sabato 11 febbraio 2017

A proposito di matrimoni e famiglie del Cammino

Marito e moglie neocatecumenali: croce l'uno dell'altra
A proposito di matrimoni e famiglie del cammino. La quasi totalità delle coppie è, o si dichiara, infelice del proprio coniuge, al matrimonio spesso ci si riferisce come una croce, come una prova, come un dono che permette di sperimentare il morire all’altro e l’amore nella dimensione della croce.
Checchè se ne compiacciano i catechisti, questo NON è un bene e NON è una testimonianza di vita cristiana.

Per carità, ci sono matrimoni difficili, situazioni particolari in cui cristianamente si è chiamati a “resistere”, e per questi non si può non provare compassione, ed è giusto che i fratelli nella fede li sostengano in tutti i modi. MA un cammino di fede che annovera tra i suoi frutti quasi tutte coppie in crisi che non superano i problemi ma semplicemente hanno lo stoicismo di non separarsi NON è un granchè, diciamocelo.
E in realtà c’è molta ipocrisia e confusione su questo.

Dico una cosa un po’ forte ma ritengo sinceramente che molte delle coppie che si dichiarano perennemente in crisi, perennemente scontente, in cui l’altro è la croce, in cui l’altro lo fa scontrare con i suoi peccati, ecc. e non vedono MAI niente di positivo, subiscono un’induzione in questo senso.
E piccoli problemi che potrebbero superarsi, evolvere nella maturità della vita di coppia diventano invece insormontabili, perché sono chiodi fissi di cui parlare, di cui sfogarsi in comunità e in definitiva (brutto dirlo) crediti da vantare in sede di scrutini.
Perché se esce fuori che hai una vita di cui sei felice, un matrimonio di cui benedici sinceramente il Signore (senza puntualizzare che lo benedici MALGRADO vorresti scappare, perché la sofferenza ti fa bene, ecc., ma proprio che ne sei felice e basta, e per un nc questo è qualcosa di inimmaginabile e inconcepibile) non sei negli schemi, e qualche magagna ti va tirata fuori. Forse se il tuo coniuge è proprio quello che vorresti al tuo fianco è un idolo, oppure non vi conoscete davvero, oppure siete alienati, ecc.


La risposta kikiana ad "Amoris Laetitia"
Ricordo una coppia di fratelli che anni fa visse una grave crisi matrimoniale (ovviamente erano perennemente in crisi, da ancor prima di sposarsi) ma questa volta c’era davvero una prova perché erano uscite fuori cose del passato della moglie che il marito ignorava, e questo aveva molto ferito entrambi. È stato un momento durissimo, ma con la preghiera e la sincerità reciproca, grazie a Dio e piano piano ne sono venuti fuori (più o meno). Un giorno che ne stavo parlando con il marito, lui disse che era un miracolo il fatto che non avesse ceduto alla tentazione di mandare il matrimonio all’aria, e chiosò così (glie l’avevano interpretata così i catechisti e lui era d’accordo): “Questa è la dimostrazione che il Signore tiene davvero tanto a questo matrimonio!” La cosa mi infastidì e gli risposi di getto: “Si, ma è anche la dimostrazione che ci tieni anche tu, e anche lei, ammettetelo ogni tanto”. Cioè, trovai davvero deprimente che il succo di una storia come quella potesse essere interpretata che siccome il Signore ci tiene, siamo legati a vita, mentre fosse per noi faremmo tuttaltro.
La bellezza di un matrimonio ricostruito non può essere semplicemente una dimostrazione del fatto che Dio renda possibile l’impossibile (praticamente una condanna); la bellezza di un matrimonio ricostruito è che quel matrimonio tu lo desideri e lo consideri un bene per te e con l’aiuto del Signore anche nelle difficoltà lo porti avanti.

Immaginate che grande equivoco spirituale nella vita di quegli sposi, e quei figli costretti a ripetere e ripetersi allo sfinimento che se non fosse per Dio e il cammino i propri genitori sarebbero separati.
Si, ma questo rimanere insieme non si può disgiungere da un atto di volontà, di scelta e di desiderio. Altrimenti tu finisci per pensare che Dio sia un sadico che si diverte a scegliere il compagno peggiore per ognuno in modo da far vedere che Lui ha il potere di tenerli uniti nonostante tutto.
Che tristezza vivere tutto così, che pesantezza, altro che Amoris Laetitia…
(da: Donna Carson)

12 commenti:

Anonimo ha detto...

