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mercoledì 8 marzo 2023

Il peccato "insegnato" da Carmen Hernandez e sue eventuali conseguenze pratiche

Il pensiero di Carmen Hernández riguardo al peccato lo si può dedurre dagli Orientamenti del 1972 per le equipes dei “catechisti” del Cammino (come da pagina web www.internetica.it/neocatecumenali/sensopeccato-riconciliazione.htm, da cui sono tratte le citazioni che seguono).

La confessione nelle "casette" tanto disprezzate da Carmen

 Dice Carmen: “La Chiesa primitiva considerava peccato mortale quasi unicamente l’apostasia, ossia, la negazione del cammino o l’uscita da esso, perché l’uomo durante il Cammino è debole e cade, ma senza uscire dal Cammino… Per questo la Chiesa primitiva non pone l’esame di coscienza al termine del giorno, come fu più tardi introdotto dai Gesuiti, ma invece al mattino al momento di alzarsi, perché convertirsi è porsi davanti a Dio quando si comincia a camminare” (p.128).

E anche: “Dobbiamo spiegare un poco come con Costantino si entrerà nella Chiesa delle masse, perdendosi quindi la sensibilità della comunità. Non si vede più una comunità che cammina in costante conversione sotto gli impulsi dello Spirito Santo. Vediamo persone che peccano individualmente che sono assolte individualmente e, in seguito, vanno a comunicarsi… Ma tutta una comunità in conversione, che si riconosce peccatrice non la vediamo” (p.145).

E ancora: “Con il Concilio di Trento, e dal XVI al XX secolo tutto rimane bloccato. Appaiono i confessionali, queste casette sono molto recenti. La necessità del confessionale nasce quando si comincia a generalizzare la forma della confessione privata, medicinale e di devozione portata dai monaci… Chi mette i confessionali dappertutto è San Borromeo. Con dettagli che riguardano anche la grata… Adesso comprendete che molte delle cose che diceva Lutero avevano fondamento” (pag. 174).

E: “Ma a Trento si punta tutto sulle essenze, sulla efficacia, e si perde di vista il valore sacramentale del segno. Per questo è lo stesso fare la comunione col pane o con l’ostia che non sembra più pane ma carta, che il vino lo beva uno solo o che lo bevano tutti perché essenzialmente il sacramento si realizza lo stesso”.
Si vedrà dunque molto l’efficacia del sacramento della penitenza per perdonare i peccati e l’assoluzione diventa un assoluto. Così la confessione acquista un senso magico in cui l’assoluzione di per se sola è sufficiente a perdonare i peccati. L’assoluzione ti perdona i peccati e tu resti tranquillo.

Così abbiamo vissuto la confessione: per l’efficacia assoluta del sacramento si perde di vista il valore sacramentale che è quello che ti fa capace di ricevere questo perdono. Questo passa in secondo piano rimanendo in primo piano e come essenziale il semplice confessare i peccati e ricevere l’assoluzione” (pag. 175). E si potrebbe continuare.

Sembra quasi che per Carmen il peccato individuale non abbia molta importanza o, addirittura, non esista come vero peccato, ma se il peccato non è individuale, allora non esiste l’inferno, perché Dio non può permettere che si danni individualmente chi non ha peccato individualmente.

Di fatto, fin da quando ho iniziato a conoscere il Cammino Neocatecumenale attraverso i suoi aderenti, mi ha colpito come, in contrasto con lo zelo che essi dimostravano per il Cammino, riguardo al peccato sembravano quasi lassisti.

E quando seppi che, a chi iniziava a “camminare”, spesso nessuno parlava di peccato con chiarezza, tanto che poteva capitare che alcuni potessero vivere in stato di peccato grave senza che nessuno gli dicesse niente (mi chiedo se costoro si accostavano alla Comunione), la mia perplessità è aumentata.

Perché questo silenzio sul peccato? Forse per paura di sconvolgere qualcuno? Eppure su altre questioni i camminanti erano tutt’altro che morbidi, erano, anzi, molto provocatori.

Un modo di fare, questo, che sembra funzionale alla formazione di adepti che, prima che alla Chiesa, devono essere condotti al Cammino, per influenzare la loro percezione della Chiesa.

Non che i primi anni di catechesi rendano necessariamente i fedeli del Cammino degli eretici, anche perché alcuni di loro hanno in precedenza avuto una solida formazione cattolica, ma tendono a influenzarne le percezioni anche quando sembrano essere in contrasto con il sentire della Chiesa, come quando i camminanti percepiscono la parola “santità” come sinonimo di “superbia”.

Di fatto ho notato che a volte i camminanti sembrano percepire il peccato in modo diverso dalla Chiesa, quasi come fosse normale, e non solo perché la nostra natura è incline al peccato tanto che anche il giusto pecca “sette volte”, ma anche nel rapporto di relazione tra Dio e l’uomo, come fosse in se stesso necessario.

È come se i camminanti percepissero le parole di Gesù: “Quello a cui si perdona poco ama poco” (Lc 7,47) non come una lettura realistica di ciò che, di fatto, accade generalmente, ma come una legge spirituale che afferma che, a chi pecca poco, gli è perdonato poco e perciò ama necessariamente poco.

Ma se un “giusto” ama poco, non è perché gli è stato perdonato poco, ma, viceversa, gli è perdonato poco perché ha amato poco, secondo le parole di Gesù: “Le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato” (Lc 7,47).

Eppure basterebbe formarsi secondo la dottrina della Chiesa per capire che, a colui che Dio perdona poco, non è tanto perché a lui Dio offre una minore grazia del perdono, ma perché si è “pentito poco” e poco ha avuto dolore per i suoi peccati, mentre colui a cui Dio perdona molto, è perché si è “pentito molto”, provando molto dolore per i suoi peccati.

Dio, infatti, o poco o molto, perdona sempre con TUTTO l’amore a tutti coloro che si pentono di cuore sotto l’influsso della grazia, solo che l’efficacia del suo perdono è proporzionata all’amore dell’uomo e perciò al suo pentimento.

Infatti nei giusti, come dimostrano Maria Vergine e tutti i santi che una volta pentiti non hanno commesso più peccati se non piccolissimi, la mancanza di peccato favorisce l’apertura alla grazia e l’accettazione della grazia.

Non è infatti il peccato a originare la grazia e perciò il perdono, ma è la grazia del perdono divino a cancellare il peccato.

Altrimenti la percezione del peccato è simile a quella di tanti non credenti, per i quali, per sapere cosa è il bene occorre prima sperimentare il male.

Ma nessuno può avere coscienza del male più di Dio, che è il Sommo bene, solo che la coscienza che Dio ha del male è intellettiva e non dovuta all’esperienza.

Anzi, l’esperienza diretta del peccato, ostacolando la conoscenza del bene sia a livello intellettivo che a livello di esperienza, tende a confondere il giudizio della coscienza.

Perciò, se un peccatore pentito ama Dio di più di un “giusto”, è perché il “giusto” si è intiepidito, cioè si è quasi fermato, cosa che si verifica spesso (ma non per una legge spirituale assoluta), come dimostra il fatto che, di solito, il fervore verso Dio cala al calare delle prove e aumenta al loro aumentare.

Come nei farisei che, pur essendo, come i camminanti, molto zelati riguardo alle regole (che spesso erano anche sbagliate) della loro “aggregazione”, si erano intiepiditi riguardo al peccato tanto da percepirlo in modo sbagliato, cosa che si rendeva evidente nel loro zelo verso il loro “cammino” come fosse l’autentica interpretazione della Legge.

martedì 1 marzo 2022

Il tempo e lo spazio si restringono e si dilatano a seconda... Chiesa e Sacerdoti sono messi da parte. Avanza la comunità, catechisti in testa.


Desideriamo dare un seguito all'articolo sulla figura (inesistente nel cammino) del direttore spirituale e sul ruolo del presbitero neocatecumenale di confessore usa-e-getta nelle celebrazioni penitenziali del Cammino. 

Cominciamo proprio dal mamotreto di Kiko, introdotto e commentato da Jubilate Deo:


Millantano conformità al “nuovo rituale”.

Ammaestrano il parroco perché sia lui

ad ammaestrare gli altri preti ché a noi “non danno retta”.

" A pag 193 e seguenti del mamotreto delle catechesi iniziali, scaricabile da internet, troviamo le istruzioni di Kiko ai catechisti per la prima "celebrazione penitenziale" delle comunità appena formate.

Copio ed incollo qualche brano. È parola di Kiko ed i neocat devono piantarla di dire che non sia mai stata pronunciata. Kiko parla per essere obbedito, non soltanto per dar fiato ai polmoni.

