mercoledì 8 febbraio 2017

I matrimoni con i "pagani" non in cammino a rischio di separazioni in casa, ripudi e nullità

Gesù e i farisei
Codice miniato di C. De Predis 1476
Si è letto spesso, di questi tempi, che tra i difensori dell'indissolubilità del matrimonio ci sarebbero molti farisei, i quali sceglierebbero una posizione "rigorista" perché, privi di misericordia, vorrebbero così affermare una loro superiorità morale sul prossimo, chiudendogli così la porta. (...)

No, accade l'esatto contrario. I farisei sono proprio gli oppositori della dottrina matrimoniale evangelica. Sono loro che si avvicinano a Gesù e cercano di scalfire la sua chiarezza, domandandogli «se è lecito rimandare la propria moglie per qualsiasi cosa?» (Matteo 19,3). Per la legge di Mosè, infatti, era concesso all'uomo il libello del ripudio, cioè il divorzio e la relativa possibilità di risposarsi.


Consigliamo anche la lettura dell'articolo: Sul divorzio erano i farisei a decidere caso per caso (di Francesco Angeli su La nuova bussola quotidiana).

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L'impressione, di fronte a certi dolorosi racconti di matrimoni cattolici avversati e disciolti all'interno delle comunità neocatecumenali, è quella di trovarsi ad avere a che fare con dei "nuovi farisei", che si arrogano il diritto di decidere sulla prosecuzione o sullo scioglimento del matrimonio appunto "caso per caso".

Addirittura per decretare una separazione in casa, i cosiddetti "catechisti" e presbiteri neocatecumenali si sono avvalsi di una frase detta da san Paolo in 1 Corinzi 7,12-13:
"Agli altri dico io, non il Signore: se un nostro fratello ha la moglie non credente e questa consente a rimanere con lui, non la ripudi; e una donna che abbia il marito non credente, se questi consente a rimanere con lei, non lo ripudi".
San Paolo si rivolgeva a quei cristiani di origine ebraica che temevano di contrarre una specie di contaminazione morale convivendo con una persona estranea, forse avversa a Cristo, dal momento che le prescrizioni mosaiche intorno al matrimonio con degli idolatri potevano far nascere, in chi nutrisse tendenze ascetiche, questi scrupoli.

Quindi san Paolo non prescrive una separazione in casa o un divorzio di fatto, ma afferma che in questa unione mista, in cui il pagano consenta a convivere col cristiano, non è la parte incredula che contamina l'altra, bensì la parte credente che conferisce all'altra un carattere sacro.

Resta il fatto che le parole di san Paolo, dopo essere state stravolte e mistificate dai cosiddetti "catechisti" neocatecumenali, sono state applicate a un coniuge non pagano, ma battezzato e credente!

Ma, si sa, questi sono particolari che sfuggono ai "Nuovi Farisei".

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Riportiamo ora alcuni brani tratti da tre esperienze di matrimoni nel cammino neocatecumenale terminati con separazioni in casa, divorzi e richieste di nullità a causa delle decisioni "caso per caso" dei presbiteri e catechisti "novelli farisei".

AUGUSTO FAUSTINI e il "divorzio di fatto"

Il 27 aprile del 1992, alle ore 17, in presenza di testimoni, il parroco responsabile della parrocchia di S. Leonardo Murialdo, in Roma, dove i Neocatecumenali si riunivano e si riuniscono tuttora, Padre Domenico Paiusco, dei "Giuseppini del Murialdo", visti i gravi disaccordi che per colpa dei Neocatecumenali esistevano tra me ed il resto della famiglia, impose il DIVORZIO DI FATTO, pur di mantenere nella loro organizzazione il grosso della famiglia.
Giustificò il provvedimento citando le disposizioni di S. Paolo in merito alle coppie formate da una donna cristiana ed un marito "pagano" (1Cor 7, 12-15).
Nei sette anni antecedenti il gravissimo fatto da me testé riportato frequentavo la Comunità neocatecumenale che, sotto l'aspetto psicologico, si impadronì lentamente di mia moglie e dei miei tre figli.
Vivendo personalmente questa terribile esperienza, ho avuto modo di verificare, dall'interno, quale è la concezione di "famiglia" messa in atto dai dirigenti della organizzazione neocatecumenale.
In ogni singola "Comunità Neocatecumenale" si realizza, durante i numerosissimi anni di assidua ed esclusiva frequentazione, una situazione paradossale che, pur divenendo sempre più evidente, viene costantemente negata!
Si realizza una unica grande famiglia di 40 / 50 persone guidate da un unico Capo famiglia (il "Catechista").
La indipendente progettualità di coppia, che è uno dei fondamenti della famiglia tradizionale cristiana, viene a scomparire completamente. Al suo posto subentra quella che viene ispirata direttamente dalla filosofia e dalla pseudo-teologia del fondatore Kiko Arguello.
Anche la vita privata delle singole famiglie, sempre più limitata dai crescenti impegni di Comunità, viene manomessa ed orientata dai "Catechisti" neocatecumenali, fino a cessare definitivamente.
(Lettera di Augusto Faustini al Cardinale Alfonso Lopez TRUJILLO 10 agosto 2004)

"I nostri matrimoni non falliscono" ...Se non li facciamo fallire noi!


ILEANA e la richiesta di nullità "sponsorizzata" dal cammino

Non riesco più a credere nel cammino. Sono stata tanti anni nel cammino neocatecumenale a Scandicci, Firenze, con mio marito.
Tante cose non tornavano; comunque quando per la malattia di mio padre abbiamo dovuto lasciare i "catechisti" ci hanno detto che questo era male e i fratelli non ci hanno più guardati.
Ma questo è niente confronto a quello che sto subendo oggi:
mio marito dopo trenta anni di matrimonio è andato via di casa e mi ha completamente abbandonata.
Ho saputo che frequenta il cammino neocatecumenale a Signa con una donna, forse la sua nuova compagna; hanno fatto il primo passaggio e mi sono vista recapitare a casa una richiesta di annullamento dal tribunale ecclesiastico.
Un testimone di questo annullamento è proprio il responsabile della comunità di Signa.

Ho scritto al vescovo ma lui ha preferito tacere sull'operato del cammino.

Questo testimone è nato peraltro proprio nell'anno in cui ci siamo sposati e niente può sapere del nostro matrimonio.

E' uscito anche un articolo sulla mia vicenda sul giornale Metropoli ma il cammino neocatecumenale ha taciuto e purtroppo l'avvocato mi ha detto che non sono perseguibili per legge.
Non so cosa hanno fatto a mio marito, cosa gli sta facendo questa donna ma affermare che non era consapevole di contrarre un matrimonio cristiano dopo trenta anni di convivenza mi pare sia un poco insensato.
Pregate per me. Grazie!

ROBERTA e il "cartello di ripudio"

Nonostante che dal "cammino" me ne fossi già andata 8 anni prima, senza avercela contro nessuno, senza aver litigato e anzi addirittura ringraziando (!) i "catechisti" dicendo loro che semplicemente ritenevo il cammino non essere più una strada adatta a me... e questo pensavo: vedevo solo delle esteriorità in quelli che loro chiamavano "segni", delle frasi costruite in quelle che avrebbero dovuto essere delle risonanze "personali", delle forzate copiature di Kiko in gesti che avrebbero avuto significato solo se spontanei, insomma cornici senza più un contenuto, una continua STATICITA' in una cosa che si chiamava "cammino" (?!).
Invece la mia vita stava finalmente camminando, non più giovane mi ero sposata, sentivo una dinamicità nuova anche nel mio rapporto con Dio, con gli altri, mi sentivo come un'adolescente che sta crescendo!
MA questa nuova "incompatibilità" con loro, pensavo appunto dipendesse da me, non che la loro strada fosse sbagliata, quindi io me ne andavo, ma se un altro e in particolare mio marito voleva continuare, andava bene lo stesso ... pensavo si potessero salvare capra e cavoli...

SBAGLIATISSIMO!

Dicevo che io sono uscita mentre mio marito è rimasto, nominato stranamente responsabile dopo che me ne ero andata, ma ho continuato ad essere in “buoni rapporti” coi "catechisti", anzi mi dimostravano un inusuale -per loro- “rispetto” .. dopo un po’ ho capito che era solo una TATTICA PUBBLICITARIA, forse perché nel frattempo io avevo iniziato a frequentare altre realtà della parrocchia che loro non avevano interesse a inimicarsi.

