venerdì 22 febbraio 2019

Il disagio psichico e spirituale dilaga nelle comunità di Kiko e Carmen e dunque - contrordine compagni! - andare dallo psicologo si può (purché del Cammino)!

Riprendiamo alcuni commenti dal Blog:

da Cordatus:
Io credo che il cammino non abbia mai attirato qualcuno. Faccio un esempio. A qualcuno risulta che almeno una persona si sia avvicinata al responsabile o altro e abbia detto: "Come siete bravi voi! sono interessato al vostro modo di vivere." NO. Sono entrati per le false promesse dei volantini iniziali. Penso invece che i tre quarti dei camminanti se avessero la forza di andarsene lo farebbero.

fake news
da EX-NC-???:
Esattamente questo! Quelle testimonianze per il loro contenuto (mi ha ricostruito il matrimonio, mi ha fatto accettare i miei genitori, mi ha ridato la gioia di vivere là dove non c'era riuscito lo psicologo…) sono delle vere e proprie operazioni di marketing!
Creano nelle persone aspettative, la gente entra non per ricerca di Dio, ma per risolvere le proprie difficoltà.
Quando poi, entrati nel cammino, scopriranno che molti problemi rimarranno non risolti inizierà la frustrazione, pensando di non essere dei buoni cristiani, di avere ancora il cuore duro...
In realtà è sbagliata la finalità: Si entra nel cammino non per stare con Dio ma per vedere risolti i propri problemi, come se fosse una cosa magica (alla faccia della religiosità naturale che tanto condannano).
Siamo tutti d'accordo.

A questo proposito mettiamo in evidenza un commento davvero interessante che ci scrive Stephan:
Mia madre è psichiatra e psicanalista, a Roma, vicino l'EUR, ha in cura ed ha avuto in cura (da più di 40 anni) sempre e solo seminaristi Redemkikos Mater "in crisi", preti ordinati Redemkikos Mater "entrati in crisi", coppie sposate partite e tornate dalle missioni neocatecumenale "in perenne crisi" prima e dopo, coppie sposate di cosiddetti "catechisti" responsabili neocatecumenalii di vecchia e nuova data che "scoppiano" o "sono scoppiati" a causa e per causa di uno pseudo discernimento, invaghimento, sentimentalismo, emotivismo religioso… nessuno escluso…

Il cammino crea disadattati ed è altamente sconsigliato!


Da un commento di Valentina:
...questo tassello va a completare un quadro di disagio psichico e spirituale di chi si butta allo sbaraglio per Kiko.Mi chiedevo: come mai tanta clientela tutta neocatecumenale? So che in cammino ti indirizzano a psichiatri e psicologi anch'essi neocat per evitare che si propaghi la notizia del disagio che si vive in comunità, altro che "guardate come si amano".
Anche tua madre è in cammino?Se sì, come concilia la propria appartenenza con l'eventuale presa d'atto che i problemi di queste persone sono causati proprio dal cammino? Naturalmente, se ti va di rispondere. Grazie.
A cui Stephan risponde:
Sì, certo, i miei sono in cammino da 46 anni, "catecumeni" del Donnini. Si concilia perché ci dà da mangiare (ce dà da magnà ;)... poi dietro si autogiustifica -questo sempre ho pensato io- credendo anche lei di collaborare alla salvezza di queste povere anime -che in un certo senso può avere del vero- e alla salvezza più globale del cammino in toto, o meglio, pensando anche lei (cosi molte volte ci ha detto a noi figli) di lavorare per il bene del cammino facendo ciò, mettendo appunto al servizio del cammino il suo lavoro… mah… velo pietoso… Ad ogni modo debbo anche testimoniare che quando l'analisi (la psicanalisi) non poteva più mentire, mia madre sempre ha scelto la strada della salute mentale per queste persone e mai la salute "spirituale" (salute "malintesa spirituale"): ovvero, per esempio, se un seminarista era in crisi e la sua psiche era sul punto del non ritorno sempre ha consigliato di lasciare e mai di "prendere la sua croce" o "Dio vuole questo per te". Molti di quelli che ha avuto in cura si sono poi sposati e sono felici per quel che ho saputo, qualcuno ha anche lasciato il cammino (non su consiglio di mia madre a suo tempo ovviamente ma per una libera scelta dovuta probabilmente, dopo la cura, a una sorta di liberazione di quel blocco mentale che stava danneggiando tutta la persona). 
p.s. È anche vero però che tantissime volte, nei casi "grandi e che potevano dare scandalo" per esempio di preti Redemkikos Mater già in servizio (magari nella diocesi di Roma o qualche altra diocesi importante - Madrid, Parigi, ecc.) o qualche famiglia in missione "in zone fondamentali per il cammino", magari qualche coppia-capo-equipe e compagnia bella (ne ha avute in terapia più di una per quel che so), dopo l'analisi mia madre chiedeva il parere finale al suo "catechista": ovvero Giampiero Donnini. che è ingegnere e non psicologo o psicanalista. Altre volte l'ho sentita chiedere consiglio a Scicchitano padre, lui sì invece psicanalista. Ma su questi casi "estremi" l'ultima parola l'aveva sempre e comunque l'ingegnere (che probabilmente a sua volta riferiva a Kiko). Due luminari insomma...
Conclusione da Beati pauperes spiritu:
Scicchitano padre e Donnini, due fondamentalisti. A Scicchitano (che però era psichiatra, non psicanalista), che conosco bene, perché mia zia andò in cura da lui per anni, pervenivano casi problematici da diversi posti d'Italia, affetti da depressione, attacchi di panico, e altre turbe e so che parecchi seminaristi e altri venivano mandati da lui, perché Kiko e Carmen hanno sempre avuto odio per psicologi e psichiatri.
Credo che anche Don Mario ci sia andato qualche volta, malato di depressione, da sempre in cura.
Quando il Cammino è cresciuto di numero e si sono ritrovati diversi psicologi e psichiatri neocat duri e puri improvvisamente - contrordine compagni! - andare dallo psicologo è diventata cosa santa (purché del Cammino).

mercoledì 20 febbraio 2019

McCarrick e la sua «suite nel seminario Redemkikos Mater»


Si dice spesso che essere cattolici è una battaglia quotidiana. Una battaglia per restare buoni cattolici, specialmente in questa società moderna, sempre più secolarizzata, quando non apertamente ostile. Ma anche una battaglia per conservare la fede di fronte allo schifo proveniente quasi quotianamente dai nostri leader. Non c'è bisogno di spiegare molto i motivi per cui noi cattolici siamo stati diluviati da eventi che potrebbero mettere in crisi perfino il più devoto dei fedeli.

A Guam, in particolare, i fedeli hanno dovuto subire una serie di alti e bassi, sia riguardo al clero locale che riguardo alla nuova malattia che ha colonizzato l'isola: il Cammino Neocatecumenale.


Lo scorso anno un tribunale vaticano presieduto dal cardinal Burke, su richiesta del cardinal Müller e di papa Francesco, ha investigato le accuse contro il nostro ex arcivescovo, corrotto e profondamente ingiusto, e lo ha riconosciuto colpevole.

Subito dopo costui ha presentato appello e, a differenza di McCarrick, tale appello è tuttora in esame.

Ma ciò che è seguito è sia irritante che vergognoso.

Snervante, perché ha lasciato i fedeli di Guam - più molti negli USA e nel resto del mondo - impossibilitati a voltar pagina e andare avanti.
Vergognoso, perché ha rivelato - ben prima dello scandalo McCarrick - un profondo livello di corruzione e di politiche di pugnalate alla schiena del peggior tipo, sia nella Chiesa che negli USA e nel Vaticano stesso.

La scorsa estate, durante il viaggio di ritorno da Dublino a Roma, lo stesso papa Francesco, di fronte al crescere dello scandalo McCarrick e alle rivelazioni (mai direttamente contestate dal Vaticano) fatte dall'arcivescovo Viganò (ex nunzio apostolico in USA ed ex amministrativo del Vaticano) affermò, senza esserne richiesto dai giornalisti, all'aver preso personalmente in carico da quel momento in poi gli appelli da parte dei vescovi come nel caso di Apuron.

Con quell'abile mossa papa Francesco di fatto negò la richiesa del cardinal Müller di attivare un tribunale permanente vaticano per i casi riguardanti i vescovi. Perciò Müller non fu confermato nell'incarico nella Congregazione per la Dottrina della Fede e fu "pensionato" con cinque anni di anticipo.

Come si è scoperto in seguito, l'intero affare è stato orchestrato da uno dei più controversi cardinali romani: il cardinal Coccopalmerio, anch'egli travolto dagli scandali. È stato uno di quegli attivisti progressisti (di quelli che negli USA chiamerebbero sprezzantemente "SJW", Social Justice Warriors) che hanno infestato la Chiesa fin dal Vaticano II.


Intanto negli USA Gennarini e il Cammino Neocatecumenale hanno adoperato tutta la discrezione possibile. Il rischio per loro è alquanto alto, visto che hanno avuto a che fare molto a lungo col McCcarrick, al punto di allestirgli una suite nel seminario Redemkikos Mater del Maryland, dopo che ha lasciato la sede di Washington DC.

Ciò è doppiamente imbarazzante, poiché se l'arcivescovo Viganò ha ragione, papa Benedetto all'epoca aveva già decretato misure contro McCarrick e l'ospitare un tal predatore in un seminario pieno di tanti appetibili giovani maschietti era non meno che una cosa criminale.

Eppure fino ad oggi la grande maggioranza di siti web cattolici hanno sorvolato su tale dettaglio.

Quando finalmente lo scandalo è diventato pubblico, McCarrick si era nuovamente trasferito, stavolta in una casa di riposo per il clero, a Washington DC, e quindi - durante il processo a suo carico - in una casa dei Cappuccini nel Kansas.

Nel frattempo, consideriamo uno dei più rumorosi sostenitori del Cammino Neocatecumenale, il cardinale O'Malley di Boston.


O'Malley ha improvvisamente riscoperto le virtù dell'ortodossia di fronte ai casi di abuso sessuale, allo scopo di coprire lo scandalo sorto in un seminario della sua stessa arcidiocesi, ma anche per prendere le distanze dalla sinistra ecclesiale americana - cioè quella dell'estremista di sinistra cardinal Cupich di Chicago, stretto confidente di papa Francesco ed ex protetto del McCarrick.