Kikodixit:
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 " Vi conviene trovare diversi preti affinché la confessione privata sia più rapida possibile e più libera.Dite ai preti che concretizzino l'assoluzione secondo il nuovo rituale approvato dalla riforma del sacramento della penitenza. 

Dopo aver confessato stando in piedi per l'assoluzione si fa inginocchiare colui che si confessa concludendo l'assoluzione con l'imposizione di entrambe le mani sul capo del penitente. L'imposizione delle mani per il perdono lo faceva già la Chiesa primitiva. Dite anche che non si allunghino a fare direzione spirituale. 

Se qualche persona ha dei problemi particolari, le si dica di risolverli dopo la celebrazione. Che i sacerdoti esercitino la propria missione amministrando il sacramento in forma breve ed affettuosa, esaltando la misericordia di Dio così come, la rigenerazione e la santificazione ottenute dalla morte e resurrezione di Gesù Cristo. 

Al momento delle confessioni i sacerdoti si pongano davanti, all'interno dell'assemblea, perché si veda meglio il segno del rito. Si pongano di spalle fra di loro volgendo il volto alla assemblea (come in figura). Il presidente invece non si muova da suo posto. 

Niente confessioni al confessionale o in un angolo perché altrimenti si perde il segno. Si invitino anche i presbiteri a confessarsi fra di loro all'inizio delle confessioni. E' un segno forte per la gente. "
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Su almeno due cose insiste Kiko, in queste pagine:

1. Il passaggio di misericordia del Signore. Nessun riferimento a pentimento o riparazione, il Sacramento è completamente riformulato.

2. Le raccomandazioni sulla visibilità del segno, cioè di questo nuovo modo di confessarsi. Lo stacco col passato deve essere chiarissimo. 

 Ora, un segno fa parte del linguaggio, ma il linguaggio modella il modo di pensare ed il modo di pensare quello di agire. Da cui l'insistenza esasperata.

Kiko muove i sacerdoti nella sala come pedoni su una scacchiera per muovere i fedeli di conseguenza. Vuole l'esclusiva.

Si vede già dai primi giorni di comunità che il sacerdote sarà messo da parte e che la comunità prenderà il suo posto, catechisti in testa. "   (*)


Jubilate Deo ci offre un assaggio delle ispirazioni del falso maestro, messe nero su bianco nei mamotreti-fantasma per anni, negati nella loro stessa esistenza, tenuti gelosamente segreti.
Questo vige nel Cammino. Certificato da loro stessi.

. È parola di Kiko...
. Rendiamo grazie a Kiko.
(E' Kiko stesso incita i neocatecumenali a ringraziare Iddio ogni giorno per lo splendido destino di aver incontrato, riconosciuto e accolto con l'AMEN un tale profeta!)

Disperato e inutile ogni tentativo di negare l'evidenza.

Nell'astronave di Porto San Giorgio (nel grande).

Non vi stupite del fatto che il laico Kiko insegni ai sacerdoti cattolici come confessare. 

La sua giustificazione è che questa forma di confessione deve attirare i lontani, ma la realtà è che essa si sostituisce al Sacramento della confessione come insegnato dalla Chiesa, e lo fa per sempre.

Lo chiarisce un intervento di Mav:

" Questa impostazione della prima penitenziale sarebbe "giustificabile" pensando ad una assemblea costituita da lontani, e avrebbe senso una transizione verso altre forme man mano che il "lontano" diventa "vicino".
Il paradosso è sempre lo stesso, nel cnc non si cambia niente "avanzando" se non le ostentazioni delle "medaglie" dei vari passaggi: i canti colorati, le lodi, le palme alle porte, le mitiche mani alzate al Padre Nostro etc.
La penitenziale la si fa identica, con le stesse raccomandazioni, anche dopo il matrimonio spirituale, e si che in teoria proprio in questo tempo si avrebbe bisogno di direzione spirituale, vista la millantata "dipartita" dei catechisti. "  (*)

Nelle salette debitamente arredate (nel piccolo).


Valentina
riprende le parole con cui Kiko dà istruzioni ai sacerdoti di non dare nessun consiglio o direzione spirituale ai penitenti e noi così allarghiamo lo sguardo:

" "Dite anche che non si allunghino a fare direzione spirituale"

naturalmente, si tratta di direzione spirituale secondo quanto insegna Kiko (non per nulla si rivolge ai propri presbiteri). 

Ebbene, neppure quella è desiderata se può servire in quel momento a puntare l'attenzione sul ruolo del sacerdote, e attraverso di lui di Cristo, e a distoglierla dal ruolo 'salvifico' attribuito alla presenza della comunità

Questo 'non allungarsi' sicuramente riguarda anche la penitenza e la recita del Confiteor. 

Diranno i nostri 'defensores Kiki' che si tratta di esigenze imposte dai tempi ristretti della celebrazione comunitaria: 

sì, esattamente come la nueva estetica impedisce di inginocchiarsi durante la consacrazione a causa degli 'spazi ristretti'

Stranamente poi gli spazi si trovano per autocelebrarsi e i tempi si estendono fino allo spasimo per le pseudoliturgie, le prediche dei laici durante monizioni e risonanze, i canti lunghissimi e monocordi. (*)

Il tempo? lo spazio? ...Tutto è relativo …

A volte, per non far danni, meglio far niente!



Lasciamo le conclusioni a A. Non.

" Infatti. Per quel che vogliono ottenere trovano sia il tempo che lo spazio. Ed in misura molto maggiore di ciò che con scuse varie hanno sottratto all'ortodossia cattolica.
Ma è tutto così: 

i libri dei santi e dei teologi non li leggono perché "la fede passa dall'ascoooltooo". E poi i "libri" di Kiko e Carmen, ne fanno comprare uno a testa. 

Insegnano ad ignorare i santi per una vita e poi cercano di intrufolarsi nel calendario a suon di percussioni. 

Scoraggiano le consulenze e le terapie psicologiche tacciandole di idolatria, poi lasciano "catechisti" semianalfabeti a sentenziare sui dettagli della vita dei fratelli. 

E via discorrendo. È inutile che si nascondano dietro ad un dito, il Cammino porta a se stesso, la deviazione è chiara. "  (*)


domenica 20 febbraio 2022

Il Cammino e la "direzione spirituale".


“Dio, avendo costituita la Chiesa come società gerarchica” (scrive Padre Tanquerey), “volle che le anime fossero santificate per mezzo della sottomissione al Papa e ai vescovi nel foro esterno e ai confessori nel foro interno”. 

Papa Leone XIII scrive:

“Troviamo alle origini stesse della Chiesa una celebre manifestazione di questa legge: benché Saulo, spirante minacce e carneficine, avesse inteso la voce di Cristo Stesso e gli avesse chiesto: ‘Signore, che volete ch’io faccia?’. Pure fu inviato ad Anania in Damasco: ‘Entra in città e là ti sarà detto quel che devi fare’… Cosi fu praticato nella Chiesa; questa è la dottrina unanimemente professata da tutti coloro che, nel corso dei secoli, rifulsero per scienza e santità”.


Di tanto in tanto - sempre più di frequente - si materializzano anonimi polinomi-polinick, fanatici neocatecumenali, fans di Kiko sfegatati, che vengono a descrivere - e non si capisce bene il perchè - un Cammino che non c'è. Ci accusano di mentire e tante volte insistono "da me non è così".
Azione di distrazione di massa da parte di un Anonimo che cambia nick dopo ogni figuraccia!

Smentiscono nettamente, ad esempio, che nel Cammino Neocatecumenale non esista direzione spirituale, cosa peraltro arcinota da sempre a tutti: 

"Io ho il direttore spirituale da anni, anzi ne ho avuti più di uno, i mie catechisti non si sono mai opposti nè me lo hanno proibito, nè si sono posti in alternativa al direttore spirituale, anzi mi hanno incoraggiato a continuare e ad obbedire alla direzione spirituale, quindi quanto avete scritto è falso ed io lo smentisco categoricamente. Aggiungo poi che anche Kiko ha avuto e probabilmente ha un direttore spirituale, quindi non scrivete sciocchezze, per cortesia." (Anonimo multinonimo)
Gli risponde per le rime Porto che lo mette subito con i piedi per terra:

Se è davvero come scrivi, allora significa che tu fai un cammino neocatecumenale diverso da tutti gli altri, significa che i tuoi catechisti agiscono di testa propria e non seguono le direttive che vengono loro date, che i tuoi catechisti pensano che la direzione spirituale sia compito dei presbiteri e quindi ritengono questi ultimi superiori a loro, che i tuoi catechisti non richiedono e non pretendono ubbidienza, che i tuoi catechisti non vi trattano come sottoposti, che vi lasciano la libertà di scegliere a chi affidarvi e con chi confidarvi, che i tuoi catechisti non si sentono inviati direttamente da Dio per dirti come vivere la tua vita... ...Caro "fratello", secondo me tu il Cammino lo fai su un altro pianeta! (Porto) 

L'isola che non c'è, dove tutto funziona a meraviglia!

