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sabato 1 aprile 2023

Progetto Decima: Causa che pende causa che rende - Seconda parte

Continuiamo, da qui, con la riflessione sull'argomento Il valore che il Cammino attribuisce al tempo dei fratelli camminantiche abbiamo articolato intorno ai discorsi autografi di Kiko e Carmen, iniziatori del Cammino Neocatecumenale.

4. Camminiamo piano piano piano. E il Cammino dura molto molto più di quanto promettiamo.

Ma quanto dura questo Cammino, che è la rievocazione un po' del viaggio verso la Terra Promessa e un po' dell'attesa dello Sposo delle dieci vergini della parabola evangelica? Kiko ingrana baldanzosamente la prima e tanto gli basta per viaggiare sicuri. E nessuno osi sorpassare, neppure nel deserto, neppure in caso di vocazione particolarmente ricca di grazie. Del resto il Signore vuole che tu proceda molto lentamente, come è scritto, per esempio, nel mamotreto del secondo passaggio, a pag. 12:

Ma lascia fare al Signore perché la Terra la si conquista poco alla volta. Il Signore ha promesso al suo Popolo di dargli la Terra Promessa, ma non l'ha promessa immediatamente: ha detto che la conquisteranno poco a poco.

Nello stesso mamotreto, a pag. 25 troviamo l'adattamento al Cammino della Parabola del fico sterile (Lc 13, 6-9) - e del conseguente tempo di pazientissima, lunghissima attesa (pag. 25):

Questa parabola non si potrebbe capire assolutamente al di fuori di un contesto catecumenale. Il catecumenato nella Chiesa primitiva dura 4 anni.

... ma Kiko e Carmen avevano raccontato a Papa Giovanni Paolo II che la durata del Cammino era di 7 anni! Il Papa ne era ancora convinto nel 1988, mentre già esistevano comunità di una ventina d'anni che non si scioglievano ancora nelle parrocchie. Nel 1977 Kiko invitava segretamente i suoi a preparare molta, moltissima pazienza, perché non avrebbero portato frutto tanto presto (evviva l'incoraggiamento). Notiamo anche il ritornello "fuori dal nostro contesto neocatecumenale, la gente non può capire il tale o talaltro concetto!", che compare più volte nei mamotreti e sta all'ego del neocatecumenale come l'elio al dirigibile.

El Kiko si improvvisa giardiniere, oltre che musicista e pittore (ma sicuramente col medesimo grado di "maestria") e prosegue:

Qui dice che il padrone viene tre anni a cercare frutti da questo fico e durante questi tre anni non ne ha trovati. Allora dice al giardiniere: "Taglialo!" Il giardiniere, leggasi catechista, dice: "No Signore, aspetta un poco, lasciamolo ancora un anno, lo poterò, gli zapperò la terra; ecco, farò catechesi, gli farò ascoltare la Parola di Dio, gli urlerò, lo picchierò, andrò a mangiare con lui, gli farò uno scrutinio, gli dirò che è un cretino, che si va a condannare. Se dopo un anno non troverai ancora frutti lo taglierò".
Sarà per solidarietà dendrologica, ma a noi pare strano che il fico non abbia stritolato questo giardiniere cialtrone con i suoi rami, dopo un anno di questo trattamento. E, secondo noi, pure il Signore due paroline in prosa piana, ad un certo punto al giardiniere gliele dice.

Nel medesimo mamotreto, a pag. 104:
Per questo il Pre-catecumenato era molto lungo nella storia della Chiesa: perché c'era bisogno di molto tempo perché si apra l'orecchio. Catecumeno significa colui che ascolta.
In realtà, il catecumenato antico radunava gente di tutte le religioni, compresi pagani veri, col diploma superiore di paganesimo (e sorvoliamo sui dettagli di certi loro riti). Non andava a pescare nel laghetto dei cattolici della domenica.



5. Tecniche per 
allungare il brodo e procedere più lentamente:

Mentre l'arbitro della corsa è distratto, Kiko e Carmen arretrano i blocchi di partenza: se i camminatori partono da un punto più lontano dal traguardo, arriveranno più tardi. Trattando i cattolici di parrocchia da pagani politeisti, il gatto e la volpe prospettano loro un lungo, molto lungo, lunghissimo cammino di conversione - al kikismo. Leggiamo dal mamotreto del secondo passaggio, a pag. 111:

Anche voi, all'inizio del cammino, eravate politeisti anche se vi credevate cristiani, come Abramo dunque, perché stavate chiedendo a molte cose, alla vostra carriera, al matrimonio, ai figli, stavate chiedendo loro la vita e forse, quando incominciaste il cammino questi idoli non vi avevano dato la vita.
Questi idoli ai quali vi consegnavate anima e corpo: il denaro, il lavoro..., con tutta la vostra anima vi consegnavate ad essi. Allora noi non ti dicemmo che tutto quello non aveva valore, perché anche quello ha valore, non ti dicemmo che quelli non erano dei; ti dicemmo che qui ti potevamo togliere quella sete e ciò che ti mancava. 
E se uno di questi fratelli gli moriva in stato di peccato mortale, frattanto che i "catechisti" gli facevano "prendere coscienza di quel che gli mancava"? Ma Kiko è così: da una parte insegna ai fratelli che è da pagani farisei sforzarsi nell'osservanza di quelli che egli considera legalismi da cattolici (questi sarebbero i dieci comandamenti, i precetti, il catechismo, ...). Dall'altra, sotto il pretesto di un incontro personale con Nostro Signore, Kiko pretende obbedienza rapida ed assoluta ai suoi propri decreti, anche - e soprattutto - quando sono contraddittori 

Prosegue Kiko: 

Adesso, dopo quattro anni di cammino ti diciamo una cosa che forse hai già scoperto per tua propria esperienza: che mai nella vita né la famiglia, né la carriera, né il successo umano, né l’evasione che ti sei cercato nella religione ti possono dare la felicità.

Già hai capito che gli altri sono idoli perché quando l'uomo dedica tutta la sua vita, per esempio, alla famiglia si è prostituito perché l'uomo non è chiamato solamente a dedicarsi alla famiglia. 
"Ci hai impiegato tanto, tantissimo tempo e, come avrai capito da solo, la cosa ti ha fatto bene!"
Ma che simpatico trucchetto: questi affabulatori, prima fanno perdere una marea di tempo ai fratelli delle comunità. Poi li esortano a ritenere di aver messo a buon profitto gli anni trascorsi in Cammino, per il fatto di aver imparato - a suon di repliche in un ambiente chiuso ed isolato - a descrivere la propria vita secondo gli schemi eretici kikiani. I fratelli escono soddisfatti di aver accumulato guadagni e meriti ...e non se la prendono con i catechisti, anzi, in certi casi di sottomissione grave li difenderanno a spada tratta.

Un altro trucchetto è lo spauracchio della bocciatura agli scrutini, quando i kikatekisti minacciano di  retrocedere quei fratelli che non pagano o che non frequentano con la necessaria assiduità, in una comunità più giovane, composta da sconosciuti, ripartendo da una tappa già passata e con lo stigma del ripetente.

È noto che la narrativa neocatecumenale prevede che il destino di chi lascia il Cammino sia la perdizione a tutto tondo, ma questo non è un problema che riguarda il profeta autoispirato Kiko, eccettuato il caso in cui il bocciato sia un pesce grosso, ricco sfondato. In quel caso il futuro dell'ex-adepto interessa eccome al guru, che ci lancia sopra almeno il cappello della profezia (mamotreto del secondo passaggio, a pag. 83):
[..] Però ritornerà, un giorno ritornerà dicendo: "Ecco, qui sono tutti i miei beni fratelli, vengo con voi, partiamo con questa nave verso la Terra promessa". [...] E quando tutto questo farà il suo effetto, lui si presenterà a noi. 



(POST-IT) Il falso profeta neocatecumenale Kiko Argüello prega Dio: -"Signore, Signore! Vorrei farti una domanda".  - "Dimmi, falso profeta Kiko", risponde Dio. - "Signore, Signore! È vero che per te un milione di anni sono solo un secondo?" - "Sì, è vero", gli risponde Dio. - "Molto bene. E cos'è per te un milione di euro?" insiste il falso profeta Kiko. - "Un milione di euro, per me, sono un centesimo", risponde Dio. - "Ah, Signore, Signore! Allora potrei avere un centesimo?" osa il falso profeta Kiko. - "Ma certo", gli risponde il Signore, "aspetta un secondo".

