martedì 13 marzo 2018

Cinque ore (cinque!) di Messa di Pasqua con i Neocatecumenali

Traduciamo l'articolo "Cinque ore di Messa di Pasqua con i Neocatecumenali a San Francesco Saverio a Cartagena" dal blog AdveniatHispania, e partecipiamo con l'articolista alla dura maratona della Veglia Pasquale neocatecumenale; particolarmente pesante per la durata, ma soprattutto perché, per il fedele che ha l'occhio e il cuore cattolici, è avvilente e sconfortante assistere allo stravolgimento dell'Altare, del ruolo del Sacerdote,di quello dei fedeli e soprattutto alla "profanazione del Santissimo Sacramento" che "rivelano che dietro c'è una mente molto più vicina a Lutero che al Magistero della Chiesa".

Parrocchia di San Francesco Saverio, nel quartiere Los Barreros a Cartagena. Sabato Santo alle 22:30. I fedeli escono dalla chiesa e si raccolgono in piazza per accendere il fuoco pasquale, il cero e le candele che ognuno di loro ha in mano.
Fanno il giro della piazza in processione e entrano in chiesa al buio. Comincia così una celebrazione che durerà esattamente 5 ore.

La chiesa poi si illumina in tutto il suo splendore, recentemente restaurato e rimesso a posto. Circa 300 persone la riempiono, di tutte le età. Ci sono abbastanza giovani.

Abbondanza di fiori, candele e luci. Coro con varie chitarre e qualche altro strumento.
L'"altare maggiore" riformato secondo i canoni del movimento neocatecumenale fondato da Kiko Argüello.

Prima il Tabernacolo stava nel centro e nella posizione principale, ai suoi piedi l'altare e più avanti gli amboni per le letture ed il Vangelo.


Con la riforma liturgica postconciliare, l'altare è stato separato dal tabernacolo perché il sacerdote celebra di fronte ai fedeli, l'ambone della Parola di Dio è stato posto a destra e a sinistra un leggio con microfono per le orazioni dei fedeli ed altri usi alternativi.
Il Tabernacolo è posto a parte, in una cappella, salvo eccezioni.

Ora, con la "riforma neocatecumenale", nella presidenza sta il sedile del celebrante, che presiede nominalmente. Poi, un ambone da cui si realizzano la maggior parte delle funzioni, letture, monizioni, cantici, avvisi...
Davanti a tutto, una mensa che fa funzioni di altare, grande e quadrata, per celebrare attorno ad essa la "partizione del pane" e il reparto del "pane e vino".

La celebrazione della Resurrezione del Signore si fa con nove letture. Fa la monizione una persona, legge un'altra e poi canta un'altra accompagnata con la chitarra. Sono pezzi monocordi, di uno stile molto particolare e caratteristico di questo movimento, con forti voci del solista, che grida piuttosto che cantare, accompagnato ogni tanto dal coro con battiti di mano e suoni ritmici.
Neppure una canzone tradizionale. Né ante, né post conciliare. Tutto è specifico e particolare. Nonostante questa sia la celebrazione parrocchiale, aperta a tutti e, in questo caso, con molti invitati ad assistere perché c'erano i battesimi.

Dopo le prime tre letture, si invitano i presenti a esprimere come si sentono illuminati dalla Parola di Dio con le letture ascoltate. Lo fanno in più persone, tutti delle comunità neocatecumenali, raccontando brevemente la loro vita, sposati con figli e nipoti, non sposati, che avevano dei sogni, nessuno dei quali si è avverato, macché sono felici con il Signore...

Altre letture con monizione e canti fragorosi fino al Vangelo.
Parlano brevemente i due sacerdoti concelebranti e invitano a dare la loro testimonianza altri volontari.

Col che si arriva alle 2:30 del mattino. Sono passate quasi 4 ore.

Seguono i battesimi. Sono tre bambine. Per immersione tre volte ciascuna e quindi mostrate trionfalmente come Dio le ha messe al mondo, completamente nude.

Quanto saggia è sempre stata la Santa Madre Chiesa e come pretendono di modificarne il volto!

Siamo alla Comunione. I sacerdoti si siedono e la affidano a una mezza dozzina di ministri straordinari.
Vestiti in completo giacca e cravatta, portano un vassoio e vanno a metterla in mano a ciascuno. Immagine più adatta a dei "barman".

Il pane eucaristico è composto da piccoli dadi di pane, come minuscole tartine.
Però ciascuno non deve consumarla quando la riceve, ma aspettare fino a che è stato tutto distribuito, perché si rende necessario un altro giro finché non resta nulla nei vassoi.


Fino al momento in cui il sacerdote che presiede non dirà "Questo è l'Agnello di Dio..." e tutti ripeteranno "Signore, non son degno.. " e si porteranno le tartine alla bocca. Comodamente seduti.
Di seguito, i "ministri" passeranno con enormi calici con non meno di un litro, un litro e mezzo di vino consacrato, distribuendolo persona per persona, che lo bevono. E ripassando, se è rimasto, finché non viene consumato tutto. Non può avanzare nulla.

Nel frattempo, i banchi sono andati svuotandosi per la gran parte. Almeno un terzo di coloro che hanno iniziato la cerimonia se ne sono andati in momenti diversi.
Tutto termina con la Benedizione finale, molto alleluia ed una danza di ispirazione ebraica intorno alla mensa-altare.
Sono le tre e mezza del mattino. Cinque ore di funzione religiosa. E dobbiamo spostare gli orologi avanti di un'ora per il cambio dell'orario.
Sono perciò le 4:30 del mattino.
I neocatecumenali se ne vanno a continuare la celebrazione mangiando l'agnello e concludendo il digiuno che hanno fatto durante tutto il sabato.
A questa cosa del mangiare l'agnello non sono invitati tutti. È solo per loro. In chiesa sì, abbiamo potuto entrare tutti. E sono entrati quelli che hanno voluto.

Cosa si deduce da ciò che abbiamo visto? Una concezione della Messa e del Sacrificio Eucaristico che è estranea in modo impressionante da tutto ciò che abbiamo sempre creduto e vissuto.
Sacrificio, Altare, Sacerdote e Comunione sono intimamente uniti, misticamente, realmente, fisicamente, sostanzialmente.