Suona perciò ironico il fatto che lui sia stato uno dei più attivi sostenitori dell'operazione "spretare McCarrick".

In realtà è stato Cupich a dare il colpo di grazia all'audace tentativo del cardinal Di Nardo, presidente della Conferenza Episcopale Americana (USCCB), di mettere in piedi una soluzione ragionevole contro gli abusi dei vescovi.

Siamo al punto in cui l'estrema sinistra della USCCB ha fatto tutto ciò che poteva per castrare ogni tentativo di affrontare onestamente il problema.

Nel frattempo Apuron è ancora libero di muoversi come gli pare (tranne a Guam), e non ha ancora dovuto pagare le conseguenze delle sue azioni.

Nonostante la sua promessa di agire tempestivamente, papa Francesco non ha mantenuto la parola.


Mentre l'arcivescovo Byrnes a Roma partecipa al vertice in Vaticano sugli abusi nel clero [da domani 21 febbraio 2019] uno dei pericoli più immediati è l'alta probabilità che soggetti come Filoni, Coccopalmerio e altri tentino di coprire il loro uomo a Guam: Apuron, e il male oscuro che lui rappresenta.

Potrebbe essere ora di tornare in piazza coi cartelli e ricominciare daccapo.

Spero di essere stato troppo pessimista e di venir smentito dalla realtà. Il quadro generale è tutto contro di noi.
(Nota a margine): nello scrivere quanto sopra, mi sentivo un po' come Giovanni il Battista che predica nel deserto davanti a gente indifferente di fronte alle ingiustizie. Un articolo di Crux Now ci informa che il gruppo Bishop Accountability sta chiedendo che almeno altri cinque prelati vengano trattati alla stessa maniera del McCarrick: riguardo Apuron hanno ricordato che «c'è una preponderanza di prove che costui ha inflitto danni incalcolabili». Speriamo che ciò venga preso in considerazione dal vertice dei vescovi, riaccendendo il dibattito sui nostri peccaminosi leader. Vediamo cosa ne verrà fuori. Inoltre, il modo in cui i media tratteranno (o taceranno) di tali importanti questioni (e del far pagare ad Apuron i suoi crimini), ci farà capire cosa dovremo aspettarci.

(nostra traduzione da un
articolo di Frenchie su Jungle Watch)

lunedì 18 febbraio 2019

Rispondiamo alla prima di tutte le domande: "Perchè abbiamo impiegato tanto tempo per capire che il cammino è marcio?

Rispondiamo qui alla domanda che ci poneva un lettore firmatosi Genesi:
Leggevo stupefatto l'intervento di Pax e resto sempre stupefatto del vs sapere e della vs passione contro il cammino. Una cosa però stona con tutto il discorso: come mai caro/a Pax, voi cosi eruditi e sapienti, avete impiegato 15/20 anni per capire che il cammino e' marcio?

Tanti anni dietro a loro
nel "cammino" che non finisce mai.



  • Risposta di Pax:
Nè 15 anni, nè 20, ma quasi 30, mio caro Genesi!

Molte volte l'ho già spiegato su questo blog, fai una ricerca e trovi, non mi sento ora di ripetermi.
Non sono nè erudita nè sapiente. Il "sapere" rispetto al cammino, poi, deriva dall'averlo vissuto proprio tanto a lungo e la "passione" deriva dalla convinzione che smascherarlo è una causa giusta, che merita il nostro tempo e la nostra energia, dopo averne sprecata tanta dentro un'esperienza sbagliata.

I dubbi iniziarono, per me, proprio con il periodo delle approvazioni, le lotte (così le chiamava Carmen) con il Vaticano. Quando cominciai a vedere una cosa molto semplice e che non richiede un'intelligenza speciale per essere capita, ossia che GLI INIZIATORI NON SI SOTTOPONEVANO MAI AL DISCERNIMENTO DEI PASTORI DELLA CHIESA, piuttosto li etichettavano, e ti spiego come:
Solo a quei prelati che "vedevano" in loro l'opera dello Spirito Santo, riconoscevano a loro volta "lo Spirito" (dunque sono loro - e questo è da sempre - che fanno discernimento alla Chiesa?!?), mentre a quelli che li correggevano o richiamavano li hanno sempre definiti "faraoni" o "giuda" (e parlavano così di Cardinali e Vescovi, per capirci).

Altri anni passarono da quei giorni, poichè tentai con tutte le mie forze di incidere dall'interno, nell'illusione che si potesse cambiare qualcosa.
Fallimento totale. "Non ci avete insegnato voi Amore e Obbedienza alla Chiesa?" Questa la madre di tutte le domande che ho posto loro quando spietatamente mi inquisivano.
La loro risposta una sola: Totale dedizione a loro e obbedienza a loro senza pensare, senza capire.
Dopo essere stata accusata di superbia, di aver concepito un cammino a modo mio, dopo aver assistito innumerevoli volte, davanti all'assemblea, ai massacri dei presbiteri che si trovavano stretti tra la volontà del loro Vescovo e la volontà degli Iniziatori fino ad arrivare all'aut aut di Carmen: "TU OBBEDISCI A NOI O AL VESCOVO?!" e dopo averne viste ancora tante di tutti i colori che potrei scrivere un libro, me ne sono andata per sempre.
Ora sono qui.
Ho taciuto per anni ancora ma, dalla paventata canonizzazione di Carmen che ho avuto l'onore di conoscere "di persona personalmente!" ho deciso di fare la mia parte. (vedi nota sotto)
Ora aspetto di vedere come andrà a finire la storia. Una cosa è certa: Io ci sarò.

Scusa, ma poi mi pongo da sola qualche domanda alla kikiana maniera:

  • Perchè il Signore ha fatto questa storia con me?
  • Perchè il Signore ha permesso che vivessi dietro a Kiko e Carmen 30 anni della mia vita?
  • Perchè il Signore ha permesso che vedessi ciò che ho visto?
  • Cosa vuole il Signore da me? A cosa mi chiama oggi?

Per loro ero una pedina sulla scacchiera delle loro strategie di conquista della Chiesa e il mio contributo è stato non da poco, anche per questo devo "riparare".
Al di fuori,
per loro più non esisti.

Andata via sono stata destinata, sempre per loro volere, alla "Damnatio memoriae" come la definisce per noi Veterano.

Troppo comodo! Io e gli altri numerosi EX fratelli come me non siamo pedine di un bel niente, ma persone.
Kiko gioca con la vita della gente, Dio no. E non fa preferenza di persone.

Dio non fa nulla a caso, interpella la mia coscienza e mi chiede di agire.
Ho fatto discernimento, sono un "cristiano adulto" ormai da tanti, troppi anni!


  • Risposta di Mav:
Il problema caro Genesi, è che quello che tu chiami "essere eruditi" è frutto proprio dei 30 anni passati dentro il cammino, i libri che possiamo scrivere oggi non li potevamo scrivere dopo un mese di Cammino, perchè le contraddizioni sono giunte molto più tardi. La sgraditissima sorpresa per noi oggi è che ri-analizzando tutto ma proprio tutto, risulta evidente l'inganno fin dal primo momento. E più "sbirci" i piani alti e più vedi cose orribili, quando inizi ti fidi del prete che è li e qualsiasi "stranezza" pensi che sia ortodossa proprio confidando nella sua presenza. Dopotutto è un cammino per i lontani e di conseguenza si basa sulla "ignoranza" degli ascoltatori che vanno "istruiti". Quello che si sta verificando è un clamoroso effetto boomerang, imprevisto da Kiko: a furia di parlarne molti si sono realmente avvicinati alla Chiesa e qui casca l'asino! Altri pensano che la vera Chiesa sia solo il Cammino, questi ultimi li riconosci perché sono più fondamentalisti dei musulmani e si attaccano ai minimi particolari che sono "dogmaticamente" intoccabili. Questo è il quadro per grandi linee. L'esempio è l'esternazione sul "tenetevelo chiuso nel tabernacolo" figlia della catechesi originale di Carmen sulla eucarestia, completamente stravolta dalla Congregazione per la Dottrina della Fede ma ancora in voga nel Cammino, tanto è stata assorbita.
Tieni presente che è stata modificata solo nel 2002 mentre la si propina dai primi anni 70, sono 30 anni nei quali quella "dottrina" è stata predicata in ogni dove e sulla quale si sono formati tutti i catechisti attualmente in esercizio, hai voglia tu a fargli leggere il mamotreto corretto, è difficilissimo pensare che non gli scappi a memoria il concetto "primitivo" imparato a memoria nei decenni precedenti. Qua si parla di passare dalla concezione della terra piatta a quella della terra tonda, con l'aggravante che gira intorno al sole e non il contrario. Quelle correzioni sono state fate passare in sordina perché avrebbero aperto la strada ad un ragionevole dubbio: anche Kiko e Carmen sbagliano, e lì sarebbe crollato il castello di obbedienza cieca! Cosa che invece sta capitando comunque ora, perchè le contraddizioni ormai sono evidenti e sempre più frequenti. Il sistema è governato dai "teorici" del Cammino (cioè gli "itineranti"), gente che non ha mai fatto il Cammino se non per pochissimo tempo e non sa di cosa parla.




(nota)
A proposito della canonizzazione di Carmen notiamo che Kiko è già da un pò che non ne parla più, dopo un primo periodo in cui auspicava addirittura una accelerazione dell'iter procedurale che prevede il rispetto di regole uguali per tutti.
Neanche tiene vivo più di tanto il ricordo della amata cofondatrice e ci chiediamo il perché.
Per riportare alla memoria i primi tempi, segnaliamo inoltre i seguenti articoli:



sabato 16 febbraio 2019

«Su internet si trovano delle cose tremende...»

Una vecchia intervista al Donnini aiuta a capire le porcate del neocatecumenalismo perpetrate fin dalle origini.

Anzitutto il soggetto afferma di aver assistito a una cosiddetta "catechesi" dell'allora ventinovenne Kiko il "3 ottobre 1968" e la creazione della prima comunità neocatecumenale - nella lussuosa parrocchia romana dei Martiri Canadesi - sarebbe nata neanche un mese dopo, il 2 novembre 1968. Dunque il Donnini càpita lì per caso, invitato da un imprecisato "amico" (forse solo un espediente retorico per non dover dare più precise spiegazioni), e nel giro di meno di un mese diventa responsabile di tale prima comunità e pezzo grosso del Cammino fino ad oggi.

