martedì 27 giugno 2017

I tuoi beni... Per Kiko è una vera fissazione!

Panacea di tutti i mali, nel Cammino Neocatecumenale, la Parola: "Va, vendi i tuoi beni". 
Riflettevo questa cosa negli ultimi giorni, alla luce dello scrutinio riportato nel recente post di Donna Carson.
Ancora al tempo della Traditio, finito ormai il Precatecumenato, incamminati nel Catecumenato e protesi al tempo dell'Elezione, che si avvicina a grandi passi, si ripropone questa parola.
Sì, perché di fronte ai problemi personali della moglie di una coppia in cammino, Kiko, con gran solennità, fa un invito pressante affinché, finalmente,  possano essere risolti con un "segno forte", dando per scontato che, al tempo stabilito dal cammino, ossia alla chiusura del secondo scrutinio, questi fratelli non abbiano fatto ciò che, invece, dovevano fare: una rinuncia seria ai beni, tale da mettere a rischio la loro stessa vita e quella dei figli.
Ma una piccola domandina è d'obbligo: come hanno superato il secondo scrutinio costoro? Se la "conditio sine qua non" di quel passaggio è una solenne rinuncia a Satana accompagnata da un gesto forte di rinuncia al denaro?
Tanto più che nel famoso cesto, che si pone al centro della sala, ognuno mette nell'anonimato! E se questa coppia ha dato la disponibilità al gesto, altrimenti al rito non avrebbe potuto partecipare, come fa Kiko a sapere che non si sono provati adeguatamente?

"Guardatemi! - vi dice Kiko - Chi è più povero di me?"
Impressiona, a tal proposito, l'esperienza fotocopia, narrata da Kiko nell'Annuncio di Quaresima 2017: i catechisti anche lì, di fronte ai problemi della coppia, risolvono tutto con la vendita dei beni. (*)
Nel cammino questa dei beni è inquadrata così: "noi non facciamo un voto di povertà, questo gesto vi viene chiesto UNA VOLTA SOLA, nel passaggio dal Precatecumenato al Catecumenato, quando si chiude la porta, e nessuno può più entrare."

Il Precatecumenato è il tempo in cui si scava per mettere le fondamenta dell'edificio della fede e le fondamenta sono la vendita dei propri beni, solo chi accetta di fare questo gesto varcherà la porta, che segna l'ingresso al Catecumenato, poi la porta si chiude; si inaugura un altro tempo e della rinuncia ai beni non si parlerà più, dicono! 
Dalla fase della umiltà - Precatecumenato - si passa a quella della semplicità - Catecumenato -  infine della lode - Elezione -.
Per legittimare questo gesto di rinuncia ai beni, senza il quale non si diventa cristiani, si riportano i Vangeli.
Vangelo secondo Luca, capitolo 14:
25Siccome molta gente andava con lui, egli si voltò e disse: 26«Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 27Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. 28Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? 29Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: 30Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. 31Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? 32Se no, mentre l'altro è ancora lontano, gli manda un'ambasceria per la pace. 33Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Ossia, fate bene i conti, fratelli, questo è il tempo propizio! Senza questa rinuncia, non potete continuare il Cammino.
E... da ora in poi, non se ne parlerà MAI più!
Davvero? Chiediamo, a questo punto, con più di una perplessità.Ma se il tema dei "beni" percorre tutto il cammino e, come ho esordito, la rinuncia, il "segno" forte e concreto che va in questo senso è  la "panacea di tutti i mali", l'unica cura efficace per ogni malattia del neocatecumeno? Cerchiamo di capirci qualcosa...
Il segno va fatto nel Rito del secondo scrutinio. Prima si punta il dito verso la porta dicendo: "Io , nome, rinuncio a te satana che mi hai ingannato tutta la vita con.... (Ognuno dice con cosa, alla luce dello scrutinio fatto in questo tempo davanti ai catechisti e alla comunità)", per inciso sottolineo la gravità di rivolgersi direttamente al demonio!

Quindi si getta nel cesto il "segno forte" in denaro, oggetti preziosi e quant'altro.
Poi, ci si rivolge alla Croce (di Kiko) e si dice: "e scelgo te Gesù Cristo, come unico Signore della mia vita". Mi danno una gran pena questi ricordi! Ma è importante richiamarli con rigore: questo è il momento previsto nel neocatecumenato per rinunciare agli idoli, è l'unico momento!
Ora continuiamo con i Ma.....
Ma, a pensarci bene, quando tra il primo e il secondo scrutinio c'è lo Shemà - che non è una tappa, ma una "tromba" che suona per risvegliare la parola consegnata e ricordare che VA COMPIUTA - alla fine della convivenza, con molta enfasi, si presenta una colletta speciale "UNICA NEL CAMMINO" (ovviamente unica!) per gli Itineranti. Questa colletta, piazzata lì senza una ragione comprensibile, si dice che è, per tutti, UNA OCCASIONE PROVVIDENZIALE PER COMPIERE LA PAROLA CHE È STATA CONSEGNATA: Va', vendi i tuoi beni e dalli (ai poveri) a noi".
Che faccia di corno, dico io! Siete proprio dei gran bei furbacchioni matricolati e impuniti!
Neocatecumenale fedele che scrive a Kiko
Ma, giunti alla tanto attesa Rinnovazione delle Promesse Battesimali,  il Cammino si conclude - questo, vi assicuro, il camminante lo scopre, con sorpresa, solo alla fine -  con un altro "segno forte" da fare in denaro... anche lì si ripete che è quella l'ultima volta - vorrei vedere! - e che, quindi, bisogna approfittarne.
Come chiusa dei "Ma" vorrei evidenziare che delle suddette collette - e della colletta per gli itineranti allo Shemà, in particolare - nulla si legge nel mamotreto, di prima e dopo l'approvazione.
È mera tradizione orale. (A proposito di tradizione orale, devo aggiungere che, quando si inviavano i catechisti a fare questa tappa con le comunità, i Responsabili regionali spiegavano ciò che nelle tracce non è scritto e raccomandavano - particolare che mi è rimasto impresso - che questa colletta fosse preceduta da una ammonizione ben fatta).
Breve analisi conclusiva:
Il Precatecumenato è il tempo dell'Ascolto, così viene consegnato, è bandita la parola "dovere", per cui i fratelli ascoltano e si confrontano con se stessi e con gli altri. Per il resto li si lascia, diciamo così, pascolare allo stato brado. 
È il tempo della umiltà che è verità, scoprirsi peccatori, incapaci di amare, di sopportare, ché sopportare non è cristiano, quindi se non si ama, inutile sforzarsi in questo senso.
È il tempo delle convivenze mensili della comunità in cui, se il cammino è ben fatto, cominciano a volare gli stracci.
Ricordo che le visite dei catechisti erano tutte improntate su questo: avete cominciato a litigare? Se no, state facendo male il cammino, siete un gruppo di borghesi pieni di maschere e di ipocrisia.
Le convivenze erano "pulire la coppa dal di dentro"...
Finalmente arriva il primo scrutinio, si apre una porta e viene consegnata la parola sui beni.
Due anni circa sei stato che non dovevi fare niente, non dovevi sforzarti, perché lo sforzo non è cristiano, perchè lo spirito è gratis; così annichilito, bersaglio degli attacchi dei fratelli - che finalmente si sentono autorizzati a dirti sul muso ogni cosa pensino di te, e tu, a tua volta, spietato nei giudizi che spiattelli loro in faccia senza ritegno - ecco che ti arriva, dopo questa desertificazione FINALMENTE una parola da compiere, per bocca dei catechisti - il cammino si fonda sull'obbedienza ai propri catechisti - Va', vendi i tuoi beni e dalli ai poveri!
La prima parte alla lettera, la seconda... avrà dei distinguo che piano piano ti saranno svelati.
Hai compreso che non puoi essere cristiano sulle tue forze, se hai fatto bene il Precatecumenato, ora ti si dice l'unica cosa che con le tue forze puoi e devi fare ed è "VA', VENDI I TUOI BENI E..."

Mi ha sconvolto scoprire che, le parole attribuite a San Giovanni Crisostomo e ripetute con enfasi nel Cammino -  "Nessuno può essere battezzato se non compie la virtù senza sforzo", "Quante volte devo ripetervelo?" sono state inventate di sana pianta, e mi è venuto spontaneo chiedermi: perchè Kiko, che si è preoccupato di togliere lo sforzo ed ogni tensione rivolta al bene lo ha, poi, lasciato tutto per un'unica e sola opera da compiere: quella di vendere i propri beni e darli...?
Ti si dice: "Con lo sforzo non puoi amare, tanto meno il nemico, questa forma di amore è uno spirito che ti viene dato gratis e ce l'ha chi ce l'ha, perciò il Signore ti dà una parola che puoi compiere... va'... E avrai il cento per uno e, in più, la vita eterna."
Il senso finale è questo: se non sai rinunciare a qualcosa che è esterno a te, ossia ai tuoi BENI, come farai a rinunciare a ciò che è dentro di te, che si identifica con te, fino a perdere la tua stessa VITA?
Come farai a morire all'altro? Amare in questa forma, anche in famiglia, amare così la moglie, il marito, i figli, perché solo questo è Amore, tutto il resto è affettività e idolatria. Come farai a salire sulla croce, amando il nemico, nessuna di queste cose puoi fare con sforzo, questo è uno Spirito che puoi solo ricevere dall'alto. 
Tu fa' una sola cosa: Va', vendi i tuoi beni, e avrai il cento per uno e la vita eterna che è questa forma di amore che riceverai gratis dal cielo!

Vangelo secondo Luca, capitolo 13:
Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7 Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? 8 Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime 9 e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai». 
23 Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: 24 «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. 25 Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. 
Dunque nel C.N. esiste un'unica parola che va compiuta, costi o non costi sforzo, ed è la parola sui beni.

