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mercoledì 12 luglio 2023

Alcune precisazioni sulla Provvidenza, l'azione della volontà divina e altre faccende, a uso dei circoncisi (nella ragione)

 

"Trinità" di Guido Reni: particolare

Un paio di commenti di tal "Leonardo" a proposito della generazione della vita mi danno l'occasione per ribadire alcuni concetti in merito all'apertura alla vita e alla relazione fra volontà umana e volontà divina. Qui le citazioni del buon neocatekiko:

per come intendete voi le parole e l'enciclica del Papa, dovremmo tutti bloccarci ad un figlio solo, perchè già solo quello basta a mettere in crisi la vita di una coppia in tanti aspetti. Siamo chiamati a vivere responsabilmente la sessualità e la paternità, e questo vuol dire aprirsi consapevolmente al dono della vita, che dipende da Dio. Una grazia che elargisce nei tempi e le misure della sua sapienza.


Non hai capito un bel niente...Puoi essere fertile quanto vuoi. Se Dio non fa schioccare la scintilla della vita non accade nulla. Stolto


Non è mia intenzione parlare della morale sessuale matrimoniale, che è argomento difficile e vasto, e non ne ho i mezzi, ma solo fare un esercizio logico a uso dei camminanti in buona fede.

Premetto, anche se non ce ne sarebbe bisogno, che nessuno mette in discussione ciò che la Chiesa dice, e che è verificabile da chiunque consultando il Catechismo. Avere figli è, senza dubbio, un dono di Dio, poiché Lui è l'unico Autore della Vita, ed è stato Dio a pensare la meravigliosa natura che ci circonda e a scegliere l'essere umano come collaboratore della trasmissione della vita in esseri coscienti e dotati di anima immortale. A questo proposito il neocatekiko nella sua furia di contraddirci dice una cosa corretta nel coacervo delle altre castronerie:  la vita è un dono e richiede apertura da parte dell'uomo, ed è Dio in ultima istanza ad accordarlo.  
Il kikino, però dimentica un dettaglio particolarmente importante: fra tutti i doni questo è uno dei pochi che richiede l'attiva collaborazione dell'uomo per attuarsi. Mi spiego: Dio nella sua onnipotenza potrebbe far sorgere "figli di Abramo dalle pietre", e di sicuro se non volesse non nascerebbe più neanche un bambino, ma questo non significa affatto che la nascita di ogni uomo in ogni momento dipenda dalla volontà "diretta" di Dio.

Generare è un'attività anche umana, e come tale, come tante altre, può svolgersi contro la volontà divina, perché siamo dotati del libero arbitrio e Lui, che ci prende enormemente sul serio, ci lascia liberi di scegliere.
Supponiamo ad esempio, per assurdo, il caso di una ragazzina che subisca una violenza e resti incinta. Un fatto particolarmente odioso, vero? E tristemente comune. Se Dio "elargisce la Sua grazia nei tempi e misure della Sua Sapienza" (le maiuscole sono mie, il kikus non le usa), e se è vero che se Dio non fa "schioccare la scintilla della vita non accade nulla", cosa dovremmo concludere? Che Dio avrebbe voluto una violenza e che a Lui vada bene così?
Se Dio interviene in ogni attività umana, e dato che può tranquillamente impedire che una vita nasca, perché mai non impedisce che il concepimento si verifichi in un dato istante? Vedete come la logica dei neocatekiki si affoga da sola: Se Dio è motore di qualsiasi cosa, allora è origine anche del male. 

Il fatto che Dio sia onnisciente, che Lui sia onnipotente, non vuol dire che ogni fatto dipenda in modo diretto dal Suo intervento. Capite la sottigliezza: nulla accade se Dio non vuole che accada, ma non tutto è desiderio di Dio eppure succede lo stesso; questo vale per il male naturalmente, ma anche per cose positive, come un nuovo lavoro, una vincita alla lotteria, ricevere un regalo inaspettato e così via: spesso e volentieri sono catene di cause e conseguenze delle decisioni prese dall'uomo. E' il mistero della "permissione divina".
Così è anche per il concepimento di una vita: due esseri umani in età fertile che consumano un rapporto sessuale hanno una certa probabilità di generare la vita, in funzione di una serie di fattori e di certe predisposizioni anche genetiche (ovvero come minimo stabilite alla nascita dalla natura). Se il marito si unisce a sua moglie e non sussistono impedimenti naturali o fisici, la natura farà il suo corso, lo spermatozoo si unirà alla cellula uovo, i cromosomi si uniranno e l'embrione inizierà ad accrescersi, seguendo il programma che Dio ha stabilito all'alba del tempo per mezzo della natura, e nascerà un nuovo individuo. 

In condizioni normali è una scelta della coppia, ma può essere anche il frutto del male commesso da un essere umano su un altro; da ciò si deduce che anche generare un figlio può essere un atto commesso contro la volontà divina. Non è che poiché la nascita in se stessa è fonte di gioia automaticamente sia gradita a Dio. Nel caso di un'ipotetica violenza, ovviamente, poiché Dio è l'unico ad avere il potere di trarre il bene dal male, il figlio che nasce viene incluso nel piano di Dio, ma ciò non assolve in nessun modo chi ha commesso quel male. E' chiaro neokiki? 
Si può fare figli anche per una sorta di "lussuria" spirituale, per superbia, per dimostrare qualcosa ai propri capisetta e "fare bella figura", per invidia verso le altre coppie superfeconde, per superficialità, o magari tentando Dio che viene chiamato in causa con la necessità di provvedere al nuovo nato ("ehi adesso ho tanti figli Dio: fammi trovare un lavoro migliore! Sono un bravo neocatecumenale! Faccio la decima!"). In tutti questi casi state sfidando il Signore a dimostrarvi qualcosa. E' un peccato grave. La nascita in sé è sempre qualcosa di buono, ma non lo sono sempre le motivazioni, perché Dio odia il male.

Immaginiamo che una coppia sappia che con grandi probabilità un figlio nato dall'unione avrebbe gravi malattie. A differenza di quanto accade nel Cammino, una coppia cattolica si interrogherà davanti a Dio sul da farsi: chiederà a Lui il consiglio e la forza per scegliere di generare la vita nonostante i rischi. Nel Cammino invece se ti fai domande simili sei un peccatore, un "religioso naturale", non ti fidi, e così via, e quando il bimbo nasce affetto da una sindrome tutti giù a esorcizzare cianciando di "figlio speciale", "grazia di Dio" e così via, attribuendo, in pratica, a Dio di aver voluto la sofferenza per un essere umano(*). 
Prima che i neurocatecumenali con la bava alla bocca e il dito incollato sul Caps Lock si fiondino ad accusarmi di cose a caso, specifico che ogni vita è degna, pure se vissuta per pochi secondi e anche con la più grave disabilità, perché esiste l'anima ed esiste la Vita Eterna che da senso a tutto, MA ciò non significa che dobbiamo tuffarci nella sofferenza solo per obbedienza alle catechesi distorte di un luterano-giudeo decorato di cattolico.

Ficcatevelo nella zucca neocatecumenali in buona fede: fare la volontà di Dio non vuol dire obbedire come imbecilli, ma conformare la propria volontà a quella divina chiedendo a Lui, agendo secondo coscienza illuminata dalla retta ragione, cosa che si ottiene nutrendosi del Pane di Vita Eterna, nella preghiera e nell'ascolto della parola di Dio, di certo non avvelenandosi la mente con le stupidaggini eretiche di Kiko e Carmen.
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(*) Questo accade in generale anche per le malattie come i tumori, e simili: è sempre Dio che "ha voluto per te"... Dopo anni ancora non capisco che razza di immagine distorta di Dio abbia Kiko.

domenica 9 luglio 2023

Padri-padroni e madri sforna figli: giovani coppie allo sbaraglio, in missione per rimpolpare le fila del Cammino morente

Manco dal Cammino da un po', grazie a Dio, per cui ricevere informazioni dagli adepti non è più troppo facile e anche io sono piuttosto stufo di sentire costantemente le stesse stupidaggini proferite sempre uguali dai soliti noti.

Ho però a che fare con loro e con le loro famiglie, in diverse parrocchie della città in cui vivo, per vari motivi, fra cui eseguire piccoli lavoretti di riparazione e manutenzione tuttofare; essendo anche figlio di una coppia in vista e ben nota nel mondo neocat, di riffa e di raffa, mi trovo a frequentare le loro case, anche in virtù delle conoscenze comuni, e ad ascoltare certi discorsi.

Triste modello familiare neocatecumenale
Ho notato innanzitutto che le baggianate sul rapporto matrimoniale e sull'educazione dei figli non sono affatto passate di moda: qualcuno qui sul blog sosteneva che il cammino sarebbe cambiato, rispetto ai primordi, ma non è affatto così. Il modello autoritario e patriarcale di famiglia e il rapporto matrimoniale condiviso con i fratelli di comunità sono ancora vivi e vegeti, tutt'ora parte integrante dell'insegnamento kikiano. In diverse famiglie ho potuto annotare con gran dispiacere tutti gli effetti delle storture derivate dalle catechesi dell'eretico luterano Kiko. Giusto un esempio: coppia giovane, sposati da appena 5 anni sono già in attesa del quinto figlio, senza parti gemellari. I primi due sono stati concepiti a 9 mesi e qualche giorno di distanza l'uno dall'altro, nonostante la prima gravidanza fosse stata difficile e il parto doloroso: ciò significa che il concepimento è avvenuto senza lasciare nemmeno un pizzico di riposo alla povera donna. 

