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giovedì 7 marzo 2024

UN PAIO DI ESEMPI RIGUARDO ALLA CRISI FINANZIARIA NEOCATECUMENALE

Per sgombrare subito il campo da ostili fraintendimenti, precisiamo che il presente articolo non si fonda sul sottile senso di godimento che molti neocatecumenali ci attribuiscono quando andiamo a focalizzare aspetti che preferirebbero rimanessero nascosti.

Se si parla di "crisi finanziaria", problematica che ad oggi affligge non solo molti singoli, ma interi stati e territori, è solamente perché vorremmo evidenziare come un sistema che si regge primariamente sul denaro sia destinato ad accusare duri colpi quando il denaro inizia a scarseggiare. E ci pare proprio il caso del Movimento Neocatecumenale che nel corso di sessant'anni di vita ha estratto dalle tasche dei "fratelli delle comunità" una quantità inimmaginabile di soldi (di cui le "Decime" sono solo un aspetto), soldi sui quali non viene mai fatta alcuna rendicontazione, mai trasparenza.

Che nel Movimento Neocatecumenale sia d’uso batter cassa in continuazione è noto a tutti fin dalla "convivenza" che avviene al termine delle "catechesi iniziali". Ma sappiamo anche che quando gli interessi sono alti, il modo di sopperire alle necessità interne l’hanno sempre trovato indipendentemente ed oltre gli introiti derivanti dai camminanti.

Qualche anno fa i capicosca della cricca neocatecumenale aveva speso parecchi milioni di euro per acquistare un appezzamento di poco più di mezzo ettaro sul monte degli Ulivi, con la prospettiva di costruire la seconda Domus kikolatrica in Israele che costerà chissà quante altre decine di milioni, oltre a tutte le spese annuali fisse per le "convivenze" dei cosiddetti "itineranti", dei seminaristi, dell’implantatio di qualche nuovo seminario Redemptoris Mater multimilionario, convivenze spesate per vescovi…

Eppure qualche anno fa la pandemia del 2020 deve aver prosciugato parecchio le casse, perché ci giunsero notizie che alcuni seminari Redemkikos Mater navigavano in acque piuttosto incerte. Per esempio, il Redemptoris Mater di Belem, Brasile, deve sloggiare dall’edificio che occupava solo da 6 anni: i kikos brasiliani implorarono donazioni a tambur battente.

Il vecchio Redemkikos Mater a Belém

Il fatto è che questo seminario dovette lasciare l'edificio (messo in vendita) e -che strano!- non avevano i soldi per acquistarlo. Da un video sulla loro pagina Facebook risulta che a fine 2021 trasferirono il seminario "IN UNA PARROCCHIA".

In una parrocchia?

Seminaristi nel 2020

Invece si incaponirono su quel seminario, tra l’altro neocatechumenal style ma, evidentemente, ”transitorio”.



Per essere provvisorio,
niente male...






In facebook si leggeva:

“Il nostro seminario non ha un reddito fisso e non riceve aiuto da nessuna istituzione. Viviamo di donazioni e generosità delle persone.”

Eppure, quando elencano gli enti su cui versare le contribuzioni, parlano di “nostri account”, ne hanno ben 4: Sem. Redemptoris Mater de Belém, BANCO DO BRASIL, BANCO ITAÚ, BANCO PAGSEGURO 290 (PagBank).

Per essere un organismo che vive di donazioni, finanziariamente sono molto ben organizzati. Anzi, ci chiediamo proprio come mai a loro non basti un solo conto corrente.

Di certo si rendono conto di star chiedendo molto, in un tempo difficile per tutti com’è questo:

“Cari amici, stiamo vivendo un periodo di crisi finanziaria che è già visibile in molte case.”

Siamo nel 2024 e ancora organizzano cenette di beneficenza e riffe, sempre senza soldi. Intanto ci chiediamo come mai, se la struttura non era stabile, ed il seminario era stato eretto solo pochi anni prima, abbiano speso così tanti soldi per adeguarlo alle architetture kikiane, per poi buttare tutto all’aria a fine 2021 per traslocare. Soldi buttati.

Forse non credevano di dover sloggiare così presto?

Da notare che il primo presbitero neocatecumenale di quel seminario fu ordinato solo ad agosto del 2017, quindi non può nemmeno vantare radici storiche.

Nell’articolo che parla dell’ordinazione di questo presbitero cinquantenne, si attribuisce al vescovo di Belém, mons. Alberto Taveira Corrêa, la dichiarazione fatta addirittura nell’omelia, che sarebbe stato proprio Papa Francesco a chiedergli di aprire un seminario missionario in Amazzonia.

Da come vediamo parlare ed agire Papa Francesco ci risulta difficile crederlo, ma forse voleva riferirsi ad altro tipo di seminario missionario. Non ne esistono solo di neocatecumenali.

Per dichiarazione esplicita, nel 2013, quel seminario ospitava solo 13 seminaristi.

Fatto sta che oggi son tempi di magra e il fiume di soldi neocatecumenali è sempre più striminzito, son finiti da tempo gli sciali e gli sfarzi dei neocatecumenali.

Nel frattempo, in quegli stessi anni, doveva correre ai ripari anche il Redemkikos Mater di Rio de Janeiro, con un video youtube altamente specializzato in raccolta fondi.

Spiegazione delle carte di credito e di debito:
è la "riscoperta del battesimo", fratelli!

E che dire di quando chiesero soldi per restaurare la chiesa di San Michel a Beirut, in Libano?

Estremi per le donazioni
da facebook

Pochi anni fa la situazione non era questa, al punto che per finire di costruire il seminario Redemkikos Mater di Beirut, nel 2018 ancora servivano 2 milioni e mezzo di euro, dato che l’intenzione era di ricostruirlo ex novo da un edifico enorme irrimediabilmente danneggiato dalla guerra e rimasto solo uno scheletro di macerie.

Inizio lavori di ristrutturazione



Ruderi da ristrutturare per il nuovo
Redemkikos Mater a Beirut

Non pare che il progetto, ad oggi, sia stato portato a termine, ma solo pochi anni fa si presumeva che i soldi ci fossero: si parlava di diversi milioni di euro solo perché, come diceva padre Guillaume Bruté de Rémur, rettore del Redemptoris Mater libanese, non volevano restare dov’erano già, cioè in una zona più confortevole e straborghese vicino al Patriarcato e alla Nunziatura. Attualmente pare ci sia meno di una decina seminaristi (come visibile dalle immagini facebook).

Nel 2018 padre Guillaume rivelava che il seminario si era già trasferito, anche se non ultimato:

“A Beirut, noi stavamo nella zona straborghese e cristiana di Ashrafieh. La domanda è stata: rimanere in quel posto confortevole e sicuro, vicino al mare e a due passi dal Patriarcato e dalla Nunziatura, oppure fare questa pazzia di prendere due vecchi palazzi distrutti dalla guerra, su un cimitero profanato dagli islamici, per ristrutturarli e metterci qui? SIAMO VENUTI QUI. A fare da ponte fra musulmani e cristiani. A proporci come un punto chirurgico, di quelli che cuciono una ferita mai chiusa... Il seminario è in costruzione, bisogna trovare ancora due milioni e mezzo di euro, ma i lavori procedono bene."

Mirabile intento (sarà davvero stata una loro eroica scelta anziché essere obbligati dalle circostanze?), ma come tutti gli intenti neocatecumenali... ha sempre bisogno di fiumi di soldi. "Armiamoci e pagate!"

La Chiesa di St. Michel El Nahr
devastata da un'esplosione

Forse davvero il "fiume carsico" di soldi neocatecumenali è in serio rinsecchimento.

A questo punto, però, ci viene in mente che non sia solo quello prodotto dalle impoverite famiglie neocatecumenali con le loro decime, bottini e collette straordinarie, ma forse anche quello proveniente da benefattori vari. Che i "benefattori" del Cammino abbiano smesso di essere di manica larga?

Spendere milioni di euro all’anno per costruire seminari, chiese kiko style, convivenze internazionali ed acquisti milionari di terreni in Terra Santa, dimostra che il giro di soldi annualmente si aggirava intorno alle decine di decine di milioni di euro.

