Per sgombrare subito il campo da ostili fraintendimenti, precisiamo che il presente articolo non si fonda sul sottile senso di godimento che molti neocatecumenali ci attribuiscono quando andiamo a focalizzare aspetti che preferirebbero rimanessero nascosti.
Se si parla di "crisi finanziaria", problematica che ad oggi affligge non solo molti singoli, ma interi stati e territori, è solamente perché vorremmo evidenziare come un sistema che si regge primariamente sul denaro sia destinato ad accusare duri colpi quando il denaro inizia a scarseggiare. E ci pare proprio il caso del Movimento Neocatecumenale che nel corso di sessant'anni di vita ha estratto dalle tasche dei "fratelli delle comunità" una quantità inimmaginabile di soldi (di cui le "Decime" sono solo un aspetto), soldi sui quali non viene mai fatta alcuna rendicontazione, mai trasparenza.
Che nel Movimento Neocatecumenale sia d’uso batter cassa in continuazione è noto a tutti fin dalla "convivenza" che avviene al termine delle "catechesi iniziali". Ma sappiamo anche che quando gli interessi sono alti, il modo di sopperire alle necessità interne l’hanno sempre trovato indipendentemente ed oltre gli introiti derivanti dai camminanti.
Qualche anno fa i capicosca della cricca neocatecumenale aveva speso parecchi milioni di euro per acquistare un appezzamento di poco più di mezzo ettaro sul monte degli Ulivi, con la prospettiva di costruire la seconda Domus kikolatrica in Israele che costerà chissà quante altre decine di milioni, oltre a tutte le spese annuali fisse per le "convivenze" dei cosiddetti "itineranti", dei seminaristi, dell’implantatio di qualche nuovo seminario Redemptoris Mater multimilionario, convivenze spesate per vescovi…
Eppure qualche anno fa la pandemia del 2020 deve aver prosciugato parecchio le casse, perché ci giunsero notizie che alcuni seminari Redemkikos Mater navigavano in acque piuttosto incerte. Per esempio, il Redemptoris Mater di Belem, Brasile, deve sloggiare dall’edificio che occupava solo da 6 anni: i kikos brasiliani implorarono donazioni a tambur battente.
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| Il vecchio Redemkikos Mater a Belém |
Il fatto è che questo seminario dovette lasciare l'edificio (messo in vendita) e -che strano!- non avevano i soldi per acquistarlo. Da un video sulla loro pagina Facebook risulta che a fine 2021 trasferirono il seminario "IN UNA PARROCCHIA".
In una parrocchia?
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| Seminaristi nel 2020 |
Invece si incaponirono su quel seminario, tra l’altro neocatechumenal style ma, evidentemente, ”transitorio”.
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| Per essere provvisorio, niente male... |
In facebook si leggeva:
“Il nostro seminario non ha un reddito fisso e non riceve aiuto da nessuna istituzione. Viviamo di donazioni e generosità delle persone.”
Eppure, quando elencano gli enti su cui versare le contribuzioni, parlano di “nostri account”, ne hanno ben 4: Sem. Redemptoris Mater de Belém, BANCO DO BRASIL, BANCO ITAÚ, BANCO PAGSEGURO 290 (PagBank).
Per essere un organismo che vive di donazioni, finanziariamente sono molto ben organizzati. Anzi, ci chiediamo proprio come mai a loro non basti un solo conto corrente.
Di certo si rendono conto di star chiedendo molto, in un tempo difficile per tutti com’è questo:
“Cari amici, stiamo vivendo un periodo di crisi finanziaria che è già visibile in molte case.”
Siamo nel 2024 e ancora organizzano cenette di beneficenza e riffe, sempre senza soldi. Intanto ci chiediamo come mai, se la struttura non era stabile, ed il seminario era stato eretto solo pochi anni prima, abbiano speso così tanti soldi per adeguarlo alle architetture kikiane, per poi buttare tutto all’aria a fine 2021 per traslocare. Soldi buttati.
Forse non credevano di dover sloggiare così presto?
Da notare che il primo presbitero neocatecumenale di quel seminario fu ordinato solo ad agosto del 2017, quindi non può nemmeno vantare radici storiche.
