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sabato 15 luglio 2023

Fatti concreti neocatecumenali

Qui la  versione inglese dell'articolo nel blog "Neocatecumenal Way in the USA"

Nel 2019 i giornali spagnoli titolavano: 

Scandalo a Yecla: Antonio, prete dei 'kikos', ha avuto rapporti sessuali con un minorenne
Il vescovo lo ha denunciato dopo aver saputo che aveva commesso presunti abusi sessuali su un minore. 


"Affettuoso, amichevole, divertente nelle Messe e con sufficiente empatia per raggiungere il più giovane del gregge": così alcuni membri dei 'kikos' definivano Antonio Lax Zapata: il sacerdote, parroco della chiesa di San Juan Bautista e  cappellano dell'ospedale Virgen del Castillo, legato al Cammino Neocatecumenale e condannato per aver commesso abusi sessuali su un minore
Nella cittadina di Yecla infatti c'è una numerosa comunità di 'kikos', ed anche nella amministrazione comunale ci sono diversi consiglieri aderenti al movimento neocatecumenale. "La notizia ci ha sorpreso molto", ammetteva una popolare sindaca che si faceva chiamare 'kika'. "Nessuno sospettava niente."
E quando mai i neocatecumenali non si sorprendono?

Il Lax, nato in Spagna, a Monteagudo (Murcia), era entrato in Cammino con tutta la famiglia e aveva attraversato l'oceano, inviato dalle estrazioni a sorte neocatecumenali, per frequentare il seminario neocatecumenale Redemptoris Mater di Medellín in Colombia -da cui proviene anche un altro presbitero abusatore- ed era stato ordinato sacerdote.

Dopo 15 anni in Colombia, dieci dei quali di Seminario, ritornato in Spagna nel 2006, faceva il presbitero presso due parrocchie considerate dei riferimenti per la comunità 'kika' e "partecipava attivamente ai ritiri spirituali, ai viaggi e ai raduni dei membri del Cammino Neocatecumenale."

Il suo profilo personale su LinkedIn era corredato da una foto con in braccio un bambino nudo che sta per avvicinare al fonte battesimale: e anche questo particolare non deve aver colpito favorevolmente gli inquirenti.

Di fatto, il Lax aveva stretto amicizia con un ragazzo minorenne e, in breve tempo, l'amicizia si è trasformato in abuso sessuale. Così, al termine del processo, nel 2022 viene condannato a sette anni e nove mesi di reclusione per pedofilia.

Ma a febbraio 2023 nuovamente i giornali spagnoli parlano del presbitero kiko: il tribunale provinciale di Murcia infatti a febbraio 2023 lo ha condannato a ulteriori nove anni e due mesi di carcere  per aver abusato sessualmente di altri due minori sempre in qualità di presbitero a Yecla,  diocesi di Cartagena.

Un altro presbitero benedetto da Kiko nella convivenza di giugno 2023

La sentenza, pubblicata il 9 marzo 2023, lo considera autore di due reati di abuso sessuale: uno nei confronti di un minore di 13 anni e un altro nei confronti di un ragazzo di 16 anni. In entrambi i casi, il presbitero ha approfittato del suo status sacerdotale. Oltre alla pena detentiva, Lax deve risarcire le due vittime con 8.200 euro.

L'imputato aveva fatto amicizia nel 2013 con le famiglie dei minori, che ha portato in macchina a pescare o al mare, li ha invitati a un gelato e ha dato loro dei baci. Secondo la sentenza, il sacerdote ha avuto anche conversazioni di contenuto sessuale con i minori, in cui ha chiesto loro informazioni sulle dimensioni del loro pene o sulla frequenza con cui si masturbavano (forse li preparava per le domande di rito degli scrutini del secondo passaggio?).

La sentenza, che non è definitiva e ammette un ricorso dinanzi alla Corte Superiore di Giustizia della Regione di Murcia, si basa sulla testimonianza delle vittime, ritenuta attendibile e credibile, e sul riconoscimento di parte degli atti da parte del accusato.
Se la condanna  diverrà definitiva, i nove anni di reclusione si assommeranno ai sette anni e nove mesi già comminati per l'altro caso di abuso sessuale. Tuttavia, il presbitero non è ancora entrato in prigione.

 


Un comunicato della Diocesi di Cartagena esprime solidarietà alle vittime del presbitero, depreca che cattivi esempi di questo genere offuschino l'opera  del clero diocesano, ribadisce che il proprio impegno è  volto a sradicare ogni comportamento contrario alla dignità della persona, soprattutto se fragile e minore; informa infine che il presbitero  attualmente  è  sospeso e sottoposto a processo canonico, ancora in corso.

Nota Bene: la Merkabà neocatecumenale aveva destinato il Lax Zapata provvidenzialmente al seminario RM neocatecumenale di Medellín in Colombia: se fosse rimasto là, pur macchiandosi di pedofilia, avrebbe avuto miglior destino.

Infatti un suo collega neocatecumenale, il presbitero neocatecumenale Harold Casellas Triviño, ordinato negli stessi anni del Lax Zapata, con una condanna sulle spalle per pederastia a carico di una bambina di 11 anni già dal 2015, prima è stato sollevato dalla parrocchia e incaricato della formazione presso il Seminario RM di Medellín, poi, con un escamotage giuridico, inviato in una casa di recupero per sacerdoti a Copacabana; attualmente  risulta latitante e a suo carico sono stati spiccati anche recentemente diversi mandati di cattura. La ferrovia sotterranea per predatori sessuali è ancora perfettamente funzionante.


(Notizia tratta da Cruxsancta)

martedì 27 giugno 2023

Assurdo questionario per presbiteri formati nei R.M. di Kiko. Il nulla autoreferenziale.

Volentieri pubblichiamo, secondo i desiderata di chi ce lo ha fornito, il questionario della Convivenza di Presbiteri formati nei Seminari Redemptoris Mater tenutasi a Porto San Giorgio lo scorso giugno.


il foglio "trafugato" (*)

Già questo è molto strano, una Convivenza di Presbiteri il mese di giugno, quando si svolgeva solo la convivenza conclusiva dell'anno sociale con gli itineranti. A settembre si è sempre svolta la convivenza con i Rettori e poi con gli aspiranti al seminario, per rimpinguare i numerosi R.M. moltiplicatisi negli anni per il mondo intero senza alcun criterio, e oggi sempre più poveri di vocazioni. Questo è un dato certo e incontestabile.

"Abbiamo voluto radunarvi per ascoltarvi e per sentire cosa pensate.
"Questo ascolto è per noi molto importante"

Ma quando mai è stato importante per Kiko ascoltare? Ascoltare chi liberamente si esprime a proposito della sua esperienza del cammino? Libero dagli orientamenti inculcati? Dalla chiave di lettura unica data? Quella di Kiko: l'ispirato, colui che la Madonna ha scelto: lui solo!
Tutti gli altri sono "chiamati" "eletti" per mezzo di lui e... in vista di lui. Non hanno voce in capitolo.

Per questo Kiko ha coniato l'obbedienza totale a lui - l'iniziatore - come carattere distintivo e qualificante, l'unico che legittima la sopravvivenza dell'adepto. E chi esce dallo schema, prima o poi va via o viene malamente cacciato fuori. Il nulla autoreferenziale.
Sconcerta vedere che non cambia mai nulla.
Un questionario aiuta negli studi di settore. Fornisce materiale prezioso per una corretta analisi, indica soluzioni e delinea gli indirizzi futuri.
Ma non c'è onestà nei vertici del Cammino.


Gran presa in giro e assurda perdita di tempo quella di un questionario neanche a risposta multipla da due o tre opzioni almeno. La risposta è unica e obbligata.
È così rigidamente strutturato il Cammino e chiuso nel suo perimetro che una sola nota stonata lo manda in malora. O è così o non è. Nel suo angusto confine si consuma lo snaturamento progressivo e irreversibile della persona. Il fratello non conta nulla. Il presbitero meno di nulla.
Carmen insisteva che, non a caso, egli è chiamato ministro da 'minus' il più piccolo ma... nel senso peggiore.
E dunque, se il neocatecumeno non deve pensare il presbitero deve dimenticare di avere un cervello prima di mettere piede in un R.M...
Tutto, poi, lo soluziona l'obbedienza cieca.

Che senso ha un questionario? Solo l'ennesima beffa.
Se leggiamo, persino noi che abbiamo lasciato il Cammino da 2 decenni ci ritroviamo reimmersi nell'inconfondibile humus sangiorgese, che troppo ben conosciamo, come se non fosse passato nemmeno un sol giorno.
E restiamo sgomenti.