La catechesi del fico, che parla dei frutti che Gesù viene a cercare, nel neocatecumenato è collocata al tempo dello Shemà ed è messa in relazione al compimento della parola consegnata al primo scrutinio. Vi si dice:  "Vedete? Proprio questa tappa, sono tre anni che avete cominciato il cammino! Dopo due anni il primo scrutinio, ora è passato un anno, sono tre anni, fra un anno ancora arriva il secondo scrutinio e la porta che vi è stata aperta si chiuderà, e nessuno potrà più entrare! Noi, i vostri catechisti, diciamo al padrone che non trova frutti: lascia che per un anno ancora gli zappi intorno, lo concimi e, se fra un anno ancora non darà frutti lo taglierai! Ma i fichi che sono? Che sono i frutti che Gesù cerca? Che tu metta in pratica la parola che ti abbiamo consegnato: "Va', vendi i tuoi beni!"

E la porta stretta? È la porta che introduce al Catecumenato appunto, dopo il tempo dell'ascolto ora bisogna compiere la parola dei beni e chi passa entra, poi la porta si chiude. Nessuno può più entrare. Ricordi le Vergini stolte, senza olio, che non hanno fatto rifornimento, per compiere la parola?
Il cammino non mette esigenze sulle persone, né pesi, né doveri da compiere, perché il cristianesimo è gratis. Il cristiano è colui che compie la virtù senza sforzo. Questa è "parola di Kiko", ecco la sorprendente scoperta! E nessun Padre della Chiesa, nè - come loro narravano - san Giovanni Crisostomo, ha mai detto questo!

C'è una sola Parola che, secondo Kiko, il bravo fratello obbediente DEVE compiere, una volta... cento volte:  "Va', vendi quello che hai e dallo ai..... poveri!"


Alla fine lasciamo un interrogativo aperto, poichè questa fissazione di Kiko per i beni altrui, i soldi altrui, è veramente difficile da spiegare!
Il poverino fa il suo buon proposito ogni volta e ripete: "Questa è l'ultima volta!", ma... è più forte di lui, non ce la fa proprio a mantenere la parola data e... ci ricasca sempre!
Continua a ripetere, negli anni, che i fratelli si provino alla grande, che ogni volta è l'ultima volta, ma poi continua e continua e continua... come abbiamo dettagliatamente spiegato, durante tutto il percorso diviso in tappe.  
Una volta finito il cammino, ancora continua a chiedere laute offerte, promettendo divine ricompense, a consigliare spudoratamente cospicue donazioni e lasciti ereditari, di qualunque entità, fratelli, tanto tutto fa brodo.

Per concludere, dopo tante scempiaggini, ecco qui sotto le parole di un Papa che non dimenticheremo mai!
Egli parla a noi di sacrificio, ci spiega che lo "sforzo" per entrare nella porta stretta è l'impegno ad "imitare" Gesù
Pax


Che significa questa "porta stretta"? Perché molti non riescono ad entrarvi?
Si tratta forse di un passaggio riservato solo ad alcuni eletti? In realtà il messaggio di Cristo va inteso in senso opposto...
Grazie, Santo Padre (emerito)!
Sempre sarai per noi un faro di luce!

BENEDETTO XVI
ANGELUS
 XXI domenica del tempo ordinario - Anno C

Cari fratelli e sorelle!
Anche l'odierna liturgia ci propone una parola di Cristo illuminante e al tempo stesso sconcertante. Durante la sua ultima salita verso Gerusalemme, un tale gli chiede: "Signore, sono pochi quelli che si salvano?". E Gesù risponde: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno" (Lc 13, 23-24).
Che significa questa "porta stretta"? Perché molti non riescono ad entrarvi? Si tratta forse di un passaggio riservato solo ad alcuni eletti? In effetti, questo modo di ragionare degli interlocutori di Gesù, a ben vedere è sempre attuale: è sempre in agguato la tentazione di interpretare la pratica religiosa come fonte di privilegi o di sicurezze.

In realtà, il messaggio di Cristo va proprio in senso opposto: tutti possono entrare nella vita, ma per tutti la porta è "stretta". Non ci sono privilegiati. Il passaggio alla vita eterna è aperto a tutti, ma è "stretto" perché è esigente, richiede impegno, abnegazione, mortificazione del proprio egoismo.
Ancora una volta, come nelle scorse domeniche, il Vangelo ci invita a considerare il futuro che ci attende e al quale ci dobbiamo preparare durante il nostro pellegrinaggio sulla terra.
La salvezza, che Gesù ha operato con la sua morte e risurrezione, è universale. Egli è l'unico Redentore e invita tutti al banchetto della vita immortale. Ma ad un'unica e uguale condizione: quella di sforzarsi di seguirlo ed imitarlo, prendendo su di sé, come Lui ha fatto, la propria croce e dedicando la vita al servizio dei fratelli. Unica e universale, dunque, è questa condizione per entrare nella vita celeste.
Nell'ultimo giorno - ricorda ancora Gesù nel Vangelo - non è in base a presunti privilegi che saremo giudicati, ma secondo le nostre opere. Gli "operatori di iniquità" si troveranno esclusi, mentre saranno accolti quanti avranno compiuto il bene e cercato la giustizia, a costo di sacrifici. Non basterà pertanto dichiararsi "amici" di Cristo vantando falsi meriti: "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze" (Lc 13, 26).
La vera amicizia con Gesù si esprime nel modo di vivere: si esprime con la bontà del cuore, con l'umiltà, la mitezza e la misericordia, l'amore per la giustizia e la verità, l'impegno sincero ed onesto per la pace e la riconciliazione. Questa, potremmo dire, è la "carta d'identità" che ci qualifica come suoi autentici "amici"; questo è il "passaporto" che ci permetterà di entrare nella vita eterna.
Cari fratelli e sorelle, se vogliamo anche noi passare per la porta stretta, dobbiamo impegnarci ad essere piccoli, cioè umili di cuore come Gesù. Come Maria, sua e nostra Madre. Lei per prima, dietro il Figlio, ha percorso la via della Croce ed è stata assunta nella gloria del Cielo, come abbiamo ricordato qualche giorno fa. Il popolo cristiano la invoca quale Ianua Caeli, Porta del Cielo. Chiediamole di guidarci, nelle nostre scelte quotidiane, sulla strada che conduce alla "porta del Cielo".



Note:

(*) La terza tentazione: amare Dio con tutte le forze. Significa amare Dio con tutto il mio denaro, offrendo a lui il mio denaro. Sapete che anche noi abbiamo debiti; quando facciamo la convivenza degli itineranti a Porto S. Giorgio sempre ci lasciano un debito di 250 mila o 300 mila euro. Non so quanti debiti abbiamo adesso, lo saprà Giampiero [NdR: Donnini]. Senza il vostro aiuto ho pensato che non avremmo potuto evangelizzare, e spero che ci diate qualcosa. Il Signore ce li darà. In Spagna, alcune persone anziane hanno lasciato qualcosa in eredità alla Fondazione. In Italia, no! Non abbiamo una lira: forse qualche anziano, che ha qualcosa in banca, lo può lasciare per l’evangelizzazione, li usiamo solo per evangelizzare. È chiaro che se faccio la convivenza degli itineranti e siamo 1000, per 10 giorni, sono 500 € a persona; l’equipe è formato dalla coppia e dal ragazzo, sono 1500 € e non li hanno. Allora che facciamo? Non facciamo più convivenze degli itineranti? Non vi sto chiedendo soldi, vi racconto la situazione. È vero che dobbiamo sempre vendere i nostri beni, sempre dobbiamo dare del denaro perché sempre ci attacchiamo ad esso. QUESTA L'ESPERIENZA FOTOCOPIA: Mi ha impressionato quella cosa che ci ha scritto una famiglia in missione in Cina: una coppia cinese stava divorziando, avevano già fatto il Secondo Scrutinio, hanno parlato con i catechisti e questi gli hanno detto che non potevano più continuare il cammino se si divorziavano e gli hanno profetizzato che la loro vita sarebbe stata un inferno. La moglie ha riconosciuto che la sua vita era un inferno e ha parlato con il marito e sono andati a ritirare l’istanza per il divorzio. Sono ritornati in Cammino. Sapete che hanno detto ai catechisti? Questo ci è successo perché non abbiamo voluto vendere i nostri beni quando ce lo avete detto perché tutti e due abbiamo un grande amore al denaro e per il denaro ci siamo odiati. Vedete? Le famiglie che sono in missione non hanno soldi, non hanno niente, sono un esempio per noi. Abbiamo deciso di vendere tutto e vivere come queste famiglie in missione. Riconoscevano che la causa di tutto era il denaro, l’amore al denaro.
È Parola di Kiko
Rendiamo grazie a Kiko

41 commenti:

Valentina Giusti ha detto...

Non chiamerei in causa i protestanti che credono sì nella salvezza per sola Fede, ma tengono in gran conto le opere che Gesù ci ha indicato.
Questa metodologia che viene insegnata in cammino, nella quale il sacrificio per entrare nella porta stretta è addirittura biasimato, e la virtù viene considerata autentica solo se senza sforzo, è qualcosa di diverso.
Da un lato, sembrerebbe liberatorio, perché toglie dall'ansia del dover essere buoni: ed infatti è per questo che il cammino viene subito abbracciato con gioia, il messaggio è "Dio ti ama come sei e non ti chiede nulla".
Poi, con il tempo, ti accorgi che questa via larga e comoda, ti toglie il dono principale che ci fa essere cristiani, cioè, oltre a sapere che Dio ci ama, essere consapevoli di come amarLo a nostra volta.
Essere graditi a Dio comincia a dipendere da degli atti che vengono imposti dai catechisti, che da ignoranti portatori dell'annuncio, divengono sapienti guide spirituali (sempre telecomandate da altri, mamotreti o ordini estemporanei che provengono dal comitato direttivo).
Quindi la vendita dei beni, atto unico dicono, ma che Pax ci spiega viene invece anticipato e poi ripetuto alla fine del cammino, la dazione della decima, atti di culto personale che di volta in volta vengono calati dall'altro (ora per esempio leggo di una novena per l'anniversario della morte di Carmen: una novena! Religiosità naturale, ci hanno sempre insegnato. Ora invece, per una santa sulla carta -quella dei suoi strani diari- improvvisamente diventa un atto consigliato).
In conclusione, dopo aver convinto le persone di essere nel regno dell'autenticità e dello spontaneismo, liberi da quei precetti -davvero pochi, quelli obbligatori- che la Chiesa ci consegna, vengono inventati di sana pianta delle "prove" che, se non vengono completate in modo soddisfacente (e questo naturalmente lo stabiliscono i catechisti) decretano la tua morte spirituale, la cacciata dal recinto dei credenti.
E, chissà perché, i soldi sono al centro di tutte queste prove.
Comunque, hai voglia a parlarne, questi sono metodi comuni un po'a tanti. Per questo, Gesù ci invita a guardarci dall'imboccare la strada larga, che si associa sempre ai pastori malvagi che maltrattano il gregge.

