martedì 5 aprile 2016

Chiedere perdono anche al tuo violentatore... per averlo indotto in tentazione!

Pubblichiamo questa testimonianza, apparsa sul blog CruxSancta. Data la crudezza dell'argomento, ci sembra opportuno commentare il fatto solo utilizzando la sapienza millenaria della Chiesa e le parole di Nostro Signore: più che sufficienti per sbugiardare le assurdità neocatecumenali: 

"Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all'uomo a causa del quale viene lo scandalo!" (Mt 18,6-8)

Nostra traduzione a cura di Sandavi.
Sono una donna di 33 anni, di un paese latinoamericano. I miei genitori entrarono nel CNC quando avevo 10 anni. Pur essendo la minore, fui quella che di più seguì i miei genitori sin dall’inizio. Al compimento dei 12 anni entrai nella mia comunità (dopo aver seguito le relative catechesi). Dei giovani che entrarono con me (erano circa una quindicina) rimanemmo solo in cinque dopo il primo anno.
Convivenza neocat: potresti sedere accanto al tuo abusatore
Arrivai quindi al passaggio della Tratition (se si scrive così, non lo ricordo più). A quel punto avevo 20 anni. Nella convivenza di questo passaggio ci unirono a una comunità più vecchia della nostra, così da essere in numero sufficiente per fare il passaggio. In questa convivenza accadde ciò che in seguito mi spinse a uscire dal CNC.
La notte del sabato, al termine dell’eucarestia, con 4 amici decidemmo di fare un brindisi per uno di loro, che sarebbe entrato in seminario la settimana successiva (attualmente è già diventato sacerdote RM). Eravamo in quel momento le seguenti persone: A. (prossimo seminarista), E. (il fratello di A.), O. (il fratello della mia migliore amica di comunità) e io. Questi ragazzi avevano la mia stessa età ed avevano il mio stesso numero di anni di cammino (10), ad eccezione di A. che era in cammino da 1 anno in più.
Per il brindisi comprarono una bottiglia di rum e E. servì a ognuno di noi non più di mezzo dito di un bicchierino da “shot” (si trattava di un brindisi, non di una festa). Bevvi solo quella quantità. Persi conoscenza in meno di un minuto. Parlare di ciò che successe mi causa adesso minor dolore rispetto a quanto accadeva due anni fa. Grazie a Dio, a mio Padre Dio, la ferita emozionale e psicologica è ormai guarita. Senza dubbio dentro di me alberga ancora un dolore spirituale che si ravviva quando penso quante persone soffrono o hanno sofferto quello che è capitato a me nel CNC. 
Quella notte mi drogarono.  
Chi mise la droga (più avanti spiegherò come faccio a saperlo) fu E. (il fratello del futuro seminarista, N.d.R.), e fu quello che cercò di abusare di me per primo. Penso che fece male i conti con il tempo dell’effetto della sostanza e quando cercò di violentarmi mi svegliai in uno stato di semicoscienza, e lo spinsi e lo insultai con tutta la forza che avevo. Da notare che a un metro da noi stava O. (il fratello della migliore amica di comunità di questa ragazza, N.d.R). Io strisciai verso di lui chiedendogli di prendersi cura di me (non ero in grado di alzarmi perché le mie gambe non rispondevano) e balbettando gli dissi di prendersi cura di me come una sorella. Egli mi rispose che lo avrebbe fatto. Nel risveglio successivo tornai alla piena coscienza. 
Erano le 6 del mattino, ero nuda e violentata. Ricordo che capii all'istante che cosa mi era successo e che non riuscivo a capire come mai non ne avessi memoria, inoltre ricordavo a malapena ciò era successo con E., mi ricordavo solo di aver bevuto quel poco di rum. Cominciai a pensare alla possibilità che mi fossi ubriacata e che in quella condizione avessi fatto sesso. 
Mi rivestii e cominciai camminare verso l’hotel (in effetti mi avevano portato via dall'hotel). Tornai nella mia camera (condivisa con un'altra sorella di comunità) e mi feci un bagno. Cominciai a dubitare di quello che avevo fatto perché non ricordavo nessuna decisione presa in merito, nessun momento precedente di affetto, di tenerezza, e soprattutto non avevo nessun ricordo di queste sensazioni. Se non avevo mai avuto rapporti con il mio ragazzo per 3 anni (anche lui del CNC e con il quale non ero fidanzata in quel momento), come avrei mai potuto farlo con qualsiasi persona così, in quel modo, senza che fosse il mio compagno di vita, bensì un amico fraterno? In nome di Dio, ci conoscevamo da quando avevamo 10 anni! 
Fuori della mia stanza trovai O. in piedi sulla porta, che mi aspettava. Gli chiesi che cosa era successo, se avevamo avuto rapporti e lui mi disse di sì e aggiunse: “Perdonami, perché io ero cosciente e tu no”. Quella frase in quel momento non la capii bene. Guardando le cose in retrospettiva, io nei miei 20 anni, con nessuna esperienza sessuale e con la mente così pura e chiusa al mondo, pensai solo “se mi ha fatto questo… sarà perché vuole avere una storia con me?” Mai avrei visto la sua malvagità, mai. Per me era affidabile quanto un fratello. Dopo dieci anni, quando mi sottoposi a terapia psicologica per questo fatto che mi aveva causato una grave depressione post-traumatica, capii come questa frase rappresentava la confessione dell’abuso. In quel momento il mio violentatore mi stava dicendo: ti ho violentata. 
Meno di una settimana dopo, E. mi chiamò per dirmi che era arrabbiato con me e che avrei dovuto chiedergli scusa, perché gli avevo causato molto dolore. Non capivo a cosa si riferisse, e lui mi rispose che io lo avevo insultato quella notte. Lo ascoltavo senza capire. Mi disse anche che aveva alcune foto di me che non avrei voluto che nessuno vedesse e che mi conveniva che lui le desse a me, a condizione, però, che gli chiedessi perdono. Volendo sapere cosa fosse successo quella notte, dato che nessuno voleva spiegarmi e non riuscivo a capirci più niente, accettai di incontrarlo in un centro commerciale prima di andare all'eucaristia e lui mi diede le foto (non senza che prima gli chiedessi perdono). Al vedere le foto dovetti resistere alla tentazione di saltargli addosso. In quel momento ricordai tutto ciò che aveva cercato di farmi. Le foto mi mostravano distesa sul pavimento, a faccia in giù, priva di sensi, con la camicetta semi-sollevata, dopo essere strisciata ai piedi di O. 
Non dissi nulla a E., provai molto orrore e vergogna, e non sentendomi al sicuro fuggii via. Nella eucaristia seguente, alla quale andai con i miei genitori; come sempre lui mi trattò normalmente, e persino scherzava con me, come aveva sempre fatto. Dopo questi fatti passarono 3 mesi nei quali vissi una profonda confusione, solamente una sorella di comunità volle sapere cosa era realmente accaduto, perché le raccontai ciò che mi ricordavo. Mi ricordo che mi disse che avevano abusato di me e avrei dovuto far conoscere questo fatto a tutti, perché loro si erano invece premuniti di raccontare a tutti che io ero stata per loro occasione di peccato, che ero la causa della loro fornicazione. Questa sorella fu in verità l’unica che cercò di aiutarmi, proteggermi e che mai dubitò di me. Il resto dei fratelli si dimenticò del fatto che mi conoscevano da quando ero bambina, che sapevano chi ero, tutti credettero alle menzogne raccontate principalmente da E. e semplicemente fecero pettegolezzi su di me.  
A un certo punto di tutto questo macello, i miei catechisti vennero a sapere della storia. Purtroppo il capo catechista dell’equipe è l’uomo più misogino e maschilista e violento che abbia mai conosciuto e la sorella “single” del gruppo dei catechisti era una donna molto austera e anch'essa maschilista. Quando parlarono con me di questa faccenda, io raccontai i fatti come li ricordavo. Mai dissi “mi ha violentata”, né “mi hanno drogata” perché non ricordavo niente di ciò e non sapevo della droga, però basandosi sul mio racconto, che è così come lo racconto a voi (e come lo raccontai alla mia sorella di comunità che scelse di proteggermi)… non era ovvio che non ero cosciente? che nessuno mi ha chiesto se volessi, che non ero padrona della mia mente, del mio cuore e della mia anima per poter decidere? 
Senza chiedermi nient’altro, mi mandarono a chiedere perdono a O. (si, chiedere perdono, al mio violentatore) per essere stata occasione di peccato per lui… e credetemi, non sto scherzando. 
Questo fu il nostro primo incontro dopo l’abuso. Gli chiesi perdono e lui invece non mi chiese affatto perdono (e dopo anni non ha ancora chiesto perdono né a me, né ai miei genitori, né alla comunità per aver lasciato che credessero alle bugie di E.) 
Devo sottolineare anche una cosa importante, nella mia confusione ho sofferto della sindrome di Stoccolma (diagnosticata molti anni dopo): La sindrome di Stoccolma è una reazione psicologica per la quale la vittima di un sequestro, violenza o ritenzione contro la propria volontà, sviluppa una relazione di complicità e un forte vincolo affettivo con il proprio sequestratore. Principalmente si deve al fatto che le vittime interpretano la assenza di violenza contro la propria persona in modo errato, credendolo un atto di umanità da parte del sequestratore. Secondo lo psicologo Nils Bejerot, la Sindrome di Stoccolma è più comune nelle persone che sono state vittime di qualche tipo di abuso, per esempio: ostaggi, membri di una setta, abusi psicologici nei bambini, prigionieri di guerra, prostitute, prigionieri dei campi di concentramento, vittime di incesto e di violenza domestica. Poiché non ricordavo la violenza subita da O, ma ricordavo il suo discolparsi, fu molto semplice per me sviluppare questa sindrome nella mia mente. Se in tal modo credetti (o inconsciamente volli credere) che mio violentatore O. era innamorato di me e io di lui, per quale altro motivo avrei dovuto accostarmi a lui? Questo era il mio ragionamento o meglio il mio meccanismo di difesa. Non sapevo in quel momento che mi avevano drogato, lo scoprii solo l’anno seguente. 
