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giovedì 29 febbraio 2024

L'arcidiocesi di Madrid ci chiede testimonianze sulla Hernández

Riceviamo dalla delegazione episcopale delle cause dei santi dell'arcidiocesi di Madrid una richiesta di testimonianze sulla cofondatrice del Cammino:

«In questa prima fase del processo, la legislazione richiede che vengano raccolte tutte le prove, e soprattutto tutte le testimonianze, che possano essere sia favorevoli che contrarie alla causa. È nostro dovere, in qualità di Tribunale Delegato nel suddetto processo, cercare un numero adeguato di testimoni che possano contribuire a chiarire con certezza morale ciò che riguarda la vita, le virtù e la fama di Carmen Hernández Barrera.»

Ci chiedono la possibilità di contattare testimoni che vadano a Madrid ad essere interrogati sotto giuramento e sotto segreto (come prassi in questi casi) relativamente alla vita, alla virtù e alla fama della Carmen, in base a ciò che i testimoni «hanno vissuto in prima persona o hanno visto direttamente», «e non sul Cammino Neocatecumenale».

Chi volesse proporsi disponibile ad andare a Madrid per testimoniare, può scrivere all'indirizzo email causasdelossantos@archidiocesis.madrid

Ricordiamo brevemente ai nostri lettori alcuni punti fermi:

  • la vita della Carmen è inscindibile dal Cammino:
    • ciò che hanno detto e fatto Carmen e Kiko fuori del Cammino, risale a prima del 1964
    • il Cammino è fondato su ciò che Carmen e Kiko hanno sempre insegnato e comandato
    • nel Cammino si celebrano liturgia e sacramenti nella bislacca maniera in cui Carmen e Kiko hanno sempre voluto che si celebrassero
    • nel Cammino non si è mai fatto nulla senza che Carmen e Kiko lo richiedessero e approvassero
    • nel Cammino nessuno ha mai osato ignorare - men che meno criticare o correggere - ciò che Carmen e Kiko hanno detto o fatto
    • gli errori rilevabili nel Cammino sono gli errori propalati da Carmen e Kiko
  • nel Cammino si è sempre creduto che la Carmen e Kiko fossero "ispirati dallo Spirito", qualsiasi cosa dicessero o facessero, anche di molto discutibile
    • nonostante la discutibile trovata pubblicitaria dei Diari, è irragionevole credere che esista qualcosa di personale di Carmen e Kiko (tranne gli "scheletri nell'armadio") che non abbia subito trovato pubblici applausi dai fratelli del Cammino
    • al di fuori del Cammino, nessuno ha mai considerato "ispirati" Carmen e Kiko, tant'è che c'è stato bisogno di inventare movimenti cripto-neocatecumenali
  • la vita della Carmen è di fatto inscindibile da quella di Kiko:
    • i due spagnoli sono stati alleati per tutta una vita in quanto capi del Cammino
    • il Cammino, loro invenzione, non ha mai rappresentato il loro ideale di vita (infatti non sono mai stati "scrutinati", non hanno mai versato "Decime", non hanno mai dovuto fare "matrimonio spirituale con la comunità", ecc.)
    • Carmen stessa si è vantata di aver gestito Kiko senza condividerne tutte le posizioni («gli ho servito il Concilio su un piatto d'argento», «non voglio morire kika», «propaganda kikiana»...)
    • non basta sciorinare espressioni altisonanti su "amorediddìo" "seigiàperdonato" "siamopeccatori" per essere qualificabili come cattolici, men che meno come santi
  • la vita della Carmen, tolto il Cammino, è poco più dell'essere un'accanita fumatrice che ha vissuto di rendita, nell'arroganza, in lussi e sfarzi, nell'essere idolatrata da un intero popolo di neocatecumenali (al punto di divertirsi a calpestarne la vita e la spiritualità, specialmente ai sacerdoti)
    • le interazioni della Carmen con soggetti non strettamente legati al Cammino sono rarissime e... sono funzionali al Cammino.

Detto questo, cosa possiamo pensare dell'invito dell'arcidiocesi di Madrid?

Il processo è ancora nella fase diocesana - la Carmen non è ancora neppure "venerabile", ed è classificata "serva di Dio" solo per l'arcidiocesi di Madrid -, per cui si sta facendo tutto ancora a Madrid, in Spagna.
Cioè il maggior ostacolo è il fatto che per dare una testimonianza occorra andare fino a Madrid e sperare che l'interrogatorio avvenga in lingua italiana senza bisogno di interpreti.

Le testimonianze devono riguardare non il Cammino ma la persona della Carmen:

  • non sono interessati a sapere come i membri del Cammino consideravano Carmen
  • non sono interessati (o vogliono sorvolare) su ciò che si fa nel Cammino
  • ma è di interesse sapere ciò che Carmen ha fatto e detto, anche se lo ha fatto e detto ai membri del Cammino
  • gli argomenti devono riguardare le virtù cristiane (fede, speranza e carità) e ciò che ci si aspetterebbe di trovare (o di non trovare mai) in una figura di santità.

Le testimonianze devono essere il più possibile circostanziate (non per niente si chiama "processo"). Per esempio:

  • non va bene: "Carmen spesso diceva che..."
  • va bene invece precisare e spiegare: "nel discorso di giugno 2002 Carmen disse che il Pontificio Consiglio avrebbe avuto «un futuro immenso» se avesse appoggiato il Cammino, nonostante Carmen non avesse potere - in quanto laica - di decidere del futuro dei dicasteri vaticani"
  • va molto meglio invece: "nel giorno X, presso Y, Carmen mi disse/fece Z"; "nel giorno X Carmen disse queste parole"; "nella convivenza X Carmen mi fece questo"...

Come in tutti i processi del genere, lo scopo è di stabilire con ragionevole certezza se è il caso di passare alla fase successiva ("venerabile") oppure no. Dunque i sentito dire valgono nulla, le impressioni personali dei testimoni (favorevoli e contrari) valgono poco o nulla, le cose già documentate su internet valgono di più se le si è viste/udite di persona, mentre i fatti oggettivamente testimoniabili e documentabili valgono molto.

Non sappiamo fino a che punto questo iter di "beatificazione" possa essere oliabile alla maniera neocatecumenale (cioè con soldi, minacce, promesse di carriera, vendettine trasversali, e altri strumenti tipici del Cammino).
Chi è in grado di dire la sua, faccia le proprie valutazioni, e decida come agire. Nel dubbio, si può contattare la diocesi di Madrid a quell'indirizzo anticipando sommariamente i punti fondamentali di ciò che si andrebbe a testimoniare. Non è necessario menzionare questo blog (forse non è neppure conveniente, perché ciò che conta è il contenuto della testimonianza, non la provenienza).

Non abbiamo idea di quanto sia stato già testimoniato da cattolici spagnoli e italiani.
Non abbiamo idea di quanto il processo in corso sia oggettivo (ma procrastinato solo per non provocare immediate vendette neocatecumenali) o una farsa (che se pure andasse in porto, riguarderà solo il titolo di "venerabile").

Tranne che ai madrelingua di spagnolo, invitiamo ad evitare di esprimersi in modi che possano dar luogo a equivoci. Ricordiamo anche di evitare espressioni che possano sembrare polemiche: qualunque sia l'orientamento di quella delegazione dell'arcidiocesi di Madrid, conviene testimoniare i fatti.

Gli autonominati "iniziatori"
danno il (pessimo) esempio
di "comunione seduti",
infischiandosene delle norme liturgiche
e dello stesso Statuto del Cammino


Ricordiamo alcuni articoli sulla falsa santa Carmen Hernández Barrera, cosiddetta "santadecategoriasuperiore":

venerdì 4 agosto 2023

Cosa significa "vivere le virtù in grado eroico"


Le sette virtù, che in Cammino non si insegnano

In attesa che i pasqualonidi ci facciamo sapere l'esito delle loro denunce (ah ah ah ah ah!) presso Vescovi (quali?) e Congregazioni (ah si?) a nostro carico, riflettiamo un momento su uno dei requisiti richiesti dalla Chiesa per acconsentire alla beatificazione di un cristiano cattolico, ovvero l'esercizio delle virtù in grado eroico.

Ricordiamo brevemente che le virtù sono sette: tre sono "teologali", ovvero che hanno origine esclusivamente da Dio e donate a ciascuno secondo la Sua volontà e si tratta di Fede, Speranza e Carità; queste tre non possono provenire dall'uomo ma l'uomo deve desiderare di riceverle. Quattro sono invece dette "cardinali": pur essendo sempre suscitate e sostenute dalla Grazia divina derivano dalle azioni umane, dallo sforzo adempiuto per compiere atti di virtù e si accrescono nel tempo quanto più un essere umano aderisce con le proprie opere alla volontà di Dio. Si tratta di Prudenza, Temperanza, Giustizia, Fortezza. Utile rammentare quanto dice il CCC in proposito:

1804 - Le virtù umane sono attitudini ferme, disposizioni stabili, perfezioni abituali dell'intelligenza e della volontà che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e guidano la nostra condotta secondo la ragione e la fede. Esse procurano facilità, padronanza di sé e gioia per condurre una vita moralmente buona. L'uomo virtuoso è colui che liberamente pratica il bene.

Le virtù morali vengono acquisite umanamente. Sono i frutti e i germi di atti moralmente buoni; dispongono tutte le potenzialità dell'essere umano ad entrare in comunione con l'amore divino.

1805 - Quattro virtù hanno funzione di « cardine ». Per questo sono dette « cardinali »; tutte le altre si raggruppano attorno ad esse. Sono: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. « Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle sue fatiche. Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza » (Sap 8,7). Sotto altri nomi, queste virtù sono lodate in molti passi della Scrittura.

E' importante capire che mentre le virtù teologali non si possono "aumentare" né acquisire indipendentemente da Dio, perché vengono elargite esclusivamente dallo Spirito Santo datore di vita, le cardinali possono crescere e rafforzarsi, sostenute dallo stesso Spirito derivando dalle fatiche che l'uomo compie per conformarsi a Dio. 

