lunedì 1 aprile 2019

Vendette neocat contro due vere vocazioni al sacerdozio

Ci permettiamo di riproporre qui una testimonianza di due sacerdoti perché offre parecchi ottimi spunti di riflessione sulla realtà del Cammino Neocatecumenale e dei seminari Redemptoris Mater.



Siamo due sacerdoti diocesani, se omettiamo il nome non è per fare i “leoni anonimi”, ma perché entrare in polemica non servirebbe a niente, se non a rinvangare vecchi e lancinanti dolori che coinvolgono molte altre persone e istituzioni.

Entrammo entrambi nel seminario Redemptoris Mater dopo un percorso nel Cammino cominciato a 11 e 13 anni. Veniamo al sodo: quella del sesso e della sessualità, cui tu fai riferimento in questa risposta a Alberto, è una vera e propria ossessione.
Confermiamo ciò che tu hai risposto a questo classico neocat, ma da lui, come da altri, non aspettarti mai, risposte nel merito, solo attacchi basati su pugni tirati al cielo.

Quando decidemmo di uscire dal seminario, avemmo molti problemi:
  1. con il Cammino anzitutto;
  2. con le nostre famiglie entrambe neocatecumenali;
  3. a trovare un vescovo diocesano che ci accogliesse perché ci fecero una lettera di dimissioni in cui mancava solo scrivessero che eravamo due indemoniati.
Un santo vescovo diocesano ci accolse e, dopo averci tenuti con lui in episcopio per due mesi, una sera ci chiamò e ci chiese se ce la sentivamo, avendo già fatto tre anni di seminario (stavamo iniziando il IV°), di ricominciare da capo tutto il percorso formativo, perché non eravamo stati formati (esattamente come tu scrivi e spieghi!) ma deformati. Noi accettammo.

Per tutto quel periodo estivo (giugno-settembre) il vescovo ci dette in affido ad un anziano sacerdote che per quattro mesi ci insegnò per prima cosa il Catechismo della Chiesa Cattolica. Poi i primi d’ottobre il vescovo ci mandò a Roma all’Angelicum. Fummo mantenuti agli studi dal vescovo, che pagò di tasca sua con il suo stipendio e con le offerte che riceveva quando faceva le visite pastorali in diocesi. Abbiamo fatto cinque anni di formazione partendo dal biennio filosofico.

Frattanto cercarono di darci tutti i problemi possibili, specie i sei gruppi neocatecumenali presenti in diocesi, che mandarono lettere a Roma per avvisare che quel vescovo aveva preso due seminaristi “sbattuti fuoriper gravissimi problemi dal seminario Redemptoris Mater.

Non era vero, noi uscimmo di nostra iniziativa, nessuno ci sbattè fuori, ma loro, dopo che ce ne eravamo andati, scrissero e misero agli atti una lettera postuma di espulsione (!?).

I nostri rispettivi genitori, istigati dai catechisti, inviarono una lettera al vescovo scrivendogli che non doveva farci preti e chiesero che fosse protocollata agli atti.

Quando fummo ordinati i nostri rispettivi genitori non furono presenti, e il vescovo, con una grandezza eccezionale, al termine dell’omelia ci disse… “ricordate che io, vostro vescovo, sono vostro padre e vostra madre, e la diocesi è la vostra famiglia”.

Confermiamo la domanda da te rivolta a questo signor Alberto in tua risposta al suo commento, perché noi, quel genere di domande invasive, ce le siamo sentite rivolgere più volte e abbiamo altrettante volte udito domandare a coppie sulla loro fedeltà coniugale, sempre davanti a tutti.

In privato ti abbiamo mandato più ampia lettera firmata da entrambi e con tutti i nostri recapiti, che puoi usare, con discrezione sacerdotale, presso qualsiasi autorità ecclesiastica che dovesse a qualsiasi titolo convocarti, ma ciò sappiamo che non avverrà mai.

Oggi siamo entrambi parroci da sei anni, rispettivamente: uno di una grande parrocchia, uno di due medie parrocchie e cappellano di una cappellania, un paio di anni fa, il vicario generale diocesano, richiamò due catechisti del Cammino che diffondevano tra i neocatecumenali del luogo la voce che … i sacramenti celebrati e impartiti da noi non erano validi perché non c’era azione dello Spirito Santo che noi avevano negato e rifiutato anni e anni prima (!?).

Cogliamo l’occasione per invitare i lettori a sostenere L’Isola di Patmos, come nel nostro piccolo facciamo anche noi da alcuni anni.

