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giovedì 4 gennaio 2024

I "MUST" NEOCATECUMENALI DEI MISSIONARI INVIATI DA KIKO

Facce da neocat:
tristezza,
omologazione,
depressione

Durante il tempo di pandemia i più diligenti ed affezionati neocatecumenali si son dati da fare per pubblicare qualsiasi cosa li avesse potuti mettere in evidenza, dato che l’evidenza "in presenza" era impossibile. 

Su youtube, per esempio, si possono ancor oggi reperire incredibili performance, come anche sulle loro pagine facebook, dove mostrano se stessi in eccessi di vanagloria, credendo di mostrare il loro "Cammino": foto a go go, esibizioni canore in quantità industriale, anche individuali per i più narcisisti, altari domestici addobbati non tanto per essere utilizzati quanto per essere mostrati, nella patetica intenzione di apparire obbedienti alle disposizioni kikiane.
Riservatezza: MAI. 
Mostra di sé: SEMPRE.

Ma questi eccessi di protagonismo a volte tornano utili, perché esibiscono lati che forse per loro sarebbe meglio se rimanessero nascosti. 

Ultimamente ci siamo imbattuti in uno di questi video, molto casereccio, in cui si è preteso di “intervistare” una famiglia neocat in missione kikiana a Londra. 
Forse sarebbe stato meglio per loro se non l’avessero fatto, perché oltre a mostrare come tentano di far assurgere quotidianità comuni a tutti ad importanti interventi di Dio con loro, propinano candidamente eresie pure e discrepanze cronologiche, il tutto online. 

Si tratta di un'intervista (originariamente su youtube ma l'account è stato poi opportunamente "terminato") a Nancy e Antonio Milanese della parrocchia di San Giovanni apostolo a Catania, in missione a Londra, dice, da 10 anni. 

Questa coppia con 7 figli è approdata a Londra dopo 2 anni in Camerun. 

Allora iniziamo dalla parte più semplice e meno influente, che potrebbe essere frutto di dimenticanze e disattenzioni, poco ammissibili però quando parlando di se stessi si danno informazioni alle persone di tutto il mondo. In quei casi occorrerebbe precisione e correttezza perché, se i conti non tornano, poi è possibile che qualcuno non creda che siano del tutto vere...

Vediamo quindi la cronologia, ricostruibile da dichiarazioni rilasciate qua e là dalla coppia e dalla loro segnalazione come famiglia missionaria sul sito della loro parrocchia di origine. 

L'intervista è del 2020. Dicono di essere sposati da 25 anni, quindi dal 1995, e da "10 anni" a Londra, dopo aver fatto due anni di "missione" neocatecumenale in Camerun. 
10+2 fa 12, normalmente. 
Dicono però che dopo 15 anni di matrimonio hanno dato la disponibilità a partire per la missione. 
25-15 fa 10, normalmente. 
Stando all'intervista del 2020 hanno dunque dato la disponibilità a partire dal 2010, dieci anni prima.
Quindi prima domanda: Come fanno ad essere in missione da 12 anni? 2 in Camerun e 10 a Londra?
Mah, forse si sono ricordati male… 

Però non è l'unico dato che non torna. 
Dicono di aver dato la disponibilità alla missione dopo 15 anni di matrimonio. Allora nel 2010. 
Però dicono anche di aver ricevuto l’invio da Benedetto XVI nel 2006.
Nota chiarificatrice: in realtà i "missionari" neocat non sono mai stati inviati da un Papa ma dai responsabili del Cammino; cfr. Benedetto XVI il 12 gennaio 2006 che usa verbi in forma impersonale come se non fosse lui a inviare, e a dire che sono stati i kikos a chiedergli l'invio e a ricordare l'importanza della liturgia, e perfino a dire continuate ad annunciare il Vangelo - cioè non è un "invio", ma è solo una continuazione di qualcosa di già fatto), e Francesco il 1° febbraio 2014 che disse chiaramente: "i vostri responsabili vi invieranno").
I kikos mentono quando dicono "ci manda il Papa". Il Papa non li manda in missione nemmeno se loro glielo chiedono.
Dunque i conti non tornano: com'è possibile che nel 2006 vengono "inviati" ma ci mettono quattro anni prima di "dare la disponibilità" ad essere inviati?
Mah!

Ammesse le dimenticanze e le imprecisioni, ma tra 14 e 10 anni c’è una bella differenza in un arco temporale ridotto. Alla partenza per il Camerun, dicono, avevano già 4 figli. 
Sul sito parrocchiale, si dice che solo l’ultimo nato, che oggi ha 7 anni, sarebbe nato in Inghilterra:
"Antonio e Nancy Milanese con 7 figli il cui ultimo nato, Raffaele, ha avuto i natali nella città della Regina..."
Ci chiediamo dove siano nati il penultimo ed il terz’ultimo figlio, dato che dal Camerun sono passati subito all’Inghilterra. 
A Catania forse? 
Son tornati (a spese altrui), per partorire i figli? 
Hanno avuto anni di interruzione tra il Camerun e l’Inghilterra?
Come mai la confusione è su numerosi punti?

Quel che dicono questi "sposi missionari", col tipico stampo neocatecumenale dove sembra che certe occorrenze della vita capitino solo a loro e che "con l’aiuto di Dio" solo loro le possano superare ed accettare. 

La pandemia e il lockdown li abbiamo vissuti tutti, con tutte le difficoltà annesse e connesse, non c’è nulla di speciale. E tutti siamo sopravvissuti. Tutti li abbiamo in qualche modo accettati, tutti li abbiamo superati, in mezzo a disagi e difficoltà di tutti i tipi. Perché allora questa coppia viene intervistata e le viene specificamente chiesto “come ha vissuto il lockdown”, visto che non è una loro prerogativa personale? 
Ah, erano in 9…
Mah… Propaganda fatta un po' troppo frettolosamente? 

Peggio per loro, perché questa propaganda non fa loro molto onore. 

L’intervista rivela subito uno dei MUST del Movimento Neocatecumenale:
“Sono una coppia con le sue divergenze e i suoi litigi, ma loro sono stati tenuti insieme da Gesù Cristo.”
Maddai… 

Quante coppie al mondo non si separano e vivono la loro quotidianità con disaccordi, litigi e riappacificazioni? 
Tantissime: tutte quelle che non si separano.
Se quei kikos vivono non in santità, ma con i litigi di tutti, in cosa si differenziano dagli altri che non si separano?

Loro, che “dovevano essere buttati nella spazzatura”, sono invece stati tenuti insieme da Gesù Cristo.
Può darsi, ma allora ci devono spiegare come e in che cosa, dato appunto che molte coppie, nessuna "del Mulino Bianco", riescono a stare insieme. 

Dove, quindi, la differenza? 
Possibile che tutte le coppie neocatecumenali siano destinate a separazione certa, ma restano insieme solo "per opera di Dio" che avverrebbe esclusivamente perché "fanno il Cammino"?
Non vedo alcuna differenza con tante coppie “normali” e non neocatecumenali.

Altro MUST neocatecumenale: il partire "in missione" da veri dilettanti allo sbaraglio: non conoscevano la lingua! Che è l’inglese…
Oggi un po’ di inglese lo conoscono tutti, anche se hanno fatto solo le scuole medie. 
Non è mica il giapponese… Ma loro no, in qualità di neocatecumenali devono proprio partire come "dilettanti allo sbaraglio".

Nell'intervista a dei neocatekikos ovviamente non può mancare qualche SPARATA ERETICA: ringraziano Dio che li ha messi all’interno di UNA chiesa. Lo ripetono più volte: UNA chiesa. 
Non LA Chiesa. 
Una Chiesa” vuol dire tante cose, soprattutto la non identificazione con LA Chiesa, che non è “una” tra le tante. 
Ma è l’UNICA: LA CHIESA. Non “una” Chiesa. 

Introducono così quello che vanno a portare come missionari neocatecumenali per il mondo, quello in cui LORO credono. LE LORO ERESIE. 

Il marito, forse senza nemmeno rendersene conto, tenta una similitudine tra se stesso e Gesù Cristo. Eh sì, perché:
Gesù Cristo era un uomo, con le sue paure, che piangeva, che soffriva… Un uomo... Ma che CON L’AIUTO DI DIO E DELLO SPIRITO SANTO E’ RIUSCITO AD ELEVARE LA SUA NATURA UMANA A QUALCOSA DI DIVERSO.” 

Sul serio: questi sarebbero non solo "cristiani" dalla "fede adulta" ma addirittura "missionari"? Mah!

E quindi continua:
E questo SENTIRMI UOMO COME GESÙ CRISTO, VEDERE LUI CHE È RIUSCITO, questo ci ha aiutati, perché ogni giorno cadiamo, ogni giorno abbiamo i nostri peccati, le nostre tentazioni, i problemi coi figli, ne abbiamo 7 e 4 in cielo.” 
Ma ci rendiamo conto di cosa portano queste persone? 

