mercoledì 19 dicembre 2018

Criteri di ecclesialità: fratelli del Cammino, non ci siamo!

Il 22 maggio del 1981 la Commissione Episcopale per l'apostolato dei laici della Conferenza Episcopale Italiana pubblicò la Nota Pastorale "Criteri di ecclesialità dei gruppi, movimenti, associazioni", che sarà poi aggiornata da una analoga Nota dal titolo "Le aggregazioni laicali nella Chiesa" del 29 aprile 1993. In questo documento dei Vescovi venivano illustrati i seguenti criteri di ecclesialità delle realtà laicali nella Chiesa: 
Fra le tante immagini di Papa Francesco
per gli auguri scelgono quella in cui gli
hanno fatto onorare (presentandogliela a
sorpresa durante una visita pastorale)
la "Madonna di Kiko"
(notare poi i palloncini neri...)

1) ortodossia dottrinale e coerenza dei metodi e dei comportamenti; 
[N.B. Il Cammino non ha una dottrina ortodossa, ma segue gli insegnamenti di Kiko]

2) conformità alle finalità della Chiesa; 
[N.B. È solo la Chiesa ad aver ricevuto il "mandato" di annunciare il Vangelo della salvezza in Gesù Cristo (Mt 28,18-20; Atti 1,8). 
Nel Cammino si annuncia la salvezza solo se si partecipa alla propria Comunità, e solo se si seguono gli insegnamenti e volontà di Kiko. Nel Cammino l'incontro con Gesù Cristo non ti edifica mai e non ti fa sentire amato da Dio, ma è un incontro che ti distrugge, perchè Kiko e i catechisti ti fanno sempre sentire sbagliata e peccatrice... qualunque cosa tu faccia, anche cose buone e belle.
- La Chiesa ha la finalità di essere un posto di comunione, dove i cristiani possano dedicarsi gli uni agli altri e onorarsi a vicenda (Rm 12,10), istruirsi a vicenda (Rm 15,14), essere gentili e compassionevoli gli uni verso gli altri (Ef 4,32), incoraggiarsi a vicenda (1Ts 5,11) e, la cosa più importante, amarsi a vicenda (1Gv 3,11). 
Nel Cammino, con la scusa di essere sinceri si distruggono psicologicamente ed economicamente i propri "fratelli" di Comunità. Innumerevoli sono i casi di depressione, anoressia, bulimia... soprattutto nei figli di genitori in Cammino che non si sentono amati e stimati dai propri genitori. Moltissime madri che fanno il Cammino diventano donne depresse psicologicamente.
- Altre finalità della Chiesa sono date in Gc 1,27: "La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri dal mondo". La Chiesa deve quindi dedicarsi al compito di servire quanti sono nel bisogno. Questo include non solo condividere il Vangelo, ma anche provvedere ai loro bisogni fisici (cibo, vestiti, un tetto) quando è necessario e appropriato.
Nel Cammino non si invitano mai i giovani o gli adulti a fare volontariato (tranne che per attività del Cammino stesso). Si chiede loro soltanto di dare "la decima" che ufficialmente va a sostenere le famiglie del Cammino più numerose e ufficiosamente va a finanziare la vita comoda dei supercatechistoni neocat e le idee megalomane di Kiko. Non c'è mai stata, da parte di alcuna comunità, una pubblica rendicontazione di come queste montagne di soldi ricevuti in nero vengano utilizzati. Neanche la neocatecumenalissima "Fondazione Famiglia di Nazareth" ha mai pubblicato qualcosa di ufficiale. Se chiedi qualche spiegazione vieni subito etichettata come "schiava di Mammona"... e mirano sempre a farti sentire in colpa.]

3) comunione con il Vescovo; 
[N.B. Nel Cammino si ha comunione con il Vescovo solo se quest'ultimo segue il Cammino, perchè appena un Vescovo li contrasta parlano male di lui, lo dichiarano "un Faraone", e cercano di migrare tutte le loro attività in un'altra Diocesi vicina.]

4) riconoscimento della legittima pluralità delle forme associate nella Chiesa e disponibilità alla collaborazione con le altre associazioni.
[N.B. Nel Cammino esiste solo il Cammino. Le altre associazioni cattoliche sono ritenute inutili e totalmente inferiori. Io non ho mai sentito Kiko parlare bene di qualche altro movimento e realtà ecclesiale, e soprattutto non ho mai visto i neocatecumenali fare comunione o collaborare con le altre realtà parrocchiali o associazioni] 

Successivamente, il 30 dicembre 1988 Papa Giovanni Paolo II nella Esortazione apostolica post-sinodale Christifideles laici stabilisce i criteri di ecclesialità in 5 punti, [così riassunti anche da Wikipedia (voce: criteri di ecclesialità)]:

1) il primato della vocazione di ogni cristiano alla santità;
[N.B. Le parole "ogni cristiano" significano anche dei "cristiani della domenica" o che seguono altre associazioni o realtà della Chiesa... ma i neocatecumenali pensano che fuori dal Cammino non c'è salvezza, ma solo disperazione e inferno]

2) la confessione di tutta la fede cattolica;
[N.B. Innumerevoli sono gli errori teologici e liturgici che Kiko ha commesso e che i neocatecumenali ancora adesso contribuiscono a diffondere nelle menti e nei cuori dei "fratelli" camminanti]

3) la comunione col Vescovo e con tutte le altre realtà ecclesiali;

4) la conformità e la partecipazione al fine apostolico della Chiesa;

5) l'impegno ad essere presenti, come "sale" e "lievito", nella realtà umana.
[N.B. Spesso i neocatecumenali sono persone malviste anche da chi non fa il Cammino o dai colleghi di lavoro, perché ne percepiscono subito l'ottusità mentale e l'incapacità di confronto e dialogo. I neocatecumenali sono capaci solo di confrontarsi tra di loro all'interno delle loro salette.]

(da: Annalisa)

lunedì 17 dicembre 2018

I "nuovi apostoli", cioè i cosiddetti "catechisti" del Cammino, laici

Abuso liturgico: "comunione seduti",
in attesa del segnale manducatorio
Nostra traduzione da JungleWatch.





Un ex neocatecumenale parla

Nota dell'autore: il blog Jungle Watch riceve molte email e molti messaggi da ex membri del Cammino Neocatecumenale. La maggior parte di loro lo fa semplicemente per incoraggiarci discretamente a continuare ciò che facciamo col blog. Alcuni, di tanto in tanto, ci hanno permesso di pubblicare i loro resoconti. Ma NESSUNO DI LORO vuole far conoscere il proprio nome. Questo solo fatto dovrebbe dirci parecchio. Per quali motivi si ha tanta paura di vendette da parte di quello che si suppone sarebbe un autentico movimento approvato dalla Chiesa? Un movimento che si vanta di essere "accompagnato dallo Spirito, guidato da Gesù"...

Da: anonimo

Lo Spirito Santo ci accompagna!
Gesù ci guida!

Queste parole sono riconoscibili da chiunque abbia partecipato ad una "catechesi" neocatecumenale o sia stato membro di una comunità neocatecumenale. Sono fondamentalmente la pretesa di autenticità e la giustificazione che il neocatecumenato sarebbe ispirato da Dio, che ubbidirebbe a Dio e che sarebbe fedele al carisma dato da Dio. Questo ha portato il Cammino a disubbidire al Papa, al Magistero, alle legittime autorità della Chiesa.

Il risultato, visibile in tutto il mondo e che sta ricevendo adeguata pubblicità, è che nella Chiesa si è creata una grande frattura che certamente non può essere frutto dello Spirito Santo!

Alcuni membri del neocatecumenato dicono che dovunque viene annunciato Gesù si creano divisioni poiché chi ascolta è obbligato a scegliere per Gesù o contro Gesù. Questo è vero, MA quando tale affermazione è in relazione alla Chiesa, le cose sono diverse. Il sottinteso, qui, in relazione alla Chiesa, sarebbe che la Chiesa non è in comunione con Gesù e che il Cammino conosce Gesù meglio della Chiesa stessa.

