lunedì 29 aprile 2019

I nuovi templi inneggianti al dio kiko

Negli ultimi 50 anni è sorta una NUOVA RELIGIONE, devota ad una divinità incarnata dal nome impronunciabile, che viene comunemente chiamata Kiko dai suoi adepti, da qui identificabile comunemente come KIKIANESIMO.

Il suo culto si celebra in propri TEMPLI, diffusi per proselitismo in tutto il mondo, secondo riti liturgici e canoni elaborati dall’eccelsa mente della divinità, una “mente che è un mostro, simile a quella di Beethoven”, come la divinità stessa la definisce. Tutti sono facilmente riconoscibili dall’assoluta e rigorosa uniformità estetica e cultuale, alla quale non è assolutamente ammessa deroga, per una migliore venerazione immodificabile del culto della divinità. Kiko è un dio geloso e vendicativo, se si disattendono i suoi comandamenti.

Tale divinità assume in sé ogni prerogativa sia umana che divina, essendo signore e padrone della spiritualità intera ed anche, in virtù di particolari doti divine, dello sviluppo pratico di ogni arte umana.

Si tratta di una religione monoteista, anche se vengono venerati i propri santi, nella figura mistica di una ex suora ed un ex padre comboniano, che hanno lasciato le loro origini ed aspirazioni religiose dopo essersi convertiti al kikianesimo.

In virtù di un proselitismo sfrenato e piuttosto fanatico, questa nuova religione ha guadagnato diverse persone con la promessa della felicità gratuita, insegnando la necessità del peccato libero come incontro con una certa forma di amore indulgente.
In nome ed in onore di questa nuova divinità sono sorti ovunque vari TEMPLI, in cui è possibile sia l’insegnamento che l’adorazione perpetua del dio Kiko.

Se si tratta di nuove costruzioni, è possibile riconoscere questi templi anche dall’esterno, ma molti di essi si possono confondere esteriormente con le Chiese della Chiesa Cattolica, fintanto che non vi si penetra all’interno.

Interiormente infatti, questi templi sono conformati in modo che ogni singolo particolare inneggi alla divinità, che è anche l’artefice unica ed indiscussa della NUOVA ESTETICA relativa alla NUOVA RELIGIONE.

Al vostro ingresso nel tempio potrete calpestare una soffice MOQUETTE BLU, ma nei templi in cui non ne è possibile l’installazione, vi sarà un comune pavimento, spesso ricoperto da una moltitudine di TAPPETI ORIENTALI.

Dietro alla MENSA CENTRALE ideata dalla divinità incarnata, che funge da altare, potrete notare la CORONA MISTERICA, una serie di dipinti ispirati dalla mano stessa della divinità incarnata, secondo una falsariga delle icone ortodosse, nei quali ogni singolo particolare si riferisce ad una precisa simbologia religiosa.

A fianco della MENSA si trova il LEGGIO, debitamente paludato con coprileggii seriali riproducenti immagini sacre sempre uguali ispirate dalla divinità. Al lato del leggio svetta la CROCE ASTILE, smontabile per praticità in caso di trasferte, anch’essa progettata ed ideata dalla divinità incarnata, unica ammissibile in ogni tempio.

Tutto intorno alla MENSA, in disposizione rigorosamente circolare, vi sono le sedute, in alcuni casi costituite da panche (se di vecchia generazione), oppure da gradini in cemento o sedie in plexiglass trasparenti, comandamento della divinità per rappresentare i commensali attorno alla MENSA.

Generalmente dal lato opposto al leggio fa sfoggio un DIPINTO eseguito dalla divinità incarnata, poggiato su un treppiede ricoperto da leggera stoffa, solitamente blu.

Se si visita il tempio durante una funzione, vissuta come festa gioiosa, si può percepire in modo migliore la venerazione della divinità, potendo ascoltare le AMMONIZIONI da parte di adepti comuni, i CANTI tutti musicati dalla divinità incarnata ed eseguiti rigorosamente da chitarre accompagnate da strumenti di vario genere, quali bonghi, tamburi, cembali, nacchere… e le RISONANZE O ECO DELLA PAROLA, discorsi sciolti che ogni partecipante può fare secondo le sue ispirazioni del momento. Al termine della funzione si può assistere ad un gioioso BALLETTO attorno alla MENSA. Il tutto è sempre ideato dalla divinità.

In molti templi viene costruito un annesso CATECUMENIUM, secondo le richieste della divinità: un insieme di sale e salette per le funzioni, possibilmente arredate in stile kikiano con moquette blu, sedie trasparenti a disposizione circolare, scranno coordinato per l’officiante, croce astile, leggio con adeguato coprileggio e quant’altro.

Durante queste funzioni la MENSA viene ricoperta da una tovaglia bianca ricamata ed addobbata con una moltitudine di FIORI E FRUTTI, molto simili alle tavole imbandite delle mense degli antichi romani. Al centro viene posto un candelabro ebraico a 7 braccia, la MENORAH e durante la funzione vengono portati sulla mensa grandi calici dorati contenenti vino di ottima qualità e piatti dorati coordinati contenenti focacce azzime da distribuire in pasto ai presenti. Si mangia tutti insieme con le mani e si beve dalle stesse coppe, naturalmente ideate dal genio della divinità.

Se si ha la fortuna di capitare durante i 50 giorni dopo Pasqua, si può assistere alla processione degli adepti vestiti in CANDIDE TUNICHE che cantando entrano nel tempio. Anche in questo caso l’idea delle tuniche è da far risalire al genio delle divinità. Durante la funzione, oltre alla focaccia ed al buon vino, verrà bevuto anche un buon caldo LATTE COL MIELE, rito introdotto dall’ispirazione della divinità. Sarà però molto difficile avere la fortuna di assistere ad una di queste funzioni, perché di solito sono private.

Alcuni non potrebbero capire alcune parole ebraiche o di altra estrazione, riservate al linguaggio degli iniziati, quali MERKABAH, KENOSIS, KERYGMA, SHEMA’, BERAKAH, NARTECE, MAMOTRETO, ARCANO…. ma trattandosi di linguaggio iniziatico è normale che non sia comunemente conosciuto né comprensibile.

Ogni cosa, di rigorosa ideazione e ispirazione della DIVINITA’ INCARNATA, è assolutamente immodificabile ad opera dei semplici mortali, ai quali nulla è chiesto se non l’OBBEDIENZA ASSOLUTA E CIECA ALLA DIVINITA’ ed ai suoi rappresentanti, scelti tra i comuni mortali per portare e diffondere la nuova religione in tutto il mondo, ed ai quali viene infuso lo spirito divino infallibile proprio della divinità.

Se siete interessati ad approfondire la conoscenza di questa NUOVA RELIGIONE, è sufficiente che vi presentiate al tempio e verrete immediatamente invitati ad assistere per due mesi alla predicazione orale tenuta dai rappresentanti della divinità, non esistendo al momento testi disponibili da consultare.

Per quello che riguarda l’acquisto delle varie suppellettili, tutte rigorosamente fluite dalla mano e dall’intelletto ispirato della divinità, vi potete rivolgere ai vari CENTRI locali che vi sapranno indirizzare al CENTRO principale adibito alla fornitura ed alla vendita in tutto il mondo, per garantire l’uniformità. Oltre alle suppellettili per le funzioni, vi potrete trovare una moltitudine di oggetti per uso personale, di assoluta ispirazione originale della divinità adorata. Non sono ammesse né suppellettili né oggettistiche di altra derivazione o ispirazione spirituale, perché Kiko è un dio geloso e, essendo venerato come l’unico, non ammette che ci si rivolga ad altri dèi.

Ultimamente è possibile assistere ad un CONCERTO, realizzato da un’orchestra sulle note dell’ispirata divinità, denominato “SINFONIA DEGLI INNOCENTI”, in date e luoghi da consultare. La prossima rappresentazione si terrà a Matera e alcuni degli adepti si stanno già organizzando con i pullman da tutta Italia per rendere culto alla divinità, nonostante abbiano già sentito l’esecuzione dell’opera in infinite altre occasioni.

Ma, come in molte altre religioni, quando la divinità chiama è bene accorrere.

(da: Libera-mente semper)

sabato 27 aprile 2019

Il Paradiso degli Orchi: storia di una Comunità di Perfetti, di un Funerale e di un Abuso

Abbiamo letto dal web un articolo, di cui riportiamo un estratto, sulla Veglia Pasquale vissuta da una Comunità Neocatecumenale in terra di Calabria sottolineandone alcuni aspetti salienti che poi commenteremo e che metteremo a confronto con le vicende di un'altra Comunità alla stessa tappa del proprio "Cammino".


«Neocatecumenali, il rinnovo delle solenne promesse battesimali
La seconda comunità Neocatecumenale (...) ha rinnovato le solenni promesse battesimali. La natura del Cammino Neocatecumenale è stata definita da San Giovanni Paolo II come «un itinerario di formazione cattolica valido per la società e per i tempi odierni». Esso è ormai una realtà consolidata in tutto il mondo come anche nelle nostra diocesi. 