6. Sorpresa! Dimenticatevi tutte le promesse iniziali, in particolar modo quelle pubbliche: il Cammino non finisce mai.

E Kiko lo va dicendo (almeno) dal 1977. Dal mamotreto del secondo passaggio a pag 211: 
Dio ha molta pazienza: se hai bisogno di 5 anni saranno 5 anni, se c'è bisogno di dieci saranno dieci, venti, trenta, cinquanta se c'è bisogno.
e i fatti concreti hanno dimostrato che non era un modo di dire...
Dio ha una pazienza immensa con noi ed il silenzio di Dio continua: ci sono momenti nei quali non interviene perché ha pazienza con noi. Ma tu resisti. Qui entra in gioco la libertà dell’uomo.  
Infatti è sapienza popolare che, quando un metodo non funziona per anni ed anni ed anni, quale miglior soluzione esiste, se non quella di ciecamente insistere, insistere ed insistere. Per altri anni ed anni ed anni. Il tempo sistema tutto. E se non lo sistema ancora, basta aspettare altro tempo.



7. Arriva il momento del raccolto: il tempo è denaro!

Dal mamotreto del secondo passaggio, a pag. 12:
Il tempo è denaro e io non sarei qua né voi sareste qua se non fosse una cosa molto importante.
Il Cammino divide la vita dei fratelli in due grandi segmenti: il tempo prima del Cammino, il tempo dopo il Cammino (II Passaggio pag. 47). I secondi scrutini stabiliscono l'inizio del secondo tempo, il tempo della mietitura, nel quale Kiko e catechisti cloni, immedesimandosi nel padrone della Parabola dei talenti (Mt 25, 14-30 ; II Passaggio pagg. 18, 19, 22, 150), rivogliono indietro "le sostanze" che avevano consegnato ai fratelli all'inizio del Cammino, e con gli interessi. 
All'improvviso - e senza previo contratto firmato da ambo le parti - i falsi profeti passano a mietere: i fratelli sono tenuti a presentare i frutti di conversione, cioè a raccontare davanti a tutti le proprie esperienze (soprattutto quelle intime) ovvero ad assicurare di aver "sperimentato che ciò che i catechisti hanno annunciato è vero".

Questo raccolto è un atto ineludibile, dovuto al Cammino in cambio della "parola seminata" durante i precedenti quattro anni dai cosiddetti catechisti  - vale a dire, in cambio del fatto che questi ultimi hanno recitato a menadito i mamotreti, spacciandoli per ispirazioni divine del momento. 

A pag. 22 del mamotreto del II passaggio:

Io non ti ho dato il talento perché adesso tu me lo ridia così. Noi ti abbiamo detto: Va' e fa presto, sperimenta che quello che ti ho dato è autenticamente veronon sono chiacchiere! Allora non perdere tempo qui con noi, il tempo vale denaro oggi.
I frutti di conversione includono il cospicuo malloppo che i fratelli molleranno, spintaneamente, a partire dal secondo passaggio, in virtù del cosiddetto avere sperimentatoTutto ciò lo aveva preannunciato il falso profeta Kiko ai suoi kikatekisti, parlando alle spalle dei neo-catechizzandi che frequentano le catechesi iniziali del Cammino Neocatecumenale - v. mamotreto relativo, a pag. 5: 
Se ti ascoltano si convertono e se si convertono devono mollare il malloppo. Così se tu ti accorgi che c'è una maggioranza schiacciante di gente che comincia a dormire, o che in comunità viene solo un gruppetto di fratelli, ricordati cosa dice il Vangelo: "Dio o il denaro". Il punto sta nei soldi come idolatria, e voi avete potere per espellere questi demoni.
Valeva la pena per Kiko aspettare quattro anni, perché nel suo Cammino il tempo è denaro. Letteralmente.



8. Se il tempo del Cammino è infinito e il tempo è denaro, allora il Cammino è denaro infinito

E questo te lo dice pure Puntini, quando è in vena di sillogismi.
Siamo a pag. 173 del mamotreto del secondo passaggio. Kiko si è imbottito le tasche con le vendite dei beni dei fratelli che, oltretutto, stanno per iniziare a pagare le decime, e si lancia ad ipotecare il tempo di Nostro Signore, chiamandolo a garante dell'investimento neocatecumenale:

E inoltre questo denaro che si trova messo lì, sarà restituito al cento per uno su questa terra. Magari non immediatamente, ma vi sarà restituito. In modo che nessuno possa dire: “Un momento, io ti ho dato un milione e non mi hai dato cento milioni sulla terra”. Ti assicuro che il Signore ti darà cento milioni. 
Pensate una cosa: forse mai più il Signore ti dirà che tu venda i tuoi beni, e l’idiota che sei stato che, giunto il momento in cui il Signore ti offriva un affare al cento per uno, non l’hai fatto.
C'è altro da aggiungere a quanto dichiarato smaccatamente da Kiko? La conclusione l'abbiamo anticipata nel titolo: causa che pende, causa che rende!

E a chi volesse giocare allo specchio riflesso, accusando di avidità noi che denunciamo il pozzo senza fondo che è l' Arguello, ricordiamo sin da ora che questo blog, al contrario del vostro signore e padrone, non solo non vi ha mai chiesto un milione, ma neppure un centesimo. Amen. 

Il tempo, questa dimensione di penitenza in cui siamo stati precipitati dall'eternità dopo il peccato originale, che è anche nostro talento e possibilità di riscatto in questa vita, il Cammino se lo prende tutto. Lo ieri in cui, secondo il dogma neocatecumenale, eravamo pagani, l'oggi in cui seguiamo il profeta, il domani in cui ci è promessa la città di Gerusalemme, tutto appartiene all'Idolo Cammino che si cela sotto la maschera del "Dio che cammina davanti a te, e tu lo segui". Perlomeno, nonostante il fatalismo e l'attendismo delle lunghe deviazioni secondarie, dei giri in tondo e delle retromarce nel deserto, Dio si fa presente con chi sinceramente lo cerca.

Domenica delle Palme Alte neocatecumenali


mercoledì 29 marzo 2023

Progetto Decima: Causa che pende causa che rende - Prima parte (Da FungKu)

Esimii lettori, 

l'altro giorno stavo gironzolando per la redazione del blog, un po' cercando la carta della stampante (ora me la nascondono) per farci gli origami e un po' per vedere se qualcuno voleva venire a far merenda.

Intanto gli autori, seduti intorno al tavolo, erano completamente immersi in una discussione serissima e nessuno badava a me e peccato che non ho trovato la risma in quel momento. Stavano discutendo su come scrivere un post su Il valore che il Cammino attribuisce al tempo dei fratelli camminanti. Un tema lungo e complicato. Siccome stavo facendo finta di non essere interessato per niente alla carta della stampante, devono aver pensato che ci stessi capendo qualcosa di tutto sto discorso e quindi mi chiedono:

- Eih, FungKu, ma tu come lo presenteresti in modo compatto, questo argomento?

- Eh....?

(... E in quel momento, ho avuto una visione intellettuale. Anzi no, era una locuzione.
Anzi no, erano proprio voci nella mia testa! Proprio come Kiko!)

Ma insomma, siccome avevo appena letto cose nel blog, mi sono ricordato di questo commento del caro amico Lino Lista, che rende benissimo l'idea che gli autori vogliono esprimere. Si tratta di un dialogo tra uno scriteriato scrutinato e il suo dirottatore direttore spirituale, il "catechista" neocatecumenale:

Neocatecumenale: "Ho una domanda da farti, mio catechista direttore spirituale: io sono un adultero. Mi devo preoccupare?"  
Direttore spirituale: "Non preoccuparti, il Signore ti sta permettendo di sperimentare l'adulterio affinché tu conosca te stesso, che sei un peggiore come Giacobbe. Ha scelto Giacobbe, ha odiato Esaù."  
Neocatecumenale: "Di quanto tempo abbiamo bisogno, io e la mia amante, per sperimentare l'adulterio e conoscere noi stessi?"  
Direttore spirituale: "Non c'è un tempo fisso, in generale dopo aver ricevuto secchiate di fango sugli occhi, quando si supera lo scrutinio".  
Neocatecumenale: "Grazie, direttore-catechista, cercheremo di conoscere bene noi stessi, io e la mia amante".
Fonte del colloquio di direzione spirituale: vedi qui 

Morale dello sfottò: cercatevi un direttore spirituale che non si sia formato sui mamotreti, un direttore spirituale non deve appartenere alla vostra medesima scuola di pensiero


In conclusione alla morale dello sfottò: il Cammino deve durare il meno possibile, il tempo che tu entri per caso nelle salette ad una delle catechesi iniziali di adescamento al Cammino Neocatecumenale per adulti, giovani etc. ed improvvisamente ti chiamano da casa che devi andar via subito perché sono rimasti chiusi fuori. Fine dell'esperienza. Altrimenti poi il Signore ti fa trovare l'amante per farti vedere che sei adultero, i catechisti te la fanno tenere a tempo indeterminato, perché, più tardi ti converti, più resti nel Cammino e più a lungo paghi la decima. E poi la senti, la moglie! E ti saluto pure la conversione e la salvezza dell'anima. Fine del post.