Lettera firmata

Post scriptum

L’anziano sacerdote, oggi tornato alla Casa del Padre, che ci insegnò il catechismo cattolico prima che andassimo a Roma a cominciare da zero tutti gli studi per la formazione al sacerdozio, quando fummo ordinati ci regalò, con i suoi risparmi, due calici e quattro belle casule ciascuna dei vari colori liturgici. Sempre lui, in precedenza, quando facemmo la candidatura agli ordini sacri, ci regalò due talari, e ci disse: “non dimenticatele mai nell’armadio!”.
Amen!


Esprimiamo commossi la nostra gratitudine al sacerdote e al vescovo citati nel testo che hanno riconosciuto due vocazioni, spendendosi tanto per loro e assicurando operai per la vigna del Signore. È evidente l'abisso che c'è fra la vera Chiesa e la setta neocatecumenale.

Il testo originale era stato pubblicato venerdì scorso nello spazio commenti de l'Isola di Patmos,

28 commenti:

  1. Ciò che sicuramente gli risultava intollerabile non era che i due ragazzi avessero abbandonato Io seminario, ma che avessero deciso di entrare in quello diocesano. Dimostrazione che Kiko odia la Santa Chiesa.

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  2. Una testimonianza che fa piangere per due opposti motivi: per l'incredulità e la rabbia che suscita il comportamento dei neocatecumenali tutti (catechisti, presbiteri e rettore di seminario RM) ma soprattutto delle FAMIGLIE di questi due sacerdoti, dall'altro per l'amore e il supporto dell'anziano sacerdote e del vescovo.
    Mi vergogno per questi catechisti, presbiteri, per queste famiglie; mi rallegro invece per questi santi sacerdoti.
    Che dire? Questi sono i frutti avvelenati del Cammino.
    Confermo, per quanto è a mia conoscenza, la crassa ignoranza anche del Catechismo dei sacerdoti deformati dall'educazione delle famiglie e dei seminari neocatecumenali. Mi dispiace per loro...ma soprattutto mi dispiace per chi se li ritrova in parrocchia come confessori e direttori spirituali.

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  3. Per comprendere meglio la vicenda occorre partire dalla conclusione.

    E la conclusione è stata che un vescovo ha ritenuto giusto ordinare al sacerdozio qualcuno che ha abbandonato il seminario Redemkikos Mater.

    Il vescovo che ha accolto tali vocazioni ha ritenuto necessario imporre l'intero percorso di formazione al sacerdozio. Non li ha accolti "gratis": per quanto accogliente, si è comportato da vescovo severo ma giusto, ritenendo che il seminario Redemkikos Mater deforma le vocazioni.

    Vorrei sottolineare bene questo punto: il vescovo è stato accogliente sì, ma anche severo, e soprattutto giusto. Se i soggetti avessero avuto una vocazione farlocca - come le tipiche "vocazioni" neocatecumenali - sarebbero stati mandati via anche dal seminario vero.

    In più vanno aggiunti quei mesi di insegnamento del Catechismo da parte dell'anziano sacerdote: evidentemente anni di Cammino e anni di Redemkikos Mater non avevano insegnato neppure le più basilari verità di fede.

    Vorrei poi sottolineare bene un altro aspetto: il fatto che un sacerdote cattolico si spenda per le vocazioni. Spendendo il suo tempo - per insegnare il Catechismo -, spendendo i suoi risparmi (per regalare ciò che invece avrebbero dovuto regalare i genitori: veste talare, paramenti, calici... una spesa non indifferente), letteralmente spendendosi per le vocazioni.

    Fateci caso: è un commovente aspetto della paternità sacerdotale, purtroppo oggi alquanto raro. Risultato? Sacerdoti che in maniera sincera possono considerare il vescovo un padre, e considerare la diocesi la "loro famiglia", e che a loro volta, quando riconosceranno qualche vocazione al sacerdozio, specialmente se in difficoltà, si comporteranno allo stesso modo dell'anziano sacerdote che li ha forniti delle conoscenze del Catechismo e di tante altre cose. Saranno a loro volta "padri" di qualche vocazione. Contribuiranno alla vigna del Signore.

    Di fronte a tutto questo si può ben gioire - immaginatevi poi quanto può gioire un familiare di un sacerdote, quanto può essere ad esempio felice la madre di un sacerdote...

    E invece... il Cammino cosa fa? gioisce per la vigna del Signore? macche!