Cammino di che? Itinerario di cosa?
L'immobilismo ingessato è la cifra costante di un falso storico clamoroso che ancora inganna perfido, dentro e fuori il contesto.
"Siamo tutti in ascolto del Signore"
No. Kiko è il solo che ha il privilegio. E tutti ascoltano lui.
Tutti ci applichiamo a capire cosa Dio vuole da noi? Dal Cammino? Dai Seminari? Ma quando mai? Kiko solo lo sa! E lo comanda.
Quante volte gli abbiamo sentito dire, mentre lo guardavamo con gli occhi sbarrati per lo stupore: "Non vi scandalizzate! Dio ci ispira altro!".
...E il Cammino finisce e il catechista va via, come straccio che non serve.
No, il Cammino non finisce e il catechista resta qui.
...E il Seminario, diverso da tutti gli altri dei vari ordini religiosi, è diocesano, sottomesso al Vescovo più di tutti.
No, al presbitero ordinato Kiko sfacciatamente dice: "Obbedisci a noi o al Vescovo?"

E poi quel "come ben sapete".
Che altro significa se non che tutto già è bello e ispirato?

Irruenza degli Iniziatori: Carmen straparla,
il ghigno di Kiko, l'appoggio beota di Mario Pezzi.
 
I R.M. "per la missione universale della Chiesa" che nel gergo neocatecumenale significa 'per l'itineranza'.
E tutto si esaurisce - alla fine - nel piano espansionistico di Kiko e per la sua gloria.

Scomodano la PRESBYTERORUM ORDINIS n.10 (7 dicembre 1965) quando fa comodo a loro! (allora sì che tornano anche alla preistoria!)
I presbiteri sono per la missione universale della Chiesa e a servizio della Chiesa universale.
 
Eppure San Giovanni Paolo II in un discorso del 18 marzo 2004, abbastanza lapidario, presso il Seminario R.M. di Roma aveva loro ben spiegato cosa si dovesse intendere per missione universale:

"Occorre evitare una falsa alternativa tra il servizio pastorale nella Diocesi a cui appartenete e la missione universale, sino agli ultimi confini della terra, che è radicata nella stessa partecipazione sacramentale al sacerdozio di Cristo e a cui voi siete particolarmente preparati attraverso l’esperienza del Cammino Neocatecumenale.
La vostra concreta destinazione compete infatti al Vescovo, che ha a cuore sia le necessità della propria Diocesi sia le esigenze della missione universale. Affidandovi in atteggiamento di fiduciosa e cordiale ubbidienza alle sue decisioni voi troverete la vostra pace e serenità interiore e potrete in ogni caso esprimere il vostro carisma missionario, dato che anche qui a Roma la pastorale è, e dovrà essere sempre più, caratterizzata dalla priorità dell’evangelizzazione."

Sono passati vent'anni, cambiati due pontefici, e questi semplicissimi concetti non sono stati ancora compresi e digeriti.

Nessun neocatecumeno sa bene infatti cosa sia, se non l'evangelizzazione del cammino agli ordini di Kiko inviati per sorteggio, salvo eccezioni.

E il Cammino, nato per sciogliersi nella Parrocchia al servizio e in obbedienza al Parroco, travalica i confini diocesani, scavalca a piè pari anche i Vescovi e si lancia alla conquista.

... e giulivi gli fanno corona, come tutti i "servi sciocchi"....
"Abbiamo voluto radunarvi per ascoltarvi e per sentire cosa pensate."
"Questo ascolto è per noi molto importante"
Mai sentita frase più ipocrita.
Provate a dire quel che pensate senza remore, e vedrete!
Provate a rispondere non sempre con la stessa pappardella inculcata, lezioncina diligentemente imparata a memoria. Provate a esprimere il vostro pensiero in proposito: Che vi sentite prima Chiesa e poi del cammino. Che siete finalmente passati dal cammino alla Chiesa Universale, e vedete come vi si rivoltano contro.
"Chi sei tu senza di noi?"
"Ritieni di essere più intelligente di noi?"
"Vuoi farti il TUO cammino? Il tuo orticello? Il tuo regno?"
"Dì un pò! Ti sei forse messo d'accordo col Vescovo? Che non ti lascia partire? Non ti lascia per itinerante? Ti vuoi fate la tua parrocchietta? Il tuo incarico diocesano?"
Quante ne abbiamo sentite così! E anche peggio.
 
Eppure anche Papa Benedetto  XVI, nel 2009, aveva ricordato a Kiko e ai "formatori" del Cammino che l'obbiettivo  primario a cui dovevano mirare fosse quello di "preparare presbiteri ben inseriti nel presbiterio diocesano e nella pastorale sia parrocchiale che diocesana."

No. Non è prevista risposta libera né multipla, al questionario.
La risposta è una.
Kiko trionfi e comandi su tutti, anche sulla Chiesa per mezzo vostro.
Da bravi i presbiteri R.M. e gli itineranti di zona, influenzino i Vescovi a dovere, se sono davvero in gamba, e si faccia tutto come Kiko vuole.
Lui solo è il profeta, colui a cui Dio parla per tutti.

"Perchè Dio vi ha dato doni immensi": Battesimo e Presbiterato, ma tutto iscritto nel C.N., nella sua piccola comunità cristiana, dove Kiko impera e comanda. Dove SENZA obbedienza a lui NIENTE esiste.
Questa è finalmente la "grazia di stato" neocatecumenale.
 
Kiko benedice un sacerdote:
guardatelo, com'è contento!
Entrare nel merito delle domande è a questo punto la cosa più lineare e semplice del mondo. Vediamo.

 

 

Domanda 1
Ci troviamo in un momento storico difficile: la pandemia, la guerra in Europa, la situazione della Chiesa, con il segnale del Sinodo tedesco, lo svuotamento delle chiese e le ideologie che si stanno imponendo in tutte le nazioni: l’ideologia del genere, i diversi concetti di famiglia, ecc. In questo contesto e alla luce della tua esperienza qual è, secondo te, la missione che il Cammino ha oggi nella Chiesa?

Risposta: Evangelizzare dove Kiko mi mandi.

Domanda 2
Prima di essere destinato al Seminario in cui sei stato formato, ti è stata rivolta questa domanda: “Sei disposto ad offrire la tua vita per la nuova evangelizzazione dovunque Dio voglia?”. Credi che in te si stia realizzando questa prima chiamata? Pensi che un tempo di missione potrebbe essere per te un aiuto nel tuo ministero?

Risposta: Nell'ordine ai tre interrogativi:
 
                 Sì .
                 Sì .
                 Sì, Sì!!!

Domanda 3 
Di fronte al cambio epocale di fine della cristianità, credi che i metodi pastorali che vengono proposti nelle Diocesi rispondano a questo cambio? Come vivi la necessità di servire la pastorale parrocchiale e la chiamata al servizio del Cammino Neocatecumenale?


Kiko benedice un sacerdote:
è proprio convinto di avere "il carisma"...

Risposta: Qui vale la pena ricopiare:

  • ...credi che i metodi pastorali che vengono proposti nelle Diocesi rispondano a questo cambio?

No, non rispondono affatto.

  • Come vivi la necessità di servire la pastorale parrocchiale e la chiamata al servizio del Cammino Neocatecumenale?


La vivo ponendomi in totale sottomissione e obbedienza ai miei catechisti e formatori del seminario e al Supremo Kiko, mio unico capo e padre nella fede, per sempre.

E che dire della frase posta tra virgolette e attribuita letteralmente al Papa Francesco?
" Kiko: mentre tu sei con noi, il Cammino è ancora in fase fondazionale "

A me pare solo il solito, squallido mettere le mani avanti, tipico di chi è avvezzo a dire tutto e il contrario di tutto. A cambiare le regole in corsa nelle sue virate spericolate. Deviare senza scrupoli dalla strada intrapresa, portando i pecoroni che lo seguono dietro a lui nel precipizio.

____________

(*)

Convivenza dei Presbiteri Formati nei Seminari Redemptoris Mater di Italia Porto S. Giorgio 11-14 giugno 2023

Questionario

Siamo tutti in ascolto del Signore, per capire cosa vuole Dio da noi, dal Cammino, dai Seminari Redemptoris Mater, che come ben sapete sono stati suscitati per la missione universale della Chiesa e si ispirano alla Presbyterorum Ordinis, n. 10, che afferma che i presbiteri sono ordinati a servizio della Chiesa universale. Come ha detto il Santo Padre, Papa Francesco: “Kiko: mentre tu sei con noi, il Cammino è ancora in fase fondazionale”. Abbiamo voluto radunarvi per ascoltarvi e sentire cosa pensate della missione del Cammino di aprire un itinerario di Iniziazione Cristiana nelle Parrocchie. Questo ascolto per noi è molto importante, perché Dio vi ha dato doni immensi: il vostro Battesimo — e la riscoperta di esso in una comunità cristiana nel Cammino Neocatecumenale — e il Presbiterato. Questi doni vi conferiscono una grazia di stato per il bene della Chiesa e l’edificazione della comunità cristiana.