A differenza di quanto sostiene Kiko, che almeno fino al Padre Nostro non nomina mai questa distinzione, non è sufficiente, per ottenere le virtù, un non ben specificato "spirito" che si fa "uno con te" e "la tua vita va a cambiare". Questa definizione bislacca e infantile è purtroppo molto lontana dalla realtà e dall'insegnamento della Chiesa. Nel CCC invece si dice:

1803 « Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri » (Fil 4,8).

La virtù è una disposizione abituale e ferma a fare il bene. Essa consente alla persona, non soltanto di compiere atti buoni, ma di dare il meglio di sé. Con tutte le proprie energie sensibili e spirituali la persona virtuosa tende verso il bene; lo ricerca e lo sceglie in azioni concrete:

« Il fine di una vita virtuosa consiste nel divenire simili a Dio ».81

La disposizione dell'anima umana, la volontà ferma di fare il bene, sostenute da Dio stesso, conducono l'uomo a somigliarGli (ciò che si intende per somiglianza con Dio: fare le opere che sono a Lui gradite), a essere "buoni", lo porta a scegliere consapevolmente il bene in atti quotidiani concreti (beninteso: non opere gradite al Cammino) anche semplici: come dare elemosina, evitare un peccato, chiedere perdono, giudicare con benevolenza, aiutare persone in difficoltà, sopportare chi ci fa del male e così via. Gli esempi sono innumerevoli (inciso: predicare catechesi non è una virtù).

Al fine di dichiarare una persona beata è richiesto che i promotori e il postulatore della causa (non mi addentro nel ginepraio della procedura di canonizzazione, fase diocesana, nella quale Sancarmen si trova) dimostrino che il candidato ha praticato le virtù in grado eroico, attraverso prove e testimonianze esaustive degli atti compiuti in vita. Ma cosa vuol dire "in grado eroico"? Ho trovato questa semplice spiegazione sul sito di ispirazione cattolica "I tre sentieri" :

Il santo esercita tutte le virtù. Se egli fosse solo obbediente e peccasse contro la castità o trasgredisse la legge anche solo in prescrizioni insignificanti, già non si potrebbe più parlare di santità.

Non solo, ma questo esercizio di tutte le virtù è esercizio in grado eroico. Egli, cioè, esercita tutte le virtù in maniera perfetta e assolutamente superiore a quella dei comuni mortali. Anche se, in questo stesso esercizio eroico di tutte le virtù, un santo si distingue dall’altro più per l’una o l’altra virtù.

Inoltre, il santo, sempre a proposito dell’eroicità delle virtù, non solo supera sempre il comportamento morale degli altri uomini, ma questo eroismo è spinto, non raramente, addirittura ad altezze, che lasciano il fiato sospeso. I comportamenti virtuosi, cioè, sono così insolitamente e imprevedibilmente eroici, da far, spesso, gridare, da tanti, allo scandalo.

La messe di esempi è così abbondante che c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ecco, per esempio, nell’esercizio della carità, San Francesco d’Assisi che, per esprimere la completa compartecipazione e condivisione al dolore e alla malattia del lebbroso, arriva a mangiare con lui nella stessa scodella, dove lui, il lebbroso, immergeva i suoi moncherini gocciolanti sangue e pus!

E così, ancora, l’obbedienza non solo è sempre adempiuta con assoluta prontezza e generosità, e grandissimo slancio d’anima e di corpo; ma, a volte, è eseguita così alla lettera da muovere, magari, al riso e all’indignazione. Anche se, proprio in questi casi, si verificano spesso miracoli, che riempiono di stupore. Come si legge, per esempio, del Beato Bonaventura da Potenza.

Mi pare chiaro: i Santi, quelli veri, non i fabbricati all'uopo di santificare il proprio movimento, sono persone che hanno meriti eccezionali e hanno raggiunto un tale livello di perfezione nella pratica delle virtù per amore verso Dio e verso il prossimo da risplendere, e possono compiere atti così stupefacenti da trascendere se stessi, così che anche i non credenti restano stupiti. Non di rado per questo la fama di santità si espande ben oltre il luogo dove viveva e la gente che conosceva direttamente la persona: è il caso ad esempio di Chiara Corbella Petrillo deceduta nel 2012 dopo aver dato la vita con gioia al terzo figlio sacrificando se stessa, o del Beato Carlo Acutis morto per una leucemia fulminante dopo una breve vita (soli 15 anni!) spesa amando Dio, il Santissimo Sacramento e la Vergine Maria.

Si potrebbero fare migliaia di esempi di questo tipo, compresi i santi bambini come Santa Jacinta Marto o Santa Maria Goretti, o santi laici come Santa Gemma Galgani e Santa Gianna Beretta Molla, persone la cui vita risplende in modo evidente dell'esercizio eroico di tutte le virtù.

Quale sarebbe la fama eroica di Carmen Hernandez? Quali le virtù che avrebbe praticato in grado superiore, estremo, in sprezzo anche della propria vita? Esortiamo gli asini neocatecumenali a consultare il catechismo della Chiesa Cattolica per trovare, onestamente, esempi di virtù che si possano attribuire a Carmen tanto da meritarle l'onore degli altari.

La verità, è che non ce ne sono, e tralasciamo per pietà la predicazione fondata su errori teologici e dottrinali grossolani già dimostrati da un plotone di teologi, prelati e Vescovi.

Purtroppo il processo di beatificazione si è drasticamente semplificato per volontà di Giovanni Paolo II, che in buona intenzione cercò di fornire modelli di santità a una generazione che stava perdendo rapidamente la fede, e la fase diocesana può essere fortemente influenzata con le dovute pressioni e oliature. 

Lo sappiamo già che i neocatecumenali non aspettano altro che si verifichi uno scempio simile per agitare la clava come tanti cavernicoli sottosviluppati; noi confidiamo nel Signore sola speranza, ma siamo anche realisti e sappiamo che Lui lascia libero l'uomo di errare. Il vero cattolico sa che la verità è superiore a qualsiasi affare umano, la Chiesa ha visto papi indegni salire al Soglio di Pietro, non sarebbe così improbabile vedere proclamato un beato fasullo perché il rito non impegna la fede dei credenti essendo una concessione data dall'autorità del Papa ed è limitata a un luogo e a circostanze specifiche, ma ci auguriamo che lo scandalo non si verifichi.

E' inutile che tanto vi agitiate e vi dibattiate come serpenti per strappare alla Chiesa questa concessione: Carmen non è santa, non ha praticato nessuna virtù in grado eroico, era solo una persona depressa e disturbata che ha oppresso una moltitudine di persone e insegnato gravi eresie sull'Eucarestia.

venerdì 21 luglio 2023

I neocat non fanno memoria dei Santi ma celebrano l'anniversario della morte dell'eretica Carmen

La sera del 19/07 avrei avuto una cena con un amico neocatecumenale che non vedo da un po', uno di quelli con cui è rimasta stima reciproca nonostante la profonda diversità di vedute. Tuttavia all'ultimo l'appuntamento è saltato perché lui aveva da partecipare a una celebrazione extra della quale si era dimenticato. Capirete il mio sconcerto nello scoprire che si trattava dell'anniversario della morte di Carmen, l'eretica co-fondatrice del cammino.
Come può intercedere
se non credeva nella intercessione?
 
In tanti anni non è mai capitato che le comunità facessero memoria della festa di un Santo qualunque con una celebrazione specifica, né del titolare delle parrocchie che li ospitano né del patrono della città né alcunché del genere, neppure dei Santi Apostoli. Santi riconosciuti dalla Chiesa, di provata santità di vita, mediatori di veri e dimostrati miracoli, venerati da secoli e secoli. E invece si prodigano per pregare davanti alla foto posticcia e ritoccata di una che non solo Santa non è ma che a ben vedere dovrebbe essere chiamata "santa del cazzo", per usare una colorita e brutale ma quanto mai azzeccata definizione di don Ariel Levi di Gualdo che con il suo abituale sarcasmo, all'apertura della causa di beatificazione nella fase diocesana, scriveva così della "piccola eretica":
"dico piccola perché l’eresia è una cosa molto seria. Nel corso della storia della Chiesa, i grandi eretici sono stati delle personalità dotate di intelletto sopraffino e di rare doti filosofiche, teologiche e speculative. Carmen Hernández era invece una povera e tronfia ignorante che mescolava l’emotività pseudo-poetica a una disastrosa teologia fai-da-te, che in mezzo secolo ha prodotto danni immani in un esercito di soggetti altrettanto emotivi e fragili che si sono messi al seguito suo e del suo sodale Kiko Argüello. Pertanto, nel definirla eretica, come teologo dogmatico e storico del dogma mi corre l’obbligo, per dovere e onestà intellettuale, di chiedere anzitutto perdono a delle menti speculative eccelse tali furono quelle di grandi eretici del calibro di Ario e Pelagio."
E ancora:
"In molti ci stiamo domandando ― e ce lo domandiamo “seriamente” si fa per dire ―, quali possano essere le “virtù eroiche” di una donna che ha fatto scempio della dottrina cattolica, della sacra liturgia e della storia della Chiesa, che assieme a Kiko Argüello ha dato vita a un movimento pseudo-cattolico (...) 

Non è affatto irriverente indicare a futura memoria Carmen Hernández come La Santa del Cazzo, perché in questa espressione non c’è nulla di volgare, al contrario c’è tutto di vero, tutto di storico e di documentato. Tutt’oggi sono sani e vegeti numerosi testimoni oculari, ecclesiastici e laici di tutte le nazionalità, che durante numerosi contesti pubblici l’hanno udita intercalare: «… e cazzo … e cazzo!». Una volta, quella pia donna di Chiara Lubich, che era amabile e delicata come una bambola di porcellana, trovandosi con Luigi Giussani a un incontro al quale erano presenti tutti i fondatori e le fondatrici dei movimenti laicali in occasione del grande Giubileo del 2000, stava per svenire a terra, udendo a poca distanza da lei, la futura Santa Carmen Hernández, che tra una sigaretta e l’altra colloquiava intercalando «… e cazzo … e cazzo!».