Anonimo ha detto...

..........kiko dice che il vescovofaraone di LIVORNO si e' COMMOSSO leggendo il libro.....

....pero' non dice quanti bigliettoni da 500 euro gli hanno fatto trorvare fra le pagine........

Anonimo ha detto...

Parlare con un catecumeno pienamente convinto è come voler spiegare ad un qualsiasi animale,cane,gatto, che 2+2=4.
Appena parli e pensi loro si chiudono in nel loro stai giudicando,non vedi i tuoi peccati e sei il demonio...se poi ti permetti di metter bocca sul non senso della decima ecco che incominciano a raccontare le favole di miracoli,problemi risolti perché loro si sono affidati...ho capito che è inutile sprecare parole con loro e dire la tua,non c'è dialogo confronto,sono dittatori della verità,solo loro hanno parola di verità!
Ex fratello

Anonimo ha detto...

Sono degli UTILI IDIOTI. Permettono agli ISAIA GEREMIA BARUC ecc.di fare una vita da pascia'sulle loro spalle.Più idioti di così...

by Tripudio ha detto...

La questione del vendere i beni, nel Vangelo, non è di carattere economico ma spirituale, come si può notare in particolare nel caso del giovane ricco: i suoi "molti beni" gli erano di ostacolo al consacrarsi pienamente al Signore (Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea erano certamente ricchi, ma a loro non è stato chiesto di vendere i beni). Leggiamo infatti che Gesù lo amava già solo per la sua dirittura morale - dunque mentre era ricco, era già amato dal Signore perché ne osservava le leggi (e non era amante degli sfarzi e degli sprechi). Solo che il giovane desiderava di più (oggi sembrerebbe qualcosa del tipo: "desiderava farsi monaco"): i suoi beni erano di ostacolo, perché prima o poi avrebbero reclamato la sua presenza (oggi diremmo: il monaco che non ha tagliato i ponti col mondo, prima o poi viene richiamato dal mondo a gestire quei beni di cui non si era liberato), per questo il Signore gli ha detto di sbarazzarsene donandoli ai poveri (oggi diremmo: per entrare in monastero ha venduto i suoi beni e dato tutto ai poveri, cioè l'aspirante monaco si è assicurato di togliersi la principale tentazione di tornare nel mondo e contemporaneamente si è assicurato un tesoro in cielo).

La povertà, nella mentalità cattolica, non consiste nell'impoverimento (per questo consideriamo eroismo chi per vero amore del Signore riesce a liberarsi persino di ciò che gli era personalmente necessario - come la vedova al tempio, come Martino di Tours, come Francesco d'Assisi...). La virtù della povertà consiste nell'avere esattamente ciò che serve per compiere il proprio dovere davanti a Dio, per seguire la propria vocazione. Questo significa -per esempio- che l'auto "di lusso" di quel tale chirurgo è povertà, perché quando viene chiamato per un'operazione urgente e piove a dirotto o nevica, non deve rischiare che il motore non parte o che le ruote slittano o che un qualsiasi altro problema tecnico lo faccia arrivare tardissimo e stanchissimo.

Inoltre l'impoverimento economico non costituisce povertà. Un "povero" (in senso economico e sociale) potrebbe essere attaccatissimo di cuore a pochi spiccioli (o a qualcosa di materiale o immateriale ma mondano). L'elemosina non consiste banalmente nel donare a chi non ha (il "povero" in questione potrebbe star bramando di raggiungere quei fatidici cinque euro e novanta per comprarsi una bottiglia di vodka con cui ubriacarsi), ma nel donare in modo intelligente e mirato a chi è riconosciuto veramente nel bisogno (l'intelligenza è un talento - che come tutti i talenti non va mai sotterrato o "circonciso"). Fino a non troppo tempo fa la Chiesa indicava come «poveri vergognosi» coloro che erano oggettivamente in stato di indigenza ma che per dignità e vergogna non osavano chiedere nulla. Ho presente uno di questi, incontrato in un santuario mariano qualche settimana fa, un pensionato minimo che dopo fitto e bollette gli restano sì e no cento euro al mese per mangiare e vestirsi e tutto il resto. Uno che se avesse cinque euro in più al mese noterebbe alquanto la differenza. Ebbene, si vergognava a dirlo.

In particolare, per quanto un "itinerario di riscoperta" possa essere percepito come importante per la propria vita, non deve diventare una tassa mangiasoldi. Per esempio, se uno è sposato, non può e non deve dare il "dieci per cento al mese" del proprio stipendio togliendolo alla famiglia che ha formato col sacramento del matrimonio, anche se in teoria potesse permettersi di accollarsi una tassa del genere. La "decima" neocatecumenale è un impoverire la famiglia, cioè pretendere che il Cammino abbia più importanza del sacramento del proprio matrimonio e della vocazione a cui Dio singolarmente ci chiama. Il buon cuore fa grandi opere senza accorgersene perché procede per piccoli passi, non perché abbia ottemperato all'interminabile lista di doveri e divieti imposti in nome di un "itinerario" coperto di segretezza.

roberta salerno ha detto...


Grazie @Pax,

per questa descrizione dettagliata della prassi neocatecumenale.

Posso confermare che, relativamente alle tappe che ho vissuto, anche da me tutto si è svolto come tu hai descritto.

In particolare, mi viene da pensare a quel gesto di rivolgersi direttamente ad demonio .. è una cosa che, ripensandoci adesso mi fa rabbrividire , spero che a causa di questo gesto non si sia avvicinato di più .. ma confido nella protezione del Signore Gesù (“nel suo Nome ogni ginocchio si pieghi, in Cielo, in terra e sottoterra e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore a gloria di Dio Padre”) che sa che la maggior parte di noi non sapeva quello che stava facendo e che lo abbiamo fatto per un malinteso senso di “obbedienza”.

Per quanto riguarda le collette, non sapevo della “tradizione orale” ma penso di poter dire che per nessuno di noi faceva molta differenza la spiegazione che davano .. nella mia comunità mai nessuno ha avuto, non dico da protestare, ma neanche da domandare “per che causa ESATTAMENTE verranno usati questi soldi”.

Riflettendoci ora, quando si fanno le collette in Chiesa (o anche in altri gruppi cattolici, come ho potuto direttamente constatare) non avviene così: se la raccolta è per la Parrocchia viene specificato se è per i poveri o per altra necessità particolare; se viene chiesto di contribuire ad 1 opera per cui è necessaria una certa spesa si viene ogni volta aggiornati su come tale opera sta procedendo, sulla cifra di volta in volta raggiunta e sul risultato finale.
Questo viene insegnato anche ai bambini del Catechismo che , ad esempio quest’anno in Quaresima hanno contribuito, con la vendita di oggettini da loro costruiti, alla ricostruzione nella città di Aleppo e si sono tenuti in contatto via Skype con la parrocchia siriana, fino al bellissimo collegamento che mostrava la gioiosa Festa della Pasqua in mezzo alla distruzione della guerra!

Questo è un insegnamento educativo, per bambini ed adulti, sul vero valore del “denaro” , non solo come frutto del lavoro, ma come frutto da “condividere” che non significa “buttare via”!

Invece, quello che capivo dei soldi quando ero in comunità era, non che dovevano essere usati per “fare del bene a chi ne ha bisogno” ma dovevano essere dati “per fare del bene a noi stessi” cioè (a parte necessità particolari di noi fratelli di comunità che devo dire sono state sempre considerate) liberarci dalla loro “schiavitù” …… ( quindi, avrei anche potuto buttarli direttamente nella spazzatura … come mai questa soluzione non è stata mai proposta? ..)

Mi fa sorridere poi la raccomandazione di “litigare” .. è proprio così!

Ce lo dicevano sempre!

Siccome nella mia comunità (soprattutto prima che cominciassero le “fusioni”) andavamo più o meno tutti d’accordo, ci sgridavano sempre per questo e allora alcuni si arrampicavano sugli specchi per “inventarsi” dei motivi di litigio.
Ricordo 1 convivenza dove uno mi attaccò perché mi ero rifiutata di preparare i fiori (quando altre 2 persone si erano dichiarate disponibili) … io alla fine mi arrabbiai perché .. non lo ritenevo 1 motivo serio per farne una lunga discussione! E così facendo mi sono prestata al litigio .. obiettivo raggiunto!

Che metodo “educativo” credono di usare questi “catechisti” facendo così? Altro che educatori .. sono solo seminatori di zizzania!

Grazie per aver messo il discorso di Benedetto XVI sulla “porta stretta” (vangelo di questa giornata) , la trovo sempre una cosa positiva che vengano pubblicati i discorsi pubblici fatti dai Papi, vescovi, pastori della Chiesa in genere .. come anche i vari documenti, lettere ecc … in modo che ognuno
possa, senza pensare di essere “indirizzato” nell’interpretazione, porsi liberamente davanti a queste parole e chiedersi:

Cosa vuol dire?