E nell'Altare si realizza il Sacrificio perpetuo per mano del Sacerdote "in persona Christi" e si comunica alle due Specie per consumare l'integrità del Sacrificio, dando partecipazione ai fedeli adoranti che si comunicano ai piedi dell'Altare e per mano del Sacerdote.
Questo sconvolgimento dell'Altare, questo spostamento del Sacerdote, questa separaze del fedele che fa la comunione, questa profanazione del Santissimo Sacramento, rivelano che dietro c'è una mente molto più vicina a Lutero che al Magistero della Chiesa.
Ora così si sta celebrando una Cena di fraternità, dove la protagonista è la Comunità e dove si distribuiscono pane e vino come segno di questa fraternità.
Questo rivelano i gesti.

Poi, de interioris, riguardo il foro interno, neppure la Chiesa può giudicare. Però la Chiesa ha il dovere di insegnare e confermare nella Fede. E nei segni che la manifestano. 
Anni fa eravamo ad un'altra celebrazione. Allora, il coppone e il calice andavano "circolando" di mano in mano per la Comunione.
Sembra che la Santa Sede gli abbia detto che non si poteva fare in questo modo. Con gran tintinnio di piatti e rombo di grancassa si annunciò che avevano accettato le correzioni della Santa Sede. E ora vediamo in cosa consiste questa accettazione. A noi pare una presa in giro.

Senza dubbio, ci pare giusto lo spostamento del segno della pace che si trasforma molte volte in un vero caos.
I Neocatecumenali hanno il permesso di farlo durante l'Offertorio invece che dopo il Padre Nostro.
Meglio così, attentano di meno alla dignità della celebrazione, specialmente quando la Sacra Vittima è già presente sull'Altare.

Con questo articolo non vogliamo dare un giudizio globale di valore sul Cammino Neocatecumenale, che senza dubbio ha cose molto buone in quanto a vita molto profonda nella Fede, il ritorno a praticare di molti lontani, la fecondità nei matrimoni, vocazioni sacerdotali e religiose, chiamata all'apostolato e alle missioni ecc.
Semplicemente vogliamo raccontare ciò che abbiamo visto, con occhi cattolici. E raccontarlo alla Chiesa. E a loro stessi, che così hanno l'opportunità di correggersi.

42 commenti:

  1. Adesso arriverà un certo PT che sulla sua pagina affollata di contatti urlerà che è falso, prenderà dire dettagli insignificanti e su quelli dirà che l'autore dell'articolo è un ignorante, copia incollando qualche documento fuori contesto del V secolo, poi dirà che Lino è un teologo da strapazzo, Tripudio vergognati, comunque loro sono approvati, ecc ecc.
    Si guarderà bene dal portare un solo argomento.

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    1. E anche dirà - il maiuscolo gridato e le neonorme ortografiche di punteggiatura sono le sue - che "LE CELEBRAZIONI DEL CAMMINO SONO CATTOLICHE,NON SONO UNA LITURGIA DIVERSA O ALTERNATIVA,SONO LA MESSA,SECONDO IL MESSALE APPROVATO DA PAPA PAOLO VI,CON ALCUNI PICCOLI ADATTAMENTI CHE HANNO SCOPO PEDAGOGICO,DIDATTICO..."

      Paolo VI, autore della Lettera apostolica Motu proprio dedicata a Dante Alighieri "Il signore dell'altissimo canto", a leggere i vocaboli PEDAGOGICO e DIDATTICO in un commento del Pasqualone lo avrebbe scomunicato, per come scrive :-)

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    2. La qualità di una liturgia non si misura dalla sua lunghezza. Nostro Signore non sta col contaminuti in mano a misurare quale sarebbe lo spettacolino umano che dura di più e assegnarvi proporzionalmente punti-salvezza per la classifica della fede-adulta.

      I fratelli del Cammino dovrebbero già saperlo, e dovrebbero anche domandarsi per quale motivo la Chiesa Cattolica non impone "maratone" liturgiche notturne di cinque ore.

      Facciamo pure notare che di quelle cinque ore di interminabile carnevalata neocatecumenalesca, ben quattro ore sono di parlatorio (monizioni, risonanze, chitarrelle ndrùng-ndrùng-ndrùng, ecc.). La liturgia cattolica completa prevede nove letture, ma non prevede nove per nove prediche aggiuntive (i documenti liturgici che parlano di "monizioni" danno una sola regola generale sempre valida: «le eventuali monizioni siano brevi», cioè le monizioni devono essere eventuali - ossia rare - e soprattutto devono essere brevi - cioè non devono oscurare la parola di Dio con un fiume di inutili parole umane). La patetica liturgia inventata da Kiko e Carmen è lunghissima perché è una vera e propria sagra delle omelie dei laici contraria alle norme liturgiche.

      Ugualmente facciamo notare come il Battesimo per immersione, nel Cammino, sia diventato lo spettacolino-recita di Pasqua, in nome del quale i kikos ritardano il battesimo anche di undici mesi e mezzo.

      Insomma, ogni "riscoperta" del Cammino consiste in uno svantaggio spirituale per i "camminanti", una riduzione delle liturgie a festival delle inutili chiacchiere (quante diavolo di volte occorre raccontare ai presenti i presunti "miracoli di Dio nella propria vita"? chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere travestite da fervorini kikiani, sempre chiacchiere: quella del Cammino è la liturgia delle inutili chiacchiere).

      Il Cammino non ha ricevuto alcuna approvazione per storpiare la liturgia.

      Persino il citato "scambio della pace" anticipato all'offertorio, non è una modifica della liturgia, poiché tale segno è indicato dai documenti liturgici cattolici come facoltativo (la liturgia è completa anche se non ci si scambia la pace). Anticipare un segno normalmente sopprimibile non significa variare la liturgia. Sarebbe come dire che il sacerdote può anticipare l'accensione del microfono a prima della Messa: non cambia niente.

      Riguardo alla lunghezza, devo qui citare sant'Alfonso de' Liguori che, riguardo alla normale Messa feriale, diceva qualcosa tipo: "venticinque minuti va bene, venti minuti significa che stai correndo, trenta significa che ti stai trascinando troppo, quindici significa che ti devi confessare".

      Questo per dire che se i tempi della liturgia sembrano troppo corti, è perché si sta togliendo qualcosa, si sta correndo troppo. Si toglie qualcosa al Signore e ai fedeli. E se sembrano troppo lunghi, è perché si sta aggiungendo qualcosa, ci si sta trascinando, si procede col freno a mano tirato, ammorbando il Signore e i fedeli. Figurarsi quando i fedeli prendono di fatto il posto del sacerdote ed esalano un profluvio di inutili, stupide, fritte e rifrittissime omelie laicali.

