martedì 14 gennaio 2014

I "nuovi" cattolici?

Evidenziamo alcuni passaggi dall'articolo "Neocatecumenali: i nuovi cattolici" pubblicato su QT numero 4, aprile 2013. L'articolo completo è leggibile sul sito web QT - Questo Trentino.


Neocatecumenali: i nuovi cattolici

Il santino di san Kiko,
col suo marchio aziendale in alto
Sorride Kiko, accanto alla mite figura di papa Ratzinger, nella pubblicità del suo libro autobiografico “Il Kerigma”.

Rovistando in edicola, m’imbatto in questa immagine rassicurante, che suona come garanzia di un gruppo spirituale ortodosso, benedetto da Santa Romana Chiesa. A Trento, nella parrocchia di San Giuseppe, che accoglie la comunità neocatecumenale, non c’è traccia in bacheca della loro messa, che si celebra il sabato a tarda ora. Girovagando in una serata con pioggia scrosciante, trovo la porta della chiesa serrata. Un fascio di luce attira i miei occhi nei locali dell’oratorio. Uno squarcio che si apre fra lunghi tendaggi mi offre uno sguardo fugace su un ampio locale affollato. Di primo acchito penso a un incontro conviviale di famiglie con tanti bambini. Tutti sono seduti a semicerchio attorno a un grande tavolo agghindato con tovaglia bianca, fiori freschi e un grosso cero. A lato spicca un crocefisso di semplice fattura e la figura di un prete seduto silenzioso su un trono, un po’ in disparte. Appena un seguace si accorge dell’intrusa che sta sbirciando, si alza e mi lancia un’occhiata sinistra. Capisco che non è il caso di intrufolarmi in una cerimonia che trasuda un’atmosfera un po’ esclusiva. Torno a casa con un tarlo in testa: quel che ho visto mi pare un incontro spirituale innocuo, gestito dalla comunità, per di più con la vigile presenza di un prete. Non sarà che ho preso un abbaglio? Eppure i guasti di quest’organizzazione sono impressi nelle voci di migliaia di fuoriusciti. Basta aprire le pagine dei corposi libri di don Enrico Zoffoli o don Elio Marighetto, che hanno denunciato a vescovi e alti prelati le eresie del movimento, per toccare con mano le odissee che produce il cosiddetto “Cammino”. Oppure dare uno sguardo ai siti che raccolgono gli ex militanti per squarciare la luccicante facciata. Mi chiedo cosa spinge gli adepti a seguire un cammino spirituale impegnativo, lungo molti anni, sulle orme di Kiko. Un profeta spedito da Dio per dare uno scossone alla Chiesa e riportarla alle origini, smacchiandola da ogni idolatria e paganesimo. Una fucina che forgia cristiani di serie A. Perché solo gli eletti, fedeli alla dottrina del leader e dei suoi discepoli, i catechisti, potranno salvarsi. Solo gli eletti potranno scrivere alla fine del Cammino il proprio nome sulla Bibbia. Tutti gli altri ingrosseranno le truppe dei cristiani della domenica.

Anna ha scelto di non essere una cristiana della domenica. Nella sua casa dove ogni cosa è al suo posto, non ti aspetti di trovare cinque bambini che scorrazzano allegri ovunque. Alle pareti le immagini dei figli tracciano le impronte della loro crescita. Un’altra foto grande, al centro della stanza, fissa un altro percorso. È la guida spirituale di Anna: Kiko Argüello. Lei storce il naso quando parlo di “movimento”, vuole che si parli di comunità: “Avevo quasi chiuso le porte della chiesa, ci andavo ormai occasionalmente trascinando le gambe e la testa. Eppure il vuoto lo avvertivo, perché nella mia famiglia siamo sempre stati credenti ferventi. Poi un parente mi ha parlato di questo Cammino. Forse io avevo proprio bisogno di aggrapparmi a un gruppo per vivere una cosa forte, per sentire una fede autentica. Certo il percorso è impegnativo, ma almeno non mi sento più passiva. Le nostre messe risvegliano emozioni perché sono arricchite dal ritmo dei canti e dal racconto delle nostre esperienze. Ognuno di noi si mette in gioco.Anche il fatto di aprirmi a un gruppo più ampio mi dà sicurezza, conforto, consiglio. L’ambiente è molto caldo, tra fratelli ci si ama. A volte è tutto”.