Eccoli i marziani, i neocatecumenali dell'"isola che non c'è"
 
Dovevamo partire da questo paradosso e dalla saggia risposta di Porto per inquadrare l'interessante questione.

Nel Cammino tutto è "comunità", tutto passa per la comunità e la salvezza è "a grappoli" e non ci si rende conto che anche questo è eresia. Perché dà l'esatta cifra dello stravolgimento messo in atto nella Chiesa dal Neocatecumenato. Perché ci conferma che il Cammino è altro dalla Chiesa.
E' un assurdo dire che senza la riscoperta del Catecumenato i Sacramenti, come l'Eucarestia e la Confessione in particolare, non valgono nulla. E che il Battesimo va rivalorizzato, riscoperto, rivissuto.

 Ossia si inculca che senza di loro, i riscopritori, non vale nulla neanche il primo dei sacramenti: il BATTESIMO! "Noi siamo la Porta!" 

Tutto è che al centro sta la comunità. La "piccola comunità"  che si aggrega attorno al Kerigma urlato da un leggio da laici ignoranti, ai quali non è richiesta alcuna formazione. Solo che annuncino come pappagalli quanto Kiko ha predicato loro. Poi lo studiano sui mamotreti riservati ai soli catechisti e segreti per tutti gli altri. Poiché il Cammino si capisce facendolo. Leggerlo, studiarlo non si può, non ha senso, non si capirebbe nulla e si rischierebbe solo di scandalizzarsi. Bisogna ascoltarlo il Kerigma. Riceverlo da "testimoni". La fede viene per l'"udito". Dice Kiko, confidando sul suo oscuro fascino magnetico. Di cui in tanti, inspiegabilmente a pensarci bene, siamo rimasti vittime. 

E così le anime di ciascuno (cosa di più prezioso agli occhi di Dio?) - "Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua anima? E cosa mai potrà dare l'uomo in cambio della sua anima?" Mt.16,26 - vengono trattate con spregio assoluto, messe in balia di folli e tenute in ostaggio. Brutalmente ammucchiate nelle comunità di appartenenza, dove l'unico scopo è l'omologazione e il plagio per renderle il più possibile simili a quella dei loro genitori nella fede... neocatecumenale

Kiko e Carmen. Che bei modelli! 

Ma oggi parliamo di direzione spirituale. 

"Non si ricevano le confessioni fuori del confessionale, se non per giusta causa” (Canone 964, 3).  

Ma Carmen chiama i confessionali con disprezzo "casette".

Il C.N. non è luce che illumina e orienta,

ma luce abbagliante che nasconde la meta,

che attrae e ipnotizza.


La Chiesa ancora una volta direbbe stupidaggini. La confessione individuale, pur praticata nel Cammino nel contesto di quelle neocatecumenali celebrazioni conosciute come "Penitenziali", si svolge rigorosamente in assemblea. 

Ci si pone al centro dove i presbiteri si collocano in piedi, mentre l'assemblea canta ininterrottemente, tutt'intorno seduti. Ciò da solo non basta. La confessione è oggetto di catechesi preparatoria ad hoc, come tutto nel Cammino. Essa comporta - per kikiana disposizione - la denuncia sintetica dei propri peccati, senza dilungarsi inutilmente e senza chiedere consigli al confessore. Si dice: "date un nome ai vostri peccati". Poi il confessore, fatta una breve esortazione, darà l'assoluzione e assegnerà una penitenza. Punto. 

E' vietata espressamente ogni direzione spirituale o accenno di discernimento da parte del confessore, che è un mero esecutore del sacramento

(Nè più nè meno che nell'Eucarestia egli serve solo per consacrare il pane e il vino; altro non gli tocca. Se non l'omelia. Ma anche questa viene "consegnata" loro con opportuna catechesi: vengono date le coordinate sul come farla, quanto deve durare, che punti toccare. Tutto il resto è in mano ai laici che hanno ampio spazio per esprimersi, tra Ammonizioni ambientali e non, Didascalie... e poi ci sono le Risonanze e le Preghiere spontanee a volte stralunghe.)

Il ruolo del prete nel Cammino è relegato al minimo indispensabile, minimo sindacale (della serie: Ah! Se potessero fare del tutto a meno di loro: i preti!). E poi si dice pure, tornando alla confessione, che se un fratello pone quesiti sul come risolvere situazioni della sua vita o ha dubbi sul suo stesso stato spirituale, deve essere rimandato ai SUOI catechisti. Quante volte ho sentito dai presbikiki dire: "Di questo parla con i tuoi catechisti"!

Anche padre Mario lo diceva. Anche il padre Ezechiele, anche don Claudiano. Senza eccezione alcuna. Davanti a Kiko e Carmen diventavano tutti degli emeriti cretini. Perché i presbiteri vanno, per antonomasia, soggetti a parzialità (si vede che nel Cammino Neocatecumenale lo "spirito" secondo le "linee degli iniziatori" - il cd. "spirito del cammino", appunto - investe con la sua potenza SOLO i laici). I presbiteri in quanto tali sono esposti a "montarsi la testa" e a credersi qualcuno. (I catechisti di Kiko e Cermen invece no, sono gli "umili" per eccellenza). 

 Ma poi c'è un altro aspetto importante che ti buttano sempre lì: i preti per disposizione naturale sono affettivi, tendono a legarsi alle persone e a farsi il loro "orticello" approfittando del prestigio acquisito nel cammino. 

(N.B. tutte queste cose cattive, maliziose e vergognosamente preconcette sono quelle che ho sentito ripetere da Kiko e Carmen e dagli itineranti infinite volte). 

Poi se la tua anima restava in uno stato penoso anche dopo che ti eri rivolto ai catechisti o ai massimi responsabili "laici" del cammino, la risposta finale era sempre la stessa:
"Hai messo tutto nelle mani di Kiko? Ora tu non devi più darti pensiero per niente!".  

E va bene così!

Preti che hanno messo al macero il loro cervello, disprezzato il loro ministero, la sacra unzione ricevuta e che li ha innalzati al santo sacerdozio. Tutto per assecondare e compiacere il loro vero padre nella fede.

Veri Sacerdoti, guide delle anime, ai piedi di Maria.


In conclusione:

Nel Cammino Neocatecumenale non esiste alcuna "direzione spirituale" come comunemente intesa se non fatta dai catechisti in seduta plenaria dove il presbitero non apriva mai bocca. 

E cavolo se i catechisti si sono fatti i loro orticelli, se volete è "normale", uno lasciato al governo per decenni è impossibile che non se lo faccia. 

Ecco dove incide la correzione vaticana al riguardo. 

Ma nel Cammino questa correzione genererà altre divisioni. Così come alcuni cambi di responsabili e/o catechisti già operati per necessità nel contesto hanno prodotto. 

Poiché i "sudditi" continueranno a riferirsi ai vecchi re, con il casino che potete immaginare, senza contare le "vendette" trasversali. 

Questa è storia. 

(Mav)

venerdì 31 dicembre 2021

Carmen ha insegnato a disprezzare il confessionale e la confessione privata

A noi, che li conosciamo molto bene, non fa alcuna meraviglia vedere gli iniziatori del Cammino disprezzare e banalizzare il Sacramento della Riconciliazione.

Piuttosto, farebbe meraviglia se Kiko e Carmen dicessero o avessero detto che la confessione privata è giusta e necessaria così come comanda la Chiesa (ricordiamoci che per cancellare i peccati ci sono i tre sacramenti: il Battesimo, la Riconciliazione e l'Unzione; ma il Battesimo si riceve una sola volta, e l'Unzione, salute permettendo, non esclude la Riconciliazione). 

Vediamo invece cosa ne pensa Carmen Hernàndez, cofondatrice e iniziatrice del Cammino:

«...I francescani e i domenicani estendono dappertutto la confessione privata come una devozione.

Appare la confessione molto frequente, tutto al contrario che nella Chiesa primitiva.

...Siccome tutto ciò è insostenibile si ritorna alle confessioni private ed a fare della confessione una devozione per la santificazione personale, cosa che giungerà fino ai nostri giorni...

...Così arriviamo al Concilio di Trento. Con il Concilio di Trento, dal XVI al XX secolo tutto rimane bloccato.

Appaiono i confessionali, queste casette sono molto recenti.

La necessità del confessionale nasce quando si comincia a generalizzare la forma della confessione privata, medicinale e di devozione portata dai monaci...