Nella parrocchia (...) dove da 46 anni è presente il Cammino Neocatecumenale con a capo il parroco (...), guidato dall’Equipe itinerante responsabile di Sicilia e Calabria, la seconda comunità, composta da 62 fratelli, durante gli scrutini finali e dopo aver camminato tanti anni insieme in questo itinerario, ha dato segni di fede nell’amore e nell’unità, rimanendo assidua all’insegnamento degli apostoli, alla comunione, alla frazione del pane e alla preghiera.
Durante la Veglia di Pasqua nella Basilica Cattedrale, presieduta dell’arcivescovo (...) ha così concluso l’itinerario di formazione di iniziazione cristiana e ricevuto la veste bianca, segno della rinnovazione delle solenni promesse battesimali del Cristo risorto, vittorioso sulla morte. 
Dopo il 1997 e il 2012, anni in cui le due parti della prima comunità della parrocchia hanno concluso l’itinerario di iniziazione cristiana, anche la seconda Comunità ha ascoltato fedelmente durante questi anni di Cammino Neocatecumenale, la Parola di Dio annunziata dalla Chiesa e ha cominciato a camminare davanti a Dio, mettendo in pratica gli insegnamenti ricevuti. Con la grazia conferita dal rinnovo del battesimo, la fede agisce in loro con pienezza e, attraverso Gesù Cristo, è in mezzo al mondo come sacramento universale di salvezza.  
La comunità unita fraternamente, vivendo nella preghiera, dando l’adesione al Padre e il suo nome alla Chiesa, ha ricevuto la conferma della chiamata fatta da Dio per percorrere con animo generoso il Cammino verso il compimento della Vita nuova. 
Incoraggiati dall’esempio dei Padri, diventino sale di salvezza, luce per il mondo e lievito per le genti della nostra chiesa diocesana


Siamo in tempo pasquale e leggiamo con sincero stupore questo articolo che ci annuncia che ci sono delle comunità di persone che, indifferenti al proprio Battesimo ricevuto alla nascita, da bravi cattolici, hanno "cominciato" a camminare davanti a Dio, hanno "ricevuto la Grazia" (per la prima volta?) da un supposto "rinnovo del battesimo", che sappiamo essere avvenuto nel Giordano, motivo per il quale "la fede agisce in loro con pienezza" in quanto questa comunità, avendo dato la propria "adesione al Padre e il nome alla Chiesa" sarebbe divenuta  "sacramento", "sale di salvezza" e "lievito per la nostra gente diocesana" (sappiamo che "le genti" biblicamente sono i non convertiti).
Il tutto "attraverso Cristo".

Sopraffatti dai paroloni, fatichiamo a riconoscere in questa comunità di "perfetti" una realtà cattolica, diocesana o anche solamente cristiana. 
Si parla infatti nell'articolo riportato: 
  • di persone che hanno "ricevuto la conferma della chiamata fatta da Dio per percorrere con animo generoso il Cammino verso il compimento della Vita nuova";
  • di "chiamata" ricevuta da queste persone, riunite in un gruppo detto "Comunità", non è quella alla vita in Cristo ricevuta con la Grazia nel Battesimo di ogni cristiano ma è un'altra vocazione;
  • di un Cammino che non è il cammino comune della Chiesa dei credenti ma è un altro "Cammino" (notare la lettera maiuscola); 
  • di un "compimento nella Vita Nuova" che, evidentemente, è una realtà supernaturale che riguarda solo questa elite di credenti, soggetti ad elezione divina e, bontà loro, sale di salvezza in mezzo alla "gente diocesana".


Tenendo presente da un lato la descrizione di queste "vette gnostiche" a cui la "comunità" e solo essa, evidentemente, è chiamata a raggiungere tramite Cristo (e a questo punto ci chiediamo se stanno seguendo un altro vangelo, rispetto a quello della Chiesa)  leggiamo ciò che ci racconta Rebel di un giorno di "ordinaria santità" in una di queste Comunità chiamata a breve al rinnovo del Battesimo al Giordano.
Nota Bene: ribadiamo che si tratta di un'altra Comunità rispetto a quella di cui parla l'articolo, però facente lo stesso Cammino "di perfezione", quello Neocatecumenale, ed anch'essa giunta allo stadio finale del Cammino stesso, l'Elezione.

Rebel ci parla di:

  • Un funerale, celebrato secondo la liturgia neocatecumenale;
  • Un vescovo, che, insieme a cinque presbiteri kikiani lo celebra;
  • Una vedova, che fa la "omelia ambientale" e la sera stessa partecipa all'evento irrinunciabile dell'Annuncio di Pasqua Kikiano;
  • Una comunità di "fratelli" che eleva i canti neocatecumenali di infinita tristezza;
  • Ma soprattutto, aleggiante sopra tutta l'accolita dei "santi", Rebel ci parla di una violenza, avvenuta in un passato ancora recente, ai danni di una giovane che non ha ancora ricevuto giustizia, ad opera di un "catechista" neocatecumenale, perfetto della comunità dei perfetti; una vicenda ben conosciuta dal Vescovo che egli ha scelto di ignorare e dimenticare per confermare, con la propria presenza, la validità di un Cammino che stupra e abusa non solo le coscienze.


Certi che nessun cristiano possa attingere in pienezza alla "Vita Nuova" o essere "sale di salvezza" o "esempio in mezzo alle genti" con sullo stomaco e sulla coscienza la vicenda inconfessata di una terribile violenza consumatasi nel proprio ambiente di fede ai danni di una minorenne, e che nessun Vescovo possa ritenersi tale se abdica al proprio compito di vigilare sul gregge e dimentica la vittima per andare a lustrarsi le penne nel luogo in cui si è consumato un delitto che ancora non ha ricevuto giustizia, leggiamo  il commento di Rebel:



«Alcuni individui passano anni all'interno del cammino, divenendo un tutt'uno con esso. I danni arrecati a livello mentale ed emozionale risultano ingenti e l'adorazione nei riguardi del contesto, e dei riti ad esso associati, caratterizzante di una personalità priva di autosufficienza.

La scorsa settimana una moltitudine di comunità, con super catechisti al vertice, ha donato l'ultimo saluto ad un padre di famiglia dalla lunga esperienza neocatecumenale. A presiedere la funzione il vescovo del posto (non è la prima volta che il prelato in questione guida le varie celebrazioni riguardanti il cammino. Vigliacco, traditore della Chiesa, e non perché si anima per ogni servizio kikiano ma bensì a motivazione dell' indifferenza nei riguardi di una fedele che a lui si è rivolta a causa degli abusi che un "katechista"  le ha inflitto, rifiutandosi di prodigarsi per la giustizia, privandola anche del consueto conforto), assieme a 5 presbiteri del cammino.
Canti di infinita tristezza urlati in virtù dell'evento ed una povera moglie incapace di riflettere con logica, dato che non si è sottratta dall'attuare l'ambientale e di dirigersi, a sera, all'annuncio neocatecumenale di Pasqua.
Sì, esattamente all'annuncio di kiko! Di mattina il mesto funerale, di sera l'altisonante annuncio.
Chiaramente o sei neocatecumenale o non lo sei, e se lo sei devi essere idolatra e credere che la parola di kiko arricchisca e consoli la tua anima ed il tuo spirito elevandoti su alture che gli altri, ignorantoni fedeli della domenica, non possono neanche intuire.
In questa serata, a distanza di pochissimi giorni dal triste evento, la povera vedova vestirà il tanto agognato (e costoso) vestito bianco da divin eletta del veggente ispanico, in un incontro a porte chiuse con lo stesso vescovo di cui prima.
È breve il tempo che separa questa comunità neocatecumenale dall'ambita tappa di Gerusalemme, che con struggente enfasi bramano più di qualsiasi altro e vero bene (beni veri e spirituali che avrebbero potuto apportare consapevolezza e luce in quelle teste ostruite di fango), così che tra poco, sotto la luce fioca della fontana della Domus di Kiko, con le loro vesti bianche potranno danzare mano nella mano (inefficaci anche nel pensiero inerente il "mutuo" che avranno acceso per concedersi di comprarsi l'elezione) felici e contenti senza realmente nulla aver ottenuto. Piuttosto hanno perso: l'umanità, la fede cristiana, Dio.
Queste persone dall'orgoglio elevato sino all'apice del possibile, che presto diverranno "sante" (nessuna replica, sono eletti prediletti, seppur inetti), son le stesse che hanno malmenato moralmente una ragazzina che denunciava degli abusi da parte del loro gran catechista (dei miei stivali) pur di servire e preservare il cammino.
Voglio dire la mia: dato il loro agire e reagire agli eventi, questa gente è letteralmente PAZZA!
Rivolgiamo una preghiera a beneficio dell'anima di quest'uomo.»


giovedì 25 aprile 2019

Annuncio di Pasqua 2019: Ringraziate Jahvè perché "i catechisti che vi ha dato sono gli iniziatori del Cammino neocatecumenale nel mondo intero, siamo noi: Carmen, il padre Mario e io". Alleluja! Alleluja!

Anche quest'anno, puntuale, il solito Annuncio della Pasqua di Kiko si propaga in tutte le comunità nei giorni santi.

Iniziò Kiko, tanti anni fa, proprio con l'Annuncio della Pasqua, poi aggiunse quello della Quaresima e infine dell'Avvento. Un modo - forse - per tenere serrati i ranghi e connotare di sé ogni tempo forte della Chiesa.
Tutti gli itineranti, per ascoltarlo, arrivano a stormi, a Roma o a Madrid, "da ogni parte" perché "la fede viene per l'udito" e tutti devono attingere alla fonte, per poi riportare con grande fedeltà alle comunità del cammino - come un canale porta l'acqua - lo stesso spirito che hanno ricevuto dall'ispirato fondatore, senza modificare nulla, perché il carisma è di Kiko ed esclusivamente suo!

Ci rendiamo conto che ogni volta ripetiamo le stesse, medesime cose; purtroppo è necessario poiché Kiko ogni anno ripete il solito illeggibile e ancor più inascoltabile copione… o forse no, poiché ogni anno si assiste, anche sul fronte della predicazione neocatecumenale, ad un inarrestabile declino, ad una irreversibile involuzione; cosa incontestabile.

Svelato l'arcano:
ecco l'«icona della santa famiglia» modello neocat


E dunque ci poniamo la solita domanda una volta terminata la penosa lettura del brogliaccio, che farà da traccia ai futuri "annunci" nelle comunità: è mai possibile che per ascoltare il nulla gli itineranti affrontino viaggi sfibranti ogni volta nel cuore della notte, in auto o in aereo, su e giù, spendendo l'incredibile? (non soldi loro, s'intende, che non posseggono nulla! i soldi, come sempre, li cacciano i soliti camminanti con le solite "collette per l'evangelizzazione", collette che non bastano mai; per forza!)