1) Ci troviamo in un momento storico difficile: la pandemia, la guerra in Europa, la situazione della Chiesa, con il segnale del Sinodo tedesco, lo svuotamento delle chiese e le ideologie che si stanno imponendo in tutte le nazioni: l’ideologia del genere, i diversi concetti di famiglia, ecc. In questo contesto e alla luce della tua esperienza qual è, secondo te, la missione che il Cammino ha oggi nella Chiesa?

2) Prima di essere destinato al Seminario in cui sei stato formato, ti è stata rivolta questa domanda: “Sei disposto ad offrire la tua vita per la nuova evangelizzazione dovunque Dio voglia?”. Credi che in te si stia realizzando questa prima chiamata? Pensi che un tempo di missione potrebbe essere per te un aiuto nel tuo ministero?

3) Di fronte al cambio epocale di fine della cristianità, credi che i metodi pastorali che vengono proposti nelle Diocesi rispondano a questo cambio? Come vivi la necessità di servire la pastorale parrocchiale e la chiamata al servizio del Cammino Neocatecumenale?

domenica 5 marzo 2023

Dal blog di Denver: confessioni pubbliche inappropriate di adolescenti

 

"Nonna, che bocca grande che hai..."
Ci ha scritto dall'isola di  Guam Charlie White, l'autore del blog "The thoughtful Catholic" , di cui vi abbiamo proposto vari articoli dedicati alla tematica neocatecumenale, segnalandoci due blog curati da cattolici di Denver, Colorado (USA).
Denver, ci ricorda Charlie, è un "hub" del cammino neocatecumenale negli Stati Uniti, come Newark, nel New Jersey.
 
Come redazione di Osservatorio plaudiamo a questa iniziativa già avviata da tempo e linkiamo i due siti nella colonna sinistra della pagina di Osservatorio (visibile anche da  smartphone se lo si consulta in versione Desktop), per proporne la lettura ai nostri visitatori abituali e occasionali.
Ricordiamo che se si accede ai link con browser Chrome o altri browser abilitati è possibile averne la traduzione automatica in italiano.

Di seguito gli indirizzi dei due blog di Denver: 
 

Abbiamo iniziato a leggere gli interessanti articoli dei blog (si tratta infatti di due piattaforme diverse, che offrono al momento gli stessi contenuti) e vogliamo presentare, in traduzione, una scioccante testimonianza di confessioni pubbliche.
 
Sappiamo infatti che i neocatecumenali spingono i propri componenti - e non solo, nel ruolo di catechisti e animatori parrocchiali anche i parrocchiani, soprattutto i giovani - a confessare in pubblico i propri fatti privati (anche tramite specifici questionari) che generalmente dovrebbero essere rivelati solo al sacerdote nel segreto del confessionale.
 
Le confessioni pubbliche di cui si tratta in questo articolo sono però particolarmente odiose per la delicatezza  dei fatti esposti (vedi ad esempio un caso della parrocchia del Poetto a Cagliari che a suo tempo ha creato scalpore) e per l'età dei giovani protagonisti, oltre ad essere scandaloso il comportamento del sacerdote che le ha richieste con particolare insistenza - nel corso di una Messa e senza la presenza dei genitori dei minori -, del parroco e di un altro sacerdote (o presbitero) di una parrocchia, purtroppo, pesantemente  neocatecumenalizzata.
Il parroco in particolare l'abbiamo già conosciuto per i disastri provocati nelle parrocchie di San Giacomo e della Regina della Pace.
 
Apprezziamo in particolare il comportamento dell'autore della testimonianza e della moglie, che non si sono lasciati intimidire e hanno affrontato i presbiteri - purtroppo fanatici "kikos" apparentemente senza speranza di riabilitazione - denunciando l'accaduto all'ufficio per gli abusi sessuali della diocesi, ed anche la chiarezza con cui inquadrano l'accaduto con i giusti termini: si tratta di vero e proprio adescamento o, se non altro, di una porta aperta ad altre manovre adescatorie future di eventuali altri soggetti, appartenenti o meno al Cammino Neocatecumenale, ai danni di minori.
 
La diocesi sembra non aver preso molti provvedimenti in proposito, oltre al provvidenzialmente concomitante trasferimento del sacerdote che pressava i giovani per ottenerne inopportune confessioni; bisogna considerare infatti che molto probabilmente gli adolescenti erano "figli del Cammino" e che i loro genitori, abituati a certe forzature del foro interno, non abbiano fatto una piega, anzi: avranno dato man forte alle ragioni di presbiteri e catechisti prestando volentieri l'intimità dei propri figli allo "stupro" pubblico nella Casa del Signore.
 
Se però molti più  cattolici consapevoli ricorressero ai centri anti abuso (a proposito: voi li avete visti nella vostra diocesi?) il vento  comincerebbe a spirare in senso contrario alle brutte abitudini dei kikos, almeno nelle chiese se non nel chiuso delle salette.

Bambini coinvolti nelle 100 piazze neocatecumenali

Una storia personale : Nel febbraio di quest'anno, ero a Messa con la mia famiglia quando una ragazza di 15 anni è stata invitata a dare la sua "testimonianza" dopo l'omelia del sacerdote. Sebbene apparentemente fosse una testimonianza del potere salvifico di Dio nella sua vita, questa giovane ragazza ha confessato l'abitudine (si spera presumibilmente passata) della masturbazione. I suoi genitori non erano presenti, e quando tornò - sola - al suo posto, appariva ansiosa e preoccupata, come se fosse in grave difficoltà.

Un evento quasi identico si era verificato nel giugno precedente, con un ragazzo di 13 anni. In quel caso, il ragazzo era seduto - anche nel suo caso, solo - proprio dall'altra parte della corsia rispetto alla mia famiglia, quindi ho osservato molto più da vicino quanto fosse visibilmente scosso dalla propria esperienza. 

Nelle nostre rispettive professioni, io e mia moglie abbiamo lavorato entrambi a lungo con i giovani e siamo abituati a identificare segnali di paura o preoccupazione che indicano un inequivocabile disagio. Entrambi questi ragazzi hanno mostrato alcuni di questi segni.

Anche se a distanza di otto mesi, era sempre lo stesso sacerdote a celebrare la Messa corredata dalle testimonianze dei due adolescenti. In entrambi i casi lui li ha spronati insistemente - durante la Messa - perché trovassero il coraggio di raccontare le loro storie. 

Dopo il secondo episodio, l'ho affrontato dopo la Messa, chiedendogli se fosse a conoscenza del fatto che istruire i minori a fare dichiarazioni pubbliche del genere potrebbe facilmente essere considerato un comportamento abusante. In seguito, ho segnalato entrambi gli incidenti, e questo prete, all'ufficio per gli abusi sessuali della mia diocesi.

La notizia è arrivata al parroco e sono stato chiamato nel suo ufficio per offrire la mia versione della storia, poiché era tenuto a presentare il proprio rapporto sull'accaduto. Quello che non mi aspettavo era di essere messo sotto accusa. Sia il parroco che un altro prete hanno contestato la mia versione dei fatti, definendola infondata e diffamatoria - "Dio l'ha liberata da questo peccato, e tu ce la stai rigettando dentro!" 

Dicevano che se solo avessi saputo quanto spesso sentono i ragazzini parlarne tra di loro, o quanto spesso lo accusano in confessionale, avrei capito che non è poi un argomento tabù. Hanno riso alla sola ipotesi che tale testimonianza fosse inappropriata e ne hanno chiesto il motivo.  Secondo loro, osavo presumere di saperne più di San Paolo stesso, che ha confessato ai suoi fedeli le proprie lotte contro il peccato. 

Ho lasciato con rabbia quell'ufficio e non sono più tornato in quella parrocchia. Per quanto riguarda il mio rapporto fatto alla diocesi, presumibilmente (anche se non l'ho mai sentito ufficialmente) i sacerdoti Neocat hanno ricevuto una "bacchettata sulle mani" e sono stati incoraggiati a far "sottolineare maggiormente la misericordia di Dio" nelle loro testimonianze. Ma certo non una parola sulla cessazione immediata delle confessioni pubbliche inappropriate dei minori. E solo il Signore sa a cosa possono essere sottoposti quei due ragazzini (e altri) a porte chiuse!