Grazie a tutti.

Roberta

roberta salerno ha detto...

@Valentina

Molto interessante il tuo commento, è un’osservazione molto profonda che hai fatto sull’ “evoluzione ” che avviene nel cammino tra l’inizio e il proseguio.

Penso proprio che
“Dio ti ama così come sei”
sia un’esca per attirare le persone in questo che, in fin dei conti, è davvero un “cammino”, ma non di riscoperta del Battesimo, bensì di collocamento in una setta.

Nella prima fase, che non chiamerei del “precatecumenato” bensì dell’ “adescamento” ti viene trasmesso un senso psicologico di “liberazione” dal doversi comportare “bene” perché ciò viene sempre visto come “moralismo” .

Così avviene quello che tu hai ben detto:

“Poi, con il tempo, ti accorgi che questa via larga e comoda, ti toglie il dono principale che ci fa essere cristiani, cioè, oltre a sapere che Dio ci ama, essere consapevoli di come amarLo a nostra volta.”

E’ logico che sia così perché l’ amore è per sua natura “relazionale” , non può essere a senso unico, non solo si accetta di riceverlo ma anche si dà e questo vale anche nel rapporto con nostro Signore sebbene il Suo sia un Amore infinito e il nostro l”amore piccolo di creature.

Gesù , volendo essere uomo, non ha forse voluto rendere la strada dell’”AMARE” possibile anche per noi?
Nel vangelo di oggi ci precisa anche che questa strada o porta è “stretta” e questo secondo me (a parte che ricordo tante belle spiegazioni di sacerdoti a riguardo come : “la porta è stretta perché ci devi passare da solo, portandoti dietro soltanto le opere d’amore che hai fatto nella tua vita”)
significa che sono chiamata io, in prima persona, a fare una scelta per Dio e non a seguire in modo anonimo una “massa” guidata da qualche improvvisato.
CONTINUA

roberta salerno ha detto...

CONTINUA

Ed ecco allora che nelle fasi successive del “cammino” viene USATO questo bisogno del cuore dell’uomo di corrispondere a Dio e come tu dici:

“Essere graditi a Dio comincia a dipendere da degli atti che vengono imposti dai catechisti, che da ignoranti portatori dell'annuncio, divengono sapienti guide spirituali (sempre telecomandate da altri, mamotreti o ordini estemporanei che provengono dal comitato direttivo).”

Infatti, quando sorgeva dentro di me la domanda: “cosa devo fare per mettere in pratica la Volontà di Dio?”
La mia mente “condizionata” mi dava in automatico questa risposta: “quello che ti dicono i catechisti” …

Questa non è fede, non è liberazione, non è amore di Dio: il primo dei Suoi doni che Dio mi chiede di usare è la RAGIONE, per giudicare la realtà, per imparare anche come vivere la fede cioè come pregare, come chiedere, come a Lui rispondere ……

E’ facile, di fronte a 1 problema materiale o a 1 dubbio, 1 tormento interiore, andare a chiedere “cosa devo fare” a un altro che mi darà di sicuro una risposta chiara, sicura , delle vere e proprie “istruzioni per l’uso” ….

Ma una risposta che nel 90% dei casi sarà sbagliata! Perché quel “catechista” è una persona come me, nel migliore dei casi la sua risposta può valere come quella di una persona amica che mi dà 1 suo consiglio, 1 sua opinione, ma soprattutto perché (anche se la sua risposta fosse saggia) è proprio sbagliato il procedimento!

Nessuno può sostituirsi alla coscienza di un altro, al lavoro personale che ognuno deve fare su se stesso, alla fatica che ognuno DEVE fare da solo, se gli sta a cuore di vivere la vita in relazione con il Signore, di scoprirLO sempre di più presente, di meravigliarsi sempre di più di fronte alle Sue opere sempre NUOVE.

Certo si fa più FATICA a mettere in uso la propria capacità di ragionare e a seguire il desiderio di Lui che si scopre nel proprio cuore, a prendersi la responsabilità delle proprie decisioni senza attribuirle a dei “catechisti” al di fuori di noi come scusa per tacitare la propria coscienza quando ti accorgi di aver fatto scelte sbagliate;

ma questa fatica è una cosa ottima, è una cosa, questa, che darà il centuplo!
Perché ti accorgi che tutto ciò che ti viene dal fare così è qualcosa di “vero” un “tesoro” che non ti sarà tolto da nessuno, una modalità di vivere la vita che può dar gusto ad ogni cosa, che può farti attraversare le vicende tragiche della tua vita perché ti affidi veramente a Colui che ti “salva dalle acque” e non perché ti affidi al compimento di PRECETTI imposti da dei “catechisti” che si sono AUTOATTRIBUITI l’autorità e la capacità di entrare nel tuo cuore dove solo Dio deve entrare.

Infatti, conclude bene Valentina:

“In conclusione, dopo aver convinto le persone di essere nel regno dell'autenticità e dello spontaneismo, liberi da quei precetti -davvero pochi, quelli obbligatori- che la Chiesa ci consegna, vengono inventati di sana pianta delle "prove" che, se non vengono completate in modo soddisfacente (e questo naturalmente lo stabiliscono i catechisti) decretano la tua morte spirituale, la cacciata dal recinto dei credenti.
E, chissà perché, i soldi sono al centro di tutte queste prove.”

Grazie anche a te, come a tutti gli altri che la fanno questa “fatica” per amore alla Verità e a beneficio del prossimo.

Roberta

Donna Carson ha detto...

Tripudio ha detto:
La "decima" neocatecumenale è un impoverire la famiglia, cioè pretendere che il Cammino abbia più importanza del sacramento del proprio matrimonio e della vocazione a cui Dio singolarmente ci chiama.

Ricordiamo a questo proposito che i catechisti specificano bene che l'elargizione della decima va in automatico, a prescindere dalla situazione in cui si trova la famiglia in quel momento. Ovvero, parole dei catechisti ripetute allo sfinimento, tu la decima la dai comunque, anche quando sei nel bisogno e POI nel caso la chiedi. Assolutamente non si è autorizzati a pensare di non darla per evitare poi di chiederla, ma bisogna darla, e poi chiedere e sperare che la comunità possa darti quello di cui quel mese hai bisogno.
In sostanza si chiede a padri di famiglia di dare parte di ciò che si è onestamente guadagnato (non una parte che si possa decidere autonomamente, ma proprio la decima) anche se fossero soldi non superflui ma che servissero strettamente alle esigenze familiari in quel mese. Dopodichè può essere che quell'esigenza familiare verrà soddisfatta comunque dalla comunità, ma non si può dare per scontato perchè se c'è un'altra esigenza ritenuta a insindacabile giudizio del responsabile prioritaria, il bisogno di quella famiglia che si è tolta il necessario per questo assurdo giochetto delle parti rimane bel bello ignorato.

Osservante Che Osserva ha detto...

Vorrei riflettere su ciò che ha scritto @Valentina Giusti ed indegnamente completare la frase : "Dio ti ama così come sei e non ti chiede nulla" che di per se è vera ma concettualmente incompleta: infatti è vero che nulla ci è chiesto, che Dio non chiede (ovvero non esige, non chiede dazio) nulla, ma è anche vero che, se riusciamo a meditare ed a cogliere il valore profondo di questa frase, se dentro al cuore arriva la scintilla che DIO TI AMA a prescindere, come si fa a non ricambiare (almeno solo cercare di ricambiare) quast'amore immenso da cui siamo "travolti"? Come si fa a rimanere se stessi, a non cambiare di fronte a questa rivelazione? C'è un modo.... purtroppo... Non credere seriamente a questa frase e farne scudo e giustificazione di fronte ad ogni nostra resistenza e staticità, continuando imperterriti la vita di prima, non mettendo mano alla conversione... Continuare a fare i propri comodi usando come scusa che "Dio mi ama così come sono". E' vero che Dio ti ama come sei, ma se non metti mano alla tua vita, Dio può pure amarti, ma la vita rimane quella che è, i gusti non cambiano e tutto quello che facciamo di bene lo facciamo perchè obbligatie non perchè ne proviamo gusto.... LO SFORZO STA NEL VOLERSI CONVERTIRE, STA NEL CERCARE DI CAMBIARE ROTTA E ANDARE VERSO CRISTO! POI CRISTO CAMBIERA' I NOSTRI GUSTI, MA VERSO CRISTO DEVI DECIDERE DI ANDARCI!

Nicola ha detto...

X Anonimo delle 12.54:

Esatto. Come tutte le sette, il CNC è un "ecosistema chiuso", che si autodifende nella maniera più elementare e primitiva che esista, cioè bollando come "cattivi" tutti quelli che sono fuori. La difficoltà di instaurare un dialogo con una persona all'interno di una setta è proprio dovuta a questo fattore: qualsiasi critica che provenga dall'esterno, che sia un insulto, una domanda a trabocchetto, una critica costruttiva, una supplica, una domanda realmente curiosa ma che tocca un tema scottante, ecc., viene percepito come "influsso diabolico". Ed è irrilevante, per l'adepto, chi sia a pronunciarsi: potrebbe persino essere un genitore, il coniuge, o un figlio, ma comunque in quel momento "il demonio sta parlando per bocca sua". Non sottintendono che ci sia una possessione in corso, ma che semplicemente il demonio stia usando quella persona per cercare di destabilizzarti (quante volte si sentono discorsi del genere nel CNC? Come quando un padre malato o un esame all'università di impedirebbero di partecipare a una convivenza?).
Ovvio che, con delle premesse del genere, instaurare un dialogo sia impossibile: qualsiasi critica, anche gentile, viene immediatamente cestinata, neppure ascoltata, perché tanto "il demonio mente sempre, e sta parlando per bocca sua".
Come si ottiene questo risultato? Semplice: vietando, nella maniera più assoluta, la libertà di pensiero all'interno del gruppo. Sì, molti camminanti diranno di avere opinioni personali riguardo vari argomenti, ma non differiscono mai in modo eccessivo dall'opinione "di regime". Ed è ovvio che, riguardo alle iniziative del CNC, il consenso debba essere TOTALE: chiunque, all'interno, critichi le iniziative dei catechisti, subisce una reprimenda immediata che lo rimette in riga.
Per questo, purtroppo, non è possibile aiutare chi è in una setta, se non standogli vicino e mostrandogli ogni giorno che anche fuori dal suo gruppo ci sono brave persone, che sono felici anche senza infilarsi in un vicolo cieco come il CNC. Ma oltre a questo, di più non si può.