Fu così che trascorsero altri 3 mesi, cercando di raddrizzare quell'albero storto, comunicandomi con O. e immaginando che egli mi amasse e semplicemente non sapesse come dirlo. Tutto cambiò quando per una faccenda di università chiesi il suo aiuto e lui mi rispose di no, di smetterla, che lui non mi amava e non provava nulla per me e che dovevo chiudere. E così fu. In quel momento avevo bisogno di aiuto a causa di un incidente stradale che avevo avuto e grazie allo shock dell’incidente (e a ciò che O. mi disse quando gli chiesi aiuto) uscii dalla trance emozionale nella quale mi trovavo. Ricordo che piansi fra le braccia dei miei compagni di università, i quali credevano che fosse a causa dell’incidente mentre io piangevano per aver scoperto d’improvviso che la mia vita era cambiata, che avevano strangolato la mia identità, che non ero la stessa persona, che mi avevano fatto cose che non avevo potuto impedire, controllare e neppure sapere, che infine tutto ciò che potevo fare era, con dignità, raccogliere i frammenti della mia vita e ricominciare.  
Capii che il CNC non era più per me, che là non potevo più restare. E dissi a Dio: Dio, se continuo qui, ti uccido, ti caccio dalla mia vita, ti odierò finché non muoio e ti dimenticherò. Così uscii dal CNC. L’incidente successe di sabato e quella fu l’ultima eucaristia alla quale assistetti. Non parlai più con O. Tuttavia quattro anni dopo venni a sapere che E. (che nel frattempo si era sposato) si era fidanzato con una ex-compagna di università (si… sposato e con l’amante). Quando lo venni a sapere raccontai a questa ragazza chi era lui veramente e lei lo lasciò. Dopo poco tempo ricevetti delle minacce attraverso una rete sociale da parte di E., che mi diceva che ero pazza. Non ebbi più nessun contatto con nessuno dei due. Di fatto, solo immaginare di vederli mi procurava attacchi di panico, però Dio è buono e non ha mai permesso che ciò accadesse.  
I miei genitori anche oggi sono nel CNC, il dolore che tutto ciò causò loro fu molto forte, ma decisero di perdonare. Vennero a sapere la verità dalle mie labbra quando scoprii di essere stata drogata. E fu così che accadde: un fratello della comunità dei miei genitori chiamò E. per un aiuto informatico (lui faceva questo di mestiere). E. andò a casa di quel fratello, il quale aveva preparato un bicchiere di acqua, bevve un bicchiere d’acqua con E. e, pur stando in casa propria, dopo poco tempo non ricordò più nulla. Quando si svegliò si accorse che erano spariti dei soldi che lui teneva al sicuro e E. se n’era già andato via. Questo fratello si svegliò in camera sua, a quanto pare gli dissero che era andato a riposarsi. Però lui stranamente non ricordava di essere entrato in camera, l’ultima cosa che ricordava era di aver bevuto un bicchiere d’acqua. Per i miei genitori venire a conoscenza di questo fatto fu in qualche modo la risposta a quello che era successo a me in quel giorno, poiché io non ricordavo nulla. E soprattutto ci diede la conferma che E. non solo era un violentatore, bugiardo e estorsore, ma che era anche un ladro… e che nonostante tutto continuava a essere amato dai suoi fratelli mentre io ero stata ripudiata. Nessuno, nella comunità (a eccezione della sorella di cui ho parlato e della moglie del mio responsabile) mi trattò con amore o cercò di aiutarmi. Nessuno.  
Passarono anni e oggi E. ha divorziato da sua moglie, ha un figlio e segue il CNC, mentre O. è sposato e ha due figli, cammina nel CNC con la moglie. Dopo un anno venimmo a sapere che O. un giorno uscì da una festa con un amico del CNC anche lui sposato, per andare in un bordello. L’amico lo drogarono (per quel che ne so, con la stessa droga che diedero a me, ma in dosi più massicce) gli rubarono ogni cosa e lui stette in coma per settimane e sul punto di morire. O. fu molto astuto, non solo perché non bevve la stessa bevanda, ma anche perché andò a prendere denaro contante dalla macchina per pagare (non so se solo alcol o altri servizi), si addormentò in macchina e quando si svegliò andò a casa dei suoi genitori per cambiarsi e fare il bagno  per arrivare poi a casa come se niente fosse. Sua moglie era incinta, con il secondo bambino, una femmina.  
Qui finisce la mia storia di abuso nel CNC, ciò che posso dire riguardo a ciò che è successo dopo sono solo cose positive, regali che Dio mi fatto e che conservo ancora oggi. L’anno successivo dopo aver vissuto questi fatti mi sono innamorata di un ragazzo “del mondo” (ironia della sorte, diceva di essere ateo quando ci siamo conosciuti) e sin dall'inizio gli ho raccontato ogni cosa. Dio sa che se sono tornata a vedere l’amore di Dio nella mia vita è stato solo grazie alle cure di questa persona. 
Ricordo una notte in cui piangevo di felicità e dicevo a Dio “se oggi muoio grazie per avermi mostrato felicità e amore”, in quella notte mia madre mi abbracciò fortissimo e abbiamo pianto tanto così, insieme. Questo ragazzo non ha fatto niente di spettacolare, niente di magico o di mistico, semplicemente è stato sempre onesto, retto, di buone intenzioni, fu semplicemente la persona buona per me che Dio mise sul mio cammino perché tornassi a essere felice e sentirmi viva.  
Lui era se stesso, come Dio lo aveva fatto, per questo Dio dà a ciascuno secondo ciò di cui ha bisogno, e non gli stessi doni a tutti, non ciò che nel Cammino si crede che una persona debba essere, né ciò che i catechisti dicono che devi avere, solo ciò che Dio sa che è buono per te. Fu così che ci sposammo. Ormai sono 7 anni di matrimonio e continuo a ringraziare Dio per lui (per certo non è ateo, oggi prega con me tutte le sere).  
Con questa storia volevo raccontare pubblicamente la mia esperienza perché tutti quelli che vivono o hanno vissuto situazioni simili escano… Che sappiano che la felicità esiste e viene da Dio. Come mi disse un sacerdote (non del CNC) una volta: Dio ci vuole lieti. Che altre persone capiscano che queste “prove” che Dio ci pone davanti non sono quelle imposte dai catechisti, capiscano che non bisogna perdere il libero arbitrio, di non uccidere la propria ragione. Io, per uccidere la mia ragione, mi sono causata più danni di quanti me ne ha fatti la violenza subita, la cosa più dura da superare nella mia terapia psicologica (si, Dio usa anche gli psicologi per aiutarci, proprio come i medici, gli psichiatri o i fisioterapisti, non demonizzate le professioni) è stato il dolore del tradimento, la complicità e la umiliazione subite. Però ho anche capito che O. non mi ha mai avuta completamente, che la mia anima, mentre succedevano tutte quelle cose, era nelle braccia di Dio. Che Dio ha visto l'ingiustizia e Lui stesso mi preservò, perché dopo tutto questo non ha permesso che io distruggessi la mia vita o quella di qualcun altro. Al contrario mi ha donato un compagno di vita buono e ha posto sempre sul mio cammino amici e persone che mi hanno aiutato. 
Toglietevi dalla testa che fuori del Cammino non c’è niente. 
Sapere che cosa potete incontrare fuori dal Cammino? Onestà, amore, rispetto, uguaglianza, certezza, forza, amicizia, compassione e persino più fede in Dio. 
E per stupirvi ancora di più: la mia terapista fu la persona che mi riportò a una comunione più intima con la Chiesa, grazie a lei sono andata a cercare i Sacramenti, non per la terapia in sé ma perché Dio, ripeto DIO, mi ha messo lei sulla strada, una donna che mi ha servito a titolo gratuito e rispettando la mia libertà e solo quando gliel'ho chiesto mi ha dato consigli spirituali… e così è stato: “se lo desideri va' in chiesa e chiedi a Dio che sia Lui a occuparsi di te”. Mi piace la semplicità di questo consiglio, mi piace perché non annulla mai la coscienza néla libera e intima relazione che deve crearsi tra Dio e l’essere umano. Mi piace perché mi ha mostrato una porta vera, non mistica, non pomposa né difficile, non me l’ha aperta né mi ha obbligato a passarci attraverso, solo mi ha detto che c’era una porta, che la attraversassi se lo desideravo. Lei sapeva che il resto lo avrebbe fatto Dio. Questi sono quelli che realmente annunciano il Signore. 
Da un anno e una settimana ho terminato la mia terapia (sì, Dio fa le cose nei suoi tempi), appena dopo aver detto a Dio “Grazie per tutto Dio, sono pronta per qualsiasi cosa vuoi mandarmi” mi sono trovata faccia a faccia con O. ad un convegno per lavoro. Ho visto il disagio nei suoi occhi, non poteva sostenere il mio sguardo. L’ho guardato e non ho sentito niente è stato come vedere un amico di un cugino di un cognato di un vicino sconosciuto. Ho lasciato il convegno e ho ringraziato Dio per la sua risposta: Sì, ero pronta, ero guarita. Se questa testimonianza può salvare anche una sola persona che si identifica con la mia storia, ne sarà valsa la pena.  
M.E.
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A chiusura della testimonianza giova ricordare quanto dice la Chiesa riguardo al subire passivamente gli abusi e al malinteso senso del perdono cristiano che permea le catechesi neocatecumenali:
" 2264 L'amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità. È quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale"
In questo senso si noti bene che il "perdono" neocatecumenale, che si spinge fino all'assurda richiesta di perdono inoltrata al proprio "ingiusto aggressore", è totalmente al di fuori dell'insegnamento cattolico. A tal proposito si veda anche l'ottimo articolo di Charles White di Guam.
" 2265 La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l'ingiusto aggressore in stato di non nuocere. "
È pienamente cristiano quindi "porre...l'aggressore in stato di non nuocere". Lasciare a piede libero un violentatore, non prendere provvedimenti seri a suo carico è un grave peccato di omissione, senza contare che il maniaco avrà tutto il tempo e il modo di reiterare il reato. In questo senso i catechisti che hanno sottovalutato la vicenda di M.E. potrebbero ricadere in una grave responsabilità davanti a Dio.