(...) forse, dinanzi all’apertura del processo di beatificazione di un soggetto a dir poco improponibile come Carmen Hernández, dobbiamo anche prenderli sul serio? [la Congregazione per le Cause dei Santi, NdR] No, purtroppo non ci resta che prenderli per il culo, non abbiamo altra idonea arma di difesa, se non la sapiente e caritatevole presa di culo verso chi pensa di poter trasformare la Santa Chiesa di Cristo in un grottesco e squallido teatrino del ridicolo, mutando la eroicità delle virtù, ossia la santità, in un premio conferito persino a eretici e a sguaiate cazzare spagnole.
"
una totale menzogna
Non possiamo non concordare con don Ariel, avendola conosciuta, e ben sapendo quale fosse la sua reale levatura morale, la sua enorme confusione teologica, i suoi notevoli problemi psicologici e quanto praticasse l'odioso vizio del fumo

Sappiamo quanto potesse essere violenta, a tratti crudele, fuori dai grandi palchi, e come disprezzasse ogni gesto di devozione o carità. 
Non era affatto Santa, e la causa di beatificazione aperta per lei è uno scandalo che grida vendetta verso il Cielo perché confonde le anime. 
Non crederemo mai a nessun pronunciamento della diocesi, evidentemente pressata dai kikos e forse corrotta dagli stessi. Il solo fatto che esista una causa simile è un'offesa ai veri Santi che hanno dato la vita per diffondere il Vangelo. 

Quando i kikolatri si riuniranno nel mondo con la foto di Carmen nella saletta oltre a disobbedire alla Chiesa compiranno un atto di idolatria nel rendere culto a una donna che ha fatto tanto male.
Non credete alle baggianate di Kiko, che si crede già santo pure lui, rigettate invece la sua dottrina sfasata ed eretica! 

sabato 11 marzo 2023

Ascensiòn a Trieste per parlare della più improbabile candidata alla santità di tutti i tempi

La Chiesa ha vinto le eresie, ma ha ben più difficoltà a vincere le confusioni.
(Card. Giuseppe Siri)

Nel periodo quaresimale  la Diocesi di Trieste riparte con la "Cattedra di San Giusto", tradizionale appuntamento voluto dall'arcivescovo monsignor Giampaolo Crepaldi per aprire alla cittadinanza le porte della Cattedrale di San Giusto quale luogo di condivisione su tematiche religiose e culturali.Il ciclo di incontri ruota attorno al tema "Testimoni di Dio" 
Il primo di questi incontri è dedicato a don Luigi Giussani, il secondo a Carmen Hernàndez, il terzo a Papa Benedetto XVI.
D'altronde monsignor Crepaldi, ormai in uscita dalla Diocesi per sopraggiunti limiti di età, ha sempre avuto un occhio di riguardo per il Cammino neocatecumenale, avendo ospitato più  volte Kiko Argüello, avendo pure aperto un Seminario Redemptoris Mater ed essendo stato più  volte agli incontri dei vescovi promossi presso la fastosa Domus Galilaeae, il "nuevo Vaticano" dei kikos sul lago di Genezareth, in Israele. Nonostante questo, nella Diocesi di Trieste il Cammino neocatecumenale si può definire come imbalsamato, a dimostrazione del fatto che, anche laddove il vescovo non è  "faraone" -come i neocatecumenali chiamano i vescovi da cui si sentono "perseguitati"- ormai abbiano raggiunto il limite della propria espansione: poche parrocchie con alcune comunità per ciascuna.
L'incontro dedicato a Carmen Hernàndez, tenutosi mercoledì  scorso 8 marzo 2023, ha avuto come relatrice  Maria Ascensiòn Romero, colei che, da segretaria di don Pezzi, è assurta a membro della equipe internazionale, massimo organo di governo del Cammino Neocatecumenale, destando invero non pochi malumori fra le catechiste itineranti nubili e agguerrite con assai più titoli ed anzianità di servizio della sconosciuta Romero, proprio in sostituzione della defunta Carmen Hernàndez.


La presentazione viene letta da Stefano Gennarini, responsabile itinerante di Trieste e del Triveneto con Silvana Venditti e il presbitero Diego Martinez. Stefano, fratello del più  celebre Giuseppe, tra i primi adepti di Kiko e Carmen nella parrocchia "borghese" di San Luigi Gonzaga di Roma già dal 1970, sembra non del tutto lucido e ormai più che pensionabile, assai oltre al numero massimo di 5-10 anni stabilito da papa Francesco per gli incarichi all'interno dei movimenti ecclesiali.
Ascensiòn ha in mano una certa quantità di fogli da cui leggerà il proprio intervento, con qualche difficoltà comprensibile visto che non conosce perfettamente l'italiano.
Meno comprensibile è  che colei che è succeduta a Carmen, e che è stata itinerante in Bielorussia per 25 anni (ma sappiamo che i catechisti itineranti fanno spesso convivenze e riunioni con gli iniziatori) non possegga o comunque non voglia offrire nessun ricordo personale della fondatrice del Cammino Neocatecumenale.
Inizia già  male chiedendo "chi è  questa donna che al compiersi del 7° anniversario della sua morte avrà  visto più di 80mila persone visitare la sua tomba e che dopo 6 anni (esattamente dopo 6 anni e mezzo) dalla sua morte già è una Serva di Dio?"
La nostra risposta è che il Cammino neocatecumenale, organizzazione ormai esperta nel marketing interno, cioè  nei confronti dei propri adepti, ed esterno, sta organizzando pellegrinaggi a spron battuto a Madrid presso il Seminario nel cui giardino Carmen è  stata sepolta e con altrettanto impegno si pretendono segnalazioni di grazie da tutti gli adepti; è stata scritta una biografia con il chiaro intento di voler affibbiare alla defunta qualità cristiane che ella non aveva nè desiderava possedere, sono stati mossi sicuramente tutti i passi possibili presso la Diocesi di Madrid e presso il Vaticano per far partire una causa di canonizzazione per colei che abbiamo definito "la più improbabile candidata alla santità di tutti i tempi".

L'equipe di itineranti Gennarini- Venditti

Anche nei fogli di Ascensiòn, che lei leggerà con l'applicazione di una scolaretta e la devozione di una chierichetta, o meglio, di una vestale, c'è la ricostruzione di una Carmen Hernàndez che non è  mai esistita.
Legge per esempio che si sarebbe "spesa e consumata" per la realizzazione del Concilio Vaticano II (e non per la diffusione del Cammino Neocatecumenale come invece a noi pare) "nelle parrocchie viaggiando i 5 continenti"; la verità  è  che Kiko e Carmen hanno catechizzato direttamente in pochissime parrocchie e per poche comunità, solamente  nei primi anni, seguendo poi le stesse  comunità iniziali e sottoponendole ai vari passaggi. Le loro "predicazioni" sono state religiosamente trascritte e riversate nei famosi libri blu, che i loro catechizzati, promossi sul campo catechisti, dovevano imparare a memoria, fingendo di essere ispirati sul momento dallo Spirito Santo, per poi, loro sì, viaggiare in tutto il mondo per portare la parola dei propri iniziatori. Chi ha letto, furtivamente, queste prime raccolte di catechesi, sacerdoti e teologi come padre Zoffoli, don Conti, don Marighetto, padre DiMatteo, le hanno definite un'accozzaglia di eresie, in cui le poche affermazioni corrette erano sepolte da quelle confuse o del tutto erronee. Come confuse e abusive erano le liturgie fatte celebrare nelle comunità in questo modo fondate e diffuse nelle parrocchie di mezzo mondo.
Quindi Kiko e Carmen non sono stati missionari del Vangelo, ma organizzatori e propagatori di una "ricetta" che hanno diffuso tramite un'organizzazione multi-level, di cui loro sono sempre stati saldamente  al vertice.
Come non è  vero che "migliaia di giovani la acclamavano e le chiedevano una parola perché la verità  e la originalità  con cui predicava conquistavano  tutti"; è  vero invece che la Hernàndez, pur avendo molte idee provenienti da letture personali e non dallo studio della dottrina della Chiesa, ha sempre fatto molta difficoltà ad esprimersi, soprattutto in lingue diverse dalla propria, come l'italiano, che mai sarà in grado di imparare a parlare con una certa proprietà. Motivo per cui i suoi interventi erano spesso incomprensibili, accolti da risate, soprattutto per i siparietti con Kiko, che lei trattava a pesci in faccia e che a sua volta cercava di toglierle la parola. Anche nelle convivenze con gli itineranti a Porto San Giorgio faceva i capricci, non scendeva, oppure faceva delle scenatacce che facevano rimpiangere che si fosse decisa a partecipare. Allo stesso modo si comportò nel corso di un incontro nazionale di una giornata dei cantori che Carmen pretendeva non venisse fatto (questo di fronte a tutti i cantori già  convenuti).

Sorvoliamo sul lunghissimo racconto dell'infanzia di Carmen a Tudela, sul suo desiderio fin da bambina di partire in missione contrastato dal padre, un industriale per accontentare i progetti del quale si laureò in Chimica con il massimo dei voti.
Ma a 21 anni era già  scappata di casa, alla volta di un convento della congregazione Missionarie di Gesù, dove diede i primi voti dopo due anni, e successivamente si trasferì nella sede di Valencia per altri cinque anni, due dei quali passati a lavare biancheria nelle case e tre a studiare teologia in un Istituto aperto alla frequentazione delle suore. In seguito andò in Inghilterra  a studiare l'inglese per prepararsi alla missione in India, e da lì  fu richiamata a Barcellona e, con un telegramma, cacciata dall'ordine con altre tre compagne.

