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venerdì 28 luglio 2023

Cognitive Restructuring: come ti "circoncidono la ragione"

"Liturgia" neocatecumenale
Presentiamo qui sotto una traduzione delle parti più importanti della pagina blog di Origen de Principiis, permettendoci di evidenziare alcuni punti di maggior interesse per i lettori italiani (l'autore scrive in inglese).

Prima di cominciare è opportuno chiarire anzitutto che la "dissonanza cognitiva" è rappresentata del famoso caso della volpe e l'uva: la volpe vede benissimo che l'uva è buona ma impone a sé stessa un'idea diversa per autoconsolarsi ("è acerba"), finendo per crederci davvero: ciò che conosce ("acerba") è dissonante con la realtà (l'uva non è acerba).

La "ristrutturazione cognitiva" (preferiremo lasciare il termine in inglese), nel testo qui sotto, intende che il Cammino ti impone di vivere quella dissonanza cognitiva riguardo alle cose della fede e della vita (in gergo neocatecumenale ti dicono di "circoncidere la ragione", cioè di smettere di usare la ragione ogni volta che un cosiddetto "catechista" parla, o in un qualsiasi contesto dove rischi di scoprire che il Cammino contiene tanti errori e tante ingiustizie, che non possono certo provenire da Dio).


Cognitive restructuring

Nessuno può lasciare il Cammino in piena coscienza, perché non esiste alcuna ragione accettabile per lasciare l'organizzazione.

Quando ero nel Neocatecumenato, venivamo addestrati a commiserare coloro che lo avevano abbandonato, perché avevano voltato le spalle al Cammino di salvezza nel quale Dio li aveva chiamati. Ovviamente tentavamo di ammorbidire questo concetto prendendocela con "gli altri": chi aveva lasciato, doveva per forza essere stato "influenzato negativamente".

Nei primi tempi in cui facevo il Cammino, una giovane donna abbandonò improvvisamente la Comunità. Circolò subito la voce che era colpa del suo fidanzato che "non approvava" i nuovi movimenti religiosi. Quando abbandonai il Cammino mi giunse voce che avevano detto che era tutta colpa di quella che nel frattempo era diventata mia moglie. È più facile, a quanto pare, prendersela col "pessimo esempio" di persone esterne, che riconoscere che qualche ex fratello abbia valide ragioni per lasciare il Cammino.

Il mio presbìtero Neocatecumenale (nel Neocatecumenato i sacerdoti vengono chiamati presbìteri, non sacerdoti), predicò in un'omelia che coloro che avevano abbandonate erano "quelli che erano entrati per la ragione sbagliata". Disse: "alcuni di voi senza dubbio abbandoneranno, perché capirete che ciò che offre questo Cammino non è ciò che cercavate... Quelli che invece hanno aderito per le giuste ragioni, resteranno". Dunque l'abbandonare il Cammino non era mai un cambiar direzione alla propria vita: era invece considerato o un tradimento, o almeno l'ammissione di un'ipocrisia consolidata.

Mi dicevano sempre che quelli che abbandonavano avrebbero sempre avuto problemi nella vita, avrebbero perso la fede, sarebbero tornati a fare le cose malvage che facevano prima di aderire al Cammino: ubriachezze, droghe, licenziosità. Nelle nostre preghiere comuni non venivano mai ricordati coloro che avevano lasciato il Cammino.

Quelli che abbandonavano senza clamore venivano presto dimenticati. Ma quelli che nel lasciare il Cammino avevano osato criticare, venivano furiosamente infangati. Il Neocatecumenato non accetta mai di confrontarsi nel merito delle critiche. Al contrario, una valanga di voci di corridoio ad hominem infanga chiunque abbia testimoniato i punti critici. Di una giovane donna che aveva osato raccontare la sua storia alla stampa dissero che era sempre stata mentalmente instabile e che "aveva un problema col denaro". Di un giovane che aveva lasciato il Cammino dissero che "aveva sempre rifiutato l'insegnamento della Chiesa", una condanna definitiva. Di quel G. Urquhart, che scrisse un libro in cui criticava anche il Cammino, dissero che "dopotutto è un omosessuale con un matrimonio fallito alle spalle". E l'indagine fatta sul Cammino dalla diocesi inglese di Clifton, dissero che era "un lavoretto prefabbricato... con pregiudizi fin dalla partenza".

Nel caso in cui chi critica il Cammino guadagni un qualsiasi tipo di visibilità o sèguito, come nel caso dell'indagine a Clifton, subito parte l'etichetta di "persecutori" e il comando di restare ufficialmente in silenzio ("come Cristo") accompagnato da una montagna di voci di corridoio sui retroscena, gossip, e character assassination (non proprio "come Cristo", si direbbe). Questo è un grosso disincentivo per gli ex-membri ("Giuda") qualora volessero raccontare la propria storia. I miei ex "catechisti" conoscono fin troppo dei maggiori peccati della mia vita, dei miei principali fallimenti, rispetto a chiunque altro nel mondo - e tali "catechisti" non sono vincolati da alcun vincolo di segretezza. Alcuni rumors fatti circolare dal Cammino potrebbero essere veri, altri saranno falsi: non importa che i fratelli rimasti nel Cammino sappiano cosa c'è di vero e cosa c'è di falso, ciò che importa al Neocatecumenato è di dare un'impressione di infallibilità, che tale impressione venga sempre preservata, e che occorre distruggere la credibilità di chiunque sembri rappresentare una minaccia per quella del Cammino.

Dunque, per prevenire l'inevitabile serqua di accuse ad hominem dal Neocatecumenato, vi presento qui un breve elenco di rumors che hanno diffuso contro di me. Alcuni sono veri, altri sono menzogne, altri sono irrilevanti, ma per il Cammino non importa:

  • "N. ha problemi con la sfera sessuale"
  • "N. ha problemi col denaro"
  • "N. non ha mai accettato l'autorità della Chiesa"
  • "N. ha un matrimonio in crisi"
  • "N. è stato allevato da genitori paranoidi"
  • "N. è un genitore paranoide"
  • eccetera
È triste che mi restino tanti motivi di gratitudine al Cammino, ma per loro le approvazioni non possono essere accompagnate anche da critiche. Hanno preteso di essere "Gesù Cristo per me" - e con Gesù Cristo non si può certo essere in disaccordo su qualcosa.

Sinceramente, non sono tanto in sintonia con molte critiche fatte al Neocatecumenato da coloro che non sono mai stati nel Cammino. Da "sinistra" le critiche che riguardano contraccezione, divorzio, sesso prematrimoniale, pratica omosessuale, etc., semplicemente dimostrano che su tali punti il Cammino è fedele al magistero della Chiesa. Da "destra" le critiche riguardo allo strimpellare chitarre, bere troppo vino, e ballare attorno all'altare, mi sembrano poco rilevanti.

Le accuse di eresia sono forse più vicine al punto della questione. Nel loro zelo di proclamare che l'Eucarestia sarebbe un pasto comune celebrativo, i Neocatecumenali riconoscono poco o nulla del suo aspetto di sacrificio. Mettono grande enfasi sugli effetti salvifici dell'abbracciare la propria croce ma riducono l'oggettivo valore della Croce di Cristo. Danno una pessima impressione della natura umana e riducono esageratamente l'importanza delle opere buone (disprezzandole come "CAFOD" [associazione cattolica inglese che promuove lo sviluppo dei paesi d'oltremare, ndt]). Ma tale sbilanciamento teologico costituisce davvero un'eresia formale?

Penso che i problemi del Neocatecumenato siano assai più subdoli, molto meno ovvi, e di conseguenza assai più insidiosi di quanto riportato da tali critiche, poiché sono intimamente connessi con le virtù del Cammino, essendone in pratica il rovescio della medaglia. Il Neocatecumenato ovviamente non ammetterà mai tali problemi. Per loro il Cammino è "Gesù Cristo per te" - in altre parole, il Cammino è al di sopra di ogni critica. Perciò non può esistere nulla di cui il Cammino debba scusarsi. Dunque non può esistere un'umiltà del Cammino.


[...]

Un giorno incontrai A., una meravigliosa giovane donna che non era della Comunità Neocatecumenale. Era cattolica, pregava, leggeva la Bibbia, ortodossa, devota, catechizzata dall'Opus Dei, battezzata da adulta a Roma in San Pietro da papa Giovanni Paolo II. Ci fidanzammo e... lì cominciarono i problemi. Si aspettavano ovviamente che lei partecipasse alle "catechesi" del Cammino ed aderisse al Cammino. Lei scelse di non farlo e ciò comportò un torchiante interrogatorio da parte dei miei "catechisti". Che non conoscevano nulla della fede e della formazione della mia fidanzata, ma furono perentori: "Questa catechesi sarà addirittura meglio!", pretendendo che io dovevo portarla a tali "catechesi".

Ristrutturazione cognitiva

Se non sei avvezzo ai metodi di controllo mentale aziendale, potresti chiederti come mai io sia giunto al punto di consentir loro tale bullismo. La risposta più tipica potrebbe essere che mi avevano fatto il lavaggio del cervello, ma quest'espressione non spiega chiaramente come funziona il Neocatecumenato. La gente spesso ha un'idea di lavaggio del cervello mutuata dai film dell'epoca della Guerra Fredda, intesa a riprogrammarti a suon di ripetuti assalti, privazione sensoriale, indebolimento della tua capacità di giudizio, rendendoti incapace di pensare a te stesso, così da farti credere in qualsiasi cosa ti venga detta. No, il controllo mentale operato dal Neocatecumenato è molto più sottile ed efficace: non distrugge la tua intelligenza ma la imbriglia. Keiser e Keiser (The Anatomy of Illusion) chiamano questo processo "cognitive restructuring". Farò qui alcuni esempi di come funziona.

Man mano che procedevo nel Cammino, notavo come i "catechisti" davano periodicamente indicazioni che si contraddicevano, o facevano affermazioni che contraddicevano quelle fatte in precedenza, il tutto senza mai dare spiegazioni. Per esempio, al nostro primo scrutinio, ci veniva detto di "vendere i nostri beni e dare il ricavato ai poveri", promettendoci che non ci sarebbe mai stato chiesto nulla su cosa avremmo fatto dopo aver ricevuto tale ordine. Invece, circa diciotto mesi dopo, alla "convivenza dello Shemà", i "catechisti" avrebbero interrogato parecchi di noi davanti alla comunità proprio su quell'argomento - e il tutto con l'intenzione di dichiarare che nessuno degli interrogati aveva "fatto abbastanza". Ricordo di aver privatamente discusso questa contraddizione con alcuni della comunità; finimmo però per decidere di lasciar perdere l'argomento e fidarci del giudizio dei "catechisti".

Altro esempio, riguardo a ciò che i "catechisti" mi dissero mentre mi torchiavano riguardo alla mia fidanzata: la loro reazione fu totalmente contraddittoria rispetto a ciò che avevano predicato in precedenza riguardo al matrimonio, l'Eucarestia, la Chiesa, il Cammino. Avevano detto tante volte che la migliore preparazione per una coppia che si appresta a sposarsi è partecipare insieme all'Eucarestia, e però ebbero da ridire che partecipavo alla Messa insieme alla mia fidanzata. Avevano spesso detto che "il Signore chiama chi vuole" alle "catechesi" del Cammino, e però non erano capaci di consentire a Dio di decidere da solo se la mia fidanzata dovesse appartenere al Cammino. Avevano sempre predicato che "dobbiamo abbracciare la nostra croce", e però quando cominciò a concretizzarsi l'ipotesi che io sposassi una donna esterna al Cammino, mi avvisarono che "sposarsi con qualcuno esterno al Cammino è sempre una grande sofferenza" che doveva essere evitata, croce o non croce.