Tale conclusione non verrà mai affermata direttamente, ma suggerita a suon di sottili sottintesi. Sfortunatamente molti membri delle comunità restano catturati e sedotti da tali sottili sottintesi senza considerare le conseguenze esatte di ciò che viene loro detto.

Invito i membri del Cammino Neocatecumenale a considerare con attenzione come la loro appartenenza all'organizzazione stia dando la possibilità alla leadership del Cammino di imporre la propria influenza dentro e fuori dalla Chiesa in modi assai poco chiari e tutt'altro che benevoli verso la Chiesa. In qualità di membri siete al corrente di ciò? Siete stati correttamente aggiornati e informati di ciò che Kiko sta facendo?

Qualora vi rendeste conto che l'organizzazione è stata infiltrata da leader politicamente motivati e coinvolta in attività disoneste, criminali e sovversive, sareste ancora felici di offrirle la vostra adesione?

Questo sotto è un estratto da "Life every day" di Jeff Lucas a proposito dei metodi di evangelizzazione usati da certi movimenti cristiani. Vi si possono notare alcune similarità coi metodi adoperati dal Cammino Neocatecumenale.

Non c'è dubbio che molte persone, incluso il sottoscritto, hanno ricevuto beneficio dal Cammino e che si vedano m olti "buoni frutti". È vero che lo Spirito Santo accompagna il Cammino [sic]. La questione fondamentale è: questo garantisce autenticità e beneficio a tutta la Chiesa? Molti fedeli delle parrocchie neocatecumenalizzate non hanno un'idea precisa dell'influenza del Cammino nella Chiesa. Vedranno solo la situazione locale e riceveranno solo le informazioni che i canali ufficiali del Cammino concedono. Queste informazioni saranno presentate in modo favorevole al Cammino per evidenziarne i buoni frutti filtrando via qualsiasi possibile notizia negativa.

La posizione ufficiale del Cammino sarà quella di sopprimere le informazioni sul coinvolgimento nello scandalo Vatileaks. O come l'appropriazione fraudolenta di beni ecclesiastici (come quello da 40 milioni di dollari nella sola isola di Guàm¹). Oppure l'essere stati beccati nel tentativo truffaldino di rifilare a Papa Benedetto XVI un'approvazione da firmare. O ancora l'utilizzo di informazioni ingannevoli per deviare l'attenzione dalla verità, oppure l'infiltrazione dell'ideologia comunista² o anarchica³.

Kiko predica contro i pericoli dell'internet proprio mentre l'internet sfida il suo potere e la sua abilità nel limitare agli adepti l'accesso alle informazioni e il suo manipolare ciò che lui vuole che loro sappiano (e ciò che non vuole che sappiano).

Dopo molti anni come membro del Cammino e avendo raggiunto la tappa finale dell'Elezione, posso personalmente affermare che ero totalmente convinto di essere sulla giusta strada. Ero dipendente da quei grandi emozioni dell'eucarestia settimanale ed ero convinto di essere su un percorso di conversione personale verso la santità con l'approvazione del Papa e della Chiesa.
All'inizio ebbi una forte esperienza di conversione e divenni sempre più avvezzo alle pratiche devozionali della Chiesa. A prima vista, e secondo il mio giudizio razionale, sembrava tutto buono e avrei potuto essere considerato un zelante membro del Cammino. Tutti i membri della comunità facevano progressi nella propria vita spirituale, proprio come me.
Ma a poco a poco certi faccende sgradevoli finirono per catturare la mia attenzione e a lungo andare ciò portò a farmi aprire gli occhi sulla realtà di cui facevo parte, giungendo infine a farmi decidere di abbandonare il Cammino.

Prendere la decisione di abbandonare significava lasciare tutte le persone con cui ero stato strettamente in contatto per oltre vent'anni e ricominciare daccapo da solo. Ho pregato ogni giorno per i miei amici del Cammino affinché a loro volta aprano gli occhi. Sfortunatamente è probabile che loro siano proprio come ero io, a guardare solo verso sé stessi e a non considerare il quadro completo della situazione. Proprio come me, per gran parte ignari della realtà dell'organizzazione neocatecumenale e dei suoi vertici. Oggi mi vergogno di aver permesso a me stesso di venir così tanto manipolato nel supportarla.

Alcune delle faccende sgradevoli:
  • un giovane africano si stava "alzando" davanti a Kiko durante il tipico raduno vocazionale a Porto San Giorgio: ho sentito Kiko gridargli in spagnolo "muoviti, altrimenti ti do un calcio in testa!", e ho visto i "catechisti" neocatecumenali ridere e approvare la sfuriata di Kiko;
  • sentir affermare che i carismi appartengono ora al laicato e che i cosiddetti "catechisti" del Cammino sarebbero i nuovi apostoli4;
  • bullismo e intimidazione contro i fratelli delle comunità per evitare domande e manifestazioni di dissenso;
  • autopromozione sfacciata del Cammino e denigrazione di qualsiasi opponente, inclusa la gerarchia ecclesiale;
  • travisamento dei fatti per coprire le appropriazioni indebite di assets, fondi, ecc.
  • costante aggiornamento degli obiettivi da raggiungere, per tener legati i fratelli al Cammino. Gli Statuti del Cammino dicono che bastano dieci anni per completare il Cammino; esperienze attuali parlano di circa trent'anni. Alla fine del Cammino i fratelli non vengono liberati per tornare alle loro parrocchie ma devono restare legati alle proprie comunità.
In conclusione.

Mi sono ripromesso di far notare ai membri del Cammino la realtà dei fatti, cosicché possano pentirsi (ripensarci), convertirsi (cambiare direzione e ritornare alla Chiesa), e smettere di affidarsi al Cammino.

Note:
  1. Quello è il più famoso esempio di appropriazione indebita di beni ecclesiastici [qui a Guam], ma molti libri contabili delle parrocchie di t utto il mondo vengono abusati [dal Cammino].
  2. Il professor G. Gennarini è un membro di una famiglia italiana sulla costa est degli USA. È stato "catechista" neocatecumenale di tutti gli USA e corre voce che sia il successore di Kiko.
  3. Tra quei "Settantadue" eletti da Kiko, è noto che alcuni sono stati associati alle Brigate Rosse, tra cui un ex membro della squadra in Inghilterra, don M. Pello.
  4. I cosiddetti "catechisti" del Cammino, in ultima analisi, sono convinti che i vescovi sono tenuti a ubbidire loro e adorano compromettere uomini di Chiesa in posizione d'autorità in modo da poter esercitare il controllo su di loro.

sabato 15 dicembre 2018

Il Cammino Neocatecumenale è una deriva settaria all'interno della Chiesa

Pubblichiamo un documento frutto di un'analisi di Sr Chantal-Marie SORLIN, responsabile dell’Ufficio Derive settarie (CEF) e delle riflessioni di don Dominique Auzenet, delegato alla Pastorale «Nuove credenze e derive settarie» ed esorcista diocesano.
La Conferenza Episcopale Francese, infatti, di fronte alle denunce di consistenti gruppi di ex aderenti a gruppi o comunità religiose e laicali, ha deciso di adottare una vera e propria Pastorale che si occupi di identificare gli elementi a rischio deriva settaria di queste associazioni e, per quanto possibile, di combatterli, tutelando nel contempo le vittime di abusi psicologici e non solo.
Ebbene, benché questo documento non si occupi specificamente di Cammino Neocatecumenale, lo descrive con fedeltà impressionante e, dalla quantità di link ad articoli del nostro blog, possiamo concludere che il Cammino non "ha" alcune derive settarie, ma che il Cammino Neocatecumenale, nel suo complesso, "è" una deriva settaria, probabilmente la peggiore e la più distruttiva nel panorama attuale della Chiesa Cattolica.
Si consideri che nell'articolo non viene affrontato il problema degli abusi liturgici e della deriva teologica, altro campo in cui il Cammino Neocatecumenale non ha rivali per quantità e qualità.