A questo proposito, Ascensiòn contribuisce a diradare le ombre sui motivi dell'espulsione. Dice infatti che la congregazione aveva subito una sterzata un po' più  conservatrice, e che "Carmen, con un piccolo gruppo, credeva che le missioni debbano essere formate per far fronte ai problemi degli uomini nel momento attuale" e che "le superiori non comprendevano le riforme che le suore giovani volevano proporre".
In sintesi, Carmen voleva imporre le proprie idee: quali fossero non lo sappiamo, ma la tesina di teologia che, vanta Ascensiòn, ha ricevuto un voto encomiabile, rivela già un atteggiamento di Carmen insofferente verso la devozione popolare, la preghiera del rosario, la dimensione sacrificale della Santa Messa, idee che probabilmente non parevano opportune per una suora missionaria appartenente a quella congregazione.
Possiamo comprendere che la cacciata dal convento dopo tanti anni abbia scombussolato Carmen, ma non l'importanza addirittura messianica che viene attribuito a questa, del resto comprensibile alla luce di quanto detto sopra, espulsione dall'ordine religioso.
Legge Ascensiòn queste dichiarazioni di Carmen: "Il Signore mi fece approdare lì per farmi partecipe della Passione di Gesù  Cristo... Barcellona fu entrare non in qualcosa della Passione, ma nella Passione stessa di Gesù  Cristo: il che vuol dire essere giudicato dal proprio popolo in nome della Legge che Egli aveva dato e essere cacciato fuori dal Suo popolo ed essere crocifisso fuori dalle mura"


Quindi, nella visione di Carmen, lei era come Gesù  Cristo, all'interno del proprio ordine religioso, la detentrice della rivelazione e Verbo di Dio ella stessa; le religiose invece, come il popolo di Gerusalemme, non hanno saputo riconoscere che ella era il Messia e in nome della stessa Legge di cui lei era la massima rappresentante (qui la cosa si fa davvero delirante)  l'avevano crocifissa cacciandola fuori dalle mura del convento.

Ci viene da pensare a un principio basilare della nostra coscienza cristiana: "Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te". Ebbene, se Carmen ha tanto sofferto per l'esclusione dal proprio ordine religioso, come è possibile che abbia comminato la stessa "Passione" a tanti, come i catechisti itineranti che, avendo perso il lavoro, ormai sono totalmente dipendenti dalle provvigioni del Cammino? Mentre lei, figlia di industriale, era così facoltosa che avrebbe potuto comperarselo, un convento, come a suo dire il padre le propose.
Pensiamo a Daniel Lifschitz, cacciato dal Cammino e sottoposto alla damnatio memoriae, pensiamo a don Rosini, reo di non far confluire i giovani attirati dalle sue catechesi nelle comunità neocatecumenali, pensiamo a quella famiglia di catechisti cacciata per aver adottato troppi bambini e non averli lasciati morire nei fossi... e a tante, troppe storie che Osservatorio ha raccolto negli anni. Il Cammino Neocatecumenale ha cacciato molte persone, alcune le ha portate al suicidio, altre le ha "solo" messe sul lastrico, distruggendo famiglie e matrimoni; e il Cammino neocatecumenale è in primo luogo Carmen Hernandez, che ritenne d'essere come Gesù Cristo crocifisso per aver subito ciò che, in misura molto maggiore e a volte con vero e proprio sadismo, lei ha fatto subire a moltissime famiglie e persone che hanno commesso l'errore di fidarsi di lei e del suo compagno Kiko Argüello.

Sta di fatto che questo delirio di auto commiserazione occupa varie pagine del pacchetto di fogli in mano ad Ascensiòn.
Riporta anche una dichiarazione di Kiko fatta in una convivenza: "Se Carmen non avesse passato quella Kenosi terribile che ti sentenzino in nome della Legge, non avrebbe capito il senso del mistero Pasquale che poi porterà a me e sarà  portato al Cammino Neocatecumenale."
Conclude Ascensiòn, che "le sofferenze di Carmen sono state feconde per Kiko, per il Cammino e senza dubbio per tutta la Chiesa".
Non riporta invece un'altra dichiarazione di Kiko, e cioè che lo Spirito  Santo aveva abbandonato la congregazione delle suore Missionarie dopo l'espulsione di Carmen per seguire appunto l'iniziatrice  neocatecumenale

Come volutamente non riporta in modo letterale la "locuzione" avuta da Carmen a Ain Karem, a suo dire direttamente dalla Vergine, durante il viaggio che decise di fare in Israele, invece che andare senz'altro in Bolivia seguendo il suo richiamo alla missionarietà. Carmen infatti raccontava in proposito:
"È stata per me come una visione, una visione del futuro; ho sentito la Madonna che mi diceva - io che forse pensavo che dovevo creare un movimento, un'associazione, qualcosa - ho sentito la voce della Madonna che mi diceva
"No, benedetta tu fra le donne, sarà la Chiesa".
Ecco come invece l'autore del panegirico di Carmen letto da Ascension pensa di rigirare la frittata:
"Ad Ain Karem ebbe la certezza assoluta come in una visione che si voleva qualcosa da lei per la Chiesa universale, che non si trattava di fondare una congregazione come pensava di fare con le sue compagne perché  il vangelo si poteva incarnare in una donna qualunque, come lei."
Congratulazioni, bel salto mortale carpiato e con piroetta finale! "Benedetta tu fra le donne, sarà  la Chiesa" aveva immaginato di sentirsi dire Carmen, non altro...
Immaginiamo che sarà questo che viene raccontato alla commissione diocesana per la sua canonizzazione; la frase sentita da Carmen, che pur lei riteneva tanto importante soprattutto nella sua eterna lotta con Kiko per stabilire chi avesse veramente ispirato il Cammino, non viene neppure riportata nella sua biografia ufficiale vergata da Aquilino Cayuela.

E così  riscrivono la storia: con un lavorio intenso e continuo, come la raccolta delle grazie così  necessarie per stabilire la fama di santità della Hernàndez.
Comunque, continua la lettura della Romero,  la visita in Israele aiutò  Carmen "vedendo nel ritorno alle origini cristiane e alle radici ebraiche i pilastri più  importanti  per il rinnovamento della Chiesa".
E la successiva esperienza nelle baracche di Madrid con Kiko e gli zingari fu "come un terreno di coltivazione per iniziare il Cammino neocatecumenale tutto quello che Dio ci fece sperimentare in mezzo a un mondo povero, Dio lo aveva preparato  per la sua Chiesa".
Persino lo stesso fatto che abbiano collaborato  Kiko e Carmen, un uomo e una donna, alla fondazione di una realtà  ecclesiale, viene esaltato  come un evento unico nella storia della Chiesa che "Dio ha reso possibile per dare inizio al Cammino neocatecumenale per rinnovare la Chiesa".
Ma il fatto è  che la Chiesa, per nostra fortuna, non si è  fatta "rinnovare" da Kiko e Carmen, anzi, laddove ha potuto, ha abbassato le loro pretese e spuntato le loro ali. Eppure i tronfi epigoni del Cammino neocatecumenale  continuano a sostenere di aver "salvato la Chiesa" quando invece purtroppo hanno contribuito ad aumentare la confusione e il disagio di molti fedeli che, per breve o per lungo tempo, si sono lasciati coinvolgere dal Cammino  neocatecumenale.
Anche i continui litigi e i rabbuffi tra Kiko e Carmen, due persone troppo narcisiste e troppo centrate su di sé per poter veramente  collaborare in modo generoso, vengono attribuiti ad un'elezione divina.
"Kiko e Carmen sono rimasti fedeli alla loro elezione senza scendere dalla croce perché  noi, i fratelli del Cammino, ricevessimo una fede adulta. Loro morivano a se stessi perché i fratelli ricevessero la resurrezione".

No comment.

E per quanto riguarda la patologia nervosa di Carmen, sfociata nella demenza già  vari anni prima del suo ritiro dalla scena pubblica che l'ha immersa nel silenzio fino alla morte?
La Romero legge la versione ufficiale: "Tutti noi che abbiamo conosciuto Carmen ci rendevamo  conto della sua sofferenza" e per forza, Carmen non era una che nascondesse il disagio: urlava, sbraitava, metteva il muso, alzava le mani "ma fino a quando non abbiamo letto i suoi diari non potevamo nemmeno immaginare fino a che punto. Dio le ha fatto vivere momenti di grande depressione che l'hanno fatta passare per la notte oscura dell'anima com'è successo a tanti grandi santi".
Peccato che questi santi, come Madre Teresa, pur vivendo la notte oscura mantenevano il sorriso, il servizio al prossimo, nell'umiltà e nella apparente serenità: non facevano scontare agli altri le proprie infelicità come la signorina Hernàndez Barrera. Che tanto era aggressiva e odiosa durante il giorno, quanto poi faceva "la mistica" nei suoi Diari, scrivendo "Gesù  mio, ti amo, vieni, dolcissimo" mentre invece sappiamo che il vero amore per Gesù è inscindibile dall'amore per i fratelli.

In conclusione, il vescovo Crepaldi fa una piccola rivelazione. "Io l'ho conosciuta, Carmen.  Quando lavoravo in curia romana durante il mese di dicembre noi curiali, prefetti, segretari, andavamo a fare gli auguri al Papa. Dopo si scendeva nel cortile di San Damaso. E chi c'era? Kiko e Carmen. Alcuni andavano a salutarli, altri ridacchiavano un po' così...non è  che sia stata una donna molto amata...e avevano sempre in mano una torta, perché  lei faceva una torta e la portavano a san Giovanni Paolo II. Era incartata, non si sapeva cosa c'era dentro. Segreto neocatecumenale!
Io non sapevo niente del Cammino e dico... ma guarda questa ...
Ho conosciuto il Cammino quando sono arrivato qui a Trieste, avevo la testolina impregnata di tanti pregiudizi ma insomma poi mi sono conv...mi sono lasciato convertire, mi sono convertito
".