L'oggettiva impossibilità di far domande significative e di ricevere risposte adeguate, nel contesto del Neocatecumenato, garantiva che la gravità di tali contraddizioni non venisse mai a galla. Il risultato è che noi fratelli del Cammino dovevamo sobbarcarci tutta la "ginnastica mentale" necessaria a coprire quella risultante dissonanza cognitiva. E l'unico modo per professare due idee opposte è di fingere che in realtà non siano opposte, di fingere di non aver capito. Il risultato finale di ciò è una ubbidienza incondizionata ad un gruppo di persone anziché ad un insieme di precetti. Loro si aspettavano la nostra ubbidienza solo perché loro l'avevano richiesta. Noi dovevamo essere fedeli a loro, non a quanto loro avevano detto. Come san Francesco che faceva piantare i cavolfiori sottosopra - una storia che ci veniva raccontata spesso - loro esigevano da noi nient'altro che ubbidienza cieca.

Questo effettivamente significò che i "catechisti" potevano dire pressappoco qualsiasi cosa senza esserne considerati responsabili. Alcune delle loro grosse affermazioni erano così prive di significato da essere praticamente comiche: "Gandhi non era cristiano", è una che ricordo in particolare, che ci veniva ripetuta a pappagallo dai "catechisti" durante una convivenza, presumibilmente perché era stata detta loro dai loro rispettivi "catechisti" - un'ovvietà travestita da pensiero sublime. Di quelli con cui ne parlai successivamente, nessuno aveva idea di quale fosse il motivo di tale affermazione - ma tutti saggiamente annuimmo, come se ci aspettassimo che un giorno ci venisse rivelata cotanta profondità teologica. "Non siamo indù", era un'altra di quelle affermazioni: la ricordo così chiaramente perché il "catechista" che ce la predicò non sapeva cosa significasse - e così ce la ripeté di nuovo, come se la mera ripetizione imprimesse nelle nostre menti il suo vero valore.

Altre roboanti affermazioni "catechetiche" furono meno innocenti, poiché erano più specifiche o più personali. Mi venne solennemente detto, di fronte all'intera Comunità, dal mio presbìtero che presiedeva alla liturgia del mio primo Scrutinio, che io sarei stato un "omosessuale latente". L'affermazione è ovviamente senza senso (cosa diavolo significa "omosessuale latente"?), e se avesse avuto un qualsiasi valore sarebbe stata del tutto sbagliata. Questo presbìtero aveva detto che due più due fa cinque. Sapevo che si sbagliava, ma non mi lamentai: forse, mi chiesi, c'era qualche profondità nascosta nel suo uso della parola "latente"? Non riuscii a sommare due più due, e capii che se un uomo era preparato a fare simili affermazioni da una posizione di pubblica e solenne "catechesi" e di autorità ecclesiastica, doveva certamente essere lui stesso infognato nella stessa sorte di cognitive restructuring ma solo più avanzata della mia.


Neo-parlantina

Corollario a questa specie di "catechesi" che piega la realtà, fu l'abile indebolimento del linguaggio, e del significato delle parole. Il linguaggio può essere usato per indicare cose senza doverle effettivamente nominare. Se chiami l'altare "tavolo dell'eucarestia" anziché "altare", hai fatto una sottile affermazione riguardo al significato della Messa - senza ufficialmente pronunciare un'eresia. Lo stesso vale se chiami la Messa "celebrazione eucaristica" anziché "sacrificio eucaristico". Chiami il sacerdote "presbìtero" anziché "sacerdote", e di fatto ne hai ridotto il ruolo a quello di "presidente" dell'assemblea anziché celebrante il Sacrificio Eucaristico - e per di più hai dato l'impressione che un sacerdote, nel Cammino, ha meno autorità pastorale di un qualsiasi "catechista". Chiami un'omelia di un laico "esortazione", e hai effettivamente accettato che dei "catechisti" laici (formati dal Neocatecumenato anziché dalla Chiesa) possano fare prediche durante liturgia, pur senza ammetterlo a chiare lettere.

Il Neocatecumenato è stato anche un maestro ad inventare parole nuove ed espressioni che non significano nulla, o che sono state usate in sostituzione di parole già cariche di significato. Molte di tali parole ed espressioni provengono da traduzioni letterali di quelle italiane e spagnole. Per esempio, venivamo spesso messi in guardia contro l'idolatrare "the affections" (per capire, immaginatevela pronunciata con un forte accento spagnolo): il fatto che quell'espressione non esista nella nostra lingua inglese significava che non capivamo mai bene cosa volesse intendere - ma ciò non sembrava preoccupare nessuno. Allo stesso modo, una lettura dalla Scrittura non era mai chiamata lettura, ma veniva chiamata "Parola"; le "letture" erano cadaveriche, la "Parola" era viva; gli altri cristiani avevano le "letture", ma noi avevamo le "Parole".

Tutto questo potrebbe sembrare comico e irrilevante ma quando una parola deve significare non ciò che significa, ma ciò che i "catechisti" vogliono che significhi (che può cambiare da un contesto all'altro), la mente di una persona è totalmente alla mercè di coloro che ne convalidano il linguaggio. E dato che le domande dal basso (che potrebbero aiutare a chiarire i significati) sono proibite, vivevamo in una giungla di linguaggio per la quale non avevamo gli strumenti teologici per decifrarne i significati - ma che dovevamo solo accettare acriticamente. Faccio qualche altro esempio.

Molti di noi probabilmente pensano di conoscere cosa significa la parola "felice", anche se abbiamo diverse idee riguardo a come raggiungere la felicità. Invece, nel Neocatecumenato, ci ripetevano continuamente che "felice" significa "essere nel posto giusto". È una ridefinizione brillante, perché l'unico posto giusto è il Neocatecumenato! Se qualcuno affermava di non essere felice (o anche solo seccato, depresso, ferito, disperato), allora non avvertivano alcun bisogno di parlare di cosa sostanzialmente fosse la causa di tale infelicità. La risposta era semplice: "sei nel posto giusto". Qui, nel Cammino, sei per definizione "felice", indipendentemente da come ti senti.

Ho spesso menzionato l'espressione "pervenire alla fede". Ma nel Cammino si dice chiaramente, già al Primo Scrutinio, che la "fede" non ce l'hai. Ecco perché dovevi essere così ubbidiente al Cammino: è l'unico modo per "pervenire alla fede" - qualsiasi cosa significasse "fede". Così vengono spazzati via due millenni di discussione teologica riguardo al significato della fede cristiana - da Paolo e Giacomo, attraverso Lutero, Calvino e il concilio di Trento, fino al presente. L'idea che la fede potrebbe crescere gradualmente e che la sua verifica potesse essere approcciata con discrezione e sensibilità, era completamente estranea al Cammino.

Il nemico di tutta la vita cristiana era "l'idolatria". In teoria, qualsiasi cosa ci distraesse dalla fede cristiana era un idolo. Ma ovviamente erano i "catechisti" a decidere quale fosse davvero "l'idolo" di ogni fratello di comunità. Se qualcuno si lamentava dell'aver atteso per ore in strada, al freddo di una buia notte invernale, i "catechisti" ritardatari ad un appuntamento, beh, costui chiaramente "idolatrava" il tempo. Se qualcuno faceva domande su dove finisse tutto il denaro che versavamo nel sacco nero (il 10% dei propri guadagni è il minimo richiesto ai membri da un certo punto in poi), costui chiaramente "idolatrava" i soldi (il Neocatecumenato non rendiconta nulla di ciò che gli si dà). Se qualcuno voleva passare più tempo insieme ai propri bambini anziché rifilarli alle babysitter della Comunità per presenziare a più "catechesi" e più "convivenze", beh, va da sé che i loro bambini erano i loro "idoli" - e lui, di conseguenza, un "genitore paranoide".

Questo abuso del linguaggio è un'abile ed efficacissimo modo per deragliare qualsiasi possibilità di critica. Se qualcuno pensa che c'è un problema, gli si rivolga contro la sua stessa critica, lo si renda un suo problema. Così i "catechisti" non hanno bisogno di occuparsi di alcuna delle accuse di illecito o malaffare, perché tutte le critiche che si fanno ai "catechisti" devono per forza essere il risultato degli "idoli" di chi critica, e il modo più efficace di respingere le critiche è di non entrare nel merito ma di incoraggiare ognuno a dubitare di sé quando critica. Così, quando mi lamentavo col mio presbìtero riguardo a come venivo bullizzato dagli stessi "catechisti" riguardo la mia fidanzata A., la risposta del presbìtero era splendidamente furbetta: "N., tu devi discernere cosa Dio vuole da te. Ti sta chiamando alla fede attraverso il Cammino o in un altro modo?". In altre parole, noi-Cammino non abbiamo fatto niente di male, e il problema sei tu.


Disciplina arcani

Tutti questi metodi di cognitive restructuring sono sostenuti da un accuratamente calibrato sistema di controllo delle informazioni. Le informazioni personali e private nel Neocatecumenato vanno in una sola direzione: "verso l'alto". I "responsabili" di ogni comunità riportano ogni dettaglio personale dei loro "fratelli", delle loro vite, del loro comportamento, direttamente ai "catechisti". I "catechisti" a volte chiedono ai fratelli della comunità di parlare loro dei propri peccati nascosti, o dei peccati dei loro amici e parenti che hanno invitato alle "catechesi" - così che i "catechisti" possono adattare i propri commenti in modo da intrappolarli meglio. Ed ovviamente gli Scrutini consentivano ai "catechisti" di torchiare il malcapitato su qualsiasi argomento volessero, senza alcun timore di esporsi a critiche. E davvero intendo qualsiasi argomento. Io sono stato fortunato ad abbandonare il Cammino prima del secondo Scrutinio. A coloro che hanno partecipato agli Scrutini viene comandata la massima segretezza, e però ciò che avviene negli Scrutini trapela comunque, ed è la più orrenda manipolazione psicologica. Per esempio, persone accusate di essere omosessuali sono costrette ad ammetterlo di fronte all'intera comunità; poi, persone costrette a rivelare i più intimi dettagli del loro matrimonio (anche se il coniuge non è del Cammino, o addirittura non è nella saletta dello Scrutinio); e vengono rimestati peccati vecchi del singolo, di fronte a tutti i presenti. Il secondo Scrutinio a volte dura settimane intere, con i membri che passano lunghe ore nella saletta ogni sera, ascoltando le confessioni altrui, e subendo paternali dei "catechisti" per presuntamente scarso dettaglio o scarsa sincerità. Viene ovviamente ridicolizzata qualsiasi esitazione a confessare peccati che erano stati confessati e perdonati nella confessione sacramentale tanto tempo prima.

