martedì 9 giugno 2020

"Slang" neocatecumenali tra "il Signore che passa" e "noi che ci salviamo a grappoli".

«…il Signore passa!»
e apparve tra noi il
      Neokatekiko sciampista!
Riepiloghiamo alcuni interventi sul blog di qualche giorno fa:

Anonimo:
Certo che su questo "slang" [modo di dire] non ci avete mai capito niente e non sarò certo io a perdere il mio tempo a "lavarvi la testa".

Girotondo neocatecumenale in vesti bianche
perché tutti guardino a LUI
Roberta:
«non sarò certo io a perdere il mio tempo a "lavarvi la testa"»

Perché no, Anonimo?
Non è tua specificità "evangelizzare"?
Perché non rendi ragione della speranza che è in te ?
Perché non spieghi, con parole tue, il significato che dai a questa frase "il Signore passa"? In tutti questi anni, 1 significato, dentro di te, glielo avrai pure dato... io quando ero nel "Cammino" glielo davo un significato... peccato non fosse (l'ho capito dopo) quello che gli davano Kiko e i "catechisti".

Che brutta immagine!
Il Signore che viene per poi andare... come l'attimo fuggente, come la ruota della fortuna... che tu ci sia o non ci sia o che al posto tuo ci sia un altro, per Lui è uguale... ma questo NON è il Signore! Il Quale invece vuole l'incontro CON te e non solo l'incontro ma un rapporto DURATURO e perciò ti chiama per nome.

Vorrei sottolineare, non tanto l'aspetto di eresia contenuto in qsta frase (cosa già ben spiegata nel post) ma anche l'aspetto di "arma PSICOLOGICA" con cui i "catechisti" usano questa frase (che fa parte di uno slang, come lo chiama Anonimo, ricco di tante altre frasi adatte allo scopo) per legare sempre più a sé chi li ascolta.
Infatti questa frase crea un senso di attesa (che in sé non sarebbe una cosa negativa) ma che non è per niente interiore ed è avulsa dal contesto (cioè è un senso di attesa che uno potrebbe avere anche a casa sua per intenderci) ma strettamente legata all'EVENTO NeoCat che si sta vivendo (Pasqua o scrutinio o "visita dei catechisti" ecc.) instillando, nell'inconscio, il convincimento che se tu non sei Lì, il Signore per te NON passa (cioè non viene, non ti vuole) e l'erronea convinzione che in ALTRO contesto e in ALTRO modo, il Signore non possa o voglia venire per te.
Inoltre, se nonostante tu sei presente all'evento, non "SENTI" nulla di particolare a livello di emozione, questa stessa frase porta a sentirti "in colpa" per il fatto che il Signore è passato e per te "non è successo niente"... sicuramente avrai fatto qualcosa di sbagliato! Ma cosa?
Questo provvederanno i "catechisti" a spiegartelo al prossimo incontro: evidentemente "non fai bene il cammino"... magari non sei obbediente a loro, vuoi fare di tua testa, ti "ribelli alla storia che Dio vuole fare con te"... perciò non hai "sentito" o "visto" il Signore!

Però... vedi come "è buono il Cammino"? Ti dà sempre "un'altra occasione"! Ci sarà un prossimo EVENTO...
magari la prossima decima o colletta straordinaria o convivenza o scrutinio o visita dei catechisti o annuncio… sta' sicuro che le occasioni non mancheranno per OBBEDIRE di più, FARE meglio il Cammino e "cogliere al volo" il Signore "che passa" regolarmente sincronizzato con gli eventi del "Cammino"!

In tal modo Kiko e i "catechisti" NC si sono sempre serviti di tutti i loro slang (come modernamente li definisce @Anonimo) per tenere soggiogate psicologicamente le persone...
di sicuro il Signore "passa oltre" e NON si sofferma nel Cammino Neocatecumenale!


LUCA:
… il "signore passa".
Come ha spiegato meravigliosamente Roberta, è l'immagine più forte che usano Kiko e soci per legarti mani e piedi al Cammino e a tutta la loro inutile teatralità.
Perfetta sintesi di Roberta sui sensi di colpa e sul fatto che se non partecipi "non fai bene il cammino", ecco perché Dio avrebbe bisogno di "mandarti le disgrazie per convertirti".
Il cammino è la tua ricetta per avere una vita perfetta, è il tuo parafulmine per evitare le disgrazie ed è la certezza della salvezza a grappoli, tua e di tutti quelli che per merito tuo fanno bene il cammino.
Esatto, se tu induci gli altri a fare "bene il cammino" diventi lo strumento di Dio per salvare i tuoi fratelli neocatecumenali.
Quindi il mezzo, cioè la coercizione degli altri a favore del cammino, diventa il tuo fine per salvarli e per salvarti.
Tu, in pratica, stai usando i tuoi fratelli per salvarti, dicendo a te stesso che gli stai facendo un favore.
Anzi sei convinto di far loro un favore, quando li costringi a lasciare a casa il figlio malato, il genitore bisognoso, la cognata malata, per andare alla convivenza del cammino ad intercettare il "signore che passa".
Ipocrisia allo stato puro, abbandonare il Signore che è nell'altro e che ha bisogno di te, per andare a salvare il fratello di una setta egoista, che ti usa per sacrificarti alla sua idea bislacca di un "Dio che passa".
Ecco la spiegazione dell'altro "slang" neocatecumenale della "salvezza a grappoli": pensare di conquistare la salvezza, la vita eterna e la felicità sulla terra, contribuendo a convincere e se necessario costringere, il "fratello di setta", a partecipare agli eventi neocatecumenali dove il "signore passa" (cioè TUTTI).
Ricordo ancora una catechesi in cui l'ispirato catechista di turno giustificava il mare di parole dette da lui e dal suo idolo Kiko Argüello con lo spiegone che: "più ascolti e più hai la possibilità di essere salvato" e faceva sempre l'esempio di un tale che ad un incontro interminabile di Kiko (sono TUTTI interminabili), ad un intercalare del fondatore "andiamo avanti" si è bloccato e ha ripetuto "andiamo avanti, ecco questa parola mi ha salvato".
È proprio vero che più le spari grosse e più rischi di convincere qualcuno che pensa come pensavo io :"sembrano caz…te allucinanti e sono talmente assurde che forse c'è un fondo di verità, altrimenti non vedo il senso di spararle così grosse".
Non c'era alcun senso, ero io che avevo disperatamente bisogno di trovarne uno.