Il cattolicesimo? 

Cristo era un uomo che "È RIUSCITO AD ELEVARE LA SUA NATURA UMANA…"

Per loro Gesù NON E’ DIO. 
NON E’ DIO!!

Per loro Gesù sarebbe stato solo un semplice uomo che, CON L’AIUTO DI DIO E DELLO SPIRITO SANTO, ha "elevato" la sua natura umana. 
Come fanno i santi, semplici uomini. 

Padre, FIGLIO e Spirito Santo. 
Per loro c’è il FIGLIO, Gesù, che aiutato da altri”, cioè il Padre e lo Spirito Santo, È RIUSCITO ad elevare la sua natura… 

Dov’è la NATURA DIVINA di Gesù nelle parole di questo “missionario” neocatecumenale? 

Ma, come se non bastasse, ne spara un’altra ancora più grossa, a conferma che ciò che ha detto prima è proprio quello che crede: LUI SI SENTE UOMO COME GESÙ CRISTO E, QUEL VEDERE CHE LUI E’ RIUSCITO (!!!!), lo ha aiutato, perché tutti i giorni "si cade e si pecca" (come... come Gesù Cristo? secondo la loro mentalità).

E’ come dire: “Se c’è riuscito Lui, Gesù, con lo stesso aiuto che Dio ha dato a Lui ci riuscirò anch’io!” 
Sì perché ogni giorno cadiamo, ogni giorno abbiamo i nostri peccati… 

Infatti, poi aggiunge: 
L’UNICA COSA CHE CI FA FIGLI DI DIO È AVERE QUESTA SOMIGLIANZA CON GESU’ CRISTO”!!!
Non ci fa figli di Dio il SACRAMENTO del Battesimo, ma la somiglianza con Gesù! 
Eccerto, allora ci vuole l’aiuto di Dio! 

Peccato però che GESÙ NON AVESSE PECCATI, come insinua questo signor missionario dei miei stivali.
Gesù era il MESSIA, l’AGNELLO SENZA MACCHIA
Non era un uomo e basta come questo signore. Non aveva peccato. Non è mai caduto. 
GESÙ ERA ED È DIO
Oltre che umana, ha natura divina.
Al sentir dire pubblicamente queste palesissime eresie, ho rabbrividito. E deve aver rabbrividito anche qualcun altro, visto che mentre questa pagina blog è stata pianificata per la pubblicazione, il video è "molto opportunamente" sparito da Youtube.
L'intervistatrice poi pone loro due domande e nelle loro risposte emergono le solite cavolate neocatecumenali, prestampate:
I figli fanno la loro missione a scuola e sono contentissimi” 
Ma poi dicono che hanno avuto ribellioni e crisi e loro, per aiutarli, oltre che con la preghiera, li hanno COSTRETTI alle Lodi domenicali. Il toccasana…
Qui a Londra è una società difficile” 
Più che altrove? Poverini, per loro sempre cose difficili… 
Addirittura nelle scuole parlano di sesso e masturbazione!
Allora fanno proprio come fa il Movimento Neocatecumenale, che non fa altro che parlare si sesso e masturbazione. 
Ho avuto diverse volte schifo nel sentire dentro la mia ex comunità persone adulte che parlavano del loro autoerotismo o di questioni intime di sesso all’interno della coppia. 
Schifo davvero. Si perde il senso della decenza e del limite.
E solo perché Kiko e Carmen, fondatori del Cammino, per tutta una vita indulgevano a scabrosi discorsetti a tema sessuale.

Ad un certo punto all'intervistatrice le scappa di parlar chiaro per un attimo:
Com’è stato PORTARE IL CAMMINO NEOCATECUMENALE a Londra?” 
Chiaro cosa portano i sedicenti "missionari" neocatecumenali?
Non il cristianesimo, il cattolicesimo, la Chiesa. No. 
Loro PORTANO IL CAMMINO NEOCATECUMENALE. 
Loro portano “UNA” Chiesa. 

Non ne dubitavamo. 
E’ da mo’ che lo diciamo… 

Naturalmente la coppiettina non corregge. Per loro è naturale portare “il Cammino Neocatecumenale”, manco ci pensano alla Chiesa. 

Nella risposta emerge un altro MUST neocatecumenale:
Noi veniamo invitati dai vescovi per aiutare nella pastorale della parrocchia dove c’è di bisogno.”
E dov’è che c’è bisogno?
Nella parrocchia dove siamo arrivati già c’erano 3 comunità da 15 anni. Noi continuiamo il lavoro che qualche altro ha iniziato. Poi operare l’ecumenismo e cercare sempre un punto di comunione con gli altri cristiani. Quello che facciamo è rispettare.” 
Quello che fanno è RISPETTARE. 
Mica portare il cattolicesimo.
Quello che fanno è AIUTARE ALTRE COMUNITÀ.
Mica aiutare i cattolici.
Quello che fanno è OPERARE L'ECUMENISMO.
Ma sentiteli:
Lo spirito è quello di annunciare Gesù Cristo e basta. Soprattutto con la nostra vita, se poi c’è tempo, come diceva San Francesco, parlate pure.” 
Attenzione, quando dicono "annunciare Gesù Cristo" stanno parlando di ciò che per loro era un peccatore che "con l'aiuto di Dio" si è elevato bla bla bla.
 
Evidentemente questi non fanno neppure catechesi. Se le avessero fatte, l’avrebbero detto.
Hanno quindi solo cambiato comunità, da Catania a Londra. 
Stanno in una parrocchia dove in 15 anni sono nate solo 3 comunità e vorrei vedere quanto numerose.

Eppure, gli stessi neocatecumenali, proprio parlando di Benedetto XVI nel 2006, affermano che questi "missionari" dovrebbero andare nelle aree scristianizzate, e quindi non comodamente a far da supporto in parrocchie già pronte e neocatecumenalizzate, come quando nelle comunità ormai composte da tutti giovani figli mettono a supporto i "responsabili in appoggio" presi dalle comunità più anziane:
"...la famiglia riceve il mandato di evangelizzare aree scristianizzate o pagane, con la missione di fare presente una comunità cristiana che sia “perfettamente una cosa sola, perché il mondo creda”...
Hanno intervistato i "missionari" che NON portano all’estero (avendocelo già trovato pronto) il MOVIMENTO NEOCATECUMENALE, come uno sputo nell’oceano. In totale: tre gatti + due. 

Dov’è la loro importanza? 

Poi arriva pure il MUST della precarietà.
A loro non è mancato nulla, pur non lavorando il marito durante il lockdown. Come molti. 
Hanno potuto mangiare tutti i giorni. Nella costosa Londra.

Però, alla fine di settembre, "scenderanno a Catania". (A proposito: perché? non erano "in missione"? la "missione" prevede delle vacanze-premio? per i soli genitori o anche per i 7 figli?) Evidentemente sono così precari da pagarsi anche i viaggi (non solo aereo).
Coi soldi di chi? 
Molto probabilmente dei fratellini siciliani che pagano le spese di un’intera famiglia solo perché diffonda il neocatecumenalesimo cambiando semplicemente parrocchia. 

Eccoli, senza vergogna, i missionari neocatecumenali.

sabato 11 giugno 2022

Sacerdoti diocesani o missionari per Kiko?

Cosa vuol dire essere
presbitero neocatecumenale

In quest'articolo troverete l'intervista fatta ad un italiano di 33 anni che lo scorso 4 dicembre è stato ordinato sacerdote a San Paolo del Brasile, dopo il periodo di formazione all’interno del seminario “Redemptoris Mater” della metropoli brasiliana.

Leggeremo le sue parole alla luce della nostra esperienza sulle strategie di formazione del Cammino neocatecumenale, a partire dall'educazione familiare, attraverso le forme di catechismo specificamente rivolte ai bambini e adolescenti del Cammino, per arrivare alla formazione dei seminari Redemptoris Mater e al ruolo del presbitero nell'ambito del Cammino neocatecumenale; da parte nostra non c'è  nessuna intenzione  di formulare un giudizio o una critica nei confronti della persona, porgiamo solo una lettura della sua esperienza alla luce delle nostre esperienze e conoscenze. Anche perché, come sarà  chiaro dalla lettura del testo, quanto detto è  perfettamente sovrapponibile a tante altre dichiarazioni-fotocopia fatte da presbiteri appartenenti al Cammino neocatecumenale.