All'opposto, qualsiasi flusso di informazioni "verso il basso" viene strettamente controllata. Alle "vecchie" comunità viene vietato di parlare di qualsiasi argomento delicato alle "giovani", perché "le spaventereste". Questo regime di segretezza viene spesso giustificato riferendosi alla disciplina arcani ("disciplina dell'arcano") della Chiesa primitiva. Non c'è dubbio che nella Chiesa primitiva vigesse una simile disciplina: aveva perfettamente senso in un mondo pagano dove le convinzioni e le pratiche cristiane erano facilmente mistificate e malcomprese e si rischiava di finir condannati ad essere sbranati dalle fiere; e comunque all'epoca tale disciplina riguardava i misteri della fede e dei sacramenti. Nel contesto del Neocatecumenato, invece, il termine viene usato come alibi per nascondere informazioni e per rifiutarsi di rispondere a domande sugli abusi psicologici che avverranno. E noi stessi usavamo quel termine per giustificare quello stesso atteggamento che avevamo di fronte a coloro che erano "sotto" di noi e, ovviamente, a coloro che non erano nel Cammino. Ci scherzavamo, addirittura: "se sapessero cosa li aspetta, non aderirebbero mai!" Per quanto all'epoca ciò mi sembrasse divertente, ancor oggi non riesco a capire come fossi riuscito a distorcere così tanto il mio senso di moralità. Nell'accettare gli abusi del Cammino, ero diventato a mia volta un abusatore.

Questo distorcere la morale è stato ovviamente possibile solo perché hanno esercitato un controllo sul nostro rapporto col mondo esterno. Dovevamo valutare le parole dei "catechisti" molto più di quelle di coniuge, amici, genitori, o perfino sacerdoti della Chiesa Cattolica, altrimenti sarebbe stata "idolatria". Il Neocatecumenato occupa la maggior parte del tuo tempo, per cui è davvero difficile trovare il tempo di confrontarsi con altri cristiani. Da un lato venivamo avvisati continuamente dei pericoli dello "shopping around" (gergo neocatecumenale che qui indica l'andare ogni tanto in qualche altra parrocchia), dall'altro lato gli esterni non erano normalmente benvenuti alle liturgie neocatecumenali - al massimo una o due volte, dopodiché vengono invitati a partecipare alle "catechesi".

Quanto sopra descritto contribuisce in maniera molto efficace a mantenere un eccezionale livello di controllo sui fratelli delle comunità. Non esiste una critica accettabile. Nulla è considerabile errore del Cammino, è sempre e solo colpa tua. Non c'è alcun motivo accettabile per lasciare, e non c'è alcuna informazione disponibile per farti riflettere se sia il caso di restare o abbandonare. I "catechisti" hanno una massiccia e intima conoscenza delle vite dei membri e degli ex-membri - senza alcun vincolo di segretezza, e senza dover reciprocare onestamente. Nessun esterno ha l'opportunità di vedere e valutare ciò che succede in comunità. E comunque, gli esterni sono sempre considerati come non affidabili... Mettete insieme tutto questo e avrete la tempesta perfetta e che non termina mai.


Un cammino diverso

Ovviamente non è proprio vero che non ci sono motivi validi per abbandonare. Anche questo può essere ridefinito a seconda di come decidono i "catechisti". Io e la mia fidanzata, senza saperlo, eravamo in una specie di "test a doppio cieco". A lei non era consentito di partecipare alle liturgie neocatecumenali con me, tranne in pochi casi sporadici. La comunità presumeva fin dall'inizio che lei fosse una “confirmation-class Catholic” (i neocat italiani direbbero "cristiana della domenica", ndt) che sarebbe "pervenuta alla fede" solo aderendo al Cammino. E quando io andavo a Messa con lei al di fuori della comunità, venivo accusato dai "catechisti" di aver fatto “shopping around”, o di aver "cavalcato sulle spalle di lei" - cioè sempre qualcosa di disdicevole. Così, quando il mio presbìtero mi chiese a quale cammino Dio mi stesse chiamando alla fede, io e lei capimmo che intendeva dire: "N., o porti la tua fidanzata A. in cammino, oppure vattene".

Avevo iniziato il Neocatecumenato cinque anni prima, da non battezzato, convertito di recente al cristianesimo, chiedendo di essere battezzato in Cristo. Il Neocatecumenato non perde occasione di proclamare quanto è speciale l'essere battezzati nel Cammino - per immersione, in una vasca a forma di croce sotto il piano del pavimento, con una veste bianca, durante la notte della vigilia di Pasqua. Così, ogni anno mi ripromettevo di chiedere formalmente il battesimo, ma ogni anno mi veniva risposto di "aspettare un po'". Quando mi fidanzai con A., il mio presbìtero aveva almeno detto che sarei stato battezzato "a Pasqua", prima del sacramento del matrimonio. Ma nei mesi successivi, mentre diventava chiaro che lei non sarebbe entrata nel Cammino, la terminologia venne derubricata da "preparazioni per il tuo battesimo" a "la tua richiesta di battesimo". Alla fine, un paio di settimane prima di Pasqua, divenne addirittura: "mi dispiace, non potremo battezzarti nella Vigilia di Pasqua. Le regole del Neocatecumenato richiedono che se un adulto deve essere battezzato nel contesto del Cammino, bisogna fargli fare certi preparativi, e sfortunatamente i «catechisti» non se ne sono resi conto prima, e quindi ora non c'è tempo per fare quei preparativi prima di Pasqua... - un errore del tutto innocente!".

Se fossi stato capace di sopportare questo livello di dissonanza cognitiva, avrei sicuramente risposto alla maniera di Orwell, "io amo il Grande Fratello". Invece... lasciai il Cammino.


Ma l'autorità di chi?

Potreste restare sorpresi di fronte al comportamento di quel presbìtero. Lo ero anch'io all'epoca, perché non avevo ancora realizzato quanto il Cammino possa far cadere la gente così in basso. Certo, era un parroco, teoricamente soggetto al suo vescovo diocesano, ed era perfino uno dei più buoni e saggi preti che io abbia mai conosciuto. Ma nel contesto del Cammino era obbligato ad essere ubbidiente ai suoi "catechisti", l'equipe "nazionale" nominata da Kiko e dai suoi associati, non da un qualsiasi vescovo della Chiesa cattolica. Quando lui annunciò alla mia fidanzata che questa equipe "nazionale" (che non mi aveva mai incontrato) stava rifiutando di battezzarmi, gli suggerimmo che avrebbe potuto fare appello al suo vescovo. Lo sguardo sul suo volto fu quello del panico: "Oh, no, non penso che ci siano motivi per andare dal vescovo, finirebbe solo per rinviare la questione e causarvi ancor più sofferenza". Il poveraccio si era ritrovato fra l'incudine e il martello. Ah, quanto aveva da perdere a disubbidire ai suoi "catechisti"! Che croce sarebbe stata! Certe volte, per fare l'omelette, c'è proprio bisogno di rompere uova. Non è forse meglio - come disse Caifa - che un solo uomo perisca, anziché l'intera nazione venir distrutta?

È in punti come questo che il Neocatecumenato finisce nei guai. Quando i vescovi scoprono che i loro preti disubbidiscono, scendono a compromessi, o addirittura mentono (o il Papa scopre un vescovo comportarsi così), cominciano a preoccuparsi sul serio, e a chiedersi: ma questi sono eretici? scismatici? cosa sta succedendo esattamente? Ovviamente non lo scoprono mai perché, in generale, essendo benintenzionati, non riescono a concepire le dinamiche dell'abuso spirituale, o come si riesca a nascondere la verità dietro una fitta nebbia di manipolazione e di doppiezze. E chi potrebbe mai aiutarli? Quale diocesi ha tempo e risorse per inviare osservatori a far rapporto in tutte quelle "catechesi" e quegli "scrutini" su cosa viene insegnato a quei devoti ma vulnerabili cristiani che si comporteranno in modo disumano verso i loro "fratelli"?

E guai al prete o vescvovo - o anche laico - che oserà presentarsi "contro il Cammino". Il Cammino dirà che costui è caduto nelle insidie del Maligno, lo dirà urlando e stringendo i pugni (abbastanza letteralmente) per difendersi, lo dirà esaltando le proprie virtù e infangando la dignità e la persona di coloro che criticano il Cammino... e senza mai entrare nel merito delle critiche. Per definizione, l'azienda-Cammino non ha colpe: se qualcuno ha un problema col Cammino, è lui il problema, non il Cammino, è lui ad avere un problema, non il Cammino. L'atteggiamento neocatecumenale è di dichiararsi "perseguitati" e di ritirarsi nel silenzio, lasciando che i rumors e la character assassination facciano il lavoro sporco.

Dei circa 30 membri della mia comunità neocatecumenale, solo due o tre hanno avuto il coraggio di ammettere di pensare che erano stati i nostri "catechisti" ad essersi comportati male. Di tutti gli altri, ci fu uno che mi disse candidamente che i "catechisti" avevano "grande discernimento, forse hanno ragione, la tua fidanzata dovrebbe fare il Cammino, altrimenti il tuo matrimonio vivrà grandi sofferenze". Un altro particolarmente rattristato e preoccupato dalle implicazioni, mi ripeté più volte: "ma i catechisti sono Gesù Cristo per te! sono Gesù Cristo per te!" Dopotutto la cognitive restructuring è un lavoraccio.


Vivere in modo precario

Ero terrorizzato, ovviamente, nel lasciare il Cammino. Non c'era la minaccia del "pianto e stridor di denti" ad aspettarmi? Beh, un sacerdote non del Cammino che avevo conosciuto da tanti anni mi battezzò in una bella vigilia di Pasqua, e celebrò il mio matrimonio alcune settimane più tardi. Avemmo cinque figli, uno perso durante la gravidanza, e gli altri quattro che oggi hanno 27, 24, 20 e 15 anni. Siamo stati particolarmente benedetti dal Signore, e molta di quella benedizione ovviamente la devo a ciò che ho imparato nel Neocatecumenato. Portandomi fuori dal Cammino, Dio mi ha insegnato una cosa che nel Cammino è impossibile apprendere, e cioè il fatto che Dio è misericordioso e generoso nei modi più inimmaginabili e nei posti più impensabili. Nel Neocatecumenato sono tanti i discorsi a proposito del vivere in modo "precario" (termine spesso pronunciato con un forte accento spagnolo, allungando la "a"), eppure non c'è alcuna vera precarietà in una situazione dove tutte le questioni della vita vengono mediate esclusivamente attraverso un unica stretta visione del mondo e un ristretto insieme di persone. Nostro Signore ci ha insegnato che lo Spirito soffia dove vuole - e ciò, nel Neocatecumenato, non riusciranno mai a capirlo.

Un'altra cosa che non ho mai davvero capito quando ero nel Cammino riguardava quanto Dio mi amasse. Pare strano doverlo chiarire, perché ovviamente nel Neocatecumenato si investivano tempo ed energie per dirci quanto Dio ci amasse nonostante l'atrocità dei nostri peccati: l'amore "nella dimensione della Croce". E noi potevamo vedere l'amore di Dio espresso nell'amore dei "fratelli": eravamo sempre lì gli uni per gli altri, nel bene e nel male, incoraggiandoci ed esortandoci a vicenda, pregando gli uni per gli altri, partecipando ai rispettivi battesimi e matrimoni, perfino accanto al letto di morte gli uni degli altri. Ma ovviamente, ciò che non capivamo all'epoca, era che tutto ciò era condizionato dall'appartenenza al Cammino. Negli ultimi tempi in cui ero nel Cammino, quando già pensavo di abbandonare, ci fu il matrimonio di uno dei "fratelli". Se sei nel Neocatecumenato, tutti quelli della comunità devono partecipare al tuo matrimono neocatecumenale; deve essere così, è previsto by design e by definition. Questo poveraccio non sapeva se invitarmi o no, era nel dubbio se io fossi "fuori" o ancora "dentro". Così, Dio lo benedica, mi telefonò per chiedermi se per la prevista data del suo matrimonio io prevedessi di stare ancora "dentro", nel qual caso mi avrebbe invitato. Per lui, e per la vasta maggioranza dei miei ex "fratelli", l'amore verso di me era condizionato dal proseguimento della mia membership nel cammino.