28 commenti:

  1. Nota di traduzione per i non parlanti italiano:
    - "lavata di capo" è una metafora per "sgridare seriamente"
    - "sciampista" (addetta agli shampoo) è la figura professionale di livello più basso del salone del parrucchiere, col sottinteso di chiacchierona.

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  2. Uomo Libero!!!9 giugno 2020 08:32

    IL SIGNORE PASSA MA I SOLDI RESTANO NELLE TASCHE DI KIKO & COMPANY

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Kiko ha contratto "il morbo dell'artista".
    Non che questo morbo si chiama così perché colpisce gli artisti, ma perché colpisce chi pretende di avere i numeri dell'artista ma se ne trova sprovvisto.

    Chi è artista, si sa, è un tipo "originale" (nel senso stretto del termine), chi invece vuol fare l'originale per forza, riesce solo ad essere un tipo bizzarro, un ISTRIONE, un "cavallo pazzo"...

    Così nasce la nuove estetica di Kiko, così nascono le icone di Kiko.
    Nelle icone degli artisti veri, l'arte si manifesta rispettando il simbolismo teologico. Cambiare questo simbolismo non aggiunge nulla all'arte, ma toglie alla DOTTRINA.
    Nulla ha a che fare con l'originalità dell'artista, ma, se va bene, rappresenta solo una dannosissima bizzarria che un qualunque imbrattatele è in grado di fare.

    Di fatto la pretesa originalità di Kiko consiste nell'inventarsi nuovi simboli e linguaggi teologici, ma questa è si chiama eresia. Un'eresia nemmeno tanto originale, in quanto copiata da Lutero, che ne è il caposcuola.

    Non che il linguaggi non possano essere aggiornati, ma lo deve accettare la Chiesa, in quanto devono avere una rispondenza nella Chiesa universale.

    Espressioni come "Dio passa", e altre simili, sono esclusivamente del Cammino. Sono INVENTATE. E perciò, fuori dal contesto ecclesiale, sono fuorvianti.

    Anche potessero essere interpretate in modo cattolico, occorre una "traduzione".
    Perché tutto questo lavoro? Perché tante complicazioni?
    Il fatto è che nel Cammino non esistono "ponti" verso le altre realtà ecclesiali e verso le parrocchie non del Cammino.
    Nessun ponte, nessuna concessione, perché, è da credere, il Cammino non cerca l'unità.

    Nel Cammino è TUTTO diverso.
    Non sarà che il motivo sia quello più semplice? E cioè che il Cammino non è affatto nella Chiesa? Lo è di nome, ma non di fatto?

    Se anche in questo caso si può applicare la regola del Rasoio di Occam, secondo cui la soluzione più semplice è anche quella più giusta, non ci sarebbero dubbi

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  5. Ora si capisce esattamente perché le catechesi vanno ripetute nei minimi particolari, addirittura nei colpi di tosse!
    Perché se persino un "andiamo avanti" può salvarti la vita, allora ogni sospiro, ogni passetto, ogni raschietto di gola può essere decisivo!
    Mi fa pensare all'assedio di Aquileia, che Attila stava per abbandonare quando vide una cicogna con il suo piccolo levarsi da un lato delle mura fortificate; attese ancora ed infatti la difesa fortificata della città crollò proprio a partire da quel punto.
    Ecco, la catechesi, e l'immenso numero di parole con cui il Cammino inzeppa qualsiasi rito (compresa l'Adorazione al Santissimo, quando la fa) è precisamente un assedio, una ripetizione insistente che ha un fine, quello di far crollare le difese.
    Perciò, il crollo non avviene perché una parola o un gesto sono diversi dagli altri, ma perché sono i decimillesimi in ordine di arrivo.
    C'è anche un effetto secondario non indifferente, in questo assedio diuturno ai sensi e alla ragione, il neocatecumenale, al di fuori del cammino e dei suoi riti, non vuol più sentir neppure parlare di religione, di fede, di Dio: è come un vaso pieno, che non può ricevere null'altro.
    Naturalmente, questo assicura che non ci si accorga delle incongruenze in ciò che si ascolta, perché mai vengono messe in vero confronto con qualcos'altro che riguardi materia di fede.