- ...Ma così è troppo sintetico il post, Fungku! Dicono gli amici della redazione del blog.

- Vabbè, ho risposto io, allora copiamo direttamente da Kiko, tanto ha già scritto tutto lui, ipsa kikissima verba! Quindi anestetizzo il fegato, indosso tutte le medagliette benedette in mio possesso e, forbici e colla alla mano, mi avvento sullo scaffale dell'insopportabile letteratura kikiana ciclostilata.

E dunque, esimii lettori, eccovi una carrellata di massime kikocarmeniane ad argomento tempo passato nel Cammino, selezionate ed incollate per voi da FungKu Reader's Indigèst e dalla redazione, che ringrazio per la collaborazione!



Il valore che il Cammino attribuisce al tempo dei camminanti

1. Riscrivere il passato per riscrivere il futuro.

Siete alle cosiddette "catechesi per giovani ed adulti" e Kiko (o un suo kiklone, è uguale) vi racconta a modo suo la storia della Chiesa. Mentre iddu parla, voi state controllando se segue fedelmente il mamotreto segreto delle catechesi iniziali del Cammino Neocatecumenale che avete scaricato da Internet prima di uscire di casa. A pagina 58 vi imbattete nel famoso diagrammino kiko-carmeniano della storia della Chiesa ed osservate - desolati da tanto osare - la parentesi temporale che si apre con l'editto di Costantino, che pone fine alle persecuzioni contro i cristiani, e si chiude con il Concilio Vaticano II (con gran sollievo di Kiko che non vede l'ora di ricominciarle, le persecuzioni). Una parentesi di 1648 anni di religiosità naturale e paganesimo, vi rivela El Kiko (pagg. 58-62).

Insomma, siete a queste "catechesi" (una tempesta di errori!), non avete ancora fatto in tempo a rendervi conto che vi stanno adescando nel Cammino Neocatecumenale e già vi riscrivono la storia della Chiesa: chissenefrega, dite? Ricordatevi che chi riscrive il vostro passato riscrive anche il vostro presente ed il vostro futuro.

Ed ecco il diagrammino della storia della Chiesa affisso all'interno della testa di Kiko (e, per osmosi, di tutti i neocatecumenali). La freccia nera indica il tempo, che scorre dalla cacciata dei progenitori dall'Eden fino a quel preannunciato giorno di Pasqua in cui El Kiko sarà rapito al cielo ed il mondo finirà. Il momento più pagano di tutti si trova all'interno della parentesi della morte ed in corrispondenza del Concilio di Trento col quale venne rigettata l'eresia protestante - pur con grande riprovazione di Carmen, che avrebbe preferito stare tutti insieme, eretici e non eretici, seduti sulla roccia angolare (v. a pag. 333). Poi arriva Kiko e trasforma la parrocchia in comunità di comunità di comunità di comunità di comunità di comunità, finché, a forza di accorpamenti, di comunità non ne rimane che una da 15 persone - e poi basta perché i fedeli sono finiti, son tutti scappati in un'altra parrocchia.

2. Ora o mai più! (anche nella variante detta "qui ed ora")

Mentre i cattolici "della domenica" seguono i tempi liturgici della Chiesa e si nutrono del suo Magistero, la vita dei fratelli in Cammino è scandita dai tempi della comunità: tappa dopo tappa, "sorpresa" dopo "sorpresa", segreto dopo segreto. Si cammina, giorno dopo giorno, dietro ad uno o più "Mosè", nel "qui ed ora", in un malinteso senso di precarietà, fino a che la Terra Promessa non sarà raggiunta. Dice Kiko:
Non siamo qui solamente per compiere un precetto, per ascoltare la Messa, visto che domani è domenica. [...] Mi rendo conto che per voi potrà essere una cosa difficile perché si tratta veramente di cambiare religione. E' molto difficile passare da maomettano ad ebreo o qualcosa del genere. Dal concepire la religione in certi contesti che avevamo prima, passare ad una religione completamente nuova. (Secondo passaggio, pag. 57)

Tu cammini in una religione in cui Dio va davanti a te ed è Lui che mostra quello che vuole e come vuole. (Inizio Corso 2017-2018) 
E cosa vuole Dio dal fratello neocatecumenale? Che sia pronto per il Signore qui, adesso, in ogni momento. Kiko lo dice, per esempio, nel mamotreto dello Shemà, a pag. 9. Si riferisce alla Parabola delle dieci vergini (Mt 25, 1-13):

Questa convivenza ti dice "Svegliati perché viene lo sposo”. E se non prendesti olio nel primo scrutinio approfitta per prenderlo ora, non accada che tardi ancora un poco e torni a spegnersi e allora è la fine. 
Forse che Kiko ci sta raccomandando una vita in grazia? La santa confessione frequente e sempre subito dopo un peccato mortale? Di osservare i comandamenti e rispettare i precetti? No, il rivoluzionatore del cattolicesimo ci insegna che aspetta veramente lo Sposo colui il quale si presenta immancabilmente agli eventi della comunità neocatecumenale (subito sotto):
Succede che viene lo sposo quando meno te lo aspetti, viene il secondo scrutinio e sai dove sei? Te lo voglio dire: capita che hai una cognata malata e sei dovuto andare a trovarla. Si fecero i secondi scrutini e si chiuse la porta. Ed è già un mese che non vieni in comunità. Da tempo le cose non andavano bene. Si chiuse la porta, i più entrarono e la loro vita cambiò realmente, riempiendosi di allegria e tu ti trovi nei guai, come tanta gente.

La Parabola delle dieci vergini riappare nel mamotreto del secondo scrutinio, con lo stesso carico simbolico. Qui siamo a pag. 17:

Questa Parola ti dice: "Oggi devi essere cristiano!". Oggi, neanche domani, neanche tra un quarto d’ora perché forse tra un quarto d’ora tu dormi. Il Signore ti chiama adesso. Il contenuto di questa parabola qual è? 

Te lo spiego in modo semplice. Le vergini non hanno preso olio. Perché non l'hanno preso? Semplicemente perché hanno trascurato le nozze. Hanno pensato che le nozze non erano importanti. 

E a cosa ti chiama il Signore, adesso?... Prosegue Kiko:

Cosi allo Shemà tu hai pensato che non era importante e non hai preso l'olio: e allora da quanto tempo non vieni in comunità? Da quanto tempo non hai più olio? Ma per la sua misericordia il Signore ti dà oggi l'occasione. Ecco, era in quel momento dello Shemà che il Signore ti invitava a convertirti, era in quel momento che ti si poteva dare l'olio; tu non l'hai preso, non c'è più. 

Questa convivenza stessa: è questo il momento in cui il Signore ti dà l'olio, non ci sarà più tardi, non c'è un altro momento.

Capito, fratelli neocatecumenali? Ora o mai più! Oppure, la volta successiva o mai più! Oppure, quella dopo ancora o mai più! Ma si tratta sempre di andare in comunità ed ai ritiri neocatecumenali. Le innumerevoli occasioni di conversione e progressione spirituale che Dio, tramite la Chiesa o per altre vie, offre a tutti? Non contano. Il Signore passa solo nelle salette, affrettatevi!



3. Ma a cosa è dovuta l'attesa delle dieci vergini della Parabola?

L'attesa è data dal tempo delle trattative delle famiglie degli sposi menzionati nella Parabola, dice Kiko. Sempre dal secondo scrutinio, leggiamo a pag. 17:

Quanto più importanti erano le nozze, più erano lunghe le trattative: in Oriente si fa tutto per le lunghe [...] in Oriente l'ospitalità è tutto un rito. Tutte le trattative vanno per le lunghe.[...]
Bene, io vi dico una cosa: questo è il cammino catecumenale. Il cammino catecumenale sono le trattative. Tutto il cammino catecumenale è lungo, perchè molto importante, perché importanti sono le nozze che Dio sta per fare con te, perché è in gioco la tua vita. 
C'è gente che disprezza queste trattative e prende sotto gamba il cammino, ci sono altre cose più importanti.