E va bene. Ma uscendo dal Cammino, ho scoperto che c'è un Amore che non è come quello. Esiste un Amore incondizionato, un Amore che mi segue dovunque, che mi rincorre, che si esprime attraverso persone che si relazionano a me così come Lui si relaziona a me, come di intrinseco valore per Lui. Se andrò nei cieli, Lui sarà lì; se mi rifugerò in profondità, Lui sarà lì. Sì, c'è il rischio di "pianto e stridor di denti", ma io non avrò paura perché la Sua mano mi guiderà, la Sua mano mi terrà forte.

giovedì 13 aprile 2023

Penosa esibizione pasquale neocatecumenale nella cattedrale di Trento

Poco prima di Pasqua, lo storico organista della cattedrale di Trento ha deciso di andarsene e di rinunciare al suo incarico, suscitando rammarico e sorpresa, espresso anche negli articoli della stampa locale.

L'addio non è  indolore e viene comunicato con rammarico dal musicista trentino, che lo motiva lamentando il fatto che, nel tempio, «la musica non è all'altezza dello splendore del luogo».

Effettivamente  sul Duomo di Trento,  finemente restaurato, non si è voluto investire perchè fosse dotato nuovamente di un organo all'altezza della bellezza e della sontuosità dell'edificio sacro. Ma è una situazione che perdura già dai primi anni '60 quando, smobilitato l'antico strumento, veniva utilizzato un organo più piccolo detto "corale", quindi la rinuncia dello storico organista della cattedrale, senza d'altra parte aver ricevuto altre offerte di maggior rilievo, suscita una certa perplessità.

I cattolici trentini però, dopo aver assistito, in diretta o in differita tramite gli strumenti offerti dalla rete, alla celebrazione della Veglia di Pasqua nel Duomo di Trento, pensano di aver capito quale possa essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso della esasperazione dello storico organista della loro città.

Nel corso della solennissima celebrazione infatti, ci sono stati almeno due momenti "topici" in cui non solo un esperto di musica sacra ma anche un normale fedele amante della liturgia, non potevano non sentirsi cadere le braccia e avvertire la tentazione di scappare via; uno in particolare, che vi riproponiamo in uno spezzone della registrazione presente su YouTube, è la canzonetta neocatecumenale con ritornello "Precipitò nel mare cavallo e cavaliere" cantata da uno schitarrante in veste bianca (presbitero, diacono o "eletto" del Cammino) con il massimo dell'enfasi kikiana, e concluso con l'invocazione  "Parola di Dio".

Si comprende, ascoltandolo, come l'organista, che ha accettato per decenni di fare il proprio servizio musicale presso la Cattedrale utilizzando uno strumento pur modesto e sottodimensionato, non se la sia sentita di avallare, con la propria presenza, un tale scempio musicale e liturgico nella Casa del Signore. C'è un limite a tutto!

Ecco lo spezzone con l'esibizione musical-canora di stampo kikiano, con testo tratto liberamente  dal Canto di Mosè di Esodo 15, perpetrata con zelo tutto neocatecumenale dall'ambone del Duomo trentino nel corso della solenne liturgia  della Veglia Pasquale.


Un secondo momento di "caduta di stile", meno grave del primo ma sempre aberrante, si è verificato con il "Resuscitò" kikiano come canto alla comunione.

Vogliamo ricordare un'altra esibizione paragonabile a questa risalente sempre ad una Veglia di Pasqua, questa volta a Loreto; anch'essa ha suscitato nei fedeli presenti scandalo e ripulsa.

Ci rendiamo conto invece di come, ancora una volta, i neocatecumenali neppure si accorgono di quanto ciò che a loro risulta bello ed entusiasmante sia in realtà stonato, inadatto, inopportuno, desacralizzante e profano.

Facciamo nostro a questo proposito un commento riportato dai social in quell'occasione e lo riteniamo perfettamente descrittivo di quanto accaduto a Trento:

«Com'è stata possibile una cosa simile nella Basilica della Santa Casa di Loreto? Grottesca, imbarazzante, abietta.

(...) è stata la "sorpresa" che ha sconvolto un po' tutti...

Il testo, la musica e quel modo di cantare hanno indubbiamente un significato fortemente emotivo per un gruppo omogeneo nel contesto di un'azione liturgica "particolare" (approvata per la sua limitata specificità) uno "stile" che non può essere tuttavia esteso, senza provocare disorientamento, traumi e disgusto, ai fedeli "normali" che non appartengono cioè ad un determinato gruppo».

Non sono mancati, anche in questo caso, i commenti sui social dei fedeli cattolici, scandalizzati e offesi per questa caduta di stile e questa offesa alla liturgia, al senso estetico, al raccoglimento solenne della Veglia Pasquale nel principale Tempio della cattolicità della città sede dello storico Concilio.


Ne riportiamo di seguito alcuni:

No comment
Al di là di tutto... canto di una bruttezza unica
Fantastico! 🤣Canzonetta da osteria
Non ho parole! O meglio, ne ho, ma sarei bannato e scomunicato in tre secondi se le dicessi
Anche no
Senza parole! Dov'è la vera liturgia?
...disponibile anche per feste private
Per carità, per carità: basta 'ste robe
Devo stare zitto...
È  proprio questo il problema: che stiamo zitti e di fronte a questo non ci alziamo e andiamo via
Ok non sto zitto: che vadano a ca@are! Firmato: un organaro
L'ambone è fatto per proclamare la parola di Dio: non per passerella di canti e chitarra suonata o meglio strimpellata in malo modo.
Esistono brani approvati a livello nazionale da utilizzare nelle liturgie. E i canti neocatecumenali sono banditi, non ne è  stato approvato nemmeno uno. È  una forma di pseudosetta che celebra i suoi riti al di fuori della liturgia nazionale.
Vergogna!

Una sola grande virtù: IL CORAGGIO!
Chissà se l'organo ha il registro bala  laica 🤣
Ma veramente??
Mi ricorda un sacco il CantaGallo di Robin Hood 😅
Ma quello sapeva anche fischiare, vuoi mettere?
Vergognatevi
Ma chi è, il fratello di Albano?
Lo scorso anno in cattedrale a Chieti. È il canto dei neocatecumenali... alla ennesima schitarrata del cavallo e cavaliere che precipitò nel mare, uno di fronte si gira e mi fa... sto cavaliere è proprio morto ormai 🤣🤣🤣
Non è un caso che l'organista se ne sia andato
Questo canto è  una kikata
Sarei andata via di corsa
400 anni di musica sacra buttata al vento
Questa oscenità conferma la gente nell'ateismo
Grazie, mi sono appena andati di traverso pranzo e cena pasquali. La
Chiesa modernaaaa, aperta ai giòvaniiii 😅Dio mio, perdona loro perché non sanno quello che fanno. Ora capisco perché il Maestro Rattini ha rassegnato le dimissioni...
È la corrida o the voice?
Non posso crederci
Questa è la dimostrazione che Dio è bontà  infinita, se no lo avrebbe già fulminato
Misericordia!
Siamo alla frutta
Che pena
Andate in sinagoga o a Sanremo a mettere in scena queste buffonate
La blasfemia suprema è  che usano le parole dei salmi
Il declino della Chiesa Cattolica
Mi chiedo come l'arcivescovo di Trento possa aver acconsentito a questa esibizione durante la Veglia Pasquale. Non era certo il luogo e  il momento  adatto
Ma è  pazzesco! È tutto vero?
Purtroppo sì
Siamo basiti
SOLO STRAVAGANZE!
Che disastro! Non sembra neppure intonato. Non sono liturgie moderne sono neocatecumenali
No questa è la veglia di Pasqua in cattedrale
Si si però spesso i salmi sono animati dai neocatecumenali e quello che ha eseguito il tipo è cavallo e cavaliere del repertorio neo
Spesso? Spero di no. Dov'è il coinvolgimento dell'assemblea?
Dov'è la partecipazione attiva fruttuosa e consapevole? 

ehhh bella domanda.
però se lui era lì vuol dire che c'è una presenza forte neocatecumenale infatti poi in sottofondo si sente il battito di mani al ritmo tipico che hanno sempre
Quindi "loro" sono consapevoli e partecipi
Non entro in merito 😅
Ma per favore che strazio! Povera chiesa siamo proprio messi molto male!

... cammello e cammelliereeeeee, cammello e cammmelliere
tràn-tràn tràn-tràn, tràntràntrààààan!!!!!

Allucinante! Ma chi sono i responsabili della liturgia? Secoli di storia della musica seria buttati al vento. The answer, my friend, is blowin' in the wind, the answer is blowin' in
the wind....... (sono un organista
professionista serio)
Quando si vuole a tutti i costi "includere" nella Chiesa, proponendo oscenità settarie (neocatecumenali). La liturgia deve essere anche bellezza, non solo partecipazione. A parte che, esclusi gli appartenenti a tali sette cattoliche, vorrei proprio vedere chi partecipava, dei semplici fedeli dell'assemblea, al canto di tale amenità!
Personalmente suono l'organo in chiesa da 28 anni e dirigo un coro da 25. Ho fatto diversi corsi di liturgia e musica liturgica. Mai mi sarebbe saltato in mente di proporre una cosa del genere a una veglia pasquale.
Poi si domandano perché le chiese si
svuotano...

Basta mettere non mi piace come ho fatto io e scrivere una lettera alla Congregazione  per il Culto Divino
Dategli un sombrero (e lavategli la veste)
Ecco perché  a Trento hanno inaugurato  i 'battesimi' civili
Povero Signore
Fortuna che si stanno estinguendo
(In spagnolo) E la liturgia, perché ce ne curiamo? Basta prendere una chitarra, vestirsi da settario e lanciare qualche urlo. Meglio tirare fuori il vino, questa musica è adatta per ubriacarsi.
Neocat!
Va bene per una festa di paese, non in chiesa
Orribile, da censurare
Qui c'è lo zampino di "SANTANA"
Questi hanno scambiato la Chiesa per un osteria.  Vade retro!
La maggior parte dei giovani oggi non viene in chiesa perché  è un ambiente di vecchi ridicoli.




Nota: Nel settembre 1562 la ventiduesima sessione del Concilio di Trento deliberava su la musica sacra in Chiesa:

"Tutto deve essere regolato in modo tale che, sia che le messe si celebrino parlando sia cantando, ogni cosa, chiaramente ed opportunamente pronunciata, scenda dolcemente nelle orecchie e nei cuori degli uditori. Quanto alle cose che si suole trattare con musica polifonica o con l'organo, nulla vi deve essere di profano in esse, sì soltanto inni e divine lodi [...] In ogni modo, tutta questa maniera di salmodiare in musica non deve essere composta per un vacuo diletto delle orecchie, bensì in modo tale che le parole siano percepite da tutti (ut verba ab omnibus percipi possint), affinché i cuori degli ascoltatori siano conquistati dal desiderio delle armonie celesti e dal gaudio della contemplazione dei beati [...] Espellano dalla chiesa quelle musiche, nelle quali sia tramite l'organo sia tramite il canto, si mescoli alcunché di lascivo e di impuro [...] sì che la casa di Dio sembri e possa esser detta veramente la casa della preghiera."

sabato 24 settembre 2022

Il Cammino e le profezie che si autoavverano (ma non sempre)

Nel 1965, lo psicologo di Harvard Robert Rosenthal descrisse il così detto “Effetto Pigmalione”, oggi meglio conosciuto come profezia che si autoavvera. La profezia che si autoavvera è un fenomeno psicosociale per cui ciò che crediamo di noi stessi influenza i nostri comportamenti e quelli degli altri nei nostri confronti.