A riguardo racconto un episodio: quando me ne ero andata mi avevano detto che, pur non
Una "ketubah",
contratto matrimoniale ebraico
facendo il cammino, avrei potuto accompagnare mio marito ogni volta che lo avessi desiderato (“una carne sola”) e così mi invitavano sempre alle convivenze regionali ed io andavo e loro mi facevano saluti gentilissimi dicendo "Grazie di essere venuta!”. 
Una volta , durante le presentazioni iniziali, c’era un uomo sposato venuto senza moglie: 
-- “dov’è tua moglie?” 
– “a casa” 
– “perché non è venuta?” 
– “perché lei non fa il cammino” 
–“non c’entra!” 
Poi indicando me : 
-- "ecco qui c’è la Roberta che è la moglie di ***, anche lei non fa il cammino , ma è venuta con suo marito! Vai a telefonare a tua moglie e dille di venire!” 
Solo dopo qualche anno ho capito di essere stata USATA!!!!!

Quando l'ho capito? Quando i catechisti hanno deciso di "trasferirsi" in altra città, cioè sciogliere le numerose e storiche comunità nella nostra Parrocchia (forse non gradendo il nuovo parroco) e mio marito ha deciso di seguirli io gli ho espresso tutta la mia contrarietà, forse anche in maniera troppo drastica.
Nella mia parrocchia a un certo punto diventa parroco un sacerdote a loro non gradito e loro sciolgono le comunità, di cui la prima esisteva da 30 anni, dicendo che chi voleva continuare il cammino poteva farlo in una delle altre loro comunità in città “vicine”.
C’è stato il caos: famiglie fino ad allora “amiche” che non si parlavano più, liti all’interno delle coppie, genitori in dubbio su cosa decidere per i loro figli in comunità ….
Mio marito ha deciso di seguirli in “città vicina” e io … purtroppo (essendo femmina) non gli ho portato un mazzo di fiori o cioccolatini … ma (maldestramente) mi sono opposta. Ho cercato sì di ragionare con lui perché per vari motivi la ritenevo una cosa profondamente sbagliata (come altri che pure erano in cammino: della sua comunità solo in 4 persone sono andate), ma visto che questo non serviva ho iniziato a “parlare male” dei "catechisti": (è stato l’inizio della fine del mio matrimonio, ma allora non lo immaginavo ancora!).
Mi sembrava che gli stessero facendo del male senza che lui se ne accorgesse ed io (anche se in modo forse sbagliato) volevo aiutarlo; può far sorridere ma ho anche fatto per tre giorni uno “sciopero della fame” e ogni giorno mandavo un messaggio ai "catechisti" chiedendo loro di dire a mio marito, loro stessi, che rimanesse a casa, perché erano gli unici che ascoltava e se glielo avessero detto, lui lo avrebbe fatto.
Non lo hanno fatto, era finito il tempo delle “gentilezze”! Non avevano più motivi per “tenermi buona”.

Nel giro di due mesi mi ha fatto una pressione psicologica costante ogni giorno dicendo"vai via". Certo non ho le prove nero su bianco che gli abbiano detto "manda via tua moglie", mica l'avranno detto davanti a testimoni, ma sono CERTA che è così perchè certi comportamenti, gesti, parole non erano farina del suo sacco e chi ci è stato dentro capisce in modo inequivocabile che la provenienza è da loro.
Il "get", documento di ripudio secondo la legge rabbinica
Come un grande cartello che mi aveva appeso sulla porta con la citazione:Chi non è con me è contro di me” e un altro: "E' lecito ripudiare la moglie? Mosè ha detto di darle i documenti e mandarla via". La citazione finiva qui, senza la risposta data da Gesù ....
Dopo tre anni mio marito ha voluto che ci separassimo adducendo pretesti e senza mai nominare il Cammino -almeno in tribunale- MA, come ho detto in altro intervento , anche se non ho prove oggettive -nel senso non dimostrabili a terzi- , per via di moltissimi “indizi” ho capito che LORO, oltre a fornirgli gli avvocati, LO HANNO INDOTTO, CONSIGLIATO, ISTIGATO!
Quindi, chi salvaguarda il matrimonio? Non certo questi cosidetti catechisti .

Il mio matrimonio è nato in cammino, ma non c’entra dov’è nato, è un Sacramento e come tale supera l’appartenenza a qualunque gruppo, resta valido sia che mio marito sia dentro o fuori dal cammino e io resto sua moglie, la stessa che “ringraziavano di essere presente”.

Certo, tutto ciò non è reato (perchè il plagio non lo è più) ...
ma cosa c'entra con la Fede Cristiana?
Questo è solo un sistema di controllo delle persone basato su tecniche psicologiche che, una volta identificate le tue debolezze, paure, ferite, tratti della tua personalità, le usano per creare a poco a poco, dipendenza e sudditanza, culto della loro personalità ...
usano la cosa più pura e santa che un uomo ha dentro il suo cuore: il bisogno di Dio, la nostalgia del proprio Creatore, il desiderio di trovare "l'amore dell'anima mia", ....
per il loro desiderio di potere ...
...ed io "ho dato le perle ai porci".

46 commenti:

sandavi ha detto...

Ciò che è piu disgustoso di tutto ciò è che dei laici si permettono di intromettersi nelle faccende intime di una coppia di sposi legati da un sacramento indissolubile.

Ci provarono anche con me e mia moglie, ma abbiamo sempre tenuto fuori catechisti e comunità dai nostri problemi. Ci hanno attaccato in ogni modo, provando a scardinare la nostra unione blindata, con minacce, sottintesi, battute, insulti velati.

Alla fine, mettendo noi al primo posto la famiglia invece del cammino siamo stati costretti ad andarcene.

Pietro (NON del Cammino) ha detto...

Sandavi,

in poche righe hai fatto una testimonianza efficacissima.
Quelli che si sono intromessi tra te e tua moglie andrebbero sottoposti al Trattamento Sanitario Obbligatorio.

Dico questo per non giudicarli, altrimenti dovrei dire che sono dei delinquenti che vanno in Chiesa, come i mafiosi.

by Tripudio ha detto...

Strane manovrine in corso:

il reverendo padre gesuita James J. Conn, docente di Diritto Canonico alla Pontificia Università Gregoriana a Roma e al Boston College in USA, si è permesso di contattare personalmente tre vittime del vescovo pedofilo neocatecumenale riguardo cose «non relative al processo in corso a Guam».

La notizia è sui giornali di Guam, in prima pagina: l'avvocato delle vittime si è fatto intervistare per dire questa cosa, senza dare -per adesso- ulteriori dettagli, ma elencando con pignoleria tutte le domande scomode che vorrebbe fare al gesuita in questione.

Sarebbe infatti divertente sapere cosa diavolo voleva il gesuita... e soprattutto chi è che lo ha mobilitato (poiché penso che su una questione così delicata sia altamente improbabile che si sia attivato volontariamente e senza pensare alle conseguenze).

D.D. ha detto...

La cosa che mi stordisce, nelle testimonianze del post ed in quella di Sandavi è che l'intromissione nei matrimoni, che di fatto è aggressione sadica e voyeuristica, nel CNC viene praticata (o tollerata) come prassi normale e volontà di Dio.
E invece viene tacciato di perversione chi non si sposa o non si consacra! Per non parlare della copertura scandalosa di molestie sessuali, stupri e pedofilie, sotto il pretesto del perdono.

Il mondo all'incontrario...
A volte mi chiedo: se i fondatori benché scapoli avessero insistito per un modello di comunità poligamico di fatto, come nel Vecchio Testamento, tra catechesi segrete, esempi martellanti e ricatti morali, sarebbero riusciti ad ottenere il consenso interno anche per quello?

Valentina Giusti ha detto...

Kiko insegna che l'uomo non può non peccare. Che nel matrimonio ricerca l'affettività, la realizzazione di sé, e se non la ottiene si deprime, va in crisi, perde la propria identità ricercata nell'altro, beve, si droga, si aliena, picchia, uccide.
Per questo un matrimonio con un coniuge che non creda e si adegui ai suoi principi che contrabbandare come cristiani, diventa un terno al lotto. Soprattutto se il coniuge renitente conosce il cammino per averlo già frequentato ed è perciò in grado di capirne i punti deboli ed anche di temerlo per la sua esizialità e di combatterlo facendo emergere agli occhi degli "altri" i segreti che si vuole restino celati.
Non per niente, le storie proposte in questo thread, riguardano tutte un coniuge allontanato perché peggio che pagano e impuro, addirittura traditore e Giuda.
I nuovi farisei, caso per caso, decidono perciò se un matrimonio sia funzionale a loro stessi e al cammino e perciò vada salvato, oppure se rischia di far esplodere troppe contraddizioni e quindi vada "sciolto". La storia, come sempre, si ripete.

Valentina Giusti ha detto...

Sentiamo, in proposito, cosa dice il Papa nell'Omelia a Santa Marta:

“Prima di tutto, ci ha dato il ‘dna’, cioè ci ha fatto figli, ci ha creati a Sua immagine, a Sua immagine e somiglianza, come Lui. E quando uno fa un figlio, non può andare indietro: il figlio è fatto, è lì. E che gli assomigli tanto o poco assomiglia al padre, alle volte no, ma è figlio; ha ricevuto l’identità. E se il figlio diventa buono, il padre è orgoglioso di quel figlio, no?, ‘ma guarda che bravo!’. E se è un po’ bruttino, ma, il padre dice: ‘E’ bello!’, perché il padre è così. Sempre. E se è cattivo, il padre lo giustifica, lo aspetta …, Gesù ci ha insegnato come un padre sa aspettare i figli. Ci ha dato questa identità di figlio: uomo e donna; dobbiamo aggiungere: figli. Siamo ‘come dei’, perché siamo figli di Dio”.