... Con ripetuti salti semantici Kiko insegna a sostituire il Cristianesimo (cattolico) col suo rivoluzionario Cammino:

Questi salti logici, veloci e ripetuti fino allo sfinimento, abituano l'ascoltatore passivo a considerare il Cammino come il vero, unico modo di vivere seriamente nella Chiesa. Una specie di reato di impersonificazione.

Il Cristianesimo non è un flash, non è una emozione, non è una convivenza che tu senti così e dopo... no! Chi ha capito che questo è una cosa seria non si lascia portare dall'emozione, dal sentimento, ma prende l'olio. Capisce che è una cosa seria, qui c'è in gioco la vita, questo è serio, è meraviglioso, e come tutte le cose serie nella vita costa tempo e ha una maturazione. Questa è l'immagine.
... e salto di ritorno, dal cristianesimo al Cammino. Seguita Kiko: 
Poiché le trattative sono lunghe tutte si sono assopite; anche voi, poiché il Cammino é lungo vi siete addormentati. Da quanto tempo non venivate in comunità? Non hanno più amore. Altri che hanno un poco d'amore che hanno preso l'olio, che leggono la Parola, anche loro per routine, per stanchezza si sono un po' addormentati. 
Se il Cammino neocatecumenale sono le trattative prima del matrimonio, il neocatecumeno è la vergine in attesa fuori dalla casa dello sposo, e queste trattative durano tutta la vita, come dura il Cammino, cosa dobbiamo dedurre? Che il Cammino e la sua durata non dipendono dalla progressione spirituale del singolo, e in nessun modo la influenzano; è qualcosa che succede al di fuori, che riguarda altri, con ben più alta responsabilità, che a suon di greggi e di case e di servi, contrattano nel frattempo la creazione di un bel patrimonio.

Se ci si pensa bene, è un ottima descrizione del Cammino: mentre i neofiti-ancelle bivaccano, si addormentano, invecchiano (e qualcuna pure ci muore) e devono continuamente comprare l'olio dai catechisti-mercanti - solo da loro, naturalmente, che hanno l'esclusiva delle fede - , lontano da lì, in altre stanze, a loro insaputa, sta lievitando l'eredità (in contanti, in beni, in amicizie utili, in impieghi lucrosi eccetera) destinata a pochi.

Kiko e Carmen hanno mistificato il meraviglioso tessuto di simboli contenuti nella festa di nozze della parabola dieci Vergini. In questa parabola sussistono molteplici contrasti simbolici, che sono sono stati alterati dalla "scienza" dei due impenitenti dall'indole narcisistica: la veglia e il sonno. Il sonno allude al torpore spirituale, alla svalutazione dell'inestimabile appuntamento, alla morte (non all'assenza dalle celebrazioni neocatecumenali, né alla mancata decima, o al non dirigersi alle convivenze e via dicendo). La veglia rappresenta invece l'avvedutezza, la devozione, il giudizio, la vita (e non il tempo trascorso tra le pareti di una saletta neocatecumenale). L’antitesi tra sonno e veglia è ovviamente seguita da un altro contrasto: il buio e la luce. La notte è il momento della tentazione, del deserto, da cui l’anima anela al Signore, nella speranza che l’aurora porti la luce che è vita: Dio. La luce della fiaccola che squarcia la notte è segno dell’incontro con Cristo, luce del mondo, come si canta nella Veglia pasquale.

In questa prospettiva si sottolinea il valore dell’olio, che non è segno della comunità e della vita dell'adepto in essa, ma di ospitalità e di intimità, ma anche segno messianico, usato nelle consacrazioni regali. Il sollecito urgente è quello di prepararsi all’incontro con il Signore e non quello di apprestarsi ad aderire agli obblighi neocatecumenali per incontrare il dio di un'altra religione.

Il racconto che ne fa Kiko è proprio illuminante... oltre al fatto che si guarda bene dal dire che quell'olio dovrebbero essere le buone opere: gli metterebbe in subbuglio tutta l'esegesi farlocca!

Il prossimo salto logico è un doppio carpiato che ci porta dalla Parabola delle dieci vergini alla convivenza del secondo scrutinio e dagli amici dello Sposo ai cosiddetti "catechisti". Vi state intrecciando? Noi sì. Prosegue Kiko:

Bene, questa convivenza è questa parabola. Noi siamo gli amici, gli amici dello Sposo che vengono a dirvi: "Svegliatevi, perché viene lo Sposo!". Non quando vuoi tu. Adesso che siete stanchi, a mezzanotte. E' adesso mezzanotte, è adesso che viene lo Sposo, quando tu nemmeno lo aspetti, perché la vita è così, la morte è così.  

Lo sa il Kiko, amico dello Sposo, che il Signore "passa" proprio poco dopo la mezzanotte, nella "Sala Gialla" dell'Hotel "Le Palme" (mentre tutti stanno cadendo dal sonno malgrado i cantori che urlano).

Attendono tutti i fratelli che si presentano "con l'olio" agli appuntamenti negli hotel, fissati da Kiko e compagnia: gli appuntamenti con il passaggio del Signore. Il tempo delle "trattative" è deciso non dalla Chiesa - né tantomeno dal singolo fedele con il suo direttore spirituale - ma dai falsi profeti neocatecumenali, una volta per tutte, per l'intera collettività degli aderenti al Cammino. Tappa dopo tappa, dopo tappa, dopo tappa; sosta dopo sosta dopo sosta.


E qui facciamo una sosta pure noi, quindi, fine della prima e penultima parte.
Alla prossima,
Cordialità da FungKu, somaro di redazione.



(POST-IT) Mentre in redazione continuano a lavorare a questo post, io vado sempre cercando un po'di carta per fare gli origami. In una delle salette parrocchiali ho scorto un sacco della spazzatura annodato, abbandonato sotto una sedia di plexiglass. Dal peso non pareva roba da chiamare gli artificieri e a toccarlo pareva pieno solo di carta, allora l'ho portato di là e finalmente ho fatto gli origami con tutta la carta che ci ho trovato dentro. Ora vi saluto perché ho sentito un catechista che urla come un ossesso nei corridoi, lo tengono in quattro e c'è uno che gli chiama un TSO. Cordialità, FungKu.

sabato 24 settembre 2022

Il Cammino e le profezie che si autoavverano (ma non sempre)

Nel 1965, lo psicologo di Harvard Robert Rosenthal descrisse il così detto “Effetto Pigmalione”, oggi meglio conosciuto come profezia che si autoavvera. La profezia che si autoavvera è un fenomeno psicosociale per cui ciò che crediamo di noi stessi influenza i nostri comportamenti e quelli degli altri nei nostri confronti.

Lo "specchio delle brame" del catecumeno

I mamotreti di Kiko, e in particolare gli esempi di scrutini, cioè di interrogatori pubblici degli adepti, sfruttano sistematicamente questo meccanismo psicologico. Il catechista "vaticina" un certo avvenimento che sicuramente avverrà nella vita del neocatecumeno scrutinato: per esempio che se abbandonerà il Cammino la sua vita sarà un seguito di disgrazie (vedi la tristemente famosa pagina 108 del mamotreto del Secondo Scrutinio); oppure che in casi di giogo disuguale, cioè di fidanzato fuori dal Cammino, sicuramente la coppia andrà incontro alla separazione; oppure ancora hanno una visione profetica sulla vocazione del neocatecumeno, prossimo presbitero in un seminario Redemptoris Mater o suora di clausura se si tratta di una giovane; inoltre hanno visioni anticipatorie anche sulle prospettive di aver figli per coppie con problemi di fecondità, oppure anche sul successo di un cambiamento lavorativo o altro ancora. 

Non ci sono limiti sulla tipologia di argomenti su cui ritengono di poter esprimere la "volontà divina" e il modo in cui si realizzerà nel futuro del candidato.