Anonimo ha detto...

Roberta Salerno scrive:
"Nessuno può sostituirsi alla coscienza di un altro, al lavoro personale che ognuno deve fare su se stesso, alla fatica che ognuno DEVE fare da solo, se gli sta a cuore di vivere la vita in relazione con il Signore, di scoprirLO sempre di più presente, di meravigliarsi sempre di più di fronte alle Sue opere sempre NUOVE.

Certo si fa più FATICA a mettere in uso la propria capacità di ragionare e a seguire il desiderio di Lui che si scopre nel proprio cuore, a prendersi la responsabilità delle proprie decisioni senza attribuirle a dei “catechisti” al di fuori di noi come scusa per tacitare la propria coscienza quando ti accorgi di aver fatto scelte sbagliate;

ma questa fatica è una cosa ottima, è una cosa, questa, che darà il centuplo!
Perché ti accorgi che tutto ciò che ti viene dal fare così è qualcosa di “vero” un “tesoro” che non ti sarà tolto da nessuno, una modalità di vivere la vita che può dar gusto ad ogni cosa, che può farti attraversare le vicende tragiche della tua vita perché ti affidi veramente a Colui che ti “salva dalle acque” e non perché ti affidi al compimento di PRECETTI imposti da dei “catechisti” che si sono AUTOATTRIBUITI l’autorità e la capacità di entrare nel tuo cuore dove solo Dio deve entrare."
Mi ritrovo completamente in ciò che hai detto, i consigli di altri possono aiutare,ma il nostro migliore consigliere è la nostra coscienza perché ispirata dallo spirito Santo,quello vero,perché ognuno di noi ha una sensibilità e dei tempi diversi,non siamo stampini uguali come ci vogliono in comunità!
Grazie per la tua analisi,grazie a Pax per il post e grazie a tutti perché i vostri commenti mi aiutano finalmente a riprendere la strada giusta verso Dio!
Ex fratello

Anonimo ha detto...

Va', vendi tutto ciò che hai e dàllo ai poveri......scusate ma sono io scemo o Gesù parlava per metafore???
Oppure siete voi che tentate di addomesticare il Cristianesimo???

by Tripudio ha detto...

Il commento delle 20:12 dimostra che quando un neocatecumenale è accecato dall'odio, non riesce a vedere nemmeno il Vangelo.

Sì, Gesù parlava anche per metafore. Più esattamente, in parabole. Pensate un po', dovette spiegare a Nicodemo cosa significa rinascere.

Dunque, secondo il cretino delle 20:12, Gesù «tenta di addomesticare il Cristianesimo».

Ma lasciamo stare. Chiediamo piuttosto all'anonimo coniglio delle 20:12 come ha applicato il Vangelo di Matteo, capitolo 18:

«[8] Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno.

[9] E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco. »


Allora, finora quante mani ti sei tagliato? Quanti piedi? Quanti occhi ti sei cavato?

by Tripudio ha detto...

Tutta la segretezza di Don Kikolone finisce crolla miseramente di fronte a... internet.

Ecco un altro articolo di Chuck White sul "marito secondo Kiko".

Lorenzo ha detto...

Ai poveri appunto, non a chi possiede appartamenti da oltre un milione di euro

fab ha detto...

C V II - Dignitatis hunanae: " Questo sinodo dichiara che la persona umana ha diritto alla libertà religiosa. Tale libertà consiste in questo, che tutti gli uomini devono essere immuni dalla coercizione da parte sia dei singoli, sia di gruppi sociali, sia di qualsivoglia potestà umana, in modo tale che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza" 7 dicembre 1965 dh 424

Pietro (NON del Cammino) ha detto...

Anonimo delle 20 e 12:

vuoi giocare a prendere alla lettera il Vangelo?

Bene: TU hai venduto TUTTO (e lo hai dato ai POVERI, quelli veri)?
Hai venduto anche l'auto con la quale lavori e gli occhiali se li porti? No, eh?

Hai fatto bene. Anche perché il vendere tutto per darlo ai POVERI, quelli veri, Gesù non lo ha detto a tutti, ma al giovane ricco, uno che ha chiamato a seguirlo, un po' come, oggi, chiama i frati e le suore.
All'ex indemoniato di Gerasa che voleva seguirlo, ha invece detto di RIMANERE e testimoniarlo. A Giairo non ha detto nulla e neanche all'emorroissa e alla samaritana. Nemmeno a Zaccheo.

Chi ha famiglia e vende casa andando ad abitare sotto i ponti, commette un furto verso i suoi famigliari.

Servire Dio con tutto ciò che si possiede (il vero "proprietario di tutto è Dio), è altro dal vendere tutto per far diventare Kiko il nuovo proprietario di tutto.

Il tuo errore, condannato dalla Chiesa, ha il nome di FONDAMEMENTALISMO. E' tipico dei protestanti.
So che non viene da te, ma dal Cammino. Per questo accostare il Cammino ai protestanti non è così illegittimo come credi, perché il pericolo esiste.
Tieni presente che quando mi riferisco ai protestanti non ho alcuna forma di disprezzo o superiorità verso di loro, ma se lo sono, perché far finta di niente?

D.D. ha detto...

x Fab 23:06

Questo articolo del CVII che riporti è una specie di occhio del ciclone... i neocatecumenali lo violano e, allo stesso tempo, se ne servono largamente (senza mai nominarlo ovviamente) per strappare le persone alle "grinfie" della Chiesa "matrigna" la quale (messaggio NC assorbito dai camminanti): "non viene mai incontro alle tue esigenze! Ti opprime con dogmi, precetti e formule vuote da imparare a memoria! Ti impedisce di credere a ciò che senti, a ciò che hai gustato e sperimentato! Tarpa la tua creatività spirituale! Ti impone delle relazioni ipocrite sforzate dove non c'è Dio!... etc ...Sentiti libero (altra bella contraddizione)! Vieni da noi!".
Dal punto di vista della Fede, confusione gigantesca e massacro.

Michela ha detto...

se dentro al cuore arriva la scintilla che DIO TI AMA a prescindere, come si fa a non ricambiare (almeno solo cercare di ricambiare) quast'amore immenso da cui siamo "travolti"? Come si fa a rimanere se stessi, a non cambiare di fronte a questa rivelazione?

Ho guardato lo streaming della presentazione del libro di Kiko a Trieste ed è evidente perché nel cammino l'amore ha solo una direzione ed è diretto da Dio all'uomo e non viceversa: perché tutto il cammino è modellato sulla personalità narcisistica di Kiko per cui lui è al centro. Nella suo raccontarsi parla solo di sé, Dio o Lo Spirito Santo sono realtà in quanto lo aiutano. Il metro di tutto è lui stesso e la sua capacità di 'comporre', dipingere e di scrivere sono prove del fatto che Dio esiste e gli ha dato queste meravigliose facoltà, Già parla di se stesso come se la sua santità fosse qualcosa di inevitabile, proprio per tutto ciò che ha costruito e fatto nella vita.
Ad uno sguardo superficiale potrebbe sembrare la persona più umile del mondo, ma in realtà parla solo di se stesso, di come si sente, delle sue paure, delle sue difficoltà, delle sue crisi. E' rimasto un adolescente narcisista. E come lui sono pure tutti i neocat che si rispecchiano in questa sua visione dell'esistenza.
Da un punto di vista religioso è un pagano che chiede ed aspetta continuamente prove da Dio che lo confermino, e queste conferme divine sono il successo umano, i numeri ecc. ecc.

Michela ha detto...

A Fab
per gli stessi motivi sopra esposti non si può parlare di coercizione nel cammino. Perché c'è una collusione tra narcisismo dei fondatori e narcisismo ( in forma diversa) degli adepti.

Lo sciocco interlocutore del 27 giugno 2017 è probabilmente uno dei cosiddetti piccoli del cammino, eppure si ritiene un gigante della fede perché 'ha dato' un segno grande separandosi dai beni. Oovviamente quelli materiali, perché nel cammino contano solo le cose materiali.

Mav ha detto...

In altre occasioni avevo già detto che se un qualsiasi catecumeno si raccontasse come si racconta Kiko i suoi catechisti lo farebbero a sale. Mi aveva nauseato il video della convicenza di I.C. proprio per quello, troppi io qui, io lì. E da lì il delirio sulle parrocchie con la scusa delle "accentuazioni pastorali" citate nell'annuncio di quaresima o Pasqua non mi ricordo.
In cuor mio, nonostante tema i contraccolpi per tutte le persone più semplici, mi auguro che imploda tutto al più presto.

Pax ha detto...

Voglio tornare al Papa Emerito Benedetto XVI
"è sempre in agguato la tentazione di interpretare la pratica religiosa come fonte di privilegi o di sicurezze"
Esattamente quello che fa Kiko con la sua prassi di consegnare, nelle tappe del cammino, la parola da compiere, come abbiamo dimostrato, in particolare la parola sui beni. Kiko da ad intendere che solo chi fa il SUO cammino può definirsi un cristiano che compie la parola.