In una coppia cattolica sana, dove viga il rispetto reciproco, un marito non dovrebbe mai sfruttare il corpo della moglie in questo modo malsano. Esiste la possibilità di praticare la continenza, in un atteggiamento casto e rispettoso (nell'intimo del rapporto matrimoniale dove neppure la Chiesa si azzarda ad entrare), per consentire alla donna di riprendersi dalla fatica di nove mesi di gravidanza, permettere agli ormoni di equilibrarsi e all'apparato genitale, soprattutto all'utero, di riposare. Questo sarebbe vero amore (un marito che accetta di tenere a bada i propri istinti naturali per affetto), ma nel Cammino si sa l'amore non è praticato e Kiko e Carmen sono ben noti per la loro fissazione (e frustrazione aggiungerei io) per la sessualità e gli atti sessuali, le cui suggestioni utilizzavano anche in tante catechesi.

Questo tipo di atteggiamento somiglia più all'accoppiamento animale che all'amore matrimoniale, e manca del tutto dell'equilibrio necessario, nella santità del sacramento, dell'uno verso l'altra. Una donna che ovviamente non può svolgere altra funzione che quella di stare a casa e badare ai bambini, bambini molto piccoli che hanno parecchie necessità pratiche faticose, tra cui ovviamente essere aiutati a mangiare, essere cambiati, portati al bagno, a scuola e così via. Il tutto avviene essendo incinta, dato che la donna in questione è ininterrottamente incinta dal giorno del matrimonio. 

Il marito è un padre-padrone, più volte mi sono trovato ad assistere a liti furiose con la moglie per questioni risibili (la pasta scotta, la cena in ritardo, la pulizia della casa, il disordine... ) e a metodi educativi che sfociavano spesso nell'abuso dei metodi di correzione (in un'occasione prese la figlia di 4 anni per il braccio sollevandola per affibbiargli uno scapaccione e contemporaneamente le distrusse diverse bambole solo perché le aveva lasciate in disordine). I bambini ovviamente sono iper-responsabilizzati e robotizzati, costretti a svolgere attività per le quali nello sviluppo normale è necessario il sostegno di un adulto che supporta e protegge, ad esempio lavarsi, vestirsi, addormentarsi, già dall'età di due anni.

La famiglia ideale del padre-padrone-catechista neocat

Il tutto, che viene condito dalle solite espressioni monotone sul cammino e sulla fede che risparmio per non danneggiare gli occhi dei lettori, ha il "sapore" della schizofrenia, per essere gentili, per due genitori intrappolati, a mio modo di vedere, in uno schema prefabbricato di famiglia kikiana perfetta, che certamente a breve sarà inviata in missione per conto di Kiko a diffondere il verbo in qualche posto sperduto.

Non si tratta dell'unico caso, naturalmente, la stessa dinamica è declinata in situazioni diverse, tutte accomunate dallo stesso triste denominatore: la fede incrollabile in Kiko e nelle sue deiezioni spacciate per catechesi. 

Noto anche che l'età media dei matrimoni si è drasticamente abbassata. In questo momento il Cammino vive una fase di stallo, nella quale non si vede crescita, ma anzi costante emorragia di fedeli; le comunità che si formano sono composte per lo più da figli di adepti, nella migliore tradizione delle sette e dei gruppi chiusi come i Testimoni di Geova e le coppie allo stesso modo si formano regolarmente tra figli che finiscono per frequentarsi di continuo sin da piccoli (incontri, convivenze, pellegrinaggi). Ancor di più nell'ambito delle missio ad gentes e nei gruppi di famiglie in missione, dove praticamente le famiglie incontrano solo altre famiglie neocatecumenali. 

Inciso: Nell'originale progetto della missio ad gentes, come mi fu riferito da un "altro prelato" kikiano, Kiko non aveva nessuna intenzione di "evangelizzare i lontani" come diceva in pubblico, ma dichiaratamente di riunire più famiglie neocat così che i figli si conoscessero e formassero altre famiglie, in una specie di circolo vizioso autoalimentante.

Coniugi neocatecumenali:
croce l'uno dell'altro
Nella buona parte delle nuove coppie i coniugi non superano i 25 anni. Non parlo per sentito dire: ne conosco diverse e 8 su 10 rispondono a questo criterio. E' sufficiente che l'uomo abbia finito gli studi e abbia un lavoro precario perché i fidanzati vengano sollecitati a sposarsi, avere figli presto per essere poi inviati a rimpolpare le asfittiche missioni in giro per il mondo. Dov'è il discernimento sulla vocazione? Si vedono situazioni abbastanza avvilenti, di donne incinte che cercano di finire gli studi, alla seconda gravidanza, mentre i mariti, molto giovani, devono arrabattarsi per campare una famiglia.

Cari camminanti: unirsi in matrimonio e sfornare figli in questo modo non è cristiano, non è cattolico, non è scritto da nessuna parte nella Scrittura e nel Catechismo, a prescindere da quello che vorranno dirvi i vostri illuminati capi-setta. E' doveroso discernere in profondità la propria vocazione, nei tempi di ciascuno e senza farsi condizionare; è santo rispettare la donna nel matrimonio (gli esempi sono molteplici, a cominciare da San Giuseppe castissimo sposo), e lo scopo del matrimonio non è fare figli a raffica come animali. Il matrimonio è un Sacramento non uno scherzo e donare la vita è un compito sacro, uno dei compiti più alti fra le creature di Dio, così alto da rendere il sacrificio di questo dono (come avviene nella consacrazione dell'Ordine) ancora più prezioso, non dovete obbedire a uno che non si è mai né sposato né consacrato ma ha solo furbamente trovato un sistema per vivere alle spalle dei paganti decima, a scrocco da 60 anni. 

Gli unici responsabili e ministri del sacramento sono gli sposi e davanti a Dio decidono cosa è meglio per loro, non permettete a questi vampiri di togliervi il regalo che vi ha fatto Dio nel giorno in cui vi siete donati l'uno all'altra!

... e soprattutto non prendete questi due ad esempio!

 

lunedì 3 luglio 2023

Quando la fede in Dio viene confusa con la fede in Kiko

Gli sposi neocat fanno un "rito"
della "velatio" [sic]
sotto il "tallit" ebraico...
Una "figlia del Cammino" [sic!] ci scrive:
Io sono figlia del cammino di quegli anni. E non sono così. Non mi sento migliore di nessuno, ma affronto la vita in modo totalmente diverso da chi non è in cnc e non ci è mai stato. E ritengo che è vero che la famiglia è il primo luogo di diffusione della fede, prima ancora della parrocchia. Se veramente apri il cuore, il cammino cambia l’anima e lascia che tu veda IL BENE dappertutto . Non chiamerei proselitismo, ma desiderio di condividere e rendere felici anche gli altri.

Io vorrei che tutti potessero essere felici come lo sono io anche di fronte all’esperienza della morte di un giovane padre, che si potesse giudicare meno, amando di più…a me questo lo ha donato la conoscenza di dio NEI MODI IN CUI IL CNC LO INSEGNA!
ci sono nata in cammino. Ho avuto una didascala, ho avuto genitori che mi hanno portato a forza all’eucarestia…. E OGGI LI RINGRAZIO PER I FRUTTI CHE QUESTO HA PRODOTTO!
Commentiamo qui sotto tali affermazioni una per una, anche se i lettori di questo blog hanno già notato che le cosiddette "testimonianze" dei neocatecumenali sono tutte uguali, tutte fatte con lo stesso stampino, tutte a ripetere gli stessi slogan, tutte a commettere gli stessi errori nella stessa confusione.

1. «Sono figlia del Cammino».

Lo dice con orgoglio, come se la Chiesa avesse fallito la sua missione e il Cammino fosse stato il rimedio. Ma questa è esattamente la mentalità neocatecumenale: sentirsi "migliori" della Chiesa, sentirsi "soluzione ai problemi della Chiesa", sentirsi di fatto "la vera Chiesa".

Il pesce puzza dalla testa: è stato Kiko a lamentarsi davanti a Benedetto XVI che "le istituzioni non capiscono di aver bisogno dei carismi", cioè che i vescovi (le istituzioni) non capiscono (cioè sono stupidi, in quanto non neocatecumenali) di aver bisogno dei carismi del Cammino (a cominciare dal "carisma" di pagare le Decime a Kiko, che infatti vuole che le parrocchie diventino "comunità di comunità" di Paganti Decima). La superbia neocatecumenale è strettamente correlata alla superbia degli autonominati "iniziatori" del Cammino.


2. «Sono figlia del Cammino di quegli anni».

Nel contesto si riferisce a quei formidabili anni Ottanta in cui il Cammino inventò il titolo nobiliare di "didàscali", assegnato ai membri della setta incaricati di insegnare ai figli dei neocatecumenali i princìpi generali del kikismo-carmenismo.