Adesso invece, da più parti, stanno tutti chiedendo aiuti, siamo letteralmente al "ci paghi chi può": i Redemkikos Mater non hanno potuto fare le loro annuali cene di gala per precettare benefattori ed incamerare introiti, ogni iniziativa di autosostentamento è divenuta impossibile e queste strutture in qualche modo devono campare…

lunedì 2 ottobre 2023

Cosa comporta il fatto che i presbikikos hanno come unico orizzonte Kiko-Carmen-Cammino

Kiko in atteggiamento di sfida:
Comunione "a braccia conserte",
espressione di fastidio e noia
nei confronti di Benedetto XVI
(a scapito del Santissimo!)

Ricordo con dolore il tentativo parzialmente riuscito di neocatecumenalizzare un seminario diocesano di queste parti. Il vescovo non voleva saperne dei Redemkikos Mater e così i capicosca della setta di Kiko fabbricarono mediante la loro tipica pagliacciata delle "alzate" alcune presunte "vocazioni" neocatecumenali per colonizzare direttamente tale seminario diocesano.

L'unico che riuscì ad arrivare infine al sacerdozio, nel giro di pochi anni venne "inviato in missione", inviato naturalmente dai suoi cosiddetti "catechisti" per una missione neocatecumenale, mentre il clero locale tirò un sospiro di sollievo perché il soggetto aveva lasciato dietro di sé una vasta scia di danni e innumerevoli tentativi malriusciti di neocatecumenalizzazione.

Quegli abilissimi mentitori - i cosiddetti "catechisti" del Cammino -, abilissimi anche nella pianificazione a lungo termine, avevano già pronto tutto un tostone pubblicitario inteso a far leccare i baffi a quei "cristiani della domenica" clerically correct (oltre che ai fratelli delle comunità) con la scusa del "guardate, il Cammino rimpolpa un seminario decadente con le proprie vocazioni! Miracolo! Kiko suscita vocazioni con la sua chiamata!" Con grande soddisfazione del demonio (quello vero, non il simpatico portasfortuna neocat che ti fa trovare pioggia quando vai alla convivenza).

Il problema, infatti, è che le cosiddette "vocazioni" del Cammino hanno un unico invincibile e inderogabile obbiettivo: servire il Cammino e i suoi autonominati "iniziatori", ubbidendo ciecamente ai cosiddetti "catechisti" neocatecumenali (e soprattutto a Kiko, imperiosamente autodefinitosi «io sono il Vostro Catechista») a costo di andar contro il proprio vescovo, contro il Papa e contro ogni buonsenso. Se poi con un po' di fortuna e una enorme dose di ipocrisia trovano un alibi per poter vantarsi anche di aver ubbidito mezza volta al vescovo o al Papa, se ne vanteranno fino a nauseare il prossimo.

Presbikikos che imitano
i gesti più assurdi di Kiko:
marciano a braccia conserte
Ricordiamo ai distratti che chi ritiene di essere chiamato dal Signore a servire nella sua vigna, cioè chiede di accedere al sacerdozio, sta chiedendo con ciò stesso di servire tutta la Chiesa, cioè la vigna del Signore. Non importa che costui provenga dalla parrocchia o da un movimento ecclesiale, importa solo che abbia a cuore tutta la Chiesa  anziché il suo piccolo club (purtroppo, data la scarsità di clero oggi, tanti vescovi sono disposti a chiudere un occhio, nella speranza che il candidato, un giorno, faccia almeno il minimo indispensabile per "coprire una parrocchia").

La fondazione dei seminari Redemkikos Mater nel 1987-1990 avvenne non per servire la Chiesa ma solo perché il Cammino aveva bisogno di preti totalmente dediti al "piccolo club", e fino a quel momento nei seminari e conventi le presunte "vocazioni" neocatecumenali si erano rivelate dei fallimenti mostruosi (dovuti a tanti fattori: grandissima ignoranza delle cose della fede, cretineria liturgica, vita morale discutibile, vita sacramentale squinternata, incapacità di legare con qualcuno che non fosse altrettanto kikolatra, e soprattutto un'invincibile arroganza dovuta al sentirsi parte dell'unico "club" degno di vantare una "fede adulta").

La fondazione del primo seminario neocatecumenale Redemkikos Mater a Roma avvenne quando il Cammino non aveva alcuno statuto, ed era ancora numericamente irrilevante. Ci volle un cardinale massone per approvare quatto quatto (e bruciando le tappe) quel seminario neocatecumenale in cui - a detta delle proprie stesse costituzioni - formare giovani al presbiterato secondo lo stile e le esigenze del Cammino Neocatecumenale. Tanto poi un vescovo compiacente e ben "oliato", per ordinare al sacerdozio i kikos chiamati al kikismo-carmenismo, lo si trova sempre.

Una volta fatto lo scempio, è potuta partire la propaganda kikiana su tali "missionari diocesani" e la finzione di essere al servizio del vescovo per qualche tempo, necessaria solo perché l'iscrizione allo "stipendio" dei preti (Sostentamento Clero) impiega a volte anche più di un annetto dopo l'ordinazione al sacerdozio.

Il progetto non sarebbe decollato se non avesse potuto far leva sulla simpatia che Giovanni Paolo II nutriva per i movimenti ecclesiali. Ma non tutti i movimenti ecclesiali sono uguali: la disponibilità a sostenere le parrocchie e le diocesi è stata sempre alquanto variabile e... non sempre limpida. Perciò Giovanni Paolo II volle che tutti i movimenti si dessero una regolazione statutaria e avessero un rapporto chiaramente definito coi vescovi. Ma mentre alcuni movimenti lo considerarono un onore e una responsabilità, altri - specialmente il Cammino - lo considerarono un'approvazione di qualsiasi porcata, passata, presente e futura, continuando a ripetere il falso slogan "il Papa ci approva (dunque non hai il diritto di criticarci)".

Quando uno è chiamato al sacerdozio desidera donarsi totalmente al Signore, e di conseguenza desidera servire nella vigna del Signore. Se viene ordinato nella diocesi, promette ubbidienza "al vescovo e ai suoi successori", per servire nella diocesi. È lecito avere un accento particolare ("per i giovani", "per le vocazioni", "per evangelizzare", ecc.), nel qual caso la vocazione si rivolgerà non alla diocesi ma ad un istituto religioso con quello specifico carisma (salesiani, vocazionisti, domenicani, ecc.). Ma il voler curare solo il proprio orticello, il proprio gruppetto, è come un pretendere il sacerdozio di tutta la Chiesa per "usarlo" solo a casa con gli amici.

Nella mentalità neocatecumenale il Cammino sarebbe la Chiesa o addirittura la parte migliore della Chiesa. Ma questo è falso. Se fosse vero, vescovi e pontefici si sarebbero dati da fare per "neocatecumenalizzare" la Chiesa. Invece, nel migliore dei casi, lo hanno considerato un movimento ecclesiale in mezzo ai tanti. Il Cammino non è la Chiesa (né tanto meno la "parte migliore" della Chiesa) anche perché nel Cammino si dice troppo spesso "il Cammino non fa per te, il Cammino non fa per lui", dunque la Chiesa non fa per te? la Chiesa non fa per lui? allora Nostro Signore ha sbagliato a fondare la Chiesa? il Signore doveva aspettare che Kiko e Carmen risolvessero il problema?

"Il passo dell'oca" a braccia conserte:
specialità dei presbiteri kikolatri
Le vocazioni provenienti dagli altri movimenti ecclesiali hanno anzitutto chiaro che devono servire tutta la vigna del Signore, anzi, lo considerano un onore ("il movimento da cui provengo dà vocazioni alla Chiesa! sostiene tutta la Chiesa!"), e una responsabilità ("se non lavoro nella vigna come e meglio degli altri, il mio movimento ne trarrà danno almeno di immagine; e Nostro Signore non apprezzerà ciò che faccio"). Per tali vocazioni, anche se curassero "poco" il proprio movimento di provenienza, è un disonore sentirsi dire "tu vuoi convertire la parrocchia al tuo movimento". Dopotutto il Signore guarderà la fede e le opere, non il tesserino del club o il numero di "convivenze" e di grattugiate di chitarrella.

sabato 15 luglio 2023

Fatti concreti neocatecumenali

Qui la  versione inglese dell'articolo nel blog "Neocatecumenal Way in the USA"

Nel 2019 i giornali spagnoli titolavano: 

Scandalo a Yecla: Antonio, prete dei 'kikos', ha avuto rapporti sessuali con un minorenne
Il vescovo lo ha denunciato dopo aver saputo che aveva commesso presunti abusi sessuali su un minore. 