    1) il Cammino anzitutto combatte contro le vocazioni. Per i kikos ci si può donare solo a Kiko, non alla Chiesa. Anziché essere felici che la vigna del Signore ha due operai in più, «cercarono di darci tutti i problemi possibili»;

    2) quindi, non riuscendo a cancellare quelle vocazioni, il Cammino costruisce una «lettera postuma di espulsione». Ma pensate un po': qualcuno liberamente abbandona il seminario di Kiko, e a distanza di tempo i capicosca (convintissimi di fare la volontà di Kiko) decidono di fabbricare una «lettera postuma di espulsione». Non sia mai che qualcuno del Cammino pensi che lasciando il Cammino uno realizza la sua vocazione;

    3) la radice di tutto sono i cosiddetti "catechisti" che istigano all'odio perfino i genitori di quei ragazzi. I genitori sono stati costretti a scegliere da che parte stare: dalla parte della vigna del Signore, o contro coloro che non adorano l'idolo Kiko;

    4) magari i genitori almeno una volta avranno un pochino tentennato, e così i cosiddetti "catechisti" li hanno indotti nientemeno che a inviare «una lettera al vescovo scrivendogli che non doveva farci preti e chiesero che fosse protocollata agli atti»; roba da epoca d'oro dello stalinismo in Unione Sovietica;

    5) la Chiesa, nella persona del vescovo, ordina al sacerdozio tuo figlio e tu che fai? se sei neocatecumenale non ci vai, perché per i kikos una vocazione è vera solo se ha al centro l'idolo Kiko.

    Ecco: quella è la mentalità neocatecumenale.

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  4. Terribile: mettere i figli contro i genitori e i genitori contro i figli, come dici tu, lo facevano in Unione Sovietica, lo facevano i comunisti, che i neocatecumenali dicono di aborrire e che kiko nomina sempre come il primo pericolo per l'umanità intera. I neocatecumenali invece fanno le stesse cose, ma con l'aggravante che usano il nome di Gesù Cristo. Vergognatevi, se sapete cosa è la vergogna (ne dubito).

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    1. Ora aspettiamo solo i commenti di qualche pasqualone zombificato che tenti di denigrare quei due sacerdoti.

      Proprio come esigono i cosiddetti "catechisti". Proprio come esige Kiko. Senza dimenticare che anche la perfida Carmen ha arrogantemente calpestato il sacerdozio per tutta la vita.

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    2. @ Porto dice:
      "Terribile: mettere i figli contro i genitori e i genitori contro i figli, come dici tu, lo facevano in Unione Sovietica, lo facevano i comunisti, che i neocatecumenali dicono di aborrire e che kiko nomina sempre come il primo pericolo per l'umanità intera"

      Caro Porto, sai perché questo avviene in cammino? Semplice: ciò che kiko sostiene di aborrire come pericolo per l'umanità (il comunismo), è di fatto affermato e vissuto in ambiente necatecumenale. Il comunismo, in fondo, cos'è? E' massificazione di pensiero, appiattimento di idee, tutti devono seguire le medesime direttive, è un regime totalitario alla quale non è possibile non obbedire (la salvezza a grappoli). Tutto ciò, applicato a un cristianesimo di facciata, fa retrocedere i suoi adepti a un fariseismo di sostanza: nel cammino tutto è legislativo, non può esserci "fede intelligente", (Fides et Ratio, GPII), per tale, anche il più banale concetto secondo CCC, non sarà mai e poi mai compreso, la ragione è disprezzata a vantaggio di una sola fidei che altro non è se non uno "spiritualismo" insulso arrogato e costruito forzatamente ad hoc su un Concilio che, a differenza di ciò che il 3 volte dottore H.C. Arguello sostiene, non ha mai messo mano e stravolto la teologia bimillenaria.

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  5. A proposito di seminari, anche Redemptori Mater che si favoleggia sfornino preti e vocazioni a go go, mi sono imbattuta in interessanti articoli della stampa spagnola che informano della decisione di riordinare la situazione dei seminari in Spagna,affermando che sono troppi rispetto alle vocazioni e che i Redemptoris Mater "sono considerati eccessivi nel loro numero e dubbiosi sulla necessità della loro esistenza in alcune diocesi".
    In Spagna, come altrove, c'è una risi vocazionale profonda, cifre alla mano, anche nei Redemptoris Mater.
    Naturalmente i vescovi della commissione incaricata del caso, Canizare, Osoro, Blazquez e Omella (maggioranza neocatecumenale?), si dichiarano contrari alla sollecitazione del Prefetto della Congregazione per il Clero di Roma.
    Ecco i link:
    https://religion.elconfidencialdigital.com/articulo/conferencia_episcopal/obispos-seminarios-afectaria-Redemptoris-Mater/20180422224100016306.html

    https://www.religionenlibertad.com/opinion/16206394/Una-Espana-sin-sacerdotes.html


    https://infovaticana.com/2019/03/17/el-dia-del-seminario-o-el-arte-de-obviar-los-problemas/