Consigliamo ai neocatecumenali anche di meditare la vicenda di una fulgida santa che si oppose al suo stupratore, ovvero santa Maria Goretti, la quale pur di non perdere la purezza lottò con tutte le sue forze contro l'aggressore. Il suo assassino scontò ben 30 anni di carcere grazie ai quali ebbe modo e tempo per meditare sull'orrendo crimine commesso. I genitori della piccola Maria, pur essendo cristiani esemplari, attesero decenni prima di concedere al Serenelli il perdono. 

71 commenti:

Anonimo ha detto...

Io non mi sento di commentare una storia così delicata e così intima...
mi viene soltanto voglia di piangere, ed un po' l'ho già fatto di cuore.
Per fortuna DIO alla fine provvede veramente.
Annalisa

Vincenzo ha detto...

Vicenda che ricorda - lontanamente forse, perché questa sembra anche peggiore - quella di quella bambina della provincia (o della città) di Catanzaro, vicenda di cui si è già avuto modo di parlare su questo blog. Naturalmente, la versione NC sarà che queste sono invenzioni, dettate dal "demonio", ovvero da coloro che avversano il CNC!

Sirtaki ha detto...

Non e' il caso che in ogni argomento che viene trattato scriviate :credetemi non sto scherzando. Io vi credo!!!!!!!Purtroppo nella realta' in cui vivo non ne e' capitato nemmeno uno delle cose che in 10 anni avete postato voi, ma vi credo!!!!!!!!!! Soltanto mettete un qualcosa che possa farci difendere. E' facile tirare la pietra e nascondere la mano. Un nome, una comunita', una parrocchia etc.etc. Lo so, lo so, avete paura di ripercussioni, di attentati ma quando si dice la verita' non si ha paura. Sirtaki

by Tripudio ha detto...

Il caro fratello Sirtakiko potrebbe cominciare a dare l'esempio nominando qualche parrocchia neocatecumenalizzata in cui le celebrazioni del Cammino sono aperte a tutti, con tanto di orario e luogo affissi in pubblica bacheca.

Orsù, dovrebbe essere enormemente più facile del fare il nome e cognome di una donna che è stata drogata e violentata dai suoi fratelli di comunità NC e che preferirebbe vivere la sua vita e la sua fede normalmente.

Non credo che il fratello Sirtakiko sia davvero riuscito a "non vedere mai" in dieci anni alcuna ingiustizia neocatecumenale. Prima o poi qualche fratello di comunità viene umiliato, devastato, massacrato, e ci si trova a dover scegliere tra la giustizia di Dio e il comodo giustizialismo neocatecumenale, quello che dà sempre ragione ai cosiddetti "catechisti" e che difende esclusivamente il prestigio del Cammino.

Ricordate cosa si inventarono per difendere il pedofilo neocatecumenale? (vedere articolo della Gazzetta del Sud: "Porgi l'altra guancia. Pure in caso di stupro"):
[i capibastone del Cammino] «...mi hanno detto che Gesù Cristo con questa storia stava creando un disegno santo per la mia bambina e quello che era successo era un segno della sua santità sulla nostra famiglia. E poi mi hanno detto che se io avessi denunciato l'accaduto Gesù Cristo ci avrebbe mandato un castigo superiore a quello che stavamo già subendo...»


Questo è il Cammino Neocatecumenale: un neocatekikos ti stupra ma la colpa è tua, e ti dicono che l'essere stata stuprata è un segno di santità che scompare non appena denunci lo stupratore. Nel Cammino la tua dignità è un ostacolo, non un dono.

E il fratello Sirtakiko cosa fa? Viene qui a sproloquiare di parrocchie, a esigere il nome della vittima (vuole aggiungerla alla sua lista di stalking?), viene a fare il gradasso sui nomi altrui quando non ha il coraggio di mettere il proprio.

Ruben ha detto...

@Sirtaki oggi 10:12
Ripercussioni? Attentati?
Dove, a "chi" a cosa?

Sirtaki, un blog è un qualcosa di
molto "astratto"; però, in quanto "ragiona", esiste.
---

sandavi ha detto...

Sirtaki, la testimonianza è stata pubblicata su un blog di lingua spagnola, e la donna oggi 33enne si rivolgeva agli amici del blog spagnolo. Lei stessa è sudamericana quindi conoscere nome parrocchia e comunità sarebbe del tutto inutile.
Considerando gli anni di cui ha avuto bisogno per riprendersi (forse dal testo non si capisce che all'epoca la poverina aveva solo 20 anni - quindi 12 anni di cure!) è perfettamente comprensibile che non voglia farsi riconoscere. Il suo è anche un atto di grazia nei confronti dei suoi persecutori: dati i fatti chiunque potrebbe risalire facilmente ai delinquenti.
La cosa importante non è l'episodio singolo in sé ma l'atteggiamento dei catechisti di questa povera ragazza, un atteggiamento che nonostante si parli di una cultura differente trova riscontro pressoché identico in Italia, come in Spagna, come in Guam e chi sa dove altro.
Questo atteggiamento superficiale, che ha spinto tagli persone a vessare la vittima di un abuso con l'obbligo di chiedere perdono al violentatore, non è un caso ma è figlio dell'ambiguità della dottrina di K&C, portata altre estreme conseguenze.
Medita le parole del Signore: è inevitabile che avvengano scandali... Queste cose succedono ovunque ma temo che solo nel Cammino la vittima risulti essere ulteriormente umiliata in questo modo.
I catechisti avrebbero dovuto convocare il maniaco e chiamare la polizia, invece hanno permesso il perpetrarsi di ulteriori crimini. Ma come?! Non leggevano nei cuori?
In una realtà ecclesiale sana questi catechisti dovrebbero essere come minimo rimossi con l'ignominia. Invece tipi come quello che cacciò la povera Lapaz (cerca la sua testimonianza) sono personaggi ultra blasonati.
Medita l'atteggiamento di Papa Francesco in merito.

Ruben ha detto...

@Sirtaki oggi 10:12
Ripercussioni? Attentati?
Dove, a "chi" a cosa?

Sirtaki, un blog è un qualcosa di
molto "astratto"; però, in quanto "ragiona", esiste.
---

by Tripudio ha detto...

Sia però ben chiaro che coi nomi e cognomi ci facciamo la birra.

L'unico motivo per far nomi e cognomi è quando hanno rilevanza e sono già pubblici.

Valentina Giusti ha detto...


Piccolo O.T. per Saverio: o ti firmi, o la smetti di finire ogni frase con sette punti esclamativi, lo fai solo tu. :-)

C. ha detto...

Io ho personalmente assistito a catechisti che dicevano a donne vittime di abusi di andarsi a "riconciliare" con gli abusatori!
Sarebbe servito, secondo loro, per farle stare "meglio" ed in pace!!!

Per onestà intellettuale e di fronte al Signore, però, debbo dire che io in tanti anni non ho mai assistito a simili abusi consumati all'interno del cnc, in tutti i casi si trattava di episodi accaduti alle persone prima di entrare in comunità e con persone non del cammino.

Ad ogni modo questa sedicente pratica di "riconciliazione" era effettivamente suggerita dai catequisti, io la trovavo già all'epoca aberrante! Le persone soffrivano terribilmente, una volta una donna di una comunità dove ero come cantore cominciò a stare male di fronte all'equipe dei catechisti piangendo e gemendo a terra...
Quella volta io ed altri della cumunità ci arrabbiammo tantissimo con i catechisti tanto che dovettero cambiare la loro "sentenza" ed evitare quella "riconciliazione". La cosa non fu per me indolore, comunque, perché dopo non accompagnai più queste persone...

Alla base vi era una cieca fede nei mamotreti kikiani dove evidentemente è citato qualcosa del genere; non esisteva alcun raziocinio, alcun discernimento...

Anonimo ha detto...

Al di là della vicenda tristissima, è interessante il ripetersi di questa logica di difesa del gruppo. Che in questo caso è talmente forte che anche la vittima passa a negare l'evidenza pur di scagionare i "fratelli". Interessante sarebbe sapere quali sian le premesse recondite di una reazione del genere... magari in legame con la convinzione assoluta di essere i migliori e aver ragione su tutto che si riscontra in questa realtà ......?..

MF

sandavi ha detto...

E riflettiamo pure sul "vocato al Sacerdozio", tale A., che partecipa al privato festeggiamento come un richiamato alla leva e poi abbandona una povera ragazza svenuta in balia di due uomini.... Alla faccia della carità!

Mi domando poi cosa si saranno detti.. " il Signore mi ha levato la mano dalla testa e io... "

Lino ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
sandavi ha detto...

Si, C., anche io ho saputo (e l'ho accennato già in precedenza) di una ragazza figlia di una coppia in cammino che fu abusata da dei compagni di classe e rimase incinta.
Il consiglio che ricevettero fu quello di perdonare questi ragazzi (3). I genitori della ragazza ne parlavano con molto dolore, ovviamente, ma ritenevano che la scelta fosse stata "un dono di Dio", che avevano visto "i frutti" di quella decisione.