PER QUESTO LA VERA RINNOVAZIONE DEL SACRAMENTO DELLA PENITENZA VERRÀ CON LA SCOPERTA DEL CATECUMENATO E LA RIVALORIZZAZIONE DEL BATTESIMO». (Orientamenti per la fase di conversione - Carmen sulla penitenza)

Più che una penitenziale, sembra un rinfresco

Visto che nel Cammino il termine "devozione" è usato solo in senso dispregiativo (i neocat confondono deliberatamente la santa "devozione" cattolica con lo sterile "devozionalismo"), è perfettamente naturale che Kiko banalizzi la "confessione privata" che, ricordiamolo sempre, è di tradizione apostolica.

Nelle Note Biografiche autorizzate di Aquilino Cayuela riguardanti la signora Carmen Hernández Barrera tutto ciò non compare, ed è un gran peccato, perché questa è  la catechesi sulla confessione, elaborata da Carmen, con cui sono stati 'deformati ' milioni di cattolici: l'autentica, l'originale!

Sul come debba intendersi la dimensione comunitaria del peccato, che Carmen oppone artificiosamente a quella personale, bollata da lei come 'devozionale' e 'legalista', ci illumina san Giovanni Paolo II:

«Anzitutto, bisogna ribadire che nulla è più personale e intimo di questo sacramento, nel quale il peccatore si trova al cospetto di Dio, solo con la sua colpa, il suo pentimento e la sua fiducia. Nessuno può pentirsi al suo posto o può chiedere perdono in suo nome. C'è una certa solitudine del peccatore nella sua colpa, che si può vedere drammaticamente rappresentata in Caino col peccato «accovacciato alla sua porta», come dice tanto efficacemente il libro della Genesi, e col particolare segno, inciso sulla sua fronte; o in Davide, rimproverato dal profeta Natan; o nel figlio prodigo, quando prende coscienza della condizione, a cui si è ridotto per la lontananza dal padre, e decide di tornare a lui: tutto ha luogo soltanto fra l'uomo e Dio. Ma, nello stesso tempo, è innegabile la dimensione sociale di questo sacramento, nel quale è l'intera Chiesa - quella militante, quella purgante e quella gloriosa del cielo - che interviene in soccorso del penitente e lo accoglie di nuovo nel suo grembo, tanto più che tutta la Chiesa era stata offesa e ferita dal suo peccato. Il sacerdote, ministro della penitenza, appare in forza del suo ufficio sacro come testimone e rappresentante di tale ecclesialità.» (Reconciliatio et paenitentia)



E papa Francesco ribadisce e spiega come si debba intendere la matrice ecclesiale e comunitaria della confessione:

«Nel tempo, la celebrazione di questo Sacramento è passata da una forma pubblica – perché all’inizio si faceva pubblicamente – a quella personale, alla forma riservata della Confessione. Questo però non deve far perdere la matrice ecclesiale, che costituisce il contesto vitale. Infatti, è la comunità cristiana il luogo in cui si rende presente lo Spirito, il quale rinnova i cuori nell’amore di Dio e fa di tutti i fratelli una cosa sola, in Cristo Gesù. Ecco allora perché non basta chiedere perdono al Signore nella propria mente e nel proprio cuore, ma è necessario confessare umilmente e fiduciosamente i propri peccati al ministro della Chiesa. Nella celebrazione di questo Sacramento, il sacerdote non rappresenta soltanto Dio, ma tutta la comunità, che si riconosce nella fragilità di ogni suo membro, che ascolta commossa il suo pentimento, che si riconcilia con lui, che lo rincuora e lo accompagna nel cammino di conversione e maturazione umana e cristiana».


Ma delle famigerate "casette", i confessionali che toglievano il sonno alla Hernández, cosa dice la Chiesa?
Riportiamo alcuni passi di un articolo, pubblicato su Aleteia, del liturgista padre Henry Vargas Holguín "Usare il confessionale è  antiquato?"

«Dove confessarsi?
C’è un detto che dice “Ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa”, e questo si applica anche alla vita ecclesiale. Nei templi parrocchiali, nelle cattedrali, nelle basiliche, nei santuari ecc. ci sono luoghi importanti e imprescindibili per la loro funzione. Uno di questi luoghi è il confessionale.
Un confessionale è un mobile in cui c’è un sedile per il confessore, che sarà separato dal fedele da un divisorio in cui c’è una finestrella o una grata, con o senza una tendina, per il dialogo. Dall’altra parte del divisorio c’è un inginocchiatoio per il penitente.
Il confessionale è il luogo privilegiato e indicato per amministrare “ordinariamente” il sacramento della confessione. La Chiesa lo dice chiaramente: “Non si ricevano le confessioni fuori del confessionale, se non per giusta causa” (Canone 964, 3).


L’uso del confessionale non sarà quindi mai obsoleto. È vero al punto che il Papa confessa e si confessa in un confessionale. Nella basilica di San Pietro, come nelle altre basiliche patriarcali di Roma, ci si confessa solo nei confessionali.

Ci sono tuttavia delle circostanze che obbligano eccezionalmente a prescindere dal confessionale: un moribondo sul letto di morte, un carcerato in prigione, sulla strada in pericolo di morte…
Un’altra eccezione è quella in cui, in un giorno segnalato e a un’ora stabilita (ad esempio in Quaresima, nella Settimana Santa o in vista di numerose Prime Comunioni), vari sacerdoti arrivano in un tempio parrocchiale per aiutare il parroco a confessare. Visto che ovviamente non ci sono confessionali per tutti, alcuni dovranno confessare al di fuori di essi.

Confessare qualcuno fuori dal confessionale, in casi estremi e in via eccezionale, dovrà essere fatto su richiesta di chi si confessa e non su iniziativa del confessore, che dovrà preferire il confessionale. Se il fedele chiede di confessarsi fuori dal confessionale bisognerà accogliere la sua richiesta, perché è preferibile questo a che non si confessi. Bisogna tener conto, ad ogni modo, che è un’eccezione e non deve diventare la regola.
I confessionali hanno la loro simbologia. Sembrando piccole chiese, sono il simbolo della Chiesa o della casa paterno-divina che accoglie il fedele che torna pentito; sono un simbolo del fatto che la Chiesa è la casa in cui si accoglie il fedele penitente per riconciliarlo con Dio.
A chi non capisce l’importanza del confessionale può risultare utile riflettere sul motivo per il quale anche Freud ha escluso il “faccia a faccia” nelle sue pratiche di psicanalisi per favorire la spontaneità e la tranquillità del paziente.
Al giorno d’oggi la struttura del confessionale è cambiata. Ora è più che altro una cabina doppia e ampia (come un mini-ufficio) che offre alcune comodità (aria condizionata, riscaldamento, illuminazione, mobili comodi); alcuni offrono a chi si confessa la possibilità di togliere o meno la grata o la tendina.
Non bisogna confondere il sacramento della confessione con la direzione spirituale, in cui la persona dialoga con il sacerdote faccia a faccia. Questa direzione avrà sempre luogo fuori dal confessionale.

Perché la Chiesa richiede l’uso del confessionale?

La plurisecolare esperienza pastorale della Chiesa, soprattutto dal Concilio di Trento (XVI secolo), ha suggerito e consolidato, col passare del tempo, la creazione di questo spazio specifico di riconciliazione.
Questo spazio è pensato non solo per difendere la dignità dell’azione sacramentale e il buon nome sia del sacerdote che di chi si confessa, ma anche per favorire l’imparzialità del sacerdote e l’obiettività, senza condizionamenti, del fedele.
La struttura del confessionale favorisce la conversazione privata perché il sacerdote non ha motivo di conoscere o vedere il penitente, e la facilita perché la grata esistente tra il sacerdote e il fedele serve per salvaguardare la necessaria discrezione e anche, ovviamente, a garantire il diritto di tutti i fedeli di confessare i propri peccati senza dover rivelare necessariamente la propria identità.

È per questo che nessun confessore (neanche il Papa) può costringere il penitente a identificarsi o indicare il fatto di farsi vedere come condizione per l’assoluzione.

La confessione come giudizio e come sacramento esige unicamente l’accusa verbale dei peccati e la conseguente assoluzione, sempre verbale (parole direttamente percepibili). È per questo che non si esige che il sacerdote e il penitente si vedano.
Il confessionale evita il pericolo di compromettere a livello emotivo e affettivo le persone coinvolte, il che può intaccare il carattere soprannaturale di una cosa che è seria e sacra


venerdì 9 luglio 2021

Kiko Arguello, tra ambiguità e madornali errori.

Mettiamo in evidenza una sintesi efficace di Tripudio che è opportuno tenere come promemoria.

Ripetutamente siamo accusati dai soliti Anonimi di rinfacciare a Kiko i suoi errori e richiamarlo al ravvedimento.