Anche a me ha sempre lasciato perplessa questo atteggiamento. Ricordo una risonanza in cui un marito parlò della sua moglie e del loro matrimonio in una maniera tale che io mi sarei offesa. Il succo era: se non fosse per il Signore non riuscirei a stare con una rompiballe del genere.
E poi non capisco una cosa:in cammino non si può dichiararsi felici e soddisfatti della propria vita e del proprio matrimonio perché vuole dire che sei un superficiale che sottovaluti la tua croce ma bisogna gioire quando c'è un lutto.A me sembra un atteggiamento schizofrenico.
Elena

by Tripudio ha detto...

I crocifissi kikiani sembrano quelle immaginette delle tribù pagane centrafricane. Totalmente inespressive, e delle quali il primo aspetto che attira l'attenzione è la forma tozza e l'innegabile bruttura.

Passo brevemente ad altro argomento: mi hanno segnalato questo video riassuntivo dei mali della società di oggi. Tutto dolorosamente vero, ma parla esclusivamente del piano morale. In una società cristiana i peccati avvengono lo stesso, ma con la differenza che non vengono né legalizzati, né promossi dai media, né incentivati dalle istituzioni. Quando al peccato è associata la vergogna, il risultato è che il pentirsi diventa una scelta ragionevole e comunemente accettata.

Padre Pio si chiedeva che ne sarebbe stato del mondo senza la Santa Messa. Chiaramente si riferiva a ben altro che la carnevalata blasfema neocatecumenale (che verrà celebrata stasera in onore del sommo Kiko in tutte le comunità). Ed il chiaro sottinteso è che una liturgia annacquata è contemporaneamente sintomo e causa di una fede annacquata, e dunque anche di una morale annacquata.

Del resto i monaci convertirono interi popoli barbari solo con il proprio esempio di ora et labora: ma per un barbaro il labora era tutto sommato comprensibile e accettabile (e "già visto"). Fu la sublime liturgia, in tutti i suoi aspetti (inclusi arte, canto, paramenti, ecc.) a colpire "al cuore" i barbari.

Pietro (NON del Cammino) ha detto...

Dio non ha istituito il matrimonio per mettere alla prova l'uomo, ma perché potesse realizzarsi.
Dopo il peccato originale il matrimonio può essere occasione di prove e di croci, ma le croci non derivano dal matrimonio in quanto tale, cioè in quanto istituzione.
Anche chi non si sposa ha le sue prove, spesso legate proprio al fatto che non si è sposato.

Che nel Cammino sul matrimonio ci sia fanatismo, l'ho potuto notare riguardo al matrimonio di un mio amico, che si è rivelato nullo ma che, finché questo mio amico è rimasto nel Cammino, quegli idioti dei suoi catechisti gli hanno impedito di chiedere la nullità, che era evidentissima, perché secondo loro quella situazione era la sua croce.
Così questo mio amico ha vissuto anni di frustrazione e, non sapendo contenersi, anche di peccati.

Uscito dal Cammino, ha seguito i miei consigli ed oggi è felicemente sposato.

Pax ha detto...

Pax

Altro che Amoris Laetitia....
Coppie perennemente scontente, in cui l'uno è la croce dell'altro, in cui l'altro ti fa scontrare con i tuoi peccati, in cui i problemi sono chiodi fissi di cui parlare in comunità, di cui sfogarsi in convivenza e, mondiale questa espressione di Donna Carson:
CREDITI DA VANTARE IN SEDE DI SCRUTINII.....

Se si esce da questo schema e ammettiamo dici che hai al tuo fianco la persona che desideravi, con cui vivi bene, Insieme alla quale hai imparato a superare i problemi, e sei grato a Dio, allora, scrutinio dopo scrutinio i catechisti ti ripeteranno che il coniuge per te è un idolo che il Signore andrà a smontare, che siete superficiali e alienati, sicuramente. Ahimè quante volte anche io sono andata in questa direzione, testimonio che questa logica è inculcata in modo molto profondo specie nei catechisti.