"Affettuoso, amichevole, divertente nelle Messe e con sufficiente empatia per raggiungere il più giovane del gregge": così alcuni membri dei 'kikos' definivano Antonio Lax Zapata: il sacerdote, parroco della chiesa di San Juan Bautista e  cappellano dell'ospedale Virgen del Castillo, legato al Cammino Neocatecumenale e condannato per aver commesso abusi sessuali su un minore
Nella cittadina di Yecla infatti c'è una numerosa comunità di 'kikos', ed anche nella amministrazione comunale ci sono diversi consiglieri aderenti al movimento neocatecumenale. "La notizia ci ha sorpreso molto", ammetteva una popolare sindaca che si faceva chiamare 'kika'. "Nessuno sospettava niente."
E quando mai i neocatecumenali non si sorprendono?

Il Lax, nato in Spagna, a Monteagudo (Murcia), era entrato in Cammino con tutta la famiglia e aveva attraversato l'oceano, inviato dalle estrazioni a sorte neocatecumenali, per frequentare il seminario neocatecumenale Redemptoris Mater di Medellín in Colombia -da cui proviene anche un altro presbitero abusatore- ed era stato ordinato sacerdote.

Dopo 15 anni in Colombia, dieci dei quali di Seminario, ritornato in Spagna nel 2006, faceva il presbitero presso due parrocchie considerate dei riferimenti per la comunità 'kika' e "partecipava attivamente ai ritiri spirituali, ai viaggi e ai raduni dei membri del Cammino Neocatecumenale."

Il suo profilo personale su LinkedIn era corredato da una foto con in braccio un bambino nudo che sta per avvicinare al fonte battesimale: e anche questo particolare non deve aver colpito favorevolmente gli inquirenti.

Di fatto, il Lax aveva stretto amicizia con un ragazzo minorenne e, in breve tempo, l'amicizia si è trasformato in abuso sessuale. Così, al termine del processo, nel 2022 viene condannato a sette anni e nove mesi di reclusione per pedofilia.

Ma a febbraio 2023 nuovamente i giornali spagnoli parlano del presbitero kiko: il tribunale provinciale di Murcia infatti a febbraio 2023 lo ha condannato a ulteriori nove anni e due mesi di carcere  per aver abusato sessualmente di altri due minori sempre in qualità di presbitero a Yecla,  diocesi di Cartagena.

Un altro presbitero benedetto da Kiko nella convivenza di giugno 2023

La sentenza, pubblicata il 9 marzo 2023, lo considera autore di due reati di abuso sessuale: uno nei confronti di un minore di 13 anni e un altro nei confronti di un ragazzo di 16 anni. In entrambi i casi, il presbitero ha approfittato del suo status sacerdotale. Oltre alla pena detentiva, Lax deve risarcire le due vittime con 8.200 euro.

L'imputato aveva fatto amicizia nel 2013 con le famiglie dei minori, che ha portato in macchina a pescare o al mare, li ha invitati a un gelato e ha dato loro dei baci. Secondo la sentenza, il sacerdote ha avuto anche conversazioni di contenuto sessuale con i minori, in cui ha chiesto loro informazioni sulle dimensioni del loro pene o sulla frequenza con cui si masturbavano (forse li preparava per le domande di rito degli scrutini del secondo passaggio?).

La sentenza, che non è definitiva e ammette un ricorso dinanzi alla Corte Superiore di Giustizia della Regione di Murcia, si basa sulla testimonianza delle vittime, ritenuta attendibile e credibile, e sul riconoscimento di parte degli atti da parte del accusato.
Se la condanna  diverrà definitiva, i nove anni di reclusione si assommeranno ai sette anni e nove mesi già comminati per l'altro caso di abuso sessuale. Tuttavia, il presbitero non è ancora entrato in prigione.

 


Un comunicato della Diocesi di Cartagena esprime solidarietà alle vittime del presbitero, depreca che cattivi esempi di questo genere offuschino l'opera  del clero diocesano, ribadisce che il proprio impegno è  volto a sradicare ogni comportamento contrario alla dignità della persona, soprattutto se fragile e minore; informa infine che il presbitero  attualmente  è  sospeso e sottoposto a processo canonico, ancora in corso.

Nota Bene: la Merkabà neocatecumenale aveva destinato il Lax Zapata provvidenzialmente al seminario RM neocatecumenale di Medellín in Colombia: se fosse rimasto là, pur macchiandosi di pedofilia, avrebbe avuto miglior destino.

Infatti un suo collega neocatecumenale, il presbitero neocatecumenale Harold Casellas Triviño, ordinato negli stessi anni del Lax Zapata, con una condanna sulle spalle per pederastia a carico di una bambina di 11 anni già dal 2015, prima è stato sollevato dalla parrocchia e incaricato della formazione presso il Seminario RM di Medellín, poi, con un escamotage giuridico, inviato in una casa di recupero per sacerdoti a Copacabana; attualmente  risulta latitante e a suo carico sono stati spiccati anche recentemente diversi mandati di cattura. La ferrovia sotterranea per predatori sessuali è ancora perfettamente funzionante.


(Notizia tratta da Cruxsancta)

martedì 27 giugno 2023

Assurdo questionario per presbiteri formati nei R.M. di Kiko. Il nulla autoreferenziale.

Volentieri pubblichiamo, secondo i desiderata di chi ce lo ha fornito, il questionario della Convivenza di Presbiteri formati nei Seminari Redemptoris Mater tenutasi a Porto San Giorgio lo scorso giugno.


il foglio "trafugato" (*)

Già questo è molto strano, una Convivenza di Presbiteri il mese di giugno, quando si svolgeva solo la convivenza conclusiva dell'anno sociale con gli itineranti. A settembre si è sempre svolta la convivenza con i Rettori e poi con gli aspiranti al seminario, per rimpinguare i numerosi R.M. moltiplicatisi negli anni per il mondo intero senza alcun criterio, e oggi sempre più poveri di vocazioni. Questo è un dato certo e incontestabile.

"Abbiamo voluto radunarvi per ascoltarvi e per sentire cosa pensate.
"Questo ascolto è per noi molto importante"

Ma quando mai è stato importante per Kiko ascoltare? Ascoltare chi liberamente si esprime a proposito della sua esperienza del cammino? Libero dagli orientamenti inculcati? Dalla chiave di lettura unica data? Quella di Kiko: l'ispirato, colui che la Madonna ha scelto: lui solo!
Tutti gli altri sono "chiamati" "eletti" per mezzo di lui e... in vista di lui. Non hanno voce in capitolo.

Per questo Kiko ha coniato l'obbedienza totale a lui - l'iniziatore - come carattere distintivo e qualificante, l'unico che legittima la sopravvivenza dell'adepto. E chi esce dallo schema, prima o poi va via o viene malamente cacciato fuori. Il nulla autoreferenziale.
Sconcerta vedere che non cambia mai nulla.
Un questionario aiuta negli studi di settore. Fornisce materiale prezioso per una corretta analisi, indica soluzioni e delinea gli indirizzi futuri.
Ma non c'è onestà nei vertici del Cammino.


Gran presa in giro e assurda perdita di tempo quella di un questionario neanche a risposta multipla da due o tre opzioni almeno. La risposta è unica e obbligata.
È così rigidamente strutturato il Cammino e chiuso nel suo perimetro che una sola nota stonata lo manda in malora. O è così o non è. Nel suo angusto confine si consuma lo snaturamento progressivo e irreversibile della persona. Il fratello non conta nulla. Il presbitero meno di nulla.
Carmen insisteva che, non a caso, egli è chiamato ministro da 'minus' il più piccolo ma... nel senso peggiore.
E dunque, se il neocatecumeno non deve pensare il presbitero deve dimenticare di avere un cervello prima di mettere piede in un R.M...
Tutto, poi, lo soluziona l'obbedienza cieca.

Che senso ha un questionario? Solo l'ennesima beffa.
Se leggiamo, persino noi che abbiamo lasciato il Cammino da 2 decenni ci ritroviamo reimmersi nell'inconfondibile humus sangiorgese, che troppo ben conosciamo, come se non fosse passato nemmeno un sol giorno.
E restiamo sgomenti.