A corto di argomenti, ci accusano di incoerenza, di essere noi i bugiardi e di mistificazione: non dovremmo permetterci di chiedere a Kiko di riconoscere i suoi errori, noi che non abbiamo mai riconosciuto i nostri. Questo l’asserto. 

Neanche il più pallido tentativo di smentirci. Qualche argomentazione a contrario, o articolata trattazione nel merito. Niente di niente.

Kiko ha ragione perché è Kiko. E noi abbiamo sempre torto per principio.

Noi affermiamo che gli innumerevoli svarioni di Kiko compromettono la vita delle persone che si sono messe alla sua sequela e che egli si arroga il diritto di governare con autorità. Lo sappiamo per esperienza diretta, noi che per anni abbiamo compromesso la nostra. Anche se, per grazia di Dio, ci siamo alla fine divincolati. 

Kiko, insieme a Carmen, ha riversato i suoi copiosi errori (eresie) su un popolo numeroso. 

Egli ora deve renderne conto eccome, e non solo a noi.

Vivaio neocatecumenale: squadra primavera.

da by Tripudio:

    I madornali errori di Kiko contro la fede cattolica sono così tanti che basta pescare a caso per trovarne.

    Un esempio lampante: subito dopo il termine della GMG 2013 a Rio de Janeiro, il laido laiko Kiko Argüello convocò i giovani kikos per impartire loro una lezione di kikismo-carmenismo. Mentre parlava dei peccati mortali contro il sesto comandamento (suo chiodo fisso), affermò testualmente che il Signore te li ha già perdonati e che poi «domani, se vuoi, li sigillerai» nel sacramento della confessione. Cioè ha detto che la confessione dei peccati mortali sarebbe facoltativa ("se vuoi") e rinviabile a piacere ("domani, se vuoi…"), come se il sacramento fosse un'optional, come se Nostro Signore non avesse detto «e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi».

    Per di più Kiko aveva premesso che per essere perdonati «ora (in questo momento)» era sufficiente «accettare che Cristo è morto per i vostri peccati».

    Il nostro amico Lino, preoccupato per la salute spirituale di quei giovani, scrisse a padre Angelo, curatore del sito web Amici Domenicani, che rispose spiegando l'errore e l'equivoco di Kiko.

    "90 kikos"
    consegnati in mano a Kiko.

    In questo caso è facilissimo riconoscere l'eresia di Kiko. Anche un bambino del primo anno di catechismo capirebbe che Kiko sta banalizzando la confessione dei peccati mortali.

    Invece, i kikolatri lì presenti, sono rimasti come tanti babbei ad ascoltare l'eretico sciorinare le sue velenosissime elucubrazioni. Non c'è stato nessuno che si sia alzato, non dico per spernacchiarlo come meritava, ma almeno per andarsene via: sono rimasti tutti lì a seguirlo fino alla fine, e magari al ritorno avranno pubblicato sui social la solita manfrina di slogan "aaah, l'incontro che ti cambia la vita, aaah, il suscitatore di vocazioni, aaah, che bello che bello che bellissimo, aaah".

    Certamente fra quei giovani kikos c'erano tutte e tre le categorie rappresentate:

    - quelli in buona fede, che si illudono di star ricevendo dal Cammino benefici spirituali e di poter efficacemente lottare per migliorarlo dall'interno;

    - quelli profondamente stupidi, che quando Kiko contraddice il Catechismo danno torto al Catechismo e ragione a Kiko (immagina un esercito di pasqualoni che si dà l'autorizzazione a peccare perché "siamo tutti peccatori, mi faccio schifo, e poi quando il Signore mi toglie la mano dalla testa ne combino di ogni!", comunicandosi con la coscienza sporca di peccati mortali perché tanto Don Kikolone ha detto che la confessione è facoltativa e rinviabile a piacere);

    - quelli in cattiva fede ma che sanno bene che a recitare la parte del perfetto kikos otterranno comodi privilegi all'interno della setta (anche contro il sesto comandamento; ormai è un meme neocat diffusissimo "andare alla GMG per trovarsi una fidanzata" e occasioni varie di peccato).

    Ragazzi, occhi aperti!
    Giudicate da voi stessi.

    Mi si potrà obiettare che anche in altri ambienti ecclesiali possono succedere le stesse cose. Verissimo. Ad ogni auto potrebbe capitare di grippare il motore. Ma se tutte le auto di una certa marca e modello il motore si grippa tutti i santi giorni, qualche dubbio sul costruttore ti viene, no?

    Non so immaginare quale è stato l'ultimo anno in cui sono partite nuove comunità neocat fatte di gente sana di mente e in buona fede. È da molti anni che la verità sul Cammino è venuta a poco a poco a galla ovunque, anche tra il clero. E pertanto un parroco che lo appoggi o un fedele che vi aderisca, o sono stupidi (nel senso di veramente incapaci di valutare il grave problema), o sono ricattati (nel senso di paura di perdere qualche vantaggio), o sono in malafede (nel senso che intendono proprio approfittarne).

    (by Tripudio)

venerdì 8 febbraio 2019

Un gigante dai piedi d'argilla: il Cammino Neocatecumenale.

Riproponiamo un contributo che merita di essere messo in evidenza. Samo lieti in modo speciale perchè proviene da un sacerdote della Chiesa Cattolica.

Dalla testimonianza di un sacerdote della Chiesa Cattolica:
Personalmente mi trovate in piedi nelle penitenziali ad asciugare le lacrime.
(Fregandomene della confessione fatta con la lista dei peccati
perché tanto la parola parla da sé e basta quella).

Carissimi… Sono un sacerdote della Chiesa cattolica. Più volte ho avuto la possibilità di confessare durante penitenziali ordinarie e dei passaggi. La situazione è molto più grave di quanto descritta. La crisi del cammino non è dovuta ai soldi, ai pesi che sono più delle gioie (hai moltiplicato loro la gioia, hai accresciuto l'allegria). La crisi vera è l'aver imposto che nelle comunità non ci debbano essere "amicizie" per non creare "divisioni". Non è visto di buon occhio non solo sposarsi con chi non è del cammino, ma nemmeno che due fratelli della stessa comunità possano fare una cena, vacanza o approfondire delle relazioni sane aldilà degli incontri ordinari. Risultato? Un veleno potente che addormenta ogni tipo di affetto e relazione. Il cammino è un dovere, non un'occasione per amare nella relazione. Tutto questo è stato già fatto secoli prima dai Farisei che avevano regolato le relazioni tra uomini e persino quella con Dio con i precetti. Persino fare l'amore con la propria moglie diventa un dovere e a volte un sacrificio come andare a trovare i genitori o accudirli. Fidatevi. La crisi del cammino non sono i numeri, o la liturgia o la teologia o gli impegni diventati molto elastici rispetto ad anni fa. La vera crisi è aver sostituito la pietà con la legge.

Questi piedi di argilla franeranno a poco a poco e con grande sofferenza di chi ci è passato. Onde evitare scismi e cacce alle steghe, il tempo sarà garante delle opere. Questa ruggine ha intaccato già molti pilastri considerati stabili come i matrimoni nc che stanno implodendo a perdita d'occhio.

…sono tempi cronologici e logici diversi. La teologia è in difetto perché in difetto è l'antropologia (un idea di uomo desunta dal modo di vivere di Kiko e dei primi assolutamente disordinato nelle relazioni del tutto impari). La teologia e la liturgia come la prassi pastorale sono nate dopo uno stile di vita relazionale e non prima. Il problema è quindi non teologico ma antropologico (poi a cascata anche morale, sociale ecc) per dirla breve. La teologia è venuta dopo uno stile di vita impietoso, cioè privo di pietà sintetizzato nei mamotreti.