    In Spagna, mi pare, ci sono 13 seminari Redemptoris Mater, che mediamente ospitano un numero molto basso di seminaristi. Effettivamente, che bisogno ce n'è?

    Libera

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    1. Sì, quel riordino non è solo necessario: è anche inevitabile, proprio perché i numeri (specialmente del Cammino) sono in costante decrescita, nonostante i kikos tentino il "gioco delle tre carte" a suon di trasferimenti di qua e trasferimenti di là.

      L'anno scorso, analizzando i dati della Conferenza Episcopale Spagnola, avevamo dedotto (link [qui]) che il numero di seminari Redemkikos Mater cresceva, il numero dei seminaristi cresceva, e il numero di ordinazioni è rimasto invece sempre stabile.

      E l'autoglorificato seminario neocatecumenale di Madrid - l'unico R.M. che ha più di una ventina di seminaristi - continua a languere miseramente.

      In altre parole, i seminari R.M. in Spagna sono diventati "aree di parcheggio". Dato che la Spagna e l'Italia si equivalgono, suppongo che una statistica in territorio italiano darà gli stessi risultati. E ricordiamoci sempre che Spagna e Italia contengono più dell'80% delle comunità kikiane mondiali.

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    2. Mi sembra un'ottima notizia. Ho sempre pensato che un buon numero di vocazioni del cammino fossero farlocche, cioè in qualche modo forzate. Non mi hanno mai convinto le alzate di folle oceaniche... Vediamo cosa faranno adesso. Di sicuro non vorranno che neanche un loro seminario passi alla diocesi, che rappresenta la Chiesa, loro nemica... Li difenderanno con le unghie e con i denti...

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    3. Attenzione: ad essere farlocchi sono anzitutto i seminari del Cammino.

      In Spagna, salvo l'eccezione di Madrid (con una sessantina di seminaristi censiti nel 2017), i seminari R.M. non sono entità degne di essere chiamate seminari. Guardate che roba: venti seminaristi, dodici seminaristi, diciotto seminaristi, sei seminaristi... metti insieme cinque di questi presunti "seminari" e non arrivi a realizzare nemmeno la metà di un seminario decente.

      Insomma, persino dal punto di vista del Cammino, occorrerebbe accorpare i seminari in modo che ognuno abbia una quota di almeno di 100-120 seminaristi. Pertanto in Spagna resterebbero solo due seminari R.M.: Madrid e "tutto il resto della Spagna". Ma questo dispiace al Cammino, che è abituato a vantare i super mega numeroni di "uuuh, cento seminari, uuuuh, centodieci seminari, uuuuuuh".

      Facciamo un passo indietro per meglio chiarire la situazione.

      Se un presbitero kikiano e due seminaristi kikiani affittano un appartamentino, Kiko lo chiama "seminario" e aggiunge una tacca in più al suo totem (n.b.: non è una battutina peregrina: Kiko Argüello veramente possiede un mappamondo su cui infilza le bandierine dei paesi "conquistati" dal Cammino).

      In teoria un seminario deve garantire una vita comune di studio, preghiera, liturgia, formazione... per cui è ragionevole aspettarsi che in pratica, se non ci sono almeno "diverse decine" di seminaristi, il suo costo diventa rapidamente insostenibile. "Costo" va inteso non solo in termini economici ma anche di risorse: un rettore, un confessore e direttore spirituale, una cappella adatta per la preghiera (non vorrete mica celebrare la liturgia col fracasso dei TIR che transitano sulla strada lì accanto!), personale di servizio, vicinanza con le strutture diocesane e con la facoltà teologica... (eh, già, perché per la formazione teologica dei seminaristi occorrono decine di docenti).