Quando vivi dentro il contesto neocatecumenale tutto questo diventa ovvio e banale, per cui è chiaro a tutti che le coppie che fanno bene il cammino sono quelle oramai completamente disilluse sulla reciproca capacità di amarsi o sulla possibilità di fare l'uno il bene dell'altra, sempre per la totale incapacità dell'uomo, condannato a restare schiavo del peccato e del demonio.
La logica è sempre la stessa, la totale sistematica demolizione della persona nella sua dignità e nel suo essere fatto a immagine e somiglianza di Dio.
Ma attenzione:
Questo per sempre! Non solo durante il percorso neocatecumenale, ma resta così anche una volta finito il cammino quando, essendo ormai cristiani adulti, qualche frutto di bene bisognerebbe pur darlo, invece quello che si è maturato nella lunga infinita esperienza del cammino è come fosse ormai cristallizzato in una sorta di conoscenza o gnosi definitivamente acquisita e che fissa definitivamente la tua situazione.
Gnosi e conoscenza che diventano la Verità finale a cui resti inchiodato, che sei un peccatore, inguaribile a questo punto, per cui fai bene a diffidare di te in modo assoluto e per il resto della tua vita.
Anche una volta "cristiano adulto" sei un superbo se pensi di poter compiere il bene o pensi di voler diventare santo.
Ma che cammino è questo? Se si cammina, si cammina come i gamberi, forse!
Unica cosa ad un certo punto è rassegnarsi.
Che tristezza, davvero, Amoris Maestitia!
E per me è una vera sofferenza ogni ricordo!
Pax

Pax ha detto...

Pax a Elena

Mi ero persa il tuo commento.........

E poi non capisco una cosa:in cammino non si può dichiararsi felici e soddisfatti della propria vita e del proprio matrimonio perché vuole dire che sei un superficiale che sottovaluti la tua croce ma bisogna gioire quando c'è un lutto.A me sembra un atteggiamento schizofrenico.

Si riproducono le stesse cose dappertutto.
È incredibile! Questo fatto mette in evidenza che è tutto un clonare nel cammino.
... Ma bisogna gioire quando c'è un lutto.
Questa cosa non l'ho mai accettata quando ero in comunità.
Veniva definita la "Fede Forte":
i detentori di questo grande dono, che a me ha fatto sempre impressione, di fronte a lutti anche terribili organizzavano funerali che erano feste, anche con le campane a festa per espresso desiderio, visto che qui parliamo di matrimonio neocatecumenale faccio questo esempio, del vedovo sereno perché la sua sposa era passata al cielo, dicendo ai figli di non piangere e riuscendo a fare una lunga e sentita monizione, con grande tranquillità!
E torniamo al matrimonio, perché dopo diciotto mesi i figli, sempre senza piangere, dovevano assistere al matrimonio del padre con una catecumena, ovviamente, perché importante è fare la Volontà di Dio! (Della serie Storie Vere)

Pax

Anonimo ha detto...

La cosa imperdonabile è la messa in comune di tutte le esperienze matrimoniali più o meno intime che danno adito a pensieri insani nelle altre coppie ed anche ai singoli che ne possono rimanere anche scandalizzati secondo l’età in cui si trovano oppure ricevere lo sprono per fantasticare. Invece di uscire dai peccati, se ne propongono di nuovi a tutta la comunità! Altro che “Fuggire le occasioni prossime del peccato”! Quello che propone il cammino neocatecumenale è un abbassamento morale anziché un innalzamento spirituale, che non si può negare all’inizio del cammino è rivestito di rinnovamento, ma a cui non ci si arriverà mai, anche dopo il “Matrimonio spirituale”, significa dopo almeno quarant’anni di sentirsi dire che siamo peccatori. Dopo un certo periodo si crede davvero che sia l’unica realtà e quindi ci si comporta da tali, peccatori incalliti incapaci di vedere dove si trova il Bene e perseguirlo, tanto all’uomo è impossibile! Teologia totalmente opposta al riscatto dell’uomo!
Veterano

Valentina Giusti ha detto...

