Eucaristiam!”).

Art. 27 [Parroco e presbiteri]

§ 1. Il Parroco e i Presbiteri esercitano la cura pastorale (cfr. can. 519 CIC) di coloro che percorrono il Cammino Neocatecumenale – anche alla luce di quanto indicato agli artt. 5 § 2 e 6 § 2 – e adempiono “in persona Christi Capitis” il loro ministero sacerdotale annunciando la Parola di Dio, amministrando i sacramenti e, per quanto possibile, presiedendo le celebrazioni della prima o di altre comunità neocatecumenali della parrocchia.

§ 2. Inoltre il Parroco e i Presbiteri:

1º. a nome del Vescovo diocesano, vigilano che l’attuazione del Cammino si svolga in conformità a quanto stabilito negli artt. 1 e 2, nel rispetto della dottrina e della disciplina della Chiesa;

2º. aiutano le Équipes di catechisti, di cui all’art. 8 §§ 4 e 5, a realizzare la loro missione;

3º. tenuto conto che la pastorale di iniziazione cristiana è vitale per evangelizzare l’uomo contemporaneo, sostengono l’attuazione del Cammino nell’insieme degli strumenti pastorali della parrocchia.



Maggiori informazioni https://www.diaconobruno.it/faq-/il-cammino-neocatecumenale/statuti-del-cammino-neocatecumenale/