Eh sì lo sappiamo come si è  convertito... con lo stesso sistema della torta, si è  lasciato convertire.



 

mercoledì 8 marzo 2023

Il peccato "insegnato" da Carmen Hernandez e sue eventuali conseguenze pratiche

Il pensiero di Carmen Hernández riguardo al peccato lo si può dedurre dagli Orientamenti del 1972 per le equipes dei “catechisti” del Cammino (come da pagina web www.internetica.it/neocatecumenali/sensopeccato-riconciliazione.htm, da cui sono tratte le citazioni che seguono).

La confessione nelle "casette" tanto disprezzate da Carmen

 Dice Carmen: “La Chiesa primitiva considerava peccato mortale quasi unicamente l’apostasia, ossia, la negazione del cammino o l’uscita da esso, perché l’uomo durante il Cammino è debole e cade, ma senza uscire dal Cammino… Per questo la Chiesa primitiva non pone l’esame di coscienza al termine del giorno, come fu più tardi introdotto dai Gesuiti, ma invece al mattino al momento di alzarsi, perché convertirsi è porsi davanti a Dio quando si comincia a camminare” (p.128).

E anche: “Dobbiamo spiegare un poco come con Costantino si entrerà nella Chiesa delle masse, perdendosi quindi la sensibilità della comunità. Non si vede più una comunità che cammina in costante conversione sotto gli impulsi dello Spirito Santo. Vediamo persone che peccano individualmente che sono assolte individualmente e, in seguito, vanno a comunicarsi… Ma tutta una comunità in conversione, che si riconosce peccatrice non la vediamo” (p.145).

E ancora: “Con il Concilio di Trento, e dal XVI al XX secolo tutto rimane bloccato. Appaiono i confessionali, queste casette sono molto recenti. La necessità del confessionale nasce quando si comincia a generalizzare la forma della confessione privata, medicinale e di devozione portata dai monaci… Chi mette i confessionali dappertutto è San Borromeo. Con dettagli che riguardano anche la grata… Adesso comprendete che molte delle cose che diceva Lutero avevano fondamento” (pag. 174).

E: “Ma a Trento si punta tutto sulle essenze, sulla efficacia, e si perde di vista il valore sacramentale del segno. Per questo è lo stesso fare la comunione col pane o con l’ostia che non sembra più pane ma carta, che il vino lo beva uno solo o che lo bevano tutti perché essenzialmente il sacramento si realizza lo stesso”.
Si vedrà dunque molto l’efficacia del sacramento della penitenza per perdonare i peccati e l’assoluzione diventa un assoluto. Così la confessione acquista un senso magico in cui l’assoluzione di per se sola è sufficiente a perdonare i peccati. L’assoluzione ti perdona i peccati e tu resti tranquillo.

Così abbiamo vissuto la confessione: per l’efficacia assoluta del sacramento si perde di vista il valore sacramentale che è quello che ti fa capace di ricevere questo perdono. Questo passa in secondo piano rimanendo in primo piano e come essenziale il semplice confessare i peccati e ricevere l’assoluzione” (pag. 175). E si potrebbe continuare.

Sembra quasi che per Carmen il peccato individuale non abbia molta importanza o, addirittura, non esista come vero peccato, ma se il peccato non è individuale, allora non esiste l’inferno, perché Dio non può permettere che si danni individualmente chi non ha peccato individualmente.

Di fatto, fin da quando ho iniziato a conoscere il Cammino Neocatecumenale attraverso i suoi aderenti, mi ha colpito come, in contrasto con lo zelo che essi dimostravano per il Cammino, riguardo al peccato sembravano quasi lassisti.

E quando seppi che, a chi iniziava a “camminare”, spesso nessuno parlava di peccato con chiarezza, tanto che poteva capitare che alcuni potessero vivere in stato di peccato grave senza che nessuno gli dicesse niente (mi chiedo se costoro si accostavano alla Comunione), la mia perplessità è aumentata.

Perché questo silenzio sul peccato? Forse per paura di sconvolgere qualcuno? Eppure su altre questioni i camminanti erano tutt’altro che morbidi, erano, anzi, molto provocatori.

Un modo di fare, questo, che sembra funzionale alla formazione di adepti che, prima che alla Chiesa, devono essere condotti al Cammino, per influenzare la loro percezione della Chiesa.

Non che i primi anni di catechesi rendano necessariamente i fedeli del Cammino degli eretici, anche perché alcuni di loro hanno in precedenza avuto una solida formazione cattolica, ma tendono a influenzarne le percezioni anche quando sembrano essere in contrasto con il sentire della Chiesa, come quando i camminanti percepiscono la parola “santità” come sinonimo di “superbia”.

Di fatto ho notato che a volte i camminanti sembrano percepire il peccato in modo diverso dalla Chiesa, quasi come fosse normale, e non solo perché la nostra natura è incline al peccato tanto che anche il giusto pecca “sette volte”, ma anche nel rapporto di relazione tra Dio e l’uomo, come fosse in se stesso necessario.

È come se i camminanti percepissero le parole di Gesù: “Quello a cui si perdona poco ama poco” (Lc 7,47) non come una lettura realistica di ciò che, di fatto, accade generalmente, ma come una legge spirituale che afferma che, a chi pecca poco, gli è perdonato poco e perciò ama necessariamente poco.

Ma se un “giusto” ama poco, non è perché gli è stato perdonato poco, ma, viceversa, gli è perdonato poco perché ha amato poco, secondo le parole di Gesù: “Le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato” (Lc 7,47).

Eppure basterebbe formarsi secondo la dottrina della Chiesa per capire che, a colui che Dio perdona poco, non è tanto perché a lui Dio offre una minore grazia del perdono, ma perché si è “pentito poco” e poco ha avuto dolore per i suoi peccati, mentre colui a cui Dio perdona molto, è perché si è “pentito molto”, provando molto dolore per i suoi peccati.

Dio, infatti, o poco o molto, perdona sempre con TUTTO l’amore a tutti coloro che si pentono di cuore sotto l’influsso della grazia, solo che l’efficacia del suo perdono è proporzionata all’amore dell’uomo e perciò al suo pentimento.

Infatti nei giusti, come dimostrano Maria Vergine e tutti i santi che una volta pentiti non hanno commesso più peccati se non piccolissimi, la mancanza di peccato favorisce l’apertura alla grazia e l’accettazione della grazia.

Non è infatti il peccato a originare la grazia e perciò il perdono, ma è la grazia del perdono divino a cancellare il peccato.

Altrimenti la percezione del peccato è simile a quella di tanti non credenti, per i quali, per sapere cosa è il bene occorre prima sperimentare il male.

Ma nessuno può avere coscienza del male più di Dio, che è il Sommo bene, solo che la coscienza che Dio ha del male è intellettiva e non dovuta all’esperienza.

Anzi, l’esperienza diretta del peccato, ostacolando la conoscenza del bene sia a livello intellettivo che a livello di esperienza, tende a confondere il giudizio della coscienza.

Perciò, se un peccatore pentito ama Dio di più di un “giusto”, è perché il “giusto” si è intiepidito, cioè si è quasi fermato, cosa che si verifica spesso (ma non per una legge spirituale assoluta), come dimostra il fatto che, di solito, il fervore verso Dio cala al calare delle prove e aumenta al loro aumentare.

Come nei farisei che, pur essendo, come i camminanti, molto zelati riguardo alle regole (che spesso erano anche sbagliate) della loro “aggregazione”, si erano intiepiditi riguardo al peccato tanto da percepirlo in modo sbagliato, cosa che si rendeva evidente nel loro zelo verso il loro “cammino” come fosse l’autentica interpretazione della Legge.

sabato 28 gennaio 2023

Carmen, modello ed esempio di vita neocatecumenale; Carmen e le pecore perdute (riflessioni dal "Supplex Libellus").

 Carlos Metola, postulatore della causa di Carmen il 4 dicembre 2022  nel corso della cerimonia di apertura  della causa di beatificazione - nella grande sala del Polisportivo della Università Francisco de Vitoria di Madrid (***), addobbata come per le grandi occasioni con una  enorme tribuna rossa e sullo sfondo una gigantografia di una icona neobizantina di Kiko Argüello -  dà lettura del "Supplex Libellus".
Continuiamo con l'esame cominciato nell'articolo precedente.  

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"Carmen sapeva che il CN non si poteva vivere senza dei solidi pilastri che lei stessa viveva e trasmetteva ai fratelli delle comunità."

Carmen, santa di categoria superiore

Questa la poco convincente affermazione contenuta nel "Supplex Libellus" adulatorio per due motivi:

Che Carmen si offrisse come esempio, vivendo lei per prima (ma questo vale anche per Kiko) quanto richiesto ai fratelli per 'fare il cammino neocatecumenale'. Niente di più falso! Tutti sappiamo che Kiko e Carmen non hanno mai fatto il cammino per la loro vita. Non ne avevano bisogno, e non hanno avuto mai catechisti o maestri (in verità non hanno mai obbedito a nessuno e nemmeno erano sottomessi l'una all'altro o l'una all'altro - fate voi);

La descrizione che segue, degli esempi di santità di Carmen, sono quanto di più falso e travisato si possa immaginare. Basta scorrere gli enunciati di Metola e confrontarli con le abitudini e i modi della Carmen vivente per veder crollare miseramente il castello di fandonie che si sono ostinati a costruire da un minuto dopo la sua dipartita fino ad oggi.


Metola procede con l'elenco puntuale (min. 54:29) dei fondamentali neocatecumenali, riferendoli alla esperienza personale di Carmen:


Scenografia neocatecumenale


Primo:
"L'amore e la necessità della preghiera. Carmen pregava ogni ora del Salterio, le piaceva pregare e lo faceva le prime ore del mattino, sempre"

(Bah!) Ma noi sappiamo che a volte 'faceva lodi' anche alle due del pomeriggio (Carmen adattava tutto a sé anche gli orari liturgici, mentre lei non si adattava a niente e a nessuno).