A mio parere, è impossibile non cogliere l'assoluta irrazionalità di certi discorsi che sentiamo fare da alcuni neocatecumenali, che dispiacciono pure, perché attribuiscono al cammino i meriti personali e di Dio, ottenendo, come effetto, d'essere assolutamente non credibili.
Ascoltavo non più tardi di ieri, in un'intervista alla radio, un giovane di mia conoscenza, figlio e nipote del cammino, sposato in cammino, asserire di essere stato salvato dal cammino (da cosa?) e sostenere che è questa la fede da passare ai figli, cioè quella di essere dei salvati.
I suoi figli sono la terza generazione di camminanti, intrisi di kikismo fin sopra agli occhi, e a loro volta mi aspetto che dichiareranno d'essere dei salvati (a questo punto, spero si salvino "dal" cammino, almeno loro).
Quando l'intervistatrice ha chiesto, maliziosamente, al giovane se i figli verranno lasciati liberi di scegliere la propria strada, la risposta è stata, più o meno: "Certamente! La libertà dei figli di Dio! Ma cosa potranno scegliere dopo aver ricevuto una testimonianza del genere in famiglia?"
Ciliegina sulla torta, propagandava l'adesione ad un partito politico di nuova formazione. Con quel genere di approccio, posso solo immaginare la democraticità dello stesso!

Lino ha detto...

Purtroppo, Valentina, dobbiamo ragionare che l'irrazionalità di tanti discorsi la ritroviamo non solo nel Cammino. Il pensionamento dell'intelletto - baby pensionamento in tanti giovani e adulti - è una dominante degli ultimi decenni nei quali sono stati abituati più a blaterare che a pensare, più a scrivere dovunque e su tutto (nei commenti ai giornali, nei blog, nei social forum, nella messaggistica dei cellulari ) che a leggere, più a contestare che a studiare. Il ciuccio che sale in cattedra del mio sonetto - che dedicai al sommo al pasqualone - è una metafora del tempo.
L'irrazionalità è l'effetto di una causa. La causa sta nei cattivi maestri, nella pessima scuola, nello svilimento dei principi di autorità, sia cristiani sia laici. Per i neocatecumenali dobbiamo ringraziare Kiko Arguello e le sue lezioni sull'intuizione che sarebbe superiore alla ragione nella ricerca della verità. Personalmente, tra i credenti, comincio a considerarmi "figlio di un dio minore": sapessi quanti ne ho incontrati pronti a zittirmi con un concetto inconfutabile, che le loro idee discendono immediatamente da illuminazioni ricevute dallo Spirito Santo. Cosa si può mai rispondere, a questi? :-)

by Tripudio ha detto...

Leggo un po' divertito che certe eresie di Kiko Argüello e Carmen Hernàndez erano state già condannate nel 561 al Concilio di Braga (quasi quindici secoli fa, durante la lunga "parentesi" in cui per i due autoeletti "iniziatori" la Chiesa non aveva la fede adulta). Oh, certo, i due non hanno mai fatto con chiarezza quelle affermazioni, ma i loro fedelissimi seguaci curiosamente si comportano come se le avessero udite e come se fossero certezze di fede, una "fede adulta" kikiana-carmeniana. Per esempio:

- "Se qualcuno sostiene che ai cristiani è permesso di avere molte mogli, e che avere molte mogli non è vietato da alcuna legge divina … Anatema su di lui!" (vedi pagina sui "ripudi" neocatecumenali)

- "Se qualcuno sostiene che nel sacrificio della messa si commette un atto blasfemo verso il sacrificio di Gesù Cristo morto sulla croce … Anatema su di lui!" (Kiko e Carmen hanno sempre disprezzato "sacrificio", "altare", "sacerdozio", "presenza reale", da loro ritenuti retaggio pagano; dopo che tale "arcano" è divenuto pubblico, i kikos fingono di credervi ma continuano ad agire come se non ci credessero: per esempio fanno la comunione "seduti" tutti insieme "contemporaneamente", come se stessero mangiando un semplice Sacro Snack di Unità Fraterna);

"Se qualcuno sostiene che è impossibile osservare i comandamenti di Dio, anche per chi è in stato di Grazia … Anatema su di lui! … Se qualcuno sostiene che Dio nutre odio per il bambino che nasce e lo punisce per aver commesso il peccato di Adamo … Anatema su di lui!" (Kiko e Carmen insegnano che "l'uomo non può non peccare", cioè che gli è impossibile osservare i comandamenti di Dio; si noti ad esempio la parlantina neocatecumenalizia: "mi faccio schifo... il Cammino mi ha salvato da droga divorzi discoteche aborti ubriachezze violenze eccetera... sono il peggiore dei peccatori...")