Lo "specchio delle brame" del catecumeno

I mamotreti di Kiko, e in particolare gli esempi di scrutini, cioè di interrogatori pubblici degli adepti, sfruttano sistematicamente questo meccanismo psicologico. Il catechista "vaticina" un certo avvenimento che sicuramente avverrà nella vita del neocatecumeno scrutinato: per esempio che se abbandonerà il Cammino la sua vita sarà un seguito di disgrazie (vedi la tristemente famosa pagina 108 del mamotreto del Secondo Scrutinio); oppure che in casi di giogo disuguale, cioè di fidanzato fuori dal Cammino, sicuramente la coppia andrà incontro alla separazione; oppure ancora hanno una visione profetica sulla vocazione del neocatecumeno, prossimo presbitero in un seminario Redemptoris Mater o suora di clausura se si tratta di una giovane; inoltre hanno visioni anticipatorie anche sulle prospettive di aver figli per coppie con problemi di fecondità, oppure anche sul successo di un cambiamento lavorativo o altro ancora. 

Non ci sono limiti sulla tipologia di argomenti su cui ritengono di poter esprimere la "volontà divina" e il modo in cui si realizzerà nel futuro del candidato.

Dato il contesto particolare in cui vengono espresse queste previsioni, cioè in una situazione carica di aspettative in cui i catechisti hanno convinto chi li ascolta d'essere direttamente inviati da Dio, che parla quindi per loro bocca, le persone messe "sotto torchio" vengono spesso suggestionate a tal punto da convincersi di queste "previsioni ispirate", facendole proprie e agendo quindi e comportandosi in modo tale che queste "profezie" in effetti si avverino, secondo il noto meccanismo psicologico.

Nel caso però  che questo non succeda, i catechisti si riservano sempre una giustificazione: l'adepto non ha avuto abbastanza fede, ha interpretato male i loro consigli, o Dio stesso ha deciso diversamente per il loro bene operando la loro correzione. Naturalmente, nel caso che le false aspettative generate dai loro consigli abbiano provocato danni psicologici e materiali, non ci sarà mai una ammissione di colpa.

Leggiamo su Cruxsancta alcuni interessanti episodi che confermano l'uso di queste strategie per legare gli adepti neocatecumenali al Cammino e per confermare l'autorità sulla loro vita e le loro scelte dei loro "profeti", i catechisti discernenti.


Lo "specchio delle brame" del catechista

Una delle prime cose che mi ha fatto aprire gli occhi e ricredere sulla fiducia riposta nei catechisti neocatecumenali  - la stessa fiducia su cui facevano affidamento quando affermavano di venire da parte del Vescovo, su mandato della Chiesa, e di parlare nel nome di Gesù Cristo - è stata l'imbarazzante l'arroganza con cui sostenevano che, per il loro alto discernimento, non c'erano segreti nella vita degli altri... Degli altri, non della loro, visto che le loro famiglie non erano per nulla un buon esempio, anzi, erano un controesempio della loro presunzione, poiché tra loro c'erano violenti, bevitori, adulteri e tutta quella serie di problemi  che, dicono, guariscono magicamente se crocifiggi la ragione e obbedisci solo a loro. 

Il che dimostra che ciò che predicano non si è adempiuto in loro.... o che loro per primi non hanno obbedito ai propri catechisti!
Ma nonostante la loro vita non fosse esemplare, da buoni catechisti talebani chiedevano obbedienza a tutti i loro catecumeni. Come è evidente,  con quelle premesse, da loro non si poteva cavare nulla di buono.

Ricordo un'occasione, la seconda volta in cui la mia comunità è stata sottoposta al secondo scrutinio, i catechisti furono chiaramente illuminati sul futuro che attendeva una neocatecumena implicata in un complesso processo di divorzio.
Per darvi un'idea, il marito di questa donna se ne era andato con una sua amica, e lei ha dovuto lavorare come donna di servizio - non aveva studi - per poter mantenere i suoi figli. Firmarono la separazione e, per anni, mentre lei lavorava di casa in casa, l'ex amica andava a passeggio a braccetto con il marito. Dopo anni di umiliazioni, il marito ha chiesto il divorzio,   e lei si è ritrovato coinvolta in un procedimento legale che non voleva ma non poteva evitare.

Seduta sulla sedia dell'esame, ha dovuto spiegare ai luminari catechisti che, sebbene fosse contraria al divorzio, la sentenza sarebbe stata in qualche modo la fine di un calvario, se non altro perché il marito ormai conviveva da molti anni con un'altra, con la quale voleva sposarsi civilmente.

Che senso aveva, in una situazione del genere, opporsi al divorzio? Bisognerebbe chiedere a quelli di discernimento superiore!

La premonizione del catechista
Durante quello scrutinio  il catechista più anziano ha avuto una premonizione, un'ispirazione sul futuro di questo matrimonio fallito, e lo ha fatto sapere all'esaminata (e a tutti i presenti, visto che lo scrutinio si svolge davanti a tutta la comunità). 

Dal momento che spettegolare e dare giudizi affrettati sugli altri è un'attività a cui sono molto inclini nel Cammino, la prima cosa che questo catechista ha spiegato a tutta l'assemblea è stata che la ragazza che aveva preso il marito dell'amica era ovviamente una povera donna, una imbrogliona che ha cercato solo di assicurarsi la vita sfruttando la proprietà altrui. Quindi era ovvio che avrebbe sfruttato lo sciocco che era andato con lei, l'avrebbe spremuto più che poteva, fino al sangue, lo avrebbe prosciugato e poi, quando lo avesse privato di tutti i beni materiali, sarebbe andata via da  lui abbandonandolo. Si sarebbe sbarazzata di lui come uno straccio sporco.

In quel momento, quando lei lo avesse cacciato via come un cane, era dovere della moglie legittima aprirgli le braccia e riaccoglierlo come marito, perché lo era. E padre dei suoi figli.
Questo era ciò che sarebbe successo. Questo è ciò che Dio ha stabilito.

Ma, affinchè il marito, che era un povero tapino ingannato dal diavolo non per propria colpa, sapesse a chi rivolgersi quando lo avrebbero gettato per strada come un mozzicone di sigaretta, era necessario che lei, la legittima moglie,gli facesse sapere che lo aveva perdonato e che la porta di casa sua e della sua camera da letto sarebbe stata sempre aperta per lui. Sempre, poiché tale è l'obbligo della moglie cristiana.

Di conseguenza, le ordinò di chiamare il marito ribelle e di fargli sapere che lo amava ancora e che poteva tornare da lei quando voleva... o quando non avesse avuto altro posto dove rifugiarsi. Naturalmente la catecumena era invitata a digiunare, pregare e fare l'elemosina prima di procedere con la telefonata, ma che la dovesse fare era fuori discussione, cioè non spettava a lei discernere se tale chiamata avesse un senso, ma piuttosto era un imperativo divino, al punto tale che le avrebbero chiesto in seguito se avesse obbedito prima di decidere se poteva compiere il rito del secondo scrutinio.

La telefonata avvene. Lei si umiliò e lui scoppiò a ridere. E questa fu la conclusione di tutto. L'infedele e l'ex amica si sono sposati e anni dopo, quando già i ragazzi erano usciti di casa, il marito è tornato in tribunale per recuperare la sua quota di quella che era la casa di famiglia. Poiché la prima moglie non aveva i mezzi per comprarne la metà, la casa fu messa in vendita.

Attualmente, l'infedele e l'ex amica sono ancora insieme e si godono la pensione su un'isola tropicale. La moglie legittima sopravvive con la pensione da collaboratrice domestica nel minuscolo appartamento che ha potuto acquistare con la metà del ricavato della vendita della casa di famiglia.
Non pare proprio che la profezia di riconciliazione si sia realizzata.


Profeta veggente e ragliante
Vede, prevede e stravede

Lui non era nel Cammino ma entrò per lei (era di famiglia neocatecumenale d'alto lignaggio). Quando sono arrivati al secondo scrutinio,  lei voleva vendere la casa che stavano ultimando con i soldi di lui (lei non lavorava) per ottemperare al comando di vendere  i beni, e alla fine ci è riuscita. Da allora la loro relazione è peggiorata fino a quando lui se ne è andato e ha chiesto il divorzio (avevano già una figlia). Con i documenti quasi tutti firmati, gli illuminati catechisti l'hanno convinta a non accettare il divorzio e che doveva riconquistarlo, anche se lui si era già  fatto una nuova vita. 

Fatto sta che la moglie ha adoperato obbedientemente tutti i mezzi e tutto il suo fascino (era sempre molto bella). Lei lo ha riconquistato quel tanto che bastava a rimanere di nuovo incinta e lui ha finito per lasciarla di nuovo, creando un clima fra loro molto peggiore, che si è concluso con un divorzio conflittuale. Qualche anno fa e grazie alle "tasche" delle sue comunità (quella di origine, quella attuale e quella dei suoi genitori), ha ottenuto i soldi per pagare la nullità e poter essere di nuovo "single". Di lui non ho mai più saputo nulla, anche se so che ha un buon rapporto con i suoi figli, cosa che la moglie non ha.



Nella mia comunità ci sono stati diversi casi di donne separate, una delle quali ha divorziato dopo un matrimonio che non avrei augurato a nessuno. Ebbene, per passare attraverso la benedetta "porta stretta" obbligarono due di queste donne ad ottenere la nullità. Come tutti sapete, la nullità, purtroppo, è qualcosa che si può ottenere solo con molti soldi, ecco perché nella mia città è noto che solo i toreri la ottengono...  e kikos, haha. 

Una di queste non volle farlo  e ovviamente l'hanno invitata a tornare indietro, in una comunità più giovane, per ripensare la questione. Non ha superato il Secondo Scrutino, ha lasciato la comunità e non ci ha più messo piede, grazie a Dio. L'altra ha speso tutto ciò che aveva ed anche ciò che non aveva fino a quando non ha ottenuto la nullità. Visto che questa aveva assunto un avvocato fin dall'inizio (consigliata ovviamente dai kikotisti) e loro erano a conoscenza dell'intero processo, l'hanno lasciata andare avanti.



Ricordo che quei mascalzoni profetizzarono a un fratello che doveva rifiutarsi di divorziare, che la moglie sarebbe tornata. Dopo 25 anni gli stessi mascalzoni catechisti dissero a questo fratello: E cosa aspetti? Dopo tanto tempo, pensi che tua moglie tornerà da te??!!


Comunque sia, sono cose tipiche  delle sette.

 


domenica 18 settembre 2022

Neocatecumenali: cosa dicono di voi (di tutto, tranne "come si amano!")

C'è un grande divario tra l'idea impregnata di eroismo e superiorità che i neocatecumenali hanno di se stessi e ciò che davvero gli altri, soprattutto gli altri cattolici, pensano di loro.