Una sedia di plastica trasparente
in esclusiva per il deretano
dei presbiteri kikiani R.M.
La catechesi di Kiko fa breccia nel cuore di molti seguaci. Al motto “Evangelizziamo il mondo”, Kiko diffonde la propria interpretazione delle Scritture. Eppure più di un’ombra si addensa dietro questa organizzazione piramidale. Lo spiega in modo eloquente Luca, un ex adepto cinquantenne che ha alle spalle 15 anni di Cammino: “Al vertice c’è Kiko, che decide ogni cosa ed è venerato più del Papa. Vive in un grande loft poco distante dalle mura vaticane. È un laico, un pittore, a un certo punto del percorso ogni adepto deve comprare un suo quadro. Tutti gli ornamenti liturgici sono disegnati da lui. È affiancato dall’ex suora Carmen Hernández, esperta in teologia, e dal sacerdote Padre Mario Pezzi, garante dell’ortodossia del Cammino. Sotto ci sono i catechisti, quelli che operano nelle parrocchie, facendo il lavoro di manovalanza - spesso è gente rozza - poi ci sono i catechisti regionali, infine c’è Roma. La catechesi è segreta, con un percorso a gradi. Kiko si rifà alla tradizione ebraica, più che a quella cattolica, anche nei canti. Nelle sue interpretazioni però è attento a mettere postille che riportano al cattolicesimo.
I seguaci prendono come oro colato questa catechesi che è ripetuta a memoria, senza poter fare domande, anche negli aneddoti che Kiko racconta per far sorridere. I catechisti non svelano l’arcano, col pretesto di non guastare il misticismo di questo dono del Signore. In realtà sanno che molti raddrizzerebbero le antenne. Quando ti sarà svelato il tuo lavaggio del cervello sarà già avanzato. È una specie di stupro mentale per soggiogare intere famiglie”.

Siamo tutti peccatori

Che cosa può fare l’uomo se non peccare? Può solo rubare, invidiare, essere geloso. Un uomo che si è allontanato da Dio è in balìa dei demoni e del maligno, dunque come potrebbe fare il bene? Perché allora dovremmo appiccicargli delle colpe se ha una natura corrotta? La dottrina di Kiko ha un’impronta pessimistica dell’uomo, ma indica la strada per salvarsi: se non puoi evitare il peccato, riconosciti peccatore. Un brivido mi corre lungo la schiena quando apprendo le tecniche dei neocatecumenali per penetrare negli abissi del male. Una lama che affonda nella vita intima di ogni seguace a caccia dei particolari più scabrosi. Perché ognuno ha qualche scheletro nell’armadio e deve farlo uscire davanti a tutti i fratelli. Sottoporsi a questa gogna pubblica serve per balzare ad un grado superiore del Cammino, ad un passo dalla salvezza. Si tengono degli incontri a porte chiuse che hanno il sapore di un’inquisizione, guidati da catechisti inclini a mettere il dito nella piaga. Perché solo loro sanno fiutare in ogni adepto i segni della fede.

Luca è irrefrenabile quando tocca questo vissuto: “Esiste una confessione, detta penitenziale, ove in una stanza ci sono alcuni sacerdoti, e ogni fratello a turno va a parlare singolarmente con il prete. Poi, verso il quinto anno, c’è una tappa del Cammino che si chiama scrutinio. Qui Kiko ha predisposto nove domande cui il seguace deve rispondere. Dovevi spiattellare la tua vita prima del Cammino e gli idoli - le passioni, i vizi - ai quali ti sottomettevi. C’erano racconti di aborti, di adultèri, di droga. Magari, se tua moglie non faceva sesso con te, i fratelli la riprendevano perché non si apriva alla vita. Chi parlava poco rischiava di non superare questo passaggio. Il motto era: se non sei nella verità, non puoi conoscere Cristo e resti preda del demonio. Dopo cinque anni con i fratelli inizi a spaventarti, pian piano si dice tutto. Lo fa anche il prete. Tu pensi di esserti liberato, invece ti ritrovi spogliato della tua dignità, perché ormai tutti sanno quello che sei”. La frase martellante “Sono un peccatore” risuona nella testa di ogni adepto, lasciando una scia di turbolenze nell’anima. “Ho visto gente piangere, o andare in cura psichiatrica - rammenta Luca -. Un uomo si è tagliato la gola dopo anni di Cammino”.