Sin da piccolo i miei genitori mi hanno trasmesso la fede - racconta il neo presbitero -. A 13 anni ho intrapreso il cammino neocatecumenale”.
Solito iter: la fede neocatecumenale "trasmessa" dai genitori neocatecumenali porta ad una precoce frequentazione della comunità.
Ma questa forzatura porta molto spesso al rifiuto e al disinteresse religioso, anche perché le varie tappe del Cammino neocatecumenale mai sono state in qualche modo adeguate alle problematiche dei giovani nella fase della crescita e dello sviluppo.
Succede spesso che alla frequentazione della comunità si associ anche quella del post cresima, sotto il controllo, sempre orientato alla frequenza del Cammino, di una coppia di padrini, scelti tra i più fedeli alle regole kikiane delle comunità .
Infatti ecco che anche per questo giovane arriva il momento del rifiuto e dei dubbi su quella fede.
Cercavo la felicità in altre cose, lontane da Dio, per essere uguale ai miei amici e in contrapposizione alla mia famiglia, tuttavia, vivendo nel mondo, mi sentivo di dover mettere maschere da tutte le parti, di dover sempre mentire e questa situazione mi ha portato a un enorme senso di vuoto: a 19 anni non avevo più voglia di fare nulla”.
Strano che non si sia drogato: nelle esperienze fotocopia dei giovani del Cammino c'è  sempre questa fase di abiezione con l'uso di sostanze.

"E’ a questo punto che ho sentito l’amore di Dio, l’unico che mi amava per quello che ero, e ho cominciato a pensare alla mia vocazione. Ho potuto confrontarmi con degli esempi che mi hanno mostrato la strada per essere felici...".
Qui casca il palco della "educazione alla fede" fatta in famiglia a suon di lodi alla domenica mattina e di quella fatta attraverso i padrini e nella comunità: non servono a nulla...non sono esempi positivi, ci vogliono "altri esempi".
"e così, dopo tanti incontri e un percorso di discernimento vocazionale di due anni, ho compiuto la mia scelta definitiva, affidandomi al Signore e alla Chiesa”.
Nel 2010, a dicembre, il giovane arriva nel seminario “Redemptoris Mater” di San Paolo, Brasile.
Era una struttura nuova, appena fondata, e non c’erano nemmeno ancora le stanze per noi seminaristi, che per due anni siamo stati accolti grazie alla generosità delle famiglie locali”.
Perché bisogna sapere che i neocatecumenali non fondano seminari per soddisfare alla richiesta di formazione delle nuove vocazioni: tutt'altro! Fondano seminari e poi li riempiono, con il sistema della Merkabah, con giovani sorteggiati provenienti da altre realtà, altri continenti! A meno che non siano figli di catechisti...in quel caso la sorte li manda nei Seminari ben avviati, prestigiosi, e magari sotto casa.

Sette anni di studi non bastano: al giovane seminarista sono necessari due anni di itineranza, nello Stato del Mato Grosso, dove il seminarista "tocca con mano per la prima volta concretamente la sua missione evangelizzatrice" kikiana. Poi, a causa della pandemia, è  costretto a tornare in seminario (se no probabilmente la sua de-formazione sarebbe durata 12  anni, non solo 10) dove a dicembre 2020 viene ordinato diacono e l’anno successivo sacerdote.

Oggi, ci informa l'articolo, è vicario parrocchiale nella periferia di San Paolo. Lì gestisce le attività pastorali e accompagna i percorsi dei catechisti. Dopo aver preso la laurea magistrale (perché in 10 anni aveva fatto solo la triennale?), partirà alla volta di una missione. Naturalmente  neocatecumenale.

Dice il novello sacerdote:
Noi siamo strumenti per l’annuncio della bella notizia che Dio ti ama così come sei, alle nostre catechesi partecipano in gran numero i poveri e gli ultimi, e rimango sempre impressionato da come il Signore li ispiri. Sono pieno di gioia per l’inizio di questa nuova missione”.
E dunque sembra più che chiaro e confermato il fatto che i seminari Redemptoris Mater non sfornino sacerdoti diocesani per la Chiesa, ma solo presbiteri di Kiko, delle macchine per fare catechesi e far nascere nuove comunità, a detrimento delle parrocchie. 

Tutti sull'esempio di don Pezzi

Questo è  il senso e lo scopo ultimo della loro "missione": stare in qualche èquipe sotto il comando di qualche laico a fornire i sacramenti nel modo in cui gli viene richiesto e  a cui è stato preparato.

Non è strano che presto questi preti cadano in depressione e abbandonino la veste: gli viene di fatto impedito di espletare la propria missione sacerdotale.

lunedì 8 ottobre 2018

Nuova Evangelizzazione ed equivoci neocatecumenali

Qui la versione inglese dell'articolo a cura del blog di Denver.
I neocatecumenali blaterano spesso di nueva evangelizzazione, abusando di un'espressione che ha segnato tutto il pontificato di papa Giovanni Paolo II.

Ma cos'è veramente la nuova evangelizzazione? Lo spiegò lui stesso in più occasioni e in particolare il 12 ottobre 1992 quando disse:
La nuova evangelizzazione non consiste in un nuovo Vangelo.
[...]
La novità dell'azione evangelizzatrice che abbiamo citato riguarda l'atteggiamento, lo stile, lo sforzo e la programmazione o, come ho proposto a Haiti, l'ardore, i metodi e l'espressione. Come rendere accessibile, penetrante, valida e profonda la risposta all'uomo di oggi, senza per nulla alterare o modificare il contenuto del messaggio evangelico?
Precedentemente, nel 1991, nel messaggio per la GMG di Czestochowa, aveva precisato:
Le terre di missione, in cui siete chiamati ad operare, non sono situate necessariamente nei paesi lontani, ma possono trovarsi in tutto il mondo, anche nei vostri ambienti quotidiani.

Nei paesi di più antica tradizione cristiana c’è oggi un urgente bisogno di rimettere in luce l’annuncio di Gesù tramite una nuova evangelizzazione, essendo ancora diffusa la schiera di persone che non conoscono Cristo, o che lo conoscono poco...
Fermiamoci qui e sommariamente riepiloghiamo:
  1. la Nuova Evangelizzazione non consiste in un nuovo Vangelo ma riguarda solo l'ardore, i metodi, ecc.;
  2. ardore, metodi, ecc., non devono alterare il Vangelo;
  3. le "terre di missione" sono anche i nostri ambienti quotidiani;
  4. le "terre di missione" sono anche i paesi di più antica tradizione cristiana a causa della diffusa ignoranza in materia di fede.
Quando gli esponenti del Cammino Neocatecumenale blaterano di Nueva Evangelizzazione, ti stanno ingannando. Infatti:
  • nonostante i paroloni e i proclami, il Cammino proclama un Vangelo alterato e modificato. Gli autonominati "iniziatori" del Cammino, Kiko Argüello e la defunta Carmen Hernández, hanno notoriamente insegnato per mezzo secolo errori, ambiguità, vere e proprie eresie, estesamente documentate da padre Enrico Zoffoli e numerosi altri autori. È grazie all'ambiguità e ai soldi che il Cammino schiva le accuse e le punizioni. I due "iniziatori" non hanno mai minimamente rettificato le corbellerie insegnate (esempio 1, esempio 2, esempio 3...);
  • per il Cammino la Nuova Evangelizzazione consiste solo nel costituire nuove comunità del Cammino; tutti i loro pomposi proclami ("ci ha voluti il parroco, siamo andati su richiesta del vescovo, ci manda il Papa!") sono solo una catasta di menzogne per nascondere tale realtà. Hanno rapporti con le diocesi e col clero solo nella misura in cui occorrono «oliature» o ci sia l'opportunità di far pagare a tutti i fedeli cattolici le auto-organizzate iniziative neocat;
  • nonostante l'ingannevole messinscena delle estrazioni a sorte (sortilegi neocatecumenali), ad essere "estratti" per andare in posti scomodi e lontani sono sempre i fratelli di comunità più piccoli e semplici; l'aristocrazia kikiana-carmeniana, invece, ottiene sempre magicamente le destinazioni più comode, prestigiose, e/o vicine;
  • il successo del Cammino è dovuto proprio alla diffusa ignoranza in materia di fede. Il cancro neocatecumenale si è diffuso proprio grazie a ciò che Giovanni Paolo II voleva combattere mediante una Nuova Evangelizzazione: l'ignoranza delle cose della fede. Quei cristiani non del tutto ignoranti invitati alle cosiddette "catechesi iniziali" del Cammino hanno intuìto la bidonata e non hanno aderito. Il Cammino cresce solo grazie alla debolezza della Chiesa e all'ignoranza delle cose della fede.
  • Kiko possiede un mappamondo con infilzate bandierine sui paesi in cui il Cammino è presente. Inutile precisare che, al pari dei personaggi supercattivissimi dei cartoni animati, brama di infilzare nuove bandierine e diventerebbe una belva furiosa qualora avesse da toglierne una.
    Dunque, indovinate un po'? C'è una "missione" neocatecumenale persino nel paradiso fiscale delle isole Turks e Kikos, paese con appena tremila cattolici totali che non soffriva certo di mancanza di sacerdoti... E voi ci credete davvero che i kikos sono andati lì ad "evangelizzare"? Ah ah ah!
  • non ascoltate le fanfaronate neocatecumenali! le loro cosiddette "missioni" consistono di dilettanti allo sbaraglio. Tutto fumo e niente arrosto!
Ciò che allarmava Giovanni Paolo II lo si capisce dalle sue stesse parole: se la novità della nuova evangelizzazione riguarda l'atteggiamento, lo stile, lo sforzo, significa che stava accusando un atteggiamento sbagliato e uno stile poco cristiano (proviamo a indovinare: i preti "mestieranti del sacro"?). Se la novità riguarda l'ardore, i metodi, l'espressione, significa che stava accusando un mancato ardore, pessimi metodi che non c'erano prima (altrimenti sarebbero stati accusati già prima dai predecessori), espressioni che non c'erano prima... proviamo a indovinare: Giovanni Paolo II ce l'aveva davvero contro i preti "di mestiere", stufi del proprio "lavoro", approssimativi, frettolosi, sprovvisti dell'ardore della fede (e dunque della fede stessa!), e che hanno recentemente introdotto vizi e problemi che prima non c'erano.