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    1. Esatto Valentina!!
      Nessun confronto, niente domande, nessun dialogo.
      Solo ascolto!!!
      Al massimo, negli scrutini, risposta alle domande personali che fanno i catechisti per capire chi sei e quanto hai assimilato il "sistema" cammino neocatecumenale.
      LUCA

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  6. L'Aquila-Pollo Lorenzo9 giugno 2020 22:29

    Ho 16 anni e sono il primo di cinque figli, tale numero non é dovuto ad altro se non all'appartenenza dei miei genitori al cammino neocatecumenale. Fin dalla mia nascita ho ricevuto un'educazione tipica di questo movimento ed io (essendo un bambino) ero convinto che ciò fosse la normalità. Ma, avvicinandosi l'età della ragione, iniziai a guardarmi attorno ed a confrontare il mio piccolo mondo con quello degli altri. Ho 12 anni quando inizio a pormi le prime domande: perché vado a messa il Sabato e non la Domenica? Perché la messa che faccio io é diversa? Perché non so nulla riguardante la musica, i programmi TV, lo sport e altre cose popolari?
    Inizialmente non ero molto consapevole della situazione nella quale mi trovavo e andavo avanti senza provare chiedere spiegazioni, tuttavia smisi di partecipare passivamente, come se fosse un gioco, ma iniziai a osservare il tutto con occhio più critico. Persone che durante le risonanze mentre si autoaccusavano (qualche volta anche piangendo) di non rispettare l'insegnamento delle letture lette poco prima, sacerdoti che non facevano altro che dire quanto il mondo sia sbagliato e che il cammino fosse la salvezza. Decisi di avanzare ai miei genitori le mie prime critiche (anche se erano più delle richieste di spiegazioni da parte di un bimbo confuso). Fui sgridato e accusato di sputare nel piatto dal quale mangiavo e mi venne detto che mi stavo omologando agli altri e che dovevo disintossicarmi da ciò (MA DISINTOSSICARMI DA COSA CAZZO. Scusate lo sclero). Per spiegare mi raccontarono una stupida storiella dove c'era un aquila in mezzo ai polli che si comportava come un pollo ed io, palesemente, sarei dovuto essere quell'aquila. Inutile dire che ero costretto a partecipare a tutti i loro riti e al postcresima fatto da loro (che é praticamente una forma propedeutica alla mentalità delle comunità, quasi nulla a che fare con il vero postcresima).
    Venni anche costretto a partecipare alle catechesi, che furono decisamente orribili. Di 5 parole che venivano dette 7 mi facevano saltare i nervi. Alla fine della convivenza dopo le catechesi, quando mi fu rivolta esplicitamente la domanda se volevo partecipare, risposi di No, tuttavia venni costretto dai miei genitori e quando lo dicevo a qualcuno mi veniva risposto "Fanno bene!".
    Ed ora eccomi qui, in continui litigi su questa cosa. Quando per caso salto uno dei loro dannati incontri c'è sempre qualcuno che informa i miei genitori e ne pago sempre le conseguenze. Fanno sempre una distinzione (ma non lo ammettono mai) tra i miei amici normali e gli amici dentro la comunità, definiscono le messe normali come " teatrini", scoraggiano e sminuiscono ogni mia iniziativa di fare qualcosa fuori dalla comunità. Che bello quando decisi di iscrivermi a musica e miei erano contenti, ma non appena feci notare loro che non avrei mai sprecato le mie competenze nei loro riti ecco che questa gioia sparì improvvisamente. Che bello quando ogni volta che decido di iniziare frequentare allenamenti o incontri di una qualunque attività i miei fanno di tutto per assicurarsi che non diventi più importante del cammino (e al primo "segnale negativo" provano a impedirmi di andarci). Che bello quando i miei, dalle persone stressate e infelici che sono, indossano una maschera trasformandosi nelle persone più allegre di questo mondo quando parlano con i "fratelli". Sto vivendo un inferno, diverse volta ho detto che quando avrò 18 anni e sarò fuori città a studiare non sarò più costretto a prendere parte a questa cosa, ma la risposta é sempre la stessa, cioè che loro non saranno costretti a contribuire ai pagamenti degli studi e dell'affitto. Ci sono molte altre cose che non vanno, ma ripeto: sto vivendo in inferno, e sono quasi sicuro che molti di voi sanno di cosa parlo, io non so né cosa fare né tantomeno come uscirne. Ma so che se io sono un aquila che vive in mezzo ai polli, loro sono polli che provano a comportarsi come aquile.

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    1. Ma i polli sempre polli restano.
      Un'aquila è pur sempre un'aquila. Padrona dei cieli e con uno sguardo acuto adatto a scrutare la terra!
      Se tu spicchi il volo fuggirai dal pollaio a batteria squallido e deprimente in cui sei finito. I polli per quanto si sbattano non potranno mai decollare con le loro ali inutili. Tu vola alto... che vengano a prenderti!