Denaro: sterco del demonio

...Ogni adepto ad un certo punto
deve comprare un dipinto
dell'iniziatore Kiko...
“Non sono mai stata una persona superficiale. - racconta Anna, una seguace – Però attraverso questo percorso mi percepisco in modo nuovo, sono meno legata all’apparire e capisco quali sono le cose importanti. Ora sono dentro la fede e mi sento più libera. Prima avevo una felicità effimera”. Quando sento questa frase, un monito di Kiko mi ronza in testa: ”Dovrete accettare che amerete Dio più del denaro”. Perché Dio non ammette due padroni e ogni adepto, se vuole entrare nel Regno, si trova di fronte a questa scelta. Può inseguire senza felicità i suoi idoli: denaro, lavoro, figli, marito, moglie. Oppure abbandonare il suo Io e vivere con quello che Dio gli offre. Dalle testimonianze dei fuoriusciti colgo che questo non è un consiglio ma un ordine. Un’obbedienza che è passata ai raggi X con apposite sedute per sondare se il seguace ha tagliato i ponti con le sue idolatrie. Se attraverso il Cammino ha cambiato davvero pelle, gettando alle ortiche l’uomo vecchio. Ogni seguace, giunto a una certa tappa del percorso, sente sul collo le pressioni psicologiche per cedere qualche bene all’organizzazione. Con una scia di conflitti accesi in famiglia qualora il partner non veda di buon occhio la scelta. “All’inizio – chiarisce Mario, un ex adepto quarantenne – si fanno offerte mensili o qualche colletta. La botta arriva alla seconda tappa del Cammino, il cosiddetto scrutinio. L’attaccamento al lavoro è visto come una cosa brutta, anche se il cristianesimo non lo condanna. Il dio mammona è l’origine di tutti i mali e te ne devi staccare. E devi dimostrarlo con un gesto forte. In uno di questi passaggi, come responsabile, raccolsi 66 milioni di lire fra 42 fratelli. So di gente che ha donato case e terreni. Dopodiché ogni mese un decimo dello stipendio verrà versato in una busta. Anche la baby sitter che guadagna 200 euro al mese, tanto Dio provvede. Un terzo della raccolta va agli arredi liturgici, 1/3 ai poveri però della stessa comunità neocatecumenale, infine 1/3 ai catechisti”. L’ingranaggio della macchina organizzativa va continuamente oliato man mano che lievitano gli adepti. C’è bisogno di foraggiare i propri seminari “Redemptoris Mater”, che sfornano pattuglie di nuove leve che avranno l’onore di utilizzare una sedia che Kiko ha disegnato in esclusiva per loro. Altri rivoli di denaro arrivano alle famiglie itineranti, inviate nei luoghi più sperduti del mondo per diffondere la catechesi. Seguo il video di un vecchio raduno in cui Kiko chiama a raccolta queste truppe. Le invita a farsi sentire in un vociare chiassoso che crea un’atmosfera effervescente. In alto si staglia il profilo di Papa Wojtyla, che sembra rapito da questa marea umana. Loro sono già pronti a partire, aspettano solo un cenno: la sua benedizione. Mara, una fuoriuscita trentenne, puntualizza con la sua voce vibrante: “Nei paesi non fanno alcuna beneficenza. Il movimento richiede solo di catechizzare, non di fare volontariato”.

La tela del ragno
Agiografia
di san Kiko

Aleggia un’atmosfera di segretezza nelle comunità neocatecumenali. È davvero difficile capire cosa si cela fra le loro mura. Non solo perché i riti sono celebrati per lo più separatamente dal resto dei cattolici, con propri addobbi e liturgia; c'è anche un ammonimento delle guide spirituali a non spifferare niente a chi sta fuori, perché, come dice Kiko, si spaventerebbero. Un osservatore esterno può partecipare a un primo ciclo di catechesi, ma trova la porta sbarrata nelle successive tappe, quelle a stanze chiuse. Se l’esperienza spirituale si capisce solo vivendola, molte impronte sono lasciate da chi ha abbandonato il gruppo. Un fuoriuscito è visto come una spina nel fianco dall’organizzazione perché squarcia il velo di silenzio e può contaminare con influssi negativi chi rimane dentro. Dalla loro testimonianza, però, possiamo carpire come si tesse la tela del ragno, comune a molti gruppi settari, che intrappola i seguaci. Con una dottrina martellante protratta con riunioni a tarda notte che ti toglie il respiro. Perché la comunità, che è l’incarnazione di Dio, diventa la tua vera famiglia. Tutto il resto - coniuge, figli e carriera - può aspettare. “La comunità ti coinvolge senza che te ne accorgi - spiega Luca -. Gli impegni settimanali come responsabile lievitano, finché ti prende a 360 gradi. Anzitutto devi essere sacerdote nella tua famiglia, perché se non riesci a convertire tua moglie sei un fallimento e rischi di uscire. Poi dev’esserci una totale apertura alla vita, al generare, perché i figli sono un dono di Dio. Se sei sposato da un po’ e non arrivano, o dichiari la tua malattia, oppure i catechisti iniziano a indagare. Come mai? Usi dei contraccettivi? E c’è sempre sto cazzo di demonio in mezzo!”.

Chi ha il coraggio di spezzare questo legame è coperto da insulti e maledizioni. Alcuni lasciano temendo lo scherno o i ricatti perché hanno affidato i segreti più reconditi nelle mani dei fratelli. È palpabile nelle parole di Mario lo smarrimento di chi ha perso le redini della sua vita, sospeso in un vortice di emozioni che travolgono: “Chi attacca l’idolo del Cammino può rimanere schiacciato. Sono potenti a livello sociale. Ho visto sacerdoti e vicari trasferiti. Certo sei libero di lasciare, ma ti ricordano chi eri, cosa hai combinato, perché sanno tutto di te. Ti fanno sentire una merda: eri solo un adultero, un drogato… Loro diventano i gestori della tua famiglia, ti dicono se tenere a casa tua madre o no, se lasciare i tuoi perché contrastano il Cammino. Solo un fratello può capire i problemi di un altro fratello. In comunità avevamo tutto: il nostro psicologo, il medico e l’avvocato”. Colgo che il bozzolo che racchiude i seguaci ha una trama fitta. Lì dentro lentamente prende forma l’uomo nuovo, avvolto da pareti protettive. Qualcuno però sente il bozzolo troppo stretto e decide di uscire per rimettersi addosso gli stracci logori e sfilacciati dell’uomo vecchio. Camminerà con le sue infinite debolezze. Ma senza catene.

(L'articolo completo di Marta Faita è sul
sito web del mensile QT Questo Trentino)

46 commenti:

Aldo ha detto...