      C'è un altro motivo per cui i kikos bramano di aprire "seminari": è quello di crearsi enclavi protette all'interno delle diocesi, in cui fare il bello e il cattivo tempo. Il vescovo non può trovare una scusa per proibire di celebrare Messa all'interno del seminario (mentre per vietare la celebrazione negli alberghi non ha bisogno certo di trovare una pezza d'appoggio). E naturalmente, per offrire ospitalità al riparo dai "cristiani della domenica" - come nel caso del disgraziato e soppresso seminario R.M. di Guam, in cui è stato ospitato perfino il vescovo pedofilo neocatecumenale durante un certo periodo della sua latitanza.

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    4. Un altro motivo per cui non accorpano i seminari neocatecumenali, è che, visto il loro rapporto in diminuzione fra frequentanti e ordinati, essi servono a formare, come prodotti di scarto, dei giovani catechisti più preparati (relativamente) di altri, che affrontano la vita matrimoniale e la nascita dei figli come una missione sacerdotale per Kiko.
      Inoltre il piccolo seminario segue la logica della piccola comunità: è un modo per dare a ciascuno un ruolo, chi di rettore, chi di formatore, chi di catechista: cosa che sarebbe impossibile in un Seminario accorpato. I piccoli numeri invece consentono la moltiplicazione degli incarichi, cosicché il soldato semplice, come ne I ragazzi della via Pal, è solo uno...per questo gli anni di Seminario diventano dieci e più, il soldato semplice deve fare una ferma infinita, a vantaggio dei caporali, dei colonnelli e dei generali.
      Tutto ciò che crea Kiko ha un senso, non andatelo però mai a cercare nel deposito di fede e di dottrina, ma piuttosto nella struttura piramidale dei multi level marketing (ovverossia dei venditori di pentole).

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  6. Molti di questi Redemptoris Mater vengono addirittura costruiti ex novo, non utilizzando strutture già esistenti, come quello che di Avignone, che se ha rispettato i tempi avrebbe dovuto essere pronto per l'inizio dell'anno accademico 2018. Il costo dichiarato nel sito è di 15 milioni di euro per appena 8 seminaristi.
    Tutti i Redemptoris Mater sono bellissimi e molti costosissimi.
    Non capisco bene, ma non la vedo proprio pulita pulita, anche se si dichiara che appartengano alla diocesi.
    Perché questo spreco assurdo di milioni di euro per nulla o molto poco?
    A Callao, in Perù, c'è anche una bellissima facoltà teologica neocatecumenale, come anche la tanto discussa scuola cattolica dell'amicone neocatecumenale di Kiko a Madrid, che in molti giornali viene definito farabutto.
    Sarà, ma io penso che i Redemptoris Mater che, come diceva Tripudio, sono inutili sprechi di denaro e risorse, come anche tutti li altri possedimenti e/o edifici di lusso inerenti al cammino neocatecumenale, celino di più che una semplice vanagloria a caro prezzo.
    Nessuno sano di mente si metterebbe a costruire di sana pianta un edificio da 15 milioni di euro per 8 seminaristi, incrementabili al massimo a 20, volendo essere magnanimi.

    Libera

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  7. Come scriveva don Ariel parlando dei sessantottini rivoluzionari:

    ...Questa orda barbarica di ex ideologi, non sono entrati o rientrati nella Chiesa attraverso un cammino di fede e di purificazione per giungere così alla trasformazione, tutt’altro! Vi sono entrati a gamba tesa portandovi se stessi tal quali erano, sino a creare al suo interno un processo di trasformazione molto negativo. Il tutto sotto gli occhi del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II che purtroppo, alla prova dei fatti, questo problema pare non l’abbia proprio percepito. Dubito infatti che questo Santo Pontefice, durante certe sue adunanze oceaniche, abbia mai compreso che ad acclamarlo come un leader erano gli stessi che sino a poco prima, nel solito modo ma soprattutto con lo stesso spirito, avevano acclamato il Soviet di Mosca, poi Mao Zedong, poi Castro ed Ernesto Guevara. E se ad acclamarlo non erano per età i diretti protagonisti interessati, erano i loro figli nati e cresciuti in questo spirito e divenuti prima da giovani e poi in età adulta peggiori dei loro stessi genitori.

    Questi soggetti, che hanno bisogno di “strutture forti” che esercitino su di loro una pressione psicologica sia singola sia collettiva, dove potevano confluire? Ma è presto detto: come i maiali narrati dal Vangelo che si gettano dalla rupe [cf. Lc 8, 26-37], sono confluiti nei Neocatecumenali e nei Carismatici, all’interno dei quali esiste un leader, una guida forte che esercita pressioni dietro il pretesto del collettivismo chiamato adesso comunitarismo; o della democrazia chiamata adesso partecipazione dei laici, o collegialità.


    p.s.: non prendetevela con me, fratelli cretineocatecumenali di gran pasqualoneria zombificata: i commenti ai testi di don Ariel scriveteglieli nello spazio commenti del suo articolo.