      Pax

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    2. Lorenzo, mi pare che tu stia giocando bene le tue carte in famiglia. Se saprai essere coerente e senza cedimenti (nel senso che manterrai le tue posizioni, cercando di mostrare sempre maturità e fermezza) i tuoi si abitueranno al pensiero di avere un figlio "ribelle" e lo accetteranno. In tutte le famiglie neocatecumenali c'è almeno un figlio reprobo, che fa pure comodo perché dimostra che non sono dei fanatici e che lasciano liberi i figli anche di allontanarsi dal Cammino.
      Purtroppo tu sei il figlio maggiore e la tua posizione è delicata, perché con i figli maggiori i genitori affrontano sempre con meno serenità conflitti e problemi e tendono ad essere, per paura e inesperienza, più rigidi, commettendo di conseguenza più errori.
      Sarebbe forse utile alla causa che tu frequentasse qualche gruppo di giovani cattolici e/o di volontariato fuori dalla parrocchia neocat; così in famiglia ti rispetterebbero di più e avresti anche un supporto esterno nei momenti difficili.

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    3. Kiko Argüello nei primi anni 70 (secondo un libro di parte neocatecumenale) sosteneva che le Messe parrocchiali erano 'teatrini': 50 anni dopo sento ripetere la stessa espressione.
      Non è cambiato proprio nulla nell'odio e nel disprezzo verso la Chiesa Cattolica, non sono servite a nulla le correzioni paterne, le approvazioni condizionate. Il Cammino è rimasto quello di allora, solo che 50 anni fa per un giovane era una dimostrazione di libertà aderire al CNC, ora lo è cercare di tenersene fuori.

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    4. @Lorenzo
      "quando avrò 18 anni e sarò fuori città a studiare non sarò più costretto .. ma la risposta é sempre la stessa, cioè che loro non saranno costretti a contribuire ai pagamenti degli studi e dell'affitto."
      ------
      La legge italiana non dice così.

      genitori che non ottemperano al mantenimento dei figli studenti per obbligarli a determinate scelte religiose? ..
      il CN non ci farebbe 1 bella figura!

      Cmnq se riesci a trovare qualche lavoretto partime mentre studi, ne va tutto a vantaggio della tua indipendenza.. anche (soprattutto) psicologica e morale.
      In bocca al lupo!

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    5. Se abiti, come credo, in Italia, i tuoi sono obbligati a mantenerti fino alla raggiunta indipendenza. Ci sono sentenze di tribunale riguardo a questo.
      D'altra parte i figli sono obbligati a occuparsi dei genitori. Se questo sia giusto o meno è discutibile, ma è così.
      Dove vivo io, in Svezia, i genitori sono invece obbligati fino ai 18 anni, poi basta (ovvio che il 99% dei genitori aiuta i figli, ci mancherebbe, ma non sono obbligati per legge).
      Inoltre in Italia chi consegue l'esame di msturità con il massimo dei voti ha l'esenzione delle tasse universitarie e credo anche l'alloggio. Potresti anche provare la Normale di Pisa o la Scuola Sant'Anna, lì è tutto spesato. Altre idee sono le Accademie militari, ma non ho informazioni recenti a riguardo.
      Forse uno sprone a brillare negli studi?
      Un abbraccio,
      Simonetta

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    6. Carissimo Lorenzo,
      innanzitutto ti abbraccio forte perchè nessuno si merita un trattamento del genere.
      I consigli che ti hanno dato seguili tutti. Innanzitutto usa l'ironia. Ti dicono che ti "stai omologando"? Tu rispondi che loro sono i primi a tentare di immetterti in un sistema dove tutti fanno la stessa cosa. Non c'è niente di più spersonalizzante ed omologante del cammino neocatecumenale.

      Ti parlano di "teatrini"? E cosa c'è di più teatrale che partecipare a riunioni a cui tu ti sei manifestatamente opposto fin dal principio? I primi che fanno teatro (o meglio "una farsa") sono proprio i tuoi genitori.

      Per il resto trovati sane compagnie.Le parrocchie sono piene di gruppi giovanili. Poi magari invitali a pranzo da te e dì ai tuoi genitori che non si drogano anche se vanno a messa di domenica...

      Ricordati: sei migliore di quello che vogliono farti credere.

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  7. Come in tutte le famiglie anche tu caro Lorenzo dovresti lottare contro questa mentalità. Non darti per vinto questa è un movimento che ghettizza le persone guarda al di là del muro c è solo da rallegrarsi di essere libero di vivere la propria fede la tua vita libero di poterti innamorare di una donna che non sia solo una neocatecumenale o che non frequenti il cammino purtroppo i danni sono evidenti in altre parole cerca la libertà di vivere

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  8. A giugno 2002 Carmen Hernández, arrogante di categoria superiore, affermò di aver servito a Kiko Argüello, narcisista di categoria superiore, «il Concilio su un piatto d'argento».

    Ora, non è un caso isolato. Non si contano più i frutti marci della rivoluzione comunemente denominata "Concilio Vaticano II". Per esempio, la recente tragicomica (ed apostata) Dichiarazione di Abu Dhabi, spacciata dal Bergoglio come concepita nello spirito del Concilio.