Pax ha detto...


Pax

Il mondo all'incontrario... Dici proprio bene D.D.
Che commento c'è da fare?
Ma si rendono conto con cosa giocano?
È troppo grave, è terribile entrare così a gamba tesa nel sacrario del matrimonio cristiano e sparare sentenze e imporre discernimento dall'alto e dal di fuori.
Mi impressiona Roberta quando racconta che ogni giorno mandava un messaggio ai catechisti chiedendo loro di dire al marito di restare a casa, perché erano gli unici che ascoltava e SE GLIELO AVESSERO DETTO, loro "I CATECHISTI", LUI LO AVREBBE FATTO.
Ma ci rendiamo conto? A cosa una moglie deve ridursi, e in questa richiesta di aiuto non essere minimamente ascoltata.

Riporto quanto dice
Autore della Lettere nel suo commento dell'8 febbraio:

Ti vorrei far notare un punto bellissimo del Catechismo della Chiesa Cattolica Art. 1778: La coscienza morale è un giudizio della ragione mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto. In tutto quello che dice e fa, l'uomo ha il dovere di seguire fedelmente ciò che sa essere giusto e retto. È attraverso il giudizio della propria coscienza che l'uomo percepisce e riconosce i precetti della Legge divina:
La coscienza « è una legge del nostro spirito, ma che lo supera, che ci dà degli ordini, che indica responsabilità e dovere, timore e speranza. [...] Essa è la messaggera di colui che, nel mondo della natura come in quello della grazia, ci parla velatamente, ci istruisce e ci guida. La coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo » Santo cielo, guarda la dignità che hai!

Dignità che si fonda sulla Identità che Dio stesso ci ha dato, di figli e figli di Dio,
Il cammino ti toglie ogni dignità, ti svuota della tua stessa identità , ditemi quando mai nelle catechesi di Kiko si parla di coscienza morale di formare una retta coscienza o un sano giudizio a cui affidarsi nelle decisioni da prendere, perché Dio ci ha creati liberi?

Ricordo una catechesi ricorrente di Kiko sul che al centro di tutto è l'uomo, no la struttura no la comunità , ma l'uomo è diceva "tutto facciamo pensando all'uomo, il resto è idolatria, anche la comunità può diventare idolatria, e le comunità camminano col passo dell'ultimo!"
Giuro, predicava così, bugiardo, come sempre e ipocrita. Poi la regola è che tutto si fa per il bene del cammino, per il bene cammino, e per difenderlo da tutto e tutti.
Questa è la realtà confermata da un numero sempre più grande di fatti concreti e testimonianze di vita.

Pax

Anonimo ha detto...

@Pax

"Il cammino ti toglie ogni dignità, ti svuota della tua stessa identità , ditemi quando mai nelle catechesi di Kiko si parla di coscienza morale di formare una retta coscienza o un sano giudizio a cui affidarsi nelle decisioni da prendere, perché Dio ci ha creati liberi?"

Il Cammino, nella persona dei catechisti, non voglio arrivare a dire che tenti di sostituirsi alla singolare coscienza (il cosiddetto rispetto del foro interno che più volte ho sentito denigrare), ma certamente adotta un metodo che tende a insinuare nel camminante un costante dubbio e diffidenza verso se stesso. Sicuramente la coscienza viene sminuita e non rispettata, e ciò viene giustificato dal principio che "contano i fatti". Il punto di partenza è diffidare di se stessi (ma non come lo intendevano i santi, qui il concetto è lo svilimento, non l'umiltà, perché se ti conosci sai di essere un poveraccio, un peccatore incapace di bene, in balìa del diavolo se compi il male o in balìa di Dio se compi il bene, come una marionetta non dotata di volontà e quindi senza alcuna responsabilità dei propri atti) per affidarsi agli inviati da Dio nella sua vita. Ma lo fanno senza rendersene conto, ne sono certa: i catechisti ripetono sui loro catecumeni quello che a loro volta hanno subìto. E non lo dico per giustificarli, il problema è che c'è una profonda ignoranza umana, semplificano e sminuiscono aspetti umani quali intelligenza, capacità di giudizio, affettività, dimensione psicologica perché in realtà non conoscono l'uomo. Il problema è che ci mettono le mani. Come se io leggesssi un libro di anatomia e mi convincessi che tanto basta a fare il chirurgo cardiovascolare, iniziando da domani a operare pazienti.
Come modo mi ricorda tanto un personaggio di Corrado Guzzanti, Quelo, il profeta dei nostri giorni, che di fronte alla ricerca di un senso di vita invitava i suoi ascoltatori a cercare internamente una risposta, chiudendo però con la battuta "La risposta è dentro di te, che però è SBAGLIATA". Ho pensato più volte che si fosse imbattuto nelle catechesi iniziali...

Autore della lettera

Lino ha detto...

Autore della Lettera nel commento 8 febbraio ha detto:
"Ti vorrei far notare un punto bellissimo del Catechismo della Chiesa Cattolica Art. 1778: La coscienza morale è un giudizio della ragione mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto. In tutto quello che dice e fa, l'uomo ha il dovere di seguire fedelmente ciò che sa essere giusto e retto. È attraverso il giudizio della propria coscienza che l'uomo percepisce e riconosce i precetti della Legge divina"

Kiko Arguello in una intervista a Ewton Global Catholic Television Network (un concetto che ripete sempre) ha detto: "C'è un filosofo che si chiama Bergson che dice che l'intuizione è un mezzo di conoscenza superiore alla ragione. In qualche modo questo fu per me una piccola luce. Dico: 'supponiamo che Bergson ha ragione e che l'intuizione è una forma, più profonda della propria ragione, per arrivare alla verità'[...]". Fonte: http://medjugorje.altervista.org/index.php/archivio/articolo/camminoneocatecumenale/1542/Kiko-Arg%C3%BCello-narra-l-inizio-ed-il-carisma-del-Cammino-Neocatecumenale

Questo è uno dei motivi del mio impegno avverso la Kiko-dottrina. E' la negazione del dono dell'intelletto. In un mondo nel quale l'intuizione è generalmente un mezzo di conoscenza superiore alla ragione, non c'è più spazio per gli individui pensanti e dialoganti, non c'è più spazio per la dialettica, per l'argomentazione. Qualsiasi pasqualone che rivendicasse l'intuizione di una verità ti chiuderebbe la bocca.

Anonimo ha detto...

Ritengo che il cammino nc sia fondamentalmente maschilista . Nel suo interno c è una concezione della donna non alla pari dell uomo . Infatti certe catechesi possono essere fatte solo dagli uomini ..anche nel matrimonio èl la stessa storia per i catechisti è importante che la moglie sia sottomessa al marito . Mi sono sentita ripetere per anni dai miei catechisti se ero sottomessa a mio marito e in modo anche molto severo . Nel cammino gli uomini acquistano maggiore consapevolezza del loro ruolo dominante . La donna dovrebbe essere rispettata di più . Papa Francesco continua a riconoscere e a valorizzare sempre la nostra dignità . Mentre il cammino no .

Pietro (NON del Cammino) ha detto...

Lino:

hai centrato il punto.

Se in campo scientifico l'intuizione può a volte "guidare" la ragione, è però sempre la ragione, attraverso calcoli ed esperimenti, a stabilire se l'intuizione era esatta o totalmente squinternata, e non viceversa.
E' la ragione che giudica, non l'intuizione.

Per quanto riguarda poi le ispirazioni mistiche, le "intuizioni" diventano addirittura pericolose, perché entrano più che mai in ballo i propri desideri e le proprie alienazioni. Per questo le "ispirazioni" devono essere SOTTOMESSE all'autorità della Chiesa in tutto e per tutto.
Cosa che non fa Kiko, altrimenti avrebbe bruciato i suoi mamometri eretici e farebbe le catechesi con quelli corretti.

Nella mia esperienza, tutti quelli che hanno detto di saper rioconoscere le situazioni o le intenzioni degli altri "a pelle", sebbene a volte abbiano dimostrato un intuito a me sconosciuto, hanno anche spesso sbagliato completamnente giudizio. Sono pericolosi.

Ora non ho più dubbi: se Kiko si affida alle sue intuizioni più che alla ragione, è uno squilibrato mentale.
E se penso che sta prendendo per i fondelli un milione di persone, pur nella tragicità della situazione, mi ricorda il film di Peter Sellers "Oltre il giardino", un capolavoro poco conosciuto

Michela ha detto...