Dal suo racconto notiamo che Kiko cominciò subito proclamando un'eresia: «siamo cristiani perché amiamo i nostri nemici». Cioè Kiko riduce la fede cristiana a un comportamento, cioè ad un moralismo, e per farlo adopera in modo truffaldino quelle parole di Nostro Signore.
In realtà i cristiani sono tali per i motivi esattamente elencati nel Credo (e spiegati dal Magistero della Chiesa) che recitano ad ogni Messa festiva. "Amare i nemici" riguarda la virtù della carità (e non può essere banalizzato: "oh, sei mio nemico? ma che bello! ti amo! perciò sono cristiano!": macché!).

Segue poi la predica donniniana su cosa sarebbe il Cammino. Non perdete tempo a leggerla: è la solita accozzaglia di paroloni altisonanti, talmente altisonanti che stonano. Per esempio dice: «Nel cristianesimo tutto è dono mentre oggi prevale l'idea dello sforzo personale». Dunque per venti secoli la Chiesa (e la sua innumerevole schiera di santi) avrebbe sbagliato a ripetere che «la fede senza le opere è morta in sé stessa»? (cfr. Gc 2,17ss). Forse che le opere sono un "dono" oppure non richiedono "sforzo"? Quel genere di slogan, infatti, contiene il tipico sottinteso che essendo tutto "dono" allora sarebbe sbagliato "sforzarsi" (ed infatti il tipico kikos non si sforza di evitare le occasioni di peccato ma addirittura se le cerca e poi se ne vanta: "sapete, quando il Signore mi toglie la mano dalla testa, ne combino di ogni!... però il Signore mi perdona, il suo amore, il perdono, bla bla bla").

Anche lo slogan sul Battesimo è una misera foglia di fico per giustificare l'ingiustificabile: «Il rito dura una ventina di minuti ma per approfondire quei segni servono anni. E al centro di tutto questo c'è la notte di Pasqua». Tradotto dal neocatecumenalese all'italiano: "il rito dura una ventina di minuti, ma il Cammino dura più di trent'anni, e guai a chi ci tocca la nostra veglia di Pasqua separata".

Quindi si parla della Comunione "in mano". Donnini ammette che la Conferenza Episcopale ha introdotto tale possibilità nel 1989 e soggiunge: «mentre per noi era importante farlo anche prima». Scusate, avete notato le date? Quantomeno dal 1968 al 1989 sono ben ventun anni di plateale disubbidienza in materia liturgica (fermo restando che quella concessione della CEI del 1989 non autorizza la maniera neocatecumenale, che pertanto resta un abuso ancor oggi). Il Donnini poi insiste a ripetere la sgangherata menzogna del "pane àzzimo". Qualcuno dovrebbe spiegargli che anche le ostie "piccole" in uso in tutta la Chiesa da ormai tantissimi secoli sono vero pane azzimo. Lo chiamiamo azzimo per il modo in cui è fatto, non per la quantità che viene utilizzata.

Quando parla del portare avanti «il rinnovamento», ovviamente non spiega cosa e perché andava rinnovato. Così come quando menziona il «bere al calice»: non menziona altro motivo che il «per noi era importante». Dietro gli altisonanti paroloni c'è l'ammissione di essere andati contro la liturgia e contro la Chiesa solo perché «per noi» (cioè "per Kiko e Carmen") «era importante» (cioè era per distinguersi dagli altri e per giudicarli inferiori, "cristiani della domenica", bah!). Fateci caso: la parlantina neocatecumenale adopera termini che non prevedono opposti - "rinnovamento": chi vorrebbe mai l'invecchiamento? "per noi era importante": chi vorrebbe mai l'insignificante?                                     

Chi si scusa si accusa: «non si tratta di affermare una presunta parità tra laici e presbitero...»: già, infatti nel Cammino si tratta di affermare la superiorità di certi laici (i cosiddetti "catechisti") sul sacerdote, ridotto nel Cammino a figura pressoché ornamentale. La perfida Carmen Hernández non ha mai perso occasione di umiliare e calpestare i presbìteri neocatecumenali, di giurare vendetta alle cardenali di santa Romana Chiesa, addirittura di interrompere il Papa mentre parlava (caso più unico che raro nella storia della Chiesa). E il Donnini mette la miserabile foglia di fico del "non si tratta di affermare"...

Molto divertente quel suo «su internet si trovano delle cose tremende». Bontà sua, non ha osato chiamarle "false". «False» avrebbe indotto i lettori a chiedere «allora quali sarebbero quelle vere?»: fateci caso, «tremende» è un termine che non prevede il suo opposto. È la parlantina neocatecumenale, fatta di astuzie di retorica e di fraseologia che non richiede confronti né verifiche né ragionamento. Diteglielo, al caro fratello Giampiero: sono tremende perché sono vere. «Ma la nostra linea è quella di non difenderci da tali accuse»: non sia mai che qualcuno voglia verificarle... magari potrebbe accorgersi che non solo sono vere, ma che lo sono sempre state, poiché il Cammino in oltre cinquant'anni ha sempre portato avanti gli stessi errori.

Una menzogna più sfacciata arriva un attimo dopo: «da Paolo VI a Francesco nessun Papa ha mai avuto una parola di critica nei nostri confronti». Che bugiardo. Consideriamo tre casi fra i tanti: Giovanni Paolo II criticò già nel 1983 le liturgie del Cammino - quando il Cammino era ancora una realtà numericamente irrilevante. Benedetto XVI ha fatto mettere per iscritto le sue critiche il 1° dicembre 2005, in quella lettera che oggi è parte integrante dello Statuto. Francesco fece una triplice tirata d'orecchie ai kikos il 1° febbraio 2014. Donnini, che non è un neocatekiko ignorante qualsiasi ma un pezzo grosso che ha le mani in pasta fin da quel 3 ottobre 1968, certe patetiche menzogne della propaganda kikiana potrebbe anche evitare di dirle. Ma le dice. Evidentemente è il frutto di cinquantun anni attività nel Cammino Neocatecumenale.


p.s.: il Cammino ormai non attira più nessuno, e i pezzi grossi cercano di correre ai ripari. Ci scrivono questa testimonianza:
Pare che il Donnini a Roma stia visitando tutte le parrocchie per ricordare la vera missione del Cammino... e richiamare all'ordine... anche in modo da non farne scappare altri... Credo... I miei ad esempio sono suoi "catecumeni" dal 1970 quando Donnini aveva appena ricevuto nel '69 da Kiko le catechesi. In 49 anni li avrà "visitati" 15 volte. Nell'ultimo anno già 5. Tiriamo le somme.

giovedì 14 febbraio 2019

Brasile: gli errori del Cammino

È difficile dire arrivederci

Questo testo sembrerà lungo ma mi aiuta a liberarmi dalle cose che mi hanno fatto riflettere riguardo il nostro recente abbandonare il Cammino Neocatecumenale nel quale ho partecipato per dieci lunghi anni. Vorrei dirvi che continuerò ad amare il Cammino, sia o non sia parte della mia storia, e che ho imparato molte cose da esso, e che credo (e spero) che un giorno i suoi errori possano essere corretti in modo da po ter servire la Chiesa fedelmente. Dividerò il testo nei seguenti argomenti: perché entrai, cosa mi è piaciuto, cosa ho trovato di strano o fastidioso, cosa mi trattenne, e cosa penso che vada fatto. Forse questo testo interesserà solo a coloro che conoscono il movimento, chiedo scusa ai lettori che non sono interessati al tema.

Perché ho aderito al Cammino

Fui indotta da un annuncio che fu fatto dopo la Messa da una cosiddetta "catechista" che disse di avere nove figli. L'argomento mi apparve convincente, sentivamo il bisogno di approfondire la fede e allo stesso tempo ero curiosa di sapere cosa l'aveva indotta a generare così tanti figli. Ero vissuta con la mia famiglia fin da bambina e avevamo sempre frequentato la chiesa. Convinsi anche mia sorella e due nostri amici ad aderire. In nessun punto dell'annuncio sentii menzionare l'entrata in un movimento: avevo inteso che si trattava solo di catechesi.
Avvertimmo una certa profondità nelle loro cosiddette "catechesi" e un sacco di eloquenza nei nostri cosiddetti "catechisti", che dissero cose per la nostra vita personale e ci insegnarono dei bei canti fin dalla "catechesi" iniziale. Così, dopo la "convivenza" iniziale, accettai l'invito di continuare.