Anche io come te ci rimasi molto male, profondamente turbato. Anche i genitori di questa ragazza della testimonianza nel post hanno scelto di perdonare.

Se accadesse a mia figlia non so come potrei reagire. Di sicuro però l'accompagnerei in questura personalmente e non avrei pace finché i maiali non sarebbero assicurati alla giustizia.
Permettere a un abusatore/violentatore di continuare a girare libero è un assurdo ed è contrario perfino alle Sacre Scritture:

Ciascuno stia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c'è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all'autorità, si oppone all'ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna. I governanti infatti non sono da temere quando si fa il bene, ma quando si fa il male. Vuoi non aver da temere l'autorità? Fà il bene e ne avrai lode, poiché essa è al servizio di Dio per il tuo bene. Ma se fai il male, allora temi, perché non invano essa porta la spada; è infatti al servizio di Dio per la giusta condanna di chi opera il male. Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per timore della punizione, ma anche per ragioni di coscienza.

Ai neocat piace citare le Sacre Scritture ma solo quando fa comodo a loro!

Da ricordare anche l'episodio del pretonzolo neocat di Guam P. Luis Camacho, il quale fu trovato su una spiaggetta a intrattenere una chierichetta minorenne nella propria auto...
...Pretonzolo RM che, invece di essere affidato alla giustizia per il suo bene, è stato prontamente trasferito dal Vescovo neocat Apuron in località sconosciuta ed è oggi riapparso nientemeno che in Qatar, a dirigere una convivenza di tre giorni per giovani a Nostra Signora del Rosario a Doha. Età? da 13 anni in su... Non so se i suoi catechisti sono più cretini o più delinquenti! Come mettere la volpe nel pollaio! E i genitori di questi ragazzi di sicuro non sapranno con chi hanno a che fare...

Si atteggiano a direttori spirituali, ma non hanno un briciolo di preparazione teologica, morale, psicologica.

Dopo anni devo dare piena ragione a Tripudio: per essere catechista neocat non serve la tua preparazione è sufficiente essere fedeli all'idolo Kiko e al suo metodo.

Lino ha detto...

Aggiungo a parte, come nota più importante: "e, a proposito di nomi, quando ti rivolgerai in futuro a me firmati con le tue vere generalità, Sirtaki/Saverio/etc. etc. eccetera. Fa' l'uomo, io qui mi firmo, tu no".

sandavi ha detto...

p.s.
Il Camacho, l'abusatore, è quindi ora sotto la tutela del Ballin, il Vescovo che presiede il Vicariato dell'Arabia Settentrionale, che comprende anche il Bahrein, dove sarà presto costruita la solita megacattedrale in stile Kiko, con quegli orridi dipinti sempre uguali, "l'altare" quadrato al centro, eccetera.

Anonimo ha detto...

ANCHE PAPA WOJTYLA PEREDONO',COMUNQUE IL SUO ATTENTATORE ERA IN CARCERE...
Dom

Anonimo ha detto...

kiko dice...
Dom

La Voce dello Ionio ha detto...

Non c'è Pace senza Giustizia non c'è Giustizia senza Perdono.
Tale concetto venne espresso da San Giovanni Paolo II nel messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1° gennaio 2002.
I concetti di pace giustizia e perdono (minuscoli) intesi nel cammino NC sono al quanto sui generis e sicuramente non risultano avere niente di Cattolico e tanto meno Cristiano.
La Voce dello Ionio

sandavi ha detto...
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sandavi ha detto...

Certo che lo perdonò! Ma di sicuro non gli chiese perdono per averlo giudicato! E comunque Ali Agca era ed è ancora in carcere.
Questi criminali no. E nemmeno Luis Camacho, abusatore di ragazzine, prete RM nel tempo libero.

by Tripudio ha detto...

Eh, già, ci manca solo un incidente internazionale in terra infidelium grazie al lupo mandato ad ammaestrare le pecore.

Un fedele cattolico appartenente al movimento XYZ, se sentisse testimoniare di qualche porcata fatta nel nome di XYZ ne proverebbe sdegno e condannerebbe almeno in forma ipotetica: «se è davvero successo questo mi dispiace, lo condanno».

Mai sentito un neocatekikos fare altrettanto.

sandavi ha detto...

Magari lo avranno pur detto, ma aggiungendo sempre: "diteci i nomi", come se i nomi cambiassero qualcosa.

sandavi ha detto...

Esatto, la Voce dello Ionio, San Giovanni Paolo II metteva il giusto ordine: pace-giustizia-perdono, includendo quindi la Giustizia, che è una virtù. Coprire un criminale sessuale è una grave ingiustizia, quindi di conseguenza non può esserci né Vera Pace, né Vero Perdono.

sandavi ha detto...

p.s.: ovviamente non può esserci giustizia se un prete che ha abusato di una minorenne viene imboscato in un paese straniero e isolato. Da questa ingiustizia cosa può derivare di buono? e come si può essere tanto stupidi da affidare a uno che ha il debole per le ragazzine una convivenza (!!) piena di ragazzine?? Ecco a cosa porta la distorsione della verità cattolica nel Cammino Neocatecumenale: abusi, soprusi, violenza, giudizio, maldicenza, menzogna e cattiveria.

Pietro (NON del Cammino) ha detto...

Il perdono cristiano non va contro la verità. Il perdono che nega la verità è una perversione. Chiedere perdono quando si ha ragione significa testimoniare il MALE. Quando si ha ragione al 100% il perdono si offre, non si chiede. Questa è testimonianza del Vangelo.

Anonimo ha detto...

sono d'accordo...il carcere serve per certe persone...
dom

Anonimo ha detto...

penso che nel movimento NC ci sia troppa idolatria su certe "figure"...
dom

La Voce dello Ionio ha detto...

che sono i sette vizi capitali che accompagnano i fratelli lungo il cammino che porta alla disperazione.

Ruben ha detto...

@ Pietro (NON del Cammino) ha detto...
"Il perdono cristiano non va contro la verità. Il perdono che nega la verità è una perversione. Chiedere perdono quando si ha ragione significa testimoniare il MALE. Quando si ha ragione al 100% il perdono si offre, non si chiede. Questa è testimonianza del Vangelo."
---
Precisissimo!..
E' come se Santa Maria Goretti, che in punto di morte perdonò il suo assassino, pretendesse da quest'ultimo il perdono, per averlo, non si sa come...."provocato"...Ma di cosa stiamo parlando!?....

Lino ha detto...

@ Ruben
Stiamo parlando, credo, di un modello "dottrinario" e comportamentale che ha valenza soltanto all'interno delle Comunità NC. Non mi risulta, infatti, che nel loro luogo ricorrente dell'Egitto abbiano mai fatto chiedere perdono al Faraone dagli ebrei, oppure che lo abbiano chiesto qui a Tripudio e a ogni altro commentatore :-)
E' un modo molto efficace per "pacificare" le tensioni interne. A ben rifletterci, fosse soltanto per il numero dei neocatecumenali e per i rapporti molto stretti che hanno tra loro, statisticamente i Tribunali dovrebbero essere oberati di cause. La qualcosa determinerebbe fratture in seno alle comunità. Da rammentare, al proposito, il mantra ricorrente del neocat che, essendo stato frodato da un consanguineo, rinuncia ai suoi legittimi diritti di eredità. E questo, purtroppo, so che in più di un caso a me noto è accaduto realmente.

Simonetta ha detto...

Chiedere le scuse dalla vittima per aver provocato il dolo è l'apoteosi del narcisismo.
Il colpevole non viene aiutato a crescere, ma viene mantenuto in una bolla in cui tutto è permesso, senza alcuna responsabilità personale.
A questo si aggiunga l'evidente protezione per mantenere il "buon nome" del gruppo.

A me pare che in questa setta (perché di questo in fondo si tratta) vi siano delle dinamiche di sado-masochismo (masochismo anche inconscio, si badi bene). Chiedere a delle persone di andar a chiedere scusa a chi ha fatto loro del male è veramente sadico, non vi sono altre parole.
Anche il perdono, che é ben altra cosa, ha i suoi tempi, non può essere imposto.

La chiave di volta mi pare una frase ricorsa qualche tempo fa in una citazione credo di un mamotreto (era in commento, non in un post): "per il cristiano il male non esiste più, tutto è bene" - o molto molto simile.
Ricordo un brivido lungo la schiena quando la lessi.
Ecco, così a questo punto anche il male non viene più chiamato con il suo nome e tutto diviene possibile.
Il male del carnefice viene giustificato dalla vittima e tutto diviene indistinto e possibile. Si diventa marionette in balia del potere.

Se queste parole sembrano troppo dure, ricordo il "e fu cortesia lui l'esser villano" di Dante detto ai traditori di chi si fida.

Auguro alla persona che ha scritto questa testimonianza tutto il bene possibile.

Da ultimo, una raccomandazione pratica a chi si trovi in queste situazioni: non fare la doccia o il bagno, anche se viene istintivo. Recarsi all'ospedale o alla polizia per la raccolta del dna.

Simonetta

Anonimo ha detto...