… troppe cose avrei da dirvi. Il cammino è nato nel post concilio in un epoca dove alcuni sacerdoti celebravano con i bicchieri di carta. Ci si stupisce che ci sia la fruttiera. Ripeto, la liturgia,la teologia e kiko stesso (che avete ben compreso che da persona è diventato nei decenni personaggio) sono solo effetti visibili ma non la causa della fine del cammino. Ci si lamenta che un 80enne dica come un mantra le stesse cose. Lo fanno tutte le persone anziane. Non è questo il problema. Il dramma è aver fatto il passo falso dei farisei mettendo la legge al posto della pietà. Cristo non rimprovera i riti e le tradizioni degli uomini perché non sono in asse con la sua volontà, ma perché sono lontane dalla pietà. Svariati salmi e parole di Gesù lo confermano.
Il cinismo ieratico dei genitori neocatecumeni come degli sposi, con maternità forzate nonostante dolori e salute precarie, sono la causa prima e ultima della fine di questo cammino.
Nessuno regge più la legge. Ne è dimostrazione l'esodo di massa fuori dalla "terra promessa".
Noi sacerdoti dove siamo ? Non so dove sono i miei confratelli. Personalmente mi trovate in piedi nelle penitenziali ad asciugare le lacrime. (Fregandomene della confessione fatta con la lista dei peccati perché tanto la parola parla da se è basta quella).
La consolazione più grande ? Chiedere ai neocatecumeni se la vita sia più bella così, alla fine della confessione e loro piangendo sorridono e dicono di sì. Concludo il tutto dicendo "buon matrimonio" Ora che sanno che la moglie o il marito non è la croce ma il paradiso, la consolazione di Dio. (nota 1)
Il sacerdote si pone in una prospettiva particolarmente interessante - maturata per esperienza diretta in quanto pastore di anime, e per aver partecipato "a numerose penitenziali ordinarie e dei passaggi" - e ce la spiega:
Fidatevi non smetterò mai di ripeterlo: dietro ad ogni difetto teologico c'è un difetto antropologico. Dietro ad ogni parola bugiarda, c'è una bocca che mente. Dietro ad ogni idea sbagliata, una mente in errore. Dietro ogni legge, c'è una mano che l'ha scolpita. Questo difetto è frutto di una visione della vita che prima ancora che essere un mamotreto è stata ed è uno stile di vita personalissimo. Come si pone la persona nei confronti del prossimo, la dice lunga. Manca del tutto il sapersi collocare all'interno del progetto della salvezza, proprio come mancava a Giobbe e la risposta di Dio la dice lunga. Questo si chiama errore antropologico il non sapere le misure dell'uomo, dove sta, dove può andare e cosa può dire o fare. Ecco perché nel cammino, parlando pane al pane e vino al vino, ciascuno di voi ha potuto assistere a scene turche: parole urlate con una cattiveria e un pulpito che mai nessuno si è arrogato di presiedere senza il minimo scrupolo che quello che si urla potrebbe non essere buono o utile alla vita del prossimo. Si vedono genitori urlare maledizioni ai figli, come gli sposi, come i fratelli di sangue e di comunità. Manca del tutto il darsi una misura. Una visione dell'uomo (antropologia) nomade e zingara. Ecco perché posso entrare ed uscire come e quando mi pare nella vita intima delle persone lasciando emorragie. Ecco perché posso forzare la vocazione e plagiare a più non posso fino a forzare scelte che della libertà dei figli non hanno neanche l'odore.
Questo disordine antropologico, teorizzato e ponendolo in relazione con Dio è divenuto teologico e dottrinale, liturgico, morale ecc..
Un consiglio è quello di non combatterli su questi campi cronologicamente e logicamente secondari, ma di andare alla radice di tutto: "ma che uomo sei?". Domane semplici. "Ma tu sei libero? Sei felice? Sei innamorato? Sei pietoso? Sei fedele? Sei paziente? Sei mite?" ecc.. Detto a persone che si gonfiano la vena appena gli tocchi la mensa, la veglia di pasqua ecc, queste sono le cose da chiedere perché questi sono i piedi di argilla. Il resto sono idee così radicate che non le schiodi. (nota 2)
Un mio carissimo amico d'infanzia e itinerante da tanti anni non mi ha saputo rispondere alla mia semplice domanda "Ma il Cammino secondo te, ha dato più sollievo e consolazione o ansie e pesi alle persone? Mi riferisco alla maternità a tutti i costi, alla decima e le collette ecc..". Dicono di essere UNO, ma si ammazzerebbero a vicenda pur di cantare il preconio. Su queste stupidaggini, su questi piedi di argilla che sono la totale apatia, l'essere spietati, che non possono in alcun modo controbattervi e rispondervi, imbarazzati.
Ora in questo blog chiaramente si parla del cammino, ma sapete perfettamente che tante altre esperienze ecclesiali hanno dei difetti antropologici e quindi teologici impressionanti che hanno apportato anche loro la buona dose di danni. Come si sono sfiaccate queste esperienze? Con qualche annetto di semplici e banali contraddizioni. Queste piccole crepe nello scafo, fanno colare a picco qualsiasi impero. Tanti naufraghi e tanti dispersi e sofferenze purtroppo. Ma come dice una canzone: Nessuno ha detto che sarebbe stato facile.

In conclusione:

Il modello antropologico innesca sempre la miccia in tutti i secoli, in tutti i tempi. La domanda di Dio nell'Eden spiega molto bene questo dramma "Dove sei?". I più grandi crimini contro l'umanità sono stati resi possibili perché si è giocato con l'antropologia. "Non è un uomo, è solo un sacco di vermi" (Lutero); "Non è un uomo, ma un peccatore"(perché siedi con i peccatori e mangi con loro?); "Non è un uomo ma solo un grumo di cellule"(aborto); "Non è un uomo, è solo un ebreo" (olocausto).

Rende l'idea?


(nota 1) Possiamo discutere su quale sia l'effetto e quale la causa e su che cosa più di un'altra stia portando il c.n. al collasso finale. Certamente, come Lino mette in evidenza, "la dottrina malata del kikianesimo, una dottrina mistificatrice del Vangelo, del cattolicesimo, della Liturgia, della teologia" sono causa, a loro volta e proprio in quanto tali, di danni immensi e irreparabili, colpevolmente sottovalutati dalla Chiesa. Alla fine è tutto un circolo vizioso!
(nota 2) "Il resto sono idee così radicate che non le schiodi."
Devo purtroppo dire che questi non li schiodi su nulla! Neanche se li prendi sul piano antropologico, sulla contraddizione vivente della loro esistenza. Almeno questa è stata la mia diretta esperienza di persona che ha fatto attivamente il cammino per quasi trenta anni. Quando provi a fare doverosa autocritica dall'interno, mettendo in evidenza le storture e gli scandali che non sono infrequenti anche dopo anni e anni e avendo magari finito da tempo il cammino, la risposta è:
"Che cosa ne capisci tu?" "Sei solo una moralista! Noi siamo TUTTI peccatori! Tu pensi di essere meglio degli altri e giudichi! Tu sei entrata in comunità per diventare santa (questo con tono di accusa), non per convertirti e NON giudicare più il tuo fratello (peccatore incallito!) e per NON scandalizzarti…guarda che se continui così Dio ti farà commettere peccati ancora peggiori!"…ecc.ecc.
Ossia come esci dal loro schema relazionale IMPARI e quant'altro vieni isolato ed emarginato e già sei del tutto fuori dal cammino… è solo questione di tempo!

martedì 27 novembre 2018

Non basta gridare «Il Cammino è cattolico!»