      La liturgia è culto a Dio, non è uno spettacolino umano che deve fare assolutamente la sua buona riuscita per risultare valido a Dio. Nostro Signore ha comandato la ripetizione incruenta del sacrificio della croce, non ha comandato una "sacra pagliacciata".

      (p.s.: da ragazzino ho partecipato a una veglia pasquale presso le suore di clausura, che andavano a letto presto, e pertanto la liturgia era necessariamente senza fronzoli e senza trascinamenti, e ovviamente senza inutili corse né accelerazioni. Durò pressappoco un'ora, con tutte e nove le letture e anche qualche canto. L'unico a tenere un'omelia - breve ed essenziale, non c'era bisogno di lanciare chilometrici proclami - fu il sacerdote).

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    3. Quando mia figlia si ammalò di tumore, passai una Pasqua in ospedale, con la mia piccola risorta vicino. Fu la più dolce e più bella Messa di Pasqua che io abbia mai passato, nella cappella dell'ospedale, eravamo 10 in tutto.

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  2. Questo post è la dimostrazione che il Cammino NON HA NULLA A CHE FARE col Concilio Vaticano II.
    L'unico legame è dato dal fatto che dopo il Vaticano II alcuni facinorosi si sono sentiti autorizzati a rivoluzionare la Chiesa.

    La riforma liturgica del Vaticano II è in ordine alla tradizione della Chiesa. Il risultato è dato dalle celebrazioni "normali" che avvengono in tutte le Chiese del mondo.
    Certo, anche nelle celebrazioni normali a volte si registrano abusi, ma sono come "divagazioni" sul tema.

    La liturgia di Kiko, invece, è TOTALMENTE diversa da quella della riforma liturgica del Vaticano II.

    Ricordo che gli statuti approvati non rappresentano una sorta di Vaticano III, ma ammettono soltanto 2 (DUE/00) concessioni liturgiche al Cammino. Nulla più.
    E cioè: lo scambio della pace anticipato e la Comunione al proprio posto.
    NO SEDUTI. NO TUTTI INSIEME. NO INSIEME AL SACERDOTE. NON CON PANE NON AZZIMO. Semplicemente al proprio posto.
    Per cui il pane deve essere azzimo e la Comunione va manducata SUBITO e IN PIEDI.

    Perché ci si OSTINA a non ubbidire a cose semplicissime?
    Forse perché il Cammino, DI FATTO, non appartiene alla Chiesa?

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    1. Il mettere in evidenza i madornali errori teologici e liturgici del Cammino ci aiuta a capire meglio le verità di fede e la Tradizione, cose che normalmente noi cattolici consideriamo talmente naturali da non riuscire a pensare che qualche imbecille arda tanto dal diabolico desiderio di sovvertirle.

      Noi "cristiani della domenica" sappiamo che la Messa ha per centro il Sacrificio Eucaristico, che perciò la Messa è un'opera buona a prescindere dalla presenza dell'assemblea, che dunque l'assistervi ci beneficia singolarmente secondo le disposizioni del singolo cuore, indipendentemente dalla presenza di altri fedeli, indipendentemente dall'atteggiamento degli altri: la partecipazione alla Messa va intesa come unione con Dio, non come il darsi da fare per la riuscita di uno spettacolino, non come l'esalare un diluvio di parole e di canzonette.

      Il tipico cretineocatecumenale crede fermamente che la propria attività di chitarrelle e battimani sia un prodotto dello Spirito, crede che sia una messinscena gradita a Dio, crede che l'esistenza di un documento chiamato Statuto conceda ad ogni strafalcione kikiano-carmeniano lo status di divina ispirazione. Se ci fate caso, questo atteggiamento del «ciò che noi facciamo è ispirato dallo Spirito» sottomette lo Spirito Santo alla volontà degli adoratori di Kiko, e disubbidisce al Primo Comandamento («non avrai altro Dio fuori di me») perché è di fatto un proclamarsi uguali a Dio.

      Mentre il fedele cattolico chiede continuamente di essere ispirato dallo Spirito, l'idolatra di Kiko e Carmen proclama di essere ispirato dallo Spirito: notate la differenza? I cattolici desiderano conformarsi alla volontà di Dio, i neocatecumenali prima fanno carnevalate e poi le dichiarano ispirate da Dio, frutto dello Spirito, volontà di Dio.

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    2. La risposta è semplice: perché, pur essendosi infiltrati come un cavallo di Troia, professano una dottrina differente. Kiko non ha mai fatto mistero del suo concetto di liturgia, sin dal mamotreto iniziale:
      https://i.imgur.com/D4hRS6j.jpg
      https://i.imgur.com/wjCh5m2.jpg

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    3. Ma allora perchè la Chiesa Cattolica non interviene? A me provoca molta soffrenza vedere che la Chiesa lascia correre e non fa nulla per impedire certi abusi litirgici

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  3. Giustamente Tripudio ha fatto notare che, queste cinque ore, per la maggior parte trascorrono tra le parole: monizione, risonanze...e, aggiungo io, molta scenografia, vedi il lucernario, oppure la gran quantità di canti o le domande dei bambini, i battesimi per immersione: quando si arriva al clou della celebrazione, al motivo per cui si è in chiesa a festeggiare la Pasqua, cioè alla consacrazione e alla comunione si è già stanchi, confusi, alterati. E naturalmente la preghiera eucaristica cantata e poi la comunione lunghissima, con i giri e rigiri dei piatti e delle coppe come ben descritti nel thread, aumentano ancor di più la deconcentrazione ed impediscono anche la più semplice preghiera personale.
    Non mi si dica che tutto ciò non è voluto, perché purtroppo sono giunta esattamente a questa conclusione: tanto si fa per attirare l'attenzione su ciò che è l'azione umana: le parole, le monizione, le testimonianze, i canti, il pane fatto così e così, il vino, i ministri barman...alla fine si perde di vista l'azione di Dio, la Sua, di Parola. Se l'Eucaristia Neocatecumenale lascia nella confusione spirituale, la Veglia di Pasqua diventa un memoriale del cammino di Kiko, e Gesù sembra divenirne solo il pretesto.

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  4. http://kairosterzomillennio.blogspot.it/2018/03/oscar-romero-e-il-cammino.html?m=1

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    1. Che la miracolata appartenga al Cammino Neocatecumenale non significa assolutamente nulla.