3. «Non mi sento migliore di nessuno».

Chi si scusa, si accusa.

Purtroppo il neocatecumenalismo è tutto un sentirsi migliori dei "cristiani della domenica", dei "religiosi naturali", di chi "non capisce il Cammino", di chi visita la "cognata malata" anziché andare alla convivenza di Kiko, eccetera.

Notare come nel presentarsi ha parlato non della sua unione con Dio, ma della sua fedeltà al Cammino.


4. «Affronto la vita in modo totalmente diverso da chi non è in cnc e non ci è mai stato».

Nel Cammino la crescita spirituale personale cede il passo a questa psicologia da quattro soldi riguardo all'affrontare la vita "in modo diverso". Col sottinteso che chi non ha fatto il Cammino affronterà la vita in modo "normale", cioè sbagliato, perché bisogna affrontarla "in modo diverso", cioè neocatecumenale. Superbia tipica degli adepti di Kiko.

Notiamo che anche negli altri movimenti ecclesiali si usano talvolta espressioni come "qui ho imparato ad affrontare la vita in modo diverso", ma solo per dire immediatamente dopo che tale diversità di approccio è consistita nell'affidarsi di più al Signore e alla Sua Chiesa.

Invece i kikolatri parlano della "diversità" solo in termini di "prima, quando ero fuori dal Cammino... ora, invece, nel Cammino...", cioè tutto riguarda il Cammino, il Cammino è sempre al centro della vita dei "camminanti", se proprio si menzionano Dio o la fede è solo per lodare il Cammino. Per loro il Cammino è Dio, ed infatti il pesce puzza dalla testa: è stato Kiko stesso a dire che "Dio è Parola, Liturgia, Comunità", dopo aver detto che "il Cammino è Parola, Liturgia, Comunità".

Cioè Kiko ha detto che il Cammino è Dio. Ed ha anche insinuato che Carmen sarebbe lo Spirito Santo - tant'è che ricordando che fu scacciata dalle suore Misioneras Kiko commentava: "lo Spirito Santo ha lasciato quell'istituto". Per di più, nei dipinti di Kiko, il Redentore è rappresentato con le fattezze di Kiko. Chiaro il messaggio? La Trinità, nel Cammino, non è Padre, Figlio e Spirito Santo, ma è Cammino-Kiko-Carmen.



Figli del Cammino: in piedi davanti al Santissimo,
in ginocchio davanti a Kiko e Carmen

5. «Ritengo che è vero che la famiglia è il primo luogo di diffusione della fede, prima ancora della parrocchia».

Questa è la tipica tattica neocatecumenale del difendersi da accuse che nessuno aveva posto, generalmente col malizioso scopo di far credere che gli interlocutori avrebbero pronunciato scempiaggini.

Qui nessuno ha detto che la parrocchia è più importante della famiglia.

Ma i neocatecumenali considerano la parrocchia uno sbaglio da correggere. Non potendo dire a chiare lettere che vogliono colonizzare le parrocchie e sfrattarne tutti i parrocchiani che non aderiscono al Cammino, adoperano queste acrobazie verbali per fingere che nel Cammino le cose siano viste in modo giusto e che la parrocchia non neocatecumenalizzata vada accusata di tutti i mali del mondo.


6. «Se veramente apri il cuore, il cammino cambia l’anima e lascia che tu veda IL BENE dappertutto».

Questa è un'emerita panzana.

Nel Cammino si viene infatti addestrati a vedere IL MALE dappertutto. Fuori dal Cammino ci "deve" essere solo perdizione, inferno, morte, odio, eccetera. E dentro il Cammino "devono volare le sedie", devi vedere tuo marito o i tuoi figli come "il tuo nemico", "la tua croce", robacce di questo genere.

Se veramente gli apri il cuore, il Cammino ti cambia l'anima in peggio. Ti instilla una mentalità cupa e funerea - ben rispecchiata da quei canti, come l'orrendo Risuscitò che sembra più un lamento funebre da depressi atei che un canto gioioso sulla Resurrezione, o come quei chiassosi canti in tono calante a grattugiata di chitarrella ndrùng-ndrùng-ndrùng, battimani e tamburelli, "cavallo e cavaliereeee!", "la shekinà del Signoreeee", intesi a "far caciara", a simulare "allegria", cioè a non far notare quella mentalità cupa e funerea.


7. «Non chiamerei proselitismo, ma desiderio di condividere e rendere felici anche gli altri».

Purtroppo va chiamato "proselitismo", perché lo scopo della cosiddetta "evangelizzazione" del Cammino è solo quella di procurare nuovi adepti alla setta, che a partire dal famigerato Secondo Scrutinio dovranno pagare la Decima al Cammino, cioè pagare il 10% di tutti i propri incassi, e questa tangente dovranno pagarla vita natural durante ogni mese finché vivranno, senza alcuna rendicontazione, senza alcuna possibilità di influire positivamente sulla destinazione d'uso di quei soldi. (Nel Cammino non puoi donare dei soldi dicendo "vorrei fossero usati per i poveri - per la vita consacrata - ecc.", perché ti chiamerebbero superbo e attaccato a mammona; nel Cammino il tuo compito principale è di «mollare il malloppo»).

Sono più di vent'anni che il Cammino ha smesso di crescere, e la decrescita avanza sempre più tumultuosa: intere famiglie lasciano il Cammino, le comunità vengono soppresse o accorpate, per una comunità che si forma quattro spariscono, e la faccenda delle Decime e delle «scarnificazioni delle coscienze» è diventata nota anche ai non addetti ai lavori.

Al Cammino non interessa farti "condividere" o renderti "felice", altrimenti ti avrebbe facilitato l'accesso agli immensi tesori spirituali della Chiesa - i sacramenti, la dottrina, e anche l'arte sacra, la liturgia tradizionale, vita e scritti dei santi, ecc.

Al Cammino interessa invece farti "condividere ma solo nella comunità", interessa renderti "allegra" - cioè una finzione di felicità mediante caciara, tamburelli, girotondini imbecilli, esibizione di gadget kikizzati. Soprattutto, al Cammino - cioè ai suoi capicosca magna-magna - interessano i tuoi soldi, "devi fare un'offerta che ti faccia sanguinare il cuore", "devi provarti con mammona", "devi farti un tesoro in cielo" mediante versamenti in terra su cui non puoi nemmeno indicare suggerimenti...


8. «Vorrei che tutti potessero essere felici come lo sono io anche di fronte all'esperienza della morte di un giovane padre».

Solo i supercattivi dei fumetti sono felici della morte altrui.

Chiariamo i termini.

La felicità vera è quella che potremo avere solo in paradiso, in totale ed eterna comunione col Signore.

La felicità terrena coincide dunque con la santità.

I momenti di felicità che talvolta viviamo, sono qualcosa di passeggero, sono solo momenti di entusiasmo, di allegria, di "adrenalina a mille".

Davanti alla morte non si è mai felici. Al massimo, si è lieti o sereni, qualora vi siano buone ragioni per esserlo. Quando una persona cara muore, o un innocente muore, per un qualsiasi motivo, noi cattolici possiamo al massimo vivere una letizia, una serenità, qualora il soggetto sia stato ragionevolmente in grazia di Dio. Ma il dolore umano e genuino che proviamo per la scomparsa di un caro o di un innocente non costituisce felicità.

E soprattutto, l'inscenare allegria, il fingersi chiassosi, su di giri, scatenati, sorridenti a forza, è un modo ipocrita di nascondere la propria infelicità e la propria assenza di speranza.

Nei funerali neocatecumenali accade tipicamente di fare il balletto-girotondo attorno alla bara, chiassosi e festanti. È il massimo segno di cupezza e depressione il doversi fingere allegri per compiacere la propria setta. Nostro Signore pianse per la morte di Lazzaro, non fu né "felice" né "allegro" pur avendo il potere di rianimarlo (e infatti lo rianimò e gli ridiede la vita, ma comunque era rimasto commosso - non "allegro", non "felice" - di fronte a quella morte).

Nella setta neocatecumenale, per motivi organizzativi, occorre fingere allegria anche di fronte alla morte. Occorre fare la sceneggiata di quelli "che sembrano felici".


9. «Che si potesse giudicare meno, amando di più…»

Il Cammino ha una vera e propria ossessione riguardo al "giudicare".

Innanzitutto distinguiamo fra il legittimo "formarsi un'opinione" (che può avvenire sulla base di fatti: se vedo una colonna di fumo dietro la montagna, deduco che c'è un fuoco, o un incendio), e il peccaminoso "giudicare temerariamente" (che per definizione avviene non sulla base di fatti ma di pregiudizi, con l'intenzione di infangare almeno la dignità di qualcuno).