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  8. Questa, se necessario, è l'ennesima riprova che, nella eretica (perchè tale è) visione che Kiko ha della chiesa (scritto volutamente minuscolo), la vocazione (qualsiasi essa sia) non è PERSONALE, ma COMUNITARIA.
    La chiamata ad uno stato di vita non è frutto di un rapporto PERSONALE con Dio Padre, ma è il risultato della vita comunitaria. In altre parole NON è un dono di Dio, ma della comunità in quanto tale. La quale, ovviamente, è guidata dal catechista che, a sua volta, è guidato da un'altro catechista, il quale alla fine è guidato dallo stesso Kiko. Il quale ovviamente ha la scienza infusa e parla direttamente con il Padreterno tipo Mosè.

    Per questo motivo chi viene de(formato) nei RM non ha bisogno di sapere il Catechismo. Bastano i mamotreti di Kiko. Per questo se deve scegliere a chi obbedire, obbedirà sempre e solo a Kiko.
    Per questo se qualcuno osa decidere diversamente sarà condannato alla "damnatio memoriae" perpetua (vedi Don Fabio Rosini)

    Questo, cari amici NC, avviene nelle peggiori sette. Non nella Chiesa Cattolica.

    Evidentemente i vertici del cammino avevano puntato molto su questi 2 ragazzi. Per aver iniziato il cammino così giovani (11 e 13 anni) evidentemente erano figli di persone con un ruolo nel cammino dato il loro grado di fanatismo (fare di tutto perchè i propri figli non venissero ordinati e non esserci alla loro ordinazione è qualcosa che neanche gli atei più spinti avrebbero fatto...complimenti vivissimi).

    Se lo ricordino quelli che vengono qua parlando di vocazioni, di seminari riempiti, di monasteri salvati...
    Di fronte ad una storia come questa c'è solo da cospargersi il capo di cenere e chiedere pietà al Signore e perdono a questi sacerdoti i quali, essendo molto più misericordiosi dei loro genitori, sicuramente non faranno fatica a concederlo.

    VERGOGNATEVI.

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  9. Da prete faccio i miei ossequi ai "colleghi" che hanno avuto anima e cuore di ricominciare il seminario dall'inizio, buttando al vento 4 anni di vita senza dare di matto. Una tempra e tenacia da invidiare. Anche se avessero fatto una lettera di espulsione a nulla sarebbe servito poiché è solo dopo la seconda espulsione dal secondo seminario che i candidati non possono essere più ammessi agli ordini sacri. I seminaristi del cammino si sentono superiori a quelli diocesani, salvo poi non rendersi conto che i loro rettori sono impotenti alla presenza e alle decisioni dei catechisti presenti anche li. Per anni non puoi nemmeno tornare dalla tua famiglia per Natale senza socio. Per anni devi stare senza cellulare. Questa guantanamo non credo possa formare persone adulte, mature e serene. Molti che poi si sono sposati hanno mostrato chiari segni di rigidità con i figli e derive autoritarie con la moglie. Un piccolo regalo del loro trascorso. Un giorno si dovrà obiettare che questi seminaristi non fanno alcuna esperienza pastorale nelle parrocchie se non uscire solo ed esclusivamente per la comunità,pellegrinaggi o passaggi o missione. Una monocromatica formazione che impoverira' il sacerdozio a tal punto da non saper toccare tante situazioni e difficoltà che il quotidiano ministero presenta loro.

    Dio vi benedica e come dicono... animo !!!

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  10. "Un giorno si dovrà obiettare che questi seminaristi non fanno alcuna esperienza pastorale nelle parrocchie se non uscire solo ed esclusivamente per la comunità,pellegrinaggi o passaggi o missione."

    Penso che Papa Francesco abbia scritto le nuove regole per la vita religiosa riferendosi proprio ai presbiteri neocatecumenali.

    https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2019-03/nuove-regole-vita-religiosa-comunita-caso-assenze-illegittime.html

    Frilù

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  11. La discussione nata sul saggio di don Ariel continua a dare altri spunti. Fratelli del Cammino, dove siete? State leggendo?