Neanche io, grazie a Dio, ho mai assistito direttamente o indirettamente a situazioni analoghe. Grazie a Dio non si tratta di cose così comuni, ma non per questo non sono segnali importanti da cogliere a tutti i livelli.
Per quanto mi riguarda è come il caso Don Fabio Rosini, non ne so nulla direttamente ma se mi faccio la domanda se secondo me questa storia è verosimile e in linea con le storture riscontrate in prima persona non posso che rispondere di sì, e tanto mi basta a indignarmi. Non capisco i Nc che hanno bisogno di sapere nomi, luoghi e circostanze prima di indignarsi e dissociarsi.
Tralasciando l’aspetto del buon nome del cammino da preservare a tutti i costi, che è semplicemente osceno, anche a me questa storia fa riflettere su quanto ipocrita e malsana sia la considerazione della pratica del chiedere perdono in cammino. Assolutamente fuorviante e dissociata. I catechisti ti inducono a chiedere perdono perché sarebbe cosa buona per te umiliarti, ma anche in situazioni in cui palesemente non hai niente per cui chiedere perdono (semmai dovresti perdonare, per stare in pace). Questo alimenta la perversione ipocrita e pessimista su una cosa così bella come dovrebbe essere il perdono. Ho sentito di una persona (giovane) a cui è stato chiesto di andare a ricercare il genitore che l’aveva abbandonata per andare a chiedergli perdono. Sicuramente è una cosa enorme, che non può non avere un grande impatto anche nella vita dei fratelli, un grande atto di fede ecc., però, ora, a mente fredda dico: ma non sarebbe stato più logico che quella persona fosse mandata a dare il perdono e non a chiederlo? (magari rispettando i tempi e le evoluzioni personali). Quanto è perversa la logica inflitta ai neocatecumenali, se hai subito il male e per questo giudichi sei diventato tu il carnefice. NON E’ COSI’. La logica deve rimanere logica. E un cristiano che ha subito il male è chiamato magari a non odiare, a perdonare, a non chiudere il cuore, ad accettarlo e quello che vi pare, ma NON può non giudicare il male subito. Perché altrimenti i catechisti gli stanno chiedendo di abbandonare il cervello, la coscienza e il discernimento che il buon Dio gli ha donato. Ed è così che nascono le più subdole forme di dipendenza che conosciamo. E’ stato sbagliato inculcare a quella persona che doveva sentirsi in colpa per il fatto che nella sua vita aveva sofferto per la mancanza del genitore e per questo lo aveva giudicato. Il perdono è una cosa seria e ci sono circostanza nella vita in cui cristianamente sei chiamato a chiederlo e circostanze in cui sei chiamato a darlo. In cammino questa distinzione non esiste, e come un po’ per tutto, l’importante è fare scena. Qualunque problema tra fratelli, di qualunque natura, deve essere risolto con l’umiliazione della richiesta di perdono. Il giudizio è sempre sbagliato, e te ne devi liberare, ma invece bisogna discernere: il giudizio del male, del peccato, sono cose sane e non vanno demonizzate in questo modo. Si fa seriamente del male alle persone così. E poi c’è un altro tema, invitare superficialmente ad andare a chiedere perdono in qualunque situazione e a chiunque spesso non tiene conto delle sensibilità e delle situazioni concrete. Risultato paradossale: rapporti che si guastano perché una persona è andata a chiedere perdono e l’altra non aveva gli strumenti per capire, o la richiesta di perdono che diventa un modo di scaricare improvvisamente addosso maree di giudizi, che uno magari avrebbe fatto meglio a tenere per sé e per il confessore invece di ferire l’altro, per esempio… Donna Carson

sandavi ha detto...

"Perché altrimenti i catechisti gli stanno chiedendo di abbandonare il cervello, la coscienza e il discernimento che il buon Dio gli ha donato. Ed è così che nascono le più subdole forme di dipendenza che conosciamo."

Centro pieno.

sandavi ha detto...

E' tremenda anche la motivazione per cui hanno mandato la poverina a umiliarsi col suo aggressore: "per averlo indotto in tentazione".

by Tripudio ha detto...

La vittima aveva un gravissimo difetto: non era parente di qualche cosiddetto "catechista".

Anonimo ha detto...

Si, Sandavi, da brivido! Ed è proprio perverso il meccanismo che ti inculcano per trovare sempre qualcosa per cui sentirti in difetto e chiedere perdono. E per trovare sempre qualcosa per dire che fai schifo. E per trovare sempre qualcosa per dire che sei schiavo del demonio. E per trovare sempre qualcosa per dire che la tua vita fa schifo. E per trovare sempre qualcosa per dire che senza il cammino non puoi farcela. Del resto se provi a dire qualcosa di diverso, magari positivo su di te e su quello che stai vivendo sei alienato, invece.
Donna Carson

by Tripudio ha detto...

Ma poi, chi diavolo sono quei cosiddetti "catechisti" che decidono che devi umiliarti?

Nemmeno un sacerdote si permetterebbe - tanto meno quando sei la vittima.

Loro, invece, laici emeriti ignoranti е dotati solo del "mandato" di Kiko, «decidono» che devi umiliarti.

Anonimo ha detto...

E! normale che i kikiani chiedono perdono,quando venne Giovanni Paolo a Nuoro una kikiana chiese perdono agli assassini dei suoi fratelli.Allucinante .

La Voce dello Ionio ha detto...

Carissimo Sandavi, hai focalizzato una delle questioni più critiche di tutto il CNC.
Ai miei tempi i Catechisti urlavano che ognuno di noi avevamo i nostri scheletri chiusi nell'armadio e che durante gli scrutini loro venivano per aprire questi armadi ed erano tenuti a fare pulizia.
Apertura o se preferisci scassinatura che veniva effettuata durante gli scrutini e che eufemisticamente, oserei dire veri e propri pestaggi psicologici nei confronti dei presenti.
Quanti pianti e quante urla ho sentito durante gl’interrogatori notturni del 2 passaggio!

Dopo l'avvenuto scasso la pulizia dell'armadio consisteva nel farti praticare questo subdolo pseudo perdono che come un'aspirapolvere ti risucchiava la dignità e l'anima.

P.S.: Come ben saprai, sta faccenda del perdono nei termini proposti dai cat. NC costituiva questione propedeutica e dirimente per il superamento del 2 scrutinio, esso veniva anteposto alla rinuncia dei beni e costituiva condizione necessaria e sufficiente per fermare per un anno o più tutta la comunità.

Quindi niente perdono niente rito del sale!

Lino ha detto...

La Voce dello Ionio ha detto...: "sta faccenda del perdono nei termini proposti dai cat. NC costituiva questione propedeutica e dirimente per il superamento del 2 scrutinio"

A ragione della quale questione propedeutica e dirimente, un neocatecumenale che avesse intentato causa a qualcuno non poteva superare lo scrutinio. Sbaglio? Forse non vogliono far molestare i giudici?
Intendo dire: non solo è la vittima a dover chiedere perdono a chi l'ha offesa, ma anche c'è l'obbligo di rinunciare alla giustizia e alla verità. E' come se in Lc 18,1-8 a essere definita disonesta fosse la vedova e non il giudice. Come interpretano Lc 18, 1-8 i catechisti neocatecumenali? Magari ce lo spiega Pietro del Cammino, oppure Sirtaki, o Saverio, o SPTK.

sandavi ha detto...

La vedova importuna viene citata solo nelle catechesi della Preghiera in relazione all'insistenza del pregare.

Antonio ha detto...

Come al solito fate sempre un gran casino e dimostrate di avere poca conoscenza del cammino. E' difficile rispondere a 20 commenti fatti da cotanti eruditi ma cerchero', soprattutto per far contento Lino, di rispondere per sommi capi ad alcune affermazioni inesatte. Mia moglie aveva subito molestie da piccola da un suo parente, udite, udite, non Nc, e portava questa ferita nel cuore come tantissime altre persone, nessuno gli ha detto che doveva chiedere perdono all'altro al massimo col tempo avrebbe, con l'aiuto dello Spirito, potuto perdonare che se permettete e' una cosa diversa. Vi assicuro che per molto meno vengono allontanati fratelli dalle comunita'. Mi colpisce la foto posta all'inizio e sinceramente mi scappa da ridere visto che sono un camminante di lungo corso e di storie simili non ho mai avuto notizia. Piuttosto da piccolo ho avuto a che fare con un sacerdote in una parrocchia di periferia che allungava le mani vs i piccoli, ma a voi questo non interessa perche' il suddetto non faceva il cammino. Tripudio saro' pure ignorante, laico ma gli apostoli erano proprio cosi. Antonio

by Tripudio ha detto...

L'intervento del fratello neocatecumenale sedicente Antonio dai mille pseudonimi va tradotto in lingua italiana:

- «Come al solito fate sempre un gran casino...»: non vi do il diritto di parlare del Cammino;

- «...e dimostrate di avere poca conoscenza del cammino»: io lo conosco, voi è impossibile che lo conosciate, poiché io so tutto e voi non sapete niente;

- «...nessuno gli ha detto che doveva chiedere perdono all'altro»: le testimonianze sono vere solo quando fanno comodo al Cammino, per cui se una donna ha avuto la vita rovinata, io vengo qui comodamente ad affermare che mia moglie ha avuto la vita salvata, col sottinteso che la prima è mentitrice e la seconda è veritiera;

- «...che se permettete e' una cosa diversa»: ma cosa ci sia di diverso non ve lo spiego;

- «Vi assicuro che per molto meno vengono allontanati fratelli dalle comunità»: per esempio quando non pagano costantemente la Decima, oppure quando nutrono dei dubbi sull'infallibilità dei cosiddetti "catechisti", oppure quando affermano che bisogna seguire la liturgia della Chiesa anziché gli strafalcioni del Cammino...