Giovanni Paolo II ce l'aveva anche contro quei preti e vescovi "moderni" che alterano e modificano il contenuto del messaggio evangelico. Magari saranno pure pieni di ardore, ma anziché curare avvelenano, anziché proteggere devastano, anziché promuovere sviliscono. Chi porta avanti una fede anche solo un pochino inquinata, non sta evangelizzando, ma sta facendo un favore al demonio.

La tentazione dei vescovi a cui è rivolto il discorso del 12 ottobre 1992 era quella di fidarsi di preti "moderni", appena sfornati dai seminari tipo i Redemkikos Mater. È la tentazione manageriale dei vescovi: illudersi che si può chiudere un occhio sulla dottrina e sulla liturgia, purché il prete sia gasato e pimpante e tenga aperta la parrocchia. Giovanni Paolo II sfida i vescovi a riflettere: «come rendere accessibile, penetrante, valida e profonda la risposta all'uomo di oggi, senza per nulla alterare o modificare il contenuto del messaggio evangelico?»
Chiaro? Giovanni Paolo II, nel parlare di nuova evangelizzazione, ha di fatto condannato le missioni del Cammino.
Le cosiddette "missioni" del Cammino Neocatecumenale sono la risposta sbagliata ad un problema reale. Sono il veleno spacciato per medicina. Sono il parassita spacciato per arricchimento e cura.

giovedì 4 ottobre 2018

Le priorità di monsignor Migliavacca: "allargare gli orizzonti" dei kikos

Notare sull'altare l'armamentario
dei gadget (anti-liturgici) di Kiko:
mega-patena ottagonale by Kiko,
menoràh a 9 fuochi, distesa di fiori,
insalatiere ottagonali by Kiko...
(foto © dal sito web della diocesi)
Su Toscana Oggi dello scorso 21 settembre 2018 è comparsa un'intervista al vescovo di San Miniato dall'altisonante titolo: "Il vescovo Migliavacca in Cina: «Abbiamo allargato i nostri orizzonti»".

Monsignor vescovo, di ritorno dalla in Cina con una delegazione diocesana, ha dichiarato: «Tutte le tappe del nostro soggiorno sono state contrassegnate dall'incontro con la Chiesa locale e dal desiderio di conoscere la realtà storica del posto».

Interessante, pensiamo noi, soprattutto in un momento così delicato per la Chiesa in Cina, visti gli eventi recenti (vedere approfondimenti [qui] ed anche [qui]), interessante questa visita alla "Chiesa locale"!

L'intervistatore domanda: come è nata l’idea di effettuare un viaggio in Cina? E qui si scoprono gli altarini! Il vescovo risponde:
Alcune famiglie del cammino neocatecumenale che là vivono ci avevano da tempo rivolto un invito a visitarle. Il desiderio di onorare questa richiesta ha fatto scaturire questo viaggio, che ci ha portato anche a conoscere la realtà delle Chiese che là sono presenti. Con padre Antonio Sergianni,  conoscitore della Cina (vi è stato per molti anni come sacerdote del PIME), abbiamo valutato e approfondito l’opportunità di questa iniziativa. Successivamente si sono aggregati a me e a padre Sergianni, un gruppo di persone, tra cui alcuni aderenti al Cammino neocatecumenale e i sacerdoti diocesani don Tommaso Botti, don Giovanni Fiaschi e don Marco Balatresi.
Fermiamoci un secondo a riflettere.

  • Primo dato: la visita è stata organizzata su invito delle famiglie in missione neocatecumenali.
In quante altre occasioni monsignor vescovo sarà volato dall'altra parte della Terra per onorare un invito proveniente da cattolici anziché da neocatecumenali?


  • Secondo dato: l'organizzatore del viaggio è un prominente membro del Cammino (monsignor vescovo non ne fa cenno).
Padre Antonio Sergianni, in quanto "sacerdote del PIME", è conoscitore della Cina (leggiamo che è laureato nel New Jersey con specializzazione in Storia della Cina), ma più che altro è in qualità di "catechista" della Seconda Comunità neocatecumenale di San Bartolo in Tuto, che ha fatto 23 anni di itineranza neocatecumenale in Australia, Hong Kong, Singapore, Malesia, Taiwan, anche come rettore di seminario Redemkikos Mater (oltre ad essere membro del Collegio Elettivo del Cammino Neocatecumenale).

Quindi, "missionario" in qualità di "catechista" pioniere del cammino neocatecumenale, non in quanto sacerdote del PIME.


  • Terzo dato: la delegazione in visita: solo neocatecumenali e almeno due sacerdoti su quattro fedelmente "in Cammino".
L'uovo sodo liturgico del Cammino
e l'insalatiera "eucaristica" kikiana
usata come
vera insalatiera per la
Berakà neocatecumenale-ebraica:
foto dal Centro Parrocchiale
Giovanni XXIII a S. Croce sull'Arno,
diocesi di San Miniato
Ma andiamo avanti con la lettura. Alla domanda: quali luoghi e quali Chiese avete visitato? Sua eccellenza monsignor vescovo risponde:
Tutte le tappe del nostro soggiorno sono state contrassegnate dall’incontro con la Chiesa locale e dal desiderio di conoscere la realtà storica del posto. 
Non  facendoci distrarre dalla descrizione delle attività turistiche (la Città Proibita, la Muraglia Cinese, ecc.) attendiamo impazienti il preannunciato incontro del Vescovo e della sua delegazione neocatecumenale con la Chiesa locale cinese.

Oltre però alla visita di cortesia a qualche confratello dell'episcopato cinese, leggiamo solo che il vescovo  Migliavacca è stato:
"...toccato profondamente dall’incontro con le famiglie neocatecumenali. Famiglie cattoliche che vivono in Cina, dove hanno un lavoro e sono là con i figli. Incontrare la loro gioia, la loro dedizione, è stato di grande arricchimento per tutti noi."
Grande arricchimento (speriamo spirituale) a causa dell'incontro coi neocatecumenali. E invece, per i fratelli nella fede cinesi?

All'ambiziosa domanda dell'intervistatore: qual è la testimonianza dei cattolici cinesi di cui le nostre comunità cristiane occidentali-europee, e in particolar modo italiane, possono e debbono far tesoro?, sua eccellenza non può che replicare (speriamo desolato):
Non è semplice rispondere alla luce del nostro viaggio. Noi abbiamo incontrato i vescovi e queste famiglie. Abbiamo avuto solo una piccola esperienza della comunità cinese di credenti.
Diciamocelo pure chiaramente, caro vescovo: NESSUNA. E tutti gli allargati orizzonti del titolo, dove sarebbero?

L'intervista si conclude con un fervorino sulla perenne novità del Vangelo e il solito "vogliamo bene a Papa Francesco".

Vorremmo chiedere al Vescovo di San Miniato se per caso ha avuto l'occasione di celebrare l'Eucaristia "in casa" alla maniera inventata da Kiko Argüello e Carmen Hernández con le famiglie neocatecumenali "in missione" che ha visitato.

Proselitismo neocatecumenale:
non dicono chi sono
A questo proposito ci permettiamo di ricordargli la lettera che il suo predecessore, monsignor Tardelli, scrisse nel 2012, nella quale l'allora presule chiarì a qualche neocatecumenale "distratto" che l'approvazione data dal Pontificio Consiglio per i laici (ndr: relativa a quelle celebrazioni “contenute nel direttorio catechetico del Cammino neocatecumenale che non risultano per loro natura già normate dai libri liturgici della Chiesa”) non riguarda la celebrazione eucaristica, cosa già esaminata in passato e risolta autorevolmente richiamando la necessità di seguire i libri liturgici della chiesa con la sola eccezione dello spostamento del segno della pace. Non riguarda nemmeno la celebrazione degli altri Sacramenti come della liturgia delle ore. Sono state approvate invece, solo le celebrazioni "non strettamente liturgiche" che accompagnano le varie tappe del Cammino Neocatecumenale. 