Kiko predica dall'ambone,
con crocifero e candelieri
Un Anonimo neocatecumenale ci scrive:
Il Cammino è cattolico e in questa convivenza si è reso evidente ancora una volta. Nelle parole dei catechisti non c'è stato nulla di falso o di eretico. Il presbitero ha esortato chiaramente a confessarsi non solo nelle penitenziali. Dio attraverso la Parola e i Sacramenti ci ha salvati dai nostri peccati e dalla condanna che deriva da questi. L'ho visto di nuovo nelle esperienze di tanti fratelli, che al questionario hanno espresso anche le loro critiche. Possiamo parlare e lo facciamo, non siamo lobotomizzati. Tutti i sacerdoti che hanno appoggiato il Cammino in questi anni… tutti eretici e oliati? Avete ascoltato le parole del Papa il 5 maggio 2018? Ha detto la sua con il suo stile, ma ha incoraggiato il Cammino e benedetto il carisma. Siamo nella Chiesa cattolica per quanto non vi piaccia. Non siamo una setta. Mi dispiace veramente molto per il vostro accanimento contro una realtà così bella e che ci fa così bene.
Prima di rispondere punto per punto a questo intervento riportiamo la risposta di Roberta:
Hai detto bene:
"Avete ascoltato le parole del Papa il 5 maggio?"
--------
Lo sai vero che non si riducono alla frase finale di saluto fatta scrivere sul santino che da ora in poi dovete tenere nella Bibbia?
Non basta dire "non siamo una setta" per non essere una setta, nessun imbroglione dice "io sono un imbroglione", altrimenti l'imbroglio non riesce.
Quando abbandonerete la segretezza, l'irrispettosa Messa diversa, la struttura gerarchica, l'intromissione nell'intimità della coscienza, le indebite pressioni psicologiche, l'interpretazione fantasiosa e strumentale della Parola di Dio, le pressioni a dare soldi, il culto della personalità dei fondatori… ecco, allora non sarete più una setta.
Quello che si è "reso evidente ancora una volta" in questa convivenza, è solo la vostra scaltrezza di parlare, quando sapete che sarete ascoltati pubblicamente, in linguaggio "politicamente corretto"… ma non basta avere un linguaggio "cattolico" quando i contenuti non lo sono, quando la prassi è all'opposto.
Nei fatti siete forse svincolati da potere e denaro? Sapete camminare insieme a chi ha un altro cammino senza dettare il passo agli altri? Senza voler imporre il vostro senso di marcia? Con cura e rispetto per ciascuno? Senza forzare la crescita di nessuno? Nella vostra "evangelizzazione" vi sentite discepoli della Chiesa per condividere oppure siete tesi a conquistare, a imporvi, con dinamica di proselitismo?
Nelle vostre "missioni" amate le culture dei popoli senza applicare modelli prestabiliti? Vi lasciate ispirare per meglio agire, in modo di volta in volta nuovo, di fronte alle situazioni concrete oppure applicate modelli prestabiliti? Le teorie e gli schemi di Kiko e Carmen (le "catechesi", le tappe, gli "scrutini" ..) non sono forse sempre uguali, inossidabili da 50 anni e applicati in modo standard dall'equatore al Polo Nord?
Dal 5 maggio ad oggi, che cosa avete fatto per adeguarvi a tali indicazioni del Papa?
Su queste cose andava fatto un bel questionario, invece di autoincensarsi ogni volta col raccontare la "storia" del cammino… come fosse importante imparare una serie di date ed eventi dei fondatori invece che aiutarsi a vivere dei contenuti.
Infatti, che aiuto avete ricevuto dal vostro "parlare" nel questionario?
Dopo che avete espresso tra di voi le vostre "critiche" che ne avete fatto?
Avete fatto in modo che Kiko ne venisse a conoscenza? Avete chiesto e ottenuto una risposta?
Qualcosa di ciò che avete riscontrato essere "criticabile" è cambiato?
No? Allora a che serve, solo a rinforzarsi a vicenda nell'obbedienza? Ha ragione Kiko di dire "ma rispondete un po' come volete"…
Tanto, che contate voi? Credete che il cammino è per voi?
No, voi siete per il cammino e tutto quello a cui potete aspirare in questa "bella realtà" è di poter avanzare di qualche grado nella scala gerarchica per avere anche voi la vostra fetta… fetta di piccinerie (il "rispetto" di chi è più in basso, il gusto di comandare sugli altri, la sicurezza affettiva, psicologica, economica o altro) .
Non dubito che tu creda che tutto ciò ti "faccia bene" .. ma per una volta chiediti, fratello pieno di entusiasmo per Kiko, chi è che salva la tua vita, Gesù o il cammino?
Vedere la differenza è essenziale.
Roberta
Aggiungo alcune mie note a pié di pagina:

L'Anonimo pomposamente proclama:
"Il Cammino è cattolico e in questa convivenza si è reso evidente ancora una volta. Nelle parole dei catechisti non c'è stato nulla di falso o di eretico."
Il neocatecumenale appena tornato gasato dalla convivenza megagalattica dell'universo piomba qui a proclamare la sua fede in Kiko-signore, sparando la solita affermazione priva di qualsiasi fondamento. Non può dire "…si è reso evidente perché…", "…nulla di falso o eretico, infatti a pagina XYZ potete leggere…". Non uno straccio di prova a sostegno della sua tesi (infatti rispettiamo anche il pensiero contrario al nostro purché con il catechismo, la tradizione e la scrittura si dimostri che noi abbiamo torto a chiamare Kiko eretico e "deiezioni" la sua immonda dottrina luterana). Al contrario le oltre duemila pagine di questo blog sono zeppe di documenti, citazioni, aforismi dei Padri e dei Santi, articoli, riflessioni di Papi, Vescovi, Sacerdoti e laici che si affermano l'opposto di quanto Kiko va cianciando da 50 anni.
"Il presbitero ha esortato chiaramente a confessarsi non solo nelle penitenziali. Dio attraverso la Parola e i Sacramenti ci ha salvati dai nostri peccati e dalla condanna che deriva da questi. "
Questa è solamente fuffa: il presbitero (mai sacerdote), bontà sua, ha esortato a confessarsi non solo nelle mega-adunate kikiane che desacralizzano proprio il Sacramento della Riconciliazione, quello celebrato nella propria intimità, nel segreto del confessionale, davanti al Sacerdote alter Christus. A che può mai servire un timido alito a malapena cattolico nel turbine delle vaccate pronunciate a parole (vedi Kiko alla GMG di Rio) e soprattutto delle evidenti eresie celebrate costantemente nei fatti? Non diciamo fesserie, caro fratello Anonimo! Kiko non crede nella Riconciliazione, ma nell'assoluzione in foro interno!
Da notare l'ordine di priorità con cui scrive: prima la Parola, poi i Sacramenti.
L'ho visto di nuovo nelle esperienze di tanti fratelli, che al questionario hanno espresso anche le loro critiche. Possiamo parlare e lo facciamo, non siamo lobotomizzati.
Tutto nel Cammino si riduce ad un mero "esperienzialismo", un parlarsi addosso, come al solito. Poveri neocatecumenali che le loro critiche possono al massimo esprimerle nel chiuso di un gruppetto al questionario del sabato. Per chi non sapesse come la cosa si svolge, i gruppi sono di 8-10 persone, tutti si risponde ma solo uno relaziona (il cosiddetto "segretario") e solo se viene estratto a sorte. La maggior parte di ciò viene detto nel gruppo cade nel dimenticatoio. No, caro anonimo, voi non potete parlare e se lo fate venite annichiliti come è successo a tutti noi. La lobotomia dovete farvela da soli per continuare a sopportare di seguire un borioso idolatrico guru pieno di sé e tutti i suoi esigenti capibastone, stando zitti al contempo.

Non basta gridare che il Cammino è "cattolico", non bastano le vostre convinzioni a parole, mai tradotte a fatti, perché smetta di essere la setta pseudo-cristiana che è da 50 anni a questa parte!
Caro Anonimo e cari neocatecumenali che dite di vedere storture e problemi, che dite di non sopportare Kiko, ma si può sapere perché allora continuate a seguirlo invece di alzarvi pubblicamente (e sottolineo PUBBLICAMENTE, come hanno fatto tanti di noi "ex") e denunciare il male che regna nel Cammino Neocatecumenale, e così fare la vostra parte per gettare giù dal trono i farisei che vi si sono seduti. Mai parola fu più azzeccata per descrivere la casta che domina il Cammino a partire da Kiko:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei (…) Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti , i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze , come anche sentirsi chiamare "rabbì" dalla gente. »

mercoledì 22 agosto 2018

Obbedienze kikiane estive: "Ovunque andiate in vacanza, cercate per prima cosa la comunità!"

Siamo ancora ad agosto e io ricordo un'altra delle illogiche "consegne" del cammino. Neanche l'estate è esente. Anche in vacanza, Kiko incombe sui camminanti con la sua presenza e con l'autorità delle sue obbedienze:
Saletta tipica neocatecumenale.
"Il cammino non va in vacanza. Dovunque andate, per prima cosa cercate una Parrocchia dove ci sono le comunità per la celebrazione della Parola e per l'Eucarestia. Il demonio non va in vacanza e, se state più di tre giorni senza la Parola, vi distrugge!"
Si intende, ovviamente, la parola ascoltata in una comunità neocatecumenale. Consegna che più che finalizzata alla loro salute spirituale, appare rivolta a mantenere ininterrotto il controllo sugli adepti. Che bisogno c'è di imporre, per mantenere il rapporto col Signore, le Liturgie neocatecumenali, anche quando uno si trova lontano dalla propria comunità?

Rettifico quanto detto all'inizio: "illogica consegna"? Forse non tanto! Come del resto tutto quanto Kiko impone nel percorso di iniziazione suo e di Carmen. Tutto è finalizzato e studiato ad arte per la piena realizzazione del progetto di sostituirsi alla Chiesa dei due iniziatori spagnoli.

Perché tanta premura nel raccomandare, non di non allontanarsi dalla pratica dei Sacramenti, ma di non allontanarsi dal cammino MAI?