      I Santi od aspiranti tali, aiutano, sull' esempio di Cristo e senza discriminazioni, chi ne ha bisogno.

      Tra l'altro, è doveroso ricordare che Mons.Romero non era assolutamente nelle grazie di GP II, grande fautore,allora, del Cammino.

      Personalmente,
      ho sempre intimamente pensato, che il "Vescovo vestito di bianco" della profezia di Suor Lucia, fosse proprio Mons. Romero e non GP II; anche la cronologia dei fatti è abbastanza evidente.

      Ruben.
      ---

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    2. Lo scandaloso pretesto per accostare un santo al Cammino neocat. Kairos terzo millennio dei miei stivali. Nessuna vera carità, nessun interesse per un personaggio che hanno scoperto l'altro ieri.

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    3. Qualcuno potrebbe spiegare a Kairos che da Gesù furono miracolati un cieco nato (oggi assimilabile perlomeno a un agnostico se non a un ateo), la figlia di un capo della sinagoga, il figlio di un funzionario del re, un cieco pagano, un altro che chiamava Gesù con un appellativo che il Figlio dell'uomo non apprezzava e lebbrosi che manco tornarono a ringraziare?

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  5. Sembra che la Santa Sede gli abbia detto che non si poteva fare in questo modo.
    Col "sembra" poco si fa . Si si , no, no.
    Con questo articolo non vogliamo dare un giudizio globale di valore sul Cammino Neocatecumenale, che senza dubbio ha cose molto buone in quanto a vita molto profonda nella Fede, il ritorno a praticare di molti lontani, la fecondità nei matrimoni, vocazioni sacerdotali e religiose, chiamata all'apostolato e alle missioni ecc.
    Semplicemente vogliamo raccontare ciò che abbiamo visto, con occhi cattolici. E raccontarlo alla Chiesa. E a loro stessi, che così hanno l'opportunità di correggersi.
    Correggersi...sembrà un po' poco, prevalgono i meriti sui demeriti..

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    1. Sono le frasi un po' ipocrite con cui iniziano e finiscono molti articoli che mettono in luce le gravissime storture del cammino. In questo soprattutto sembrano incollate là proprio cn lo sputo.

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  6. ANONIMO della 20 e 07:

    non si vuol dare un giudizio globale, certo, ma semplicemente dire che il Cammino, spesso a insaputa di tanti suoi adepti, si comporta, di fatto, come una setta protestante. Tutto qui.

    Anche tanti adepti di sette sembra che abbiano una vita molto profonda nella fede (ma quale fede?), convertono molte persone lontane, sono molto fecondi, hanno tanti vocazioni missionarie (ma di quale fede?)... Nulla da dire. Complimenti. Ma non sono cattolici.

    I camminanti fanno sempre confusione: il santo è Vescovo Romero, che NON ERA affatto del Cammino, non la signora miracolata!
    Io non so se la miracolata sia effettivamente una camminante, andrebbe verificato, ma in ogni caso non sono affatto geloso di questo. Anzi sono contento per lei.
    Anche fosse, le prassi del Cammino rimangono sbagliate e i mamotreti eretici. Altrimenti perché la Chiesa li avrebbe corretti (pur rimanendo inascoltata)?

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  8. Preciso: quando dico che il Cammino è eretico, non metto in dubbio la buona fede di alcuni.
    Ci sono camminanti che sono tali per ignoranza.
    Ma come dice anche il Vaticano II, l'ignoranza può essere anche colpevole, come avviene quando non ci si cura di istruire la propria coscienza attraverso la verità. Cioè quando si chiudono gli occhi appositamente per non voler credere a tutte le correzioni che la Chiesa a già fatto al Cammino e a cui il Cammino non si conforma.

    Non c'è nessun tentativo e nessuna parola che possa convincermi del contrario, neanche una miracolata che, si dice, sia una camminante.
    Che il Cammino non è eretico mi convincerò solo quando si conformerà alle norme della Chiesa e farà le catechesi sui mamotretri che la Chiesa ha corretto, e non più su quelli che sono TUTTI SBAGLIATI

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  9. Mi potete indicare un documento della Santa Sede in cui si indichi come va svolta la Messa e soprattutto la comunione? Vorrei farlo leggere a mio marito in modo che non dica che quello che sto cercando di spiegargli è preso solo "da internet" ma è una cosa ufficiale della Chiesa.
    Elena

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    1. Sul sito web del Vaticano segnaliamo i link all'Ordinamento Generale del Messale Romano [qui] (che teoricamente tutti i sacerdoti dovrebbero conoscere molto bene e seguire attentamente) e all'istruzione Redemptionis Sacramentum contro gli abusi liturgici (documento più facile da leggere).

      Ovviamente non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. E perciò sarà inutile proporgli di leggere con onestà l'enciclica Mediator Dei [qui] di Pio XII che, sebbene pubblicata più di settant'anni fa, è ancora attualissima nello spiegare con estrema esattezza tutte le questioni fondamentali della liturgia. Al pari di tutti gli altri documenti "preconciliari", non è stato mai abolito né superato. È stata pubblicata nel 1947, quando il fondatore del Cammino aveva solo otto anni, eppure già condannava (nel capitolo Innovazioni temerarie) «coloro che di proposito introducono nuove consuetudini liturgiche».

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    2. da OGMR linkato art. 83: "Frazione del pane. 83. Il sacerdote spezza il pane eucaristico, con l’aiuto, se è necessario, del diacono o di un concelebrante. Il gesto della frazione del pane, compiuto da Cristo nell’ultima Cena, che sin dal tempo apostolico ha dato il nome a tutta l’azione eucaristica, significa che i molti fedeli, nella Comunione dall’unico pane di vita, che è il Cristo morto e risorto per la salvezza del mondo, costituiscono un solo corpo (1 Cor 10, 17)....."
      Mi pare che l'importanza di questo aspetto sia presente solo nelle celebrazioni del cammino neocatecumenale. Almeno nelle solennità la Santa Messa potrebbe recuperare questo aspetto e mostrare la frazione di un pane, invece non capita mai.
      Non è anche questo un disattendere alle norme ?