Grande Dott.ssa Faita... soprattutto molto coraggiosa..
sappiamo già cosa risponderanno i vari baccalà & Co.
- Testimonianze non verificabili;
- quando sono verificabili come nel mio caso... è solo un "caso".. perchè in tutte le altre comunità non succede nulla di tutto ciò;
immagino come verrà coperta di insulti la povera Marta Faita;

La cosa strana e che sono decenni che ascolto sempre le stesse tesimonianze di chi è fuoriuscito.. ci sarà pure qualcosa di vero?

elena ha detto...

altra cosa davvero strana ( ma neanche troppo alla luce dei fatti) è che in questi 40, 50? non mi ricordo più quanti anni sono che esiste il cammino non è uscita neanche una figura non dico santa ma esempio di vita spirituale, figure che troviamo nei focolarini, nel RnS,( gira in internet la testimonianza di chiara corbella)o anche semplicemente nelle parrocchie. tanti esempi di vite esemplari provenienti dagli ambienti più disparati ma non una che venga dal cammino. Le uniche testimonianze che si hanno dal cammino sono quelle delle famiglia numerose,che peraltro, checchè ne dicano i nc, non sono esclusiva dei neocatecumenali ( e io ne sono l'esempio visto ho siamo 5 fratelli e i miei non hanno mai frequentato il cammino. Possibile che un cammino di fede che dura tanto, che pretende di fare adulti nella fede non produca nessun esempio di virtù? visto che si parla tanto di frutti del cammino....

by Tripudio ha detto...

Senza contare che mentre negli altri movimenti ecclesiali i figli sono visti come un dono di Dio, abbiamo invece nel Cammino Neocatecumenale la balzana idea dei figli come dono per Kiko.

Nel Cammino le famiglie "numerose" sono tali per la paternità irresponsabile promossa dagli scagnozzi di Don Kikolone.

l'apostata ha detto...

@ elena che ha scritto:
"...altra cosa davvero strana ... è che ... non mi ricordo più quanti anni sono che esiste il cammino non è uscita neanche una figura non dico santa ma esempio di vita spirituale...".

Non è esatto, una c'è: è la Beata Ignoranza, patrona dei catechisti neocat.

Giacomo ha detto...

siete tutti finiti in questo blog...dei falliti del cristianesimo. La realtà siamo noi e Papa Francesco che ci ama...andate a zappare!! :-)

Massimiano ha detto...

A proposito della visione pessimistica dell'uomo, ma non era Santa Teresa d'Avila a dire "Siamo niente più il peccato"? E allora perché questa critica verso il percorso di kenosis, di discesa, che fa riscoprire all'alienato uomo moderno il senso del peccato ormai smarrito? Il riconoscersi peccatore è il primo necessario passo verso la consapevolezza di aver bisogno della Grazia salvifica di Dio, o no?

by Tripudio ha detto...

Quindi tu vorresti mettere sullo stesso piano santa Teresa d'Avila e il disubbidiente Kiko Argüello?

Se proprio vuoi estrapolare qualche frase che sembri fare eco del pessimismo kikiano, potresti leggere san Giovanni della Croce.

Ma voi preferite parlare per slogan e sparare paroloni, anziché dimostrazioni. Ah! Cosa non fareste, pur di difendere l'idolo Kiko...

l'apostata ha detto...

Egregi Giacomo e Massimiano, o chi per voi, volete rispondere a qualche domandina documentata sul cammino?

O scappate anche voi come tutti?

Fifa nera, dei neocat la bandiera...

ilcuginodellapulcepellegrina ha detto...

papa FRANCESCO vi ama?perchè? papa BENEDETTO vi odiava?

la REALTA' siete voi? perchè? tutto il resto della CHIESA non sarebbe REALE ?

ZAPPARE? perchè? qualcuno qui dentro ha mai detto di aver abbandonato l'agricoltura x venire a scrivere sul blog?

papa FRANCESCO vi ama? e voi cosa fate per meritarvi la sua fiducia? continuate a celebrare la COMUNIONE SEDUTI isolandovi dalla parrocchia????

elena ha detto...

@ giacomo che ci dà dei falliti e consiglia di andare a zappare: mi hai convinto della bontà del cammino parli esattamente come Gesù: stesso atteggiamento, stesse parole!!

La verità vi farà liberi. ha detto...

"Giacomo ha detto...

siete tutti finiti in questo blog...dei falliti del cristianesimo. La realtà siamo noi e Papa Francesco che ci ama...andate a zappare!! :-)"


Scusa Giacomo, hai mica visto passare Maurizio...il tuo catechista-pranoterapetua?

Quando non sapeva più cosa rispondere ha lasciato il blog....

Anonimo ha detto...

Io a zappare ci vado qualche volta anche se non è la mia attività principale, e non ci trovo nulla di degradante, anzi. Se fosse pure anche degradante sempre meglio che pidocchiare il 10% del salario altrui.


Ioannis

Anonimo ha detto...

@Massimiliano

Riconoscersi peccatori non significa riconoscersi schiavi del peccato e non poter far altro.

La preghiera del Cuore esiscasta è ben altra cosa delle smargiassate eretiche di un pittore maldestro.