Cammino di che? Itinerario di cosa?
L'immobilismo ingessato è la cifra costante di un falso storico clamoroso che ancora inganna perfido, dentro e fuori il contesto.
"Siamo tutti in ascolto del Signore"
No. Kiko è il solo che ha il privilegio. E tutti ascoltano lui.
Tutti ci applichiamo a capire cosa Dio vuole da noi? Dal Cammino? Dai Seminari? Ma quando mai? Kiko solo lo sa! E lo comanda.
Quante volte gli abbiamo sentito dire, mentre lo guardavamo con gli occhi sbarrati per lo stupore: "Non vi scandalizzate! Dio ci ispira altro!".
...E il Cammino finisce e il catechista va via, come straccio che non serve.
No, il Cammino non finisce e il catechista resta qui.
...E il Seminario, diverso da tutti gli altri dei vari ordini religiosi, è diocesano, sottomesso al Vescovo più di tutti.
No, al presbitero ordinato Kiko sfacciatamente dice: "Obbedisci a noi o al Vescovo?"

E poi quel "come ben sapete".
Che altro significa se non che tutto già è bello e ispirato?

Irruenza degli Iniziatori: Carmen straparla,
il ghigno di Kiko, l'appoggio beota di Mario Pezzi.
 
I R.M. "per la missione universale della Chiesa" che nel gergo neocatecumenale significa 'per l'itineranza'.
E tutto si esaurisce - alla fine - nel piano espansionistico di Kiko e per la sua gloria.

Scomodano la PRESBYTERORUM ORDINIS n.10 (7 dicembre 1965) quando fa comodo a loro! (allora sì che tornano anche alla preistoria!)
I presbiteri sono per la missione universale della Chiesa e a servizio della Chiesa universale.
 
Eppure San Giovanni Paolo II in un discorso del 18 marzo 2004, abbastanza lapidario, presso il Seminario R.M. di Roma aveva loro ben spiegato cosa si dovesse intendere per missione universale:

"Occorre evitare una falsa alternativa tra il servizio pastorale nella Diocesi a cui appartenete e la missione universale, sino agli ultimi confini della terra, che è radicata nella stessa partecipazione sacramentale al sacerdozio di Cristo e a cui voi siete particolarmente preparati attraverso l’esperienza del Cammino Neocatecumenale.
La vostra concreta destinazione compete infatti al Vescovo, che ha a cuore sia le necessità della propria Diocesi sia le esigenze della missione universale. Affidandovi in atteggiamento di fiduciosa e cordiale ubbidienza alle sue decisioni voi troverete la vostra pace e serenità interiore e potrete in ogni caso esprimere il vostro carisma missionario, dato che anche qui a Roma la pastorale è, e dovrà essere sempre più, caratterizzata dalla priorità dell’evangelizzazione."

Sono passati vent'anni, cambiati due pontefici, e questi semplicissimi concetti non sono stati ancora compresi e digeriti.

Nessun neocatecumeno sa bene infatti cosa sia, se non l'evangelizzazione del cammino agli ordini di Kiko inviati per sorteggio, salvo eccezioni.

E il Cammino, nato per sciogliersi nella Parrocchia al servizio e in obbedienza al Parroco, travalica i confini diocesani, scavalca a piè pari anche i Vescovi e si lancia alla conquista.

... e giulivi gli fanno corona, come tutti i "servi sciocchi"....
"Abbiamo voluto radunarvi per ascoltarvi e per sentire cosa pensate."
"Questo ascolto è per noi molto importante"
Mai sentita frase più ipocrita.
Provate a dire quel che pensate senza remore, e vedrete!
Provate a rispondere non sempre con la stessa pappardella inculcata, lezioncina diligentemente imparata a memoria. Provate a esprimere il vostro pensiero in proposito: Che vi sentite prima Chiesa e poi del cammino. Che siete finalmente passati dal cammino alla Chiesa Universale, e vedete come vi si rivoltano contro.
"Chi sei tu senza di noi?"
"Ritieni di essere più intelligente di noi?"
"Vuoi farti il TUO cammino? Il tuo orticello? Il tuo regno?"
"Dì un pò! Ti sei forse messo d'accordo col Vescovo? Che non ti lascia partire? Non ti lascia per itinerante? Ti vuoi fate la tua parrocchietta? Il tuo incarico diocesano?"
Quante ne abbiamo sentite così! E anche peggio.
 
Eppure anche Papa Benedetto  XVI, nel 2009, aveva ricordato a Kiko e ai "formatori" del Cammino che l'obbiettivo  primario a cui dovevano mirare fosse quello di "preparare presbiteri ben inseriti nel presbiterio diocesano e nella pastorale sia parrocchiale che diocesana."

No. Non è prevista risposta libera né multipla, al questionario.
La risposta è una.
Kiko trionfi e comandi su tutti, anche sulla Chiesa per mezzo vostro.
Da bravi i presbiteri R.M. e gli itineranti di zona, influenzino i Vescovi a dovere, se sono davvero in gamba, e si faccia tutto come Kiko vuole.
Lui solo è il profeta, colui a cui Dio parla per tutti.

"Perchè Dio vi ha dato doni immensi": Battesimo e Presbiterato, ma tutto iscritto nel C.N., nella sua piccola comunità cristiana, dove Kiko impera e comanda. Dove SENZA obbedienza a lui NIENTE esiste.
Questa è finalmente la "grazia di stato" neocatecumenale.
 
Kiko benedice un sacerdote:
guardatelo, com'è contento!
Entrare nel merito delle domande è a questo punto la cosa più lineare e semplice del mondo. Vediamo.

 

 

Domanda 1
Ci troviamo in un momento storico difficile: la pandemia, la guerra in Europa, la situazione della Chiesa, con il segnale del Sinodo tedesco, lo svuotamento delle chiese e le ideologie che si stanno imponendo in tutte le nazioni: l’ideologia del genere, i diversi concetti di famiglia, ecc. In questo contesto e alla luce della tua esperienza qual è, secondo te, la missione che il Cammino ha oggi nella Chiesa?

Risposta: Evangelizzare dove Kiko mi mandi.

Domanda 2
Prima di essere destinato al Seminario in cui sei stato formato, ti è stata rivolta questa domanda: “Sei disposto ad offrire la tua vita per la nuova evangelizzazione dovunque Dio voglia?”. Credi che in te si stia realizzando questa prima chiamata? Pensi che un tempo di missione potrebbe essere per te un aiuto nel tuo ministero?

Risposta: Nell'ordine ai tre interrogativi:
 
                 Sì .
                 Sì .
                 Sì, Sì!!!

Domanda 3 
Di fronte al cambio epocale di fine della cristianità, credi che i metodi pastorali che vengono proposti nelle Diocesi rispondano a questo cambio? Come vivi la necessità di servire la pastorale parrocchiale e la chiamata al servizio del Cammino Neocatecumenale?


Kiko benedice un sacerdote:
è proprio convinto di avere "il carisma"...

Risposta: Qui vale la pena ricopiare:

  • ...credi che i metodi pastorali che vengono proposti nelle Diocesi rispondano a questo cambio?

No, non rispondono affatto.

  • Come vivi la necessità di servire la pastorale parrocchiale e la chiamata al servizio del Cammino Neocatecumenale?


La vivo ponendomi in totale sottomissione e obbedienza ai miei catechisti e formatori del seminario e al Supremo Kiko, mio unico capo e padre nella fede, per sempre.

E che dire della frase posta tra virgolette e attribuita letteralmente al Papa Francesco?
" Kiko: mentre tu sei con noi, il Cammino è ancora in fase fondazionale "

A me pare solo il solito, squallido mettere le mani avanti, tipico di chi è avvezzo a dire tutto e il contrario di tutto. A cambiare le regole in corsa nelle sue virate spericolate. Deviare senza scrupoli dalla strada intrapresa, portando i pecoroni che lo seguono dietro a lui nel precipizio.

____________

(*)

Convivenza dei Presbiteri Formati nei Seminari Redemptoris Mater di Italia Porto S. Giorgio 11-14 giugno 2023

Questionario

Siamo tutti in ascolto del Signore, per capire cosa vuole Dio da noi, dal Cammino, dai Seminari Redemptoris Mater, che come ben sapete sono stati suscitati per la missione universale della Chiesa e si ispirano alla Presbyterorum Ordinis, n. 10, che afferma che i presbiteri sono ordinati a servizio della Chiesa universale. Come ha detto il Santo Padre, Papa Francesco: “Kiko: mentre tu sei con noi, il Cammino è ancora in fase fondazionale”. Abbiamo voluto radunarvi per ascoltarvi e sentire cosa pensate della missione del Cammino di aprire un itinerario di Iniziazione Cristiana nelle Parrocchie. Questo ascolto per noi è molto importante, perché Dio vi ha dato doni immensi: il vostro Battesimo — e la riscoperta di esso in una comunità cristiana nel Cammino Neocatecumenale — e il Presbiterato. Questi doni vi conferiscono una grazia di stato per il bene della Chiesa e l’edificazione della comunità cristiana.