- «...sono un camminante di lungo corso e di storie simili non ho mai avuto notizia»: ogni neocatecumenale è obbligato a pronunciare questa magica formula per assolvere il Cammino da qualsiasi accusa; sarebbe come dire che io non credo all'esistenza degli incidenti aerei perché io non ne ho mai vissuto alcuno;

- «...ho avuto a che fare con un sacerdote in una parrocchia di periferia che allungava le mani vs i piccoli»: esattamente come hanno fatto i presbìteri dei seminari neocatecumenali Redemptoris Mater, con alterne vicende giudiziarie finite anche sui giornali, ma io non ci credo perché non ne ho mai visto nessuno: se un prete dà scandalo allora sicuramente è uno che non loda Kiko;

- «...saro' pure ignorante, laico ma gli apostoli erano proprio così»: fingo di non sapere che gli Apostoli non erano ignoranti (sia perché Nostro Signore li ammaestrava personalmente spiegando il senso delle parabole, sia perché lo Spirito Paràclito ha fatto loro capire ogni cosa), e dall'Ultima Cena non erano nemmeno laici (poiché Nostro Signore ha istituito il sacerdozio e l'Eucarestia).

Notate come il fratello che oggi si firma Antonio, oltre a ripetere la solita serqua di menzogne, illazioni, insinuazioni, non riesce a nutrire altro che cinico disprezzo per una vittima del neocatecumenalismo.

l'apostata ha detto...

@ Antonio che da lungo corso cammina

Mi congratulo con te per l'intelligente e originale osservazione: da me non è mai successo, perciò non è vero.

Complimenti anche per l'immancabile frecciatina ai pretonzoli della domenica.

Bravo Antonio, i tuoi kikatekisti possono essere orgogliosi di te, dimostri di aver circonciso così bene la tua ragione che non ne è rimasta traccia!

Mi rallegro anche per l'umana comprensione che hai dimostrato per la vittima degli abusi: nemmeno una parola, da vero adulto nella fede.

Grazie per la testimonianza.

Ai piccoli neocat in buona fede, che non hanno ancora subito il secondo scrutinio

Il "chiedere perdono" è uno degli ispirati ordini che impartiscono i kikatekisti.

Sono quelli inventati da Sankiko, e non cambiano mai, eccoveli:

-chiedi perdono a
-fate un secondo viaggio di nozze
-passa una giornata da solo senza familiari a pregare e meditare
-passa una settimana nel convento che ti diremo
-fai un'elemosina che ti faccia sanguinare il cuore.

Altri non ne sentirete mai, perché quelli ha ordinato Sankiko e quelli devono essere, indipendentemente da fatti e persone.

Anonimo ha detto...

@Antonio
scommetto anche che non sei stato portato a conoscenza dei fatti di abuso verso minore che sono successi in una comunità di Catanzaro.
Forse i tuoi catechisti aspettano che la bambina vada a chiedere perdono al suo abusatore.

Omertà del CNC: nessuno sa (e tutti sanno) nessuno parla (perchè sarebbe punito).

Scommetto che non hai nemmeno mai saputo dei matrimoni suggeriti e "benedetti" dai catechisti tra una persona omosessuale e un'altra eterosessuale.
E' anche possibile, puo' sembrare strano ma è cosi', che possano nascere dei bambini.
Infatti se per anni ti dicono che la tua omosessualità "va sanata" con un matrimonio neocatecumenale ci si arriva anche a credere. Ci credono tutti, i soggetti nel matrimonio e i fratelli di comunità che conoscono la storia.
Per poi ricredersi quando il matrimonio va all'aria.
Ma tutto questo per te non è mai successo o se è successo tu non lo sai...perchè è una voce o una leggenda metropolitana.

A proposito di un abuso subito da piccola (o piccolo) ti posso assicurare che al secondo passaggio alla persona che piangendo svelo' questo trauma che si portava dietro da anni e anni, i catechisti gli hanno risposto di non pensarci piu' perchè era "roba vecchia" .
Pero' poi hanno chiesto decima,collette e versamento bancario per il rifacimento delle sale della parrocchia.
L'estetica neocatecumenale è piu' importante degli abusi e dei traumi: gli ultimi si possono dimenticare, il versamento mensile no.

Anonimo ha detto...

@Apostata

"chiedi perdono a
-fate un secondo viaggio di nozze
-passa una giornata da solo senza familiari a pregare e meditare
-passa una settimana nel convento che ti diremo
-fai un'elemosina che ti faccia sanguinare il cuore.
"

Io me li sono fatti tutti (tranne il convento :D)

Antonio ha detto...

Apostata il perdono non se lo sono inventati i catechisti ma un certo Gesu' di Nazareth anzi se non ricordo male prima di morire ha chiesto al Padre di perdonare i suoi aguzzini. caro fratello ho sperimentato nella carne la sofferenza di trovarsi di fronte a certe situazioni quindi non venirmi a dire che sono un insensibile. Non mi sembra che voi siate cosi' sensibili a queste situazioni visto che ogni giorno c'e' un caso di pedofilia che coinvolge consacrati ma voi neanche una parola................. Antonio

Antonio ha detto...

Anonimo metti un cavolo di nome perche' poi non so con quale dei tanti chiacchiero. Non so se sei quello che ho invitato nella parrocchia, se sei 30 anni. Metti un cavolo di nome anche se inventato come faccio io (lo faccio perche' ogni tanto Tripudio non mi posta e sono costretto a cambiare nome) ma almeno posso avere un punto di riferimento. Se sei l'anonimo che fa il cammino leggerai questo commento vs le 23 perche' sicuramente stai andando alla 50ina. Antonio

l'apostata ha detto...

@ Antonio che da lungo corso cammina

Egregio, ti ringrazio per la premura nel voler dimostrare che hai completamente circonciso la ragione, ma non è necessario, si capiva benissimo già dal tuo primo post.

"...Gesu' di Nazareth anzi se non ricordo male prima di morire ha chiesto al Padre di perdonare i suoi aguzzini..."

Per ricordare, ricordi bene.

Il problema è che capisci a rovescio.

Nostro Signore ha chiesto al Padre di concedere il perdono agli aguzzini, non di chiederlo.

L'esatto contrario degli ordini di Sankiko.

Com'è che non ci arrivi? Hai ancora fango sugli occhi o è un frutto del cammino?

"...ogni giorno c'e' un caso di pedofilia che coinvolge consacrati..."

Se sei a conoscenza di fatti concreti, denunciali. Tanto da quel che scrivi non sono dei neocat, perciò non devi preoccuparti.

Comunque non scoraggiarti, per come sei messo puoi solo migliorare.

Auguri tanti.

Michela ha detto...

Mi dispiace Antonio perchè non hai capito nulla, vincolato come sei al terribile materialismo neocat per cui se nella tua comunità non è successo qualcosa di simile, allora non può essere successo altrove.

Invece quello che è raccontato in questo post è quello che succede in tutte le comunità, non certo nei fatti in sè, ma nelle modalità in cui vengono gestite le persone.

Il perdono e le riflessioni sul male che si fanno nel cammino non hanno niente a che vedere con la Scrittura, a cui dite di ispirarvi, ma con le tecniche settarie per mantenere una persona in uno stato di colpa perenne.
Il perdono non può avvenire a comando, e il cammino è il luogo meno adatto per sviluppare un percorso personale di perdono dal momento che si giustifica il male ( sia subito che agito) come passaggio necessario per la conversione.

La ragazza del post non si è resa subito conto di quanto le era successo. Per esempio io ricordo che ho subito un terribile scrutinio e mio marito è stato ancora più maltrattato. Ma io oggi non ricordo nulla di quello scrutinio, solo delle sensazioni. Ti sembra impossibile che proprio in comunità si possano subire gravissime umiliazioni e in fondo ci si attribuisce la responsabilità per evitare di affrontare la realtà del cammino. Meglio farsi carico di colpe non proprie piuttosto che ammettere di essere finiti in un gruppo di matti ed esaltati.
Pensate che ancora oggi io non ricordo le parole dure che sicuramente mi sono state dette e ricordo solo i brevi momenti in cui i catechisti si sono mostrati gentili. Cioè ricordo la carota mentre ho dimenticato il bastone.

Ricordo anche il sacerdote, che nel momento più terribile della mia vita, mi diceva 'devi perdonare...devi perdonare...' parole a vanvera, senza contenuto reale, perchè non sapevo neanche chi dovevo perdonare perchè c'erano più persone implicate, e cosa avrei dovuto perdonare perchè non sapevo neanche quali conseguenze ci sarebbero state.

dal post iniziale
Meno di una settimana dopo, E. mi chiamò per dirmi che era arrabbiato con me e che avrei dovuto chiedergli scusa, perché gli avevo causato molto dolore

sempre in quel terribile scrutinio una 'sorella' mi accusa di trascurare mio marito e fin i catechisti sono intervenuti per dire che non doveva approfittarsi del fatto che ero già stata messa abbastanza in croce e infierire ancora su di me. Dopo qualche settimana viene a casa mia per chiedermi perdono perchè questa situazione le aveva causato un malessere tale che - testuale!- neanche lo shopping era riuscita a sollevarla. Pur volendo buttarla giù dalle scale ho preferito falsamente perdonarla per evitare altri problemi. Invece di cercare di intenerirmi con la sua sofferenza, poteva andare in comunità e dire che si era sbagliata, ma questo sarebbe stato troppo imbarazzante per lei e anche per il marito al quale avrebbe dovuto spiegare del suo interesse per il mio.

Che altre persone capiscano che queste “prove” che Dio ci pone davanti non sono quelle imposte dai catechisti, capiscano che non bisogna perdere il libero arbitrio, di non uccidere la propria ragione. Io, per uccidere la mia ragione, mi sono causata più danni di quanti me ne ha fatti la violenza subita

Invece quando succede qualcosa di molto grave ti dicono che devi essere una persona speciale, e se Dio ti ha dato una prova così grande è perchè hai una grande missione da compiere. E questo lo dicono perchè non sanno come gestire la sofferenza, perchè sono buffoni che sanno solo dire di perdonare, ma non sanno nulla del mistero della croce, che nella loro vita non hanno mai incontrato. Del resto è gente che vive di sedie comode, agapi, soldi regalati dalle comunità e il cui unico dolore è che qualche comunità si estingua e non paghi più loro viaggi.

l'apostata ha detto...