Cosa mi piaceva del Cammino

(Parlerò al passato perché l'ho già abbandonato, anche se ritengo che alcune di queste cose siano ancora buone)
  • Mi piacevano i canti, che davvero toccavano il cuore, e molti di essi erano presi direttamente dalla Bibbia, specialmente dai salmi, così finivamo per riconoscere una buona parte dei salmi proprio a causa dei canti. Ciò era buono perché avevamo sempre un versatto in testa per ogni momento della vita.
  • Le preparazioni della Parola, che ci imponevano di avere un costante e profondo contatto con essa, che aiutava a vincere la pigrizia.
  • Il fatto che eravamo persone di età differenti, cosicché non ci saremmo fermati sui cliché tipici di una fascia di età. Nelle comunità dove ho "camminato" (sono state tre comunità diverse), c'erano sempre persone più anziane, coppie, e giovani; alcune donne avevano piacere a parlare con me e a me piaceva l'opportunità di interagire con loro.
  • La serietà sulle cose di Dio, riflessa dal nostro modo di vestire, dal comportamento durante la predicazione, dall'organizzare i posti dove sarebbero avvenute le celebrazioni e le preparazioni.
  • La serietà nei momenti di silenzio, nelle convivenze e nelle scrutatio, perché potessimo realmente sentir Dio parlare, prima del frastuono della giornata in cui non si ha opportunità di concentrazione.
  • Il sempre presente impulso a proclamare la Parola di Dio, attraverso gli annunci nelle piazze, gli inviti alle cosiddette "catechesi" e ai pellegrinaggi, dato che questa era la principale chiamata di Cristo e speravamo di salvare più anime.
  • Dagli annunci d'Avvento, Pasqua e Quaresima, che ci davano l'opportunità di guardare seriamente al tempo liturgico che si stava avvicinando.
  • Le celebrazioni penitenziali periodiche, che ci toglievano la preoccupazione di riuscire a confessarsi.
  • Dei dipinti di Kiko (alcuni, perlomeno), che rappresentavano parecchi passi della Bibbia e parevano anche più profondi dopo le "catechesi" che ci venivano portate; dato che non abbiamo molti dipinti di qualità disponibili da altri pittori e conoscevamo solo quelli di Kiko, ne abbiamo usati molti di questi ultimi.
  • L'opportunità di confidare con sicurezza le nostre esperienze e imparare insieme ai fratelli nei giri d'esperienze, così che era possibile allentare la tensione del guardare a certe cose e anche del poter seguire la propria crescita spirituale.
  • La valorizzazione del trasmettere la fede ai bambini, che facevamo pregare con noi, e far risuonare la Parola e partecipare davvero alle celebrazioni.
  • La preghiera delle Lodi, che ho scoperto solo nel Cammino.
  • Il diffondere l'idea che la Chiesa riguardo al concepimento, che è così difficile per altri cristiani. In seguito ho scoperto che quest'apertura alla vita non è vissuta solo nel Cammino ma anche da tanti altri cattolici.
Cosa ho trovato di strano o fastidioso anche se non lo sapevo descrivere
  • L'ossessione per i piccoli dettagli, da seguire religiosamente, come l'arrangiamento degli ornamenti del tavolo e dei tappeti, mentre non avevano la stessa cura riguardo alle cose della Messa comunitaria parrocchiale. Questa fu la prima stranezza che notai.
  • Il fatto che non potevamo cantare i canti del Cammino (che a me piacevano tanto) nelle Messe parrocchiali, né potevamo cantare i canti della Messa parrocchiale nelle Eucarestie del Cammino.
  • L'ossessione sull'ubbidienza ai cosiddetti "catechisti" e non necessariamente ai sacerdoti e ai vescovi, con la scusa che i cosiddetti "catechisti" ti erano stati dati da Dio e conoscevano bene la tua vita (e perciò ciò che sarebbe stato buono per te) e i vescovi no. Una cosa che io considero pericolosa.
  • La mancanza di zelo per l'altare della Chiesa (come i cantori che deliberatamente sedevano nella sede riservata al sacerdote per suonare gli strumenti al momento della danza-girotondo).
  • Il non utilizzare l'altare della Chiesa, dove Cristo ogni giorno è immolato, con la scusa della nueva estetica, e quindi l'uso di un altro tavolo al centro della chiesa.
  • Il divieto di inginocchiarsi alla consacrazione nelle liturgie neocatecumenali, col pretesto che sarebbero una festa - cioè il significato di tali liturgie sarebbe diverso da quelle a cui normalmente vado.
  • Il divieto di rispondere alla preghiera Eucaristica, col pretesto che quelle celebrate secondo gli iniziatori non lo prevedono (eppure qui in Brasile dovremmo seguire le linee guida della liturgia della Conferenza Episcopale Brasiliana, dal momento che la comunità neocatecumenale dice di essere ubbidiente al vescovo locale...).
  • Il non permettere l'interattività durante le cosiddette "catechesi" (nessuno può fare alcunché, né chiedere, né scrivere, né bere un bicchier d'acqua: solo ascoltare), e per quanto buono potesse essere ciò che veniva detto, si generava un certo autoritarismo da parte dei cosiddetti "catechisti".
  • La confusione sul fatto che coloro che hanno già completato l'intero itinerario catechetico cattolico (dalla Prima Comunione alla Cresima), inclusi gli stessi sacerdoti, devono affrontare l'intero itinerario neocatecumenale a cominciare dalle "catechesi iniziali" come se nulla di ciò che avevano già vissuto fosse valido.
  • L'idea espressa sempre in modo esplicito che il Cammino sarebbe l'unico gruppo (anche se non vuol essere chiamato così) che ti darebbe veramente la fede, che ti farebbe conoscere Cristo, che ti farebbe comprendere la tua storia e conoscere la parola del Signore (anche se quest'ultimo punto non viene detto spesso nelle cosiddette "catechesi", le persone più semplici che vi partecipano così intenderanno e così diranno).
  • Il fatto che nei giorni delle Giornate Mondiali della Gioventù viene data molta più importanza alle attività neocatecumenali che al programma della GMG.
  • Il fatto di non aver mai promosso eventi della parrocchia per iniziativa neocatecumenale (per pietà dei partecipanti abbiamo talvolta collaborato ad alcuni eventi parrocchiali, ma ciò non è incoraggiato dagli iniziatori).
  • L'ossessione di non poter parlare di questioni di fede nelle risonanze e negli annunci, ma solo della propria esperienza personale, sebbene ciò che ci ha toccato non aveva a che fare necessariamente con la vita personale (ci fu ad esempio il caso di un presbitero che interruppe la risonanza di una donna per dirle che lei doveva parlare solo della propria vita).
  • Il fatto di dover mentire riguardo alla raccolta dei soldi (e degli oggetti da vendere per dare qualcosa ai poveri), o inventare bizzarrie con la scusa di racimolare fondi per gli incontri vocazionali. Anche dovendo fare del bene con "la mano destra che non sappia quel che fa la sinistra", mi sono sentita veramente male a dover inventare menzogne per qualcosa che sinceramente vedevo come una forzatura a me stessa.
  • L'importanza data a tante cose, ma senza alcuna menzione dell'importanza della decima alla parrocchia (più in là capirò il perché).
  • Il fatto che non c'era consenso tra gli iniziatori (Carmen stava sempre a rimproverare e criticare Kiko).
  • Il fatto che in alcuni dipinti il volto di Cristo è la faccia di Kiko.
  • Mentre io avevo bisogno di un minuto di raccoglimento dopo la Comunione, nessuno ne avvertiva il bisogno - e nel mio caso mi toccava pure continuare a cantare e suonare.
  • Il fatto che l'Eucarestia con la liturgia domenicale viene celebrata il sabato sera, talvolta anche alle tre del pomeriggio con la scusa che la domenica inizia il sabato pomeriggio.
  • Il nostro impegno in parrocchia (come catechisti parrocchiali e membri del coro parrocchiale) era molto spesso in conflitto con le convivenze e le preparazioni.
Cos'è che mi aveva fatto rimanere nel Cammino

Tutte le cose che mi piacevano, di cui ho detto sopra, e la considerazione che il movimento neocatecumenale era comunque parte della storia della mia intera vita adulta: dopotutto mi sono sposata nel movimento, e nel movimento vi ho battezzato i miei due bambini. In più, il sacerdote che aveva benedetto il nostro matrimonio, ci aveva ammonito diverse volte: "non uscite dal Cammino", per cui avevo paura di abbandonarlo.

Cos'è che mi ha indotta a lasciare il Cammino

Fin dall'epoca in cui eravamo fidanzati, mio marito mi aveva sempre detto che se avesse visto che il Cammino non era fedele alla Chiesa, lo avrebbe lasciato, poiché lui era sempre stato un cattolico praticante, pregava le Lodi, era accolito e aveva sempre partecipato alla vita della parrocchia. Era entrato nel Cammino perché all'epoca avevo detto che avrei sposato qualcuno del Cammino. Ero preoccupata perché in fondo in fondo sapevo che il Cammino conteneva diversi punti dubbi e che un giorno lui se ne sarebbe accorto. Non c'era modo di spiegargli tutto in ogni dettaglio. Ci veniva detto che le tappe del Cammino erano teoricamente prese dal RICA (Rito dell'Iniziazione Cristiana degli Adulti), ma per quanto avessi letto e riletto il RICA vedevo che non hanno niente in comune.

In breve, con l'avanzare nelle tappe del Cammino, ci venivano rivelati segreti, cioè ci venivano chieste cose facendo pressione affinché le facessimo, tutto con la scusa della crescita della nostra fede. Non è una modalità cattolica perché la nostra Chiesa non ci nasconde nulla, e comunque solo Dio conosce la fede di ognuno e non c'è modo di livellare la fede di tutti, per esempio la fede del giovane ricco; in quello specifico caso Gesù vide il suo attaccamento e perciò gli disse di vendere i beni. I cosiddetti "catechisti" arrivavano alla pazzia di dire ad un povero: "ma tu hai questa scarpa, o quel borsellino, vendili". Questo è avvenuto al primo scrutinio, e noi facemmo così come ci fu richiesto. E quando arrivò il secondo scrutinio, iniziarono gli incontri ogni giorno della settimana. Ero preoccupata per quei fratelli di comunità che avevano parenti che non erano in Cammino. Venivamo indotti a dire ai cosiddetti "catechisti" i peccati che erano stati perdonati, compresi quelli che si dicono solo in confessionale, e si parlava perfino della frequenza dell'intimità delle coppie.

Tutto questo portò mio marito a chiedersi come mai dei laici dovevano venire a conoscenza di tanti dettagli delle nostre vite intime, e non c'era motivo per cui non potevamo essere d'accordo con lui. Quindi ci piovve addosso la tegola del dover dare letteralmente il dieci per cento di tutti i nostri averi alla comunità, in nome della comunione dei beni, e di quel 10%, il 10% alla chiesa locale (esempio: se guadagni 1000, devi dare 90 alla comunità e 10 alla chiesa). Questo comporta vari problemi che non possono essere tutti elencati qui. So per certo che qualcuno dei fratelli di comunità leggerà qui e mi considererà una traditrice. Non voglio sentirmi male per ciò. Le domande che tentai di porre furono:
  • perché non dare questo 10% alla chiesa dove facciamo il Cammino, visto che siamo parte della Chiesa?
  • perché il Cammino pensa che dobbiamo aspettare dieci anni prima di sapere per che cosa abbiamo dato la Decima?
  • è davvero necessario per le persone con stipendi più alti, dare, non so, mille dollari nel sacco nero ogni mese?
  • la Chiesa, nel Catechismo, suggerisce di scegliere somme adeguate ai bisogni della Chiesa locale e in accordo con la condizione e la generosità di ciascuno, e non necessariamente "il dieci per cento esatto".
In breve, tutto ciò culminò con una nostra pausa di riflessione, non andammo in comunità per due mesi. Mio marito mi diceva ancora che se avessi voluto andarci potevo farlo. Ma non riuscivo a dormire: piangevo, mi sentivo in colpa. Ho letto tantissimo, ho fatto qualche ricerca, ho parlato con persone che avevano abbandonato il Cammino. Ho letto tante testimonianze di persone che sono uscite dal Cammino, nelle quali finivo per identificarmi sotto tanti aspetti, in italiano, in spagnolo e in inglese. Storie di parrocchie distrutte a causa del Cammino - tantissime. Evidenze che il Cammino non sta più attraendo gente, e che il boom degli anni '70 lo sta costringendo ad adattarsi. Certi blog contro il Cammino sono estremamente violenti ed attaccano perseguitando senza necessità, e perciò certe volte ero tentata di tornare sui miei passi. Ma ho anche trovato tanti ottimi argomenti, specialmente alcuni estratti dai discorsi e dagli scritti degli iniziatori. Un paio di esempi:

* Kiko che si fa beffe della Messa cattolica:
…"Io ricordo le Messe che ascoltavo a Madrid nella Chiesa del Buon Successo. Tutto in latino; stavi lì dieci minuti, suonava un campanello e ci inginocchiavamo per la consacrazione; subito dopo suonava un'altra volta il campanello; poi sette minuti ancora e quello vicino a me si faceva il segno della croce, che voleva dire che la messa era finita. Pensate a quell'epoca in cui non avevamo Parola perché era in latino; non c'era omelia, né orazione dei fedeli, né bacio della pace, né anafora in volgare; il pane in forma di cartanessuno comunicavail calice lo beveva solo il sacerdote, etc.."