Dato il contesto particolare in cui vengono espresse queste previsioni, cioè in una situazione carica di aspettative in cui i catechisti hanno convinto chi li ascolta d'essere direttamente inviati da Dio, che parla quindi per loro bocca, le persone messe "sotto torchio" vengono spesso suggestionate a tal punto da convincersi di queste "previsioni ispirate", facendole proprie e agendo quindi e comportandosi in modo tale che queste "profezie" in effetti si avverino, secondo il noto meccanismo psicologico.

Nel caso però  che questo non succeda, i catechisti si riservano sempre una giustificazione: l'adepto non ha avuto abbastanza fede, ha interpretato male i loro consigli, o Dio stesso ha deciso diversamente per il loro bene operando la loro correzione. Naturalmente, nel caso che le false aspettative generate dai loro consigli abbiano provocato danni psicologici e materiali, non ci sarà mai una ammissione di colpa.

Leggiamo su Cruxsancta alcuni interessanti episodi che confermano l'uso di queste strategie per legare gli adepti neocatecumenali al Cammino e per confermare l'autorità sulla loro vita e le loro scelte dei loro "profeti", i catechisti discernenti.


Lo "specchio delle brame" del catechista

Una delle prime cose che mi ha fatto aprire gli occhi e ricredere sulla fiducia riposta nei catechisti neocatecumenali  - la stessa fiducia su cui facevano affidamento quando affermavano di venire da parte del Vescovo, su mandato della Chiesa, e di parlare nel nome di Gesù Cristo - è stata l'imbarazzante l'arroganza con cui sostenevano che, per il loro alto discernimento, non c'erano segreti nella vita degli altri... Degli altri, non della loro, visto che le loro famiglie non erano per nulla un buon esempio, anzi, erano un controesempio della loro presunzione, poiché tra loro c'erano violenti, bevitori, adulteri e tutta quella serie di problemi  che, dicono, guariscono magicamente se crocifiggi la ragione e obbedisci solo a loro. 

Il che dimostra che ciò che predicano non si è adempiuto in loro.... o che loro per primi non hanno obbedito ai propri catechisti!
Ma nonostante la loro vita non fosse esemplare, da buoni catechisti talebani chiedevano obbedienza a tutti i loro catecumeni. Come è evidente,  con quelle premesse, da loro non si poteva cavare nulla di buono.

Ricordo un'occasione, la seconda volta in cui la mia comunità è stata sottoposta al secondo scrutinio, i catechisti furono chiaramente illuminati sul futuro che attendeva una neocatecumena implicata in un complesso processo di divorzio.
Per darvi un'idea, il marito di questa donna se ne era andato con una sua amica, e lei ha dovuto lavorare come donna di servizio - non aveva studi - per poter mantenere i suoi figli. Firmarono la separazione e, per anni, mentre lei lavorava di casa in casa, l'ex amica andava a passeggio a braccetto con il marito. Dopo anni di umiliazioni, il marito ha chiesto il divorzio,   e lei si è ritrovato coinvolta in un procedimento legale che non voleva ma non poteva evitare.

Seduta sulla sedia dell'esame, ha dovuto spiegare ai luminari catechisti che, sebbene fosse contraria al divorzio, la sentenza sarebbe stata in qualche modo la fine di un calvario, se non altro perché il marito ormai conviveva da molti anni con un'altra, con la quale voleva sposarsi civilmente.

Che senso aveva, in una situazione del genere, opporsi al divorzio? Bisognerebbe chiedere a quelli di discernimento superiore!

La premonizione del catechista
Durante quello scrutinio  il catechista più anziano ha avuto una premonizione, un'ispirazione sul futuro di questo matrimonio fallito, e lo ha fatto sapere all'esaminata (e a tutti i presenti, visto che lo scrutinio si svolge davanti a tutta la comunità). 

Dal momento che spettegolare e dare giudizi affrettati sugli altri è un'attività a cui sono molto inclini nel Cammino, la prima cosa che questo catechista ha spiegato a tutta l'assemblea è stata che la ragazza che aveva preso il marito dell'amica era ovviamente una povera donna, una imbrogliona che ha cercato solo di assicurarsi la vita sfruttando la proprietà altrui. Quindi era ovvio che avrebbe sfruttato lo sciocco che era andato con lei, l'avrebbe spremuto più che poteva, fino al sangue, lo avrebbe prosciugato e poi, quando lo avesse privato di tutti i beni materiali, sarebbe andata via da  lui abbandonandolo. Si sarebbe sbarazzata di lui come uno straccio sporco.

In quel momento, quando lei lo avesse cacciato via come un cane, era dovere della moglie legittima aprirgli le braccia e riaccoglierlo come marito, perché lo era. E padre dei suoi figli.
Questo era ciò che sarebbe successo. Questo è ciò che Dio ha stabilito.

Ma, affinchè il marito, che era un povero tapino ingannato dal diavolo non per propria colpa, sapesse a chi rivolgersi quando lo avrebbero gettato per strada come un mozzicone di sigaretta, era necessario che lei, la legittima moglie,gli facesse sapere che lo aveva perdonato e che la porta di casa sua e della sua camera da letto sarebbe stata sempre aperta per lui. Sempre, poiché tale è l'obbligo della moglie cristiana.

Di conseguenza, le ordinò di chiamare il marito ribelle e di fargli sapere che lo amava ancora e che poteva tornare da lei quando voleva... o quando non avesse avuto altro posto dove rifugiarsi. Naturalmente la catecumena era invitata a digiunare, pregare e fare l'elemosina prima di procedere con la telefonata, ma che la dovesse fare era fuori discussione, cioè non spettava a lei discernere se tale chiamata avesse un senso, ma piuttosto era un imperativo divino, al punto tale che le avrebbero chiesto in seguito se avesse obbedito prima di decidere se poteva compiere il rito del secondo scrutinio.

La telefonata avvene. Lei si umiliò e lui scoppiò a ridere. E questa fu la conclusione di tutto. L'infedele e l'ex amica si sono sposati e anni dopo, quando già i ragazzi erano usciti di casa, il marito è tornato in tribunale per recuperare la sua quota di quella che era la casa di famiglia. Poiché la prima moglie non aveva i mezzi per comprarne la metà, la casa fu messa in vendita.

Attualmente, l'infedele e l'ex amica sono ancora insieme e si godono la pensione su un'isola tropicale. La moglie legittima sopravvive con la pensione da collaboratrice domestica nel minuscolo appartamento che ha potuto acquistare con la metà del ricavato della vendita della casa di famiglia.
Non pare proprio che la profezia di riconciliazione si sia realizzata.


Profeta veggente e ragliante
Vede, prevede e stravede

Lui non era nel Cammino ma entrò per lei (era di famiglia neocatecumenale d'alto lignaggio). Quando sono arrivati al secondo scrutinio,  lei voleva vendere la casa che stavano ultimando con i soldi di lui (lei non lavorava) per ottemperare al comando di vendere  i beni, e alla fine ci è riuscita. Da allora la loro relazione è peggiorata fino a quando lui se ne è andato e ha chiesto il divorzio (avevano già una figlia). Con i documenti quasi tutti firmati, gli illuminati catechisti l'hanno convinta a non accettare il divorzio e che doveva riconquistarlo, anche se lui si era già  fatto una nuova vita. 

Fatto sta che la moglie ha adoperato obbedientemente tutti i mezzi e tutto il suo fascino (era sempre molto bella). Lei lo ha riconquistato quel tanto che bastava a rimanere di nuovo incinta e lui ha finito per lasciarla di nuovo, creando un clima fra loro molto peggiore, che si è concluso con un divorzio conflittuale. Qualche anno fa e grazie alle "tasche" delle sue comunità (quella di origine, quella attuale e quella dei suoi genitori), ha ottenuto i soldi per pagare la nullità e poter essere di nuovo "single". Di lui non ho mai più saputo nulla, anche se so che ha un buon rapporto con i suoi figli, cosa che la moglie non ha.



Nella mia comunità ci sono stati diversi casi di donne separate, una delle quali ha divorziato dopo un matrimonio che non avrei augurato a nessuno. Ebbene, per passare attraverso la benedetta "porta stretta" obbligarono due di queste donne ad ottenere la nullità. Come tutti sapete, la nullità, purtroppo, è qualcosa che si può ottenere solo con molti soldi, ecco perché nella mia città è noto che solo i toreri la ottengono...  e kikos, haha. 