Due:
"L'amore per i Sacramenti e soprattutto per l'eucarestia che frequentava ogni giorno e l'amore per la penitenza (breve pausa)... per la celebrazione penitenziale"

(N.B. qui Metola si affretta a precisare: penitenza intesa come penitenziale/a modo loro).

Basta guardare il video per cogliere tutto il disagio del postulatore davanti alla sua stessa inverosimile affermazione. Al punto che si premura di precisare, per scongiurare equivoci imbarazzanti!
Il postulatore parla di "penitenza", ma chiarisce subito che sta facendo riferimento alla celebrazione neocatecumenale detta "Penitenziale". Unica penitenza che conosca, essendo sommamente invisa a Carmen la "penitenza" intesa in senso stretto; quella penitenza tanto praticata dai santi veri per correggere il proprio carattere ribelle o le inclinazioni al male e al peccato, come la Chiesa insegna. Carmen da queste pratiche si è sempre tenuta alla larga, disprezzandole profondamente per la supina acquiescenza alle sue cattive inclinazioni, per le quali mai ha mostrato disagio o vergogna, men che meno pentimento.
Si guardano bene i suoi adulatori/falsi testimoni dal millantare simili pratiche da parte di Carmen! Niente di più lontano da lei. Sarebbe sfacciataggine sconfinata e lo sanno anche loro fin troppo bene! Tanto è indifendibile sotto questo aspetto, che lo tralasciano del tutto. Anche perché Carmen le penitenze, le mortificazioni, le discreditava apertamente sempre, essendo a suo dire inutili, false e bigotte. Utili al massimo a nutrire la pessima "superbia spirituale". Una bella scusa neocatecumenale per giustificare il loro progressivo diventare, con il passare degli anni, peggiori di quando avevano iniziato il cammino (e ne erano pure orgogliosi, era evidente). Si ammantavano di falsa umiltà: "sono un peccatore, il peggiore di tutti" (Kiko docet), umiltà pelosa. Tanto essere peggiori e gli ultimi che poi erano superbi lo stesso (i migliori!) superbi spirituali e materiali, altro che!

L'eucarestia, poi! (E' il colmo!) Che frequentava ogni giorno!
Ma quando? Ci chiediamo. Forse quando era giovane!?
Ricordo bene come l'eucarestia quotidiana non veniva inculcata neppure ai presbiteri R.M. che avrebbero dovuto celebrarla con zelo sacerdotale ogni giorno, per tutti i giorni della loro vita. (*)

E poi, che rispetto dimostrava Carmen per l'eucarestia?
Se usciva subito prima dell'offertorio, fuori dalla Tenda della Riunione, per fumarsi una sigaretta, approfittando dell'abbraccio di pace che puntualmente disertava? Prendendo due piccioni con una fava. Detestava il contatto con gli altri, salvo coi 'grossi' degni di lei.

Metola così continua:
"A questi due sacramenti Carmen ha dedicato molti anni di studio con i migliori libri cattolici e i teologi più preparati"
(Qui un sonoro BUUUM ci vuole proprio! Conosciamo le fonti della preparazione carmeniana e quali siano stati i suoi "maestri").
"Ha anche approfondito le radici ebraiche del cristianesimo... le feste ebraiche che sono le radici dei nostri sacramenti..."
(Anche questo sappiamo e fin dove si è spinta nella indebita contaminazione).

Tre:
"L'amore per le sacre scritture che conosceva perfettamente e leggeva per ore e ore... le sue bibbie tutte sottolineate".

Quattro:
"Costante studiosa della fede cattolica coi padri della Chiesa e magistero".

(Sempre a modo suo, selezionando e estrapolando anche dalle Sacre Scritture per il proprio tornaconto solo quanto poteva tornarle utile, come abbiam detto e dimostrato tante volte). Carmen non voleva essere ammaestrata, ma cercava conferme, allontanandosi sempre più dalla dottrina retta e perfetta. Presunzione smisurata, ancora una volta, e grande superbia alla base di tutto questo scempio!

Ci avviciniamo alla fine.


Maestra di dolcezza col prossimo



Metola tiene a testimoniare:
"l'amore speciale per le pecore perdute, Carmen chiamava i fratelli in crisi e li incoraggiava a incontrare nuovamente Gesù Cristo nei Sacramenti nella Parola e nella Preghiera, gli diceva di chiedere perdono" (58:40).

Conosceva tutti e si ricordava di tutti. Eh già! Carmen teneva tutti e tutto sotto stretto controllo. Non riconosco vere le parole del postulatore, ancora una volta. Il richiamo di Carmen (e di Kiko) per coloro che erano in crisi e si erano allontanati dal Cammino non era mai rivolto a ricercare Cristo nei Sacramenti, ma a "Fare il Cammino" e a sottomettersi all'"Obbedienza neocatecumenale" che è OBBEDIENZA cieca e assoluta a loro, gli iniziatori, itineranti e catechisti.
Questo ha insegnato Carmen ossessivamente: "Obbedienza e Stare Legati a NOI".(**) Questi i parametri di giudizio, questa la via e infine il recinto in cui dovevano rassegnarsi a vivere tutta la vita in perpetua cattività le pecore che erano andate fuori strada insieme alle pecore che mai avevano osato allontanarsi.
Stare Legati a NOI. "Voi dovete essere LEGATI A NOI". Bisogna forse averlo sentito dalla loro bocca per comprendere tutto il peso e la gravità assoluta di questa terribile asserzione che non conosceva eccezioni per nessuno e non faceva sconti. Ancor più grave perchè poggiata sulla totale rinuncia ad una pur minima indipendenza economica per coloro che decidevano di seguirli senza riserve (parlo degli itineranti che dovevano aver lasciato il lavoro, pur portandosi dietro 6 8 10 12 figli). Ti precludi ogni possibilità di ripensarci, di tornare alla tua vita che non esiste più.
Essere legati a loro significava aver tagliato i ponti definitivamente dietro di sè.
Per questo il Cammino è idolatria, perché mette "la creatura al posto del Creatore" e questo insegna. Perché non ti porta a Cristo, nonostante se ne riempiano la bocca. Perché, come la tua fede si rinsalda in Cristo sentono tremare la terra sotto i loro piedi, sentono di perdere il controllo; e sono dolori per gli adepti indisciplinati.
Non somigliano affatto ai veri santi e ai veri maestri nella fede che staccano da sé chi li segue - come Giovanni il Battista che ripete "Lui deve crescere ed io diminuire", che indica ai suoi discepoli il Cristo "Ecco l'Agnello di Dio!" e lui si fa totalmente da parte; come Sant'Agostino che conduce a scoprire in se stessi il "Maestro interiore" parlante nel profondo dell'anima di ogni uomo, in un rapporto intimo, personale, unico con ogni battezzato - che si rallegrano di vedere chi li segue camminare sulle loro gambe, progredire speditamente sulla via della perfezione (orrida espressione per Carmen!), della "santificazione personale", fino anche a diventare, magari, migliori di loro (questo più di ogni altra cosa era intollerabile per Carmen e per Kiko. Per questa malattia hanno lasciato al loro passaggio morti e feriti). (**)
Per chi fa il cammino il rapporto con il Signore ha sempre bisogno di un solo "mediatore" che sono loro, quando l'Unico Mediatore fra Dio e gli uomini è Cristo. Blaterano di "cristiano adulto" ma ti lasciano eterno infante; con loro sarai sempre un bambino e come tale sarai trattato. E neanche una volta finito il cammino si può prescindere da loro.
"Senza obbedienza il cammino non esiste"
ma poi questo vale anche per la Vita Cristiana, posta come traguardo di un itinerario neocatecumenale che mai finisce nella sostanza. Il Cammino dura per sempre.

Anche a Washington si sono laureati ma…

Che io mi ricordi tra loro, non c’era neanche un dottore”



Metola caro, diccelo tu! Che cosa ha studiato Carmen nella sua "vasta biblioteca di testi dei più cattolici"?

Università Francisco de Vitoria di Madrid (***)

sempre si ritorna sul luogo del delitto!



Qui i conti non tornano più. Le bugie hanno le gambe cortissime e non vi consentiranno di arrivare da nessuna parte!

Al finale Carlos Metola descrive il terribile quadro clinico di Carmen negli ultimi tempi, la descrizione del suo totale disfacimento (veniamo a conoscenza di cose che, finché Carmen era in vita, si sono guardati bene dal rendere di dominio pubblico e ci chiediamo il perché). Tutto solo per enfatizzare oggi una eroica e rassegnata sofferenza ignota a tutti fino a ieri, ma tanto necessaria perché l'agognata canonizzazione proceda spedita. Altre sono infatti le notizie trapelate sugli ultimi anni di Carmen e sugli ultimi momenti della sua vita. Notizie abilmente secretate, sperando scivolassero nell'oblio, insieme ai veri comportamenti di Carmen Hernandez. Come sempre!

Siamo davvero alla fine di questo penoso excursus e non possiamo non segnalare (dal 1:21:00 in poi) la chiusura in bellezza del Cardinal Osoro di Madrid, pietra incastonata sul diadema con cui hanno adornato Carmen.

Osoro fa di Carmen un ultimo elogio davvero rimarchevole.