    Un fratello di comunità scrive:

    «Fino a poco tempo fa avevamo catechisti “morbidi”. Ma da quando ci hanno messo dei nuovi megacatechisti arrivati da Roma, le cose si sono fatte “serie”. Sono più rigidi e inflessibili sulla frequenza al cammino. Tutto quello che dicono è accettato perché in loro “parla lo Spirito” e non si discute.

    Se non vai all’Eucarestia del sabato perché hai un motivo più che valido, e puoi andare il giorno dopo a Messa in parrocchia, ti ordinano che invece devi andare alla celebrazione del sabato.»


    Ah! Mosche bianche, questi "catechisti morbidi", che in quanto tali hanno già un piede fuori dal Cammino, magari senza nemmeno saperlo.

    E chissà perché quelli "morbidi" dovevano essere sostituiti da catechistoni venuti "da Roma"...

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  12. Nei seminari RM, non dimentichiamolo, chi detta legge sono esclusivamente i kikatekisti laici. Rettore & c. non contano niente. So che, nei mesi scorsi, in un seminario in Africa un kikatekista di quelli grossi ha fatto scrutini di una tale durezza che fra i malcapitati seminaristi c'è stato letteralmente il fuggi fuggi.

    I soliti laici ignoranti e arroganti, che pretendono di dettare legge a tutto e tutti.

    Nella struttura del Cammino in effetti gioca un fattore importantissimo l'attribuzione del ruolo, il farti sentire qualcuno.
    La vanità, insomma, arma prediletta del padre loro.

    Noi ex abbiamo assistito a liti furiose pur di ottenere un "posto", almeno di vice-ostiario in sottordine. E li chiamano "carismi"!

    Figurarsi i kikatekisti, magari autentiche nullità umanamente, come si sentono quando possono dare ordini indiscutibili e perentori al prossimo.

    Niente da dire, il signor trettre dottor (h.c.) tappetaro Arguello ha messo su un'organizzazione a scopo di lucro di prim'ordine. Evidentemente ha avuto come consulente un grande esperto di tecniche di seduzione delle persone. Sicuramente un personaggio di livello, di grande potere, forse anche nobile, un conte magari, un duca o finanche un principe. Di questo mondo...

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  13. A voler ragionare con la stessa logica dei camminanti, si potrebbe considerare il Cammino come un MALE necessario.
    Due bravi sacerdoti come "frutto" delle scelleratezze del Cammino.
    Naturalmente il Cammino non è affatto necessario, ma visto che c'è il Signore lo può "usare", cioè permettere, come fa con una malattia.

    Certamente i due seminaristi erano stati "deformati" se gli hanno insegnato che il male è necessario.
    Dice san Paolo: "Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato perché abbondi la grazia? È assurdo! Noi che già siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere nel peccato?"
    I camminanti non capiscono che il "paradosso" della misericordia è che questa è accordata sì hai peccatori, ma nella misura in cui rinunciano al peccato.
    Se la Misericordia fosse proporzionale al male e non all'amore, la Madonna sarebbe l'unica creatura a non ricevere da Dio la massima espressione del suo amore!

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  14. Provo grande ammirazione per il vescovo e l'anziano sacerdote, i quali hanno saputo scrutare nel profondo del cuore di questi due giovani e vedere che - al di là di storture e deformazioni - la loro fede e la loro chiamata era genuina, ma andava "ripulita" e curata come si deve. Prova ne è che i due abbiano accettato di ricominciare l'itinerario di formazione ed oggi sono parroci. Si può dire che "nonostante" il CN la loro è stata una vera chiamata.

    Riguardo la reazione dei capi NC e delle famiglie stendiamo un velo pietoso.

    Etneo

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  15. Tripudio perché non apriamo un bel thread sui seminari diocesani e sui fuoriusciti......sai le risate. Jack

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    1. Il caro fratello Jack è come il ladro colto in flagrante a rubare, che si giustifica dicendo: "ma tanto oggi sono tutti mariuoli".

      Se avesse letto i commenti inseriti sulla pagina di don Ariel, avrebbe notato che don Giovanni da Milano gli ha già risposto:

      «Apprezzo la passione con la quale difende da una parte, non dando però risposte esaurienti dall’altra. E sempre ribadendo la mia sincerità scevra da qualsiasi sottile ironia, credo che egli meriti tutto il rispetto dovuto ad un avvocato d’ufficio che si ritrova a difendere un ladro arrestato con la refurtiva in mano dalla polizia dopo che le videocamere di sorveglianza avevano ripresa dall’inizio alla fine tutta la scena del furto. Quel ladro ha bisogno di difesa, e deve essere difeso. E siccome più avvocati si sono rifiutati, il compito è toccato all’avvocato d’ufficio, al quale, ripeto, si deve tributare tutto l’onore del caso, perchè lo merita».