La prima parte dell'annuncio è concepita per caricare subito le truppe di una euforia travolgente.
Dopo aver presentato la parusia in una forma superficiale ed unilaterale, dal momento che Kiko invita ad attendere Gesù senza la più piccola traccia di "Santo Timor di Dio". Kiko, infatti, assicura che quando Gesù apparirà sulle nubi sarà solo per traghettare in cielo, senza se e senza ma, senza giudizio alcuno, gli eletti camminanti già santi; a quanto pare resi perfetti dall'aver conosciuto di "non poter non peccare"… Saremo portati sulle nubi, saremo trasformati, non conosceremo la morte, andremo per sempre col Signore e staremo per sempre con lui…

In un crescendo Kiko annuncia un regalo bellissimo: abbiamo "l’approvazione per celebrare la Veglia Pasquale noi soli" tutta per noi.

Di seguito dà il calendario dei prossimi appuntamenti imperdibili del cammino, tra convivenze di Vescovi, incontri con le comunità dei paesi post-comunisti, memorabili concerti a Matera, incontri di comunità del nord nella troppo piccola Genova che tarda a convertirsi come tutta la Liguria, ostile al cammino e che va sbloccata…
In conclusione, per Kiko l'importante è "non arrendersi" mai!
Noi lo sappiamo che Kiko è fatto così, che non arretra mai di un passo. Abilissimo a trasformare le sconfitte in vittorie, le correzioni in conferme ogni volta più esplicite, le limitazioni e i confini in novelli privilegi pensati dalla Chiesa su misura per lui e il suo "potente cammino".
E per finire in bellezza questa emblematica prima parte introduttiva ecco l'immancabile "invito" che preferiamo ricopiare fedelmente:
"Devo anche chiedere un aiuto alle comunità, perché siamo sotto zero e abbiamo l’incontro dei Vescovi, abbiamo il Seminario di Roma, di Madrid: … e non abbiamo soldi per farli mangiare. Speriamo che ci aiutate un pochino. Dovete fare, prima dell’estate, una colletta per comunità per aiutare l’evangelizzazione ed il cammino." (pag.6)
E noi ci chiediamo increduli come mai Kiko non fa il minimo accenno all'acquisto all'asta del terreno sul Monte degli Ulivi? Avrebbe dovuto metterlo al primo posto degli eventi memorabili di questi giorni, ma non pronuncia neanche una parola! Ha la coda di paglia, forse? Non è dunque stato un regalo inatteso di cui non ne sapevano nulla? Perché non grida miracolo, sorprendente, impressionante? È comprensibile solo perchè è evidente che dietro la fantomatica fondazione fondata nei paradisi fiscali ci sono sempre loro, solo loro, come al solito! Una vergogna!

E ora, scorrendo l'annuncio vero e proprio, restiamo del tutto sgomenti e ci cadono definitivamente le braccia: nessuna sostanza, nessuno spirito. Solo una interminabile ostentazione di quanto il cammino sia meraviglioso.

Un piccolo assaggio emblematico:
"Saremo capaci qualche volta di ringraziare il Signore perché ci ha dato una comunità cristiana, perché vi ha dato dei catechisti, perché vi ha dato un cammino di iniziazione cristiana? È qualcosa di grande e veramente meraviglioso." (pag.10)
Poco dopo:
"Il Signore aspetta da noi gratitudine, se siete grati del Cammino, della vostra comunità, dei vostri catechistipotete mostrare la gratitudine nell’obbedienza a quello che i vostri catechisti dicono…"
E in un continuo crescendo:
"Non meritiamo di avere una comunità cristiana, con dei fratelli, e con questi fratelli intraprendere un cammino e avere la celebrazione della Parola, l’Eucarestia, la convivenza, avere incontri con i catechisti: è qualcosa di veramente importante. Se c’è qualcuno così cretino che ancora non si è reso conto e non ringrazia il Signore e non è contento, peggio per lui! Ma vi dico che è una cosa grande, grande grande, che il Signore vi abbia dato una comunità cristiana. E non solamente questo, ma vi abbia dato dei catechisti, e i catechisti che vi ha dato sono gli iniziatori del Cammino neocatecumenale nel mondo intero, siamo noi: Carmen, il padre Mario e io. È una cosa veramente impressionante, importantissima per il bene che stiamo portando a tanti fratelli, a tante coppie che, grazie al Cammino, non si sono più separate, a tanti giovani; è una cosa grande e meravigliosa." (pag.10)
Continua un pezzetto con la solita solfa della necessità per tutti di sentirsi "il peggiore e l'ultimo della comunità", parla del valore assoluto dell'"umiltà" per potersi chiamare cristiano, umiltà di cui egli stesso non ha mai dato esempio con la sua vita!

Pare incredibile…eppure, non ancora soddisfatto, riprende di nuovo:
"Vorrei che tutti voi foste grati, grati a Dio di essere cristiani, grati a Dio di avere una comunità, grati a Dio di avere me, Carmen e P. Mario come catechisti, grati! Gratitudine a Dio profonda, perché il Signore vi vuole bene, ha visitato la vostra parrocchia, ha mandato dei catechisti, ha mandato noi che siamo gli iniziatori di una iniziazione cristiana mondiale, aperta in 135 nazioni, con migliaia e migliaia di giovani, di coppie, e sta avendo grandissimi frutti, non nel senso che abbia molta gente, ma per il beneficio che ricevono le famiglie e soprattutto i giovani. Abbiamo tanti giovani che sono grati al Signore, che vogliono bene a me, perché sono grati, hanno capito dove stanno, la differenza che c’è nello stare nel Cammino o stare fuori." (pag.11)

Un esempio di preghiera kikiana:
"Chiedete al Signore: “Signore, aiutami ad essere fedele. Io sono un poveraccio, sono un peccatore. Ti ringrazio veramente del bene che mi hai voluto, del bene che mi hai dato, della comunità, della parrocchia, dei catechisti, di tutto. Io capisco che non sono veramente grato, non rispondo del tutto bene: aiutami tu, aiutami”.
Kiko riflette ancora una volta sull'essere uno: un estenuante riflettere! In Kiko la ricerca di "essere uno nella comunità" è una ricerca spasmodica:
"nella prossima convivenza riflettete un momento su come Dio è uno in voi: dobbiamo ripensarlo, dobbiamo correggere qualcosa? E’ uno veramente in noi?" (pag.12).
Un vero tormentone con il quale incita i fratelli a confrontarsi, ogni volta. Appare chiaro che quello che è stato l'obiettivo primario del cammino fin dal primo giorno è totalmente fallito, senza rimedio. Si capisce che Kiko neanche sa di cosa parla. Kiko ogni volta richiede ai suoi seguaci un impegno più grande (in contraddizione con tutte le sue promesse palesemente farlocche) per realizzare il suo utopico "essere uno". E noi, a nostra volta, ci interroghiamo: dove è finita mai la famosa "virtù senza sforzo"? l'"opera gratuita" di Dio nel cammino meraviglioso, di cui dovevamo essere solo attoniti spettatori?

Kiko li incalza:
"E come si diventa uno? Ecco, pensatelo!" (pag.12)
Per lui ormai è un vero assillo.
Da questo punto in poi non si può più seguire… Cosa è essere perfetti nell'unità, ripete Kiko, io non lo so perchè solo lo Spirito Santo lo sa; e a noi sorge spontaneo un dubbio: Oh Kiko ma lo Spirito non parla in te? In te non è Gesù che parla ai fratelli? Cosa non sai? Cosa non capisci?
Mentre Kiko continua imperterrito:
"E come si diventa bambino? Ah, altro problema gravissimo!" (pag13)
Un vero dilemma irrisolvibile. Per Kiko, solo questo è evidente: il Vangelo è per lui incomprensibile e lui stesso non crede in quello che dice.
"Per questo c’è bisogno di dialogare con il Signore, di chiedergli: “Signore, che vuoi che faccia? Vorrei vivere in te, Signore, vorrei essere cristiano, vorrei che tu vivessi in me, vorrei dialogare con te tutto il giorno, amare te. Vorrei amare te al di sopra di ogni cosa”. Devi domandare tutto questo, chiedere al Signore: “Signore, concedimi di amarti, concedimi di amarti per davvero. Io vorrei amarti, Signore, perché so – me lo dice lo Spirito Santo – che questo è essere cristiano: amare te, e il resto è tutto vanità. E come si può amare te?”. Suppongo che sarà fare la volontà divina. E in che consiste la volontà di Dio? Bisogna domandarglielo: “Che vuoi che io faccia, Signore?”. Beh, sarebbe bene che tu vendessi tutti i tuoi beni, per esempio. “Ah sì?”. Sì, per esempio: resta senza niente, non dovresti avere un soldo. I soldi che hai in banca li dai ai poveri: vendete i vostri beni, dateli in elemosina. Vorresti essere cristiano? Va’, vendi i tuoi beni, dalli ai poveri, poi vieni e seguimi (cf Mc 10,21). “Ti devo seguire?”. Sì, seguimi." (pag.15)
Chi legge o lo ascolta non ha più dubbi. Non è il Signore colui che dialoga con il povero neocatecumeno orante che si sforza di pregare alla kikomaniera. Il succube ha un solo ed unico interlocutore: Kiko stesso, che sa bene dove vuole portarlo con grande docilità di cuore, una volta che il povero malcapitato ha del tutto dismesso il cervello in suo favore.
È molto facile capire dove porta questa estenuante preghiera, suggerita da una mente offuscata e chiusa oramai al dono della grazia: mettere la vita totalmente nelle mani del cammino e di Kiko attraverso i propri catechisti.
L'equazione è facile da formulare: solo i catechisti sanno dirti qual è la volontà di Dio per te = garanzia è obbedire tutti incondizionatamente ai propri catechisti. Risultato finale: essere perfettamente uno in Kiko.

Della parola proclamata − lettura: I Pt. 3, 8-22; 4,1-6 − neanche un accenno.