Come modo mi ricorda tanto un personaggio di Corrado Guzzanti, Quelo, il profeta dei nostri giorni, che di fronte alla ricerca di un senso di vita invitava i suoi ascoltatori a cercare internamente una risposta, chiudendo però con la battuta "La risposta è dentro di te, che però è SBAGLIATA". Ho pensato più volte che si fosse imbattuto nelle catechesi iniziali...

:-) Siamo in tanti in un salone di un albergo per ascoltare una catechesi. C'è una frase del super-catechista che mi ricorda una battuta di Quelo, ovviamente non resisto e la faccio e ci viene da ridere.
Quando c'è stato lo scrutinio mi hanno bastonato come mai prima. Vista la mia disattenzione e poca serietà mi hanno 'punito' davanti a tutti.

Comunque che si parli di matrimonio, di dignità dell'uomo o di figli la chiave per capire il metodo neocat è una sola: la comunità prima di tutto.
Non gli importa niente dei sacramenti o del catechismo, che o servono come strumenti per tenere le persone sottomesse o si possono ignorare.
Lo stesso catechista a uno potrà dire di continuare a soffrire nel suo matrimonio, ad un altro dirà di separarsi paolinamente e lo aiuteranno nel chiedere la nullità, a seconda del maggior vantaggio che può avere la comunità in quel momento

Però che sfi... che abbiamo avuto!
Se Kiko si fosse fatto ispirare da un Levinas, che comunque non era cattolico, a quest'ora avremmo comunità aperte e accoglienti. Purtroppo gli è toccato il fantasma di Sartre e Bergson e abbiamo neocatecumenali tristi, depressi e amorali.

Pietro (NON del Cammino) ha detto...

Anonimo delle 10 e 11:

hai ragione. Ma nel cammino si fa orecchi da mercante.
Dicono: "Il Papa mica si riferiva a noi, parlava per tutti".

Ma è proprio perché essi stanno tra i "TUTTI" (anche se non si sentono come tutti), che il Papa parla proprio a loro.
E' un po' mcome la Parola di Dio: proprio perché è per tutti, che è per me!

Anche quando il Papa disse che non si possono fare figli come conigli, lo diceva a tutti. E, infatti, in questo caso, essi l'hanno sentito per loro, e se ne sono avuti a male.
Mentre, invece, sempre nei modi e nei termini che dice la Chiesa, nel fare figli dovrebbero usare la propria testa e non quella di Kiko, che i figli non li fa, né li ha.

Pax ha detto...

Pax

Grazie, grazie mille Autore della Lettera:
"...semplificano e sminuiscono aspetti umani quali intelligenza, capacità di giudizio, affettività, dimensione psicologica perché in realtà non conoscono l'uomo.
Il problema è che ci mettono le mani."

Questo il cuore del tuo commento, ma tu, come sempre, riesci a spiegare in maniera sorprendente le cose.
Insieme all'analisi di Lino che si focalizza sull'art.1778 del C.C.C. per cui "La coscienza morale è un giudizio della ragione...", meritate un post.
Che Dio vi benedica

Pax

P.S. giusto Anonimo delle 10:11
Mi facevi riflettere sul fatto che anche questa ulteriore e retrograda barbarie si fonda sul tutelare il "bene cammino", piuttosto che le persone.
Infondo potenzia il ruolo del famoso capo-equipe nell'evangelizzazione, per cui egli deve condurre tutto, a lui spetta sempre l'ultima parola e ha il discernimento finale su ogni questione, cosa che lo preserva da un sano e costruttivo confronto con gli altri che non c'è mai, mentre incrementa in questi personaggi, in maniera esponenziale, l'arroganza e la presunzione: essi alla fine si convincono davvero di avere costantemente sulla loro spalla, vicino al loro orecchio, la colomba dello spirito santo!... Sull'esempio di Kiko che così conduce tutto il cammino e deve giustificare ogni giorno e fare i conti ogni momento con la sua incapacità strutturale di relazionarsi col prossimo, se non facendo il "comandino".

Pax

Pax ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Pietro (NON del Cammino) ha detto...

Michela:

da come ti esprimi, anche la brutta esperienza di essere ripresa davanti a tutti, è diventata bella. E così deve essere.
Oggi quei rimproveri sono diventati una medaglia di cui andare fiera, con cui testimoniare e, anche, di cui ridere.

Ma mi rendo conto che ci sono esperienze distruttive di cui è quasi impossibile liberarsi, ma questo blog può essere di aiuto anche per tanti ex camminanti sofferenti.
Possono in ogni casodiventare TESTIMONI: è una strada anche per iniziare un processo di guarigione dalle ferite del cuore.

Pax ha detto...

Pax

Michela leggo ora il tuo commento, incredibile, ....

Comunque che si parli di matrimonio, di dignità dell'uomo o di figli la chiave per capire il metodo neocat è una sola: la comunità prima di tutto.

Contemporaneamente diciamo le stesse, identiche cose.
Testimoniamo di essere stati sottoposti agli stessi trattamenti e alle stesse correzioni e esposti al pubblico ludibrio allo stesso modo, ma i poveracci sono loro, su di noi non hanno fatto effetto.
La disgrazia di Kiko è stata imbattersi in persone pensanti.

Voi neocatecumeni, ridotti al silenzio e intimoriti, riflettete e alzate la testa.

Pax

Pax

by Tripudio ha detto...

Riguardo al gesuita Conn che ha tentato di ottenere informazioni dalle vittime del vescovo pedofilo neocatecumenale Apuron e di scavalcare il loro avvocato, c'è un articolo riassuntivo [link qui] di un esperto in diritto canonico e in casi di abusi sessuali da parte del clero.

Riguardo al processo canonico vaticano contro Apuron, ci dice di non farci illusioni, ricordandoci che:

1. non c'è una giuria incaricata di dichiarare pubblicamente innocenza o colpevolezza;

2. non c'è un giudice che deve rispondere personalmente della correttezza e imparzialità del processo;

3. non c'è una pubblica udienza, ma solo il segreto - il processo comincia in segreto, viene portato avanti in segreto, concluso in segreto, e i suoi risultati tenuti nel segreto degli archivi vaticani;

4. i risultati diverranno noti solo se la Santa Sede li invia al Nunzio Pontificio della nazione dove Apuron è domiciliato;

5. tutto questo metodo è descritto nel codice di Diritto Canonico e nel Sacramentum Sanctitatis Tutela promulgato nel 2001;

6. indipendentemente dal risultato, il caso Apuron è chiaramente un test per papa Francesco, su quanto desideri realmente punire i vescovi per gli abusi su minori;

7. Apuron non sarà presente a Roma in nessuna delle fasi.

Tutto quel meccanismo di segretezza era stato concepito all'evidente scopo di difendere i vescovi dalle false accuse (ricordo per esempio almeno il caso di un sacerdote innocente e suicida per la vergogna, del quale dopo la sua morte gli accusatori hanno ritirato le accuse ammettendo che erano false e che erano intese solo a rimediare un po' di risarcimenti milionari), cioè evitare che una semplice lettera di un avvocato pubblicata su un giornale potesse creare interminabili scandali con risarcimenti milionari (oltre che azzerare a piacere qualunque sede episcopale).

Ed ora, invece, quel meccanismo viene adoperato per lo scopo diametralmente opposto. Con tutti i danni alla Chiesa che ne seguiranno.

Anonimo ha detto...

@amonimo della 10:11. Anche a mè è successa la stessa cosa . Nelle convivenze con i catechisti era di regola chiedere alle mogli se erano sottomesse ai loro mariti creando ovviamente timore e imbarazzo ... Nel mio caso mio marito in tante occasioni per ricordarmi quello che mi avevano detto i catechisti puntando sul fatto che io non ero sottomessa come mi era stato chiesto . Questo ovviamente ha comportato non pochi problemi nella nostra relazione e anche sofferenze inutili Che mi fa solo male ricordare

Pietro (NON del Cammino) ha detto...

Se Carmen si era accorta che esisteva la tendenza che il kikismo prendesse il posto della fede in Cristo e per questo diceva spesso a Kiko che era scemo, un motivo ci sarà pure stato.

by Tripudio ha detto...

All'autorità della Chiesa conviene sempre agire con giustizia, non solo per il santo timore di Dio, ma anche per evitare di ingigantire gratuitamente l'odio che il mondo ha per essa.

Il caso Apuron andrebbe fatto studiare a tutti coloro che si preparano al sacerdozio, perché la sua escalation è un'utile dimostrazione che i castighi divini sono in realtà "frutto dei peccati degli uomini" (e che colpiscono anche innocenti).

L'escalation è grosso modo riassumibile così:

- 2011: Apuron soffre un infarto; benché 65enne avrebbe potuto ritirarsi con tutti gli onori (umani), le sue precedenti ingiustizie (nel governo della diocesi) sarebbero state dimenticate, le sue pluridecennali molestie sessuali contro i minori non sarebbero mai divenute pubbliche.