VITA NELLA CHIESA E INFLUENZA SETTARIA

I – UNA GRIGLIA IDENTIFICATIVA DELLE DERIVE SETTARIE ANCHE ALL'INTERNO DI ISTITUZIONI ECCLESIALI

Il servizio «Pastorale Derive Settarie» della Conferenza Episcopale Francese, diretta da suor Chantal-Marie Sorlin, ha recentemente redatto un documento che permette di valutare le derive settarie all'interno di una comunità religiosa facendo riferimento ad alcuni criteri.
Per identificare tali derive, l'analisi si concentra su quattro aspetti del funzionamento deviante dei gruppi: il culto della personalità, la rottura con il mondo esterno, la manipolazione, l'incoerenza della vita.
Tale testo è accessibile su vari siti Internet.
Nell'esposizione, verranno fornite delle riflessioni complementari, con l'obiettivo di ampliare la prospettiva alle comunità non residenziali di varia natura e origine, che investono ormai la vita della Chiesa fino ai più alti livelli di responsabilità.
Esaminiamo ora i quattro capitoli sottostanti.

1. IL CULTO DELLA PERSONALITÀ



Idolatria dei fondatori:
«Carmen santa subito»
e «Tutto ciò che il signore ispira a Kiko è buono»
1.1 LA NASCITA DEL GRUPPO
Una disfunzione nel discernimento delle vocazioni può avere conseguenze temibili. Non mancano esempi di candidati al sacerdozio respinti in una diocesi ma accettati in un’altra. Stessa cosa per quanto riguarda il riconoscimento di un’associazione di fedeli o di una comunità.
I vescovi svizzeri hanno quindi appena ricordato questa esigenza: «Quando i candidati al sacerdozio o alla vita religiosa cambiano luogo di formazione o comunità, le informazioni tra i responsabili devono circolare in modo chiaro e preciso.»
Riflessioni:
Stessa cosa per quanto riguarda il riconoscimento di un'associazione di fedeli o di una comunità.
Occorre esaminare da vicino il contesto socio-culturale dell'epoca della fondazione ed è altrettanto importante tener conto delle filiazioni a cui fa appello il fondatore e degli strumenti di formazione che privilegia.
Alcune comunità cristiane sono state fondate in un periodo torbido, in cui la disgregazione morale della società sconvolgeva anche i fondamenti evangelici della vita ecclesiale.
I membri tendono a considerarsi assediati, assumendo una posizione difensiva, da detentori della verità, convinti di aver ricreato all'interno della loro cerchia comunitaria un'atmosfera dottrinalmente pura.
Questa cultura della "rettitudine" e della "fedeltà al Santo Padre" ha spesso come corollario lo sviluppo di uno spirito di superiorità. Convinti di essere gli unici salvatori della Chiesa, cercano di mettere in atto la propria rete. Nonostante le apparenze, tale "verità senza carità" si rivela altamente tossica.
Kiko, il «profeta», la «verità» che cambia la vita
1.2 IL CULTO DEL FONDATORE
In alcuni gruppi accade che il fondatore o il superiore prenda il posto di Cristo: i membri del gruppo lo venerano, lo innalzano su un piedistallo, gli giurano un’obbedienza assoluta. Dio passa direttamente solo e soltanto attraverso di lui. La sua parola è… parola del Vangelo. E i suoi scritti arrivano a sostituire le Sacre Scritture, che ovviamente è possibile capire solo grazie alle spiegazioni del “maestro”.
Un tale investimento nel fondatore permette in modo del tutto naturale di proclamarlo “Pastore a vita”.
E ovviamente qualsiasi rivelazione di comportamenti scandalosi va incontro al diniego, alla denuncia di complotto e di persecuzione.
Riflessioni:
Questo investimento rischia di invitare la comunità a lanciarsi in un' "operazione di brillantezza" dell'aura del fondatore. La corsa alla beatificazione e alla canonizzazione ne è un'espressione eloquente.
Nella maggior parte dei casi, le comunità sane non hanno un fondatore, ma un gruppo di fondatori.
1.3 NIENTE SALVEZZA FUORI DAL GRUPPO
Il gruppo non si presenta come complementare di ciò che già esiste, ma si concepisce come esclusivamente alternativo. È solo e soltanto attraverso di lui che passa oggi la salvezza della Chiesa.
Tutto il resto è tacciato di tiepidezza, d’infedeltà, di modernismo.
Da questo elitismo deriva il carattere “olistico” di tali comunità: tutte le vocazioni sono rivendicate nel gruppo, che basta così a sé stesso come un’“arca di salvezza” e una chiesa parallela.
Il gruppo si vuole autosufficiente perfino nel discernimento o nell’accompagnamento: gli psicologi esterni sono il diavolo! A volte è fatto obbligo di confessarsi presso un solo sacerdote della comunità, poiché gli altri non sarebbero in grado di comprendere il carisma.
La formazione si svolge rigorosamente all’interno e il pensiero del fondatore è fortemente enfatizzato.
Riflessioni:
Certe comunità sono a tal punto segnate dal fondatore che questi diviene il loro punto di riferimento assoluto, esclusivo e insuperabile.
Ma altre trovano il loro punto di riferimento "al proprio interno", e nel loro stesso nome il "marchio di qualità" ecclesiale.
Il fatto che questa realtà abbia solide basi non rappresenta un ostacolo a una sana rimessa in discussione?
Non si corre il rischio di sviluppare il sintomo della "Chiesa autoreferenziale" denunciato da Papa Francesco? O ancora diventare senza dirlo una "Chiesa nella Chiesa"?

1.4 AL DI SOPRA DELLE LEGGI
Gli abitanti della “Città celeste” che costituisce il gruppo non appartengono più al mondo. Quindi, contrariamente alle ingiunzioni dei vescovi, non si versano i contributi sociali alla Cavimac… Per non parlare delle infrazioni a livello economico, o sul piano del diritto del lavoro, o alla normativa in materia di sicurezza. Peraltro, l’ambiguità giuridica del gruppo espone i membri recalcitranti a ogni sorta di abusi senza la minima possibilità di presentare ricorso.
Riflessioni:
In certe comunità si è potuto constatare come gli insegnamenti biblici inducessero una concezione deformata della Provvidenza divina, portando ad un fideistico infantilizzante, che svilisce il senso di responsabilità. Si cercava in questo modo di giustificare le infrazioni costanti e lo sfruttamento dei membri allo scopo di arricchire la comunità.

2. LA ROTTURA CON IL MONDO ESTERNO

2.1 LE ROTTURE
Sono molteplici, e tali da rinchiudere la recluta in una vera e propria bolla completamente sconnessa dalla realtà:
Riflessioni:
Senza andare così lontano, come non notare gli squilibri introdotti nella vita delle giovani famiglie, esortare a mettere il loro tempo a disposizione dei servizi comunitari, o a sostenere il ritmo imposto dagli incontri comunitari? Come se la comunità fosse prioritaria rispetto alla famiglia…
Certo, le giovani famiglie possono correre senza avere l'impressione di una mancanza di tempo; anche se forse un giorno il risveglio sarà più difficile. Ma i nonni, dal canto loro, si vedono costretti a subordinare i nipoti alle esigenze della comunità. È forse normale?

2.2 CONTROLLO SULLA SCELTA DI CONFESSORI E DIRETTORI SPIRITUALI
Riflessioni:
L'infiltrazione, tentazione frequente della comunità, conduce più o meno alla sindrome della "chiesa nella Chiesa": se la comunità è potente,è in grado di "duplicare" le strutture diocesane già esistenti, con l'obiettivo di un'evangelizzazione performante. E allo stesso tempo imprigiona i suoi membri impegnati, limitando il loro paesaggio ecclesiale è un ripiego sul nutrimento intracomunitario.
Finiranno tutti per bere a un'unica fonte…

2.3 UNA FORMAZIONE CARENZATA, nutrita esclusivamente degli scritti del fondatore o di una selezione tendenziosa di autori. L’enfasi non è posta sulla Parola di Dio in quanto tale.