Questo il seguito dello sconclusionato sproloquiare:
"se tu vedi me, vedi Cristo totalmente in me. Non si è riservato nulla per sé, è totalmente in me. Se tu vedi me, vedi Cristo. Ed è Cristo che ti sta parlando adesso." (pag.12)
Questo l'assioma ultimo, il principio di fede dei camminanti.
Davvero incomprensibile e surreale! A cosa ha portato dunque il percorso iniziatico infinito di rilevanza mondiale? Kiko pone ai suoi, vicini e lontani, una sola domanda. Essa colpisce le orecchie degli itineranti e attraverso le loro lingue ammaestrate giungerà fino all'ultimo fratello fedele camminante.
"Voi siete grati? Voi ringraziate il Signore che vi ha dato noi come catechisti?"
E ripete questa domanda infinite volte; una cosa senza senso e alquanto nevrotica. L'annuncio stesso si potrebbe intitolare: Ma vi rendete conto che Kiko e Carmen e padre Mario ( nel momento topico ritorna alla originaria equipe ) sono i vostri catechisti? Che i vostri catechisti sono gli Iniziatori di un cammino esteso in tutto il mondo… fino agli estremi confini della terra? Siete grati a Dio che vi ha dato me come catechista? Aggiunge altre cose per cui vale la pena ringraziare del tipo il cammino, la comunità, poco o niente altro…

Perché Kiko indulge tanto in questo martellamento insensato? Che genere di lavaggio del cervello è mai questo? Finalizzato a cosa? Il suo straparlare fluisce con grande convinzione e ci chiediamo: ma Kiko ci è o ci fa? Misura la crescita spirituale dei suoi figli su quali parametri? Che povertà! E ripete: siete o non siete grati? E dopo questo, da vero padre spirituale che ama i suoi figlioli, indica loro come devono pregare per vivere bene la Pasqua, essendo ormai cristiani adulti nella fede, non insensati religiosi naturali assetati di miracoli. Dice: voi pregate così: Signore mostrami la tua volontà, che devo fare per essere "uno"! Devo vendere tutti i miei beni? Devo partire? Essere disposto a tutto, venire con te? Lasciare finalmente ogni cosa…?"
Come non constatare che tutto l'universo che Kiko disegna intorno ai suoi adepti ruota intorno alla sua sfrenata megalomania insaziabile? È lui il sole.
La predicazione è tutta sua, ma che predicazione è mai questa!? Chiamiamolo piuttosto sproloquio senza capo nè coda.

Padre Mario interviene brevemente, senza lasciare traccia.
La scialba Ascensión sale sul leggio a comando e solo per leggere un paio di lettere di itineranti kikoesaltanti ed esaltati. Kiko l'ha relegata a questo minimo ruolo di servizio - Kiko le intima "Leggi la lettera!" (pag.8) e lei parte obbediente - di suo non pronuncia neanche un saluto.

Solo alla fine padre Mario ci sorprende e - aperta una breccia - si esprime con spontaneità insolita, volendo rendere onore ai suoi 50 anni di sacerdozio.

P. Mario:
"Come sapete, grazie a Dio il 19 di marzo scorso, solennità di S. Giuseppe, ho celebrato qui nel seminario i cinquanta anni di presbiterato. Ringrazio il rettore, ringrazio i presbiteri che hanno concelebrato – c’era una corona di 100 presbiteri, tutti vestiti di bianco – e alcuni invitati personali, non potevo invitare più di tanto; e ringrazio anche Elio perché gli ho detto di prepararmi un ricordino da dare a ciascuno di voi: quando lo guardate potete pregare per il finale della corsa. Ecco, questa è la Madonna del Cammino (mostra il ricordino), vedete che è dorata. Grazie alla Madonna, grazie al Cammino ho potuto vivere questi cinquanta anni portato dal Signore. Ora ci sono dodici seminaristi che in poco tempo distribuiranno questo ricordino a tutti. Ringrazio Elio che me li ha stampati e adesso posso darli a tutti voi perché preghiate non solo per il presbitero, ma anche per il “ragazzo dell’equipe” e per la “ragazza”. I seminaristi possono distribuire rapidamente questo ricordino, vi raccomando di essere onesti e prenderne solo uno a testa. Come vedete anche nell’affresco, l’oro indica la vita divina, quella che ci attende, e quando riflette la luce è bellissimo, ci fa pensare al cielo. Sono stato ordinato il 18 marzo sera, vigilia di S. Giuseppe, ma ho celebrato la prima messa il 19. Nel retro del ricordino ho messo: “L’anima mia magnifica il Signore”, che è una sintesi dei cinquanta anni. “P. Mario Pezzi, presbitero itinerante. Cinquantesimo dell’ordinazione presbiterale”. Non ho messo “18 marzo” ma “19 marzo 1969 - 19 marzo 2019, Solennità di S. Giuseppe”. Perché? Perché al venticinquesimo, che ho celebrato con Kiko e Carmen a Barcellona, ho riscoperto la figura di S. Giuseppe, perché anche a S. Giuseppe è stato affidato un figlio che era suo ma non era suo; così a me il Signore ha affidato di essere presbitero di un figlio che non era mio. Bene, non vi faccio tutta la storia, ma da allora ho sentito più vicina la figura di S. Giuseppe che non ha detto nulla. L’Enciclica di S.Giovanni Paolo II Redemptoris Custos – che ha fatto un anno dopo la Redemptoris Mater – dice che i Vangeli non ci riportano nessuna parola di S. Giuseppe. Io ne ho dette poche, alcune parole durante l’anno nelle convivenze di inizio corso, comunque lui niente; ma – dice l’Enciclica – S. Giuseppe non ha detto, ma ha fatto, ha obbedito alla volontà di Dio." (pag.17)
Grazie, padre Mario, che almeno un poco ci apri il tuo cuore per confidarci dove hai trovato la forza per vivere (o languire) tanto a lungo vicino ad un simile personaggio, metà esaltato e metà narcisista.
Struggente testimonianza di un padre putativo di un figlio non suo e della peggiore specie che gli potesse capitare.
Da membro dell'equipe degli iniziatori padre Mario, nella sua eterna crisi di identità al fianco di Kiko Argüello, si riscopre in San Giuseppe per dare finalmente un senso alla sua scialba vita.
E dunque…

Fare comunità come la Santa Famiglia di Nazareth: Gesù, Maria e Giuseppe.
Questo il progetto.
Ma Kiko come sempre si è sostituito.
La Santa Famiglia è stata ridotta ai nostri magnifici tre: i grandi iniziatori del cammino che ha conquistato il mondo:

Kiko non lo dice proprio così, ma lui si crede Gesù (Il Signore parla in me, quello che ti dico io te lo dice il Signore, il Messia abitante in me,…);
Carmen si sentiva la Madonna (udì come rivolte a lei le parole "Benedetta tu tra le donne…")
La rivelazione parte dall'ingenuo padre Mario. Una gabbia di matti.

Cadute le maschere, svelato l'arcano riservato dal cammino alla fine dei tempi!
Ma già lo avevamo capito: il cammino non porta al Signore, non è affatto Giovanni Battista in mezzo a noi. Il cammino gira intorno ad una potente idolatria falsa e bugiarda di chi ha amato sedersi sul trono e indicare se stesso come dio senza nessuna vergogna.

Fratelli che con convinzione continuate a seguirli sappiate che il fine del cammino è questo. E la sua fine.

Ma lasciamo la scena a Kiko Re come è giusto che sia, egli è l'unico protagonista assoluto e incontrastato e queste le parole conclusive che pronuncia nell'annuncio di pasqua 2019.
Con gli ultimi ispirati accenti egli trascina di colpo il fedele uditorio dalle stelle alle stalle, dallo splendore pasquale della vita nuova immortale alle tenebre fitte del mondo vecchio condannato alla morte col suo famoso motto, prosaico e beffardo, che è sempre più la parola d'ordine del cammino neocatecumenale all'ultimo stadio: "senza soldi non si cantano messe".

Carmen e Pezzi silenziosi, kikino l'enfant prodige!


Kiko rinnova alla fine l'appello col quale ha inaugurato questa predicazione pasquale, l'unico annuncio che gli sta davvero a cuore a quanto pare e che desidera resti impresso in tutti.

Con questo anche noi caliamo il sipario.

"Un’altra cosa è che abbiamo bisogno che facciate una colletta per comunità, perché non possiamo continuare l’evangelizzazione in quanto non abbiamo più soldi, né per i biglietti, né per niente, siamo sotto zero. Cioè se chiedo a Giampiero se può pagarmi il biglietto per andare a Madrid, mi dice che non abbiamo soldi e devo restare a Roma. Allora fate una colletta in comunità la settimana prossima, il responsabile dice: “Domani Annuncio di Pasqua 2019 faremo una colletta, portate qualche soldino”. Fate la colletta e la portate al Centro, e in poco tempo avremo qualche soldo grazie alla vostra generosità, perché senza il vostro contributo non è fattibile. Noi chiediamo solo alla Fondazione di pagarci i biglietti degli aerei, è l’unica cosa che ci paga, ma in questo momento non abbiamo neanche questa possibilità. Non succede nulla, sappiamo che se vi chiediamo un aiuto lo fate con generosità e con affetto, Fino ad oggi il Signore ha provveduto, siete sempre stati bravi e buoni. 
Riceviamo la benedizione del P. Mario." (pag.17/18)

martedì 23 aprile 2019

Il salvataggio di Apuron... il resto della storia (per ora)

Nostra traduzione di un articolo di Tim Rohr pubblicato su Jungle Watch il 13 aprile 2019.


In un'intervista concessa durante il volo da Dublino a Roma, il 26 agosto 2018, papa Francesco spiegò la sua decisione di occuparsi personalmente dell'appello interposto da Apuron, dicendo: “È un caso complicato, da una parte, ma non difficile, perché le evidenze sono chiarissime”.

Visti tutti i problemi che abbiamo avuto nel far almeno notare a Roma la questione, più tutte le trappole e i depistaggi, le negazioni, le minacce di azioni legali contro chi si esponeva, l'alzare il sipario sul ruolo del cardinal Filoni nel volerci disorientare, più quella sentenza molto vaga che non precisava i crimini per cui era stato condannato Apuron, più la minaccia dello stesso Apuron di scagionarsi in appello "screditando i testimoni" (a cominciare dal sottoscritto - credevate forse che non lo sapessi?), abbiamo avuto ogni ragione di chiedere E ADESSO? quando il Papa, nel prendersi carico dell'appello di Apuron, ha deciso di scavalcare il tribunale per poi caratterizzare il caso sia come «non difficile», sia come «complicato».