Nell’articolo che parla dell’ordinazione di questo presbitero cinquantenne, si attribuisce al vescovo di Belém, mons. Alberto Taveira Corrêa, la dichiarazione fatta addirittura nell’omelia, che sarebbe stato proprio Papa Francesco a chiedergli di aprire un seminario missionario in Amazzonia.
Da come vediamo parlare ed agire Papa Francesco ci risulta difficile crederlo, ma forse voleva riferirsi ad altro tipo di seminario missionario. Non ne esistono solo di neocatecumenali.
Per dichiarazione esplicita, nel 2013, quel seminario ospitava solo 13 seminaristi.
Fatto sta che oggi son tempi di magra e il fiume di soldi neocatecumenali è sempre più striminzito, son finiti da tempo gli sciali e gli sfarzi dei neocatecumenali.
Nel frattempo, in quegli stessi anni, doveva correre ai ripari anche il Redemkikos Mater di Rio de Janeiro, con un video youtube altamente specializzato in raccolta fondi.
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| Spiegazione delle carte di credito e di debito: è la "riscoperta del battesimo", fratelli! |
E che dire di quando chiesero soldi per restaurare la chiesa di San Michel a Beirut, in Libano?
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| Estremi per le donazioni da facebook |
Pochi anni fa la situazione non era questa, al punto che per finire di costruire il seminario Redemkikos Mater di Beirut, nel 2018 ancora servivano 2 milioni e mezzo di euro, dato che l’intenzione era di ricostruirlo ex novo da un edifico enorme irrimediabilmente danneggiato dalla guerra e rimasto solo uno scheletro di macerie.
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| Inizio lavori di ristrutturazione |
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| Ruderi da ristrutturare per il nuovo Redemkikos Mater a Beirut |
Non pare che il progetto, ad oggi, sia stato portato a termine, ma solo pochi anni fa si presumeva che i soldi ci fossero: si parlava di diversi milioni di euro solo perché, come diceva padre Guillaume Bruté de Rémur, rettore del Redemptoris Mater libanese, non volevano restare dov’erano già, cioè in una zona più confortevole e straborghese vicino al Patriarcato e alla Nunziatura. Attualmente pare ci sia meno di una decina seminaristi (come visibile dalle immagini facebook).
Nel 2018 padre Guillaume rivelava che il seminario si era già trasferito, anche se non ultimato:
“A Beirut, noi stavamo nella zona straborghese e cristiana di Ashrafieh. La domanda è stata: rimanere in quel posto confortevole e sicuro, vicino al mare e a due passi dal Patriarcato e dalla Nunziatura, oppure fare questa pazzia di prendere due vecchi palazzi distrutti dalla guerra, su un cimitero profanato dagli islamici, per ristrutturarli e metterci qui? SIAMO VENUTI QUI. A fare da ponte fra musulmani e cristiani. A proporci come un punto chirurgico, di quelli che cuciono una ferita mai chiusa... Il seminario è in costruzione, bisogna trovare ancora due milioni e mezzo di euro, ma i lavori procedono bene."
Mirabile intento (sarà davvero stata una loro eroica scelta anziché essere obbligati dalle circostanze?), ma come tutti gli intenti neocatecumenali... ha sempre bisogno di fiumi di soldi. "Armiamoci e pagate!"
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| La Chiesa di St. Michel El Nahr devastata da un'esplosione |
Forse davvero il "fiume carsico" di soldi neocatecumenali è in serio rinsecchimento.
A questo punto, però, ci viene in mente che non sia solo quello prodotto dalle impoverite famiglie neocatecumenali con le loro decime, bottini e collette straordinarie, ma forse anche quello proveniente da benefattori vari. Che i "benefattori" del Cammino abbiano smesso di essere di manica larga?
Spendere milioni di euro all’anno per costruire seminari, chiese kiko style, convivenze internazionali ed acquisti milionari di terreni in Terra Santa, dimostra che il giro di soldi annualmente si aggirava intorno alle decine di decine di milioni di euro.
Adesso invece, da più parti, stanno tutti chiedendo aiuti, siamo letteralmente al "ci paghi chi può": i Redemkikos Mater non hanno potuto fare le loro annuali cene di gala per precettare benefattori ed incamerare introiti, ogni iniziativa di autosostentamento è divenuta impossibile e queste strutture in qualche modo devono campare…




