A proposito: e il prete che ho affrontato e nominato nella mia denuncia ufficiale? Da qualche mese,sta "continuando gli studi" in un'altra diocesi a 1700 miglia di distanza. Ma sono sicuro che la cosa sia del tutto estranea ai fatti in questione...

Infine, racconto l'esperienza di un'amica ed ex neocatecumenale, che ha partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù 2016 in Polonia con il figlio di 12 anni. 

Mentre era lì, ricorda un discorso tenuto da  un sacerdote neocatecumenale con atti omosessuali descritti in modo esplicito - per fortuna non udito da suo figlio che in quel momento stava dormendo, anche se altre persone giovani e impressionabili certamente l'avevano sentito. 

Come le disse in seguito suo figlio, tuttavia, fu durante quello stesso viaggio che venne a sapere per la prima volta di altri comportamenti sessuali devianti, proprio dai suoi giovani compagni di viaggio.

Un'ossessione per il sesso. I dettagli più spaventosi dei tuoi peccati più depravati, rivelati a nudo non davanti al tuo confessore privato, ma tra i membri della tua comunità, e anche occasionalmente  agli inconsapevoli partecipanti alla messa domenicale. Confessioni senza veli e spesso esplicite, in diverse occasioni, di adulterio, fornicazione , masturbazione, pornografia e persino aborto.

Il Cammino desensibilizza i suoi membri, anche quelli più giovani e vulnerabili, al peccato sessuale. "È normale. Lo fanno tutti. Dio alla fine ti perdona e ti salva, quindi di cosa devi vergognarti?" 

QUESTO. È. ADESCAMENTO.

Quando rimuovi del tutto lo stigma sociale dagli atti sessuali depravati, stai abbattendo i meccanismi di allarme e le barriere di difesa che sono del tutto naturali e assolutamente necessarie ai ragazzi contro coloro che vorrebbero far loro del male. 

Anche se nessuno dei tre sacerdoti della mia ex parrocchia avesse mai messo le mani su un bambino, stavano implicitamente rendendo più facile a qualche malintenzionato il poterlo fare in seguito.

La definizione di "groomer" (cioè di adescatore) più votata da Urban Dictionary è: "qualcuno che costruisce una relazione di fiducia e connessione emotiva con un bambino o un giovane in modo da poter manipolarlo, sfruttarlo e abusarne".
Se consideriamo che non tutti gli abusi devono necessariamente essere sessuali, e non tutte le vittime sono necessariamente bambini, allora diventa ancora più chiaro: 

L'INTERO SISTEMA DEL CAMMINO È COSTRUITO PER ADESCATORI E ABUSATORI. 

Nessuno crea problemi di dipendenza e lavaggio del cervello come Kiko, Carmen e il Cammino. E nessuno manipola, sfrutta e abusa come Kiko, Carmen e il Cammino.

Il Cammino Neocatecumenale non si preoccupa degli abusi sui bambini. Si tratta, come affermato da JungleWatch , di una "organizzazione clandestina all'interno della Chiesa per trasferire, proteggere, ospitare oppure tenere sotto controllo, i chierici problematici". 

Ma come illustrano i casi della famiglia di Catanzaro e la mia esperienza sopra riportata, non è nemmeno necessario che si tratti di clero. Chiunque sia assetato di potere e abbastanza malato da entrare nel sistema può partecipare, apparentemente a proprio piacimento.
L'adescamento, l'abuso, l'occultamento nascosto e spudorato, le tattiche DARVO (acronimo che nasce dalle parole “Deny, Attack, Reverse Victim and Offender” - denigrare, attaccare e poi arrivare a far credere alla vittima di essere il carnefice), la progressiva normalizzazione, l'indifferenza, i compensi, i giochi di potere e quanto di sordido tutto ciò comporta ... Tutto questo deve finire!

 (da: The American Way)

sabato 18 febbraio 2023

Sacerdote, chi sei?

Con umiltà mi rivolgo a ciascuno di voi come un fratello, un amico, un padre e un condiscepolo di Gesù Cristo, per meditare insieme sul dono meraviglioso che ci è stato dato: il sacerdozio.
(Robert Sarah)

"Per l'eternità - (Meditazioni sulla figura del sacerdote) " è un libro formativo e contemplativo composto dal Cardinale e arcivescovo cattolico guineano Robert Sarah. Si tratta di un'opera pregiata, pervasa di umiltà e amorevole premura, che esordisce con una dedica limpida e immediata:

- "a tutti i seminaristi".

La voce dell'autore è correlata dall'eco inesauribile dei Santi; una voce unica e spiritualmente salutare che si fa spazio in un tempo in cui "l'ombra della notte incombe sulla vita dei sacerdoti" (pag. 7).

L'argomento è delicato e serio ed il suo valore vitale. Per questo ritengo interessante, nonché necessario, leggere con occhio partecipe e appassionato le righe stilate dal Cardinal Sarah, le quali risultano essere rivolte anche al cammino (essendo una realtà interna alla Chiesa Cattolica).

L'introduzione del libro, redatta sempre dall'autore, di già dispiega le ali della verità più cruda conducendo l'attenzione sulla dura, anzi sanguinaria, realtà dell'oggi:

- "Non c'è settimana in cui non si diffonda la notizia di un caso di abuso sessuale o di corruzione. Si deve guardare in faccia la realtà, il sacerdozio sembra vacillare".

Ebbene, il peccato gravissimo, umanamente imperdonabile, che bisogna addebitare anche ai sacerdoti che hanno accolto la dottrina neocatecumenale, è quello di aver seminato e diffuso l’idea che tutti gli istinti siano buoni perché la natura umana sarebbe di per sé innocente, dando l’esempio d’un modo di porsi di fronte alla vita che non ha più nulla di spirituale, ma prettamente terreno: come se il destino umano si compisse quaggiù, in questa povera carne peritura. La tragica realtà degli abusi su minori e persone vulnerabili, esercitata da sacerdoti o da figure portanti di un certo ambiente ecclesiale, anche espressa in omertà o protezione dei colpevoli, è una delle ferite più gravi del corpo mistico di Cristo. E tra le pagine più oscure della storia del cammino troviamo proprio quella relativa a questo genere di violenza.

Robert Sarah prosegue con tono severo e spedito:

- "Il sacerdozio, il suo statuto, la sua missione, la sua autorità, sono messi al servizio di quanto c'è di peggio al mondo. Il sacerdozio è stato strumentalizzato per nascondere, insabbiare, e persino giustificare la profanazione dell'innocenza dei bambini"

Non esiste ragionamento che possa chiarire adeguatamente il dramma in esame, perciò lascerò la parola ad un padre che ha veduto con i propri occhi la sofferenza più logorante attraversare l'anima dei suoi figli. Discutiamo di bambini innocenti abusati da un catechista del cammino e ulteriormente seviziati, nell'ambito dell'interiorità, da alcuni sacerdoti assecondanti il contesto settario, questi ultimi colpevoli di aver ostacolato il procedere della giustizia e di aver indicato, con l'indice autoritario, la porta d'uscita della chiesa. Circostanza che ha allontanato dai Sacramenti l'intera famiglia.

Il padre si esprime con dolorosa schiettezza:

- «Il Vescovo era neocatecumenale e per tale mi invitava a ritirare la denuncia, farmi pagare i danni morali e chiudere la faccenda per proteggere la credibilità del cammino e l'immagine della Chiesa. Lui si preoccupava di evitare lo scandalo mentre i bambini morivano interiormente. Il Vescovo protesse il cammino e lasciò agonizzare la mia famiglia. Mi disse inoltre che un cristiano deve perdonare tutto, lasciando ad intendere che avrei dovuto abbandonare il mio intento di ottenere giustizia!»

Un estratto proveniente da una relazione redatta da una donna che subì degli abusi nell'ambito del cammino, chiarisce ancor più la gravissima portata della questione. Si tratta di una missiva indirizzata al Vescovo della sua diocesi in cui riporta il dialogo intrattenuto con un sacerdote convintamente neocatecumenale:

La donna riferisce: "Più ancora forse colpisce la mia sensibilità, certamente esacerbata dalla mia esperienza personale, che questo sacerdote (il vicario appunto), come tanti altri sacerdoti e catechisti del cammino, consiglierà alle vittime che dovessero chiedergli consiglio o essere affidate a lui, prendendo a pretesto la Croce di Cristo, di non denunciare l’abuso subito, e considererà più che lecito che i criminali non vengano puniti, anzi, che possano avere altre occasioni favorevoli per delinquere."