    Uno dei problemi fondamentali del Concilio Pastorale Vaticano II è l'ambiguità dei suoi testi, per cui buffonate eretiche di vario tipo si auto-legittimano in nome di tale Concilio. E pensare che Giovanni Paolo II voleva un Vaticano II breve, senza fronzoli né discussioni, da chiudersi in pochi mesi, addirittura da iniziare con tutti gli "schemi preparatori" già pronti. Schemi che infatti furono immediatamente cestinati, poiché parecchi padri conciliari - tra cui Giuda Iscariota Suenens - non vedevano l'ora di fare la rivoluzione, cioè di gettar via tutto ciò che c'era prima per far posto a tutte le "novità" che fino a quel momento erano state giustamente proibite.

    Sforzarsi di essere "fedeli al Concilio" - a ciò che di buono il Concilio dice, come ad esempio il privilegiare il canto gregoriano nella liturgia (Sacrosanctum Concilium) - ormai serve solo a consentire, indirettamente, ulteriori porcate contro la fede cattolica.

    Invito perciò a leggere il recente intervento di mons. Viganò sul tema. Cinquant'anni di postconcilio hanno fruttato alla Chiesa un'inenarrabile quantità di danni - crollo delle vocazioni, sfascio della famiglia, devastazione liturgica, caduta drammatica del sensus fidei e delle conoscenze delle verità di fede... - e sarebbe dunque ora di riconoscerlo ai piani più alti, e di smetterla di etichettare spregiativamente chi nel suo piccolo, dal basso, fa notare il proprio dolore e il proprio disgusto sulle cose che innegabilmente danneggiano la fede del popolo di Dio.

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    1. Intendevo Giovanni XXIII, e senza fronzoli né "interminabili discussioni".

      Prima del Concilio Vaticano II la vita cattolica non era certo tutta rose e fiori, ma almeno il bene era chiamato bene e il male era chiamato male. Ora invece assistiamo alle porcate più assurde e i legittimi pastori tacciono. Che poi sono gli stessi "legittimi pastori" che alle notizie dell'arrivo del covid19 hanno immediatamente affamato il popolo di Dio impedendo Messe e sacramenti, uno dei rarissimi casi in cui l'episcopato è unito e concorde, il caso in cui c'era da privare i fedeli dei mezzi ordinari di salvezza...

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  9. Per Lorenzo.

    Ciao Lorenzo, la tua situazione è uguale a tanti giovani che ho conosciuto personalmente, con l'aggravante che, nei casi che ho vissuto io, questi ragazzi avevano genitori catechisti neocatecumenali.
    Non ti fare sangue cattivo e non esasperararti, se hai capito come funziona il CN sei già con un piede fuori.
    I tuoi genitori sono costretti a mostrare ai catechisti neocatecumenali di essere coerenti con la loro scelta di fede, quindi fino ai 18 sarà difficile che ti lascino in pace.
    Come ti ho detto prima, ho visto e vissuto situazioni simili alla tua, l'importante è che tu continui a dire chiaramente che sei nel CN perché sei costretto a starci cioè contro la tua volontà.
    Questa cosa è importante così non vivi da falso e da ipocrita.
    Cerca di prendere quel pó di buono che trovi a livello puramente umano, quando puoi, trova motivazioni valide per svincolarti dalle pratiche comununitarie e vedrai che le cose piano piano si aggiustano.
    Non metterti mai muro contro muro, non serve a niente e ti fà solo vivere male la tua adolescenza.
    Prendi le cose neocatecumenali con leggerezza, non farti stritotolare, guarda tutto con il giusto distacco e goditi la bellezza e la spensieratezza della tua età.
    Nessuno può fare del male alla tua anima se tu non glielo permetti.
    Usa l'ironia, sdrammatizza la noia della realtà neocatecumenale e metti le basi per il tuo futuro, nella scuola e magari con un lavoretto che ti rende un minimo autonomo a livello economico.
    Vedrai che i tuoi genitori non sono mostri, sono solo vittime del sistema cammino neocatecumenale, quindi prima o poi smetteranno di insistere.
    Non perdere mai la fiducia in te stesso e rafforza la tua autostima.
    Scegli bene le persone di cui avere fiducia, non arrenderti alle difficoltà e non fare mai l'errore di vivere la tua vita da vittima.

    Di più non so come aiutarti, non sei il primo che si trova in questa situazione e non sei il primo che ne esce alla grande.

    Un abbraccio.

    LUCA

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  10. @ Lorenzo

    In casa mia è successo il contrario: noi genitori e catechisti ce ne siamo usciti, i nostri figli continuano a stare dentro, ma con un approccio senz'altro più critico.

    Quello che mi sento di dirti, perché è esperienza anche nostra e dei nostri figli, è di continuare a coltivarti amicizie sane anche fuori dalla comunità, perché per chi esce poi questo è il più grande ostacolo: la solitudine.

    I miei figli, in via di massima, infatti continuano ad andarci perché non hanno alternative e, vista la solitudine in cui hanno lasciato noi tutti gli altri "fratelli" della comunità quando siamo usciti, temono di patire la stessa sorte.

    Il Movimento Neocatecumenale tende a chiudere le persone nel suo cerchio, poi la mancanza assoluta di alternative gioca un ruolo fondamentale nel lasciare.

    Tu premunisciti per tempo: sia che lasci a 18 anni o che vi resti, non farti incastrare dalla mancanza di alternative.
    Mantieni il più possibile amici sani fuori del muro e poi, se vorrai lasciare, non ti ritroverai completamente solo.
    Per i giovani è più difficile affrontare la solitudine.

    Ti auguro ogni bene.