Citazione dagli "Orientamenti per le equipe di catechisti" (Appunti presi dai nastri degli incontri avuti da Kiko e Carmen per orientare le equipes di catechisti di Madrid nel febbraio del 1972) da pagina 315… e mai realmente contraddetti da Kiko fino ad oggi.
* Carmen che si fa beffe di Gesù nel Tabernacolo:
"Il pane è per il banchetto, per condurci alla Pasqua. La presenza reale è sempre un mezzo per condurci ad un fine, che é la Pasqua. Non è un assoluto, Gesù Cristo è presente in funzione del Mistero pasquale. Invece da Trento in poi si celebrerà la Messa per consacrare ed avere presente Gesù Cristo e metterlo nel tabernacolo."
"...In molti conventi di monache si dice la messa per riempire il tabernacolo. Abbiamo trasformato l'Eucarestia che era un canto al Cristo glorioso, nel divino prigioniero del tabernacolo..."

(ibid., pagina 329-330)
E ancora: 
"Basta! Come forse ANCHE NOI DOVREMO ANDARE VIA DALLE PARROCCHIE. Andremo ai pagani (…) Come in Giappone che stiamo vivendo nelle case."

Kiko Argüello, Annuncio di Pasqua 2017
Ho riflettuto su queste cose e tutte le altre che già mi avevano destato perplessità, e abbiamo deciso di andare insieme a dire addio alla comunità neocatecumenale, nel corso dei giri di esperienze, parlando di ciò che ci ha indotto ad abbandonare il Cammino ma dicendo di voler rimanere in contatto perché almeno abbiamo imparato ad amarli. È stato molto difficile e ancor oggi non so se sia stata mancanza di carità e se avremmo piuttosto dovuto lasciare senza dir nulla come hanno fatto gli altri che hanno abbandonato.

Cos'è che penso possa ancora funzionare

Nel riflettere sul perché i papi non hanno vietato il Cammino, ricordo quel passo in cui Gesù dice di coloro che non lo seguono: "chi non è contro di voi, è per voi" (Lc 9,50; e anche: "chi non è con me è contro di me", cfr. Lc 11,23). Possono esserci errori e incomprensioni, ma al vedere questi milioni di persone ferventi nella sete di Dio, che dicono di essere cattolici, sembra ci sia qualcosa di buono che perciò non può essere semplicemente sterminato. Sapevo che all'inizio la Chiesa avrebbe voluto formalizzare il Cammino come un'associazione di laici mentre Carmen voleva che fosse una Iniziazione alla Vita Cristiana. Potrei sbagliarmi, ma se il Cammino diventasse un'associazione laicale come Rinnovamento, lo Shalom, ecc., e non avesse tutte quelle tappe ma mantenesse solo l'esperienza delle cose che ho detto che mi sono piaciute, sarebbe stato grande e avrebbe avuto molti meno problemi. Per di più se tutto lo zelo per le liturgie neocatecumenali fosse diretto verso la Messa della domenica in parrocchia, e i canti venissero adattati ai ritmi locali e usati nella Messa, chiunque potrebbe apprezzarli. A me piacciono quelli dello Shalom, e nella Messa della parrocchia canto quelli. In sintesi, penso che il Cammino potrebbe ancora funzionare. Non dico che un giorno vi ritornerò, ma che la gente che vi partecipa con tanto amore e dedizione potrebbe partecipare con più comunione cattolica.


Considerazioni conclusive


Mi sto ancora adattando alla vita senza il Cammino. Agli inizi mi mancava, ma ora invece provo un gran sollievo, perché posso dedicarmi di più alla famiglia e senza il peso di vivere una realtà parallela alla Chiesa. Spero che mi comprendiate, e se ho detto qualcosa che non vi garba perdonatemi. Scrivete nei commenti ciò su cui siete d'accordo o in disaccordo, avrò l'umiltà di rispondere. Vi abbraccio tutti, Dio vi benedica!

(nostra traduzione dal

martedì 12 febbraio 2019

Papa Francesco e la lunga battaglia contro il Dott. trètrè HC KA

Questo Pontefice fin dall’inizio ha fatto la carta d’identità al Cammino Neocatecumenale appellandosi ogni anno agli “aspiranti venerabili” fondatori nella descrizione dei connotati che il Cammino “deve/non deve” avere al suo interno perché si confermi la sua autenticità ecclesiale.
Da qualche tempo si è accorto che gli appelli rimangono su tutti profili inascoltati: Antropologico, Dottrinale, Liturgico e non ultimo Pastorale.
Io penso che il Papa dal giorno dopo l’elezione sapeva cosa l’aspettava e con chi e cosa doveva scontrarsi, del resto sono pronto a scommettere, che dopo la famosa e mancata “Feria IV”, almeno un documento dentro la cassetta bianca consegnatagli personalmente da Benedetto XVI riguardava il Cammino, quindi:

1) il Papa sotto il profilo antropologico e quindi pastorale li ha sgamati da lungo tempo, ed in questi anni dal tono dei suoi discorsi, ha imparato a proprie spese a “conoscere l’odore di questo particolare gregge di pecore”.

2) Il Papa è perfettamente a conoscenza della generale crisi dei movimenti e nello specifico da buon pescatore di uomini quale Lui dev’essere, avrà riconosciuto la crisi antropologica del Cammino e sa benissimo che è dovuta a umanissimi e molteplici fattori di bassa lega:
  • Smanie di protagonismo ed esclusività,
  • supercollaudate brame di potere che sfociano durante gli scrutini nella violenza privata a sfondo psicologico, 
  • sfacciata copertura a tutti i livelli di scandali a sfondo sessuale, 
  • estorsioni di denaro camuffati da contributi volontari sistematicamente gestiti in maniera opaca ed utilizzati per gli più svariati scopi, acquisizioni indebite di immobili, culto della personalità da parte degli adepti dell' “aspirante venerabile” vivente fondatore, culto della mondanità da parte ed a beneficio esclusivo servizio del di..vin iniziatore e suoi più stretti collaboratori… etc., tutta roba eticamente deprecabile e spesso corre sul limite del perseguibile del codice penale.
3) Il Papa conosce la situazione, e non s’impressiona dei numeri oceanici che gli vengono sottoposti quando è costretto a presenziare agli annuali triti e ritriti raduni “nordcoreani” che ormai mal sopporta, lo si capisce dall’espressioni facciali non ultimo per il 50° di Tor Vergata, lo si capisce dal tono delle “semplici raccomandazioni” ripetuti ciclicamente alternativamente un anno sì uno no: Obbedienza, Umiltà, Rispetto, Curate la Comunione, Non siate Divisivi, Imparate ad Ascoltare e non siate Proselitisti, Amate il mondo ma respingete la mondanità... etc. Tutte antropologiche “semplici raccomandazioni”, fondate sul Magistero Cattolico e di fatto rimaste praticamente inascoltate! Perche?

4) L'egocentrica antropologia gitana del fondatore è in antitesi con quella dell’attuale Pontefice poiché nemica della ragione, tanto efficace quanto devastante, capace di irretire per oltre 40 anni tantissime persone deboli nel carattere o in difficoltà, anestetizzando la ragion d’essere del partecipante che da debole “ovium” comincia supinamente a trasformarsi in un “devoto e fanatico” “lemmings” camminante conformato alla volontà dell’ispirato fondatore, e quando col procedere delle tappe il cammino si trasforma in “una corsa ad ostacoli” ormai il gioco è fatto non c’è più tempo più fermarsi a riflettere. Guai a fermarsi si deve andare avanti, prendere se no lasciare.

5) L’attuale Pastore Regnante è perfettamente cosciente che il Dott. trètrè H.C. K.A. ha una cinquantennale esperienza antropologica nel trasformare il ragionevole gregge di Cristo “Ovium”, in una massa disobbediente di “lemmings”, sottospecie antropomorfa di cui è un competente cacciatore ed allevatore, inoltre è tra i maggiori esperti viventi nel saper cucinare detti soggetti con una tecnica gastronomica fatta “da passaggi dalla trentennale cottura”, la sue stellata pietanze sono fra le più acclamate e lodate da circa 120 “ghiottoni” della razza rufus chlamydem-vestem talarem violacei che da tempo mensilmente apprezzano i famosi manicaretti “lemmings in ollam” dello stellato Topchef K.A.

Carta d'identità dei "kikos"
6) L’attuale Pastore sa bene che questa è una lunga battaglia e il Dott. trètrè H.C. Topchef K.A. è un antagonista temibile e scaltro fortemente spalleggiato dal famelico club i “120 ghiottoni” e pertanto attualmente non è nelle condizioni per affrontarlo frontalmente. Di certo è al corrente che almeno due volte l’anno i “Suoi collaboratori” subdolamente si intrufolano dentro i sacri recinti nella speranza di convincere gli “Ovium” a diventare “Liberi e felici Lemmings” proponendo il trasferimento nel suo piccolo recinto personale poste accanto le cucine stellate del Topchef K.A.