- "Com'è possibile tollerare tali episodi senza tremare, senza piangere e senza metterci in discussione?;
Dobbiamo guardare il male in faccia!" (Pag.8)

Gli orientamenti realizzati dalla mente alienata degli iniziatori sono materia di fede e di studio dei presbiteri compromessi e dei seminaristi frequentanti i Redemptoris Mater, in questi scritti apprendiamo che “l’uomo non può fare il bene perché si è separato da Dio, perché ha peccato ed è rimasto radicalmente impotente e incapace, in balia dei demoni. È rimasto schiavo del Maligno. Il Maligno è il suo signore. Per questo non valgono né consigli, né sermoni esigenti. L'uomo non può fare il bene".

Dunque il bene è una realtà fuori dalla portata dell'uomo, ergo: ferire gli innocenti per Kiko e Carmen è addirittura lecito.

E sono proprio queste idee avverse a svelare la motivazione per cui il cammino proliferi di abusi d'ogni genere, inclusi quelli fisici.
I due pericolosi e falsi profeti hanno forgiato una dottrina immorale e perversa che reprime l'idea della giustizia e favorisce quella del vizio.Tutti noi conosciamo, oramai perfettamente, quanta pressione psicologica compiano i catechisti, e non meno i sacerdoti, a danno dei fedeli che dipendono dalla parola neocatecumenale.
Schivare l'altra parte della medaglia, che è la Giustizia, non favorisce la consapevolezza del peccato e consente che il male si propaghi. Ma, in effetti, se "il peccato è necessario" come comunica la scienza kikiana, perché mai si dovrebbe imboccare la via della legalità e della redenzione spirituale?

In cammino la protezione degli indifesi viene affidata ai catechisti, ai responsabili, alla comunità, una situazione anomala che non va assolutamente sottovalutata.
Per questo motivo, se la Chiesa intende applicare contro l'abuso sessuale sui minori il "principio di tolleranza zero", non può evitare di indagare, scandagliare e studiare l'infido contesto neocatecumenale. In quei meandri vive la sporcizia più nera, altro che santità a profusione.

- (pag.25) da una meditazione di Santa Caterina da Siena (dice il Signore a Caterina): "Vedi con quanta ignoranza, con quante tenebre, con quanta ingratitudine e con che mani immonde, è somministrato il glorioso latte e sangue di questa Sposa! E con quanta presunzione e irriverenza è ricevuto! Perciò quella cosa che dà vita, spesse volte dà morte per loro colpa".

- Card. Sarah (pag. 32): "Chi pretende di riformare la Chiesa con gli stessi mezzi che si usano per riformare una società di questo mondo, non solo fallisce nella sua impresa, ma infallibilmente finisce col trovarsi fuori dalla Chiesa"

Bisogna fuggire con risolutezza il peccato di presunzione, di chi presume di salvarsi in virtù dei propri titoli umani (catechista 'autorevole e influente' e tutti i titoli che compongono la realtà kikiana) e che ritiene di far parte di una cerchia di eletti in grado, addirittura, di riformare la Chiesa Madre. È vero, sì, che “la salvezza di Dio è per tutti gli uomini” (Tito 2,12), ma nello stesso tempo questa non può e non deve essere data per scontata, né tanto meno pretesa, ma bisogna conquistarla con la coerenza di vita evangelica e l’esercizio eroico della carità. Soluzione infattibile nella cerchia comunitaria di Argüello ed Hernández.

Quali orme seguire quindi? Quelle di Cristo o quelle di Kiko? Non c'è compromesso che tenga. Figli di Dio o, per come si autodefiniscono i fedeli e i fiancheggiatori del cammino, figli del demonio?

- C. Robert Sarah (pag 43): "I sacerdoti che non sono santi non soltanto sono dei mediocri, ma guidano al male coloro che sono stati a loro affidati. Il peccato di un pastore non è una questione privata. Infligge all'intero gregge una profonda ferita.

L'esortazione è fervida ma al contempo premurosa.

- (Pag. 49): "Cari giovani sacerdoti, e voi confratelli più anziani nel sacerdozio, permettetemi di ripetervi con San Giovanni: "Avete vinto il maligno!". Siate coloro che prendono la direzione opposta […] per noi cristiani la direzione opposta non è un luogo. È una Persona: è Gesù Cristo, nostro Signore e nostro Dio, e nostro Redentore. Il solo unico Redentore del mondo. SeguiteLo, Egli è l'unica via che conduce al Padre e la piena realizzazione del vostro sacerdozio.

Chi è realmente quel sacerdote che procede lungo la strada di Kiko assoggettandosi alle sue 'tappe' e ai suoi scrutini? Non si trova una risposta logica, o perlomeno rincuorante.
Mi chiedo: perché questi sacerdoti permangono muti dinanzi agli scontri impari che avvengono a scapito delle anime più fragili? Perché non consolano e difendono i giovani oppressi dalla necessità di vivere una vocazione confacente alle aspettative dei catechisti e una vita aderente alle desolanti leggi kikiane? Perché aspirano ad una carica di spicco all'interno del cammino? Perché consegnano la propria parrocchia alle comunità permettendo ai neocatecumeni di prendere decisioni di notevole rilevanza, di imbrattare i muri sacri e di sganciare i Crocefissi dalle chiese?
Inoltre, perché confessano in un'atmosfera inadatta e caotica sfigurando la nobiltà e l'importanza del Sacramento, demolendolo ancor più lasciando intendere che la confessione pubblica sia plausibile?

Ce lo dice la Chiesa, il Ministro del sacramento della penitenza è il solo sacerdote, il quale deve aderire fedelmente alla dottrina del Magistero.
In cammino c'è un bisogno insaziabile di confidarsi e confidare nel Signore. Una sete inestinguibile che non può trovare compimento in una simil "penitenziale" defraudata della sua sacralità e riservatezza, o in una umiliante confessione a titolo collettivo. Collettività che non ha l'obbligo di mantenere il segreto sebbene i catechisti, bugiardi di professione, lo garantiscano.
I segreti vengono appuntati nella mente di ogni singolo 'fratello' (mai parola fu più abusata e nella concretezza disattesa) e sfruttati come merce di ricatto. La pretesa è che vi sia un abbandono totale di sé, una consegna incondizionata del proprio essere, un affidamento senza riserve; un'apertura del cuore che sfora nell'abuso, perché il tutto nasce da una pretesa di obbedienza che pressa le coscienze sino a far rivelare ciò che dovrebbe esser confidato soltanto ad un sacerdote nell'ambito di una confessione sacramentale.Tutto ciò fa quasi timore, deprime, scoraggia, toglie ogni briciola di dignità e rende schiavi, succubi della comunità. La sensazione è quella di essere appesi ad un filo che si stringe inesorabilmente ad ogni scrutinio; ad ogni confidenza. Una trappola che strugge l'animo e la psiche e distrugge la vita del fedele, della sua famiglia, ma anche degli spettatori.
Questi personaggi privi di reale autorità esercitano un dominio sulla coscienza altrui, operando dei soprusi che, proprio per la loro natura spirituale, sono tra i più infidi e rovinosi.
Nessuna persona può esercitare autorità sulla coscienza dell’altro, neanche una guida spirituale - vera e santa - è dotata di una simile libertà. È un principio che non sopporta eccezioni o deroghe.

- (Pag.57) Robert Sarah: "A San Norberto viene attribuito questo pensiero: "Sacerdote, chi sei? Non sei da te, perché sei dal nulla, non sei per te, perché mediatore degli uomini, non sei tuo, perché sposo della Chiesa, non sei di te, perché servo di tutti, non sei tu perché sei Dio. Chi sei dunque? Niente e tutto" […] Dal sacerdote ci si aspetta che sappia come comportarsi "nella casa di Dio, che è la Casa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità" (cfr. 1 Tm 3,15). Per nessuna ragione al mondo, il sacerdote dovrà nascondere la verità.
(Pag.58): La verità viene prima di tutto.

Nella difesa della verità il primo ausilio è Maria, nemica di tutte le eresie.
È tragico constatare come la figura del neocatecumeno sia stata pensata per essere orfana di Madre.

giovedì 6 ottobre 2022

Lettera aperta a un parroco neocatecumenale da un suo confratello: "il Cammino Neocatecumenale, che occupa la tua parrocchia e i suoi locali, è una realtà del tutto estranea al tessuto vivo del tuo popolo"

Riportiamo, traendola dal libro "Verità sul Cammino Neocatecumenale - testimonianze e documenti" di padre Enrico Zoffoli, una lettera aperta del 1991, inviata da un sacerdote missionario a tutti i Vescovi della Toscana,  ai cardinali e vescovi amici sia in Italia che in Brasile. Si tratta di una solenne denuncia nei confronti del parroco della chiesa di San Bartolomeo in Tuto a Scandicci, periferia di Firenze, per aver "sposato" la realtà del cammino neocatecumenale, aver messo in mano tutte le attività a persone esclusivamente organiche a questa realtà, fra l'altro provenienti da altre parrocchie, isolando e demotivando i parrocchiani attivi e collaborativi, aver diffuso delle liturgie monche e stravaganti, utilizzando parte di "somme veramente ingenti sottratte alle economie delle famiglie" per acquistare il favore dei vescovi. 