Pensano d'essere un esempio di vita cristiana e di radicalità nella fede, quindi di stupire e di attirare quelli che loro chiamano "cristianucci della domenica", oppure di essere, per gli stessi motivi,  odiati e perseguitati dai cosiddetti "cristiani secolarizzati",  "parrocchiosi", "faraoni" (se sono sacerdoti o vescovi), "giuda" e "pecore perdute" (se sono ex neocatecumenali).

Non si aspettano che gli altri li considerino con un misto di stupore e di leggero fastidio, ma in buona sostanza, con grande pietà e sincero dispiacere. 

Abbiamo raccolto da un forum cattolico i contenuti principali di una conversazione avente come soggetto principale proprio loro, questi strani soggetti che sono i neocatecumenali.


 

Famiglia e figli

Numero di figli: poichè aborrono la contraccezione (come del resto insegna la Chiesa), le famiglie NC si distinguono per il gran numero di figli; mentre le famiglie "normali" faticano a gestirne già tre, loro ne fanno comodamente sei, sette, otto... una signora che ho conosciuto ne aveva undici. 

 


Quando ti parlano di loro conoscenti, non dicono tanto "il tale che abita in via X" o "il talaltro che ha studiato colì e lavora colà", bensì "Tizio, che ha sei figli" o "Caia che è incinta di tre gemelli". 

Il numero di figli, pertanto, diventa fra di loro uno status symbol, una sorta di "voto di condotta": se hai tanti figli, significa che sei molto aperto alla vita e molto fiducioso nella Provvidenza; se non ne hai o ne hai un numero "normale", rischi di passare per poco aperto e poco fiducioso in Dio.

Mi raccontavano una volta di una giovane coppia che, in vista del matrimonio, si era accollata un mutuo stratosferico per acquistare due appartamenti contigui ed unificarli, convinti di fabbricare una squadra di calcio. Purtroppo si sono scontrati con una realtà ben più dura: di bambini nemmeno l'ombra! Ed erano andati in crisi, perchè la moglie non voleva più frequentare la comunità, dov'è tutto un fiorire di pance, passeggini e carrozzine.

Un altra coppia, mi hanno detto, dopo tre bambini non riusciva più ad averne, andando incontro ad un aborto dietro l'altro. In gran segreto, allora, meditavano di fare la fecondazione assistita, perchè va bene che bisogna accettare la volontà di Dio, ma tre figli erano pochi!

Famiglia anni '50 (finta): ho avuto modo di ascoltare alcuni discorsi di queste coppie. Nonostante nella realtà i padri si prestino abbastanza alla cura dei numerosi bambini, ci tengono ad atteggiarsi un po' da mariti di una volta, che delegano alla moglie la gestione del figliolame. Le donne, per contro, pur lavorando (nelle poche settimane che separano la fine del congedo per il nono figlio e l'inizio di quello per la gravidanza del decimo...), parlano come se fossero delle casalinghe di una volta, tutte prese a lavare, stirare e sfornare torte e biscotti come Nonna Papera.

Sempre sulla famiglia stile anni '50 (finta): una volta dissi a uno del CNC che mi piace fare in casa cose tipicamente femminili, come lavare i piatti, caricare e scaricare la lavastoviglie ecc., tutto scandalizzato mi disse di non farlo, che sarei diventato gay.

Pudicizia: la pudicizia non è certo un disvalore. A volte, però, mi pare più che altro - e ancora una volta - ostentata. Una volta ero a casa di una famiglia di NC che vivono a piano terra, i quali dicevano ridendo di non potersi negare al citofono, poiché i visitatori, passando, vedono se sono in casa o meno. Per ridere, ho detto che sarà difficoltoso anche girare in mutande, ma loro, con sussiego, hanno risposto: "Quello non è un problema: in casa nostra nessuno gira in mutande". Un'altra volta dissi di aver preso una bronchite per aver dormito nudo e scoperto in estate con la finestra aperta (dissi "nudo", ma in realtà ero in mutande) e un NC replicò saputello che "basterebbe non dormire nudi e certi inconvenienti non succederebbero".

Fame: questi bambini hanno sempre fame. Essendo in 18 a tavola, gli viene scodellato un piatto di pasta e via andare. Il resto lo mangiano ai compleanni, ai rinfreschi ed in qualsiasi altro luogo in cui si possa trovare cibo.

 

Provvidenzialismo / fatalismo

Provvidenza: fanno figli allegramente, confidando nella Provvidenza. Mentre altri genitori si sgolano e si affannano affinchè i bambini non si mettano in pericolo, spesso i padri e madri NC ci tengono a mostrarsi imperturbabili nelle stesse situazioni, guardando ai genitori che corrono dietro all'unico figlio con una sorta di compatimento: se cade si rialza, se mangia qualcosa di cattivo gli viene la diarrea, se si mette nei guai lo spavento gli servirà da norma per la prossima volta... in ogni caso, c'è Dio che li guarda e, se è nei Suoi disegni che accada una disgrazia, noi non siamo nessuno per poterla impedire. 

Il Papa, nel famoso e controverso discorso aereo "dei conigli", aveva detto che nella Provvidenza si confida, ma non la si sfida: secondo me aveva ragione.

Fideismo: per loro ogni cosa è da ricondurre a Dio. Si fulmina una lampadina? Dio ti ha mandato un segnale. Accade quella cosa? Dio ha voluto così. Una volta parlando con uno di loro, dissi scherzando: "C'è una signora che abita dietro da me e che viene da Roma; ogni volta che viene qui, piove sempre!" Lui mi fa: "Si vede che il Signore non vuole che venga lì".

 

Primato del Cammino / elitarismo / isolazionismo 


Primato del CNC
: qualsiasi iniziativa o impegno stabilito dalla Comunità ha la precedenza sulla vita privata del singolo e delle famiglie. Se si è stabilita una vacanza, una scampagnata o preso un impegno, ed in quel giorno il Cammino fissa qualcosa d'altro, non hanno alcuna remora ad annullare su due piedi gli impegni presi, per onorare quelli della Comunità.

Culto della persona che hanno del loro fondatore, ritratti suoi ovunque, le immagini di Gesù con i suoi lineamenti ecc.

Sesso: il loro interesse insano e malato per il sesso, figli a tutto spiano, chi non si sposa è visto strano e questo continuo accostamento con la fonte battesimale e l'utero. 

Elitarismo: Il loro essere "paralleli", fare le cose per conto loro ecc.

Una bambina NC di 7 anni, amica di mia figlia, ha sempre e solo visto la sua chiesa, che ha una cripta allestita come una chiesa comune e la chiesa superiore organizzata al gusto dei NC: altare cubico portato il più possibile al centro, panche disposte a raggiera, assenza di tabernacolo e mega-affresco ad icone realizzato da Kiko Arguello in persona.
Una volta è venuta al mio paese, dove c'è una bella chiesa del '700 e, entrandovi, ha esclamato: "che chiesa strana... non sembra una chiesa normale!"

Sottobosco: poiché si organizzano, se non come una setta, quantomeno come un gruppo abbastanza chiuso e autoreferenziale, fanno sempre riferimento, di preferenza, a persone del loro ambiente: l'idraulico, l'imbianchino, la baby sitter, il fotografo di fiducia, sono tutti del loro giro. E spessissimo sono persone che lo fanno in nero come secondo lavoro (anche perché per mantenere otto figli fatti in sette anni, bisogna pur dare una vile mano umana alla Provvidenza...).


Proselitismo

Poichè, come dicevo, la parrocchia vicino a casa mia è il loro quartier generale, capita che ti bussino alla porta per fare proselitismo, invitandoti alle loro catechesi, un po' come i TDG.

Gli stessi inviti li ho velatamente ricevuti in altre occasioni ("vieni alla nostra Veglia Pasquale, è un'esperienza meravigliosa!"; no grazie, mi sono bastate una volta per sbaglio le vostre Lodi Mattutine schitarrate!), addirittura in confessionale.

Noto che il loro stile, per fare proseliti, è sempre lo stesso: ti raccontano di un passato buio e triste, fatto di solitudine, peccato e insicurezza... finchè non si sono imbattuti nel CNC, che ha loro ridonato vita, serenità, calore, sostegno, sicurezza.
Probabilmente fa presa su persone con caratteri deboli e insicuri, che temono la solitudine e l'errore e che, perciò, necessitano di qualcuno che li guidi, li rassicuri, li faccia sentire sostenuti e approvati in quello che fanno.

Poi con quest'idea dei figli come dono di Dio (che è vero, ma non nel senso esasperato che intendono loro e che ha un che di veterotestamentario), più figliano, più si sentono importanti agli occhi del Signore e della Comunità.

 

Rapporti con la Chiesa / liturgia

Al centro dell'altare il candelabro
a nove braccia al posto della croce
Tendono ad ignorare le gerarchie. Loro considerano solo il fondatore, la loro comunità e il papa, stop! Ignorano la Chiesa intermedia tra il papa e i sacerdoti. Non ho mai sentito un neocatecumenale fare riferimento al vescovo/arcivescovo X, al cardinale Y; al Vaticano, al dicastero Z del Curia romana ecc. Tendono molto all'idea di Chiesa orizzontale. Vedono vescovi o cardinali come una cosa umana. Tendono infatti a citare spesso a sproposito la frase dell'A.T.: "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo ecc."

Veterotestamentari e ebraizzanti: Mentre per un cattolico tradizionalista il nucleo, la tradizione, il punto di riferimento è la Chiesa e la tradizione tridentina (liturgia, latino, concilio di Trento ecc.) loro si rifanno tantissimo all'Antico testamento (specie al re Davide e al mondo ebraico), e qualcosa alla Chiesa dei primi decenni (san Paolo ecc.), infatti le loro canzoni e gruppi in genere hanno nomi ebraici. E imitano le danze che gli antichi ebrei facevano nel tempio di Gerusalemme.

Alcuni anni fa morì un sacerdote molto anziano della mia parrocchia e al suo funerale vennero vari NC. L'indomani mi fu riferito che alcuni dissero: "Le nostre messe durano le ore, noi cantiamo, balliamo, andiamo all'ambone e raccontiamo di noi, suoniamo tamburi e chitarre, ci passiamo la comunione tra noi, abbiamo l'altare al centro. Qui da voi la messa è breve e piatta, non c'è l'altare al centro, non ci sono i ritratti del fondatore, non ci sono le icone. Che chiesa è?"

La nonna di mia moglie, invece, era andata una volta al funerale di un NC ed era tornata indignata: "Ma quelli lì sono matti! cantano, ballano, suonano la chitarra... con lì un morto! sembrava un matrimonio, mica un funerale!".

Fumo, ma non d'incenso: diversi anni fa vidi una chiesa neocatecumenale, ovviamente diversissima da una chiesa cattolica, e accanto la porta c'erano due grossi vasi vuoti. Domandai che significato avessero, mi fu detto che servivano per gettarvi i mozziconi di sigarette. Io semi scandalizzato chiesi se fumassero durante la messa e mi fu risposto di sì.


 

Vi abbiamo presentato i commenti di chi vede i neocatecumenali dall'esterno, e tante cose "arcane" non le sa, come, per esempio,  scrutini e decima...