Si vede che la conosceva bene anche lui la Carmen, se si sente in dovere di premettere che, a volte, era "politicamente scorretta", come suol dirsi! Un segnale, a mio modesto avviso, come a dire: Guardate che anche io ben la conoscevo!... Questo l'apripista di ciò che si appresta a dire all'assemblea.
E - dopo una rapida carrellata del rapporto di Carmen coi Papi che si sono succeduti, per dire che lei non ha amato questo o quel papa ma li ha amati tutti indistintamente perché lei era papalina a prescindere (altro carattere che potrebbe aiutare a proclamarla beata e poi santa, è chiaro) - racconta (da 1:24:21 in poi) che quando Carmen era già molto grave e stava a Madrid, il Papa Francesco le fece una telefonata e, per darle coraggio, le disse:
"Tranquilla Carmen, che l'erba mala non muore mai! Ora ti porto una sigaretta!".
A volte Papa Francesco è di una schiettezza unica.
Osoro - squallidamente e per dare la sua chiave di lettura - aggiunge:
"Fino a questo punto arrivava la sua confidenza col Successore di Pietro!".
Stendiamo, senza altri commenti, un manto pietoso su questa penosa pezza a colore peggiore dello strappo!
Fino a tal segno! Tanto in basso son disposti a scendere i Pastori! Per cosa? Ci chiediamo prima di chiudere il sipario su questa squallida sceneggiata.

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(*) Il Codice di diritto canonico al Can. 904 dispone:
“Memori che nel mistero del Sacrificio eucaristico viene esercitata ininterrottamente l’opera della redenzione, i sacerdoti celebrino frequentemente; anzi se ne raccomanda caldamente la celebrazione quotidiana, la quale, anche quando non si possa avere la presenza dei fedeli, è sempre un atto di Cristo e della Chiesa, nel quale i sacerdoti adempiono il loro principale compito”.

(**) Papa Francesco. Angelus -Piazza San Pietro- Domenica, 15 gennaio 2023:

Giovanni Battista "non lega nessuno a sé".
"Giovanni il Battista ci insegna una cosa importante: la libertà dagli attaccamenti. Sì, perché è facile attaccarsi a ruoli e posizioni, al bisogno di essere stimati, riconosciuti e premiati. E questo, pur essendo naturale, non è una cosa buona, perché il servizio comporta la gratuità, il prendersi cura degli altri senza vantaggi per sé, senza secondi fini, senza aspettare il contraccambio. Farà bene anche a noi coltivare, come Giovanni, la virtù di farci da parte al momento opportuno, testimoniando che il punto di riferimento della vita è Gesù. Farsi da parte, imparare a congedarsi: ho fatto questa missione, ho fatto questo incontro, mi faccio da parte e lascio posto al Signore. Imparare a farsi da parte, non prendere qualcosa come un contraccambio per noi."

mercoledì 25 gennaio 2023

Dal felice connubio di Carmen e Kiko nasce la "nueva" creatura: il suo nome è Cammino Neocatecumenale (riflessioni dal "Supplex Libellus").

Il "Supplex libellus" è  un'istanza rivolta all'autorità religiosa; nel caso dei processi di canonizzazione, con esso viene richiesta l'apertura dell'inchiesta diocesana sulla vita, le virtù, la fama di santità e i segni del Servo o Serva di Dio.  
La richiesta viene solitamente  motivata con una presentazione del candidato e dei motivi per i quali si pensa sia degno di venir preso in considerazione e la sua causa vagliata.
Nel caso di Carmen  Hernández, il supplex libellus è stato presentato dal postulatore Carlos Metola direttamente all'arcivescovo di Madrid cardinal Carlos Osoro Sierra, alla scadenza dei 5 anni dalla morte di Carmen, il 19 luglio 2021 e letto integralmente il 4 dicembre 2022 nel corso della cerimonia di apertura  della causa nella grande sala del Polisportivo della Università Francisco de Vitoria di Madrid, addobbata come per le grandi occasioni con una  enorme tribuna rossa e sullo sfondo una gigantografia di una icona neobizantina di Kiko Argüello.
 
Carlos Metola, il  postulatore della causa di Carmen dà lettura del "Supplex Libellus": e riteniamo sia doveroso commentarlo punto per punto, perché raramente può  capitare di avere a  che fare con un documento che travisi in modo così plateale la realtà dei fatti, conosciuta da tutti coloro che hanno avuto una minima frequentazione con gli iniziatori  del Cammino neocatecumenale.
(Prima parte).

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Carlos Metola recita la solita litania, la solita storia narrata che conosciamo a memoria. Ma andando avanti la sua arringa si fa interessante sempre più. Metola scivola inesorabilmente nella enorme voragine delle loro consuete, vergognose menzogne. Dopo le mistificazioni delle origini che ben conosciamo si dispiega un racconto che non convince, o convince sempre meno, e lascia nello sconcerto chiunque li abbia conosciuti davvero, vivendo il cammino in prima persona.

Carmen e Kiko e l'incontro fatale

Kiko e Carmen finalmente si incontrano e la descrizione fatta dal postulatore dell'alchimia tra i due è esilarante. Intanto si rimarca con enfasi che Carmen perfeziona la sua superlativa formazione alla scuola del padre Farnes "gran liturgista" che la provvidenza proprio in quegli anni cruciali mette sul suo cammino. Anche qui la solita solfa!

Metola definisce "disegno di arte ineffabile" il fatale incontro tra Kiko e Carmen. Una Carmen tanto necessaria, con la sua "irresistibile chiamata all'evangelizzazione", consolidata dalla sua "grande preparazione" in campo teologico, spirituale e liturgico. E a noi viene la pelle d'oca (dal min. 48).


Scenografia neocatecumenale

Fondamentale il contributo di Carmen al piano preparato da Dio per la chiesa con Kiko Arguello che, per parte sua, concretizzava "la presenza di Cristo sofferente tra i più poveri e la capacità di riunire e creare piccole comunità" (secondo la rivelazione della Madonna di 5 anni prima, l'8 dicembre 1959).
Da questo connubio cosi speciale nasce il Cammino Neocatecumenale.
Cammino che si è diffuso in 135 nazioni, per un totale di 30.000 comunità in tutto il mondo, con 1 milione e mezzo di fratelli in 6800 parrocchie. 52 anni di costante attività evangelizzatrice. (*)

Diceva Carmen: "Questo non è il nostro lavoro, è Dio che lo porta avanti".
Ma non si è mai vista libertà in entrambi né distacco nel loro "servizio" di servi inutili. Allo stesso modo - per parte loro - non hanno mai lasciato libero nessuno di tutti quelli che li hanno seguiti. "Senza nessuno stipendio né alcuna sicurezza economica; vivendo di elemosina" (non c'è chi non vorrebbe vivere di elemosina come loro!).

Intanto Carmen, è risaputo, provvide a liberare e purificare Kiko dal cursillismo (oggetto di tutta la sua riprovazione, fondato com'era - a suo dire - su un volontarismo e sforzo di migliorarsi assolutamente da bandire. A conferma che senza di lei niente di buono, di innovativo, nel Cammino e nella Chiesa!) e dalla visione in cui lo trovò invischiato al tempo delle baracche, tutta incentrata sul "Servo di Jhavè" e lui tutto "mistico". La verità è che Carmen trovava Kiko patetico. In buona sostanza per Carmen - e nei suoi racconti lo ripeteva spesso - Kiko prima di conoscerla era completamente fuori strada ed egli deve a lei sola la sua "correzione" di rotta. Dall'unione di questi due, in cui è evidente chi tenga le redini in mano, nasce e si sviluppa il C.N. come noi lo abbiamo conosciuto (min. 49:36). In sostanza Kiko, secondo il pensiero tante volte espresso da Carmen, senza di lei non avrebbe fatto un bel nulla e, probabilmente, non sarebbe stato mai nessuno nella vita. Rinfacciava - all'ignorante - di avergli "servito il CVII su un piatto d'argento".

Quelli con cui Carmen ama collaborare

i Kiko e i padre Farnes

Quel Concilio stravolto dalla colta Carmen, col supporto dei padre Farnes di turno. Carmen amava circondarsi solo di chi suffragasse le sue tesi, disdegnando in toto il magistero bimillenario della Chiesa e chiunque provasse ad allargare i suoi angusti orizzonti; deragliando così, inesorabilmente, dalla dottrina cattolica e tirandosi dietro a precipizio nei suoi stessi inganni un popolo di creduloni, trascinati al contempo dal fascino delle trovate kikiane ribattezzate: Sintesi teologico catechetica e kerigmatica.

"Al Cammino Neocatecumenale Carmen ha contribuito con la sua teologia, l'intuizione, la ricerca e lo studio e Kiko con la realizzazione, l'architettare in una sintesi teologico catechetica e morale che attira i più lontani dalla Chiesa ed è valida anche per i battezzati tiepidi delle parrocchie ..." (parola di Metola per una descrizione completa).

Insomma, il C.N. è per tutti. E nessuno, se vuol essere "cristiano adulto", può sottrarsi...
E' opportuno ricordare qui - per completezza e senza tema di smentite - che Carmen definiva Kiko un gran teatrante e show-man che senza di lei nulla avrebbe combinato di duraturo (salvo che è da chiedersi cosa avrebbe combinato lei senza il suo attraente affabulatore, con indiscusse doti di leader e grande trascinatore di masse).
Kiko, secondo il Carmen-pensiero, tra il suo patologico YO YO YO e la sua predicazione basica, emotiva e ripetitiva, al massimo avrebbe messo in piedi una simpatica brigata di sfaccendati bohemien in fuga dalla loro storia e ripiegati su se stessi, che si divertono a giocare agli itineranti del Servo di Jhavè, scimmiottando in tutto il loro idolo indiscusso.
Senza la Pasqua che lei ha riscoperto dopo secoli di oblio, senza l'Eucarestia neocatecumenale che è una creatura della Carmen, la sua creatura: lo scempio più grande, in dispregio del supremo Sacramento dell'Amore (Dominicae coenae n. 5): 

"L'animazione e l'approfondimento del culto eucaristico sono prova di quell'autentico rinnovamento che il Concilio si è posto come fine, e ne sono il punto centrale. E ciò, venerati e cari fratelli, merita una riflessione a parte. La Chiesa e il mondo hanno grande bisogno del culto eucaristico. Gesù ci aspetta in questo sacramento dell'amore. Non risparmiamo il nostro tempo per andare a incontrarlo nell'adorazione, nella contemplazione piena di fede e pronta a riparare le grandi colpe e i delitti del mondo. Non cessi mai la nostra adorazione." Così il Papa da Carmen più amato, Giovanni Paolo II.