Una di queste non volle farlo  e ovviamente l'hanno invitata a tornare indietro, in una comunità più giovane, per ripensare la questione. Non ha superato il Secondo Scrutino, ha lasciato la comunità e non ci ha più messo piede, grazie a Dio. L'altra ha speso tutto ciò che aveva ed anche ciò che non aveva fino a quando non ha ottenuto la nullità. Visto che questa aveva assunto un avvocato fin dall'inizio (consigliata ovviamente dai kikotisti) e loro erano a conoscenza dell'intero processo, l'hanno lasciata andare avanti.



Ricordo che quei mascalzoni profetizzarono a un fratello che doveva rifiutarsi di divorziare, che la moglie sarebbe tornata. Dopo 25 anni gli stessi mascalzoni catechisti dissero a questo fratello: E cosa aspetti? Dopo tanto tempo, pensi che tua moglie tornerà da te??!!


Comunque sia, sono cose tipiche  delle sette.

 


martedì 16 novembre 2021

Morire al Cammino

"Es dissolviendose cioè muriendo a se stesso el cloruro de sodio forma iones cloro iones sodio, e questa iones son capable de atirar intorno a loro como comunidades la molecula de agua.

Y ver la structura es fantastico e meraviglioso".

(Dichiarazioni della Hernández. Estratto del video: "L'eredità scientifica di Carmen")


L'immancabile catechesi kikiana: 

"morire a sé stessi".

Una frase difficile e anche pericolosa se stravolta e privata del suo reale significato biblico e se capita male, perché può legittimare una visione doloristica e infelice della fede e indurre a comportamenti nocivi su ogni fronte, principalmente su quello spirituale che travolge tutto l'essere.

In questo estratto principale ed essenziale un verbo balza subito in evidenza per la sua presa emotiva - i discorsi kikiani mirano tutti ad impressionare, così da coinvolgere interiormente il malcapitato -: morire, non morire.

'Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto'

Morire o non morire. Congettura o esigenza, pare offuscare tutto il resto, mentre invece è l'inganno di una lettura lesiva di origine kikiana/carmeniana.  

L'uomo neocatecumenale è chiamato dai supremi catechisti a morire alla comunità, a sacrificarsi in nome di Kiko. Esso è chiamato a morire a sé stesso divenendo succube del movimento. Egli è l'idolatra senza identità e senza averi perché lui, e tutto di lui, appartiene al cammino.

 

Se il chicco di grano non muore,
rimane solo...
Ma in verità, l'azione principale, lo scopo verso cui tutto converge, il verbo che regge l'intera costruzione è "produrre": il chicco produce molto frutto. L'accento non è sulla morte, ma sulla vita. Gloria di Dio non è il morire, ma il molto frutto buono!  

Ma chi non conosce la bontà non potrà mai proclamarla e Carmen, che tutti affermano esser stata generosa a causa della sua fantomatica "missione" e per le sue chiacchiere (questo è l'unico flebile aggancio che posseggono i nc dato che nessuno fu spettatore anche soltanto di un umile e semplice atto di generosità da parte di quest'anima burbera) non fu mai rassicurante.

L’essenziale della conversione sta nel lasciare ciò che è male, e nell’orientarsi a Dio, bene unico e sovrano, ma questo non è il fulcro del cammino che invece afferma: 'l'essenza della conversione è il peccato!'.

Perdere la propria vita vuol dire definirla su di Lui, sul Suo vangelo, non volendo guadagnare altro che quello che il Signore  offre, che poi è tutto. Ma i catechisti, piccole riproduzioni di Kiko e Carmen, vogliono affermarsi al posto di Cristo pertanto, le tappe che distinguono il cammino, non sono altro che un continuo affermarsi fuori dall'Amore. 

E più ci si afferma al di fuori dell’Amore, più si diventa senza Dio, atei di fatto, perché si tradisce la vocazione originaria: essere ad immagine e somiglianza Sua.  

Kiko e Carmen
si sono sempre mossi
tra le macerie
del proprio orgoglio..
.
E mentre Carmen insegna ancor oggi con le sue catechesi, i suoi scritti etc. che rinnegare significa non amarsi, disfarsi dei doni ricevuti, schiacciare i desideri personali in virtù di quelli del cammino, la Chiesa Madre ci insegna che rinnegarsi è trovare se stessi in Cristo, lasciare che sia Lui a darci un volto, un’identità - e non come fece Kiko con il suo atto di sfida di una gravità inesprimibile, che impresse il proprio viso su quello del Signore, non solo astrattamente ma anche concretamente nei suoi quadri lanciando un messaggio ben preciso e avverso -.

Carmen e Kiko si sono sempre mossi tra le macerie del loro orgoglio. 

Avrebbero avuto necessità della Luce per non inciampare e cadere, ma purtroppo, nonostante ciancino così tanto d'essa, non l'hanno mai conosciuta. Altrimenti avrebbero chiesto aiuto a Maria, l'unica in grado di farci capire che in Dio i verbi si scambiano: si perde per guadagnare, ci si rinnega per rinascere.

 


mercoledì 10 novembre 2021

Dare soldi al CN per diventare cristiani. Solite scorciatoie kikiane.


Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: 

«Una cosa sola ti manca: va', vendi quello che hai e dàllo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi».  (MC. 10,21)


Il Vangelo del giovane ricco, oggetto di una delle catechesi più note di Kiko Arguello. Pilastro del I e II Scrutinio. Fondamento del Neocatecumenato. Ogni volta che è proclamato ci ricorda come funziona il Cammino, su cosa si fonda, di cosa non si può proprio fare a meno. 


Gesù e il giovane ricco (Mc. 10,17-30)


 Il Vangelo del Giovane Ricco è quanto di più strumentalizzato nel Cammino per mettere sotto i fratelli, per spremerli come limoni, per spillare loro fino all'ultimo spicciolo. Purtroppo uno se ne rende conto solo quando dal Cammino se n'è uscito da tempo. 

Riascoltando con attenzione e ricordando bene la kikiana perversa catechesi, ho notato con molta evidenza alcuni passaggi topici del testo di Marco che vorrei condividere e che contestano e sbugiardano la catechesi molto opportunistica di Kiko. 


Ma prima vorrei precisare qualcosa che negli ultimi tempi abbiamo più volte richiamato: 

 La rinunzia ai beni nel Neocatecumenato è posta a fondamento del neocatecumenato. 

Se tu non vendi tutti i tuoi beni - almeno una volta nella vita, si dice - non potrai mai diventare un cristiano adulto e neanche entrare nel catecumenato vero e proprio. La famosa "porta". Questo passo cruciale viene prima di tutti gli altri. Ed è l'unico che i fratelli devono fare "sforzandosi" assolutamente... 

Tutto il resto verrà e verrà gratis "Quando avrete lo Spirito!" - si dice - frase più che sibillina, a preconizzare un futuro che (parlo per esperienza) passano i decenni, mai e poi mai diventerà attuale e presente. Aspetta e spera! Come suol dirsi. (Qualcuno vuole contestare?). 


 Ed ecco quanto notavo ascoltando la Parola "con orecchio aperto", come dicono nelle salette o nei saloni degli Hotels i super-attenti neocatecumenali doc. Che non comprendono un tubo, se non quanto gli viene filtrato e propilato da Kiko e dalla Carmen, la cui parola permane immortale. 

 In primis il Giovane Ricco, desideroso di conoscere cosa deve fare per avere la "Vita Eterna", alla domanda di Gesù "Tu conosci i comandamenti?" risponde che egli li ha sempre osservati tutti fin dalla giovinezza. 

Ecco il primo gap insormontabile: il neocatecumenale che ha fatto bene il cammino non potrà mai rispondere così a Cristo! Il Cammino ti porta, piuttosto, a riconoscere che tu non puoi proprio osservare la legge di Dio, nè ti invoglia ad applicarti, a profondere il tuo impegno per non peccare più o come prima cosa a sforzarti per perseguire la virtù nel percorso di conversione; mai sia! 


Non esiste per il neocatecumeno un Cammino di Perfezione (parola altamente invisa ai kikiani). 


Come Gesù potrebbe mai rispondere all'aspirante a conseguire la promozione al II Scrutinio: "Una cosa sola ti manca: va, vendi quello che hai e dallo ai poveri"

Se "una cosa sola ti manca" significa che le altre stai già quanto meno tentando di perseguirle, con tutte le tue forze, per amore a Cristo. Se vuoi essere perfetto... va vendi quello che hai... (perfetto, dunque, ma sei già cristiano - non catecumeno!)