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    3. Può essere utile partire da Notitiae, che è l’organo ufficiale d’informazione e divulgazione delle molteplici attività svolte dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, che riporta, in una sezione in cui risponde "ad dubia proposita", una specie di Q&A, la domanda "Se sia lecito al sacerdote celebrante assumere la Comunione solo dopo che la Santa Eucaristia sia stata distribuita ai fedeli oppure di distribuire la Santa Eucaristia ed in seguito assumere la comunione contemporaneamente al popolo" (che sappiamo essere uno degli abusi della Eucaristia neocatecumenale).
      L'originale, in latino, si trova qui.
      Di seguito la traduzione in italiano, che riporta i riferimenti ai passi precisi della "Presbyterorum Ordinis" e della "Redemptonis Sacramentum".

      [Domanda] Se sia lecito al sacerdote celebrante assumere la Comunione solo dopo che la Santa Eucaristia sia stata distribuita ai fedeli oppure di distribuire la Santa Eucaristia ed in seguito assumere la comunione contemporaneamente al popolo?

      [Risposta] Negativa ad entrambe.

      L'uso di questo modo di celebrare da parte del sacerdote, cioè di assumere la comunione solo dopo che la santa Eucarestia è stata distribuita ai fedeli, oppure, avendo già distribuita la santa Eucarestia, assumere la comunione allo stesso tempo con tutti, deriva da una singolare opinione, ovvero che i fedeli, come ospiti della mensa eucaristica, debbano essere serviti per primi.

      In tutti i Riti della Chiesa si può riscontrare l'ordine tramandato per accedere alla santa Comunione: prima comunica il Vescovo o il sacerdote celebrante, poi gli altri ministri secondo l'ordine gerarchico, ed infine il popolo.

      Il sacerdote comunica per primo non per umano prestigio, ma a causa della dignità e natura del suo ministero. Egli agisce infatti nella persona di Cristo, per via dell'integrità del sacramento e poichè presiede alla congregazione del popolo:

      «Così i presbiteri, unendosi con l'atto di Cristo sacerdote, si offrono ogni giorno totalmente a Dio, e nutrendosi del Corpo di Cristo partecipano dal fondo di se stessi alla carità di colui che si dà come cibo ai fedeli» (Presbyterorum Ordinis, n. 13).

      Nell'edizione del Messale Romano promulgata dal servo di Dio Paolo VI, la comunione dei fedeli segue immediatamente quella del sacerdote, costituendo in tal modo un'unica azione, mentre è stato nell'edizione del 1962 del Messale Romano che la comunione del sacerdote era disgiunta da quella dei fedeli per la recitazione del «Confiteor», le preghiere del «Misereatur», «Indulgentiam», «Agnus Dei», e «Domine, non sum dignus».

      La norma liturgica attualmente vigente stabilisce che: «Ogni volta che celebra la santa Messa, il Sacerdote deve comunicarsi all’altare al momento stabilito dal Messale; i concelebranti, invece, prima di procedere alla distribuzione della Comunione. Il Sacerdote celebrante o concelebrante non attenda mai per comunicarsi il termine della Comunione del popolo» (Redemptionis Sacramentum, n. 97).
      Un successivo chiarimento della medesima Congregazione è contenuto in una risposta ad dubia proposita (cfr. Notitiae 46 [2009], pagg. 242-243) con la quale si segnala nuovamente che il sacerdote celebrante deve comunicarsi prima di distribuire l'Eucaristia ai fedeli.

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    4. Perché non lo chiedi a Pasquale T., quello nel link seguente che firma una serie di domande da neocatecumenale? Dovrebbe aver avuto una sufficiente delucidazione da padre Angelo. Spero proprio che abbia capito, le risposte sono chiarissime, non so la volontà di intenderele.
      https://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1217

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    5. Ad Anonimo delle 12:15 che scrive: "Almeno nelle solennità la Santa Messa potrebbe recuperare questo aspetto e mostrare la frazione di un pane, invece non capita mai".
      Ho una domanda da farti.
      Sei mai andato a Messa? Una Messa normale, non quella neocatecumenale?
      Se la risposta è sì, ne ho un'altra:
      Sei un non vedente?

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    6. Valentina, quanto riporti è assolutamente vero, il problema però è più complesso. Posto che, nella celebrazione neocatecumenale, il celebrante compie l'errore di non comunicarsi prima dei fedeli, la qual cosa comporta poi la necessità che tutti aspettino prima di comunicarsi perché è espressamente vietato al celebrante di comunicarsi dopo i fedeli, questo non diminuisce il fatto che in tutte le Sante Messe non neocatecumenali l'importanza del segno della frazione del pane è completamente oscurato.
      Tutti gli errori liturgici che segnalate in riferimento al cammino neocatecumenale, discendo direttamente dal CVII. Tutti gli errori che segnalate sono espressi, con rigore teologico inappuntabile, dai seguaci di Lefevre che continuano a rifiutare proprio le norme del OGMR di PaoloVI. Se volete date un'occhiata ai seguenti link dove troverete, indicati in modo magistrale, tutti gli errori derivanti dal CVII che sono stati presi a piene mani dal CN:

      www.sanpiox.it/83-pre-seminario/documenti/2042-dichiarazione-di-p-r-th-calmel-a-proposito-del-novus-ordo-missae

      "Affermo che il papa Paolo VI commette un abuso di autorità di una gravità eccezionale quando costruisce un rito nuovo della messa su di una definizione di messa che non è più cattolica. «La Cena del Signore o messa – scrive nel suo Ordo Missae – è la sinassi sacra o lʼassemblea del popolo di Dio che si riunisce insieme, sotto la presidenza dal sacerdote per celebrare il memoriale del Signore» (Institutio generalis, art. 7). Questa definizione insidiosa omette a priori ciò che costituisce la messa cattolica, mai riconducibile ad una cena protestante. "

      http://www.sanpiox.it/attualita/577-le-cinque-piaghe-del-corpo-mistico-e-liturgico-secondo-mons-schneider
      "La terza piaga, sono le nuove preghiere dell'offertorio. Esse sono una creazione interamente nuova e non sono mai state usate nella Chiesa. Esse esprimono meno l'evocazione del mistero del sacrificio della croce che quella di un banchetto, richiamando le preghiere del pasto ebraico del sabato. "

      www.sanpiox.it/articoli/crisi-nella-chiesa/188-breve-esame-critico-del-lnovus-ordo-missaer.

      La messa preconciliare non è mai stata abolita. La chiesa ricerca la piena comunione con tutti i seguaci di Lefevre.
      Rifiutare il CVII a me pare anacronistico. Qual è la vera Tradizione della Chiesa ? Come la Chiesa parla all'uomo di ogni tempo ?