Quindi c'era stato il fatto che Apuron si era fatto forte della vaghezza della sentenza che diceva che era stato trovato colpevole di "alcune delle accuse", col sottinteso che le principali accuse - l'abuso sessuale su minori - non era tra le "certe accuse", al punto di dire, quando ha interposto appello: "mi solleva il fatto che il Tribunale ha rigettato la maggioranza delle accuse contro di me".

Chi ha condotto con noi questa battaglia fin dagli inizi, sapeva benissimo cosa stava succedendo.

Tutto va visto attraverso la lente della gerarchia del Cammino Neocatecumenale. Non parlo qui dell'esperienza personale di tanti fratelli del Cammino: parlo invece di quei boss del Cammino e del loro potere da parassiti, che usano il Cammino come un cavallo di Troia nella Chiesa per estrarre potere e denaro.

Per capire quanto siano potenti quei boss parassiti basterebbe anche soltanto leggere la sordida storia di come la gerarchia neocatecumenale aveva arraffato la Yona Property, cioè l'immobile più grande della nostra arcidiocesi, col pretesto di realizzarvi un seminario, e di come aveva nascosto per interi anni la transazione (per un assaggio, leggete l'articolo Certificate of Title Fiasco - dove quei cattivi soggetti sono stati capaci di intrallazzare e farsi strada perfino nel governo di Guam - e l'articolo The Ultimate Treachery - di quando hanno provato a corrompere la superiora delle Carmelitane).

Così, quando papa Francesco disse che avrebbe preso personalmente in carico l'appello di Apuron, scavalcando il tribunale Vaticano, e quindi detto che il caso era sia «non difficile» (poiché «le evidenze sono chiarissime»), sia «complicato», abbiamo capito subito cosa bolliva in pentola: quegli stessi parassiti erano alacremente al lavoro a Roma per salvare Apuron - NON per aver cura di lui, e nemmeno per salvaguardare il Cammino, ma solo perché avevano a cuore il proprio potere.

Per almeno cominciare a capire questo pasticcio uno dovrebbe prima rendersi conto che Apuron era il vescovo-mascotte del Cammino. Apuron era l'unico vescovo del mondo noto per essere un "fratello di comunità", proprio un membro di una comunità neocatecumenale. E qui a Guam, a cominciare dall'infame pubblica denigrazione nel 2006 di una direttiva vaticana (ed in particolare il suo sfidare in diretta la legittima autorità di un cardinale prefetto), capimmo benissimo che Apuron era POSSEDUTO dai suoi potenti boss neocatecumenali, e che erano loro, non il Papa, ad essere i suoi superiori.

È ben chiaro che quei boss non avevano previsto che le cose si sarebbero evolute così tanto. All'inizio c'era solo quel chiassoso blog Jungle Watch che continuava a non tacere. Ma nel loro tentativo di azzittirlo hanno commesso un grosso errore. Infatti, se c'è una cosa a cui va il maggior credito per la caduta di Apuron, è stata quel diluvio di odio e minacce, per lo più da commentatori anonimi (in circa 70.000 commenti). Quei commenti hanno indotto la gente a continuare a osservare tale "guerra", ed ogni connessione al blog aumentava un contatore visite, ed ogni visita in più era un ulteriore colpo a quel "cuore rivelatore" sepolto sotto il piano della curia di Apuron.

Quando quel contatore ha superato il milione e la lista delle provenienze cominciava a registrare pressoché qualsiasi nazione del mondo, anche la stampa ha cominciato ad accorgersene. Ma c'è stato un fatto più importante. Dall'altra parte del Pacifico [ndt: cioè in USA] un certo J. Toves ha cominciato ad accorgersene. E  Toves sapeva qualcosa di cui eravamo all'oscuro: il caso degli "AGAT BOYS" [ndt: i chierichetti della parrocchia di Agat a Guam]. Il resto della storia lo conoscete. A quel punto si scatenò l'inferno.

Infatti Apuron aveva previsto bene ciò che stava per succedere. Per decenni era stato abbastanza sicuro che i suoi segreti sarebbero rimasti tali. Ma quel blog gli presentava un problema che fino a quel momento lui era stato in grado di tenere sotto controllo: certa gente comincia a vuotare il sacco, e più esattamente si permette di farlo grazie all'anonimato (cioè senza conseguenze), e lo fa in un posto osservabile da tutto il mondo. Ad un certo punto Apuron sapeva che era solo questione di tempo, prima che qualcuno di quei ragazzini - che lui aveva da tanto tempo sepolto sotto la sporcizia del suo potere - si sarebbe svegliato dal sonno della vergogna e del dolore e avrebbe cominciato a parlare. E così avvenne.

Questo è il motivo per cui Apuron corse a Roma a ottobre 2013 per tentare di mettermi a tacere. Ricordo ancora come fui divertito nel ricevere quella lettera dal cardinale Edwin O'Brien, Gran Maestro dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, minacciandomi per farmi "desistere" dal seguire il caso Apuron.

Anzitutto era ovvio che O'Brien non aveva scritto personalmente la lettera. In secondo luogo, era ovvio che l'autore di quella lettera non aveva l'inglese come madrelingua. Inoltre era semplicemente ovvio che O'Brien non aveva neppure letto la lettera, altrimenti avrebbe almeno corretto gli errori grammaticali. Per di più era abbastanza chiaro che Apuron o i suoi complici avevano approcciato O'Brien per mettermi a tacere, perché è altamente improbabile che un potente cardinale vaticano spenda le sue serate a bere vino e a leggere Jungle Watch - che all'epoca aveva meno di 50.000 visite.

Solo quando Toves entrò in scena cominciai a mettere insieme i pezzi del mosaico. Apuron sapeva che la crescente attenzione a quel blog, e la sua disponibilità a pubblicare commenti anonimi, avrebbe rapidamente attratto l'attenzione su qualcosa che lui aveva sempre soffocato nella buia cella della sua storia personale - anche se lui (e lui solo) non avrebbe mai potuto completamente silenziare quel secco battere del "cuore rivelatore". Perciò ci fu la sua corsa a Roma e il tentativo (suo e di O'Brien) di costringermi al silenzio.

(Comunque la storia diventa anche più scoppiettante quando in seguito allo scandalo McCarrick, l'arcivescovo Viganò nella sua lettera di agosto 2018 fa il nome di O'Brien tra i prelati scovati nella cricca omosessuale che alligna in Vaticano. Ma per ora questa storia ve la risparmio.)

Dunque, coi pochi indizi sopra menzionati, uno può già cominciare a capire cosa intendeva il Papa quando ha detto che il caso Apuron era "complicato". Cosa fosse complicato per il Papa, non riguardava se Apuron fosse colpevole o no. Il Papa aveva già detto che "le evidenze sono chiarissime" sul caso. Ciò che era complicato era il modo in cui avrebbe dovuto navigare attraverso quella stessa slealtà che avevamo assaggiato noi qui nel ground zero di Guam in tanti anni.

L'ordine di marcia di papa Francesco pareva chiaro: avrebbe scagionato Apuron. Lo sappiamo perché gli intermediari che hanno ordinato al Papa di fare questo erano le stesse menti che avevano scritto per conto di Apuron la lettera di appello in cui Apuron aggressivamente proclama che sarebbe stato scagionato durante l'appello. I gestori di Apuron non lo avrebbero scritto e dichiarato così pubblicamente se non avessero avuto rassicurazioni che Apuron sarebbe stato scagionato presto. Avevano certamente le loro garanzie (molto probabilmente dal "papa rosso" [ndt: il cardinal Filoni]).

A questo punto diventava chiaro che non era più un discorso di "potenti boss del Cammino che vogliono salvare Apuron", ma al contrario era Apuron che doveva salvare il potere dei suoi boss neocatecumenali. Dato che Apuron era sempre stato tanto celebrato nelle comunità del Cammino, la devastante caduta dal suo glorioso posto, specialmente in qualità di primo vescovo dei tempi moderni ad essere riconosciuto colpevole da un tribunale vaticano, avrebbe talmente danneggiato il Cammino (cioè compromesso i suoi incassi - i "sacchi neri della spazzatura")  che sarebbe affondato insieme ad Apuron tra le fiamme.

Precisiamo qui che non stiamo parlando dei neocatecumenali "sul terreno" - il proselitismo e le comunità e l'attivismo - ma stiamo parlando dei capi del cavallo di Troia, quei potenti boss che guidano tale cavallo sotto il pretesto della "nuova evangelizzazione" e che hanno portato i loro tentacoli nelle stanze della ricchezza e del potere in quasi ogni angolo del globo.

Questo sarà un argomento di un altra pagina, ma sappiate che perfino i sinistri boss neocatecumenali sono marionette di un potere più alto poiché, alla radice, la teologia di Kiko è (come spiegò il vescovo Schneider) "un'eresia Protestante-Ebraica". E l'eresia ha solo un Autore: colui che disse "non morirete affatto!" [Genesi 3,4].

Apuron era già a buon punto sulla sua strada dell'essere scagionato, o almeno a ricevere la copertura sotto l'ambiguo termine "certe accuse", cosicché il mondo - e specialmente il mondo neocatecumenale -, avrebbe potuto pensare che l'intera storia riguardava solo qualche cattiva amministrazione, e che Apuron (secondo la sua versione) era vittima di un malvagio agente immobiliare (il sottoscritto) in presunta combutta con un gestore cinese di giochi d'azzardo (bah!).

Ma a quel punto capitò il caso McCarrick.

McCarrick, da arcivescovo di Washington D.C., aveva cavalcato il mondo cattolico americano per tanti anni e, una volta ritiratosi - sappiamo come -, aveva allungato i suoi tentacoli fino alle stanze del potere romano più alte e, specificamente, con papa Francesco, era diventato la figura che portava all'elezione di vescovi, dirigendo Francesco (o i suoi collaboratori, come abbiamo letto) a scegliere quale dei propri compagni (pensate a un Cupich) andava eletto arcivescovo e cardinale di certe ricche e potenti diocesi americane.