Chissà se queste regole valgono anche per i suoi fedeli ora in Cina? Oppure anche nelle salette della sua diocesi, per non andare troppo lontano?

Poi vorremmo anche sapere da monsignor Vescovo se ha incontrato qualche demonio in Cina dopo la disinfestazione radicale operata - a suo dire - dal santo guru laico Kiko Argüello (che colà ha inviato le famiglie destinatarie della sua visita pastorale), che si è vantato di aver scacciato tutti i demoni  della Cina mandandoli nel deserto del Gobi.

Infine, ci chiediamo se sua eccellenza conosce davvero la realtà delle cosiddette "Missio ad Gentes" del Cammino, autoreferenziali fino all'endogamia, famiglie andate in "missione" a causa delle forti pressioni dei cosiddetti "catechisti" del Cammino, famiglie mandate come "dilettanti allo sbaraglio"...

martedì 2 ottobre 2018

Odiare chi?

Matteo 22,35-40:
…e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
L'amore è il cuore della legge. L'amore è la legge. Per questo è divenuta famosa la portentosa sintesi di Sant'Agostino: "Ama e fa' quello che vuoi".

"Chiamati a salvare
questa generazione!"

Ma dai! Sembra una barzelletta!
Cosa aberrante è servirsi della Parola di Dio per coniare rigide regole valide sempre e per tutti, imporre comportamenti standard che siano gli stessi sempre e per tutti, in una ripetitività asfissiante, per inculcare bene il "codice" nel profondo del loro cuore. Gli adepti poi in base ad esso vengono scrutati periodicamente dai kikatechisti, mentre la comunità - attraverso i fratelli alla stessa scuola ammaestrati - esercita un efficace e capillare controllo, "tutti i giorni della tua vita". Nulla distrugge l'amore più della ricerca di regole da rispettare.

L'osservanza delle regole serve a chi le osserva per sentirsi apposto: l'«io» è al centro.
L'amore mette al centro sempre l'altro; regole o non regole.

La Parola di Dio è salvezza per chi ha il cuore sincero:

(Dall' Elogio della legge divina. Salmo 119):
Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino.

Ma costoro l'hanno trasformata in una trappola poiché essi non l'«ascoltano» ma se ne servono, la usano. La propinano filtrata dalle loro interpretazioni, presentandosi in assemblea e salendo sul pulpito, impettiti dietro il leggio, portandola, in custodia d'argento, sotto il braccio e mai se ne separano. È cosa loro!
Kiko e Carmen hanno piegato la Parola di Dio al loro servizio e al servizio del Cammino Neocatecumenale: enfatizzando in maniera strumentale alcuni passi della Scrittura, ignorandone altri totalmente, altri ancora stravolgendoli completamente.
Perché?
Perché al centro di tutto non è Dio e il prossimo, ma Kiko/Carmen/Cammino.
L'idolatria.

Se si identifica Dio col Cammino. Se Dio opera nel Cammino. Ti ha chiamato nel Cammino. Tutto quanto è fuori è da odiare. Con tutto devi tagliare i legami. Ma così non è Dio che stai servendo né stai facendo la Sua Volontà.
Che triste destino! Ecco perché all'interno del C.N. non si creerà MAI "la comunione dei santi" ma neanche alcun rapporto umano. Ecco il perché di tanta discomunione, dissidi e discordie imperanti lì dentro, più o meno celate, quante lotte fratricide si sono moltiplicate negli anni! Che non sfuggivano a occhi attenti. Quanta solitudine e altrettanta menzogna.

Pubblichiamo un contributo di Veterano, uno spunto che vuole aiutare a ricordare e a riflettere, ad allargare l'orizzonte angusto in cui tutti noi ex abbiamo vissuto per anni. Costretti dalle rigide regole kikiane a mettere lui stesso e il suo "potente cammino" (spietato) AL PRIMO POSTO nella nostra vita.
Cognata o non cognata del secondo scrutinio che, essendo malata, ci fa correre il rischio - se ci impietosiamo per lei e andiamo a trovarla - di restare fuori… e la porta fu chiusa…
Tante volte, solo per la pura Misericordia di Dio, che dal cielo ci guardava pietoso e disponeva gli eventi della nostra vita con sapienza, ci è stato concesso, tra un'obbedienza kikiana e l'altra, di poter accudire i nostri cari in necessità, al tempo opportuno! Questo, almeno per me, posso testimoniare. Santi sincronismi divini!
Per loro - ossia per i nostri cari in necessità - non c'era spazio nell'oscuro universo kikiano. Di fronte a lutti e malattie cinicamente ti sentivi rivolgere espressioni come:
"Oh cara! L'evangelizzazione non si può fermare"
"Chi non odia suo padre, sua madre…"
"Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti"

Ma la loro famiglia di carne veniva sempre prima di tutto .

Veterano:
Ho troppa esperienza del cammino, del male che può fare e di come uno ci si può trovare dentro pensando non solo di non essere nell’errore, ma di essere paladino del cristianesimo. Il lavaggio mentale è costante, non solo fatto dai catechisti, ma vicendevolmente anche tra i fratelli che ripetono le frasi più “ad effetto” sentite dai catechisti o da qualche catechesi di Kiko, fino ad uniformarsi mentalmente coniando “la lingua del catecumeno” che non si capisce al di fuori del suo ambiente. 
Il Cammino è una setta vera e propria, forse prima si notava meno, ma fin dall’inizio è stato così. Farci sentire dei privilegiati, gli unici che mettono in pratica le parole di Gesù e tutti gli altri solo persone che posseggono la religiosità naturale e quindi non in grado di capire la ricchezza di questo percorso di fede. Percorso che avendolo fatto tutto, porta ad una vita insensata, piena di dubbi e profondamente “Arrabbiata” perché non si accetta il tempo enorme perduto e contemporaneamente, a causa del proprio orgoglio, non si vuole ammettere di avere sbagliato, dopo essere stati convinti di qualcosa che pensavamo genuino e che, molto probabilmente, l’abbiamo proposto ad altri.
Tanti temi sono stati trattati da questo blog dove si è dimostrato l’ereticità di tante frasi, interpretazioni di vangeli ed anche il modo di vivere! Tripudio, Lino e diversi altri hanno contribuito con la loro sapienza e competenza in materia. Altri come Pax, Bps, Mav ed anche io, con l’esperienza diretta perché arrivati ad un certo punto abbiamo sentito l’obbligo morale e spirituale di dire “Basta”. Io per la mia testardaggine e il ruolo che avevo, ho detto questo “Basta” nel mio cuore ed ho voluto portare le conseguenze fino alla fine dove loro hanno fatto un errore madornale che li porterà senz’altro alla fine, mi hanno buttato fuori dalla comunità e dalla missione in cui mi trovavo. Se Cristo si schiera dalla parte dei più deboli, significa che sicuramente si è schierato a mio fianco, significa che non sta più nel cammino. State facendo, quindi un percorso di fede senza Cristo! (vedi nota in basso)
Ho raccontato altre volte un po’ della mia storia e non voglio ripeterla, ma il mio intervento odierno è quello di volere smascherare un altro luogo comune che anche su questo blog abbiamo affrontato diverse volte: “L’odiare” evangelico che è un emblema per convincere chi non è avveduto e così essere un assiduo frequentatore del cammino e lasciare i familiari nei loro affanni pensando di fare la cosa migliore. Ebbene a questi tali rispondo con una frase di san Paolo rivolta a Timoteo che dice: “Imparino prima a praticare la pietà verso quelli della propria famiglia e a rendere il contraccambio ai loro genitori, poiché è gradito a Dio” (1Tm 5, 4).
Ed allora cari EX fratelli carissimi, a chi date ragione? Volete essere graditi a Dio o a Kiko?