Se colonizzano una Parrocchia,
così ne trasformano la Chiesa.
Ricordo bene di non aver sentito una sola volta uscire dalla bocca di Kiko una raccomandazione a privilegiare, ad esempio, la messa quotidiana (cosa mai valorizzata, neanche per e dai presbiteri ordinati nei R.M.) come fonte a cui attingere la grazia di Dio; né a non trascurare la confessione frequente (che, a onor del vero, non è mai oggetto di raccomandazione alcuna da parte dei katechisti in nessun periodo dell'anno; con la logica conseguenza che, ogni anno, alla cosiddetta "Convivenza di inizio corso" si raccolgono le macerie!).
Nel cammino, con gli anni, diventa prassi diffusa, per la maggior parte dei camminanti, l'accostarsi alla confessione sacramentale (nella forma sminuita che conosciamo) solo e unicamente nelle Penitenziali periodiche del cammino stesso. Poche le eccezioni. Tutto questo, a ben pensare, procura l'enorme vantaggio, a fine estate, di ritrovarsi con i fratelli, per la considerevole dose di fango supplementare ormai incrostata sugli occhi, ben apparecchiati e docili alla predicazione kikiana che verrà seminata in loro, portando di certo molti frutti (peccato che siano frutti marci!) Una preparazione del terreno come si deve, non c'è che dire! Ricordo che molti ripetevano di essere arrivati alla Convivenza di inizio corso ormai allo stremo: non vedevano l'ora di potersi finalmente accostare, per farsi "lavare", agli "inviati" alla loro vita da Kiko stesso e suoi emissari.

Ma un'attenzione particolare vorrei dedicare all'aspetto che, imponendo di cercare la comunità più vicina al luogo di villeggiatura, Kiko evita il rischio che i fratelli possano regolarmente partecipare, almeno d'estate, alla comune Messa della Domenica nelle Parrocchie. (Cosa ancora più incomprensibile se si considera che nella Lettera di Arinze è espressamente raccomandato, per favorire proprio l'inserimento nelle Parrocchie, che "almeno una domenica al mese le comunità del Cammino Neocatecumenale devono perciò partecipare alla Santa Messa della comunità parrocchiale".) [Nota 1]

Una delle nostre tante belle Chiese!
Mai sia che vivano regolarmente, per un certo periodo e almeno durante le ferie, la comunione nel modo ordinario - con l'Ostia consacrata e nel rispetto di tutto quanto previsto dal Messale - e che così, magari, si pongano qualche domanda! Il Cammino Neocatecumenale, per la distribuzione in particolare, è tenuto ad attenersi al Messale Romano, come lo Statuto stesso ribadisce (art.13, nota 49) richiamando espressamente la Lettera del 1° dicembre 2005 che non è stata mai superata o abolita. Da nessuna parte è previsto né consentito il prolungato tener sequestrato il Corpo di Cristo nelle mani dei fratelli, ciascuno seduto al suo posto e nell'attesa dell'invito di chi presiede a consumare tutti simultaneamente. Come tante volte abbiamo ricordato, dal lontano 2005 ormai, è stato imposto al cammino di abbandonare definitivamente - tempo due anni al massimo - il modo di distribuire invalso nelle comunità, per adeguarsi al modo previsto per tutta la Chiesa. Ma, a tutt'oggi, la disobbedienza permane.[Nota 2]
(Di questo i preti che si prestano alle celebrazioni separate del cammino dovrebbero farsene per primi un serio problema di coscienza. Senza dubbio solo loro i primi responsabili.)
Chiusi nel ghetto Neocatecumenale, che Kiko con premura preserva da ogni sana influenza ecclesiale, i fratelli continuano, ignari per la gran parte, a vivere la celebrazione blasfema del cammino convinti di seguire II Canone liturgico Cattolico (il Cammino Neocatecumenale: "un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni"…) giustificando quelle che sono le palesi differenze dalle Celebrazioni parrocchiali con quanto Kiko e Carmen sempre hanno ripetuto: ossia, di incarnare il rinnovamento liturgico del Concilio Vaticano II.
Ora comprendo il perché Carmen diceva sempre: noi siamo un "laboratorio liturgico". Lasciando così intendere la loro vera intenzione, più o meno recondita, che la Chiesa dovrà arrivare alla riforma liturgica all'avanguardia sperimentata nel cammino neocatecumenale e non il Cammino adeguarsi al modo canonico di celebrare nella Chiesa Cattolica, che viene fatto passare come qualcosa di obsoleto, che va superato; uno sterile tornare indietro!

È palese che, consapevolmente e quindi non senza colpa, i capi responsabili del cammino praticano, senza alcuno scrupolo, la peggiore disobbedienza, perché la uniscono alla menzogna!
Hanno mentito sulle correzioni, hanno continuato sulla loro strada, spacciandosi, di fatto, per un'"esperienza pilota". Così lo stravolgimento della celebrazione eucaristica permane e con esso le irriverenze e i sacrilegi che si moltiplicano, mentre nessuno se ne dà pensiero.

Kiko, trattenendo i neocatecumenali nel recinto delle salette, anche nel periodo di vacanza e intimando loro di partecipare alle celebrazioni delle comunità neocatecumenali del luogo,
li costringe, ogni sabato sera, a celebrare, come sempre, in disobbedienza alla Chiesa e secondo il "modo invalso" che andava da tempo abbandonato e che invece, oramai, si è consolidato nel cammino: tra schiamazzi e battiti di mani, chiasso di chitarre e bonghi, i fratelli tra mille rumori e nessun raccoglimento trattengono nelle mani per lungo tempo il Corpo del Signore per poi consumarlo come fosse un pane comune, tutti insieme e stando seduti intorno ad una mensa imbandita di segni ebraico/kikiani. 
Anche quando si celebra in una Chiesa, l'Altare è totalmente ignorato, il Tabernacolo inutile!

Di fatto Kiko impedisce ai fratelli di fare esperienza di una celebrazione eucaristica secondo la tradizione autentica della Chiesa. Non sia mai!

Potrebbe capitare, per avventura, a qualcuno dei neocatecumeni di trovarsi d'estate in una delle tante Chiesette sparse nei nostri borghi antichi o nei tanti paesi di villeggiatura, dove il Parroco celebri col decoro dovuto la Santa Messa… e si chieda: "Ma che razza di pagliacciate ridicole celebriamo in comunità?"
Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo,
qui e in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero,
e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

(Ogni volta che San Francesco d’Assisi passava accanto a una chiesa
si fermava, baciava per terra e recitava questa preghiera)
Cominci a porsi qualche domanda, il nostro neocatecumeno in vacanza, davanti alla Maestà Divina celata nell'Ostia consacrata che viene innalzata all'adorazione composta dei fedeli e ricevuta con compostezza e in processione. Il nostro amico cominci a riflettere, dopo aver visto affidare con riverenza le Ostie consacrate avanzate e riposte nella Pisside, alla custodia del divino Tabernacolo, come venga trattato invece, nelle celebrazioni neocatecumenali, ogni singolo frammento avanzato del grosso pane consacrato, spezzato, distribuito, consumato intorno alle loro ridicole mense neocatecumenali se messe a confronto degli splendidi Altari delle nostre Chiese! Di questo pane avanzato non si conserva più traccia. Nulla viene custodito e riposto. Nessuna traccia della Presenza Eucaristica perenne in mezzo a noi di Colui che ama farsi chiamare "Divino Prigioniero" per amore, che si offre, dopo essersi offerto sull'Altare, ogni singolo istante, alla Perpetua Adorazione nei Santi Tabernacoli delle nostre Chiese, per sempre fedele alla sua immensa promessa; “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. (Mt. 28,20)

Concludiamo con un'ultima, per ora, inquietante domanda: Ma se il disegno di colonizzare la Chiesa di Kiko e Carmen continuasse con la conquista delle Parrocchie? Riusciamo ad immaginarne le vere conseguenze? Quale irreversibile scempio subirebbero i nostri millenari luoghi di culto?
Ma ancora più atroce è lo scempio delle anime di chi a loro si affida, quelle anime che sono il vero Santuario del Culto gradito a Dio e Tempio vivente della Sua Presenza in mezzo agli uomini!




[Nota 1] 1. La Domenica è il “Dies Domini”, come ha voluto illustrare il Servo di Dio, il Papa Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica sul Giorno del Signore. Perciò il Cammino Neocatecumenale deve entrare in dialogo con il Vescovo diocesano affinché traspaia anche nel contesto delle celebrazioni liturgiche la testimonianza dell’inserimento nella parrocchia delle comunità del Cammino Neocatecumenale. Almeno una domenica al mese le comunità del Cammino Neocatecumenale devono perciò partecipare alla Santa Messa della comunità parrocchiale.

[Nota 2] 5. Sul modo di ricevere la Santa Comunione, si dà al Cammino Neocatecumenale un tempo di transizione (non più di due anni) per passare dal modo invalso nelle sue comunità di ricevere la Santa Comunione (seduti, uso di una mensa addobbata posta al centro della chiesa invece dell’altare dedicato in presbiterio) al modo normale per tutta la Chiesa di ricevere la Santa Comunione. Ciò significa che il Cammino Neocatecumenale deve camminare verso il modo previsto nei libri liturgici per la distribuzione del Corpo e del Sangue di Cristo. [Più chiaro di così!?]