La storia di McCarrick è stata troppo sordida per essere ignorata da Francesco, e mentre il mondo intero lo guardava male per il caso McCarrick, le opzioni di Francesco per aiutare i neocatecumenali (attraverso Filoni) a salvare Apuron si sono rapidamente volatilizzate. Il Papa non avrebbe potuto scagionare molto facilmente il primo vescovo condannato da un tribunale vaticano guidato da uno dei cardinali più conosciuti e affidabili (Burke), anche se Apuron era uno sconosciuto da un posto di cui nel resto del mondo si sa poco, mentre la faccenda McCarrick gli pendeva sopra la testa. Pertanto Apuron era spacciato.

Ma non è tutto.

Ricordiamoci che questa storia non è del Cammino che salva Apuron: questa storia è di Apuron che salva il Cammino... mediante il salvare Apuron, anche se le  menzogne devono diventare sempre più grandi. Per questo c'è stata quella risposta [innocentista] di Apuron al fatto che persino il Papa lo riconosce colpevole in appello. Come sappiamo, Apuron (cioè i suoi burattinai) continua a sostenere la propria innocenza spacciandosi per vittima di un complotto ben calcolato (ma conosco esattamente l'obiettivo di ciò).

Sì, "le evidenze sono chiarissime", ma il caso è "complicato". E ora sapete perché. E presto verrà il giorno in cui saprete "il resto della storia".

(Tim Rohr, da Jungle Watch)

domenica 21 aprile 2019

Le ultime parole dei kikos prima di morire

Le ultime parole dei santi prima di morire:

Per molti di noi la morte può sembrare una prospettiva spaventosa. Nessuno sa esattamente cosa accadrà quando moriremo, e questo incerto può renderci ansiosi quando siamo sdraiati sul letto di morte.

Eppure, per i santi, questo non era il caso. Non avevano paura del “grande sconosciuto” e abbracciavano la loro morte con aspettative speranzose. Era qualcosa che stavano aspettando e così hanno accettato con entusiasmo quando è arrivato il loro momento.

Questo spirito di speranza può essere visto nelle loro ultime parole in particolare, quando potevano quasi vedere cosa li aspettava per tutta l’eternità:
  • “Ho raggiunto il punto di non poter più soffrire, perchè tutta la sofferenza è dolce per me…Dio mio, ti amo.” (santa Teresina di Lisieux)
  • “Sia fatta la tua volontà, vieni, Signore Gesù.” (sant’Agostino)
  • “Vedo il mio Signore.” (sant’Antonio da Padova)
  • “Gesù ti amo, Gesù ti amo.” (santa Teresa di Calcutta)
  • “Lasciami andare alla casa del Padre.” (san Giovanni Paolo II)
  • “Gesù. Maria.” (san Pio da Pietrelcina)
  • “Gesù, Gesù, Gesù.” (santa Giovanna d’Arco)
  • “Io perdono Alessandro Serenelli [il suo assassino] …e lo voglio con me in Paradiso.” (santa Maria Goretti)
  • “Muoio di gioia, perchè desidero essere unita al mio Dio. Vivere in modo da non temere la morte per coloro che vivono bene nel mondo, la morte non è spaventosa, ma dolce e preziosa.” (santa Rosa da Viterbo)
  • “Si amino come fratelli. Facciano del bene a tutti e del male a nessuno… Dì ai miei ragazzi che li aspetto tutti in Paradiso.” (san Giovanni Bosco)
Cosa dice invece prima di morire un presbitero kikos:
"Kiko, padre Mario, Ascensión, che il Signore vi benedica!
Alla fine della vita non resta altro che un ringraziamento grandissimo per tutto ciò che il Signore ha fatto attraverso di voi. Che il Signore vi benedica!
Non ho nulla da dire. Sono contentissimo. Questa di morire è la cosa migliore che può capitare a uno. Immaginate che il giorno di Pasqua vado a vedere Dio faccia a faccia.
Non c'è allegria più grande.
E per voi non sento altro che riconoscenza.
Che il Signore vi benedica!
Avanti Kiko! Non ti fermare! Avanti!
Addio! Un abbraccio."
Nota bene: non siamo noi a pubblicare queste parole ma i neocatecumenali stessi, che hanno diffuso addirittura la lettera dell'agonizzante come esempio a tutti gli adepti di come si debba morire lodando Kiko.

Siccome le “buone pratiche” in Cammino di diffondono a macchia d'olio, ci aspettiamo prossimamente di vederne in quantità.

sabato 20 aprile 2019

Dopo questa Santa Settimana

In risposta ad un fratello del Cammino:

Dopo questa settimana se hai qualcosa da dire di sarcastico, ci parleremo a dovere.

Ci diamo una bella chiarita
  • sui talenti, 
  • sul sarcasmo, 
  • sugli ipocriti che fanno gli ipocriti e dicono di non esserlo, e continuano nella dissimulazione, 
  • sulle persone che proclamano gli abusatori di essere dei perseguitati, e davanti a fedeli, ai vescovi, sacerdoti, e altri; 
e parleremo di tutti quelli che hanno ascoltato i falsi profeti che proclamavano false persecuzioni e che stanno zitti, facendo finta di nulla; 

parleremo dei venditori di colombe (ristoranti, hotel, viaggi in domus, buste nere, finti morti di fame, ecc, ecc); 

parleremo di chi si dice che ha riscoperto il Battesimo, e abusa delle vittime;

parleremo di vescovi che si sottomettono ad un falso profeta che proclama menzogne da un palco;

parleremo che il Papa ha preso a sè il caso Apuron e ha giudicato pubblicamente la cosa, davanti a tutti, per cui avete smentito il Papa e gli avete dato del bugiardo pubblicamente, 

e di tanto altro.

Dopo questa Santa Settimana.

Ora dobbiamo stare nell'assoluto silenzio e raccoglimento, Gesù sta soffrendo e sta dando la Vita per tutti noi, è troppo importante rimanere spiritualmente uniti a Gesù, e farGli compagnia, invece di sprecare il tempo su questioni importanti, ma ora secondarie.

(da: Isaia Paolo Geremia)


mercoledì 17 aprile 2019

Pasqua neocatecumenale, Pasqua di disobbedienza e di menzogna

Non siamo dei paragnosti, ma è fin troppo facile prevedere che, di fronte ad una scelta tra:

  • a) essere in obbedienza alla Chiesa ed ai suoi Ministri e
  • b) obbedire a Kiko e ai suoi diktat scismatici,

i Neocatecumenali scelgano sempre, acriticamente, fanaticamente la seconda strada, la via larga che porta alla divisione ed allo scandalo nel gregge della Chiesa Cattolica.

In data 7 marzo infatti, il nostro articolo a commento delle disposizioni per il Triduo Pasquale nella Diocesi del Papa, era intitolato "Stangata al Cammino: il Triduo si fa in parrocchia (scommettiamo che furbescamente la faranno negli alberghi?)"

Ebbene, giungono copiose le voci che confermano la nostra fin troppo facile profezia: Veglie pasquali "con rito neocatecumenale" in palestre, alberghi, oppure nella chiesa parrocchiale quando i parrocchiani se ne sono andati.

Ricordiamo a  quali disposizioni disobbediscono i fin troppo prevedibili neocatecumenali.

Nel punto "a)" del documento della Diocesi di Roma si precisa il Triduo pasquale si celebra in parrocchia, più precisamente «nelle chiese parrocchiali» (poiché una "parrocchia" talvolta ha a disposizione più chiese, oratori, rettorie) e che eventuali permessi dati in precedenza sono «revocati tutti».
Nel punto "b)" richiede di «evitare che la Veglia Pasquale sia riservata a gruppi particolari e, pertanto, nessuna assemblea sia "chiusa": questo apparirebbe in aperto contrasto con il "senso della Chiesa"...».

I punti "c)" e "d)" sono intesi ad evitare che Battesimi nella Veglia e Penitenziali divengano celebrazioni privatistiche ad uso e consumo di una comunità particolare e al  punto "e)" ci sono raccomandazioni per le comunità religiose maschili e femminili e quelle che comunque «hanno una chiesa o un oratorio pubblico nel territorio parrocchiale».

Del punto f) parla anche Kiko nell'annuncio di Pasqua vantandolo come fosse un "bellissimo regalo" fatto apposta per i kikos con queste precise parole:
Il Documento (al punto “f”) dà, però, la possibilità ai movimenti e realtà ecclesiali “che per Statuto approvato dall’Autorità ecclesiastica ritengano utile per il loro cammino formativo e catechetico, oppure in caso di un’assemblea troppo numerosa,” di celebrare “la veglia pasquale con la loro comunità, possono farlo con il permesso del parroco anche in luoghi idonei all’esercizio del Culto Divino…”
Vedete come il Signore ci aiuta: abbiamo l’approvazione per celebrare la Veglia Pasquale dalla Santa Sede e questo per noi è un bellissimo regalo con il quale il Signore mostra come ama la nostra liturgia. Noi abbiamo un grande pregio: l’amore alla liturgia. È qualcosa di stupendo, la liturgia! Questo è un premio che ci rende contentissimi, dopo tutto quello che abbiamo sofferto in ogni parrocchia per la Veglia Pasquale. Bene, questo è un regalo, un dono enorme. L’amore grande che abbiamo alla liturgia, ciò che abbiamo sofferto per tutte quelle parrocchie in cui non si permette la Veglia Pasquale per tutta la notte.

Le disposizioni del "Vescovo Kiko"

Un lungo capitolo a parte lo meriterebbe l'espressione kikiana "la nostra liturgia" che è in sé una menzogna plateale che viene subliminalmente e subdolamente proposta ai propri adepti.
Sappiamo che non esiste un monstrum che si possa definire "rito Neocatecumenale" o "liturgia Neocatecumenale". Mai i riti di invenzione Kiko carmeniana sono stati approvati dalla Chiesa: essi sono solo degli abusi gravi e continuati.