Riflessioni: la formazione può anche non essere carente, ma univoca. La comunità orienta verso le buone formazioni, serie, e possibilmente esenti da quei virus troppo contaminanti nella Chiesa diocesana ordinaria.
L'epoca in cui viviamo, con una società europea destrutturata al massimo, non rischia forse di favorire il pensiero ecclesiale "preconfezionato", elaborato dai responsabili della Comunità?
Domus Galileae:
lapidi con i nomi degli "eletti"

2.4 UN LESSICO SPECIFICO DEL GRUPPO
o tramite la creazione di nuove parole, o per cambiamento di significato delle parole usuali.
Riflessioni:
Non è solo il lessico, ma anche l'abbigliamento, il ritmo di vita, la liturgia, l'architettura, il modo di presentarsi, la strategia evangelizzatrice, ecc., che possono essere ambivalenti.
Se da un lato rappresentano elementi di aggregazione che aiutano a costruire l'identità credente, dall'altro possono anche trasformarsi in un'influenza vincolante.
Pertanto occorre sempre controllare il "gioco" della libertà offerta ai membri comunitari.

2.5 LA MOLTEPLICITÀ DI DEVOZIONI SENZA LEGAME DI UNITÀ DOTTRINALE
con sovrabbondanza di regole, segni e ascesi di ogni tipo, obbedendo all’ispirazione, ai capricci o alle trovate del responsabile. L’enfasi è posta sul demonio, il che spiega la frequenza delle liberazioni e degli esorcismi selvaggi; la visione dualista presenta il mondo come malvagio e ogni critica come una persecuzione dei “santi”.
Riflessioni:
In certi ambienti «apparizionistici» si ricorre alla consumata arte di sviluppare un business finanziario intorno a queste famose devozioni.

2.6 CONDIZIONI DI VITA DISUMANE CON PERICOLOSE CONSEGUENZE PER LA SALUTE FISICA, PSICHICA E SPIRITUALE
In queste comunità problematiche si ritrovano le stesse carenze che si manifestano nei gruppi settari in generale: carenze alimentari, carenze di sonno, carenza d’igiene di vita e di cure, estenuazione da lavoro, ecc. E se succede un incidente, l’irresponsabilità che l’ha causato viene nascosta elaborando un’interpretazione in chiave mistica dell’accaduto.
Riflessioni:
Queste interpretazioni «mistiche» possono riguardare ovviamente il cibo, a partire da demonizzazione ecologiche o da rivelazioni private.
Ma possono anche influire sul sonno per eccessivo impegno nell'adorazione eucaristica o in preghiere notturne, che possono diventare una nicchia privilegiata per persone fragili.
O sviluppare una concezione erronea della guarigione divina allo scopo di far desistere il soggetto dalle cure mediche necessarie.
O ancora indurre a sviluppare un attivismo invadente e stressante, che quasi non lascia tempo per la preghiera, e ancora meno per il riposo personale.

2.7 QUALE POVERTÀ?
Ci si procura il cibo presso il Banco alimentare. I membri non sono iscritti alle assicurazioni sociali, ma richiedono la CMU. Il lavoro è per la gente del mondo, ma si pratica la mendicità presso i “veri” poveri: Ai pagani, le preoccupazioni del mondo… Tuttavia, la collettività in quanto tale non disdegna i beni immobili e altri investimenti onerosi.
Riflessioni:
Possiamo tutti scivolare dalla ricerca di povertà autentica alla messa in atto di una povertà pigra.
Per esempio, la «mentalità da pascià», separazione semplicistica della componente spirituale da quella materiale: noi siamo al servizio della componente spirituale e della santificazione delle anime; grazie di provvedere al nostro sostentamento.
O ancora, la «mentalità hippy»: ignorare e infrangere deliberatamente le leggi dell'economia, le disposizioni di sicurezza anti incendio, dell'igiene alimentare, con il pretesto di promuovere la semplicità, la flessibilità, la carità…
Avere in bocca la parola «Provvidenza» senza preoccuparsi minimamente del prezzo dei beni, come se la cosa non riguardasse queste persone, è segno di una spiritualità sviata.
2.8 UNA DISINCARNAZIONE
Alcuni gruppi, per via della loro concezione e del loro sistema, hanno reciso il legame che unisce i figli ai genitori: l’autorità parentale viene per così dire trasferita al “pastore” e i figli diventano figli della comunità; l’immagine dei genitori ne risulta sminuita.
Quanto alla sanità: un evidente bisogno di trattamento terapeutico lascia posto a una pericolosa parola d’ordine: «Il Signore guarisce! Noi ci crediamo.»
Riflessioni:
L'accettazione del dovere di stato, il discernimento delle priorità, la preoccupazione di verificare gli equilibri sono tre mezzi da utilizzare per evitare di lasciarsi trascinare in progetti mirabolanti che finiranno per calpestare l'umanità delle persone.
Gesù non è stato estraneo alla vita ordinaria, anzi, l'ha accettata e vissuta in pieno per trent'anni. Vivere da cristiano non è il sogno di un destino straordinario, ma l'apprendimento dell'amore ordinario vissuto nel quotidiano..
Quando un'esperienza spirituale importante, o ancora una vita comunitaria pregnante, giungono a turbare la vita familiare, nei suoi equilibri (tensioni eccessive) e nelle sue relazioni (rottura con i parenti), occorre porsi in fretta le domande opportune.

2.9 DOLORISMO E CULTO DELLA SOFFERENZA
Le difficoltà – obiettive – incontrate sono sublimate con l’invito al sacrificio. La sola risposta è del tipo: «Soffrendo,porti la croce che salva i tuoi amici; se vivi la croce significa che sei sulla buona strada, molto vicino a Gesù; se stai male significa che cresci lottando contro le tue debolezze; se soffri è perché non ti sei ancora convertito a sufficienza»; «Se non hai retto è perché non preghi abbastanza; significa che non ti sei ancora spogliato completamente di te stesso».
Occorre sottolineare, in alcuni gruppi, la proporzione rilevante di membri in cattive condizioni di salute: in particolare, depressioni, tentativi di suicidio, suicidi, comparsa o aggravamento di malattie psichiatriche.

3. LA MANIPOLAZIONE


Proselitismo con figli al seguito
3.1 IL PROSELITISMO
I membri del gruppo organizzano delle uscite dalla loro cittadella allo scopo di andare a convertire gli altri, che si presume vivano nell’ignoranza e nell’errore. All’esterno, l’alterità non è oggetto di interesse o di curiosità, o promessa di arricchimento. L’altro è davvero accettato solo negandone la differenza e l’apporto. Il suo interesse risiede solo nel fatto di essere un potenziale convertito.
Riflessioni:
Tutto ciò ha anche a che vedere con la castità.
Quest'ultima caratterizza il nostro atteggiamento di profondo rispetto all'altro , nel complesso delle nostre relazioni umane.
Rispetto delle opinioni altrui, ascolto attento delle persone, rifiuto di giudicare, di etichettare, di chiudere in una scatola, di mettere la mano sull'altro, di nutrire una curiosità malsana nei suoi confronti… Questa delicatezza è l'espressione della castità.
Viceversa, la sua assenza si esprime tramite atteggiamenti di seduzione, di predazione, di dominio, di manipolazione, di violenza psicologica…

3.2 IL RECLUTAMENTO VOCAZIONALE
Bisogna sedurre e portare in comunità. Il reclutamento è rapido, le prede sono spesso giovani e senza grande esperienza. Se, malgrado tutto, il bersaglio si pone delle domande, lo si mette sotto pressione, convincendolo che il dubbio è opera del demonio. Il reclutatore è un esperto nell’arte della doppia costrizione. Richiamiamo soltanto il canone 219 del Codice di diritto canonico: «I fedeli godono del diritto di non essere sottoposti ad alcuna costrizione in merito alla scelta di uno stato di vita.»
Riflessioni:
L'attuazione - più o meno esplicita - di un vero e proprio potere di seduzione può diventare uno stile di vita. Tale spirito di seduzione riveste molteplici forme nel comportamento della personalità, nel tono della voce, nelle prese di posizione, nel vissuto relazionale: mellifluo, ossequioso, ammaliatore, sentimentale o sessuale, subdolo, canzonatorio, bugiardo, insinuatore, perverso
La si potrebbe quasi definire una predazione organizzata.
«Cosa sarebbe la "pastorale delle vocazioni" se si trattasse di una tecnica di reclutamento, con tanto di agenti reclutatori e reti di influenza?
Cosa ne sarebbe delle persone che, adescate da queste reti, dovessero rendersi conto un giorno di essere state strumentalizzate e brandite come segno di una buona prestazione spirituale, con proposte pie dietro le quali si nascondono pratiche meno confessabili?
Alla lunga, queste forme di gestione spirituale si rivelano pericolose, malgrado i risultati positivi che ottengono nell'immediato.»
(Mons. Claude Dagens, "La pastorale delle vocazioni non è una strategia" La Croix dell'8 luglio 2014).