 

 


venerdì 9 settembre 2022

Tutto bello e fecondo, poi pugnalano il sacerdote alle spalle... e chi si scandalizza, è un moralista

Nelle pagine social del Cammino neocatecumenale ormai è una costante, leggere le esperienze di "fratelli" o ex-fratelli, delusi e amareggiati per una brutta esperienza maturata nelle salette della propria comunità.

Spesso, come nel caso che vi presentiamo, sono desolati, non si capacitano di quanto successo, lo credono un caso unico, o comunque isolato, e lo addebitano a singoli catechisti, o altri responsabili, insensibili, avidi, o disobbedienti alla Chiesa.

Continuano a professare fiducia e ammirazione per il Cammino, per tutte le belle qualità che hanno creduto di scorgervi negli anni di frequentazione, e proprio non capiscono come possa essere successo, in quell'ambiente così apparentemente "fraterno", di imbattersi in tanta cattiveria da parte di alcuni, e in tanta ignavia ed insensibilità da parte di altri.

Ci pensano i "fratelli" del social (riconoscibili per gli interventi sentenziosi e accusatorii) a completare la doccia gelata ricevuta dai malcapitati nelle salette: infatti quelli che osano esternare una esperienza non del tutto positiva, vengono accusati di voler perpetrare delle miserabili "piccole vendette", i loro commenti vengono censurati anche se non contengono nomi o elementi di riconoscimento, gli si dà degli egoisti, dei moralisti, perché "nel Cammino ognuno prima o dopo mostra la sua vera faccia mostra la sua vera identità di peccatore" e "chi si scandalizza dei peccati degli altri è solo perché è un moralista e mostra apertamente di non conoscere se stesso".

Questa, nelle salette neocatecumenali come nei post delle loro pagine sui social, è la carità e l'accoglienza del Cammino, non appena qualcuno dimostra di aver aperto gli occhi e di non tollerare i loro errori, soprattutto, come in questo caso, la disobbedienza alla Chiesa nella persona dei suoi Ministri a cui ipocritamente assicurano sottomissione e fedeltà.

 
Tratto da una chat di un social, e precisamente dai commenti a una pagina neocatecumenale.

Pietro C.: Tutto bello e fecondo, fino a quando i fratelli che credevi tali, e i catechisti che ti hanno sempre detto di essere obbediente alla madre Chiesa attraverso il prete, non ti tradiscono venendo meno a tutto ciò.

Amministratore: Pietro C., cioè se qualcuno non è come pensavi tu il cammino non è più bello e fecondo? Questa è una tua idea, in realtà la debolezza umana è in ogni realtà.

Pietro C.: io amo il cammino, ho tantissime esperienze positive, non parlo male del cammino in se stesso, purtroppo ci sono fratelli e catechisti che non sono in obbedienza al prete, tanto da pugnalarlo alle spalle.
Il cammino mi ha dato tantissimo, con mia moglie e i 4 figli che Dio ci ha donato, abbiano tantissime esperienze.
Mi sarò espresso male...

Amministratore: Pietro C., i suoi giudizi personali verso  persone che non possono dare la loro versione non sono ammessi. Le chiedo gentilmente di rimuovere l'ultimo commento, altrimenti lo farò io. (la conversazione manca infatti del commento con il racconto dei fatti postato da Pietro C., eliminata dall'Amministratore della pagina).

Pietro C.: Faccia pure, io conosco la verità e malgrado la sua imposizione da esse esse, non la cambio.

Utente x: giusto per capire: non viene nominato nessuno personalmente, il sig Pietro C. non ha fatto nomi. La sua presa di posizione puzza di censura tesa ad evitare qualsiasi critica al cammino...

Utente y: credo sia giusto dare voce a tutti, non ha mica fatto nomi, ho raccontato fatti... Non censurate che così mi fate paura

Amministratore: Utente y, questa pagina grazie a Dio è letta da tantissime persone e i fratelli e i catechisti del sig. Pietro C. sono riconoscibili a chi lo conosce anche senza fare i nomi. Utilizzare questa pagina, anche involontariamente, per piccole vendette personali, non sarà più consentito.

Utente w: (rivolto a Pietro C.) Allora non è giusto far credere che sono tutti fratelli e poi tutti coltelli attraverso la loro testimonianza esterna , piena di grande egoismo.....ne ho conosciuti molti

Utente z: Nel Cammino ognuno prima o dopo mostra la sua vera faccia mostra la sua vera identità di peccatore, questo è un buon preambolo per il Cammino di conversione, chi si scandalizza dei peccati degli altri è solo perché è un moralista e mostra apertamente di non conoscere se stesso, questi distruggono tutto e tutti, persino loro stessi.


 

L'umile Kiko scende dall'umile jet privato
che utilizza per i suoi umili viaggi

Abbiamo visto che in questo caso chi ha subito una vessazione o un'ingiustizia all'interno della comunità  neocatecumenale viene definito un "moralista "; riportiamo da Cruxsancta, ora, un'altra chicca della benevolenza fraterna dei kikos: il fratello che osa lamentarsi di "venire messo nell'umiltà" da fratelli prepotenti e superbi, è in questo caso, secondo l'amministratore che fa le veci del catechista neocatecumenale sul social, un masochista ed una persona senza discernimento.

Utente: Bene, vedo che molti sappiamo cosa sia l'umiltà, però il problema è  che non la mettono in pratica. Io devo sopportare  in nome dell'umiltà maltrattamenti dai miei stessi fratelli che mi dicono delle "verità" su me stesso secondo loro per portarmi all'umiltà. E io obbediente ci ho creduto, però  mi sono accorto che questi stessi fratelli non entravano a loro volta nella umiltà...

Amministratore: Tu non fai altro che assumere una posizione masochista e accumulare rancore, sufficiente per giudicare tutti e per non convertirti. Devi chiedere il discernimento, così potrai camminare tutta la tua vita senza soffrire per nulla di ciò  che gli altri fanno e dicono...

Insomma, un totale inversione della logica e dell'etica cristiana: questi neocatecumenali installano ancor più i prepotenti sui troni e rovesciano gli umili... accusati, per soprammercato, d'essere moralisti, masochisti, egoisti... e chi più  ne ha, più  ne metta!

Si capisce anche il perché il sacerdote, pur neocatecumenale,  che voglia stabilire un minimo di ordine e di autentico spirito fraterno, finisca  necessariamente per essere pugnalato alle spalle per essere ridotto a più miti consigli.

Questi episodi, riflessi nei post sui social, non sono patologia del Cammino neocatecumenale, ma sua normale fisiologia.


lunedì 22 agosto 2022

Lo ama, ha un figlio con lui, ma non lo vuole sposare perché non è in Cammino

Recentemente abbiamo raccontato la storia di due fidanzati e della rottura del loro rapporto perché, come direbbe Kiko Argüello, erano "disuguali".

E cosa vuol dire per il leader e fondatore del Cammino Neocatecumenale essere disuguali? Cosa porta, a suo parere, all'impossibilità di contrarre un matrimonio felice che possa riunire la nuova famiglia nella grazia di Dio?  

Semplicemente  che, nella coppia, un componente appartenga al Cammino neocatecumenale e l'altro no.

Purtroppo i drammi nelle coppie che si fidanzano o desiderano sposarsi dovuti a questa "difformità", sono tutt'altro che infrequenti.

In un forum abbiamo letto questa richiesta di aiuto da parte di un giovane che si trova a vivere una situazione del genere sopra descritto e che, nonostante tutte le sue più  buone intenzioni, sembra essere senza uscita.

 

Lui, lei, l'altro

«Ciao a tutti sono nuovo del forum e volevo chiedervi aiuto perché sono disperato. 

Sono un ragazzo di 23 anni, papà di un bimbo di 3 anni che amo tantissimo. Ho una relazione con la madre di mio figlio da quasi 5 anni, il problema è che lei e la sua famiglia sono neocatecumenali ed io con la chiesa non avevo mai avuto niente a che fare (non che sia un male, ma semplicemente sono stato educato con la possibilità di scegliere). 

Lei è una ragazza speciale a cui tengo tantissimo, il problema è che al suo fianco mi ha fatto capire che vuole solo un uomo che entri per forza nella comunità neocatecumenale nonostante mi ami e me lo ha sempre dimostrato sarebbe pronta a rinunciare a me, mettendo dio davanti a tutto e tutti (figlio compreso)

Tra l'altro pensate che da quando è nato mio figlio non è mai voluta andare a convivere perché contro la convivenza e pro solo al matrimonio, quindi per stare con mio figlio mi ritrovo ad essere ospite a casa dei suoi. 

Ero convinto che fosse lei quella giusta nonostante tutte le difficoltà che abbiamo affrontato e con il tempo siamo cresciuti tanto come coppia ma adesso mi trovo davanti a un bivio e non ho davvero idea di cosa fare, anche perché ci ho provato ad entrare in comunità ma non riesco davvero a trovare la fede. 

Quando stiamo tutti e tre insieme è tutto perfetto e non riesco ad immaginarmi un futuro senza la mia famiglia perché tale la considero. Sono disperato, a volte mi sveglio la mattina e penso di essere io quello sbagliato, sono sempre nervoso ed ho paura di buttare una relazione così bella e piena soltanto perché secondo loro i matrimoni si fanno solo tra neocatecumenali. Vi chiedo solo un consiglio, scusatemi per lo sfogo.

Secondo me il problema vero è che dentro di me in questi cinque anni ho dato troppe cose per scontato, dopo tutto questo tempo scontrarsi con la realta fa davvero male. Ci ho parlato poco fa e mi ha detto che mi ama tanto ed è l'ultimo dei nostri problemi ma mi ha anche ribadito che non scenderà a compromessi e che secondo lei la comunità è l'unico modo per vivere su questo pianeta altrimenti nulla avrebbe senso!!! Sono una persona che grazie a dio non ha mai avuto problemi a trovarsi ragazze ma in questo momento anche solo l'idea di dover cominciare tutto da capo mi fa impazzire, con un bambino poi... Comunque per quanto riguarda la custodia non c'è ne sarebbe bisogno perché lei tiene davvero al fatto che il bambino abbia entrambe le figure genitoriali. A questo punto spero solo che possa andare il meno peggio possibile, anche perché qualsiasi scelta sarebbe difficilissima in una situazione simile».

 

Sono passati alcuni anni da questo appello disperato e speriamo sinceramente che questa coppia di giovani abbia trovato la "quadra" del proprio rapporto possibilmente senza intromissioni o pressioni terze di familiari o, peggio ancora, di fanatismo ed elitarismo di stampo settario.

L'importante, nel rapporto, è  che ci sia chiarezza e rispetto dell'altro, perché altrimenti ci si può ritrovare nella triste situazione descritta da una interlocutrice del forum:


«Io per amore mi sono incastrata in questa setta ed oltre a vedere perduta la vita di mio marito ho perso ogni libertà. 

Purtroppo cerco di svegliarlo da questo sonno ma quello che inculcano nel cervello delle persone cancella ogni buon senso e autonomia di pensiero... io mi sento in prigione, da sola e anche io sono ad un bivio deleterio. 

Quello che mi sento di dirti è di non entrarci mai perché  uscirne senza danno sociale è impossibile...»






venerdì 15 aprile 2022

Danza: esplosione di gioia pasquale o mero rituale?

 «Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio». 
Dal Vangelo di Giovanni


Nella Santa Messa sussistono componenti sacrificali, come l'offerta, l' immolazione e di festa e allegria, la resurrezione; per questo la Messa è una festa sacra nella quale il festeggiato è Dio, e il modo di entrare in unione con Lui è prettamente il modo sacramentale. Quindi non quello disposto da Kiko ove gli atteggiamenti esterni di euforia hanno un ruolo di priorità e privilegio. 