"In realtà, il messaggio di Cristo va proprio in senso opposto: tutti possono entrare nella vita, ma per tutti la porta è "stretta". Non ci sono privilegiati. Il passaggio alla vita eterna è aperto a tutti, ma è "stretto" perché è esigente, richiede impegno, abnegazione, mortificazione del proprio egoismo"
Cristo, dice il Papa, parla A TUTTI e indicando la porta è stretta che è PER TUTTI, altro che di vendere i beni, a questo proposito parla di ciò che nel cammino mai abbiamo ascoltato:
IMPEGNO
ABNEGAZIONE
MORTIFICAZIONE


" Nell'ultimo giorno - ricorda ancora Gesù nel Vangelo - non è in base a presunti privilegi che saremo giudicati, ma secondo le nostre opere. Gli "operatori di iniquità" si troveranno esclusi, mentre saranno accolti quanti avranno compiuto il bene e cercato la giustizia, a costo di sacrifici. Non basterà pertanto dichiararsi "amici" di Cristo vantando falsi meriti: "Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze" (Lc 13, 26)"
Nessuno potrà vantare falsi meriti "abbiamo venduto i nostri beni, quando Kiko ce lo ha chiesto, abbiamo assiduamente ascoltato la sua predicazione" Ma saremo giudicati per le OPERE DI BENE e per aver RICERCATO LA GIUSTIZIA
A COSTO DI SACRIFICI. Delle opere di bene abbiamo più volte parlato in relazione a cosa ne pensa Kiko, per quanto riguarda la Giustizia egli dice che dietro ogni richiesta di giustizia c'è il demonio, infine cosa dire dei SACRIFICI necessari per perseguire le une e l'altra? Inutile spendere altre parole.

"La vera amicizia con Gesù si esprime nel modo di vivere: si esprime con la bontà del cuore, con l'umiltà, la mitezza e la misericordia, l'amore per la giustizia e la verità, l'impegno sincero ed onesto per la pace e la riconciliazione. Questa, potremmo dire, è la "carta d'identità" che ci qualifica come suoi autentici "amici"; questo è il "passaporto" che ci permetterà di entrare nella vita eterna"
Ecco il "passaporto" per la vita eterna, la "carta d'identità" dice il Papa. A parte tutto il resto, di nuovo Egli Parla di GIUSTIZIA e parla di VERITÀ, due cose che Kiko tiene ben distanti da se'.

CONTINUA

Pax

Pax ha detto...

CONTINUA

Conclude Benedetto XVI, obiettivo e diventare come Gesù miti e umili di cuore, la Via sicura è passare per Maria, che tra i suoi titoli è invocata dai cristiani come Ianua Coeli, Porta del Cielo, che a Gesù ci conduce, in modo certo.
Mi domando, come può essere apparsa a Kiko la Vergine Maria per suggerirgli un cammino gnostico, di fango e conoscenza, attraverso il quale divenire cristiani adulti nella fede?
Un cammino che ha come fulcro il "vendi i tuoi beni"? Che contempla questa come LA PAROLA da compiere altrimenti neanche si può iniziare ad essere cristiani? Chiaro che, visto che solo i neocatecumeni la vivono così, essi soli sono i veri cristiani, casta privilegiata, attuando alla fine tutt'altra cosa di quello che la Chiesa ci indica come cammino, ci mostra come "porta stretta" da attraversare, un vero disastro.
E penso, in conclusione, con dolore a tanti gesti fatti durante il cammino, spinti dal martellamento kikiano e stando lì, almeno parlo per me, con vivo desiderio di fare le cose per bene, di compiere la Parola con cuore sincero, quando ancora io pensavo che fosse cosa buona è vera!.
Di quante cose care della mia famiglia, oggetti pieni di valore affettivo e anche di valore economico, mi sono disfatta!
E non bastava mai, sempre dovevi ricominciare daccapo, per poi accorgerti alla fine, solo alla fine, di essere stata attirata in un grande inganno, capendo, con dolore, di aver dato, invece che ai veri poveri, a Kiko e al Cammino la parte più consistente di quello di cui pian piano ti liberavi! Si questa piccola confessione voglio metterla in comune con voi.
Il Signore, Lui solo, mi ha consolata, mi ha aiutato a superare anche questa amarezza, Lui che guarda il cuore dell'uomo e raccoglie ogni singola lacrima dei suoi figli.
Perdonatemi.

PAX

Pietro (NON del Cammino) ha detto...

Poiché tutto si può mettere al posto di Dio, perfino l'idea che si ha di Dio, è fin troppo facile dare dell'idolatra a chi non la pensa come te.

Di solito l'IDOLATRIA la si può individuare quando si assolutizza un "metodo" come l'unico o, almeno, il migliore.
E' IDOLATRA chi pensa che, a parte quelli della sua "setta", dagli altri non può apprendere nulla ma può solo insegnare.
IDOLATRA di solito è chi è aggressivo nell'imporre la sua idea perché ha bisogno di molte parole (e ad alto volume), sia per essere per essere esaudito da Dio, sia per "convertire" gli altri.

Tipico degli IDOLATRI è dire anche come si deve provare la fede, cime vi fosse un solo modo per rendersene veramente conto.

Il chiedere perdono ad una vecchietta che si è accusata di deviazionismo solo perché dice il Rosario, non sarebbe un bel modo di provare la fede?
E invece no: pare che che per alcuni IDOLATRI l'unico modo atto a fare chiarezza sia quello di regalare soldi a Kiko.
Come se non lo si potesse fare per ricevere gloria umana.
Ma il denaro estorto è segno TIPOCO delle SETTE.

E Kiko: lui come prova la sua fede? Nel regalare il "suo" denaro a Vescovi e a chi lo può favorire?
Ma in tutto questo scorrere di denaro, i POVERI, dove sono?

il Cugino della PULCE PELLEGRINA ha detto...

..... ultimissime dalla domus neocatecumena : kiko sta x fondare una banca.... EL BANKIKO !!!
i fratelli delle comunita potranno versare tramite IBAN decime collette e tutto ..... un sofwtware automatico avvisera' responsabili e catechisti con precisione .... su fratelli.... fate elemosine che fanno sanguinare il cuore....fatevi un tesoro in cielo su.... lasciate che il BANKIKO vi derubi---emh, vi aiuti......
e se ci sono guai niente paura ... lo stato aiuta le banche in difficolta' ...come in veneto!!!

EL BANKIKO.....banca di solo deposito e niente prelievo

stilicone ha detto...

Mi sarebbe gradito conoscer eil vostro pensiero sulle affermazioni del nuovo capo dei gesuiti in ordine al "registratore " e al diavolo

secondo questo articolo di Mario Tosatti
IL DIAVOLO È UN’INVENZIONE SIMBOLICA, PER IL CAPO DEI GESUITI. SE LO SENTISSE SANT’IGNAZIO DI LOYOLA…




Quando ho visto la sua foto ho pensato: “Toh! Massimo, in rotta con Renzi, si è tolto gli occhiali, e si è rifatto una vita nei gesuiti ed essendo bravo l’hanno fatto Preposito”. Il Massimo in questione è D’Alema, mia vecchio compagno di banco al liceo classico Andrea Doria, quando, come dicevamo scherzando, era già iscritto alla segreteria del PCI. Stessi occhi vivaci, pieni di astuzie, stesso sorriso, stesso baffetto vanitoso e ben curato…e anche cose dette– ahimè – mica tanto dissimili.

Il personaggio di cui parliamo è il nuovo generale dei gesuiti, padre Arturo Sosa, già noto alle cronache per aver osservato che al tempo di Gesù non c’erano registratori, quindi non possiamo sapere che cosa ha detto esattamente. Un’affermazione che non cessa di stupirmi per la sua interna logica stringente: dal momento che c’è un tizio che 2000 anni fa non sappiamo che cosa abbia detto con precisione, decido di spendere tutta la mia esistenza in un’associazione creata in suo nome.

Il padre Sosa ha concesso un’intervista a El Mundo, che trovate qui.

In risposta a una domanda sulle donne e la Chiesa, ha detto: “Gesù non ha seguito le norme comuni della donna della sua epoca. Donne lo accompagnarono sempre. La Chiesa non è esistita senza di loro. Per me sono le grandi trasmettitrici della fede. Verrà un momento in cui il loro ruolo si riconoscerà di più. La Chiesa del futuro dovrà avere una gerarchia differente, con ministeri diversi. Mi appello alla creatività femminile affinché entro 30 anni abbiamo comunità cristiane con un’altra struttura. Il Papa ha aperto la porta del diaconato creando una commissione. Poi potranno aprirsi più porte”.

Sul “matrimonio omosessuale” ha detto invece:

“Una cosa è il pensiero pubblico e ufficiale, e altro è ciò che accade nelle comunità. Una cosa è la mia omosessualità, un’altra è il mio compagno omosessuale, che fa parte della mia famiglia, del mio ambiente. Nella vita religiosa ci sono omosessuali e non sono perseguitati, fanno parte della comunità. Il sacramento (del matrimonio, N.D.R.) è un altro tema, una cosa è riconoscere lo statuto civile perché non ci siano discriminazione e un’altra è l’aspetto teologico. I sacramenti non nascono così”.

Infine c’era una domanda sulla relazione fra male e satana: gli si chiedeva se “crede che il male è un prodotto della psicologia umana o proviene da un’entità superiore”.

“Dal mio punto di vista, il male fa parte del ministero della libertà. Se l’esere umano è libero, può scegliere fra il bene e il male. Noi cristiani crediamo di essere fatti a immagine a somiglianza di Dio, per cui Dio è libero, ma Dio sceglie sempre di fare il bene perché è tutto bontà. Abbiamo creato figure simboliche, come il diavolo, per esprimere il male. I condizionamenti sociali anche rappresentano questa figura, ci sono persone che agiscono così perché c’è un ambiente dove è molto difficile fare il contrario”.