7) Non ultimo l’attuale Pastore per mezzo di quelle “semplici raccomandazioni” pubbliche ha cominciato a mettere in luce come stanno effettivamente le cose. Di fatto è riuscito in una potente opera di divulgazione e immunizzazione e attualmente le “Dominica ovium” non sono così sprovvedute da farsi accalappiare dai “di..vin collaboratori”, del resto i “lemmings” si fanno facilmente riconoscere per quello che sono, e non se li filano più nessuno. Nel contempo il buon pastore continua a richiamare la massa disobbediente di “lemmings” sperando nel buon cuore e nella ragionevolezza che qualcuna voglia/possa ritornare a essere “ovium” e rientrare nei sicuri sacri recinti, evitando di finire dentro la pentola, del trètrè Dott. pluristellato Topchef.

(da: La Voce dello Ionio)

domenica 10 febbraio 2019

Non dicono chi sono (a meno che il parroco...)

Locandine a Castellammare di Stabia per adescare parrocchiani alle cosiddette "catechesi" del Cammino Neocatecumenale.

Esempio 1: parrocchia San Marco evangelista: non dicono che è il Cammino:


Esempio 2: parrocchia Santa Maria dell'Orto: stessa struttura, stesso sgorbio kikiano centrale, ma stavolta c'è scritto Cammino Neocatecumenale: si vede che se il parroco s'impunta qualche risultato riesce a ottenerlo...


Da un articolo autocelebrativo del Cammino a Castellammare, si legge di un certo don Corrado, siciliano, in vacanza a Castellammare che va nella parrocchia San Marco (in periferia e lontana da strutture ricettive e alberghi) a farsi notare mentre prega:
Questa esperienza ecclesiale è iniziata nel giugno del 1976, quando un sacerdote proveniente dalla Sicilia, scelse Castellammare di Stabia, come località in cui trascorrere alcuni giorni di riposo. Durante il suo breve soggiorno nella città delle acque, si fermò nella chiesa del San Marco a pregare. Don Ciro Donnarumma, allora parroco, appena notò questo sacerdote forestiero seduto nei banchi della chiesa a pregare, gli si avvicinò per chiedergli da dove venisse e rimase meravigliato nell’ascoltare che, Don Corrado, era venuto a Castellammare dalla Sicilia per trascorre alcuni giorni di riposo.
Notare le espressioni usate: scelse, riposo, pregare, notò, meravigliato... E siccome "chi si scusa si accusa", c'è bisogno di precisare subito dopo: «con molta serenità»:
Stupito, Don Ciro, gli chiese come facesse ad allontanarsi per giorni interi dalla parrocchia e dagli innumerevoli impegni pastorali. Don Corrado, con molta serenità gli rispose che grazie alla preziosa collaborazione dei fratelli delle comunità Neocatecumenali, presenti nella sua parrocchia, era libero da molte delle incombenze proprie di un parroco, eccezion fatta per la celebrazione dei sacri misteri.
Chiaro? Per giorni interi niente celebrazione, tanto la parrocchia siciliana è in mano ai kikos. A loro non gliene importa niente della Messa feriale, l'unica cosa importante è la carnevalata del sabato sera. Don Corrado, elemento ornamentale delle loro "liturgie", può anche andarsene in vacanza - ma come vedremo tra poco, non era una vera vacanza:
Incuriosito dalla cosa, Don Ciro si recò subito dal Vescovo di allora, Mons. Pellecchia, per parlargli e conoscere la sua opinione circa questa esperienza.
Come a dire: don Corrado si stufa di compiere il suo dovere e si prende una vacanza a centinaia di chilometri e per puro caso finisce in una parrocchia di periferia (di oltre diecimila anime, sempre per puro caso) dove trova un parroco stufo di compiere il proprio dovere: dopotutto alla parrocchia possono pensarci i laici del Cammino, e il parroco può comodamente farsi vivo solo quando c'è da celebrar Messa, giusto?
Il vescovo, nell’accoglierlo sorprese Don Ciro, perché gli disse che lo stava cercando proprio per proporgli di iniziare nella parrocchia San Marco, una nuova esperienza di evangelizzazione: il Cammino Neocatecumenale. Così nel gennaio del 1977 iniziò la prima catechesi, condotta da un’equipe di catechisti formata da una coppia di sposi, Patrizio e Marisa Astorri, un sacerdote, padre Giuseppe Giuli e un cantore donna, Natina.
Ah, ora si spiegano incredibilmente tutte le coincidenze: era una visita accuratamente pianificata e preparata, e la sceneggiata ipocrita del farsi notare in parrocchia a pregare era finalizzata a parlargli del Cammino e a dirgli di chiedere un'opinione al vescovo. Il quale magari era già stato adeguatamente oliato e sommerso di discorsetti altisonanti, magari proprio dai due coniugi Astorri che avrebbero dovuto "predicare"...
Al termine della predicazione, il 27 marzo 1977 nacque la prima comunità Neocatecumenale della diocesi, la quale ha completato il cammino rinnovando le promesse battesimali nella veglia di Pasqua del 2003.
Al ricatto morale «il diavolo è dietro quella porta, che fai, lasci?» nacque la prima comunità neocatekika stabiese che è diventata "adulta" ben ventisei anni dopo (ah! bei tempi quando il Cammino durava meno di trent'anni e non erano state inventate le tappe aggiuntive!).
Da quella comunità, dopo circa 2 anni furono eletti dei catechisti che portarono la predicazione ricevuta, in altre parrocchie della diocesi. Così, di anno in anno, durante il tempo di Avvento e di Quaresima, il cammino si è sviluppato in maniera esponenziale sul territorio.
Come già evidenziato sopra, la "predicazione" in questione è un prodotto estraneo all'attività pastorale dei parroci che viene "proposto" ad un parroco, e se il parroco non si convince allora si fa leva sul vescovo. Il prodotto estraneo viene quindi "portato" nelle altre parrocchie della diocesi. Praticamente la crescita di un tumore spirituale in una diocesi.

Parrocchia del San Marco, Castellammare di Stabia:
il cancro neocatecumenale vi alligna dal 1977 ad oggi

venerdì 8 febbraio 2019

Un gigante dai piedi d'argilla: il Cammino Neocatecumenale.

Riproponiamo un contributo che merita di essere messo in evidenza. Samo lieti in modo speciale perchè proviene da un sacerdote della Chiesa Cattolica.

Dalla testimonianza di un sacerdote della Chiesa Cattolica:
Personalmente mi trovate in piedi nelle penitenziali ad asciugare le lacrime.
(Fregandomene della confessione fatta con la lista dei peccati
perché tanto la parola parla da sé e basta quella).

Carissimi… Sono un sacerdote della Chiesa cattolica. Più volte ho avuto la possibilità di confessare durante penitenziali ordinarie e dei passaggi. La situazione è molto più grave di quanto descritta. La crisi del cammino non è dovuta ai soldi, ai pesi che sono più delle gioie (hai moltiplicato loro la gioia, hai accresciuto l'allegria). La crisi vera è l'aver imposto che nelle comunità non ci debbano essere "amicizie" per non creare "divisioni". Non è visto di buon occhio non solo sposarsi con chi non è del cammino, ma nemmeno che due fratelli della stessa comunità possano fare una cena, vacanza o approfondire delle relazioni sane aldilà degli incontri ordinari. Risultato? Un veleno potente che addormenta ogni tipo di affetto e relazione. Il cammino è un dovere, non un'occasione per amare nella relazione. Tutto questo è stato già fatto secoli prima dai Farisei che avevano regolato le relazioni tra uomini e persino quella con Dio con i precetti. Persino fare l'amore con la propria moglie diventa un dovere e a volte un sacrificio come andare a trovare i genitori o accudirli. Fidatevi. La crisi del cammino non sono i numeri, o la liturgia o la teologia o gli impegni diventati molto elastici rispetto ad anni fa. La vera crisi è aver sostituito la pietà con la legge.

Questi piedi di argilla franeranno a poco a poco e con grande sofferenza di chi ci è passato. Onde evitare scismi e cacce alle steghe, il tempo sarà garante delle opere. Questa ruggine ha intaccato già molti pilastri considerati stabili come i matrimoni nc che stanno implodendo a perdita d'occhio.

…sono tempi cronologici e logici diversi. La teologia è in difetto perché in difetto è l'antropologia (un idea di uomo desunta dal modo di vivere di Kiko e dei primi assolutamente disordinato nelle relazioni del tutto impari). La teologia e la liturgia come la prassi pastorale sono nate dopo uno stile di vita relazionale e non prima. Il problema è quindi non teologico ma antropologico (poi a cascata anche morale, sociale ecc) per dirla breve. La teologia è venuta dopo uno stile di vita impietoso, cioè privo di pietà sintetizzato nei mamotreti.