Nota: se l'uomo "non può non peccare", allora o è un errore di creazione (dunque il suo "Creatore" non è Dio), oppure si tratta di un "Dio" cattivo (dunque non è il vero Dio). I neocatecumenali, nonostante blaterino continuamente di "Dio", sotto sotto credono che sia cattivo e vendicativo: cfr. ad esempio i fervorini secondo cui "Dio ti manda le disgrazie per convertirti".

Talvolta però Don Kikolone Argüellone propende per la prima ipotesi (cfr. ad esempio la sua incredibile affermazione - mai ridicolizzata né criticata da alcun neocatekiko - secondo cui "Dio ci parla attraverso i testimoni di geova").

Come si dice a Madrid, Kiko e Carmen sono come il maestro Ciruela, che non sapeva leggere e aprì una scuola.

Anonimo ha detto...

Per quanto riguarda la mia esperienza di coppia all interno del cnc posso dire che non siamo stati molto aiutati , neanche da parte dei catechisti . Penso che ci abbiano provato senza però riuscirci diciamo che è mancata loro quell umiltà di riconoscere i propi limiti e di indirizzarci verso figure di esperti che non
Erano loro . Il cammino non è la panacea universale e non risolve sempre i problemi delle persone anzi a volte li crea . So di un caso in una comunità che è stato sottovalutato un problema in famiglia
Da parte dei catechisti..Quando ormai la
Situazione era diventato molto seria è stato necessario chiedere aiuto ad atre realtà . Ma questo ovviamente è costato delle
Sofferenze per questa famiglia . Io non nego che certe coppie possano essere aiutate in
Comunità ma questa no deve e non può avere la presunzione di avere in mano la vita delle coppie delle persone pensando di avere sempre la soluzione per ogni problema . Il cammino è chiamato a fare un passo indietro e riconoscere i propi limiti che sono enormi .

Anonimo ha detto...

Leggendo questo post è ripensando ai miei 30 nel NC, agli scrutini troppe volte subiti, mi è venuto da pensare che le "bellissime famiglie numerose NC"sono dei veri e propri cimiteri piene di croci! La moglie, il marito, i figli, ecc. Che tristezza!ecco perché abbiamo subito tante batoste dai Kiko catechisti! Noi non la pensavamo così! A.

Pax ha detto...

Pax

Caro Anonimo delle 15,31,
il cammino non farà mai un passo indietro né potrà mai riconoscere di non avere la soluzione al ogni problema e, tanto meno, di non avere in mano la vita delle coppie, come quella dei singoli "fratelli", semplicemente perché è totalmente basato sul "profetismo" di Kiko che, essendo ispirato direttamente dall'alto, ha una scienza soprannaturale per cui non solo penetra e legge nelle coscienze, ma riceve anche dall'alto la ispirazione ad hoc per quella situazione di coppia o per il problema del singolo fratello. Di questa scienza ispirata fa parte a tutti coloro che, nel suo cammino, hanno il "carisma di catechisti" e per questo chi non si adegua al discernimento del proprio catechista, per ciò stesso, non fa la volontà di Dio.
Su questo assioma poggia il famoso "hai finito il cammino e ancora non hai imparato ad obbedire a me?".
Che umiltà può mai avere un tale santone e tutti i suoi discepoli ammaestrati alla stessa scuola?
Inammissibile era per una coppia del cammino in difficoltà eventualmente decidere di rivolgersi a percorsi che pure esistono e anche nella chiesa, portati avanti da sacerdoti straordinari, per aiutare i matrimoni in crisi, si correva il rischio di essere cacciati!
La frase terribile era "a voi non basta Gesù Cristo!"
Signore, perdonami.

Pax