Non voglio pensare che cosa avrebbe detto Sant’Ignazio, con quello che aveva scritto – e lungamente – nel discernimento degli Spiriti, chiamandolo il Maligno, Satana, il “nemico dell’umana natura”, e riconoscendogli un’identità precisa, e una volontà di nuocere. Per esempio: “Come il capitano di un esercito, dopo avere piantato la tenda di comando e osservato le postazioni o la posizione di un castello, lo attacca dalla parte più̀ debole, così il nemico della natura umana, circondandoci, esamina tutte le nostre virtù̀ e ci attacca dove ci trova più̀ deboli”.

Alla Chiesa del Gesù, a Roma, quartier generale della Compagnia, si praticavano fino a poco tempo fa, e probabilmente si praticano ancora, esorcismi e preghiere di liberazione.

Padre Sosa è uno dei consiglieri del Pontefice.

Stilicone

Pax ha detto...

@ Anonimo il Cugino della PULCE PELLEGRINA ha detto...

EL BANKIKO.....banca di solo deposito e niente prelievo

Troppo bello! Di solo deposito, una vera kikata! Questi sono unici e inimitabili con le loro trovate, le pensano la notte per il giorno.

Ve bene serata dedicata al buonumore, vogliamo divertirci un poco, vi ripropongo una rivisitazione del gatto e la volpe di Bennato, mai personaggi più adatti per rappresentare il catechista tipo neocatecumenale, che poi il connubio gatto/volpe di Collodi rende bene i carismi complementari che rendono le equipe, specie quelle composte sapientemente da Kiko stesso, così ben assortite, quello che manca all'uno c'è l'ha l'altro,
Antesignano Kiko stesso in equipe stabile con la compianta Carmen, ragazzi, che coppia!

Gentilmente offerto da una mia amatissima compagna di sventura, che mi autorizza a pubblicare è dedicato all'impareggiabile Apostata, già autore di una rivisitazione dello stesso testo, mai dimenticata.

Apostata, dove sei? Un poco ci manchi a rallegrare la marcia!

Quanta fretta, ma dove corri; dove vai
se ci ascolti per un momento, capirai,
lui è il gatto, ed io la volpe, stiamo in comunità
di noi ti puoi fidare...
Puoi parlarci dei tuoi problemi, dei tuoi guai
i migliori in questo campo, siamo noi
è una chiesa specializzata, entra in comunità e vedrai che non ti pentirai...

Noi infanghiamo i peccatori e non sbagliamo mai
noi sapremo sfruttare le tue proprietà
dacci solo i tuoi beni e ti iscriviamo al libro
per la santità!...

Non vedi che è un vero affare
non perdere l'occasione
se no poi te ne pentirai
non capita tutti i giorni
di avere due catechisti
inviati, che si fanno
in quattro per te!...

Avanti, non perder tempo, firma qua
è uno speciale contratto, è una formalità
tu ci cedi tutti i beni
e noi faremo di te
un eletto da superiorità!...

Non vedi che è un vero affare......ecc.

Quanta fretta, ma dove corri; dove vai
che fortuna che hai avuto ad incontrare noi
lui è il gatto, ed io la volpe, stiamo in comunità
di noi ti puoi fidare!....di noi ti puoi fidar!

Pax

by Tripudio ha detto...

Sul caso Sosa c'era un commento di mons. Livi sulla Nuova Bussola Quotidiana (clicca qui) a cui non mi pare necessario aggiungere altri commenti, se non il fatto che viviamo in tempi di grande confusione: mettetevi nei panni di un gesuita di buon cuore, uno che intende prendere sul serio sant'Ignazio di Loyola, e immaginatevi il suo sgomento e la sua desolazione quando il Generale dell'ordine dice cose del genere. Sant'Ignazio aveva ragione a desiderare che i gesuiti venissero perseguitati: quando non vengono perseguitati, ecco cosa succede.

by Tripudio ha detto...

Insomma, sembra di stare ai tempi di Lutero, in cui contadini ignoranti credevano di essere improvvisamente diventati teologi perché infilavano un versetto biblico ogni tre parole che dicevano, proprio come faceva Lutero.

Il cristianesimo non è la religione del libro (come erroneamente aveva creduto persino Maometto).

Il cristianesimo è piuttosto Tradizione. Quando Nostro Signore ha inviato gli Apostoli a fare discepole tutte le nazioni e a battezzare tutte le genti, non ha messo al primo posto le Scritture. Infatti «fare discepoli» implica insegnamento; «battezzare» implica celebrare i sacramenti. La Bibbia - che si può comprendere solo alla luce della Tradizione della Chiesa e del Magistero della Chiesa - non è il punto di partenza, ma solo uno dei sostegni.

I capibastone della cosca neocatecumenale, al pari dei modernisti, detestano l'idea che si possa accedere alla santità perfino da bambini, senza fare tutta la serqua di spremiture di Bibbia, sedute psicanalitiche di gruppo spacciate per liturgia della Parola con risonanze e monizioni, attivismo frenetico e dispendioso (anche in termini di denaro), cerimonialismo "sacro" con mangiata di pagnotte, ecc.

Detestano l'idea che il cristianesimo sia qualcosa di talmente semplice tale da rendere il percorso "al contrario": una volta che riconosci davvero Cristo presente, non riesci a fare a meno di tentare di conoscerLo di più - attraverso la vita sacramentale, attraverso la vita della Chiesa (Tradizione: "ciò che si è sempre fatto"; Magistero: "l'insegnamento immutabile"), e ti accorgi - se ne è accorto perfino qualche grosso catechista del Cammino (che poi ovviamente ha abbandonato il Cammino) che non hai più bisogno della fede "adulta", ma della fede da "bambino" («se non diventerete come bambini...»), una fede non da sazio ma da assetato.

Insomma, detestano l'idea che la fede non sia un punto d'arrivo di un elaborato percorso ("itinerario di riscoperta" o come diavolo vogliano chiamarlo) ma il punto di partenza (una volta che riconosci Cristo presente, desideri di più, e non ti basterebbe mai un "itinerario di riscoperta" che di fatto ti impedisce di accedere ai preziosi tesori della Chiesa: "sei superbo!", ti dicono i supercatechistoni supercafoni del Cammino, "sei religioso naturale!", ti giudicano con sorridente crudeltà).

La fede come "punto di partenza", esatto, perché una bambina di sei anni aveva già capito tutto della vita, aveva capito che amando Gesù e sopportando la malattia nel Suo nome, avrebbe ottenuto un posto in Cielo e numerose grazie per le anime che aveva a cuore. A sei anni. Senza letture bibliche, senza pagamenti di "Decime", senza nessun "percorso di riscoperta". Se Nennolina non fosse morta a sei anni e mezzo, avrebbe naturalmente desiderato di più, conoscere di più l'insegnamento della fede, conoscere di più (mediante la santa Comunione) Cristo, conoscere di più la Chiesa.

Beati pauperes spiritu ha detto...

Per la cronaca il cugino della pulce pellegrina è un umorista semi-serio.

Beati pauperes spiritu ha detto...

Alla faccia del povero Isaia accecato dalla rabbia e sbavante trovo i commenti di Tripudio pieni di saggezza e di insegnamento cattolico. Fosse Kiko tanto chiaro e limpido! Ma non può esserlo altrimenti non sarebbe più lui il centro ma Dio.

Nicola ha detto...

X l'Ex-fratello che scrive il 27 giugno, ore 19.57:

Pienamente d'accordo.
In genere, chi si affida a "gruppi spirituali" come il CNC, lo fa perché sta attraversando un momento di debolezza e profonda insicurezza e confusione: solo questa condizione rende affascinanti dei gruppi che pretendono di avere in tasca la verità rivelata, che smerciano risposte facili, e che hanno solo certezze e mai dubbi. Come scrive Deborah Layton (sopravvissuta al suicidio di massa di Jonestown), "nessuno si unisce a un culto distruttivo consapevolmente": si entra in un gruppo di auto-aiuto, in un gruppo che fa iniziative sociali, oppure in un gruppo "di preghiera" o che percorre un "cammino spirituale". Chi entra, lo fa per cercare di mettere ordine nella propria vita, e non sospetta minimamente cosa lo attende.

Seguire i precetti assoluti e indiscutibili di un gruppo spirituale (come il CNC) è certamente più facile che decidere con la propria testa: nessuna responsabilità, se qualcosa va storto puoi sempre raccontare a te stesso che "hai solo seguito le direttive". E questo i gruppi come il CNC lo sanno bene: credono di essere chissà chi, si danno tante arie, ma sono solo l'ennesimo esempio di infimi spacciatori di risposte facili, di soluzioni semplici, e di certezze incrollabili.
Perché "spacciatori"?
Perché tutte queste cose sono come la droga: all'inizio ti fanno stare bene, e hai la sensazione che abbiano risolto tutti i tuoi problemi. Poi, dopo anni, scopri che ti hanno rovinato la vita, e che l'unico modo per risolvere i problemi è affrontarli a modo proprio, e non affidarsi a "ricette preconfezionate" da sconosciuti.
Ma, come dicevo, questo il CNC lo sa bene: e come tutti gli spacciatori che si rispettino, sanno quali sono i bisogni dei clienti, e sanno come tirarli a sé.

by Tripudio ha detto...

Non è mia la saggezza, ma di quelli che mi hanno trasmesso quelle cose e che io mi limito a ripetere.

Riflettendo sulle quali scopro che Lutero, 500 anni dopo l'eresia e la ribellione contro la Chiesa, è come se fosse ancora vivo e scalciante, vista la quantità di persone - talvolta persino in buona fede, spesso persino preti e vescovi - letteralmente ossessionate dall'idea di dover «leggere la Bibbia», come se fosse un libro magico aprendo il quale spunta fuori il versetto magico su misura per la tua preoccupazione del momento (o noia del momento). Parlano e agiscono come se credessero che la fede consiste nell'essere esperti di Bibbia che sproloquiano sulla Bibbia, come quei bambini che gridano "brum brum" credendo di far andare più veloce la bicicletta. E quando un Papa o un vescovo invita a leggere la Bibbia, prendono tale invito come se fosse una necessità assoluta e inderogabile mancando alla quale sparirebbe la fede.