3.3 LA CONFUSIONE DEI FORI ESTERNO E INTERNO
I ruoli di confessore e direttore spirituale (foro interno) non devono mai essere confusi con l’incarico di superiore (foro esterno). Eppure, ci si accorge che questa confusione è molto comune.
Allo stesso modo, il sostegno psicologico non dovrebbe mai essere effettuato all’interno di una comunità o di un’associazione cristiana, per tutelare la libertà delle persone e ridurre le interazioni:
presa di potere, lotta d’influenza, rischio di concertazione senza riguardo per il segreto del sostegno, gaffe varie e indiscrezioni che scaturiscono e si spandono velocemente in un ambiente
ristretto. Se una stessa persona gestisce i ruoli comunitari importanti, il sostegno spirituale e psicologico, e perfino la confessione, non è difficile capire quanta influenza possa esercitare sulle persone. Questa distinzione tra pubblico e intimo è anche distrutta dalla moda della “trasparenza”,
in altre parole dalle confessioni pubbliche. Sotto l’apparenza di fraternità e compassione, l’intimità salutare dell’individuo è calpestata, forzando la persona a una sorta di esibizionismo psico-spirituale, che in definitiva è sinonimo di stupro psichico.
Riflessioni:
La distinzione tra foro interno e foro esterno è un concetto fondamentale per la vita spirituale.
Tutto ciò che ha attinenza con la vita privata e intima, che si condivide con un confessore o con un accompagnatore spirituale sotto il sigillo della fiducia, appartiene al foro interno e non può essere divulgato a terzi senza l'autorizzazione dell'interessato.
Nel diritto canonico, il giudizio di un atto del foro interno avviene in rapporto alla coscienza personale.
Ciò che viene fatto in rapporto della società, degli altri, appartiene invece al foro esterno e il giudizio degli atti commessi avviene riferendosi a criteri oggettivi esterni.
Questa confusione è lo strumento numero uno messo in atto per sfociare in derive gravi.
La porta è aperta agli abusi di potere, all'onnipotenza del «guru» che, nell'esercizio della propria autorità, rafforza le sue ragioni «visibili» con ragioni «invisibili» e private.

Kiko crea, Kiko dirige, Kiko celebra, onore a Kiko!

3.4 DEI VOTI PARTICOLARI
Mai parlare male del fondatore o di un qualunque superiore e denunciare immediatamente quanti infrangono questo voto. Si sente anche parlare di un voto d’unità: le critiche (vale a dire ogni minima domanda legittima od ogni minima riflessione personale) e le disobbedienze mettono in pericolo la fraternità.
Riflessioni:
L'autorità religiosa può purtroppo derivare verso l'oppressione.
La tradizione cattolica ha visto svilupparsi concezioni e pratiche mirate a prevenire - anche se non sempre con successo - gli abusi di potere religioso: basti pensare alla funzione critica della riflessione teologica, alla presa di decisioni collegiale o sinodale, alla pratica della accettazione da parte del popolo di Dio delle decisioni prese e al ruolo insostituibile della coscienza personale.
L'assenza di uno spazio riservato a questi quattro aspetti deve far sorgere qualche domanda.

3.5 IL SEGRETO IMPOSTO COME REGOLA ASSOLUTA
Poiché si suppone che la funzione di tali associazioni sia quella di servire la Chiesa, tutti i membri dovrebbero poter dialogare apertamente e liberamente con i membri della gerarchia, ogniqualvolta si renda necessario. Quando si compiono opere buone, non si ha paura della luce. Succede invece che venga proibito di parlare con il vescovo locale, giudicato incapace di comprendere il carisma
Allo stesso modo, si fa uso di tutta una documentazione interna che deve rimanere nascosta.
Riflessioni:
Se da un lato si può considerare normale il fatto che non tutti abbiano accesso a tutto, sta di fatto che le persone esterne percepiscono un'opacità quasi totale sulle modalità di governo, sulla gestione finanziaria, ecc.
Perfino all'interno si riscontrano spesso rotture di comunicazione tra i vari livelli o settori, che favoriscono tale opacità. Con l'arrivo delle nuove comunità, si può quindi percepire una sorta di diffusione di cultura del segreto perfino all'interno della Chiesa, come non era mai accaduto prima a questi livelli.
Tra l'altro, si pone così la questione della responsabilizzazione dei battezzati nelle comunità: entrandovi, rischiano di acconsentire inconsapevolmente a una certa formattazione che può sviare in infantilizzazione.

3.6 BUGIE, INGANNI E DISSIMULAZIONI
La dissimulazione può aver luogo fin dall’inizio, ovvero per ottenere l’approvazione (documentazione presentata alle autorità e documentazione “interna”, alla quale i membri stessi non hanno accesso). Successivamente, anche quando l’autorità riesce a penetrare all’interno del funzionamento del gruppo, quest’ultimo fa di tutto per sottrarsi al controllo e alle misure intraprese per migliorare la situazione.

Riflessioni:
In un'ottica di potere, il gioco del gatto e del topo diventa uno sport da cui le comunità rischiano di uscire vincitrici. Viceversa, le relazioni di fiducia presuppongono vulnerabilità, trasparenza, rinuncia ad atteggiamenti di potere, sia da parte dell'autorità ecclesiale che della comunità, cosa che ovviamente presuppone il drastico rifiuto del doppio linguaggio.

3.7 L’AUTORITARISMO DEL RESPONSABILE E LA SOTTOMISSIONE DEI MEMBRI
L’obbedienza – si tratta perfino di sottomissione – è innalzata al rango di somma virtù: ciò avviene in modo incondizionato e infinitamente più marcato rispetto a una comunità religiosa tradizionale. Ma la vera obbedienza non è sinonimo né di autoritarismo, né d’infantilizzazione.
Passa anche attraverso la mediazione e non è caratterizzata da colpi di bacchetta magica del tipo:«Dio mi ha detto»… Non è forse vero che i “capetti” possono lasciarsi prendere da una forma di godimento nel consigliare e nel comandare?
Riflessioni:
Di capetti ve ne sono dappertutto: nelle famiglie, nelle società, nelle imprese, e anche all'interno della Chiesa, dal momento che è dotata di una struttura gerarchica.
La mentalità del «capetto» è prima di tutto una configurazione psicologica.
Spetta al responsabile della formazione individuarla. In seno alla Chiesa cattolica ciò solleva la questione della formazione alla psicologia, anche per i vescovi.

3.8 IL DUBBIO È OPERA DEL MALIGNO
«Decisi di comunicare i miei dubbi e le mie domande al fondatore. La sua risposta è stata corta e precisa: “Sento che non fai più parte della comunità.” Ben undici anni di vita comune, di fede comune, spazzati via da queste poche parole scritte su un foglietto di carta. In questo sistema di certezze, non c’era posto per dubbi e domande. Rispondere ai dubbi significava ammettere la possibilità di averne. L’esclusione era l’unica risposta. L’anzianità, l’impegno solenne a vita, i sacrifici fatti, l’energia profusa senza contare non avevano più alcun valore…»
Riflessioni:
La demonizzazione di colui che solleva dubbi è solo l'ultima tappa di un atteggiamento che consiste semplicemente nell'ignorarlo, o nel fargli presente che lo si comprende, ma di fatto ignorando le sue osservazioni o le sue domande.