Espongono le kikoicone
accanto a Croci e statuette tradizionali

per farsi credere cattolici come gli altri.
Quante lacrime, quanti combattimenti interiori, quante convivenze inutili si sarebbero potute evitare se si fosse conosciuto un po’ più quel Libro che si dovrebbe studiare profondamente ogni giorno mettendo da parte le cavolate assurde dette da gente che neanche capisce cosa significa avere a che fare con la Bibbia anche se pensano di scrutarla.
Non capiscono che fanno la volontà di Kiko in quanto i passi da scrutare sono scelti con cura da lui a suo vantaggio. Molti altri versetti rimangono un tabù.
(da: Veterano)



(nota)

Piccola nota personale. Io stesso con la mia famiglia, perchè ho detto chiaramente che - visto che ho finito il Cammino e avendo fatto anche la tappa aggiuntiva di cui mai si era parlato in precedenza, quella del “Matrimonio Spirituale” - non ero più disposto ad avere nè "catechisti" e neanche più ad obbedire, perché l’ubbidienza - come dicono sant'Agostino e tanti altri padri della Chiesa e lo stesso Catechismo (cfr. ad esempio CCC 144) - si deve alla Parola di Dio: al Vangelo dobbiamo la nostra sottomissione.
Poiché sono stato allontanato dalla comunità (dopo avere fatto tutte le tappe, fine del cammino e “matrimonio spirituale”) da Kiko stesso e non da altri catechisti che si potrebbe pensare che non sapevano quello che facevano all’insaputa degli iniziatori?
Motivazione: potevo sviare e sovvertire i fratelli del cammino perché chiedevo che senso avesse dipendere ancora dai “catechisti”, il perché dell’ubbidienza cieca, perché additato se non volevo andare a fare la missione nelle piazze e varie iniziative del genere che in qualsiasi altro posto nella chiesa sono facoltative mentre nel cammino tutto diventa “obbligatorio” e se non lo fai devi dare conto e ragione.
Ebbene sì, ad un certo punto non ne potevano più di me e Kiko mi ha detto che non dovevo partecipare più alle riunioni di comunità, non mi dovevo fare più vedere nelle celebrazioni eucaristiche e non dovevo avere più contatti con nessun fratello della mia comunità e questo sarebbe stato quello che avrebbe detto anche ai fratelli di comunità, nessuno più mi doveva contattare!

Dopo lo shock iniziale ho capito che quella era stata una liberazione vera e propria e continuando nella mia testardaggine e fregandomene altamente di quello che mi aveva detto Kiko, è vero che non sono andato più in comunità, ma volevo sapere le reazioni dei fratelli con cui ho condiviso 35 anni della mia vita, gioie, dolori, avventure, comunione, divisioni e successive riappacificazioni, non mi capacitavo come improvvisamente si comportavano da “assenti”, cercavo di contattarli, ma io non esistevo più (l’amore al nemico?)!

mercoledì 26 settembre 2018

Scriteriati trasferimenti in capo al mondo e senza conoscere la lingua: la chiamano "missione"

L’evangelizzazione è essenzialmente connessa con la proclamazione del Vangelo a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato. Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo.

Proselitismo neocatecumenale nelle piazze
Ma c’è una forma di predicazione che trascende la logica e le esortazioni bibliche ed ecclesiastiche e che si basa totalmente sulle elucubrazioni contorte di uno spagnolo visionario e sul suo kerygma stravolto. Egli induce i suoi eletti ad aderire a una strana forma di “evangelizzazione” tramite minacce psicologiche e spirituali; lo fa in modo da far sembrare sensato ciò che non lo è (nascondendosi dietro paroloni altisonanti come “iniziazione cristiana”, “kerygma”, “annunziare il Vangelo”, ecc.), persuadendo il soggetto tramite un indottrinamento che è pieno di contenuti eretici.
Così il fedele viene ingannato ed arriva a ritenere plausibile l'improponibile.

Ma non stentiamo oltre, rileviamo le parole incriminate riguardo l'evangelizzazione, che kiko arguello ha pronunciato in più occasioni con ostinatezza. Queste, nello specifico, giungono dal mamotreto della convivenza di Inizio Corso 2017/18:
«Per questo Cristo dice alla fine dei tempi:
“Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere”.
Chi ha dato da mangiare a questi poveri che vanno senza borsa, senza denaro, senza nulla? Se non li accolgono muoiono nel freddo della strada, se non gli danno da mangiare muoiono. “E quando lo abbiamo fatto?”. “Quando lo avete fatto a uno dei miei fratelli più piccoli”. Infatti questi fratelli più piccoli non sono prima di tutto i poveri della strada, sono gli evangelizzatori che manda Cristo come gli ultimi della terra. Per questo per annunziare il Vangelo noi itineranti andiamo senza nulla, non abbiamo soldi, non abbiamo nulla, non per virtù, ma perché è una essenzialità del mistero cristiano. Alla fine dei tempi gli uomini saranno giudicati non per il sociale, non per la politica, no. Saranno giudicati se hanno rifiutato o accettato questi poveri che Dio ha inviato senza soldi e senza bisaccia.
Volete che vi faccia un esempio? Io sono arrivato a Roma senza sapere l’italiano, senza una lira, con Carmen. Visto che nessun parroco voleva una iniziazione cristiana, perché dicevano: “Uh, questo è molto buono per la Spagna, qui abbiamo l’Azione Cattolica, non abbiamo bisogno”, allora siamo andati a vivere con i poveri, aspettando che Dio ci chiamasse. Bene, un gruppo di giovani della parrocchia dei Martiri Canadesi mi ha accolto, un gruppettino ha accolto me e guardate: tutta l’Italia è piena di comunità, tutta! E tutta l’Europa. Solamente per aver accolto questo povero»
Nell'immediatezza è possibile notare l'associazione che kiko fa tra il povero reale ed il "povero" kikiano , vale a dire un "povero" costruito sulle esigenze di kiko, che vive una precarietà predeterminata e artefatta, artificiale e insensata. Ma se i suoi sudditi vengono spronati ad evangelizzare lui si guarda bene dall'aggregarsi, mantenendo una vita benestante al riparo da possibili inconvenienti.
Ma la metodologia del "Qui e ora" che arguello sfrutta per stimolare una vocazione in tempi precoci, germina confusione e consenso. Quindi la gente parte, allucinata da una vocazione montata pezzo per pezzo dal cammino, per evangelizzare con metodi discutibili.

Kiko - ragazzo della via Gluck:
passano gli anni e ne ha fatta, di strada!!
Il guru, usufruendo delle Sacre Scritture, esprime un suo pensiero come fosse una verità divina rivelata, impartendo ai versi del Vangelo di Matteo un'accezione scorretta:
"Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere".
I versi evangelici indicano soprattutto i membri più abbandonati della comunità, i disprezzati che non hanno posto e non sono ben ricevuti (Mt 10,40). Gesù si identifica con loro. Ma non solo questo. Nel contesto più ampio della parabola finale, l'espressione "miei fratelli più piccoli" si allarga ed include tutti coloro che non hanno posto nella società. Indica tutti i poveri, i "giusti" ed i "benedetti dal Padre mio", tutte le persone di tutte le nazioni che accolgono l'altro in totale gratuità. E quando mai kiko ha esortato a prendersi cura dei più indigenti? Quando mai i "piccoli" del cammino sono stati sostenuti e aiutati realmente? Semmai disprezzati: "sei una nullità, un verme. Non vali a niente!". Oltraggiati nel foro interno, devastati nella spiritualità, impoveriti materialmente e scalfiti nella psiche.
Ma kiko non evita solo i veri poveri della comunità: evita soprattutto i poveri estranei al cammino, i bisognosi veri.
Le parole di elogio arguello le riserva a coloro che agevolano il proselitismo e compiono i suoi affari senza batter ciglio.

Tralasciando la penosa sceneggiata che ha contraddistinto i neocatecumenali l'estate del 2017, in cui a pochi km da casa hanno ostentato la loro scipitezza “evangelizzando” per 7 giorni senza borsa nè bisaccia”, ma con risorsa (divina provvidenza del bancomat) e occhiataccia (quella delle persone da loro molestate), ci soffermiamo sulla presunzione senza minimi termini del "profeta" e delle bestialità senza frontiere da lui espresse.
Quindi kiko ritiene che la comunicazione tramite linguaggio sia superflua, che la sua mancanza si possa sopperire tramite i segni, i simboli del cammino ovviamente. Tanto, poi, lo Spirito Santo penserà al resto, no? Un po' mediocre come ragionamento, una sfida a Dio, ridotto a servo delle follie di arguello, ridotto a dover bilanciare le circostanze.

Dare assenso alla povertà che Cristo richiede non corrisponde a travestirsi per apparire, ma essere sotto una luce differente in senso spirituale.
Famiglie intere mandate allo sbaraglio
Compete a tutti noi, come impegno quotidiano, portare il Vangelo alle persone con cui ciascuno ha a che fare, tanto ai più vicini quanto agli sconosciuti. È la predicazione informale che si può realizzare durante una conversazione ed è anche quella che attua un missionario quando visita una casa. Essere discepolo significa avere la disposizione permanente di portare agli altri l’amore di Gesù e questo avviene SPONTANEAMENTE in qualsiasi luogo, nella via, nella piazza, al lavoro, in una strada. Non vi è bisogno di disfarsi della propria vita e identità coinvolgendo i propri cari e sconvolgendoli, come accade nel cammino. Famiglie intere che si spostano dalla propria casa obbligando i figli e molte volte anche il coniuge non prettamente convinto, dissestando la stabilità familiare. La precarietà li colpisce e la serenità viene sfaldata lasciando il posto ad un fulcro unico, il cammino. Ecco il pensiero primario delle famiglie evangelizzatrici di arguello. Mentre la famiglia si disintegra nuove comunità nascono.