L'ossessione del "non giudicare" è stata introdotta nel Cammino perché i cosiddetti "catechisti" - e soprattutto Kiko e Carmen - non si curavano minimamente di "dare l'esempio". Arroganti, iracondi, vendicativi, sempre inutilmente severi e furibondi, sempre avidi e superbi, cinici, sadici (Kiko che minacciava di spedire Pezzi "in missione", Pezzi che suda cubetti di ghiaccio perché non capisce se Kiko sta minacciando o scherzando), hanno dovuto inventare il trucchetto del "non giudicare!" proprio allo scopo di difendere le ipocrisie e le furbate della gerarchia neocatecumenale. (Eh, già: "non giudicate" la ferrovia sotterranea neocatecumenale per i predatori sessuali)

Il "non giudicare" dei neocatecumenali, infatti, significa "non pensare, non usare la ragione, non valutare i fatti!" Ti dicono che è basato sul Vangelo ma proprio il Vangelo ci mostra come il demonio, scegliendo accuratamente dei passi delle Scritture, tentò addirittura Nostro Signore. I capicosca del Cammino fanno proprio come il demonio delle tentazioni del deserto: scelgono accuratamente determinati passi delle Scritture per coprire le loro porcate. "Non giudicare!", tranne quando si tratta dei cosiddetti "faraoni", "giuda", "nemici del Cammino"... prima dicono "amare i propri nemici" e poi infangano coloro che ritengono essere "nemici" del Cammino...


10. «A me questo [il giudicare meno] lo ha donato la conoscenza di dio NEI MODI IN CUI IL CNC LO INSEGNA!»

Ha fatto bene a scrivere "dio" in minuscolo, perché non si tratta dell'unico vero Dio riconosciuto da noi cattolici, ma solo del "dio Kiko".

Nel Cammino esistono solo tre tipi di peccato mortale:
- il non pagare puntualmente la "Decima"
- il non partecipare alle patetiche "Convivenze"
- il "giudicare" (cioè formarsi una legittima e fondata convinzione) riguardo alle malefatte dei VIP del Cammino, e specialmente dei cosiddetti "catechisti" e di Kiko, autodefinitosi «io sono il Vostro Catechista».

Noi cattolici, invece, sappiamo che il peccato mortale è tale per tre condizioni (materia grave, piena avvertenza, deliberato consenso) e riguarda "pensieri, parole, opere e omissioni". Sappiamo anche che l'intelletto e la saggezza sono doni dello Spirito, sono talenti che non possiamo sotterrare, e Nostro Signore infatti ci invita seriamente a usarli: «Che cosa dunque è più facile, dire: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati e cammina?» (cfr. Mt 9,5).

Dunque, dalla testimonianza dell'autoproclamata "figlia del Cammino", dobbiamo dedurre che l'insegnamento del Cammino è sbagliato, perché insegna convinzioni sbagliate su Dio, comanda di «circoncidere la ragione» (cioè di smettere di usarla), confonde il legittimo formarsi convinzioni col giudizio temerario.


11. «Ci sono nata in cammino».

Condoglianze.
Sei comunque ancora in tempo per convertirti alla fede cattolica.

Ti invitiamo però a scoprire che il Cammino non è la Chiesa, non è nemmeno parte della Chiesa, non rappresenta minimamente la missione della Chiesa. Il Cammino è purtroppo una setta idolatrica, autoreferenziale, attaccatissima ai tuoi soldi, e «che di cattolico ha solo la decorazione».


12. «Ho avuto una didascala».

Notare come questa affermazione non spiega, non dà motivazioni. È solo la vanteria di aver avuto nientemenoché... una didàscala. Vanteria che nel Cammino dev'essere importante, sicuramente altisonante, "ehi tu, poveraccio, che non hai mai avuto una didàscala o un didàscalo, perciò la tua fede è di serie B, anzi, dato che non fai il Cammino, dev'essere di serie Zeta!"

"Ho avuto una didàscala". Ebbene? Lo dice neanche fosse "ho avuto un'apparizione mistica riconosciuta dalla Chiesa".

Orbene, nella Chiesa cattolica, tutti i bambini hanno avuto qualcuno in parrocchia che ha insegnato loro la fede. Tornano in mente le catechiste della parrocchia (senza virgolette, perché insegnano il Catechismo, non il kikismo-carmenismo), e la loro faticosa opera. Con tutti i loro possibili limiti, con tutte le critiche che si possono elevare, sono pur sempre quelle persone che hanno volontariamente speso un considerevole numero di ore per insegnare gli elementi essenziali della fede ai bambini, per prepararli alla prima Comunione e magari pure alla Cresima. Senza che nessun "itinerario di iniziazione" glielo comandasse. Ore che Nostro Signore terrà in conto.

E mi tornano in mente anche le catechiste che sono state letteralmente scacciate via, senza neppure un "grazie", dopo decenni di servizio in parrocchia, dopo che hanno - pur nei loro limiti - insegnato ciò che i genitori cattolici avrebbero dovuto insegnare a quei bambini, scacciate perché il parroco si è fatto neocatecumenalizzare (a suon di bustarelle anonime e in contanti, o di ricatti perché qualche kikolatra ha svelato qualche fatterello scandaloso durante una delle confessioni pubbliche del Cammino) consentendo che i kikolatri si appropriassero di tutte le attività e di tutti gli spazi della parrocchia.


13. «Ho avuto genitori che mi hanno portato a forza all’eucarestia… E OGGI LI RINGRAZIO PER I FRUTTI CHE QUESTO HA PRODOTTO!»

Questa è la parte più triste della testimonianza della "figlia del Cammino": l'essere stata obbligata a fare il Cammino.

Obbligata dai suoi genitori, convinto che l'unico modo di onorare Dio sarebbe quello di onorare il triplice vitello d'oro di categoria superiore, cioè il tripode Kiko-Carmen-Cammino.

Portata "a forza" alle celebrazioni del Cammino (quando i neocatecumenali parlano di "eucarestia" intendono le loro celebrazioni, non l'Eucarestia dei cattolici). L'hanno obbligata proprio perché non erano in grado di testimoniarle - o almeno spiegarle - l'importanza della liturgia.

L'hanno portata "a forza" alle celebrazioni kikolatriche anche per farsi notare dai cosiddetti "catechisti", come se volessero dire: ehi, noi siamo ligi ai 613 precetti kikiani, noi abbiamo «mollato il malloppo», noi abbiamo «fatto tanti figli», noi portiamo i figli «a forza» perché noi vogliamo essere kikizzatissimi.

Solitamente chi viene obbligato a partecipare, matura rapidamente un rifiuto - perché riconosce che gli aderenti alla comunità non agiscono liberamente ma sono costretti, chi da un ricatto morale, chi dalla paura di far brutta figura davanti ai cosiddetti "catechisti", chi dai propri parenti e dai propri cari (immaginate una ragazza che è costretta a partecipare altrimenti il fidanzato neocat la lascia), eccetera.


In conclusione... Come sempre, le cosiddette "testimonianze" del Cammino non testimoniano altro che il loro sentirsi superiori - "ehi, io sto nella setta e voi no, voi siete dunque inferiori! io ringrazio i miei genitori che mi hanno obbligato, e sono costretta a fingere di ringraziarli in modo da sembrare una neocatecumenale DOCG, mica come voialtri che siete dei cristiani della domenica faraoni giuda nemici del Cammino".


giovedì 29 dicembre 2022

Lo straziante cammino per sfuggire al Cammino

"Mentre tua madre ti porta alla convivenza iniziale..."
Vogliamo riproporre due interventi tratti dallo spazio commenti del nostro blog relativi ai problemi relazionali fra genitori e figli; essi sono provocati, nelle famiglie di aderenti al Cammino, da una visione coercitiva e obbligante della frequenza degli appuntamenti della comunità neocatecumenale e da una sostanziale difficoltà, da parte dei genitori, di dialogare in modo aperto soprattutto su argomenti di fede e, da parte dei figli, di difficoltà nel poter esprimere e veder accolte le proprie opinioni a causa di un atteggiamento dirigistico, autoritario ed opprimente della famiglia e della comunità.


  • "Ai quali è stato detto che bastava fare il cammino". Questa frase concentra tutta l'ignoranza su qualsiasi fronte delle persone poste a guida delle comunità, sacerdoti neocat in testa, con grandissimo menefreghismo di buona parte della Chiesa.
Si fa fatica a vedere la maternità della Chiesa, te lo assicuro. È una lotta feroce e senza nome. I figli del cammino sono le reali vittime sacrificali di questa folle idolatria satanica.
Si fa fatica a vedere una giustizia in questo. Un giorno un sacerdote mi ha detto "Ricorda la strage degli innocenti al tempo di Erode". Forse nell'economia della salvezza tutto questo avrà anche un senso, e forse il vero atto di fede per una come me, con la vita devastata da due genitori neocat ottusi ed esaltati, totalmente indifferenti ai figli perché altrimenti li distolgono dal CNC e letteralmente "sbolognati qua e là", oggi come ieri, è semplicemente questo: credere nonostante e al di là di tutto, sapendo che ognuno prima o poi dovrà rispondere. Poi però rimane la vita quotidiana e i drammi che il CNC ha causato e causa, e l'indifferenza con cui la Chiesa lo lascia stuprare la vita delle persone sinceramente fa salire parecchia rabbia.
(da: Autore della Lettera)