Ioannis

by Tripudio ha detto...

Questa espressione dell'«andate a zappare» comincia a ricorrere troppo frequentemente.

Che sia uno dei segreti «arcani» kikiani proferiti contro i nemici del Cammino durante le sacre convivenze con i due Iniziatori?

Gli ipsissima verba di Kiko?

Anonimo ha detto...

Potrebbe darsi. Del resto formalmente si riconosco peccatori, poi invece sono come il fariseo della parabola che si considera "salato" e migliore degli altri.
Che vada quindi a zappare la plebaglia, che gli eletti invece si cuccano il 10% senza fare una mazza.

Ioannis

Lino ha detto...

Massimiano ha detto:
"Il riconoscersi peccatore è il primo necessario passo verso la consapevolezza di aver bisogno della Grazia salvifica di Dio, o no?"

Davvero? Era una domanda? Per quanto mi concerne rispondo: NO!
Hai mai sentito parlare della gratuità della Grazia? Pensi che qualche uomo, riconoscendosi peccatore, per questo suo "merito", abbia meritato la Croce di Cristo?
Ecco gli effetti di quella prima balorda catechesi kikiana sul fango/peccato del cieco nato (sulla quale sempre insisto, non perché sono un fissato - ho vari interessi - ma perché è il proemio alla vostra eresia): non c'è la Grazia della ri-creazione, si riconoscono i peccati! I farisei, allora, che si riconoscevano peccatori di tutto e di più, avevano fatto il primo passo? E gli apprendisti degli innumerevoli viaggi pagani iniziatici di purificazione, incontrarono Dio?

Ecco perché credo poco nel vostro incontro con Cristo: voi pensate d'incontrare il Signore "passo dopo passo" partendo dal riconoscervi peccatori. In realtà incontrate un povero cristo kikiano e un po' pelagiano, perché il Cristo dei Vangeli, il Signore, si mostra con la bellezza Gratuita della Grazia. Come con San Paolo.

Ti risulta che San Paolo abbia riconosciuto i propri peccati, prima di cadere (come nei dipinti, perlomeno metaforicamente) "da cavallo"?

Poi, sappilo Massimiano, chi ha incontrato veramente Cristo, dopo averlo incontrato, fa di più che riconoscersi peccatore: soffre il peccato. Di tanto in tanto, ci ricasca sì, ma sempre lo soffre. E si confessa con un vero sacerdote, recitando infine l'atto di dolore.

Voi sempre confondete la causa con l'effetto, voi invertite il simbolo, la croce, ogni corretto processo, ogni processione.

Anonimo ha detto...

Leggi il libro di Susanna Bo si intitola la buona battaglia!
Inoltre io appartengo alla diocesi di Roma e nn so come mai ma la maggior parte dei preti considerati grandi oratori vengono dal cammino ( nn mi piace fare nomi) quindi prima di parlare pensa e nn è detto che se una cosa della quale tu personalmente nn hai mai visto i frutti non vuol dire che questi frutti non esistano!

Federico.

La verità vi farà liberi. ha detto...

"Massimiano ha detto:

Il riconoscersi peccatore è il primo necessario passo verso la consapevolezza di aver bisogno della Grazia salvifica di Dio, o no?"

Ignorante (nel senso che ignori)come tutti i tuoi fratelli (nel senso di setta): riconoscersi peccatori è già un dono di Dio, una Grazia.

Lino ha detto...

P.S.
Leggi meglio i Vangeli, Massiminiano. Non mi sei sembrato stupido, come i baccalà vari. Le pericopi della guarigione del cieco nato non sono facili, senza riferirsi ai Padri della Chiesa. L'incontro con la Samaritana - allegoria simbolica dei pagani lontani - è invece più accessibile. Ti pare che la Samaritana abbia riconosciuto i propri peccati, prima di riconoscere Gesù? Oppure che Cristo le abbia detto: "Prima di attingere al pozzo di Giacobbe, riconosci i tuoi peccati"?

"Le disse Gesù: «Dammi da bere»". E' Cristo che per primo rivolge la parola, cosa che non avrebbe dovuto fare secondo i costumi, perché quella era una donna, per giunta pagana e samaritana.

E' sempre Cristo che si muove per primo, per Grazia. Poi, in questa dialettica divina, dopo che la donna l'ha chiamato "Signore" - e l'appellativo ha senso, nei Vangeli - dopo che la donna ha riconosciuto l'acqua che disseta per sempre, Gesù ragiona dei Baal.

Voi, neocatecumenali, non potete rovesciare le processioni, anteporre l'Amore al Logos, la comunità alla divinità, il Cammino alla Grazia.

P.S.
Perdonatemi ma - di tanto in tanto - non è vacuità riferirsi ai Vangeli.

by Tripudio ha detto...