… troppe cose avrei da dirvi. Il cammino è nato nel post concilio in un epoca dove alcuni sacerdoti celebravano con i bicchieri di carta. Ci si stupisce che ci sia la fruttiera. Ripeto, la liturgia,la teologia e kiko stesso (che avete ben compreso che da persona è diventato nei decenni personaggio) sono solo effetti visibili ma non la causa della fine del cammino. Ci si lamenta che un 80enne dica come un mantra le stesse cose. Lo fanno tutte le persone anziane. Non è questo il problema. Il dramma è aver fatto il passo falso dei farisei mettendo la legge al posto della pietà. Cristo non rimprovera i riti e le tradizioni degli uomini perché non sono in asse con la sua volontà, ma perché sono lontane dalla pietà. Svariati salmi e parole di Gesù lo confermano.
Il cinismo ieratico dei genitori neocatecumeni come degli sposi, con maternità forzate nonostante dolori e salute precarie, sono la causa prima e ultima della fine di questo cammino.
Nessuno regge più la legge. Ne è dimostrazione l'esodo di massa fuori dalla "terra promessa".
Noi sacerdoti dove siamo ? Non so dove sono i miei confratelli. Personalmente mi trovate in piedi nelle penitenziali ad asciugare le lacrime. (Fregandomene della confessione fatta con la lista dei peccati perché tanto la parola parla da se è basta quella).
La consolazione più grande ? Chiedere ai neocatecumeni se la vita sia più bella così, alla fine della confessione e loro piangendo sorridono e dicono di sì. Concludo il tutto dicendo "buon matrimonio" Ora che sanno che la moglie o il marito non è la croce ma il paradiso, la consolazione di Dio. (nota 1)
Il sacerdote si pone in una prospettiva particolarmente interessante - maturata per esperienza diretta in quanto pastore di anime, e per aver partecipato "a numerose penitenziali ordinarie e dei passaggi" - e ce la spiega:
Fidatevi non smetterò mai di ripeterlo: dietro ad ogni difetto teologico c'è un difetto antropologico. Dietro ad ogni parola bugiarda, c'è una bocca che mente. Dietro ad ogni idea sbagliata, una mente in errore. Dietro ogni legge, c'è una mano che l'ha scolpita. Questo difetto è frutto di una visione della vita che prima ancora che essere un mamotreto è stata ed è uno stile di vita personalissimo. Come si pone la persona nei confronti del prossimo, la dice lunga. Manca del tutto il sapersi collocare all'interno del progetto della salvezza, proprio come mancava a Giobbe e la risposta di Dio la dice lunga. Questo si chiama errore antropologico il non sapere le misure dell'uomo, dove sta, dove può andare e cosa può dire o fare. Ecco perché nel cammino, parlando pane al pane e vino al vino, ciascuno di voi ha potuto assistere a scene turche: parole urlate con una cattiveria e un pulpito che mai nessuno si è arrogato di presiedere senza il minimo scrupolo che quello che si urla potrebbe non essere buono o utile alla vita del prossimo. Si vedono genitori urlare maledizioni ai figli, come gli sposi, come i fratelli di sangue e di comunità. Manca del tutto il darsi una misura. Una visione dell'uomo (antropologia) nomade e zingara. Ecco perché posso entrare ed uscire come e quando mi pare nella vita intima delle persone lasciando emorragie. Ecco perché posso forzare la vocazione e plagiare a più non posso fino a forzare scelte che della libertà dei figli non hanno neanche l'odore.
Questo disordine antropologico, teorizzato e ponendolo in relazione con Dio è divenuto teologico e dottrinale, liturgico, morale ecc..
Un consiglio è quello di non combatterli su questi campi cronologicamente e logicamente secondari, ma di andare alla radice di tutto: "ma che uomo sei?". Domane semplici. "Ma tu sei libero? Sei felice? Sei innamorato? Sei pietoso? Sei fedele? Sei paziente? Sei mite?" ecc.. Detto a persone che si gonfiano la vena appena gli tocchi la mensa, la veglia di pasqua ecc, queste sono le cose da chiedere perché questi sono i piedi di argilla. Il resto sono idee così radicate che non le schiodi. (nota 2)
Un mio carissimo amico d'infanzia e itinerante da tanti anni non mi ha saputo rispondere alla mia semplice domanda "Ma il Cammino secondo te, ha dato più sollievo e consolazione o ansie e pesi alle persone? Mi riferisco alla maternità a tutti i costi, alla decima e le collette ecc..". Dicono di essere UNO, ma si ammazzerebbero a vicenda pur di cantare il preconio. Su queste stupidaggini, su questi piedi di argilla che sono la totale apatia, l'essere spietati, che non possono in alcun modo controbattervi e rispondervi, imbarazzati.
Ora in questo blog chiaramente si parla del cammino, ma sapete perfettamente che tante altre esperienze ecclesiali hanno dei difetti antropologici e quindi teologici impressionanti che hanno apportato anche loro la buona dose di danni. Come si sono sfiaccate queste esperienze? Con qualche annetto di semplici e banali contraddizioni. Queste piccole crepe nello scafo, fanno colare a picco qualsiasi impero. Tanti naufraghi e tanti dispersi e sofferenze purtroppo. Ma come dice una canzone: Nessuno ha detto che sarebbe stato facile.

In conclusione:

Il modello antropologico innesca sempre la miccia in tutti i secoli, in tutti i tempi. La domanda di Dio nell'Eden spiega molto bene questo dramma "Dove sei?". I più grandi crimini contro l'umanità sono stati resi possibili perché si è giocato con l'antropologia. "Non è un uomo, è solo un sacco di vermi" (Lutero); "Non è un uomo, ma un peccatore"(perché siedi con i peccatori e mangi con loro?); "Non è un uomo ma solo un grumo di cellule"(aborto); "Non è un uomo, è solo un ebreo" (olocausto).

Rende l'idea?


(nota 1) Possiamo discutere su quale sia l'effetto e quale la causa e su che cosa più di un'altra stia portando il c.n. al collasso finale. Certamente, come Lino mette in evidenza, "la dottrina malata del kikianesimo, una dottrina mistificatrice del Vangelo, del cattolicesimo, della Liturgia, della teologia" sono causa, a loro volta e proprio in quanto tali, di danni immensi e irreparabili, colpevolmente sottovalutati dalla Chiesa. Alla fine è tutto un circolo vizioso!
(nota 2) "Il resto sono idee così radicate che non le schiodi."
Devo purtroppo dire che questi non li schiodi su nulla! Neanche se li prendi sul piano antropologico, sulla contraddizione vivente della loro esistenza. Almeno questa è stata la mia diretta esperienza di persona che ha fatto attivamente il cammino per quasi trenta anni. Quando provi a fare doverosa autocritica dall'interno, mettendo in evidenza le storture e gli scandali che non sono infrequenti anche dopo anni e anni e avendo magari finito da tempo il cammino, la risposta è:
"Che cosa ne capisci tu?" "Sei solo una moralista! Noi siamo TUTTI peccatori! Tu pensi di essere meglio degli altri e giudichi! Tu sei entrata in comunità per diventare santa (questo con tono di accusa), non per convertirti e NON giudicare più il tuo fratello (peccatore incallito!) e per NON scandalizzarti…guarda che se continui così Dio ti farà commettere peccati ancora peggiori!"…ecc.ecc.
Ossia come esci dal loro schema relazionale IMPARI e quant'altro vieni isolato ed emarginato e già sei del tutto fuori dal cammino… è solo questione di tempo!

mercoledì 6 febbraio 2019

Il Cammino Neocatecumenale, un'occasione sprecata! (il declino-seconda parte)

Riprendiamo alcune recenti testimonianze che confermano l'inarrestabile declino del Cammino Neocatecumenale, fenomeno non recente in verità ma già in atto da almeno un decennio e senza alcun segnale di una qualche inversione di tendenza. (seconda parte)

Continuiamo il nostro interessante excursus con i seguenti commenti che dimostrano come, nella migliore delle ipotesi, il cammino può essere considerato soltanto un'occasione sprecata (e almeno fosse stato solo questo, senza procurare insieme tanti danni!).


Ultime "alzate" a Panama:
la percentuale dei bambini aumenta ogni volta

(iniziazione cristiana per "adulti"?!)
e l'«itinerante» - per conto di Kiko - li tiene sotto stretto controllo.

Da qualche commento a firma Luca:

Dalle mie parti l'ultima comunità è composta da 8-12 ragazzini.
La metà sono figli del cammino e l'altra metà sono stati reclutati dal post-cresima neocatecumenale.
Portarli giovanissimi in una realtà invasiva come il cammino è da criminali, è un plagio evidente fatto a danno di ragazzini che si fidano a scatola chiusa e senza alcuna esperienza di vita, dei loro padrini del post-cresima
Usare ragazzini di 13-15 anni per rimpolpare le comunità del cammino è un evidente rifiuto del cammino di accettare la realtà.
Hanno sempre detto che le comunità devono essere uno spaccato della realtà sociale.
Ora non lo sono più, sono una forzatura alla realtà.
Non ci sono gli adulti e mancano le coppie.
Qualche anno fa hanno inviato una comunità di "vesti bianche" che ha finito il cammino, in missione da un'altra parrocchia.
Non è servito a nulla e da più di un anno non vengono più.
Mi facevano pena, molti "vecchietti" e qualche fanatico.
Ricordo una coppia di mezza età mandata in missione strombazzando la notizia ai quattro venti e tornati dopo un anno in sordina e senza risultati.
Tante sofferenze inflitte a se stessi ed ai propri figli e tanto denaro speso inutilmente.
Questo è il cammino oggi: una grande occasione sprecata.

Questa che segue è una chicca e ve la dico.
Ora dalle mie parti, per incentivare la gente a partecipare alle catechesi iniziali del cammino, sull'invito mettono nero su bianco: le baby sitter e il trasporto sono gratuiti.
Non è scritto da nessuna parte che si tratta del Cammino Neocatecumenale ma ti tengono i bambini e ti vengono a prendere e ti riportano a casa GRATIS.
Immagino già chi si prenderà cura di realizzare questa cosa e con quale soldi.
FANTASTICO !!!!!!
Missioni cittadine (le 100 piazze), evangelizzazione porta a porta ("Traditio"), distribuzione degli inviti alle catechesi durante le Messe parrocchiali, baby-sitter e trasporto gratuito.
Gli manca solo di dare 10 euro ad ogni poveraccio che viene a sciropparsi una delle loro "ispiratissime" catechesi...
Ho visto un film su Netflix dove un educatore usava questo sistema con i ragazzi del suo corso per farli tornare il giorno dopo e non farsi licenziare.
Magari gli ho dato una idea interessante.
I Love Neocatechumenal Way

Da un commento a firma Nicola:

la cosiddetta "iniziazione Neocatecumenale" non ha portato nessun frutto degno di nota, nessun miglioramento nella vita dei membri. Cioè, si è rivelato un modello fallimentare, che non ha affatto mantenuto le premesse ("un ritorno al cristianesimo delle origini"). Se si tolgono gli "obiettivi spirituali" a un gruppo come il CNC, allora tutte la faticose attività del gruppo perdono ragion d'essere, e diventano, appunto, "meri sacrifici", anche detti "sacrifici inutili", semplici incombenze quotidiane che non hanno altro risultato se non di riempire l'agenda dell'adepto e togliergli tempo dalle sue 24 ore quotidiane. E quando questo si verifica, è solo questione di tempo prima che il gruppo collassi: chi, infatti, terrebbe nella propria vita delle fatiche e dei sacrifici inutili, che hanno perso il loro senso iniziale?