  • Posso solo immaginare la sofferenza che ti ha causato crescere con due genitori ottusi seguaci del Cammino. 
Soprattutto penso che ci si senta deprivati della propria infanzia, dei propri spazi. sempre col Cammino di mezzo. E il sabato sera sempre all'eucarestia con gli occhi che ti si chiudono per la stanchezza, ma devi stare sveglio e magari anche rispondere al didascalo che ti interroga, e la domenica mattina le lodi obbligate, e poi convivenze, passaggi, cento piazze, ecc. ecc. Ho cominciato a capire "dal vivo" come il Cammino entra a gamba tesa nella famiglia, Avanti con i miei figli piccoli... Con mia moglie ci siamo resi conto che ci stava mangiando la vita, che tutto ormai ruotava attorno al Cammino. Volevamo incontrare qualcuno, no, c'era la convivenza; una cena con i colleghi, no, c'era la preparazione. Per ogni piccolo impegno o svago extra Cammino era sempre una corsa a ostacoli ... E anche per i figli il tempo era sempre poco... . Quando ho appena cominciato a pensare che potevo avere il sabato sera libero, e anche gli altri giorni, non mi sembrava nemmeno vero,! È stato come uscire da una lunga prigionia. 
(da: Porto)
 
Di seguito, a conferma del fatto che le difficoltà familiari nell'ambito del Cammmino, sono un problema rilevante, a tal punto  da aver attirato l'attenzione delle reti Anti-Sette e dei media, traduciamo un articolo del sito cadenaser.com segnalato dal blog spagnolo Cruxsancta.
 

Lo straziante cammino per sfuggire alle organizzazioni ultrareligiose: "Se ci dicevano che dovevamo andare in comunità, non potevamo dire di no. Tante volte ci hanno obbligato con la forza"
In Spagna si stima che circa 100.000 persone appartengano a gruppi cattolici o conservatori come il Cammino Neocatecumenale.

"E se non siete oppressi,
vi ci faremo diventare!"
Mi sono sempre sentito obbligato a fare il Cammino Neocatecumenale, a casa mia non c'era altra scelta”, racconta José González, un ragazzo di 25 anni che vive ad Almería. Nella sua famiglia sono in 14, i suoi due genitori e 12 figli. Tutti i figli sono appartenuti per un certo punto della loro vita al Cammino Neocatecumenale, meglio conosciuto come Kikos, ma vi è rimasto solo chi ha continuato a vivere con i genitori. 

In Spagna si stima che circa 100.000 persone appartengano a gruppi ultracattolici o ultraconservatori. José è stato in Cammino per più di 8 anni e, dopo aver detto ai suoi genitori che non voleva continuare, è dovuto andare a vivere all'estero. Molti dei membri di queste organizzazioni sono figli di famiglie di aderenti e non hanno mai avuto la libertà di decidere autonomamente se appartenere o meno a quella comunità cattolica. Una situazione che sta diventando sempre più comune e che fa sì che molti di loro vengano  espulsi dalle loro case e dalle loro famiglie.

La maggior parte dei membri di queste organizzazioni entra tramite il passaparola. I genitori di José avevano 25 anni quando un cugino della famiglia li fece entrare nel Cammino. "Da quando ho memoria, vado a Messa con i miei genitori e appartengo a questa comunità", ricorda José. Il presidente della Rete Settaria di Prevenzione, Juantxo Domínguez , afferma che “molte volte, in modo molto subdolo e controllante, approfittano di quando i ragazzi sono minorenni per agganciarli. Il  Cammino Neocatecumenale è un'organizzazione che agisce in modo molto coercitivo”.

Formazione dei giovani:
balletto scatenato davanti
alla basilica del Presepe
"Molte volte ci hanno obbligato con la forza"

Anche la famiglia di Pablo Herrera apparteneva alla stessa comunità cattolica. I suoi genitori si sono uniti ai Kikos quando avevano 33 anni e, come i genitori di José, li hanno conosciuti tramite un parente. 
"Dovevamo essere obbedienti ai nostri genitori e se ci dicevano che dovevamo andare, beh, non potevamo dire di no. Molte volte ci obbligavano con la forza". 
Queste organizzazioni cattoliche agiscono liberamente all'interno del cattolicesimo e non ci sono quasi dati ufficiali su di esse. 
Domínguez afferma che il problema principale che non permette di controllare queste organizzazioni è la mancanza di leggi ad hoc in Spagna: "Non sono mai state introdotte strategie preventive e informative  su questi gruppi settari".
La routine di José con la sua famiglia era sempre la stessa: tutte le sere si riunivano in soggiorno per pregare e nei fine settimana dovevano partecipare alla messa comunitaria. Le normali abitudini per i ragazzi di 13 anni il sabato o la domenica, come andare al parco o il compleanno di un compagno di scuola, erano una realtà irraggiungibile per José: "Quando ero piccolo non potevo mai incontrare i miei compagni di scuola, la mia vita si è basata solo sullo stare con persone della comunità".

A quell'età i figli dei già membri della comunità iniziano la catechesi e diventano ufficialmente membri del cammino. In quel momento José iniziò una doppia vita. "Dentro casa ero una persona che pregava, che andava a Messa e che andava in Cammino tutti i giorni, ma quando uscivo dalla porta ero un'altra persona. Andavo con i miei amici e mi divertivo. Solo così potevo essere me stesso" confessa. Il presidente de La Rete Anti-Sette avverte che questi gruppi "limitano la libertà delle persone e le loro relazioni personali. Se sei all'interno del gruppo hai una certa libertà sempre sotto controllo, ma se sei fuori dal gruppo vieni considerato niente o nessuno", dice.

Liturgia domestica neocatecumenale in Corea: i bambini portano la statuetta di Gesù nel presepe con canto di Kiko , chitarra e tamburello.
Notare la Madonna di Kiko e santacarmen in posizione d'onore

 

"Mi sono reso conto che, se non volevo frequentare il Cammino, dovevo uscire di casa"

Sia José che Pablo ammettono di essere stati in Cammino per anni per paura della reazione dei loro genitori, finché alla fine non hanno detto loro cosa pensavano. Nel caso di José, i suoi genitori non gli hanno lasciato scelta: finché viveva sotto il loro tetto, non poteva uscire dal Cammino. 

Mi hanno detto che i miei fratellini avrebbero potuto seguire i miei passi, che dovevo stare attento a come mi comportavo, perché  avrebbero potuto imitare il mio comportamento. Allora ho compreso che, se non volevo andare in comunità, dovevo andarmene da casa mia."
Pablo, al contrario, ha deciso di non parlare con i suoi genitori e ha costretto i membri del Cammino a buttarlo fuori. 
"Quando finisci la catechesi, c'è un ultimo passaggio finale in cui devi impegnarti a dare ai poveri ciò che hai di più prezioso. Ho visto come la gente donava la macchina, i gioielli... qualunque cosa. Quando è arrivato il mio turno ho rifiutato di farlo e mi hanno espulso", dice. 

Pablo è riuscito a lasciare Los Kikos e quindi la sua casa. I suoi genitori non accettavano che se ne fosse andato né la sua condizione sessuale. "I miei genitori non accettavano che fossi omosessuale, pensavano che dietro la mia condizione sessuale ci fosse il diavolo", dice.

Attualmente José ha recuperato il rapporto con i suoi genitori, anche se non vive ancora con loro. Pablo invece vive a Madrid e attraverso un blog aiuta altre persone che vogliono uscire dal Cammino e non ci sono ancora riuscite. "Lasciare la comunità e lasciare la mia casa, iniziare la mia vita, è stata la decisione migliore che potessi prendere. È qualcosa di cui non mi sono mai pentito", ammette.

domenica 18 settembre 2022

Neocatecumenali: cosa dicono di voi (di tutto, tranne "come si amano!")

C'è un grande divario tra l'idea impregnata di eroismo e superiorità che i neocatecumenali hanno di se stessi e ciò che davvero gli altri, soprattutto gli altri cattolici, pensano di loro.

Pensano d'essere un esempio di vita cristiana e di radicalità nella fede, quindi di stupire e di attirare quelli che loro chiamano "cristianucci della domenica", oppure di essere, per gli stessi motivi,  odiati e perseguitati dai cosiddetti "cristiani secolarizzati",  "parrocchiosi", "faraoni" (se sono sacerdoti o vescovi), "giuda" e "pecore perdute" (se sono ex neocatecumenali).

Non si aspettano che gli altri li considerino con un misto di stupore e di leggero fastidio, ma in buona sostanza, con grande pietà e sincero dispiacere. 

Abbiamo raccolto da un forum cattolico i contenuti principali di una conversazione avente come soggetto principale proprio loro, questi strani soggetti che sono i neocatecumenali.


 

Famiglia e figli

Numero di figli: poichè aborrono la contraccezione (come del resto insegna la Chiesa), le famiglie NC si distinguono per il gran numero di figli; mentre le famiglie "normali" faticano a gestirne già tre, loro ne fanno comodamente sei, sette, otto... una signora che ho conosciuto ne aveva undici. 

 


Quando ti parlano di loro conoscenti, non dicono tanto "il tale che abita in via X" o "il talaltro che ha studiato colì e lavora colà", bensì "Tizio, che ha sei figli" o "Caia che è incinta di tre gemelli". 