1) Ci troviamo in un momento storico difficile: la pandemia, la guerra in Europa, la situazione della Chiesa, con il segnale del Sinodo tedesco, lo svuotamento delle chiese e le ideologie che si stanno imponendo in tutte le nazioni: l’ideologia del genere, i diversi concetti di famiglia, ecc. In questo contesto e alla luce della tua esperienza qual è, secondo te, la missione che il Cammino ha oggi nella Chiesa?

2) Prima di essere destinato al Seminario in cui sei stato formato, ti è stata rivolta questa domanda: “Sei disposto ad offrire la tua vita per la nuova evangelizzazione dovunque Dio voglia?”. Credi che in te si stia realizzando questa prima chiamata? Pensi che un tempo di missione potrebbe essere per te un aiuto nel tuo ministero?

3) Di fronte al cambio epocale di fine della cristianità, credi che i metodi pastorali che vengono proposti nelle Diocesi rispondano a questo cambio? Come vivi la necessità di servire la pastorale parrocchiale e la chiamata al servizio del Cammino Neocatecumenale?

giovedì 14 luglio 2022

"Vivi per la comunità" anziché per la famiglia

Un figlio di famiglia neocatecumenale, famiglia "in missione in Etiopia", concede un'intervista al podcast "Il treno va".

Anzi, famiglia ex neocatecumenale. Dopo tanta missione kikiana-carmeniana, alla fine hanno lasciato il Cammino perché... compivano atti di carità verso persone non del Cammino. Nello specifico, hanno adottato bambini. Imperdonabile, per il Cammino: la perfida Carmen Hernández urlava infatti di "lasciarli nei fossi", perché la presunta "testimonianza", il presunto percorso di perfezionamento spirituale, nella mentalità del Cammino non può avere a che fare con opere di carità.

Ai vertici del Cammino, infatti, la famiglia era considerata "problematica" (o addirittura "eretica") perché faceva qualcosa che non era proprio previsto dal Cammino. Faceva opere di carità al di fuori della setta.

L'intervistato spiega ad un certo punto che Carmen era ostile alla "teologia della liberazione". Purtroppo l'affermazione è foriera di equivoci. La "teologia della liberazione", infatti, è un guazzabuglio di teorie pseudoteologiche diffusesi in certi paesi dell'America Latina, che spesso sfociava in atteggiamenti assurdi (i preti che imbracciavano le armi per fare la guerriglia), cioè riduceva il cristianesimo a ideologia politica, a lotta politica. Ma l'intervistato intendeva solo dire che per Kiko e Carmen il cristiano non deve resistere al male ma deve "farsi crocifiggere" (il che è altrettanto sbagliato, perché perfino Nostro Signore, schiaffeggiato dal servo del sommo sacerdote, chiese ragione e mostrò l'errore; e ancora Nostro Signore si guardò bene dal farsi provocatoriamente vedere in pubblico a Gerusalemme nel momento di festeggiare la Pasqua; e comunque rovesciò i tavoli dei banchieri nel tempio; in breve, l'atteggiamento completamente passivo e autolesionista, predicato da Carmen e Kiko, non è cristiano, e non c'entra quasi niente con la cosiddetta "teologia della liberazione).

Da notare che l'intervistato non ha una piglio polemico anti-neocatecumenale, al contrario (mentre la famiglia lasciava il Cammino lui era persino entrato in un seminario neocatecumenale in Finlandia - sede non scelta da lui -  sia pure lasciando tutto al termine degli studi). Ma ciò che spiega è sufficiente a capire la perfida mentalità neocatecumenale alla quale i genitori dell'intervistato non si erano completamente piegati, altrimenti, ubbidendo ciecamente alle direttive neocatecumenali, non avrebbero mai adottato bambini dando loro un futuro diverso. Chi pratica la cristiana virtù della carità ha già un piede fuori dal Cammino.

"Fatta la legge, trovato l'inganno": così l'intervistato spiega le "approvazioni" del Cammino, e menziona specificamente gli scrutini e la mancanza di cautela da parte di chi conduce l'interrogatorio e la mancanza di un vero consenso da parte dei poveracci seduti sulla "sedia bollente".

L'intervistato spiega anche che il lasciare il Cammino non è una cosa che avviene da un giorno all'altro, ma include - prima e dopo - tanti momenti di dubbio, incertezze, fatiche. E comunque, nel suo caso, lo hanno "maledetto" quando ha lasciato, hanno profetizzato che avrebbe "combinato solo disastri", e robe così. Quando tutto ciò che era diventato il tuo mondo "improvvisamente ti vomita", è un momento durissimo (ed è anche il motivo per cui gli ex di una qualsiasi esperienza totalizzante hanno spesso tanta ritrosia a parlarne).

Il podcast dura 47 minuti e contiene purtroppo canzonette e intermezzi, e l'intervistatore sempre pronto a interrompere, ma può essere interessante.

sabato 11 giugno 2022

Sacerdoti diocesani o missionari per Kiko?

Cosa vuol dire essere
presbitero neocatecumenale

In quest'articolo troverete l'intervista fatta ad un italiano di 33 anni che lo scorso 4 dicembre è stato ordinato sacerdote a San Paolo del Brasile, dopo il periodo di formazione all’interno del seminario “Redemptoris Mater” della metropoli brasiliana.

Leggeremo le sue parole alla luce della nostra esperienza sulle strategie di formazione del Cammino neocatecumenale, a partire dall'educazione familiare, attraverso le forme di catechismo specificamente rivolte ai bambini e adolescenti del Cammino, per arrivare alla formazione dei seminari Redemptoris Mater e al ruolo del presbitero nell'ambito del Cammino neocatecumenale; da parte nostra non c'è  nessuna intenzione  di formulare un giudizio o una critica nei confronti della persona, porgiamo solo una lettura della sua esperienza alla luce delle nostre esperienze e conoscenze. Anche perché, come sarà  chiaro dalla lettura del testo, quanto detto è  perfettamente sovrapponibile a tante altre dichiarazioni-fotocopia fatte da presbiteri appartenenti al Cammino neocatecumenale.

Sin da piccolo i miei genitori mi hanno trasmesso la fede - racconta il neo presbitero -. A 13 anni ho intrapreso il cammino neocatecumenale”.
Solito iter: la fede neocatecumenale "trasmessa" dai genitori neocatecumenali porta ad una precoce frequentazione della comunità.
Ma questa forzatura porta molto spesso al rifiuto e al disinteresse religioso, anche perché le varie tappe del Cammino neocatecumenale mai sono state in qualche modo adeguate alle problematiche dei giovani nella fase della crescita e dello sviluppo.
Succede spesso che alla frequentazione della comunità si associ anche quella del post cresima, sotto il controllo, sempre orientato alla frequenza del Cammino, di una coppia di padrini, scelti tra i più fedeli alle regole kikiane delle comunità .
Infatti ecco che anche per questo giovane arriva il momento del rifiuto e dei dubbi su quella fede.
Cercavo la felicità in altre cose, lontane da Dio, per essere uguale ai miei amici e in contrapposizione alla mia famiglia, tuttavia, vivendo nel mondo, mi sentivo di dover mettere maschere da tutte le parti, di dover sempre mentire e questa situazione mi ha portato a un enorme senso di vuoto: a 19 anni non avevo più voglia di fare nulla”.
Strano che non si sia drogato: nelle esperienze fotocopia dei giovani del Cammino c'è  sempre questa fase di abiezione con l'uso di sostanze.