Dopo 30-40 anni si erano illusi
di aver finito il cammino...
Da un commento a firma gigi:

già si è detto, ma il cammino anche nelle parrocchie più "toste" e "storiche" dove 25-35 anni fa c'erano 10-18 comunità si sta sfaldando. I vecchioni muoiono, i giovani non entrano, qualcuno esce. Si accorpano comunità all'interno della stessa parrocchia pur di rimanere e dare parvenza. Da 10-18 comunità diventano 4-8 comunità. Se non di meno. Esiste poi una vera e propria "crisi" post fine cammino (post "matrimonio spirituale"). Molti, scardinati dal ruolo di catechista o cantore o non so cosa (fatto per 30 anni) per fare spazio "ai nuovi arrivi" (vedi le unioni tra più comunità della stessa parrocchia dove per necessità si rifanno votazioni e si riassegnano ruoli), crollano ed entrano in una vera e propria depressione. In molte parrocchie alcune comunità dove ci sono parroci "nuovi non del cammino" si inventano la "comunità in missione" che altro non è che andare in una parrocchia dove c'è un parroco del cammino (in preda a crisi perchè solo e senza cammino perchè di indole Redemkikos Mater) ma dove appunto delle comunità neocat non c'è mai stata l'ombra. esempio lampante su Roma, per esempio, è una comunità in missione nella Chiesa Santa Maria della Pace ovvero al Chiostro del Bramante. Le prossime secondo fonti ufficiali saranno mandate al Vittoriano, a S.Pietro e alle Terme di Caracalla. io suggerisco anche di mandarne qualcuna al Colosseo (coi leoni) o al cimitero del Verano direttamente... ;)

Da un commento a firma M.A.:

Cominciamo con la mia parrocchia: 4 comunità in 50 anni! Non direi un gran successo. Le ultime due composte al 95% da figli di persone delle prime due e l'ultima fusa e rifusa negli anni con una manciata di poveracci.
Se fossero tutte così le parrocchie, tutto sarebbe già morto da tempo.
Eppure le prime comunità fanno di tutto: "missioni", "Traditio", affissioni da tutte le parti, servizio di riaccompagnamento, manca solo che paghino i partecipanti.
Anche da noi si assiste, come detto sopra, a persone delle prime comunità che partecipano, per fare numero, a tutti gli eventi, alle catechesi di inizio corso e poi coppie di persone che hanno finito il cammino diventano responsabili delle comunità più nuove, rifacendo il cammino da capo.
In parrocchie vicine alla mia, la situazione (purtroppo) è migliore, con il post-cresima che riesce ad arruolare dei giovani (e solo quelli) nelle comunità, anche se al 90% sono figli di camminanti.
Quella dei figli che entrano in cammino merita una riflessione. Purtroppo essi non sono liberi di scegliere, i genitori li obbligano a entrare come fosse una cosa ineluttabile, poiché se essi sono al mondo è grazie al cammino, quindi si sentono in dovere gli uni e in diritto gli altri di dover pagare questa tassa…
Poi i meccanismi più o meno perversi del cammino li incastrano nell'ingranaggio fino a renderli incapaci di potersene sottrarre. Con genitori, cugini, zii, amici di famiglia, figli di amici, l'incastro nel cammino per questi poveracci è indissolubile, pena l'allontanamento e il giudizio perenne dell'intera famiglia allargata.
Qui il Telefono Azzurro ne avrebbe di cose da fare, anzi dovrebbe aprire una succursale ad hoc.

La loro unica speranza per una vita normale è che il cammino svanisca, oppure saranno automaticamente costretti a sposarsi tra di loro oppure ad entrare in un seminario di Kiko.

Spero un giorno di aprire questo blog e leggerci sopra la parola FINE!
Purtroppo il tributo di sangue da versare è ancora alto!

Da un commento a firma Bruno:

Come mio contributo vi racconterò quello che succede nella mia Parrocchia di Roma.
Anche qui si fanno ormai 2/3 volte l'anno le catechesi, e ogni anno si forma una comunità che poi viene fusa l'anno dopo, con il risultato che il numero delle comunità è sempre lo stesso; ogni anno in presenza dell'itinerante responsabile viene presentata la NONA comunità (sono 7 anni che è sempre la NONA), nel giro di sei mesi - il tempo di fare le altre "catechesi" - già è stata fusa con l'OTTAVA, e la nuova è sempre la NONA, e così via ciclicamente.
Quindi per cercare di non far fuggire tutti (e dove vanno? hanno 13/15 anni e sono i figli di quelli che stanno nelle altre comunità) quelli della prima vengono dirottati anche nelle nuove comunità. Con il risultato che apparentemente ci sono nove comunità da 30 persone, ma vengono conteggiate più volte le stesse persone che ormai fanno il cammino in più comunità diverse.
Quello che però volevo sottolineare era in realtà il problema principale e che è il motore del Cammino Neocatecumenale: i Soldi.
Dal momento che hanno prima deciso di far entrare persone che stanno ancora nel post cresima (quindi persone tra i 13/18 anni) e che quindi studiano e neanche all'università, stanno proprio a scuola; poi di dirottare le coppie delle prime comunità a fare il cammino anche con le comunità più giovani, si sono suicidati senza neanche rendersene conto.
Nella mia parrocchia succede questo: Una coppia, di età circa 50 anni, con cinque figli, lui lavora, lei ovviamente ha tirato su i 5 pargoli e quindi non ha una entrata, frequentano la prima comunità (con annesse spese, decime, convivenze, riporti, fiori, babysitter, vino, ecc…), sono stati dirottati insieme ad altri nella nuova comunità (per fungere da aiuto ai 10 "Bambini" della neonata comunità, ovviamente la NONA), e anche lì devono provvedere anche perché nessuno in quella comunità ha un reddito, lo stesso succede per i loro 4 figli già in comunità (17-16-14-13 anni) il più piccolo 8 anni è ancora salvo. Ora tutti questi impegni gravano su un solo stipendio, e le persone da mantenere con il doppio impegno, richiesto da Kiko alle coppie, è quasi raddoppiato.
Praticamente nel momento in cui hanno aperto a persone sui 15 anni, cioè lontane 10 anni da un vero lavoro, da quando hanno raddoppiato "i Vecchi" per cercare di sopravvivere, hanno in realtà aumentato la velocità della loro fine.
Perchè il loro motore sono i Soldi, e quelli che entrano nel CNC non sono coppie ma bambini che gravano sui loro genitori già tartassati e che adesso fanno pure gli straordinari in più comunità.
Più succede questo, più persone escono, più il costo della baracca ricade su una base sempre più piccola e sempre più povera, con il risultato di accelerare l'uscita di altri.

...Tornati in parrocchia, dopo il balletto,
devono togliere la "veste bianca" e
tornare a rifare il Cammino daccapo!


Da un commento a firma Luca:

Hai ragione Bruno, il motore vero del Cammino sono i soldi.
L'esempio classico è la richiesta esasperata della decima che diventa tanto importante da bloccarti ai passaggi e farti declassare ad una comunità più giovane.
Il cammino è una realtà per benestanti, oggi ancora più di qualche anno fa.
Qualche anno fa giravano più soldi ed era possibile mantenere la classe degli itineranti e dei catechisti, oggi è sempre più difficile per il cammino far quadrare i conti proprio perchè mancano le persone che pagano le decime, per problemi economici o per i costi sempre più alti da sostenere per questo pseudo-cammino-di-fede.
Faccio un esempio con la mia ex-comunità che nello stesso mese ha fatto la convivenza di riporto e una convivenza di passaggio.
Sono state raggiunte per i due eventi assolutamente obbligatori cifre complessive di 300-350 euro a persona.
Se a questo aggiungi la decima che, come ho detto prima, è anche questa obbligatoria, i conti di una famiglia monoreddito con prole vanno a rotoli.
Non è possibile pagare per chi non può farlo, quindi o si usa la decima per saldare i conti delle convivenze, dei seminari, dei viaggi degli itineranti, delle adunate Kikiane di Porto S.Giorgio, famiglie in missione, mega-concerti delle pseudo-sinfonie Kikiane, mega-incontri alla Domus, manutenzione della Domus e altri infiniti rivoli di denaro che servono a tenere in piedi la baracca del cammino, oppure si aiutano le famiglie in difficoltà, non si possono fare entrambe le cose.
Quindi il carico del cammino è sempre di più sulle spalle delle famiglie benestanti che sono sempre di meno e che vista la crisi economica attuale, cominciano a rendersi conto del problema sempre più complesso di sostenere questo carico.
Oggi Kiko non potrebbe più bocciare al secondo passaggio quel miliardario dei mamotreti che faceva tanta beneficenza.
Oggi dovrebbe portarlo avanti nel cammino e affidargli un carisma importante per tenerselo da conto.
In un altro post si è affermata l'importanza che hanno acquisito nel cammino i psicologi e gli avvocati per aiutare le persone che vanno in depressione per colpa del cammino o i pezzi da novanta del cammino che incappano nella legge e necessitano di assistenza legale per non sporcare il buon nome del movimento.
Oggi servono: industriali, imprenditori, commercialisti, scrittori, gente ricca e famosa, per sostenere le spese senza fondo di questo cammino-di-SPESA-infinita.
Presto il cammino sarà una spesa in rosso anche per le parrocchie che lo ospitano che invece di avere un contributo economico, saranno costrette a sostenere le spese vive delle salette neocatecumenali.
Forse esagero un pò ma se il trend rimane invariato penso che assisteremo prima ad un collasso finanziario della macchina-Cammino e solo in seguito ad un fuggi-fuggi delle persone.

Da un commento a firma M.A.:

Luca ti ricordi la sparata dell'estate scorsa sul milione di euro, ebbene non se lo è fischiato nessuno, la gente si è letteralmente stufata del guru che, per dirla alla Veltroni, "fa il finocchio con il culo degli altri". Lo spirito dei camminanti, tralasciamo i folli che sono rimasti veramente pochi, al momento può essere sintetizzato nel seguente modo: Per tutti è chiaro che si è in un momento di transizione, resistono galleggiando sperando che cambi in meglio, ma tutti hanno già indossato il giubbotto di salvataggio e si sono procurati una scialuppa, passano il tempo a mormorare sulle cose che vedono ormai quasi irrimediabilmente compromesse, sono svogliati, e oppressi dal peso di "fare il cammino", dove tutto ormai è noia, non si entusiasmano più di niente, nulla li scuote, continuano a fare numero e presenza, ma fanno il cammino per così dire all'opposizione. Quelli che invece fanno i fighetti attorno a Kiko benedicente in Spagna, come abbiamo visto su youtube, saranno i primi a fuggire lontano ed a nascondersi. In tutto questo il povero Kiko si sbatte in modo ossessivo per cercare di rinvigorire lo spirito che lui stesso ha affossato, e tutto gli si ritorce contro, e rimane li a piagnucolare nella sua corte, senza mai porsi la domanda "cosa vorrà dirmi il Signore?" perchè lui è direttamente ispirato e tutto quello che fa è volontà di Dio, al grido "fate quello che vi dico io e sarete benedetti".

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