Nel libro, che riporta questa lettera aperta, per comprensibili motivi sono stati omessi tutti i nomi propri, le località, i riferimenti alle parrocchie.

Questo documento, oltre che importante per la rilevanza pubblica che gli fu data e la sua ampia diffusione,  per i suoi contenuti è, pur a distanza di trent'anni, ancora attualissimo.
Nonostante infatti il tentativo di regolamentare tramite Statuto il cammino neocatecumenale, la realtà delle parrocchie "neocatecumenalizzate" rimane desolantemente quella descritta in questa lettera aperta e il Cammino si è  confermato essere una realtà che "ovunque crea le sue appartenenze, la sua esclusività ed esclusione, la bugia d'essere d'accordo in tutto col Papa, la dipendenza, spesso di carattere psicologico o plagiante nei suoi adepti".

Non dicono che sono neocatecumenali,
ma "condizionano, con la loro presenza,
ciò che spetta a tutti e che a tutti appartiene"


Caro Marco,
è pervenuto anche a me il tuo depliant con il "Calendario Liturgico e delle Attività per il corrente anno pastorale. Mi rallegro sia per la tempestività della comunicazione, sia per l'ampiezza dell'iniziativa. Fin da quando ti conoscevo (eri curato a ...), ho sempre visto e pensato che hai squisite doti pastorali.
Permettimi dunque, nell'ambito di questa stima e di questo affetto, di farti pubblicamente alcune considerazioni in ordine alla presenza del Cammino Neocatecumenale nella tua Parrocchia, presenza diventata ormai la "piena occupazione" della Parrocchia stessa.

Già il giornale diocesano della scorsa settimana recava l'eco accorato di tantissime voci, preoccupate per il condizionamento che il cammino neocatecumenale pone alla Propositura di .... Ora mi pare e mi risulta che lo stesso cammino possegga ormai del tutto la tua parrocchia ad un livello più escludente di quella di  ...
È del tutto caduto ormai l'equilibrio che sapeva mantenere don ... tra i fedeli normali (la stragrande maggioranza) e ed i pochissimi del cammino neocatecumenale.
Dico volutamente "pochissimi", perché le Comunità Neocatecumenali, che han fatto propria, secondo le tue direttive, la parrocchia di ..., sono, almeno per quattro quinti, formate da adepti provenienti da altre parrocchie della zona.

Per cui il cammino neocatecumenale che occupa la tua parrocchia e i suoi locali, è una realtà super parrocchiale o extra parrocchiale del tutto estranea al tessuto vivo del tuo popolo.

Ricorda sempre che la chiesa e di locali furono costruiti sul terreno donato da ...  con i soldi del popolo tutto e il concorso della  Curia Arcivescovile. Non certo con i contributi del cammino neocatecumenale, che pure dispone di somme ingentissime, come altri movimenti ecclesiastici moderni, che nulla hanno a che vedere con Madonna Povertà o con un'economia provvidenziale, alla maniera, ad esempio, di don ..., il Servo di Dio ... più diverso e più lontano - per il suo spirito e le sue opere - dal cammino neocatecumenale.

L'occupazione è, secondo me, abusiva.
Se i Sacri Canoni hanno un valore, se la tradizione ecclesiale merita collocazione nella nostra diocesi, così priva ancora (speriamo nel Sinodo, ma è una speranza "contra spem"), di disciplina e di coordinazione, lo "status" della tua parrocchia è del tutto anomalo e crea di suo gravi problemi di coscienza fra la tua gente.

Se la parrocchia "rappresenta in certo modo la Chiesa visibile, stabilita su tutta la terra" (Concilio Vaticano II, La Liturgia, 42), come può una parrocchia, superata e direi annullata da un'invasione comunque estranea al suo tessuto popolare, quel tessuto vivo e connettivo di cui nessun parroco degno di questo nome può fare a meno, diventare un segno fecondo di questa incarnazione locale della Chiesa universale?

Non discuto affatto la legittimità (del resto ancora tutta da sancire da parte della Santa Sede, sia a livello ideologico che catechistico, strutturale, economico, transnazionale eccetera) del cammino neocatecumenale.
Dico appena che questo cammino non ha diritto, a meno che non esista una specie per pubblico decreto del Vescovo in proposito, di occupare con elementi provenienti per quasi il 90%, da altre parrocchie, la tua parrocchia, che è di tutti i tuoi parrocchiani. È codesto un precedente pericolosissimo che lacera il tessuto delicato della distribuzione della Salvezza sul territorio che fa capo al nostro vescovo. Un precedente ed una realtà che giustamente mettano in allarme e in disgusto i parroci, che vedono persone vive e capaci di assumere la legittima collaborazione parrocchiale, defilarsi, anche con orari strani (che diventano uggiosi e pesanti per la famiglia "normale") in altra parrocchia.

L'occupazione da parte del cammino neocatecumenale della tua parrocchia, che ti fu di recente affidata dall'arcivescovo, si rivela anche dalla costante "disobbedienza", che tranquillamente si pratica con le liturgie neocatecumenali della Messa, al sabato notte. Sono in verità quelle stanza abilitate all'uso liturgico di Messe dette in contemporanea da preti e frati che non sanno stare nelle loro parrocchie o nei loro conventi? Perché il cammino neocatecumenale ha, in concreto, abolito la vera concelebrazione? E non esiste in diocesi l'esplicito divieto del  vescovo (ma perché non ne fece un pubblico decreto?) che vieta queste messe (anche sei o sette) in contemporanea, che si rincorrono per le stanze adiacenti? A volte penso che il nostro Vescovo si lascia tranquillamente prendere in giro dal cammino neocatecumenale, che comunque costituisce in diocesi una realtà che non parte dai suoi piani pastorali e di cui lui stesso conosce poco, salvo il 25% delle grosse somme che il cammino leva ai suoi adepti, e che vanno, in detta percentuale, al vescovo locale.

Perché il cammino neocatecumenale crea altri punti di riferimento per l'obbedienza e per la comunione presbiterale. Quante volte si sono visti i preti del cammino lasciar tutto e partire per seguire le direttive di Kiko, con spostamenti sia italiani che internazionali?

Tu presenti, nel suddetto dépliant, la "catechesi degli adulti" che inizia il 21 ottobre. Ma perché non sei sincero e non dici che quel "momento forte di evangelizzazione" è nei fatti un modo per propagandare il cammino neocatecumenale e che la tua parrocchia non ha e non esercita una catechesi completa e normale per gli adulti così come non ha e non esercita una prefettura dei testi liturgici domenicali per gli adulti eccetera eccetera eccetera? È legittimo presentare il cammino come "la" evangelizzazione? 

Per me che ho partecipato, sia in Italia che in Brasile, a quelle catechesi, condotte su ciclostilati uguali ovunque e strettamente segregati (io comunque ce li ho perché ci vuol poco a fendere le esclusioni create su spasmodicamente dai neocatecumenali), sono molto deboli e tanto incomplete dal punto di vista della dottrina e soprattutto della storia della Chiesa; sono ovunque uniformi, non tenendo conto alcuno delle direttive del Santo Padre, oltre che del Concilio, che sempre si raccomanda al rispetto delle culture locali; sono tanto affette da soggezioni psicologiche che ben poco hanno a che fare - se pur per certe tipologie di coscienza sono opportune - con la semplicità e la linearità del Vangelo.

Ma l'occupazione da parte del cammino neocatecumenale della tua parrocchia, con conseguente fuga massiccia di fedeli e di persone atte alla collaborazione, si rileva anche dall'elenco delle "persone che coordinano i vari servizi della parrocchia". Sono 32 persone, un bel numero. Orbene, 14 di queste appartengono alla parrocchia di ..., altre quattro appartengono alla parrocchia di ..., 10 alle varie parrocchie della città; il diacono ha due incarichi in lista (e perciò si arriva al numero di 10). Della tua parrocchia solo 4 sono presenti nella lista dei coordinatori, e per incarichi meno essenziali: ... per l'animazione dei canti ma insieme a due neocatecomunali extra parrocchiali; ...  per i chierichetti. Tutti questi, così come tutti gli extra parrocchiali, sono neocatecumenali di ferro. Va aggiunta per l'Apostolato della Preghiera, ..., che ovviamente non è neocatecumenale e che nella lunga lista è come la lucina nel bosco. 