Ma la questione che riesce a far regredire ancor di più kiko allo stato dell'uomo delle caverne, è la sua pretesa che gli evangelizzatori si trasferiscano in luoghi lontani pur non conoscendo la lingua. kiko si auto esalta, ponendo come esempio sempre e solo se stesso. Ma uno spagnolo che viene in Italia con il fine di creare un meccanismo che lo realizzi è normale riesca a gestirsi e ad imparere la lingua, infondo le radici latine di entrambe gli idiomi agevolano. Ma avrei voluto vederlo in Sri Lanka... Mettiamo che il Vaticano si trovasse in Vietnam, altro che cammino neocatecumenale! Ma che poi che si autoelogia a fare siccome dopo 50 anni non sa ancora parlare decentemente l'italiano? Va bene, lasciamo stare i quesiti e proseguiamo discutendo dell' irresponsabilità delle famiglie catecumene.

Partiamo da due testimonianze.
Per agevolare lo scorrimento faremo una sintesi di entrambe le testimonianze  rilevando le parti più interessanti. Per intero le potrete leggere nei link che seguono (link Ignazio/Giovanna) (link Luigi/Patrizia):
"Ignazio e Giovanna sono partiti per la Repubblica della Georgia (ex Unione Sovietica) nel giugno 2006 senza conoscere una parola della lingua locale e lasciando tutto quello che avevano costruito in tanti anni di duro lavoro.
Rivela Ignazio: «Era dal 1998 che sentivo la spinta interiore a partire. Espressi questo desiderio a mia moglie che però, in quel momento, non sentiva questa esigenza» (non osiamo immaginare le litigate durante gli scrutini sulla questione ndr.).
E Giovanna dice: «Ma il Signore ha lavorato e nel 2005 durante una convivenza scrutando la Parola di Dio ho sentito la chiamata a cambiare vita e a partire.
Quando confidai questo moto interiore, Ignazio fu contentissimo e manifestammo questo desiderio ai nostri fratelli di comunità».
Alla famiglia capitò come destinazione la Repubblica di Georgia, dove si diressero con la figlia dodicenne. Trovarono abitazione in un casermone di cemento in stile sovietico alla periferia della capitale. Giovanna lasciò il suo lavoro di insegnante elementare e Ignazio di socio in un'azienda che produce infissi.
Vendettero anche il loro grande appartamento
Quindi abbandonarono le loro sicurezze per esaltazione... forse vocazione (ma che tipologia di vocazione? Forse falsa vocazione kikiana? La Chiesa non costringe mai a tanto ma richiama alla responsabilità, rivolgendosi in principal modo alle famiglie, soprattutto se con prole al seguito, poiché il matrimonio è un sacramento e il primo dovere dei coniugi è verso i figli).

Eucaristia privata per famiglie in missione
Questa povera creatura, la figlia dodicenne, è stata costretta a dirigersi nella freddura delle mura di cemento di un casermone in stile sovietico, abbandonare le sue radici, la scuola, i riferimenti, la LINGUA! Si, perché ricordiamo che il georgiano è una lingua che non ha affini e si scrive utilizzando un alfabeto particolare.
Il vero sacrificio lo compiono i bambini, vittime di genitori idolatri ed esaltati e di kiko, egoista e destabilizzato mentalmente dal suo ego e dalla sua smania di grandezza.

Altra testimonianza:
"IO AVEVO UNA SOCIETA` DI IMPIANTI ELETTRICI INDUSTRIALI E PATRIZIA ERA CASALINGA E FACEVA LEZIONI DI DOPOSCUOLA IN CASA.
SIAMO STATI INVIATI IN GIAPPONE DAL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II,COME FAMIGLIA MISSIONARIA,NEL GENNAIO DEL 1991.
NELL’AGOSTO DELLO STESSO ANNO SIAMO ARRIVATI AD HIROSHIMA DOVE, ACCOLTI DAL VESCOVO MONSIGNOR MITSUE, CON ALTRE 5 FAMIGLIE(UNA ITALIANA E QUATTRO SPAGNOLE) ABBIAMO INIZIATO A LAVORARE NELLA ZONA A NOI AFFIDATA.(ITSUKAICHI).
I NOSTRI FIGLI,ALLORA TRE,OGGI SETTE (PIU` TRE IN CIELO) SI SONO INSERITI NELLA SCUOLA GIAPPONESE FIN DALLE ELEMENTARI CHE DURANO SEI ANNI.
POTETE IMMAGINARE LE DIFFICOLTA` AVUTE SIA CON LA LINGUA CHE CON IL SISTEMA SCOLASTICO MOLTO DIVERSO DA QUELLO ITALIANO.
NOI SIAMO ARRIVATI IN GIAPPONE SENZA SAPERE LA LINGUA.
PER LUNGO TEMPO NON E` STATO POSSIBILE FARE NIENTE, PERO` RINGRAZIANDO IL SIGNORE ADESSO FACCIAMO DELLE LEZIONI DI ITALIANO E QUESTO CI PERMETTE DI AVERE UN PO DI RESPIRO ANCHE SE NON E` UN LAVORO CONTINUATIVO. RINGRAZIANDO IL SIGNORE LA PRECARIETA` NON CI ABBANDONA E QUASTO PUO` SEMBRARE STRANO MA E` UN GRANDE AIUTO PERCHE DOBBIAMO SEMPRE SPERARE NEL SIGNORE".
Capite? Dilettanti allo sbaraglio, partono all'avventura senza conoscere né lingua, né usi e costumi (è il modo migliore per perdere tempo una volta arrivati): “siamo stati inviati dal Santo Padre”, cioè da kiko arguello.

Uno dei problemi maggiori è la lingua, le difficoltà si presentano nel campo della scuola, del lavoro e altro. Il cammino non garantisce alcuna preparazione al riguardo, quindi, questo trasferimento sconsiderato si rivela un'impresa destabilizzante per l'intero nucleo familiare.
Anche in questo caso la lingua determina difficoltà di comprensione e gestione, in un paese lontano in cui la famiglia si ritrova catapultata con violenza forse inaspettata, con conseguenze rilevanti sul morale dell'intero nucleo. Ma qualche comunità è nata, i fratelli di Napoli sono contenti e kiko ancor più, chissenefrega del resto.

Ma per riproporre i versi del Vangelo di Matteo, preso in considerazione da kiko, essi spiegano che quando il "giudice" apparirà, gli uomini si accorgeranno di averlo già incontrato, sulla loro strada, ogni giorno della loro vita. Ogni momento, quando ci troviamo di fronte al nostro prossimo, siamo di fronte al Giudice del cielo. Il giudizio e l'esito finale è già adesso: l'istante presente, nella sua apparente banalità, è decisivo, perché realizza nella piccolezza dell'incontro concreto dell'uomo con l'uomo, la presenza misteriosa dell'incontro con un Dio che nel Figlio dell'uomo continua a rivelarsi come infinita circolazione d'Amore. La banalità di un incontro casuale dinanzi a casa, o al bar a pochi metri dalla scuola di un figlio... non esiste alcun bisogno di finire in Giappone per realizzare quello che Dio chiede ad ogni uomo.

Kiko in una studiata posa "alla Charles de Foucauld"
nelle "grotte" di Murcia
Nella sua biografia kiko si propone come l'erede di Charles de Foucauld, se ne vanta appropriandosi delle sue gesta. Perchè kiko è così, si attibuisce meriti non suoi per non sforzarsi a realizzare opere sante.
Ma, in realtà, nulla accomuna i due.

Ogni volta in cui presenta e si vanta delle proprie Missio ad Gentes, Argüello ripete sempre la medesima manfrina, come in questo articolo:

Come è possibile questa attitudine alla rinuncia,  così come assumersi le difficoltà di ricominciare in un paese del quale non si conosce neppure la lingua?
Gli chiesero.
Kiko Argüello spiegò che "è Dio che si incarica di aprire tutte le porte" e riprese un'idea di Charles de Foucauld, di cui si riconosce discepolo.
"Non si può annunciare il Vangelo come un conquistatore, ma come un povero. Non c'è maggior povertà che non conoscere la lingua".

Sappiamo invece che non c'è nulla di così diverso rispetto all'idea di Kiko, quanto la spiritualità del beato Charles de Foucauld!
Lo scopo primo della sua missione infatti non era l'evangelizzazione, ma la condivisione e l'apprendimento della lingua dell'altro, così da porsi sullo stesso piano, per vivere uno scambio sempre più reciproco ed autentico. Per fare del bene alle anime, bisogna poter parlare ad esse, e per parlare del buon Dio e delle cose interiori bisogna sapere bene la lingua.

Non c'è nulla poi di così antitetico a Kiko come la sua idea di povertà!
Dice infatti Charles de Foucauld sulla povertà:
"Abbiamo non già una povertà di convenzione, ma la povertà dei poveri. La povertà che, nella vita nascosta, vive non di doni né di elemosine né di rendite, ma solo del lavoro manuale".

lunedì 19 febbraio 2018

Il sommo Pasqualone alle crociate neocatekike

Passa un giorno, passa l’altro
Mai non torna il prode Anselmo,
Perché egli era molto scaltro
Andò in guerra e mise l’elmo...