"E’ a questo punto che ho sentito l’amore di Dio, l’unico che mi amava per quello che ero, e ho cominciato a pensare alla mia vocazione. Ho potuto confrontarmi con degli esempi che mi hanno mostrato la strada per essere felici...".
Qui casca il palco della "educazione alla fede" fatta in famiglia a suon di lodi alla domenica mattina e di quella fatta attraverso i padrini e nella comunità: non servono a nulla...non sono esempi positivi, ci vogliono "altri esempi".
"e così, dopo tanti incontri e un percorso di discernimento vocazionale di due anni, ho compiuto la mia scelta definitiva, affidandomi al Signore e alla Chiesa”.
Nel 2010, a dicembre, il giovane arriva nel seminario “Redemptoris Mater” di San Paolo, Brasile.
Era una struttura nuova, appena fondata, e non c’erano nemmeno ancora le stanze per noi seminaristi, che per due anni siamo stati accolti grazie alla generosità delle famiglie locali”.
Perché bisogna sapere che i neocatecumenali non fondano seminari per soddisfare alla richiesta di formazione delle nuove vocazioni: tutt'altro! Fondano seminari e poi li riempiono, con il sistema della Merkabah, con giovani sorteggiati provenienti da altre realtà, altri continenti! A meno che non siano figli di catechisti...in quel caso la sorte li manda nei Seminari ben avviati, prestigiosi, e magari sotto casa.

Sette anni di studi non bastano: al giovane seminarista sono necessari due anni di itineranza, nello Stato del Mato Grosso, dove il seminarista "tocca con mano per la prima volta concretamente la sua missione evangelizzatrice" kikiana. Poi, a causa della pandemia, è  costretto a tornare in seminario (se no probabilmente la sua de-formazione sarebbe durata 12  anni, non solo 10) dove a dicembre 2020 viene ordinato diacono e l’anno successivo sacerdote.

Oggi, ci informa l'articolo, è vicario parrocchiale nella periferia di San Paolo. Lì gestisce le attività pastorali e accompagna i percorsi dei catechisti. Dopo aver preso la laurea magistrale (perché in 10 anni aveva fatto solo la triennale?), partirà alla volta di una missione. Naturalmente  neocatecumenale.

Dice il novello sacerdote:
Noi siamo strumenti per l’annuncio della bella notizia che Dio ti ama così come sei, alle nostre catechesi partecipano in gran numero i poveri e gli ultimi, e rimango sempre impressionato da come il Signore li ispiri. Sono pieno di gioia per l’inizio di questa nuova missione”.
E dunque sembra più che chiaro e confermato il fatto che i seminari Redemptoris Mater non sfornino sacerdoti diocesani per la Chiesa, ma solo presbiteri di Kiko, delle macchine per fare catechesi e far nascere nuove comunità, a detrimento delle parrocchie. 

Tutti sull'esempio di don Pezzi

Questo è  il senso e lo scopo ultimo della loro "missione": stare in qualche èquipe sotto il comando di qualche laico a fornire i sacramenti nel modo in cui gli viene richiesto e  a cui è stato preparato.

Non è strano che presto questi preti cadano in depressione e abbandonino la veste: gli viene di fatto impedito di espletare la propria missione sacerdotale.

lunedì 7 marzo 2022

Dal comunicarsi insieme al sacerdote al comunicarsi prima del sacerdote, il passo è breve, per gli eletti del Cammino

Abbiamo recentemente trattato della libertà  che il Cammino Neocatecumenale si prende nell'"interpretare" i Sacramenti della Chiesa, nonostante l'impegno, fissato solennemente negli Statuti, di seguire in modo fedele la liturgia della Chiesa così come espressa e contenuta nel Messale.
In particolare, per esempio parlando della Confessione, abbiamo notato come il ruolo del Sacerdote come agente in persona Christi venga sminuito per dare invece risalto al ruolo della Comunità nel perdono sacramentale del peccato dei singoli.

Nella Eucarestia questa propensione viene ancor più  enfatizzata dando luogo a veri e propri abusi eucaristici, in particolare forzando l'Eucarestia sotto le due specie anche in situazioni che la Chiesa non consiglia,  utilizzando il pane e non l'ostia in modo da spargere i frammenti del Corpo di Cristo, ma soprattutto eclissando l'atto della comunione del sacerdote per primo all'altare e sostituendola con la manducazione comunitaria da seduti.
Purtroppo questo abuso, esplicitamente condannato dalla Chiesa, viene ripetuto nelle salette parrocchiali occupate dalle comunità  neocatecumenali in tutto il mondo, ogni sabato sera.

Il Covid per un periodo ha imposto se non altro l'uso dell'ostia e impossibilitato la distribuzione del Sangue di Cristo nell'unico grande calice (detto coppone); ma ha fatto nello stesso tempo nascere altri e più  pericolosi abusi sacrileghi come la distribuzione 'per asporto' del corpo di Cristo ai fedeli delle Comunità nelle case perché  il capofamiglia potesse distribuirlo con comodo ai familiari durante la liturgia domestica.

Come spesso succede infatti, un errore non corretto e soprattutto una impostazione di fondo errata, non può  che provocare guai ed abusi a catena, soprattutto perché  gli errori neocatecumenali  non sono casuali o individuali, cioè  ad opera di un unico sacerdote, per esempio, ma sono estesi a tutte le comunità fondate dai catechisti di Kiko seguendo rigorosamente i testi di Kiko ed applicando altrettanto rigorosamente gli abusi liturgici da lui prescritti e tassativi per tutti coloro che appartengono al suo Cammino.

Il sacerdote si comunica per primo non per umano prestigio, ma a causa della dignità e natura del suo ministero. Egli agisce infatti nella persona di Cristo, per via dell'integrità del sacramento e poichè presiede alla congregazione del popolo: "Così i presbiteri, unendosi con l'atto di Cristo sacerdote, si offrono ogni giorno totalmente a Dio, e nutrendosi del Corpo di Cristo partecipano dal fondo di se stessi alla carità di colui che si dà come cibo ai fedeli" (Redemptionis Sacramentum, 70)

Nella celebrazione per i 30 anni  del Seminario Redemptoris Mater di Macerata del 6 ottobre 2021, visionabile su YouTube e segnalato da Cristiano Della Domenica, purtroppo anche il Vescovo che presiede l'Eucaristia si adegua ai dettami di Kiko e non a quelli della Chiesa. 
Vediamo infatti come  si distribuisce la comunione all'assemblea (in forma di pane azzimo alla neocatecumenale e non di ostia) e i fedeli si alzano in piedi per riceverla  ma nessuno la consuma: fanno tutti la comunione da seduti insieme al Vescovo e ai sacerdoti  concelebranti, sebbene nel video molto opportunamente non si inquadri l'assemblea.

In questo video, poco dopo, succede però  qualcosa di ancora più  increscioso.
Un diacono porta al celebrante il calice ed egli ne beve. Subito dopo di lui, i concelebranti vanno al tavolone-altare per bere dalle coppette (dalla forma di vere e proprie coppette di gelato) preparate per loro, dal momento che, riteniamo in ossequio alla normativa antiCovid, non possono bere da un unico calice.
Ma ecco che succede l'incredibile: due sacerdoti precedono tutti gli altri, prendono due coppette ciascuno e le portano alla equipe di catechisti regionali per far bere loro il sangue di Cristo: e questi ne bevono prima di tutti i sacerdoti concelebranti.

Si vedono bene i presbiteri concelebranti che si accostano all'altare per bere ai loro calici-coppette mentre i supercatechisti hanno già  bevuto.


Quindi i neocatecumenali, dalla comunione tutti insieme appassionatamente, invece di comunicarsi dopo il sacerdote all'altare, sono arrivati a comunicarsi PRIMA dei sacerdoti, visto che hanno bevuto prima dei sacerdoti concelebranti.
Certo, si tratta dei catechisti regionali, quindi praticamente di coloro che contano assai di più di qualunque sacerdote, e che agiscono al posto e in rappresentanza di Cristo non solo nelle salette, non solo nel Seminario per il discernimento delle vocazioni, ma addirittura all'altare!

Fa pensare a quanto risposero quei responsabili neocatecumenali dopo aver annunciato ai loro fratelli  di comunità che loro -e solo loro- avrebbero  ricevuto  nella notte di Pasqua la comunione: "ci dispiace ma è un'eccezione che Dio sta facendo con noi!"

Dall'abuso commesso per dare risalto alla comunità, si passa con grande facilità e come logica conseguenza all'abuso clericale, commesso per dare risalto a coloro che veramente  nel Cammino sono considerati i veri ed unici  tramiti con il divino, coloro che stanno al vertice della gerarchia, che, vivendo immersi nella loro superbia, mai si fanno uguali ai loro simili: gli itineranti, da sempre una casta profetico-sacerdotale a parte, gli apostoli del guru Kiko.