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  11. Lorenzo: complimenti!
    A 12 anni, nonostante tutto quello che avevi appreso e che avevi vissuto, hai cominciato a porti delle domande: perché tutti i cattolici fatto in un modo e noi del Cammino facciamo SEMPRE cose diverse?
    La tua risposta non è stata: noi siamo il Cammino, siamo quelli chiamati a riportare la Chiesa sui giusti binari.
    Tu non hai accettato la logica: noi aquile, gli altri polli.
    Distinguere le aquile dai polli, i cristiani di serie A da quelli di serie B, i cristiani del sabato che la sanno lunga, da quelli della domenica, che non ci hanno capito nulla.
    Un vero razzismo spirituale e intellettuale.
    Ma proprio nel rifiutare di essere l'etichetta di aquila utile a contrapporsi agli altri cattolici, visti come polli, hanno cominciato a spuntarti gli artigli, ma non per offendere gli altri, ma per difendere te stesso e la tua dignità, e le ali che ti permettono di essere libero.
    Ti consiglio perciò di seguire il consiglio di Valentina, che è molto saggio: segui qualche gruppo cattolico, in modo che puoi ricevere sostegno e in modo che puoi far vedere ai tuoi genitori che non ti ribelli alla verità, ma solo alla suddivisione tra aquile e polli nella Chiesa. Oppure gli puoi dire che hai un'altra chiamata...

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  12. Vorrei tornare all'analisi di Roberta che ho trovato illuminante tanto da volerne fare un post. Va incorniciata e, spero, che metterla in evidenza abbia contribuito a renderla più fruibile da chi si avventura in internet per cercare informazioni e magari risposte ai suoi dubbi sul Cammino. So che sono in tanti a nutrire perplessità ma non si ha il coraggio di parlarne in comunità. E allora si cercano altrove risposte. Questo è risaputo e lo sanno bene tutti i camminanti più o meno di lungo corso.
    Il gioco sporco che provoca il più grande disorientamento è far coincidere perfettamente l'incontro col Signore coi momenti forti del cammino. Chi li trascura e non è lì si autoesclude. Dio è il Dio che "viene con noi" e poi vive in pianta stabile nella comunità. "Viene con noi", beninteso con i kikatechisti, cammina coi loro piedi e parla con la loro bocca. Dio ostaggio del Neocatecumenato. Non più il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe... Il Dio di ognuno di noi, ma il Dio della comunità. Da qui "ti" salvi solo a grappoli, vieni chiuso nel recinto, legato a filo doppio agli altri componenti dell'esperienza in un doloroso anonimato. Tu non conti niente. Conta il "buon nome del cammino" se devi subire per questo come persona le peggio cose le subirai con pazienza per scongiurare scandali e tutto è così in totale dispregio della dignità umana e delle singole persone.
    Eppure il regno di Dio passa per il cuore di OGNI uomo, dice Gesù.
    Egli scruta i cuori di ciascuno e entra per la porta Lui solo che ne ha la chiave.
    Questi invece sono ladri e briganti, non entrano per la porta e devastano il gregge, macellando e mangiando per saziare la loro ingordigia.
    Dio è il Dio che passa negli eventi neocatecumenali. Eventi pensati e strutturati da Kiko e riportati obbedientemente dai kikos pappagalli. Per cui il male più grande che il cammino fa, alla fine della fiera, è quello di ALLONTANARE sempre più l'uomo da Dio stesso. Dal Dio Vivo e Vero. Dal Dio che nessuna cosa creata può contenere. Dal Dio che non ha voluto rimanere ostaggio di un solo popolo e di una sola nazione: Israele e il Popolo eletto. Dal Dio di Gesù Cristo che ha ordinato ai suoi "Andate ed ammaestrate tutte le nazioni e battezzatele nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo". Non certo per farli finire in un ghetto malato di esclusivismo e che riproduce il peggio delle frange più integraliste presenti in tutte le religioni.
    Insomma, il Cammino allontana da Dio. Perché nel Cammino tutto quello che "viene da Dio" puoi riceverlo solo per il tramite della "casta sacerdotal-laica kikiana". Essa finisce per identificare se stessa con la divinità e pretendere di essere considerata tale da tutti i suoi seguaci. (Vedrete satana sedere sul trono e additare SE STESSO come Dio).
    Di fatto sostituisce la Trinità Santa con la Triade "Kiko Carmen Cammino".
    Per la loro parola tutto si crea e tutto si distrugge. A loro si deve obbedienza come a Dio.
    (E taciamo del prete, mero elemento decorativo, del tutto inutile e dannoso)

    Pax

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  13. @ Lorenzo.... Tra Aquile e Polli....

    Conserverò questa testimonianza che, ne sono certa, avrà un seguito.
    Basta una testimonianza così nei commenti a convincermi che qui non perdiamo il nostro tempo.
    Quello che mi motiva a collaborare al Blog è proprio questo. Intercettare il dolore, il malessere diffuso nel cammino, più o meno coscientemente. Quando non lo si elabora e ci si industria a soffocarlo, sopendo del tutto la ragione addomesticata, si finisce per somatizzare il disagio.