      Io non ho risposte in merito, quello che mi limito a segnalare è che tutti i problemi che ponete riferiti al CN in realtà riguardano il CVII,
      per questo dico che il problema è molto più complicato, altrimenti basterebbe chiudere il CN e tutto sarebbe risolto

      saluti a tutti.

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    7. Caro Anonimo 13:46,
      ti ha risposto benissimo Paolo VI già più di 40 anni fa, il 24 maggio 1976.
      Riporto sotto le sue parole.

      (...)Dall’altra parte, in direzione opposta quanto a posizione ideologica, ma ugualmente causa di profonda pena, vi sono coloro che, credendo erroneamente di continuare nella linea del Concilio, si sono messi in una posizione di critica preconcetta e talora irriducibile della Chiesa e delle sue istituzioni.

      Perciò, con altrettanta fermezza dobbiamo dire che non ammettiamo l’atteggiamento:

      •di quanti si credono autorizzati a creare la loro propria liturgia, limitando talora il Sacrificio della Messa o i sacramenti alla celebrazione della propria vita o della propria lotta, oppure al simbolo della loro fraternità; o praticano abusivamente l’intercomunione;
      •di quanti minimizzano l’insegnamento dottrinale nella catechesi o la snaturano secondo il gusto degli interessi, delle pressioni o delle esigenze degli uomini, secondo tendenze che travisano profondamente il messaggio cristiano, come già abbiamo indicato nell’Esortazione Apostolica «Quinque iam anni», 1’8 dicembre 1970, a cinque anni dalla fine del Concilio (Cfr. AAS 63 (1971) 99);
      •di quanti fingono d’ignorare la Tradizione vivente della Chiesa, dai Padri fino agli insegnamenti del Magistero, e reinterpretano la dottrina della Chiesa, e lo stesso Vangelo, le realtà spirituali, la divinità di Cristo, la sua risurrezione o l’Eucaristia, svuotandole praticamente del loro contenuto e creando in tal modo una nuova gnosi e introducendo in certo modo nella Chiesa il « libero esame »; e ciò è tanto più pericoloso quando si tratta di coloro che hanno l’altissima e delicata missione di insegnare la Teologia cattolica;
      •di quanti riducono la funzione specifica del ministero sacerdotale;
      •di quanti dolorosamente trasgrediscono le leggi della Chiesa, o le esigenze etiche da essa richiamate;
      •di quanti interpretano la vita teologale come una organizzazione della società di quaggiù, anzi la riducono ad un’azione politica, adottando a questo scopo uno spirito, metodi, e pratiche contrarie al Vangelo; e si giunge a confondere il messaggio trascendente di Cristo, il suo annuncio del Regno di Dio, la sua legge d’amore tra gli uomini, fondato su l’ineffabile paternità di Dio, con ideologie che essenzialmente negano tale messaggio sostituendolo con una posizione dottrinale assolutamente antitetica, propugnando un connubio ibrido tra due mondi inconciliabili, com’è riconosciuto dagli stessi teorici dell’altra parte.

      Cristiani simili non sono molto numerosi, è vero, ma fanno molto rumore, credendo troppo facilmente d’interpretare le necessità di tutto il popolo cristiano o il senso irreversibile della storia.

      Non possono, così facendo, richiamarsi al Concilio Vaticano II, perché la sua interpretazione e la sua applicazione non si prestano ad abusi di sorta; né appellarsi alle esigenze dell’apostolato per avvicinare i lontani o gli increduli: l’apostolato vero è inviato dalla Chiesa per testimoniare su la dottrina e la vita della Chiesa stessa. Il lievito deve essere diffuso in tutta la pasta, ma deve rimanere lievito evangelico. Altrimenti si corrompe anch’esso col mondo.

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  10. @ Anonimo delle 12:15

    Guarda che con il termine "pane" non si indica "pagnotta neocatecumenale", ma è Cristo che si definisce come il "pane di vita, disceso dal cielo." (Cf Gv 6; Rispose loro Gesù: "In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo". Allora gli dissero: "Signore, dacci sempre questo pane". Gesù rispose: "Io sono il pane della vita").

    La Redemptionis Sacramentum (del 2004), al n. 73 afferma:
    "Nella celebrazione della santa Messa la frazione del pane eucaristico, che va fatta soltanto ad opera del Sacerdote celebrante, con l’aiuto, se è il caso, di un Diacono o del concelebrante, ma non di un laico, inizia dopo lo scambio della pace, mentre si recita l’ "Agnello di Dio". Il gesto della frazione del pane, infatti, "compiuto da Cristo nell’ultima Cena, che sin dal tempo apostolico ha dato il nome a tutta l’azione eucaristica, significa che i molti fedeli, nella Comunione derivante dall’unico pane di vita, che è il Cristo morto e risorto per la salvezza del mondo, costituiscono un solo corpo (1 Cor 10, 17)". (Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, n. 83.) Il rito, pertanto, deve essere eseguito con grande rispetto (Cf. S. Congr. per il Culto Divino, Istr., Liturgicae instaurationes, n. 5: AAS 62 (1970) p. 699.). Sia però breve. Si corregga molto urgentemente l’abuso invalso in alcuni luoghi di prolungare senza necessità tale rito, anche con l’aiuto di laici contrariamente alle norme, e di attribuirgli una esagerata importanza."(Cf. Missale Romanum, Institutio Generalis, nn. 83, 240, 321).

    Hai capito ora che cos'è l'Eucarestia? Hai capito che i tuoi catechisti o responsabili laici non possono spezzare il pane e commettono un gravissimo abuso?

    Per noi cristiani la Sacra Ostia è a tutti gli effetti il Sacro Pane, che è CRISTO stesso, il quale si è definito ed è "pane di vita"... ma forse tu ti accontenti di "pagnotte neocatecumenali". Mi dispiace per te.
    Sono stata chiara?!?

    Annalisa

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  11. Altro esempio: l'Ordinamento generale del Messale Romano, al numero 86, parla del sacerdote che si comunica mentre nell'assemblea comincia il canto di comunione.

    Chiaro? Il sacerdote celebrante non si comunica contemporaneamente ai fedeli. I neocatecumenali sbagliano.