Naturalmente, ciò su cui, come al solito, il grande macellaio della liturgia cattolica, l'abusatore seriale, lo stupratore del Messale Romano Kiko Argüello, sorvola, è che ai kikos viene concesso sì di fare la veglia separata (probabilmente ascoltando la supplica dei molti parrocchiani che , in caso gli strimpellatori bonghisti ricadessero nella Veglia in parrocchia, piuttosto se ne starebbero a casa) ma: 
  • NON nell'ambito della chiesa parrocchiale, visto che la celebrazione della Pasqua deve essere unica ed unita; 
  • NON  in edifici non consacrati (come palestre ed alberghi); 
  • NON con i battesimi, che devono essere fatti nell'ambito della celebrazione parrocchiale;
  • NON facendo celebrazioni chiuse e non aperte a tutto il popolo di Dio.

Già, comunque,  dalle dichiarazioni fatte da Kiko Argüello nell'Annuncio di Pasqua si poteva capire che le sue Comunità avrebbero ancora una volta obbedito a lui e non alla Chiesa, ed ora cominciano a fioccare le prime conferme.
Riportiamo in proposito di seguito il commento di Bruno.
«Nel foglietto per la Settimana Santa della mia parrocchia, una delle tante parrocchie invasa dai neocatecumenali a Roma, c'è riportata solo una veglia di Pasqua alle ore 20, e che finirà intorno alle 22:30. Quindi tutti i parrocchiani sanno solo dell'esistenza di questa veglia e basta.
In realtà come se ne saranno andati via, arriveranno i neocatecumenali che ne faranno altre, una in Chiesa e un'altra in un salone sotto; come i parrocchiani andranno via, loro inizieranno subito ad allestire e a spostare le panche a semicerchio, a mettere un tavolo imbandito al posto dell Altare Consacrato, a scaldare l'acqua per fare le immersioni per i bambini che faranno il Battesimo ecc....
Ho fatto presente al parroco della lettera della Diocesi di Roma, e ho fatto presente che fare una veglia per noi parrocchiani "in fretta e furia" e che non arriva neanche alla Resurrezione della Domenica aveva poco senso, ed era in aperto contrasto con le chiare disposizioni del Vescovo.
Ho fatto anche presente, che oltre a essere noi parrocchiani "discriminati" rispetto ai neocatecumenali, veniva proprio infranta ogni possibile "unità" dei fedeli di quella Parrocchia,e che le altre 2 Veglie oltre ad essere "nascoste" ai parrocchiani diventavano anche chiuse, e anche questo contraddiceva pesantemente lo spirito della Veglia e l'intento che la veglia deve avere nell'ambito di una Comunità di Fedeli.
Non se ne è fregato minimamente, e mi ha detto che il Vicariato ha fatto una seconda lettere (di autorizzazione) solo per il cammino neocatecumenale a fare veglie separate, chiuse e in luoghi non consacrati.
Ho chiesto di vedere la lettera di cui affermava l'esistenza, ma mi ha "buttato fuori" con la scusa che era indaffarato.
A me sembra strano che il Vescovo di Roma prima scriva una direttiva dettagliata di 8 pagine per poi scriverne un'altra in cui ad un solo movimento permette di calpestare tutte le norme Pastorali che nella lettera precedente erano riportate.
Qualcuno ne sa qualcosa di questa autorizzazione ai neocatecumenali?
Ho poi saputo che nell'annuncio che la mia ex comunità ha fatto 2 giorni fa, il supermegacatechista ha detto alle comunità (quindi suppongo che anche qualcuno che segua il cammino comunque avrà saputo delle direttive del Vescovo), che loro "avevano una lettera di autorizzazione, e che quelle norme erano superate da questa seconda lettera", ovviamente non l'ha consegnata a nessuno, in compenso hanno distribuito il foglio con riportato dettagliamente come versare il 5 per mille al redentoris mater; le direttive della Diocesi non sono importanti da far conoscere, e anzi, nel caso che qualcuno ne abbia sentito parlare, diciamo che abbiamo una "fantomatica" lettera che ci esonera da quelle norme; ma il 5 per mille era ben ciclostilato per tutti i camminanti.
Se a qualcuno in altre parrocchie o durante gli annunci sa che è successa la stessa cosa potete condividere? sono curioso di capire fino a che punto di menzogna riescono ad arrivare per nascondere la verità ai fratelli pur di sopravvivere.»

"Come la lepre lascia delle orme sulla neve,
così l’umanità sta attendendo queste tracce
che lascia il genio sull’umanità"
Al quale aggiungiamo la conferma da parte di M.A.
«Io ho mandato il documento della diocesi al mio responsabile, chiedendo di cancellare la veglia.
Mi ha risposto che avrebbe sottoposto il documento al parroco per avere l'approvazione.
La veglia da me si farà in una saletta fuori dalla parrocchia ma anche fuori dal nostro quartiere, con alcuni che faranno la veglia di Pasqua in parrocchia e poi faranno la veglia neocat, cosa espressamente vietata dal documento.
So anche che in altre comunità si faranno battesimi durante la veglia e fuori dalla parrocchia, cosa espressamente vietata e senza possibilità di ottenere permessi.

Cosa dire? Siamo ormai fuori dalla Chiesa, di fatto e senza appello, con la connivenza di preti che tradiscono le stesse diocesi. Io lo chiamerei scisma di fatto.

Fate come dice IPG nel post sopra. Denunciate! Questa volta non potranno non ascoltarci!»


Però, come ci fa sapere Frilù:

«Sabato 20 aprile, alle ore 21, presiederà la Veglia di Pasqua, durante la quale sette comunità neocatecumenali di Roma, che hanno terminato la fase di iniziazione cristiana, rinnoveranno solennemente le promesse battesimali. Saranno inoltre amministrati i sacramenti dell’iniziazione cristiana a 7 adulti e il Battesimo a 2 bambini."

Neocatecumenali sotto stretto controllo. Vediamo come celebreranno la Veglia e i battesimi 😄»

























lunedì 15 aprile 2019

Si avvicina la Pasqua: neocatecumenali pronti al battesimo per immersione, senza alcun riguardo per i propri figli

Anche io mi sono rifiutato di battezzare i miei figli per triplice immersione durante la veglia di Pasqua, sia perché non volevo sottoporre dei neonati a quello stress assurdo (anzi la definirei cattiveria vera e propria contro degli esseri indifesi), sia perché volevo accanto a me le persone più care, nessuna delle quali era nel cammino, e non mi sembrava corretto costringerle ad assistere ad una veglia notturna per poter partecipare al battesimo dei miei figli.

Tre volte buttato sott'acqua:
in nome di chi?
Ovviamente io e mia moglie siamo stati sempre guardati come pecore nere nel cammino per questa nostra decisione, ma poco ci importava.
Quello che mi ha colpito di più è stato però un episodio che voglio raccontare perché è emblematico del fanatismo dei neocatecumenali.

All'ultima veglia alla quale ho partecipato qualche anno fa c'erano tre battezzandi.
Nella fretta di preparare la sala, i canti, gli arredi e quant'altro, chi di dovere si è dimenticato di inserire la spina nella presa elettrica per riscaldare l'acqua del fonte battesimale.
Risultato: quando è arrivato il momento del Battesimo, ci si è accorti che la spina era staccata e l'acqua era fredda.
Io pensavo che a quel punto si sarebbe riscaldata l'acqua aspettando il tempo necesssario prima di procedere con i battesimi.

Ma che!

Non si poteva mica interrompere o rallentare la kikoveglia per riscaldare l'acqua, NO!
Il supermega catechista ha deciso che si doveva procedere, i genitori dei battezzandi, fanatici e sottomessi, neocatecumenali doc, non hanno mosso ciglio, e i poveri neonati inermi sono stati immersi tre volte nell'acqua fredda!!

Voglio vedere se il catechistone capo o qualsiasi altro adulto avrebbe accettato di fare la stessa cosa per battezzarsi.
Nemmeno per sogno!
Ma siccome i poveri neonati non potevano difendersi né protestare, non ci hanno pensato due volte a sottoporli a quella triplice tortura!

Dopo la veglia sono andato dal catechista che tempo prima con fare accigliato mi aveva detto che il battesimo per immersione non era la stessa cosa di quello per infusione (ovviamente intendendo che quello per immersione era un battesimo migliore) e gli ho ricordato che non era proprio la stessa cosa, e che ero doppiamente contento di non aver sottoposto mio figlio alla barbarie della triplice immersione nell'acqua fredda.
Proprio dei barbari, altro che cristiani!

(da: Porto)


I presbiteri più "pietosi"
invalidano il Sacramento
battezzando il sedere del bambino
senza bagnare il capo

sabato 13 aprile 2019

«...Eccone un altro che vuole vendere libri!!!»

Clicca qui per
scaricare il libro
Proprio così.
Era il 2013 quando mi accostai, in punta di piedi, a questo blog per raccontare il mio vissuto alla luce del Cammino e subitamente, il pasqualone di turno, mi accusò di essermi presentato per promuovere il mio libro senza considerare, invece, che prima di scrivere quel post, avevo chiesto ai moderatori di approvarlo.

Mai avrei pensato di dare un seguito a “CORRERAI DI NUOVO”, e anche se possiamo considerare questo breve scritto solo come un compendio al libro che tanto scompiglio ha portato, se davvero fosse stato un altro trattato riguardo il Cammino Neocatecumenale, l’avrei intitolato “Ma le cicatrici rimangono”!

…O forse… è solo una confessione?!?”… così si concludeva l’abominevole scritto, etichettato quale satanico ancor prima della sua pubblicazione, ma che in realtà null’altro riportava se non la mia vita alla luce della “compagna di viaggio” e del Cammino Neocatecumenale… sì una confessione nella quale mettevo a nudo le mie mancanze come padre e marito, tutto preso a pensare a me, e solo a me e alla malattia mettendo al secondo posto mia moglie e i miei figli e, fanalino di coda, Dio… esattamente il rovescio di quello che sarebbe dovuto essere.

E, il tutto, alla luce del Cammino, tanto osannato, ma che mi avrebbe portato alla rovina se solo avessi continuato a percorrere quel tunnel di vetro ma da cui, creando una falla e deludendo le aspettative di tutti, sono fuggito.