    Un poco quello che Lorenzo racconta, quando dice che i suoi genitori "persone stressate e infelici" si trasformano quando parlano coi fratelli nelle persone più allegre del mondo. Altro che secondo scrutinio! La fiera dell'ipocrisia smascherata da un figlio adolescente e smaliziato!

    Più volte abbiamo ripetuto che il c.n. riduce ad uno stato di infantilismo cronico. Questi genitori la riprova. Il figlio dimostra una maturità più grande e una capacità di analisi più lungimirante!

    Viene da ridere, poi, se ripensiamo alla Veglia Pasquale col teatrino forzato delle ebraiche domande dei bambini di cui Kiko ha fatto un canto copiando dagli ebrei e facendone uno dei manifesti del suo cammino. Un teatrino che, dopo la novità dei primi tempi e visto che è solo forma e niente sostanza, si è trasformato in farsa, o più prosaicamente in una palla insopportabile.
    Che cosa c'è di diverso questa notte.... Che cosa c'è .... Che cosa c'è ....
    Ma che ridicolaggine ad ogni Veglia! E quelle risposte del padre di famiglia noiose e poco convincenti...fuorvianti e da indottrinamento per giovani "balilla" ....

    Senza la comunità tu non saresti nato
    Io e tua madre ci odiavamo
    Dio ci ha chiamato e abbiamo una missione
    PERCHÉ NOI SIAMO DIVERSI DA TUTI GLI ALTRI UOMINI
    TU SEI DIVERSO DA TUTTI I TUOI COMPAGNI

    TU VAI A SCUOLA PER PORTARE I TUOI COMPAGNI E I LORO GENITORI QUI IN COMUNITÀ, COME TE I TUOI NOVE FRATELLI PAPÀ E MAMMA CHE TANTO SI AMANO...

    Trasmissione delle Fede ai figli la chiamano.
    Poi, se tuo figlio ti pone domande VERE, se tuo figlio ha bisogno di VERE risposte, tu cristiano adulto non sai dargliene. Sai solo minacciare, temi solo di fare la figura del pirla coi "fratelli di comunità" (orrido controllo sociale orizzontale vomitevole) se non sei neanche capace di tenere incatenato tuo figlio a vita nel cammino. La verità è che non hai a cuore la sua felicità non hai discernimento per AIUTARLO nelle scelte CHE alla fine DEVE FARE LUI LIBERAMENTE PER LA SUA VITA.
    Genitore farlocco e fallito. Kiko ti ha reso come lui (inutile e dannoso catechista). Usare le persone, mai stare al servizio.

    Che tuo figlio non faccia il cretino.
    O si sposi neocatecumenalmente e vada in missione.
    O si faccia presbikiko R.M.

    E tu non vedi l'ora, alla prossima convivenza di Inizio Corso, che i tuoi kikatechisti, presentando il ragazzo come un trofeo, dicano "primo figlio di ...(nomi di battesimo della coppia)".

    Apri la coda come un pavone, vivi i tuoi dieci minuti di gloria mentre il tuo sfortunato ragazzo con gli occhi persi senza capirci molto si abbandona al suo destino.

    Preciso, ho fatto presente uno scenario possibile di chi non riesce a sottrarsi ma ha vissuto le lotte di Lorenzo.

    So bene che esiste un'altra categoria di "figli del cammino" quelli meglio riusciti per la ricetta kikiana, quelli che superano i genitori in fanatismo, quelli talebani alla millesima potenza. Truppe scelte, balilla cresciuti alla grande che daranno il meglio al cammino, Ale' Ale'!!!!
    O vogliamo chiamarli polli da batteria, incatenati?
    Mai avranno "ali di aquila"

    Pax

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  14. E niente… in tanti anni che sono uscita dai nc nulla è cambiato, anzi, si sono arrotolati sempre di più nelle loro cancrene dottrinali. Se sapeste quante volte, alle mie domande e dubbi sul cammino, mi è stato risposto "Continua a venire e vedrai!" oppure "Domani vieni alla celebrazione perché il Signore passa!". Ma quando, ma dove! E continuano imperterriti a ferire le anime, a soffocare ogni domanda legittima perché solo i catekiki sanno la verità. Solo a duro prezzo ho capito che è una setta.

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  15. Cancrene dottrinali
    Continuano imperterriti
    Due ingredienti tra i tanti che in questi lunghi anni compongono l'amaro pane quotidiano che devo trangugiare quando penso al cammino. Non dovrei pensarci più. Certo sarebbe una soluzione. Incontrando qualche vecchio compagno di viaggio occasionalmente dopo la mia uscita dal cammino mi è capitato, purtroppo, di non riuscire a resistere alla tentazione di dire apertamente quel che penso di loro, quello che ho sofferto. Non vale la pena. Tutto fiato sprecato. E devi anche sorbirti la loro compassione e l'aria saputa di chi, dall'alto della sua inossidabile "fedeltà al cammino" contro il tuo tradimento, ti dice "non ci pensare più!".
    Stanno tranquilli. Per loro il redde rationem non arriva mai. Pasciuti e soddisfatti stanno in un posto sicuro. Chi potrà farli vacillare?