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  12. Anonimo 12:15 MA STAI SCHERZANDO O FAI SUL SERIO? David

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  13. @ by Tripudio, @ BPS, @ Valentina
    Vi prego di prestare attenzione alla firma dell'interrogante nel link che ho dato prima:
    https://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1217

    Giacché dalle nostre parti p. Angelo - a ragione - è molto gettonato, io delle risposte alle sette domande poste dal signor Pasquale T. che firma la lettera al sacerdote domenicano ne farei un post. Può darsi che dopo le risposte il signor Pasquale T. sia diventato un ex. O no? ;-)

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  14. Ah Lino, ricordo bene le sette domande. Ne fece un post agghiacciante sul suo cosiddetto blog

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  15. Dal Direttorio del cammino "Iniziazione alla preghiera "
    http://kairosterzomillennio.blogspot.it/2018/03/kiko-arguello-invocare-il-nome-di-gesu.html?m=1

    Frilù

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  16. Con questo articolo non vogliamo dare un giudizio globale di valore sul Cammino Neocatecumenale, che senza dubbio ha cose molto buone in quanto a vita molto profonda nella Fede, il ritorno a praticare di molti lontani, la fecondità nei matrimoni, vocazioni sacerdotali e religiose, chiamata all'apostolato e alle missioni ecc.
    Semplicemente vogliamo raccontare ciò che abbiamo visto, con occhi cattolici. E raccontarlo alla Chiesa. E a loro stessi, che così hanno l'opportunità di correggersi.
    _____________________________________

    Ma è la parola "correggersi" che è totalmente assente nel loro vocabolario!
    Opportunità ne hanno avute a bizzeffe, trasformate in altrettante occasioni per disubbidire.

    Il cammino ha cose molto buone?
    Ma puo' un albero cattivo produrre frutti buoni?

    Questa la mia idea.
    Che poi abbiano la parvenza del bene, rende ancora più inquietante il tutto.
    Ricordo l'eresia pelagiana.

    A ognuna delle opere buone elencate hanno dato loro stessi, nella prassi e nei fatti, una risposta:
    Fede, secondo Kiko
    Evangelizzazione dei lontani, secondo Kiko
    Matrimoni aperti alla vita, secondo Kiko
    Vocazioni sacerdotali e religiose, secondo Kiko, con annessa formazione nei R.M. dei candidati al presbiterato e tentativo di occupazione di interi Monasteri di clausura
    Chiamata all'apostolato e alle missioni, con lo sconsiderato invio di Famiglie in missione, pianificato da Kiko e itineranti o di intere comunità nella Missio ad gentes, per la colonizzazione delle terre pagane, in nome dell'impero kikiano.

    Quando tutto verrà alla luce, ne riparliamo.

    Pax

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  17. 2 Considerazioni
    I guru Sono fatti con lo stampo
    La madre dei cretini è sempre in cinta
    ...Ora è indagato insieme alla moglie Loredana Volpi, 51 anni, e altri due suoi collaboratori: le accuse vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù ai maltrattamenti, dalle lesioni aggravate all’evasione fiscale per centinaia di migliaia di euro.

    Il santone, proprietario di molti punti-vendita 73enne, spesso invitato a conferenze, nonostante le sue relazioni col mondo della medicina, considerava “i medici assassini, le medicine inutili e dannose“. E questo diceva anche agli adepti, secondo diverse testimonianze. Molti erano indotti ad abbandonare le cure tradizionali, nonostante gravi patologie, abbracciando l’alimentazione imposta. Dovevano lavorare sottopagati in decine di locali e punti vendita “macrobio” in Italia, del cui marchio in franchising Pianesi e i suoi avevano la gestione. Negli stessi luoghi venivano spesso agganciati dalla setta. I figli dei seguaci crescevano isolati dalla società, considerata negativa. Le regole erano ossessive. Non ci si poteva sposare senza l’assenso del guru.

    Pianesi dominava il settore dell’alimentazione macrobiotica in Italia, secondo gli investigatori, proprio sfruttando “il lavoro degli adepti impiegati nei numerosi Centri riferibili all’associazione Un Punto Macrobiotico (Upm) sparsi sul territorio nazionale che, di fatto, organizzavano un circuito di ristorazione a costo zero”. Il guru della “psico-setta a scopo economico” aveva creato alcune società a lui riconducibili. Pianesi “pretendeva dagli ‘adepti’ donazioni in denaro, a suo dire, ad esempio alla realizzazione di una grande clinica dove praticare cure alternative alla medicina ufficiale: chi non riusciva a pagare subiva una sorta di processo di fronte al guru e ad altri adepti e doveva fare autocritica”. Gli adepti venivano costretti a lasciare la loro attività e a lavorare di fatto gratis per l’associazione di Pianesi quale ringraziamento per il messaggio salvifico ricevuto; di fatto si trattava di sfruttamento, costretti a lavorare per molte ore e, nella migliore delle ipotesi, sottopagati...

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    1. Sì. La notizia sul caso ricorda il tipico meccanismo di una setta.

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  18. La liturgia così strutturata è stata celebrata da tutti i papi da Giovanni Paolo II a Francesco. Ora vi chiedo, se anche i papi hanno celebrato in questo modo, e se questa modalità non è Cattolica, perché i papi hanno celebrato liturgie Non cattoliche?

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    1. Cosa vuoi dire con le parole «così strutturata»?

      Strutturata da Kiko e Carmen?

      Nessuno, nemmeno il Papa, si può concedere svarioni liturgici. Se lo facesse, si sentirebbe giustamente colpevole davanti a Dio (poiché la liturgia non è uno spettacolino modificabile a piacere) e darebbe un pessimo esempio (che tutti i sottoposti potrebbero comodamente imitare).

      Dunque, se avviene qualche strafalcione in presenza del Papa, è difficile che lo abbia voluto il Papa stesso - persino un Papa poco attento alla liturgia come il Bergoglio.

      Inoltre i neocatecumenali sono noti per la loro immensa ipocrisia: quanto più considerano "faraone" un vescovo (fosse anche il vescovo di Roma), tanto più riducono le loro carnevalate, in modo da poter dire: "tutti i Papi hanno celebrato con noi, perciò tutti i Papi celebrano «la liturgia così strutturata»". Col sottinteso che ciò equivarrebbe ad un'approvazione, proprio all'approvazione della liturkikia che hanno sempre desiderato senza mai ottenerla.

      "Strutturata" - cioè inventata - da Kiko e Carmen, s'intende.

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  19. @Victor
    "Così strutturata"? La Veglia Pasquale non dura cinque ore, non ha mille monizioni, doppio giro di risonanze, momento delle domande dei bambini, battesimo per immersione con giro esultante dei bambini battezzati, grande ballo finale. Ti invito ad andare a S. Pietro o in qualsiasi altra Cattedrale. Non scrivere a casaccio per difendere il cn ad ogni costo.