@ Anonimo

"Io me li sono fatti tutti (tranne il convento :D)"

Diciamo che hai avuto uno sconto ;-))

Anonimo ha detto...

@Antonio domandina di logica semplice semplice: Perché mai un blog che si chiama Osservatorio sul cammino neocatecumenale dovrebbe parlare di qualcosa che non riguardi il cammino neocatecumenale?

Michela ha detto...

Non mi sembra che voi siate cosi' sensibili a queste situazioni visto che ogni giorno c'e' un caso di pedofilia che coinvolge consacrati ma voi neanche una parola................. Antonio

non credo di aver mai offeso nessuno su questo blog.
Tu saresti il primo.
Vai a quel paese antonio, non conosci nulla e parli. vergognati! quanto ancora dovrò sopportare la vostra arroganza! siete gente da nulla, piccoli uomini senza consistenza

by Tripudio ha detto...

Al sedicente "Antonio" non interessa la verità.

C'è una lunga e dettagliata testimonianza qui, e lui dice "mai sentito, mai successo". Non c'è un minimo accenno di sdegno di fronte a una vita devastata.

Viene qui a parlare di "perdono", in realtà sta parlando di quel perdonismo imbecille che non vuole la giustizia ma solo un'apparenza di "perdono". Col sottinteso che i neocatekikos perdonano più di tutti gli altri.

Nostro Signore perdonò sì i suoi carnefici, ma aveva usato parole durissime contro i sepolcri imbiancati, contro chi scandalizza questi piccoli, contro coloro che vantavano "Abramo" per padre e invece «avete per padre il diavolo».

E ora il sedicente Antonio tenta pure di cambiar discorso parlando dei preti pedofili che qui nessuno si sognerebbe mai di difendere (vedete? per lui qualsiasi argomento è buono pur di non parlare delle magagne del Cammino).

Insomma, benché sia il solito troll (cioè intenzionato a disturbare a tutti i costi), il suo comportamento è perfettamente identico a quello dei neocatekikos più seri - alcuni dei quali perfino in grado di esibire un perenne sorrisetto necessario per poter insinuare poi che l'interlocutore avrebbe perso le staffe. Trucchetti che si apprendono solo a furia di osannare il kikismo-carmenismo.

Anonimo ha detto...

Antonio qui ha ammesso di cambiare nome (nick) nel momento che ritiene giusto per farsi "pubblicare".
Ha paura che indicando il suo solito nick non gli si "perdoni" le cavolate che dice.

@Michela: mi hai fatto riflettere sul fatto che noi exNC o attualiNC tendiamo a scordare i malesseri vissuti durante gli scrutini o convivenze con i catechisti.
Anch'io solo dopo questi "passaggi" o convivenze di passaggio, mi ritrovo a sentire dentro me una solitudine morale e spirituale, un vuoto interiore e molte volte sono (siamo) ritornati a casa veramente spossati.
La spossatezza non è solo fisica ma anche interiore. Non so spiegare.
Poi ci pensi e rifletti e dici: cavolo ma quando mi hanno sgridato e detto questa cosa che mi ha ferito, io avrei potuto rispondere, spiegarmi...ma non c'è mai tempo.
Dopo l'interrogatorio i catechisti passano ad altro, se chiedi spiegazioni ti dicono: "ascolta le catechesi! Fai il tripode,!Obbedisci e..poi capirai".
Quanto dolore ho vissuto ..quanto tempo sprecato che avrei dovuto impegare per vivere con la mia famiglia. Figli lasciati soli a casa da piccoli per 4/5 sere a settimana. Stipendio dimezzato per i pagamenti coatti della comunità. Vacanze annullate perchè c'erano le convivenze. Sono stato un cretino! L'unica domanda di perdono la devo fare ai miei figli e al mio coniuge!

Un avvertimento a chi legge e non ha ancora molta esperienza del cammino NC: uscite finchè siete in tempo!
Se fate il 2° passaggio sarà piu' difficile uscirne perchè avrete messo davanti a tutti (catechisti e fratelli e catechisti di altre comunità che vengono a vedere per "imparare") una grande parte della vostra vita!

Poi sarà un continuo ricatto morale.

Uscite finchè siete in tempo! Non perdete i contatti con le vostre famiglie di origine e con i vostri amici! Leggete i libri andate al cinema (perchè queste cose non sono opera del demonio come vogliono farvi credere)
Andate a cena fuori con gli amici, con la famiglia, passate il Natale e la Pasqua con i vostri cari, i vostri genitori i vostri fratelli di sangue e i vostri nipoti!

Si puo' essere buoni cristiani anche avendo una vita normale e non rinchiudendosi per decenni e decenni in un cerchio composto solo da fratelli di comunità e doveri (materiali sopratutto) legati al "cammino NC"

Anonimo ha detto...

a proposito del perdono:
(mi viene da ridere a ripensarci)
ci sono periodi prima di alcuni passaggi importanti, che tutti chiedono perdono a tutti... perchè dopo, davanti ai catechisti che ti interrogano, questi chiederanno se il fratello interrogato ha mostrato segni di "conversione" e il fratelli risponderanno che hai chiesto perdono. Piu' chiedi perdono e piu' fratelli parleranno e piu' acquisti punti. Il chiedere perdono ad un fratello è considerato un grande segno di conversione.
Non importa il perchè si è chiesto perdono l'importante è che si chieda per poi poterlo far sapere ai catechisti!

Vincenzo ha detto...

@ Saverio/Jack/Antonio/e non so quanti altri

E' incredibile, arrivi perfino a strumentalizzare Nostro Signore Gesù Cristo! Ti ricordo che Lui disse al Padre di perdonare coloro che lo stavano mettendo a morte in croce perché non sapevano ciò che facevano, cioè perché non sapevano chi era Lui, il Figlio di Dio! Mi sembra cosa ben diversa da chi compie opere malvagie come gli stupri, perché in tal caso si sa e si capisce benissimo quello che si va a fare - a meno che non si sia incapaci di intendere e di volere, nel qual caso non si avrebbe responsabilità! E in tali vicende, nel caso in cui non te ne rendessi conto, chi è la vittima non ha nessun motivo (te lo ripeto: nessun motivo!) per dover chiedere perdono a chi si macchia di tali efferatezze! Ma io dico, è possibile arrivare a tali livelli di idolatria pur di difendere kiko e il Cammino? Nel caso in cui non avessi ancora capito, ti posto il passo del Vangelo che apre questo thread:

"Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all'uomo a causa del quale viene lo scandalo!" (Mt 18,6-8)

Lo ha detto Nostro Signore Gesù Cristo! Vedi se riesci a strumentalizzarLo ancora...

sandavi ha detto...

Il punto è caro Antonio che i catechisti applicano un metodo preconfezionato che non ha nessuna attinenza con la Chiesa Cattolica. Nemmeno tu sai dare una spiegazione logica, e infatti parli per concetti sconnessi frutto della tua colossale confusione.

Anzitutto non si perdona a comando, ma di cuore, e l'autentico perdono è un dono di Dio. In tanti anni ho assaporato una sola volta l'autentico perdono verso chi mi aveva fatto del male.
Di certo non si chiede alla vittima innocente di un abuso di andare a chiedere perdono al proprio abusatore, eppure è ciò che è successo, e la testimonianza è verosimile (non hai mai visto ragazzi ubriacarsi alle convivenze? Io si! ero uno di quelli!, non hai mai visto ragazzi e ragazze rintanarsi nelle camere d'albergo? Io si! ero uno di quelli!, non hai mai visto i catechisti inveire contro qualcuno, zittirlo, umiliarlo? Io si! l'ho subito in pieno! Non hai mai sentito dire a qualcuno "vai a chiedere perdono a...", Io si!) e credibile.
Ci sono dettagli, fatti, luoghi, persone, ambienti.
Vedi la testimonianza di Michela, circostanziata, precisa... non ti mette nemmeno un briciolo di dubbio che possano esserci catechisti fanatici, oltranzisti, misogini, duri, inflessibili? Io so che ci sono persone buone, miti, delicate.. perché tu non riesci ad ammettere il contrario nemmeno per un momento? Possibile che non sei mai stato maltrattato ingiustamente da un catechista con le palle girate?

La Voce dello Ionio ha detto...

La "sensibilità" dei cat. durante gli scrutini era ben conosciuta già 15 anni fa dall' Arcivescovo Bommarito che in una famosa lettera indirizzata al CNC descriveva al punto 7 con vergogna e pudore:
" Non vorrei parlare degli scrutini che, spesso, scarnificano le coscienze con domande che nessun confessore farebbe. Ma come ciò può essere permesso a un laico, sia pure catechista?
Non vorrei parlare neppure delle confessioni pubbliche... Ma chi può autorizzare uno stile che la Chiesa, nella sua saggezza e materna prudenza, ha abolito da secoli? "

Da quella lettera non è cambiato nulla!!!

Dove sono i sacerdoti garanti dell'ortodossa saggezza e materna prudenza della Chiesa durante gl'interrogatori notturni al 2° scrutinio?
Assenti! A buon ragione perchè finendo alle due è dura alzarsi al mattino.
Oppure fisicamente presenti ma come nella parabola delle vergini "Si erano addormentati e le lampade si erano spente!". Così di tarda notte al "buio" è più facile violentare e scarnificare le anime "con domande che nessun confessore farebbe".
Complimenti! Continuate a difendere l'indifendibile in nome dell'irraggiungibile e idolatra "fede adulta" promessa da Kiko e compagni di merende.

Anonimo ha detto...