Mise l’elmo sulla testa
Per non farsi troppo mal
E partì la lancia in resta
A cavallo d’un caval.
Questo è l'incipit della "Ballata del prode Anselmo", poesiola che narra le disavventure di un crociato un po' particolare partito per la TerraSanta e purtroppo mai più tornato alla sua magione perché impossibilitato a bere a causa di un forellino sul fondo dell'elmo.

La storia  che intendiamo raccontarvi per fortuna ha invece avuto un epilogo più fortunato, anche se ci ha ricordato moltissimo la vicenda del crociato imprevidente ed anche altre storie che fanno ormai parte del nostro italico immaginario collettivo e che sveleremo nel corso del racconto.
Ecco la vicenda, raccontata per sommi capi e da noi commentata e illustrata.

Lo scorso settembre, dopo tre giorni di ritiro preparatorio per la grande missione The Neocatechumenal Hunger Games denominata "due a due" in un albergo di Avellino, il prode Anselmo con un fido compagno sono stati inviati, per sorteggio, verso  una destinazione lontana e sconosciuta: nella fattispecie a San Giorgio a Cremano, ridente località dell'hinterland napoletano.

I due crociati partirono, così come riportato:
"senza danaro né cellulare, per essere fedeli a quanto raccomanda Gesù nel Vangelo: 'Non portate borsa, nè bisaccia, né calzari…'. In tasca solo il danaro necessario ad acquistare i biglietti di andata e ritorno Avellino-San Giorgio a Cremano. Quello che è avanzato, appena giunti a San Giorgio, lo abbiamo messo nella cassetta delle offerte per i poveri nella prima parrocchia incontrata. Con noi avevamo solo gli indumenti intimi e i documenti di riconoscimento. Abbiamo indossato lo stesso pantalone e maglietta per tutti i sette giorni della missione".
La città di Costantino
nello scorgerlo tremò
brandir volle il bicchierino
ma il Corano lo vietò.
Il Sultano in tal frangente
Mandò il palo ad aguzzar, 
Ma l'Anselmo previdente
Fin le brache avea d’acciar.

E infatti, giunti nella città ostile (una città che non ha neppure una comunità del cammino neocatecumenale è paragonabile all'Islam affrontato dal prode Anselmo):
"come ci era stato raccomandato dai catechisti, la prima cosa fatta è stata recitare una preghiera di esorcismo contro i demoni che popolano quella città".
Ed è qui che l'immagine del prode crociato sfuma per lasciare spazio all'esorciccio!


L'esorciccismo fu d'effetto, a quanto pare, perché fece sorgere di punto in bianco in San Giorgio a Cremano, precedentemente sede di demoni peggio che Sodoma e Gomorra, un convento di suore, il convento delle Adoratrici Crocifisse dell’Eucarestia, presso le quali i due esorcicci andarono a pranzare e a fare colazione per l'intera settimana (gratis) e altrettanto gratuitamente avrebbero potuto pernottare se, come Totò in "Un turco napoletano", avessero finto d'essere eunuchi, ma il fatto d'essere maschietti impedì il provvidenziale accomodamento.

E, a questo proposito, immaginiamo ora i nostri due crociati-esorcicci nei panni di Totò e Peppino "sbarcati" a Milano.

Non per nulla la Madre Superiora, guardandoli meglio, pare abbia esclamato:
"Oddio, siamo alla fine dei tempi!”.
I nostri eroi collegano questa frase al loro aver preso il vangelo alla lettera sulle orme di San Francesco, noi nutriamo i nostri seri dubbi.

Fino a questo punto della narrazione infatti della loro missione ancora non abbiamo saputo nulla, in quanto nel racconto si afferma che le preoccupazioni erano di ben altro tenore:
"pur avendo la certezza almeno del pranzo e della colazione restava il problema di dove trascorrere la notte."

E qui la vicenda assume tinte da Natività: come gli albergatori di Betlemme che rifiutano l'ospitalità alla Sacra Famiglia, tutti i sei parroci delle sei parrocchie della cittadina, rifiutarono di dar loro un letto (sempre gratis), chi pretendendo di vedere il mandato del Vescovo (poiché i nostri eroi che in tutte le "catechesi" affermano tranquilli "ci manda il vescovo" naturalmente non l'avevano), chi chiarendo che riteneva la loro iniziativa "inutile e dannosa", chi proibendo loro tassativamente di disturbare con la loro "Buona Notizia" Kikiana i fedeli della parrocchia.

E così non restò loro che dormire sulle panchine, fino a che le due palme fuori da una porta fecero capire loro di aver trovato un adepto del cammino: egli trovò loro una sistemazione per la notte presso una sorella del Cammino (detta vedova di Sarepta) che sta a Portici e poi per le restanti notti presso un'altra famiglia del Cammino.

Naturalmente, prima di questo felice incontro, non mancano i racconti delle notti passate all'addiaccio, in zone di spaccio, identificati dalla polizia, disturbati dai curiosi che volevano sapere tutto di loro.

Per quanto riguarda la missione per cui si erano spinti nella demoniaca città di San Giorgio in Cremano, città con almeno trenta incesti al giorno secondo il beninformato Kiko Argüello, (c'era una missione? Quasi quasi l'avevamo dimenticato), ci furono tante porte in faccia da parte di persone che i crociati-esorcicci Totò e Peppino definiscono "comprensibilmente spaventate" al loro solo apparire.
Solo l'ultimo giorno una famiglia "toccati dallo stato in cui eravamo" (forse dalle suore si mangiava male e dai fratelli del cammino il letto era scomodo) li avevano fatti entrare.

A questo punto i nostri eroi ritornarono ad Avellino al ritiro con i fratelli missionari, dove avranno fatto a gara su chi fa il racconto più truce, congratulandosi a vicenda della propria missione a maggior gloria di Kiko.
Qui il nostro immaginario corre a Tartarino di Tarascona, paffuto personaggio nato dalla fantasia di Daudet le cui avventure, che egli raccontava con un bel po' di fantasia ai propri concittadini, vengono appunto definite "tarasconate".

A detta del prode Anselmo-esorciccio-Totò-Tartarino l'esperienza è stata utile perché "la scomodità, il non avere un letto dove dormire, la fame, il rifiuto, l’essere cacciati… Tutto questo salva le persone ... Non si può pensare di evangelizzare nella comodità senza rischiare mai nulla."

Ebbene, dal momento che casualmente sappiamo dove abita il prode Anselmo-eccetera-eccetera, ci siamo premurati di indicare sulla cartina quanto disti l'esotica città di San Giorgio a Cremano dal suo luogo di residenza, vicino alla quale anche è situata l'abitazione della "vedova di Portici di Sarepta"  che gli salvò la vita facendolo pernottare.



Eh sì... cosa non si fa per evangelizzare...una settimana di pranzi e colazioni gratis dalle suore a 6 chilometri da casa, un pernottamento in un quartiere limitrofo (forse per quella settimana aveva sub-affittato casa propria ad altri? Non lo sapremo mai).
È dura la vita del missionario lontano da casa... per fortuna c'è la Provvidenza divina... perché farsi qualche chilometro o qualche centinaio di metri per tornare a casa propria senza incomodare gli altri e farsi spesare il soggiorno avrebbe fatto fallire la missione!
Avrebbe infatti potuto capitare loro, a pochi passi da casa, la triste avventura del prode Anselmo:
Quando presso i Salamini
Sete ria incominciò
E l'Anselmo coi più fini
Prese l'elmo, e a bere andò.
Ma nell’elmo, il crederete?
C’era in fondo un forellin
E in tre dì morì di sete

Senza accorgersi il tapin

Passa un giorno, passa l’altro
Mai non torna il guerrier
Perché egli era molto scaltro
Andò in guerra col cimier.

Col cimiero sulla testa,
Ma sul fondo non guardò
E così gli avvenne questa
Che mai più non ritornò.
Invece, i crociati neocatecumenali ritornano, anche se di "buchi" ne hanno e ne fanno in ogni dove.

E quindi, alla prossima avventura!
Chissà quale sarà l'obbiettivo? Dove la sorte lo invierà? Fuorigrotta? Scampia? Posillipo? O a Ischia, dove fu missionario il fondatore sanKiko e si fece una mangiata con i fiocchi a spese del Vescovo?

Dovremo aspettare la prossima missione due a due, anche se ormai abbiamo capito da cosa essa trae il nome: "due Pasqualoni a due chilometri da casa" a spese delle suore, finchè ci cascano, visto che i parroci, furbi come tutti i preti, hanno tutti mangiato la foglia.

Arrivederci prode Anselmo, supremo e sommo Pasqualone, cavalier servente di Kiko e, all'occorrenza, anche cavallo e asino: alla prossima esaltante avventura!

(da un'idea di Lettore Napoletano)