Invece non si ritira. A novembre firma segretamente la donazione della Yona Property al seminario neocatecumenale (sicuramente spinto dai capibastone dei kikos, timorosi che Apuron possa morire prima di aver fatto tale regalo milionario al Cammino).

Il Cammino ha bisogno della segretezza perché è un atto chiaramente ingiusto.

- 2012: a marzo il delegato apostolico mons. Balvo (a conoscenza dell'intenzione di donare la property, ma ignaro che la donazione è già avvenuta) sconsiglia la donazione, tanto più che per la posta in gioco è necessaria l'approvazione non solo della conferenza episcopale locale ma anche della Santa Sede.

Poco tempo dopo alti papaveri kikos si vanteranno di aver fatto trasferire lo scomodo Balvo in Africa. Un'ingiustizia per coprire un'altra ingiustizia.

- 2013: anche se il testo della donazione è calibrato bene per proteggersi anche da un eventuale vescovo sfavorevole al Cammino, qualcosa o "qualcuno" convince Apuron che bisogna comunque spazzar via i possibili successori non succubi del Cammino: ne fa le spese il don Gofigan, stimato parroco che aveva detto ai kikos che se volevano installarsi nella sua parrocchia dovevano ubbidire alla lettera del 1° dicembre 2005 (così come esige lo Statuto del Cammino all'art.13, nota 49).

In altre parole, per coprire un'ingiustizia è necessario compiere altre ingiustizie. Una volta infangata -anche con sole menzogne- la sua onorabilità, un buon sacerdote non verrà più considerato per l'episcopato, nel timore di futuri scandali di chi avrà tempo per rimestare nel suo passato che i media hanno (pur falsamente) registrato come "torbido".

- 2014: il pubblico si rende conto che la formazione nel seminario neocatecumenale Redemptoris Mater è un'emerita pagliacciata, utile soltanto a sfornare "presbiteri" per il Cammino (peraltro ordinando soggetti del tutto inadeguati al sacerdozio, perché bisogna far numero, bisogna fabbricare un clero numeroso e ubbidientissimo ai cosiddetti "catechisti"). "Fratel Tony" (così è chiamato Apuron nella comunità neocatecumenale cui appartiene), spinto da qualcosa o "qualcuno", chiede alle principali benefattrici di mentire per salvaguardare l'utilità del Cammino (il risultato sarà che le benefattrici, monache carmelitane, abbandoneranno Guam perché "un ambiente troppo tossico"). Nel frattempo viene messo nei guai dalla curia neocatecumenalizzata un altro possibile successore nell'episcopato, don Benavente, reo di essere onesto e poco propenso ai compromessi col Cammino.

Cioè si accumulano ingiustizie su ingiustizie, ognuna delle quali intesa o a favorire il Cammino o a coprire altre ingiustizie.

by Tripudio ha detto...

- 2015: a gennaio la Deed Restriction segreta del 2011 diventa di dominio pubblico, ed Apuron e i suoi scagnozzi neocat cosa fanno? Subito - e segretamente - ne cambiano gli articoli di incorporazione al solo scopo di proteggersi qualora la faccenda finisse in tribunale prima di dicembre 2016 (dopodiché il danno alla Chiesa sarà definitivo), e giungono nientemeno che a pubblicare con tutti gli onori un certificato di proprietà taroccato per ingannare i fedeli riguardo a quella property. Nello scandalo sono coinvolti a vario titolo non solo i "presbiteri" neocatecumenali incistati in curia, ma addirittura il Catasto e l'Avvocatura di Stato, attivatisi per aggiustare dietro le quinte e insabbiare (chissà quanto c'entrano le parentele coi neocatecumenali e certi fattacci che anziché essere denunciati alle autorità sono stati soltanto "testimoniati" ai cosiddetti "catechisti" nel chiuso delle salette delle comunità neocat, e chissà quanti ricatti saranno tuttora in corso...).

Insomma, il Cammino non ha alcuno scrupolo morale quando si tratta di difendere sé stesso, i propri capibastone e le ricchezze sottratte alla Chiesa.

Agli scandali si aggiungeranno quelli dei pretini neocatecumenali, per esempio quello colto in flagrante dalla polizia mentre si trastullava sessualmente con una minorenne neocatecumenale. Indovinate cosa succede? il pretino viene licenziato e fatto sparire... per ricomparire nel Qatar, presso un vescovo molto neocatecumenalizzato, ad occuparsi di ragazze minorenni. Il Cammino delle ingiustizie.

- 2016: diventa pubblico lo scandalo delle molestie sessuali di Apuron contro minori, con le pubbliche testimonianze delle sue vittime davanti alla Cattedrale. Apuron diventa latitante. La Santa Sede, nella persona del Filoni, invia il vescovo Hon come contentino temporaneo nella tutt'altro che celata speranza che le proteste si dissolvano in un paio di settimane.

Dopo sei mesi di ingiustizie fatte per contentare i kikos Hon comincia finalmente a rendersi conto del pasticciaccio e riesce ad andarsene via da Guam. Byrnes, il nuovo "arcivescovo coadiutore", fa appena in tempo (novembre 2016) a sfruttare un cavillo aggiunto segretamente agli statuti di incorporazione a gennaio 2015 per annullare la donazione multimilionaria al Cammino prima che sia troppo tardi. Ma è ancora assai lontano dal cominciare ad intaccare i problemi creati dal neocatecumenalismo.

Intanto il "processo vaticano" segreto sul caso Apuron si preannuncia molto, molto, molto lungo: Apuron - che ancora non ha perso il titolo di arcivescovo e fa la bella vita in California in una casa appartenente a una direttrice neocatecumenale di banca di Guam - arriverà all'età pensionabile in tre anni e mezzo, per cui il suo processo "durerà almeno quattro anni"...

by Tripudio ha detto...

Ingiustizie su ingiustizie, una montagna di ingiustizie. E quando l'autorità della Chiesa non interviene (o addirittura interviene per insabbiare i casi, come nel patetico e vergognoso tentativo di bloccare o annullare la legge che toglieva i termini di prescrizione per le denunce di abusi sessuali su minori), è sacrosanto rivolgersi all'autorità civile contro la gerarchia cattolica corrotta e sorda ed è addirittura necessario perché i nemici della Chiesa non aspettano altra occasione che poter fare di tutta l'erba un fascio.

La caratteristica comune delle ingiustizie neocatecumenali a Guam - così come nel resto del mondo - è che sono dettate da questi fattori (spesso anche tutti insieme):
- arroganza dei neocatecumenali
- avidità dei neocatecumenali
- corruzione/intimidazione di clero e vescovi per coprire le magagne neocat
- necessità dei neocat di ingannare i non-neocat
- copertura di altre ingiustizie neocat

Il vescovo neocatecumenale poteva uscire di scena con tutti gli onori (umani) e il Cammino avrebbe potuto vantare di aver avuto tra le sue fila un vescovo decente (oltre a mettere definitivamente le mani sulla property multimilionaria con la quale tenere sotto scacco un futuro vescovo e che con una modifichina agli statuti del R.M. sarebbe diventata rivendibile a piacere).

E cercando "Gennarini go home" su Google, non sarebbero comparse le foto di un certo leader neocatecumenale imbarazzato mentre tenta di esibire una faccia da agnellino innocente di fronte ai cattolici e alle telecamere.

Abbiamo ad oggi quindici vittime delle molestie di Apuron e di preti pedofili protetti da Apuron. Alla Chiesa cattolica interessa più la giustizia di Dio o i soldi? Alla Chiesa cattolica interessa più la fede o il proteggere i neocatecumenalismo e i suoi capibastone? La gerarchia cattolica teme più le chiare minacce di Nostro Signore («macina al collo», «pianto e stridor di denti»...) oppure le velate e oscure minacce dei capibastone del Cammino?

Michela ha detto...

Sottomissione: un altro manganello questa volta riservato solo alle donne
un'altra parola volutamente vuota di significato usata per mettere in difficoltà e per indebolire i matrimoni

Un altro slogan neocatecumenale.

Un altro capitolo forse poco conosciuto della predicazione neocatecumenale ma altamente devastante nella vita concreta delle persone

D.D. ha detto...

Valentina ha detto … ”Kiko insegna che l'uomo non può non peccare. Che nel matrimonio ricerca l'affettività, la realizzazione di sé, e se non la ottiene si deprime, va in crisi, perde la propria identità ricercata nell'altro, beve, si droga, si aliena, picchia, uccide. […]”

Questo mi ricorda che la maggior parte degli esempi di “amore vero” tra uomo e donna che ho sentito nella “propaganda” NC erano estremi: fatica, sgradevolezza, dolore, rischio, l’amore per il marito infedele e insultante e, più raramente, per la moglie nevrotica.
Insomma un amore perennemente soverchiato dal dolore e praticabile unicamente da persone lentamente e “veramente” convertite. Un amore inaccessibile al pagano e all’ipocrita ed illuso cristiano della domenica, anche se lavorano di rettitudine e buona volontà, sono felici di gratificazioni e realizzazione e pazienti nelle rotture di scatole. Categorie alle quali i NC più fanatici arrivano a predire il fallimento di tutte le loro relazioni “prive di Dio”.