Sarebbe interessante  che qualche neocatecumenale  di passaggio su questo blog ci illuminasse su cosa tutto ciò  abbia a che fare con la Chiesa Cattolica.

Vogliamo condividere infine una accorata considerazione fatta da Cristiano Della Domenica che riteniamo più  che opportuna:

"Lì in mezzo vi saranno coloro che seguiranno, e vorranno seguire, il metodo impostato. E quindi, immaginatevi a una qualsiasi convivenza, numerosa o meno numerosa, dove tutti si portano la coppetta dietro, poi il barman che mesce il vino ad uno ad uno, e poi il "sacro barman" che benedice tutte le coppette e poi queste vengono o distribuite o prelevate (piccola parentesi per mostrarvi le bugie: non avevano detto che loro si rifacevano ai primi cristiani? Secondo voi i primi cristiani andavano in giro con le coppette gelato?). Ma si dovrà mettere sempre in conto il Covid, il periodo in cui ci troviamo è questo (è una realtà di fatto), e per cui dovete pensare tutto questo alla luce del Covid, e cioè ognuno deve bere alla propria coppetta (la paura d'infettarsi con coppette di altri), per cui, forse, vi metteranno delle scritte o altro, tipo: Pasquale 1a comunità Napoli, Vincenzo 2a comunità Catania, Caligola 3a Roma ecc, ecc. Oppure ognuno in fila andrà avanti al barman con la coppetta, il barman benedirà le bottiglie, e poi mescerà. Immaginate un pò la situazione. E poi,ovviamente, ciliegina sulla torta, ci saranno centinaia di coppette da lavare, diciamo così, con il Sangue di Dio dentro, cioè: come faranno secondo voi?
Capite cosa stanno facendo queste persone? Capite la portata del sacrilegio?"

 

domenica 11 luglio 2021

Il business delle vocazioni neocatecumenali

È  venuta l'estate, e anche quest'anno, con i primi caldi, si infervora in casa neocatecumenale il business delle vocazioni.

Eh sì: dopo aver fatto nascere dal nulla 125 seminari in tutto il mondo, simbolo di potenza ma soprattutto utili "porti franchi" sul territorio, essi vanno riempiti  con opportune vocazioni.

Prima d'essere accusati di malignità , citiamo ciò  che gli stessi leader del Cammino dicono, e che ci fanno capire che non è  che i Seminari siano nati per ospitare vocazioni ma, viceversa, le vocazioni vadano prodotte per dare una ragione di esistenza ai Seminari.

Ascension alla convivenza di Inizio corso 2020/21 dice testualmente:

"vedremo quale seminario ha più bisogno e i rettori possono  chiedere, mandando una mail a Letizia con le loro richieste".

Ma come si accontentano le richieste dei rettori?

Continua Ascension: 

"tanti avete fatto pellegrinaggi poco numerosi nelle vostre zone e si sono alzati ragazzi che dobbiamo curare in centri vocazionali per ragazzi e per ragazze".

Che vuol dire "si sono alzati ragazzi"? Semplicemente che i pellegrinaggi a cui si riferisce sono fatti apposta per le "alzate", cioè, affinché alla fine, fatte le cosiddette chiamate,  un tot di ragazzi, spesso in modo inconsapevole o spinti dall'emozione del momento, si offrano per il seminario.

Che l'interesse sia principalmente  quello, Ascension lo svela affermando:

"non si possono dimenticare le ragazze.  Allora dove non ci sono questi centri si deve pensare come fare per unire queste  ragazze, si deve pensare qualcosa per aiutarle, non possiamo lasciare così una  vocazione".

È  abbastanza  chiaro che , pur facendo "alzare" anche le ragazze, poi non sanno assolutamente  che fare di loro. L'obbiettivo è infatti quello di mandare qualche recluta nei propri seminari, non pensare a rimpinguare i conventi femminili altrui.

Per questo motivo le alzate sono state effettuate nelle convivenze di inizio corso, a ottobre dell'anno scorso.

E nell'annuncio di Pasqua 2021, ecco sempre Ascension tornare alla carica, svelando subito il perché di tanta sollecitudine per i giovani:

"Un’altra cosa per i giovani: non possiamo dimenticare che abbiamo 125  seminari con posti vuoti, ai quali bisogna dare un nome, e dobbiamo fare chiamate  vocazionali. Ma, soprattutto, bisogna aiutare i giovani, adesso che stanno tanto  tempo in casa hanno bisogno di un aiuto, di un aiuto nostro. Allora, forse non  possiamo pensare a un grande pellegrinaggio, è vero che questo è l’anno santo di  Santiago de Compostela, ma possiamo pensare a cose più piccole, percorsi più  brevi, vicini alla parrocchia o alla città e tornare a casa a dormire; ma anche se  non andiamo fuori della città si può pensare di fare qualcosa, un giorno una  penitenziale, un altro giorno la Scrutatio, un altro giorno la vita di un santo, qualche cosa, in modo che i ragazzi abbiano dei giorni come in pellegrinaggio. E  alla fine di questi giorni una chiamata vocazionale per ragazzi e per ragazze".

Chiamati come Zaccheo
a scendere dall'albero
per riempire il Seminario RM
Grazie Ascension! Forse la non padronanza nella lingua italiana ti rende meno agevole l'ipocrisia!

In sintesi: hanno 125  seminari con posti vuoti, sui quali bisogna mettere un nome, uno qualsiasi!

E devono fare chiamate  vocazionali...fare un giorno la Scrutatio (detta simpaticamente Scopatio dai giovani, per le occasioni che riserva) un altro la vita di un santo... qualsiasi cosa va bene: basta che i ragazzi "abbiano dei giorni", e alla fine di quei giorni, si fa una bella chiamata vocazionale...per riempire i loro inutili e vuoti seminari kikiani!

Questo lo scopo finale di tutta la manfrina.

Lo ammise anche Kiko nella GMG di Sydney del 2008: "Dio ha voluto che aprissimo 70 seminari, ma è impossibile portarli avanti se non ci fossero vocazioni; morirebbero".

Quindi le vocazioni sono fatte per i seminari, non i seminari per le vocazioni. 

E per le ragazze? Chi si occuperà di loro? Boh, chissà...qualcosa si inventeranno! Finché  non fonderanno dei conventi da riempire.

A giugno poi a tamburo battente, i centri neocatecumenali  hanno organizzato apposite riunioni con le ragazze disponibili per la vita consacrata ma soprattutto  con i  ragazzi o adulti disponibili per il seminario (naturalmente si prevedono anche  altri generi di disponibilità, per l'itineranza, per aiuto nei seminari…).

Ma le adesioni non sono state sufficienti: il piatto piange.

Perciò ecco ora il testo della lettera che, con i diversi adattamenti per ogni realtà, è arrivata ai giovani neocat di tutta Italia (e supponiamo di tutto il mondo):

"Cari giovani,

su indicazione di Kiko, non potendo lui incontrare i giovani in un incontro a livello nazionale a causa della attuale situazione sanitaria, stiamo organizzando un pellegrinaggio per riprendere i contatti fra fratelli e avere la possibilità, confrontandosi con la parola, i Sacramenti e i fratelli di un aiuto per comprendere e leggere la storia che stiamo vivendo sia a livello personale che mondiale.

Abbiamo pensato di organizzare un pellegrinaggio di tre giorni ritornando a dormire nei propri alloggi per dare la possibilità a molti di partecipare.

Il programma di massima è il seguente:
lunedì pomeriggio: ritrovo in una parrocchia con catechesi/parola, penitenziale;
martedì: Visita di un santuario con preghiera delle Lodi e più catechesi;
mercoledì: Lodi e  scambio di esperienza in gruppi. 
Infine nel pomeriggio  Eucarestia e chiamata vocazionale.

Vi esortiamo a partecipare sapendo che nella Sua bontà il Signore potrà parlare al cuore di molti di noi.
Potete invitare anche amici che non fanno parte del cammino ma che hanno intenzione di vivere una esperienza di conversione.
La pace.
L’equipe dei catechisti e il presbitero"

Anche l'età dei "vocati"
va diminuendo drammaticamente!

Questa la lettera di disinteressato  invito giunta ai giovani del Cammino.

Notiamo un'ultima cosa: le chiamate vocazionali erano riservate in linea di massima ai giovani del Cammino: lo scorso anno hanno invitato anche i ragazzi del post cresima neocat (non necessariamente del Cammino, ma anche semplici parrocchiani).