Spaventose imitazioni
delle "opere" di Kiko
3.9 UMILIAZIONI E SENSI DI COLPA INFLITTI
Il ribelle, colui che fa molte domande, non gode mai di buona reputazione in una comunità deviante. E in generale paga i suoi sgarri a caro prezzo, a suon di umiliazioni e sensi di colpa inflitti: « Spiegarsi significa diffidare… la depressione è il rifiuto di Dio… amare significa scendere nel fango… tacere significa amare… la tensione è frutto soltanto della nostra cattiveria… riposarsi significa non amare a sufficienza… rivendicare significa essere egoista… difendersi significa ribellarsi al Vangelo». Quanto a coloro che non si annullano nella sottomissione silenziosa e che rischiano quindi di contaminare gli altri, sono semplicemente cacciati via. All’interno li si copre di calunnie:il ribelle è un Giuda. La dinamica relazionale si semplifica all’estremo: sottomissione o esclusione. Negoziare verbalmente è impossibile, siamo in una situazione di tutto o niente.
L’altro è ridotto allo stato di oggetto: è assimiassorbito o respinto. Non può essere soggetto di parola, e quindi partecipare a un dialogo. Una parola diversa, infatti, suscitando il dubbio, crea angoscia nel gruppo e mette in moto i meccanismi di difesa che culminano nell’esclusione. All’interno del gruppo, l’alterità è insopportabile.
Riflessioni:
Gli specialisti della manipolazione conoscono bene questo fenomeno di mobbing finalizzato all'eliminazione. A questo scopo si può ricorrere ad ogni sorta di tecniche che colpiscono la persona stessa, le modalità e la natura del suo lavoro, la sua posizione sociale all'interno della comunità.
La dinamica relazionale si semplifica all'estremo:sottomissione o esclusione. Negoziare verbalmente è impossibile, siamo in una situazione di tutto o niente. L'altro è ridotto allo stato di oggetto: è assimiassorbito o respinto. Non ha diritto alla parola e quindi non può partecipare a un dialogo.
Una parola diversa, infatti, suscitando il dubbio, crea angoscia nel gruppo e mette in moto i meccanismi di difesa che culminano nell'esclusione. All'interno del gruppo, l'alterità è insopportabile.

3.10 L’ABBANDONO
  • In che condizioni relazionali? Le partenze vengono sempre nascoste agli altri membri. Inoltre, nessuno rivolgerà più la parola al traditore. E poiché l’adepto aveva già tagliato i legami con tutte le sue conoscenze precedenti, si ritrova solo.
  • In che condizioni economiche? Ciò che ha portato al suo arrivo, ciò che ha costantemente versato nella cassa comune, è un dono, no? Dopo aver forse abbandonato una professione, dopo aver lavorato sodo per anni – ovviamente a titolo gratuito e senza assicurazione sociale – colui o colei che lascia il gruppo si ritrova nudo/a come Giobbe… Eppure il canone 702 par. 2 del Codice di diritto canonico stipula che l’istituzione continuerà a comportarsi con equità e carità evangelica nei confronti del membro che è partito.
  • In che condizioni fisiche e psichiche? La vita è stata talmente difficile che la persona ne esce annientata. Alcuni sono ancor più gravemente distrutti a livello psichico: quante depressioni, quanti tentativi di suicidio, quanti suicidi! Le persone, infatti, sono afflitte da sensi di colpa e si ritrovano a fare i conti con un sentimento di fallimento totale.
  • In che condizioni spirituali? Alcuni conservano la fede, perché prima di questa sfortunata esperienza che hanno vissuto avevano davvero incontrato Cristo. Molti, invece, non vogliono più sentirne parlare


4 L’INCOERENZA DELLA VITA

4.1 LA VITA “STRAORDINARIA" DEI CAPI
Anche solo per una questione di carità: nei confronti dei più deboli, nei confronti delle persone la cui situazione economica è cambiata, nei confronti degli altri componenti della Chiesa, ecc.
Il fondatore dovrebbe consumare gli stessi pasti e attenersi alle stesse regole e costituzioni applicate nella comunità.
Riflessioni:
La cecità della Chiesa sulla doppia vita dei fondatori non è che la conseguenza di due atteggiamenti ben radicati: il suo rifiuto di ascoltare veramente le vittime e la sua ignoranza della perversità delle derive settarie in generale, e al suo interno in particolare.
Il punto più basso è stato raggiunto probabilmente con il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel.
Numerosi segni mostrano che non è servito da lezione.
Ecco un esempio, senza andare a cercare troppo lontano: il terzo congresso mondiale dei Movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, organizzato a Roma dal 20 al 22 novembre 2014 dal Pontificio Consiglio per i Laici, si è svolto presso il collegio internazionale Maria Mater Ecclesiae. Tenere questo congresso un una struttura dei Legionari di Cristo non è neutro. È un segno forte.
Se una struttura creata dal più corrotto di tutti i fondatori viene scelta dal Vaticano come sede di un congresso di questa portata, significa che le altre comunità che possono essere implicate in altri abusi non devono minimamente preoccuparsi.

4.2 IL DENARO
La comunione dei beni:
data la scarsa stabilità offerta dalla vita moderna e la probabilità che dei membri abbandonino la comunità dopo qualche anno, c’è un vantaggio nel mettere i beni di un membro al sicuro fino alla sua morte, in modo tale che se decide di partire, tali beni possano
servire a soddisfare i suoi bisogni una volta uscito dalla comunità. Ma al momento della partenza l’adepto se ne va spesso nudo come Giobbe, sebbene il Codice di diritto canonico parli di equità.
Si capisce allora come, data la situazione, un adepto con un minimo di buon senso non abbia più la forza di partire.

  • Lo sfruttamento del lavoro dei membri.
  • La gestione finanziaria dovrebbe essere sempre onesta e trasparente. Tuttavia, certi gruppi sono esperti nell’arte di mettere in piedi false sotto-associazioni o associazioni fantasma.
  • I doni e le captazioni di eredità.

Riflessioni:
Il volontariato, la gratuità e il disinteresse sono fortemente incoraggiati, se non espressamente richiesto.
Sono tutti comportamenti lodevoli, ma certe comunità sono scivolate, forse senza nemmeno accorgersene, verso uno «sfruttamento» della disponibilità o dell'idealismo dei loro membri, delle loro reti o delle loro offerte. Tali membri fungono allora da manodopera domestica a buon mercato - cucina, cura della casa e del giardino - ma anche di fornitori di fondi, facendo alla comunità e al gruppo cospicue offerte, perfino di una parte dei propri beni.
In questo caso bisognerebbe potersi assicurare che i mezzi raccolti servano appunto a perseguire gli scopi che la comunità si prefigge. Ma spesso la gestione finanziaria è tutt'altro che trasparente.

4.3 I COSTUMI
Qui abbiamo a che fare con reati, perfino reati ben conclamati: pedofilia, stupri, palpeggiamenti, efebofilia

CONCLUSIONI
Beninteso, un solo criterio non può essere sufficiente per identificare un gruppo a derive settarie.
Solo un insieme di criteri correlati permette di prendere coscienza del carattere patologico di una comunità o di un’associazione.
Ma di fatto sorprende sempre constatare che molti dei sintomi descritti ricorrono regolarmente in un certo numero di gruppi di cui si sente parlare attualmente.
Peraltro, tutte le derive evidenziate in alcune comunità cattoliche sono in fin dei conti identiche a quelle che si riscontrano nei gruppi settari in generale. Le tre tentazioni del potere, dell’avere e del godere sono a tutti gli effetti universali.

Analisi di Sr Chantal-Marie SORLIN, responsabile dell’Ufficio Derive settarie (CEF)
Marzo 2014
Riflessioni di don Dominique Auzenet, delegato alla Pastorale «Nuove credenze e derive settarie» ed esorcista diocesano.
Tratte dal libro «Dall'abuso alla libertà. Derive settarie all'interno della Chiesa. Testimonianze e riflessioni» a cura di Vincent Hanssens.

giovedì 13 dicembre 2018

Derby neocat Italia-Spagna: chi vincerà?