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    2. @jack
      Sei veramente patetico.
      Vogliamo fare una gara?
      Trovami un caso in cui i genitori, catechisti, e compagnia andante dei "fuoriusciti" si sono comportati come gli NC di questo caso.

      CORAGGIO!

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    3. Qui abbiamo già avuto notizia del triste scempio che avviene dei seminari - specialmente quelli d'alto rango dove si formano i monsignorini del futuro. Stendiamo un velo pietoso (questo blog mette a tema il Cammino) e speriamo che Nostro Signore ci mandi tanti santi sacerdoti.

      Come già evidenziato in più commenti di questa pagina, stiamo manifestando la nostra gratitudine ad un vescovo che ha compiuto rettamente il suo dovere di vagliare vocazioni, senza fare sconti, come un buon padre che non vizia i suoi figli, e al defunto sacerdote che si è preparato un tesoro in cielo accogliendo due vocazioni e trattandole come meritano - anzitutto nutrendo le loro anime col Catechismo che nel Cammino e persino nel seminario del Cammino era stato loro negato.

      La mostruosa cretineria del fratello Jack ha tra i suoi principali pilastri l'illudersi che la liturgia sarebbe uno spettacolino e che pertanto il sacerdote ne sarebbe un elemento pressoché ornamentale, poiché la fede consisterebbe nell'eseguire i dettami del kikismo-carmenismo, i quali richiedono la carnevalata liturgica del sabato sera e delle convivenze.

      Noialtri, "cristiani della domenica", siamo invece convinti che nel Santissimo Sacramento c'è realmente presente Nostro Signore. Questo significa che il sacerdote, nel consacrare quel pane e quel vino, rende a Dio «l'unico culto a Dio gradito», che perciò di conseguenza è un'opera meritoria e santa anche se il sacerdote sta celebrando da solo, e che per lo stesso motivo quel miracolo che si compie sull'altare dà benefici spirituali ai fedeli che vi assistono (perfino se sono distratti, perfino se non cantano e non grattugiano chitarrelle), e ancor più benefici ai fedeli in unione con Dio che vivono la liturgia e il Sacramento sapendo e amando Chi vanno a ricevere".

      Un'altra conseguenza di questa mentalità da "cristiani della domenica" che non fanno il Cammino (e magari addirittura lo disprezzano) è che hanno un'alta considerazione del sacerdozio. Pertanto valutano un sacerdote non in base all'etichetta di provenienza, ma in base al suo attaccamento alle verità di fede, alla sua compostezza e sobrietà e solennità nel celebrare i divini misteri (fra due Messe valide, quale scelgo? partecipo certamente a quella più santa, a quella meno carnevalesca, a quella celebrata con maggior pietà), alla sua disponibilità di pastore che guida le anime. Che guarda caso è il suo triplice munus, la sua divina missione. Se i preti del Redemkikos Mater fossero dottrinalmente e liturgicamente sani, noi saremmo i primi a chiedere di aprire in ogni diocesi un Redemkikos Mater.

      Il fratello Jack, al pari del tipico vandalo graffitaro sporca-muri che va taggando per dire a sé stesso e a un'immaginaria platea "ehi, io esisto! accorgetevi di me!", è come il sopracitato avvocato incaricato di difendere un colpevole: blatera la solita espressione di circostanza al solo scopo di disturbare, e si meraviglierebbe tantissimo qualora qualcuno per un attimo gli dia ascolto.

      Chissà se un giorno si renderà conto della putrida montagna di eresie (e della logica conseguenza: una liturgia di pagliacciate) che è il Cammino. Prima di allora continuerà ad adorare l'idolo Kiko e continuerà a rifiutare i tesori spirituali che la Chiesa gli ha sempre messo a disposizione.

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  16. Grazie per il vostro coraggio ! Grazie per l'aiuto che mi date ! La vostra esperienza sarà faro per altri ! Grazie ! Dio vi benedica !

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  17. Spero che don Ariel nel suo saggio affronti anche i problemi dei matrimoni, soprattutto quelli in cui segue il cammino solo uno dei coniugi.

    Frilù

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  18. «Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito»

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    1. riferito a: Anonimo2 aprile 2019 17:38

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