 Lo spogliarsi di tutto viene dopo e non prima che tu ti sia innamorato di Cristo; quando ti risolvi per una scelta ultima e definitiva. Almeno così dovrebbe essere. Ma no!!! 

A Kiko i soldi servono tutti e subito. 

Del Santo Rosario può fare a meno per la realizzazione del SUO progetto. E così lo consegna alla Tappa di Loreto, dopo minimo 20 anni di Cammino. (N.B. E' da considerare di conseguenza la inutilità per Kiko di questa Preghiera per il conseguimento dei suoi fini). 

Ma del denaro NO, il Cammino non può farne a meno... ..."Se no l'Evangelizzazione si deve fermare..."

Perchè Kiko e Carmen non hanno messo la Consegna del Santo Rosario all'ingresso nel catecumentato (tra il I e il II Scrutinio) e la Vendita dei beni dopo 20 anni? Quando uno ha ben pesato la sua opzione per Cristo e vagliata la sua aspirazione alla "perfezione"

Kiko ha usato e abusato di tutto il Vangelo. Di questo dovrà rendere conto. In un vero cammino la libertà cresce man mano col progredire nelle tappe. Alla fine, libero e consapevole farai le tue scelte assolute e definitive, se vorrai. 

Ma quando tu hai impoverito un uomo, lo hai spogliato di tutto o quasi. Un uomo che ha famiglia da mantenere, che vive nel mondo, di che libertà si può più parlare? 

Lo avrai legato a te. Per sempre. Lo tieni in pugno saldamente. Questo il vero scopo di Kiko, perseguito imponendo la "vendita dei beni" come condizione sine qua non per "fare" il cammino!

 Non aprirà gli occhi mai più quest'uomo. Egli, anche solo inconsciamente, sa bene che il giorno che li aprisse, andrebbe fuori di testa pensando a tutte le cavolate fatte, irreparabili ormai. Ha investito tutto nel cammino, e ora?

Non mi si accusi, quasi dessi troppa importanza al denaro. Infine! 


L'amore al denaro, tra l'altro, acceca.

 

 E' Kiko che gliene dà e sempre gliene ha data tanta, troppa. 

 Altrimenti perchè chiedere con una martellante, ossessiva catechesi sempre soldi, soldi soldi? Con avidità insaziabile? 

Volete fare una bella prova? Vi stanno chiedendo la solita colletta annuale di sostegno al cammino e alle sue opere?

 Non mettete NIENTE nel sacco nero che sicuro girerà. NIENTE, nessuno di voi. 



Poi venite a raccontarci qualche "fatto concreto", alla buon'ora.

lunedì 8 novembre 2021

Progetto Decima : Viva i ladri! (Dal Mamotreto del II passaggio)

L'elogio dei ladri è uno dei mantra catechetici del Cammino: abitua i fratelli alla separazione dalle proprie sostanze e li agevola nella cessione, alla setta, di beni e decime. Chi ha conosciuto la predicazione neocatecumenale di questi ultimi cinquant'anni ha sperimentato le continue esortazioni a ringraziare Dio, che manda i ladri per la nostra conversione. A braccetto con l'elogio dei ladri va il ritornello kikiano dell' odio antiborghese - benché quest'ultimo sia progressivamente sfumato con l'imborghesimento dei fondatori del Cammino.

Questi temi, come sempre predicati in nome di Dio, li troviamo disseminati lungo tutto il mamotreto del secondo passaggio neocatecumenale (1977), durante il quale i fratelli, al prezzo di una cospicua elargizione al Cammino, accompagnata da una tassa perenne di un decimo di tutti i loro introiti futuri, abbandonano l'idolatria delle sicurezze borghesi e passano al "vero" cristianesimo del Cammino, cioè alla precarietà spirituale e materiale in obbedienza ai catechisti.

Dice Kiko a pag. 24:

"Vi invito a vedere che tutte le cose che succedono, che succedono anche ai vostri familiari, non sono castighi di Dio ma sono eventi che il Signore permette anche per la vostra conversione, per farvi un discorso molto più profondo, per non permettere che voi restiate seduti borghesemente sulla vostra realtà."

Kiko ci trasmette un elenco delle cose che "Dio" non sopporta che possediamo, implicando che possedere un bene degeneri automaticamente nell'idolatrarlo. Il rimedio è netto: privarsene. L'inventario stilato dal desideratore della roba altrui è piuttosto nutrito, Kiko aguzza la vista per non perdersi nulla: 

La vita dell'uomo è qualche cosa di serio, noi siamo pellegrini qui, la nostra vita deve camminare in tensione verso qualche cosa, Dio non sopporta quel matrimonio con la pancia così, che si siede con la sua televisione, con la macchina bella, con la sua casa al mare, con la sua coppiettina di bambini, che non vuole nessun problema. 

Neo-ideologo sessantottino antiborghese sbuffa contro le scelte di vita del padre.
Giunti a quell'età, questi ideologi sono diventati dei borghesi ancor più efferati,
nel loro borghesismo, del fantasma di borghesia che avevano aborrito e rinnegato
ai tempi della loro giovinezza.
Nella foga del suo eccebombismo antiborghese in salsa pseudocristiana Kiko chiama a rinforzo persino i ladri (ibidem):

"Dio non tollera che uno riduca a questo la vita e manda i ladri e manda le malattie affinché l'uomo non rimpicciolisca la sua vita e ne faccia una schifezza, quando la vita è una cosa molto seria e importante.

[...] Qualcuno ancora sta pensando che vuole venire in comunità per essere felice lui e gli dà fastidio terribilmente che in comunità non ci si ama, che quello è un peccatore, che l'altro è insopportabile;  
vorrebbe un gruppo di amicotti, un club di gente per bene, che ci aiuti a rendere ancora più borghese la nostra vita, più schifosa. 
No, fratelli miei, non è possibile questo. Voi siete in questo cammino perché Dio vi sta chiamando veramente a fare una missione sulla terra molto importante, perché il mondo soffre, perché esistono veramente nel mondo le tenebre, la morte e la gente che soffre."

Ora, se il Cammino veramente promovesse il combattimento spirituale contro l'idolatria del denaro e delle comodità, per sincero amore del mondo che soffre: 1) i capi darebbero il buon esempio per primi; 2) i fratelli sarebbero lasciati liberi di scegliere quanto dare in beneficenza e a chi; 3) eventuali raccolte di fondi gestite dal Cammino sarebbero rendicontate in chiaro invece che sparire in gorghi torbidi; 4) non sarebbe preso di mira come capro espiatorio un intero strato sociale che nella Chiesa è trasversale e non in opposizione, "la borghesia" o, per meglio dire, la sua ombra nella testa di Kiko; 5) un bisognoso che frequenti il Cammino non sarebbe sottoposto agli stessi obblighi di un ricco, ben più pesanti per il primo che per il secondo.
- Alt! Sono Robbing (rapinatore) Hood! Rubo ai ricchi per dare ai poveri.
- Quanto mi spetta?     (B. Parker & J. Hart)
Ma questi aspetti non vengono neppure presi in considerazione dal discorso neocatecumenale, perché il tema della separazione dai benie più non dimandare (cit.), occupa tutto lo spazio narrativo. In buona sostanza il Cammino propone un derivato di rivoluzione culturale di cui Kiko si autoelegge caporione. 

Il reale obiettivo della lotta agli idoli è quello di fare largo all'idolo Cammino, sotto la copertura dell'obiettivo dichiarato di voler trasformare i cuori "borghesi" ed incapaci di amare, nel cuore dell'uomo nuovo che ama il peccatore, ovvero, si lascia massacrare senza fiatare, rinunciando alla propria tranquillità e alle proprie sicurezze. Dice Kiko a pag. 62:

"A voi infatti è stato dato un essere che in definitiva vi ha obbligati a crearvi un posto al sole, a farvi un avvenire, ad essere capaci di guadagnare soldi.  
Allora voi adesso, siccome mai vi hanno amati quando eravate inferiori, non potete amare chi è inferiore; chi ti deruba."

Kiko inibisce preventivamente chi non volesse lasciarsi massacrare nel portafoglio e protegge i ladri usando la perversione ideologica neocatecumenale dello spregio dell'autodifesa. A pag. 51:
"Perciò che significa questa frase: «Se uno ti percuote nella guancia destra»? Anche se vi offendono nell'onore profondamente e voi avete il diritto cioè la legge vi aiuta, anche se vuoi fare giustizia, fare causa a qualcuno, voi non lo farete anche se avete tutti i diritti, voi porgerete l'altra guancia.  
Se qualcuno ti ruba, tu non glielo reclamare. Se qualcuno ti toglie del tuo, tu non lo disturbare."