    Pax

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    1. Immagino la tua frustrazione e la tua stanchezza nel dover parlare con chi è sordo ad ogni ragionamento. Penso che come dici tu sia tempo sprecato. Non solo: tempo, energia e serenità che ti toglie il parlare con loro come se fossero persone che ragionano. Veramente non ne vale la pena. Loro si credono più di te perché hanno la "comunità". Ma a che prezzo? Il prezzo che devono pagare è pesantissimo: convivenze interminabili condite da ingiurie e accuse di ogni tipo, sorrisi di fronte e tante calunnie dietro le spalle, scrutini che violano il foro della coscienza e cercano di minare la tua autostima, passaggi lunghi e penosi, impegni gravosi e sempre più numerosi, soldi che se ne vanno a palate fra collette, decima, convivenze ecc. (ovviamente solo per gli onesti, gli altri vanno sempre o quasi sempre a sbafo). I tuoi ex fratelli, stanne pur certa, non sono felici. Come testimonia acutamente Lorenzo, ostentano felicità, ma dentro sono profondamente frustrati e magari a volte maledicono la loro vita e il cammino. Solo che ormai pensano di non avere più scelta, e forse non ce l'hanno davvero, non riuscendo neanche più a immaginare una vita senza Cammino. Il loro cervello ormai è distorto, vedono tutto attraverso il prisma del Cammino, come se non sapessero più ragionare con la loro testa. Probabilmente non lo sanno fsre più. Però con te si comportano come bambini che ti mostrano le caramelle canticchiando "Io ho le caramelle e tu noo! Pappappero!": l'unica è lasciarli crogiolarsi nelle loro illusioni, credo. Io non baratterei nessuna solitudine per l'inferno che era diventata la vita in comunità. Ho avuto la fortuna di cambiare città e lasciare il Cammino, ma se mai mi capitasse di incontrare qualche ex-fratello, credo che gli direi un semplice ciao e passerei oltre. E a qualcuno non direi nemmeno quello, non lo merita dopo le molte cattiverie gratuite che ci ha fatto. Arriverà anche per loro il redde rationem: magari per qualcuno è già arrivsto, ma lo tiene ben nascosto.

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  16. Ragazzi, anzitutto ci tengo a ringraziarvi delle vostre risposte e sei vostri preziosi consigli, ne farò tesoro! Penso anche io che sarebbe molto utile seguire qualche gruppo cattolico (non ci avevo pensato, grazie!). Pensavo di seguire, insieme agli altri che mi sono stai dati, anche questo consiglio. Anche se non so quali gruppi ci possano essere, mi informerò.
    Ancora un grazie e vi auguro la felicità!

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    Risposte
    1. Sì. "Seguire un gruppo" è solo un aiuto per la propria anima. Se diventa un peso, tanto vale cambiare gruppo e possibilmente anche cambiare parrocchia.

      Quello che conta è accedere ai tesori spirituali della Chiesa - anzitutto i sacramenti - nel modo più sereno possibile, specialmente di questi tempi.

      La vita cattolica non equivale all'appartenenza ad un club o all'esecuzione di complicate pratiche. Al cattolico è chiesto solo di partecipare alla Messa e di fare la Comunione almeno a Natale e Pasqua, con le dovute disposizioni (cioè con l'anima ripulita dai peccati mortali, mediante il sacramento della confessione).

      La partecipazione ad un gruppo, con o senza etichette "famose", serve solo a facilitare a sé stessi la frequenza a Messa e sacramenti. Alla maggioranza assoluta delle domande riguardanti la fede, c'è il Catechismo della Chiesa Cattolica che risponde spiegando ogni dettaglio e citando i passi rilevanti della Bibbia, dei Padri della Chiesa, degli scritti dei santi, degli interventi dei sommi pontefici, ecc.

      Come ci ha detto Nostro Signore, «il mio giogo è dolce, il mio carico è leggero», al contrario dei farisei che imponevano pesi sulle spalle dei fedeli. La vita di fede alleggerisce l'anima. I problemi, i peccati, le sofferenze, ci saranno sempre, ma chi confida nel Signore, chi vive serenamente la fede, li affronterà con uno sguardo completamente diverso. Altro che i club intenti a macinare soldi, a far numero in piazza, e a gloriare i fondatori.

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    2. ecco...
      "chi vive SERENAMENTE la fede...
      mi sento di sposare in pieno.
      forse sarà che l'esperienza del cammino mi ha profondamente segnata.
      ma, come mi pare di capire leggendo Tripudio, anche io diffido un poco pregiudizialmente di tutti i gruppi più o meno organizzati.
      quanto detto nell'ultimo capoverso richiama quello che il Papa, purtroppo come al solito SENZA FARE NOMI, va ripetendo di frequente, rimproverando chi, per darsi un'identità, aggiunge pesi a pesi sulle spalle degli aderenti a vari movimenti per fare i primi della classe degenerando inevitabilmente nel fariseismo che si fonda sulla ipocrisia e una forte dose di autoreferenzialità che degenera nel narcisismo.
      non dimentichiamo mai quello che ci dice Gesù

      «il mio giogo è dolce, il mio carico è leggero»

      Pax

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    3. Pax questa cosa dei "gruppi" spaventa anche me.
      Ho difficoltà ad entrare in un altro gruppo.
      Non ho ancora metabolizzato a dovere l'esperienza del CN e sinceramente non ho alcuna voglia di ricominciare in altre realtà.
      Ne conosco di meritevoli ma per ora non voglio impegnarmi, non ce la faccio.
      LUCA

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