Ricordiamo le recenti autoincensazioni neocatecumenali:

- gennaio 2006: autocelebrazione dei kikos davanti a Benedetto XVI, che però conferma il divieto degli strafalcioni liturgici

- maggio-giugno 2008: autocelebrazione per lo Statuto definitivo del Cammino, che però contiene il divieto degli strafalcioni liturgici (all'articolo 13, comma 3, nota 49)

- gennaio 2009: autocelebrazione per i 40 anni del Cammino (sic). Il Papa, pur benedicendo le «fresche energie apostoliche», afferma che il Cammino non è unito alla Chiesa, che non ubbidisce ai Pastori, e che i preti kikiani R.M. non adottano gli indirizzi formativi della Santa Sede...

- 2011: autocelebrazione per l'approvazione della pubblicazione del Direttorio Catechetico: in realtà era l'autorizzazione alla pubblicazione, pubblicazione che ancor oggi non è avvenuta (infatti il Pontificio Consiglio smentisce sé stesso)

- gennaio 2012: autocelebrazione per l'approvazione della liturgia (approvazione tutto all'insaputa del Papa), cioè delle parti "non liturgiche". Kiko Argüello in persona, mentendo, diceva che si trattava di un'approvazione della liturgia...

- febbraio 2014: autocelebrazione dei kikos.

Insomma, ogni uno o due anni Kiko ha urgente bisogno di qualche colossale autocelebrazione autoincensante con mega-approvazione ed esibizione dei grandi numeroni... ed ha bisogno di astuzie e menzogne per far credere che tutto stia andando benone.

Chissà perché.

l'apostata ha detto...

@ Federico che parla di grandi oratori.

Spiegami una cosa. Da anni propongo una serie di domande su fatti documentati del cammino.

Ho sempre chiesto un'opinione argomentata, basata cioè sul raffronto con Libri Liturgici, Catechismo e Magistero.

Le domande non riguardano la persona che risponde, né direttamente né indirettamente.

Neppure mi permetto di chiedere conto della sua fede.

Solo l'opinione, purché motivata, su fatti documentati.

Nessun neocat ha mai voluto o potuto rispondere.

Tutti, ma proprio tutti, lette le domande sono spariti dal blog senza farsi più vedere.

Eppure i catechisti dicono di avere il discernimento, di essere ispirati, illuminati.

Perché nessuno risponde? Se avessero argomenti potrebbero tranquillamente controbattere.

Invece niente, solo silenzio e a volte insulti.

Tu sei disposto a confrontarti?

Se ci stai ti posto subito le domande.

O scapperai come gli altri? Vedremo.

p.s. Hai scritto: "...la maggior parte dei preti considerati grandi oratori vengono dal cammino...".
Bisogna vedere cosa dicono, oltre che come.
Anche Hitler era un grande oratore, anche tanti politicanti più o meno onesti.
C'è bisogno di sacerdoti santi, non di star del pulpito.

Anonimo ha detto...

Saranno pure dei grandi oratori, pure S. Agostino lo era prima di convertirsi, ma pessimi teologi e pastori se non vedono e tacciono su tutti i tremendi pasticci dottrinali del tripode di comando del CN.

Ioannis

FDF ha detto...

"Io sono nulla più il peccato" lo diceva Santa Caterina, non Santa Teresa, a quanto mi risulta.

E comunque certo non intendeva "Io non valgo nulla e sono piena di peccati".

E la Grazia di riconoscersi sempre bisognosi di Dio non è la diretta conseguenza del riconoscere i peccati e sicuramente non viene dal pensare di non poter fare diversamente.
"Sono debole, non posso farci nulla, speriamo che il Signore mi illumini", quante volte l'avete detto???

Sebastian ha detto...

FDF, da ex, diciamo pure: "quante volte l'abbiamo detto?". Per lo meno vale sicuramente per me.

:)

Anonimo ha detto...

Probabilmente questa è la via degli eletti: ai poveri mortali non resta che invocare ed affidarsi alla Divina Misericordia mentre i salati hanno la comunità cripto-giudaica e le altre due ipostasi della tripodeunità (Liturgia e Parola)che li salva.

Ioannis

Anonimo ha detto...

Le testimonianze che hanno dato queste persone nell'articolo che avete riportato sono solo alcune delle numerosissime di altre persone uscite dal Cammino.
In certi casi, alcuni laici del Cammino prendono talmente la mano da voler dettare legge e autorità sui sacerdoti.
Gli scrutini con le confessioni pubbliche possono anche essere abusi, perché nelle Confessioni non solo si dice il peccato ma si fa anche esperienza della Misericordia di Dio. E poi permettere questo ai laici significa dar loro maggior possibilità di far veci ai sacerdoti.

Mario

by Tripudio ha detto...

Sarei curioso di sapere dai fratelli del Cammino, quale santo abbia mai detto baggianate come: «il Signore ti manda le disgrazie per convertirti».

Quanto all'articolo pubblicato da QT, bisognerebbe chiedere loro cosa ne pensano di quell'episodio in cui «appena un seguace [di Kiko] si accorge dell’intrusa che sta sbirciando [la celebrazione dalla finestra] si alza e mi lancia un’occhiata sinistra».

Sebastian ha detto...