Sono separato da cinque anni, vivo solo, con la mia malattia ma consapevole che essa viene dall’Alto.

Sono tornato ad essere un cristiano della domenica, felice di esserlo, felice di frequentare la Chiesa e non perchè qualcuno me lo imponga, ma perché lo voglio io, perchè sento che Qualcuno ha cura di me… e proprio perché le cicatrici rimangono, posso dire a quelli che si appresteranno ad ascoltare le catechesi (e non tanto a quelli già invischiati e manipolati dal Kiko-pensiero!)… siate molto accorti quando vi diranno “Obbedisci senza fare domande” perché, dal momento in cui lo fareste, comincerebbero a dominarvi… anche se obietteranno che questa sia solo una falsità!

Che le molte testimonianze e anche “Correrai Di Nuovo”, vi aiutino a discernere il vero dal falso e il buono dal cattivo!!!

Marco Aurelio Bianchi

giovedì 11 aprile 2019

Le comunità kikiane: falso amore e unità per decreto

«Disturbo narcisistico della
personalità, di tipo grave e
particolarmente acuto
»
Ritorniamo ancora una volta sul mostruoso AutoAnnuncio di Quaresima di Kiko Argüello, a proposito dell'unità. È da premettere, ed è importante, che l'annuncio di Kikuaresima inizia con una plateale menzogna, ovverossia che Marta Obregón, la giovane ventiduenne brutalmente assassinata da un violentatore nel 1992, sarà “la prima neocatecumenale a salire all'onore degli altari. Peccato che la ragazza in verità si fosse formata alla dottrina cattolica altrove (nell'Opus Dei) e che nel Cammino avesse trascorso solo pochi mesi: ma che importa a quell'imbroglione maiale luterano di Kiko? Se serve alla promozione del suo Cammino eretico tanto meglio, tanto peggio, l'importante è che lui possa vantarsi di qualcosa, tanto è disperato il suo bisogno di dimostrare che il Cammino produce qualche buon frutto:
«...ha scelto te per abitare in te, per essere perfettamente uno in te. Questa è la prima cosa che Dio vuole mostrare, la sua natura! Vuole mostrare in noi la sua natura come la mostra nel suo Figlio quando dice: “Il Padre e io siamo una cosa sola, siamo uno”, così Dio vorrebbe mostrare la sua unità, come Dio ama. Che significa che Dio si fa uno con te, totalmente uno? Perché non si riserva nulla, si dona totalmente a te, si dona totalmente a noi. Cristo si dona totalmente a noi, in modo che Cristo e io siamo uno, perfettamente uno. E come mostro io questo? Lo mostro? “Filippo, chi vede me vede il Padre”. Allora, chi vede me, vede Cristo? Io e Cristo siamo perfettamente uno? Questo è così importante che sapete che Cristo dice ai suoi discepoli: “Se siete perfettamente uno il mondo crederà”. Nella vostra comunità siete perfettamente uno? Che significa questa unità, come si realizza? Perché questo è quello che vuole il Signore, che nelle comunità neocatecumenali i fratelli abbiano all'interno un tale amore che siano perfettamente uno. Allora: siamo due, siamo tre? Quante persone detesti, con quanti non parli, chi ti è antipatico? Che significa essere perfettamente uno? Dice “perfettamente uno”, la perfezione si dà in questa unità: come il Padre è nel Figlio uno, così Dio vuol essere perfettamente uno in noi, uno. Ossia i fratelli che hai nella tua comunità sono uno con te, uno, non due, uno! La unicità di Dio, Dio ama così, si dona completamente e ci fa perfettamente uno con lui. Questa è una cosa veramente sorprendente.»
Sono decenni che l'Argüello ci propina la fola dell'unità delle sue comunità meccanizzate, gruppi creati grazie a un collaudato metodo studiato a tavolino (la bugia dell'ispirazione mariana è buona giusto per i gonzi neocat) da lui, dalla complice Carmen e da misteriosi potenti appoggi rimasti sempre dietro le quinte.
In comunità ci si ama, ovviamente, per finta, per decreto, solo perché dev'essere così e basta, perché l'ha detto Kiko per bocca dei suoi scagnozzi. È una unità che somiglia tanto ai confini di certi stati africani, o degli USA: disegnati sulla carta con un tratto di penna tirato con la riga, mancando della necessaria storia, cultura, della passione, della tradizione che nutrono e caratterizzano una vera comunità cristiana.
Non ci sono "pie pratiche", feste comuni, abitudini, cresciute nel tempo, e soprattutto tipiche, particolari di un ambiente. L'unità e l'amore neocatecumenali seguono delle semplici istruzioni, identiche in tutto il mondo.

Veniamo quindi alla penosissima "catechesi" di Kiko, che, come al solito, non fa che mettere pesi sulle spalle della gente che lo segue: interrogatorio kikiano perfetto, tipico degli scrutini: siete perfettamente uno? eh? eh? con chi non parli? chi detesti? chi ti è antipatico? eh? una lagna ripetitiva e insopportabile.
Evidenziamo intanto il primo svarione: Kiko modifica le parole del Vangelo, per far dire a Gesù quello che il Signore non dice: "siano perfetti nell'unità" , riporta il testo evangelico, non "perfettamente uno" ; la versione corretta suggerisce l'unione di intenti, di concordia, che dovrebbe contraddistinguere i credenti in Cristo nella medesima Fede. La versione dell'Arguello fa pensare invece a un'unione come "dissoluzione" dell'uno nell'altro per essere tutti insieme indistinti membri di una massa informe: la comunità neocatecumenale perfetta, composta di ubbidientissimi zombie che seguono fedelmente il dettato kikiano senza se e senza ma.

E' anche da evidenziare che il Signore prega il Padre per l'unità dei Suoi discepoli, gli Apostoli, che rappresentano la Chiesa nel suo complesso. Innanzitutto l'amore e l'unità tra i fratelli in Cristo sono doni che vengono dall'alto, non da uno sforzo: la pietosa retorica neocat del domandarsi l'un l'altro "siamo perfettamente uno?" è ai limiti del ridicolo. Gesù neppure si rivolgeva direttamente ai Dodici, ma in preghiera nel Getsemani elevava al Padre quelle parole, conscio che solo l'aiuto divino avrebbe potuto garantire tale unità. La preghiera "Sacerdotale" di Cristo è riferita all'intero corpus ecclesiae e solo per traslato si può applicare alla Chiesa particolare, diciamo "alla parrocchia", mentre Kiko sostiene, in una delle sue vuote acrobazie verbali, che il Signore vuole che le comunità neocatecumenali siano unite, applicando alla comunità l'attributo di "sacramento di salvezza", prerogativa della Chiesa tutta intera.

Kiko ha la fissazione di dimostrare qualcosa, come se fosse affetto da un complesso di inferiorità: le sue comunità devono sembrare super unite, i fratelli devono mostrare un super-amore, a conferma che il suo cammino è la vera Chiesa.
L'ossessione di Kiko per l'unità è uguale a quella per la fecondità e per l'elemosina: si tratta di doveri da compiere, calati in testa agli adepti, non di doni di grazia. Talmente sono vuote le sue parole, che dimostrano solo che egli non sa di che parla e la prova è che le sue comunità sono tenute insieme solo dall'autoritarismo e dal lavaggio del cervello da psicosetta che subiscono tutti gli aderenti al cammino H24/7.

Invece che ascoltare le panzane ripetitive ed errate di Kiko, i neocatecumenali dovrebbero leggersi per esempio Sant'Agostino: la perfezione dell'unità di cui parla il Signore viene dal "ricevere la gloria" di Gesù che è la purezza perfetta (Quale gloria, se non quella per cui egli è Dio? Beati infatti i puri di cuore, perché essi vedranno Dio) la quale viene dal dono totale di sé fino al sacrificio. Il dono totale è la natura divina, delle Tre Persone che si donano continuamente l'una all'altra, ma questa caratteristica non si applica agli esseri umani che sono limitati e finiti e non sono "in Dio" in senso pieno. Può l'uomo essere "perfettamente uno" con Dio come afferma l'Arguello? Può Dio "farsi uno" con noi, questa espressione così infelice, e inutilmente esagerata?
Ovvio no! Nella nostra mortalità non possiamo nemmeno lontanamente avvicinarci all'unione perfetta delle persone divine, se si eccettuano i casi in cui Dio concede di sperimentare l'estasi della visione beatifica. Gesù parla del futuro destino dell'essere umano nella Salvezza, non del presente: "come tu sei in me e io in te, così anch'essi siano una cosa sola" benché pronunciata al presente è una profezia di una condizione di là da venire. della quale l'amore fraterno è solo una piccola porzione.
Certo, Dio vuole donarsi totalmente a noi, ma per farlo ha scelto la Santissima Eucarestia, il dono totale di Sé perpetuato in modo incruento, Egli che si fa cibo per noi.
Kiko omette di dire questo così come omette colpevolmente di ricordare che né nella Comunione, né nella preghiera, Dio vorrà mai essere uno con noi, se siamo in stato di peccato mortale! Come può l'Assoluto unirsi alla nostra anima se questa è macchiata dal peccato?

Continua l'eresiarca dicendo che Dio vuole "mostrare in noi la sua natura", perché, sostiene, avendo Gesù detto "chi vede me vede il Padre", chi vede un cristiano vede Dio. False entrambe le affermazioni: la natura divina non può essere "mostrata" da nessun comportamento umano (inutile esagerazione dell'Arguello), neppure da coloro che sono stati elevati all'onore degli altari, inoltre la risposta di Gesù a Filippo è riferita a se stesso, altrimenti, se Egli avesse voluto intendere ciò che dice l'eretico, avrebbe aggiunto: "chi vede te, Filippo, vede il Padre".

L'unità di cui abbiamo bisogno è quella della comunione dei Santi che Gesù realizza nel Corpo Mistico. Egli è il capo, noi le membra, finché siamo davvero uniti a lui mantenendoci in grazia, in comunione, nelle giuste disposizioni, certo non della fasulla comunità neocatecumenale, obbediente solo ai dettami di Kiko e dei suoi ripetitori.