Il numero di figli, pertanto, diventa fra di loro uno status symbol, una sorta di "voto di condotta": se hai tanti figli, significa che sei molto aperto alla vita e molto fiducioso nella Provvidenza; se non ne hai o ne hai un numero "normale", rischi di passare per poco aperto e poco fiducioso in Dio.

Mi raccontavano una volta di una giovane coppia che, in vista del matrimonio, si era accollata un mutuo stratosferico per acquistare due appartamenti contigui ed unificarli, convinti di fabbricare una squadra di calcio. Purtroppo si sono scontrati con una realtà ben più dura: di bambini nemmeno l'ombra! Ed erano andati in crisi, perchè la moglie non voleva più frequentare la comunità, dov'è tutto un fiorire di pance, passeggini e carrozzine.

Un altra coppia, mi hanno detto, dopo tre bambini non riusciva più ad averne, andando incontro ad un aborto dietro l'altro. In gran segreto, allora, meditavano di fare la fecondazione assistita, perchè va bene che bisogna accettare la volontà di Dio, ma tre figli erano pochi!

Famiglia anni '50 (finta): ho avuto modo di ascoltare alcuni discorsi di queste coppie. Nonostante nella realtà i padri si prestino abbastanza alla cura dei numerosi bambini, ci tengono ad atteggiarsi un po' da mariti di una volta, che delegano alla moglie la gestione del figliolame. Le donne, per contro, pur lavorando (nelle poche settimane che separano la fine del congedo per il nono figlio e l'inizio di quello per la gravidanza del decimo...), parlano come se fossero delle casalinghe di una volta, tutte prese a lavare, stirare e sfornare torte e biscotti come Nonna Papera.

Sempre sulla famiglia stile anni '50 (finta): una volta dissi a uno del CNC che mi piace fare in casa cose tipicamente femminili, come lavare i piatti, caricare e scaricare la lavastoviglie ecc., tutto scandalizzato mi disse di non farlo, che sarei diventato gay.

Pudicizia: la pudicizia non è certo un disvalore. A volte, però, mi pare più che altro - e ancora una volta - ostentata. Una volta ero a casa di una famiglia di NC che vivono a piano terra, i quali dicevano ridendo di non potersi negare al citofono, poiché i visitatori, passando, vedono se sono in casa o meno. Per ridere, ho detto che sarà difficoltoso anche girare in mutande, ma loro, con sussiego, hanno risposto: "Quello non è un problema: in casa nostra nessuno gira in mutande". Un'altra volta dissi di aver preso una bronchite per aver dormito nudo e scoperto in estate con la finestra aperta (dissi "nudo", ma in realtà ero in mutande) e un NC replicò saputello che "basterebbe non dormire nudi e certi inconvenienti non succederebbero".

Fame: questi bambini hanno sempre fame. Essendo in 18 a tavola, gli viene scodellato un piatto di pasta e via andare. Il resto lo mangiano ai compleanni, ai rinfreschi ed in qualsiasi altro luogo in cui si possa trovare cibo.

 

Provvidenzialismo / fatalismo

Provvidenza: fanno figli allegramente, confidando nella Provvidenza. Mentre altri genitori si sgolano e si affannano affinchè i bambini non si mettano in pericolo, spesso i padri e madri NC ci tengono a mostrarsi imperturbabili nelle stesse situazioni, guardando ai genitori che corrono dietro all'unico figlio con una sorta di compatimento: se cade si rialza, se mangia qualcosa di cattivo gli viene la diarrea, se si mette nei guai lo spavento gli servirà da norma per la prossima volta... in ogni caso, c'è Dio che li guarda e, se è nei Suoi disegni che accada una disgrazia, noi non siamo nessuno per poterla impedire. 

Il Papa, nel famoso e controverso discorso aereo "dei conigli", aveva detto che nella Provvidenza si confida, ma non la si sfida: secondo me aveva ragione.

Fideismo: per loro ogni cosa è da ricondurre a Dio. Si fulmina una lampadina? Dio ti ha mandato un segnale. Accade quella cosa? Dio ha voluto così. Una volta parlando con uno di loro, dissi scherzando: "C'è una signora che abita dietro da me e che viene da Roma; ogni volta che viene qui, piove sempre!" Lui mi fa: "Si vede che il Signore non vuole che venga lì".

 

Primato del Cammino / elitarismo / isolazionismo 


Primato del CNC
: qualsiasi iniziativa o impegno stabilito dalla Comunità ha la precedenza sulla vita privata del singolo e delle famiglie. Se si è stabilita una vacanza, una scampagnata o preso un impegno, ed in quel giorno il Cammino fissa qualcosa d'altro, non hanno alcuna remora ad annullare su due piedi gli impegni presi, per onorare quelli della Comunità.

Culto della persona che hanno del loro fondatore, ritratti suoi ovunque, le immagini di Gesù con i suoi lineamenti ecc.

Sesso: il loro interesse insano e malato per il sesso, figli a tutto spiano, chi non si sposa è visto strano e questo continuo accostamento con la fonte battesimale e l'utero. 

Elitarismo: Il loro essere "paralleli", fare le cose per conto loro ecc.

Una bambina NC di 7 anni, amica di mia figlia, ha sempre e solo visto la sua chiesa, che ha una cripta allestita come una chiesa comune e la chiesa superiore organizzata al gusto dei NC: altare cubico portato il più possibile al centro, panche disposte a raggiera, assenza di tabernacolo e mega-affresco ad icone realizzato da Kiko Arguello in persona.
Una volta è venuta al mio paese, dove c'è una bella chiesa del '700 e, entrandovi, ha esclamato: "che chiesa strana... non sembra una chiesa normale!"

Sottobosco: poiché si organizzano, se non come una setta, quantomeno come un gruppo abbastanza chiuso e autoreferenziale, fanno sempre riferimento, di preferenza, a persone del loro ambiente: l'idraulico, l'imbianchino, la baby sitter, il fotografo di fiducia, sono tutti del loro giro. E spessissimo sono persone che lo fanno in nero come secondo lavoro (anche perché per mantenere otto figli fatti in sette anni, bisogna pur dare una vile mano umana alla Provvidenza...).


Proselitismo

Poichè, come dicevo, la parrocchia vicino a casa mia è il loro quartier generale, capita che ti bussino alla porta per fare proselitismo, invitandoti alle loro catechesi, un po' come i TDG.

Gli stessi inviti li ho velatamente ricevuti in altre occasioni ("vieni alla nostra Veglia Pasquale, è un'esperienza meravigliosa!"; no grazie, mi sono bastate una volta per sbaglio le vostre Lodi Mattutine schitarrate!), addirittura in confessionale.

Noto che il loro stile, per fare proseliti, è sempre lo stesso: ti raccontano di un passato buio e triste, fatto di solitudine, peccato e insicurezza... finchè non si sono imbattuti nel CNC, che ha loro ridonato vita, serenità, calore, sostegno, sicurezza.
Probabilmente fa presa su persone con caratteri deboli e insicuri, che temono la solitudine e l'errore e che, perciò, necessitano di qualcuno che li guidi, li rassicuri, li faccia sentire sostenuti e approvati in quello che fanno.

Poi con quest'idea dei figli come dono di Dio (che è vero, ma non nel senso esasperato che intendono loro e che ha un che di veterotestamentario), più figliano, più si sentono importanti agli occhi del Signore e della Comunità.

 

Rapporti con la Chiesa / liturgia

Al centro dell'altare il candelabro
a nove braccia al posto della croce
Tendono ad ignorare le gerarchie. Loro considerano solo il fondatore, la loro comunità e il papa, stop! Ignorano la Chiesa intermedia tra il papa e i sacerdoti. Non ho mai sentito un neocatecumenale fare riferimento al vescovo/arcivescovo X, al cardinale Y; al Vaticano, al dicastero Z del Curia romana ecc. Tendono molto all'idea di Chiesa orizzontale. Vedono vescovi o cardinali come una cosa umana. Tendono infatti a citare spesso a sproposito la frase dell'A.T.: "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo ecc."

Veterotestamentari e ebraizzanti: Mentre per un cattolico tradizionalista il nucleo, la tradizione, il punto di riferimento è la Chiesa e la tradizione tridentina (liturgia, latino, concilio di Trento ecc.) loro si rifanno tantissimo all'Antico testamento (specie al re Davide e al mondo ebraico), e qualcosa alla Chiesa dei primi decenni (san Paolo ecc.), infatti le loro canzoni e gruppi in genere hanno nomi ebraici. E imitano le danze che gli antichi ebrei facevano nel tempio di Gerusalemme.

Alcuni anni fa morì un sacerdote molto anziano della mia parrocchia e al suo funerale vennero vari NC. L'indomani mi fu riferito che alcuni dissero: "Le nostre messe durano le ore, noi cantiamo, balliamo, andiamo all'ambone e raccontiamo di noi, suoniamo tamburi e chitarre, ci passiamo la comunione tra noi, abbiamo l'altare al centro. Qui da voi la messa è breve e piatta, non c'è l'altare al centro, non ci sono i ritratti del fondatore, non ci sono le icone. Che chiesa è?"