A pag. 65 rincara la dose:

"Ma noi siamo chiamati a soffrire ingiustamente l'ingiustizia. Cioé a soffrire l'ingiustizia che un tale ti fa, nel tuo corpo, offrendoci come vittime in favore di colui che ci uccide, per colui che ci distrugge, per il peccato che ti fa l'altro (che ha macchiato la tua casa, denunciato, criticato, che ha mormorato contro di te) e invece di giudicarlo e dargli un colpo in testa così, perché non ci riprovi,  
la Parola di Dio dice«Lasciati distruggere, accetta che ti insozzino, accetta che ti distruggano, ed offri questa sofferenza che ciò ti provoca per quel fratello: amandolo»".

B. Parker & J. Hart

Poiché un ricco deve per forza essere anche idolatra del denaro, va punito/curato con la sottrazione violenta delle sue sostanze e scherno ghignante, Kiko si dichiara addirittura felice che i ladri vadano da chi è ricco (più di lui). A pag. 152, schiumando maldicenza ed invidia, dichiara il guru:

"Meno male che di tanto in tanto vengono i ladri: meno male. Ho fatto un sacco di risate quando ho saputo di quel fatto di Nizza, quando i ladri sono arrivati a quelle cassette di sicurezza, le hanno scardinate e hanno rubato tutto. Ognuno aveva la sua cassettina con i suoi gioielli, i quadri, tutto.  
magari* vive poveramente nella sua casa pensando di avere là una sicurezza, in banca. E magari* succede che gli viene un infarto e tutta questa sicurezza lui non l'ha mai sfruttata e se la prende un cugino che ha una faccia di bronzo e che non appena ci mette le mani sopra (male accumulato e male speso) siccome non se lo è sudato non gli importa nulla: lo vende al primo che trova e se lo spende in cinque giorni. 
Se lo vedesse il tizio che ha passato tutta la sua vita pensando a quel gioiello, a quella statuetta, a quella cosetta... Ironie della vita, fratello! Ma questa è la vita."
I magari temerari di Kiko! Magari* invece si tratta di qualcuno che lavora 14 ore al giorno - che non è cosa sana ma non è raccapricciante come essere un parassita raccomandato, fondatore di una setta preudocristiana, che sottrae i beni agli adepti dopo averli storditi con aneddoti in cui lui stesso, il fondatore che campa sulle loro spalle, ghigna come un satiro sulle sfortune capitate a qualcuno che lavora troppo e che magari*, lui sì, non ammette scandali né reati contro la persona nella sua azienda, azienda che magari* dà lavoro e pane a tante famiglie, invece di carpirglielo.

"Non si diventa ricchi scrivendo romanzi di fantascienza.
Se vuoi diventare ricco devi fondare una religione."
L. Ron Hubbard, fondatore della Chiesa di Scientology

Kiko prepara la via al generico ladro anche giustificandolo a priori, invariabilmente e senza eccezioni. Il ladro di Kiko è sempre una povera vittima, mai una persona che sceglie di predare la roba d'altri e che dovrà rendere conto delle sue azioni, anche lui come tutti, davanti a Dio. 

Addirittura il guru addossa ai fratelli la responsabilità, se il ladro permane nella nella sua condizione di ladro, ma non perché al disgraziato manchi il necessario bensì perché è stato ferito da piccolo. pag. 81: 
"Supponiamo che quest'uomo ti ruba 1.000 lire: perché ti ruba? Perché è un ladro! E perché è un ladro? Perché nessuno mai lo ha amato, come a lui hanno rubato così lui ruba. Comincia tu a non giudicarlo, ad amarlo, e spezzerai questa catena"

E se invece resisti al male? Se gli insegni la disciplina? Se lo metti in grado di scontare la giusta pena? Per colpa tua, o fratello che ti rifiuti di "amare" il ladro - cioè di lasciarti massacrare incondizionatamente da lui, questo povero ladro non si convertirà mai (e non ti convertirai neppure tu che non hai accettato di subire la storia che "dio" aveva pensato per te). 
Ibidem:

"Se lo chiami ladro lui si difende, ha capito che nel mondo c'è una legge del più forte perché l'hanno sempre fregato da piccolino e allora dice bene: «Allora frego anch'ioadesso sto io sopra qualcuno»". 

La favoletta della conversione del povero ladro e la scusa di strappare i fratelli a "Mammona" servono invece a strappare Mammona via dai fratelli: "mollate il malloppo anche se questo vi fa sanguinare il cuore, proprio come se fossero passati i ladri".

Incidentalmente, ben si inquadra nella 
diagnosi di disturbo narcisistico della personalità di tipo grave e particolarmente acuto la descrizione che il guru dà della ferita narcisistica infantile: un criminale a cui hanno calpestato l'orgoglio quando era piccolo, ora, a buona ragione - per concessione di Kiko - non è chiamato a rigare dritto ma ha il diritto di far del male agli altri finché non troverà qualcuno che si lascerà spezzettare incondizionatamente da lui. 

Purtroppo non si prevede quand'è che gli basterà... mancandogli la sana e santa autodisciplina, probabilmente mai.

Decima, vendita dei beni ed un' offerta che faccia sanguinare il cuore.

La predicazione incalzante del falso profeta abbaglia come un'illuminazione improvvisa chi sia stato sovraesposto ad esempi di amore malato, chi coltivi più o meno inconsciamente delle tendenze sadico/masochistiche e chi non si renda realmente conto della cosa a cui sta andando incontro

Ed è proprio per crearsi una schiera di seguaci pronti a difenderlo dalle prevedibili critiche esterne sulla gestione ladresca dei beni, che Kiko identifica le sue comunità neocatecumenali con una presunta cristianità genuina e perseguitata mentre assimila ai pagani o ai farisei chiunque critichi il Cammino - una tecnica "retorica" - per voler essere altisonanti - praticata fino ai giorni nostri. Per esempio a pag. 83:

"Se noi abbiamo un po' di verità, un po' di Spirito di Gesù Cristo cominciano a odiarci tutti."
[No: la gente odia il Cammino perché il Cammino mente. Lo Spirito attrae, la menzogna respinge. NDR]   
"Questo è rivelato nella Scrittura: hanno giudicato Gesù Cristo senza, motivo, e cominciano a fare i processi alle intenzioniche noi vendiamo i beni perché li avevamo rubati, che noi siamo gente che fa il lavaggio del cervello, che togliamo la libertà alle persone."
Tirando le somme, troviamo disseminata nel mamotreto del secondo passaggio la perversione del settimo comandamento (non rubare) e del decimo (non desiderare la roba d'altri).

Il Cammino comanda, a laici con famiglia che non hanno fatto voto di povertà, che possedere una quantità di beni materiali che il Cammino stesso ritenga superflua equivalga ad idolatrare Mammona. Generalizzando fallacemente le implicazioni di questa falsa premessa, il Cammino presenta il ladro come un angelo convertitore che insegna al derubato a mollare il malloppo, cioè ad osservare il settimo e il decimo comandamento al modo neocatecumenale. 

Per addurre motivazioni plausibili, la falsa teologia del Cammino millanta anche che la passività della vittima convertirebbe il ladro e che, rinunciando a chiedere giustizia per la predazione subita, si compirebbe quindi l'opera meritoria di condurre un criminale a Dio. 

Il fratello neocatecumenale, per non essere rigettato da Dio come tiepido borghese, deve non solo non desiderare la roba altrui ma neppure la propria, cioè quella che l'Altissimo ci assegna secondo la Sua volontà perché la gestiamo, per amaLo e servirLo e per amare noi stessi ed il prossimo, secondo le nostre capacità, le nostre inclinazioni ed i doveri della nostra condizione

Una volta spianata la via ideologica ai ladri, i fratelli sono ormai pronti per considerare normale ogni privazione materiale diretta dall'esterno, anche se esagerata o indebita, per l' "accettazione della propria storia" e della "volontà di Dio per la propria conversione". Il Cammino ha quindi via libera per abbattersi come un falco sulle sostanze dei fratelli.

- Sono Robbing Hood, rubo ai ricchi per dare ai poveri!
- Che peccato! Nel mio regno non ci sono poveri
- Bene...Ho sempre desiderato di mettermi in proprio (B. Parker & J. Hart)