Vedete che millantano?

Doveroso per loro, lo ripetiamo, ricordare i numeri del Cammino (dal min. 50:49)
Metola non può certo tralasciare! "

"Il C.N. è diffuso in più di 135 nazioni per un totale di 30.000 comunità in tutto il mondo, con un milione e mezzo di fratelli in 6.800 Parrocchie."
Ancora solo un milione e mezzo di fratelli? Da troppo tempo non vanno oltre.
Per quanto si sono sbattuti e hanno millantato... un pò pochino, direi... Noi constatiamo, ancora una volta, che questi numeri più o meno sono sempre gli stessi ormai da molti anni, con qualche forzatura e con variazioni minime. Un poco su un poco giù, gonfia di là e gonfia di qua. In ogni caso, conoscendoli, sono certamente da stimare al ribasso. E i Seminari R.M. in proporzione sono troppi, le vocazioni scarseggiano. Ma intanto riescono a tenere ancora in piedi la baracca coi soldi dei fratelli. Almeno così pare.

Ma l'apice assoluto Metola lo tocca quando, descrivendo l'indefessa attività di evangelizzazione dei due, protrattasi per 52 anni di ininterrotta, turbolenta collaborazione, aggiunge:

"senza nessuno stipendio, nè sicurezza economica, vivendo di elemosina" (min. 51:59)."Eroica attività evangelica senza avere dove posare il capo." (min. 52:22) (*)
Quando è sotto gli occhi di tutti la virata a 180° dai poveri più poveri ai ricchi più ricchi, avendo il Cammino privilegiato e abbordato, al posto dei poveri, le parrocchie dell'alta borghesia per attecchire nella Chiesa. E' bene sapere che Kiko e Carmen hanno avuto a disposizione per tutta la vita alloggi più che decorosi. A Roma hanno vissuto a lungo in una villa con giardino di una facoltosa vedova dei Martiri Canadesi, dentro la città, fino a quando hanno ottenuto un appartamento tutto per loro sotto i portici del Vaticano (dove si son fatti conoscere anche per le casse di vino pregiato che regolarmente arrivavano per approvvigionarli, e non solo per le eucarestie; per gli schiamazzi frequenti e il grande movimento e andirivieni continuo di una corte di fedeli kikos adoranti).
A Porto San Giorgio l'appartamento sopra il Centro Internazionale era tutto per loro, con servitù inclusa a disposizione, anche quando volevano recarsi lì, a prescindere dalle convivenze di itineranti, magari per un periodo di meritato riposo o vacanza. Credo che lo stesso fosse in Spagna a Madrid o in qualunque altro posto desiderassero andare. Dovunque avevano dimore pronte ad ospitarli da "figli di re", come amavano definirsi per giustificare se stessi e l'opulenza che li precedeva e seguiva ovunque. "Dio ricolma di benedizioni i suoi servi"... non mancano di nulla. A parte che per le vacanze potevano disporre di altrettante ville al mare in Calabria, ad esempio, o sulle Dolomiti o dovunque avessero desiderio di recarsi, in Austria, in Germania o in Veneto. 

Stefano and Kiko, i due compari

Kiko amava l'alta montagna e andare a pescare in ameni laghetti in compagnia di Stefano Gennarini, responsabile storico di tutto l'est Europa e soprannominato "zar di tutte le Russie", un clone di Kiko. Carmen, che mai andava con loro preferendo Madrid d'estate, li appellava in tutti i modi, accusando di sentirsi esclusa dal loro rapporto esclusivo. Si divertiva a definirli "i due fidanzati"; "sembrate due gay" spesso affermava, ridendo, davanti a tutti, e accusava Stefano di chiamare sempre Kiko a telefono e parlare per ore con lui invece che con l'equipe intera, escludendo lei dalle decisioni. Quando Carmen si dilungava in queste accuse in pubblico Kiko, sconfortato, ripeteva invano "Carmen, Carmen, smettila!... che santa pazienza con questa donna!".
Dopo le baracche la povertà non l'hanno mai più conosciuta davvero. E, se "vivere di elemosina", significa vivere di elemosina, certo la loro vita non è stata quella. Non hanno vissuto Kiko e Carmen di quello che veniva offerto loro. Hanno avuto molte pretese e "giudicato" chi non era in grado di soddisfarli a dovere. Hanno appesantito i fratelli con sensi di colpa inculcati da una predicazione incalzante e ossessiva sul tema "mollate il malloppo", così come tante volte documentato.
In quest'arte Kiko è stato maestro. Ma Carmen gli stava dietro da par sua.

L'altro tratto delle pretese più strettamente personali, invece, era molto più di Carmen che di Kiko, è da dire. Lei è stata sempre molto più esigente per se stessa, sfrontata anche, con richieste a volte difficili o molto complicate da soddisfare. Ma lei non faceva sconti. Tutto le era dovuto. Fino al punto che, se qualcuno osava recarsi in udienza privata da loro (che già era una gran concessione graziosamente concessa a pochi privilegiati) a mani vuote, glielo faceva pagare caro e amaro. Poi non è che si accontentasse della qualunque. Se il dono, sempre di un certo valore, non era di suo gradimento, lo rispediva al mittente. E la parola "grazie" non l'ho mai sentita uscire dalle sue labbra. Qualunque cosa facessi non facevi mai abbastanza.
So quel che dico, sfido a smentirmi, per esperienza personale e per quel che ho visto come testimone oculare.

Ospitarli significava anche solo dover cucinare cose diverse per l'uno e per l'altra (neanche sul mangiare andavano d'accordo) e anche in orari diversi. Con infinita gratitudine per essere angariata (a tanto si arriva per devozione assoluta) ho sentito definire Kiko 'difficile' (pover'uomo!) e Carmen 'capricciosa' da chi tanto devotamente li accudiva. Pur seriamente provata da un mese di convivenza era immensamente grata a Dio di poter servire due "santi" pieni di difetti. Carmen era così, non aveva orari, la notte era uguale al giorno e se quando si alzava al mattino aveva un'impellenza, tutti dovevano attivarsi per soddisfarla. E non era detto ci riuscissero. E parlo anche di desideri squisitamente materiali, come il dover acquistare un abito particolare o qualche monile ad esempio. Carmen amava recarsi al mercato il giovedì a Porto San Giorgio, e puntualmente disertava l'assemblea arrivando con comodo quando le pareva e sempre in gran ritardo.
Kiko
chiedeva: "Dov'è Carmen? Perché non scende?" E qualcuno all'orecchio gli sussurrava. "Kiko, è andata al mercato (o... dal parrucchiere)".
Perché lo so? Mi chiederete.
Perché qualche volta Kiko perdeva proprio la pazienza e, vedendola arrivare con un insolito camicione di lino fresco molto colorato piuttosto che con la messa in piega appena fatta, tutta allegra e pimpante, l'apostrofava: "Carmen, ma proprio al mercato dovevi andare?". E lei: "Sempre meglio che stare qui a sentire te dire sempre le stesse cose, il solito compact disc. Oggi quale hai messo? L'1, il 2 o il 3?" ...e rideva e rideva...
...Certo, erano simpatici pure. E divertenti. L'assemblea si sbellicava grata.

Ma non ci dica Metola che Carmen avesse a cuore solo Gesù Cristo. (dal min 53 in poi).
(al min. 53:45) "Nel mondo nulla la attrae, non desidera essere circondata da persone, pensa solo a Lui, a stare sola con Lui.".

Ma se non bastavano due persone fisse per servirla? Certo, voleva star sola, perché è sempre stata poco socievole e trattava chi le stava devotamente accanto con arroganza tante volte, con un senso di superiorità e sufficienza sempre, quasi si concedesse loro. Voleva essere servita ma non infastidita... Riferisce Metola che ella scrive: "finalmente sola con te", e noi ci leggiamo il sollievo di chi è strutturalmente asociale e neanche prova a dissimularlo.

Perché non gliene frega proprio niente né degli altri, che per la gran parte disprezza, né di cosa si pensi di lei. 
 
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Da Valentina Giusti:

Dice Metola di Carmen: "senza nessuno stipendio, nè sicurezza economica, vivendo di elemosina".
L'articolo spiega invece anche troppo bene la realtà: i due iniziatori vivevano alle spalle dei propri "fratelli": da quando in qua un mantenuto si dice che vive di elemosina?
Ma soprattutto, da quando in qua una elemosina viene pretesa in modo scientifico così come vengono riscossi i soldi nel Cammino e permette a chi la riceve di vivere in modo molto più agiato della maggior parte di coloro che l'elemosina invece la danno? Se si verifica un caso del genere, il mendico in realtà viene definito, a buona ragione, un truffatore!
Inoltre: non ci risulta che nessuno dei due avesse rinunciato all'eredità familiare; in particolare Carmen, figlia di industriale, alla morte del padre scrisse a Kiko che a lei non interessava l'eredità, ma la ricevette comunque. Come si può definire una persona ricchissima che sia nel pieno possesso dei propri beni e viva invece alle spalle altrui?
E proprio alla luce di questa ricchezza comprendiamo anche il perché del travagliato connubio tra i due sorto e durato tanto a lungo: Carmen era teologa, ma in primo luogo era una ereditiera, a cui il padre voleva comprare un convento per soddisfarne i capricci: Kiko, per quanto non facesse del pauperismo, sicuramente costava meno.
Per cui sentir dire che i due profittatori del buon cuore o della dabbenaggine altrui vivessero "di elemosina", fa montare il sangue alla testa. Allora possiamo dire che anche Sai Baba, che ha lasciato una eredità di 12 miliardi, vivesse di elemosina: elemosina che fu in parte devoluta per iniziative benefiche, tra l'altro: iniziative che i due non pare proprio abbiano mai intrapreso.