Eppure queste stesse persone fanno esperienza diretta che certe cose si imparano vivendole, non leggendo un libro. Come ad esempio la patente di guida: valgono più mille ore di studio dei quiz patente, o mille ore di esperienza di guida nel traffico?

Mentre alcuni santi si sono formati anche meditando e studiando accuratamente la Bibbia, tantissimi altri sono giunti alla santità limitandosi alla fonte principale - le letture bibliche della Messa.

Proprio adesso leggo che il ciellino Inzoli (meglio noto come "don Mercedes", visto che gli piacevano le auto di lusso) è stato "spretato" a causa delle molestie su minori (qualche tempo fa era prima stato condannato e poi reintegrato, probabilmente grazie a potenti amici con berretta cardinalizia).

Il caso è interessante perché mentre i neocatecumenali proclamano innocente il loro vescovo pedofilo (e perfino Kiko prega per la "persecuzione" del povero pedofilo Apuron), i ciellini che a suo tempo mi parlarono del "loro" Inzoli erano amareggiati e adirati e volevano che venisse spretato subito.

Nicola ha detto...

X Tripudio:

Concordo su tutto.
Inoltre, come molti utenti (te compreso) hanno fatto notare, nel CNC vige la pratica di "aprire" la Bibbia a caso, e leggere il primo versetto che si trova per avere la risposta a un problema della vita. Praticamente, trasformano il testo sacro in una specie di oracolo: ci può essere qualcosa di più pagano di questo? E loro danno dei pagani agli altri!
Forse pensano che, visto che per "oracolizzare" usano una Bibbia, l'oggetto sacro in sé garantirà una sorta di "collegamento" con il Signore: detta in altri termini, la presenza della "cosa sacra" all'interno del loro ridicolo rituale garantirebbe la genuinità dello stesso.
Se è così che la pensano, vorrei far notare loro che ci sono un sacco di forme di magia nera, diffuse ad esempio ad Haiti o in America Meridionale, dove per effettuare maledizioni, incantesimi, oracoli, o corbellerie varie, si usa (o dovrei meglio dire SI ABUSA) di crocifissi, immagini di santi, oggetti consacrati, ecc.
Dal mio punto di vista, il katekiko che apre la bibbia a caso per trovare una risposta non è molto diverso dallo stregone che tira un crocifisso per aria e deduce una risposta a seconda di come cade.

Michela ha detto...

Perché tutte queste cose sono come la droga: all'inizio ti fanno stare bene, e hai la sensazione che abbiano risolto tutti i tuoi problemi. Poi, dopo anni, scopri che ti hanno rovinato la vita, e che l'unico modo per risolvere i problemi è affrontarli a modo proprio, e non affidarsi a "ricette preconfezionate" da sconosciuti.

NIcola, condivido sostanzialmente la tua analisi. Soltanto non credo che si entri nel cammino in un momento di debolezza, ma credo che che tutti quelli che fanno il cammino abbiano una certa struttura di carattere che li porta ad affidarsi a qualcuno o a un sistema di idee, piuttosto che cercare autonomamente la propria strada proprio perché, come dici tu, avvertono il bisogno di mettere ordine in se stessi.
Vi è comunque una certa consapevolezza del fatto che si supereranno i limiti del buon senso perché fin dall'inizio ti propongono un contratto: noi ti daremo la felicità e tu in cambio ci dai il tuo tempo e il denaro. Se accetti c'è la prima convivenza in un week-end lontano da casa che comporta la spesa per un albergo confortevole.

Poi con gli anni si instaura la dipendenza come se si fosse dei drogati, si ha bisogno del clima festoso e, secondo me, sono anche i canti che fanno scattare in noi un senso di beatitudine, quasi un comando inconscio che manda in tilt il cervello, addormenta la ragione e ti fa accettare tutto in cambio di un po' di benessere.

Pax ha detto...

@ by Tripudio delle 00:06

Il caso è interessante perché mentre i neocatecumenali proclamano innocente il loro vescovo pedofilo (e perfino Kiko prega per la "persecuzione" del povero pedofilo Apuron), i ciellini che a suo tempo mi parlarono del "loro" Inzoli erano amareggiati e adirati e volevano che venisse spretato subito.

Ecco, come sempre hai colto il centro del problema Cammino Neocatecumenale, l'ennesimo, direi, in relazione agli scandali.
È vergognoso che siano gestiti dappertutto allo stesso modo, come una consegna anche questa da rispettare sempre, se all'interno si crea una situazione per cui ci sia una vittima e un abusatore, sia egli un presbitero, piuttosto che un catechista o un fratello di lungo corso, quest'ultimo viene sempre coperto - in nome del bene del cammino - e la vittima COSTRETTA A PERDONARE.
Tertium non datur.
Cosa significa questo? Al di là della gravità straordinaria di un simile modo di agire e del fatto che sia estremamente diseducativo, mi ha distrutto per tanti anni vedere la più assoluta insensibilità per simili accadimenti.
Per me può solo voler dire che si è strutturalmente corrotti. Quando si perde completamente la capacità di indignarsi per le ingiustizie, per le angherie, per i soprusi, per le violenze che distruggono gli indifesi e i deboli vuol dire che si è al servizio del male, punto.
Quando si chiude la bocca a chi vorrebbe denunciare, si accusa di nevrosi chi si schiera con i deboli, di moralismo chi reclama, piuttosto, la correzione dei malvagi,
E, ohimè, questo è il c.n..

Pax

Nicola ha detto...

X Michela:

Grazie per la risposta!
Certo, non tutti quelli che entrano nel CNC lo fanno perché passano un periodo di confusione o debolezza: ci sono anche quelli che hanno una determinata struttura di carattere, come dici tu, spesso ricevuta con l'educazione.
Sul fatto che ci sia consapevolezza di qualcosa di storto perché si chiede tempo e denaro in cambio della felicità, non credo che sia corretto: quando qualcuno ti propone qualcosa che ti risolve i problemi e ti dà la felicità, suona perfettamente normale che chieda qualcosa in cambio. Certo, tutti lo sanno che quelle non sono cose che si possono vendere o pagare, ma quando si è in una situazione di estrema infelicità o disordine, in questi "contratti" ci si può cascare anche se si è la persona più lucida e ragionevole del mondo.

Sì, anche secondo me i canti hanno il loro ruolo in quel giochetto perverso: come una litania ipnotica, rintronano la ragione e fanno "spegnere" il cervello, proprio come dici tu. E' come se scattasse il segnale per lasciare la responsabilità delle proprie scelte nelle mani di altri.

Michela ha detto...

In effetti l'animo umano è così complesso che è difficile trovare una spiegazione univoca ed universale per spiegare il fenomeno 'cammino neocatecumenale'

Credo però che si incontrino e si incastrino due dinamiche.
- il cammino lavora sull'amor proprio illudendo le persone di avere una grande missione: in questo senso vedo una corresponsabilità delle parti, per cui il neofita trova attraverso il cammino il mezzo per riscattarsi da qualcosa, per sentirsi migliore degli altri, per dare un senso grande alla sua vita...
- il metodo neocatecumenale chiede di mettere alla prova l'adepto, come fa qualsiasi setta: all'inizio chiede un weekend lontano da casa, poi chiede tempo con gli impegni serali e convivenze domenicali, poi arriva la decima, le lodi mattutine, poi l'andare per le case, poi le piazze. Nessuno farebbe consapevolmente nessuna di queste cose ma se uno obbedisce, queste stesse cose diventano la misura della fedeltà al cammino. Questo meccanismo di 'prove' continue mette l'adepto in uno stato di sudditanza psicologica e di passività perché gli si fa credere che si tratta di una forma di obbedienza dovuta a Dio che dimostra la sua volontà attraverso il cammino.
In questo caso trovo che la responsabilità dell'adepto sia minore proprio perché non comprende più che il cammino è retto da uomini insicuri e quasi atei e confonde il benessere psicologico dato dalla dipendenza con la grazia della conversione. Non dimentichiamo poi che qualsiasi incertezza viene punita infondendo il senso di colpa per cui veramente l'adepto non capisce più la differenza tra bene e male.

Pax ha detto...

@ Michela

- il neofita trova attraverso il cammino il mezzo per riscattarsi da qualcosa, per sentirsi migliore degli altri, per dare un senso grande alla sua vita...

Questo che dici è profondamente vero, non sempre se ne è consapevoli, ma è così.

- confonde il benessere psicologico dato dalla dipendenza con la grazia della conversione.

Anche questo, io non ci avevo mai pensato, quel senso di pace, di appagamento che uno pensa sia dovuto alla natura nuova che si fa strada è semplicemente navigare in mari difficili sapendo che la barca è guidata da altri, che tu ritieni molto esperti, tu devi solo fare il passeggero.

Pax

INFILTRATO ha detto...

D'accordo con l'ex fratello che ha commentato il 27 giugno alle 12,54. Io ne sono uscito tre anni fa', ci si saluta, si scambia qualche parola, ma se provi a parlare per fargli capire le assurdità del CNC cè chiusura totale, anzi sei tu che non sai cosa ti sei perso. L'ultima volta che ci ho parlato ho saputo che un ragazzo della comunità di cui facevo parte, uno dei più lucidi, aveva lasciato il lavoro, per fare l'itinerante in Africa, senza conoscere la lingua ha "insegnato" le catechesi con i gesti (!!) affidandosi alla Divina Provvidenza (??) (tradotto: le mazzette di soldi che gli mandavano da qui). Mi è venuto da piangere... Fortunatamente siamo riusciti a scambiarci il numero di cell con Whatsapp, anche se sarà duro farlo riflettere. ( famiglia: madre,padre e sei fratelli tutti NC duri e puri). Confido nell'aiuto del Signore.