Con la prassi seguita nel CN, è impossibile che le celebrazioni siano pubbliche e aperte a tutti. Sfido qualsiasi NC a dimostrare il contrario.
Le celebrazioni si fanno in piccole salette, solitamente a porte chiuse. Nella parrocchia dei Martiri Canadesi a Roma, dove ci sono se non sbaglio 30-40 comunità, e mi è stato riferito che per mancanza di sale alcune comunità celebrano in alcuni appartamenti nelle vicinanze. Come fanno queste celebrazioni a essere pubbliche?
Come fa un fedele a decidere a quale delle 30 celebrazioni contemporanee partecipare?

Inoltre, gli ostiari preparano una quantità di pane azzimo in base al numero di persone previste per la celebrazione. E se si presentano un numero non precisato di fedeli che vogliono partecipare alla celebrazione, forse qualcuno sarà in grado di moltiplicare i pani?

Ruben ha detto...

A proposito delle Messe formalmente pubbliche del Cammino, ho partecipato anni fa, a due di queste,
non invitato, ma rivendicando il diritto secondo il Diritto Canonico; praticamente ti fanno sentire "una schifezza" solo con gli sguardi, malessere che è durato anche nei giorni successivi al rito, e che ti mette nella condizione, di non voler più ripetere l'esperienza.

Lino ha detto...

La celebrazione neocatecumenale non può essere aperta a tutti. Non ne ho esperienza diretta ma, se il metodo è quello - e sarebbe strano se così non fosse - le stesse comunità devono partecipare a celebrazioni adattate alla tappa raggiunta. Sarebbe strano se la gradualità iniziatica del Cammino non fosse applicata anche nelle Messe.

La "via degli eletti", come l'ha definita Ioannis, il cammino iniziatico dell'apprendista, passa per la spoliazione dei metalli volgari, le passioni/idoli secondo Kiko. Denaro, gioielli, automobili, macchinari dell'industriale dell'Opus Dei :-) tutto deve essere depositato

Camminate, adepti neocatecumenali, con una benda sugli occhi nella simil-loggia latomistica CN. Così cominciano le iniziazioni: in una loggia con la benda sugli occhi, nel Cammino con il fango del peccato (secondo Kiko)sul cieco nato. E la resurrezione, anziché con la bara di Hiram, vi sarà mostrata nella prima catechesi con la miq’weh sotterranea.

Condivido i "grandi oratori" del CN: per ottenere una simile adesione occorrono grandi oratori per grandi ignoranti.

Lino ha detto...

E.C.
"depositato" sul C/C della Fondazione, intendevo :-)

Anonimo ha detto...

Mark

Articolo ben scritto, fin troppo tenero rispetto alla realtà, che è ancora ben peggiore di quella descritta. Forse il giornalista non voleva calcare troppo la mano.
Speriamo che altri trovino il coraggio di informarsi e poter realizzare altri servizi giornalistici per mettere a nudo questi "Finti Nuovi Cristiani". Purtroppo il Cammino Neocatecumenale è solo una setta, alla stessa stregua di altri movimenti ecclesiali, non è altro che questi. Dispiace per quei poveri ingenui, illusi, anime perdute per problemi vari nella vita che vedono in questa organizzazione un percorso religioso che possa salvargli la vita, l'anima. L'esperienza di anni e anni all'interno è servita a farmi capire quanto tempo ho buttato dietro ciò che ritenevo giusto, in realtà ho solo negato il mio tempo ed il mio affetto alla moglie, ai figli,ed a tante altre persone, non nel cammino, che mi volevano veramente bene. "Attenti a Voi che entrate, Cervello pronto e portafoglio stretto".

Sebastian ha detto...

[OT]

Lino, ti vorrei chiedere una cosa che non è molto attinente al topic, ma poiché ti intendi molto di massoneria sei la persona più appropriata a cui chiedere...
Conosci la città di Astana, in Kazakistan? Cosa ne pensi?

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Sempre Allerta Sto ha detto...

CHI MI SA SPIEGARE QUESTO DOCUMENTO?

http://www.camminoneocatecumenale.it/public/file/DecretoDirettorio.PDF

by Tripudio ha detto...

Te lo sa spiegare chiunque sappia leggere la lingua italiana.

Quel documento, all'articolo 13, nella nota 49, fa sue le «decisioni del Santo Padre» del 1° dicembre 2005, e fa suo anche il discorso del Santo Padre stesso del 12 gennaio 2006, in cui personalmente confermava le sue decisioni che non si è mai rimangiato.

Quelle decisioni consistono nel fatto che «il Cammino Neocatecumenale deve seguire i libri liturgici, senza aggiunte né omissioni».

Voi invece fate tutto un guazzabuglio di strafalcioni: il balletto-girotondo a fine celebrazione, la "comunione seduti" tutti contemporaneamente al sacerdote, la bislacca hannukkià a nove fuochi sul tavolone centrale, l'abuso di risonanze, monizioni e altre chiacchiere inutili, l'uso della sola II preghiera eucaristica magari cantata alla maniera di Kiko (cioè alterando il testo ripetendone alcune parole), eccetera.

Senza contare la vostra abitudine di amministrare la Comunione a tutti ma proprio tutti, anche agli atei, moltiplicando i sacrilegi, e addirittura voi calpestate i frammenti del Santissimo...