Kiko: "José, abbracciami, stiamo vicini vicini!"
José: "Bueno, se proprio dobbiamo!
Ma tieni giù le mani..."
Madrid e Roma non si sopportano. 

A Madrid i Gennarini non sono ben visti. 
Agudo lo zingaro non è mai stato un gran predatore come loro, rimane li in penombra dietro il fumo delle sue sigarette. 
Jose Maria Soler (ormai morto) e famiglia (9 figli, uno prete, tutti in cammino con figli e nipoti la maggior parte itineranti) non rientravano nè rientrano (che io sappia) nei 72 nè mai vengono nominati, e Soler fu uno dei primissimi nelle baracche (anche se veniva dalla "Madrid bene") a stare con Kiko (e Agudo) e pensare il catecumenato post battesimale.
Perchè sempre compaiono ovunque gli stessi cognomi in "-ini" allora? 
Questo non va giù nè mai è andato giù agli spagnoli. 

E Kiko lo sa.

Gli unici che mai dicono niente sono quelli di Zamora (s.Frontis) o Avila (due evangelizzazioni tra le prime anche prima della Paloma o S.Catalina a Madrid) forse perchè gente "non di Capitale" non so. A Madrid pesa il fatto che in teoria "sono nati un anno prima" di Roma.
Per quello non è andato giù lo slogan "i 50 anni del cammino a ROMA".

E noi? Dicono... e hanno ragione... 

Ma Kiko ne sa una più del diavolo: rimane fedele alla linea "rosso sangue pura e primigenia" di Madrid dicendo delle cose, e a Roma spaccia le teorie nere ferree e pseudoapostoliche perchè sa che ci sono i "Palazzi". 
E lui, Kiko, dentro ai Palazzi ha ormai molti neocat (preti e laici) che lo avvertono delle mosse da fare o non fare, delle cose da dire e non dire.

Conclusione:
a Madrid, e in generale in Spagna, vivono o credono di vivere - perché Kiko quello gli fa credere - il cammino puro vero e non corrotto (sanno che a Roma lo è), mentre a Roma pensano lo stesso (di loro in Spagna... metteteci anche un "poverini sono arretrati che ne sanno li non hanno il Papa") con un salto mortale in avanti da ormai da 48-52 anni. 
Occhio perchè c'è da dire un'altra cosa: lì in Spagna lo sanno che poi in fondo in fondo così stupidi (e così presi per i fondelli) non lo sono:
infatti da sempre (era dei 72, ora non so se è dei 12) hanno il cardinal Ricardo Blázquez (ha scritto anche vari libri por cammino) che sta con un piede dentro la CEI e un altro dentro i Palazzi Vaticani, poi hanno (mi pare di origini basche) Javier Sotil (ora uno dei 12 che accompagna Kiko ovunque) ex confessore o non so bene cosa del Redemptoris Mater di roma.... 
Oltre ad avere il famoso Alvaro de Juana (giornalista incardinato a Roma ma nato e cresciuto a Madrid) che sicuramente anche per (de)formazione professionale farà circolare notizie tra le due penisole.
Insomma voglio dire, i loro "pretoriani" (che è vero che sempre sotto gli imperatori romani stanno) li hanno eccome.

Un'ultima cosa: a Madrid, cioè agli spagnoli, si lascia il via libera per le "kikazzate" a livello culturale.

Kiko: "Francesco, stiamo vicini vicini
e canta il Te Deum insieme a me!"
Francesco: "Ma manco pe' gnente!
Fámose 'sta foto, poi tira giù le mani..."
Ovvero: non poco tempo fa, per esempio, da Madrid (anche se in realtà uno dei promotori -perchè di ricchissima famiglia che ha finanziato a destra e a manca il cammino e non solo- è uno del Costarica, non ricordo il nome ma è famiglia neocat ben conosciuta in area sudamericana, ha anche un fratello prete Redemptoris Mater) hanno lanciato la "Fundaciòn obra artistica Argüello" o qualcosa del genere, che serve per "proteggere" (manco fosse Picasso!) l'opera pittorica architettonica scultorica musicale e non so quant'altro del signor Argüello. 
Voglio dire, alla Spagna è lasciato campo aperto per queste pagliacciate (a detta di Roma che invece si occupa del vero cammino per intenderci).

Vedi per esempio i pittori la maggior parte vengono dalla Spagna, vedi i musicisti: il maggior numero (o comunque quelli che subito si fiondano) sono spagnoli.
In poche parole, gli piace fare 'ste cose agli spagnoli.
Il gruppo "restauro" (ovvero gente che non sa che fare e si occupa di -appunto- restaurare opere in rovina dell'Argüello - ciò che dico è vero, conosco un paio che lo fanno e sono italiani) è del nord della Spagna.
Se non sbaglio la coppia (sposata) a capo dell'equipe restauro (solo nominarlo fa ridere ma va bene... rientra nello stile neocat) è della Galizia o giù di li.

Insomma agli spagnoli 'sta cosa viene di fabbrica, come dicevo.
Sono più "zingari", sono più "artisti", più disponibili a lasciare tutto o a dare tutto.
In generale mi riferisco, non tutti certo.
Questo a Roma lo sanno, e a Roma questo è impossibile. A Roma dove dalle baracche si è entrati nei palazzi su.

In questo blog già se ne è parlato: tutte le prime parrocchie di Kiko e Carmen sono situate (Roma e non solo) in quartieri più che borghesi (con personaggi all'interno più che laureati e comodoni).
A Roma i vari "-ini" o i vari "-etto" o "-ttano" o "-nzari" o i vari spocchiosi del Prete (che artista non è, occhio!, è capo struttura-super-architetto, mica si può abbassare a così putrido livello e sporcarsi le mani, ma è da lui che dipendono i vari spagnoletti pittori e restauratori) e cosi via ...

Il geniale kikoniglio nel Paese Delle Meraviglie
Sono quelli che si aggirano nei corridoi, che parlano in stanze, che regalano a vescovi, che stringono mani (alla Moggi insomma eheheh, non me ne vogliano gli juventini) che dalla fondazione di via del Mascherino (e non solo) muovono il vero denaro che dice a quello e no a quell'altro.
Insomma gli imperatori romani sanno che se non ci fossero loro, il cammino in mano agli spagnoli "viva la vida" , da mò che sarebbe finito inguaiato.

Aggiungo: se da Madrid ("grosso errore" avranno detto i romani!!) - perchè è dalla diocesi di Madrid con la triade cardinalizia Rouco - Blázquez - Osoro che si sta gestendo (un certo Charlie fratello del cammino di lì a quanto pare ha in mano la situazione burocratica... ma non finendo in "-ini" già si sa che non potrà fare nulla) il processo di beati-santi-ficazione della pora estinta Carmela - non andasse in porto il fattaccio (e vedrete che non andrà), i romani diranno "Ve l'avevamo detto! in Spagna al massimo finite i cognomi con la "s" o con la "z" siete inutili!!" e si passerà allora ai corridoi e ai palazzi... e lì... santa forse no, ma beata da quelle stanze (e azzardo entro i prossimi 15 anni) ci riusciranno a farla diventare, e nuovamente (al di là dell'europeo 2012) sarà di nuovo vittoria italiana (romana).
(da: Gigi, un amico del blog)

martedì 11 dicembre 2018

Kiko ha qualcosa contro la Beatissima Vergine...

Sul tavolino sono disposti due diversi Annunci di Avvento Neocatecumenale: a ben osservarli con la lanterna (la preghiera) e la lente d'ingrandimento (meticolosità nello studio dei documenti) ci accorgiamo della magistrale virata che l' Annuncio italiano intraprende a dispetto di quello ispanico, avvenuto per primo.

A Madrid la voce individualista di kiko si impone con le consuete esternazioni che hanno contrassegnato 50 anni di cammino e più, mentre in Italia un'assurda rielaborazione e negazione delle ideologie argüelliane spunta fuori in maniera incoerente.