Anche se in tutti gli argomenti del CNC è sempre nascosta un pochino di verità, il problema è che nel cammin-orama si ragiona all’inverso: aspetti secondari non necessariamente falsi vengono trasformati, a sentimento, in dogmi di validità generale.

L’ impressione che il CNC come maggioranza di corpo si dolga perennemente della miseria umana, relazioni comprese, è palese a chiunque.
Ma, se prima credevo che il CNC si limitasse a radunare e consolare persone scontente in cerca di una risposta (più un buon numero di ottimisti impermeabili) solo leggendo e leggendo ho ricostruito quanto la devastazione delle persone e delle loro relazioni sia conseguenza inevitabile del programma dei fondatori. È terribile.

A questo proposito, sulla figuraccia rivelatrice di Kiko al Family Day, mi corregga qualcuno se ho visto male, ma i giornalisti gli hanno imputato tutte le storture tranne quella che non è riuscito ad esprimere completamente?
Lo hanno accusato di giustificare il femminicidio ma ho avuto l’impressione che in realtà avesse iniziato con la storia che “se nella coppia si cerca la felicità nel coniuge e non in Dio non può esserci amore ma solo odio, fino ad uccidersi”, proprio come riporta Valentina ed ho sentito anche io molte volte.
Kiko ha iniziato l’esempio, poi si è perso nei dettagli e … si è perso.
Forse una voce nel cervello gli ha fatto notare che “ma Kiko, sei al Family Day e stai ammettendo davanti al mondo che disprezzi matrimonio e famiglia… qualcuno si chiederà perché non sei sposato né consacrato…” ??

Anonimo ha detto...

Ciao sandavi, sono curiosa. Che tipo di minacce velate vi facevano?credo sia terribile. Io penso sia una minaccia velata un po' tutto "Se esci da quella porta non c'è niente, solo pianto e stridore di denti", "i vostri amici all'università non hanno niente" etc. etc. Il cammino del terrore insomma, almeno per gli esseri pensanti. Laura

D.D. ha detto...

Care commentatrici ex neocatecumenali che avete parlato di sottomissione femminile come trattamento “plus” (la sottomissione nella sottomissione) destinato alle donne, vi andrebbe gentilmente di approfondire questo argomento? Intendo in maniera generale, la mia non vuole essere una domanda indiscreta.

Dalle vostre parole capisco che la sottomissione femminile è un aspetto programmatico del cammino, piuttosto che l’espressione spontanea della grettezza di singoli come avevo pensato inizialmente.
Mi sono in effetti imbattuta in presbiteri o catechisti NC dalla misoginia contenuta a stento, ed ho visto quadretti e persino direzioni spirituali di un maschilismo deprecabile, ma ho supposto che fosse un vizio dei singoli, lasciato correre per perdonismo o ignoranza. Ragazze e donne del cammino con cui ho provato a discuterne hanno minimizzato i miei dubbi, per loro è un problema secondario rispetto all’importanza della meta finale.

Ma a me i dubbi restano, perché sottomissione e dedizione reciproca secondo i propri talenti (anche i talenti di genere), non sono per niente la stessa cosa. Inoltre quando di dittatura si tratta, la catena del potere è verticale compensa gli uomini per la schiavitù al tiranno, regalando loro la supremazia sulle mogli… non è una novità.

La cosa riguarda direttamente anche me, perché la parola di Dio me l’hanno somministrata a modo loro!

E quindi volevo chiedervi, con che metodo si realizza dall’”alto” la sottomissione femminile, ci sono delle catechesi apposta? Dei ruoli simbolici? Dei riferimenti biblici? Proibizioni e permessi speciali?
O con il ricatto morale, l’induzione, l’esempio, la giustizia differenziata, l’ascolto selettivo, la frustrazione mirata, … etc?

Grazie a chiunque vorrà rispondere.

Daniel Alexander Lifschitz ha detto...

24 gen 2017 - Kiko, ti voglio parlare... di Daniel Lifschitz. Acquista a prezzo scontato Kiko...

Pax ha detto...

Pax

A D.D. commento del 9 febbraio 2017 22:55
APPROFONDIAMO L'ARGOMENTO DELLA SOTTOMISSIONE FEMMINILE:

Mi piace citare prima gli altri interventi:

Anonimo ha detto:
- Ritengo che il cammino nc sia fondamentalmente maschilista . Nel suo interno c è
una concezione della donna non alla pari dell uomo . Infatti certe catechesi
possono essere fatte solo dagli uomini ..anche nel matrimonio è la stessa storia
per i catechisti è importante che la moglie sia sottomessa al marito . Mi sono
sentita ripetere per anni dai miei catechisti se ero sottomessa a mio marito e in
modo anche molto severo . Nel cammino gli uomini acquistano maggiore
consapevolezza del loro ruolo dominante . La donna dovrebbe essere rispettata di
più . Papa Francesco continua a riconoscere e a valorizzare sempre la nostra
dignità . Mentre il cammino no.

Anonimo ha detto:
- Anche a me è successa la stessa cosa . Nelle convivenze con i catechisti era di
regola chiedere alle mogli se erano sottomesse ai loro mariti creando ovviamente
timore e imbarazzo ... Nel mio caso mio marito in tante occasioni per ricordarmi
quello che mi avevano detto i catechisti puntando sul fatto che io non ero
sottomessa come mi era stato chiesto . Questo ovviamente ha comportato non pochi
problemi nella nostra relazione e anche sofferenze inutili Che mi fa solo male
ricordare.

Michela ha detto:
- Sottomissione: un altro manganello questa volta riservato solo alle donne
un'altra parola volutamente vuota di significato usata per mettere in difficoltà e
per indebolire i matrimoni
Un altro slogan neocatecumenale.
Un altro capitolo forse poco conosciuto della predicazione neocatecumenale ma
altamente devastante nella vita concreta delle persone.

Cara collega (commentatrice ex neocatecumenale)...

Interessante è la questione che poni...
"....capisco che la sottomissione femminile è un aspetto programmatico del cammino, piuttosto che l’espressione spontanea della grettezza di singoli come avevo pensato inizialmente.
Mi sono in effetti imbattuta in presbiteri o catechisti NC dalla misoginia contenuta a stento, ed ho visto quadretti e persino direzioni spirituali di un maschilismo deprecabile, ma ho supposto che fosse un vizio dei singoli, lasciato correre...."

Che la sottomissione femminile sia un aspetto "programmatico" del cammino lo riflettevo, per la prima volta devo dire onestamente come ho già scritto nel mio delle 10:52, leggendo i commenti a questo post e penso anche che la grettezza dei singoli, poi, ci sguazzi dentro, com'è naturale! (prolifica la grettezza come conseguenza, non ne è la causa).

Dobbiamo sempre ringraziare le trovate geniali di Kiko!

E' certo che, in un contesto miope e ottuso come quello che si struttura negli anni nelle comunità n.c. le donne, con la loro innata genialità e minor propensione a lasciarsi sedurre dal fascino del potere, è preferibile tenerle buone e a cuccia.

La misoginia poi è tipica degli uomini che, essendo non eccessivamente intelligenti, ma questa per carità non è una colpa, non hanno neanche l'umiltà di usare quella di cui sono dotati almeno per non diventare ridicoli.
La misoginia si accompagna, troppo spesso, a una altrettanto "strutturale incapacità" al dialogo e all'ascolto dell'"altro", piuttosto che al confronto e alla condivisione illuminante delle comuni decisioni, come ho già scritto prima ...
...."Sull'esempio di Kiko che così conduce tutto il cammino e deve giustificare ogni giorno e fare i conti ogni momento con la sua incapacità strutturale di relazionarsi col prossimo, se non facendo il "comandino"."
Scusate le ripetizioni.
Da tempo mi sono fatta, per queste ed altre esperienze, una mia idea del quoziente intellettivo del sig. Kiko Arguello.

Pax

Autore della Lettera ha detto...