Dunque una parrocchia di oltre 7.000 parrocchiani è diretta da 31 coordinatori neocatecumenali, di cui solo 3 della parrocchia, e da una coordinatrice non neocatecumenale. Ti pare, caro don Marco, un fatto intelligente, dal punto di vista pastorale e del rispetto della capacità della tua gente più attenta in parrocchia (capacità tanto collaudata dal tuo predecessore), la quale si sente ovviamente trattata come "minorata" nella dedizione, nella appartenenza e nella partecipazione alla vita parrocchiale?

La cosa poi diventa particolarmente grave, se si considera che, nell'attività catechistica, cioè tipicamente di evangelizzazione, sono stati allontanati tutti i catechisti non neocatecumenali, alcuni dei quali avevano sulle spalle anni e anni di impegno e di servizio con la tua parrocchia. Anche don ... si è trovato in difficoltà per l'annullamento - così mi dicono - del suo impegno, del resto ben condotto, coi genitori e con i giovani del dopo cresima.

Vedi dati - statistiche alla mano - che l'occupazione esiste e che gli aventi diritto ad avere in proprio la parrocchia sono esclusi e messi in difficoltà.

Ora: se tutti i movimenti ecclesiastici di oggi (oltretutto sono simili fra loro e maggioranza perché forti nei soldi e nelle intransigenze o negli integralismi) si mettessero a fare quello che tu  realizzi a ..., dove andrebbe a finire l'organizzazione base della diocesi? Il Cammino compia pure la sua strada, creandosi le sue sedi (si dice che il terreno disponibile vedrà lo sviluppo di costruzione neocatecumenali con centinaia di milioni di spesa), ma lasciando in tutta pace la vita autentica e normale delle parrocchie. 

In ogni parte del mondo cattolico il cammino neocatecumenale è motivo di divisione: non certo perché colloca autenticità o completezza del Vangelo su stantie tradizioni, o su ambienti solo in superficie cristiani. Ma perché ovunque crea le sue appartenenze, la sua esclusività ed esclusione, la bugia d'essere d'accordo in tutto col Papa scavalcando Conferenze Episcopali e vescovi (che si lasciano, alcuni, scavalcare), la dipendenza, spesso di carattere psicologico o plagiante, dei suoi adepti. Kiko Argüello vuol fare (insieme all'agitata Carmen) quel tipo di evangelizzazione? Bene, c'è posto anche per lui e speriamo che lui stesso si abitui alle cose "normali", ad esempio alla "Messa normale". Alludo con questo al fatto che, quando dipingeva sulle pareti di fondo della tua chiesa quegli "enormi santini" (il valore artistico è nullo), al momento della Messa vespertina in orario se ne saliva in casa per la sigaretta e il bicchierino ed il chiacchiericcio con i vari esponenti neocatecumenali, salvo poi a schitarrare il sabato notte in quelle liturgie eucaristiche in cui c'è più abuso, o carenza di cultura storico-liturgica, che autenticità sacrificale e sacramentale.

Ma smetta di imbrogliare le chiese locali, occupando e facendo occupare spazi, momenti, situazioni che "di suo" sono di tutti e per tutti. Un parroco può volere nella sua parrocchia "anche" il cammino neocatecumenale, così come qualsiasi altro movimento ed associazione; ma senza che questo o quelli condizionino, con la loro presenza ed attività, ciò che spetta a tutti e che a tutti appartiene.

Rifletti a questo: perché questa mia lettera aperta, e quindi destinata di suo a chiunque? Perché tu sappia - e puoi farlo - riflettere fino a diventare davvero un parroco fra i parroci e non un prete neocatecumenale, che si distanzia, per questa sua appartenenza che lo guida e lo condiziona in tutto, dalla faticosa azione e dalle umili speranze degli altri parroci.

E ti faccio un augurio fiducioso: codesta parrocchia è nata da un dono (il terreno) e per l'iniziativa dell'Opera ..., in viva comunione col vescovo. Ancora in ... sono presenti (e si svilupperanno se a Dio piacerà), tipica attività di servizio incarnato della nostra opera.

Orbene: ti auguro di cuore di essere un parroco alla don ... e quindi radicalmente diverso del Cammino Neocatecumenale. Questo lo puoi benissimo tenere nella tua coscienza e poi dargli "uno" spazio in parrocchia, in parità con altri movimenti ed associazioni e con la partecipazione unica dei tuoi parrocchiali. Ma non puoi affatto dare "tutta" la parrocchia al cammino neocatecumenale,  soprattutto di carattere superparrocchiale.

Ti auguro di essere come don ..., un parroco di tutto il suo popolo, un parroco incarnato nella carità crocifiggente; un parroco che onora la povertà; un parroco che si ritrova nella normalità di tutti gli altri parroci.
Prega tanto per me e per i miei poverissimi, sia in Italia che in Brasile. Tuo ...
 

(lettera firmata)

martedì 5 luglio 2022

Catechesi parrocchiali e diocesane affidate ai neocatecumenali: fedeli cattolici confusi e costernati. (Parte 2/2)

Completiamo la testimonianza (qui la prima parte, con l'introduzione al testo) inviataci da lettori cattolici che, pur non avendo frequentato il Cammino, ne hanno ascoltate molte idee e suggestioni, causa la pesante neocatecumenalizzazione della diocesi di appartenenza.

Questa testimonianza dà ulteriore conferma del fatto che quando il Cammino Neocatecumenale si insedia in una parrocchia o in una diocesi, le catechesi e le attività dell'organismo ospitante finiscono inevitabilmente per ricalcare il modus operandi neocatecumenale. L'obiettivo del Cammino, quando si adopera sul territorio per la parrocchia o per la diocesi, è quello di predisporre i cattolici ad essere successivamente attirati nella cerchia neocatecumenale.

Chi, senza entrare in una comunità, frequenta regolarmente incontri o ritiri organizzati dal Cammino viene fortemente esposto alla cosiddetta "neocatecumenalizzazione", esercitata con discorsi martellanti e ferree pratiche esclusive, dalle pessime conseguenze sulla salute spirituale, psichico-intellettiva, emotiva, organizzativa, materiale e fisica, nel senso stretto della sicurezza personale.


CONTINUIAMO CON IL RESOCONTO:




7. Ipocrita disparità di trattamento verso le donne:

Durante i resoconti dei questionari o le condivisioni spontanee, registravamo nei presbiteri un atteggiamento sbilanciato, nei confronti di maschi e femmine. I presbiteri soprassedevano, annuendo con paterna comprensione, su racconti di misfatti maschili al limite del penale. Trattavano invece le femmine con paternalistica impazienza, rimproverandole con accanimento per aspetti caratteriali sgradevoli ma di nocività obiettivamente inferiore. Dall'immediatezza delle reazioni di questi soggetti deducevamo l'esistenza di due precisi (benché non espliciti) sistemi di giudizio, a cui veniva fatto riferimento a seconda del genere dell'interlocutore. Lo stesso vigore con cui pretendevano di ammaestrare le ragazze non veniva applicato per far crescere e contenere i ragazzi in un modello di virile e capace cristianità.

Avevamo avvistato la punta dell'iceberg del maschilismo di matrice neocatecumenale ma non lo sapevamo ancora: portando i loro discorsi a compimento, una società di donne isteriche oppresse e di maschi come bestie allo stato brado risultava essere il desolante panorama della normalità umana: è precisamente ciò che Kiko predica e che è trascritto nei mamotreti, ma questo non potevamo saperlo. Pareva che il ruolo della donna fosse quello di subire e di perdonare l'uomo, e quello dell'uomo di peccare e di essere perdonato dalla donna e da Dio. Erano le premesse per arrivare a considerare la violenza come un dato quasi naturale, inevitabile. 


8. Narrativa catechetica condiscendente verso l'abusatore di donne e bambini:

Raccontando aneddoti di abusi sessuali commessi su donne e bambini, i presbiteri si dilungavano sul recupero del colpevole da parte di Dio misericordioso "che ama l'uomo così com'è" e spendendo poche parole sul dovere morale di prevenzione e giustizia. Come risultato, la figura della vittima veniva relegata nel dimenticatoio narrativo: un effetto piuttosto sinistro. Ma infine tornano i conti perché nei libri segreti delle dottrine del Cammino sta scritto che la condizione di vittima è voluta da Dio per la conversione di chi vi incorre e va quindi accettata senza giudicare e senza denunciare.