Facciamo un chiarimento. Lo scrutinio rappresenta per il cammino un esorcismo. Dietro la croce dicono che c'è Gesù e quindi di fronte alla croce c'è il demone da esorcizzare. E chiaro che il demone non può essere scacciato con il piumino ma picchiato con il bastone. Se poi il paziente muore pazienza, bisognava provarci. Il catechista si immedesimarsi talmente tanto che poi perde il controllo e diventa insensibile verso il male che arreca a chi lo deve subire

Anonimo ha detto...

Mi ritrovo tutta in questo commento con la sola differenza che ricordo benissimo tutto il male che ho ricevuto negli scrutini. Eleonora

Michela ha detto...

Dove sono i sacerdoti garanti dell'ortodossa saggezza e materna prudenza della Chiesa durante gl'interrogatori notturni al 2° scrutinio?

Adesso le cose sono cambiate ma una volta, per espressa volontà del vescovo, i parroci non potevano far parte del cammino, ma solo seguirlo nelle varie celebrazioni. Al parroco avevo raccontato degli scrutinii, e che non volevo più essere messa in condizioni umilianti ecc. ecc. Questo parroco si era dimostrato solidale con me, conosceva la gravità della mia situazione e che se la cosa fosse finita sui giornali il colpo sarebbe stato duro non solo per me ma anche per la diocesi. E difatti qualche sera dopo, quando alle 22:30 viene estratto il mio nome per lo scrutinio il parroco si alza e dichiara di dover andare a dormire e mi lascia completamente sola a gestire il mio dolore e le pressioni dei catechisti.
Non ha voluto correre il rischio di dover mettersi contro il prestigioso catechista.
Per la cronaca, mi sono rifiutata di fare lo scrutinio davanti a tutti e l'ho fatto in separata sede senza la comunità.

Mi chiedo quale vantaggio possa avere un parroco a compiacere un catechista, oltre al vantaggio di fare belle vacanze per andare a trovare le famiglie in missione e ai viaggi in Israele. Questo parroco era uno sveglio, si faceva versare i soldi delle comunità in un conto corrente, sapeva come non mettersi nei guai...

Anonimo ha detto...

@La voce dello Ionio
La "sensibilità" dei cat. durante gli scrutini era ben conosciuta già 15 anni fa dall' Arcivescovo Bommarito che in una famosa lettera indirizzata al CNC descriveva al punto 7 con vergogna e pudore:
" Non vorrei parlare degli scrutini che, spesso, scarnificano le coscienze con domande che nessun confessore farebbe. Ma come ciò può essere permesso a un laico, sia pure catechista?
Non vorrei parlare neppure delle confessioni pubbliche... Ma chi può autorizzare uno stile che la Chiesa, nella sua saggezza e materna prudenza, ha abolito da secoli? "
Da quella lettera non è cambiato nulla!!!


Verissimo. Aveva - e continua ad avere - ragione in questo. Ho sempre avuto affetto per lui ma una cosa gli "rimprovero": che sia lui, come anche Pappalardo a Palermo, si siano tolti i "sassolini dalla scarpa" solo a fine mandato, al momento del congedo... un po' tardivi, quando eventuali "ritorsioni" non avevano più efficacia, con la conseguenza che quello che hanno detto è rimasta lettera morta fatta passare sottobanco... tanto dopo arrivava il vescovo nuovo... Però quando nel 1997-98 incontrò le comunità al PalaCatania e aveva la possibilità di dire davanti a tutti quello che pensava, non lo fece. E dalle mie parti si chiama "omissione"

Mi sono fatto l'idea in questi anni di lontananza che Kiko, Carmen e a cascata tutti i catechisti, hanno le loro colpe sugli "innovazioni" liturgiche e sul modo di condurre catechesi, scrutini, ecc... ma hanno le loro colpe anche tutti quei sacerdoti e vescovi (anche non NC) che li hanno lasciati fare. La gente semplice, "ignorante" in materia di liturgia e catechesi, si fida del sacerdote: "ah ma se lo ha detto padre X allora si può fare... ah ma visto che anche padre Y che non è del Cammino ha fatto la celebrazione eucaristica senza dire nulla, allora è giusto".

Etneo

sandavi ha detto...

Esatto, Etneo, è esattamente su questo che conta il gotha neocatecumenale: l'ignoranza.
Tim Rohr di Guam spesso insiste su questo punto: non potete fidarvi del giudizio del Sacerdote e nemmeno del Vescovo, dovete agire. Se non agite o se aspettate che Roma faccia qualcosa sbagliate di grosso.

Anche io la penso così.
Innanzitutto vanno riaffermate le verità di Fede, in ogni occasione possibile. La Fede va trasmessa ai piccoli, parlando spesso con loro e principalmente mediante l'esempio. Gli erranti vanno corretti. E poi, anche in occasioni pubbliche, bisogna mettersi in prima fila senza paura. I neocat hanno spesso e volentieri praterie davanti a loro, dovute alla diffusa ignoranza in materia di Fede.

Ad aprirmi gli occhi è stata una piccola crepa, un dubbio sottile, che mi ha costretto a cercare la verità. Quando ho scoperto che avevo torto (nelle mie convinzioni neocat) e che chi mi contestava aveva invece ragione, qui su questo blog, la diga ha rapidamente ceduto.

Già scoprire che una sola delle cose che spacciano per verità sono in realtà false in modo anche plateale è un grande passo in avanti.

In ogni caso, bisogna agire in prima persona, non aspettare che arrivi il salvatore di turno.

Anonimo ha detto...


Mi inginocchio davanti alla sofferenza di questa ragazza e la ringrazio per aver voluto condividere questa sua esperienza. Le auguro ogni bene.

Concordo pienamente con Sandavi ed Etneo,
L'esempio preso dal sedicente Antonio a proposito del perdono e del passo citato del Vangelo a difesa della dottrina di questo pseudocammino che andrebbe ribattezzato"neocatacombale" (..per la radice tenebrosa di questa setta... ) ha presa solo se si permette ad altri di reprimere il proprio libero arbitrio... e si finisce anche col chiedere perdono a chi ha usato violenza contro di te, usando Gesù come strumento per giustificare questa eresia:il colmo!(cito le parole di Antonio o chi si cela dietro questo nikname:"...un certo Gesu' di Nazareth anzi se non ricordo male prima di morire ha chiesto al Padre di perdonare i suoi aguzzini...").
Ottenuto questo la personalità accusa il colpo soffrendone a volte non poco.
Chi persevera in eresie come questa sappia che ha raggiunto la "Bacchettonia Felix"...

Bene fanno a mio avviso, non solo Tripudio, ma anche altri assieme a lui a smascherare anche con ironia le aberrazioni che perseverano in questa setta...la breccia di cui parlava Sandavi si fa a volte anche così e personalmente mi si è aperta quando, invitato a delle catechesi iniziali del cammino NC, ebbi modo di trovare delle storture (vedi il significato dato del "porgere l'altra guancia")non chiare all'inizio...fortunatamente con mia moglie (come me anche lei "cristiana della domenica")con il catechismo alla mano ed attingendo giornalmente dal sito News del Vaticano ,abbiamo tirato assieme le conclusioni...l'aver trovato questo blog ha accelerato la nostra "uscita"...
...sarò più dettagliato in seguito...devo correre...grazie per avermi salvato...

Antonius

Lino ha detto...

Anonimo 6 aprile 2016 23:39 ha detto: "Facciamo un chiarimento. Lo scrutinio rappresenta per il cammino un esorcismo"

Sono perfettamente d'accordo. Come l'esorcismo tira fuori i demoni, lo scrutinio estrae gli idoli. La croce, però, ha anche un altro senso, quello di "sacralizzare" il rito (lo scrutinio si configura come rito). La presenza della croce è un impedimento a raccontare menzogne negli scrutini - almeno dovrebbe esserlo. Con la presenza della croce, lo scrutinio neocatecumenale viene assimilato a una confessione.

Anonimo ha detto...

dice Michela "Questo parroco era uno sveglio, si faceva versare i soldi delle comunità in un conto corrente, sapeva come non mettersi nei guai"

Tutti i Parroci che ospitano per loro volontà il cammino neocatecumenale nella loro parrocchia hanno un conto dove mensilmente vengono accreditati i denari ricavati dalle decime mensili e dalel varie collette.

Di sicuro questi soldi non vengono destinati ai poveri della parrocchia. Infatti, nelle parrocchie NC non ci sono mense ne' locali dove possono essere ospitati e rifocillati i poveri del quartiere o della zona limitrofa alla parrocchia. Ne' vengono distribuiti soldi alle famiglie piu' bisognose del quartiere.

Questi soldi servono a coprire le spese della parrocchia (avrete sicuramente notato che la parrocchia oltre a rinnovarsi nella sua struttura, prendendo le sembianze NC, ha comunque piu' possibilità in termini economici).
Con questi soldi si possono ristrutturare ambienti, rifare le salette, finanziare i viaggi dei catechisti e del parroco e chi piu' ne ha piu' ne metta.

Michela ha detto...

So come funzionano le decime; il parroco, si tratta ormai di qualche anno fa, si faceva mettere sul conto corrente solo i soldi per le bollette.
La decima non la gestiva di sicuro lui, essendo noi una comunità avanti nel cammino, una volta trattenuta la parte per la liturgia/arredi e debiti delle convivenze, il resto andava al centro neocat.

Ary ha detto...

Ho letto di tantissime persone uscite da questo "abominio" dopo tanti anni, con conseguenti persecuzioni e sofferenze. Io, mi sento un pò miracolata...sono fuoriuscita dopo 3 anni appena. Non entro in particolari, i motivi sono gli stessi, ripetuti da tantissime persone. Tutto molto nauseante...e sinistro. Arianna

sandavi ha detto...

...e sinistro

Eh si... decisamente!