La nonna di mia moglie, invece, era andata una volta al funerale di un NC ed era tornata indignata: "Ma quelli lì sono matti! cantano, ballano, suonano la chitarra... con lì un morto! sembrava un matrimonio, mica un funerale!".

Fumo, ma non d'incenso: diversi anni fa vidi una chiesa neocatecumenale, ovviamente diversissima da una chiesa cattolica, e accanto la porta c'erano due grossi vasi vuoti. Domandai che significato avessero, mi fu detto che servivano per gettarvi i mozziconi di sigarette. Io semi scandalizzato chiesi se fumassero durante la messa e mi fu risposto di sì.


 

Vi abbiamo presentato i commenti di chi vede i neocatecumenali dall'esterno, e tante cose "arcane" non le sa, come, per esempio,  scrutini e decima...


 

 


sabato 19 marzo 2022

... a nome di Kiko e della sua equipe, vi informiamo...


Tacevano ormai dal 9 dicembre 2021: "Cattedrale di Bahrain, progetto di Kiko Arguello" quando il 17 marzo 2022 si son rifatti vivi sul Sito ufficiale del cammino dove sono sempre parchi.

Danno un annuncio:

X INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE. ROMA – ITALIA, 22-26 GIUGNO 2022.

Carissimi fratelli, a nome di Kiko e della sua equipe, vi informiamo che in data 6 Dicembre 2021, il Cardinal Farrel ha scritto a Kiko Arguello una lettera, in vista del X Incontro Mondiale delle Famiglie, in cui sollecita di incentivare la partecipazione volontaria dei fratelli, seguendo gli Orientamenti qui allegati.
Dalla Segretaria del Centro Neocatecumenale di Roma e di Madrid.


(Rinviando al Sito ufficiale istituito per l'evento indicano di seguito gli ORIENTAMENTI PER LA PREPARAZIONE ALL’INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE 2022 e il VIDEO DI PRESENTAZIONE degli stessi.)

Farrel, si dice, avrebbe inviato una lettera a Kiko già il dicembre scorso sollecitandolo a favorire "la partecipazione volontaria dei fratelli", "seguendo gli Orientamenti allegati"

Cardinal Kevin Joseph Farrell

Prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita

 

E qui casca l'asino!
Perché noi li conosciamo.

Ci sono due paroline che confliggono con lo "spirito del cammino": 'volontaria ' partecipazione dei fratelli e 'seguendo' gli orientamenti della Chiesa (e quindi non i loro). 

Come sempre accade bisogna saperli leggere.
Non hanno nulla da ostentare col fatto che Farrel abbia scritto a Kiko. Più che una lettera di cui vantarsi a me sembra un tentativo (forse l'ennesimo tentativo disperato) di indirizzare Kiko sulla retta via, la via che seguono tutti, tranne lui.

Staremo a vedere se obbediscono, o almeno ascoltano per mezza volta; guardia alta!

Kiko ha approfittato sempre di simili eventi per fare il suo.
Sempre scollegato dalle iniziative di Roma e delle Diocesi. Con catechesi proprie e cogliendo l'occasione per le chiamate vocazionali di arruolamento stabile al cammino e dispiegamento delle truppe cammellate.
Tutte cose che sono ben note a tutti.
Salvo presentarsi puntualmente ai raduni col Papa, organizzati dalla Chiesa, quando si tratti di ostentare la consistenza numerica di vocazioni e famiglie neocatecumenali rispetto alle altre realtà ecclesiali. Pezzo forte del cammino. 

A noi vien da ridere, già solo scorrendo gli ORIENTAMENTI dati e pensando a loro.
Sappiamo che da loro saranno ignorati, come sempre.

Ricordo quando anche io ero giovane e neocatecumenale. Pareva che non ci fosse altro che l'incontro con Kiko, di cui lo stesso incontro col Santo Padre che lo precedeva - Kiko nelle GMG ha sempre utilizzato il giorno successivo il palco del Papa - era percepito come meramente preparatorio alla vera predicazione kerigmatica, la sua. Nulla più di questo.

Giovani in ginocchio di fronte alla pseudo-vocazione al cammino


Dal video di presentazione degli orientamenti - caricato sul Sito ufficiale del cammino - apprendiamo le indicazioni per tutti: 

  • Come si può preparare la mia diocesi per celebrare l'incontro mondiale delle famiglie?

    Costituire un'equipe pastorale. Utilizzare il tema dell'incontro: "L'amore familiare: Vocazione e via di santità".
    Utilizzare le sette catechesi preparatorie; utilizzare i sussidi prodotti dal Dicastero durante l'anno "Famiglia Amoris Laetitia".

  • È possibile organizzare l'incontro mondiale delle famiglie con altre Diocesi o attorno ad un Santuario?

    Assolutamente sì. Questo aiuta a salvaguardare lo spirito proposto dal Santo Padre di realizzare un Incontro Mondiale multicentrico e diffuso.

  • Come potrebbe essere il programma?

    L'obbiettivo è che dal 22 al 26 giugno le famiglie siano al centro della Cura Pastorale.
    Ideale è prepararsi in libertà e con creatività , per esempio seguendo via streaming il Congresso Pastorale di Roma organizzando Conferenze locali con testimonianze di coniugi; proponendo feste e riunioni di famiglie; recita del Rosario; Adorazione Eucaristica.

  • Come potrebbero svolgersi le giornate dell'incontro nelle Diocesi e nelle Parrocchie?

    Guarda il programma sul sito web dell'incontro e trova ispirazione.

  • Quali sussidi verranno offerti per la realizzazione dell'incontro nelle Diocesi?

    Un'ipotesi di programma, Sussidio Pastorale, Sussidio Liturgico, Suggerimenti per il mandato alle famiglie.

"In questa casa nacque il Kiko Arguello"

Ma se sono idolatri fino a tal segno,

che Orientamenti della Chiesa vogliono seguire?


Quando leggiamo amore familiare, vocazione e via di santità, qualcosa stride col contesto!

Si parla di catechesi preparatorie e sussidi prodotti dal Dicastero e ci pare di sentire i mal di pancia degli iniziatori e degli itineranti allergici.

Se poi ci soffermiamo sullo spirito proposto dal Santo Padre, ossia di realizzare un Incontro Mondiale multicentrico e diffuso, ci chiediamo costernati come la metteranno nome i kikocentrici tutti concentrati sul loro ombelico, secondo lo spirito degli Iniziatori, carisma primitivo / spirito del cammino...

Quando si parla nel dettaglio del Programma, poi, è tutto un crescendo sul quale non ci soffermiamo ma che vi lasciamo gustare in libertà.
Arriviamo direttamente agli ultimi due punti fortemente rimarcati:
Recita del Rosario; Adorazione Eucaristica. Siamo alle solite, nulla abbiamo da aggiungere. 


Le due colonne che Kiko e Carmen vogliono buttare giù

Bene, facciamo i nostri migliori auguri all'organizzazione neocatecumenale, già attiva a pieno ritmo di sicuro, come al solito. E vedremo, anche questa volta, come se la caveranno. Cosa escogiteranno per fare solo, unicamente e sempre tutto quello che vogliono e che risponde ai desiderata di Kiko. In piena disobbedienza alla Chiesa.

martedì 4 gennaio 2022

Testimonianza di una madre

Tempo fa dedicammo un articolo alla vicenda di due nonni che arrivarono al punto di rivolgersi al tribunale per poter avere il diritto di vedere il nipotino. Oggi ci ritroviamo ad affrontare il medesimo straziante argomento dal punto di vista di una madre che, oltre ad aver subito l'allontanamento del figlio perché sottomesso alle ostili direttive dei catechisti, adesso si ritrova a non poter conoscere il nipotino. 
L'interesse prevalente che deve essere sempre tenuto in considerazione, in ogni circostanza e contesto, è quello dei bambini. Il rapporto con i nonni materni e paterni aiuta i giovani nella costruzione della propria identità, per cui non può essere impedito se non per gravi e motivate ragioni. Per questo lo Stato italiano concede ai nonni una tutela giudiziaria.
Ma non può rimuovere la causa, cioè il Cammino, che sembra avere la facoltà, per i membri della setta, di isolare e di strappare il tessuto familiare lasciando delle ferite sanguinanti che causano dolore e morte.

Gesù con i nonni Gioacchino ed Anna

Ho letto tante vostre testimonianze e la nostra famiglia, purtroppo, si ritrova in tante cose. Da quando mio figlio è entrato a far parte di quella che per noi è una "setta" la nostra quiete familiare è finita. Non esiste più la mamma, il papà, il fratello, la sorella, i nonni. Un muro è stato alzato tra noi e lui, un muro che da anni, lentamente, sta divorando i nostri cuori

È come se ci fosse tanto odio da parte sua...addirittura una volta mi ha urlato di non essere sua madre. E allora, chi è che lo ha messo al mondo? 

Da qualche anno siamo diventati nonni...anche qui, uno dei momenti più belli della nostra vita si è trasformato in un dramma. Ci viene vietato, da entrambi, di vedere il bambino. 