@D.D.
Alcuni esempi:

1. Una donna nubile non potrà mai essere responsabile dopo la chiusura del 2° scrutinio.
2. Una donna sposata che venisse eletta, non sarebbe comunque responsabile ma il voto e il conseguente incarico andrebbero al marito ("e tu lo aiuterai in questo servizio", cit.)
3. Una donna, nubile o sposata che sia, non sarà mai responsabile di una equipe di catechisti.
4. In generale, per carismi quali responsabile, catechista, ostiario, didascalo, si prediligono le coppie (il marito con la moglie che gli è di aiuto). I celibi/nubili difficilmente potranno esercitare uno di questi ruoli, o meglio li eserciteranno pure ma non come responsabili (capo didascalo, capo ostiario), piuttosto andranno in aiuto alla coppia (non dico sia così in tutte le comunità, ma in molte ho riscontrato questo): nel CNC non essere sposati o consacrati è indice che c'è qualcosa in te che non va. In fondo non sei completo e vieni visto/a come una persona "problematica". Per le donne il discorso è ancora più duro.
5. Nella gestione di situazioni private, sottomettersi al marito (in situazioni che ho vissuto da vicino) ha significato per la moglie dover chiedere perdono al marito (su indicazione dei catechisti) perché lui le aveva alzato le mani (la poveretta era intervenuta in difesa dei figli e ci era andata di mezzo). Conosco l'uomo in questione, che è una persona d'oro, ma con seri problemi di depressione e che vive una situazione di reale disagio lavorativo e sociale: mi sarei aspettata che avrebbero colto l'occasione per cercare di aiutarlo a uscire dalla spirale depressiva, invece hanno detto alla moglie di chiedergli perdono (suppongo perché intervenendo ha sminuito il suo ruolo di padre...boh!). Stop.

Personalmente, la motivazione che ricordo veniva data sulla questione dei carismi in diversi contesti (catechesi, scrutini, incontri con i catechisti per definire i carismi) era sempre la stessa: le donne sono nevrotiche, gli uomini sono pratici. Poi c'erano i riferimenti alle lettere di San Paolo (che comunque, pur usando parole molto dure in alcuni passaggi, non mi risulta dica che le donne sono nevrotiche, i "rimproveri" e le ammonizioni toccano altri aspetti dell'essere femminile).
Il modo di fare è abbastanza maschilista anche nel modo di porsi: c'è sempre una sorta di malcelato "disprezzo". Nel CNC comandano gli uomini, le donne producono i figli, sono isteriche e devono aiutare i mariti nel loro servizio alla comunità (che significa in fondo dargli sempre ragione per non farli sentire sminuiti, sennò i poveretti vanno in depressione). Tutto qua. A me personalmente è capitato di dover correggere un uomo sposato perché diceva vere e proprie eresie ed è andata a finire che "tu cerchi di cogliere in difetto il fratello" (mi limito a dirti questo). Così come sono sempre stata trattata con evidente denigrazione dal seminarista della mia comunità. Esempio: leggere il CCC, o i Padri della Chiesa, o libri di teologia. Fatto da un uomo era indice di ricerca di Dio, fatto da parte mia era una cosa stupida per 2 motivi:
1. Perché tanto non avrei mai capito realmente quei testi.
2. Perché serviva solo ad alimentare una conoscenza che aveva origine non da una ricerca di Dio, ma dalla superbia.
Così come la stessa cosa detta da me era stupida, detta da un altro era la rivelazione dello Spirito Santo.
La verità è che si promuove un livello umano molto basso, molto terra terra. Ma d'altronde che vuoi? Se devi ritornare al Cristianesimo delle origini dovrai ripristinare anche l'assetto sociale no? Sennò come sta in piedi il castello? La maturazione del concetto di donna in 2000 anni di Chiesa non conta: per applicare un certo modello devono riprodurre determinate condizioni.

Mi fermo qui perché se dovessi raccontare ogni singolo episodio potrei scrivere un libro, e perché ogni volta che parlo di queste cose mi si avvelena l'anima.

Michela ha detto...

a D.D.

non ricordo specifiche catechesi sulla sottomissione. Non è un argomento facile e va contestualizzato. Per esempio S. Paolo la chiede anche ai figli e agli schiavi. Sembra più un problema di ordine pubblico che richiede ad ognuno di restare al proprio posto e di non sfruttare le novità del cristianesimo per rivendicazioni sociali. In realtà S. Paolo chiede che la sottomissione sia reciproca.
Inoltre l'amore umano, il matrimonio, la fedeltà sono figure che servono a rappresentare l'unione dell'anima con Dio, assumono un significato molto più ampio in cui la sottomissione perde il significato negativo che le diamo oggi.

Ma i neocat se ne fregano di tutto ciò. Anzi amano riempirsi la bocca di parole come obbedienza o sottomissione femminile pur di ottenere il loro obiettivo che è quello di far star zitte le persone.

Sei sottomessa?
no so cosa rispondere, cosa vuol dire?
mio marito seduto accanto a me gongola e ritrova la solidarietà maschile col catechista
io dico di si, sono abbastanza sottomessa, mando avanti la famiglia, faccio il mio dovere, però ogni tanto vorrei mandare a quel paese mia suocera

ahi ahi ahi, allora non sei sottomessa....

Questo sarebbe uno scrutinio tipo, condotto da un catechista illuminato e che certamente porterà luce nella mia vita, come dicono i neocat.

altro esempio a questa volta al maschile:
marito: mia moglie ha sempre mal di testa e si rifiuta...
catechista: questo non va bene, perchè ti rifiuti? sai che è contro la volontà di Dio
e a questo punto lei comincia ad elencare le sue magagne fisiche, mal di schiena, mal di fegato ecc. ecc.,stanchezza per gli impegni di una famiglia numerosa...

a questo punto il gran catechista non sa più cosa dire...
io invece dico: ridicolo, grottesco, assurdo, materiale per una sit-com
giuro che è vero, sentito con le mie orecchie! e si trattava di due sposi che si vogliono bene, persone a posto.





Michela ha detto...

Comunque nella mia esperienza la sottomissione così come chiesta dal cammino uccide il matrimonio e crea problemi nei figli.
C'è stato un periodo in cui io, in nome della sottomissione, non mi permettevo di dire niente a mio marito davanti ai figli, anche quando non ero d'accordo ( per cose importanti, ovviamente).
Questo è stato disastroso, porta ad insofferenze, lamentele e liti in famiglia.

Adesso, dopo l'uscita dal cammino il mio impegno personale per la verità mi porta a dire quello che penso e questo aiuta molto anche mio marito e si litiga molto meno. Non sono più sottomessa secondo i canoni del cammino ma molto più tollerante. Come può essere?

Il cammino ti insegna a tenere tutto dentro, a rimuginare, a soffrire in silenzio. Ad un certo punto il vulcano interno esplode ed ecco liti, violenze, fughe negli adulterii e nei casi migliori ( ! ) depressioni.

Dire quello che si pensa senza litigare: questo è il meraviglioso regalo che ci è arrivato dopo l'uscita dal cammino.

Michela ha detto...

In un discorso sulla sottomissione non si può prescindere dalla Miriano.

Chiedo ai neocat che comprano in massa i suoi libri: ve la immaginate una come la Miriano in comunità che, come spiegato da Autore d .l., non viene presa sul serio se non ha il marito accanto, non può permettersi di scrivere libri che servono solo ad alimentare il suo orgoglio, dovrebbe farsi bastare le catechesi e di sicuro non andare in giro a promuovere i suoi libri lasciando marito e figli a casa.

Autore della Lettera ha detto...

@Michela

La Miriano nel suo stesso blog afferma di chiedere al marito cosa lei pensa della guerra in Siria (dice che così risparmia tempo e fatica). Non lo dico per denigrarla, lo dico per evidenziare che lei stessa ammette di farsi imboccare le idee dal marito. Ora, per carità, se sta bene a lei affari suoi. Ma per il CNC non può che essere la donna ideale: non a caso riceve da loro tanti applausi.

Tu dici che in comunità sarebbe ridimensionata? Non ne sono totalmente convinta: checché se ne dica il "nome" conta molto nel CNC. Un conto è essere figlio di uno dei grandi nomi del cammino, un conto è non avere neanche un parente dentro. Il CNC diventa sempre di più una questione di clan.
E se conta il nome, figurarsi la professione... Lì c'è poi un discorso di decima, non scordiamocelo. I metodi, le pratiche, i modi di fare cambiano molto a seconda di chi hanno davanti.

Autore della Lettera ha detto...

E aggiungo:
I modi e tutto il resto suddetto cambia anche in base ad altri parametri: sposata? Quanti figli? Solo 2? Uhmmm...tu non è che ti sei molto convertita. Oppure ti sei alzata (e lì ti guardano manco avessero visto la Madonna)? Eri fidanzata e ti sei lasciata? Se era del CNC in te c'è qualcosa che non va: come ha fatto a non funzionare se siete tutti e due dentro? Se non era del CNC: hai fatto bene, credi che serva l'amore per una relazione di coppia se poi credete in cose diverse?

E in base a tutto questo la persona viene etichettata in modo diverso e cambia la visione che gli altri hanno non solo di te, ma anche della tua fede.

Autore della Lettera ha detto...

Per concludere: il punto è che la Verità cambia a seconda di come conviene. Una persona standard, con una vita standard, una situazione familiare standard...insomma, una persona semplicemente nella norma si dovrà sorbire tutto il pacchetto (anche in termini di sottomissione fino all'assurdità), magari per tipi un po' più in vista e che dànno al CNC una certa visibilità si può essere più delicati... Ovviamente non parlo della Miriano che nel CNC non ci sta, ma di altre situazioni in cui ambiguità e contraddizione si sono manifestate con assoluta evidenza.