Nelle storie esemplari delle catechesi, la vittima brava, convertita, che perdona il colpevole, era più spesso la moglie che il marito. In tempi di processi penali a preti abusatori di giovani maschi, i pedofili nominati da questi presbiteri erano regolarmente i padri di figlie femmine. E puntualmente era tralasciato il discorso sul durissimo processo di espiazione e purificazione che spetta al peccatore che si pente e si converte.

Le contraddizioni neocatecumenali: trascinare una ragazza per
i capelli va bene, 
basta che a mezzanotte ce la riporti a casa!

9. Matrimonio impossibile all'uomo ma possibile a...  ...al Cammino:

Mentre predicavano che soltanto il Signore può far funzionare i matrimoni perché ciò è impossibile all'uomo, mostravano di ritenere che nessuna coppia possegga, per semplice grazia di Dio ma senza bisogno di alcun sostegno nella vita di fede (sottinteso: un ambito come la comunità neocatecumenale), la buona volontà e le risorse per mantenere l'amore in equilibrio, tra le mille difficoltà. Sorvolavano sugli esempi contrari, insinuando talvolta il sospetto che qualche problema ancora nascosto dovesse affiorare prima o poi in quelle relazioni.

Invece di focalizzarsi in modo incoraggiante sulla solida e nobile dottrina cattolica in materia di relazioni e matrimonio, si accanivano atrocemente sulla descrizione di tutti i problemi di coppia possibili ed immaginabili, per poi invitare i catechizzati, come unica soluzione praticabile, a seguire il "Signore". E questo inseguimento portava alle salette neocatecumenali. Si trattava della modalità del "vieni e vedi" che ritroviamo nei mamotreti, un invito privo di ulteriori spiegazioni a causa del rinnegamento neocatecumenale del ricco patrimonio della Chiesa.

In effetti i presbiteri sembravano anche ritenere che gli uomini non siano per natura inclini ad amare le donne e, viceversa, le donne gli uomini. Insegnavano quindi che quando "Dio ti manda una persona" non è bene fare capricci sulla persona che Dio ti ha mandato. Prospettavano quindi due possibilità ai fidanzati: sposarsi entro un anno (il famoso "fissa la data!" neocatecumenale) oppure lasciarsi. Se, da cattolici quali eravamo, ritenevamo già che le relazioni di coppia vissute con superficialità e ignavia sono peccato e rovinano la vita, l'imprudenza e la faciloneria con cui questi presbiteri pareva considerassero la scelta di una persona a scopo matrimonio mettevano addosso una profonda inquietudine. 

A fianco di alcune belle testimonianze di sposi da "vetrina della fede", ne affioravano altre, tra i partecipanti, che al contrario incarnavano l' idea neocatecumenale di matrimonio come unione forzata e dolorosa che solo Dio (leggi: la frequentazione della comunità) può tenere insieme e che solo in seguito abbiamo scoperto essere un tema dominante nel Cammino. Per nostra maggiore inquietudine veniva pubblicizzato il numero esorbitante di divorzi, presentandolo come probabilità aprioristica di fallimento, uguale per tutti ed indipendentemente dalle condizioni specifiche. Non lo sapevamo ma ci stavano già lanciando addosso le esche endogamiche tipiche del discorso neocatecumenale in cui il coniuge deve essere del Cammino, il coniuge è la tua croce e se lasciate il Cammino vi lascerete anche tra voi.



APPENDICE DOLENTE SUI PRESBITERI DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE


Il discorso dei presbiteri di Kiko è fedele ai mamotreti eretici di Kiko e Carmen.
La stessa fedeltà si riscontra nelle prassi, nei giudizi, negli atteggiamenti.


10. Cattivi giudici: I gradi della colpa? Non pervenuti.

Senza mai menzionare la questione dei gradi della colpa, i presbiteri sfumavano la gravità di colpe mortali, gravi e veniali. A volte ne invertivano il peso relativo, secondo la categoria del peccatore. Per farlo si servivano dell'accostamento di esempi, del tono della voce, di altri trucchetti retorici. In questo modo, senza doversi arrischiare a dichiararlo esplicitamente, la violenza sessuale perpetrata da un uomo appariva di gravità pari alla scenata di gelosia isterica di una moglie. Un gesto duro di autodifesa risultava peggiore dell'atto più grave che lo aveva scatenato, così come per altri insegnamenti del genere, che ora sappiamo essere fedeli ai mamotreti e formalmente contrari alla dottrina della Chiesa.


11. Cattivi maestri: I progressi dello spirito? Dei gran salti immaginari.

Premettiamo che l'eroica pazienza insegnata dai Santi è la qualità del cristiano, soprattutto del consacrato, che si raggiunge dopo anni di pratica di vita ascetica, in virtù della Grazia Divina.

I presbiteri che esigevano, talvolta con sdegno superbo, questo tipo di pazienza dalle donne vittime di molestie o violenze, erano gli stessi consacrati perfettamente in grado di ribellarsi violentemente alla semplice contraddizione da parte di un ascoltatore. Figuriamoceli a sopportare pazientemente le persone moleste o insulti spregevoli contro la loro persona fisica. In definitiva questi presbiteri parevano afflitti da problemi irrisolti con l'altro sesso e forse anche col proprio e mai del tutto guariti dai dichiarati disordini della vita precedente all'ordinazione, persino incapaci di fronteggiare chi li contraddiceva. Quindi non potevano essere presi sul serio nell'indicazione della via dell'eroismo ad anime cosiddette "incipienti". La loro incoerenza faceva perdere di credibilità alla Chiesa che essi rappresentavano.

La valutazione che davano dei progressi spirituali era molto semplice: coloro che essi ritenevano ben ricalcare le loro orme (e cioè i diktat, le scelte, il linguaggio e le categorie di giudizio neocatecumenali), erano portati ad esempio di persona di grandissima fede. Chi nella vita di fede percorreva le vie dell'intelletto (che, se ordinato a Dio, è una forma di amore) veniva da essi considerato con sufficienza o riprovazione. Il dogma kikiano a cui si appigliavano per discriminare era quello della sperimentazione nel qui ed ora nelle sue varianti: il Signore passa qui, oggi, Dio ti parla oggi tramite me, il Signore ti ha chiamato qui, la Parola letta a casa domani non ha lo stesso effetto di quella che ascolti qui oggi.


12. Cattivi medici: La malasanità dello spirito.

Avendo essi catalogato le persone secondo le direttive eretiche del Cammino, non è una sorpresa che in qualità di medici spirituali le loro "diagnosi" fossero supponenti, ricalcate e sbrigative. Ad ascoltare i loro consigli si finiva o in Cammino o fuori strada - quindi, all'atto pratico, sempre fuori strada. 

Le conseguenze del loro operato erano quelle comuni a tutta la cattiva medicina, cioè, che il paziente finisce da un altro medico a curarsi sia per il male originario che per i danni provocati dalla cura del cattivo dottore.

Metteresti la tua salute, fisica, mentale, spirituale,
nelle mani di un medico di torbida fama? E quella dei tuoi figli?


Termina qui questa selezione (non esaustiva) dei più eclatanti tratti neocatecumenali che abbiamo rilevato negli incontri organizzati dal Cammino in parrocchia o in diocesi. Confermiamo anche la neocatecumenalità del metodo: iniziatico, gnostico, superstizioso, apodittico, emotivo, contestatario. Tutti questi aspetti non raggiungevano l'intensità a cui si arriva nelle comunità ma, in maggiore diluizione, la sostanza era la stessa. Un ulteriore punto dolente erano le Messe, celebrate alla neocatecumenale con canti, balli, bonghi e battimani, la focaccia, la coppa del vino, la consumazione insieme da seduti, le risonanze. Come già detto, chi veniva catechizzato in parrocchia dai neocatecumenali poi entrava più facilmente in comunità.

Le storture venivano somministrate in mescolanza a parti ortodosse della dottrina e a pratiche accettabili. Tuttavia, nella confusione dottrinale imperante e per la fiducia (e pigrizia) generali, gli aspetti eretici non erano facilmente identificabili. Se ne salvava in parte chi di sua iniziativa si volgeva alle buone letture. Ciononostante, in quel momento in cui anche il Cammino non aveva iniziato a declinare, il successo che queste catechesi, incontri e ritiri riscuotevano era dovuto alla spiegazione ed alla attualizzazione che in essi veniva offerta della Parola di Dio. 

La domanda interiore, soprattutto da parte dei giovani, era molto forte e sarebbe stato bello avere accesso ad una sapienza nutriente per l'anima, ma in modo ortodosso e strutturato, non neocatecumenale. Si perse quindi, in questo modo, una bella occasione di evangelizzazione, che all'epoca servì soprattutto per portare persone e potere alla realtà del Cammino Neocatecumenale.