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    1. "Non scrivere a casaccio per difendere il cn ad ogni costo"

      Il giorno nel quale un neocat non scriverà più a casaccio per difendere il CN a ogni costo, allora non sarà più un neocat ma un ex.

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  20. Io mi riferivo alla liturgia del sabato sera e non della veglia Pasquale. Però i video ci sono. E con Giovanni Paolo II si celebrò secondo lo schema antico.
    Anche Benedetto XVI quando era giovane seguiva le liturgie del cammino in Germania. Bergoglio in Argentina ha più volte celebrato con i Neocatecumenali.
    La liturgia la si conosce , non vedo perché non la si dichiari eretica.
    Sabato sera ho partecipato all'eucaristia vespertina in una Chiesa teatina. Rito antico con la.distribuzione delle due specie. L'Eucarestia è durata un'ora e mezza. È stata stupenda.
    Non riesco a capire come possiate non riconoscere la bellezza di.comunicare con le due specie. Posso capire che da ex Neocatecumenali siate con il dente avvelenato, molte volte anche giustamente. Ci sono alcune realtà che farebbero perdere la fede anche ad Abramo. Però la base catechetica e il carisma dei fondatori non può essere ascritto ad un mero luteranesimo o spiritualità eretica.

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    1. Il fratello Victor ha ancora questo vizietto dei verbi in forma impersonale: «con Giovanni Paolo II si celebrò».

      Giovanni Paolo II era il celebrante. Dunque o ha scelto di celebrare secondo la carnevalata neocatecumenale a dispetto di tutti i documenti liturgici, o ha scelto di celebrare secondo la Chiesa. Quale delle due ipotesi è più credibile?

      E come mai in quei video si nota che mentre lui e i concelebranti fanno la comunione i camerieri liturgici neocatecumenali, dandogli astutamente di spalle, eseguono gli strafalcioni liturgici inventati da Kiko e Carmen?

      Stesso discorso per Benedetto XVI: come mai se da giovane "seguiva" il Cammino in Germania, poi non lo ha più "seguito"? Cosa è successo nel frattempo? E chi ti dice che uno come lui, notoriamente per una vita intera preoccupato della purezza della liturgia, "seguisse" esattamente le liturgie del Cammino?

      In realtà tutto questo presunto "seguire" consiste nel solo fatto che un italiano emigrato in Germania per conto di Kiko, tale Spandri, era suo allievo. Per cui la leggenda del "Ratzinger seguiva" è nata ingigantendo fino all'inverosimile il rapporto che c'era tra allievo e maestro.

      Come al solito i fratelli del Cammino hanno bisogno di ingannare e mentire.

      Riguardo al "rito antico", è manifesta l'ignoranza del fratello Victor che non sa distinguere tra rito antico, cioè la liturgia tradizionale (quella che papa Ratzinger, mediante il motu proprio Summorum Pontificum, ha detto che non è stata mai abolita e che non richiede il permesso dei superiori per essere celebrata), e rito moderno (quello promulgato da Paolo VI, che va celebrato in latino e col sacerdote rivolto verso Dio - dunque "dando spalle al popolo" - e che le conferenze episcopali dei singoli paesi possono concedere di far celebrare in lingua parlata, come tipicamente avviene).

      I due Messali in questione - quello "antico" approvato da Giovanni XXIII nel 1962 e quello moderno approvato da Paolo VI nel 1969 - propongono due liturgie nettamente diverse come forma e come stile, anche se sono «due forme dello stesso rito», come scritto da Benedetto XVI nel Summorum Pontificum. Entrambi i riti prevedono la Comunione sotto una sola specie, e solo in casi particolari (come ad esempio la festa patronale) l'uso delle due specie, in tal caso caldamente raccomandandolo "per intinzione" (si bagna la particola nel calice e si amministra la Comunione alla bocca).

      Il rito neocatecumenale è completamente diverso a causa delle imbecillissime invenzioni di Kiko e Carmen che storpiano la liturgia rendendola di fatto uno spettacolino, abusano della possibilità delle "due specie" trasformandola in uno "snack sacro" da consumare seduti (altro che intinzione! nel Cammino non si è mai fatto come fa la Chiesa). Per di più nelle liturgie di Kiko vigono esclusivamente i canti di Kiko, le cosiddette "icone" di Kiko, la disposizione di tavoloni smontabili e seggiole pieghevoli comandata da Kiko, le monizioni e risonanze di Kiko, ecc.

      La durata delle liturgie non c'entra niente. Il dichiarare "stupenda" una liturgia è solo l'espressione di un'opinione e la conferma che si trattava di uno spettacolino. La "base eretica" dei fondatori, che è stata ben documentata - viene documentata ancor oggi, vedi ad esempio il testo di Lino Lista nella colonna qui a sinistra del blog - ma i fondatori della setta neocatecumenale non hanno mai rinnegato i propri errori liturgici e dottrinali.

      p.s.: otto secoli fa la setta degli utraquisti fu scomunicata perché insinuava che la Comunione "sotto le due specie" sarebbe meglio di quella "sotto una singola specie".

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    2. Ciò su cui forse non insistiamo abbastanza è il seguente asserto: mettiamo pure che la Messa neocatecumenale sia più bella, più ricca di segni, più sentita, tutto più, ma sapendo che non permette di essere in comunione con la Chiesa tutta, cosa sceglierò di sacrificare, qualche canto, qualche monizione stra-ripetuta, la comunione tutti insieme con il pane che non è neppure azzimo, oppure l'essere in comunione, l'essere veramente ed intimamente Chiesa?
      Se si sceglie sempre di rinunciare alla comunione con la Chiesa, sabato dopo sabato, veglia pasquale dopo veglia pasquale, senza dubbio un motivo c'è, ed è la convinzione di essere profondamente "altro".
      Ed è una convinzione così profonda che la maggior parte dei neocatecumenali avverte una grande difficoltà a partecipare ad una Messa senza gli addenda del cammino.
      A Victor che parla della bellezza della comunione sotto le due specie sarebbe facile rispondere che l'unica comunione veramente bella è quella con Gesù Cristo, nella serenità, nella piena consapevolezza di sentirsi e d'essere uniti a tutta la Sua Chiesa, senza ombre e senza infingimenti.

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