Nella Santa Messa in cui domina la dignità vi sarà un clima giubilante e allegro, ma un’allegria santa, contenuta, misurata, sublimata nello spirito; non verranno esacerbati i sensi come avviene nella celebrazione nc. 

Kiko e Carmen non hanno mai trovato proficuo seguire le indicazioni della Chiesa Madre, pertanto hanno introdotto nella "loro celebrazione" dal carattere settario, chiuso, delle pantomime ballabili (rappresentazioni teatrali in cui la parola viene sostituita da gesti e atteggiamenti) che spesso finiscono con un applauso. La danza e il plauso che irrompono nella liturgia è un se­gno sicuro che si è del tutto perduta l’essenza della liturgia. Un'essenza palesemente mai percepita dagli sfrontati iniziatori del movimento nc, i quali rivolgono lo sguardo all'uomo anziché al Protagonista per eccellenza: Cristo!

Sì, cari indisciplinati neocatecumenali, avete ben udito, anzi letto. Ho appena affermato che la danza è parte integrante della vostra liturgia e siete voi stessi a confermarlo. 

 

Celebrazione del divin Sacrificio - Cappella Sistina

Ma procediamo ordinatamente partendo da un commento proveniente da un blog di pasqualoni che palesa il senso che attribuite alla danza: interessante leggere che ognuno di voi continua da sempre a sostenere che è un segno di "fine celebrazione" (e comunque a fine celebrazione bisognerebbe rifugiarsi nella preghiera silenziosa e non far caciara), cosa che, abbiamo più e più volte constatato, non essere così.

- "se permettete cari la "danza" che si fa a Celebrazione terminata, fa parte dei tanti segni della Liturgia del Cammino. Essa si svolge con un canto adeguato alla liturgia appena conclusa, naturalmente deve essere un canto che permetta la cosiddetta danza:

Cosa è questa danza: Essa si svolge in tondo alla mensa Eucaristica (logicamente pulita di tutto)..."

- Il completamento del testo è presente nella foto sottostante -

 


Inutile ripetere che non esiste alcuna liturgia neocatecumenale poichè, come impone lo Statuto, i neocatecumeni dovrebbero seguire la Liturgia del Rito Latino. Ma ciò non accade, quindi ben si comprende perché parlino di "liturgia del cammino", ma ciò che sfugge loro è che tale rito non è definibile cattolico. La liturgia che si ostinano a perseguire, infischiandosene delle imposizioni dell'Autorità, è parte di un culto non associabile a quello tramandato dalla Chiesa di Roma. Quindi, se amano distinguersi, dovrebbero anche distaccarsi dall'unica Chiesa di Cristo che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica.

“Si corre il rischio reale di non lasciare alcun posto a Dio nelle nostre celebrazioni. Incorriamo nella tentazione degli ebrei nel deserto. Essi cercarono di crearsi un culto alla loro misura e alla loro altezza, e non dimentichiamo che finirono prostrati davanti all’idolo del vitello d’oro”.

(card. Robert Sarah)

Proseguiamo: e quale sarebbe, secondo loro, il canto adeguato al momento della "cosiddetta danza"? Il Dajenù ad esempio. E questo elemento ci fa approdare su un argomento decisivo: la Pasqua.

La Pasqua neocatecumenale è differente da quella cattolica e, guarda caso, lo manifestano chiaramente con la danza che essi stessi definiscono avere radici nell'Antico Testamento.

Per cui, di fondo, essi non mica celebrano la Pasqua quale vittoria di Cristo sulla morte (peccato), no!  Semplicemente celebrano l'uscita dall'Egitto degli Ebrei. Da qui l'inevitabile Dajenù della notte pasquale del cammino.

Il Dajenù è un classico canto ebraico, una Berakah, vale a dire il ringraziamento di tutto ciò che Dio ha realizzato nella vita del popolo. 

Questa Berakah è vero che è presente anche nel nuovo testamento, a cominciare dal Magnificat della Vergine Maria, ma è proprio da lì che quella preghiera - ringraziamento - assume tutt'altro significato.


La kikosita del commento che ci stiamo prodigando ad analizzare asserisce che la danza si svolge attorno ad una mensa ripulita di tutto, ma ciò non corrisponde a verità (i kikos non sanno che "chi è bugiardo è ladro"?), infatti tutti sappiamo che la mensa non viene assolutamente sgombrata sino al termine, cioè dopo la danza. Ma il dato che maggiormente attira dell'apparecchiatura sono le candele - inclusa la hanukkah - che permangono accese sino all'ultima nota del disordinato ballo finale.

L’utilizzo delle candele ha un significato scritturale e teologico intenso e profondo ed è una parte della ricca eredità della fede cattolica.

L’altare è simbolo del Signore risorto e le candele accese dall’inizio alla fine della celebrazione, stanno a significare che Cristo è presente in mezzo al suo popolo (Mt 18,20). Le candele, tranne quella perpetua del Tabernacolo, vengono accese al principio della Santa Messa e spente al termine d'Essa. Ma in cammino vengono soffiate dopo la danza, e ciò significa in maniera inconfutabile e precisa che essa è una parte costitutiva e indispensabile della liturgia.

Come è nostra abitudine, mi appresto a convalidare quanto detto con dei documenti incontrovertibili. A seguire solo alcuni degli innumerevoli video presenti su internet che testimoniano la presenza dei ceri accesi durante la danza.

Questo è  il primo.

Nulla da aggiungere, il video parla da sé.

Ecco il secondo.

Qui, invece, si tratta di una Eucarestia della cinquantina poiché alcuni danzano in vesti bianche. I prelati kikiani, che osservano l'irriverenza con aria compiaciuta, sconcertano. 

Questo è  il terzo.

Queste riprese ci mostrano il momento preciso in cui i ceri e la hanukkah vengono spenti. 

Il quesito è il seguente: se voi altri dite che la danza è accessorio postcelebrativo, come mai i ceri, la hanukkah, si spengono solo dopo aver finito la danza? Non è che andrebbero spenti prima?

Infine, guardate questo.


Quest'ultimo video è aberrante. Siamo d'accordissimo che le tradizioni del luogo a volte anche determinano alcuni aspetti accessori della liturgia, della S. Messa, ma mai e poi mai avrei creduto che a Guadalupe per la celebrazione di un funerale (senza ombra di dubbio di un camminante), si potesse arrivare a fare uno "spettacolino" del genere. 

Tutta la disturbante vicenda dura quasi un quarto d'ora. Sembra un concerto predominano dalle chitarre (molte) e tanti altri rumorosi strumenti.

E non contenti di cantare solo il Dajenù (che per inciso nulla ha a che vedere con il cristianesimo), dopo proseguono con ulteriori canti. E senza giudizio o un briciolo di rispetto, ballano addirittura attorno alla bara. È devastante, solo il cammino poteva dare origine ad una simile mostruosità.

Fatto sta che le candele vengono soffiate soltanto al termine dello squallido ballo attorno al povero defunto. Quindi anche quel momento così scandaloso è inglobato nella liturgia.


Lascio che l'epilogo di questo thread venga determinato da uno scritto di un nostro impareggiabile e impagabile amico:

PER CHIARIRE SUL BALLETTO NEOCAT INTORNO ALLA MENSA EUCARISTICA

È questo un aspetto che merita di essere chiarito. I neocatecumenali - perlomeno quelli ignoranti o che  hanno scelto di diffondere la disinformazione - riferiranno che la danza finale con il passetto laterale (significa la morte ontologica) e il passetto in avanti (significa la resurrezione, anche il passaggio nella Terra Promessa) non fa parte della Liturgia, in quanto attuato dopo il congedo del sacerdote. Significativo è questo commento in Aleteia:

"È capzioso ritenere interno alla messa una danza che avviene al di fuori", sostiene un neocat.

Ora questo è vero per un cattolico della domenica, uno di noi "non adulto nella fede", ma è vero per gli adepti del movimento di Kiko?

Bisogna osservare, in primo luogo, che i neocatecumenali danzano intorno alla mensa eucaristica sempre e soltanto il ballo sopra citato. Esso, quindi, per il Cammino non è occasionale, è rituale. Non lo sarebbe se i seguaci di Kiko avessero altre opzioni possibili, ma la danza è sempre è soltanto quella. Essa, quindi, si configura come una azione rituale liturgica interna al movimento, un'azione che prosegue perfettamente il passaggio dalla morte alla vita, dall'Egitto alla Terra Promessa, secondo la concezione eucaristica del Cammino.

È importante, per i neocatecumenali, che il sacerdote o il diacono abbiano recitato la formula di congedo, per ritenere conclusa la liturgia eucaristica? Assolutamente no. Il motivo lo apprendiamo dalla vecchia catechesi di Carmen & Kiko  sull'Eucarestia (quella poi corretta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede):

"Troviamo poi una assemblea che si riunisce. Non si concepisce, in alcun modo un rito individuale. Gli ebrei non possono far Pasqua se non sono almeno in 11 come gruppo familiare. Perché il sacramento non è solo il pane e il vino ma anche l'assemblea; la Chiesa intera che proclama l'eucarestia. Non ci può essere una Eucarestia senza l'assemblea che la proclama. Tanto è vero che nel nostro tempo quando oramai si era perduto questo senso comunitario, volendosi mantenere questa idea, per dire la messa c'era bisogno di un rappresentante del popolo, il chierichetto. Non c'è eucarestia senza assemblea. E' un'assemblea intera quella che celebra la festa e l'eucarestia; perché l'eucarestia è l'esultazione dell'assemblea umana in comunione; perché il luogo preciso in cui si manifesta che Dio ha agito è in questa Chiesa creata, in questa comunione. E' da questa assemblea che sgorga l'eucarestia. Ed è ovviamente festa".

Il testo è chiarissimo: l'Eucarestia sgorga dall'assemblea (con la quale si intende la comunità presente alla celebrazione). Il sacerdote è parte dell'assemblea. Questa la ragione per la quale nel Cammino, in disobbedienza con il Rito Latino al quale sarebbero obbligati dallo statuto, presbitero e fedeli si comunicano con il Pane tutti assieme.

Che il presbitero abbia o no congedato i fedeli, allora, poco conta: l'assemblea prosegue la festa del "passaggio" secondo un rituale "liturgico" interno al CNC.

Lino Lista


Preghiera tratta dal Rito siro-antiocheno e maronita, riportato da Crispino Valenziano nel suo libro L’Anello della Sposa.


Quando il sacerdote bacia l’altare prima di uscire dal presbiterio, recita questo saluto: 
 
«Rimani nella pace, Altare santo del Signore. Io non so se mi sarà dato di ritornare a te, ma il Signore mi conceda di rivederti nell’assemblea dei primogeniti scritti nei cieli; poiché in questa Alleanza io ripongo la mia fiducia. 
Rimani nella pace, Altare santo e santificatore. Il Corpo e il Sangue che ho ricevuto da te mi ottengano la remissione dei peccati e la sicurezza davanti al tremendo tribunale del nostro Signore Dio, per sempre. 
Rimani nella pace, Altare santo di Dio, Mensa della Vita. Intercedi per me, affinché io non lasci di pensare a te, ora e nei secoli dei secoli. Amen».