Michela ha detto...

Per Autore...
di solito dò più valore a ciò che una persona fa rispetto a quello che dice.
e se la Miriano è sottomessa -paolinamente -io sono un'astronauta.
La Miriano ha ripreso un tema molto interessante sulla differenza tra uomo e donna, stop. Ha un po' banalizzato la sottomissione, e spero che le donne comprendano che la sottomissione è reciproca, altrimenti è dominio, e che è normale che ci sia alternanza di 'sottomissione' tra moglie e marito.

Siccome i neocat non hanno capito niente della sottomissione, quando hanno sentito questa parola si sono precipitati sui libri della Miriano.
Ma non me la vedo nel cammino a giustificare la spesa di una borsa di Prada rispetto a una donazione per le missioni, o a decidere autonomamente di scrivere libri, in concorrenza con Kiko.
Va ben sottomesse e ben curate per essere la gloria del marito, ma tutti quei soldi per profumi e fondotinta quando con lo stesso denaro si potrebbero mandare tanti giovani alle GMG!

In realtà è chiaro che al cammino farebbero comodo testimonial come la Miriano, ma quello che intendevo è che la Miriano è ben lontana dal modello di donna neocatecumenale.

D.D. ha detto...

Grazie Pax, Autore della Lettera e Michela per aver preso il tempo di rispondere.

Leggo sempre i vostri commenti, anche quelli vecchi, che mi aiutano a mettere a fuoco le sottigliezze degli inganni che ho respirato a pieni polmoni senza capirne l’origine. Nelle iniziative parrocchiali gestite dai NC il germe del messaggio è là come una nube in cui la struttura completa e soprattutto l’origine sono ambigue e sfumate.

Avevo notato, per statistica, che chi appartiene alla scuola neocatecumenale riserva una parte scomoda o secondaria alle donne, sia nel linguaggio degli esempi che nei posti a sedere o nell’atteggiamento (galletti vs chiocce, per essere rapidi), quando si tratta di pulire la chiesa etc. Un atteggiamento asimmetrico scontato ed automatico, apparentemente accettato da tutti, in nome del servizio a Dio e giustificato con un “siamo diversi”.

Per un certo tempo ho sentito questa pressione ed ho visto l’esempio collettivo, di dover regalare agli uomini (e ai presbiteri) un rispetto, fiducia ed obbedienza maggiori di quella che secondo me si meritavano. Qui preciso: l’accento è sulla truffa relazionale sistematica verso le donne, non sul valore o meno degli uomini in questione.
Quando alle catechesi sentivo esempi di perdono reso possibile dalla conversione, era più spesso la donna tradita che perdonava il marito e raramente il marito che sopportava la moglie lamentosa.

Se va bene a loro, pensavo, sarà il loro modo di fare. Ma se obiettavo che non era cosa per me, mi veniva detto che mi preoccupavo più della mia importanza che della conversione o che il maligno era sempre in agguato con i suoi suggerimenti.

Mi sono anche sforzata di rinunciare a questa mia “importanza” ma è impossibile, l’ “importanza” ce l’ha data Dio, a tutti, in quanto creature e figli creati a sua immagine e somiglianza e prima o poi risbuca, anche se per un po'viene repressa. Voi ne siete un esempio magnifico, non sapete quanto mi incoraggiate in questo momento <3 <3 <3

Una brutta scoperta per me, l’aver creduto che l’approssimatività del CNC fosse solamente figlia delle tradizioni della maggioranza delle persone presenti, e scoprire poi che il cammino non è affatto… un “cammino di perfezione” per dirla con Santa Teresa, ma di involuzione costruita a tavolino.

Certi presbiteri e catechisti dovrebbero riflettere e fare ammenda su quanto patrimonio RUBANO A DIO quando tengono sott’acqua tante anime migliori delle loro, anime che pur di stare vicine al Signore accettano persino le loro catechesi balorde.

Anche io mi sono chiesta: sottomissione? Ma che vuol dire, che è pure illegale?
C’è scritto anche nel codice civile

“Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri.
Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell'interesse della famiglia e alla coabitazione.
Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia. “

In un paese con una giustizia efficiente e lontani dal Vaticano rischierebbero una class action.

Autore della Lettera ha detto...

@Michela

"In realtà è chiaro che al cammino farebbero comodo testimonial come la Miriano, ma quello che intendevo è che la Miriano è ben lontana dal modello di donna neocatecumenale"

Ah quello sì... Sono andata io un po' oltre...

Perfettamente d'accordo con te, su tutto.

Anonimo ha detto...

@Michela
"C'è stato un periodo in cui io, in nome della sottomissione, non mi permettevo di dire niente a mio marito davanti ai figli, anche quando non ero d'accordo ( per cose importanti, ovviamente)"
Per quanto conti il mio parere, non mi sembra che tu abbia sbagliato in questo, ma invece , se non lo hai fatto, probabilmente hai sbagliato a non parlare con tuo marito in separata sede facendo presente il tuo punto di vista.

Mav

Michela ha detto...

Che palle Mav!

la prossima volta quando scrivo qualcosa allegherò la risposta neocatecumenale già pronta così non ti dovrai disturbare a ripetere a pappagallo quello che già qui tutti sappiamo per averlo sentito centinaia di volte...

ti rispondo però che alle volte intervenire in separata sede può essere troppo tardi....

comunque hai notato che è sempre la donna che deve parlarne in separata sede, mentre l'uomo può dire quello che vuole quando vuole?

Anonimo ha detto...

@Michela
"comunque hai notato che è sempre la donna che deve parlarne in separata sede, mentre l'uomo può dire quello che vuole quando vuole?"

Mi dispiace molto che tu ti sia alterata, quello che ho scritto vale in entrambi i casi, e cioé che anche per il marito, sempre per quanto valga il mio parere, sarebbe opportuno non contraddire la moglie davanti hai figli. Poi ognuno a casa sua fa quello che vuole, ma se si creano situazioni di questo tipo ci si espone alla furbizia dei figli che sono dei maestri ad infilarsi nella "incertezza normativa" per scardinarla.

Mav
p.s.
non credo che sia mai troppo tardi

Michela ha detto...

Mav
svegliati per favore! spesso il bambino e l'adolescente comprendono di più dal non detto che non da ciò che vien detto esplicitamente. Le dinamiche familiari sono molto più complesse di quello che ti fanno credere in comunità.

Inoltre non dimenticare che stiamo parlando di famiglie neocat, cioè di famiglie oppresse e abituate a subire dove la violenza verbale e anche fisica viene manifestata davanti ai figli come pure contro di loro. Quindi un conto sono le belle frasette della serie 'siamo tutti psicologi' e un conto è la realtà della famiglia neocat fatta di
pesantezze, di fatica quotidiana, di sopportazione, di amore al nemico, di salite sulla croce, di prendere il peccato dell'altro ( cito le vostre parole).
e prima di arrivare alla gioia del sabato sera qualche bambino può incappare in una sberla, in una sgridata fuori luogo e in altre umiliazioni simili.
Quindi un intervento da parte di chi è più lucido nella coppia ci vuole...e pazienza se il bon ton neocatecumenale non viene rispettato

p.s.: quando si parla di bon ton...mi altero sempre :-)

Valentina Giusti ha detto...

Capisco l'osservazione di MAV, anche perché è ciò che viene da più parti raccomandato...
Per mia esperienza personale, però, soprattutto quando i figli hanno l'età per capire, intervenire per correggere una situazione che sta sfuggendo di mano all'altro coniuge, è più che provvidenziale. L'autorità deve essere qualcosa che viene da dentro, non un semplice atteggiamento esteriore. I figli questo lo intuiscono.
Perciò, se uno dei due genitori 'recita' a fare il padre perché magari qualcuno da qualche parte gli ha detto che deve essere così, è giusto che l'altro intervenga, evitandogli così una brutta figura con i figli che mai verrà dimenticata. Loro sanno riconoscere ciò che siamo e ciò che fingiamo di essere, e se perdonano volentieri le nostre umane debolezze, non altrettanto facilmente sono disposti a passare sopra alle nostre artificiosità.

Michela ha detto...

Valentina hai espresso perfettamente quello che ho tentato di spiegare a Mav!

Anonimo ha detto...

@Michela
"Valentina hai espresso perfettamente quello che ho tentato di spiegare a Mav!"
E che anche Mav, in questi termini, condivide pienamente.

"Perciò, se uno dei due genitori 'recita' a fare il padre perché magari qualcuno da qualche parte gli ha detto che deve essere così, è giusto che l'altro intervenga, evitandogli così una brutta figura con i figli che mai verrà dimenticata."

Se non si è autentici non funziona niente, ma proprio niente

Mav