In questo articolo ci concentreremo su un fenomeno in particolare, il disconoscimento della devozione mariana da parte del cammino.
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La devozione mariana non è soltanto un elemento costante della vita della Chiesa nei suoi duemila anni di storia; essa può essere a buon diritto considerata come un punto di osservazione profondo e interiore dello spirito ecclesiale. Maria, infatti, è l’immagine e il modello della Chiesa. Badate bene, della Chiesa e non del cammino, che si contraddistinguono come due realtà vividamente disuguali.

Purtroppo conosciamo fin nei più esigui particolari il doloroso approccio dei neocatecumenali con il Santo Rosario, e l'assurda e ingiustificabile pratica di attendere anni di studi kikiani per impadronirsi - secondo il "kiko-parere" - dei suoi segreti più reconditi, facendosi beffa del miracoloso accadimento di Fatima, laddove la Vergine Maria diede compito a tre piccoli, umili e analfabeti bambini, di pregare la Sua Corona per ottenere meraviglie.
Nel suddetto annuncio il Santo Rosario viene invece addirittura connotato come sacrificio!
Nel presente articolo mi baserò sui due Annunci in questione, senza divagare sulle ulteriori "contraffazioni mariane" presenti nel cammino.
Intavoliamo la questione da un punto nodale presente nell'Anuncio de Adviento.
(Gli estratti dall’annuncio spagnolo sono evidenziati in giallo, quelli dell’annuncio italiano in verde).

Per fede e per dottrina sappiamo che il parto indolore di Maria, pur non essendo dogma di fede, è una conseguenza logica dell'essere stata preservata dal peccato originale (e quindi dalle sue dirette conseguenze descritte anche in Gn 3,16) e della sua verginità perpetua.

Anuncio de Adviento 2018 pag.9:
«Intanto alla Vergine Maria iniziarono i dolori del parto: "Dove andiamo?" Poi individuarono una stalla, in cui non c' era nessuno, entrarono e Maria diede alla luce nostro Signore Gesù.»
Ciò che kiko trasmette non è mai casuale; la sua dottrina mantiene un filo logico. E se una rondine non fa primavera, uno stormo che garrisce in maniera stridula invece si!
Mentre per Kiko la Vergine Maria provò i dolori del parto, la Chiesa così ci insegna:

«”Esultò Maria nel sacratissimo tipo di parto, esulta la Chiesa in questa generazione dei suoi figli”. L’aggettivo sacratissimo evoca l’opera dello Spirito, il medesimo sia per il concepimento di Cristo dalla Vergine che per il concepimento delle membra del suo Corpo nel fonte battesimale. È da notare anche il verbo esultò, relativo al parto di Maria, allusivo al fatto che fu senza dolori perché verginale» (mons. C. Maggioni)
Avendo negato nel precedente annuncio di Avvento (nel 2017) il dogma dell'Assunzione, Kiko Argüello continua a confermare, in una scia ininterrotta, le sue visioni contro Maria.
Mentre la liturgia della Chiesa in una sua antifona prega così:
“Virgo Maria sine dolore peperit Salvatorem saeculorum” (La Vergine Maria ha partorito senza dolore il Salvatore dei secoli).
Se nella catechesi italiana questo stralcio è stato accuratamente levato e riproposto in una forma differente, di certo tra i capicosca neocat sosta la consapevolezza della bestialità espressa da argüello.
Questa la correzione riportata nella versione dell’annuncio italiana, parte in cui si rielabora l'avvenimento della natività precedemente descritto nella versione spagnola.

Annuncio di Avvento italiano:
«La Vergine Maria era sul punto di partorire, non potevano rimanere all’aperto perché faceva molto freddo, alla fine hanno trovato una stalla. Si sono sistemati lì e, mentre erano in quella stalla, la Vergine Maria ha dato alla luce nostro Signore Gesù Cristo.»
Esistono questioni sacre che un esponente a capo di un'organizzazione facente parte della Chiesa non può assolutamente stravolgere!
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Prima delle crudeltà e delle sofferenze che saranno inflitte al Crocefisso sta l’amore più tenero e più indifeso della Madre per la sua creatura; prima della Crocifissione, davanti ad essa, sta il mistero della Natività.
Maria è in ginocchio per adorare, circostanza disturbante per kiko... ovviamente! Quindi kiko formula il suo pessimo pensiero con disprezzo.

Anuncio de Adviento pag.9:
«La pittura d' Oriente non è sentimental-devozionistica come concerne la tradizione d' Occidente, ma teologico-sacramentale. Se osservate, nella Natività, non inseriscono una Vergine commossa che in ginocchio adora Dio. No. Questo accade nella tradizione d' Occidente. Non hanno posto il Bimbo in una stalla, in una mangiatoia, ma lo hanno messo in una tomba, perché in quell' immagine loro stanno già profetizzando che risusciterà dalla morte.»
Maria, Theotokos, diviene Prima Adorante.
Ma kiko non ha mai fatto segreto del suo disprezzo riguardo l'Adorazione sacra, spregiando e irridendo anche quella della Vergine nella capanna di Betlemme!
I "tutori" di kiko hanno ritenuto di levare del tutto questo brano, senza neanche rielabolarlo per l' occasione dell'incontro a Roma. A buona ragione essendo malevolo!
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Data l' insana pervicacia riguardo certe convinzioni che snaturano la Persona della Vergine Maria, possiamo fermamente escludere una presunta conversione di kiko nel tempo corrispondente ai 6 giorni che separano l'Annuncio proclamato in Spagna da quello avvenuto in Italia.

Se la morte è conseguenza del peccato, Maria, senza peccato e senza ombra di peccato, non poteva morire, cioè non poteva attraversare come un qualunque peccatore il degrado della morte.

Anuncio de Adviento pag.16:
«Il momento della morte è un momento di felicità.
Osserva come la Chiesa d' Oriente dispone la morte di Maria come immagine della morte di tutti i cristiani.»
Ora, a parte il fatto che nemmeno in Oriente si parla di "morte" di Maria (bensì di dormizione), questo intervento del guru relativo alla "morte" della Vergine (immagine della morte di tutti i cristiani), succede a quello, di identico segno, diffuso esattamente un anno fa.
Nel 2017 kiko rendeva chiara la sua teoria acattolica riguardante il dogma dell'Assunzione di Maria. È significativo ricordarla qui:
Kiko Arguello: «In questo momento in cui muori, in cui l’anima si separa dal nostro corpo, sappiamo che viene Gesù Cristo a prendere la nostra anima. Per questo nell’icona della Chiesa di Oriente – che potete vedere lì in alto – si vede la Madonna che è morta e Gesù Cristo che viene e porta l’anima di Maria. Così Lui viene a prendere la nostra anima per farla uno con lui e portarla in cielo con lui. Il corpo, le nostre spoglie, restano qui e le portano al cimitero, ma Cristo viene per noi. Questa è l’icona della Chiesa d’Oriente per spiegare la morte di ogni cristiano, questa è la mia e la tua morte. Nel momento della morte della Vergine Maria vengono gli apostoli, che sono stati portati da tutte le parti del mondo, e viene Cristo a prendere la sua anima e la porta in cielo, e c’è l’Assunzione della Vergine Maria.»
Fu papa Pio XII il 1° novembre del 1950, Anno Santo, a proclamare solennemente per la Chiesa cattolica come dogma di fede l’Assunzione della Vergine Maria al cielo con la Costituzione apostolica Munificentissimus Deus:
«Pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica.»
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kiko ha intrapreso una strada che discosta dalla Madre.
Il fulcro del cammino corrisponde ad un percorso che tradisce la santità in virtù di uno stile di vita peccaminoso, questo distoglie d'impeto dal tenere gli occhi fissi al cielo. 
Nelle catechesi di kiko la superbia fa da padrona, basta pensare ai numerosi "io io io" che argüello ripete all' inverosimile e a quell' umiltà che kiko ha mistificato rendendola squallida. 
L' umiltà neocatecumenale pretende che il peccato prevalga.
Mentre la nostra Madre Santa Maria ci rende presente la necessità di essere umili, per vivere vicini a Dio. 
Ella è modello di gioia, proprio perché lo è pure di umiltà: "L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore; perché ha guardato l’umiltà della sua serva".




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