Questo, tanto per cominciare. Se poi andiamo a farci qualche domanda su quanto siete veramente a disposizione del vescovo, su quanto vi integriate nella parrocchia e su tutto il resto dello Statuto, le "spiegazioni" che chiedi saranno alquanto lunghette.

Lo Statuto non significa che siete al di sopra di ogni critica.

Sebastian ha detto...

Da quel che ne capisco, il PCL ha approvato la pubblicazione del direttorio catechetico, che però non è mai avvenuta, quindi è impossibile sapere se ciò che è stato approvato corrisponda a ciò che si insegna nel CN.

Anonimo ha detto...

@Sebastian
Basta fare l'anagramma della parola Astana e si capisce tutto...


Ioannis

Sebastian ha detto...

Sì Ioannis lo so, e funziona anche in russo. Inoltre Astana significa Capitale, ed è ricca di simboli massonici. Ma non so se dar credito a certe teorie complottiste.
Proprio per questo chiedevo un parere a Lino che è esperto di simboli e di massoneria.

P. S. Mi sono permesso di andare ot perché qui la discussione non sembra procedere

Lino ha detto...

@Sebastian
E' una città modernissima, Sebastian, piena di simbolismi massonici. Dell'anagramma del nome poco me ne curo, perché di anagrammi, di numeri e di date sono piene le lapidi dei complottisti.
Oltre che sulla piramide - il mondo è pieno di piramidi - occorre fissare l'attenzione sulle due colonne - il mondo è pieno di doppie colonne. Quando, però, le piramidi si accoppiano con gli anagrammi e con le due colonne io comincio a inquietarmi. Specie se in quel luogo hanno indetto un dialogo sull'ecumenismo (spinto).
Non so chi ci sia andato. Chiunque ci sia andato, però, è stupido, imprudente oppure massone.
Resti tra di noi: tra gli stupidi, gli imprudenti e i massoni io preferisco contendere con i massoni. Quelli, perlomeno, hanno un po' di materia grigio-simbolica. Quando si ritrovano una mappa concettuale fatta di anagrammi, colonne, piramidi ed ecumenismi vari da GADU (Grande Architetto dell'Universo), perlomeno si pongono l'interrogativo: "Che cosa daremo a pensare?".

Non so se mi sono spiegato, Sebastian. Io, che nemmeno sono complottista, fosse solo per prudenza non ci sarei andato :-)

Massimiano ha detto...

Grazie @Lino per le sue risposte, sempre pacate, educate, rispettose e, soprattutto, edificanti. E grazie per il piccolo complimento insito nel commento del 14 gennaio 21:36. Sono onorato, davvero, perché la stimo molto. Faccio pubblica ammenda per l'avventatezza della mia affermazione e provo un 'errata corrige': "Il riconoscersi peccatore è il primo passo di una delle tante strade attraverso le quali incontrare e sperimentare la Grazia salvifica di Dio". Il mio commento si riferiva all'esperienza di Anna riportata nell'articolo, che (ri)scopre il senso del peccato. Ovvio che la Grazia agisce motu proprio, come ricorda Lei stesso con S. Paolo e la Samaritana, ma è anche vero che Gesù dice di essere venuto per i malati e solo chi ammette/scopre di essere malato-peccatore può accettare il medico e le sue cure. Spero di essermi spiegato meglio, nel caso specifico. A questo punto una domanda mi sorge spontanea: il CNC è un vero ospedale da campo per cronici malati consapevoli o per ipocondriaci malati immaginari? Un cordiale saluto.

Sebastian ha detto...

Grazie Lino, mi hai confermato ciò che pensavo anche io, che di solito diffido dai complottismi.

fine OT

Lino ha detto...

Massimiano ha detto...:
"...ma è anche vero che Gesù dice di essere venuto per i malati e solo chi ammette/scopre di essere malato-peccatore può accettare il medico e le sue cure"
E' vero: prima, però, bisogna riconoscere che il guaritore sia un vero medico e non un dottore fasullo (ogni riferimento a KIko e ai suoi catechisti è puramente casuale).
Da Gv 1,16-17, io leggo: "Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo". Poi, è chiaro, nel libero arbitrio donato all'uomo, c'è una dialettica di accettazione della grazia o del rifiuto, un processo a una o due tappe (non a innumerevoli gradi, come nel Cammino).
Se in gioco sul piano allegorico Luce/tenebre c'è il peccato, Massiminiano, allora io credo che le guarigioni dei ciechi evangelici siano lezioni da meditare. Perciò confuto Kiko, che medita soltanto gli idoli.

Lino ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Anonimo ha detto...

Arriverà il momento che il fantoccio Kiko sarà riconosciuto come un falso profeta. "Ecco il nuovo falso profeta" detto da S. Pio.

Anonimo ha detto...

IO sono uscita dopo 22 anni, mi sentivo oppressa e il mio marito in quei anni ha combinato di tutto a me e ai miei figli, ora lo lasciato, i fratelli non mi considerano più e il mio ex se ne frega altamente di 5 figli che ha voluto fortemente invece prima, ma sono forte, mi sento rinata lavoro tanto e sopravviviamo liberi ora finalmente ! Rita S

Anonimo ha detto...
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