Ora l'invito è  così formulato: "potete invitare anche amici che non fanno parte del cammino ma che hanno intenzione di vivere una esperienza di conversione".

Eh sì... sono disperati ...e non mollano i giovani, perché i loro seminari hanno bisogno di coprire i posti vuoti: soprattutto quelli nei buchi più infami del mondo, dove la Merkabah miracolosamente sorteggerà i ragazzi di famiglie più modeste, mentre per i figli dei catechistoni avrà in serbo i posti nelle diocesi più prestigiose.

È la volontàdiddio! Vamonos muchachos!


sabato 21 novembre 2020

Preti di ultima generazione neocatecumenale

Lo scorso 24 giugno, Solennità della Natività di San Giovanni Battista, nella chiesa della Domus Galilaeae, don Mateo, ventisette anni, colombiano, formato nel seminario Redemptoris Mater di Galilea, è stato ordinato sacerdote per l’imposizione delle mani di Mons. Pierbattista Pizzaballa, Amministratore Apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme.
 

L’ordinazione presbiterale, per il novello sacerdote , è avvenuta lontano dalla famiglia, che non ha potuto essere presente a causa dell’epidemia di Coronavirus in corso, ma circondato comunque da fratelli del Cammino: dalla sua comunità neocatecumenale dai fratelli e sorelle che prestano servizio nella Domus e nel Seminario, e da alcune religiose.

 

Anche don Mateo viene dal vivaio dei giovani problematici mandati dalle famiglie neocatecumenali nel "correzionale" della Domus.
Di lui infatti si dice nell'articolo che è il secondo di nove figli e che già nell’adolescenza "ha attraversato un periodo di crisi che lo ha allontanato da Dio e dalla fede (n.d.r.: neocatecumenale) ricevuta dai genitori".

 
Un pattern che ormai conosciamo fin troppo bene. 

 
I ragazzi ribelli e difficili vengono inviati alla Domus da dove escono come sacerdoti per Kiko. Per essi si parla di conversione, ma a cosa? Se provengono da una famiglia neocatecumenale e poi vengono rinchiusi alla Domus Galileaae, a fare i camerieri e gli intrattenitori di comitive neocatecumenali, ricevendo un'istruzione seminariale carente e orientata, uscendone per andare in missione neocatecumenale e a fare il servizio diaconale presso le comunità neocatecumenali, che esperienza di Chiesa mai possono aver fatto?

 

I prossimi sacerdoti fanno gli intrattenitori alla Domus
 

Diceva Kiko Argüello, iniziatore e guru del Cammino Neocatecumenale:

"La Domus è provvidenziale perché arrivano e sono nel deserto, non se ne possono andare, non c'è nulla intorno alla Domus."

Come comunità di recupero o carcere di massima sicurezza sicuramente va benissimo, ma non certo come luogo in cui poter riconoscere la validità della propria vocazione e soprattutto  provarla nella libertà e nell'autonomia della propria coscienza!

 

Per questo riteniamo significativa l'omelia tenuta per l'occasione da Mons.Pizzaballa, della quale riportiamo alcuni brani.

 

“Sei qui perché sei stato consacrato, e perché hai deciso nella tua libertà di accogliere questa proposta del Signore”.

Essere sacerdote “è certamente anche un privilegio, un dono”, ma significa appartenere a Dio: “Il Signore ti ha scelto per uno scopo preciso, quindi non potrai fare tutto quello che vorrai, la tua vita non è più tua. Tutta la tua esistenza deve riflettere questa appartenenza. Non devi piacere troppo a uomini: devi piacere innanzitutto a Dio, perché a lui appartieni, e per questo sei un po’ separato rispetto agli altri”.

"Tu andrai da coloro a cui ti manderò”, dice il Signore a Geremia. Per questo: “Non vai dove vuoi. Appartenere a qualcun altro significa rendere conto a Lui, e Lui darà le indicazioni a te. Anche la tua missione non ti appartiene. Sei uno strumento nelle mani di Dio, niente più”.

“Dirai quello che io ti ordinerò”, è il mandato di Dio al profeta. “Nelle omelie, dovrai innanzitutto dire ciò che la Parola di Dio dice a te. Se sarai fedele alla consacrazione, e dirai ciò che Dio ti ha ordinato di dire - ci sono cose che il mondo non vuole sentire, ma che si devono dire, perché appartengono a Dio -, se sarai fedele a questo, soffrirai, avrai solitudine, forse sarai perseguitato, incompreso, ma appartieni a Lui."

“Nel tuo modo di parlare deve risuonare la Parola di Dio, non la tua, altrimenti farai ruotare le persone intorno a te: devi portarle a Gesù, non legarle a te. Questo richiede una grande solitudine. Per essere pastore devi imparare ad essere solo”.

“Potrai comprendere tutto quello che ho detto, se pregherai” e, ricordando ciò che gli disse un anziano sacerdote, quando era giovane Custode di Terra Santa: «Ricorda che se vuoi fare tante cose, la prima è piegare le ginocchia».

“Sii come Giovanni Battista, un annunciatore instancabile, fedele e senza compromessi, della appartenenza al Signore. Possa tu risplendere della luce pasquale, del Crocifisso e del Risorto. Sarai dono, offerta, vita, gioia, lode”

 

All'ingresso della Domus, le lapidi con i nomi degli eletti (ma il Salmo non diceva "Come una CervA anela"?)

Bella omelia...peccato che siano troppi i punti che stridono gravemente con il contesto in cui avviene l'ordinazione di questo sacerdote.


  • "Hai deciso nella tua libertà": abbiamo spiegato che, purtroppo, il novello sacerdote, dall'epoca della sua adolescenza turbolenta, quindi per almeno dieci anni, non ha avuto vera libertà di decisione, né, all'interno di una vocazione che comunque ci auguriamo sia autentica, ha potuto scegliere una specificità che non fosse quella neocatecumenale.
  • "Non potrai fare tutto quello che vorrai, la tua vita non è più tua". Qui Mons. Pizzaballa si sbaglia. Il novello sacerdote sicuramente non poteva fare ciò che voleva al punto tale che la sua vita non era più sua, ma in mano ai suoi formatori-secondini. Ora che è stato ordinato sacerdote invece avrà la possibilità di scegliere e di allontanarsi dalle pressioni neocatecumenali, cosa che in molti fanno, purtroppo spesso abbandonando anche l'abito.
  • "Tutta la tua esistenza deve riflettere questa appartenenza. Non devi piacere troppo a uomini: devi piacere innanzitutto a Dio" e "sei uno strumento nelle mani di Dio" Parole sante. L'appartenenza a Dio esclude l'appartenenza e l'obbedienza ai catechisti neocatecumenali.
  • "Dirai quello che Dio ti ordinerà": non Kiko!
  • "Nel tuo modo di parlare deve risuonare la Parola di Dio" non le catechesi di Kiko!
     
  • "...non la tua, altrimenti farai ruotare le persone intorno a te": non c'è pericolo, i personalismi non sono ammessi in Cammino. Tutto ruota intorno alla preservazione e alla lode del Cammino stesso.
  • "Per essere pastore devi imparare ad essere solo": quindi separato, non soggetto alla tua Comunità di origine né tantomeno a catechisti laici.
     
  • "Se vuoi fare tante cose, la prima è piegare le ginocchia": frase che contravviene a tutta la preparazione ricevuta in Cammino, quando mai ha potuto piegare le ginocchia di fronte a Gesù Eucaristia.
     
  • "Sii come Giovanni Battista, un annunciatore instancabile, fedele e senza compromessi, della appartenenza al Signore". Purtroppo per questo novello sacerdote si aprirà una strada di eterno compromesso fra la propria appartenenza a Cristo e alla Chiesa ricevuta con l'ordinazione e l'appartenenza al Cammino Neocatecumenale, così forte, continua e cogente da essere addirittura asfissiante.


Ma Mons.Pizzaballa questo non lo sa...o preferisce ignorarlo. 

Alla fine, ringraziando gli intervenuti e i "formatori" se ne esce con una frase abbastanza sibillina: "la prossima generazione, a cui appartieni, dipenderà molto da come avete vissuto questi anni".
 

Noi sappiamo come hanno vissuto questi anni, principalmente nella disobbedienza alla Chiesa, nella mistificazione e nell'autoreferenzialismo.
 

Con queste premesse, una prossima generazione non ci sarà.