Per riuscire ad avere un dialogo con mio figlio il "loro prete" voleva organizzare una riunione con 6 catechisti, che avrebbero dovuto stabilire quando noi potevamo vedere nostro nipote

Quando io e mio marito abbiamo risposto che per noi non c'era alcun problema, potevamo tranquillamente rapportarci anche con 100 di loro, ma chiedevamo soltanto di far partecipare nostra figlia in quanto parte integrante della mia famiglia e pienamente coinvolta da questa assurda situazione, il "loro prete" ci ha assolutamente vietato la sua presenza, dicendoci che non eravamo in un tribunale e che alla chiesa non fregava niente delle beghe familiari. 

Ma a quale chiesa? Forse alla loro! Quindi, noi dovevamo avere davanti 6 estranei che niente sanno di noi e noi non potevamo portare nostra figlia. Ma di cosa stiamo parlando? 

Ma chi sono questi "catechisti" che devono decidere sulla nostra vita? È follia, pura follia e non ci rendiamo conto di come nostro figlio, così intelligente, colto, un tempo sensibile, sia potuto cadere in questa trappola infernale, annientandosi e seguendo questi estremisti, passatemi il termine, "malati"!

Da qualche settimana, mia suocera, nonna paterna, lotta tra la vita e la morte in un letto di ospedale e lui non si è degnato di fare neanche mezza telefonata, almeno a suo padre, si è completamente disinteressato...e dire che è cresciuto con i nonni! 

La sua famiglia d'origine non esiste più e noi non riusciamo a riconoscere nostro figlio. Abbiamo tentato il tutto per tutto, ma ci siamo scontrati con gente che di religioso non ha nulla, fanatici senza scrupoli. 

Ci chiediamo come mai la chiesa permetta tutto ciò, permetta di rendere queste persone senza più personalità. Viene fatto loro un lavaggio del cervello tale da non scindere il bene dal male. 

Noi qui ci rivolgiamo soprattutto a dei genitori che stanno subendo le stesse cose, per cercare, insieme, di fare qualcosa per i nostri figli che hanno bisogno di aiuto. Noi siamo stanchi ma non demordiamo. Questa setta, per noi maledetta, deve sparire, non può continuare a fare altri danni! 

sabato 20 novembre 2021

Verso il Neocatecumenato 4.0. Sempre se prima non si estingue del tutto.

Mettiamo in evidenza i seguenti commenti di Luca che delinea con maestria il cammino in alcuni tratti essenziali e caratterizzanti di tempo in tempo:

Cialtroni ma furbi.

Kiko e Carmen infanti e i rampolli delle nobili schiatte neocatecumenali
 

Il cammino 1.0 era vagamente cristiano. 

Il 2.0, quello di oggi, è sociale, settario, massone e mafioso. 

Col Gennarini number one, hanno messo il clero in mezzo

È sempre di più un perfetto gioco di ruolo, con “benefit” riservati alla sua élite di comando. Oggi, fare il CN è vantaggioso per chi ha una attività in proprio, perché garantisce un ricco portafoglio di clienti neocatecumenali: avvocati, psicologi, medici privati, notai, architetti, ingegneri, ma anche idraulici, muratori, imprenditori di tutti i tipi e di tutte le razze che sfruttano la clientela neocatecumenale o assumono una mano d'opera che non fa cause e che obbedisce senza creare problemi. É vantaggioso per chi ambisce ad un lavoro perché il CN mette sempre di più al comando persone con una posizione, nel privato ma anche nel pubblico. Se conti qualcosa per il CN allora hai dalla TUA parte tutto uno stuolo di professionisti neocatecumenali o simpatizzanti che si mettono a disposizione sapendo di avere con certezza qualcosa in cambio dalla organizzazione. 

Sempre un Gennarini: se non è lui è il fratello!
Quando l'Argüello criticava l'Opus Dei, definendola una lobby di borghesi importanti ed arricchiti, era solo invidia, perché rappresentava il suo vero ideale di organizzazione di borghesi importanti ed arricchiti al suo servizio. Oggi chi resta nel CN non lo fa sicuramente per la sua ideologia farlocca, che fa acqua da tutte le parti, e che è sempre più schierata contro la Chiesa, no; lo fa per semplice interesse e convenienza personale, economica, sociale o entrambe.
I neocatecumenali 2.0 di oggi non sono sprovveduti come parecchi della passata edizione. 

Poi ci sono le nuove leve, quelli del tipo 3.0.

Per lo più figli di camminanti, questa categoria è la più preoccupante per l'organizzazione. Questi giovani rampolli, sono magari neocatecumenali da sempre, ma sono anche molto più furbi e ribelli dei loro genitori. Queste nuove leve stanno nel CN per gli stessi motivi dei 2.0, ma sono molto più smaliziati e con meno pazienza degli altri. Vogliono tutto e subito, usano le comunità per trovare più facilmente compagnia dell’altro sesso, partecipare gratis a convivenze, pellegrinaggi, GMG, uscite, gite e qualunque attività dove possano scroccare qualcosa. Gli piace lo sballo e non si preoccupano delle conseguenze, perché semplicemente le conseguenze non li riguardano.

 I neocatecumenali 3.0 rappresentano più un problema che una risorsa per il CN, contrariamente alle intenzioni di Kiko che vedeva nelle famiglie numerose una crescita esponenziale della sua organizzazione. La scelta di impegnare senza senso i loro genitori a tempo pieno e la politica dell'inculcare, nei loro figli, la fede nel CN a tutti i costi, ha provocato più danni che vantaggi nella educazione di questa generazione.
Questi ragazzi hanno applicato alla perfezione il mantra del "peccato necessario ed inevitabile", sono sempre vittime e mai carnefici, fingono pentimento e continuano nella loro esistenza infantile e dissoluta. Sono quelli che hanno costretto i vertici a ripiegare sui gruppi di ascolto per toglierli dalle comunità neocatecumenali, nelle quali danno in pessimo esempio di "figli del cammino". Sono i frutti “migliori”, in negativo, della insulsa ed inutile predicazione kikiana, anche se la gerarchia neocatecumenale tenta in tutti i modi di levarsi la responsabilità della loro condizione.
Quando fanno parte del “popolino dei piccoli”, vengono affidati ai gruppi di supporto gestiti da medici e psicologi legati al CN.
Quando invece sono rampolli delle più blasonate famiglie neocatecumenali, per correggerli ed evitare gli scandali, vengono spediti in esilio alla Domus, lontano da occhi indiscreti o vengono convinti di avere una vocazione e spediti nei seminari neocatecumenali a tentare di trasformarli in qualcosa di utilizzabile.

Simbolo del Cammino, luogo agognato
Oggi, le comunità neocatecumenali reggono ancora la mancanza di una vera ideologia cristiana, perché ormai tutti i membri hanno un ruolo o "carisma " come loro lo definiscono per dare ai semplici ruoli un aurea di spiritualità. Il loro ruolo serve da collante per tenere in piedi la comunità, che é la mattonella base dell'organizzazione neocatecumenale.  

Inutile insistere su questo punto, perché sappiamo tutti che il CN si regge sul concetto di "famiglia allargata comunitaria" e non sulle singole entità familiari autonome. Infatti, il collante é più forte lì dove ci sono in comunità interi gruppi familiari che formano un clan all'interno della comunità, con un doppio collante familiare e comunitario, che dirige ed orchestra l'intera vita della comunità. E quando questi clan, interni alla comunità, entrano in crisi o hanno problemi, l'intera comunità è fortemente condizionata nel suo funzionamento. Gli interessi dei clan possono entrare in conflitto con gli interessi kikiani della comunità ed allora iniziano i problemi seri che possono anche distruggere le comunità neocatecumenali. 

Oggi, anche le nomine dei nuovi catechisti neocatecumenali, dopo il secondo passaggio, sono funzionali ad incatenare la gente alla comunità, infatti la maggior parte dei nuovi catechisti non catechizza nessuno, perché ormai le nuove comunità sono mosche bianche nel CN e vengono catechizzate dai vecchi catechisti, più esperti e sempre più disoccupati.
Ma il ruolo di catechista viene conservato, come status simbol, perché serve appunto per tenere agganciate quelle persone al cammino. 

L'impoverimento progressivo ed inevitabile del CN porterà, a breve ad altre trasformazioni, difficili ma necessarie alla sua sopravvivenza, tipo l’ultima novità assoluta di chiedere prima i soldi per le convivenze e magari prossimamente la garanzia della odiata "decima" mensile obbligatoria, con un pagamento a vista o con un versamento su un conto corrente dedicato, dove verificare chi la paga davvero e chi continua a fare il furbo. Il denaro è sempre stato indispensabile all'espansione della “fondazione” cammino neocatecumenale, il “potente cammino”, che non è mai stato formichina ma cicala, senza disponibilità economica per “oliare” od attrarre i potenti, è destinato al fallimento. 

Senza il denaro, molte categorie di persone che seguono il CN senza vera convinzione ma solo per vantaggio o necessità economica, molleranno l'organizzazione che sarà costretta a ridimensionarsi ulteriormente o cambiare drasticamente il suo indirizzo ideologico. 

Vedremo come evolverà, se evolverà, il CN 4.0 del dopo Kiko. 

(da LUCA)